COLLEZIONE
DI
OPUSCOLI
DANTESCHI
0
INEDITI
DA
L.
G.
PASSERINI
OTTAVO
VOLUME
CITTA
S.
LAPI
RARI
DI
CASTELLO
TIPOaRAPO-EDITORE
1894
e.
ANTONELLIS
DE
'fIDIlino PI
OHE
SI
CONTENGONO
NELLA
COMMEDIA
DIVINA
CON
PREFAZIONE
A
IC
DELL
'AW.
CITTÀ
S.
LAPI
CUBA-
VALERIO
DI
SCAETTA
CASTELLO
TIPOaBAFO-BDITOBE
1894
Digit
zedby
PROPRIETÀ
LETTERARIA
Digit zedby
PREFAZIONE
si
trovino
della
divina
Ohe
testo
ora
Commedia,
in
ristampiamo
inediti
danteschi
medesimo
di
propone
cioè
dimostrare
cinque
L'autore
trae
mente
alla
messa
in
che
norma
nel
che
in
presente
poeta
Italia
dal
lor
stesso
non
il
solo,
civiltà, sia
primo
ma
in
poeta
tale,
di
slazione
legi-
abbia
ceduto,
pre-
zione.
codifica-
scala
delle
ferno
In-
pene
giustezza
applicate
; e,
nendo
po-
nell'
pene
alla
poeta
malefizì
veramente
delle
riflettendo
e
si
e
convincimento
colla
rapporto
penale,
l' odierna
secoli,
scoli
opuil
principi
il
ciò
questo
vennero
dei
in
gradazione
codici,
con
a
che
e
di circa
nostri
dei
di
rettore,
di-
riguardare
diritto
sia
fecondissima
un'opera
penale,
nei
che
del
istanza
vuol
di
fonte
come
dubitare;
a
Collezione
rari,
o
è
ad
questa
nel
registrati
non
dell'opuscolo che,
Fautore
testo
delitti
e
pene
gica
lo-
nati,
ai dan-
senz'altro,
visa
rav-
legislatore penale
tutta
Europa,
stato.
Digit zedby
nella
re
giustizia
penale secondo l'autoseguitadal poeta, è quelladella legge morale
rivelataci dalla coscienza,
sono
per cui all'uomo
dei propridoveri,e per
le regoleimmutabili
note
delle proprieaziocui eglisente la responsabilità
ni
se
ingiustee dirette al male ; nel qual sistema
vere
di un dola pena è essenzialmente
la riparazione
violato,la retribuzione del male pel male,
La base della
ed
ha
per
punizione diviene legittimaper
La
del
immoralità
la
dell'ordine
la conservazione
scopo
fatto
commesso,
ciale.
so-
trinseca
l'ine
per
morale
perversitàdell'agente.La rigenerazione
dell'uomo
che
questo
del poema,
mostrare
per diin esame
sia,nell'opusoolo
è lo scopo
e
lia
quasi tutte le terre d'Itacui il poeta rimprovera
a
piene di tiranni,
il mal
la discordia,
la
vivere, il mal governo,
aperta o subdola
regnante fra essi. Ciò
guerra
si passano
in rivista
premesso,
l'autore
Commedia,
che
nella
fin dal
del reato, che
penale, nel
considera
è
primo canto, si ha
il trasgredimentodi
divina
la nozione
una
legge
verso:
Perch'i'
fui
ribellante
alla
legge,
sua
In/., I, 125.
nell'aggiuntache
poi confermata
rio
sia,in paritempo, contraquesto trasgredimento
del corpo
alla conservazione
e
tranquillità
che
sarebbe
sociale nel
verso
Ohe
hanno
del canto
potenza
di
successivo:
far
altrui
male.
Inf„ II, 89.
Digitzedby
7
Ogni reato,generalmente,si
elementi
:
palese nel
del dolo
testo
del danno
e
;
compone
di due
questo sarebbe
e
ai versi:
D^ognì malizia,ch'odio in cielo acquista,
Ingiuria è il fine,ecc.*
Inf„ XI, 22-23.
pena consiste in
bene, di un diritto:
La
dolore,o privazionedi
è mestieri addurre
un
e qui non
esempi del testo, che ognuno può da sé
vedere : ma
per la privazioned'un bene, di un
basti il verso
tamente
126 àe^ìVInfernoimmediadiritto,
successivo a quellosuccitato,
126:
Non
che in
vuol
sua
della
L'applicazione
me
giudicatacolla
è
pena
si vegna.
del reo, come
Minosse
si dimostra
con
deve colpire,
V dell'/»/er»o,né colpisce,
o
presenza
al canto
che
Così
città per
la
si deduce
dal
del conte
Ugolino:
Non
dovei
tu
del
individualità
sola
i
malfattore.
relativamente
verso
figliaciporre
a
tal
litto
al de-
croce.
Inf„ XXXIII,
87.
si trattiene a mostrare
Dopo ciò,l'opuscolo
le pene da lievi
che, all'inverso dei nostri codici,
si fanno gradatamente più gravi^che sono
porzionate
proai reati giustail verso :
»
OcTnfr. col
verso
Ha
e
coi
versi
men
65, Par,, IV
48-45, Par.^ VII
E
:
velen, perocohò
cosi nulla
Guardando
In che era
sua
malieia
;
:
fu di tanta
ingiura
alla persona
ohe
sofferse
tal natura.
contratta
Digit
zedby
Perchè
sia
colpa
e
daol
d'una
misura;
Purg,, XXX,
e
giusta il terzetto che:
in
....
Se
Vuomo
dignità mai non
riviene,
riempie dove colpa vota,
sua
non
Centra
mal
dilettar
giustepene.
con
83-84.
Par,, VH,
Ritornando
l'autore
ne
conte, la
del conte
Ugolino,
pena
V imputabilitàriguardo al
sulla
deduce
d^ imputabilità
per
mancanza
i
108.
guardo
l'età,ri-
i nepoti che
o
figliuoli
Innocenti
facea
Petà
novella.
In/,, XXXIII,
Accenna
88.
che F
imputabilità
manca,
per timore
necessità della giusta difesa;ma
e per
qui gli
tati
esempì che l'autore adduce coi passi da lui citesi.
non
parmi confortino
troppo la sua
Altrettanto
devesi dire per quanto egliaggiunge
che nella divina Commedia
si parli
per dimostrare
pure del tentativo (pag. 73); e, certo, più felice
che nell'opuscolo
vien fatto circa
è il resoconto
dacché questa traspare,certamenalla complicità,
te,
da Montefeltro
sia in Guido
(Inf.,XXVII)
nel Mosca
sia in Curio
e
([nf,,XXVIII) sia in
Adamo
maestro
morale:
reato
coi
conti
Questo, quanto
dacché
attribuito
relazione
sua
(Inf.,XXX).
Eoména
sul
nella
la
a
materiale
Venedico
é
a
di
plicità
com-
rilevata
Caccianimico
(Inf.,XVIII).
Il De
Antonellis
il cambiamento
crede, inoltre,di
di gravezza
in
uno
rinvenire
stesso reato
Digit
zedby
9
per eflFetto di circostanze attenuanti
nelle parole notissime
cioè una
scusa
oesca:
(pag.79),
di Fran*
»
che
Amor
a
gentil ratto
cor
s'apprende,
Inf„ V, 100.
ed
provocazionenel
una
è chi per
Ed
verso
:
ingiuriapar ch'adonti,
121.
Purg., XVn,
vamente
pubblicaviolenza relatiin terra e relativamente
Attila che fu flagello
Einier da Cometo, a Einier Pazzo,
aggravante
un
come
ad
a
Che
fecero
per
alle strade
tanta
guerra.
In/., XII.
138.
Crede
vante
pure ohe vi sia la circostanza aggradel valore del tempo e del luogo relativamente
Caco
a
Per
lo furar
Del
grande
nei due
versi:
fraudolente
armento
ch'ei fece
ch'egliebbe
a
vicino.
In/., XXV,
29-80.
ohe,nel presente passo, la pena è più
rei tutti
grave perchè alla violenza,di cui erano
i Centauri,
dolento.
s'aggiungeva,
per Caco, il furar frauSe
non
innanzi circa la recidiva,che
Passando
luogo nella divina
nella qual sembra
e la reiterazione,
Semiramide, col verso:
so
come
possa
A
Fautore
aver
vizio di lussuria
i reati
specifica
fu si rotta,
In/., V,
ohe
a
lui
non
dia,
Comme-
incorsa
55.
paionoespli-
10
citameate
cioè
contemplatinelV Infernodantesco,
la religione,
contro
di massime
per divulgazione
tendenti ad alterarne i dogmi (Farinata e Maometto,
(Vanni
/»/!,X e XXVIII) per sacrilegio
Fuoci, Inf.,XXIV, ladro alla sacrestia dei belli
arredi),per bestemmia (Oapanèo,Inf.,
XIV) per
disturbo alle divine funzioni
(Guido di Monforte,
Inf, XII, 119420) :
colui
....
Lo
cor
che
Beati contro
e
la esterna
della
di
fesse in
sn
in
grembo a Dio
si còla.
Tamigi ancor
lo stato, e la sicurezza
esso
sono
interna
quellipunitial fondo
ghiaccia:
ov*è
Dell'universo
il punto
in su che Dite
siede.
In/,, XI, 64-65.
questireati si coordinano quellidi calunnia
e di falsa testimonianza
[ilfalso Sinone,e l'accusatrice di Giuseppe ebreo
(Inf, XXX)], gli
abusi dell'autorità pubblica,estorsione,corruzione
sità
[Ciampoloe frate Gomita (Inf,XXII)] faldi monete, di metalli,di scritture per supposizione
di persone [Capocchio,
maestro
Adamo,
e
XXX)].
Mirra, Gianni Schicchi (Inf,XXIX
delle famiglie,
Reati contro Perdine
adulterio,
stupro, sodomia,lenocinio [Francesca e Paolo,
Giasone,Brunetto Latini e il succitato Venedioo
mente,
Caccianimico (Inf, V, XV
e
XVIII)]; e, finalreati contro particolari:
frodi,
furti,
omicidi,
di cui gliesempì si hanno,ritornando,
fra altri,
ai
già mentovati Caco e Guido di Monforte.
A
Digit
zedby
11
A
questa breve
dell'opuscolo,
potresì
trebbesi aggiungereche il poeta contempla alcoloro in cui s'accumulano
di,
più reati e, quinè data loro una
maggior pena : e ciò richiama
espressamente Sinone quando dice a maestro
rassegna
Adamo:
E
tu
per
più
fallo
per nn
alcun' altro dimouio
qui
8on
che
;
116-117.
Inf„ XXX,
e
che
la pena, nel mondo
si manifesta
secondo
il
fiarao
cui
a
anche
defunto,oltre
pronta,
S'aperse agli occhi
dev'
come
dei
Teban
la
da Branca
92.
d'Oria che
lasciò
Nel
essere
terra,
/n/., XX,
e
corpo
diavolo
un
in
vece
sua
suo,
/n/., XXXIII,
tosto
nò
sta,
giu-
ciò si evince da An-
E
Romagnosi.
che
che
operò il tradimento
poi non
Nell'opuscolo
non
della pena
si accenna
alla
grazia sovrana
o
del reato
né
di cui
a
chiato.
mac-
scrizione
pre-
cosi di proposito
all'indulto
o
si è
s'accenna
e
145-146.
al
condono,
mente
solama
all'amnistia,
o
pare si tocchi della riabilitazione a
di re Manfredi,citando il versetto
posito
pro-
del
Purg.,Ili,118-120 (pag.83 di questo opuscolo).
che la maggior parte di
Non
si può negare
riscontrò nelV Inferno
quanto il De Antonellis
dantesco,rispettoal diritto di punire,e secondo
ivi effettivamente
la codificazione odierna,
si
non
Digit
zedby
12
palesi:ma è certo che i codici odierni riguardano
cioè
la colpain senso
puramente obbiettivo,
considerano la colpacome
un
debito,che si paga
colla pena, che è temporanea,
obbiettivamente
questa,il reo rientra nei suoi diritti,
e, scontata
nella dignitàdi prima. Non cosi è,
menti
e
e altrinella divina Commedia:
non
potrebb'
essere,
dove pare si punisca subbiettivamente
l'individuo e la pena o è eternamente
duratura,
si rinnova ed è tale che raggiunge
o eternamente
limite dell'afflizione,
l'estremo
vale a dire la
si ripete
del reo, che virtualmente
morte
su
esso
lede l'integrità
fine. Ancora il tormento
senza
che per punizione,sedel corpo del reo, cosa
condo
i nostri codici,
guardo
rinon
avviene, se non
al patrimoniose si tratti di multa o di
altra pena pecuniaria.Di più, i codici odierni
che
contemplano sempre un fatto dell'agente,
ordine emanato.
un
nuoce
o trasgredisce
altrui,
cosi presso il poeta nostro ; secondo cui cerNon
tamente,
0, almeno, apparentemente,nulla fecero
altrui o di trasgressioni
di nocumento
dini,
agli ori neghittosi,
i relegati
nel limbo, i lussuriosi
i prodella loro persona),i golosi,
(liberi
dighi
A quee gli avari e glistessi iracondi.
sti
potrebbero aggiungersianche gli eretici o,
che, se ebbero credenze
meglio,gli eresiarchij
le abbiano
contrarie alle comuni, pare
avute
quistare
semplicementeper conto proprio e non per acseguaci. Dagli eretici in poi pare solo
in senso
obsi puniscano i delitti commessi
—
—
Digit
zedby
13
con
ina
biettivo,
sempre
biettiva,perchè eterna.
di diritto
pena che è subPerciò è che il professore
una
penale,Enrico
Abegg,
che
per
sollecitudine del Witte
in
scrisse in questo riguardo
sata
1865,*66,'67 editi dalla ces-
dei tre volumi
uno
di Sassonia,
dotto articolo,
un
Dante-Gesellschaft
concluse,che non si troverebbe nella divina
Commedia
diretta
con
sistema
che
relazione
possa avere
quelloseguitonei codici nostri.
un
il presente
Nondimeno,
utile unendovi
opuscolo può farsi
l'altro dello stesso
autore
e
che
58, intitolato: Riflessioni
sulla divina
qual precipuofontedella
penale, e del quale peraltro
presentelegislazione
nel presente sembra abbia eglitrascritto non
poca
tre
inolparte;può farsi utile dico, confrontando
ciò che nell'argomentofu scritto dall'OrtoCarrara, dal Carmignani,dal
lan, dal professore
Nicolini e dal succitato professorAbegg, non
esso
richiama
che i recenti
pag.
Commedia
a
studi inseriti sul benemerito
dantesco
struttura
nale
Gior-
Passerini,intorno alla
Inferno(1,341 e segg.).
del conte
morale
Bisenti,febbraio
à"M'
18d4.
Valbbio
Soaetta.
Digit
zedby
Digit
zedby
AL CAVALIERE VINCENZO LOMONACO
.
lettere
per
filosofia
e
chiarissimo
storia
della
del
solenne
scrittore
maestrato
diritto
mente
per
e
per
cuore
impareggiabile
virtù
nelle
a
domestiche
secondo
niuno
questo
lavoro
tenue
tributo
nuovo
all'opera
divina
dell'immortale
alighieri
l'autore
offre
e
CONSACRA
Digitzedby
Digit
zedby
DELL'AUTORE
PREFAZIONE
La
i
divina
Commedia
de'
cultori
Fin
menti,
è
più
tali
di
chi
libro
tale
diritto
penale
aperto
breve
tempi
di
in
cui
appalesò,
de'
Alla
»
in-16«,
2
di
—
prima
pagg.
118.
Opiwcoli
(V.
napoletana
S.).
Danteschi.
verenza.
rininno
fonte
ora
di
mostrare
di-
quali
diamo,
ne
ghibelUn
ignoranza,
edizione
non
proponimento
del
principi di penale
co-
somma
come
che
produsse
gua.
lin-
tarne
dino-
a
nostri
in
per
e
sappiamo,
guardata
cenno
tanta
di
a
ne
è nostro
l'ira
come
in
si
che
fecero
abbia
non
l'ha
il
:
che
però
quanto
nel
fare
modo
di
fatto
cattedre
si
italiani
tutti
poesia,
in
ebbe
comparve,
bellezze,
spositori
sublime
miracolo
di
mani
le
per
per
per
illustri
Per
di
e
che
molti
le
vi
da
e
studi
buoni
profondi pensieri
va
'
e
fuggiasco,
quelli
erano
un'opera
sima
fecondis-
legislazione; principi
(stamp.
dell'
Iridò)
del
1880,
flao
la
quanto
5^6
*
ooaehloio
Pone
di
qui
di
ragione,
di
cose,
ad
di
e
siano
a'
XXX,
conformi
alla
di
capace
morale
facoltà
penale
del
idea
vita
e
morale
le
e
tutti
ai
delle
e
fisico
in
meno
le ricerche
tutti
su
attività
sua
esistenza.
fatto
di
e
vi
la
esistono
filosofia,che
primi principi,
hanno
de'
de*
cosi
stizia
giu-
scientifiche
principio generale
con
de
ren-
primi principi delle
ai
leggi generali,
sociale
lo
e
cognizioni
sue
ed
lo mette
terra,
della
diritto,come
l'ordine
sulla
i domini
venir
semplici
bene
al
la
imperocché
;
gli uomini,
tra
verità,
ste
esimodo
qual
dirigere
di rimontare
sociale, sursero
riconduce
per
su
doveva
non
cose,
cose,
fisica
e
tal
suir
estendere
delle
gli ordini
in
e
delle
che
suscettibilità
sua
creati
esseri
degli
cima
intelligenza
quello
tutto
relazioni
le
16-18.
principi
rintracciare
giustizia. Questa
alla
d'
primi
esame
stabilire
perchè
E
elevarsi
yita^
debbansi
a
di
mettere
nella
dotato
dell'uomo,
dice
loda.
....
Por.,
proprio
ti
una
sarebbe
Poco
È
M
la
tatto
primi
per
tutto
se
e
la
del-
me
co-
cipi
prin-
l'ordine
principi
Digitzedby
e
delle
20
traria
leggiche, lungi dall'essere una creazione arbidell'umana
volontà,derivano dalla natura
le regolesalutari e giustessa dell'uomo,e sono
ste,
cui deve uniformare le sue
azioni;onde il
Lerminier
la
trattò della influenza della filosofiasu
legislazione.
intendimento
però di mettere
a
rassegna le svariate teorie sulle quali diversi
stabilire i principi
autori han cercato
del diritto
penale,perchèlunga opera sarebbe,increscevole
Non
e
è nostro
fuori lo scopo.
De'
tre
ultimi
sistemi
mente
sola-
mi,
motto, perchè,esclusi i due prie, ritenendo il terzo, sul quale poggiatutto
l'edificiodella divina Commedia, possa conohiunella precedente
dicemmo
come
ne,
prefaziodersi,
faremo
in fatto di penalità,
aveva
l'Alighieri,
precedutodi cinque secoli l'incivilimento.
che
Verso
scuola chiamata
la società
convenzione
tutte
una
del secolo passato
la metà
surse
una
filosofica astratta,che, considerando
umana
della
lo effetto di
come
volontà
libera
e
una
collettiva,
di
le instituzioni civilifaceva conseguenza
tal convenzione.
Gli uomini, dice Beccaria,
si
dapprima indipendentied isolati,
sero
raccol-
società,facendo il sacrifizio di una porzione
della loro libertà,
nente
per goderne la rimacon
maggior sicurezza. La base adunque
della giustizia
punitivaè il diritto di legittima
difesa esercitata dal corpo sociale. Mably, Rousseau,
adottarono,
Blakstone, Brigantie molti altri,
in
sino
agliultimi tempi,una
tal teoria.
Digit
zedby
Ma
21
simile
nii
Dove
e
scritto
contratto
non
è che
una
pura finzione.
quando ha esistito? Dopo quanto ne ha
il nostro
Eomagnosi, non
più si parla
della dottrina dello stato naturale.
sociale è lo stato
Si
esistenza
La
di tutti
gli uomini.
si veconsulti la storia,
drà
e questo principio
proclamatoin tutt' i tempi. Ma, d'altronde,
naturale
il diritto alla difesa
al
cessa
pericolo.Quando
quando l'ordine è
non
nente
dell'immi-
cessare
vi è
rientrato
più
sione,
aggres-
nella
società,
il diritto alla difesa sarebbe
e non
inutile,
plicabile
apalla giustizia
penale.
sistema è quello di Bentham, il
Il secondo
di Cameade, di Epicuro,
quale,seguitandoi principi
di Machiavelli e di Hobbes sull'utile,
plicò
l'apPer quealla legislazione.
metodicamente
sta
dottrina l'utilità generalecostituisce il principio:
lo scopo materiale
ossia l'effetto di questasu la
vi
la idea che
della pena,
predomina è
perchè,eglidice,la pena
moltitudine,
utilità maggiore. Non
dalla sua
è
giustificata
guarda
la distribuzione delle pene sia conforme alle
intrinseca: l'unico fine che
regole della giustizia
se
si propone
la legge penale è quellod'imprimere
nelle popolazioni
il timore della pena, siccome
hanno
sola base,quella
una
incolpazioni
cioè dell'interesse della maggioranzasociale per
reati.
la repressione
come
degliatti qualificati
le
sue
^
1
Bbktham,
Teorica
Teorica
détte pene
e
dette
ricompense,
—
CHAUvKAn,
del codice penale.
Digit
zedby
22
P interesse
una
zione,
punipuò giustificare
perchè varia secondo i climi,le abitudini
ed i costumi delle nazioni.
Non potendoquindi
ben determinato,si potrebbero,
sotto un
esser
le più assurde atrocità.
tale pretesto,giustificare
D'altronde Bentham, definendo l'utile per ciò
de' piaceri^
che procura il massimo
essendo
e questi
delle inteme affezioni difficili
a conoscersi,
individuo ad un altro,non
variabilissime da un
rali
genepossono tali affezioni addivenire principi
per la legislazione.
Eliminati cosi i due precedentisistemi,
ne
viene l'ultimo fondato da PellegrinoRossi nel
Trattato del diritto penale. Ha
suo
egli nella
cercato
legge morale, rivelataci dalla coscienza,
la ragione della giustizia
il principio
e
penale.
de' propii doveri sono
l'uomo
alLe regoleimmutabili
disvelate da questo tribunale della coscienza,
dal male, il giusto
che separa il bene
della responsabilità
lo convince
e
dall'ingiusto,
delle proprie azioni. Questi doveri morali,e
Ma
non
dell'essere libero ed intelligente
questa responsabilità
della
giustizia
penale.
mente
la pena è essenzialSecondo questo sistema,
di un
dovere
la
la riparazione
violato,
retribuzione del male pel male.
sono
Perchè
la base
sìa
colpa e daol d^ana
misnra.
Purg., XXX,
Cosi s'osserva in
me
lo
108.
contrappasso.
Jnf., XXVIII,
Digit
zedby
142.
23
in
Ed
Se
dignità mai
sna
non
Gontra
non
riviene,
riempie dove colpa vota,
mal dilettar,con
giuste pene.
combinato
Questo principio,
82.«4.
Par^
VII,
con
l'altro dello
della pena, cioè la conservazione
dine
dell'orle regole fondamentali
sociale,formano
scopo
delle teorie del Bossi:
nella intrinseca immoralità
del
la
fatto,nella perversitàdell'agente,
Il
punizionerinviene tutta la sua legittimità.
dice Guizot,che soltanto
castigonon ha diritto,
sulla colpa. E queste teorie si trovano
ora
adottate da quasitutti i pubblicisti,
lune
tae, con
modificazioni che non
alterano il sistema,
di guida non
solo agliscrittori,
sono
ancora
ma
ai legislatori
in materia penale.
IL
del diritto penale,secondo
principi
gli ultimi progressidella scienza,se ci
verrà fatto dimostrare che questistessi principi
si contengono nella divina Commedia, si sarà
Il fine di questo immortale
raggiuntolo scopo.
è la rigenerazione
morale
lavoro dell'Alighieri
Stabiliti così i
dell'uomo.
Quel Veltro,di cui si ò
buona
che,per
sia,^ma
che
Secondo
me,
e
»
il suo
dal
non
fortuna,
doveva
il veltro
dar
è lo stesso
tanto
scritto
interessa saper chi
salute
a
quest'umile
poeta dopo fornito
gato
divul-
Dblla
Torrk
Boooisbo
Vedi l'opera del conte
Poeta-Veltro, Gividale, 1887-1890,ove si ò cercato dare
di qnest' interpretazione. (V. S.)
poema.
titolo:
le prove
e
Digit
zedby
24
doveva
non
Italia,
di ricchezza;
cupidigia
aver
Qaestì non ciberà terra
Ma sapienza e amore
peltro,
né
virtute.
e
Inf„ I. 1(^104.
questo sapiente,virtuoso
E
onde
Là
disinteressato
nell'inferno
cacciare
doveva
e
invidia
prima dipartilla,
Ivi, 111.
quellache
ha
malvagia e ria,
Che mai non
voglia,
empie la bramosa
che pria,
E dopo il pasto ha più fame
....
si
natura
Ivi, 97-99.
e
che
fatto
gli avea
le
tremar
vene
e
i
polsi.
Ivif 90.
Ohi
comprende
non
lo scopo
fu di richiamare
Commedia
che
E
che
questo
anche
si scorge
della divina
l'uomo
alla
rale?
mo-
sia stato il fine
ne
fin dai suoi
principale
primi versi,
quando
Nel
mezzo
del cammin
di nostra
quando cominciano
cioò nell'età
vita,
le
passionia
^
declinare,
Secondo
^
L'interpretcuzione
oomaue
me,
qui riportata del
e.
I
nel suo
stadio sulLo stesso M. GI-.Povta
del poema,
corre.
non
l'età ohe il poeta raffigaranel suo poema,
ripubblicato dal G-ioJa,
in
trovò
difficoltà
nna
questa interpretazione
(Torino, Boax, 1891)
al detto
cammini
si trovava
con
studio.
suo
questa
verso
deve
nuova
significareche tra i diversi
interpretazioneandrei
accettata, né
sempre
io sia nel vero,
cosi mi riservo
e
che
Quel
vita (vedi Oonv., cap. 12o, Tr. IV
sul veracissimo
quando si smarrì per
della
in
fine)il poeta
una
contro
valle.
—
Taltra
come
Sicmunemente
co-
qui è il luogo di dimostrare
di farlo in uno
scritto separato.
(V. S.).
Digit
zedby
25
Mi
ritrovai per
cioè tra i vizi
e
oscnra,
la corruzione
del
felicità ove
potendoviessere
costumi;
la diritta vìa
Che
selva
nna
secolo,non
buoni
i
niuno, meglio
di
sono
non
smarrita.
era
Ivi, 1-3.
E
che
qui giova osservare
Dante,
questo
con
Ohe
verso,
e
con
dritto altrni per
mena
Taltro
:
ogni oalle
Ivi, 18.
aveva
dato la
vera
definizione
del
come
diritto,
po,
quello che indica l'andare dirittamente allo scoperchè il francese droit, P italiano diritto,
j
l'inglese
rightesprimonoil rapporto più diretto '
delle cose, a differenza de' giureconsultiromani
ohe lo facevano derivare da un
comando, a jubendo, rapporto tutto esteriore e secondario.
Ohe Dante,nell'usare il linguaggiopoetico,
bio
vi ha dubsi abbia servito delle allegorie,
non
alcuno,quando eglistesso lo manifesta :
O
voi
che
avete
gl'intelletti
sani,
che si asconde,
la dottrina
Mirate
U velame
Sotto
degli
versi
strani.
In/., IX, 61-68.
più d'ognialtro si scorge il fine morale
della divina Commedia, quando si osserva
quello
che dice ai compagni di Ulisse.
Ma
Considerate
Patti
Ma
non
per
la vostra
foste
a
semenza:
viver
seguir virtnte
come
e
bruti,
conoscenza.
In/., XXVI,
Digit
zedby
118-120.
27
terra
dello
in
quel suo
stato
di nostro
d'uopofar un
quell'epoca.Non
è
poema,
d'Italia
a
intendimento
cenno
è
discendere ai minuti
però
ticolari
par-
farne solamente
uno
storia,ma
schizzo,onde togliereogni dubbiezza sul tema
propostoci.
Nel regno dominavano
gliAngioini,e già re
dimostrato quanto pesi ai vinti la
Carlo aveva
rono
straniera: i vesprisiciliani ne fudominazione
della
trista
conseguenza
secondo non
fu
e
memoranda.
Carlo
migliore del padre^ e Roberto,
delle favorevoli
non
letterato,
profittare
seppe
tornano.
circostanze che, sfuggite
una
volta,non piùrii Colonna
vastavano
In ErOma
e
gli Orsini deil territorio,
ne
partivanoi cittadini,
tutto mettevano
sacco
a
e
a
ruba, e sacrilega
mano
stendevano,orribile a dirsi,sul supremo
della chiesa. Non
è nostro
mento
proponigerarca
però descrivere gli orrori degliEzzelini
da Romano, e quanto avvenne
in Milano
tra i
Torriani ed i Visconti,
dato
dimanMatteo
e
come
quando sarebbe ritornato in patria,rispose
quando i peccati de' Torriani avrebbero sor"
"
passato i suoi
i
„
:
e
cosi fu.
E
vennero
a
nella
battaglia
navale alla Meloria ne restarono de' primi sedici
mila prigionieri
per dieci anni; e quanto praticarono
il conte Ugolino e l'arcivescovo Kug-
guerra
italiano
pisaui co' genovesi
come
professore Fkancbsoo
Lapi, 18^ e preoisamente il libro
V Epoca nóO'latina. (V. S.).
deU'illiuitre
e
Schdpfbh,
2^ di detto
Città
manuale
Digit
zedby
di Castello,
tolato:
inti-
28
gieri;e
di rivalità con
Venezia; e
e
quelladel
Amedeo
;
cominciò
Genova
come
Avignone, che
e
in Sicilia;
e
torio
Vit-
in
pontifìcia
di Babilonia;
la schiavitù
degliAngioinicon
in Firenze
come
guerra
di Monferrato
marchese
fu chiamata
le guerre
sua
prigionìadi
della sede
'1 tramuiamento
e
la
la
gonesi
gliArala città fu
partitatra guelfie ghibelliniper il fatto dei
cellieri
Bondelmonti, ed in Pistojatra le famiglieCanbianchi
e Cancellieri
neri,e come
per
tal fatto,
condotte
quellefamigliea Firenze,si
ed i Donati; e
accrebbero
le ire tra i Cerchi
renze
i popolanigrassi
esclusero i nobili di Ficome
e
di Genova
dalle cariche.
condizioni
Ma
per
scere
cono-
di
è d^iopo
quell'epoca,
dare uno
sguardo a coloro che, elevatisi sopra
signoreggiavanole diverse
gli altri cittadini,
la guida deglistorici concittà italiane,
temporanei,
e, con
considerare in qualitristicondizioni
le avevano
venivano
e come
messi
manone
ridotte,
le
vere
i costumi
A
Milano
e
la morale.
dominavano
indi gliSforza
Visconti,
i famoBÌ
Ezzelino
:
pria i Ternani, poi i
nella Marca Trivigiana
da Romano:
a
Lodi
i Vesta-
Venturino
rini,i Firaga, i Vignati: a Crema
Benzene:
i Busca; a Pavia i Beccaria
Como
a
e
Langosco: a Bergamo i Suardi: a Brescia i
i Pelavicini,
i
Maggio e i Brusati: a Cremona
tova
Cavalcabò,i Correggio,Cabrino Fondalo : a Manil Passerini,
i Bonacolsi e i Gonzaga : a Novara
i Tornielli : ad Alessandria Facino
Digit
zedby
Cane
: a
29
Feltre
Padova
i Carrara
Pisa
:
:
a
Treviso
Verona
a
Piacenza
a
i da Camino,
: a
gliScaligeri
ma
gli Scotti : a Par-
i Pico:
Correggio:alla Mirandola
e
Castruccio
Lucca
e
Castracane
Eaven-
: a
ed i Polenta:
Traversar!
Paolo
na
Bellario
e
i Bossi
a
i Pela vicini :
Donnino
San
i
Fermo
a
G-entile da Magliano e gli Sforza: a
Migliorati,
i G-rimaldi: a Bii Malaspina; a Monaco
Massa
mini i Malatesta : a Bologna i Pepoli: a Urbino
i Montefeltro: a Forlì gliOrdelaffi;
ad Imola gli
Adilosi:
a
i Casali:
Cortona
i Calboli
a
a
i Manfredi;
Faenza
bio
Gub-
i Q-abrielli a
Brettinoro:
gliAnnibaleschi
vieto
Viterbo; i Moldecchi (forseMonaldi) ad Ortetica
Fabriano : gli Ottoni a Ma: i Chiavelli a
i Cima
:
a
i Salimbeni
:
Jesi
:
Vico
Cingoli: i
a
i Malucca
a
e
; i Simonetti
Badicofani
a
Macerata
i Brancaleoni
:
Sassoferrato
i Montorio
a
a
Ur-
Aquila;
telli
i Varano
a Camerino
: i Baglionia Perugia; i Via Montepula Città di Castello : i del Pecora
ciano:
bania:
gliAlti
a
i Savelli:
nel Lazio
alle
paludiPontine
il lago di Bolsena
le terre
di
Son
Ogni
:
al sud
ebbe
d'Italia
che
tutte
un
dire
a
verso
gliAl-
della Toscana
Dante
tiranni,ed
villan
i Colonna:
Preneste
a
a
i Francipane: i Farnesi
dobrandini,ecc., onde
Che
:
:
piene
diventa
Marcel
parteggiando
viene.
Purg., VI, 124-126.
Ed
di
^
ecco
il Sismondi
come
quell'epoca."
bardia
erano
Le
allora
descrive
città del centro
senza
alcun
lo stato
di
Lom-
dubbio,le più
Digit
zedby
30
*
infelici dell'Italia. Governate
**
di ferro dai
"
da
una
mano
vano
signoridi un giorno,che non potevedeohe l'orrore o il disprezzo,
inspirare
vano
incessantemente
"
il loro territorio in pre-
aperda alle guerre civili. Molte castella erano
la capitale.Gli emiin rivolta con
tamente
"•
"
sortivano per
ne
rifugiati,
grati che vi si erano
le mèssi,e si
e bruciare
depredarele campagne
trovava
più facile punire queste rapinecon le
"
"
"
che con
reprimerle.Non si conorappresaglie
V esempio di un
signore,che non fosse
scova
dieci
stato spodestatopriadi essersi mantenuto
rivoluzione,
e ciascuna
preceanni in una
città;
la vita
duta da un combattimento, che costava
di cittadini,
era
di un
accompagran numero
"
^
^
"
^
^
^
^
"•
guata dairesilio e dalla rovina di tutto un
le
e
confiscati,
tito,di cui i beni erano
spianate„
**
dice in
Le passioni
più impetuose,
parcase
.
—
"
altro
nel secolo decimoterzo
davano
campo
luogo,
degli
e la moltiplicità
agliattentati più frequenti,
facilitava la fuga de' colpestati indipendenti
puvoli,di modo che l'esercizio della giustizia
il compito più importante del
nitrioe sembrava
—
^
^
^
"
""
^^
^
""
^
^
^
e
governo
Bentosto
lo scopo unico della sua
il desiderio di comandare
istituzione.
si uni al bi-
nuovi
reprimerei reati,e si avevano
meno
magistrati,
per assicurare la prosperità
che per soddisfare l'ambizione di
della nazione,
I delitti pard' individui.
un
più gran numero
folla d'inimiad una
ticolari diedero principio
sogno
di
zedby
Digit
31
oizie da
^
alle
a famiglia
; reiezione
famìglia
ma-
origined'una
gelosiacostante
l^el nostro secolo i misfatti,
casta e casta,
quasi reietti
le leggipuniscono,si trovano
T
fu
^'gisia^ture
^
tra
^
cke
^
dalla
nascita
dalla fortuna
e
classi
nelle ultime
verache le colpesono
di modo
società,
hanno né la
"'
non
: i loro parenti
mente
personali
nò la forza di difenderli durante la
intenzione,
né di vendicarli dopo la loro morte.
loro vita,
tanti
al contrario,si contavano
Nel trecento
tra i grandiche tra il popolo. Questo
colpevoli
della
^
^
**
^
^
^
"
^
^
^
^
^
^
**
^
ne' nostri costumi
cambiamento
ha
le
reso
na-
: ed é d'altronde la
governarsi
di un
miglioramentonella morale pubprova
blica. I parenti,
gli amici estranei alla colpa
estranei o alla difesa del colpevole
erano
non
o alla sua
punizione; e l'autorità pubblicaera
chiamata
a
spiegaretutta la
incessantemente
sua
energia per reprimerei delitti che smemi delinbravano l'intiero stato,
per raggiungere
quenti che un potente alleato proteggeva
Dice Giovanni
Villani,parlando appunto di
zioni più facili a
„.
il duodecimo
**Oonvien cominciare
quell'epoca:
però che richiede lo stile del nostro tratlibro,
materia e grandimutazioni,
tato perchénuova
in que' tempi
avvennero
e diverse rivoluzioni
*
"
"
alla nostra
^
die cittadine
^
^
me
addietro
che
diverse,
^
discorper le nostre
reggimento de' Venti, co-
città di Firenze
**
e
'1mal
avemo
fatto menzione
io autore
che
;
e
fieno si
fui presente, mi
fa
dubitare che per i nostri successori appena sia-
zedby
Digit
32
"?
"
credute
no
di
vero
furono
e
;
cosi
altrove nel libro
Ed
diremo appresso
pure
„.
come
ottavo,
la città di Firenze
Essendo
capitoloprimo :
le
in grande e possente e felice stato in tutte
in grande ricchezza,
di quella
cose, e i cittadini
bene in accordo,
perocché la grassezza
non
ma
^
naturalmente
del tranquillo
genera
e soverchio
i cittadini tra loro
superbiae novità si erano
micidì,e fedite,
e molti
invidiosi e insuperbiti,
"
"
^
"
""
"
"
e
e mascittadino all'altro,
l'uno
faoea
oltraggi
grandi e possenticonimpotenti
; e cosi in contado
i nobili detti
"
simamente
"
tro a'
popolanied
come
in cittade faceano
^
**
persone
Dino
e
ne' beni
Compagni
forza
altrui
si sta la nostra
"*
stri cittadini ostinati in mal
"
"
"
"
"
.
sua
cosi
tribolata,
"
"
nelle
occupandoli^
scriveva nella
città
violenza
e
storia: "Costanno
fare: ciò che
i
no-
si fa
si
si fa cosa
di,si biasima l'altro.... non
si reputie non
laudabile,che in contrario non
l'uno
per
ha
vi si uccidono: il male
Gli uomini
si biasimi.
leggenon si punisce; ma
degliamici o può moneta
ai suoi
voi confondere
"
volete
**
città ? contro
"vostri
concittadini
a
e
cosi
spendere,
è
E lo stesso autore
liberato dal maleficio fatto „.
diceva
il malfattore
come
"
:
Signori,perchè
disfare
una
cosi buona
ai
pugnare ? contro
altro
vittoria avrete? non
chi volete
fratelli? che
pianto,,.Ed altrove,parlandosempre di
pieni
quell'epoca;Levatevi,o malvagicittadini,
^
il ferro e il fuoco colle
di scandali,
e pigliate
^
pavostre
mani, e distendete la vostra malizia,
''che
"
zedby
Digit
38
"
volontà e i pessimiproiiii(iue
ponimenti; non penate più,andate e mettete in
^
rovina le bellezze della vostra città,
spandeteil
della fede
spogliatevi
ssbngue de' vostri fratelli,
dell'amore,seminate le vostre menzogne
e
„.
nel descrivere
Il Muratori;negliAnnali d^ Italia,
in quellastessa
quelle processioni,
epoca
che gl'imolesi
che passandoda città a città,
portarono
rono
a Bologna, e ventimila
bolognesiandasuccessivamente
altrettanti
a Modena, ed
si recarono
modenesi
a Reggio ed a Parma, gridando
misericordia a Dio, e pace agli uomini,
le compagnie
soggiunge ^ cosi ebbero principio
de' Devoti
altri beni concerde' Battuti,
con
e
"
nenti il miglioramentodella pietàe de' costumi,
^
troppo allora disordinati nelle città italiane,,.
lesate
le vostre
^
^
"
"
da ultimo
E
il Denina
nel
libro
delle Rivoluzioni
^
"
"
"
"
"
^
d'Italia os^rva
che scrissero
storici lombardi
:
"
duodecimo
Ma
tutti
gli
dopo il trecento
Ricoobaldi Ferrarese,
come
Rolandino, Galvano
Fiamma, ed altri anonimi scrittoridi Modena,
di Padova, di Piacenza,tutti si accordano a dire,
che dal tempo de' padrie degli avi loro erano
i costumi grandemente trascorsi nel lusso e nella morbidezza
E
„.
questo piccolocenno,
che
di gravi scrittori,
poggiato su
torità
l'au-
han
delle
trattato
d'Italia in
cose
senza
te,
sufficienci sembra
quell'epoca,
in
più oltre dilungarci,
per conoscere
quali condizioni
l'Italia si trovava
Dante.
3
—
Opuscoli Danteschi.
al
tempo di
86
Il lavoro di
sofo.
e specialpai'ecohi
scrittori,
mente
dell'Ozanam
del Giulianii
intesi a far
e
rilucere la dottrina filosofica,
che si asconde sotto
il velame
Dante
dell'immortale poema,
dimostrano
di
temporanei
lunga sopravvanzasse i suoi congannano
e però s'inper concetti filosofici;
no,
coloro,i quali unicamente lo encomiaperchè cantò l'inferno con la melodia del paradiso.
"
Ma a gran torto s'appongonocoloro,
"dice Cesare Oantù nella Storia degliItaliani,
"
ohe solo un'allegoria
vogliono trovare
politica
come
—
—
^
^
in
Il
e cielo e terra.
poema, cui pose mano
problema cardinale che Esohilo presentivanel
un
"
Prometeo,che ShakspeareatteggiòtlqW Amleto,
^
ohe Faust cercò spiegarecon
la scienza.Don
Giovanni con la voluttà,
Werter con l'amore,fa
r indaginedi Dante, come
di tutti i pensatori
;
"
questo contrasto fra il niente e la immortalità,
fra le aspirazioni
ad un bene supremo
e l'avvi'^
limento di mali continui
Ki tenuto adunque
„.
che Dante ebbe una
e questa, seguendo
filosofia,
le condizioni di quell'epoca,
si fondava su quella
dei santi padri,e perciòtutta cristiana,
chi potrà
"
*
*
negare
alla medesima
uno
scopo
mente
immensa-
morale?
Come
i monumenti
piramididi
pensierofilosofico di quelle
indiani
e
le
Egitto esprimono il
festano
nazioni,cosi le belle arti del medio evo maniil pensierocristiano di quell'epoca.Se
al
anche
si percorrono
tutte le città d'Italia,
tempo presente, dice il Bianco nella sua opera
Digit
zedby
36
DelVarte
e
suo
tutte
quasi tutte
col
suo
rogano
nella storia,e b'intersvolgimento
le sue
si troverà che
magnificenze,
nel medio
sursero
porto,col famoso
gran
del Doge^ eoU'aeree
Venezia
E
evo.
Marco^ col palagio
san
Genova
e
torri;
e
Pisa
di Morreale ;
maraviglie
; e le tombe
le loro chiese e le guglie
e Napoli eon
e BrOma
che si elevano
al cielo,
quasi indicanti il voto
che migliaiadi credenti innalzano all'Eterno;
Firenze con
santa Croce, futuro tempio delle
e
Maria del Fiore e il palaze santa
zo
glorieitaliane,
le loro
con
vecchio.
i
E
in tali monumenti
se
dipintidi Cimabue
chi
non
conosce
erano
quell'epoca
so?
tutte
ondecchè
tendevano
e
che
di
si
osservano
Giotto,amici
tutte
le arti belle
dirette dal sentimento
le condizioni
alla creazione
di Dante,
di
reli^o-
d'Italia di allora
del poema
sacro,
del cristianesimo.
umana
all'epopea
Più di ogni altro però,le condizioni di un
dalle sue
popolo si conoscono
leggi,perchè se
formate
dai costumi,come
fetto
dall'efqueste sono
si conosce
la causa^ cosi dalle leggisono
quelliindagati;e perciòle leggisi potrebbero
il termometro
de' popoli,la
chiamare
morale
de' loro bisogni,
delle loro passioni,
espressione
delle condizioni di lor vita. Voler però discendere
ad un minuto
di tutte le leggiparesame
ziali
dei tanti municipiitalianiall'epoca
di Dante,
o
pure andar analizzando e '1 codice de' Visigoti,
e V Editto di Teodorico,
e '1codice dei Longobardi
la legge Salica,e i
e
e quellodegliAlemanni,
Digit
zedby
37
di
Capitolari
hanno
Carlo
avuto
un
Magno
tempo
Lodovico,sol
e
lor sanzione
chè
per-
nella
sarebbe lavoro di molti volumi,e fuori
penisola,
del tòma
nato
propostoci.Ma se eoi Canciani e Doed ultimamente
Antonio d'Asti,
col tedesco
che il diritto romano
Savigny volesse sostenersi,
persistevanel medio evo, uopo e ripeterequanto
illustre scrittore,
il De Thomasis; ha
nostro
un
osservato su queste leggi." Vi eran
dunque in
^
quellalegislazione
penale(nellaromana) tutti i
^
vizi de' qualiun codice può essere
accusato
: con^
fusi ed
^
sima natura
^
"
"
^
^
"^
occulti
assimilati tra loro i reati di differentis:
caratterizzaticome
delittii
peccati
ninna
regolacon la qualediscemere la
maggioreo minore gravitàde' reati: ninna pròporzionetra i reati e le pene : le pene commesse
; e più o men
per lo più all'arbitrio de' giudici
dure secondo le condizioni de' delinquenti
: adot:
tati in fine
come
mezzi
di prova, i mezzi
^
che la
ragioneaborrisce e l'umanità respinge che se
voglionsiconsiderare le Costituzioni di Federico
quelleche formavan legge in tutte le
n, come
d'Italia al tempo di Dante,ed i
città ghibelline
servazioni
Capitoliangioini da Carlo I a Roberto, le osdel De Thomasis, su le leggi penali
si trovano
tutte applicabili
alla legislazione
romane,
di quell'epoca.Le pene non
eran
per tutti
d'armi,
uguali. Per l'ammenda nell'asportazione
secondo : Si quidem comes
diceva Federico
fuerit
plex
quinque uncias: si Baro quatuor: si miles simsi rusticus fuerit
tres: si burgensisduas:
„
,
Digit
zedby
38
uneiam
unam
compoimt}
fisconostro
vi
Non
era
le pene. Gli usurai avean
di tutti i loro beni,* così per gliocla perdita
tra
proporzione
i reati
e
'
contro
e
oupatoridel vicariato e giustizierato,
straniere senza
con
chiunque contraesse nozze
sua
permissione.^Carlo I d'Angiò punì in tal
modo
glioccupatoride' beni del demanio ; ^ al
dava il taladro di un'oncia,
lo stesso legislatore,
glio
della mano
pina,
f allo straniero,
per la seconda rala stessa pena;
straniero la perdita,
al non
del piede.^Carlo II d'Angiò,a chi percuoteva
talune speciedi arme, il taglio
della mano.
con
Federico II toglieva
anche la mano
al percussore
armi interdette.* Alle lenoni delle proprie
con
la perditadel naso;^^contro ai rei di talune
figlie,
bestemmie
ordinò il tagliodella lingua.^*
^
Il
re
Boberto
dettò la morte
città di
Napoli baciasse
Parafan
de Bivera
ciò
una
estese
ne
chi
contro
donna
; il viceré
la morte
a
in qualunque luogo del
praticasse
*
Const.
InieniioniB
nella
d.
chiunque
e
regno,*^
noatrae.
*
Const.
UìBurariorum
8
Const.
Duram
*•
QMem 'hereàitarium regnwn.
noatrorum
Capit. Praedeceaaorum
Ad
hoc.
Capii.
nequiiiam.
et diram,
,
»
«
regum,
"^
Capit. Plcteuit
8
Gapit. Qui
«
Const.
8i quia àUquem.
10
Const.
Lenaa
"
Const.
Slaaphemantea.
1*
Editto del 9 marco
1668. registratonella Prammatica
mulier. E d'uopo avvertire, ohe in quell'epoca
lantab.
baciata
cum
de conailio,
ronca
ferrea,
aólUcitantea pudicitiam.
in pubblico, per
riparare all'onore,era
de oacuuna
necessitata
quell'uomo.
Digit
zedby
donna
a
sare
spo-
39
no;
leggidi simil conio,che si tralasciache è d'uoporammentare
se non
quelladello
ciarsi
Federico II, con
la quale ordinava brustesso
vivi gli eretici posti in talune
di
cappe
piombo, ^ onde Dante ebbe a dire di quelledegP ipocriti:
molte
altre
Di
fuor
Ma
dorate
dentro
Che
son, si ch'egliabbaglia;
tutte piombo e gravi tanto
Federico
di
le mettea
paglia.
Inf.y XXin,
64-66.
del conte
Ugolino co' suoi
ohe innocenti facea l'età novella,non
figliuoli,
è un
esempio della ferocia delle leggi di quell'epoca?
Or se dalle leggisi deve giudicarede'
lia
costumi,chi non vede in qualicondizioni l'Itasi trovava a quell'epoca,
e come
dall'Alighieri
di richiamar
l'uomo
alla morale, sia
si cercava
quando descrisse come
E
la stessa morte
Pnmano
spiritosi purga,
Pi*r^.,I, 6.
sia
quando
Se
U
vide
ciel l'addolcia
o
lo 'nfemo
l^attosca
f
Ir\f.,VI. 84.
Lo
stato
però d'Italia
conoscerlo
Il
quale,per
^Gonst.
dallo stesso
dimostrare
InconsuUìóm
a
stieri
quel tempo fa mepoema dell'Alighieri.
quanta oorrurione di
tuninicam.
Digit
zedby
co-
40
vi
stume
le lodi dei
quel seoolo,fa
in
era
tempi
precedenti.
Firenze,
dentro
Ond^ella
dalla cerchia
toglie
ancora
e
antica,
tersa
e
nona
Si stava in pace, sobria e pudica.
Non
catenella,non corona,
avea
cintura
donne
non
Non
contigiate,
Che fosse a veder più che la persona.
faceva,nascendo, ancor
paura
La figliaal padre,che il tempo e la dote
Non fuggian quinci e quindi la misura.
di famiglia vote :
Non avea
case
Non
v'era giunto ancor
Sardanapalo
Non
A
ciò che in
mostrar
si
camera
puolìe.
Bellincion Berti vid^o andar cinto
Di cuoio e d*osso, e venir dallo specchio
donna
La
sua,
il viso
senza
dipinto.
Par,, XV,
tal desorìzione
Una
vien fatta anohe
97-114.
da Giovanni
Villani,parlando de' tempi precedentia
quellidi Dante.
Nel parlarpoi delle nobilissime
Tracase
versari ed Anastagi di Ravenna, dopo di aver
detto
E
l'una gente
e
l'altra è dire data,
Purg^
XIV,
108.
soggiunge:
Le
donne
Che
Là
ne
dove
i
cavalier,gli affanni e gli agi.
e
cortesia
invogliava amore
ì cuor
fatti
si malvagi.
son
e
Ivi, loe.iiL
Ed
altrove:
In
sul paese ohe Adige
Solca valore e cortesia
Prima
che
Federigo
e
riga
trovarsi,
avesse
Po
briga.
Purg,, XVI,
Digit
zedby
115-117.
41
miglie
queidelle due nobili fadi Firenze,Nerli e del Veeohio,erano
tenti
convestir di semplicepelle senza
ornamento,
le loro donne
attendere al fuso,fortunate,
chè
percerta della sua
e non
era
sepoltura,
ognuna
che
lUkimiueiiiapure
e
abbandonate
erano
di
dità
dai loro mariti che, per avi-
guadagno,andavano
l'una cullava il bambino
mentre
in Francia;
mercatare
a
piangente,
l'altra filando:
FaToleggiaya oon la sua
di Fiesole e
De' trojanii
famiglia
di Boma.
Par., XV,
125-126.
lunque
però parlavade' tempi suoi. Quasia l'opinionedi Dante
per rigenerare
si è che egline considerava le
certo
l'Italia,
Ma
così
non
piaghe.
Rodolfo
imperador fn, che potea
Italia
le piaghe ch'hanno
Sanar
morta.
Purg,, VII, 94-95.
Ohe
le terre
Son
d'Italia tutte piene
di tiranni,ed un
Marcel
diventa
Ogni villan
che
parteggiando viene.
Purg., VI, 124-126.
Ahi
serva
Nave
Non
Italia,di dolore ostello,
in gran
nocchiero
senza
tempesta,
donna
di
provinole,ma
bordello!
Ivi, 76-78.
E
chiama
terra
qnella parte della
In
quellad'Italia.
prava
ten?a
prava
Italica,che siede intra Bialto
E
le fontane
di Brenta
e
di Piava.
Par., IX, 25-27.
Né
meno
"dimos
erano
lo stato d*Italia di
le invettive che il poeta fa
a
talune
Digit
zedby
l'epoca
queldelle
48
E
tra la
che
gente
al mondo
ce
dipiù traligna,
ohe
Tal
fatto
ò
e cambia
fiorentino,
merca.
e
Par., XVI,
E
qual costume
61.
le fiorentine di
avessero
l'epoca,
quel-
lo fa dire da Forese:
futuro
Tempo
Gai
Nel
non
qual
m'ò
nel
in pergamo
sarà
Alle sfacciate
L'andar
già
cospetto,
quest'ora molto
sarà
donne
mostrando
antica,
interdetto
fiorentinci
le poppe
con
il petto.
Purg,, XXIII, 98-lOa.
E
dice pur
La
tua
Che
di Firenze:
città che
pria
di colui
volse
le
è
pianta,
spalle al
fattore.
suo
Par,j IX, 127-128.
Ed
altrove:
fai tanto
che
Provvedimenti,ch'a
Non
giunge quel
ohe
sottili
novembre
mezzo
tu d'ottobre
fili.
Purg,, VI, 142-144.
E
da ultimo
altra ironia
con
cercò
vendicarsi
Io, che
al divino
All'eterno
E
dal
di Fiorenza
della
sua
sdegnosa
quell'anima
ingratapatria:
dall'umano
tempo
in
era
venuto,
popol giusto
e
sano....
37-39.
Par,, XXXI,
E
che
al tempo
di
Cacciaguida:
il
giglio
ritroso,
posto
division fatto vermiglio.
."
Non
Nò
per
era
ad
asta
mai
a
Par,, XVI,
Né
delle altre città italiane
lodarsi. Ecco
162-154.
egliaveva
quelloche dice di Pistoia:
Digit
zedby
più a
44
Ah
Pistoia,Pistoia,che
D^incenerarti
Poiché
si,che più
in mal
far lo
stanzi
non
dnri,
non
avanzi !
tno
seme
Inf., XXV,
E
Pisa chiama
10-12.
vituperiodel]e genti:
Pisa! vituperio delle genti
Del bel paese là dove il 9% suona:
Ahi
Poiché
i vicini
Muovasi
punir
te
a
lenti,
son
la
Gorgona,
Capraia e
siepe ad Arno in su la foce,
Si ch'egliannieghi in te ogni persona.
la
faccian
E
Que' di Siena
chiamati
son
or
Gtonte si
vana
fu
/«/., XXXIII,
79 84.
gente
:
vana
giammai
la senese?
come
Inf., XXIX,
E
parlandode'
Tu
li vedrai
medesimi
tra
in altro
quella gente
121-122.
luogo:
vana.
Purg., XIII, 151.
E
di
que'di
Faccian
Fiesole
:
le bestie fiesolane
Di
lor medesme, e
S^alouna surge ancor
strame
toochin la pianta,
nel lor letame.
non
Inf.f XV,
Ed
ancor
Ma
73-75.
di Padova:
tosto
ila.che
Padova
al
che
Vicenza
Cangerà Pacqua
palude,
bagna.
Par., IX, 46-47.
anche
Dice
di Ferrara:
Troppo sarebbe
la
rioevesae il sangue
stanco chi il pesasse
Ohe
£
larga
bigoncia,
ferrarese,
ad oncia
ad oncia.
Par., IX, 55-57.
Digit
zedby
45
E
Nocera
Gualdo
e
del
governo
Onde
Perugia
Da
;
e
freddo
caldo
e
dirietro le
giogo Nocera
greve
l'avaro
oppressatedal-
erano
Roberto:
re
sente
porta Sole
Per
ohe
piange
Qnaldo.
con
Par., XI, 48-48.
E
mette
que'
del
i conti
Casentino,massime
Guidi,
Tra
brutti
Che
di
porci|più degni
d'altro cibo fatto in
galle,
uman
uso.
Purg., XIV,
E
cani
vili
piccoli,
e
43-44.
ringhiosichiama
gli
aretini:
Botoli
poi (l'Amo)^ venendo giuso,
Bìnghiosi più, che non chiede lor possa.
trova
Purg,, XIV,
46-47.
.
la
quale piange Guglielmo il
buono, perchè Carlo Angioinola guerreggiava,
la sua
con
e
Federigod'Aragona la travagliava
E la Sicilia su
*
avarizia
:
E
quel
che
vedi nell'arco
fu, cui quella
Guglielmo
Ohe
declivo,
piange
Carlo
Federigo
e
plora
terra
vivo.
Par., XX,
E
per
vita
agiatae morbida
61-63.
mette
que' di
Bologna :
Frati
gaudenti fummo
e
bolognesi.
/n/., XXTTI,
E
nella lettera
di mente
a
Guido
ottusa
e
103.
Novello
chiama
bestiale
di
ignoranza,
i Veneziani
il buono
equivoco, poiché non è O-riglielnio
che piange snlla Sicilia,ma
la Sicilia ohe rimpiange la perdita
di esso
Guglielmo. (V. S.).
^
Qui
Fautore
prese
Digit
zedby
46
e
costumi,
pessimie vituperosissimi
fango di ogni licenza.
altre oittà d'Italia dice pure
Delle
tua
Romagna
Senza
non
nel
gaerra
Bavenna
è, e
fa
non
stata
:
mai,
molt^anni,
la à
Polenta
nel
de^ snoi tiranni.
cnor
sta, com'è
L'aqailada
e
sommersi
cora;
1»/., XXVn,
37-4L
di Porli:
Ia
fé'
già la Innga prova,
franoegohi sangninoso macohìo,
di
S
Sotto
cioè
che
terra
le branche
verdi si ritrova,
Ivi, 49-45.
degliOrdelaffi.
E
'1 mastin
vecchio
cioè i Malatesta
Le
'1 nuovo
e
da Verrucchio
;
signoridi Bimini.
di Lamone
eiUà
e
di Santemo:
il lioncel dal nido
Conduce
bianco,
Ivi, 49-60.
cioè Faenza
nardo
e
Imola
Pagani.E
E
si reggevano
di Cesena:
quella cui il
Cosi
Tra
com'ella
tirannia
che
Savio
bagna
il
da
Mai-
fianco,
si è tra U plano e U monte,
si vive e stato franco.
Ivi, 62-64.
dopo aver conosciuto,con le parolestesse
lo stato dell'Italia,
e delle diverse
dell'Alighieri,
città a quell'epoca,
ler
sue
troppo lungo sarebbe vole stesse sue paroleveder lo straanche con
zio
di taluni italiani,
che per le loro male opere
Ciacco
fra' dannati,
trova
come
Or
Digit
zedby
47
eolpa della gola,
la dannosa
Per
inf., VI, 58.
tra
e
più nere
le aDÌme
Tegghiaio, che fnr si degni,
Jacopo Busticncci, Arrigo e U Mosca,
E gii altri che al ben far poser gl'ingegni.
Farinata
4
e
In/., VI, 79-81.
E
que' che
coperchiopiloso al
hanno
non
capo,
In
cnì
avarìzia il
usa
soperchio,
suo
Inf„
e
VII, 48.
Argenti
"Filippo
spiritobizzarro,
si yolgea co' denti,
medesmo
Il fiorentino
Ch^in
sé
Inf,, Vili, 82-63.
e
dal
colui che
Fa
de' servi
servo
d'Arno
trasmutato
in
Bacchigliene;
lnf„ XV, 113.
e
colui che
Condusse
a
far la
la Ghìsola
voglia
bella
del Marchese.
56.
Jnf„ XVIII,
e
Guido
Bonatti
ed
Asdente,
al
Gh*aver
atteso
Ora
vorrebbe,
ma
cuojo
ed
allo
si
tardi
spago
pente.
ItKf.,XX,
E
119-120.
frate Gomita:
Quel di C4allura,vasel
d'ogni froda,
inf., XXII,
Facci,trovato tra i
qualepiacquevita bestiale:
e
Vanni
ladri
82.
al
sacrileghi,
zedby
Digit
48
Vita bestiai mi
Siccome
a
Bestia, e
piacque, e non umana,
ch'io fui;son Vanni Pucci
Pistoia mi fu degna tana;
mul
Infy XXIV,
sostener
villan
Del
ia4»ia6.
lo puzzo
d'Aguglion,di quel
da
Signa,
Par,, XVI, 56.
e
come
Le
che solean
mura,
Fatte
sono
Sacca
son
badia,
esser
le cocolle
spelonche,
piene di farina ria.
e
Far., XXII,
76-78.
rimorde le antiche case
come
E, finalmente,
i Malatediredate dalle prischevirtù, e come
d'Oria che
sta fanno de' denti succhio,e Branca
vive ancora, e la sua
anima
spasimain inferno,
avendo
lasciato un
di
e
corpo
tecchi
un
sono
demonio
governare
il
suo
prossimano.I Oapuletie Monspetto.
soe gli altri in
gliuni già tristi,
suo
Alberto
della Scala è mal
peggiodella mente.
e
a
Guido da
del corpo intero,
Montefeltro,
le cui opere
Non
e
furon
leonine,ma
di
volpe,
tutti
seppe
Gli
accorgimenti e
le
coperte vie.
liSf,,XXVII,
....
Che
E
di
Binier da Corneto, e Binier pazzo.
fecero alle strade tanta guerra.
Jf^f.,XII, 137-138.
si
scagliacontro
quell'epoca.
come
75-76.
vati
gli uoniini più ele-
Digit
zedby
49
acconcio allo scettro
Roberto,per essere meno
alla cocolla;Eduardo
che
d'Inghilterrae
di Scozia,che non
tenersi nella
Boberto
sanno
lor mèta; e codardo il re di Boemia; effeminato
Alfonso
di Spagna; dirazzato Federigo d'Aragona
gli
; usuraio Dionigi di Portogallo
; infingardi
tore
un
austriaci;
principedi Rascia (Servia)falsadi ducati veneti;Vincislao di Boemia, cui
lussuria ed ozio pasce; Filippo III,re di Francia,
il quale
Il
re
fuggendo
mori
disfiorando
e
il
giglio.
Vn,
Purg^
E
Carlo
105.
d'Angiò,
Onde
Puglia
già si duole:
Provenza
e
Ivi, 126.
Wun
beccaio;Filippoil Bello,
Ugo Capete figliuol
lia
il mal di Francia; Carlo di Valois viene in Itan'esce
e
senz'arme,
solo
Con
la
Quindi
non
qual
terra, ma
più
con
la lancia
giostrò Giuda
Guadagnerà,
Quanto
e
per
peccato ed
sé tanto
lieve simil
più
danno
onta
grave
conta.
Purg», XX,
73-76.
Sia
lo stato
dunque che si voglia riguardare
o
quellodelle diverse suo città,
generaled'Italia,
dice de' più elevati individui,
o
quanto l'Alighieri
certo
si è che
le condizioni
di questa classica
in
dipintecome
quell'epocavengono
debbesi
ritenere
santo
e
e sublime
tristissime,
da lui,la rigenerazione
lo scopo propostosi
rale
moterra
dell'uomo.
4
•—
Opuscoli JDanteacTU.
:
\
-.
.
?^^^\
51
riori della vita fondati nella
Il diritto in tal modo
si mostra
natura
come
dell'uomo.
una
qualità
di rapporto nella
una
vita,e non giàcome
lità
quala bontà, la virtù,la moralità.
semplice,come
Queste ultime proprietà
non
presuppongono
necessariamente
coesistenza di più uomini,
una
morale per so
potendosiessere buono, virtuoso,
in quanto alla qualità
solo,nel propriointerno,
delle proprie intenzioni e delle azioni che ne
il rìsultamento,
si può essere
sono
ma
non
sto
giuche quando ci troviamo
in rapporto
se
non
ad una
La morale esprime una
o
più persone.
mentre
qualitàsemplicedell'essere intellettuale,
che il diritto disegna una
qualitàdi rapporto tra
L'uomo
più persone.
può e deve fare il bene
per
in ciò appunto consiste la sua moralità,
che si .fonda su
de' motivi.
la purezza
deve egliinnanzi tutto indagare,
se quello
lo bene:
Laonde
che
eglifa
bietto della
è buono
per l'essere che sarà l'ob-
badare ai
vantaggi
che possono derivare a sé stesso.
Bisognaquindi
nelle azioni degliuomini,le interne
distinguere,
che appartengono al dominio della coscienza,e
le esterne
che riguardanole relazioni degliuomini
le obbligazioni
tra loro; onde
giuridiche
sono
appellate dal Tommasio
obbligazioni
perfette,
forzate;
perchè possono essere
quelledella
morale
delle obbligazioni
imperfette,
poi sono
pite
dappoichése esse non sono volontariamente ademesecuzione.
restano senza
Ma, a prescindere
che
sua
il Rosmini
azione,senza
vorrebbe il diritto subordinato al-
Digit
zedby
52
l'etica,
perchè questa si svolgeintomo ai doveri,
ed il diritto parlade' diritti,
ha una
e quella
teria
maessenzialmente
ria
morale,e questo una mateinformata
da una
zione
relama
eudomonologica^
la legge morale: e del padre
che ha con
rale
Taparelliche si tenne al concetto dì leggemouniversale;anche
l'etica ed il
è d'uopo
dritto,
principistabiliti
di
solamente
sono
la differenza tra
ammessa
nella
divina
osservare,
Commedia
anche
etica,ma
che
i
non
di diritto penale.
sia cosi basta per poco cementare
quanto
l'Alighieri
espone nel canto ottavo del Paradiso.
Ohe
Carlo
Carlo
Martello,figliodell'angioino
II,
al poeta, se per l'uomo
sarebbe
dimanda
gio
pegfosse cittadino,
se
non
congiunto aglialtri
uomini
si : sasocial legge,ed eglirisponde,
con
rebbe
e chiara se
peggiose non fosse cittadino,
la ragione,
strarla.
conosce
senza
ne
bisogno di dimo-
**
Per
**
Si
l'uomo
Or
di',sarebbe
in terra
non
rispos'io e qui ragion
**
„
s* e'
il
peggio
fosse cive ?
non
„
cheggio „.
Par,, Vili, 115-117.
riprendeCarlo Martello,può essere nel mondo
ciascuno della civil comse
vera
cittadinanza,
pagnia
versi
non
impiega la vita diversamente per diesercitando diverse opere ed arti necessarie
uffici,
all'ordine universale
ed al privato e
ciò anche per autorità
e
no:
pubblicointeresse,
E
di Aristotile.
Digit
zedby
53
**
E
può egli esser,
Diversamente
**
No,
se
vostro
si vive
non
diversi
per
il maestro
giù
se
uffioi» ?
vi scrive
ben
^.
Ivi, 118-120.
fici
Se, dunque, conviene che diversi siano gliufnel mondo, ne
segue che diverse siano le
le inclinazioni,
indoli,
per le qualidiversi effetti
si possono generare.
Va] quanto dire,
che Iddio,
nella
avendo fatto Puomo
cievole,
soprovvidenza,
e la società non
potendo sussistere senza
gnò
bisoun
ripartimentodi uffici e di professioni,
diversi
provvedere ohe gU uomini nascesser
di tendenza,di capacità,
conchiude:
e
d'indole,
sua
natura, se fortuna trova
Discorde
a sé, oom'ogni altra
Sempre
di
Fuor
region, fa
sua
mala
semente
prova.
Ivi, 18d-141.
Ed
altro
avere
convincente
men
non
dal
canto
esempio potremmo
del Purgatorio,
XVI
dice al poeta che gli
quando Marco Lombardo
dietro al
uomini, essendo inclinati a correre
bene falso,
convenne
guidarliverso il vero bene
col freno della legge,e convenne
un
avere
re,
città alche discernesse della vera
o
reggitore,
ad altri additasse
la torre^cioè distinguense
e
men
della
vera
e
ben
ordinata società almen
la
la giustizia.Parla de' piaceri
parte principale,
sensuali dell'uomo.
in
pria sente sapore,
Quivi s'inganna,e dietro ad esso oon*e,
il suo amore
torce
Se guida o fren non
;
fren
Onde
convenne
legge per
porre;
Di
picoiolbene
Digit
zedby
54
Convenne
Della
discemesse
che
cittade almen
vera
leggi son,
Le
averi
rege
chi
ma
pon
la torre.
ad
mano
esse?
Purg,, XVI,
Qui TAlighieriparla delFuomo
in
aglialtri uomini, alla società. Chi
alle leggi?cioè chi le eseguisce?chi
o
chi le fa
?
osservare
non
tutte
sono
91-97.
rapporto
mano
pon
le osserva,
cose
che
guardano
ri-
l'ordine sociale?
dunque, che è stato lo scopo della
è l'etica,
la morale
divina Commedia, non
ma
sociale,
ridiche,
quellasu la qualepoggiano le azioni giudal Eossi è stata tolta a principio
e che
del diritto penale. E se a questo principio
si aggiunga
La
morale
quanto
per
lavoro,che
fonte
come
^
sia intorno
noi
è stato
dimostrato
l'altro
nel-
ha considerato la divina Commedia
della presente legislazione
nale,
peall'indole
del reato,
gradazionedelle pene,
e
natura
penalitàe
in seguitosarà dimostrato,
certamente
si
come
in quell'opera
sublime quasitutti i prinavranno
cipi
del dritto penale. Ne in Dante mancavano
tali principi,
quasi a caso li avesse
gittatiin
maravigliosaper quellapotenza che
quell'opera
hanno gliingegnistraordinari di abbracciar tutto
ne' partisublimi del loro genio,e che Iddio rare
sia intomo
alla
volte manda
la terra,a dimostrare come
st'argilla
quesoffio divino possa maanimata dal suo
^
Vedi
al oap.
più
VII
su
innanzi
citato
pag.
58. (V. S.)
nuovamente
questo layoro
Digit
zedby
tore
dell'au-
56
nifestare
grandezza, formandoue
da poter dire di lui :
privilegiati,
O
la
sua
esseri
beato,che un bonefic*astro
di Dio,
Strappar ti volle dalla man
all'aom. fin dove gianga
Onde
mostrare
te
Il sapremo
poter
del
Mastro
etemo
;
^
egliche definì il diritto jus est realis et personalis proportiOj
servata
servai
societatem,
quae
mo
corrupta corrumpit. Di qui si scorge ohe il sompoeta, fin da' tempi suoi,e precedendoquanto
in Alemagna ed altrove si è scritto su la materia,
dava a
con
distinguerela morale dal diritto,
questo un carattere obbiettivo. Ed il Carmignasi esprime
nì,ragionandodi questa definizione,
cosi:
ravvisa il
^L'Alighieri
nelle sue
leggi,benché
diritto nella
ragione
e
per queste sole leggi
desono
conosciute,ed esistono le proporzioni,
finendolo una
personalee reale proporzioneda
ad uomo, osservata
la quale havvi relauomo
zione sociale tra loro. Nella quale definizione
**
La prima è
cinquegrandiverità si ravvisano.
che non
potendo la definizione convenire al
morale, per cui un'azione è buona
e
principio
^
*
"
"
"
"
"
^
cattiva in sé stessa,senza
relazione ai diritti di
conalcuno,bisogna conchiudere che l'Alighieri
"
cepi la differenza razionale tra la morale ed il
**
il
diritto. La seconda è, che nel suo sistema,
*
è una
diritto non
ma
una
nozione,la
facoltà,
"
*
Versi
dell'autore
al Kanoini.
Digit
zedby
56
quale spetta all'officiodell'intelletto. La ter"
za
come
è, che il diritto,
nozione,ha una esi"
stenza
propria,indipendenteda quelladi una
ed in fatti egli
che glicorrisponda,
obbligazione
di obbligazioni
non
parla. La quarta consiste
"
nel dare al diritto per originee titolo la egua"
glianzadi ragione,la qualesi converte in eguaglianzain faccia alla legge,in quanto che non
tra loro,
potrebberoi diritti stare in proporzione
"
fossero. La quintafinalmente è,
se egualinon
ohe il diritto non
tra gliuomini,
può concepirsi
'^
che nel loro stato di società,
qualesolo glipone
"
in relazione gli uni coglialtri
„
A questa definizione vi fecero delle belle osservazioni
**
"
"
"
"
"
.
il conte
loro discorsi
Mamiani
ed
il Giuliani
ne'
stampatinegli atti dell'Accademia
di filosofia italica.
Tali
autori
italiani,
potrebbero
però, come
di parzialità;
essere
onde, a confermare
sospetti
viepiùquanto il nostro poeta sentiva addentro
in materia di diritto,
uopo è trascrivere quello
che dal fondo della Germania, in epoca non
a
diceva il professoredi diritto
noi lontana, ne
^
nella università di Berlino,il sig.Stahl.
La
"
coltura della filosofiadel diritto del medio
"
ha
"
sviluppo. Il solo Dante,
progressivo
la deduzione
filosofica,
per quelloche riguarda
è di una
: ei si emancipa dallo
somma
originalità
tutti gliscrittori postesso Aristotile,
e sorpassa
filosofico
del concetto
litici nella profondità
„
**
"
"
'^
carattere
un
sione
e
tradizionale anzi che di
evo
succes-
di
.
Digit
zedby
67
Ma
dubbiezza
se
dovesse
mai
restare
ì
su
principidi diritto penale che si contengono
nella divina Commedia, tale dubbiezza svanisce
sicuramente,quando si leggerà quello che lo
scrisse nella sua
lettera a Can
stesso Alighieri
Grande
mu8
intorno
a
questo immortale
Pri-
est,qui habetur
per literam;alius est
significata
per literam. Et primus
sensus
qui haòetur per
secundìis
dicitur literalis,
vero
moralis
totius
.
poema:
.
.
Est
.
.
.
subiectum
sive
allegoricus,
operisliteraliter
accepti status animarum
post mortem
de ilio,et circa illum
nmpliciter
sumptus. Nam
Si vero a^cipiatotius operisversatur processus.
subiectum
tur opus
est homo, prout
allegorice,
merendo, et demerendo
per arbitrii libertatem
lustitiae proemiantiet punienti obnoxius est
viventes in hac
Finis totius (operis)
e^t removere
vita de statu miseriae,et perduceread statum
felicitatis.
tantum
.
.
.
E
.
.
questo Ha suggel oh'ogn^aomo sganni.
In/., XIX,
21.
VII.
principiomorale che fu lo
biamo
di sopra abscopo della divina Commedia, come
ritto
altri principidi divi sono
dimostrato,
nella prima e seconda
penale,specialmente
cantica. Di fatti la prima cantica di che tratta ?
Oltre
certamente
però
del
di delitti e
mestieri trascrivere
pene.
quanto per
Che
sia così è
noi si trova
Digit
zedby
aver
59
si de' di sole
Temer
Ch^hcmno
potenza di far altrui male
V altre
De
quellecose
nOf
che
non
son
:
paurose.
In/., II, 88-90.
pensierodi
3** Il solo
voler
deUnqnere non
costitnisce reato:
Ahi
quanto oanti gli uomini
Presso
Ma
per
a
color che
entro
i
esser
denno
veggon pur l'opra,
pensiermircm col senno!
non
Inf„ XVI, 118-120.
di due elementi
si compone
Se le azioni umane
del danno.
sono
Il reato
e
:
del dolo
quelle
i reati,
la legge, fan nascere
che, trasgredendo
conoscitori e determinanti
è mestieri guardarei principi
di tali azioni,
ohe sono
l'intelligenza
la volontà,per così dichiararle più o meno
e
imputabili.
zione
L'oggetto delle leggi penaliè la conservadel corpo sociale. Laonde,
e la tranquillità
il danno
che al corpo sociale
quanto è più o meno
si arreca, tanto è più o meno
grave il reato.
Dante
in un
Ecco
e
come
verso
mezzo
stringe
tutte
queste teorie:
D'ogni malizia oh*odio
Ingiuria è il fine;
in cielo
acquista,
In/,, XI, 22-23.
la magparola malizia si osserva
giore
di
imputabilità un'azione fatta con tutti i
di volontà: e con
la pae
gradi d'intelligenza
rola
ingiuriaogni offesa o danno che si possa
Dove
altrui
nella
recare.
Digit
zedby
60
II male
Delle pene.
inflittocontro
E
un
un
è
che viene minacciato
di
Tautore
ed
reato,chiamasi pena.
un
poichéi mali consistono o nella sofferenza di
dolore,o nella privazionedi un piacere,di
che la pena o
ne
bene, di un diritto,
segue
sofferenza o una
una
privazione.
Ecco
Dante
come
la pena
mette
nella
zione
sensa-
del dolore:
Noi
venuti
sem
Che
vedrai
tu
Oh' hanno
al
luogo ov' io t'ho detto
le
genti dolorose,
perduto
1
ben
lo 'ntelletto.
de
Quivi sospiri,
pianti ed alti guai
Bisuonavan
senza
stelle,
per Paer
Peroh' io al cominciar
lagrimai:
lìngue,orribili favelle,
di dolore, accenti d'ira.
Diverse
Parole
Voci
ne
alte
Faceano
un
in
Sempre
la
Come
fioche
e
e
suon
di
man
elle,
con
tumulto, il qual si aggira
quell'ariasenza
tempo tinta,
rena
quando
a
spira.
turbo
In/., Ili, 16-30.
quando
E
Nuovi
si vede
intorno:
tormenti,e nitovi tormentati,
Inf., VI. 4.
SU
i
quali
Grandine
Per
grossa e acqua tinta e neve
si riversa.
l'aer tenebroso
Ivi, 10-11.
E
Cerbero
glispirti,gliscuoia
Chraffia
ed
isquatra.
Ivi, la
Fa
Dante
conchiudere
si riducono
che
al
quasi tutte le pene di
dolore;come
quelledelle
Digit
zedby
61
no
legginostre, se si eccettui l'ammenda,si riducodella persona, o alla distrual costringimento
zione
de' suoi diritti.
0 privazione
Nella privazione
di un
bene mette Dante anche
la pena.
Perch'i' fu' ribellante alla sua
vuol che in sua
città per me
Non
L'oggettodelle
legge,
8Ì vegna.
In/., I, 125-126.
è il timore
l'esempio,
si astenga dal delinquere.Per
affinchè ognuno
di
dice il nostro
la qual cosa
poeta a Virgilio,
le pene di quello inferno,
voler conoscere
per
fuggire
quel male.
....
Poeta,
io ti
pene
o
richieggio
Per quello Iddio, che tu non
Aceioch' i' fugga questo male
conoscesti,
e
paggio,
Che tu mi meni là dove or dicesti,
Si che io vegga
la porta di san
Pietro,
mesti.
E color che tu fai cotanto
Ivi, 13".136.
Applicazionedelle
da darsi all'autore
male
conoscer
suo
prima
la pena.
si
secolo,
La
distruzione
maniera
un
Se
pene.
tale
venuta
conoscere
autore, e
un
d'uopo di
quindi applicargli
abbia
superato il
dalla storia del processo.
de' barbari
in
dell'imperoromano,
d'incivilimento.
è
del reato, è
Quanto Dante
può
la pena
I cosi
con
Italia,
la
distrusse
ogni
di
detti giudizi
Dio, quellidell'esame della croce, del pane e
del cacio;glisperimentide' vomeri ardenti,
dell'acqua
i combatfredda e bollente ed i duelli;
timenti
quellicontro i testimoni o
giudiziari,
Digit
zedby
62
contro
pari,e
i
le torture; tutte
siffattecose
di quel tempo.
appartenevano alla prova specifica
Mette il nostro poeta Minosse, che la fa da
giudicede' malfattori:
Esamina
le
Giudica
Dico
che
e
colpe neW
entrata
qutmdo l'anima
malnata
Li vien dinanzi, tutta
Dicono
,
manda
si confessa....
ed odono
V,
If»f.,
Ma
tu
chi se',ch'in
su
lo
5-16.
scogliomuse,
Forse per indugiar d'ire alla pena
Ch^ è giudicatain su le tue accuse
f
Inf., XXVIII,
Or
non
è
questo l'attuale sistema
Veder
che
tò.45.
della procedura
giudiceprima
riceve le accuse, poi esamina le colpe,indi ascolta
coloro che vanno
i qualiodono
al giudizio,
mandati al luogo della
mentre
son
e
giudicati
tuali,
E pure le nostre leggianteriori alle atpena.
dalla tortura,ecc., facevano
a prescindere
al
condannare gli accusati senza
essere
presenti
civilimento
innanzi nello intanto
giudizio
; e ci credevamo
penale?
un
!!!
....
La
pena
dual persona
le pene
non
colpireche la sola indivi-Il principio
di ragioneohe
del reo.
debbono
ma
colpiregl'innocenti,
non
deve
la sola individuai persona
del reo,
stabilito le leggiche attualmente
contrario
delle romane,
pubblicazionede' beni
bellamente
esposto dal
come
hanno
imperano,al
francesi e patrie,
la
con
de' condannati,si trova
innostro poeta in una
Digit
zedby
63
vettiva,eh' ei fa contro que*di Pisa,dopoquell'originale
che fa il conte
e pateticoracconto
Ugolino della
figliuoli.
Che
se
morte
il conte
sua
Ugolino
e
area
di
quellade'
Yooe
D^aver tradita te delle castella,
Non
dovei tu % figliuoi
porre a tal
croce.
In/,, XXXin,
Della scala delle
Se
o
suoi
86-87.
pene.
la pena è un male, e questo male consiste
in una
sofferenza o in una privazione,
ne
di sofferenze o di privazioni
segue che quante maniere
vi possono essere, tante possono essere
le
leggihan sanzionato per pene :
pene. Le nostre
1. La
2.
3.
4.
5.
morte;
L'ergastolo;
I ferri;
La reclusione;
La relegazione;
6. L'esilio dal regno;
7. La
8. La
9. La
10. Il
interdizione dai
pubbliciuffizi;
interdizione patrimoniale;
prigionìa;
confino;
11. La
interdizione
12. La
detenzione;
13. Il mandato
in
a
tempo;
^
casa
;
14. L'ammenda.
*
L'autore
si riferisce
alle leggi
penali vigentinel napoletano
nel 1860. (V. S.)
Digit
zedby
64
Infernodi Dante la scala delle pene è
nell'ordine inverso,perchè le leggi nostre cominciano
dalle più gravi e gradatamentescendono
alle meno:
quelledeir ideato suo inferno
dalle meno
cominciano
gravi,e gradatamentesi
fanno di maggiore intensità. In quellaarchitettura
ohe presenta un
cono
rovesciato,
composto
di cerchi,
gironie bolge,quanto più si scende,
di gravezza
i reati,
tanto più crescono
tanto
e
più le pene si fanno maggiori. Di fatti in un
i poltroni
che hau
mette
vuoto
ampio cavernoso
per pena il semplicedisprezzo.
NelV
^
speranza di morte,
E la lor oieoa vita è tanto bassa,
Che invidiosi son
d'ogni altra sorte.
Questi
F
non
hanno
di loro il mondo
etaer
Miaerieordia e giustizia
li
ernia
ragìoniam di
Non
lor
ma
non
lassa;
sdegna:
guarda e passa.
Inf„ III, 46-51.
postida Dante
sospesinel Limbo, la
I dannati
i
sono
nel
primo cerchio
cui
pena
è di
spiri
so-
soltanto.
E
ciò avventa
di duol senza
martiri.
sol di tanto offesi
in disio.
Che senza
speme vivemo
If\f.,
IV, 28-42.
cerchio stanno
Nel secondo
Nel
terzo
coloro
quinto son
L'autore
f
mólto
—
Da
i
che
urtansi
trasonra
e
to.
ven-
da grandine.
percossi
postiin
mosconi
i battuti dal
da
oho
una
Nel to
quarscambievolmente.
Nel
palude:
i poltroni
vespe clC eran
ivi
erano
ignudi e stimolati
{,Inf.,
Ili, 65 e 66).(V. S.)
Digit
zedby
65
Vidi
genti fangose in qnel pantano
offeso.
Ignude tutte e con sembiante
Questi si perootean
Ma
con
la testa
Troncandosi
non
pur
con
mano,
col petto e co' piedi,
coi denti a brano
brano.
a
e
Inf., VII, 110-114.
Nel
sesto
di fuoco.
bollono
cerchio
Nel
in
una
in
i dannati
settimo
in
stanno
composto
di
sepolcri
tre
gironi
riviera di sangue, sono
rati
incarcepiovon su di essi dilatate falde
piante e
il cui fondo è compartito
di fuoco. Nell'ottavo,
i frustati dai demoni, gli
in dieci bolge,stanno
schifoso
attuflfatiin uno
sterco,i capovoltie
fittiin terra sino alle gambe che hanno le piante
di fiamme, alcuni vólti i visi alle reni
accese
altri che bollono
nella
vanno
a ritroso,
e che
cappe di piombo,i
pece, i vestiti di gravissime
tormentati dai serpenti,
gli ascosi nelle vampe,
da una
crudelmente
tagliati
quelliche vengono
spada dal demonio, i cruciati da infiniti malori
ed ultimo cerchio diviso
Nel nono
e
pestilenze.
i dannati
in un
stanno
in quattro partizioni,
lago gelato fitti nel ghiaccio.
Ed
ecco
la pena
come
serbando
un'ordine
una
all'altra con
nostre
pene
quellamessa
5
—
mano
inverso
a
mano
di
si aggrava,
bilito
quellosta-
che nell'insieme
leggi,ma
gradazione,passando da una pena
proporzionetale,che la scala delle
non
può dirsi aver
vantaggiosu
da Dante
nel suo
ferno.
immaginato in-
dalle nostre
forma
a
Opuscoli Danteschi,
67
che un
deve essere
male,
pena non
del quale basti per controbilanciare la
giacchéla
il timore
spintaal
Dopo
reato.
Beatrice
aver
rimproveratoil poeta,
cui
per
Tanta
gligravò
vergogna
la
fronte,
XXX,
Purg^
dice che
ella lo
fatto
aveva
a
7a
fine
Che m'intenda
oolni,che di là piagne,
Perchè $ia colpa e duol d*wui misura.
Ivi, 107-8.
Ed
è veramente
come
degno
Dante
ai reati.
pene
abbia
di ammirazione
vare,
l'osser-
le
saputo proporzionare
Egli stesso
lo fa dire
a
Bertramo
dal
Bornio, che pose disunione tra Arrigo re
d' Inghilterra
di lui :
Giovanni
e
figlio
*
Peroh* i' parti*cosi
Partito
porto
giunte persone,
il mio
cerebro, lasso !
suo
principioeh' è in questo troncone.
in me
lo contrappasso,
Così ai osserva
Dal
Inf., XXVIII,
E
138-142.
ne,
questo contrappasso^ossia pena del taglio-
si vede
Cosi
in tutte
della divina
le pene
FilippoArgenti,per
la
sua
media.
Com-
va
ira,ave-
per pena:
Tutti gridavano: **A FilippoArgenti!,,
E il fiorentino spiritobiaszarro
In sé medesmo si volgeaco* denti.
inf., vm,
*
Kon
Q-iovanui,
ma
Earioo
detto
il
re
61-68.
giovane. (V. S.)"
Digit
zedby
indovini,
per
Gli
troppo innanzi
vedere
do
la faccia
con
in
voluto
aver
questo monno
futuro,là stan-
nel
spalle,camminando
alle
a
ri*
troso.
da le reni
Ohe
indietro
Ed
Ferehè
U
tornato
era
volto,
li convenla,
lor tolto»
difMnzi era
venir
'l veder
13-16.
Inf., XX,
E
gì'ipocriticome
puniti!
ben
stanno
una
giù trovammo
gente dipinta,
lenti passi
intomo
assai
con
giva
Piangendo, e nel sembiante stanca e vinta.
con
cappucci bassi
Egli avean
cappe
Dinanzi
agli occhi,fatte de la taglia
Che per li monaci
in Gologna fassi.
Di fuor dorate san, si ch'egli
abbaglia;
dentro
Ma
tutte piombo e gravi tanto
L"
Che
Che
Federico
Oh, in
Noi
paglia.
!
ci
manca
volgemmo ancor
pnre a man
loro insieme, intenti al tristo pianto:
lo peso
per
Venia
Di
faticosomanto
etemo
Con
Ma
di
le mettea
sì
quella gente
pian,
compagnia
che noi
ad
stanca
nnovi
eravam
ogni
d'anca.
muover
Inf., XXin,
Ohe
pittura! direbbe
66-72.
il
padre Cesari.
I simoniaci
preferitoi beni della
per aver
terra
a
quelli del cielo,bruciano in certi fóri
la testa in giù ed i piedi in alto,per cui
con
egli esclama:
O
Ohe
U
E
e
Sapienza,quanta
somma
mostri
quanto
dopo
sublime
in
cielo,in
giustotua
aver
terra
e
nel
mal
mondo,
viréU comparte I
Inf,, XIX,
descritto
poesia,come
è Parte
con
tanta
i ladri che
10-12.
naturalezza
si trasmuta-
Digit
zedby
no
in
per
là sono
profittaredell'altrai,
trasmutati
serpenti,dice:
O
potenza di Dio
cotai
Ohe
colpiper
!
se' vera
quanto
vendetta
croaeia,
Inf,, XXIV,
119-120.
Utilità delle pene proporzionateai reati. Quando
le pene
colui che
proporzionateai reati,
vuol
tra la gioia della
delinquere,meditando
vendetta,del piacereo del guadagno col timore
della pena, allontana da sé quellaspintacriminosa.
E quando tale spinta vince
la minaccia
della pena, l'applicazione
di questa si rende utile
o per l'esempio
recidiva,
agli
per allontanare una
altri;e cosi la spinta al reato deve esser vinta
dalla ragione col timore della pena.
sono
Intesi
ohe
dannati
Enno
Che
la
fatto tormento
cosi
a
i peccator
ragion eommettono
carnali,
al talento,
Inf., V, 87-89.
IX.
Della
Il
primo
è il dolo:
e
imputabilità.
elemento
ed
dalla
del reato,
il dolo
volontà:
vien
di
si è detto,
come
telletto
costituito dall'inmodo
ohe
i
gradi
no
imputabilitàin qualunque reato si valutache su lo
in ragion diretta della influenza
la volontà
la intelligenza
e
stesso esercitano
e
perchè ove l'eflTettodi un'azione si
dell'agente:
della
Digit
zedby
70
alla
conforme
trova
cioè
corrisponde
che
lo ha
prodotto,
ed alla volontà,
alla intelligenza
causa
il dolo.
ivi consiste
dai calcoli della
è formato
L'intelletto
mediante
i
quali
i beni
conosce
gione,
ra-
ed
i
mali.
Guido
Montefeltro
da
cVio forma
Mentre
mi
Che la madre
rispondeal poeta:
fui d^ossa
di
e
polpe
die,l'operemie
furon
Non
leonine,ma di volpe.
Gli cteeorgtmenti
e le coperte vie
Io seppi tutte
78-77
Inf., XXVII,
i
Dopo che r intelletto ha conosciuto i beni ed
mali,determina la volontà ad abbracciare i primi
ed a fuggirei secondi.
Giunse
Con
quel
mal
V intellettot
voler,che
e
'l
mosae
pur
mal
fumo
e
chiede
'l vento,
Purg,, V, 112-118.
Nella
danno
imputabilitàdeve
espresso
vedremo
come
ingiuria,
Della
Se
ne
azioni
mancanza
Per
non
che
ed il danno
dove
in
d'imputabilità.
mancanza
il dolo
segue
dal nostro
guardarsianche il
la parola
poeta con
seguito.
costituiscono
tali estremi
mancano,
imputabili.Quindi può
d' imputabilità
:
sono
mancanza
(V intelletto. Per
il reato
esservi
dirsi un
Digit
zedby
le
in-
71
telletto sano, è mestieri che si abbia la ragione,
oioè che si possa percepire,giudicare
e
gionare.
raMancando
perciò la ragione,o pure
non
manca
potendosipercepiregiudicaree ragionare,
la imputar
e quindi manca
l'intelletto,
bilità.
Quinci comprender puoi, ch'esser conviene
in voi d*ogni virtate,
Amor
sementa
d'ognioperazion che
M
merla
pene,
Purg., XVII, 108-105.
Per
Vetà.
Per
di
mancanza
azioni de'
le
imputabili
ragionenon
fanciulli
no
so-
di
meno
anni.
nove
Quando
il conte
l'arcivescovo
Euggieri volle punire
dice il nostro
come
XTgolino,
quellainvettiva
D'aver
i
contro
poeta in
pisani
tradita te de le
castella,
I^f., XXXIII,
lo biasima per
che
aver
Innocenti
voluto
punireanche
i
88.
li,
figliuo-
facea l'età novella.
Ivi, 8B.
Per
la volontà.
l'animo
ragione,
che
Allorché,dietro
si determina
l'intelletto ha creduto
di
la
i calcoli del-
ad
eseguireciò
meglio,ne viene
la volontà:
Perocché
Tutto
'l
heny cVè
del volere
s'accogliein lei
.....
obbietta,
.
Par., XXXIII,
Digit
zedby
108-104.
72
libertà. La
Per
volontà
deve
la facoltà di determinarsi
sarebbe
non
perchè,altrimenti,
ad una
piuttostoche
Lo
maggior don, che Dio, per
libera,
esaere
ad un'altra
sna
cosa.
larghezza,
Fésse creando, e alla sua bontate
Più conformato, e quel ch*ei più apprezza,
Fu della volontà la liberiate,
Di
E
che le creature
tutte
sole
e
intelligenti,
furo, e
dotate.
son
Par., V, 19-24.
Per
Il timore
timore.
che
nasce
la violenza,
per
sia fisica sia
gliendo
tomorale,usata nell'agente,
la libertà di determinarsi,
canza
porta la mandi imputabilità.
Allor
Di
E
mi
volsi
cui paura
Tuom
come
quel che
veder
cui tarda
gli convien
fuggire^
sgagliarda.
subita
Inf.,XXI, 25-27.
Vinse paura
la mia buona
Che di loro abbracciar mi
voglia^
facea ghiotto.
^
50-51.
In/., XVI,
necessità della giusta difesa. Le
Per
non
azioni
cessità
imputabili,quando si fanno per nedella giustadifesa,
e precisamente
do
quansi vede.
l'uomo
sono
Venuto
a
man
degli avversari
suoi.
In/.,XXII,
Perchè
allora
Necessità *l c'induce
e
non
diletto.
Inf., xn,
^
A
45.
ohe
stato
questo luogo sarebbe
oitare il seguente terzetto di Par., IV, 109-111.
me
pare
a
Voglia assoluta
Ma
Se
non
più
al danno,
quanto teme,
più affanno. (V. S.).
consente
in
In tanto
oonsentevi
si ritrae, oadere
in
87.
Digit
zedby
aoconoio
73
tentatlYO.
Del
un
Chitmque,con la volontà di commettere
che
misfatto,
giunge ad atti tali di esecuzione,
nulla rimanga per la sua
parte,onde mandarla
ad efiFetto,
costanze
se
questo non ha avuto luogo per cirfortuite indipendentidalla sua
tà,
volon-
commette
misfatto
un
tore
all'au-
Se
mancato.
gere
qualchealtro atto per giundel medesimo, commette
alla consumazione
tentativo [Art.69 e 70 LL. PP].
rimanga ancora
un
Il tentativo
classe de'
dovrebbe
non
reati,perchènello
esser
stesso
posto nella
si trova
non
i]
danno, che è un elemento essenziale del reato ;
le leggidi tutti i tempi han
ma
soggettato a
il tentativo,
perchè il timore che reca alla
pena
società colui che
masto
fatto tutto,o cui poco è ri-
ha
consumare
per
misfatto,
compromette
un
sociale.
il corpo
Che
dove
1^argomento
de la mente
volere ed alla possa,
S*agginnge al mal
Neitèun ripctrovi può fcvtla gente,
Inf„ XXXI,
Della
Della
danno
un
eomplicità.
complicità.Sono
commissione
reato, che
per
55-57.
o
complicicoloro
mandato
mezzo
di
per
che
commettere
doni, di
promesse
Digit
zedby
75
il dnbitar
sommerse
Cesare, affermancto che il fornito
In
Sempre
l'attender sofferse.
danno
con
97-99.
/n/.,XXVin,
Ed
ohe
Puocisione di Boiioonsigliò
delmonte
Bondelmonti,perohè non volle sposare
dato parolr,
la figliadegliAmidei, a oui aveva
cendo
ohe fu Forigine delle fazioni in Firenze, die
il Mosca
ha
capo
fa U
Ohe
mal
seme
fatta,
cosa
per la
gente
tòsca.
lOT-loa
Iffi,
La
dì Ourione:
pena
O
quanto mi
sbigottito
lingua tagliatanella strozza
la
Con
pareva
Curio, ch'a dicer fu
cosi
ardito!
Ivi, loo-ioa.
Ed
il Mosca:
ch'avea
....
Puna
e
l'altra
man
mozza.
Ivi, 108.
Guido
da
che volendo espiare
lo
Montefeltro,
di san
sue
opere di volpe, si era fatto monaco
Francesco,per aver dato il consiglio,
(Lunga
con
promessa
Ti farà trionfar
ne
Pattender
l'alto
corto
seggio),
In/,, XXVII,
n'ebbe
il
castigodel complice,come
110-111.
eglistesso
dice:
Francesco
Per
ma
me;
Gli disse
Venir
sen
Perchè
Dal
poi com4'
venne
:
un
**
Noi
fu morto
de' neri cherubini
portar, non
mi
far
torto.
dee laggiù tra' miei meschini,
diede 'l consiglio
f redolente^
(^uale in
qua
stato
gli sono
a'
crini;
Digit
zedby
76
Gh*assolyer
Né
pentére
e
la oontradizion
Per
O
dolento!
me
Quando
Tu
si pnò chi non
volere insieme
non
non
puossi,
ohe noi consento
mi
come
sì pento;
„,
riscossi.
**
Forse
prese, dicendomi:
pensavi eh* io loico fossi n*
mi
Ivi, 112-128.
di primo grado,
esempio della complicità
la qualei complicison
con
puniticon la stessa
si ha in quel maestro
pena degliautori principali,
Adamo, valentissimo monetier bresciano,
coi conti di Roména, falsificò i
che, di concerto
fiorini d'oro di Firenze
improntatida un lato
r immagine del Battista:
con
Un
**
O voi che
alcuna
senza
sieto
pena
io
perchè) nel mondo
gramo
,
attendete
a noi,
guardate e
Diss^egli
Alla miseria del maestro
Adamo;
Io ebbi,vivo, assai di quel ch'io volli,
E ora, lasso! un
gocciol d'acqua bramo.
(E
non
so
„
"?
Li ruscelletti che da' verdi colli
Del Casentin discendon
giuso in Arno,
Facendo
i lor canali freddi e molli,
Sempre mi stanno innanzi e non indarno:
Che l'immagine lor vie più m'asciuga.
'1 male
Ohe
La
ond'io
nel volto
discamo.
mi
che mi
rigidagiustizia
fruga,
Tragge oagion dal loco,ov'io peccai,
A metter
più li miei sospiriin fuga.
Ivi è Boména
La
là dov'io
falsai
lega suggellatadel Battista,
Perch'io
Ma
il corpo su arso
s'io vedessi qui l'anima
Di Guido
d'Alessandro
o
Per
fonte Branda
c'è l'una
Dentro
Ombre
Ma
che
ohe
mi
S' io fossi pur
vanno
non
già, se
di tanto
trista
o
di lor
frate,
darei la vista.
l'arrabbiate
intomo
vai, ch'ho
lasciai.
dicon
vero;
le membra
ancor
legate?
leggiero,
Digit
zedby
77
Ch'io
potessiin
I' sarei
già
messo
lo
per
andare
un'oncia,
sentiero,
questa gente sconcia,
lui tra
Cercando
cent'anni
...«,.
Inf,, XXX,
58-86.
materiale sono
coloro
Complici per concorso
che han procurato armi, istrumenti o altri mezzi,
che han servito all'azione,
o che scientemente
facilitato o assistito Fautore o gliautori
avranno
delle azioni ne' fatti i qualile avranno
rate,
prepa-
facilitate o consumate.
Venedico, subornato dal
Este, diede
credere
a
il medesimo
l'avrebbe
di lui la condusse.
Ghisola
a
Per
aver
è
piacere
litato
preparato e facipunito:
andava, gli ooohi miei in
al
io si tosto
costai non
son
Di
ano
dissi:
ed
scontrati;
Furo
già veder
digiano
a figurarlogli occhi affissi:
E 1 dolce daca meco
si ristette,
Ed assenti ch'alqaanto indietro gissi.
quel frastato celar si credette
'1 viso; ma
Bassando
gli valse.
poco
**
„.
Perciò
E
Ch'io
dissi:
**
Tu
che l'occhio
Se le fazion che porte non
son
Venedico
se' ta Oaccianimico
chi ti
Ma
Ed
egli a
mena
a
•*
me:
a
terra
gette,
false,
:
pungenti salse?
volentier lo dico;
si
Mal
^
sforzami la taa chiara favella.
Ohe mi fa sovvenir del mondo
antico.
I' fai colui che la Ghisola bella
Ma
Condussi
far
che suoni
Come
Cosi
De
a
la
vogliadel marchese,
la sconcia
parlando il percosse
la
sua
scuriada:
Euffian,qui
non
son
e
un
da
sorella che
sua
sposata, e cosi
questo reato,egline
Mentr'io
Obizzo
marchese
novella.
demonio
disse: *Via,
femmine
da
conio
Itif,,XVin,
Digit
zedby
„.
40^.
78
di gravezze in
Cambiamenti
ano
stesso reato.
e della mancanza
imputabilità
che le azioni si
secondo
d'imputabilità,
fatte o con
volontà e libertà,
sono
o
intelletto,
di uno
Ma può
o più di questiestremi.
senza
darsi che, quantunque tali facoltà non
siano in
all'atto criminoso,
tutta la loro ampiezza concorse
se l'azione
pure lo siano in parte: ed allora,
d' imputabilità,
non
può dirsi mancante
neppure
si può dire tutta imputabile.
to
fatPer quanto sia rapidoe momentaneo
un
Si è discorso della
costitutivo di reato, dice il chiarissimo Nico-
lini,esso
atti
è
composto di molti
essenzialmente
dalla intema
cominciando
successivi,
in
fino al
punto
Ognuno
è consumato.
un
hanno
grado di
questi atti può
più grave.
uno
diminuzione
di alcune
diversificaugualmente il peso
atto.
l'effetto voluto
cui
reità: tutti riuniti insieme
essenzialmente
o
di
Finalmente
un
berazione
deli-
reato
re
avene
giunzione
Più,l'agcircostanze
di ogni
particolare
isolato ed
un
altro
di
aggiuntoad un altro risultano evidentemente
pesi differenti.
Alcuni reati adunque per lo S|olo
cangiamento
tare
circostanze possono da misfatti divendelitti o contravvenzioni,
e
per contrario
di alcune
da contravvenzioni
s%tti
4
farsi
o pure
delitti,
da delitti o contravvenzioni.
Vedi gopra
la
nota
a
pag.
^
66. (V. S.).
Digitiz
tzedby
farsi mi-
79
ben qatUa
rigtiardi
Se tu
tentema^
chi
quelli.
Che su di fuor sostengonpenitenxa:
Tu vedrai ben perchè da questi
felli
crucciata
Siati dipartiti
e perchè men
rechiti alla mente
E
li martelli.
giustizia
divina
La
son
In/., XI, 86-90.
in
denti
primo luogo dipendalla volontà,dall'età,
dallo stato del reo,
Queste circostanze
e
sono
minuiscono
di scusa, e diV intensità del reato ; come
de
d'altronla violazione pubblica,il valore,il tempo, il
di necessità
dalle circostanze
luogo, la recidiva
il
mezzo,
che
circostanze
sono
o
la reiterazione
e
l'intensità del
accrescono
reato.
GamMamenti
di gravezza
stesso reato
in uno
effetto di circostanze diminuenti.
per
circostanze che diminuiscono
Le
del reato, come
dalla
di
fatto
un
della
mancanza
cenno
dalla
dipendenti
detto,sono
dallo
volontà,dall'età,
circostanze
solo
abbiamo
la gravezza
necessità
o
del
stato
di
scusa.
reo
e
dalle
Avendo
delle
di
ninna
minore, diciamo
prime,quando si è parlato
potendo variare
imputabilità,
imputabilitàalla maggioreo
ora
della
scusa
e
della provocazione.
'
Della
una
scusa,
scusa
Francesca
al
suo
da Eimini
cerca
delitto.
ch'ai cor gentil
ratto si apprende.
Prese costui della bella persona
Amor
Che mi
fu tolta,e
'1 modo
anopr
m'offende.
Digit
zedby
vare
tro-
80
Amor, che
Mi
prese
Che,
perdona,
del costui piacer si forte,
m'abbandona.
non
vedi,ancor
nullo
come
amar
noi ad
condusse
Amor
amato
una
morte,
Inf., V, 100-106.
E
che
pare
Daate
la
ammetta
scusa
quando
:
risponde
O
lasso !
Quanti dolci pensier,quanto disio
Menò
....
A
al doloroso passo!
costoro
i tuoi martiri
Francesca
lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ivi, 112-117.
provocazione. La provocazioneè
Della
circostanza
una
che
diminuisce
anche
la gravezza
del
reato.
Ud
è ehi per ingiuriapar
eh* adonti,
Sì che 8Ì fa della vendetta ghiotto,
tal convien
E
che 'l male
altrui
impronti.
Purg,, XVII,
in
di gravezza
effetto di circostanze
Cambiamenti
per
uno
121-133.
stesso reato
aggravanti.
Delle violenze
pubbliche.La violenza pubblica
il reato, perchè minaccia
mente
direttaaggrava
il corpo sociale. Le nostre
dono
leggirichienella violenza
pubblica che il reato sia
de' qualidue
almeno,da tre individui,
commesso,
di armi proprie.
siano apportatori
Nel primo girone del settimo cerchio Dante
trovò
i violenti contro
che
altamente
la vita
stridevano
e
i beni del simo,
prosin una
riviera
di sangue.
Digit
zedby
gli occhi
che
s'approccia
riviera del sangue,
in la qual bolle
La
violenza
in
altrui noócia;
Qual che per
Ma
ficca
dier nel
Che
valle:
a
di
nelPaver
e
sangue
piglio.
Inf„ XII, 46.105.
gli dioe
Dove
il Centauro:
La- divina
giustiziadi qua punge
che fu.fictgello
in terra^
QueWMtila
Pirro
E
Sesto ^ ed in eterno
e
^
lagrime-ohe
Le
A. Bioier
Ohe
da
col
Corneto,
a
fecero alle strade
munge
disserra
boUor
Binier
tanta
Pazzo,
guerra.
Ivi, 133-138.
Del
luogo. In talune
il tempo, il mezzo
ed il
speciedi reati il valore,.
remo
circostanze
aggravanti,cke noi diluogo sono
tali da costituire un reato qualificato.
Tali
di
circostanze non
sfuggironoa la gran mente
ucciso Gerione nella
Dante.
Ercole-,dopo aver
valore, del tempo
e
del
in Italia un
condotto
armento
Spagna, aveva
buoij che faceva pascolare nelle vicinanze
Aventino.
monte
Caco, profittandodel
d'un'oscura
notte
rubò
ne
molti, che
di
del
buio
strascinò
per la coda nel proprio antro, a fine di meglio
del valore,
Le circostanze
occultare il furto.
—
del tempo fanno
a Caco
infliggere
una
pena
giore
mag-
degli altri ladri.
Lo
mio
Che
Di
disse
maestro
sotto
il
sasso
:
**
Quegli
di monte
è
Caco,
A-ventino
Per
fece spesse volte laco.
fratei per un
cammino,
lo furar frodoUnte ch'ei fece
Del
grande armento,
Non
sangue
va
co' suoi
eh*
egliebbe
a
vicino
Inf,, XXV,
6
—
Opuscoli Danteschi.
^
25-30.
83
vizio di lussuria
A
fu si rotta:
Inf„ V, 66.
allora
una
pena
più grave potrà distruggere
l'abitudin
quel-
criminosa.
La
recidiva
coloro
contro
han
la reiterazione
e
a'
qualila
pena
che
luogo an-
stata
era
donata,
con-
penale sia con grazia,
sia con
indulgenzasovrana, perchènon mai
il sovrano
si propone
la lusingadella impunità,
con
per aprirecosi la strada ad ulteriori reati,
perchè il
porre in obblìo i già commessi; ma
de' reati
condannato,o imputato,emendandosi
rientrasse nell'ordine.
Questi atti del
passati,
principe
quando
possono farsi utili al corpo sociale,
il beneficato,
del ricevuto beneficio,
memore
l'azione
arrestata
o
si astiene dal commettere
Manfredi
nuovi
reati.
Così dice
:
Poscia
ch'io ebbi rotta la persona
Di due punte mortali, io m
rtmdti
Piangendo
a
quei che volentier perdona,
Purg,,
Ed
allora il
III, 118-120.
dirà:
sovrano
Giuatizia vuole
e
pietà mi ritiene,
Purg., X, 93.
X.
Classificazione
La
di
gravezza
dal dolo, ma
un
de' reatt
reato
non
si misura
dal
danno
ancora
risente la società,
o mf^diato
o
immediato.
Digit
zedby
mente
sola-
che
ne
Laou-
84
maggiore il danno sociale che un
di intensità.
reato
tanto più il reato cresce
arreca,
Se si riflettesu le leggiattuali,
chiaramente
in un
si conosce, che la maggior gravezza
reato
si ha, quando lo stesso reato attacca l'esistenza
della società,
come,
quellireati che offendono la
dello stato ; meno
la sicurezza esterna
religione,
gravi sono quelliche non attaccano la sicurezza
de,quanto
interna
è
della società:
la conservazione
e
e
meno
Ecco
come
quei coniare i particolari.
Dante, cinque secoli prima, classificò i reati.
ancora
D'o^i malizia
Ingiuria
O
forza
con
in cielo
ch'odio
è il
fine,e ogni
o
altrui contrista:
frode
con
acquista^
fin cotale
proprio male,
perchè frode
spiace a Dio: e però stan di sutto
Gli frodolenti,
e più dolor gli assale.
De' violenti il primo cerchio è tutto :
Ma perchè si fa forza a tre persone,
In tre gironi è distinto e costrutto.
A Dio, a sé, al prossimo si puone
è dell'uom
Ma
Più
Far
Come
forza: dico in sé ed in lor cose,
udirai con
aperta ragione.
"per forza
Morte
Nel
prossimo
Buine, incendi
omicidi
Onde
Guastatori
e
e
si
ferute
dogliose
danno,
e
toilette
ciascun che
e
nel
suo
avere
dannose,
mal
fiere.
predon tutti tormenta
Lo giron primo jwr diverse schiere.
Puote
in sé man
uomo
avere
violenta,
E ne* suoi beni: e però nel secondo
Giron
oonvien
Qualunque
Biscazza
E
piange
Puossi
Col
E
e
senzp,
prò
si penta
priva sé del vostro mondo,
facultade ;
la sua
e fonde
là dove
far forza
cuor
ohe
ne
negando
dee
giocondo.
deitade,
bestemmiando
quella,
esser
la
e
spregiandonatura
e
sua
boutade:
Digit
zedby
85
E
lo minor
però
Del
E
La
segno
giron suggella
Sodoma
e
suo
Caorsa,
e
chi, spregiando Dio, col
frode,onde ogni coscienza
Può
l'uomo
Ed
in
quel
Questo modo
Onde
fidanza
di retro
lo vincol
Pur
in colui
usare
che
è morsa,
ohe si fida,
imborsa.
non
ch'uccida
d'amor
nel cerchio
favella.
cuor
par
che
secondo
fa natura
;
s'annida
Ipocrisia,lusinghe e chi affattura,
Falsità,ladroneccio e simonia,
Buffian, baratti
Per
l'altro
e
modo
simile
lordura.
quell'amor s'obblia.
fa natura,
Di che la fede
Che
quel oh' è poi aggiunto,
speziaisi cria:
Onde
nel cerchio minore, ov' è '1 punto
De l'universo,
in su che Dite siede,
in etemo
è consunto.
trade
Qualunque
e
JnA, XI, 22-66.
pare
questo quadro, che solo potrebbesvilup-
Da
sistema
un
i reati si
come
misura
che
dì
legislazion
penale,si conosce
fanno di maggiore intensità
il danno
cresce
I reati hanno
una
a
sociale.
classificazione dalle nostre
cioè,delitti e contravvenzioni
leggi,in .misfatti,
cioè dal reato più grave al più lieve. E se
si
riflette alla classificazione de' reati nella divina
Commedia, si troverà che dal più lieve 'si passa
in un'ampia cavèrna
al più grave, mentre
lato
a
della porta dell'inferno si trovano
Quelli sciaurati
che
mai
fur
non
vivi,
In/., in,
e
che
Dal
64.
danno sociale.
produsseroun positivo
primo cerchio di quelloinferno.
non
Che
1 mal
de
l'universo
tutto
insacca,
Inf., VII,
18.
Digit
zedby
80
sino al
reati
sesto,dove
si trova
tutti
i
sono
sociale
la
ed il
particolari,
Dite, i
danno
è immediato.
non
sino all'ultimo cerchio di
città di Dite
Dalla
Giuda
contro
la città di
i reati
no
misfatti,perchèattaccai principali
doveri dell'uomo
e
religione,
la sicurezza
veri
sono
ed
interna
di
esterna
uno
sendo
stato,es-
tori,
scismi,i falsagli omicidi ed i traditori della patria.
assai meglio
Questa classificazione si conosce
da un dubbio che Dante
fa a Virgilio.
ivi
punitii
seminatori
Maestro,
di
chiaro
assai
procede
distingue
Questo baratro, e '1 popol che *1 possiede:
dimmi:
Ma
quei de la palude pingue
Che
il vento, e che batte la pioggia,
mena
E che s'incontran
si aspre lingue,
con
Perchè non
de
la
città roggia
dentro
Son* ei puniti,se Dio gli ha in ira?
tal foggia?
E se non
a
gli ha, perchè sono
Ed egli a me
delira
Perchè
tanto
:
Disse, 1*ingegno tuo da quel oh'ei suole ?
**
La
ragione,ed
tua
assai ben.
*
»
**
^
,
**
Ovver
Non
Con
la mente
dove
altrove
mira?
ti rimembra
di quelle parole
la tua etica pertratta
le
quai
Le tre disposizionche
Incontinenza, malizia e
Bestialitado ?
e
come
'1 ciel
vuole:
non
la matta
incontinenza
biasimo accatta
offende^e men
Se tu riguardi ben questa sentenza,
E rechiti alla mente
chi son
quelli
Che »u di fuor sostengonpenitenza:
ben perchè da questifelli
Tu vedrai
Sien dipartiti,
cruecicUa
e perchè men
Men
La
Dio
divina
li
giustizia
martelli
f
„.
Inf,, XI, 67-90.
1
CÌQÒ
ì lussuriosi, i golosi ed
gl'iraooadi,
i
prodighi.
Digit
zedby
87
Beati
la
contro
può esistere
quindi que' reati che
società
senza
attaccano
la
Non
la
religione;
taccano
atreligione,
l'esistenza della società.
ancora
contro
religione.
religionesono
:
1^ il
I reati
sacrilegio
; 2°
la
tendenti ad alterare i
di massime
divulgazione
dogmi della religione;3"^ la bestemmia; 4t^ il
disturbo alle divine funzioni.
i
rare
bisogna annovesacrileghi
i ladri di oggetti
sacri. Vanni Fucancora
in serpente, come
ci era
trasmutato
ladro;per
cui disse Dante
a
Virgilio:
Sacrilegio.Fra
E
**....
g^ù
'1
pinse:
^idi già,uom
di sangue
e di crucci
1 peocator che intese,non
s'infinse,
Ma drizzò verso
l'animo
'1 volto,
me
e
Gh!io
E
dimaixda qual colpa qua
E
Poi
'1
di trista vergogna
disse
Nella
:
•*,Piùmi
miseria
si
duol
dove
tu
„.
dipinse:
che
mi
tu
m'hai
cólto
vedi,
Ohe
quando fui de l'altra vita tolto.
I' non
quel che tu chiedi:
posso
negar
In gih 8on
tanto
messo
perch* i* fui
de^ belli arredi
L€KÌro alla sctgrestia
„
Inf,, XXIV,
128-138.
tendenti ad alterare
Divulgazionedi massime
i dogmi della religione.Come
divulgatoredi
massime
ed apportatore di
la religione,
contro
scismi,vieu punito Maometto:
Mentre
ohe
tutto
Guardommi,
Dicendo:
Vedi
come
"Or
e
in lui veder
con
le
man
vedi, com'
m'attacco,
s'aperseil petto,
i' mi
dilacco;
storpiatoè Maometto:
Digit
zedby
Dinanzi
a
Fesso
E
nel
sen
me
gli altri
tutti
dal
volto
ohe
vivi, e però
al oinffetto:
mento
tu
di scandalo
Seminator
Fur
piangendoAli
va
vedi
di
e
qui,
sciama,
fessi così,
son
«
...
28-88.
In/., XXVni,
professanomasàme
che
-Galoro
la
contro
re-
lìgioBe,
Panima
Ohe
col corpo
fanno,
morta
/li/.,X, 15.
e
za,
di miscareden-
per farsi autori
la manifestano
puniti:
sono
erano
gli avelli fiamme
sparte,
Per le quali eran
si del tutto accesi,
chiede verun' arte.
Che ferro più non
Tutti gli lor coperchi eran
sospesi,
Qhè
tra
fuor
E
che
si duri
n'uscivan
ben
lamenti,
di miseri
parean
ed offesi.
**
:Ed io:
Maestro, quai son quelle genti,
Che, seppellitedentro da quell'arche,
Si fan sentir con
gli sospir dolenti?,,
Ed
Qui son gli ereainrche
egli a me:
Co^ lor seguacid'ogni setta; e, molto
•*
Più
che
credi,
non
son
le tombe
carche.
.
.
.
„
Inf,, IX, 118.
Dante, nel veder Capanèo sul quale
Bestemmia.
Piovean
di fuoco
di
Come
dilatate
in
neve
alpe
l"lde,
'
vento.
senza
In/., XIV,
dimanda
.
E
Virgilio:
a
"
Chi
quel grande ohe non
par che
Lo
'ncendio, e giace dispettoso e torto.
Si ohe la pioggia non
par ohe '1 maturi?
che si fue accorto,
quel medesmo
il mio
Oh' i' dimandava
duca di lui.
i*
fu' vivo, tal son
Gridò :
morto.
Quale
.
.
.
è
•*
Se Giove
stanchi
il
suo
fabbro
da
cui
Crucciato
Onde
29-90.
prese la folgore acuta,
l'ultimo di percosso
fui:
Digit
zedby
curi
„
89
0 s* eglisH/ancìiigli altri
Mongibello
Gridando, buon
In
a
la fucina
a
maim.
a
muta
negra,
Vulcano, aiuta, aiuta:
di Flegra,
fece alla pugna
SI com'ei
E me
sedettidi tutta
Non
potrebbe
ne
mio
il duca
Allora
parlò di
O
La
in ciò ohe
Gapanèo,
superbia,se'
tua
forza
l'avea si forte udito:
Tanto, eh' i' non
•*
foirza.
vendetta allegra.
,.
sua
aver
tu
s'ammorza
non
più piinìto:
Nullo martirio, fuorché la tua rabbia,
al tuo furor dolor compito „.
Sarebbe
Poi
si rivolse
Dicendo:
in
me
l'un
ed
Tebe;
disdegnoe
miglior labbia,
de' sette regi
ebbe e par eh'egliabbia
che *l pregi.
par
con
fu
"Quel
Oh'assiser
Dio
a
poco
.
.
„
.
Ivi, -ie-TO.
Disturbo
foi*te per
alle divine
di Mòn-
funzionL Q-uido
di
vendidatrsi della morte
padre,
suo
da Odoardo per diritto di stato,
giustiziare
trucidò in Viterbo Arrigo della real casa d'Inghilterra
e
Cugino di Odoardo,e ciò fece in
chiesa alP^levazione
dell'Ostia,
piar cui,sebbene
il fine fosse stato un omicidio,
sturbo
dine
venne
un
Il cuore
funzione.
alla sacra
d'Arrigo
fu posto sopra una
colonna sul ^migi in coppa
fatto
d'oro per
ai
mostrava
Mostrocci
Dicendo
Lo
del
memoria
cuor
un'
:
fatto.
poeti i
ombra
un
sola,
canto
Colui fesse in grembo
che in sul Tamigi ancor
a
ÌHo
si còla. „
Tnf,, XII, 118-120.
lo stato.
cònsideriato
l'tiomo,
tutto
perfetto,
egli non
Mentre
omicidii;
per
**
De' reati contro
bra
dannati
dall' tin
il Centauro
Mentre
in
sé,stesso
è ohe
una
Digit
zedby
se?m-
parte
91
stui
perchè residendo in col'ordine della sotutto il potere politico
e
cietà,
la stessa si troverebbe direttamente
oflFesa;
onde la maggior pena
merita
chi tanto
tasse,
attendà a Giuda,
la maggior pena
Dante
come
il primo attentato
Bruto
a
e
Cassio,per avere
alla vita umana
del re di tutti gliuomini, ed i
sacra
del
persona
due
ultimi per
re,
repubblicaromana.
Lucifero
trovò
Da
**
Nel fondo
che
dell'inferno Dante
tre faccie:
con
tre
facea cosi
ne
dolenti.
quel dinanzi il mordere era nulla
che talvolta
la schiena
Verso '1 graffiar,
della pelle tutta
Bimanea
brulla.
Quell'anima lass i che ha maggior pena
Disse 1 maestro, '^è Qiuda
Scariotto,
Ohe
'1 capo
ha
altri
duo
gli
De
Quel
Vedi
E
della
capo
ogni bocca dirompea co' denti
Un peccatore a guisa di maciulla,
Si che
A
trucidato Cesare
aver
che
pende
dal
si storce
come
l'altro
dentro
è
e
ch'hanno
Caaaiojohe
le gambe
non
par
,
mena.
di sotto,
'1 capo
nero
e
fuor
^
è Bruto:
ceffo,
fa motto:
si membruto.
.
.f»
.
In/., XXXIV,
Un
reato
Carlin
de'
il
contro
la sicurez25a dello stato
de'
Pazzi,perchè
bianchi,li tradì,dando
Castel di Trivigne.
E
perchè
non
Sappi ch'io
mi
sono
jE7 aspetto Oarlin
metti
in
essendo
ai
neri,per
ancora
stato,chiunque
la
naro,
da-
più sermoni,
'1 Camicion
che mi
mise
com-
del partito
de
Pazzi,
acagioni,
Inf., XXXn,
Attacca
55-66.
sicurezza
eccita la guerra
67-69.
dello
in tema
civile
tra
Digit
zedby
pò-
92
6 popolazione
o tra gli abitanti di
^polazione
abbiamo
stessa popolazione.Del primo caso
esempi nel Mosca, che disse
ha
capo
Che
fu mal
seme
genie tosta;
Inf„
e
secondo
del
107-108.
XXVin,
Q-éri del
l'esempio in
abbiamo
gli
fatta,
cosa
la
per
una
Bello,che, per le tante risse che destramente
dei
fu ucciso da uno
tra gliabitanti,
spargeva
stato vendicato,
me
coessere
Sacchétti,e per non
lo fu poi dopo trent'aìini,
Sen
Senza
parlarmi,si
in ciò m* ha
Ed
glo
io
come
e' fatto
a
stimo;
più pio.
sé
84-06.
/n/., XXIX,
calHUn'ia
Della
dimanda
Dr.nte
^defilafalsa testintonianza.
e
al maestro
"
Ohe
Qui
li
son
li duo
tapini
come
bagnata il verno,
stretti a* tuoi destri confini ?
faman
man
Giacendo
"
Ohi
Adamo:
trovai, e poi
volta
dierno
non
„
„,
Bispose, (juand'io piovvi in questo greppo,
E non
credo che dieno in sempiterno.
è la falsa che accusò Giuseppa:
Vuna
L^alùro è 'l falso Sinon greco, da Troja ;
"
Per
febbre
acuta
tanto leppo
gittctn
„.
ìnf.,XXX,
Degli
Della
abusi
d^ll'aatorità pubblica.
concussione.
Godi, Fiorenza, poiché se'
Che
per
mare
1
e
per
terra
si
gtande,
batti
Pali,
Digit
zedby
93
si spaude.
per lo 'uferuo il tuo nome
li ladron trovai cinque cotali
E
Tra
onde
mi vien vergogna,
cittadini,
sali.
in grande onranza
non
ne
Tuoi
E
tu
Inf
1^.
XXVI,
,
Oianfa de* Donati,Angelo
questicinque erano
Puccio
cato
ScianGuercio
Cavalcanti,
Brunelleschi,
e Buoso
me
degliAbati appartenentialle prifamigliedi Firenze, che da Dante furono
posti nella settima bolgiadell'ottavo cerchio tra
i ladri,
perchèoccupando eglinole prime cariche,
nistrazione
nell'ammile loro concussioni
con
profittarono
della cosa
pubblica.
E
Della
Zanche, con
traffico la
Oh'
ridussero
costringimento,
e
giustizia
gli offici;
di
Gallura,
si
Denar
Si
di
ciascun
se
ne
loda
mano
:
negU alivi ufi^ianqhe
piccialma sovraiio.
ei dice:
e
Barattier fa non
donno
Usa con
esso
Michel
Logodoro:- e
lingue lor non
a
Le
in
donno
suo
tohe^ e lasciolli^dipiano^
come
Di
Gomita,
d'ogni froda.
vasel
i nemici
ebbe
a
Frate
fé' lor si che
E
Michele
e
di
mezzi
Fu
Quel
Gomita
Frate
estorsione.
dir di
Zanche
Ss^rdigna
si sentono
stanche.
.
.
In/., XXII,
Questi due
.
81-90.
puniti nella quinta oscurissima bolgiatutta ripienadi pece bollente,in
cui stavano
i barattieri guardatidai demoni.
Della
Ed
corruzione.
io: "Maestro
Che
tu
Venuto
Lo
erano
duca
mio,
sappi chi
a
mio
fa
se
tu
puoi,
è lo seianrato
de
gli avversari suoi^.
allato:
accostò
si
gli
man
Digit
zedby
94
Domandollo
ond' ei fosse;e
di Navarra
quei rispose:
1* fui del regno
*
Mia
madre
a
Che m'avea
Quivi
miai
a
che i* rendo
Di
pose,
generato d^un ribaldo
Distruggitordi so
Poi fui famiglio del
mi
nato.
signor mi
d'un
servo
di
e
sue
buon
cose.
Tebaldo:
re
far baratteria^
ragionein questo caldo
„.
Ivi, 4a-54.
Ciampolo,che si rese. il favorito
i posti e
suo
padrone,e pose in commercio
grazie.
fu
Costui
De'
di
falsità
monete.
dell'ottavo cerchio
Dante
Della
monete, dove
Nella decima
bolgia
i falsatori di
trovò
Adamo,
il maestro
conobbe
le
pubblica.
la fede
reati contro
del
il
quale dice:
rigidagiustiziache mi fruga,
Traggo cagion del luogo, ov'io peccai,
A metter
più gli miei sospiriin fuga.
è
I\)i Romena, là dov' io falscti
del Battista^
La legatuggellata
La
Perebbe
V
il corpo
per lor tra
£i m' indussero
son
QWavean
su
arso
si fatta
lasciai.
famiglia:
battere i fiorini
tre carati di mondiglie^.
a
Inf„ XXX,
Della
non
de'
falsità
avendo
non
corso
farebbe
metalli.
Le
monete
estere
sasse
regno, chi le falcontraffare metalli;
cosi
nel nostro
che
70W.
dice Griffolino d'Art'szzo;
Digit
zedby
95
nell'ultima
Ma
bolgia delle
per
Dannò
Minos
a
usai,
che nel mondo
V alchimia
Me
dieoe
oni fallar
lece.
non
perchè sappi chi si ti seconda
Gontra
i sanesi,aguzza
vèr me
rocchio,
che
la
Si
faccia mia ben ti risponda:
Si vedrai eh' i' son
l'ombra di Capocchio,
Che faUai li metalli con
alchimia^
ben t'adocchio,
E ten dee ricordar,
se
Ma
Com'i' fui di natura
scimia.
buona
118-139.
In/., XXIX,
falso nelle scritture pubbliche. Nella
stessa decima bolgia delFottavo
cerchio,trovò
i falsatori nelle pubbliche scritture,
Dante
per
fu lo Schicchi.
di persona, come
supposizione
Risponde G-riffolino d'Arezzo:
Del
Di
Quell'è l'anima antica
Mirra scellerata,ohe divenne
Al
padre,fuor del dritto
Questa
a peccar
con
esso
sé in altrui
FaUiacando
Come
l'altro che 'n là
Per
guadagnar
in
Falsificare
Testando
e
amica.
amore,
cosi venne,
forma:
son
va, sostenne
la torma,
la donna
de
tè huoso
Donati,
dando
al testamento
norma.
Inf., XXX,
Del
37-45.
falsomorale.
s'egliavvien, eh' io l'altro cassi
Falsificato
fia lo tuo parere.
o
Par., II, 88-84.
De^ reati che attaccano
DelV adulterio. Per
da Rimini
l'ordine delle famiglie.
questo reato si trovò
dove
condannata,
Digit
zedby
cesca
Fran-
96
La
infernal. che mai
bufèra
gli spirticon la sua
Voltando
e
percotendo li
resta,
non
Mena
rapina,
molesta.
Isnf.tV, 31-33.
E
da
è
non
confessa il
Noi
tacersi
leggevamo
Per
giorno
un
Lancilotto,come
Soli
Francesca
stessa
delitto.
suo
Di
la
come
eravamo
amor
alcun
senza
e
per diletto
lo strinse:
sospetto.
più fiate gli occhi ci sospinse
Quella lettura,e scoloroooi '1 viso:
Ma
solo un
punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo, il disiato riso
baciato da cotanto
Esser
La
baciò
mi
bocca
Galeotto
da
mai
Questi,che
me
tutto
fu il libro
Quel giorno pih
non
e
amante,
non
fia
diviso,
ti^emante
:
chi lo scrisse:
vi
leggemmo
avante.
Inf„ V, 127-188.
Dello
cerchio
stupro. Nella prima bolgiadell'ottavo
Dante
trovò Giasone,il quale
passò per
....
Poiché
Tutti
Ivi
1* isola di
Lenno,
1^ardite femmine
li maschi
loro
a
spietate
dienno.
morte
segui e con parole ornate
hi^le ingannò,la giovinetta
Che prima tutte
l'altre avea
ingannate.
Lasciolla quivigravida e 8olèiùa:
Tal colpa a tal martire
lui condanna:
Con
con
lui
sen
chi da
va
tal parte
inganna.
In/,,XVIII,
girone del settimo
tra' qualiconobbe
i sodomiti,
Nel
trovò
a
terzo
cui dimandò
Li suoi
Ed
egli a
chi
88-97.
cerchio
Brunetto
erano
compagni più noti e più sommi.
me:
Saper d^alcuni è buono :
**
Digit
zedby
Dante
tini,
La-
97
fia laudabile
Degli altri
1
Ohe
Insomma
D'un
sen
Colni
Fu
cheroi,
e
quella turba
con
va
d*Accorso
avuto
vedervi,
tigna brama,
de' servi
servo
Baochiglione,
in
d'Amo
trasmutato
grama,
e
anco,
di tal
potei ohe dal
Ove
suono.
di gran fama,
lerci.
peccato al mondo
Francesco
S'avessi
tanto
a
tutti fur
grandi
medesmo
Priscìan
E
corto
sappi ohe
litterati
E
sarla
tempo
il tacerci,
protesinervi
lasciò li mal
n
Inf,, XV,
Del
cerchio
dai
Nella
lenocinlo.
Dante
i
trovò
102-114.
prima bolgiadell'ottavo
ch'erano frustati
rujB"ani,
demoni;
A la
man
Nuovi
Di
Di
che
destra
vidi
tormenti
e
la
pietà,
frustatori,
prima bolgia era repleta.
nuova
nuovi
qua, di là, su per lo
Vidi dimon
cornuti con
li battean
Ohe
Ahi
Le
di retro.
levar
le
prime percosse! e già
le
A
lor
seconde
aspettava
forze,
gran
crudelmente
faoean
come
tetro
sasso
nò
berze,
nessuno
le terze.
In/., XVin,
Ed
quel Venedioo
cui
a
complicità,
ivi trovò
nella
Oosi
De
parlando il percosse
la
sua
souriada,e
Bufficmjqui non
san
del
un
quale
22-99,
si è parlato
demonio
disse:
^Via^
femmine da conio
„,
Ivi, 64.
De'
reati
Degli omicidi.
cerchio trovò Dante
di
Monforte,come
7
—
contro
i
particolari.
primo gironedel settimo
gliomicidi,tra i qualiGuido
si è detto,che
Nel
opuscoli X)9nU8^M,
99
par
ohe
niun
per
soopo
con
dubbio
i delitti
rimanga, ohe
la stessa
ha
le pene.
Come
stenere
dunque soqualche oritioo che Dante parlò di
e
quasi che l'essere eretico,
delitti,
traditore della patria,
omicida,dovesse
falsario,
caratterizzare il colpevolecome
vizioso,e non
come
delinquente,ed il libro che di ciò tratta
di semplicemorale, e non
di diritto pecome
nale?
Ondecchè
biamo
abse
per noi verrà gran fatto,
potuto aggiungere un nonnulla a questa
che ha formato l'ammirazione di
gloriaitaliana,
tutti i più culti ingegni per più secoli,
e lo sarà
maggiormente per gli avvenire,sino a che luce
di vero, di bello e di buono
letti
intelagli umani
rifulgerà.
vizi
e
non
di
Digit
zedby
Digitzedby
Luoghi
CITATI
Cam/media
divina
della
VOLUME
QUESTO
IN
108-104,
Inf.,1,1-8,18,90,97.9Ì),
Inf.y XXX,
116-117.
180-135.
124-126,
109-111,
II, 88-90.
64^'
III,1-9,16-80,46-51,
„
„
IV, 28-42.
V, 5-15,81-83,87-89, 55,
127-188.
100-106,
112-117,
VI, 4, 10-11,18,45, 79-81,
„
«
„
„
«
„
Purg., I, 5.
II, 118-120.
„
VI, 76-78,124-138,142-144.
VII, 94-95,105, 126.
X, 93.
„
VII, 18, 48, 110-114.
„
Vili, 61-63.
IX, 61-68,118.
n
X,
„
XXXI, 5557.
XXXII, 22-35,67-69.
XXXIII, 79-88,146-146.
55-56.
XXXIV,
„
84.
,
„
„
XIII, 151.
XIV, 43-44,46-47,58-60,
„
15.
„
108-111.
22-90.
XI
l Xli,
46-105,118-120,138-
„
„
XIV, 29-80,46-70.
„
„
XV,
ra-75, 102-114.
„
„
„
r,
„
„
n
.
„
XVI, 50-51,78-75,118-120.
XVII, 1-12.
Par,,
XVIII, 22-39,40-66,88-97.
XIX, 10-12,21.
XX, 13-15,32,119-120.
XXI, 25-27.
81-90.
XXII, 43-54,:
XXIII, 58-72,103.
119-120, 124-126,
XXIV,
n
„
„
,
„
„
„
128-188,142-144.
„
„
„
„
„
XXV, 10-12, 25-88.
XXVI, 1-6 118-120.
„
„
37-41, 48-45,49-
XXVII,
-60, 52-54,78-77,110-123.
XXVIII, 28-36,43-45,97-103. 107-108, 189-142.
„
XXIX,
XVI,
12591-97,115-117,
-126.
138.
„
,35-37,
42-45,58-99,
34-86,55-57,
-139, 121.12Ì?.
118-
„
„
„
„
„
„
XVII, 108-105,121-128.
XX, 73-76.
98-102.
XXin,
XXX, 78, 107-108.
II, 83-84.
IV, 65, 109-111.
V, 19-24.
VII, 43-46, 82-84.
Vili, 115-120,139-141.
IX, 25-27, 46-47, 55-57
127-128.
XI, 46-48.
XV, 97-114.
XVI, 56, 61, 152-154.
XX, 61-63.
XXII, 76-78.
XXVI,
115-117.
16-18.
XXX,
37-39.
XXXI,
103-104.
XXXIII,
zedby
Digit
Tayola
degli autori
rìeordati
Abegg Enrico, pag. 18.
Agostino (S.),34.
Giuliani
Anselmo
Guizot
Goethe
(S.),84.
Aristotile, 52, 56.
Bentham
Geremia, 21,
Bianco, 35.
Blakstone, 20.
Boccaccio
Giovanni,
Lerminier
22.
26.
(S.),84.
de
Gabriele, 20.
Mably
Briganti Filippo,20.
Byron Giorgio, 35.
Canciani
Paolo, 87.
Gantù
G.
Alessandro,
13,
21.
Francesco,
Antonio,
18.
68.
Niccola, 21Chauvean-Lagarde
Compagni Dino, 32.
Conforti
Raffaele, 34.
Della
Torre
Ruggero,
23.
Carlo, 83.
De
Thomasis, 87.
Antonio
Donato
d^Astì, 37.
Denina
Epicuro,
Eschilo,
Fiamma
Gioia
Ortolan
G.
L. E., 13.
Ozanam
A.
Federico,
G.
M.
Bambaldi
21.
35.
Galvano, 88.
Carmine, 24.
35.
Landò,
13.
Giovanni,
24.
Benvenuto,
Riccobaldi,
Carrara
Cesari
Eugenio, 20.
Machiavelli
Niccolò, 21.
Mamiani
Terenzio, 56.
Milton
Giovanni, 34.
Muratori
L. Antonio, 83.
Nicolini
Niccola, 18, 66, 78.
Penta
55.
Cameade,
21.
G. L.
Passerini
Cesare, 35.
Carmignani
Tommaso,
Slopstoc F., 84.
Cesare, 20.
Bonnot
Volfango, 35.
Francesco, 28.
Hobbes
Beccaria
Bonaventura
Giambattista,35, 56.
26.
88.
Bolandino, 33.
Romagnosi G. Domenico, 11,21
Rosmini
C. Cesare, 51.
Rossi
Pellegrino, 22, 28, 54.
G. Giacomo, 20.
Rousseau
Savigny F. Carlo, 37.
Schupfer Francesco, 26,
Shakespeare Guglielmo,
Sismondi
Stahl
Sismondo,
Federico
27.
35.
29.
Giulio, 56.
Taparelli Luigi, 52.
Tommasio
Cristiano, 51.
(S.),84.
Villani Giovanni, 31, 40.
Tommaso
Digitzedby
INDICE
MATERIE
DELLE
Prefazione
Pag.
Dedica
„
Prefazione
Oapo
e
Capo
dell'Autore
I. Eliminati
„
i sistemi
del
sì stabilisce
deirutilità,
II. Si dimostra
come
Capo
III. A.
nella
lavoro
fu la
si fa
di Dante
immortale
dimostrare
vieppiù
Capo
•
genere
cristiano
tutto
Capo
Y. Lo
il
ottenere
scrivere
si abbia
se
sacro
19
23
lo
.
s'avvisò
morale, ben
„
«
a* suoi
tempi
IV. Dante, ad
17
scopo morale
lia
d'Itadelle condizioni
cenno
un
.
di Dante
suo
composizione
morale
dell'uomo
rigenerazione
del
del Bossi
la teoria
15
sociale
contratto
lo scopo
5
suo
il
riguardo
dominante
nel
poema
allo
medio
26
tutto
scopo
suo
„
nel
spirito
evo.
.
B4
.
n
di
anche
quel tempo si conosce
i
meglio dallo stesso poema
dell'Alighierin cui
il
poeta sferza aspramente
della
Capo
stato
non
ricava
dalle
VII.
la
anche
politica e sociale, e ciò si
Dei reati
e
parole
r,
delle pene
„
reati
Dei
Delle
n
pene
n
Applicazionedelle
La
dell'Alighieri
l'uomo,
delrigenerazione morale
stesse
sue
pena
non
deve
persona
Scala
del
89
lo scopo
come
la
solamente
ma
Capo
„
Si dimostra
fu
costumi
età
sua
VI.
i corrotti
pene
„
^0
57
^
60
61
duai
colpireche la sola indivireo
«
delle pene
^
Digit
zedby
62
63
104
Capo
INDICE
DÌ9tin»ione
YIII.
,
delle pene
proporzione
e
delle stesee ai reeUi
Pag.
Distinzione delle pene
Proporzionedelle
»
ai reati
pene
Capo
69
«
imptOabilUà
d^ imputabilità
mancanza
IX.
DelP
Velia
ivi
«
mancanza
Per
l'età
Per
la volontà
Per
libertà
n
ivi
n
71
ivi
«
,
«ivi
giusta difesa
Della complicità
necessità
Per
di
.
.
Cambiamenti
Cambiamenti
in
Della
scusa
Della
provocazione
ivi
^
stesso reato
uno
in
ivi
»
,
di gravezza
di gravezza
di diminuzione
effetto
per
72
«
timore
Per
.
70
d'intelletto
Per
1
ivi
«
Utilità delle pene
56
ivi
.
78
^
stesso reato,
uno
di circostanze
.
,,79
.
„
n
di gravezza
in uno
stesso reato,
di
circostanze
effetto
aggravanti
80
j
4
Cambiamenti
per
.
.
.
,
„
ivi
i
'
violenze
Delle
Del
Capo
pubbliche
valore, del tempo
Della
recidiva
Della
reiterazione
X.
e
del
luogo
n
n
n
dei reati
Classificazione
De* reati contro
la
n
religione,
.
Divulgazione di massime
i
«ivi
-
tendenti
«
dogmi della religione
n
n
alle divine
Dei
reati contro
Dei
reati
funzioni
„
lo stato
di
esterna
„
la sicurezza
reati contro
interna
di
»
calunnia
Degliabusi
e
della
deW autorità
ivi
88
89
90
uno
stato
Della
87
uno
stato
Dei
83
„
la sicurezza
contro
ivi
ad alterare
Bestemmia
Disturbo
81
82
falsa testimonianza,
pubblica
.
„
«
Della
concussione
n
Della
estorsione
^
Della
corruzione
n
Digit
zedby
i'^i
92
ivi
i^i
93
ivi
^
105
INDICE
la
Dei reati contro
fede pubblica
Della
falsità di monete
Della
falsità dei metalli
?
Pag.
»
Del
falso nelle scritture
Del
falso
Dei
reati che attaccano
r
pabbliche
....
n
morale
n
bordine
delle famiglie
„
Dell'adulterio
n
Dello stupro
Del lenocinlo
Degli
omicidi
frode
Tavola
dei
ivi
ivi
95
ivi
ivi
ivi
96
y,
.
i"
n
De» furti
Della
94
97
ivi
^98
n
luoghi
della
divina
Commedia
ivi
tati
ci-
in questo volume
Tavola degli autori ricordati
r
101
102
^
Digit
zedby
Scarica

Collezione DI Opuscoli Danteschi, Inediti O Rari