MOBILE E WIRELESS:
IN RETE SENZA FILI
I nuovi strumenti cominciano a diffondersi
nelle applicazioni per la gestione della forza lavoro sul territorio
Restano i problemi del collegamento diretto
tra sistemi informativi e dispositivi mobile,
ma le ultime tecnologie sono sempre più promettenti
a cura della redazione di Computerworld Italia
Destinazione >> ....
Il mobile è ormai una realtà. E in molti casi un vantaggio concreto per le aziende. Poter
collegare attraverso dispositivi intelligenti gli addetti che operano direttamente sul campo è
particolarmente importante nelle fasi di vendita e assistenza. È uno dei nodi centrali ‘storici’
per le aziende. E, spesso, non è una questione puramente tecnologica. Oggi molti di questi
‘sogni’ sono diventati possibili perché esistono sia le tecnologie, dai protocolli di rete wireless ai
dispositivi palmari sufficientemente intelligenti ed evoluti per svolgere compiti simili, sia le idee
e le best practice per realizzare concretamente l’azienda mobile. Perché gestire un addetto sul
campo vuol dire metterlo nelle condizioni di accedere ai sistemi informativi centrali
dell’azienda, alle applicazioni di business e ai dati. E questo comporta un lavoro di enterprise
application integration (EAI) a livello di back-end dei sistemi informativi tutt’altro che banale.
Mai come nel caso del wireless si può dire che la tecnologia sia stata finora anche troppo
prolifica. Negli ultimi anni la crescita degli standard di comunicazione wireless sembra essere
inarrestabile. La famiglia 802.11, con tutte le questioni di sicurezza ancora parzialmente
irrisolte che porta in dote, le tecnologie di comunicazione telefoniche, come il GPRS e l’UMTS
(ancora nella fase di passaggio tra promessa e realtà), il nuovo Wi-Max, che in teoria potrebbe
risolvere definitivamente il problema del ‘mobile’ dato che garantisce banda sufficientemente
larga e un raggio di comunicazione di diverse decine di chilometri – tante, forse troppe
tecnologie. Senza contare che nemmeno la sincronizzazione dei dispositivi con i dati aziendali
(un altro problema da non sottovalutare: cosa accadrebbe, infatti, se il venditore sul campo
non fosse in grado di aggiornare il database clienti dell’azienda?) sembra più un problema: gli
standard disponibili, come i pacchetti applicativi, sono molti. E si può scegliere tra quelli
commerciali e quelli open source.
Eppure i casi aziendali spesso riguardano aziende molto grandi. Come FedEx e UPS, i giganti
USA dei servizi di spedizione, che per primi hanno investito e creduto nel wireless come
elemento fondamentale per la crescita del loro business. Due approcci diversi con un solo
scopo: ottenere un vantaggio competitivo. Prima che questi vantaggi possano essere
apprezzati anche da realtà più piccole, però, sarà necessaria una seconda transizione: si dovrà
passare dalla ricchezza della tecnologia alla semplificazione della tecnologia. Nel frattempo,
però, non è il caso di restare qualche passo indietro. Magari guardando alle esperienze di
Unicoop e della Regione Piemonte, i cui progetti sono particolarmente interessanti.
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Wireless, ‘filo diretto’ con la sede aziendale
Facilità di utilizzo e rapidi ritorni degli investimenti favoriscono l’automazione del
workforce management
A cura di Giuseppe Goglio
La comunicazione tra il reparto direttivo di un’azienda e gli addetti che operano direttamente
‘sul campo’ è storicamente uno dei nodi centrali per le aziende con una forte focalizzazione
sulle fasi di vendita e assistenza. In situazioni di questo genere l’evoluzione della tecnologia è
riuscita gradualmente ad apportare benefici, ma sono ancora numerosi i problemi che i
fornitori di soluzioni sono chiamati a risolvere. La necessità di un’ottimizzazione sempre più
‘spinta’ della componente logistica e l’esigenza di operare con tempi di intervento sempre più
ridotti, favorisce l’introduzione di strumenti IT connessi in modalità wireless agli specialisti che
operano con dispositivi mobili.
Dai telefoni cellulari, ai più recenti smartphone, dai notebook ai palmari dotati di sistemi di
comunicazione GSM, GPRS o UMTS, sono sempre più frequenti i dispositivi che necessitano di
interfacciarsi con i sistemi informativi aziendali per leggere, trasmettere e sincronizzare
informazioni, spesso in tempo reale. In parallelo a procedure organizzative più efficienti
crescono però problemi legati a sicurezza e affidabilità delle varie soluzioni attualmente in
commercio, che vedono impegnati i fornitori a combinare una varietà di hardware, software e
standard di comunicazione diversificati.
Automatizzare le procedure esistenti
La gestione della forza lavoro sul territorio segue ormai da tempo regole e procedure
consolidate. Ciò che di recente ha portato profonde innovazioni nel settore non è quindi la
rivoluzione nel modo di concepire il lavoro, ma piuttosto gli strumenti e le tecnologie che
hanno consentito di rivedere l’organizzazione in chiave di una maggiore efficacia e
tempestività. “Può sembrare strano che per svolgere attività nel complesso tradizionali sia
sempre più necessario un elevato tasso di innovazione e creatività - afferma Andrea Carofiglio,
project manager di Nazca Ricerca -. In tal senso l’utilizzo dei PDA e di soluzioni wireless
rappresenta senza dubbio un fattore di cambiamento radicale per quanto riguarda l’erogazione
e la gestione dei servizi, anche se in effetti riguardo al futuro immediato di queste applicazioni
ci sono pareri contrastanti”.
Attualmente, complice la ridotta capacità di spesa della maggior parte delle aziende utenti, il
dubbio principale non può riguardare tanto se le applicazioni di workforce management
prenderanno piede, ma quando questo accadrà. Si va infatti diffondendo, non solo tra i
fornitori di soluzioni ma anche tra gli stessi utenti, la convinzione che i vantaggi nel mantenere
contatti in tempo reale con i lavoratori che si muovono sul territorio e la possibilità di poter
consultare a distanza archivi aziendali costantemente aggiornati, a lungo andare risulteranno
ben più vantaggiosi dei costi necessari a mettere in funzione la necessaria infrastruttura.
“L’esigenza di mantenere la propria forza lavoro mobile in collegamento con in sistemi
informativi aziendali è comune a tutte le aziende - sottolinea Tatiana Rizzante, senior partner
di Reply -. La realizzazione di sistemi hardware e software a supporto di questa esigenza
comporta oggi costi piuttosto contenuti, grazie alla diffusione di reti geografiche di
comunicazione e l’introduzione di dispositivi mobili di dimensioni ridotte e di sufficiente potenza
elaborativa”.
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Benefici e limiti
A fronte di un certo numero di casi pratici di
automazione del workforce management che
hanno prontamente evidenziato benefici
evidenti, emergono anche gli attuali limiti
della tecnologia e l’inadeguatezza di alcune
procedure, ancora da raffinare.
La mobilità al servizio degli utenti
‘mobile’
Due anni fa Wind si è rivolta a Oracle per sviluppare una
nuova soluzione di sales force automation mobile basata
su GPRS, con l’obiettivo primario di ottimizzare i tempi di
order provisioning e di time to market della propria rete
commerciale.
Grazie all’ausilio di questa soluzione, gli agenti
Le aziende che hanno già optato per
commerciali Wind hanno ora a disposizione un sistema
l’impiego della tecnologia mobile hanno
che consente loro di automatizzare le funzioni di ricerca e
avuto modo di verificarne gli innegabili
invio di informazioni mission critical (gestione delle visite
benefici:
si
parte
da
una
migliore
e delle trattative, verifica delle informazioni relative al
cliente e registrazione delle attività) in modalità mobile,
comunicazione nella relazione tra persone e
utilizzando un semplice palmare che si connette a uno
azienda, per arrivare a un miglioramento
specifico portale Web.
complessivo del servizio percepito dal
cliente, passando per una maggiore velocità
La soluzione è utilizzabile da Internet con un browser, dal
palmare collegato via scheda cellulare GPRS alla rete
nella trasmissione di segnalazioni, controllo
aziendale, oppure in modalità offline, in attesa di
dei tempi di risposta del personale e
effettuare il collegamento per aggiornare i dati. I moduli
individuazione
dei
punti
critici
offline sono sviluppati in modo perfettamente parallelo e
nell’organizzazione. In sintesi, è facile
allineato rispetto a quelli online: in questo caso la replica
dei dati e gli aggiornamenti del client avvengono via Web,
ottenere un significativo miglioramento in
mentre il dispositivo è acceso ma non in uso.
termini di efficienza. A completare il quadro
positivo, l’aspetto più importante nella
Il doppio binario di fruibilità dell’applicazione (online e
decisione
di
seguire
la
strada
offline) permette al venditore di eseguire trattative e
funzioni di CRM anche in assenza di un telefono fisso e
dell’automazione,
vale
a
dire
la
anche quando la linea GPRS non è perfettamente stabile.
dimostrazione di riuscire a ridurre i costi di
gestione dell’intera attività di vendita e
assistenza: “Una gestione via Web e via
GPRS ha un costo decisamente inferiore rispetto a una telefonata, soprattutto se da mobile precisa Andrea Carofiglio -. Se moltiplichiamo la telefonata per il numero di squadre o persone
sul territorio, si fa presto a valutare il risparmio”.
Sarebbe però un errore pensare alle tecnologie IT nel settore mobile come totalmente prive di
controindicazioni: “C’è chi sostiene che nonostante l’integrazione tra comunicazioni mobili e
mondo Internet continui nel suo sviluppo - aggiunge Carofiglio -, questa non porterà nel breve
a risultati interessanti se non per ristrette nicchie di mercato: le dimensioni fisiche del display
dei telefonini, il peso dei notebook e l’autonomia dei PDA in connessione wireless
rappresentano infatti limiti ai quali la tecnologia attuale sembra non dare ancora una risposta
esauriente”.
Come spesso accade in situazioni analoghe, la maggior parte dei problemi sembrano ‘difetti di
gioventù’ delle applicazioni, proprio perché dimostratesi promettenti, cresciute a tappe forzate,
spesso adattando soluzioni esistenti.
“Nell’ambito delle problematiche gestionali sono già disponibili soluzioni mobile per le attività
del personale dell’azienda ove l’utilizzo dei dispositivi mobile sia vantaggioso, in particolare per
la logistica, la forza vendite e l’assistenza tecnica - afferma Silvio Cavaleri, direttore marketing
di Microsoft business solutions -. L’accesso ai dati e alle funzionalità ERP è già possibile
attraverso un portale con pagine Web realizzate per le ridotte dimensioni dei display dei
palmari e presentate agli utenti riconosciuti”.
Impieghi e tecnologie
Le attività che possono rientrare nella definizione di workforce management risultano
molteplici. Tra le più interessate alle possibilità di automazione, rientra la gestione degli addetti
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alle
vendite:
“La
convinzione
che
l’implementazione di soluzioni wireless
rappresenti lo strumento più efficace per
coniugare le esigenze di accesso alle
informazioni con la mobilità richiesta oggi in
ambito professionale - spiega Tiziana
Valzelli, product marketing manager di
Oracle -, porta alcuni settori, in particolare le
aziende con forte sviluppo commerciale
distribuito geograficamente, a sviluppare e
utilizzare
soluzioni
di
sales
force
management”.
La tecnologia mobile non è però una
prerogativa esclusiva del settore vendite.
Esistono infatti altri ambiti nei quali
l’automazione comporta la risoluzione di
problematiche più specifiche, ragione per cui
i tempi di sviluppo delle soluzioni risultano
inevitabilmente più lunghi: “Oltre ai settori
che tradizionalmente necessitano di soluzioni
per la gestione della forza lavoro, per
esempio quello assicurativo, il retail e il
manifatturiero - afferma Bruno Berra,
country manager Italia e responsabile
mercato spagnolo di iAnywhere -, a livello
locale ci rivolgiamo alle piccole e medie
imprese in settori di mercato meno
tradizionali, proponendo applicazioni pensate
ad hoc sulle esigenze dei clienti”.
Coordinare l’assistenza
Il coordinamento delle squadre di personale tecnico che
operano sul territorio è una delle attività ideali candidate a
trarre i maggiori benefici dalle soluzioni di workforce
management. Un caso significativo è quello realizzato da
Nazca Ricerca per una azienda italiana di installazione di
impianti e macchinari. “Il cliente aveva diverse esigenze
che desiderava risolvere e che noi abbiamo, ove possibile,
automatizzato - spiega Andrea Carofiglio, project manager
della società -. Prima di tutto era necessario inserire il
cartellino di intervento con gli estremi del cliente; quindi
andavano riportati gli appuntamenti e le eventuali
modifiche, infine c’era tutta una serie di informazioni
relative
alla
squadra
incaricata
dell’intervento:
assegnazione, storico interventi, descrizione del problema,
utilizzo dei materiali, tempi e segnalazione di fine
operazione”.
La configurazione del sistema realizzato prevede uno o più
amministratori (eventualmente collegati anch’essi da
postazioni remote) che ricevono le richieste d’intervento e
coordinano le attività, assegnando le mansioni alle diverse
squadre. I compiti vengono quindi trasmessi ai tecnici sul
territorio, i quali utilizzano un’interfaccia Web sui propri
dispositivi cellulari o palmari per accedere alle schede dei
nuovi incarichi, inserite nelle rispettive agende personali.
Direttamente in sede d’intervento sono quindi aggiornati i
dati di presa in carico dei lavori, delle operazioni
effettuate e del dato di chiusura, ovvero di lavoro
effettuato.
A disposizione dell’amministratore c’è una serie di funzioni
accessorie, come la segnalazione di messaggi inviati ai
tecnici che non siano stati raccolti entro un certo orario e
la realizzazione di un database a fini statistici con
informazioni esportabili in Excel.
Un ruolo importante, inoltre, è giocato da
quelle tecnologie hardware e software che si
rivelano meglio compatibili e di più facile integrazione con le architetture IT esistenti. “In
generale, i device più utilizzati rimangono ancora i pc portatili, soprattutto per gli scenari in cui
al ‘mobile worker’ viene richiesta una interazione esplicita e ripetitiva con i sistemi come quelli
che richiedono l’inserimento di grossi volumi di dati da tastiera - afferma Tatiana Rizzante -.
Strumenti compatti, tipo i PDA, si stanno invece rilevando ideali per supportare modelli di
workforce management in cui è possibile ridurre o semplificare la componente di interazione
con sistemi di scelta guidata o lettori di codici a barre e RFID”.
Praticità, affidabilità e interfaccia sono le priorità della questione esaminata dal lato utente,
mentre a livello di sistema è fondamentale garantire la massima versatilità: “Utilizziamo un
motore PHP, che ha il vantaggio di offrire prestazioni elevate e compatibilità con differenti
sistemi operativi e Web server - spiega Andrea Carofiglio di Nazca Ricerca -. I servizi così
realizzati vengono resi disponibili su diversi canali attraverso un gateway XML che offre la
possibilità di eseguire transazioni sia in modalità online sia in modalità offline, attraverso
meccanismi di sincronizzazione dei dati”.
L’occhio all’integrazione
La natura particolare dei dispositivi utilizzati in ambito mobile introduce anche la questione
dell’accesso ai dati dalle diverse applicazioni installate nel sistema IT aziendale, primi tra tutti i
package gestionali. Diversi gli approcci che i fornitori di soluzioni sono oggi in grado di
proporre: “L’integrazione con i sistemi aziendali può avvenire sia attraverso soluzioni di EAI
che costituiscono un ‘bus’ comune tra diversi mondi applicativi - precisa Tatiana Rizzante di
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Reply -, sia con un approccio orientato ai Web services, che consente alle applicazioni di
‘chiamare’ i servizi e ottenere le informazioni indipendentemente dall’applicativo che le richiede
e dall’ubicazione”.
La varietà delle applicazioni presenti in commercio rende sempre meno vantaggiosa la strada
dell’installazione di ‘adattatori’ specifici per ogni sorgente dati e dispositivo terminale.
Interfacce Web-based e i Web services stessi sembrano attualmente incontrare i maggiori
favori: “La diffusione dei PDA tra i lavoratori ‘mobili’ consente oggi di poter parlare di
estensione dei contenuti dai sistemi di backend e di applicazioni Web-based pensate
originariamente per desktop e laptop verso i computer palmari - sottolinea Bruno Berra di
iAnywhere -. In una situazione di questo tipo non esiste neanche la necessità di fare del
training specifico, perché le applicazioni presenti sui palmari sono le stesse che gli operatori
utilizzano abitualmente”.
A che punto sono le tecnologie?
La definizione di nuovi standard Wi-Fi sembra inarrestabile. Con il nuovo Wi-Max
sarà possibile realizzare una copertura a celle capace di raggiungere anche l’utenza
mobile
di Gianfranco Ermidoro
Nel biennio 2003-2004 la tecnologia Wi-Fi (Wireless Fidelity) si è confermata fra le principali
novità di mercato, dimostrando una vivace capacità di crescita tecnologica e di estensione dei
contenuti. Quando si parla di Wi-Fi, in realtà non si designa semplicemente una famiglia di
prodotti per la costruzione di reti locali senza fili, ma anche un’offerta di connettività che sta
cominciando a presentarsi come concorrente delle altre soluzioni tecnologiche a banda larga
(DSL, UMTS, fibra ottica). In questo periodo, la tecnologia Wi-Fi è cresciuta sull’onda
dell’incremento dell’utenza internet a banda larga. La vertiginosa riduzione dei costi di acquisto
dei componenti di una rete wireless ne ha reso il TCO (total cost of ownership) vantaggioso
rispetto a soluzioni di cablaggio in rame o in fibra, in tutte le situazioni in cui la rete locale è
orientata primariamente a comunicazioni intranet/internet, senza particolari esigenze di
prestazioni a livello Fast Ethernet o superiore.
Non secondaria, ai fini di una maggiore accettabilità, è stata la progressiva integrazione delle
funzionalità wireless nei chipset standard dei pc (si veda Centrino di Intel). Per l’utenza
consumer può aver giocato la progressiva disponibilità di periferiche Wi-Fi in area
entertainment: monitor tv, impianti hi-fi, dispositivi di registrazione o riproduzione, che
intendono rendersi attraenti al consumatore proponendo una semplificazione dei crescenti
problemi di home cabling.
L’offerta di prodotti Wi-Fi, inizialmente basata su access point centralizzati e dispositivi
riceventi per i singoli client installati su questi, si è progressivamente arricchita con
l’integrazione di unità funzionali che altrimenti avrebbero dovuto essere acquisite
separatamente: il modem di accesso alla linea DSL, il router/firewall, lo switch per integrare in
una stessa rete a struttura mista stazioni ad accesso wireless e stazioni cablate. Nello stesso
tempo, anche il dispositivo client si è evoluto, e oggi si presenta con numerose variazioni: non
c’è più semplicemente l’alternativa unica tra scheda interna per il desktop e dispositivo PCMCIA
per il portatile, ma anche unità su porta USB e altre interfacce, per esempio per l’impiego sui
PDA.
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Il pacchetto multifunzione risultante
presenta
prezzi
estremamente
competitivi, e risulta del tutto valido non
solo per il consumatore privato, ma
anche per la piccola impresa e per
l’automazione di unità locali della media
e grande impresa.
Troppi gli standard in gioco
In questo momento, il settore soffre
probabilmente di un eccesso di standard.
Il primo a raggiungere il successo, e il
più facilmente reperibile fino a tempi
recenti, è 802.11b, che opera sulla banda
di frequenza di 2,4 GHz con una velocità
massima
di
trasferimento
di
11
megabit/secondo (Mbps). Questa però in
generale scende intorno ai 5 Mbps in
funzione della distanza tra gli apparecchi
collegati,
della
configurazione
complessiva della rete wireless, e di
variabili ambientali. Alcuni produttori
hanno proposto varianti di questo
standard a velocità doppia, basate su
modifiche proprietarie ai protocolli, e
quindi utilizzabili solo disponendo di
hardware in grado di riconoscere tali
modifiche.
Sicurezza, fattore chiave
L’emergere di una quota significativa di utenza
professionale in aree non percepite come protette pone il
grave problema della sicurezza. Al momento esistono
procedure e strumentazioni idonee a ridurre il rischio nelle
comunicazioni wireless, ma non ad annullarlo con
ragionevole certezza. Il problema nasce dal protocollo di
cifratura WEP (Wireless Equivalent Privacy). I prodotti
wireless oggi sul mercato utilizzano questo schema di
cifratura, che però è affetto da un errore progettuale che
consente a un utente malintenzionato di ricavare la
password
di
rete.
Er
l’utenza
professionale
si
raccomandano soluzioni basate sull’implementazione di
VPN cifrate, ma a parte la non banalità di realizzazione,
purtroppo anche queste soluzioni non sono sicure a fronte
di attacchi di un cracker determinato e competente.
Tuttavia, in materia di sicurezza il vero problema delle reti
Wi-Fi è che spesso gli utenti, anche professionali e
aziendali, non si preoccupano neppure di accertarsi che
sia stata effettivamente installata e attivata la pur debole
difesa WEP. In queste condizioni tutto quello che viene
detto e scritto sulla rete wireless viene detto e scritto
letteralmente ‘in piazza’.
È di aprile 2004 la ricerca svolta da un celebre sito di
valutazione hardware. Il gruppo, su due aerei da turismo,
ha sorvolato a bassa quota il cielo di Los Angeles portando
a bordo dispositivi di scansione basati sul protocollo
802.11b. Durante il sorvolo, gli apparati sono entrati in
contatto con più di 4.500 access point, dei quali soltanto il
30% aveva attivato la protezione WEP. Mentre è possibile
che una parte non trascurabile del restante 70% avesse
attivato dispositivi di sicurezza di diverso tipo, quasi
certamente un buon numero delle unità individuate erano
del tutto indifese contro attacchi esterni alla sicurezza
delle proprie comunicazioni in rete.
Con il più recente 802.11g, la velocità
massima
prevista
sale
a
54
megabit/secondo. Si mantiene la stessa
banda di frequenza (2,4 GHz) di
802.11b, ed è assicurata la compatibilità comunicativa fra dispositivi su questi due standard. Il
nuovo standard inoltre dichiara miglioramenti nel raggio di copertura utile e maggior velocità di
comunicazione a parità di situazione ambientale. Anche l’802.11g è stato oggetto di
‘reinterpretazioni’ proprietarie da parte di singoli fornitori, intese a portare la velocità massima
nominale al doppio, naturalmente con gli stessi pro e contro già citati.
A complicare le cose, esiste un altro standard, 802.11a, con la stessa velocità massima di
802.11g, ma una frequenza di esercizio doppia (5 GHz), che lo rende non interoperante con gli
standard già visti, e con raggio di copertura un po’ minore.
Non è finita. È già stato annunciato il Wi-max, ossia lo standard 802.16, la cui caratteristica è
una grande estensione territoriale (fino ad alcuni chilometri di raggio), ovviamente di interesse
soprattutto per i fornitori di servizi di connettività. Grazie a esso, infatti, sarà possibile
realizzare una copertura a celle, non dissimile dalla struttura dei sistemi telefonici mobili
attuali, e idonea a raggiungere anche un’utenza mobile. Sembra quasi inutile dirlo, ma anche
questo standard sta già trovando aspiranti modificatori, per potenziare l’accessibilità da parte
dell’utenza in movimento.
Da tutto quanto abbiamo visto, si ricava comunque una conclusione: la tecnologia Wi-max ha
potenziali i cui limiti non sono ancora raggiunti, e ha le caratteristiche per diventare una
concorrente di tutto rispetto degli altri sistemi, fissi e mobili.
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Wi-Fi per ogni esigenza di connettività?
Secondo Assinform, a inizio 2004 in Italia erano presenti più di 500 hot spot, le ‘macchie’
territoriali all’interno delle quali è possibile accedere a comunicazioni in modalità Wi-Fi. Sono
state create da una ventina di operatori, durante il periodo di sperimentazione del servizio, e in
genere si trovano in zone di alto transito di clientela business, come aeroporti, aree congressi,
alberghi, campus. Ci sono anche alcune iniziative condotte da pubbliche amministrazioni locali
(Comuni). E non è facile dire quanti hot spot ‘di vicinato’ siano stati creati da Web-amatori
intraprendenti. Al momento, Wi-Fi si presenta primariamente come una delle possibili modalità
di connettività Web, ma con il prossimo arrivo di terminali capaci di connettersi sia in modalità
GSM o UMTS, sia in modalità Wi-Fi, selezionando il canale più veloce a disposizione è chiaro
che le distinzioni canoniche vengono gradualmente a smorzarsi. Ma c’è anche qualcuno che
pensa già a connessioni con le reti fonia, fissa e cellulare.
I servizi offerti variano, ma sostanzialmente si riconducono alle tipologie fondamentali di
clientela previste, quella dell’utenza business in transito, e quella ‘stanziale’. In entrambi i casi,
Wi-Fi è percepito come il meccanismo d’accesso flessibile, con capacità più o meno garantita, e
differenziato fondamentalmente per le modalità di tariffazione e pagamento (pay per use o
abbonamento, tariffe flat/a tempo/a volumi di dati). Da un punto di vista di strategie di
marketing, Wi-Fi trova una validità particolare nelle aree in cui non si prevede a tempi brevi la
disponibilità delle alternative classiche: fibra ottica, DSL. La concorrenza può essere vista nei
servizi satellitari, che però in genere propongono funzioni aggiuntive alla semplice connettività,
come il download di video, audio, videogames, il video on demand e altro.
Sincronizzare i dati con uno standard aperto
Nato per dispositivi mobili su reti Wi-Fi, SyncML fornisce anche strumenti di device
management
di Emiliano Brunetti
Un’applicazione wireless ha bisogno di dati. L’affermazione è scontata, ma è proprio su questo
punto che ruotano le innovazioni tecnologiche e la ricerca di chi è impegnato a livello
tecnologico in questo campo. Le informazioni devono essere disponibili anche quando il
dispositivo è offline, dunque si pone il problema della sincronizzazione dei dati con altre
piattaforme. Se poi l’applicazione è aziendale, per esempio per la sales force automation,
sincronizzare significa recuperare dati dalle
fonti più disparate, prepararli, convertirli e
renderli, in qualche modo, disponibili sulle
Italiani nella Silicon Valley
innumerevoli piattaforme mobile oggi in
La sede di Funambol è a San Jose, in California, ma il CTO
commercio.
Sincronizzare tutto e in licenza GPL
Verso la fine degli Anni ‘90 nasce l’idea di
SyncML,
il
synchronization
markup
language, con lo scopo di creare un
protocollo di sincronizzazione comune e
adatto alle reti wireless. Basato su XML,
può operare con trasporti diversi, da http a
obex (object exchange protocol, una sorta
di protocollo http binario ottimizzato per
è l’italianissimo Stefano Furnari, esperto mondiale sulla
sincronizzazione dei dispositivi e project manager di
Sync4j
(www.sync4j.org),
progetto
open
source
sponsorizzato dalla stessa Funambol (www.funambol.
com). L’azienda ha scelto la strada dell’open source anche
per i suoi prodotti (dual licensing GPL simile a quello di
MySQL) per non essere vincolati ad alcun tipo di hardware
o di software. Tanto che Sync4J è in grado di gestire la
quasi totalità dei dispositivi oggi sul mercato, dal desktop
al cellulare, dal tablet allo smartphone.
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reti wireless) e può gestire tipi di dati che vanno dal relazionale ai dati personali (come vCard e
agende). Il consorzio SyncML (www.syncml.org ) annovera tra i membri fondatori anche IBM,
Nokia e Psion. È un protocollo che nasce per far comunicare tra loro i dispositivi mobili su
connessioni wireless, ma funziona perfettamente anche via cavo. “Si applica senza problemi ci ha detto Massimo Cortili, vice presidente sales di Funambol - anche su altri tipi di trasporto.
Nel 99% si usa http, ma si possono usare anche Bluetooth o un cavo. In pratica ci si svincola
dal mezzo di trasporto del segnale. Per questo abbiamo scelto SyncML, per la flessibilità che ci
permette di slegarci completamente dall’hardware”. Funambol ha anche sviluppato un server
SyncMl (Sync4J) basato su Jboss, ma funzionante con qualunque application server J2EE.
“L’anno scorso - ci ha detto Cortili - avevamo duemila download al mese, ma da quando
abbiamo scelto di mettere tutta la piattaforma in licenza doppia abbiamo raggiunto i
quattromilacinquento download”. Funambol, infatti, è una di quelle aziende che ha scelto la
strada dell’open source. Ha cominciato ponendo in licenza BSD (sync4j.sourceforge.net)
soltanto il motore di sincronizzazione, senza cifratura, strumenti di amministrazione e
scalabilità. “Ponendo il progetto su sourceforge - ci ha spiegato Cortili - ci siamo accorti di
avere un ottimo feedback di controllo della qualità. Di solito chi utilizza sync4j è un utente
molto avanzato e dunque avevamo una serie di segnalazioni di bug molto utili. Così abbiamo
deciso di ripetere l’esperienza per la piattaforma completa, che ora è gratuita per utilizzi non
commerciali”. Si tratta di una dual licensing GPL, del tipo di quella adottata da MySQL, scelta
per raggiungere un obiettivo ben preciso: essere la piattaforma meno costosa. “Abbiamo scelto
la GPL anche per un punto di vista culturale - ha aggiunto Cortili -. Veniamo tutti dal mondo
dell’open source e siamo contenti di lavorare per un prodotto che vada anche alla comunità. Ci
sembra un valido compromesso per avere un’attività commerciale e lavorare anche per la
comunità”.
Dati e gestione dei dispositivi
Le due parti fondamentali di qualsiasi piattaforma per la gestione del mobile, e dunque anche
di SyncML, sono il data synchronization e il device management. La prima è autoesplicativa:
sincronizzare i dati su diversi dispositivi in modo da avere sempre una visione coerente del
dato. Nel caso di SyncML il data synchronization svolge anche alcune operazioni di application
provisioning, controllando non solo lo stato
di cosa è cambiato sul dato ma anche
Sync4j, da freeware a prodotto
dell’applicazione. Nel caso di cambiamenti,
commerciale
il protocollo è in grado di autogestire le
patch da installare, senza particolari
Il primo test su grandi numeri della piattaforma Sync4j
interventi lato utente.
risale al 2002. In occasione dei mondiali di calcio era stata
La seconda parte, invece, è molto più
complessa. Può voler dire praticamente di
tutto. Tipico l’esempio di un progetto di
sales force automation con più clienti in
Europa: si realizza un’applicazione, magari
in Java, in lingua inglese. Poi ci si accorge
che un venditore di un altro Paese non
parla inglese e non è in grado di utilizzare
l’applicazione. “In questi casi - ci ha
spiegato Cortili - è possibile accedere al
menu dell’applicazione, se l’utente è in
linea, e cambiare la lingua. Altre situazioni
più delicate riguardano, per esempio,
l’upgrade del firmware senza programmi
speciali”. Ma gli strumenti di device
management
possono
anche
essere
utilizzati in modo intelligente per gestire la
sicurezza. “Con SyncML è possibile anche
adottare
una
logica
applicativa
di
sviluppata un’applicazione freeware, Soccer League,
basata sul motore Sync4j e su un’applicazione J2EE lato
client con embedded il client SyncML. Serviva per
aggiornare la classifica del mondiali e girava su Palm.
Piuttosto semplice, bastava mettere il Palm sul ‘cradle’ e
con un’operazione di hotsync il client si collegava ad
Internet e aggiornava automaticamente la classifica. In
due settimane i download furono venticinquemila. “Da
allora - ci ha detto Massimo Cortili, vice presidente sales
di Funambol - il server non è mai andato giù. Visto il
successo ottenuto, abbiamo controllato quanti concorrenti
avevamo e ci siamo accorti che c’erano almeno una
cinquantina di programmi simili ma il nostro era l’unico ad
avere la sincronizzazione automatica”. Con gli altri
programmi, invece, era necessario scaricare e importare il
file della classifica aggiornato. “Il fatto ci colpì molto - ci
ha spiegato Cortili - perché gli utenti del nostro
programma
erano
comunque
utenti
avanzati,
perfettamente in grado di prelevare e importare un file
compresso con la nuova classifica. Ciononostante usavano
il nostro programma. Così ci siamo convinti che l’esigenza
di mantenere sincronizzati i dati tra i dispositivi in modo
facile e trasparente sarebbe aumentata”. Il resto è storia
di oggi.
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sicurezza. Se, per esempio, un dispositivo è stato rubato, siamo in grado di eliminare tutti i
dati presenti non appena il dispositivo ritorna online”. Tutto questo grazie alla grande
flessibilità del formato, che è basato su XML. Lo stesso si può dire del server di
sincronizzazione, il cui funzionamento è tremendamente semplice: ci sono dei connettori di
vario tipo (dall’erp al database, compresi diversi tipi di filesystem) per il backend, e il server
non fa altro che prendere i dati, trasformarli in XML e girarli al dispositivo mobile.
Perché open?
Anche se le possibilità sono tante, resta sempre il dubbio del modello di sviluppo. Non sono poi
tante le aziende pronte a rivolgersi a chi sviluppa open source. Uno dei punti tipici sui quali i
vendor proprietari fanno leva è l’ottimizzazione del protocollo di sincronizzazione. “È possibile
che i protocolli chiusi siano più efficienti - ci ha detto Cortili - e non ho numeri a riguardo. In
ogni caso stiamo sempre parlando dello spostamento di qualche centinaio di kilobyte: per
quanto possa essere più veloce mi è difficile pensare a risparmi particolarmente elevati. In
fondo la logica della sincronizzazione è proprio questa: spostare pochi dati con una certa
frequenza”.
Il guadagno della piattaforma open rispetto a quella proprietaria, al contrario, è evidente
secondo Cortili: “Nessun vincolo hardware o software. Una volta installato è possibile cambiare
una qualsiasi delle applicazioni di backend senza perdere il lavoro già fatto. Questo senza
contare dei costi di licenza veramente bassi”. In attesa, aggiungiamo noi, che il mercato
mobile decolli veramente. Finora ha attraversato la fase di ‘hype’ e curiosità. Forse il prossimo
anno, con l’uscita di una serie di telefonini e dispositivi mobili finalmente adatti allo scopo, si
assisterà una crescita di queste soluzioni.
FedEx e UPS, testa a testa sul wireless
I due giganti USA dei servizi di spedizione sono tra i primi ad aver creduto nel
mondo del ‘mobile’. Ora la competizione si gioca proprio su queste tecnologie, con
l’incognita dell’RFID
Da tempo FedEx e UPS stanno cercando un vantaggio competitivo l’una sull’altra. Ora ciascuna
si sta espandendo nel territorio un tempo dominato dalla rivale: UPS nelle consegne espresso e
FedEx nei trasporti terrestri. Nel contempo stanno anche aggiornando le proprie applicazioni
wireless per migliorare l’efficienza operativa: un requisito primario per ridurre i costi,
aumentare la capillarità e incrementare la produttività.
Negli ultimi 15 anni l’approccio delle due aziende alle tecnologie wireless è stato molto diverso.
FedEx ha sempre cercato applicazioni all’avanguardia, mentre UPS si è mossa in modo più
lento e regolare. rinnovando la propria base tecnologica circa ogni 5-7 anni.
FedEx - che ha raccolto le sue attività di R&D e formazione in un’entità denominata in modo
altisonante FedEx Institute of Technology - invece mette in produzione nuove tecnologie
appena può giustificarne il costo e dimostrare un incremento di efficienza e benefici per i
clienti. L’obiettivo finale però è lo stesso: usare le tecnologie wireless per gestire meglio i
milioni di pacchi che scorrono attraverso dozzine di centri di raccolta e distribuzione ogni
giorno. Di recente entrambe le aziende hanno aumentato l’uso di soluzioni di mercato, pur
restando diverse nel modo di gestire l’innovazione nei due componenti primari del loro
business: la raccolta/consegna e il packaging/indirizzamento. Entrambe infine stanno
esaminando le potenziali applicazioni delle tecnologie RFID e GPS.
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Il vantaggio wireless
UPS e FedEx utilizzano varie forme di
tecnologia wireless dalla fine degli Anni
‘80, di solito soluzioni proprietarie
sviluppate con specifici fornitori. Più di
recente entrambe si sono convertite a
tecnologie standard, come le WLAN
802.11b,
Bluetooth
e
GPRS,
che
garantiscono
costi
di
sviluppo
e
manutenzione più contenuti, maggiori
prestazioni,
sicurezza
e
costi
di
acquisizione e installazione più bassi.
Nonostante la similarità delle tecnologie
adottate, però, l’approccio applicativo
continua a essere diverso. Nel settore
delle spedizioni un vantaggio competitivo
non dura mai più di sei mesi e il segreto
non sta nella tecnologia ma nel come la
si usa.
La borsa di New York è wireless con Java
La borsa di New York (NYSE) ha implementato una nuova
piattaforma di trading sviluppata in Java che include una
personalizzazione per gestire la connessione wireless di
strumenti 'handheld', come PDA e palmari. Forse questa è
davvero la fine della famigerata 'sala delle grida' della più
antica borsa nordamericana.
La piattaforma è stata realizzata insieme a IBM, che si è
occupata anche della parte relativa ai dispositivi mobili.
Per il momento, però, gli ordini possono essere piazzati
sia con i nuovi dispositivi sia con le tradizionali 'urla' nella
sala. Il sistema ha passato diverse fasi di test e il rollout è
durato più di un anno. Il TradeWorks, questo il nome della
piattaforma, è costruito su J2EE e garantisce un
throughput di oltre 40 volte superiore rispetto al sistema
precedente. Si basa su workstation Linux personalizzate e
server HP-UX equipaggiati con WebSphere. L'archivio di
transazioni, ordini e dati dei clienti risiede invece su un
mainframe zSeries con DB2. Non è stato un lavoro facile,
nemmeno per Big Blue: secondo Burkhardt, infatti, sono
stati necessari più di 100 miglioramenti perché la
piattaforma J2EE di IBM potesse soddisfare i requisiti di
business, piuttosto importanti, del NYSE.
FedEx spesso adotta le nuove tecnologie
non appena sono pronte, per esempio ha
installato reti wireless 802.11 fin dal 1999. UPS invece ha atteso quest’anno per iniziare ad
aggiornare le diverse tecnologie wireless tutte insieme, nell’ambito di un vasto programma per
migliorare lo scanning e il tracciamento dei pacchi. Le due strategie però non contrastano fino
in fondo: UPS non ha problemi a compiere passi intermedi se l’evoluzione tecnologica mostra
nuove opportunità, mentre FedEx inquadra sempre i suoi esperimenti in un quadro di
potenziali benefici a lungo termine.
Raccolta e consegna
Ogni secondo è importante quando si gestiscono 13,6 milioni di spedizioni al giorno, come fa
UPS, o anche ‘solo’ 5 milioni, come per FedEx. Le tecnologie wireless permettono di
risparmiare tempo prezioso durante il processo di consegna. Ognuna spende circa 120 milioni
di dollari per gli attuali progetti wireless, suddivisi su tre o cinque anni, che è una cifra grande
in assoluto, ma rappresenta comunque una frazione dei budget IT: ciascuna delle due aziende
spende un miliardo di dollari l’anno in IT.
Sia UPS che FedEx basano le proprie operazioni su dati in quasi-real time, e l’unico modo che
hanno per raccoglierli e distribuirli con tale velocità è l’uso di tecnologie wireless presso le sedi
periferiche, ma soprattutto sul campo.
Come accennato, il sistema wireless di entrambe le aziende si basa sull’utilizzo in gradi e mix
diversi di tre tecnologie base: 802.11b, Bluetooth e GPRS. Buona parte di queste è utilizzata
da UPS e FedEx per collegare i propri corrieri, che, a decine di migliaia, ogni giorno girano per
ritirare e consegnare pacchi. L’obiettivo principale è accelerare il processo senza intaccare la
precisione e la qualità del servizio. Entrambe le società hanno quindi in distribuzione ai propri
corrieri nuovi terminali portatili wireless, e stanno iniziando a sperimentare il wireless anche
per altre apparecchiature.
L’approccio FedEx
FedEx ha fatto realizzare un nuovo terminale mobile, il PowerPad, che usa un collegamento
Bluetooth per inviare le informazioni relative a un pacco, acquisite durante il ritiro, liberando il
corriere dalla necessità di collegare il terminale alla base fissa sul mezzo per attivare il
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trasferimento dati, il che fa risparmiare circa 10 secondi per ogni fermata (in molti Paesi, tra
cui gli USA, la raccolta di FedEx avviene tramite dei cassoni piazzati sul territorio a intervalli
stabiliti e accessibili agli abbonati, e svuotati dal corriere a scadenze determinate come in Italia
fa la Posta con le buche delle lettere). FedEx calcola che in un solo anno l’utilizzo del PowerPad
faccia risparmiare all’azienda circa 20 milioni di dollari sui suoi 40.000 corrieri.
Il PowerPad è dotato anche di connettività a infrarossi (una porta IrDA), usata per inviare
segnali di sblocco e blocco ai circa 50.000 cassoni per la raccolta visitati ogni giorno,
eliminando il problema della gestione delle chiavi fisiche. FedEx sta già pensando di
risparmiare altro tempo usando Bluetooth anche per questo: in tal modo il corriere non
dovrebbe più allineare la porta IrDA del PowePad a quella del cassone. La cosa non è ancora
stata fatta perché Bluetooth consuma più energia dell’infrarosso, per cui il corriere sarebbe
costretto a cambiare più spesso le batterie del cassone, impiegando più tempo. Entro un anno,
FedEx aggiornerà i PowerPad con connettività 802.11b: non ha ancora deciso che funzione
assegnare all’802.11b, ma fedele alla propria filosofia ritiene sia più importante avere la
tecnologia pronta per l’uso piuttosto che rischiare di perdere terreno rispetto a un concorrente.
Terminali stile UPS
La controparte in casa UPS del PowerPad di FedEx si chiama Delivery Information Acquisition
Device (DIAD) IV. Funzionalmente sono molto simili, a parte il fatto che quello di UPS,
distribuito in 70.000 esemplari, invia direttamente i dati all’azienda tramite una connessione
cellulare. FedEx invece diversi anni fa ha installato i trasmettitori cellulari sui camion e ha
scelto di mantenere l’architettura aggiungendo solo al terminale portatile, come abbiamo visto,
una connessione Bluetooth per il collegamento al trasmettitore. UPS da parte sua già usava la
connessione diretta da terminale sui precedenti modelli DIAD III e anch’essa ha deciso di
conservare l’architettura del sistema pur aggiornandolo.
Anche UPS userà Bluetooth nei terminali, ma per applicazioni come la gestione delle carte di
credito dei clienti all’interno di edifici
dove il segnale GPRS può essere troppo
debole, oltre che per applicazioni interne
Bluetooth, la roadmap arriva fino al 2007
alle sedi UPS come la trasmissione dei
Il Bluetooth Special Interest Group (SIG) ha rilasciato
dati orari di lavoro. L’azienda sta anche
questa settimana una roadmap triennale per Bluetooth,
valutando le potenzialità di Bluetooth per
tecnologia wireless di corto raggio, con miglioramenti che
semplificare gli studi su tempi e
porteranno a triplicare la banda e a inserire il multicast dei
movimenti, per esempio contare le volte
segnali. Mentre la maggior parte delle applicazioni
Bluetooth sono focalizzare sul mercato consumer, l'update
che un corriere deve aprire o chiudere il
che dovrebbe arrivare nel 2005 potrebbe portare a una
portellone; deve uscire o entrare. Il costo
nuova generazione di sensori da utilizzare nel mondo del
per aggiungere una scheda Bluetooth al
manufacturing.
terminale è talmente basso che l’azienda
UPS, il maggiore utilizzatore di questa tecnologia a livello
ha deciso di farlo anche prima di trovare
corporate, non è ancora certo di poter trarre vantaggio
un’applicazione
specifica
per
la
dalle nuove caratteristiche introdotte nella roadmap, ha
tecnologia. Anche il GPS sarà quasi
reso noto l'azienda in una nota. Tuttavia, sono in molti a
certamente aggiunto alle funzionalità del
scommettere che queste estensioni potrebbero rendere
Bluetooth una possibile alternativa alle emergenti
DIAD IV. L’obiettivo è facilitare al corriere
tecnologie ultra wide band (UWB). Il nodo da sciogliere è
il reperimento di percorsi alternativi, per
il consumo energetico.
esempio nel caso di reindirizzamento di
una consegna mentre è in transito sul
I primi prodotti UWB dovrebbero arrivare il prossimo anno
e, al momento, promettono velocità di circa 1 Gbit per
camion del corriere. Se un cliente chiama
secondo. Più o meno cento volte più dell'attuale ampiezza
per un cambio di indirizzo all’ultimo
di banda di Bluetooth. Considerando che il Bluetooth è già
minuto, l’uso di un’applicazione di atlante
una realtà, mentre i dispositivi UWB di basso costo
stradale con GPS permette al corriere di
secondo gli analisti non arriveranno prima di cinque anni,
se i miglioramenti dovessero essere reali si potrebbe
trovare facilmente il percorso verso la
aprire un nuovo mercato.
nuova destinazione.
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La nuova opzione RFID
Sia UPS che FedEx stanno esplorando a 360 gradi gli ulteriori benefici di business ricavabili
dall’applicazione di altre tecnologie wireless. Due ambiti sono sotto particolare osservazione: le
tag RFID, che sostituirebbero i codici a barre e il GPS, che permette di localizzare con
precisione le unità sul campo.
Il problema dell’RFID è che richiede forti investimenti, non tanto nei tag quanto nei dispositivi
di lettura e scrittura dei tag, e inoltre lo sviluppo di modelli standard di dati per consentire ai
diversi destinatari di utilizzare tag di varie fonti. Per giustificare il costo, il tag deve servire per
contenere qualcosa di più di un numero di identificazione, che può essere benissimo espresso
con un codice a barre. Comunque le due aziende sono sicure che il momento dell’RFID
arriverà, è solo questione di tempo.
Su un piano più generale, la migrazione completa al wireless richiede che sia UPS che FedEx
sviluppino applicazioni wireless capaci di gestire le disconnessioni e che utilizzino una velocità
di trasmissione dati più bassa.
Il ‘Salvatempo’ di Unicoop: meno coda alle casse grazie all’open source
Una soluzione innovativa basata su rilevatori portatili snellisce gli acquisiti
all’interno dei supermercati. Palla (CIO): standard e approccio ‘make’ i nostri punti
fermi
di Roberto Galoppini
La Unicoop Tirreno, cooperativa di consumo con oltre 640mila soci, 5.500 dipendenti, 71
supermercati (di cui 25 provenienti da Coop Tevere, recentemente acquisita) e sei ipermercati
sparsi in Umbria e sul territorio costiero di Toscana, Lazio e Campania, ha recentemente
realizzato una infrastruttura basata su Linux che consente ai clienti di acquistare i prodotti
selezionati evitando le attese causate dalla lettura del codice a barre alla cassa. In
pratica i clienti, dotati di un semplice lettore (Portable Shopping System, fornito da Symbol
Technologies), durante il tragitto all'interno del supermercato possono leggere il codice a barre
dei prodotti scelti. Giunti alle casse, restituiscono il lettore e pagano l'importo complessivo,
risparmiando tempo e avendo l'opportunità di verificare progressivamente la formazione
dell'importo finale. Una soluzione sicuramente innovativa per l'Italia che si avvale, a livello di
sistemi informativo, di una gamma di strumenti open source che Unicoop Tirreno ha scelto di
affiancare a quelli forniti da Symbol.
Abbiamo raggiunto il responsabile dei sistemi informativi di Unicoop Tirreno, Massimiliano
Palla, per discutere i dettagli dell'interessante progetto. "Abbiamo scelto il PSS di Symbol
Technologies, ma la soluzione software offerta in bundle non era integrata col nostro sistema
di gestione del punto vendita - ci spiega Palla -. Per usarlo avremmo dovuto replicare il
database, cosa che abbiamo voluto evitare per il prevedibile carico di lavoro che ciò avrebbe
comportato. Quindi abbiamo deciso di avviare internamente lo sviluppo del software, e col
supporto del fornitore siamo riusciti a realizzare un sistema basato su Linux in grado di
dialogare con i terminali Symbol. Oggi siamo in grado di installare il 'Salvatempo' anche nei
piccoli supermercati, proprio in virtù dei ridotti costi di implementazione e di esercizio
del sistema".
Quali sono i vantaggi pratici apportati dal nuovo sistema? Cosa cambia per i clienti
finali?
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Secondo i nostri calcoli impiegano circa il 20% di tempo in meno a fare i loro acquisti, dunque
hanno più tempo per scegliere e prestare maggiore attenzione alle promozioni e alle offerte
disponibili. I più contenti sono gli uomini, come dimostra il fatto che solo un quarto di loro
continua a fare la spesa in modo tradizionale. I terminali PSS sono facili da utilizzare e
praticamente non richiedono nessun tipo di apprendimento, come risulta dai commenti degli
utilizzatori raccolti nei punti vendita.
Per quanto concerne le competenze, avete incontrato difficoltà a passare a soluzioni
Linux?
No, ma la nostra esperienza nasce proprio sui sistemi Unix, quindi per noi il passaggio da
questo punto di vista è stato piuttosto naturale, e la stabilità che ci garantisce il sistema è per
noi un notevole valore aggiunto, al punto che le considerazioni sui costi delle licenze non sono
entrate in gioco nel momento delle decisioni. Inoltre, per quanto riguarda Linux e i servizi di
rete disponibili su questa piattaforma, avevamo iniziato a svolgere progetti già da qualche
anno.
Dunque avete delle risorse interne dedicate. Non utilizzate servizi in outsourcing?
Fin dall'inizio alla Unicoop abbiamo strategicamente puntato su un approccio di tipo 'make',
così da avere sempre internamente le competenze necessarie alla gestione e all'evoluzione dei
nostri sistemi. L'IT per noi è l'infrastruttura portante, non possiamo permetterci errori o ritardi
eccessivi.
Ci dica qualcosa di questa infrastruttura, quali sono gli elementi architetturali?
Ogni punto vendita usa un server Linux su piattaforma Intel, la RAM a seconda dei casi varia
da 512 Megabyte a 1 Giga di RAM, con sottosistema RAID da 36 Gigabyte. Il sistema in questa
configurazione è in grado di gestire non solo la barriera delle casse, ma anche le applicazioni di
back office e il Salvatempo. Il software utilizza un database Oracle, di cui siamo utenti dal
1989 e che al momento non intendiamo abbandonare, visto che le soluzioni open source
disponibili non ci sembra offrano un'analoga affidabilità.
Sembra di capire che, a parte la scelta di campo relativamente al database, gli
elementi architetturali siano standard e vi lascino completa libertà di manovra per
l'evoluzione
del
sistema.
Non esattamente. I terminali Symbol al momento si avvalgono di un protocollo proprietario,
sostituirli richiederebbe una nuova implementazione del lato server della comunicazione ed è
per questo che, in generale, ove possibile optiamo per protocolli e formati standard. In questo
modo abbiamo soprattutto una maggiore libertà nella scelta del fornitore.
Come mettere in sicurezza la rete wireless
Una buona progettazione dell'infrastruttura serve più dei grandi investimenti a
garantire la sicurezza generale. L'esperienza della Regione Piemonte
di Giuseppe Goglio
In tempi non sospetti, verso la fine dell'anno 2000, la Regione Piemonte aveva cominciato a
interessarsi delle potenzialità della tecnologia wireless. Negli anni seguenti un attento studio, e
una fase di sperimentazione particolarmente accurata, hanno portato alla realizzazione di una
prima infrastruttura senza fili a beneficio dei dipendenti interni. La sede dell'amministrazione a
Torino è stata scelta come luogo pilota per l'adozione della connettività Wi-Fi, in modo da
fornire accesso alla intranet agli utenti che devono potersi muovere all'interno dell'edificio. "Per
adesso stiamo curando tutti gli aspetti, in particolare la sicurezza, di una sola sede – spiega
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Mario Ancilli, responsabile del laboratorio
ICT della Regione Piemonte -. Entro la
fine dell'anno contiamo di coprire tutte e
14 le sedi regionali di Torino".
I tempi in apparenza lunghi per la messa
in opera della rete sono giustificati dalla
volontà di allestire un servizio non solo
efficace, ma con adeguate garanzie di
sicurezza. La strategia seguita per
ottimizzare
questo
aspetto
merita
un'analisi approfondita. Il lavoro della
Regione Piemonte dimostra infatti che un
utilizzo ragionato degli strumenti di
sicurezza esistenti, pur se limitati,
consente
di
raggiungere
livelli
di
protezione più che sufficienti.
Le prospettive del progetto
I buoni risultati ottenuti in questi anni rappresentano per
il laboratorio ICT uno stimolo a cercare ulteriori evoluzioni
e perfezionamenti dell'infrastruttura. "Abbiamo condotto
con successo sperimentazioni di connessioni point-to-point
per la fonia su Wi-Fi - spiega Mario Ancilli -: i problemi li
abbiamo avuti non tanto con la rete, ma con i dispositivi
adottati, che si sono rivelati poco pratici". Intanto si sta
già pianificando il passaggio allo standard 802.11g, in
grado di offrire maggiori prestazioni senza bisogno di
interventi di aggiornamento sull'hardware, e l'uso della
smart card assegnata ai dipendenti regionali. Contenendo
già i certificati digitali per l'autenticazione agli applicativi,
la smart card sarebbe adatta in una logica di single sign
on.
Nel caso specifico, si è considerata la rete senza fili come 'untrust' e la si è isolata dalla rete di
produzione attraverso un firewall. "Sono stati stesi nuovi cavi per il collegamento con gli access
point, direttamente connessi con un unico switch con tecnologia Inline Power – spiega Ancilli -.
In tal modo è stato possibile regolare l'alimentazione agli access point e quindi attivare o
disattivare totalmente o parzialmente la copertura radio, così che fosse fruibile solo quando
necessario. Per esempio durante l'orario di apertura degli uffici". Il segnale radio dell'access
point è impostato con una potenza di 20 e 50 milliwatt, a seconda delle caratteristiche
topologiche del punto di installazione. "Il buon compromesso dato dal posizionamento degli
access point, dalla potenza del segnale e dall'uso di antenne semidirettive permette una
copertura soddisfacente all'interno dell'edificio, ed una molto limitata copertura all'esterno".
Sempre al fine di migliorare la sicurezza è stato adottato lo standard 802.1x, con una gestione
più efficace dell'autenticazione e della crittografia WEP (wired equivalent privacy). Il client invia
le credenziali all'access point, questo richiede al server Radius di convalidarle e, se la risposta
è positiva, genera le chiavi di crittografia WEP a 128 bit che saranno restituite all'access point
e al client. La soluzione prevede una gestione ciclica a tempo delle chiavi di crittografia, per
garantire una maggior sicurezza evitando l'uso di chiavi statiche.
Le richieste di connessione provenienti da dispositivi wireless (palmari o notebook) vengono
filtrate da un firewall, che svolge anche la funzione di instradamento tra la rete Wi-Fi e quella
fissa. I client non autenticati della rete wireless non possono raggiungere direttamente la rete
aziendale, ma per avere accesso sono obbligati a dialogare con il server Radius, che insieme a
un server DHCP è posizionato in una DMZ (zona demilitarizzata, cioè intermedia). Solamente
una volta conclusa l'autenticazione gli utenti wireless ottengono l'indirizzo IP.
Nonostante la rete wireless sia stata studiata per uso strettamente interno, è previsto anche
l'accesso 'ospite'. Attualmente è riservato ai consulenti che collaborano con la Regione
Piemonte, oppure ai tecnici che devono intervenire sui dispositivi, o agli ospiti intervenuti per
incontri o riunioni. "È una procedura un po' complessa, che attualmente richiede ancora un
intervento manuale. Dobbiamo ancora perfezionarla – sottolinea Ancilli -, ma pensiamo che in
futuro potremo renderla più flessibile".
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E la tecnologia ‘guiderà’ l’innovazione
La quarta edizione dell’Infomobility & Telematics Forum ha evidenziato una
tendenza importante: i servizi legati alla mobilità degli autoveicoli
di Giuseppe Goglio
È ormai qualche tempo che l’elettronica è
sempre più parte integrante dei mezzi di
trasporto.
Al
riguardo
basti
infatti
considerare la recente stima di General
Motors, secondo la quale all’interno di un
abitacolo sono presenti sistemi governati
da un numero di istruzioni nell’ordine delle
decine di milioni e che arriveranno a
sfondare il muro dei cento milioni entro il
2010.
L’introduzione dei sistemi GPS ha inoltre
aperto
ufficialmente
la
strada
alla
realizzazione di vere e proprie applicazioni
dedicate ai mezzi di trasporto. Sono però
ormai al tramonto i tempi dove le funzioni
di ricerca e indicazione di percorsi erano
comunemente
interpretate
come
l’espressione dell’informatica al servizio
della mobilità. In occasione di Infomobility
& Telematics Forum 2004, l’appuntamento
annuale che si è tenuto in questi giorni
presso il Lingotto di Torino, è emerso un
fatto interessante e simbolo dell'evoluzione
del settore: la possibilità di localizzare un
veicolo sul territorio è solamente un primo
tassello, a partire dal quale è possibile
elaborare
un’offerta
di
servizi
particolarmente variegata e innovativa, che
ha imparato a tenere in considerazione non
solo l’aspetto tecnologico ma anche le
componenti legate a costi e modalità di
utilizzo.
Più che dai convegni l’evento è stato
caratterizzato
dalla
serie
di
stand
all’interno dei quali un consistente numero
di aziende ha presentato le nuove frontiere
dei servizi associati alla mobilità nel
comparto dei trasporti. Particolarmente
significativa sotto questo punto di vista la
soluzione che la locale Prototipo ha messo
a punto grazie alla collaborazione di
Microsoft e HP. L’esperienza maturata in
dispositivi elettronici a bordo auto ha prima
di tutto evidenziato la necessità di
realizzare sistemi ‘slegati’ dall’autovettura,
Microsoft e Fiat alleate per il wireless
Microsoft ha messo a segno il più grande accordo nel
settore automobilistico firmando una partnership, con
Fiat, per lo sviluppo congiunto di un sistema per le
telecomunicazioni wireless. Sarà installato su tutti i
modelli di auto Fiat, Lancia e Alfa Romeo venduti in
Europa.
Per Microsoft, che tra i suoi clienti annovera anche
Mercedes-Benz, BMW, Citroen, Honda, Hyundai, Toyota e
Volvo, si tratta anche della prima volta che un produttore
adotta la piattaforma Windows Automotive su una gamma
così ampia di auto e marchi. Ed è anche la prima volta che
la società lavora direttamente con un OEM per sviluppare
una soluzione telematica completa da installare sulle
automobili.
Il nuovo sistema dovrebbe essere disponibile sulle auto
Fiat a partire dal prossimo anno, e si baserà, oltre che sul
software di Microsoft, su hardware realizzato in
collaborazione
con
Magneti
Marelli
(anch'essa
appartenente al gruppo Fiat) e sullo standard Bluetooth.
In questo modo gli automobilisti, oltre a disporre di un
GPS, potranno collegare i loro telefoni cellulari e i palmari
con il sistema di bordo ed effettuare le chiamate tramite
comandi vocali, senza distogliere mani e occhi dalla guida.
Una connessione USB nel cruscotto consentirà anche di
ascoltare la musica registrata su lettori MP3 o media
player, e sarà possibile ricevere informazioni sul traffico
tramite il servizio di infomobilità di Fiat bConnect.
Microsoft e Fiat intendono collaborare anche per un
sistema in grado di interoperare con la Controller Area
Network (CAN) per la diagnostica dei veicoli.
"Siamo in prima linea nelle tecnologie telematiche,
essendo stati tra i primi produttori di auto a implementare
su tutti i nostri modelli dispositivi come i servizi di
infomobilità bConnect – dichiara Walter Mortara, senior
vice president del product e process engineering di Fiat
Auto -. E in questo 'business model' unico, in cui ricreiamo
a bordo dell'auto il mondo e la struttura dei computer,
siamo contenti di avere come partner Microsoft, una
società che ha innovato molto nell'industria software e che
vanta una grande esperienza nel progettare piattaforme
flessibili".
Mentre Fiat deve ancora decidere se installare il sistema
solo su alcuni modelli o in opzione sull'intera gamma delle
sue auto, Microsoft spera di poterlo proporre ad altri
produttori. Anche se alcuni di essi, come General Motors,
hanno già investito in analoghi sistemi proprietari e li
stanno a loro volta già fornendo ad altri produttori.
I primi prototipi dovrebbero arrivare entro la metà del
prossimo anno, mentre per le specifiche la data presvita è
il 2006.
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Niente più ingorghi se l’auto è Wi-Fi
Il Governo tedesco ha deciso di finanziare un progetto per
un nuovo standard wireless per la comunicazione tra
automobili. L'idea è di utilizzare le tecnologie 802.11a e b
per formare reti wireless ad hoc tra automobili in modo da
scambiare
informazioni
sugli
ingorghi
stradali
e
aumentare così l'efficienza e la sicurezza delle strade.
Il Ministro della ricerca tedesco ha approvato un piano di
tre anni per il progetto Network on Wheels (NOW), che
sarà utilizzato anche dal consorzio europeo European Car2-Car Communication (C2C CC), di cui fanno parte le
maggiori case automobilistiche europee, come BMW,
DaimlerChrysler,
Volkswagen,
Renault
e
Fiat.
Naturalmente prima che il consorzio possa definire uno
standard europeo per la comunicazione wireless tra le
automobili sarà necessario un lungo lavoro di test, che
sarà svolto proprio all'interno del progetto tedesco NOW.
I
ricercatori
svilupperanno
e
testeranno
diverse
componenti usando anche IPv6, si legge in una nota. Non
appena due o più veicoli sono all'interno del range di
comunicazione, si collegano automaticamente creando
una rete ad-hoc. Viste le limitazioni di portata delle reti
wi-fi, ogni automobile farà anche da router permettendo
così di inviare messaggi oltre il range massimo di
comunicazione. L'algoritmo di routing si baserà sulla
posizione delle auto e sarà in grado di gestire i rapidi
mutamenti delle reti ad-hoc. Ed è proprio lo sviluppo di
algoritmi di routing sofisticati che renderà efficiente il
progetto: le informazioni su un ingorgo in una corsia
dovrebbero infatti essere passate alle auto della corsia
opposta, che a loro volta passeranno l'informazione a
quelle della corsia con l'ingorgo che sono ancora in tempo
per cambiare strada
capaci cioè di essere facilmente trasferiti
da un mezzo a un altro: "Non si può
legare un prodotto la cui tecnologia ha
una durata di vita nell’ordine di mesi con
una macchina che invece dura degli anni
- spiega Luca Tonelli, informatics
business unit director di Prototipo -. Di
conseguenza,
l’elettronica
evoluta
dell’auto andava separata dal sistema
mobile". La soluzione realizzata è un
insieme di tre componenti: un piccolo
modulo da installare sull’autoveicolo in
grado di raccogliere le informazioni
secondo i recenti standard del settore, un
dispositivo di elaborazione e trasmissione
dei
dati
a
discrezione
dell’utente
(smartphone, PDA, lettori dedicati o
anche notebook) e uno strato software in
grado di garantire la connessione con la
sede remota. Oltre alle usuali funzioni di
fleet managament, in questo modo è
possibile accedere tramite web ai sistemi
IT aziendali. A seconda della velocità
della connessione e del contesto (per
esempio veicolo fermo o in movimento),
inoltre, la soluzione Prototipo è capace di
regolare in automatico l’interfaccia, per
esempio aumentando o diminuendo la
dimensione dei caratteri o visualizzando
solamente una parte dei componenti.
La padovana Click&Find ha invece
realizzato il proprio progetto prendendo spunto da un’altra esigenza: la possibilità di partire
dalla localizzazione per realizzare una più ampia offerta di servizi. Tutto quello che viene
fornito alle aziende utenti è uno scanner proprietario in grado di leggere codici a barre o
etichette RFID, da utilizzare nel momento in cui le merci vengono movimentate. Le
informazioni trasmesse ai server dell’azienda, che opera a tutti gli effetti da provider, sono
quindi elaborate e inserite in un portale dove le aziende clienti hanno accesso riservato per
monitorare ogni movimento del singolo automezzo. Gli stessi dati possono inoltre essere
integrati con i rispettivi sistemi gestionali.
Ma mobilità non significa solamente rilevare dati da oggetti in movimento. Well Engineering ha
infatti sfruttato le potenzialità delle varie forme di connettività wireless per soluzioni particolari.
Un apparato di fotocamera digitale ad alta definizione dotata di sistema operativo embedded
basato su Linux consente, per esempio, di svolgere funzioni di monitoraggio geologico o
ambientale, garantendo la trasmissione di immagini in modalità wireless nel giro di pochi
minuti. Un principio analogo ha portato alla realizzazione di una soluzione che utilizza la
tecnologia RFID associata ai PDA per ‘seguire’ le visite all’interno di una mostra. In un futuro
prossimo l’azienda valdostana conta di sfruttare la stessa tecnologia per nuove forme di
trasmissione delle informazioni basate su una localizzazione più personalizzata e contestuale.
Complessivamente soddisfacente il bilancio dell’evento, che alla sua quarta edizione ha visto
lievitare in misura sensibile la partecipazione: sono infatti state 1.500 le persone intervenute al
Lingotto (nel 2003 erano state rilevate poco più di 1.000 presenze), che hanno avuto modo di
raccogliere le nuove idee presentate dagli oltre cinquanta espositori e approfondire la
conoscenza di questo mercato tutto sommato ancora agli albori.
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GLOSSARIO
Wi-Fi
Abbreviazione di wireless fidelity, si riferisce ad alcuni tipi di reti locali wireless che utilizzano la famiglia di specifiche
802.11
802.11
Una famiglia di specifiche per la realizzazione di reti locali wireless sviluppata dal gruppo di lavoro dell’Institute of
Electrical and Electronics Engineers (IEEE). Tutti gli standard della famiglia 802.11 usano il protocollo Ethernet e il
Carrier Sense Multiple Access with Collision Avoidance (CSMA/CA).
Wi-Max
È un consorzio industriale che tenta di far avanzare le specifiche originali 802.16 di IEE per permettere accesso
wireless a larga banda. Questa tecnologia dovrebbe permettere il funzionamento di applicazioni multimediali su
connessioni wireless con un raggio d’azione di circa 40 kilometri.
GSM
Global System for Mobile Communication: un sistema di telefonia digitale particolarmente diffuso in Europa. Opera su
frequenze di 900 o 1800 MHz.Testo definizione2
GPRS
Il General Packet Radio Service è uno standard di comunicazione wireless a pacchetto che può fornire trasmissioni da
56 fino a 114 Kbps e collegamento continuo a Internet senza interrompere il servizio telefonico. E’ basato sul sistema
GSM.
UMTS
Universal Mobile Telecommunication Service, un sistema digitale a pacchetto di terza generazione (3G) per la
trasmissione di dati, testo, voce e contenuti multimediali su larga banda (circa 2 Mbps).
Bluetooth
Uno standard industriale che descrive come due dispositivi (telefoni cellulari, palamri, personal digital assistand o
computer) possono essere collegati attraverso un collegamento wireless di corto raggio.
RFID
La radio frequency identification è una tecnologia radio che permette di identificare in modo univoco gli oggetti a quali
sia stato assegnato un ‘tag’ compatibile. Sostituiusce in molti casi il metodo del codice a barre. Non richiede il contatto
diretto con l’etichetta né che l’etichetta sia visibile da uno scanner laser.
Documento reperibile, assieme ad altre monografie, nella sezione Dossier del sito http://www.sanpaoloimprese.com/
Documento pubblicato su licenza di IDG Communications Italia
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