Il Giorno della Memoria, 27 gennaio
Legge 20 luglio 2000, n.211
Parlamento Italiano Legge 20 luglio 2000, n. 211
Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo
ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
Art. 1
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell' abbattimento dei cancelli di
Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le
leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione,
la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al
progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
(G.U. n.177 del 31 luglio 2000)
IL SIGNIFICATO DEL “GIORNO DELLA MEMORIA”
La storia del genere umano ha conosciuto innumerevoli eccidi e stermini. Quello attuato in Europa
nel Novecento contro gli ebrei differisce dagli altri per le sue caratteristiche di radicalità e
scientificità. Mai era accaduto, ad esempio, che persone abitanti nell’isola di Rodi o in Norvegia
venissero arrestate per essere deportate in un luogo (Auschwitz) appositamente destinato ad
assassinarle con modalità tecnologicamente evolute. Per questo si parla di “unicità” della Shoah;
definizione che pertanto costituisce il risultato di una comparazione storica, e non un pregiudiziale
rifiuto di essa.
Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione.
Esso è sempre più utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d’Europa dalla metà degli anni
Trenta al 1945 e in particolar modo nel quadriennio finale, caratterizzato dall’attuazione del progetto
di sistematica uccisione dell’intera popolazione ebraica.
Tale progetto venne deciso e concretizzato dal Terzo Reich nel corso della seconda guerra mondiale;
venne attuato con la collaborazione parziale o totale dei governi o dei movimenti politici di altri Stati;
venne interrotto dalla vittoria militare dell’Alleanza degli Stati antifascisti e dei movimenti di
Resistenza. Se invece i vincitori fossero stati la Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia di Vichy, la
Croazia degli ustascia ecc., non un solo ebreo sarebbe rimasto in vita nei territori controllati da
questi. Ricordarsi di quelle vittime serve a mantenere memoria delle loro esistenze e del perché esse
vennero troncate. E la memoria di questo passato serve ad aiutarci a costruire il futuro.
Molti Stati hanno istituito un “giorno della memoria”. L’Italia lo ha fissato al 27 gennaio: la data in cui
nel 1945 fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz. In effetti altri ebrei, d’Italia e d’Europa,
vennero uccisi nelle settimane seguenti. Ma la data della Liberazione di quel campo è stata giudicata
più adatta di altre a simboleggiare la Shoah e la sua fine.
Ovviamente la Shoah fu un evento storico interrelato con gli altri avvenimenti storici; per questo la
legge italiana indica altri gruppi di persone la cui memoria va mantenuta viva: coloro che, a rischio
della propria vita, combatterono il fascismo e il nazismo e coloro che comunque contrastarono lo
sterminio e salvarono delle vite.
PERCHÉ RICORDARE
Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in
forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, e' un Nemico
si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'e' il Lager, il campo di sterminio.
Vittorio Foa
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OLOCAUSTO
Il termine "Olocausto" si riferisce al periodo dal 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere
della Germania, all'8 Maggio 1945, la fine della guerra in Europa. In questo periodo furono milioni le
persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei.
La maggior parte delle autorità generalmente accettano la cifra approssimativa di sei milioni a cui si
devono sommare 5 milioni circa di civili non ebrei uccisi.
In tutto, quindi, oltre 10 milioni di persone furono uccise dall'odio nazionalsocialista.
Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti, vi erano:
EBREI
INTELLIGHENTIA POLACCA
OMOSESSUALI
MENDICANTI
ZINGARI
OPPOSITORI
TESTIMONI DI GEOVA
VAGABONDI
SERBI
TEDESCHI OPPOSITORI DEL NAZISMO
DELINQUENTI ABITUALI
VENDITORI AMBULANTI
La maggior parte delle persone soppresse passò per i campi di sterminio, campi di concentramento
con attrezzature speciali progettate per uccidere in forma sistematica.
GLI EBREI
Molti ebrei erano già morti a causa delle misure discriminatorie durante i primi anni del Terzo Reich,
ma lo sterminio sistematico e scientifico degli ebrei ebbe inizio quando la Germania invase l'Unione
Sovietica nel 1941.
Per i nazisti ebreo era:
chiunque, con tre o due nonni ebrei, appartenesse alla Comunità Ebraica al 15 Settembre 1935,
o vi si fosse iscritto successivamente;
chiunque fosse sposato con un ebreo o un'ebrea al 15 settembre 1935 o successivamente a
questa data;
chiunque discendesse da un matrimonio o da una relazione extraconiugale con un ebreo al o
dopo il 15 settembre 1935.
GLI IBRIDI
Vi erano poi coloro che non venivano classificati come ebrei, ma che avevano una parte di sangue
ebreo e venivano classificati come Mischlinge (ibridi). I Mischlinge erano ufficialmente esclusi dal
Partito Nazista e da tutte le organizzazioni del Partito (per esempio SA, SS, etc.).
Erano arruolati nell'esercito tedesco, ma non potevano conseguire il grado di ufficiali. Era inoltre
proibito loro di far parte dell'Amministrazione Pubblica e svolgere determinate professioni. I nazisti
pensarono di sterilizzare i Mischlinge, ma ciò non fu sempre attuato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Mischlinge di primo grado rinchiusi nei campi di
concentramento, furono tradotti nei campi di sterminio.
I PERSEGUITATI
Ma il Terzo Reich considerava nemici non solo gli ebrei, ma anche zingari, oppositori politici,
oppositori del nazismo, Testimoni di Geova, criminali abituali, e "anti-sociali". In sostanza ogni
individuo che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo correva il rischio di essere
perseguitato, ma gli ebrei erano l'unico gruppo destinato ad un totale e sistematico
annientamento.
Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai Nazisti, gli ebrei potevano solamente abbandonare
l'Europa occupata dai tedeschi. Secondo il piano Nazista, ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. Nel
caso di altri "criminali" o nemici del Terzo Reich, le loro famiglie non venivano coinvolte. Di
conseguenza, se una persona veniva eliminata o inviata in un campo di concentramento, non
necessariamente tutti i membri della sua famiglia subivano la stessa sorte. Gli ebrei, al contrario,
venivano perseguitati in virtù della loro origine familiare indelebile.
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LE RAGIONI DELL’ODIO
La spiegazione dell'odio implacabile dei nazisti contro gli ebrei è nella loro distorta visione della storia
considerata come una lotta razziale. Essi consideravano gli ebrei una razza che aveva lo scopo di
dominare il mondo e, quindi, un ostacolo per il dominio ariano.
Secondo la loro opinione, la storia consisteva in uno scontro che sarebbe culminato con il trionfo
della razza ariana, quella superiore:
di conseguenza, per i nazisti era un preciso obbligo morale eliminare gli ebrei, dai quali si sentivano
minacciati.
Inoltre, ai loro occhi, l'origine razziale degli ebrei li identificava come i delinquenti abituali,
irrimediabilmente corrotti e considerati inferiori, la cui riabilitazione era ritenuta impossibile.
Non ci sono dubbi che ci furono altri fattori che contribuirono all'odio nazista contro gli ebrei.
Uno di questi fattori era la centenaria tradizione dell'antisemitismo cristiano, che propagandava uno
stereotipo negativo degli ebrei ritenuti gli "assassini di Cristo", inviati del diavolo e praticanti di arti
magiche.
Altri fattori furono l'antisemitismo politico e razziale della seconda metà del XIX secolo e la prima
parte del XX secolo, che considerava gli ebrei come una minaccia per la stabilità sociale ed
economica.
La combinazione di questi fattori scatenò la persecuzione, certamente nota a tutti i tedeschi e lo
sterminio degli ebrei da parte dei nazisti che fu in qualche modo celato dagli stessi esecutori.
LE TAPPE DELL’OLOCAUSTO
1 - Soluzione emigrazione (1933-1941)
Inizialmente, vale a dire sino allo scoppio della guerra, apparentemente l'obiettivo principale del
nazismo e di Hitler consistette nel rendere il Reich judenfrei vale a dire "libero dagli ebrei".
Il sistema prescelto per "ripulire" la Germania dagli ebrei fu, in questa prima fase, costringerli ad
emigrare, rendendo loro intollerabili le condizioni di vita attraverso una legislazione sempre più
oppressiva. Ma con l'annessione dell'Austria i nazisti si trovarono a dover "gestire" anche gli ebrei
austriaci e far emigrare altri 540.000 ebrei apparve impossibile. Ad ogni espansione della Germania
nazista il numero degli ebrei cresceva. La soluzione "emigrazione" alla vigilia della guerra appariva
sostanzialmente fallita.
Si pensò di trasferirli forzatamente in un luogo distante gli ebrei tedeschi.
Il luogo venne individuato nell'isola di Madagascar, ma nel 1940 la situazione era drammaticamente
mutata: non si trattava più di far emigrare 520.000 ebrei tedeschi, occorreva sbarazzarsi anche degli
ebrei polacchi che assommavano a 2.000.000 di persone.
Bisognava trovare altre soluzioni.
2 - Ghettizzazione ad Oriente
In piena guerra il problema si aggravò ulteriormente. L'invasione del Belgio, dell'Olanda, della Francia,
della Danimarca e Norvegia fece aumentare ulteriormente il numero degli ebrei caduti nelle mani del
nazismo. L'obiettivo prioritario, rendere judenfrei la Germania si allargò a dismisura: si trattava ora di
rendere judenfrei l'intera Europa. Si fece così strada un'altra soluzione: deportare gli ebrei europei
all'Est concentrandoli nei territori polacchi occupati. In questa operazione di concentramento
dovevano essere coinvolti ovviamente anche gli ebrei polacchi.
Creare in Polonia dei grandi ghetti apparve la soluzione più appropriata. Tuttavia sin dall'inizio ci si
scontrava con un altro pilastro dell'ideologia nazista: lo "spazio vitale" che la Germania doveva
guadagnarsi ad Est. I territori conquistati dovevano infatti essere destinati ai tedeschi che avrebbero
dovuto insediarvisi. Il concentramento nei ghetti della Polonia non poteva dunque rappresentare la
"soluzione finale" del problema ebraico ma una "soluzione transitoria"
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3 - Sterminio in Unione Sovietica
Mentre si affermava la soluzione della "ghettizzazione" la Germania stava preparando i piani di
invasione dell'Unione Sovietica. In prospettiva l'invasione dei grandi territori dell'Ucraina, della
Bielorussia e della Russia europea aggravava il "problema ebraico". Infatti il numero degli ebrei che
vivevano in Unione Sovietica ammontava a svariati milioni.
La soluzione adottata in Polonia non sembrava praticabile. Si fece strada un'ipotesi alternativa:
eliminare fisicamente gli ebrei dell'Unione Sovietica con nuclei di sterminio mobili appositamente
creati, i cosiddetti "Einsatzgruppen". Il 22 giugno 1941 la Germania invadeva l'Unione Sovietica. Nei
territori che con estrema velocità le armate tedesche stavano occupando vivevano 4.000.000 di
ebrei. All'avanzare delle truppe tedesche, alle loro spalle, gli Einsatzgruppen iniziarono un sistematico
massacro che - secondo le valutazioni degli storici - provocò oltre 1.500.000 morti.
4 - Soluzione finale
La soluzione di sterminare sul posto gli ebrei rappresentò un "salto di qualità" nel progetto di
eliminare il giudaismo europeo. Per la prima volta si teorizzava e applicava nel concreto un piano di
eliminazione fisica. Occorreva studiare un metodo di sterminio “non evidente”.
Ed è di fronte a questi problemi che si fece strada la "soluzione finale", cioe' l'annientamento fisico
degli ebrei in campi di concentramento predisposti a Oriente.
La teorizzazione di questa soluzione finale venne affidata ad Himmler e ad Heydrich.
Lo spartiacque storico venne marcato dalla cosiddetta Conferenza del Wannsee, una riunione nella
quale si iniziarono a coordinare tutti gli enti interessati al buon esito della soluzione finale.
All'inizio del 1942 la "soluzione finale del problema ebraico" era stata varata.
I MAGGIORI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E STERMINIO NAZISTI
"NON SIETE VENUTI IN UN SANATORIO, MA IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO TEDESCO, DA CUI
NON SI ESCE CHE PER IL FORNO CREMATORIO. SE CIO' NON PIACE A QUALCUNO, PUO' BUTTARSI
SUBITO SUL FILO SPINATO. SE CI SONO EBREI IN QUESTO CONVOGLIO, NON HANNO DIRITTO DI
VIVERE PIU' DI DUE SETTIMANE. SE CI SONO PRETI, POSSONO VIVERE UN MESE, GLI ALTRI TRE MESI."
(messaggio abituale di benvenuto, trascritto su una targa conservata nell'ex-campo della morte,
adesso Museo Statale Polacco)
NEL LAGER…
I deportati venivano privati di tutto …
- venivano tolti loro gli indumenti
- veniva rasata loro la testa
- venivano privati dei ricordi e del proprio nome
- veniva loro tatuato un numero sull’avambraccio anteriore sinistro
- veniva dato loro un “abito” di cotone a strisce
- veniva puntata sul loro petto una spilla con la stella di Davide gialla
I prigionieri venivano messi in baracche primitive, senza finestre, isolati dal caldo o dal freddo
- dormivano uno attaccato all’altro, tanto che se si girava uno, dovevano girarsi tutti
- non c’erano bagni
- erano tutti affamati, mangiavano solo una minestra acquosa fatta con verdure e carne marcia
- bevevano the o una bevanda amara simile al caffè
- erano disidratati ed erano esposti violentemente a malattie che si propagavano velocemente
- la diarrea era comune
Nei lager vengono attuati esperimenti medici. La maggior parte sono stati eseguiti nel campo di
Auschwitz. Uomini, donne, bambini sono stati usati come cavie. Il Dott. Josef Mengele, medico delle
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SS, ha effettuato esperimenti dolorosi e traumatici sui nani e sui gemelli, anche su bambini in giovane
età. Altri esperimenti sono stati effettuati per migliorare i metodi di sterilizzazione.
Norimberga. Testimonianza di un giovane medico nazista sul saponificio. “Il dottor Spanner ci ordinò
di fare il sapone. La ricetta era appiccicata al muro… Erano prevalentemente cadaveri polacchi. Un
uomo poteva produrre circa cinque Kg di grasso…. Quel sapone mi provocava un senso di disgusto.
Anche a mio padre faceva schifo. Tuttavia lavava bene e quindi l’adoperava per il bucato. Anche io mi
abituai …
- La carne umana serviva per fare sapone
- Le ossa tritate per prosciugare le paludi
- I capelli per fare tappeti e foderare stivali
- La cenere per concimare i campi
Una ditta di Danzica costruì una vasca scaldata elettricamente e con essa si faceva sapone col grasso
umano.
Ed eccone la ricetta:
“…dodici libbre di grasso umano, dieci quarti di acqua e da otto once ad una libbra di soda caustica.
Poi far bollire il tutto per due o tre ore. Poi lasciar raffreddare …
ALCUNI CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN GERMANIA
Campo di Bergen-Belsen
Campo nazista nella Germania centrale, ricordato anche per le crude immagini riprese al momento
della liberazione. Le condizioni di vita del campo erano durissime, tanto che nelle prime settimane
dopo la liberazione del campo morirono più di 13.000 persone.
Campo di Buchenwald
Campo di concentramento nazista in Germania, istituito nel 1937, fu uno dei principali centri di
lavoro forzato.
Campo di Dachau
Il primo dei campi di concentramento nazisti, istituito nel marzo 1933, fu tra gli ultimi ad essere
liberato il 28 e 29 aprile 1945.
ALCUNI CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN AUSTRIA
Campo di Mauthausen
Nell'Agosto 1938 furono trasferiti alla cava "Wiener Graben" dei deportati dal campo di Dachau per
dare inizio alla costruzione di un nuovo campo, che divenne ben presto il più importante di tutta
l'Austria. Dall' Amministrazione di Mauthausen dipendevano 49 sottocampi permanenti e provvisori
fra i quali Gusen. Famosa è la sua " scala della morte" di 186 gradini che i deportati usavano per
scendere nella cava. Inseguiti lungo la scala, reggendo sulle spalle una pesantissima pietra, i deportati
correvano sotto le bastonate dei "Kapò" e i colpi di calcio di fucile delle SS. Nel marzo del 1942 entrò
in funzione anche una camera a gas che funzionò ininterrottamente tre volte la settimana giorno e
notte dal 1942 ai primi mesi del 1945. Poco prima della Liberazione il" Lager Kommandant" Zieris, nel
tentativo di cancellare le tracce dei crimini commessi, fece togliere alcune delle attrezzature della
camera a gas
ALCUNI CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN POLONIA
Campo di Treblinka
Il 3 Luglio 1942 fu istituito a qualche chilometro a nord est di Varsavia il quarto dei grandi campi di
sterminio costruiti in Europa, per effettuare la progettata " soluzione finale".
Il campo di Treblinka era situato in una pianura sabbiosa, vicino ad un binario che portava ad una
cava di ghiaia. Il campo aveva due sezioni di sterminio, la 1 e la 2 dove i deportati venivano sterminati
al ritmo di 10000 al giorno. Il massacro avveniva principalmente nelle 13 camere a gas i cadaveri
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venivano in un primo tempo interrati in fosse comuni, poi bruciati su enormi graticole fatte con rotaie
di ferro. I deportati provenivano da ogni parte d'Europa e per non impressionare i nuovi arrivati, il
comandante del campo Stangl fece costruire persino una finta stazione ferroviaria, che si apriva su
quella che fu chiamata la strada verso il cielo. Le SS erano riuscite ad organizzarsi in modo da trattare
un intero convoglio in sole 4 ore. In questo campo furono uccise più di un milione di persone. Stangl
ed il successivo comandante K.Franz furono condannati dopo la liberazione, ma del campo non resta
più traccia.
Campo di Auschwitz
Il 20 Maggio 1940 a nord est di Cracovia fu istituito il campo di Auschwitz, la più grande fabbrica di
sterminio nazista sotto il comando di Rudolf Hoss.In questo campo morirono alcuni milioni di
deportati. Accanto al campo principale sorsero ben presto altri due campi: Birkenau e Monowitz. Il
campo era progettato per sfruttare la manodopera che i tedeschi vendevano alle industrie installate
nei dintorni e per sterminare i deportati soprattutto ebrei. I deportati giungevano da tutta Europa in
vagoni piombati e subito venivano selezionati: un medico, un ufficiale o un semplice SS, giudicando
dall'aspetto esteriore decideva se far lavorare una persona o mandarla alla camera a gas. Anche in
questo campo i medici nazisti sottoposero i prigionieri ad esperimenti medici in particolare sono da
segnalare quelli del dottor Carl Clauberg per preparare un metodo rapido per lo sterminio biologico
della popolazione slava. Le SS cercarono di far sparire le tracce dei loro crimini distruggendo i
documenti del campo e facendo saltare i forni crematori e le camere a gas.\
Campo di Majdanek
In Polonia a pochi chilometri ad est di Lublino fu istituito nel 1941 il campo di Majdanek uno dei più
grandi fra i campi di concentramento. Fu concepito sin dall'inizio come campo di sterminio con una
capacità distruttiva di 1900 cadaveri al giorno e in esso furono uccisi con ogni metodo un milione e
mezzo di deportati; per il solo genocidio degli ebrei furono consumati 7700 chili di Zyklon B il gas
usato nelle camere a gas. Esiste ancora l'edificio che aveva all'interno le camere a gas, il cartello fuori
con la scritta "entrata ai bagni" e le docce e i tubi progettati non per portare acqua, ma per ingannare
le vittime. Inoltre si possono ancora vedere due forni crematori con la ciminiera che si staglia nel cielo
e sette camere a gas.
I CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN ITALIA
Campo di Fossoli
Costituito nel 1943 in Provincia di Modena, vicino a Carpi, nei pressi della linea ferroviaria che
conduce a Verona ed al Brennero è stato utilizzato come punto di raccolta delle persone che
dovevano poi essere inviate ai campi di concentramento tedeschi ed austriaci. Di forma rettangolare,
approssimativamente di un chilometro per due, era formato da numerose baracche, recintate da un
duplice filo spinato, da fili elettrici ad alta tensione e con torrette munite di riflettori. Il comando del
campo era effettuato dal tenente Harl Titho e dal sergente maggiore Hans Haage. Da qui partirono
numerosi convogli di ebrei italiani, anche Primo Levi, poi deportato ad Auschwitz, rimase per un certo
tempo nel campo che descrive in "Se questo è un uomo". Il campo fu smobilitato nell' Agosto 1944 e
gli internati trasferiti a Bolzano.
Campo di Bolzano
Nel Luglio del 1944 dopo la smobilitazione del campo di Fossoli gli internati furono condotti nel
nuovo campo istituito a Bolzano, in località Gries, sulla strada di Merano. Le province di Bolzano,
Trento e Belluno erano state annesse al Reich dopo l'8 Settembre 1943 ed erano quindi direttamente
sotto l'autorità tedesca. Il campo era costituito da due grandi capannoni e da alcune costruzioni
minori. Le SS avevano il controllo agli ordini del tenente Titho e del maresciallo Haage già comandanti
del campo di Fossoli. La destinazione principale del campo era di essere un luogo di passaggio, ma
anche qui furono torturate ed uccise delle persone. Quando il campo fu smantellato le SS distrussero
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la relativa documentazione ed ora di questo campo non rimane altro che una piccola lapide sul luogo
in cui sorgeva.
La risiera di San Sabba
Il grande complesso di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso – costruito nel 1913 nel
periferico rione di San Sabba – venne dapprima utilizzato dall’occupatore nazista come campo di
prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943 (Stalag 339). Verso la fine
dell’ottobre, esso venne strutturato come Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), destinato
sia allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia e al deposito dei beni razziati, sia alla
detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei.
Nel sottopassaggio, il primo stanzone posto alla sinistra di chi entra era chiamato “cella della morte”.
Qui venivano stipati i prigionieri tradotti dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad
essere uccisi e cremati nel giro di poche ore. Secondo testimonianze, spesso venivano a trovarsi
assieme a cadaveri destinati alla cremazione.
Proseguendo sempre sulla sinistra,si trovano, al pianterreno dell’edificio le 17 micro-celle in ciascuna
delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri: tali celle erano riservate particolarmente ai
partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all’esecuzione a distanza di giorni, talora settimane.
Le due prime celle venivano usate a fini di tortura o di raccolta di materiale prelevato ai prigionieri.
Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri
civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e
bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico
destino che solo pochi hanno potuto evitare.
A favore di cittadini imprigionati nella Risiera intervenne direttamente presso le autorità germaniche
il vescovo di Trieste, mons. Santin, in alcuni casi con successo (liberazione di Giani Stuparich e
famiglia), ma in altri senza alcun esito
Nel cortile interno, proprio di fronte alle celle, c’era l’edificio destinato alle eliminazioni con il forno
crematorio. L’impianto, al quale si accedeva scendendo una scala, era interrato. Un canale
sotterraneo, il cui percorso è pure segnato dalla piastra d’acciaio, univa il forno alla ciminiera.
Questa struttura venne collaudata il 4 aprile 1944, con la cremazione di settanta cadaveri di ostaggi
fucilati il giorno prima nel poligono di tiro di Opicina.
Sul tipo di esecuzione in uso, le ipotesi sono diverse e probabilmente tutte fondate: gassazione in
automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione.
Non sempre la mazzata uccideva subito, per cui il forno ingoiò anche persone ancora vive. Fragore di
motori, latrati di cani appositamente aizzati, musiche, coprivano le grida ed i rumori delle esecuzioni.
Quante sono state le vittime? Calcoli effettuati sulle testimonianze parlano di 3-500 persone
soppresse in Risiera.
Il processo ai responsabili dei crimini commessi durante l’occupazione tedesca alla Risiera di San
Sabba si è concluso a Trieste nell’aprile 1976, a distanza di trent’anni
Al processo per i crimini della Risiera di San Sabba il banco degli imputati è rimasto vuoto: parecchi di
essi erano stati giustiziati dai partigiani, altri deceduti per cause naturali. Dunque, un processo
inutile?
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LE PAROLE DELL’ORRORE
Antisemitismo
Movimento ideologico, politico, religioso di ostilità nei confronti degli ebrei, fondato su una serie di
pregiudizi. Il termine “antisemitismo”, inventato nel 1879 da Wilhelm Marr, un pubblicista tedesco, si
è sempre riferito ai soli ebrei, e non ad esempio anche agli arabi, a rigore anche loro appartenenti al
ceppo semitico.
Ariani, Arii
"Signori dello spirito", popolo originario dell'altopiano del Tibet. Secondo le teorie razziali naziste, era
ritenuto geneticamente puro e immune da contaminazioni con altri popoli. In Europa i tedeschi ne
sarebbero stati in qualche modo i discendenti.
Campi di concentramento
Luoghi in cui le persone venivano confinate a causa della loro identità, comportamento o convinzioni.
La maggior parte dei campi di concentramento nazisti fu utilizzata per lo sterminio di massa delle
popolazioni civili, in particolare per gli ebrei e come centro per il lavoro forzato.
Campi di sterminio
Luoghi in cui uccidevano i deportati spesso tra atroci sofferenze, per la fame, e le atrocità a cui erano
sottoposti. I corpi delle persone morte venivano bruciati o sepolti in fosse comuni; i campi di
sterminio furono istituiti per lo sterminio razziale, in particolare ebraico.
Circoncisione
E’ la recisione del prepuzio sul membro maschile, praticata da vari popoli, segnatamente dagli ebrei,
presso i quali viene effettuata sul neonato, all'età di otto giorni.
Diaspora
Termine di origine greca che significa “dispersione”. Il termine è generalmente riferito agli ebrei che a
seguito della Diaspora babilonese prima e di quella di Tito poi si dispersero pressoché in tutto il
mondo occidentale.
Ebreo
Chi professa la religione ebraica o chi appartiene al popolo ebraico. Il termine risale ad Abramo, il
nome del primo patriarca.
Esperimenti
Nel contesto della Shoah, i medici tedeschi eseguirono prove di tipo pseudoscientifico utilizzando
come cavie migliaia di deportati nei campi. Molto spesso queste pratiche portavano alla morte dei
deportati dopo atroci sofferenze e mutilazioni fisiche.
Eutanasia
Il "Programma Eutanasia" fu lanciato dal regime nazista al termine di una ossessionante campagna
propagandistica: handicappati fisici e mentali dovevano essere "liberati" dalle loro sofferenze. Decine
di migliaia di persone, "colpevoli" di offuscare l'immagine del superuomo nazista, furono eliminate, in
gran parte nel castello di Harteim, a pochi chilometri da Mauthausen.
Führer
"Guida", "capo supremo" del nazismo: appellativo di Hitler.
Gestapo
Acronimo di "Geheime Staatspolizei", "Polizia segreta di Stato". Era la polizia politica del partito
nazista, una delle articolazioni della polizia amministrativa. Fu riconosciuta e condannata come
organizzazione criminale al processo di Norimberga.
Ghetto
Sezioni di città nate ai tempi dei Papi dove venivano rinchiusi in spazi mlto limitati gli ebrei, privandoli
delle libertà fondamentali. Al tempo della II Guerra Mondiale, le autorità tedesche vi concentravano,
sfruttavano e riducevano alla fame le popolazioni ebraiche locali.
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Giudeo
Lo stesso che “ebreo”, dal nome ebraico Jehudà, uno dei figli del patriarca Giacobbe. Spesso usato in
senso dispregiativo.
Häftling
Prigioniero, detenuto in un Lager. I deportati erano contraddistinti da un numero di matricola e da
differenti triangoli di pezza cuciti sulla divisa, a seconda delle diverse "categorie" nelle quali erano
stati suddivisi al momento dell'arrivo nel Lager.
IMI
"Internati Militari Italiani", deportati nel territorio del Reich dopo l’8 settembre e rinchiusi in appositi
Stalag (doppio acronimo per Mannschaftsstammlager, "campo principale per prigionieri di guerra") e
Offlag (Offizierlager, "campo per ufficiali"). In alcuni casi, militari italiani e IMI furono inviati nei campi
di concentramento.
Israelita
Lo stesso che “ebreo” o “giudeo”. Deriva da Israele, il nome dato da Dio al Patriarca Giacobbe, i cui
discendenti furono chiamati israeliti. Uno dei due regni ebraici si chiamò appunto “Regno di Israele”,
lo stesso nome che oggi è dello Stato ebraico.
Kz
Acronimo di Konzentrazionlager, campo di concentramento.
Lager
Letteralmente in tedesco “campo”. Generalmente è sinonimo di campo di concentramento, e campo
di sterminio.
"Leggi di Norimberga"
Decreti antisemiti emessi a Norimberga nel settembre 1935, in occasione di un raduno nazionale del
partito nazista. Il primo decreto, la Legge sulla cittadinanza del Reich, privava gli ebrei della
cittadinanza tedesca; il secondo, la Legge sulla "protezione del sangue e dell'onore tedesco", proibiva
tra l'altro matrimoni tra ebrei e non ebrei.Le Leggi di Norimberga costituirono le fondamenta sulle
quali il nazismo edificò la persecuzione antisemita, che condusse progressivamente all'esclusione
degli ebrei dalla vita economica, politica e civile della Germania nazista, fino allo sterminio di massa.
Marcia della morte
Evacuazioni forzate dei campi che stavano per essere liberati dagli alleati fatte con spostamenti a
piedi dei deportati verso l’interno della Germania.
Erano di fatto trasferimenti massicci di prigionieri (a piedi e su ferrovia) da un Lager a un altro,
soprattutto nell'ultima fase della loro storia.
Le più imponenti infatti ebbero luogo nell’inverno tra il 1944 e il 1945, quando decine di migliaia di
prigionieri furono costretti a marciare per centinaia di chilometri senza cibo, riparo, misure igieniche
o riposo. La mortalità di prigionieri raggiunse punte elevatissime e per questo venne dato loro questo
nome.
Matricola
Numero d'ordine attribuito al deportato al momento del suo ingresso in Lager. Pronunciato in
tedesco, sostituiva il nome del deportato al momento dell'appello e in ogni altra occasione. In Lager
come Auschwitz non venivano immatricolati i deportati selezionati all'arrivo per la camera a gas. Il
numero più alto toccato nell'assegnazione delle matricole in un campo non indica la quantità di
deportati effettivamente imprigionati, perché spesso in caso di morte vi furono riutilizzazioni della
stessa matricola.
Mengele, Josef
Ufficiale medico ad Auschwitz dal 1943 al 1945, responsabile e supervisore dei brutali esperimenti
medici sui deportati. Spesso operò la selezione di coloro che a Birkenau erano destinati alle camere a
gas all’arrivo dei treni.
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Musulman
Termine di incerta etimologia che indicava nel gergo dei campi i deportati giunti ormai all'ultimo
stadio della resistenza fisica, fantasmi ancora in piedi ma senza più energia e senza più volontà.
"Notte dei cristalli"
Kristallnacht. Identifica la notte dal 9 al 10 novembre 1938, durante la quale si scatenò in tutta la
Germania la furia antisemita contro i negozi e le sinagoghe ebraiche.
Olocausto
Sacrificio supremo nell’ambito di una dedizione totale a motivi sacri o superiori.
E' anche il sacrificio di animali che nell’antichità venivano offerti agli dei. Nessuno dei due casi può
riferirsi allo sterminio di un popolo. E’ più corretto l’uso della parola “Genocidio”, oppure dell’ebraico
Shoah, che letteralmente vuol dire “Catastrofe”.
Partito Nazista
Partito politico tedesco che propugnava la superiorità razziale tedesca. Con il suo capo Adolf Hitler
governò la Germania dal 1933 al 1945.
Pogrom
Parola russa che significa “distruzione” e con la quale si intendono sollevazioni antiebraiche, quasi
sempre sobillate dall'alto e perpetrate dalle masse contro gli ebrei, attraverso saccheggi, stupri e
massacri.
Selektion
"Selezione", operazione di controllo per dividere gli inabili, oppure i malati più gravi o giudicati
inguaribili, dai deportati abili o in qualche misura sani. Inabili e malati venivano uccisi con il gas, o con
altri metodi.
Shoah
In ebraico significa “annientamento”; indica lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei da parte dei
nazisti. Si è preferito questo termine a “olocausto” per eliminare qualunque idea di sacrificio religioso
insita in quest’ultimo.
Soluzione finale
Indicava nel linguaggio e negli atti nazisti il tentativo di risolvere la cosiddetta “questione ebraica”,
uccidendo tutti gli uomini, donne e bambini ebrei in Europa.
Sonderkommando
In tedesco questo termine significa squadra speciale. Erano squadre di lavoro, composte da
prigionieri, addetti al funzionamento dei crematori e delle camere a gas.
SS
"Schutzstaffeln", "squadre di protezione": polizia di partito e guardia personale di Hitler (1925), poi
corpo militarizzato che controllava i settori amministrativi dello Stato, i servizi di polizia e alcune
imprese in stretto rapporto con la gestione dei campi di sterminio. Capo supremo delle SS era
Heinrich Himmler (1900-1945).
Tatuaggio
Il numero di matricola dei prigionieri oltre che essere cucito sugli abiti, ad Auschwitz e nei Lager ad
esso collegati veniva tatuato sull'avambraccio sinistro, sull'esterno per gli uomini e all'interno per le
donne.
Zyklon B
Acido cianidrico i cui cristalli se riscadati emettono dei vapori altamente tossici. Veniva utilizzato nella
disinfestazione dei pidocchi e fu utilizzato su larga scala per l'uccisione di massa nelle camere a gas.
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LE TESTIMONIANZE
I DIVIETI
Questo testo di Jiri Orten è tratto dalla raccolta "La cosa chiamata poesia", Einaudi, 1969.
Jiri Orten è un poeta ceco. (Hutna Hora 1919 - Praga 1941). Destinato al lager, Orten morì il giorno
del suo ventiduesimo compleanno sotto le ruote di un'autoambulanza tedesca.
Stanotte non riuscivo a prender sonno e ripensavo e catalogavo nella mente tutti questi divieti che in qualche
modo, anche se in misura minima, mi riguardano.
E poiché è domenica pomeriggio (da due giorni sta nevicando... ) trascriverò qui i divieti di cui riesco a
ricordarmi e, dopo averli trascritti, lascerò ancora molto spazio in bianco per gli altri che d'ora in avanti si
aggiungeranno alla lista.
Non posso uscire di casa dopo le otto di sera.
Non posso prendere un alloggio indipendente.
Non posso cambiare casa al di fuori dei quartieri di Praga I o V, e sempre in subaffitto.
Non posso frequentare fiaschetterie, caffè, osterie, cinema, teatri e concerti, tranne uno o due caffè per me
autorizzati.
Non posso andare nei parchi e nei giardini pubblici.
Non posso andare nei boschi della città.
Non posso allontanarmi dalla cerchia urbana di Praga.
Non posso andare (quindi) a casa mia, a Kutná Hora e in nessun altro luogo, se non con un permesso speciale
della Gestapo.
Non posso salire in tram sulla vettura motrice, soltanto nell'ultimo imorchio, e, se l'ingresso è al centro, solo
nella parte posteriore della vettura.
Non posso fare acquisti nei negozi in altri orari che dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17.
Non posso recitare in teatro, né svolgere qualsiasi altra attività in pubblico.
Non posso essere membro di alcuna associazione.
Non posso frequentare scuole di sorta.
Non posso avere rapporti con membri della Comunità Nazionale, che a loro volta non dovranno avere rapporti
con me, non dovranno rivolgermi il saluto, né fermarsi con me, e dirmi altre parole che quelle strettamente
indispensabili (quando vado a comprar qualcosa, ecc.
IN ITALIA
Fu vietata agli Ebrei ogni attività nel settore dello spettacolo.
Divieto per gli Ebrei di avere alle proprie dipendenze italiani “ariani”.
Gli elenchi telefonici non potevano contenere nomi di Ebrei. Gli italiani di “razza ebraica” furono
allontanati da tutte le cariche e le funzioni pubbliche.
Tra il febbraio e il settembre ’42 fu vietato l’impiego di Ebrei in imprese, quali la FIAT e Montedison, e
nei cantieri navali.
Autunno ’38: tutte le persone di “razza ebraica” vennero definitivamente escluse dalle forze armate e
dal PNF (Partito Nazionale Fascista), con conseguente esclusione dalle attività lavorative per le quali
era obbligatoria o necessaria l’iscrizione al Partito. settembre e novembre 1938.
Tutti gli studenti Ebrei vennero esclusi dalle scuole elementari e medie frequentate da “ariani”.
LA NOTTE CHE HO LIBERATO AUSCHWITZ
Yakov Vincenko ha 79 anni ed è uno degli ultimi liberatori sopravvissuti dell'Armata Rossa sovietica.
Raggiunse il campo di sterminio con la divisione di fanteria numero 322, Fronte ucraino. Aveva 19
anni. Venti mesi prima era stato ferito nella battaglia di Kursk, quasi due milioni di soldati russi uccisi
dai nazisti. Poco prima dell'alba, il giovane militare russo Vincenko entra in un campo di prigionia in
Polonia.
«Ho passato il primo filo spinato alle 5 di mattina - racconta - era buio, sabato 27 gennaio 1945. Non
era gelido, solo tracce di neve marcia. La sera prima, nella notte, il combattimento aveva preteso
molte vite. Temevo i cecchini lasciati di guardia. Al riparo di un bidone ho visto il maggiore Shapiro,
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un ebreo russo del gruppo d'assalto della centesima divisione, spalancare un grande cancello.
Dall'altra parte un gruppo di vecchi minuti, ma erano bambini, ci ha sorriso».
Solo dopo anni ha appreso di aver assistito allo schiudersi dell'ingresso dell'inferno, sotto la scritta
"Arbeit macht frei".
«Mi sono alzato per avanzare. Ho guardato nel bidone: era colmo di cenere, emergevano frammenti di ossa.
Non ho capito che erano resti di chi era stato là dentro.
Una mosca nell'ombra, avvertii una presenza. Strisciava nel fango, davanti a me. Si voltò e apparve il bianco di
occhi enormi, dilatati. Tacemmo: da lontano ci investiva l'eco smorzata degli scoppi. Tra i due, solo io sapevo
che erano i colpi dell'artiglieria tedesca in fuga. Pensai ad uno spettro, mi assalì il dubbio di essere stato
colpito, magari ucciso. Non sognavo, ero di fronte ad un morto vivente. Dietro a lui, oltre la nebbia scura, intuii
decine di altri fantasmi. Ossa mobili, tenute assieme da pelle secca ed invecchiata. L'aria era irrespirabile, un
misto di carne bruciata ed escrementi. Ci sorprese la paura di un contagio, la tentazione di scappare. Non
sapevo dove fossi sbucato. Un commilitone mi disse che eravamo ad Auschwitz. Abbiamo proseguito, senza
una parola. Quando siamo entrati, nel campo restavano 17 mila prigionieri.
Donne, bambini, malati: erano incapaci di muoversi, per questo erano stati abbandonati nelle baracche. I
tedeschi non avevano avuto il tempo di ammazzarli tutti. C'era una puzza asfissiante, l'odore dolciastro e acre
della morte che ancora mi pare di sentire. Sono passato davanti a scheletri accovacciati nella melma gelata.
Non parlavano, mi seguivano con sguardi di terrore. Gli ultimi giorni, per fare in fretta, i nazisti li fucilavano a
migliaia sul bordo delle fosse comuni. Poi bruciavano tutto. Così sono stati inceneriti anche 29 su 34 depositi di
beni sequestrati ai deportati. Ho aperto le porte di quattro baracche: in ognuna 24 persone, polacchi, russi,
francesi, tutti ebrei. Erano stesi, moribondi: qualcuno pregava, credevano li ammazzassi. Sulla tuta a righe,
esibivano la scritta "Ost", o la stella di Davide. Uno mi mostrò un numero tatuato sull'osso di un braccio. Le assi
erano coperte di stracci ed escrementi, si soffocava. Non posso dire di aver percepito felicità, mentre dicevo
loro che erano liberi. Li vedevo sollevati, gli occhi si riaccendevano: ma non avevano la forza di reggere una
gioia».
DUE POESIE SULLA SHOAH
SE QUESTO È UN UOMO
PRIMA VENNERO PER GLI EBREI
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
" Prima vennero per gli ebrei
e io non dissi nulla perché
non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti
e io non dissi nulla perché
non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non dissi nulla perché
non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno
che potesse dire qualcosa."
Martin Niemoeller
Pastore evangelico deportato a Dachau
Primo Levi
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1938, GLI EBREI PERSEGUITATI A NAPOLI
A Napoli, dopo il 17 novembre 1938, il prefetto Giovan Battista Marziali aveva l'obbligo di consegnare
ai tedeschi gli elenchi degli ebrei. Lo imponevano le leggi razziali. Il funzionario provvide alla
compilazione delle liste, le fece comporre con certosina precisione e si recò regolarmente agli
incontri con gli addetti all'esclusione, ma quegli elenchi ai tedeschi non li consegnò mai.
Nell'agosto del 1938 a Napoli si contavano 835 cittadini ebrei (484 italiani e 351 profughi stranieri),
dopo il 1940, con il decreto del settembre 1938 che imponeva l'allontanamento dallo Stato di tutti gli
ebrei entrati in Italia dopo il 1919 con l' eccezione degli sposati o degli ultra 65enni, si ridussero della
metà. Allontanarli dall'Italia significava metterli in mano ai tedeschi. Il fascismo imponeva una doppia
discriminazione: quella degli ebrei dagli ariani, comune alle leggi naziste, e quella fra ebreo ed ebreo.
In Italia i più "meritevoli", che si erano distinti e avevano ricevuto onorificenze, oppure quelli che
abiurarono, potevano richiedere di essere separati dagli altri ebrei ed esclusi dalle leggi razziali. Molte
furono le richieste a Napoli, quasi tutte respinte: non servirono a salvarli dallo sterminio.
«Gli Ebrei non appartengono alla razza italiana», si legge sul "Manifesto della razza", pubblicato da "Il
giornale d' Italia" del 15 luglio 1938: non hanno diritto al lavoro e all' istruzione. Cinque furono i
docenti espulsi dalla Federico II e centinaia i bambini allontanati dalle scuole. Solo a una decina di
quegli scolari fu concesso di frequentare le lezioni nell'unica classe mista della città, messa insieme
dal direttore Muro della scuola elementare Vanvitelli del Vomero, che ammise, contro la legge,
bambini di 4 e 5 anni consegnati poi ai fascisti e allo sterminio nelle camere a gas di Auschwitz.
LA CLASSE DEI BIMBI EBREI DELLA VANVITELLI AL VOMERO
Alberto Bivash è uno dei dieci studenti dell'unica classe speciale per ebrei istituita nel 1939 a Napoli
dal fascismo nella scuola elementare Vanvitelli di via Luca Giordano. Ha 77 anni. La sua voce si fa
cupa quando riaffiorano le immagini della sua infanzia. Di parenti e amici scomparsi: è stanco di
ricordare. La consapevolezza che sia utile tramandare lo sterminio degli ebrei dopo l'introduzione
delle leggi razziali è ancora forte, ma si unisce anche allo sconforto per i nuovi episodi di razzismo in
Italia e all'ipotesi dell'introduzione di classi solo per gli immigrati nelle scuole.
«Il nostro ingresso era quello secondario, da via De Mura - racconta - entravamo mezz' ora prima e
uscivamo mezz'ora dopo. Non dovevamo mischiarci agli altri. Avevo 8 anni, nel '40 sono stato
confinato con la famiglia nel campo di internamento di San Severino Marche. Lì siamo stati trattati
meglio di altri. Mio padre fu deportato ad Auschwitz e non è mai più tornato. I ricordi si fanno
sempre più sbiaditi - prosegue Alberto - e ogni tanto penso che sia inutile parlarne troppo. Il
razzismo, anche se in forme diverse, non è scomparso, anzi...». La voce di Alberto si ferma, emerge il
senso di colpa per essere rimasto vivo e aver perso invece il cuginetto David Hasson, detto Dino, suo
compagno nella classe speciale. David da Napoli fu rispedito con la famiglia a Cipro, loro paese natale,
e poi deportati ad Auschwitz dove furono tutti trucidati. Altri suoi compagni hanno seguito la stessa
sorte: Tilde e Elio Benusiglio, Tullio e Dario Foà, Paolo Camerini, Roberto Piperno, Arnaldo
Formaggini, Ada Defez e Anita Ghersefeld.
La maestra di Alberto nella pluriclasse speciale di Napoli era Maria Pia Foà, ebrea. Sulle pagelle era
costretta a imprimere la scritta "razza ebraica" e, sul registro doveva indicare la classe con la parola
speciale. Tutto era speciale. Spesso si saltava anche la ricreazione, i servizi erano separati dagli altri
alunni e non è un caso forse che quei dieci bimbi eccellessero in tutte le materie mentre in storia e
cultura fascista avessero a stento la sufficienza.
La memoria di chi ha sofferto l'orrore nazifascista è conservata e ricordata ogni 27 gennaio dalla
scuola Vanvitelli che ha raccolto documenti ed immagini della shoah dei bambini.
Tante altre sono le storie di napoletani travolti dalla tragedia. Un viaggio nel dramma dell'Olocausto è
la storia di Evi Eller, bimba ebrea rinchiusa a Poggioreale con i genitori o quella di Carlo Orlandi,
capitano napoletano della marina che salvò 510 ebrei naufraghi nel mar Egeo: volevano emigrare da
Bratislava alla Palestina. Per questo gesto Orlandi fu inviato ai lavori forzati in Germania. Ma la storia
più conosciuta è quella del piccolo Sergio De Simone.
14
SERGIO, DAL VOMERO AL LAGER UN BAMBINO CAVIA DEI NAZISTI
La richiesta di documentazione fu spedita a Eduardo De Simone il 29 luglio 1940, in via Morghen.
Mittente, la I divisione del Municipio di Napoli: «Sezione Razza». Oggetto: accertare l' eventuale
appartenenza alla razza ebraica del figlio Sergio, 3 anni. Da via Morghen ad Auschwitz. Quattro anni
dopo, dicembre '44, il piccolo Sergio fu trasferito nel campo di concentramento Neuengamme
(Amburgo). E brutalizzato come cavia per esperimenti «scientifici». Con lui altri 19 bambini, vittime
del delirio nazista: la più piccola, Eleonora Witonska, aveva 5 anni. Furono impiccati, i corpi mai
ritrovati. Di Sergio e del milione di bambini cancellati dalla Shoah resta la missione raccolta dalla
storia: la conservazione della memoria.
Sergio de Simone era nato a Napoli il 29 novembre 1937. Le leggi antiebraiche del 1938 e la partenza
del padre Edoardo per la guerra indussero sua mamma Gisella a tornare nella casa di famiglia a
Fiume. Dapprima la vita sembrava scorrere serena, poi un delatore segnò la condanna di Sergio, della
sua mamma, della sua nonna, delle sue cuginette Andra e Tatiana e della loro mamma Mira: furono
tutti deportati ad Auschwitz. Con la prima selezione, nonna Rosa fu spedita al gas. Mamma Mira con
le bimbe Andra e Tatiana raggiunsero Birkenau a piedi insieme a Gisella e Sergio. Furono tutti tatuati.
Sergio e le cugine la stessa notte furono separati dalle loro mamme e spediti nella baracca dei
bambini. Da quell'inferno Gisella tornò, anche Mira e Andra e Tatiana. Sergio non tornò. Con
l'inganno Mengele entrò nella baracca dei bambini di Birkenau e disse: "Chi vuole vedere la mamma
faccia un passo avanti". Sergio de Simone sarà uno dei 20 bambini assassinati a Bullenhuser Damm e
commemorato con un giardino di rose bianche sorto a loro memoria nella stessa scuola.
COSÌ NAPOLI DIFESE I SUOI EBREI
Il 6 ottobre 1943, alle 20.22, Herbert Kappler — capo della polizia tedesca a Roma — telegrafa al suo
superiore Wolff a Berlino: «L’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich ha inviato il capitano Dannecker per
catturare tutti gli ebrei in un’azione lampo e deportarli in Germania. A causa dell’atteggiamento della città di
Napoli e delle conseguenti, incerte condizioni operative, l’operazione non ha potuto essere realizzata. I
preparativi per l’azione a Roma sono stati invece conclusi».
Napoli dunque, e non Roma, avrebbe dovuto essere teatro della prima retata antisemita in Italia,
dopo la caduta di Mussolini del 25 luglio 1943. Dal testo del telegramma si evince che la destinazione
dei deportati non sarebbe stata quella di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, ma la Germania, il che
induce a ritenere che non se ne progettasse lo sterminio nelle camere a gas, ma il cosiddetto
«sterminio mediante lavoro». Diversamente da quanto accaduto nel resto d’Europa, in Italia i
rastrellamenti furono fulminei. La parte preliminare e «burocratica» era stata già compiuta dal
regime fascista, che aveva cercato di diffondere un sentimento antiebraico nell’opinione pubblica,
emanato le leggi razziali ed effettuata la schedatura degli ebrei.
A Napoli i fascisti però, nello sbando generale che intercorse tra l’armistizio e la fondazione della
Repubblica Sociale, non avevano fatto in tempo a riorganizzarsi al fianco dei camerati tedeschi contro
gli improvvisati partigiani partenopei. E le autorità tedesche, sebbene avessero percezione del clima
instabile che serpeggiava tra le fila della popolazione, non erano in grado di fare previsioni
sull’evolvere degli eventi. Il 12 settembre, al momento di assumere il comando della città, il
colonnello Scholl emanò il proclama che dettava le severe regole di convivenza tra napoletani e
militari tedeschi. La gente era impazzita sotto i tremendi bombardamenti dell’agosto precedente, ed
era esasperata dalle privazioni, e la tensione continuava a crescere. Il 27, quando i tedeschi misero in
atto una vasta retata (catturando circa ottomila uomini in vari quartieri), il popolo napoletano
impugnò le armi: la città, che Hitler aveva ordinato di ridurre «in fango e in cenere», andava a
guadagnarsi col sangue la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
L’insurrezione di Napoli ebbe anche questo significato: essa stroncò il piano tedesco, e ne vanificò il
corollario più odioso: deportare i circa mille ebrei residenti in città, non perchè nemici, o ex alleati e
dunque traditori, ma in quanto ebrei. «L’onda pura di popolo», come l’ha definita lo scrittore
napoletano Erri De Luca, un’onda fatta di scugnizzi, di gente qualunque, di mille eroi senza nome, si
erse anche in difesa di quella comunità ebraica, fra le più antiche d’Italia.
15
INDICE
LA LEGGE ITALIANA
Pag 2
Il SIGNIFICATO DEL GIORNO DELLA MEMORIA
Pag 2
PERCHÉ RICORDARE
Pag 2
OLOCAUSTO
Pag 3
GLI EBREI
Pag 3
GLI IBRIDI
Pag 3
I PERSEGUITATI
Pag 3
LE RAGIONI DELL’ODIO
Pag 4
LE TAPPE DELL’OLOCAUSTO
Pag 4
EMIGRAZIONE
Pag 4
GHETTIZZAZIONE
Pag 4
STERMINIO
Pag 5
SOLUZIONE FINALE
Pag 5
I MAGGIORI CAMPI DI CONCENTRAMENTO E STERMINIO NAZISTI
Pag 5
NEL LAGER
Pag 5
I CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN GERMANIA
Pag 6
I CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN AUSTRIA
Pag 6
I CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN POLONIA
Pag 6
I CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN ITALIA
Pag 7
LE PAROLE DELL’ORRORE
Pag 8
LE TESTIMONIANZE
Pag 12
I DIVIETI
Pag 12
IN ITALIA
Pag 12
LA NOTTE CHE HO LIBERATO AUSCHWITZ
Pag 12
SE QUESTO È UN UOMO di Primo Levi
Pag 13
PRIMA VENNERO GLI EBREI di Martin Niemoeller
Pag 13
1938, GLI EBREI PERSEGUITATI A NAPOLI
Pag 14
LA CLASSE DEI BIMBI EBREI DELLA VANVITELLI AL VOMERO
Pag 14
SERGIO, DAL VOMERO AL LAGER UN BAMBINO CAVIA DEI NAZISTI
Pag 15
COSÌ NAPOLI DIFESE I SUOI EBREI
Pag 15
Coordinamento didattico proff. Livia Dumontet – Anna Schettino
16
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Il Giorno della Memoria, 27 gennaio