redenzione
ANNO 61°
n° 8 speciale 2010
Editrice
Periodico della Piccola Opera della Redenzione - Basilica Maria SS. Consolatrice del Carpinello - Visciano - NA
Raccolta di Testimonianze
Pontefici, Cardinali, Vescovi e Sacerdoti
parlano di Padre Arturo
TARIFFA ASSOCIAZIONE SENZA FINI DI LUCRO. “POSTE ITALIANE S.P.A.
Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 DBC” - Napoli
Periodico della Piccola Opera della Redenzione LER
Contenuto
www.c-mdr.org
Aut. Trib. Napoli n. 3757
del 27/5/1988 - Direzione,
Redazione e Distribuzione:
Visciano (NA), Tel 0818299205
Direttore editoriale: P. Vito Terrin
Direttore responsabile:
Mario Fabbrocini
Stampa: Tipo-litografia
“Graficanselmi snc”
Marigliano (NA)
Tel. 081 841 1176
2
“Fede e Amore fanno camminare le pietre...”
P. VITO TERRIN........................................................... pag.3
“Ho visto Pio XII parlare ai bambini”
S.S. PIO XII ...................................................................... 6
“Giovanni XXIII, il papa buono”
S.S. GIOVANNI XXIII...................................................................7
“Non è piccola... è una grande Opera...”
S.S. PAOLO VI .............................................................................8
“Apparso e scomparso come un’alba radiosa...”
S.S. GIOVANNI PAOLO I ...................................................10
“Cristo Redentore vi ha condotto per mano...”
S.S. GIOVANNI PAOLO II ..................................................12
“Se la nostra fede fosse più grande...”
S.E. CARD.E GIUSEPPE CAPRIO ........................................14
“Una catena di miracoli della carità...”
S.E. CARD. ALFONSO LOPEZ T. .........................................16
“Dal Carpine di Visciano veglierà sempre la Madonna...”
S.E. MONS. ADOLFO BINNI ...............................................18
“Amare Dio ed amarlo nel prossimo: nei bambini”
S.E. MONS. ADOLFO BINNI ...............................................19
“Deve essere un prete di eccezione questo Padre Arturo...”
S.E. MONS. MATTEO G. SPERANDEO .................................22
“In Padre Arturo nulla è mediocre...”
S. E. MONS. GUERINO GRIMALDI .....................................24
“Padre Arturo alla Provvidenza ha prestato le sue mani...”
S. E. MONS. GUERINO GRIMALDI .....................................25
“Quaranta anni di servizio e di apostolato sono tanti...”
S. E. MONS. GIUSEPPE COSTANZO ....................................28
“Da 60 anni una continua offerta di sé con Cristo...”
S.E. MONS. UMBERTO TRAMMA.........................................30
“E’ la santità che rende bella la Chiesa...”
S.E. MONS. UMBERTO TRAMMA ........................................31
“Padre Arturo da lassù continuerà a vegliare sulla sua Opera”
S.E. MONS. BENIAMINO DEPALMA ....................................34
“E un giorno camminarono addirittura le pietre...”
S.E. MONS. ANDREA RUGGIERO .......................................38
“Si può dire che in lui la parola diventa carne...”
S.E. MONS. BRUNO SCHETTINO.........................................40
“Che sia la strada di Dio, lo dicono le Opere”
S.E. MONS. RAFFAELE MACARIO .......................................43
“È veramente grande, nobile e santa la Piccola Opera ...”
S.E. CRISTOFORO D. CARULLO .........................................44
“Non gli poteva bastare né una Parrocchia né una diocesi...”
S. E. MONS. ALDO DEL MONTE .........................................45
“Scherzi della Divina Provvidenza!”
MONS. ANIELLO MARANO.................................................46
“Padre Arturo e il suo amore per i sacerdoti”
MONS. ANIELLO MARANO ................................................47
“Mi sembra ancora di sentire l’eco della coroncina della Provvidenza”
DON FRANCESCO IOVINO ................................................49
“L’uomo giusto al momento giusto...”
DON MARCO ACIERNO .....................................................50
“Digitus Dei est hic”
PROF. DON ANTONIO ESPOSITO .......................................52
“C’era sempre ad attenderlo lo stesso stormo di ragazzi...”
DON LUIGI MOLA .............................................................54
“Pensava di portare un oblato, ma ci ha portato il Vesuvio! ...”
DON LORENZO FERRARAZZO ............................................56
“Bastava la sua presenza per suscitare iniziative a getto continuo...”
DON LUIGI LOVAZZANO ...................................................58
“Don Arturo non era mai stanco”
DON PERINO MANGIAROTTI .............................................60
P. Vito Terrin, Superiore Generale
dei Missionari della Divina Redenzione
FEDE E AMORE
V
fanno camminare le pietre!
arie volte ho letto e
riletto testimonianze, messaggi e discorsi vari raccolti
durante tanti anni
di storia, la maggior parte di essi
già frutto di un meraviglioso lavoro di
raccolta e presentazione fatto dal
carissimo
Mons.
Mario
Fabbrocini
(fra l’altro autore dell’articolo con i dati storici di
questa pagina); egli, era ed è stato uno tra i primissimi orfanelli di padre Arturo.
Tante cose mi vengono alla mente, moltissima
la commozione, alla fine dei conti fa sempre bene
ricordare la storia di questa famiglia religiosa, che
da molti anni è anche la mia famiglia.
La mente è oggi più che mai esuberante di gioia:
tante storie meravigliose, ricordi, emozioni, affetti
si incrociano affacciandosi come un gran giardino
di fiori. Ognuno dei tanti scrittori ha sottolineato
diversi aspetti, quasi un insieme di fotografie, di
questo grande uomo di Dio che è stato Padre Arturo.
Al presentarvi questa prima collezione di ricordi,
ho pensato a una idea che riassumesse quasi lapidariamente il “vulcano di virtù e opere” che abbiamo conosciuto, ma alla fine con facilità ho scelto il
tema “delle pietre che camminano”.
“Se avrete fede come un piccolo granello di senapa…… potrete spostare le montagne!!” Così aveva
assicurato Gesù, e Padre Arturo al dire sì alla Sua
chiamata, l’ha preso in parola; non si trattava di
un gioco di magia, né di delirio di grandezza, ma
l’effetto sicuro della forza della carità. I BIMBI ABBANDONATI HANNO BISOGNO DI UNA CASA ACCOGLIENTE, PER FARE LA CASA CI VOGLIONO LE
PIETRE, E LE PIETRE DI TUFO SI TROVANO A TUFINO, conclusione: c’è bisogno di spostare montagne di pietre da Tufino a Visciano e qui interviene
la fede di quel piccolo grande uomo. Fede che ha
saputo contagiare a tantissimi, migliaia e migliaia,
come ricordano
tanti
testimoni
oculari.
La preparazione e motivazione
è stata fatta con
un triduo di preghiere, il rosario
recitato e “Cantato” per le strade
del paese, una
grande celebrazione alla vigilia
con la confessione e la comunione di tantissimi
specialmente, uomini di tutte le età; e già, questo
infatti ci ricorda che P. Arturo non pensava solo
alle costruzioni fisiche di edifici, ma anzitutto alla
COSTRUZIONE DEL REGNO DI DIO, la Chiesa di
Cristo.
E il giorno stabilito, l’11 aprile del 1948 (questa
fu la prima di quattordici marce delle pietre susseguitesi lungo gli anni), tutta la gente del paese
dopo aver partecipato alla Santa Messa, si dirige a
Schiava (Tufino).
Ma non c’erano solo viscianesi, infatti arrivarono
persone da Baiano, Schiava, Avella Sperone, Casamarciano, Nola, Domicella… 25.000 pietre camminavano su per la montagna tra canti e la recita del
santo rosario.
“Aiutati che Dio ti aiuta”, ci dice il proverbio antico, e il canto spagnolo si intitola “Tu, pones lo
demas”, (tu ci metti il resto), sì, infatti ci voleva il
proprio contributo di sacrificio e buona volontà, il
proprio atto di fede manifestato con il segno. La
fede allora non è magia, non si tratta di dire parole
magiche, ma di esprimere fiducia totale con l’adesione piena del proprio sì. Tu porta i tuoi quattro
pani con i due pesci, riempi le giare di acqua, lancia la rete…. che poi al risultato ci pensa Lui.
Padre Arturo ci ha sempre creduto, anzi ha aiutato tantissimi altri a crederci e i frutti sono alla
vista: migliaia di bocche sfamate, tante case costruite, tanti cuori consolati…. Oggi tocca a noi
non solo esaltare il suo operato ma fare la
nostra parte, dare il nostro contributo.
PADRE ARTURO
P
Apostolo della Gioventù
arlare di Padre
Arturo, significa
parlare di un uomo
di Dio che seppe
farsi dono
generoso per
i fratelli bisognosi
specialmente per
i fanciulli poveri,
orfani e abbandonati.
La sua azione
si inserisce nel
messaggio vivo della
Divina Redenzione
che tutto
e tutti redime.
4
• L’INFANZIA
Facendo un salto nel tempo
fino al 8 agosto 1914, ci riportiamo alla nascita del fondatore, ai suoi genitori Luigi e Chiara Fusco, nonché ai suoi fratelli
Pietro, Angelo e Maria, nel verdeggiante paese di Visciano in
provincia di Napoli.
Una sensibilità precoce caratterizza la sua infanzia e gli
fa sorgere il desiderio di trovare posto nel Seminario Vescovile di Nola. Nel suo animo
adolescente si cominciarono
successivamente ad avvertire i
primi fremiti missionari che gli
ispirarono di passare al Pontificio Istituto Missioni Estere di
Milano.
di diventare missionario svanì:
il medico del PIME sentenziò
che il giovane chierico per ragioni di salute non poteva andare in terra di missione. Non
mancarono in quel frangente
braccia paterne ad accoglierlo. Con animo aperto il seminarista si sentì confortato e
accolto da Monsignore Egisto
Melchiorre Vescovo di Tortona,
già vescovo di Nola, che aveva
avuto l’opportunità di incontrare ed apprezzare il giovane
Arturo.
• A TORTONA
La sua permanenza a Tortona, valse a confermare i suoi
orientamenti spirituali, attraverso i contatti molteplici con
• IL SOGNO MISSIONARIO alcuni grandi apostoli di quel
Ma il sogno di Padre Arturo momento. Ebbe l’opportunità
di conoscere di persona San
Luigi Orione; più volte visitò i
luoghi di San Giovanni Bosco,
dal quale trasse l’amore per la
gioventù. Don Calabria, oggi
santo, fu la sua guida spirituale e fu anche il primo ad incoraggiarlo nella realizzazione del
sogno apostolico di aiutare i
ragazzi bisognosi delle regioni
meridionali, dove emergeva più
forte il bisogno.
Dopo la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 12 marzo
1938, nel Santuario del Sacro
Cuore di Stazzano (AL), fece
partecipe dei suoi propositi il
Vescovo Mons. Melchiorre, che
pensò di trovarsi davanti ad una
bella illusione giovanile. Padre
Arturo chiese, allora, al suo Vescovo un periodo di riposo nel
suo paese natio. Nel contempo
chiese al Signore “un segno della sua volontà” perché, travolto
dalle esistenze in frantumi di
tantissimi ragazzi, orfani della
“camminare”, un segno d’amore che si ripete per ben 14 anni
lungo questi anni.
Pochi anni dopo sorgevano
in vari paesi della Campania
altri istituti che accoglievano i
• UN SEGNO DI DIO
più bisognosi (bambini, giovani,
Il segno arrivò: i tedeschi
diversamente abili, anziani…),
nella loro ritirata, con la “linea
che si sono trasformati in segno
gotica”, divisero l’Italia in due
della Divina Provvidenza.
parti, così Padre Arturo non
potè più ritornare a Tortona.
• LE FAMIGLIE
Fu in quel Natale 1943, che
RELIGIOSE
sbocciò la Piccola Opera della
Padre Arturo si accorse che,
Redenzione e la sua casa pater- perché questo seme d’amore
na si aprì al primo bambino as- potesse germogliare, aveva bisetato di famiglia e di cure. Fu sogno dell’impegno di anime
il primo di una schiera intermi- devote che dedicassero la pronabile, sparsa in tante nazioni e pria vita al servizio dei fratelli.
che nel corso degli anni ha tro- Guidato, quindi, dallo Spirito
vato posto nella grande famiglia Santo fondò due Congregazioni
disegnata dalla Provvidenza.
Religiose: Le Piccole Apostole
Già da suoi inizi l’opera fu della Redenzione (1948) e i Misaffidata alla materna protezio- sionari della Divina Redenzione
ne della Vergine Consolatrice (1954).
del Carpinello, titolo con il qua• IMPEGNO MISSIONARIO
le la Madonna viene venerata,
Lo Spirito Santo continuò a
da vari secoli, a Visciano, infatti
guidare Padre Arturo ispirandola fervente devozione di Padre
lo perché l’Opera divenisse MisArturo verso la Madre Celeste
sionaria, infatti nel 1971 partiha fatto si che essa divenisse la
rono i primi missionari verso la
guida del suo operato.
Colombia dove ora centinaia di
• LE PIETRE
bambini, di giovani, di anziani
CAMMINANO
bisognosi, vengono accolti dalCosì, grazie al dono del pri- le suore e dai Missionari. Pochi
mo appezzamento di terra do- anni dopo Padre Arturo aprì altri
nato a Padre Arturo da Mons. istituti di accoglienza in GuateCamerlengo, vescovo di Nola, mala, El Salvador, in India, in
inizia la costruzione del Villag- Messico, in Perù e in Costa Rica.
gio del Fanciullo che fu inaugu• RITORNO ALLA CASA
rato nel novembre 1949, un foDEL PADRE
colaio d’amore che fu costruito
Il 3 novembre 2006 il Pagrazie alla prodigiosa “Marcia
dre Celeste ha voluto aprirgli
delle Pietre”, un pellegrinaggio
le porte del suo regno glorioso
d’amore e penitenza, promosdove ora gode delle beatitudini
so da Padre Arturo, attraverso
eterne, del premio eterno che si
il quale furono portate le pietre
è meritato, con una vita santa
di tufo a piedi, da Schiava (ca.
interamente dedicata all’annuncinque chilometri da Visciano),
cio della Divina Redenzione, a
per la costruzione del Villaggio.
tutte le genti e in particolare
Ogni volta che Padre Arturo coalla gioventù più povera ed abstruiva un nuovo istituto a Vibandonata.
sciano, le pietre cominciavano a
guerra, sentiva l’urgenza d’iniziare la sua opera e allo stesso
tempo non voleva, in nessun
modo, disubbidire al suo Superiore.
N
La bianca e soave figura di Pio XII è apparsa in mezzo a loro. Il suo volto celestiale
sorride: le braccia sono aperte per stringerli
tutti a sé. Nei suoi occhi si legge la commozione e la gioia dell’incontro. Poi il Papa
comincia a parlare. I bimbi sono avvinti da
un fascino misterioso: tacciono ed ascoltano. Allora ho chiuso gli occhi e mi sono
portato lontano lontano nello spazio e nel
tempo, laggiù nella Galilea. Gesù è stanco dopo una faticosa giornata apostolica e
siede sulle sponde del Giordano. Un gruppo di fanciulli gli corre incontro. I discepoli,
seccati, vorrebbero rimandarli indietro. Ma
Gesù interviene e li lascia avvicinare: «Lasciate che i pargoli vengano a me». Si intrattiene con loro, li abbraccia e li benedice
«perché è di essi il Regno dei Cieli». Riapro
gli occhi e vedo, al posto di Gesù, il Papa.
6
I
l 23 marzo 1960 Padre Arturo, insieme ai
Vescovi Mons. Adolfo Binni, Mons. Francesco Orlando, Mons. Matteo Sperandeo
e Mons. Raffaele Macario ed a centinaia di
orfanelli e benefattori, è andato ad incontrare Sua Santità, Giovanni XXIII nell’Aula
delle Benedizioni. Uno degli orfanelli, Pietro
Auletta, così si rivlolse al Santo Padre:
el mese di aprile del 1953
Padre Arturo portò a Roma
la prima pietra dell’erigendo Villaggio del Sorriso di Visciano
perché il papa Pio XII la benedicesse. L’entusiasmo e la commozione
di quella giornata sono stati consegnati alla “storia” dalla bellissima
cronaca che ci ha lasciato Padre
Arturo.
«È una bella giornata di primavera. Nello spazioso cortile del
Belvedere, una moltitudine di bimbi fremono nell’attesa di vedere
il Papa. Migliaia di voci argentine si incrociano e si diffondono per il cielo azzurro.
Improvvisamente il mormorio si trasforma
in una esplosione di entusiasmo incontenibile: Viva il papa... viva il papa! Sono circa
sessantamila piccoli acclamanti che agitano, festosamente, rami fioriti di pesco e di
olivo. È una visione d’incanto!
“Giovanni XXIII,
il papa buono”
«Figlioli, diceva, amatevi gli uni gli altri. Non è, forse vero che l’amore reciproco
spinge i fanciulli e le fanciulle più fortunati
a venire in soccorso di tanti e tanti bambini
che dovrebbero crescere anch’essi sani e
felici ed invece cadono vittime delle malattie e della fame, che non hanno un tetto
per ripararsi né abiti per coprire i loro fragili corpicini e nemmeno un padre ed una
madre che abbiano cura di loro?». Il Padre
di tutti non poteva dimenticare i piccoli sofferenti, gli orfanelli, i derelitti. Sono i suoi
prediletti come lo erano per Gesù. E li raccomanda all’amore ed all’aiuto dei fanciulli
più fortunati, più felici. Il Papa ha terminato
e lentamente la sua mano diafana traccia
il segno della Croce sui sessantamila bimbi presenti. Ma il suo pensiero vola a tutti
i fanciulli d’Italia e del mondo, ai fanciulli
cui manca il sorriso e l’affetto dei genitori,
per dir loro che li vuole bene, tanto bene
perché Egli è Gesù. Il cortile del Belvedere è ormai deserto. La fontana lancia in
alto i suoi freschi zampilli, che si riversano,
scherzosamente, nell’ampia coppa, contenti di far conoscenza con l’affascinante cielo
primaverile. Anch’io sono ricolmo di gioia
perché ho visto il papa parlare ai bambini».
Beatissimo Padre, Perdoni il mio dire; io così
piccolo no avrei mai osato sperare di trovarmi
in persona davanti a Vostra Santità. Il cuore mi
batte forte … In tutta la mia vita mai dimenticherò quest’ora solenne di grande gioia. Oggi
si ripete al vivo una dolce scena del Vangelo
quando Gesù ebbe a dire: “Lasciate che i bimbi
vengano a me”. Noi piccoli, spinti dal desiderio di vedere da vicino e di stringerci attorno a
Gesù, che vive nel Papa, abbiamo fatto bussare
alla porta di questa grande casa ed anche Vostra
Santità, come fece Gesù, ha esaudito l’umile
supplica di padre Arturo, nostro direttore, ed ha
allargato le sue braccia per accogliere noi piccoli. La carità di Cristo avvicina il grande Padre con l’ultimo dei figli. Nella gioia dell’attesa
abbiamo tanto ringraziato il Buon Gesù ed ora
ho l’onore di ringraziare commosso Vostra Santità, anche a nome dei miei fratellini. Siamo più
di mille, dai tre anni ai diciotto, accolti nello
otto case della Piccola Opera della redenzione,
ove abbiamo ritrovato l’affetto della mamma e
la cura amorosa del babbo che più non aveva-
mo. Mentre noi piccoli frequentiamo la scuola
elementare, i grandi studiano e imparano l’arte per avviarsi alla vita. Tra noi poi è il gruppo
scelto dei fortunati apostolici e dei chierici, che
si preparano ad essere sacerdoti, educatori degli orfani. Formiamo una sola grande famiglia
nelle braccia della divina Provvidenza, sotto il
manto della Madonna del Carpinello.
In questo momento i nostri cuori battono
all’unisono di amore riconoscente e siamo sicuri che la nostra presenza ha recato gioia al Suo
cuore paterno, che predilige i sofferenti, i poveri, i piccoli, gli orfani. La gioia di Vostra Santità, sarà ancora più grande se vorrà degnarsi
di vedere in ognuno di noi quello che vogliamo
essere oggi, quello che vorremmo essere domani: gli araldi di Gesù, i difensori della Chiesa,
i fervorosi praticanti della dottrina cattolica.
Santità, con questa promessa ho l’ardire anche
di presentarle un dono, che le farà piacere. È
un tesoro spirituale. Per Vostra Santità abbiamo
offerto fioretti e sacrifici per la riuscita del Concilio Ecumenico.
La Benedizione che vostra Santità si degnerà darci ci farà partire con una nuova fiamma
che ci impegnerà a pregare di più ogni giorno
il Signore, secondo tutte le sua Apostoliche intenzioni.
Il Santo Padre si è intrattenuto affabilmente col piccolo Auletta, interessandosi della
famiglia originaria, dei suoi propositi,
del suo avvenire. Col Fondatore Padre Arturo poi, dopo aver ringraziato
dei doni, ha avuto un breve colloquio. L’Augusto Pontefice volle essere
messo al corrente dello sviluppo della
Piccola Opera, del suo nascere, dei
progetti dell’avvenire e si compiaceva
del bene che s’era fatto e di quello che
il Fondatore si proponeva di compiere
in favore dei piccoli, aggiungendo per
tutti una parola di lode e d’incoraggiamento perché più copiosa fosse la
messe. Infine il Sommo Pontefice volle
dare a tutti una particolare benedizione perché il Signore per “i diletti figli
fosse largo di celesti favori”.
S.S. GIOVANNI XXIII
S.S. PIO XII
“Ho visto Pio XII
parlare ai bambini”
S.S. PAOLO VI
“non è piccola...
è una grande Opera...”
Papa Montini ha avuto una particolare benevolenza nei confronti di
Padre Arturo e della sua Opera. Vogliamo qui ricordare,
per ringraziarlo ancora e benedirlo, i tre incontri ufficiali che ebbe
con la stessa Piccola Opera della Redenzione.
I
l primo avvenne il 10 maggio del 1964,
all’inizio del suo pontificato e nel 20°
anniversario dell’Opera.
Ai mille e più ragazzi, sacerdoti e suore dell’Opera, presenti in S. Pietro, Papa
Montini, nell’elencarne la presenza, all’imponente ovazione che ne seguì, esclamò:
«non è piccola... è una grande opera.
Il 28 aprile del 1971 avvenne il secondo
incontro, molto più significativo perché in
occasione della partenza del primo gruppo
di Missionari della Divina Redenzione e delle Piccole Apostole della Redenzione nelle
terre del Sudamerica: in Colombia. «Vogliamo accompagnare -disse il Papa con
un particolare augurio, il piccolo gruppo
-quattro Missionari della Divina Redenzione
e cinque Apostole della Redenzione -, che
partono per Bogota per dedicarsi ai ragazzi
senza casa di quella grande città, con servizi generali, gruppi famiglia, centro scolastico, sportivo, di addestramento professionale. La vostra generosità ci commuove!
Non solo per il ricordo tuttora vivo che
conserviamo del nostro viaggio in Colombia, ma perché vediamo in voi lo spirito
della primitiva Chiesa, l’ansia di portare alle
anime la salvezza di Cristo. E voi vi dedicherete ai prediletti del Signore, quei fanciulli
e adolescenti che Egli amava accarezzare
sulle teste arruffate, tenendoli presso di sé
e presentandoli come il modello per entrare
8
nel Regno dei Cieli.
Vi aspetta una missione ardua, difficile,
delicata, è vero specialmente agli inizi, ma
non vi mancheranno le soddisfazioni spirituali che vi auguriamo grandi e profonde.
Nell’ora del distacco dalla Patria, sappiate
che il Papa vi segue, prega per voi e vi incarica di portare il suo saluto e la sua carezza
a quei carissimi ragazzi infelici.
E tutti vi benediciamo, unitamente ai vostri Superiori qui presenti e alla vostra intera Congregazione”.
L’ultimo incontro fu per ricordare
trent’anni di vita della Piccola Opera: il 22
maggio del 1974 Paolo VI ai 1500 ragazzi
convenuti da tutte le Case dell’Opera, rivolse il suo paterno saluto:
“Adesso ci sembra degno di particolare
menzione, per il numero e la qualità e per
il significato, il pellegrinaggio indetto dalla Piccola Opera. E’ diventata una grande
Opera e sappiamo che varca i confini anche del Paese e anche quelli del mare, per
arrivare dall’altra parte delle rive dell’Atlantico.
E quindi siamo molto lieti di questa
espansione, anche perché è opera relativamente giovanile, la Piccola Opera della
Redenzione. Che cosa si può trovare di più
bello di questo?
Anche per notizie degli altri qui presenti,
diremo che si tratta di un pellegrinaggio di
1500 persone, la maggior parte delle quali sono ragazzi assistiti nei vari Istituti, insieme con i sacerdoti, bravi sacerdoti e le
religiose, ottime religiose, che sono i loro
educatori e li guida il Vescovo di Nola, nella cui Diocesi ebbe inizio quest’opera assistenziale e con gli altri Vescovi che abbiamo
testè nominato.
Il momento di quest’incontro è l’espressione di gratitudine a Dio per gli inizi della
Piccola Opera, a Visciano di Nola nel Natale
del 1943 e per la sua progressiva affermazione, fino a giungere alla lontana Colombia
per la cura dei ragazzi più abbandonati di
quella Nazione che è a noi tanto cara.
Lode, quindi, all’Istituzione che ha rinnovato e prolungato nella società, nata dalle rovine del dopo guerra, una tradizione
che nobilita la storia delle regioni d’Italia.
Vediamo tante cose che si spengono, che
cadono, che appassiscono quasi sotto il
sole bruciante dei tempi moderni. Ma vediamo anche questi fenomeni: vengono su
dei nuovi germi, dei nuovi fiori, dei nuovi
rami nella vita della Chiesa. E siamo tanto
felici di vedere nell’opera che abbiamo no-
minato, la Piccola Opera della Redenzione,
proprio uno di questi segni di vitalità della
Chiesa, di gioventù del Cristianesimo, di voglia di vivere che ha ancora questa nostra
fede e di esprimersi non soltanto con le parole e con il nome scritto sopra un registro
di appartenenza ma con le opere e con le
opere di carità, che attestano davvero che
Cristo è vivente nella sua Chiesa.
Carissimi, siamo felici di salutarvi e di benedirvi e di incoraggiarvi.
Vorremmo dire: state uniti, amate questa
vostra Opera e ancora di più accrescete le
sue fila e accrescete i suoi meriti e fate
davvero che nella Piccola Opera della Redenzione quasi venga delineata al mondo
moderno questa misteriosa ma presente
figura che è quella del nostro Signore Gesù
Cristo. Siate voi i suoi testimoni, siate voi
quelli che presentano al mondo moderno
come Cristo è vivo, ieri, oggi e sempre”.
Questi i ricordi che l’Opera conserva di
Paolo VI. Ricordi di un Padre che resteranno indelebili nella memoria e soprattutto
nel cuore di Padre Arturo, di tutti i ragazzi,
sacerdoti, suore e amici della Piccola Opera
della Redenzione. 29 settembre 1983.
GIOVANNI PAOLO I
“Apparso e scomparso
come un’alba
radiosa...”
P
apa Giovanni Paolo I è stato molto vicino al cuore di Padre Arturo, anche
per il legame che unisce le Piccole
Apostole della Redenzione con la famiglia di
Albino Luciani, in quanto Madre Rosa Fontanive, che succederà poi alla cofondatrice
Madre Anna Vitiello, è cugina del pontefice. Nel registro delle visite illustri quando
era Patriarca di Venezia, alla fine della sua
visita a Visciano, volle scrivere il suo autografo;
“Benedicendo di gran cuore Padre Arturo e tutti i suoi collaboratori compreso le buone suore, faccio voti che
il Signore continui ad aiutare la provvidenziale Piccola Opera della Redenzione. Visciano 1.10.1975. | Card. Albino Luciani, Patriarca di Venezia”.
Dopo l’elezione di Papa Luciani, Padre Arturo in una ventina di giorni scrisse una breve
biografia di Giovanni Paolo I dal titolo “Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso”, ma mentre stava per inviare alla stampa l’opuscolo,
si diffuse la drammatica notizia della morte
improvvisa del papa, avvenuta la notte del
28 settembre, in seguito ad un infarto miocardico acuto, dopo trentatré giorni di pontificato. Della biografia vennero stampate e
pubblicate tre edizioni.
Ecco la presentazione scritta da Padre Arturo.
Caro Papa Luciani,
10
da giorni meditavo di scrivervi una lettera
quasi a giustificarmi. Appena siete asceso
al Sommo Pontificato ebbi l’ispirazione di
preparare un vostro profilo biografico, arricchendolo con alcuni aneddoti più espressivi della vostra vita. Non per esibizionismo
né tanto meno per presunzione, ma con
semplicità, per un bisogno del cuore, anche
perché la nostra famiglia dei Missionari della Divina Redenzione e delle Apostole della
Redenzione ha come programma quello di
amare e far amare la Chiesa e il Papa. Appena ebbi la sorte di conoscervi la prima
volta, nella stazione di Padova, fui conquistato ed ammirato della vostra semplicità
ed umiltà. Eravate già Vescovo di Vittorio
Veneto, ma vi presentavate come un semplice prete, senza alcun segno esteriore,
umile, modesto, affabile. Questa prima
ammirata impressione si confermò, negli
incontri che ebbi con voi a Vittorio Veneto e
a Venezia, come pure a Pompei, ma soprattutto quando vi degnaste di fare una visita
alla nostra Opera ed al nostro Santuario, il
1 ottobre del 1975 a Visciano di Nola.
Erano già pronte le bozze di stampa e
stavamo aspettando il discorso che avreste
pronunciato mercoledì 27 settembre per
chiudere l’opuscolo. Avevo anche pensato
di scrivervi per chiedervi quasi scusa per
aver osato tanto, ben conoscendo il vostro animo umile e schivo di qualsiasi pubblicità. Dicevo tra me: il Cardinale Albino
Luciani ha scritto tante lettere a santi ed
illustri personaggi defunti, come potrò io
osare scrivere una lettera al Santo Padre
felicemente regnante? Come l’accoglierà?
La gradirà? Ed ecco la sorpresa che ha lacerato i nostri cuori.
Questa mattina, 29 settembre, festa dei
santi Angeli Michele, Gabriele e Raffaele, la
radio diffonde nel mondo il triste, incredibile annunzio della vostra partenza per il
Cielo. Quando tutti dormivano, nel silenzio,
senza disturbare nessuno, avete spiccato
il volo per la Patria. Come un’alba radiosa
siete apparso e scomparso. Il mondo che
aveva già imparato a volervi bene non voleva credere alla triste notizia. Ed il cordoglio
è stato tanto più profondo, quanto più inaspettato. Noi, i più umili, i più piccoli, i fanciulli, i giovani, i più poveri, noi della povera
gente del popolo, avevamo avvertito una
forza misteriosa che si sprigionava dal vostro “sorriso tanto amabile”. Tutti ci siamo
accorti, come per incanto, che eravate già
entrato nei nostri cuori, che facevate già
parte della nostra famiglia. La vostra bontà,
la vostra semplicità, la vostra sincerità, la
vostra umiltà, hanno rivelato a noi il volto
autentico del Vangelo. Tutti noi abbiamo
compreso che ci volevate bene: che eravate un padre buono, che sapeva comprende-
re, amare, compatire, aiutare, calarsi nelle
nostre necessità; avvertire i nostri dolori,
assumere su di sé le nostre croci, per unirle
alla sua già tanto pesante. In un mondo
dove domina la violenza, l’angoscia, l’odio
e la sfiducia, avete fatto brillare raggi luminosi di speranza e di un avvenire migliore.
Fedele rappresentante visibile di Gesù
avete ripresentato viva l’immagine di Lui
“mite ed umile di cuore”. Avete iniziato il
vostro servizio pontificale come il buon Pastore che va in cerca delle sue pecorelle,
animato dal desiderio di conoscerle, di raggiungerle tutte, di dare la forza ai deboli, di
curare le inferme, di fasciare quelle ferite,
di riportare all’ovile le disperse ed andare
in cerca delle smarrite. In appena trentatré giorni di pontificato avete dato prova di
saper giungere con la vostra parola semplice e suadente, da vero catechista, diritto
al cuore di tutti. E vi siete conquistata la
simpatia di tutti: grandi e piccoli, credenti e
laici, di qualsiasi razza e colore. Con il vostro sorriso e con la vostra serenità avete
insegnato a tutti che il cristiano deve vivere
di fede, deve essere forte nelle tribolazioni,
che non deve abbattersi dinanzi al dolore,
lieto nella speranza, deve, invece, saper
sorridere».
GIOVANNI PAOLO II
“Cristo Redentore
vi ha condotto per mano...”
S
Nel 40° anno di fondazione della Piccola Opera della Redenzione,
nel 1983, Padre Arturo condusse centinaia di orfanelli assistiti nelle
14 case (da Marostica - Vicenza a S. Severo-Foggia)
ed ex-alunni, insieme ad una folla di viscianesi e benefattori in
udienza da Giovanni Paolo II che li accolse con gioia, pronunciando
un lungo e bellissimo discorso che trascriviamo:
ono assai lieto di incontrarmi,
quest’oggi, con voi cari alunni ed
ex alunni della Piccola Opera della
Redenzione, la quale a quaranta anni dalla sua fondazione a Visciano, in diocesi di
Nola, intende ricordare con questo pellegrinaggio alla memoria degli Apostoli e dei
martiri tale felice ricorrenza, che cade significativamente nell’anno Santo della Redenzione. A tutti do il mio cordiale benvenuto
e tutti saluto nel nome del Signore; rivolgo
un pensiero particolarmente all’affettuoso
Padre Arturo D’Onofrio, Fondatore e Superiore Generale della benemerita Piccola
Opera, la quale ha già visto sorgere nel suo
seno due Congregazioni religiose: i Missionari della Divina Redenzione e le Piccole
Apostole della Redenzione.
Anche a questi Missionari e queste Apostole, insieme alla Cofondatrice madre Anna
Vitiello, vada il mio saluto e il mio grato apprezzamento per la generosa attività che
essi svolgono in Italia e nell’America Latina
in favore dei ragazzi e dei giovani. Alla luce
del motto programmato: “Amare e far amare Gesù, la Chiesa, il Papa le anime con Maria, per Maria e in Maria”, la vostra Opera,
in questi quarant’anni di vita, ha promosso
la formazione di circa 25.000 ragazzi orfani,
abbandonati e poveri, qualificando schiere
di tipografi, saldatori, tornitori, aggiustatori meccanici, fabbri, fresatori, elettricisti,
bobinatori, elettromeccanici, tecnici della
radio-tv, falegnami, sarti, calzolai, marmisti
ecc. Fa piacere anche sapere che la vostra
12
Opera ha preparato per la Chiesa 41 sacerdoti di cui 24 sono al servizio di varie Diocesi e gli altri svolgono il loro specifico apostolato tra i giovani. E questo è un bilancio
importante che lascia ben sperare per il
futuro dei vostri Istituti sorti per la gloria di
Dio e per il servizio dell’uomo. Auspico che
questo binomio continui ad essere sempre
la nota distintiva del vostro esistere ed operare in seno alla Chiesa ed alla società. Al
saluto ora espresso, aggiungo una parola di
compiacimento a quanti sono responsabili
ed impegnati nella direzione ed animazione
dei vostri Istituti: le lodi a voi, alunni ed
ex-alunni, che oggi affollate questa aula,
testimoniando il vostro entusiasmo e con la
vostra fede la vitalità e la bontà dei principi
e dei metodi educativi a cui si ispirano le
vostre scuole.
Voi avvertite che la Scuola vi ha dato
qualcosa in più di una semplice istruzione,
vi ha acceso nel cuore ideali chiari, forti
e vitali; vi ha resi coscienti dei doveri che
vanno oltre a quelli personali e professionali, perché vi ha sensibilizzati nei confronti
delle grandi cause della giustizia e della fratellanza sociale; vi ha dato la sicurezza della vostra vocazione cristiana e della “speranza che non delude” (S. Paolo ai Romani,
5,5). La ricorrenza dei quaranta anni della
vostra Opera che prende nome e si ispira
alla Redenzione, costituisce, inoltre, per voi
un motivo speciale per celebrare il Giubileo
della Redenzione in piena consonanza con
la vostra specifica spiritualità. Cristo Reden-
tore che vi ha condotti come per mano, in
questi anni della vostra nascita e del vostro
sviluppo, vi conceda di vivere in profondità
le esigenze di quest’anno di grazia e di misericordia, di penitenza e di riconciliazione.
La Croce che occupa nel vostro animo un
posto eminente sia il vessillo che illumini i
vostri passi. Sappiate riconoscere in essa
l’incontro della colpa con l’innocenza, della
crudeltà con la bontà, della morte con la
vita, lo strumento di liberazione dalla schiavitù del peccato e di esaltazione ai fulgori della grazia santificante. E’ in essa che
prende luce e si attua il mistero della penitenza e della riconciliazione.
A queste realtà sublimi l’Anno Santo vuol
richiamare le menti ed i cuori dei fedeli.
Per rispondere adeguatamente a questo
messaggio occorre ristabilire il Sacramento
della Penitenza, nuovi rapporti con Dio e far
nascere amichevoli e pacifiche relazioni con
i fratelli.
Occorre estirpare dall’animo le radici
dell’odio che inaridisce il cuore e dissecca le
sorgenti dell’amore e del bene. È necessario
tornare all’ideale evangelico di quell’eroica
carità che Cristo non ebbe timore di proporre ai suoi seguaci: “Io vi dico amate i
vostri nemici, fate del bene a chi vi odia e
pregate per quelli che vi perseguitano e vi
calunniano” (Mt 5,44)
Queste parole dimostrano come la riconciliazione sia una necessità costituzionale
del regno di Dio. Nessuno si può qualificare cristiano se non sa vincere il male col
bene. (Rm 12,21)”, e se non è in grado di
diffondere la bontà, la generosità, la magnanimità.
Carissimi Fratelli e Sorelle, accogliete
questi pensieri e queste esortazioni con lo
stesso affetto col quale ve li ho comunicati. E portateli nel vostro cuore sempre. La
Vergine santissima che voi venerate sotto il
titolo di Maria SS Consolatrice del Carpinello, vi assista e vi ottenga dal suo Figlio Gesù
Redentore dell’uomo, di tradurre in pratica i
vostri buoni propositi e le vostre sante aspirazioni per il futuro.
Sia Ella, ancora e sempre, in mezzo a
voi come nel cenacolo per infondervi luce
e conforto.
Con questo augurio e con questa preghiera vi imparto la benedizione Apostolica
che volentieri estendo a tutti i vostri famliari e a quanti vi sono cari.
Giovanni Paolo II
S.E. CARDINALE GIUSEPPE CAPRIO
“Se la nostra fede
fosse più grande...”
I
Dal discorso dell’Eminentissimo Cardinale Giuseppe Caprio
il 21 aprile 1985 in occasione della riapertura del
Villaggio del Fanciullo di Visciano,
gravemente danneggiato nel terremoto del 1980
naugurando il nuovo Villaggio del Fanciullo, ricostruito dopo la drammatica
sua distruzione provocata dallo spaventoso terremoto del 23 novembre 1980,
compiamo un atto che si iscrive nella storia
della Piccola Opera della Redenzione come
nuovo documento della Divina Provvidenza
della quale la Piccola Opera è vivo ed inconfondibile segno. Lo conferma il più autorevole dei testimoni, il carissimo Padre Arturo,
che si è fatto umile e docile strumento della
volontà di Dio, fondando, organizzando,
animando la Piccola Opera della Redenzione. Egli ha tante volte ripetuto soprattutto
nei momenti più difficili, che il Signore non
si è mai lasciato vincere in generosità e che
se la nostra fede fosse più grande, potremmo infinitamente, ottenere di più.
Con questi sentimenti di abbandono
Egli ha guidato e guida la Piccola Opera,
cosciente che essa appartiene a Dio. Abituati ad ammirare l’intelligenza e l’industria
umana, potremmo essere tentati di tessere l’elogio delle capacità di un uomo, che,
con la sua indefessa laboriosità ha saputo
valutare, programmare, organizzare e condurre iniziative socialmente utili, quali sono
quelle che caratterizzano la Piccola Opera.
Ma ciò facendo certamente mortificheremmo l’autentico significato di ciò che Egli ha
fatto e non lo troveremmo consenziente al
nostro elogio, perché questo non corrisponderebbe alla verità delle intenzioni che hanno motivato la sua fatica. Padre Arturo con
la sua grande famiglia che forma la Piccola
Opera, sa che tutto è dovuto all’infinita e
provvida bontà di Dio nella quale Egli ed
i suoi Figli hanno creduto con il coraggio
dell’obbedienza della fede. La Piccola Opera
14
è espressione del Suo sacerdozio per mezzo del quale Egli ha insegnato e praticato la
verità dell’amore.
Chi non ha dimestichezza con l’infinita
carità di Dio e misura la realtà sui risultati dell’operosità umana non condividerà
certo questo linguaggio. Ma esso è l’unico
per giustificare l’intensità e la continuità di
opere tanto generose, che superano i limiti
della mera filantropia. I prodigi della carità cristiana sono il segno palpitante della
essenzialità della fede, perché nel nome
di Dio, per chi crede, tutto è possibile. In
una indimenticabile udienza del 22 maggio
1947, il Santo Padre Paolo VI, con la sua
autorità pontificia riconosceva la vera identità della Piccola Opera della Redenzione,
confermando il suo inserimento nella dinamica della vita ecclesiale. E con felicissime
espressioni, ne delineava le caratteristiche
che hanno fondamento nel mistero esistenziale della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.
Paolo VI, tessendo la lode di un Istituto che
“ha rinnovato e prolungato nella società
nata dalla rovina del dopoguerra una tradizione che nobilita la storia d’Italia”, constatava che spesso “vediamo tante cose che
si spengono e cadono, che appassiscono
quasi sotto il sole bruciante dei tempi modernità ma insieme vediamo che vengono
su “ dei nuovi fiori, dei nuovi rami nella vita
della Chiesa”.
Per questo esprimeva la sua felicità nel
vedere che la Piccola Opera della Redenzione è proprio uno di questi segni della vitalità della Chiesa, di gioventù del Cristianesimo, di voglia di vivere che ha ancora questa
nostra fede e di esprimere non soltanto con
le parole, ma con le opere, con le opere
di carità che attestano davvero che Cristo
è vivente nella Chiesa”. Sottolineando le
prerogative della carità cristiana, più recentemente, nel suo memorabile incontro del
30 gennaio 1984 con i rappresentanti della
Piccola Opera, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha integrato il riconoscimento ecclesiale di questa, proponendola come mezzo
di evangelizzazione della carità di Cristo
Redentore alla cui Croce si ispira il carisma
della sua azione pastorale.
Diceva il Santo Padre “La Croce che occupa nel vostro animo un posto eminente
sia il vessillo che illumina i vostri passi”.
Tanti alti attestati hanno il loro riscontro
nel contenuto e nelle finalità dell’azione
apostolica della Piccola Opera della Redenzione. Essa è stata voluta e vive per dare
qualcosa di più di una benevola assistenza
e di una strumentale preparazione professionale agli indigenti ed agli abbandonati.
Con una visione integrale dell’uomo e della
sua vocazione cristiana, la Piccola Opera
ha iniziato i suoi fanciulli alla realtà della
vita, provvedendo alla formazione della loro
personalità e sostenendoli fino al momento
della maturità che consente ad essi di inserirsi responsabilmente nella vita sociale,
con il coraggio della fede, l’entusiasmo della speranza e la disponibilità dell’amore verso il prossimo. Iscrivendo l’odierna cerimonia negli annali dell’ormai lunga vita, non
possiamo dimenticare le Piccole Apostole
della Redenzione ed i Missionari della Divina Redenzione, che, sentendo il fascino di
un carisma loro proposto in nome di Dio da
Padre Arturo, hanno consacrato la loro vita
al suo servizio apostolico. Essi costituiscono
l’argomento più tangibile che Dio ha prediletto la Piccola Opera facendola strumento
della sua Provvidenza. Nella tanto feconda
attività missionaria che si va diffondendo
nelle regioni dove è più forte il bisogno della solidarietà cristiana, essi portano le certezze attinte qui presso il Santuario di Maria
SS.ma Consolatrice e le testimoniano con
la loro vita, offerta per il bene degli umili
ed emarginati perché questi conoscano la
gioia della speranza.
S.E. CARDINALE ALFONSO LOPEZ TRUJILLO
16
“Una catena di
miracoli della carità...”
Sua Eminenza Cardinal Alfonso Lopez Trujillo
già Arcivescovo di Medellin
H
o avuto l’allegria di visitare in questi giorni l’opera ammirevole della
comunità dei Missionari della Divina Redenzione, fondata in Italia nel 1943.
Erano i tempi della seconda guerra mondiale con le sue lamentevoli sequele. I bambini
con le loro case distrutte erano vittime di
così grande tragedia. Un sacerdote il P. Arturo D’Onofrio si decise a fondarla.
Oggi si tratta di una famiglia religiosa fiorente che tiene un insieme di servizi per
l’infanzia e la gioventù degni di ogni lode.
L’Archidiocesi di Medellin ha avuto la fortuna di vedere questa catena di miracoli
della carità. Come hanno fatto, in così poco
tempo, questi apostoli ha realizzare tanto?
È la domanda che si fa chi viene condotto
a visitare le grandi installazioni, passando
per il laboratori professionali, con grandi
macchine di vario tipo. Sono molti i milioni investiti in questa cittadella, strumento
di redenzione, dei bambini e giovani che
in altro modo sarebbero divorati, distrutti
dal mostro di una società ingiusta abituata a convivere senza rimorsi di coscienza
con questa orrenda situazione. I religiosi
della Divina redenzione hanno altri centri di
maggiori proporzioni in altri luoghi, colpiti
dalla miseria in Medellin; come nell’Aldea
Paolo VI.
Però molto più che le aule, i laboratori e
dormitori o i vari campi da gioco di questa
cittadella che copre una vasta estensione
di territorio di Itagui, a chi visita colpisce
l’atmosfera che vi si respira, la dedicazione
dei sacerdoti giustamente ottimista verso i
poveri.
Non c’è in essi vanagloria alcuna. Semplicemente vedono la mano della Provvidenza
per mezzo dei loro benefattori all’estero e
in Colombia. E la allegria che si respira e si
affaccia negli occhi dei bambini che prima
mendicavano o gironzolavano per le strade della città. Con ragione si legge in uno
dei muri dell’Hogar, “I BAMBINI SONO IL
SORRISO DI DIO”. È la presenza del Signore che permette questa esperienza. C’è la
sensazione di una casa, di una grande famiglia.
Il padre D’Onofrio viene con frequenza
dall’Italia dove la comunità ha varie feconde opere. Egli continua a sognare nuovi
progetti in questa scelta per i poveri, fuori
da posture che non sia secondo il vangelo.
Va seminando futuro, perché c’è anche il
seminario minore con più di cento seminaristi, che rappresentano belle speranze
vocazionali.
Ci sono altre opere grandi in Medellin, e
in altre città, come “Città Don Bosco” dei
Padri salesiani delle quali parlerò in altra
occasione; continua ad assaltarmi questo
interrogativo: Cosa fanno istituzioni con
grandi possibilità economiche? Perché è
ancora così grande il problema dei “GAMINES”? perché non si applica in maniera più
efficiente la legislazione esistente in difesa
dei derelitti della famiglia e dell’infanzia? Si
dice che “l’Istituto del “Bienestar Familiar” è
diventato un istituzione troppo fiscalizzatrice piuttosto che promotrice e a tutela come
indicherebbe il suo nome.
Continua quindi grande la sfida della carità e l’organizzazione per il bene di questi
fanciulli e giovani le cui vite si spengono
schiacciate dalla miseria e i cui cuori si illuminano quando la Chiesa si affaccia loro
con il suo vangelo dignificante.
S.E. MONS. ADOLFO BINNI
“Dal Carpine di Visciano
veglierà sempre la Madonna...”
S.E. Mons. Adolfo Binni, Vescovo di Nola
in occasione del decennio dell’Opera, 2 ottobre 1953
“Il Regno dei Cieli è simile ad un granello di senape, che l’uomo prese e
seminò nel suo campo. Questo seme è più piccolo di qualsiasi altro, ma
quando è cresciuto è più grande delle altre erbe e diventa quasi un albero,
così che gli uccelli dell’aria vanno a riposarsi sui suoi rami (Mt.13,31-32)”
C
osì per tutte le opere di Dio, grani
disseminati dal vento dello Spirito
per i solchi della vita. Su di essi potrà infuriare l’inverno ventoso e diaccio, ma
da essi a primavera, infallibilmente, sorgerà
l’arbusto turgido di gemme. Così per la PICCOLA OPERA DELLA REDENZIONE di don
Arturo D’Onofrio. Il piccolo seme, a dieci
anni di distanza, è un ramoso albero, su
cui, a frulli, si posano, pigolando, gli uccelli.
Era così freddo il dicembre del ‘43! Freddo
sui ruderi sterposi e per le campagne desolate: sulla terra e per i cieli, freddo nei
cuori. In quel Natale neppure sul Presepio
brillò una luce calda. Se l’oscurità si fosse
macchiata di candore, dal cielo sarebbe venuta fuori l’offesa del fuoco distruttore. Ma
sul solco che la spada approfondiva e che
era macchiato di sangue, un piccolo prete
gettò il seme e si raccolse in preghiera. Poi
si guardò attorno. Buio come in una gola di
lupo, silenzio come di tomba. Solo, lontano
e vicino, un singhiozzar di bimbi. Ma ecco
un fruscio lieve come di brezza, una carezza sulla fronte fredda come di madre. E pur
nell’oscurità, egli, il piccolo prete, vide il
profilo di un carpine, l’unico arbusto dalle
foglie sottili rimasto per stormire. E sull’albero vide la figura di una Donna in veste
screziata: la Madonna che sempre veglia e
pensa ai passerotti, che, nelle sere di inverno pigolano, sempre più piano perché non
hanno pane e sentono freddo. Fu allora che
gettò il seme: la Madonna del Carpinello
benediceva..
18
Stanchezza e delusioni? Diffidenza e incomprensioni? Spine di maligni e morsi ingrati? Si e tanti. Ma anche incoraggiamenti
e aiuti; sorrisi di gratitudine e benedizioni
di madri, e soprattutto, una folla di bimbi,
ieri tristi sul marciapiede vizioso, oggi felici
sotto un tetto accogliente, stretti intorno ad
un focolare caldo. Son passati dieci anni.
Il periodo dell’infanzia è chiuso. Comincia
quello della giovinezza. Bambini che piangono e parlano ce ne saranno sempre a
Visciano e a S. Paolino, tra le braccia delle timide Suorine, ma accanto ad essi, gli
implumi pigolanti a Torre, a Marigliano...
altrove ci saranno i giovani dal cuore santo
e dal braccio robusto. Sono i figli di don Arturo e numerosa, sana e felice auguriamo
la figliolanza con la benedizione dei patriarchi al figlio prediletto che lasciano il ramo
e si diffondono per il sereno sulle ali che
pietà di Sacerdote e carità di fratelli, hanno reso robuste per la conquista della virtù
del pane nella nobiltà del lavoro, santificato
dalla preghiera.
E su quelli che pigolano nel nido e su quelli
che volano e cantano, dal Carpine di Visciano, veglierà sempre la Madonna, perché
nessun incidente violi la culla o spezzi l’ala
dei suoi protetti.
E vicino alla Madre che veglia, il piccolo Sacerdote che pregando, gettò il seme nella
preghiera otterrà che ai figli mai manchi il
pane e il tetto e ai benefattori la gioia di
aver dato anime generose e preziose energie alla Chiesa ed alla Patria.
“Amare Dio
ed amarlo
nel prossimo:
nei bambini”
S
S.E. Mons. Adolfo Binni, già Vescovo di Nola in occasione
della lettura del decreto di erezione canonica
della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione,
30 dicembre 1968
ia ringraziato il Signore, perché in
mezzo a questo tempo di materialismo, ha saputo suscitare anime generose per dedicarsi completamente al Suo
servizio. Sia ringraziato il Signore, il quale,
in tempi tristi, ci allieta, col farci vedere che
il buon seme non si è perduto, ma si trova
nella profondità dei solchi scavati da quelli
che ci hanno preceduti e che ora fioriscono
in virtù di tante grazie che il Signore ha voluto concedere a quanti si sono dichiarati
più vicini a Lui nell’esercizio del ministero.
Cari figliuoli, non soltanto grazie a Dio, ma
grazie a tutti quelli che si sono occupati e
preoccupati perché fosse lieta questa giornata. Grazie ai miei Ecc. mi Vescovi, che mi
hanno preceduto, i quali sono stati sempre
larghi di affetto, di aiuto, di incoraggiamento, anche quando giorni tristi gravavano nei
primi tempi della Istituzione.
Io li sento vicini questi Spiriti di miei Ecc.
mi Vescovi, che mi hanno preceduto, sento
che sono nel mio spirito, li sento commossi
come me, li vedo come me dinanzi a voi,
mentre cercano di trovare in fondo all’animo parole che possono tradurre in forma
discreta quanto l’affetto cela nelle riposte
anime nostre. Sia ringraziato anche il gruppo degli Ecc.mi Vescovi che sono stati sempre vicino a Padre Arturo, e quando parve
distaccarlo dalla Diocesi, per farlo entrare
in un’altra Congregazione, e quando tempeste, momenti di agitazione e di preoccupazioni hanno reso, anzitempo canuta la
sua testa.
Sì proprio così. Ogni qual volta sentiva che
vi era qualche cosa di insolito che poteva
dirsi una tempesta che poteva sconvolgere
i piani dettati dallo Spirito Santo, Egli ha
fatto ricorso ai Vescovi, suoi fratelli, per età
e specialmente per dedizione completa alla
causa di Cristo, nostro Signore, e la parola di questi Apostoli, mandati dal Signore
per custodire e vigilare il gregge di Dio, lo
ha rimesso nel solco, e anche se qualche
volta visibilmente piegato dalla violenza
della tempesta ha saputo rialzare il corpo,
l’anima di fronte a Dio Onnipotente, nel-
S.E. MONS. ADOLFO BINNI
20
la certezza di una speranza, che mai vien
meno. Io so d’interpretare il pensiero dei
miei cari Sacerdoti, che sono stati sempre
vicini a Padre Arturo, lo hanno considerato
uno di loro, ma come uno migliore di loro.
L’hanno considerato come un Sacerdote
che non ha avuto soltanto delle grazie, ma
dei carismi, dei quali Egli ha fatto un uso
sapiente per poter cercare di trasformare
la grazia che gl’inondava il cuore in opere
di carità. I Sacerdoti si sono sempre stretti
intorno a don Arturo. Ha avuto bisogno di
qualche cosa? Essi si sono dimostrati pronti
e generosi né poteva essere diversamente.
La Diocesi di Nola così gloriosa non aveva
fatto questa esperienza di poter dare anima a una congregazione religiosa maschile; questa è la prima volta. E il Sacerdote
eletto è stato scelto dal loro grembo: ecco
perché la loro gioia, la gioia del Vescovo,
di don Arturo è un un’unica gioia, quella
di poter rinnovare, con slancio, ogni giorno più rinnovato, a gloria di Dio e per la
santificazione delle anime. Certo D. Arturo
non aspettava la giornata di oggi. Se ritorniamo col pensiero a 20-25 anni fa quando
Egli muoveva i primi passi incerti, anche in
questa nuova attività e la confrontiamo con
quella di oggi, Egli ha modo di poter giungere le mani e di mettere le ginocchia per
terra e dire: grazie, Signore, perché dal nulla hai voluto che sorgessero le opere buone
e non per il ministero di un sacerdote, le cui
braccia sono così leggere, ma specialmente per l’abbondanza della tua grazia nella
quale noi crediamo, nella quale abbiamo
sperato, con la quale noi vogliamo cercare
di bruciare di carità tutto il mondo. Perché
l’Opera che oggi s’inaugura ha queste tre
caratteristiche e io credo che siano un poco
comuni sempre, ogni qualvolta ci sia una
festa di questo genere. Avere una grande
fede: Credere, credere: certe opere non si
fanno se non c’ è la fede, se non ci si crede, ma credere che Dio ha parlato, che la
sua voce è stata deposta in fondo al nostro
cuore e che, se diamo una corrispondenza generosa quel piccolo germe diventerà arboscello in un primo tempo, poi una
pianta su cui verranno i piccoli e i grandi
per potersi dissetare e per potersi sfamare. E tanti ne sono venuti vicino a questa
fontana questa polla d’acqua sorgiva per
poterne bere, sentirne la gioia di essere vicini a un’anima sulla quale la grazia di Dio
discende ogni giorno, con l’abbondanza dei
suoi tesori. E’ veramente una consolazione
quando si vede Sacerdoti che ci credono,
nel mondo, perché sanno che tutto quello
che avviene, non avviene per opera umana
ma per opera di Colui nelle cui mani sono
le sorti dei popoli, per opera di colui che
è il vero gigante della storia il quale tutto
raccoglie: dolori e lacrime, ma anche gioie
con le quali forma una bevanda che deve
dissetare quanti vorranno berne, desiderosi di verità, di carità, di bontà. E non solo
una grande Fede ha animato il ministero di
don Arturo D’Onofrio ma anche una grande
speranza. Ha guardato lontano e ha visto
che nell’orizzonte c’erano i disegni di Dio,
i segni dei tempi, e ha visto che tra questi
segni dei tempi ce ne stava uno che lo riguardava. Egli ha sperato nell’aiuto di Dio
che mai vien meno, quando con umiltà si
chiede quello che è scritto nella sapiente
sua direttiva. Ma oltre tutto questo, Egli ha
amato, egli ha amato con tutto il cuore, con
tutta l’anima, con tutta la mente Dio, da cui
sapeva che discendono tutte le benedizioni e al quale Egli ha fatto risalire sempre
ogni onore e ogni gloria con umiltà e santità. Egli ha amato in nome di Dio, anche il
prossimo e si è curvato nelle miserie umane. Amare Dio ed amarlo nel prossimo: nei
bambini. I bambini sono la cosa più gioiosa,
più lieta, più ricca di speranza: ma i bambini buoni. Quando si vedono dei bambini
che crescono sul marciapiede, che s’insozzano l’anima e il corpo, le manine gentili e
riempiono di brutti fantasmi gli occhi che
dovrebbero essere teneri. Che tristezza!
Che melanconia! Questa tristezza, questa
melanconia l’ha intesa D. Arturo; e allora,
credendo nella chiamata del Signore, sperando negli aiuti di Dio e anche dei buoni,
confortato da una carità che vince i tempi e
rompe tutti gli orizzonti della terra, Egli si è
accinto all’opera.
E i frutti? Voi non ne rappresentate che parte, ma li conoscete i frutti. Quanti ne sono
stati salvati di bambini. Quanti bambini dalle mamme sono stati condotti e posti nelle
sue braccia!
Quanti bambini hanno pianto le prime lacrime sul suo petto, come su quello di una
mamma: quanti bambini! Io li vedo con gli
occhi della fantasia a torme, a centinaia a
migliaia che vanno, che vengono, nelle
tante Case della Provvidenza che Dio fa
costruire a Don Arturo con ritmo così incessante, che qualche volta il Vescovo ha
dovuto richiamare alla prudenza: egli, forse imprudente, non lui, perché lui sapeva
qual era il piano di Dio e sapeva leggere in questo piano con quegli occhi che
la fede rende lucidi e la speranza anima
a conquiste maggiori. Sulla sua fronte noi
abbiamo scritto che Egli è un sacerdote
privilegiato, perché ha chiamato intorno
a sé tanti altri Sacerdoti, ne ha fatto una
schiera e con questa schiera Egli seguiterà
a lavorare, come ha lavorato per la gloria
di Dio. Ne ha fatto una schiera ed ha detto venite con me, venite dietro di me, io
vi precederò, lavoriamo insieme. Parlarvi
del Sacerdote: ma vi parlo di D. Arturo.
Leggete sulla fronte di questo Sacerdote,
leggete nel suo animo, ed ecco le virtù che
dobbiamo cercare di praticare. Io non vi
avrei detto tutto se non vi avessi, sia pure
per un istante, richiamato alla memoria
la dolcissima Vergine Maria, Regina del
Carpinello. Ci pensate? Proprio qui vicino
era stata scavata una fossa e una mano
pia e gentile aveva messo in quella fossa l’immagine della Madonna. Per quanto tempo? Gli uomini non sanno niente di
quello che avviene dentro e fuori di noi. Il
Signore ci ha segnato la data della nostra
santificazione, attraverso tutte le vicende
che ci possono capitare.
Ebbene, venne un giorno, in cui un giovane sacerdote aveva bisogno di una
Mamma: di quale Mamma? La Mamma del
cielo!. E Gli dissero che proprio nel paese
natio c’era questa Mamma venuta dal cielo e stava sotto l’ombra di una pianta. La
ricercò, la trovò, chiese la benedizione e
lanciò l’Opera.
Quando la fiducia è nel nome di Maria
giunge certamente a glorioso porto ed è
giunto a glorioso porto nel nome di Maria.
Il Sacerdote venuto qui ha girato l’Italia,
è andato sotto gli alberi dove l’umanità
piange le lacrime più calde nella speranza di giorni migliori e lì non ne ha trovato
una di immagine, ma tante immagini e le
ha distribuite; e ha detto a quelli a cui le
aveva distribuite: alzatela e portatela non
solo come orifiamma ma come certezza di
vittoria: vincerete.
S.E. Mons Matteo Guido Sperandeo
22
“Deve essere un prete
di eccezione
questo Padre Arturo...”
S.E. Mons. Guido
Sperandeo
I
l 12 marzo tra i Gamines
di Colombia Padre Arturo celebrerà il suo quarantesimo di sacerdozio. Saremo in tanti, in quel giorno
sacerdoti e laici, piccoli e
grandi ad essergli spiritualmente vicini per cantare
insieme il Te Deum a Cristo
Signore per il dono inestimabile e mai sufficientemente apprezzato del sacerdozio; per la scelta che Egli,
Sacerdote Eterno costantemente e misteriosamente fa
di alcuni, costituendoli, per
la Grazia dell’Ordine Sacro,
Suoi ambasciatori e dispensatori nel mondo, dei Suoi
doni di luce, di grazia e di
salvezza. Saremo, in quel
giorno, ugualmente in tanti a ridire a Padre
Arturo il nostro grazie affettuoso e sentito
per averci resi partecipi in un notevole arco
di tempo, quarant’anni, delle ricchezze del
Suo sacerdozio, vissuto sempre in umiltà
e dedizione generosa, e non di rado, eroica, alla causa di Dio e delle anime. Han
fatto bene, perciò, i cari giovani aspiranti
dell’Istituto S. Giuseppe di Frattocchie, che
alimentano “La Fiaccola”, a raccogliere tra i
numerosi conoscenti, amici, ammiratori di
Padre Arturo, ricordi, testimonianze, flash
sulla Sua vita sacerdotale, per offrirli, per
la lieta circostanza, come fresco e significativo omaggio di affettuosa e commossa
riconoscenza. Nell’ottobre del 1970 ho avuto la ventura di accompagnare Padre Arturo
nel suo primo viaggio in America Latina. La
sera del 24 avremmo dovuto giungere alle
20, ora locale, New York. L’aereo, un Jumbo della Pan American, fece molto ritardo,
sicche al Kennedy atterrammo oltre la mezzanotte. Nello scendere dall’aereo Padre
Arturo mi dice: chissà se qualcuno degli
amici che ho avvertito si farà trovare. Invece là trovammo tutta la bella schiera dei
giovani, antichi alunni della Piccola 0pera.
Con loro c’era anche il sig. Enrico Marzullo,
fratello del defunto Preside Giuseppe, grande amico e ammiratore di Padre Arturo con
la gentile signora Teresa. L’accoglienza fu
straordinariamente calda e festosa; si leggeva evidente sul volto di quei giovani, che
erano ad attendere da molte ore, la gioia
di rivedere e riabbracciare Padre Arturo. A
quella scena i coniugi Marzullo, che per la
prima volta vedevano Padre Arturo si commossero. E don Enrico mi sussurrò all’orecchio: ma deve essere un prete di eccezione
questo Padre Arturo, che riscuote tanta
simpatia e suscita tanto entusiasmo! Certo,
un prete di eccezione: pio, umile, generoso.
Nel febbraio 1977 Padre Arturo mi offre in
omaggio la sua ultima pubblicazione, uscita appena dalla Tipografia, Cinque minuti
con te, brevi riflessioni per ogni giorno di
Quaresima. Devo ricoverarmi per accerta-
menti al Gemelli e porto con me il libro. Un
caro dottore che viene a visitarmi, attratto, forse, dalla bella e significativa copertina prende tra le mani il libro, e mi chiede
dell’Autore. Do brevi notizie su Padre Arturo
e sulla sua Opera.”Posso tenerlo per qualche giorno?” “Lo prenda pure! “ Dopo pochi
giorni ritornando per la visita ed avendo tra
le mani il libro, il dottore mi dice: “Monsignore, l’ho letto, mi è piaciuto, mi ha fatto
tanto del bene”.
“Ma quel Padre Arturo, per scrivere queste belle cose e a quel modo, deve essere un prete che veramente ci crede e che
sente tutta la gioia di essere sacerdote”.
Soggiunsi: E da quaranta anni quella fede e
quella gioia, il Fondatore della Piccola Opera della Redenzione, l’effonde nell’animo di
quanti a Lui si avvicinano. Per una così ricca
messe di bene siamo tutti grati al Signore
e alla Celeste Madre Consolatrice del Carpinello e largamente debitori a Padre Arturo
con l’affetto di sempre.
Mons. Guerino Grimaldi
Vescovo di Nola
L
a prima volta che ho incontrato
Padre Arturo ero vescovo di Nola.
Avevo sentito parlare di lui, del suo
apostolato di carità e delle prime realizzazioni assistenziali attuate in Colombia. Fu
un incontro indimenticabile nel quale Padre Arturo mi affascinò col calore della sua
ricca umanità con la semplicità e la naturalezza con cui parlava di Dio e della sua
Provvidenza. Riportai da quell’incontro la
convinzione, confermata e radicatasi poi
dalla lunga e familiare conoscenza, di aver
incontrato un uomo che vive di Dio e con
Dio. Padre Arturo è la viva testimonianza
quasi esteriore e visibile, che un sacerdote o vive di Dio oppure non ha ragione di
essere. Non si può non essere colpiti, sconcertati da un prete come Padre Arturo che
vive profondamente il contatto con Dio e
irradia con tutti i suoi gesti il sopranaturale. In Padre Arturo nulla è mediocre: non il
suo impegno sacerdotale, non il suo zelo
apostolico, non la sua fiducia nella Divina
Provvidenza, non la tenerezza del suo amore alla Madonna, non il suo ardore di carità. Così fragile nel suo fisico da non concedergli per poche ore e pochi spazi nella
sua azione apostolica, eppure così forte da
offrire ogni giorno la testimonianza di una
vivacità e di una vitalità da scoraggiare anche un giovane. A lui il tempo non è mai
sufficiente, come non sono mai sufficienti
gli spazi per le sue opere e per la sua carità.
Quanti sognano la necessità di declericaliz-
zare il sacerdozio cattolico, auspicando la
rottura o la scomparsa di una casta in cui
i preti sarebbero chiusi o ibernati nel corso
di una storia trionfalistica in contrasto con
lo spirito del Vangelo e a vantaggio di una
Chiesa terrena e potente, dovrebbero confrontarsi con Padre Arturo per comprendere
chi è veramente un sacerdote che vive di
Dio. Un uomo che incarna il divino e nel
divino incarna le sue opere di carità; un
testimone di un mondo di valori che sono
la traduzione viva del Vangelo. E’ vero che
i preti mediocri rovinano il mondo, ma è
anche vero che preti come Padre Arturo lo
salvano. E’ vero che le infedeltà dei preti
compromettono la Chiesa, ma è anche vero
che preti come Padre Arturo la gratificano
e la santificano ed obbligano a ringraziare
il Signore che sempre dona alla sua Chiesa
preti come Padre Arturo. Un sacerdote è un
segregato per il Vangelo ma non è separato
dal mondo. Per questo motivo P. Arturo vive
da fratello tra i fratelli, ha fatto la scelta
evangelica dei più poveri di cui condivide
le speranze e le gioie, le tristezze e le angosce e li promuove spiritualmente e materialmente. Autentica trasparenza di Cristo,
ne testimonia la presenza come colui che
serve. Vive la sua conformità a Cristo, sostanziandola di preghiera. Padre Arturo vive
intensamente la sua vita di preghiera quasi come una necessità fisica e la trasmette
agli altri, coinvolgendoli.
Il suo instancabile servizio di carità di-
La sua preoccupazione fondamentale
non sono le sue opere, e sono tante, ma
quella di condividere e partecipare alla vita
di Dio, di convivere con Lui. Chiamato da
Dio ad un grande ideale di bene, ha seguito
il dipanarsi di questa chiamata e si è adoperato a realizzarla lavorando instancabilmente e rivoltando la storia degli ultimi verso la
piena redenzione.
Avvicinandolo si ha l’impressione che
egli abbia una percezione sensibile di Dio,
col quale ha una continua ed ininterrotta
memoria effettiva di amore. Ho avuto il
dono singolare di seguire per circa un mese
Padre Arturo in una delle sue visite in Colombia. In quella terra piena di contrasti e
di diffuse povertà la sua attività si centuplica. Si resta stupiti dinanzi ad un impegno apostolico che assorbe tutte le ore del
giorno e buona parte di quelle della notte.
Il “mistero di Padre Arturo non si
trova nelle sue forze fisiche, che non
possiede, nelle sue qualità culturali
che non sono eccezionali, ma nella
presenza di Dio, che lo ha afferrato
e per cui egli vive”.
“Padre Arturo
alla Provvidenza
ha prestato
le sue mani...”
C
hi avvicina P. Arturo non può sottrarsi alla convinzione di trovarsi
dinanzi a un sacerdote che vive di
fede, di fiducia nella Divina Provvidenza ed
irradiante ed operosa carità. Un sacerdote
che dona la certezza espressa nella vita,
che la fede non è una virtù bendata né la
speranza una incoscienza o la carità uno
sciocco lasciarsi portar via dal sentimento
o dalla commozione.
La sua vita apostolica si svolge non appoggiata su motivi o fiducie umane, ma
sulla strada indicata dalla Provvidenza e
segnata dai passi di Cristo. Chi non crede
si affanna a costruire opere, che portano
sempre i segni caduchi dei limiti umani.
Padre Arturo, sorretto e guidato dalla sua
fede, senza rinnegare la bontà di qualsiasi
sforzo umano, con lo sguardo aperto e largo, cerca la mano redentrice del Cristo per
lavorare con Lui e nel suo nome all’avvento
di un regno di verità e di amore. E’ significativo che la sua Congregazione si chiami
“Piccola Opera della Redenzione”.
Le sue iniziative nascono dalla fede, sono
limpide anche alla sorgente, rispondono
S. E. MONS. GUERINO GRIMALDI
S. E. MONS. GUERINO GRIMALDI
24
“In Padre Arturo
nulla è mediocre...”
venta in lui un avvenimento misterioso! per
la grazia di Dio e la presenza operante di
Cristo Signore.
S. E. MONS. GUERINO GRIMALDI
sempre alla coerente risposta che in tutta
la sua vita ha dato con fedeltà alla missione
affidatagli dal Signore. Sempre proteso in
avanti nell’additare compiti nuovi e impegnativi alla sua Congregazione, e sorretto
dalla certezza che è lo Spirito Santo che fa
la storia, ma esige la docilità e la collaborazione degli uomini. E’ questa una lezione
essenziale ed attuale che P. Arturo dona a
tutti noi, che prima di agire pretendiamo di
essere assicurati oltre che sul valore personale del bene, anche sul suo pieno trionfo.
Se credere importa il possesso anticipato di
Dio, esso non è mai un possesso pacifico o
un quieto abbandono, ma comporta sempre una sfida e una prova contro tutto quello che ci circonda perché per un credente
non c’è nulla di arbitrario quaggiù, se lo
stesso peccato, il più stolto arbitrio nostro,
viene ordinato dal Signore al nostro bene.
La presenza del Signore non è mai una promessa d’esenzione dalle prove, né un’assicurazione all’inerzia, ma una certezza che
tutto finirà bene perché il Signore opera
nella storia. Per questo P. Arturo moltiplica
le sue iniziative, suscita energie, allarga gli
orizzonti apostolici della sua Congregazione, perché nella Chiesa, che è il campo di
tutto il bene, il bene che si desidera, che si
vuole, che si soffre, che si spera ogni parola, ogni gesto, ogni volto sia accogliente
verso chiunque è di buona volontà e verso
chiunque ha bisogno di amore, di verità,
di pace. Egli si lascia interrogare dalla sua
stessa fede, che lo spinge ad operare oltre
ogni calcolo umano per raggiungere i bisogni spirituali e materiali dei fratelli.
Nessuno può essere indifferente di fronte ai fratelli che hanno bisogno di amore
e di verità e non hanno da mangiare, tanto meno un sacerdote che deve essere il
cuore e la mano della Provvidenza. Dio non
ha mani perché vuole
che gli uomini Gli prestino le loro: Padre Arturo alla Provvidenza
ha prestato le sue mani
ed il suo cuore di sacerdote. A contatto immediato degli umili e dei
bisognosi, egli offre la
testimonianza di quanto, secondo il Vangelo,
sia grande il posto che
occupano nella vita,
soprattutto dei ragazzi, anche le necessità
materiali e come non occuparsene voglia
dire fraintendere e fermarlo sulla strada di
ogni elevazione umana e cristiana. La carità
che anima tutta la Piccola Opera di Padre
Arturo nasce dall’amore di Cristo Redentore
e si irradia verso i bisognosi e i più deboli
e indifesi. I fatti sono là a testimoniarli: Padre Arturo e i suoi figli non hanno esitato a
varcare l’Oceano, sorretti dalla loro fede e
dalla protezione della Vergine Consolatrice
del Carpinello, per annunciare il Vangelo ai
poveri e testimoniare con le opere la carità
di Cristo. L’attività di P. Arturo nasce dalla
ricchezza della sua vita interiore, si nutre
di preghiera e di amore alla Madonna e si
muove nell’amore alla Chiesa e nell’unità
profonda col Papa. E’ questo l’esempio che
ogni giorno offre ai suoi figli, sono queste le
grandi energie che egli vuole come anima
della sua Congregazione. In questo modo
egli esamina il bene nel nome del Signore.
L’immagine della semina vuole esprimere la
speranza, la continuità e la novità con cui
egli ha costruito la vita della sua Congregazione e il suo modo di essere a servizio
della Chiesa. Il cammino di una Congregazione non è mai definitivamente segnato:
comunità di persone vive in una Chiesa in
perenne confronto col mondo, deve offrire
sempre risposte nuove a rinnovate esigenze. Essa però deve trovare il segreto della
sua vitalità non solo nella freschezza con
cui sa di volta in volta ripresentarsi, ma
anche nella misura in cui riesce a vivere
gli ideali e gli esempi del suo Fondatore e
trovare in essi una fonte di arricchimento,
un’esperienza su cui innestare la propria
vita assumendola ed incarnandola nella
sua azione. In tal modo, a somiglianza del
piccolo seme evangelico potrà diventare albero rigoglioso per la gloria e la salvezza di
tanti Fratelli.
“Amare e far amare
Gesù, la Chiesa, il Papa,
le anime con Maria
per Maria e in Maria”
26
Padre Arturo
S. E. MONS. GIUSEPPE COSTANZO
“ Quaranta anni di
servizio e di apostolato
sono tanti...”
In occasione del 40” anno di fondazione della Piccola Opera della
Redenzione 1943- 1983 , S.E. Mons. Giuseppe Costanzo, Vescovo di
Nola, presentò al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II
l’opera di Padre Arturo
S
antità! E’ con vivissima gioia che
presento alla paternità vostra la comunità della Piccola Opera della Redenzione venuta ad implorare la parola e la
benedizione del Papa in occasione del 40°
anniversario della sua fondazione. La Piccola Opera è veramente un fiore di carità,
il più bello sbocciato nell’antica e gloriosa
Chiesa di Nola. Qui dove i secoli non hanno potuto cancellare l’immagine di S. Paolino, stabilitosi tra noi dalla lontana Gallia
per farsi servo di Cristo e dei poveri, nel
1943 , per una divina ispirazione raccolta
dal cuore grande di Padre Arturo D’Onofrio
e dalla materna sensibilità di Suor Anna
Vitiello, nasceva un’Opera, destinata ad
espandersi e a varcare
l’Oceano nel giro di pochissimi decenni. Erano
anni grigi per la nostra
Italia, segnata dai traumi del conflitto mondiale e, in particolare, per
il Sud che aggiungeva
nuovi problemi a quelli
di sempre.
Tra i tanti era particolarmente
angoscioso
e toccante il problema
dei fanciulli orfani ed
abbandonati. Essi reclamavano dalla Chie-
28
sa “madre” che essa diventasse per loro
“famiglia” assicurando alle loro fragili esistenze, un sostegno, un’educazione, una
speranza per il futuro. Tutto questo è stato
la Piccola Opera in quarant’anni per ben
25.000 ragazzi. Nei loro volti già provati in
tenera età dalle asprezze della vita, essa ha
riconosciuto il volto di Cristo.
L’accorata predilezione di Gesù per i fanciulli è diventata per essa imperativo di
carità, di una carità operosa, oculata ed
integrale, che ha mirato non soltanto a risolvere il problema della sopravvivenza, ma
a plasmare degli uomini maturi, animati
dalla fede e capaci di affrontare la fede. Per
questi ragazzi l’evangelizzazione e la promozione umana sono state coniugate in un
“Darei tutti i
tesori del mondo
per il sorriso
di un bambino”
Padre Arturo
unico progetto pedagogico. Quaranta anni
di servizio e di apostolato sono tanti. Essi
portano la traccia di gioie e dolori senza numero, ma portano anche il segno evidente
di una Provvidenza divina che è stata sempre prodiga di benedizioni. Ricorderò, soltanto, che molti ragazzi qui presenti hanno
subito la prova dello spaventoso terremoto
che il 23 novembre del 1980 e poi il 14 febbraio del 1981, scosse tragicamente le nostre terre seminando panico e lutto. E’ certo per la speciale protezione della Vergine
Consolatrice del Carpinello che essi rimasero miracolosamente illesi. Ed è ancora per
lo zelo suscitato dalla grazia delle anime di
tanti buoni che il Villaggio del Fanciullo distrutto dal terremoto, si sia potuto ricostruire senza alcun contributo da parte dello
Stato, con le offerte spontanee di benefattori, zelatori e zelatrici di cui è qui presente
una eletta rappresentanza. Oggi nuovi orizzonti si aprono alla generosità della Piccola
Opera. Se i bisogni sono tanti, in Italia e
nel mondo, la carità sa anche farsi capace
di inventiva e di iniziativa. E così accanto
alle realizzazioni dell’America Latina specie
l’assistenza ai fanciulli rimasti orfani a causa della guerriglia nelle zone montagnose
del Guatemala, una espressione significativa di un nuovo campo di lavoro è il Centro
medico psico - pedagogico “Maria SS. ma
Annunziata” operante a Prata (AV) e che
qui è rappresentato da un piccolo gruppo
di fanciulli portatori di handicap. Santità! La
Piccola Opera della Redenzione guarda in
avanti con fiducia e disponibilità. Essa ha
nel suo programma il tema della Redenzione, che per provvidenziale coincidenza è anche il tema di questo Anno Santo.
Voglia il Signore renderla degna di questo
programma. E la Santità Vostra alla quale
tutti i membri della Piccola Opera guardano
con particolare affetto e devozione di figli,
voglia essere segno ed auspicio della grazia
divina con il paterno incoraggiamento della
sua apostolica benedizione.
S.E. Mons. Umberto Tramma
“Da 60 anni una continua
offerta di sé con Cristo...”
S.E. Mons. Umberto Tramma
Vescovo di Nola
“T
utti i Sacramenti, come pure
tutti i Ministeri ecclesiastici e
le Opere di apostolato, sono
strettamente uniti alla Sacra Eucarestia e
sono ad essa ordinati. Infatti nella SS. Eucarestia è racchiuso tutto il bene spirituale
della Chiesa. Per questo l’Eucarestia si presenta come fonte e culmine di tutta l’Evangelizzazione”
In chi percorre con occhio stupito ed
ammirato ciò che Padre Arturo D’0nofrio
ha fatto dal dopo-guerra in poi in Italia,
in America Latina, in India, nasce spontanea una domanda: come ha potuto questo
piccolo Prete realizzare opere di carità di
apostolato, di evangelizzazione così grandiose con mezzi di partenza umanamente
così meschini?
La risposta è contenuta nel brano del
Decreto Conciliare “Presbyterorum Ordinis” (n.5) citato in apertura. Tutto è partito
dall’Eucarestia celebrata con viva fede e
prolungata efficacemente al di là della breve durata di un rito, in uno sforzo di assimilazione a Colui che è Sacerdote e Vittima
del Sacrificio.
Ecco perché la ricorrenza del 60° anniversario dell’0rdinazione presbiterale di P.
Arturo è per tutti coloro che lo conoscono e
l’ammirano, come pure per chi desidera seguirne lo spirito e l’esempio, una festa che
potremmo chiamare “della fonte”. La fonte
di tutta l’opera di P. Arturo è quella Messa
che Egli, a ciò consacrato da Dio, mediante
il Vescovo, ogni giorno rivive. Nell’Eucarestia ha trovato come nutrire in sé gli stessi
sentimenti di Cristo Gesù, “il quale, pur es-
30
sendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma
spogliò se stesso, assumendo la condizione
di servo e facendosi obbediente fino alla
morte e alla morte di croce” (Fil.11,5-8).
Tutto ciò è tanto più evidente se si considera che strettamente legato al dono di
sé che fece nell’Eucarestia è il gesto che
Gesù fece poco prima: “Gesù, sapendo che
era giunta la sua ora di passare da questo
mondo al Padre, dopo aver amato i suoi
che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, si alzò da tavola, depose
le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse
attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel
catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui
si era cinto” (Gv XIII,1-5).
mente più sudici, ai quali come Cristo non
disdegna di lavare i piedi. A giusto motivo,
perciò, esplode, in questa circostanza da
parte di noi tutti, la gioia, la festa, il ringraziamento a Dio.
E’ da quella prima Messa che sono scaturite tutte le opere di bene compiute e le
nuove che iniziano, ininterrottamente, con
l’entusiasmo del sempre “Novello Sacerdote” padre Arturo.
Pur nel rinnovato rito della Liturgia ogni
giorno Egli ripete con il cuore e con l’azione le parole che allora disse la prima volta,
gioiosamente: “Salirò all’Altare di Dio, a Dio
che allieta la mia giovinezza”.
Grazie, Signore, per il dono del presbiterato che concedesti a questo piccolo grande
Uomo. Grazie perché, dopo sessanta anni
Egli non ha cessato di trarre dalla celebra-
Con particolare vibrazione questo grazie
dal cuore della Diocesi di Nola che, per i
misteriosi ghirigori della Sapienza divina è
stata la culla, il luogo di nascita, di crescita e di sviluppo della grandiosa opera di P.
Arturo.
Ammiriamo in Lui un S. Paolino del XX
secolo, che ha rinnovato, in chiave moderna lo spirito del grande Padre dei poveri,
che, venuto da terre lontane, volle costruire
proprio in questa città, il mirabile edificio
del culto reso a Dio, attraverso le sacre celebrazioni e la splendida carità.
Grazie, o sempre giovane P. Arturo.
“E’ la santità che rende
bella la Chiesa...”
28 marzo 1998 a Visciano
nel santuario Basilica Maria SS.ma Consolatrice del Carpinello,
celebrano la Messa giubilare con padre Arturo 150 sacerdoti,
S.E. Mons. Schettitio Arcivescovo di Capua,
S.E. Mons. Leonardi, già Vescovo di Cerreto Sannita,
S.E. Mons. Pierro Arcivescovo metropolita di Salerno,
S.E. Mons. Toppi, Arcivescovo-Prelato di Pompei,
S.E. Mons. Andreotti Vescovo-Abate di Subiaco,
S. E Mons. Cece, Arcivescovo di Castellammare - Sorrento.
Presiede la concelebrazione il vescovo di Nola S.E. Mons. Tramma
Il Concilio insegna “Il nostro Salvatore
nell’ultima cena la notte in cui fu tradito,
istituì il Sacrificio Eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, onde perpetuare nei
secoli, fino al suo ritorno, il Sacrificio della
Croce” (SC,47).
Non si tratta di un mero rituale, ma di
una rinnovata offerta a Dio che il Cristo totale, cioè il popolo sacerdotale e il ministro
sacro, ciascuno in maniera diversa in unione con Gesù fa della Vittima e di se stesso
con Essa (LG, 11). E come l’offerta di Gesù
al Padre fu un tutt’uno con l’offerta del suo
servizio ai fratelli, rappresentata dall’eloquente simbolo della lavanda dei piedi, così
la vita ed il ministero di Padre Arturo è da
60 anni una continua offerta di sé con Cristo al Padre nel sacrificio della Messa e nel
servizio ai fratelli, specialmente agli ultimi,
i più deboli, più bisognosi, quelli umana-
zione eucaristica la luce, la forza, la ragione, la generosità, la fantasia, l’entusiasmo,
la voglia, l’ansia di offrire a Te, attraverso
l’offerta di sé a noi tutti.
N
ella storia della Chiesa fondata da
Gesù con il suo Sangue e animata
dal soffio poi dello Spirito Santo,
accanto al mistero del suo rigoglioso sviluppo in mezzo ad un mondo ostile, insieme al sacrificio di tanti martiri, da Stefano
diacono al vescovo Eunenio Bossilkov, ai
missionari trucidati in questi ultimi anni,
sussistono non poche ombre; oltre ai numerosi peccatori, per i quali appunto Gesù
volle istituire il sacramento della Riconciliazione, dobbiamo registrare l’apatia di tanti
S.E. Mons. Umberto Tramma
32
cristiani e di tante comunità ecclesiali.
Non c’è da meravigliarsi come ha notato
il Card. Sodano in una conferenza tenuta
il 24 marzo scorso nel palazzo Lateranense. Anche un albero rigoglioso, può subire
malattie; qualche ramo può seccare: dei
parassiti possono insinuarsi nella sua corteccia e tentare di corroderne il tronco.
Certo nella Chiesa fatta di uomini esiste
il peccato, esiste l’errore, esiste il limite.
Perciò si è parlato a ragione della necessità di una continua riforma della Chiesa.
Bisogna distinguere ciò che è divino nella
Chiesa, e quindi immutabile, da ciò che
è umano e quindi caduco sempre necessario di rinnovamento. Lo stesso sviluppo
della Chiesa comporta, da una parte, la
continuità e la fedeltà alle proprie origini e, d’altra parte, uno sforzo di riforma,
un continuo movimento di crescita per rispondere all’ideale tracciato da Cristo per
la sua Chiesa. Ogni istituzione corre il rischio di non innovarsi se è inerte, se lascia
che le sue strutture esterne ne offuschino
l’aspetto originale.
A dire di P. Congar, la prima condizione
per una riforma senza scismi è data dal
primato della carità. Occorre amare la
Chiesa, la Chiesa concreta storicamente
incarnata in un epoca ed in un territorio ed
amare gli uomini. E’ la santità che rende
bella la chiesa, come affermò il Papa Paolo IV ai tempi del Concilio di Trento: “Non
bisogna riformare la Chiesa per mezzo dei
cristiani, ma riformare i cristiani per mezzo
della Chiesa”. E’ quanto fece san Francesco D’Assisi ed i grandi santi della cosidetta
controriforma.
Naturalmente tale riforma nasce dall’interno, dallo sforzo continuo di riprodurre
in se “gli stessi sentimenti che furono di
Gesù Cristo”. Deve fare i conti perciò con
l’opposizione simile a quella che incontrò
Geremia, che incontrò Gesù. Soprattutto, e
sotto lo sguardo scettico, irridente e irritato di tutti coloro che intendono rimanere
inchiodati alle posizioni di comodo conquistate e da cui non ci si vuole staccare. E’
la “Ignavia” di cui parlavo prima, uno dei
peccati più gravi dei cristiani e a volte, delle
stesse comunità ecclesiali.
Come Gesù il vero riformatore non si limita
alle parole, può dire, come disse Gesù “Le
opere che il Padre mi ha dato da compiere,
quelle stesse opere che io sto facendo te-
stimoniano di me”. (Gv 5, 36)
In realtà sono appunto le opere che rendono sempre più irritati i cultori dell’ignavia, i
precettori delle rendite di posizione, coloro
che vivono in maniera distorta il brocardo
citato: “Melior est conditio possidentis”,
laddove Gesù sostiene: “Melior est conditio donantis”. A dispetto dei conservatori
ad ogni costo, colui che dà vita a nuove
opere concrete di carità, è il vero riformatore della Chiesa, perché rende sempre fecondo quest’antico tronco, liberandolo dai
parassiti dell’immobilismo e del rachitismo
spirituale.
A questo punto, non dovrei dire altro: voi
che mi ascoltate, eccellentissimi presuli,
presbiteri, religiosi e religiose, popolo fedele, avete certamente compreso che questo
lungo discorso aveva ed ha un preciso senso: descrivere ciò che in pochi anni questo
piccolo, grande prete, di cui celebriamo il
60” di vita sacerdotale, ha saputo compiere
qui in Nola, in Italia, nelle Americhe, in India e tra poco in Africa.
Il doveroso rispetto della sua umiltà deve
cedere il passo all’ammirazione, al ringraziamento, alla sperabile emulazione ed imi-
tazione. L’ammirazione e il ringraziamento
vanno innanzitutto diretti a Dio, fonte di
ogni bene e santità. Torna opportuno osservare che p. Arturo potrebbe rispondere alla
domanda che il prof. Enrico Medi poneva ai
sacerdoti: “Come fate a vivere dopo aver
celebrato la Messa? P. Arturo ha risposto e
risponde: “Se io riproduco nel sacramento
il Corpo dato e il Sangue versato, ho pensato di riprodurlo nella mia vita e con la mia
vita”. Da questa messa, celebrata ormai da
60 anni, è nata la “Piccola Opera della Redenzione”: è una Messa vissuta. Perciò è
a Dio che sale la nostra ammirazione e il
nostro ringraziamento per quanto Egli ci ha
donato in p. Arturo. Particolare riconoscenza va a Maria, la preziosa creatura da Dio
associata all’amore redentore del Cristo ed
alla perenne vitalità della Chiesa. Da questo
colle impreziosito dalla sua presenza consolatrice è partito e ad esso sempre ritorna,
come un figlio dalla mamma, p. Arturo nel
suo vagabondare d’amore da un continente
all’altro: il più recente viaggio si è concluso
appena pochi giorni fa!
L’emulazione e l’imitazione hanno come
oggetto Lui, il Padre di quest’opera gran-
de, che venne chiamata per sola umiltà
“piccola”.
Mi sia concesso, come indegno vescovo
di questa diocesi, che ha avuto il dono di
annoverare tra i suoi figli p. Arturo D’Onofrio, esprimere un augurio e una speranza: che ci rendiamo degni di tale dono;
che il parassita dell’ignavia sia distrutto
di mezzo alla nostra comunità ecclesiale, se mai avesse tentato di farvi il nido.
Che non si affermi tra noi la comoda, ma
condannata e condannabile, posizione di
coloro che irridevano e perseguitavano
Geremia, irrisero e perseguitarono Gesù.
Al contrario, che questa diocesi, che da
quasi due anni è in sinodo, si ponga davvero in cammino comunitario, seguendo
lo spirito di questo suo grande figlio. Una
parola mi consentite ancora, rivolta ai diretti discepoli del Padre, e alle figliole che
hanno avuto, accanto al Padre, una Madre piccola e minuta anch’ella, ma grande
nell’energia di carità, Madre Anna Vitiello.
Anche voi siete un tronco, un tronco che
affonda le sue radici nel Vangelo dell’amore e svetta nel tempo della chiesa, rigoglioso e fecondo. Non permettete che le
strutture soffochino lo Spirito. Abbiate
sempre vivo l’esempio dei vostri fondatori,
abbiate il coraggio della fedeltà e del rinnovamento, della continuità e dell’ardimento,
della tradizione e della proiezione! Sappiate
essere, come Dio, bellezza sempre antica e
senipre nuova. Mai la vostra consacrazione
al Cristo ed alla Chiesa diventi un’incartapecorita gestione dell’esistente. Il parassita
delle posizioni raggiunte e consolidate non
si insinui nella corteccia di questo tronco
mirabile che Dio stesso, attraverso l’umile
e generoso strumento di chi fu all’origine
storica della “Piccola Opera”, ha piantato
ed ha trasformato da minuscolo granello di
senape in albero da rami protesi al di là di
monti e di oceani. E perché questo si realizzi, ricordate che tutto nasce sull’altare nella
convinta, vissuta e fedele attualizzazione in
voi del Corpo dato e Sangue versato, come
fu ed è per questa Messa, la medesima che
60 anni fa p. Arturo celebrò la prima volta
e che ogni giorno, come oggi celebra con
lo stesso Spirito della prima volta. A Cristo,
unico ed eterno Sacerdote, noi ci raccomandiamo per le mani e la voce e il cuore
del Suo autentico Ministro, il sacerdote p.
Arturo.
S. E. MONS. Beniamino Depalma
“Miei cari, Padre Arturo
da lassù continuerà
a vegliare sulla sua Opera”
Omelia tenuta da sua Eccellenza Mons. Beniamino Depalma
Arcivescovo, Vescovo di Nola
nelle esequie di P. Arturo D’Onofrio, 5 Novembre 2006
V
enerdì mattina, nelle prime ore
del mattino è venuto finalmente lo
sposo, tanto desiderato e tanto atteso. Venuto il Signore della vita, è venuto
e ha trovato il suo discepolo con la lampada accesa e con l’olio. E’ venuto il Signore,
l’ha preso e l’ha introdotto nella sala delle
nozze, nella sala del banchetto. E’ venuto
il Signore e l’ha portato con sé nella Santa
Gerusalemme del Cielo, dove non ci sarà
più né lutto né pianto ma ci sarà soltanto
la gioia eterna. E’ venuto il Signore e da
quel momento Padre Arturo vive accanto al
suo Dio nelle sue mani, nella pace e nell’immortalità. E quando è entrato nel Regno di
Dio, io credo che il Padre l’ha accolto con le
parole che ci ha tramandato San Matteo nel
capitolo 25: “Vieni benedetto del Padre,
vieni per possedere il Regno che ti è
stato preparato fin dalla fondazione
del mondo, perché ho avuto fame e mi
hai dato da mangiare, ho avuto sete e
mi hai dato da bere, ero forestiero e
mi hai accolto, ero in carcere e sei venuto a visitarmi. Tutte le volte che hai
fatto queste cose al più piccolo, l’hai
fatto a me.”
Miei cari in questo pomeriggio, noi stiamo celebrando l’Eucaristia per dire grazie
34
al Signore, per il dono di questo uomo, di
questo sacerdote, per il dono di questa vita
riuscita e realizzata, perché una vita fondata sulla roccia. “Chi costruisce su di me,
costruisce sulla pietra, anche se vengono
le tempeste la costruzione resta in piedi”.
Stiamo ringraziando il Signore per il dono
di padre Arturo, una grande benedizione
di Dio per questa nostra terra, per questa
città, per la nostra Chiesa, per il mondo intero. La sua vita è stata una rivelazione del
volto di Dio, incontrando lui, la sua umanità, noi abbiamo potuto incontrare la gloria
del Signore, abbiamo avuto la sensazione di
incontrare il passaggio del nostro Dio, nella
sua semplicità c’era il riflesso della bellezza di Dio, nel suo cuore, un cuore grande,
abbiamo sperimentato la misericordia e la
tenerezza del Padre. La sua presenza in
mezzo a noi, è stata un grande segno di
speranza che ci ha aiutato tutti ad andare
avanti, a guardare avanti.
Nella sua persona Dio si è fatto vicino a
noi, e noi lo abbiamo visto. La sintesi della
vita di Padre Arturo, fratelli e sorelle, è stata
quella parola che abbiamo ascoltato, poco
fa, nel Vangelo. Padre Arturo un uomo che
ha ascoltato, un uomo che ha amato Dio
con tutto il cuore, con tutta la vita, con tut-
te le forze, e partendo da Dio, soltanto da
Dio, ha amato tutti gli uomini con lo stesso amore. Miei cari, padre Arturo un uomo
che ha vissuto la sua vita teologale, fondata
sulla fede, sulla speranza, sulla carità. Dio
era per Lui il principio e la fine, Dio per padre Arturo era l’ambiente vitale nel quale
viveva e si muoveva, tutta la sua esistenza si spiega soltanto dal senso profondo di
Dio, della sua presenza, della sua vicinanza. Padre Arturo un uomo che ha conosciuto Dio, l’ha conosciuto e ne ha sperimentato la misericordia, l’amore, l’agape e Dio ha
messo nel cuore di quest’uomo, di questo
giusto, una grande passione, un grande
fuoco. L’amore di Dio era infatti in quella
vita e quella vita è esplosa, e noi abbiamo
sperimentato, i frutti di questa esplosione.
Padre Arturo partendo dal contatto con Dio
è stato un uomo di speranza. Non si è mai
fermato nemmeno di fronte alle più grandi
difficoltà, perché la speranza non delude;
l’amore di Dio è stato diffuso nei nostri cuori, nel suo cuore. La sua speranza, non le
certezze umane, non le sicurezze umane, la
sua speranza la Parola di Dio, il suo amore,
e la sua vicinanza.
Padre Arturo a contatto con l’invisibile ha
avuto una forza che è riuscita a contagiare
uomini e donne vicini e lontani. Tanti hanno sperimentato la grandezza del suo cuore, la creatività della sua fantasia, l’amore
sempre contagioso, l’amore sempre inventivo fino alla morte. Padre Arturo, un uomo
che ha vissuto con tutto il cuore e le forze
come discepolo della Provvidenza. Si è lasciato condurre dalla Provvidenza sempre,
dai primi anni del suo ministero fino agli
ultimi giorni. La Provvidenza gli ha aperto le strade, la Provvidenza gli ha aperto
le frontiere e questo discepolo ha seguito
passo passo il cammino che Dio gli indicava
giorno per giorno, momento per momento.
Padre Arturo non avrebbe mai immaginato
di poter realizzare tutte quelle opere ma le
ha realizzate perché si è messo sui passi di
Dio. Padre Arturo ha avuto un grande dono,
il dono della compassione di Gesù Cristo;
questa compassione che l’ha portato a sentire il grido e l’invocazione dei poveri, di
tanta gente, soprattutto dei bambini e dei
giovani. Ha avuto il dono di commuoversi
come Gesù Cristo.
Ci sono tante pecore senza pastore e Padre Arturo si è messo a servire tutti i poveri,
ha cercato tutti i poveri nei vari continenti,
perché l’amore di Dio ormai lo dirigeva, poteva dire come San Paolo, “la Carità di Cri-
S. E. MONS. Beniamino Depalma
sto mi spinge al pensiero che uno è morto
per tutti”. La compassione di Padre Arturo
che significava tenerezza, amabilità, accoglienza, servizio, solidarietà, condivisione,
promozione. Padre Arturo ha amato i poveri e ha promosso i poveri, dando ai ragazzi
e ai giovani un futuro e una speranza. In
mezzo ai poveri ai ragazzi Padre Arturo si
sentiva felice, si sentiva realizzato e tutti
hanno sentito il suo calore umano e in quel
calore umano c’era il calore di Dio della Trinità Santissima. P. Arturo, fratelli e sorelle,
un uomo, che si commuoveva perché ricco
di grande vita interiore.
Miei cari, se togliamo la spiritualità dalla
vita di Padre Arturo, non potremmo spiegarci il miracolo del suo apostolato e della
sua attività caritativa. E’ stata la vita interiore, la sua spiritualità, la base dalla quale sono venute fuori tutte quelle ricchezze
presenti in tante parti del mondo. Padre
Arturo aveva due bussole: l’Eucaristia
e la Vergine Maria, queste due bussole lo
hanno guidato tutti i giorni e tutti i momenti. Ma non soltanto l’Eucaristia celebrata,
tutta la sua esistenza è stata una grande
liturgia, la liturgia della vita. Partendo dalla celebrazione del Corpo spezzato e del
Sangue versato l’Eucaristia gli dava la forza
di andare avanti, di ricominciare sempre
da capo nella giovinezza di sempre. Padre
Arturo non è mai invecchiato, l’Eucaristia
è stata la sua eterna giovinezza. Accanto
all’Eucaristia, l’ha sostenuto nel suo cammino, l’immagine della Vergine Maria Consolatrice del Carpinello; presso la Madonna lui
trovava il riposo delle sue fatiche, il sollievo
delle sue sofferenze, la più grande gratificazione anche di fronte ai fallimenti e ai
dispiaceri. La Vergine Maria, la madre, che
vegliava sempre sulla sua vita.
Miei cari fratelli e sorelle, Padre
Arturo è stato consumato non tanto
e non soltanto dalla malattia, padre
Arturo è stato consumato dalla sua
carità pastorale, una vita donata, spesa per tutti e sempre non chiedendo
nulla assolutamente nulla, soltanto la
gioia di rendere felice la gente. Poteva
dire come Gesù, sono venuto per dare la
vita e darla in abbondanza. Padre Arturo in
questo momento è Lassù accanto al Padre,
tutte le sue fatiche ormai sono finite, tutte
le sue sofferenze si sono ormai concluse,
36
Padre Arturo è Lassù, presso il suo Dio quel
Dio che ha amato con tutto il cuore con
tutte le forze.
Ma lo Spirito di Padre Arturo continua in
mezzo a noi, deve continuare in mezzo a
noi, perché quella sua esperienza non sia
una esperienza vuota e sciupata. La sua
esperienza deve continuare attraverso i
suoi figli i Missionari della Divina Redenzione e le Piccole Apostole della Redenzione.. La sua esperienza, deve continuare in
questa Città che gli ha dato il natale, e che
amava immensamente, la sua esperienza
deve continuare anche nelle nostra Chiesa,
e in tutte le chiese dove lui ha pellegrinato.
E quale è l’esperienza che ci lascia? Due parole soltanto: “il senso di Dio e il senso
dell’uomo”. Ma il senso dell’uomo a partire dal senso di Dio, perché se togliamo Dio
dall’uomo lo rendiamo povero, molto povero. L’uomo ha bisogno di altro, non soltanto
di pane, non soltanto di casa, non soltanto
di lavoro, l’uomo ha bisogno di altro, lo diceva Sant’Agostino, “Signore ci hai fatto per
te, e il nostro cuore è inquieto finché non
riposa in te”, Fratelli e sorelle, se vogliamo
che Padre Arturo continui in mezzo a noi,
il suo messaggio è: “Dio e l’uomo”, da non
separare. Non basta Dio soltanto, non basta l’uomo soltanto. Dobbiamo fare sintesi,
ce l’ha ricordato il Vangelo di oggi.
Miei cari, Padre Arturo da Lassù
continuerà a vegliare sulla sua Opera,
e noi chiediamo a Padre Arturo che la sua
Opera abbia il dono di giovani e di ragazzi
pronti come lui a consumarsi per il bene
dei fratelli. Che alla Piccola Opera sia dato
il dono di numerose e forti vocazioni. Chiediamo a Padre Arturo che vegli su questa
sua città; sugli abitanti di Visciano perché
imparino da lui come si vive, e come si deve
spendere la vita, perché Visciano impari a
servire Dio e impari la solidarietà. Chiediamo a Padre Arturo che vegli sulla nostra
Chiesa, su questa Chiesa che era la sua
Chiesa, sulle Chiese dove sono presenti le
sue opere.
Che Padre Arturo ci dia un po’ del
suo spirito, un po’ della sua esperienza spirituale. Padre Arturo, dopo che
hai tanto lavorato, ora ti consegniamo
nelle mani della Trinità. Possa tu essere felice per sempre nell’amore del
Padre, del Figlio e dello Spirito.
Padre Arturo
aveva due
bussole:
l’Eucaristia
e la
Vergine Maria
S. E. MONS. Andrea Ruggiero
“E un giorno
camminarono
addirittura le pietre...”
S.E. Mons Andrea Ruggiero, già Vescovo di Nola
in occassione del 65° anniversario di sacerdozio di Padre Arturo
C
aro P. Arturo, gli anni purtroppo passano rapidi e ci trasportano quasi
senza accorgercene verso la conclusione, che ci farà incontrare col Cristo, sommo ed eterno Sacerdote. Con Lui offriremo
in eterno al Padre, nello Spirito Santo, il sacrificio di lode. Sarà questa per noi la Gerusalemme celeste, adorna di gioielli preziosi,
come la Sposa pronta per il suo Sposo. Il 12
marzo 2003 ricorrerà il 65° anniversario della
tua Ordinazione Sacerdotale. In quel giorno
i figli e le figlie, nati dal tuo ardente amore
per la Chiesa e per le anime, pregheranno
con te e per te sotto lo sguardo materno della Consolatrice del Carpinello. Sarebbe stata
per me una grande gioia, come è già avvenuto in questi ultimi anni, starti vicino nella
Celebrazione eucaristica per cantare insieme
l’inno del cuore al Dio delle misericordie. Purtroppo io ti seguo a ruota nel numero degli
anni e della vita e del sacerdozio e sono nella
impossibilità fisica di venire a Visciano. Ma
se il corpo invecchia, il cuore rimane vivo e
memore.
S. Paolino nel Carme di addio all’amico Niceta in partenza per la Dacia lontana, così
scriveva: “Caritas Christi, bene fusa Caelis cordibus nostris, ita nectit intus, ut nec
abiuncto procul auferamus orbe remoti” (C.
XVII 289-292). “La carità di Cristo, felicemente infusa dal cielo, ci lega nei nostri cuori
in modo che non veniamo distaccati neppure
se separati in terre lontane”. E l’amore ricorda vincendo anche le distanze e corre a ritroso nel tempo.
Nell’anno 1930/31 io ragazzo, entrai nel
38
seminario di Nola a frequentare la terza classe dell’allora ginnasio inferiore. E tu eri più
avanti negli studi, giovane dalle idee chiare e
dalla pietà fervorosa.
Negli anni successivi ti conobbi meglio negli incontri del Circolo Missionario, che tu animavi sotto la guida prima di Mons. Masucci e
poi di Mons. Esposito. E ricordo anche il tuo
servizio di infermiere e di prefetto di camerata. Tra le altre caratteristiche della tua prima giovinezza ricordo, come fosse ora, il tuo
passo veloce, come quello di uno scoiattolo,
lungo le pendici di Cicala e dei Camaldoli. Appena ci era concesso un passeggio più lungo,
tu eri pronto a scegliere la meta: i Camaldoli
e Visciano. Ed allora noi, meno veloci di te,
arrancavamo sulla mulattiera pietrosa e in
meno di un’ora eravamo nel silenzio dell’Eremo. E tu eri contento di avercela fatta giungendo il primo. Mentre ti scrivo, oggi ripenso
a quei volti sereni dei monaci, che ti conoscevano bene e mi sembra di vedere in essi un
segno del cielo per te. Quel sacro monte del
silenzio e della preghiera doveva nel cuore
di Dio diventare per te la tappa finale di una
corsa perenne per il mondo. Dopo qualche
anno seppi che tu avevi lasciato Nola per
entrare nel Pontificio Istituto Missioni Estere
(PIME), sognando di diventare missionario
del Vangelo. Fu invece una tappa, non un
punto di arrivo, perché, dissero i superiori,
tu non avevi la tempra fisica del Missionario.
Quei Superiori non s’accorsero che proprio
l’ideale missionario era la volontà di Dio su
di te, ma la via da percorrere era un’altra. Ed
eccoti studente di Teologia a Tortona presso
quel grande Vescovo Melchiori, la cui orma
pastorale è ancora ben visibile nell’humus
della Diocesi di Nola. E venne poi l’ordinazione sacerdotale a Tortona e i primi libri come
quello, sul Maestro, che, ristampato, io ebbi
la sorte di presentare qualche anno fa nella LER di Pompei. Ma neppure questa era la
tua via, il Signore, ponendoti davanti alcuni
esempi di sacerdoti piemontesi come don Bosco, Don Orione e Don Calabria, ti veniva plasmando per altre corse. Poi venne la guerra,
la tua forzata presenza a Visciano, nella tua
Diocesi di nascita, la tua Opera, piccola per
te, ma grande per Dio. Così il Mistero, nascosto per te nel cuore di Cristo, prese contorni
precisi e tu fosti Padre di innumerevoli figli e
figlie. Proprio come Abramo, a cui Dio donò
una discendenza di figli numerosi come le
stelle del cielo. Lo Spirito Santo, mandato dal
Padre e dal Figlio, si impadronì di te e fece di
te un segno.
Rileggo a questo punto il bellissimo inno
liturgico della Pentecoste: “Veni, creator
Spiritus” e trovo in esso una sequela assai
ricca di termini liturgici e mistici per indicare l’azione dello Spirito nelle persone a cui
il Padre vuol dare una missione da compiere. Te li enumero, ma tu potrai meglio di me
controllarli nel testo liturgico: “Vieni, visita,
riempi, arricchisci, accendi, infondi, rafforza,
respingi il male, dona”. Tutti belli e tutti, presi
nel loro insieme, ci danno gli aspetti svariati
dell’azione dello Spirito, ma a me sembrano
insufficienti a dire quello che avvenne in te.
So che tu nella tua umiltà, non accoglierai
come giuste le mie osservazioni, ma io vado
avanti e non curo la tua… disapprovazione.
Mi piace a questo punto, sarà forse una
deviazione professionale, fare un riferimento
letterario - filologico. Mi rifaccio nientemeno
che al Carducci, il quale in una prosa veramente bella dal titolo: “Le risorse di S. Miniato
al Tedesco”, ricorda il Comune della Toscana,
dove ebbe il primo incarico di docente di retorica. Nel 1883, precisamente 26 anni dopo,
ricordando l’anno 1856-57 della sua permanenza ivi, scriveva: “Come strillavano le cicale giù per la china meridiana di San Miniato
al Tedesco nel luglio del 1857! Veramente per
significare lo strepito delle cicale il Gherardini
e il Fanfani scavarono dalla Fabbrica del mondo di Francesco Alunno il verbo frinire. E per
una cicala, sola, che canti, amatrice solinga,
sta. Ma quando le son tante a cantare tutte
insieme, altro che frinire, filologi cari! Come,
dunque, strillavano le cicale etc. etc.”. Fin qui
la citazione, forse un po’ lunga, del Carducci.
Di qui riparto anch’io per dire che è giusto
usare quei termini suddetti per l’azione ordinaria dello Spirito Santo, ma quando si tratta
di casi particolari come il tuo, mio caro D. Arturo, non bastano. Non basta dire che lo Spirito Santo infonde virtù, bisogna dire che lo
spirito “inonda”con la sua carità. E la forza di
questa inondazione di grazia ti travolse. Non
contenne l’onda d’urto il lago del tuo cuore.
L’onda tracimò o meglio ruppe gli argini della
tua capacità ricettiva di grazia e cominciarono... i miracoli. Pochi orfanelli, raccolti nella
casa paterna di Visciano, poi un gruppo di
piccole donne, semplici, (senza cultura), ma
capaci di amare i figli non partoriti da loro,
poi alcuni giovani, poi preti, poi poveri, poi
terre di missione, poi le favelas rigurgitanti
di miserie, poi un Santuario svettante nell’azzurro del cielo, poi libri stampati per la elevazione del popolo, poi Piccole Apostole della
Redenzione, poi Missionari della Redenzione,
poi... poi... poi. E un giorno camminarono addirittura le pietre, mosse dai piedi della carità
e divennero tempio della Vergine, la quale in
un giorno, pieno di sole, ne prese il possesso
scendendo dal cielo e resero Visciano quasi
un ombelico del mondo. E tu, caro P. Arturo,
stai là a guardare, a pregare, a soffrire. Sì,
anche a soffrire, perché senza sofferenze non
si donano luce e certezze ai figli e alle figlie.
Quando i pellegrini giungono al colle di Maria
del Carpinello, vanno in Chiesa a salutare la
Mamma, poi si affacciano, discreti e timorosi, alla porta della sacrestia e chiedono: P.
Arturo dov’è? E tu arrivi un po’ titubante su
quelle gambe che hanno percorso il mondo
e porti in mano un vecchio libro di piccole
dimensioni, il libro che ricevesti dalla Chiesa quando ti ordinò suddiacono, che non hai
lasciato mai e che raccoglie le preghiere più
belle del prete e perciò si chiama Breviario. E
col Breviario porti anche un’antica, pesante
corona dai grossi grani, che si sentono fisicamente scorrere tra le dita intorpidite, mentre
le labbra e il cuore dicono: Ave, Maria; Ave,
Maria! E ancora porti la mano per donare e
per ricevere, i verbi che hai coniugato per
tanti anni, per ricevere senza chiedere e donare senza esserne richiesto. Vengo anch’io,
oggi, 12 marzo 2003, per vederti e baciarti
la mano. E dico: Grazie, o Dio, perché hai lasciato ancora tra noi quest’uomo e lo lascerai
ancora per tanti anni! E’ l’augurio orante del
tuo fratello Andrea.
S.E. MONS. BRUNO SCHETTINO
40
“Si può dire che in lui
la parola diventa carne,
storia, popoli, poveri...”
S.E. Mons. Bruno Schettino
P
arlare di Padre Arturo non è difficile
né si ha la necessità di sforzarsi per
ricordare memorie antiche. La sua
bontà di cuore, quella sapienza che viene
dall’essere in comunicazione col Signore, lo
hanno reso sempre desto nell’attenzione di
coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Il tempo può anche invecchiare il
corpo, ma affina lo spirito. Tutto quello che
in gioventù poteva sembrare essenziale e di
valida importanza, col passare del tempo,
viene posto ai margini. Penso, senza ombra
di sbagliarmi, che potrò vantarmi, insieme
a tanti altri, di aver visto e conosciuto un
santo. Questa asserzione non è autoritaria,
ma parte da un fattore di esperienza e di
conoscenza della bontà di Padre Arturo.
La sua figura attraversa un arco di tempo molto lungo, con tutte le vicissitudini, i
passaggi epocali e le varie transizioni. Certo che è passato del tempo da quando ha
raccolto il primo orfanello, accogliendolo a
casa e liberandolo dalla paura della guerra. Possiamo chiederci se avesse avuto un
progetto pastorale a quei tempi a sfondo
caritativo. Sicuramente no. Il Signore fa
intravedere il bene da realizzare, lentamente dipana la trama degli avvenimenti
attraverso le cosiddette cause seconde. C’è
sempre la sofferenza di squarciare la cortina del dubbio, dei pregiudizi e guardare
oltre, nel tempo futuro. Si intravede come
un punto luminoso, ma distante nel tunnel
della vita. C’è un’ansia nel cuore, quell’ansia missionaria che lo ha sempre distinto.
Non poter partire, cercare di capire di più
e meglio. Intravedere, ma non essere sicuri
ancora della volontà di Dio. Con il passare
del tempo tutte le tessere del mosaico si
ricompongono in una grande unità armonica, in cui si esprime la compiutezza, l’euritmia, la bellezza che determina profondo e
valido stupore. Dapprima no. Ma il Signore
che conduce per mano ti parla attraverso il
linguaggio dei fatti particolari, che hanno lo
spessore di squarciare il chiaroscuro degli
avvenimenti: rimane ancora di lui la nobile esperienza di accoglienza. Certo, oggi i
bambini non sono posti più in un orfanotrofio. Sono pochi e la legislazione vigente lo
proibisce, per privilegiare le case famiglia.
Rimane la grande intuizione della Carità
che non è ideologica, ma esperienziale,
creativa perché fatta in nome di Dio e della
Chiesa. Questa intuizione, questa proposta
che diventa educativa e posta nel contesto di una società che allora attraversava i
profondi turbamenti della seconda guerra
mondiale con tutto il cumulo di sconfitte
umane, morali e sociali. C’era l’aria di risveglio e la voglia di ricostruzione fisica e
morale, ma sicuramente si era pionieri in
questo esercizio.
La Chiesa negli anni ‘90 come progetto pastorale ha parlato degli Orientamenti
Evangelizzazione e Testimonianza della Carità. Questo progetto nelle tante modalità
concrete già era stato anticipato da Padre
Arturo. “Accogliere il povero, il malato, lo
straniero, il carcerato è infatti fargli spazio
nel proprio tempo, nella propria casa, nelle
proprie amicizie, nella propria città e nelle
proprie leggi.
La carità è molto più impegnativa di una
beneficenza occasionale: la prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto. Sempre seguendo
l’esempio di Gesù, il Vangelo della carità ci
stimola non solo alle opere di misericordia
corporale, per soccorrere le povertà materiali dei nostri fratelli, ma anche alle opere
di misericordia spirituale, per rispondere
alle povertà umane più profonde e radicali, che toccano lo spirito dell’uomo e il suo
assoluto bisogno di salvezza e che oggi, in
un paese come il nostro, sono anche socialmente le più diffuse e non di rado le più
gravi (Evangelizzazione e Testimonianza
della carità n.39). La fecondità delle opere,
l’entusiasmo giovanile hanno sempre validamente, accompagnato questa attività. E’
da aggiungere che questa attività è caratteristica di una Chiesa che cercava di formulare risposte alle necessità del dopoguerra.
Risente del clima tante volte pionieristico
non avendo una consolidata cultura di solidarietà. Risente del clima di assistenzialismo, anche se questo è visto in una visione
profondamente cristiana di amore gratuito,
libero, formativo di una coscienza etica.
Piuttosto è da rivedere il tutto alla luce della
svolta antropologica determinata dal Concilio Vaticano II, per cui l’affezione al soggetto umano, alla sua storia diventa il criterio
di un dialogo aperto alla fede nel Mistero,
oltre che della Croce e della Resurrezione,
ma anche di più del Mistero dell’Incarnazione, per cui vi è il recupero dell’umano e di
tutta la sfera della storia salvata dall’amore
gratuito di Cristo Gesù. Padre Arturo, nella
sua visione globale storico-religiosa ha anticipato gli sviluppi successivi di una storia
ricolma di tante verità sull’uomo. Vale la
pena ricordare il proemio della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei
poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le
tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che
non trovi eco nel loro cuore. Perciò essa si
sente realmente ed intimamente solidale
con il genere umano e con la sua storia (GS
n.1). In questa prospettiva Padre Arturo è
un antesignano di questa cultura sociale e
religiosa perché legge nel suo tempo quella
che sarà la visione di una Chiesa non più
piegata nel suo interno, su se stessa ma
proiettata verso nuovi e più promettenti approdi nello spirito di una profonda carità solidale. “La solidarietà non è un sentimento
di vaga compassione o di superficiale inte-
La sua non realizzata vocazione di missionario si è realizzata nelle tante missioni all’estero in cui l’evangelizzazione passa
attraverso la testimonianza della carità. Si
può dire che in lui la parola diventa carne,
storia, popoli, poveri.
L’ansia missionaria la concretizza con lo
sguardo, il cuore, la passione per gli altri, i
lontani. Cristo è risposta concreta e vera e
questa risposta è annunciata con una modalità missionaria e caritativa. Ancora, oggi,
le opere rivelano una vigorosa vitalità che
rendono testimonianza di amore al suo fondatore. L’albero rigoglioso posto nel terreno fecondo ha dato frutti di bene sperati.
Inoltre desidero ricordare con questo mio
scritto, l’amore alla Vergine Santa nobile
esempio di fedeltà e di amore al Signore.
Non è pura e semplice devozione, ma è un
principio che è radicato nell’esperienza del
valore trinitario della fede, sul fondamento
cristologico ed ecclesiologico. Forse con il
popolo, aduso alla pietà popolare, Padre Arturo è sembrato usare toni dimessi e devozionali, per essere più accessibile e parlare
al loro cuore, ma la sua devozione mariana
forte, sentita, teologicamente motivata è
stata sempre di grande spessore. Il Santuario con le opere annesse, con la devozione
alla Madonna sotto il titolo di Consolatrice
del Carpinello è la prova tangibile. I pellegrini
oranti di Visciano e i tanti devoti vengono spesso
al Tempio per pregare,
implorare grazie, intercedere per i tanti sconfitti
della storia. Padre Arturo
sempre pronto ad accogliere, a pregare con loro,
ad infervorarli con la sua
voce, anche stridula ma
ricolma di tanta ricca passione spirituale mariana.
Le occasioni sono state
sempre tante, dettate dalla inventiva e dalla
paternità spirituale di Padre Arturo. Maria
sicuramente è stata e rimane l’astro che ha
guidato la sua vita, il suo apostolato, la sua
fervida ricca carità di cui è stato mirabile
testimone. Certo, averlo incontrato, è stata
una grande grazia. Il suo fervore contagiava, la sua parola ti guidava, rischiarando le
tenebre e il cammino di fedeltà a Cristo e
alla Chiesa. Negli anni in cui ho svolto il mio
apostolato parrocchiale alla Chiesa del Carmine in Nola, ho avuto tante occasioni per
vederlo ed incontrarlo. Sempre parole di valido incoraggiamento di guida, di sostegno.
Avrebbe desiderato che io fossi andato ad
aiutarlo nella fondazione della missione in
Guatemala. Mi chiamò per telefono e me lo
chiese. Sinceramente sarei partito per questo scopo, ma c’era in atto la riparazione
della Chiesa Parrocchiale del Carmine e vi
era la grossa difficoltà della malattia mortale di mia sorella. Dovetti dire, con dispiacere
che non era possibile. Pregai perché quella
santa intenzione di Padre Arturo potesse
andare avanti per altre strade. Aveva piacere quando i giovani del Carmine andavano
a celebrazioni o anche a far visita alle opere
di carità. Era sempre così attento ad incontrarli e a porgere loro l’invito a diventare
sacerdoti per aiutare l’Opera e quindi anche le situazioni marginali della storia delle
povertà. E’ inconcepibile pensare alla storia
religiosa della Diocesi di Nola e non rifarsi ai
personaggi che hanno giustamente incarnato lo spirito del popolo e la sua storia.
Ancora oggi egli richiama il senso profondo dell’essere chiesa incarnata nel contesto
di una realtà viva che continua e determina
il futuro come grande passione di Dio per il
suo popolo e grande risposta dell’uomo al
suo Dio.
“Quello che costa poco
vale poco, quello che
costa molto vale molto,
quello che costa niente
non vale niente”
42
Padre Arturo
“Che sia la strada di Dio,
lo dicono le Opere”
S.E. Mons. Raffaele Maccario,
Vescovo di Albano Laziale (RM)
L
a Piccola Opera della redenzione,
con animo grato a Dio, ricorda i venticinque anni di Sacerdozio del proprio padre Fondatore il Padre Arturo. Essa
è in grado di dire, più di ogni altro, quanto
questi anni siano stati benedetti da Dio, e
perciò fecondi di opere sante! A me
torna gradito, dare testimoninaza dei primi anni della vita
sacerdotale di Padre Arturo, perché sono, forse,
l’unico a poterlo fare.
Egli fu consacrato sacerdote il 12 marzo
1938 nel Seminario di Stazzano (Al)
per mano di S.E.
Mons. Egisto Melchiori, già Vescovo
di Nola, ed io gli fui
accanto in quell’ora
solenne perché allora io ero Segretario
e Cerimoniere del comune nostro Padre nel
sacerdozio. Visse, poi, con
me lassù gli anni duri della
guerra e la nostra fu comunione
di vita: stesso tetto, stessa mensa,
stesso regolamento, perché entrambi Oblati Diocesani di Tortona.
Sin dall’ordinazione si presentò come un
sacerdote di vita interiore, di intelligenza
capace di impegni nei più vari settori di
apostolato, di dedizione completa spinta al
di là delle stesse forze fisiche. Con la nostalgia mai sopita della prima vocazione, la
missionaria, alla quale dovette rinunciare
per motivi di salute, anelava sempre ad un
campo più vasto di attività.
E perché no anche con un pizzico di nostalgia per la terra natia (oh il ricco sentire
dei meridionali!...), i suoi aneliti erano rivolti alla sua terra che Egli riteneva più bisognosa di soccorso,
che non quella del nord. Il
Signore, che pare faccia attendere... quando noi poveri uomini
bruciamo dal desiderio di far presto, gli
aprì infine nel 1943
la strada sognata,
ed è quella che
ora percorre. Che
sia la strada di Dio,
lo dicono le Opere, e lo dice quel
consenso ottenuto
di lasciare la Diocesi
di Tortona, dopo non
pochi dinieghi e prove a
cui fu sottoposto da quel
venerato Arcivescovo Mons.
Melchiori
L’augurio, che con cuore fraterno formulo
per il caro Festeggiato in questa fausta ricorrenza! che Egli perfezioni sempre più la
sua “oblazione” alla volontà di Dio, affinché
il Signore sia libero di attuare in Lui il piano
del suo amore infinito e di Lui si serva come
di uno strumento completamente disponibile per la sua gloria.
S.E. MONS. RAFFAELE MACARIO
S.E. MONS. BRUNO SCHETTINO
nerimento per i mali di tante persone, vicine
o lontane. Al contrario, è la determinazione
ferma e perseverante di impegnarsi per il
bene comune, ossia per il bene di tutti e di
ciascuno, perché tutti siamo responsabili di
tutti” (Sollecitudo rei socialis n.38). Dal suo
profondo amore, sempre coltivato e profondamente espresso a Cristo Signore e alla
Chiesa è scaturita la sua grande passione
missionaria. “Andate e predicate il Vangelo
ad ogni creatura” (Mt.-16,15).
S.E. Mons. Cristoforo
Domenico Carullo,
Arcivescovo Metropolita di Conza
E’
veramente grande, nobile
e santa la Piccola Opera
della Redenzione, creata a favore dei fanciulli orfani, bisognosi ed abbandonati, da don Arturo
D’Onofrio, provvidenziale apostolo di
quella carità cristiana di cui tanto bisogno sente oggi il mondo torturato,
dilaniato anzi da una tremenda bufera di egoismo e di odio. Sarebbe veramente un grave errore dimenticare
che quelli che più sentono le spaventose conseguenze di tale bufera sono
i fanciulli, che don Arturo accoglie
con tanto fervore di carità, facendo
loro trovare assieme a una adeguata
sana istruzione, un’assistenza educativa, religiosa, morale in tutto corrispondente all’esigenza dei tempi.
A tutti coloro che quindi cooperano
con l’obolo ma soprattutto con la preghiera allo sviluppo di così bella benefica opera, non può mancare l’abbondanza di grazie e di benedizioni.
Augurandomi di tutto cuore che il
più lieto successo coroni la fatica e
i sacrifici del carissimo don Arturo e
plaudendo, ammirato e commosso,
all’Opera medesima, la benedico affettuosamente, paternamente.
44
“E’ tutto Opera
di Dio, io non
ho fatto nulla”
Padre Arturo
“Non gli poteva bastare
né una Parrocchia
né una diocesi...”
S. E. Mons. Aldo Del Monte,
Vescovo di Novara
I
n un’occasione come questa, tanto ricca di
grazia e di dinamicità, non posso dispensami
dall’inviarle l’attestato della mia più viva partecipazione per il 40° di Messa di P. Arturo. Siamo
stati intimi amici, abbiamo lavorato per alcuni anni
insieme, presi dagli stessi ideali e intensamente
consacrati alle medesime mete pastorali. Poi lo
Spirito del Signore gli ha fatto prendere un’altra
strada e di lì è nato l’albero ubertoso di opere e
di frutti che voi ben conoscete e che la Chiesa
benedice per la sua fecondità. Ma fin dal primo
momento del distacco, fu per me molto facile presagire il futuro. Bastava leggere nell’interiorità di
P. Arturo ed ivi si trovavano già in modo esplicito
tutti i germi della Piccola Opera della Redenzione.
Non gli poteva bastare né una Parrocchia né una
diocesi, anche delle dimensioni di Nola o di Tortona; la sua carità aveva un altro appuntamento
come i fatti hanno dimostrato. Per questo, con
animo riconoscente al Signore, non posso rinunciare di essere spiritualmente con voi nel festeggiare questo anniversario. Mi sembra un modo di
celebrare la misteriosa presenza dello Spirito nella
Chiesa. Attraverso le persone che il suo Amore
sceglie, Egli le va abbellendo, accrescendo e rinnovando in conformità all’ampiezza arcana dei
suoi disegni. Collocarci in questo gioco di carità
significa metterci nella spirale dell’opera creativa
del Signore nella storia di oggi. Sono con tutti voi
ed abbraccio fraternamente P. Arturo, camminando con voi, nella gioia, verso la casa del Signore.
S. E. Mons. Aldo Del Monte
S.E. Mons. CRISTOFORO DOMENICO CARULLO
“È veramente
grande, nobile e santa
la Piccola Opera ...”
MONS ANIELLO MARANO
parroco di S. Francesco di Paola a Scafati
“Scherzi della
Divina Provvidenza!”
P
adre Arturo D’0nofrio? Chi non lo conosce? Ormai sono tanti, vicini e lontani, quelli che direttamente o per
sentito dire, ne hanno avuto conoscenza.
Dire di lui non è facile.
pari ad affrontare le fatiche della vita missionaria.
Certo egli è sulle orme dei grandi fondatori religiosi moderni: S. Giovanni Bosco, S.
Giuseppe Cottolengo, il Beato Luigi Orione,
S. Giovanni Calabria sono i suoi modelli.
Egli è oggi il Fondatore dei Missionari
e delle Piccole Apostole della Divina Redenzione, con case ormai sparse ovunque
in Italia, in Colombia, in Guatemala, con
centinaia di sacerdoti e suore, con i suoi
venticinque viaggi a ritmo di due all’anno,
nell’America Latina, con la visione nel cuore
e negli occhi dell’India misteriosa, dove ha
già fatto il suo primo viaggio, e di altri paesi
latino americani, dove lo richiama la miseria e l’abbandono di tanti piccoli innocenti.
Nelle sue opere rivive, in chiave e note
meridionali, la vita, il santo attivismo, lo
spirito d’amore verso Dio, il prossimo, i
fanciulli abbandonati, i poveri, gli emarginati di ogni luogo o razza, le anime in
generale, lo spirito di questi santi moderni,
alla cui scuola è cresciuto e si è formato,
avendo fatto i suoi studi teologici a Tortona
oltre che presso il Pontificio Istituto per le
Missioni Estere a Milano, dopo aver lasciato il Seminario di Nola per seguire la sua
vocazione missionaria. Non a caso è vissuto
a Tortona dove ha potuto conoscere personalmente don Luigi Orione, nella Diocesi
retta da Mons. Egisto Domenico Melchiori,
già Vescovo di Nola.
La mia conoscenza di lui risale al 1938,
quando piccolo seminarista a Nola, nel
marzo di quello stesso anno, il Rettore
Mons. Lorenzo Gargiulo, ce lo presenta novello sacerdote che, partito dal Seminario
per essere missionario, è tornato a Visciano
per la sua prima Messa.
Il tono del Rettore è come sempre grave ma come non sempre laudativo nei riguardi del novello sacerdote, presentato
a noi come esempio di perseveranza nella vocazione missionaria, anche se egli è
stato giudicato non idoneo per le missioni,
perché di gracile costituzione fisica ed im-
46
Scherzi della Divina Provvidenza! Come
sempre, “la pietra rigettata dai costruttori è
diventata testata d’angolo”.
Tutto sembra fortuito nella sua vita, ma
tutto è segnato nel libro di Dio a caratteri
d’oro. “Gli uomini si agitano ma è Dio che
li conduce”.
Questa espressione di Fènelon apre il capitolo su Visciano del Numero speciale del
primo decennio dell’Opera nel 1953: è fortuita la linea gotica che impedisce a Padre
Arturo il ritorno al nord nel 1943, per cui
nella sua casa patema di Visciano comincia
a raccogliere bambini che la bufera della
guerra ha lasciato abbandonati sulle strade
dei nostri paesi.
Non può abbandonarsi all’inerzia un
apostolo, di fronte alla miseria del fratelli. Ed ecco la prima aula per i ricoverati,
a destra del portone d’ingresso della Casa
D’Onofrio, ecco la cucina con le suppellettili, le prime minestre per gli orfani e i derelitti: la cucina d’inverno e l’androne d’estate
sono il primo refettorio. Al primo piano poi
vi è una camerata, due stanze intercomuni-
canti, dove dormono i primi orfani, vegliati
da un cuore che li ama e da un grande crocifisso che pende dalle pareti. La mia prima
esperienza di collaborazione con P. Arturo
risale all’estate del 1944. Terminato il liceo,
in attesa di iniziare il corso teologico, vado
qualche settimana a Visciano, dove tornerò
puntualmente ogni estate e donde riparto
puntualmente ogni anno con la febbre. E’
colpa dell’acqua? Si beve infatti acqua di
pozzo. Poi verrà altra acqua, quasi miracolosamente! L’Opera, ormai marcia a pieno
ritmo verso i suoi cinquanta anni. Le origini
sono affidate alla storia e sono scritte a
lettere d’oro nel libro di Dio. Qualcuno mi
ha chiesto: “Perché P. Arturo ha scelto la
Colombia e il Guatemala per l’estensione
della sua opera missionaria? Quale criterio
lo ha ispirato?” “Certamente l’ispirazione è
venuta da Dio”. Per il Guatemala è stato il
terremoto del 1980. Per la Colombia, non
altro che la mappa della miseria e dell’abbandono di tanta infanzia, oltre che il richiamo di qualche amico vescovo o sacerdote. E’ sempre il filo d’oro di Dio che lo
conduce.
“Padre Arturo e il suo
amore per i sacerdoti”
I
cinquant’anni di sacerdozio di un confratello sono una meta desiderata a
cui il tempo sospinge inesorabilmente
e fa vedere sullo sfondo di una vocazione,
vissuta in generosità e dedizione, alberi carichi di frutti.
Che dire dei cinquant’anni di sacerdozio
di un uomo della statura di Padre Arturo.
Certo gli uomini, nello spirito non possono
essere quantificati ma sono commensurabili solo nella luce di Dio e dell’eternità.
Padre Arturo è stato per mezzo secolo,
e continua ad essere un faro luminoso, un
punto di riferimento, un incitamento un
sacerdote esemplare non solo del clero diocesano e religioso ma di quanti hanno avuto la fortuna di avvicinarlo, di frequentarlo,
nei suoi fittissimi rapporti.
I sacerdoti si sono sentiti amici di lui, perché a tutti egli ha dato e sa dare la sua
stima, la sua amicizia quasi esclusiva, di
modo che nessuno si senta escluso e non
apprezzato. In questa angolatura che mi
piace vedere P Arturo, sacerdote di Cristo,
amico di tutti i sacerdoti, che , nella stima
e nella considerazione altissima che egli ha
del suo sacerdozio, da a tutti il suo affetto e
il suo amore, ai vicini e ai lontani. Tra le vicende di una vocazione missionaria non riconosciuta per la sua malferma salute, egli
I primi insegnanti del seminario di Domicella, il primo da lui fondato sono i parroci
e i sacerdoti del Vallo di Lauro. Egli retribuisce tutti con la sua presenza moltiplicata
e costante nelle loro comunità, nel servizio della parola e di qualunque iniziativa
apostolica. S’intrecciano amicizie ed aiuti
reciproci, dialoghi, e progetti iniziative ed
entusiasmi per l’avvento del regno di Dio
e la salvezza delle anime. S’incominciano
le tournèes sacerdotali ed i pellegrinaggi
con mezzi fortunosi d’allora. P. Arturo è al
centro di attività e uscite con i sacerdoti:
meridionali intrecciano amicizie con quelli
del nord: Tortona, Padova, Milano, il Veneto, la Pianura Padana diventano familiari e
conosciute ai sacerdoti nolani, come a Padre Arturo.
Incominciano i pellegrinaggi di Lourdes,
prima con una , due vetture, poi con i treni
speciali, dove i sacerdoti sono gli animatori
e gli accompagnatori dei pellegrini. Incominciano i viaggi estivi dei sacerdoti in cerca di fraternità, di serenità, di esperienze
pastorali: conosciamo così le missioni cattoliche per gli italiani all’estero, in Francia,
in Germania, in Svizzera, nel Belgio, nel
Lussemburgo. Con la Piccola Opera si va in
Yugoslavia, in Grecia, In Austria. I santuari Mariani insegnano tappe di conoscenza
e di amore delle glorie di Maria ed i cuori
sacerdotali si aprono, si fondono, pregano,
ritornano ritemprati per il lavoro pastorale.
Mons. Binni e Mons Sperandeo ci accompagnano, si fanno fratelli con i fratelli,
lasciano anch’essi da parte per un po’ di
tempo le cure e le preoccupazioni del governo pastorale.
E’ nato anche il “cenacolo sacerdotale”, che riunisce mensilmente i sacerdoti
nell’eremo dei Camaldoli, per pregare, scaricarsi di tensioni, amarezze, incomprensioni. Il vescovo sa, si interessa discretamente, lascia fare , perché è sicuro di quel
sacerdote.
Alcuni prudenti brontolano, e temono. Ci
sono animatori tra i sacerdoti, che a nome
di padre Arturo, girano, ricordano gli impegni, invitano, organizzano. Padre Arturo
anima, incoraggia, sta in un angolo, ma è
sempre il regista.
Frattanto crescono le sue case, anche di
formazione di giovani leve, di chierici missionari della Divina redenzione, in Italia e
all’estero, ma non passa occasione perché
i suoi amici sacerdoti non siano presenti,
invitati a predicare, aiutare, sentirsi collaboratori “esterni” di un Opera che è di Dio.
Pagine inedite sono e saranno quelle
dell’aiuto dato ai sacerdoti in difficoltà. I
vescovi si sono sempre affidati a lui, per cui
nessun sacerdote è rimasto abbandonato
ed in balia di se stesso.
Qualche viaggio lampo anche all’estero,
visite anche notturne, preghiere ininterrotte e rosari innumerevoli, sono testimoni
della sua ansia apostolica alla ricerca delle
anime sacerdotali e dei pastori in pericolo.
Che dire poi della sua passione per i sacerdoti e i chierici della sua congregazione, a
cui trasmette il suo stile, il suo ardore, le
sue aspirazioni.
I suoi sacrifici sostenuti, le penitenze,
sono espressioni autentiche di un cuore che
ama chi è sacerdote di Cristo come lui, e a
cui vuole trasfondere tutto se stesso. Quante lacrime nascoste! Sono giardini fioriti,
sono schiere di apostoli generosi che vanno
per il loro mondo, nel suo nome. È il suo,
un amore contagioso e noi gli auguriamo
che ancora
“vivat, crescat, floreat, ad multos annos”.
“Mi sembra ancora
di sentire l’eco
della coroncina
della Provvidenza”
E
ro ancora seminarista di V ginnasio
quando conobbi la prima volta Padre Arturo da vicino. Fu in una circostanza particolare, mio nonno era ammalato e P. Arturo venne a fargli visita durante
le feste pasquali. L’incontro più lungo lo
ebbi in (occasione del Novenario di S. Clemente Papa, protettore di Casamarciano
(Na), predicato da Padre Arturo. Fu allora
che conobbi la sua bontà di animo, il suo
fascino di uomo di Dio. Fu proprio in questa occasione che Padre Arturo mi invitò a
pregare per una sua intenzione particolare.
Questa la scoprimmo appena qualche mese
più tardi: Natale 1943, i miei parenti di Visciano mi dissero che Padre Arturo aveva
ospitato nella sua casa paterna fanciulli orfani. Durante le mie vacanze in famiglia mi
recavo spesso a Visciano per aiutare nelle
mie possibilità la”Piccola Opera” nascente.
la meditazione e la preghiera in comune.
Ricordo tra questi il carissimo don Mario
Fabbrocini, sempre intelligente e volenteroso; egli essendo più grandicello aveva il
compito di assistere e guidare i bambini,
lo faceva con tanta cura e buona volontà
anche se aveva molto da studiare (lungo le
passeggiate era ansioso di ripetere la sintassi latina).
Facevamo la raccolta delle nocciuole, assegnavamo compiti ai bambini, si preparavano indirizzi di benefattori, ma soprattutto
si pregava nella piccola Cappella allestita al
piano superiore della casa paterna di Padre
Arturo. Mi sembra ancora di sentire l’eco
della coroncina della Provvidenza. Padre
Arturo aveva fin da allora una certa predilezione per i piccoli, in modo particolare
per quelli più pii che desideravano divenire
sacerdoti. Li chiamava spesso a parte per
La “Piccola Opera” è divenuta grande,
le vocazioni crescono e si sviluppano per
il bene della Chiesa. Vorrei rivolgere una
esortazione ai giovani: siate riconoscenti a
Padre Arturo ed assecondate i suoi desideri, sono gli stessi di Gesù. Siate suoi solerti
imitatori. A Padre Arturo formulo l’augurio
di poter ancora per molti anni continuare il
suo zelo apostolico. Mi permetto di chiedergli una preghiera: ci ricordi nella santa
Messa. “Ad multos annos”!
Le vacanze volavano e bisognava ritornare al Seminario Regionale di Salerno. Padre
Arturo si manteneva in contatto epistolare
con me e venne anche nel nostro Seminario: per tutti era una festa sentirlo. Sono 40
anni che Padre Arturo è sacerdote, vissuto
per i più piccoli, emarginati dalla società
guidato da una stella: la Madonna del Carpinello. La sua messa mi sembra sempre
come allora.
DON FRANCESCO IOVINO
Parroco di S. Erasmo Saviano (Na)
MONS. ANIELLO MARANO
parroco di S. Francesco di Paola a Scafati
48
alunno del seminario, nolano prima e del
PIME poi, si ritrova a Nola dopo Milano e
Tortona, a dover esercitare il suo ministero
sacerdotale, chiamato dallo spirito di Dio,
in circostanze che sembrerebbero fortuite
ed occasionali, ma sono espressione della
volontà Divina che si manifesta ed opera
con lui ed in lui, facendolo diventare Padre
non solo di tanti orfani ma di missionari e
sacerdoti, che sulla sua orientano la propria
vocazione, il proprio sacerdozio e la propria
vita. A quanti sacerdoti e seminaristi egli
si è rivolto per chiedere aiuto all’inizio della sua opera e a quanti egli dona sorrisi,
consigli, incitamenti e soprattutto l’esempio
della sua vita; nessuno sa dirgli no o rifiutargli qualche cosa. Sono sacerdoti, vescovi
e cardinali, giovani che sognano una vita
dedicata a Cristo: tutti l’ascoltano, l’ammirano, l’aiutano anche se non mancano quelli che lo considerano un sognatore. Tanti gli
danno una mano, un po’ del loro tempo,
nell’assistere i ragazzi, nel confessare, nel
dirigere i primi ricoverati e le prime case.
DON MARCO ACIERNO
parroco di Polvica di Nola
“L’uomo giusto
al momento giusto...”
S
e, nel lontano 1945, all’indomani della seconda guerra mondiale, a qualcuno fosse venuta in mente l’idea di
azzardare un bilancio, sia pure sommario,
dei guasti materiali causati dall’orrendo
conflitto, la cosa sarebbe riuscita umanamente impossibile. Più ancora restava impossibile valutare l’entità dei danni morali
arrecati quasi all’intera umanità dall’egoismo cieco di pochi uomini folli, avidi del
potere assoluto.
Per fortuna la Divina Provvidenza all’appuntamento con la Storia non fa mai mancare uomini giusti al momento giusto in
tutti i settori.
Proprio sotto la guida illuminata di queste anime elette, veri profeti della moderna
civiltà ebbe inizio la difficile opera della ricostruzione di una società ridotta ormai allo
sfacelo.
In questo periodo incerto e burrascoso,
anche il napoletano ebbe il suo Apostolo,
il suo Profeta, che per la malferma salute
aveva dovuto rinunziare al progetto, tanto
accarezzato, di partire come missionario
del Vangelo in terre lontane: da Dio veniva
prescelto adesso per un’opera ancora più
difficile ed impegnativa.
Dotato di chiaroveggenza, seppe andare
al di là delle case distrutte e dei ponti saltati
e, da vero uomo di Dio, si accorse che sotto
la povertà e la miseria della nostra gente si
nascondeva un urgente bisogno di fraterna carità. Spinto da un irrefrenabile amore
verso i fratelli più bisognosi, incominciò a
raccogliere sotto il tetto della sua casa paterna i primi fanciulli abbandonati ed orfani
vittime innocenti della guerra fratricida.
Raccolti nella tempesta queste schiere di
50
“Preghiamo
figlioli,
pregiamo!”
Padre Arturo
bimbi indifesi furono salvati dalla barbarie
di una società, che ad essi, negli anni più
delicati della vita aveva saputo offrire soltanto amarezze e dolori.
E non fu tanto il pezzo di pane, procurato tra mille difficoltà o il tetto sicuro offerto con amore, quanto il calore umano di
un affetto più che paterno a suscitare in
tutti sentimenti di filiale riconoscenza verso l’infaticabile Apostolo. Furono essi, per
primi, a chiamarlo padre, e tale resterà per
tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di
incontrarlo, di ascoltarlo e di vederlo passare all’azione. 0ggi Padre Arturo D’Onofrio
è conosciuto non solo nel Napoletano, in
Italia buona parte dell’Europa ma anche
oltre oceano, perché la carità di Cristo lo
ha spinto nell’America Latina, nelle zone più
povere del mondo.
Varie volte aveva sentito parlare di una
gravissima piaga sociale, forse la più vergognosa della storia contemporanea: i famosi
“gamines” della Colombia, i figli di nessuno
che vagano per le strade sotto lo sguardo
indifferente del popolo benestante, incurati, disprezzati, che vivono nella miseria, la
più squallida inventando mille stratagemmi
per sopravvivere.
Di fronte ad uno spettacolo di povertà
così straziante Padre Arturo come Cristo
ebbe compassione per questa turba di piccole anime afflitte e decise di partire.
Si realizzava così nella sua vita l’antico
sogno tanto vagheggiato. Oggi anche in
quella lontana terra di missione, gli Istituti che accolgono questi bambini, tra i più
emarginati si sono moltiplicati con ritmo
vertiginoso, tra difficoltà gravissime e sono
la testimonianza più bella dell’opera altamente sociale dell’apostolo instancabile.
Ogni volta che penso a lui, e lo faccio
spesso, sento un rimprovero per la mia vita
sonnacchiosa e, a volte, poco impegnata. A
me è piaciuto sempre immaginarlo come un
solerte ed abile agricoltore continuamente
attaccato all’aratro, scava solchi sempre
nuovi, anche in terreni aridi e sassosi, con
una vitalità sorprendente. L’unica cosa che
costituisce motivo di grande preoccupazione è il fatto che alla sua opera vigorosa
spesso mancano altre braccia altrettanto
vigorose, sufficienti ad aprire i solchi da lui
tracciati e seminati.
Molti è vero, gli hanno dato una mano,
quasi mai però si son lasciati prendere dallo stesso suo entusiasmo e dalla medesima
fede. Veramente è stato così difficile tenergli il passo, anche fisicamente parlando.
Di salute non certo prosperosa riesce a
mantenersi in piedi abbastanza bene e ha la
capacità unica nel suo genere di non stancarsi mai. Nel suo stile di vita c’ è tanto di
don Bosco e di don Orione soprattutto, ma
egli non è né l’uno né l’altro, egli è Padre
Arturo, con una sua fisionomia tutta propria, con una spiritualità molto personale.
Visciano, il piccolo, quasi sperduto, ma
sempre pittoresco paese che l’ha generato,
oggi è fiero di avere un figlio che ha reso
celebre il suo nome nel mondo insieme
alla devozione della carissima Madonna del
Carpinello.
La Piccola Opera della Redenzione, da
lui fondata, oggi è diventata un albero gigantesco proprio come il famoso carpine,
all’ombra del quale è nata e si è sviluppata; anche i “gamines” della Colombia come
tanti passerotti impauriti bisognosi di cibo,
di vestito, di casa e di tutto, finalmente
hanno trovato un sicuro rifugio all’ ombra
di quest’albero provvidenziale.
Nel pomeriggio di Natale di alcuni anni fa
Padre Arturo mi chiese di accompagnarlo
nel carcere di S. Maria Capua Vetere per
rendere una visita ad un vecchio ergastolano, suo conoscente. Io non dimenticherò
mai quell’incontro tra il vecchio galeotto ed
il padre buono.
Le parole non mi consentono di tradurre bene il fremito di gioia e di commozione
che investì l’anziano carcerato, tanto provato dalla sventura. Padre Arturo, ancora
una volta era stato capace di riaccendere
la speranza umana nel cuore del fratello
sofferente. Quella volta ho capito il vero
significato evangelico dell’ “ero carcerato e
sei venuto a visitarmi”, come altre volte, in
circostanze diverse, sempre guardando Padre Arturo, ho compreso l’ “ebbi fame e mi
desti da mangiare”.
PROF. DON ANTONIO ESPOSITO
da Marigliano
52
“Digitus Dei est hic”
M
i si è chiesto un fllash, un pensiero, un ricordo, con particolare
riferimento alla mia esperienza
colombiana, quale mio modesto contributo alla celebrazione dei quarant’anni di
sacerdozio di Padre Arturo. Lo faccio ben
volentieri non solo per i vincoli di sincera
amicizia e di cordiale collaborazione che mi
legano alla Piccola Opera della Redenzione e al suo Fondatore, ma anche per una
doverosa testimonianza alla verità, perché
quando si è avuta la fortuna di incontrare
un santo si ha il dovere di non nascondere
la fiaccola sotto il moggio, ma di porla sul
candelabro, perché faccia luce anche ad altri. C’è comunque l’imbarazzo della scelta,
perché tantissimi sono i ricordi ancor vivi
e le impressioni ancora fresche del mio
viaggio in Colombia e tanti gli aspetti della
figura e dell’opera di P. Arturo che meriterebbero di essere sottolineati. Mi sembra
tuttavia che uno sia senza dubbio preminente e colga un fondamentale motivo ispiratore della sua vita, della sua spiritualità,
della sua azione: Padre Arturo, uomo della
Provvidenza, lo so che questa forse è una
frase piuttosto squalificata per l’uso e l’abuso che se n’è fatto, lo so che in un certo
senso ogni uomo è uomo della Provvidenza perché ognuno è oggetto dell’amore di
Dio, su ognuno la Provvidenza ha un suo
disegno. Ma è fuor di dubbio che ad alcuni
uomini in particolare quella definizione conviene in un senso più proprio e più pieno.
Di questi è P. Arturo, uomo della Provvidenza perché uomo che nella Provvidenza ha
una illimitata fiducia che dalla Provvidenza
è visibilmente aiutato e protetto, che della
Provvidenza è docile e prezioso strumento.
La grande fiducia di P. Arturo nella Divina
Provvidenza è cosa notissima a chiunque
ha avuto un qualche più breve e sporadico
contatto con lui. Da questa fiducia è nata la
Piccola Opera, questa fiducia la conserva;
questa ha consentito a Padre Arturo di non
scoraggiarsi e di non indietreggiare mai dinanzi a difficoltà e contrarietà di ogni genere, e meno che mai dinanzi a difficoltà di
ordine economico, questa fiducia ha messo
le ali alla Piccola Opera e l’ha trapiantata
oltre oceano. L’avventura colombiana è
certamente una di quelle audace permesse
solo ai santi. La saggezza umana avrebbe
consigliato di fronte ai tanti problemi che
la Piccola Opera aveva e ha da risolvere in
Italia di non moltiplicarli senza necessità, di
rinunciare a sogni arditi e proibiti, di pensare piuttosto al consolidamento dell’Opera
qui da noi ecc-ecc. Sono ragionamenti che
ancora è possibile cogliere sulle labbra dei
benpensanti. Ma i fatti sembrano dar ragione al coraggio di P. Arturo. I fatti vanno
sempre più dimostrando la provvidenzialità
dell’apertura colombiana della scelta missionaria che ha indubbiamente ossigenato
e rivitalizzato l’Opera e da cui forse verrà
la soluzione di alcuni problemi più urgenti
ed assillanti primo tra i quali quello delle
vocazioni.
Questo spiega perché P. Arturo mai si
sia pentito della sua decisione, se ne mostri anzi convinto ed entusiasta e ne tragga
spesso motivo di consolazione e di incoraggiamento. Si direbbe anzi -e ne ho avuta la
netta sensazione in terra colombiana-, che
il suo cuore di Padre e di Apostolo batta
particolarmente per quella porzione eletta
della sua Opera. Ed intanto continua ad
aver fiducia nella Provvidenza, questa fiducia si sforza di trasmetterla a quelli che
lo avvicinano e principalmente a quanti lavorano nella Piccola Opera e per la Piccola
Opera. Dio non si lascia vincere in generosità. Alla cieca fiducia riposta da P. Arturo nella Divina Provvidenza fa riscontro
la particolarissima assistenza di cui egli è
chiaramente oggetto. Già il fatto stesso che
un uomo così minuto e che non dispone
certo di una salute di ferro, che ormai ha
i suoi non pochi anni e i suoi non lievi acciacchi, che si nutre di così poco e dorme
ancor meno, riesca a trovare e a spendere
tante energie, ad imprimere alle sue giornate un ritmo così intenso e stressante, a
svolgere tanta mole di lavoro, da stancare
...chi gli sta vicino, e riesca a trovare persino il tempo di scrivere e di pubblicare, è un
fatto che lascia stupiti e perplessi e che non
sembra umanamente spiegabile. Bisogna
conoscere che ‘digitus Dei est hic’. Questo
vale ancor più per i periodi che P. Arturo
trascorre in Colombia, dove la stessa scarsezza dei giorni a sua disposizione lo induce
a moltiplicare, a spendersi senza riserve, in
visita alle varie case dell’Opera e a benefattori, in ritiri, in incontri, in pratiche, nella soluzione di problemi di ogni genere. Al
momento di ripartire per l’Italia ci si aspetterebbe di vederlo sfatto e stremato tirare
un respiro di sollievo, e invece appare fresco come sempre e rammaricato semmai
di dover lasciare i cari fratelli e figli di Colombia. Veramente ‘digitus Dei est hic’. Per
non parlare di tanti piccoli episodi italiani e
colombiani che potrebbero benissimo trovar posto
in una fresca e fragrante
raccolta di “fioretti”:
improvvisi insperati
soccorsi,
pericoli
scampati (ricorda,
ad esempio, P. Arturo lo sganghera-
to tassì di Bogotà il cui sportello posteriore
si aprì in corsa in una curva e lui che vi
era stipato contro rischiò di rovinare sulla
strada?) ...sono episodi, di tanti dei quali
siamo curiosi e meravigliati testimoni (ed
altri ne sono ricordati in questa stessa pubblicazione ma i più rimangono forse noti ai
due protagonisti, la Provvidenza e P. Arturo.
Non c’è allora da meravigliarsi che un uomo
sostenuto da tanta fede nella Provvidenza
e da essa visibilmente assistito, sia diventato nelle sue mani un docile strumento
per l’attuazione dei suoi disegni di amore.
E qui non sono io a parlare. Parla da sé la
Piccola Opera che è tutta un monumento
della Divina Provvidenza che l’ha voluta e
la sostiene per le necessità e la redenzione
di tanta infanzia abbandonata, bisognosa di
pane per il corpo e per lo spirito di tanti poveri ‘gamines’ da sottrarre ai pericoli della
strada e da restituire alla loro dignità umana e cristiana. Il costante aiuto della Provvidenza da una parte e l’indiscussa e totale
disponibilità di P. Arturo dall’altra hanno
compiuto e vanno compiendo il miracolo:
la grande “Piccola Opera”! A noi trarre da
questa esemplare vicenda motivo di riflessione e stimolo ad avere anche noi più fede
nella Provvidenza e a mettere più
generosamente nelle sue mani il
poco di cui disponiamo perché
essa se ne serva per continuare a compiere i suoi prodigi.
Don Luigi Mola
di Tortona
“C’era sempre
ad attenderlo lo stesso
stormo di ragazzi...”
E
bbi occasione di incontrare, la
prima volta il Chierico Arturo
D’Onofrio nell’aula scolastica di
Teologia, nel Seminario Maggiore di
Tortona.
In quel Seminario io avevo fatto tutti i
corsi regolari; lui invece veniva da Nola
(seguendo il nuovo Vescovo Mons. Egisto
Melchiori, che dalla stessa Nola era stato
trasferito a Tortona). L’incontro, proprio
perché era il primo, fu anche breve. Mi trovai davanti un volto nuovo, sereno e quasi
gioioso, due occhi nuovi vivi e penetranti,
un sorriso nuovo aperto e sincero... seguirono poche parole di saluto, e tutto finì lì.
Ma l’impressione di quel giovane non rimase in superficie, anzi mi penetrò profondamente, tanto che ogni mattina, terminata
la lezione, prima che egli uscisse dall’aula
scolastica, cercavo sempre di incontrarlo, di
vedere il suo volto (sempre eguale come
la prima volta), di salutarlo magari con un
semplice gesto senza parole. Mi bastava
quel suo saluto, quel suo sorriso.
Di giorno in giorno però una cosa mi colpiva: vedevo che quel chierico, maturava
velocemente, diveniva adulto in tutto, per
cui era facile il pronostico che ben presto
la Chiesa avrebbe avuto un nuovo sacerdote secondo il cuore di Dio. Difatti in quel
lontano 1938, essendo ambedue alunni
dell’ultimo anno del corso teologico, fummo
ordinati sacerdoti.
54
Da quel giorno poi, senza che l’amicizia
perdesse nulla della sua profonda realtà
spirituale,io presi la via normale di ogni sacerdote diocesano: vice-parroco, parroco...
andando poi a finire direttore spirituale in
Seminario; lui, invece, appartenendo alla
famiglia dei sacerdoti oblati del Vescovo,
iniziò un itinerario apostolico che ebbe subito del sorprendente.
Gli venne affidato l’Ufficio Missionario
Diocesano, e fu come se una carità cristiana passasse in tutte le Parrocchie.
Dovunque si pregava, si lavorava, si raccoglievano offerte, si preparavano indumenti sacerdotali per i missionari... tanto
che alla fine del primo anno già era in grado
di allestire, al centro diocesano, una mostra missionaria che lasciò tutti veramente
stupiti.
Gli fu, quasi contemporaneamente affidata la Chiesa di S. Simone - annessa alla
Casa oblatizia - perché desse inizio all’adorazione perpetua del SS. Sacramento; ed
anche qui una nuova sorpresa: comparvero, immediatamente, numerose, le cosiddette “lampade viventi” per cui quella Chiesa, ogni giorno, risuonava di preghiere e di
lodi eucaristiche.
Potrei parlare di molte altre cose, ma bastano questi brevi cenni per capire quale
zelo ardeva nell’anima di quel giovane prete.
Da parte mia personale poi, avrei anche
un ricordo particolare, poiché con la morte del vecchio parroco, fu proprio lo stesso
padre Arturo a ricevere dal Vescovo l’incarico della reggenza e della preparazione
(problema delicato) alla venuta del nuovo
Parroco nel mio paese nativo (Brignano
Frascata).
E qui ci sarebbero tanti meravigliosi
aneddoti da narrare sulla sua instancabile
attività pastorale.
Può bastare, credo, un solo e semplice
cenno per l’idea di come P. Arturo aveva
fatto presa su tutta la popolazione - circa
mille anime -. Siccome quasi ogni giorno,
faceva un viaggio dal mio paese alla città di
Tortona (dove contemporaneamente portava avanti gli incarichi di cui dissi sopra),
quando verso sera arrivava la ‘corriera pubblica’, c’era sempre ad attenderlo, un vero
stormo di ragazzi che, accompagnandolo,
pieni di gioia fino alla casa canonica, facevano ricordare sia pure in piccolo, gli incontri di don Bosco con i suoi ragazzi attorno
a quel prete.
Difatti, a memoria d’uomo, mai s’era visto un accorrere di gente alla Chiesa, come
in quel periodo.
Poi la reggenza finì e fu un vero schianto
per tutti. Purtroppo finì presto, troppo presto, anche la permanenza di P. Arturo nella
Diocesi di Tortona. E parve proprio un gioco
della Provvidenza. Si era, infatti, nei terribili
anni della guerra, quando P. Arturo chiedeva al Vescovo Mons. Melchiori di potersi
recare nel suo paese di origine, Visciano,
per motivi di famiglia.
Ma se fu possibile l’andata da Tortona,
non fu possibile il ritorno a Tortona per causa della famosa ‘linea gotica’ con cui i tedeschi avevano spaccato l’Italia in due pezzi.
Così P. Arturo, vedendosi ormai preclusa
la via per Tortona, chiese ed ottenne dallo
stesso Vescovo Mons. Melchiori di poter rimanere nella sua terra, dove, essendo già
passato il rullo compressore della guerra
con tutte le sue rovine, restava da fare, per
davvero, un mondo di bene.
E a quel bene P. Arturo, rimboccandosi le
maniche, subito collaborò apostolicamente
dando vita alla Piccola Opera della Redenzione, che, a guisa di Albero Ubertoso, oramai stende i suoi rami un po’ dovunque.
Apparve, quindi, evidente come, anche in
questo caso, le vie del Signore sono sempre
diverse da quelle degli uomini.
E quella perdita (di Padre Arturo) che per
la Diocesi di Tortona sembrava un male (lasciava, infatti, un grande vuoto), divenne
un bene grande nella Chiesa.
Pertanto, nel 40° anniversario di sacerdozio, per l’amico P. Arturo, non resta altro che assicurare preghiere “ut ad semper
meliores fruges cotidie, Deo adjuvante,
profìciat”.
DON LORENZO FERRARAZZO
da Tortona
“Vostra Eccellenza
pensava di portare
un oblato, ma
ci ha portato il Vesuvio! ...”
U
na gomitata e un invito perentorio. Vòltati, mi sussurra il compagno di banco, vòltati! Abbiamo un
oblatino del Vescovo nella nostra classe. Mi
voltai e vidi, per la prima volta, lo studente di prima teologia Arturo D’Onofrio con
la classica fascia nera sulla talare di umile
satin. Per un attimo incontrai il suo sguardo. Però, dico, ha degli occhi che guardano
lontano! Sui banchi di scuola dal 1935 al
1938, la nostra conoscenza non poté superare i limiti di una fraterna simpatia. Solo
pochi incontri sporadici, perché lo studente
D’Onofrio abitava in una casa oblatizia e
veniva in Seminario soltanto per la scuola.
Nei brevi intervalli tra una lezione e l’altra
spariva normalmente dalla circolazione per
via di un’amicizia particolare che lo assillava, Proprio così. Appena fiutava qualche
momento di tempo libero, scappava in
Cappella e si acquattava nella penombra a
bisbigliare. Francamente ho tentato di appurare se la sua amicizia particolare era col
Signore o con la Madonna o con tutt’e due.
Ma non ci sono riuscito, benché il suo bisbiglio concitato si sentisse agevolmente a
tre banchi di distanza. Non ci sono riuscito
perché il suo dialogo era sempre a tiro rapido. Come una mitragliera a quattro canne. Negli anni successivi mi sono convinto,
con una punta d’invidia, che questo hobby
della preghiera gli era entrata nel sangue
56
e gli sarebbe rimasto per tutta la vita. Fu
subito dopo l’ordinazione sacerdotale che le
nostre strade si incontrarono: Padre Arturo
direttore dell’ufficio Buona Stampa; il sottoscritto direttore del settimanale diocesano.
Lui era spesso con me nelle giornate organizzate per il giornale, per gli incontri con
i delegati di zona, per le adunanze con i
corrispondenti. Io gli davo una mano per le
sue giornate della Buona Stampa e soprattutto per quelle giornate del Vangelo che lo
avevano reso onnipotente in tutti gli angoli
della Diocesi. Un giorno si recò dal Vescovo
Mons. Melchiori. “Eccellenza, non si potrebbe aprire in città una libreria nostra per la
diffusione delle buone letture? Ne sarei felice, rispose il Vescovo, ma siamo in tempo
di guerra e non saprei come fare.” “Come
fare” lo sapeva Padre Arturo. Nel giro di dieci giorni apriva i battenti una ‘Libreria della
Buona Stampa’ tuttora fiorente. Intanto il
Vescovo aveva istituito l’ufficio Catechistico
e Padre Arturo ne fu il primo direttore. Così
la sua qualifica di facchino del Vangelo” si
integrava con l’annuncio della catechesi e
l’organizzazione didattica della dottrina dei
fanciulli in forma di vera scuola.
Purtroppo i continui bombardamenti avevano ridotto le ferrovie in uno stato pietoso
e i pochi treni che ancora viaggiavano a singhiozzo, tra un trasbordo e l’altro, erano in-
fauste calamite per gli apparecchi da spezzonamento che seminavano bombe su tutti
i veicoli in moto. Sul piano logistico restavano soltanto i mezzi biblici “beati pedes”.
Tutto ciò non disarmava Padre Arturo che
angariava affabilmente seminaristi e sacerdoti di passaggio, perché i vangeli ed i catechismi potessero affluire senza soste sulle
strade della Diocesi. Naturalmente neanche
il Vescovo riuscì a salvarsi. “Vostra Eccellenza -disse con una profonda genuflessione
Padre Arturo - nelle Sue visite alle Parrocchie distribuisce medagline e ricordini. Ho
fatto arrivare dei piccoli vangeli molto economici. Non sarebbe meglio che Vostra Eccellenza, se lo crede opportuno, distribuisse
il Vangelo?” Da quel giorno anche il vescovo entrò nel numero dei “portatori” di Padre
Arturo. Un bel giorno il Vescovo mi chiamò
e mi disse: “Figliolo, mettiti al fianco di Padre Arturo D’Onofrio e cerca di inserirti nella direzione responsabile delle sue attività.”
Sorpreso e sconcertato ebbi un abbozzo
di reazione. “Non capisco, Eccellenza, con
un prete che di giorno gira mezza diocesi
e di notte dice tre rosari e scrive quattro
circolari.. . che ci sto a fare?! Inoltre, perdoni Eccellenza, quando ha portato questo
confratello da Nola, credo proprio che ci sia
stato un errore: Vostra Eccellenza pensava di portare un oblato, ma ci ha portato il
Vesuvio! Io non ce la faccio.” Fu allora che
Mons. Melchiori mi confidò un suo segreto.
Da molto tempo Padre Arturo insisteva per
tornare tra i suoi e per fondare in Campania un opera di Redenzione a favore dei
fanciulli più abbandonati. Il Vescovo aveva
temporeggiato a lungo nel diniego, ma, mi
diceva: “non si può recalcitrare all’azione
dello Spirito Santo.” Fu così che Padre Arturo, dopo qualche mese partì per la sua
terra. Una partenza senza ritorno. Dopo la
guerra e le prime burrasche di assestamento, presi il treno e andai a cercare l’amico
nella sua culla di Visciano ove rimasi qualche giorno suo ospite. Vidi la sua Opera già
affermata e fiorente, i suoi fanciulli gioiosi,
il primo gruppo di signorine collaboratrici in
attesa di prendere il velo.
Padre Arturo mi confidava le sue speranze: una congregazione femminile di anime
consacrate a Dio e votate a testimoniare
la Redenzione, di cui il primo gruppo era
come il seme. -In un secondo tempo una
congregazione maschile aperta a nuovi
orizzonti di partecipazione e di servizio. -Un
impianto tipografico per dare un mestiere ai
suoi ragazzi e un contributo alla diffusione
della verità. -una Casa Editrice e poi tante
case per una risposta adeguata ai bisogni e
alle richieste. Mi confidava le sue speranze
come un invito alla preghiera ma sapevo
che erano altrettanti contratti già conclusi
con il Padre Eterno.
Una di quelle sere ebbi un lungo colloquio con la collaboratrice di Padre Arturo
che guidava il nucleo delle giovani aspiranti
alla vita religiosa. La signora Maresca mi
esponeva non le perplessità, ma le responsabili preoccupazioni per la famiglia religiosa che con lei stava per nascere. Le dissi
che Torino aveva don Bosco, noi tortonesi
avevamo don Orione, a loro era toccato
Padre Arturo, ma in tutti operava lo stesso
Spirito ed era giusto seguirlo. Io sono ancora dello stesso parere. La storia, finora, non
mi ha smentito.
DON LUIGI LOVAZZANO
Vicario Generale di Albano Laziale
“Bastava la sua presenza
per suscitare iniziative
a getto continuo...”
A
vevo spesso sentito parlare di P.
Arturo D’Onofrio che dal capoluogo della Diocesi di Tortona animava molteplici attività, tra le quali ricordo in
particolare la diffusione della buona stampa e l’apostolato per le Missioni. Ebbi poi
la fortuna di essere suo modesto collaboratore dall’estate del 1942 all’agosto 1943
e cioè nell’ultimo periodo da lui trascorso
nella Diocesi di Tortona; prima a Salice Terme e poi nella Parrocchia di S. Giovanni a
Sale, dove egli fu successivamente Vicario
Economo. Bastava la sua presenza quasi
sempre limitata ai giorni festivi, per suscitare iniziative a getto continuo, specialmente
a favore dei fanciulli e dei giovani. A Salice
Terme, in un periodo di vivace crescita del
paese già meta prestigiosa di cure termali e
di villeggiatura, portò il fermento cristiano
con azione decisiva e incisiva e con cuore
di apostolo. Gli bastarono pochi mesi per
dare alla Parrocchia un volto
nuovo ed un avvio promettente in tutti i settori della
vita religiosa. Si preoccupò
di costituire con criteri moderni le classi di catechismo
per i fanciulli e di provvedere
all’animazione apostolica degli Aspiranti e dei giovani di
Azione Cattolica per mezzo
dei quali poteva esercitare
una salutare influenza su tutta la popolazione. Ho incontrato a trent’anni di distanza
Angiolino, uno di quegli aspi-
ranti ormai cresciuto negli anni; ricordando con entusiasmo Padre Arturo non poté
trattenere qualche lacrima di commozione. Nella Parrocchia di S. Giovanni a Sale,
centro agricolo di una certa importanza e
ambiente del tutto diverso, Padre Arturo
ebbe occasione di manifestare la sua poliedrica capacità di impegno apostolico, che
fu contrassegnata da due note dominanti:
l’insegnamento religioso e la formazione
spirituale dei giovani. Restarono memorabili le lezioni festive del catechismo agli adulti (ma vi partecipavano volentieri anche i
fanciulli). Si svolgevano, come si usava un
tempo durante le missioni al popolo, col
metodo del dibattito tra maestro e discepolo. Naturalmente egli faceva da maestro e
lo faceva con una tale perizia e con sì efficace prontezza di risposte illuminate ed illuminanti da subissare il misero sottoscritto
che fungeva da discepolo e che, presumen-
“E’ meglio
educare i piccoli
che castigare
gli adulti”
58
Padre Arturo
do di attingere alle fresche riserve di studi
teologici, aveva talora la pretesa di saperla
lunga. L’altro settore di rilievo fu quello della formazione dei giovani.
Il segnale di partenza fu dato da un avvenimento pittoresco e clamoroso: in ventiquattro ore, sotto la sua direzione, un drappello di baldi giovani rasero al suolo alberi
e coltivazioni di un orto di proprietà della
Parrocchia e nel volgere di una settimana
ne fecero uno splendido campo di gioco.
Inoltre, tutte le stanze del piano terra della Casa canonica furono attrezzate ad aule
catechistiche e a sale di riunione per le associazioni cattoliche. Non mancò neppure il
teatrino e la filodrammatica!
Erano soltanto le premesse, oggi si direbbe le strutture. Il resto come si può facilmente intuire venne pian piano con un
lavoro delicato, assiduo, in profondità, che
Padre Arturo portò avanti con una fermezza
ed un’amabilità encomiabili. L’insegnamento religioso e l’educazione alla vita sacramentaria furono l’assillo costante della sua
attività intesa a costruire nei giovani, una
solida formazione per una vita impegnata nella testimonianza cristiana. Nel cuore
dell’estate di quell’indimenticabile 1943,
Padre Arturo si concede un breve periodo
di riposo a Visciano e il Signore si serve
della guerra e della ‘linea gotica’ per impedirgli di tornare a Tortona e per fargli realizzare a favore della gioventù abbandonata
quell’Opera che da alcuni anni ha esteso
la sua benefica influenza missionaria nella
lontana Colombia. Al carissimo Padre Arturo, che celebra il 40 di sacerdozio, l’augurio
cordiale che l’Opera sua cresca e si diffonda
sempre di più.
DON PIERINO MANGIAROTTI
da Novi Ligure (Alessandria)
“Don Arturo
non era
mai stanco... ”
Q
uando nacque P. Arturo il Vesuvio
era sicuramente in eruzione. Ne ha
portato nella sua vita l’esplosione
e l’incandescenza. Esplosione per
le cento iniziative che metteva in cantiere;
incandescenza per il calore con cui le patrocinava e per lo spirito di fede che le sosteneva, per l’affetto umano che comunicava.
Temperamenti meno esuberanti noi Oblati
settentrionali -e Padre Arturo è stato con
l’Ecc.mo Mons. Macario e Padre Tetoldi alla
Direzione del sodalizio- lo tacciavano, sugli
inizi, di “esagerato, però l’affermazione rientrava alla prova dei fatti.
Don Arturo non era mai stanco, Don Arturo non trovava mai nulla di pesante. E
dire che sotto Mons. Melchiori - Vescovo di
santa memoria- esisteva il moto perpetuo:
Azione Cattolica. pro-Seminario- Opere di
zelo -Catechismo- Oratorio- il settimanale
diocesano- la casa degli Esercizi- la preparazione delle visite pastorali.
Sorrideva furbescamente e tirava via in
60
prima fila, aggiungendo semmai due corone del Rosario con l’anima gemella nella
spiritualità: Padre Poggio, oppure concedendosi il lusso di portare in comunità l’ultima novità libraria perché la passione per
i libri l’ha sempre contraddistinto, come ha
sentito ‘a longe’ i problemi sociali e la loro
urgenza all’orizzonte.
Allorché è tornato a Visciano l’abbiamo
rimpianto come si perde uno che sta nel
tessuto più intimo della famiglia; però abbiamo previsto che il trapianto sarebbe stato sicuramente per il grande trionfo d’Iddio
e della Madonna del Carpinello. “Redenzione “ mensilmente lo documenta. Dio prosperi la sua Congregazione e le sue attività
e mantenga lui in salute. Noi ora ringraziamo il Signore di averlo avuto.
Siccome quasi ogni giorno, faceva un
viaggio dal mio paese alla città di Tortona
(dove contemporaneamente portava avanti
gli incarichi di cui dissi sopra), quando verso sera arrivava la corriera pubblica, c’era
sempre ad attender lo stesso stormo di ra-
gazzi che, accompagnandolo, pieni di gioia
fino alla casa canonica, facevano ricordare
sia pure in piccolo, gli incontri di don Bosco con i suoi ragazzi attorno a quel prete.
Difatti, a memoria d’uomo, mai s’era visto
un accorrere di gente alla Chiesa, come in
quel periodo. Poi la reggenza finì e fu un
vero schianto per tutti. Purtroppo finì presto, troppo presto, anche la permanenza di
P. Arturo nella Diocesi di Tortona. E parve
proprio un gioco della Provvidenza. Si era,
infatti, nei terribili anni della guerra, quando P. Arturo chiedeva al Vescovo Mons.
Melchiori di potersi recare nel suo paese
di origine, Visciano, per motivi di famiglia.
Ma se fu possibile l’andata da Tortona, non
fu possibile il ritorno a Tortona per causa
della famosa linea gotica con cui i tedeschi
avevano spaccato l’Italia in due pezzi. Così
P. Arturo, vedendosi ormai preclusa la via
per Tortona, chiese ed ottenne dallo stesso
Vescovo Mons. Melchiori di poter rimanere
nella sua terra, dove, essendo già passato
il rullo compressore della guerra con tutte
le sue rovine, restava da fare, per davvero,
un mondo di bene. E a quel bene P. Arturo,
rimboccandosi le maniche, subito collaborò apostolicamente dando vita alla Piccola Opera della Redenzione, che, a guisa di
albero ubertoso, ormai stende i suoi rami
un po’ dovunque. Apparve quindi, evidente
come, anche in questo caso, le vie del Signore sono sempre diverse da quelle degli
uomini.
La Piccola Opera della Redenzione
Gesù disse loro:
“Andate in tutto il mondo
e predicate il Vangelo
ad ogni creatura”
Mc 16,15
IN ITALIA
Settore infanzia e fanciullezza
Visciano
• Villaggio del Fanciullo “Maria SS. Consolatrice del Carpinello”
• Scuola Materna ed Elementare parificata
Padova
• Casa dell’infanzia
• Scuola Materna “Madonna Consolatrice”
Casamicciola d’Ischia (NA)
• Casa Maria Immacolata “La Sentinella”
Torremaggiore (FG):
• Casa della Divina Provvidenza
Nola (NA)
• Istituto “S. Paolino” - Centro Medico psicopedagogico per bambini sub-normali medio
lieve spastici
Prata P.U. (AV)
• Centro Medico psico-pedagogico per fanciulli minorati medio-lievi
Settore adolescenti e giovani
Torre Annunziata (NA)
• Villaggio del Fanciullo “Maria SS.ma della
Neve” - Centro Informatica
Domicella (AV)
• Casa “Sacro Cuore” - Centro di formazione
di arti e mestieri per ragazzi disabili
Crosara di Marostica (VI)
• Istituto “S. Antonio”- Scuola Media
Frattocchie (ROMA)
• Casa “S. Giuseppe” - per giovani studenti
62
• Hogar S. Domingo Savio - Scuole superiori
• Villaggio dei Ragazzi e Centro Tecnico: sei reparti con
350 allievi: tornitori, elettricisti, fresatori, aggiustatori
meccanici, saldatori, falegnami.
• Città dei Ragazzi, “Pablo VI” - Postulantato per le Piccole Apostole della Redenzione - 18 aule scolastiche
con Kinder e Scuola Elementare e Internato per 120
ragazze.
• Scuola di Baccellierato, con Laboratori - Centro Medico - Convitto per 150 Ninos - Mensa per 500 fanciulli
indigenti.
• Villaggio “S. Rosa” (Cúcuta), - Scuola Elementare per
300 bambini.
• Parrocchia Nostra Signora Consolatrice del Carpinello
Accoglienza per le vecchiette povere
• Casa “Nostra Signora Consolatrice” - Dormitorio pubblico per gli anziani - Mensa per bambini poveri.
Settore Religioso
• Parrocchia “S. Maria Consolatrice” i Missionari assistono una popolazione di circa 20 mila anime.
Settore gioventù e anziani
Marigliano (NA)
• Istituto “Anselmi”- Libreria Editrice Redenzione (LER)
Visciano (NA)
• Casa degli Anziani “Villa del Carpine”
• Casa Soggiorno “Oasi di Maria”
Napoli
• Fondazione “Stefano Falco”
• Casa di Accoglienza per Immigrati e Barboni.
• Casa “Regina Mundi”, per ragazzi in difficoltà (Melito)
Settore Religioso
• Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione
• Congregazione delle Piccole Apostole della Redenzione
• Parrocchia S. Maria Assunta in Cielo - Visciano-NA
• Parrocchia S. Michele Arcangelo - Torre Annunziata-NA
• Parrocchia S. Cosma e Damiano - Carbonara-NA
• Parrocchia S. Nicola e Gregorio - Domicella-AV
• Parrocchia a Montu di Beccaria - Tortona (AL)
IN COLOMBIA
Case per l’Assistenza ai ragazzi e ai giovani
Medellin
• Casa S. Inés - accoglienza dei bambini dell’Asilo
• Casa S. Maria de Los Angeles - prima elementare
• Hogar del Nino - Itaqui - dalla II alla V elementare
Buenaventura
• Nuova Fondazione diretta dalle Piccole Apostole che
assistono 150 fanciulle tra le più povere - Mensa per
oltre 200 fanciulli.
Bogotà
• Hogar della Niña Vera Cruz - Nuova Casa per 150
fanciulle diretta dalle Piccole Apostole della Redenzione
• Istituto “S. Filippo” - Oratorio e Centro Formazione
Professionale per persone diversamente abili
Case di formazione
• Emmaus - Seminario di Teologia.
• Centro di Orientamento Vocazionale
• Casa “Sacro Cuore” - Noviziato
• Postulantato per gli studenti di Filosofia.
• Casa “Nazareth” - Noviziato delle suore
IN GUATEMALA
• Hogar del Niño - Kinder e Scuola Elementare per 160
fanciulli - Mensa per 300 bambini.
• Casa di Formazione Professionale “S. Giuseppe” - Seminario per i giovani da avviare al Sacerdozio religioso
e missionario.
• Scuole superiori professionalicon sei laboratori e mensa per i poveri.
IN EL SALVADOR
• Istituto S. Anna - Scuola Materna ed Elementare
- Centro di assistenza per i colpiti dal terremoto e
dalla guerriglia - Mensa per 100 fanciulli più poveri.
IN INDIA
• Noviziato “Our LadyPalai” - Kerala
• Casa di Mannakanad - per bambini poveri.
• Istituto S. Tommaso Apostolo per audiolessi
• Casa di Formazione per Aspiranti e Postulante
delle Piccole Apostole della Redenzione.
• “M. Anna Vitiello Home” - Eluru - Adhra Pradesh
• “Ft. Arturo D’Onofrio Home” Nimalgagiri
IN MESSICO
• Missione in Tlaxcala Apizaco (Puebla)
• Casa di Accoglienza per adolescenti in difficoltà
• Parrocchia Santa Maria - Huexoculco
IN PERU
• Parrocchia Nostra Signora Consolatrice del Carpinello, Tunal, Piura, diocesi di Chulucanas.
• a Salitral, aspirantato delle Piccole Apostole della
Redenzione
• A Chulucanas - Casa di riposo per anziani
IN COSTARICA
• Parrocchia “La Cruz” stato di Guanacaste.
La Santa Messa al Santuario
Giorni Festivi:
Giorni Prefestivi:
Giorni Feriali:
Adorazione:
NUMERI UTILI
www.c-mdr.org
Visita il sito: www.santuario.c-mdr.org
e avrai tutte le informazioni su questa
suntuosa Basilica in onore di
Maria SS. Consolatrice del Carpinello
Visciano-NA
PICCOLA OPERA DELLA REDENZIONE 80030 VISCIANO - C.C.P. 455808 - [email protected]
64
Scarica

Testimonianze varie - Missionari della Divina Redenzione