.·
Atti del Convegno 12 - 13 ottobre 2007:
Il restauro monumentale nelle Isole Egadi
Studio; analisi e progetti
a cura di M Cristina Gusenza
Questo volume è ptilblicato in occasione della Giornata di Studio:
IL RESTAURO MONUMENTALE NELLE ISOLE EGADI. STUDIO, ANAUSI E POGETTI
programmata il12 e 13 ottobre 2007 presso Palazzo Florio, Isola ci Favignana (TP),
promossa dal Comune di Favignana
Coorcinamento ecitoriale:
Maria Cristina Cusenza
Progetto grafico ed ii'Jl)aginazione:
Angela Sava/li
Stampa:
Tipolitografia Fashion Gtaph/c S.n.e. di BonasonoAndrea & C. di Gibellina
Saggio g'lilib fuori commen:io.
VIETATA LA VEU>ITA
e Q)pyri{ilt 2008
.
REGIONE SICliANA · ASSESSORATO TERRITORIO EAMBIENTE .
. Via Ug:> l a Mals, n. 169 · PALERMO
Gaspare Ernandez Sindaco di Favignana
Rossella Giglio Dirigente del Servizio per i Beni Archeologici. Soprintendenza per i 88. CC.AA. di Trapani
Paolo Ruggirello Presidente Fondazione "Giuseppe Ruggire/lo"
Pietro Fu naro Presidente A. N. C.E. Trapani
INDICE
Introduzione
Maria Cristina Cusenza
12
Relazioni
LA CONSERVAZIONE DEl MONUMENTI LAPIDEI NEL BACINO DEL MEDITERRANEO, CON PARTICOLARE
RIFERIMENTO A QUELLI IN PIETRE CALCAREE E MARMI
Lorenzo Lazzarini
20
l CASTELLI DELLE ISOLE I:GADI (SECC. Xli -XVI)
Ferdinando Maurici
48
CASTELLO DI PUNTA TROIA. MUSEO DELLE CARCERI
Maria Cristina Cusenza, Patrizia Calvino, Angela Sava/li
70
IL RESTAURO DEL CASTELLO DI PUNTA TROIA DI MARETTIMO (ISOLE EGADI, SICILIA): RISULTATI
PRELIMINARI DELLE INDAGINI DIAGNOSTICHE
Fabrizio Antonelli, Stefano Cancelliere
82
LE EMERGENZE ARCHEOLOGICHE DI MARETTIMO
Rosse/la Giglio
88
LAVORI DI RESTAURO ED ADATTAMENTO AD ATTIVITA' CULTURALI, TURISTICHE ED ARTIGIANALI
DELL'EX STABILIMENTO FLORIO DI FAVIGNANA
Silvio Manzo
100
IL RESTAURO DEL CASTELLO DI ROVIGO
Mario Piana
112
l CONTRIBUTI.STORICI" ALLA TEORIA DELLA STABILITA' DI ARCHI E VOLTE IN MURATURA: DAL SECOLO
XVIII ALLAATIUALE VISIONE DEL PROBLEMA
Michele Paradiso
120
COMPOSITI A MATRICE CEMENTIZIA PER IL RINFORZO DI VOLTE IN MURATURA
Francesco Focacci, Giovanni Mantegazza
136
l VINCOLI TERRITORIALI DELLE ZONE SIC-ZPS
Silvia Sortino
148
154
Apparati
La Giornata di Studio: Il restauro monumentale nelle Isole Egadi. Studio, analisi e progetti
Rassegna Starrpa
l CASTELLI DELLE.ISOLE EGADI (SECOLI Xli - XVI)
Ferdinando Maurici*
*Università degli Studi di Bologna- C.R.I.C .D. Palermo
l romanzi hanno per protagonisti, normalmente, esseri
umani con i loro drammi, i loro affanni, le loro gioie, i loro
amori, la loro morte. A volte la vita del protagonista o dei
protagonisti è seguita lungo tutto il suo corso o comunque
per lungo tempo; altre volte la storia si concentra su un
per~i~· ~più o menq breve o su un solo episodio, su una
sola ase di una esistenza. Altre volte, e Cien anos de
sole ad è un esempio splendido, il racconto segue le
vicende di più generazioni.
Un romanzo eccezionale, Il ponte sulla Orina pubblicato
nel1945, ha per protagonista un monumento, un ponte,
il ponte bosniaco di Visegrad, una connessione fra due
mondi. La sua vicenda è seguita dalla costruzione, nella
Bosnia ottomana del XVI secolo alla sua distruzione
all'inizio della prima guerra mondiale. L'autore è lvo
Andrié, figura luminosa di scrittore e di uomo, premio
Nobel per la letteratura nel 1961 "per la forza epica con
la quale ha tracciato temi e descritto destini umani tratti
dalla storia del proprio paesen. Il ponte sulla Orina, in
realtà, è la storia, ·possentemente orchestrata e al te.mpo
stesso di struggente poesia, di un mondo di confine, di
una frontiera, delle civiltà e degli uomini che lungo essa
hanno convissuto e convivono.
Ma non sono qui per tediare il pubblico parlando, senza
alcuna competenza, di letteratura. E· però non riesco
20
a sottrarmi al fascino, alla suggestione del romanzo
di Andrié il cui protagonista è un ponte che assiste ed
insieme è teatro delle vicende balcaniche e mitteleuropee
lungo quattro secoli. Sulla montagna che divide in due la
meravigliosa isola di Favignana che oggi ci ospita sorge
un castello di origini piuttosto antiche (almeno dal Xli
secolo) che attualmente, pur nel suo stato di abbandono,
si presenta in una facies sostanzialmente dovuta alla
ricostruzione cinquecentesca ed agli interventi successivi.
Non si può non riflettere su quanta storia mediterranea
abbia visto il castello del monte di Favignana, un'isola
posta, come il ponte bosniaco di Visegrad, su una faglia
lungo la quale, nel corso del tempo, le isole hanno
disimpegnato, di volta in volta, ruolo di cerniera o di
avamposto di frontiera o entrambi i compiti nello stesso
tempo.
Solo poche considerazioni. Nel1282 a Favignana, primo
porto siciliano per chi venga dall'Africa e dall'Occidente
mediterraneo, giunge la flotta di Pietro Ili d'Aragona. Oltre
un secolo dopo, nel 1392, a Favignana arriverà un'altra
flotta con i vessilli d'Aragona al vento, quella condotta da
Martino duca di Monblanc. La Spagna fa irruzione nella
storia siciliana attraverso la sua frontiera occidentale,
segnata e assai timidamente sorvegliata dalle isole Egadi
.(Fig. 1), da Favignana con il suo castello e dalla lontana
fig. 1 • Le Egadi nella rappresentazione cartografica di Tiburzio Spannocchi.
.
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•
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Marettimo, primus mons Siciliae secondo il cronista
Bartolomeo da Neocastro 1• A metà del Cinquecento
questa sottilissima e permeabile linea insulare di
frontiera non è più sostenibile: la flotta turco-barbaresca
di Barbarossa e le cento navi corsare di Barberia hanno
reso inabitabili le isole; il castello di Favignana, a quel
tempo probabilmente soltanto un modestissimo ridotto,
viene abbandonato al suo destino; la frontiera arretra e si
concretizza nelle possenti fortificazioni di Trapani.
Facendo un balzo in avanti di circa tre secoli, non
1
Bartolomeo da Neocastro, Historia Sicula (1250-1293), in Cronisti e scrittori sincroni
napoletani, a c. di G. Del Re, Il, Napoli 1868, CIX, col. 538.
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xli- XVI)
lontanissimo da Favignana e dai suoi castelli (tre, a
quel tempo) passarono due vapori destinati a sbarcare
a Marsala mille uomini, una bandiera, un sogno.
Il Risorgimento e l'Unità d'Italia, dopo essere stati
destinatari di culto incondizionato per oltre un secolo,
oggi non vanno più tanto di moda: si preferisce blaterare
di fumosi federalismi, risibili parlamenti del nord e del
sud, padanie, secessioni - un giorno ·armate il giorno
dopo, per carità, pacifiche - ed altre amenità varie. In
questo clima, dire tutto il bene possibile dei Borbone e
del loro regno è una pratica che trova sempre più adepti,
purtroppo anche in campo storico o pseudostorico.
Qui continuiamo a pensare, pur con tutte le immense
delusioni, i drammi e i problemi ancora oggi irrisolti nel
Paese, che l'irruzione di Garibaldi nella storia siciliana
- giunta attraverso la frontiera marittima occidentale di
cui le Egadi sono la linea avanzata- sia stato un evento
glorioso; continuiamo a pensare che l'unità della nazione
sia un bene altissimo e irrinunciabile. Per gli oppositori
dello stupido, sanguinario e vile regime del re Borbone,
chiusi a marcire nelle fosse dei castelli di Favignana, il
maggio 1860 fu la fine di un lungo martirio, anche se
l'uso carcerario dell'isola sarebbe continuato e perdura
tuttora. La storia dei castelli delle Egadi è dunque anche
la storia del Risorgimento d'Italia e dei suoi martiri.
21
fig. 2 - Marettimo, il fortilizio romano.
Non sappiamo se un edificio sorgesse sulla montagna di
Favignana già a metà del 111 secolo a. C. Se mai fosse
esistito, sarebbe stato un osservatorio privilegiato dal
quale seguire le fasi della battaglia navale che nel 241
a. C. decise le sorti della l guerra punica, della Sicilia,
del Mediterraneo occidentale. Mille e più anni prima del
Vespro, in un mondo ovviamente completamente diverso,
le Egadi svolgevano già un ruolo di porta d'accesso alla
Sicilia, poste com'erano lungo la rotta che collegava
l'Africa, Cartagine, alla Sicilia occidentale. Frontieracerniera. Forse esisteva già, o fu costruito poco dopo,
il fortilizio romano in opus reticulatum che ancora sorge
a Marittimo nel sito che è ormai conosciuto come "Case
Romane" (Fig. 2) proprio per questa antica presenza2.
Questo monumento potrebbe raccontare della pace e
della relativa stabilità assicurata alla Sicilia e alla sue
2 Cfr. V. Scuderi, Architetture medievali del trapanese inedite o poco note, Il, in "Sicilia
Archeologica' , 4, 1968, pp. 41-42; C.A: Di Stefano, Ladocùmentazionearcheologica
del l/l e IV seoo/o d. C. nella provincia di Trapani, in " KOK.At\OL" , XXVIII-XIX,
1982-1983, p. 361; F. Ardizzone, R. Di Liberto, E. Pezzini,// complesso monumentale
in contrada "Case Romane· a Marettimo. La fase medievale: note preliminari, in
Scavi Medievali in Italia 1994-95,Atti della Prima Conferenza Italiana di Archeologia
Medievale (Cassino, 14-16 dic. 1995), a c. di S. Patitucci Uggeri, Roma-FreiburgWien 1998, pp. 387-424; F. Maurici, Le Egadi dalla tarda antichità agli inizi dell'età
moderna.· storia e archeologia, in ' La Fardelliana·, a. XVIII, 1999, pp. 74-76; Id.,
Medioevo trapanese. Gli insediamenti nel territorio della provincia di Trapani dal tardo
antico alle soglie dell'età moderna, Palermo 2002, pp. 45-49; Id. La Sicilia occidentale
dalla tarda antichità alla conquista islamica. Una storia del territorio ca. 300 d. C.
-827, Palermo 2005, pp. 221-230.
22
isole minori dalla conquista bizantina, quando le Egadi,
come al tempo di Roma, come già al tempo di Cartagine,
continuavano a svolgere il ruolo di cerniera fra la Sicilia
e l'Africa, di scali per la navigazione, godendo almeno
fino al VI secolo d. C. di una certa vitalità economica
attestata dalla testimonianza di Nepoziano (che nel IV
secolo definisce le isole opulentissimae) e dalla pur non
moltissima documentazione archeologica3. Il quadrato
3 Cfr., in
ultimo, F Ardizzone, E. Pezzini, Prime attestazioni cristiane nell'arcipelago
delle Egadi e presenze monastiche d'età normanna, in La cristianizzazione in Italia
fra tardoantico e altomedioevo, Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Agrigento, 20-25 novembre 2004), a c. di R.M. Bonacasa Garra, E. Vitale,
Palermo 2007, 1, pp. 1815-1816.
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xl/- XVI)
murato di "Case Romane" a Marettimo potrebbe
raccontare però anche della fine di questa fase, della
apertura di una nuova frontiera mediterranea a seguito
dell'avanzata islamica in Africa del nord, avanzata
che nel corso del IX secolo porterà anche la Sicilia
nell'Oriente e nel Sud islamico. Nella fase più acuta dello
scontro islamico-bizantino la presenza umana nelle isole
sembrerebbe essersi rarefatta fino, forse, a scomparire
del tutto o quasi. E' ciò che suggeriscono anche gli scavi
di "Case Romane", dove agli ultimi materiali di IX secolo
(moneta di Michele 111, 842-866) sembra seguire uno
hiatus durato fino all'Xl secolo.
E potrebbe anche narrare, l'edificio romano di
Marettimo, del nuovo basculamento al di qua della faglia
mediterranea, avvenuto nell'Xl secolo quando i normanni
portano la Sicilia, dopo due secoli di appartenenza al dal
al-lslam, nel mondo cattolico, neolatino, europeo. La
chiesetta che sorge presso l'edificio in opus reticulatum,
datata proprio all'Xl secolo, è un segno inequivocabile
di questa nuova fase, del nuovo grande cambiamento.
Le Egadi e le loro architetture più antiche sono quindi
te~timoni della grande storia mediterranea, come il ponte
sulla Orina lo fu di quella balcanica. Chi ha l'onere di
aprire questo convegno non è però un romanziere ma
solo un povero medievalista (anzi, e non è la stessa
cosa, un medievalista povero): si limiterà quindi -a fare
con onesta il suo mestiere nel breve spazio affidatogli.
Occqrre, innanzi tutto, definire l'oggetto di questa breve
relazione. Tratterò dei castelli - o più in generale delle
fortificazioni- delle isole Egadi da età medievale fino al XVI
secolo. In realtà, nel medioevo e fino all'incirca all'ultimo
trentennio del XVI secolo, è attestato con certezza un solo
castello, quello di Favignana, identificabile, come meglio
si vedrà, con l'attuale forte di Santa Caterina (Figg. 3-4).
Gli altri castelli di Fav!gnana, il S. Leonardo (in realtà
un torrione) ed il S. Giacomo, così come il castello di
Marettimo, saranno costruiti per ordine del marchese
di Pescara, vicerè di Sicilia dal 1569 al 1571. Di epoca
imprecisabile è il basamento della Torretta' esistente
sulla costa orientale di Favignana, mentre più tardo, del
XVII secolo, è il forte dell'isolotto di Formica.
Fare chiarezza preliminarmente sulla datazione di questi
edifici, nella misura in cui lo consentono le fonti disponibili,
appare particolarmente opportuno. Alcuni eruditi del XIX
e XX secolo, recentemente passati al vaglio dalla tesi
di una mia laureata4, su nessuna base documentaria
o archeologica, attribuirono infatti ai castelli e alle torri
delle Egadi origini piuttosto antiche, riferendone la
4 D. Piredda, l castelli delle isole Egadi nel medioevo. Storia e storiografia, tesi di laurea triennale, ds.. Università di Bologna, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali,
relatore F. Maurici, a. a. 2005-2006.
·
23
fig. 3 -Favignana, il forte di S. Caterina e la tonnara.
fig. 4 - Favignana, il forte di S.Caterina, veduta panoramica.
fig. 5- Il basamento della c. d. Torretta' di Favignana.
costruzione di volta in volta ai musulmani (addirittura agli
inizi del IX secolo), alla prima età normanna o al tardo
XV secolo. Salvatore Struppa, in un opuscolo del 1877,
aveva insistito con enfasi risorgimentale sul tristo uso
carcerario di S. Caterina e S. Giacomo di Favignana,
attribuendone la costruzione ad Andrea Riccio, barone
di Favignana tra la fine del XV ed i primi del XVI secolo5.
Per il sacerdote Zinnati e per un tale Cataliotti, direttore
del penitenziario, i saraceni avrebbero edificato a
Favignana tre torri. Gli autori citati aggiungono anche il
presunto anno di costruzione: 1'81 Oe quindi diciassette
anni prima dell'inizio della conquista islamica della Sicilia,
il che rende la notizia e la data ulteriormente difficili da
accettarsi. Due di queste presunte torri di origini saracene
esse sarebbero poi state ampliate e trasformate dai
normanni, fin dagli anni del primo Ruggero, nei castelli di
S. Caterina (sull'omonimo monte) e di S. Leonardo che,
non più esistente, sorgeva fin verso il 1876 sul sito ove fu
poi costruita la palazzina Florio. La terza presunta 'torre
saracena', serenamente e assurdamente datata all'810,
sarebbe la 'Torretta' (Fig. 5) di cui restano pochissimi
avanzi sulla costa orientale dell'isola. Da Ruggero gran
conte sarebbe poi stato costruito ex novo il castello
o forte di S. Giacomo, nucleo più antico dell'attuale
5 S. Truppa, Favignana -
24
memorie e note, Palermo 1877, p. 37 e p. 49.
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xli - XVI)
penitenziario. Lo avrebbe testimoniato una epigrafe un
tempo visibile ma scomparsa senza lasciare trac~ia6;
superfluo aggiungere un giudizio sulla attendibilità di
tale informazione. Per Cataliotti, che anche su questo
punto si rifà al più vecchio contributo di S. Struppa, i
castelli di S. Giacomo e S. Caterina sarebbero stati poi
completamente ricostruiti da Andrea Riccio, barone di
Fav.ignana, nel1496. Origini arabe, per Zinnati, avrebbe
il castello di Punta Troia a Levanzo: anche in questo caso
6
M. Zinnati, Cenni storici delle isole Egadi, Monte San Giuliano 1912, pp. 17-19. A.
Cataliotti, Favignana. Memorie note e appunti. Con speciale riferimento al Castello di
San Giacomo, Agrigento 1924, p. 66 e pp. 113-114.
si sarebbe trattato di una 'torre saracena' trasformata poi
in un fortilizio più grande dal conte Rugg~ro7 .
Questa tradizione sulle presunte origini arabe o normanne
dei castelli delle Egadi, seppur sotto forma di torri,
sembra del tutto priva di fondamento ed è probabilmente
dovuta solo alla fantasia di scrittori locali dell'ultimo '800
e del primo '900 del tutto privi di preparazione storica8.
Tale tradizione, purtroppo, è stata accolta senza alcun
vaglio critico anche di recente9 e costituisce ormai
una sorta di vulgata locale sulle origini dei castelli di
Favignana e Marettimo. Dal momento che la moneta
cattiva scaccia quella buona, non ho purtroppo dubbi sul
fatto che neanche questo contributo, come gli altri da me
già pubblicati sulla stollia delle Egadi, varrà a rettificare
in futuro le erronee notizie riportate dalla letteratura
divulgativa e turistica.
1 M. Zinnati, Cenni storici cii., p. 24L
8 L'incipit dell'opuscolo di Cataliotti (Favignana. Memorie d t.,
p. 17) è già una solenne,
memorabile, dichiarazione di assoluta incompetenza storica o peggio: 'Le isole Egadi
pare abbiano avuto origine nell'età dilwiana che secondo lo storico Rohrbocher
awenne 1695 anni dopo la creazione del mondo. La costituzione geologica conferma
tale assunto'. Cataliotti pubblicò il proprio lavoro nel1924 e non nel1624.
9 G. Racheli, Egadi mare e vita, Milano 1979, pp. 300-303; A.t. Lima, Favignana,
in 'Storia della città', 26127, 1983, pp. 233-237, in pari. p. 233 e 235; R. Riva
Sanseverino, Atlante sulla forma dell'insediamento: le isole minori della Sicilia. Analisi
e studi sul territorio delle microisole, progetto e strategie di pianificazione, Palermo
2002, p. 104; in ultimo N. Ravazza, Egadi. L'arcipelago di Ulisse, Trapani 2007, p. 20,
p. 58, p. 82. Anche la mia laureata già ricordata, nonostante le mie raccomandazioni,
non è riuscita del tutto a sottrarsi a tale tradizione che qua e là affiora, pur con critica
precauzione, nella sua tesi.
25
fig. 6 -Favignana nella rappresentazione cartografica di Spannocchi.
fig 7 -Il brte di S. Caterina nella rappresentazione di F Negro.
Le fonti storiche a disposizione, in realtà, non a~torizzano
in nessun modo a parlare di origini arabe per i castelli
delle Egadi, né alcun contributo sulla loro cronologia è
fino ad ora venuto dall'archéologia. La più antica notizia
circa l'esistenza di un castello nelle Egadi è relativa a
Favignana: si tratta della celebre relazione di viaggio
di lbn Giubayr, relativa all'inverno 1184-1185 durante il
quale, dopo un naufragio presso ~essina, il pellegrino
andaluso raggiunse Palermo e quindi Trapani da dove
si reimbarcò per tornare a casa. llbn Giubayr chiama
Favignana "Isola del romito" (in arabo giazirah ar-rahib)
o 'Il Romito' (a/-Rahib) per la presenza di un monaco
26
o eremita che sarebbe vissuto, in assoluta solitudine,
"su la sommità" dell'isola in una "specie di castello"10
che dovrebbe quindi ubicarsi in alto sulla montagna,
verosimilmente nel sito del futuro forte di Santa Caterina.
Non è precisabile cosa si deva intendere per una "specie
di castello" né nulla è aggiunto da lbn Giubayr sulle
caratteristiche di tale edificio né sulla sua antichità. Ciò
che sembra certo o molto probabile, però, è che alla fine
del Xli secolo la "specie di castello" esistente a Favignana
non avesse funzioni militari. Quanto alla presenza del
'romito', lbn Giubayr riferisce in ·realtà una tradizione .
più antica, già riportata da ldrisi che anch'egli chiamava·
Favignana giazirah ar-rahib (Fig. 6)1 1. Il nome arabo di
'isola del romito' per Favignana, in realtà, è ancora più
antico della metà del Xli secolo: già nel IX secolo un
altro scrittore arabo, lbn Khurdadhbih, parla di giazirah
ar-rahib aggiungendo che nell'isola, in un passato non
meglio determinato, si praticava la castrazione degli
schiavi 12. La corrispondenza indubbia fra la giazirah
ar-rahib di lbn Khurdadhbih e Favignana è confermata
anche da un'opera geografica araba di recente resa nota
•o lbn Giubayr, in M. Amari, Biblioteca arabo-sicula, trad. il., Torino-Roma, 1880 1881, 1, p. 167.
11 ldrisi, ivi, l, p. 52
.
.
12 1vi. 11, p. 667. In notaAman appuntò che giaziah ar~htb è d00"_16 che al_tn geografi_
arabi danno a Favignana Cfr anche E Asthof, Trapani e 1 suo1 dmtorm secondo 1
geografi arabi, in "la Fardelliana", a l, 2-3, mag..<fic. 1982, pp. 29-30.
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xl/- XVI)
da J. Johns e databile nella prima metà dell'Xl secolo: in
essa !'isola ar-rahiba viene segnalata come scalo lungo la
rotta fra ai-Mahdiyya e Palermo, e precisamente sul tratto
fra Trapani e una località detta ras ai-N.b.rah; forse Capo
Boeo 13. Come già accennato, nessun autore arabo, greco
o latino, che io sappia, riferisce della costruzione fin dal
IX secolo di torri a Favignana o Marettimo: quesfultima
isola, anzi, così come Levanzo, è detta disabitata tanto
. da Id risi che da l bn Giubayr.
Occorre attendere l'età angioina perché compaia nella
documentazione un castello delle Egadi in uso militare,
quello di Favignana (che sorgeva sul sito dell'attuale forte
di Santa Caterina), ricordato come castrum demaniale
dalla documentazione studiata da Eduard Sthamer14. Fin
da allora il castello demaniale di Favignana è controllato
dalla famiglia Abbate, la più potente di Trapani, che
con Palmeri ne detiene la castellania15. Il castello di
Favignana (Figg. 7-9), demaniale come la città di Trapani,
è quindi una sorta di punto avanzato delle fortificazioni
1
~ J. Johns, Una nuova fonte per la geografia e la storia della Sicilia nel/Xl secolo. 11
kitab gara'ib al-funun wa-mulah at-uyun, in ·Mélanges de l'Ecole· française de Rome.
~oyenAge-Temps Modernes". 116. 1, 2004, p. 449.
E. Sthamer, D1e Verwaltung der K.astelle im Konigreich Sizilien unter K.aiser
;;1ednc? ": und Kar/1. von Anjoiu, leipzig 191_4, p. 66.
l ~eg1stn della Canee/lena ang10ma ncostru1t1 da R. Filangeri con la collaborazione
degli archivisti napoletani, X, p. 20 n. 71. Cfr. inoltre L. Sciascia, Le donne e i cavalier.
gl1 affanni e gli agi. Famiglia e potere in Sicilia fra Xl/ e XIV secolo Messina 1993,
p. 123.
'
'
fORTE DI SAN T A CATARINA OIL ISOLA D~LLA r AVl'CNANA
d~
quesfultima. Pur non essendo stabilmente abitata
'
Favignana era troppo grande, troppo vicina alla costa e
a due città importanti come Trapani e Marsala, troppo
allettante per il suo porto e le sue risorse (tonno, legno,
pietrame, cacciagione) per' potere essere abbandonata
al suo destino, come Levanzo e Marettimo. Favignana,
inoltre, come già riferito da l bn Giubayr, poteva offrire
comodo "luogo d'agguato a' nemici"16• Il potere regio e i
suoi rappresentati aTrapani hanno quindi tutto l'interesse
a controllare la più grande delle Egadi, porta d'accesso
16 lbn Giubayr, in M. Amari, Biblioteca arabo-sicula cit., l, p. 167.
27
fig. 8 -Il forte di S. Caterina in un'immagine de/1686.
fig. 9 -Il forte di S. Caterina oggi.
alla pesca del tonno.
Nel corso del XIV secolo, pur rimanendo nominalmente
di regio demanio, il castello di Favignana, come i due di
Trapani, resterà in pugno ai veri padroni della città che
se ne tramanderanno ereditariamente la castellania:
da Palmeri Abbate passerà al fratello Riccardo, al
primogenito di questi Nicolò, a suo figlio Riccardo e ad
un nuovo Nicolò, nipote del primo 17 . Superfluo ripetere
che l'importanza economica di Favignana, dopo secoli
di probabile abbandono o semi abbandono di cui ancora
sembrano testimoniare ldrisi e lbn Giubayr, andava
crescendo in particolare grazie all'impianto della tonnara,
anch'essa attestata documentariamente a partire da
epoca angioina18. Dal Xlii secolo il castello di Favignana
è quindi una prima linea avanzata, una sentinella di
Trapani e della Sicilia, ma è anche, in primo luogo, il
presidio di un territorio insulare che si tende a sfruttare
più che nei secoli passati: e ciò anche se di popolamento
marittima alla città e a tutta la Sicilia, oltre che isola dalle
buone potenzialità economiche, legate in primo ·luogo
28
17 lvi, pp. 154-156. li .castello di Favignana è ricordato verso il 1355 da un elenco
pisano dei castra siciliani.· E. Librino, Rapporti fra Pisani e Siciliani a proposito d'una
causa di rappresaglie nel sec. XlV. Note e appunti, in "Archivio Storico Siciliano', n.
s.. XLIX, 1928. p. 209
19
l Registri della Cancelleria angioina, IX, p. 43. Ben più antiche, almeno di età
romana, sono le testimonianze archeologiche dì pesca e lavorazione del pescato a
Favignana; cfr. G. Purpura, Pesca e stabilimenti antichi per la lavòrazione del pesce
. in Sicilia. /11. /sola delle femmine (Palermo}, Punta Molinazzo (Punta Raisi}, Tonnara
del Cofano (Trapani), S. Nicola (Favignana}, in "Sicilia Archeologica". 57-58. 1985,
pp. 81-84.
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xl/- XVI)
stabile non si potrà parlare prima del XVII secolo19. Che
il castello medievale di Favignana sorgesse sulla vetta
del monte e corrisponda quindi, almeno come sito, al
castello o forte di.Santa Caterina è attestato, oltre che da
lbn Giubayr che parla della "specie di castello" costruito
"su la sommità", dalla relazione di Tiburzio Spannocchi
(ca. 1578) secondo cui "nel più alto [di Favignana] è un
castello antico però di buona fabbrica"20.
19
All'epoca del Vespro, come riferisce Bartolomeo da Neocastro, Favignana restava
disabitata (Bartolomeo da Neocastro, Historia Sicula cit. p. 169).
<O T. Spannocchi, Marine del regno di Sicilia, a c. di R. Trovato. Catania 1994, c.
118. Inoltre C. Pollo, La Sicilia di 7iburzio Spannocchi. Una cartografia per la
conoscenza e il dominio del 'territorio nel secolo XVI, supplemento a ' L'Universo' ,
Dopo l'arrivo dei Martini - che come Pietro 111 fecero
il primo scalo proprio a Favignana21 - la castellania
di Favignana passerà a Antonio del Bosco22 mentre
la demanialità dell'isola e del suo castello saranno
confermate dal parlamento di Siracusa del 139823• Non
è superfluo ricordare di nuovo che nessun documento
medievale noto parla di altri castelli o di altre fortificazioni
a Favignana, Levanzo e Marettimo. Il castrum insulae
Favugnane esistente sulla montagna di Santa Caterina
fino a oltre la metà del XVI secolo sembra essere stato
l'unico fortilizio documentato nell'arcipelago: la notizia
della costruzione del castello di S. Giacomo da parte di
Andrea Riccio verso il1496, pur di per sé non inverosimile,
manca che io sappia di attestazione documentaria.
Nel 1405 era castellano di Favignana tale Antonio d~
Bandino con diritto a tutte le rendite fiscali dell'isola che
però non bastavano neanche a coprire le spese del
LXXXI, Firenze 2001 (l'edizione è priva di impaginazione). Ho già proposto altrove
l'identificazione del castrum medievale con il sito del futuro fo rte di S. Caterina (F.
Maurici, Le Egadi, pp. 82-83). Ardizzone e Pezzini, pur avendo la gentilezza di citare
questo mio contributo. hanno tuttavia di recente ritenuto di non avere ' elementi per
comprendere se il_castello citato dalle fonti fosse il forte di S. Caterina, tutt'ora visibile
sulla sommità dell'unico rilievo dell'isola, o·piuttosto il forte S. Giacomo ... o ancora il
forte S. Leonardo' (F Ardizzone, E. Pezzini, Prime attestazioni cit., p. 1822).
21
Cfr. J. Zurita, Anales de Arag6n, Zaragoza 1976, vol. IV, p. 765 (X, L).
22 Archivio di Stato di Palermo (ASPA), Regia Canoelleria 23, cc. 33v-34v, 1394 feb.
5 ind. ll
23 Cfr. F. Sammartino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia,
Palermo 1927-1941 , 111, p. 224.
29
presidio che per 12 onze annuali venivano corrisposte
dalla secrezia di Trapani 24• Nel 1410 era castellano un
certo Pietro de Sadina con 6 onze annuali di salario. Ai
suoi ordini stavano sei servientes o compagni con 4 onze
annuali ciascuno. La spesa per il mantenimento della
guarnigione era suddivisa fra le secrezie di Trapani (12
onze annuali) e Marsala (18 onze annuali). Il castello, a
questa data, sembrerebbe disarmato o quasi. L'arsenale
comprendeva infatti, oltre alle armi personali di castellano
e compagni, in tre balestre, tre pavisi tristi (grandi scudi
evidentemente in cattive condizioni) e quattro elmi
di ferro; niente altro, almeno a stare ad un inventario
custodito neii'Archivo de la Corona de Arag6n 25 . Tenendo
però conto della collocazione del castello - altissimo sulla
costola montagnosa di Favignana- si può vero~imilmente
ritenere che esso, come ben attestato per il XVI-XVIII
secolo, servisse soprattutto come punto di osservazione
verso il mare e per la trasmissione di segnali d'allarme,
non necessitando quindi di guarnigione numerosa né di
particolare armamento.
Non dispongo di fonti che forniscano alcuna informazione
sull'aspetto edilizio del castello di Favignana fra Xlii
e XV secolo. Dando per certo. che la ricostruzione
cinquecentesca del forte di S. Caterina abbia inglobato il
preesistente castrum medievale, vi è comunque motivo
per ipotizzare che esso presentasse aspetto, dimensioni
e caratteristiche costruttive prive di particolare rilievo:
è probabilmente, in conclusione, che si trattasse di un
fortilizio piuttosto modesto, forse poco più di una torre.
Oltre che dalle fonti di tipo archivistico già citate, il
castello è menzionato nel1420 dal guascone Nonpar de
Caumont che si limita però a ricordarne la demanialità26.
La guarnigione dipendeva quasi per tutto dai rifornimenti e
dai collegamenti con la Sicilia, assicurati da barcaioli che
rischiavano continuamente la cattura in mare o sulle coste
della stessa isola da parte dei corsari e pirati di cui il mare
delle Egadi pullulava. Nel1415 re Ferdinando ordinava di
utilizzarè 15 onze del fondo della redenzione per liberare
dalla schiavitù barbaresca il barcaiolo Giovanni Vallori 27•
Il riscatto di questo sventurato costava quindi la metà di
tutto lo stipendio annuo della guarnigione di Favignana,
il cui mantenimento era reso.ancora più necessario dallo
sviluppo ulteriore della corsa barbaresca ai danni della
Sicilia. Tanto più che lo sfruttamento economico dell'isola
continuava e si incrementava: oltre che per pescare il
tonno si andava a Favignana per cavare la sua bella
26
2' ASPA, Regia Cancelleria 43, c. 133v, 1405 dic. 17 ind. XIV.
25 Archivo de la Corona de Arag6n (ACA.). Maestro Racional 2506.
30
H. Bresc, Una stagione in Sicilia: Nonpar de Caumont a Isnello (1420) , in 'La
Fardelliana", a. VI, 1-2. 1987, p. 5.
21 ACA, Cancilleria 2428 c. 100v, 1415 mag. 31
l Castelli delle /so/e Egadi (secoli Xli · XVI)
pietra da costruzione, per tagliare e caricare legname
e per cercare oricello, un'alga che ridotta in polvere
veniva usata come colorante rosso28. Nel corso del XV
secolo il castello di Favignana continuò quindi a svolgere
il suo ruolo di posto di guardia, costituendo una certa
garanzia contro pirati e corsari per quanti frequentavano
l'isola: legnaioli, cavatori di pietra, cacciatori e sopratutto
tonnaroti. C'è da ritenere che, nonostante la concessione
in feudo delle isole (alla famiglia de Carissima e quindi
alla famiglia Riccio), il castello sia rimasto sempre o
quasi sotto controllo demaniale29.
.
Nel corso del XV secolo, Favignana ed il suo castrum
costituiscono quindi la prima, sottilissima, linea di frontiera
occidentale della Sicilia, una frontiera permeabilissima e
oltrepassata tranquillamente da corsari e pirati di ogni
bandiera, primi fra tutti i tunisini. Per quanto fastidiosa,
o a volte anche molto pesante, la minaccia sul mare,
sulle coste e sulle isole, è il portato di una sorta di
inevitabile guerriglia di frontiera ed ancora della 'normale'
insicurezza dei mari medievali, battuti anche da corsari
nostrani, trapanesi in primo luogo. Questa situazione
29 Cfr. F.
Maurici, Le Egadi dalla tarda antichità dt., pp. 84-85.
29 Arcangelo Leanti riferisce nel XVIII secolo che i castelli di Favignana erano regi, pur
essendo la famiglia Pallavicino lilolare dell'isola (A. Leanli, Lo stato presente della
Sicilia o sia bre\113 e distinta descrizione di essa, 2 tomi, Palermo, 1761 , Il, p. 397)
precipita drammaticamente nel corso della prima metà
del XVI secolo con l'ingresso della potenza turca nel
Maghreb e quindi nel Mediterraneo centrale grazie
all'opera di Khair ad-din, più noto come Barbarossa,
un corsaro musulmano d'origini egee destinato a fare
grande fortuna in Berberia e divenuto quindi kapudan
pasha, ammiraglio,del sultano. Lungo le coste trapanesi
e sulle isole corre ora la frontiera fra il blocco absburgico
e l'espansionismo turco che ha nei corsari barbareschi la
sua punta di diamante. Il pericolo non è più costituito dallo
stillicidio delle incursioni tunisine, a volte condotte anche
in grande stile, come durante il XV secolo: in mare vi è ora,
e la fa da padrona, la grande flotta turca, guidata dal suo
ammiraglio.In questocontestogeopoliticocompletamente
.cambiato, il sottile diaframma di Favignana non può
reggere. Il castello dell'isola poteva ancora essere
presidiato quando il nemico principale erano le fuste
tl:misine, insidiose ma poche e non di certo avanguardia
di temute e potenti flotte d'invasione. Ma nel XVI secolo,
il mare è dominato dall'armata turchesca di Barbarrossa
o di Dragut e le Egadi divengono terra di nessuno,
abbandonate all'intraprendenza turco-barbaresca che
ne fa comodi punti d'appoggio, nascondigli, luoghi
d'agguato. Tommaso Fazello, alla metà del secolo,
registra puntualmente questa situazione, testimoniando
31
fig. 10- La scomparsa torre di S. Leonardo a Favignana in un'immagine di F. Negro
(1640).
fig. 10a- La torre di S. Leonardo in un'immagine de/1686.
fig. 11 - Il forte di S. Giacomo nella rappresentazione di F. Negro (1640).
fig. 11a- Il forte di S. Giacomo (Santiago) in un'immagine de/1686.
lo stato d'abbandono del vecchio castrum di Favignana,
pur sottolineando la fertilità dell'isola, l'abbondanza di
acqua e dunque la sua potenziale abitabilità30 . Lo storico
cinquecentesco di Trapani noto come Pugnatore, dal
canto suo, addebita esplicitamente alla presenza ostile
di turchi e barbareschi la decadenza delle Egadi e
l'abbandono del loro sfruttamento economico nel corso
della prima metà del XVI secolo31.
Il recupero del controllo almeno parziale dell'arcipelago da
parte siciliana sarà opera del vicerè marchese di Pescara
(1568-1571) in anni che, dopo il fallito assedio ottomano
di Malta, vedono il lento e progressivo decrescere della
minaccia turca. Dopo avere recuperato al demanio reale
le isole, precedentemente infeudate, il vicerè, secondo
la testimonianza del c. d. Pugnatore, "mandò a fabbricar
rocche e torri appresso a quei lochi vicini, ove fossero
più opportune per discoprir i corsari da lunge et anco per
cacciameli quindi, quando in tempo di fortuna, o di altro
vi si avesser voluto fermare in modo che pescagione di
tonno o di corallo far vi si avesse potuto"32. Sorsero così ,
T. Fazello, De rebus sicu/is decadae duae, Panormi 1558; trad. it. col titolo Storia di
Sicilia, a c. di A. De Rosalia e G. Nuzzo, Palermo 1990, 1,1,1, p. 78.
31
G. F. Pugnatore, /storia di Trapani, a c. di S. Costanza, Trapani 1984, pp. 140141.
lZ lvi, pp. 179-180. Sull'attività fortificatoria del marchese di Pescara alle Egadi si veda
3l
L. Dufour, Atlante storico della Siéi/ia. Le città costiere nella cartografia manoscritta
1500-1823, Palermo-Siracusa-Venezia 1992,pp. 16-17.
32
~----------------------------------~ 11
S:LEONARDO DE LA
s:
' - - " - - - - - - - - - - - -- - - ----' 10a
il forte di S. Leonardo (Figg. 10), un torrione a guardia
del porto, ed il forte di S. Jacopo (o S. Giacomo) (Figg.
11), nella pianura dell'isola, a non molta distanza dal
porto. Fu anche ricostruito il castello medievale che fu
trasformato nell'attuale forte di S. Caterina "sul più alto
colle dell'isola, onde ogn'intorno il mare da lontano si
scopre". Altro fortilizio, l'attuale castello di Punta Troia,
venne eretto dal vicerè a Marettimo presso la cala
allora detta di S. Simone, mentre a Levanzo fu disposta
unicamente la presenza di guardie "ma senza ricetta
murato". La continua sorveglianza avrebbe dovuto
permettere di scoprire per tempo la presenza di vascelli
nemici dando il tempo ai guardiani stessi di rifugiarsi "in
uno assai rilevato e sicuro poggio dell'isola dove non si
può andare se non con scale portatili quivi per ciò tenute
da loro, per dar di ciò necessari segni alle guardie di
Favignana1133•
Spannocchi menziona solo il toponimo S. Leonardo,
molto probabilmente preesistente alla torre e relativo
alla cala sottostante. Per quello che dal c. d. Pugnatore
è già chiamato forte o castello di Santa Caterina,
Spannocchi parla di "castello del monte" e per il forte S.
ll G
F Pugnatore, /sloria cii., p. 180
33
fig. 1Ob - La punta di S. Leonardo e la palazzina F/orio sorta sul sito della torre di S
Leonardo.
fig. 11b - Il forte di S Giacomo oggi (da Piredda)
,(lb
11b
34
Giacomo di "castello da basso". Non è chiara l'origine
della dedicazione dei tre castelli di Favignana ai tre santi
rispettivamente e qui, non avendo alcuna competenza
specifica in materia, mi limiterò a suggerire solo qualche
ipotesi di lavoro. La dedicazione a San Giacomo di un
forte eretto da urt vicerè spagnolo alla fine del XVI secolo
si spiegherebbe in effetti senza particolari difficoltà: San
Giacomo, Santiago matamoros, è il protettore della
Spagna ed il nemico degli infedeli musulmani. Pur non
potendosi escludere in partenza che il toponimo sia più
antico del XVI secolo, di esso non ho trovato tracce
nella documentazione medievale: attribuirne le origini
ai normanni ed a una preesistente chiesetta o cappella,
così come afferma la tradizione divulgativa relativa
a Favignana, è congettura quindi piuttosto difficile e
comunque non suffragata da alcuna fonte.
Stabilire quando si sia affermato il toponimo di S. Caterina
è anche più difficile. E' però probabile in primo luogo
che si tratti di S. Caterina d'Alessandria che nell'area
trapanese gode di particolare devozione: la tradizione
parla infatti di una chiesa di S. Caterina che sarebbe
stata edificata a Trapani addirittura da Belisario34 , mentre
la santa è patrona del paese di Paceco, alle porte del
'" Cfr R Del Bono, A Nob1h, Il d1vemre della città Architettura e fasi urbane di
Trapani Trapan11986. p 16
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xl/- XVI)
capoluogo. Superfluo qui anche sqlo accennare alle
difficoltà di dare una dimensione storica alla santa: ai
fini del nostro discorso può invece essere di un certo
interesse il fatto che S. Caterina d'Aiessa~dria protegge,
fra gli altri, i prigionieri35. Potrebbe avere avuto un
senso particolare· intitolare a questa santa un monte
e poi un castello su di un'isola dove,· come informava
lbn Qurdadhbih, si praticava in un lontano passato la
castrazione degli schiavi e dove era comunque facile,
nel XV, XVI o XVII secolo, venire catturati dai corsari e
finire schiavi in Barberia. Lo stesso potrebbe dirsi per
S. Leonardo cui, prima della costruzione della torre, era
probabilmente già intitolata la punta che chiude a est il
porticciolo di Favignana e tutto quest'ultimo36: anche S.
Leonardo, com'è noto, protegge i prigionierP7•
Il c.d. Pugnatore magnifica i risultati dell'opera di
Pescara, qualificando come "fortissima rocca" il castello
li Cfr. S. Caterina di Alessandria, in Enciclopedia dei Santi.
Bibliotf)eca Sanctorum , IV
ed., vol. 111, col. 960. Se fosse correl1a questa ipotesi,e se quindi il monte ed il castello
vennero intitolati a S. Caterina invocando la sua protezione contro il rischio di venire
catturati e finire schiavi, la successiva utilizzaziione come carcere del castello di S.
Caterina apparirebbe come una sorta di beffa.
J; Negro e Ventimiglia nel 1640 parlano di •porto di S. Leonardo": F. Negro, C.
M. Ventimiglia, Atlante di citt~ e fortezze del regno di Sicilia 1640, a c. di N. Aricò,
Messina 1990, p. 47.
:u Cfr. Leonardo di Nobiliacum o di Umoges, irl Enciclopedia dei Santi. Btbliotheca
Sanctorum , vol. VII, Il ed , Roma 1996, coli. 1202-3. A San Leonardo è dedicata
anche la punta che chiude il porticciolo di Pantelleria.
di Marettimo (Figg. 1~) e giungendo a dichiarare "che
ormai il passo che è fra le dette isole e Trapani, è tanto
sicuro che non v'è forse alcun altro in Sicilia che sia
oggi men sospetto di corsari di quello"38. L'affermazione
è chiaramente·esagerata e verosimilm~nte non priva di
piaggeria. In realtà l'operazione di limpiar las islas andò
avanti assai più lentamente e il pericolo barbaresco nel
mare delle Egadi tramonterà definitivamentè solo con la
fine della guerra da corsa musulmana nel XIX secolo. Nel
1571 era stato lo stesso Pescara a sottolineare i "danni
che riceve questo regno et tutta la navigatione dalle isole
·della Favignana, Levanzo e Marettimo et della necessità
che c'è dj rimedio et di quanto frutto è quel poco ridotto
che ho fatto nel Marettimo"39• Poco dopo sarà il duca di
Terranova asottolineare il grande pericolo che per Trapani
costituiva la vicinanza di Favignana e delle altre isole
dell'arcipelago40• Tiburzio Spannocchi verso il 1578 non
potè recarsi personalmente a Levanzo per la presenza di
due brigantini ostili41 ~anche Camilliani, pochi anni dopo,
non nascondeva la pericolosità dell'arcipelago42 .
La relazione di Spannocchi documenta l'insufficienza e
180.181.
, 31 G. F. Pugnatore,.lstoriacit., pp.
31 Ci!. in F. Russo, La di~sa costiera del regno
di Sicilia dal XVI al XIX secolo, Roma
1994, l, p. 156.
.o lvi, p. 168.
~ 1 T. Spannocchi, Marine cii., c. CXXIII; C. Pollo, La Sicilia cii.
42 M. Scarlata, L'opera di Camillo Camilliani, Roma 1993, p. 385.
35
fig. 12 - Marett1mo mun'immagine de/1686
fig. 12a -Il castello o forte di Marettimo in un'immagine di F Negro (1640)
fig. 12b - Il castello d1 Mare/limo (erroneamente indicato come Levanzo) in
un'immagine de/1686
FVERTE ·DE LEVAN
z
JTlR T t llU C:tlttTfMO
=
•
L---------------------------------------------~ 1 ~
36
-
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xl/- XVI)
\
l'incompletezza delle fortificazioni di Favignana.ll "castello
del monte" (cioè il forte di S. Caterina) era "antico, però
di bona fabbrica": vi stavano di presidio sei uomini ed un
caporale pagati dall'arrendatario (affittuario) dell'isola,
il trapanese Giovan Antonio Barlotta, che pagava ogni
anno 1000 scudi alla Regia Corte. Principale compito del
presidio di S. Caterina era la continua sorveglianza e lo
scambio, con gli altri fortilizi di Favignana, con il lontano
e isolato castello di Marettimo, con Trapani e con le
imbarcazioni a mare, di segnali di vario tipo (fuochi, fumi,
spari, inalberare o ammattare un mantello o gabbano),
ognuno dei quali relativo ad una diversa evenienza. Il
codice delle segnalazioni viene riportato per esteso da
Spannocchi; è però oggi piuttosto difficile credere che
esso risultasse immediatamente chiaro a tutti coloro
che dovessero farvi riferimento e in tutte le condizioni
meteorologiche, di luce, di visibilità:
"Fanno guardia notte et giorno et in vedere far fumo
al castello del Marettimo essi rispondono conforme
alli segnali che veggano, imperochè volendo quelli del
Marettimo vettovaglia fanno fuoco continuo o fumo, et
quando quelli vedeno vascelli fanno fuoco separato
per tanti vascelli quanti vedeno e se di detto castello di
Favignana vedeno vascelli in detta isola fanno di notte
segno con fuoco et di giorno con fumo, altro segno che
vedendo barche per mare tirano un tiro per avisarle che
si scanzino, et non vedendo barche non fanno segno
altro che con un gabbano ammattano al castello da
basso tante volte quante sono li vascelli visti nell'isola;
et quando vede no vascelli a mare, overo a Levanzo non
fanno altro segno che alla torre da basso con ammattare
il mantello al modo detto"43.
Il çastello della montagna aveva necessità di restauri
"tanto più che esso è di fabbrica bona"; in particolare
"Sarebbe di bisogno farvi tre damusi, si per havere stantie
coperte per li soldati come per havere piazza sopra di
. essi per l'artiglieria che al presente vi' s~no dui pezzi
che stanno sopra tavolati malissimo accomodati, né si
possono muover punto di come stanno onde tasendosi
detti damusi vi sarebbe piaza dove manegyi~rli. "Ql ~ù
sarebbe bisogno accomodare una cistèrna votandola et
inviandovi l'acqua dal castello, tutte spese che si faranno
con cento once".
Più prowisorie erano le condizione del castello "da
basso", il forte S. Jacopo, iniziato circa dieci anni prima
per ordine di Pescara. Secondo Spannocchi, e quindi
verso il 1577-1578, "Al castello da basso è una torre
di quattordici canne di quadrato, la quale non è più alta
del piano della terra che dui canne [circa 4 m, n.d.A.],
43 T.
Spannocchi. Marine cii., c. CXVfV.
37
in alcuni luoghi vi sono fatti i fossi più per comodo di
far pietra che per fossi ·continuati. La fabbrica che vi è
fatta perfino all'altezza di sei palmi è fatta a sufficiente
grandezza, di poi è fatto solo la prima crosta di fuore, di
maniera che è cosa debolissima et sarebbe di bisogno
d'abbandonarlo, overo compirlo nel finimento del quale
vi an darà circa once 500 tirando la muraglia tutta ad una
alteza et alzandosi di più una canna almeno facendo in
uno delli cantoni una torretta tre canne più elevata che
il forte, la quale possa scoprire le cale tanto larga che vi
capisca una scala per dove un huomo possa salire in
cima et li fossi continuarli almeno a dui canne di profondo
et larghi sei canne a più. Vi sono in detta torre due sacri
di bronzo, dui passavolantl di ferro colato, tre smerigli et
sedici archibugi".
·
In condizioni poco soddisfacenti era anche la torre di
S. Leonardo costruita pochi anni prima per sicurezza
della cala omonima, l'attuale porticciolo di Favign~na, e
della tonnara. Spannocchi, in realtà, ricorda l'esistenza
di tre torri iniziate ma non complete. Una è detta "torre
della tonnara" ed era già "meza rovinata"; la seconda
si trovava poco lontano da questa ma "non fu elevata
dalli fondamenti". Alla fine, lasciata la costruzione di
queste due torri, se "ne incominciò un'altra un poco più
lontano da mare, che pure non è fornita". Quesfultima,
38
o più probabilmente la "torre della tonnara", dovrebbe
identificarsi nella torre di S. Leonardo dove, nonostante
tutto, il servizio di guardia veniva regolarmente espletato.
Spannocchi, infatti, continua riferendo che "Alla torre da
basso della tonnara, la quale viene vicino alla cala di
S.to Lonardo, vi stanno dodici uomini pagati dal detto
arrendatario a 4 scudi al mese, il bombardiere a 3 once
et il vice castellano a 5 once; questi non hanno altra
obbligatione che di guardare la torre, sono trapanesi
et di Marsala, ve ne sono deli maritati et scapoli, sono
travaglianti et per il più pescatori che il giorno travagliano
a tagliar pietre et la notte a far la sentinella". Il servizio di
sorveglianza alla ton nara era integrato tutto l'anno da due
guardiani a cavallo ('cavallari') "li quali vanno la mattina a
giorno a discoprire le cale et trovando brutto tornano alla
torre a referire et allora essa torre della tonnara spara un
tiro perché li arbitranti si rieduchino al sicuro ... et di più
la state quando si travaglia alla tonnara si suole tenere
tre pedoni dalla parte di verso il Marettimo ... et se non
trovano nulla fanno segno di sicuranza perché li uomini
che stanno alla torre possano uscire a travagliare, ma se
trovano brutto et se possono scappare vanno alla torre
a darne avviso, et non possendo si nascondono et r1on
fanno segno alcuno".
Così andavano le cose nel secolo decimosesto. Si viveva
l Castelli delle Isole Egadi (seooli Xl/- XVI)
pericolosamente in Sicilia ed ancor di più lungo le coste,
fruntera di mori, o, peggio, ?l Favignana. Il rischio dello
sbarco di corsari, dello scontro armato, della cattura,
del ferimento, della morte, era sempre incombente,
nonostante la protezione celeste di S. Caterina, di S.
Leonardo e S. Giacomo e quella, più concreta, dei forti
ad essi intitolati. Si lavorava, duramente e per la pura
sopravvivenza, pronti a co9liere il primo segnale di
pericolo e darsi prontamente alla fuga verso una torre
o un nascondiglio; si travagliava di giorno e si faceva la
sentinella di ~atte.
Spannocchi propose di completare la fortificazione di
Favignana mediante la costruzione di altre tre nuove torri:
"una alla cala detta lo Carcelliere a fronte alo borrane con
il quale si risponderebbe, una sopra lo Salvatore di verso
Marsala che guarderebbe lo Salvatore, lo Magazolo, et
l'isola delo Preveti .. . Un'altra torre sarà bisogno farsi per
la parte di verso Levanzo sopra lo faraglione lontano da
Santo Lonardo 3 miglia et dalo Pozo dell'Aiega due et
responderebbe con la torre da farsi all'isola di Levanzo;
tutte tre queste torri sono di molto bisogno et basterà farle
della minor grandezza per esser tutte sopra rocche alte.
In questo luoco vale mercato il fabbricare et il migliore
interesse sarebbe tener guardie alli mastri, perché non
fussero molestati dalli corsali".
l luoghi prescelti sono oggi facilmente identificabili,
grazie alle corrispondenze toponomastiche e alle
precise indicazioni del testo e della carta di Spannocchi
che è possibile comparare, inoltre, con la carta di
Negro del 164044• La prima torre era progettata per la
cala del Carcelliere, verso l'estremità sud-orientale di
Favignana, in faccia a quello che nel XVI secolo era
l'isolotto di Burrone, oggi la parte più settentrionale
dell'Isola Grande; la seconda andava edificata sulle
scogliere della costa sud-occidentale di Favignana, di
fronte allo scoglio che ancora oggi è detto del Prevete;
la terza avrebbe dovuto essere costruita sul Faraglione,
la punta più settentrionale che guarda verso Levanzo. Il
progetto ~i Spannocchi relativo a queste tre torri potrebbe
(d'obbligo il condizionale) aver favorito il sorgere della
diceria, spacciata poi per realtà storica, della costruzione
di tre torri da parte dei saraceni: è infatti quasi superfluo
ricordare che la voce popolare qualifica ancora oggi
come 'torri saracene' tutte o quasi tutte le torri costiere
siciliane che, chiaramente, saracene non sono, risalendo
in parte al XV e soprattutto al XVI secolo. Nella carta di
Spannocchi, oltre ai tre castelli esistenti (S. Caterina,
S. Giacomo e S. Leonardo) ed alle tre torri di cui era
consigliata la costruz.ione, è presente una quarta volta
.u Cfr. F. Negro, C. M Venlimiglia, Atlante cii., p. 51
39
lo stesso simbolo utilizzato per le tre torri da realizzarsi
citate nel testo. Tale simbolo è collocato nel tratto di costa
orientale di Favignana compreso fra la Cala di S. Nicola
e Cala Rossa, nei pressi del 'Cartiglio' (un'antica cava di
calcarenite in riva al mare, oggi chiamata Cortigghiolo) 45•
Il sito corrisponde a quello del basamento cilindrico
noto come Torretta' che da il nome alla contrada sulla
scogliera orientale di Favignana; si tratta probabilmente
di una torre iniziata e mai portata a termine, anche se non
è possibile identificarla con certezza con una delle torri
incompiute citate da Spannocchi. La costruzione di una
torre venne suggerita da Spannocchi anche per l'isolotto
di Formica (Fig. 13) ma sul momento l'iniziativa non si
concretizzò; il forte di Formica sorgerà verosimilmente
solo nel XVII secolo per iniziativa dei Pallavicina che
tra 1637 e 1640 acquistarono l'arcipelago, compresa la
piccola Formica46•
Se alla fine del XVI secolo la vita per i tonnaroti ed i
tagliatori di pietra di Favignana era pericolosa e dura,
quella della guarnigione del castello di Marettimo doveva
essere veramente quasi una condanna, tanto che gli
45 Cfr. F. Ardizzone, E. Pezzini, Prime attestazioni cii., p. 1817. 11 materiale cavato era
calcarenite e non tufo, come indicato nello studio citato.
.s Cfr. R. Giuffrida, l Pal/avicino e le Isole Egadi, in 'La Fardelliana·, a. l, 1, 1982, p
49 e pp. 52-56. Il forte di Formica e gh edifici della toonara compaiono nell'immagine
dell'isola presente nel Teatro geografico antigua y moderno del reyno de Sicilia del
1686, cfr V Consolo, C. De Seta, SìciHa teatro del mondo, Torino 1900, p. 206.
40
uomini si awicendavano in teoria ogni quattro mesi,
anche se, precisa Spannocchi, "spesse volte stanno sei
et 8". Si trattava di dieci soldati, un bombardiere ed un
caporale (quindi, una 'sporca dozzina'), militari spagnoli
delle compagnie di Trapani e Marsala. La soprawivenza
dipendeva dai rifornimenti che giungevano da Trapani:
"mandasili il vivare di Trapani ponendoglielo in conto
alle paghe". Il trasporto dei rifornimenti aweniva con
una barca rimorchiata da un 'leutello'. Le comunicazioni
ottiche con Trapani awenivano via Favignana: "quando
hanno bisogno d'alcuna cosa fanno segno alla
Favignana47, come ho detto, et la Favignana fa segno a
Trapani di dove si manda un leutello all'isola per sapere
li loro bisogni". Spannocchi, che prudentemente non
si recò né a Levanzo né a Marettimo per la presenza
di legni corsari, riferisce che "per quanto intesi stanno
molto male accomodati di stanze et aqua non avendo
luoco dove stare al coperto et non tenendo più d'un
bacile di legno con il quale vanno molto lontano per aqua
et con
pericolo d'esser presi. L'artiglieria che vi è sta mal
\
guarnita"48•
Simile, desolante, situazione documentano Negro e
•7
E di certo non 'alla famiglia' come incredibilmente trascritto nella ediZione
dell'Istituto Geografico Militare (C. Pollo, La Sicilia cii.) nella quale SI legge Inoltre
'lentello' al posto di 'leutello'
~ T. Spannocchi, Marine cii., c. CXXIII.
l Cast!'llloe/le Isole Egadt (secolt X/l-XVI)
fig 13 - L'Iso/otto d1 Formtca con glt edlfict della tonnara ed 1/ forte
13
Ventimiglia verso il 1640. La guarnigione di Marettimo
"patisce grandemente di ogni cosa: prima, non hanno
stanze a bastanza per abitare e stanno con una strettura
insopportabile, e particolarmente quei che hanno moglie;
almeno tre altre stanze basterebbono. Secondo, gli
manca una stanza per lo molino e per lo forno. Terzo,
per li grandissimi venti che di continuo vi spirano, e per le
tempeste grandissimi, ancora i muri, gl' astrachi, dove si
raccoglie l'acqua della cisterna, como anco le porte e le
finestre, erano consumate. Si è lasciato di fare lo scharo
'
tanto necessario, cominciato ... Si lamentavano tutti
che la maggior parte dell'anno gl'era bisogno mar:~giar
biscotto solo, et alle volte guasto ... vi correvano febre
maligne pericolosissimi e di già s'eran morti alcuhin49.
Non molto migliore sarebbe stata la realtà nel XVIII
secolo. Arcangelo Leanti a proposito di Marittimo
riferisce che "oltre a alcune poche cosucce fabbricate
sulla spiaggia, si eleva in quell'isola sovra un gran
promontorio l'inaccessibile castello, ove a gran fatica per
angusta strada unicamente si ascende, ed ove giacciono
piuttosto sepolti che custoditi quei disgraziati colpevoli
a' quali tocca la pena di soggiornarvi sotto la cura di un
regio castellano e di pochi soldati, che dalla piazza di
Trapani vi si destinano a cambiar di presidio dopo due
o tre mesi"50.
Non diversa la situazione nel 1782 per il sottotenente, i
quarantasei soldati, i due capellani ed i venti reclusi che
soprawivevano nel castello di Marittimo "con i rispettivi
ma non troppo dissimili ... destini"51 • La guarnigione,
dopo il naufragio della 'barchetta' in dotazione, non
disponeva di un mezzo per i collegamenti con la Sicilia
ed i rifornimenti giungevano a singhiozzo da Trapani
con la barca di un appaltatore che, evidentemente, non
aveva interesse a rischiare il naufragio con il tempo
' 9F. Negro, C M. Ventimiglia, Atlante c11, pp. 59-60
!:0 A
51
Leanl1, Lo stato presente cii, Il, pp. 397-398
M Genco, Niente barchetta~ cosi Marittimo resto isolata 1n "Giornale d1 S1cilia"
1510.2007 p 13
'
41
cattivo o la cattura da parte dei barbareschi, visto che
'1'inimico algerino trovasi fuori colla sua squadra". In
queste condizioni di isolamento, se la vita doveva essere
durissima per tutti, ammalarsi a Marettimo (e viste le
condizioni doveva essere molto facile) significava restare
privo di assistenza medica e di farmaci, come occorse a
uno sfortunato sergente rimasto quaranta giorni infermo
sull'isola e morto dopo il tardivo trasporto a Trapani52.
Levanzo, che Spannocchi descrive come "montuosa et
piena di fratte con ripe alte da torno" era disabitata e priva
anche di un minimo di fortificazione. In estate (a aprile
a ottobre) vi dimoravano perigliosamente "tre pedoni,
li quali stanno nascosti al bosco non avendo coperto
alcuno dove recovrarsi et stanno in tanto pericolo che se li
Turchi sanno che siano nell'isola non possono scampare
in modo alcuno; vi stanno solo di state". Ciò anche se,
a parere di Spannocchi, "l'inverno è più bisogno esser
guardata questa isola che la state perché d'inverno vi
stanno~ corsari] posati asettimane et la state non vi vanno
ad altro effetto che per fare aqua". Il servizio di guardia,
oltre a essere stagionale, lasciava molto a desiderare:
dei tre guardiani, uno era quasi sempre a Trapani "per
provvedersi di suoi bisogni"; i segnali d'allarme venivano
fatti solo di notte (tanti fuochi quante navi avvistate),
5? lbid
42
mentre di giorno i guardiani "non fanno segno alcuno per
dubbio di non esser presi". Spannocchi concludeva la
sua relazione su Levanzo consigliando la costruzione di
almeno due torri: una "alo loco detto la Guardia delo Molo
verso Trapani .. . un'altra a Capo Grosso che è dalla parte
. di Tramontana"53. La costruzione di queste torri avrebbe
consentito un certo sfruttamento economico di Levanzo
(ai suoi tempi, annotava Spannocchi, "non se ne cava
frutto alcuno") che avrebbe potuto fornire almeno calce
e carbone. Non risulta però che la costruzione delle torri
sia stata effettivamente portata a termine, anche se il
toponimo 'Torre' designa oggi la zona di Levanzo che
sovrasta Cala Minnola.
Pochissime parole, prima di concludere, sull'aspetto
architettonico dei castelli delle Egadi, conservatisi
con l'eccezione della torre o forte di S. Leonardo di
Favignana, distrutta come si è detto verso il1877. Non
conosco descrizioni o rilievi grafici dei castelli delle
Egadi antecedenti quelli di Negro e Ventimiglia editi nel
1640 e quindi sucqessivi di circa un settantennio alla
costruzione. Il forte di San Leonardo, secondo la pianta
e la prospettiva di Negro54, era un torrione con pianta di
T Spannocchi, Marine cit., c. CXXIII. Il,topommo Capo Grosso è ancora ogg1
esistente. Non saprei invece identificare con certezza la "Guardia delo Molo'. Fra gli
altri toponimi riferiti da Spannocchi oggi si riscontra anche Cala Fredda
50 F Negro, C. M Ventimiglia, Atlante cit , pp 54-55.
53
-l Castelli delle /so/e Egadi (secoli Xli - XVI)
decagono regolare. L'alzato era a tronco di piramide con
cornice d'attico e parapetto fornito di quattro guardiole
o caditoie aggettanti. Una più spaziosa piattaforma,
che in pianta appare leggermente aggettante rispetto
alla terrazza, sembra corrispondere a un corpo a pianta
rettangolare o trapezoidale sporgente per quasi tutta la
lunghezza di uno dei lati del decagono. Un corpo edilizio
al centro della terrazza era probabilmente l'arrivo della
scala di collegamento fra la terrazza. e gli ambienti
sottostanti. La torre era circondata da un fosso con
muro di controscarpa anch'esso decagonale, in perfetto
contrappunto con la torre. Un portone che si apriva in
questo muro permetteva l'accesso ad un'unica rampa
di scale che, mediante un ponte levatoio, consentiva
di raggiungere l'unica porta d'ingresso della torre,
ben elevata rispetto alla quota di base. Un successivo
documento iconografico della torre, contenuto nel Teatro
geografico antigua y moderno del reyno de Sicilia del
1686, attesterebbe, se l'immagine in prospettiva fosse
veritiera, importanti modifiche all'aspetto della torre.
Oltre alla sostituzione della scala d'accesso alla porta
con una rampa in salita a linea spezzata55, la torre è
rappresentata con una elevazione a mura verticali sopra
la base scarpata, con il consueto cordone marcapiano
a segnare lo stacco. Sulla terrazza, inoltre, una garitta
appare realizzata su ognuno dei dieci angoli del
parapetto, mentre il corpo aggettante corrispondente a
quasi tutta la lunghezza di uno dei lati appare a pianta
rettangolare e alto quanto tutta la torre. A stare a questa
immagine, quindi. nel corso del quasi mezzo secolo
intercorso fra l'Atlante di Negro e Ventimiglia e questo
Teatro geografico, sarebbe stato aggiunto alla torre un
intero piano.
La descrizione della torre di S. Leonardo contenuta
nell'opuscolo di Salvatore Struppa del 1877, potrebbe
però far dubitare del realismo dell'immagine del1686 nella
quale, diversamente dalla rappresentazione di Negro del
1640, alla parte scarpata della torre segue un piano a
pareti verticali. Struppa vide la torre poco prima della sua
distruzione e così la descrive: "è una specie di grossa
torre rotonda tagliata a m~zzo [corsivo mio] coi fianchi un
po' ristretti da un bordone circolare"56. Aparte il perimetro,
56
S. Struppa, Favignana cit., p. 37. In nota Struppa aggiunge c~ la torre "Adesso
è stata demolita; il sig. Florio vuole innalzare in quel luogo un'elegante palazzma
56
V. Consolo, C. De Seta, Sicilia teatro cii., p. 212. Qualche dubbio sulla veridicità
della rappresentazione è suscitato dal fallo che mentre nella vista in prospettiva
compare la suddetta rampa a linea spezzata, nella pianta e rappresentata ancora la
scala a rampa unica ortogonale al lato della torre su cui si apre la porta d'ingresso.
per suo comodo'. Inutile dire che di una costruzione quale la torre di S. Leonardo
difficilmente, verso il 1877, qualcuno avrebbe potuto apprezzare il valore storico e
architettonico; mancavano inoltre strumenti legislativi per la salvaguardia e nessuno,
in fine, si sarebbe contrapposto, in Sicilia, in Italia e in tutta Europa, alla volontà e a
i ·comodi• del ·sig. Florio".
43
dato come circolare e non decagonale, l'espressione
"tagliata a mezzo" potrebbe far pensare all'aspetto tronco
dell'edificio, quale in effetti documentato da Negro nel
1640. Le incertezze dunque permangono, nella speranza
che nuove fonti archivistiche o iconografiche possano in
futuro apportare elementi ulteriori.
Importanti modifiche furono invece certamente realizzate
fra 1640 e 1686 al forte di S. Giacomo che oggi è reso
in pratica invisibile dall'esterno dalla costruzione,
verso il 197357, del muro di cinta del penitenziario ma
che si è conservato in tutte le sue parti. Nel 1640 le
immagini dell'Atlante di Negro e Ventimiglia mostrano
un robustissimo forte, una sorta di grande torrione a
pianta rettangolare con lati lunghi di poco meno di 15
canne (circa 30 metri) e corti di oltre 12 canne. Il forte
ha basamento scarpato, cordone marcapiano e piano
superiore apareti verticali di notevole altezza: presentava
unica porta rialzata, accessibile mediante rampa di scale
eponte levatoio. Dal parapetto della terrazza aggettavano
garitte angolari e mediane (o caditoie) su ogni lato: sul
lastrico della terrazza sorgevano inoltre corpi edilizi
qualificati come "case de' soldati" e "case di munizioni"58.
Il forte era protetto da fossato con muro di controscarpa
51 Cfr
A l L1ma. Favignana cii., p. 235.
58F Negro, C M Venlimiglia, Atlante cil, pp 52-53
44
a perimetro rettangolare con lati leggermente concavi
ad angolo fortemente ottuso in mezzeria. Sopra la
controscarpa correva un camminamento con parapetto
("strada coverta") ed alla base si aprivano le porte di
numerosi ambienti; la relazione precisa che "Nel fosso
che circonda il forte ha nell'intorno, cavate sotto la
controscarpa, molta habitatione di pescatori e d'altri, che
attendono agl'essercitij dell'isola, i quali fanno numero
e guardano ben il forte stando ivi con loro famiglie"59. In
complesso il forte S. Giacomo aveva ancora nel1640 un
aspetto decisamente cinquecentesco.
Quasi cinquanfanni dopo, nel 1686, le immagini di S.
Giacomo contenute nel Teatro geografico documentano
trasformazioni e aggiunte sostanziali. Il fossato era stato
ampliato con due triangoli sul lati corti protetti da ridotti e da
quadrati aperti sugli angoli60. In corrispondenza di questi
erano stati aggiunti al forte altrettanti baluardi angolari
a losanga, mentre la notevole altezza del corpo edilizio
originario" sembrerebbe esser stata considerevolmente
ridotta con un drastico intervento demolitorio61. L'aspetto
59 lvi, p. 47. Mi risulta che tali ambienli oggi fungono da celle.
00 La pianta di S. Giacomo contenuta nel Teatro geografico del
1686 è in effetti un
esempio da manuale d1 fortificazione secentesca. Una pianta quasi idenllca s1 trova
nell'opera di P. Sardi, Corno dogale della architettura militare, Venezia 1639, p 75
fig 1(b
6• V Consolo,C. De Seta,Sicilia teatroc1t ,p 210· sulla terrazza del forte s1 affollavano
casette per la guarnigione e ecflfici vari, oggi in grandissima parte scomparsi.
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xl/ ·XVI)
attuale del forte è sostanzialmente ancora questo, con
ulteriori aggiunte e trasformazioni successive relative
all'uso carcerario che continua fino ad oggi62.
Nel caso di S. Caterina, in attesa di un attento studio
monografico, non siamo in grado oggi di individuare
con certezza le parti superstiti del medievale castrum
Favugnane. Le immagini dell'Atlante di Negro e
Ventimiglia del 1640 mostrano un complesso piuttosto
diverso da quello oggi esistente. La pianta era (ed è)
allungata, assimilabile ad un rettangolo ma con corpi
sporgenti e due puntoni (uno a losanga irregolare, l'altro
a trapezio rettangolo) sul lato breve meridionale: fra i
due baluardi la pianta di Negro evidenzia una rientranza
rettangolare63. Nel1686 tale rientranza era stata eliminata
e i due baluardi formavano allora (ed ancora oggi) un
angolo fortemente ottuso; il lato settentrionale era
stato rafforzato ed allargato con l'aggiunta di una forte
bastionatura aggettante64• Il corpo centrale sopraelevato
rispetto alla terrazza è ancora oggi esistente. Le garitte
angolari rappresentate nell'immagine del 1686 sono
state sostituite da quelle ancora attualmente esistenti,
62 Verso 111883, ad esempio, vennero aggiunti fra i baluardi del lato sud e di quello
opposto due nuovi corpi edilizi; cfr. A. Cataliotti, Favignana dt., pp. 130-131 ; D
Piredda, l castelli dt, p. 33.
63 F Negro, C M Ventimiglia, Atlante dt., p 56
fA V Consolo, C De Seta, Sicilia teatro cii, p 211
impiantate su belle piramidi rovesciate in controscarpa.
Anche nel caso di S. Caterina, come già per S. Giacomo,
il monumento ha sostanzialmente conservato, pur
con superfetazioni e trasformazioni anche notevoli
(in particolare apertura di molte finestre), l'aspetto
documentato dall'immagine del1686, dovuto ad interventi
di poco precedenti, successivi al 1640.
Fra i castelli delle Egadi giunti fino a noi il più piccolo è
quello di Marettimo (Figg. 14-15), il cui restauro è stato
occasione dell'incontro scientifico da cui scaturiscono
questi atti. Sorto quasi certamente ex novo per iniziativa
del vicerè marchese di Pescara verso il 1570, esso è
per la prima volta raffigurato, che io sappia, nell'Atlante
di Negro e Ventimiglia del 164065 • La pianta era (ed è)
assolutamente irregolare, adattata allo scoglio cui il forte
si abbarbica. L'immagine in prospettiva del 1640 mostra
una fabbrica massiccia e chiusa, serrata da forti ed alte
mura verticali che sostanzialmente incamiciano le rocce
su cui sorge l'edificio. Ancora una volta, l'immagine del
Teatro geografico del 168666 documenta una probabile
trasformazione seicentesca con la realizzazione di
cortine scarpate che ancora oggi caratterizzano il forte.
C6 F.
fF> V
Negro, C. M. Ventimiglia, Atlante cit , pp 61-02.
Consolo, C. De Seta, Sicilia teatro dt , p 213
45
fig. 14 -Il castello di Marettimo su Punta Troia, veduta panoramica (foto Salina, E.P.I
di Trapani, per cortese concessione)
fig. 15 -Il castello di Marettimo
14
Siamo giunti alla conclusione di questo rapido excursus
sulla storia dei castelli delle isole Egadi fra il medioevo
ed il XVI secolo,.con qualche incursione anche oltre. La
storia del piccolo arcipelago, in realtà, offre una piccola ma
affascinante sezione della più ampia storia mediterranea.
l n questo contesto, la costa della Sicilia occidentale e, a
maggior ragione, le isole Egadi, svolgono ora ruolo di
cerniera con l'Africa settentrionale, ora di linea di frontiera
verso le stesse regioni, divenute l'ostile Berberia e verso
un Mediterraneo inquieto e pieno di pericoli. In età romana
Favignana è stabilmente ed intensamente abitata e
anche le altre due isole, compresa la remota Marettimo,
sono popolate o almeno frequentate e sfruttate in modo
abbastanza continuo. Marettimo, in particolare, è scalo
utilissimo sulla rotta africana. La frontiera mediterranea
aperta dall'espansione islamica (sulle vicende delle isole
nel V secolo vandalico siamo poco o nulla informati)
riduce il popolamento delle isole fino forse ad annullarlo
completamente o quasi, con l'eccezione di superstiti
presenze di cui sono prova i reperti di VIli-IX secolo
provenienti dagli scavi di Marettimo67 e almeno indizio
le non molte monete di VI e VII secolo dell'antiquarium
di Favignana68. Perché sia documentata una presenza
67 Cfr.
F. Ardizzone, E. Pezzini, Prime attestazioni cii, pp. 1822-1823.
m Cfr. R. Macaluso, Le monete della collezione civica di Favignana, in Studi sulla
ts
46
Sicilia Occidentale in onore di Vincenzo Tusa, Padova 1993, p. 118; F. Maurici, La
l Castelli delle Isole Egadi (secoli Xli- XVI)
/
stabile almeno a Favignana, l'isola più grande e ricca di
risorse oltre che più vicina alla costa, occorre attendere
il Xlii secolo. In età angioina sono infatti attestati
tanto la tonnara che il castrum demaniale dell'isola,
un binomio questo che resterà valido fino a tutto il XV
secolo. Una nuova fase di abbandono completo, pur se
relativamente breve, coincide con il periodo di massimo
dispiegamento della potenza turca nel Mediterraneo
centrale e occidentale, fra gli anni '30 e gli anni '60
del XVI secolo. Con il mare controllato dalle flotta di
Barbarossa e di Dragut, e con la Sicilia terrorizzata dalla
prospettiva di uno sbarco turco, il castrum medievale di
Favignana non può più essere presidiato. Le Egadi, per
qualche decennio, sono completamente abbandonate al
loro destino. La volontà di recuperare questa pur fragile
ridotta avanzata non potrà concretizzarsi che dopo il
fallito assedio turco di Malta del 1565 e dopo Lepanto.
Con l'inizio della costruzione dei forti S.Giacomo e S.
Leonardo, con il riadattamento del vecchio castrum o
forte di S. Caterina e con la realizzazione di "quel poco
ridotto" a Marittimo, il vicerè Pescara pose quindi le b.asi
della storia moderna delle isole Egadi. Una storia fatta
di pesca del tonno, attività di cava, agricoltura, carcere
e deportazioni; oggi, per fortuna, anche e soprattutto di
turismo.
E' tutto, per ora. Nella speranza che un giorno un grande
scrittore ci racconti in modo ben più coinvolgente la
storia dei castelli delle Egadi: delle sofferenze e della
fatica di vivere di coloro che vi abitarono cavando pietre
o pescando il tonno di giorno e facendo la guardia di
notte; di quanti vi svolsero un severo servizio militare
e di coloro, i più miseri, che vi passarono in disumana
detenzione molti anni o la vita intera; che ci racconti
quindi, partendo da queste vicende di semplici comparse,
la più grande storia della Sicilia e del Mediterraneo, delle
sue vie marittime e delle sue frontiere.
Referenze fotografiche:
Le immagini di Tiburzio Spannocchi sono tratte
dall'originale manoscritto custodito presso la Biblioteca
Nacional, Madrid.
Le immagini di F. Negro sono tratte da F. Negro, C. M.
Ventimiglia, Atlante di città e fortezze del regno di Sicilia
1640, a c. di N. Aricò, Messina, Sicania 1990.
Le immagini datate 1686 sono tratte da Teatro geografico
antiguo y moderno del reyno de Sicilia, in. V. Consolo,
C. De Seta, Sicilia teatro del mondo, Torino, Nuova ERI
1990.
Ove non diversamente indicato, le foto sono dell'autore.
Sicilia occidentale cit., p. 228.
47
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Ferdinando Maurici