b
i
a
e
m
d
i
b
t
t
i
i
ni
ri
dir
i
n
i
itti d
b
ei bam
TIMEOUT - ANNO XXIX - N. 1.2 -2014
d
PERIODICO GIOVANILE DI CULTURA E SPORT
periodico giovanile di cultura e sport
Anno XXIX N. 1.2
Maggio 2014
DIRETTORE RESPONSABILE
Virginio Mattoccia
HANNO COLLABORATO
A QUESTO NUMERO:
Beatrice Chiapponi, Veronica Palombo,
Emanuele Costa, Claudio Cristofori,
Maria Pia Tomassini, Laura Bacile,
Antonella Sorriga, Alberto Tornatora,
Augusto Bartolini, III Media C,
Tiziana Daga, Domenica Camossi,
Quinta Primaria B, Nicoletta Agozzino,
Cristina De Caneva, Letizia Fallani,
Emanuele Gagliardi, Terza Primaria A,
Enrico Mattoccia, II Media C,
Eugenia Elifani, II Media A,
Vito Scammacca, Quarta Primaria B,
Alice Franchetti, Elvira Scardaccione,
Rebecca Sdoia, Alfonso Ussia,
I Media A, Federico Guida,
Terza Primaria B, Valeria Villani,
Emanuele Costa, Fiamma Berardi,
Aleardo M. Giovannangelo,
Andrea Sicignano, Ernesto Michieli,
Marco Mazzotta, Cleofe Della Valle,
Dante Gandola, Benedetta Astolfi,
G. Fiorani, M. Cataluddi.
COMPOSIZIONE
Satiz TPM
FOTOGRAFIE
Daniele Luxardo, Virginio Mattoccia,
Lucio Brizi, Andrea Sicignano
STAMPA
Rotosud
IN COPERTINA
I Diritti dei bambini
SOMMARIO
PRIMO PIANO
4 Maria, la stella che ci porta a Dio
8 La convenzione sui diritti dell’infanzia
14 Il corso di scrittura creativa alla Scuola Media
16 Riunione della redazione di Time Out
22
26
28
30
32
38
40
42
46
48
50
52
58
60
62
63
64
66
72
78
80
88
90
94
CULTURA
L’estetica del brutto
XIV concorso letterario 2013/2014
Il catalogo delle opere del pittore Aurelio Mariani
“Michelangelo, mon amour”!
Il restauro del salottino Don Chisciotte al Quirinale
DAY BY DAY
Il Movimento Giovanile Lasalliano
Due dieci e lode
Terzo festival demerodiano della Scienza
Schizzi di talento
Progetto CLIMA in Burkina Faso
Festival della Scienza della Scuola Media
Le domande di la Bella e la Bestia
Quelli di “Radio De Merode…”
Natale con chi soffre
“Io sono colei che mi si crede”
Al festival della Scienza di Genova
A scuola di legalità
Foto e ricordi della Bella e la Bestia
Visite culturali Scuola Media
Un festival della Scienza “senza Scienza”
SPORT
Corsa campestre a Piazza di Siena
Quinta campestre “Mario Presciuttini”
Scientifico Campione De Merode
Una bella sconfitta
Distribuito presso
Collegio S. Giuseppe
Istituto DeMerode
3
primo piano
di Alberto Tornatora
Maria, la stella
che ci porta a Dio
“Una luce che rifulge nelle tenebre”
(La Salle, Med. 164,1,2)
E’ la conclusione della conferenza che il prof. Alberto Tornatora
ha tenuto sul tema “Le stelle nella poesia e nella fede”,
nel programma dei “Martedì lasalliani”. Per T.O. è un piacere
ospitare questa riflessione sul nome Maria, “stella mattutina”
Nella Lumen fidei, la prima enciclica firmata da Papa
Francesco, commentando la domanda che Gesù rivolse a Marta in lacrime per la morte del fratello Lazzaro
“Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?”
(Gv.11,40), il pontefice scrive: “Chi crede, vede; vede con
una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non
tramonta”. (LF 1,1).
L’immagine di Cristo risorto/stella matutina è tratta
dall’Apocalisse (22,16): stella splendida matutina, la stella che brilla all’alba; è la luce di Cristo che procede dal
passato in quanto luce della vita di Gesù sulla terra ma
che è anche luce che viene dal futuro poiché Cristo è risorto e ci attira oltre la morte. (cfr.LF 1,4)
San Giovanni Battista De La Salle adopera invece l’espressione stella matutina una sola volta e la attribuisce alla Vergine Maria (E 10,1,2) perché, come spiega
nella Med.164,1,2 “… partecipando della luce di Gesù
suo figlio (che è venuto nel mondo per illuminare tutti gli
uomini, benché molti non lo abbiano neanche conosciuto) è lei stessa una luce che rifulge nelle tenebre.” Maria
è dunque, per partecipazione, une lumière qui luit dans
les ténèbres.
La particolare devozione di La Salle nei confronti di Maria è attestata pressoché dovunque nei suoi scritti: scrive
infatti nella Meditazione 151 (3): “Lei è al di sopra di tutte
le creature. Noi manifestiamo la nostra devozione verso i
santi in alcuni giorni e momenti dell’anno ma quella che
dobbiamo professare nei confronti della Vergine Santissima deve essere incessante.” Maria occupa i pensieri
del Santo in ogni momento della giornata e per questo
egli raccomanda di mettersi sotto la Sua protezione recitandole ogni giorno frequenti preghiere. Nell’opuscolo
catechetico (sotto forma di domanda e risposta) Spiegazione dell’Ave Maria La Salle dice inoltre che il nome
di Maria significa “signora e stella” spiegando che quest’ultimo epiteto le è dato
perché lei è “la stella
che conduce a Dio”.
(DB4 12 01-02)
Ma da dove ricava La Salle
questa notizia sul significato
del nome di Maria?
4
“I martedì lasalliani” sono un ciclo di incontri per tutti i componenti della Famiglia Lasalliana
(docenti, frères, dipendenti, alunni) su alcuni temi formativi di pedagogia,
spiritualità, attualità culturale,
informazione e formazione lasalliana
Ma da dove ricava La Salle questa notizia sul significato del nome di Maria?
Il Fondatore dedica alla festività del santo nome di
Maria (ricorrenza che oggi non è più presente nel
calendario liturgico ma che allora si celebrava il
12 settembre) la meditazione 164 elaborata interamente sulla falsariga degli argomenti svolti da San
Bernardo nella Omelia II in Lc. (1,26-27). E’ da lui
che La Salle apprende il significato del nome di Maria quale stella maris: “E il nome della vergine è Maria. Spendiamo qualche parola su questo nome che
si dice significhi stella del mare e che ben si adatta
alla Vergine Madre. Ella è molto opportunamente paragonata ad una stella: così come l’astro emette il
suo raggio senza diminuzione, così la Vergine mette
al mondo suo figlio senza alterazione. Né il raggio
diminuisce lo splendore della stella, né il figlio l’integrità della Vergine. Dunque è proprio lei la nobile
stella di Giacobbe …”
Bernardo fa riferimento alla tradizione degli Inni Liturgici che vengono fatti risalire a sei secoli prima,
al sesto secolo della nostra era, in cui compare l’Inno Ave Stella Maris ; un testo che si fonda sulla testimonianza di San Gerolamo che nel volume sull’onomastica ebraica dei personaggi nominati nel libro
dell’Esodo e nel vangelo di Matteo alla voce Maria
nomina la stella di cui abbiamo parlato fino ad ora:
stella che ha generato tanta letteratura e soprattutto copiosa e avvincente speculazione teologica. Una
precisazione necessaria: in ebraico ci sono decine
di diverse proposte di traduzione del significato del
nome ebraico di Maria (Maryam) e le interpretazioni
più diffuse dalla tradizione sono “mirra del mare”
(mor yam), “signora del mare” (mari yam), e “goccia
del mare” (mar yam).
L’errore di un copista
San Gerolamo, che era profondo conoscitore dell’ebraico sostiene che il nome di Maria possa significare stella maris (stella del mare), o amarum mare
(mare amaro) aggiungendo anche che è opportuno
sapere che in siriaco il nome significa “signora”. Ma
5
primo piano ⁄ maria, la stella che ci porta a dio
Un’altra stella!
Notiamo comunque che
La Salle, nella meditazione...
è stata proprio la tradizione manoscritta della Vulgata di Gerolamo che ha prodotto e perpetuato un
errore di copiatura: quella che noi leggiamo stella
maris doveva essere per la penna di Gerolamo stilla maris cioè “mar yam” ovvero “goccia del mare”.
Gerolamo anche altrove (Isaia 40,15) dimostra di
tradurre la parola ebraica mar con il termine latino stilla. Questo ci autorizza a pensare quanto sia
davvero improbabile che egli potesse avere interpretato la prima sillaba del nome Maryam con la
parola stella che nulla ha a che fare con l’ebraico
mar. Possiamo facilmente intuire invece come possa essere avvenuta la sostituzione di stilla maris in
stella maris: una lectio facilior (ovvero una lettura
più facile, più immediatamente comprensibile per
il devoto copista artefice dello scambio vocalico)
una lettura che in questo caso forse sarebbe meglio definire lectio amabilior (ovvero più gradevole)
favorita anche dalla suggestione dell’epiteto che
esalta la virtù celeste della Vergine.
Maryam ovvero “goccia del mare” (espressione che
rivela un nesso logico evidente: la goccia d’acqua
di mare) è diventata pertanto “stella del mare” ed
ha inaugurato così un tanto affascinante, quanto
infondato percorso ermeneutico, sviluppando nei
secoli una fiorente letteratura al riguardo. Nel solco di questa tradizione originata dunque non da
un errore di traduzione e/o interpretazione bensì
da una trascrizione errata del testo della Vulgata
di San Gerolamo si innesta il commento di La Salle
che, nella sua meditazione sul nome di Maria, fa
“sua” l’omelia di San Bernardo.
Davvero tanto seducente e invitante doveva però
apparire l’abbinamento Maria/stella al punto da
condizionare e forzare, al limite del ragionevole,
una interpretazione che lascia a dire poco dubbiosi. Il prevalere della lezione “stella” in luogo
di “stilla” bene si
prestava ad esaltare ulteriormente
l’immagine di Maria
celebrandola
come fulgida portatrice di luce nella volta celeste. Tale e tanta doveva essere la suggestione di questo epiteto luminoso che non si è
neanche posta sufficiente attenzione al significato
dell’espressione “stella del mare”; ad una lettura
più attenta invece non si può non provare qualche perplessità: l’unica interpretazione plausibile
suggerisce che si voglia intendere una stella che
dal cielo illumina in particolare la superficie del
mare. E’ questa la versione che ha finito per prevalere sulla scorta dell’autorità di San Gerolamo che
pure, come abbiamo visto, non avrebbe mai inteso
riferirsi ad una stella.
Un’altra stella!
Notiamo comunque che La Salle, nella meditazione per l’Ottava della celebrazione dell’Immacolata, animato da uno spirito di totale devozione alla
Madonna ci suggerisce, in maniera questa volta
originale, che Maria al momento del concepimento, della creazione della sua santa anima, fu creata
come una bella stella illuminata dalla Grazia di Dio.
(Med. 83,1,1) E’ questa veramente una fulgida immagine di luce che, è proprio il caso di dirlo, riesce
ad illuminarci pienamente; una felice intuizione
che sarebbe di per sé sufficiente a inaugurare una
forma di devozione ispirata alla figura della stella
indipendentemente dalla tradizione acquisita che,
come abbiamo visto, poggia su un errore di trascrizione e su un equivoco interpretativo.
Ancora oggi il Superiore Generale Fratel Alvaro, ricorda la particolare devozione dei Fratelli a Maria
quando, nella recente Lettera Pastorale (2013), definisce la Vergine Madre il modello “ideale dell’essere umano” (p.25), la “via privilegiata per vivere
la consacrazione di Fratelli” (p.27) e si rivolge a lei,
con affetto misto a venerazione, chiamandola Nostra Signora della Stella (p.23).
stilla maris
in stella maris:
una lectio facilior
6
Il prof. Alberto
Tornatora
si intrattiene
a conversare
con i genitori e
gli alunni di ...“stelle
e di altro” dopo
la conferenza “Le
stelle nella poesia
e nella fede”
7
primo piano
di Augusto Bartolini
la convenzione
SUI DIRITTI DELL’INFANZIA
I bambini della Scuola Primaria, riflettendo sui loro diritti, hanno
realizzato dodici quadri e un bel calendario per i bisognosi di Scampia
Nel periodo prenatalizio i bambini della Scuola Primaria hanno realizzato un bel calendario. La iniziativa ha
ottenuto almeno tre successi: ricordare la dichiarazione dell’ONU sui diritti dei bambini, sintetizzare quanto
i “GRANDI” hanno affermato sui loro diritti, anche se poi hanno fatto poco; contribuire ad un’opera
di beneficienza, a favore delle iniziative sociali dei Frères a Scampia; mettere insieme le capacità in
un lavoro di gruppo, sotto la direzione degli insegnanti. Sono pubblicate le didascalie che Augusto
Bartolini ha scritto per i 12 quadri.
“I bambini sono ciò che ci resta del Paradiso. I bambini sono la nostra speranza. I bambini sono il
nostro futuro. I bambini sono l’eternità dell’umanità”! Ogni essere razionale dovrebbe dedicare grande
attenzione a educarli e a considerarli qualcosa di talmente prezioso da renderli intoccabili! Ma non è così,
purtroppo! Neanche la Carità Cristiana fa da supporto a colui che (quadro 3) si permette di far del male a un
fanciullo, forse non esiste peccato più grave e orribile di quello che infrange i sogni e le speranze di un bambino. Gesù dice che “sarebbe meglio per
lui se si legasse una macina al collo e si buttasse in mare”. E, forse, neanche i pesci lo vorrebbero.
Il 20 novembre 1989, a New York, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel famoso palazzo di Vetro, nasceva la “Convenzione sui Diritti
dell’Infanzia”.
Quest’accordo, tra 193 Nazioni di tutti i continenti,
promuove e tutela i minori e racchiude tutti gli sforzi
compiuti in tanti anni a difesa dei diritti dei bambini.
E’ l’impegno di tutti i popoli ad assicurare un futuro
migliore per tutti i bambini. Un impegno non fatto
di parole, o garantito solo dai principi enunciati, ma
poggiato su norme vincolanti.
Nella storia del diritto internazionale la Convenzione è
unica soprattutto perché:
- è il trattato che ha ricevuto un quasi unanime consenso universale (è stato ratificato da 193 Paesi).
La recente riforma della
scuola ha sottolineato la
centralità, nella didattica, dell’alunno come
“persona”, e ha indicato
la scuola come laboratorio privilegiato per iniziative formative nel campo
dell’educazione interculturale, per contrastare
ogni forma di discriminazione e come sede dell’insegnamento di “Cittadi-
8
nanza e Costituzione” in
ogni ordine, dalla scuola
dell’infanzia alla secondaria di II grado, per conoscere la nostra Carta e poi
i Diritti di tutti i bambini
del mondo, così da garantire, nel futuro, la convivenza pacifica tra i popoli, la difesa dell’ambiente
e la difesa dei nuovi diritti
che si affacciano nel mondo contemporaneo.
9
Questo impone a tutti noi,
come collettività, di assumerci la responsabilità di
concorrere alla conoscenza, alla difesa e al continuo sviluppo di questi
diritti, anche nel nostro
vivere quotidiano.
Maria Montessori affermava che “evitare i conflitti è opera della politica,
costruire la pace è opera
dell’educazione”. (L.F)
primo piano ⁄ LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA
Opera quindi a livello mondiale superando e accordando culture, religioni, ordinamenti e tradizioni di
popoli diversi.
- Nei contenuti rappresenta un punto di svolta: è il più importante strumento normativo che sancisce legalmente
la “centralità dei bambini e dei ragazzi” nel mondo.
Riconosce per la prima volta al fanciullo, in quanto individuo, un vero e proprio status come “titolare” di diritti
sia all’interno della famiglia, sia nella comunità sociale
in cui vive e cresce.
- La valenza vincolante della Convenzione è rafforzata
dall’azione di monitoraggio affidato ad un organismo
di garanzia sopranazionale, il Comitato dei dieci: dieci
persone che esaminano, indipendentemente e impar-
“centralità dei
bambini e dei ragazzi”
nel mondo
Diritto alla vita,
sopravvivenza
e sviluppo
zialmente, i rapporti degli Stati, li discutono e avanzano
critiche e raccomandazioni.
Gli articoli della Convenzione possono essere raggruppati in quattro categorie in base ai principi guida che
informano tutta la Convenzione.
I principi fondamentali della Convenzione sono:
• Principio di non discriminazione: sancito all’art. 2,
impegna gli Stati partecipanti ad assicurare i diritti sanciti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore,
sesso, lingua, religione, opinione del
bambino e dei genitori;
• Superiore interesse del bambino:
sancito dall’art. 3, prevede che in
ogni decisione, azione legislativa,
provvedimento giuridico, iniziativa
pubblica o privata di assistenza sociale, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione
preminente;
• Diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo: sancito dall’art. 6, prevede il
riconoscimento da parte degli Stati
membri del diritto alla vita del bambino e l’impegno ad assicurarne, con
tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo. (L.F.)
DIRITTO ALLA FAMIGLIA
Non bastano guerre, distruzioni, malattie e tutto ciò che fa parte
della debolezza umana, deve anche sperare in cuor suo che
i suoi genitori abbiano la capacità di amarsi fino in fondo per non
rischiare di trascorrere una fanciullezza sballottata e già segnata
dall’incubo dell’abbandono
DIRITTO ALLA VITA
Già subito dopo il concepimento è minacciato da forze che
mettono al primo posto interesse ed egoismo a discapito del
suo sacrosanto diritto di far parte del mondo umano.
E, se sopravvivrà a tale sciagura, non è detto che trascorra
una fanciullezza dignitosa
DIRITTO AL GIOCO, AL TEMPO LIBERO
Se il grande pretende il suo spazio libero, per i suoi divertimenti e il suo relax, perché ai piccoli si impedisce di possedere
uno spazio e un tempo tutto per lui? No, noi vogliamo gridare con tutte le nostre forze a favore di quella parte giovane
dell’umanità costretta al lavoro come schiavi senza aver mai avuto il piacere di giocare
DIRITTO ALL’AMICIZIA, AL RISPETTO, ALL’UGUAGLIANZA
Siamo noi a scegliere le amicizie dei nostri figli. Guidiamoli nella scelta! Siamo noi a dover abituare i nostri figli al rispetto dell’altro e
delle altrui cose. Siamo noi a dover dire alle nuove generazioni che il colore della pelle, il ceto sociale, la lingua, il censo, la nazionalità
... non rendono disuguali ma sono differenze che rendono l’umanità più varia e ricca. Diciamolo e non solo con le parole...!
10
11
primo piano ⁄ LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA
DIRITTO ALLA CASA,
ALLA PROTEZIONE,
ALL’EDUCAZIONE,
ALLO STUDIO
E’ talmente ovvia
la questione che gli
uomini fanno del tutto
per rendere il problema
di difficile soluzione:
chi è costretto a vivere
in un tugurio da
piccolo, chi sarà
da grande?
Di chi la responsabilità
se quei bambini
divenuti adulti vivranno
poi ai margini o contro
la società?
DIRITTO ALLA SALUTE
Se tutti i bambini
del mondo sono preziosi,
perché non tutti possono
desiderare una vita più
sana? Perché i grandi, che
sono preposti alla loro
salute, non si curano di
tutti? Mancano le risorse?
Ma per gli armamenti le
risorse non
mancano mai!
Vogliamo cominciare a usare di più la ragione e meno l’egoismo, a reintrodurre il paradiso sulla terra?
Cominciamo con il rispettare e far rispettare tutti i diritti di cui devono godere i nostri piccoli eredi e nel giro di
poche generazioni, il male e tutti i suoi sottoprodotti sparirà e allora nascerà un’altra era dell’oro. (A. B.)
12
13
primo piano
di Vito Scammacca
IL CORSO DI SCRITTURA
CREATIVA ALLA SCUOLA MEDIA
Prendere confidenza con la scrittura fuori dalle regole dei compiti,
scoprire la bellezza delle varie forme di comunicazione
Il sette marzo si apre la terza edizione del corso di potenziamento intitolato “la scrittura creativa”. L’anno scolastico
2010/11 ha visto nascere, quasi per una scommessa, un progetto dedicato ai ragazzi e organizzato dal prof. Scammacca.
Si parlava di una scommessa, perché non è facile trovare
strategie in grado di motivare i ragazzi alla scrittura in un’epoca come la nostra, in cui la sintesi nella comunicazione è
premiata e incoraggiata dai mezzi tecnologici che noi adulti
mettiamo nelle mani dei figli e degli alunni. Riuscire a far scoprire il bello che c’è nello scrivere, per se stessi, per gli altri, per
altri scopi che non siano necessariamente legati al tema in
classe, è stata in fondo la scommessa che la scuola media ha
voluto fare, un rischio che i professori coinvolti hanno voluto correre, un tentativo che alla scuola rimane per far vedere
ai ragazzi ciò che studiano in classe da un’altra prospettiva.
Il progetto nasceva infatti dalla attenzione che da sempre il
Collegio S. Giuseppe riversa nei confronti dei ragazzi migliori presenti in ciascuna classe, quei ragazzi che
potrebbero e vorrebbero far di più, ma che in
qualche caso devono fare i conti con livelli di
velocità di apprendimento differenti o di conoscenza inferiori all’interno delle proprie
classi. Questo è un aspetto, si sa, che fa
parte della vita, il confronto con persone
diverse da noi è uno dei principi fondanti della nostra scuola,
ma grazie al corso di scrittura creativa, quei ragazzi possono
approfondire attraverso la creatività, a volte messa da parte
nelle lezioni mattutine. Un bell’incoraggiamento che gli alunni hanno nel partecipare a un corso pomeridiano di questo
tipo (e spesso non è agevole trovare un pomeriggio da mettere a disposizione della scuola, per scrivere e approfondire)
è la gratificazione che essi riceveranno alla fine, quando verrà
consegnato loro un opuscoletto contenente un’antologia
delle migliori prove narrative e poetiche, scelte dal prof. curatore, selezionate tra tutte quelle svolte durante l’intero corso.
Questa notizia, in genere, motiva i ragazzi in vista di una futura gratificazione: questo è ciò che la scuola sempre dovrebbe
fare: dare fiducia ai ragazzi che crescono, dando loro gli strumenti per costruirsi il loro futuro.
Il nostro corso ha durata quadrimestrale, si tiene una volta alla settimana, per un’ora e mezza circa;
gli incontri si svolgono, per lo
più, in questo modo: il prof. legge ad alta voce o chiede a uno
degli alunni di leggere un brano
fornito (può trattarsi di un passo
di un romanzo, di una poesia,
di un intero racconto), successivamente il prof. illustra le principali caratteristiche del testo,
fa riflettere quindi
gli alunni sulle
tecniche che
terza edizione del corso
di potenziamento intitolato
“la scrittura creativa“
14
sottendono alla sua stesura, dà dei consigli di scrittura, infine assegna la consegna da svolgere durante il pomeriggio,
eventualmente da concludere a casa. La maggior parte degli
incontri si chiude con la lettura dei lavori iniziati o finiti da
parte dei partecipanti. In ultimissima analisi l’insegnante dà
dei consigli di lettura, chiedendo: - Vi è piaciuto scrivere una
pagina di diario immaginario? - . A chi tra i ragazzi rispondesse affermativamente, egli consiglia la lettura, per esempio,
del “Diario di Eva” di Mark Twain, da cui è stato tratto il passo
letto ad alta voce che ha aperto l’incontro. Questa procedura consente alla scuola di appassionare anche alla lettura,
con un metodo abbastanza innovativo: i ragazzi prima si impadroniscono, sperimentandole, di nuove tecniche, poi, se
vogliono, sono chiamati a leggere quei testi scritti con quelle
stesse tecniche. Non è sempre possibile spiegare in teoria
quali sono le peculiarità di un testo scritto, soprattutto di
stampo letterario, capirlo con la pratica, a partire dalla lettura
preliminare di un esempio, è invece più agevole e più efficace sul piano didattico. In questa direzione sono stati potenziati gli incontri di scrittura creativa legati alla comprensione
e alla produzione del testo poetico. Nell’ordine di come sono
stati inseriti nel progetto, riguardano lo studio della figura retorica della sinestesia, che prevede l’accostamento di due
termini (aggettivo e nome) che afferiscono a sfere sensoriali
differenti (“un caldo appaluso”: caldo è legato alla sfera tattile; applauso alla sfera uditiva), e la produzione di un testo
in versi incentrato sulla costruzione di tale figura, attraverso
esercizi intermedi di difficoltà crescente che permettono agli
alunni di prendere confidenza con questa tecnica. Lo studio
di una forma di poesia tipicamente giapponese, l’haiku, è
oggetto del secondo incontro sulla poesia; spesso scambia-
Quando la lingua viene
scomposta e rimessa
in ordine, diventa gioco
to per testo criptico o ermetico, in realtà si tratta di un testo
prevalentemente descrittivo, impressionista a volte, ma che
deve contenere in pochi versi l’essenza stessa di ciò che dice
il titolo. L’ultimo della serie poesia, prevede la conoscenza di
una categoria tematica arbitraria ma utile per gli studenti di
scuola media, la poesia fantasticheria, una forma di evasione dalla realtà che, in genere, è molto gradita a chi ha tanta
fantasia, come i nostri ragazzi. La lettura di testi di questo
tipo incoraggerà gli alunni a mettersi alla prova nella stesura
di una poesia che contenga elementi del loro mondo, tratti
dalla loro fantasia, ma diventa anche un esercizio di tecnica
poetica nella misura in cui dovranno provare a farlo scrivendo in endecasillabi sciolti!
Gli esperimenti riguardano anche il testo narrativo, con prove relative al racconto in chiave parodica, da un altro punto
di vista, di una storia già nota dalla parte di un personaggio
secondario, cambiando le proporzioni degli oggetti e dei
personaggi, sul modello di ciò che racconta Gulliver nel famoso romanzo di cui è protagonista e altri giochi letterari di
questa risma. Quando la lingua viene scomposta e rimessa
in ordine diventa un gioco. È allora, come insegnano molti
maestri come Gianni Rodari e compagnia bella, che entrano
in gioco i ragazzi: è nostro dovere farli partecipare.
15
di Fr. Virginio
Riunione della redazione
di Time Out
“Ci vediamo nella sede degli exalunni, quella sala
con le copertine di T.O. intorno alle pareti, vicino alla portineria”.
Le “fantastiche” riunioni di T.O. tutte da scoprire
Alle malcapitate Cleofe e Veronica manca solo il grembiulino della terza elementare, a vederle con quale compostezza, pazienza e ansia attendono; intanto Virginio passeggia
con alcuni fogli in mano nel terrazzino, in attesa degli altri
e di Beatrice, che fittamente parla con Stefania sulle scale: cosa si diranno, non alzano mai gli occhi, né “sputano
mai”, come volgarmente si dice, ma certo, sono professoresse, nonché educatrici e non lo farebbero mai! Valentina
e Rebecca “si sono date” con molto anticipo. Ora manca
Virginio, è andato in cortile a parlare con gli amici. Beatrice
arriva decisa, accende il tablet e inizia a dare suggerimenti
e assegnare compiti. “L’affollata” riunione (con Veronica
e Cleofe) ansima tra il silenzio spugnoso di Cleofe, e lo
smarrimento di Veronica che si blocca davanti alla professoressa, anche perché negli occhietti, le brilla Valentina
Marchei. “Per merito degli articoli su Time Out Raffaele,
Paolo, Elena, Patrizia sono diventati giornalisti professionisti; Patrizia è addetta stampa alla regione Lombardia ...”.
Esordisce Virginio, appena arriva e continua, orgoglioso
del passato: “Noi facevamo la riunione di redazione dopo
l’uscita di ogni numero (fino a 8 in un anno) e ci “tiravamo
in faccia il fascicolo”, facendo tutte le possibili osservazioni
negative; la più critica era Francesca, mai soddisfatta, ora
fa la regista. Tu, Cleofe, cosa hai da dire su questo numero? Mi metto vicino a te così ti sento meglio”. Alla malcapitata si serra la bocca e neanche la loquela di Antonio,
arrivato in soccorso della compagna di classe, la convince
a sbilanciarsi. “Scusate, ma io devo andare”. Veronica fa
la cartella e fugge. Rimangono Virginio e Antonio per l’interrogatorio, e Beatrice “a parare i colpi”. Alla fine si viene
a sapere che il padre di Landi ha apprezzato gli articoli di
La professoressa Beatrice Chiapponi inizia la riunione della
redazione di T.O., per preparare il prossimo numero.
La riunione è legale perché i partecipanti sono due,
che è superiore a uno!
16
T.O. e anche ai “radiologi” di Radio Elle che in breve tempo
sono saliti ai primi posti della classifica. È tardi, ragazzi, a
domani per la premiazione e a mercoledì per la prossima
riunione.” Chiude Beatrice. La riunione prossima ha di certo solo la data e il luogo, nella sede degli ex. All’ora fissata
Virginio se ne è andato a passeggiare in piazza di Spagna e
viene rintracciato dopo un’oretta e gli altri o sono assenti
o aspettano.
“Vi faccio vedere le copertine dei numeri precedenti”. Esordisce Virginio appena arriva nella sede degli exalunni ed
anneghiamo per tutto il tempo in una serie di amarcord,
causato dalle copertine di
Time Out e dai numerosi paginoni-caricature di
Emanuele Gagliardi intorno alle pareti. “Questo è
Fr. Manlio, presente in tutti
Antonio Landi, Veronica Palombo e Cleofe Della Valle:
molto interessati alla riunione!!
(La riunione procede spedita perché chi dorme,
chi legge, chi sogna)
Cioffi-Costa, che Cleofe ha gustato il quiz “pisicologicodemerodiano” e ha letto solo il suo articolo sul teatro, che
Beatrice ha risolto i quiz delle due pagine finali con l’intento di suggerire le risposte ai lettori e far premiare i “suo
redattori”. Antonio ancora parla, parla della copertina, del
formato, degli articoli troppo lunghi, della mancanza di
vignette, di belle foto d’attualità, della importanza di distribuire T. O. di venerdì e mai di sabato, della necessità di
“esserci sempre” ... Sembra di sentirlo a Radio Elle. Virginio
gli chiede in quale qualità sta qui: “Come T.O. o radio Elle”?
La generosa Beatrice interviene: “Per tutti e due, perciò
diamo il Mammut della Newton Compton ai redattori di
“Vi faccio vedere
le copertine dei numeri
precedenti”
Premiati di T.O. e Radio Elle con un “Mammut” della casa editrice Newton Compton, il 9.1.2013. Manca la prof. Beatrice, animatrice di T.O.
Rebecca Sdoia, Valentina Villani, Veronica Palombo, Alfonso Ussia, M. Cleofe Della Valle, Carlotta Inserra, Laura Mansi, Antonio Landi,
Paolo Citarella, M. Cristina Petitti, Chiara Blasetti, Carlo Grisostomi
17
primo piano ⁄ Riunione della redazione di Time Out
Le vignette di Emanuele Gagliardi
su Time Out del 2001
i numeri, quella è Francesca”. Beatrice ricorda a Laura e
alla sua “ombra” Carlotta l’articolo sul teatro. Dialoga con
Marco Lin, dagli occhi come due grani di pepe, e con i suoi
due attendenti, muti come due convitati di pietra, sull’eventualità di un formato tablet di T.O. “Quella era la prima testata, copiata dal Time Out di Londra, con il tempo
siamo arrivati a quella attuale, che ricalca il Time di N.Y”.
Continua Virginio. Beatrice tenta di riportare il discorso a
oggi e chiede ai numerosi partecipanti (tre in tutto, perché
altri tre sono i “convitati di pietra”) di quanto tempo hanno
bisogno per l’articolo, raccomanda di appuntarsi gli sfarfalloni dei compagni in classe e i lapsus degli insegnanti,
perché essi non fanno errori, ma lapsus: vuole farne “una
rubrica molto divertente”. “Sì, gli strilli si possono mettere sulla copertina, come questo numero che è del XXV di
T.O.” Interrompe ancora una volta Virginio e prosegue diritto per altri 20 minuti nel racconto della festa per il XXV
di Time Out. Beatrice aspetta con i fogli in mano, i presenti
chiedono scusa, perché “si è fatto tardi” e vanno via. Beatrice conclude: “Abbiamo fatto una buona riunione, vedrete che il prossimo numero sarà un bel numero”! Forse
voleva dire: “Non abbiamo fatto nessuna riunione; siamo
in linea con gli anni passati. La previsione sul “bel prossimo numero” è una speranza. (V.M.)
“Intorno a voi potete vedere quasi tutte le copertine di Time
Out, con i poster delle caricature di Emanuele Gagliardi”
Riunione della redazione di Time Out, negli anni ’90,
all’epoca della direzione C.S.G.-I.D.M. di Fr. Vittorino Eusepi
18
19
A. Sorriga - G. Forconi - L’educazione fisica
Fr. Manlio - La filosofia
Fr. Virginio - Fr. Remo - Lo sport
20
Siamo nel 2001 ed Emanuele Gagliardi, già allora,
così prevedeva la fine di insegnanti, frères e amici di T.O.
Fr. Alessandro - Fr. Lucio - Il coro
21
CULTURA
di Tiziana Daga
L’Estetica
del brutto
In preparazione allo spettacolo “La Bella e la Bestia”
la prof. Tiziana Daga ha tenuto agli studenti del Triennio
una lezione sull’estetica del brutto e la sua evoluzione lungo
le età culturali. Nella stessa mattinata Fr. Emanuele Costa
ha guidato gli studenti sull’origine e l’evoluzione della stessa
favola; il prof. Alberto Tornatora ne ha messo in evidenza
uno dei possibili significati; infine la prof. Alessandra Cornelli,
prima di una breve anteprima della spettacolo, ne ha illustrato
le varie interpretazioni artistiche
(Riportiamo una parte dell’intervento della prof. T. Taga, purtroppo privo del grande materiale didattico che ha accompagnato la sua lezione.
Se il bello è opinabile, il brutto è certo.
Ma poi è così vero?
Quello che è certo è che il brutto, come il bello,
è un concetto chiave dell’estetica di tutti i tempi e
che ogni cultura, accanto a una propria concezione
del Bello, ha sempre affiancato una propria idea del
Brutto. Ma se in ogni secolo poeti, filosofi e artisti ci
hanno lasciato ampie testimonianze sulla definizione del bello, diversamente è accaduto per il brutto,
il quale ha avuto la sua prima trattazione autonoma
solo nel 1853, quando il filosofo hegeliano Karl Rosenkranz pubblica l’Estetica del Brutto. L’autore,
partendo dall’idea tradizionale del brutto come fratello gemello cattivo del bello, possibile errore che
il bello contiene in sé, evidenzia come ogni estetica,
in quanto scienza della bellezza, debba necessaria-
mente affrontare anche il concetto di bruttezza. Ma
quando Rosenkranz dalle definizioni astratte passa
in rassegna le varie forme attraverso le quali questa
idea si traduce, il brutto di natura, il brutto spirituale, il brutto nell’arte (e le diverse forme di scorrettezza artistica), l’assenza di forma, l’asimmetria,
la disarmonia, lo sfiguramento e la deformazione
(il meschino, il debole, il vile, il banale, il casuale e
l’arbitrario, il rozzo), le varie forme del ripugnante
il brutto di natura,
il brutto spirituale,
il brutto nell’arte
22
“Le Cauchemar” (1781), de Johann Heinrich Füssli.
(Bridgeman Art Library)
(il goffo, il morto e il vuoto, l’orrendo, l’insulso, il
nauseante, il criminoso, lo spettrale, il demoniaco,
lo stregonesco e il satanico), fa intravedere una sorta di “autonomia del brutto”, che lo rende qualcosa di ben più ricco e complesso che non una serie
di semplici negazioni delle varie forme di bellezza.
In altri termini: troppo per continuare a dire che il
brutto è il semplice opposto del bello inteso come
armonia, proporzione o integrità, considerando anche quanto la concezione che abbiamo dell’arte
classica sia viziata dall’estetica neoclassica. Inoltre,
non si può ricostruire una storia del brutto senza
tener conto della diversa percezione che di questo
abbiamo sia soggettivamente, sia relativamente al
gusto dei tempi. E’ poi necessario anche distinguere tra quello che possiamo considerare il brutto in
sé e quella che è la sua rappresentazione. Infatti
Aristotele notava come la bruttezza ci può attirare
irresistibilmente (come la visione di un cadavere) e
come si possa “realizzare il bello imitando con maestria ciò che è repellente”.
Già la mitologia greca nello sposare il più brutto
degli dei, Efesto, alle più belle dell’Olimpo - da Afrodite (la dea della bellezza) a Charis (la Grazia) – rico-
Le streghe di Goya
23
CULTURA ⁄ L’ESTETICA DEL BRUTTO
il Rinascimento scopre
il gusto del deforme
comico e burlesco
nosceva l’implicito rapporto che c’è tra gli opposti,
testimoniando ancora una volta quanto sia sfumato il confine tra bello e brutto. Senza tener conto del
fatto che Efesto (Vulcano) non è solo brutto, ma è
soprattutto uno straordinario, portentoso artigiano
capace di forgiare con il fuoco bellissimi oggetti dalla materia informe.
Lo stesso mondo immaginato dagli antichi pullulava di orrende creature, basti pensare al mito del
minotauro, metà uomo e metà toro, nato dal sacrilego amplesso della regina cretese Pasifae con il
toro divino inviato da Poseidone, o a quel mostriciattolo di Priapo, che sconta con una triste solitudine le spropositate dimensioni del suo fallo. In
questo contesto, e dalla coscienza di come il brutto
ed il male siano insiti nella natura, nasce nei greci
l’aspirazione ad un bello ideale, capace di superare l’imperfezione del reale, quel brutto che Platone
vedeva come la naturale conseguenza dell’essere la
realtà un riflesso del mondo delle idee. Tale aspirazione si tradusse nel canone, ovvero in quella misura capace di dare unità all’insieme attraverso la
proporzione, che Policleto, nel V secolo a.C., rappresenterà nella sua scultura, destinata ad influenzare
per secoli l’arte occidentale. Conseguente fu per i
Greci associare la bellezza esteriore a quella interiore, concetto espresso nella kalokagatìa, (kalòs =
bello e agatòs = buono), mentre all’opposto nell’arte, nella letteratura e, più tardi, anche nella finzione
cinematografica, la bruttezza fisica, spesso descritta dall’artista negli aspetti più perversi e grotteschi,
avrebbe acquistato sempre più una connotazione
negativa, accompagnandosi con una naturale propensione alla malvagità e al brutto spirituale. Si
pensi alla figura di Tersite, descritta da Omero nel II
canto dell’Iliade; o alla deformità del gobbo e rachitico Riccardo III di Shakespeare, incarnazione della
capacità corrosiva del potere; o ancora alle streghe
di Goya, emblematiche immagini delle angosce e
delle paure dell’uomo di tutti i tempi. Ma quanto
sia semplicistico vedere anche nella bruttezza l’opposto del bello-buono lo dimostrano l’elogio che si
tributava a brutti dall’animo nobile come il favolista
greco Esopo o il filosofo Socrate.
O, ancora, è luciferinamente illuminante scoprire
come la parola Diavolo derivi dal greco diabolos
che vuol dire “Colui che divide” e scoprire le tante e
tante metamorfosi che l’immagine del principe delle tenebre ha avuto nel corso del tempo: da quella
medioevale di male assoluto con sembianza di mostruoso caprone, alle seducenti fattezze di angelo
ribelle caduto dell’età romantica.
Con l’era cristiana il brutto entra a pieno titolo nella
storia dell’arte e dell’estetica. La visione pancalistica dell’universo rafforza l’idea che il brutto, come il
bello, sia necessario al disegno divino.
E mentre nei cosiddetti secoli bui alle strade e alle
città romane si sostituiscono gradualmente selve e
foreste e alle pragmatiche certezze del diritto romano la speranza nella misericordia di Dio, nei monasteri sparsi in tutta Europa si producono meravigliose pagine miniate popolate da creature mostruose,
fantastiche e con il ricorrente tema del labirinto da
percorrere.
Questo stesso Medioevo fantastico riempirà la paura dell’ignoto e del giudizio finale dei colori dell’Apocalisse di Giovanni, trasformando il brutto in un
motivo di meraviglia mentre, con la rinascita delle
città alla fine del Mille, la fede della gente trasformerà in bellezza l’umana sofferenza del corpo di
Cristo in croce
Se il Medioevo spalanca le porte all’estetica della
soffernza e del brutto, il Rinascimento scopre il gusto del deforme comico e burlesco, come dimostra-
Con l’era cristiana il brutto
entra a pieno titolo
nella storia dell’arte e dell’estetica
24
no il tono ora allegorico, ora scurrile del Gargantua
e Pantagruel di Rabelais o certe curiose rappresentazioni fantastiche di Arcimboldo. Con il Barocco il
brutto diventerà sempre più reale: se da una parte i
martiri e le estasi diverranno sempre più persuasivi,
dall’altra l’Inquisizione creerà nuovi mostri scatenando la caccia alle Streghe.
L’Ottocento romantico scoprirà il gusto per il perturbante e il piacere dell’orrido, del proibito e del
brutto nei suoi aspetti più misteriosi, facendo di
molti mostri dei veri e propri eroi romantici come
Quasimodo, protagonista del romanzo di Hugo.
A chiudere questo breve excursus saranno i nuovi
canoni dell’antigrazioso proposti dalle avanguardie
artistiche del primo ventennio del Novecento, per le
quali non esisterà più nessun canone. In particolare
gli espressionisti e i dadaisti hanno fatto del brutto
la loro bandiera, i primi spinti dall’urgenza di dare
forma al disagio esistenziale dell’uomo contemporaneo, i secondi per il gusto di mettere in discussione e capovolgere con l’intelligenza dell’ironia i
luoghi comuni della nostra società.
Lo scopo di questo incontro vuole essere proprio
questo, partendo dall’interessante libro Storia della
Bruttezza, a cura di Umberto Eco (Bompiani, 2004)
e passando in rassegna attraverso una sorprendente iconografia fatta di incubi, terrori e popolata da
mostri, demoni, folli, deformità, presenze perturbanti e quant’altro, evidenziare quanto gli aspetti
che hanno caratterizzato nel corso di tremila anni
in Occidente sia il brutto di natura, sia il brutto spirituale, sia quello associato al concetto anticlassico di asimmetria e di disarmoniale, siano molto più
complessi e articolati di quanto si possa comunemente pensare. Indagare questi aspetti può essere l’occasione per avvicinare il brutto inteso anche
come antigrazioso, ovvero non necessariamente
elegante o di buon gusto, secondo quelle diverse
aspirazioni che, in tempi diversi e in diverse culture, hanno caratterizzato il desiderio di chi, nel tralasciare il “bello” e le sue regole, ha voluto rendere
manifesto il gusto vero dell’esistenza.
Quasimodo
e Esmeralda
25
CULTURA
XIV Concorso Letterario
Anno Scolastico 2013-14
“Il vero potere è il servizio” (Papa Francesco)
Lavoro assegnato: “L’affermazione di Papa Francesco
offre una linea interpretativa al brano di Italo Calvino, tratto
da “La giornata di uno scrutatore” e a un passaggio di “Lettera
a una Professoressa” della scuola di Barbiana”. Commentare
il passo selezionato, con l’ausilio di altre letture, di filmati,
degli spunti di riflessione ed esperienze vissute”
Triennio Liceo Classico e Scientifico
1° Classificato
2° Classificato
3° Classificato
Lorenzo Peri
Costanza Pavone
Matteo Tagliatesta
Biennio Liceo Classico e Scientifico
III Scientifico B
III Classico A
III Classico A
1° Classificato
2° Classificato
3° Classificato
Gemma Feri
Sofia Ruggiero
Carmelita Gatto
II Classico B
II Scientifico B
II Classico B
Vincitori XIV Concorso letterario: Lorenzo Peri - 3 sc. B - 1° Triennio; Matteo Tagliatesta - 3 cl A - 3° Triennio; Costanza Pavone - 3° cl
A - 2° Triennio; Sofia Ruggero - 2 sc B - 2° Biennio; Carmelita Gatto - 2 cl B - 3° Biennio; Gemma Feri - 2°cl B - 1° Biennio
26
Roma, 19 marzo 2014
Festa di San Giuseppe
Si sono distinti:
Triennio
Della Valle Maria Cleofe
D’Emilio Carolina
Ecari Giulia
Era Veronica
Fattori Alberto
Giorgi Lucrezia
Giuliani Alessandra
Gugliotta Giorgio
Lispi Ludovica
Lupi Clara
Mansi Laura
Marchionne Lorenzo
Mongiardo Lidia
Penna Pierfrancesco
Pontecorvo Benedetta
Pugliese Matteo
Stramaccioni Luca
Tosti Alice
Biennio
3 sc b
4 sc a
4 sc a
5 cl a
5 sc b
4 cl b
5 cl b
4 cl a
5 sc a
5 cl a
3 sc a
4 sc b
3 sc a
3 cl b
4 cl a
5 sc a
4 cl b
5 cl b
D’Ascola Domenico
Ercoli Domenico
Fadda Valerio Maria
Fischetti Francesca
Liu Chiara
Marchionne Alessia
Palomba Ludovica
Pierantozzi Leonardo
Proietti Virginia
Ussia Alfonso
Voltolina Lavinia
27
1 cl a
2 cl a
2 sc a
2 sc a
1 sc a
1 sc b
2 sc b
1 cl a
2 cl a
1 cl b
1 cl b
CULTURA
di Enrico Mattoccia
Presentato al Museo
Diocesano di Velletri
Catalogo delle opere del
pittore Aurelio Mariani
l pittore Valerio Mariani, di Velletri, fu ex-alunno dei Frères
alla fine dell’800; ha affrescato la chiesa del Collegio; dipinto quadri
del La Salle; lasciato numerose opere in Italia e in Europa
nome e cognome: Sara Bruno, Silvia Felli, Antonio Iommelli, Alessandra Cosmi. Da notare che il loro lavoro è stato
reso più duro dal fatto che i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che hanno distrutto l’80% di Velletri,
hanno distrutto anche tutti i documenti e alcuni quadri di
Aurelio Mariani.
Ognuno dei collaboratori ha illustrato un aspetto della personalità e dell’arte di Aurelio Mariani. Per sommi capi è stata
ricordata anche la biografia del Pittore che, nato a Velletri
nel 1863, dopo i primi studi in paese fu inviato a Roma in
una scuola dei Fratelli delle Scuole Cristiane; a 18 anni ebbe
il diploma di disegno che gli permise le prime esperienze;
dopo alcuni anni ebbe la fortuna di incontrare l’architet-
Nella tarda mattinata di Sabato 25 gennaio, per iniziativa ed
organizzazione del Museo Diocesano, è stato presentato il
catalogo delle opere del pittore Aurelio Mariani, certamente uno dei figli più famosi di Velletri. Erano presenti anche
alcuni suoi parenti: Luciano ed Aurelio Mariani, Alessandra
Malandrucco, Lea Pistilli, assieme ad un numeroso pubblico che la sala non è riuscita a contenere. Verso la metà della
manifestazione è intervenuto per poco tempo anche il vescovo di Velletri, S.E. mons. Vincenzo Apicella, impegnato
nella visita pastorale di una parrocchia.
Don Marco Nemesi, direttore del Museo, ha presentato i
quattro collaboratori che, con amore e passione, con sacrificio personale, viaggiando per tutta l’Italia, sono riusciti
a raccogliere il materiale per arrivare ad un catalogo il più
completo possibile. Sono tutti giovani, ma hanno saputo
affrontare con coraggio e competenza, un lavoro che li ha
impegnati per oltre un anno e mezzo; non è stato possibile conoscere i loro titoli accademici, perciò riportiamo solo
Il primo a sinistra, Luciano Mariani, è un nipote del pittore. Gli
altri sono i quattro oratori e curatori del catalogo, con il sacerdote
direttore del Museo di Velletri, don Marco Nemesi. Esiste anche
un altro nipote di Mariani, di nome Aurelio come lo zio.
28
to Fontana che lavorava a Piazza di Spagna dove i Fratelli
delle Scuole Cristiane (“Lasalliani”) stavano erigendo una
chiesa all’interno della scuola, in onore del loro fondatore
Giovanni Battista De La Salle, canonizzato nel 1900; al Mariani furono affidati gli affreschi e numerosi quadri. Con gli
stessi religiosi rimase sempre in ottimi rapporti, tanto che
nel 1921, quando ad Albano Laziale acquistarono il palazzo
Feoli per farne un seminario, lo restaurarono e a Mariani fu
affidata la cura della Cappella: affrescò le due volte , dipinse
la Via Crucis e altri quadri. Purtroppo la cappella e parte del
palazzo furono distrutte nell’ultima guerra.
Alla fine del 1800 il nostro Pittore tornò a Velletri e si stabilì
in una abitazione al Corso, assieme al fratello e alla cognata; la prima opera veliterna fu un
quadro di S. Eurosia, rappresentata
prima del martirio. Per Velletri lavorò molto, sia nella Cattedrale che
nel Comune; realizzò anche uno
stendardo per le processioni e uno
per l’arciconfraternita.
Approfittando del fatto che il padre, gestore di un negozio
di stoffe, aveva contatti col Friuli, anche egli si recò in quella regione e realizzò in loco parecchie opere. Ebbe contatti
con la Francia e si recò diverse volte oltre le Alpi, però non
sono state trovate sue opere.
Quanto alla pittura è stato fatto notare che egli è contemporaneo di correnti moderne, le quali per cercare una loro
strada ripudiavano la pittura “classica” del nostro Rinascimento, ma le ricerche del tempo e le così dette correnti “secessioniste” non interessarono Mariani.
La pittura di Mariani tiene conto del contesto delle persone a cui è destinata, si ispira agli antichi, ma guarda anche
la realtà; qualche volta replica opere del suo tempo, ma a
modo suo; studiò molto la pittura sacra e anche i pittori
Quattro bozzetti
del pittore Aurelio
Mariani per un
quadro di
S. Giovanni
Battista De La
Salle, conservati
nel Collegio
S. Giuseppe –
De Merode.
Alla fine del 1800
il nostro Pittore
tornò a Velletri
contemporanei ma non li imitò; egli mirava alla cattolicità,
era molto preciso, anzi meticoloso, nell’esecuzione non
solo delle opere, ma anche dei disegni, ai quali manca solo
il colore per essere opere compiute come gli altri quadri.
Tanti altri rilievi hanno fatto i quattro oratori, segno palpabile della loro preparazione; speriamo di poter conoscere il
frutto dei loro studi e delle loro fatiche appena sarà possibile aver il volume del catalogo. Per ora ci basti aggiungere
che Mariani è una gloria per Velletri e la città deve andarne
fiera facendolo conoscere ancora di più di quanto è stato
fatto finora: che non accada come al suo tempo che non
lo comprese! Speriamo che l’iniziativa del Museo Diocesano sia la prima pietra di studi, mostre… che pubblicizzino il
Pittore e le sue opere.
29
CULTURA
di Tiziana Daga
Michelangelo,
Mon Amour
Se si comincia a parlare di Michelangelo non si finisce più,
ma neanche si può tacere di lui a 450 anni dalla morte. Celebrare
gli anniversari non è un esercizio stupido di retorica vuota:
se almeno per un momento si vive “quel riflesso della bellezza come
fuoco di vivo tormento” che guidò Michelangelo. La prof. Tiziana
Daga ci offre una riflessione sul “suo amour”
Il 18 febbraio di quattrocentocinquantanni fa moriva,
nella sua casa romana presso il foro di Traiano, Michelangelo. È difficile esaurire la complessità di un artista
come Michelangelo; scultore, pittore, architetto e poeta,
tutti campi in cui eccelse al punto da essere consacrato
già dai contemporanei come un genio assoluto.
Il suo nome, come quello di Leonardo e Raffaello, evoca
subito gli splendori di una delle epoche più felici della
cultura occidentale, il Rinascimento, e le sue opere bene
incarnano le aspirazioni, le illusioni e i dubbi di quell’epoca: dagli eroici nudi giovanili come il David, fiero ba-
luardo delle virtù repubblicane della sua Firenze, ai tremebondi e cadenti nudi del “Giudizio universale” della
Sistina, incommensurabile documento delle inquietudini di tutto il Cinquecento.
E se nella sistemazione del Campidoglio per Paolo III
(1538) si coglie la sapiente misurazione di uno spazio
perfetto al servizio della centralità dell’uomo, nelle pittoriche architetture-sculture delle Tombe medicee nella chiesa di San Lorenzo c’è già tutto il senso della profonda riflessione dell’artista sulla tragicità dell’esistenza
umana. Quella stessa riflessione che costantemente si
cela nella prosa intensamente espressiva che caratterizza i suoi sonetti.
Scontroso, introverso, afflitto dalla sua condizione umana di diverso e condannato ad amori struggenti, visse
intensamente apprendendo i segreti dell’arte da giovanissimo nella bottega di Domenico Ghirlandaio, uno dei
tanti grandi maestri attivi nella Firenze di Lorenzo il Ma-
gnifico. E, nei giardini di questi, presso il convento di San
Marco, avrebbe studiato da vicino i modelli dell’arte classica, attraverso le opere collezionate dal Magnifico. Alla
sua corte avrebbe poi conosciuto intellettuali del calibro
di Poliziano e Marsilio Ficino che lo avrebbero iniziato al
Neoplatonismo. Dagli esordi con opere all’antica, come
il falso putto antico venduto al cardinale Riario che pretese indietro i soldi per poi commissionargli il Bacco oggi
al Bargello, alle grandi commissioni nella Roma di Giulio
II, che segnano non solo l’inizio di un intenso programma di rilancio della città eterna, ma anche l’apice di quel
Rinascimento che la furia dei Lanzichenecchi avrebbe
spazzato via con il Sacco del 1527.
Dopo il definitivo abbandono di Firenze per Roma, continuò a vivere nella modesta casa di Macel de’ Corvi che
gli avevano messo a disposizione fin dal 1513 gli eredi
di Giulio II purché completasse il progetto della tomba
del papa, scomparsa poi con gli sventramenti compiuti
dopo il 1870. Nelle vicinanze di quella chiesa di San Silvestro al Quirinale nel cui chiostro si sarebbero consumati gli incontri con Vittoria Colonna, destinata ad essere l’amica della maturità e la confidente dei conflitti più
intimi dell’artista e delle sue inquietudini religiose.
E qui, nella Roma della Controriforma, celebrato come il
più grande artista di tutti i tempi dai suoi stessi contemporanei, avrebbe trascorso gli ultimi trent’anni della sua
vita lavorando ai progetti dei vari cantieri promossi dal
ponficato di Paolo III Farnese che, oltre al Giudizio Universale della Sistina, lo incaricherà di disegnare il nuovo
Michelangelo, Cappella Sistina,
creazione di Adamo
Campidoglio e, a settantadue anni suonati, gli affiderà la
direzione della fabbrica di San Pietro, per la quale il sommo artista realizzerà il progetto della cupola, ultimata
dopo la sua morte da Giacomo della Porta.
Fino alla fine la sua ricerca avrà soprattutto nella scultura, intesa come arte del levare, la sua espressione più
alta; in particolare nelle varie rappresentazioni della Pietà, tema a lui assai caro fin da quando ancora giovane
aveva guadagnato la fama con l’incantevole, levigata finitezza della Pietà di San Pietro. Finitezza che, negli anni
successivi, si trasformerà in forme sempre più ruvide, incompiute, drammatiche, che trovano nella Pietà Rondanini, alla quale lavorò fino a qualche giorno prima della
morte, la loro ultima e più tragica espressione.
Scrive Michelangelo: “Se durante la mia giovinezza mi
fossi reso conto che l’immortale splendore della bellezza di cui ero innamorato avrebbe acceso, rifluendo
verso il cuore, un fuoco di infinito tormento, come avrei
spento volentieri la luce nei miei occhi”.
Come non essere “innamorati” di questo genio che in
questa poliedricità esprime compiutamente l’idea di
un’arte vissuta non come esercizio di stile, ma come ricerca interiore e spirituale, capace di esaltare e insieme
riscattare la nostra dimensione umana.
“O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’opra sempre’al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta
e chi t’onor ha l’intelletto intero”
30
31
CULTURA
Il restauro del
“Salottino Don Chisciotte”
al Quirinale
In anteprima il restauro del salottino “Don Chisciotte”
del Quirinale, presentato agli alunni della Scuola Media
del S. Giuseppe-De Merode, “testimonial di cultura”
Ricordiamo il 14 febbraio di quest’anno non tanto per
la festa di S. Valentino quanto per una visita privilegiata
che abbiamo avuto il piacere di fare al Quirinale, la “Casa
degli Italiani”, come la nostra guida l’ha subito definito.
Questa visita è stata davvero privilegiata per l’evento e
per le persone che ci hanno accompagnato: il nostro
prof. Vito Scammacca, il preside Fr. Alessandro Cacciotti, il vice preside Fr. Giovanni Decina e ci siamo portati
perfino Fr. Virginio come fotografo. E’ stata poi speciale
la guida, la dott. Maria Angela San Mauro che ci ha accompagnato all’interno del Quirinale. Lei ci ha illustrato
la storia, le fasi di costruzione dei giardini e del Quirinale,
cominciando dal plastico nel cortile centrale. Inutile dire
che non ne ricordiamo molti dei numerosi signori, papi,
imperatori e re che hanno reso meraviglioso questo imponente Palazzo. Più facile ricordare lo “scherzo” dei
giardinieri che, attivando la fontana dei mosaici, hanno
intrappolato tra gli spruzzi alcuni nostri compagni; facile
ancora ricordare la sorpresa degli specchi che moltiplicano all’infinito sale dorate e candelabri; indimenticabile la feritoia da cui il papa assisteva alla messa nella
cappella Paolina; imprevisti i preparativi del personale
di servizio per l’arrivo del Presidente dimissionario del
Consiglio, on. Enrico Letta.
Il primo incontro ufficiale è stato con il Rotary, guidato
dal Governatore del Distretto 2080, Pier Giorgio Poddighe; l’ultimo incontro ufficiale c’è stato al termine della
mattinata, con il prof. Louis Godart, Consigliere del Presidente della Repubblica per il Dipartimento della Tutela
e Conservazione del Patrimonio Artistico. Tutto il nostro
girovagare per il Giardini e il Palazzo era finalizzato a questo incontro, davanti ad uno schermo che trasmetteva in
streaming le ultime rifiniture del restauro del “Salottino
Don Chisciotte”, illustrate dal Dott. Giorgio Leone, Direttore del Museo della Galleria Corsini e Direttore dei Lavori per il Restauro e per la Soprintendenza del Patrimonio
Storico, Artistico e Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma. Il “salottino Don Chisciotte” una
“Imprigionati dalla fontana”! Lo scherzo dei giardinieri
del Quirinale: alcuni rimangono imprigionati nel cerchio
dagli zampilli della fontana.
32
volta era la camera da letto del Papa Paolo V, poi divenne
guardaroba. Per merito del Rotary Italia è stato completamente restaurato e si può di nuovo ammirare il bellissimo soffitto ligneo, le 90 testine di cherubini in cartapesta dipinta a olio e dorata, i fregi, gli animali, gli stemmi
papali e tutte le dorature. Il prof. Louis Godart ci ha dato
l’onore di presentarci in anteprima questo restauro, facendoci anche testimonial dell’iniziativa del Rotary, che
intende “contribuire alla riscoperta dell’identità nazionale, scegliendo come via preferenziale la cultura e il
patrimonio artistico nazionale”. Un bell’impegno: il Consigliere Culturale della Presidenza della Repubblica ci fa
“ambasciatori di cultura, ci incarica di tramettere agli altri la ricchezza e unicità della nostra cultura”! Il compito
è difficile e ci sentiamo onorati e incapaci. Il significato
di essere “testimonial di cultura” ci è stato completato
dalla dott. Claudia Minicuci, delegato per i Beni Artistici
e Culturali del Rotary, Distretto 2080, anche coordinatrice del progetto di restauro e puntuale organizzatrice della giornata, a Lei va il nostro vivo ringraziamento:
“Con questo restauro il Rotary intende far riscoprire ciò
che di più grande abbiamo: l’identità culturale, consentendo al linguaggio artistico di arrivare alle generazioni
future nella sua forma migliore. Il linguaggio artistico da
sempre è espressione di comunicazione diretta, anche tra
i popoli di diverse culture, rappresentando uno strumento
di pace”. Come dire: “L’Italia ha un grande patrimonio artistico, conserviamolo, valorizziamolo, questa è la nostra
ricchezza, questo il nostro contributo alla pace”.
Il preside Fr. Alessandro Cacciotti
consegna al dott. Louis Godart, consigliere culturale
del Presidente della Repubblica, il crest e l’annuario della Scuola
In attesa di entrare nel Quirinale si ammira il Palazzo e il
panorama della città, approfittando della luminosa mattina
di febbraio. Fra gli alunni la dott. Claudia Minicucci, Delegato
distrettuale del Rotary per i Beni Artistici e Culturali e
organizzatrice della nostra giornata al Quirinale
Alla fine il Preside Frère Alessandro Cacciotti ha consegnato al prof. Louis Godart il crest della Scuola e l’annuario, a ricordo e a conferma di sentirci orgogliosi per aver
visto in anteprima il restauro di questa opera preziosa e
di essere stati scelti come testimonial dell’avvenimento e
custodi, difensori e messaggeri della cultura italiana nel
mondo. (V.M.)
33
CULTURA ⁄
Foto di gruppo degli alunni della Scuola Media nei giardini del Quirinale
“A sedere si
ascoltano meglio
le spiegazioni”!
Momento di relax
nella cappella
Paolina.
“Ma quanti sono
questi lampadari”?
Galleria degli
specchi e
moltiplicazioni
delle immagini
34
35
Immagini della visione in anteprima streaming del restauro del salottino Don Chisciotte e della visita al Quirinale
36
37
day by day
Il Movimento Giovanile Lasalliano
impegnato per Scampia
e il progetto CLIMA
La vitalità del Movimento Giovanile Lasalliano (MGL) nella vita
interna associativa, nella presenza numerosa all’opera
di Scampia e nel progetto CLIMA in Burkina Faso
Se non fosse stato per la “grande cena” con lo chef
Filippo Mantia pochi si sarebbero accorti della
sua esistenza. Ma c’è, ed anche in buona salute,
con gli incontri settimanali, con le iniziative sociali.
E poi pare che i giovani dell’MGL si siano “affiliata” la istituzione di Scampia e il progetto CLIMA nel
Burkina Faso, perché professori e alunni, divisi in
due turni per più volte durante l’anno vanno a fare
volontariato laggiù. Durante la settimana bianca si
sono divisi in due turni per “lavorare” a Scampia e la
trasmissione della RAITV “Sulla via di Damasco”, il
22 marzo vi ha dedicato anche diversi minuti. Cosa
facciano di preciso non è facile capire, ma tornano
entusiasti dalle riunioni, da Scampia e dall’Africa,
come gli ultimi che sono stati nel Burkina Faso per
collaborare al progetto CLIMA (Centre Lasallien
d’Initiation aux Métiers de l’Agriculture).
Cosa avrà di tanto attraente il malandato (eufemismo) quartiere napoletano? Cosa ci sarà di
tanto bello nell’andare a fare scuola nei peggiori quartieri di N. York, nelle scuole Saint Michel,
per di più durante le vacanze? Possibile che è più
bello andare fra gli scugnizzi che andare a sciare?
Ugualmente escono contenti dalle riunioni il giovedì e sono molto uniti fra loro.
A loro viene rivolto il primo invito ogni volta che
non c’è linguaggio
da rinnovare, non c’è
persona da rifiutare
38
c’è un’opera di volontariato da compiere. A loro
guardano benevoli i Superiori ed i Frères.
Assomigliano a quelli della “Azione Cattolica Giovani” di una volta. Quelli sapevano che il lunedì
mattina erano interrogati; quelli erano i primi ad
andarci di mezzo se la classe era indisciplinata;
quelli erano chiamati al servizio in chiesa perché
“gli altri si vergognano”; quelli venivano boicottati
se proponevano una iniziativa ragionevole; quelli
erano convocati durante l’anno scolastico per convegni, aggiornamenti, iniziative extrascolastiche,
con spese a carico personale; se le luci rimanevano
accese in una aula durante la notte o le sedie della
sala non erano in ordine “sicuramente erano stati i
giovani del gruppo”; per quelli il frère o l’assistente
di turno doveva correre qua e là a “supplicare” una
giustificazione, a “rinviare” una interrogazione, a
”spostare” un compito, a “giustificare” un ritardo.
C’è chi si domanda cosa facessero quelli e cosa
facciano questi, perché “parlano, parlano sempre,
e sono problematici oltre ogni dire”. La risposta di
ieri e di oggi è una e molto impegnativa, del Vangelo: “Venite e vedete”, “venite e ascoltate”, “venite
e parlate”, ”venite e fate”. Non c’è tesseramento o
quota da pagare, non c’è registro di frequenza da
firmare, non c’è ritardo o assenza da giustificare,
non c’è medaglia da ricevere a fine anno, non c’è
divisa diversa da indossare, non c’è linguaggio da
rinnovare, non c’è persona da rifiutare. Ma ci stanno tante altre cose da ascoltare, dire, fare, condividere. (V.M.)
DUE MONDI A CONFRONTO
Provenendo da una scuola che non ci
fa mancare niente e avendo una famiglia che mi ama, non mi sono mai reso
conto che ho sempre avuto tutto mentre questi bambini vivono con poco
o nulla, anche se noi del De Merode
siamo riusciti a strappare loro qualche sorriso. Ci siamo trovati subito
in sintonia, pur provenendo da realtà
diverse e abbiamo condiviso le nostre
esperienze, abbiamo riso e scherzato
insieme come se fossimo una grande
famiglia, perché in fondo è questo il
vero scopo di “Casa Arcobaleno”.
Frère Enrico si è impegnato con tutte
le sue forze per riuscire a fondere due
realtà apparentemente diverse, infatti il legame creato con questi ragazzi
non si romperà a causa della distanza,
ma continuerà a lungo perché, anche
attraverso la loro semplicità, sono riusciti a toccarci il nostro cuore.
Ciao, ragazzi, ci vediamo a giugno.
(Conclusione, come prima puntata,
di una lunga relazione.
Benedetta Astolfi
e Dante Gandola
39
day by day
Due dieci e lode
“Bisogna essere visionari, credere agli ideali che stanno dietro ai
grandi progetti”. Così la Presidente della Camera dei Deputati, on.
Laura Boldrini, incoraggia i giovani delle classi quarta e quinta
scientifico A, in visita di studio sull’Europa alla Camera dei Deputati
2
1
La Presidente Laura Boldrini
riceve dal preside Fr. Alessandro
Cacciotti il crest e l’annuario
del S. Giuseppe - De Merode
2
Le classi 4 e 5 scientifico A
con la Presidente Laura Boldrini
posano per una foto ricordo
1
lasciare ad altri la possibilità di decidere come sarà la UE
del futuro. E’ vero – ha spiegato a chi le chiedeva conto
dell’euroscetticismo diffuso – che l’euro ha portato l’Italia
all’impoverimento, ma è stato un problema causato dallo
scarso monitoraggio sui prezzi. E’ demagogico dire che bisogna uscire dall’euro o tornare agli stati-nazione. E’ una
cosa fuori dal tempo, si deve andare avanti, non si può tornare indietro. Bisogna essere visionari, credere agli ideali
che stanno dietro ai grandi progetti”. Alla fine dell’incontro
la Presidente ha voluto fare una foto con tutto il gruppo,
con sorpresa del personale della Camera.
Precedentemente il Sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio, on. Sandro Gozi, fresco di ritorno da Bruxelles, per
un’ora aveva risposto alle domande di Ludovico Pizzillo, Romana Bazzicalupo, Giorgio Lanzetta, Giulia Ecari, Cristiana
Masciotta, Ricardo Bellu, Ludovica Lispi, Francesco Fracassi.
La prima motivazione che spinge uno studente a visitare
Il primo dieci e lode alla Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, insieme a tutto il personale che
ha organizzato la visita alla Camera delle due classi del Liceo Scientifico A. La mattina del 13 novembre la Presidente era impegnata con molti capi di governo o delegazioni
dei paesi europei, presenti a Roma per il convegno su “Il
valore dell’Europa: crescita, occupazione e diritti”, organizzato dalla Camera dei Deputati, eppure ha trovato una
buona mezz’ora per rispondere alle domande di Carolina
D’Emilio, Paolo Cardarelli, Marzia Di Genua, Francesco Spinola, Elisa e Giulia Gambarini sulle prospettive che l’Europa offre ai giovani, sulla crisi dilagante, sulla promozione
della donna….Tra l’altro la Presidente ha affermato con
decisione e convinzione: “ Andate a votare alle elezioni
europee. Votare è sempre importante, perché la democrazia è una cosa seria e implica che ogni cittadino possa
esprimere il proprio parere. Non andare a votare significa
40
3
la Camera dei Deputati è la curiosità. La televisione tante
volte ci ha mostrato quell’emiciclo vuoto o affollato, tranquillo o agitato, per cui in tutti sorge il desiderio di vedere
come è davvero quel palazzo, cosa c’è lì dentro. I Romani, e gli alunni del De Merode in particolare, sono passati
tante volte davanti quel solenne Palazzo berniniano con
indifferenza, curiosità, talvolta anche con rabbia per i guai
dell’Italia. Alla curiosità spesso si aggiunge la facile velleità
di “mandare a casa tutti”.
Mai, come in questa occasione, la visita è stata conforme ai
fini per cui “i Palazzi delle Istituzioni sono aperti” ai cittadini.
La quarta e la quinta classe del Liceo Scientifico A sono andati a Montecitorio debitamente preparati, dopo aver fatto
un percorso sull’Europa, in prossimità delle elezioni europee e nel giorno in cui nella “Sala della Regina” si ritrovavano le delegazioni dei 28 Paesi della U.E. Le Istituzioni hanno
mostrato concreta disponibilità, accoglienza e attenzione ai
3
Incontro con la Presidente
Laura Boldrini nella sua biblioteca
sul tema dell’Europa
problemi posti, sia da parte della Presidente che del Sottosegretario. Certamente quel Palazzo, dopo la visita, lo sentono meno lontano e più “nostro”.
Il secondo dieci e lode va assegnato a tutti i giovani. La compostezza nel vestire, nel parlare, nel gesticolare, l’attenzione
nel seguire le spiegazioni e le risposte alle domande, la valenza culturale delle domande stesse, la accettazione di una
giornata diversa, ma non meno impegnativa di una giornata scolastica, con un intervallo più breve di quello ordinario
per il buffet gentilmente offerto dalla Camera, hanno visibilmente impressionato tutti. Al primo impatto la Presidente
ha esclamato “Ma sono elegantissimi, questi giovani”! L’espressione spontanea della Presidente sintetizza “il dieci e
lode” che a fine mattinata il Preside, Fr. Alessandro Cacciotti, e l’Insegnante, Fr. Emanuele Costa hanno assegnato alle
due classi. Un bel pareggio tra il gruppo di studenti e Camera dei Deputati! Ma pareggiare a quel livello è bello! (V.M.)
41
1
“Il Quadriportico dentro una bolla”!
day by day
1
2-3
“Grimaldi Uno chiama Grimaldi Due”.
“Mi senti, mi ascolti”? “Ricevuto, parla, ti
ascolto”
4
Il banco della prof. Barbara Mandozzi con ‘le mille bolle blu’
5
“Che scossa”!
Terzo Festival Demerodiano
della Scienza e Open Day
Non ci sono gli scienziati di Genova, ma i “biologi” di Lucio che
“parlano con il cuore in mano”, gli “elettricisti” di Vito che trasmettono
scosse di ilarità, i “giocolieri” di Barbara che corrono dietro a “mille
bolle blu” e tanti altri a fare del festival una “festa magica”
2
3
coincideva con la giornata dell’open day, per cui i visitatori della Scuola hanno trovato il quadriportico
pieno di numerosi stand, e sono stati coinvolti dagli
esperimenti che gli alunni, “scienziati-maghi”, eseguivano. I “maghi” più applauditi sono stati quelli del
gruppo della prof. Barbara Mandozzi con le “mille e
mille bolle blu”: così grandi, così belle, così colorate!
Al centro del cortile campeggiava il museo di fisica
del prof. Vito Cosentino e la sua squadra; il mistero
della creazione e induzione della corrente elettrica
ha suscitato il desiderio del brivido di una piccola
scossa, che, come un “passa parola” rapido, allegro,
ha attraversato tutto il cortile. Lo tieni nel palmo della mano, lo confronti con il tuo pugno, lo guardi nella
rete rossa che lo fascia, ti chini per scovarvi i senti-
Siamo tutti scienziati! Il festival della scienza è una
vera festa per l’entusiasmo e l’interesse che suscita.
L’iniziativa nasce dal festival di Genova, a cui ogni
anno gli alunni della Scuola Secondaria Inferiore e
Superiore partecipano, accompagnati dagli insegnanti Paolo Incani, Marina Pescarmona, Giovanna
Zongoli, Marco Ierovante.
Quest’anno il “festival demerodiano della scienza”
“mille e mille bolle blu”:
così grandi, così belle,
così colorate!
42
4
5
6 “Sarà proprio vero che queste palline producono scintille
7 “Guarda che bolla grande e bella! Oh, è già scomparsa”!
e danno una scossa? Proviamo”
(Livia Adrower)
6
7
menti: non finiscono più le emozioni che dà un cuore
umano, “strappato” dal torace e tenuto nel cavo di
una mano: emozione riservata nello stand di biologia, allestito da Fr. Lucio e la sua squadra: si accolgono i visitatori proprio “con il cuore in mano!”.
Ogni stand nasconde la sua sorpresa magica; suscita una emozione nuova; accende un desiderio profondo; strappa un applauso sincero. Complimenti a
tutti i “magici scienziati” e “magici insegnanti”: Marco, Barbara, Marina, Lucio, Vito, Percibaldi, Incani,
Zongoli.
Sotto un’arcata del quadriportico si nascondono le
informazioni della sezione internazionale del Liceo
Classico (IGCSE, International, General Certificate
Education - Univesity of Cambrige) con la supervi-
sione della “madre lingua” inglese di Alice Warshaw.
A dare ampie spiegazioni ci pensano le proff. Marina
Pescarmona, Alessandra Cornelli, Barbara Pozzi, Beatrice Chiapponi, mente Claudia Taglietti conferma
tutto con la perfezione fonetica inglese e italiana.
Invece la semplicità e il “dolce suono” della lingua
italiana, fondamento, almeno della Scuola Primaria,
è affidato alla accoglienza degli insegnanti Augusto,
Nicoletta, M. Rosaria, Paola, Silvia, Letizia: tutti assicurano che la lingua italiana non è la seconda o terza
lingua, ma la prima e gode della massima attenzione!
E’ un open day particolare, in cui la scienza, con la
sua atmosfera magica, accresce la curiosità nei visitatori, desiderosi di conoscere, di verificare, di precisare, di prenotare (V. M.).
43
day by day
44
45
day by day
di Veronica Palombo
schizzi di talento
Breve intervista alla professoressa Stefania Valentini
sul laboratorio artistico pomeridiano la “Bottega dell’arte”
Incuriosita dalle chiacchiere che girano nei corridoi demerodiani, ho deciso di andare a cercare le notizie nella Bottega d’Arte;
devo ammettere che inizialmente ero un po’ nervosa, perché avrei dovuto fare una intervista alla mia professoressa.
Come in ogni classe ho trovato il genio incompreso, il trio dei chiacchieroni ed il nullafacente, ma d’altronde senza queste
tre caratteristiche che classe sarebbe?
Come ho detto ho intervistato la professoressa responsabile del corso, Stefania Valentini.
Che cos’è l’arte?
“È la filosofia fatta materia e quindi un pensiero che
si concretizza attraverso gli oggetti. Voi ragazzi ancora siete legati all’idea del bello ideale”.
A lei cosa piace, Prof?
“A me piace…, invece, l’arte non è solo un discorso estetico. A noi spesso piace ciò in cui inconsciamente ci rispecchiamo. Quindi l’arte significa anche
provare emozione di fronte ad un’opera che deve
avere non la bellezza, ma deve avere la capacità di
rompere gli schemi e comunicarci qualcosa di forte
che può essere l’amore, la malinconia, la tristezza o
la gioia”.
Durante le lezioni c’è distinzione tra i ragazzi più
piccoli da quelli più grandi?
“Quando mi pongo davanti ai ragazzi ho sempre
delle sorprese, quindi, per me un ragazzo del primo
anno può farmi un discorso talmente maturo e complesso che può essere cento volte migliore di uno
del quinto anno, non è una questione di età”.
L’alunno quando lavora fa tutto da solo o viene
aiutato da lei?
“Viene aiutato nell’avere fiducia in se stesso, io posso dire ad un ragazzo: “Ce la puoi fare!”; anche se
in quel momento forse sono convinta che è difficile;
invece, poi, succederà il miracolo. Chiunque ha delle
possibilità e delle capacità; chi si arrende dall’inizio
sbaglia; certo, uno non parte già bravissimo, ci sarà
46
un’evoluzione nel tempo; però, bisogna avere volontà, questo è l’importante”!
Per capire qualcosa di più del laboratorio la “bottega
dell’arte” ho deciso di intervistare il genio incompreso, l’alunna Carolina D’Emilio.
Com’è l’esperienza della bottega d’arte?
(Ridendo) Top…! E’ una bella esperienza, perché ti
insegna varie tecniche che magari durante l’orario
scolastico non vengono spiegate e poi ti permette
una specializzazione, quindi è bello soprattutto se sei
un’artista come me!
Cosa ti ha spinto a partecipare a questo corso?
L’amore per l’arte che ho sempre provato, fin da bambina.
Da quanti anni partecipi a questo corso?
Questo è il secondo anno, perché è stato aperto l’anno
scorso.
A lezione c’è chi ascolta,
chi dorme e chi fa altro.
47
day by day
di Laura Mansi
Il progetto CLIMA
in Burkina Faso
L’esperienza di un mese di lavoro nel progetto CLIMA
vale più di un anno nella più prestigiosa Università
Durante l’estate scorsa alcuni studenti del S. Giuseppe-De Merode hanno effettuato un viaggio
in Burkina Faso per partecipare attivamente alla realizzazione del progetto C.L.I.M.A. (Centro
Lasalliano di Iniziazione ai Mestieri Agricoli) che offre formazione in ambito agricolo,
allevamento e pescicoltura. I beneficiari del progetto sono giovani coppie sposate con bimbi
piccoli, che si stabiliscono nel centro per due anni. L’obiettivo del progetto è quello di promuovere
uno sviluppo rurale sostenibile in Burkina Faso, paese fra i più poveri dell’Africa, dove si registra
insufficiente alimentazione, scarsità di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari, deboli condizioni
di salute, insufficienza di servizi educativi, diffuso analfabetismo. Laura Mansi, ha rivolto alcune
domande ad Eleonora Munaretto, una delle protagoniste di questa esperienza, non certamente
comprensibile interamente dalle poche domande. I giovani dell’MGL (Movimento Giovanile
Lasalliano) hanno preso particolarmente a cuore il progetto CLIMA del Burkina Faso: il giorno 30
marzo hanno organizzato una cena di gala con lo chef Filippo La Mantia per raccogliere fondi
a favore del progetto CLIMA.
Risposte di Eleonora Munaretto alle domande di Laura Mansi sul progetto CLIMA nel Burkina Faso
Ho letto che “Burkina Faso” significa “la terra degli
uomini integri”. In che modo questa espressione
trova riscontro nelle persone che hai conosciuto.
Contrariamente a quanto mi aspettavo, ho incontrato
persone davvero molto efficienti, molto competenti e preparate. Ad esempio i Frères che gestiscono il
Centro sono tutti provenienti dal Burkina Faso (tranne
uno) e, nonostante siano molto giovani (hanno all’incirca dai 30 ai 38 anni), fanno il loro lavoro con metodi, oserei dire, manageriali. Oltre ad essere molto
seri e preparati, si sono rivelati anche attenti, gentili,
disponibili e accoglienti.
Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad
intraprendere il viaggio?
Innanzitutto la curiosità di andare a conoscere un
Paese particolare e così distante dal nostro, sia da
un punto di vista geografico, che culturale. Questa
curiosità è stata alimentata dalle persone che ho
conosciuto; infatti, sono partita con uno dei miei
migliori amici che aveva già fatto questo tipo di
esperienza negli anni precedenti.
Quali sono le immagini più significative che ti
porti dietro dopo questa esperienza?
Mi porto dietro sicuramente l’immagine di uno stile di
vita completamente diverso rispetto
al nostro: molto
più semplice ed es-
uno stile di vita
completamente diverso
rispetto al nostro
48
parla neppure la lingua ufficiale, il francese, ma il
dialetto locale) e culturali, il loro comportamento e
atteggiamento è stato di grande apertura, gentilezza e disponibilità, non ci sono stati problemi nell’interazione. Infatti i Frères che gestiscono il Centro,
i formatori e le famiglie ospiti ci hanno accolto in
modo caloroso.
Anche quando siamo andati ad incontrare le famiglie che avevano già ricevuto la formazione, e che
quindi ormai erano tornate alla loro vita abituale,
ci hanno accolto con molto calore, molta gentilezza, cosa che magari un po’ non ci aspettavamo perché pensavamo di andare ad invadere il loro cosmo
famigliare. Questa è una cosa che ci ha particolarmente colpito.
senziale, più pieno rispetto al nostro modo di vivere
che molte volte è più comodo, ma allo stesso tempo più vuoto. Mi porto dietro la grande efficienza e
competenza nella gestione degli orari, degli spazi,
delle strutture, della formazione che avviene in un
contesto dominato dalla povertà, malnutrizione,
mortalità molto elevata, tasso di alfabetizzazione
bassissimo, una speranza di vita drammaticamente
inferiore rispetto agli standard occidentali. Persone
che comunque, grazie alla formazione ricevuta, riescono a guardare con speranza al futuro e che hanno raggiunto l’autosufficienza.
Ti sei ambientata facilmente? Quale accoglienza
ti hanno riservato?
Nonostante le barriere linguistiche (spesso non si
49
day by day
FESTIVAL DELLA SCIENZA
DELLA SCUOLA MEDIA
Per evidenziare fenomeni fisici molto diversi il nostro filo conduttore
è stata una bottiglia di plastica
Gli “scienziati”
della scuola
media in attesa
di discepoli!
Quando alla fine della mattinata, entusiasti per il nostro lavoro e per i tanti visitatori che ci hanno dovuto far ripetere
ognuno dei cinque esperimenti almeno una trentina di volte,
nel congratularci per i risultati raggiunti, abbiamo chiesto al
nostro professore cosa pensasse della nostra esperienza, lui
ci ha risposto:
Metti insieme una bottiglia di plastica, il nostro professore di Scienze Paolo Incani ed alcuni giovani
scienziati di Scuola Media ed otterrai un magnifico
ed esplosivo laboratorio di fisica e di chimica, degno di un Festival della Scienza.
Le esperienze scientifiche che con l’aiuto del professor Incani abbiamo allestito nel nostro stand,
erano cinque ed evidenziavano fenomeni fisici molto diversi l’uno dall’altro: dalle leggi dell’ottica a
come avviene l’espansione dei gas in funzione della
temperatura, dai principi dell’idrodinamica alla realizzazione di grande effetto di una vera e propria
nube di gas condensati.
“…cosa c’è di più bello per un
insegnante del vedere i propri ragazzi
appassionarsi allo studio delle materie
che insegna, ed impegnarsi fino al punto
di mettere in pratica gli insegnamenti
ricevuti, dedicandoci molto tempo
e alcuni sacrifici aggiuntivi, per riuscire
a trasmetterli ad altri”?
Abbiamo utilizzato una bottiglia di plastica e altri
materiali di semplicissimo reperimento, come un palloncino gonfiabile, un asciugacapelli, delle bustine di
Idrolitina, una pallina da ping pong, alcol denaturato, acqua di rubinetto… A dispetto della semplicità
dei materiali utilizzati, gli esperimenti sono stati tutti
entusiasmanti e di grandissimo effetto ed hanno permesso di attirare moltissimi visitatori al nostro stand.
(F. Borner, E. Conso, C. De Donno, L. Elifani, F. Micozzi,
T. Molinari, B. Pirri, A. Polizzi, F. Torneo - Classe 3^ media sez. C)
50
51
day by day
LE DOMANDE DI
“La Bella e la Bestia”
2
Il musical “La Bella e la Bestia”, messo in scena magistralmente dal
Quadriportico a Natale, ormai è archiviato, ma ci ha lasciato qualche
domanda in sospeso.
Chi è, dove è la madre di Bella?
Perché la strega condanna anche i castellani?
Dove ha imparato Bella ad amare?
Che significa “Chi non sa amare è cattivo”?
Quando la Bestia impara ad amare?
Queste e tante altre domande gli spettatori hanno rivolto a Carlotta Fattori, protagonista del musical. Abbiamo
chiesto ad alcuni bambini della Scuola Primaria di rispondere a qualche domanda. Ecco delle risposte interessanti.
Alcune risposte dei bambini della maestra Domenica
Camossi, Terza Primaria A
La Bestia impara ad amare:
quando il padre di Bella si ammala (Gabriele, Lorenzo);
quando vede Bella gentile con lui (Christian, Carola);
quando fa pace con Bella (Benedetta );
quando Bella lo ama ( Marcello, Costanza);
quando Bella gli insegna tante cose (Benedetta);
perché vede Bella che ama suo padre (Lucrezia, Matteo, Maddalena).
La Strega condanna tutti gli abitanti del castello:
perché sono i servi della Bestia (Christian, Leone, Costanza, Gioi, Marcello );
perché le streghe condannano sempre tutti (Carola);
perché la Bestia doveva imparare ad amare da sola (Lidia, Giuseppe, Lucrezia, Benedetta, Ginevra).
Sintesi delle risposte della Quarta Primaria B, della
maestra Nicoletta Agozzino:
la madre di Bella è morta per quasi tutti, per altri ha divorziato;
la Strega condanna tutti perché sono una squadra;
la Bestia impara ad amare quando Bella gli fa capire che
è bello così come è.
La Bestia impara ad amare quando legge la “Spada nella
Roccia” con Bella;
quando si sente apprezzato da Bella che lo rispetta e lo
corregge. (V.M.)
Per gli alunni di Cristina De Caneva, Quinta Primaria B:
la madre di bella potrebbe essere fuori per lavoro; ha imparato ad amare seguendo l’esempio del padre e della madre;
la Bestia comincia ad amare quando Bella lo fa sentire
amato, oltre il suo aspetto;
non sempre chi non sa amare è da giudicare cattivo;
possiamo anche pensare che chi non sa amare non sia
stato mai amato.
1
52
3
Per i bambini della maestra Letizia Fallani, Terza Primaria B:
La madre è morta per un incidente e Bella e il padre hanno sofferto molto;
gli abitanti del castello sono condannati perché vivono
con il Principe, sono della sua famiglia e se non avessero avuto l’incantesimo sarebbero fuggiti, così anche loro
sono interessati a liberarsi della maledizione;
Bella è buona per merito del padre e perché legge tanti libri;
Chi non sa amare è cattivo perché amare significa essere
buono, generoso, aiutare gli altri, come fa Bella; invece la persona cattiva è egoista, razzista, prepotente come Gaston;
4
53
54
55
56
57
day by day
di M. Cleofe Della Valle
“Quelli di Radio
De Merode…”
Breve intervista ad Antonio Landi che si è improvvisato
regista e conduttore di “Radio De Merode” (DM on air),
nella struttura di Elleradio
Vi siete appena svegliati e cercate disperatamente di rimettere a posto i pensieri, di ricordare cosa potrebbe chiedervi il prof.
di latino o quello di filosofia – perché siete assolutamente sicuri che oggi ha in mente di chiamare proprio voi. O forse state
cercando di svuotare la mente, ancora nel mondo dei sogni, e allora allungate il braccio e accendete la radio...
DM on Air è il nome della trasmissione della nostra
scuola, trasmissione che va in onda in giornate diverse su Elleradio (88100 MHz), ma che si può ascoltare facilmente anche online sul sito www.elleradio.it - e vi posso assicurare che ne vale la pena.
L’idea di fondo del progetto è di mettere in competizione varie scuole (tra quelle partecipanti ci sono il
Villa Flaminia, il Lucrezio Caro, l’Azzarita, il Sant’Apollinare - che al momento è in testa nella classifica delle più votate -, e molte altre), lasciando loro
il compito di creare una puntata di un’ora circa da
mandare in onda ogni settimana. Su Internet c’è un
sito, www.highschoolradio.it, che permette agli
ascoltatori di votare... e non solo la trasmissione
preferita, ma anche il miglior regista, fonico, dj,
reporter, conduttore: mollate tutto e prendete in
mano quel cellulare, o quell’iPad, oppure precipitatevi davanti allo schermo di un computer, e votate
Paolo Citarella, Chiara Blasetti, Carlo Grisostomi,
Francesco Guerra, Maria Cristina Petitta e Vincenzo Rosati (categoria dei conduttori), Alessio Guerra
(reporter), e Antonio Landi (regista). Ma poi riprendete subito in mano Time Out e finite di leggere, se
volete saperne di più, ve lo dice in poche parole il
mio compagno di classe Antonio Landi.
58
Cosa dovrebbe offrire un buon programma radio?
Antonio Landi: Si dovrebbe articolare su diversi segmenti di categorie. DM on Air, che è la nostra trasmissione,
ha come pilastri l’intrattenimento, ma soprattutto una
trasmissione esige qualità nell’esposizione, qualità nei
contenuti, che variano dalla musica alle diverse interviste, non a caso DM on Air ha anche offerto interviste di
vario genere, e non dimentichiamoci che ascolta anche
il De Merode stesso.
Come sono stati assegnati i compiti?
Io mi sono “auto-proclamato” regista. Gli speaker invece hanno deciso di prendersi il loro compito di reporter,
autore, ….
Sono stati accontentati tutti?
Abbiamo cercato di accontentare tutti, in base anche
alle necessità, perché all’inizio tutti sono arrivati che volevano fare gli speaker... ed è difficile, anzi impossibile,
alternare dieci persone in una trasmissione di un’ora a
settimana... inoltre siamo assolutamente contro le sostituzioni durante la puntata: abbiamo tre persone che
restano lì per tutti i cinquantacinque i minuti.
E’ complicato preparare una puntata?
Preparare una puntata non è una cosa da poco. Richiede prima di tutto impegno, e una grandissima organizzazione.
Raccogliamo interviste,
cercando di montare
un lavoro di qualità
Quali sono le fasi della preparazione?
Di solito prima ci vediamo e facciamo una riunione
dove decidiamo l’argomento da trattare. Nel momento in cui la scaletta è finita, si passa alla parte
fonico-tecnica, nella quale Paolo mi aiuta molto.
Raccogliamo interviste, cercando di montare un lavoro di qualità – la qualità è l’obbiettivo principale. Facciamo anche una rubrica, che è una nota di
grande merito per il De Merode, una rubrica di plagi
musicali, plagi che vanno dagli anni Settanta fino ad
oggi, e ha riscosso grandissimo successo. Nell’ultima fase ci riuniamo tutti insieme un’ultima volta per
riordinare le idee. E questa secondo me è una fase
importantissima. Comunque bisogna dire che una
trasmissione radio si può organizzare solo fino a un
certo punto.
59
day by day
Natale con chi soffre
Tombola!
Ogni anno tutte le componenti della Scuola Media si distinguono
per la vicinanza a chi soffre: bambini e anziani in solitudine, o in
ospedale, o “in casa famiglia”
“23…54…81…TOMBOLA”!
che il 16 dicembre 2013, con il nostro prof. Paolo Incani ed in compagnia di alcuni genitori, ci siamo recati
all’ospizio di Santa Francesca Romana in Trastevere,
a fare un po’ di baldoria con i vecchietti ospiti e a portare loro in prima persona affetto e compagnia, facendo finta per un giorno che loro fossero i nostri nonni e
che noi fossimo i loro nipoti.
Il nostro professore però ci ha incoraggiati a stare con
quelle persone in modo naturale. Effettivamente il nostro professore aveva ragione: in un attimo si è creato
un clima molto bello, di confidenza e di serenità.
Abbiamo così conosciuto, in brevissimo tempo, degli
artisti, dei poeti, una maestra di scuola elementare,
un’infermiera, un pittore di 92 anni.
Da che mondo è mondo, Natale non è Natale se non si
gioca a tombola.
La tradizione vuole che in tutte le famiglie ci si riunisca
attorno ad un tavolo, tutti insieme, nonni, zii, genitori
e nipoti, impegnati nel chiassoso rituale dell’estrazione dei numeri da un sacchetto di tela, nel tentativo
di aggiudicarsi i piccoli premi messi in palio per un
ambo, una cinquina o un tombolino.
Ciò che ci trascina coinvolgendoci nel gioco della tombola è lo stare riuniti tutti, il vociare, le chiacchiere del
più e del meno che si fanno nell’attesa che venga estratto il numero successivo, mentre si sgranocchia una nocciolina o un pezzetto di torrone. Ed anche il rituale del
rompere le bucce dei mandarini in tanti piccolissime
parti per costruire dei rudimentali segna numeri, così
come il profumo che si sprigiona nel farlo, sono tra le
sensazioni più belle che ci regala il gioco della tombola.
Quest’anno, che abbiamo già sperimentato il significato dell’iniziativa del “Natale con chi soffre”, abbiamo pensato che fosse possibile fare qualcosa di più,
partecipando all’iniziativa in prima persona: ed è così
Natale non è Natale
se non si gioca
a tombola
60
Ci è sembrato che, almeno per un pomeriggio, quegli
sguardi tristi ed un po’ assenti si fossero trasformati in voglia di vivere e di raccontarsi, attraverso voci
rauche e sorrisi senza denti…e noi, con il cuore pieno
di gioia, abbiamo visto come, con pochissimo sforzo,
siamo riusciti a fare qualcosa di bello per noi stessi e
per queste persone.
E’ inutile dirlo, ma ovviamente il pomeriggio è volato
via e lasciare questi nuovi amici ci è dispiaciuto un po’
(II Media C).
Basta un sorriso o un gioco per fare amicizia
Il giorno in cui siamo andati a conoscere i bambini
della casa famiglia “Paguri” per tutti noi è stato un
giorno di riflessione. La prima domanda che mi sono
posta nei giorni precedenti è stata se loro ci avrebbero
accolto e considerato dei bambini solidali o dei bambini che sono venuti solo per “invadere” i loro spazi.
I miei dubbi si sono sciolti non appena ho conosciuto alla casa famiglia una bambina molto simpatica e
disponibile di nome Melania. Quando siamo arrivati
lei ci ha salutato con un’aria allegra e un sorriso smagliante. Quando abbiamo salutato i vari membri della
casa famiglia noi femmine ci siamo messe a giocare
con Melania a “schiaccia cinque”, mentre i maschi si
sono messi a giocare a pallone con gli altri maschi.
Ci siamo subito accorti della loro socievolezza e soprattutto della loro vivacità. Questa esperienza mi ha
fatto conoscere molte persone, ma soprattutto mi ha
insegnato che tutti, in fondo, hanno un grande cuore
(Eugenia Elifani - Prima Media C).
Il regalo di un sorriso e una barzelletta
Tutti noi della II media A siamo andati a fare visita agli
anziani della casa di riposo “Sorelle dei poveri”, per
trascorrere un pomeriggio speciale in loro compagnia.
Siamo stati accolti da Suor Chiara che, con molta gentilezza, ci ha fatto accomodare in una grande sala luminosa dove erano disposti tavoli, sedie e poltrone.
E’ stato divertente vedere l’entusiasmo e la partecipazione di quelle persone che esultavano e commentavano l’estrazione dei numeri della tombola,
vinta da un anziano signore che, tutto “pimpante”,
si è portato via il pacco più grosso. Al termine del
gioco ci siamo intrattenuti raccontando barzellette
e distribuendo caramelle. Abbiamo fatto ritorno a
scuola, contenti di aver regalato una giornata allegra
e diversa agli ospiti della casa di riposo (Gregorio De
Rosa, Ugo Sala, Giulio Gatto, Alessandro Corsetti Seconda Media A).
61
day by day
di Rebecca Sdoia
“Io sono colei
che mi si crede”
AL FESTIVAL
DELLA SCIENZA DI GENOVA
“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il
lavoro e una quando stai solo e resti nessuno” (Pirandello)
Due giornate intense a Genova (29 - 30 ottobre),
alla scoperta della città e delle meraviglie della Scienza
Il tema del doppio mi affascina particolarmente, è una retta
di cui non conosciamo né l’inizio né la fine, del resto, perché mai dovremmo conoscere qualcosa che ci appartiene
a metà? La vita conosce il suo doppio nella morte, come
l’amore lo conosce nell’odio, e come il vinto lo riconosce
nell’eroe. L’identità non è mai “propria”: è appunto figlia
d’innumerevoli padri; noi siamo la sintesi effimera delle migliaia di maschere che ci intessono. Idealmente siamo un
manichino, per ogni sezione vitale abbiamo una maschera,
simile ad un vestito, e non importa quanto siamo stanchi,
perché la maschera è il bene comune. Nella società l’uomo
deve indossare una maschera adatta all’omologazione.
Il maestro della doppia identità, Luigi Pirandello, affermò:
“C’è una maschera per la famiglia,
una per la società,
una per il lavoro e
quando stai solo
resti nessuno”. E
così, usiamo ma-
Ogni anno il prof. Paolo Incani, nostro professore
di matematica e scienze, organizza un “viaggio premio” a Genova, riservato agli studenti di terza media
più meritevoli.
schere che non ci appartengono, e nel buio delle nostre
stanze rimaniamo soli, senza maschere, senza conoscenti,
senza identità. Sul palcoscenico della vita sono tanti i ruoli
che dobbiamo svolgere, siamo disposti ad indossare mille
maschere per diventare protagonisti – ma protagonisti di
cosa? Dietro al sipario le maschere cadono e si vedono le
vere facce.
La medicina per curare la doppia identità è l’amore, l’unico
sentimento che non sa fingere. Quando si ama, si è solo ed
unicamente se stessi, perché non ci sono limiti, contrasti,
immaginazioni, non si sente il bisogno di essere un altro o
di estraniarsi da ciò che si è. Attraverso l’amore si può scoprire la vera identità, si possono ritrovare i passi percorsi e
si possono sfogliare le pagine del libro della nostra vita. Finalmente nell’abisso del doppio, si scorge vagamente una
luce, da inseguire, prendere e collocare nell’animo. Bisogna
ricordare che noi siamo noi, non siamo nostro padre, né
nostra madre. Non siamo neppure il sogno di noi che loro
speravano. L’amore ci permette di essere ancora il bambino
che ride eternamente e la ginestra di fronte al vulcano.
La medicina per curare
la doppia identità è l’amore,
l’unico sentimento
che non sa fingere
62
questo avvincente laboratorio ci ha permesso di
vedere come la chimica, attraverso semplici reazioni, dia vita a spettacoli stupefacenti e dirompenti:
fiammate, vapori, piccole esplosioni e reazioni che
cambiano alternativamente colore.
Il primo laboratorio, dal titolo “La Scienza delle
Olimpiadi Invernali”, ci ha fatto scoprire la fisica,
la chimica e la psicologia dello sport invernale, attraverso alcuni giochi ed esperienze e gli sforzi che
la ricerca compie per permettere di avvicinarsi allo
sport, anche alle persone con gravi disabilità.
Poiché il tema di questa edizione del Festival della
Scienza è stato “La Bellezza”, i due laboratori del
secondo giorno sono stati uno, dal titolo “Di Ciocca
in Ciocca”, dove abbiamo fatto un viaggio attraverso la struttura del capello; l’altro, dal titolo “La Chimica della Bellezza”, che, un po’ con l’estro dell’artista ed un po’ con il rigore dello scienziato, ci ha
fatto imparare come si crea un prodotto cosmetico
efficace e che risponda alle rigide normative in fatto
di trasparenza e sicurezza.
Di tutt’altro genere è stato il secondo laboratorio,
“13 Erbe Svizzere per una Caramella” dove abbiamo
appreso come si producono le caramelle balsamiche, quali sono le erbe officinali con le loro proprietà.
L’ultimo laboratorio della giornata si teneva in zona
Madonna di Castello, arroccato su una ripa prospiciente il porto, dal titolo “Il Bello della Chimica”,
(A cura di F. Borner, E. Conso, C. De Donno, L. Elifani,
F. Micozzi, T. Molinari, B. Pirri, A. Polizzi, F. Torneo Classe 3^ media sez. C.)
63
day by day
di Alice Franchetti
di Elvira Scardaccione
A Scuola di legalità
“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano
le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli
o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”
(J.F. Kennedy)
ANCHE IN MEZZO ALLA CAMORRA
PENSARE CON LA PROPRIA TESTA
tuazione in Campania e su ciò che è accaduto negli
ultimi anni, nonché sulla particolare forma del linguaggio teatrale, che è diverso da quello poetico e
letterario. Abbiamo capito che, nonostante ci fossero pochi elementi, il regista è riuscito molto bene
e fa capire il dolore che può provare un bambino,
vivendo in un ambiente dove la camorra comanda e
in cui lo Stato è assente.
Abbiamo anche capito quanto queste realtà, nonostante siano lontane da noi, debbano essere conosciute e affrontate. La morale dello spettacolo è che,
nonostante si possa nascere in ambienti tristi come
quello della camorra, si deve sempre cercare di pensare con la propria testa e non seguire il branco.
Accompagnati dal prof. Scammacca, dalla prof. Vernaglia per la terza B, e dal prof. Randazzo per la terza C., alla sala Umberto abbiamo visto lo spettacolo
“Il Macero”.
Parla di un ragazzo che aveva vissuto la sua infanzia
e la sua adolescenza in mezzo alla camorra, in un paesino della Campania, non diventa un delinquente,
ma decide di andare al nord, per trovare un lavoro e
per essere un buon cittadino.
Nello spettacolo c’è un solo personaggio e una scenografia essenziale. Attraverso il monologo l’attore
è riuscito a raccontare benissimo la storia. A scuola
abbiamo discusso di ciò che avevamo visto.
Il nostro professore ci ha meglio informati sulla si-
PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI
Siamo andati al teatro della Sala Umberto a vedere
lo spettacolo sulla vita di Giovanni Falcone intitolato ”Per Questo mi chiamo Giovanni”, accompagnati
dalla professoressa Elena Taglianozzi, la nostra coordinatrice e da tutta la IB, un po’ emozionata perché sapevo che lo spettacolo riguardava la mafia.
Pur sapendo che la mafia esiste nella realtà, ho appreso che spesso nasce proprio sui banchi di scuola
come ha spiegato un signore che ha conosciuto Gio-
vanni Falcone e che, con lui, doveva fare un programma televisivo intitolato ”Lezioni di Mafia.”
È stato un fatto nuovo per me, di cui ho preso coscienza con serietà e in particolare ho capito che anche da bambini si può essere coraggiosi e difendere
il bene e la libertà di tutti.
Non dimenticherò mai questo spettacolo, perché mi
ha fatto aprire gli occhi sul mondo che mi circonda e
mi ha aiutato a capirlo.
64
65
day by day
Foto e ricordi di “La Bella e La Bestia”
Questo gruppetto di ragazze sono del paese. Quando Belle allontana Gaston pensano: “Come si fa ad allontanare Gaston”? Queste ragazze
pensano che Belle sia matta. Sono innamorate di lui e pronte a cadergli fra le braccia, ma sono altrettanto invidiose e gelose di Belle e del
fatto che Gaston preferisca Belle a loro, forse le vere matte sono loro (Lavinia Venanzetti - Gabriele Conso)
Belle assume un
atteggiamento
altruista, andando
oltre l’umana
ragione. Infatti
dimentica come
era stata trattata
davanti alle
sofferenze del
padre e va anche
oltre l’aspetto
fisico scegliendo
la via dell’amore
(Carolina Salvati)
Gaston e i suoi amici cantano e ballano prima che Gaston vada ad uccidere la Bestia. Canta e balla anche il servo perché
sa che Gaston riuscirà ad uccidere la Bestia ed avere fra le sue braccia Belle. Tutti insieme cantano: “Gaston, il più bello!
Gaston, il più forte Gaston”! (Raja Awad - Alessandro Cossiga)
66
67
day by day/foto e ricordi di “la bella e la bestia”
Belle si trova nelle segrete
del castello dove è
imprigionato suo padre. Belle
non vuole fuggire, e nasce tra
loro un dialogo tenero “Non ti
lascio anche se devo morire e
ti voglio liberare subito”. “Fuggi,
se viene Bestia potrebbe
rinchiudere anche te” (Antonio
Curzio Savarese - Chiara
Martinelli)
“Se vorrai conquistarla devi essere simpatico, colto, intelligente, devi tacere al momento giusto e vestirti meglio”. Sono i
consigli di Lumière e Attaccapanni alla Bestia. Mentre Attaccapanni lo veste la Bestia pensa: “Io sono brutto, antipatico,
arrogante, egoista e mi vesto come un animale”. Lumière e Attaccapanni lo costringono per una sera ad essere un
gentiluomo (Ranieri Menichella - Sofia Conciarelli)
Siamo nel rifugio della
taverna. Gaston discute con
il direttore del manicomio
per far imprigionare
ingiustamente il padre di
Belle: Gaston conquisterebbe
Belle e il direttore avrebbe
un bel mucchietto di soldi.
L’atteggiamento professionale
di questo personaggio è
scorretto perché trascura le
persone che deve curare e
pensa a fare soldi. Non si rende
conto del male che ha fatto,
che fa e farà a chi gli chiede
aiuto, infliggendo nei loro
cuori profondi dolori (Beatrice
Trimani - Gaia Gianni)
Letont e Tockins: due protagonisti de “La Bella e la Bestia”. Letont ha un carattere simpatico e durante lo spettacolo ci
ha intrattenuto con la sua simpatia di gesti e parole; Tockins anche è simpatico, ha uno strano modo di parlare, è una
persona colta e pensa molto prima di fare qualcosa (Edoardo Zurolo - Liang yan Dong - Manuel Giordani)
68
69
L’incantesimo della Strega ha coinvolto anche le persone che vivono nel castello. La Strega li ha trasformati, forse, per far
sentire in colpa Bestia, oppure per proteggerli dalla voracità di Bestia. Se noi fossimo strati la Strega li avremmo trasformati
in: in cane, in ragno; la tazzina in inchiostro; il cucchiaio in una sala diroccata; l’armadio in un libro di paura; lo specchio in
un fantasma. Così avremmo reso il castello un luogo spaventoso e inquietante (Alessandro Gasparri - Fabrizio Ussia)
Volendo immaginare un
finale diverso abbiamo
pensato questo. Belle
non riesce a rompere
l’incantesimo perché si
sente ferita dal trattamento
suo e del padre ed è anche
preoccupata di amare una
bestia, quindi torna a casa
per cercare di dimenticarsi
di quell’incontro. (Isabel
Di Rienzo - Prisca Borri
Angeletti)
“Tu ci capisci qualcosa?”
“Io sono venuto per vedere
i miei amici”
70
“Il Frère ricorda il teatro al De Merode” (E. Gagliardi - 1995)
71
Vedere, Conoscere,
Apprezzare,
Ricordare, Conservare
Roma è eterna e le sue bellezze infinite.
Ogni tanto ne vediamo e gustiamo qualcuna
ALLA RICERCA DELLA LAVANDA
Con la mia classe, la I A, siamo andati all’orto botanico di Roma, in largo Cristina di Svezia. I professori che ci hanno accompagnato sono Scammacca e
Zongoli. Io e Federico Tortorella dovemmo cercare
la lavanda, avevamo girato in lungo e in largo per
trovarla, ma alla fine era la prima pianta che avevamo visto. Ho potuto vedere una sequoia, non molto
grande perché ancora giovane, di soli settantacinque
anni, cosa che per una sequoia è pochissimo, perché
arrivano fino a cinquemila anni! Una quercia di cinquecento anni era grossa tanto che servivano circa
cinque uomini per abbracciarla! Ci siamo seduti sotto un gazebo giapponese con uno stagno a sinistra
(bello, rilassante, con tanti pesciolini rossi) e a destra una bellissima vista di tutta Roma. Lì abbiamo
fatto merenda e Roberto ci ha fatto assaggiare una
mela appena colta. Durante la discesa abbiamo visto
un albero che fa dei frutti giganti (il melo cotogno)
poi siamo passati accanto un orto con l’aloe. Usciti
dall’orto botanico, con i nostri professori siamo tornati in fretta a scuola.
(Marco Mazzotta - Prima Secondaria Inferiore A)
72
LA LINGUA LATINA E LE PIANTE
Durante la gita all’orto botanico abbiamo imparato
molte cose, per esempio, esso appartiene a Villa Corsini dove è stata ospite la principessa Cristina di Svezia, questo era il suo giardino, poi con l’Unità d’Italia
diventò l’orto botanico che noi tutti conosciamo, dal
1883 mantenuto dalla Università di Roma.
All’entrata abbiamo visto alcune piante come il
Cedrus Deodora, un esemplare alto trenta metri di
centoventi anni, l’Iris Setina con foglie molto resistenti e l’Hypericum Perforatum con frutti e peli simili a spine.
In seguito abbiamo visitato la serra delle piante
succulente o grasse di cui sono molto interessanti
le piante sasso, dette così per la loro somiglianza
con le pietre, per tenere lontani gli animali, una di
esse è la Litops Fulviceps.
Nella serra si trovano anche i cactus e le aloe; un
esemplare di aloe è l’Aloe Vera, che idrata la pelle. Il
cactus, non avendo foglie, fa la fotosintesi nel fusto
verde, e i suoi semi sono nella parte apicale. I cactus più particolari sono il Pereskia Aculeata, che, venendo dall’America Tropicale, è l’unico cactus con
le foglie, e il Gymnocalycium Saglionis che è di colore rosso. Fuori dalla serra abbiamo osservato un
raro esemplare di Wollemia Nobilis, unico in Italia e
un Picea Excelsa: un abete rosso. Le piante possono
essere usate per creare medicinali: per esempio la
Camomilla guarisce il mal di stomaco e il Tarassaco
fa bene al fegato, ma possono avere effetti collaterali. Infine abbiamo visitato l’area giapponese dove
la Camomilla guarisce
il mal di stomaco
e il Tarassaco fa bene
al fegato
abbiamo fatto merenda e abbiamo visto il Platano
Orientale. Abbiamo imparato che la direzione del
muschio di un albero si trova a Nord.
(Federico Guida)
73
“GEMME DELL’IMPRESSIONISMO”
Con il nostro professore di lettere Scammacca e la nostra
professoressa di arte De Luca siamo andati a vedere la
mostra “Gemme dell’Impressionismo”. I nostri professori
ci hanno dato delle informazioni, ma ci è stata preziosa la
guida per avvicinarci ad artisti sommi, quali Monet, Manet, Renoir, Van Gogh, Redon, e tanti altri che si trovano
in collezioni private e al National Gallery di Washington.
(Elvira Scardaccione)
LA COLLEZIONE NETTER DI MODIGLIANI
La maggior parte delle opere di Modigliani appartengono alla
collezione Netter. Jonas Netter era un acuto scopritore di talenti, che, grazie ad un poeta polacco (Leopold Zborowski),
entrò in contatto con alcuni pittori tra cui Modigliani, che all’epoca era poco apprezzato, data la sua pittura originale e creativa con i volti femminili dai lunghi colli affusolati. Ma proprio
questo colpì Netter, che diede il via ad una grande collezione
e ad una solida amicizia. Nella mostra che abbiamo visitato
la grande amicizia ci viene esposta con la ricostruzione di un
tipico bar in un quartiere di Parigi degli anni ’20, dove trascorrevano molto tempo parlando e bevendo. Dunque una esposizione di quadri con un filo logico e le variazioni di un’unica
sensazione del dolore: Utrillo che sfuggiva all’alcol dipingendo, Van Gogh che soffrì per molti anni di disturbi mentali.
(Valeria Villani)
Pamphili a commissionare il progetto di costruzione a Gian Lorenzo Bernini nel 1650. Nel 1694 il papa
Innocenzo XII Pignatelli vi pose la sede dei tribunali
pontifici, affidando il progetto di ampliamento del
palazzo all’architetto Carlo Fontana. Nel 1871, dopo
il trasferimento della capitale del regno d’Italia a
Roma, cominciò la “terza vita” del palazzo: vi si stabilì la Camera dei deputati. Nel 1918 Ernesto Basile fu
incaricato di aggiungere un nuovo edificio adiacente a quello berniniano e di costruire l’attuale Piazza
del Parlamento. La guida ci ha successivamente accompagnato a visitare il “Transatlantico”, un ampio
salone dove i deputati si possono riunire. E’ chiamato così perché ricorda le sale da ballo delle antiche
navi, sul soffitto sono infatti scolpiti nel legno dei ti-
L’EMOZIONE DI ESSERE NEL PARLAMENTO DI ITALIA
A Montecitorio (o Camera dei Deputati) subito ci ha
impressionato la magnifica e imponente struttura,
frutto dell’impegno di famosi architetti. La guida ci
ha spiegato che fu il papa Innocenzo X della famiglia
pittura originale e creativa
con i volti femminili
dai lunghi colli affusolati
74
75
moni. Nella sala della “Regina”, invece, hanno luogo
le conferenze ed è conservata una copia delle prime
tre stampe della Costituzione della Repubblica Italiana. Abbiamo poi visitato la vera e propria Camera
dei deputati dove abbiamo assistito a una votazione
e abbiamo avuto l’onore di essere salutati dalla Presidente.
Al momento del voto si sono illuminati dei pannelli
con indicato il consenso o meno di ogni votante. Le
luci rosse sono per il rifiuto, quelle verdi per il consenso e quelle bianche per l’astensione.
E’ stato molto interessante ed emozionante riuscire
a scorgere tra i deputati alcuni politici molto famosi! Ho apprezzato una gita così istruttiva e insieme
ai miei amici mi sono divertita davvero. E non solo...
ho imparato tante curiosità che sanno in pochi: per
esempio che ogni deputato ha una cassetta della posta personale o che Montecitorio ospita una grande
biblioteca con un milione di volumi!
(Fiamma Berardi - III Secondaria Inferiore C)
LA BELLEZZA DELLA FOTOGRAFIA
La mostra del 125° del National Geographic si apre
con una foto innovativa, in quanto fu scattata ad un
isolotto delle isole Marchesi, nei primissimi anni del
‘900, da una barca che beccheggiava in mare aperto.
La foto, rispetto alle immagini a cui siamo abituati
oggi, potrebbe sembrare sgranata e poco nitida, ma
per l’epoca in cui fu scattata, si trattava di un inimmaginabile progresso.
L’ultima foto che ha colpito la nostra attenzione in modo
particolare, è quella di una ragazza afghana con gli occhi di un intenso colore verde e che è stata presa come
immagine rappresentativa della mostra. La foto è molto
espressiva e la ragazza ritratta è davvero molto bella.
76
A distanza di alcuni anni, il fotografo McCurry che
aveva ritratto la ragazza, torna in Afghanistan a cercarla per rifare lo stesso scatto dopo tanto tempo e
per mettere in evidenza, attraverso quegli stessi occhi verdi, le sofferenze inflitte dalla guerra.
Dopo una lunghissima ricerca, il fotografo ritrova la
ragazza profuga in Pakistan.
Nel frattempo è diventata una donna e la religione
musulmana non le permette di scoprire il volto per
lo scatto fotografico, così come era stato fatto in
precedenza.
Alla fine l’uomo riesce a convincere la donna a lasciarsi fotografare.
una ragazza afghana
con gli occhi
di un intenso verde
La seconda foto non è esposta alla mostra ma, appena ritornati a scuola, il nostro Professore l’ha trovata in internet e ce l’ha fatta vedere sulla LIM: è
stata davvero toccante.
(I ragazzi della 2^ C ed il Prof. Paolo Incani)
77
di Alfonso Ussia
Un festival della scienza
“senza scienza”
Il Festival tra prove ed esperimenti falliti, tra divertimento
e richiami, nel mondo imprevedibile e pasticcione
della “scienza fatta in casa”
Il De Merode organizza ogni anno il “Club delle Scienze”,
un’iniziativa che coinvolge Medie e Liceo, rivolta ai ragazzi appassionati di scienze e interessati a mettere in pratica le teorie e i concetti appresi a scuola (in breve, a fare
esperimenti fighi…). Il primo grande evento organizzato
dal Club è la visita al “Festival della Scienza” che si tiene
a Genova nel periodo di ottobre/novembre e dura circa 3
giorni. Nel viaggio di novembre 2013 sono stati coinvolti
più di 50 ragazzi, divisi in gruppi con a capo un professore
di riferimento. Dopo aver visitato gli stand (alcuni interessanti, altri pallosi…) siamo andati a mangiare da Eataly,
un posto fico dove c’è di tutto! Lì il mio amico Bruno ha
incontrato il “prof” Conor, maglia 17, ruolo ala destra nella
Nomen Angels basketball team e non conoscendolo gli ha
chiesto: “Tu mangiare piadina dentro a piano 3”? Conor ha
risposto: “Ma che per caso mi stai prendendo per il c***?”
La seconda sera tre miei amici stavano combinando
casino in camera. Erano Edoardo, Federico, e il famoso
Bruno. Ore 1:27 a.m.: bussa il Prof., sempre in agguato tra
i lugubri corridoi dell’albergo. Edoardo fa: “ok prof, ora
andiamo a dormire”. Ovviamente non è stato così. Egli
entra di nuovo e inizia a irritarsi vedendo Edoardo che
stava ridendo sotto i baffi. Il prof. esplode, scatena la sua
ira funesta: “Edoardo, mettiti quel … di pigiama e vai a
dormire su quel … di letto!”
La visita al Festival della Scienza di Genova ha costituito
78
la “fonte d’ispirazione” per il “Festival demerodiano della
Scienze”, organizzato nel mese di gennaio.
Il sottoscritto un giorno ha portato tre o quattro buste piene zeppe di cavo isolato, amplificatore, uno speaker, un
subwoofer, fluido non newtoniano, pellicola, nastro isolante, interruttori, assi di legno ec … Insomma, un bel po’
di roba, considerando che certuni non portavano niente,
o altri, come Ludovico, davano buca alle riunioni. Sempre
la stessa storia: Ludo diceva di venire alla riunione, dava
buca e Giulia si inc*** ogni santa volta… (Giulia e Costanza,
erano le nostre boss veterane che ci hanno guidato fino alla
giornata X, 18 gennaio 2014).
Io con i soliti bustoni pieni di roba, i miei vicini, tra cui Paolo,
con due caraffe e un po’ di acqua colorata e il nostro caro
Lillo, “il 2° Aristide” portava un battello ad alcool denaturato in miniatura e uno zippo per fare il figo. Io per fare il figo
(e attirare la gente) ho dovuto “sacrificare” il mio stereo da
700 W, ma pare che la cosa abbia funzionato. Certo, tra tutte le casse attive presenti (4) e l’ampli per gli esperimenti fr.
Alessandro avrà pagato una bolletta Enel molto salata…
In pochissimo tempo mezzo liceo si è fiondato da noi,
con Animals o altra House a palla, insomma, una figata
pazzesca!
Ore 10:30: il disastro. Finisce il fluido non newtoniano. Invio
due miei compari a prendere la farina di patate necessaria.
Delego l’impresa a Bruno e a Raimondo. Girano per i supermercati, ma non trovano niente. Ad un tratto, vagando
per la Carrefour, scovano quei pacchetti fatidici di pseudococaina e me li portano correndo. I visitatori incavolati se
ne erano già andati, e sono arrivati dei nuovi. Tutto filava liscio come l’olio quando… si fonde il fusibile dell’ampli per
gli esperimenti. “Porca tr***!” pensavo. Ormai è finita!! Ma
non ancora. La musica allo stereo continuava e nessuno
si era accorto di niente, se non fosse per il mio sguardo
tenebroso, freddo come il ghiaccio, di aver sfasciato il mio
transistor per un semplice sovraccarico…
Ma, come si dice a Roma, “Scialla, tanto si aggiusta”. Rimpacchettando tutto bene bene, me ne torno a casa, sfinito
ma soddisfatto.
Ragazzi, sì, intendo voi lettori, vi consiglio di provare
sempre nuove esperienze e di proporre idee mai pensate. Il festival delle Scienze è un’occasione che avete per
fare qualcosa di diverso. Sono le idee, che fanno cambiare il Mondo!
Alfonso Ussia
79
sport
Laura Bacile
Antonella Sorriga
Corsa campestre
nel verde Piazza di Siena
Piazza di Siena, ritrovo annuale dei migliori cavalli d’Europa,
ritrovo annuale per la nostra corsa campestre.
Contro le previsioni mattinata di tiepido sole autunnale,
dai caldi colori di Villa Borghese
Le due organizzatrici, proff. Laura Bacile e Antonella Sorriga si alternano alla partenza e al traguardo; le “ragazze
segretarie” redigono le classifiche; Fr. Tiberio e il preside
Fr. Alessandro premiano sul podio i vincitori di ogni categoria, mentre compagni di classe e amici applaudono,
commentano, si scambiano battute; chi è arrivato secondo rimpiange la mancanza dell’ultimo sprint; invece
gli ultimi raccontano del fascino di essere ultimo. Bella
mattinata, utile alla salute e anche opportuna per scambiare due parole con i professori (V.M.)
80
LICEI Corsa Campestre - 1 Anno Femminile
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Cognome
Pileri
Onorato
Marchionne
Vincenti
Voltolina
Palombo
Tagliatesta
Caucci
Marchetta
Bellino
Nome
Carlotta
Camilla
Alessia
Flaminia
Lavinia
Veronica
Maria Sole
Laura
Sofia
Virginia
Classe
1 Classico B
1 Scientifico A
1 Scientifico B
1 Classico B
1 Classico B
1 Scientifico A
1 Classico A
1 Classico B
1 Classico B
1 Scientifico B
81
Tempo
3.41.32
3.48.49
3.51.77
3.53.32
3.53.71
4.05.46
4.09.49
4.11.71
4.12.17
4.12.69
sport
Licei Corsa Campestre - 1 Anno Maschile
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Cognome
Pierantozzi
Pennacchi
Ji
Regina
Crimi
Chen
Hu
Campanelli
Monastra
De Vito
Nome
Leonardo
Francesco
Daniele
Edoardo
Edoardo
Matteo
Francesco
Francesco
Alessandro
Filippo
Classe
1 Classico A
1 Scientifico A
1 Scientifico A
1 Scientifico B
1 Classico B
1 Scientifico A
1 Scientifico A
1 Scientifico B
1 Scientifico B
1 Scientifico A
Licei Corsa Campestre - 2/3 Anno Femminile
Tempo
3.17.67
3.22.26
3.22.69
3.24.49
3.30.74
3.31.56
3.33.44
3.34.97
3.37.11
3.41.65
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Cognome
Gargari
Parisi
Blasetti
Transi
Ferrero
Meneghello
Cucchiara
Fratta
Fischetti
D’Acierno
Nome
Ludovica
A. Giulia
Chiara
Ilaria
Emma
Diletta
Greta
Flaminia
Francesca
Ludovica
Classe
3 Classico B
2 Classico B
2 Scientifico A
3 Classico A
2 Scientifico A
2 Classico A
3 Scientifico A
2 Classico B
2 Scientifico A
2 Scientifico A
Tempo
3.11.53
3.11.94
3.13.44
3.15.52
3.16.34
3.18.89
3.19.77
3.20.70
3.24.60
3.25.36
Licei Corsa Campestre - 2/3 Anno Maschile
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
82
Cognome
Paruta
Vertecchi
Grisostomi
Sansoni
Zimatore
Savarese
Angioli
Del Gallo
Del Gallo
Del Gallo
Nome
Edoardo
Joris
Carlo
Federico
Alessandro
Marco
Riccardo
Giacomo
Marco
Filippo
Classe
2 Scientifico B
3 Scientifico B
3 Scientifico B
2 Scientifico A
3 Classico B
2 Classico B
3 Scientifico B
2 Scientifico B
3 Classico B
2 Scientifico A
83
Tempo
4.42.51
4.44.21
4.45.65
4.47.04
4.53.80
5.00.02
5.00.96
5.01.28
5.11.21
5.12.64
sport
84
85
sport
Licei Corsa Campestre - 4/5 Anno Femminile
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Cognome
Andriola
Tomasini
Del Tosto
Pontecorvo
Terzoli
Gambarini
Chianese
Di Bagno
Bonano
Ecari
Nome
Costanza
Diletta
Ludovica
Benedetta
Francesca
Elisa
Domitilla
Delia
Benedetta
Giulia
Classe
5 Classico B
5 Scientifico B
4 Classico A
4 Classico A
5 Scientifico A
4 Scientifico A
4 Classico A
5 Scientifico B
4 Scientifico A
4 Scientifico A
Tempo
5.42.95
6.05.58
6.07.28
6.38.31
6.43.15
7.05.78
7.09.74
7.13.17
7.16.22
7.18.72
Licei Corsa Campestre - 4/5 Anno Maschile
Posizione
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Cognome
Nicolini
Di Lorenzo
Damiani
Chiavellati
Consiglio
Astolfi
Franco
Innacoli
Cardarelli
Diana
Nome
Carlos
Antonio
Edoardo
Giovanni
Piermarco
Edoardo
Tommaso
Jacopo
Paolo
Ferdinando
Classe
5 Classico A
5 Classico A
5 Classico A
5 Scientifico B
4 Classico A
4 Classico B
4 Classico A
4 Classico A
4 Scientifico A
5 Scientifico A
86
Tempo
4.34.71
4.39.07
4.41.93
4.42.60
4.48.60
4.50.22
4.50.78
4.53.48
5.03.10
5.07.36
87
sport
5° CAMPESTRE
“FR.MARIO PRESCIUTTINI”
Risultati Scuola Secondaria inferiore C.S.G.
categoria
classifica
Nome
Cognome
C1 FEMMINILE
4°
ALICE
FRANCHETTI
C2 MASCHILE
3°
ANDREA
NUZZO
5°
ANDREA
SERAFINI
1°
FRANCESCO
MEZZONI
2°
GIULIO
ACERNESE
6°
ADRIANO
INTALDI
7°
LEONARDO
PIOLDO
C3 MASCHILE
88
89
Di testa o di piedi sono più forti”!
sport
di Gaetano Fiorani
CAMPIONI DEL DE MERODE:
Scientifico!
Classico superato da cinque prodezze degli azzurri
Alla fine è stato un trionfo. Lanzetta, Lanzetta, ancora
Lanzetta, Ottaviani e ciliegina finale di Boidi. Una partita
memorabile. Cataluddi, il tecnico del Classico, ha provato a nascondere la profonda amarezza per l’epilogo della
sfida di San Giuseppe, ma i suoi occhi umidi li hanno notati in molti. Lacrime e rabbia anche tra i giocatori. Di Lorenzo era sceso in campo convinto di vincere, ed è stato
battuto da Lanzetta. Magistrelli e Nicolini hanno guardato Grisostomi e Palermo sfrecciare sulle fasce, senza mai
riuscire a fermarli. Perconti ha tentato più volte di liberar-
si del marcatore e tirare in porta, ma è andato a sbattere
sempre sul muro De Vincenzo. Adesso questi coltissimi
e solitamente vincenti ragazzi, che non vestiranno più la
maglia verde del Classico perché sono arrivati all’ultimo
dei cinque anni di liceo, dovranno farsi una ragione della
manita loro rifilata dallo Scientifico. Che la giornata sarebbe andata non proprio benissimo
per il Classico si era capito già prima della partita. Ore
11.24: Fratel Alessandro prende il bigliettino dalle mani
del fido Pasotti e annuncia alle classi del De Merode
Curva Sud: “Una voce e un cuore grande così”!
90
schierate in fila il nome del vincitore del concorso letterario. Tutti si aspettavano che a spuntarla sarebbe stata
qualche Ludovica o Lucrezia o Flaminia del Classico e
invece niente. Il vincitore, ops, è Lorenzo Peri. Lorenzo
Peri del terzo scientifico b che, tra l’altro, avevo scelto
come portiere di riserva per la mia squadra. Alla fine
non ha giocato neanche un minuto, Lorenzo (perbacco,
Diana tra i pali è una sicurezza), ma il tema che ha scritto era veramente un piccolo gioiello.
Alle 11.47 Fratel Tiberio in veste di speaker comunica agli
oltre duecento spettatori assiepati sulle tribune che la
partita sta per iniziare. Cinque minuti. Solo cinque minuti. La tifoseria del Classico accende un paio di fumogeni,
verdi come le maglie dei suoi beniamini. Giusto una
fiammata. Dopo il primo gol di Lanzetta, e fino al triplice
fischio dell’arbitro Angalli, la “gioventù classica” - malgrado l’ammirevole entusiasmo del suo mentore Landi
- resterà a guardare ammutolita la sconfitta della formazione allenata da Cataluddi. La squadra dello Scientifico - la mia squadra - fa il riscaldamento sotto la sua curva. Lanciati dal duo VollaroMarchini, i cori della tifoseria azzurra sovrastano ben
presto le acute grida delle signorine del Classico. Io rimango a bordo campo a controllare i miei giocatori e
impartisco le ultime raccomandazioni. In teoria dovrei
stare in qualche angolo buio della sala Galilei a correggere le terze prove di latino. Invece sono qui, su questo
campo di asfalto, uno dei cui lati è un possente, assurdo
91
bastione di cemento che dai giocatori viene usato
per fare il batti-muro. Un campo di calcio che oggi
ha l’onore di ospitare una finale, ma che nei giorni
normali serve solo da parcheggio. Sono su questo
campo a fare l’allenatore e vi dirò una cosa: sono al
posto giusto. Sono dove devo essere. Perché - ascoltatemi bene - mentre fate quei rapidi passaggi e quei
tentativi di tiro che si compiono nel pre partita, ragazzi, voi “ignari esprimete antiche cose meravigliose”. Antiche cose meravigliose.
Fratel Tiberio mi chiede con quale modulo scenderemo in campo. Glielo dico da lontano, aiutandomi
con le dita. Uno - tre - uno. Detto di Diana in porta, il
resto della formazione di partenza è questo: De Vincenzo al centro della difesa, Palermo e Grisostomi
sulle fasce. Lanzetta in cabina di regia.
Giorgio è il leader della squadra. Quello a cui tutti
passeranno la palla quando si sentiranno in difficoltà, quando avranno il fiato di un avversario sul
collo. E faranno la cosa giusta, perché lui riesce
a tenerla incollata ai piedi, la palla. Il terminale
Sono su questo campo
a fare l’allenatore
e vi dirò una cosa:
sono al posto giusto
sport
offensivo è Ludovico “il furioso” Ottaviani. Nel corso
della partita entreranno e faranno la loro figura anche
Anzuini, Boidi, Casali, Matacena.
Di una sola cosa mi dispiace: del fatto che - per le esigenze
superiori della squadra - qualche singolo calciatore, che
ho convocato e che sogna di poter giocare fosse anche
per una manciata di secondi, rimarrà per tutti e quaranta i
minuti della sfida in panchina. Mi dispiace davvero tanto,
ragazzi. Mi dispiace davvero tanto Umberto, Enzo, Filippo,
ma il calcio è anche questo. Antiche cose meravigliose. Ore 11.52: fischio d’inizio. Primi passaggi a centrocampo.
Primi tentativi delle due formazioni di penetrare nell’area avversaria. Ma in realtà sono sufficienti appena tre
minuti, centottanta miseri secondi. Angalli fischia un
calcio di punizione in favore dello Scientifico. Posizione
molto defilata, giusto un paio di metri oltre la linea del
centrocampo. Da lì alla porta difesa da Viviani sono tanti,
tantissimi metri. Tutti i giocatori normali crosserebbero.
Ma Lanzetta non ci pensa neanche un secondo. Prende
la rincorsa e lascia a partire un missile pazzesco che va
ad insaccarsi - letteralmente - sotto l’incrocio dei pali. Il copione si ripete a metà del primo tempo. Nuovo
calcio di punizione. Da posizione, se possibile, ancor
più defilata. Questa volta Lanzetta opta per un rasoterra chirurgico, sul primo palo. È di nuovo gol. La curva dello scientifico impazzisce. Io entro in campo per
abbracciare il mio fuoriclasse. Si va negli spogliatoi sul risultato di 2-0.
Al rientro in campo non è più Viviani a difendere la porta del Classico. Peccato, perché sui due gol non aveva
davvero la minima colpa. È un eccellente portiere. Con
questo giovanissimo atleta ho scambiato quattro chiacchiere al termine della partita, davanti a uno degli ottimi
caffè preparati da Yari. Ho provato a rincuorarlo. Gli ho
detto che avrà tante occasioni per rifarsi. Anche il suo
sguardo deluso esprime antiche cose meravigliose. Nella ripresa si sono visti altri tre gol: uno di Lanzetta,
questa volta su azione. Uno di Ottaviani. E uno, l’ultimo,
quello del tripudio, di capitan Boidi. Come è stato bello abbracciare le maglie scivolose di
sudore dei miei alunni goleador ed essere abbracciato
da loro, sorridenti di quei sorrisi splendidi e fugaci. Pochi
momenti come questi belli, a quanti l’odio consuma e
l’amore, è dato, sotto il cielo, di vedere. I ragazzi del Classico ci hanno provato, hanno provato
a fare almeno il gol della bandiera. Hanno fatto vedere
alcune belle cose, ma - complici una traversa dispettosa
e un Diana in stato di grazia - sono rimasti a secco.
Sono comunque usciti a testa alta. Uno di loro, Astolfi, è
venuto a stringermi la mano. Ecco, Astolfi, tu sei uno di
quei pochi (peccato siano pochi) che riescono a vincere
anche nella sconfitta.
E veniamo all’ultima immagine. L’ultima immagine di
questa memorabile giornata.
L’ultima immagine è questa: c’è Fratel Virginio con la sua
macchina fotografica, pronto a scattare; c’è il Direttore
che sta per consegnare la coppa dell’istituto; c’è la curva
dello Scientifico che continua a cantare. E ci sono io.
Ho appena detto a Lanzetta che è lui che deve alzare la
coppa, ma Lanzetta mi urla che lui e gli altri giocatori vogliono che sia io a farlo. Io non rifiuto. Non ci penso nemmeno per un attimo di rifiutare. Fratel Alessandro è un
convincente Michel Platini. Quella che mi sta per consegnare non sarà la Coppa dei Campioni, non ha neanche
le grandi orecchie. Ma alzarla è bellissimo comunque.
E mentre lo faccio so già che è un fotogramma che rimarrà per molto tempo impresso nella mia memoria. Festa è nell’aria, festa in ogni via. Se per poco, che importa? La vostra gloria, ragazzi, come un fiume d’amore
orna il San Giuseppe de Merode.
Gaetano Fiorani
“Un giocatore del Classico imprigionato dalla gabbia
dello Scientifico non può fare altro che arrendersi”
92
Il preside ha appena consegnato la coppa al prof. G. Fiorani,
che insieme ai giocatori lancia un urlo contagioso di gioia.
93
sport
di Michele Cataluddi
UNA BELLA
SCONFITTA
Per il classico tutto è bello: le lettere, il mondo, la natura…
la sconfitta nel calcio, ma non nella pallavolo
Nel calcio dei fisici, i metafisici vengono sconfitti. E sonoramente. Questa è la lettura di primo livello che da
tecnico della formazione “classico” che ha affrontato la
selečao dello scientifico posso dare. Si dice che nel calcio attuale le giovani promesse vengano scelte dagli osservatori tenendo in gran conto le doti atletiche, tanto
da scartare giocatori dai piedi buoni ma di piccola statura. Certo i Messi fanno eccezione e forse questa idea
di eccezionalità ci ha indotti a presumere possibilità di
vittoria sconfessate dalla realtà dei fatti.
I criteri della selezione dei giocatori tenevano conto
delle prestazioni del campionato per classi, dove è
emerso il V Liceo classico A, già distintosi nelle prestazioni dell’anno scorso, con determinanti presenze
nella sfida finale allora vinta ai rigori. Altre presenze interessanti sono state scelte nella primavera del
biennio, quali il portiere Viviani e il capocannoniere
Proietti. Infine, non conoscendo le doti calcistiche
di tutti i giovani del triennio classico, ho consultato
il capitano designato Federico Perconti, che dopo
aver tentato di imporre dubbie clientele, è stato accontentato accogliendo le sue indicazioni di Astolfi,
già adocchiato dal tecnico palleggiare in una piazza
di Riva del Garda tornando dalla settimana bianca, e
Zimatore, garantito dal compagno di squadra Di Lorenzo come elemento valido di centrocampo.
Già nelle settimane antecedenti la gara, mentre pensavo ai moduli di gioco e scioglievo i dubbi sui convocati,
avvertivo accendersi le attese da parte delle tifoserie,
quotidianamente intercettato a rispondere alle domande di improvvisati intervistatori, che domandavano pronostici, anticipazioni tattiche e incitavano provocazioni.
Anche con il tecnico avversario, lo stimato Prof. Fiorani,
ci studiavamo nelle velate forme di scambi amicali di
battute e opinioni, schermendoci dietro savie considerazioni sul valore dello sport e la giocosità dell’evento.
Mi domandavo nel frattempo anche perchè fossi stato
scelto, eletto, quale guida in così ardua tenzone, e ipotizzavo che, al di là delle mie ostentate passioni calcistiche, durante le lezioni attraverso metafore ricorrenti per
spiegare come i miti platonici, i più elevati argomenti
disciplinari, o nelle partitelle giovanilistiche organizzate
nel pretesto di ideali educativi extracurricolari, al di là di
questo, ipotizzavo ormai di essere quell’uomo del destino che avrebbe rilanciato un genio calcistico lasalliano,
che avrebbe visto trionfare i miei ragazzi anche al di fuori dei battimuri dilettantistici del “cementone”.
Questo il nome attribuito già ai miei tempi, di giocatore,
più di vent’anni or sono, al parcheggio adibito a campo
(o viceversa?) calpestato da tempo immemorabile da
generazioni di alunni che, pur al di fuori frequentando
i più rinomati e dunque attrezzati circoli della capitale,
Nel calcio dei fisici,
i metafisici
vengono sconfitti
94
La squadra del classico, nella più nobile gara della pallavolo
ha salvato l’onore, con l’apporto del “gentile sesso”
non si sono mai sottratti, pena il disprezzo collettivo, ai
tornei scolastici annuali.
Così carico di storie, forte di certezze, gravido di vittoria,
arrivavo al fatidico giorno, pur con simulata indifferenza.
Percepivo nell’aria le emozioni che solo i più giovani sanno profondere negli eventi faceti, assistevo ancora solido
ai preparativi delle tifoserie, chiassose e pur contenute
dalle attente forze dell’ordine vicepresidenziali, finalmente riunivo in campo i miei ragazzi di verde adornati.
Il giovane Viviani in porta, l’alto Astolfi centrale di difesa, Magistrelli e Di Lorenzo a dare velocità sulle fasce,
Perconti regista offensivo, Zimatore rifinitore di centroattacco. Tutto girava come comandato per circa cinque
minuti, fino alla punizione contro tirata dal fuoriclasse
avversario, Lanzetta. Mi arrivò il rumore dell’impatto del
pallone all’angolo alto dei pali, nella rete, prima dell’immagine corrispondente, del silenzio fermo dei giocatori
verdi, del fischio che sancisce lo svantaggio, presagio di
possibile sconfitta. Ma subito riprendeva il movimento,
l’esultanza scomposta dei blu, la reazione a tratti incerta
dei miei, la palla al centro e la ripresa del gioco.
Il secondo goal subito fa più male, dissolve l’illusione dello svantaggio casuale, è già un giudizio d’inferiorità. I miei
giocatori riprendevano gli schemi troppo leziosi contro la
concretezza avversaria, l’inserimento del giovane Proietti a sostituzione dell’involontariamente falloso Zimatore
portava maggiore spinta in avanti, ma si infrangeva nelle
coperture e nei rientri a catenaccio dei blu.
Nel fragore delle tifoserie, subentravano le riserve delle
già nutrite schiere avversarie, reduci dalla sconfitta nella
parallela sfida di pallavolo, dove la squadra del classico
aveva già salvato l’onore dei grecisti, forse grazie all’apporto del gentil sesso, che in tal più nobile competizione
ha portato al successo la nostra selezione.
Prima dell’intervallo il veloce e atletico Nicolini sostituiva Astolfi nell’estrema posizione difensiva, davanti al
coraggioso Viviani, che si opponeva in valorose parate
all’aggravarsi dello svantaggio, finché il fischio di fine
primo tempo non mi consegnava i combattenti affannosamente bisognosi di precetti tattici che non mi sovvenivano. Qualcosa mancava negli sguardi e nelle gambe, capivo allora i margini d’impotenza dell’allenatore,
ma due goal come subiti possono essere realizzati.
Tra i pali subentrava il portiere Damiani e il pallone ricominciava a correre lungo il rettangolo di cemento. La
stabilità del risultato faceva credere in possibili rovesciamenti di forze, ma le lancette mi sembravano correre sul
quadrante più in fretta dei miei giocatori sul campo.
95
sport
L’atmosfera era paradossalmente ovattata, la concentrazione isolava alla periferia delle mie percezioni il
fragore del tifo, i fumi e le trombe, le provocazioni dei
curiosi e degli ironici. Continuavamo ad infrangerci
nel muro difensivo degli avversari, in uno scomposto
assedio, rischiando controffensive che non tardavano
ad arrivare. Il bel Damiani si opponeva agli attacchi, tra
promettente fortuna e agile presa, finché la strapotenza avversaria non riusciva a sfondare imponendo nella
manciata degli ultimi minuti, distruttiva di ogni residua
speranza, la fatidica tripletta che chiude lo scontro.
5 a 0. Una sconfitta che netta lascia senz’adito le interpretazioni, ci consegna la serenità di chi nulla più
poteva, ci solleva dalle passioni degli slanci agonistici, per vincere la sfida ben più alta del fraterno abbraccio con i vincitori.
Prima del gioco, l’importante è l’obiettivo del successo;
durante, partecipare; dopo, essersi divertiti, aver espresso con il sudore e l’impegno la capacità di stare con gli
altri, sul campo e intorno, tutti insieme, per la nostra
squadra, quella della comunità del Liceo De Merode.
In questi giorni successivi all’evento, come ogni tec-
nell’ombra finalmente tacita
vado immaginando
promesse di vittoria futura
nico di blasonato carniere, ho dovuto render conto a
sostenitori delusi e compiaciuti avversari della nefasta
sconfitta, ora ritratto in sornione silenzio, ora disponibile a generosi riconoscimenti quasi di ceduta vittoria,
ora compassato in precisi giudizi analitici di calcistiche
verità. Ma già vedo la disfida scorrere verso l’alveo della
storia; nuove quotidianità ci sottraggono le luci dei riflettori e nell’ombra finalmente tacita vado immaginando promesse di vittoria futura, forgiando idee di gioco
e osservando novelle generazioni di combattenti. Forse
qualcun altro ne prenderà la guida; il destino, il popolo
o chi ne decide le sorti farà la sua scelta.
Michele Cataluddi
Una azione dello Scientifico contrastata dal Classico
Convinto e luminoso il tifo del classico,
ma spento il gioco
“Siamo venuti a dare una mano al classico,
ma stiamo qui imprigionati per mancanza del biglietto”
96
97
L’anno scolastico è finito: se ancora non hai deciso cosa fare dopo il Liceo, Time out del 1993, oltre che augurarti buone vacanze, ti può aiutare per una scelta felice
99
98
Scarica

Maggio 2014 n. 1-2 - San Giuseppe