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In copertina:
macchina da stampa a semplice azione Carlo Magnoni & C.
e stemma della Tipografia Niccola Fabiani – Petritoli.
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A cura di:
ARCHEOCLUB D’ITALIA
SEDE
SAN GIOVANNI BATTISTA
PETRITOLI
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Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di:
Regione Marche
Amministrazione Provinciale Ascoli Piceno
Comune di Petritoli
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori Milano
Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo
Agroalimentare Romualdo Monaldi – Petritoli (AP)
Gi –Kappa present promotion – Petritoli (AP)
Giancarlo Fabiani
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R
ingraziamo quanti hanno collaborato alla realizzazione del
progetto, che sin dall’inizio abbiamo ritenuto importante
per la riscoperta e la valorizzazione di una delle
fondamentali risorse preindustriali del nostro paese.
Un doveroso ringraziamento unito alla nostra gratitudine, per il
consenso e l’appoggio incondizionato che ci ha sempre offerto va al
proprietario della tipografia Giancarlo Fabiani, che ha reso
possibile la realizzazione e l’utilizzo per cinque anni di questo
museo/laboratorio didattico.
Vogliamo sottolineare la cortesia e la totale disponibilità di Amato
Vesprini tipografo in Petritoli che oltre ai consigli ci ha
incoraggiati fin dall’inizio.
Un particolare ringraziamento a Enio e Paolo Brinci in arte
“Fabbri” per la ricostruzione delle parti mancanti alle macchine e
al tipografo Argeo De Angelis di Amandola per la consulenza sulle
regole fondamentali della tipografia.
Desideriamo anche sottolineare la cortesia dell’amico Roberto
Tomassini per l’aiuto profuso nella ricerca storica.
ARCHEOCLUB D’ITALIA
SEDE SAN GIOVANNI BATTISTA PETRITOLI
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Da un’idea di:
Ilio Cuccù e Giancarlo Fabiani
Testi:
Ilio Cuccù
Elvira Concetti
Giancarlo Fabiani
Germana Ciccola
Progettazione:
Ilio Cuccù
Elvira Concetti
Giancarlo Fabiani
Ermanno Concetti
Fotografie:
Floriano Andrenacci
Fausto Filoni
Francesco Paci
Stampa:
Arti Grafiche Jesine
Tutti i diritti riservati all’Archeoclub d’Italia sede S. G. Battista Petritoli
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a Nenè
Colui che incide è l'incisore,
chi fonde è il fonditore,
chi stampa è lo stampatore;
ma solo colui che unisce il sapere
di queste tre professioni,
può dirsi veramente tipografo .
Francesco-Ambrogio Didot
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Prefazione
La nostra Associazione, Archeoclub d’Italia, da tempo è impegnata nel
volontariato per i beni culturali; è un fenomeno relativamente recente che
ha registrato un vero e proprio boom a partire dagli anni Settanta sotto la
spinta dei grandi mutamenti culturali e sociali.
In Italia esistono oltre milleseicento associazioni operanti in questo
settore alle quali fanno capo più di sessantamila volontari impegnati nella
valorizzazione e promozione del patrimonio culturale.
Scopo delle organizzazioni è quello di collaborare con i vari Enti per la
gestione e la valorizzazione delle strutture museali e culturali in genere.
Infatti provvedono alla formazione degli operatori volontari, promuovono
campagne di sensibilizzazione a sostegno del loro intervento e
organizzano conferenze, seminari e viaggi culturali aperti a tutti anche per
promuovere l’associazione e le sue finalità.
Possono dunque compiere, da una parte, un’azione di supporto ai servizi
presenti nelle varie strutture affiancando gli operatori già presenti e,
dall’altra, colmare le carenze di personale addetto che spesso riducono le
possibilità di fruizione delle strutture.
L’Archeoclub d’Italia sede di Petritoli, seguendo quello nazionale, opera
da cinque anni nell’ambito di tali tematiche, in questo periodo si è
impegnato con buona volontà e discernimento, dimostrando una forza e
capacità realizzativa a volte non sufficientemente comprese, ciò non ha
costituito ostacolo nella realizzazione di alcuni progetti ed iniziative.
Nel dicembre del 1996 (anno di costituzione) i soci sentirono il bisogno di
cercare una sede dove riunirsi ed operare.
La scelta cadde su alcuni locali dell’antico monastero delle Clarisse,
allora totalmente inagibili e impraticabili. Nel 1998 furono messi a
disposizione dal Pievano di Sant’Anatolia, con un comodato
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quinquennale, e in sei mesi le cinque stanze furono bonificate, rese agibili
dai membri dell’associazione e destinate a locali polivalenti.
Il restauro dei locali ci ha tenuto impegnati per quasi tutto il 1998,
successivamente abbiamo pensato di utilizzare tali locali per la
realizzazione di mostre temporanee; di seguito riportiamo un articolo
apparso nel Corriere del Fermano, sabato 29/08/1998:
“La mostra, ricca d’oggetti interessantissimi, ha avuto come splendida
cornice i locali, sapientemente bonificati, dell’ex monastero delle
Clarisse, gli oltre 2000 visitatori hanno avuto l’opportunità di godere di
una delle più belle e importanti pagine della storia di Petritoli.
L’iniziativa dell’Archeoclub ha avuto anche il non trascurabile merito di
dare un deciso incremento al flusso turistico, che in alcune giornate ha
toccato punte assolutamente impensabili.
Ad accompagnare i visitatori all’interno del monastero sono stati i
giovanissimi e preparati ragazzi dell’Archeo Junior.”
Negli stessi locali nel 1999, promovendo una campagna per la conoscenza
e la valorizzazione delle “fonti” e della storia del territorio di Petritoli dal
titolo “Momenti di vita attraverso le opere e gli archivi parrocchiali” la
nostra Associazione ha creato, un’esposizione per rendere pubbliche
alcune piccole opere d’arte, da tempo rinchiuse e dimenticate; piccole
realtà storiche di un territorio che non possiede beni artistici d’enorme
valore, ma che, comunque, rappresentano il nostro patrimonio culturale
accumulato nel corso dei secoli.
Le centoventi opere esposte andavano dal XV secolo al XX secolo: trenta
reliquie, venticinque tra libri e registri demografici, quattro pergamene,
ventitré inventari ecclesiastici (copie anastatiche) e cinque pergamene
civili. L’esposizione è stata realizzata anche con il contributo della
Famiglia Aurelio e Romualdo Monaldi ha avuto oltre duemila visitatori.
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Coinvolgere il mondo della scuola nell’ attività dell’Archeoclub è stata
una nostra premura fin dall’inizio.
La “Mostra di presepi” del 1998 ha permesso ai ragazzi dell’Archeo
Junior di far conoscere in una conferenza il risultato di una loro ricerca
sulla natività, svolta con l’aiuto dell’insegnante di religione, lo scopo era
quello di riscoprire il valore tradizionale e puramente cristiano del natale,
impegnando i ragazzi alla costruzione, con materiali poveri, di presepi
tradizionali.
Collegando la manifestazione al “Piceno da scoprire” (progetto della
Provincia di Ascoli Piceno per la valorizzazione e fruizione dei beni
culturali della Provincia stessa) ha permesso alle guide di portare il
numero delle “presenze” da cinquanta dell’anno precedente, alle circa
milleseicento nel Natale1998.
Alla conferenza hanno partecipato 360 ragazzi di undici scuole: Istituto
Mancinelli di Montelparo, Scuole medie di Pedaso e di Petritoli, Scuole
elementari di Lapedona, Rubbianello, Ponzano di Fermo e Capparuccia,
Altidona, Petritoli e Valmir e Scuola materna di Petritoli.
Il secondo progetto svolto in collaborazione con il circolo didattico di
Petritoli legato alla mostra “Piceni, Popolo d’Europa”, si è tenuto il 23
ottobre 1999, con la relazione sui Piceni della dottoressa Edvige Percossi,
Ispettore Archeologo della Soprintendenza Archeologica delle Marche, e
il 30 ottobre 1999 con la relazione su “Petritoli nel territorio fermano
dopo la conquista Romana” del Professor Gianfranco Paci, docente
d’Epigrafia Romana all’Università di Macerata, Il progetto è stato
finanziato dal Comune Petritoli e dalla Regione Marche.
Il 1998 è stato l’anno della pubblicazione di un libro interessante per la
storia del territorio di Petritoli e del Fermano.
Gli studi e le ricerche, durate circa due anni, hanno permesso di
ricostruire la storia della Chiesa di Santa Maria della Liberata, identificata
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nella più antica chiesa di Santa Maria in Liverano della Badessa
Ramberga, che la stessa donò, nel 1032, al Monastero di Montecassino.
Da evidenziare che la pubblicazione riguardante la storia di Petritoli è la
prima dopo oltre cento anni dalla precedente di Luigi Mannocchi, poeta
dialettale petritolese, noto e stimato a livello nazionale.
La pubblicazione è stata finanziata dalla “Fondazione Cassa di Risparmio
di Fermo” e dal Comune di Petritoli.
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Germana Ciccola
Cenni storici della Stampa
La stampa ha sempre svolto una funzione di principale mezzo di
comunicazione e ha toccato (e, a volte, sconvolto) quasi ogni aspetto dell'
attività dell'uomo, diventando parte importantissima dell'intera storia
dell'umanità e, nel cammino della sua evoluzione, ha mutuato dalla
scienza e dalle tecnologie gli elementi per poter progredire, mutuando
dai mezzi esistenti prima della sua introduzione molti suoi elementi
costitutivi.
Uno studioso, lo Steinberberg, suddivide la storia della stampa in 3
periodi:
1 dal 1450 al 1550, un secolo creativo in cui colloca il momento
dell'invenzione e dell'inizio.
2 dal 1550 al 1800, un periodo di consolidamento in cui si sviluppano e
perfezionano i risultati raggiunti nel secolo precedente.
3 dal 1800 ai giorni nostri è questo il momento delle grandi innovazioni
tecniche, dove si è venuto a mutare in modo radicale il sistema di
produzione e distribuzione della stampa, cambiando anche le abitudini sia
dei produttori che dei destinatari del prodotto stampato.
Notizie sulla scrittura
Prima che venissero introdotte le macchine per la stampa gli uomini
hanno comunque e sempre sentito il bisogno di comunicare tra di loro e
per fare ciò hanno utilizzato segni o figure tracciate su superfici piane
(vediamo come già nel 50.000 a.C. l'uomo inizia a fissare il ricorso di
certi avvenimenti nei graffiti rupestri dell' Africa settentrionale con scene
di caccia e danza).
Comunque è nel momento in cui la vita dell'uomo, specialmente lungo la
Valle del Nilo e in Mesopotamia, comincia a strutturarsi in una forma
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sociale più complessa, con lo scambio dei prodotti (e quindi la nascita del
commercio) e con l' istituzione di un potere statale centralizzato, che poi
portarono alla nascita di alcune scienze come la matematica (di ausilio per
l'architettura, organizzazione e tassazione) o l'astronomia (per l'agricoltura
e per il calendario dello Stato) o la medicina, che, per le nuove condizioni
di vita createsi,il parlare basato sulla sola memoria non è più sufficiente.
Si sente ora l'assoluta necessità di una forma di comunicazione diversa
che trasmetta la conoscenza, le nuove scienze.
Il problema trova la sua soluzione intorno al 3200 a.C., attraverso
l'adozione di una serie di figure le quali, tracciate sopra un supporto
destinato a durare nel tempo, rappresentano la prima forma di scrittura.
L'idea seguente dell' alfabeto si è poi sviluppata in Egitto, ma non si è
certi se fu veramente un' invenzione o se si tratta del perfezionamento di
alcune scritture chiamate " protoalfabetiche".
La forma antica del libro era rappresentata dal rotolo e dal codice, dal
periodo degli scribi egiziani a quello dei monaci medievali l'unico mezzo
per la riproduzione di un testo era la scrittura e gli strumenti usati furono
Il papiro, l’inchiostro e la pergamena.
IL PAPIRO era una pianta di lago, verbacea spontanea, il Ciperus Papirus
che cresceva specialmente in Egitto, Siria, Palestina, Africa tropicale e
Sicilia, dal fusto scortecciato si ricavavano delle sottili e lunghe strisce
longitudinali che si stendevano su di una tavola bagnata e, sulla striscia
ottenuta, s'incollava un altro strato di liste disposte perpendicolarmente
alle prime, la superficie ottenuta, lunga 15135 cm circa, era pressata con
un maglio e cosparsa poi di colla di farina sulle due facce.
Successivamente la pagina era levigata mediante un dente d' avorio e
incollata ad altri fogli delle stesse dimensioni, fino a formare una striscia
continua lunga vari metri.
L'uso del papiro va dal V secolo a.C. al 1V secolo d.C. .
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Purtroppo non ci è giunto nessun volume intero di papiro; ma ,dai
frammenti recuperati,si è potuto rilevare che la scrittura era tracciata in
tante colonne verticali affiancate e da una sola parte,anche se sono stati
rinvenuti papiri scritti su entrambe le facciate.
Si scriveva con un giunco la cui punta era stata ridotta per macerazione a
un fine pennello .
L’inchiostro era un miscuglio di nerofumo e materiale gommoso
LA PERGAMENA: tale nome si ritiene venga dalla città greca di
Pergamo; il cui re EUMENE II secondo la leggenda, iniziò la lavorazione
della cartapecora, in seguito alla proibizione dell’esportazione del papiro
da parte del re d’Egitto.
Nel III secolo d.C. il suo uso era abbastanza comune, ma la massima sua
diffusione avviene nel IV secolo d.C.
Il materiale scrittorio si ricavava da pelli d'animali (pecore,vitelli e capre)
e la sua preparazione era piuttosto semplice: rasato il vello e raschiato il
carniccio della parte interna, le pelli erano immerse per tre giorni in acqua
di calce e poi, ben stese, in acqua pulita:quindi erano levigate da entrambe
le facciate, distese ad asciugare e, talvolta, dopo essere rifinite, colorate
con porpora, azzurro e persino con oro, per i codici di lusso e i documenti
solenni.
La pergamena era tanto più pregiata quanto più liscia e morbida se veniva
prodotta con pelli di vitelli o agnelli di pochi giorni.
I primi libri di pergamena ebbero forma di rotolo ma presto tale materiale
si rivelò più adatto per formare i codici e, di conseguenza, la scrittura
poteva venire eseguita su entrambe le facciate.
LA CARTA: essa, secondo la tradizione, fu prodotta per la prima volta
nel l05 dal cinese Ts'ai Lun con cortecce d'albero, vecchi stracci e vecchie
reti da pesca.
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Fu introdotta in Europa dagli Arabi e la prima cartiera fu costruita in
Spagna intorno all'anno 1150.
L'apparizione della carta non fermò subito l'uso del papiro e,in
particolare, della pergamena: infatti il primo tipo di carta prodotto era più
debole rispetto alla consistenza della pergamena ed era molto più costosa.
Inoltre ci fu una sorta di diffidenza da parte del mondo cattolico ad usare
un prodotto proveniente da quello islamico.
Comunque con il diffondersi delle cartiere questi problemi vennero
superati.
Il metodo di fabbricazione manuale è uguale da duemila anni e, ancora
oggi si ottiene mediante la macerazione di materie prime (paglia, foglie,
corteccia, stracci e altri materiali fibrosi) fino ad ottenere un impasto
eterogeneo e il passaggio su diverse formelle di rete permette al composto
di asciugare per poi diventare carta.
Gli strumenti per la scrittura che venivano utilizzati erano in stretto
rapporto con le materie prime che gli uomini avevano rinvenuto nelle
varie epoche. Infatti vediamo che venivano usati:
1. schegge di ossa o pietre appuntite per la scrittura a graffio.
2. cannucce o giunchi appuntiti per i papiri
3. calami e penne d' oca per la pergamene
4. torchio per la stampa della carta.
Sin dall'inizio i fogli dei libri venivano cuciti insieme e protetti nella parte
esterna da una copertina.
Per i codici più pregiati o che erano destinati a personaggi o a Chiese
importanti vennero fatte legature preziose,opere di oreficeria e
gioielleria,limitate però solo al lato esposto alla visione.Sono infatti
pervenuti codici del VII secolo ricoperti di piatti di oro massiccio,
cosparsi di gemme.
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UN NUOVO MODO DI RIPRODURRE
Nella metà del XV secolo ,dalla Cina, viene introdotto in Europa un
nuovo modo di scrivere, la Xilografia (dal geco ksylon, "legno"e
graphein,"scrivere"): così non più rotoli, pergamene o manoscritti, ma
libri, con delle pagine stampate.
La tecnica di questo nuovo modo di riprodurre testi antichi era alquanto
laboriosa: difatti immagini e brevi testi (spesso ridotti a sole didascalie)
erano incisi o decalcati a rovescio su tavolette di legno levigato con
attrezzi adatti, per poi essere inchiostrati e pressati su fogli di carta,
lasciando bianca l'altra parte.
Per comporre i codici xilografici s'incollavano i fogli a due a due in modo
d'avere l'impressione su entrambe le facce. I libri xilografici avevano di
solito un contenuto religioso o didattico, ed essendo in genere molto
ricchi di immagini erano destinati a persone poco istruite essi erano
venduti durante le fiere, i pellegrinaggi e feste locali: ci sono anche dei
codici xilografici come la Biblia Pauperum con episodi della sacra
scrittura, finita di stampare attorno al 1440, e diffusasi nei paesi
fiamminghi e in Germania.
Questa nuova produzione era più rapida rispetto a i testi manoscritti, ma
con il desiderio di conoscenza, sviluppatosi nel Rinascimento (XIV IXVII
secolo) si sentì n bisogno di avere testi dove la parte letterale prevalesse
su quella illustrata. Per sopperire a questa necessità nel 1450, il tedesco
Johann Gutenberg, nato a Magonza, probabilmente il 24.06.1937, inventò
i primi caratteri mobili di metallo; benché alcuni sostengano che
l'inventore della stampa a caratteri mobili fu L. Coster (1440 circa), il
quale scolpì un certo numero di lettere in legno e stampò un piccolo libro
in otto pagine impresse su entrambi i lati dei fogli, contenente l'alfabeto,
l'orazione domenicale e il simbolo apostolico, e anche se i veneziani
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Johann Gensfleish detto GUTENBERG
con a sinistra lo stemma della famiglia
molto prima usavano i caratteri di vetro per insegnare nelle scuole a
scrivere e a comporre le parole, resterà sempre a Gutenberg il merito della
priorità e infatti egli ideò l'insieme del procedimento della stampa
tipografica a tipi mobili, e cioè la fabbricazione delle matrici, la fusione
dei caratteri in piombo, la composizione a mano dei testi, la stampa su
torchi a leva.
Egli fu contemporaneamente un fonditore di caratteri, un compositore e
uno stampatore.
Agli inizi, Gutenberg, stampò solo opere devozionali di pochi fogli dei
quali oggi restano solo pochi frammenti, ma, nel 1456, egli stampò, in
due volumi, con caratteri gotici, la "Bibbia a 42 righe" o "Bibbia
Mazarina", così denominata perché trovò posto nella biblioteca del
Cardinale Mazarino e perché le pagine erano formate da due colonne con
42 righe ciascuna per 1282 pagine complessive.
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Il metodo introdotto da Gutenberg rimase pressoché immutato nei secoli
successivi, permise la realizzazione di libri e giornali.
I primi stampatori dell'epoca, per non disorientare i lettori, cercarono di
riprodurre la scrittura a mano dei codici, permettendo un lieve
cambiamento daI manoscritto al libro. Questo primo periodo della
tipografia è caratterizzato anche dagli Incunaboli.
Il termine, dal latino (incunabulorum), significa fasce per neonato o
bambino che sta in una culla e venne usato come termine per la prima
volta da Bemard von Mallinckrot, decano della cattedrale di Munster, in
occasione delle celebrazioni del secondo centenario dell' invenzione di
Gutenberg.
Le caratteristiche dell'incunabolo sono:
la mancanza del frontespizio; la mancanza di numerazione delle pagine, o
almeno, essa fu rarissima; i cosiddetti “richiami", ossia parole messe sotto
le ultime righe dei
“vesi" delle pagine, uguali alle prime parole dei
successivi "recti"; il tipo di carta: essa era spessa, resistente, talora con
svariate specie di filigrana e grigiastra.
Ancora oggi questo nome viene adoperato nella bibliografia di una
stampa a caratteri mobili anteriore al 1501.
Anche in Italia appare, intorno all'anno 1494, un grande tipografo Aldo
Manuzio, nato a Bassiano, nel Lazio, nel 1450 e morto a Venezia il 6
febbraio 1515. Nella storia della tipografia fu un tipografo fra i più famosi
ed importanti di tutta la nostra plurisecolare storia, i suoi libri, per l'
accuratezza formale, e l'eleganza della veste tipografica, sono insuperabili
capolavori di tecnica.
I fattori di tanto successo sono molteplici.
Con il suo arrivo a Venezia (fine del 1489) e l'interesse per il mondo del
libro (a stampa o manoscritto) greco, capisce l'importanza di produrre
nuovi sistemi tipografici per permettere una più facile ed economica
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produzione delle opere, per uno studio in lingua originale,vista la vasta
comunità greca presente in quel periodo. Nel 1400 la tiratura media di un
volume si aggirava attorno alle 200 copie, sembra che egli sia stato il
primo a stampare sino a 1000 copie di edizioni normali.
A Venezia aprì una stamperia nei pressi della Chiesa di Sant' Agostino,
fondando così anche la sua "dinastia" di stampatori, che sarebbe durata
per circa un secolo.
I suoi sforzi sarebbero stati inutili, se non avesse avuto la capacità di
sollecitare e riunire dei finanziatori,che gli fornirono gli ingenti capitali
necessari al mantenimento dell' officina (si pensa ci fossero da 4 a 6
torchi).
Era un'impresa in cui le spese di produzione erano alte, visto il bisogno di
progettare e realizzare nuovi caratteri per l'elevata deteriorabilità del
materiale e la necessità di un elevato quantitativo di carta per stampare.
Manuzio produsse, con l'aiuto di un orafo incisore, GrifFo Francesco, nel
1501, dei nuovi caratteri in corsivo, chiamati, in Italia, "Aldini", e "Italici"
all' estero, per realizzare edizioni di piccolo formato più economiche e
maneggevoli.
Le principali edizioni, circa 130 dal 1502, erano contraddistinte da un
delfino guizzante intorno ad un' ancora.
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Ritratto di Aldo Manuzio
con il suo simbolo tipografico
Anche se le lettere erano già di uso corrente nella produzione manoscritta
il merito di Manuzio sta nell'intuizione di utilizzarle anche in tipografia,
così come avvenne per il formato in 8° (i primi tascabili), che era usato
per la produzione di libri religiosi (breviari e libri d'ore) la capacità fu
quella di adottarlo nella produzione dei classici sia latini che volgari.
L'attività di Manuzio non si limitò all' opera di editore e stampatore a lui
si deve la “Legatura alla Greca”, che consiste nel praticare dei solchi sul
dorso del volume per alloggiarvi le corde o i nervi che sostengono le
cuciture.
Gli viene attribuita anche l'introduzione dei Piccoli Ferri (detti Aldini),
con motivi ornamentali di foglie, fiori e nodi stilizzati da imprimere in oro
sulle copertine e sui dorsi delle legature in cuoio.
Dopo la sua morte, la stamperia passò al suocero, Torresani Andrea, che
divenne tutore dei suoi quattro figli.
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Nel 1553, il terzo figlio, Manuzio Paolo, assunse la direzione della
tipografia, che poi passò a suo figlio Aldo Manuzio il Giovane dopo il
1565.
Durante il 1700, secolo in cui affiorano nuove conoscenze e nuove
dimensioni, la tipografia fu rappresentata da Gian Battista Bodoni
(Saluzzo1740 Roma 1813), splendida figura di maestro stampatore,
creatore di caratteri Moderni o Bodoniani, punzonista, compositore.
Egli, dopo l'apprendistato nella tipografia patema, lavorò a Roma nella
stamperia della Propaganda Fide, dal 1758, e cosi iniziò a lavorare col
torchio, la composizione e l'incisione di fregi e lettere orientali.
Nel 1768 fu chiamato a dirigere la stamperia regia di Parma, dove iniziò a
stampare pregevoli edizioni utilizzando inchiostri amalgamati da lui
stesso.
Qui si occupò di riordinare gli scaffali della Stamperia Reale nell'ala
occidentale della Pilotta e si servì, per le sue opere di tipografia, dei
caratteri del Fournier. Inoltre diresse la costruzione dei torchi e debuttò
come stampatore pubblicando un piccolo poema opera dell'abate Carlo
Innocenzo Frugoni, poeta ufficiale della corte, riguardante la riacquistata
salute del Primo Ministro Du Tillot
Dopo essersi dedicato ad opere modeste, si pose al lavoro per disegnare,
incidere e fondere i caratteri e poi, con questi, a dare alla luce il "Saggio
tipografico di fregi e maiuscole "(1771).
Preparò il primo dei suoi campionari che era costituito da una serie di
caratteri concepiti, realizzati e poi diffuso con il titolo di "Epithalamia".
Sempre nel 1771 fondò la sua tipografia e produsse edizioni famose per la
finezza delle incisioni e la bellezza dei fregi, l'eleganza dei frontespizi, la
qualità della carta, la natura degli inchiostri.
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Nel 1775 gli scritti di filosofi come Voltaire e Rousseau spingevano verso
nuovi ideali, ma Bodoni preferì sempre dedicarsi alle opere classiche, per
pochi eletti.
Il suo pensiero è ben espresso in uno scritto in cui, tra l'altro, si legge:
"E, se è lecito far parallelo fra le grandi e le piccole cose, dirò che novello
Archimede, il quale, in mezzo all'eccidio ed al saccheggio di Siracusa,
occupavasi di seste e di compassi per formar circoli e triangoli, io così
proseguirò ad eseguire per pochi, ma intelligenti bibliofili... le edizioni
più forbite dei classici latini, italiani e greci".
Stampò in questo modo classici greci, latini, italiani, francesi.
Le sue edizioni possono distinguersi in otto categorie fondamentali:
l edizioni di tecnica tipografica;
2. edizioni religiose;
3 edizioni di classici greci e latini;
4. edizioni in lingua moderna;
5. edizioni scientifiche;
6. edizioni storiche e biografiche:
7. edizioni su questioni di arte;
8. edizioni rarissime.
Solo nel 1818, postumo, venne alla luce il suo Manuale tipografico con i
campioni dei suoi caratteri, frutto di 50 anni di lavoro e che può essere
considerato il suo testamento spirituale. Alla sua morte la tipografia
privata venne continuata dalla vedova, Margherita Dall' Aglio.
Nella seconda parte del 1700 si sviluppò l'azione culturale
dell'illuminismo,il cui risultato più celebre fu la stampa dell'”Enciclopedia
della scienza e delle arti e dei mestieri".
Nel 1745 l'editore francese Le Breton affidò a Diderot l'incarico di
tradurre la “Cyclopedia”, due volumi in folio, Londra, 1728, dell' inglese
Chambers.
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Diderot accettò chiedendo la collaborazione dell' amico D' A1embert e
insieme crearono poi un' opera del tutto originale: un' enciclopedia nuova
e veramente universale, che si poneva il grande obiettivo di offrire al
pubblico tutto il sapere umano
vagliato ed esposto in maniera critica.
Nell' Enciclopedia confluirono quasi tutte le correnti della Francia
illuminista prerivoluzionaria, con un duplice fine:
1. come enciclopedia si doveva illustrare la gerarchia e la correlazione
di tutte le conoscenze umane,dimostrare l'unità del sapere in tutte le
possibili correnti connessioni e, dunque si doveva adempiere a uno
scopo soprattutto filosofico;
2. però doveva essere anche un Dizionario ragionato delle scienze,delle
arti e della tecnologia, e, dunque doveva contenere i principi generali
su cui queste attività si basano, nonché le particolarità essenziali che
le caratterizzavano nel loro complesso e nei contenuti.
Quest'opera, quindi, doveva servire come mezzo di istruzione e
d'insegnamento pratico in ogni campo del sapere, diventando anche
portavoce di nuove idee in campo religioso, politico e sociale per dare un
nuovo ordine per la vita dell'uomo,basato sulla ragione e la libertà.
Cosi,nel 1750, Diderot poté annunciare nel "Prospectus" l'imminente
pubblicazione del primo volume, che avvenne materialmente nel 1751. In
apertura di esso trovò posto il "Discorso preliminare" del Diderot, in cui
venne annunciato il programma filosofico e l'impegno intellettuale di tutta
l' opera.
L'Enciclopedia fu pubblicata nella sua interezza nell'arco di circa
trent'anni, (1781), anche perché i suoi contenuti molto progressisti e
polemici suscitarono l' opposizione del governo francese e la condanna
della Chiesa romana.
Vi collaborarono circa 178 autori, dei quali possiamo ricordare i più
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famosi,Voltaire, Rousseau, Montesquieu, Quesnay, Turgot, Condorcet.
Nel 1752 e 1753 vennero stampati altri 8 volumi di testo e 2 di tavole.
Sotto la direzione di Diderot uscirono, fino al 1765 17 volumi di testo e,
fino al 1772,11 volumi di tavole (Recueil de Planches).
Senza la sua direzione, tra il 1772 e il 1777, furono pubblicati, ad
Amsterdam,4 volumi supplementari di testo e un ulteriore volume di
tavole e, infine, nel 1780/81,sempre ad Amsterdam, ancora due volumi
contenenti gli indici (Tables analitiques). La prima edizione comprendeva
circa 35 tomi in volumi in folio: i 21 volumi di testo si componevano
all'incirca di 6000 voci o articoli. Ogni volume era formato da circa 100
pagine stampate su due colonne: si trattava perciò di circa 21000 pagine
in folio. I 12 volumi di tavole contavano 3132 incisioni su rame corredate
dalle relative didascalie e descrizioni.
Calcolando che in Europa furono acquistati circa 30000 esemplari
dell'opera e che fu investita la somma di l.158.000 livres e il ricavo fu di
2.162.000 livres, è facile comprendere come la più grande impresa
editoriale del secolo si trasformasse anche in un affare.
Già nel 1758 in Italia si comincia a pubblicare un'edizione
dell'Enciclopedia francese,nella revisione richiesta dalla censura italiana;
l'impresa venne portata a termine nel 1776 nella Tipografia di Vincenzo
Giuntini, in Lucca.
Con il l800 vediamo affermarsi una esigenza che porterà a precisare i
caratteri salienti dell'arte della stampa quale essa è oggi.
Tale esigenza è quella del giornalismo La tecnica che accelerò il ritmo
della stampa fu realizzata da Federico Konig e messa in azione nella
stamperia del Times nella notte del 29 novembre 1814. Konig si era
dedicato, durante l'età giovanile, a ricercare qualcosa che potesse
sostituire il torchio e rendesse più rapida e meno faticosa la produzione
tipografica. Elaborò tre progetti:
26
1. il primo riguardava la prima macchina a cilindro con movimento
alternativo del carro
2. il secondo una macchina a cilindro continuo.
3. il terzo una macchina con due cilindri, ciascuno dei quali prendeva
l'impressione dalla stessa forma.
Questa fu la macchina acquistata dall'editore del Times, mossa attraverso
il vapore, sbrigava da sola il lavoro svolto fino ad allora da 4 o 5 torchi.
L'intuizione di Konig, per la rapidità di movimento della sua macchina,
consenti lo sfruttamento dell'invenzione della macchina continua per la
fabbricazione della carta di Louis Nicolas Robert la carta in striscia
continua. Questa novità provoca una febbrile ricerca in ogni settore del
campo tipografico poiché è evidente che, alla meccanizzazione
dell'impressione, deve seguire la meccanizzazione della composizione.
Scopo principale dell'industria tipografica è ora quello di trovare la
possibilità di sostituire in modo realistico la mente e la mano dei
compositori.
Quando lo smercio dei giornali raggiunse un grande sviluppo anche le più
celeri macchine a ritrazione e a reazione si dimostrarono insufficienti e si
cercarono altre vie più pratiche e razionali, che in breve portarono a
realizzare la rotativa, la cui fortissima velocità odierna è dovuta anche, in
parte, alla scoperta di nuove leghe metalliche suggerite e riprese da altre
tecniche come la meccanica e l'elettronica.
Sempre nel 1800 la stampa si accrebbe di un nuovo processo: la litografia
(arte di scrivere, disegnare e stampare per mezzo della pietra).
Il Senefelder, osservando la superficie della lastricatura delle strade di
Monaco, resa levigata dall'usura, notò che questa era liscia come la
superficie del rame e quindi ne usò per la scrittura alla rovescia.
Furono poi introdotte la cromolitografia (litografia a colori), la diafania
(cromolitografia a tinte trasparenti), la calcografia (il trasporto su pietra di
27
incisioni originali in metallo, molto utile per disegno, musica, carte
geografiche).
Breve fu il passo che portò alla fotolitografia, considerata l' antenata della
fotografia. Nel 1800 nacquero molte stamperie e case editrici che posero
le basi al grande sviluppo dell' attuale industria grafica e cominciarono ad
avere eco molti nomi ancor oggi vivi nel mondo della cultura e della
tecnica:
Paravia, Sansoni, Treves, Bemporad, Laterza, Vallardi, Loescher,
Zanichelli, Alinari, Le Monnier, Hoepli e la Mondadori, dalla cui prima
tipografia di Ostiglia si è sviluppato uno dei più grandi complessi
industriali d'Europa.
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Giancarlo Fabiani
Cenni storici della Tipografia Niccola e Filemone Fabiani
Non avendo mai abbandonato l’idea di creare un “monumento” a mio
nonno Nicola, a mio padre Nenè in particolare, ed a tutta la famiglia
Fabiani, “stampatori” di Petritoli, posso affermare con certezza che, la
sistemazione ed il riordino delle antiche macchine e delle attrezzature, è
la conseguenza logica, la “materializzazione” di anni di sogni.
“L’immenso” locale vuoto, le maestose, per me meravigliose macchine da
stampa immobili, l’odore inconfondibile degli inchiostri da stampa, mi
hanno fatto compagnia, in un magico, affascinante e a volte struggente
silenzio, per tanto, troppo tempo.
Ho trascorso molte ore in questo locale, forse nella illusoria attesa di
qualche cosa o di qualcuno che non potrà mai più tornare a lavorare con il
torchio, a cantare “Parlami d’amore Mariù” o a fischiettare “Oih Marì” o
a…pregare. Si, perché quando don Dante capitava in tipografia, me lo ha
raccontato più di una volta, e vedeva Nenè assorto nel suo lavoro, gli
chiedeva: “Filemone, cosa stai facendo ?” lui gli rispondeva serenamente:
“ Sto pregando”. Forse in quella risposta c’era anche un po’ del suo innato
umorismo ma certamente fra le tante passioni che “Nenè” aveva, quella
del canto, e soprattutto di cantare in chiesa per onorare degnamente il suo
Dio, poteva essere fra le più sentite.
Si chiamava Filemone ma voglio chiamarlo Nenè, così come avrei voluto
chiamarlo se fosse rimasto con noi, perché sono certo che in lui avrei
trovato oltre al padre, il fratello, l’amico e il compagno di avventure.
Avrei acquisito i suoi sani insegnamenti, che mi sono stati trasmessi
ugualmente da mia madre e mia sorella, avrei certamente scherzato e
giocato molto di più…insieme a lui.
Molti ricordano ancora la sua inconfondibile voce che la notte di Natale
intonava “Tu scendi dalle stelle” e come si può dimenticare il “dito in
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bocca” al tenore solista della corale, nel momento di massimo
impegno…??? E “L’Agnellus Dei”, anziché “Agnus Dei”, cantato durante
la messa di don Costanzo, l’incredibile parroco di Torchiaro degli anni
’40 e ’50, che aveva promesso al gruppo un lauto pranzo a base di
agnello…ma che non si era ancora visto ???
Armando, Mimo, Peppe, Enzo, “Mimittu” e tanti altri “amici” di Nenè
hanno rappresentato per me veri e propri archivi viventi. Da loro ho
ricevuto tantissime notizie sulla sua vita, sul suo carattere, sui suoi
pensieri, sui suoi indimenticabili ed arguti scherzi, sul suo immenso
amore per la famiglia, sulla sua inattaccabile fede, sui tristi momenti
precedenti la prematura morte. Armando Mercuri (Armando de Spadò) ha
anche dedicato a Nenè, nel 1956, una delle sue simpatiche poesie:
A Nenè Fabiani
Caro Fabiani, in fondo non c’è male
Se hai trascorso qualche giorno d’ospedale.
Su col morale, tu non sei cretino,
ognuno ha la sua stella e il suo destino,
se è anche buono,, ognuno di noi si lagna,
goditi sereno, pure l’aria di montagna.
Stai tranquillo per i figli e per Maria
E cerca di non pensare alla tipografia,
io lo so che l’ami e l’ami forte,
ma ciò non deve procurar la morte !
Tu forse in testa hai un uragano,
di pensieri, di cose che piano piano
sparisce, e più non frulla,
pensando a moglie, figlio e la fanciulla.
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I due “27” inseriti nel calendario del Comune (Alle giuste contestazioni
lui rispondeva con ironia: “Non sei contento, diceva al segretario
comunale Vecchiotti, di prendere lo stipendio due volte al mese ?”), la
bevuta a sbafo nella cantina del padre Nicola, (che se se ne fosse accorto
sarebbero stati guai seri per tutti) con conseguente scherzo all’amico
Umberto (lo ha praticamente incastrato fra le due ante della porta mentre
stava uscendo dal locale, dopo aver chiuso dall’interno), “l’attentato” agli
amici in bicicletta mentre tornavano di notte da Monterubbiano (Nenè era
l’unico ad avere in dotazione la luce sulla bicicletta, mentre tutti gli altri
seguivano la sua scia luminosa. In prossimità di una curva a gomito,
spostando il fascio di luce, ha fatto finire tutti i suoi amici, che seguivano
il chiarore, in mezzo ad una enorme siepe di rovi…con conseguenze
immaginabili).
A Nenè piaceva molto scherzare, anche quando, in precarie condizioni di
salute, scriveva una simpatica lettera al suo amico Armando de Spadò,
dall’ospedale di Ascoli Piceno. Chiudeva la serie di battute con i saluti:
“…Al prossimo numero la seconda puntata.
Un abbraccio ed una forte stretta di collo.
Aff.mo
Nenè”.
Era l’11 giugno del 1960 (data del timbro postale ); circa otto mesi dopo,
il 26 febbraio del 1961, ci avrebbe lasciati per sempre.
31
Filemone Fabiani “Nenè”
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E’ giunta comunque l’ora di far rivivere la stamperia, di far girare
nuovamente la ruota della “piana”, di rimandare avanti e indietro il
possente torchio, di ridiffondere nell’aria l’inconfondibile odore
dell’inchiostro da stampa, di far risplendere in tutta la loro unicità i cliché
in rame.
Forse nulla si sarebbe mosso senza il decisivo incoraggiamento ed il
pratico aiuto dell’attuale presidente della sezione di Petritoli
dell’Archeoclub d’Italia Ilio Cuccù il quale, senza un attimo di esitazione,
ha iniziato a pianificare ed organizzare il progetto che ci avrebbe poi
regalato la materializzazione dello stupendo sogno.
Quasi tre anni di sacrifici, di ricerche, di ansie, di scoraggiamenti, di
esaltazioni, di litigi, di altissimi momenti di solidarietà.
La fortunata idea di chiedere notizie storiche alla Fondazione Mondatori
di Milano vale la pena di essere raccontata. Riportiamo di seguito la
prima lettera inviata alla Fondazione (Marzo 2000) nella quale è evidente
la nostra “semplice” richiesta di notizie che ci sarebbero servite per
“datare” le macchine.
“Preg.ma Dott.ssa FINOCCHI LUISA - Direttore Fondazione Arnoldo e
Alberto Mondadori Via Riccione, 8 - 20156 MILANO
Sono in possesso dell’esemplare n° 40 del volume “Breve storia dell’Arte
della Stampa” realizzato, con caratteri e fregi bodoniani, per gli Amici
della Mondadori ed impresso, nel novembre del 1973, nelle Officine
Grafiche di Verona della Arnoldo Mondatori Editore. L’incisione sul
piatto di copertina riproduce il torchio con il quale nel 1907 Arnoldo
Mondatori iniziava il suo fortunato cammino. Ebbene, io possiedo
un’antica stamperia, conservata con cura…quasi con affetto, nella quale
fa bella mostra di se anche un torchio identico a quello di Arnoldo
Mondadori (come da foto allegate) oltre ad altre macchine delle quali
vorrei conoscere le origini e la storia. Dell’antica stamperia fanno parte
33
anche caratteri di legno e piombo, fregi ottocenteschi, cliché ed
attrezzatura completa per il corretto funzionamento del tutto.
La Sezione San Giovanni Battista di Petritoli (A.P.) dell’Archeoclub
d’Italia, della quale il sottoscritto è consigliere, è fermamente
intenzionata a ripristinare, farne quindi un museo da mettere a
disposizione anche degli studenti (che potranno operare praticamente,
cioè comporre e stampare…senza usare l’onnipotente computer), la
antica stamperia Nicola Fabiani (1903) (già Tipografia A. Manuzio –
Petritoli), successivamente Filemone Fabiani.
Ripristinare una antica stamperia, per il cui progetto l’Archeoclub di
Petritoli (A.P.) ha ottenuto l’incondizionato appoggio della Fondazione
Cassa di Risparmio di Fermo nella persona del Presidente Grilli, oltre a
quello di importanti Aziende della zona, richiede preparazione storica
(scrupolose ricerche in vari archivi) e pratica (anche un tipografo, già
dipendente della stamperia Filemone Fabiani, partecipa attivamente al
progetto).
Il fiore all’occhiello dell’intera iniziativa sarebbe indubbiamente
rappresentato dallo “incoraggiamento” della Mondadori; per questo
motivo la sezione di Petritoli (A.P.) dell’Archeclub d’Italia, che ha
rilasciato ampio mandato al sottoscritto, La invita (nostra gradita Ospite)
a visitare la struttura, uno stupendo locale del 1520 perfettamente
incastonato nel duecentesco centro storico di Petritoli (A.P.), ed a
visionare le attrezzature e le macchine che compongono la antica
stamperia. In subordine, e naturalmente nel caso che tale progetto
interessi l’Azienda Mondadori, la sezione di Petritoli (A.P.)
dell’Archeoclub d’Italia chiede che tre rappresentanti del Consiglio
Direttivo dell’Associazione possano incontrare, nella Vostra Sede, un
funzionario al quale esporre in dettaglio l’intero progetto.
Certo di un positivo riscontro porgo distinti saluti ”.
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La risposta fu quasi immediata (14 aprile 2000) e provocò in noi
soddisfazione indescrivibile.
“Gentile signor Fabiani, leggo con grande interesse della vostra
iniziativa che non intende solo conservare ma anche ridare vita a questa
strumentazione.
Non so quando noi potremo venire da voi, ma ci piacerebbe discutere del
vostro progetto, anche alla luce di quanto stiamo organizzando in questo
periodo.
Fateci sapere dunque se e quando pensate di poter venire a Milano e con
piacere vi faremo visitare la nostra sede.
In attesa di risentirvi, vi invio i miei migliori saluti”.
Dopo solleciti accordi telefonici decidemmo di partire con destinazione
Milano, i primi giorni del mese di maggio 2000. Ilio, Daniele, io,…un bel
vassoio di olive “all’ascolana”, sperando ci portassero fortuna, ed Emma
Donati che, come petritolese verace, anche se residente in Lombardia,
aveva tutto il diritto di assistere allo storico incontro e nello stesso tempo
ci avrebbe tenuti a freno.
Accolti in maniera squisita, non poteva essere diversamente vista la
immediata cordialità di tutti, fummo ricevuti dalla direttrice della
Fondazione Mondadori la quale, dopo aver gradito con evidente
soddisfazione il vassoio di olive, e ascoltate le nostre idee, sfoderò, con
nostra indicibile sorpresa, un “piano” per l’utilizzo di tutto il materiale
della stamperia che, in quella particolare sede, fu definito un vero e
proprio “tesoro”.
Visita all’immenso archivio della Fondazione Mondadori, che sono certo
non sarei capace di descrivere, ed entusiasmo alle stelle.
Voglio ricordare altri importanti e determinanti momenti:
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L’incontro con Romualdo Monaldi ed il suo disinteressato
incoraggiamento, Ennio e Paolo Brinci “meccanici della casa”, il dottor
Grilli Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo
immediatamente entusiasta dell’idea, l’amico Pino Ricci che ha parlato
calorosamente di questa iniziativa, come fosse una sua creatura, a tutti i
colleghi e funzionari della Regione Marche, il Presidente della Provincia
di Ascoli Piceno Colonnella che prima di farci concludere la
presentazione del progetto ci ha garantito il suo incondizionato aiuto nella
realizzazione di questa pubblicazione, i ragazzi dell’Archeoclub.
Tutto questo rappresenta una minima parte degli aiuti e degli stimoli che
abbiamo ricevuto e vorrei citare tutti i nomi dei tanti collaboratori ma,
come si dice in questi casi, “ è meglio evitare per non rischiare di
dimenticare qualcuno…e dimenticarne qualcuno non sarebbe proprio
giusto !”.
Sarebbe poi molto bello poter scrivere, in maniera esauriente, la storia
della famiglia Fabiani ma uno strano, e nello stesso tempo benevolo
destino, mi ha relegato ad essere l’ultimo delle tre generazioni, l’ultimo
nipote, quindi il più giovane, di Nicola Fabiani. Mio nonno Nicola morì
nel 1949 mentre la stessa ingiusta sorte sarebbe toccata a mio padre
Filemone, ancora molto giovane, infatti era nato l’8 settembre del 1909,
nel febbraio del 1961. Avevo appena dieci anni, la morte di mio padre,
dell’amico, del fratello mi sfiorò appena…non potevo rendermi conto di
cosa stesse succedendo, nonostante il dramma avesse sopraffatto la mia
famiglia. Ricordo perfettamente soltanto due cose di quel giorno. Il buon
Nello Federici mi portò al campo sportivo con la sua Fiat “600” celeste,
era domenica e c’era l’incontro di calcio, mentre quella cucina di casa,
che allora mi sembrava enorme, era piena di gente che piangeva, distrutta
dal dolore. Probabilmente, anzi certamente piansi anche io ma non
capivo, e forse era giusto non capire e nello stesso tempo non accettare.
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Di Nenè “lu stampatò” ho solo sentito parlare, negli anni successivi, dai
suoi inseparabili amici, come ho scritto precedentemente, e naturalmente
da mia madre Maria e mia sorella Vittoria che hanno mantenuto sempre
vivo il ricordo di un uomo decisamente in gamba. A questo proposito
desidero rendere pubblico uno scritto, di cui sono sempre stato
gelosissimo, che il maestro Francesco Vitellozzi mi ha donato tempo fa
(agosto 1997) e attraverso il quale si riesce a “conoscere” meglio Nenè.
“Ricordo di un amico – Filemone Fabiani –
Intorno agli anni ’50 Filemone Fabiani, comunemente chiamato “Nenè lu
stampatò” era il tipografo di Petritoli e del suo circondario, che
esercitava con perizia anche l’arte della legatoria, per cui il suo timbro
portava scritto:
Filemone Fabiani
tipografia – legatoria – timbri
Petritoli AP
La tipografia occupava due stanze del primo piano dell’attuale palazzo
Fabiani e l’odore acre degli inchiostri ed i rumori ritmici delle macchine
giungevano nella sottostante Piazza Mazzini.
Lì lavorava Nenè con passione e bravura affacciandosi talora alle
finestre dagli alti parapetti o sull’erta scala per un breve riposo o per
rispondere alle chiamate dei clienti ed ai saluti degli amici.
Suo ottimo maestro era stato il padre Nicola, uomo di facile eloquio, di
gradevole bonomia e grande camminatore.
Essendo ufficiale giudiziario del tribunale di Fermo, per esercitare il suo
incarico, percorreva decine e decine di chilometri a piedi con medie che
farebbero invidia ai migliori maratoneti attuali. Possedeva una buona
cultura acquistata con il lavoro e con varie letture, e ciò lo rilevai anche
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il 25 luglio quando in Piazza Mazzini rivolse al popolo festante per la
caduta del Fascismo, un alto discorso terminando con i nobili versi di
Dante: “Chi troppo in alto sal cade sovente Precipitevolissimevolmente”.
Io mi recavo di frequente nella tipografia per scegliere, da fanciullo, le
striscioline colorate per le code degli aquiloni e, da maestro, scarti utili
per costruire sussidi didattici o per rilegare libri che conservo anche
come ricordo di un’abile opera, compiuta, come usava allora, con spago,
colla di farina, carta oleata, da un caro amico che allietava ogni lavoro
con la sua bonaria facezia.
La figura di Nenè, che rivedo nel figlio Giancarlo e nel nipote Emilio, era
slanciata, dritta, vivace; piuttosto calvo, occhi neri, colorito bruno; in
possesso di una buona arte drammatica, il viso cambiava facilmente
espressione; spesso non saresti riuscito a capire se parlasse in modo
serio o scherzoso o se fosse di umore lieto o triste.
Altra sua dote era il canto.
Possedeva un dolce timbro tenorile, buona intonazione, ottimo orecchio
musicale, qualità poste in risalto dal bravo maestro Don Guerriero
Passamonti che gli affidava i brani più delicati e toccanti, tra cui il
“Benedictus” dalla Messa a due voci ed il “Recordare” dal Dies Irae,
ove raggiungeva la perfezione.
Auguri al nipote Emilio, violinista ben dotato che ha saputo valorizzare
la predisposizione musicale ereditata dal nonno.
Come il padre anche Nenè era un intellettuale e possedeva una perfetta
conoscenza della nostra lingua ma non era altrettanto bravo come
camminatore e, quando per la necessità del suo lavoro usava la
bicicletta, mostrava scarse doti ciclistiche.
Ho detto che Nenè possedeva buone qualità drammatiche, in particolare
comiche ed un vivo senso dell’arguzia.
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Tutti i manifesti delle feste paesane venivano stampati nella sua
tipografia e talora, specie in quelli di maggior grido, aggiungeva di sua
iniziativa vocaboli o frasi scherzose che dilettavano i lettori e destavano
la loro curiosità come quando, per la festa della Madonna della
Misericordia del mese di agosto, al “grande spettacolo pirotecnico”
aggiunse “scoppio della bomba atomica” e numerosi paesani,
conoscendola solo per sentito dire, erano davvero in attesa della grande
novità.
Ora voglio ricordare uno scherzo carnevalesco combinato con Don
Guerriero Passamonti ed il sottoscritto al buon Pievano Don Getulio
Senzacqua.
La sera di un martedì di Carnevale, Don Guerriero vestì Nenè da
Missionario Camboniano; era veramente elegante e perfetto con la fascia
alla vita, la berretta a tricorno, la barbetta a punta, il crocifisso sul petto;
e fu presentato al Pievano nel suo studio, dal maestro, come Padre
Cesare Bosco, suo professore nell’Istituto di Pesaro e, Don Guerriero,
come grande predicatore in giro per organizzare Giornate Missionarie.
Seguì un cordiale colloquio nel quale Nenè con voce alterata parlava il
meno possibile scusandosi di essere stanco e lasciando intervenire i due
amici specie quando le domande del Pievano erano più insidiose.
Appena il credulo Don Getulio osservò “Ma sa, Padre, che lei somiglia
molto, nel portamento, nella voce, nei gesti al tipografo del paese? non
pare anche a voi ?”.
Nenè non si scompose; con un colpetto di tosse, una carezza alla barbetta
nascose una risata traditrice; poi, chiedendo di poter celebrare
l’indomani nella Pievania la S. Messa con omelia alle ore otto, ringraziò
per l’invito a cena e per il pernottamento dichiarando di essere ospite
dell’amico Vitellozzi.
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“Bene” disse il Parroco con la sua bella voce baritonale “farò suonare
le campane per le otto e farò preparare da Marietta e Norina un ottimo
pranzetto”.
Augurata con calore la buona sera, si salutarono con l’arrivederci
l’indomani “Ma guarda un po’ che somiglianza, sembra proprio Nenè !”.
ripeteva il curato ritirandosi in casa.
Eh…si, era proprio lui.
Infatti al mattino l’ingenuo Don Getulio attendeva, fece suonare e
risuonare le campane, invitò i fedeli ad aspettare il bravo predicatore
finchè intorno alle 8,30 comparve in sacrestia proprio Nenè in abiti
borghesi dicendo con ironico sorriso “O Don Getù, sono venuto per
ascoltare la messa del Missionario che somiglia tanto a me, Padre
Cesare vero ? Dato che sono il suo sosia, se vuole, posso celebrarla
davvero”. Ed il parroco tra il serio ed il faceto “Ah, sto birbantone”
esclamò “me ne hai combinata un’altra delle tue e come l’ho bevuta !
Allora il missionario eri proprio tu, il solito buontempone; ora che dico
ai fedeli ?”.
“Vai all’altare e di – Carnevale, ogni scherzo vale, con quel che segue –
replicò Nenè”.
Ridendoci sopra andarono nella canonica a gustare un buon caffè e latte
con i pasticcini delle fedeli perpetue, preparati per il missionario.
Immaginate con quanta ilarità e gradimento il fatto passò di bocca in
bocca prolungando l’atmosfera lieta del Carnevale.
Caro, simpatico Nenè, scrivendo di te sono ritornato a quella vita
semplice, famigliare, scanzonata che già negli anni ’50 iniziava il suo
tramonto ed oggi è stata purtroppo quasi totalmente travolta da una
società affannosa, violenta, da una televisione che offre spettacoli che
non hanno nulla della tua naturalezza, della tua freschezza, della tua
40
immediatezza, della tua comicità e di quella di tanti altri personaggi
caratteristici della indimenticata Petritoli”.
Niccola Fabiani
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La Famiglia Fabiani dal…1874
Nicola Fabiani nacque a Monterubbiano, il 13 settembre del 1874, da
Giuseppe e Corsi Giuditta; sposò Vittoria Scoccia nata a Monterubbiano,
il 23 dicembre del 1878, da Domenico e Marconi Clementina e da questa
felice unione nacquero ben sei figli: Maria, Aloisia (Luisa), Marina
(Nina), Giuseppe, Donato e Filemone (Nenè).
I nomi non sono in ordine di nascita ma, per una sorta di antica galanteria,
ho preferito dare la precedenza al “sorriso”.
Nicola Fabiani inizia la professione di stampatore lavorando come
dipendente nella tipografia Luchetti di Monterubbiano e dopo poco tempo
ha la fortuna di fare una importante e preziosa conoscenza: il cav. Luigi
Mannocchi illustre poeta petritolese. Nella tipografia Luchetti, dal 1893 al
1895, vengono stampate alcune pubblicazioni del Mannocchi. e questa
costante collaborazione fa si che fra Nicola Fabiani e Luigi Mannocchi,
nasca un legame di profonda, reciproca stima, tanto che il Mannocchi
ringrazia pubblicamente lo stampatore nel suo libro “ Il mio stato di
servizio”. Con il determinante appoggio del Cavaliere, Nicola, nel 1903,
acquista la “tipografia Manuzio” di Petritoli dove continuerà a stampare i
capolavori del poeta.
Saranno stati periodi molto duri per Nicola in quanto, abitando a
Monterubbiano, fu costretto, per otto lunghi anni, a fare avanti e indietro
dal luogo di lavoro al suo paese. Nel 1911 Nicola trasferisce la residenza
e si stabilisce definitivamente a Petritoli.
Nel corso degli anni continua la collaborazione con il Mannocchi e nel
1907 stampa “Il Piceno nelle tradizioni e nella letteratura”, seguito nel
1911 da altri due libri, “Alcune feste caratteristiche nel circondario
fermano” e “Gli antichi oratori Sacri per la festa di Maria SS. Della
Misericordia in Petritoli.
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Rilevando la tipografia dai vecchi proprietari, Nicola subentra alle gare di
appalto per la stampa dei registri comunali. Dal 1899 fino al 1902 la
“Tipografia Manuzio” di Petritoli stampa i registri per il comune di
Ponzano di Fermo; dal 1903 gli stessi registri recano la dicitura
“Tipografia Fabiani Petritoli”.
I registri comunali da stampare erano sei: Cittadinanza, Nascita, Morte,
Matrimonio, Mastro e Protocollo.
Gli appalti con i comuni erano importanti in quanto, oltre ai registri
comunali, la tipografia aveva la possibilità di stampare tutto l’occorrente
per i vari uffici, per circoli didattici (“diario” e “giornale della classe”), e
per le varie congregazioni. Tutti questi registri dovevano essere rinnovati
ogni anno quindi una notevole quantità di lavoro era garantita.
La tipografia fu intelligentemente impostata subito per questo tipo di
lavoro e Nicola riuscì a stipulare sostanziosi contratti in vari comuni del
fermano e anche oltre, fino ad Amandola. In circa venti anni la tipografia,
ben avviata e funzionale, permise a Nicola di acquistare alcuni immobili e
terreni ma, soprattutto, gli permise di aprire una tipografia per ognuno dei
tre figli maschi.
La “Tipografia Giuseppe Fabiani” a Monterubbiano, la “Tipografia
Donato Fabiani” in Amandola, l’unica ancora in attività gestita da Nicola
Fabiani (figlio di Donato) prima, e dal pronipote Marco Fabiani, figlio di
Nicola, poi, La “Tipografia Filemone Fabiani” a Petritoli.
Nicola Fabiani morì il 13 dicembre del 1949 e la sua tipografia passò
definitivamente nelle mani del figlio Nenè.
Nel 1958 la tipografia fu trasferita nella attuale sede.
43
Ilio Cuccù
Torchi e Macchine tipografiche
Manifesto pubblicitario dello stabilimento
Ferdinando Dell’Orto Milano
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Il nome esatto del capostipite dei Fabiani tipografi è Niccola Fabiani,
quando lo si trova scritto con Nicola, non è da attribuirsi ad errore, ma
viene riportato come veniva stampato, alcune volte si firma Niccola, altre
Nicola, la sua tipografia, oltre ai vari strumenti, era composta da cinque
macchine:
1) torchio tipografico modello “Stanhope” costruito da Amos Dell’Orto a
Monza nel 1841 (piano stampa 70x100 cm.)
2) Torchio tipo “a leva” costruito da “L. Magnoni e figli Monza” (piano
stampa 50x70 cm.)
3) la macchina piano cilindrica a semplice azione costruita da Carlo
Magnoni & C Monza
4) pedalina costruita dalla Fonderia C.M. Zini di Milano
5) tagliacarte manuale andato disperso
Ricercare le tracce delle ditte che hanno costruito le macchine è stato un
lavoro lungo e in molti casi, come per la Fonderia C.M. Zini Milano
infruttuoso, per la fonderia L. Magnoni e figli Monza abbiamo contattato
l’assessore alla cultura e il comune di Monza e vari musei, etnologi e
industriali, dello stesso comune senza esito.
Miglior fortuna abbiamo avuto con la fonderia Amos Dell’Orto in Monza,
questa fonderia costruisce i torchi in ferro modello Stanhope a cominciare
dal 1841 fino alla fine del secolo, e intorno al 1880 avvia anche la
costruzione di macchine tipografiche piano-cilindriche.
Successivamente viene ceduta alla fonderia Urania di Milano e dopo l’
unione della fonderia Urania con la società Nebbiolo di Torino che per
alcuni anni immettono sul mercato, gli stessi torchi e macchine, costruiti
dalla Dell’Orto, con il marchio Nebbiolo.
Per il restauro non abbiamo trovato eccessive difficoltà in quanto il,
Torchio tipografico costruito da Amos Dell’Orto, uno dei primi torchi in
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ferro costruiti in Italia, aveva solo la cinta spezzata, il resto era
perfettamente funzionante, il Torchio tipo “a leva” costruito da “L.
Magnoni e figli Monza” lo abbiamo trovato mancante del timpano, della
cinta e della manopola che aziona il carro, il timpano è stato
successivamente ritrovato nel locale attiguo alla tipografia mancante delle
piastre di sostegno e delle cerniere che sono state ricostruite, come è stato
ricostruita la manopola del carro, da “Enio” e Paolo Brinci, in entrambi i
torchi è stata sostituita la tela del timpano con lo stesso tipo di cotone e
cucito con lo stesso metodo originale a spirale.
La pedalina costruita dalla Fonderia C.M. Zini di Milano era mancante
dei due rulli inchiostratori, e aveva le molle bloccate, per i rulli abbiamo
chiesto a vari tipografi se fosse possibile trovarne due simili ma sul
mercato è difficile trovare pezzi di ricambio quindi sono stati adattati due
rulli vecchi gentilmente offerti dal tipografo Vesprini Amato.
La macchina piano cilindrica a semplice azione costruita da Carlo
Magnoni & C. era parzialmente smontata, nel rimontare la macchina
abbiamo avuto vari problemi, i bulloni erano mescolati ed erano diversi
sia per lunghezza che per diametro, molti dei quali mancanti, la filettatura
dei bulloni era fatta a mano quindi impossibile reperirli sul mercato,
alcuni ingranaggi erano di difficile collocazione senza smontarla
ulteriormente, la macchina è stata rimontata, grazie anche ai suggerimenti
del tipografo Amato Vesprini sempre pronto a consigliare il corretto
modo di agire, purtroppo alla macchina, anche se funzionante, mancano i
rulli macinatori e il rullo che prende inchiostro e lo distribuisce alla
tavoletta.
Andiamo ora ad esaminare come erano costruite le macchine ed il loro
funzionamento.
46
Il torchio
Nel 1700 il torchio, costruito da Corrado Saspach per Gutenberg, subisce
modificazioni molto utili ma non sostanziali, ogni stampatore aveva
cercato di migliorare la prestazione del torchio adattandolo alle proprie
esigenze e ottenendo, in pari tempo, risultati validi per tutti.
Il torchio in legno viene definito “ordinario” e si divide in tre parti. La
prima si chiama “Corpo”(A) e corrisponde alla parte verticale del torchio
nella quale è la vite che spinge il “Piano”(5) imprimendo la carta.
La seconda si dice “Culla”(B) ed è la parte orizzontale del torchio.
47
La terza chiamata “Carro”(C) è la parte destinata a scorrere avanti e
indietro sulla “Culla”, a seconda della fase della stampa.
I “Cosciali”(1) sono tenuti insieme dal “Cappello” (2), mentre i “Mozzi”
(3) forti traverse, sorreggono il meccanismo della vite e del “Piano”(5),
che è un robusto asse di legno compatto, fermato orizzontalmente e
centralmente all’estremità della “Vite”.
La parte sottostante la “Culla” è composta da due “Guide” (6), che sono
due piccole e robuste assi di legno, con incastrate, due spranghe di ferro
per permettere lo scorrere della “Culla”, che sorregge il “Timpano” (7) e
la “Fraschetta” (8).
Il “Timpano”, è formato da un telaio di legno su cui è tesa una
cartapecora dalla grandezza della “Culla” medesima, mentre la
“Fraschetta” serve a tenere fermo il foglio contro il “Timpano” e grazie ad
un’opportuna sagomatura corrispondente alle dimensioni della stampa
impedendo al foglio da stampare di ricevere macchie varie.
Nel 1795 Lord Charles Stanhope inventa il torchio in ghisa, che, pur
essendo ancora un apparecchio a braccia e a vite, rappresenta un salto
qualitativo rispetto ai torchi in uso nei tre secoli precedenti, durante i
quali erano rimasti macchine di legno non molto dissimili dalla prima
inventata da Gutenberg.
Con l’invenzione del torchio meccanico Stanhope realizza un progresso
sulla via del miglioramento della funzionalità e della qualità della
stampa.
L’intera struttura in ferro, più solida e più rigida, è in grado di assicurare
maggiore precisione e ripetitività, e pur rimanendo immutato il sistema
dell’avvitamento come mezzo di pressione, il contrappeso ne facilita il
ritorno alla posizione iniziale.
48
Torchio tipografico modello “Stanhope costruito da“Amos Dell’Orto Monza”nel 1841.
Uno dei primi torchi costruiti in Italia
Nel 1814 George Climer inventa il primo torchio meccanico Americano
a cui diede il nome di “Colunbia”, modificando il meccanismo a vite con
un sistema di leve per produrre la pressione sul piano e lo munisce di
molle per permettere il sollevamento dello stesso.
Il grandissimo favore con cui è accolto e la sua permanenza in servizio
dimostrano però che il metodo di stampa a impressione singola e piana
non era affatto disprezzabile, come è provato dal fatto che questo genere
di torchio non è stato sostituito dalle nuove invenzioni, macchine da
stampa a lavoro continuo, cioè a cilindri perché si rilevarono insostituibili
49
Torchio tipo “a leva” Presente nel museo costruito da “L. Magnoni e figli Monza”
per i piccoli lavori di tipografia, per le tirature limitate o speciali e
soprattutto non necessitavano di grandi finanziamenti per acquistarle.
I molti tipi di torchi costruiti nella prima metà dell’ottocento per quanto
ingegnosi fossero, sono affetti da lentezza di lavoro, resa ancora più
evidente dalle enormi e complesse macchine a cilindro che vanno sempre
più affermandosi nelle grandi editorie dei giornali per ottenere una
velocità operativa apprezzabile si deve sostituire il meccanismo del
“Carro” tradizionale con uno automatico.
50
Pedaline o platine
Due Americani, Degener e Weiler per primi abbandonano il sistema del
torchio classico e nel 1862 creano una macchina totalmente nuova col
nome di Liberty, questa macchina si basa sul principio di ottenere
l’impressione mediante una superficie piana che comprime il foglio
contro la forma e tutto il meccanismo e azionato da un pedale da questo
prende il nome di “Pedalina o Platina”.
Successivamente si toglie il pedale, troppo complesso per poter
coordinare mani e piedi, la macchina viene cosi semplificata per l’utilizzo
nelle piccole tipografie, la pressione viene data da una leva da azionare
con la mano sinistra mentre la destra cambia il foglio
“Pedalina”
Presente nel museo costruita da
Fonderia C.M. Zini Milano
51
La nuova macchina è semiautomatica in quanto non occorre più
inchiostrare manualmente la forma con il rullo, inoltre si abbandona il
vecchio sistema di spingere il “Carro” sotto la “Pressa”, abbassando
semplicemente la leva il piano di pressione si chiude, comprime la forma
e i due rulli prendono inchiostro dal piatto sovrastante.
Portando poi in alto la leva, il piano di pressione si apre, i due rulli
rilasciano inchiostro sulla forma, si toglie il foglio stampato e si rimette
un nuovo foglio.
Con la “Platina” il lavoro è più rapido del torchio ma non si ottiene più di
750/800 copie ogni ora e la qualità è poco elegante.
Si da nuovo vigore alle “Stamperie” con la costruzione delle macchine a
impressione cilindrica, nate per soddisfare il mercato dei “quotidiani”, che
dovendo pubblicare rapidamente sempre più copie, necessita di macchine
più gigantesche e moderne.
La stampa a impressione cilindrica fu inventata da William Nicholson nel
1790, perfezionata più volte, nel 1813 da Bacon e Donkins e infine da
Dryden 1820 che costruì per la Bensley due macchine, una “Semplice”,
capace di stampare in un’ora 1500/1600 pagine in “bianca”, solo una
facciata, e una a doppia azione che riusciva a stampare in un ora 800/1000
fogli in bianca e volta, le due facciate di una pagina contemporaneamente.
Macchina da stampa a impressione “Cilindrica Semplice”
“Quando la tavola ripassa da una parte all’altra, la forma coi caratteri già
inchiostrati passa sotto al cilindro a cui è attaccata la carta, il suo
movimento è regolato in maniera da corrispondere esattamente al
movimento rettilineo della tavola, che porta la forma. Il cilindro è
premuto contro la forma con una forza regolata, affinche i caratteri
lascino l'impressione sulla carta.
52
I fogli di carta vengono successivamente collocati sul cilindro e sono stesi
uniformemente su di esso da fettucce di filo, mentre passano a contatto
dei caratteri. Ricevuta l'impressione di questi si sciolgono i nastri che li
legano, e si levano i fogli stampati”.
Questa è la definizione delle “Macchine da stampa a impressione
cilindrica Semplici”, in sostanza la novità fu enorme, mentre con i torchi
era necessario:
1inchiostrare la “forma” con i caratteri manualmente, posizionare il
foglio di carta, chiudere “Timpano” e “Fraschetta”,
2 posizionare il “carro”, sotto la “pressa” tirare la leva,
3 riportare il carro alla posizione di partenza,
4 riaprire Timpano e Fraschetta e staccare il foglio dalla forma.
con la nuova macchina occorreva girare la ruota e posizionare i fogli su di
uno scivolo in legno, la macchina provvedeva da sola a macinare e
stendere inchiostro sulla forma, a prelevare il foglio, stamparlo quindi
staccarlo dal cilindro e posizionarlo sopra un contenitore in legno situato
alla sua estremità.
Con queste macchine la stampa conobbe una delle prime e più importanti
evoluzioni, esse erano talmente affidabili che in molte tipografie rimasero
in funzione fino alla metà del secolo successivo, e la grande novità fu
l’invenzione del cilindro:
nessun moto alternato, per quanto veloce, può competere con uno
circolare, la grande difficoltà di far combaciare il movimento della forma
da stampare con il cilindro e la carta fu risolto con il “movimento a strada
ferrata“
53
Movimento a strada ferrata
con il vantaggio di avere una struttura molto semplice e richiedeva
pochissimo sforzo per essere mosso, si automatizzo cosi il vecchio
sistema del carro e della culla del torchio classico.
Il secondo automatismo applicato alla macchina fu l’inchiostrazione,
chiamato “Inchiostrazione a tavoletta” o “Calamaio a tavola” composta
da diverse parti meccaniche: la prima è il “Calamaio”, composto da un
contenitore dove si posiziona l’inchiostro, di forma rettangolare chiuso
alla sua estremità da un rullo di ferro che ha il doppio compito di
impedire la fuoruscita dell’inchiostro che bagnandosi, consegna lo stesso
nella giusta quantità al rullo in gomma chiamato “Prenditore”, questo
rullo mosso dagli ingranaggi della ruota quando si alza tocca il calamaio e
assorbe inchiostro quando si abbassa, cede l’inchiostro alla tavoletta; la
seconda parte del meccanismo dell’inchiostrazione è posizionata sul
piano, composta da 6 rulli di gomma, 3 chiamati “Macinatori”, dei quali:
54
due sono paralleli e il terzo obliquo, per distribuire l’inchiostro in maniera
uniforme.
Gli altri tre rulli chiamati “Distributori” ricevono l’inchiostro dalla
tavoletta quando gli passa sotto .
Inchiostrazione a tavoletta
Il terzo automatismo è il “Cilindro” (A) avente la funzione: sia da
impressore che da prendifoglio, è fissato ai fianchi del telaio con appositi
“cuscinetti” di ottone (2) costruito interamente in ghisa, cavo all’interno
presenta un’apertura di 8 cm. per tutta la sua lunghezza (1) nella quale
sono alloggiati i “Cani”o “Pinze” (4) che sono in bronzo e regolabili, in
modo da afferrare vari formati di carta, e tramite un asta che li collega (3)
prendono il foglio, che gli viene posizionato manualmente dal
“Mettifoglio”, unica operazione che compie l’uomo addetto alla macchina
oltre girare la ruota,
I “Cani” ricevono un moto alternativo, si aprono per afferrare la carta, si
chiudono mantenendo il foglio mentre passa sulla forma inchiostrata, si
riaprono per lasciare il foglio stampato (B).
55
Questo movimento è dato tramite un eccentrico posto lateralmente al
cilindro (5).
cilindro
Sul cilindro al lato opposto dell’eccentrico è applicata una ruota dentata
(6) che serve a trasmettergli il moto rotatorio tramite un’asta dentata
applicata al piano (7).
Uno dei molti problemi da risolvere fu applicare il moto “andirivieni”al
carro, girando la ruota si crea il movimento in un solo verso e il carro
finita la corsa doveva tornare indietro senza invertire il moto della ruota e
del cilindro, tutto fu risolto con un congegno di eccentrici gemelli e una
leva chiamata dente di arresto.
Il meccanismo funziona in questo modo, quando la ruota gira trasmette il
moto al piano (2) che a sua volta lo passa al cilindro (A) tramite la ruota
56
dentata, quando finisce la corsa e il piano deve tornare al punto di
partenza una leva (B) trova il dente di arresto (1) lo solleva, spinge il
cilindro a ingranare di nuovo la barra dentata del piano (2) e ricomincia la
rotazione inversa.
meccanismo inversione marcia
Ultimo congegno della macchina è il “Cavafoglio”, quando il cilindro
impressore ha stampato la carta e si trova a circa 2 terzi del giro, grazie a
una serie di spaghi, che hanno anche il compito di serrare il foglio al
cilindro, staccano la carta stampata e la guidano sul cavafoglio che,
azionato sempre dalla ruota principale, con una serie di leve, ribaltandosi
depone il foglio stampato su una “Tavola” posta all’estremità della
macchina.
57
Macchina da stampa a semplice azione costruita da Carlo Magnoni & C.
Posizione dei vari componenti
N. 1 Volano
N. 2 Calamaio
N. 3 Prenditore
N. 4 Rulli macinatori
N. 5 Piano
N. 6 Rulli distributori
N. 7 Cilindro
N. 8 Cani o Pinze
N. 9 Mettifoglio
N. 10 Spaghi
N. 11 Cavafoglio
N. 12 tavola
58
Ilio Cuccù
Utensili Tipografici
Il compositoio è una striscia di ferro ad angolo chiusa da un lato, nella
quale scorre una squadretta di ferro o vari metalli che si fissa a un
qualsiasi punto della striscia per mezzo di un congegno a pressione, o a
vite, o a molla.
I compositoi possono essere di due tipi, alto e basso, col il primo si indica
un compositoio dalla base larga che può raccogliere più righe di
composizione, il secondo è un compositoio che raccoglie una sola riga.
Il “ compositore” stando in piedi di fronte al bancale che sostiene la cassa
per i caratteri con la mano sinistra tiene il compositoio con la mano destra
prende dai vari scompartimenti della cassa le lettere, le cifre, i segni di
interpunzioni, gli spazi e tutto ciò che serve per la composizione della riga
da stampare, e li ordina nel compositoio, ultimata la riga si controlla con
l’originale per eventuali errori si regolano gli spazi per renderla della
lunghezza giusta, ultimate le verifiche viene deposta nel Vantaggio
Nella stamperia sono presenti cinque tipi di compositori, quattro sono in
ottimo stato di conservazione, nel quinto non funziona la leva di
bloccaggio in quanto la vite che la solleva risulta ossidata dalla ruggine.
Compositoio N°1
59
Alluminio e ottone tipo alto Cm 29,5 x 3,8 blocco a leva
Compositoio N°2
Alluminio e ferro tipo basso Cm 30 x 2 blocco a leva
Compositoio N°3
Ferro tipo basso Cm 30 x 2,8 blocco a leva
Compositoio N°4
Ferro tipo basso Cm 28,3 x 1,7 blocco a vite
60
Compositoio N°5
Alluminio ferro tipo basso Cm 3,5 x 2 blocco a vite.
Il vantaggio, è l'utensile sul quale si depositano le linee di composizione
per formarne pagine o pacchi. È formato da un piano limitato ai due lati
da due regoli o staggi disposti ad angolo retto e sono generalmente di
ferro. Il piano del vantaggio può essere di legno, di zinco, oppure di legno
ricoperto di zinco.
La tavola, o tavoletta, è formata da un piano di legno duro oppure di
legno dolce ricoperto di zinco, avente su tre lati una sponda o regolo di
legno o di ferro, di altezza leggermente inferiore ai caratteri, servono per
contenere composizioni in attesa di essere stampate o scomposte, oppure
per eseguirvi sopra lavori di grande formato che i comuni vantaggi non
possono contenere le linee di composizione dal vantaggio passano
61
successivamente in un rettangolo di ferro chiamato telaio, serve a
circondare la composizione, in modo da bloccarla nella macchina da
stampa o nel torchio.
Il telaio in genere ha la grandezza del piano della macchina o del torchio,
è provvisto di un asta in ferro che si può incastrare nel centro e a un terzo
dei lati maggiori.
Per fissare la composizione sul telaio si usano le serrature, fino alla fine
del XIX secolo venivano impiegati dei cunei di legno, inseriti tra i regoli e
ai lati del telaio, il sistema fu abbandonato a causa della poca precisione e
il lungo tempo occorrente per il fissaggio.
Nel 1890 le stamperie erano gia provviste di nuove serrature d’acciaio
chiamate Marinoni, dal nome del suo inventore, i margini che premono la
composizione sono d’acciaio e nella loro faccia esterna si assottigliano
alle due estremità, creando con la faccia interna del telaio angoli molto
acuti.
Le facce oblique sono dentellate col medesimo passo dei cilindri o
rocchetti, dove in mezzo vi è un foro quadrato, nel cui foro si pone una
chiave a gruccia, e collocandoli nell’apertura degli angoli e facendoli
girare su loro stessi, per mezzo della chiave, si spingono verso il vertice
dell’angolo stesso e la forma rimane serrata.
62
Telaio con serrature tipo “Marinoni”
Telaio con serratura inizio XX secolo
63
La balestra, è in parte simile ai vantaggi, generalmente ha dimensioni più
grandi ed è contornata da tre regoli. Serve per deporvi linee di
composizione ma specialmente forme che non possano essere contenuti
dai comuni vantaggi o riesca pericoloso sollevare e trasportare sui
banconi o sul piano di macchina. Le balestre propriamente dette hanno un
piano scorrevole terminante con manico, questo piano si chiama anima o
foglia e serve per composizioni complesse o di grande formato che non è
agevole alzare senza un qualche sostegno.
I casellari e le lingottiere, sono i mobili o scaffalature in cui vengono
radunati i bianchi lineari (margini, interlinee, lingotti, ecc.) suddivisi per
tipo, corpo e giustezza. Alcuni hanno nella parte inferiore cassettini per
deposito di quadratura, di spaziatura, di interlinee o altro materiale di
composizione.
I casellari sono di diversi tipi: murali, accostati alla parete nelle vicinanze
dei banconi, da tavolo o sistemati sul bancone di fronte al compositore.
Oltre ai casellari propriamente detti, nella tipografia si usano armadi o
scaffali diversi, occorrendo mobili con ripiani per l'ordinamento e
l'archiviamento di incisioni, rappezzi, colonne di composizione, ecc.
Il carrello, serve per il trasporto di forme o altro materiale tipografico;
spesso il piano è regolabile a volontà, in modo da potervi passare sopra
direttamente composizioni poste su un altro piano. Strumenti accessori
dopo le macchinette generalmente in pochi fogli di carta; il tagliettobisellatore, con il quale si riducono di giustezza i filetti di materiale e se
ne smussano gli angoli mediante la squadra spostabile; il curva linee, per
piegare o curvare (centinare) filetti e interlinee, il battitoio per abbassare
le eventuali lettere sollevate; il setolino per pulire le forme.
64
Elvira Concetti
Caratteri mobili e banco tipografico
Il carattere mobile
Il carattere tipografico è il singolo elemento di composizione, dalla forma
di un parallelepipedo recante in rilievo il segno corrispondente al
grafismo di stampa
Il carattere, tipo, dal greco typos,”impronta, segno” anticamente veniva
fuso uno per uno, su una matrice a cui precedentemente si era data una
forma da riprodurre.
Le matrici erano poste in forme di ferro foderate di legno, chiuse con un
arco. Il fonditore tenendole per mano doveva chiudere, colare, dare
l’incalco (scuotere), aprire, staccare. Tutti questi passaggi dovevano
essere fatti per ciascuna lettera, numero, segno, in tutti i 26 corpi e stili.
La prima macchina per fondere i caratteri è stata inventata nel 1827 dagli
americani David e Gorge Bruce.
In Italia, e in Europa dal 1908 al 1976 ( anno di chiusura dell’attività) la
fonderia più importante è la Nebiolo.
Attualmente i caratteri vengono fusi in fonditrici automatiche; in esse la
lega metallica riscaldata a circa 350 C è contenuta in un crogiolo ed è
pompata da un pistone nella forma per la colata. Le leghe metalliche a
base di piombo impiegate nel campo della stampa vengono
convenzionalmente designate dalla percentuale di stagno e di antimonio
presenti con il piombo.
Il piombo è il metallo base, l'antimonio conferisce durezza e lo stagno
serve a rendere più compatta la lega, per limitare l'ossidazione e per
abbassare il punto di fusione.
65
I vari tipi di caratteri più conosciuti sono:
Il gotico: usato nella Bibbia di Gutenberg.
I corsivi o italici o aldini: usati fino alla fine del settecento, imitano la
scrittura a mano con piegatura a destra. Si chiamano aldini perché sono
stati introdotti da Aldo Manuzio.
I romani moderni o bodoniani : si caratterizzano per il contrasto di
chiaroscuri con terminazione filiforme.
Si chiamano bodoniani perché sono stati introdotti da Giambattista
Bodoni.
Le parti del carattere
.
Le parti principali sono:
occhio: è la parte del carattere
recante il grafismo in rilievo; ha la
forma rovesciata o speculare del
segno stampante.
Spalla: é la parte superiore del
carattere non occupata dall'occhio.
Crenatura:è la parte dell'occhio che
si estende a sbalzo oltre il fusto del
carattere.
Corpo:è lo spessore del fusto, il
parallelepipedo costituente il carattere, misurato dal piano anteriore a
quello posteriore; viene espresso in punti tipografici fino al corpo 50, oltre
è normalmente indicato in righe; una riga corrisponde a 12 punti.
La dimensione: è espressa per mezzo dell’altezza del corpo, che è la
distanza fra gli esterni di una lettera ascendente e di una discendente.
66
L’unità di misura è il punto, equivalente in Europa a 0,376 mm,
l’estensione, si misura con il tipometro: questo strumento oltre alla scala
graduata in cm. e millimetri reca la misura di riferimento in punti o righe.
Può avere varie forme: a nastro, a lamina, a bacchetta; può essere di
legno, di cartoncino, di metallo o di materia plastica.
Avvicinamento o spessore del carattere:è la distanza tra i piani laterali del
fusto; comprende il grafismo dell'occhio e la spalla di accostamento delle
lettere.
Altezza totale:è la distanza tra il piano inferiore, o piede del fusto, e il
piano dell'occhio del carattere; comprende l'altezza del fusto e la
profondità d'occhio.
Tacca: è una piccola scanalatura atta a favorire il riconoscimento della
posizione delle lettere e la distinzione di caratteri simili, non visibile
durante la composizione.
Canale:è un'incavatura praticata nel piede del fusto del carattere,
soprattutto nei corpi più grandi; serve per alleggerire il carattere.
Piede del carattere:è il piano inferiore di appoggio del fusto.
I caratteri sono maiuscoli, minuscoli, maiuscoletti, vocali accentate, i
numeri da 0 a 9, i numeri romani, i segni di interpunzione tipo , . " ! ?
ecc., i filetti chiari o scuri servono a separare le colonne, le cornici,
i fregi decorativi, i bianchi caratteri “bassi” che servono a comporre il
testo ma che non saranno stampati: la spaziatura tra due parole,
l'interlinea tra due righe,la marginatura per inquadrare il testo, ecc.
Le ordinazioni dei caratteri, in base alle necessità di ogni tipografo si
danno ai fonditori per quantità di chilogrammi e loro si debbono attenersi
alle indicazioni della polizza italiana
67
POLIZZA ITALIANA
Minuscole
a
6500
b
1400
c
3500
d
3500
e
9000
f
1350
g
1350
h
900
i
7000
j
250
k
200
l
3500
m
2300
n
3750
o
6000
p
1850
q
900
r
3200
s
3200
t
3200
u
2650
w
200
v
1600
x
350
y
250
z
950
æ
150
ç
200
ff
400
fl
350
fi
450
à
450
Maiuscole
400
B
250
C
350
D
300
E
500
F
350
G
350
H
200
I
500
J
150
K
75
L
350
M
250
N
350
O
400
P
350
Q
150
R
350
S
350
T
350
U
300
V
300
W
75
X
200
Y
100
Z
250
È
190
È
150
Ê
75
Ë
75
Æ
75
Ç
75
Maiuscolette
A
â
é
è
ê
ë
ì
î
ï
ò
ô
ù
û
ü
.
,
‘
;
:
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?
»
*
()
[]
_
§
150
300
800
150
150
400
100
150
400
150
400
150
150
Puntazione
1600
2000
400
700
1000
400
350
200
200
250
50
200
50
200
50
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
È
È
Ê
Ë
À
Á
Â
Æ
Ç
Ì
Í
350
175
250
200
400
150
150
100
300
75
50
200
175
150
250
175
100
150
150
150
150
100
50
150
75
100
100
75
50
50
100
50
50
50
50
75
100
Í
Ï
Ò
Ó
Ö
Ù
Û
Ü
100
100
75
50
50
75
50
50
Superiori
a
o
e
m
150
200
70
40
Numeri
1
2
3
4
5
6
7
8
9
0
450
350
300
300
350
250
250
250
250
450
Da calcoli fatti risulta che: “per ogni chilogrammo di corpo 6 occorrono
circa 2000 lettere; 1000 per ogni chilogrammo di corpo 8; 800 di corpo
9; 680 di corpo 10; 600 di corpo 11; 450 di corpo 12”
68
I banchi
Il banco tipografico è un contenitore suddiviso in scomparti, detti cassetti,
entro cui sono collocati gli elementi fondamentali per la composizione: i
tipi più diffusi sono il modello Italico,e il modello Francese.
I cassetti sono suddivisi in senso orizzontale e verticale da divisori, che
servono a formare delle caselle dove vengono introdotte le vari lettere. La
parte superiore, detta cassa alta, contiene le maiuscole in ordine
alfabetico, alcune lettere accentate e segni; nella parte inferiore, detta
cassa bassa, sono collocate le lettere minuscole, i segni paralfabetici e la
spaziatura.
Per affinità nel linguaggio tipografico le lettere maiuscole sono anche
dette di cassa alta e le minuscole di cassa bassa.
La disposizione dei caratteri non ha una regola fissa per cui ogni
compositore, per lavorare speditamente pone i caratteri nel modo più
razionale possibile, in base alle proprie necessità.
Per l'ordine e la praticità, le casse devono portare sulla parte frontale
un'etichetta indicante la denominazione del materiale tipografico
contenuto.
I banchi nella tipografia Fabiani
Riordinate le macchine e, volendo allestire non solo un museo dove
vedere le apparecchiature ma una tipografia vera dove poter permettere a
tutti i visitatori di stampare qualcosa di proprio e riportarsi a casa (come
souvenir) non il solito depliant, arido, freddo, scritto e stampato da altri
ma qualcosa di personale, creato e stampato da soli, resterà quale ricordo
da tenere con orgoglio come una cosa propria, ci siamo dedicati al
riordino dei banchi dove sono collocati i caratteri .
Non avendo trovato la descrizione e la posizione dei banchi, non siamo in
grado di affermare la loro tipologia e quantità.
69
I banchi sono stati trovati in un magazzino adiacente la stamperia, alcuni
sono in buono stato altri hanno avuto bisogno di una consolidazione,
mentre due erano già demoliti a causa dell’umidità.
Con molta pazienza (quasi un lavoro certosino) abbiamo pulito e rimesso
a posto i caratteri nelle apposite caselle dei vari cassetti e, durante tale
lavoro ci siamo accorti che alcuni cassetti contenti caratteri più antichi
erano stati scartati dai proprietari della tipografia, perché poche erano le
lettere e sufficienti per l’utilizzo, in altri mancavano: le vocali, in altri le
consonanti e punteggiatura.
Noi ne abbiamo composte alcune, catalogandole con le lettere: H-I- M-P
Nel cassetto catalogato con la lettera H è stato sistemato un carattere
maiuscolo di tipo “ bodoniano” a cui manca quasi tutte le minuscole,
punteggiatura e accenti, anche nel cassetto I c’e un carattere “ bodoniano,
mancante di punteggiatura, mentre i cassetti M-P sono abbastanza
completi.
70
Banco ( A )
Descrizione
Cassa di legno d’abete, costruito nella II metà del XIX secolo, ha due file
di tiretti per un totale di 18 cassetti.
Le maniglie di ferro rettangolare, sono coeve.
Misure: cm. 139 x 47 x 105.
Altezza: italiana.
Particolare: etichette di carta da esempio per i caratteri.
Stato di conservazione: buono
Note: mancano due cassetti.
Grafico della disposizione delle lettere
A
B
Q
C
R
D
S
E
T
U
Á
É
Í
Ó
Ú
À
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Ì
Ò
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F
G
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1
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3 Punti
Spazi
Spazi
6
4,5
Punti
x
l
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Spazi
18
Punti
71
Spazi
12
Punti
:
2ei
Spazi
punto
Spazi
9
Punti
Punti
Spazi
36
Quadri
Descrizione cassetti
Cassetti in legno di abete coevi al banco
Misure: cm. 63 x 42 x 6
Stato di conservazione: discreto
Note: tutti i cassetti sono divisi in due parti ( cassa alta, cassa bassa ).
Proprietà dei caratteri “cassetti di sinistra”
Cassetto N°:1
Corpo: 36 punti .
Caratteristiche: tonda chiarissima.
Materiale:piombo.
Stato di conservazione:discreto.
Note: i caratteri venivano usati per manifesti.
Cassetto N°:2
Corpo: 54 punti
Caratteristiche: neretto stretto
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: i caratteri venivano usati per manifesti o locandine
Cassetto N°:3
Corpo: 48 punti
Caratteristiche: neretto strettissimo
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: i caratteri venivano usati per manifesti o locandine
Cassetto N°:4
Corpo: 60 punti.
Caratteristiche: neretto strettissimo
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto
72
Note: i caratteri venivano usati per manifesti.
Cassetto N°:5
Corpo: 18 punti
Caratteristiche: chiaro scuro larghissimo
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: i caratteri venivano usati per volantini
Cassetto N°:6
Corpo: 8 righe.
Caratteristiche: neretto strettissimo
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: i caratteri venivano usati per manifesti
Cassetto N°:7
Corpo: /
Caratteristiche: /
Materiale: /
Stato di conservazione: /
Note: il cassetto è vuoto
Cassetto N°:8
Corpo: /
Caratteristiche: /
Materiale: /
Stato di conservazione: /
Note: il cassetto è vuoto.
Proprietà dei caratteri “cassetti di destra”
Cassetto N°: 1
Corpo: 36 punti.
Caratteristiche: chiaro, tondo larghissimo.
Materiale: piombo.
73
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini e titoli.
Cassetto N°: 2
Corpo: /
Caratteristiche: /
Materiale: /
Stato di conservazione: /
Note: il cassetto è vuoto
Cassetto N°: 3
Corpo: 36 punti.
Caratteristiche: chiaro scuro, larghissimo
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per locandine e manifesti.
Cassetto N°: 4
Corpo: /
Caratteristiche: /
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il cassetto contiene fregi
Cassetto N°: 5
Corpo: 36 punti
Caratteristiche: neretto, strettissimo.
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini.
Cassetto N°: 6
Corpo: 12 punti.
Caratteristiche: chiaro scuro, larghissimo.
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini.
74
Cassetto N°: 7
Corpo: 8 ponti.
Caratteristiche: chiaro, scuro, larghissimo
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini.
Cassetto N°: 8
Corpo: /
Caratteristiche: /
Materiale: /
Stato di conservazione: /
Note: Il cassetto è vuoto.
Stampa dei caratteri
In questo banco, abbiamo trovato cinque tipi di carattere, la loro
identificazione non è stata possibile, in quanto i caratteri sono molto
vecchi.
Stampa di alcuni caratteri impressi con il torchio a contrappeso
I tipo
Il carattere, si trova nella parte sinistra cassetto N° 1 corpo 36
75
II° tipo
Il carattere, si trova nella parte sinistra, cassetto N° 2 corpo 54
III tipo
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo, lo troviamo nei cassetti:
di sinistra, n° 3 corpo 48; n°4 corpo 60; n° 6 corpo 8 righe;
di destra: n°5 corpo 36.
76
IV tipo
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo, lo troviamo nei cassetti:
di sinistra: n° 5 corpo 18;
di destra: n°3 corpo 36; n° 6 corpo 12; 7 corpo n° 8
;
V tipo
Il carattere si trova; nella parte destra, n° 1 corpo 36
77
Banco ( B)
Descrizione
Cassa di legno d’abete, costruito nella I metà del XX secolo, possiede
un’unica fila di tiretti con 12 cassetti.
Le maniglie d’acciaio raffiguranti una conchiglia, sono coeve.
Misure: cm. 71,5 x 57 x 101
Altezza alla Francese.
Particolare: /
Stato di conservazione: buono
Note: i cassetti sono divisi in due parti ( cassa alta cassa bassa )
Grafico della disposizione delle lettere
A
B
C
D
E
F
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1/2 $
H
I
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M
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P
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Spazio
fino
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Spazio
piccolo
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quadrato
Spazio
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del
quadrato
78
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Spazio
quadratino
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½ quadrato
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.
Spazio
Due
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1/3
Spazio
quadratone
O
Doppio
quadrato
Spazio
quadrato
Descrizione cassetti
Cassetti in legno di abete coevi al banco
Misure: cm. 60 x 50 x 3,5
Stato di conservazione: discreto
Note: tutti i cassetti sono divisi in due parti ( cassa alta cassa bassa ).
Proprietà dei caratteri
Cassetto N°:1
Corpo:36 punti
Caratteristiche: tonda nera.
Materiale:piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: vi è una quantità di caratteri insufficienti per stampare.
Cassetto N°:2
Corpo: 20 punti
Caratteristiche: tonda nera
Materiale: piombo
Stato di conservazione:discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini.
Cassetto N°:3
Corpo: 16 punti.
Caratteristiche: tonda nera
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi.
Cassetto N°:4
Corpo: 12 punti.
Caratteristiche: tonda nera
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi.
79
Cassetto N°:5
Corpo: 10 punti.
Caratteristiche: tonda nera
Materiale: piombo
Stato di conservazione:
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi.
Cassetto N°:6
Corpo: 8 punti.
Caratteristiche: tonda nera
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto:
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi.
Cassetto N°:7
Corpo: 6 punti.
Caratteristiche: tonda nera
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi.
Cassetto N°:8
Corpo: 36 punti.
Caratteristiche: corsivo fantasia
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini.
Cassetto N°:9
Corpo: 24
Caratteristiche: corsivo fantasia.
Materiale: piombo
Stato di conservazione:
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini
Cassetto N°:10
Corpo: 20 punti
80
Caratteristiche: corsivo fantasia
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi
Cassetto N°:11
Corpo: 16 punti.
Caratteristiche: corsivo fantasia.
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi
Cassetto N°:12
Corpo: 12 punti.
Caratteristiche: corsivo fantasia.
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva utilizzato per testi brevi
Stampa dei caratteri
In questo banco abbiamo trovato due tipi di carattere: dal cassetto n° 1 al
7, “Serie Semplicità” dal n° 8 al 12 “ Corsivo Fantasia” 1
Stampa di alcuni caratteri impressi con il torchio a contrappeso
I tipo
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo lo troviamo nei cassetti:
n° 1 corpo 36; n°2 corpo 20; n° 3 corpo 16; n° 4 corpo 12; n°5 corpo 10;
n° 6 corpo 8; n°7 corpo 6.
1
Catalogo “NEBIOLO”
81
II tipo
Lo stesso tipo di carattere con differente corpo, lo troviamo nei cassetti:
n° 8 corpo 36; n° 9 corpo 24; n° 10 corpo 20; n° 11 corpo 16; n°12 corpo
12.
Banco ( C )
Descrizione banco
Banco di legno d’abete, costruito nella I metà del XX secolo, possiede
due file di cassetti.per un totale di 20 tiretti.
Misure: cm.108 x 60 x110
Altezza : italica
Particolare: N
Stato di conservazione: buono
Note: le maniglie sono andate perse.
82
Grafico della disposizione delle lettere
1
2
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4
5
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Descrizione cassetti
Cassetti in legno di abete coevi al banco
Misure:cm. 45 x 55 x 3,5
Stato di conservazione: discreto
Note: tutti i cassetti sono divisi in due parti ( cassa alta cassa bassa ).
Proprietà dei caratteri “cassetti di sinistra”
Cassetto N°: 1
Corpo: ( c. a.) 2 6 punti (c. b.) 3 6 punti.
Caratteristiche: maiuscoletto; (c.a.) largo, (c. b.) larghissimo nerissimo.
Materiale: piombo.
2
3
(c.a.) = cassa alta
(c.b.) = cassa bassa
83
Stato di conservazione: discreto
Note: il carattere veniva utilizzato per volantini.
Cassetto N°: 2
Corpo: (c. a.) 16 punti, (c.b.) 24 punti.
Caratteristiche: maiuscoletto; (c.a.) stretto neretto,(c.b.) largo nerissimo.
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto
Note:/
Cassetto N°: 3
Corpo: (c. a.) 36 punti (c. b.) 10 punti
Caratteristiche: maiuscoletto;( c. a. c. b.) chiaro scuro.
Materiale: piombo
Stato di conservazione: discreto.
Note: /
Cassetto N°: 4
Corpo:(c.a.) 16 punti, (c.b.) 36 punti.
Caratteristiche: maiuscoletto; (c.a.) filettato, (c.b.) nerissimo largo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto
Note: /
Cassetto N°: 5
Corpo: (c.a.) 24 punti, (c.b.) 36 punti.
Caratteristiche: /
Materiale: legno.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva utilizzato per locandine pubblicitarie.
Cassetto N°: 6
Corpo: (c.a.-c.b.) 6 punti
Caratteristiche: (c.a.) maiuscolo, (c.b.) minuscolo.
Materiale: legno.
Stato di conservazione: discreto
Note: /
84
Cassetto N°: 7
Corpo: (c.a.) 6 punti (c.b.) 12 punti.
Caratteristiche: maiuscoletto (c.b.) largo nerissimo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione:
Note:
Cassetto N°: 8
Corpo: (c.a.) 6 punti, (c.b.) 8 punti.
Caratteristiche: maiuscoletto (c.b.) largo nerissimo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: /
Cassetto N°: 9
Corpo: (c.a.) 10 punti, (c.b.) 10punti.
Caratteristiche: corsivo; (c.a.) maiuscolo, (c.b.) minuscolo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: /
Cassetto N°: 10
Corpo: (c.a.-c.b.) 48 punti.
Caratteristiche: (c.a.) maiuscolo, (c. b.) minuscolo.
Materiale: legno.
Stato di conservazione: discreto.
Note:/
Proprietà dei caratteri “cassetti di destra”
Cassetto N°: 1
Corpo:/
Caratteristiche: (c.a.-c.b.) simboli vari.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note:/
Cassetto N°: 2
85
Corpo: (c.a.) 5 punti. (c.b.) vuota.
Caratteristiche: /
Materiale: legno.
Stato di conservazione: discreto.
Note: I caratteri venivano utilizzati per titoli.
Cassetto N°: 3
Corpo: (c.a.- c. b ) 36 punti.
Caratteristiche: (c.a. ) nero maiuscolo, (c.b.) nero minuscolo.
Materiale: legno.
Stato di conservazione: discreto
Note: i caratteri sono completi, sono utilizzabili.
Cassetto N°: 4
Corpo: (c.a.) 6 punti, (c.b.) 10 punti.
Caratteristiche: maiuscoletto,(c.a.) largo, (c.b.) largo nerissimo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: /
Cassetto N°: 5
Corpo: (c. b.) 18 punti.
Caratteristiche: (c. b.) largo nerissimo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: /
Cassetto N°: 6
Corpo: /
Caratteristiche: /
Materiale: /
Stato di conservazione: /
Note: (c.a.-c.b.) il casseto è vuoto.
Cassetto N°: 7
Corpo: (c.a.-c.b.), 30 punti.
Caratteristiche: (c.a.) filettato maiuscolo,(c.b.) filettato minuscolo.
Materiale:legno.
86
Stato di conservazione: discreto.
Note: i caratteri venivano utilizzati per manifesti.
Cassetto N°: 8
Corpo: (c.a.-c.b.) 36 punti
Caratteristiche: (c.a.) stretto maiuscolo,(c.b.) stretto minuscolo.
Materiale: legno.
Stato di conservazione: discreto.
Note: i caratteri venivano utilizzati per manifesti.
Cassetto N°: 9
Corpo: (c.a.-c.b.) 48 punti.
Caratteristiche: (c.a.) maiuscolo nerissimo, (c.b.) minuscolo nerissimo.
Materiale: legno.
Stato di conservazione: buono.
Note: i caratteri venivano utilizzati per manifesti.
Cassetto N°: 10
Corpo: (c.a.-c.b.) 48 punti.
Caratteristiche: (c.a.) maiuscolo, (c.b.) minuscolo neretto stretto.
Materiale: legno.
Stato di conservazione: buono.
Note: i caratteri venivano utilizzati per manifesti.
87
Stampa dei caratteri
In questo banco, abbiamo trovato quattro tipi di carattere, la loro
identificazione non è stata possibile, in quanto i caratteri sono molto
vecchi.
Stampa di alcuni caratteri impressi con il torchio a contrappeso
I tipo
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo lo troviamo nei cassetti di
destra cassa alta:
n° 1 corpo 6; n°4 corpo 16; n° 7 corpo 6; n° 8 corpo 6.
88
II Tipo di carattere
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo lo troviamo nei cassetti a
cassa bassa:
n° 1 corpo 6; n°2 corpo 24; n° 4 corpo 36; n° 7 corpo 12; n° 8 corpo 8.
Cassa alta n° 2 corpo 16.
III Tipo di carattere
Cassetto 3 unico: cassa alta corpo 36; cassa bassa corpo 10.
IV Tipo di carattere
Cassetto n° 9 cassa alta e cassa bassa ,corpo 10.
89
Banco ( D )
Descrizione
Banco di legno d’abete, costruito tra la fine de XIX e l’inizio del XX
secolo, possiede un’unica fila di tiretti con 10 cassetti.
Le maniglie d’acciaio, raffiguranti una conchiglia, non sono coeve
Misure: cm. 95x 60 x 95
Altezza. italiana
Particolare: N
Stato di conservazione: buono
Note: manca il piano d’appoggio
Grafico della disposizione delle lettere
K
A
B
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G
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P
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,
.
Spazi
Descrizione cassetti
Cassetti in legno di abete coevi al banco
Misure: cm. 80 x 50 x 4,5
Stato di conservazione: discreto
Note: tutti i cassetti sono divisi in due parti ( cassa alta cassa bassa ).
Proprietà dei caratteri
Cassetto N°:1
Corpo:10 punti.
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:2
Corpo: 8 punti.
Caratteristiche: tipo romanico.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:3
Corpo: 8 punti.
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:4
Corpo: 24 punti.
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
91
Cassetto N°:5
Corpo: 8 punti.
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:6
Corpo: 10 punti.
Caratteristiche: tipo romanico.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:7
Corpo: 10 punti.
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:8
Corpo: 12 punti.
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Cassetto N°:9
Corpo:
Caratteristiche: /
Materiale: /
Stato di conservazione: /
Note: il cassetto è vuoto.
Cassetto N°:10
Corpo: 16 punti.
92
Caratteristiche: corsivo tondo.
Materiale: piombo.
Stato di conservazione: discreto.
Note: il carattere veniva usato per brevi testi.
Stampa dei caratteri
In questo banco, abbiamo trovato due tipi di carattere, la loro
identificazione non è stata possibile, in quanto i caratteri sono molto
vecchi, il I tipo non è stato stampato perché mancano molte lettere.
Stampa di un unico tipo di carattere impresso con il torchio a contrappeso
II Tipo
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo lo troviamo nei cassetti:
n° 1 corpo 10; n°3 corpo 8; n° 4 corpo 24; n° 5 corpo 8; n°7 corpo 10,
n° 8 corpo 12, n°10 corpo 16.
93
Banco ( E )
Descrizione
Bancale di legno d’abete, costruito nella II metà del XIX secolo, possiede
un’unica fila di tiretti con 10 cassetti.
Misure: cm.92 x 55 x96.
Altezza: Italiano.
Particolare: i cassetti non avendo maniglie per aprirli, sono stati costruiti
più bassi per permettere alla mano d’entrare nei divisori.
Stato di conservazione: buono
Note: il bancale è stato restaurato recentemente
Grafico della disposizione delle lettere.
ABCDEFGHIJK
ABCDEFGHIJKL
Fregi
LMNOPQRSTUV
WX Y Z
MNOPQRSTUV
WX Y Z
ABCDEFGHIJK
LMNOPQRSTUV
abcdefghijkilm
nopqrstuvwxyz
1234567890
WX Y Z
abcdefghijkilm
nopqrstuvwxyz
abcdefghijkilm
nopqrstuvwxyz
1234567890
1234567890
Descrizione cassetti
Cassetti in legno di abete coevi al banco
Misure: cm. 80 x 52 x 2,5
Stato di conservazione: discreto
Note: l’interno dei cassetti (pur mantenendo le stesse dimensioni) sono
divisi in modo dissomigliante fra di loro.
94
Banco ( F )
Cassa di legno d’abete, costruito nella II metà del XIX secolo, possiede
un’unica fila di tiretti con 10 cassetti.
Misure:92 x 55 x96.
Altezza: Italiano.
Particolare: i cassetti non avendo maniglie per aprirli, sono stati costruiti
più bassi per permettere alla mano d’entrare nei divisori.
Stato di conservazione: buono
Note: nei cassetti n° 1-3-5 sono senza separatori, nei cassetti n° 2-4-6 vi è
un solo divisorio e nei cassetti n° 7-8-9 vi sono più separatori
Grafico della disposizione delle lettere
ABCDEFGHIJKLMNOPQ
RSTUVWXYZ1234567890
abcdefghijklmnop
qrstuvwxjz.:,;()!?
ABCDEFGHIJKLMNOPQ
RSTUVWXYZ1234567890
abcdefghijklmnop
qrstuvwxjz.:,;()!?
95
A B
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Descrizione cassetti
Cassetti in legno di abete coevi al banco
Misure: cm. 80 x 54 x 3
Stato di conservazione: discreto
Note:/
96
L
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Scaffale ( G )
Descrizione
Scaffale di legno d’abete, costruito nella II metà del XX secolo, possiede
otto ripiani con 15 cassettini inseriti .
Misure:cm. 65 x 127 x 30.
Cassettini:cm. 20 x 31 x 2,5
Particolare: /
Stato di conservazione: buono
Scaffale G
97
cassetto N° 10 con caratteri per calendari e fregi
cassetto N° 3 , corpo 36 (Maiuscolo)
98
Stampa dei caratteri
In questo scaffale, abbiamo trovato: otto tipi di caratteri, alcuni Inglesi,
altri non sono stati identificati perché molto vecchi, dei Segni
estralfabetici: si considerano estralfabetici i segni matematici e chimici, i
segni di calendari e astronomici, ecc. ossia tutti quelli non identificabili
con i segni alfabetici, i Fregi ornamentali e geometrici. I geometrici sono
costituiti da quadrati, cerchi e triangoli in filetti neri e chiarissimi;
l'ornamentale classico, contiene motivi di epoche stilistiche del passato; i
motivi stilizzati della natura, come fiori, frutti, foglie, rami ed altri, anche
gli ornamenti a stella, a mani, frecce, vignette, stemmi, marchi ed altri
rientrano nelle forme libere.
Stampa di un tipo di carattere impresso con il torchio a contrappeso
I Tipo
Lo stesso tipo di carattere, con differente corpo lo troviamo nei cassetti:
n° 1 corpo 12; n°15 corpo 10.
II Tipo
Inglese
Unico cassetto N° 2 , corpo 36 (minuscolo)
99
III Tipo
Inglese
Unico cassetto N° 3 , corpo 36 (Maiuscolo)
IV Tipo
Unico cassetto N° 4 , corpo 24 (Maiuscoletto)
V Tipo
Unico cassetto N° 5 , corpo 30 (Maiuscoletto)
VI Tipo
Unico cassetto N° 6 , corpo 14 (Maiuscoletto)
VII Tipo
Unico cassetto N° 8 , corpo 6 (Maiuscoletto)
100
VIII Tipo
Unico cassetto N° 14 , corpo 8 (Maiuscoletto)
Segni estralfabetici e Fregi
Unico cassetto N° 10 , corpo 8 e corpo 20 per comporre calendari
Fregi di rondini
Nei corpi 12, 16,18
Fregi di “Corone nobiliari”
Nei corpi 16, 20
Conte
Nobile
101
Conte
Cassetto ( H )
Descrizione
Cassetto in legno di abete costruito nella II metà del XIX secolo
Misure: cm. 80 x 26 x 6
Particolare: /
Stato di conservazione: buono
Note:
Grafico della disposizione delle lettere
A
B
C
D
E
F
G
H
I
JK
L
M
N
Q
R
S
T
U
V
X
Y
Z
W
Á
É
Í
1
2
3
4
5
6
7
8
9
0
Sp
Sp
Sp
&
.
()
-
Stampa dei caratteri
Unico cassetto corpo 36
102
O
P
Ú
?
!
Cassetto ( I )
Descrizione
Cassetto in legno di abete costruito nella II metà del IXX secolo
Misure:cm. 86 x 42 x 6
Particolare:
Stato di conservazione: buono
Note: il cassetto è diviso in due parti ( cassa alta cassa bassa )
Grafico della disposizione delle lettere
A B C D E F G
H
Y
W
Z
A B C D E F G
H
I
Q R S T U V YX
Z
ÉÁ
ÓÍ
Ù
Q R S T U V
I
JK L M N O P
ÉÁ
ÓÍ ( )
Ù
1
2
6 7
3
4
5
8 9
0
L M N O P
1
2
3
4
5
6
7
8
9 0
Stampa di un unico tipo di carattere
Lo stesso tipo di carattere “Bodoniano”, con differente corpo lo troviamo
nella cassa alta corpo 40; cassa bassa corpo 28.
Cassa alta ( maiuscolo)
103
Cassa bassa ( maiuscolo)
Cassetto ( M )
Descrizione
Cassetto in legno di abete costruito nella II metà del XIX secolo
Misure: cm. 79 x 55 x3,5
Particolare:
Stato di conservazione: buono
Note: il cassetto è diviso in due parti ( cassa alta cassa bassa )
Grafico
A B C
H I
D E
F
G A
J K L M N O
B
C
D E
F
G
E
J K U P
U
V
E
E
O
Ó
W
W C
5-4
0-7
K Q R
S T
V U Varie G
Y X Z
I
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à é í ó
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L
(
)
h p
p
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i
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z
z
y
x
&
O
t
e
-
f
,
,
g
r
b
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w
Spazi
104
F
à è ì
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1 2 3
4 5
6 7 8
9 0
s
;
,
,
Spazi ?
;
.
.
Spazi
Spazi
Tipo classico
Unico cassetto corpo 48
Cassetti (L) e (N)
Portafiletti
Descrizione
(L)
Cassetto in legno di abete costruito nella II metà del IXX secolo
Misure:cm. 90x 60 x 5
Particolare:/
Stato di conservazione: buono
Note: /
(N)
Cassetto in legno di abete costruito nella II metà del IXX secolo
Misure: cm. 75 x 56 x4
Particolare:
Stato di conservazione: buono
Note: /
105
Cassetto “ filetti” (L)
Cassetto“filetti” (N)
I filetti
I filetti: sono lamine metalliche aventi la stessa altezza del carattere e
vengono impiegate per stampare grafismi lineari; (registri), come per i
caratteri la parte stampante viene denominata occhio, inoltre è indicata la
tacca e vengono distinti nei vari corpi per le diverse lunghezze o
giustezze.
106
Il corpo può essere di 1, 2, 3, 4, 6, 12, 18 punti o di 2, 3, 4 righe e può
essere stampante tutta la superficie superiore, oppure l'occhio può
risultare smussato per rendere più sottile il segno, avendosi così filetti
chiari, semichiari, neretti e neri.
Il materiale più usato è l'ottone, che presenta maggiore durezza e
resistenza alle pressioni di stampa, ma essendo di costo elevato deve
essere scomposto in modo accurato e mantenuto molto pulito.
Scaffale (O)
Marginiera
Interlinee e Bianchi tipografici
Descrizione
Scaffale di legno d’abete, costruito nella II metà del XIX secolo, esso è
formato da 5 separatori verticali e 4 orizzontali, formando 30 celle.
Misure: cm. 70 x 75 x 20.
Particolare: /
Stato di conservazione: buono.
Note: nelle prime 18 celle, i bianchi tipografici sono di piombo, nei
restanti scomparti sono di legno.
I bianchi tipografici
I “bianchi tipografici”: i bianchi tipografici comprendono la spaziatura,
l'interlineatura e la marginatura, tutte le parti della composizione, che alla
stampa non compaiono sulla carta, questo materiale è più basso degli
elementi stampanti, per cui non è inchiostrato e quindi non può imprimere
il grafismo.
Gli spazi: sono i bianchi tipografici che vengono inseriti all'interno delle
linee per distanziare gli elementi di composizione; possono essere posti
tra le lettere (spazieggiare) oppure tra le parole (spaziare) per separarle e
107
per dimensionare la lunghezza delle linee (giustificare). La spaziatura
sistematica prevede un valore sempre uguale nei vari corpi con spazi di
punti 1, 11/2, 2, 3, 4, 6, 12.
Le interlinee: sono lamine in lega di piombo, di alluminio o anche di
ottone, che vengono inseriti tra le linee di composizione.
Scaffale (O)
Marginiera, Interlinee e Bianchi tipografici
108
Ilio Cuccù
Cliché
Il cliché una lastra in legno, metallica o plastica incisa a mano libera con
bulini con procedimenti chimici o fotochimica, per la riproduzione
tipografica di disegni o fotografie. L'incisione deve la sua origine e la sua
fortuna alla possibilità di moltiplicare le immagini. Indipendentemente
dalle matrici e dai mezzi coi quali si arriva ad impressionarle due sono in
definitiva gli elementi della stampa incisa : la carta e l'inchiostro e cioè il
bianco e il nero : entrambi ugualmente importanti, inscindibili, in
funzione l'uno dell'altro. Il nero dà all'immagine il corpo, il bianco il
vuoto. L'incisione, è capace di una forza espressiva che raggiunge quella
della stessa pittura, Dal rinascimento a oggi, ha assunto un'importanza
predominante, l'applicazione dell'incisione alla preparazione di matrici
per la stampa. Le matrici possono essere incise in rilievo (xilografia o
incisione su legno, o incisione su linoleum) o in cavo (su lastra di metallo,
rame, zinco, acciaio) secondo che ci si proponga di riprodurre l'immagine
stendendo l'inchiostro sulle parti in rilievo, o facendolo penetrare nelle
parti cave; l'incisione in cavo può essere eseguita direttamente, a mano
con diversi strumenti (bulino, puntasecca, maniera nera o mezzatinta), o
indirettamente su lastre preparate e sottoposte a morsure di diversi acidi
(acquaforte, acquatinta, vernice molle); esistono infine tecniche di
incisione che si basano sull'elettrolisi tecniche miste. Tutti i tipi di
incisione hanno in comune il carattere "industriale" del procedimento
tecnico che si basa sulla distinzione tra il momento creativo, cioè la
preparazione della matrice, quello esecutivo, cioè la stampa di esemplari
uguali in serie ristrette. L'incisione costituisce dunque il primo valido
tentativo di applicazione di un procedimento industriale alla
rappresentazione artistica. La più antica tecnica di incisione è quella
xilografica, forse derivata dalla stampa su tessuto: gli esemplari che
109
risalgono al sec. XIV sono rarissimi, mentre fu largamente applicata
all'illustrazione libraria L'incisione su metallo e in particolare su lastra di
rame (calcografia) venne messa a punto contemporaneamente in Italia e in
Germania intorno alla metà del sec. XV.
Due sono i metodi principali con cui sono realizzate le incisioni a seconda
del modo in cui la matrice trattiene l'inchiostro prima della stampa :
a rilievo (xilografia, linoleografia).
Per la xilografia e la linoleografia la stampa avviene mediante un torchio
verticale che funziona come una pressa. Sotto il termine di stampa in
rilievo si collocano le tecniche incisorie che danno luogo ad una matrice
che, in fase di stampa, viene inchiostrata solo sui rilievi, mentre le zone
cave (solchi, cavi, ecc.) rimangono escluse dall'inchiostrazione. L'incisore
scava la matrice in quelle zone che devono poi restare bianche sul foglio,
mentre per contro le parti rimaste sulla superficie superiore della matrice
verranno poi inchiostrate (si pensi all'esempio di un comune timbro) e
risulteranno stampate sul foglio.
Ad incavo; che si divide a sua volta in due categorie : in incisione diretta (
bulino, puntasecca, maniera nera e punzone) ed incisione indiretta
(acquaforte, acquatinta e vernice molle). Vengono definite incisioni in
cavo tutte quelle in cui la matrice incisa trattiene nei solchi l'inchiostro
che cederà alla carta nella fase di stampa. I solchi possono essere incisi
direttamente dall'artista sulla lastra con appositi strumenti (procedimento
diretto) oppure tramite un acido che intacca il metallo (procedimento
indiretto).
Tutti i Cliché presenti nella tipografia sono a rilievo e le tecniche usate
sono molteplici, alcuni sono incisi con acidi, altri con bulini, molti con
fotochimica per la riproduzione tipografica di disegni o fotografie.
110
Elenco Cliché
I Sezione
Religiosi
Cliscé
Stampa
N° 1
Raffigurazione: Madonna col Bambino Gesù in braccio.
Iscrizione: Maria S.S. ma della misericordia venerata a Moregnano di
Petritoli
Materiale: lastra di zinco .
Supporto: legno “multistrato”.
Dimensione: cm. 8 x 12,5 x2,2 .
Costruito da: anonimo.
Stato di conservazione: discreto .
Note:
111
Cliscé
Stampa
N° 2
Raffigurazione: Madonna col Bambino Gesù in braccio.
(Madonna della Misericordia)
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione.
Materiale: lastra di rame.
Supporto: legno “ mogano”
Dimensione: cm. 7,5 x 11 x2,2
Costruito da: anonimo.
Stato di conservazione: buono.
Note:
112
Cliscé
Stampa
N° 3
Raffigurazione: Madonna
Iscrizione: Maria S.S. delle Grazie Monte Giberto
Materiale: lastra d’ottone
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 7,2 x13 x2,2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
113
Cliscé
Stampa
N° 6
Raffigurazione: Madonna col Bambino Gesù in braccio
(Madonna della Misericordia)
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione.
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “rovere”
Dimensione: cm. 9,5 x 13,7 x2,2
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
114
Cliscé
Stampa
N° 14
Raffigurazione: Madonna col Bambino Gesù in braccio racchiusi in una
cornice barocca (Madonna della Misericordia)
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: : legno “rovere”
Dimensione: cm. 12 x 7,7 x 2, 3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: la lastra, intorno al bordo, è rovinata di un cm.
115
Cliscé
Stampa
N° 16
Raffigurazione: Madonna col Bambino Gesù in braccio, contenuti in una
cornice con grottesche (Madonna della Misericordia)
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 7,5 x 12,2 x2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
116
Cliscé
Stampa
N° 17
Raffigurazione: Madonna col Bambino Gesù, in piedi sulle Sue ginocchia
(Madonna della Misericordia)
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco.
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione:5,5 x7,2 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
117
Cliscé
Stampa
N° 65
Raffigurazione: Madonna in trono con Gesù Bambino che sorregge la
chiesa della Liberata; sopra due Angeli, di fianco S. Rocco e
S. Sebastiano, in basso al centro del trono un vassoio con la testa
di S. Giovanni Battista Patrono di Petritoli.
Iscrizione: “ Hoc opus fecit fieri dominus Lucas Perotti
de elemosinis die 16 Iulii 1529 “
Materiale: lastra di rame
Supporto: legno “ ciliegio “
Dimensione: cm. 9 x 13 x 2,3
Costruito da: “S. Branzini inc.”
Stato di conservazione: ottimo
Note: il dipinto che raffigura il cliché è stato eseguito da G.B. Morale da
Fermo e si trova presso la chiesa della Liberata di Petritoli .
118
Cliscé
Stampa
N° 9
Raffigurazione: S. Antonio con animali, accanto ad una sorgente.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: Legno “multistrato”
Dimensione: cm. 13,2 x 18 x 2,2
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: il cliché fa parte di un set di 3 lastre, la stampa veniva usata per i
calendari; la lastra specifica veniva utilizzata per il colore rosso.
Lo spessore della base è stato rialzato con cartone dello spessore di 3 mm.
119
Cliscé
Stampa
N° 10
Raffigurazione: S. Antonio con animali, accanto ad una sorgente.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 13,2 x 18 x 2,2
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: il cliché fa parte di un set di 3 lastre, la stampa veniva usata per i
calendari; la lastra specifica veniva utilizzata per il colore blu
120
Cliscé
Stampa
N° 11
Raffigurazione: S. Antonio con animali accanto ad una sorgente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 13,2 x 18 x 2,2
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: il cliché fa parte di un set di 3 lastre, la stampa veniva usata per i
calendari; la lastra specifica veniva utilizzata per il colore giallo
121
N° 64
Raffigurazione: teca di vetro con S. Innocenzo
Iscrizione: S. Innocentiim
Materiale: lastra di rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 17,7 x 8,7 x 2,2
Costruito da: Ramazzini Milano
Stato di conservazione: ottimo
Note: sul fondo del supporto vi è un timbro ad inchiostro con scritto
“ PREM.to LABOR.rio ARTISTICO S. RANZINI
Via Pietro Calvi, 2 Milano “
122
Cliscé
Stampa
N° 66
Raffigurazione: S. Antonio da Padova
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 4,7 x 6,1 x 2,4
Costruito da: “Fiazza”
Stato di conservazione: buono
Note: il nome Fiazza è inciso sulla manica del saio in basso.
123
N° 4
Raffigurazione: un angelo con le braccia alzate
Iscrizione: Beato chi legge. Ascolta ed esegue gli insegnamenti di questo
libro.
Materiale:lastra di ottone.
Supporto: legno “mogano”
Dimensione: cm. 14,5 x 14 x 2,2
Costruito da:anonimo
Stato di conservazione: Rovinato
Note:
N° 5
Raffigurazione: teca di vetro con S. Innocenzo
Iscrizione: S. Innocentiim
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “rovere”
Dimensione: cm. 10,7 x 5 x2,2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: la teca con le reliquie sono custodite presso la chiesa di S. Anatolia
di Petritoli.
124
Cliscé
Stampa
N° 83
Raffigurazione: S. Antonio con animali, accanto ad una sorgente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto: : legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 11 x 14,5 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: la lastra specifica veniva utilizzata per calendari in bianco e nero
125
N° 13
Raffigurazione: un angelo con le braccia alzate
Iscrizione: Beato chi legge. Ascolta ed esegue gli insegnamenti di questo
libro. Nella cinta si
legge: Sono l’Angelo tuo custode.
Materiale: lastra di zinco
Supporto: in legno dolce
Dimensione: cm. 8,5 x 8 x 2,3.
Costruito da: D. Consonni Milano
Stato di conservazione: buono
Note: il nome della ditta,che si trova nei due lati del supporto, è
contornata da una ruota dentellata e da due bulini per incisori.
N° 46
Raffigurazione: donna
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di ottone
Supporto: corpo di piombo
Dimensione:cm. 1,1 x 2,1 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
126
N° 71
Raffigurazione:donna seduta con accanto un cigno
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 2,9 x 5 x2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note: usato per ricordini funebri
N° 32
Raffigurazione: paesaggio con una palma ed una croce
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “rovere”
Dimensione: cm.5,7 x 3,7 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Note: usato per ricordini funebri
127
N° 42
Raffigurazione: puttini che si baciano
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di piombo fuso su unico corpo
Supporto:
Dimensione:cm. 2,3 x 1,6 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: usato per ricordini funebri
N° 47
Raffigurazione: Angelo seduto
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: legno “ciliegio”inciso su unico corpo
Supporto:
Dimensione: cm. 1,2 x 2,5 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto.
Note: usato per ricordini funebri
128
Cliscé
Stampa
N° 20
Raffigurazione: traslazione della casa di Loreto da parte degli Angeli
Iscrizione: A. L. M. A. Associazione Lauretana fra i marchigiani Roma
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 7 x 9,7 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note: nel cliché sono raffigurati gli emblemi della città di Roma e Ascoli
e uno stemma con un picchio che sorvola dei monti
129
N° 68
Raffigurazione:Angelo piangente ai piedi di una tomba
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di rame
Supporto:legno “ciliegio”
Dimensione:cm. 3,9 x 3,9 x 2,3.
Costruito da:anonimo
Stato di conservazione:buono
Note: usato per ricordini funebri
N° 69
Raffigurazione: Angeli piangenti ai lati di un Ostensorio
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di rame
Supporto:legno”ciliegio”
Dimensione: cm.3,9 x 3,9 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: usato per ricordini funebri
130
N° 37
Raffigurazione: Croce con prato e alberi
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: Legno “ciliegio”
Supporto: unico blocco
Dimensione: cm. 1,2 x 2,5 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: usato per ricordini funebri
N° 44
Raffigurazione: Croce su sfondo di vegetazione varia
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto:piombo
Dimensione: cm. 2,5 x 3,6 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: usato per ricordini funebri
131
N° 50
Raffigurazione: Croce con fascio di rose al centro.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: fusione in piombo corpo unico
Supporto: corpo unico
Dimensione: cm. 1,7 x 2,3 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buone
Note: usato per ricordini funebri
N° 61
Raffigurazione: Croce
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: legno “ciliegio”
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 2,1 x 2,6 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: il clichè è stato inciso direttamente sul legno
132
N° 76
Raffigurazione:Croce con una piuma
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto:legno”ciliegio”
Dimensione: cm. 6,1 x 2,2 x 2,4
Costruito da:anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: il cliché veniva utilizzato per manifesti mortuari
N° 43
Raffigurazione: palma incrociata con una fiaccola
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di piombo
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 2,2 x 4,1 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:
Note: il cliché veniva utilizzato per manifesti mortuari.
133
Sezione II
Stemmi Comunali
Cliscé
Stampa
N° 25
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli,
tre colli, tre pietre sormontate dalla Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di rame
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 1,7 x 5 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: nella parte centrale, sopra la croce, per togliere lo stemma del
fascio, è stato praticato un foro.
134
N° 26
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli, tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: unico blocco di ciliegio
Supporto:
Dimensione: cm. 1,7 x 5,1 x2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione : discreto
Note: nella parte centrale sopra la croce, è riportato lo stemma del fascio
N° 29
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli, tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: unico blocco di ciliegio
Supporto:
Dimensione: cm. 2,3 x 2,5 x 2,5
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: nella parte centrale sopra la croce, è riportato lo stemma del fascio.
Nel fondo vi è incollata una sella di cartone compresso
135
N° catalogo 55
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli, tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione:cm. 1,8 x 2,1 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
N° 58
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli, tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: legno di ciliegio
Supporto: legno di ciliegio
Dimensione: cm. 1,8 x 2,1 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: rovinato
Note: Come il n. 55. Nella parte centrale presenta un vistoso spacco, si è
preferito non stamparlo per non romperlo.
136
N° 67
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli, tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto: legno ciliegio
Dimensione: cm 4,5 x 5,3 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note: nella parte centrale sopra la croce, è riportato lo stemma del fascio
N° 70
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli, tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: blocco unico di ciliegio
Supporto: ciliegio
Dimensione: cm. 4,6 x 5,2 x 2,2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: uguale al numero 29.
137
N° 84
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli,
tre colli, tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: zinco
Supporto: multistrato
Dimensione: cm. 7 x 8 x 2,2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: Ottimo
Note:
N° 75
Raffigurazione: stemma comune di Petritoli , tre colli,
tre pietre e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 2,5 x 3 x 2,3.
Costruito da:anonimo
Stato di conservazione: ottimo
Note: uguale al numero 67
138
N° 56
Raffigurazione: stemma del comune di Monte Giberto,
tre colli sormontati dalla lettera G
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto:legno “multistrato”
Dimensione: cm. 2,3 x 2,6 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
N° 34
Raffigurazione: stemma del comune di Monte Giberto,
tre colli sormontati dalla lettera G
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 4,5 x5,3 x 2,2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
139
N° 79
Raffigurazione: stemma del comune di Monte Vidon Conbatte
Tre colli, una luna e stella
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione:cm.1,4 x 2,1 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: nella banda superiore è stato asportato lo stemma del fascio
N° 54
Raffigurazione: stemma del comune di Monte Vidon Combatte
Tre colli, una luna e stella
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: blocco unico di ciliegio
Supporto: ciliegio
Dimensione: cm. 1,2 x 2,2 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:come 79
140
Cliscé
Stampa
N° 39
Raffigurazione: stemma del comune di Monsanpietro Morico,
tre colli, due santi e Croce patente
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione: cm. 2,2 x 2,5 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
141
N° 45
Raffigurazione: stemma del comune di Monte Urano
tre colli, spighe di grano e una Croce
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di zinco
Supporto:legno “multistrato”
Dimensione:cm. 1,7 x 2,1 x 2,5.
Costruito da:anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
N° 48
Raffigurazione: stemma del comune di Monte Urano
tre colli, spighe di grano e una Croce
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione: cm. 1,5 x1,8 x2,5
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note: lo stemma è uguale al n° 45 cambiano le dimensioni
142
Cliscé
Stampa
N° 80
Raffigurazione: comune di Monteleone
Cinque colli sormontati da un leone rampante
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: blocco unico di ciliegio
Supporto: ciliegio
Dimensione:cm. 1,5 x 1,7 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Note:
Stato di conservazione: buono
143
Sezione III
Stemmi vari
N° 33
Raffigurazione: scudo con banda retta su cui inciso il fascio littorio
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di rame
Supporto:legno “abete”
Dimensione:cm. 1,2 x 2,2 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:discreto
Note:
N° 35
Raffigurazione: scudo con banda retta con è inciso il fascio littorio
contornato di alloro
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm.2 x 3 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
144
Note: versione aggiornata della lastra 33, in quando sotto la banda
trasversale reca un foro rettangolare con sportellino sul retro ,per
permettere di inserire una scritta all’interno.
Cliscé
Stampa
N° 63
Raffigurazione: aquila, due fucili incrociati, un bersaglio concentrico,
una corona simboli dei “Cacciatori delle Alpi”.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di rame
Supporto:legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 8,4 x 10,5 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note: rappresenta lo stemma dell’Associazione Nazionale tiro a segno
145
N° 73
Raffigurazione: aquila sormontata da due fucili incrociati e un bersaglio,
con una corona
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: rame
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione:cm, 3,2 x 3,5 x2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: ottimo
Note: come il 63
N° 40
Raffigurazione: stemma con due fucili e due bandiere incrociate,
contornate di alloro.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di ottone
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 2,3 x 2,4 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: come il 63, nel fondo vi è incollata una stella di cartone compresso.
N° 41
Raffigurazione: stemma con due fucili e due bandiere incrociate,
contornate di alloro, con al centro un bersaglio concentrico
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: unico corpo di piombo
Supporto: Piombo
Dimensione:cm. 1,8 x 2,2 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: come il 63
146
N° 77
Raffigurazione: aquila sormontata da due fucili incrociati e un bersaglio,
con una corona
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:rame
Supporto: piombo
Dimensione: cm 2,1 x 2,3 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: come il 63
N° 57
Raffigurazione: stemma Sabaudo
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di ottone
Supporto: piombo
Dimensione:cm. 1,6 x 2 x 2,5.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:discreto
Note:
147
N° 82
Raffigurazione: stemma della Repubblica Italiana
Iscrizione: “Repubblica Italiana”
Materiale: rame.
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm 1,5 x 1,7 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono.
Note:
N° 81
Raffigurazione: stemma della Repubblica Italiana
Iscrizione: “Repubblica Italiana”
Materiale: rame.
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm 1,2 x 1,4 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: come 82
148
IV Sezione
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Cliscé
Stampa
N° 21
Raffigurazione: un scarpone e un sciatore alla base
Iscrizione: “Calzature la Savina. Specialità in scarponi da lavoratore, da
montagna e da sci. Lavorazione a mano
Materiale: lastra di zinco.
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm.9,7 x 14,1 x 2,2
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note:
149
N° 23
Raffigurazione: i tre archi di Petritoli
Iscrizione: “La Savina soc. calzolai – affini Petritoli
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione:cm. 12 x 5,6 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
150
N° 30
Raffigurazione: scudo con banda trasversale
Iscrizione: “Officina autorizzata servizio “Magneti Marelli”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 2,6 x 3,8 x2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:buono
Note:
N° 36
Raffigurazione: marchio di un motociclo
Iscrizione: “Lambretta”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione:cm. 3,1 x 1,1 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
151
Note:
N° 38
Raffigurazione: due marche di batterie per auto
Iscrizione: “Magneti Marelli, Mabo, Bosch.”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione: cm. 4 x b2 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
N° 51
Raffigurazione: una marca industriale
Iscrizione: “Pegas”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione:cm. 5,2 x 2,4 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
152
Note:
N° 52
Raffigurazione: marca d’industria.
Iscrizione: “Innocenti”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione: cm. 2,8 x 1,7 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
N° 53
Raffigurazione: triangolo equilatero con banda orizzontale alla base;
sormontata da sei colli e spighe di grano
Iscrizione: “Valentini”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione: cm. 3,9 x 3,7 x2,5
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
153
Note:
N° 59
Raffigurazione: marca d’industria
Iscrizione: “Magneti Marelli”
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione:cm. 2 x 1,8 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
N° 22
Raffigurazione: motocicletta
Iscrizione: “Gilera”
Materiale:lastra di zinco
Supporto:legno “ciliegio”
Dimensione: cm. 10,3 x 5 x 2,3
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione:
Note: molto rovinato non stampato.
154
N° 72
Raffigurazione: una motocicletta
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto:legno “ciliegio”.
Dimensione:cm. 9,2 x 4,2 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
155
N° 74
Raffigurazione: una P stilizzata e sullo sfondo una donna che cuce.
Iscrizione: “PFAFF”.
Materiale: lastra di rame
Supporto:legno “multistrato”
Dimensione: cm. 3,4 x 4,6 x 2,4.
Costruito da: anonimo.
Stato di conservazione: buono
Note:
N° 78
Raffigurazione: due cerchi concentrici,con al centro e ai bordi una scritta
Iscrizione: “CASSA DI RISPARMIO FERMO ABBONAMENTO AL
BOLLO UFFICIO DI FERMO”
Materiale: lastra di rame.
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione:cm. 1,1 x 1,1 x 2,5
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: non stampato
156
Cliscé
Stampa
N° 18
Raffigurazione: varie immagini
Iscrizione: “la tempesta “ di Alberto Lattuada
Materiale:lastra di zinco
Supporto: legno “ciliegio”
Dimensione: cm.13,5 x 13,2 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: le locandine dei film venivano stampate per il Teatro dell’Iride
adibito a cinema
157
Cliscé
Stampa
N° 19
Raffigurazione: immagini e scritte varie
Iscrizione: “Sinuhe l’egiziano
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato.
Dimensione: cm. 8,2 x 8,8 x 2,4.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note: le locandine dei film venivano stampate per il Teatro dell’Iride
adibito a cinema
158
Sezione IV
Varia tipologia
N° 12
Raffigurazione: campana
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione.
Materiale: lastra di zinco.
Supporto: legno “rovere”
Dimensione:cm. 6 x 8 x 2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note:
N° 24
Raffigurazione: donna che proietta un film.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato”
Dimensione: cm. 15 x 5 x 2,3.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto:
Note: probabilmente era un supporto per le lastre dei film.
159
N° 49
Raffigurazione: una rondine
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: corpo unico di piombo
Supporto: pionbo
Dimensione: cm. 3,1 x 1,8 x 2,5.
Costruito da:” F. NEGRONI BOLOGNA”
Stato di conservazione:buono
Note: la scritta è riportata su di un punzone sul corpo
N° 60
Raffigurazione: una rondine
Iscrizione: : non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: corpo unico di piombo
Supporto:piombo
Dimensione: 3,6 x 1,8 x 2,5
Costruito da:
Stato di conservazione:
Note: ha le stesse caratteristiche del n° 49, cambiano solo le dimensioni.
N° 62
Raffigurazione: una rondine
Iscrizione: : non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: corpo unico di piombo
Supporto:piombo
Dimensione: 1,8 x1,4 x 2,5.
Costruito da:
Stato di conservazione:
Note: ha le stesse caratteristiche del n° 49, cambiano solo le dimensioni.
160
Cliscé
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N° 7
Raffigurazione: Norberto Perini Vescovo di Fermo
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale:lastra di zinco
Supporto:legno “rovere”
Dimensione: cm. 9 x 13 x 2,2.
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: buono
Note:
161
Cliscé
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N° 8
Raffigurazione: donna mentre scende le scale.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto:legno “multistrato .
Dimensione: cm. 5 x 7,8 x 2,2
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: probabile ricordo funebre
162
Cliscé
Stampa
N° 15
Raffigurazione: ecclesiastico con un libro in mano
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato .
Dimensione: 4,7 x 8 x 2,4
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: probabile ricordo funebre
163
Cliscé
Stampa
N° 27
Raffigurazione: un uomo a mezzo busto.
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “multistrato
Dimensione:
Costruito da: anonimo
Stato di conservazione: discreto
Note: la lastra si presenta molto rovinata
164
Cliscé
Stampa
N° 28
Raffigurazione: torre con orologio di Moresco
Iscrizione: non vi è riportata alcuna iscrizione
Materiale: lastra di zinco
Supporto: legno “abete”
Dimensione: cm. 5x 7,2 x 2,3
Costruito da: Lucio Guarnieri
Stato di conservazione: buono
Note: nel fondo sono stati apposti due rettangoli di ferro per aumentare lo
spessore.
165
Ilio Cuccù
Libri e opuscoli stampati nella tipografia
L’archivio della tipografia Fabiani, Nicola e Filemone, conserva oggi le
alcuni libri stampati per il cav. Luigi Mannocchi, vari libricini, e alcuni
manifesti rimasti appesi ai muri della tipografia e dietro le quinte del
teatro dell’Iride di Petritoli.
Come per i cliché abbiamo deciso di pubblicare questo materiale, non
solo perché rappresenta 70 anni di vita della nostra comunità, ma anche
perché rappresenta l’antica arte della “Stamperia”. L’impaginazione delle
copertine, i vari tipi di caratteri usati, i fregi, le decorazioni, la carta e il
modo di scrivere, che cambiano con il passare del tempo e delle epoche
ma per testimoniare una forma d’“Arte” che non c’è più. “Conoscere la
composizione manuale e stato utile ma non più indispensabile” così ci ha
dichiarato un “vecchio” Petritolese emigrato a Jesi e proprietario di una
modernissima “stamperia” , e rivedendo la foto della macchina “piana” e
della grande ruota che lui azionava ad appena 8 anni, i suoi occhi sono
diventati lucidi e, ha chiamato le sue due figlie e con una punta di
orgoglio ha detto loro “queste sono le macchine con le quali lavoravo da
ragazzo ed ho imparato il mestiere”.
.
166
A
Categoria: ricordo funebre
Titolo: In Memoria del Cav. Gaetano D.R Scarsini
Autore: non riportato
Pagine: 28
Copertina: Cartoncino grigio
Formato cm.: 15,5 x 21
Stampato da: Tipografia Aldo Manuzio Petritoli 1896
Note: l’opuscolo è stato stampato il 27 maggio 1896 nel trigesimo
della morte del Cav. Gaetano D.R Scarsini e offerto dagli amici:
Bertolini Giovanni, Mannocchi Giuseppe II, Donati Donato.
167
B
Categoria: Statuto
Titolo: Statuto organico della Società di Fraterna Beneficenza
Autore: Società di Fraterna Beneficenza
Pagine: 28
Copertina: carta colorata
Formato cm.: 12 x 17,5
Stampato da: Tipografia Aldo Manuzio Petritoli 1899
Note: composto con numerosi tipi di caratteri e alcuni fregi,
molto rovinato.
168
C
Categoria: Statuto
Titolo: Statuto organico del Monte Frumentario di Moregnano
Autore: Monte Frumentario di Moregnano
Pagine: 8
Copertina: cartoncino colorato
Formato cm.: 13,5 x 21
Stampato da: Tipografia Aldo Manuzio Petritoli 1902
Note: fregi e caratteri sono in stile Liberty
169
D
Categoria: Commedia
Titolo: L’Alacoque ovvero la discepola del S. Cuore
Autore: Parroco S. Anatolia
Pagine: 56
Copertina: cartoncino colorato
Formato cm.: 12,5 x 17
Stampato da: Tipografia Niccola Fabiani 1908
Note: la grafica riprodotta sotto il titolo, è lo stemma
della tipografia di Niccola Fabiani e rappresenta una
lettera N intrecciata con la F, sormontate da un cavallo alato.
170
E
Categoria: registro
Titolo: elenco nominativo delle persone beneficiate nel 1929
Autore: Opera Pia Lucentini
Pagine: 12
Copertina: carta
Formato cm.: 21 x 30,5
Stampato da: Tipografia Fabiani Petritoli 1909
Note: il registro è stato stampato nel 1909 probabilmente in
varie copie che dovevano servire per molti anni infatti
la data stampata riporta solo le prime due cifre
dell’anno, le altre due sono
aggiunte a penna.
171
F
Categoria: Libro storico
Titolo: alcune feste e costumanze caratteristiche nel circondario di fermo
Autore: Luigi Mannocchi
Pagine: 64
Copertina: cartoncino colorato
Formato cm.: 16,5 x 24,5
Stampato da: Tipografia N. Fabiani 1911
Note: il libro è scritto in carattere “Bodoniano”
e i titoli in gotico fiorito
172
G
Categoria: libro
Titolo: Esercizio farmaceutico a Petritoli, vincoli e privilegi-libertà
Autore:A. Allevi
Pagine: 30
Copertina: cartoncino colorato
Formato cm.: 16 x 24
Stampato da: Tipografia N. Fabiani
Note: libro di difficile composizione in quanto
possiede molte pagine con note composte
con corpo 10 e alcune tabelle.
173
H
Categoria: opuscolo
Titolo: Gli antichi oratori sacri in musica
Autore: Luigi Mannocchi
Pagine: 16
Copertina: cartoncino colorato
Formato cm.: 12,5 x 17,7
Stampato da: Tipografia Nicola Fabiani
Note: opuscolo molto curato con fregi di contorno bodoniani
e “Motivi di applicazione” a forma di piccole stelle,
scritto con molti tipi di carattere.
174
I
Categoria: opuscolo
Titolo: Ai terziari francescani di Petritoli
Autore: non viene riportato
Pagine: 12
Copertina: carta
Formato cm.: 12,5 x 17,5
Stampato da: Tip. Fabiani Petritoli 1915
Note: l’opuscolo è stato commissionato dal direttore dei Terziari
Francescani per farne dono ai confratelli e consorelle
di Petritoli per il Natale del 1915
175
L
Categoria: ricordo funebre
Titolo: Edvige Donati. Vita angelica di una figlia di Maria
Autore: Vincenzo Ciotti
Pagine: 24
Copertina: cartoncino grigio
Formato cm.:12,8 x 20
Stampato da: Tipografia Nicola Fabiani Petritoli 1915
Note: Carattere “bodoniano” con alcuni titoli in “gotico”
176
M
Categoria: libro
Titolo: Ai gloriosi combattenti, discorsi e ricordi
Autore: Sac. Vincenzo Ciotti
Pagine: 80
Copertina: cartoncino colorato
Formato cm.: 13,5 x 20
Stampato da: Tipografia Nicola Fabiani 1925
Note: Carattere “bodoniano” con alcuni titoli in “gotico”
Fregi e “Motivi di applicazione” a forma
di piccoli fiori.
177
N
Categoria: opuscolo
Titolo: Regolamento di Polizia Urbana
Autore: Comune di Petritoli
Pagine: 36
Copertina: carta
Formato cm.: 13,7 x 19
Stampato da: Tipografia Nicola Fabiani Petritoli 1928
Note: Carattere romano, “Motivi di applicazione”
a figure geometriche e fregi a forma di rose.
178
O
Categoria: supplemento alla voce delle Marche n. 23 del 16 giugno 1957
Titolo: Santa Vittoria Astro dello stato Farfense
Autore: non citato
Pagine: 16
Copertina: carta
Formato cm.: 17,2 x 24,5
Stampato da: Tipografia Filemone Fabiani Petritoli 1957
Note: Opuscolo con copertina a colori.
179
TERMINI GENERALI
Amanuense: scrivano che, prima dell'invenzione della stampa, curava la
trascrizione e la trasmissione di qualsiasi testo scritto (religioso, letterario,
storico e scientifico). Calandratura: lisciatura della carta fabbricata a
macchina. Scopo della calandratura è quello di togliere alla carta la
ruvidezza della peluria, che nuoce alla buona stampa perché le
illustrazioni risultano meno nitide.
Design: progettazione grafica di uno stampato
Fonditore: 1. operaio che, in una fonderia tipografica, lavora intorno alla
fusione dei caratteri; 2. Proprietario di una fonderia tipografica; 3.
Operaio che lavora alle macchine fonditrici annesse alle macchine
compositrici (es. fonditore monotipista) 4. In senso storico equivale a
incisore, disegnatore, creatore di caratteri.
Grafico: 1. disegnatore con particolare attitudine all'impaginazione; 2.
relativo alla stampa, incisione, litografia, fototipia, ecc. 3. che si esprime
mediante un disegno; 4. relativo alla grafia, alla scrittura
Grafismo: parte stampata di un testo.
Incisore: maestro artigiano addetto alla creazione dei caratteri.
Miniatore: artista che riempiva con disegni, lettere e ornamentazioni gli
spazi lasciati in bianco dai copisti nei manoscritti antichi, colorandoli con
il minio.
Originale: soggetto e/o illustrazione da riprodurre. Procedimento grafico:
gruppo di processi tecnici finalizzati ad ottenere uno stampato.
Prestampa: complesso di operazioni che, partendo dall'originale, portano
attraverso la progettazione grafica, alla realizzazione di prematrici,
matrici e forme di stampa.
Stampa: arte che consente di ottenere la riproduzione di un numero
indefinito di copie di scritti, disegni, foto. Si ottengono riproduzioni
stampando o (un tempo) imprimendo carta bianca, colorata o tessuti su
caratteri, su forme tipografiche, su pietre litografiche, su lastre metalliche,
su rulli cilindrici, su figurazioni ricavate con il bulino su superfici di
legno, naturalmente spalmate prima con inchiostro adatto. I singoli
processi con cui è possibile ottenere le riproduzioni vengono spiegati alle
voci specifiche (processo calcografico, litografico, tipografico ecc.).
Stampato: oggetto finale derivante dal processo di stampa.
Acquaforte: nome volgare dell'acido nitrico; in arte si definisce il
processo di incisione su rame inventato da Albert Dürer (altri lo
180
attribuiscono a Tommaso Finiguerra, orefice fiorentino). Questo processo
consiste nel versare l'acquaforte (miscela di acido nitrico, acido solforico
e acido cloridrico allungati) sopra uno strato - disteso su una lamina di
rame - di speciale vernice resinosa su cui, con una punta d'acciaio già si è
inciso il disegno in precedenza. L'incisione con l'acquaforte si esegue su
rame o anche su acciaio e su zinco.
Caratteri mobili: sono i primi caratteri inventati da Gutemberg. Erano dei
piccoli fusticini di legno che portavano intagliata all'estremità superiore la
figurazione di una lettera. Con questo primo tipo di c.m. la mutabilità
delle condizioni atmosferiche e la difficoltà nell'intaglio non consentivano
condizioni regolari per l'allineamento e l'avvicinamento. Fu così che ben
presto si sostituì il metallo al legno, incidendo in esso l'occhio della
lettera. E' però grazie a Schoeffer, aiutante di Gutemberg, che si riuscì ad
incidere dei punzoni coi quali battendo le relative matrici si ottenne la
fusione del fusticino recante la lettera formata in rilievo.
Composizione: è il lavoro del compositore tipografo che compone parole,
segni, righe, tabelle, formule per giungere alla pagina stampata. Oggi è il
coordinamento dei vari elementi tipografici di uno stampato. Fino all''800
la composizione era esclusivamente eseguita a mano, in seguito divenne
meccanica ed infine computerizzata.
Crocini da registro: crocette che vengono messe sui bordi dei diversi
astralon da sovraporre in modo che l'immagine finale sia data dalla
perfetta sovrapposizione degli stessi.
Cromografia: tecnica di stampa relativa alla stampa a colori
Cromolitografia: stampa litografica a colori; è il risultato della stampa,
per sovrapposizione, d'un disegno parzialmente lavorato su varie pietre.
Incunaboli: libri che, come bambini usciti dalla "cuna", furono pubblicati
nei primi anni dell'invenzione della stampa corrispondenti al XV secolo
fino al 1520. Vi è qualcuno che vorrebbe chiudere l'età degli incunaboli
con il 1517, anno in cui Lutero si rivelò riformatore della religione
cattolica affiggendo alla porta della cattedrale di Wittemberg le sue 95
tesi contro le indulgenze, ma questa data non è attendibile secondo tutti
gli storici.
Macchine da stampa: sono le macchine che eseguono l'operazione della
stampa, nelle quali un foglio o un nastro di carta viene premuto contro
una forma o una lastra previamente inchiostrata, in modo che l'inchiostro
si trasferisca dalle parti inchiostrate alla superficie della carta.
I sistemi principali sono:
181
macchina a pressione piana o platina
macchina. a pressione piano – cilindrica
macchina per stampa litografica torchio a mano
macchina rotativa
macchina per stampa calcografica torchio a mano
macchina piano - cilindrica con scarica dell'inchiostro a strofinamento
macchina rotative con scarica a raschietto
Macchina linotype: macchina per comporre caratteri mediante fusione di
linee di lega di piombo. Installata per la prima volta nel 1886 e impiegata
per circa un secolo soprattutto per giornali e libri. Il suo inconveniente più
grosso: se era necessario correggere anche una sola lettera del testo
bisognava sostituire tutta la riga.
Macchina monotype: macchina compositrice di testo mediante fusione di
caratteri singoli. Impiegata per produzioni di qualità e inventata verso la
fine del secolo scorso (1895 ca.). A differenza della linotype il
procedimento di composizione e fusione avviene su due macchine
diverse: la tastiera e la fonditrice. Non ha preso il sopravvento rispetto
alla linotype perché il procedimento di stampa è molto più lungo.
Macchina piana: nella stampa tipografica è detta piana o "platina" quella
macchina in cui la pressione viene esercitata da un piano, che si muove
parallelamente contro la forma pure disposta su un piano. Nella stampa
litografica sono dette così le m. piano cilindriche in cui la pressione viene
esercitata da un cilindro contro la pietra o lastra da stampa, che si muove
tangenzialmente al cilindro che ruota.
Macchina rotativa calcografica: detta brevemente rotocalco si basa sul
principio di togliere l'eccesso di inchiostro da una matrice cilindrica in
incavo con una lama raschiante. L'unità di stampa è costituita da un
cilindro di pressione costituito di un tessuto gommato; da un cilindro
porta matrice; da un rullo inchiostratore sottostante che ricopre tutta la
matrice di un inchiostro fluido contenuto in calamaio a vaschetta; infine
da una sottile lama raschiante d'acciaio, con un angolo di 45° lungo tutta
la superficie cilindrica della matrice da cui asporta l'eccesso di inchiostro
che ricade nella sottostante vaschetta del calamaio.
Macchina rotativa litografica: come nelle rotative tipografiche l'organo
porta lastra è un cilindro sul quale è avvolta e tesa la lastra stampante. In
questo primo tipo di m. la stampa avveniva direttamente tra cilindro e
cilindro. Esse sono state ora totalmente sostituite dalle rotative a stampa
litografica indiretta dette offset (vd.).
182
Macchina rotativa tipografica: m. a pressione completamente cilindrica
ove la pressione di un cilindro rotante avviene contro un altro cilindro
rotante ove è posta la forma.
Metallografia: denominazione generica di ogni tipo di lavoro eseguito con
il metodo litografico su lastra metallica.
Offset: nella m. offset (rotativa a stampa litografica indiretta) la lastra
inchiostrata non stampa direttamente sul foglio di carta come in tutti gli
altri sistemi di stampa, ma su un tessuto gommato, avvolto e teso su un
cilindro; dal tessuto gommato l'impronta si trasferisce sul foglio finale,
che viene così stampato indirettamente. Questo passaggio su un elemento
intermedio prima di arrivare alla carta permette la stampa di matrici a
retino riproducenti le mezzetinte, anche su carte a superficie ruvida.
Offset a bobina: sono offset per la carta continua in bobine, dove ai
vantaggi dell'offset si aggiungono quelli della rotativa. Servono per la
stampa di giornali e riviste a colori e permettono la stampa sino a 4 colori
da una parte del nastro e 2 dall'altra.
Processo calcografico: arte di incidere in incavo su rame. E' l'opposto
della calcotipia che à la denominazione per definire l'arte dell'incidere in
rilievo sullo stesso metallo. L'inchiostro da stampa, che inizialmente viene
steso su tutta la lastra, viene poi raschiato via dalla sua superficie liscia e
lucida e rimane solo negli incavi. Si preme poi fortemente il foglio di
carta contro la lastra e l'inchiostro rimasto negli incavi viene ad aderire
alla carta, tanto più rilevata quanto più profondo è l'incavo. Questo
rilievo, percettibile al tatto nelle stampe da incisioni manuali (bulino,
punta secca, acquaforte) ma non più nelle stampe da incisioni
fotomeccaniche (eliotipia, rotocalco), riproduce le variazioni di tono delle
figure. Tre sono i gruppi di macchine usati per la stampa calcografica: 1. i
torchi a mano, 2. le piano-cilindriche, 3. le rotative.
Processo incavografico: è un particolare tipo di calcografia, quella che fa
uso di macchine rotative. Con questo processo, brevettato nel 1910, è
possibile la stampa rapida di qualsiasi illustrazione su carta comune. Per
realizzarlo si fa un negativo del disegno o della fotografia che si vogliono
stampare. Da questo negativo si ricava un diapositivo reticolato che viene
trasportato sulla lamina di rame che riveste il cilindro stampatore della
macchina. La pellicola si attacca al cilindro e viene trattata e sviluppata
come una qualsiasi fotoincisione nella quale si incavano chimicamente le
parti, che devono restare profonde un decimo di millimetro. In seguito un
183
cilindro riempie con inchiostro le parti incavate ed un coltello asporta
l'inchiostro in eccesso.
Processo litografico: processo mediante il quale si ottiene, su foglio di
carta o metallico, la riproduzione di ciò che è stato scritto, disegnato o
inciso su una pietra calcare di natura particolare con una matita grassa o
con un inchiostro speciale. E' cioè un procedimento di stampa in piano o
planografico nel quale la matrice è costituita da una spessa lastra di pietra
calcarea speciale o da una sottile lastra di zinco, che porta sulla sua
superficie piana sia le parti stampanti, con le figure o le lettere, sia le parti
non stampanti. Oggi questo sistema è stato sostituito dalla cosiddetta
litografia offset che si ottiene in modo indiretto (vd. stampa indiretta).
Processo permeografico: procedimento di stampa tramite la pressione tra
la forma o altro dispositivo stampante e il supporto, che impiega forme
con lettere permeabili all'inchiostro.
Processo rilievografico: procedimento di stampa che impiega forme
aventi i segni, le lettere o i disegni in rilievo rispetto alle zone non
stampate. Si comprendono sotto questo nome tutte le riproduzioni
fotomeccaniche che, stampate danno l'illusione del rilievo.
Serigrafia: metodo di stampa in cui l'inchiostro viene fatto passare
attraverso le maglie di un tessuto di seta, preventivamente otturate nelle
zone non stampanti.
Stampa a incisione: comprende l'incisione in rame o in acciaio (vd.
processo calcografico).
Stampa a rilievo: stampa che dà effetto di rilievo a diciture, stemmi,
disegni che vengono elegantemente a emergere sulla faccia della carta
rispetto alle zone non stampate. E' usata soprattutto per intestazioni di
carta da lettera, fatture, biglietti da visita.
Stampa diretta piana: procedimento di stampa in cui la pressione viene
esercitata da un piano, che si muove parallelamente contro la forma pure
disposta su un piano. Nella stampa litografica è così detta la stampa con
m. piano cilindriche in cui la pressione viene esercitata da un cilindro
contro la pietra o lastra da stampa, che si muove tangenzialmente al
cilindro che ruota.
Stampa diretta rotativa: stampa in cui l'organo porta lastra è un cilindro
sul quale è avvolta e tesa la lastra stampante. In questo primo tipo di
stampa la stampa avveniva direttamente tra cilindro e cilindro. E' stata ora
totalmente sostituita dalla stampa litografica rotativa indiretta detta offset
Stampa indiretta rotativa: modo per definire il processo di stampa offset.
184
Stampa planografica : altro modo per definire la litografia.
Stereotipia: nome della lastra solida di metallo, di gomma, di materie
plastiche ottenuta colando lega di materiale fluido su apposita impronta in
rilievo, duplicata.
Torchio: è il nome dell'arnese che servì per ottenere riproduzioni stampate
di silografie e di composizioni fatte con caratteri mobili. Si crede che il
torchio primitivo sia stato copiato da Gutemberg da uno strettoio da vino.
Torchio calcografico: è l'arnese che serve per la stampa delle incisioni in
incavo. Ci sono torchi calcografici a pressione piana (torchi a mano), a
pressione strisciante (m. piano-cilindriche), a pressione cilindrica (m.
rotative). La stampa si effettua adoperando uno speciale inchiostro, assai
duro, che diventa molle al contatto della lastra incavata, poiché essa
durante la tiratura si riscalda.
Xilografia: arte di incidere ed intagliare sul legno(solo?) figure e caratteri
in rilievo. L'artista xilografo con il bulino scavava le parti bianche
rispettando le parti disegnate, le quali formavano poi in rilievo la figura
che si voleva ottenere. Oggi la fotografia sostituisce il lavoro dello
silografo, che rimane un artista e non più anche un artigiano.
Astralon: supporto trasparente su cui vengono riportati tutti gli elementi
che concorrono a formare uno stampato (testi, composizioni, tratti,
mezzetinte, fotolito).
Cliché tipografico: lastra di rame o di zinco da formare, ricoperta di
gelatina fotosensibile, che viene posta a contatto dell'immagine
fotografica.
Copia cianografica: copia dello stampato effettuata su carta fotosensibile
a base di sali di ferro (ferrocianuro potassico).
Effetto moiré: errore di retinatura consistente nella sovrapposizione di
punti che rende confusi e brunastri i segni per effetto dell'accumulo di
inchiostri in alcuni punti e della sottrazione degli stessi in altri. Infatti la
brillantezza e chiarezza dello stampato in quadricromia deriva dal fatto
che i punti giacciono uno accanto all'altro piuttosto che sovrapposti.
Viene anche detto marezzatura.
Effetto sgranatura: eccesso di ingrandimento di immagini al tratto in cui
la linea risulta meno nitida.
Fotocomposizione: è una composizione effettuata fotograficamente. Il
principio su cui si basavano i primi modelli di fotocomposizione era
quello del monotype, con la sostituzione del "gruppo di fusione" con la
camera oscura e delle matrici incise con delle matrici fotografiche recanti
185
i caratteri in negativo. L'avvento della fotocomposizione si realizzò, verso
la fine degli anni '50 quando, con le prime macchine offset, si pensò di
ottenere una pellicola fotografica del testo eliminando tutti i passaggi
precedenti. L'evoluzione della tecnologia elettronica con i processori
elettronici ha velocizzato notevolmente il processo di composizione e i
problemi ad esso connessi. La fotocomposizione oggi si articola in tre
sistemi: 1. ottico - meccanica; 2. crt o a tubo catodico; 3. a raggio laser. In
tutti tre i sistemi il prodotto ottenuto è una pellicola o una carta
fotografica che, sviluppata in camera oscura, reca impressa la
composizione. La differenza tra i tre consiste nel tipo di fonte luminosa
usata per ottenere l'impressione della pellicola. Le ultime generazioni di
sistemi dedicati alla fotocomposizione sono stati rivoluzionati
dall'avvento dei personal computer e dell'invenzione del Post Script, una
soluzione per unire testo e grafica in una pagina. Oggi con uno stesso
computer è possibile controllare uno scanner piatto per digitalizzare le
immagini - cioè tradurle in raggio di luce laser -, eseguire l'impaginazione
e comandare le fotounità con cui ottenere le pellicole per la preparazione
delle matrici da stampa.
Fotolito: sono così chiamati gli impianti stampa per offset eseguiti su
pellicola fotografica trasparente utilizzati per realizzare immagini. La
fotolitografia, infatti, è un processo di stampa litografica in cui
l'immagine viene riprodotta su lastra, plastica o gomma attraverso una
trasposizione fotomeccanica, che utilizza cioè la luce per ottenere la
matrice da stampare. Esistono fotolito di tre tipi: 1. al tratto; 2. retinati o
mezzatinta e 3. policromi.
Fotolito al tratto: sono le immagini a tinta continua senza sfumature.
Quando un'immagine al tratto viene ridotta bisogna tener conto
dell'assottigliamento degli spessori; quando invece viene ingrandita del
possibile effetto sgranatura.
Fotolito mezzatinta: per ottenere una mezzatinta si fotografa il soggetto
originale accoppiato a retini di grandezza variabile. La retinatura
restituisce un soggetto ripartito in puntini di superficie stampante diversa,
visibili ad occhio nudo: sono questi che conferiscono le sfumature e
l'intensità dei toni, mentre la definizione dei dettagli dipende dalla
frequenza delle linee del retino.
Fotolito in policromia: il procedimento adottato è analogo al fotolito al
tratto, selezionando l'originale e scomponendolo negli elementi cromatici.
–
186
Macchine dedicate: macchine che prima dell'invenzione dei programmi di
fotocomposizione svolgevano,"erano dedicate" esclusivamente alla
composizione meccanica.
Matrice: modello impiegato per ottenere la forma di stampa.
Punzone: asticciola, blocchetto o simile, in acciaio duro, con un'estremità
profilata a lettera, numero o sigla, che serve per marcare il cubetto di
rame che forma la matrice. Nella tastiera della monotype, asticine, infisse
nelle bacchette porta-punzoni, che perforano il nastro di carta che poi
dovrà passare alla fonditrice per la fusione della composizione. Retinatura
Retini a modulazione d'ampiezza Retini a modulazione di frequenza
Scanner: apparecchio che esegue la selezione e la correzione elettronica
dei colori. Scanner significa "analizzatore" o "dispositivo di
esplorazione", esso legge l'immagine nei minimi particolari. Il principio
di funzionamento dello scanner prevede tre operazioni: lettura
dell'originale, manipolazione dei dati ottenuti, scrittura. L'originale,
montato su un cilindro rotante a circa 20 giri al secondo, si presenta alla
cattura o scansione dell'immagine, non nella sua globalità, ma per
rilevamenti successivi di punti estremamente piccoli. Il rapido susseguirsi
dei singoli elementi detti "pixel" viene convogliato in un sistema ottico
che provvede alla selezione delle tre radiazioni principali (rosso, verde,
blu). I segnali elettrici, a questo punto possono essere manipolati, corretti,
deformati per poi essere trasformati in variazioni di luce che, con il raggio
laser, vanno a impressionare la pellicola. Abbinando lo scanner al
computer si possono ottenere molte modifiche dell'immagine come
ritoccare una foto, scontornare, allungare e deformare figure, allungare
fondi di foto, fare delle variazioni cromatiche delle immagini, realizzare
fotomontaggi ad effetto.
Progressiva: sequenza della stampa dei colori, eseguita durante le prove di
fotolito per ottenere il risultato voluto. La sequenza dei colori deve essere
rispettata. Normalmente in una macchina a quattro colori si stampa prima
il giallo, segue il rosso, il blu ed infine il nero. Il blu viene stampato dopo
il rosso perchè può alterare i verdi; nei lavori di precisione è meglio
stampare il nero prima del rosso.
Segnatura: il termine deriva da una antica tecnica che indicava su un lato
prestabilito del foglio di macchina quale fosse la prima pagina e
contrassegnava con sequenze alfabetiche in successione i fogli che piegati
costituivano l'intero volume.
187
Stampa diretta: condizione in cui l'inchiostro viene trasferito in modo
diretto dalla forma al supporto di stampa.
Stampa indiretta: condizione di trasferimento intermedio dell'inchiostro a
un elemento interposto tra forma e supporto di stampa.
Tiratura: numero di copie stampate o da stampare di una qualunque
commessa di lavorazione tipografica.
Bandiera: quando la giustezza è allineata da un lato mentre dall'altro non
è giustificata.
Carattere (nomenclatura): è l'insieme delle lettere dell'alfabeto studiate e
disegnate appositamente per la stampa. Sulla base delle caratteristiche
delle aste e dei tratti i caratteri si distinguono in quattro gruppi:
1. romano antico poca differenza di spessore tra aste grosse e sottili
accentuate raccordate alle aste in modo curvilineo
2. romano moderno grande differenza di spessore sottili raccordate alle
aste con minima curvatura
3. egiziano nessuna differenza di spessore rispetto alle aste e raccordo
rettilineo
4. lineare-bastone nessuna differenza di spessore mancanza di grazie
Canale: lieve scanalatura che si trova sotto il piede di ogni fusto di
carattere. Corpo: in un carattere la massima distanza tra la spalla superiore
e la spalla inferiore del parallelepipedo metallico su cui è fusa la lettera.
Larghezza: misura del fusto del caratterini ampiezza. Occhio: è l'impronta
stampata della lettera, è cioè la parte in rilievo di un carattere tipografico.
Piede: base del fusto del carattere tipografico. Spalla (inferiore o
superiore): nella faccia superiore del fusto del carattere tipografico parte
non occupata dall'occhio della lettera. Tacca: taglio fatto sul fusto del
carattere a poca distanza dal piede dello stesso e che indicava al
compositore il giusto senso con cui doveva "prendere in mano" la lettera
dallo scompartimento della cassa tipografica per portarla sul compositoio.
Forma ortografica: indica se l'alfabeto è maiuscolo o minuscolo.
Pendenza: rapporto tra l'asse delle aste e la riga. Tono: valore
chiaroscurale della lettera.
Grazie: tratti terminali della lettera posti con funzione prevalentemente
decorativa
Stile: modo di esprimersi di un'epoca attraverso il disegno delle lettere.
Ad esempio ci sono stili medievali, lapidari, bodoniani, ornati. Lo stile
liberty o floreale è un particolare tipo di ornato in voga agli inizi del
novecento.
188
Centrato: quando la lunghezza delle righe è allineata sull'asse centrale
della giustezza.
Definizione (alta): precisione delle linee di un retino fotografico.
Elzeviro: 1. volume stampato nelle officine degli Elzevir; 2. nome dei
caratteri che Van Dyck incise per gli Elzevir; 3. articolo d'argomento
artistico, storico, letterario, o anche recensione o racconti che un giornale
pubblica in apertura di terza pagina, generalmente stampato con il
carattere omonimo.
Fregio: sono decorazioni realizzate con linee elaborate di diverso spessore
o con disegni.
Giustezza: è la lunghezza stabilita in righe tipografiche di una riga di testo
composta.
Giustificato: quando la giustezza è allineata su entrambe i lati.
Interlinea: spazio interposto tra una linea di testo e la successiva in senso
verticale.
Punto tipografico: unità di misura tipografico pari a mm. 0,37593986
Affiche: manifesto
Bianca: poiché il foglio macchina viene stampato su entrambe i lati, si
definisce "bianca" il passaggio di stampa che imprime un lato del foglio e
"volta" il successivo passaggio che imprime il lato opposto. Viene
considerato "bianca" il lato dove appare la prima pagina della segnatura.
Brossura: tipo di legatura economica in cui la copertina è in semplice
carta pesante o "rustica"; 2. tipo di legatura economica in cui i fogli non
sono cuciti ma incollati con uno speciale procedimento.
Colophon: voce greca che significa compimento, chiusura. E' cosiddetta
nei manoscritti l'annotazione terminale recante i nomi dell'autore,
dell'amanuense o stampatore, il luogo e la data di pubblicazione; nei libri
moderni la medesima cosa introdotta dalla forma "finito di stampare"
collocata al termine del libro.
Filigrana: contrassegno o marca che i fabbricanti di carta usarono fin dai
tempi più antichi per contraddistinguere i prodotti delle loro cartiere.
Sono così chiamati anche la figura o il disegno che contraddistingue le
varie qualità o i vari formati della carta.
Foglio macchina: è il foglio nel formato intonso, che esce dalla macchina
da stampa
Formato di pagina: è la dimensione standard di un foglio. Fu Giorgio
Cristoforo Lichtenberg (1742 - 1799) che propose formati unificati per
tutti i fogli d'uso pubblico, il cui principio si basava sulle misure di un
189
foglio avente l'area di 1 m. quadrato, con rapporto tra i lati di 1:_2. Il
formato base risulta così essere un rettangolo di lati 84,1 x 118,9 cm.
Successivamente nel 1922 e poi nel 1934 tale proposta fu assunta
ufficialmente dalla Federazione Internazionale delle Associazioni
Nazionali di Normalizzazione ISO e il formato UNI fu utilizzato sia dai
produttori di carta che nella stesura e nella corrispondenza di atti privati e
pubblici.
Grammatura: una delle proprietà fisico - chimiche della carta ovvero il
peso per metro quadrato espresso in grammi.
Incollaggio: operazione funzionale a far aderire con colle due parti
separate; Si usa particolarmente in legatoria nella rilegatura di carte o tele
su piani di volumi, di dorsi a libri, ecc.
Libro (nomenclatura: frontespizio, dorso, piatto, unghia dei piatti,
risguardo): insieme di fogli stampati, legati e protetti dalla copertina.
Capitello: bordatura in tessuto o in pelle applicata in testa o al piede del
dorso di un volume rilegato.
Dorso: striscia di tela che unisce i due piatti della copertina di un libro.
Frontespizio: facciata principale del libro che contiene il nome dell'autore,
il titolo dell'opera, l'editore, il logotipo.
Occhietto od occhiello: titolo del volume che un tempo veniva racchiuso
in un ovale.
Pagine di rispetto: due facciate bianche inserite oltre ai risguardi nelle
edizioni di un certo valore.
Piatto: ciascuno dei due cartoni di una copertina.
Retro frontespizio: pagina che raccoglie tutti i dati inerenti all'opera come
proprietà letteraria, imprimatur, data e numero di edizione, officina
grafica e nome dei collaboratori esecutivi dell'edizione.
Risguardo: foglio posto all'inizio e alla fine di un libro, che copre da una
parte il cartone della copertina e dall'altra i fogli di apertura e di chiusura
del volume.
Sovraccoperta: foglio di carta in genere plasticata, avvolto attorno al
volume per proteggere la copertina.
Liflet: volantino
Manifesto: foglio stampato e affisso in luogo pubblico al fine di far
conoscere alla collettività un fatto, un prodotto, un programma.
Piegatura nomenclatura (cartesino, ottavo, sedicesimo): poiché per ragioni
di economicità un libro non può essere stampato una pagina alla volta, le
pagine vengono disposte nella forma di stampa secondo una prestabilita
190
progressione numerica. Negli stampati ogni foglio macchina reca una
"segnatura" (vd.) di un determinato numero di pagine a seconda dei
diversi formati e delle sequenze delle pieghe. Si dice cartesino il fascicolo
formato da 4 pagine (1 piega); ottavo il fascicolo formato da 8 pagine (2
pieghe); sedicesimo il fascicolo formato da 16 pagine (3 pieghe);
Poster: manifesto
Rilievo: parte rilevata che risalta dal piano di una copertina di libro.
Volantino: foglietto volante distribuito al pubblico, contenente
informazioni di vario genere, propaganda, pubblicità.
Volta: poiché il foglio viene stampato su entrambe i lati, si definisce
"bianca" il passaggio di stampa che imprime un lato del foglio e "volta" il
successivo passaggio che imprime il lato opposto.
191
Bibliografia
Barbieri B.F., Il libro a stampa, Curcio, Roma 1965.
Campionario Caratteri Nebbiolo, Torino, tipografia interna società Nebbiolo, 1957.
Campionario Caratteri Nebbiolo, Torino, tipografia interna società Nebbiolo, 1965.
Colombo P., La legatura artistica storia e critica, Ed. Raggio, Roma 1950.
Di Nola A., Libro, ad vocem, in Enciclopedia Einaudi, VIII, Torino 1979
Enciclopedia del Negoziante ossia Gran dizionario del commercio. Venezia Giuseppe
Antonelli 1843.
Enciclopedia Universale Illustrata. Milano: C.E. Francesco Vallardi 1895.
Garrizzo P.A., La stampa incisa, Lattes, Torino 1907.
Nuova Enciclopedia Popolare Italiana, Torino: U.T.E.T.,1863.
Pallottino P., Storia dell’illustrazione Italiana, Zanichelli, Bologna 1988.
Santi Mazzini G., Storia antologica del libro, Leopoldo foschi editore Bologna 1991.
Scapecchi P., Aldo Manuzio. I suoi libri, i suoi amici tra XV e XVI secolo, Franco
Cantini Editore, Firenze 1994.
Montecchi G.,La città dell’editoria, SKIRA editore, Milano 2001.p.28
192
Indice dei nomi e cose notevoli
A
acquaforte.............. 92; 93
acquatinta .............. 92; 93
aldini ........................... 55
Aldini .......................... 23
Aldo Manuzio ............. 29
Aldo Manuzio il Giovane
............................... 24
alfabeto ................. 16; 21
Alinari ......................... 27
Altezza ........................ 57
Amandola .................... 31
anima........................... 52
antimonio .................... 55
asta dentata.................. 42
B
Bacon e Donkins ......... 38
balestra ........................ 52
bancale ........................ 46
banchi banco banconi .. 59
battitoio ....................... 53
Bemporad .................... 27
Bensley ....................... 38
bianca e volta .............. 38
bianchi lineari ............. 52
bianchi tipografici ....... 87
Bibbia.................... 21; 55
Bibbia Mazarina .......... 21
bisellatore .................... 53
Bodoni................... 24; 56
bodoniani ......... 24,56; 61
breviari ........................ 23
bronzo ......................... 41
Bruce ........................... 55
bulini bulino .......... 92; 93
C
Calamaio ............... 40; 44
Calamaio a tavola ........ 40
calami .......................... 18
calcografia ............. 27; 93
calendari ................ 77; 81
Canale ......................... 57
Cani ....................... 41; 44
Cappello ...................... 33
carattere ....................... 55
caratteri ..... 21; 24; 38; 39;
48; 59
caratteri di vetro........... 21
caratteri in piombo ....... 21
caratteri mobili ............ 20
Carlo Magnoni............. 44
carrello ......................... 52
carro............ 33; 36;39; 40
carta ................. 18; 26; 92
cartapecora ............ 17; 34
cartiera ......................... 18
casellari........................ 52
cassa alta ...................... 59
cassa bassa ................... 59
cassa per i caratteri ...... 46
cassetti ......................... 59
Cavafoglio ............. 42; 44
Charles Stanhope ......... 34
chiave a gruccia ........... 50
cilindro cilindri 38; 39;
40; 41; 42; 44; 50
Cliché ..................... 92;94
codice codici 16;17; 19;20
codici xilografici.......... 20
Colunbia ...................... 35
Compositoio .......... 46; 47
compositore21; 24; 52; 59
composizione .. 46; 49; 52;
87; 156
composizioni ............... 49
contrappeso.................. 35
copertina ...................... 19
corde ............................ 24
cornici .......................... 58
corpi............................. 85
corpo .......... 33; 52; 57; 58
Corrado Saspach .......... 33
corsivi .......................... 55
Cosciali ........................ 33
Coster .......................... 20
Crenatura ..................... 57
cromolitografia ............ 27
cuciture ........................ 24
193
culla................. 33; 34; 40
cunei............................ 50
curva linee ................... 53
cuscinetti ..................... 41
D
Dall' Aglio ................... 25
Degener ....................... 37
dente di arresto ............ 42
diafania ....................... 27
didascalie .................... 20
Didot ............................. 8
disegnare ..................... 26
disegni ......................... 94
Distributori .................. 40
Donato Fabiani ............ 31
doppia azione .............. 38
dorso dorsi............. 23; 24
Dryden ........................ 38
E
eccentrici gemelli ........ 42
eccentrico .................... 41
editore ......................... 23
elettrolisi ..................... 92
Epithalamia ................. 25
F
ferro............................. 48
fettucce di filo ............. 38
Filemone Fabiani ........ 31
filetti ................ 58; 84; 85
filigrana ....................... 22
foglia ........................... 52
fonditore ................ 21; 55
forma ..................... 37; 38
formato in 8°. .............. 23
forme ........................... 52
fotochimica ........... 92; 94
fotografia ..................... 27
fotografie ............... 92; 94
fotolitografia ............... 27
Francese ...................... 59
Fraschetta .............. 34; 39
fregi ................. 24; 58; 77
Fregi ...................... 81; 82
frontespizio ................. 22
G
George Climer............. 35
ghisa ............................ 41
giornali ........................ 26
giornalismo ................. 25
Giuseppe Fabiani ........ 31
giustezza ............... 52; 53
gotico .......................... 55
graffiti ......................... 15
GrifFo Francesco ........ 23
Guide........................... 34
Gutenberg 20; 21; 22; 33;
34; 55
H
Hoepli ......................... 27
I
inchiostrare.................. 39
Inchiostrazione a tavoletta
............................... 40
inchiostri ............... 24; 25
inchiostro ........ 38; 39; 40
incisione in cavo ......... 92
incisioni................. 27; 52
Incunaboli ................... 21
incunabolo................... 22
ingranaggi ................... 40
interlineatura ............... 87
interlinee ............... 52; 87
italici ........................... 55
Italici ........................... 23
Italico .......................... 59
K
Konig ....................... 25
L
L’inchiostro........... 16; 17
La stampa a impressione
cilindrica ................ 38
lastre............................ 92
Laterza ........................ 27
Le Monnier ................. 27
Legatura alla Greca ..... 23
legature ....................... 19
legno ........................... 48
lettere .......................... 46
leva........................ 39; 42
leve.............................. 42
Liberty......................... 37
libri.............................. 20
libri religiosi................ 23
l'impressione ............... 38
l'inchiostro................... 92
L'incisione ................... 92
lingotti ......................... 52
lingottiere .................... 52
linoleografia................. 93
linoleum....................... 92
litografia ...................... 26
Loescher ...................... 27
Luchetti........................ 30
Luigi Mannocchi ... 29; 30
M
macerazione ................. 18
macinare ...................... 39
Macinatori ................... 40
Magonza ...................... 20
Mallinckrot .................. 22
maniera nera ................ 93
Mannocchi ........... 30; 156
manoscritti ................... 20
Manuale tipografico..... 25
Manuzio...... 22; 23;29, 55
Manuzio Paolo ............. 24
Marco Fabiani.............. 31
marginatura............ 58; 87
margini ........................ 52
Marinoni ................ 50; 51
matrice ......................... 55
matrici.......................... 92
meccanismo a vite ....... 35
Mesopotamia ............... 15
Mettifoglio ............. 41; 44
mezzatinta.................... 92
Mondadori ................... 27
Monterubbiano ...... 30; 31
morsure ........................ 92
movimento a strada
ferrata ..................... 39
Mozzi........................... 33
N
nerofumo ..................... 17
Nicola Fabiani ............. 30
O
occhio .................... 57; 85
Ostiglia ........................ 27
P
papiri ........................... 18
papiro..................... 17; 18
Paravia ......................... 27
Pedaline ....................... 37
pergamena ............. 17; 18
PERGAMENA ............ 17
pergamene ............. 18; 20
194
Pergamo ...................... 17
Petritoli ....................... 30
piano ..................... 40; 42
Piano ..................... 33; 44
piatto ........................... 38
Piede ........................... 57
pietra ........................... 26
Pinze ..................... 41; 44
piombo ........................ 55
Platina ......................... 38
platine ......................... 37
polizza italiana ............ 59
porpora ........................ 17
prendifoglio ................. 40
Prenditore .............. 40; 44
puntasecca ............. 92; 93
punto ........................... 58
punzone ....................... 93
punzonista ................... 24
Q
quotidiani .................... 38
R
rame ............................ 92
rappezzi ....................... 52
registri comunali ......... 30
regoli ............... 48; 50; 52
regolo .......................... 48
richiami ....................... 22
righe ............................ 85
Robert ......................... 26
rocchetti ...................... 50
romani ......................... 56
rotoli............................ 20
rotolo ........................... 17
rulli........................ 37; 40
Rulli distributori .......... 44
Rulli macinatori .......... 44
rullo ............................. 40
ruota ............................ 39
ruota dentata ................ 41
S
Sansoni........................ 27
scaffalature .................. 52
scivolo ......................... 39
scrittura ....................... 21
scrittura a graffio ......... 18
segni di interpunzioni, . 46
Segni estralfabetici ...... 82
Senefelder ................... 27
serraforme ................... 53
serrature ...................... 50
setolino........................ 53
spaghi .......................... 42
Spaghi ......................... 44
Spalla .......................... 57
spazi ................ 46; 59; 87
spaziatura .. 52; 58; 59; 87
spessore del carattere .. 57
stagno .......................... 55
stampa ....... 15; 20; 26; 39
stampa in rilievo.......... 93
stampa su tessuto......... 93
stampare .......... 22; 23; 26
stampatore ....... 21; 23; 24
stampatori ................... 23
stamperia ......... 23; 24; 46
stamperie ..................... 50
Stamperie .................... 38
Steinberberg ................ 15
stracci .......................... 18
T
tacca ............................ 85
Tacca ........................... 57
taglietto ....................... 52
tascabili ....................... 23
tavola ............... 38; 44; 48
Tavola .......................... 43
tavoletta ....................... 40
telaio ...................... 49; 50
Times ........................... 25
Timpano ................ 34; 39
tipografia .. 22; 23; 24; 25;
27
Tipografia A. Manuzio 29
Tipografia Fabiani ....... 30
tipografia Luchetti ....... 30
tipografia Manuzio ...... 30
tipografico ................... 26
tipografo ...................... 22
tiratura ......................... 22
tiretti ............................ 61
torchi ............... 23; 26; 39
torchi a leva ................. 21
torchio. 18; 24; 25; 33, 38;
40; 49; 93
torchio in ghisa ............ 34
torchio meccanico ........ 34
torchio meccanico
Americano .............. 35
195
Torresani Andrea ........ 24
Treves ......................... 27
Ts'ai Lun ..................... 18
V
Vallardi ....................... 27
vantaggi ................. 49; 52
vantaggio ..................... 48
vernice molle......... 92; 93
Vite ............................. 34
Vittoria Scoccia........... 30
Volano......................... 44
volume ........................ 24
W
Weiler ......................... 37
William Nicholson ...... 38
X
xilografia ..................... 92
Xilografia .................... 20
xilografica ................... 93
Z
Zanichelli .................... 27
zinco ...................... 48; 92
Finito di stampare nel mese di giugno 2001
dalle
ARTI GRAFICHE JESINE
Jesi /An
196
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I Sezione - Antica Stamperia Fabiani