VASCO VENTURA MALTESE
VOLUME
2
carpequelfottutodiem
UN ALTRO ANNO DI ACQUA POCA E PAPERE CHE NON GALLEGGIANO SCRITTI DI CORSA
E PENSIERI DI FILIBUSTA COLTI A VOLO E POSTATI SU FACEBOOK COMPENDIUM 2015
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EDIZIONI INDIE EBOOK NYC-STX
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“CARI AMICI VICINI E LONTANI”
Ritorna puntuale come l’influenza di stagione il compendio di scritti riscritti e postscritti
pubblicati sulle mie pagine di Facebook. Visto il successo del Volume 1, 300 copie pdf
scaricate gratis e nemmeno una copia venduta (non e’ mai stato messo in vendita), ma ben
3000 contatti sul link del blog, mi e’ sembrato opportuno rifare l’esperimento. I post-umi di
quest’anno sono diversi da quelli dell’anno scorso, perche’ i fatti di quest’anno non sono gli
stessi dell’anno passato. Ovvieta’ ma nemmeno tanto; anche gli umori sono cambiati, cosi
come gli amici di letture e scrittura, e lo spirito “at large”. Il telegrafo che racconta le cose
della vita, quelle che “fanno piangere i poeti” e’ cambiato e si e’ adattato alla nuova
impostazione e al fatto che le opinioni vivevano insieme ai ricordi del mio Food-Memoire che,
allora in lavorazione, e’ finito. Si, il romanzo “Sposati il Cuoco” che ha accompagnato chi
scrive negli ultimi mesi ed ha regalato alcuni segmenti di se, quelli piu’ intimi e in corso
d’opera, a chi legge le mie Face(book)zie.
Nel frattemp anche FB si e’ adeguata, ai limiti dell’infringment! La versione “Memories” che
da qualche tempo appare sulle vostre bacheche e’ la sintesi del progetto da me presentato
lo scorso anno. Staremo a vedere come evolvera’ questa ennessima strampalata scelta di
tempi. E’ cambiata anche la vista dalla camera; non piu’ la monotonia del giardino di
Greenpoint a Brooklyn, ma la mossa e animata vista sul Mar dei Caraibi. Proprio come due
anni fa, quando questa follia di scrivere a tempo perso su FB comincio’. Il libro si legge alla
araba: si comincia da oggi e si arriva a maggio del 2014. La selezione degli scritti e’
scientificamente a capocchia. Ma non cominciate a lamentarvi visto quello che spenderete.
Io mi sono divertito a scriverlo, spero lo stesso per voi a leggerlo. In caso contrario
cambiate pure canale ma non state li a farla piu’ complicata di quello che e’. Ho usato un
vecchio Word 2007 in inglese senza l’extention in italiano, se aggiungete una tastiera
americana senza gli accenti, immaginate la fatica a rileggere e correggere senza l’aiuto del
dizionario e correttore digitale. “Vi lascio una canzone” scrisse un tale, io vi lascio un
compendium di cazzate, alcune veramente cazzate altre meno. Tenetelo lontano dalla portata
dei bambini e dalle fonti di calore; potrebbe auto-combursi. (questo e’ un tipico caso
dell’indispensabile sostengno del dizionario, si puo’ dire auto-combursi?) E con questo
ennesimo dubbio Amletico vi lascio alla lettura. Ma poi, c’era o non c’era del marcio in
Danimarca?
Maurizio P Vasco – copyright 2015 – NYC-STX
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Vasco’s zoning. In volo…
Stanotte mi sono regalato un viaggio, da Santa Croce delle Vergini a http://www.ginodonvito.it
Notte afosa, notte tropicale.
L’aliseo ha smesso di soffiare.
La ventilazione che gia’ latitava si e’ arrestata da sola.
L’aria si e’ fatta solida.
Ho sempre amato il caldo dei tropici, quello che da alla testa, che ammorbidisce la pelle che ti piace
toccare, che ti fa radere come in un carosello, morbido e veloce.
Ma gli anni passano anche per scorze ruvide e il caldo che una volta ti toccava il cuore, adesso rischia di
fermartelo.
E mi sono regalato un viaggio, di quelli che mi piacciono tanto, ad occhi aperti, immobile ma non fermo, e
mi sono alzato in un leggero volo fino a quota di frescura: e da li “messere si domina il mondo”.
Ho sorvolato al contrario la rotta di Christobal, son passato ad occhio d’aquila sulle Azzorre, ho tagliato
per Ceuta, e poi Genova e giu’ fino a Salerno e con un taglio netto ho scartato verso Est, ho mandato un
saluto ad Angi che si e’ ritirato su quel pezzo d’Appennino, e su quel ponte immaginario ci ha costruito la
sua casa. Sono sceso di quota quanto basta per godere delle acque azzurre del Gargano, di Mattinata
delle Tremiti, ironicamente piu’turchesi di quelle dei miei Caraibi, e poi giu’ in lieve picchiata, rotta unosei-zero verso sud-sud est .
Mi sono commosso alla vista impareggiabile dall’alto dell’astronave di Federico a Castel del Monte. E
dicono che gli extraterrestri non esistono.
E poi giu’ ancora in planata sui dossi della sella delle Murgie.
Ho riconosciuto finalmente il punto cospiquo del Campanile della Chiesa Madre e ho rallentato,
lasciandomi aiutare nell’atterraggio dal vortice dei ricordi.
Sono entrato come un ladro Samaritano nell’antro del Pittore, e qui la mia bocca, arsa per il lungo volo, si
e’ spalancata e ha cominciato a salivare, come quella di un bambino in una pasticceria, o come Alice
(“Cap ‘e “) attonita dalle meraviglie.
Mi sono scivolati davanti quaranta anni di fatica, di impegno artistico, di naturale originalita’, di ricerca
della perfezione mai fine a se stessa, di talento, di materiali, di colore, di odore di betulla e di Storia.
Quella medioevale delle nostre terre, sciolta nel macchieggio di quella ancora piu’ antica delle epopee
eroiche greche di Omero, fino a quella magistralmente raccontata dal Cervantes. Ho salutato Dulcinea, mi
sono fatto promettere dal cavaliere pazzo di non disturbare il sonno dell’eroe ed in silenzio ho ripreso il
volo di ritorno. Giusto una leggera deviazione fuori programma per un saluto aereo a Dino e ai miei tutti.
Voi non dovete rifare il mio viaggio,( potete se volete), voi dovete solo cliccare su questo link
http://www.ginodonvito.it
e lasciarvi dolcemente catturare dalla guardia araba di “Stupor Mundi” e dai sui leopardi.
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Cibatevi pure di tutto il ben di Dio che troverete. E’ franco, ve lo offre Internet.
Buon Viaggio e partite leggeri.
Il ritorno del soldato di Gino Donvito
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Lama on non l’ama?
Caro Tenzin.
35 anni fa, mi onorasti di un udienza nella Tua Library di McLeod Ganj, sede del Governo Tibetano in esilio
in India. Io volgare e miscredente mangiapreti e mangia-Lama tu Dalai. Una lunga sfacchinata per
arrivare in cima al monastero. Piu’ per far piacere alla Franci, Piovella che preparava la tesi sulle donne
tibetane in esilio, che per vocazione. L’atmosfera di austera serenita’, i colori incredibibili, i suoni antichi
e ripetitivi dei mantra, un terremoto che qualche giorno prima aveva scosso la mia anima e le mie budella,
insieme alla notizia che un Monaco Shintotista, quelli gialli, nostro vicino di stanza, aveva accoltellato a
morte un vecchio Monaco, di quelli rossi, reo di averlo molestato, si avete letto bene, e’ un vecchio vizio di
chi si vota alla castita’.
Tu eri seduto sul tuo alto scranno, l’aria profumava di incenso e calze troppo usate. Mite e sorridente ci
accogliesti, il rituale della sciarpa Bianca, io con altre inquietudini e sufismi nella testa, si, sufismi con la
u.
Ebbi la sensazione che cercassi il mio sguardo, lo intercettasti e sorridendo mi toccasti il capo ma non
dicesti quello che molti gioiesi si aspetterebbero: ” ci te tagghjat i capidd” ma con un alto umorismo che
solo i Santi, aggiungesti: “Let it go, don’t you worry”, stemperando il mio imbarazzo e il cerimoniale.
Ti ho rivisto negli anni successivi, a Central Park, a Pomaia, a Milano, sempre accompagnato dalla
disarmante semplicità della tua leggerezza, il sorriso sornione e le tue battute sempre divertenti dai
tempi perfetti. Non sono buddista caro Tenzin ma ogni volta che ti ho visto mi sono sentito un po’ migliore.
Oggi compi 80 anni. Dio ti benedica Santita’.
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CHI SIAMO ?
Noi siamo uomini che non sfruttiamo gli uomini, odiamo i padroni senza disprezzare i servi,
crediamo nel loro affrancamento consapevole, viviamo controcorrente …e piuttosto di scendere a
compromessi ci ammacchiamo. Siamo gli Anarchici del Terzo Millennio, partigiani di tutte le
guerre di liberazione del mondo, sassaioli di tutte le piazze e antagonisti convinti. Fino a quando
l’ultimo di noi restera’ in piedi ci sara’ posto per la speranza in un mondo meno merdoso di questo
e fino a quando riusciremo a sorridere di noi e delle stronzate che a volte facciamo (o scriviamo)
quella stessa speranza vivra’ per sempre. Saluti e pizza!
We are men who do not exploit people, we hate the Masters without despise the servants, we believe in
their enfranchisement aware, we live Off the Grid and we rather to disappear than compromise. We, the
Anarchists of the Third Millennium, Partisans of all the wars of liberation in the world, fighters of all riots
and convinced antagonists. Until the last of us will remain ‘standing there will be room for hope in a less
shitty world and until we manage to smile at ourselves and the bullshit that
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I nuovi barbari siamo noi…
Sono stati sufficienti 20 anni di Berlusconismo a cancellare le visioni di una generazione, a soffocare i
sogni di quelle successive, ed a tirar fuori il peggio di noi, quello su larga scala. Quando nelle mie
considerazioni, i cosidetti ” #DubbidelVasco “, diffidavo di quello slancio – inconsueto – di quella corsa
alla solidarieta’ e all’assistenza imposta di Mare Lorum, usando il bilancino per misurare le parole e non
rischi…are di scivolare in derive populiste ( che frustrazione per uno che scrive di getto). Ricordo le
polemiche, i timori che in fondo a coscienze poco corrotte e quasi mai compromesse, si celasse il livore
pan-leghista di un vecchio a sua insaputa.
Italiani, a parte alcune illustri eccezioni, incapaci di vere gesta di solidarieta’ disinteressati, mai stati ne
buoni ne mediocri Samaritani, ma che hanno sempre mantenuto quella lineare decenza nei
comportamenti sociali, fulminata anche quella da 20 anni di mala-televisione. Ho provato a rollare gli
occhi cercando altre linee d’orizzonte, ma iI timore, la certezza, che dietro quello slancio umanitario si
celasse una delle piu’ orrende e depravate truffe che mente umana possa concepire, si e’ rivelato ancora
piu’ perverso delle mie piu’ nere previsioni. Adesso che la grancassa leghista ha piu’ pelle d’asino su cui
battere i propri tam tam di orrore, non ci resta che sperare che non si voti a breve: questi sfondano su
tutta la penisola.
E mentre osservo con attenzione quello che accade intorno a “Coalizione Sociale” ( nome orrendo, un
infausto sociale di troppo), mi intossico con le notizie dell’ultima ora su “Migrantopoli”. Purtroppo son
fatto cosi’.
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CLANDESTINO !
Un migrante clandestino nel West Africa.
A cavallo fra il 1979 e il 1980, un WOP (un senza documenti) si aggirava sui litorali desolati del Golfo di
Guinea, un viaggiatore migrante, un nomade senza tribu’ e gia’ senza patria e senza bandiera.
Veniva accolto fraternamente dai nativi della Repubblica Popolare Marxista del Benin, gia’ Dahomey, del
Burkina Faso, gia’ Alto Volta, del Ghana, gia’ Gold Coast e della Costa d’Avorio e Nigeria, gia’ Costa d’Avorio
e Nigeria.
Imprigionato quasi per gioco ma per gioco (una partita di pallone guardie e guardati) liberato dalle
carceri di Paraku. Era passato dal ponte di liane sul fiume Niger, a est del posto di frontiera di Gaya,
dunque entrato clandestino in Benin, senza un soldo ma ricco in eccesso. Le porte si erano aperte, incluse
quella della sua cella. Un maestro elementare di Cotonou, lo aveva fatto entrare nella sua capanna sulla
spiaggia, una anziana signora Ibo lo aveva accolto e sfamato nella sua dignitosa palafitta di palme e argilla
a Ganvie, nella Laguna di Gran Popo’.
Aveva visto pescatori perdersi in mare, scontratisi con una barra di risacca nella Half Moon Bay, aveva
pianto la loro morte e spalancato dallo stupore gli occhi alla vista degli stessi, vivi e vegeti due giorni
dopo. Aveva attraversato il confine fra Lome e il Ghana, aiutato da spalloni frontalieri, nella foresta fitta e
insidiosa, a nord: entrato clandestino e senza risorse, ci era rimasto per mesi in quella che ancora oggi, a
35 anni di distanza, rimane come la piu’intensa e umana esperienza della sua vita “difficile”.
Si era stabilito ai piedi del Forte di San Jago, nell’antica capitale della tratta degli schiavi, e aveva vissuto
con loro, accettato, coccolato e aiutato da chi aveva poco piu’ che niente e quel quasi nulla era disposto a
dividerlo.
Aveva indossato il Kente cerimoniale dei Fanti’, mangiato il loro fufu’, conoscuto e fumato ganja con il loro
futuro presidente: l’uomo,the legend, il Flying Lt. J.R.
Aveva bevuto apetation ai funerali dei loro morti e ancora apetation (alcol benzina di palma) ai battesimi
dei loro appena nati. Aveva visto da vicino il primo Papa dell’Est, e lo aveva sentito gridare “No more
Kalabule no more disco!!” nella cattedrale cattolica della capitale. Aveva riso alla risposta di una mama’ di
300 libre: ” this Pope is too white”, cosa ne sa lui del Disco (mercato nero) senza il quale saremmo tutti
morti.
E grazie a quel kalabule, aveva peccato, infranto la legge, fatto del bene e forse anche del male.
Quel migrante clandestino ero io.
Non ci rompete piu’ i coglioni con questa storia.
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REFERENDUM ?
La crisi greca e’ cosi’ complessa che affonda le radici a Bisanzio.
Bizantinismi a parte, i cari e amati ( almeno da chi scrive)cugini “una razza una faccia” hanno vissuto
negli ultimi 25 anni al di sopra delle loro possibilita’, e lo sanno benissimo.
Il passaggio da economia rurale-proto-turistica a paese integrato nella Comunita’ Europea e’ stato troppo
brusco, e non privo di (ancora irrisolte) contradizioni.
La Grecia e’ stata la culla della democrazia nell’antichita’, poi due millenni di oblio e subalterne vicende
storico politiche e poco altro. Il paese ha tribolato e faticato nel dopoguerra (guerra civile, dittatura dei
colonnelli) a liberarsi dall’antico costume bizantino-ottomano: il voto di scambio (cosi in voga nel nostro
meridione, bizantino anch’esso), l’onnipresenza del potere centrale che si preoccupa di tutto, garantendo
interventi e collocazioni onerose e non necessarie nel pubblico impiego per ripagare lealta’ elettorali. La
corruzione cosi’ profonda degli apparati dello stato, le cattive abitudini dei suoi cittadini, gli sperperi e le
sussistenze clientelari, la scarsa propensione a progettare il domani, le ancora piu’ scarse visioni di una
classe politica addomesticata e, ultima ma non ultima, la intempestiva e falsata entrata nella moneta
comune. (pare che stia parlando dell’Italia).
Infatti ha funzionato fino a quando nel 2008 il grande bluff della cartolarizzazione e’ stato scoperto. Chi e’
andato subito in debito d’ossigeno e dunque in sofferenza sono stati proprio i paesi della “Vita da cicale”.
Grecia in primis. E adesso assistiamo alla fine (per molti all’inizio) di una tragedia (greca) la cui partitura
e’ stata scritta dalla storia. Alle cui regole difficilmente si sfugge.
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TRISTI TROPICI ?
Respiro la pioggia e penso a me…
Acqua copiosa e’ scesa dal cielo ( da dove volevate che scendesse).
L’aria si e’ fatta fresca. L’odore inconfondibile di cane bagnato ha riempito il cortile. L’ho respirato a
fondo.
Il motorino al coperto sotto l’arcata del portico e’ una scheggia rossa in un totale di profondo grigio senza
sfumature. …
Ho montato gli schermi anti-zanzare alle 10 finestre, tutte di taglia diversa. Le ho messe su (le zanzariere)
all’antica.con le puntine da disegno. They will do the job? La mia privatissima guerra alla zanzara,
dichiarata 35 anni fa, dopo la sconfitta sul campo della malaria, continua. Lotta dura e senza quartiere,
anzi, quartiere per quartiere, stanza per stanza, ora per ora. Toste le zanzare caraibiche, piccolissime,
invisibili ad occhi stanchi, non fanno neppure zzzzz. Ma amare nel loro morso implacabile, velenosa
sofferenza che per fortuna dura poco. Piccole e insaziabili, una in particolare, grande puttana, ma di
quanto sangue ha bisogno un minuscolo vampiro con la sete da cammello? L’ho presa per stress, ho
aspettato che sazia si involasse goffamente verso il suo rifugio diurno e l’ho vista esplodere nel mio
sangue, brutta latrina succhiematica.
Il resto e’ cronaca tropicale, il motorino mi e’piu’ dolce di una eventuale fidanzata: non parla e lo mantieni
con poco. Questa isola e’ a dimensione di motocicletta!
Un vero godimento di tornanti, piste e mulattiere, buche da evitare comprese.
Un viaggio nell’aria calda che ti asciuga il costume addosso in meno di 2 minuti, una piacevolissima
sensazione di aver trovato la quadra. Adoro il triste tropico.
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ODE A KEKELL
Oggi mia zia Francesca Vasco detta Chechella, compie 90 anni!
L’ultima in vita degli 11 fratelli di mio padre,
la piu’ “unconventional” fra le mie zie, sicuramente la piu’ estrosa, leggendaria e divertente.
Una vita incredibile la sua: mamma a 17 anni, allo scoppiare della Guerra, “sedotta e abbandonata”, non se
ne fece una colpa anzi, crebbe il piccolo Mario con fiera indipendenza.
Un giovane ufficiale della Werhmacht si innammoro’ di quella giovane madre dalla bellezza selvaggia ed
esuberante e del suo bambino.
In ritirata dal presidio militare del suo paese in Puglia, promise solennemente alla ragazza che l’avrebbe,
se fosse scampato alla guerra, aspettata nel suo villagio sul Reno e l’avrebbe sposata. E cosi’ fu.
Alla fine del conflitto mondiale, la giovane madre prese suo figlio per mano e in tradotta lenta e
inesorabile parti alla volta della Germania. Attraversarono una penisola distrutta dalla guerra e con la
ferrovia in rovina. Ci vollero tre settimane per raggiungere il confine tedesco e lo spettacolo che le si
paro’ davanti fu di totale e desolante distruzione. La Germania praticamente non esisteva piu’ .
Mario,aveva solo 4 anni, stremato e affranto da quel calvario di viaggio senza fine, passera’ alla storia dei
Vasco come quello di “questa stazione , na ta stazione e me ne vado! ”
Francesca era bionda e riccioluta e con gli occhi azzurro mare, portava una misura di seno sbalorditiva e
la leggenda familiare vuole che durante una Taranta sfrenata colpi’ mio fratello Paco con una botta di
tetta che lo sistemo': KO tecnico!.
Gli anedotti su di lei si sprecano: appena liberato dai Polacchi, l’aereoporto del paese divenne presto terra
di nessuno e gli sciuscia’ locali lo presero’ d’assalto per razziarlo. Guidava il gruppo di spudorati una
bionda giovanissima madre, insieme a suo fratello piu’ piccolo, il caro e compianto zio Vito. ( l’unico ad
aver lasciato una cospicua eredita’ divisa pero’ fra tutti i nipoti, i figli degli undici fratelli, non avendo lui
figli di suo. Ebbene, come dicono da quelle parti “Sparti Napoli ed esce Casale”. )
Francesca e Vito si aggiravano fra i resti del saccheggio, era rimasto ben poco da prendere. Un enorme e
pesantissimo tavolo di noce era li, impolverato in un angolo, troppo solido e pesante per essere portato
via da ragazzini affamati. Ma mia zia lo volle fortemente e non ascolto’ le lamentele di suo fratello piu’
piccolo, anzi per tenerlo buono, raccolse da terra un “calamaio rosso” e glielo tiro’. In realta era una
bomba a mano con la sicura rossa che ovviamente esplose nella stanza. I due ragazzini con l’enorme
tavolo di noce sulla testa, furono scaraventati su fino al soffitto dalla forza d’urto dell’esplosione e lo
stesso tavolo fece da scudo alle schegge, salvando loro la vita. Quante volte avro’ sentito questa storia da
bambino, carissima e tenerissima zia, ed ogni volta si arricchiva di nuovi particolari.
E finalmente raggiunto il promesso sposo, vero gentiluomo di parola, lo sposo’ e presto divenne una
notabile di quei luoghi, tanto che la corte penale della regione la nomino’ interprete ufficiale nei tanti
processi che vedevano gli emigrati italiani rispondere alla giustiza tedesca del dopoguerra. E lei, pazza
come nessuno, svolse con zelo, spesso fin troppo, quel compito.
“Il mio nome e’ Boccuccia e Rosa, song da provincia d’Avellin, e song magliaro. Ma i maglie nunne faccie e
nulle arrobbe, e vend”
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E lei tradusse a modo suo, parafrasando il malcapitato al contrario, che si becco 10 anni. E gli italiani
incarcerati la ricusarono, nessuno la volle piu’ come traduttrice, e non se ne fece una ragione.
Mio padre l’adorava, era la sua sorellina, l’unica che poco prima della sua morte, con tutti i fratelli
convenuti da ogni dove, come si usava una volta, riusci a farlo ridere, proprio con la storiella di Boccuccia
e Rosa.
E papa’ fra un colpo di tosse rosso sangue ed un rantolo camuffato da risata, la tiro’ a se e le disse:
“Checche’ si na paccie!”
E probabilmente pote’ morire contento.
Auguri, carissima zia Francesca, questa e’ una lettera d’amore, che tu possa godere i tuoi magnifici 90
anni di storia con la stessa leggerezza e la stessa contagiosa felicita’ con cui raccontavi della tua tua vita,
a noi, i nipoti piu’ piccoli, che quando arrivavi a bordo delle tue maestose Mercedes guidate
dall’impeccabile ex ufficiale zio Joseph, era sempre un Epifania.
Anche se venivi di Luglio.
Ti voglio bene.
Tuo nipote che non vedi da almeno 40 anni.
PS
Mi giunge voce che ai festeggiamenti per il tuo compleanno hai promesso a tutti di rivedersi fra dieci anni.
Spero di esserci anch’io.
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L’enigma di Santa Croce Maltese
PROLOGO
L’Assedio di Rodi duro’ cosi’ a lungo che gli stessi assedianti erano piu’ stremati degli assediati. Ma le
truppe fresche di Solimano il Magnifico , che riusci’ a far sbarcare sull’isola duecentomila armigeri con
all’ancora 400 vascelli, avrebbero presto messo fine a quell’assedio.
I rifornimenti continui assicurati dalla vicinanza con le sponde del grande Impero Ottamano, secondo solo
a quello Romano Antico, fecero il resto. I Cavalieri di Rodi o di San Giovanni di Gerusalemme, il piu’ antico
Ordine religioso militare del mondo, governava da secoli l’isola del Dodecanneso. I Cavalieri si erano
battuti come leoni, rispondendo colpo su colpo alle sortite degli infedeli (ogni fede ha un infedele), e agli
incessanti tentativi delle armate Ottomane di aprirsi una breccia fra le maestose mura Veneziane della
citta’ fortificata e di mettere al sacco l’ultimo avamposto Cristiano dell’Egeo. Il Capitano *********, Gran
Maestro e governatore di turno di Rodi, sapeva che era solo questione di giorni. I continui flussi dal mare
nelle retrovie
Ottomane, ben visibili dall’alto del torrione est, non lasciavano ormai spazio alla speranza che un qualche
principe europeo avrebbe portato soccorso da occidente. Erano sei mesi che Rodi resisteva, e quello
sarebbe stato l’ultimo miracolo.
E in Europa, nelle cancellerie delle monarchie che contavano, si era ormai da tempo deciso che Rodi
andava sacrificata. Altre e ben piu’ pressanti minacce, allarmavano i reali europei.
E Rodi era solo una piccola Isola e i Cavalieri dell’Ordine che dalla stessa prendevano il nome, erano un
branco di secondogeniti, associati quasi in segreto, spesso disobbedienti alle leggi dei loro paesi d’origine,
e ai dettami della Chiesa di Roma. Un gruppo di fanatici avventurieri nelle loro cappe nere e nel nome
della Croce Bianca. Lontani dalle ragioni dei padri fondatori, un Amalfitano e un Salernitano, e dalle
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funzioni di Ospitalieri, specializzati nel soccorso dei cristiani in terra santa. Sia Il papato che il Re di
Sicilia li cosideravano inaffidabili ed imprevedibili, almeno in quegli anni. Correva l’anno del Signore 1522.
Dopo quasi due secoli di dominazione sull’isola, i Cavalieri di Rodi si apprestavano alla resa e
all’abbandono della loro citta’ per sempre.
Il Gran Maestro chiamo’ il giovane aiutante di campo e gli ordino’ di riunire il Consiglio dei Capitani nella
Grande Sala delle Associazioni. Intorno al lungo tavolo con la Croce di San Giovanni cesellata, il tavolo che
aveva visto tanti consigli decretare la vita e le regole dell’Ordine, il Governatore di turno annuncio’ ai
tredici Capitani la sua intenzione di accettare l’offerta di resa del gran Emiro. In un incrocio di idiomi
romanzi, anglo-sassoni e nordici, il consiglio, a malincuore, si appresto’ a votare. Unica voce fuori dal
coro, quella del Capitano dell’Ordine di Otranto, il Nobile Aragonese di Terra di Apulia, Pascal della Ventura
degli Aquilini. Il capitano, 42 anni, fiero e battagliero eroe di quella resistenza, figlio del leggendario eroe
di Rodi, il Cavalere Andreas Vasquez della Ventura-Aquilini, morto combattendo durante l’assedio del 1480
di Maometto II, lo stesso giorno in cui Pascal nasceva. II capitano della Lingua d’Italia non voleva saperne
di arrendersi. Il governatore lo convoco’ nei suoi uffici prima del voto. Quel che accadde fra quelle mura
e’ ancora oggi un segreto. Sappiamo soltanto che Pascal della Ventura, nottetempo, aiutato da alcuni
fedeli pescatori Rodensi, riusci’ a lasciare inosservato la fortezza, grazie ad un tunnel che dalle segrete
raggiungeva una baia sconosciuta ai turchi, e ad imbarcarsi su una mezza galea per la vicina Nimi. Si dice
che con se recava un forziere ed una missione speciale per conto dell’Ordine. Forse portava con se le
reliquie di San Giovanni Battista , le ceneri traslate dai Genovesi da Mira e incastonate in un segmento
della Croce di Cristo di Nazareth. Uno dei reperti piu’ importanti della Cristianita’. (giravano voci che nel
castone era conservata un frammento di pergamena in aramaico contenete le ultime volonta’ del Santo
prima del “decollamento”, c’e’ chi diceva che quegli scritti appartenessero a Cristo stesso vergati prima
della sua Ascesa.) Di quel forziere, che molti invece sostenevano contenesse un molto piu’ venale ma
inestimabile tesoro in gemme e oro non si seppe piu’ nulla per piu’ di un secolo. Salvo alcuni imprecisati
avvistamenti a Tripoli, Messina e nella stessa Valletta, diventata nel frattempo la capitale dell’Isola di
Malta, da cui l’Ordine prese il nuovo nome di Cavalieri di Malta.
Nel cerchio ristretto deità sede Papale, in alcune corti europee nella seconda meta’ del 17esimo secolo, e
nelle potenti nuove sedi Gesuite d’America era giunta voce che il forziere segreto si trovasse addirittura
nei Caraibi. Nel 1660, Il Capitano Le Blanc de la Venture, (discendente di quel Pascal Della Ventura svanito
nel nulla insieme al forziere 140 anni prima) si auto-proclamo’ governatore dell’Isola Caraibica di Santa
Cruz, da lui ribattezzata Santa Croce Maltese. Il secondo possedimento dei Cavalieri di Malta nel Nuovo
Mondo, dopo quello di St Kitty, donato all’Ordine dal sovrano francese.
L’isola, nei decenni successivi e sotto il governo maltese rifiori’ e e divenne un caposaldo della guerra
contro i Corsari ma St Croix divenne tristemente famosa per essere la nuova capitale della tratta degli
schiavi africani, organizzata proprio da alcuni Cavalieri di Malta. A Santa Croce si perdono ancora le
tracce del forziere segreto.
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La dominazione dei di Malta duro’ pochi lustri, in seguito vennero nell’ordine: Francesi, Olandesi, Inglesi, ed
in ultimo i Danesi e la loro Compagnia delle Indie Occidentali. La Danimarca governò Santa Croce, divenuta
St. Croix, per ben due secoli, prima di “venderla” preciptosamente quanto inspiegabilmente agli Americani
nel 1917.
Anno in cui Rasputin, consigliori dell’ultimo Zar Romanov, alchimista, avventuriero, spiritista e forse
Cavaliere di Malta anche lui,viene avvistato nelle bettole dell’angiporto di Christiansted, nella Baia dei
Protestanti di St. Croix.
E qui comincia la storia…
CAPO ATTO SECONDO
Le trame di portici e sottoporteghi, fitti cunicoli per ripararsi dal sole e dalle stagione delle piogge, come
vene e capillari si attorcigliano intorno al cuore dello storico villaggio di Christiansted, Isola di Saint Croix,
ex capitale delle Antille-Danesi.
Oggi territitori non-incorporati degli Stati Uniti.
Ben costruiti ed esemplarmente conservati, nei tenui colori pastello caraibici che addoliciscono la dura
pietra degli archi e delle costruzioni nordiche in un originale architettura scandinavo-tropicale. Ad ogni
angolo ti aspetti di veder sbucare Capitan Morgan o Barbanera, o qualche altro ceffo della filibusta. Una
discreta desolazione, atipica per le isole delle Piccole Antille, racconta di un isola che negli ultimi cento
anni, da quando e’ passata sotto la territorialita’ d’oltremare degli USA, ha visto succedersi momenti di
vero splendore, (il pre-Hugo, l’uragano che la devasto’ totalmente nel 1989), a tempi di desolata
depressione, post-Hugo; cosi’ come i Cruzans preferiscono definire le loro epoche recenti.
La presenza dei nativi, tutti originari del Continente Africano, e’ discreta, e si mantiene a ridosso del
centro storico-monumentale dell’antico villaggio.
Vive sono ancora le memorie non troppo remote dei moti sanguinosi che poco piu’ di un secolo fa
infiammarono proprio questi portici e si conclusero con l’assalto finale al robusto Forte Danese che
domina la Baia dei Protestanti.
Gli aspri corpo a corpo aprirono la strada alle insurezzioni successive per l’abolizione della schiavitu’.
Solo l’intervento di alcuni brigantini Inglesi e Olandesi evitarono che gli schiavi occupassero
definitivamente il villaggio.
I soldati della Corona Danese finirono per avere la meglio sugli insorti solo dopo alcuni giorni di aspri
combattimenti. E su quello stesso muro, dove vennero decimati e fucilati gli schiavi ribelli, oggi garrisce la
bandiera a stelle e stisce nell’azzurro indaco del terso cielo di St. Croix, la piu’ grande delle Isole Vergini
Americane, il bastione piu’ orientale degli Stati Uniti.
E nel cuore del vecchio avamposto sulla baia, all’ombra del antico edificio del Dazio e Dogana che Capo
incontra il Maltese.
16 | P a g e
Cosi’ si faceva chiamare quel vecchissimo signore con la faccia scolpita dal sale, ma nacora ritto nella
sua elegante marsina blu coi bottoni dorati con l’ancora in rilievo e il vecchio berretto con i fregi da
capitano di marina mercantile britannica.
E un sigarillo dopo l’altro comincio’ il suo racconto.
In questa ultima fatica dell’autore, dopo ” #sposatiilcuoco ” (in fase di finitura) scopriremo perche’ nella
primavera del 1917, in piena Prima Guerra Mondiale e con la Rivoluzione Bolscevica che infiammava la
Russia e minacciava di dar fuoco all’intera Europa, l’America decise in fretta e furia di acquisire le tre
isole danesi per 20 milioni di dollari in oro (mai realmente versati nelle casse danesi).
Quale ruolo ebbe Rasputin in questa ambigua trattativa, che fine fece veramente quell’oro e chi era il
Cavaliere di Malta, Pascal Ventura IV, degli Aquilini, discendente del famoso capitano eroe dell’assedio di
Rodi, che si oppose a prezzo della vita a quell’ empia congiura.
Il segreto della Croce Maltese e il nuovo marcio in Danimarca e Washinghton
nel racconto del vecchio Maltese a Capo, finalmente tornato sull’isola.STX COVER
17 | P a g e
linee e posizioni
Tuna-sushi-dinner, ovvero:
LA FRTUN AGGIR!
Il cino-nipponico senza segreti, (almeno per me) mi ha salutato con la solita deferente cortesia degli
Asian-American. E’ convinto che gli abbia portato fortuna. Quando apri’ il suo sushi-bettola, fui il primo
cliente “regular”.
Da allora, sono passati 12 anni, il volume d’affari e’ cresciuto esponenzialmente alla gentrificazione che ha
cambiato, e per sempre, il destino di questo barrio. Ma a chi crede nella geodesia, (quasi tutti i cinesi
attribuiscono al superstizioso corretto posizionamento geodinamico il successo dei loro business), e’
duro da spiegare che il mio sostegno involontario e casuale non e’ all’origine della sua fortuna: Caos nel
Caos.
Ma lui, va lasciato nelle sue convinzioni; chi sono io per aprire questa inutile disputa? Io, Pagano-Murgese
che mi sveglio solo se il mio caffe’ e’ corretto alla superstizione…
Eppure stasera, per uno che da tempo va a dormire presto, come Baudelaire o DeNiro in c’era una volta,
quel tuna-sushi-dinner e’ stata una benedizione, anzi un vera esperienza gastro-socio-antropologica.
Le due ragazze, due bambine in eta’ di alcol, (21 anni) ma con identificazione sicuramente adulterata,
come il sake gratis offerto dalla casa per chi supera i 20$ di conto, si cimentavano, aiutate da quel
liquore di riso, in una lettura in centimetri, anzi in pollici, sulle loro ultime “one night stands”.
Ignare o consapevoli che un vecchio volpone fosse seduto a meno di 2 metri da loro. Consapevoli.
Per 40 minuti sono andate avanti a dissertare, come in un simposio scientifico, di cappelle, circoncisioni,
misure dal glande allo scroto, o dal taglio testicolare al prepuzio.
“Size does matter” dicono qui, e forse dappertutto, ma quando, con molto garbo, ho fatto notare che
stavamo mangiando, in definitiva, pesce crudo, loro, le bambine adulte, mi hanno lanciato un occhiata
degna di uno scanner d’aereoporto, e mi hanno detto, come due gemelle in sincrono, quanto segue:
“Man, aren’t you ashamed of yourself to listen to the confidences of two teenagers? Don’t you have a wife
waiting for you?”
Avrei voluto dir loro che di wives che mi aspettavano ne ho avute fin troppe, e che teen vale fino a 19 anni,
per cui erano in peccato e fuorilegge, e che in termini di decibels la loro conversazione la udivano
dall’altra parte della strada, e che il sesso si fa e non si racconta o misura in centimetri, anzi pollici, che
sarebbe come misurare la cultura in chili di libri letti (o scritti).
Le ho guardate, ho mandato giu’ un altro sake gratis, mi sono rivolto allo chef-proprietario-superstizioso,
ho sorriso con il solito acccenno di inchino e ho evitato di dirgli che la fortuna,
18 | P a g e
In fondo al mar…
Lettera mai recapitata ad una madre Dancala
Cara mamma cara
Oggi ho visto il mare, era ancora piu azzurro e’ piu’ liquido di come me lo avevi raccontato, anzi era
immenso, secondo solo al cielo.
Qui sono tutti gentili e pieni di premure, specie quelli che urlano di piu’.
Lo so che lo fanno per il mio bene, siamo in tanti e senza un po’ di disciplina sarebbe impossibile
imbarcarci tutti. Mi hanno pure dato una bottiglietta di acqua, e’ cosi’ pulita e trasparente che sembra
mare; non l’ho bevuta tanto e’ bella e chiara. Domani tocca a me prendere quella barca magnifica che
aspetta al molo, cullata dalle onde di questo Mediterraneo. Qui hanno tutti i fucili con i caricatori a forma
di luna come quello del nonno: dicono che e’ per proteggerci da chi non ci vuole dall’altra parte del mare.
Ho pure schivato con destrezza due scudisciate.
Siamo troppi, fanno il loro mestiere.
Ho ancora negli occhi l’altro mare attraversato il mese scorso. Il mar del Sahara. Era bellissimo, puro e di
sabbia morbida, a volte alta come dune, anzi erano dune mi dicono. Abbiamo perso molti compagni di
viaggio, ci hanno detto che avevano scelto di restare li, sulle quelle soffici dune, a contemplare la bellezza
del silenzio. La notte faceva cosi freddo che ci stringevamo come fanno le nostre capre nelle depressioni
dell’Ogaden, per farci calore, ed eravamo come una famiglia felice ed unita.
Non ci davano da mangiare, ci dicevano che era per il nostro bene, l’obesita’ e’ una brutta bestia, ed in
Europa vanno di moda i magri.
Faremo un figurone.
Finalmente e’ arrivato il mio giorno, mi hanno fatto salire su questa nave grande color terriccio, e’
bellissima, ha un grande fumaiolo che fa tanto rumore.
Si sta un po stretti, ma ci dicono che e’ per il nostro bene.
Grazie mamma cara per aver venduto il nostro pascolo e tutti gli armenti per comprarmi il biglietto, ti
giuro che ti ripaghero’ tutto fino all’ultima capra e oltre.
Vorrei essere li quando aprirai questa lettera, solo per vedere il tuo stupore e la tua felicita’ di sapere
che tuo figlio, mamma cara, e’ riuscito dove papa’ ha fallito! E’ arrivato nella terra promessa di
Lampedusa!
Che non so’di preciso dove si trova ma mi dicono che e’ bellissima.
Cara mamma cara, oggi sono arrivato in fondo al mare.
Mi dicono che e’ bellissimo.
Papa’ e’ da queste parti e prima o poi lo incontrero’.
Tuo figlio
19 | P a g e
IO SONO UN MORTO IN MARE
TUTTI COLPEVOLI, NESSUNO SI SENTA ESCLUSO.
Questi ennesimi morti in mare ricadono sulle coscienze di tutti.
Dei dittatori da operetta del Nord-Africa o dei nepotisti mediorientali,
di chi li ha lasciati fare, e per decenni ci ha fatto affari e chi, senza valutare razionalmente le
conseguenze, li ha rimossi violentemente, foraggiando e provocando Primavere fredde e spietate. Questi
morti sono sulle coscienze di chi, maledetti negrieri, li stiva in carrette galleggianti, povera carne da
trasporto a 30 dollari al kilo. (2000 $ di passaggio diviso il peso medio di un migrante). Morti affogati
sulle coscienze di chi specula per fini politici o per cupi tornaconti su quella stessa carne, offesa,
violentata e senza futuro.
Su chi annuncia tragedie annunciate e irreversibili e riesce a lucrarci sopra.
Su chi di maniera invoca a presunte dignita’ di uomini a cui la prima cosa che viene tolta appena nati e’
proprio la dignita’.
Su chi costruisce muri senza vergogne ma disserta in vaghe letture su democrazia e progresso. Su chi
ha prima colonizzato e sfruttato i paesi del sud del mondo e poi si e’ vendicato per essere stato preso a
calci dalle rivoluzioni irredentiste della seconda meta’ del secolo scorso, creando condizioni di instabilita’
e disuguaglianza in paesi che andavano invece aiutati a rialzarsi e a camminare sulle loro gambe.
Stramaledetto chi si e’ sempre girato dall’altra parte, ignorando quei chiari segnali portatori di catastrofi
imminenti, salvo poi invocare chiamate di correo e all’armi insulsi, veri insulti all’intelligenza.
Questi poveri morti ricadano sulle coscenze di chi usa la religione per scavare solchi di odio e
intolleranza fra le genti, e su loro rimanga sempre.
E sulle nostre residue coscienze, tenute insieme da legacci di cinismo e di io l’avevo detto: i morti in mare,
i morti sulla terra.
Su quelle terre da cui non dovremmo piu’ farli partire, almeno fino a quando non si creano corridoi
umanitari sicuri e regolati.
Siamo tutti naufraghi di questa ennesima tragedia in mare, nessuno si senta in salvo. Nel Mare Nostrum
stiamo affogando tutti.
20 | P a g e
Stanze Murgesi
“Ajjier , joscje, cre’, pscre’ e pscridd…”
(Ieri, oggi, domani, dopo domani e domani l’altro ancora)
“E mo’ che il veccchio zito e’ ritornato
dicevano fosse morto assassinato”
e tu Elena a chi piangerai la tua sventura
di non aver sposato l’uomo sbagliato.
Vorresti diventare nu passarjdd, volarti in grembo
e riposare, ma la quadriglia scompagnata e’ gia’ iniziata
e ballano ignari ma festanti gli ospiti arrivati da vicinali
e aspre pietre, di carrari dai parjeti diruti,
portano come dono, per nozze sbagliate ormai officiate,
per lapidare i sogni di un amor perduto.
E suonano riganetti a soffio e tamorrelle di pelle di ciuccio,
mentre lontane nacchere scandiscono tempi andati e si va Avanti.
21 | P a g e
vacche ossute
Con l’euro ad 1 dollaro e mezzo e con inplacabilefame di consumo, maree di italiani allagavano le strade
alla moda nelle primavere newyorkesi.
Con piu’ pacchi in mano che dita prensili, tracimavano a sud e a nord della 14esima Strada e compravano,
mai appagati, le cose piu’ utilmente inutile, purche’ made in USA. Shopping maniaco-depressivo, elogio
all’opulenza, a quella voglia di riscatto dalla vituperata Liretta, cosi’ sottoaprezzata per decenni.
L’apoteosi dell’acquisto superfluo, grasso che cola per cinesi e i loro knock-off, i falsi spesso lavorati nel
napoletano. Un circolo vizioso di Capri’, saltafosso pinocchietti con la P invece della piu’ scontata F. Li
riconoscevi subito, le loro sciarpe anche a 35 gradi all’ombra, gli orologi piu’ larghi dei polsi, le spalluccie
da ragazzetti efebici o quelle piu’ larghe ma montate da teste piccole e troppo rasate. Signorine
squisitamente svestite annunciavano il loro arrivo vociante, sparato a 30 decibel sopra il livello di
inquinamento sonoro. Genitori con ineguagliabili ma costosissimi occhiali, dettavano la moda e dirigevano
quel narco-lettico-traffico.
Dialetti che si mescolavano in un italiano imprecise, in rissa costante con il congiutivo si esibivano in
assured richieste in un inlese da Colosseo a camerieri increduli ma imbelli. Encore imperativi alle genti di
cucina, per garantirsi paste al dente o trattamenti di favore non dovuti, aggrappati a pres-unti
compatriottismi ipocriti. Italiani bravaggente con le loro sciure erano i nuovi padroni della citta’. Uno
spettacolo desolante che una vecchissima donna di Mulberry Street, emigrante d’ anteguerra, cosi
commentava: ” Ma da ro’ vengn, dalla Taglia du Nord? Maronn, allor tengne e fasul !”
Non erano piu’ gli italiani umili e operosi, o i guappi spavaldi che aveva conosciuto da bambina e
crescendo, e non venivano solo dall’Italia del Nord. Erano la nuova versione di sud-europei omologati e
apparentemente ben in arnese; ma sopratutto firmati, dannatamente firmati.
E Capo si godeva quel B-movie e li osservava dalla cucina, e se chiamato in causa, si riparava dietro un
neutrale “sono Maltese, I’m sorry”. E quelli : “Malta-Italia, una razza stessa faccia” siamo tutti paesani !”
E gia’, erano tutti suoi paesani, e Malta era la tredicesima perla del Dodecanneso.
Oggi con il dollaro in pari, la fame incombente, le vacche grasse disperse da predatori famelici, l’illusione
di uno spread sotto la soglia-cento, di italiani nemmeno l’ombra. Almeno quelli tasche bucate e festanti,
ottusi e obnubilati da un arrogante benessere derivato, esploso e purulento, simile a quelle bolle ai piedi
di chi ha a lungo camminato in scarpe troppo nuove e non sue.
Oggi, solo italiani immmigrati clandestini. WOPs.
I nuovi “WithOutPapers” parlano Italico. Non Italiano.
22 | P a g e
Con l'euro ad 1 dollaro e mezzo e con inplacabilefame di consumo, maree di italiani allagavano le
strade alla moda nelle primavere newyorkesi.
Con piu' pacchi in mano che dita prensili, tracimavano a sud e a nord della 14esima Strada e
compravano, mai appagati, le cose piu' utilmente inutile, purche' made in USA. Shopping maniacodepressivo, elogio all'opulenza, a quella voglia di riscatto dalla vituperata Liretta, cosi'
sottoaprezzata per decenni.
L'apoteosi dell'acquisto superfluo, grasso che cola per cinesi e i loro knock-off, i falsi spesso
lavorati nel napoletano. Un circolo vizioso di Capri', saltafosso pinocchietti con la P invece della
piu' scontata F. Li riconoscevi subito, le loro sciarpe anche a 35 gradi all'ombra, gli orologi piu'
larghi dei polsi, le spalluccie da ragazzetti efebici o quelle piu' larghe ma montate da teste piccole
e troppo rasate. Signorine squisitamente svestite annunciavano il loro arrivo vociante, sparato a
30 decibel sopra il livello di inquinamento sonoro. Genitori con ineguagliabili ma costosissimi
occhiali, dettavano la moda e dirigevano quel narco-lettico-traffico.
Dialetti che si mescolavano in un italiano imprecise, in rissa costante con il congiutivo si esibivano
in assured richieste in un inlese da Colosseo a camerieri increduli ma imbelli. Encore imperativi
alle genti di cucina, per garantirsi paste al dente o trattamenti di favore non dovuti, aggrappati a
pres-unti compatriottismi ipocriti. Italiani bravaggente con le loro sciure erano i nuovi padroni
della citta'. Uno spettacolo desolante che una vecchissima donna di Mulberry Street, emigrante d'
anteguerra, cosi commentava: " Ma da ro' vengn, dalla Taglia du Nord? Maronn, allor tengne e
fasul !"
Non erano piu' gli italiani umili e operosi, o i guappi spavaldi che aveva conosciuto da bambina e
crescendo, e non venivano solo dall'Italia del Nord. Erano la nuova versione di sud-europei
omologati e apparentemente ben in arnese; ma sopratutto firmati, dannatamente firmati.
E Capo si godeva quel B-movie e li osservava dalla cucina, e se chiamato in causa, si riparava
dietro un neutrale "sono Maltese, I'm sorry". E quelli : "Malta-Italia, una razza stessa faccia"
siamo tutti paesani !"
E gia', erano tutti suoi paesani, e Malta era la tredicesima perla del Dodecanneso.
Oggi con il dollaro in pari, la fame incombente, le vacche grasse disperse da predatori famelici,
l'illusione di uno spread sotto la soglia-cento, di italiani nemmeno l'ombra. Almeno quelli tasche
bucate e festanti, ottusi e obnubilati da un arrogante benessere derivato, esploso e purulento,
simile a quelle bolle ai piedi di chi ha a lungo camminato in scarpe troppo nuove e non sue.
Oggi, solo italiani immmigrati clandestini. WOPs.
I nuovi "WithOutPapers" parlano Italico. Non Italiano.
23 | P a g e
CATCH 22
ROBE DA MATTI
“I matti non hanno il cuore
o se ce l’hanno è sprecato,
è una caverna tutta nera.” (FdG)
…
Ma i sani un cuore ce l’hanno ma e’ di panna, come I cornetti.
Le fidanzate che non si allertano quando sentono frasi tipo: “Un giorno faro’ qualcosa che fara’ parlare
tutto il mondo di me e cambiera il Sistema” e il loro fidanzato fa il pilota di linea.
O che lo vedono svegliarsi di colpo e urlare “precipitiamo”!
O che lo vedono assumere psico-farmaci e antidepressivi e non si spaventano vederlo alzarsi e andare al
lavoro.
O i piloti che ci volano insieme e non si accorgono di volare con un folle mitomane depresso e se ne vanno
al cesso lasciandolo da solo al commando di 150 vite sua inclusa.
O i dottori che scrivono ricette di quei farmaci e i farmacisti che le dispensano ad uno che in paese lo
sanno tutti vola con passeggeri al seguito.
O compagnie aeree che in nome di profitti e competizioni estreme fanno volare i matti che visto che sono
matti non dovrebbero andare in Guerra ma se solo dicono di esserlo non sono piu’ matti e possono
pilotare aerei di linea in ossimori comma 22.
E i media, che con i matti ci vanno a nozze, come i fichi secchi.
24 | P a g e
L'ONU e il blocco navale davanti alla LIBIA
Non e' difficile risolvere i problemi, anche quelli che stanno per assumere proporzioni bibliche.
Cintura navale delle marine ONU di sicurezza appena oltre le 6 miglia....
Bonifica dei cieli sopra una parte designata di costa Libica.
Sbarchi mirati del San Marco e di altri regimenti anfibi sotto egida ONU
Bonifica del litorale e annullamento mirato della presenza ostile
Presidio della zona bonificata insieme alle forze armate sane locali
Costruzione e messa in sicurezza di campi profughi temporanei ONU
Selezione a terra degli aventi diritto ad asilo politico
Servizio di imbarco per i rifugiati ed equa distribuzione sul territorio Europeo
Peace enforcing e keeping fino a quando la minaccia resta attiva
Sostegno finanziario alle operazioni ONG nei paesi di provenienza
Interventi ONU e aiuti finanziari della Banca Mondiale nei paesi a rischio
Non fatemi ministro della difesa!
25 | P a g e
CAPPELLO DI BOCCO
E’ grande Cappello di Bocco.
Lo vide, lo scruto’ con attenzione, lo accarezzo’ insospettito e guardandoci con supplichevole fierezza,
disse : “Lo buttiamo? ”
Il fagotto da buttare era suo fratello appena nato e giusto arrivato in casa.
Lui, il nano con gli occhi color ebano, piu’ grande di meno di tre anni, aveva capito che quel giorno il suo
regno incontrastato finiva. O almeno, che avrebbe dovuto faticare per mantenere il primato, e con quello
che i primi perentori vaggit…i di suo fratello annunciavano, non sarebbe stata una passeggiata nel parco.
E gli si disegno un broncio sul muso da sciuscia’ e col moccio perenne a sfidare le leggi di gravita’. E non
si chiuse in camera o si nascose sotto il letto, o provo’ ad annullare il problema alla fonte (si, si ci provo’
a spingerlo per davvero giu’ dalle scale), ma si infilo’ testa e pensieri in un cappellaccio azzurro
fluorescente con un enorme becco arancione., e sentenzio': “Io non sono piu’ Nicolino, sono Cappello di
Bocco !
E da quel giorno e per mille giorni ancora dormi’, mangio’, si tuffo’ in mare e smadonno’, ma sempre
infilato per protezione in quel copricapo bizzarro e inglorioso.
Fortuna che il tempo spense pian piano la fluorescenza di quell’azzurro vivace, e presto avrebbe pure
riportato quell’uccellaccio sulla terra.
Raccontarvi di quanto delizioso e sereno fosse prima dell’arrivo di Zizzania Jack, e’ superfluo. Ringrazio
Iddio per non essersi distratto. Oggi Nicola Joe, compie 28 anni: 100 in meno della sua nonna-bis Ventura,
nata appena 100 anni prima.
Auguri figlio adorato.
26 | P a g e
SUI DERIVATI IL TESORO STA PERDENDO IL 30%, OLTRE 42 MILIARDI, MA NON FA CHIAREZZA IN PARLAMENTO.
...
“Il Tesoro dimentica volontariamente che fondi d’investimento e banche d’affari sono piene di ex direttori
generali del Tesoro, quindi l’assurdo è che mentre le banche conoscono le nostre posizioni in derivati, il
Parlamento italiano non le può sapere”... " L’unica cosa certa sui derivati sottoscritti dal Ministero dell’Economia è che non c’è certezza su niente.
Gli unici veri dati che sono venuti fuori dalla nuova audizione alla Commisione d’indagine parlamentare
sono:
a) l’ammontare totale dei derivati sottoscritti dal Tesoro è di 152 miliardi b) il mark to market è negativo
per 42 miliardi;
c) sono state vendute opzioni sui tassi d’interesse;
d) i parlamentari non hanno e non avranno accesso ai contratti;
In queste quattro verità c’è tuttavia un indizio importante su come si sia sviluppata negli anni la gestione
dei derivati della Repubblica italiana.
Il primo dato è che i parlamentari italiani votano un bilancio di cui non conoscono i documenti sottostanti
alla sua formazione. Il secondo è che chi ha gestito il debito pubblico sino ad ora è riuscito a produrre una
perdita del 30% sul portafoglio dei derivati, un record assoluto se vogliamo credere che i derivati non
nascondano in realtà dei prestiti camuffati contratti dallo Stato italiano con le banche.
Il secondo è che la vendita di opzioni non è qualificabile come copertura di rischi. Si conferma un’ampia
zona d’ombra sul bilancio dello Stato."
Tace il ministro delle finanze, tace Renzi, cosi' come hanno taciuto i loro predecessori. E Berlusconi che ci
raccontava di ristoranti pieni, e di italiani sempre in viaggio, (molti mai piu' tornati), e Tremonti vantava i
suoi meriti per le finanze "sane" dell'Italia, non compromesse da titoli tossici e derivati.
Il risultato di tutto cio'? Ce lo dirà il mercato in futuro.
Noi non sapremo mai la vera storia del debito pubblico italiano.
Siamo al si salvi chi puo'.
27 | P a g e
IL POTERE SENZA ORGIA
Le tredici puntate della terza stagione di House of Cards, sono scivolate via e ormai digerite. Tranquilli,
non vi spoilero' il finale.
Degni di nota: l'amore fraterno, inspiegabile ma concreto e presente nei momenti piu' difficili e le note
sulla bramosia illimitata di certi uomini ma sopratutto di certe donne a cui potere, soldi, bellezza eterna e
cazzi a quanti ne puoi non bastano mai, anzi.
L'inelluttabile infelicita' che nemmeno il raggiungimento ...di tutti i traguardi piu' ambiziosi della vita ed
oltre puo' lenire. Accontentarsi ma con dignita' e senza frustrazione e' il forte messaggio di questa saga
di potere e di cinismo all'ennesima potenza. Il sangue, versato nel racconto, sembra una punteggiatura
inutile e sconclusionata. Vi prego di vederlo in lingua originale e sottotitolato. Con il doppiaggio in italiano
diventa quasi una comune e blanda telenovela. Sono da sempre un attivo sostenitore del cinema non
doppiato, ma come I farmacisti I notai e I tassisti, quella degli attori a spasso ma doppiatori, e' una lobby
dura e combattiva. E ce l'hanno venduta per decenni come una forma d'arte tutta "italiana".
28 | P a g e
Troppo comodo tirare le monetine ai ladri quando sono ormai in manette, chiedetevi, piuttosto, dove
eravate quando costui veniva eletto a suffragio bulgaro e a furor di popolo? Nella penombra delle
consuetudini delle vostre cabine elettorali, era li che avreste dovuto riflettere invece che omologarvi nella
scelta del canditato piu' presentabile, quello che tanto e' gia' ricco e non ruba, conosciuto e ammirato dai
piu', anche e sopratutto dalle donne che a ...volte mi fanno veramente incazzare per la loro ingenua
dabbenaggine. Il cialtrone sposato bene, entrato di diritto nel gotha della borghesia rurale e mercantile, il
politico buttatosi a sinistra con un corpo di destra e concetti borghesi.
Innaugurando l'infausta stagione dell'Ulivo che cosi' tanta disfunzione e cosi' poca pace ha portato a
quelle terre. E i Cincinnati, le Cassandre , i disprezzati che affidavano a mari di melma i loro "messages in
the bottles", che facevano andare di traverso banchetti familiari, che si inimicavano vecchi compagni e
ammucchiavano cache di odio dai nemici di sempre.
A nulla valevano gli anedotti su quanta merda possa esserci in una merda, su schiaffi a tradimento dati ad
indifesi e bistrattati gracili uomini, rei di aver scartato la palla a sua maesta', comportamenti da
signorotti feudali di campagnia, jus primae noctis e vergini offerte all'orco in cambio di favori da due
denari.
Non e' nelle mie corde sputare su chi sta provando l'orribile esperienza della galera, ma questa volta ho
voluto fare uno sgarbo alle mie scarse certezze, e nel nome del dubbio oggi non condanno. La mia, e' stata
emessa 40 anni fa.
Era scritto dappertutto che era un furfante, avete solo finto di non saper leggere .
29 | P a g e
VAGISCE LA VAGINA OVVERO TEMPI DURI, ALLEGGERIAMO.
Il vaggito della vagina
Piange meschina...
spodestata dall'ano
almeno cosi' leggo
sul gran quotidiano
piange e ricorda
Il bel tempo andato
quando regnava incontrastata
ora e' seconda al volgare sfintere
era nell'aria da tempo, nevere
cambiati i gusti di queste eta'
degli orifizi le priorita'
or te la danno ma per pieta'
per chi si accontenta
e non paga gabella
rimane sempre
la perfida ascella
30 | P a g e
DALLE MURGE AL RIO DELLA PLATA
Forse lestofanti (etimologicamente), mai furfanti, spesso briganti. Sopratutto Patrioti o Parteggianti.
Insorti mai fiancheggianti.
Erano i nostri bisnonni forse piu' trisavoli, quelli che il 1861 erano in eta' militare, da 14 a 44 anni, da
tamburrino a mastro-luogotenente, o Aiutante Capo dell'esercito Borbone. Conobbero l'umiliazione della
sconfitta, spesso per colpa di inett...i generali mercenari, e la caricatura della storia scritta da chi vinse
senza mai sconfiggerli sul campo.
Furono le prime vittime, insieme a chi non accetto' la coscrizione obbligatoria nell'esercito Piemontese,
delle rappresaglie di Lamarmora e dei suoi Bersaglieri, nei tanti eccidi che si consumarono nei dieci anni
successivi alla presunta unita' d'Italia. Quelli che, o Briganti o Migranti, a milioni spopolarono le campagne
del Mezzogiorno, negli ultimi decenni del loro secolo per ripopolare le terre de Nuovo Mondo: dai Grandi
Laghi del Nord, ai grandi fiumi brasiliani e argentini. Quelli che dicono si portarono dietro la fame e la
Mafia nelle loro sporche bisacce, ma anche Tango e saudade, ma che con i loro calli costruirono i pontimonumento e le americhe.
Chi li ha chiamati partigiani, chi semplici ladroni di strada, chi insorti, chi restauratori di antichi e sconfitti
ordini. Chi li chiamava semplicente padre o nonno. Erano gli uomini di una terra che non ha mai trovato
pace, non importa chi sia stato al potere: Fenici, Romani, Bizantini, Normanni, Svevi, Arabi, Aragonesi,
Angioini, e poi francesi sia Borboni che Piemontesi, fino ai Giolitti, e gli squadristi delle cavallerie
Crollalanziste, e i fascisti con o senza i Savoia, e i nazisti e gli americani o i Repubblicani o i Democristiani,
i Forzisti e anche gli Ulivisti.
Mai pace per la Terra di Lavoro, per le province dimenticate da Dio e abusate dagli uomini. Arretrate forse
ma dinamiche e concrete.
No, non c'era pace neppure quel giorno che Capo, con questi pensieri cupi nella testa, e con un libro sul
brigantaggio post-unitario del Molfese in mano, si avvicino al finestrino dello scompartimento di terza, di
quel convoglio che passava lento, macchine avanti adagio, davanti alla croce illuminata del Camposanto.
Mando' veloce un pensiero dolceamaro ai suoi, che li riposavano dalle fatiche di una vita breve e difficile, e
capi' che non sarebbe piu' tornato...
31 | P a g e
Respiro la pioggia e penso a me…
La pioggia copiosa e’ scesa dal cielo ( da dove volevate che scendesse). L’aria si e’ fatta fresca. L’odore
inconfondibile di cane bagnato ha riempito il cortile. L’ho respirato a fondo. Il motorino al coperto sotto
l’arcata del portico e’ una scheggia rossa in un totale di profondo grigio senza sfumature.
Ho montato gli schermi anti-zanzare alle 10 finestre, tutte di taglia diversa. Le ho messe su (le zanzariere)
all’antica. Con le puntine da disegno. They will do the job? La mia privatissima guerra alla zanzara,
dichiarata 35 anni fa, dopo la sconfitta sul campo della malaria, continua. Lotta dura e senza quartiere,
anzi, quartiere per quartiere, stanza per stanza, ora per ora. Toste le zanzare caraibiche, piccolissime,
invisibili ad occhi stanchi, non fanno neppure zzzzz. Ma amare nel loro morso implacabile, velenosa
sofferenza che per fortuna dura poco. Piccole e insaziabili, una in particolare, grande puttana, ma di
quanto sangue ha bisogno un minuscolo vampiro con la sete da cammello? L’ho presa per stress, ho
aspettato che sazia si involasse goffamente verso il suo rifugio diurno e l’ho vista esplodere nel mio
sangue, bruta latrina succhiematica.
Il resto e’ cronaca tropicale, il motorino mi e’piu’ dolce di una eventuale fidanzata: non parla e lo mantieni
con poco. Questa isola e’ a dimensione di motocicletta! Un vero godimento di tornanti, piste e mulattiere
buche da evitare comprese. Un viaggio nell’aria calda che ti asciuga il costume addosso in meno di 2
minuti, una piacevolissima sensazione di aver trovato la quadra. Adoro il triste tropico.
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Il giorno dell'Assunta.
E le citta' si svuotavano e le spiaggie si affollavano. Tutti al mare - diceva una canzone - a mostrar le
chiappe chiare...
Quelli che la montagna era meglio e piu' salubre, quelli che un buon libro sotto l'ombrellone non ha prezzo,
quelli che a casa in citta' d'Agosto vuoi mettere e quelli come noi, che con la Seicento Multipla di Centrone,
scorte alimentari da sfamare un campo profughi, piatti e bicchieri rigorosamente -non- di plastica,
partivano che era ancora buio alla volta di Bosco Pineto, per esser certi di assicurarsi il loro posto al
sole. Le fragranze di melanzane alla parmigiana, galletti d'aia con le patate al forno, ma sopratutto il
timballetto di ziti spezzati a mano con le polpettine micro e mozzarella del giorno prima, quella che caccia
meno latte, si mischiavano all'odore di vittoria di benzina bassa di ottani, probabilmente agricola. E quel
vecchio mezzo scarburato e morente tagliava nella fresca primissima luce la sella della bassa Murgia di
Sud-Ovest e risaliva la piana pre-marina coperta di tendoni di uva Regina , un grappolo quasi un pranzo, e
di campi americani di angurie giganti, e di dolci poponi color del sole. Una breve sosta cronometrata dal
Bridadiere per procurarsi la frutta fresca per quella “colazione al sacco” , molto poco frugale e molto
molto epicurea, in spiaggia. La seconda e ultima sosta per dissetarsi, sempre alla stessa fontana, sul
ciglio del tratturo. Un rito pagano quello di riempire il cicero o la damigianella di quell’acqua benefica,
fresca mentre sgorgava ma non ore dopo in spiaggia. Guai a farlo notare. Quell’acqua era vitale pertanto
sempre fresca.
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E l'aria che frofumava di sale, di resina di pini e di gigli selvatici da sabbia e poi, finalmente il mare. Quello
spicchio deserto di Mar Ionio, la nostra Africa, i nostri Caraibi. E non si aprivano gli ombrelloni (gli
ombrelloni?) ma si issava un vecchio telo residuato bellico, con le tecniche del circo e si sistemavano le
sporte all’ombra. E urlati, rivolti ai piu’ piccoli, gli ultimi e perentori ordini di non affogare, finalmente era
il bagno. Erano piu' o meno le 7 del mattino! Due ore abbondanti per coprire i 35 kilometri che separavano
il punto A dal B.
Con il pudore dei giusti, suo padre mostrava con orgoglio il taglio di baionetta che gli attraversava il
ventre, poi con sapienti bracciate, si allontava all'orizzonte e spariva oltre la curvatura.
Nessuno osava preoccuparsi per lui, anche dopo tre ore di assenza, perche' due erano le certezze: che
sarebbe riapparso prima o poi, e che, riguadagnata la riva, avrebbe commentato, con lo stesso sorriso e
le stesse parole, le bellezze della sponda opposta del Mediterraneo. E richiamato sulla spiaggia, piu’ volte
e con un tono in crescendo, il piccolo Capo,
l’animale d’acqua, a mollo da ore e per tutto il
giorno. Lui finalmente si arrendeva, non alle urla ne ai morsi della fame, ma al richiamo atavico di
quell’inconfondibile profumo di timballo, che la saggezza di sua madre posizionava sottovento.
E finalmente iniziava il banchetto. Ed erano felici.
" Anche i topolini fanno la tosse"
Il problema e' che nel frattempo i topolini sono cresciuti e sono diventate aggressive pantegane. Oggi, a
livello internazionale, valiamo quanto il nostro declino economico, politico, morale ed intellettuale.
Purtroppo assisto assisto da lontano ma con "ferma e vemente convinzione" come direbbe il nostro
imbalsamato presidente, ad una delle pagine piu' sciagurate e lesive per il mio amor patrio ( songhe
emigrande). Non faccio mistero che i due apulo-marines sono per due ragioni, l'apulo ed il marine, a me
particolarmente vicini percui il mio punto di vista e' parziale, ma che gli Indiani dell'INDIA, come vengono
definiti qui in America, stanno esagerando e' cosa certa. E' vero che la situazione e' stata gestita da un
mucchio di principianti fin dal primo giorno, e' vero che rientrare in un porto indiano dopo un incidente
accaduto in acque internazionali e' come se Gambadilegno si fosse consegnato a Basettoni dopo un
colpaccio, ma e' altrettanto vero che gli indiani ci stanno facendo una figura da nazionalisti con velleita’ di
proscenio internazionale. Nonostante le umilianti condizioni di vita del 95% del loro popolo, l'orrendo
anacronismo della divisione sociale per caste, la malcelata aggressivita' dietro cortine di fumo d'incenso
e ghirlande di fiori e culti spiritualistici che tanto hanno rimbesuito 2/3 generazioni nel mondo, si
permettono da forti e spalleggiati appartenenti al Nuke-Club, membri del BRICKS da 1 miliardo di
baionette di giocare, impuniti, con le vite dei nostri due fucilieri del San Marco. Ma oggi, che una nata e
cresciuta italiana, dal cognome epico ( non c'e' relazione fra i Ghandi di oggi e il PAPU ) che la sa lunga
su scandali e mazzette a cominciare dai cannoni svedesi per finire agli elicotteri italiani, e alle 40mila
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mitragliette Beretta, si permetta di minacciarci solo per compiacere l'assatanata opposizione interna, mi
fa indignare. Io laggiu' ci sono stato tre anni, e gia' ai tempi mi resi conto che sotto le ceneri di una
societa' cosi esotica e pseudo-pacifica, covano le fiamme di un nazionalismo imperialista ed aggressivo.
Capii allora, che l’India, prima o poi sarebbe diventato un arrogante interlocutore per l’occidente e che
avremmo presto fatto i conti con loro.
La storia dei nostri Leoni, e l’umiliazione inflitta all’Italia, rientra in questo loro disegno di contare di piu’
nei contesti internazionali, anche a costo di puntare i piedi quando hanno torto marcio.
donne, dududu’ in cerca di guai…
ALLE “MIE” SPLENDIDE DONNE DI FB, (nel giorno del loro compleanno)
Mataji, Mata Hari, Matonna (e ce stat a scasa’)
Matta come la gatta su tetto che scotta
liscia aggrinzita o ferrarela
di sguincio di fronte o derrier, l’e’ semper bela
Cleopatra o Messalina santa o sgualdrina
nuda o vestita tesse la vita per poi disfarla
Penelope impazzita
Stella o gabella
Madre o sorella figlia gemella
Amante e fingente mai intimidita
dominatrix o missionaria
sopra a cavalcioni o sotto bocconi
guida da cani corre da cavalla
dorme da ghira russa da camallo
Comunque la pensi son sempre dolori
che rimano amori e si coniugan fiori
Donne chiatte, a lisca a sgambette e ginocchia a pesca
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ventre piatto o gravato, ali di Victoria, Conigliette tutta pelle
camel-toe in pantacollant, culi a viola galoppanti
criniere raccolte abbelliscono parchi e sfrecciano strade
runners stregate gambe tornite
corrono sempre chissa’ ndo’ vanno, con tutto quel fiato
le fissi, sorridono, ti chiaman granpa’ e scartan di lato.
Bionde a colori nere a pois
rosse sangue misto, gialle occhi a strizzo
arabe kurde mediterrane indiane sverige austre zelandi e americane
ma le piu’ belle sono sempre italiane.
Donne.
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TOGETHER AND FOR EVER…
You tell me when, when
where are your eyes and your mouth
perhaps in Africa, doesn’t matter.
You tell me when, when…
Where are your hands and your nose
towards a desperate day
but I’m thirsty
I’m still thirsty
You tell me when, when
do not look now love
cause I am tired
thinking of the future
You tell me when, when
like angels looking for a smile
Do not hide your face
I am thirsty, I’m still thirsty
And I will live, yes I will live,
all day just to watch you leave
between memories and this strange madness
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and if heaven exist
who wants a child does not insist.
Tu dimmi quando, quando
I need you for at least an hour
juest to say I stil hate you
You, tell me, tell me
You know I will never gonna have you
that is why you’r smiling
And I will live, yes I will live,
all day just to watch you leave
between memories and this strange madness…
Paradise do not exist
who wants a child does not insist.
PINO DANIELE 1955 -2015
TO PINO & MASSIMO
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A Brooklyneer epithaf to Pino Daniele
EPITAFFIO BROCCOLINO PER PINO DANIELE
Comm’è sad and bitter
comm’è st’assettato and looks tutt’è things,
tutt’e words ca nothing Ponno make
you m’accir agg’jettato chellu little and freedom
ca this earth and is people ‘nu day m’adda Ra
Land o mine, land o mine, comm’è beautiful to Penza’
Land o mine, land p mine, comm’è nice to Watch
Nun is overo nun is always’ the same
tutt’e journe a little bitch
obje is right, tomorrow is stuorto
chesta life goes
and old man goes to dinto a chiesia cu’to Curona to pray
and ‘in fear’ of death and is ca nun ce vo ‘Lassa
Land o mine, land o mine, you chiena e yes and freedom
Land o mine, land o mine, I mò feel a freedom
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DATE E PRESE DA RICORDARE
“Solo” trentotto anni fa, fra qualche settimana, cominciava e moriva, come prima o poi tutte le cose una
volta cominciate, la Primavera Italiana.
Gia’, perche’ il ’77 fu la Prima-Vera esperienza insurrezionale giovanile in Italia che per poco non riusci’
nel suo intento, se non ci fosse stata l’immediata e incredibilmente dura reazione da parte della classe
politica tutta, per la prima volta solidamente unita negli intenti. Dall’altra parte, la subdola
strumentalizzazione ai danni di chi veramente credeva, a torto o a ragione, che la rivoluzione dietro
l’angolo fosse davvero dietro quell’angolo, ed era pronto a pagare le ovvie conseguenze, ma non il castigo
sproporzionato ai crimini realmente commessi. E sotto, nel senso di underground, ma che spingeva per
uscire allo scoperto, l’operato terroristico dell’ala militare, che cerco’ di utilizzare a suo favore quel
delicato momento storico. Non riuscendoci, e aggiungerei, per molto poco.
(Non
ho scritto purtroppo e, badate, ho usato insurrezionale , e me ne ascrivo le responsabilita’, per
differenziarla in maniera netta da quella piu’ famosa, almeno come lascito numerico alla storia, del
’68).
Un po’ cialtrona e improvvisata per i
piu’, velletaria e fine a se stessa per molti, inutilmente violenta e “autonomamente” disfunzionale per la
maggiorparte, compresi gli stessi fratelli maggiori del ’68, ingenua forse ma intensamente sincera,
almeno per chi, non solo a parole, l’ha fatta per davvero, percorrendo in lungo e largo la penisola per
essere sempre li’ dove contava esserci. Segnando cosi’ la propria storia personale e marchiando
profondamente le vite future di quei “Quattro barricaderos da strapazzo”.
E fu la prima volta che la sinistra proletaria e operaia italiana, il suo grande partito di riferimento e il suo
maggior sindacato, si trovo’ dall’altra parte degli schieramenti, in una frattura che non si sarebbe mai
piu’ sanata; costringendo nel vortice dei 15 anni successivi la fine del comunismo italiano terzostradista,
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di quello piu’ a sinistra terzomondista, e l’inizio dell’epoca del nulla, di chi, quei moti spontanei di piazza,
osteggio’ furiosamente, ma senza riflettere doverosamente sulle ragioni di quel fenomeno.
Il ’77, la morte di Francesco Lorusso, della Masi, i carriarmati in piazza Maggiore, le barricate e gli spari di
Ponte Garibaldi, gli anni di piombo e poi la grande congiura e il rapimento Moro che seppelli’ e
definitivamente, quel che era rimasto di un Movimento che aveva scelto di stare ne’ con lo Stato, ne’ con
le BR.
Il ’77: gli Anni della fantasia al potere, degli Indiani Metropolitani, del linguaggio trasversale, dei nuovi
fumetti, della satira spietata, delle radio libere, della musica militante, e dei grandi viaggi, da cui molti,
purtroppo, non sono mai piu’ tornati.
A Bologna e a Roma, a Napoli e a Milano, il
‘77 è stato anche questo: una irripetibile laboratorio di idee da cui sono nate quelle esperienze che hanno
segnato non soltanto quella generazione, ma che hanno cambiato, nell’era analogica, le tecniche e i
linguaggi della comunicazione. Nel bene e nel male.
E’ tempo per una serena e onesta riflessione, sulle cause, gli errori (da entrambe le parti): dal
revisionismo cieco all’antagonismo fanatico che segnarono quegli anni.
Credo gioverebbe
a tutti una sorta di analisi terapeutica collettiva, su cosa… Sarebbe successo se non fosse successo
quello che poi e’ successo.
Cacchio, anche oggi non ho preso le medicine, e se le ho prese…’Em, didn’t kick in!
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Mario, the real thing.
The death of Mario Cuomo, ends the era of Great Democrats: romantic, liberal and a true leftist-reformist.
The year he was appointed Governor of the State of New York, I was already here and touched by the
incredibly suggestive Convention’s speech he gave : dignified words of a champion of civil and human
rights, antagonist to the mendacious optimism of the New Raegan’s “Uber” Capitalism.
He completely altered the stereo-typical image of the Italian American iconography.
Those were the years when the Mafia still ruled the streets of this city, and although on route for his
irreversible decline, still capable of deadly backlash.
And there he came, Mario, with his solar face of a peasant from South of Italy, and its lure of a migrant
“chansonierre”. Too handsome and charismatic not to be noted, but with too many vowels in the last name
to become a future president of the United States.
After three terms, and the awkward but effective attempt to find skeletons in his closet by the media of
the right wing, lost the last election with Pataki, a colorless and aseptic man and politician, because
rumors of ancient ties of kinship of his wife’s ancestors alleged affiliates. And vanished its potential
political national rise to the highest office. He became the recognized and carefully listened leader of the
Democratic Party: the idealist who often reminded the new rampant the true leftist origin of the great
popular party, trying to keep the right ideological and political distance from the Republicans and the
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Social Darwinism of Reagan and his prodigies. He fought for a fair wealth redistribution and he refused
the idea of the new homologous bi-partisan entities.
He will be missed.
The Reagan’s Social Darwinism and Mario
La scomparsa di Mario Cuomo, chiude l’epoca dei grandi leaders Democratici, romantici, liberal e
veramente progressisti e di sinistra.
L’anno in cui venne eletto Governatore dello Stato di New York, ero qui, e mi colpi’ il suo discorso di
insediamento, degno di un campione dei diritti civili e umani, che stravolgeva completamente l’immagine
tipica dell’iconografia italo-americana di allora. Erano gli anni in cui la mafia ancora governava le strade
della citta’, e anche se su…lla via del declino, era capace di micidiali colpi di coda.
E arrivo’ lui, Mario, con la sua bella faccia da uomo del Sud, la sua aria da chansonierre emigrato, troppo
“handsome” per non piacere ma con troppe vocali nel cognome per diventare presidente degli Stati Uniti.
Dopo tre mandati, e il goffo ma efficace tentativo di scovare scheletri nel suo armadio da parte dei media
della destra, perse l’ultima elezione con Pataki, uomo e politico incolore, a causa di alcuni antichi legami di
parentela della moglie con presunti affiliati mafiosi. E la sua possibile ascesa polica nazionale.
Divenne l’ascoltatissimo leader del Partito Democratico, l’idealista che spesso ricordava ai nuovi
rampanti l’origine laburista e popolare del partito, cercando di mantenere le giuste distanze ideologiche e
politiche dalla controparte Repubblicana, in tempi di omologazione “bi-partisan”.
Sara’ rimpianto.
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Leoni e tigri di carta
La verita’ ed il coraggio di affermarla…
“Secondo la legge italiana ed i suoi protocolli extraterritoriali, in accordo con le risoluzioni dell’Onu che
regolano la lotta alla pirateria internazionale, i marò a bordo della Enrica Lexie devono essere considerati
personale militare in servizio su territorio italiano (la petroliera batteva bandiera italiana) e dovrebbero
godere quindi dell’immunità giurisdizionale nei confronti di altri Stati.”
La legge indiana dice invece che: “Qualsiasi crimine commesso contro un cittadino indiano su una nave
indiana – come la St. Antony – deve essere giudicato in territorio indiano, anche qualora gli accusati si
fossero trovati in acque internazionali.”
A livello internazionale vige la Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of
Maritime Navigation (SUA Convention), adottata dall’International Maritime Organization (Imo) nel 1988,
“che a seconda delle interpretazioni, indicano gli esperti, potrebbe dare ragione sia all’Italia sia all’India.”
Il caso dei due marò, che, ricordiamolo, non sono MAI STATI DETENUTI IN UN CARCERE INDIANO, ma sono in
stato fermo domiciliare presso la nostra ambasciata dal mese di giugno 2012, in regime di libertà
condizionata, in attesa di processo, ma che non possono lasciare il Paese prima della sentenza, (Capo
Latorre e’ in italia per problemi di salute). Costituira’ una nuova pietra miliare del diritto marittimo
internazionale.
Il Problema e’ la lentezza con cui la magistratura Indiana sta gestendo il caso e la mancanza, a distanza di
tre anni, di un capo di imputazione preciso e definitivo su cui istituire il processo e pronunciare un
eventuale sentenza.
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Ma il vero dilemma e’ l’indedecenza con cui e’stata gestita l’intera vicenda da parte delle autorita’ italiane
che si sono succedute in questi tre anni: dire da amatori e’ offendere gli amatori.
La verita’ che i due paesi, cosi’ diversi ma cosi’ simili, stanno facendo la loro brava figura da sprovveduti
agli occhi della comunita’ internazionale.
I due soldati, comunque siano andati i fatti, non andavano ne fermati e ne tenuti sotto tutela dalle autorita’
indiane, in quanto militari in servizio di un paese sovrano. Possono e devono essere indagati dalla giustizia
militare italiana, in quanto militari. Al momento dei fatti i due San Marco erano in divisa e
rappresentavano in armi lo stato, e si trovavano in territorio italiano. Il resto e’ disinformazione.
La polemica sulla reale distanza dalla costa indiana, acque contigue o internazionali, come e quando e’
avvenuta la sparatoria, se i due pescatori rimasti uccisi fossero pirati etc, serve a poco: il principio
internazionale va rispettato, proprio per evitare di creare un pericoloso precedente.
I due fucilieri di marina dovrebbero essere immediatamente rimpatriati, offrendo nello stesso tempo
ampie garanzie all’India che una volta nel loro paese, verranno trattati non da eroi, ma da militari indagati
di un reato colposo.
E, nel caso di riconosciuta violazione delle regole d’ingaggio del protocollo antipirateria, giudicati ed
eventualmente condannati da un tribunale militare Italiano.
Questo accadrebbe se i due Paesi in questione fossero seri, e non diffidassero ( a ragione) l’uno dell’altro.
LA FORZA DEI LEONI E’ NEL CORAGGIO DI ACCERTARE E ACCETTARE LA VERITA’.
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El cobre Cileno y el Copper NorteAmericano
“Non sottovalutare mai ne i camionisti ne i poliziotti”.
Hanno girato platealmente le spalle al sindaco, per la seconda volta (c’e’ chi dice terza) e a favore delle
telecamere, e dopo che questi si e’ pubblicamente scusato, (per cosa?) ai limiti dell’umiliazione,
commuovendosi per poi scomporsi in lacrime, (in questo paese un uomo che piange e’ considerato un
perdente).
La prova di forza ostentata oggi dalla lobby in blue e la mancata reazione politica, sonu un evidente
ammissione di debolezza di chi, quegli uomini in uniforme dovrebbe comandare.
Il “Sindaco Sandinista” inviso alle due comunita’ che da sempre sono la spina dorsale del diparimento piu’
grande del mondo, quella irlandese e, sopratutto, quella italiana, che infatti non lo hanno votato. I voti
sono stati raccolti a piene mani fra le comunita’ che rappresentano le due minoranze “maggioritarie” :
quella afro-americana e quella ispanica.
La legge del primo anno, vuole che il candidato eletto debba ringraziare chi lo ha votato abbracciando
ancora di piu’ le cause e ingraziandosi i leaders.
E se e’ stato eletto grazie ad una campagna contro il fermo e la perquisione arbitraria per strada, che
colpiva essenzialmente Ie giovani minoranze, queste si aspetterebbero che il sindaco non lo faccia solo in
maniera politicamente tangibile, ma che si esponga e si schieri pubblicamnete dalla loro parte. Ed e’ piu’ o
meno quello che e’ successo. La gaffe sui consigli al figlio sui comportamenti sociali urbani di
sopravvivenza, da fatto veniale e secondario, e’ stato strumentalizzato a dovere dai media e dai
reazionari.
Decine di migliaia di agenti, tanti arrivati dal resto del Paese, hanno partcipato oggi ai funerali del loro
collega ucciso.
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Una “maggioranza silenziosa” determinata e in uniforme.
Un brivido freddo per tante schiene, la mia inclusa.
Il messaggio era chiaro e duro: con noi o contro di noi.
La questione razziale, mai risolta, neppure dopo i sette anni in carica di un presidente che dovrebbe in
teoria rappresentare tutti.
Se il razzismo c’e’ ancora, (c’e, c’e’) e’ radicato in profondita’ nell’anima di questa Nazione, e molti hanno
interesse che continui ad esserci..
Il problema della convivenza civile nelle grandi metropoli e’ leggermente diverso; questa, per funzionare,
deve portare mutui benefici a tutte le comunita’ senza esclusione. Solo in questo caso e’ accettata da tutti
e da tutti sostenuta.
Questa citta’ e’ da sempre il laboratorio dove si sperimentano nuove alchimie.
In pochi anni, dal Melting Pot si e’ passati alla Mix-Salad. In pratica dal crogiolo che fondeva,
mescolandole, tutte le etnie in un unico soggetto, ad una scelta di preservare gli elementi di identita’
individuali, ma insieme nello stesso piatto.
Se qualcosa si e’ inceppato nel processo che ha visto questa megalopoli
“mai cosi’ vivibile e quasi senza crimine”, la causa andrebbe identificata principalmente nella mancata
ridistribuzione del nuovo benessere esploso negli ultimi 20 anni. Paradossalmente, si stava molto meglio
quando le strade erano piu’ pericolose, forse, ma il pane non costava 5 dollari alla libra.
Per anni hanno tollerato il crimine ” B on B”, neri coi neri, quello delle gang per intenderci, come il male
minore. In definitiva , “si ammazzavano fra di loro”.
Ed ogni anno si sono contati i morti di quella che era considerato piu’ un eccesso di zelo delle forze
dell’odine che di brutalita': qui chi fa applicare la legge ha sempre sparato.
Ho gia’ scritto che andrebbbero riviste le politiche di reclutamento delle forze di polizia, troppe le nuove
reclute provenienti dai ranghi dei militari in congedo.
Questi sono ragazzi che arrivano da 10 anni di guerre, conoscono poco le regole del negoziare e del
prevenire: nella maggioranza dei casi, sono stati addestrati in ambienti ostili e a sparare prima di
pensare.
Ma sono scelte che dovrebbe fare il governo federale, invece non ci prova neppure, per non ostacolare i
nuovi e continui arruolamenti che necessitano alle forze armate. Il “do ut des”: la cittadinanza agli
“aliens” in divisa, l’assicurazione medica ai veterani, un posto di lavoro dopo il congedo e via cosi’.
E da sette anni, siede al governo un presidente nero. Nero a meta’.
Non c’e’ pace se non c’e’ giustizia, gridavano alla manifestazione, di “non posso respirare”. Ma non ci
sara’ mai una vera pace da queste, senza case, o scuole pubbliche decenti e sanita’ e servizi accessibili a
tutti e non solito privilegio per pochi. (questo lo gridavamo noi 40 anni fa)
Perche’ se chi ancora (la maggioranza) viaggia a 7 dollari l’ora, se le fa girare, qui decolliamo in verticale
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tutti. Infatti, come risposta a questa eventualita’, oggi, in tutto il Paese, hanno manifestato gli uomini in
divisa delle forze dell’ordine.
“Presente !” sembravano voler dire.
E durante la sua campagna, case scuole sanita’ e servizi, il sindaco buono e di sinistra le aveva promesse.
In un anno non si e’ ancora visto nulla o quasi. E adesso deve grattarsi pure questa grossa rogna.
C’e’ qualcuno che crede ancora alle coincidenze?
Grazie, non fumo piu’.
Happy first quarter of a century, SIMO!
Oggi il primo padrone (brutta parola, meglio tutore) di Cico, compie 25 anni.
E cosi’ anche il suo cane, altro ragazzo dell’ 89, che oggi avrebbe avuto la sua eta: un quarto di secolo. Se
non fosse che quindici anni fa, decise che e’ troppo quando e’ troppo ; e stanco di andare a vedere le vite
degli altri, passo’.
Non si divertiva piu’, finalmente, ad azzannare le ruote dei tir in corsa, sbranare le marmitte di quelli in
sosta, spaventare pavidi e poveri di spirito e gen…te in uniforme, tutte, compreso preti e volontari delle
varie croci colorate.
E di costringere signore milanesi in pelliccia, nel suo abbraccio avvinghiante e ad una copula senza
scampo.
Di accompagnarmi, a riscuotere i miei compensi negli uffici di produttori lestofanti, e a pagare i danni dei
suoi esuberi. E non ce la faceva piu’ ad imporre, solo su altri cani, il suo induscutibile, vista la stazza
lorda, dominio.
E da tempo ormai si era stancato di fare da baby-sitter, a figli e fratelli, suoi e nostri.
Guardiano delle nostre case, sopratutto sue, e della sua, ma solo sua: la cuccia, dove a volte, chi oggi
compie gli anni, spariva e finiva per addormentarsi.
Cane unico, come unico e’ il festeggiato, cane che divise la sua vita equamente e senza schizofrenie, a
parte le nostre, fra due fratelli e le loro famiglie: cinque anni con noi, e cinque con Paco. E che altrettanto
equamente ci regalo’ gioia, troppa, e qualche dolore con la sua leggera e discreta presenza nelle nostre
vite.
“Cico il cane parlante” , e guai a chi osa dire il contrario, perche’ Cico parlava per davvero, a modo suo,
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bofonchiava e brontolava, e Gesu’ se si faceva capire.
Cane migrante, che come salmone a flusso contrario ma saggio, dal nord mosse a sud. E nel sud visse la
sua seconda e gagliarda giovinezza, lasciando cospicue tracce del suo passagio e vari figli, uno fra tutti
Max, che di suo padre continuo’ la fiera stirpe.
Mondo Cane.
Cico, il mio …Il tuo…Il loro… Di Paco Vasco
Il Cico di …Gabriele, il pastore maremmano che per una pallina da tennis ci rimise la pelliccia, il Cico della
capretta, divorata letteralmente, il Cico che giustizio’ Koki per gelosia…il Cico della puledra….il Cico che
mangio’ 40 pizze in una notte, il Cico che ribalto’ un carrello elevatore, l’amico abbandonato, compagno di
tante notti da abbandonati. Si lo stesso Cico che quando decise che era giunta la sua ora fece piangere gli
uomini e latrare i cani nel raggio di dieci km, solo i gatti non piansero, per chi lo vuol vedere …Notte
serena …Occhi al cielo, terza stella a destra della cintura di Orione, da allora detta ” il cane di orione”
parola di Mba Dino. Ciao bro. Auguri Simone
49 | P a g e
Wish you a frisky Merry Christmas…
Anche quest’anno non ho saputo resistere, e ho fatto l’albero.
Auguri a tutti voi, che avete mangiato in due giorni quello che generalmente in Mali mangiano in un anno
(la mia e’solo invidia), auguri a chi monta di guardia il giorno di Natale, e a chi monta la Natale mentre
abbassa la guardia, auguri a tutti i peccatori che non nascondono le mani quando scagliano i sanpietrini,
auguri anche a chi… li riceve e li scuda, auguri a tutti quelli che hanno ancora un po’ di buona volonta, la
mia e’ da tempo esaurita, e ne fanno dono, e non se ne vantano, e se ne fanno dono non si aspettano
gratitudine. Auguri alle strisce di Gaza, alle zebre e alle gazelle, ai Leoni del SanMarco in cattivita’, a tutti i
pescatori che arano il mare e ai pirati che arano le petroliere. Auguri alle donne, tutte, perche’ e’ di esse
il regno dei cieli, troppo intelligenti (qualcuna pure scaltra) per finire all’Inferno. Auguri a chi, in transito
temporaneo in Purgatori urbani, attende paziente di finirci. Auguri a voi, lontani e presenti, vicini assenti,
vicini di casa, che tirate le cicche sul mio tendalino in giardino, che Il Bambin Gesu’ (che nasce giusto
come tutti I bambini, che poi con l’eta’ tendono a peggiorare) vi illumini o al peggio vi faccia perdere
l’equilibrio mentre fumate sulle scale antincendio. Auguri ai carcerati e ai loro carcerieri, uniti dalle
sbarre, auguri a chi crede, a chi ha piu’ dubbi che certezze, e auguri a tutti I Bambinelli del pianeta, che
50 | P a g e
possano, ispirati da lui, essere migliori dei loro padri, che sono stati peggio dei loro nonni.
Auguri.
Solstice
Un altro Natale senza panettone…
Ci mancavano le tensioni razziali, ed eccole materializzarsi, come nel peggiore degli incubi, sotto forma di
assassinio a sangue freddo di due agenti in servizio. E di colpo, tornano i fantasmi di 30 anni fa, solo che
questa volta i nuovi gosthbusters sono ancora in lavorazione.
Un sindaco che piange, nella sua evidente inadeguatezza: questa non e’ una citta’ che si governa con le
lacrime, sopratutto se si e’ alti come giganti ma non si gioc…a a basket.
Ci mancava l’idiota ritorsione, che creera’ altra ritorsione, a buttare benzina sul fuoco, peraltro mai
spento; ad alimentare l’arroganza della fortissima e intoccabile lobby dei poliziotti, che, come sentivo dire
in famiglia, restano sempre al loro posto mentre I sindaci cambiano.
Ormai, l’apparente distacco con cui la citta’ viveva questi eventi, si e’ trasformato in una nuova palpabile
insidia nutrita dal sospetto reciproco.
I quartieri dei neri sono presi d’assalto da orde di bianchi urbanizzati, pronti a pagare affitti mensili pari
al welfare annuale di molti degli abitanti originari, e le contradizioni e l’insicurezza aumentano in maniera
proporzionale alle differenze inaccettabili di reddito.
51 | P a g e
Questa e’ una guerra fra chi ha troppo e chi non ha nulla, era nell’aria, ma tutti gli davamo le spalle,
proprio come hanno fatto gli agenti al passaggio del sindaco.
La miccia, gia’ corta, si e’ quasi consumata del tutto.
Un altro Natale.
“Chi vuol esser lieto sia”…
W il Jobs Act
I nuovi contratti di assunzione, saranno sempre e comunque a tempo determinato, e in questa geniale
trovata dei nuovi pensatori che hanno redatto il testo, e di cui Renzi ama circondarsi, queste nuove
pseudo-assunzioni, saranno praticamente finanziate dallo stato e non dalle imprese.
Ergo, con questa nuova legge sul lavoro (jobs act) si incentivano le imprese a licenziare non ad assumere:
Se io (stato) ti do 3 per assumere un nuovo lavoratore, e a te, (padrone) costa 1 licenziarlo alla fine del
periodo iniziale di un anno, cosa credete fara’ l’imprenditore brianzolo, (che e’ come la casalinga di
Voghera o il contadino Lucano) alla fine di quel termine?
A pensar male si coglie (quasi) sempre.
Dai tempi di Nixon, vige negli Stati Uniti, la nuova riforma del lavoro (jobs act). Questo e’ quello che ha
prodotto negli ultimi 40 anni.
52 | P a g e
I contratti PERM ( a tempo indeterminato, come le permanenti) ormai si equivalgono a quelli TEMP (a
termine), specie dopo l’ultima riforma sanitaria, che offre piu’ o meno a tutti l’accesso alla copertura
assicurativa medica, un tempo solo appannaggio (benefits) dei lavoratori PERM.
Un lavoratore a tempo “indeterminato” viene assunto da una societa’ solo quando il suo trend economico
e le quote di mercato, sono in ascesa, e per sottrarre specialisti alle societa’ concorrenti.
Non appena quella tendenza si ferma, o peggio, si inverte, il lavoratore viene convocato dall’ufficio HR, di
solito il venerdi, intorno alle 4pm, e gli viene comunicato che quella e’ la sua ultima ora di lavoro, (anche
dopo 15 o 20anni) di “piena” occupazione.
Le guardie addette alla sicurezza, scortano lo sventurato al suo tavolo e/o ufficio, controllano che non
manipoli o distrugga informazioni vitali della compagnia, raccolga la sua piantina e la foto dei bambini, e si
avvii mesto all’uscita.
Miglior trattamento viene assicurato al lavoratore TEMP.
Di solito, assunto tramite agenzia specializzata o recruiters.( che prendono il 30% della sua quota)
Sa’ che la sua prestazione sara’ a tempo determinato, che il mercato del lavoro, se in congiuntura
favorevole, gli offrira’ altre possibilta’, non appena il suo contratto scadra’ e sta’ suo malgrado al gioco:
UN GIOCO AL MASSACRO !
Infatti, nelle grandi aree urbane, i giovani laureati, scoprono le antiche arti manuali e del commercio
minuto di bottega, e si improvvisano barbieri, falegnami, pescivendoli, caffettieri, e si fanno chiamare
Hipsters, o Yupsters, (quelli piu’ alla moda e con piu’ soldi). Questo nuovo ritorno all’antico va
generalmente a scapito di chi, pagando merci e’ prestazioni il triplo, e’ costretto a farsi carico del debitolaurea contratto da questi nuovi mercanti istruiti. ( a spese nostre).
E comunque si sposano e fanno figli, sopratutto in quei quartieri dove le scuole pubbliche non sono ancora
dei lager o dei ghetti con le sbarre alle finestre.
Perche’ qui, per qualche ragione, amano il rischio (come I pionieri), anche quando del “doman non vi e’
certezza, e chi vuol esser lieto sia”.
53 | P a g e
Revolution, I think of you every given day. Call me sometime.
Riguardo la vita sana, piena di sane privazioni…
Manca solo l’invito a non ciulare e’ il dodecalogo di una vita di merda e’ completo. Ma quanto cazzo volete
vivere?
Ho sempre creduto che contasse l’intensita’ e la passione del proprio percorso , non in che stato si arrivi
alla fine.
A la fine, comunque, ci arriviamo tutti. Siamo a tempo, facciamocene una ragione. Il problema, se mai lo
fosse, e’ come riuscire a farlo con dignita’, senza dar fastidio al prossimo e lascia…ndo una legacy del
proprio passagio., Senza arroganza e senza troppe aspettative di gratitudine.
Vivere non per morire meglio, o il piu’ tardi possibile, ma vivere per vivere.
Tutti, dopo i 60 anni, per molti anche prima, dovrebbero:
Non fare piu’ un cazzo, bere, fumare e mangiare a volonta’ e con piacere, e la dove e’ possibile, fornicare
come animali in coscienza. E se la storia individuale lo permette, farlo con ineffabili professioniste dello
scambio di piaceri, senza stringhe e legacci di sorta.
54 | P a g e
Avventurarsi nei territori non segnati della propria mente per capire, finalmente, che “non c’e’ niente da
capire”.
Ma sopratutto, smetterla di lamentarsi, (se ve lo dico io) tanto non serve, rende invisi e di conseguenza
invisibili e…Non porta cammelli in ricompensa.
Siamo realisti, esigiamo l’impossibile
Siamo realistici, ma chiediamo l’impossibile.
Solo con un arbitrato internazionale, alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti, si puo’ sperare di riportare
a casa i nostri. Ed al piu’ presto possibile.
Basta con mediazioni sottobanco, coinvogimento solo dei servizi, con gli accordi “do ut des”. E’ evidente
l’inadeguatezza di Renzi e della classe politica tutta, a portare avanti questo negoziato con l’India.
“Con tatto, garbo e sottovoce” non si resolve nulla, specie in questi contesti ci vuole la voce ferma e
forte.
Essere accortamente diplomatici, ha funzionato fin’ora e non funzionera’ in futuro.
Nell’unico incontro con Modi, primo ministro indiano, e stato il nostro Premier a fare la figura del
magliaro, solo che a guadagnarci e’ stato Modi.
Per riportare a casa i due ragazzi del San Marco, bisogna innanzitutto puntare i piedi con gli USA:
Minacciare di abbandonare le missioni internazionali, in primis quelle anti-pirateria.
Coinvolgere l’ONU, l’Europa e la NATO.
55 | P a g e
Ma con piu’ veemenza e con il forte sostegno di tutta l’opinione pubblica, Chiesa compresa.
Il diritto internazionale e’ dalla nostra parte, ma gli errori degli alti comandi della Marina, e dei ministri ai
tempi dell’incidente (perche’ solo di dannato incidente si tratta), che hanno causato questo impasse
internazionale sono sotto gli occhi di tutti.
Chi volle i nostri fucilieri come scorta armata a bordo di navi mercantili, avrebbe dovuto preoccuparsi di
attivare un protocollo internazionale che definisse a priori le responsabilita’ in caso di incidenti.
Ma tutti i nostri politici, spesso ignoranti e pressapochisti, sono specialisti nel complicare le cose, e
quando le fann, e’ solo per un tornaconto personale.(l’allora ministro della difesa).
La gestione dell’ “affaire Maro’ ” e’ stata penosa e approssimata sin dal primo momento. Basta leggersi le
carte, disponibili in rete, e le pagine dell’Hindustan Time, del NYtimes e di altre fonti internazionali, per
capire che le responsabilita’ principali sono a carico di chi diede quell’ordine infausto di far rientrare la
nave in porto, e si spavento’ codardamente per le eventuali ripercussioni che un rifiuto avrebbe potuto
generare. E fu cosi’ che cascammo nella furba rete ordita scaltramente dalle autorita’ indiane.
Quell’errore, e tutti le alter ingenuita’ commesse di conseguenza, sono alla base, se non la causa, di tutti i
problemi sviluppatisi in seguito.
Offrire immediatamente un compenso alle famiglie dei due poveri pescatori,fu un ammissione di colpa,e
continuare a gestire tutta la delicata faccenda “all’italiana”, convinti di essere sempre i piu’ furbi e di
poter risolvere una questione cosi’ delicata alla “Carlona”.
I nostri due Leoni stanno purtroppo pagando per queste scelleratezze.
Gli Indiani, hanno solo fatto, e continuano a fare gli Indiani.
L’India e’ un osso duro, non sottovalutiamo il suo ruolo geo-politico e la sua Potenza. E sopratutto, se
vogliamo riportare i due Capi a casa, bisogna mobilitarsi e fare pressione sul governo e sui media.
Senza minacce incongrue e non fattibili.
Questa, ovviamente, e’ solo una mia umile opinione.
Buone Feste
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TIMING IS EVERYTHING
Lo diceva Miles Davis, dovrebbe bastare, ma “timing” e’ anche tempismo, come quello esemplare di Renzi,
che nel giorno in cui comunicano che il debito pubblico e’ fuori controllo, che Roma-Mafia-Capitale ha
radici molto piu’ marce e profonde, annuncia di volere le Olimpiadi a Roma nel 2024.
Quest’uomo e’ vittima della sua mitomania, sogna col culo e parla con lo stesso. Psichiatra please.
…
Non mi sconvolge tanto il desiderio di un grande evento sportivo in se, che potrebbe aiutare un paese
sano a guardare Avanti.
Ma l’Italia e’ un paese tenuto insieme con il nastro adesivo, men che mai sano, e altre grandi opere
sarebbero un motivo in piu’ per ulteriore saccheggio.
E’ l’idea che lui sogni di esserci per altri 10 anni che mi terrorizza.
57 | P a g e
Uno piu’ uno fa tre
Sono passati quasi tre anni, e dei due pugliesi del San Marco detenuti in attesa di giudizio in India, non si
parla piu’.
Tre ministri degli esteri, e una super ministra europea, non sono riusciti a chiedere all’India di rilasciare i
due militari italiani, ne a far pressione sugli organismi internazionali preposti e di cui facciamo da sempre
parte. I militari in servizio su una nave italiana, sono da considerarsi a tutti gli effetti agenti in territorio
nazionale. L’incidente accadde in acque internazionali, dove i due FCM avrebbero sparato colpi di
avvertimento in direzione di un peschereccio indiano che non rispondeva ai segnali di invertire la rotta e
alle intimazioni sonore e alla voce di non avvicinarsi troppo sotto bordo.
Il servizio antipirateria, era stato istituito con una legge dello stato, a cui i due soldati appartengono e alle
quali istituzioni devono dare conto, nel caso di eventuali omissioni, errori o abusi, durante tale servizio.
Ci sono purtroppo stati due morti fra I pescatori, quel maledetto giorno, a cui va la mia cristiana
comprensione’ . Ma estendo senza dubbio alcuno, la mia fraterna solidarieta’ alle altre due vittime, di
questa miserbile e tutta italiana, storia delle parti: i due Leoni e le loro famiglie.
Il silenzio agghiacciante del governo, in questa delicata materia di diritto internazionale, la dice lunga sullo
58 | P a g e
sullo stato delle cose e sugli effetti internazionali del nostro declino. Una vera democrazia matura e’
consapevole che dopo il libero parlamento sono proprio i soldati che garantiscono e difendono le nostre
amate liberta’ costituzionali.
Proletari in divisa, come li descrisse Pasolini.
Proletari in Divisa, nelle cui file ho miltato.
Nel pieno rispetto dell’indipendenza della magistratura Indiana, lancio un appello per riportare in Italia i
due marines del San Marco. ( uno e’ gia’ qui per ragioni di salute) E se dalle prove a loro carico verra’
riscontrata in maniera inconfutabile la loro responsabilita’ per la morte dei due pescatori, che siano
processati ed eventualmente equamente puniti per quel reato colposo.
Ma qui in Italia, nel loro Paese, mai nel paese ostile delle caste.
NOTHING IS FOR NOTHING
Per chi ancora crede alla Befana
Ma davvero pensate che vi avrebbero regalato una delle invenzioni piu’ rivoluzionarie di sempre, la rete,
senza un tornaconto? Credete che vedersi da una parte all’altra del pianeta, in videoconferenza, ormai di
ottima qualita’, via Skype, o FB messenger, e’ un regalo di Babbo Natale?
Messagginarsi con whatsapp e immaginarsi con Viber e al gratis, instagram e photo-sharing e tutti
artisti digitali. Facebook e la visibilita’ pubblica e via a tanti nuovi poeti e autori di graffiti con la
punteggiatura, come I blog del resto, o Vine che sta a sinistra di Youtube e tutti fimakers.
Sono invecchiato al banco di Internet, come quegli alcolisti che per ingannare il tempo e loro stessi,
contano i cerchi lasciati dalle impronte dei bicchieri sul bancone del bar, e quando arrivano a cinque
pensano di stare ai giochi olimpici, a dieci si sentono decatleti, a 15 non pensano piu’.
Vi meravigliate che ogni volta che leggete un articolo sul NYTimes o sul Corriere il giorno dopo vi
ritrovate un riferimento merceologico corrispondente, sulla vostra pagina di FB. Vi indignate perche’ la
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vostra sacrosanta privacy viene violata ogni giorno da questi nuovi stupratori telematici, colpevoli di aver
reso la vostra vita il piu’ grande gioco della solitaria comunicazione e del presenzialismo. Potete gridare
ci sono, essendoci davvero, mentre una volta vi venivano concessi, e al massimo, quei 15 minuti di
notorieta’, ma vi irretite quando si scambiano i vostri dati per indirizzare le vostre smanie di consumo.
Quanti di voi sanno cos’e’ un Poste-Restante, l’armonia di ricevere o spedire un telegramma, aprire una
lettera che ha viaggiato avventurosamente attraverso i continenti prima di raggiungervi, e la sentite
sorella e compagna di viaggio. Siete mai rimasti senza un soldo dall’altro capo del mondo aspettando un
cablogramma che stancamente viaggiava via nave o a piedi.
Guardatevi intorno, il mondo e’ cambiato. Stringete fra le mani un concentrato di altissima tecnologia,
stato dell’arte, un terminale che neppure Spock si sarebbe mai immaginato, manca solo che vi muoviate
con il teletrasporto e vai, tutti sull’Enterprise.
Nel 1996-97 lavoravo a Rewire.com, una Internet Venture di NY, una delle prime, anche per gli standard di
quaggiu’, venivo dalla televisione, ero sveglio con grafica, copy e impaginazione digitale. Ci misi,
nonostante l’entusiasmo per la novita’, 2 settimane a capire che cambiava solo il media, ma il messaggio
restava lo stesso: consumate tutti, tanto e dippiu’, e moltiplicatevi, per consumare sempre di piu’, fino al
totale esaurimento scorte, che al mezzo ci pensiamo noi. Avete rinunciato alla vostra privacy nello stesso
istante in cui avete accettato di entrare a far parte della webosfera, fatevene una ragione o tornate a
scrivervi quelle belle e profumate lettere di una volta.
Niente e’ per niente.
Caro e-Diario
60 | P a g e
ELEGIA DEL CULO
Mi piace guardarti il culo
Ma non tutti I culi
il tuo culo.
Guardo.
61 | P a g e
Mi piace cosi’ tanto il tuo culo
che non vedo l’ora che ti congedi
e mi giri le spalle
pur se non lo concedi.
O con pantaloni
o con una gonna
o con o senza gualdrappe
mi piace osservar le tue chiappe.
E mi fa di bisogno
veder la tua coda in sogno.
Seduta o giacente
supina o bocconi
mi piace guardarti quel culo
anche se non lo proponi.
O glutei dolenti a luna zelante
perche’ se ti guardo mi sento brigante,
o luna dolente di culo zelante.
Tu quando sorridi
o leziosa sponda
sui culi degli altri
non sorge mai il sole,
62 | P a g e
sul tuo, o divina,
il sol mai tramonta
63 | P a g e
stop that train…
Fermate Renzi, voglio scendere!
Fermare il paradigma che l’Italia e’ un insieme di sfighe.
Starlo a sentire e’ puro, ma triste, intrattenimento. …
Questo polveroso, fumoso e logorroico burocrate dice tutto e il suo contrario nel breve giro di una mezza
frase.
La dimostrazione, a prescindere, che l’aria fritta, se infarinata per bene, puo’ essere rifritta e servita a
palati fini che dopo 20 anni di barzellette, scambiano ancora le sue farneticanti dichiarazioni per
corroboranti intuizioni moderniste.
Questo ragazzo-vecchio, non e’ la panacea per un paese condannatosi all’agonia, ma il castigo per tale
delitto.
64 | P a g e
stop that train…
Fermate Renzi, voglio scendere!
Fermare il paradigma che l’Italia e’ un insieme di sfighe.
Starlo a sentire e’ puro, ma triste, intrattenimento. …
Questo polveroso, fumoso e logorroico burocrate dice tutto e il suo contrario nel breve giro di una mezza
frase.
La dimostrazione, a prescindere, che l’aria fritta, se infarinata per bene, puo’ essere rifritta e servita a
palati fini che dopo 20 anni di barzellette, scambiano ancora le sue farneticanti dichiarazioni per
corroboranti intuizioni moderniste.
Questo ragazzo-vecchio, non e’ la panacea per un paese condannatosi all’agonia, ma il castigo per tale
delitto.
65 | P a g e
MARRCCORD…
Il Cavalier visibile.
E come tuono, prima si annunciava coi lampi; due scie regolari di scintille che si vedevano da molto
lontano. Erano le sue scarpe chiodate, residuato bellico che graffiavano l’asfalto e mordevano i freni di
quei muli-vapore, sprigionanti eccessive basse velocita’ della sua poderosa Harley della Murgia: La Mitica
48cc. della Motom. Quella, la vera utilitaria che affranco’ dalla schiavitu’ dell’asino e della zappa in
spalla,… un esercito di braccianti stanchi di guerra. E della guerra, avevano conservato le uniformi da
lavoro e quelli scarponi che indossavano con maschia fierezza. E lui, Peppino Capadicristo, reduce e
nostalgico, santo ma sopratutto bevitore, inforcava il 48 come Fonda il suo chopper, e deliziava con il suo
arrivo rombante le nostre estati vitellone e easy, easy riders. Lui, ultimo centauro di Centurie Fassiste,
che al grido di battaglia “Ahi Noi” e con il saluto sferzante da legionario, reduce di guerre di Spagna e
oltre, ci esaltava, o meglio si esaltava. E la faccia da contadino, furba e rubizia, spuntava sotto gli
occhialoni di quel caschetto di cuoio alla Francesco Baracca. E la barba incolta da Caronte in motoretta,
faceva risplendere ancor piu’ quelle pupille infiammate dal vino primitivo. E ci guardava sprezzante
urlandoci contro il suo sempiterno: “Piu’ profondo e’ il solco, piu’ alto e’ il destino della Patria!” Ma questo
l’ho capito solo molti anni dopo, perche’ Lui, il Capadicristo, quelle e’-verbo le mascherava nella scioltezza
del liquore, e quello che noi sentivamo era il piu’ affabile “ prondosolcaltedestinidellapatr”!!. Onore al
compagno-camerata Peppino e a tutti i Peppini “scemi” di villaggi antichi, e a tutti quelli che in Vino
Avversitas.
66 | P a g e
BABEL
Ce pccat, it could have been completely different, but, nunne’e’stat cos.
Ptev jess sciut megghie, se tu n’nt’fuss acciss cu miir e ki skfezz. U fatt ije ca ne m’ sacc angor fa capasch
d’ ce cazz ie’ sciss e pekke’ nend pozz fa assi’ da sta cap. So prvat d’tutt i maner, ma ogn vort, propt
quann par ca ije’ tutt frnut,
m’ jachhie semb kiu’ affunn jind stu cess d’ “Marrcordie” .
Ce Peccat Frashir mj, Ce pccat.
E’ solo questione di culo
L’ESAGERAZIONE AL POTERE
Piu’ di trent’anni fa, alla domanda se preferissi il culo alle tette, risposi con sincerita': il culo, o il derrier,
pardon my French.
Le tette, si diceva allora, se non stanno nel palmo della mano, il resto e’ superfluo. E loro, gli americani, (le
americane) a darci giu’ di congetture e preamboli sui gusti decadent di noi europei, (sic) e che fossimo
gia’ tutti nell’anticamera del gayismo.
Bada, pensai, ho detto il didietro, e ancora un po’ mi spol…pano.
Figuratevi se avessi detto nessuna delle due cose?
Passano gli ani, cambiano i gusti e mutano gli atteggiamenti sociali e sessuali. Guai, oggi, a dire che sei un
filo-pelo, abiura! (anche perche’ il pelo e’ scomparso a favore delle Savalas. Per I piu’ giovani Terry
Savalas era un famoso calvo-detective che non aveva usato la Linetti.)
Oggi, dicevo, e’ tutto un fiorir di culi e di movimenti d’anca o twerking. Le tette, specie quelle siliconate,
sono il nuovo trash dei disoccupati della cintura del Michigan. I culi sodi e ambiziosi, sono i nuovi volti
delle maestre del pensiero. Culi a viola, a mandolino, a promontorio e a dromedario, culi all’infuori culi a
cocco, culi a balza, a sponda ad effetto e culi a go-go.
Dopo avergli insegnato a mangiare e a vestirsi, finalmente hanno capito la grandezza del culo parlante. Mi
sento tornato di moda, (basta aspettare ed essere sempre come si e’, e prima o poi succede a tutti). Loro,
sono i soliti americani: esagerati e terrorizzati che non sia mai abbastanza. I culi dei vicini sono sempre
piu’ Verdi.
Va pensiero…Va si posa sui culi e sui monti…
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L’ESAGERAZIONE AL POTERE
Piu’ di trent’anni fa, alla domanda se preferissi il culo alle tette, risposi con sincerita': il culo, o il derrier,
pardon my French.
Le tette, si diceva allora, se non stanno nel palmo della mano, il resto e’ superfluo. E loro, gli americani, (le
americane) a darci giu’ di congetture e preamboli sui gusti decadent di noi europei, (sic) e che fossimo
gia’ tutti nell’anticamera del gayismo.
Bada, pensai, ho detto il didietro, e ancora un po’ mi spol…pano.
Figuratevi se avessi detto nessuna delle due cose?
Passano gli ani, cambiano i gusti e mutano gli atteggiamenti sociali e sessuali. Guai, oggi, a dire che sei un
filo-pelo, abiura! (anche perche’ il pelo e’ scomparso a favore delle Savalas. Per I piu’ giovani Terry
Savalas era un famoso calvo-detective che non aveva usato la Linetti.)
Oggi, dicevo, e’ tutto un fiorir di culi e di movimenti d’anca o twerking. Le tette, specie quelle siliconate,
sono il nuovo trash dei disoccupati della cintura del Michigan. I culi sodi e ambiziosi, sono i nuovi volti
delle maestre del pensiero. Culi a viola, a mandolino, a promontorio e a dromedario, culi all’infuori culi a
cocco, culi a balza, a sponda ad effetto e culi a go-go.
Dopo avergli insegnato a mangiare e a vestirsi, finalmente hanno capito la grandezza del culo parlante. Mi
sento tornato di moda, (basta aspettare ed essere sempre come si e’, e prima o poi succede a tutti). Loro,
sono i soliti americani: esagerati e terrorizzati che non sia mai abbastanza. I culi dei vicini sono sempre
piu’ Verdi.
Va pensiero…Va si posa sui culi e sui monti…
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Non e’ un paese per giovani…
“NO COUNTRY FOR YOUNG MEN”
Se per i campi nomadi di Roma sono stati distribuiti 260 milioni di euro alle organizzazioni che si
occupavano della loro gestione, parte in mazzette e parte pure, immaginate cosa stanno facendo con i
150,000 profughi di Mare Nostrum. Per questa ed altre ragioni, quella gara di solidarieta’ tutta italica e
senza una logica accettabile mi lasciava perplesso. Non siamo capaci di solidarieta’ samaritana, e da
tempo. Quando si e’ ridotti a dividersi l…‘osso, non vi e’ limite alla nefandezza. Speculare sulle tragedie e’
il piu’ subdolo dei crimini: come depredare i denti d’oro delle povere vittime profonate e violate due volte.
Branchi di famelici predatori, non soddisfatti dell’uccisione della preda, riducono a brandelli la povera
carogna, in attesa che altri parassiti si avventino sui poveri resti e continuino lo scempio. “Contrastare i
mercanti di morti” dice il ministro degli interni di oggi, un foruncolo fastidioso se comparato al Cossiga o
allo stesso Scelba o Tambroni, e persino a Bava Beccaris. Un uomo-nulla che un altro uomo-nulla ha
tenuto al suo posto, per poter passare il suo Jobs Act del cazzo, che ha fatto danni irreparabili in paesi
molto meno disfunzionali, dalle economie molto piu’ solide, e dal mercato del lavoro molto piu’ flessibile
del nostro. E sempre oggi, l’ultima boutade sulla flat tax di quella statua di cerone dura a morire, mentre il
flaccido uomo normale senza cannottiera e senza vergogna aizza la folla affamata come i padroni nei
combattimenti dei cani.
Sono passati solo 20 anni da mani pulite, una farsa grottesca che azzero’ una classe politica senza alcun
danno per la classe umana che la rappresentava. Questi ci faranno rimpiangere Craxi, Forlani, lo stesso
Andreotti. A che serve urlarmi che avevo visto giusto quando, condannando il compromesso storico, mi
criminalizzai mio malgrado.
E’ sotto gli occhi di tutti il risultato di aver voluto quel compromesso, a qualunque costo: essere al
governo del Paese al prezzo della scomparsa del piu’ grande movimento dei lavoratori d’occidente, di un
opposizione una volta vigile e contundente oggi dissolta, e con l’aggravante della contaminazione degli
ideali.
Sono passati 40 anni, e’ tempo per una rilettura storica di quegli anni, piombo incluso. E se il paese dove
vivo non e’ per vecchi, quello dove sono nato, purtroppo, non e’ un paese per giovani.
69 | P a g e
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