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QUANDO IL PERICOLO
SI CELA NELLA RUOTA
DI SCARSA QUALITÀ
il mercato mostra un vivo interesse,
anche perché in gioco c’è innanzitutto
la sicurezza. la nostra opera di
sensibilizzazione aumenta la
consapevolezza, che tra i gommisti
ci risulta essere sempre più elevata,
come pure la capacità di
distinguere tra cerchi di qualità
e prodotti scadenti.
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A
Un opuscolo realizzato da Alcar Italia illustra i rischi sul piano legale e della sicurezza connessi
alla commercializzazione e all’acquisto di ruote in acciaio contraffatte o clonate: ne abbiamo
parlato con l’ad della filiale italiana Corrado Bergagna
mINO DE RIgO
PErIODICAmENTE l’allarme si
ripete e si rinnovano le prese di
posizione contro le ruote “tarocche” spesso in arrivo dal Far East.
Oggi ad alzare la voce è Alcar Italia, filiale della multinazionale dei
cerchi in acciaio e lega, tra le più
colpite dalle contraffazioni. Con
un inedito opuscolo punta l’indice contro il fenomeno: un fiorente business che, tra importatori
senza scrupoli e acquirenti troppo
spesso inconsapevoli, rappresenta una sfida costante alla legalità
e, troppo spesso, anche alla sicurezza stradale. “Nessun intento di
criminalizzare tout court il made
in China o il made in Asia – puntualizza Corrado Bergagna, ad di
Alcar Italia – tanto più che oggi
molte ottime fabbriche si trovano nel paese del Dragone, ma
vogliamo invece richiamare con
forza l’attenzione sui gravi pericoli legati alla diffusione di cerchi
in acciaio di produzione spesso
asiatica allorché inadeguati sotto
il profilo costruttivo e funzionale”.
È davvero un fenomeno che dilaga?
In maniera graduale si è ritagliato
sempre più spazio. Da un lato c’è
il basso costo del prodotto che,
tramite canali sotto traccia, non
è raro trovare sul mercato del
ricambio allo stesso prezzo degli
originali. Dall’altro c’è una richiesta stagionale di cerchi in acciaio
alimentata, soprattutto al Nord,
dall’esigenza ormai obbligata di
utilizzare pneumatici invernali.
Ed ecco il fiorire dei cloni di qualità improbabile: ruote imitate
in modo grossolano, su cui può
risultare impossibile montare i
copricerchi originali, e che spesso sono pure contraddistinte da
profili e dimensioni incompatibili
con gli impianti frenanti.
Cosa rispondere a chi, assumendosene le responsabilità, rivendica il libero commercio in un
libero mercato?
Ciò che deve sempre valere è il
rispetto delle regole, a prescindere dal fatto che a breve dovrebbe
finalmente giungere in porto la
normativa europea, la quale imporrà l’omologazione delle ruote.
Ecco il motivo per cui rilanciare
attraverso il nostro opuscolo l’allarme in tema di sicurezza e legalità. Lo scopo è sensibilizzare sia
i gommisti sia gli acquirenti finali, illustrando tutto ciò a cui fare
attenzione, evitando di lasciarsi
abbagliare dal prezzo stracciato di prodotti fintamente uguali o
analoghi solo all’apparenza. E aiutando così il mercato a ripulirsi dai
cerchi contraffatti e pericolosi.
Risparmi presunti pronti a tradursi in problemi certi?
L’economia iniziale può trasformarsi in costi enormi qualora dovesse intervenire la necessità di
un richiamo o di una sostituzione,
In apertura:
immagine di un
cerchio in acciaio
che non ha
superato i test.
Corrado Bergagna,
ad della filiale
italiana del gruppo
Alcar, costituita 8
anni fa.
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PERICOLO ASIATICO
QUANDO IL PERICOLO SI CELA NELLA RUOTA DI SCARSA QUALITÀ
o piuttosto una grana legale correlata a un eventuale sinistro: chi
resta con il cerino acceso in mano
è sempre il gommista, come primo responsabile delle attività che
compie sul veicolo.
cos’è emerso dalle prove condotte sui prodotti tarocchi e sulle imitazioni low cost?
Le anomalie tecniche riscontrate,
pericolosissime per l’incolumità di
chi guida, e pure altrui, sono numerose. Si va dal numero dei fori
di ventilazione, alla capacità di
carico, passando per le finiture e
gli spessori della ruota. Differenze costruttive che sembrano ininfluenti possono, non solo generare crepe e rotture improvvise, ma
anche malfunzionamenti dell’impianto frenante, nonché ridurre la
vita utile del cerchio a una frazione
di quanto garantito da una ruota
regolamentare. Una capacità di
carico insufficiente produce incrinature precoci e un film di verniciatura troppo spesso può portare
all’allentamento dei bulloni. Inoltre, finiture non adeguate come
nel caso spesso rilevato del foro
valvola del pneumatico, sbavato e
tagliente, possono causare la rottura della parte di plastica con il
repentino e pericoloso sgonfiaggio
della gomma.
E poi?
Vale l’esempio del prodotto progettato con 20 fori di ventilazione,
mentre la sua imitazione asiatica ne ha dieci: l’effetto non è solo
una questione estetica, ma si lega
invece al raffreddamento dei freni
e alla loro efficienza. Spesso poi
ci si mette anche un copricerchio
con fori sfalsati, e i rischi si moltiplicano. E se differenze altrettanto
importanti come per i valori di runout non sono rilevabili all’esame
immediato, ce ne sono altre, come
le marcature, che certo non dovrebbero sfuggire: dalle omologazioni inesistenti ai codici prodotto
copiati male, dall’insufficienza alla
totale assenza di dati d’identificazione e di tracking.
E tracciabilità fa rima con responsabilità...
Qualora in caso di incidente si imputino colpe al cerchio danneggiato, se si tratta di un prodotto
tracciabile (come sono le ruote di
marca regolarmente acquistate)
il fabbricante tutela rivenditore e
utente, mentre in caso contrario
c’è da augurarsi che il gommista,
chiamato a rispondere del danno,
sia provvisto di assicurazione. Ci è
capitato di vedere cerchi che, saldati alla meno peggio, in un tamponamento si sono letteralmente
aperti, con il totale distacco del canale, mentre la flangia è rimasta
attaccata all’asse della ruota.
Quali sono i cerchi in acciaio più
copiati?
I modelli sono numerosi: in Italia
spiccano tra gli altri i cerchi per
Fiat Punto e Opel Corsa, ma sono
tanti anche i cloni delle ruote montate sulle city car e sulle medie di
Volkswagen.
“Pericolo
Asiatico” è il titolo
dell’opuscolo
diffuso in tutta
Europa dalla
multinazionale
Alcar, che punta
il dito contro le
ruote in acciaio
contraffatte o
clonate.
che i nostri prodotti risultano i più
copiati, era doveroso informarne
direttamente rivenditori e clienti
finali; l’opuscolo è stato già diffuso
in tutta Europa. Peraltro, in Italia
il venduto di cerchi in acciaio corrisponde a circa 6-700mila pezzi
annui al ricambio, dei quali oltre il
40% sono firmati da Alcar.
Quali riscontri avete ottenuto finora dall’iniziativa?
Il mercato mostra un vivo interesse, anche perché in gioco c’è
innanzitutto la sicurezza. La nostra opera di sensibilizzazione
aumenta la consapevolezza, che
tra i gommisti ci risulta essere
sempre più elevata, come pure la
capacità di distinguere tra cerchi
di qualità e prodotti scadenti. 
La sede di Alcar
Italia a Seregno
(MB).
Perché produrre e diffondere in
proprio l’opuscolo invece di affidarsi all’associazione di categoria?
Premesso che Alcar è capofila
del mercato europeo dei cerchi in
acciaio per l’aftermarket, e visto
ALCAR, PRESENZA D’ACCIAIO NEL CONTINENTE
Fondata nel 1984 a Hirtenberg, in Austria, con il nome di Bbv Beteiligungs GmbH, Alcar è passata dall’originaria attività
di distribuzione locale di ruote in acciaio all’attuale configurazione di gruppo multimarchio grazie a una rapida espansione in Europa e a ripetute acquisizioni che l’hanno portata al vertice del mercato continentale.
Oggi conta una rete europea composta da una trentina di aziende in 14 paesi che occupano poco meno di 800 addetti.
Oltre all’Europa (che ricomprende pure la Russia), la sua presenza si estende anche al sud-est asiatico, grazie alla
società di distribuzione aperta nel 2008 a Singapore. Sei sono i marchi di proprietà, tra i quali Kfz – Stahlrad, che firma
le ruote in acciaio, oltre 450 differenti modelli, prodotti per il mercato aftermarket. Aez, Dotz, Dezent ed Enzo sono
invece i brand con i quali il gruppo commercializza la produzione di cerchi in lega. La filiale italiana di Alcar, stabilita a
Seregno (MB), è attiva da 8 anni.
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quando il pericolo si cela nella ruota di scarsa qualità