Rassegna Stampa
fonte: http://blog­micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/06/11/uaar­il­sesso­degli­angeli/ 11 giugno 2014 Il sesso degli angeli?
In questi giorni apprendiamo con stupore come l’educazione sessuale, “strumento per garantire la salute
fisica e psicologica della popolazione, ridurre le gravidanze precoci e contrastare la diffusione delle
malattie” (pruriginosissime finalità, non c’è che dire) sia insegnamento obbligatorio in gran parte
dell’Unione Europea. Con qualche eccezione: ovviamente, fra queste l’Italia; a farle compagnia Regno
Unito, Romania, Polonia, Cipro, Bulgaria e Lituania.
Senza entrare nei deprimenti dettagli (per il confronto con la casalinga arretratezza) di “come funziona” nei
paesi civili, va detto che qualche tentativo lo abbiamo fatto anche noi, tra decine di progetti legge naufragati
e mai discussi. Pensiamo a Lupo Alberto, il fumetto, che colpevole di aver tentato di collegare la
prevenzione dell’hiv all’uso del preservativo, come è arrivato nelle scuole (correva il 1991) così è stato
ritirato con ancor maggiore celerità. D’altronde erano gli stessi anni dell’”alone viola”, la pubblicità
progresso (?) che oltre a presentare i sieropositivi come simpatici untori ha anche rovinato per sempre una
gran bella canzone di Laurie Anderson.
E venti e passa anni dopo, stessa sorte per gli opuscoli Unar contro l’omofobia che poco son piaciuti a
Bagnasco, o per quelli emiliani sulle malattie a trasmissione sessuale che, distribuiti anche in un istituto
superiore, sono diventati nei titoli dei giornali “manuali per il sesso anale”.
Ma per carità, non si parli di sesso (omosessuale poi! Un’altra volta!) neanche di striscio in due righe di una
lettura per le vacanze: per quanto incassata la solidarietà del Ministro Giannini, il corpo insegnanti del liceo
Giulio Cesare di Roma è stato a lungo nell’occhio del ciclone e si è visto recapitare una denuncia in Procura
per “pubblicazioni di spettacoli osceni e di corruzione di minorenni”. Come se il passero di Catullo fosse
roba da educande.
D’altronde, che bisogno avremmo poi noi, di fare educazione sessuale?
Ci viene detto che basterebbe una sola, pregnante, risposta: la castità. Ma, a quanto pare, non ci riescono
molto bene nemmeno quelli che la consigliano.
Come se l’educazione sessuale, prima che fantomatiche orge, non riguardasse anche e soprattutto l’igiene e
la salute fisica. E mentale. Altresì detta consapevolezza e autodeterminazione.
Non sarà un caso se gli andrologi hanno lanciato disperate grida di allarme all’abolizione della leva
obbligatoria, l’unico esame nell’intera vita per la maggior parte degli uomini italiani (e a percentuali
altissime di reclute venivano diagnosticate serie patologie). Attualmente, meno del 20% dei “militi esenti”
ha mai effettuato una visita specialistica.
Neanche le donne, seppur più abituate giocoforza al ginecologo, se la passano meglio: si calcola che una
ragazza su due non utilizzi alcun contraccettivo durante la prima esperienza sessuale (ancora fondata la
credenza che sia impossibile rimanere incinte) e che una gravidanza su 5 sia indesiderata. Vinciamo però la
maglia nera d’europa nell’utilizzo di contraccettivi ormonali (con percentuali pari a quelle delle donne
irachene) e dei contraccettivi tout court.
Eppure i corsi di cui si parlava all’inizio (avviati in Pakistan, per dirne una), se obtorto collo in passato erano
finanziati dalle Asl, ora sono affidati ai privati e lasciati alla libera discrezionalità dei docenti. Che, col clima
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che tira, è pure comprensibile non abbiano tutta questa spinta ad offrirsi in pasto alle scontate critiche di
perversione dei costumi, fosse pure per l’introduzione alla storia dell’ape Maia.
Siamo un paese in cui viene volutamente fomentata l’ignoranza nella quale già sguazza, un paese in cui il
“sotto la cintola” è da tenere occultato, nascosto, ammantato da dannoso finto pudore. Un paese in cui non
si può abortire, ma dove non puoi nemmeno imparare a non arrivarci proprio, ad una gravidanza. Un paese
in cui si parla tanto di violenza sulle donne, ma non si insegna agli uomini cosa sia davvero la sessualità.
Dove certe cose non si dicono, ma se ne fanno di peggiori.
Come se (far finta di) ignorare una nostra espressione fondamentale, in tutti i sensi, di esseri umani possa
essere sul serio un buon piano. Come se fossero preferibili frustrazioni e patologie ad una matura e serena
consapevolezza. Come se la conoscenza e la comprensione di noi stessi, del nostro e dell’altrui corpo,
fossero un peccato. Oh, beh, in effetti per qualcuno lo è davvero, un peccato. E pure di quelli gravi.
Ma si sa, la malizia è negli occhi di chi guarda.
Adele Orioli, responsabile iniziative legali Uaar-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
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