4/2004
NOTIZIARIO DI STORIA E ATTUALITÀ SANTAGATESE n. 4 reg. trib. ps nr. 427 - Dir. Resp. G. Dall’Ara redazione Sant’Agata Feltria
Fax 0541/929744 - Grafica e fotocomposizione ilponte - Stampa La Pieve poligrafica editoriale, V. Verucchio - email [email protected]
La chiesa
“restituisce”
due fosse
Sommario
2
Attualità
3
Entroterra e turismo
4
I Giovanetti di Tramonto
5
Soldati in rivolta
6
San Donato, mappa del 1800
7
Maiano, elementare!
8
Frati santagatesi
9
Abbiamo bisogno di te
10
Gatti, fantasmi e castelli
11
Modi di dire
12
Fatevi sentire
ROCCA
È UN’INIZIATIVA
COMITATO FIERE
ED INIZIATIVE PROMOZIONALI
N
el triangolo compreso tra
Talamello-Sant’Agata-Sogliano,
le fosse sono disseminate un
po’ ovunque. Ma in chiesa, in un luogo
di culto, ancora non si erano scoperte.
Il ritrovamento è avvenuto a Sant’Agata
Feltria, proprio all’ombra di Rocca
Fregoso. In occasione dei lavori di
restauro (un finanziamento milionario
che arriva dall’Europa), gli operai si
son trovati di fronte a due buche sotto
la pavimentazione all’interno della
chiesa di San Francesco della Rosa,
eretta nel 1700 dai frati minori conventuali. Le due fosse sono di dimensioni
più ridotte rispetto a quelle rinvenute
in paese: potrebbero contenere circa 12
quintali ciascuna di formaggio contro i
23 delle “sorelle”. Fosse dimensionate,
di uso casalingo e non da affitto,
insomma. “È un ritrovamento importante, - ammette Franco Vicini che da
assessore in Comunità Montana ha
sostenuto diverse battaglie per l’alleanza del fossa - che conferma la larga diffusione in paese dell’attività del formaggio. La quantità di buche disseminate al riparo delle mura, infatti, è altissima”. Con quelle della chiesa salgono
a 26 le fosse nel borgo feretrano (di cui
19 in attività), che fanno di Sant’Agata
il comune più “prolifico”. Ora si dovrà
decidere della sorte dei nuovi pertugi:
San Francesco della Rosa resta un
luogo di culto. E c’è già chi propende
per due lastre di vetro per lasciare
affiorare alla vista la memoria storica di
una pratica diffusa. (p.g.)
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
ATTUALITÀ
ATTUALITÀ
è stato non solo un amico, ma un esempio: mai sopra le
righe. Della sua “umiltà” è testimone tutta la sua vita, con la
famiglia e i tanti amici al centro dei suoi affetti. Provate a leggere il racconto dell’incontro, tra lui e suo padre, con il direttore della Miniera di Perticara, nel 1940, contenuto nel libro
La Buga, e ritroverete tutta la sua sensibilità.
Un’ultima annotazione: un particolare ringraziamento alla
Pro Loco di Perticara e al Museo storico minerario che per
una iniziativa organizzata nei primi giorni dello scorso mese
di luglio, hanno voluto utilizzare una frase di Enzo Antinori,
stampandola sul depliant dell’evento. Ecco la frase “(1964)
C’ero anch’io a murare, ma in ogni muro lasciavo un foro
aperto, un buco perché la nostra buga potesse respirare e
quindi vivere”. (g.d.)
Il prof. Cappelli
di Romagnano
Segnaliamo ai lettori della Rocca che il dr. Piero Raggi di
Ravenna ha pubblicato su La Piè (n. 2, 2004) una interessante biografia del prof. Lorenzo Cappelli, chirurgo nato a
Romagnano di S. Agata Feltria nel 1868, e morto nel 1949.
Grazie alla documentazione raccolta da Raggi anche il nostro
giornale, in passato, nell’aprile del 1997, ha raccontato brevemente la vita dell’illustre concittadino, ma ora la bibliografia su Cappelli si è arricchita di un lavoro al tempo stesso
scientifico e divulgativo. Nel 1955 a Mercato Saraceno alla
presenza del sen. Aldo Spallacci, venne dedicato un busto al
prof. Cappelli; chi desiderasse vederlo lo trova nell’Ospedale
di Mercato Saraceno.
Scoperta
una Villa romana
Riconoscimento per
San Leo, Mercatello
sul Metauro e Gradara
Una villa romana imperiale, con una superficie di 800 metri
quadrati, e pavimenti a mosaico stupendamente conservati
per uno spazio di 500 metri quadrati. La scoperta archeologica più sensazionale degli ultimi anni è stata effettuata non
lontano da noi, a Sant’Angelo in Vado. Chi conosce
Sant’Angelo sa già che si tratta di una splendida cittadina del
Montefeltro, ma oggi questa realtà si è arricchita di un complesso archeologico di grande importanza. La scoperta di una
villa di epoca romana, una domus imperiale, la possibilità di
visitare una ventina di vani, gran parte dei quali presentano
dei mosaici così belli da fare invidia a quelli di Piazza
Armerina, fanno di Sant’Angelo in Vado una meta archeologica, e più esattamente un “Municipio romano”che non ha
confronti a livello regionale. Gli scavi avviati nel 2003 sotto
la direzione della dottoressa Michela Tornatore stanno proseguendo alacremente. La Rocca terrà informati i suoi lettori
sull’andamento degli scavi e sui nuovi sviluppi.
Il 21 luglio sono state assegnate tre Bandiere Arancioni, il
riconoscimento cioè della qualità turistica e ambientale ideato dal Touring Club Italiano, in Provincia di Pesaro. I comuni che d’ora in poi possono esibire questo riconoscimento
sono San Leo, Mercatello sul Metauro e Gradara. Alla premiazione erano presenti il presidente della Provincia di
Pesaro-Urbino, l’assessore provinciale al Turismo, il sindaco
di Mercatello sul Metauro, l’assessore al Turismo di Gradara,
l’assessore al Turismo di San Leo.
Gli amici ricordano
Enzo Antinori
I Cappuccini
a Teatro
Perticara 5 agosto. Gli amici ricordano Enzo Antinori. È stato
questo il tema della bella serata organizzata dalla Pro Loco di
Perticara, nella sala del Minatore strapiena per l’occasione.
Efrem Satanassi ha fatto da filo conduttore delle emozioni
“messe in scena”, o raccontate da Eva Mariani (con Fabio
Fabbri alla chitarra), Letizia Valli, Pierluigi Vicini, Caterina di
Lucignano, don Pietro Cappella e poi a seguire i tanti amici
di Enzo. Per chi non avesse avuto la fortuna di conoscerlo ci
limitiamo a dire che Enzo Antinori era persona dal “multiforme ingegno”, piena di amore e di discrezione in tutte le cose
che faceva. Sapeva scrivere (il suo libro La Buga si legge
tutto d’un fiato), sapeva suonare e comporre musica, sapeva
aggiustare qualsiasi cosa (dagli orologi a pendolo ai registratori); era creativo, come dimostrano le sue invenzioni (celebre l’orologio “a patate”), appassionato di storia locale, divulgatore della storia e della cultura della miniera di zolfo di
Perticara. Le annate della Rocca, e ancor prima le annate di
“Qui Perticara”, raccolgono molti suoi articoli che testimoniano la varietà dei suoi interessi.
Va anche detto che era generoso e sempre disponibile, anche
se dirlo può sembrare retorica, ma è la verità. Per molti di noi
Sabato 21 agosto in Teatro si è fatto il punto sulla storia dei
Cappuccini in Emilia Romagna. I relatori p. Prospero Rivi e
p. Andrea Maggioli hanno descritto l’importanza del movimento francescano a livello nazionale (nella storia, nella cultura, nell’arte), e a livello provinciale. Per i Cappuccini la
Provincia dell’Emilia Romagna tradizionalmente comprende
anche S. Agata. Nel nostro paese i frati cappuccini sono presenti dal 1500, chiamati da Lucrezia Vitelli Fregoso, e da allora a decine i giovani del nostro paese hanno seguito la
sequela di Cristo sulle orme di San Francesco. Chi fosse interessato può chiedere il volume a padre Giacomo presso il
convento di S. Agata. La Rocca desidera ringraziare p. Andrea
Maggioli per la ricerca che ha fatto sui frati originari di S.
Agata, e per averci messo a disposizione la sua relazione, che
viene pubblicata a puntate su questo giornale a partire da
questo numero.
2
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
Il contributo dell’entroterra
allo sviluppo del turismo romagnolo
N
el 1700 a Rimini, in piazza
Cavour, di fianco alla pescheria c’era uno degli alberghi più
importanti della città. Il suo nome era
“albergo del Montefeltro”. Un caso? O
invece la prova di un legame storico
profondo tra l’entroterra e il mare
anche nella dimensione dei viaggi e
del turismo?
Certo quella del contributo che l’entroterra riminese, e la Valmarecchia in
particolare, hanno dato allo sviluppo
del turismo nella riviera romagnola è
una storia ancora tutta da scrivere.
Tutti sappiamo che lungo il corso del
‘900 generazioni di persone si sono
trasferite dall’entroterra al mare portando la loro cultura, la loro capacità
di esprimersi in attività e ritmi di lavoro cha hanno permesso la nascita di
un modello di ospitalità molto particolare come è quello romagnolo. Lo studioso riminese Oreste Delucca ha raccontato quella storia con queste parole: “E’ una vera migrazione, una discesa alla marina di dimensioni epocali:
tale dunque da introdurre largamente,
nel nuovo comparto turistico, mentalità, abitudini, esperienze e modelli
organizzativi tipici del mondo di provenienza, in sostanza il retaggio culturale maturato per generazioni durante
sette secoli di vita contadina”. In altre
parole diversi studi mostrano come la
forza lavoro del turismo riminese proviene in gran parte dall’esperienza
mezzadrile, una formula che realizza
una forte saldatura tra casa e terreno,
tra azienda e famiglia, fra vita e lavoro”, e nell’esperienza mezzadrile stanno le radici del modello turistico
romagnolo.
“Nel dopoguerra la riviera si trasforma
in un grande cantiere. Tutti sono
muratori, molti diventano capomastri
dalla sera alla mattina (...) Da secoli,
nella cultura consolidata e nell’operare concreto del mezzadro, la casa e il
terreno sono strettamente legati, quasi
una cosa sola. Per lui, i lavori di
costruzione, riparazione e manutenzione dell’edificio rurale o dei suoi
annessi, sono quasi un tutt’uno con
l’impegno di conduzione e sistemazio-
Vallino alla Festa degli Aquiloni
ne fondiaria. Egli non è solo agricoltore, ma anche muratore, manovale,
falegname, carpentiere, imbianchino.
(...) Ecco perché nel secondo dopoguerra il boom del settore edilizio può
avvenire con celerità e facilità ad
opera di personale proveniente dall’agricoltura. Per la stessa ragione il mezzadro che diviene albergatore assume
un ruolo tutto particolare nei confronti dell’edificio in cui esercita la nuova
professione”. Anche le cambiali che
sono state indicate come uno dei simboli del modello hanno attinenza con
la cultura mezzadrile. “È storicamente
documentato che la famiglia del mezzadro ha vissuto coi debiti”, coi prestiti, stagione dopo stagione, a partire
dal Medioevo. Il mezzadro-albergatore
non ama i mutui a lungo termine e
non è solito fare progetti di ampio
respiro. La sua gittata è annuale; egli
ragiona da un raccolto all’atro, come
era abituato sul podere”, ed i debiti
non lo spaventano. “Il risultato ultimo
di un simile percorso, fatto di piccoli
balzi possiamo constatarlo ancora
oggi: è la tipica pensione costruita su
un lotto troppo piccolo per contenerla, ricavata sacrificando anche gli
spazi destinati a funzioni essenziali; è
un fabbricato sorto senza un progetto
organico, in virtù di successive
aggiunte e superfetazioni; è un palin3
sesto così tormentato da divenire col
tempo irreformabile”.
Anche la gestione dell’albergo ricalca
la gestione dell’azienda mezzadrile; il
titolare è in realtà il tuttofare dell’azienda al quale competono i lavori
manuali più pesanti, pur controllando
l’intera azienda, mentre la moglie continua ad essere l’azdòra, dell’azienda,
lavora in cucina, ma da lì si raccorda
con il marito ed i figli, che pensano
alla sala, o alle camere...A parere di
Delucca la cultura storicamente acquisita sul piccolo podere contribuisce a
spiegare le peculiarità del boom realizzato dalla riviera riminese, e mostra
anche come l’esperienza degli anni
del pionierismo sia irripetibile.
Sarebbe interessante riuscire a ricostruire cosa è avvenuto in Riviera
dopo la chiusura della Miniera di
Perticara, un episodio che rappresentò
un nuovo motivo per emigrare, e che
portò a Rimini e dintorni nuove capacità, competenze e spirito di sacrificio.
Mi limito a ricordare che se nel 1968 a
Rimini nacque la prima cooperativa di
albergatori
d’Italia
(Promozione
Alberghiera), il merito fu anche del
santagatese Gino Gosti, che se Rimini
è oggi la capitale del turismo congressuale, ciò è avvenuto anche perché
nei primi anni ‘80, per merito del
nostro concittadino Davide Magnani,
cominciò ad ospitare congressi ed
eventi con migliaia di partecipanti,
fino ai 13mila di un celebre convegno
IMCO. Molti dei direttori degli alberghi più prestigiosi della costa sono
nati nell’area che va da Pennabilli a
Novafeltria (il povero Corazza era di
Soanne), l’attuale vicepresidente degli
albergatori di Riccione è di
Casteldelci; e se oggi girate nelle
agenzie di viaggio tra Cattolica e
Rimini, o andate nelle strutture pubbliche che si occupano di promozione
turistica vedrete che molti giovani di
successo sono delle vostre parti.
Insomma la Valmarecchia ha dato un
grande contributo al turismo riminese,
e continua a farlo. Aspettiamo dai lettori della Rocca qualche spunto per
continuare a raccontarlo. (g.d.)
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
CRONACA
DOCUMENTI
Terrore e amarezza
La rivolta dei soldati
L
a tragica uccisione di Alessandro
Giorgioni ha lasciato nel cuore
di ognuno una traccia indelebile
a cui spesso dovremmo tornare col
pensiero e con il cuore.
Tutte le volte in cui ci sentiamo
“poco” fortunati.
Quel giorno, oltre al sentimento di
pietà, tristezza, tenerezza verso
Alessandro e la sua famiglia, ho avuto
paura, e come me credo molte altre
persone: mi trovavo barricata in casa
con mia figlia di pochi anni, sapendo
che in giro c’era un pazzo criminale.
Quello che ho provato l’ho espresso
sul sito degli amici di Sant’Agata
Feltria, e solo per un motivo: ancora
adesso non riesco a spiegarmi come a
qualcuno, titolare di insana superficialità e di bieca inclinazione al folcloristico gossip da dopolavoro, sia venuto
in mente, anche in un momento del
genere, di mettere in giro una voce
tanto assurda quanto terribile (per
noi!): leggere per credere.
Alessandra Fantini
Giovedì pomeriggio.Caldo asfissiante,
elicotteri sulle nostre teste, giungono
le prime notizie. Ci barrichiamo in
casa: CHIUDI TUTTO, PORCA PUTTANA, questo è un pazzo, ma cosa ci
faceva un tipo del genere a Pereto?
Oddio, è successo ad Alessandro, il
toscano, quello alto. Madonna, cosa
I Giovanetti
di Tramonto
E
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
gr. Direttore,
come sempre
leggo
con
grande piacere il
suo giornale Rocca
e nel numero di
maggio/giugno ho
letto l’articolo tratto
La
dalla
guida
Valmarecchia delle
colombaie a cura di
Gianni Volpe.
Qui si scrive sulla
colombaia
di
Tramonto, di cui
sono comproprietario e si descrive la
chiave di volta con
le
iniziali
F.G.
( F e d e r i c o
Giovannetti) datata
1892 che si trova sul
portale.
Vorrei però precisare che nella mia
famiglia dalla metà del 1700 in poi
non c’è mai stato un Federico e che il
cognome contiene una sola “n”:
Giovanetti.
Sulla chiave di volta, come da disegno
allegato, la “F” è scolpita in maniera
doppia e speculare. Questo potrebbe
significare, invece dell’iniziale di un
nome, la parola “Fratelli”.
Infatti in quel periodo
vivevano
a
Tramonto i figli di
Francesco (1819):
Marco
(1873),
Tomaso (1867) e
Agostino (1860).
Ho tentato a più
riprese di trovare
documenti più completi, ma questi probabilmente
sono
stati distrutti dagli
eventi bellici o
dispersi a seguito
dell’omicidio
del
parroco di Pereto
che
sicuramente
deteneva le documentazioni relative
alle genti di quelle
contrade.
Certamente
sarei
molto lieto se qualcuno di sua conoscenza, in possesso di documenti e
notizie sia sulla località citata che sulla
famiglia Giovanetti, me lo facesse
sapere.
La ringrazio dell’attenzione ricevuta
con i complimenti per il giornale La
Rocca.
La saluto cordialmente.
Renzo Giovanetti
4
facciamo se viene qui?
Poi le prime telefonate di amici preoccupati, o forse incuriositi, ma è vero
che hanno trovato la moto del killer lì
da voi a Montalcino? QUI DA NOI,
QUI DA NOI, QUI DA NOI. Terrore
cieco, la bambina dorme, Montalcino
non è un cortiletto, sono 50 ettari di
bosco e pascoli, quello potrebbe essere
dovunque, chiamo i carabinieri di
Novafeltria, piango, mi tranquillizzano, mi rassicurano, signora, magari
avessimo trovato la moto, sapremmo
dove cercare. Resto chiusa fino alle
19.00, poi arrivano i clienti e mi
tocca: esco fuori e respiro.
Che dire?
Gli eroi
di Maiano
È
uscito il libro sugli eroi di
Maiano, così come anticipato
dalla Rocca. La pubblicazione è a cura del Comitato cittadino di
Maiano che lo ha presentato nel
corso della tradizionale festa di ferragosto. Il volumetto è diviso in 5
parti (Campagne d’Africa, Caduti
prima guerra mondiale, caduti
seconda guerra mondiale,caduti sul
lavoro, e documenti). L’intento della
pubblicazione è quello di non
dimenticare le persone scomparse, i
piccoli ed i grandi atti di eroismo,
ed il dolore di un popolo più volte
ferito. Grazie al lavoro degli organizzatori sono venuti alla luce tanti
episodi che saranno raccontati in
una prossima edizione. Anzi: tutti
sono invitati a chiedere il volume e
a collaborare per la prossima edizione. È sufficiente prendere contatti con il Comitato di Maiano o con
Mario Nalin, Riziero Angeli, Maria
Nicosanti, o Manlio Flenghi che ha
curato i testi e la ricerca. Per fine
ottobre è prevista la presentazione
in Teatro. S. Agata e le altre frazioni
seguiranno l’esempio di Maiano?
S
i temeva ne’ scorsi giorni qualche tumulto popolare per essere ridotto il peso del pane a
oncie due e mezzo a bai (occo), e
che in breve doveva ridursi a oncie
due, per cui questo Consiglio credette ne’ giorni festivi tenere nella loggia
di questo palazzo otto soldati circa di
questa guardia urbana armati di fucile per mantenimento della pubblica
tranquillità”, relaziona il podestà di
Sant’Agata al delegato apostolico di
Urbino in data 16 marzo 1802.
Il giorno precedente, su mandato del
primo funzionario pubblico, il bargello e uno sbirro avevano arrestato
in strada un certo Sebastiano Brigidi
per la trasgressione di un precetto
rilasciato dallo stesso funzionario e
per avere scritto una lettera ingiuriosa a un cisalpino di Montesasso.
Gli esecutori dell’arresto avevano
appena condotto il Brigidi nella cancelleria del tribunale quando il tenente ed alcuni soldati della guardia
cominciarono a minacciare di volere
uccidere quegli esecutori, per cui il
podestà ritenne prudente rilasciare
“con sigurtà” l’arrestato. Ma questa
concessione era risultata inutile perché i soldati avevano continuato, e
sempre con maggior foga, a pretendere di avere nelle loro mani i due
esecutori della legge.
In quei momenti di forte concitazione il capitano della guardia si presentò al podestà per riferire di non
essere in grado di frenare i suoi soldati, che pare fossero anche sostenuti dalla numerosa folla che si era
radunata davanti al palazzo, e per
proporre, onde risolvere la situazione, di rinchiudere per quella notte il
bargello e lo sbirro in carcere. Il
podestà si era rifiutato di prendere
tale risoluzione, ma quando il capitano, ritornato in piazza per tentare di
sedare il disordine, gli si presentò
davanti affermando il suo fallimento
e paventando che poteva succedere
qualche grave incidente, poiché i soldati ribelli brandivano minacciosamente le armi, egli non potè che ade-
rire alla sua richiesta. Durante la
notte, come si sperava, gli animi si
calmarono e il mattino seguente i
due insoliti prigionieri sarebbero
ritornati senza timore e ostacoli in
libertà.
La relazione del podestà si conclude
con parole di pretesa rivincita e
richiesta di aiuto: “Un tal’attentato
commesso contro li esecutori per
ragione del loro ufficio, e contro la
mia rappresentanza nel medesimo
mio tribunale in odio alla giustizia,
fatto da quelli che erano destinati al
mantenimento della pubblica tranquillità, merita il giusto risentimento
di Vostra Eminenza, a cui mi fò un
dovere significarle che qui è troppo
necessario un po’ di forza armata
onde tenere a dovere alcuni spiriti
vertiginosi, che per essere questa
giurisdizione limitrofa alla Toscana e
Cisalpina, e per non esser così facile
aver la forza all’occorrenza li rende
insubordinati e baldanzosi, e tal
verità è stata riconosciuta anche da
questo medesimo Consiglio”.
Nella risposta, immediata, del delegato apostolico, vi è disapprovazione
verso l’operato del podestà, al quale
si biasima la poca prudenza usata
nell’ordinare la cattura del Brigidi per
i due motivi che l’alto prelato considera leggeri, rapportati a un momento così delicato (la popolazione che
“sussurra” per il calo del peso del
pane). Nella missiva, oltre all’avvertimento di essere più prudente in casi
simili, vi è l’ingiunzione di “far sapere al comandante di detta guardia
che per l’avanti tenga più in dovere
gl’individui di essa onde non abbiano
a nascere nuovi sconcerti, altrimenti
egli ne sarà responsabile” e di istruire un processo contro i soldati insubordinati, per poi spedirgli, al suo
compimento, il corrispondente
ristretto affinché egli possa decidere
quale castigo infliggere.
Il podestà non rimane impassibile
alla riprovazione del suo operato e
risponde al legato apostolico, in data
26 marzo, che il mandato di cattura
5
era stato da lui consegnato al bargello alcuni giorni prima della sua esecuzione e che nel giorno in cui la
stessa fu eseguita aveva ordinato allo
stesso di agire con prudenza “e
quando non eravi più alcuno”. Egli
non ometterà di informare quanto
prima il processo, ma per farlo gli
abbisogneranno speciali facoltà per
processare il tenente poiché questi è
chierico e, quindi, soggetto al tribunale ecclesiastico.
Marco Battistelli
Eden,
ciao e grazie
di tutto
La gente di Petrella Ti saluta,
piccola “grande donna”!
Quanti sorrisi, quanta forza
d’animo;
Quante risate ci hai regalato
in questi anni!
Nei momenti difficili,
hai saputo confortarci;
nei momenti di gioia,
ci hai rallegrato con le tue arguzie.
Nei momenti di bisogno
ci hai dato la tua esperienza:
e di donna e di mamma.
Hai saputo tenerci uniti e
trovare la forza per costruire
cose nuove.
Quanta amicizia ci hai donato
senza mai chiedere nulla!
Il nostro amore ed il nostro grazie
ti accompagnino in questo
nuovo viaggio
EDEN, ti vogliamo bene!
EDEN, ti vorremo sempre bene!
i tuoi amici di Petrella
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
STORIA
STORIA
San Donato nel 1871
Maiano - 1a elementare 1950-1951
Da sinistra verso destra in piedi:
Anna Maria Biordi, Anna Maria Rinaldi,
Gabriella Bolognesi, Elsa Vitali, Marzia Valli,
l’insegnante Carolina Dell’Angelo, Renata Bologna,
Mafalda Paci, Annamaria Dallara, Lea Rinaldi,
Volga Guidi, Maria Gasperoni.
Sempre da sinistra verso destra, seduti:
Gianpiero Rinaldi, Alfio Piacenti, Osvaldo
Camporesi, Otello Zanghini.
Maiano - 2a elementare 1951-1952
In prima fila da sinistra verso destra:
Zelinda Rosselli, Gabriella Bolognesi, Anna Maria
Rinaldi, Gianfranco (Franco) Rinaldi, Anna Maria
Dallara, Renata Bologna, Maria Bucci, Igliana
Antinori.
Seconda fila, da sinistra verso destra:
Lea Rinaldi, Marzia Valli, Anna Maria Biordi.
Grazie a Franco Vicini per
aver scovato questa immagine
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La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
STORIA
ATTUALITÀ
I
l francescanesimo a S. Agata trova
le sue origini nel passaggio di San
Francesco durante le sue peregrinazioni tra Umbria e Nord-Italia, ed in
particolare nel 1213 quando fu a San
Leo, come ha messo ben in evidenza il
p. Arsenio Guidi nell’opuscolo Dimora
di S. Francesco d’Assisi presso S. Agata
Feltria, del 1919.
Nel giro di pochi anni (prima del 1230)
vi giunsero i primi frati che si insediarono presso la “Cella Fausti” fino al
1781 quando i frati conventuali si trasferirono nella Rocca affidata loro dal
Comune e qui rimasero fino alla soppressione napoleonica del 1810.
Nel XIII secolo trovarono dimora nel
rettorato di S. Agata anche le clarisse
con due case: una a S. Antimo di
Pereto e l’altro S. Vincenzo di Rocca
Pratiffi quando poi verso la fine del
secolo XV si unirono e si trasferirono
in città, superarono le difficoltà delle
soppressioni ed ancora oggi è un
monastero vitale. (cfr. Benigno da S.
Agata F., S. Agata Feltria e la Madonna
dei Cappuccini, Rimini 2000; I
Cappuccini nel Montefeltro - Atti del
convegno del 1980 -, San Leo 1982: V.
Cini, A. Rocchi, Il santuario della
Madonna dei cappuccini a Sant’Agata
Feltria, Bologna 1975).
Nell’ambito della riforma sociale i marchesi Fregoso rilanciarono l’economia
e segno del buon andamento fu la fondazione nel 1560 del convento di S.
Girolamo (soppresso nel 1805) e poco
più tardi nel 1575 la fondazione del
convento dei Cappuccini, voluto dalla
marchesa Lucrezia Vitelli Fregoso. Una
comunità che nel giro di poco tempo
vedeva sorgere 2 conventi era segno di
un buon andamento economico.
Parlando ora dei cappuccini non possiamo fare a meno di partire dal suo
iniziatore: Matteo Serafini da Bascio
(morto nel 1552), non lontano da qui,
dove anche svolse la sua forte predicazione e nel 1528 iniziò la nuova riforma francescana dei cappuccini che,
passate le traversie dei primi anni, dal
1550 fu un continuo aumentare di
numero e un apprezzato istituto religioso per santità di vita e attività sociale.
La presenza dei cappuccini a S. Agata,
come detto, risale al 1575, riuscì a
mantenere una presenza anche durante la soppressione del 1810 con p.
Vincenzo Giannini di S. Agata, un cappuccino della Provincia Picena. Il convento di S. Agata Feltria fu il primo
della Provincia di Bologna, a cui
apparteneva, ad essere ufficialmente
riaperto e dove si recarono i primi frati
bolognesi a rivestire l’abito cappuccino.
La presenza rimase anche durante la
soppressione italica del 1866 e passati
alcuni anni si riprese la vita conventuale, che continua tutt’oggi.
Vocazioni
Essendo S. Agata ai confini tra le
Province cappuccine di Ancona e di
Bologna e delle regioni Marche e
Romagna, le vocazioni religiose “cadono” o verso Pesaro o verso Rimini. Non
molto lontano vi è anche il convento
dei cappuccini di Pietrarubbia.
Io, per motivi di conoscenza, tratto
principalmente la parte bolognese.
Di quelli che sono entrati nei cappuccini nella Provincia Picena, dal
Necrologio, ho ricavato solo 3 frati:
Giovanni Battista da S. Agata F. (morto
nel 1603) ed altro Giovanni Battista
(morto il 10-12-1674); a questi si
aggiunge il p. Vincenzo Giannini da S.
Agata che durante la soppressione
napoleonica si ritirò al paese natale e
mantenne aperto, anche se in abito da
prete, la chiesa conventuale di S.
Agata. Nel Necrologio della Provincia
toscana troviamo un certo Andrea da S.
Agata Feltria, morto il 28.2.1625.
L’elenco anche dei santagatesi entrati
nei cappuccini della Provincia di
Bologna comunque non è tanto lungo,
ma ha avuto personaggi significativi.
L’elenco delle vocazioni cappuccine
inizia nel secolo XVI col p. Giuseppe
da S. Agata, di lui abbiamo pochissime
notizie, ma importanti per cogliere le
qualità del religioso: infatti fu tra i cappuccini scelti, per dottrina e santità di
vita, quali cappellani della flotta pontificia nella famosa battaglia di Lepando
nella quale stremato morì a Candia
(Isola di Creta) il 5 luglio 1570.
Nel secolo XVII emerge la figura di
Giuseppe Coreali (Giovanni Battista)
da S. Agata Feltria, nato nel 1628 nel
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territorio di S. Agata Feltria, nel 1645 è
ammesso nel noviziato dei cappuccini
di Carpi ove professa il 3 maggio 1646,
nel 1651 riceve il sacerdozio. Si deve
essere ben presto messo in evidenza
per le sue doti di studioso e di equilibrio poiché nel 1660 inizia la carriera
di lettore, cioè insegnante di filosofia e
teologia nei luighi di studio dei cappuccini dell’Emilia Romagna. Lo troviamo a Parma (1660-1662) e Piacenza
(1661-63), città ducali, poi a Forlì dal
1663 al 1669. Anno in cui sceglie un
po’ di quiete dall’insegnamento, ma i
suoi superiori non lo lasciano in pace
del tutto: lo inviano a S.Agata superiore del convento (1669-70), ma trascorso un anno, nel 1670, lo trasferiscono
a Ravenna sempre come superiore del
convento fino al 1672, quando gli
viene affidata la cattedra più illustre
della regione, cioè quella di Bologna
che tiene fino al 1675.
Tra la fine degli anni 60 e i primi degli
anni 70 del secolo XVII, inziano i fermenti per dividere la provincia cappuccina di Bologna, che si estendeva
per tutta l’Emilia Romagna, al fine di
crearne una emiliana che comprende i
ducati e l’altra bolognese-romagnola
che si estende nello stato pontificio. In
questi avvenimenti il p. Giuseppe
viene ad avere un ruolo importante.
Prima come consigliere della provincia
(1673-1675) e poi come superiore di
tutta la provincia (col titolo di vicario
provinciale), nominato direttamente
dal ministro generale non volendo
convocare il capitolo della provincia.
Coreali governò la provinciale dal 1675
al 1678, gli anni più difficili: da un lato
cercare di calmare i duchi di Parma
(Ranuccio II Farnese n. 1630, duca
1646, m. 1694) e di Modena (Francesco
II d’Este n. 1660, duca 1662, m. 1694),
i principali fautori, che vogliono la
divisione e dall’altra parte il ministro
generale che è assolutamente contrario. Nel 1678 termina il suo mandato di
governo e riesce a convocare il capitolo della Provincia, sperando ancora di
riuscire ad evitare la divisione, ma questa avverrà nel 1679 e solo oggi va
verso l’unificazione.
P. Andrea Maggioli
fine prima parte - continua
Il panorama ricettivo della nostra zona
si diversifica. Oltre agli alberghi nascono diverse altri luoghi ospitali. È uscito
da poco un depliant sulle aziende agrituristiche e sui Bed & Breakfast nell’alta Valmarecchia. Si tratta di quattro
realtà: la casa Ugolina di Perticara (agriturismo, 329.9715171), la Brusaia di
Miniera (B&B, 0721.50671), la Sequoia
di Rosicano (agriturismo 0541.929134),
e Montalcino di S. Agata F. (agriturismo
e Parco Faunistico 0541.848049).
Un’idea in più per le vostre vacanze e
quelle dei vostri amici.
Sagra o fiera?
Leggiamo sull’ultimo opuscolo pubblicitario dedicato al turismo all’aria aperta (“Plein Air regione Marche Italia”),
edito dalla Regione Marche: a S. Agata
Feltria “in ottobre e novembre si svolgono la sagra e la mostra mercato del
tartufo bianco, prelibata ricchezza della
zona”. Avete letto bene! La Fiera nazionale del tartufo è stata definita “sagra”,
come quella della ranocchia o dell’uva
sultanina. Ora sarebbe interessante
SOTTOSCRIZIONI
Frati santagatesi
Agriturismo
e B&B nella
Valmarecchia
sapere se la responsabilità di questa
“promozione” (ma sarebbe meglio dire
di questa “bocciatura”), è della
Regione, oppure è di S. Agata che non
si fa valere, o più semplicemente dell’autore del testo, che magari in quel
momento era disattento. Ai lettori l’ardua risposta. Intanto l’opuscolo circola.
L’orchestra
di Limbiate
Non perdete il prossimo numero della
Rocca, troverete un articolo sulla Banda
di Limbiate, ed un ricordo del nostro
concittadino Corrado Rinaldi, che la
fondò nel 1968.
Rocca, il giornale del tuo paese
Le vostre foto nel nostro sito, prendete nota del nuovo indirizzo
Tutti i sottoscrittori che ci faranno avere la loro fotografia, potranno rivedersi nel sito web della Rocca. Se è da molto tempo che non lo visitate fatelo
subito! Il sito web curato da Gino Sampaoli è ora pieno di informazioni e di
fotografie inedite del nostro paese. Aiutateci a realizzare la sezione in dialetto e prendete nota del nuovo indirizzo - http://santagata.altervista.org/
Abbiamo bisogno del tuo contributo!
Grazie ai volontari che hanno provveduto a scrivere e distribuire il giornale,
grazie alle fotografie di Enzo Liverani e Marco Zanchini, ad Arrigo Bonci che
coordina la distribuzione, e grazie ai lettori e sostenitori, numerosi come sempre. Se il giornale vi piace ditelo ai vostri amici, e chiedete loro di sottoscrivere, per ricevere regolarmente la Rocca! Se volete aiutarci a fare più bello
questo giornale, inviateci articoli, fotografie, ricordi, lettere e commenti. Se
non siete d’accordo con il contenuto degli articoli pubblicati, o più semplicemente volete dire la vostra opinione, scriveteci.
Scuola di dialetto
A Gino Sampaoli piacerebbe organizzare, da Milano, una nuova sezione del
sito web: “A scuola di Dialetto” ma per fare questo avrebbe bisogno della
“materia prima” e cioè di qualcuno di S. Agata che sappia parlare il bel dialetto Santagatese. Un’idea potrebbe essere quella di coinvolgere gli insegnanti
ed i bambini delle Scuole per aiutare il sito a documentare il nostro dialetto.
Tra i nostri lettori c’è qualche volenteroso?
Orlando Camporesi, S. Agata
Lorenzina Para (sost) Ponte Messa
Chiara Masini (sost) Milano
Rossella Masini Migliarini (sost)
S. Agata
Mauro Mariani (sost) Pieve di
Quinta
Alessandro Paci (sost) S. Agata
Bruno Baroncelli (ben) Ravenna
Maria Paolucci Riceputi (sost)
Certosa di Rivarolo (GE)
AnnaMaria Pastorelli Campana
(sost) Solaro (MI)
Corrado Rinaldi (sost) S. Agata
GianLudovico Masetti Tannini
(ben.), Roma
Domenico Montecchi (ben) Rimini
M.Joelle Cangini (sost) S. Agata
Osvaldo Canotti (sost) S. Agata
Maria Valli (sost) S. Agata
Edgardo Bucci (ben) Sarsina
Erika Caminati (ben) S. Agata
Guglielmo Ciccioni, Pereto
Pietro Marani (Ben) Genova
Antonio Marani (ben) Genova
Stenvinkel Bengt (sost) S. Agata
Maria Cerbara (sost) Rimini
Giovanni Vicini (sost) S. Agata
Vallino Rinaldi (sost) S. Agata
Massimiliano Sartini (sost) San
Donato
Gianluca Tonelli (sost) S. Agata
Leda Mazzini (sost) S. Agata
Lazzaro Cappelli (sost) Milano
Miclelle Masini (sost) S. Agata
Giancarlo Masini (sost) Rimini
Fernando Gianessi (ben) Novafeltria
Alma Morris (sost) Gran Bretagna
Quinto Narducci (sost) Rimini
Rizziero Angeli (ben) Limbiate
Marisa Ronchi (sost) S. Agata
Pinedo Simoncelli (sost) Ferrara
Renato Borghesi (sost) S. Agata
Antonio Barrtolini (sost) Sestri
Ponente
Fernando Liverani (sost) Bologna
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Maria Paci (sost) Genova
Gerardo Boschi (ben) S. Agata
Andrea Baldi (sost) Perticara
Paolo Marani (sost) S. Agata
Emilio Faesti (Ben) Sesto San
Giovanni
Agata Paci (sost) Belgio
Piero Rinaldi (sost) Bologna
Moreno Albini (sost) Secchiano
Stefano Paci (sost) Pesaro
Nerina Cappelli (sost) Limbiate
Luigi Urbini (sost) Livry Gargan (F.)
Rosanna Guidi (sost) Firenze
Otello Giovanetti (sost) S. Antimo
Rosa Anna Cecchi (sost) Rimini
Annamarina Mastini (sost)
Casteldelci
Gabriele Guidi (sost) Rimini
Giovanna Poggioli (sost) Ravenna
Cleto Vicini (sost) Ravenna
Renzo Giannotti (sost) Cesena
Agata Sartini Brogiotti (sost) San
Lazzaro di Savena
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
RICORDI
CRONACA
Si parla di gatti, fantasmi,
castelli e quant’altro...
C
ristoforo Beni, notaio in S.
Agata dal 1775 al 1821, è nel
1802 da 16 anni cancelliere del
tribunale podestarile dello stesso
luogo, “contro le leggi fatte ab immemorabili che li paesani non possino,
né debbino servire in detti impieghi”.
Pare che egli impedisca con sotterfugi
e raggiri che il podestà amministri con
il dovuto rigore la giustizia.
Una delle ultime mie visite nel santagatese è stata piuttosto insolita e triste:
ho sepolto lassù il mio gatto! Beh, non
c’è stato da ridere, dopo 17 anni di
vita assieme, vi dirò che è stato molto
doloroso, ma il motivo che mi spinge
a scrivere anche di lui, di Birillo, è
molto semplice. Era un gatto speciale,
nato in un territorio speciale: nato
infatti nel Montefeltro, esattamente
alla confluenza tra il Senatello e il (o
la) Marecchia presso l’antica casa di
San Floriano, ora casa Carattoni, vicino al ponte Otto Martiri - di cui vi
dirò. Birillo era speciale per l’intelligenza e la vivacità, gli occhi verdi
scintillanti, manto grigio marmorizzato-tigrato di un colore bellissimo!
Devo dire che ho visto vari esemplari
simili, in passato, a Pennabilli, a
Sant’Agata, a Casteldelci, per cui
potrei ipotizzare una “razza soriano
montefeltrino romagnola” che non
compare in nessun manuale, credo,
dei gatti, ma che esiste, eccome!
Dove è nato Birillo era un antico
monastero di monaci agostiniani, a
quanto sembra, divenuto poi col
tempo abitazione - osteria - poi casa
privata.
In questa casa, diversi anni fa, incontrai... l’ammazza pegral (o mazapedar
o mazapegul) o forse, no, il fantasma
di un Cavaliere antico! Il fatto, vero,
andò così. Quell’inverno 1962-1963
venne tantissima neve e, durante il
periodo natalizio, ero ospite con altri
boy-scout, di Tonino C. che allora studiava a Ravenna - io ero il suo capo!
Quel giorno avevamo fatto una singolare B.A. (Buona Azione che ogni
boy-scout deve compiere ogni giorno)
cioè distribuire la posta, facendo le
veci del postino o portalettere che,
guarda caso, era indisposto (teneva
l’ufficio postale di Ponte Messa la
mamma di Tonino, la mai dimenticata
carissima Matilde). Causa la neve alta,
ci aveva affidato questa Buona Azione
fuori dell’ordinario. Così, da bravi
boy-scout, da Ponte Messa a Petrella
Guidi, a Rocca Pratiffi e Pereto e non
so più dove, a piedi, sempre con la
neve ben alta, giungemmo alla Torre
di Capramozza - cui dedicherò un’altra storia! - dove abitava la nonna di
Tonino. Naturalmente eravamo bagnati fradici, infreddoliti ed affamati. Ci
asciugammo al fuoco scoppiettante
del camino e, rifocillati, il sole stava
ormai tramontando, scendemmo a
Sant’Antimo e vidi per prima quella
che poi sarebbe diventata la nostra
casa montefeltrana. Mi colpì, con le
loggette medievali e il tetto di lastre, e
il paesaggio innevato, silenzioso,
quasi magico che spaziava da
Tramonti
a
Caioletto,
da
Montevecchio a Monte Rotondo a
Casteldelci. Insomma, uno spettacolo.
Le prime stelle argentee punteggiavano un cielo limpidissimo quando arrivammo a casa. Ci aspettavano tutti, e
fu una cena... memorabile: polenta,
braciole, intingoli vari, dolci, ma
soprattutto le piè, o piade, o piadine
cotte... e divorate! Insomma, per farla
breve, io che sono tuttora un “piadinaro” sfegatato, non finivo più di
mangiare. E il tutto annaffiato di buon
sangiovese. Infine si andò a dormire...
cioè, loro dormirono!
Io non prendevo sonno, mi giravo e
rigiravo nel letto con alcuni presagi,
sudavo e fremevo e mi dibattevo
insonnolito ma vigile quando, verso il
mattino, vidi un’enorme figura con
armatura, elmo, celata, corazza, spadone, che avanza dall’angolo di fronte a me e mi veniva addosso minacciosa... due occhi rossi fiammeggianti... un peso enorme si abbatté su di
me di colpo... Urlai come un pazzo,
urlai a squarciagola a tal punto che
tutti si svegliarono, tutti corsero con
candele accese, si accesero altre luci...
Naturalmente nessuno credeva alla
mia “visione”: “hai mangiato troppa
piadina... eri troppo stanco... hai
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sognato... non hai digerito”. Beh, lo
volete sapere come andò a finire? Al
mattino dopo che sopraggiunse velocissimo dato il terrore notturno! La
nonna Deperii di Fracassi Pratiffi (
questo il nome... che è un cognome:
della Fenice! Le fu dato perché il
padre proprietario della Rocca Pratiffi
l’aveva trovato inciso in una “segreta”
della Rocca stessa e gli era tanto piaciuto che l’aveva imposto alla bimba
appena nata). La nonna, dunque riprendiamo il lungo filo del discorso
- sorda e tranquillissima, ignara di
tutto il trambusto notturno, alle mie
domande sull’origine della casa ecc
ecc, rispose serenamente che nel
restaurare le stanze ove eravamo temporaneamente alloggiati quella notte,
tanti anni prima erano stati rinvenuti
sotto le lastre del pavimento armi antiche, pugnali, spade, armature arrugginite e resti, ahimé! umani, risalenti,
chissà, al medioevo. Allora, che dire?
Un fantasma, l’amazapegul... o che?
L’enigma rimane, ma il sottoscritto è
convinto che fu un cavaliere a fargli
visita quella notte! E tanto per stare
tranquilli feci dire una messa per quell’anima dimenticata, ma in quella
camera non entrai più!
Bruno Baroncelli
A teatro
negli
anni 60
Modi di dire
a cura di Maria Belloni
1) Quant’è sona l’Ave Maria chi è at
chesa at chielt chi vaga via.
2) Dal zoc ui scapa i stlunc.
3) Dei larmirt.
4) E’ mel cus vò un è mai trop.
5) Chi va in te mulin us si infarena.
6) Galena chè l’an becca segn cla già
bichet.
7) Chi va con è zop e impera a zopè.
8) Dem sa chi trat e me at dirò chi
t’chè.
9) L’arcobaleno ad sereta e dic acqua
termineta.
10) Agli ori dla matena a gli ha l’or in
bocca.
11) Se lè ad bon acquest e torna.
12) L’uccel in gabia o che chenta per
amor o per rabia.
13) Ros ad sera bon temp u si spera.
14) E ciel a pecurel acqua a catinel.
15) E seren fat ad nota e dura come
una mela cota.
16) L’acqua cheta la romp i pont.
17) Una lengua muta lan straca cent.
18) Le mei avè un ov og che una galena ad men.
Una gita
a Pesaro
datata 26
maggio 1957
Come e quanto sottoscrivere?
Da sinistra:
Adua Sartini, Mirella
Oprandi, Gabriella
Flenghi, Assuntina
Magnani, Wanda
Astorri, Adua Mariani,
Paola Ramberti, Annie
Oprandi, Gina Bossari,
Maria Belloni, Anna
Valli, Rita Giuliani.
Ordinario 13 Euro
Sostenitore 15 Euro
Benemerito 25 Euro
Le sottoscrizioni possono essere inviate
alla redazione della Rocca, Casella
Postale 26, 61019 S. Agata Feltria
(Pesaro), oppure possono essere consegnate ai vari collaboratori che distribuiscono (volontariamente) il giornale
a S. Agata, Novafeltria e nei paesi vicini.
Se siete alla ricerca di un numero arretrato della Rocca potete rivolgervi ad
Arrigo Bonci, o a Paola Boldrini, nei
rispettivi negozi in piazza Garibaldi a S.
Agata.
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La Rocca
Settembre/Ottobre 2004
CRONACA
Cari concittadini, fatevi sentire!
C
ari cittadini, dopo la pausa estiva ed i tragici lutti che hanno
colpito la nostra Comunità ed
hanno condotto le menti altrove, a
pensieri sicuramente più degni di essere pensati, siamo qui con i nostri
Consiglieri di minoranza (Sabba,
Marini, Ricci, Fabbri), ospiti di questo
giornale imparziale e libero, perché
desideriamo farvi sapere che siamo
pronti a lavorare insieme, perché solo
“insieme si può”.
Vogliamo quindi informarvi di alcune
questioni per le quali i nostri
Consiglieri hanno richiesto l’indizione
del Consiglio Comunale e che riguardano:
1. La possibilità di ottenere uno spazio
adeguato per l’esercizio delle funzioni
del gruppo consigliare di minoranza
(un ufficio, una bacheca, ecc)
2. La costituzione di un’apposita
Commissione Consiliare al fine di redigere un nuovo Statuto Comunale,
dopo l’entrata in vigore del Testo
unico sull’Ordinamento degli Enti
Locali avvenuta già quattro anni fa!
3. L’elezione del Difensore Civico, di
cui Sant’Agata è attualmente sprovvista, figura necessaria che dovrà essere
garante dell’imparzialità e del buon
andamento
dell’Amministrazione
Comunale, mediare controversie fra i
cittadini e gli uffici comunali, intervenire su richiesta dei cittadini se si
dovessero verificare negligenze nello
svolgimento delle attività dei vari set-
Una casa di Ville di Montebenedetto
tori comunali, ritardi nell’emanazione
di provvedimenti richiesti, omissioni di
atti d’ufficio, nonché svolgere la funzione di controllo sugli atti della
Giunta o del Consiglio.
È chiaro che è nostra intenzione portare avanti gli impegni presi, e cioè di
affrontare da subito tante altre questioni delle quali l’Amministrazone sembra
disinteressarsi e che comunque a
nostro avviso non affronta nel modo
giusto: scuola (scuole materne...), servizi (trasporto alunni...), igiene
ambientale (bagni pubblici, verde...),
sicurezza (traffico...), attività promozionali (gestione manifestazioni...),
lavori pubblici (manutenzione strade,
cimiteri...), attività amministrativa
comunale (efficienza servizi ed uffici...) etc.
Cari cittadini, partecipate già al prossimo Consiglio Comunale, fatevi vedere
e sentire. Solo così il lavoro dei nostri
Consiglieri avrà un senso e potrà essere proficuo per il bene della nostra
intera comunità.
A presto.
Il Gruppo di minoranza
al Comune di Sant’Agata Feltria
Anche la Protezione Civile
di S.Agata era presente
a Loreto alla
giornata presenziata dal
Papa il 5 settembre 2004.
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Rocca di Settembre 2004 - il giornale di Sant`Agata Feltria