20-21/9/2014, ROMA
EDUCARE ALLE DIFFERENZE, LE PAROLE CHE CONTANO
documento conclusivo della due giorni nazionale
1. Educare alle differenze, il grande successo racconta un grande bisogno
Sono più di seicento le persone che hanno partecipato a Educare alle differenze, il 20 e 21
settembre, a Roma, in un incontro promosso dalle associazioni SCOSSE, Stonewall e Il Progetto
Alice, un’iniziativa nata dal basso e totalmente autofinanziata, rivolta a chi lavora dentro e fuori le
scuole per contrastare la diffusione e il peso educativo degli stereotipi di genere.
La rete dei soggetti singoli e collettivi che hanno partecipato era assai composita: associazioni,
scuole, consultori, centri antiviolenza, case delle donne, insegnanti, personale educativo, docenti
universitari, genitori, consulenti in orientamento e formazione, attivisti/e di spazi sociali, operatrici
e operatori d’infanzia e del settore artistico e culturale, figure operanti a vari livelli e in vari ambiti
nelle Amministrazioni locali.
Due assemblee plenarie, sette tavoli tematici paralleli, uno spettacolo di teatro forum, animazione
per i bambini/e, mostre e banchetti per diffondere materiali e attività realizzate su tutto il territorio
nazionale e, soprattutto, un’atmosfera positiva, allegra, curiosa, carica di desideri e aspettative.
La grande partecipazione ad Educare alle differenze racconta con forza almeno due aspetti.
In primo luogo racconta di saperi e competenze diffuse: pur nell’assenza quasi totale di fondi e in
un clima di generale ostilità culturale, infatti, in tutta Italia esistono soggetti singoli e collettivi che
sviluppano progetti efficaci e di qualità per la valorizzazione delle differenze, l’educazione
sentimentale, la prevenzione e il contrasto delle violenze legate al genere e all’orientamento
sessuale e di ogni forma di discriminazione e sopraffazione.
Secondo, testimonia il bisogno forte e diffuso di condividere conoscenze e strumenti, di stabilire
sinergie e connessioni e di costruire una voce collettiva capace di promuovere, valorizzare e
difendere, quando necessario, queste attività e la loro capacità di trasformare la società nella
direzione dell’equità, della pluralità e della piena democrazia.
2. Le proposte e gli obiettivi di Educare alle differenze
Il primo punto emerso dalla due giorni è la necessità di fare rete, per valorizzare e difendere la
scuola pubblica, laica e democratica, terreno di lavoro imprescindibile per costruire una società
migliore, libera, plurale e inclusiva, che abbia fiducia verso il futuro e non consideri l’alterità come
paura e minaccia; per dare voce e forza alle professionalità e alle persone che al suo interno si
esprimono, si attivano e si impegnano quotidianamente e faticosamente in tal senso.
La sicurezza sociale, la lotta alla violenza contro le donne, la prevenzione dei fenomeni di bullismo,
xenofobia, omofobia e transfobia, da Milano a Palermo - si è detto in plenaria – è un obiettivo di
prospettiva, che si può conquistare solo investendo sull’educazione permanente e lavorando in
maniera trasversale, su percorsi sistematici di coesione sociale e dialogo interculturale, non
aumentando la militarizzazione delle strade e dei rapporti sociali.
I macro-obiettivi del farsi rete sono almeno tre:


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costituire un gruppo di pressione capace di fare leva sulle amministrazioni centrali e locali
per promuovere le attività di educazione alle differenze e al contempo capace di tutelarsi
dagli attacchi di coloro che osteggiano l’autonomia dell’insegnamento e la laicità della
scuola;
uscire dall’isolamento e dalla solitudine dei singoli progetti e dalla rapsodicità della logica
del “progettificio” e contemporaneamente superare la competizione tra i soggetti associativi
e promuovere al contrario cooperazione e scambio;
migliorare la circolazione e la replicabilità delle attività realizzate e promuovere
formazione permanente, autoformazione e scambio di saperi e buone pratiche tra pari e
tra diversi ordini scolastici, dentro e fuori la scuola.
Il secondo punto condiviso è la necessità di implementare modelli virtuosi di interventi di
valorizzazione delle differenze con il sostegno attivo delle Amministrazioni Locali. Servono
interventi strutturali che prevedano la formazione del personale scolastico in ogni ordine e grado, la
partecipazione attiva dei genitori e degli altri adulti significativi, il coinvolgimento degli attori
sociali del territorio. Servono progetti capaci di “invadere” lo spazio pubblico e coinvolgere i luoghi
di aggregazione giovanile e lo sport, la cittadinanza attiva, gli spazi sociali, le realtà artistiche e
culturali, le università. Non più, dunque, progetti episodici, delimitati nel tempo e attuati da soggetti
singoli, ma azioni ampie e trasversali, dalla finalità culturale trasformativa, con collaborazioni
durature tra i diversi attori del territorio e la contaminazione dei linguaggi espressivi e delle
metodologie.
Per fare questo serve un dialogo reale tra l’associazionismo, le esperienze attive nei territori, le
istituzioni locali e nazionali. Alle istituzioni si chiede l’avvio di una politica sistematica e di un
piano generale per l’educazione alle differenze, che sia in grado di alimentare modelli virtuosi già
esistenti, con risorse, scambio di buone pratiche e investimenti.
Le normative di cornice non mancano: nel 2011 la Convenzione del Consiglio d’Europa di Istanbul
per la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza; nel 2010 l’
Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha promulgato nello
“Standard per l’Educazione Sessuale in Europa” e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa
ha diffuso la Raccomandazione CM/REC (2010) 5 agli Stati membri sulle misure dirette a
combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, mentre in
Italia è faticosamente sviluppata la “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle
discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” (2013 -2015) del
Dipartimento Pari Opportunità e dall’UNAR. Sono tutti testi che, da un lato, invitano le istituzioni
nazionali alla predisposizione di politiche scolastiche, piani d’azione e strumenti educativi
appropriati per contrastare gli stereotipi di genere e per prevenire le violenze legate all’orientamento
sessuale e/o all’identità di genere; dall’altro richiamano gli enti locali a svolgere un ruolo
propositivo per intercettare e raggiungere in modo capillare i bisogni del territorio in relazione agli
obiettivi di prevenzione e contrasto a diseguaglianze e discriminazioni.
Se la cornice normativa internazionale esiste, quello che sembra mancare è la volontà di tradurla in
politiche educative in Italia, di far diventare l’educazione alle differenze un aspetto qualificante
della “buona scuola” e di valorizzare i saperi e le competenze che le associazioni e gli/le insegnanti
hanno sviluppato nel corso degli anni su questi temi.
Esempio concreto di questa assenza di volontà politica è la mancata emissione del decreto
attuativo dell’Art. 16 della L. 128/2013, che al 1° comma prevede attività di formazione e
aggiornamento obbligatori del personale scolastico con riguardo, in particolare, “all'aumento delle
competenze relative all'educazione all'affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità
di genere e al superamento degli stereotipi di genere, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5
del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013,
n. 119 di cui Educare alle differenze invita all’attuazione nei più previ tempi possibili. Questo
sarebbe un concreto passo avanti se accompagnato da un ampliamento del curriculum per chi si
prepara all’insegnamento, con l’introduzione di corsi per la pedagogia e la didattica di genere e
l’inserimento trasversale di un’ottica di genere nelle differenti discipline.
Per stimolare l’assunzione di responsabilità da parte degli enti locali e lo sviluppo di politiche
fattive, Educare alle differenze porta alla discussione una bozza di mozione per i Consigli
Comunali da modificare, integrare e presentare nei territori, rivolta al personale educativo della
fascia 0-6, considerato che in Italia l’educazione raramente si rivolge a insegnanti di asili nido e
scuola dell’infanzia e che tale ambito è di pertinenza comunale.
I giorni del 20 e 21 settembre sono stati anche la replica, notevole nei numeri e unanime
nell’interpretazione, a un clima reazionario e oscurantista, alimentato da gruppi politici di estrema
destra e del fondamentalismo religioso, che si basano sulla polarizzazione tra natura e cultura, con
un concezione assai arretrata e problematica del rapporto tra queste. Questi gruppi vorrebbero
eliminare i progetti di educazione alle differenze nelle scuole, promuovendo un modello unico di
amore e famiglia, a cui tutti debbono aderire.
Il furore ideologico e l’aggressività degli attacchi che si sono susseguiti nei mesi scorsi in vari
episodi producono allarmismo ingiustificato tra i genitori e incrinano la fiducia verso il personale
scolastico (ricordiamo la messa al bando degli opuscoli realizzati dall'Istituto Beck per conto di
UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, le contestazioni al progetto La scuola fa
differenza di Roma Capitale e l’iniziativa di Leggere senza stereotipi a Venezia e poi tanti altri casi,
che hanno colpito associazioni, scuole, biblioteche a Bologna, Firenze, Torino, Pordenone, Treviso,
Roma, oltre ai casi di mozioni e delibere contro l’educazione sentimentale e la lotta all’omofobia
presentati in vari Consigli Comunali).
Le oltre 200 realtà promotrici di Educare alle differenze e le/gli oltre 600 partecipanti all’iniziativa
hanno convenuto che Governo e istituzioni locali troppo spesso subiscono questi attacchi
passivamente, senza controbattere. Eppure non si tratta di un conflitto tra culture e ideologie
diverse, lo scandalo dell’educazione alle differenze, in tutti questi casi, è che i valori proposti dai
genitori non possano essere messi in discussione dai principi della società pluralista. Questi attacchi
sono strumentali allo screditamento della scuola pubblica, alla sua autorevolezza e autonomia,
alla cultura della laicità come fondamento della scuola dello Stato e sviliscono il ruolo della
comunità nella formazione dei cittadini e delle cittadine di domani.
La concezione della scuola pubblica come luogo in cui si formano le nuove generazioni secondo i
valori della cittadinanza democratica, della pluralità, dell’uguaglianza e del rispetto delle
diversità - è oggi di fronte a nuove sfide che la politica non può eludere.
Per questo rivolgiamo le nostre proposte al Governo, a Matteo Renzi, alla Commissione Scuola di
Camera e Senato, e chiediamo un’audizione alla nostra interlocutrice più prossima, la Ministra
Stefania Giannini, per presentarle lo stato di fatto dell’educazione alle differenze dentro e fuori le
scuole italiane e discutere delle urgenze e delle risorse necessarie per riconoscere quanto svolto fino
ad ora e come investire su percorsi futuri.
3. Le azioni per fare rete
Dopo il successo della due giorni a Roma, è necessario immaginare come procedere per fare tesoro
delle idee e delle energie collettive.
Il primo passo deciso è quello di condividere, nei territori, le considerazioni e gli esiti dell’incontro
con le realtà e i/le singole che vi hanno partecipato, stringendo o allacciando un dialogo tra
associazioni, insegnanti e cittadinanza. Vi chiediamo dunque di organizzare, da ottobre a
dicembre, delle riunioni pubbliche, autoconvocate, che siano momenti di conoscenza e incontro
territoriale tra chi ha partecipato alla due giorni e di restituzione dell’incontro nazionale.
Dopo il consolidamento della rete territoriale, da gennaio a giugno, invitiamo tutt@ a organizzare
nelle proprie città e regioni delle iniziative pubbliche larghe e aperte, con l’obiettivo di estendere
il consenso e la partecipazione e discutere con le Amministrazioni locali, per fare proposte, richieste
e valutare come dare visibilità e valore alle diverse attività realizzate dentro e fuori la scuola, per la
promozione delle differenze.
Le associazioni Progetto Alice, SCOSSE e Stonewall saranno liete di dare un supporto e un aiuto
per la promozione di ogni evento riconducibile al proseguo di Educare alle differenze.
Nelle prossime settimane verrà creata una mailing list che servirà da spazio digitale per consolidare
la nostra rete e proseguire le discussioni fatte a Roma. Non una mailing list per condividere
appuntamenti extra e divulgare singole iniziative, ma un luogo virtuale di informazione e
discussione sulle attività e sui prossimi appuntamenti territoriali e nazionali dedicati esclusivamente
a Educare alle differenze.
L’obiettivo è realizzare un secondo appuntamento nazionale, tra un anno, che – auspichiamo sarà l’occasione per raccogliere e condividere i frutti del lavoro territoriali svolto in questi mesi e
per fare un bilancio delle analisi, delle richieste fatte e degli obiettivi raggiunti.
Vi auguriamo buon lavoro e arrivederci presto!
Associazioni Progetto Alice, SCOSSE e Stonewall
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