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parecchio e lo trovo un ottimo
compromesso) e ci si può togliere lo sfizio
senza dover “sacrificare” un computer
intero.
IDEE E PENSIERI
Quell'orribile schermata
Start
Marco Valerio Principato - 13/10/13
Come tutti gli informatici, sono
curioso e ho voluto provare Windows
8, naturalmente in ambiente virtuale.
La conclusione? Zio Steve (Ballmer)
non vorrebbe mai sentirla.
La prima cosa che ho
notato è stata la
grafica: stilizzata,
priva di ricchezza,
squadrata, quasi
minimalista. Un po'
lo stesso percorso
che sembra aver fatto iOS di Apple, che
con la versione 7 ha introdotto variazioni
di questo genere. Per alcuni aspetti può
essere un vantaggio, poi però
contraddetto dalla presenza di molteplici
effetti di transizione. Ma questo sarebbe
niente.
Trovo scostante il fatto che Microsoft abbia
aderito a un'architettura del tutto analoga
a quella di Apple: l'idea è quella di
circoscrivere l'utenza in un walled garden,
una volta all'interno del quale non si esce
più.
Ormai Windows 8 esiste, Microsoft l'ha
fatto. Sin dai suoi primi vagiti non mi è
piaciuto: a maggio 2013, quando ne ho
parlato, mi ero basato solo su quel che
leggevo o giù di lì. Oggi l'ho provato e
confermo: continua a non piacermi, anzi,
peggio di prima. Questione di gusti,
indubbio.
Procurarselo a fini di valutazione, come
noto, non è un problema: basta poi avere
un ambiente di virtualizzazione (per
esempio Virtualbox, che utilizzo da
All'atto della
creazione della
prima utenza, si
viene caldamente
sospinti a registrarsi
con un proprio
indirizzo email (e se per caso non si ha o
non si può usare, Microsoft invita a
crearne uno nuovo presso di sé). Solo così
si potranno scaricare delle App – App? Ma
che è, uno smartphone? - naturalmente
solo dal Windows Store, App che
riceveranno aggiornamenti automatici sui
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dati che occorrono loro (per esempio
News) e sincronizzare impostazioni e
aspetto tra diverse macchine. Ovviamente,
tutto passa per Microsoft.
4. partecipazione al “Customer
Experience Improvement Program”
per “aiutare Microsoft a migliorare
software e servizi”, che significa
dare a Microsoft accurate statistiche
sulle proprie attività sul computer;
Non è obbligatorio,
sia chiaro, creare la
prima utenza in
questo modo.
5. invio di informazioni al programma
di miglioramento dell'esperienza di
Help, ossia statistiche su come,
quante volte, in che occasione e con
quali risultati si chiede e si ottiene
aiuto durante l'impiego del sistema.
Ma se non lo si fa,
Microsoft interpone
una sibillina schermata che pone a
confronto i due scenari.
Allora, se crei l'utenza “sotto Microsoft”
hai questo, quello e quell'altro, mentre se
non lo fai dovrai fare questo e quell'altro
(cose meno comode, ovviamente) a mano.
Ma passi. Quando si
arriva al momento
delle prime
impostazioni, pur
riconoscendo che
per impostazione
predefinita stanno tutte a OFF, Microsoft ti
chiede il permesso di attivare una serie di
spifferamenti:
Una bella
“schedatura”, non
c'è che dire. Ma non
è finita. Microsoft
chiede ancora (e
stavolta per
impostazione predefinita sta tutto su ON):
1. uso del Windows Error Reporting
per avere soluzioni a problemi (che
altro non è che un dettagliato
resoconto hardware e software
inviato in occasione di errori gravi
di applicazioni o blocchi);
2. invio dei virus o altre schifezze in
cui ci si imbatte per facilitare il
responso al malware, e questo – se
fatto in buona fede – passi pure;
2. uso delle inutilissime liste di
compatibilità di Internet Explorer
per “migliorare l'esperienza su
alcuni siti”, che è un becero
tentativo di capire perché ancora
oggi Internet Explorer non è
proprio così “standard” come
dovrebbe;
3. invio dei dati di geolocation a
Microsoft quando si usano App che
li richiedono, per “migliorare i
servizi Microsoft”;
3. condivisione con le App del proprio
nome e dell'immagine associata al
proprio account (così tutti i
produttori di App sanno chi siamo,
1. invio delle URL usate sul Windows
Store dalle App, al fine di migliorare
quest'ultimo;
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quando usiamo le loro App, cosa ci
facciamo, eccetera);
4. abilitazione della piattaforma di
gestione della location geografica,
così che le App possano chiedere
all'utenza le proprie coordinate
geografiche (così le App, oltre a
sapere chi siamo, sanno anche dove
stiamo).
E va bene: si può anche mettere tutto a
OFF, ma non si può non notare che per
impostazione predefinita sta tutto a ON.
Poi ti ritrovi sullo schermo
quell'odiosissima schermata Start, che fa
somigliare lo schermo del PC a uno
smartphone messo in orizzontale.
Indubbiamente è questione di abituarsi,
ma è un ambiente nel quale sento di non
avere più alcun controllo del computer. Lo
scroll con il mouse, a seconda degli
scenari, è sia verticale che orizzontale: mi
fa un certo effetto girare la rotella del
mouse e vedere la schermata che scrolla
orizzontalmente. Non mi piace: forse è
comodo in un ambiente touch, ma sul PC
lo trovo di uno scomodo mai visto.
Poi apri Internet Explorer e l'intero
schermo viene occupato da esso: prima di
capire come “uscire” da IE ci devi fare un
attimo di abitudine, ma questo sarebbe
nulla: per impostazione predefinita, la
barra indirizzi fa come Chrome, ossia quel
che digiti viene inviato a Bing e dai suoi
risultati poi il browser “capisce” se si
trattava di un'URL o meno. Stessa cosa
sulla ricerca.
La gestione delle impostazioni la trovo
oltremodo macchinosa. L'unica cosa forse
buona che ho visto è la gestione degli
aggiornamenti delle App, che è molto à la
BlackBerry 10: quelle da aggiornare sono
riunite in una schermata, dove man mano
che vengono aggiornate spariscono.
Per ottenere accesso
a un Desktop simile a
quello di Windows 7,
poi, c'è da trafficare,
non è affatto
intuitivo arrivarci. E se non ci vai, non hai
più la “percezione” di avere sotto un File
System, un sistema la cui struttura è
simile a quella a cui, sinora, ci si era
abituati.
Per di più – questa è notizia recente – ora
sembra che Microsoft abbia intenzione,
sempre per impostazione predefinita, di
cifrare il File System ma di farlo con una
“chiave di riserva” custodita da
Microsoft, che l'utente può impiegare nel
caso in cui dimentichi la propria parola
chiave. E che razza di sicurezza è? Ciò
significa che Microsoft può sempre e
comunque procedere alla decodifica dei
dati che vengono cifrati e tale funzionalità
difende solo da un eventuale sottrazione o
perdita del proprio hard disk, senza
contare che questo significa, tra l'altro,
garantire alla NSA statunitense l'accesso
ai propri dati. Se tanto mi dà tanto, allora
per garantire un livello accettabile di
tutela ai miei dati, preferisco – come del
resto già faccio – utilizzare TrueCrypt.
E non ci dimentichiamo che,
naturalmente, la cifratura di Microsoft
funziona solo se il PC dove deve
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2.
funzionare ha il Secure Boot attivo,
dunque su un PC “castrato” e obbligato a
funzionare solo con Windows.
citare per esteso il nome dell'autore.
Le dimensioni del carattere sono sufficientemente grandi da
permettere un'agevole lettura anche su dispositivi elettronici come gli
ebook reader.
Niente da fare, caro zio Steve (Ballmer):
tutto questo non mi è piaciuto. Se stavi
pensando di alzare il dito per dirmi “come
hai osato, pirata che non sei altro,
procurarti una copia illegale di Windows
8?”, risparmia la fatica: ho già cancellato
l'immagine ISO da cui ho eseguito
l'installazione e ho già del tutto rimosso la
macchina virtuale creata per fare questa
prova.
Come mai?
Semplicissimo: come
ben sai, caro zio
Steve (Ballmer),
dispongo di un
originalissimo Windows 7 Ultimate,
comprato online dopo essere stato
“tradito” da un assemblatore di pochi
scrupoli. Mi va benissimo quello e me lo
terrò, a meno che nel frattempo non esca
un successore di Windows 8 migliore del
medesimo (ma deve essere molto
migliore, specie sotto il profilo della
privacy), nel qual caso tornerò a provare.
Ma fino ad allora, Windows 7 Ultimate mi
va benissimo e sto a posto così, anche fino
al 2020, se fosse il caso.
Marco Valerio Principato
Argomenti trattati:
windows8, microsoft, sistemi operativi
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