P E N S I O N A T O
Organo dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati Sindacato di base della F.N.S.I.
ANNO XIII n.1 - GENNAIO-FEBBRAIO 2010 - Sped. in abbonamento postale Art. 2, comma 20/c, L. 662/96
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CC
tassazione: il più deciso fra
omincia l’anno nuotutti sembra il leader della
vo ritorna il nodo
CISL, Raffaele Bonanni,
delle pensioni, menper il quale “non c’è oggi
tre per noi giornalisti
riforma più importante di
prende il via il Fondo conquella fiscale, bisogna abtrattuale di perequazione,
bassare le tasse per i lavodi cui parleremo più avanratori dipendenti e i penti. Tanto per cominciare,
sionati”. Nessuno, tuttal’inflazione nel 2009 è stavia, esce ancora dal geneta così bassa che l’adeguarico, nessuno ancora, come
mento annuale degli assesi dice, affronta il toro per
gni previdenziali lordi è
le corna. Nessuno, natuquasi irrilevante: 0,7 per
ralmente, escluso il presicento fino a cinque volte il
dente Berlusconi, il quale è
minimo INPS, 0,545 per
uscito dalla sua convalecento per la parte che ecscenza con un’ “uscita” su
cede questo livello. NatuRepubblica (e questa è già
ralmente, quasi metà se ne
di per se una notizia) in
andrà in imposte ritenute
cui rilancia la sua vecchia
alla fonte. Poi ci sono da
MENTRE PARTE IL FONDO
proposta di ridurre le alicalcolare i conguagli degli
DI PEREQUAZIONE PER I GIORNALISTI
quote fiscali a due sole faaumenti ISTAT dell’anno
sce da tassare al 23 e al 33
scorso (meno 0,1 per cenper cento.
to) e la ripresa delle tratteMolto difficile capire se
nute addizionali: per mole quando potrà mai essere
ti la sorprese di gennaio è
Per il 2010 aumenti irrisori, legati all’inflazione minimale
realizzabile un’ipotesi di
stata una diminuzione
del
2009 – È dal 1992 che gli assegni previdenziali vanno giù, questo genere: così radica(seppure lieve) della penperché non sono più legati all’andamento dei salari
le che a qualcuno pare lansione.
Adesso
Berlusconi rilancia il progetto di riforma fiscale
ciata più per motivi elettoIl fatto è che, sul piano
con due aliquote: ma ha già cambiato idea
ralistici (a primavera si vodel reale potere d’acquita per le regionali, in una
sto, le nostre pensioni consituazione politica abbastanza confusa) che per la reale
tinuano a calare, anno dopo anno dal 1992, da quando,
convinzione che possa effettivamente essere attuata (tancioè è stato deciso di eliminare l’aggancio tra le pensioni
t’è che è già stata smentita). Si sa che la demagogia costa
stesse e l’andamento medio delle retribuzioni, mantenenpoco e spesso rende in acquisizione di voti. Noi, comundo come unico parametro di correzione quello del costo
que, come dire, non ci formalizziamo e aspettiamo gli
della vita elaborato dall’ISTAT.
eventi per capire come (e dove) andremo a finire.
Di positivo, nel periodo di ripresa post natalizia, c’è da
Ci preme, tuttavia, sottolineare che, al di là delle alisegnalare un rinnovato interesse di parte della grande
quote fiscali (che riguardano tutti i redditi, di qualunque
stampa verso questi temi, legati a quelli della tassazione
natura essi siano) esiste un problema specifico dei redditi
sul lavoro, vista in relazione all’insieme del sistema fiscaprodotti dal lavoro (e quelli ad essi assimilati, come le
le italiano: anche se poi nessuno va a vedere quello che
pensioni) sulle cui spalle grava un peso spropositato di
concretamente avviene in numerosi altri paesi europei.
imposizione fiscale, rispetto a quanto
Anche le maggiori confederazioni sin| GIUSEPPE | ISELLI |
spetta ad altre forme di reddito, come, ad
dacali ribadiscono il loro attaccamento
segue a pag. 2
esempio, quello derivante da investimenverso il tema del rapporto fra reddito e
PENSIONI FERME
E LE TASSE ANCHE
gennaiofebbraio
’10
3
4
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15
La guerra del contratto
tra Ordine e sindacato
piegare una parte rilevante del gettito fiscale
per pagare gli interessi
Coraggio Casagit,
cura anche gli animali
generati da questo dedi Neri Paoloni
bito) non è tanto quello di diminuire drastiCasagit, Internet
e le vecchie signore
camente la tassazione
generale, ma di seleProcessare la rete?
zionarla in modo diE perché non i postini
di Romano Bartoloni
verso, indirizzarla e
correggerla a favore di
Macche festa, qui
chi ha sempre pagato
è sempre il 2 novembre
di Antonio De Vito
fino all’ultimo centesimo.
Non basterebbe Verdi
Comunque, ed in
per cambiare l’inno
di Vieri Poggiali
attesa che appaia finalmente la luce in
La coda del diavolo
fondo al nostro tunnel
di Devil
(fiscale e non), ora
Quando la radio a galena
possiamo esercitare
si poteva fare in casa
una piccola riflessione
di Giuseppe Prunai
sul nostro Fondo conIl mondo della terza età
trattuale per la peredi Errebi
quazione delle pensioIl Picchiorosso
ni. Come previsto daldi Addavenì
l’accordo con gli ediLo scaffale
tori, esso è entrato in
funzione il primo genCinema che passione
di Neri Paoloni
naio. Dall’inizio dell’anno, infatti, tutti i
Lettere
colleghi in attività che
godono di un lavoro a tempo indeterminato o, comunque, che hanno
una retribuzione pari almeno a
quella del redattore ordinario, in
PENSIONI FERME
base agli articoli 1, 2, 12 e 36 del
E LE TASSE ANCHE
contratto (siano essi professionisti
segue da pag. 1
o pubblicisti) avranno una trattenuta di cinque euro mensili che sarà versata in un Fondo dell’INPGI.
ti, rendite, attività autonome, che (in
Esso servirà per difendere mesovrappiù, ma in Italia ciò è abnorglio le nostre pensioni dall’inflaziome) godono della possibilità di evane e dal sostanziale disinteresse
sione fiscale che, invece, come si sa,
dello Stato, che tende sempre più a
chi è tassato alla fonte (salari e penconsiderare i pensionati non risorse
sioni) non può utilizzare.
da utilizzare ma pesi da mantenere.
Il vero problema italiano (cioè di
Come e quando il Fondo (dopo
un Paese che ha ancora un debito
aver accumulato) dovrà dare è tutpubblico troppo alto e che deve imdi Giovanni Rossi
AUMENTO DELLE PENSIONI PER IL 2010
Pensione annua lorda
“
“
“
“
“
“
“
“
“
“
“
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“
30.000 euro
40.000 “
50.000 “
60.000 “
70.000 “
80.000 “
Aumento mensile lordo
“
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“
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“
“
“
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“
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
14,97 euro
18,85 “
22,75 “
26,60 “
30,53 “
34,43 “
2
to da decidere e sarà definito da un
apposito regolamento concordato
fra l’INPGI e la FNSI. Si pensa che
occorra un periodo di almeno tre
anni per creare una riserva significativa ai fini che vengono ipotizzati.
E’ l’inizio di una nuova strada:
ma è anche un primo punto d’arrivo
della politica che l’Unione Pensionati ha testardamente perseguito in
tutti questi anni.
PENSIONATI E DINTORNI
PREVEDENTI
Il futuro, dice il Papa, è nelle
mani di Dio, non dei maghi o degli economisti. Pare che il ministro
Tremonti sia d’accordo: lui è un
avvocato. Quindi, quando promette che è arrivato il tempo di
pensare alla riforma fiscale, possiamo aver fede in lui. Il problema
è il ministro Sacconi, anch’egli
laureato il giurisprudenza, ma
che, però, sembra avere una particolare attrazione per i prevedenti dell’avvenire. Prendete ad esempio l’INPGI. Il nostro ente è florido, i suoi bilanci sono solidi, le
pensioni abbondanti: eppure il
ministro vuol sapere cosa succederà fra mezzo secolo e chiede di fare i conti a quella specie di Sibilla
informatica che è l’attuario. Come
ai tempi della sorellina Cumana,
non vorremmo che andasse a finire come già si sa, cioè nell’ambiguità più assoluta: basta spostare
una virgola e la previsione finale
si capovolge. L’esperto (qui o là)
scoprirà la “gobba” (che poi sarebbe un “buco”) e l’ INPGI dovrà
aumentare i contributi degli editori (che sono minori di quelli che
tutti versano all’INPS)? La FNSI
dirà di no, perché teme che il
prossimo contratto finisca anche
peggio di quello appena firmato?
Insomma, c’è poco da essere ottimisti: del resto, è forse meglio così,
perché qualcuno sostiene che si
diventa pessimisti appena si conosce bene un ottimista. Non sarebbe il caso di chiedere aiuto a qualche esperto del Vaticano?
’10
CC
he è accaduto nei mesi scorsi
nei rapporti tra la Federazione nazionale della stampa
italiana (Fnsi) ed il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti
(Cnog) o, quanto meno, tra i vertici dei due organismi? Ci sono state
polemiche pesanti culminate nello
scontro su quanto avvenuto al corso di preparazione dei praticanti
all’esame di abilitazione all’esercizio della professione giornalistica,
che si svolge a Fiuggi. In quella sede è stato distribuito ai candidati
all’esame un testo di interpretazione, assai di parte, dell’ultimo accordo contrattuale intercorso tra
Fnsi e Federazione italiana editori
giornali (Fieg). Non il testo dell’intesa, ma, appunto, un’interpretazione per di più partigiana e fortemente critica di quel testo, predisposta da un collega de il Messaggero, Fabio Morabito, il quale è sì
Presidente dell’Associazione stampa romana, ma anche esponente di
una componente di minoranza del
Sindacato dei giornalisti che si è
legittimamente opposta alla firma
dell’accordo contrattuale, ma le
cui posizioni sono state sconfitte
all’interno della categoria.
La Fnsi ha contestato una simile scelta considerandola scorretta e
tale da mettere in imbarazzo i praticanti al momento di rispondere
ad eventuali quesiti sul Contratto
nazionale di lavoro giornalistico
(Cnlg) Fnsi-Fieg che fossero loro
posti dai commissari.
La scelta è scorretta non in
quanto le interpretazioni del documento “incriminate” non siano legittime e non rappresentino un
punto di vista che abbia dignità
nel dibattito interno al Sindacato.
E’ scorretta, prima di tutto, perché
non è il testo dell’accordo, ma una
interpretazione dell’intesa stessa,
per di più una interpretazione non
condivisa da chi quell’accordo ha
sottoscritto, ma soprattutto battuta in tutti i passaggi della vita democratica interna alla nostra organizzazione sindacale. A favore dell’accordo contrattuale, sarà bene
ricordarlo, spesso con larghe maggioranze, si sono espressi: la Giun-
gennaiofebbraio
PACE (O TREGUA ARMATA?) VERSO LE ELEZIONI
LA GUERRA DEL CONTRATTO
TRA ORDINE E SINDACATO
ta esecutiva federale, la Commissione contratto Fnsi-Fieg, la Conferenza nazionale dei Comitati e fiduciari di redazione, il Consiglio
nazionale ed il referendum indetto
su tutto il territorio nazionale, per
non parlare di organi dirigenti di
gruppi di specializzazione e sindacati di base (come quelli dei pensionati). In nessuna urna, in nessuna di queste sedi, i no all’accordo
sono prevalsi. E questo, dal punto
di vista democratico, un qualche
valore lo avrà pure, a meno che la
democrazia valga solo quando si
vince.
E’ stata una scelta fortemente
contraria alla serenità dei candidati all’esame: ad una domanda sul
Cnlg che dovesse riguardare le
parti modificate rispetto al precedente contratto il praticante sarà
giudicato positivamente se conoscerà il testo esatto dell’intesa o se
darà un giudizio fazioso e sommario sul suo contenuto? Non è una
questione da poco. Con i tanti problemi di credibilità che ha il nostro
esame professionale l’aggiungere
un dubbio di tal genere non è certo un aiuto a garantire la serietà
della selezione.
Su questo si è acuita la polemica che certamente, in un momento
di così rilevante difficoltà per i
giornalisti italiani, non può ne deve far piacere ad alcuno e che andrebbe superata sulla base di relazioni improntate alla correttezza.
Tuttavia, non può sfuggire ad alcuno la gravità dell’attacco che è
stato condotto nei confronti del
Sindacato unitario. Né ci si può
giustificare con il rispetto del pluralismo delle posizioni. Qui non è
in discussione la possibilità di confrontare le posizioni, ma di informare correttamente dei colleghi
che su quelle materie dovranno co-
3
noscere i testi così come sono a
prescindere dalle interpretazioni.
Peraltro, se di dibattito si fosse
trattato (e, lo ripetiamo, non era
questo il caso) perché allora non
sono stati diffusi i documenti che
sul contratto hanno realizzato i
colleghi appartenenti ad altre
componenti sindacali, di maggioranza e di minoranza, ma solo
quello di una particolare componente?
L’errore è talmente evidente che
dall’interno dell’Ordine si è detto
che la Fnsi non ha fornito i testi
dell’accordo che, in realtà, sono a
disposizione nel sito della stessa
Federazione, sono stati portati all’Ordine fin nei giorni della consultazione sull’accordo poiché vi fu
un confronto ed un dibattito anche
nello stesso Consiglio nazionale
dell’Ordine con la partecipazione
dei dirigenti della Fnsi; agli stessi
praticanti, a Fiuggi, tiene una lezione tecnica sul contratto il medesimo Direttore generale della Fnsi,
Giancarlo Tartaglia; il testo è stato
distribuito a tutti i componenti i
vari organismi che sono stati consultati e non facendo certo differenza tra appartenenti alla maggioranza o alla minoranza. Insomma, davvero è difficile credere alla
giustificazione che quello del collega Morabito fosse l’unico testo disponibile.
Ora si tratta di andare oltre e di
recuperare ognuno la dignità del
proprio ruolo nell’interesse complessivo della categoria. Che per
l’Ordine significa rilanciare con
forza l’impegno sui temi dell’accesso alla professione e della deontologia e per il Sindacato gestire la
difficile fase di crisi e di ristrutturazione del settore.
| GIOVANNI | ROSSI |
segretario generale aggiunto della Fnsi
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
gennaiofebbraio
II
l 12 agosto dello scorso anno
Poldo si è rotto il femore della
zampa posteriore sinistra. Poldo
è il mio cane, un meticcio di griffon vendéen, di tre anni di età e diciannove chili di peso. Quando me
l’hanno regalato (“tanto tu hai un
giardino, poi sei pensionato!”) era
un batuffolo peloso bianco, grigio
e fulvo, con lunghe orecchie e con
ciuffi di pelo che gli coprivano anche gli occhi. Era stato trovato su
una consolare alle porte di Roma
un 2 gennaio di tre anni fa, in un
giorno di pioggia. Abbandonato.
Correva disperato da una parte all’altra della carreggiata, mentre sul
bordo giaceva, morto, un cane più
grande della stessa razza. I suoi
salvatori pensarono che io l’avrei
potuto ospitare sia pure provvisoriamente, poi chissà. Ma Poldo è
rimasto e si è fatto benvolere, al
punto che è diventato uno di famiglia, con accessi di (finta) gelosia
da parte di suo “fratello”, mio figlio.
Il femore se lo è rotto saltando
da una loggia a un terrazzo di una
casa di campagna, ad imitazione
dei gatti, abituali inquilini del posto. Lo faceva spesso senza danni,
solo che quella volta mise un piede
in una ciotola del cibo per i suoi
amici felini ed è finito quattro metri
sotto. E’ stato fortunato perché si è
rotta solo una gamba. Telefonata
urgente alla sua veterinaria, che ha
convocato per il giorno dopo il chirurgo ortopedico e la sera stessa del
13 il cane era di ritorno a casa. Con
una stecca metallica infilata nel femore fratturato, e una vistosa protesi esterna (non poteva essere ingessato) per reggere il tutto e un
Ferragosto un po’ triste per tutti.
Morale della storia. Le spese chirurgiche, di medicazioni e assistenza
post-operatoria, di medicinali e, dopo quasi tre mesi di arto bloccato,
di riabilitazione in un centro specializzato, mi sono venute a costare
molto oltre i 2000 Euro.
Questo racconto delle disavventure di Poldo è la premessa di una
proposta, o meglio di un’idea che
mi frulla in testa da qualche tempo. Perché non dare vita, tramite
’10
MODESTO SUGGERIMENTO DI UN CINEFILO
CHE È CINOFILO
CORAGGIO CASAGIT,
CURA ANCHE GLI ANIMALI
la CASAGIT, a una qualche forma
assicurativa per i giornalisti proprietari di cani (e gatti), chiaramente volontaria, che permetta a
tutti coloro che lo desiderino di
avere una qualche facilitazione
economica? Non so quanti siano i
colleghi proprietari di cani di razza o meticci e gatti soprattutto di
razza che potrebbero essere interessati alla questione. Ma proporre
non costa nulla e quindi ci provo.
Non senza darvi qualche altro
elemento di riflessione. In Italia
l’assicurazione degli animali per
malattie incidenti o morte sembra
non essere così consueta come in
altri Paesi. Di solito si assicurano i
cani per la responsabilità civile relativa a danni che potrebbero creare, come mordere persone o altro.
E’ un’assicurazione annuale danni
È MORTO STABILE
DECANO DI TRIESTE
Il 24 dicembre scorso, ma i familiari hanno dato l’annuncio solo dopo
la tumulazione, è scomparso Tullio
Stabile. Presidente fin dalla fondazione del Gruppo Friuli Venezia Giulia
dell’Unione Pensionati, era il decano
dei giornalisti della regione. Nato il
29 settembre 1912 a Lussinpiccolo,
all’epoca sotto l’Austria, si era trasferito a Trieste nel 1914, prima dell’inizio della Guerra mondiale. Dopo il
diploma di ragioneria aveva conseguito la laurea in economia. La sua
carriera giornalistica lo aveva visto
impegnato dal 1932 al 1982 nelle redazioni del “Popolo di Trieste”, di Radio Trieste, del “Corriere di Trieste” e
de “Il Piccolo”, con mansioni di segretario di redazione, redattore o direttore. Già consigliere del Gruppo regionale USSI e della Assostampa,
aveva retto la presidenza del Gruppo
Pensionati fino allo scorso novembre,
quando per motivi di salute aveva
rassegnato le dimissioni.
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
4
che ho anch’io a un prezzo relativamente basso. L’avevo stipulata
dopo una precedente esperienza
con un pastore alsaziano meticcio
e buono come il pane. Ma qualcuno mi aveva messo sull’avviso e
cosi stipulai. Pippo, questo il nome, non ebbe mai incidenti e
quando giunse, la sua ora per vecchiaia preferì allontanarsi da casa
per non dare disturbo. Niente polizza malattie e infortuni, quindi.
Con Poldo è diverso. Cane nient’affatto mordace ma assai più vivace del suo predecessore, dopo
l’incidente, la stessa veterinaria mi
parlò delle assicurazioni per animali (cani e gatti, prevalentemente) che anche in Italia le compagnie
avevano cominciato a produrre. Mi
sono informato su Internet e con la
mia assicurazione. Per costatare
che sostanzialmente le proposte si
equivalgono e che le tariffe variano,
ma non di troppo, secondo l’animale (con pedigree o meticcio) e
così i rimborsi. Come il solito, le
condizioni di assicurazione sono
particolareggiate, ma non sembra
che i casi di esclusione siano tali
quanto le assicurazioni malattie e
infortuni per le persone. Forse perché anche per le nostre compagnie
questo è un campo abbastanza
nuovo. Non sono un esperto nel
campo, ma essendo un cinofilo (oltreché un cinefilo, come sapete) ho
pensato di parlarne ai colleghi
eventualmente d’accordo di proporre alla CASAGIT se sia ipotizzabile una convenzione con assicurazioni, veterinari e case di cura per
animali che permetta di ottenere
condizioni di miglior favore rispetto a quelle in vigore. Io, intanto, per
poco più di 100 euro l’anno, ho assicurato Poldo con la mia compagnia. Anche per scaramanzia.
| NERI | PAOLONI |
’10
SS
ono pienamente d’accordo con
la collega Maria Luisa Bonincontro (lettera da voi pubblicata ottobre 2009) sulla inaffidabilità,
inefficienza, decadenza dei servizi
Casagit. Anch’io devo molto spesso
fare presente errori grossolani sui
rimborsi che mi fanno pensare a una
faciloneria e ignoranza da parte dei
funzionari preposti, veramente inaccettabile. Siamo forse considerati dei
giornalisti “imbroglioni”? Siamo invece noi imbrogliati a causa di tariffe poco chiare, con rimborsi fermi al
2004, non paragonabili agli effettivi
costi delle prestazioni di medici privati, di ricoveri clinici, non parliamo
poi delle fisioterapie.
Nel mio caso personale ho avuto
una esperienza quasi drammatica: a
causa di una caduta che ha causato
una ennesima frattura su un femore
già con protesi, non operabile, sono
stata costretta a trascorrere 60 giorni
a letto in cliniche, case di cura e affini, in carico alla ASL per sole 3 settimane, senza possibilità di ricoveri a
spese di Casagit perché non ha, non
prevede lunghe degenze! Tenga presente che per una rieducazione di arto, ci sono case di cura che chiedono
normalmente a Milano e dintorni dai
400 ai 700 euro al giorno! Ma non
potevo restare a casa mia, perché vivo sola, non ero autosufficiente (la
ASL poi ha provveduto a un carrozzino, ma chi lo manovrava?) ho quasi 80 anni, ho una invalidità ASL
100% perché ipovedente, cardiopatica e con difficoltà deambulatorie.
Continuo ad avere bisogno di un terapista minimo costo 50 euro a seduta. Ho una pensione di 1400 euro al
mese, anche se ho lavorato per grandi testate (Espresso, Europeo) come
firma di successo. Ma quando ho iniziato questa cosiddetta carriera, le
testate non avevano l’obbligo di vere
e proprie assunzioni con relativi pagamenti di contributi.
Ma questo c’entra poco con l’attuale situazione della Casagit che oltretutto si trincera nel non offrire
spiegazioni dietro la risposta – consultate internet -. Ma chi ce l’ha? Internet sembra per costoro un toccasana! E’ già tanto che adopero la
penna!
gennaiofebbraio
VIVACE SCAMBIO DI LETTERE FRA LA COLLEGA
TEODORI E IL PRESIDENTE CERRATO
CASAGIT, INTERNET
E LE VECCHIE SIGNORE
Sarebbe bene che la nostra associazione facesse pressioni – forti pressioni – almeno per farci inviare le tariffe qualora e laddove sono state aggiornate. Trovo inoltre scandaloso
che dai rimborsi mi vengano detratti
i ticket (così mi è stato detto) quando sia per età che per invalidità e per
reddito non pago ticket!
Con la Casagit si ottiene qualcosa
che ci spetta (solo) raccomandandosi, scrivendo lettere e lettere, dando
spiegazioni sul proprio stato di salute che, secondo gli ordinamenti sulla
privacy, non dovrebbe essere spiattellato al primo funzionario sconosciuto che ci interpella al telefono.
| MARIA ADELE | TEODORI |
_______________
Rispondo volentieri alla Sua lettera di critiche, sebbene mi sembrino
eccessive e soprattutto superficiali e
disinformate: quasi insulti gratuiti,
molto basati sui “sentito dire” e, forse, in appoggio a precedenti demagogie che abbiamo letto, quella volta,
senza aver potuto rispondere.
Potendo solo ribattere agli argomenti identificabili, Le dico che non
è vero che la Casagit non prevede i
rimborsi di cui invoca la mancanza e
proprio lei dovrebbe saperlo bene visto che quest’anno ne ha richiesti e
avuti proprio a quel titolo. Peraltro,
sperando non Le occorra mai, avesse
necessità di assistenza domiciliare
sappia che il nostro tariffario lo prevede, basta fare una domanda e consentirci di verificare se il suo stato di
invalidità giustifica questo tipo di intervento.
Quanto alla fisioterapia, quello
che Le è stato rimborsato corrisponde a quanto previsto dalle nostre regole; anche in questo caso abbiamo
la possibilità di rimborsare sedute di
fisioterapia domiciliare seguendo la
stessa procedura di cui sopra. E questo, comunque, da sempre!
5
E’ impossibile che, da noi, Le sia
stato detto di informarsi su internet.
Il motivo è semplice, semplice: sarebbe buffo immaginare uffici dedicati alle relazioni con il pubblico, in
cui lavorano sette persone che poi rispondono ai soci rimandando ad un
sito. Con un risponditore automatico
preregistrato otterremmo lo stesso
risultato risparmiando soldi e dedicando risorse ad altre attività, non
trova?
Quanto al discorso dei “ticket”,
Lei Signora, mi premetta, forse confonde ticket e tasse regionali. In materia di farmaci, sono proprio i primi
ad essere rimborsati dalla Casagit
mentre le tasse regionali non lo sono
mai state.
Non è necessaria alcuna “pressione” per ricevere aggiornamenti sulle
normative Casagit: a parte le comunicazioni “elettroniche” – via internet / posta elettronica, mandiamo
regolarmente a casa di tutti i soci,
via posta, circolari informative (una
è in arrivo in questi giorni) di aggiornamento sulle normative, sulle
modalità di presentazione delle richieste di rimborso ecc.; comunicazioni particolari sul tariffario non ne
può aver ricevute dal momento che
non è stato ancora possibile un aggiornamento dello stesso. Quando lo
faremo stia certa che ne sarà opportunamente informata.
La Casagit e con lei i “funzionari
sconosciuti”, sono istituzionalmente
autorizzati a gestire dati coperti da
privacy; peraltro se non avesse dato
le informazioni necessarie ai nostri
“funzionari”, alcuni rimborsi non
potrebbero mai esserle stati autorizzati. E per ottenere i rimborsi dovuti, le garantisco, non occorre fare alcuna pressione. Quelli non dovuti,
non li rimborsiamo e basta.
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
| DANIELE | CERRATO |
presidente Casagit
gennaiofebbraio
UU
na volta durante una conferenza sulle tecniche di giornalismo alla scuola sottufficiali dei
carabinieri a Velletri, un allievo sollevò un’obiezione calzante ed emblematica ai nostri giorni. Perché i
cronisti si ostinano a dare la caccia
alle notizie, quando alle conferenze
stampa, tramite comunicati e via
email si offre un panorama completo delle operazioni di polizia giudiziaria? In effetti, rispetto ad un passato di silenzi e di diffidenze, le cose
sono cambiate profondamente e
grazie a una più matura sensibilità
verso il valore dell’informazione e
alla padronanza delle tecnologie, sono stati compiuti passi da gigante
nelle comprensione delle esigenze
della cronaca da parte degli uffici
stampa, relazioni esterne, settore comunicazione, marketing ecc. I cui
addetti hanno raggiunto il numero
record di 14.218 (rapporto dicembre 2009 della pubblicazione degli
editori, “Prima comunicazione”),
pareggiando praticamente i conti
con i giornalisti a tempo pieno dei
mass-media.
Tuttavia, giornali e radiotv operano in un mercato che incoraggia la
libera concorrenza, e le ragioni della
tempestività e della completezza
delle notizie non collimano tuttora
con i lenti e laboriosi meccanismi
delle indagini, e con un’informazione pubblica fatta prevalentemente
di annunci. I cronisti vogliono saperne di più, controllare con i propri
occhi il dritto e il rovescio della medaglia, al fine di dare un senso compiuto di perché e di percome ai fatti
accaduti e agli impegni presi. Dal
canto loro gli investigatori si preoccupano che la fuga delle indiscrezioni possa bruciare l’inchiesta e favorire la scomparsa degli indizi e delle
prove, mentre gli amministratori
pubblici temono gli effetti dirompenti della critica. Per entrambe le
parti, la rivoluzione tecnologica ha
prodotto un terremoto negli approcci alla gestione dei fatti e alla produzioni delle notizie.
Oggi sembrano lontani anni luce
i tempi in cui i giornalisti si scontravano con gli amministratori locali
che pretendevano dalle cronache
’10
INUTILI LE CENSURE, INTERNET OGGI
È LO SPECCHIO DEI TEMPI
PROCESSARE LA RETE?
E PERCHÉ NON I POSTINI
cittadine la risonanza, a loro misura,
dell’informazione di servizio locale, non riuscendo ancora a capire
che i cambiamenti prodotti nel modo di fare comunicazione responsabilizzano gli enti locali, almeno
quelli più grandi, e che spetta a loro
un ruolo diretto e interattivo con i
cittadini. I Municipi di Roma, Milano, e delle più importanti città italiane, hanno realizzato nel mondo di
Internet portali istituzionali, proponendo sportelli virtuali e servizi online. Non solo, ma organizzando l’homepage, la pagina di apertura del
portale, come un vero e proprio
giornale, promuovono una comunicazione quotidiana sulla propria attività e sullo stato dei servizi erogati
alla cittadinanza.
A volte, come nel caso del Comune di Roma, l’assetto su scala
editoriale è esemplare. Del tradizionale ufficio stampa rimane soltanto
l’etichetta. L’homepage è regolarmente registrato come testata giornalistica quotidiana presso la seziona stampa del tribunale di Roma.
Nel rispetto della legge sull’Ordine
professionale e della legge 150 del
2000 riguardo alla gestione dell’informazione nella pubblica amministrazione, la redazione, peraltro numerosa come quella di un quotidiano di media dimensione, è composta
di giornalisti persino sindacalizzati e
con tanto di comitato di redazione.
E’ guidata da un direttore responsabile, Simone Turbolente, che è anche capo dell’ufficio stampa e portavoce del Sindaco. Secondo uno schema classico di collegamento con i
mass-media, produce un notiziario,
con la differenza rispetto a ieri, che
viene trasmesso in via telematica e a
getto continuo. La redazione cura,
inoltre, l’architettura dell’homepage
e svolge un’attività multimediale per
il giornale online, per Televideo ecc.
Infine, il portale è diretto da una fi-
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
6
gura responsabile del dominio Internet nei confronti dell’Authority
per la comunicazione.
Nel campo della comunicazione
interattiva, il 2009 è passato alla
storia come l’anno dei social network. Come alla Casa Bianca dell’era di Barack Obama, e come in altri
palazzi di governo nel mondo, da
noi, prima il Vaticano e poi il Quirinale hanno cominciato a parlare alla gente attraverso YouTube. Il canale della Santa Sede è stato inaugurato il 23 gennaio dello scorso anno e nella prima settimana ha fatto
registrare 750mila accessi. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha debuttato nella rete sociale con il messaggio di fine d’anno.
Nel bene come nel male, la rete
offre uno spaccato dei tempi, ed è
diventata lo specchio, deformato o
deformante quanto si vuole, degli
umori e dei malumori della gente.
Che non si placano rompendo lo
specchio. Colpire Internet, dicono
gli avvocati di Google denunciata
per video scabrosi, è “come processare i postini per il contenuto delle
lettere che portano”. Nei regimi dittatoriali, in Cina come in Iran, si
tenta invano di mettere la sordina
alla voce digitale sui fermenti della
popolazione. Filmati e blog su scontri e tensioni fanno il giro del mondo diffusi e ingigantiti dalla stampa
e dalle tv. Inutili le censure: le rivoluzioni ora corrono su Facebook e
su Twitter e lanciano la sfida in diretta mondiale.
Inevitabile il rovescio della medaglia. La cittadella televisiva del
“Grande Fratello” è spiata da più di
80 postazioni perennemente accese,
a disposizione dei registi di turno.
Anche questo fenomeno, che sembra il lato oscuro della rete, appartiene alla comunicazione della nostra epoca.
| ROMANO | BARTOLONI |
I
n uno dei giorni di vigilia della
commemorazione dei defunti, nell’imminenza dell’evento, una cronista ligure che magnificava il mercato e le quotazioni dei crisantemi,
milioni di milioni di fiori (sempre più
cari) mandati ovunque nel mondo, se
ne è uscita con una espressione magari involontaria o connotata di lapsus, nella foga del servizio , e ha definito , con enfasi adeguata alla circostanza, “festa del 2 novembre “, la
ricorrenza che ha a che fare con la
pietas per chi non c’è più e con migliaia e migliaia di cimiteri grandi e
piccoli. Festa? Si può chiamare tale ?
Oppure il limite fra una festa e una
seria e compassata cerimonia di rimembranza è così labile, ai nostri
giorni, che quel giorno lì è descrivibile e ascrivibile al novero delle “feste”?
Certo , l’impressione che si potesse parlare di atmosfera da 2 novembre anche negli altri giorni, era lampante nella settimana precedente e
sarebbe stato anche più evidente dopo. Altro che festa! In televisione e
sui giornali imperversava il video
dell’assassinio di camorra a Napoli,
vecchio di cinque mesi , immagini
agghiaccianti, il killer che esce dal
negozio e spara al malcapitato, tra
l’indifferenza generale, e se ne va con
l’arma in mano, strafottente, mentre
il cadavere a terra viene ripetutamente scavalcato da massaie indaffarate e altri passanti, il sangue come
se non ci fosse, il delitto una cosa di
routine, la vittima che non desta né
curiosità né pietà. Ne ha parlato tutto il mondo, ovunque hanno avuto
modo di vedere e rivedere la scena, il
filmatino orribile diffuso dalla magistratura per identificare il killer ( e
l’effetto l’ha avuto subito, con soddisfazione degli inquirenti ) , solo nei
vicoli di Napoli – ha commentato a
caldo lo scrittore Saviano, l’autore di
Gomorra - solo lì nel cuore del dramma e della tragedia e del problema
annoso e irrisolvibile, il video non ha
fatto clamore. Silenzio nei quartieri
spagnoli, sopra Toledo. Forse l’assuefazione ai delitti, al sangue , produce
questi effetti.
A Napoli ( e altrove ) non ci si fa
più caso, non fa impressione l’am-
I
A PROPOSITO
MACCHÈ FESTA,
QUI È SEMPRE
IL 2 NOVEMBRE
DI ANTONIO DE VITO
IL KILLER DELLA CAMORRA
E LE “SORELLE D’ITALIA”
Il video dell’omicidio, indifferenza a Napoli, il giovane morto
in carcere, il “fuorionda” di Fini, il fattaccio di Milano
mazzamento quasi quotidiano? Un
lettore napoletano ha scritto a La
Stampa, il 31 ottobre: “ Ora lo scrittore Roberto Saviano invoca l’impegno assoluto, contro la criminalità
organizzata, del governo di Roma,
che addirittura sbaglierebbe ogni
volta che si occupa d’altro. Ma lui ora
non vive più a Napoli, non condivide
la vita della gente comune. Che è tragica. Ieri ho aspettato l’autobus per
tornare a casa un’ora e dieci minuti,
e soprattutto, per la calca poi inevitabile all’interno del pullman, ne sono uscito vivo per miracolo”. Il direttore, Mario Calabresi, ha difeso Saviano : “Sappiamo tutti perché non
può più vivere a Napoli, non certo
per un vezzo o per disamore .” Aggiungendo: “ Che la realtà sia tragica
ce lo dicono decine di episodi che si
registrano ogni giorno, ce lo dice la
quotidianità dell’autobus aspettato
per oltre un’ora, così come la normalità e la tranquillità con cui si commette un omicidio”. Il killer a volto
scoperto che si lascia guardare dalla
sua vittima, la calma con cui uccide,
il fatto che se ne vada tenendo la pistola in mano senza sentire il bisogno
di nasconderla e di mettersi a correre”. I cittadini napoletani sono indifferenti “perché abituati”? No, gioca
la paura, il sapere che cosa ti può
succedere. “Chi si fosse avvicinato, si
fosse mostrato sconvolto o agitato,
sarebbe stato subito individuato dalle vedette della camorra e messo nel
mirino. Difficile aspettarsi che qualcuno rischi la vita con una denuncia”. La risposta non può che essere
7
collettiva. A Napoli e altrove.
Autunno tetro, influenza killer, il
crocifisso sì o no nelle scuole, l’affaire Marrazzo-trans. Quali misteri dietro l’irruzione dei carabinieri infedeli? Solo un ricatto, o altro ? Forse un
giorno si saprà. Ma intanto ci si può
far prendere dal pessimismo circa il
mondo in cui viviamo, con la crisi
che incalza e impoverisce e fa perdere il lavoro ( ora c’è anche l’esodo al
contrario degli immigrati, gente dell’Est che è venuta a cercare l’Ovest
qui da noi e adesso rifà le valigie, lì
campare è meno difficile, dicono). E
quel giovane morto in carcere, non si
sa come ?
Rispondano i giudici, bisogna credere ai giudici, non disprezzarli come
per qualcuno pare sia di moda. E il
“fuorionda “ di Fini? E l’attacco della Lega al cardinale di Milano? E il
superkiller pentito Spatuzza? E il
Casini del “fronte anti-B.” ? E l’aggressione milanese al premier? Ce n’è
una al dì: il presente fa un po’ schifo,
il futuro, politico e non, palpita di incertezze. Papa Ratzinger ha ammonito, l’8 dicembre: “Le coscienze sono intossicate dal meccanismo perverso dei mass media, ogni giorno il
male viene raccontato e amplificato”.
Sarà diversa la telenovela consueta in
questo 2010? Speriamo intanto che
tornino in auge i “fratelli d’Italia”
dell’Inno conosciuto e che ci venga
risparmiato il tormentone delle “sorelle d’Italia” in tv, stessa musica, ma
ossessiva e gratuita, per un improbabile Inno alle calze. Che c’azzecca
Mameli con la pubblicità?
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
gennaiofebbraio
U
U
na questioncella si affaccia
in carsiche riapparizioni,
benché non sia problema
prioritario o impellente: avrebbe
senso cambiare l’inno nazionale,
quell’Inno di Mameli a lungo
provvisorio (ma in Italia nulla è
più definitivo del provvisorio)?
V’è chi sostiene, non a torto, che
non sia propriamente una meraviglia: né come testo (con quell’elmo di Scipio - che pochi ormai
percepiscono a cosa si riferiscadel quale l’Italia si sarebbe cinta
la testa) né quanto alla musica di
Michele Novaro. Avviato poi il
Paese a multietnicità, un tantino
stride anche il reboante concetto
d’una vittoria (quale, poi?) schiava di Roma…. Insomma. Sono
davvero un po’ obsoleti, Mameli e
Novaro: di qui appunto la non infrequente riproposta di cambiar
cavallo.
Già, ma con cosa potrebbe essere sostituito l’inno? L’Umberto
Bossi, l’impavido e sanguigno senatùr leader leghista, certamente
confondendosi peraltro col coro
de “I lombardi alla prima crociata ” (Oh Signor che dal tetto natìo….) già qualche anno fa se ne
uscì proponendo che si adottasse
il verdiano Va pensiero sull’ali dorate….: il celeberrimo coro del
Nabucco. Venne prontamente
rimbeccato da molti, tra questi il
Maestro Muti: il quale osservò come un coro di ebrei esiliati e dolenti poco abbia da spartire con le
connotazioni di norma esigibili
dall’inno d’una moderna nazione.
Ma il tenace Bossi è tornato più
volte a riproporre la sua poco percorribile idea, i cui unici elementi
positivi potrebbero identificarsi
nel fatto che Verdi è davvero nazionale. E’ di per sé un’icona sacra che potrebbe trovare ulteriore
valorizzazione nell’adozione d’una sua idea musicale quale rappresentanza in note dell’italianità.
Ma se è così, perché non pensare allora ad altra musica di Verdi?
Nella ricchissima panoplia della sua produzione un coro c’è, che
- per la sola musica però - si pre-
’10
LA MUSICA DI ERNANI SI, MA CON UN ALTRO TESTO
NON BASTEREBBE VERDI
PER CAMBIARE L’INNO
sterebbe benissimo a alla bisogna:
è il coro celeberrimo dell’Ernani,
il Si ridesti il leon di Castiglia. Per
il suo ritmo musicale incalzante e
il piglio trascinante e marziale
davvero sarebbe adattissimo. Non
a caso infiammava le platee risorgimentali (al pari, per vero, anche
del coro di Bellini “Guerra, guerra!...” della Norma, e del “Squilli
la tromba intrepida, io pugnerò
da forte….” dai Puritani).
Già: ma con l’Italia la Castiglia
che ci azzecca (alla Di Pietro)?
Nulla, evidentemente (salvo
che… a furia di immigrati africani un giorno ancora lontano non
dovesse tornare d’attualità il riferimento, contenuto nel coro di Ernani, al moro oppressor! Lo si
butta lì come pura battuta d’alleggerimento, sia chiaro…). Ove
però per caso gli… autoctoni volessero appunto per un nuovo inno orientarsi verso una composizione verdiana e al tempo stesso
risorgimentale, potrebbe tornare
utile la musica proprio di quel coro, con contestuale impiego peraltro - previo apposito concorsod’un testo nuovo. Non dovrebb’essere difficile. Parole nuove e
diverse,insomma, su musica preesistente.
Già esistono nel mondo (a livello di inni nazionali e/o di inni
aventi grande valenza popolare e
patriottica) testi diversi - e utilizzati in Paesi diversi - appoggiati
sulle identiche note musicali.
L’inno inglese (God save the
king/queen) non è forse uguale al
“Oh monts insurmontées” della
Confederazione elvetica? E che
dire del tedesco “Deutschland
Deutschland über alles”, cui ai
giorni nostri è amputata la troppo
muscolosa prima strofa (e l’inno
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
8
parte dalle più caserecce parole
della seconda)? La sua musica
prende spunto originalmente, è
noto, da uno splendido quartetto
di Haydn. Ma in contemporanea
all’adozione quale inno che poi
ne fece la Germania guglielmina
(dalla quale è trasmigrato alla
hitleriana, indi con parole edulcoratamente accettabili alla Germania di Bonn e alla definitiva
attuale riunificata repubblica federale), quella musica identificò
anche un inno, popolarissimo,
della duplice monarchia danubiana: precisamente in quel
“Gott behalte, Gott beschütze….” che tutti i popoli dipendenti da Vienna cantavano, e che
nella dialettale sincope con la
quale vi si riferivano i triestini
quand’erano sudditi di Vienna
s’era tradotto (dall’austero “Serbi Iddio l’austriaco regno….”)
nella quasi comica intitolazione
ad un “Serbidiòla”.
Insomma, di precedenti ne esistono, appunto fra inni di nazioni diverse che però con diverse
parole ma identica musica egregiamente già hanno servito (o
tuttora servono) alle occorrenze
di rappresentatività musicale nazionale. E allora, se all’ inno di
Mameli si volesse un giorno far
cedere le armi, perché non pensare appunto al nostro Verdi, utilizzando la adattissima musica proprio di quel coro dell’Ernani
(seppure con testo ovviamente
aggiornato, che tenga magari anche conto degli aneliti europei
nonchè della più estesa composizione etnica delle genti che tra
Alpi e canale di Sicilia occupano
la penisola)?
| VIERI | POGGIALI |
TT
i siedi una sera in poltrona e
pregusti due ore o addirittura
tre di piacevole dibattito in tv,
in prima serata. Non si tratta della
Rai, non avrai a che fare con la
Terza Camera in notturna, dove il
conduttore con i nei ti dà le ricette
più opportune per il tuo stile di vita da correggere, per dimagrire ove
tu volessi, per districarti nei meandri della politica, nel mondo della
moda, o fra le canzonette, o fra le
bellezze del cinema di ieri e di oggi, o fra le delizie della chirurgia
plastica, ahi queste superfemmine
di coscia lunga tutte bellissime e
chissà se si sono, qui e là, rifatte.
Non si tratta neppure di quella trasmissione, sempre alla Rai, con
ospiti supergridanti, dove quasi
sempre non si riesce a capire dove
sta il bandolo della matassa, e non
ti aiuta di certo l’immancabile uomo dei sondaggi e delle tabelle.
Non siamo di martedì. E neanche,
sempre sulla Rai, di giovedì, ahi
quel Santoro, con cotanto Travaglio e le vignette di Vauro che ce
l’ha su con tutti (e fa bene) ma non
trascura mai Rutelli. No. E non c’è
stasera Ilaria, con Exit. La signora,
che “dolcemente aspetta”, ma la
grinta è immutata, che parli di calcio, che duetti con Mourinho, che
vada dalla Scabello a Victor Victoria, che parli di malandrinerie della politica e di fattacci di cronaca,
va in onda il mercoledì su La 7.
E’ soltanto lunedì, inizio della
faticosa settimana di teatrino televisivo, ma per fortuna fra due
giorni c’è la nazionale di calcio
contro la Svezia (amichevole sì,
ma il Sudafrica si avvicina, e poi
c’è Ibra), altrimenti chissà quanti
altri ospiti eccellenti assatanati a
“dibattere” ti sarebbero toccati, fino alla liberatoria domenica del
pallone e del sempiterno Morandi.
Ti siedi e aspetti , eccezionalmente
su La 7, dopo lo spazio di Lilli che
doma i suoi ospiti al tavolo rotondo, l’inizio dell’Infedele, l’arena di
Lerner. Siamo a metà novembre
dell’anno scorso, e non è che si può
immaginare altro tema di discussione che non sia – dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte del-
LA CODA DEL DIAVOLO
DI DEVIL
LA PROF. “AZZANNATA”
DA QUEL MINISTRO IN TV
la Consulta, le ansie e “gli incubi
di Berlusconi” (titolo della puntata), la necessità per il premier di
piantarla lì con le aule di giustizia,
quei giudici che lo vogliono affossare (“Lo vogliono ridurre come
Craxi”, titolo de Il Giornale), il tema dei temi, che Gad non si lascia
sfuggire, quello della giustizia.
Ospiti il ministro Bondi (che c’entra la Cultura con la giustizia?), il
giurista Franco Cordero autore anche di un librone su Savonarola,
un simpatico sacerdote che si occupa di derelitti a Milano, numerosi avvocati di parte civile del processo ai medici della clinica Santa
Rita di Milano, la professoressa
Michela Marzano, italianissima
che insegna a Parigi. Ecco vogliamo proprio parlare di lei, spaesata
in quel ring mediatico, dove persino Lerner perde di tanto in tanto
l’aplomb perché non ci sta ad accettare la tesi bondiana che colpevoli di tutti i mali italici siano gli
stramaledetti giudici che con Tangentopoli hanno distrutto i partiti
al governo nella Prima Repubblica
(ma non rubavano, quelli là?) e
nel ’94 hanno fatto cadere Berlusconi con l’avviso di garanzia consegnatogli al vertice di Napoli (ma
non era stato Bossi a mollarlo?).
Si parlava, in quello scorcio di
autunno, del “processo breve”,
durata non più di sei anni, per migliorare la giustizia (ma soprattutto per salvare Berlusconi, interpretava in diretta il vice direttore
de Il Giornale, Sallusti). Proposta
di legge inventata a tavolino, dopo
un téte à téte, pare – a leggere i
giornali – burrascoso tra Berlusconi e Fini. E’ incostituzionale, diceva Cordero. E il prete domandava:
9
perché hanno escluso il reato di
clandestinità dal processo breve?
E Lerner si sgolava citando un articolo de La Padania, dove il sublime Cota equiparava il reato di
clandestinità a quelli di mafia e di
terrorismo. La povera Marzano
appariva frastornata e intimidita,
e si era pure sorbita la ripetizione
del comizietto - editoriale del direttore del Tg1 Minzolini sulla necessità di reintrodurre l’immunità
parlamentare (riforma necessaria
per la giustizia, s’intende) senza
riuscire a parlare, soverchiata dalla parlantina spedita e monocorde
del ministro della Cultura, imperterrito nella sua crociata contro i
magistrati politicizzati e sovvertitori (“tengono sotto assedio la democrazia”). A un certo punto si è
fatta largo, la prof. parigina: “Io
vado a tanti dibattiti in Francia,
sapeste cosa dicono dell’Italia”. E
Bondi: “Sì, sono, siete i soliti radical chic”. Sullo sfondo, la giustizia pativa e gli incubi di Berlusconi non venivano annullati, il conduttore appariva abbastanza scocciato dal dibattito e dalla piega
della discussione. Ma la serata (e
l’audience) ha avuto un sussulto
vivificatore quando la Marzano
non ci ha visto più ed ha apostrofato il ministro con una tirata inaspettata facendo il paragone tra
noi e i transalpini, “a Parigi siamo
abituati a discutere e confrontarci,
qui o devo stare zitta o non posso
mai interloquire o devo essere azzannata da lei signor ministro”.
“Azzannata” ha detto. Ha fatto
persino il gesto con le due mani.
“Azzannati”, un po’, cara prof., ci
sentiamo anche noi, sempre più
spesso.
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
gennaiofebbraio
“A
“A
scolta la radio a galena”
– cantava il Quartetto
Cetra a metà anni cinquanta – “evviva la radio a galena” proseguiva e giù un sottofondo
di sibili e di interferenze che somigliavano più a quelli prodotti dalla
manopola della sintonia di una radio a valvole, girata velocemente,
che all’esile sonoro del ricevitore a
cristallo. Questo è il suo vero nome, perché come detector, cioè come rivelatore di onde radio, utilizzava un minerale. Il più usato era
un cristallo di galena, un solfuro di
piombo, spesso associato a sensibili quantità d’argento. E’ fra i minerali più impiegati per l’estrazione del piombo. Nel nostro paese
erano molto sfruttati i giacimenti
in Sardegna, in Toscana e nel Cadore. Ma potevano essere utilizzati
anche i cristalli di pirite. E’ meno
sensibile, ma funzionale. La pirite
è un solfuro di ferro di color giallo
oro, caratteristica che le valse l’appellativo di “oro degli stolti”. In
passato era molto usata per l’estrazione del ferro. Attualmente è impiegata per la produzione di acido
solforico. I giacimenti più importanti nel nostro paese sono in Toscana, sulle Colline Metallifere, a
Gavorrano e a Ravi. Oltre, naturalmente, agli storici giacimenti
dell’Isola d’Elba, sfruttati dagli
etruschi e degli antichi romani.
Ma i materiali alternativi alla
galena sono molti, come il cristallo di germanio, un metalloide con
qualità di semiconduttore, confezionato in piccoli bulbi di vetro,
dal quale escono due conduttori
da saldare direttamente al circuito. Altro minerale con qualità di
semiconduttore è la grafite, che è
una varietà del carbonio. E’ utilizzato principalmente per realizzare
matite, ma secondo molti fisici potrebbe, in futuro, sostituire il silicio. Alcuni transistor, estremamente miniaturizzati, sono realizzati con la grafite. Durante l’occupazione nazista in Italia, quando
tutti gli apparecchi radio erano
stati sigillati o bloccati in modo
che si potesse ascoltare una sola
emittente dell’EIAR, controllata
’10
EBBE UNA GRANDE POPOLARITÀ
NEGLI ANNI CINQUANTA
QUANDO LA RADIO A GALENA
SI POTEVA FARE IN CASA
dalla Repubblica sociale, erano in
uso numerosi ricevitori che impiegavano la grafite come detector.
Venivano montati al momento
dell’impiego e subito dopo smontati. La grafite utilizzata era la mina di una matita nella quale si faceva penetrare una lametta da
barba. Questo singolare rivelatore
era posto in serie ad un’antenna di
fortuna (per lo più il filo di ferro
zincato per tendere i panni), ad
una cuffia telefonica e una presa
di terra. Con questo apparecchio
rudimentale, chi si trovava nelle
località prossime al fronte, poteva
ricevere Radio Londra ritrasmessa
dagli alleati. Subito dopo l’ascolto
dei notiziari, questo apparecchio
veniva smontato in innocue matite e lamette da barba che non
avrebbero creato alcun sospetto in
caso di perquisizioni domiciliari,
abbastanza frequenti in quel tempo. Agli inizi della Resistenza,
quando ancora non erano cominciati i lanci di rifornimento, lo
usavano anche i ragazzi su in
montagna.
Ma torniamo alla nostra radio a
galena. E’ stato il primo, vero radioricevitore allo stato solido, in
uso prima dell’avvento delle valvole elettroniche. Guglielmo Marconi
(quest’anno, con mostre e convegni
si celebra il centenario del conferimento del Nobel per la fisica allo
scienziato italiano, allora solo
35enne) impiegò uno di questi ricevitori durante l’esperimento di
trasmissione transoceanica. Con
l’avvento della valvola, con la realizzazione di apparecchi sempre più
sofisticati e versatili, la radio a galena divenne il ricevitore dei giovani che, a sera, quando la propagazione delle onde radio è migliore
che di giorno, ascoltavano i programmi musicali trasmessi dalla
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
10
stazione più vicina. La sua realizzazione è estremamente semplice
ed economica. Una bobina (quelle
più sofisticate sono a nido d’ape,
ma spesso i giovani avvolgevano
qualche metro di sottile filo di rame isolato su un supporto di cartoncino), un condensatore variabile per fare la sintonia, una cuffia
telefonica per ascoltare e, ovviamente, il cristallo sul quale, con
una punta d’acciaio flessibile (il
baffo di gatto), si cercava il punto
più sensibile. L’antenna era costituita da un tappo luce, cioè uno
spinotto inserito nella presa di corrente con in serie un condensatore
per bloccare il flusso dell’elettricità, la presa di terra era un pezzo di
filo attorcigliato ad un tubo dell’acqua. Quando il tappo luce fu
vietato per motivi di sicurezza,
l’antenna divenne la rete del letto!
Questa radio, un tempo usata per
ricevere le emissioni radiotelegrafiche in onda lunga dei trasmettitori
a scintilla, restò in uso fra i giovani fin verso la seconda metà degli
anni cinquanta. Poi, man mano
che la Rai installava nelle città i ripetitori dei tre programmi radio, la
galena andò in pensione perché l’estrema semplicità dei circuito di
sintonia non consentiva di separare le varie stazioni, che si udivano
contemporaneamente in cuffia
producendo un incomprensibile
minestrone sonoro.
| GIUSEPPE | PRUNAI |
FOR EVER
Gianfranco Fini ha regalato
per Natale un flacone di “Valium” al direttore del “Giornale”, Vittorio Feltri. Ma all’on.
Cicchitto che gli ha donato? Un
quintale di “Fiori di Bach”?
“Un tempo il giornalismo
toglieva gli uomini alle
lettere: oggi, il che e’
piu’ grave, ne da’”.
Achille Campanile
PENSIONI, NEMMENO
1000 EURO AL MESE
Nemmeno mille euro al mese: è di
955 euro la pensione media di vecchiaia degli italiani. Se il pensionato
vive al sud riceve 150 euro in meno
(796) e scende ancora se è donna,
arrivando a 630. Gli uomini in media
prendono 1.239 euro. Lo rileva una
ricerca dell’Auser sui dati del 2009.
IL CALENDARIO 2010
DELLE BELLE NONNE
Dodici nonne, felici di esserlo, hanno
prestato i loro volti al calendario
2010 “I gioielli del cuore”, realizzato
dalla fotografa Tiziana Luxardo per
fare del bene, per sostenere l’associazione del prof. Vittorio Vanini che
si occupa di bambini cardiopatici. Al
primo calendario delle nonne hanno
partecipato Rosalba Giugni con i nipotini Maria Sofia, Giacomo e Raimondo;
Anna Craxi con Vittoria e Benedetto;
Franca Fendi con Giulia e Ginevra; Isa
Stoppi con Alexandra; Mirella Hagging con Roberto e Malvina; Virna Lisi con Franco, Federico e Riccardo;
Cristina Comencini con Viola; Simona
Izzo con Alice e Tommaso; Bona Frescobaldi con Alessandro; Silvia De Benedetti con Edoardo; Jaqueline De
Laurentis con John; Carla Fracci con
Giovanni.
HALIME, LA DONNA
DI DUE SECOLI FA
Halime Olicay ha conquistato la palma
di donna più vecchia del mondo. E’ una
vispa nonnina che vive a Diyarbakir
nell’est della Turchia e che ha la bella età di 136 anni. Vive da sempre in
un territorio a maggioranza curda
che sembra favorire la longevità, visto che nella stessa zona abita Halim
Solmaz, che di anni sulle spalle ne ha
ben 126. Il suo segreto? Mangia
esclusivamente latte di capra e for-
IL MONDO
DELLA TERZA ETÀ
A CURA DI ERREBI
maggi. Si cura da sola, con il minor
numero di medicine possibile. Halime
nasce nel 1874 all’epoca dell’impero
ottomano, ha già 48 anni quando Ataturk nel 1922 fonda la moderna Turchia, ha 70 anni nel 1944 quando gli
americani sbarcano in Normandia,
raggiunge i 100 anni quando Nixon si
dimette per il Watergate. La supernonna ha dovuto faticare per convincere la burocrazia a restituirle la
pensione che era stata sospesa nella
convinzione che fosse morta.
SIAMO 60 MILIONI
SEMPRE PIÙ VECCHI
L’Italia sta invecchiando portando con
sé tutti i turbamenti e le incertezze
dell’età più matura. Lo documenta in
mezzo a migliaia di numeri l’annuario
2009 dell’Istat che registra un dato
appariscente: in 30 anni i ragazzini, gli
under 15 anni, si sono ridotti di un terzo. I giovanissimi cedono il passo agli
anziani: nel nord e nel centro del Paese gli ultra 65enni hanno raggiunto e
sorpassato il 21% della popolazione.
Che a fine 2008 ha superato quota
60milioni di abitanti, con un incremento dovuto all’apporto degli stranieri
che rappresentano il 6,5% degli italiani. Gli ultra65enni sono aumentati in un
trentennio dell’8 per cento con un 5%
del totale che ha superato gli 80 anni.
In Italia la vita media dell’uomo cresce,78,6 anni, e quella delle donne resta molto elevata, 84 anni. Quella che
era conosciuta come terza età, si è
spostata ben oltre i 70anni, e si tratta
di gente vitale.
IL FRATELLO DI SARKO
E LA TV LUNGAVITA
Dopo Jean, il figlio del presidente
Sarkozy, simbolo della precocità al
potere, ecco Francois, fratello minore, presentarsi come promotore di
tutto quello che è utile sapere per invecchiare nel modo migliore possibile. Francois Sarkozy, pediatra cin-
11
quantenne, dopo 30 anni spesi ad occuparsi dei bambini, ha deciso di dedicarsi agli anziani. Ha lanciato una
televisione di lunga vita, il portale
“Longevi tv”, “primo canale per invecchiare bene” con informazioni per
i cittadini over60.
TINA TURNER 70 ANNI
PRIMA SULLA BRECCIA
A 70 anni suonati, la celebre cantante Tina Turner è reduce da una tournee mondiale per celebrare i suoi 50
anni di carriera, e non ha deluso le
attese dei suoi fan. Nata a Nutbush
nel Tennesee con il nome di Anna Mase Bullock, già all’età di 10 anni cantava nella parrocchia della sua città.
Nel 1984 con l’album “Private dancer” conquista le vette delle classifiche mondiali. Ha duettato con Rod
Stewart, Elton John, David Bowie,
Eric Clapton, Eros Ramazzotti ed Elisa.
GIORNALISTE D’ASSALTO
ALLA TERZA ETÀ
Con un formidabile curriculum vitae,
tre giornaliste ultra60enni sono riscese in campo contro le ingiustizie.
Sono state arruolate dalla Bbc per
occuparsi di truffe, inganni e imbrogli
a danno degli anziani. Sono agguerittisime. Una di loro, Angela Rippon, di 65
anni, racconta. “Sono rimasta inorridita dalla storia di una coppia di anziani la cui banca gli aveva consigliato di investire tutti i loro risparmi in
un particolare prodotto finanziario
con promesse di sicuro successo. Risultato? La coppia ha perso tutto:
180mila sterline”.
IL FUMO RALLENTA
LA LONGEVITÀ DELLE DONNE
Nella corsa alla longevità le donne rimangono in testa, ma stanno perdendo il vantaggio che hanno sempre
avuto sugli uomini. Lo sostiene il rapporto sulla sanità dell’Ocse. Lo confermano i “centri for disease control” americani che prevedono la parità di sopravvivenza entro il 2035.
Colpa soprattutto del fumo, spiegano
gli esperti: gli uomini hanno smesso e
muoiono meno per malattie cardiovascolari, le donne hanno cominciato e
ne pagano le conseguenze.
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
novembredicembre
“S
“S
ono arrabbiata. Di quella
rabbia di cui pensavo di
essermi liberata quando
ho deciso di “scendere”. Poco meno
di un anno fa sono scesa da quella
grande giostra che è l’Italia e per un
po’ ha funzionato. Avevo scelto la
mia strada, il mio posto nella giostra,
tanto tempo fa: la mia decisione di
fare il magistrato era deflagrata nello stesso momento e con la stessa violenza in cui scoppiavano gli esplosivi
di via Capaci e di via D’Amelio. Frequentavo la seconda elementare ma
sapevo che avrei fatto qualcosa per il
mio Paese”.
Lo scrive in una lettera pubblicata il 18 novembre scorso come “editoriale dei lettori”, sul giornale di
Torino, una studentessa di Diritto
d’Impresa, 25 anni, abitante a Losanna. Si chiama Paola Garieri. Così
continua, spiegando : “ Poi l’anno
scorso ho scritto una tesi di laurea
che mi ha cambiato la vita: “Lentezza dei processi penali in Italia (cause
e possibili soluzioni)”. Ho avuto l’opportunità e la fortuna di condurla entrando nei Palazzi di Giustizia, nelle
Procure e negli studi di avvocati di
due città italiane per me importanti,
ho sentito parole accorate e visto gli
occhi vinti di chi ha investito tutta la
vita nelle Procure e , a un passo dal
risultato- la sentenza – si vedeva
scippare tutto da questa o quella legge. Ho capito molte cose che i manuali di diritto non scrivono e non
possono scrivere, ma soprattutto ho
visto come sarebbe stata la mia vita”.
La conclusione è amara: “ Oggi
niente è migliorato, mi sono detta
che non potevo sprecare la mia vita
per salvare un Paese che non voleva
salvare se stesso, non avrei potuto
passare la vita ad applicare leggi
espressioni di un Parlamento che non
mi rappresenta. Ora sto lontana dalla mia famiglia, sto seguendo un
master che non ha nulla a che fare
con quel mio sogno di bambina, a
volte è dura, ma non mi importa di
essere una straniera che fatica a trovare il suo posto nel mondo. Tutto
quello che so è che sono felice di essere scesa”.
Soltanto disillusione, amarezza
momentanea di una giovane ( invita-
’09
IL PICCHIOROSSO
ADDAVENÌ
LA GRANDE “GIOSTRA”
E LE GIRLS DI GHEDDAFI
ta anche ad Annozero, il 3 dicembre
scorso) ancora in cerca del suo futuro? Soltanto rabbia, quella “rabbia”
dei giovani che anche noi in anni lontani abbiamo conosciuto, in un’altra
Italia più povera e magari in una
parte d’Italia ancora più derelitta del
resto? Il grande quotidiano, invece
di pubblicarla in un angolino-sfogatoio, ha fatto di questa lettera una
piccola bandiera per segnalare un
malessere personale e generazionale,
ma anche per “marcare “ il tema della giustizia , proprio nei giorni del
can-can sul processo breve, su una
iniziativa ( sappiamo come è finita)
che per salvare qualcuno - si commentava nei luoghi deputati - affossava, rendendoli come mai esistiti ,
migliaia di processi già lì, lì per arrivare alla sospirata decisione finale.
Giustizia non giustizia, cittadini
di serie A e di serie B, legge sì uguale
per tutti, ma per qualcuno “più
uguale”. Cara Paola Garieri, vien da
dire, insisti, combatti per trovare la
tua strada, anche lontano dalla giostra Italia. Tutte le strade sono difficili, come sanno quei nostri giovani
colleghi che , sfruttati per pochi euro,
si ostinano a voler continuare a “fare
i giornalisti”. E vale per gli avvocati,
i magistrati, i docenti, i ricercatori. E
tutti gli altri.
Vale anche per quella piccola
folla di cittadine romane che negli
stessi giorni, quelli del vertice Fao,
nella Capitale , hanno risposto speranzose a un annuncio dell’agenzia
“hostessweb” che – riferiva la cronaca – dava appuntamento di fronte
al Marriot di via Veneto, a “ seicento
ragazze tra i 18 e i 35 anni, almeno
un metro e settanta di altezza, bella
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
12
presenza, no minigonne né scollature”. E per fare che? Committente
nientemeno che il leader libico
Muammar Gheddafi, che organizzava incontri di vario genere, “per fare alcuni scambi di opinione e donare omaggi libici”. Risultato, corsa
delle candidate per rispondere all’appello, cento selezionate per la
sera di domenica, 250 per il lunedì,
altrettante per l’ultima sera. Massima discrezione sul luogo e sull’ora
del ritrovo, intrecciarsi di sms e di
email. “Sembrava di essere in un
film di 007” ha commentato qualcuna delle fortunate ed ha riferito il
cronista. Solo a poche ore dell’evento le ragazze hanno saputo di dover
incontrare Gheddafi. All’appuntamento qualcuna, troppo bassa, o
sconvenientemente vestita, è stata
subito scartata. Poi due pullman si
sono diretti verso l’ambasciata , le
prescelte hanno preparato diligentemente le domande per il Colonnello
che più tardi le ha intrattenute sui
rapporti fra l’Islam e l’Occidente e
“sul ruolo della donna”. Il Gran leader ha infine ammonito :” Convertitevi all’Islam, Gesù è stato inviato
per gli ebrei, non per voi, Maometto
invece è stato mandato per tutti gli
umani. La religione di Dio è l’Islam”. Un’ora di discorso, senza bere, né mangiare per nessuno, ma con
la promessa di invitarle tutte, le ragazze, per una vacanza. E con l’omaggio del Corano e del Libro verde
(nessun gioiellino, si sono lamentate
alcune). Non si è neppure accennato
al tema delle giornate romane, la fame nel mondo. Chissà , una delle
seicento “girls” di Gheddafi salirà
sulla “giostra” della Libia ?
EDMONDO MONTALI
1968: L’AUTONNO CALDO
DELLA PIRELLI
LAURA LAUZZANA
IL RESTO DEL GIORNO
romanzo
Il ruolo del sindacato nelle lotte
operaie della Bicocca
Casa editrice Ediesse, 2009, pagg. 309
Euro 18,00
Aliberti editore, 2009, pagg. 158
Euro 16,00
E
cco un bel libro di “archeologia” sindacale. Un saggio sul
’68 visto dalla parte degli
operai. E’ la storia dettagliata di un
conflitto, che dura mesi nella grande
fabbrica milanese, sul cottimo: che è
salario ma anche fatica, ritmi e modi di
produzione, organizzazione del lavoro.
Nasce dalla rabbia e dall’insoddisfazione per le condizioni di reddito e di lavoro in “uno degli epicentri maggiori –
scrive nel saggio introduttivo Carlo
Grezzi, presidente della Fondazione
Giuseppe Di Vittorio – del terremoto
che in quegli anni ha cambiato l’Italia”.
Tra scioperi di reparto più o meno
“spontanei” (o “spintanei”, come li
chiamavano gli attivisti della CGIL), la
nascita e il ruolo dei CUB, poi gli scioperi di tutte le sigle sindacali, i cortei in
centro della “tute grigie”, la “guerra del
cottimo” finì con un accordo nel dicembre del ’68. Ma non finirono né le
lotte, né lo spirito del “pirellini” e neppure la loro presenza emblematica nelle vicende sindacali di quegli anni: la
sera del 28 aprile 1969 un lungo corteo
di operai in sciopero trascinò dentro la
Bicocca alcuni importanti “capi” sindacali e li portò, quasi di peso, alla mensa gremita di lavoratori dove si svolse
la prima assemblea in fabbrica, allora
assolutamente vietate in Italia. Assemblee poi riconosciute come diritto dallo
Statuto dei lavoratori. Completa il libro
un DVD realizzato da Angelo Ferranti:
“Sindacalisti da marciapiede”. Un
gruppo di operai, protagonisti di quegli
anni, si confronta e ricostruisce fatti e
stati d’animo, insieme all’allora direttore del personale. Sui marciapiedi del
’68 e su quelli di oggi si aggira Renzo
Baricelli, lo “storico” dirigente della sezione Pirelli della CGIL. Anche lui, tra
aule universitarie, istituti di ricerca,
teatri, centri commerciali, multisale
che oggi (disegnati dall’arch. Gregotti)
hanno sostituito i reparti della fabbrica,
un po’ incerto a ritrovare i pochissimi
segni rimasti della vecchia Bicocca.
LO SCAFFALE
ENNIO SEVERINO
FRAMMENTI DI CRONACA
Edizioni m.i.e, n° 7,
Bologna, agosto 2009
N
on è un librone, neppure un
libro in senso stretto, piuttosto – come scrive l’autore
che abbiamo già avuto modo di conoscere su queste pagine – un opuscolo,
dove “sono raccolti alcuni frammenti di
un lungo viaggio di studio e di lavoro
giornalistico”. Severino parte dalla stretta attualità, il G8 dell’Aquila : luci e ombre, annota da cronista, e , soprattutto,
“formula superata che lascia fuori più
della metà del mondo, un mondo che da
sempre mostra diffidenza nei confronti
di quello che ritiene un club ristretto e
aristocratico”. Comunque il G8 “ha recato, con gli inevitabili fastidi, qualche
beneficio a L’Aquila, a parte quella previsione che rimbalza da Berlusconi a
Bertolaso, sulla consegna delle case
(ovviamente provvisorie) ai ventimila rifugiati nelle tende della protezione civile”. E’ scettico il cronista osservatore del
luglio scorso, ma anche al 29 settembre, compleanno del premier, le case
consegnate ( e non provvisorie), risultano pochine. E l’inverno incombe. “Previsioni ballerine” annota ancora il cronista
che non fa l’indovino ma conosce un po’
di mondo nostrano e giustamente non si
fida (doveva ancora accadere il disastro
di Messina con relative assicurazioni di
case ricostruite e sicure “come all’Aquila”, chi vivrà vedrà). L’opuscolo non dimentica le elezioni del 2008, il ruolo di
Franceschini, il voto europeo, “l’immagine dell’Italia” con il suo “regime strisciante”, il “giro di gente e incontri allegri”, “la politica cialtrona e canterina”, la
lettera inviata da Severino a Napolitano
e la cortese risposta del Presidente. Il
cronista, casertano trapiantato nel bolognese, classe 1932, raccoglie infine echi
lontani di quand’era ragazzo (“piccoli
partigiani”), l’eccidio di via De Renzis a
Sparanise, sua città natale, 35 concittadini fucilati di nazisti il 22 ottobre ‘43 , il
sindaco di Firenze, La Pira, che nel ’62
occupa il Pignone. Frammenti , appunto,
come lampi sulla storia che conta.
13
U
n romanzo è una storia e
tante storie che si intrecciano, si intersecano, percorsi personali sullo sfondo di una
collettività, di una città , di un piccolo
mondo con i suoi segreti, i suoi lampi
di luce, i chiaroscuri della vita che attanagliano tutti. E , nella storia e tra le
storie che si snodano nelle pagine,
spicca la figura della protagonista, la
Mara che in questo “romanzo che viene dal mare e al mare ritorna” (il lettore è subito attratto dalla definizione
sull’ultima di copertina) si svela raccontandosi bambina “cresciuta in una
famiglia troppo affollata e caotica per
saziare il suo ostinato bisogno di essere accettata”, e poi fragile adolescente che, insofferente della vita in
provincia, scappa nella grande città ,
per realizzare se stessa e vincere la
sua personale sfida con il mondo , e
infine donna, ormai matura , che sente il bisogno di tornare alle origini, e di
mettere a confronto il suo anticonformismo, la ribellione dell’adolescenza,
con i “valori antichi” mai dimenticati,
ma mai così apprezzati come negli
anni del ritorno a casa, nella sua Itaca, riconosciuta come essenziale alla
sua vita e riconquistata con fatica da
lei, novella Ulisse al femminile. Il
trionfo della quotidianità, della “ lentezza del vivere” come valori che aiutano a “sopravvivere”, di fronte alle
avversità. Dalle difficoltà, è il messaggio che trasmette la giovane autrice
(nata a Udine, laurea in filosofia, esperienza di giornalista televisiva e della
carta stampata in Italia e a New York,
studi di antropologia sociale in Inghilterra e in Tanzania, esperta di dinamiche dell’immigrazione) si può uscire
praticando l’eroismo semplice della
normalità. “Mara aiutava a volte la zia
a fare il bagno. Il corpo aveva una pelle bianchissima, quasi di latte, l’enorme seno era avvizzito dagli anni, e
della lunga capigliatura di un tempo
non erano che rimasti pochi capelli.
Le mani erano ricoperte di grosse vene bluastre, e le unghie..”.
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
CC
ome ormai sanno i lettori di
questa rubrica, io sono un appassionato di science-fiction.
Le mie prime letture di “Urania”, la
collana della Mondadori che fece conoscere questo genere in Italia, risalgono agli anni cinquanta. Quanto ai
film, non ne ho perso uno. Ho sempre ritenuto un capolavoro “L’invasione degli Ultracorpi”, di Don Siegel, del lontano 1956. Poi sono venuti “Alien”, di Ridley Scott, nel
1979, e “ Blade Runner”, sempre di
Scott, nel 1982. E’ con la saga di
“Guerre Stellari”, iniziata da George
Lucas nel 1977, che la science-fiction cinematografica è uscita dal
ghetto dei B-movie. Si può immaginare quindi come abbia accolto le
parole con cui un grande di Hollywood, Steven Spielberg, ha definito
“Avatar”: “Il film di fantascienza più
suggestivo dai tempi di Star Wars”.
Così, nell’attesa di vederlo su
grande schermo, dato il ritardo con
cui il lavoro di James Cameron è
giunto in Italia, per Natale mi sono
regalato altre pellicole. Di una parlerò in una successiva occasione: è lo
Sherlock Holmes rivisitato dall’ex signor Madonna, Guy Ritchie. Non so
se mi è piaciuto. Ci devo riflettere.
Ero abituato all’investigatore creato
da Conan Doyle e quello di Ritchie
mi ha lasciato perplesso. Due altre
pellicole sono state invece per me
piacevoli conferme. La prima è
“Whatever Works”, o “Basta che
funzioni”, l’ultimo lavoro di Woody
Allen. Un regista che nelle pellicole
dell’esilio europeo non mi aveva soddisfatto del tutto. E’ stata quindi
una piacevole sorpresa rivedere il
nostro tornare alle origini. Non so se
nel ripescare una sceneggiatura che
era stata ideata molti anni or sono
per Zero Mostel (altro mito) Allen
abbia pensato di sciacquarla nell’acqua di un autore come Philip Roth.
Il suo Boris Yelnikoff, (l’attore comico Larry David) già fisico ebreo di
fama mondiale e ora uomo anziano
intento a volersi lasciare alle spalle il
passato, mi ha ricordato Nathan
Zuckerman, l’alter ego di Roth, e il
suo ritorno alla vita dopo un lungo
auto- esilio. Con la vita, al sesso, elemento predominante sia nei libri
CINEMA
CHE PASSIONE
DI NERI PAOLONI
FRA ALLEN E I DUE COEN
SCELGO PENELOPE CRUZ
dell’autore del “Lamento di Portnoy”, sia nei film di Allen.
Boris/Woody, ormai sconsolatamente consapevole delle carenze derivate
dall’età e da un comico tentativo di
suicidio che lo ha lasciato claudicante, raccoglie dalla strada Melody,
una ragazzina di provincia affascinata dal mito di Manhattan, se la
porta a casa, l’ospita per una notte,
poi l’ospitalità si prolunga fino a diventare un matrimonio. Tutto andrebbe nel migliore dei modi per il
vecchio genio se non comparisse Marietta, la madre della giovane Melody, che butta all’aria il nuovo equilibrio che Boris Yelikoff ha a fatica
conquistato. Il che lo porterà ad un
nuovo tentativo di suicidio, con lieto
fine. Inutile raccontare le battute al
vetriolo, i personaggi, i caratteri, i riferimenti alla sua (di Allen più che di
Yelnikoff) sofferta incapacità di
adattamento alla condizione di “anziano”. Il film va visto, non descritto. Un capolavoro? Non direi. Un
bel film, certo.
Come un bel film è senz’altro
l’ultima opera dei fratelli Coen: “A
Serious Man”, un onest’uomo.
Larry Gopnick è anche lui un professore di fisica. Non è un genio, come Boris Yelnikoff, anzi. Insegna in
un’università minore del Midwest
(siamo nel 1967) e vive in un sobborgo urbano tutto casette a schiera
e prati ben pettinati. E’ un uomo
tranquillo con pochissime pretese.
Aspirerebbe ad essere riconosciuto
nella comunità di cui fa parte come
quell’uomo serio e perbene che ritiene di essere. Ma gli vanno tutte male, anzi peggio, in famiglia e sul lavoro. Chiede un soccorso morale e
spirituale a tre rabbini, ma ne ricava
solo confuse sentenze e un richiamo
ad un’ortodossia per lui senza senso.
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
14
Nel vuoto in cui precipita accetta, infine, la mazzetta di un allievo coreano che all’inizio aveva sdegnosamente rifiutato e ripiega su una triste
normalità. Un film amaro, con uno
strano prologo recitato in yiddish in
un immaginario shetetl, un villaggio
ebraico dell’antica Europa orientale.
A ben vedere sia il film di Allen
sia quello dei fratelli Coen raccontano due storie di emarginazione. Volontaria la prima di un uomo che vive male la sua vecchiaia e tenta la
strada classica per sfuggirla, sposare
una donna più giovane. Involontaria
la seconda, di un uomo che non riesce, per sua assoluta incapacità più
che per un sano scetticismo, inserirsi
in quel mondo di regole, di religione
e superstizione dal quale si sente
emarginato e ritrovare il perduto
equilibrio.
Tutt’altra cosa è invece il terzo regalo che mi sono fatto. Un film che
parla invece della capacità di reinserimento, di rinascita di un uomo, un
regista famoso, che si era volontariamente auto escluso fino a rinnegare il
proprio nome, dopo una grave disgrazia che lo aveva privato della
donna che amava ed insieme della
vista. E’ “Abbracci spezzati”, l’ultimo eccellente lavoro di Pedro Almodovar, con una fantastica Penelope
Cruz (anche bionda) e un bravissimo
Lluis Homar, nei panni del personaggio principale del film, Mateo
Blanco.
Nessuna o poche speranze, se non
filtrate da un umorismo yiddish colmo di pessimismo in Allen e nei Coen. Una volontà di riprendersi la vita malgrado tutto in una storia molto mediterranea nel film di Almodovar. Quale dei tre mi è più piaciuto?
Forse l’ultimo, anche per via di Penelope Cruz. Aspetto pareri.
PENSIONATI, È L’0RA
DEL VOLONTARIATO
Caro Direttore,
“Il pensionato non è un vuoto a
perdere” di Maurizio Andriolo,
pubblicato nel numero di novembre-dicembre del tuo periodico, richiama il clima vissuto alla cerimonia per i cinquant’anni di iscrizione
all’Ordine di Roma. Negli interventi dei colleghi, salvo forse in quelli
dei più brillanti, era palese il rimpianto e il desiderio di affermare la
propria sopravvivenza professionale. Una voglia di non morire. Non
presi la parola, ma scrissi una lettera a Bruno Tucci ed a Gianni Letta
proponendo di avviare contatti fra
i giornalisti prossimi al pensionamento e il mondo del volontariato.
Ho apprezzato Gianni Letta, che,
nonostante le diversità politiche,
mi ha risposto calorosamente. C’è
una stagione della vita in cui tutti
dovremmo restituire alla società un
poco di quanto ottenuto in termini
di formazione, servizi sociali diversi e gratificazioni, in specie noi
giornalisti, categoria privilegiata.
Lo si potrebbe fare trasmettendo
qualcosa ai giovani ed ai derelitti.
Rodolfo Palieri
LETTERE
qualora aveste smarrito la parola di
accesso e le istruzioni a suo tempo
inviate a tutti i soci titolare della
Cassa, per registrarsi nell’area riservata ai soci del sito www.casagit.it basta telefonare allo 0654883.237 o mandare una e-mail
ad [email protected]. Con
questa procedura potrai accedere a
tutte le tue distinte di versamento e
stamparle comodamente a casa o
presso la Consulta qualora tu non
disponga di un computer. In caso
di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate valgono solo
gli originali ; in questo caso è sufficiente richiedere agli uffici Casagit
di via Marocco 61, 00144, Roma,
gli originali delle ricevute che hai
inviato e queste ti verranno recapitate a casa entro due settimane, con
il timbro che indica l’avvenuto rimborso totale o parziale,
Daniele Cerrato
Presidente Casagit
ZITTI SU POLITICI
E GIORNALISTI
Sergio Carrozzoni. Non sono un
patito dell’on. Silvio Berlusconi,
nè peraltro degli on. Bersani, Bindi, Di Pietro, Casini ecc. Trovo
tuttavia che l’organo dell’UNGP
dovrebbe astenersi dall’esprimere
giudizi pro o contro questo o quel
politico o pro o contro questo o
quel giornalista.
Piero Sanavio
NON DOVETE
INDOTTRINARMI
Mi associo al collega Sergio
Carrozzoni che lamenta che la rivista dei pensionati stia diventando la palestra di esercizi polemico-politici, rivolti sempre, monotonamente, contro la stessa parte
(Berlusconi, i suoi ministri, i giornalisti non politicamente corretti
ma lo stesso discorso vale anche
se gli strali fossero rivolti all’altra
parte politica) e scritti quasi sempre dagli stessi colleghi. Vogliamo
trasformare il bollettino di una
categoria in un contenitore di dibattito politico più o meno fazioso? Pensate davvero che, alla nostra età, abbiamo bisogno di indottrinamento?
Guido Paglia
Non posso non associarmi a
Torino
Centro di solidarietà cristiana
Allumiere
P E N S I O N A T O
CASAGIT RIDÀ
GLI ORIGINALI
Rispondo alla lettera di Giuseppe Prunai pubblicata sul numero precedente della rivista:
In occasione della dichiarazione
annuale dei Redditi, per la detrazione fiscale delle spese sanitarie
sostenute ti confermiamo, come
per altro, da te specificato nella lettera al giornale dell’UNGP. che è
sufficiente esibire o la fotocopia
delle fatture oppure, meglio ancora, la distinta di rimborso che la
Casagit ti ha inviato dove è già evidenziato quanto “coperto” dalla
Cassa e quanto a tuo carico. Se non
le trovi puoi reperirle sul nostro sito – dopo esserti registrato. Con
l’occasione rammento a tutti che
Organo dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati Sindacato di base della F.N.S.I.
ORGANO DELL’UNIONE NAZIONALE
GIORNALISTI PENSIONATI
SINDACATO DI BASE DELLA F.N.S.I.
REGISTRAZIONE PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA
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Giuseppe Iselli
Direzione e redazione in Roma (00186) Corso Vittorio Emanuele, 349
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dei singoli autori
15
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MAURO LANDO, GIUSEPPE PERUZZI
Collegio revisori dei conti: MARIO PETRINA
(presidente), GIACINTO BORELLI, VANNI CARISI,
ENRICO COLAVITA, ENZO DE VIRGILIO,
DOMENICO MARCOZZI, ROBERTO TAFANI
FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI GENNAIO 2010
DALLA SALLUSTIANA - ROMA
IL GIORNALISTA | GENNAIO | FEBBRAIO | 2010
GRUPPI REGIONALI UNGP
GRUPPO ABRUZZESE
GRUPPO MARCHE
Corso Vittorio Emanuele, 10
Tel. 085/4219299
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Via Leopardi 2
60122 ANCONA
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GRUPPO DELLA BASILICATA
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Fax 0971/411439
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Fax 051/228877
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70125 BARI
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Segretario: Giovanni PIGNATARO
Tel. 080/5560318
080/5560817
Fax 080/5560817
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09125 CAGLIARI
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Vice Presidenti: Carmelo ALFONSO
Segretario: Giovanni PUGGIONI
Tel. 070/650359
Fax 070/653293
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GRUPPO TRENTINO ALTO ADIGE
GRUPPO LAZIO
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Tel.06/68712556871103
00186 ROMA
Fax 06/6871170
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Vice Pres.: Manuela CADRINGHER
Segretario: Romano BARTOLONI
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Segretario-Tesoriere: Roberto TAFANI
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GRUPPO LOMBARDIA
GRUPPO VENETO
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GRUPPO EMILIA ROMAGNA
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Tesoriere: Roberto FRANCHINI
GRUPPO SARDEGNA
GRUPPO CAMPANIA
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Presidente: Ermanno CORSI
Segretario: Sergio GALLO
GRUPPO PIEMONTE
GRUPPO PUGLIA
GRUPPO CALABRIA
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gennaio-febbraio 2010