USS ENTERPRISE, Ultima Crocera Operativa,
un’avventura a bordo della prima portaerei nucleare mai costruita
Testo e foto Remo Guidi
….tutto ha avuto inizio venerdì mattina, il 23 marzo, con la telefonata di Lello: “…
guarda che c’è la possibilità di imbarcarsi sull’Enterprise, é nel Mediterraneo per il
suo ultimo dispiegamento e a fine anno viene dismessa; scrivi subito al PAO della
Navy a Napoli…”
Detto fatto, mando una mail ed a tempo di record mi risponde l’addetto stampa,
incaricato di questa iniziativa, che mi informa di avere un unico posto disponibile ma
vuole una conferma immediata.
Mi devo trovare a Souda Bay, Creta, martedì 27 alle 10,30.
Non ci penso due volte, accetto di slancio la proposta senza neanche aver riflettuto
su dove fosse quel posto, e comincio a domandarmi: “ma come ci arrivo?”
Volo da Roma a Creta via Atene, acquisto e sbaglio aeroporto di arrivo: Creta oltre
ad Heraklion ha anche l’aeroporto di Chania ed é lì che devo andare. L’emozione fa
brutti scherzi e ti fa spendere 98 euro in più per cambiare biglietto. Dormo in un
piccolo albergo vicino all’aeroporto.
Il ritorno poi, direttamente da Atene perché la nave ormeggerà al Pireo il 28 pomeriggio; per non sbagliare ancora, visto che non si sa esattamente quando sbarchere-
mo, decido di fermarmi una notte nella capitale Greca e tornare giovedì 28.
`Partenone by-night.
Che affanno! Non posso permettermi di sbagliare, di perdere le coincidenze, di perdere il bagaglio (…vado solo con quello a mano: “impossibile!”), di non farcela e poi,
da solo; certo in due ci si poteva dare aiuto, affrontare gli imprevisti sarebbe stato
più facile ma non potevo dire di no perché era disponibile un solo posto; occasioni
come questa non si possono rifiutare.
Al Main Gate della Naval Air Station di Souda Bay incontro i compagni d’avventura:
quattro ragazzi greci e due turchi (troupe televisive), due tedeschi, due inglesi ed
un belga che con me fanno 12, un bel po’ di gente, pensavo che saremmo stati di
meno.
Ci accoglie “Paul” il PAO (Public Affairs Officer) di Souda Bay che con un Van, di quelli che consumano un litro al kilometro, ci deposita nella sala d’aspetto dell’aeroporto.
Il decollo è previsto per mezzogiorno e nell’attesa tento di fare un paio di scatti ad
una coppia di “Orion “ parcheggiati sul piazzale; neanche a provarci, la security
greca è inflessibile: “ No shot “, e, mentre tento un ultimo approccio al gendarme,
atterra il nostro taxi per l’Enterprise, un Grumman C-2 Greyhound detto COD (Carrier On Board Deliver).
Gli giro intorno, mi attardo un po’ a guardare l’aereo che vedo per la prima volta, ed
infatti, quando salgo a bordo dalla rampa posteriore, mi accorgo che i posti migliori,
gli unici due con i finestrini, sono già occupati…
Pazienza!
Indosso il giubbotto salvagente ed il casco con i padiglioni antirumore incorporati e
mi siedo; ci si intende a gesti e non capisco perché i sedili sono posizionati al contrario (lo schienale verso il fronte marcia). ….lo capirò più tardi, all’arrivo.
Dopo quasi un’ora di volo e di sobbalzi, mi sentivo come Jack Rian nel film Caccia
ad Ottobre Rosso, l’equipaggio lancia un grido:…”here we go!“ e poco dopo, con una
gran botta atterriamo sul ponte dell’Enterprise.
Sono diventato un “Tailhooker”.
E mi spiego adesso il perché dei sedili montati al contrario: in due/tre secondi al
massimo si passa dalla velocità di atterraggio, comunque elevata, a zero incassando
una notevole quantità di “g” ed avendo la schiena saldamente appoggiata al sedile
non ci si accorge quasi di nulla; credo però che l’emozione e l’adrenalina abbiano
avuto gioco facile su tutto il resto.
Si apre il portellone di coda, si abbassa la rampa e viene dato il via libera a scendere
dall’aereo.
Improvvisamente mi rendo conto di stare sul ponte dell’Enterprise, la prima portaerei nucleare al mondo, la più grande in esercizio con i suoi 342 metri di lunghezza,
e mi si para dinanzi un universo fatto di uomini colorati: gialli, bianchi,verdi,rossi,……
argento che si muovono tutti insieme senza soluzione di continuità, come in un balletto ben orchestrato da un direttore che non si vede ma si capisce che c’è.
Ci da il benvenuto Sara, il Tenente addetto stampa della CVN 65, che dopo un breve,
saluto passa a spiegare le regole da rispettare per far sì che la visita si svolga in tutta sicurezza: andremo prima sull’Isola in alto, vicino alla postazione dell’Air Boss, e
poi sul ponte di volo dove saremo veramente vicini agli uomini ed ai velivoli durante
le operazioni di decollo e di atterraggio.
Ci dividiamo in due gruppi, le troupe televisive separate dai fotografi e via a passo
spedito; già si sente la messa in moto dei jet, ci sono sette piani di scale da percorrere e nessuno vuole perdere neanche un istante di quello che sta accadendo li fuori.
Che spettacolo, lo sguardo spazia a 360 gradi ed è incredibile quello che si può vedere da quassù.
Sul ponte ci saranno almeno trenta aerei e gli uomini cominciano a muoversi all’unisono, coordinati, precisi, efficienti, ognuno sa quello che deve fare; gli specialisti si
affannano intorno ai velivoli per prepararli al decollo, gli addetti alle catapulte (ce ne
sono quattro e tutte in funzione) controllano che nulla impedisca lo scorrimento del
lanciatore ed ad un certo punto comincia lo “Show“.
Gli aerei si allineano ed è un susseguirsi di decolli, uno dietro l’altro senza un attimo
di respiro.
Per primo viene lanciato l’Hawkeye, che ha il compito di controllare lo spazio aereo,
seguito da una coppia di Prowler per le contromisure elettroniche e poi Hornet, Super Hornet della Navy e dei Marines, tanti che perdi il conto di quanti sono.
“Che meraviglia“.
Ma ecco che non fa in tempo a sparire all’orizzonte l’ultimo F-18 che già gli uomini
sul ponte di volo si preparano a ricevere i primi atterraggi (tra il primo decollo ed il
primo atterraggio sarà trascorsa non più di mezz’ora).
E gli aerei vengono giù che ti fa un’impressione dell’altro mondo e tu sei lì, a pochi
metri dal punto di contatto, vicino alle funi di arresto e scatti una foto dietro l’altra
con l’entusiasmo alle stelle che non ti fa avere paura ne sentire la stanchezza.
Già, la stanchezza; sono in piedi dalle cinque della mattina, difficile dormire con il
pensiero di quello che mi aspettava; ho perso il conto di quanti su e giù per i vari
ponti della nave sono stati fatti ma si continua come se nulla fosse, fino al tramonto
con l’arrivo dell’ultima sortita di quindici velivoli; perché in un pomeriggio sono stati
lanciati e recuperati più di sessanta aerei in tre differenti sortite.
Alla fine, dopo che anche l’Hawkeye è stato recuperato, spenti i motori, cala un silenzio quasi surreale e tutti gli uomini addetti alle manovre si danno un gran da fare
per sistemare sul ponte tutti gli aerei imbarcati.
Perché l’hangar deve restare vuoto, domani l’Enterprise getterà l’ancora nella baia
del Pireo, il porto di Atene, e la tradizione vuole che la Big “E” mostri i suoi “muscoli”.
Tutta la forza d’attacco va messa in bella mostra e poi l’hangar servirà per accogliere gli ospiti del ricevimento che verrà dato domani sera in onore del paese ospitante.
Finalmente un po’ di riposo, dopo una cena veloce, andiamo in cuccetta ma…..stento
quasi a crederlo: camerata a dodici posti; esperienza nuova, nessuno conosce nessuno.
Speriamo bene: io russo, tu russi egli russa …….ed i servizi? dove ci si può dare una
rinfrescata?
Trovare la toilette un vero dramma, la nave è un labirinto: vai a sinistra, dritto per
un bel pezzo, poi ancora a sinistra, destra, sinistra e l’ultima porta a destra è quella dei servizi per gli ufficiali alla quale ci hanno assegnato e, vivaddio, ha anche la
doccia.
Non ho capito nulla, mi sono perso e, per non sbagliare ancora, mi sono accodato
ad uno dei Tedeschi che mi sembrava molto sicuro di sé, un veterano alla sua quinta
visita su una portaerei americana.
Dormire è stata un utopia, anche con i tappi antirumore e alle sei
tutti in piedi per andare sul ponte a cogliere quell’attimo meraviglioso che solo l’alba può dare, con la sua luce radente che rende
meravigliosa ogni foto.
Che emozione, circondato da una moltitudine di aerei, ecco che la palla di fuoco
comincia a sorgere da Est ma bisogna fare in fretta, il sole va su a velocità sorprendente, le buone inquadrature non sono molte e qualcuno comincia a dare segni di
nervosismo.
Alla fine giunge il momento di sbarcare e mi attardo nell’hangar: improvvisamente
mi trovo da solo, il mio bagaglio non c’è più e non so da che parte andare.
Ma è questione di un attimo, mi agguanta un marine che, con ferma determinazione, deposita me ed il mio zaino sul battello che ci porterà a terra.
Eccola lì l’Enterprise, grandissima anche mentre si fa più lontana man mano che il
battello si avvicina alla terraferma; arrivederci Big “E” e grazie per le emozioni che
mi hai fatto provare.
22° ed ultimo dispiegamento operativo, 7 mesi, della USS ENTERPRISE
Composizione del Battle Group
CVN 65 USS Enterprise
CG 69 USS Vicksburg
DDG 78 USS Porter
DDG 94 USS Nitze
DDG 95 USS James E. Williams
(Classe
(Classe
(Classe
(Classe
(Classe
Enterprise)
Ticonderoga)
Arleigh Burke)
Arleigh Burke)
Arleigh Burke)
Composizione del Carrier Air Wing One:
VFA – 11
Red Rippers
FA-18 F
VFA – 211
Fighting Checkmates FA-18 F
VFA – 136
Knight Hawks
FA-18 E
VMFA – 251
Thunderbolts
FA-18 C(N)
VAQ – 137RooksEA-6B
VAW – 123
Screwtops
E-2C NP
HS – 11
Dragon Slayers
SH-60F/HH-60H
VRC – 40 DET.3
Rawhides
wwC-2A NP
Per ogni ulteriore approfondimento si rimanda al sito: www.enterprise.navy.mil
Italianvipers ringrazia l’Ufficio Pubbliche Relazioni della Navy a Napoli ed i componenti dell’Ufficio Pubbliche Relazioni della USS Enterprise, per l’attenzione che ci
hanno riservato.
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