Affidabilità dei leader e scelta di voto:
percezione dello spazio politico alle elezioni europee 2014
Stefano Camatarri ([email protected])
Mariano Cavataio ([email protected])
DIPARTIMENTO DI SCIENZE SOCIALI E POLITICHE
Università degli Studi di Milano
Abstract
L’idea che gli elettori non siano un corpo omogeneo ma che in realtà vadano indagati per l’eterogeneità che li
caratterizza non è di certo nuova nell’ambito dell’analisi socio-politica
socio politica contemporanea. Tuttavia, se ampia parte
delle soluzioni tipologiche finora
ora proposte in Italia ha per lo più avuto ad oggetto il tipo di comportamento di
voto adottato, la nostra intenzione vuole qui essere quella di valutare il modo in cui i cittadini si differenziano
nell’interpretare e rappresentare i fenomeni politici. Dopoo aver esaminato il “come” e il “perché” dell’esito delle
ultime elezioni europee, estrema
strema attenzione verrà volta al modo in cui gli elettori italiani si sono differenziati,
all’interno di tale contesto competitivo, nell’adozione di specifiche modalità di rappresentazione dello spazio
politico. L’affidabilità percepita dei vari leader in gioco assumerà, da questo punto di vista, un’importanza
centrale. Partendo infatti dall’ipotesi di natura socio-cognitiva
socio cognitiva secondo cui la leadership funzioni come una sorta
di euristica, vale a dire come una “scorciatoia mentale” che permette ai cittadini di formulare giudizi ed emettere
decisioni politiche, cercheremo in primo luogo di testarne la capacità di fungere da misura sintetica di complessi
sistemi di credenze individuali.
iduali. In seguito, attraverso l’analisi di alcuni recenti dati di sondaggio, si tenterà di
valutare se e in che modo tale aspetto percettivo abbia o meno esercitato un ruolo causale rilevante nella
decisione di voto degli elettori lo scorso 25 maggio
Key words
Europee 2014, Matteo Renzi, deviating elections,
elections leadership,, personalizzazione della politica, spazio politico,
scorciatoie cognitive, modello di partisanship,
partisanship modello della “lontananza dalla politica”
XXVIII Convegno SISP
Università di Perugia - Dipartimento di Scienze Politiche e Università per Stranieri di Perugia
- Dipartimento di Scienze Umane e Sociali
Roma, 11 - 12 settembre 2014
Sezione V: Comunicazione politica (Guido Legnante e Lorenzo Mosca)
Panel 5.7.3: Le nuove strategie comunicative dei partiti e la percezione degli elettori
elett nelle
elezioni 2013-2014
Chairs: Luciano Fasano, Università di Milano e Paolo Natale,, Università di Milano
Sommario
Introduzione…………………………………………………………………...….…...4
1. Differenze e specificità delle elezioni europee 2014: il “come” dell’esito
italiano………………………………………………………………………………....5
1.1. Europee 2014: tra partecipazione in calo, forti spinte euroscettiche e sconfitta dei
partiti di governi
1.2. Le peculiarità dell’esito italiano delle Europee 2014, le elezioni della consacrazione
elettorale di Matteo Renzi
2. Quanto pesano i leader nelle scelte di voto degli elettori e nelle performance
elettorali dei partiti? Leadership e personalizzazione della politica nel dibattito
politologico sull’esito italiano delle elezioni europee 2014. Quali i “perché” di
questo voto……………………………………………………………………………..9
2.1. Elezioni europee 2014 come caso di deviating elections? Il “valore aggiunto” della
leadership di Matteo Renzi al PD e l’impatto dell’astensionismo intermittente
3. Intuizioni teoriche e aspetti metodologici ………………………...…………......12
3.1. Leadership, ideologia e scorciatoie cognitive: breve introduzione al frame work
teorico di riferimento
3.2. Rilevare lo “spazio dei leader”: alcune note tecnico-metodologiche
4. Analisi e risultati: la strutturazione dei giudizi degli elettori nei confronti dei
leader………………………………………………………………...………….........14
4.1. Dare forma alla competizione: la natura eterogenea delle rappresentazioni del
dibattito pubblico alle elezioni europee 2014
4.2. Tra prossimità e opposizione: sostenibilità di uno schema di giudizio
“amicus/hostis”?
5. Analisi e risultati: la strutturazione dei giudizi degli elettori nei confronti dei
leader……………………………………….. ………………………...…………......17
5.1. “Complicando l’ipotesi”: l’introduzione di nuove possibili forme di rappresentazione
5.2. Alla ricerca dei fattori esplicativi: che cosa “spiega” le tre forme di giudizio
Conclusioni……………..……………………………………………...…………......21
Riferimenti bibliografici……………………………………………...…………......23
2
Lista delle tabelle e delle figure
Tab. 1
Europee 2009 e 2014: affluenza alle urne per paese membro
5
Tab. 2
Europee 2009 e 2014: consenso (in termini di voti validi) al
principale partito di governo nei primi cinque paesi più popolosi
dell’Unione
5
Tab. 3
Consensi (in termini di voti validi) ai partiti italiani che hanno
raggiunto almeno il 10% alle elezioni europee, 1979-2014
6
Fig. 4
Consenso (in termini di voti validi) della prima lista per ogni stato
membro
7
Fig. 5
Partecipazione elettorale alle elezioni europee, 1979-2014: Italia in
raffronto al dato medio europeo
8
Fig. 6
Andamento dei livelli di fiducia nei principali leader politici,
gennaio-agosto 2014
10
Tab. 7
Livelli di affidabilità di alcuni dei principali leader secondo
l’intenzione di voto per le principali aree politiche (valori medi,
scala 1-10)
15
Fig. 8
Ordinamento di una serie di leader-oggetti all’interno di uno spazio
unidimensionale
15
Fig. 9
Intervistati
che
adottano
lo
schema
di
giudizio
maggioranza/opposizione secondo l’auto-collocazione ideologica
17
Fig. 10
Intenzioni di voto ai principali partiti in base alle forme di
rappresentazione ideologica elaborate
18
Tab. 11
Modelli di regressione logistica binaria
20
3
Affidabilità dei leader e scelta di voto: percezione dello
spazio politico alle elezioni europee 20141
Introduzione
Una delle parole con cui più spesso si è cercato di descrivere i risultati italiani delle
ultime elezioni europee è certamente “anomalia”, se non altro per via dell’enorme successo
conseguito dal Partito Democratico, che con il 40,8% ha posto le basi per un voto che
qualcuno non ha esitato a definire controcorrente e anticiclico (Tronconi e Valbruzzi 2014).
Autorevoli studiosi hanno cercato di spiegare la natura fortemente contro-intuitiva di tale
dato concentrandosi su alcuni aspetti di natura contestuale, uno su tutti la credibilità degli
attori politici in gioco nel risolvere una serie di problemi (De Sio 2014). Il rischio che tuttavia
in questo modo si corre è quello di cadere in una sorta di spiegazione tautologica del
comportamento di voto. L’attribuzione di credibilità, infatti, lungi dal rappresentare l’input
fondamentale del processo di ragionamento che guida alla scelta elettorale, ne costituisce a
nostro avviso una sorta di esito, fondato a sua volta su un tessuto di predisposizioni fatto di
specifiche reti di credenze e schemi di giudizio, che possono favorirne o meno l’insorgenza
(Zaller 1992). Questo ci ha indotto a riflettere sull’importanza esplicativa che i diversi modi
in cui gli individui percepiscono e rappresentano la realtà politico-sociale potrebbero
assumere in questo campo.
La fiducia riposta dai cittadini nei vari leader in gioco assumerà, da questo punto di vista,
un ruolo centrale. Partendo infatti dall’ipotesi secondo cui la figura del leader funziona come
una sorta di scorciatoia mentale, che permette ai cittadini di formulare giudizi ed emettere
decisioni politiche, nostro obiettivo sarà quello di testare, per mezzo di dati di sondaggio, la
capacità dei giudizi di affidabilità nei confronti di alcuni dei protagonisti dell’attuale scena
politica di fungere da misura sintetica di diverse modalità di rappresentazione del dibattito
pubblico. In seguito, tenteremo anche di valutare se e in che modo tale aspetto si leghi a
quello della decisione di voto degli elettori italiani lo scorso 25 maggio.
Prima però di procedere in questo senso, ci occuperemo in primo luogo di fornire un
inquadramento generale del modo in cui tale tema è stato affrontato all’interno del dibattito
politologico nazionale sulle ultime elezioni europee. Tale strategia ci permetterà, infatti, di
contestualizzare in maniera più efficace i contenuti e le questioni che il presente contributo
intende affrontare. Provare a chiarire “chi” ha vinto, “come” ha vinto e “perché” ha vinto può
aiutare meglio a comprendere il problema della ricerca oggetto di questo studio. Stabilire
“chi” ha vinto una data consultazione elettorale è fondamentale per il gioco democratico, per i
partiti e i loro leader, per l’opinione pubblica. Tuttavia, per chi si occupa dello studio del
comportamento politico ed elettorale, esaminare i “come” e i “perché” dei risultati di una data
elezione è prioritario. A sua volta, spiegare il “perché” di un esito elettorale può risultare più
complesso del descrivere il relativo “come”. E’ quello che proveremo a fare (a livello di
quadro introduttivo) nei primi due paragrafi di questo contributo, facendo ricorso anche alle
argomentazioni teoriche e alle evidenze empiriche della letteratura politologica nazionale e
internazionale. Per queste ragioni, analisi diacronica e analisi comparata proseguiranno di pari
passo. Nel restanti paragrafi ci soffermeremo ad affrontare il core business di questo saggio.
1
Stefano Camatarri ha redatto i paragrafi 3, 4 e 5 più l’introduzione; Mariano Cavataio ha elaborato i
paragrafi 1 e 2, oltre alle conclusioni.
4
1. Differenze e specificità delle elezioni europee 2014: il “come” dell’esito
italiano
1.1 Europee 2014: tra partecipazione in calo, forti spinte euroscettiche e sconfitta dei partiti
di governo
Le ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo hanno visto in 2/3 dei paesi
membri (18 su 28) il calo della partecipazione elettorale rispetto alle precedenti consultazioni
elettorali del 2009, specialmente a Cipro, Lettonia e Repubblica Ceca (Tab. 1).
Significativa come non mai è stata l’affermazione di partiti euroscettici, se non
esplicitamente anti-euro e anti-Ue, anche in paesi rilevanti del Vecchio Continente: dal Front
National (FN) di Marine Le Pen in Francia all’United Kingdom Independence Party (UKIP)
di Nigel Farage nel Regno Unito fino a Synaspismós Rizospastikís Aristerás (SYRIZA) di
Alexis Tsipras e all’avanzata di Alba Dorata (Χρυσή Αυγή) di Nikólaos Michaloliákos in
Grecia, senza dimenticare il MoVimento 5 Stelle (M5S) di Beppe Grillo in Italia (vedi
Athanasiadis 2014, Baldini 2014, Lazar 2014, Lefkofridi e Pappas 2014, Pinto e Regalia
2014, Russo 2014, Sudulich 2014; vedi anche Martinelli 2013).
Tab. 1 – Europee 2009 e 2014: affluenza alle urne per paese membro (%)
2014 Diff. 09/14 Paese
2014
Diff. 09/14 Paese
2014
Diff. 09/14
45,4
– 0,6
Germania
48,1
+ 4,8
Polonia
23,8
– 0,7
89,6
– 0,8
Grecia
60,0
+ 7,4
Portogallo
33,7
– 3,0
35,8
– 3,2
Irlanda
52,4
– 6,2
Regno Unito 35,4
+ 0,7
a
44,0
– 15,4
ITALIA
57,2
– 8,7
Rep. Ceca
18,2
– 10,2
25,2
Lettonia
30,2
– 23,5
Romania
32,4
+ 4,8
56,3
– 3,2
Lituania
47,4
+ 26,4
Slovacchia
13,1
– 6,6
36,5
– 7,4
Lussemburgo 85,6
– 5,2
Slovenia
24,6
– 3,8
41,0
+ 2,4
Malta
74,8
– 4,0
Spagna
43,8
– 1,1
42,4
+ 1,8
Paesi Bassi
37,3
+ 0,6
Svezia
51,1
+ 5,5
Ungheria
29,0
– 7,3
Note: a = Comprende anche la Circoscrizione Estero; b = L’adesione ufficiale all’Ue è avvenuta nel 2013
Fonte: Nostra elaborazione su dati del Parlamento Europeo (2009-2014)
Paese
Austria
Belgio
Bulgaria
Cipro
Croaziab
Danimarca
Estonia
Finlandia
Francia
Tab. 2 – Europee 2009 e 2014: consenso (in termini di voti validi)
al principale partito di governo nei primi cinque paesi più popolosi dell’Unione (%)
Paese membro (principale
Europee 2014
Diff. 2009/2014
Diff. dai principali partiti sfidanti
partito di governo)*
**
Francia (PS-PRG)
14,0
–2,5
–10,9 (da FN); –6,8 (da UMP)
Germania (CDU/CSU)
35,3
–2,6
+8,0 (da SPD)
ITALIA (PD)a
40,8
+14,7
+19,7 (da M5S); +24 (da FI)
Regno Unito (CONS.)
23,3
–3,7
–3,5 (da UKIP); –1,4 (da LAB.)
Spagna (PP)
26,1
–16,2
+3,1 (da PSOE/PSC)
Note: a = Comprende anche la Circoscrizione Estero
*= PS-PRG (Parti Socialiste - Parti Radical de Gauche), CDU/CSU (Christlich Demokratische Union
/ Christlich-Soziale Union), PD (Partito Democratico), CONS. (Conservative Party), PP (Partido
Popular)
** = FN (Front National), UMP (Union pour un Mouvement Populaire); SPD (Sozialdemokratische
Partei Deutschlands); M5S (MoVimento 5 Stelle), FI (Forza Italia); UKIP (United Kingdom
Independence Party); LAB. (Labour Party); PSOE/PSC (Partido Socialista Obrero Español / Partit
Socialista de Catalunya)
Fonte: Nostra elaborazione su dati del Parlamento Europeo (2009-2014) e dell’Archivio Storico delle
Elezioni nell’ambito del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – Ministero dell’Interno
(2009-2014)
5
Parimenti, considerando i paesi più popolosi dell’Unione, i partiti di governo hanno
conosciuto significative difficoltà2, con vistose perdite di consensi rispetto alla precedente
tornata elettorale del 2009, ad eccezione di Italia e, in parte, della Germania (Tab. 2). In Italia
il Partito Democratico del presidente del Consiglio Matteo Renzi (PD) ha vinto nettamente
queste elezioni con distacchi a doppia cifra rispetto ai principali partiti sfidanti (M5S e FI);
mentre la Christlich Demokratische Union / Christlich-Soziale Union (CDU/CSU) del
cancelliere Angela Merkel non ha trionfato, ma ha retto, distaccando di ben 8 punti
percentuali la Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) di Sigmar Gabriel, oltre a
confermare la più numerosa delegazione di europarlamentari nel gruppo del Partito Popolare
Europeo (PPE)3.
1.2 Le peculiarità dell’esito italiano delle Europee 2014, le elezioni della consacrazione
elettorale di Matteo Renzi
«Ecco il matador». Così Angela Merkel si complimentava con Matteo Renzi a margine
del vertice europeo dei capi di Stato e di governo dell’Unione riuniti a Bruxelles, dopo che il
partito (PD) guidato dal presidente del Consiglio dei Ministri italiano aveva trionfato alle
elezioni europee, conseguendo oltre 11 milioni e 200 mila voti4, cifre che non si vedevano
dalle lontane elezioni europee del periodo della cosiddetta “Prima Repubblica”, quelle del
1979, 1984 e 1989 (Tab. 3)5.
Tab. 3 – Consensi (in termini di voti validi) ai partiti italiani che hanno raggiunto almeno il
10% alle elezioni europee, 1979-2014 (%)*
Lista
1979
1984
1989
1994
1999
2004
2009
2014
DC
36,5
33,0
32,9
PCI
29,6
33,3
27,6
PSI
11,0
11,2
14,8
AN
12,4
10,3
11,5
FI
30,6
25,2
20,9
16,8
LN
10,2
PDL
35,3
PDS/DS
19,1
17,3
PPI
10,0
Uniti nell’Ulivo/PD
31,8
26,1
40,8
M5S
21,2
Note: * = Comprende anche la Circoscrizione Estero
DC (Democrazia Cristiana); PCI (Partito Comunista Italiano); PSI (Partito Socialista Italiano);
AN (Alleanza Nazionale); FI (Forza Italia); LN (Lega Nord); PDL (Popolo della Libertà); PDS
(Partito Democratico della Sinistra); DS (Democratici di Sinistra); PPI (Partito Popolare
Italiano), PD (Partito Democratico); M5S (MoVimento 5 Stelle)
Fonte: Nostra elaborazione su dati dell’Archivio Storico delle Elezioni nell’ambito del
Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – Ministero dell’Interno (1979-2014)
2
Si consulti Tronconi e Valbruzzi 2014.
Vedi pure Baldini (2014), Bolgherini (2014), Hernandez e Fraile (2014), Lazar (2014), Plescia e Johann (2014),
Raniolo (2014), Russo (2014) e Sudulich (2014).
4
Il dato comprende anche la Circoscrizione Estero.
5
Nostra elaborazione su dati dell’Archivio Storico delle Elezioni nell’ambito del Ministero dell’Interno (19792014).
3
6
Austria
27,0
Belgio
OVP
16,4 N-VA
Bulgaria
30,4
Cipro
GERB/ГЕРБ
37,8 ΔΗΣΥ/DISY
Croazia
41,4 HDZ+HSP AS
Danimarca
26,6
Estonia
24,3
Finlandia
ER
22,6 KOS
24,9 FN
Francia
Germania
35,3 CDU/CSU
26,6 ΣΥ.ΡΙ.ΖΑ.
25,7 IND. + OTHER PARTIES
Grecia
Irlanda
Paesi membri
O. (DF)
ITALIA
40,8
PD
46,2 V.
Lettonia
Lituania
17,4
TS-LKD
37,7 CSV/PCS
Lussemburgo
PL/MLP
53,4
Malta
Paesi Bassi
15,5 D66
Polonia
32,1 PO
31,5 PS
26,8 UKIP
Portogallo
Regno Unito
Rep. Ceca
16,1 ANO2011
Romania
37,6 PSD+PC+UNPR
Slovacchia
24,1 SMER - SD
Slovenia
24,9
SDS
26,1 PP
24,4 S
Spagna
Svezia
FIDESZ - KDNP
51,5
Ungheria
0
10
20
30
40
50
60
% (lista)
Fig. 4 – Consenso (in termini di voti validi) della prima lista per ogni stato membro (%)6
Fonte: Nostra elaborazione su dati del Parlamento Europeo (2014)
6
ÖVP: Österreichische Volkspartei; N-VA: Nieuw-Vlaamse Alliantie; GERB/ГЕРБ: Citizens for European
Development of Bulgaria/Граждани за европейско развитие на България; ∆ΗΣΥ/DISY: ∆ηµοκρατικός
Συναγερµός/Democratic Rally; HDZ+HSP AS: Hrvatska demokratska zajednica (EPP) + Hrvatska stranka
prava dr. Ante Starčević (ECR) + HSS Hrvatska seljačka stranka (EPP); O. (DF): Dansk Folkeparti; ER: Eesti
Reformierakond; KOK: Kansallinen Kokoomus; FN: Front National; CDU/CSU: Christlich Demokratische
Union Deutschlands / Christlich-Soziale Union; ΣΥ.ΡΙ.ΖΑ.: Συνασπισµός Ριζοσπαστικής Αριστεράς/Coalition of
the Radical Left; Ind. + other parties: Independents + other parties; PD: Partito Democratico; V.: Vienotība; TSLKD: Tėvynės sąjunga - Lietuvos krikščionys demokratai; CSV/PCS: Chrëschtlech-Sozial Volkspartei/Parti
chrétien-social; PL/MLP: Partit Laburista/Malta Labour Party; D66: Democraten 66; PO: Platforma
Obywatelska; PS: Partido Socialista; UKIP: United Kingdom Independence Party; ANO 2011: ANO 2011;
PSD+PC+UNPR: Coalition (Partidul Social Democrat + Partidul Conservator + Uniunea Nationala pentru
Progresul Romaniei; SMER-SD: SMER - Sociálna demokracia; SDS: Slovenska demokratska stranka; PP:
Partido Popular; S: Socialdemokraterna; FIDESZ - KDNP: Fidesz - Magyar Polgári Szövetség - Keresztény
Demokrata Néppárt.
7
D’altronde, quello che è stato ribattezzato da parte di autorevoli analisti e commentatori
(Diamanti 2014) come il “PdR – il Partito di Renzi” ha saputo conseguire (come lista) il più
alto numero di consensi (a livello percentuale) di tutta la storia italiana delle elezioni europee,
permettendo al Partito di Via del Nazareno di eleggere la più numerosa delegazione di
europarlamentari (31) nel gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici
(S&D). Nemmeno partiti di massa come la DC e il PCI furono in grado di raggiungere il 40%
dei voti validi alle Europee (Tab. 3).
Il trionfo del PD nel 2014 è destinato, pertanto, a rimanere nella storia se inquadrato
nell’analisi diacronica del voto in Italia. E’ infatti il terzo migliore risultato percentuale di
sempre nella storia delle elezioni italiane di scala nazionale7, dopo il 48,5% e il 42,4%
conseguiti dalla DC rispettivamente alle elezioni politiche (Camera) del 1948 e del 19588.
Estendendo l’analisi dal livello diacronico a quello comparato (Fig. 4), è possibile
rilevare come il PD sia l’unico partito a raggiungere e superare il 40% rispetto alle liste
classificate in prima posizione nei paesi più popolosi del Vecchio Continente (Francia,
Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Spagna). A onor del vero, l’eccellente risultato del
Partito di Via del Nazareno non rappresenta un record assoluto dell’intera Unione nelle
Europee 2014. Rimane però la quinta migliore performance elettorale d’Europa considerando
tutte le liste classificate in prima posizione nei 28 paesi membri.
100
85,7
82,5
81,1
73,6
80
69,7
71,7
65,1
57,2
60
62,0
%
59,0
58,4
56,7
49,5
40
45,5
43,0
42,5
2009
2014
20
0
1979
1984
1989
1994
1999
2004
Anno elezioni
Italia
UE
Fig. 5 – Partecipazione elettorale alle elezioni europee, 1979-2014: Italia in raffronto al dato
medio europeo (%)
Fonte: Nostra elaborazione su dati del Parlamento Europeo (1979-2014) e dell’Archivio Storico delle
Elezioni nell’ambito del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali Ministero dell’Interno
(1979-2014)
7
Nostra elaborazione su dati dell’Archivio Storico delle Elezioni nell’ambito del Ministero dell’Interno (19462014).
8
A onor del vero, nettamente diversi furono i livelli di partecipazione elettorale che si registrarono in quelle
elezioni politiche rispetto all’affluenza al voto alle Europee 2014: 92,2% nelle Politiche 1948 (Camera) e 93,8%
nelle Politiche 1958 (Camera).
8
Tuttavia sull’esito italiano (e non solo) pesa la bassa partecipazione elettorale.
Storicamente le Europee, assieme alle Provinciali, sono elezioni (di secondo ordine) che
registrano il più basso voter turnout (Cuturi, Sampugnaro e Tomaselli 2000; Tuorto 2006),
sebbene l’affluenza alle urne sia sempre stata nettamente più elevata (di circa 20 punti
percentuali) rispetto al dato medio europeo.
L’analisi diacronica ci consente però di riscontrare una specificità del risultato italiano
alle ultime Europee9: sono le elezioni italiane per il rinnovo del Parlamento Europeo con la
più bassa affluenza alle urne di sempre e con il minore differenziale di partecipazione tra il
dato medio europeo e quello del nostro Paese (dal 1979 ad oggi), differenziale che passa da
22 punti percentuali nel 2009 a meno di 15 punti percentuali nel 2014 (Fig. 5). Per queste
ragioni, alcuni esperti hanno parlato di una “europeizzazione” delle elezioni europee in Italia.
Al di là di quei commenti su una presunta “specialità” costante e continua del comportamento
di voto italiano rispetto a quello europeo, commenti peraltro scarsamente suffragati da solide
evidenze empiriche, il quadro elettorale emerso in Italia in occasione delle ultime elezioni
europee non necessariamente è destinato a essere confermato nelle future tornate elettorali, in
quanto l’appalesarsi di un “ciclo elettorale” a partire dagli anni Novanta incide sugli effetti
dell’astensionismo “intermittente” fra elezioni di diverso ordine, determinando via via la
vittoria e la sconfitta delle forze in campo (Cuturi, Sampugnaro e Tomaselli 2000; Legnante e
Segatti 2001; Segatti 2008; Tuorto 201010). Il quadro elettorale potrebbe, insomma, cambiare
in quelle consultazioni dove si regista da sempre la più alta mobilitazione e partecipazione
elettorale, ovvero le elezioni politiche. Ma sul “perché” dell’esito italiano di queste elezioni
europee 2014 si rimanda alla lettura del prossimo paragrafo.
2. Quanto pesano i leader nelle scelte di voto degli elettori e nelle
performance elettorali dei partiti? Leadership e personalizzazione della
politica nel dibattito politologico sull’esito italiano delle elezioni europee
2014. Quali i “perché” di questo voto
2.1 Elezioni europee 2014 come caso di deviating elections? Il “valore aggiunto” della
leadership di Matteo Renzi al PD e l’impatto dell’astensionismo intermittente
A seguito dei risultati delle ultime elezioni europee, vivace è stato il dibattito dei
politologi e tra i politologi italiani su quanto conti la figura del leader per il successo dei
partiti, prendendo spunto dalla clamorosa performance elettorale conseguita dal PD.
Le elezioni europee 2014 hanno, infatti, dimostrato come Matteo Renzi risulti essere il
primo leader nazionale di centro-sinistra a essere in grado di “trainare” elettoralmente il
proprio partito, visto che storicamente il centro-sinistra ha sofferto della mancanza di una
leadership nazionale forte, unica, chiaramente riconosciuta e riconoscibile tale da
rappresentare un vantaggio competitivo per la coalizione. Lo si nota anche dall’analisi
dell’andamento diacronico dei livelli di fiducia nei principali leader politici (Fig, 6)11, che
vede nell’ex sindaco di Firenze il politico con il più alto indice di gradimento nel 2014.
9
Si consultino anche Emanuele (2014), Maggini (2014a) e Tuorto (2014).
Per un approfondimento del fenomeno dell’intermittenza elettorale, vedi Crewe, Fox e Alt 1977; Reif e
Schmitt 1980; Blais 2000; Cautres e Mayer 2004.
11
I dieci sondaggi realizzati dall’Istituto Ixè S.r.l. tra gennaio e agosto 2014 hanno una estensione territoriale di
tipo nazionale, con metodo di campionamento casuale probabilistico stratificato rispetto ai parametri di sesso, età
e macro area di residenza; il metodo di raccolta dati impiegato è quello CATI/CAMI (interviste telefoniche su
utenze fisse e cellulari); il margine di errore (con rappresentatività del campione al livello di confidenza del
95%) è di ±3,1%. L’analisi dei trend è agevolata metodologicamente dal fatto che i 10 sondaggi a cura
dell’istituto guidato da Roberto Weber impiegano il medesimo campionamento, il medesimo sistema di raccolta
10
9
60
50
40
% 30
20
10
0
17 gen 24 gen 31 gen
07 feb
14 feb
21 feb
14 mar 28 mar 04 apr
29 ago
Data di pubblicazione/diffusione del sondaggio
Renzi
Napolitano
Letta
Grillo
Berlusconi
Alfano
Fig. 6 – Andamento dei livelli di fiducia nei principali leader politici, gennaio-agosto 2014 (%)*
Note: * = gen (gennaio), feb (febbraio); mar (marzo); apr (aprile); ago (agosto)
Fonte: Nostra elaborazione su dati di sondaggio dell’Istituto Ixè nell’ambito dei “Sondaggi Politico
Elettorali” del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei
Ministri (2014)
Secondo alcune elaborazioni a cura dell’Istituto Cattaneo (Valbruzzi 2014), il “valore
aggiunto” apportato al PD da parte dell’attuale presidente del Consiglio è spiegabile anche per
via della natura specifica delle elezioni europee che incentivano maggiormente il ricorso al
sincere voting12 nelle scelte di voto degli elettori. Questo perché, al contrario delle elezioni
amministrative, il voto europeo è tradizionalmente interpretato dall’elettorato come
espressione della vicinanza ideologica al partito preferito.
Non tutti però concordano pienamente con questa intuizione teorica, considerato che – a
prescindere dal tipo di elezione – i votanti che esprimono una logica di voto di tipo “sincera”
tendono sempre a rappresentare la componente maggioritaria delle scelte di voto
nell’elettorato, sebbene decisivi per le sorti di una data competizione elettorale possano
talvolta risultare quegli elettori che esprimono strategic voting13 e/o deviating voting14 (Cox
1997, 1999; Schadee e Segatti 2008; Cavataio e Fasano 2012).
Ed è proprio la crescente influenza delle caratteristiche personali, di valence images dei
candidati nelle scelte di voto (Stokes 1992; Barisione 2006) a rendere le ultime Europee assai
simili a quelle che negli anni Sessanta alcuni studiosi nordamericani chiamavano deviating
elections (Campbell et al. 1960; Stokes 1962), con un ridimensionamento nell’elettorato di
dati e il medesimo calcolo del margine dell’errore. Non sono stati scelti sondaggi simili di altri istituti per due
motivi: a) questo nostro contributo impiega i dati di Ixé; b) comparare sondaggi basati su metodologie differenti
di case demoscopiche differenti avrebbe comportato problemi di coerenza metodologica in fase di analisi.
12
Il “voto sincero” è quel voto dell’elettore al partito preferito, al “partito del cuore”, a prescindere dalle relative
aspettative di successo alle elezioni.
13
Il “voto strategico” è quel voto a favore della lista che l’elettore ritiene abbia le maggiori possibilità di vittoria
alle elezioni al fine di evitare il wasted vote.
14
“Il voto deviante” è quel voto a favore di un candidato a prescindere dal fatto che faccia parte del partito
preferito dall’elettore o della lista con le maggiori aspettative di chance di vittoria.
10
quelle considerazioni legate a una logica di appartenenza di tipo partitico-coalizionale e con
una mobilitazione più apartisan che risente di un rapporto diretto fra elettore e candidato, fra
elettore e leader (Calise 2010; Aarts, Blais e Schmitt 2011; Dalton 2013).
In questo quadro, le tendenze alla personalizzazione e alla presidenzializzazione della
politica sembrano essere diventate (in Italia, in Europa e nelle principali democrazie
occidentali) una risposta al più che decennale declino dell’identificazione e della
mobilitazione partitica, e al conseguente disallineamento fra elettori e partiti a cui stiamo
assistendo da anni, tali da porre impegnative sfide ai partiti di oggi, in termine di
legittimazione, credibilità e attrazione, a partire dalla loro capacità di realizzare un efficace
linkage tra istituzioni e cittadini (Dalton e Wattenberg 2000; Mair, Müller e Plasser 2004;
Poguntke e Webb 2005; Blondel et al. 2010; Dalton, Farrell e McAllister 2011; Dalton 2013;
Welzel e Inglehart 2013).
Si diceva elezioni europee 2014 come caso di “elezioni devianti”, nel senso che qualora
emergesse un leader (in questo caso Matteo Renzi) in grado di imprimere la salienza della
propria valence image con precise issue position rispetto al clima di opinione del momento,
allora potrebbe verificarsi una “deviazione” di voto con un cambiamento della logica di
mobilitazione partecipativa dell’elettorato, che potrebbe personalizzarsi oltre i confini partitici
e/o coalizionali. La “deviazione” comporterebbe un aumento dell’incidenza delle dinamiche
candidate-oriented con un conseguente incremento della volatilità elettorale e con un
consenso da conquistare volta per volta in un contesto di “campagna permanente”. Non è un
caso che la discussione sulle ultime elezioni europee ha fatto emergere un intenso dibattito
sull’incidenza di un nuovo tipo di voto, il “voto volatile” (Parisi 2014), da aggiungere alla
tipologia classica messa a punto da Arturo Parisi e Gianfranco Pasquino (1977) a metà degli
anni Settanta.
Tuttavia, prendendo spunto dai risultati delle Politiche 2013 e delle Europee 2014, diversi
esperti del settore hanno nutrito più di qualche perplessità verso quelle ipotesi che sostengono
l’irrilevanza, se non addirittura la scomparsa, della persistenza della vischiosità nel
comportamento politico e di voto italiano. Questo perché, alla luce delle argomentazioni
teoriche e delle evidenze empiriche della letteratura, gli spostamenti di voto inter-coalizionali
tra i nuclei degli elettori “leali” (quest’ultimi ancora maggioritari) nell’ambito dei due grandi
schieramenti tradizionali sono sempre stati assai modesti considerando l’intero periodo della
cosiddetta “Seconda Repubblica” (Legnante 2010; Itanes 2013; Colloca e Vignati 2014;
Salvati 2014).
In definitiva, guardare al trionfo di Renzi solo tramite le lenti del “voto personalizzato”
(Baldini e Legnante 2000) e del “partito personale” (Calise 2010) può rischiare di risultare
parziale. Senza ombra di dubbio, anche in Italia, come in altri paesi europei, sono in atto
processi di “disallineamento” tra i partiti e il loro elettorato, tali da innescare un incremento
degli elettori mobili. Ma mobilità non necessariamente significa movimento (Parisi 1980). E
l’asse di distinzione destra/sinistra è e resta importante per gli elettori (Itanes 2013; Salvati
2014), tale da non essere ancora stato totalmente rimpiazzato dall’emergere di nuove fratture
come nuovo/vecchio, establishment/anti-establishment (Corbetta 2014). Inoltre come ci ha
insegnato la teoria della lealtà del cittadino democratico, in democrazia a ogni disallineamento
segue un riallineamento tra elettori e partiti (Welzel e Inglehart 2013). E non è un caso che
alcuni osservatori abbiano spiegato il successo del PD alle Europee 2014 come frutto, da un
lato, delle valence images di Renzi che lo rendono altamente popolare in molte fasce
dell’elettorato generale e dell’opinione pubblica (Diamanti 2014); dall’altro lato, da un
riallineamento verso il PD degli elettori di centro-sinistra delusi che avevano disertato le urne
o votato per altri partiti (M5S in testa) in occasione delle politiche dell’anno precedente.
Parimenti, dall’analisi dei flussi elettorali emerge come questo riallineamento non si sia
manifestato a favore delle altre liste, FI in primis. In altri termini, il “Partito di Renzi” vince
11
tra i propri elettori riuscendo meglio a mobilitarli rispetto a tutte le altre liste, non riuscendo
però a sfondare nell’elettorato del centro-destra (Colloca e Vignali 2014; Gualmini 2014a,
2014b). Il che dimostra ancora una volta come il primo motore del cambiamento elettorale
continui a rimanere l’astensionismo intermittente e asimmetrico più che la volatilità
elettorale. E dove l’offerta politica e lo stato di salute degli avversari conta. Il Partito di Via
del Nazareno ha saputo, infatti, sfruttare le vulnerabilità del centro-destra che si è presentato
agli elettori in modo frammentato come non mai.
Riassumendo, il PD nel 2014 vince grazie al “valore aggiunto” rappresentato dalla
leadership di Matteo Renzi, grazie alla mobilitazione dell’elettorato di centro-sinistra e alla
parallela smobilitazione di quello di centro-destra, grazie al fallimento del coordinamento
strategico dei partiti cosiddetti “moderati”. Pertanto, la combinazione di fattori diversi ha
reso possibile l’eclatante 40,8%.
Sebbene la leadership non costituisca l'unico fattore esplicativo del successo renziano,
abbiamo ritenuto opportuno che esplorarne le relative funzioni e dinamiche nell’ambito dei
processi cognitivi orientati alla scelta di voto potesse costituire un contributo utile alla
comprensione del contesto attuale. Ma riserviamo ai prossimi paragrafi la trattazione specifica
di questo tema.
3. Intuizioni teoriche e aspetti metodologici
3.1 Leadership, ideologia e scorciatoie cognitive: breve introduzione al framework teorico
di riferimento
Se è vero che in Italia le caratteristiche dei leader hanno giocato un ruolo importante nella
competizione politica per le ultime elezioni europee, ciò che ora intendiamo fare è inquadrare
la questione in modo un po’ più chiaro, possibilmente sfatando alcuni luoghi comuni che
possono facilmente riprodursi in questo campo. In che senso la valutazione dei leader in gioco
è stata e ha rappresentato un elemento chiave alle ultime elezioni europee? Siamo di fronte a
valutazioni verso singoli leader-oggetti tra loro indipendenti oppure abbiamo a che fare con
reti, combinazioni di giudizi, tra loro sistematicamente correlate e riassunte entro precise
mappature degli oggetti politici? E infine: in che modo questi aspetti percettivo-valutativi si
legano al comportamento politico degli elettori? Un conto, infatti, è dire che il giudizio
attribuito al leader politico è dovuto a elementi idiosincratici e soggettivi, un altro è dire che
questo deriva da fattori, per così dire, ideologici che svolgono un ruolo attivo nell’influenzare
la formulazione di atteggiamenti specifici. Ovviamente, selezionare l’una o l’altra opzione
può portare a esiti anche fortemente contrastanti delle successive analisi. Quel che qui
intendiamo fare è provare a porci nel secondo campo. Siamo infatti interessati a testare
l’ipotesi che la scelta di voto alle ultime europee sia stata caratterizzata da una certa
sistematicità nell’organizzazione di una pluralità di giudizi verso i leader e non dalla
considerazione separata e non necessariamente coerente dei singoli apprezzamenti verso di
essi. Questo perché la prospettiva teorico-interpretativa in cui intendiamo porci ricalca quella
della cosiddetta political cognition, la quale si occupa di indagare come il dibattito politico è
percepito ed interpretato (Kuklinski et al. 2001). Nostro primario obiettivo, in questo senso,
non può dunque che essere che quello di riflettere sull’effettiva importanza che i giudizi e le
credenze degli elettori avrebbero avuto nell’orientare atteggiamenti e comportamenti politici
degli stessi alle ultime elezioni europee. L’assunzione di tale prospettiva di analisi dovrebbe
comportare, almeno nelle nostre aspettative, la possibilità di riscontrare l’esistenza di coerenti
schemi di giudizio a proposito degli attori in gioco, corrispondente a una coerente mappatura
degli stessi entro precisi schemi mentali da parte degli elettori. Cruciale, da questo punto di
vista, è la nozione teorica di spazio politico. Solitamente con questo concetto si fa riferimento
12
a forme di rappresentazione uni o pluri-dimensionale, fondate su artefatti cognitivi per mezzo
dei quali l’ambiente politico viene mappato e quindi ordinato da parte degli elettori sulla base
di precise etichette. Un classico esempio ne è il continuum ideologico che si estende tra le due
tradizionali categorie di destra e sinistra. Ciò che qui si intende fare è cercare di ricostruire
una mappa dotata della medesima struttura unidimensionale, fondata però non su etichette di
carattere generale ed astratto, bensì sulla strutturazione giudizi che gli elettori nutrono nei
confronti di diversi leader e personalità politiche di riferimento15. Come, infatti, normalmente
avviene con la collocazione delle diverse forze politiche lungo il continuum sinistra-destra,
anche per i leader si può ricercare l’esistenza di forme di giudizio condivise, fondate sulla
sistematicità nell’organizzazione di una pluralità di giudizi e non sulla considerazione
separata dei singoli apprezzamenti verso di essi. Tale soluzione dovrebbe inoltre permetterci
di verificare l'esistenza di una effettiva funzione euristica da parte della stessa leadership,
ovvero la capacità di questa di fungere da misura sintetica di una complessa rete di giudizi
alla base di un qualche spazio politico, qui inteso in termini di unified bipolar concept, esteso
tra due poli lungo un continuum unidimensionale. Quest’ultimo aspetto comporta importanti
implicazioni dal punto di vista tecnico-metodologico, che ci accingiamo a presentare
all’interno del prossimo paragrafo.
3.2 Rilevare lo “spazio dei leader”: alcune note tecnico-metodologiche
Una dimensione ideologica unidimensionale richiede l’utilizzo di specifiche tecniche per
poter essere appropriatamente ricostruita. Non parliamo qui tanto di strumenti di analisi come
cluster analysis e analisi fattoriale, le quali, seppur molto utili nell’identificare e distinguere
gli ipotetici estremi di tale dimensione ideologica, tendono tuttavia a scindere la stessa
impropriamente in due monopolar concepts tra loro separati ed opposti (Van Schuur, Henk e
Kiers 1994)16. Per questo preferiamo qui concentrarci sull’esito di tecniche come item
analysis e scaling unidimensionale. Queste ultime, infatti, fondandosi sull’assunzione che sia
soggetti (ad es. gli elettori) che stimoli (ad es. il giudizio sul personaggio o oggetto politico)
possano essere posizionati sulla medesima dimensione latente e che, al ridursi della distanza
che separa soggetto e stimolo, aumenti il gradimento da parte del soggetto, sembrano essere
decisamente più idonee a testare l’esistenza di ipotetiche strutture ideologiche bipolari (Van
Schuur 1984).
Tale scelta non significa ovviamente limitarsi all’utilizzo di sole tecniche descrittive. Si
cercherà anzi di conseguire anche alcuni obiettivi di analisi inferenziale, specie quando si
tenterà di valutare le determinanti di diverse forme di rappresentazione dello spazio politico e
il loro legame col voto. All’interno di tale contesto analitico va tuttavia anche tenuto conto di
quelle che possono essere le criticità, soprattutto di carattere informativo, del presente
contributo. In primo luogo, la natura pre-elettorale dei dati analizzati, qui appartenenti ad un
campione rappresentativo dell’elettorato sondato durante il periodo pre-elettorale17. Questa
porta infatti con sé una serie di constraints e implicazioni relative all’interpretazione dei dati,
15
Esistono controversie rispetto alla reale morfologia di un ipotetico spazio politico (Converse 2006, Duckitt
2001, Eagly & Chaiken 1998, Eysenck 1954/1999, Feldman 2003, Kerlinger 1984). Nel nostro caso, tuttavia, la
sua ipotetica unidimensionalità sembra essere suggerita da alcuni preliminari test descrittivi, i quali permettono
di desumere l’esistenza, sotto forma di dimensioni latenti, di due opposte polarità di un continuum, sebbene non
necessariamente legate all’opposizione destra-sinistra.
16
Ad esempio, nel campo delle analisi socio-politiche, alcune applicazioni di analisi fattoriale hanno più volte
suggerito, contrariamente alle aspettative, che “liberalismo” and “conservatorismo” costitussero due fattori
separati e indipendenti, piuttosto che un unico fattore bipolare (Conover e Feldman 1981; Krosnick e Weisberg
1988; Weisberg 1980).
17
Le presenti analisi hanno avuto ad oggetto un campione rappresentativo dell’elettorato italiano elaborato
dall’Istituto Ixè in occasione di un sondaggio pre-elettorale svolto nell’aprile del 2014. Cogliamo l’occasione per
ringraziare il Prof. Luca Sabatini dell’Università degli Studi di Genova per la gentile concessione.
13
che si legano alla dimensione temporale della rilevazione degli stessi, in quanto espone non
tanto allo studio non di comportamenti politici effettivamente avvenuti, e quindi richiamati
attraverso il ricordo di voto degli intervistati, quanto all’analisi di intenzioni ancora
suscettibili a cambiamenti nel corso dei successivi periodi di campagna elettorale. A ciò si
aggiungono poi alcune problematiche che sono tipiche di ogni survey elettorale, come la
molteplicità di caratteristiche che queste richiedono per poter essere realizzate correttamente e
le molteplici distorsioni, spesso difficilmente controllabili, che rendono di norma
difficilmente conoscibile ciò che attraverso di essi cerchiamo di indagare (Natale 2009). Sarà
in ogni caso sulla base di questo difficilmente sostituibile strumento conoscitivo che
cercheremo di esaminare l’esistenza di forme di giudizio condivise all’interno dell’elettorato,
osservando in che modo la sistematicità o meno dell’organizzazione di determinati giudizi su
diversi protagonisti – oggetti della scelta politica si relazioni alla scelta di voto. Non solo:
cercheremo anche di gettare luce sulle possibili determinanti di tali pattern - combinazioni,
all’interno di un modello causale che possa così rivelarsi più complesso, ma anche dotato di
maggiore completezza, soprattutto rispetto alle dinamiche cognitive non idiosincratiche che
regolano l’attribuzione e l’utilizzo dell’affidabilità percepita quale dispositivo – scorciatoia
utile per orientarsi all’interno dell’ambiente politico (Sniderman, Brody e Tetlock 1991).
Prima di procedere in questo senso, riassumiamo di seguito gli obiettivi della presente
analisi:
•
•
•
Testare l’esistenza di forme di giudizio condivise all’interno dell’elettorato osservando
se le valutazioni dei vari leader - oggetti in campo si dispieghino o meno in maniera
coerente e sistematica;
Cercare di gettare luce sulle possibili determinanti di tali pattern - combinazioni;
Indagare la relazione tra forme di rappresentazione e scelta di voto.
4. Analisi e risultati: la strutturazione dei giudizi degli elettori nei confronti
dei leader
4.1 Dare forma alla competizione: la natura eterogenea delle rappresentazioni del dibattito
pubblico alle elezioni europee del 2014
Poco sopra abbiamo affermato di essere interessati dell’individuazione di fattori
«ideologici» che, al di là degli elementi soggettivi che possono provocare meccanismi di
attrazione e repulsione non sistematica di vari leader e oggetti politici, svolgano un ruolo
attivo nell’influenzare la formulazione di atteggiamenti specifici, al fine di integrarli in
maniera coerente nel più generale sistema di credenze (van Dijk 1998).
In termini operativi, un primo passo verso tale direzione parte dall’ipotesi che ciascuno
dei leader considerati abbia nell’elettorato del proprio partito il gruppo che esprime il giudizio
più positivo nei suoi riguardi. Ciò può essere facilmente osservato attraverso un’analisi del
livello medio di affidabilità ricevuta da ogni personalità e oggetto politico ripartendo gli
elettori secondo il partito da essi votato18.
Dopo aver dunque suddiviso il campione in più sottogruppi, nei quali i rispondenti sono
stati ripartiti secondo la loro intenzione di voto verso i principali partiti in competizione, è
stata calcolata, per ciascuno di tali gruppi, la media delle valutazioni (Tab. 7). Quel che è
emerso è che il giudizio nei confronti di ogni singolo oggetto-stimolo non appare espresso in
modo indipendente, bensì risulta in qualche modo legato al partito a cui si ammette di essere
18
Nel nostro sondaggio gli intervistati sono invitati ad esprimere un giudizio rispetto ai protagonisti politici
secondo la seguente modalità: «(l)e leggerò ora una serie di personaggi della politica nazionale. Quanta fiducia
ha per ognuno di essi, molta, abbastanza, poca o per nulla?» (Istituto Ixè 2014).
14
vicini. Ciò si nota non solo dal fatto che il giudizio nei confronti del leader del proprio partito
tende ad essere particolarmente benevolo, ma anche perché il partito scelto influenza, almeno
a livello aggregato, pure il giudizio rispetto a tutti gli altri leader.
Tab. 7 – Livelli di affidabilità di alcuni dei principali leader secondo l’intenzione di voto
principali aree politiche (valori medi, scala 1-10)19
Tot.
Governo Renzi Napolitano Alfano Berlusconi Grillo (media
“Renzi”
di
gruppo)
PD - Lista Tsipras
7,5
7,4
7,0
4,4
3,1
3,3
5,5
Forza Italia - Lega
- Fratelli d’Italia
5,8
6,1
4,8
4,1
6,9
3,9
5,3
per le
(N)
(189)
(52)
Movimento 5
Stelle
4,4
4,4
3,8
3,4
3,2
7,1
4,9
(82)
Indecisi
6,3
6,4
6,5
4,7
3,8
3,8
5,3
(62)
Tot. (media del
6,2
6,2
5,7
4,1
3,8
4,1
4,9
campione)
Fonte: Nostra elaborazione su dati di sondaggio Istituto Ixè, Aprile 2014
(500)
Un esempio ne è certamente l’elettorato del Movimento 5 Stelle, in cui una valutazione
positiva del leader Beppe Grillo tende a contrapporsi, secondo una logica che appare
abbastanza sistematica, al giudizio che viene espresso nei confronti tutti gli altri. Non sarebbe,
in questo senso, solo il fatto di riconoscersi in una certa forza politica che porta a giudicare
positivamente un leader, bensì una rete di percezioni e rappresentazioni che si sviluppano
attraverso la valutazione congiunta di diverse personalità e oggetti politici. Lo stesso vale per
le figure di Matteo Renzi e del suo governo, che pure gode di un consenso molto più
trasversale rispetto alle diverse aree politiche. I due item in questione, infatti, ottengono livelli
di affidabilità superiori alla media del campione non solo tra i votanti di centro-sinistra (in cui
svettano, tra l’altro, anche le figure del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di
Angelino Alfano), ma anche tra coloro che alla data del nostro sondaggio dichiarano di non
aver ancora elaborato una propria intenzione di voto. Ben poco al di sotto di tale soglia si
attestano invece gli elettori vicini all’area di centro-destra, tra cui la figura di Renzi pare
esercitare un certo appeal, pur senza minacciare seriamente i livelli di fiducia in Silvio
Berlusconi.
Grillo Berlusconi Alfano
Napolitano20 Renzi
Governo Renzi
Fig. 8 – Ordinamento di una serie di leader-oggetti all’interno di uno spazio unidimensionale
Fonte: Nostra elaborazione su dati di sondaggio Istituto Ixè, Aprile 2014 (N.500)
L’analisi dell’organizzazione dei giudizi condotta attraverso tradizionali tecniche descrittive
(analisi fattoriale, cluster e scaling) conferma in ogni caso la plausibilità di una ripartizione
19
All’interno della tabella appaiono evidenziati i valori che, all’interno di ciascun raggruppamento politico,
risultano superiori alla media dei giudizi per ciascun leader all’interno del campione.
20
L’inserimento dell’item relativo a Napolitano all’interno della scala si giustifica con la correlazione
moderatamente positiva dello stesso con gli item “Alfano”, “Renzi” e “Governo Renzi” e negativa con i restanti
(Berlusconi e soprattutto Grillo).
15
dei leader in gruppi contrapposti. Come anticipato sopra, riportiamo qui nel dettaglio l’esito
dello scaling unidimensionale con relativa rappresentazione grafica21.
Il coefficiente di scalabilità generale H, che misura il livello di intersoggettività della
sequenza ottenuta, cioè di quanto le preferenze espresse da ciascun rispondente sono
compatibili con un ipotetico ordinamento generale dei leader in termini di affidabilità
percepita, è qui pari a 0.54. Ciò significa che esiste un criterio di valutazione
significativamente condiviso nonché dotato di una sistematicità molto superiore di quanto
potrebbe avvenire per puro caso. Riscontri positivi si hanno anche dal test di coerenza interna,
che con un’Alfa di Cronbach pari a 0.65, fornisce un´utile riprova della consistenza
tendenzialmente unidimensionale della scala in questione.
4.2 Tra prossimità e opposizione: sostenibilità di uno schema di giudizio “amicus/hostis”?
Alla luce delle evidenze appena presentate riteniamo opportuno svolgere qui alcune
ulteriori considerazioni. A fronte di tali evidenze vanno però fatte alcune considerazioni. In
primo luogo, alcuni item appaiono molto più performanti di altri sul criterio di ordinamento
unidimensionale considerato (l’item relativo a Berlusconi risulta il peggiore da questo punto
di vista). Ciò potrebbe voler dire che l’ordinamento qui presentato sia più condiviso in certe
regioni dello spazio politico piuttosto che in altre; il che sembra tra l’altro preludere a una
certa eterogeneità delle rappresentazioni dello spazio politico che stiamo qui tentando di
ricostruire. Inoltre, da un punto di vista concettuale, i cosiddetti modelli di unfolding
unidimensionale sono strettamente connessi alla nozione downsiana di utilità del votante
intesa in termini di prossimità spaziale (Downs 1957). L’elettore, in altre parole, tenderebbe a
preferire i partiti che più sono vicini al loro punto ideale lungo un continuum ideologico.
Ordinando le preferenze di diversi individui per diversi partiti, i modelli di unfolding non
parametrici finiscono quindi per disporre tanto gli elettori quanto questi ultimi lungo un’unica
dimensione latente. Tuttavia, i risultati ottenuti mostrano qualche incongruenza rispetto a un
puro criterio di prossimità in termini spaziali, specie in termini di sinistra-destra. Questo sia
per quanto riguarda l’evidente antinomia tra gli item “Governo Renzi” e “Grillo” (sono loro
gli «stimoli» agli antipodi, la chiave interpretativa in grado di spiegare la scala di ottenuta) sia
nel senso della vicinanza tra Renzi e Napolitano, sia di quella tra Grillo e Berlusconi. Questo
ci spinge a ipotizzare la possibilità di un criterio di giudizio differente da quello di prossimità
spaziale dei partiti, corrispondente alla contrapposizione del tipo amicus/hostis, qui
interpretabile nei termini di una dicotomia tra maggioranza e opposizione. Si tratta di un
meccanismo semplice, secondo cui gli elettori giudicherebbero in modo favorevole i leader
complessivamente riconducibili all’area governativa e viceversa quelli ad essa estranei,
seguendo il seguente algoritmo di ragionamento:
• Se il leader-oggetto appartiene all’area pro (o anti) governo, in cui mi riconosco –>
giudizio positivo
• Se il leader-oggetto appartiene all’area pro (o anti) governo, in cui non mi riconosco
–> giudizio negativo22.
21
Per quanto riguarda quest’ultima ci siamo affidati alla procedura ALSCAL del pacchetto SPSS. Questa ci ha
infatti permesso di giungere a una disposizione spaziale degli item attraverso un calcolo delle distanze
intercorrenti tra questi all’interno di una matrice delle distanze, precedentemente prodotta dal programma. Tale
processo di adattamento è normalmente regolato da un algoritmo di “stress”, che compara le distanze tra i vari
item all’interno dell’output spaziale con quelle presenti nella matrice originaria (Kruskal & Wish, 1978; Young,
1970). Secondo gli stringenti parametri di Kruskal, una soluzione spaziale diviene accettabile quando la sua
funzione di stress è compresa tra 0 e 0.15. Nel nostro caso, la soluzione unidimensionale teorizzata ha un valore
di “stress” pari a 0.02 e può dunque essere accettata.
22
Ad ispirare l’utilizzo di questo approccio sono stati i contributi di Baldassari e Schadee (2004) e Baldassarri
(2005).
16
Per precisare l’effettività di questa affermazione ci interrogheremo ora sulla diffusione e
sul grado di specificità in cui l’organizzazione bipolare dei giudizi si manifesta a livello del
singolo individuo: quanti (e soprattutto quali) sono i rispondenti che hanno una struttura di
giudizio perfettamente conforme a tale criterio? Per quanto riguarda i dati a nostra
disposizione tale caratteristica appare osservabile a partire dal giudizio espresso per 6 oggetti
politici: 4 riconducibili all’area governativa (Renzi, Governo Renzi, Napolitano, Alfano) e 2
all’area, per così dire, anti-governativa (Grillo e Berlusconi). Complessivamente, ben il 29%
di questi appare conforme al criterio di giudizio indagato.
5. Analisi e risultati: l'applicazione dei modelli “partisanship” e
"lontananza dalla politica"
5.1 “Complicando l’ipotesi”: introduzione di nuove possibili forme di rappresentazione
Il risultato a cui in questo momento siamo giunti è che circa un elettore su 4 struttura
sistematicamente il proprio giudizio nei confronti di leader e “oggetti” politici, sulla base
della contrapposizione tra governo e opposizione. Eppure, il restante 70% deve pur aver fatto
ricorso a un qualche criterio di ordinamento degli oggetti politici alternativo, per quanto non
necessariamente sistematico o intersoggettivamente condiviso. Tale aspettativa ci induce a
confrontarci con due ordini di questioni: da un lato, la verifica dell’esistenza di forme di
rappresentazione alternative a quella finora approfondita; dall’altro, l’identificazione dei
fattori che ne regolano rispettivamente l’adozione. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, in
particolare, un utile indizio sembra essere quello fornito in Fig.9.
Fig. 9 – Intervistati che adottano lo schema di giudizio maggioranza/opposizione secondo l’autocollocazione ideologica (%)
Fonte: Nostra elaborazione su dati di sondaggio Istituto Ixè, Aprile 2014 (base: 200 casi)
Da essa emerge, infatti, che il criterio maggioranza/opposizione non è adottato in misura
eguale ed indipendente nei vari angoli dello spazio politico, bensì appare sovra-rappresentato
all’interno di una regione specifica del continuum unidimensionale. In altre parole, sono
proprio coloro che ad oggi si dichiarano vicini a forze politiche appartenenti all’area
governativa (in particolare chi si definisce di centro-sinistra) a fare propria questa logica di
rappresentazione (da qui, molto probabilmente, la minore performance scalare degli item
17
relativi a Grillo, ma soprattutto a Berlusconi). Quanto appena detto non significa, ovviamente,
che l’identità politico-partitica dell’elettore costituisca con certezza un fattore esplicativo
della forma di rappresentazione adottata. Ciò ci è sembrato tuttavia sufficiente per ritenere che
il nostro campione potesse essere caratterizzato dalla compresenza di più modalità di giudizio
tra loro alternativi. Facendo ricorso a una terminologia del tutto provvisoria, nonché a un
approccio fortemente esplorativo, abbiamo qui provato ad ipotizzarne due:
•
•
Modello “partisanship”: l’intervistato attribuisce giudizi positivi verso il solo leader
della forza politica in cui si riconosce e negativi verso tutti gli altri;
Modello “lontananza dalla politica”: l’intervistato attribuisce giudizi negativi verso
tutti gli oggetti di giudizio.
Da alcune prime analisi ci risulta che rispettivamente il 22,6% e il 23,8% del nostro
campione abbiano effettivamente fatto uso di queste ulteriori forme di giudizio. Non solo:
questi nuovi schemi di rappresentazione paiono diffusi soprattutto tra elettori estranei al
Partito Democratico e non auto-collocati nel centro-sinistra.
Fig. 10 – Intenzioni di voto ai principali partiti in base alle forme di rappresentazione ideologica
elaborate (%)
Fonte: Nostra elaborazione su dati di sondaggio Istituto Ixè, Aprile 2014 (base: 500 casi)
In altre parole, passando progressivamente dal criterio maggioranza-opposizione a quello
della partisanship, per poi arrivare a quello degli elettori “lontani dalla politica”, la quota di
intervistati che all’interno del nostro campione si dice intenzionata a votare l’attuale partito di
governo è risultata diminuire progressivamente, lasciando così sempre più spazio tanto agli
elettori di ulteriori forze politiche quanto coloro che risultano privi di scelta di voto precisa.
18
Ciò sembra in qualche modo suggerire che tanto la componente della vicinanza a un partito,
espressa qui attraverso l’intenzione di voto, quanto l’auto-collocazione politica, più che
rappresentare una conseguenza delle suddette forme di rappresentazione, ne costituiscano in
realtà una sorta di precondizione. Sarebbe, in altre parole, la posizione occupata dai diversi
partiti nell’ambito della competizione politica a influenzare la forma di rappresentazione
adottata e non viceversa. Da un lato, infatti, lo schema di giudizio fatto proprio dagli elettori
del Partito Democratico pare orientato dalla natura istituzionale del ruolo ricoperto da questo
stesso partito nel corso della campagna elettorale, con una differenziazione sistematica dei
giudizi di affidabilità verso leader-oggetti rispettivamente governativi e non. Dall’altro,
invece, gli elettori di M5S e FI fanno riferimento in primo luogo a una logica di
rappresentazione basata sull’opposizione competitiva tra il leader della loro forza politica e
quelli degli altri schieramenti e, solo in parte, a uno schema di giudizio fondato
sull’attribuzione indifferenziata di giudizi negativi nei confronti di tutti i leader e oggetti
politici qui considerati.
5.2 Alla ricerca dei fattori esplicativi: che cosa “spiega” le tre forme di giudizio?
Finora i risultati della nostra analisi sembrano comunicarci che i criteri di giudizio
indagati siano affetti da una sorta di orientamento di carattere ideologico-partitico. Prima però
di giungere conclusioni a troppo affrettate in merito, passiamo ora alla presentazione di alcuni
modelli multivariati, in cui tale ipotesi è stata testata al netto dell’effetto esercitato da
un’ulteriore serie di possibili fattori esplicativi. Si tratta, in buona sostanza, di tre regressioni
logistiche, aventi come variabile dipendente ciascuno dei criteri di rappresentazione in
questione e come variabili indipendenti una serie di ulteriori caratteristiche individuali, dalle
attitudini socio-politiche alle credenze e aspettative future in campo economico, passando per
una serie di informazioni di carattere socio-demografico.
L’esito di tale analisi, caratterizzata da una buona capacità predittiva (i casi correttamente
classificati nei tre modelli sono rispettivamente l’80,1%, il 79,5% e il 78,4% del totale),
conferma sostanzialmente quanto già affermato in precedenza: la probabilità di adottare
ciascuno dei tre schemi di giudizio ipotizzati è generalmente influenzata dalla forza politica a
cui l’elettore si dichiara vicino e intende votare.
Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda il criterio maggioranza/opposizione, una
dimensione centrale è certamente quella relativa alla vicinanza a specifiche forze politiche, in
particolare al principale partito di governo, così come la distanza nei confronti di altre,
specialmente il Movimento 5 Stelle. Non a caso gli esponenziali dei relativi coefficienti, volti
ad esprimere il cambiamento in termini di odds dovuto al verificarsi di tali caratteristiche è in
entrambi i casi statisticamente significativo, nonché ampiamente distante da 1. A ciò non si
affianca, però, contrariamente a quanto si potesse inizialmente pensare, alcun effetto
significativo dell’auto-collocazione ideologica. Questa appare infatti superata da una serie di
elementi dotati di una “rilevanza” causale molto più concreta. Ci riferiamo, in particolare, ad
alcune aspettative circa la possibilità di un’imminente ripresa economica nel Paese (exp(b) =
1.510) (p<0.01), così come ad alcune credenze circa la qualità della vita nel proprio territorio
(exp(b) = 1.222) (p<0.01), le quali appaiono decisamente incrementare la probabilità che
l’elettore selezioni un criterio di rappresentazione di tipo maggioranza/opposizione, che in
quasi l’80% dei casi significa esprimere un giudizio positivo nei confronti degli item
“governativi”. Lo stesso si può dire del modello “lontananza dalla politica”, in cui oltre alla
distanza psicologica da ciascuno dei tre principali raggruppamenti politici in oggetto, un certo
effetto significativo viene anche esercitato, sebbene in termini negativi, della medesima sfera
percettivo-valutativa. Ciò significa, in poche parole, che al di là della vicinanza a specifiche
forze politiche e delle auto-definizioni ideologiche degli intervistati, una crescente (o
descrescente) propensione psicologica a considerare la ripresa economica del Paese come un
19
obiettivo raggiungibile e la qualità generale della propria vita come un qualcosa di accettabile
esercita un proprio effetto autonomo sulla costruzione di reti di giudizi rispettivamente di tipo
maggioranza/opposizione (e quindi istituzionalmente orientate) o, per così dire, anti-sistema.
Tab. 11 – Modelli di regressione logistica binaria
Criterio
“maggioranza/opposizione”
(EXP)B
Criterio
“partisanship”
(EXP)B
Criterio “lontananza
dalla politica”
(EXP)B
.083*** (.0503)
.108*** (.062)
2.485 (1.399)
.610 (.285)
1.081 (.482)
.545 (.243)
1.307 (.471)
1.199 (.498)
2.136* (.761)
966 (.388)
.678 (.246)
.930 (.325)
2.984*** (.920)
.490 (.271)
.202** (.130)
1.739 (.628)
2.761** (1.201)
8.231*** (2.813)
.215*** (.074)
.450 (.201)
.313*** (.106)
1.510** (.212)
.946 (.144)
.503*** (.092)
Percezione qualità della vita nel territorio
(deviazioni dalla media, 5,70)
Aspettative futuro dell’economia
(deviazioni dalla media, 5,26)
Percezione della propria condizione
economica (buona/pessima)
VARIABILI DI CONTROLLO
Genere (femmina)
Livello d’istruzione (Diploma/Laurea)
1.222** (.114)
1.057 (.088)
.848* (.066)
1.155 (.107)
.908 (.0745)
.948 (.076)
.918 (.246)
.790 (.210)
1.331 (.355)
1.392 (.355)
1.363 (.398)
.862 (.213)
1.147 (.320)
.754 (.189)
1.500 (.429)
Area geografica (Sud-Isole)
Età (deviazioni dalla media, 49,2)
.816 (.239)
1.026** (.008)
.938 (.252)
.992 (.008)
.968 (.257)
.993 (.008)
Variabili dipendenti
Variabili indipendenti
(Costante)
VARIABILI SOCIO-POLITICHE
Autocollocazione ideologica
Destra / Centro-destra
-
Sinistra / Centro-sinistra
-
Non collocati
Vicinanza a un partito (area politica)
Partito Democratico
-
FI - F d’I - LN
-
Movimento 5 Stelle
CREDENZE E PERCEZIONI IN CAMPO
ECONOMICO
Aspettative verso la ripresa economica
(negative/positive)
Note: La tabella riporta gli exp(b) di tre regressioni logistiche binarie, espressione di cambiamenti in
“odds” risultanti dall’incremento unitario di ciascuno dei predittori elencati, con relativi errori
standard in parentesi. Le variabili dipendenti assumono rispettivamente i valori 0 (non fa uso del
criterio analizzato) e 1 (fa uso del criterio analizzato).
*p0.05; **p0.01; ***p0.001 (two-tailed).
Fonte: Nostra elaborazione su dati di sondaggio Istituto Ixè, Aprile 2014 (base: 500 casi)
Diverse invece le dinamiche che paiono regolare l’adozione del modello partisanship. In
questo caso, l’unico fattore rilevante sembra essere quello della vicinanza a forze politiche
contestualmente prive di responsabilità di governo (in primis il Movimento 5 Stelle e a
seguire l’area politica del centro-destra, escluso NCD), qui intesa sotto forma di intenzione di
voto. Potrebbe dunque essere il ruolo oppositivo giocato da queste forze politiche a indurre
certi elettori verso una modalità di rappresentazione fondata sul contrasto tra la valutazione
positiva del leader di riferimento e un giudizio negativo verso tutti gli stimoli ad esso
alternativi.
20
Chiaramente si tratta di un’interpretazione che necessita di ulteriori e più approfonditi test
per poter essere effettivamente corroborata. Tuttavia crediamo che essa abbia il pregio di
problematizzare una questione spesso non sufficientemente approfondita, come quella relativa
al ruolo di oggetti politici, credenze e aspettative nella strutturazione del modo in cui diversi
elettori rappresentano la competizione politica, e alla relazione che quest’ultimo aspetto
intrattiene con il loro comportamento politico.
Conclusioni
Chi ha vinto, come ha vinto e perché ha vinto. Sono queste le domande a cui solitamente
gli osservatori e gli analisti cercano di rispondere all’indomani di una elezione di qualsiasi
tipo e ordine.
A livello comparato, rispondere a questi tre quesiti con riferimento alle elezioni appena
celebrate è tutt’altro che un esercizio facile da fare, considerato che le Europee 2014 sono
state definite come “elezioni critiche” (Gualmini 2014a) per via dell’affermazione di partiti
populisti ed euroscettici in tutta Europa, anche in paesi membri importanti come Francia (con
l’FN), Regno Unito (con l’UKIP) e, in parte, Italia (con il M5S). Ciò tende a smentire quelle
interpretazioni che continuano a enfatizzare la presunta “specialità” dell’elettore italiano
rispetto a quello europeo23.
Passando dall’Europa all’Italia, le elezioni europee del 25 maggio 2014 hanno visto la
consacrazione elettorale di Matteo Renzi, consentendo al politico fiorentino di ottenere quella
legittimazione “dal basso” di cui era privo quando è entrato a Palazzo Chigi, permettendo
altresì al PD di passare dalla vocazione all’affermazione maggioritaria (Maggini 2014b).
Il Partito di Renzi, infatti, ha conseguito un risultato storico e completamente inatteso
rispetto alle previsioni demoscopiche della vigilia del voto. Nella storia italiana delle elezioni
europee, per la prima volta una lista ha raggiunto e superato la soglia del 40% (dei voti
validi). In aggiunta, è stato il terzo migliore risultato elettorale di sempre ottenuto da parte di
una lista nella storia del voto in Italia (dal 1946 in poi) se estendiamo l’analisi diacronica
anche alle altre elezioni di scala nazionale, cioè le Politiche. Tuttavia, alla terza migliore
performance elettorale di sempre non è seguita la terza migliore affluenza alle urne di sempre,
anche se la partecipazione elettorale è rimasta ben al di sopra della media europea.
In generale, non è mai agevole “spiegare” l’esito di una elezione. Tanti sono i “perché”
che hanno reso possibile il trionfo di Renzi.
Per un primo filone di studiosi, il merito del risultato sarebbe da attribuire principalmente
alle valence images del presidente del Consiglio che gli consentono di avere un alto livello di
gradimento e approvazione popolare, anche per via del fatto di riuscire a usare bene tutti i
media, vecchi e nuovi. Dato che Renzi gode di un consenso “personale”24 (in parte anche di
tipo trasversale25), il rischio che il PD potrebbe correre in futuro è quello di non poter più fare
affidamento a una fetta (non irrilevante) di elettori meramente “leali” alla figura di Renzi. Il
che renderebbe l’enorme consenso conseguito nel 2014 dal Partito di Via del Nazareno assai
volatile e fragile in chiave prospettica.
Al contrario, secondo un altro filone di analisi, il trionfo di Renzi andrebbe inquadrato
nell’ambito di un riallineamento al PD di quegli elettori di centro-sinistra delusi che avevano
deciso di non votare o di votare per altri partiti nelle elezioni politiche 2013, riallineamento
23
Per un approfondimento specifico del comportamento politico, delle elezioni e delle istituzioni europee, vedi
Blondel, Sinnot e Svensson (1998); Katz e Wessels (1999); Van der Eijk e Franklin (1996, 2009); Schmitt e
Thomassen (1999); Thomassen (2005); Van der Brug e Van der Eijk (2007); Gaxie, Hubé e Rowell (2013);
Külahci (2014).
24
Diamanti (2014).
25
Campi (2014).
21
invece non avvenuto per il centro-destra. Inoltre, il Partito di Renzi avrebbe avuto il merito di
mobilitare più e meglio di altri i propri elettori al contrario dei partiti del centro-destra che
hanno sofferto dell’appannamento della leadership “dimezzata” di Silvio Berlusconi e della
notevole frammentazione con la quale si sono presentati alle urne. In altri termini, seconda
questa posizione, il successo del PD non è soltanto e tanto ascrivibile al cosiddetto “effetto
Renzi”, quanto piuttosto agli effetti dell’astensionismo asimmetrico e intermittente più che di
quelli della volatilità elettorale. Detto in altri termini (Colloca e Vignati 2014), la figura di
Renzi ha aiutato il PD a mobilitare il proprio elettorato, ma non a conquistare fette rilevanti di
elettorato dei due poli opposti (M5S e FI)26, quest’ultimi penalizzati dall’astensionismo. Il
Partito di Via del Nazareno avrebbe, quindi, vinto con i propri voti, non con quelli in libera
uscita dal centro-destra (Gualmini 2014b), avrebbe vinto grazie alla notevole fedeltà del
proprio elettorato (D’Alimonte 2014), tale per cui anche le Europee 2014 confermerebbero
l’“impermeabilità” tra i due tradizionali schieramenti (Colloca e Vignati 2014). Proprio per
questi motivi, non è scontato che il PD riesca a confermare lo schiacciante risultato delle
ultime europee anche nelle prossime tornate elettorali, soprattutto nelle Politiche dove da
sempre è più elevata la mobilitazione e la partecipazione elettorale. Ragion per cui, non tutto è
perduto per il centro-destra (Gualmini 2014c). D’altronde, l’elettorato del centro-destra è
mediamente meno interessato alle questioni europee rispetto all’elettorato di centro-sinistra e
appare da sempre meno mobilitabile in occasione delle elezioni europee al contrario delle
elezioni politiche (Colloca e Vignati 2014).
Le due interpretazioni di fondo (sopra illustrate) non necessariamente devono essere
considerate confliggenti tra di loro. C’è stato sì cambiamento (effetto Renzi” e vulnerabilità
dei partiti del centro-destra) ma pur sempre nella continuità (affluenza alle urne,
astensionismo intermittente e “impermeabilità” tra i due tradizionali schieramenti politici).
Entro questo quadro interpretativo che conferma la rilevanza del continuum sinistradestra per l’identificazione politica degli elettori, abbiamo provato ad approfondire l’adozione
di specifiche modalità di rappresentazione dello spazio politico rispetto ai leader. E in buona
sostanza, ciò che le analisi ci confermano è l’esistenza di pattern di giudizio assai diversificati
verso i vari leader, di cui abbiamo cercato di ricostruire le caratteristiche generali e i
meccanismi di insorgenza. Per quanto riguarda questi ultimi, le dimensioni risultate più
rilevanti dal punto di vista causale sono la vicinanza (o distanza) psicologica rispetto a
specifiche forze politiche e la presenza (o assenza) di particolari sistemi di credenze e di
aspettative a proposito dello scenario economico attuale e futuro. Tutto questo a discapito sia
dell’auto-collocazione ideologica, non dotata di un peso causale statisticamente significativo,
sia di ulteriori variabili di natura socio-demografica come l’istruzione, la cui sostanziale
irrilevanza esplicativa ci induce per ora a escludere un qualsivoglia ruolo delle capacità
cognitive generali nello sviluppo di modalità più o meno strutturate di rappresentazione.
Ovviamente non abbiamo con ciò la pretesa di essere giunti a risultati definitivi. In futuro
andrà, infatti, intrapreso un percorso di verifica su ulteriori dati che possa portarci a stabilire o
meno la validità degli indicatori utilizzati. Questo sia dal punto di vista della struttura e
completezza degli item componenti la dimensione spaziale della leadership (vedi Fig. 8), sia
dal punto di vista di caratteristiche socio-cognitive di cui sarebbe molto utile rilevare l'impatto
(ad esempio con variabili relative alla sofisticazione politica degli intervistati). In ogni caso,
questo lavoro vuole costituire un primo passo, sebbene di natura ancora “esplorativa”, verso
la concettualizzazione di un problema di ricerca che nel contesto dell’attuale dibattito
politologico sulle ultime elezioni europee è stata solo marginalmente affrontata.
26
In base all’analisi dei flussi elettorali tra Politiche 2013 ed Europee 2014 a cura dell’Istituto Cattaneo (Colloca
e Vignati 2014; Gualmini 2014b), il Partito di Renzi non ha sfondato elettoralmente nel centro-destra, ma ha
“prosciugato” Scelta Civica, rimanendo immune dall’astensionismo.
22
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