ANNO 7
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NUMERO
ECCORECCO
69
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GENNAIO-FEBBRAIO 2016
E GOLFO PARADISO
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ALL’INTERNO
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DA QUEST’ANNO SARÀ BIMESTRALE CON PIÙ PAGINE
EccoRecco: rinnovamento
nel segno della continuità
Cari lettori,
sfogliando questo numero di EccoRecco potrete notare alcuni cambiamenti: il numero
delle pagine è aumentato; vengono pubblicati articoli un po’ più ampi; è dato un maggior
spazio agli altri comuni del Golfo Paradiso.
Dopo un “rodaggio” durato ben sette anni, in cui non è mai cambiata la formula editoriale, abbiamo creduto opportuno caratterizzare maggiormente il ruolo comprensoriale
della rivista, mirando anche ad un approfondimento delle notizie e dei temi trattati. Ferma restando, naturalmente, l’attenzione dovuta a Recco, nella sua qualità di polo baricentrico di quel Golfo Paradiso che, a nostro avviso, rappresenta non solo una riconosciuta unità paesaggistica ma anche una realtà territoriale omogenea per vocazione turistica e produttiva nonché per tradizioni storiche.
La nuova formula della rivista, che a fronte di un significativo aumento della foliazione uscirà 6 volte all’anno, dovrebbe altresì permettere uno sviluppo della presenza pubblicitaria, elemento indispensabile per garantire la continuità editoriale di EccoRecco.
Ci auguriamo che anche in questa veste rinnovata, i lettori continueranno ad apprezzare la rivista, spronandoci così ad un maggior impegno per offrire un prodotto sempre
più interessante e di piacevole lettura.
GIUSEPPE ROSASCO DIRETTORE RESPONSABILE
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sono disponibili gratuitamente presso
la redazione (piazzale Europa 30, Recco) fino a esaurimento.
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ECCORECCO
E GOLFO PARADISO
DIRETTORE RESPONSABILE: Giuseppe Rosasco
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REDAZIONE Piazzale Europa 30 - 16036 Recco (Ge)
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STAMPA
Tipolitografia Me.Ca. Recco (Ge)
Autorizzazione del Tribunale di Genova
n. 69 del 21.11.1990
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Foto di Stefano Podestà
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2 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
RIFLESSIONI SUPERARE LE VECCHIE RIVALITÀ TRA I COMUNI DEL COMPRENSORIO È UN SEGNALE FORTE
De ça e de là de l’ægua
RAIMONDO SIROTTI PITTORE, SINDACO EMERITO DI BOGLIASCO • L’umanità è oggi attraversata da una tempesta in cui la violenza
più cruda è figlia delle più insensate divisioni, e ancor più insensato è lo sfociare in
manifestazioni crudeli e aberranti.
Questa mia allarmata premessa è inevitabilmente dovuta ad una riflessione che mi
viene di fare di fronte a un mondo che pensa all’idiozia delle guerre e delle violenza.
Da tutto questo ci si difende necessariamente con mezzi che possono diventare fughe entro nicchie di isolamento personale
che nulla producono ma, se gestite bene,
possono trasformarsi in piccole aperture verso gli altri.
Ecco perché penso che il contatto sempre
più stretto fra piccole realtà, come possono
essere i Comuni, produce positive e interessanti prospettive per il futuro.
Il Golfo Paradiso,
elemento di coesione
L’ex sindaco di Bogliasco Raimondo Sirotti.
Sotto, una vista del Golfo Paradiso dalle alture di Sori.
L’ipotesi, peraltro parzialmente già in atto,
di creare coesione fra i Comuni del “Paradiso” deve essere vista non come un rifugio,
ma come un segnale forte, un paradigma per
il superamento di vecchie divisioni che, oltre a tutte le considerazioni morali, produrranno miglioramenti notevoli nei servizi ai cittadini e sensibili vantaggi economici e gestionali.
Per chi, come me, è molto avanti negli
anni, una possibile e probabile aggregazione dei Comuni del “Paradiso“ appare quasi
come un sogno, questo per chi ha vissuto incredibili rivalità, anche in piccoli territori.
Penso al noto: “de ça e de là de l’ægua”, dove
appunto il “di qua e di là dell’acqua” stabiliva precisi confini territoriali che spesso significavano rivalità insormontabili, solo tracciati dal percorso do un piccolo torrente.
Oggi guardo ammirato, in un mondo sempre più diviso, a piccole realtà che uniscono, il “Paradiso” appunto.
------------------------------------------------------I NUMERI
Avegno > superficie: 11,03 kmq
abitanti: 2.552 (231,4/kmq)
Bogliasco > superficie: 4,36 kmq
abitanti: 4.477 (1.026,8/kmq)
Camogli > superficie: 9,88 kmq
abitanti: 5.432 (549,8/kmq)
Pieve Ligure > superficie: 3,43 kmq
abitanti: 2.551 (743,7/kmq)
Recco > superficie: 9,67 kmq
abitanti: 9.884 (1.022,1/kmq)
Sori > superficie: 13,13 kmq
abitanti: 4.297 (327,3/kmq)
Uscio > superficie: 9,64 kmq
abitanti: 2.381 (247,0/kmq)
-------------------------------------------------------
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 3
MICHAIL ANDREEVIC OSORGIN:
Sori nel cuore
Assieme ad altri fuoriusciti
russi soggiornò nel paese
tra il 1906 e il 1908
GIUSEPPE ROSASCO • Si troverà mai un minuzioso e attento biografo che esamini il periodo trascorso a Sori da molta gente più o
meno importante, che ha avuto un ruolo in
entrambe le rivoluzioni russe? È assai improbabile. I nomi della maggior parte di essi
sono già dimenticati, e del loro lavoro si è
smarrito anche il ricordo. E invece un tempo
il paesino di Sori è stato un rifugio notevole
di “sognatori insensati” e non piaceva affatto ai governanti della Russia di allora. La nostra comunità durò due anni, poi si sciolse,
sparpagliandosi in parte sulla Riviera.
Così scriveva negli anni trenta del secolo scorso Michail Andreevic Osorgin (ma il
suo vero cognome era Il’in), avvocato, romanziere e giornalista russo nato nel 1878
a Perm’ e morto a Chabris, in Francia, nel
1942. Nonostante il suo pessimismo, gli
studiosi di quel periodo non sono mancati:
per restare in Italia occorre citare perlomeno Anastasia Becca Pasquinelli e Angelo
Tamborra. Grazie alle loro ricerche è oggi
possibile ricostruire quelle lontane vicende.
Tuttavia di fronte al suo nome, viene spontaneo a chi legge parafrasare la famosa battuta di don Abbondio: “Osorgin! chi era costui?”. Eppure questo “nordico, biondo,
panteista, anarchico e vecchio credente”, come lo scrittore amava autodescriversi, è
stato non solo uno degli intellettuali più significativi della Russia rivoluzionaria ma
anche un autore di successo (il suo romanzo Un vicolo di Mosca, conobbe un ampio
successo nell’edizione americana del 1930)
e un importante “mediatore culturale”, co-
Foto attuale dell’ex “Villa Maria” in località “Contra”. A fronte, una foto tratta da “Sori tant’anni fa” (di Carlo Casaleggio ).
me si direbbe oggi, tra Italia e Russia (tra
l’altro ebbe un ruolo non secondario nel
confronto a distanza tra i futuristi F.T. Marinetti e V.V. Majakovskij). Un personaggio
a tutto tondo che ha inevitabilmente intrecciato la sua storia politica e intellettuale
con le stesse vicende personali: incarcerato
sotto il regime zarista (per sei mesi, dal dicembre 1905), e subito dopo esule sino al
1916, rientrato in Russia conosce il confino
da parte del potere sovietico nel 1921 per
poi imboccare definitivamente la via dell’esilio. Costretto a reinventarsi continuamente un futuro, cambia residenza innumerevoli volte (da Mosca ad Helsinki, da
Sori a Cavi di Lavagna, da Roma a Berlino,
da Parigi a Chabris), non disdegnando di
percorre in lungo e in largo i Balcani come
corrispondente del periodico “Russkie vedomosti” (Bollettino russo). Un’irrequietezza
che non risparmia la vista sentimentale, con
due matrimoni finiti in divorzio e un terzo
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4 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
La ragione più immediatamente percepibile di questo turbinio esistenziale la si
può identificare, come confessa lo stesso
Osorgin, nell’aver avuto un ruolo in “entrambe le rivoluzioni russe”. Frase, a dire il
Michail Andreevic Osorgin.
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vero, che potrebbe lasciare un po’ perplessi, perché in Russia le rivoluzioni furono tre.
La prima, quella del 1905, portò alla concessione di un effimero regime parlamentare
da parte dello zar Nicola II; la seconda, del
febbraio 1917, provocò la caduta del regime
zarista e la terza, quella famosa di ottobre
1917, condusse al potere i bolscevichi. Ma
Osorgin, quasi certamente, si riferisce alle
prime due, perché tornato in Russia dall’Italia nel 1916, sempre come inviato di
“Russkie velomosti”, accoglie con entusiasmo la rivoluzione del febbraio 1917 salvo
poi rimanere deluso dalla piega presa dagli
avvenimenti, con la soppressione della libertà da parte dei bolscevichi. Inevitabile,
a questo punto, nonostante più di un tentativo di collaborazione con il nuovo regime, la sua espulsione dall’amata Russia, che
gli verrà comminata, assieme a numerosi altri intellettuali, il 13 settembre 1922, anche
se, curiosamente, Osorgin conserverà la cittadinanza sovietica sino al 1937.
Il populismo: tra socialismo
e tradizione
A ben vedere però il filo conduttore di
questa movimentata esistenza va cercato nel
profondo dei suoi sentimenti, dove le stesse convinzioni politiche appaiono per così
dire plasmate dall’amore viscerale per la sua
terra, la sua gente, le sue tradizioni. Russo
fino al midollo, Osorgin non coltivò mai i
risentimenti dell’esule, sapendo ben distinguere il popolo dalle istituzioni. Per questo fu convinto “populista”, ma nell’accezione russa di questo termine, che si identifica in un movimento sorto nella seconda
metà dell’ottocento, distinto dal socialismo
europeo e dal settarismo di matrice anar-
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chica. Una proposta politica imperniata sull’esaltazione del popolo, considerato nell’innata capacità di metabolizzare il flusso
della storia, in una dimensione che univa
idealmente la collettività dei cittadini e la collettività dei produttori. Un difficile esercizio
di equilibrio politico, che però traeva forza
e suggestione dalla lotta contro l’autocrazia
imperiale e dal desiderio di emancipazione
delle masse contadine, anche se la visione
politica in questo campo non era del tutto
estranea all’esperienza zarista dei “mir” (comunità contadine) e degli “artel” (associazione temporanea di operai e artigiani), in
un filone del resto che sarà poi ricalcato dal
potere sovietico con la creazione dei “kolkhoz” in nome del “naturale spirito socialista del popolo russo”.
Ma non c’è da stupirsi di questi apparenti paradossi, perché, come osservava
August von Haxthausen al ritorno di un
lungo viaggio in Russia nel 1843-1844,
“quando noi europei occidentali tentiamo
di rendere nel nostro linguaggio le caratteristiche di una nazione completamente diversa...le concezioni e i punti di vista che
derivano dalla nostra educazione agiscono
da ostacoli. Certo noi possiamo cogliere in
queste culture straniere i comuni elementi
umani. Ma questo è inadeguato ad una
esauriente descrizione.”
Ho affittato una villa a Sori,
venite…
Eppure proprio questa diversità (e originalità) di pensiero può servire a spiegare l’attaccamento di Osorgin e del suo gruppo a Sori, borgo affacciato sul mare che viene subito percepito come un approdo felice, un’isola di pace lontana dagli affanni
della frenetica quotidianità, dove approfondire lo studio del populismo anche nelle sue pieghe squisitamente applicative.
La vicenda è di per sé semplice. Un esule russo già in Italia, invita Osorgin a lasciare
Helsinki, dove si era rifugiato nel 1905, per
stabilirsi insieme ad altri “sognatori insensati” come lui, proprio a Sori. “Ho affittato una villa, venite...” E mai viaggio fu
più gradito, sino “al tuffo nel Paese del sole
e dell’uva: eccola Villa Maria”. Il gruppo, si
trova subito a suo agio. “Ricordo quella vecchia villa un po’ scomoda – scriverà Osorgin – l’enorme giardino degradante a terrazze… Un piccolo padiglione era stato trasformato in studio di statistica... Scrivevamo libri in comune, insieme li redigevamo:
in Russia si stampavano e, di solito, si confiscavano. Non erano libri di propaganda,
ma libri seri di economia contadina, di teoria del populismo; ci si lavorava molto…
Dapprima, per un breve periodo, ci abitammo in cinque, poi la nostra comunità crebbe, si affittarono altre stanze in case vicine,
si arrivò sino a venti e più persone. Contando poi quelli che vi giungevano per brevi soggiorno, arrivarono sino ad un centinaio i vecchi rivoluzionari che conobbero il conforto accogliente e l’ozioso affaccendarsi della Villa
Maria, nel paesino di Sori,vicino a Genova”.
Da queste parole balza evidente la nostalgia per il buen retiro di Sori, dove Osorgin soggiorna dal dicembre del 1906 sino al
luglio del 1907. In seguito si reca a Parigi,
dove inizia a collaborare con il giornale
“Rul’”, per poi tornare a Sori nei primi mesi
del 1908. Nell’estate di quello stesso anno la
comunità si scioglie e Osorgin si trasferisce
dapprima a Cavi di Lavagna poi a Roma. Ma
Sori e Villa Maria gli resteranno sempre nel
cuore, forse al pari dell’amata Russia.
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BOGLIASCO CROLLATI DIVERSI METRI QUADRI DI INTONACO CON IL DIPINTO DI OLDOINO MULTEDO
C’era una volta... affrescata
PIER LUIGI GARDELLA • Dal 1403 opera
ininterrottamente a Bogliasco la Confraternita
di S. Chiara che ha sede nell’omonimo Oratorio posto in una panoramica posizione di
fronte al mar Ligure.
Ma è stato proprio il mar Ligure, o meglio
il fortissimo vento che tra l’11 e il 12 gennaio ha sferzato la riviera di Levante, a causare un immenso danno alla struttura dell’edificio, provocando il parziale crollo della volta interna affrescata. Centinaia di chili di intonaco anche in pezzi molto grandi
sono rovinati nel vano della chiesa distruggendo sedie e stendendo uno spesso strato di
polvere da ogni parte. L’intonaco era affrescato con dipinti di Oldoino Multedo, noto pittore ottocentesco ligure, che li aveva eseguiti
tra il 1883 e il 1884. Il quadro d’affresco maggiormente danneggiato raffigurava l’episodio
della cacciata dei Saraceni da Assisi, che al
soldo di Federico II cercavano di conquistare la città. Secondo le cronache, Santa Chiara si affacciò con l’Ostensorio dalla porta del
Convento di San Damiano e la visione del SS.
Sacramento avrebbe messo in fuga i soldati. Come si può vedere dalla foto la figura della Santa è rimasta integra, mentre sono
completamente scomparsi gli assalitori. Fortunatamente, a parte uno spesso strato di polvere, non hanno subito danni i Crocifissi processionali e i fanali, opere quest’ultimi di artigiani ottocenteschi della Riviera.
Al di là di tutto questo resta il fatto che fortunatamente il crollo si sia verificato nella notte tra il lunedì e il martedì: poche ore prima,
alla Messa domenicale delle 10, in Oratorio
c’erano almeno un centinaio di fedeli. Non
osiamo immaginare cosa poteva succedere.
Osservando il disastro ci sono venute in
mente le parole che proprio poche sere fa, in
una trasmissione televisiva, diceva Mons. Granara, Rettore del Santuario della Madonna
della Guardia sul monte Figogna. Egli, camminando all’interno del santuario, osservava come quei muri, quelle pietre, quelle lastre di marmo, fossero pregne del sudore, delle fatiche e del denaro dei nostri antenati. Così
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Le immagini del crollo e i danni subiti dall’oratorio.
si può dire per le tutte nostre chiese, e in particolare, ora, per l’oratorio di Bogliasco:
quando quattrocento anni fa i nostri vecchi
lo costruirono, non avevano i supporti di Enti
pubblici, di “sponsor” privati, di banche. Ogni
mattone, ogni pietra era stata posta con il loro
sacrificio, il loro lavoro. Quei pezzi d’intonaco
che sono caduti ci parlano ancora di loro ed
è, da questo esempio lasciatoci da chi ci ha
preceduto, che sta partendo un grosso moto
di solidarietà da parte della popolazione di Bogliasco. Certamente, occorrerà soprattutto
l’aiuto di quegli Enti che sono preposti alla
conservazione del nostro patrimonio culturale, ma sarà senz’altro significativo l’aiuto
che verrà dalla gente, da chi questo oratorio
lo considerava anche un poco suo.
Dopo la visita prontamente effettuata dai
funzionari della Soprintendenza, si procederà
ad una valutazione strumentale della staticità
della volta rimasta, allo sgombero dei detriti con in ricupero dei frammenti e quindi alla
messa in sicurezza dell’edificio, onde poterne garantire l’uso per i fini liturgici in tempi
ragionevoli. Infatti, solo la possibilità di poter continuare ad essere un importante punto d’incontro per i fedeli in occasione della
Messa domenicale, potrà consentire una
continuità di vita all’oratorio e alla Confraternita che lo gestisce. Quindi, con l’aiuto di
tutti, si potrà dar corso ai successivi lavori di
restauro e ricupero pittorico della volta.
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
SECONDO L’ARDICIOCCA, NEL 1995 IL 95% DEI RESIDENTI ERA NATO TRA RECCO, GENOVA E LA LIGURIA
Ma quanti sono i ‘recchelini’ veraci
nella cittadina del secondo millennio?
SANDRO PELLEGRINI • Per farla breve, chi
oggi si facesse la medesima domanda che si
fecero i “Condottieri” dell’Ardiciocca appena
rinata negli anni attorno al 1995 per sapere
quanti erano i recchelini veraci di quegli anni
forse non saprebbe rispondere su quanti sono
i recchesi completamente integrati nella Comunità ligure-genovese di cui fanno parte.
Oppure risponderebbe giustamente, e con
buona ragione, che recchelino o recchese che
dir si voglia è qualunque cittadino iscritto nelle liste anagrafiche del Comune di Recco,
ovunque nato e da qualunque altro angolo
d’Italia proveniente. Sarebbe una giusta risposta. Ma i criteri adottati negli ultimi
anno del secolo scorso per cercare di individuare i discendenti delle famiglie più antiche,
di quelle che abitavano la Recco di prima dell’ultima Guerra Mondiale avevano la propria
logica che par giusto ricordare e riproporre
se si volesse rifare dopo vent’anni una verifica sulla composizione della popolazione cittadina e sul tasso di genovesità che essa racchiude. I dati raccolti dall’Ardiciocca su un
campione di circa 150 giovani avevano dato
questi risultati: il 91% di loro parlava abitualmente a casa in italiano ed il 9% usava
altri dialetti italiani. Il 70% di loro comprendeva la parlata locale e il residuo 30%
non ne intendeva il senso. In quell’occasione era emerso che attorno al 95% li loro era
nata tra Recco, Genova e la Liguria. Varrebbe la pena intraprendere una nuova inchiesta per poter fare dei riscontri arricchendola di nuovi dati: viaggi famigliari, cucina e ricette famigliari, sport praticato, proiezione sul
mondo del lavoro e sugli interessi di vita. Tenendo conto di questi preliminari sarebbe interessante riprendere in mano, dopo oltre vent’anni, l’iniziativa dell’Ardiciocca tenendo presenti le linee direttrici lungo le quali si erano mossi i vecchi ardiciocchini. Chiedere la
collaborazione delle Scuole Elementari (o di
qualsiasi altra Scuola locale, Media o Liceo
che sia) e dei loro scolari e/o studenti e delle rispettive famiglie per completare una scheda in cui evidenziare il luogo di nascita del
giovane, quello di entrambi i genitori e possibilmente quello dei quattro nonni. Chiedere
l’uso della lingua parlata in casa: italiano, dialetto genovese, dialetto di altre regioni italiane,
lingua estera. Da aggiungere la comprensione del dialetto o lingua ligure parlato a Rec-
Recco, il mercatino sotto l’arcata ferroviaria.
co e dintorni e l’uso di tale idioma nei rapporti con i coetanei fuori da scuola. Come si
vede, si tratta di pochi dati che si possono raccogliere facilmente e quindi elaborare con
l’ausilio di un banale computer.
Il carattere ligure della vecchia Recco, analogo a quello di altri centri della Riviera di Levante vicini al capoluogo regionale con cui
hanno condiviso lunghi secoli di una storia
comune, una medesima lingua, usi e costumi pressoché identici, ha sopportato un
duro colpo con la tragedia dell’ultima Guerra Mondiale. Dopo il conflitto, nell’epopea della ricostruzione, molte famiglie originarie non
rientrarono poù in un luogo trasformato in un
ammasso di macerie e si fermarono a Genova ed in altre località vicine dov’erano sfollati. In compenso arrivarono a Recco altre famiglie, prime delle quali quelle dei profughi
giuliano-dalmati che avevano dovuto abbandonare le loro terre cedute alla Jugoslavia dal Trattato di Pace del 1947, seguite dalle famiglie di quanti avevano lavorato nei cantieri della ricostruzione cittadina, in quello ferroviario ed in quello dell’autostrada ed anche
in quelli edilizi che consentirono alla nuova
Recco di raddoppiare il numero degli abitanti.
Un bell’incontro di genti diverse che trovarono a Recco la loro dimora e che in breve si
acclimatarono in riva al mare trasformando
i propri figli in recchelini di seconda e poi di
terza generazione che assorbirono quasi
completamente la recchelinità di impronta ligure e genovese che avevano trovato nel luogo in cui i erano installate le loro famiglie. Le
mutazioni del tessuto umano dei nostri cittadini hanno avuto un nuovo impulso già da
alcuni anni a causa della crisi e delle scarse
possibilità per i giovani di trovare un lavoro
non solo a Recco e nelle vicinanze, ma neppure a Genova, a Savona o a La Spezia i cui
tessuti industriali si sono inariditi in maniera preoccupante provocando una caduta di
molte altre attività che gravitavano attorno ad
esse. e da esse dipendenvano. Negli ultimi
dieci anni ci sono state uscite preoccupanti
di giovani recchesi, al ritmo di oltre 200 unità all’anno. Anche i rimpiazzi di popolazione anziana proveniente da Genova e dalle regioni circonvicine sono calati, per cui da diversi anni la popolazione di Recco registra una
lenta e costante contrazione.
Una nuova inchiesta fra i giovani che frequentano le Scuole cittadine potrebbe consentire di valutare il grado di inserimento nella Recco di oggi che continua ad essere un
simpatico angoletto della Liguria. Con un
poco di buona volontà ci si può riuscire.
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ECCORECCO E GOLFO PARADISO
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dai 6 anni in su
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I piatti cucinati dai bambini
verranno assaggiati
da una giuria di esperti
17 febbraio
crostata
con marmellata
9 marzo
polpettonno
13 aprile
panini con cubetti
di cotto e formaggio
18 maggio
baci di dama
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 7
Una figura che deve essere
un po’ artigiano, un po’ storico
e un po’ psicologo
ROMINA POZZO • Per spiegare chi è e che
cosa fa un organaro occorre qualche cenno
storico.
Il mestiere dell’organaro risale a tempi antichissimi e precisamente al III secolo a.C.,
quando Ctesibio d’Alessandria costruisce il
primo organo chiamato Hydraulos, nel quale l’aria era accumulata e distribuita mediante
un sistema idraulico. Inizialmente l’organo
viene usato per allietare banchetti ed accompagnare danze, quindi esclusivamente per
eventi profani. Solo verso la fine del 900 d.C.
le autorità ecclesiastiche decidono di adottarlo
durante le celebrazioni liturgiche, con il
conseguente aumento di lavoro per gli organari dell’epoca. Con il passare dei secoli l’organo e il mestiere dell’organaro hanno subito evoluzioni e cambiamenti legati ai vari periodi storici e alle esigenze artistiche.
Quello dell’organaro, come molti mestieri antichi, è stato tramandato di generazione
in generazione, grazie agli insegnamenti degli anziani e la formazione dei giovani apprendisti.
Negli ultimi anni anche Dino Repetto, recchelino doc e appassionato di musica, si è avvicinato all’affascinante mondo del restauro
di organi antichi e ne ha fatto il proprio mestiere.
«L’interesse per la musica – racconta – è
nato con me: già da bambino ero attratto dal
pianoforte che avevamo a casa e senza saper
8 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
DINO REPETTO:
Il mio lavoro di o
leggere lo spartito provavo a suonare con buoni risultati.»
Gli esordi del nostro organaro sono quindi da autodidatta e comunque piuttosto promettenti, tanto che all’età di 16 anni comincia a suonare l’organo presso il Santuario del
Santissimo Crocifisso a Recco. Presa coscienza delle proprie capacità, Dino decide di
studiare musica per approfondire le sue conoscenze e allo stesso tempo collabora,
come organista, con la corale della parrocchia
di Recco. La curiosità verso l’organo a canne è sempre più insistente e lo porta non solo
a perfezionare le sue abilità di musicista ma
soprattutto a capire il funzionamento dello
strumento.
Nel 2006 si avvicina al signor Angelo Rosaguta, di professione organaro, che lo accoglie nel suo laboratorio e gli insegna tutti
i segreti del mestiere, anche con la speranza
che Dino possa mantenere viva la tradizione. Si può dire quindi che Dino ha svolto il
suo periodo di “apprendista” sotto la guida
di Rosaguta, che gli ha trasmesso la sua immensa passione per il restauro degli organi,
lasciandogli in eredità uno dei mestieri più antichi ancora esistenti. Dino, seguendo il lavoro
del suo maestro, rimane affascinato dalla
meccanica dello strumento e comincia a capire il funzionamento di quelle tastiere che
da sempre suona.
«Ho toccato con mano i meccanismi grazie ai quali l’organo prende vita e pian piano ho capito quanto lavoro è necessario per
il corretto funzionamento di uno strumento
così complesso e così delicato.»
Pochi anni dopo il signor Angelo muore e
Dino decide di proseguire l’attività, cominciando a farsi carico dei lavori che il suo maestro purtroppo aveva lasciato in sospeso. A
questo punto si sente in dovere di mettersi a
studiare sul serio per essere all’altezza dell’incarico e poter certificare gli interventi sugli strumenti.
Nel 2010 Dino viene a sapere di un corso
di “Tecnico del restauro di beni artistici e culturali” organizzato dalla Regione Lombardia.
Così si reca a Crema per il colloquio e ottiene l’inserimento. Scopo del corso è di formare
il professionista fornendogli la competenza
e le conoscenze teoriche e tecniche necessarie
a confrontarsi con le utenze e le Sovrintendenze che richiedono l’intervento.
La ricostruzione di una canna in legno.
A sinistra: l’organo di Santa Maria in Massarella.
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
Sopra: Dino impegnato a riparare una canna in metallo
e il pezzo finito.
A destra: il restauro quasi completato dell’organo positivo.
organaro
Inizia così la tarda avventura universitaria del futuro organaro Dino Repetto, che
dopo tre anni di studi discute la sua tesi di
laurea su “L’organo della chiesa Santa Maria
in Massarella (Firenze): schedatura e restauro”, pubblicata dalla stessa scuola. La tesi
tratta della schedatura tecnico-storica e del restauro compiuto da Dino, insieme ad un organaro toscano, presso il quale ha effettuato alcuni mesi di stage, raccogliendo notizie
storiche sullo strumento e sul costruttore e
descrivendo le operazioni tecniche di restauro
Finalmente Dino è pronto per cominciare a lavorare… ma com’è il lavoro dell’organaro?
«Anzi tutto occorre precisare che molti degli organi italiani presenti nelle chiese sono
“organi meccanici”, appartenenti ad epoche
che spaziano dalla fine del secolo XVII all’inizio del 1900, quindi molto antichi. In diverse chiese però, per varie ragioni, lo strumento storico è stato sostituito negli anni da
organi più moderni: pneumatici, elettropneumatici o a controllo completamente
elettrico.»
Quando si richiede l’intervento dell’organaro? «In alcuni casi il tecnico viene chiamato
quando ormai lo strumento è ridotto in
condizioni disastrose e non suona più, altre
volte l’organo ha solo bisogno di un intervento di mantenimento».
Il professionista si reca sul posto per un
sopraluogo, in modo da capire il tipo di operazione da eseguire. In caso di restauro completo è necessario presentare un progetto di
restauro e la richiesta di autorizzazione
della Curia e della Sovrintendenza ai beni artistici e culturali del territorio. In caso di interventi meno radicali, l’organaro fa una relazione sulla condizione dello strumento spe-
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
cificando i provvedimenti necessari. E se lo
strumento ha bisogno di un restauro totale,
di norma è utile smontare le parti e portarle in laboratorio per ripristinarle; in altri altri casi l’organaro lavora sul posto. Come è
facile immaginare, il lavoro di restauro è di
norma piuttosto lungo e laborioso e spesso
può durare anche alcuni mesi.
Durante il suo lavoro, Dino deve seguire
particolari metodologie che gli consentano di
ricondurre l’organo alla sua originalità, considerando che nei secoli lo strumento può essere stato maneggiato e talvolta “manomesso” da altri professionisti. Questo aspetto è importantissimo e fa parte dei rilievi storici. È necessario studiare con attenzione lo
strumento, per saper riconoscere le sovrapposizioni storiche e relazionarle attraverso testimonianze che si trovano all’interno dello
strumento ma anche consultando gli archivi delle chiese.
«All’interno dello strumento – spiega
Dino – capita di trovare firme e scritte, lasciate
dagli artigiani dell’epoca, non sempre organari professionisti, riferite a riparazioni o promemoria che sono utilissimi per capire cosa
è stato modificato. Oggi qualsiasi intervento
di restauro che comporti ricostruzioni anche
minime, deve essere leggibile e reversibile nel
rispetto della storicità dello strumento. A questo proposito l’organaro, quando compie riparazioni, è obbligato ad utilizzare tecniche
e materiali adeguati alla filologia del restauro, ad esempio speciali collanti naturali che
permettono il distacco delle parti che vanno ripristinate o sostituite, come le guarniture
in pelle di molte parti dell’organo».
Un buon organaro deve saper fare diversi mestieri: il falegname, il fabbro, l’elettricista
e deve essere anche un po’ psicologo! Tutto
ciò non deve stupire, in
quanto l’organo è formato
da varie parti costituite da
materiali differenti. Quindi
Dino, quando lavora su
uno strumento, deve essere in grado di scegliere il legno adatto per ricostruire
parti deteriorate, ad esempio nei comandi dei registri, nelle canne in legno o
nelle pedaliere; capire in
che lega sono le canne in
metallo da riparare; districarsi tra fili e congegni
elettrici (quando l’organo è
moderno); poi deve anche
“entrare nella testa” di chi
ha costruito lo strumento
per immaginare e capire il
modo con cui il costruttore ha progettato e realizzato lo strumento… in pratica si può affermare che
non esistono due organi
uguali fra loro, neppure se
dello stesso autore.
Un’altra caratteristica
fondamentale di questa professione è l’ingegno richiesto per creare alcuni “ferri del
mestiere” che in commercio non si trovano.
«A volte devo inventare degli attrezzi che mi
consentano di lavorare agevolmente senza
causare danni alle parti trattate; ad esempio, da normali coltelli da cucina e spatole
da gessista ho ricavato utensili per accordare le canne.»
Questo mestiere quindi è alquanto dinamico e Dino non si annoia mai: «La parte più
interessante di un restauro è sicuramente
quella storica, che ti permette di fare una passeggiata nel tempi passati, ti porta a consultare gli archivi delle chiese, cercare testimonianze, episodi, aneddoti, notizie che riconducano allo strumento. La parte più divertente
e appagante invece è riuscire a fare suonare
nuovamente uno strumento anche quando
sembrava irrimediabilmente rovinato e che,
ricostruito pezzo dopo pezzo, torna a rivivere.
Poi è importante però che un organo sia suonato spesso, solo così tutte le sue parti si mantengono in salute.»
Attualmente Repetto sta ultimando il restauro di uno strumento molto antico, un “organo positivo” risalente alla fine del ’700, di
proprietà di un direttore di conservatorio.
Questo tipo di strumento era molto comune
all’epoca e veniva spesso usato nelle processioni per le sue dimensioni contenute. L’organo veniva smontato in due parti, trasportato a destinazione e rimontato per l’utilizzo. L’organo aveva bisogno di un restauro totale, di conseguenza Dino ha portato lo strumento nel suo laboratorio ad Avegno.
«Per quanto piccolo, questo è lo strumento
più antico sul quale ho lavorato e c’è stato
molto da fare per poterlo riportare all’antico
splendore.»
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 9
ARTE UN PUNTO DI RIFERIMENTO DEL SETTORTE, DIRETTO DALLO STORICO DELL’ARTE FRANCO DIOLI
A Recco l’Istituto Documentazione
Arte Ligure di Ottocento e Novecento
ANDREA REVELLO • A Recco IDAL800900, Istituto per la Documentazione dell’Arte Ligure dell’Ottocento e Novecento, diretto dallo storico dell’arte e saggista Franco Dioli, specialista della pittura
ligure e art advisor.
IDAL collabora con l’Archivio Liguria Pittori tra ’800 e ’900 e il
Comitato esperti pittori liguri tra Ottocento e Novecento®.
Nello studio di Via Cavour 11 di Recco, in un ambiente confortevole e nella massima riservatezza, si possono chiedere informazioni
su oggetti di antiquariato, prevalentemente dipinti di tutte le epoche.
L’attività prevalente consiste nella consulenza per la compravendita
di quadri di autori storicizzati che quindi rappresentino un investimento economico e nello stesso tempo il piacere di possedere e godere di un’opera d’arte.
Per i primi incontri IDAL800900 fornirà gratuitamente la consulenza, solo in seguito, in caso di richieste di certificazioni di autenticità, archiviazioni, consulenze per la vendita verrà concordato un
compenso per il servizio professionale svolto.
IDAL si occupa anche di: inventari di Collezioni d’Arte e Arredi; stime per divisioni ereditarie; assistenza per vendita (infatti, dopo
esserti accertato dell’autenticità e del valore di mercato del tuo dipinto, se hai intenzione di venderlo IDAL ti procurerà il collezionista
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prezzo attuale di mercato); catalogazioni e stime assicurazioni; ricerca dell’autore e indicazione del valore di mercato; perizie di opere d’arte con supporto fotografico (anche eseguite da più
esperti); perizie filateliche e numismatiche.
Da oltre vent’anni l’Archivio Liguria.Pittori liguri tra ’800 e ’900 a cura del
dottor Franco Dioli si pone di catalogare
la produzione d’arte ligure a cavallo tra
i due secoli appena trascorsi.
Il prestigio conquistato nell’ambito
degli studi è testimoniato dai numerosi e importanti eventi realizzati, frutto
di specifiche competenze e di una qualificata struttura scientifica supportata da IDAL800900 Istituto Documentazione Arte Ligure e il Comitato Esperti Pittori Liguri ’800
e ’900®.
Lo scopo è soprattutto finalizzato all’individuazione di opere inedite, che possano poi essere classificate e contemporaneamente in-
2012: Franco Dioli presenta un catalogo d’arte a Papa Ratzinger. Sotto, nello studio.
teragire con collezionisti o eredi dei pittori al fine di creare una banca dati sempre più ricca e aggiornata prefiggendosi così di studiare, promuovere, tutelare e valorizzare il patrimonio storico dell’arte ligure del XIX e XX secolo e lasciare documentazione di questo
eccezionale periodo d’arte alle future generazioni.
L’archiviazione dell’opera permetterà in caso di furto di bloccare tempestivamente la commercializzazione del
dipinto poiché l’immagine schedata verrà fatta pervenire immediatamente alla
Sezione elaborazione dati del Comando
Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
di Roma. che opera con ottimi risultati
su tutto il territorio nazionale.
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molto rappresentativa dell’artista oltre a
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10 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
MALTEMPO UN EVENTO DRAMMATICO A RECCO CHE FORTUNATAMENTE FECE SOLO DANNI MATERIALI
1961: un sabato di paura
LUCIO NARDI • Sabato 28 ottobre 1961 è una
data indimenticabile per me e per molti recchelini che possono dire «io c’ero». L’articolo apparso su EccoRecco dello scorso novembre, “Momenti di paura in copertina”, e
la e-mail di dicembre “Quella spensierata classe 1955” mi hanno fatto tornare alla mente
quel tragico giorno dell’alluvione che sconvolse la città.
Sono passati più di cinquant’anni, ma ricordo quella mattina in cui io scolaro della
prima elementare fui coinvolto, assieme ai
miei compagni, a quello che ritengo l’evento più drammatico di Recco dopo i bombardamenti dell’ultima guerra. Dopo ore di copiose precipitazioni le acque del torrente Recco strariparono all’altezza del ponte della
Chiesa del Suffragio allagando la zona degli
“orti”, la nostra scuola e tutto il centro di Recco. Fu una sciagura per la città.
Per fortuna non fece vittime ma i danni furono enormi in quanto acqua e fango, per alcune ore, sommersero le strade e le piazze del
centro. La nostra classe era posizionata al primo piano, sopra l’“Avviamento Professionale Marinaro”, posto nella parte bassa del plesso scolastico, dove avvenne lo sfondamento
delle acque alluvionali. Onestamente non ricordo i tremolii della struttura e i colpi d’ariete dovuti all’acqua citati nell’articolo del Corriere della Sera. Ma ho ben presente il trambusto, la confusione e l’agitazione che c’erano in quei momenti. Dovevamo essere evacuati velocemente e portati in luogo sicuro.
L’acqua aveva invaso il piano terra. Momenti di terrore soprattutto per il personale
scolastico che ci aveva in consegna ed era responsabile della nostra incolumità. Noi ragazzini non ci rendevamo conto di cosa stesse esattamente succedendo perché la professionalità, il sangue freddo e il buon senso della nostra maestra la signora Luisa Celle Morelli, del bidello Giovanni Badaracco,
della bidella Rina Roggero, del direttore didattico Giovanni Marini e di tutti gli altri insegnanti: Asplanato, Bressan, Ferrari, Ferri-
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
La scuola elementare e la zona prospiciente, ancora non
edificata, completamente allagata (Foto Emilio Razeto
dal volume “Obiettivo su Recco”).
Sotto, il bar Faro e la passerella sul torrente quasi sommersa (Foto Italo Desgaco).
Olcese, Fesi, Pozzo, Finotto, Giurini, Vespa,
ci misero in condizione di rimanere tranquilli,
rassicurandoci e portandoci al sicuro nell’ala
a monte dell’edificio scolastico.
La nostra classe venne successivamente
sfollata, presso l’abitazione del dott. Emilio
Diena, che mise a disposizione la sua casa distante pochi metri dalla scuola e rapidamente
raggiungibile tramite la scala di sicurezza che
univa l’edificio scolastico a via Milite Ignoto. Rimanemmo suoi ospiti fino alle prime ore
del pomeriggio in attesa che l’acqua esondata
rientrasse nell’alveo del fiume e le strade tornassero percorribili, dando modo ai nostri ge-
nitori di venirci a prendere e portarci a casa.
Solo il giorno dopo, vedendo i danni provocati mi resi conto di cosa fosse realmente
successo, del pericolo scampato sia dal sottoscritto che da mia madre che nella frenesia dei momenti fece un azzardo che poteva
costargli la vita. Abitavamo in salita della Madonnetta, da dove si godeva un’imprendibile vista su Recco e mia madre, vedendo la
zona delle scuole completamente allagata,
presa dall’ansia e dal panico (i telefonini non
esistevano e i telefoni fissi erano una rarità),
partì in tutta fretta per venirmi a prendere a
scuola. Attraversò il fiume in piena sul vecchio ponte di ferro in via Roma quando l’acqua stava quasi per sormontarlo. A nulla valsero le urla e le grida di dissuasione di Gitto
il calzolaio, di Patta il macellaio e degli operai della ditta Orologi Terrile che cercavano
in tutti i modi di impedirle quel gesto inconsulto. Il ponte, vista la vetustà, poteva crollare da un momento all’altro travolto dalla piena. Grazie a Dio non successe nulla e riuscì
a riportarmi a casa sano e salvo.
Un’ultima cosa: vorrei ringraziare due persone: la maestra Celle Morelli, per quello che
fece e per le belle parole della sua e-mail inviata a EccoRecco; l’amica Mariolina Parodi,
della Pro Loco di Recco, che mi ha permesso di ricordare i nomi di quel “mitico” personale docente del 1961.
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 11
GIOVANI MASSIMILIANO BREVEGLIERI, CHITARRISTA DI UNA AFFERMATA BAND GENOVESE, SI RACCONTA
Belzer
I “Belzer”.
Sopra, in primo
piano, da sinistra:
Giulio Belzer, Guido
Bruzzone, Luciano
Zambito.
Dietro, e a sinistra,
Massimiliano
Breveglieri.
hanno arricchito con i loro preziosi interventi
alcuni brani dell’album e non escludiamo che
possano essere presenti con noi sul palco il
12 marzo.»
Allora non ci resta che ricordare l’appuntamento e dire come rimanere in contatto con
voi.
«Certamente. Vi aspettiamo la sera del prossimo 12 marzo a la Claque in Agorà in Vico
San Donato a Genova. Per informazioni sui
nostri eventi e per rimanere aggiornati, invito a visitare il nostro nuovo sito web www.belzer.it, di seguirci sui canali social in cui siamo presenti – youtube e facebook – e non ultimo di iscrivervi alla nostra newsletter sul sito,
grazie alla quale potrete ricevere in anteprima il singolo del nuovo album oltre a interessanti curiosità sul nostro lavoro. Come direbbe il nostro Robot meccanico, testimonial
del disco: “vi aspettiamo. Blip!”»
So che avete impiegato ben tre anni per arrivare alla quadratura del cerchio. Come è avvenuto?
«Esattamente. Questi piccoli oggetti meccanici si riverberano anche nella nostra
musica, che si fa più ricca, complessa e stratificata. I singoli elementi che compongono
gli arrangiamenti dei brani sono concepiti
come parti di un delicato meccanismo. Abbiamo pertanto assemblato con pazienza e
cura ogni singola parte ed è stato inevitabile il tempo impiegato, ma siamo molto soddisfatti. Anche se ovviamente non spetterà
a noi giudicare.»
Mi risulta anche che l’album ha avuto
l’onore di vantare partecipazioni illustri.
«È proprio cosi. Nell’incisione dell’album
siamo stati aiutati da musicisti del calibro di
Mauro Sabbione (Matia Bazar, Litfiba) e Marco Fadda (Fossati, Oxa, Mario Biondi) che
Alcune marche:
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TINA ARATA • Da oltre dieci anni, a Genova,
quando si parla di pop/rock potreste aver sentito parlare di loro: i “Belzer”. Di recente la
loro musica si è avvicinata al nostro levante
con l’ingresso nella band del chitarrista recchese Massimiliano Breveglieri. Abbiamo
colto l’occasione per conoscere meglio la band
a poche settimane dall’uscita del loro secondo
lavoro discografico, che esordirà ufficialmente il prossimo sabato 12 marzo con un
concerto dal vivo alla Claque di Genova (Vico
San Donato). Ma ci facciamo raccontare qualcosa di più dal chitarrista stesso.
Innanzitutto, per chi non vi conoscesse ancora, iniziamo a dire chi sono i Belzer…
«I Belzer sono una band genovese che da
più di dieci anni propone il proprio repertorio
di brani inediti con uno spiccato sapore
pop/rock inglese, senza dimenticare le origini italiane nelle melodie e nei testi. Il nome non
è altro che il cognome di Giulio, leader, cantante, autore e strumentista della band; cui si
aggiungono il basso di Guido Bruzzone, la batteria di Luciano Zambito e le mie chitarre. Alla
mente musicale di Giulio dobbiamo tutti i brani che fanno parte dei nostri concerti e che dal
2003 sono stati pubblicati in forma di singoli, di album (“L’ultimo giorno d’inverno”), ma
soprattutto sono stati protagonisti dal vivo di
numerosi festival, rassegne, apertura di importanti concerti, nonché numerose esibizioni in locali e club, anche in versione acustica.»
Ora siete arrivati a un nuovo punto di svolta: il secondo album. Di cosa si tratta?
«Sì, siamo ormai alle porte dello spettacolo che presenterà al pubblico il nostro secondo lavoro, “Piccoli Oggetti Meccanici” – il primo per me con la band. È un album che raccoglie dieci nuovi brani, nei quali si indaga sui
riflessi degli automatismi, indotti e non, nella mente e nella vita quotidiana. Dieci piccole rappresentazioni dei condizionamenti della psiche e degli invisibili meccanismi che guidano la società moderna.»
il pop/rock genovese
un po’ recchelino
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12 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
MOTORI RECCHESI AD UNA MANIFESTAZIONE GOLIARDICA DEDICATA AI MOTORINI MONOMARCIA
Quei matti della Monferraglia
ANDREA REVELLO • Vale tutto… tranne le
marce. Ovvero, per partecipare occorre presentarsi con un ciclomotore monomarcia, il
mitico “motorino” a miscela col quale generazioni di quattordicenni hanno imparato
ad andare per strada. Quindi Ciao, Boxer, Sì,
Bravo, tanto per ricordare i modelli Piaggio.
E poi i cosiddetti “tuboni” Malaguti, Garelli, Rizzato, Benelli, Malanca, Beta, ecc.
Stiamo parlando di un evento particolarissimo, la “Monferraglia”, definitita dagli organizzatori un tour semiserio in ciclomotore
sui sentieri del Monferrato. Di cosa si tratta?
Di una manifestazione goliardica aperta ai soli
possessori di ciclomotori rigorosamente monomarcia, che devono obbligatoriamente
indossare un bel paio di baffi (veri o finti e
ovviamente vale anche per le ragazze). L’abbigliamento è a tema ad ogni edizione e tutti si danno da fare per trovare le soluzioni più
strampalate e folkloristiche.
Il percorso si snoda tra le colline, su strade aperte al traffico, sia asfaltate che sterrate, e misura in media circa 50/60 chilometri.
Non sono previsti i rifornimenti, per cui tutti si attrezzano con la classica tanichetta di
emergenza al seguito. A seconda della zona
e del periodo dove viene organizzata, il percorso può essere più o meno scosceso o accidentato e quindi non sempre è semplicissimo portarla a termine senza fatica. Anzi, il
più delle volte è massacrante. Per avere
un’idea, cercate “monferraglia” su YouTube!
Fantastica è comunque l’atmosfera che si
respira. Tutti sono sempre pronti ad aiutare
i compagni in difficoltà e lo spirito di gruppo la fa da padrone anche sulle salite più impervie e scivolose, dove spesso i pedali vengono in aiuto.
Perché ne parliamo? Perché tra i “matti”
che vi prendono parte c’è un gruppetto di Recco, capeggiato da Ettore Copelli ([email protected]), che ormai non può più rinunciare alla
maratona. Del resto, come non farsi contagiare
dall’atmosfera retrò del paddock, dove si assiste ad una vera kermesse di motorini di ogni
tipo e foggia, dai quelli “di serie” ai più elaborati.
La “Monferraglia” non è una vera gara: il
vincitore non è chi arriva prima: viene decretato in base a risposte su quesiti che contemplano il territorio attraversato dal percorso
o da un concorso fotografico tramite Instagram (# Monferraglia).
Automobile Club delegazione di Recco
Via Cavour 5 (all’inizio della Via Aurelia in direzione Genova)
tel. 0185 739188 • fax 0185 738095 • [email protected]
Orario
TASSA DI CIRCOLAZIONE
Pagamento bollo
PRATICHE AUTO
Situazione pagamenti
Passaggi di proprietà
PATENTI
Cambio di residenza
Radiazione per esportazione Rinnovo (Medico in sede)
Duplicati
Visure PRA
Conversione
Perdite di possesso
Duplicati documenti
ALTRI SERVIZI
Immatricolazione ciclomotori
Procure Notarili
I nostri servizi
lun
mar
mer
gio
ven
sab
8.30-16.30
8.30-13.00
8.30-13.00
8.30-12.30
8.30-13.00
chiuso
(continuato)
+ 14.00-16.30
+ 14.00-16.30
+ 16.00-19.00
INOLTRE
La delegazione AC di Recco
è anche sportello Sara Assicurazioni
per risolvere qualsiasi esigenza
assicurativa auto
e non auto
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
Medico in sede
per rinnovo patente
lunedì: 13.00-14.00
giovedì: 18.00-19.00
Informazioni
e prenotazioni per la
A
SCUOLA DI GUIDA SICUR
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 13
DA OGGI LE PREVENDITE
DEL CIRCUITO TICKET ONE
Pro Loco Recco,
una intensa attività
ECCORECCO • Non è cosa facile riassumere,
in poche righe, tutte le manifestazioni organizzate nel corso dell’anno da poco terminato,
perché sono state veramente tante, ma cer-
14 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
cando di schematizzare il tutto, possiamo fare
una suddivisione in base alle quattro stagioni
dell’anno:
A primavera ricordiamo la Mangialonga
nel Golfo Paradiso, Bimbimbici, i festeggiamenti delle Nozze d’Oro, la collaborazione
per i sentieri del Golfo, la Festa della Focaccia e il Mare ci Unisce…
In estate il mondo della Pro Loco ha ruotato come da un po’ di anni intorno al Playa Loco’s e ai suoi tornei, senza dimenticare musica e divertimento nelle serate estive
e la collaborazione alla Sagra del Fuoco che
chiude la stagione estiva
L’autunno ha portato con sé la giornata dedicata ad Halloween e l’avvio dei corsi di fotografia e di teatro.
L’inverno ha avuto il suo culmine nella realizzazione degli eventi dedicati al Natale, dove
si inseriscono, uno ad uno: l’incontro con gli
amici di Ponte di Legno per il rinnovo del gemellaggio, il Capodanno, il Cimento invernale,
la Befana e, per finire la programmazione invernale, il Carnevale Esplosivo che si terrà domenica 7 febbraio.
L’ufficio Pro Loco Recco, nell’ottica
del miglioramento dei servizi verso
residenti e turisti, ha acquisito un
nuovo servizio di prevendite di concerti, teatro e partite, aderente al circuito nazionale Ticket One.
RECCHESI CON SCONTO
SUGLI IMPIANTI
DI ADAMELLO SKI
Il consorzio Adamello Ski Pontedilegno-Tonale per la stagione invernale
2015/2016 ha deciso di concedere ai residenti dei Comuni di Recco e Camogli uno sconto sul prezzo dello skipass
6 giorni Adamello Ski.
Periodo: bassa stagione (7-29 gennaio e 14 marzo - 8 aprile): 6 giorni Adamello Ski adulto euro 155,00 anziché
177,00; alta stagione (30 gennaio - 13
marzo): 6 giorni Adamello Ski adulto
euro 183,00 anziché 206,00. Lo Skipass
6 giorni a prezzo agevolato sarà emesso ai soli residenti nei comuni di Recco e Camogli che presenteranno, al momento del ritiro dello ski pass presso
i centri di emissione, un documento di
identità valido che attesti il luogo di residenza.
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
news
GENNAIO-FEBBRAIO 2016
CROCE VERDE RECCO
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A MARZO LE ELEZIONI PER IL NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO
Il bilancio dell’anno trascorso e i cambiamenti
che le Pubbliche Assistenze dovranno affrontare
Nella prima quindicina di marzo, dopo l’approvazione del bilancio, si svolgeranno le elezioni dei nuovi organi sociali e, in tale giorno, concluderò il mio secondo mandato
biennale da presidente.
In questi quattro anni vi sono stati notevoli cambiamenti nella vita delle Pubbliche Assistenze, che hanno inciso pesantemente sia
sugli aspetti organizzativi che su quelli economici e finanziari.
La chiusura dell’ospedale e la riduzione
drastica delle autorizzazioni dell’Asl al trasporto dei malati, hanno ridotto i servizi del
25%, nel contempo, tutte le nuove incombenze relative all’accreditamento regionale
delle Pubbliche Assistenze e l’aumento dei
costi in generale hanno reso difficile la quadratura del bilancio.
La revisione della spesa con la riduzione del
personale e dei mezzi di trasporto oltre alle
economie possibili, hanno diminuito solo
parzialmente lo scarto tra le entrate e le uscite per cui il nuovo Consiglio sarà chiamato
ad effettuare ulteriori interventi di razionalizzazione della propria organizzazione ricercando contemporaneamente nuove opportunità di lavoro compatibili con i nostri
fini istituzionali.
Ma, insieme ai tanti problemi da risolvere,
vi è stato anche tanto lavoro sul piano sociale
sia interno che esterno. La formazione dei
nostri militi per essere sempre preparati allo
svolgimento dei servizi richiesti; la nostra
esperienza al servizio della scuola, a tutti i
livelli, per dare ai giovani le prime nozioni
sul soccorso; gli incontri con la popolazione su temi specialistici e, infine i corsi di “Primo soccorso” conseguenti agli obblighi di
legge per le imprese.
Tutto ciò insieme alle molte iniziative di tipo
ludico e ricreativo che ci hanno coinvolto per
dare ai cittadini e a noi stessi momenti di divertimento e allegria.
La Croce Verde è veramente una importante e generosa realtà cittadina e nonostante
tutte le problematiche che ovviamente esistono sempre nelle associazioni composite
e numerose come la nostra, quello che alla
fine importa di più è la costante presenza, 24
ore al giorno per tutto l’anno al servizio di
chi ha bisogno.
Colgo l’occasione di queste righe per rin-
graziare in modo particolare i nostri volontari, giovani e meno giovani, i dipendenti, i
donatori sangue e tutti coloro che ci sono stati vicino e ci hanno aiutato: dall’Amministrazione Comunale ai commercianti e i
tanti cittadini che ci hanno sostenuto.
Se fatiche ci sono state, il compenso più gradito è sempre stato quello di ricevere il sem-
plice grazie da coloro che abbiamo assistito nel loro momenti difficili.
Concludo ringraziando tutti i consiglieri e i
componenti degli altri organi sociali. Invio
un augurio di buon lavoro a coloro che saranno chiamati a continuare la guida della
nostra Pubblica Assistenza.
GIOVANNI RAINERO
TUTTI I SERVIZI DEL 2015
All’inizio del nuovo anno, come sempre, si fanno riflessioni sul bilancio del periodo passato. Il 2015 è stato un anno difficile che ha visto ridursi sempre di più il numero di servizi autorizzati dal SSN. I dati sono quelli della tabella.
Analizzando i dati in maniera un pochino più “terra terra” possiamo dire che grazie ai
militi volontari e ai dipendenti, la nostra Pubblica Assistenza ha fatto mediamente 22
servizi al giorno, percorso quattro volte la circonferenza terrestre e lavorato per un totale di 468 giorni ( altro che anno bisestile!). Pronti per affrontare un 2016 ancora più
intenso come sempre invitiamo chiunque avesse voglia di darci una mano a venire a visitare la nostra sede e chiedere informazioni. Non è mai troppo tardi per iniziare a fare
volontariato e, con servizi tanto diversi per tipologia e bisogni, basta anche un’oretta a
settimana per fare davvero la differenza!
SILVIA BOSCHI
TIPOLOGIA SERVIZI
ACCOMPAGNAMENTI SCOLASTICI
ASSISTENZA SPORTIVE
CORSI DI FORMAZIONE
DIMISSIONI
EMODIALISI
GUARDIE MEDICHE
RICOVERI OSPEDALIERI
SERVIZI DI RAPPRESENTANZA
SERVIZI DIVERSI
SERVIZI FUORI REGIONE
SERVIZI INTERNI
TERAPIE PROGRAMMATE
TRASPORTI PER FISIOTERAPIE
TRASPORTO PROVETTE SANGUE
TURNI DI AUTOMEDICA
URGENZE
VISITE
TOTALI
NUMERO
1.181
73
30
70
256
666
29
9
387
38
267
1.189
429
15
89
1.601
1.546
7.875
KM
27.895
2.067
1.112
1.940
10.040
4.587
794
455
6.797
12.547
8.486
48.983
16.018
517
4.658
55.098
43.687
245.681
MINUTI
58.104
19.978
7.593
5.286
16.837
35.463
2.180
2.370
21.493
12.890
47.108
92.103
27.136
840
114.795
109.421
115.101
688.698
Cardio-protezione: si sviluppa
il progetto delle società sportive
Un ulteriore passo avanti in vista della “cardio-protezione”
della città di Recco. Si terranno
infatti nei mesi di gennaio e
febbraio corsi di formazione in
svariate società sportive con la
finalità di istruire atleti ed allenatori a praticare la rianimazione cardiopolmonare con l'ausilio del defibrillatore semi-automatico (DAE). Nonostante il
decreto Balduzzi, la legge che
prevede l’obbligatorietà della
dotazione di defibrillatori semiautomatici nelle società sportive e la formazione del personale presente nelle stesse, abbia
subito l’ennesima proroga di
scadenza, le polisportive del
comprensorio recchelino stanno provvedendo a dotare le proprie strutture dell’ormai fondamentale presidio salvavita.
Le pagine dei quotidiani infatti riportano ogni giorno casi di
atleti salvati proprio grazie alla
tempestività di intervento permessa dalla disponibilità dei
DAE e del personale formato al
suo utilizzo. Ad occuparsi della
formazione sarà in questo caso
il Centro di Formazione di Anpas Liguria, grazie anche agli
Istruttori della Croce Verde di
Recco, associazione che si consolida ulteriormente all’avanguardia nella promozione e nella divulgazione della cultura dell'emergenza sul territorio. #FormazioneAnpasLiguria #CroceVerde Recco #CulturadellEmergenza #ReccoCardioprotetta #BLSD
CARNEVALE: AL LAVORO
SUL NOSTRO CARRO
Nel garage della Croce Verde sono iniziati i
preparativi per il carnevale. Gli appuntamenti
quest’anno sono tanti e i nostri ragazzi porteranno un carro meraviglioso in giro per i
paesi del Golfo Paradiso. Il 7 febbraio l’appuntamento è a Recco, poi il 20 a Camogli,
sempre con la sfilata di carri. Stiamo valutando l’ipotesi di riuscire
ad arrivare anche fino a
Uscio quest’anno… ma
ancora non ci sono certezze. La certezza invece è
che martedì 9 febbraio,
presso la sede della nostra
Pubblica Assistenza, verrà festeggiato il Martedì grasso! Invitiamo
tutte le famiglie di Recco a venire da noi dopo
le 16,30, vi aspetteranno pentolaccia, merenda e tante risate in compagnia dei nostri
militi.
2016: ELEZIONI
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Il 2016 è un anno molto importa
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“Nanni” Rainero
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sias
entu
con
mo
aspettia
gliere “le nuove leve”.
ACCREDITAMENTO:
SINONIMO
DI QUALITÀ
Il 2015 è stato un anno importantissimo
per la nostra pubblica assistenza in quanto abbiamo ottenuto l’accreditamento regionale. L’accreditamento è un processo
che permette alle strutture che erogano
prestazioni per il servizio sanitario nazionale di diventare un soggetto idoneo all’erogazione di tali servizi. L’accreditamento non è obbligatorio per le strutture
private ma la nostra Pubblica Assistenza ha
deciso di affrontare questo percorso per dimostrare ancora una volta la sua qualità.
Gli obiettivi dell’accreditamento infatti
sono svariati:
• assicurare livelli essenziali ed uniformi
di qualità dell’assistenza;
• assicurare sicurezza e qualità delle prestazioni fornite ai cittadini;
• garantire la dotazione di strumenti e tecnologie appropriate per qualità e quantità alle prestazioni erogate;
• garantire adeguate condizioni di organizzazione interna;
• regolare i criteri di accesso e di esclusione
dal sistema, tutelando il paziente relativamente alla qualità degli esiti, favorendo inoltre una politica di miglioramento continuo della qualità stessa.
Le ore di lavoro spese in questo progetto
e l’impegno del consiglio, dei militi e dei dipendenti hanno permesso di raggiungere
questo importante obiettivo e questo ci rende orgogliosi sempre di più della nostra
Croce Verde!
SILVIA BOSCHI
DONATORI
SANGUE
Nelle mattine dei primi
tre venerdì del mese,
presso la nostra sede
di via Milite Ignoto,
un’autoemoteca AVIS è
presente con il personale
medico per le donazioni,
con inizio alle ore 7.30.
Info: 0185.721037
SAPORI IN CUCINA
con la rotella tagliare dei quadrati di pasta
da 7 cm per lato.
In un sac-a-poche con la bocchetta liscia mettere il ripieno e farcire i quadrati di pasta.
Chiudere la pasta su se stessa formando un
triangolo facendo attenzione a chiudere
per bene; ora prendere le due estremità opposte una all’altra e accavallarle premendo
bene.
I pansoti, pansòti in ligure, o anche pansòtti (dal ligure pansa, in italiano “pancia”),
sono una pasta ripiena tipica della cucina
ligure, simile ai ravioli, da cui differiscono
essenzialmente per la forma e l’assenza di
carne nel ripieno. I pansoti alla salsa di noci (pansöti co-a sarsa de noxe) sono uno dei
piatti più economici e caratteristici della
tradizione genovese.
Ecco la ricetta dello chef executive Remo
Gatto, dell’Hotel “Cenobio dei Dogi” di Camogli. Ricetta per 600 pezzi.
Ingredienti per la pasta
farina forte
3,0 kg
uova intere L.
6
sale
50 gr
acqua arrivare ad 1,4 l con la differenza
del peso delle uova
Ingredienti ripieno (dei Dogi)
borragine
bietole
ricotta
maggiorana
prescinseua
uova
aglio
4
sale e pepe
3,0 kg
3,0 kg
1,0 kg
1 mz
50 gr
4
spicchi
q.b.
Ingredienti ripieno (della tradizione)
boraggine
600 g
prebuggiun *
600 g
ricotta freschissima
200 g
parmigiano regg. grattuggiato
200 g
uova
1
burro
10 g
una grattuggiata di noce moscata
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
IL “PREBUGGIUN”
olio extra vergine di oliva
sale
q.b.
q.b.
* Il prebuggiun è un insieme di erbe spontanee come talegua, pimpinella, dente di
cane, raperonzolo,bietola spontanea, punte di ortiche, tarassaco, che in base alla
stagione può variare.
Procedimento
Per la pasta unire in planetaria tutti gli ingredienti. Sottovuotare il composto e farlo riposare in frigorifero per almeno 2 ore.
Per il ripieno mondare le verdure e farle stufare in pentola senza però farle cuocere troppo. Far raffreddare in abbattitore e strizzarle
per espellere l’acqua di vegetazione in eccesso.
Sfogliare la maggiorana e pulire l’aglio.
Tritare finemente tutti gli ingredienti. Quindi aggiungere e amalgamare bene il trito con
il resto degli ingredienti aggiustando di sale
e pepe.
Per i pansoti, tirare delle sfoglie il più sottili possibili, stendere sul banco infarinato e
Prebuggiun (o Preboggion) è un termine
della lingua ligure che deriva probabilmente dal verbo preboggî (in genovese),
che significa “pre-bollire”, in senso culinario. A Sori il termine prebuggiun significa mescolanza. La parola è comunque tipica della sola provincia genovese, anche
se, ad esempio, in zone marginali della
stessa provincia il termine può indicare un
piatto a base di patate lesse condite con
soffritto di cipolle (valli Trebbia e Aveto)
oppure un minestrone a base di ortaggi coltivati (Val Graveglia). Credenza popolare
vuole che il nome prebuggiun derivi dal fatto che, durante l’assedio di Gerusalemme,
alcuni vassalli di Goffredo di Buglione raccogliessero le erbe per preparare la minestra al loro condottiero e alle sue truppe (in
latino pro Buglionis).
Il Taraxacum Officinale o “Dente di cane”.
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 17
VISTO E SENTITO
Scrivete a [email protected] - Le e-mail anonime saranno cestinate.
SISTEMATI I GIARDINETTI
IN PIAZZALE EUROPA
SEGNALETICA ASSENTE,
PARCHEGGI SELVAGGI
Operai del Comune hanno provveduto
alla manutenzione dei giochi per bambini e alla posa della pavimentazione
antiutrauma nei giardini antistanti la
Farmacia Berni. Si è provveduto altresì a riparare i bordi dell’aiuola che delimita l’area pedonale. Il Comitato di
quartiere sta pensando di realizzare
un’area attrezzata riservata ai possessori di cani, dove gli animali possano essere liberi di scorazzare e
espletare i bisogni fisiologici.
Ultima piazzola sotto il viadotto ferroviario a levante: il parcheggio è regolato dal buon senso; ma, quando
questo viene a mancare, il malcapitato
che deve tornarsene a casa si trova
imbottigliato dalle ultime vetture, lasciate la prima sotto il cartello di divieto di fermata, la seconda di spigolo al pilastro da cui inizia la discesa.
Costa tanto segnare gli stalli?
L’ERBA CANCELLA
IL CANTIERE FANTASMA
Fioriscono le ipotesi sullo stop al cantiere di via
Ippolito d’Aste, dove dovrebbe sorgere un
piccolo autosilo, mentre cresce l’erba su quello che resta dello scavo e si evidenziano la piatatforma in cemento che si ritiene faccia parte delle fondamenta del viadotto ferroviario anteguerra. Decoro e igiene (vista la presenza di
detriti e altri oggetti) si sono persi di vista…
DIFFERENZIATA
NEL PANTANO
SEI IN UN PAESE
MERAVIGLIOSO...
Tanta buona volontà e abbondante senso civico non sono sufficienti al cittadino recchese,
quando, per buttare un vecchio
neon o una sedia rotta all’isola
ecologica di Valle della Ne, deve
indossare gli stivali e mettere in
conto un viaggio all’autolavaggio
e qualche euro di gettoni. Facile
comprendere chi si spazientisce
e nottetempo deposita per strada.
È il titolo del pannello che dalla
scorsa estate fa bella mostra di sé
sulla A12, nell’area di servizio sud
di Sant’Ilario. Per il Golfo Paradiso,
l’invito è quello di visitare Uscio, “il
regno degli orologi da torre”, con
un percorso di visita di tre ore. Altre località della riviera suggerite
sono San Fruttuoso, la Val Fontanabuona e Zoagli.
ARCHITETTURE
E PROSPETTIVE
È terminata la costruzione
dell’autosilo di via Milite Ignoto. Nella foto il colpo d’occhio
che si coglie dall’atrio del Liceo scientifico. I volumi sono
imponenti, smorzati dai colori che richiamano quelli tipici dell’architettura ligure.
Come liguri sono gli olivi piantati nel terreno sottostante.
18 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
LA BIBLIOTECA CIVICA
GESTITA DALLA COOP
SOLIDARIETÀ E LAVORO
Riapre la biblioteca civica “Ippolito
d’Aste” con un cambio di gestione.
A seguito della gara indetta dal Comune per individuare il nuovo gestore, la cooperativa “Solidarietà e
Lavoro” si prenderà carico della biblioteca recchese. La cooperativa già
gestisce la biblioteca Berio di Genova, alcuni musei e altre istituzioni
culturali del capoluogo.
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
VISTO E SENTITO
ECCO LA CORSICA
ALL’ORIZZONTE
Il profilo della Corsica, tre porzioni
di costa che sembrano talmente
vicine da poter essere raggiunte
a remi. C’è chi afferma si tratti di
un effetto visivo, una rifrazione ottica. Ringraziamo comunque il
nostro lettore, Andrea Onofri, che
ha scattato l’immagine da Megli.
A ROBERTA BIANCONI
IL “LEN AWARD”
Roberta Bianconi è la prima italiana ad ottenere il Premio Len (Ligue Européenne de Natation) quale migliore pallanuotista del 2015,
tra le nove categorie di sport acquatici considerate. Classe 1989, l’atleta recchese ha militato nelle file del Rapallo e della Pro Recco
e dallo scorso anno gioca nell’Olympiacos di Atene, compagine con la quale ha vinto appunto nel 2015 lo scudetto Euro League e Supercoppa Len. Con il Setterosa
aveva vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali.
IL CORSO DI GENOVESE
DI FRANCO LAGOMARSINO
Settimo anno per il corso di genovese
tenuto da Franco Lagomarsino: una
trentina di allievi – molti pensionati,
qualche giovane, anche un ragazzo
albanese – studiano la lingua dei nostri
nonni. E imparano a leggerlo e a scriverlo, cosa non facile. Lo studio avviene analizzando poesie, testi di storia,
vita di personaggi famosi, aneddoti sul
Levante ligure. Le lezioni si tengono
nella biblioteca civica, ogni 15 giorni, al
mercoledì pomeriggio dalle 17,30.
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
NUOVO ALBUM DI EUGENIO CUGNOLI
E AVANTGARDE BOYZ
La music band “Avantgarde Boyz” esce col nuovo album e il
nuovo videoclip. L’album si intitola “Chillounge Music” volume 4 ed è una miscela di
chillout e lounge originale
strumentale che contraddistingue da sempre la linea musicale della band.
Sempre edito da Devega
gruppo editoriale Deferrari come i tre album precedenti. Presenta anche
alcune cover rielaborate
dal gruppo del bassista
recchese Eugenio Cugnoli. Il video degli Avantgarde Boyz è stato pubblicato sul web ed è visibile all’indirizzo:
youtube/_4Wv88gGHkA. Per informazioni: 3395748283.
A TESTANA PASSEGGIATA
DEI PONTI ROMANI
HOCKEY SU PRATO
IN VALLEVERDE
Giunta alla 18a edizione la Passeggiata dei Ponti Romani a Testana (Avegno). Al via, sabato 26
dicembre, oltre 50 atleti. Organizzata da Arci-Uisp
Golfo Paradiso in collaborazione con il Centro Sociale di Testana, la manifestazione si svolge su un
tragitto ad anello di circa 7 chilometri; partenza
dalla Società di Testana, quindi Serro, via Mulinello e risalita da via della Rovere. Al termine, rinfresco e premiazione a cura del sindaco di Avegno Franco Canevello (foto Gianni Paratore).
Grande successo per l’hockey su prato proposto a Recco dal Genova Hockey Club. La società riscontra una continua affluenza di nuovi ragazzi e ragazze che restano convinti dai tre allenamenti prova gratuiti a loro concessi. L’appuntamento è al campetto
di Valleverde al mercoledì pomeriggio
e al sabato mattina. Per informazioni
potete chiamare il signor Daniel
Menck al numero 328 664 6625.
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 19
VENT’ANNI FA
✔ Costi altissimi per il funzionamento della piscina di Punta Sant’Anna: tra bollette e
manutenzioni la cifra sfiora i 400 milioni annui. Il Comune cercherà in ogni modo di limitare l’esborso.
✔ Recco dà l’addio a Enrico Richin De
Marchi, persona notissima in città, ex geometra del Comune, “madonnino” e anima
della Filarmonica Rossini.
✔ Trenta bambini di Mostar (ex Jugoslavia)
saranno ospiti in primavera di altrettante famiglie di Recco che hanno dato la loro disponibilità per far trascorrere ai piccoli, tecnicamente in affido familiare temporaneo,
una vacanza serena al mare.
✔ Viene riaperta al traffico, pur a senso unico alternato, via Romagneno, dopo la frana
di un alto muraglione. I privati proprietari del
terreno dovranno ora provvedere alla ricostruzione in tempi brevi.
✔ Proteste dei genitori per la scuola materna
di via Milano (foto sopra): il tetto fa acqua
e il Comune non intende intervenire prima
della chiusura dell’anno scolastico.
20 • GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69
Da Il Secolo XIX e Il Lavoro di gennaio-febbraio 1996
✔ In via di conclusione il trasferimento della IML da Recco (foto sopra) a Casarza Ligure: si libera un’area di oltre 10mila metri
quadrati. Il vicesindaco Ruby Bonfiglioli:
«L’utilizzo dell’area va rivisto nell’ottica del
nuovo piano regolatore».
✔ Braccio di ferro sul Teatro Sociale di Camogli: la Provincia non intende spendere ulteriori soldi per il restauro, trattandosi di proprietà privata e la situazione di stallo sembra
non trovare vie d’uscita. Tutti concordano comunque sul fatto che sia un peccato lasciarlo
nell’attuale stato di abbandono.
✔ Con anni di ritardo, entra in vigore il divieto di fumare nei locali pubblici. I ristoratori
recchesi si adeguano, nonostante le lacune legislative che non spiegano come comportarsi con i tabagisti incalliti.
✔ L’edificio ex Enel di via Vastato sarà acquistata dal Comune per destinarla in parte
a sede dei VAB volontari antincendi boschivi
grazie alla dichiarazione di pubblica utilità.
✔ Al pari di molti altri Comuni, anche Recco aumenta la tassa sui rifiuti. L’amministrazione comunale si pone l’obiettivo di coprire almeno il 70/80% dei costi del servizio.
✔ Una ventina di esercizi pubblici potranno
utilizzare cassonetti chiusi a chiave riservati esclusivamente ai rifiuti dell’attività.
✔ L’assessore regionale Fabio Morchio illustra ai sindaci del Golfo Paradiso il piano di
coordinamento della costa per poter registrare eventuali suggerimenti e integrazioni.
✔ Residenti di Carbonara e Cotulo, Associazione ADA e WWF camogliese su posizioni
diverse in merito alle limitazioni previste dall’area di cornice del Parco di Portofino.
✔ Nonostante la disponibilità della Croce Verde recchese, la ASL3 non istituisce il servizio di Guardia Medica per il Golfo Paradiso,
obbligando i residenti a chiamare Rapallo.
✔ Resta chiuso l’edificio ex Suore Maestre
Pie: le trattative di compravendita tra l’ordine religioso e il Comune sembrano essersi arenate.
✔ Recco presente alla Borsa Internazionale
del Turismo di Milano con la autentica focaccia col formaggio, per la quale è stato
creato un marchio ad hoc (sotto).
✔ Gli studenti dell’alberghiero “Marco Polo”
di Camogli svolgeranno uno stage durante le
serate gastronomiche nei ristoranti del
Consorzio Recco Gastronomica.
✔ I residenti di Mulinetti e l’ENPA recchese adottano un cane-clochard e lo chiamano Jonathan, sfamandolo e sistemandogli un
riparo sulla via Aurelia.
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
LETTERE
BENESSERE
A cura della dott.ssa Maria Alice Rosasco, farmacista
NOTE SUL PREMIO
L’ARDICIOCCA-DIENA
AUTOMEDICAZIONE
MANEGGIARE CON CURA
Signor Direttore
Leggo l’articolo a firma del dott. Pellegrini
sul numero di dicembre del suo giornale,
che ricorda il premio L’Ardiciocca-Dott.
Emilio Diena. Ai complimenti per l’impegno
dell’autore a difesa delle iniziative culturali nel nostro paese, credo opportuno aggiungere alcune note.
Non si può tacere, parlando del Premio,
un segno di gratitudne per la Famiglia che
lo ha finanziato: la certa cifra si compone di
cinque donazioni di ben due milioni di vecchie lire cadauna.
La consegna dei premi, avvenuta per le
prime edizioni nella Sala Consiliare, si è
svolta, nella penultima edizione, nell’Aula Magna dell’Ateneo Genovese col patrocinio del Magnifico Rettore. L’ammissione al concorso era stata aperta ai laureati di tutti gli atenei italiani, poi estesa
a tutta l’Europa nell’ultima edizione, nel
2008, a venticinque anni dall’istituzione.
Per questa edizione, motivi di capienza fecero scegliere per la premiazione la Sala
Polivalente. Oltre a due docenti di Genova, intervenne il prof. Toccolini della Facoltà di Scienze e Tecniche Agrarie dell’Università di Milano. Anche là i sentieri
e i siti dei dintorni di Recco erano oggetto di studio. Motore di questa evoluzione
fu principalmente l’iniziativa e l’impegno
della professoressa Laura Viale Diena,
consorte del dottor Umberto. Sono stati nominati soci onorari per acclamazione dall’Assemblea il 9 marzo 2013.
Anche se Pellegrini, per carità di patria,
non lo dice esplicitamente, anche L’Ardiciocca è compresa tra tutti quanti a cui non
è venuto in mente di cercare altri fondi. È
vero. Non sono state coltivate possibili occasioni, ma il senso delle donazioni proposte non era improntato allo specchiato
spirito di mera rievocazione di sentimenti. Resta fermo per strani intoppi burocratici un legato di cinquemila euro della signora Tassara vedova, di Ruby Bonfiglioli, che abbiamo destinato a due premi per
diplomati meritevoli del Liceo di Recco. Poi,
diciamolo, ha pure influito l’inclinazione dei
recchelini, che, giusta o no che sia, L’Ardicioccca riflette, a non battere cassa e confidare sulle proprie forze. Certo avremmo
dovuto fare molto di più, ma l’indifferenza
generale lamentata è stata rotta: almeno
da ricorrenti premi agli allievi della Banda
e delle scuole primarie di Recco.
Con distinti saluti
La ricerca scientifica ha messo a punto
una grande varietà di farmaci adatti a curare,
o perlomeno alleviare i sintomi di numerose malattie. Sotto il punto di vista della distribuzione al pubblico, i farmaci (ossia
quelle sostanze che introdotte nell’organismo sono capaci di indurre cambiamenti nei
meccanismi biologici tali da modificare la
funzionalità di cellule ed organi) si suddividono sostanzialmente in tre categorie principali. Quelli inseriti nella cosiddetta “fascia
A” includono tutti i medicinali impiegati per
patologie gravi, croniche e acute, ritenuti essenziali per assicurare un livello di cura adeguato. Questi farmaci sono totalmente o parzialmente (eventuale corresponsione del
ticket) a carico dal servizio sanitario nazionale e la loro vendita può essere effettuata
solo nelle farmacie dietro presentazione
della relativa ricetta medica. Esiste poi
un’altra categoria di farmaci, inserita nella
cosiddetta “fascia C”, anch’essi sottoposti
all’obbligo di prescrizione medica e attualmente in vendita
solo nelle farmacie. Questi farmaci non sono ritenuti “salvavita” o “essenziali”, e per questo motivo l’utilizzatore li deve
pagare di tasca propria. La prescrizione del medico curante è
però necessaria perché possono
rivelarsi tossici in caso di errato impiego o di errata posologia.
A queste due principali categorie si affiancano i farmaci
cosiddetti di automedicazione e
da banco, non soggetti a prescrizione medica e con costo totalmente a carico del consumatore. In Italia questa classe di
farmaci è a sua volta suddivisa in due fattispecie. La prima comprende i farmaci “senza obbligo di prescrizione” (i cosiddetti
SOP) per i quali è vietata sia la pubblicizzazione che l’esposizione al pubblico, e
possono essere venduti solo dietro l’assistenza e il “consiglio” del farmacista, ovvero
del professionista che per i suoi studi universitari possiede un’approfondita conoscenza dei farmaci, dei loro effetti e delle
possibili interazioni: ad esempio le classiche
gocce per il naso Argotone. Vi sono poi i farmaci da banco, i cosiddetti OTC (acronimo
delle parole inglesi “over the counter”), pubblicizzabili (con determinate avvertenze) e
di libero accesso nelle farmacie, parafarmacie e “corner” specializzati nelle catene
di grande distribuzione: esempio classico
ANDREA OGNIO - presidente dell’Ardiciocca
ECCORECCO E GOLFO PARADISO
l’Aspirina. In linea di principio, SOP ed
OTC sono idonei a curare piccoli disturbi
passeggeri che però in molti casi possono risultare invalidanti per la prosecuzione della normale vita di relazione.
A fronte di una crescente diffusione dei
punti vendita di OTC e SOP (non ultime le
offerte su internet) è necessario avere consapevolezza che si è pur sempre in presenza di farmaci (così come in definitiva lo sono
molti integratori vitaminici, i rimedi erboristici, ecc.) e che come tali richiedono un utilizzo responsabile.
Naturalmente è sempre preferibile rivolgersi al medico curante o al farmacista di fiducia, ma nel caso dell’assunzione di un rimedio di urgenza occorre almeno usare le seguenti precauzioni:
• evitare il ricorso prolungato ai farmaci
da banco: se un disturbo non si risolve entro 24-48 ore è bene rivolgersi immediatamente al medico;
• allo stesso modo, se un disturbo tende
a ripresentarsi di frequente è bene interpellare il medico;
• quando si acquista un farmaco da banco si deve comunicare al farmacista se si
stanno assumendo altri farmaci e quali: il farmaco da banco, infatti, potrebbe interagire
con le altre cure in corso;
• evitare di assumere due o più farmaci
da banco che hanno le stesse indicazioni: in
questo caso quasi sempre si sommano gli effetti collaterali senza nessun beneficio in più;
• imparare a distinguere i farmaci non
solo in base al nome commerciale, ma al
principio attivo, cioè alla sostanza che contengono. In questo modo si eviterà di assumere, senza accorgersene, quantità di principio attivo superiori a quelle consigliate.
GENNAIO-FEBBRAIO 2016 • NUMERO 69 • 21
MISCELLANEA
Amici Teatro Sociale:
In Guatemala continua l’impegno di Rekko
nuovo consiglio direttivo con il progetto “Plantando semilla”
Da “Gli Amici del Teatro Sociale”
di Camogli riceviamo e pubblichiamo
Giorgio Lombardi (direttore artistico del Museo del Jazz e rappresentante del Louisiana
Jazz Club di Genova) è stato nominato presidente dal nuovo Consiglio Direttivo dell’associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”
di Camogli che ha anche provveduto a nominare Segretario del sodalizio Giorgio Puppo (presidente dell’associazione culturale “Le
Arcate”).
In precedenza, il 12 dicembre scorso, l’assemblea dei soci aveva provveduto a nominare lo stesso Consiglio che, oltre al Presidente e al Segretario, risulta composto da Graziella Perego (promotrice Teatro della Scuola e Comitato scientifico Museo Dell’Attore),
Andrea Cosulich (Consigliere Promotori Museo del Mare), Riccardo Neuhold (presidente del Gruppo Promozione Musicale) e dalla new entry Luca Guzzetti (Associazione culturale L’Ochin/Ochinawa).
Da un’idea di Silvio Ferrari, presidente della Fondazione, di riunire “100 famiglie per il
Teatro Sociale”, sviluppata con la collaborazione dell’associazione L’Ochin, nasce il 5
marzo 2005 l’associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”. Lo scopo dell’Associazione è quello di promuovere e organizzare attività culturali finalizzate a sostenere il recupero del
vecchio edificio, in collaborazione con la stessa Fondazione, e di creare interesse e partecipazione nella cittadinanza del Comune di
Camogli e del comprensorio in questo progetto di elevato valore culturale e sociale.
Oggi, dopo che gli innumerevoli sforzi organizzativi e finanziari da parte della Fondazione, fanno intravvedere la concreta
apertura del Teatro, l’associazione “Gli Amici del Teatro Sociale” è chiamata ad un forte impegno di partecipazione e collaborazione, nel rispetto delle reciproche competenze, per giungere alla totale fruibilità del
Teatro Sociale di Camogli nella sua vocazione di struttura a servizio non solo della cittadina ma anche di un più vasto ambito comprensoriale.
Il Teatro “Principe di Piemonte” a inizio Novecento.
Carissimi amici del Rekko, abbiamo il piacere di condividere con voi gli apprezzabili risultati ottenuti applicando, nel concluso anno scolastico, il metodo educativo “Plantando
semilla” alla prima classe dell’asilo “Gian Carlo Noris” in Yepocapa (Guatemala).
I 24 bambini hanno seguito un moderno percorso didattico che ha consentito di sviluppare le capacità cognitive, sociali, emotive e creative, riconoscendole come uniche di ogni
singolo bambino. Questo percorso ha come obbiettivo quello di “seminare” le basi per la
crescita di futuri membri della società dotati di indipendenza, autonomia e spirito critico.
Da gennaio 2016, forti della positiva esperienza, estenderemo
il metodo alla seconda classe dell’asilo, per un totale di circa 40
bambini, provenienti dalle famiglie più disagiate del territorio offrendo loro gratuitamente: percorso formativo di origine canadese con specifico materiale didattico; insegnanti qualificati con apposito training con supervisione di una pedagoga spagnola; il pasto quotidiano e uno snack a base di frutta a metà mattina; assistenza sociale e proposta di iniziative formative per le famiglie
di provenienza; controllo medico sanitario con visite pediatriche
programmate presso gli ambulatori del Rekko.
Abbiamo già eseguito i lavori di preparazione della nuova au- Gian Carlo Noris.
la e procurato l’arredo ed il materiale didattico necessario mentre le maestre hanno frequentato il corso di formazione; tutto è pronto per garantire che anche nel nuovo anno
scolastico i partecipanti abbiano l’opportunità di trovare nel Rekko un luogo dove crescere, imparare e sentirsi bambini. Siamo pronti per iniziare ma abbiamo bisogno del vostro
aiuto. Speriamo nel rinnovo del sostegno da parte di quanti ci hanno aiutato ad avviare
lo scorso anno il progetto sostenendo i primi 24 bambini mentre confidiamo di poter coinvolgere parenti, amici e colleghi per trovare i padrini per gli altri 16 bambini che inizieranno a gennaio il percorso educativo. Il costo ripartito per singolo bambino si limita a
poco più di euro al giorno con possibilità di contribuire alle spese per tutto l’anno (40 euro al mese) o limitarsi ad un trimestre (120 euro a trimestre).
Potete farci arrivare la vostra adesione al progetto seguendo uno di questi canali:
Bonifico bancario: REKKO - IBAN IT73E0503401437000000002330 (Banco di Chiavari,
Agenzia 33, Genova). Paypal: [email protected] - buonacausa.org/cause/rekkoguatemala. Per maggiori informazioni: [email protected] - www.rekko.org
- cellulare (+39)3492327883 (Daniele).
Comitato Giovani Recco: ecco chi siamo
Il “Comitato Giovani Recco” è nato nell’estate 2015 in risposta a diversi malumori che trovarono maggior espressione nell’ormai noto gruppo di facebook “I mugugni di Recco”.
L’origine di tali malumori era l’aggregazione di giovani che si creava fino a notte fonda
sotto i caseggiati di Piazza Gastaldi in prossimità di distributori automatici di cibo e bevande.
Le accuse mosse da una parte della cittadinanza ci sono sembrate sterili, talvolta ingiuste e poco produttive. Abbiamo deciso di reagire con qualcosa di propositivo, nuovo e
coinvolgente: abbiamo creato un Comitato con il preciso obbiettivo di promuovere iniziative ed eventi che coniughino momenti ricreativi a momenti di discussione e che contribuiscano a migliorare la vita collettiva di una città che non è a misura di giovane.
Il nostro primo evento è stato il Revolution Festival svoltosi il 25 agosto 2015 dalle 20
all’1 presso il lungomare Bettolo. Il festival musicale ha visto esibirsi diversi generi, (reggae, rock, elettronico, dubstep, techno), ed ha riscontrato un notevole successo di pubblico. Il nostro secondo progetto, di recente realizzazione, è la mostra “A luce spenta”, svoltasi dal 5 all’8 gennaio presso la Sala Polivalente della Pro Loco di Recco. Il titolo insolito
racchiude diversi significati: la luce è associata ai ragazzi, al loro valore vitale, mentre il
verbo spenta rappresenta l’azione che spesso la società compie sulla loro libera espressione. Altro riferimento racchiuso nel titolo è legato ai riflettori che si accendono sui giovani
soprattutto quando recano disturbo, invece la mostra testimonia che a luce spenta, quando a nessuno interessa guardare e commentare, i giovani si esprimono, lavorano e creano.
Nell’auspicio di organizzare sempre meglio i prossimi eventi, abbiamo deciso di mutare il Comitato in Associazione sociale e culturale, stiamo inoltre cercando uno spazio che
possa diventare sede ufficiale e che ci permetta di effettuare riunioni ed incontri per scambiare opinioni e fabbricare idee. Per informazioni: Alessandra Coruzzi (3493202022 - [email protected]) e Giulia Carlini (3465117441 - [email protected])
COMITATO GIOVANI RECCO
IN LIBRERIA
A cura della prof.ssa Gabriella Massone
GENOVA DEI FORTI LIGURIA A VOLO DI DRONE di Jacopo Baccani e Bruno Ravera, ed. Sagep, 80 pagine, 12 euro. Un originale, attualissimo libretto che offre una panoramica dei 16 forti edificati intorno
a Genova come non li abbiamo mai visti. Le fotografie che dettagliano
i particolari delle costruzioni sono infatti state scattate da droni, modernissimi
strumenti che permettono
visuali altrimenti impossibili.
Si rimane sbalorditi osservando le ardite soluzioni architettoniche e strategiche
messe in opera tanti secoli
fa, e un po’ rattristati pensando che la maggior parte
di queste opere sono inaccessibili al pubblico: una parte di Genova che bisognerebbe invece conservare e valorizzare.
GOLFO DEI POETI di Patrizia Traverso, ed. Sagep, 156 pagine, 15 euro.
Questa guida ci accompagna lungo tutto il tratto di costa tra Portovenere e Montemarcello, illustrandone le bellezze paesaggistiche
e architettoniche che hanno attirato nei secoli visitatori da ogni parte d’Europa. Il libro è corredato da splendide fotografie e citazioni
dei poeti e scrittori che hanno soggiornato in questi luoghi, primi
fra tutti Shelley e Byron, ma senza trascurare Montale e Soldati, che
aveva eletto Tellaro a suo buen retiro. Non manca una corretta traduzione in inglese, che rende il libro utile anche ai turisti stranieri.
PICCOLO DIZIONARIO ETIMOLOGICO LIGURE di Fiorenzo Toso, ed. Zona, 300
pagine, 15 euro. Chi di noi non si è imbattuto in una parola in genovese particolarmente strana e bizzarra, chiedendosi tra sé da dove proviene? Questo esauriente dizionario sembra fatto
apposta per togliere dubbi e farci scoprire nella nostra parlata termini di
origine araba, greca, spagnola e persino germanica, a riprova della vocazione al viaggio e allo scambio culturale di
una regione solo in apparenza chiusa. Un viaggio affascinante a ritroso nel tempo e nella ricchezza, più che di un dialetto, di una vera
e propria lingua.
COÆ DE CONTASE STÖIE DE ZENEIXI de “I Soci de A Compagna”, ed.
Ligurpress, 295 pagine, 15 euro. 111 racconti
scritti in genovese da altrettanti soci de “A
Compagna”, che spaziano tra i temi più diversi: ricordi d’infanzia, esperienze di lavoro, sogni, leggende, aneddoti. Nella diversità di argomenti e stili, sono tutti accomunati dall’amore per la nostra terra e per
le sue tradizioni, e tra le righe affiora il senso di nostalgia per una Genova perduta nelle trasformazioni e nelle distruzioni, ma mai
dimenticata.
in collaborazione con
Via Ippolito d’Aste 2a
Tel. 0185.722440
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