La Redazione
risponde
Mercato immobiliare
in Istria, fine delle limitazioni?
a cura dell’avvocato
Vipsania Andreicich
A pagina 4
anno XII - n° 12
Dicembre 2006
periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Centro Studi padre Flaminio Rocchi
Poste Italiane SpA - Spedizione in
Abbonamento Postale - D.L.353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 2 DCB - Roma
SI APRE IL XVIII CONGRESSO NAZIONALE
La sfida del futuro DELL’ASSOCIAZIONE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA
Gli esuli e le nuove generazioni si confrontano
Gli esuli dell’ANVGD a congresso
A quasi sessant’anni dall’esodo – dalla data convenzionale assunta per la
Diaspora dallaVenezia Giulia e da Zara – gli esuli rappresentati nell’Associazione
sono convocati a congresso, il XVIII. Chi volesse studiarsi le annate di questo
giornale a partire dal 1947, avrebbe modo di individuare, nel lungo cammino
dell’ANVGD, alcune costanti, scontate allora, più impegnative paradossalmente oggi.
La difesa, anzitutto, del retaggio culturale, storico e sociale incarnato dalle
centinaia di migliaia di profughi dalle terre d’origine, «optanti» – come li si definì
allora – per affermare il diritto inalienabile alla libertà di essere ciò che si era, da
sempre; e per protesta – l’unica concessa – contro violenze e decisioni che facevano strame della dignità e delle libertà fondamentali dell’individuo.
In secondo luogo, la rivendicazione di uno spazio sociale nell’Italia stremata
dal conflitto, ma anche sorda e cieca di fronte a quanti, con le loro tragedie,
ricordavano i doveri ai quali il Paese stava mancando, o stava facendo fronte con
estrema difficoltà.
Difesa, dunque, e rilancio di una storia antica e di una condizione sopraggiunta che urgeva, soprattutto sotto l’aspetto della tutela. In questo senso l’ANVGD si rese
per prima parte attiva, e unica, sin da quel 1947, fra molteplici ostilità e diffidenze.
È, quello, un percorso da rileggere nelle annate del suo periodico e negli atti della
sua vita associativa; solo scorrendo qualche faldone delle decine e decine conservati nell’archivio della Sede nazionale si potrebbe avere un’idea dell’enorme lavoro svolto, giorno dopo giorno per decine di anni, con umiltà e tenacia, a favore di
ogni singolo profugo. Un lavoro del quale padre Rocchi si era assunto l’onere, e le
cui prove sono in quei faldoni che conservano le sue minute e le sue lettere a
decine di migliaia di esuli, per ricordare loro i loro stessi diritti.
Ma la difesa e la rivendicazione, dopo quasi sessant’anni dall’esodo, quale
senso e, soprattutto, quale futuro hanno? È possibile dare loro un futuro? Il convegno che precede il congresso ha un titolo audace e generoso, per diversi motivi.
Propone, evidentemente, una sfida che forse è quella determinante per la sopravvivenza e il rilancio della memoria e dell’identità istriana, fiumana e dalmata. La
sfida, in realtà, è abbastanza semplice: si sarà in grado di coniugare la conservazione del patrimonio storico-culturale con i nuovi scenari e i nuovi linguaggi del
mondo contemporaneo? Si saprà declinare la civiltà di appartenenza – confermata allora con l’esodo di massa – con i nuovi equilibri globali che si stanno affannosamente cercando per non distruggere i princìpi fondamentali di rapporto tra comunità diverse? Si può proporre, appunto, il ricordo dell’antica tolleranza praticata per secoli dall’elemento italiano di confine quale modello sensato di convivenza e di sviluppo economico e sociale? Domande, queste, non retoriche. Gli eventi
degli ultimi sessant’anni nei territori già di antico insediamento italiano e nelle
vaste regioni dell’entroterra balcanico hanno ampiamente dimostrato che la sottrazione di una tradizione di civiltà condivisa conduce alla disgregazione e agli
stermini.
Ora, per molti anni le comunità degli esuli hanno coltivato strenuamente la
conservazione dell’identità offesa: ma, oggi, questo ripiegamento non è più praticabile, essendo del tutto sterile. Non ci sembra più possibile mediare con il mondo contemporaneo avvalendosi di atteggiamenti e del linguaggio di decenni addietro, limitato all’alfabeto del rimpianto e della sola rivendicazione. Questo vuole significare il convegno proposto: si può far tesoro del miglior passato per immaginare un più integro futuro, nel quale tutte le componenti storiche che hanno
abitato ed edificato, in ogni senso, le coste dell’Adriatico orientale ritrovino il
posto e il ruolo che loro spetta, infinite volte negato? Insomma, si sarà capaci di
trasformare la nostalgia in proiezione nell’avvenire?
Ciò presuppone ovviamente di superare la tentazione annichilente della pura
contemplazione del passato, che è improduttiva, per sfidare il definitivo tramonto
della memoria. Coltivare sordi rancori significa in sostanza auto-escludersi dall’evoluzione del contesto storico, che tra le tante contraddizioni ci pone davanti
l’obbligo di contrastare con altri strumenti la lenta e naturale consunzione biologica. Gli storici chiamati a discuterne sapranno fornire elementi di riflessione: certo
è che la ‘lingua’, cioè i contenuti e il veicolo, con la quale si dovrà continuare a
trasmettere il passato, non potrà essere un fossile; perché la scelta della ‘lingua’ è
anche una scelta di strategia.
Patrizia C. Hansen
In inglese e in spagnolo
un’ampia rassegna del recente dibattito
sulla stampa italiana sul problema delle restituzioni
dei beni agli esuli italiani
Zagreb announces the opening
of the immovable market to the Italian citizens
The federation President of the Associations of the Refugees
from Istria, Fiume and Dalmatia, Renzo Codarin:
«Now we can discuss also those leaved ones»
In english language to page 14
Zagabria anuncia la aperura del mercado inmobiliario
a los ciudadanos italianos
El presidente de la Federación de las Asociaciones de los Desterrados
De Istria, Fiume y Dalmazia, Renzo Codarin:
«Ahora podemos discutir también de los abandonados»
En lengua española en la página 15
Si apre a Roma il
25 e 26 novembre,
presso il Centro congressi “Roma Eventi”
di Via Arco d’Alibert,
tra Piazza di Spagna e
Via Margutta, la XVIII
assise nazionale dell’ANVGD, al quale partecipano i delegati provenienti da 16 Regioni italiane. La cornice
storica di particolare
rilievo sottolinea l’importanza dell’appuntamento che convoglia a
Roma oltre un centinaio di delegati provenienti da tutta Italia.
Nel corso del Congresso sono rinnovate
le principali cariche come la Presidenza e il Consiglio Nazionale. I delegati
partecipanti provengono dalla base
che sul territorio ha espresso i propri
rappresentanti.
Il congresso è preceduto il 24 no-
Il mare di Brioni (foto Arrigoni)
vembre dal convegno, organizzato
sempre dall’ANVGD, dal tema L’identità italiana nell’epoca della globalizzazione. L’esperienza e il modello
degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
* * *
I lavori si aprono
sabato 25 novembre
alle 9.00 con le relazioni del Presidente nazionale, del Segretario nazionale e del Delegato
all’Amministrazione.
Segue il dibattito per
tutta la giornata fino alle
19.00.
Domenica 26 novembre i lavori riprendono alle 9.00 per concludersi nella mattinata con l’elezione dei 30
membri del nuovo
Consiglio Nazionale. Il
nuovo Consiglio nazionale così composto
procede all’elezione
delle cariche nazionali.
Tra gli argomenti che vengono trattati nel corso del dibattito vi sono la
valorizzazione della legge sul Giorno
del Ricordo, la situazione su restituzioni e indennizzi dei beni abbandonati e sul riscatto delle case popolari degli Esuli, i rapporti con il Governo e il Parlamento, la possibilità di
azioni giudiziarie collettive, i rapporti
con le comunità italiane delle terre
d’origine, i rapporti all’interno della
Federazione, la riforma delle strutture
organizzative dell’Associazione.
Sul numero di gennaio, in distribuzione entro fine anno, riporteremo
le cronache, i dati e gli interventi
congressuali.
1947, l’esodo da Pola
(foto Biblioteca storica ANVGD)
La memoria dell’Esodo nel nuovo millennio. Riflessioni e sfide culturali
L’identità italiana nell’epoca della globalizzazione.
L’esperienza e il modello
degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia
Roma. Al convegno promosso il 24 novembre dall’ANVGD
Relatori gli storici Giuseppe Parlato, Egidio Ivetic, Luciano Monzali. Modera Lucio Toth.
Comunicazione di Marino Micich per l’Associazione per la Cultura Istriana Fiumana e Dalmata nel Lazio
Gli italiani dell’Adriatico orientale hanno vissute due distinte esperienze di convivenza in regioni plurali per composizione etnica, linguistica e religiosa, con diversa densità
di insediamento storico autoctono
(Istria, Quarnero, Dalmazia): il periodo veneto fino al 1796 e il periodo
austriaco sino al 1918.
Tale convivenza ha consentito
un processo di acculturazione tendente a privilegiare sul piano linguistico, economico, sociale e del costume, la componente autoctona
neolatina, favorendo nel contempo lo sviluppo culturale
della componente autoctona slovena nell’Istria settentrionale, e della componente autoctona croata in Dalmazia.
In tutte queste regioni (Isontino,
Trieste, Istria, Quarnaro, Dalmazia)
si sono verificati tra il XV e il XIX
secolo cospicui flussi migratori: prima di masse di profughi serbi,
montenegrini e albanesi dai Balcani
invasi dall’impero ottomano, poi in
misura selettiva, di immigrati dalla
Penisola italiana e dalle province
dell’ex impero austriaco (commercianti, marinai, pescatori, artigiani,
impiegati, militari, professionisti).Tali
flussi si sono ‘acculturati’ in breve
tempo aderendo prevalentemente
alla componente italiana istro-veneta; o, dopo una certa
data, in Dalmazia (seconda metà dell’Ottocento), alla componente croata o serbo-croata.
segue a pag. 4
2
DIFESA ADRIATICA
Dicembre 2006
fatti e commenti
Il premier croato a Milano:
«Le case degli italiani in Croazia?
È un problema risolto»
Restituzioni, per ora soltanto uno spiraglio
Ranieri a Trieste e a Rovigno
poggia su due linee di fondo:
L’on. Umberto Ranieri, preper un verso, la necessità della
sidente della Commissione Afpiena applicazione da parte
fari esteri e comunitari della Cacroata del principio europeo di
mera dei Deputati, si è recato a
non discriminazione sulla base
Trieste e a Rovigno il 14 ottobre
Milano. Il primo ministro croato Ivo Sanader è stato in visita in Italia, nei scorso per alcuni incontri con
della nazionalità; per altro vergiorni 20 e 21 ottobre scorsi per partecipare ad alcuni incontri di carattere istitu- le istituzioni culturali.
so, l’esistenza di categorie di pozionale ed economico. Il breve soggiorno italiano ha fornito l’occasione ai giortenziali beneficiari tra gli esuli
Ha visitato il Centro di Rinalisti di interrogarlo sulla questione della liberalizzazione del mercato immo- cerche Storiche di Rovigno, la
che non sono mai state contembiliare croato. «Le case degli italiani in Croazia? È un problema risolto. Vorrei cui attività scientifica è stata ilplate in accordi internazionali
che di questo non si parlasse più». Sanader, ha avuto un moto di insofferenza lustrata dal direttore e dal vicepregressi [come il trattato di
quando gli operatori dell’informazione presenti alla conferenza stampa gli han- direttore, proff. Giovanni RaOsimo, con l’esclusione quinno chiesto ragione del divieto per i cittadini italiani di comprare immobili in dossi e Marino Budicin. All’indi della quasi totalità degli esuCroazia. Un divieto superato il 10 ottobre, ha ricordato il primo ministro, quan- contro era presente anche il
li, n.d.r.].
do Zagabria ha trasmesso a Roma una nota verbale con la quale assicurava che Console generale d’ltalia a FiuDall’inizio del 2006 – ricor«cadevano tutte le restrizioni sull’acquisto di immobili». Per l’acquisto, appun- me, Fulvio Rustico, Renzo
da Ranieri – è stato avviato in
to, ma lo spinosissimo tema della restituzione agli esuli italiani dei beni espropriati Codarin, presidente del Centro
Croazia un dibattito teso ad apSissano, a 6 km da Pola:
rimane sul tavolo.
portare emendamenti alla legdi Documentazione Multimecase del paese vuote ed abbandonate
Alla domanda su quando preveda che la Croazia possa entrare nell’UE diale della Cultura Giuliana
ge sulla denazionalizzazione
Sanader ha riposto «Nel 2009» ed ha aggiunto: «l’idea europea è qualcosa per Istriana Fiumana e Dalmata (CDM) e la Camera riconosce che sussiste il pro- dei beni confiscati, che dovrebbero
cui vale la pena di litigare. Non dimentichiamo che la storia europea è fatta di vicepresidente nazionale ANVGD, l’on. blema degli esuli che rivendicano an- permettere agli stranieri di poter preguerre, genocidi, stragi: l’UE nasce da qui. Bisogna raccontare il passato, come Furio Radin, presidente dell’Unione cora il diritto alla restituzione dei beni sentare domanda di restituzione o innoi in Croazia dobbiamo raccontare cos’è stata la Jugoslavia: una dittatura». Italiana, Maurizio Tremul, presidente espropriati. «L’attenzione dell’Italia per dennizzo dei beni a suo tempo naE sull’ingresso di Zagabria nella Nato l’ambasciatore americano a della Giunta Esecutiva dell’Unione Ita- la ricerca di una soluzione equa a tale zionalizzati, senza necessità di un preZagabria, Robert A. Bradtke, in un’intervista pubblicata il 25 settembre sul quo- liana e la sig.ra Orietta Marot, direttri- questione – ha detto tra l’altro Ranieri ventivo accordo internazionale con il
tidiano “Jutranji list” ha detto di ritenere che la Croazia possa entrarvi nel 2009. ce dell’Unione Italiana.
– ha permesso l’apertura di un tavolo Paese di riferimento e con garanzia di
Un’adesione caldeggiata anche dal presidente George W. Bush.
Nel pomeriggio, l’on. Ranieri è negoziale specifico con la Croazia, un riscontro entro termini certi».
rientrato a Trieste dove ha incontrato avviato dall’ottobre 2002. La posizioCaso Glavas, custodia cautelare
p.c.h.
il presidente dell’IRCI, Piero Delbello, ne del Governo italiano sul negoziato
ed
ha
fatto
visita
al
Centro
di
Docuper l’ex deputato croato
mentazione Multimediale, dove ha
sospettato di crimini di guerra
incontrato i giornalisti.
In queste occasioni l’on. Ranieri ha
Ma sulle fiduciose proiezioni future elaborate dall’amministrazione croata rimarcato l’interesse del Parlamento
Bilancio del Primo salone del Libro
si allungano sempre le ombre della guerra degli anni Novanta. Il tribunale regio- Italiano per i temi e i problemi degli
nale di Zagabria ha emesso nelle settimane scorse un’ordinanza di custodia italiani residenti del territorio e si è
nelle considerazioni
cautelare nei confronti del deputato nazionalista Branimir Glavas, accusato di impegnato ad adoperarsi in favore del
di Rosanna Turcinovich Giuricin
numerosi crimini commessi contro civili serbi e privato dell’immunità parla- rifinanziamento della Legge 193/04,
mentare. Glavas, uno dei fondatori del partito di destra Hdz, è sospettato di aver indispensabile per sostenere le attività
E sugli strascichi poleordinato torture, rapimenti e assassinii commessi nei pressi di Osijek, all’inizio delle associazioni degli Esuli e della
mici intorno alla “Bancadel 1992. La procura di Zagabria aveva avanzato due volte la richiesta di arresto Comunità nazionale italiana.
del deputato, entrato da tempo in rotta di collisione con il primo ministro Ivo
In un’intervista rilasciata al quoti- rella” è da registrare il
Sanader.
diano “Il Piccolo” il 19 ottobre , il pre- commento, un po’ ironiRed. sidente della Commissione Esteri del- co e comunque fermo, di
Rosanna Turcinovich
Giuricin, capo ufficio
stampa del CDM, ente organizzatore del Primo Salone del libro. Il commento, ripreso da “LaVoce del
Popolo” del 28 ottobre
2006, s’intitola L’albero del
Anche i detrattori più tignosi
o meglio quasi sempre, inteso vicino. Eccone un ampio
non potranno negare di aver con...E un’ariosa cartolina di Pirano dal mare (fine XIX sec.)
contrapporre nelle loro produzio- estratto.
tribuito al successo del «Primo
ni le loro tesi a quelle degli esuSalone del libro dell’Adriatico
li». A riprova di ciò Forza ricorda
Ci lusinga l’onda lunga del successo della Bancarella, Primo Salone del
orientale – la Bancarella» con criquanto è scritto sulla home page Libro dell’Adriatico orientale della quale si continua a parlare come se fosse
tiche e prese di distanza che handell’EDIT, circa la conservazione ancora in corso. Qualche giorno fa, anche su queste pagine, si è sentito il bisono generato reazioni di solidariedella memoria italiana in questi gno di puntualizzare rispondendo ad accuse di presenza o di esclusione dalla
tà agli organizzatori. L’intervento
luoghi, la necessità irrimandabi- “Festa” di alcune realtà triestine di esuli. [...] Vogliamo aggiungere alcune consipiù recente è quello di Silvio Forle di ricucire la lacerazione pro- derazioni che ci sembrano importanti.
za, direttore dell’EDIT di Fiume, la
vocata dalla tragedia dell’esodo
Mentre stavamo organizzando la manifestazione, nella primavera di quecasa editrice della Comunità itache ha colpito nella collocazio- st’anno, sapevamo che al momento giusto, come nella favola della “Bella adliana, autore di una decisa presa
ne identitaria sia gli esuli (nel «non dormentata”, sarebbe arrivata la strega cattiva a lanciare il suo incantesimo. Le
di posizione apparsa su “La Voce
essere più»), che i «rimasti» favole contengono il succo della saggezza popolare e spesso servono ad esorUna bella e rara cartolina di Pola del 1890 ca.
del Popolo” del 21 ottobre. Nel
(nell’«essere di troppo»). L’EDIT, cizzare la realtà. Ma questa volta, per fortuna, ci troviamo di fronte ad una
suo intervento Forza respinge le
rimarca ancora Forza, sta prepa- favola capovolta: nel senso che il regno con i suoi sudditi (vale a dire questo
tesi espresse dal «CO.ES.I» (Comitato ra, il comunicato del «CO.ES.I» giunge rando una collana letteraria che dedi- popolo sparso dai venti di guerra) ha già dormito per troppi anni, ora che si è
di coordinamento delle Associazioni a stigmatizzare l’assenza dalla mani- cata esclusivamente agli autori del- risvegliato, dopo il 10 febbraio Giornata del Ricordo, non è più disposto a cededegli esuli istriani, cioè Unione degli festazione di (citiamo testualmente) l’esodo. «L’EDIT e i suoi dipendenti – scri- re ad altri ricatti.
Istriani, Associazione delle Comunità «Organizzazioni culturali della mino- ve Forza nel suo intervento – vengono
Sì, è vero, in Piazza Verdi, la Bancarella ha messo insieme esuli e rimasti, e
istriane e Libero Comune di Pola), se- ranza slovena, che nel corso degli anni costantemente presi a meta-foriche ba- molti hanno gridato allo scandalo perché riunire le forze culturali e civili di una
condo cui le associazioni triestine della hanno prodotto molto anche sul- stonate da mezza stampa e dai politici realtà smembrata, potrebbe togliere fiato ai proclami elettorali. Ma è anche
Diaspora non erano state adeguata- l’italianità dell’Adriatico, si sarebbero croati (rischiando di persona: è facile vero, che solo uniti riusciremo a dare un futuro alla realtà di un popolo che si
mente informate del programma (si dovuti chiamare autori e storici impor- pubblicare in Italia un libro sull’esodo, riconosce nelle medesime radici, negli usi e costumi, nelle tradizioni, nell’amoveda “Difesa” di novembre 2006) e tanti come Nevenka Troha, Natasa si provi a farlo qua!) perché si sforzano re verso i propri campanili, nei canti, nella gastronomia. Qualcuno è convinto
dell’allargamento «a certe istituzioni Nemec, Karl Stuhlpfarrer, numerosi di raccontare la verità sull’Istria (esodo del contrario? La Bancarella poteva servire anche a dire no, o a confrontarsi con
che sinora hanno spesso, o meglio editori magiari, austriaci, e soprattutto compreso) e di salvaguardare quel che le idee degli altri. Certo non ci si aspettava miracoli da una prima edizione, nata
quasi sempre, inteso contrapporre nel- i tanti autori croati e serbi che hanno è rimasto dell’Italianità di queste terre». dall’entusiasmo di un gruppo di persone che hanno voluto legare la nostra
le loro produzioni le loro tesi a quelle scritto tantissimo (anche se natural- Non manca la nota polemica finale su cultura di popolo sparso all’attualità, proponendo di creare una rete tra autori ed
degli esuli», come si leggeva in un mente in contrapposizione) già da fine «quell’Italia che manda tanti pittoreschi editori a conferma della ricchezza di una produzione poco nota al grande pubcomunicato dello stesso «CO.ES.I», nel Ottocento ad oggi e avrebbero dovu- turisti a Pola affinché loro possano dire blico ma spesso anche alle stesse realtà di riferimento. Contiamo sul fatto che il
quale si ribadiva che quelle associa- to partecipare i movimenti culturali di essere stati a Pula.
dibattito continui, anche stimolato da quella rabbia che spesso contraddistingue
zioni, benché «soci e membri del Con- della Resistenza di tutta Italia e speE noi a reagire pubblicamente [come la personalità tosta delle nostre genti. Mi raccontano che succedeva nelle camsiglio di Amministrazione del CDM» cialmente della Regione».
fa peraltro l’ANVGD ogniqualvolta ci si pagne istriane che si abbattessero gli alberi per non favorire il vicino, per poi
non sarebbero state informate dell’iniAlle osservazioni del «CO.ES.I» ri- imbatte in pubblicazioni o interventi er- intervenire in modo forte nel momento del bisogno. La bellezza dell’uomo sta
ziativa (una nota che non depone a batte come accennato Silvio Forza, che rati e fuorvianti, nd.r.]. E voi che conti- proprio nella sua estrema, a volte assurda ma affascinante, volubilità. Dopo di
favore di quelle stesse associazioni, respinge l’accusa di essere l’EDIT tra le nuate a contestarci».
che, è giusto cominciare a fare le cose sul serio.
evidentemente “distratte”). Addirittu- «istituzioni che sinora hanno spesso,
d.a.
Rosanna Turcinovich Giuricin
Ma resta intatto lo spinoso problema delle
restituzioni agli esuli italiani
Tanto scandalo per nulla
L’onda lunga del Primo Salone
del libro dell’Adriatico orientale
Dicembre 2006
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DIFESA ADRIATICA
cultura e libri
Giovanni Kobler,
Ritratto con... taglio uno storico per Fiume
A proposito del francobollo dedicato ad Adamich
Scompare per incanto la sua firma
nel valore emesso dalle Poste croate
Andrea Lodovico Adamich – o de
Adamich (1766-1828) – è un personaggio della storia economica e sociale di Fiume ben conosciuto: fu imprenditore, architetto ed esponente
politico di primissimo piano, motore
della fortuna economica di Fiume alle
soglie dello sviluppo urbano moderno. Formatosi nel clima culturale
dell’illuminismo riformatore, Adamich
era figlio di Simeone, fondatore della
prima fabbrica tabacchi di Fiume. Sue
alcune delle iniziative più importanti
per lo sviluppo dei traffici e dei commerci, come la ferrovia FiumeBudapest; ma fu tutt’altro che insensibile alla promozione della cultura: a
lui si deve la costruzione del primo
grande teatro cittadino, demolito nel
1885 fu per edificare il più moderno
Teatro Comunale, poi Verdi.
Ora, a conclusione di una serie di
iniziative messe in opera nella città
quarnerina per commemorare l’illustre
esponente fiumano – culminate con il
progetto L’era di Adamich 1780-1830
– le poste croate hanno emesso un
francobollo a lui dedicato e presentato in settembre al Museo Civico di Fiume (ne abbiamo dato notizia sul numero di novembre). Come c’era da
aspettarsi, sul francobollo il suo nome
è stato “tradotto” in croato, pur riproducendo parte del suo più noto ritratto sotto il quale v’è la sua firma, Andràs
(all’uso ungherese del tempo) Adamich, con il ‘ch’ finale. Ma, ovviamente, la parte bassa del ritratto, quella
contenente appunto la sua firma autografa, è stata tagliata nel francobollo. Il cannibalismo culturale, com’evidente, impregna molta parte delle iniziative assunte dalle amministrazioni
croate. L’éscamotage è banale ma ha
presa sull’opinione pubblica di mediobassa preparazione, che cade facilmente nel tranello ed è indotta a credere senza difficoltà che Ruggero
Boscovich fosse e scrivesse croato, che
Marco Polo fosse croato perché nato
a Curzola (anzi, scusate, Korcula), che
il lussignano tenore Giuseppe Kaschmann, di famiglia e di sentimenti
italiani, altri non sia che Josip Kasman,
e così via con altre amenità di cui abbiamo spesso modo di leggere, e risulterebbe risibili se non fosse che tro-
Il ritratto integrale
dell’esponente fiumano conservato
nel Museo della Città di Fiume
vano ascolto e credito, anche presso
ambienti che si presuppongono medio-colti. Anche in questo caso l’operazione è comunque maldestra. A
Roma direbbero «so’ magliari».
p.c.h.
Sono trascorsi 195 anni dalla nascita di Giovanni Kobler (era nato nel
1811), al quale si deve la prima ricerca organica sulla storia di Fiume, in
anni trascorsi riedita dall’UPT. Per ricordarlo e diffonderne la conoscenza
nelle nuove generazioni, le scuole elementare italiana “Belvedere” e “Eugen
Kumicic” di Fiume hanno elaborato
alcuni testi che hanno partecipato al
settimo concorso di storia. Gli alunni
hanno studiato la vita e l’opera di
Kobler; inserendole nel contesto dell’epoca in cui si trovò ad operare.
Dopo aver assolto il liceo a Fiume, il
furuto storico studiò filosofia e giurisprudenza dal 1829 fino al 1832, impiegandosi fino al 1850 presso il Municipio. Pensionato con il titolo onorifico di ministro consulente, iniziò a
dedicarsi alle ricerche sul passato della sua città. Esaminò per primo i documenti conservati negli archivi e nelle biblioteche, partendo dalle scarse
tracce della preistoria per giungere al
1849, con riferimenti agli anni tra il
1849 e il 1870. Lasciò i suoi scritti alla
Biblioteca Civica, e proprio in segno
di gratitudine il Municipio volle assumersi l’onere della pubblicazione del
suo libro, le Memorie per la storia della liburnica città di Fiume, pubblicato
tra il 1896 e il 1898, diviso in tre tomi.
Gli alunni delle scuole fiumane
hanno curato anche un sondaggio su
Kobler, intervistando un numero rappresentativo di persone, non mancando di interpellare la Sovrintendenza dei
Beni culturali circa lo stato in cui versa la tomba dell’insigne storico. Infine, si apprende dalla stampa italiana
di Fiume, gli allievi si sono quindi rivolti all’amministrazione cittadina perché sulla fronte della casa in cui abitò
Kobler, in via Verdi 11, sia posta una
targa, sollecitando la correzione della
tabella apposta nella piazza a lui intitolata, sulla quale è stato “ribattezzato”
Ivan, invece di Giovanni.
E un intervento sulla cappella di
Kobler, finora lasciata nel più totale
abbandono, è iniziato nel mese di luglio e si è concluso. «Salvata dallo sfacelo», si è letto sulla stampa italiana di
Fiume.
Sono state sostituite le lastre di pietra divelte sul tetto della struttura, restaurata la ringhiera e sostituta con un
facsimile la lapide diValentino Kobler,
andata in frantumi. La cappella fu edificata nella parte più antica del cimitero di Cosala, dove intorno al 1800
iniziarono a sorgere i primi sepolcri.
d.a.
Fiume, il Molo Adamich in una cartolina di fine Ottocento
Poesie di Marina Raccanelli
Difficile impresa la poesia, di questi tempi così prolifici di scrittori dilettanti ai quali basta ricalcare la rima «fiore/amore» per sentirsi sollevati nell’empireo della lirica pura. Ci vuole del
coraggio a pubblicare una silloge di
componimenti, considerando la numerosa concorrenza e la scarsa risonanza del genere tra i lettori. Marina
Raccanelli, nata a Fiume e da qui esiliata ancora in tenera età, residente a
Venezia, si cimenta con un genere
impervio ma con molta umiltà ed alcuni buoni risultati. L’umiltà le consente
di comprendere che la poesia è ricerca, ricerca interiore e stilistica: quest’ultima anzi è indispensabile, è in misura
considerevole il senso vero dell’esercizio poetico. È il registro che definisce un poeta e lo distingue, la ragione
profonda del fare poesia: dare una ve-
ste e un ritmo diversi a sentimenti già
espressi, individuando modalità nuove per temi universalmente praticati.
Una ricerca, una sperimentazione, che
non hanno mai fine e che determinano l’individualità di ogni singola voce.
Marina Raccanelli non sperimenta ritmi di rottura, ma in diversi componimenti si percepisce il suo procedere verso un andamento più smaliziato. Il verso, in questi casi, ambisce a
risultati meno scontati che non disdegnano l’allusione. «Nuota il viso nei
fiori dello specchio/ossidato, la grana
della pelle/si dilata nell’ombra – mi
separa/ dal tuo cosmo perfetto, intangibile/ quasi... [...]/ io vesto,/ tranquilla
la mia canapa sgualcita» (da Oro e
canapa). China all’ascolto degli stati
d’animo, l’autrice predilige metterli in
relazione con frammenti di paesaggio
e di memorie, dei quali conosce tuttavia i rischi: «Non vorrai ritrovarti, un’altra volta,/a colazione coi fantasmi - /
inzuppare i pensieri, a densi strati,/dentro melmosi stagni primigeni...» (da A
colazione coi fantasmi). In alcuni casi
la percezione dei fenomeni naturali si
scompone come in un quadro futurista:
«Alberi, non parole./Dissolvimenti incrociati/di nebbia e rami, sventagliate/
di pioggia, conifere dal taglio obliquo»
(da Alberi). L’omaggio alle origini apre
questa breve raccolta: «di là dal mare,
esalano profumi/ selvaggi da una terra
diversa, scabra/ la salsedine soffia sugli scogli», ma il registro più promettente ci sembra quello tentato in altre
composizioni, come in L’odore dei tuoi
sogni, nelle quali il verso si arresta sul
limite del silenzio.
p.c.h.
Marina Raccanelli,
Vento di stelle fredde,
L’Autore Libri, Firenze 2005,
pp. 62, euro 9,10
Beppo Marussi,
La Borgo Erizzo
della Zara di un tempo.
Società Dalmata di Storia Patria
Editrice “Il Calamo” s.n.c.
Via B. Telesio, 4/B, I - 00195 Roma
tel. 06.39751900 - fax 06.397 62 603
Raffaele Cecconi,
Il venditore di giardini
Genesi Editrice
Via Nuoro, 3 – 10137 Torino
tel. e fax n. 011.30925 72
Cristiano Caracci,
La luce di Ragusa
Editrice Santi Quaranta
Via Muggia, 7 – 31100 Treviso
tel. e fax n. 0422.433 194
IN VETRINA
Alcuni libri
che saranno recensiti
sui prossimi numeri
di “Difesa Adriatica”
La Biblioteca dell’ANVGD si arricchisce di settimana in settimana di nuovi titoli.
Gli ambienti dell’Esodo giuliano-dalmata sono prolifici di romanzi, testimonianze, poesie, interventi storici e quant’altro. Capita quindi che non si riesca a recensirli tutti in tempi rapidi, considerata anche la periodicità del giornale.
Presentiamo le copertine di
quattro libri che andremo a segnalare nel corso del 2007, ai quali si
aggiungeranno naturalmente altri.
Questa è solo una piccolissima vetrina. Indichiamo, per chi volesse acquistarli, l’indirizzo dei rispettivi editori.
Diego Zandel,
Verso est.
Campanotto Editore
Via Marano, 46- 33037
Pasian di Prato (Udine)
tel. 0432.699 390
fax n. 0432.644728
4
DIFESA ADRIATICA
Dicembre 2006
continua dalla prima pagina
La memoria dell’Esodo nel nuovo millennio. Riflessioni e sfide culturali
L’identità italiana nell’epoca della globalizzazione.
L’esperienza e il modello
degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia
Roma. Al convegno promosso il 24 novembre dall’ANVGD
Relatori gli storici Giuseppe Parlato, Egidio Ivetic, Luciano Monzali. Modera Lucio Toth.
Comunicazione di Marino Micich per l’Associazione per la Cultura Istriana Fiumana e Dalmata nel Lazio
Tre esempi possono essere sufficientemente indicativi:
l’esempio di Fiume, dove la componente italiana andò aumentando
Al di là della storia
e al di sopra dei confini
Il prof. Giuseppe Parlato, presidente del Comitato scientifico del CDM di
Trieste, firma la prefazione al fascicolo de “La Battana” (aprile-giugno 2006,
n. 160) nel quale sono raccolte le relazioni del convegno di studi Scrittura
sopra i confini: letteratura dell’esodo, svoltosi a Trieste il 10 e 111 giugno
2005. Ne riprodiciamo un ampio stralcio.
[...] Per chi si occupa dalla storia contemporanea il problema di queste
terre (la «questione giuliana» o «adriatica») è quello di essere state scenario
inconsapevole – la geografia subisce, in genere, la storia – di una delle più
grandi tragedie europee: etnie in contrasto, ideologie che si pongono come
assoluto, nazionalismi che non ammettono concorrenze, violenze. Un dramma che ha coinvolto non solo confini ma soprattutto persone e che ha lasciato tutti più poveri. Chi ha perso la vita, chi ha perso i beni; chi ha perso la
dignità, chi ha perso l’occasione di stabilire convivenze: vittime e carnefici
hanno perso tutti.
Sessant’anni dopo i fatti, siamo ancora qui a parlarne. Non per continuare a scavare in un ricordo ferito, ma semmai per dare un contributo piccolo
a quella strana cosa che molti chiamano verità storica: tanto importante per
chi vi tende senza trovarla, tanto pericolosa per chi crede di averla finalmente trovata. Tenderci sapendo di non poterla mai incontrare. Tenderci non
dovendola mai incontrare. La storia è fatta così.
Non è una scienza esatta, è ricerca continua, è condizione dell’animo, è
voglia di sapere come sono andate esattamente le cose sapendo che non si
saprà mai la verità. Bere continuando ad avere sete, e la sete non andrà mai
via.
La storia si fa con la memoria e la memoria è il vissuto di ogni uomo, con
tutte le sue contraddizioni e le sue passioni. In queste terre c’è stata tanta
memoria e c’è stata poca storia, quella che tende ad essere obiettiva, che
vuole essere al di sopra delle passioni, quella che si dovrebbe tramandare per
costruire un comune senso di appartenenza e una base comune etico-politica alla convivenza diverse realtà e di varie opzioni.
Alla fine, la storia, quella che resta, è la vicenda di ogni uomo e di ogni
donna.
La letteratura, e questo è il punto, non percorre la strada tortuosa ed erta
della storia. Non ha bisogno di documenti, non si appella alla impossibile
ma necessaria obiettività. La letteratura ci arriva subito perché racconta dal di
dentro le vicende della gente, le sue contraddizioni, i suoi problemi, rende
lirici i drammi e comprensibili le ragioni che portarono alla tragedia. In un
attimo, colpisce il cuore del lettore e rende chiaro ciò che frequentazioni
d’archivio e letture di documenti diplomatici non potranno mai fare. Coglie
l’animo e legge dentro. [...]
«Scrivere sopra i confini» non è soltanto una constatazione rivolta al passato ma è soprattutto un invito lanciato al futuro e alla possibilità che lo scritto
possa effettivamente passare sopra i confini. Non annullarli, purtroppo, perché fanno parte della storia come della geografia. Ma qui si parla di letteratura e questa è in grado di guardare i confini dall’alto della poesia e del romanzo, come la tradizione triestina insegna ampiamente. [...]
Affrontare le tragedie dell’esodo e i drammi della guerra attraverso un’ottica attuale, contemporanea, generale. Il che significa: nessun rancore ma
analisi; nessuna superficialità ma attenzione alle vicende dell’uomo; spostare queste vicende da un semplice e marginale fenomeno localizzato geograficamente per farlo diventare emblematico, per tutti, a livello nazionale e
internazionale. [...]
Sta a noi accettare la sfida e proseguire nella strada della cultura, declinata in vari modi affinché rappresenti sempre meglio la natura e le caratteristiche di queste terre, ne colga le unità di fondo, al di là della storia e al di sopra
dei confini.
dalla metà dell’Ottocento fino alla Prima guerra mondiale, per l’assimilazione degli immigrati esterni alla popolazione maggioritaria istro-veneta, similmente a quanto avviene a Trieste.
L’esempio di Spalato, dove il processo fu inverso e nello stesso periodo
la maggioranza italiana deperì rapidamente fino a ridursi a minoranza sempre più ristretta già nel 1920 e, dopo
un primo esodo collettivo, nel 1940.
Infine l’esempio di Zara, dove la
situazione viene bloccata per la scelta
politica della classe dirigente italiana (
prima autonomista, poi irredentista)
che rifiuta i collegamenti terrestri e lo
sviluppo industriale, con la conseguente immigrazione dall’hinterland croato
e serbo, conservando in ogni caso, fino
al 1945, la fisionomia italiana.
• • •
In Istria la situazione rimase complessivamente più stabile per l’alta
concentrazione di italiani nelle città e
anche nelle campagne, e le minori
variazioni migratorie, fatta eccezione
per Pola divenuta alla fine dell’Ottocento base navale della Marina austriaca.
Lo scontro definitivo tra ideologie
nazionaliste impostate sul concetto
dello Stato-nazione e l’impatto tra due
opposti totalitarismi, quello fascista e
quello comunista, determinava, a metà
del Novecento, la progressiva cessazione di ogni convivenza e le tragedie
delle Foibe e dell’Esodo.
Una storia dunque, quella dei ter-
ritori orientali, complessa e variegata,
dagli infiniti risvolti, sulla quale tentano una riflessione critica gli storici Giuseppe Parlato (rettore della Libera Università S. Pio V di Roma), Egidio Ivetic
(Università di Padova) e Lorenzo
Monzali (Università di Bari) riuniti a
convegno dall’ANVGD insieme con
Marino Micich direttore dell’Archivio
Museo Storico di Fiume in Roma.
L’incontro di studio, il 24 novembre alla vigilia del XVIII Congresso
nazionale dell’Associazione, pone alcuni quesiti fondamentali per la comprensione degli accadimenti storici
susseguitisi nell’Adriatico orientale in
Rovigno dal mare (foto Arrigoni)
I relatori. Chi sono
Il prof. Giuseppe Parlato, nato a
Milano, è stato allievo e collaboratore
per molti anni di Renzo De Felice. Già
docente nell’Università di Roma “La
Sapienza”, è professore ordinario di
Storia contemporanea nell’Università
San Pio V di Roma, ha ricoperto il ruolo di preside della Facoltà di Lingue e
Letterature straniere presso lo stesso
Ateneo ed è direttore della Fondazione Ugo Spirito. Dopo i primi studi di
storia risorgimentale, si è occupato di
storia del sindacalismo fascista, di
dannunzianesimo, di nazionalismo,
della fase conclusiva del fascismo e,
attualmente, del secondo dopoguerra. È anche direttore scientifico del
Centro di Documentazione Multimediale (CDM) di Trieste. Cospicua la
sua bibliografia.Tra l’altro è consulente dell’Università Popolare di Trieste e
del Centro di Ricerche Storiche di
Rovigno per la grande opera «L’Istria
attraverso i secoli».
* * *
Il dott. Egidio Ivetic, nato a Pola, è
ricercatore di storia moderna e insegna Storia dell’Europa Orientale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e il
Master in Studi Interculturali dell’Università di Padova. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia delle regioni dell’Adriatico orientale (secoli XVXIX) e la storia degli Slavi del Sud
(1530-1918). Tra le monografie pubblicate: Oltremare. L’Istria nell’ultimo
dominio veneto, Venezia 2000.
Attualmente le ricerche riguardano le tematiche:
Storia delle regioni dell’Adriatico
orientale, 1420-1918; Venezia e
l’Adriatico orientale: 1420-1797; Svi-
Giuseppe Parlato
AUGURI
da “DIFESA ADRIATICA”
Nell’imminenza delle festività natalizie
ai nostri lettori giungano
dalla redazione
e dall’amministrazione di “Difesa”
i migliori auguri di un lieto Natale
e di un sereno 2007.
epoca moderna e contemporanea.
La prima domanda è: possono
queste esperienze di convivenza, più
serena in epoca veneziana, più dialettica in epoca austriaca per l’insorgere
dei nazionalismi, fornire elementi di
riflessione per l’attuale problema dei
Paesi europei, Italia compresa, di fronte
ai flussi migratori di massa degli ultimi
decenni?
E fino a dove una comunità nazionale riesce a difendere la fisionomia
di fondo della società civile, le sue leggi
i suoi costumi, assimilando o integrando gli immigrati? Esiste cioè una “massa critica” oltre la quale il processo di
assimilazione o integrazione diventa
insostenibile?
Inoltre, quali sono e quali sono state le caratteristiche di tolleranza e di
capacità di convivenza delle popolazioni italiane autoctone e quando questa disponibilità viene meno, degenerando in atteggiamenti razzisti? In definitiva, si può individuare una ragione culturale comune capace di aprirsi
al nuovo immigrato senza disperdere
le radici linguistiche, religiose, culturali del Paese ospitante?
Red.
L’Istria veduta da Montona (foto Arrigoni)
luppi e contrapposizioni nazionali in
Istria e Dalmazia: 1797-1918; Il confine come dimensione sociale e antropologica nel caso dell’Adriatico
orientale (secoli XV-XVIII).
* * *
Il dott. Luciano Monzali, nato a
Modena ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia delle Relazioni
Internazionali presso l’Università “La
Sapienza” di Roma nel 1994. Dal
1995 collabora all’attività didattica
della cattedra di Storia dei Trattati e
Politica Internazionale, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Parma. Dal
2001 è ricercatore in Storia delle Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università
di Bari.
Tra i suoi saggio di argomento
dalmato ricordiamo:
Tra irredentismo e fascismo. Attilio
Tamaro storico e politico, “Clio”, 2,
1997.
Un contributo alla storia degli italiani di Dalmazia. Le carte Ghiglianovich, “La Rivista dalmatica”, 3,
1997. La questione della Dalmazia e
la politica estera italiana nella primavera del 1941, “La Rivista dalmatica”,
1, 1998.
Il volume Italiani di Dalmazia. Dal
Risorgimento alla grande guerra Italiani
di Dalmazia. Dal Risorgimento alla
grande guerra, Le Lettere, Firenze
2004.
* * *
Marino Micich, nato a Roma, laureato in Lingue e Letteratura straniera,
è direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume in Roma e Presidente dell’Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio. È
autore di numerosi saggi sulla storia
dell’Adriatico orientale.
Dicembre 2006
5
DIFESA ADRIATICA
La Redazione risponde
Mercato immobiliare in Istria, fine delle limitazioni?
A cura dell’Avv.
Vipsania Andreicich
Il ministro degli Esteri croato, signora Kolina
Grabar Kitarovic, ha reso noto, tramite un comunicato stampa, che la Croazia ha aperto il
suo mercato immobiliare ai cittadini italiani [si
vedano i servizi su “Difesa Adriatica” di novembre]. Tale decisione, ha spiegato il rappresentante del governo croato, è entrato in vigore giovedì 12 ottobre, all’indomani di «una
comunicazione ufficiale tramite una nota diplomatica alla Farnesina».
«Fra poco gli italiani potranno acquistare
gli immobili in Croazia – ha spiegato la Kitarovic
–. La decisione di abolire le limitazioni è stata
presa nel rispetto del principio di reciprocità
dopo che Roma, nell’aprile scorso, ha abolito
la sua limitazione in base alla quale potevano
acquistare immobili in Italia solo i cittadini
croati con permesso di soggiorno».
Su tale argomento era intervenuto lo stesso
ministero degli Esteri del Governo Berlusconi
che aveva dato indicazioni precise all’ordine
dei Notai spiegando che nel nostro Paese c’è
libertà di acquisto.
La predetta notizia è arrivata in Italia da
pochi giorni, ma in realtà si attende ufficialmente la missiva diplomatica da parte della
Croazia alla Farnesina.
Dalle notizie pervenuteci abbiamo inoltre
appreso che la Croazia si riserva di rivedere la
propria decisione qualora accadesse che l’Italia non rispetti il diritto dei cittadini croati ad
acquistare immobili in Italia.
Secondo i dati del ministero degli Esteri dal
1991 al 2006 hanno presentato richiesta di
acquisto in Croazia 340 italiani dei quali 94
hanno ottenuto risposta positiva.
La decisione del governo croato sembra
eliminare finalmente ogni limite all’acquisto di
immobili in Croazia da parte di cittadini italiani.
Tale questione sarebbe già dovuta essere
stata supera nel febbraio del 2005 con l’entrata in vigore dell’Accordo di associazione e
stabilizzazione.
Tale Accordo, all’art. 60, dispone che: «Dall’entrata in vigore del presente accordo, la
Croazia autorizza, avvalendosi appieno e adeguatamente delle procedure esistenti, l’acquisto di beni immobili in Croazia da parte di cittadini di Stati membri dell’Unione Europea».
Ma in Italia vigeva già
il princìpio di reciprocità
Solo dopo pochi mesi dall’entrata in vigore
dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione,
il Ministero degli Esteri Italiano, mediante un
comunicato stampa dava atto che: «Per quanto specificamente attiene ai cittadini italiani, il
pieno accesso al mercato immobiliare croato
è di fatto già tutelato, in regime di reciprocità,
dall’Accordo italo-croato sulla promozione e
la protezione degli investimenti, firmato a
Zagabria il 5 novembre 1996 ed entrato in vigore il 12 dicembre 1998. Esso in particolare
vincola la parte croata a trattare gli acquisti di
beni immobili, effettuati in Croazia da cittadini
italiani non residenti, alla stregua di quelli operati in Italia da cittadini croati non residenti,
liberamente ammessi, ai sensi di tale Accordo,
e non sottoposti a qualsivoglia condizionamento o autorizzazione.
Va rilevato inoltre come la tutela degli interessi specifici dei nostri connazionali venga ulteriormente rafforzata dalla normativa in vigore a livello europeo che, applicandosi in via
generale, si applica evidentemente anche ai
cittadini italiani. La normativa in parola fa riferimento specifico al regime di autorizzazioni
Beni abbandonati, le sedute
della Commissione interministeriale
Pubblichiamo gli elenchi delle
posizioni discusse nel corso delle sedute del 7 giugno scorso e del mese di
settembre 2006 della Commissione
interministeriale insediata presso il
Ministero dell’Economia ai sensi della Legge n. 98/’94 per la liquidazione
degli indennizzi dei «beni abbandonati» (Legge 135/’85) dai cittadini italiani nei territori ceduti all’ex Jugoslavia e nella Zona B dell’ex Territorio
Libero di Trieste. L’elenco della seduta
del 12 ottobre 2006 sarà pubblicato
sul numero di gennaio 2007.
Seduta del 27 settembre 2006
Pos. n. 1308/TC
Tipografia “E. Strukel”
concesso indennizzo
ex lege 135/85
Pos. n. 12138/TC
Coverlizza
rigetto domanda
di avviamento commerciale
Pos. n. 11739-11740-11741/TC
Cecconi
rigetto domanda
di avviamento commerciale
e di revisione della stima
Pos. n. 1403/TC
Stuparich
concesso
avviamento commerciale
per un’azienda agricola
Pos. n. 16942/TC
Zukar
concessa integrazione
ex lege 135/85
previa acquisizione
documentazione successoria
Pos. n. 9340-18606/TC
Flego
concesso avviamento
commerciale
per una società di costruzioni
Pos. n. 21563/TC
Breccia
rigetto domanda
di riesame dell’istanza
Seduta del 3 ottobre 2006
Pos. n. 20133/TC
Del Caro Pasquale ed altri
concessa integrazione
ex lege 135/85
Pos. n. 9138/ZB
Zudich Maria
concessa prima liquidazione
Pos. n. 9598/TC
Manzin Antonio (eredi)
concesso avviamento commerciale
per un’azienda agricola
Pos. n. l2673/TC
Catolla – Apollonio
concesso
avviamento commerciale
per un’azienda agricola
Pos. n. l712/ZB
Dudine Antonio (eredi)
concesso avviamento commerciale
Pos. n. 10267/ZB
Riccobon Giuseppe (eredi)
concessa prima liquidazione
Pos. n. 9038/ZB
Colarich Narciso (eredi)
concessa prima liquidazione
Pos. n. 4939/ZB
Spangher Giuseppe (eredi)
concesso
avviamento commerciale
Seduta del 19 ottobre 2006
Pos. n. 9802/ZB
Bossi (eredi)
concessa prima liquidazione
Pos. n. 1719/ZB
Babich Mario ed altri
concesso indennizzo ex lege 135/85
Pos. n. 1616/ZB
Radalli Giovanni (eredi)
concessa integrazione ex lege 135/85
Pos. n. 16956/TC
Surina
concesse liquidazioni ex lege 135/85
Pos. n. 601-4202/TC
Cartesio Emma ved. Premuda
concessa liquidazione
ex lege 135/85
Pos. n. 6605/ZB
Sain Virgilio (eredi)
concessa integrazione
ex lege 135/85
governative agli acquisti necessarie per i cittadini stranieri secondo la normativa croata e ricorda come la questione venga già inquadrata
nella prospettiva di futura adesione della
Croazia all’UE. In particolare, l’articolo 60 dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione
con l’ UE, in vigore dal 1° febbraio scorso, offre
garanzie in tema di libero accesso al mercato
immobiliare ai cittadini di tutti i Paesi membri
dell’Unione, vincolando la Croazia ad applicare in modo corretto la legislazione vigente e
prevede un periodo transitorio di quattro anni,
nel corso del quale Zagabria dovrà provvedere ai necessari aggiornamenti normativi».
Nonostante tale comunicato da parte dello Stato italiano, la Croazia ha continuato negli ultimi anni a rifiutare le domande di acquisto da parte di cittadini italiani non residenti in
Croazia, giustificando tale suo comportamento, trincerandosi dietro il principio di reciprocità, ovvero affermando che lo stesso divieto
era posto in essere da parte dell’Italia nei confronti dei cittadini croati.
Ci auguriamo di non dover più tornare su
questo argomento e che ci arrivino presto dai
nostri Lettori notizie di acquisti di immobili nel
territorio croato.
Pos. n. 7805/ZB
Grego Maria (eredi)
rigetto domanda di indennizzo
Pos. n. 8333-15248/TC
Tonetti Giovanni (eredi)
rigetto domanda di riesame
Pos. n. 6287/ZB
De Castro Giuseppe (eredi)
concessa integrazione ex lege 35/85
Pos. n. 10130/ZB
Visintin Rosa ed altri
istruttoria
Pos. n. 6496/TC
Apollonio (eredi)
concessi indennizzi
previa acquisizione documentazione
successoria
Pos. n. 4516/TC
De Grassi
rigetto domanda
avviamento commerciale
Pos. n. 3449/TC
D’Ambrosi Niccolò
concessa integrazione
ex lege 135/85
LEGGE 193/2004:
I FINANZIAMENTI PER IL 2006
La Commissione interministeriale ha deliberato sui
finanziamenti da concedere per il 2006 alle associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, in base a quanto
previsto dalla Legge 193/2004. L’iter non finisce qui perché, come già spiegato altre volte, le somme vere e proprie arriveranno alle calende greche, costringendo tutte
le strutture ad anticipare le spese, per poi avere i dovuti
rimborsi. Non abbiamo i dati delle altre associazioni (abbiamo sperato inutilmente in passato che li pubblicassero), ma ecco i finanziamenti concessi alle strutture della
nostra Associazione.
I progetti sono molto più articolati di quanto si possa
scrivere in poche righe, per cui vengono riassunti in
maniera molto sintetica. Dei 67 progetti complessivamente presentati dalle strutture ANVGD, ne sono stati approvati 33. Di quelli approvati, nessuno ha ottenuto il
finanziamento richiesto, ma tutti sono stati ampiamente
decurtati. Dunque, eccoli.
Comitato di Brescia: 10.000 euro per attività divulgative di diversa natura verso i giovani. Comitato di
Cremona: 2.200 euro per la stampa di 4 edizioni de “El
fogoler”. Comitato di Gorizia: 9.000 euro quale seconda tranche per l’acquisto e il restauro dell’imbarcazione
tipica “passera lussignana”; 2.000 euro per la
duplicazione del documentario sulle foibe; 6.000 euro
per la pubblicazione del libro di testimonianze Chiudere il cerchio. Delegazione di Grosseto: 1.000 euro per
materiale divulgativo e incontro con studenti. Comitato
di Massa Carrara: 2.000 euro per calendario con foto
del campo profughi di Marina di Carrara. Comitato di
Milano: 3.000 euro per la proiezione pubblica di 3 film.
Comitato di Roma: 5.000 euro per la pubblicazione di
una raccolta di saggi sulla letteratura istriana, fiumana e
dalmata; 4.000 euro per il sito internet provinciale. Comitato di Sassari: 4.000 euro per le celebrazioni dei 60
anni della borgata di Fertilia. Comitato di Torino: 2.000
euro per la stampa del calendario giuliano-dalmata;
12.000 euro per corsi di aggiornamento storico per stu-
denti, docenti e istituzioni; 1.500 euro per la produzione di un video sulle attività del circolo giuliano-dalmata
di Torino. Comitato di Trieste: 8.000 euro per le attività
della banda musicale dell’ANVGD; 4.000 euro per le celebrazioni del 90° di Nazario Sauro e per il ricordo di
Norma Cossetto; 11.200 euro per la redazione e la stampa del periodico “L’Osservatore Adriatico”. Comitato di
Varese: 5.000 euro per il concerto di Uto Ughi; 2.500
euro per il convegno La Storia siamo noi: comunicare il
ricordo. Comitato di Venezia: 6.000 euro per l’organizzazione di una rassegna sul cinema giuliano-dalmata.
Comitato di Verona: 4.000 per l’organizzazione del premio letterario “Tanzella”. Sede nazionale: 35.000 euro
quale seconda tranche per la digitalizzazione dell’archivio di “Difesa Adriatica”; 71.200 euro quale seconda
tranche per la ricerca scientifico-economico-sociale sulle nostre terre pre/post esodo; 50.000 euro quale seconda tranche per la produzione di documentari sull’italianità
delle nostre città; 37.500 euro quale sostegno alla pubblicazione di “Difesa Adriatica”; 3.000 euro per il sito
internet della biblioteca; 4.000 euro per il sito internet
nazionale; 2.000 euro per la pubblicazione del saggio
Perché le foibe di Lucio Toth; 3.000 euro per l’opuscolo
su indennizzi e restituzioni di G. P. Sardos Albertini;
15.000 euro per l’apertura al pubblico della Biblioteca
della Sede nazionale; 25.000 per la partecipazione alla
stampa e la presentazione del libro di Vittorio Sgarbi su
Francesco Laurana; 4.000 euro per il convegno L’identità italiana: il modello di istriani, fiumani e dalmati; 10.000
euro per la stampa della ricerca sociologica dell’ISIG sugli esuli di prima, seconda e terza generazione.
Ricordiamo ancora una volta che questi contributi
non possono essere utilizzati dall’Associazione e dalle
strutture per il loro sostentamento e le attività ordinarie,
ma devono essere giustificati con una serie di documenti contabili che dimostrino le spese sostenute per realizzare i progetti approvati.
Fabio Rocchi
6
DIFESA ADRIATICA
Dicembre 2006
dai comitati
COMITATO DI BRESCIA
Dal Comitato lombardo, a cura del
suo presidente Luciano Rubessa, ci
perviene un intervento a commento
di una guida turistica recentemente
edita, che riproduciamo in larga parte.
Gli italiani turisti amano trascorrere le loro vacanze in…Croazia e nemmeno si curano di sapere il passato, la
storia di questa …Croazia, ma comperano in loco una guida per sapere
dei ristoranti, delle “gostione”…perché
tutti sanno che in questa Croazia si
mangia bene. Nello scorrere la guida
Croazia, vedere, conoscere, organizzare il viaggio, Guida Express (allegato a “La Stampa” di Torino), ad un tratto si legge: Pisino «cittadina di non
grande significato, ha la foiba, abisso
in cui il fiume foiba penetra nelle viscere della terra, ha attraversato due
momenti difficili per l’economia, il
primo quando gli italiani in massa
emigrarono negli anni 1945-47, poi
quando la gente delle sue campagne
si riversò nelle città della costa per lavorare in fabbrica o nel turismo […]».
L’Esule che legge, vorrebbe gridare al fratello italiano ignaro che questa
Croazia è l’Istria, o se si ferma a Zara o
in un paese qualsiasi della Dalmazia
che quando si siede in una gostiona,
mangia bene secondo una tradizione
prettamente italiana, che quando va
in chiesa, lì noi ed i nostri avi siamo
stati battezzati in italiano ed in latino,
che intorno alla parola foiba ci sta una
Storia di massacri e di genocidio, che
Periodico mensile dell’Associazione Nazionale
Venezia Giulia e Dalmazia
Centro studi padre Flaminio Rocchi
DIRETTORE RESPONSABILE
Patrizia C. Hansen
Editrice:
ASSOCIAZIONE NAZIONALE
VENEZIA GIULIA E DALMAZIA
Via Leopoldo Serra, 32
00153 Roma - 06.5816852
Con il contributo della legge 72/2001
Redazione e amministrazione
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Socio Sostenitore 35 euro
Solidarietà a piacere
Estero 35 euro
(non assegni stranieri)
Una copia 1 euro - Arretrati 2 euro
C/c postale n° 32888000
Intestato a “Difesa Adriatica”
Autorizzazione del Tribunale di Roma
n° 91/94 dell’11 marzo 1994
Spedizione in abbonamento Postale di ROMA
Grafica e impianti:
CATERINI EDITORE (Roma)
Servizi Integrati per l’Editoria e la Comunicazione
Tel. 06.58332424
E-mail: [email protected]
Stampa:
Beta Tipografica Srl (Roma)
Finito di stampare il 23 novembre 2006
negli anni ’40 gli Italiani non emigrarono per cercare lavoro o benessere
che già avevano nella loro Istria, ma
scapparono, esularono e non per vigliaccheria ma per scegliere la Libertà
e salvare la vita dei loro figli, abbandonando con lo strazio nel cuore la
terra di origine, gli affetti, i propri cimiteri, la propria storia.
L’Esule che legge, ferito ancora una
volta dalle menzogne storiche, vorrebbe gridare all’Italia tutta, quella che non
sa ed a quella che non vuole sapere,
che quei fuggitivi erano solo i sopravvissuti, furono in trecentocinquantamila, fu un Esodo biblico che fa ancora fatica a trovare il suo posto nella Storia d’Italia.
Noi Esuli stiamo ancora lottando
per la Verità storica, noi ritorniamo
nella nostra terra e sembra che vogliamo fare i turisti, ma torniamo per frugare nella Memoria, nel nostro Passato, nelle nostre Radici sradicate, torniamo per assaporare gli odori della
nostra Terra, per guardare in muto silenzio le nostre vecchie case abitate
da coloro che ce le hanno sottratte offendendo i diritti sacrosanti dell’uomo
che nessuno ha difeso per noi.
Torniamo per pregare nei nostri
Cimiteri dove molte volte anche la
tomba ci è stata sottratta impunemente
anche con il benestare di una Patria
Matrigna per amore della quale abbiamo sacrificato tutto. [...]
Pensino oggi i nostri esuli meno
vecchi che ancora dobbiamo percorrere doverosamente una strada che
rompa il silenzio di sessant’anni ed
apra uno squarcio alla Verità storica
che attendiamo da troppo tempo per
riscattare l’onore dei nostri Morti caduti per la sola colpa di essere italiani.
Dobbiamo doverosamente, cari Amici, ritrovare quel coraggio che ci ha
spinto a scegliere l’Italianità negli anni
quaranta e riscattare la nostra dignità
storica, coinvolgendo il Parlamento, il
Governo, anzi i Governi e l’Europa.
Luciano Rubessa
* * *
Vivere la causa anche in vacanza,
per continuarne la divulgazione
Sono trascorsi più di sessant’anni
nel silenzio, nell’oblio da parte di tutti, sessant’anni di sforzi sofferti da pochi Esuli, troppo pochi, per far sapere
la nostra Storia. […]
Gli Esuli hanno scritto, hanno visitato scuole, hanno intitolato vie e piazze in uno sforzo che è stato slancio di
pochi. Nidia Cernecca è uno dei pochi e quest’estate ha voluto una cosa
diversa. Nella sua casa di Gallio
(Vicenza) ha portato un sacerdote nato
a Gimino d’Istria, don Desiderio Staver,
già parroco del Duomo di Pola, di famiglia italiana e di ideali italiani, ma
soprattutto di grande ispirazione religiosa.
Nella sua casa “La Nidiata”, dove,
in ogni ambiente si respira “aria
istriana”, ha predisposto l’altare davanti
al quale, nel sacrificio della Consacrazione, ha portato un gran numero di
Esuli e non-Esuli, amici e conoscenti.
È stato un momento mistico e commovente. Le semplici ma sentite parole di don Staver, i canti scelti che ci
hanno portato indietro negli anni, al
tempo delle cerimonie nelle nostre
chiese d’Istria, il raccoglimento dei
presenti contagiati dall’amore del Celebrante, l’aria di casa con i profumi
del bosco di conifere e di ginepri ha
sciolto l’arcano nodo dell’ignoto.
Durante l’Eucarestia, tra le preghiere sono stati ricordati nominativamente
i Cari defunti delle persone presenti,
tra cui una delegazione del Comitato
ANVGD di Brescia guidata dal Presidente Luciano Rubessa, i famigliari più
intimi ed anche coloro che sono Caduti innocenti, Istriani, Fiumani,
Dalmati, per la sola colpa di essere Italiani e che dormono il sonno della Pace
nei tanti cimiteri sparsi nel mondo
dopo l’Esodo, e per tutti coloro che
nel mondo soffrono le ingiustizie, la
fame, le guerre.
Come in un miracolo, il dopo è
stato di divulgazione, di conoscenza
e di solidarietà, proprio come quel
seme che anche ora, a settembre già
inoltrato sta per schiudersi nel Museo
“Le Carceri” di Asiago dove Nidia
Cernecca e Gigi D’Agostini hanno allestito la loro mostra, organizzata dal
“Lions Club Asiago Sette Comuni” con
il patrocinio del Comune. Nelle carceri di allora, mirabilmente ristrutturate ed adibite a Museo, nella sala prospiciente le celle di allora, la mostra
dei due infaticabili Esuli istriani è più
che mai eloquente e viva nell’afflusso
dei visitatori.
Il titolo «Istria, Fiume, Dalmazia Arte, Storia, Natura, Foibe, Esodo» è
più che mai testimonianza della completezza di questa Mostra in tutte le
sue sfaccettature che brillano di quella Italianità in nome della quale oggi
siamo tutti Esuli.
Il registro delle firme dei visitatori
è altrettanto eloquente della bravura
degli ideatori che ad ogni evento aggiungono qualcosa di nuovo e di significativo da dire e far vedere agli Italiani che non sanno. Nidia e Gigi lavorano, lavorano indefes-samente e
con tanto successo.
Jugoslavia, a cura di Codecasa e
Grigillo.
15 dicembre: seconda guerra
mondiale; scenario mondiale e scenario ai confini orientali d’Italia; foibe
1943, foibe 1945 e deportazioni, a
cura di Tarticchio.
22 dicembre: Zara; 2 esodi e 54
bombardamenti;occupazioni slave di
Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara e
Isole, a cura di Grigillo.
Per ogni informazione rivolgersi a
Tito Sidari al 339 8518591 dopo le ore
20 o nei giorni festivi.
COMITATO DI TRIESTE
Il 10 novembre a Trieste, a cura del
Comitato ANVGD giuliano, si è inaugurata nella Sala Leonardo di Palazzo
Gopcevic la mostra «Antonio Santin.
Un vescovo per la gente», promossa
dallo stesso Comitato, dal Cdm e dalla Studiom Fidei-associazione culturale, in collaborazione con il Comune di Trieste (assessorato alla Cultura)
e con il contributo del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali.
Ragusa di Dalmazia, uno splendido esempio di Trifore
L.R.
COMITATO DI MILANO
Proseguono i corsi sulla Storia e
cultura dell’Istria, Fiume e Dalmazia
alla UNITRE di Milano e alle UTE di Sesto San Giovanni, organizzati dal Comitato ANVGD di Milano. Ecco i calendari di dicembre.
A Milano gli appuntamenti sono il
martedì dalle 16.45 alle 18.00.
5 dicembre: Periodo francese; periodo austriaco; nascita del nazionalismo slavo, a cura di Giovanni Grigillo.
12 dicembre: Zara rifugio dei
Dalmati dalla seconda metà dell’Ottocento; la Prima guerra mondiale; il
Trattato di pace del 1919 e la Vittoria
mutilata, a cura di Giovanni Grigillo.
19 dicembre: Cucina e tradizioni
natalizie di Istria e Dalmazia, con
fritole, strudel e... grappa, a cura di
Gregorovich.
Ecco gli appuntamenti invece a
Sesto San Giovanni, tutti i venerdì.
1. dicembre: Fiume, l’impresa di
D’Annunzio; Accordi di Roma del
1924; ventennio fascista; rapporti con
le minoranze slave e con il regno di
L’Aquila e il Leone:
dove si trova
realmente Tucónio
Nell’articolo L’Aquila e il
Leone, pubblicato sul numero 9 di questo periodico, si
legge erroneamente che il
paese di Tucónio (Tkon) si
trova sull’isola di Bua, mentre è sulla costa nord-orientale dell’isola di Pasman, ultima dell’arcipelago di Zara,
da cui il nome: Postuma,
Postimania, Pasman.
Scrittura «femminile»,
III concorso internazionale
indetto dalla Consulta di Trieste
La Consulta femminile di Trieste in collaborazione con il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio di Trieste, indice la IIIa edizione del Concorso
internazionale di scrittura femminile, aperto a tutte le donne, di qualsiasi nazionalità e cultura, nonché alle donne detenute. La partecipazione al concorso è
gratuita.
Il concorso prevede due sezioni:
Sezione A) Racconto a tema libero o di memoria che metta in luce uno o più
aspetti della condizione femminile odierna.
Sezione B) «Donne credito banche….che impresa!». Esperienze, progetti,
aspettative, emozioni.
I lavori dovranno essere indirizzati, in sette copie, alla Consulta Femminile
di Trieste, c.p. 48 Posta Centrale Trieste entro il 31 gennaio 2007. Fa fede il
timbro postale.
Per ulteriori informazioni contattare: Carla Carloni Mocavero, tel. 040.306242,
e-mail [email protected], o Gina Cesanelli, tel. 040.566603, e-mail
[email protected]
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L’abbonamento a Difesa Adriatica non equivale alla quota associativa
Dicembre 2006
7
DIFESA ADRIATICA
Architettura adriatica tra le due sponde.
Gli storici possono sbagliare, le pietre no
Luigi Tomaz e il suo nuovo studio
sull’arte dalmata edito dall’ANVGD
È un’opera più disegnata che scritta; s’intitola Architettura adriatica tra
le due sponde.Gli storici possono sbagliare, le pietre no. Il 18 agosto è stata
presentata a Cherso in un salone cinematografico affollatissimo di esuli, di
rimasti, di turisti (non mancava qualche… arrivato d’oltre Velebiti), sotto
l’egida della locale Comunità degli Italiani e con una pagina intera dedicata
da “La Voce del Popolo”. Il 17 settembre è stata presentata molto simpaticamente a La Bancarella - Primo Salone del Libro dell’Adriatico Orientale, egregiamente organizzato aTrieste.
Questa mia Architettura adriatica
non è una guida come quelle, pur d’altissimo livello, pubblicate in gloria di
Venezia Dominante. Non raggruppa,
infatti, le opere per città, ma per periodi storico-stilistici, costantemente traghettando da una sponda all’altra. Senza togliere nulla a Venezia, e lo dico
da Istro-Dalmata veneziano non
triestinizzato, ho sentito il dovere di
scrollarmi di dosso la pigra sudditanza
che ha perpetuato la convinzione che
per tutto quanto di civile, latino, italico
e italiano hanno l’Istria e la Dalmazia,
si debba ringraziare Venezia, quando
invece prima, durante e dopo la sovranità veneziana, tutto proclama il
fecondo scambio civile culturale,
architettonico tra Istria, Dalmazia e
Fiume e Ragusa, con l’Italia intera;
preromana, romana, paleocristiana,
barbarica, romanico-rinascimentale e
barocca.
L’opera è pubblicata a nome
dell’ANVGD di Venezia, col finanziamento della Legge n. 72/ 2001 e la
presentazione autorevole del presidente nazionale Lucio Toth. È di complessive 666 pagine di largo formato adatto ai 360 accuratissimi disegni da me
eseguiti. Comincia dalla Preistoria e
dalla Protostoria, con la stele liburnica
trovata a Novilara di Pesaro e le recenti scoperte marittime di Nesazio.
Evidenzia la grande influenza architettonica romana di Pola sui massimi
artisti della Rinascenza italiana e mondiale quale Michelangelo, che ha fatto proprie le colonne binate dell’Arco
dei Sergi, da lui stesso disegnate e
postillate e poi riprodotte sulle tombe
medicee di Firenze e sulla cupola di
San Pietro a Roma. Prima di Michelangelo l’arco dei Sergi era stato disegnato da fra Giocondo da Verona e
successivamente da G. M. Falconetto
che portò le binate nel Rinascimento
veronese egemone nell’area padanoveneta.
Il Palazzo di Diocleziano, che oggi
comprende il centro storico di Spalato, è stato riprodotto e paragonato, in
tutte le sue novità fondamentali, con
la successiva architettura paleocristiana, romanica, rinascimentale e barocca, esaltando l’apporto decisivo ad
edifici di Ravenna, al Palazzo ducale
di Venezia originario, alle “serliane”
delle Procuratie di piazza San Marco
e alla Basilica palladiana di Vicenza.
Inedito l’accostamento tra la “rotonda” di San Donato a Zara e la Santa
Sofia voluta a Benevento dal duca
longobardo Arechi. C’è anche la
piantina geografica dei traffici costanti
tra Benevento, la Dalmazia e Zara.
L’opera propone anche un approfondimento su quell’Alto Medioevo
dalmata delle aree oggi periferiche che,
riguardo all’architettura e alle pietre
scolpite, troppi hanno accettato di
chiamare paleo-croato, prospettando,
per una serie di chiesuole campestri,
l’origine spontanea dal genio slavo
passato dal nomadismo alla stanzialità.
Vanno innestate invece nella tradizione latina delle trichore martiriali postcatacombali, evolutesi nei sacelli
oratoriali e nei battisteri a forma
cruciforme o rotonda polilobata a sua
volta ritornate a modelli precristiani,
romani e salonitani.
Il romanico pisano di Zara e
zaratino di Ancona, il gotico veneziano sui balconi di ogni città e cittadina
da Muggia a Cattaro, il genio architettonico istriano di frate Jacopo da Pola
costruttore delle cupole di Sant’Antonio di Padova, portano al Duomo di
Sebenico iniziato in stile gotico da
costruttori milanesi e veneziani e completato in forme ormai rinascimentali
da Giorgio Orsini Dalmaticus ingaggiato a Venezia dove lavorava alla Porta d’onore del Palazzo Ducale. Giorgio, dal 1441 al ’43 determina la facciata, in piena aderenza all’originalissima copertura a scrigno, del suo Duomo di Sebenico mentre veniva lasciato incompleto a Rimini il tempio
Malatestiano ideato dal celeberrimo
Leon Battista Alberti con lo stesso profilo di facciata, come rivela una medaglia ufficiale coniata nel 450 dallo
stesso costruttore del progetto albertiano, il veronese Matteo de’ Pasti
cui Giorgio, in fecondo scambio, spediva le pietre già scolpite, come allora
si faceva per ridurne il peso ed il conseguente nolo delle barche da trasporto.
Ho affrontato di petto la vexata
questio sulla primogenitura delle facciate rinascimentali di San Michele in
isola e di San Zaccaria costruite a Venezia dal bergamasco Coduzzi, imitato da uno stuolo di costruttori veneziani. Oltre alla prova delle date, discussa ma mai concordata dai dotti che
fan carriera con le polemiche, ho affidato all’evidenza delle pietre disegnate
la primogenitura del progetto-modello di Sebenico. I disegni che ho realizzato, infatti, mostrano le opere non solo
di prospetto, ma anche dall’alto e di
dietro. Il capolavoro di Giorgio appare così l’unico esemplare di perfetta
aderenza tra facciata e copertura interna ed esterna dello spazio ecclesiale. Giorgio ha coperto infatti le tre navate, i transetti, le semicupole e la cupola (completate, sul suo modello, da
Spoleto, l’imponente Palazzo Ducale progettato dal dalmata Luciano Laurana.
Il suo impianto è di riconosciuta ispirazione spalatino-dioclezianea
La cattedrale di Sebenico
veduta dall’alto nel suo ambiente urbano (dis. di L. Tomaz)
Nicolò Fiorentino subentratogli dopo
la morte) tutte con grandi lastroni di
pietra scolpiti a perfetto incastro reciproco (a limbello) e con i costoloni
curvilinei. In tal modo il profilo della
sezione della scatola muraria corrisponde al profilo della facciata.
Segue, nello stesso 1400 sconfinando nel ’500, il grande apporto dei
maestri dalmati al Rinascimento dell’Italia peninsulare, della Sicilia e della Provenza.
Si distinguono al massimo livello
Luciano e Francesco Laurana della
regione zaratina. Luciano, nel palazzo ducale d’Urbino di riconosciuta
ispirazione spalatino-dioclezianea,
porta alla estrema raffinatezza l’ideale
platonico allora riproposto dall’Umanesimo. Il genio di Luciano è
evidente, nei palazzi e castelli di Pesaro
e di Mantova, e nelle rocche dei
bastioni turriti, di Senigallia e di
Sassocorvaro. Nel castello aragonese
di Napoli, Luciano ha dato notevole
apporto all’originale arco commemorativo a due fornici sovrapposti
di pietra bianca tra due alti torrioni di
mattoni rossi. Vi appare la duplice riproduzione delle colonne binate dell’arco di Pola. Francesco vi ha scolpito il corteo trionfale di Alfonso
d’Aragona. Celebri nella storia dell’arte italiana sono i busti delle duchesse
aragonesi e sforzesche, astrazioni purissime di volti muliebri che Francesco Laurana ha eseguito sul marmo
quali espressioni sublimi della stessa
temperie artistica che contemporaneamente ispirava i ritratti dipinti da
Antonello da Messina e Piero della
Francesca. A Francesco Laurana e alle
sue madonne di Siracusa e di Noto è
riconosciuta la radice del Rinascimento siciliano.
Non ho trascurato l’opera di Andrea Alessi di Durazzo, socio di Nicolò
Fiorentino a Sebenico, a Traù, nelle
isoleTremiti e aVenezia nel monumento al doge Francesco Foscari ai Frari.
Neanche Giovanni Dalmata (così si
firmava) di Traù è trascurato, con i suoi
ritratti dei reali d’Ungheria Mattia
Corvino e Beatrice d’Aragona, i tanti
lavori a Roma in Vaticano, in società
con Mino da Fiesole, per papi e cardinali; col portale d’onore di Palazzo
Venezia e la transenna marmorea
finissima della Cappella Sistina dove
il Conclave elegge i papi. Sue sono le
figure delle virtù nelle tombe di San
Pietro, busti a Venezia e madonne piene di grazia gentile in vari musei tra i
quali quello di Padova.
A Padova nel pieno Cinquecento,
il Rinascimento maturo è rappresentato dai due istriani Matteo e Andrea
da Valle che hanno portato fino al tet-
to la basilica di Santa Giustina dei Benedettini per i quali Bernardo Parentino
o Parenzan, da Parenzo, allievo non
ultimo del Mantegna, aveva affrescato
il grande chiostro. Nel concorso per
la nuova Cattedrale di Padova, Andrea
era stato preferito al Sansovino e lavorerà in consulenza epistolare con
Michelangelo. Ha eseguito certose e
tempietti rotondi poi attribuiti al
Palladio fino a che il Temanza gli ha
reso giustizia. Ad Andrea si deve
l’aspetto del Palazzo dei Trecento al
centro di Treviso.
Ho affrontato pure le “rotonde”
barocche, col Duomo di Fiume iniziato dai Gesuiti quando il Longhena
iniziò a Venezia la grandiosa “rotonda” della Salute e finito prima che il
Temanza, il Tiralli ed il Vecelli iniziassero o completassero le loro rotonde
aVenezia, a Pellestrina e aTreviso. Con
estrema cura tutte queste opere sono
disegnate a partire dal Pantheon di
Roma che ne è il prototipo.
C’è il tempio di Vicovaro in quel
di Roma, di Domenico da Capodistria,
e alcuni dei portali firmati da lapicidi
dalmati in Puglia e nelle Marche.
L’opera si conclude con Ragusa,
presente con tutte le sue principali architetture salvate dal terremoto del
1667 e le più significative barocche
costruite dopo quel tremendo disastro.
Il Barocco raguseo è anche opera di
architetti veneziani ma è soprattutto
volutamente romano. Un esempio è
Sant’Ignazio dei Gesuiti, progettato dal
grande architetto e pittore fratel Pozzo, operante a Roma e in Europa.
Quando la chiesa fu terminata, alta su
un dirupo dentro la città, i Ragusei
vollero una gradinata d’accesso
monumentale e chiamarono da Roma
un architetto che si ispirò alla scalinata di Trinità dei Monti appena costruita tra la meraviglia del mondo.
Il secondo volume di questa mia
fatica ha anche la scalinata di Trinità
dei Monti, ma si conclude con le
possenti opere di difesa dalla città-repubblica di Ragusa, protese con la loro
mole verso il monte e verso il mare
aperto. Opere dei massimi maestri
d’arte militare italiani onorati di servire la nobile e ricca città marinara. Sono
il simbolo della storia di tutta la riviera
orientale, da Muggia in giù. Simbolo
di una civiltà che ha dovuto difendersi dai monti incombenti e dal mare
infido.
Una civiltà che non può essere
cancellata dal libro della storia perché
è ancora lì, salda nelle sue pietre
onnipresenti che parlano con voce
chiara a chi le vuole ascoltare.
Luigi Tomaz
8
DIFESA ADRIATICA
Dicembre 2006
Essere Dalmati,
una bella storia
Quella «piccola patria»
spiegata attraverso
i suoi personaggi
Sul “Corriere della Sera” del 1° novembre è apparso un articolo a tutta
pagina di Claudio Magris, dal titolo Perdonaci Signore perché siamo Dalmati,
corredato da un intervento di Dario
Fertilio. Magris, nato a Trieste nel 1939,
noto germanista e scrittore, è stato insignito nel corso del recente Raduno
dei Dalmati Italiani nel Mondo del
Premio “Tommaseo” per l’anno 2006.
Del suo articolo riproduciamo alcuni significativi passaggi.
Nella stessa pagina in cui è apparso il lungo articolo di Magris è pubblicata
anche una nota di Dario Fertilio, Bettiza, Matvejevic, Missoni: Una piccola
patria. Ecco cosa il giornalista scrive a proposito di Ottavio Missoni, per lunghi
anni sindaco del Libero Comune di Zara in Esilio e recentemente eletto sindaco
onorario.
È curioso che Dalmazia, originariamente, significasse «paese delle
montagne», perché oggi, nel nostro immaginario, essa si identifica piuttosto
con le sue aspre e incantevoli coste,
isole e città costiere e col suo mare
forse più bello del mondo, con quello
«specchio adriatico» cui il poeta e
saggista croato Tonko Maroevic, nato
a Lesina, ha intitolato un suo libro recente. Da sempre la Dalmazia è un
crogiolo, ora armonioso ora conflittuale, di culture, dai greci agli illiri ai romani ad altri popoli del passato, dalla
plurisecolare indelebile impronta veneziana a quella croata, stratificata e
sempre più prevalente nel corso dei
secoli, dal breve dominio napoleonico
a quello absburgico alla guerra che ha
dissolto la Jugoslavia. Una realtà con
una sua fisionomia inconfondibile,
eppure variegata, come dicono le differenze fra la costa e il retroterra, fra
l’italianità di Zara e la forte componente croata del complesso e la
composita peculiarità di Ragusa.
«Dalmata» può designare un italiano
come un croato, un’identità multiculturale che può - e dovrebbe, come
diceva qualche settimana fa al congresso dei Dalmati italiani nel mondo
Guido Brazzoduro - essere considerata un valore, ma ha anche generato
nazionalismi esasperati, smaniosi di
pulizie etniche ossia di distruggere una
parte di sé, il proprio alter ego, slavo o
italiano o d’altra origine (le violenze
fasciste contro gli slavi, ustascia contro i serbi, slavi contro gli italiani, l’esodo di questi ultimi, la recente guerra
fratricida, il bombardamento serbo di
Ragusa). Nella Dalmazia «slavo-latina», come l’ha chiamata Enzo Bettiza
che ne ha dato nei suoi romanzi
possenti rappresentazioni poetiche,
tutto si intreccia e si confonde; Ante
Trumbic, rilevante uomo politico
Una rara immagine di Sebenico nell’ultimo ventennio del XIX sec.
croato piuttosto avverso agli italiani,
diceva di sentirsi appassionatamente
croato, ma di pensare spesso in italiano. Anch’ io - definito per questo in
una poesia di Biagio Marin di molti
anni fa «Claudio de sangue
dalmatin» - appartengo in piccola parte a quel mondo, grazie a miononno,
Francesco de Grisogono, nato a
Sebenico da una famiglia nobiliare
veneta di lontana origine greca, radicata a Zara ma anche a Spalato, dove
un palazzo, mai suo, porta il suo nome.
Una famiglia che nel Settecento aveva dato studiosi e uomini di toga, nel
quadro di quella grande cultura italiana, specialmente veneziana di quelle
terre. Filosofo e scrittore di una
genialità tarpata dall’isolamento, autore di fulminei aforismi e di un bizzarro calcolo concettuale universale,
quel mio nonno era un patriota
irredentista italiano che parlava perfettamente il tedesco e il croato, incarnando una koiné pluriculturale che gli
scontri nazionali avrebbero presto dissolta. [...]
Un’immagine di questa multiculturalità la dà, in latino, la vecchia
storia di Giovanni Lucio del 1666, per
non parlare del Viaggio in Dalmazia
del grande illuminista Alberto Fortis. I
nazionalismi e le pulizie etniche distruggono questa civiltà, proiettando
anche nel passato le passioni scioviniste e dunque falsificando quel passato, come quando definire il medesi-
Ragusa in Dalmazia dall’alto, verso il mare
mo scrittore rinascimentale Marco
Marulo o Marko Marulic oppure
Gundulic o Giovanni Gondola diventa una astorica rivendicazione nazionalista, la quale dimentica che in quella straordinaria stagione umanistica fiorita in Dalmazia era naturale che il
medesimo autore scrivesse ora in latino ora in croato ora in italiano con un
nome ora italiano ora croato; ciò faceva parte della cultura sopranazionale
dell’ epoca, in cui la traduzione italiana aveva un grande peso: basti pensare alla presenza del petrarchismo o di
Tasso nella letteratura croata o alla straordinaria fioritura di versioni croate
della Divina Commedia, di recente
analizzate da Ljiljana Avirovic, studiosa
della traduzione e straordinaria traduttrice non solo dall’ italiano in croato,
ma anche dal croato e dal russo in italiano. [...]
La composita identità dalmata
(non solo slavo-latina, ma ricca pure
di altre componenti) ha avuto grandi
espressioni culturali, dal Palazzo di
Diocleziano ai mirabili duomi e palazzi delle città, dalla letteratura italiana di classici quali Fortis o Tommaseo
a quella contemporanea di Bettiza (per
fare solo alcuni esempi) alla letteratura croata di Marinkovic e Nazor,
cantori delle isole, o più recentemente di Maroevic o di Luko Paljetak che
ha cantato fra le mura di Ragusa bombardate nel 1991 la bellissima ragusea
Flora Zuzzeri (Cvijeta Zuzori?) celebrata nei madrigali di Tasso. [...]
La presenza italiana, così fondamentale per la Dalmazia, è andata via
via assottigliandosi sino al selvaggio
bombardamento inglese di Zara e all’esodo alla fine della seconda guerra
mondiale. Oggi gli italiani della penisola ignorano questo grande ruolo
della presenza veneta e italica e il suo
grande e drammatico declino. Pregiudizi, violenze e rancori hanno lacerato quella terra sanguinea, vitale ed
eccessiva e insanguinato il suo mare
degli dei.
Oggi gli orizzonti si riaprono e il
dialogo, pur fra residuali difficoltà e
ostili resistenze, si avvia a ricominciare; il sindaco di Zara ha ricevuto tempo fa Ottavio Missoni, in quel momento simbolico sindaco del Comune di
Zara in esilio. È giusto difendere i propri diritti e chiedere scusa per aver offeso quelli altrui; ognuno, nella storia
grande e straziata di questa terra, ha
da chiedere perdono. Parce mihi
Domine quia dalmata sum, diceva
l’iracondo San Gerolamo, perdonami,
Signore, perché sono dalmata.
Claudio Magris
Nei discorsi di Ottavio Missoni, stilista nato a Ragusa e incarnazione anche
simbolica dell’ «esilio permanente» da una Dalmazia che non esiste più, si
sente ritornare spesso la definizione di «costa orientale dell’Adriatico» , includendovi unque l’Istria, mentre la costa dalmata vera e propria inizia subito dopo
Fiume, alla baia di Buccari, per arrivare «fin quasi ai confini albanesi». L’ideale
adriatico di Missoni consiste, oltre che di storie familiari, di emozioni: «ginestre splendenti, ciclamini selvatici, asparago tra i rovi» per l’Istria; «donne vestite
di nero, con il fazzoletto in testa
o lo scialle d’inverno, in fila o isolate, nell’orizzonte luminoso tra mare e
rocce, nelle vigne e tra ulivi e fichi», per la Dalmazia. Una appartenenza, nel
caso di Missoni, da ostentare orgogliosamente sulle vele della barca con cui
percorre l’Adriatico (bandiera dalmata con tre teste di leoni su fondo blu) [...].
Però non esageriamo con la modestia, potremmo aggiungere con Bettiza,
perche l’Illiria -come lui definisce spesso metaforicamente la Dalmazia nei suoi
romanzi - «fin dai tempi antichi si è svuotata per incarnarsi altrove: ha fornito
legionari e imperatori come Diocleziano ai romani, Giustiniano ai bizantini,
santi eruditi e peccaminosi come il biblista Gerolamo ai Cristiani, [...]
grandi viaggiatori come Marco Polo e grandi comandanti ai veneziani, ciurme
bellicose alle piraterie adriatiche, capitani di lungo corso come il padre di Missoni
agli austriaci, [...]».
S. Lorenzo al Pasenatico, la Basilica di San Martino
con il campanile, un tempo torre di difesa
Barbana d’Istria, la loggia con colonnato di Palazzo Loredan
Dicembre 2006
Fiumani a raduno. È il 44.mo
Brazzoduro confermato sindaco
Si è svolto il 14 e 15 ottobre, a
Montegrotto Terme (Padova) il 44°
Raduno nazionale degli Esuli da Fiume raccolti nel Libero Comune di Fiume in Esilio.
Questa edizione ha rivestito un
carattere speciale, dal momento che
sono stati resi noti i risultati delle elezioni svoltesi durante la primaveraestate 2006 del Consiglio comunale.
Il programma del Raduno prevedeva, nella giornata di sabato, la Riunione del Consiglio comunale e, domenica, la S. Messa nella Chiesa del
Monastero di Santa Chiara; quindi l’Assemblea cittadina generale nella sala
conferenze in albergo, per chiudere
alle ore 13 con il pranzo conviviale in
albergo.
Al sindaco uscente Guido Brazzoduro, il compito di presentare il lavoro svolto nel corso dell’ultimo anno.
Oltre all’attività legata alle elezioni,
l’impegno ha visto riuniti i massimi
rappresentanti del Libero Comune per
le celebrazioni di San Vito a Fiume ed
occasionalmente per qualche attività
in Italia.
Sempre attenta è stata la ricerca di
collaborazione e sintonia con la Società di Studi Fiumani di Roma per
integrare al meglio le attività delle due
associazioni.Vengono mantenuti inoltre costanti rapporti e contatti con la
Comunità degli Italiani di Fiume, e una
delegazione è stata presente al Raduno, perché «convinti che una reciproca attenzione e aiuto – ha affermato il
sindaco – tra la Comunità degli Esuli e
i rappresentanti della minoranza italiana della città perduta siano necessari per le migliori soluzioni dei rispettivi problemi». Erano presenti anche
la neoeletta vicepresidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, Agnese
Superina, il presidente del Comitato
Esecutivo della Comunità degli Italiani di Fiume, Roberto Palisca e l’ex presidente della CI di Fiume, Alessandro
Lekovic. Grandi sforzi, ha rimarcato
Brazzoduro, sono stati fatti per seguire l’attività della Federazione degli Esuli
istriani, fiumani e dalmati anche se la
situazione dei rapporti tra le associazioni nell’ambito della stessa, «ha visto una graduale divaricazione di posizioni dovuta alla maggiore attenzione che alcune hanno voluto dare, a
livello europeo cercando di collegare
9
DIFESA ADRIATICA
le problematiche del nostro esodo a
quelle di altre popolazioni europee
pure penalizzate dalle conseguenze
della seconda guerra mondiale».
Sempre di grande valenza a livello
nazionale, ha proseguito il sindaco
uscente, sono state le manifestazioni
per il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, culminate quest’anno nelle celebrazioni romane con particolare evidenza per la cerimonia al Quirinale
dove il Presidente Ciampi ha voluto
consegnare i riconoscimenti ai discendenti degli infoibati in applicazione
della Legge istitutiva di tale riconoscimento e del Giorno del Ricordo, e per
toccanti cerimonie in Campidoglio col
sindaco Veltroni e, a Palazzo Chigi, con
l’allora presidente del Consiglio
Berlusconi.
Dalle prime dichiarazioni rilasciate dal nuovo Capo dello Stato Giorgio
Napolitano, in occasione e su temi che
riguardano il mondo degli Esuli, «ci
fanno dire che la linea di attenzione e
di riconoscimento trovano continuità
anche con la nuova presidenza».
Hanno preso la parola anche
Renzo Codarin, vicepresidente nazionale dell’Associazione Venezia Giulia
e Dalmazia, Giorgio Varisco in rappresentanza degli esuli dalmati, Maria
Luisa Budicin, dell’Esecutivo del Comitato ANVGD di Verona, l’ex console
a Fiume, Roberto Pietrosanto.
La nuova Assemblea
del Libero Comune di Fiume
Questi i nomi degli eletti. Oltre a
Guido Brazzoduro nella nuova Assemblea del Libero Comune di Fiume in
Esilio sono entrati a far parte: Mario
Stalzer Fulvio Mohoratz, Laura Calci,
Francesco Gottardi, Giuseppe Sincich,
Sergio Stocchi, Gina Superina, Clara
Rubichi, Elio Maroth, Claudia Matcovich, Edoardo Vollman, Elda Sorci
Skender, Mario Stillen, Furio Percovich,
Sergio Viti, Mario Bianchi, Nerio
Ravini, Edoardo Uratoriu, Maurizio
Brizzi Carposio, Elisabetta Dragicevich, Emerico Radmann, Fulvio Falcone, Giorgio Vitelli, Francesco De
Marchi, Eneo Baborschi, Livio Donajo
e per la prima volta anche un fiumano
residente a Fiume: Pino Bulva.
rtg
arcipelagoadriatico.it
La storia gloriosa
della «Diadora» di Zara
Nel 1898 venne costituita a Zara la Società Canottieri «Diadora»,
per iniziativa di Desiderio Barich, Antonio de Hobert, Giovanni Paitoni,
Oscar Randi, Antonio Smirich, ai quali si aggregarono in un secondo
tempo Venceslao Stermich, Roberto Rossini e Vittorio Verban.
Con molta fatica, i promotori riuscirono a federare la «Diadora» al
«Reale Rowing Club Italiano», emanazione allora del Ministero della
Marina italiana, per sottrarla alla Federazione di canottaggio austriaca.
Nel settembre del lontano 1907, alle regate internazionali di Trieste,
l’armo composto da Stenta, Zanella, Cattalinich e Luxardo conseguì la
prima vittoria per la Società canottieri zaratina.
Da allora e sino al 1940 la «Diadora» vinse regate, campionati d’Italia e d’Europa.
L’esodo dalla città dalmata, conseguente ai bombardamenti alleati e
alla cessione della città alla Jugoslavia dopo la seconda guerra mondiale, toccò anche la ormai gloriosa Società Canottieri. Ma nel 1961
riapparvero, nelle acque antistanti Ancona, in una manifestazione sportiva, le maglie bianco/blu della Diadora. Era l’inizio della ricostituzione
del Sodalizio che trovò la sua sede al Lido di Venezia.
Le brevi notizie sono tratte dall’edizione curata da P. Filippini, F.
Vitadello, A. Sandi e realizzata dal Circolo Canottieri «Diadora» in occasione del centenario della società.
GLI ESULI DA NERESINE A RADUNO
Domenica 29 ottobre a Marghera
(Venezia) gli Esuli da Neresine hanno
festeggiato la Madonna della Salute
loro protettrice. Alla giornata hanno
partecipato in 110, provenienti dal
Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria,
Marche, Lazio, Puglia, Sicilia e New
York. Particolarmente sentita e partecipata l’accoglienza agli Esuli da parte della comunità parrocchiale della
Madonna della Salute di Marghera,
guidata da Don Lio; una solenne celebrazione ha segnato l’appuntamento liturgico comunitario. Il parroco ha
tenuto una commovente omelia, ringraziando i neresinotti convenuti per
la loro dedizione alla fede cristiana a
alla madonna della Salute. Con l’occasione sono stati anche ricordati anche i defunti originari di Neresine
scomparsi quest’anno: otto a Neresine,
quindici in Italia, cinque nelle Americhe, due in Australia, uno in Francia.
Il pranzo conviviale ha rappresentato il momento di maggior gioia della giornata, con il continuo intrecciarsi di ciacole, racconti e canti. Emozio-
nante l’ingresso nella sala di una grande torta con rappresentata la goletta
simbolo di Neresine. A tutti i convenuti è stato donato un omaggio a ricordo della giornata. Il Comitato degli
Esuli da Neresine ha così portato a ter-
mine un nuovo importante appuntamento, incrementando i convenuti rispetto allo scorso anno e ottenendo
un lusinghiero successo.
X Coppa Scarioni, 1927.
Vinse il fiumano Blasich
vane Sommariva rinvenuto freschissimo all’attacco. Dopo un breve tratto
anche Picasso, rimane dietro al
sopravveniente, mentre il gruppo degli altri è condotto da Baldini e Flecillo.
Mancano ormai cinquanta metri al traguardo e Blasich fila via velocissimo
con un crowl meraviglioso verso la
meta. Il gruppo dei secondi si allunga
per venti metri quasi su una sola linea.
Sommariva subisce un altro pericoloso tentativo per opera della coppia
Baldini - Pitacco, ma riprende il secondo posto dopo un magnifico spunto. Blasich intanto giunge al termine
della sua marcia trionfale, Sommariva
che non è più ripreso giunge a tre lunghezze dal vincitore.
Ecco l’ordine d’ arrivo:
Blasich Furio - di Fiume in 2.41
Sommariva - di Sampierdarena in 2.44
Picasso - di Padova in 2.45
Baldini - di Santa Margherita Ligure
in 2.48
Seguono gli altri nuotatori, a pari merito, con il tempo di 2.53.
Dal nostro inviato... nel tempo.
Como, 9 settembre 1927. Ieri si
sono disputate le semifinali e la finale
di nuoto per la «X Coppa Scarioni»
indetta ed organizzata dalla “Gazzetta dello Sport”. La manifestazione,
giunta al decimo anno, continua a riscuotere un enorme successo tra gli
appassionati e gli sportivi di tutta Italia. A Como, per l’ evento, sono giunti
numerosi tifosi che, al termine della
competizione sportiva, hanno festeggiato tutti insieme calorosamente il
vincitore. Poco dopo le 18, i migliori
nove nuotatori ammessi in finale, vengono invitati dai giudici a scendere in
acqua e ad avvicinarsi al palo di partenza galleggiante. Al via gli «Scarionisti», partono in piena velocità, decisi a prendere le posizioni migliori.
Dapprima il gruppo si mantiene allineato per una ventina di metri, poi il
fiumano Blasich si porta al comando
ma è costantemente tallonato dai liguri
e dal tarantino Pitacco. Verso i cinquanta metri, Flecillo e Pitacco aumentano la loro andatura e si portano quasi sulla linea del fiumano. Tuttavia la
nuova andatura di questi non comporta nuovi cambiamenti di posizione, tanto che il passaggio dei cento
metri avviene in questo ordine: Blasich
primo, Baldini, Flecillo e Pitacco, quasi
a ridosso l’un dell’altro, poi più staccato ma in netto recupero, Sommariva
che con la sua andatura si avvicina
pericolosamente ai leader.
Nei secondi cento metri, Baldini
riesce a liberarsi per qualche metro da
Picasso e dal tarantino Pitacco, il quale viene raggiunto e sorpassato dal gio-
G.R.
Giorgio Di Giuseppe
“Diadora” e “Arupinium” all’ultimo remo
cronaca di una gara di «jole» a quattro, nel 1927
Dal nostro inviato... nel tempo.
Portorose, 31 Luglio 1927.
La giornata dedicata alla finale
della regata sezionale giuliana,
in special modo, la gara di «Jole»
a quattro con timoniere, svoltasi ieri, nelle ridenti acque di
Portorose è stata rovinata dallo
stato del mare, che calmo e meraviglioso nella mattinata, si è poi
agitato nel pomeriggio. Per questo motivo alcune imbarcazioni
iscritte sono state costrette, per
imbarco d’acqua, a rinunciare alla
competizione pomeridiana. Tuttavia
grande interesse ed impressione ha
suscitato, tra gli sportivi locali, il lavoro di recupero svolto sulla “Diadora”
dall’equipaggio zaratino che, in tempo, ha rimesso in acqua l’imbarcazione per la competizione pomeridiana.
Nonostante, quindi il maltempo, il via
alla gara è stato dato nel primo pomeriggio alle 14 e le imbarcazioni si sono
date immediatamente battaglia.
In queste prime fasi, si è distinta la
“Diadora” di Zara, che con un poderoso allungo si è portata alla testa del
gruppo, dove la battaglia si faceva
accanita per il secondo posto, specialmente tra la “Timavo” di Monfalcone
e la “Pullino” di Isola d’Istria. A circa
metà percorso, “Arupinium” di Rovigno, che si trovava nelle ultime posizioni in compagnia della “S.G. Triestina” e della “Libertas” di Capodistria,
si avvicina e con un allungo, supera il
gruppo formato dalla “Forza e Valora”
di Parenzo e la “Nettuno” di Trieste.
Negli ultimi duecento metri, è in una
lotta accanita con la “Timavo” e la
“Pullino” per la piazza d’onore ma con
un poderoso serrate supera entrambi
e si getta all’inseguimento della
“Diadora”. Gli ultimi cento metri sono
caratterizzati da una strenua lotta tra
l’“Arupinium” di Rovigno e la “Diadora” di Zara per la vittoria. Negli ultimi cinquanta metri, con un ultimo e
meraviglioso serrate, l’“Arupinium” passava in testa e vinceva l’avversaria, seguita a sua volta
dalla “Timavo” e dalla “Pullino”.
Nonostante il maltempo,
grande ed appassionata è stata
la partecipazione della cittadinanza, che non ha mai mancato d’incitare tutti gli equipaggi
delle imbarcazioni partecipanti
alla competizione. Carente è stata l’organizzazione che ha contribuito non poco al mancato
successo sportivo regionale che
le regate avrebbero ben meritato.
Ecco l’ordine di arrivo:
“Arupinium” di Rovigno in 6,41
“Diadora” di Zara in 6,46
“Timavo” di Monfalcone in 6,48
“Pullino” di Isola d’Istria in 6,50
“S.G. Triestina” di Trieste in 6,53.
Seguono distanziate “Forza e
Valora” di Parenzo, “Nettuno” di Trieste, “Libertas” di Capodistria.
La Coppa Isola d’Istria (valida per
la Jole di mare a quattro vogatori) è
stata così vinta per merito dell’equipaggio dell’“Arupinium” di Rovigno
formato da: De Santi, Desternovaz,
Maparetto e Bucchiar.
G. Di G.
10
DIFESA ADRIATICA
DALL’ITALIA
Roma. La Quadrilaterale, il foro di consultazione tra Italia, Croazia, Slovenia e Ungheria, ha
bisogno di «una trasformazione ma non di una
sepoltura» il suo ruolo nuovo potrebbe essere
quello di promuovere cooperazioni rafforzate
nell’UE sull’energia, l’ambiente e i trasporti. Con
questo messaggio il sottosegretario agli Esteri
Crucianelli ha passato il testimone della presidenza al collega di Zagabria, nel corso di una
conferenza stampa alla Farnesina.
Bergamo. In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale, il 4 novembre è stato inaugurato nel Parco della Rimembranza nella Rocca di
Bergamo un monumento dedicati «ai Martiri delle
foibe e agli Italiani delle terre d’Istria, del Carnaro
e di Dalmazia Esuli in Patria e nel mondo».
Ostra Vetere (Ancona). Dopo lunghi lavori
di ristrutturazione a cura dell’amministrazione
comunale, i marchigiani possono ora nuovamente visitare lo splendido Palazzo De Pocciantibus,
antica famiglia di Ragusa di Dalmazia che scelse la cittadina dell’anconetano come punto di
riferimento nel XV secolo.
Roma. Ha trovato finalmente pace nel Cimitero del Verano il feretro di Alida Valli, l’attrice
polesana scomparsa lo scorso aprile. Era rimasta
per mesi senza sepoltura a causa di difficoltà
burocratiche che sono state risolte con un intervento diretto del Comune di Roma.
Milano. È morto all’età di 69 anni il cantautore genovese Bruno Lauzi. Vicino agli ambienti
liberali, nel maggio 1992 fu l’animatore a Torino
di una manifestazione per difendere il valore della
cultura italiana in Istria.
Dicembre 2006
TRA VIRGOLETTE
50° anniversario dell’emigrazione giulianodalmata nei Paesi dell’America Latina.
Fatti, fatterelli, curiosità e notizie
dalle associazioni e dalla stampa
Bruxelles. Isidoro Gottardo, presidente del
Gruppo di lavoro sulla Croazia del Comitato delle
Regioni nella Unione Europea, e l’eurodeputato
Pal Schmitt, presidente della Commissione parlamentare mista Unione Europea-Croazia, si sono
espressi congiuntamente a favore dell’ingresso
della Croazia nell’Unione Europea entro l’attuale decennio, possibilmente entro le elezioni europee del 2009.
“
”
Giovanni Arpino, alla presenza della vedova
Sig.ra Caterina e di numerose autorità. Arpino è
stato una delle figure più significative della letteratura italiana del Novecento. Di famiglia piemontese, era però nato a Pola nel 1927.
di Isola per un’estensione di 30mila metri quadri. Ospiterebbe spiagge, campi sportivi, alberghi e altre strutture turistiche. Se avviata, l’opera
potrebbe essere consegnata tra il 2013 e il 2023,
ambientalisti permettendo.
Firenze. Gli alunni delle ottave classi (terza
media) delle scuole elementari italiane di Pola,
Dignano, Rovigno e Parenzo hanno trascorso tre
giorni tra Firenze e Siena in visita di studio organizzata dall’Università Popolare di Trieste e dall’Unione Italiana.
Pirano. Compie 30 anni il notiziario della
comunità italiana di Pirano “Lasa pur dir”. Nato
in un periodo in cui l’italianità non era certo semplice da sbandierare, è in preparazione un numero speciale per celebrare degnamente la ricorrenza.
Trieste. Il Presidente della Commissione Esteri
della Camera Umberto Ranieri ha visitato il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno e a Trieste il
costituendo Civico Museo della Civiltà Istriana
Fiumana e Dalmata e il Centro di Documentazione Multimediale della Cultura giuliana,
istriana, fiumana e dalmata. Di tutte queste istituzioni ha sottolineato l’importanza storica per il
mantenimento della cultura italiana delle terre
adriatiche.
Zara. Il Console italiano di Spalato Nobili ha
comunicato che il Presidente della Repubblica
Napolitano ha conferito le Stelle della Solidarietà a Rina Villani, presidente della Comunità degli Italiani di Zara, e a Michele Sabatini, in servizio presso l’OCSE a Zara dopo numerosi incarichi in organizzazioni internazionali.
con foto ‘Zara.Foro’, grande
OLTRE CONFINE
Capodistria. Il 44.esimo seminario di lingua
e cultura italiana riservato agli insegnanti di lingua italiana di Slovenia e Croazia è stato dedicato al giornalismo. Sono intervenuti numerose “firme” del giornalismo italiano.
Roma. Trieste, Fiume, Venezia e Capodistria
devono costituire un unico grande porto. Lo ha
chiesto il Presidente del Consiglio Prodi all’assemblea generale di Assoporti, spiegando che
l’Italia ha bisogno di grandi sistemi portuali «come
se fossero un’unica grande banchina». Siamo lieti
che Prodi abbia rimesso Fiume e Capodistria fra
i porti italiani.
Cittanova. Presentato il libro “Il ritorno” dell’esule Mario Schiavato. Passato per le consuete
tappe dei profughi come Trieste, Udine, Barletta,
Laterina e Prato, Schiavato nel libro ritorna nella
sua Dignano ma la trova troppo cambiata e ne
vive il turbamento. Il romanzo conclude la trilogia
iniziata con “Terra rossa e masiere” del 2003 e
“L’eredità della memoria” del 2004.
con foto ‘Dignano’, piccola perché di cattiva
qualità
Trieste. La sedicenne Chiara Opalio di Vittorio Veneto (Treviso) è la vincitrice della decima
edizione del premio Pianistico Internazionale
“Stefano Marizza”, organizzato annualmente
dall’Università Popolare di Trieste, in collaborazione con il Conservatorio “Tartini” e la famiglia
Marizza. I due secondi premi sono andati a
Niccolò Ronchi di Visano (Brescia) e a Silvia
Tessari di Falcade (Belluno).
Fiume. Sarà forse aperto ai turisti il Vallo alpino orientale, costruito nell’entroterra fiumano
dall’Esercito italiano negli anni Trenta lungo il
confine con la Jugoslavia. L’insieme dei cunicoli
e bunker è in buona parte perfettamente conservato, segno di un’attenta costruzione. Vi si trovano ancora numerose scritte dei militari italiani
che parlano di battaglie sostenute a Fiume e
messaggi ai loro cari.
Nichelino (Torino). Lo scorso 28 ottobre la
Biblioteca civica è stata intitolata allo scrittore
Isola d’Istria. Piace al governo sloveno il progetto dell’isola artificiale da costruire nei pressi
Fiume. È uscito un volume bilingue inglese/
croato di Veselin Kostic, che riporta le impressioni di viaggio degli inglesi nella zona di Fiume tra
il XVI e il XVII secolo. Gli appunti, fedelmente
trascritti dai viaggiatori, riportano nella versione
originale in inglese dell’epoca tutti i nomi in italiano o tedesco, a seconda dell’origine; nella
versione croata moderna, invece, i nomi vengono “fedelmente” tradotti. Chiameremo allora l’autore Vasello Costa?
DALL’ESTERO
NewYork. Il console italiano Antonio Bandini
ha consegnato a Mario Andretti il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana. L’onorificenza è stata conferita per i grandi meriti sportivi
di Andretti, unico pilota automobilistico ad aver
vinto in tutte le principali corse su pista in quattro intere decadi. Il pilota, nato nell’istriana
Montona ed esule negli Stati Uniti, è sempre rimasto legato alle sue origini ed ha costantemente manifestato il suo attaccamento a Montona.
Buenos Aires. Si è tenuto nella capitale
argentina il convegno «Con le nostre radici nel
nuovo millennio: le comunità giuliano-dalmate
dell’America Latina di fronte alle sfide del mondo globalizzato», organizzato dall’Associazione
Giuliani nel Mondo con la collaborazione della
Federazione dei Circoli giuliani dell’Argentina e
il sostegno della Regione Friuli-Venezia Giulia,
nell’ambito delle manifestazioni celebrative del
New York. Il duo pianistico formato da Teresa Trevisan e Flavio Zaccaria ha ottenuto una
Menzione d’Onore all’ottava edizione del premio internazionale Web Concert Hall, che mira
a promuovere la musica classica attraverso i new
media. Entrambi gli artisti sono docenti del Conservatorio “Tartini” di Trieste. Teresa Trevisan è
originaria di Palmanova (Udine), Flavio Zaccaria
è nato a Piacenza da genitori istriani.
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TELEX DALLA SEDE NAZIONALE
del Comitato di Brescia, è stato eletto nuovo
* * *
20 ottobre. L’Agenzia delle Entrate di Tri- Presidente della Consulta ANVGD della LomAl fine di informare i nostri Lettori delle este assicura l’ANVGD che verranno corrette bardia in sostituzione del dimissionario Argeo
attività che quotidianamente questa Sede na- d’iniziativa le nuove tessere sanitarie della Benco.
zionale e i Comitati provinciali dell’ANVGD regione Friuli Venezia Giulia indicanti un er* * *
svolgono, nei più vari settori, pubblichiamo roneo stato di nascita degli Esuli.
Venezia. Si è tenuta il 12 novembre l’asqueste notizie flash, utili anche ad orientare
semblea provinciale dei soci ANVGD, che nei
coloro che ci leggono sulle tipologie di interDAI COMITATI PROVINCIALI ANVGD
lavori ha anche provveduto al rinnovo delle
vento che la stessa Sede nazionale può atticariche sociali.
Milano. Assemblea del Comitato Provin* * *
vare per segnalare e correggere distorsioni e
ciale ed elezioni delle nuove cariche il 27
Como. L’Esecutivo Provinciale dell’ANVGD
inesattezze.
Consigliamo i Lettori che volessero essere ottobre scorso.
ha nominato vicepresidente del locale Comiavvisati in tempo utile per poter partecipare
* * *
tato l’avv. Giovanni De Pierro. Il Sindaco delalle attività dei Comitati, di contattare gli stessi
Roma. Il Comitato Provinciale della capi- la città Stefano Bruni ha ricevuto il Consiglio
per essere inseriti nell’elenco delle circolari tale ha riunito i propri soci il 7 novembre per provinciale ANVGD manifestando la propria dilocali.
il rinnovo delle cariche.
sponibilità e il proprio apprezzamento verso
* * *
le attività del Comitato.
DALLA SEDE NAZIONALE ANVGD
Padova. Assemblea provinciale dei soci
ANVGD il 22 ottobre scorso per il rinnovo delDALLE ALTRE ASSOCIAZIONI
18 ottobre. Il Presidente Toth incontra l’on. le cariche associative, dopo la scomparsa del
Labbucci, rappresentante dei vertici della Pro- presidente Remigio Dario.
Comunità di Lussino. Don Nevio Martinoli,
vincia di Roma, per evidenziare l’errata
* * *
bandiera storica degli Esuli lussignani, dà apimpostazione storico-politica data ad un conCremona. I soci cremonesi dell’ANVGD si puntamento a Genova ai suoi concittadini per
vegno che la Provincia sta organizzando per sono ritrovati il 25 ottobre nella sede sociale martedì 30 gennaio alle 12.00 in S. Eusebio per
il prossimo Giorno del Ricordo.
di Via Novasconi per l’annuale Assemblea, la S. Messa e a seguire per il pranzo sociale.
* * *
che quest’anno ha provveduto anche al rin19 ottobre. La Sede nazionale invia a tut- novo delle cariche.
Unione degli Istriani. Siglata a Vienna l’inte le strutture dell’Associazione un vade* * *
tesa per l’alleanza tra l’Unione e alcune assomecum per il Congresso Nazionale di Roma.
Lombardia. Luciano Rubessa, Presidente ciazioni di esuli tedeschi. L’idea del presidenTELEX DAL MONDO DEGLI ESULI IN ITALIA
te Lacota è di arrivare a marzo a Trieste con un
Congresso internazionale degli esuli e la costituzione di una organizzazione europea.
Associazione delle Comunità Istriane. Celebrata il 2 novembre la ricorrenza dei defunti
con una cerimonia sulla Foiba di Basovizza e
il 5 novembre con un omaggio al Sacrario di
Redipuglia.
Associazione Triestini e Goriziani in Roma.
La Sala della Protomoteca in Campidoglio a
Roma ha ospitato la cerimonia in occasione
del 40° anniversario delle attività della associazione guidata da Aldo Clemente. In questi
40 anni il sodalizio ha organizzato 25 viaggi
conoscitivi a Trieste e Gorizia, 22 incontri a
sfondo scientifico-culturale, 122 celebrazioni
di eventi e personaggi giuliani, 37 tavole rotonde sull’economia di Trieste e Gorizia, 59
conferenze sulla letteratura giuliana, 13 concorsi tra le scuole romane, 114 concerti e spettacoli, 16 mostre, 160 visite culturali a attività
di tempo libero.
Lega Nazionale. Al cippo di Duino, nei
pressi della Cartiera del Timavo, il sodalizio ha
ricordato il 52° anniversario del ritorno di Trieste all’Italia.
Dicembre 2006
11
DIFESA ADRIATICA
RICONCILIAZIONE
È da molti anni che trascorro le vacanze a Pola, e a dir il vero
rare volte ho sentito l’alito del nazionalismo croato sfiorare i miei
sentimenti di turista ex esule, come mi è capitato tempo fa in
qualche ufficio dove dovevo ricorrere per pratiche di soggiorno o
altri motivi; ebbene quando leggevano «nato a Pola» mi chiedevano: «come mai non parli croato?». Però solo quest’anno ho
avuto una leggera sensazione di rinata incomprensione per non
dire insofferenza da parte di qualche singolo individuo. Anche il
giornale in lingua italiana “La Voce del Popolo” recentemente ha
deplorato e criticato ampiamente alcuni episodi di intolleranza,
verificatisi ultimamente in Istria. [...] È ormai opinione generale
che la riconciliazione potrà avvenire solo quando questi rimasugli di pregiudizi e di rancori nei confronti di etnie diverse dalla
propria, verranno sepolti nella tomba del nazionalismo. Ma questo dipende sol dai popoli, non da chi li rappresenta.
Sergio Fantasma, Vigevano
Spesso le più sagge idee ed ispirazioni, anche in fatto di
riconciliazione, giungono proprio dalla gente comune, non
dai politici.
CULTURA MODERNA
Il lettore Mattia Vitelli Casella (Rimini) ci invia copia di una
lunga protesta indirizzata ad una emittente televisiva veneta, nella
quale un programma dedicato alla Croazia riporta la consueta
sequenza di nomi geografici in croato, anche quando si tratta di
località di origini e nome italiani. «Mi chiedo perché noi italiani, a
differenza di altri popoli, ci dobbiamo vergognare della nostra
storia di nazione, anche quando questa è stata gloriosa ed allo
stesso tempo tormentata, come quella d’Istria, funestata da migliaia e migliaia di morti tra i nostri soldati del primo conflitto
mondiale dopo la potenza civilizzatrice che la Repubblica Serenissima aveva sparso a piene mani in tutta la costa orientale dell’Adriatico». Non sono per noi – purtroppo – argomenti nuovi, ma
rileviamo quotidianamente l’attenzione degli Esuli e dei loro discendenti alle “storture culturali” che ci vengono continuamente
propinate. La cosa ancor più grave e che tale ignoranza viene
diffusa tra l’opinione pubblica e spacciata per cultura...
NEO PENSIONATO,
NEO DOMANDA PER I BENEFICI DI LEGGE
Nel numero di agosto/settembre di “Difesa Adriatica”, in questa rubrica leggo testualmente di un vostro lettore che chiede il
rilascio della qualifica di profugo dato che sta andando in pensione. Io ho già la qualifica e sono andato in pensione ad aprile di
quest’anno. Quali sono i benefici e cosa dovrei fare per goderne?
Vi ringrazio per la vostre cortese risposta e per avermi fatto conoscere la vostra pubblicazione.
Lettera firmata
Il neo-lettore è uno di quelli a cui stiamo mandando in omaggio il nostro giornale, dopo aver scovato lui e centinaia di altri
grazie ad una accurata indagine anagrafica. Molti di Voi conoscono la risposta al suo quesito, che gli scriviamo privatamente in
maniera approfondita. Il succo è l’importanza per ogni esule di
chiedere la maggiorazione spettante ai profughi pensionati INPS e
che al momento corrisponde a circa 15 euro in più al mese, in
attesa di un chiarimento sulla perequazione che dovrebbe portare
tale indennità a circa 33 euro mensili.
UN CASO
PARTICOLARE
solidarietà tra Esuli
Sappiamo tutti quanti Esuli siano ancora in stato di indigenza, per i più svariati motivi e sempre senza loro colpa. Vi
riportiamo un caso particolare del quale, per motivi di opportunità, evitiamo nomi e localizzazione.
Un nostro Comitato Provinciale ci segnala la situazione di
una profuga fiumana, che versa in condizioni molto disagiate
in quanto ha perduto nell’arco di due anni il fratello e la madre
e, insieme a loro, l’entrata di due pensioni sociali. Allo stato
attuale percepisce una pensione sociale di 200 euro al mese e
potete facilmente immaginare cosa questo rappresenti.
Il Natale si avvicina e pensiamo possa essere il momento
di un gesto di affetto e di incoraggiamento a questa persona
farle pervenire un aiuto materiale che le consenta di sentire il
calore di tutta la Comunità.
Per chi volesse contribuire, è sufficiente fare un versamento con bollettino postale in un qualsiasi ufficio postale sul c.c.p.
52691003 intestato ANVGD-Roma, indicando nella causale
‘PRO FIUMANA’. A coloro che avranno aderito a questa iniziativa benefica verrà inviata una comunicazione con i contatti del nostro Comitato Provinciale, così che possano eventualmente seguire da vicino l’evolversi del loro contributo. Pubblicheremo più avanti l’ammontare raccolto, senza citare gli offerenti per dovere di discrezione.
F.R.
Lettere al giornale
FERMO POSTA
di Fabio Rocchi
I quesiti (possibilmente brevi) possono essere inviati alla Redazione (Via Leopoldo Serra 32, 00153 Roma, fax 06.5816852,
e-mail [email protected]). Alcuni vengono tratti da più ampie interrogazioni che giungono alla sede nazionale dell’Anvgd.
OGNI ASL UN CODICE FISCALE DIVERSO
Mi sono sottoposta ad una visita al Policlinico di Milano e alla
cassa ticket mi è stato assegnato un codice fiscale come nata in
Jugoslavia, perché l’indicativo di Fiume manca nel loro sistema
informatico. Alle mie proteste mi hanno detto di rivolgermi all’ufficio marketing sanitario. All’Ospedale Fatebenefratelli, sempre a
Milano, mi hanno registrata come nata a Fiume Veneto e alle mie
proteste mi hanno invitata a rivolgermi alla ASL. Così ho fatto e la
risposta è stata: «Ma lei cosa vuole da noi? L’importante è che sul
tesserino sanitario il suo codice fiscale sia quello giusto!» e in
effetti è così...
Tullia Pace, Milano
Oltre ad aver inviato alla Lettrice una copia della legge che
potrà far valere, vi è da notare che la tessera sanitaria della signora
porta il codice fiscale corretto, mentre le singole ASL hanno difficoltà con i propri computer. È per questo che abbiamo chiesto
alle istituzioni di inserire in Finanziaria un provvedimento che
obblighi non solo al rispetto della Legge, cosa che dovrebbe essere naturale, ma soprattutto impegni tutte le amministrazioni pubbliche ad aggiornare i propri programmi affinché tali storture non
abbiano più a verificarsi.
CHI SIAMO? NELLE MARCHE NON LO SANNO
Sono un vostro abbonato e desidero porre alla vostra attenzione un fatto che mi ha colpito. Ho letto stralci di una delibera della
Giunta Regionale delle Marche, in cui si pronunzia testualmente
che potranno godere delle tariffe agevolate sui mezzi pubblici «i
perseguitati politici, antifascisti e razziali riconosciuti». E noi chi
siamo?
Mattia Vitelli Casella, Rimini
La delibera citata dal Lettore ha suscitato negli ambienti locali
e nazionali non poca ilarità. Chi è il perseguitato politico? Come
si riconosce? E l’antifascista, ha un patentino? Il perseguitato razziale ha un certificato che lo riconosce tale?Falle del linguaggio
burocratese ovvero scrivere una semplice legge regionale usando
i termini più difficili da interpretare. E i nostri Esuli? Ah beh, era
troppo semplice scrivere “profughi” sulla delibera...
SUCCESSIONI E INDENNIZZI
Mio marito è recentemente scomparso ed era in attesa dell’indennizzo dei beni abbandonati.
Purtroppo non ha avuto la soddisfazione di veder in parte ripagato ciò che ingiustamente gli è stato tolto. Vorrei però sapere
cosa devo comunicare al Ministero.
Caterina Mulitsch, Gorizia
CHIAREZZA
SUGLI ATTI DI NASCITA
Ospitiamo l’intervento di un lettore che interviene a proposito
degli atti di nascita degli Esuli e delle frequenti indicazioni su questi documenti del comune in lingua slava.
Ho letto la lettera della sig.ra G.M. di Arese su “Difesa
Adriatica” di ottobre. Probabilmente nel Comune di Arese esistono solo documenti di anagrafe e non di stato civile (che
sono due cose diverse). Per noi, come per tutti i cittadini italiani nati all’estero, il nostro atto di nascita deve essere trascritto
nel luogo di nascita o di origine dei genitori o nel primo Comune di residenza in Italia, oppure lo si può richiedere nell’attuale luogo di residenza (non si può trascriverlo dove si
vuole per comodità e deve essere trascritto in un solo luogo in
Italia).
Presumendo che l’atto sia trascritto a Genova, questo non
si chiama «Estratto di nascita»; l’atto si chiama «Atto integrale
di nascita» ed è stato compilato in lingua italiana perché la
signora al momento della nascita era in territorio italiano e
Pinguente si chiamava Pinguente. Se invece l’atto è stato trascritto a Genova o in qualsiasi altro comune italiano, la signora nella sua carta d’identità accanto al luogo di nascita dovrebbe trovare dei numeri alternati a lettere (che è il numero
dell’atto di nascita trascritto).
È quindi impossibile che l’estratto di nascita riporti un nome
che non è Pinguente. Se poi l’atto non fosse trascritto da nessuna parte, la signora può chiedere al Comune di Arese di
provvedere alla sua trascrizione, ammesso che esista ancora il
registro di nascita nel Comune di Pinguente.
Claudio Benussi
Abbiamo pubblicato sul numero del giugno scorso tutte le
procedure da seguire e i documenti da presentare nel caso venga
a mancare uno dei beneficiari degli indennizzi dei beni abbandonati. A chi fosse sfuggito o non lo avesse ricevuto, possiamo inviarlo gratuitamente per posta, fax o mail. Contattateci al tel/fax 06
.58 16 852 o alla mail [email protected].
IL NOSTRO VICEPRESIDENTE È NATO... IN SERBIA
Ho ricevuto la nuova tessera sanitaria dalla Regione ed ho
scoperto di essere nato a Zara in... Serbia. Per quanto tempo vogliono ancora prenderci in giro?
Silvio Cattalini, Udine
Il nostro vicepresidente nazionale ha ben di che lamentarsi. È
stata l’Agenzia delle Entrate di Trieste a contattarci quando si sono
accorti che “qualcosa non andava”. Un loro ufficio ha gestito le
prime lamentele, dopo di che hanno preso la decisione di ristampare tutte le tessere sbagliate, potendo verificare a monte l’errore
senza aspettare le singole proteste. I “tesserati” della regione Friuli
Venezia Giulia che hanno ricevuto o riceveranno le tessere sbagliate dovranno solo aspettare qualche settimana per ricevere direttamente le tessere giuste. Nel frattempo rassicuriamo il nostro
caro Cattalini: né lui ne la sua Zara hanno a che fare con la Serbia.
Per fortuna.
IL LAVORO NOBILITA
Sento il bisogno di ringraziarvi per avermi spedito i tre numeri
di “Difesa Adriatica” che avevo chiesto. E non solo li avete spediti
con una gentilissima lettera di accompagnamento con spiegazioni relative, ma mi avete anche evidenziato gli articoli che mi interessavano.
Veramente notevole e raro tutto questo. Xe proprio cocoli vecio
stampo!!! Grazie infinite.
Matilde Lizzul, Genova
In un mondo dominato dal proprio interesse personale, può
sembrare stonato un comportamento che sia regolato dall’educazione, dalla disponibilità e dalla cortesia. In questo siamo lieti di
essere “stonati”.
NIENTE NOVITA’ PER GLI ART. 79
Mio fratello Matteo, morto tre anni fa, era il ragioniere della
famiglia, lui solo si interessava dei nostri beni abbandonati a Spalato. Adesso leggo sul nostro giornale e so da altri che ci sono
grosse novità, che occorrono altre domande, altri documenti. Non
so cosa fare...
Eugenio Romich, Pordenone
«Quelli dell’Art. 79» sono gli Esuli titolari di beni abbandonati
in territori che durante la guerra vissero un breve periodo sotto
l’Italia, ma per i quali il trattato di pace non riconobbe l’autorità
amministrativa italiana.
Per questo sono stati considerati semplicemente beni di italiani all’estero, seguendo un iter di rimborso completamente diverso. Al momento comunque non vi sono novità per quanto riguarda gli indennizzi.
Sulle restituzioni il discorso è completamente diverso e verrà
affrontato a livello generale in un vicino futuro.
LE NOSTRE CONVENZIONI
FOTOTTICA
A ROMA PER I SOCI
La vita di tutti i giorni è ormai collegata all’immagine:
quello che vediamo, quello che facciamo vedere di noi, quello
che ci viene mostrato. E se ci voglio... vedere meglio. La
Fotottica Granati a Roma (Via Tuscolana, 878 a/b) offre delle
agevolazioni ai soci ANVGD e ai loro famigliari.
Sconto del 15% per gli occhiali da sole di tutte le marche;
sconto del 15% per occhiali da vista, completi di lenti oftalmiche; sconto del 10% per servizi videofotografici per qualsiasi tipo di cerimonia o evento. Inoltre, per tutti coloro che
acquisteranno un paio di occhiali con lenti multifocali, la
possibilità di pagamento rateale a dieci mesi a tasso zero.
Nella sede di Via Tuscolana 878 a/b è possibile effettuare
la misurazione gratuita della vista, inoltre, per tutti coloro che
ne avessero bisogno, è disponibile su appuntamento una visita di un oculista al costo di soli 40 euro. Per coloro che
acquisteranno un paio di occhiali da vista completi, il costo
della visita verrà detratto dalla spesa totale.
Fotottica Granati vi aspetta per ogni vostra necessità. E
ricordatevi di portare la tessera ANVGD!
12
DIFESA ADRIATICA
Dicembre 2006
ELARGIZIONI A DIFESA ADRIATICA
Ricordiamo che, per motivi di spazio, vengono citate solo le elargizioni
superiori all’ abbonamento ordinario,
riferito ancora al 2006. Dato il loro
notevole afflusso soprattutto a inizio
anno, la pubblicazione viene effettuata
durante il corso di tutto l’anno.
In rispetto della normativa sulla
privacy non vengono citate le località
di residenza degli offerenti. Ringraziamo tutti coloro che, con il loro riconoscimento, ci inviano il segno del loro
apprezzamento e del loro sostegno.
ABBONAMENTI 2006
Gai Giovanna
€ 35
Visintin Renato
€ 25
Sincich Marco
€ 35
Ulivi Fioranna
€ 50
Fiorespino Selmi Nirvana
€ 30
Locatelli Antonio
€ 100
Roselli Zita
€ 25
Vlacancich Tarcisia
€ 100
Muscardin Pina
€ 50
Trigari Aldo
€ 35
Tagini Vincenzo
€ 30
Gigliofiorito Armando
€ 30
Mouton Marisa
€ 50
In memoria dei genitori
Emilio e Nives e zia Laura
Tognon Loriana
€ 30
Terdis Armida
€ 40
Mulitsch Caterina e Paolo
€ 35
Amadei Saleri Giuseppina
€ 50
Amadei Vassalli Giannina
€ 50
Marcich Ervinio
€ 30
Vascotto Giorgio
€ 35
Schippa Eleuterio
€ 35
Di Grande Foscarina
€ 50
Menesini Maria
€ 35
Canzian Cecilia Clara
€ 25
Milanese Adriana
€ 50
Host Pietro, Rosetta e Paolo
€ 30
In memoria dei genitori
Mario Host (Rastocine)
e Tina Smoquina (Piazza S.Vito)
Frezza Maria
€ 30
Marcozzi Keller A.Maria
€ 30
Armenio Rodolfo
€ 22
Donat Proto Claudia
€ 30
Calochira Lionello
€ 30
Fumagalli Matteo
€ 50
In memoria di Lucia Rocco Bellisi
Marchese Melini Edda
€ 30
Crisostomi Evimero
€ 50
Valenti Ralza Maria
€ 30
Coslovich Albino
€ 30
Obrovaz Ferdinanda
€ 30
Marcon Ivana ved. Mioni
€ 25
Faraguna Lina
€ 30
Mesnich Gasparina
€ 25
Giuppani Pietro
€ 25
Dessanti Mario
€ 25
Kiss Russian Marina
€ 25
Primozic Giuseppe
€ 25
Nesi Edoardo
€ 50
Ellero Iolanda
€ 35
Giannotta Maria Vincenza
€ 35
Paoletti Rita
€ 30
Mattel Albino
€ 30
Lana Clara
€ 40
Manzin Ida
€ 40
Marussich Jelmoni Lidia
€ 30
Climan Ennio
€ 50
In memoria del caro papà Omero
Froglia Loretta
€ 25
Gulot Oliviero
€ 30
Caravello Manuela
€ 25
Toth Marcheluzzo Ines
€ 30
Brescia Scalia Cornelia
€ 35
Zanne Bruno
€ 35
Lucich Antonietta
€ 35
Vosilla Nacinovich Angela
€ 35
Boni Alfeo
€ 25
Marconi Lucio
€ 30
Manzoni Di Chiosca Giuseppe € 50
Skull Diana
€ 50
In memoria dei propri genitori
Xenia e Nevio
Bedendo Moro Mirta
€ 50
Pascetta Maddalena
€ 35
Bastiancich Livio
€ 30
Della Gaspera Cesare
€ 25
Pamich Irma
€ 35
Velicogna Lucio
€ 25
Buzzi Alfredo
€ 35
Angelini Elvia
€ 25
Placenti Irma
€ 30
Brizzi Rovaro
€ 35
Mizzan Antonio
€ 30
Dooley Mariapia
€ 25
Poli Glauco
€ 50
Cehic Pietro Ferruccio
€ 40
Merviz Bari Amalia
€ 25
Berti Nives
€ 35
Timeus Fabio
€ 50
Cherin Luciano
€ 25
Prettegiani Antonio
€ 30
Di Maggio Giuseppe
€ 25
Ive Mario
€ 30
Petronio Erasmo
€ 35
Minca Burlini Giuseppe
€ 30
Famiglia Germanis
€ 40
Dobran Laura
€ 30
Giursetta Stamin Uccia
€ 50
La moglie Uccia
e i figli Loredana e Giomo
in ricordo del carissimo Nini Stamin
Bolognani Giorgio
€ 50
Ferretti Alessio
€ 35
Di Pasquale Wottava Anna
€ 30
Ugussi Gianfranco
€ 35
Anelich Lina
€ 25
Cavedoni Lina
USD 50
Buccaran Antonio
USD 50
Bracco Lino
USD 50
Bracco Simon
USD 50
Lekich Ninci
USD 35
Mattiasich Angela
USD 32
Ottulich Filomena
USD 32
Giraldi R. Rudolfo
USD 32
Ossoinack Bianca
€ 50
In memoria di Giov anni Ossoinack
e Stefania Filak dalle figlie
Tamaro Claudio
€ 30
In memoria di Domenica Muiesan
vittima dei partigiani titini
Kail Elda
€ 25
ANVGD Verona
€ 50
Zetto Gregori Nerina
€ 30
Felicetti Alberto
€ 30
Giurco Zenone Bruna
€ 30
Courir Laura
€ 25
Gasperini Vittorino
€ 30
Facci Luigi
€ 35
Stanziola Maria Luisa
€ 25
Roma Ciarmatori Gabriella
€ 30
Concina Antonio
€ 40
Saccon Vittoria
€ 35
ANVGD Padova
€ 30
Serpan de Gravisi Antonia
€ 35
Apostoli Silveria
€ 50
Montenovi Noemi
€ 35
Tomatis Nicolò
€ 50
Semprevivo Gabriele
€ 35
Salvini Finestra M. Pia
€ 50
Lechich Elsa
€ 30
Legaz Ballarin Lidia
€ 35
Asta Benito
€ 50
Vidotto Sergio
€ 25
Zucconi M. Cristina
€ 100
In memoria del padre
Gen. Giuseppe Zucconi
Sebeni Sergio
€ 40
Giurissich Margherita
€ 40
Rubbi Luciano
€ 35
Laurencich Nino
€ 25
Longoni Luigi
€ 24
Milanich Vico
€ 40
Becich Simonetta
€ 55
Dolenz Erica
€ 30
Raccamarich Antonio
€ 35
Zustovich Annamaria
€ 50
Fonda Yvonne
€ 35
Remitti Liliana
€ 25
Zadaricchio Mirella
€ 50
Nicolich Marino
€ 55
Spadavecchia Giovanni
€ 25
Bertossa Rosanna
€ 30
Per ricordare i genitori
Francesco Bertossa e Beatrice (Gina)
Valle: i figli Enzo e Rosanna,
le nipoti Federica e Gemine
Ostovich Luciano
€ 25
Becich Stefano
€ 25
Benedetti Sebastiano
€ 45
Lorenzini Giulia
€ 25
Scomparso a Roma padre Virgilio
Messori, grande studioso di Tommaseo
il saluto delle associazioni dalmate
È scomparso a Roma, all’età di 85 anni, padre Virgilio Missori.
Aveva preso i voti nell’Istituto di Carità dei
padri rosminiani e li rese perpetui a 21 anni. Si
laureò in Lettere moderne all’Università di Roma
e a 29 anni divenne sacerdote e quindi insegnante
al Liceo “Rosmini” di Torino, del quale divenne
preside all’età di 33 anni. A 47 passò al Liceo di
Domodossola, un prestigioso istituto che accoglieva la migliore gioventù del Nord Italia, dove
profuse la Sua competenza dantesca (conosceva quasi tutta la Divina Commedia a memoria) e
la Sua multiforme capacità di grande organizzatore come preside. A 66 anni tornò a dirigere e
insegnare a Troni nel Liceo classico e scientifico,
sempre continuando a dirigerlo. Insegnò per 44
anni. Poi, compiuti i 75, si trasferì a Roma nella
sede dei Rosminiani di San Carlo al Corso, dove
ha vissuto fino al 29 settembre scorso, rendendo
l’anima a Dio alle ore 16.45 nell’ospedale di San
Giacomo.
La Sua vita è stata dedicata alla cultura. Oltre
ad essere un attento studioso di Dante è stato il
più grande esperto contemporaneo di Niccolò
Tommaseo, del quale ha pubblicato il carteggio
con Rosmini in tre volumi e quello conVieusseux
in 2 volumi.
Socio di molte Accademie culturali e, in particolare, della Società Dalmata di Storia Patria,
visse la Sua vita consacrata in stile monastico
pur intrattenendo molte relazioni con gli istituti
di studi storici.
Così lo ha ricordato, per l’Associazione nazionale Dalmata, la prof.ssa Maria Luisa Botteri
durante le esequie.
_____________________
Sono qui oggi in rappresentanza degli esuli
dalmati, in particolare sono stata delegata dall’Associazione Nazionale Dalmata nella persona del suo presidente Guido Cace, che mi ha
incaricato di portare il cordoglio dei dalmati alla
comunità monticiana che oggi è vicina al suo
più importante concittadino tornato alla casa del
Padre nel giorno di San Michele.
Noi dalmati siamo stati particolarmente legati a padre Missori per il suo più che trentennale
impegno di studio sul Tommaseo, dalmata di
Sebe-nico, grande letterato e uomo politico dell’Ottocento.
Per una strana coincidenza padre Missori è
mancato il 29 settembre, giorno in cui i dalmati
cominciavano a partecipare al loro Raduno che
è durato per tutto il fine settimana, quest’anno a
Brescia.
Il 12 ottobre nella sala Quaroni dell’Ente EUR
in Via Ciro il Grande, 16 c’è stato un convegno
dedicato al Dvd su «Sebenico e il suo territorio»» al quale padre Missori avrebbe dovuto partecipare, appunto com’esperto del più grande
sebenicense, il Tommaseo. Il presidente Cace mi
ha ricordato che suo padre Manlio conobbe don
Missori negli anni Sessanta, quando egli si rivolse alla loro Associazione per avere dei ragguagli
proprio su Tom-maseo. Da allora gli incontri si
sono susseguiti nel tempo ed è del 1970 il dono
di una vecchia cartolina, da parte di Manlio Cace
a Padre Missori, che rappresenta il monumento
diTom-maseo distrutto dagli slavi amici di Nazor
e non più rimesso sul posto.
Quella cartolina poi, in anni recenti, è stata
data al più giovane Guido Cace per la realizzazione proprio del Dvd su Sebenico, del resto
padre Missori ha continuato per anni a mantenere i contatti con il mondo dalmata in esilio al
quale adesso forniva informazioni importanti sul
Tommaseo e sulla sua storia.
Il 12 ottobre all’ EUR, addolorati per la triste
notizia, i dalmati e gli altri presenti hanno osservato un minuto di silenzio in memoria di questo
grande monticiano al quale, devo dire, noi
dalmati siamo stati molto vicini.
Cari monticiani, avete perso un grande uomo.
Egli ha lavorato fino all’ultimo alla sua ultima
opera, l’epi-stolario di Tommaseo e Vieusseux
Per ricordare Padre Rocchi
Concina Antonio
€ 60
Marega Mario
€ 25
Famiglini Axel
€ 25
In memoria di Giovanni Zanetti
e Giovanna Veggian
Heinzl Edina
€ 25
Tota Grazia
€ 40
In memoria della mamma
Giovanna Stolfa e di P.Flaminio Rocchi
Giorgolo Quirino
€ 25
Guerra Iolanda
€ 30
Drizzi Vittorio
€ 35
Gambetti Dinelli Laura
€ 30
Damiani Luciano
€ 40
Faraguna Miranda
€ 50
In memoria del fratello Ezio Faraguna
Strolego Dino
€ 35
Cipeletti Gianfranco
€ 30
Clauti Bruno
€ 30
Sviben Ileana
€ 30
Verbano Lorenzo
€ 35
Moscheni Maria
€ 50
Maisani Eugenio
€ 50
Maisani Antonella
€ 25
Maisani Cristina
€ 25
Sponza Palmira
€ 50
Talatin Marucci
€ 30
Lehmann Walter
€ 30
Garberonci Giulio
€ 25
Lughi Silvia
€ 35
Verdura Luciano
€ 30
Cosoli Gianfranco
€ 40
Bettili Manrica
€ 28
Sirola Pia
€ 50
per onorare la memoria del caro
e indimenticabile P.Flaminio Rocchi
Reppa Marcella
€ 50
Creglia Maria
€ 50
Gorlato Giorgio
€ 50
in memoria di P. Flaminio Rocchi
Gabrielli Italo
€ 30
Xillovich Aldo
€ 30
Virdis Franzi Silvia
€ 25
Raggi Karuz Secondo
€ 30
Ottoli Gaudenzio
€ 30
Rocco Sabina
€ 30
Baressi Daria
€ 30
Verbi Aldo
€ 35
che, mi hanno assicurato, verrà comunque pubblicata entro l’anno prossimo dato che era pressoché finita.
Le Associazioni dalmate più importanti:
ANVGD, Associazione Nazionale Dalmata, Scuola
Dalmata di S. Giorgio e Trifone di Venezia, Associazione Dalmati Italiani nel Mondo - Libero
Comune di Zara in esilio, hanno finanziato quest’opera per la sua evidente importanza.
Quest’uomo merita riconoscimenti di maggior rilievo. Abbiamo perso l’occasione di sentirlo parlare di Tommaseo, cosa che aveva promesso di fare per noi, abitanti a Monte-compatri, fin
dall’anno scorso.
Maria Luisa Botteri
Associazione
Nazionale Dalmata
Sebenico in una stampa dell’ultimo ventennio del XIX secolo
Dicembre 2006
13
DIFESA ADRIATICA
Un viaggio in Dalmazia,
nel Settecento
Sul supplemento libri del “Sole 24
Ore” di domenica 23 luglio 2006 è
comparso un bell’articolo di Fernando
Mazzocca sul viaggio in Dalmazia
compiuto nel 1757 dal progettista inglese Robert Adam e dall’architetto e
disegnatore francese Charles-Louis
Clérisseau, ai quali si deve la pubblicazione di uno dei più suntuosi volumi d’arte mai editi, nel quale sono riprodotti i più pregevoli monumenti di
Spalato, a partire naturalmente dal
Palazzo di Diocleziano.
Il volume in oggetto è stato ristampato nel 2001 da Biblioteca del Cenide
di Reggio Calabria. Ecco come ne scrive sul quotidiano milanese Mazzocca
nel commento La riscoperta di Spalato:
____________________
«In una lettera del 18 giugno 1762
Winckelmann segnalava, con un entusiasmo insolito, l’uscita imminente
di “un’opera magnifica in lingua inglese, la quale conterrà disegni esatti
del palazzo di Diocleziano a Salona
in Dalmazia [forse un errore di citazione da parte del grande archeologo
tedesco, n.d.r.], oltre ai templi e altre
rovine esistenti a Pola e in altri luoghi
dell’Illiria», precisando come l’autore
fosse “Adam, un inglese giovane, e
molto ricco, il quale mantiene a sue
spese architetti, disegnatori e incisori”.
[...] La conclusione, sorprendente, è
che “io potrei essergli compagno se lo
volessi”. [...] Il volume cui Winckelmann faceva riferimento è uno dei più
bei libri illustrati mai pubblicati, uscito a Londra nel 1764 con il titolo Ruins
of the Palace of the Emperor Diocletian
at Spalatro in Dalmatia. In sessanta
superbe incisioni rivelava al mondo lo
splendore di una delle aree archeologiche più importanti e meglio conservate dell’antichità,l’immenso palazzo che alla fine del III secolo d.C. l’imperatore Diocleziano si era fatto costruire sulla riva del mare a Spalato
[...].
Il luogo, subito entrato nella leggenda, aveva attirato l’interesse di alcuni architetti, come l’austriaco Fischer
von Erlach che nel 1721 ne aveva pubblicato una descrizione corredata di
tavole, approssimativa però, in quanto desunta da alcuni disegni che gli
erano stati inviati da un antiquario
spalatino. Intanto l’importanza di que-
Il Premio
“Antonio e Ildebrando Tacconi”
per la cultura latino-veneta-italica
in Dalmazia
L’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, grazie al finanziamento
della Fondazione culturale “Antonio e Ildebrando Tacconi” di Venezia,
istituisce un premio, a scadenza biennale, per un lavoro originale ed
inedito, o edito nel quinquennio 2002-2006, sulla cultura latino-venetoitalica in Dalmazia. Il premio è dell’ammontare, indivisibile, di euro
3.000 (tremila).
Il tema indicato è riferibile all’intero arco temporale dalla romanità
ad oggi ed i lavori presentati possono vertere sia sulla globalità del tema,
sia su aspetti particolari o figure significative. Il tema può essere trattato
sotto il profilo umanistico o sotto quello scientifico o con riferimento a
problematiche politiche o sociali.
Potranno essere prese in considerazione tesi di laurea o dissertazioni conclusive di dottorato di ricerca; ma anche altri lavori di corrispondente impegno, non necessariamente svolti in ambito universitario. I
lavori in concorso, ad ogni modo, dovranno segnalarsi per il rigore
scientifico della
ricerca, per l’attendibilità delle fonti alle quali fanno riferimento e
per lo spessore e la completezza della bibliografia utilizzata.
I lavori dovranno essere inviati alla Segreteria dell’Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti (Campo S. Stefano, 2945 - 30124 Venezia) entro il 31 gennaio 2007. Per ulteriori informazioni si può contattare lo
stesso Istituto, ai numeri di telefono 041.24.07.711, fax 041.52.10.598,
e-mail [email protected].
Spalato, il Palazzo del Municipio
in una splendida cartolina del 1890 ca.
ste “magnifiche vestigia” era stata segnalata da Robert Wood nella prefazione del suo volume The Ruins of
Palmyra del 1753, un’opera che aveva dimostrato quanto le testimonianze dell’arte romana in provincia potessero competere in bellezza con le
più celebri rovine di cui era cosparso
il suolo italiano.
Per due intensi anni, dal 1755 al
1757, Robert Adam, allora il più grande progettista di edifici ispirati agli
esemplari antichi, e Clérisseau avevano percorso, prima di recarsi in
Dalmazia, la nostra penisola, soprattutto il Lazio e la Campania, per elaborare un grande repertorio visivo dell’Italia archeologica. Decisi a realizzare
un’opera illustrata esemplare cui legare
il proprio nome, dopo aver vagliato
varie ipotesi, relative all’appena
riscoperta Villa Adriana di Tivoli o alle
Terme di Diocleziano, concepirono un
progetto più ambizioso, pensando a
un complesso, come quello di Spalato, che avrebbe potuto essere oggetto
di una vera e propria riscoperta. Nella
prefazione al volume del 1764 possiamo leggere l’avvincente resoconto
Charles-Luis Clérisseau, Palazzo dell’imperatore Diocleziano a
Spalato, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo
degli undici giorni di navigazione che
comportarono una breve sosta a Pola
per disegnare i resti di quell’antica provincia romana, come il grandioso anfiteatro, i templi di Augusto e di Diana,
il cosiddetto Arco dei Sergi. Niente in
confronto di quanto loro apparve il 22
luglio 1757, quando giunsero a Spalato.
Adam, Clérisseau e i due disegnatori si fermarono cinque settimane per
perlustrare a fondo il luogo, effettuare
misure e rilievi di ogni dettaglio dello
sterminato palazzo-città, in modo da
renderne la straordinaria bellezza originale solo in parte offuscata dalle aggiunte successive e da un utilizzo improprio. [...] Il volume che avrebbe
visto la luce sette anni dopo era destinato a cambiare il modo di considerare l’architettura di Roma. [...]».
Fernando Mazzocca
Toponomastica istriana,
questa sconosciuta
Sono tornati i turisti italiani dalle
vacanze in Istria, in gran parte convinti
di essere stati in un paese dalle località
esotiche che pronunciano Porec, Koper,
Umag, con ciò dimostrando di non conoscere nulla né della sua storia né della sua complessa realtà odierna.
Eppure gli elementi per farlo non
mancherebbero. Esistono in loco i
toponimi in italiano, il bilinguismo visivo nelle zone in cui è obbligatorio per
legge è abbastanza rispettato, e per le
calli non è insolito sentire parlare il dialetto istro-veneto. Tutti questi "segni" di
una realtà che sopravvive nonostante la
traumatica rottura con il passato, per non
parlare poi del fatto di trovarsi immersi
in un contesto artistico e architettonico
tutt' altro che "straniero" (con i Leoni di
S. Marco e i tipici campanili romanici
tanto familiari sul territorio italiano quanto assenti da quello della Croazia e della Slovenia vera e propria) non suggeriscono niente ai distratti vacanzieri italiani, probabilmente perché non hanno gli strumenti per saperli leggere
(habent oculos et non vident, habent
aures et non audiunt...). Di nuovo non
possiamo non interrogarci sulle ragioni
di tanta ignoranza.
La rimozione, l'ostinata volontà di
ignorare i toponimi italiani, usando unicamente quelli slavi, aveva un senso un
tempo, quando per motivi ideologici,
una parte politica significativa del nostro Paese si identificava con la Jugoslavia di Tito, facendo proprie le sue istanze di slavizzazione delle terre appartenute all’Italia e di misti-ficazione della
loro storia.
Ma oggi la Jugoslavia si è sfaldata,
gli Stati successori della ex Federativa,
Slovenia e Croazia, non sono più governate da regimi comunisti e il tabù
sui drammatici avvenimenti istriani è
caduto, eppure le conseguenze della
lunga rimozione permangono. Forse
perché fa ancora comodo non evidenziare, con il ricordo della appartenenza di quelle terre all'Italia e della loro
cessione alla Jugoslavia, il fatto che l'Italia ha pesantemente perduto (non vinto
mediante la Resistenza) la Seconda guer-
ra mondiale, come molti vorrebbero credere.
In ogni caso, più che puntare il dito
sulle responsabilità politiche di chi ha
voluto tale rimozione, occorre riflettere
sulle ragioni del perdurare dei suoi effetti negativi.
Si tratta solo di ignoranza pura e
semplice? È difficile crederlo quando
stampa, televisione, istituzioni nazionali
(come certi Comuni gemellati con città
dell'Istria) si dimostrano sordi alle
segnalazioni che provengono da più
parti che documentano come in Istria,
fino al Quieto (nell'ex Zona B) i toponimi
siano bilingui, in ossequio a Trattati internazionali e a Statuti cittadini, e che
tale disposizione debba essere estesa
anche alla restante parte della penisola,
per l' art. 3 del Trattato italo-croato del
1996 che equipara nel godimento dei
diritti minoritari «al più alto livello raggiunto» l'intera Comunità italiana nel
territorio del suo insediamento storico.
Risulta piuttosto incomprensibile
questa indifferenza, se non ostilità, per
la tutela dell'identità dell'Istria e della
sua memoria storica, quando ci si riempie la bocca di rispetto delle società
plurietniche e di riconoscimento dei
diritti delle minoranze. Ci si domanda
Vittore Carpaccio.
(Venezia 1465 circa - 1525/26).
Entrata del podestà-capitano
Sebastiano Contarini
nel Duomo di Capodistria. 1517.
Olio su tela, cm 205 x 154.
Provenienza: in origine
verosimilmente
nel Duomo di Capodistria;
successivamente
trasferito in Municipio;
a Palazzo Tacco
dal 1921 fino al 1940.
perché tali principi debbano valere per
tutti, meno che per la comunità italiana
che vive in Istria. Perché debbano essere negati a una comunità autoctona che
ha difeso con le unghie e con i denti nel
difficili decenni passati, sia sotto il regime di Tito, che sotto quello di Tudjman,
il diritto ad esistere, conservando con la
lingua e la cultura, anche il nome storico delle località del suo plurisecolare
insediamento.
Quando si recide il filo della identità, è allora che si può affermare che un
popolo muore e che anche la sua memoria è destinata a scomparire.
Se a noi italiani non interessa questo “memoricidio”, anzi noi stessi concorriamo a renderlo possibile, perché
dovrebbero darsene pensiero i governi
di Slovenia e di Croazia?
E intanto i nazionalisti dei due Paesi
sono ben soddisfatti, contando di spazzare via una volta per tutte con l' assimilazione in atto della minoranza rimasta, ciò che ancora resta, dopo il grande
esodo del dopoguerra, della millenaria
presenza e civilizzazione italiana nelle
terre dell'Adriatico orientale.
Liliana Martissa
Coordinamento Adriatico,
Bologna
14
DIFESA ADRIATICA
The President of Italian Republic
to the representing of the Italian Provinces:
«another prejudicial in the relationship
with Croatia, connected with the obstacle
of the leaved properties, still insurmountable»
The President of Italian Republic Giorgio Napolitano, welcoming
last 28th July the President of the Provinces Friuli Venezia Giulia, the
majors of Trieste and Gorizia and the Presidents of the two Giulia
Provinces, wanted to read entirely, in the presence of the highest
diplomatic offices of the Foreign office, the letter just received from the
Federation of the Associations of the Istrian, Fiuman and Dalmatian
Refugees by the President Codarin about the theme of the Reconciliation
Day among Italy, Slovenia and Croatia.
So, he proved to keep in utmost consideration our requests «to want
considerate the refugees aspirations and our rights, still not kept, with
regard to the “reconciliation”, that can’t pass on those Italians which
suffered because of dramatic events, paying with exile and lots of them
with their life, their love to Italy and freedom».
Coming back on the matter on 19th September, during the visit at the
Quirinal of representing of all Italian Provinces, the President of the Italian
Republic confirmed as – on project about a Reconciliation Day – «there
is still a prejudicial in the relationship with Croatia, connected with the
obstacle of the leaved properties, still insurmountable».
Dicembre 2006
Zagreb announces the opening
of the immovable market
to the Italian citizens
The federation President of the Associations of the Refugees
from Istria, Fiume and Dalmatia, Renzo Codarin:
«Now we can discuss also those leaved ones»
With a verbal note delivered to the
Farnesina, last 11th October, Croatia
made official the opening of its
immovable market also to the Italian
citizens, that was notoriously barred
till now. A Note that seems to sign a
turning-point about the wavering and
shady behaviour maintained from
Croatia in these years about European
unbreakable principles of the free
market.
«Is a fundamental step forward –
remarked at once from Trieste Renzo
Codarin the Federation President –:
sooner we can open this door, in a
European context, and sooner – with
the same European attitude – as
refugees we can ask for don’t be
discriminates about restitutions».
The pronunciamento of Zagreb,
Codarin assert, seems «propaedeutic
to a new opening of the negotiation
about leaved properties, where
previously an Italian can’t has any
access to the property».
According to Federation President
at this point «there aren’t any obstacles», so, to open again a not solved
question, that about restitutions to
Giulian and Dalmatian refugees,
beginning from the pre-supposed that
«the free access is also a right to
preservation of properties»: with this
opinion Codarin confirms with clear
words that «for our part there isn’t any
renunciation to restitutions».
Ettore Rosato, the Under-secretary
of interior, confirms that «the matter is
not confused with the leaved property», and he express satisfaction for
this turning-point. Milos Budin. The
Under-Secretary of International
Commerce and UE Politics, agrees
about the distinction between purchasing faculty and restitutions:
«Distinct matters, but all help». But the
way is long, yet.
The opening of Zagreb has to be
verified and the ticklish question of the
refugees properties remains still on the
table.
Liberalization of the Croatian market,
a summary of foregoing instalment
The Under-Secretary Crucianelli on September said:
«It is not a problem between two Countries but an UE priority»
Rome. How did we arrive to the
verbal note of Croatia on 11th October?
Here is a summary of the events and
of the taken sides followed themselves
since last September to today.
In Rome, on the second half of
September, took place the first formal
meeting among the representing of
Croatian Government and the Italian
ones about different themes, some
among them relating to the dispossessed property to the refugees, the
State Secretary for the politic question
of the Croatian foreign Office, Hidajet
Biscevic, and the Italian UnderSecretary of Foreign Famiano Crucianelli.
The exponent of Zagreb denied in
that occasion that the Croatia has never
had the willing to discriminate the
Italians as regard to the other citizens
of European Union and he confirmed
that the Croatian immovable market
is opened to Italians as by stabilization
and association terms enacted with
Europe. «The Croatian immovable
market is opened to Italians under the
reciprocity to according the association
agreement of Zagreb with the UE»
Biscevic affirmed, but in short time he
was contradicted by the mouthpiece
of the Croatian Secretary of Foreign and
European integration, Ivana Crnic: «No
opening, the immovable market
remains off limits till when a precise
agreement between Rome and Zagreb
won’t be signed».
Well then, what importance to
attribute to the summit of BiscevicCrucianelli? «Just a first step», according to mouthpiece.The feeling would
be a matter of a politic sudden and
complete change, connected to the
contentious between Italy and Croatia
about the restitution of the dispossessed
property to Italian refugees, repeatedly
requested from Italy against the
Croatian willing, to “close” the
business with the liquidation of the
indemnities.
But a thousand of volte-face of
Zagreb isn’t liked to the Farnesina, that
through the Under-Secretary of the
Board of Trade and the European
Politics, Milos Budin, informs: «The
right to buy leave from every agreement out of consideration, is an
European right, it has to be reciprocal,
The Italian Foreign Secretary D’Alema
about restitutions:
«we need to arrive for overcoming
the discrimination against Italians»
The Foreign Secretary D’Alema talked again about restitutions on the
occasion of a meeting, took place on 12 September in Bari, about the relations
between European Union and the Balkan States organized inside of Fiera
del Levante. The Balkan States, he emphasized, are part of the priority of
Italian foreign politic, they are Countries «in every respect part of the Europe»,
so it’s time to «fixed the reference dates in which to establish the status of the
next adhesion to the European Union» of those Countries. «We hope to
arrive for overcoming the discrimination against Italians about the admission
to the Croatian Immovable market» he said. The Minister, that is also the
vice-president of Cabinet, defined this prohibition imposed from Zagreb,
and that from many years is one of the obstacles for the Italo-Croatian
relationship, «incomprehensible enough», especially, he appended, «in
relation with how Italy does for the European integration of Croatia».
Massimo D’ Alema concluded this consideration with a remark, applied
to Zagreb: «Don’t be afraid… It will not succeed that the Italians will buy
themselves all Croatia».
without necessity of written and formal
agreement. If it doesn’t applied, if there
is obstructionism, it is unjust».
«It is not right that is done this
obstructionism – Budin marked again
– especially if this problem interferes
with other question. So this means
there are politic reasons and the object
of the immovable property links up to
other opened fronts that Italy and
Croatia have to settle».
A point that caused the reaction of
the Under-Secretary of Interior, Ettore
Rosato.
«Frankly I deem unjustified this
attitude of Croatia with a friendly
Country like Italy because about the
right of purchase, the Foreign Office
of the last government gave precise
directions to the Notary’s Order
explaining that in our Country there is
the freedom of purchase and therefore
if a Croatian takes over a house in Italy,
the marketing has to be regularized.
So, we are astonished that the Italians
can’t do it in Croatia. I’m persuaded
that the Croatian Government will get
on work for solving the question».
The European Union come back
for remembering to Croatia the
necessity to free the immovable market
applying provisions like in the agreement of stabilization and association.
The Finnish on turn presidency of UE
has, in fact, informed Zagreb that in
negotiation chapter relative to the free
circular flow of the money, are been
inserted two principles in which
Zagreb have to keep to: the fight against
the recycle of dirty money and the
provisions relating the immovable
market.
That market has to be quite
liberalized within 2009 but, till that
date, the foreign citizens must to have
the possibility for purchasing immovables in Croatia basing theirs on the
principle of reciprocity.
In Rome summit
of the Quadrilateral:
no step forward
And in Rome, in the occasion of
the Quadrilateral summit ( that
convenes Slovenia, Croatia and
Hungary, as well as Italy ) kept on 2nd
October, the Under-secretary Crucianelli impressed what already said
during his recent visit in Capodistria:
«It is not a problem between two
Countries but an UE priority». «They
have asked me the same thing also in
Capodistria, I repeat it: the movement
knot of the capitals and the purchase
of the immovables is not any more a
bilateral question between Italy and
Croatia. The negotiation can’t exist and
the Quadrilateral is not the right seat.
The problem has to be solved in the
European Commission seat because is
a standard prerogative for who agrees
to the UE. We have already talked
about before, today we haven’t
discussed about the theme, it was a
politic meeting, but I believe that there
are all conditions to find a solutions. I
wish that the Croatia will want to
respected the common principles».
The Quadrilateral summit closed
the Italian annual presidency that now
is up to Croatia.
But the expectation went deceived,
as Zagreb, put its back against the wall
on European level, observed the most
complete silence about the question.
The head of Croatian delegation,
Biscevic, denying the supposed
openings on September, didn’t give any
declaration about this subject.
A silence defined «noisy» from the
observers, that confirms the divergences create themselves inside to
Croatian Executive. Behind these
troubles, in reality, should be the not
solved knots with Italy on the side of
the leaved properties and also the
heated contrasts between Croatia and
Slovenia about the borders.
On October the surprise
announ-cement
of the Croatian Foreign Secretary:
The immovable market
opens itself to the Italian citizens
The Zagreb “coming-up for
discussion” began again on October,
when the Croatian Foreign Secretary
Kitarovic and his vice Biscevic gave
notice, with a verbal note on 11th
Renzo Codarin, President
of the Associations of the Refugees
from Istria, Fiume and Dalmatia
October, that from Thursday 12th
October the immovable market is now
finally accessible also to the Italians.
Should find confirm – the conditional
is required – the supposition according
which the Croatian Government
should decide to let of the market
answering officially to the letter sent
from the Foreign Under-Secretary Roberto Antonione on December 2005,
that clinched the request to put an end
to discriminations to the Italians.
Kitarovic and Biscevic explained that
«the decision to abolish the limitations
is taken in respect to the reciprocity
principle». News has to come confirmed yet and the Italy remains in
waiting for a diplomatic note from
Croatia. «Officially we don’t know still
anything» the Italian Foreign UnderSecretary Budin and that of Interior
Rosato explained on 9th October.
At any case Zagreb specified that
the houses lie on the State property, in
the national park areas and in the
preserve areas, should be barred to
Italian citizens. Kitarovic and Biscevic
added moreover, during a press
conference, that Croatia shall to revise
its decision in case that Italy will not
respect the rights of the Croatian
citizens to bought immovables in Italy:
a specification repeated numberless
times just to waste time, when Croatia
is the problem, not Italy.
Patrizia C. Hansen
(traduzioni di Giada Canova)
Dicembre 2006
15
DIFESA ADRIATICA
El Presidente de la República a los representantes
de las Regiones italianas:
«todavía un obstáculo en las relaciones
con Croacia, unida a la dificultad de los bienes
abandonados, todavía insuperable»
El Presidente de la República Giorgio Napolitano, recibiendo el 28
de julio pasado al presidente de la Región Friuli Venecia Giulia, los alcaldes
de Trieste y de Gorizia y los presidentes de las dos Provincias giulianas,
ha querido leer integralmente, en presencia de los máximos vértices
diplomáticos del ministerio de Asuntos Exteriores, la carta apenas recibida
de la Federación de las Asociaciones de los Desterrados Istrianos, Fiumanos
y Dalmatos firmada por el Presidente Codarin sobre el tema de la discutida
Jornada de la Reconciliación entre Italia, Eslovenia y Croacia.
Ha demostrado así tener en la máxima consideración nuestras
peticiones «de querer tener en cuenta las aspiraciones de los desterrados
y nuestros derechos, hasta ahora descuidados, en orden a tal
“reconciliación”, que no puede pasar por encima de los italianos que
más han sufrido aquellos trágicos eventos pagando con el exilio y muchos
con la vida su amor por Italia y por la libertad».
Volviendo sobre el argumento el 19 de septiembre, en el curso de la
visita al Quirinale de los representantes de todas las Regiones italianas, el
Presidente de la República ha confirmado como – en el proyecto de una
Jornada de la Reconciliación – «haya todavía un obstáculo en las relaciones
con Croacia, unida a la dificultad de los bienes abandonados, todavía
insuperable».
Zagabria anuncia la apertura
del mercado inmobiliario
a los ciudadanos italianos
El presidente de la Federación de las Asociaciones de los Desterrados
De Istria, Fiume y Dalmazia, Renzo Codarin:
«Ahora podemos discutir también de los abandonados»
Con una nota verbal entregada en
la Farnesina, el 11 de octubre pasado,
Croacia ha hecho oficial la apertura de
su mercado inmobiliario también a los
ciudadanos italianos, a los cuales hasta
ahora había sido impedido. Una Nota
que parecía señalar un punto de cambio en el comportamiento ambiguo y a
altibajos mantenido por Croacia en estos
años sobre los inderogables principios
europeos del libre mercado.
«Es un paso fundamental hacia
adelante – ha comentado inmediatamente desde Trieste Renzo Codarin
presidente de la Federación – : antes se
abre esta puerta, en un contexto europeo, y antes – con el mismo espíritu
europeo – como desterrados podemos
pedir el no ser discriminados en la
restitución». El pronunciamiento de
Zagabria, afirma Codarin, parece
«propedéutico a una nueva apertura de
la negociación sobre los bienes abandonados, allí donde en precedencia un
italiano no podía ni siquiera tener acceso a la propiedad».
Según el presidente de la Federación
en este punto «no hay más obstáculos»,
por tanto, para reabrir una cuestión sin
resolver, la de las restituciones a los
desterrados giuliano-dalmatos, a partir
del presupuesto que «libre acceso es
también derecho al mantenimiento de
la propiedad»: Con esto Codarin repite
a cartas claras que «de nuestra parte no
hay ninguna renuncia a la restitución».
Ettore Rosato, subsecretario de
Asuntos Internos, confirma que «la
cuestión no se puede confundir con los
bienes abandonados», y expresa
satisfacción por este cambio. Milos
Budin, subsecretario de Comercio
internacional y Politica UE, concuerda
sobre la distinción entre facultad de
adquisición y restituciones : «Cuestiones
distintas, pero todo ayuda». Pero el
recorrido aún es largo. La apertura de
Zagabria se debe verificar, y queda sobre
la mesa la cuestión espinosa de los
bienes de los desterrados.
p.c.h.
Liberalización del mercado inmobiliario croata,
resumen de los episodios anteriores
El subsecretario del Exterior Crucianelli en septiembre:
«No es un problema entre dos Estados sino una prioridad de la UE»
Roma. ¿Cómo se ha llegado a la
Nota verbal de Croacia del 11 de
octubre? He aquí una síntesis de los
eventos y tomas de posición subseguidas desde el pasado septiembre
hasta hoy.
En Roma, poco después de mitad
septiembre, se han desarrollado los
primeros encuentros entre representantes del Gobierno croata y del
Gobierno italiano sobre diversos
temas, algunos entre estos concernientes a los bienes expropiados a
los desterrados, el secretario de Estado
para las cuestiones políticas del
Ministerio de Asuntos Exteriores croata,
Hidajet Biscevic, y el subsecretario italiano del Exterior Famiano Crucianelli.
El exponente de Zagabria ha
negado en esta ocasión que Croacia
haya tenido nunca la voluntad de
discriminar a los italianos con respecto
a otros ciudadanos de la Unión Europea y ha confirmado que el mercado
inmobiliario croata está abierto a los
italianos conforme al acuerdo de
estabilidad y asociación con Europa.
«El mercado inmobiliario croata está
abierto a los italianos con la base de la
reciprocidad según el acuerdo de
asociación de Zagabria con la UE»
había afirmado Biscevic, pero en un
breve lapso de tiempo había sido
contradicho de la portavoz del
Ministerio de Asuntos Exteriores e
integraciones europeas croata, Ivana
Crnic: «Ninguna apertura, el mercado
inmobiliario se queda off limits hasta
que no sea firmado un acuerdo entre
Roma y Zagabria».
Y entonces, ¿qué valor atribuir a la
cumbre Biscevic-Crucianelli? «Solamente un primer paso», según la
portavoz. La sensación es que se trate
de una vuelta atrás, política, sobre los
propios pasos, correlato al contencioso
entre Italia y Croacia sobre la restitución de los bienes expropiados a los
desterrados italianos, pedida repetidamente por Italia contra la voluntad,
de parte croata, de “cerrar” el asunto
con la liquidación de indemnizaciones.
Pero el enésimo cambio de posición de Zagabria no le ha gustado a la
Farnesina, que por trámite del sub-
El ministro de Asuntos
Exteriores italianos D’Alema
sobre las restituciones:
«se llega a superar la discriminación
contra los italianos»
El ministro de Asuntos Exteriores D’Alema ha vuelto a hablar de
restituciones en ocasión de un convenio, desarrollado el 12 de septiembre
en Bari, sobre las relaciones entre la Unión Europea y los Balcanes organizado
en el marco de la Feria de Levante. Los Balcanes, ha subrayado, son parte
de las prioridades de la política exterior italiana, son Países «a todos los
efectos parte de Europa», por lo que ha llegado la hora de «fijar fechas de
referencia para establecer el status de la futura adhesión a la Unión Europea» de aquellas naciones. «Esperamos que se llegue a superar la
discriminación contra los italianos sobre el acceso al mercado inmobiliario
croata», ha dicho. El ministro, que es también vice presidente del Consejo,
ha definido esta prohibición impuesta por Zagabria, y que desde hace años
es un obstáculo a las relaciones ítalo-croatas, «bastante incomprensible»,
sobretodo, ha añadido, «en relación a cuanto hace Italia por la integración
europea de Croacia».
Massimo D’Alema ha concluso esta consideración con un comentario,
dirigido a Zagabria: «No hay porque tener miedo... Pues los italianos no se
comprarán toda Croacia».
secretario de Comercio Internacional
y Político UE, Milos Budin, advierte:
«El derecho de adquirir prescinde de
ningún acuerdo, es un derecho europeo, debe ser recíproco, sin necesidad
de acuerdos escritos o formales. Si no
se aplica, si hay obstrucción, es
injusto».
«No es justo que se haga esta
obstrucción – ha remarcado Budin –
sobretodo si se mezcla este problema
con otras cuestiones. Quiere decir
entonces que hay motivos políticos y
que se une el tema de la propiedad
inmobiliaria y otros frentes abiertos que
Italia y Croacia deben regular».
Un punto que ha provocado la
reacción del subsecretario de Asuntos
Internos, Ettore Rosato.
«Francamente me parece injustificado este comp-ortamiento de Croacia
con un País amigo como Italia también
porque sobre el derecho de adquisición el ministerio de Asuntos
Exteriores del anterior gobierno había
dado indic-aciones precisas la Orden
de notarios explicando que en nuestro
País hay libertad de adquisición y por
tanto si un croata adquiere una casa
en Italia la compraventa debe ser
regularizada. Sorprende por esto que
los italianos no puedan hacerlo en
Croacia. Estoy convencido de que el
gobierno croata trabajará para resolver
la cuestión».
También la Unión Europea vuelve
a recordar a Croacia la necesidad de
liberalizar el mercado inmobiliario
aplicando las disposiciones del
acuerdo de estabilidad y asociación.
La presidencia de turno finlandesa de
la UE ha de hecho informado Zagabria
de que en el capítulo de negocios relativo a la libre circulación del capital
han sido introducidos dos principios
a los cuales Zagabria debe atenerse:
la lucha contra el reciclaje de dinero
negro y las disposiciones relativas al
mercado inmobiliario.
El mercado será liberalizado completamente en el 2009, pero hasta esta
fecha los ciudadanos extranjeros
deben poder adquirir inmuebles en
Croacia según el principio de reciprocidad.
Cumbre en Roma del Cuadrilateral:
ningún paso adelante
Y en Roma, con ocasión de la
cumbre del Cuadrilateral (que reúne
Eslovenia, Croacia y Hungría, además
de Italia) tenido el 2 de octubre, el
subsecretario Crucianelli ha remachado cuanto ya ha dicho en una
reciente visita a Capodistria: «No es
un problema entre dos Estados sino
una prioridad de la UE». «Me han
pedido lo mismo también en Capodistria, lo repito: el punto esencial del
movimiento de capitales y de la
adquisición de inmuebles ya no es una
cuestión bilateral entre Italia y Croacia.
No puede darse un trato y el Cuadrilateral no es la sede correcta. Debe
resolverse en la sede de la Comisión
europea porque es una prerrogativa
standard para quien adhiere a la UE.
Ya hemos hablado, hoy no hemos
discutido del tema, era un encuentro
político, pero creo que hay todas las
condiciones para encontrar una
solución. Espero que Croacia quiera
respetar los principios comunitarios ».
La cumbre del Cuadrilateral ha
cerrado la presidencia anual italiana
que espera ahora a Croacia. Pero la
espera ha sido una desilusión, pues
Zagabria, puesta ahora entre la espada
y la pared a nivel europeo, ha
observado el más riguroso silencio
sobre la cuestión. El jefe de la
delegación croata, Biscevic, desmintiendo las presuntas aperturas de
septiembre, no se ha pronunciado
sobre este argumento. Un silencio que
los observadores han definido «fragoroso» y que confirma las divergencias
creadas en el interior del Ejecutivo
croata. Detrás de estas dificultades, en
realidad, estarían los puntos esenciales
sin resolver con Italia sobre el tratado
de los bienes abandonados y también
los encendidos contrastes entre
Croacia y Eslovenia sobre los confines.
En octubre el anuncio sorpresa
del ministro de Asuntos Exteriores
croata: se abre a los ciudadanos
italianos el mercado inmobiliario
Y el teatro de Zagabria reprende
en octubre, cuando el ministro del
Grisignana, en Istria
Exterior croata Kitarovic y su vice
Biscevic han anunciado, con una Nota
verbal del 11 de octubre, que desde
el jueves 12 de octubre el mercado
inmobiliario habría sido accesible
también a los italianos. Encontraría
confirmación – el condicional es
obligatorio – la hipótesis según la cual
el gobierno croata habría decidido
liberalizar el mercado respondiendo
oficialmente a la carta enviada en
diciembre del 2005 por el ex subsecretario del Exterior Roberto Antonione, que había repetido la petición
de poner fin a las discriminaciones
hacia los italianos. Kitarovic y Biscevic
han explicado que «la decisión de
abolir las limitaciones ha sido tomada
por respeto del principio de reciprocidad». La noticia todavía debe ser
confirmada e Italia queda a la espera
de la nota diplomática de parte de
Croacia. «Oficialmente todavía no
sabemos nada» habían explicado el 9
de octubre el subsecretario del Exterior
italiano, Budin y el del Interior Rosato. En cualquier caso Zagabria ha
precisado que quedarán impedidas a
los ciudadanos italianos las casas en
propiedad del patrimonio nacional, en
las áreas de los parques nacionales y
en las áreas de reserva. Kitarovic y
Biscevic han añadido además, en el
curso de una conferencia de prensa,
que Croacia se reserva el poder
reexaminar la propia decisión si
acaeciera que Italia no respetase el
derecho de los ciudadanos croatas a
adquirir inmuebles en Italia: una
aclaración repetida infinitas veces solo
para perder tiempo, cuando el problema es Croacia, no Italia.
Patrizia C. Hansen
(traduzioni di Marta Cobian)
16
Il manifesto del XVIII Congresso nazionale ANVGD , di Jordana Canova
DIFESA ADRIATICA
Dicembre 2006
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Il numero di Dicembre 2006