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Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Seminario I quotidiani locali in Italia
La stampa italiana, excursus storico
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Prima di partire per un viaggio di studio e di ricerca è sempre opportuno consultare una
buona carta geografica e una guida dei luoghi che si intende visitare, in modo che quando si
arriva nel luogo oggetto del nostro interesse esso non ci appaia totalmente sconosciuto. Non
ci è più estraneo. Non sappiamo che cosa ci aspetti, ma almeno siamo preparati ad
accogliere la novità.

Questo è il motivo per cui vi propongo di cominciare il nostro viaggio nei quotidiani locali
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firmato la Pace di Lodi, con cui hanno accettato di vivere in equilibrio.
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grande potenza europea, i domini degli Estensi di Ferrara, le Repubbliche di Firenze e di
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In Italia la pace tra i principi favorisce il fiorire del Rinascimento, che investe tutti i campi
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è stata la più pronta ad accogliere e sviluppare il nuovo verbo. Poi esplode Mantova con i
Gonzaga. E che dire di Firenze.
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Anche in Europa il clima è favorevole. Quindici anni fa, nel 1453, è finita la Guerra dei
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1453 ha conquistato Costantinopoli.
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Eccoci dunque al 1468. È morto il nobile patrizio Johannes Gensfleische zum Gutenberg, di
Magonza, in Germania, che un paio di decenni prima ha inventato la stampa. La sua morte è
avvolta nel mistero. Le sue spoglie sono andate disperse. La sua dimora, il palazzo dei
Gutenberg, è stato distrutto. In realtà egli, che conosciamo più attraverso le cronache e le
leggende delle liti giudiziarie con soci imprenditori e donne, ha fuso tecniche già conosciute
e perfezionato la sintesi tecnica consistente nella composizione di una pagina con caratteri
mobili indipendenti.
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Rinascenza, è il primo paese straniero che ospita il piccolo esercito di avventurosi
stampatori venuto dalla Germania. Le ricche città sono notevolmente aperte alle novità e
pullulano di imprenditori e officine dotate delle strutture adatte per consentire lo sviluppo su
scala industriale della stampa.
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Due artigiani tedeschi, Sweynheym e Pannartz, che f
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nelle stamperie di Magonza, scelgono Subiaco, località laziale a 70 chilometri da Roma, per
introdurre la stampa in Italia. A Subiaco ci sono due fiorentissimi monasteri benedettini, che
da qualche anno –vi ricordo che siamo nel 1468 –per arginare la decadenza morale e fisica
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numerosi, e i monaci di Magonza, Francoforte, Norimberga e Monaco sono i più colti, i più
cosmopoliti, i più assetati di nuovo.

Provate a immaginarveli, questi due tipografi tedeschi, che arrancano su per la strada che
porta al Sacro Speco di Subiaco, con i loro carichi pieni di piombo, cassette tipografiche con
i caratteri, contenitori di colori, presse, tutto. Portano nella fucina benedettina un mondo
nuovo. Guardateli in volto. Sono rossi, sudati, emozionati. Hanno occhi di fuoco.

Vi chiederete come mai, in un seminario sui quotidiani locali in Italia, io abbia preso le
mosse da questo forse troppo lungo r
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ventunesimo secolo.

Ecco la ragione. Io vorrei comunicarvi un concetto. Il mondo del giornalismo, soprattutto
quello locale, provinciale, regionale italiano è ancora in una larga misura prima di tutto
emozione, mito, trasporto. Non sopravvalutate il ruolo della tecnologia. Dagli Stati Uniti ci
separano non soltanto un oceano, ma una cultura. Non saremo mai americani. Siamo fratelli
degli americani, ma siamo noi. Lo spirito di Gutenberg.
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Gutenberg. Non Negroponte, non Bill Gates, non i guru dei nuovi media della East o West
Coast. Il giornalismo di casa nostra si nutre di storie, di sentimenti, di passione, di volti. È lo
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Certo ci sono Internet, il progresso tecnologico, la fotocomposizione. La carta che vediamo
in redazione è paradossalmente quella della mattina dopo. Confezioniamo il prodotto
interamente al computer. Ma il computer non ci comanda. Ci infiliamo dentro i nostri
appunti, le nostre conoscenze, le nostre contraddizioni, i nostri condizionamenti, la nostra
fede, le nostre autocensure. La nostra vita.

Adesso siamo pronti a varcare la soglia del mondo dei giornali locali. Abbiamo consultato la
carta geografica e letto la guida. Ci siamo acclimatati.
Il Seicento
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È opinione comune che la prima gazzetta italiana sia uscita a Firenze nel 1636 con il
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primi fogli documentati compaiono a Genova, nel 1639, poi tra il 1640 e il 1681 Roma,
Bologna, Milano, Torino, Modena, Napoli. Fino al 1645 semplici raccolte di notizie senza
un titolo preciso, a differenza dei periodici sorti un trentennio prima ad Anversa,
Amsterdam, Vienna e Londra.

Il primo giornale periodico italiano stampato con carattere di maggior continuità compare a
Genova nel ma
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marittima e mercantile. Un personaggio genovese spicca in quegli anni. È Luca Assarino,
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giornalistica moderna, in linea con gli umori del Senato genovese ma anche attenta alle
manovre diplomatiche dei Savoia di Torino e del cardinale Mazzarino alla corte francese.

Dalla metà del Seicento giornali e gazzette finiscono col diventare uno dei mezzi della
politica culturale del principe, di organizzazione di un clima di consenso al governo assoluto
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comparso a Torino nel febbraio 1645, diretta da Pietro Socini, un ecclesiastico di secondo
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attraverso persone di fiducia, redigerle, dare il lavoro alla tipografia, correggere le bozze,
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Le gazzette rispondono allo stesso pubblico di quelle francesi ed europee, cioè funzionari,
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piccoli Stati della penisola. Scipione Maffei, Antonio Vallisnieri e Apostolo Zeno sono gli
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professionisti e artigiani, che affianca i letterati tradizionali. Per questo ceto medio che si
emancipa dalla Chiesa contano più gli spettacoli, le mode, i dibattiti intorno alle arti meno
individuali e più capaci di comunicare emozioni, immagini e problemi. Questo pubblico
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Il primo a cogliere queste esigenze in Italia è Gaspare Gozzi,nato nel 1713, che cresce
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truffatori, mercanti disonesti, imbroglioni. Accanto a queste figure, che rivivono con la
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Accanto a Gaspare Gozzi si afferma la figura di Giuseppe Baretti, che dal 10 settembre 1763
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bersagli critici di Giuseppe Baretti è Pietro Verri, una delle figure fondamentali della storia
della stampa, della letteratura e della cultura italiana del Settecento.
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cioè il formalismo e tradizionalismo delle discipline legali e prende a frequentare i salotti
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giovani che hanno un ruolo significativo della cultura politica ed economica del proprio
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Amedeo II, da voce alla tradizione ortodossa dal punto di vista religioso presente a Torino,
ma anche ai temi nuovi. Pubblica i testi del filosofo e matematico Leibniz. Dà spazio a
Lagrange e ai grandi divulgatori scientifici riuniti attorno alla corte sabauda, che porteranno
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assicura 16 corrispondenti in Italia e fin dal primo numero, di 96 pagine, comincia
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La seconda metà del Settecento vede, insomma, la crescita impetuosa dei generi. In crisi il
giornale dei letterati, che è stato il punto di riferimento dalla fine dei Seicento agli anni
quaranta del diciottesimo secolo, cresce la stampa di opinione. Le gazzette, senza perdere i
profondi legami con il privilegio di Stato, diventano sempre meno elenchi di notizie, per
trasformarsi spesso in strumenti di appoggio alle politiche riformatrici.

In Toscana convivono, abbiamo visto, tre gazzette che appoggiano il governo di Pietro
Leopoldo. A Venezia prevale la cronaca urbana, che è eco dei delicati equilibri fra città-stato
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Stato della Chiesa.
La Rivoluzione Francese (1789-1999)

 I giornali italiani nella seconda metà del Settecento avevano seguito con passione non più e
non solo le contese dinastiche, le rivalità coloniali, i giochi di alleanze per il mantenimento
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dei rapporti tra sudditi e governanti. È inutile ricordare con quanta partecipazione il ceto
colto europeo e italiano seguisse le vicende della Corsica, della Polonia, dei Paesi Bassi, la
guerra di liberazione americana e la nascita degli Stati Uniti.

Il primo e più autorevole commento agli eventi parigini seguiti al 14 luglio 1789 è di Pietro
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Ogni bottega, ogni caffè in tutta la Penisola diventano un luogo per il divampare di
appassionate discussioni. I giornalisti letterari lamentano la riduzione degli spazi e vantaggio
della dilagante informazione politica. Il best-seller diventa un opuscolo di Saverio Scrofani
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Il dilagare delle armate francesi in Italia dalla primavera 1796 è accompagnato da una vera e
propria esplosione della stampa periodica paragonabile a quella registrata in Francia nel
1788-89. Nella sola Milano nascono nel triennio 1796-1799 quaranta pubblicazioni, a
Bologna diciassette, a Genova una ventina, a Venezia una ventina, altrettante a Roma e a
Napoli. Debuttano nel giornalismo Bergamo, Brescia, Verona, Padova, Morbegno, Lodi,
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che si sposa con la libertà di espressione rivendicata da tempo dai circoli riformatori italiani.
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chiaramente verso le forze moderate e, ad esempio, impone al Direttorio Cisalpino di
«reprimere gli abusi della stampa». Con la pace di Compoformio del 6 novembre 1796,
Napoleone fa emanare una legge sulla polizia tipografica. A fare le spese sono giornali come
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Toscana hanno ciascuna le proprie gazzette, i propri diari, le proprie antologie, i propri
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compromesse con i regimi del Triennio rivoluzionario 1796-1799. È il caso, ad esempio,
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alleanza di trono e altare.
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La vittoria di Napoleone nella battaglia di Marengo non risuscita gli antichi entusiasmi.
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Marengo (giugno 1800) alla trasformazione del Piemonte in 27ª divisione militare francese.
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della Senna a Parigi. In Italia la cinghia di trasmissione della volontà di Napoleone sono i
prefetti che a volte trovano una concorrenza nelle autorità di polizia, e di queste frizioni si
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(parla francese, inglese e tedesco), ferocemente antinapoleonico, nato nel Mantovano nel
1773. Acerbi corre a Vienna nel 1814 e segue il Congresso. Il governo austriaco del
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organizzatore del consenso, specialmente fra i ceti intellettuali della Penisola, senza però
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redattori figurano il poeta Vincenzo Monti e Pietro Giordani. Più di quattrocento sono i
letterati ingaggiati. Alessandro Manzoni e il giurista Giandomenico Romagnosi, invitati, si
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riflette in modo significativo il fallimento politico e culturale della Restaurazione in Italia.
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generazione romantica sospinta dalla magnetica parola di Madame de Stael. I nomi? Silvio
Pellico, Ludovico di Breme, Pietro Corsieri, Giovanni Berchet, Federico Gonfalonieri, Luigi
Porro Lambertenghi, Ermes Visconti, Giovanni Rasori, Giandomenico Romagnosi. Il
programma della pubblicazione così lo delinea Silvio Pellico: «Lo scopo principale
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romanzi, le novelle, gli aneddoti, come attinenti al comic
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Spielberg e diventerà noto in tutta Europa pe
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una visione europea, moderna dei problemi di civiltà, con una coloritura di liberalismo.
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pontificio. Le idee politiche sono: un vago costituzionalismo e un vago aspirare a una
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Essi non vedono mai intaccata la loro libertà di stampa, dicono sempre senza impacci quello
che vogliono dire. I limiti sono connaturati in loro, non imposti dal di fuori. E questa è la
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I moti carbonari del 1820-1821 non rovesciano i governi assolutisti, ma per la prima volta il
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legittimista, con i giornali della reazione cattolica e in campo liberale. Il cattolicesimo più
intransigente e retrivo risponde attraverso i propri giornali alla crisi cospirativa e
rivoluzionaria che aveva squassato la Penisola. Di qui il carattere scopertamente o
larvatamente politico di questa stampa, che pur si presenta con preminenti aspetti
devozionali e apologetici.
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dinastica. Sono riviste spesso dipinte come totalmente conformiste, ma la Santa Sede non
sempre gradì quel loro atteggiamento di gladiatoria intransigenza. E anche i sovrani non
furono sempre pronti a riconoscere la gladiatoria intransigenza. Erano riviste soporifere e di
scarsa risonanza.

Oltre alla risposta reazionaria cattolica, i moti del 1820-21 provocarono una risposta della
stampa liberale. Dalla riflessione per il fallimento dei moti rivoluzionari delle Due Sicilie e
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Gian Pietro Viesseux, nato nel 1779 a Oneglia da una famiglia di origine ginevrina. Nel
1819 Viesseux fonda a Firenze un gabinetto di lettura. Si incontra il fior fiore della cultura
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viene pubblicato un progetto di unione federale della Penisola. La censura del Granducato
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che è un soffio di aria nuova nel giornalismo italiano della Restaurazione. Vi appaiono le
prime recensioni di libri scritte da Giuseppe Mazzini. Sui giornali si manifesta la funzione
rivoluzionaria del democratismo e del mazzinianesimo, premessa della rivolta contro
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I moti del 1831, la cui figura principale è quella di Ciro Menotti, hanno un programma che
mira a realizzare libertà costituzionali, riforme amministrative ed economiche e alla
laicizzazione dello Stato e determinano il sorgere di una serie di giornali che escono a
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ricavare da tutto questo un programma immediato per il futuro. I suoi articoli da tutto ciò
traevano un inconfondibile accento, del tutto nuovo nella storia del nostro giornalismo;
erano «opera di apostolato» e, prima ancora, di azione.
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Negli anni che seguono, fino al moto delle riforme e ai primi editti di liberalizzazione della
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preme sul Granducato di Toscana invocando misure di repressione e censura nei confronti
dei fogli più arditi. A Torino Giuseppe Pomba, tipografo-editore (fonda quella che oggi è la
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scorsa per me sono cose morte, stramorte, antiche come le mummie». Per lui il giornalismo
significa impegno civile, sdegno delle vanità letterarie e di vacue metafisicherie. Lo scopo
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Il biennio rivoluzionario 1848-1849
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,il cui principale articolista è Camillo Cavour. Il tema
principale è la riforma elettorale del Parlamento del Regno di Sardegna. Tutti salutano con
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Piemonte una stampa periodica provinciale bisettimanale e trisettimanale (la cui tradizione
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Nella seconda metà del 1848, nella capitale piemontese, due nuovi giornali si distinguono
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da subito alla conquista di un mercato popolare, puntando sul basso prezzo e la vivacità.
Scrive Bottero: «Partito non abbiam nessuno, opinioni quelle dei galantuomini».
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luglio 1848 (diventerà quotidiana nel 1856), per iniziativa del teologo Guglielmo Audisio,
del vescovo di Ivrea Luigi Moreno, del marchese Carlo Emanuele Birago di Vische, di
Gaetano Alimonia e di Gustavo Benso di Cavour, fratello di Camillo. Il programma è di
stretta obbedienza al pontefice e afferma che qualsiasi ordinamento deve porsi sotto
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1848 in seguito alle dimissioni del gabinetto Pinelli, si ha la confluenza Giobertidemocratici e questo fatto ha rilevanti implicazioni sulla stampa periodica. Gioberti tende a
realizzare un accordo dei vari sovrani in una confederazione egemonizzata dal Piemonte e
richiede quindi il rovesciamento dei governi democratici andati al potere a Firenze e a
Roma.

Concentriamo ora la nostra attenzione sulla stampa del 1848-1849 in Lombardia,
tralasciando inevitabilmente i paralleli sviluppi nel resto della Penisola. Nei pochi mesi tra le
Cinque Giornate e il ritorno degli Austriaci i giornali sono il principale strumento della vita
politica, che si sviluppa intensa a Milano e nel resto della Lombardia. Organo ufficiale del
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viene pubblicato dal 26 marzo al 3 agosto 1848. Ma la linea è unitaria. La redazione viene
affidata a Carlo Tenca, che lo r
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provvisorio per le sue incertezze e il suo isolamento dalle masse popolari. Sostenitore
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guerra precipitano e si fanno più manifesti i segni di malcontento nelle campagne, anche
alcuni giornali democratici danno spazio agli avvenimenti nelle realtà rurali, più sensibili
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norme comuni del codice penale. In particolare viene punita qualsiasi offesa o istigazione a
commettere reato contro gli istituti rappresentativi, i capi delle potenze estere, il personale
diplomatico, nonché contro i culti, il buon costume e il diritto di proprietà. Il giudizio è
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del 42-45% in Piemonte e Lombardia. Il diritto di voti attivo e passivo è limitato al 2% della
popolazione. I bassi redditi e le scarse possibilità di mobilità sociale creano ulteriori
diaframmi tra stampa e pubblica opinione. I giornali vengono venduti dai botteghini e dalle
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I giornali di Torino e Milano continuano ad essere i più diffusi e influenti. Il passaggio della
capitale a Roma nel 1870 non comporta lo sviluppo colà di iniziative editoriali. Al centro
prevalgono solo i giornali di Firenze. Malgrado il severo controllo esercitato da prefetti e
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spalle editori di grandi tradizioni come i fratelli Civelli, proprietari di vari giornali a Firenze
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batte contro la frantumazione della Destra tra partito piemontese e toscano, con lo
spostamento della capitale da Torino a Firenze. E contribuisce a fare dello schieramento
moderato lombardo il gruppo più ortodosso e coerente del partito conservatore.

È comunque la stampa piemontese a esprimere per lungo tempo motivi e istanze
rigidamente regionalistici. Il giornalismo piemontese, che è stato il primo vivaio della
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opposto alla cessione di Nizza alla Francia e a Francesco Crispi.
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culturale liberale. Le iniziative principali sono in campo cattolico: il 17 ottobre 1870 risorge
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scoppiato nel 1882, protagonista il finanziere di origine ungherese Eugenio Oblieght che,
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Nel 1893 lo scandalo della Banca Romana fa emergere sovvenzioni illecite a decine di
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suffragio elettorale nel 1882 dà il voto a operai e contadini e rende inevitabile profonde
trasformazioni della stampa.
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Le cannonate di Bava Beccaris sulla folla a Milano nel 1898 e il ministero reazionario Di
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secondo, invece, invoca il superamento della legge elettorale perfermare la marea montante
del popolo. Dopo la sconfitta della reazione, il 17 maggio 1900 Luigi Alberini riesce a
pubblicare un editoriale di critica al direttore Oliva e a capovolgere la tendenza
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Bologna, Roma e Napoli sono le piazzeforti della stampa italiana.
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È tempo ora di introdurre la figura di Luigi Albertini, uno dei grandissimi del giornalismo
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e le simpatie iniziali per Pelloux, e ne fa un grande quotidiano attestato su posizioni liberali
e di statura europea.
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liberista in economia, fedele alla Triplice Alleanza Italia-Austria Ungheria- Prussia. Alla
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continuatore delle idealità etico-politiche e intellettuali della Destra storica. Imbocca
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meridionale. Tra i collaboratori figurano nomi altisonanti della politica come Sidney
Sonnino, il futuro ministro degli esteri Di San Giuliano, lo storico meridionalista Giustino
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cattolica, rinnovatisi in parte o in tutto rispetto ai tradizionali motivi della stampa clericale
post-unitaria. Al Congresso Cattolico Italiano di Pavia del 1894 si contano 26 quotidiani, la
maggior parte di osservanza intransigente: quattro nel Veneto, cinque in Lombardia, tre in
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sfociato nelle cannonate del generale Bava Beccarsi contro la folla a Milano.
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Un altro mondo, oltre a quello cattolico, si affacciava nella storia della stampa: quello
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fondato e diretto da Enrico Corradini nel marzo 1911. Con Papini e Prezzolino, Corradini
avanza la candidatura a alfiere e interprete della rinascita borghese in funzione nettamente
antisocialista e di opposizione altrettanto categorica al disegno giolittiano di allargamento
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stampa come quelli della Destra conservatrice, pur estranei alle matrici ideologiche del
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questo partito estende la sua area di intervento a tutta la Penisola. Tuttavia, contrariamente a
quanto era avvenuto per i cattolici, alla presenza più massiccia e organizzata dei socialisti in
Parlamento, nelle amministrazioni locali, nei sodalizi di categoria, non corrispond
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decreto reale 23 maggio 1915 vieta di dare qualsiasi informazione sulle operazioni belliche e
dà ai prefetti la facoltà di arrivare fino al sequestro dei giornali che procurano danno agli
interessi nazionali. I corrispondenti di guerra fanno servizi per mantenere alto il morale della
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Nel grigiore che caratterizza la stampa nei primi due anni di guerra l
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La Rivoluzione di Febbraio (17 febbraio 1917) in Russia sorprende la stampa italiana che
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sacro suolo nazionale. Il 28 ottobre i giornali riconoscono la gravità del rovescio e
sottolineano la necessità della concordia nazionale. Subito dopo Caporetto i cosiddetti
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La logica politica ed economica che presiede ai mutamenti della stampa si inserisce in
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La seconda linea di tendenza è il sorgere tra il 1920 e il 1924 a Milano e a Roma di una serie
di testate espressione diretta di movimenti politici e partiti sorti o cresciuti nel dopoguerra:
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1920 a Torino divide la stampa italiana tra reazionari e moderati che invocano la mano forte,
riformisti che sollecitano un rinnovamento delle strutture del Paese per rispondere ai bisogni
dei ceti più poveri e sostenitori del movimento rivoluzionario.
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Giolitti al potere viene accettato dalla stampa liberale come un male da accettare. I temi più
importanti diventano il timore della rivoluzione bolscevica e le insufficienze dello Stato
liberale.
17

Dal 1921 il tema che campeggia sui giornali è il ruolo e il destino del movimento fascista. Il
congresso di Livorno che si apre il 15 gennaio 1921 e porta alla fondazione del partito
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edicola il 30 novembre 1926 con una nuova società editrice, direttore Andrea Torre.
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La legge sulla stampa del 31 dicembre 1925, firmata dal guardasigilli Alfredo Rocco, stringe
i giornali in una rete di mi
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giornali come fumo negli occhi. Così, ad esempio, il gerarca Farinacci riesce ad ottenere
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illante scrittore del Regime fascista. Lo ha
scelto Giovanni Agnelli, che si è piegato. Malaparte sostiene lo squadrismo provinciale, dal
quale proviene. Il 1° maggio 1929 viene istituita la Commissione superiore per la stampa,
presieduta da Arnaldo Mussoli
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della stampa per rispondere alla duplice esigenza de
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propaganda affidato a Dino Alfieri, creatura di Ciano, fa le cose in grande. Ai giornalisti è
offerto vitto, alloggio, automezzi e carburante. I giornalisti trasmettono dispacci e articoli
per telegrafo o attraverso le stazioni radio delle forze armate. Nel 1937 nasce il Minculpop,
il Ministero della Cultura Popolare.
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Nei primi mesi del 1938 la stampa di regime dà il via alla campagna antisemita a sostegno
delle leggi razziali. Gli orga
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sono i sintomi del declino del cartello concentrazionista.
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del Minculpop: si congela la situazione in attesa di personale giornalistico direttivo di
ricambio. Intanto, Mussolini con la Repubblica Sociale Italiana cerca di darsi un consenso di
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delle varie componenti: la stampa azionista, la stampa comunista, quella socialista, quella
cattolica, quella moderata e del Cln (Il Comitato di liberazione nazionale), quella delle
formazioni partigiane.
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nel lager nazista di Hersbruck, per il quale è avviata in Vaticano la causa di beatificazione.
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Fra il 1946 e 1947 si delinea la mappa della stampa italiana che rimarrà inalterata per molti
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indistinguibili (a differenza dei giornali anglosassoni). Grandi novità maturano invece nel
settore dei periodici. I tre settimanali di politica e attualità usciti a Milano –“
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
 Il lavoro nelle redazioni è accentrato in strutture sostanzialmente autoritarie. Il direttore è
un monarca senza Costituzione. Il caporedattore è il suo luogotenente. Ma i giornalisti non
hanno ancora maturato una coscienza collettiva e non avanzano rivendicazioni, per ora. Gli
stipendi sono modesti e il posto non è sicuro, motivo per cui prevalgono le spinte
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del regime fascista, che è percepito come garanzia di stabilità professionale.

Sono questioni affrontate nel primo congresso della Fnsi (5-9 ottobre 1946). Solo i
giornalisti dei quotidiani, dipendenti delle rispettive aziende, possono esercitare la
professione giornalistica. Definita appunto professione perché tutelata da un Ordine. La
strada per diventare giornalisti professionisti è quella del praticantato, che esiste ancora a
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Il congresso della Fnsi chiede, inoltre, una disciplina giuridica delle aziende giornalistiche
soprattutto a garanzia delle liquidazioni; una legge organica sulla stampa; il riassetto
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compiti e vengano consultati sui licenziamenti e sulla disciplina interna.

Il primo contratto nazionale di lavoro viene firmato dalla Fnsi e dalla Fieg, la Federazione
italiana editori, il 23 luglio 1947. Le parti normative sono nel complesso deludenti. I poteri
del direttore non sono condizionabili dalla redazione, come la Fnsi chiedeva. I Cdr sono
istituiti e sono elettivi, ma il loro compito è limitato e generico. Si parla di «tutela dei diritti
morali e materiali derivanti dal presente contratto».
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Una tappa cruciale diventa la discussione a
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21°, sulla libertà di espressione. È un confronto memorabile, con continui colpi di scena, tra
le grandi concezioni storiche, giuridiche, filosofiche e politiche. Protagonisti sono la
Democrazia Cristiana, il mondo cattolico con in testa papa Pio XII, le forze di ispirazione
liberale, quelle marxiste e socialiste. La disciplina del sequestro è uno dei punti di maggior
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Ecco il testo: «Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la
parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad
autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato
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intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere
generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le
pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon
costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le
violazioni».

Il trionfo elettorale della Dc di Alcide De Gasperi sul Fronte popolare di Palmiro Togliatti e
Pietro Nenni il 18 aprile 1948 ha tre ordini di conseguenze sulla stampa italiana. Il primo è
la polarizzazione dei giornali nei due campi. Il secondo è il grado elevatissimo di
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contributo annuale della presidenza del consiglio dei ministri. Terza operazione nel 1951 è
la creazione di una catena di piccoli quotidiani indipendenti, il Cei-Centro editoriale italiano,
che acquista vari quotidiani in provincia e ne fonda di nuovi in tutta Italia. Quarta
operazione è la c
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La Confindustria crea una catena di propri giornali. Nuove proprietà vicine alla Dc si
insediano a Bologna, dove c
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novità maggiore è a Milano, al «Corriere», dove nuovo direttore diventa Mario Missiroli,
uomo di indiscusso prestigio. La cornice è il tentativo della Dc di rilanciare il centrismo in
vista delle elezioni politiche del 1953.
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A sinistra la sconfitta elettorale del 18 aprile 1948 provoca il contrattacco editoriale da parte
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Intanto, tra il 1948 e il 1951 il prezzo dei giornali sale da 10 a 25 lire, il numero delle testate
scende da 136 a 111. Le vendite sono scarse: il rapporto è di un quotidiano ogni dieci
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Nella stagnante scena del giornalismo italiano la data del 21 aprile 1956 è storica. Arriva
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contrapposizione con le tendenze dominanti sul terreno politico-economico e giornalistico.
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Intanto nel febbraio 1956 le sinistre e la stampa di sinistra sono investiti dal ciclone
provocato dal rapporto Kruscev al XX Congresso del Partito comunista sovietico, che
denuncia i crimini di Stalin e avvia la destalinizzazione. Seguono i moti di Poznan in
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La stampa italiana cresce e si ramifica, partecipa al fermento di crescita del Paese
impegnato, nella seconda metà degli anni cinquanta, nel miracolo economico, e alla lotta
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lgennaio 1958. Un convegno porta alla
ribalta e denuncia il conformismo dei mass media, le intimidazioni e i ripetuti procedimenti
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387 uomini di cultura e giornalisti.
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Alla fine del 1959 i quotidiani sono 93. Il prezzo di vendita è 30 lire. Il numero medio delle
pagine va dalle 8 dei giornali di provincia alle 16 di quelli nazionali. I quotidiani che
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La stampa dal 1960 al 1975
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Nei primi mesi del 1960 quasi tutti i quotidiani che si dichiarano indipendenti e i più diffusi
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Quando cade Segni, il coro dei giornali approva la soluzione della crisi scelta dal presidente
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fatti di giugno a Genova, le cariche della polizia contro i dimostranti. La Dc toglie la fiducia
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scontro nel mondo della stampa diventa acuto per effetto della rottura che si è verificata
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Giuseppe Dossetti, leader e teorico del primo nucleo della sinistra democristiana.
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
A fine anno la situazione finanziaria delle testate peggiora: la concorrenza fa aumentare il
numero delle pagine, mentre la tv sottrae fette di risorse pubblicitarie. Molte testate
investono per aumentare il numero delle pagine, per pubblicare il numero del lunedì, per
assumere più giornalisti, per creare impianti di stampa in varie città. In questa situazione, i
lavoratori poligrafici scendono in lotta e proclamano lo sciopero più duro, mentre il quadro
normativo si precisa con l’
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A partire dal 1964 la recessione e la crescita dei costi si fanno sentire acutamente
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1969, su richiesta di misure anti-trust da parte della sinistra. Novità anche nel mondo
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 La contestazione dei giovani dà vita a gruppi politici nuovi che si esprimono attraverso
settimanali e periodici di controinformazione che nascono nel 1968 e dai quali nasceranno
anni dopo i quotidiani della sinistra extra-pa
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1969, con la strage di piazza Fontana, le bombe di Roma del dicembre 1969, la ripresa
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giornalista Radio-Tv. La nuova linea strategica della Federazione Nazionale della Stampa è
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diventata Giulia Maria Mozzoni Crespi, proprietaria di un terzo della società editrice.
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durissimo. Prevale Rinnovamento, la corrente di sinistra, che rielegge presidente Adriano
Falvo con 123 voti, mentre Flaminio Piccoli, leader della corrente dorotea della Dc e
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La prima grossa crisi editoriale esplode a Torino nel 1974. La Democrazia Cristiana,
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Alberto Caprotti, che promette il rilancio fidando su un finanziamento garantito dalla
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pubblico Rai con la riforma del 1975 è affidato al Parlamento, che lo esercita attraverso una
commissione di vigilanza. Nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionaledà il via
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Moro e il Pci di Enrico Berlinguer.
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giorno dopo cercano soprattutto i commenti. Fra gli opinionisti compare il vignettista
satirico, Giorgio Forattini. È un successo. Il primo balzo in avanti nella diffusione si ha nei
55 giorni del sequestro Moro, dal 16 marzo al 9 maggio 1978. Scalfari schiera il giornale per
la linea della fermezza, in opposizione alla linea trattativista del Psi di Bettino Craxi.
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Andrea demanda la conduzione al figlio Angelo, che conferma Piero Ottone direttore e
adotta un atteggiamento più riservato verso Cefis e la Montedison. Ma in via Solferino esiste
una grave questione finanziaria: 20 miliardi di deficit patrimoniale,a
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un quotidiano popolare a basso prezzo, come quelli che escono in Gran Bretagna e
Germania. Ma il progetto affidato a Cesare Lanza non decolla. Rizzoli lancia, inoltre,
Telemalta, presentata come la Tv tutta estera italiana. Ma i benefici pubblicitari sono pochi.
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Flaminio Piccoli. Chi dà questi soldi a Rizzoli? Spunta il nome di Roberto Calvi, presidente
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ricapitalizzazione sale al vertice gestionale il finanziere Bruno Tassan Din. Il direttore
Ottone si dimette il 22 ottobre 1977. Al suo posto viene nominato Franco Di Bella, direttore
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aziende e le nome anti-trust. Il limite nazionale di concentrazione è fissato al 20% della
tiratura globale dei quotidiani.
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tre giorni prima nella villa di Gelli ad Arezzo. Vi sono ventotto giornalisti, quattro editori e
sette dirigenti editoriali. Il 18 giugno muove impiccato a Londra Roberto Calvi. Si è
impiccato? È stato impiccato? Non è ancora stato accertato processualmente.
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coperto discretamente in questa fase dal Pci. Lasciano via Solforino Alberto Ronchey, Enzo
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Intanto, la categoria dei giornalisti va incontro a notevoli cambiamenti: di ordine qualitativo
e quantitativo, di cultura e mentalità professionale. Fra il 1978 e il 1983 entrano nei ranghi
dei professionisti 2.441 nuovi giornalisti, pari al 25% degli iscritti globali che sono 9.638,
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Il 22 dicembre 1989 un giudice dà ragione alla cordata Formenton-Mondadori-Berlusconi e
dichiara decaduto il cda con Caracciolo presidente. La nuova maggioranza elegge
Berlusconi presidente il 25 gennaio 1980. Il 22 marzo la Camera approva definitivamente la
legge Mammì sulla regolamentazione del sistema radiotv. Il 4 aprile il Tribunale dà torto a
Berlusconi a proposito del cda della Mondadori-L’
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