Anno 5 - n. 13 - ottobre - diccembre 2010
Trimestrale - Poste Italiane
Spedizione in abb. postale - 70% - DCB Verona S.p.A.
Corte all’Olmo
Notizie
Intervista
a Paolo Zago
In caso di mancato recapito restituire all’ucio di Verona CMP, detentore del conto, per la restituzione al mittente, previo pagamento resi.
Visita guidata Wolf
Gli adolescenti:
caratteristiche
psicologiche
Ma lo sai cosa mangi?
Il potere della relazione
con gli animali
La costellazione
dell’auriga e il mito
di Fetonte
Corte all’olmo News
I nostri seminari
Attività
per la scuola
FATTORIA DIDATTICA, AGRICOLTURA BIOLOGICA, AGRITURISMO
“Corte all’Olmo Notizie”
Strada Ca’ Nova Toro, 39/A
37135 Verona
Sommario
tel./fax 045 8550565
[email protected]
Redazionale
3
www.corteallolmo.it
L’uomo delle carrozze
4
Un libro per voi
6
Tribunale di Verona N. 1716
Visti per voi
7
del 29/07/2006
Ma lo sai cosa mangi?
8
Direttore responsabile:
Gli adolescenti: caratteristiche psicologiche
10
Gianfrancesco Minetto
Fare l’orto
11
Periodico trimestrale iscritto al
Redazione:
• Il radicchio
13
Impaginazione:
• In cucina con Tecla
14
Cierre Graca (Verona)
• La Camomilla
15
Cierre Graca - via Ciro Ferrari 5,
• Il pipistrello
16
37060 Caselle di Sommacampagna
• Il Gelso
17
Vanda Brutti, Irene Minetto
Le schede:
Stampa:
(Verona)
Disegno di copertina:
Irene Minetto
La rivista “Corte all’Olmo Notizie”
è gratuita ed è inviata alle
Scuole Medie e Superiori del Veneto.
Il potere della relazione con gli animali
19
Visita guidata Wolf
22
La costellazione dell’auriga e il mito di Fetonte
23
Corte all’Olmo notizie
26
Corsi base
27
I nostri seminari residenziali
28
Attività per la scuola
29
Attività per le famiglie
30
I libri della corte
31
CLIMATIZZAZIONE
RISCALDAMENTO
OPERE IDRAULICHE
RISPARMIO ENERGETICO
Guardini Impianti da oltre 25 anni è in costante progresso per costruire e ricercare soluzioni mirate al vostro
benessere proposte dall’elevato livello qualitativo e di comfort abitativo con particolare attenzione al risparmio
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Redazionale
T
redicesimo numero della rivista, vent’otto cicli di tredici
notti che si susseguono nel
corso dell’anno, c’è una risonanza che
percorre queste pagine che chiudono
questi quattro anni di vita della Corte
all’Olmo.
Il desiderio è sempre stato quello di
testimoniare il modo di vivere, la cultura e la saggezza della terra, e che nella mente e nelle mani dell’uomo non
esiste solo il potere di distruggere, ma
anche quello di crearsi la felicità.
“ Non si può sapere qual è il vero lavoro del contadino: se arare, seminare,
falciare, oppure se è nello stesso tempo
mangiare e bere cibi freschi, fare gli
e respirare liberamente, poiché tutte
queste cose sono intimamente unite e,
quando lui fa una cosa, completa l’altra. È tutto lavoro, e niente è lavoro nel
senso sociale del termine.
È la sua vita.” (Jean Giono)
Stiamo vivendo momenti importanti:
la natura si sta ribellando in modo
sempre più evidente, “L’uomo si sta
comportando in modo sempre meno
umano, la convivenza è sempre più
difcile.
Oramai perno alla televisione vengono presentate le varie “profezie” riguardante la svolta dei tempi.
Come spesso accade, non riuscendo a
nasconderlo ma neppure a spiegarlo,
la prassi è fare diventare il problema
in questione un argomento “di moda”,
per affascinare le masse ipnotizzate dai
media…
È necessario acquisire la coscienza di
quanto effettivamente accade intorno a
noi, il nostro compito è andare avanti e
creare delle alternative, non solo puntare il dito ma rimboccarsi le maniche,
portare nel mondo la Libera Azione
Cosciente di Michele” (Enzo Nastati.)
La rivista come sempre registra questi
movimenti: Sabato 20 novembre 2010
Michele Peyrani, ha presentato ad una
sala al completo, la sua opera “21 Passi con l’Arcangelo Michele”, con
un’esperienza pratica di meditazione.
Il gruppo agricoltori antroposo, che
si riunisce periodicamente alla Corte, ha iniziato a prendersi cura della
rubrica “Fare l’orto”, proponendo
interessanti riessioni su questa stagione invernale;
Valeria Camatta ci presenta come sempre con preziosa leggerezza, la raccolta
di poesie: “Mandate a dire all’imperatore, di Pierluigi Cappello, poeta
friulano straordinariamente profondo
e dotato del raro talento dei grandi.
Nicola Pavanello ci racconta del lm:
“London River”, la storia di due esseri umani, che hanno conservato uno
stretto legame con la terra, con l’eterno
ciclo della natura, sia nella sua dimensione legata al lavoro dell’uomo, sia nei
suoi aspetti più ancestrali.
L’intervista presenta questa volta un
personaggio schivo, appartato degno
di ammirazione per questo suo lavoro silenzioso estremamente sapiente e
antico, frutto di generazioni di fatica e
piacere di fare.
Silene Thiella inizia a collaborare con
un incisivo articolo sugli adolescenti,
prezioso contributo da una persona
che dedicato la sua vita ai problemi
dell’Età evolutiva.
Ai programmi per le scuole si afancano da questo numero i primi programmi per le famiglie; Recuperiamo
un articolo di Achille Minisini sulle
osservazioni da fare nelle notti invernali.
Per la scuola oltre alle “storiche” visite
didattiche sulla bioedilizia, il risparmio
energetico e l’apicoltura, presentiamo
le interessanti proposte di Valentina
Armani illustrate in seguito al suo ar-
ticolo: Il potere della relazione con
gli animali.
Per le famiglie proponiamo un itinerario giornaliero tra natura, cucina e …
genitorialità.
Inne la bella copertina di Irene, che
cura da anni le schede interne, è stata una sorpresa: c’era molta indecisione su questo numero “natalizio”,
molti dubbi, molte idee, che si sono
allontanate come tante farfalle quando
abbiamo visto il “Michele” che nascostamente aveva realizzato: un disegno
bello, leggero e potente.
Il rosso del mantello in cui è avvolto
simboleggia il cuore, perche ci sarà
un cambiamento sostenuto dal nostro
amore e dall’amore divino,il blu richiama il sogno a ricordarci che noi siamo
il sogno di Dio, e che vivendo la nostra
vita e i nostri sogni partecipiamo al
disegno della creazione, Michele danza sulla notte ricordandoci che non c’è
motivo di avere timore dell’oscurità,
ma è imprtante conoscere lo sconosciuto per dominare la paura.
La luce bianca che da lui scaturisce
rappresenta la guarigione, il fuoco la
puricazione e la passione con cui nutriamo noi stessi, la vita e gli altri.
Nelle sue ali sono racchiusi gli elementi, la bilancia e la spada, come tradizione vuole, sono gli strumenti attraverso
cui egli ci aiuterà a comprendere cosa
per noi è fardello e cosa nutrimento,
imparando a valutare il bagaglio che
portiamo nel futuro e a creare un taglio denitivo tra luce e tenebra. A noi
la scelta ultima di ricevere tutto questo.
Grazie ancora per averci seguito in
questi anni e per ricevere questo dono
che ci rende contenti del nostro impegno.
Buona lettura e buone feste.
3
Intervista a Paolo Zago
L’uomo delle carrozze
di IRENE MINETTO
S
iamo in provincia di Vicenza, una campagna
esuberante ricca d’acqua
e di verde circonda l’antica villa veneta Pigaffetta –Camerini
a Monsanto dalle eleganti linee
rinascimentali, chiare e rigorose.
Dietro, a lato del riservato cortile interno, sotto le antiche travi
della barchessa, incontro Paolo
Zago intento con un’attenzione
quasi chirurgica a restaurare
un’antica carrozza del settecento, imponente ed elegante
nelle sue forme bianche ancora
da verniciare in nero lucido.
Paolo, protetto da un grembiule blu, parla con calma, quasi
distaccato, le parole escono con
difcoltà, è quasi sorpreso dal
mio interesse, è chiaro che si
trova più a suo agio a maneggiare scalpelli, pennelli, carta
vetrata.
“ A casa mia, dal settecento –
inizia- abbiamo sempre costruito carrozze è una passione che
dura da generazioni. Da ragazzo mio padre mi aveva mandato a lavorare in carrozzeria
perché non era più possibile
continuare, ma dopo, sono tornato a fare questo, il restauro
più precisamente, perché costruire nuove carrozze è ormai
impossibile.”.
4
• Ha disubbidito al padre?
Non subito, ho resistito diciotto
anni!
Poi sono tornato a questo lavoro, e sono riuscito anche a costruire vetture nuove!
Mi sono messo in casa con il
papà e siamo andati avanti parecchi anni insieme.
Questo mestiere mi è sempre
piaciuto, perché n da bambino
la forgia, il banco da falegname
erano i miei giochi, quindi raschiare, sbullonare era un piacere, e queste cose mi sono entrate, fanno parte del mio essere, ti
entrano, le memorizzi e non le
dimentichi più.
A casa c’era il nonno che era
specializzato nel legno, uno zio,
il più giovane, faceva il fabbro,
l’altro più vecchio era il tappezziere, il papà, invece era più
eclettico, faceva il fabbro, il legno, la verniciatura, la lettatura, le niture praticamente.
In momenti più importanti
come in occasione delle ere
di Padova e Verona, nelle quali avevamo molte carrozze da
nire, avevamo aiuti da altre
persone.
• Gli strumenti che usa, sono
ancora quelli della sua famiglia?
Sì, sì, anche se a dire la verità,
c’è stato un periodo che si era
fermato tutto, e molte cose sono
andate perdute!
Questo lavoro, ho scoperto con
gli anni, è stato un modo per
esternare il mio mondo interiore, perché non è assolutamente
redditizio, ho sempre fatto una
grande fatica dal punto di vista
economico……
• Perché questo? Forse per la
complessità, la varietà delle
cose da fare?
È un lavoro dove viene tutto
fatto a mano, come nel seicento,
nel settecento, non si può fare in
modo diverso.
Io adesso sono in pensione, ma
continuo per gli amici a fare
questo lavoro per hobby, si può
dire, con un mio amico che mi
aiuta facciamo quello che si
può.
• Non ha mai avuto apprendisti, ragazzi che desiderano
fare questo lavoro?
C’era un ragazzo che aveva
molta passione, aveva iniziato
venire il sabato, era molto bravo, si è iscritto agli artigiani e
per tre anni abbiamo lavorato,
gli ho insegnato soprattutto la
rinitura: stuccare, le tirature,
perfezionare a pennello…….
Poi, ha trovato una ragazza, si
è sposato ed è andato a lavorare in un grande supermercato a
fare il magazziniere.
Questo mestiere non è redditizio: questo ragazzo per esempio era bravo, lo stipendio se
lo guadagnava no alla fase
nale, perché i tempi per la nitura sono talmente lunghi che
consumano tutto il guadagno
accumulato nelle fasi di costruzione.
Poi, ci vogliono conoscenze,
non è semplice da imparare e da
eseguire, non è da tutti: c’è da
sapere di tappezzeria, di ferro,
di legno, di lacche….
• Paradossalmente un lavoro ai massimi livelli ma,
da quello che racconta, per
niente valutato?
Sì, è così, non è economico come
lavoro. Oggi si costruiscono
carrozze nuove da maratona,
ma sono fatte tutte in ferro,
una struttura completamente
diversa, perché non si può più
lavorare con il legno, con i particolari in ferro battuto, con le
sospensioni in cuoio… come tre
secoli fa.
• La carrozza più bella, quella
che le è rimasta dentro?
Sono tutte belle per me, è il mestiere che è bello!
Certo che le strutture meccaniche, ingegneristiche, leggere,
costruite con forme armoniose,
mi appassionano. Questa armonia è una cosa che sento dentro.
Credo che sia questo che mi fa
fare questo lavoro.
• Un bisogno?
Sì un bisogno interiore mi porta
a fare questo lavoro.
Tante volte, non riesco a rientrare dalle spese, ma non posso
fare diversamente.
• Quando lavora in questo
modo sente la presenza dei
suoi antenati, le generazioni
della sua famiglia di “carrozzieri”?
Sì, si sente questa presenza, mi
aiutano, tu ti chiedi, come mai,
perché ho fatto così, e ti ricordi
le parole del papà, i movimenti
del nonno, e capisci che in fondo continui un’opera iniziata
tanto tempo fa, e che ancora hai
tanto da fare, da imparare.
• Cosa fare perché non vada
perduto questo lavoro che
viene da lontano?
Se avessi la possibilità nanziaria aprirei una scuola, ma è impossibile!
All’estero c’è più attenzione, ho
conosciuto molti artigiani che
vivono di questo mestiere.
• Perché allora non scrive un
libro con tutte le sue conoscenze?
Ci sono dei libri all’estero, in
italiano c’è un museo delle carrozze e il restauratore ha scritto delle cose….ma non è molto
approfondito, per esempio, sul
restauro delle ruote in italiano
non c’è niente ed è una cosa
molto difcile da fare perché ci
sono le inclinazioni da rispettare, i vari tipi di legno….le forme…….
Paolo Zago, nel suo laboratorio
mentre spiega la complessità di
una ruota settecentesca.
Ci salutiamo dopo aver visitato la collezione delle carrozze
della villa, macchine antiche,
che odorano di legno, lacche,
cuoio, tempo, conoscenze, lavoro che rimane impresso nelle
forme ormai inutili ma in fondo
testimoni di uomini che giorno
dopo giorno hanno “ssato” le
loro passioni, i loro saperi, come
Paolo Zago, persona che viene
da lontano.
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Un libro per voi
a cura di VALERIA CAMATTA
Mandate a dire
all’imperatore
di PIERLUIGI CAPPELLO,
Crocetti editore, Milano 2010,
Premio Viareggio 2010 per la
poesia.
È considerato l’erede naturale di
Pasolini, Pierluigi Cappello, poeta
friulano straordinariamente profondo e dotato del raro talento dei
grandi.
In punta di matita, stendendo volute di grate sul foglio come un artigiano dell’art nouveau, e intrecciando alla grazia la maestria di chi sa
sposare le parole fra loro, Cappello
restituisce dignità alla Poesia, troppo spesso violentata da strofaioli
che si reputano artisti. È l’umiltà del
grande che permette al mondo di
conoscere il mondo con amore. Dice
il poeta: “Diversamente dalla scienza che fa violenza su ciò che vuole
conoscere, la poesia illumina le cose
6
dall’interno, le lascia così come sono
e le mostra con grazia”.
La grazia è il perno della poesia che
a sua volta è strumento di conoscenza. Cappello cammina, cammina con
determinazione perché ha sete di
conoscenza del mondo e del proprio
destino, cammina, paradossalmente,
proprio lui che è infermo dall’età di
sedici anni, quando un incidente in
moto lo costrinse su una sedia a rotelle. Cammina nel dolore, che è vita,
per capirlo, conoscerlo, comprendere come si intreccia con il destino, e
lo penetra con la luce della poesia
che lo rende intellegibile. “Io credo
che ci sia una disposizione a essere
poeti e che un evento drammatico
ti induca a un corpo a corpo più disperato con quel che vedi, che senti,
con te stesso. Ho scritto malgrado il
mio incidente, per chi lavora con i
sensi esserne divelto all’ottanta per
cento è uno svantaggio non trascurabile. Certo, puoi rovesciare questa
debolezza: ti abitui a far crescere nel
piccolo il grande.”
Mandate a dire all’imperatore è anche
una raccolta di versi che cercano di
trattenere un passato di cui si sta
perdendo la memoria. La rievocazione di odori, immagini, sentimenti
anche di dolore e morte che sono la
narrazione della vita autentica, quella narrazione che si vuole cancellare
per sostituirla con la narrazione fasulla imposta dalla televisione. Il
racconto pubblicitario di un mondo
dove tutti devono essere necessariamente belli, sani, perennemente
giovani è l’opposto del racconto
poetico, che narra la vita per quella
che realmente è e non l’immagine
distorta e menzognera che ci viene
propinata. “La parola della poesia
ha la pretesa di conservare e rendere immortale la memoria. Viviamo
di rimozione, in questa società si
rimuove tutto ciò che ingombra la
uidità del commercio. Ma la morte
e il dolore sono parte fondamentale
della vita, sono ciò che resta quando
si toglie tutto quel che è superuo:
noi siamo vivi perché moriamo. È la
morte che denisce il nostro percorso. La parola della poesia non china
la testa. E in questo sistema regolato
dal dominio dell’informazione televisiva c’è ancora chi allo slancio della poesia si afda e, istintivamente,
si colloca fuori dai dettami della società. Questo induce forme di timida
speranza.” Questo Cappello manda
a dire all’imperatore: che c’è chi ai
margini dell’impero veglia, non ancora assopito dalle radiazioni azzurrine dello schermo.
E pensa.
da Mandate a dire all’imperatore
Da lontano
Qualche volta, piano piano, quando
la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si
riempie di silenzio
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una
dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo
grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo
un nome amato
per comporre la sua gura; allora
la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato
un pane caldo, spezzato.
Piove
Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono,
nell’ora indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in
un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un
sentiero di matita
da me a te né dopo né dove,
amore, nello scorrere
quando mi dici guardami bene,
guarda:
l’albero è capovolto, la radice è
nell’aria.
Visti per voi
a cura di NICOLA PAVANELLO
LONDON RIVER
di RACHID BOUCHAREB
C’è un uomo solo, lungo ed esile,
sotto una pioggia battente. Si regge precariamente ad una ringhiera.
Con la docile fermezza di un arbusto esposto alle offese dei venti conserva la sua posizione e non accenna a muoversi. Non ci è dato capire
se il suo atteggiamento sia dettato
da un’orgogliosa ostinazione o da
uno sconsolato abbattimento.
È un frammento quasi a sé stante
di un lm breve ma ricco di spunti,
del quale restano, dopo la visione,
soprattutto immagini sfuggenti e
“misteriose” come questa; notazioni apparentemente estranee al
discorso principale, in realtà fondamentali e vivicanti.
Il plot del lm di Rachid Bouchareb
prende l’avvio dagli attentati terroristici londinesi del 2004: un evento tragico che ha tra le sue conseguenze la presa di contatto tra due
esseri umani che mai avrebbero
avuto altra occasione (più felice)
per incontrarsi (e per incontrare il
mondo e la cultura dell’altro); Elizabeth, inglese, vedova di mezza
età, di religione protestante, con
una glia scomparsa negli attentati
di Londra e Ousmane, africano ma
residente in Francia, di età avanzata, religione musulmana, anche
lui con un glio (pressoché sconosciuto) scomparso negli attentati di
Londra.
Altri lm hanno raccontato come
la convivenza per diversi motivi
coatta nisca per condurre inevitabilmente alla conoscenza dell’altro,
alla comprensione delle sue ragioni e ad una compartecipazione alle
sue sofferenze (non si manchi di
vedere, in questo senso, un piccolo grande lm: L’Ospite inatteso di
Thomas Mc Carthy, USA 2007); se
Rachid Bouchareb si fosse limitato
a ripetere la lezione avrebbe certo
fatto cosa meritevole socialmente e civilmente, ma esteticamente
avrebbe mancato l’obiettivo.
In realtà il lm risulta convincente
e appassionante perché sotterraneamente una seconda linea tematica
lo agita, percorrendolo da cima a
fondo come un ume carsico, introducendo il senso della sfumatura, dell’incertezza, del mistero
in un discorso che sarebbe potuto,
viceversa, apparire sin troppo didascalico.
Elizabeth è una semplice donna di
campagna (l’attrice Brenda Blethyn
di Segreti e Bugie e L’erba di Grace ne
trae un’interpretazione che si ssa
nella mente), risiede su una delle
migliaia di isolette britanniche e
vive a stretto contatto con la terra:
la terra della sua fattoria, che incide con fatica, una fatica salutare, lenitiva; una terra con la quale parla
(terra alla terra, cenere alla cenere:
signicativa la scena in cui colloquia col marito morto, china sulla
tomba); ha un rapporto diretto con
gli animali (i suoi asini, in partico-
lar modo), li nutre, si preoccupa di
loro, anche quando, costretta a rimanere a Londra nella vana ricerca
della glia, può averne informazioni dal fratello solo per telefono.
Ousmane (straordinario Sotigui
Kouyaté, attore e musicista scomparso nel 2010, doppiato in italiano
da Omero Antonutti) porta sulle
spalle scarne e ossute la tradizione
millenaria dell’Africa, ma è la sua
professione che ci colpisce. Anche
lui conduce un’esistenza intimamente connessa coi ritmi naturali,
dal momento che è una guardia forestale, che ha fatto missione della
sua vita il salvare i grandi olmi malati delle foreste francesi.
Due esseri umani, quindi, che hanno conservato uno stretto legame
con la terra, con l’eterno ciclo della natura, sia nella sua dimensione
legata al lavoro dell’uomo, sia nei
suoi aspetti più ancestrali (i grandi
alberi, la loro forza e la loro vulnerabilità).
Nel momento della tragedia, nel
momento del dolore, è fondamentale per questi due individui l’incontro: il poter ritrovare sé stessi e
saper riconoscere il proprio dolore
nel dolore di un “altro”.
che con fatica hanno imparato ad
accettare, che mai sarebbero andati
a cercare in una situazione di normalità.
Ma quando, poi, questi due esseri
umani si ritrovano inne nuovamente soli, è nel legame con la terra che possono cercare di trovare
un estremo rifugio. Tornano allora
alla loro dimensione più profonda;
e in quella dimensione, nell’accettazione dei cicli della natura -dei
quali anche la morte è parte costitutiva- potranno riacquisire (forse)
la serenità a loro strappata dal ume turbinoso della civiltà umana
(“London-river”) che nel suo procedere frenetico, pieno di violenze
e sopraffazioni, ha rubato loro non
solo i gli, ma le certezze di un’esistenza intera.
7
Ma lo sai cosa mangi?
di ARMIDO CHIOMENTO
Le diete
Le diete sono tante e tali da soddisfare ogni tipo di esigenza.
Certamente, il maggior interesse
è rivolto verso quei modi di mangiare che promettono di combattere il sovrappeso o di eliminare
i chili in più. Questo è avvertito
in particolar modo con l’avvicinarsi dell’estate. Con il caldo ci
si spoglia e l’interesse per la linea
passa al primo posto. A nessuno
piace trovarsi con quei fastidosi
cuscinetti ai anchi o vedere il
grasso che deborda nelle varie
parti del corpo. Quand’è così, la
necessità d’una dieta correttiva,
anche se può costare qualche
sacricio, diventa non solo necessaria, ma urgente. Si vuol fare
in fretta e per arrivare a questo
le promesse da parte di medici, dietologi e nutrizionisti, non
mancano. Molto spesso, però, le
cose fatte di fretta riescono male;
la stessa cosa capita nel caso del
dimagrimento. C’è il rischio di
incorrere in qualche carenza o
in qualche disturbo sico o di
trovarsi, poco dopo aver completata la dieta, con il grasso di
prima o più di prima. Tutto ciò
dimostra quanto sono precari e
delicati i rapporti tra alimentazione, salute e malattia.
La dieta oggi, ha perso il suo signicato originario. Nell’antica
civiltà greca, signicava l’insieme delle norme di vita per conservare la salute (alimentazione
sana e equilibrata, esercizio sico e riposo). Oggi, non è più
niente di tutto questo; il termine
è ristretto al solo fatto alimentare, non necessariamente sano,
8
equilibrato, terapeutico o di prevenzione.
Tutte le diete che privilegiano
uno o più alimenti a scapito di
altri sono le diete cosiddette del
momento o alla moda le quali
riescono, forse, a risolvere un
problema estetico, ma immancabilmente affaticano e procurano stress all’organismo tanto
che, prima o poi, si rivelano
dannose.
Il calcolo calorico dei costituenti da assumere o le indicazioni
riportate nelle tabelle dietetiche
non sempre rispondono alle reali
esigenze della persona. Il meccanismo della nutrizione è complesso, è intimamente connesso
al tipo di vita del soggetto, alla
sua costituzione sica e psichica,
allo stato e funzionalità dei suoi
sistemi, particolarmente di quello nervoso, ghiandolare e emuntorio.
Una dieta, qualunque essa sia,
deve nutrire e per nutrire deve
essere ben equilibrata, deve tener conto dell’alimento, dei suoi
aspetti quantitativo e qualitativo; inoltre, dovrà essere personalizzata alla singola persona, allo
stato siologico e al fabbisogno
energetico giornaliero, al tipo di
attività lavorativa o ricreativa,
all’età, stato di salute, gravidanza o altro. In pratica, per personalizzare una dieta contano gli
aspetti costituzionali, plastici ed
energetici individuali.
Teoricamente, una dieta è equilibrata quando sono rispettati
i criteri che determinano l’utilizzazione delle sostanze, ossia
quando è equilibrato il bilancio
tra le energie introdotte e quelle spese. Normalmente le “diete
alla moda”, non tengono conto di
questo. Complici di un cospicuo
mercato di prodotti “medicinali”
o di sostituti alimentari, esse risultano disastrose sul piano della salute, sica e psichica.
Eliminando i carboidrati, come
spesso viene suggerito nei casi di
sovrappeso, si priva l’organismo
della fonte principale di energia;
lo stesso avviene nel caso di una
dieta senza grassi, ipo o iperproteica poiché i lipidi e le proteine sono altrettanto importanti;
quindi, gli uni e gli altri devono
essere adeguatamente somministrati (i primi servono al fabbisogno di energia e a veicolare le
importanti vitamine liposolubili, mentre le sostanze proteiche
sono necessarie alla formazione
o alla ricostruzione cellulare).
Per conservare dunque l’organismo in salute, occorre un’alimentazione equilibrata, completa di
tutti i costituenti nutrizionali e in
giusta proporzione tra loro. Un
risultato che si ottiene con una
alimentazione varia, basata su
alimenti che rispondono alla natura dell’uomo e somministrati
nelle giuste quantità e nei giusti
modi.
Il panorama delle diete è vario
e complesso, ci sono diete bilanciate, dissociate, dimagranti,
crudiste, monacali o derivanti
da proibizioni religiose a causa
di cibi ritenuti leciti o illeciti, vegetariane. Ci sono ancora quelle
che appartengono a determinate
culture o alla tradizione che si
rifanno a particolari losoe di
vita, conosciute come vere scuole di alimentazione. Altre raccomandano di introdurre nel pasto
più proteine e grassi o diminuire
la presenza di carboidrati. Vediamone qualcuna tra le più pubblicizzate.
Dieta mediterranea
L’Italia, a metà del secolo scorso,
ha importato dagli Stati Uniti un
sistema alimentare caratterizzato
da una dieta ricca di grassi e povera di bra. Si trattava di un’alimentazione basata soprattutto
sul consumo di alimenti rafnati
e carni. Questo modo di mangiare, con il passare degli anni, s’è
dimostrato molto dannoso per la
salute tanto che la medicina lo ha
ritenuto responsabile del continuo aumento dell’ipertensione,
delle malattie cardiovascolari e
metaboliche, di diabete e tumori.
Questo genere di malattie e questo nuovo stile alimentare erano
presenti in quasi tutte le società industrializzate o cosiddette
della civilizzazione. In Italia, il
boom dell’alimentazione nordamericana è durato per qualche
decennio, ma ancora oggi resiste
e non sarà facile vederne denitivamente il tramonto.
L’esperienza della dieta nordamericana è comunque servita a
rivalutare i modi alimentari che
erano in uso nelle nostre campagne nei primi decenni del novecento. In pratica, si sta riconsiderando il vecchio stile alimentare
dei paesi mediterranei, conosciuto come dieta mediterranea.
In verità, oggi, questa dieta è
applicata in modo improprio soprattutto per la quantità di cibo
assunto rapportata al movimento svolto dalla persona nelle sue
abituali attività quotidiane.
I principali alimenti che compongono la dieta mediterranea
sono il pane, la pasta, l’olio cru-
do, i legumi, il pesce, la frutta e
le verdure di stagione. Sono tutti
alimenti caratterizzati da una
scarsa presenza di grassi e da
una ricchezza di bra. La preparazione del pasto è molto semplice, poco elaborata e l’assunzione
molto frugale.
Se un tempo le popolazioni contadine avevano una alimentazione sobria o moderata, oggi
si tende, invece, agli eccessi: ad
esempio, la pasta, i fagioli, il
pane, i formaggi e la frutta vengono assunti, in proporzioni e
quantità esagerate, molto elaborati per soddisfare il piacere della tavola a scapito dunque del
corretto fabbisogno. È ampiamente risaputo che un’esagerata
assunzione di cibo non giova al
buon mantenimento della salute. Il troppo cibo intossica, non
nutre e di conseguenza apre la
via alla malattia specie nei casi
di sedentarietà.
Come raggiungere Corte all’Olmo
Policlinico
G. Rossi
Verona
Sud
Via Flavio Gioioa
Chiesa di
Ca’ di David
Via Luigi Pasteur
le Sud
Tangenzia
A4 / E70
Via della Libertà
ione
Via Staz
Via Geraldo
e
Via Belfior
Broglia
SS 12
Via Belfiore
Chiesa di
Ca’ di David
Via Ca’ di Raffaldo
Tomba
Via Villa
Via Forte
Via Fracazzole
SS 12
Via Vigasio
Via de
lla Libe
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Via
Toro
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Via
Fracazzole
SS 12
MODENA
Corte all’Olmo
Via Belfi
8
ore n° 24
SS 12
Corte all’Olmo
Strada Ca’
Nova Toro
Strada
Ca’
Strada
Ca’ Nov
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V
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9
Gli adolescenti: caratteristiche psicologiche
a cura di SILENE THIELLA
L
a pubertà comporta molte trasformazioni. Il corpo
cambia, assume le forme
del giovane uomo e della giovane donna che sarà, matura la
sessualità e la forza sica, psicologicamente invece si possono
avere delle regressioni a comportamenti del bambino piccolo.
L’adolescente ha una forte richiesta di autonomia, vuole le
chiavi di casa, rientrare tardi ma
nello stesso tempo ha una forte
dipendenza dalla famiglia, una
gran paura di perdere i beneci
dell’infanzia e l’affetto dei genitori, paura di crescere e doversi
arrangiare da solo.
Quelli che vengono alle consultazioni degli specialisti si lamentano perché i genitori sono troppo
severi oppure perché non danno
regole, sono troppo invadenti o
troppo assenti, inaccessibili. Ne
possono derivare situazioni di
conitto familiare ma dobbiamo
sapere che tutto questo è normale con gli adolescenti. La provocazione è all’ordine del giorno!
Il ragazzino non aderisce più
all’immagine del bambino che
proponevano i genitori e non si
identica più nei propri genitori
ma cerca identicazioni attraverso il gruppo di coetanei o.
L’ammirazione di un adulto
estraneo. Mentre il bambino di
7-8 anni dice “da grande farò
come il mio papà o come la mia
mamma “, l’adolescente comincia a pensare una sua identità,
diversa da quella proposta dai
genitori. Il genitore di fronte a
questi nuovi orientamenti può
perdere sicurezza nel compito
10
educativo e sentirsi spiazzato.
Tuttavia deve tener presente che
il glio avrà sempre bisogno di
un genitore nel quale identicarsi, da prendere come modello
per la sua vita adulta e di un altro genitore in cui ricercare l’affetto e la stima.
I genitori non devono quindi
scoraggiarsi o peggio offendersi se il glio adolescente cerca
modelli al di fuori della famiglia, ma sarà importante che lo
lascino andare guidandolo e rimanendo in affettuosa disponibilità. Sarà sempre di fondamentale importanza il duplice ruolo
genitoriale: dare regole e affetto.
È una sda che richiede forza e
impegno!
L’adolescenza costituisce un momento di separazione individuazione analogo al momento in cui
il bambino di un anno o poco più
comincia a divincolarsi e a camminare da solo. Si stacca dalla
madre, va a esplorare l’ambiente
ma ogni tanto si volta indietro a
guardare se la mamma c’è. E sarà
tanto più sicuro e deciso nella
conquista della deambulazione
autonoma quanto più la madre
o chi per lei, lo lascia andare e
nello stesso tempo lo guarda a
distanza ed è pronta ad accoglierlo se torna indietro o cade.
L’adolescente si sentirà libero
di crescere in autonomia e forza
quanto più il genitore conserverà
il suo ruolo di dare regole e affetto. L’adolescente è in movimento
e va ascoltato, ma occorre il confronto, confronto che riguarda il
contenimento senza rappresaglie
e senza vendetta ma fermo.
Dobbiamo accettare la sda che
non è piacevole né facile ma necessaria.
a cura di IRENE MINETTO
L’ORTO INVERNALE
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Fare l’orto
Da questo numero, questa prima parte della rubrica è realizzata in collaborazione con
il gruppo agricoltori antroposo che si riunisce mensilmente alla Corte all’Olmo, per
condividere le conoscenze e il fare in agricoltura ispirate alle opere di Rudolf Steiner
Novembre è il mese dei morti.
È in questo mese che l’etere di vita esce dalla terra.
La vita eterica è ridotta al minimo, per questo non
si dovrebbe seminare,
in questo senso va inteso il proverbio: “ Ai santi el
formento nei campi”.
Meteorologicamente è un mese piovoso e umido,
portatore dei primi freddi a volte anche intensi.
È il mese per eccellenza delle crucifere: cavolori,
broccoli romani e pugliesi, verze e rape.
Vengono pronte in questo periodo le prime cicorie: Verona precoce, Chioggia precoce, Lusia,
come verdure crude, radici amare, catalogne varie, radicchio da campo.
Abbiamo anche i nocchi, ma attenzione al freddo
perché sono i più sensibili.
Nelle serre fredde vengono ottimamente insalate,
sedani e spinaci.
Spiritualmente è il mese dedicato ai defunti ma
anche il mese che prepara l’avvento del Natale,
l’ultima domenica è la prima domenica di Avvento. Sarebbe bene muovere la terra in profondità
(30 centimetri), per permettere al freddo e alle
forze cosmiche dei mesi successivi di penetrare e
arricchire il terreno.
Dicembre mese di feste e doni.
È il mese del primo vero freddo e sicuramente un
mese senza semine.
Per gli agricoltori dovrebbe essere il mese del ri-
poso e della meditazione.
Le molte feste dovrebbero aiutare: si inizia con
l’immacolata l’8 Dicembre, poi Santa Lucia il 13
Dicembre e il dono dei suoi occhi, ricordo il proverbio: “ A Santa Lucia na ponta de ucia”.
Il giorno si accorcia ancora complessivamente no
al Solstizio, ma al mattino il sole comincia a sorgere prima,
C’è poi il Natale, festa grande del mondo cristiano
ed è anche l’inizio delle notti sante.
C’è da fare anche un ultimo cenno al 31 dicembre, quando si dovrebbe accogliere lo spirito del
tempo.
Esistono durante l’anno vent’otto cicli di tredici
notti.
Ogni ciclo percorre tutta la sequenza delle dodici
costellazioni.
Ogni costellazione è legata ad un determinato inusso nel regno vegetale conseguentemente abbiamo possibilità di intervenire.
Esiste poi tutta una suddivisione con orari di risonanza per cui gli impulsi specici di vigoria e qualità hanno degli indici di forza: dalle ore quindici
alle tre vigoria, dalle ore tre alle quindici qualità.
Al lato pratico queste indicazioni sono difcilmente operative, quindi è inutile andare nello specico, conta di più la ricerca di una coscienza globale
sulle forze che scendono.
Per la crescita vegetale le più importanti tredici
notti sono quelle natalizie (dal 24 /12 al 6/1.)
Sono precedute dalle tredici notti di Santa Lucia
(dall’11/12 al 24/12).
Nelle prime dodici ore della giornata la terra inspira, nelle seconde dodici ore espira.
Inizia qui ad agire ciò che scenderà nelle tredici
notti natalizie, quindi ci si deve preparare con
l’apertura dell’Io di gruppo (Si fa anche il giorno
dell’Immacolata Concezione, perché ci si riferisce
al concepimento della Madre Terra.).
Come prima volta c’è un ricordare da parte della
Terra dell’esperienza estiva, c’è l’effusione del suo
essere verso il cosmo con questi “ricordi” le forze cosmiche diventano disponibili per il terreno
e per le colture. Sta a noi ssare queste forze nel
terreno o nelle piante. Ogni notte avrà un impulso particolare e noi dovremmo svolgere quelli più
appropriati.
Esiste un’ulteriore possibilità la doppia notte della
bilancia in cui sono disponibili tutte le forze cosmiche.
Nelle notti dell’Epifania (dal 6/1 al 19/1), l’impulso viene preso nel regno vegetale e si trasforma in
azione evolutiva.
A Santa Lucia si riceve un ordine
A Natale si riceve la Forza per eseguirlo
A Epifania si prende la Forza per manifestare l’impulso.
Nel principio vive il ricordo,
E il ricordo continua a vivere,
E divino è il ricordo.
E il ricordo è vita.
E questa vita è l’io dell’uomo
Che scorre nell’uomo stesso.
Non lui solo, il Cristo in lui.
Se si ricorda della vita divina
Nel suo ricordo è il Cristo.
E quale vita raggiante del ricordo
Risplenderà il Cristo
In ogni diretta presente tenebra
Rudolf Steiner
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Il Radicchio
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UNE: Radic
NOME COM
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Cicorie
FAMIGLIA:
La pianta è tra le più apprezzate e rinomate per
le sue ottime caratteristiche organolettiche e salutari; innanzi tutto è depurativo e con pochissime
calorie, il che lo rende indicato per le diete e per i
regimi alimentari controllati; inoltre possiede oligoelementi e sali minerali in gran quantità, con
un buon riscontro di vitamine B, C, K e P, acido
folico, calcio e potassio. Per di più la presenza dei
polifenoli, crea un insieme di beneci effetti che
lo rendono un alimento antiossidante, in grado di
prevenire l’invecchiamento precoce. Tutti questi
effetti si devono alla sua composizione nutrizionale fatta per il 94% di acqua,
qua di bre, molto importanti per la regolazione dell’equilibrio intestinale,
e, di sali minerali, zuccheri,
vitamine ed
aminoacidi. Il
cal-
cio e il ferro, hanno proprietà che servono per le
ossa e per un miglior equilibrio della pressione
sanguigna inoltre la presenza di tutti gli altri sali
minerali fa del radicchio un alimento utilizzato in
caso di demineralizzazione dell’organismo.
Le sostanze amare (intibina), aumentano la secrezione dei succhi gastrici e perciò fanno digerire
meglio, inoltre il buon apporto di bra cellulosa
lo rende un ottimo rimedio contro la stitichezza.
Gli zuccheri in esso contenuti, inne, vanno direttamente nel colon e grazie alle sue proprietà
antiossidanti, servono a prevenire la comparsa di
tumori in questa parte dell’intestino.
dell intestino Il radicchio
proprietà beneche:
ha anche molte altre proprie
diuretico, tonico, faè depurativo, diuretico
cilita la funzione eepatica, e stimola la secrezione
secrezion biliare, è
quindi in caso di
consigliato quin
digestione. Questo
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consumato fresco,
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ne utilizzato come preparati per la pelle irritata.
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Camomilla co
chamomilla
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Camom
Composite
La camomilla comune è pianta annuale, mentre la
camomilla romana è perenne; ambedue prediligono terreni leggeri ma concimati e ben drenati. Esiste
una varietà nana di camomilla molto adatta a formare tappeti erbosi che richiedano poca manutenzione: si chiama Treneague e non orisce; mettendo
invece a dimora specie più alte e da ore si ottengono bei tappeti oriti.
Le foglie di color verde chiaro sono, in tutte le varietà, profondamente incise e leggermente profumate
di mela, aroma che mantengono anche essiccate.
Fiori
I ori sono bianchi, gialli o crema e hanno sempre
al centro un cono giallo ove son racchiuse le sostanze attive.
Habitat
La camomilla comune cresce quasi ovunque, nei
terreni incolti come nei campi coltivati, ma l’uso
indiscriminato dei pesticidi ne sta limitando la diffusione. Essa vegeta meglio quando la primavera
è umida.
Coltivazione
Questa erba gradisce il pieno sole, ma tollera la
mezz’ombra.
La camomilla si può seminare; nelle varietà perenni
si può procedere alla divisione dei cespi da effettuare in primavera.
I ori di camomilla vanno raccolti quando sono
completamente aperti, verso la ne dell’estate, nelle ore centrali di giornate asciutte, cosicché venga
facilitata l’essiccazione. Le foglie possono essere
colte in qualunque periodo dell’anno.
Normalmente i capolini si conservano essiccati.
Proprietà
Questa antica ricetta è semplice da preparare quanto efcace come digestivo: in un litro di vino bianco secco (di buona qualità) si pongono a macerare,
per due giorni, cento grammi di ori, poi si ltra il
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Co
La Camomilla
liquido e lo si conserva in una bottiglia ben chiusa. Un bicchierino dopo il pasto principale sarà un
toccasana.
La camomilla è un vero prodotto di bellezza: l’acqua del suo decotto, aggiunta a quella del bagno,
esercita un’azione rilassante, ed è inoltre un ottimo
calmante da usare come impacco sulla pelle del
viso quando è irritata o sugli occhi se sono stanchi
o arrossati.
Chi ha i capelli chiari se, dopo averli lavati, li sciacqua regolarmente con un decotto ottenuto facendo
bollire per una ventina di minuti dei ori di camomilla, avrà capelli lucenti, più forti e con riessi
dorati.
La virtù calmante di questa preziosa erba è riconosciuta al punto che, nel gergo giovanile, quando si
vede una persona nervosa e intollerante gli si consiglia: “Camomillati!” In effetti, una tazza di fumante
a ha un effett
to
infuso di camomilla
effetto
tileggermente sedativo, decongestionan-te, sudorifero e un
sapore che risulta
solitamente gradito.
milla
L’infuso di camomilla
può essere bevuto
senza problemi anche dai bambini ai
quali giova molto nel
min
i alli.
caso di dolori addominali.
matricaIl termine latino “matricaria”, che deriva da “mater”,
nto al
a fatto
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(madre), fa riferimento
ataa per
quest’erba era usata
i ecoin
guarire i disturbi ginecol cola
o
logici. La camomilla
munque non cura solo
i nostri malesseri, ma
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anche quelli delle sue
i,
sorelle piante: infatti,
se viene messa a dimora accanto a una pianuistare nuovo vigore!
ta deperita le fa acquistare
Il Pipistrello
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I Chirotteri sono un ordine di mammiferii pla-centati comunemente noti come pipistrelli
lli gli
unici mammiferi capaci di volo prolungato.
to.
I pipistrelli sono suddivisi in due sottordini,
ordinii,
megachirotteri le specie più grandi e i microchicrochirotteri quelle più piccole suddivisi in 17 famiglie.
amigli
l e.
Habitat
Il pipistrello è diffuso in tutto il mondo, tranne che
h
nella zona artica e in talune isole oceaniche remote.
Di giorno si riposano nelle fessure dei muri, nelle
cavità degli alberi e nelle grotte mentre di notte vanno a caccia di cibo.
Caratteristiche
I pipistrelli sono mammiferi antichissimi che allattano i loro piccoli e hanno il corpo ricoperto di pelo.
Hanno occhi piccoli e vista limitata, mentre il loro
udito è molto sviluppato, durante il volo emettono
degli ultrasuoni che, rimbalzando contro gli oggetti
che incontrano, provocano un’eco permettendogli
così di individuare gli ostacoli, un vero e proprio
sonar.
L’ala del pipistrello è diversa da quella di un uccello, infatti, è costituita da una sottile membrana simile alla pelle.
Particolarità
La parola Pipistrello deriva dal latino vespertilio,
-onis «animale vespertino», da vesper che signica
«sera».
I suoni emessi dai pipistrelli variano da una specie all’altra alcuni vengono generati dalla laringe e
possono essere emessi dalla bocca o dalle narici a
seconda delle specie.
Solo i megachirotteri si orientano servendosi della
vista.
Dimensioni
I megachirotteri (i pipistrelli più grandi), sono le
“volpi volanti” nome che deriva dal muso allungato, simile alla volpe e vivono in Africa, India e nel
continente australiano;
Il più grande pipistrello esistente (Pteropus vampyrus) è un megachirottero che vive a Giava e che rag-
giunge un’apertura alare di 1,7 m e una lunghezza
di 42 cm.
Il più piccolo microchirottero (Craseonycteris thonglongyai), diffuso nella Thailandia occidentale, è
lungo solo 2,9-3,3 cm e pesa circa 2 g, dimensioni
che ne fanno uno dei più piccoli mammiferi viventi.
Alimentazione
Molte specie di Pipistrelli si nutrono di insetti, ma
ne esistono altre che mangiano polline, nettare, frutti, roditori, pesci, rane e, inne, si conoscono tre specie di pipistrelli, limitate al Centro e al Sud America,
che succhiano il sangue degli animali domestici.
I pipistrelli italiani predano insetti, eliminando, così,
tanti insetti nocivi all’uomo.
Un singolo pipistrello può in una sola notte mangiare circa 2000 zanzare.
Predatori
I predatori dei pipistrelli sono i gu, le donnole, le
martore e i topi.
Letargo
In inverno i pipistrelli vanno in letargo in gruppo,
rallentano tutte le attività corporee, incluso la frequenza respiratoria e il battito cardiaco, consumando così poca energia e sopravvivendo grazie alle
riserve di grasso corporeo accumulate nella bella
stagione.
Con l’arrivo della primavera, cessa la fase di letargo: le femmine, dopo un certo tempo, si radunano
in rifugi ove, tra giugno e luglio, danno alla luce i
piccoli (in genere uno solo).
Dopo poche settimane, i piccoli sanno già volare e
vanno subito a caccia d’insetti.
ra
Morus nig
Moraceae
Descrizione
Albero alto no a 15 metri, con breve tronco brunastro e chioma densa ed arrotondata; rispetto al
gelso bianco ha foglie più piccole e compatte, scure, ruvide e cuoriformi.
Verso luglio- settembre, il suo frutto commestibile, chiamato sorosio, assume una colorazione violacea. Durata: perenne periodo di oritura.
I ori maschili sono disposti in spighe cilindriche
di 2-4 cm, peduncolate, quelli femminili in glomeruli ovoidali. Nascono presso l’ascella della foglia
in aprile.
Il frutto è carnoso, oblungo, color violaceo con
sapore dolciastro area di origine: è una specie
origi- naria
naaria
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dellll As centrale e orientale. Clima:
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e rustica, resiste discrefrug
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disscretamente
al freddo; s’incontra
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altitudine.
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L’apertura
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La
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La germinazione prorompe tutta insieme,
così intensamente da compiersi
ersi nel giro
di una notte. Medicina:
Storia
Ha come zona d’origine il Medio
Oriente: Persia, Turchia e Arabia.
rabia.
Già i Romani ne conoscevano
ano i
frutti che erano apprezzati non
on
solo da Ovidio, ma anche da
a
Plinio il Vecchio. Anticamente è stato apprezzato comee
una sorta di panacea; infatti,,
se ne ricavavano diversi miiracolosi medicamenti.
Uso
Si usano le radici, la corteccia della radice e dei rami, le
foglie e i frutti more.
Le more di gelso sono antitidiabetiche, astringenti ed in
n
generale ipoglicemizzanti; la
radice: purgativa e diuretica;
ca;
la corteccia: disinfettante e ci
ccicacatrizzante.
Il Gelso
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Co
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TANICO
NOME BO
:
FAMIGLIA
Infusi delle foglie, decotti delle radici
dic
i i e sc
ssciroppo
iroppo
o
dei frutti per uso interno; impacchii delle foglie
bollite contro le irritazioni. Cucina:
Un’ultima curiosità: il succo delle
le
more rosse, vista la sua intesa colorazione, viene impiegato come
colorante naturale dall’industria
alimentare.
Mitologia
Ovidio racconta che due giovani b
babilobil
nesi, Piramo e Tisbe, che si amano intensamente
nonostante l’opposizione delle famiglie. A causa
di un tragico equivoco muoiono entrambi e, per
il sangue uscito dai loro corpi, le bacche del gelso
divennero scure. La sua saggezza servì nel rinascimento a dar
all’emblema
luogo all
emblema della diligenza.
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• Automatismi per cancelli
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Il potere della relazione con gli animali
di VALENTINA ARMANI
C’
era una volta una
grande fattoria, dove
il gallo, al sorgere del
sole, suonava la sveglia. Il mattino era un gran concerto. Il cane
tirava giù dai letti i bambini, un
po’ abbaiando, un po’ tirando le
lenzuola e un po’ leccando loro il
viso. Il gatto sotto la tavola, con
occhioni dolci, miagolava per
avere un po’ di latte.
Un forte raglio poi attirava l’attenzione di tutti: l’asino aspettava il saluto e le coccole dei
bambini prima che andassero a
scuola. L’oca li inseguiva salutando dietro al carretto trainato
dall’elegante cavallo nero…
C’era un tempo in cui la vita
dell’uomo era strettamente legata a quella degli animali.
Con il passare degli anni e la
continua urbanizzazione questo
stretto rapporto è andato svanendo. Spesso, gli unici animali
che si conoscono sono quelli di
città, come i piccioni che raccolgono briciole nelle piazze.
I bambini vengono a conoscere gli animali attraverso le
illustrazioni nei libri, i lungometraggi disneyani e qualche
stralcio di documentario, ricer-
19
cando dei record come il più
feroce o il più grande. I nomi
degli animali sono usati per
identicare delle caratteristiche umane, sei lento come una
lumaca, sei furbo come una
volpe.
Molti non sanno cos’è un porcellino d’india, la differenza
tra un coniglio e un leprotto o
semplicemente quanto sa essere dolce un asino.
Un mondo da scoprire rimasto
dimenticato, come non ci appartenesse.
L’uomo, nel suo egocentrismo,
ha perso la capacità di osservare dall’esterno di sé quel mondo meraviglioso che lo ospita.
Provate a portare un bambino in
una stalla, nella semplicità del
eno e un po’ d’acqua, sicuramente lo vedrete emozionarsi e
ancora capace di stupirsi.
ATTIVITÀ IN
ZOOANTROPOLOGIA
La Pet Therapy e la Zooantropologia Didattica utilizzano la
relazione con l’animale, referente del cambiamento, per aprire
nuove strade nei loro fruitori.
La Pet Therapy nello specico
è una co-terapia che lavora con
un’equipe di specialisti in campo
medico/psicologico e animale i
quali andranno a programmare
attività alla persona con precisi
obiettivi.
L’animale non è strumento di
cura ma aiuta ad aumentare lo
stimolo motivazionale al cambiamento.
La Zooantropologia Didattica
invece si occupa della crescita
educativa, in particolar modo
dei bambini. Non solo un percorso per conoscere gli animali
La Città degli Asini è un centro sperimentale di formazione e ricerca sulle attività e terapie assistite
con gli animali e promuove:
• Onoterapia: pet-therapy con l’asino e gli altri animali
• Onowellenss: percorsi benessere per adulti e bambini
• Onodidattica: attività didattiche per la scuola di ogni
ordine e grado
• Corsi di formazione: per Operatori in Interventi Assistiti dagli Asini, Fattorie Didattiche e multifunzionali,
principianti ed amanti dell’asino.
Corsi di formazione 2011
“Primo Approccio all’Asino”
29-30 gennaio 2011 e 5-6 febbraio 2011
“Operatore in Interventi Assistiti dall’Asino”
Pet-therapy/Onoterapia
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brai
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2011
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Per info Lorena 346/3693246 - www.lacittadegliasini.it - [email protected]
Sede dei corsi e delle attività: Via Riviera 20 - Polverara (PD)
nella loro pienezza, dalle caratteristiche siche a quelle emotive, ma una strada con numerosi
contributi pedagogici, attraverso l’incontro con la diversità
animale.
PROGETTO DIDATTICO
“IL VALORE DELLA
DIVERSITÀ”
in collaborazione
con SIUA e LAV
Il progetto si propone di portare nelle scuole dell’obbligo un
intervento didattico incentrato
sul “Valore della diversità animale”. Solo una piena accettazione del concetto di diversità
consente di incontrare in modo
autentico gli animali non umani e solo attraverso la consuetudine con la diversità delle
altre specie si costruiscono quei
presupposti di conoscenza e di
empatia che consentono di accogliere e integrare la diversità
in qualunque modo essa si presenti.
Scuola dell’infanzia – “La multiformità del mondo animale”
I bambini non hanno ancora un
pieno sviluppo dell’empatia per
cui è difcile far comprendere
loro la prospettiva dell’eterospecico.
Il piano formativo pertanto si
concentra su ciò che il bambino
può esperire in modo diretto,
vale a dire “la multiformità del
mondo animale” per favorire
processi di socializzazione attraverso tutti i referti esperienziali, arricchendo l’immaginario del bambino e la sua capacità di accettare la diversità delle
altre specie.
Primaria 1° e 2° – “Divisi ma
uniti”
I ragazzi stanno sviluppando i
concetti di gruppo dei pari e di
appartenenza per cui questo è il
momento migliore per insegnare loro a integrare la differenza.
Il piano formativo si basa sulla
costruzione di “insiemi mobili”,
ovvero 4 gruppi che cambiano
ad ogni lezione perché basati su
qualità diverse. Ad ogni ragazzo
sarà afdato uno stemmino rafgurante un animale e ad ogni
lezione egli si riconoscerà in un
gruppo differente e lavorerà con
i nuovi compagni. L’obiettivo è
far capire ai ragazzi che esistono
più appartenenze e che non esiste una diversità che sia totale.
Primaria 3°, 4°, 5° – “Ti capisco”
I ragazzi hanno iniziato a entrare
nelle dinamiche sociali preadolescenziali per cui è importante
dar loro degli strumenti per forticare la loro capacità di comprendere, accettare e valorizzare
la prospettiva altrui, compresa
quella delle altre specie. Il piano
formativo si basa sulla strutturazione delle “proprietà empatiche” attraverso il riconoscimento
delle emozioni e del loro signicato in termini di piacere e di
risposta comportamentale. Ogni
lezione prenderà in considerazione un’emozione e la valuterà
in termini di riconoscibilità nelle
diverse specie e modalità corretta di atteggiamento.
L’itinerario prevede la distribuzione agli insegnanti di un volume che spiega le valenze formative della relazione con l’animale
e del riferimento ai caratteri animali e ai ragazzi di un opuscolo
che funge da sussidiario alle le-
zioni svolte dall’operatore.
Gli incontri si avvarranno di
metodi didattici originali e innovativi atti a stimolare e incoraggiare la partecipazione e il
coinvolgimento attivo di tutti i
bambini.
Il percorso può inoltre essere
concordato e variato con le insegnanti in base alle precise esigenze della classe.
L’ASSOCIAZIONE NAGUAL
L’associazione Nagual si trova a
Verona e si occupa di migliorare
la relazione tra uomo e animale.
Il nome Nagual deriva dall’antica credenza dei popoli aztechi
per cui il destino di ogni uomo è
legato a quello di un animale.
Riteniamo fondamentale per
qualsiasi tipo di attività la relazione con l’animale e il riconoscimento del suo stato di
alterità, vale a dire ritenerlo un
soggetto considerando la sua
diversità. L’animale ha piena
espressione comportamentale
senza l’utilizzo di metodi coercitivi, crediamo nelle sue capacità
cognitive e per questo il nostro
approccio è quello cognitivorelazionale creato da Roberto
Marchesini, fondatore della zooantropologia e della SIUA, scuola di interazione uomo animale.
Le nostre attività sono inoltre
riconosciute dallo CSEN, centro
sportivo educativo nazionale.
Potete conoscerci meglio al sito
www.nagualasd.com, per informazioni
[email protected]
348.2619611.
21
Corte all’Olmo
22
Come osservare il cielo stellato
La costellazione dell’auriga
e il mito di fetonte il figlio del sole
di ACHILLE MINISINI
N
ella prima metà delle
notti invernali il cielo
stellato, nella direzione
Sud (vedi gura 1), ci pone di
fronte a degli astri particolarmente splendenti.
Partendo dalla stella Sirio (Cane
Maggiore) tracciamo un arco
nel cielo che passi per Procione
(Cane Minore), Polluce e Castore (Gemelli) e continui proprio
sul nostro capo: incontreremo
un gruppo di stelle disposte ai
vertici di un pentagono: la Costellazione dell’Auriga.
Questo asterisma è chiamato
così perché viene rappresentato
negli atlanti stellari con le sembianze di un Auriga-Cocchiere
(vedi gura 2) che nella mano
sinistra porta il frustino ed i nimenti. Ha il capo rivolto all’indietro come la mano destra che
sostiene dei capretti, mentre
sulla spalla destra porta una
capra: la stella Capella (capra
in latino). Nella mitologia greca
Capella viene ricordata come
la capra Amaltea che fu nutrice
di Zeus, quando questi venne
nascosto sul monte Ida per sottrarlo al padre Crono che voleva
divorarlo.
È un quadro insolito, forse frutto della sovrapposizione di antichi racconti, su quest’area del
cielo che è attraversata dalla Via
Lattea nel suo tratto opposto al
centro galattico.
gura 1
1 Nonno di Panopoli (dal greco “Tk’iikn”, puro, santo) poeta greco antico vissuto attorno
alla prima metà del secolo V e nato a Panopoli in Egitto. Scritte il poema le Dionisiache e
dopo la conversione al Cristianesimo la Parafrasi del Vangelo di Giovanni.
C’è una tradizione mitica che
identica l’Auriga con Fetonte ,
il glio di Elio (il Sole), che dopo
aver perso il controllo del carro
solare provocando sconvolgimenti terribili al cosmo, venne
folgorato da Zeus, afnché non
commettesse ulteriori disastri. A
questo proposito nelle Dionisiache (antico poema epico greco) lo
scrittore Nonno di Panopoli racconta: “ Vi fu un tumulto nel cielo
che scosse le connettiture dell’universo immobile; si piegò persino
l’asse che passa per il centro dei cieli
ruotanti. A stento il libico Atlante,
puntellato sulle ginocchia, il dorso
curvo sotto il maggior carico, poté
gura 2
24
sostenere il rmamento delle stelle
che si rivolge da solo.”
Anche il losofo greco Aristotele, sulla scia dei pitagorici, sosteneva che la Via Lattea fosse
il percorso seguito da una stella
o addirittura l’antica orbita del
Sole prima della catastroca impresa di Fetonte. Così anche il
losofo Platone, nel Timeo, fa
raccontare a Crizia che Solone
si recò in Egitto da un sacerdote che gli disse: “Infatti, ciò che
anche presso di voi si narra, ovvero
che una volta Fetonte, glio del
Sole, dopo aver aggiogato il carro
del padre, per l’incapacità di condurlo sulla strada del padre incen-
diò le cose che erano sulla terra ed
egli stesso perì colpito dalla folgore,
questo viene narrato in forma di favola; ma la verità che esprime è la
deviazione degli astri che circolano
per il cielo attorno alla terra, e la distruzione di tutto ciò che sta sulla
terra, che ha luogo dopo periodi di
tempo molto lunghi, a causa di molto fuoco”.
Questo evento drammatico per
il cosmo attraverso le parole del
poeta Nonno si conclude: “Ma il
padre Zeus pose Fetonte nell’Olimpo quale Auriga e con tale nome.
Poiché regge con luminoso braccio
il Cocchio radioso dei cieli, egli ha
la forma di un Auriga che si lan-
cia in corsa, quasi che anche tra le
stelle bramasse ancora il carro del
padre”.
Nella cultura ellenica l’Auriga
venne rappresentato in statue
come quella nel tempio di Apollo a Del (vedi gura 3).
È questa la gura statuaria e
straordinaria di un conducente
di carro, compuntamene vestito
con una lunga tunica, che tiene
tra le mani le redini, con serenità
grave.
Possiamo immaginarlo mentre
orienta i movimenti impetuosi
dei cavalli, il loro ardore selvaggio e vitale.
Con essi si muove, composto e
saldo, si direbbe in empatia profonda, in un distillato di forza
uguale e complementare all’impeto che le redini gli trasmettono.
C’è una corrente nelle redini,
uno snodo che collega perfettamente nelle due direzioni le
forze dello spirito a quelle della
materia.
Ci sono questi messaggi negli
astri e nei miti su di essi iscritti, che ancora parlano al nostro
animo, in questo periodo di così
grandi sconvolgimenti.
gura 3
25
Corte all’Olmo News
21 passi con l’Arcangelo Michele
Sabato 20 novembre 2010 l’autore Michele Peyrani, ha presentato ad una sala al completo, la sua
opera “21 Passi con l’Arcangelo
Michele”, Percorso Esperienziale lungo il “Sentiero Micaelico
della Dea” con un’esperienza
pratica di meditazione.
“Non sono uno scrittore – ha
esordito – in questi tempi eccezionali di evoluzione verso l’Età
dell’Acquario posso solo considerarmi un Ricercatore Spirituale.
Al centro di tutta la mia vita c’è
la ricerca della parte più profonda dell’anima, di quella Scintilla
Divina racchiusa in tutti i nostri
Cuori.
Ho 48 anni. Sin da piccolo sono
stato profondamente attratto
dal lato invisibile della realtà,
dal lato magico della vita. Allora era impossibile parlare di argomenti di carattere spirituale;
al limite ci si poteva confrontare
sulla messa domenicale, l’oratorio o l’ultimo campo scout.
Poiché non ottenevo risposte
adeguate alla mia sete di conoscenza, mi rifugiavo in un’intima “dimensione religiosa” tesa
proprio a “ritrovare il legame
assolutamente personale con
DIO”.
Mi ero creato uno “spazio sa-
26
cro” che partiva dai contenuti
sciamanici delle favole di Fedro,
Andersen, Salgari, dei fratelli
Grimm. Si estendeva ai classici
della fantascienza da Verne ad
Huxley, da Orwell ad Asimov,
no a giungere alla Fisica o meglio Mèta-sica di Star Trek.
Una “formazione religiosa non
convenzionale” che miscelava realtà e immaginazione al di là di
ogni dogma, convezione o sistema precostituito.
Nel cuore di bambino tutte le
“esplorazioni” che, con la fantasia, ho compiuto in quei mondi
incantati, erano il mio modo di
dar spazio alle emozioni e dare
vitalità alla mia innata ricerca
dello Spirito! Si trattava di veri e
propri spontanei viaggi interiori
in attesa di risposte esistenziali.
Oggi più che mai, in questo
momento di grande trasformazione, forse la più importante
esperita della civiltà umana, tutta quella conoscenza simbolica
sta tornando alla mia memoria;
come un mosaico che si sta miracolosamente ricomponendo,
assumendo dei contorni più delineati ed una forma compiuta.
Allora non ne ero cosciente, ma
oggi mi rendo conto che quei
libri immortali, intrisi di conoscenza, saggezza, simboli e mes-
saggi di alto prolo, sono più
che mai attuali e hanno condotto intere generazioni in un vero
e proprio percorso iniziatico in
direzione del Sé Supremo...
Come già anticipato, non mi ritengo uno scrittore!
È stata la tensione verso l’Assoluto a far sì che mettessi nero
su bianco anni di meditazioni,
di ricerche e di profonde esperienze spirituali! In particolare
gli ultimi anni di “incontri Sottili” con l’Arcangelo Michele,
mio Ispiratore, Maestro di vita e
Compagno Fedele nel Cammino
della Conoscenza sul “Sentiero
Micaelico della Dea”.”
Perché leggere il libro?
Per tornare a Sognare... e poi
aprire gli occhi e impegnarsi
per co-creare un mondo migliore...
Non mi resta che augurarvi
Buon Viaggio...!
Per Informazioni:
Dr. Michele Peyrani
e-mail: [email protected]
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Camere
Presso l’agriturismo “Corte
all’olmo” è possibile pernottare con la prima colazione
consumando i nostri prodotti (confetture, miele, torte, uova…)
Le camere realizzate secondo le regole della bioedilizia, sono costruite con materiali naturali (legno, cotone,
lana…) verniciate con limonene, cera d’api e propoli.
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organismi agricoli, vitalizzazione dell’acqua, dispositivi per migliorare la qualità dell’ambiente domestico
27
I nostri seminari residenziali
La tessitura e la lavorazione del
cuoio sono tra le tecniche più
antiche e diffuse che si conoscano. Hanno avuto un ruolo
fondamentale poiché attraverso
esse l’uomo ha trasformato, nel
corso dei millenni il suo modo di
vivere e la sua stessa cultura.
Importanti per il loro aspetto
pratico: creare suppellettili necessarie alla vita quotidiana;
hanno rappresentato un mezzo
d’espressione artistica che ci ha
lasciato testimonianze di gran
valore storico sulla cultura delle
più diverse civiltà.
Queste esperienze sono proposte nei ne settimana come corsi
residenziali, per favorire l’approfondimento delle tecniche e la
capacità di “fare” insieme.
Tempi
Costi
I seminari si svolgeranno in
due giorni dalla ore 10.00
alle ore 17.00 per un totale di
quattordici ore complessive.
La partecipazione al seminario
costerà 150,00 7 comprensivi
del materiale della dispensa e
dell’assicurazione. I costi del
pernottamento e del pranzo
sono da considerare a parte.
Seminario di tessitura
Oltre agli aspe
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Date:
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La struttura “Corte all’Olmo”
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rinfreschi e aperitivi.
La sala, con circa 40 posti a
sedere, ha un suo ingresso
indipendente senza
barriere architettoniche,
e ha la possibilità di essere
personalizzata di volta in
volta con gli allestimenti
del cliente.
Costi
200,00 7 al giorno.
Attività per la scuola 2010/11
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Le attività si svolgeranno da Ottobre a Giugno,
Giugno
nei giorni di giovedì dalle ore 9.00 alle ore 16.00.
Oltre alle attività in azienda, a richiesta sarà possibile svolgere un programma di visite pomeridiane nella città di Verona (il centro dista 10 km.): la
città romana, la Verona medievale, la cinta magistrale, il museo di storia naturale, la galleria d’arte
moderna, l’architettura di Carlo Scarpa a Verona.
Si potrà così continuare il programma del mattino
approfondendo gli aspetti dell’architettura, della
ora o della fauna.
Costi
Visite guidate in azienda
della durata di tre ore con la
consumazione di una merenda
8,00 7
Visite guidate in azienda della
durata di sei ore con: consumazione
di una merenda e realizzazione di
un modellino personale legato alla
tematica arontata
15,00 7
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I nostri prodotti
L’agricoltura diventa un’arte quando si riesce a coltivare senza concimi e veleni.
In quel momento si scopre la bellezza di un mondo fatto di colori, sapori, forme e aromi che elevano lo
spirito risanando noi e la Terra.
Confetture extra di Kiwi, pesche,
prugne, ciliegie, fragole, chi, pere
e albicocche
Confetture dal sapore antico preparate con la nostra frutta selezionata
(70%), sapientemente cotta con
l’aggiunta di zucchero biologico di
canna e pectina come gelicante.
Mostarde di kiwi, uva fragola, chi,
pere, mele, pesche, cipolle rosse,
zucca e pomodori verdi
Le nostre mostarde di frutta sono
preparate seconda l’antica tradizione veneta, con la nostra frutta
selezionata (70%), sapientemente cotta con l’aggiunta di succo di
limone, pectina come gelicante,
aromi e spezie.
Passata di pomodoro
Prodotta con pomodori biologici,
coltivati in pieno campo senza nessuna aggiunta.
Miele milleori “primaverile”
Questo miele prodotto in regime di
conversione biologica, dal particolare colore giallo paglierino delicatamente trasparente raccolto dalle
api sui ori delle acacie, del pesco,
del pesco, del ciliegio e dell’elianto.
Nocciolata
Il sapore ricorda i giorni dell’infanzia,
la consistenza cremosa evoca antiche merende. Prodotta con il miele
milleori “primaverile”con l’aggiunta di nocciole tostate e tritate.
(per eventuali ordini consultare il
nostro sito mail).
I Libri della Corte
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