Estratto dal diario di Plutos Motarco, Sapiente dell’Università di Castrii
Falconari, Repubblica di Dorica.
Castrii Falconari, giorno XII del mese III dell’anno MCVII
Terra, infine!
La vedetta dall’alto della sua postazione già scorge la grande rocca che da secoli
veglia sulla nostra bella Repubblica.
Anche se ancora i miei stanchi occhi non scorgono nulla, sono rinfrancato dal
sapere che entro breve questo faticoso, almeno per le mie vecchie ossa, viaggio in nave
è ormai giunto al termine.
Scrivo queste righe in attesa di poter riordinare le mie idee e dar loro coerenza e
linearità, in modo da poterlo presentare al Consiglio dei Dieci.
Purtroppo il rollio della nave “Gabbiano” è più adatto al vigore
dell’Ammiraglio Grisippo, che non ad un sapiente dell’Università della
Repubblica, e quindi ora non sono dell’umore giusto per riuscire a stilare un
resoconto, ma posso senz’altro affermare che anche questa volta Zalarion ha
vegliato su di me.
Vedrò di tracciare comunque le linee guida su cui baserò la mia testimonianza.
Su indicazione del Consiglio dei Dieci sono stato inviato al Simposio che ha
avuto luogo ad Anesec il X giorno del mese corrente, quale rappresentante della
nostra Repubblica, in omaggio all’amicizia e ad all’alleanza che da ormai due
anni lega le nostre terre a quelle del Regno di Angamor.
La fatica del tragitto dalla mia magione di Castri Falconarii fino alle coste
della Signoria di Anesec fu ricompensato dall’essere accolto presso il palazzo della
più bella città di tutta la regione.
Nel corso della serata feci conoscenza con molti nobili, sapienti, eroi elaviani, tra i
quali i regnanti e l’ormai famoso Valentino di Lupo.
Devo ammettere di essermi dovuto trattenere dal chiedergli lumi circa la diceria
secondo cui , nel corso della rivolta di Urbis, avrebbe infilzato dieci Cobra con
una singola freccia, ma mi è sembrato infantile e quindi ho tenuto per me la mia
curiosità.
Valentino recava con sé un antico scrigno, il cui contenuto è per ora segreto, ma
che spero possa portare speranza ed aiuto nella difficile situazione di Elavia.
Dal canto mio, attenderò il momento in cui dovrò presentarmi di fronte al
Consiglio, ed ingannerò il tempo riordinando con il mio nuovo apprendista i miei
appunti.
È mio fermo desiderio poter mettere ordine nelle mie conoscenze storiche e
tramandarle ai posteri, prima che Zalarion mi richiami tra i suoi flutti, per usare
la poetica espressione tanto cara ai sacerdoti.
Ma ora stanno cominciando le frenetiche operazioni dell’attracco.
Continuerò in un altro momento.
[…]
Plutos Motarco, “Memorie di una vita”
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