LA MONARCHIA
( 1025 – 538 a. C. )
Dalle tribù alla monarchia
Tra le varie forme di organizzazione degli uomini nella storia, ne esiste una che viene chiamata
tribale Essa è la forma sociale universale dei popoli nomadi, noti nella storia, ed è anche
l’organizzazione dei moderni beduini.
La tribù è un gruppo autonomo che non riconosce altra autorità che la propria. E’ un consistente
raggruppamento di persone che si forma o per comune origine o per volontaria associazione. E’ spesso
composta da vari clan, che sono costituiti da un insieme di famiglie. I membri della tribù si considerano
discendenti da un comune antenato. A capo della tribù si trova un anziano , detto in ebraico zaken e in
arabo sceicco, che impone la sua volontà più per forza di carattere o in maniera diplomatica che per
autorità, e che , in teoria, dovrebbe essere il guerriero più coraggioso e più forte della tribù.
Gli ebrei che, dopo l’uscita dall’Egitto, si stabilirono nell’attuale Palestina, 1200 prima di Cristo,
erano organizzati in tribù, come appare dai libri di Giosuè e dei Giudici.
Le loro tribù si sono formate nei secoli precedenti la monarchia (1200. 1050) con l’unione di
diversi clan, ed erano associate in una federazione di tipo culturale. E’ controverso se il numero di 12 sia
stato originale e se la federazione avesse anche carattere politico, comunque la struttura tribale
dell’antico Israele era quella di una confederazione di dodici tribù, la cui origine e il funzionamento
sono oscuri in molti particolari. Quando si sovrappose il potere del re, l’organizzazione tribale ebbe poco
spazio, inoltre essa era poco adatta alla vita della città. Tuttavia restò a lungo come ricordo e, anche
dopo l’esilio, fu un’istituzione importante sul piano delle idee: per esempio di molti personaggi viene
notato da quale tribù discendevano ( es. Eb 7, 14), e Matteo dice che i “Dodici” giudicheranno le 12 tribù
di Israele ( Mt 19, 28 ).
La storia dell’organizzazione tribale d’Israele prima della monarchia la leggiamo nel libro dei
Giudici, nome che proviene dai protagonisti delle imprese narrate, che sono capi tribù o capi carismatici
che si trasformano in condottieri quando si tratta di liberare le varie tribù da incursioni, razzie, invasioni.
I giudici di cui viene raccontata la storia sono dodici : Sangar, Tola, Jair, Ibsan, Elon, Addon, Otoniel,
Aod, Debora e Baruc, Gedeone, Iefte, Sansone. I fatti narrati coprono il periodo da Giosuè a Samuele
(1200-1050 circa). Alla base del libro di 21 capitoli si devono supporre tradizioni locali, orali, tribali,
piene di leggende eroiche. La raccolta iniziale viene spesso datata alla fine del regno del Nord, dopo il 721;
questa prima edizione venne poi sottoposta ad una revisione deuteronomistica e anche ad un
ampliamento successivo del redattore sacerdotale.
La monarchia in Israele è stata introdotta come risposta alle difficoltà create dai Filistei, abitanti
della parte occidentale dell’attuale Palestina. Il libro dei Giudici parla di un primo scontro tra le tribù di
Giuda e i Filistei ( Gd 4-6). Al termine del periodo dei Giudici , i Filistei controllavano le pianure del
Canaan e, dopo una vittoria conseguita ad Afek verso il 1050 ( 1 Sm 5), divennero padroni della
Transgiordania , dominatori della montagna e posero un loro presidio anche a Gabaa. Il pericolo per le
tribù israelitiche era diventato grande e si giunse all’elezione a re di Saul. I suoi successi militari contro i
Filistei non furono grandi ed egli morì durante una battaglia conto i Filistei. Sarà Davide a riportare
contro di essi una decisiva vittoria (2 Sm 5. 17).
Saul, consacrato primo re, esercitò principalmente una delle funzione regali, quella di capo
militare, e radunò un piccolo esercito di soldati addetti al suo servizio personale ( 1 Sm 13, 1-2; 14, 2-52) .
Egli appare quasi come un giudice permanente.
La regalità si affermerà in pieno con Davide, ma anche con lui e con i re successivi essa differisce
nettamente dalla regalità dei paesi circostanti dove il re rappresentava gli dei, Il re di Israele veniva
considerato come scelto da Javhè e non lo rappresentava . Era un capo carismatico come i giudici, dotato
dello spirito di Javhé per svolgere le sue funzioni. Il conferimento dello spirito era simboleggiato
dall’unzione che rendeva il re una persona sacra.
La storia dei regni di Israele e di Giuda annovera 42 re, 3 del regno unito, 20 del Regno di
Giuda e 19 del Regno d’Israele.
Re del regno unito
Saul
Davide
Salomone
(1025-1000)
(1000-962)
(962-922)
Regno di Giuda
Roboamo
Abia
Asa
Giosafat
Ioran
Acazia
Atalia
Ioas
Amasia
Ozia
Ioatan
Acaz
Ezechia
Manasse
Amon
Giosia
Ioacaz
Ioiakin
Ioiachin
Sedecia
( 922-915)
( 915-913 )
( 913-873 )
( 873-849)
( 449-442 )
( 842-842)
( 842-837)
( 837-800)
( 800-783)
( 783-742)
( 742-735)
( 735-715)
( 715-687)
( 687-642)
( 642-640)
(640-609)
(609)
( 609- 598)
( 598)
( 597-587)
I re del regno d’Israele
Geroboamo
Nabad
Baasha
Ela
Zinrim
Omri
Acab
Acazia
Joran
Iehu
Ioacaz
Iohas
Geroboamo II
Zaccaria
Sallum
Menahen
Pekahia
Pekah
Osea
( 922-901)
( 901-900)
( 900-877)
( 877-876)
( 876-876)
( 876-869)
( 869-850)
( 850-849)
( 849-842 )
( 842-815)
( 815-801 )
( 801-786)
( 786-746)
( 746)
( 745)
( 745-738)
( 738-737)
(737-732)
( 732-722)
La storia dei re di Israele e di Giuda la troviamo nei libri di Samuele, dei Re e delle Cronache.
I due libri di Samuele narrano le vicende della nascita della monarchia in Israele e quelle che
hanno caratterizzato i regni di Saul e di Davide. Sono di facile lettura e scritti con arte finissima e
appaiono come la storia di un’ascesa. Importantissimo è l’oracolo del profeta Natan (“Samuele 7, 1-17 )
che collega la speranza messianica con la dinastia davidica. I libri sono composti attorno a tre personaggi
Samuele ( 1 Sam cap 1-12 e 16), Saul (1 Sam 9- 31 ) e Davide ( 2 di Samuele ). Il primo libro di Samuele
si compone di 31 capitoli e il secondo di 24.
I due libri dei Re, il primo di 22 e il secondo di 25 capitoli, trattano del regno di Salomone e, in
movimento parallelo, dei due regni fino alla catastrofe finale di entrambi. Sembra la storia di una
decadenza. Sono stati scritti per i Giudei che avevano visto la catastrofe di Gerusalemme, per indicare la
causa della caduta e incoraggiare. Nei libri dei Re troviamo anche i cicli dei due profeti Elia ed Eliseo. Il
due libri delle Cronache, una volta chiamati “Paralipomeni” o “cose tralasciate”, perché in parte
dicono cose non dette negli altri libri storici, altre volte però sono una ripetizione. La storia dei libri delle
Cronache va da Adamo a Ciro.
Samuele
Samuele è una delle persone chiave del popolo di Israele, dopo Abramo e Mosè. Nel contesto della
sua storia viene in primo luogo il racconto della nascita, cui segue la sua consacrazione al servizio di
Javhé presso il santuario di Silo ( 1, 1-28; 2, 1-11.18-21 ), dove è sacerdote Eli, i cui figli hanno un
comportamento malvagio. Il vertice della storia della giovinezza di Samuele è rappresentato dalla
rivelazione di Dio a lui nel santuario: Dio conferma l’annunzio del castigo nei confronti della casa di Eli,
già preannunziato prima da un anonimo uomo di Dio ( 2, 12-17.22-36), e chiama Samuele ad essere
profeta per tutto Israele (3, 1-21 ). Con Samuele, come con Abramo e Mosè, avviene una svolta: il
coacervo di tribù, che era decaduto anche in senso morale e aveva perso anche l’Arca, diventa stato.
1 Samuele 3, 1-19
Chiamata di Samuele
Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era
rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. 2E quel giorno avvenne che Eli stava
dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. 3La
lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si
trovava l'arca di Dio. 4Allora il Signore chiamò: "Samuele!" ed egli rispose: "Eccomi", 5poi
corse da Eli e gli disse: "Mi hai chiamato, eccomi!". Egli rispose: "Non ti ho chiamato, torna a
dormire!". Tornò e si mise a dormire. 6Ma il Signore chiamò di nuovo: "Samuele!"; Samuele si
alzò e corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Ma quello rispose di nuovo: "Non ti ho
chiamato, figlio mio, torna a dormire!". 7In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora
conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. 8Il Signore tornò a
chiamare: "Samuele!" per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: "Mi
hai chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. 9Eli disse a
Samuele: "Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti
ascolta"". Samuele andò a dormire al suo posto. 10Venne il Signore, stette accanto a
lui e lo chiamò come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose subito: "Parla,
perché il tuo servo ti ascolta". 11Allora il Signore disse a Samuele: "Ecco, io sto per fare in
Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. 12In quel giorno compirò
contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. 13Gli ho annunciato
che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano
Dio e non li ha ammoniti. 14Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la
colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!". 15Samuele dormì fino al mattino,
poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli.
16
Eli chiamò Samuele e gli disse: "Samuele, figlio mio". Rispose: "Eccomi". 17Disse: "Che
discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi
nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto". 18Allora Samuele gli svelò tutto e non
tenne nascosto nulla. E disse: "È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene". 19Samuele crebbe
e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
_________
IL GIOVANE SAMUELE ( 1)
Il capitolo terzo del primo libro di Samuele presenta “il giovane Samuele (che) continuava a
servire il Signore sotto la guida di Eli”. Samuele, ( in ebraico: “ il suo nome è El” ), era figlio di Elkana e
di Anna, e fin da bambino fu cresciuto come nazireo nel servizio del santuario di Silo, dove fu chiamato
ad essere profeta, e la sua parola giudiziaria e la sua preghiera valevano molto. Su di lui si sono assommate
le caratteristiche del sacerdote (unzione del re ), del profeta e del capo politico. Egli è una delle figure
più indicative dell’AT. Vive in un momento di transizione ed è incaricato di gestirlo come protagonista: il
passaggio dalla federazione di tribù al regime monarchico. Acconsente mal volentieri alla nomina di un
re ( 8, 5-22), ma è lui che consacra Saul primo re, poi rompe con lui e sostiene Davide
ERA RARA (2 )
Il testo riferisce che “la parola di Dio era rara” e anche le visioni. Questo forse per la pessima
condotta dei figli di Eli. Ma proprio in questo periodo, un giorno , quando la “lampada di Dio non era
ancora spenta” , ossia era ancora notte, in un’ora quindi propizia alle rivelazioni, Dio parla a Samuele.
DORMIVA NEL TEMPIO (3 )
Il racconto si introduce dicendo che Samuele riposava nel tempio del Signore. E’ il tempio di
Silo, una città di Efraim a Nord di Bethel. Silo fu assai presto un luogo di riunione delle tribù d’Israele (Gs
18, 1 ), là sorteggiarono il territorio che sarebbe toccato ad ognuna (Gs 18, 8 ; e c’era anche la tenda
dell’incontro ( Gs 18, 1 ). Al tempo di Samuele il centro di culto era costituito da un santuario di pietra,
cioè da una casa del Signore o tempio ( 1 Sam 3, 3 ); e nel santuario era collocata l’arca dell’alleanza ( 3,
3 ), da cui soprattutto il santuario derivava la sua dignità specifica. Forse il tempio fu devastato dopo la
vittoria dei Filistei ad Afek ( 1 Sam 3, 3 ), comunque di devastazione del tempio parlano Geremia e i Salmi
( Ger 7, 12; Sal 78, 0 ).
IL SIGNORE CHIAMO (4 )
Samuele è chiamato da Dio. La sua vocazione ha lo scopo di consacrarlo come profeta. Durante la
rivelazione Dio rinnova anche la condanna per la famiglia sacerdotale di Eli che deteneva i comando su
alcune tribù di Israele. La chiamata, come è avvenuto e avverrà per altri (Abramo. Mosè, Maria, Apostoli )
non modifica solo l’esistenza del giovane ma dà il via a grandi avvenimenti per Israele.
RISPOSE: “ECCOMI” (4 –9 )
Samuele non capisce subito. Egli è ancora inesperto dato che il Signore non gli aveva ancora
rivelato la sua parola. ( non aveva ancora conosciuto il Signore ). E’ Eli che cerca di soccorrere
l’inesperienza di Samuele, aiutandolo ad acquistare le giuste disposizioni. Alla chiamata di Dio egli
dovrà rispondere: “Parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta”.
VENNE IL SIGNORE (10 )
Dio appare a Samuele, “stette di nuovo accanto a lui”; il modo è forse quello che la gente era
abituata a pensare avvenisse in un tempio, nelle teofanie. E’ l’irruzione di Dio nella storia di un uomo.
Questa irruzione e la chiamata di Samuele evoca quanto avvenne ad Isaia nel tempio di Gerusalemme in
una teofania piena di solennità ( Is 6 ).
PARLA (10)
Samuele risponde come gli aveva consigliato Eli. E’ un atto formale che dichiara
la
disponibilità alla venuta di Dio, e ad armonizzare l’animo e il proprio comportamento con la volontà
rivelatrice.
CHIUNQUE L’ UDRA (11)
Nei versetti 11-18 il testo dice che Dio rivela a Samuele una sventura tanto grave da far
rimbombare le orecchie; si tratta della punizione alla casa del sacerdote Eli, perché i figli avevano
disprezzato
Dio e il padre non li aveva corretti. Il giorno dopo Eli si fa rivelare con un giuramento quando il
Signore aveva fatto conoscere al giovane. Eli si affida alla volontà di Dio, dicendo “ Egli è il Signore,
faccia ciò che gli pare bene”. I figli di Eli vennero uccisi durante un’incursione di Filistei ed Eli, udendo la
notizia della morte dei figli e che l’arca era caduta in mano ai nemici, cadde, batté la nuca e morì anche lui
SAMUELE CREBBE (19 )
Questa pericope termina con le parole con cui l’autore, sintetizza l’avvio dell’opera del
profeta. Samuele inizia il suo ministero profetico e il popolo, accompagnandolo, guidandolo,
proteggendolo. Se Dio è con l’uomo questi opera prodigi, ossia opere superiori alle forze umane (Gdc 2,
18 ); l’uomo che ha Dio vicino a sé è destinato ad opere portentose per la missione salvifica. Anche di
Maria si dice che il Signore era con lei ( Lc 1, 26 ).
Saul re
Saul ( 1025-1000 circa ) , della tribù di Beniamino, fu il primo re d’Israele. L’occasione della sua
elezione è stata l’aggressione dei Filistei che sconfissero duramente Israele ad Afek, portarono nel loro
accampamento l’arca che si trovava a Silo e si stabilirono come signori con una guarnigione nella zona
collinosa di Israele ( 1 Sm 13, 3 ) . In seguito gli Ebrei decisero di darsi come re Saul.
Saul venne consacrato re e la sua consacrazione fu simile ad una consacrazione profetica, in essa
vi ricorsero i temi dell’investitura dello spirito, i segni profetici e la liberazione del popolo dai nemici. Di
questo fatto Dio fu l’autore, il profeta Samuele l’intermediario, Saul l’oggetto e il popolo il beneficiario.
1 Samuele 4, 1- 5
L’arca dell’alleanza
In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele
scese in campo contro i Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s'erano
accampati ad Afek. 2I Filistei si schierarono contro Israele e la battaglia divampò, ma Israele
fu sconfitto di fronte ai Filistei, e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila
uomini.3Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani d'Israele si chiesero:
"Perché ci ha sconfitti oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca
dell'alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri
nemici". 4Il popolo mandò subito alcuni uomini a Silo, a prelevare l'arca dell'alleanza del
Signore degli eserciti, che siede sui cherubini: c'erano con l'arca dell'alleanza di Dio i due figli
di Eli, Ofni e Fineès. 5Non appena l'arca dell'alleanza del Signore giunse all'accampamento, gli
Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra.
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I FILISTEI (1 )
I Filistei erano un gruppo acheo dei popoli del mare che ai tempi di Samuele era insediato nel
Medio Oriente,
tra l’Egitto e Gaza. Con la
battaglia di Afek, , probabilmente situata a NE di Giaffa, i Filistei si impadronirono di territori fino alla
Transgiordania e divennero un pericolo serio per gli Ebrei, tanto da spingerli a darsi un re.
CI HA SCONFITTI OGGI IL SIGNORE (3)
Nella mentalità del tempo si fa risalire non ai Filistei ma al Signore la causa della sconfitta. Così
per aver successo si cerca di portare Dio stesso nel campo di battaglia, mandando a prelevare l’arca da Silo.
L’ARCA (3 )
L’arca era un oggetto sacro che gli Ebrei usavano nelle celebrazioni che ricordavano l’esodo ( Gs
3ss). Nel Deuteronomio ( Dt 10, 1-5 ) è concepita come luogo di conservazione delle tavole con i Dieci
Comandamenti e come elemento centrale nella comunicazione della legge. In una descrizione tardiva del
tempo dell’esilio ( Es 25, 10-22) viene rappresentata come una cassa di legno di acacia ricoperta d’oro con
stanghe per il trasporto.
Sul coperchio dell’arca si trovava un piatto dorato, detto kapporet,
“propiziatorio”, ”luogo della misericordia” , che probabilmente significa luogo dove Javhè riceve
l’espiazione. Sopra l’arca vi erano anche due cherubini d’oro, uno di fronte all’altro in modo che le loro ali
sovrastassero il kapporet. Era questo il luogo dove Javhè incontrava Israele e rivelava i suoi ordini ( Es 25,
22 ). L’arca era considerata come segno visibile della presenza di Dio ( Nm 10, 35 ; 1 Sam 4, 7; 1 Re 8, 11
9,) specialmente nel momento del combattimento e veniva trattata con religioso timore ( 2 Sam 6, 7 ).
Davide la trasportò a Gerusalemme da poco conquistata ( 2 Sam 6 ) e venne distrutta nel 587 insieme al
tempio.
SILO (3)
Silo, situata presso Sichem, era uno dei centri religiosi delle tribù prima dei re. Lì si conservava
l’arca dell’alleanza ( 1 Sam 3,3 ), che era affidata alle cure della famiglia di Eli. A Silo Samuele trascorse la
sua giovinezza.
ELEVARONO UN URLO (5)
Gli Ebrei consideravano l’arca come il “segno” visibile del Dio invisibile e questa segno alimentava
la loro fede. Ma in questa circostanza sembra che ricorrano all’arca, dimenticata in un tempio, come un
portafortuna per il pericolo che stanno correndo. .
Nei versetti seguenti ( 1 Sam 4, 6-18 ) è detto che i Filistei ingaggiano battaglia contro gli Ebrei e
catturano anche l’arca , che portano nel loro accampamento. In quella circostanza muore Eli. Dio
consegna l’arca in mano ai Filistei perché gli Israeliti si ricordino dell’alleanza fatta in passato. L’arca
resterà presso i Filistei per sei mesi.
.
1 Samuele 8, 1-9
Gli Israeliti chiedono un re
Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici d'Israele i suoi figli. 2Il primogenito si
chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. 3I figli di lui però non
camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e
stravolgevano il diritto. 4Si radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e vennero da Samuele a
Rama. 5Gli dissero: "Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme.
Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli".6Agli
occhi di Samuele la proposta dispiacque, perché avevano detto: "Dacci un re che sia nostro
giudice". Perciò Samuele pregò il Signore. 7Il Signore disse a Samuele: "Ascolta la voce del
popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me,
perché io non regni più su di loro. 8Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire
dall'Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così stanno facendo anche a
te. 9Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re
che regnerà su di loro".
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STABILI GIUDICI (1)
Samuele vorrebbe rendere ereditaria la sua autorità di giudice trasmettendola ai figli, come avevano
tentato di fare anche altri giudici (Gdc 8, 22-23; 9, 1-2 ).
NON CAMMINAVANO (3)
I figli di Samuele non erano però come il padre e pensavano piuttosto ad arricchirsi.
GLI DISSERO (5)
Gli anziani di Israele chiedono a Samuele un re e presentano a lui i motivi di tale richiesta. Essa
nasce da una situazione politica concreta: Samuele è vecchio, i suoi figli non sono degni di succedergli, alle
tribù israelitiche è necessario avere un capo comune e munito di autorità contro gli avversari, come avevano
un re gli altri popoli pagani.
LA PROPOSTA DISPIACQUE (6)
Saul sembra dispiaciuto per un fatto personale: è vero che gli anziani contestano i suoi figli, ma in
fondo mettono in discussione anche lui.
ASCOLTA LA VOCE ( 7 )
Tuttavia il Signore , come altre volte, accoglie la richiesta del popolo e comanda a Samuele di
accontentarne i rappresentanti . Ad ogni modo, prima della decisione il popolo deve conoscere le
conseguenze della regali
HANNO RIGETTATO ME (7)
Il Signore corregge l’impressione di Samuele e dice che il vero motivo dell’inopportunità di un re è
che Israele non è come gli altri popoli, dato che il suo vero re è Dio (Gdc 8, 22-23 ) e un altro re può essere
un oppositore alla regalità divina. Israele ponendosi quanto al re, a livello degli altri popoli, arreca un
affronto a Dio.
1 Samuele 10, 1-10
Unzione a re di Saul
Samuele prese allora l'ampolla dell'olio e gliela versò sulla testa, poi lo baciò dicendo:
"Non ti ha forse unto il Signore come capo sulla sua eredità? 2Oggi, quando sarai partito da
me, troverai due uomini presso la tomba di Rachele, sul confine con Beniamino, a Selsach.
Essi ti diranno: "Sono state ritrovate le asine che sei andato a cercare, ed ecco che tuo padre
non bada più alla faccenda delle asine, ma è preoccupato di voi e va dicendo: Che cosa devo
fare per mio figlio?". 3Passerai di là e andrai oltre; quando arriverai alla Quercia di Tabor, vi
troverai tre uomini che salgono a onorare Dio a Betel: uno porterà tre capretti, l'altro porterà
tre pani rotondi, il terzo porterà un otre di vino. 4Ti domanderanno se stai bene e ti daranno
due pani, che tu prenderai dalle loro mani. 5Giungerai poi a Gàbaa di Dio, dove c'è una
guarnigione di Filistei ed entrando in città incontrerai un gruppo di profeti che scenderanno
dall'altura preceduti da arpe, tamburelli, flauti e cetre, che agiranno da profeti. 6Lo spirito
del Signore irromperà anche su di te e ti metterai a fare il profeta insieme con loro, e sarai
trasformato in un altro uomo. 7Quando questi segni che ti riguardano saranno accaduti, farai
quanto vorrai, perché Dio sarà con te. 8Scenderai a Gàlgala, precedendomi, ed ecco, io ti
raggiungerò per offrire olocausti e porterà tre pani rotondi, il terzo porterà un otre di vino. 4Ti
domanderanno se stai bene e ti daranno due pani, che tu prenderai dalle loro mani. 5Giungerai
poi a Gàbaa di Dio, dove c'è una guarnigione di Filistei ed entrando in città incontrerai un
gruppo di profeti che scenderanno dall'altura preceduti da arpe, tamburelli, flauti e cetre, che
agiranno da profeti. 6Lo spirito del Signore irromperà anche su di te e ti metterai a fare il
profeta insieme con loro, e sarai trasformato in un altro uomo. 7Quando questi segni che ti
riguardano saranno accaduti, farai quanto vorrai, perché Dio sarà con te. 8Scenderai a
Gàlgala, precedendomi, ed ecco, io ti raggiungerò per offrire olocausti e immolare sacrifici di
comunione. Sette giorni aspetterai, finché io verrò da te e ti indicherò quello che dovrai
fare".9Appena egli ebbe voltato le spalle per partire da Samuele, Dio gli mutò il cuore e tutti
questi segni si verificarono il giorno stesso. 10Arrivarono là, a Gàbaa, ed ecco una schiera di
profeti di fronte a loro; lo spirito di Dio irruppe su di lui e si mise a fare il profeta in mezzo a
loro.
______________
NON TI HA FORSE UNTO (1)
Il futuro re è unto con olio sacro dei sacerdoti e diventa così l’uomo di Javhè, l’uomo consacrato da
Dio. La sua vita è inviolabile e chi agisce contro di lui è punito con la morte ( 2 Sm 1-14) . I segni seguenti
mostrano che il re è dotato di carismi particolari e che è cambiato in un altro uomo.
SUA EREDITA (2 )
Per l’alleanza Dio è diventato il Dio d’Israele e il popolo è sua proprietà.
LA TOMBA DI RACHELE (2)
E’ il posto dove sarebbe morta e sarebbe stata sepolta Rachele, moglie di Giacobbe, mentre dava alla
luce il figlio Beniamino ( Gr 31, 15). Genesi 35, 19-20 pone però la tomba di Rachele in Giudea, presso
Betlemme.
BETEL … GABAA (3-4)
Betel significa “casa di dio” e si trova poco a Nord di Gerusalemme. Gabaa è la patria di Saul . I riti
qui descritti facevano forse parte di usi cananei , tollerati a lungo in Israele ed erano un modo primitivo di
manifestazione del profetismo, che in seguito spariranno.
LO SPIRITO DEL SIGNORE (6)
Si tratta di un principio di forza che spinge a compiere grandi azioni altrimenti impossibili alle forze
umane.
DIO SARA CON TE (7)
Questa presenza di Dio è per uomini che sono destinati a portare la salvezza al popolo di Dio.
DIO GLI MUTO IL CUORE (9)
Saul è interamente rinnovato per essere salvatore d’Israele.
1 Samuele 15, 17-32
Il Regno tolto a Saul
17
Samuele continuò: «Non sei tu capo delle tribù d'Israele, benché piccolo ai tuoi stessi
occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d'Israele? 18Il Signore ti aveva mandato per una
spedizione e aveva detto: «Va', vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili
finché non li avrai distrutti». 19Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei
attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?». 20Saul insisté con Samuele:
«Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha
ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. 21Il popolo poi ha
preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per
sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala». 22Samuele esclamò: «Il Signore gradisce forse
gli olocausti e i sacrifici quanto l'obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio
del sacrificio,essere docili è meglio del grasso degli arieti. 23Sì, peccato di divinazione è la
ribellione, e colpa e terafìm l'ostinazione. Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha
rigettato come re». 24Saul disse allora a Samuele: «Ho peccato per avere trasgredito il
comando del Signore e i tuoi ordini, mentre ho temuto il popolo e ho ascoltato la sua voce.
25
Ma ora, perdona il mio peccato e ritorna con me, perché possa prostrarmi al Signore». 26Ma
Samuele rispose a Saul: «Non posso ritornare con te, perché tu stesso hai rigettato la parola
del Signore e il Signore ti ha rigettato, perché tu non sia più re sopra Israele». 27Samuele si
voltò per andarsene, ma Saul gli afferrò un lembo del mantello, che si strappò. 28Samuele gli
disse: «Oggi il Signore ha strappato da te il regno d'Israele e l'ha dato a un altro migliore di
te. 29D'altra parte colui che è la gloria d'Israele non mentisce né può pentirsi, perché egli non
è uomo per pentirsi». 30Saul disse: «Ho peccato, ma onorami ora davanti agli anziani del mio
popolo e davanti a Israele; ritorna con me perché mi possa prostrare al Signore, tuo Dio».
31
Samuele ritornò con Saul e questi si prostrò al Signore.
____________
Saul ha un suo tipo particolare di religiosità. In tante circostanze contraddittorie. In un giorno di
vittoria condona la vita ai suoi oppositori (1 Sm 11, 12-13 ); in un altro vuol far perire suo figlio per tener
fede ad un voto sconsiderato ( 1 Sm 14. 18-45 ) , in un momento di pericolo offre sacrifici a Dio, sperando
di placare la sua ira, a scapito dell’obbedienza al profeta ( 1 Sm 13, 9-14); intraprende una guerra contro gli
Amaleciti per eseguire un ordine da parte di Dio, ma poi non lo compie per compiacere al popolo;
perseguita Davide e gli chiede perdono e poi ritorna ad inseguirlo a morte ( 1 Sm capitoli 24-26 ). E finisce
per essere rigettato.
Il carattere di Saul è complesso e tragico. Gli storici generalmente concordano nel sostenere che soffriva
di alienazione mentale, e ciò rende più comprensibile la sua gelosia patologica e il suo odio per Davide, le
sue furie omicide contro Davide e contro i sacerdoti di Nob, il fatto che abbia trascurato il suo dovere
mentre era impegnato ad inseguire il suo avversario. Saul tuttavia compì varie imprese in favore di Israele.
Gli diede un centro attorno al quale poté formarsi la sua unità, liberò dai Filistei il paese collinoso,
organizzò un esercito che ebbe un certo successo e la monarchia di Davide deriva da quella di Saul.
SAMUELE (17)
A Saul, che ha costantemente il dilemma se seguire i propri piani politici o senza riserva gli ordini
del Signore, Samuele si presenta come autorità profetica, per rimproverarlo di aver mancato ai doveri
davanti a Dio.
PER UNA SPEDIZIONE ( 18)
L’incarico era di punire gli Amaleciti per il delitto antico e continuo di ingiusta aggressione contro
il popolo israelitico pacifico e sprovvisto di mezzi.
AMALECITI (18)
Gli amaleciti formavano una federazione di tribù nomadi che di tanto in tanto compivano razzie nella
Palestina (1 Sam 30, 14) ed erano nemici di Israele ( Dt 23, 17-19 ). La tradizione biblica vede l’inizio di
questa inimicizia ereditaria nello scontro che avvenne tra gli Amaleciti ed Israele dopo l’esodo (Es 17, 8-16)
. La loro forza è spezzata da Saul (1 Sam 15 ) e in seguito da Davide ( 1 Sam 27, 8; 2 Sam 8, 12 ).
VA VOTA ALLO STERMINIO (18)
Qui si fa cenno alla guerra santa che Saul avrebbe dovuto fare secondo la mentalità del tempo. Per
quella cultura, la guerra tra gli uomini era una specie di prolungamento della guerra degli dei e
un’immagine di
quanto si credeva fosse avvenuto nell’era primordiale. La guerra era dichiarata e combattuta a nome del dio
che ne era anche il condottiero invisibile. La vittoria portava al dio sudditi, tributi ed estensione di dominio
e il dio del popolo vinto diventava suddito del vincitore insieme con tutti i suoi adoratori. La preda era in
teoria possesso della divinità e veniva bruciata in suo onore. Il caso limite a cui portò la guerra santa fu il
keren , traducibile con voto o sterminio, e significa cosa separata dal profano, interdetta agli uomini e
consacrata al dio. Nel caso della guerra indica l’abbandono al dio dei frutti della guerra e del saccheggio:
buoi, pecore, cammelli, città, utensili, oggetti preziosi e anche uomini, donne e bambini (1 Sm 15, 3 ). Nel
contesto della guerra santa, lo sterminio era una consacrazione delle vite al Signore, ed equivaleva ad un
sacrificio quasi liturgico della guerra santa
Questa mentalità esistente nell’ambiente semita e cananeo si riflette nella Bibbia, ma in ciò non c’è un
apporto della rivelazione, ma della civiltà del tempo. Partendo da questi costumi si realizzerà poi un
progresso proprio per opera della rivelazione.
IL SIGNORE GRADISCE FORSE (22)
Nei versetti 22-23 viene enunciato un principio generale sul significato e il valore dei sacrifici, che si
può applicare al culto. Quanto dice Samuele esprime la natura della religiosità che Dio gradisce e condanna
senza equivoci la religiosità di Saul. L’asserzione che l’obbedienza è migliore del sacrificio e la docilità
migliore del grasso dei montoni la troviamo spesso nella Bibbia, la incontriamo in riferimento ad Abramo,
quando offrì a Dio sul monte il figlio Isacco (Gn 22, 12-13 ), è ricorrente nella predicazione dei profeti,
specialmente in Osea ( Os 6, 6), è proclamata da Gesù stesso in difesa dei suoi discepoli contro i farisei
(Mt 9, 13 ). E’ un principio che scardina ogni tipo di religiosità solo su riti esterni e su culti sacrificali.
Saul e Davide
Dopo la revoca di Saul, il giovane pastore Davide venne consacrato segretamente re da Samuele,
per ordine di Dio. Intanto Saul era tormentato da uno “spirito cattivo” . Un servo gli suggerì di far venire
un citarista, Davide, che con il suono della sua arpa avrebbe lenito le sue sofferenze. Saul si affezionò a
Davide, e lo fece diventare suo scudiero. Ogni volta che lo spirito cattivo veniva da Saul, Davide suonava
l’arpa e lo calmava.
Intanto gli Ebrei erano in guerra con i Filistei e un loro guerriero, Golia, di statura gigantesca, li
sfidava continuamente e li invitava a scegliesse uno di loro per affrontarlo in duello: il vincitore avrebbe
permesso al suo popolo di sottomettere quello del perdente. Davide si offri come sfidante. Saul lo vestì
con la sua stessa armatura, ma Davide, fatti pochi passi, se la tolse, non riuscendo a muoversi, e si diresse
verso il campo di battaglia con la sua fionda e con cinque pietre. Golia, vedendo che si trattava di un
ragazzo, lo derise, ma Davide, presa una delle pietre che aveva con sé, la scagliò con la fionda, colpendo il
gigante in piena fronte. Golia, tramortito, cadde a terra e Davide si precipitò verso di lui e lo decapitò
utilizzando la spada dello stesso Golia. . I Filistei si diedero alla fuga, ma vennero inseguiti e decimati dagli
Israeliti. La vittoria rese Davide famoso presso gli Ebrei e gli valse l'amicizia di Gionata, figlio del re
Saul.
In seguito, Davide compi una serie di belle imprese contro i Filistei e Saul se ne ingelosì. Allora
fuggì dalla corte reale, andò a Nob e si fece dare del pane consacrato dal sacerdote Achimelech e la spada
che era stata di Golia. . Saul venne a sapere che egli era stato a Nob da Achimelech: e infuriato, ordinò la
strage di tutti i sacerdoti di Nob. Il re tentò più volte di far morire Davide, che si diede ad una vita
randagia nel deserto, dove rimase alcuni anni con un gruppo di fuorusciti, inseguito senza posa dal re
Saul, finché si rifugiò presso i Filistei. Questi ingaggiarono una grande battaglia contro gli Israeliti nella
pianura di Esdredon. Nella battaglia perirono i tre figli del re. Saul piuttosto che perdere la vita per mano
dei Filistei, preferì morire gettandosi sulla sua stessa spada e Israele fuggi sbandato. Davide compose
un’elegia per la morte del re e dei suoi figli.
1 Samuele 16, 4-12
Samuele unge re Davide
Il Signore disse a Samuele: "Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato
perché non regni su Israele? Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il
Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re". 2Samuele rispose: "Come posso
andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà". Il Signore soggiunse: "Prenderai con te una
giovenca e dirai: "Sono venuto per sacrificare al Signore". 3Inviterai quindi Iesse al sacrificio.
Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò".
4
Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani
della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: "È pacifica la tua venuta?". 5Rispose:
"È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al
sacrificio". Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6Quando furono
entrati, egli vide Eliàb e disse: "Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!". 7Il Signore
replicò a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato,
perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il
cuore". 8Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: "Nemmeno costui il
Signore ha scelto". 9Iesse fece passare Sammà e quegli disse: "Nemmeno costui il Signore
ha scelto". 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse:
"Il Signore non ha scelto nessuno di questi". 11Samuele chiese a Iesse: "Sono qui tutti i
giovani?". Rispose Iesse: "Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge".
Samuele disse a Iesse: "Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli
sia venuto qui". 12Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di
aspetto. Disse il Signore: "Àlzati e ungilo: è lui!". 13Samuele prese il corno dell'olio e lo
unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Samuele si alzò e andò a Rama.
_________________
Con il capitolo 16 del primo libro di Samuele entra in scena Davide e d’ora in poi la sua strada e
quella di Saul si intrecciano e si
evolvono l’una accanto all’altra; l’ascesa dell’uno è la discesa
dell’altro. In questo capitolo viene presentata l’unzione di Davide e la sua introduzione alla corte di
Saul e i fatti sono
narrati come atti provvidenziali. Gli stessi fatti vengono ripresi più avanti con
modalità differenti. Davide entra nella corte di Saul nell’occasione del duello con Golia ( 17, 12 e ss). Il
redattore ha raccolto le tradizioni delle varie tribù e dei vari santuari; di esse dal capitolo 15 in poi ne
appaiono almeno due, e non sempre sono amalgamate.
L’unzione di Davide più che un’unzione a re, che avverrà dopo, è un’unzione profetica, come
quella che era avvenuta per Saul. Il brano è preceduto dall’asserzione che Saul è stato dichiarato indegno
e ripudiato, perché infedele. ( Samuele aveva detto : “ Il Signore ha strappato da te il regno d’Israele è
l’ha dato ad uno migliore di te” (15,17).
IL SIGNORE DISSE A SAMUELE (1 )
Samuele rimpiange ancora il passato ( fino a quando piangerai su Saul ? ) , Javhé sta pensando
al futuro. Egli non lascia che fallisca quella che è la sua causa, che in questo caso prevede la monarchia,
anche se il suo primo rappresentate Saul ha fallito.
RIEMPI DI OLIO ( 1 )
Dio ordina a Samuele di andare a Betlemme, situata circa 8 chilometri a Sud di Gerusalemme, a
casa di un certo Jesse ( Isai ), non meglio specificato. Di Jesse poi sia l’Antico che il Nuovo Testamento
parleranno spesso, perché il suo nome è legato al messianismo ( Is 11, 1-10; Mt 1, 5 ; Rm 15, 12 ). Il
motivo dell’invio è “perché tra i suoi figli mi sono scelto un re”. Questa asserzione esprime una
determinata idea che del re e del suo ufficio si aveva nell’antico Israele. Il re era scelto da Javhé, da lui
intronizzato e a lui subordinato, con una subordinazione che vari testi biblici indicano come figliolanza
adottiva, fondata su una dichiarazione di volontà da parte di Javhé ( 2 Sam 7,14; Sl 2, 7 ;Sl 69, 27). I re era
sovrano al posto di Dio, responsabile davanti a Javhé, che aveva il diritto di escluderlo, se indegno e di
sostituirlo con un altro più degno.
SAMUELE RISPOSE (2 )
I versetti 2-3 registrano la difficoltà di Samuele, timoroso di venir ucciso da Saul, che certamente
verrà a conoscenza del fatto, e l’invito da parte di Javhè di andare a Betlemme anche per celebrare un
sacrificio, al quale invitare la famiglia di Jesse.
SAMUELE FECE ( 4-5 )
Samuele esegue l’ordine di Javhè. Al suo arrivo a Betlemme è accolto dagli anziani che, forse
temendo di compromettersi davanti a Saul, gli domandano se la sua venuta è di buon augurio. Samuele
asserisce che è venuto in pace e invita tutti, e in particolare la famiglia di Jesse, al sacrificio.
QUANDO FURONO ENTRATI ( 6 )
Non senza un certo orgoglio paterno Iesse presenta il figlio maggiore Eliàb. Samuele, colpito
dalla sua presenza prestante (7), pensa sia lui l’eletto : “E’ forse davanti al Signore il tuo consacrato?”.
NON GUADARE AL SUO ASPETTO ( 7 )
Il modo di giudicare di Samuele, che è colpito dall’apparenza è criticata. Anche Saul era un
uomo gigantesco ed aveva fallito. In seguito di Assalonne si dice che era robusto e bello ( 2 Sm 14, 25 ), ma
anche che brigò per raggiungere il trono, così pure di Adonia, l’antagonista di Salomone ( 1 Re 1, 6 ), è
detto che era appariscente di corporatura, ma non divenne re. L’occhio di Dio vede esattamente il contrario
di ciò che vede l’occhio dell’uomo. Dio non sceglie per le apparenze, ma in base alla realtà interiore ( Il
Signore guarda il cuore ) e affida di preferenza la sua salvezza a mani deboli, perché si manifesti più chiara
la sua bontà e il suo intervento (1 Cor 1, 25-27).
IESSE FECE PASSARE (8-9 )
Dopo il figlio maggiore Iesse presenta altri sei figli, dei quali solo due sono chiamati per nome.
Samuele li esclude tutti ( Il Signore non ha scelto nessuno di questi ), perché nessuno era secondo il
cuore di Dio e quindi scelto per diventare re al posto di Saul.
SONO QUI TUTTI I GIOVANI (10 )
Ora Samuele prende l’iniziativa e domanda a Iesse se quelli sono tutti i suoi figli. Iesse dice che
ce n’è ancora uno, che non chiama neppure per nome, è il “più piccolo, che sta a pascolare il gregge. Il
profeta manda a cercare “ questo ragazzo “ più piccolo , perché solo con lui presente “ci metteremo a
tavola”. Questo “mettersi a tavola”, forse, indica il convito che si faceva in occasione dei sacrifici. Il
convito non si può fare senza il più giovane.
LO MANDO’ A CHIAMARE (12 )
Iesse manda a chiamate il figlio, che si presenta davanti a Samuele. Il racconto gli attribuisce
tre qualità : “fulvo”, rosso, forse abbronzato o di guance rosse o di capelli rossi; “con begli occhi” e
“gentile di aspetto”, come un giovane israelita ideale, che era visto come ben formato esteriormente e
interiormente.
ALZATI E UNGILO, E’ LUI (12 )
Il giovane non è scelto per la sua bellezza, ma per l’elezione di Javhé come dice il comando: “
Alzati e ungilo, è lui”.
LO UNSE (13 )
L’unzione era nell’antico oriente una pratica assai diffusa. All’olio veniva attribuita efficacia
curativa e veniva usato anche come cosmetico, ma aveva anche un significato più profondo; con esso era
collegata la trasmissione del kabod, del “pondus”, dell’”auctoritas”, ossia della “forza” del “potere” e
dell’”onore”. Gli Israeliti presero la pratica dai paesi vicini e fu in seguito l’uso caratteristico che faceva
parte dell’ intronizzazione del re.
L’unzione e lo spirito sono in connessione ( 10, 6 ; 11, 6 ): l’unzione fa scendere lo spirito di
Javhé sul “piccolo”, che è ora chiamato per la prima volta col suo nome, Davide. Lo Spirito di Javhé
viene su Davide e resta in lui “da quel giorno in poi”. Tutto l’agire futuro di Davide viene con ciò
messo sotto la guida e la direttiva dello Spirito.
1 Samuele 18, 1-16
Saul e Davide
1
Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s'era legata alla vita
di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. 2Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo
lasciò tornare a casa di suo padre. 3Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava
come se stesso. 4Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse
i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5Davide riusciva in tutti gli incarichi che
Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo
e anche ai ministri di Saul. 6 , mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le
donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi
con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. 7Le donne cantavano danzando e dicevano: "Ha
ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila". 8Saul ne fu molto irritato e gli parvero
cattive quelle parole. Diceva: "Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non
gli manca altro che il regno". 9Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide. 10Il
giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul, il quale si mise a fare il profeta in
casa. Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. 11Saul
impugnò la lancia, pensando: "Inchioderò Davide al muro!". Ma Davide gli sfuggì per due
volte. 12Saul cominciò a sentire timore di fronte a Davide, perché il Signore era con lui, mentre
si era ritirato da Saul. 13Saul lo allontanò da sé e lo fece comandante di migliaia e Davide
andava e veniva al cospetto del popolo. 14Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il
Signore era con lui. 15Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui. 16Ma
tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli andava e veniva alla loro testa.
__________
GIONATA (1)
Tra Gionata e Davide sorge una grande amicizia alla quale tutti due restano fedeli ( 1 Sm 20, 1417¸23, 16-18; 2Sm 1, 26; 9, 1 ).Gionata si sente attratto da Davide e si lega a lui con vincoli di
“cameratismo”, tipico dei compagni d’arme, giacché ormai Davide non è più un pastore ma un guerriero,
come è un guerriero Gionata. Secondo lo stile cameratesco di quei tempi, l’unione è suggellata da un
patto e dallo scambio rituale di vestiti e di armi. Di questo costume abbiamo altri esempi nella letteratura
classica.
SI TOLSE IL MANTELLO (4)
Si trattava di un gesto importante tra gli antichi Orientali, che usavano sigillare l’alleanza
inserendo un lembo della veste dove era redatto il contratto e vedevano la veste come sinonimo della
persona. Gli episodi sono vari, per esempio: Eliseo riceve l’eredità profetica di Elia con il lascito del
mantello .
RIUSCIVA IN TUTTI GLI INCARICHI (5)
Questo versetto riassume l’ascesa militare del giovane Davide, che ha un crescente successo :
Gionata si affeziona a lui, la figlia di Saul se ne innamora, i militari lo stimano, Giuda e Israele lo vogliono ,
trionfa nella guerra, sfugge ad un attentato. Il Signore è con lui.
MENTRE DAVIDE (6)
Questo versetto risale ai fatti precedenti, quando ebbe inizio la fama di Davide. Troviamo anche
altrove le donne che cantano le gesta di un eroe ( Es 15, 20-21; Gdc 5, 1 ss ) .
MOLTO IRRITATO (8)
Il ritornello cantato scava nell’animo di Saul geloso di Davide. Il comportamento
del re ne suoi
confronti è contrastante: tenta di trafiggerlo con la lancia e lo ricerca a corte, si infuria per la benevolenza
popolare e si calma al suono della sua cetra, lo benefica e gli tende tranelli, ha bisogno della sua presenza e
lo ricerca a morte.
UN CATTIVO SPIRITO (10 )
In 1 Sm 16, 14 ss è detto che era invaso da uno spirito malvagio. Saul aveva una malattia di
origine psico-religiosa: senso di colpa, angustia religiosa, ombra della congiura, tutto concorreva a creare in
lui una psicosi di persecuzione che sfociava in reazioni violente.
IL PROFETA IN CASA (11 )
Andò in delirio, in escandescenze , come agivano certi profeti del passato ( 10, 5-13 ).
IMPUGNO LA LANCIA (11)
Saul ha in mano la lancia, in segno di potere. Ma Davide capisce bene il significato del gesto di
Saul in quel momento e fugge.
RITIRATO (12 )
Mentre il Signore è vicino a Davide, tutto si allontana da Saul: Dio si è ritirato, lui allontana
Davide, Davide si allontana da lui e Saul resta solo.
1 Samuele 26 1- 25
Davide risparmia Saul
Gli abitanti di Zif si recarono da Saul a Gàbaa e gli dissero: "Non sai che Davide è
nascosto sulla collina di Achilà, di fronte alla steppa?". 2Saul si mosse e scese nel deserto di
Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d'Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif.
3
Saul si accampò sulla collina di Achilà di fronte alla steppa, presso la strada, mentre Davide
si trovava nel deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto, 4Davide mandò
alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato davvero. 5Allora Davide si alzò e venne al
luogo dove si era accampato Saul. Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner, figlio di
Ner, capo dell'esercito di lui: Saul dormiva tra i carriaggi e la truppa era accampata all'intorno.
6
Davide si rivolse ad Achimèlec, l'Ittita, e ad Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, dicendo:
"Chi vuol scendere con me da Saul nell'accampamento?". Rispose Abisài: "Scenderò io con
te". 7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente
tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa
dormiva all'intorno. 8Abisài disse a Davide: "Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico.
Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il
secondo". 9Ma Davide disse ad Abisài: "Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul
consacrato del Signore ed è rimasto impunito?". 10Davide soggiunse: "Per la vita del Signore,
solo il Signore lo colpirà o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché scenderà in battaglia
e sarà tolto di mezzo. 11Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del
Signore! Ora prendi la lancia che sta presso il suo capo e la brocca dell'acqua e andiamocene".
12
Così Davide portò via la lancia e la brocca dell'acqua che era presso il capo di Saul e tutti e
due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti
dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. 13Davide passò
dall'altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro.
14
Allora Davide gridò alla truppa e ad Abner, figlio di Ner: "Abner, vuoi rispondere?". Abner
rispose: "Chi sei tu che gridi al re?". 15Davide rispose ad Abner: "Non sei un uomo tu? E chi è
come te in Israele? E perché non hai fatto la guardia al re, tuo signore? È venuto infatti uno
del popolo
per uccidere il re, tuo signore. 16Non hai fatto certo una bella cosa. Per la vita
del Signore, siete degni di morte voi che non avete fatto la guardia al vostro signore, al
consacrato del Signore. E ora guarda dov'è la lancia del re e la brocca che era presso il suo
capo" 17Saul riconobbe la voce di Davide e disse: "È questa la tua voce, Davide, figlio mio?".
Rispose Davide: "È la mia voce, o re, mio signore". 18Aggiunse: "Perché il mio signore
perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto? Che male si trova in me? 19Ascolti dunque il re,
mio signore, la parola del suo servo: se il Signore ti incita contro di me, voglia accettare il
profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore, perché oggi
mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredità del Signore, dicendo: "Va' a
servire altri dèi". 20Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore, ora
che il re d'Israele è uscito in campo per ricercare una pulce, come si insegue una pernice sui
monti". 21Saul rispose: "Ho peccato! Ritorna,
Davide, figlio mio!
Non ti farò più del male,
perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono
completamente ingannato". 22Rispose Davide: "Ecco la lancia del re: passi qui uno dei
servitori e la prenda! 23Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua
fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto
stendere la mano sul consacrato del Signore. 24Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua
vita ai miei occhi, così sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed
egli mi liberi
da
ogni angustia". 25Saul rispose a Davide: "Benedetto tu sia, Davide, figlio mio. Certo, in ciò che
farai avrai piena riuscita". Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora
__________
Questo brano coglie un momento delle vita di Davide ancora giovane. Il futuro re, fuggito dalla
corte di Saul, per il timore di venire ucciso, e rifugiatosi ai confini delle tribù di Giuda, è braccato da
Saul, geloso per il suo successo. Un giorno gli si presenta un’occasione d’oro per sbarazzarsi del suo
nemico. L’episodio qui narrato lo troviamo anche al capitolo 24, sostanzialmente con gli stessi particolari.
Nel racconto è in risalto la magnanimità di Davide, che risparmia il suo nemico . Un comportamento
simile Davide ha anche quando si interessa del figlio ribelle, che vuole usurpargli il trono.
SAUL… SCESE NEL DESERTO DI ZIF ( 2 )
Teatro dell’azione è il deserto di Giuda ad ovest del Mar Morto, nelle
regione a sud di Ebron. Gli abitanti di Zif avevano denunziato a Saul la presenza di Davide e il re
prontamente si era recato nella zona con ben 3000 soldati scelti. Il capitolo 24 localizza l’episodio nelle
alture di Engaddi ( 24, 1).
SAUL SI ACCAMPO (3 )
I versetti 3-6 raccontano come Davide, avvertito dell’arrivo del re, ne osservi l’accampamento
dall’alto.
DAVIDE ED ABISAI (7 )
Il racconto procede con l’infiltrarsi di Davide e Abisai, suo stretto parente, nell’accampamento di
Saul di notte, mentre tutti dormono, con l’invito di Abisai di uccidere Saul e col rifiuto di Davide di
compiere un regicidio.
CHI MAI HA MESSO LA MANO ( 9 )
Davide impedisce ad Abisai di uccidere Saul con una motivazione religiosa. Saul è “l’unto” del
Signore, era infatti stato unto da Samuele (1 Sam 10, 1 ). Nei rapporti dell’unto , Davide ha la concezione
che poi avrà Israele. Per il popolo ebraico Dio poneva la sua mano sul re e lo introduceva in un particolare
rapporto con lui, in forza del quale egli era sottratto a qualsiasi violazione da parte degli uomini. Davide e
Abisai si allontanano dall’accampamento portando via la brocca dell’acqua e l’inseparabile lancia di
Saul, segno del suo comando.
TORPORE MANDATO DAL SIGNORE ( 12 )
Il sonno mandato dal Signore, un sonno simile a quello di Adamo, quando fu formata Eva (Gn 2,
21 ) e di Abramo nel
giorno del patto con Dio ( Gn 15, 12 ) e delle rivelazioni celesti ( Gb 4, 3; 33, 15 ).
DAVIDE PASSO’ (13 )
Davide si porta sull’altura che sorgeva dall’altra parte della valle, per garantirsi un vantaggio su
Saul.
ALLORA DAVIDE GRIDO ( 14 )
Nei versetti 14-20, Davide rimprovera Abner di non aver vegliato sul re e gli presenta la brocca e
la lancia e domanda al re perché mai lo sta inseguendo. Saul riconosce di aver sbagliato e chiede a Davide
di ritornare.
ECCO LA LANCIA (22 )
Davide non si fida e chiede che qualcuno si venga a riprendere gli oggetti del re.
IL SIGNORE RENDERA (23 )
Davide invece crede che Dio lo premierà per la sua generosa azione, dato che il Signore non
manca di premiare chi è stato giusto e fedele.
LA TUA VITA ( 24 )
In questo versetto viene espressa la speranza del premio: “Ecco la tua vita ha avuto un grande
valore ai miei occhi, così abbia gran valore agli occhi del Signore la mia vita e mi liberi da ogni angustia”
Il brano si conclude al v. 25 : “ poi David se ne andò per la sua strada e Saul ritornò al suo posto”.
1 Samuele 31, 1-13
Morte di Saul
I Filistei attaccarono Israele, ma gli uomini d'Israele fuggirono davanti ai Filistei e
caddero trafitti sul monte Gèlboe. 2I Filistei si strinsero attorno a Saul e ai suoi figli e
colpirono a morte Giònata, Abinadàb e Malchisùa, figli di Saul. 3La battaglia si concentrò
intorno a Saul: gli arcieri lo presero di mira con gli archi ed egli fu ferito gravemente dagli
arcieri. 4Allora Saul disse al suo scudiero: "Sfodera la spada e trafiggimi, prima che vengano
quegli incirconcisi a trafiggermi e a schernirmi". Ma lo scudiero non volle, perché era troppo
spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra. 5Quando lo scudiero vide che Saul
era morto, si gettò anche lui sulla sua spada e morì con lui. 6Così morirono insieme in quel
giorno Saul e i suoi tre figli, lo scudiero e anche tutti i suoi uomini. 7Quando gli Israeliti che
erano dall'altra parte della valle e quelli che erano oltre il Giordano videro che gli uomini
d'Israele erano in fuga e che erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro città e
fuggirono. Vennero i Filistei e vi si stabilirono. 8Il giorno dopo, i Filistei vennero a spogliare i
cadaveri e trovarono Saul e i suoi tre figli caduti sul monte Gèlboe. 9Essi gli tagliarono la testa,
lo spogliarono delle armi e mandarono a dare il felice annuncio in giro nella terra dei Filistei, ai
templi dei loro idoli e al popolo. 10 Deposero le sue armi nel tempio di Astarte e appesero il
suo corpo alle mura di Bet-Sean. 11Gli abitanti di Iabes di Gàlaad vennero a sapere quello che
i Filistei avevano fatto a Saul. 12Tutti i guerrieri si mossero: viaggiarono tutta la notte e
presero il corpo di Saul e i corpi dei suoi figli dalle mura di Bet-Sean, li portarono a Iabes e qui
li bruciarono. 13Poi presero le loro ossa, le seppellirono sotto il tamerisco che è a Iabes e
fecero digiuno per sette giorni.
____________
I FILISTEI (1)
La situazione degli Ebrei nei confronti dei Filistei sembra davvero senza scampo. Ai tempi di Eli,
una battaglia contro di loro si era conclusa con la morte del sacerdote e dei suoi figli (4, 10 ss ). Ora al
termine del regno di Saul un’altra battaglia si conclude ancora in tragedia e l’unico superstite tra gli eroi,
Davide, è vassallo dei Filistei, Ma sarà proprio sotto la sua guida che gli Ebrei sconfiggeranno i loro
avversari . Intanto però questa pagina presenta la sconfitta di Israele e la morte di Saul.
FUGGIRONO (1)
Il racconto della battaglia ha inizio in 28, 1 e termina qui. Essa fu importante e la vittoria diede ai
Filistei la supremazia sulla valle di Esdrelon e di Iezreel fino ai guadi del Giordano. I Filistei si
impadronirono di due regioni molto fertili e isolarono le tribù del Nord. Il monte Gelboè
delimita la pianura di Israele poco a Nord-ovest del Tabor
ATTORNO A SAUL (2)
I Filistei si stringono attorno a Saul, perché la sua sconfitta sarebbe stata la sconfitta di tutto
Israele.
QUEGLI INCIRCONCISI (4)
Morire per mano di uomini non circoncisi era un’onta grave. Lo scudiero ha paura di attentare
alla vita del re, e poi sarebbe stato un sacrilegio, così si uccide anche lui.
Questi due casi si suicidio
sono tra i pochissimi che la
Bibbia conosce; gli altri sono quelli di due traditori di Achitofel ( 2 Sm 17,
21 ) e di Giuda Iscariote ( Mt 27, 5 ). Di questa morte abbiamo un’altra versione : sarebbe stato un
avventuriero ad uccidere Saul (2 Sm 1, 6-10 ).
VI SI STABILIRONO (7)
La valle occupata dai Filistei e quella di Esdrelon. Gli Ebrei fuggirono ad oriente del Giordano.
GLI TAGLIARONO LA TESTA (9)
Era un uso di guerra, praticato anche da Davide con Golia (17,51) . Questo macabro trofeo è più
eloquente della notizia della vittoria che si diffonde.
ASTARTE….BET-SEAM (10)
Astarte era una divinità femminile, venerata forse come dea della guerra ad Ascalon. Bet-Sean era
città molto antica, sviluppatasi soprattutto nel corso del secondo millennio a.C. e poi in epoca ellenistica,
quando prese il nome di Scitopoli; era collocata in posizione strategica, su una via di comunicazione che
collegava la pianura di Izreèl con la valle del Giordano. Le armi di Saul finiscono in un tempio filisteo e il
suo corpo sulle mura di Bet-Sean e solo in seguito verrà consegnato ai suoi per la sepoltura.
LI BRUCIARONO ( 12 )
In Israele non si usava bruciare i cadaveri, anzi ciò era reputato in contrasto con la pietà verso i
defunti. Le ossa di Saul e di Gionata saranno recuperate e sepolte più degnamente da Davide ( 2 Sm 21,
13-14 ).
Il re Davide
Davide re
Dopo la tragica morte di Saul, emerge in tutto il suo spessore la grande figura di David, che fonda la
dinastia di Giuda e regna su tutto Israele. Alle vicende di questo regno è dedicato il secondo libro di
Samuele, che presenta David come un uomo dalla personalità indubbiamente eccezionale, fortunato
conquistatore, astuto politico, sapiente organizzatore dello stato, equo amministratore della giustizia, uomo
religioso e di sincera pietà. Al tempo stesso il testo biblico sottolinea senza imbarazzi le sue miserie morali,
le tragedie familiari, gli intrighi di corte e le faide sanguinose che ne attraversano il regno e la successione,
così che questa figura appare fortemente ridimensionata. David è tutt’altro che un re deciso e glorioso, e
tuttavia sempre riconosce la propria debolezza e il bisogno della misericordia di Dio (2Sam 9-20 e 2Re 1-2).
Nell’intricata vicenda della sua ascesa al trono, dove la politica s’intreccia alla fede, è messa in risalto la
libertà di Dio che, con assoluta gratuità, sceglie il più piccolo. (2Sam 1-8). In questo contesto, la profezia di
Natan, con la quale Dio promette una «casa» a David, rappresenta il «vangelo» che manterrà viva la speranza
del popolo anche nei suoi momenti più critici ( 2Sam 7). Ma subito dopo la grande promessa, giunge il
drammatico «impiccio» con Betsabea e l’assassinio di Uria: il commento del narratore è chiaro e suona come
la voce del giudizio di Dio sulla storia del re: «Ciò che David aveva fatto era male agli occhi del Signore»
(2Sam 9-12). Le disgrazie della sua famiglia, che vedono come protagonisti attivi e negativi gli stessi suoi
figli sono quasi la tragica conseguenza del grave peccato commesso da David (2Sam 13-21). La teologia
successiva, ebraica e cristiana, vedrà in David una figura ideale di re, proponendolo come modello della
speranza messianica. In particolare, la tradizione cristiana lo avvolgerà di una interpretazione cristologica .
2 Samuele 2, 3-8
Due re in Israele : David e Is-Baal
3
Davide portò con sé anche i suoi uomini, ognuno con la sua famiglia, e abitarono nelle città
di Ebron. 4 Vennero allora gli uomini di Giuda e qui unsero Davide re sulla casa di
Giuda. Come fu annunciato a Davide che gli uomini di Iabes di Gàlaad avevano sepolto Saul,
5
Davide inviò
messaggeri agli uomini di Iabes di Gàlaad per dire loro: "Benedetti voi dal
Signore, perché avete compiuto questo gesto d'amore verso Saul, vostro signore, dandogli
sepoltura. 6Vi renda dunque il Signore amore e fedeltà. Anche io farò a voi del bene, perché
avete compiuto quest'opera. 7Ora riprendano coraggio le vostre mani e siate uomini forti. È
morto Saul, vostro signore, ma quelli della tribù di Giuda hanno unto me come re sopra di
loro». 8 Intanto Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di Saul, prese Is-Baal, figlio di Saul, e lo
condusse a Macanàim. 9Poi lo costituì re su Gàlaad, sugli Asuriti, su Izreèl, su Èfraim e su
Beniamino, cioè su tutto Israele. 10Is-Baal, figlio di Saul, aveva quarant'anni quando fu fatto re
d'Israele e regnò due anni. Solo la casa di Giuda seguiva Davide. 11Il periodo di tempo durante
il quale Davide fu re di Ebron fu di sette anni e sei mesi.
_____________
EBRON (2 )
Alla morte di Saul, David esce dal controllo dei Filistei e va ad Ebron, che era la città più importante
della tribù di Giuda, dove erano sepolti i patriarchi .
GLI UOMINI DI GIUDA (4)
Sono i capi della tribù, che erano stati conquistati dalle gesta di Davide e dalla sua generosità ( 1
Sam 27, 10: 30, 26-31).
UNSERO DAVIDE RE (4 )
Davide era già stato consacrato re da Samuele ( 1 Sam 16, 1-13 ) . Con questa seconda unzione egli
inaugura il regno di Giuda. Dopo la morte di Is-Baal re del Nord di Israele ( 2 Sam 2, 8 ) riceverà una terza
unzione da parte degli anziani di Israele ( 2 Sam 5. 3 ) e diverrà re anche del Nord del paese. L’unità durerà
poco; dopo Salomone , con il figlio Roboamo, avverrà la divisione in due regni ( 1 Re 12 ) .
GLI UOMINI DI JABES DI GALAAD (4)
Sono gli uomini del Nord che hanno sepolto Saul e Gionata (1 Sam 31, 11-13 ). Davide compie un
gesto di cortesia , augura a loro le benedizioni di Javhé ( vi renda onore e fedeltà: 6 ) e si attira la simpatia.
Comunica anche che è stato consacrato re ( hanno unto me :7) , affermando così chiaramente che nel Sud
è lui ormai re. .
MACANAIN (8)
Macanain significa “ i due accampamenti” ; è una città della Transgiodania vicina allo Iabbok
Secondo Genesi 32, 2-3 Macanain sarebbe il luogo dove Giacobbe ebbe una visione di angeli e il nome
della città sarebbe collegato a questa visione. In 2 Samuele 17, 27-29 si legge che Davide e la sua gente
ebbero qui assistenza. Salomone ne farà la prefettura del distretto comprendente il Sud della
Transgiordania ( 1 Re, 4-14 ) .
RE DI GALAAD (8)
Il capo dell’esercito costituisce re del Nord Is-Baal, uno dei figli di Saul, che così succede al
padre, ma solo nel Nord , perché una parte del paese era nelle mani dei Filistei e del Sud era stato consacrato
re Davide.
Baana e Recab uccidono Is-Baal
Davide re di Giuda e di Israele
2 Samuele 5 , 1-12
1
Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: "Ecco noi
siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e
riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: "Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo
d'Israele"". 3 Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse
con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d'Israele. 4Davide
aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni. 5A Ebron regnò su Giuda sette
anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatre anni su tutto Israele e su Giuda. 6Il re e i suoi
uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quella regione. Costoro
dissero a Davide: "Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno", per dire:
"Davide non potrà entrare qui". 7Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 8
Davide disse in quel giorno: "Chiunque vuol colpire i Gebusei, attacchi attraverso il canale gli
zoppi e i ciechi, che odiano la vita di Davide". Per questo dicono: "Il cieco e lo zoppo non
entreranno nella casa" 9 Davide si stabilì nella rocca e la chiamò Città di Davide. Egli fece
fortificazioni tutt'intorno, dal Millo verso l'interno. 10Davide andava sempre più crescendo in
potenza e il Signore, Dio degli eserciti, era con lui. 11Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a
Davide con legno di cedro, carpentieri e muratori, i quali costruirono una casa a Davide.
12
Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele ed esaltava il suo regno per
amore d'Israele, suo popolo
__________
Alla morte di Saul e alla consacrazione di Davide e di Is-Baal , seguì una guerra civile. “tra la casa
di Davide e la casa di Saul (che) fu lunga, ma Davide divenne sempre più forte, mentre la casa
di Saul si indeboliva sempre di più “ ( 3, 1 ). Ad un certo momento vennero uccisi a tradimento il generale
in capo d’Israele Abner da Joab ( 2, 27 ) e il re Is-Baal nel sonno da due suoi capibanda Baàna e Recàb, ( 4,
6 ) capitani del suo stesso esercito, i quali, sperando in un premio, portarono la sua testa a Davide: ma
quest'ultimo, addolorato da tale visione, li fece giustiziare (4, 12 ). Con la fine della dinastia di Saul, tutti gli
anziani di Israele si recarono a Ebron, e Davide, all'età di 37 anni, fu unto re d'Israele e di Giudea. Aveva
trent'anni quando cominciò il suo quarantennale regno: a Ebron, regnò sulla Giudea per sette anni e sei mesi
mentre a Gerusalemme regnò su tutta Israele e la Giudea per trentatre anni . Sconfisse i Gebusei, che
abitavano Gerusalemme, e nominò questa città capitale del suo regno..
TUTTE LE TRIBU’ (1 )
Dio utilizza il cattivo agire degli assassini come strumento per portare ancora avanti i suoi piani con
Davide, senza approvare con questo la loro azione. Da Davide si recano gli inviati di ogni singola tribù, ai
quali era stato affidato dagli anziani l’incarico di trattare con Davide.
TUE OSSA E TUA CARNE (2 )
I capi d’Israele enumerano tre motivi perché Davide sia re di tutto il popolo ebraico:
l’omogenità di sangue; (tue ossa e tua carne ) , la coscienza della famiglia e della tribù era allora un fatto
decisivo che rendeva possibile l’esistenza del singolo e del popolo, la precedente attività di capo militare,
(conducevi e riconducevi ) e la promessa che Dio gli aveva fatto. ( il Signore ti ha detto). Su questa
promessa che Davide sarebbe stato pastore per il popolo, capo per Israele si ritorna nel VT molto spesso (
1 Sm 16, 1 ; 25, 28-30 ; 2 Sm 3, 10 ).
VENNERO DUNQUE (3 )
Evidentemente Davide accetta, gli inviati riferiscono agli anziani e questi vanno da Davide, per
concludere. Essi fanno un’alleanza, alla presenza di Javhé, secondo l’uso orientale di stipulare le alleanza
politiche come alleanze sacre, e ungono re Davide; è questa la terza unzione del re dopo quella di Samuele
( 1 Sm 16, 13), e quella dei capi di Giuda ( 2, 4 ). Con Davide viene fatto re colui che con le sue azioni di
guerra e la sua figura aveva dimostrato che Javhè era con lui.
Per la prima volta nella storia d’Israele, le 12 tribù si trovano sotto un unico re e costituiscono un
regno unito; questo avviene ad Ebron, culla e tomba dei patriarchi, alla presenza del Dio comune Javhé,
dove risiede Davide. Sorge così un’unità politica all’insegna dell’unità della rivelazione divina.
TRENT’ANNI… QUARANT’ANNI(4 )
Secondo queste indicazioni Davide sarebbe vissuto settanta anni: trentatre come re di Giuda e di
Israele, sette come re di Giuda, una decina alla corte di Saul e una ventina nella casa paterna. Tuttavia i
numeri settanta e quaranta suscitano qualche sospetto circa la loro esattezza, dato l’uso che ne fa la Bibbia.
I CIECHI E GLI ZOPPI (6)
Il motivo di questa sicurezza è dovuta al fatto che la città era posta su una prominenza terminale
della collina che cadeva a precipizio da tre lati, eccetto il lato settentrionale.
CONTRO I GEBUSEI (6)
I Gebusei abitavano Gerusalemme prima della conquista della città da parte di Davide. Questa città è
stata identificata con l’area a sud-est della collina dove sorgerà più tardi il tempio.
ROCCA DI SION (7)
E’ un altro nome, anche più antico, che designa la città santa, sede del tempio dove Dio ha la sua
dimora fra gli Israeliti.
ATTRAVERSO IL CANALE (7)
Secondo un’interpretazione abbastanza comune, il termine tradotto con canale sembra indicare la
galleria nella roccia, in parte naturale, in parte scavata artificialmente, che permette ancora oggi di accedere
alla sorgente di Ghicon, posta fuori della città.
CITTA DI DAVID (8)
Gerusalemme era l’antica Urusalium, mai espugnata dagli Ebrei, rifugio dei Cananei, simbolo della
loro resistenza, la sua occupazione era stata anche impedita dai Filistei. La decisione di Davide di
conquistare la Città è un atto di audacia, per le difficoltà di una conquista problematica e per il rischio delle
conseguenze derivanti da una sconfitta, Fu anche un atto di chiaroveggenza, perché Gerusalemme acquisterà
per Israele un valore spirituale che supera il suo valore geografico e strategico.
Dopo l’occupazione, Davide dà il suo nome alla città. La conquista di Gerusalemme avvenne
probabilmente più tardi, dopo la vittoria definitiva sui Filistei. L’autore l’anticipa per congiungere l’elezione
di Davide a re a quella di Gerusalemme divenuta capitale. D’ora in poi le due realtà formeranno una forte
unità, come nuova elezione del Signore e spinta verso una nuova tappa storica.
FECE FORTIFICAZIONI (9 )
La città, al momento dell’occupazione, consisteva in una manciata di case cinte da mura e
circondate dalla valle del Cedron a oriente, dal Tiropeon ad occidente, da un dirupo a mezzogiorno e da un
terrapieno a settentrione, identificato con il Millo, che significa “pienezza” , ed è probabilmente il
terrapieno che permetterà di collegare il palazzo reale al tempio. A Davide vengono attribuite opere
pubbliche realizzate sotto Salomone.
2 Samuele 6, 16-19
L’arca a Gerusalemme
16
Quando l'arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando
dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor
suo. 17Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della
tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione
davanti al Signore. 18Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione,
Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti 19e distribuì a tutto il popolo,
a tutta la moltitudine d'Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione
di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a
casa sua. 20 Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e
gli disse: "Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve
dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!". 21Davide rispose a Mical: "L'ho
fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per
stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. 22Anzi mi
abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu
parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!". 23Mical, figlia di Saul, non ebbe figli fino al
giorno della sua morte.
____________
L’arca era un oggetto di culto già dal tempo in cui gli Israeliti erano nel deserto. La descrizione che
la Bibbia ne fa è del periodo dell’esilio di Babilonia (Es 25, 10-20). Viene rappresentata come una cassa di
legno di acacia, ricoperta d’oro con stanghe per il trasporto e due cherubini. Sul coperchio si trovava un
piatto dorato , detto in ebraico kapporet, “luogo della misericordia” o propiziatorio, che significa
probabilmente luogo dove Javhè riceve l’espiazione. Secondo il Deuteronimio ( Dt 10, 1-5 ), era il luogo di
conservazione delle tavole dei dieci comandamenti ed elemento centrale della comunicazione della legge
legata al patto ( Dt 10, 8; 31, 26 ) . Era considerata segno visibile della presenza di Dio. L’arca, che era
stata catturata dai Filistei ( 1 Sm 4, 10-11 ) , venne da loro rilasciata. La misero su un carro e lasciarono
libere le vacche che la riportarono agli Israeliti a Bet-Semesh ( 1 Sm 6, 1 ss ). Fu deposta nella casa di
Abinadab a Kiruiat-Jarim (1 Sm 6, 19 ss ). Da lì la prese Davide e la portò a Gerusalemme. Egli, che stava
cercando di riunire Israele diviso, vide nell’arca il simbolo del Dio d’Israele e anche dell’unità. L’arca diede
un carattere sacro alla nuova capitale, e, per tutto il regno di Davide, rimase nella tenda da lui innalzata.
Da lì verrà spostata solo dopo la costruzione del tempio di Salomone.
ENTRO NELLA CITTA (16)
Il trasferimento è stato molto solenne ed ha avuto l’aspetto di una processione religiosa. Lo scopo
era di costruire un santuario centrale in sostituzione del santuario di Silo, che era distrutto.
MICAL (16 )
Mical è la seconda figlia di Saul ( 1 Sam 14, 49 ), si innamora di Davide, chiede al padre il
consenso di sposarlo. Saul acconsente a condizione che Davide uccida cento Filistei. Davide ne uccide il
doppio e sposa Mical, che in seguito aiuta il marito a evitare il trabocchetto tesogli dal re ( 1 Sam 19, 10-17).
Tuttavia, quando Davide fugge nel deserto, Mikal viene data in moglie a un certo Palti ( 1 Sam 25, 44 ).
Quando Abner propone a Davide il regno sulle tribù del Nord, egli esige che gli sia resa Mikal, in tal
modo egli può presentarsi come genero di Saul, e come suo successore legittimo, Is Baal acconsente (2 Sam
3, 12-16 ).
DAVIDE…DANZAVA (16)
La danza sacra era molto diffusa in Oriente ( 1 Re 18, 26 ). Davide danzava come gesto di culto a
Dio, e nel versetto 14 è detto che era cinto di un efod di lino, vestiario sacro riservato spesso ai sacerdoti ( 1
Sn 2, 28 ; 22, 18).
AL CENTRO DELLA TENDA (17 )
Il santuario dell’arca era stato inizialmente una tenda di pastori, nel deserto del Sinai era stata
costruita una tenda del convegno, durante il periodo dei Giudici l’arca era stata posta nel tempo di Silo; ora
Davide torna all’antica sistemazione in una tenda.
DAVIDE BENEDISSE IL POPOLO (17 )
Davide benedice come un sacerdote. Una formula di benedizione la troviamo in Numeri 6, 24-26.
BELL’ONORE (20 )
Mikal rimprovera Davide per aver danzato nella processione del trasporto dell’arca, in modo tale
che, nell’evoluzione della danza, l’efod di lino non era sufficiente a coprirlo interamente.
MI ABBASSERO (22)
La risposta è paradossale e dura, ma ha motivazioni importanti : rendere culto a Dio può sembrare
cosa umiliante per un re, ma Davide sa che è stato scelto dal Signore e la gente semplice capirà che è giusto
che egli faccia festa al Dio suo sovrano, e l’uomo , per quanto importante sia, deve tutto a Dio e chi si umilia
davanti a lui sarà esaltato.
NON EBBE FIGLI
La nota è importante, perché Mikal avrebbe dovuto dare a Davide il primogenito, ossia l’erede al
trono . Il successore di Davide però sarà Salomone, che non era figlio di Mikal, ma di Bersabea. ( 1 Re , 1,
11-22)
Davide e Mikal
2 Samuele 7, 1-17
Profezia di Nathan
1
Il re, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i
suoi nemici all'intorno, 2disse al profeta Natan: "Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre
l'arca di Dio sta sotto i teli di una tenda". 3Natan rispose al re: "Va', fa' quanto hai in cuor
tuo, perché il Signore è con te". 4Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del
Signore: 5"Va' e di' al mio servo Davide: Così dice il Signore: "Forse tu mi costruirai una
casa, perché io vi abiti? 6Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire
Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione.
7
Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto
ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché
non mi avete edificato una casa di cedro?".8Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il
Signore degli eserciti: "Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi
capo del mio popolo Israele. 9Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi
nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
10
Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i
malfattori non lo opprimano come in passato 11e come dal giorno in cui avevo stabilito dei
giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che
farà a te una casa. 12Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io
susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.
13
Egli edificherà una casa al mio nome e io
renderò stabile il trono del suo regno per
sempre. 14 Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga
d'uomo e con percosse di figli d'uomo, 15ma non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato
da Saul, che ho rimosso di fronte a te. 16La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre
davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre"". 17Natan parlò a Davide secondo
tutte queste parole e secondo tutta questa visione.
____________
L’elemento culminante della storia di Davide non sono le sue imprese, il suo valore, ma la promessa
che il Signore gli fa. Questo capitolo è il vero centro della sua storia. Ad di sopra di lui s’innalza la parola
di Dio, creatrice di storia. L’oracolo di Natan produce una corrente storica, il popolo lo accoglie, i profeti lo
collocano in una prospettiva tesa verso il futuro, gli autori del NT lo leggono alla luce del mistero di Cristo,
fissando il suo significato definitivo.
SUA CASA (1 )
Casa” è il motivo dominante di tutto il brano. La profezia di Natan gioca sul significato del
termine ebraico che viene tradotto “casa” (2Sm 5), e può valere “edificio”, “abitazione”, “tempio”,
“famiglia”, “discendenza” (2Sm 11.16). Il brano profetico conoscerà una serie di sviluppi nella
successiva storia di Davide, come anche nel Salterio (Sal 89, 31-35) e nei profeti. Si può dire che
esso sta alla base del messianismo davidico fino al NT.
DATO RIPOSO (2)
L’episodio si situa dopo le guerre e le vittorie di Davide che vengono raccontate anche nei
successivi capitoli.
PROFETA NATAN (2)
Natan è consigliere e profeta presso Davide. Promette al re che la sua dinastia resterà per sempre (2
Sm 7, 1-17) , lo rimprovera per l’adulterio e la morte di Uria ( 2 Sm 12, 1-12) , s’impegna perché Salomone
diventi re (1 Re, 1-10-40 ). E’ ricordato come autore di una storia di Davide ( 1 Cron 29. 29) e di una storia
di Salomone ( 2 Cron 9, 29 ).
VA E FA QUANTO HAI IN CUOR TUO (3)
La risposta di Natan è un consiglio, senza un particolare approfondimento teologico: dato che è il
Signore è con Davide, ossia che il re ha ricevuto una missione dal Signore, l’idea di costruire il tempio deve
provenire da un’ispirazione.
MA QUELLA STESSA NOTTE (4 )
Ma il progetto di Davide non è in linea con quello di Dio. “Così dice il Signore” è l’espressione
tipica che introduce annunzi profetici.
MI COSTRUIRAI UN CASA? (5 )
Questa domanda ha la risposta nel versetto 11. Davide vuol costruire per il Signore una “casa”,
cioè un tempio, Ma il Signore non vuole da lui un tempio. non perché non gradisca il progetto del re, ma
perché ha un progetto più grande per Davide.
IO NON HO ABITATO ( 6)
Nei versetti 6 e 7 viene ricordato che l’arca dell’alleanza era stata prevalentemente sotto una tenda.
IO TI HO PRESO (8)
Nei versetti 8-11 abbiamo un richiamo alle umili origini di Davide, a quanto ha avuto dal Signore e
a quanto farà Dio di lui e del suo popolo.
FARO A TE UNA CASA (11)
Poi è detto che il Signore costruirà a Davide una casa, intesa nel senso di “discendenza”, che regnerà
“per sempre” (16). La promessa della discendenza è come quella fatta ad Abramo (Gn 12, 7;15, 18; 17, 710).
SUSCITERO UN TUO DISCENDENTE (12)
Questa promessa è riferita a Salomone che succederà al padre come re. Salomone costruirà la
“casa” ossia il tempio per il Signore (13).
PADRE… FIGLIO (14 )
Io sarò per lui padre”, è la formula dell’alleanza tra Dio e il suo popolo ( Es 6, 7 ; Nm 26, 12).
Viene applicata al discendente di Davide per sancire con lui un’alleanza eterna. E viene indicata la
strettissima relazione che si costituisce tra Dio e il re. Si rifanno a questa promessa alcuni salmi ( Sl 2, 7;
Sal 89, 27).
SALDI PER SEMPRE (16)
Il regno sarà perenne. “ Davanti a te”, significa “dopo di te”. La durata eterna del regno ha la sua
piana realizzazione in Cristo.
NATAN PARLO A DAVID (17)
Natan, disse a Davide, quanto sopra è riferito: che il Signore non voleva dal re la costruzione di un
tempio e che sarebbe stato Lui a dare a Davide una discendenza, “stabile per sempre”.
Salmo 88 (89)
seconda parte 20-38
20
Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:"Ho portato aiuto a un prode, ho
esaltato un eletto tra il mio popolo. 21 Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l'ho
consacrato; 22 la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza. 23 Su di lui non
trionferà il nemico né l'opprimerà l'uomo perverso. 24 Annienterò davanti a lui i suoi nemici e
colpirò quelli che lo odiano. 25 La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui e nel mio nome
s'innalzerà la sua fronte. 26 Farò estendere sul mare la sua mano e sui fiumi la sua destra. 27
Egli mi invocherà: "Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza". 28 Io farò di lui il
mio primogenito, il più alto fra i re della terra. 29 Gli conserverò sempre il mio amore, la mia
alleanza gli sarà fedele. 30 Stabilirò per sempre la sua discendenza il suo trono come i giorni
del cielo. 31 Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, 32 se
violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, 33 punirò con la verga la loro
ribellione e con flagelli la loro colpa. 34 Ma non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non
verrò mai meno. 35 Non profanerò la mia alleanza, non muterò la mia promessa. 36 Sulla mia
santità ho giurato una volta per sempre:certo non mentirò a Davide. 37 In eterno durerà la sua
discendenza, il suo trono davanti a me quanto il sole, 38 sempre saldo come la luna, testimone
fedele nel cielo".
____________
Il Salmo 88 di 53 versetti è un salmo composito: celebrazione innica, enunciazioni profetiche,
lamentazione pubblica e individuale. Da qui la tentazione da parte di certi commentatori moderni di
smembrare il salmo in due, tre composizioni indipendenti. Qui prendiamo in considerazione i versetti 2038 che riguardano l’oracolo concernente la dinastia davidica, e che tocca i seguenti punti: scelta e
unzione di Davide ( 20-20 ); divina paternità quale garanzia della perpetuità del trono ( 23-30); ammonizioni
e minacce contro eventuali deviazioni da parte dei discendenti (31-33 ); fedeltà incondizionata di Dio al suo
patto (34-38 ).
UN TEMPO PARLASTI IN VISIONE (20 )
All’oracolo è assegnato un tempo storico (un tempo ) che è certamente quello di 2Sm 7, avente per
protagonista il profeta Natan. Ma il versetto parla anche di “tuoi santi”, e quindi include anche tutte le volte
che l’oracolo fu ripetuto ai vari discendenti, verosimilmente nell’atto dell’assunzione del trono.
HO ESALTATO( 20 )
Dio, dopo il ripudio di Saul ha “trovato” Davide, lo ha “innalzato”, lo ha “unto”. ( vedi 2 Sam
5, 1-5; Sl 78 ). Con Davide la mano di Dio è stata salda e non lo ha abbandonato un istante; anzi il
“braccio potente di Dio” lo ha sostenuto giorno per giorno e lo ha irrobustito per le imprese eroiche, prima
fra tutte l'uccisione di Golia.
SU DI LUI (23 –26 )
Dio a Davide ha promesso che il nemico non avrebbe potuto nulla contro di lui (non trionferà),
che nessun uomo perverso lo avrebbe mai prostrato ( né l’opprimerà l’iniquo), che avrebbe annientato i
nemici insorti contro di lui.
LA MIA FEDELTA’ ( 25 )
La promessa divina continua assicurando che Davide nel nome di Dio eleverà la sua potenza ed
estenderà i suoi domini sui mari Mediterraneo e Rosso ( sul mare ) e sui fiumi Nilo da una parte ed
Eufrate dall’altra ( sui fiumi ).
EGLI MI INVOCHERA’ (27 )
Nella profezia di Natan questa promessa è riferita a Salomone, il costruttore del tempio ( 2 Sam 7,
14), che potrà rivolgersi a Dio chiamandolo “padre” e roccia di salvezza. E Dio s’impegna a costituirlo
suo primogenito, più alto di tutti i re della terra.
GLI CONSERVERO’ (29 )
Saldo rimarrà il patto stretto con Davide, cosi che la sua discendenza si perpetuerà in eterno e il
suo trono sarà come i giorni celesti intramontabili e incorruttibili.
SE I TUOI FIGLI (31-35 )
Il popolo potrà tradire, ma Dio resterà sempre fedele. Questo non significa indulgenza malintesa,
ma fedeltà indiscussa. Il popolo infedele andrà incontro a castighi e piaghe, che avranno lo scopo di
correggerlo, ma Dio non smentirà la sua fedeltà.
NON MUTERO (35-38 )
Si direbbe che c’è più preoccupazione di affermare la fedeltà di Dio, che di assicurare la risposta
del servo. E ciò si spiega col fatto che il salmista conosceva le infedeltà della casa di Davide , che le
avevano attirato addosso terribili castighi. Dio dice che ha giurato per se stesso (sulla mia sanità ) e che
non profanerà il suo patto, né muterà quanto ha promesso.
IN ETERNO ( 3/ )
Dio promette durata inalterabile al trono di Davide, che starà sempre davanti a lui come il sole,
saldo come la luna e testimonio fedele nelle nubi. Sul piano storico, dal 586 a. C. fino ad oggi, a questa
promessa fa riscontro una solenne smentita. Ma la realizzazione di essa sta in Cristo ( cf Lc 1, 32-33 ).
La successione di Davide
Il re Davide (circa 1004 - 965 a.C.) fece di Israele una delle maggiori potenze nella zona con
spedizioni militari di successo, fra le quali la disfatta definitiva dei filistei, come pure creando una rete di
alleanze con regni limitrofi. Di conseguenza, la sua autorità era riconosciuta dal Negev, ai confini
dell'Egitto, al Mar Rossa, al Libano, oltre Damasco e fino alle rive dell'Eufrate. Certamente il regno di
Davide non aveva nulla a che vedere con i grandi imperi di Assiria, Babilonia ed Egitto, ma tra i popoli
minori fu certo un grande regno. Questo regno disponeva di un esercito a capo del quale ci fu sempre Job.
All'interno, Davide creò una nuova amministrazione, unificò le dodici tribù di Israele in un regno unico, fece
di Gerusalemme la capitale e la collocò con la monarchia al centro della vita nazionale.
La tradizione biblica attribuisce a Davide molte qualità, come un animo generoso, spirito cavalleresco,
genio politico, perizia musicale. Il suo sentimento religioso fu profondo e vivido ed esso spiega parecchi
gesti della sua vita. Ebbe anche gravi difetti, quali la sensualità e la crudeltà, comuni tra i sovrani orientali
e un’eccessiva indulgenza verso i suoi familiari. La sua condotta fu altamente riprovevole; mentre il suo
esercito era in guerra contro gli Ammoniti, Davide commise adulterio con la moglie del suo ufficiale Uria,
che poi mandò a morte. In seguito riconobbe la sua colpa, si pentì e fu perdonato, ma un castigo materiale ci
fu e consistette sia nella morte del bambino nato da Bersabea , sia nelle dolorose vicende che funestarono
in seguito la famiglia reale . Più tardi avvenne nella reggia un altro scandalo, Ammon, primogenito di
Davide insidiò la sorella germana Thamar. Il fratello Assalonne, attirò Ammon in un tranello e lo uccise,
poi fuggi; rientrò a Gerusalemme dopo tre anni e, dopo essersi riconciliato con il padre, cercò di
strappargli il regno, organizzò un’insurrezione, occupò Gerusalemme senza combattere, ma nello scontro
finale contro l’esercito di David fu sconfitto e rimase ucciso. In seguito il beniamita Seba tentò di sottrarre
a Davide alcune provincie del Nord, ma fu sconfitto da Job, che diventava sempre più potente, ma era anche
il vero artefice delle vittorie di Davide, che da qualche tempo non seguiva più gli armati. Nella vita di Davide
ci furono anche altre calamità: venne una carestia durata tre anni e una strage. L’ultimo atto politico del re
ormai vecchio fu la successione al trono a favore del figlio minore Salomone, avuto da Bersabea, mentre
l’altro figlio Adonia stava tentando un colpo di mano per diventare re. Complessivamente Davide fu un
uomo fuori del comune. Il regno che lui riuscì a creare rimase l’ideale per gli Israeliti. La figura del Messia
viene collegata con la figura di Davide.
Adonia
Assalonne
2 Samuele 12, 7-13
Natan rimprovera Davide
1
Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: "Due
uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. 2Il ricco aveva bestiame minuto e
grosso in gran numero, 3mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina,
che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando
del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia.
4
Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e
grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di
quell'uomo povero e la servì all'uomo che era venuto da lui".5Davide si adirò contro
quell'uomo e disse a Natan: "Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte.
6
Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata".
7
Allora Natan disse a Davide: "Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: "Io ti ho
unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti ho dato la casa del tuo padrone e ho
messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se
questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. 9Perché dunque hai disprezzato la
parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai
preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10Ebbene, la spada
non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la
moglie di Uria l'Ittita". 11Così dice il Signore: "Ecco, io sto per suscitare contro di te il male
dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà
con loro alla luce di questo sole. 12Poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a
tutto Israele e alla luce del sole"".13Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il
Signore!". Natan rispose a Davide: "Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai.
14
Tuttavia, poiché con quest'azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà
morire". 15Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva
partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. 16Davide allora fece suppliche a Dio
per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra.
17
Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché
si alzasse da terra, ma egli
non volle e non prese cibo con loro. 18Ora, il settimo giorno il bambino morì e i servi di Davide
temevano di annunciargli che il bambino era morto, perché dicevano: "Ecco, quando il
bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come
faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà di peggio!". 19Ma Davide si accorse che i suoi
servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi servi: "È morto
il bambino?". Quelli risposero: "È morto". 20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e
cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli
portassero del cibo e mangiò. 21I suoi servi gli dissero: "Che cosa fai? Per il bambino ancora
vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!". 22Egli rispose: "Quando il
bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: "Chissà? Il Signore avrà forse
pietà di me e il bambino resterà vivo". 23Ma ora egli è morto: perché digiunare? Potrei forse
farlo ritornare? Andrò io da lui, ma lui non tornerà da me!".
____________
Israele è ormai unificato, Gerusalemme è capitale del regno e nella città è stata trasportata l’arca
dell’alleanza. Durante una campagna contro gli Ammoniti, mentre i soldati, al comando di Job, stanno
combattendo, il re Davide, che si trova a Gerusalemme, commette un duplice peccato . Invita a casa sua
la moglie del generale Uria , che si trova in guerra, commette con lei adulterio e fa uccidere l’ufficiale sul
campo di battaglia. Inviato da Dio, va dal re il profeta Nathan per rimproverarlo del suo peccato ed inizia
raccontando la parabola di un ricco possidente che, per preparare un pasto per un viandante, anziché
prendere un animale dal suo gregge, porta via l’unica agnella di un povero. Davide si mostra sdegnato e
dice che quel proprietario è reo di morte. A questo punto Nathan dice: “Quel peccatore sei tu”.
Il SIGNORE MANDO (1)
Il mandante è Dio; tutto l’insegnamento morale proviene da lui, fonte di ogni moralità.
DUE UOMINI (2 )
Natan racconta una parabola di grande finezza artistica e conduce Davide a riconoscere il peccato
commesso, a detestarlo e a pentirsi.
DAVIDE SI ADIRO (5)
Il re risponde con un gesto di sdegno e di disprezzo e col giuramento di vendetta contro il
protagonista dell’allegoria. Natan ha raggiunto il suo
scopo.
TU SEI QUELL’UOMO (6)
Davide pronunziò una sentenza di morte per un delitto che al più esigeva la restituzione del
quadruplo. E Natan, in pratica, gli dice : “Tu hai pronunziato su te stesso la sentenza di morte . E questa
sentenza resta valida”.
IO TI HO UNTO ( 7)
Segue l’enumerazione di quanto Dio aveva fatto per Davide: unzione regale - presa di possesso
della proprietà di Saul - presa di possesso dell’harem di Saul e con questo gesto di conseguenza la presa
di possesso del trono, conquista l’uno dopo l’altro dei regni di Israele e di Giuda. Se David avesse voluto
di più avrebbe anche ingrandito il suo potere e il suo regno.
HAI DISPREZZATO (9)
Davide ha disprezzato “la parola” di Javhè, ossia i comandamenti di non uccidere e non
commettere adulterio. Il peccato è contro due persone, ma è anche disprezzo di Dio . L’omicidio è citato
due volte, perché considerato peccato più grave.
LA SPADA (10)
Natan ricorda il castigo che graverà su Davide, la sua casa e la sua dinastia. Il castigo si effettua nel
rapporto noto nell’antico oriente tra un’azione e le sue conseguenze: le due cose si corrispondono a
motivo dell’ordine esistente nel mondo; l’azione contiene nascosta in sé la conseguenza e il castigo è
adeguato al delitto. In effetti nella casa di Davide sorsero controversie e tre figli di David (Ammon,
Assalonne e Adonia ) trovarono la morte. E il redattore dice che fu una conseguenza del delitto di Davide.
HO PECCATO ( 13 )
Davide si dichiara colpevole e accetta la sentenza di morte, che egli stesso aveva pronunziato
(versetto 6).
IL SIGNORE HA PERDONATO (13)
Tuttavia la sentenza non ha corso e non porta alla morte del re. Dio pedona il suo peccato e non
lascia che le sue conseguenze abbiano effetto. Non è detto il motivo del perdono, che Davide non ha
meritato. E’ solo l’amore di Dio che gli permette di vivere ancora. La fede di Israele sa che Dio può
sospendere il rapporto tra azione e conseguenze, perché “egli fa grazia a chi la vuol fare” ( Es 33, 19 ).
TU NON MORIRAI (13)
Gli adulteri erano condannati alla lapidazione ( Lv 20, 10 ) . Qui è fatta grazia a Davide e si verifica
quanto detto in Ez 33, 11 : “io non voglio la morte dell’empio, ma che si converta e viva “.
DOVRA MORIRE (14 )
Anche quando accusa la parola di Dio è salvatrice. Dio ha cancellato la sentenza di morte. David non
morirà, ma la pena di morte viene commutata nella perdita del figlio della colpa. Non è il figlio che viene
castigano, ma il padre, con la perdita del figlio.
DAVIDE FECE SUPPLICHE (16 )
Era consuetudine rivolgersi a Dio e fare sacrifici per la guarigione di qualcuno. Davide, cosciente
della sua responsabilità e dell’utilità della penitenza, mentre il bimbo è ancora vivo, cerca di ottenere da Dio
la guarigione con la preghiera e con il digiuno, e aggiunge anche l’atto penitenziale di dormire per terra.
SI LAVO (20 )
Davide compie i genti usuali, dei momenti di lutto. Poi entra “nella casa del Signore”, ossia nella
tenda dove era stata deposta l’arca, che in quella circostanza non si trova li, nel campo della battaglia contro
gli Ammoniti ( 11, 11).
ANDRO IO DA LUI (23)
Davide pensa che il figlio è andato nello scheol, l’oltretomba, dove tutti vanno e da dove nessuno fa
ritorno.
Salmo 50 (51 )
Salmo penitenziale
3
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. 5 Sì, le mie iniquità io le
riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. 6 Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto: così sei giusto nella tua sentenza, sei retto nel
tuo giudizio. 7 Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre. 8 Ma
tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore mi insegni la sapienza. 9
Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve 10 Fammi sentire
gioia e letizia esulteranno le ossa che hai spezzato. 11 Distogli lo sguardo dai miei
peccati, cancella tutte le mie colpe. 12 Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno
spirito saldo. 13 Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. 14
Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. 15 Insegnerò ai
ribelli le tue vie e i peccatori a te ritorneranno. 16 Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia
salvezza: la mia lingua esalterà la tua giustizia. 17 Signore, apri le mie labbra e la mia
bocca proclami la tua lode. 18 Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti.
19
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
20
Nella tua bontà fa' grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. 21 Allora gradirai i
sacrifici legittimi, l'olocausto e l'intera oblazione; allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.
4
____________
Il “ Miserere” è il salmo penitenziale dei secoli. Generazioni e generazioni di credenti ne hanno
fatto lo strumento per chiedere a Dio perdono dei peccati. L’antica tradizione ebraica, riflessa nel titolo del
salmo ( di Davide) ha proiettato questa altissima composizione sullo sfondo del peccato di Davide e del suo
salutare pentimento , ma tutto fa pensare che il profetismo che ha preceduto l’esilio , rappresentato da
Geremia ed Ezechiele abbia influenzato la composizione , almeno nello spirito e nella forma attuale;
certamente è tardiva l’aggiunta dei versetti 20-21 . Il salmo inizia presentando l’esperienza del peccato,
che è contro Dio, giusto quando condanna, e rende l’uomo immondo. Non basta una purificazione
esteriore; è il cuore che deve trasformarsi. E soltanto Dio può operare questa nuova creazione e
immettere nell’uomo un spirito nuovo.
PIETA’ DI ME, O DIO ( 1 )
Così iniziano anche i salmi 55 e 56. Letteralmente l’invocazione significa “ fammi grazia,
perdonami”. Il verbo “cancella” usato per la cancellazione di una scrittura ( Nm 5, 23 ) o di un nome,
suggerisce l’idea della distruzione completa (Gn 6, 7 ); per il divino perdono i peccati sono cancellati,
come una nube che sparisce dal cielo. Il salmista si appella alla “misericordia di Dio” e alla sua grande
compassione”.
LAVAMI ( 4 )
Il verbo ebraico tradotto con “lavami” indica l’azione propria della lavanderia ed è spesso usata per i
lavacri rituali, meno per quelli spirituali. Il verbo “mondami” indica la pulitura fisica di oggetti, la
guarigione dalla lebbra e in ultimo la pulitura spirituale.
RICONOSCO (5 )
Prima condizione del perdono è confessare il proprio peccato. Il salmista “conosce” la colpa, non
di conoscenza astratta, ma perché ne fa un’esperienza amara, opprimente. Il peccato “sta sempre
dinanzi”, tiene assediato il peccatore. Il salmista avverte prima di tutto la realtà del peccato
quale
rifiuto dell’amicizia con Dio, e la sua riflessione è
superiore a quella di chi lamenta le conseguenze nel corpo con le malattie o nell’ambiente con il disonore.
CONTRO DI TE (6 )
Il peccato, anche quello commesso contro gli uomini, nell’ AT è visto come una colpa che in
primo luogo offende Dio ( Gn 39, 9 ).
SEI GIUSTO (6 )
Pronunziando la tua sentenza di condanna nei suoi riguardi, Dio è giusto e integro nel giudicare.
ECCO NELLA COLPA ( 7 )
Non come scusa, ma come constatazione e atto di maggior fiducia in Dio, l’orante dice che è
incline per natura al male. Il padre e la madre erano anche essi creature labili e facili al male , di una
creta impura da cui non si può ricavare nulla di perfetta. Da loro ha ereditato quella sozzura che aderisce
alla carne e al sangue di ogni creatura, macchiandola fin dal suo primo comparire nel mondo. Da queste
riflessioni non si può trarre l’idea di peccato nell’atto della procreazione e nemmeno una conferma della
colpa originale, insegnata da Paolo ( Rm 5 ). Tuttavia fa capolino il mistero della generale corruzione
dell’uomo, che si può considerare la versione veterotestamentaria della dottrina cristiana del peccato
originale.
MA GRADISCI (8 )
La totale verità sulla piena colpevolezza piace a Dio,
che è Sapienza. Verità. Fedeltà
dell’uomo alla sapiente dottrina di Dio, ecco il mezzo per salvarsi dal peccato.
ASPERGIMI (9 )
Preparato il terreno con la confessione, viene ora la preghiera per la purificazione. Servendosi
delle cerimonie del rituale, il salmista chiede una purificazione energica, come quella usata in casi di
lebbra. E dice : “Aspergimi con issopo”, che è l’arboscello di pianta aromatica usato per le aspersioni, e
diventerò puro, lavami con acqua lustrale e il mio peccato, anche se fosse rosso scarlatto, diventerà più
bianco della neve.
GIOIA E LETIZIA (10 )
E’ il motivo della” teruah” , il chiasso festoso del rendimento di grazie, che il salmo esprime
nella seconda parte ( 17 ).
LE OSSA CHE HAI SPEZZATO (10 )
I mio corpo piegato dalla malattia, conseguenza del peccato, (“ossa spezzate”) guarirà . Questo,
con il v. 16, è l’unico accenno di un male fisico; ma potrebbe anche intendersi come prostrazione morale.
DISTOGLI LO SGUARDO ( 11 )
Generalmente si chiede di volgere lo sguardo verso chi è nella sofferenza, ma qui si chiede che Dio
distolga lo sguardo punitore; non distoglierlo significherebbe non perdonarli. E conseguentemente si
chiede,
come prima cosa, la cancellazione della colpa.
CREA IN ME (12 )
Il salmista chiede a Dio che ripeta il miracolo della creazione (barà = creare ), di modo che dalla
purificazione del suo cuore , l’interno del composto umano, l’anima, lo spirito, risulti una nuova creatura.
UNO SPIRITO SALDO ( 12 )
Donami una forza soprannaturale, che preservandomi da nuove cadute mi tenga saldamente
ancorato a Dio e al suo volere (“non respingermi dalla tua presenza, non privarmi “).
“Cuore nuovo” e “spirito nuovo” sono i termini caratteristici della nuova alleanza.
RENDIMI LA GIOIA (14 )
Il Signore non lo rigetti dalla sua presenza, ( “non respingermi dalla tua presenza “ ), dato che in
questo caso, come successe a Caino (Gn 4, 14 ) senza “lo spirito di Dio”, si cade nel potere delle tenebre,
e dia la salvezza che comporta gioia e letizia (“la gioia di essere salvato”) e uno spirito più saldo, più
costante di prima lo spirito di obbedienza, (“uno spirito saldo” ) che lo sosterrà in avvenire contro ogni
umana debolezza.
INSEGNERO’ AI RIBELLI (15 )
La seconda parte del salmo (15-19 ) contiene i propositi del salmista. Una volta beneficato si
adopererà per il ritorno degli erranti sulla retta via (15 ), loderà il Signore (16-17) e farà il sacrificio
propiziatorio (18-19).
LE TUE VIE (15 )
E una promessa di missione. L’orante ha esperimentato i salutari benefici della grazia e ne
parlerà con i suoi antichi compagni di peccato ( “insegnerò agli erranti “ ). E, perché la sua parola sia
più efficace, chiede a Dio che lo liberi anche "dal sangue"” , e qui forse “sangue” sta per pericolo
mortale cui lo ha portato la colpa. Se sarà liberato anche da queste conseguenze ( “liberami dal sangue” ),
a maggior ragione potrà celebrare la giustizia di Dio ( “esalterà la tua giustizia” ).
SIGNORE APRI LE MIE LABBRA (17 )
E’ la promessa di lode. Ma l’autore la fa precedere da un’invocazione. Le labbra sono sigillate dal
rimorso e dall’avvilimento per il fallo: il Signore le dissigilli con una sentenza di piena compassione e
perdono. Allora l’orante innalzerà la lode riconoscente. Alcuni pensano che la richiesta alluda al carisma
dell'ispirazione.
NON GRADISCI (18 )
I riti esterni e i sacrifici materiali propiziatori non sono graditi al Signore e non hanno risultato se
non c’è la contrizione del cuore, cioè la consumazione , l’olocausto del peccato che è nell’uomo.
UNO SPIRITO CONTRITO (19 )
Siamo alla terza promessa. Dovendo fare il sacrificio di lode, l’orante offrirà a Dio piuttosto
qualcosa di sé che sia garanzia del suo indefettibile proposito: un spirito sinceramente contrito e un cuore
salutarmente umiliato
NELLA TUA BONTA ( 20 )
Gli ultimi due versetti sono stati aggiunti dopo l’esilio e rilettono la situazione del periodo della
ricostruzione del tempio, o più tardi quella delle mura di Gerusalemme ai tempi di Neemia (Ne 2, 17-20).
E’ l’estensione della preghiera individuale a tutta la nazione, frequente alla fine dei salmi.
RICOSTRUISCI LE MURA (20 )
Ricostruiti Gerusalemme con le sue mura e il tempio saranno possibili di nuovo i sacrifici
prescritti dalla legge, e un profumo che il Signore non disdegnerà salirà al cielo.
2 Samuele, 19, 1-8
Fine delle rivolta di Assalonne
1
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse;
diceva andandosene: "Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io
invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!". 2Fu riferito a Ioab: "Ecco, il re piange e fa lutto
per Assalonne". 3La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il
popolo sentì dire in quel giorno: "Il re è desolato a causa del figlio". 4Il popolo in quel giorno
rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente vergognosa per essere fuggita durante
la battaglia. 5Il re si era coperta la faccia e gridava a gran voce: "Figlio mio Assalonne,
Assalonne, figlio mio, figlio mio!". 6Allora Ioab entrò in casa del re e disse: "Tu fai arrossire
oggi il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle
tue figlie, alle tue mogli e alle tue concubine, 7perché ami quelli che ti odiano e odii quelli che ti
amano. Infatti oggi tu mostri chiaramente che capi e servi per te non contano nulla; ora io ho
capito che, se Assalonne fosse vivo e noi quest'oggi fossimo tutti morti, questa sarebbe una
cosa giusta ai tuoi occhi. 8Ora dunque àlzati, esci e parla al cuore dei tuoi servi, perché io
giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; questo
sarebbe per te un male peggiore di tutti quelli che ti sono capitati dalla tua giovinezza fino ad
oggi". 9Allora il re si alzò e si sedette alla porta; fu dato quest'annuncio a tutto il popolo:
"Ecco, il re sta seduto alla porta". E tutto il popolo venne alla presenza del re.
____________
Assalonne aveva ucciso il pretendente al trono Ammon, con il pretesto di vendicare
la sorella
Tamar ed era dovuto fuggire da Gerusalemme. Rientrato nella città e ottenuto il perdono dal padre, ordì
una congiura contro di lui, si fece proclamare re ad Hebron ed entrò in Gerusalemme. David fuggì a
Mehanaim. Nella battaglia successiva, che ebbe luogo nella montagna transgiordanica, coperta di boschi, a
sud di Iabbok, le tribù che combattevano per lui si scontrarono con l’esercito del re. David aveva dato ordine
di risparmiare la vita del figlio. Assalonne fu sconfitto e dovette fuggire a dorso di un mulo, ma la sua lunga
capigliatura, della quale andava orgoglioso ( 2 Sm 14, 26 ) , andò ad impigliarsi tra i rami di una quercia:
mentre era appeso senza speranza fu notato da un soldato di David, che ne informò il comandante Job, e
questi immediatamente lo uccise (2 Sm 18, 9 ). Al ricevere questa notizia il dolore di Davide fu immenso.
FU SCOSSO DA UN FREMITO (1)
Vinta la guerra contro Assalonne, vanno da David alcuni messaggeri che portano la buona notizia,
ma David più che dell’esito della battaglia è preoccupato della sorte del suo figlio Assalonne. Quando viene
a spere che il figlio è morto si rattrista profondamente e piange amaramente. Questo suo pianto fa eco al
pianto del peccato commesso (2 Sm 12, 13-16), causa di tanti mali.
IN QUEL GIORNO (3 )
L’autore del racconto insiste sul “giorno”. Fu un giorno terribile in cui la vittoria si trasformò in
lutto e Davide rivelò la sua debolezza paterna. Per Davide quello fu un giorno di lutto e diventò giorno di
lutto e di scoraggiamento anche per l’esercito.
SI CAMBIO IN LUTTO (3)
L’esercito si sente in qualche modo responsabile del dolore del re.
ALLORA JOB ENTRO IN CASA (6 )
Il generale Job lo rimprovera con piena libertà e con cruda freddezza, perché quel giorno potrebbe
sboccare nella notte fatale in cui David perda tutto. Il generale parla con logica militare e politica; sono
messe a rischio tante vite e l’onore della truppa, e c’è il disordine dei sentimenti. Egli incalza sull’”oggi”,
che ripete per ben cinque volte. David ascolta in silenzio il consiglio . Job riesce a far interrompere il lutto
e a far ritornare Davide tra le file del suo esercito.
1 Re 1 22-40
Salomone consacrato re
22
Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23Fu annunciato al re:
"Ecco, c'è il profeta Natan". Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la
faccia a terra. 24Natan disse: "O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di
me e siederà sul mio trono? 25Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli
grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro
mangiano e bevono con lui e gridano: "Viva il re Adonia!". 26Ma non ha invitato me, tuo
servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27Questa
cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo
chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?".28 Il re Davide, presa la parola, disse:
"Chiamatemi Betsabea!". Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. 29Il re giurò
e disse: "Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 30Come ti ho giurato per
il Signore, Dio d'Israele, dicendo: "Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul
mio trono al mio posto", così farò oggi". 31Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò
davanti al re dicendo: "Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!". 32Poi il re Davide disse:
"Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà". Costoro entrarono
alla presenza del re, 33 che disse loro: "Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate
montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34Ivi il sacerdote
Sadoc con il profeta Natan lo unga re d'Israele. Voi suonerete il corno e griderete: "Viva il re
Salomone!". 35Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio
posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda". 36Benaià, figlio di
Ioiadà, rispose al re: "Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso
modo! 37Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono
più splendido del trono del mio signore, il re Davide".38 Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta
Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone
sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio
dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: "Viva il re Salomone!".
40
Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro
clamore lacerava la terra.
__________
Davide era ormai vecchio e malato e non esistevano leggi per la successione, che dipendeva
dall’indicazione dello stesso re e doveva essere ratificata dalle tribù. Adonia, che era il più grande dei figli
viventi, tentò di diventare re con l’aiuto di Job e di Abiatar . Per celebrare la sua ascesa al trono invitò i
suoi sostenitori ad un banchetto. Natan, che appoggiava Salomone, disse alla madre che le loro vite non
sarebbero state al sicuro se diventava re Adonia. Uno dopo l’altra, Natan e Barsabea andarono da
Davide per interrogarlo sulla sua volontà quanto alla successione. E David nominò subito Salomone
correggente.
IL PROFETA NATAN (22)
Dopo Bersabea, va da Davide Natan, che ripete quanto aveva detto lei e aggiunge che la gente sta
gridando : “Viva il re Adonia” , pungendo così Davide nel suo orgoglio, come a dirgli: possibile che il re
non conti più nulla nemmeno per un fatto così importante come la successione?
IL RE GIURO (29)
Davide riacquista la sua lucidità ed energia, e riconferma il giuramento precedente.
SULLA MIA MULA (33 )
Ordina che Salomone monti sulla mula paterna e vada fino alla fontana di Ghicon. Questa, nella
tradizione cristiana è la fontana della Vergine, che sgorga alla base della collina di Sion, nella valle del
Cedron. La mula era la cavalcatura dei nobili (2 Sm 11, 29 ); cedendola a Salomone, Davide mostra a tutti
la sua volontà di trasmettergli il potere regio.
LO UNGA RE D’ISRAELE (34)
Davide ordina che Salomone sia consacrato re dal sacerdote Zadok e dal profeta Natan.
L’intervento di un sacerdote e di un profeta conferisce la massima solennità nell’investitura regale.
Il
potere regale viene qui trasmesso con le stesse cerimonie che , più tardi, regoleranno la consacrazione di
tutti i re di Giuda e probabilmente anche di Israele. L’unzione è la cerimonia centrale nell’investitura di un
re, infatti egli è “l’unto” e con questo titolo vengono designati tutti i re ebraici, ma unto sarà in maniera
particolare il Re salvatore dell’avvenire.
Salomone
Il re Salomone (circa 965-930 a.C.), ereditò il regno dal padre Davide e dedicò la maggior parte
delle sue attività a rinforzarlo. Sotto di lui Israele godette di un periodo fecondo e di floridezza
economica. (1 Re, 5-1-8 ) . Molti dei presupposti sono merito di suo padre. Il nuovo re non fece guerre ,
assicurò la tranquillità all'interno del regno e ne fece una delle grandi potenze dell'epoca. Ebbe rapporti
pacifici con vari paesi: con il faraone d’Egitto, di cui sposò una figlia (1 Re, 5, 1-8 ) , con l’Arabia, la cui
regina venne a trovarlo (1 Re, 10, 1-13 ) , con la Fenicia, attraverso commerci (1 Re, 1-10-14 ), con gli
Edomiti e con Damasco (1 Re, 14-25 ) . Estese il commercio estero e promosse il progresso economico
nel paese, sviluppando grandi imprese come l'estrazione del rame e la fusione dei metalli. La politica
interna è stata caratterizzata da costruzioni: fortificò città di importanza strategica ed economica e ne fondò
di nuove. A coronare le attività edilizie vi furono il palazzo reale e il Tempio a Gerusalemme, che divenne
il centro della vita nazionale e religiosa del popolo. Diede ad Israele un nuovo ordinamento
circoscrizionale , istituendo 12 distretti con governatori ( 1 Re, 4-7-17) e mantenne una corte dispendiosa
a Gerusalemme ( 1 Re 5, 2 ss ) .
Il suo regno però fu funestato da sventure ed egli ebbe non poche colpe. Tra le sventure vanno
annoverate le ribellioni di Hadad l’edomita, sostenuto dell’Egitto ( 1 Re 11, 14-22 ), di Razon, stabilitosi a
Damasco (1 Re, 11-23-25 ), e la sollevazione di Geroboamo ( 1, Re, 1126-40 ), che, sotto il regno del figlio
Roboamo, diventerà re d’Israele. Il primo libro dei Re al capitolo 11 elenca alcune colpe di Salomone:
matrimoni con principesse straniere, accettazione dei loro culti nazionali, instaurazione delle loro divinità e
dei loro culti pagani, costruzione di un harem sontuoso.
Questo re fu nella tradizione il padre della sapienza israelitica e della letteratura sapienziale ( 1 Re,
3, 128; 4, 29-34: 10, 23 ss Pr 1, 10; ; 10, 1 ; 25, 1 ), Alla base di questi accenni gli storici moderni vedono
un grande movimento letterario, durante il regno di Salomone, cominciato probabilmente sotto Davide. In
questo movimento andrebbe collocata la storia javista dell’Israele primitivo ( fonte J ) e altre raccolte di
materiale del periodo del’insediamento e dei giudici, la maggior parte era conservata oralmente o fu scritta
per la prima volta sotto la monarchia.
1 Re 3, 1-15
Il Sogno di Gabaon
1 Salomone divenne genero del faraone, re d'Egitto. Prese la figlia del faraone, che
introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il
tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme. 2 Il popolo però offriva sacrifici sulle
alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. 3Salomone
amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia
offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture. 4 Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici,
perché ivi sorgeva l'altura più grande. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. 5A
Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: "Chiedimi ciò che
vuoi che io ti conceda". 6Salomone disse: "Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con
grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore
retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede
sul suo trono, come avviene oggi. 7Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al
posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo
servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può
calcolare né contare. 9 Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia
al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo
così numeroso?". 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa
cosa. 11Dio gli disse: "Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti
giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai
domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti
concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di
te. 13Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun
altro fra i re, per tutta la tua vita. 14Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i
miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita". 15Salomone si
svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all'arca dell'alleanza
del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi
servi.
________________
GENERO DEL FARAONE (1 )
Il matrimonio di Salomone con la figlia del Faraone è verosimile, dato che in questo periodo l’Egitto
era in una momento di grande decadenza ed era diviso in due stati: la dinastia ufficiale regnava a Nord , a
Tanis e la dinastia sacerdotale di Herihor a Tebe. Il suocero di Salomone potrebbe essere Susennes, ultimo
re della 21 dinastia.
SULLE ALTURE (2 )
Ai tempi di Salomone il culto si faceva ancora nei santuari locali, con un albero frondoso, un
altare, una stele sacra, per lo più ereditati dai cananei e , sotto il loro influsso spesso si associavano il culto a
Javhè e quello a Baal, Nonostante questo pericolo questi santuari furono ritenuti legittimi per lungo tempo (1
Sm 9, 12 ). Essi andavano anche contro la legge dell’unità del santuario di Deuteronimio 12, 2-18. Vennero
eliminati dopo le reiterate condanne dei profeti ( 2 Re 18, 4; 23, 5-1) da Ezechia e Giosia.
GABAON (4)
Gabaon era l’odierna El-Gib. Sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme. Si
conservava il tabernacolo mobile costruito da Mosè ( 2 Cr 1-3). Qui avviene l’autenticazione da parte del
Signore dell’elezione già regolarmente avvenuta. Lo schema è simile a quello di alcuni modelli egiziani: il
re si allontana dalla corte per visitare un santuario famoso, lì offre un sacrificio, riceve in sogno una visione
in cui il dio ordina qualcosa, torna alla corte e comunica la visione ai ministri. Qui manca solo quest’ultimo
anello.
MILLE OLOCAUSTI (4)
Mille è un numero che non deve essere preso alla lettera.
IN SOGNO (5)
Sia nella Bibbia (Nm 12,6), sia nell’Oriente, il sogno era considerato come uno dei principali mezzi
attraverso il quale avveniva la comunicazione di Dio con gli uomini. Il rito di “incubazione”, che era il
dormire nel santuario in attesa di un sogno, era una pratica nota nell’antichità.
TU HAI TRATTATO (6)
La preghiera del re è piuttosto ampia, Anziché chiedere subito, fa prima una duplice confessione,
che ha per tema Davide e Salomone stesso. Nella confessione risaltano i meriti di Davide e l’incapacità di
Salomone. Viene proclamata la fedeltà di Dio: se Salomone oggi è re è perché Dio ha compiuto quanto
aveva promesso; per questa stessa fedeltà, Dio certo
concederà al re i mezzi perché si compia il suo disegno.
SIGNORE MIO DIO… TUO SERVO (7)
Questi titoli esprimono la relazione che c’è tra Javhè, che è re, e Salomone che è un vassallo.
CUORE (9)
Il cuore era per i Semiti la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile
per esercitare il suo compito di giudice, chiede cioè una saggezza pratica, che gli consenta di amministrare
bene la giustizia, adempiendo così il dovere principale di un re.
TI CONCEDO (12 )
Nella risposta il Signore dice : non hai domandato …. hai domandato… io ti concedo quanto hai
chiesto e quanto non hai chiesto .
UN BACHETTO (15)
Non è certo che si tratti di un banchetto sacro. Comunque i solenni festeggiamenti a Gerusalemme
indicano la trascendenza dell’accaduto per il regno di Salomone.
1 Re 8, 22-30
Preghiera nella dedicazione del Tempio
22 Poi Salomone si pose davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea
d'Israele e, stese le mani verso il cielo, 23disse: "Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio come
te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi
che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. 24Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo
servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l'hai
adempiuto con la tua mano, come appare oggi. 25Ora, Signore, Dio d'Israele, mantieni nei
riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso dicendo: "Non ti mancherà
mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino
sulla loro condotta, camminando davanti a me come hai camminato tu davanti a me". 26Ora,
Signore, Dio d'Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide, mio padre!
27
Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono
contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! 28Volgiti alla preghiera del tuo servo
e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi
innalza davanti a te! 29Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo
di cui hai detto: "Lì porrò il mio nome!". Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo
luogo. 30 Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in
questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!ù
____________
La dedicazione del tempio occupa un posto importante nel primo libro dei Re. Il protagonista del
rito, che presiede alla dedicazione non è il Sommo Sacerdote, ma Salomone. Egli è l’iniziatore e il
realizzatore della costruzione del tempio, ha ricevuto l’unzione, è il re di un popolo teocratico. Salomone
appare come un re sacerdote, come Melchisedech, cantato dal Salmo 110. Salomone convoca l’assemblea e
, dopo che l’arca è stata introdotta nel Santo dei Santi (8), benedice la folla e fa una lunga preghiera ( 1561), suddivisa in più parti, da cui sono tratti questi versetti, e con il popolo offre il sacrificio di comunione
(62 )
Salomone aveva costruito il tempio in sette anni di lavori. L’opera aveva richiesto imposizione di
tasse e lavori forzati, che sarebbero poi stati causa della divisione del regno.
Il tempio aveva forma rettangolare, con 35 metri di lunghezza e 10 di larghezza ed era diviso in tre
parti: vestibolo con 5 metri di lunghezza e 10 di larghezza, con le colonne. Ad est del tempio c’erano l’altare
degli olocausti e il mare di bronzo; il vestibolo era aperto e vi si entrava da est (1 Re 7, 39). Da esso si
passava, per mezzo di due porte a battenti, fatte con legno di cipresso, nel Santo. Questo era largo 20 metri,
largo 10 e alto 15, e aveva nella parte superiore della parete delle finestre (1Re 6, 2 ) . Nel Santo si trovano
l’altare dei profumi, il tavolo per i pani della presenza e due candelabri a 5 bracci ( 1, Re 7, 48 ). Il Santo dei
Santi era separato dal Santo con due porte di legno di cedro. Era sopraelevato, aveva la forma di un dado con
10 metri di lato ed era senza finestre (1 Re 6, 20-28 ); sotto le ali di due cherubini si trovava l’arca
dell’alleanza ( 1 Re 6, 19-28 ). L’interno del Tempio era rivestito di legno che, insieme alle porte, era
ricoperto in oro ( 1Re 6, 15-35 ). Lungo il Santo e il Santo dei Santi, dal lato esterno vi erano degli ambienti
dell’altezza di metri 7, 50, che servivano come magazzini ( 1 Re , 6, 5-10). Il Tempio di Salomone fu
distrutto nel 587 da Nabucodonosor ( 2 Re 25, 9-16) ..
STESE LE MANI (22)
Nella preghiera che Salomone rivolge a Dio sono in evidenza vari temi: la fedeltà di Dio, la sua
trascendenza, la condiscendenza e la misericordia divine.
DIO D’ISRAELE (23)
Subito è sottolineata la fedeltà di Dio che mantiene l’alleanza e la misericordia. La dichiarazione “
non c’è un Dio come te”, a rigore, non è ancora una dichiarazione monoteistica, ma una dichiarazione del
fatto che Dio è incomparabile ( non c’è un Dio come te), per la relazione concreta, generosa, leale, forte,
fedele, con il popolo ( tu mantieni l’alleanza e la misericordia).
DEL TUO SERVO DAVIDE (24 )
Nei versetti 24-26, Salomone dice che Dio ha mantenuto la promessa fatta a Davide riguardo al
tempio.
MA E’ PROPRIO VERO (27)
Il re fa un’osservazione che afferma l’immensità di Dio e il carattere altamente spirituale della
religione ebraica e vuole impedire un’interpretazione troppo grossolana della presenza di Dio nel tempio. C’è
chi dice che questo versetto sarebbe un’interpolazione posteriore.
VOLGITI ALLA PREGHIERA (28)
I versetti 28-30 servono ad introdurre l’ampia ed articolata preghiera del re (31-53). In essi sono in
risalto l’invocazione che il popolo rivolge “oggi” e rivolgerà in seguito a Dio nel tempio (in questo luogo),
e la richiesta che Dio l’ascolti ( “volgiti”, “siano aperti”, “ascolta”, “dal luogo della tua dimora”) e
perdoni.
1 Re 10, 1-13
Visita della Regina di Saba
1 La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne
per metterlo alla prova con enigmi. 2Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con
cammelli carichi di aromi, d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone
e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. 3Salomone le chiarì tutto quanto ella gli
diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle. 4La regina di
Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, 5i cibi
della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le
loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza
respiro. 6Quindi disse al re: "Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo
conto e sulla tua sapienza! 7Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i
miei occhi non hanno
visto; ebbene non me
n'era
stata riferita neppure una metà!
Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. 8Beati i tuoi uomini e
beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! 9Sia
benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d'Israele,
perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia".
_____________
Salomone è restato celebre per la sapienza e per la ricchezza e l’episodio della regina di Saba è un
esempio di questa fama.
La ricchezza di Salomone era proverbiale ( Mt 6, 29; Lc 12, 27 ) e la tradizione ha conservato
entusiastiche descrizioni della situazione del paese durante il suo regno (1 Re, 6.20-25; 9, 10-14; 10, 14-27).
Gli storici ritengono necessario fare qualche riserva. Alla ricchezza attribuita a Salomone e alla sua corte non
partecipava la popolazione. E questo deve essere considerato un fattore della ribellione di Geroboamo, che
dopo la morte di Salomone portò alla divisione del regno. L’esistenza di una piccola classe di persone ricche
e la povertà della maggioranza, spesso denunziata dai profeti, deve essere attribuita nella sua origine al
regno di Salomone.
Quanto alla sapienza, Salomone fu considerato il padre della sapienza e della letteratura sapienziale
( 1 Re, 3 1-28; 4, 29-34; Pr 1, 10, 25, 1 ) . Alla base di questi accenni gli storici moderni vedono un grande
movimento letterario durante il regno di Salomone, cominciato probabilmente con Davide. In questo
movimento andrebbe collocata la storia javista dell’Israele primitivo e altre raccolte di materiale del periodo
dell’insediamento e dei Giudici, la maggior parte della quale era conservata oralmente e fu scritta per la
prima volta sotto la monarchia. Siamo all’inizio della composizione della Bibbia.
L’autore di questo brano offre un esempio che illustra quanto ha detto nel capitolo 5 sulla ricchezza e
sulla sapienza di Salomone. Racconta l’episodio con grande entusiasmo, accumulando sostantivi,
sottolineando i particolari, compiacendosi nel descrivere lo stupore.
LA REGINA (1)
Documenti assiri dei secoli VIII e VII chiamano Saba cinque regine arabe.
SABA (1)
Agli inizi del primo millennio il regno di Saba, che si estendeva nella parte sud–occidentale della
penisola arabica, nell’attuale Yemen, si era assicurato il dominio politico, culturale e commerciale di
tutta l’Arabia. Perciò la visita della regina di Saba fu motivata principalmente da motivi commerciali.
Questa pagina biblica fa di ciò un velato accenno ed insiste sull’attrattiva esercitata dalla sapienza e dalla
ricchezza di Salomone.
CON ENIGMI (1)
I racconti dell’antico Egitto parlano sovente dei re che si divertivano a scambiarsi enigmi. Forse
erano sul tipo di quelli ricordati in Sir 12, 4-7 e in Pr 30, 15-16.
QUINDI DISSE (6)
Nelle parole della regina l’autore include una scala di valori; primo, una sapienza spettacolare che
sorprende chi incontra il re, secondo la sapienza che insegna e istruisce quotidianamente i sudditi, terzo il
governo giusto che Dio concede per il suo amore al popolo.
DIRITTO E GIUSTIZIA (9)
Amministrare bene diritto e giustizia era uno dei doveri principali del sovrano orientale.
Saggezza di Salomone
Divisione del Regno
1 Re 11, 41-43
Morte di Salomone
41 Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse
descritte nel libro delle gesta di Salomone? 42 Il tempo in cui Salomone aveva regnato a
Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant'anni. 43Salomone si addormentò con i suoi padri
e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.
_____________
LIBRO DELLE GESTA (41 )
Il libro qui citato è una della antiche fonti andate perdute. Prima dei testi che troviamo nell’Antico
Testamento, in Isreale furono scritti anche libri che come quello qui citato, sono andati perduti e non fanno
parte della Bibbia (vedi ad esempio Numeri 21,14; Giosuè 10,13; 1 Cronache 29,29; ecc.).
QUARANT’ANNI
Probabilmente dal 965 al 930 circa a.C..
SUO FIGLIO ROBOAMO (43)
Il governo di Salomone fu avversato verso la fine dallo scontento di una parte della popolazione, che
doveva pagare pesantemente per i suoi piani ambiziosi. Contemporaneamente il trattamento preferenziale
accordato alla sua tribù suscitò malcontento nelle altre, e l'antagonismo fra la monarchia e i separatisti tribali
aumentò considerevolmente. Durante il suo regno un alto funzionario, Geroboamo, tentò una rivolta e
dovette fuggire in Egitto ( 1 Re 11, 29-39).
Dopo la morte di Salomone, la tribù di Giuda riconobbe la sovranità di Roboamo. I capi delle tribù
del Nord invece convocarono il popolo a Sichem, che era divenuto il luogo classico di riunioni dopo Giosuè
(Gs 24 ), e chiesero a Roboamo come condizione per riconoscerlo re un alleggerimento dell’autorità e
soprattutto l’equa ripartizione delle imposizioni fiscali e delle prestazioni. Interprete delle comunità di Israele
fu Geroboamo, che era rientrato dall’Egitto, dopo che Salomone era morto. Il
re chiese tre giorni per decidere, poi adottò un atteggiamento duro ed arrogante consigliatogli dai suoi
giovani consiglieri . Con questo gesto fece scoppiare un’aperta rivolta, che tentò di sedare con l’aiuto di
Adomiran, prefetto dei lavori. La presenza di questo personaggio odiato in Israele eccitò la folla, che lo
uccise. Il re riuscì salvarsi solo perché fuggi precipitosamente.
1 Re, 12 , 20-33
Scisma politico e religioso
20 Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché
partecipasse all'assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di
Davide, se non la tribù di Giuda. 21Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di
Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa
d'Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. 22La parola di Dio fu rivolta a
Semaià, uomo di Dio: 23"Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di
Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: 24Così dice il Signore: "Non salite a combattere
contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me"".
Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato.
25
Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì,
fortificò Penuèl. 26Geroboamo pensò: "In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di
Davide. 27Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel
tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo,
re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda". 28v Consigliatosi, il re
preparò due vitelli d'oro e disse al popolo: "Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme!
Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d'Egitto". 29Ne collocò uno a Betel e
l'altro lo mise a Dan. 30Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per
prostrarsi davanti a uno di quelli. 31Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da
tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. 32Geroboamo istituì una festa nell'ottavo
mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all'altare;
così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi
da lui eretti sulle alture. 33Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva
scelto di sua iniziativa, salì all'altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e
salì all'altare per offrire incenso.
______________
Il regno unito aveva avuto una vita breve, di poco superiore ai 70 anni. Nella divisione si
formarono due regni: di Israele e di Giuda. Il regno di Israele, comprendente il territorio di dieci delle
tribù, con capitale Samaria, durò più di 200 anni sotto 19 re, mentre il regno di Giuda, nel territorio di Giuda
e Beniamino, nel Sud, fu governato da Gerusalemme per oltre 300 anni da un uguale numero di re della
stirpe di Davide. L'espansione degli imperi Assiro e Babilonese portò sotto il loro controllo Israele prima e
Giuda poi. Il regno di Israele fu schiacciato dagli Assiri (722 a.C.), il suo popolo fu deportato in esilio e
cadde nell'oblio. Oltre un secolo più tardi, Babilonia soggiogò il regno di Giuda, rase al suolo il
Tempio (587 a.C.) e cacciò in esilio una parte degli abitanti.
SEMAIA (22)
Il profeta Semaia dissuase Roboamo ad iniziare una guerra fratricida. Questo profeta è chiamato
“uomo di Dio”, titolo abitualmente applicato ai profeti e indica che essi agivano a nome di Dio. Semaia
disse che la secessione era avvenuta dietro permesso di Dio, in punizione dell’apostasia di Salomone, come
era è detto in 1 Re 11, 11-12. Qui non si fa distinzione tra volontà positiva di Dio e semplice permissione.
SICHEM (25)
Geroboamo cercò di fortificare alcune città, perché diventassero piazzeforti del regno. Tra queste ci
furono Sichem, sulle montagne di Efraim, a metà strada tra Gerusalemme e Nazaret, e Penuel, posta sulla
riva del fiume Iabbok, a 11 chilometri ad est del Giordano,
A GERUSALEMME (27)
Poi Geroboamo si preoccupò di offrire un’alternativa al luogo di culto centrale che era
Gerusalemme, dando nuovo impulso agli antichi santuari di Betel , a circa 19 chilometri da Gerusalemme, e
di Dan, che era la città più a Nord della Palestina, due santuari che si trovavano ai confini meridionale e
settentrionale del regno.
DUE VITELLI (28 )
Per far meglio rivivere l’antica fede nella coscienza degli Israeliti, Geroboamo pose a Betel e Dan
due vitelli d’oro, ad imitazione di quello che gli Ebrei avevano fabbricato nel Sinai e vi organizzò un culto
con i sacerdoti. Probabilmente, nel suo pensiero, non erano idoli, ma sgabello del trono del Signore, come i
cherubini posti sull’arca. Per questo significato originario, né Elia, né Eliseo, né Amos li condannano;
tuttavia il vitello era simbolo del dio cananeo Baal e l’innovazione di Geroboamo rischiava di condurre il
popolo alla idolatria, come di fatto avvenne. Il Deuteronomista considera i due vitelli, fin dall’inizio, oggetti
idolatrici (1Re 12, 30), come idolatrici sono i templi sulle alture che Geroboamo edifica ( 1Re 12, 31) e
illegittimi i sacerdoti di quei templi.
DISCENDENTI DI LEVI (31)
I leviti non aderirono alle iniziative del re e preferirono emigrare tutti al Sud ( 2 Cr 11, 13-14 ).
Perciò il re fu costretto a sostituirli con altri sacerdoti, reclutati probabilmente tra i membri di una famiglia
mosaica di Efraim.
ERETTI SULLE ALTURE (32)
Restaurò il culto sulle alture, ricollegandosi agli antichi culti dei Cananei e degli Israeliti, i quali
erano soliti celebrarli sulle alture.
IL 15 DEL MESE (33)
La festa dei Tabernacoli, che si celebrava nel settimo mese ( Lv 23, 34 ), fu spostata di un mese.
Ilcambiamento di culto comportò anche un cambio del calendario seguito a Gerusalemme e venne
adottato quello agricolo delle montagne di Efraim.
Tutte queste innovazioni ottennero il risultato di distogliere gli Israeliti da Gerusalemme, però
abbassaro anche lo Javismo a livello delle religioni ambientali e lo esposero alle infiltrazioni cananee. Così è
giustificata la condanna che la tradizione riservò all’opera del re, definendola “il peccato di Geroboamo”.
Tempio di Betel
Tempio di Dan
Ciclo di Elia
Nel 922 l’unico regno di Davide e di Salomone si divide nei due regni di Israele e di Giuda che
hanno un primo periodo di ostilità di circa ottanta anni. I re del Sud sono tutti della dinastia di Davide ,
mentre quelli al Nord sono di varie dinastie.
Intanto, oltre il Giordano, nella Mesopotamia, prende sempre più consistenza l’impero assiro, che
ha la sua seconda fase di espansione quella del regno neoassiro, con Adednirari (909-889). Questo impero
conduce campagne militari con sempre maggiore crudeltà e prepotenza. Salmanassar III ( 858-824) è il
primo ad assalire Israele e Iehu deve pagargli un tributo. Poi la pressione assira su Israele e su Giuda sarà
sempre più forte.
Nell’ottavo secolo a. C. , nel regno del Nord è in risalto la figura di Elia, un grande profeta, che non
ha lasciato nulla di scritto, ma la cui storia è narrata nei libri dei Re. Elia inizia la sua missione durante il
regno di Acab (875-853 a.C.) (1Re 16-22) e la prosegue durante quello del successore Acazia (853). Ai
tempi di Acab, che è influenzato dalla moglie straniera Gezabele, la religione iavista tradizionale è
fortemente minacciata . Elia (il cui nome significa «il mio Dio è Jahvè») si presenta come l’unico profeta
del Signore contro 450 profeti di Baal (18,19.22). Compare sulla scena al c. 17 del primo libro dei Re,
annunciando ad Acab un periodo di siccità, durante il quale il Signore lo manda al di fuori del territorio
d’Israele: dapprima si nasconde presso il torrente Cherit, poi da una vedova in Zarepta di Sidone. Nel c.
18 torna in Samaria per incontrare Acab: lo rimprovera di essere la rovina d’Israele, perché ha
abbandonato il Signore e gli propone una sfida coi profeti di Baal sul monte Carmelo. La sfida viene
accettata e i profeti di Baal preparano il loro giovenco da sacrificare e per tutto il giorno gridano a Baal
perché mandi il fuoco per bruciarlo, ma non ottengono risposta; dopo di loro. Elia prepara l’altare, fa
spargere molta acqua e, mentre prega, subito il fuoco del Signore consuma il sacrificio ; così il popolo
riconosce il vero Dio, e i profeti di Baal vengono uccisi . Dopo questi fatti finisce la siccità. Nel c. 19, per
fuggire da Gezabele che lo vuole uccidere, Elia va al monte di Dio, dove
incontra il Signore che si
presenta a lui non con i segni tradizionali di una teofania (vento, terremoto, fuoco), ma in una brezza
leggera, e gli affida tre compiti: ungere Cazael come re di Aram, Ieu come re d’Israele ed Eliseo come
profeta al suo posto. Dei tre incarichi egli esegue solo l’ultimo; gli altri due saranno più tardi eseguiti da
Eliseo e da un suo discepolo (2Re 8-9). Nel c. 21 si trova il famoso episodio della vigna di Nabot. Il c. 22
narra nuovamente una guerra contro gli Aramei, per la quale i profeti di corte predicono la vittoria, ma un
profeta di nome Michea, che non è il contemporaneo di Isaia, di cui nella Bibbia troviamo un libro di sette
capitoli, in visione vede che costoro sono stati ingannati da uno spirito di menzogna, infatti Acab muore e
al suo posto diventa re Acazia. Questo re compare solo per recitare la scena della propria morte in 2Re 1:
egli manda i suoi uomini a prendere Elia, ma un fuoco dal cielo elimina i primi due gruppi di soldati. Alla
terza volta Elia va dal re e gli ripete l’annuncio di morte. Nel c. 2 Elia cerca di staccarsi da Eliseo, che lo
segue con insistenza e gli chiede in eredità due terzi del suo spirito. Mentre camminano Elia è rapito in
cielo da un turbine ed Eliseo ne raccoglie il mantello, col quale divide le acque del Giordano, come prima
aveva fatto Elia; in questo modo viene riconosciuto come suo successore.
1 Re 15, 6-16
Ostilità tra i due regni
6
Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 7Le altre gesta di Abiam e tutte le
sue azioni non sono forse descritte
nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra
Abiam e Geroboamo. 8Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di
Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa. 9 Nell'anno ventesimo di Geroboamo, re
d'Israele, Asa divenne re di Giuda. 10Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si
chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 11Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come
Davide, suo padre. 12 Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che
avevano fatto i suoi padri. 13Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché
ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame e la bruciò nella
valle del torrente Cedron. 14Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si
mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. 15Fece portare nel tempio del
Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in
argento, oro e utensili. 16Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita.
___________
ASA (9)
Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni (891-870 ) ( 2 Cr 14-16). E’ il primo dei re di Giuda a
decidere una riforma del tempio, che faceva parte di un disegno generale di riforma religiosa. In tale
riforma si segnalarono in seguito Ezechia ( 2, Re 18, 3-4 ) e Giosia ( 2 Re 23 ).
PROSTITUTI SACRI (12)
Nei santuari pagani era praticata la prostituzione sacra con prostituti di ambedue i sessi (Dt 23, 18),
che costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio. Asa la soppresse.
IDOLI (12 )
L’aspetto esterno della riforma fu l’eliminazione di pratiche e oggetti di culto cananei.
MAACA (12)
Maaca figlia di Assalonne, figlio di Salomone e della principessa pagana Ghesurita, che aveva
ereditato elementi del suo ambiente familiare pagano. Maaca o era madre di Abiam e di Asa, oppure
era nonna di Asa. Portò un ulteriore contributo alla diffusione della religione cananea, iniziata sotto
Salomone e Roboamo (2 Re 11, 4-10) . Per il fatto di essere regina madre (in ebraico “ghira” = signora
potente ) godeva di privilegi e poteri speciali, che potevano essere tolti se li esercitava in maniera negativa.
In seguito questo potere fu esercitato in maniera decisamente negativa dalla regina Attalia (2 Re 11, 1 ) .
A causa del suo paganesimo Maaca fu deposta da regina madre.
OFFERTE CONSACRATE (15)
Si tratta degli oggetti offerti al tempio.
LE ALTURE (14)
Asa fu un energico riformatore religioso, eliminò gli elementi di paganesimo e incrementò la vera
religione, ma, forse per impedire che sorgessero templi pagani tollerò che si rendesse culto a Javhè sulle
alture, pratica che era illegittima, ma non idolatrica.
BAASA (16)
Asa, con l’aiuto di Ben-Hadad di Damasco respinge Baasa re d’Israele ed estende le due difese fino
a Gheba e Mizpa, fortificandole.
1 Re 16. 29-34
Acab re d’Israele
Acab
Gezabele
29
Acab, figlio di Omri, divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda.
Acab, figlio di Omri, regnò su Israele a Samaria ventidue anni. 30Acab, figlio di Omri, fece ciò
che è male agli occhi del Signore, più di tutti quelli prima di lui. 31Non gli bastò imitare il
peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, ma prese anche in moglie Gezabele, figlia di Etbàal, re
di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32Eresse un altare a Baal
nel tempio di Baal, che egli aveva costruito a Samaria. 33Acab eresse anche il palo sacro e
continuò ad agire provocando a sdegno il Signore, Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele prima
di lui. 34Nei suoi giorni Chièl di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiràm, suo
primogenito, e collocò la sua porta a doppio battente sopra Segub, suo ultimogenito, secondo
la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.
_________
Siamo in un’epoca di risveglio dell’Assiria che compie diverse incursioni in Siria e Fenicia per
assicurarsi le vie commerciali a ovest. Nel frattempo gli Aramei di Damasco cercano di opporsi al potere del
re di Samaria, la capitale del regno del Nord; ma egli si allea coi vicini, i Fenici di Tiro. Questa alleanza è
sigillata dal matrimonio di Acab con Iezabele, l’unica regina del Nord nominata e uno dei personaggi più
detestati dalla Bibbia.
Acab figlio di Omri (1Re 16:28,29), fu re del regno settentrionale negli anni 875-854 a. C. . Fu
abile dal punto di vista politico: creò condizioni di benessere, fece costruzioni, rafforzò le relazioni con la
Fenicia , anche per il suo matrimonio con Jezabele. Ma volle che il culto di Baal fosse preminente (1Re
16:30-33) e perseguitò i veri adoratori di Dio. Si impadronì della vigna di un certo Nabot, che la moglie
aveva fatto uccidere (1Re 21:1-29). Il profeta Elia (1Re 17:1;18:1) combatté la sua idolatria e fece
sterminare i sacerdoti di Baal (1Re 18:17-46), suscitando l’ira della moglie Iezabel (1Re 19:1-8) che li
proteggeva (1Re 18:19). Morì in battaglia contro gli Aramei.
Sua moglie Iezabel (875-854) fu peggiore del marito. Era figlia del re di Sidone Etbbal . Sostenne il
culto di Baal , appoggiata in ciò da Acab. In 1 Re 18 è l’antagonista di Elia, che sottopose i profeti di
Baal sul Carmelo ad un giudizio di Dio. Negli affari non religiosi esercitò un influsso nefasto sul marito,
come appare nel fatto della vigna di Nabot di 1 Re 21, 1-16. Dopo la morte di Acab il suo destino fu
segnato. Nell’anno 842 divenne re Iehu e Iezabel venne gettata da una finestra del palazzo e calpestata
dai cani ( 2 Re 9, 30-37 ).
ACAB (29)
La biografia di Acab si intreccia con il ciclo di Elia e termina in 1Re 22, 39-40.
FEDE CIO CHE MALE ( 30)
Durante il suo regno ci fu una grande decadenza religiosa, che ebbe il suo culmine nel tentativo di
sostituire dl culto di Javhé con quello di Baal di Tiro. Questo fu uno dei momenti più drammatici della storia
di Israele.
ETBAAL ( 31 )
Era un sacerdote di Astaste che si impadronì violentemente del potere a Tiro e Sidone. Iezabel era
sua figlia.
GERICO ( 34)
Questo episodio non importante per la storia del regno è stato inserito qui forse perché si era
avverata la maledizione di Giosuè 6, 26, che parlava della sepoltura sotto la città di Gerico del
primogenito e dell’ultimogenito di chi avesse osato ricostruirla . Qui si fa cenno alla sepoltura di Abiran e di
Segur primo e ultimo figlio dell’architetto Chièl di Betel che ricostruì Gerico, probabilmente sotto gli
auspici di Acab. Alcuni studiosi pensano che si tratti di un sacrificio di fondazione con immolazione di
bambini, come era usanza tra i cananei ( 2, Re 3, 27 ), altri pensano che si tratti dell’interpretazione
popolare della morte dei due figli di Chiel vista come avveramento della maledizione citata, rovesciatasi
sull’architetto per aver ricostruito Gerico.
1 Re 17, 1-16
Elia a Sarepta
Elia e la vedova di Sarepta
1
Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita
del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né
pioggia, se non quando lo comanderò io". 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3"Vattene
di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del
Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare". 5Egli partì
61
e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a
oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera;
egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla
terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9 "Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho
dato ordine a una vedova di sostenerti". 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta
della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po'
d'acqua in un vaso, perché io possa bere". 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per
favore, prendimi anche un pezzo di pane". 12Quella rispose: "Per la vita del Signore, tuo Dio,
non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora
raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo
e poi moriremo". 13Elia le disse: "Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara
una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché
così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non
diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"". 15Quella
andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni.
16
La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il
17
Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia. In seguito accadde che il figlio della padrona di
casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18 Allora lei
disse a Elia: "Che cosa c'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il
ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?". 19Elia le disse: "Dammi tuo figlio". Glielo
prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi
invocò il Signore: "Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita,
tanto da farle morire il figlio?". 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore:
"Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo". 22Il Signore ascoltò la voce di
Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino,
lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: "Guarda!
Tuo figlio vive". 24La donna disse a Elia: "Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la
parola del Signore nella tua bocca è verità".
____________
Da 1 Re 17 a 2 Re , 1 troviamo il ciclo di Elia, cui seguirà ( 2 Re 2-13 ) quello di Eliseo. Elia, il cui nome
significa “ Iahvè è Dio”, profeta del regno del Nord, nasce in Transgiordania a Tishbe, opera ai tempi di
Acab (875-854 a. C ) e di sua moglie Gezabele, re politicamente capace, ma che è in lotta contro i profeti,
appoggia il culto di Baal ed è giudicato male nella Bibbia. L’azione di Elia continua anche durante il breve
regno del Figlio di Acab, Acazia ( 854-853 ). Elia agisce in difesa delle fede di Iavhè e contro il culto di
Baal e condanna l’opera dei due re non fedeli al monoteismo, sfida i sacerdoti di Baal al giudizio di Dio e li
fa uccidere tutti, poi deve fuggire dall’ira di Gezabele da Israele verso l’Oreb; seguono altre vicissitudini e
alla fine è rapito in cielo, dopo aver dato le consegne ad Eliseo. Per i posteri Elia non è morto, ma deve
ritornare. Malachia ( 3, 1 ) ne annunzia il ritorno. In seguito Elia rivive nella figura e nello spirito del
Battista e nella trasfigurazione di Gesù rende omaggio al Messia.
Questo brano è posto all’inizio del ciclo Il profeta entra in scena senza presentazioni come figura
ben conosciuta agli ascoltatori o lettori. Egli annunzia al re Acab una carestia, poi, dietro ordine del
Signore, alle prime avvisaglie della carestia, si rifugia a Sarepta, un villaggio della Fenicia, da cui
proveniva anche Gezabele. Tutto l’episodio è quasi un prologo al violento scontro che seguirà tra Elia da un
lato e il popolo dall’altro sulla esclusività del culto a Javhè.
TISBITA (1 )
Abitante o nativo di Tisbe, in Transgiordania.
TORRENTE CHERIT ( 5 )
Alle prime avvisaglie di un lungo periodo di carestia che aveva dovuto preannunziare per in carico
di Javhé, Elia riceve l’ordine di recarsi presso il torrente Cherit, i cui non sappiamo altro e, che a detta del
testo, si trovava a oriente del Giordano e forse era un torrente che resisteva ai tempi di magra. Lì il profeta
ha acqua e il cibo fornito mattina e pomeriggio dai corvi, miracolosamente rifocillato come gli Ebrei nel
deserto.
IL TORRENTE SI SECCO ( 7 )
Quando il torrente rimane asciutto, il Signore non abbandona il suo inviato, ma interviene per
salvarlo e lo invia a Zarepta dove troverà chi si prende cura di lui, permettendogli così di sopravvivere alla
carestia.
ALZATI E VA ( 8 )
Dio dà ordini simili anche ad altri, quando li invia per qualche missione: a Geremia quando deve fare
il segno della cintura, a Giona, a Balaam. Qui Elia, anche se, a prima vista, l’invio sembra solo orientato a
garantirgli la sopravvivenza, deve fare un segno che sia come una legittimazione del profeta e della sua
parola.
A SAREPTA DI SIDONE ( 9 )
Zarepta , l’attuale Sarafand, si trova a 13-15 chilometri da Sidone, fuori dal territorio controllato da
Acab.
SI ALZO’ E ANDO’ ( 10 )
Elia obbedisce, si alza e parte, come deve fare un messaggero fedele che debba eseguire un ordine. Il
suo invio non è per la sicurezza personale, ma per il compimento di una missione. Elia agisce come
Abramo.
UNA VEDOVA ( 10 )
La donna è vedova e povera, ma sensibile all’ospitalità. L’acqua veniva offerta a tutti, anche al
nemico, e la donna fa un primo gesto di ospitalità. All’episodio che segue allude Luca 4, 24.9.
UN PEZZO DI PANE ( 12 )
Un pezzo di pane era un secondo gesto di ospitalità, ma alla richiesta la donna è posta in fortissimo
imbarazzo. Non può accontentare lo straniero senza privarsi del suo necessario e confessa la sua situazione.
RACCOLGO DUE PEZZI DI LEGNA ( 12 )
La scena presenta la donna che sta per raccogliere un po’ di legna per preparare l’ultimo pasto prima
di morire di fame. La richiesta del profeta si inserisce in questa situazione senza via di uscita.
NON TEMERE ( 13 )
La richiesta diventa più risoluta, ed è appoggiata da una promessa del Signore: farina e olio non
mancheranno più. La promessa si realizzerà solo se la donna obbedirà alla domanda di Elia.
QUELLA ANDO’ ( 15 )
La vedova supera la prova e crede nell’assicurazione di Elia. La sua testimonianza di fede le dona la
possibilità di sopravvivere.
MANGIARONO LEI; LUI E LA CASA ( 15 )
Si ripete quanto altre volte dice la Bibbia , secondo quanto è detto nella storia di Giuseppe. Dio
soccorre i suoi eletti, non permette che periscano in territorio straniero e li sostiene perché possano
sopravvivere anche alle carestie
LA FARINA DELLA GIARA ( 16 )
La moltiplicazione della farina e dell’olio vuole essere il premio per la carità usata. La donna fa
quello che i re d’Israele non furono capaci di fare ed esperimenta l’aiuto divino.
Gesù ricorderà l’episodio (Lc 4, 25-26) per sottolineare l’incomprensione d’Israele verso i suoi
profeti e i benefici riservati ai pagani che li accolsero caritatevolmente. Per i Santi Padri questa vedova è il
tipo dei gentili chiamati alla fede.
EGLI CESSO DI RESPIRARE ( 18 )
Dopo qualche tempo dall’ episodio precedente, il figlio della vedova si ammala e muore . E il
miracolo di Elia che segue viene narrato per aumentare la reputazione del profeta e stabilire così con autorità
la sua parola. L’episodio ha una fondamentale somiglianza con l’altro del ciclo di Eliseo di 2 Re 4, 18-17.
CHE COSA C’E (18)
La donna attribuisce la morte alla presenza del profeta che avrebbe messo in luce i suoi peccati
nascosti, attirandole così il castigo divino. “Che cosa c’è tra me e te” , è un’espressione semitica, che
troviamo spesso nella Bibbia. e che incontriamo anche alle Nozze di Cana. Qui la donna vuol prendere le
distanze da Elia.
SI DISTESE (20 )
Il profeta invoca Dio, porta il corpo senza vita nella stanza superiore, si distende tre volte sul
fanciullo, per simboleggiare il ritorno della potenza vivificante di Dio, vero autore del miracolo, e ridona la
vita al giovane.
ORA SO (24)
Il miracolo convince la donna che Elia è davvero un uomo di Dio e che quanto dice è verità.
1 Re 19, 1-21
Incontro con Dio sull’Oreb
1 Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada
tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: "Gli dèi mi facciano questo e
anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro".
3
Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo
servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra.
Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono
migliore dei miei padri". 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo
toccò e gli disse: "Àlzati, mangia!". 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta
su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la
seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia, perché è troppo lungo
per te il cammino". 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per
quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. 9Là entrò in una caverna per
passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai
qui, Elia?". 10Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli
Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada
i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita". 11Gli disse: "Esci e férmati
sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento
impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il
Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12
Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una
brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso
della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: "Che cosa fai qui, Elia?". 14Egli
rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno
abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti.
Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita". 15 Il Signore gli disse: "Su, ritorna sui
tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi
ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà,
come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno
scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele
settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non
l'hanno baciato". 19 Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia
di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli
gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: "Andrò
a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò". Elia disse: "Va' e torna, perché sai che cosa
ho fatto per te". 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del
giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e
seguì Elia, entrando al suo servizio
____________
QUELLO CHE ELIA AVEVA FATTO (1)
Ciò che Acab racconta alla moglie si trova nel capitolo precedente, (1 Re 18, 20-40 ) dove è
ricordata la sfida del Carmelo tra Elia e i sacerdoti di Baal. Elia chiede ad Acab di convocare sul monte
il popolo d'Israele e la comunità dei 450 profeti di Baal, sostenuti dalla regina Gezabele. Vengono così a
confronto due visioni religiose: quella del Dio vivente e quella di Baal di Tiro. La scena è drammatica.
Elia, che si proclama l'unico profeta rimasto fedele a Jawhè, lancia la sfida, rimproverando il popolo per la
sua incoerenza. Si tratta di decidere chi è Dio. Se lo è Jhwh, Baal non solo è superato, ma neppure esiste.
L'evento è pieno di umorismo, nelle parole di Elia ai profeti e nei suoi stessi gesti (I Re 18, 19). I profeti di
Baal gridano e danzano, ebbri fino al delirio, intorno all'altare posto al centro, invocando il loro Dio, ma non
hanno risposta. Elia, dopo averli espressamente derisi, "prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei
discendenti di Giacobbe. Con le pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto... dispose la
legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: "Riempite quattro brocche d'acqua e versatele
sull'olocausto e sulle pietre". Lo fece fare per tre volte. La risposta di Dio alla voce di Elia che gli si era
rivolto per essere esaudito nella sua richiesta è bellissima e quanto mai incisiva: "Cadde il fuoco del Signore
e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tale
vista
tutti, prostrandosi a terra dissero: "Il Signore è Dio, il Signore è Dio!"". Immediatamente Elia ordinò alla
folla di afferrare i profeti di Baal per ucciderli. L'idolatria era vinta! Ma Elia dovette subire le conseguenze
della sua vittoria.
GEZABELE INVIO (2 )
Più che avvisarlo che lo avrebbe perseguitato è probabile che Gezabele gli abbia mandato a dire di
non entrare più nel suo regno.
E SE NE ANDO (3 )
Il racconto ha una stretta somiglianza con la storia di Mosè al Sinai. Perseguitato a morte Elia
intraprende un lungo cammino verso le origini del suo popolo, percorrendo il territorio dei due regni ed
uscendo da essi. Più che una fuga per paura della regina , il suo sembra un pellegrinaggio un andare dove
Dio lo attira, ai confini tra la terra abitata e il deserto. Nel suo itinerario ha per tappe la città, il deserto, la
montagna, incontra l’angelo , la parola, la presenza, esperimenta la persecuzione, il tedio, la fame, il
panico, la morte , il culmine di tutto è sulla vetta dell’Oreb.
BERSABEA (3)
Bersabea è un’antica località nel confine meridionale della Giudea a 43 chilometro da Hebron. E’
collegata con le tradizioni di Abramo, di Isacco, e di Giacobbe.
DESIDEROSO DI MORIRE (4)
Essendo finito in nulla , per opera di Gezabele, tutta la sua opera, costretto a fuggire per salvare la
vita, senza prospettive per il futuro, Elia sente il tedio dell’esistenza, la fatica della lotta, il desiderio di
ritirarsi per sempre. Anche se non con animo ribelle, chiede di morire, di riunirsi ai padri, serenamente, non
per mani di Gezabele, ma per decisione di Dio.
UN ANGELO (5)
Elia si addormenta sotto un ginepro. Un angelo lo sveglia e gli ordina di alzarsi e di mangiare. Elia,
con il pane offertogli e con l'acqua dell'orcio che gli è posto dinanzi, riesce a riprendere forza e a rimettersi in
cammino. Come in 17, 6 riceva un cibo miracoloso, e inizia una nuova vita.
MANGIO E BEVVE (8)
La chiesa vede in questo cibo il simbolo dell’Eucaristia che dà vigore all’uomo durante il suo
pellegrinaggio terreno.
QUARANTA GIORNI …OREB (8)
L’Oreb è il Sinai, dove era stata conclusa l’alleanza e il vero Dio si era rivelato ai padri. Per arrivare
all’Oreb la distanza era di 480 chilometri e il tragitto poteva essere percorso in molto meno di 40 giorni. La
cifra di 40 giorni o è arrotondata o è una trasposizione della cifra che si trova nella storia di Mose (Es 24, 18
). Elia fa ritorno al Sinai , deciso a ristabilire l’alleanza e la purità della fede. Nel Vangelo Mosè ed
Elia compaiono uniti durante la trasfigurazione (Mc 9, 4 ; Lc 9, 31 ).
ECCO CHE IL SIGNORE PASSO (11 )
Che Dio non sia né nel vento potente, né nel terremoto, né nel fuoco, ma nel delicato sussurro della
brezza è una lezione per il fiero profeta. Dio, secondo il suo stile, senza chiasso, realizza i suoi piani.
BREZZA LEGGERA (12 )
L’espressione indica la forza creatrice di Dio, che non ha bisogno di frastuono, ma opera nel segreto,
attraverso la conversione del cuore.
SU RITORNA (15 )
L’ incontro con Dio è portatore di intimità, di profondo silenzio, di forza: Elia torna in Israele, ma
sarà l'uomo umile, che si nasconde dietro la Parola di Dio. Arriva ad una conoscenza più reale di quel Dio,
alla cui presenza vive, che è tale da cambiare la sua persona, da renderlo diverso, veramente "uomo di Dio".
Egli, dopo la crisi e la dura prova, si rivela il vero contemplativo, il primo monaco, padre dei futuri monaci,
che conosce in questa "voce di silenzio" qualcosa di più profondo e vero della realtà divina. E ne rimane
letteralmente trasformato.
UNGERAI (15 )
Elia compie solo la terza missione; le prime due saranno compiute da Eliseo e da un suo discepolo.
ELISEO (16)
Eliseo (= Dio ha aiutato) è profeta di Israele, dopo Elia, nella seconda metà del secolo IX, svolge
un’intensa attività profetica, prende parte attiva, più del maestro Elia, alla politica interna ed estera del suo
paese, opera miracoli, i cui racconti sono modellati seguendo la tradizione di Elia. In questo passo è
nominato il padre, Sefat, e la località dove avviene la chiamata: Abel Mecola di localizzazione incerta, che
in 4,12 è posta vicino a Bet Sean, nel distretto di Esdrelon.
Non risulta che ci fossero unzioni per i profeti e qui il termine è usato in parallelismo: “ungerai
Cazael, “ ungerai Ieu”, “ungerai Eliseo”.
COSTUI ARAVA (19)
A quanto sembra dal numero dei buoi, Eliseo è un ricco possidente agrario, un uomo libero con
terreno e suolo di sua proprietà. Molti gioghi di buoi erano segno di ricchezza; se dodici sia un numero
simbolico è una questione che resta aperta.
GLI GETTO IL MANTELLO (19 )
Secondo la mentalità orientale la veste di una persona rappresenta la persona stessa e ne conserva la
forza. Il mantello è simbolo della personalità e dei diritti del suo possessore. Cedendo il mantello ad Eliseo,
Elia glieli trasmette, insieme al potere miracoloso ccllegato ad essi. Questo mantello è quello con cui Elia si
copre la faccia durante la teofania (13) e con cui divide le acque del Giordano (2 Re , 2-8 ). Da questo gesto i
discepoli dei profeti che sono a Gerico riconoscono che lo spirito di Elia riposa su Eliseo (2,15 ).
CORSE DIETRO A ELIA (20)
Secondo questa traduzione, Elia consente ad Eliseo di andare a salutare i suoi e spera che torni. Ma
poi Eliseo non va dal padre e dalla madre. Così alcuni interpretano la parola di Elia : va torna indietro, se
questo mio gesto non ti ha detto nulla, e in questo caso Elia vorrebbe una risposta immediata e sollecita.
PRESE UN PAIO DI BUOI (21 )
La distruzione degli attrezzi significa completa rinunzia al proprio mestiere; il banchetto di
commiato indica l’abbandono definitivo dei propri parenti.
Incontro con Dio sull’Oreb
1 Re, 21, 17-28
La vigna di Nabot
17
Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: 18"Su, scendi incontro ad Acab,
re d'Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne
possesso. 19Poi parlerai a lui dicendo: "Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!".
Gli dirai anche: "Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani
lambiranno anche il tuo sangue"". 20Acab disse a Elia: "Mi hai dunque trovato, o mio
nemico?". Quello soggiunse: "Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli
occhi del Signore. 21Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò
ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 22Renderò la tua casa come la casa di
Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e
hai fatto peccare Israele. 23Anche riguardo a Gezabele parla il Signore, dicendo: "I cani
divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl". 24Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li
divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo". 25In
realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua
moglie Gezabele l'aveva istigato. 26Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano
fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 27Quando sentì tali
parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il
sacco e camminava a testa bassa. 28La parola del Signore fu rivolta a Elia, il Tisbita: 29"Hai
visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò
venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di
suo figlio".
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Nei primi 16 versetti del capitolo 22 viene raccontato il sopruso del re Acab e il delitto della
regina Gezabele sua moglie ai danni di Nabot . Acab voleva allargare il parco della sua residenza di
campagna a Izreel, nella pianura settentrionale del suo regno. Aveva interpellato per l’acquisto Nabot, il
proprietario della vigna confinante, ma ne aveva ricevuto un rifiuto netto: quel terreno era un’eredità e non
poteva essere alienato. Acab cade in una forma di depressine e, a questo punto, entra in scena Gezabele che
escogita un piano diabolico. Ricorrendo a falsi testimoni, dà il via a una sorta di processo-farsa, collegato
a un rito di penitenza per allontanare le sciagure nazionali. Due falsi testimoni dichiarano che, all’origine di
ogni disgrazia, c’è proprio Nabot, perché egli ha maledetto Dio e il re. Questo delitto, gravissimo,
considerata l’efficacia della parola nelle civiltà dell’Oriente, comportava la lapidazione. «Condussero, allora,
Nabot fuori della città e lo uccisero, lapidandolo. Poi mandarono a dire a Gezabele: Nabot è stato lapidato ed
è morto! Essa disse allora ad Acab: Su, impadronosciti della vigna di Nabot di Izreel, il quale aveva rifiutato
di vendertela, perché Nabot non vive più, è morto!» (21,13-15).
SU SCENDI (18)
Come toccò a Natan rimproverare Davide per il suo peccato, così ora tocca ad Elia rimproverare
Acab.
ASSASSINATO…USURPI (18)
Acab ha violato due comandamenti : “non uccidere” e “non rubare”. Sono due violazione dei
precetti divini, come due erano state le violazioni di Davide.
LAMBIRANNO (19)
La pena che subirà Acab corrisponde al delitto commesso.
O MIO NEMICO (20 )
Nella replica Acab si riconosce colpevole. Elia
ha scoperto il delitto e gli ha comunicato il
castigo; egli è per Acab come un nemico che lo conduce al tribunale e provoca la condanna.
FARO VENIRE SU DI TE (21 )
La precisazione sul castigo è forse di un autore posteriore. E come se dicesse.: in Israele, per i re
che peccano come Acab, il castigo è la fine della dinastia, come avvenne per Geroboamo ( 14, 1-11 ) e per
Baasa (16, 3) .
I CANI (21)
Nei fatti della vigna di Nabot la maggiore responsabile fu Gezabele e anche per lei viene la profezia
del castigo, il cui avveramento è registrato in 2 Re 9, 23-37 .
SI E UMILIATO (28)
In diversi luoghi della Bibbia si dice che Dio annulla il castigo di re malvagi, perché si pentono ( 1
Re, 11-12; 2 Re, 20, 17-19; 22 , 18-20 ).
SUO FIGLIO (29)
L’avveramento di questa profezia si trova in 2 Re 9-10, quando la dinastia di Acab termina con il
figlio Ioram.
2 Re 2, 7-13
Rapimento di Elia
7
Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a
distanza; loro due si fermarono al Giordano. 8Elia prese il suo mantello, l'arrotolò e percosse
le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull'asciutto. 9 Appena furono
passati, Elia disse a Eliseo: "Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via
da te". Eliseo rispose: "Due terzi del tuo spirito siano in me". 10Egli soggiunse: "Tu pretendi
una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non
avverrà". 11Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli
di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. 12Eliseo guardava e
gridava: "Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!". E non lo vide più. Allora
afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. 13Quindi raccolse il mantello, che era caduto
a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. 14Prese il mantello, che era caduto a
Elia, e percosse le acque, dicendo: "Dov'è il Signore, Dio di Elia?". Quando anch'egli ebbe
percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. 15Se lo videro di
fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: "Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo". Gli
andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui.
______________
Le ultime vicende della vita di Elia, dopo la discesa dal monte, sono più sfumate; dopo aver
rimproverato aspramente Acab, secondo la Parola di Dio, per l'assassinio di Nabot (I Re 21, 1), Elia
riappare alla morte di Acazia, per due volte fa scendere il fuoco dal cielo sui soldati mandati a lui dal Re e
la terza volta consente di andare presso di lui, confermandogli l'annuncio della morte, a causa della sua
infedeltà.
Alla fine Elia scompare in circostanze dense di chiarezza e ancor più di mistero. Parte da Galgala
per Betel e poi per Gerico con Eliseo, che presagendo la fine del profeta , vuole seguirlo, nonostante le
insistenze di Elia di voler rimanere solo. Sulle rive del Giordano le acque, percosse dal mantello di Elia, si
aprono. Egli si decide finalmente a riconoscere che sta per essere rapito in cielo e chiede ad Eliseo che
cosa debba fare per lui. "Due terzi del tuo spirito diventino miei" dice Eliseo (II Re 2, 7), Eliseo vuole
essere riconosciuto quale primogenito del profeta Elia, che subito dopo viene rapito in cielo.
Tutta la scena è come un pellegrinaggio, che assomiglia a quello fatto dallo stesso Elia verso l’Oreb.
In questa circostanza l’attraversamento del fiume sostituisce il deserto e Dio si manifesta nel fuoco. A
questo incontro Elia arriva solo, allontanandosi da tutti. Il profeta che aveva vissuto e operato sotto l’impulso
del vigore divino ora si lascia attrarre del suo Signore, che lo porta in alto.
Il racconto del rapimento di Elia verso il cielo vuole mettere in luce la fine terrena di un uomo
particolarmente caro a Dio, come già nel caso del patriarca Enoc (Gen 5, 24; Ml 3, 23-24). Elia è figura
importante anche nel NT: precursore del Messia (Mt 17, 10-13; Mc 9, 11-13), nell’episodio della
trasfigurazione appare con Mosè accanto a Gesù (Mt 17, 1-8; Mc 9, 2-8; Lc 9, 28-36).
PERCOSSE LE ACQUE (8)
Elia riproduce il miracolo di Mosè al Mar Rosso e di Giosuè al Giordano.
DUE TERZI (9)
Due terzi erano la parte del primogenito (Dt 21, 15-17). Eliseo chiede di essere l’erede spirituale di
Elia.
SE MI VEDRAI (11)
Elia risponde: "Se mi vedrai, ciò ti sarà concesso". Eliseo vedrà Elia, in una specie di estasi
profetica, con l'apparire del carro di fuoco e dei cavalli di fuoco e con l'improvviso suo elevarsi nel turbine,
inseguito dal suo grido di figlio, cui il padre è strappato.
UN CARRO DI FUOCO (11)
Quello che qui e nel versetto 1 è visto come un turbine di fuoco, è un carro tirato da cavalli tutto di
fuoco. Si tratta di una teofania. Dicono i salmi 104 e 18 : “ fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del
vento” (Sl 104, 3 ), e “ cavalcava un cherubino e volava, si librava sulle ali del vento” ( Sl 18, 11 )
PADRE MIO (12 )
Il rapporto maestro-discepolo era espresso con le parole padre-figlio.
CARRO D’ISRAELE (12 )
E’ la stessa espressione che usa il re d’Israele per Eliseo in 13-14. Significa che la forza spirituale
del profeta conta per Israele di più dei carri.
NON LO VIDE PIU (12 )
Anche se non è detto, si deduce che Elia non sia morto e la tradizione ebraica lo mette insieme ad
Enoch ( Gn 5, 24 ) Scrittori più recenti parlano di ritorno di Elia ( Ml 3, 23-24 ).
RACCOLSE IL MANTELLO (13 )
Eliseo raccoglie il mantello, e col mantello raccoglie l’eredità di Elia e resta investito della sua
missione.
LE ACQUE SI DIVISERO (14 )
La ripetizione del miracolo di Elia, usando lo stesso mantello miracoloso, conferma che Eliseo è il
successore di Elia e la corporazione dei profeti lo riconosce immediatamente.
Ciclo di Eliseo
Eliseo è il continuatore dell'opera di Elia. Era un ricco possidente, originario di Abelmecola. Il suo
nome ( Eliseo = Dio salva ) risponde bene alla natura della missione svolta tra il popolo di Israele, sotto i
regni di Akazia ( 850-849), Joram (849-842), Iehu (842-815), Ioacaz (814-798) e Ioash (798-783). Era
un uomo deciso e lo dimostra la prontezza con cui rispose al gesto simbolico di Elia che, per ordine di
Jahvè, lo consacrava profeta e suo successore. "Elia andò in cerca di Eliseo - si legge al cap. 19 del I libro
dei Re - e lo trovò che stava arando: aveva davanti a sé dodici paia di buoi; egli arava col dodicesimo paio.
Giunto a lui, Elia gli gettò addosso il proprio mantello. Allora Eliseo, abbandonati i buoi, corse dietro a Elia
e gli disse: Permettimi di passare a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò. Elia gli disse: Va' e torna
presto, poiché tu sai ciò che ti ho comunicato. Eliseo, allontanatosi, prese un paio di buoi e li immolò, quindi
col legno dell'aratro e degli strumenti da tiro dei buoi ne fece cuocere le carni e le dette a mangiare ai suoi
compagni di lavoro. Poi partì e seguì Elia, mettendosi al suo servizio".
Il ricco agricoltore, con quel gesto significativo, voleva dire al suo maestro che ormai era disposto a
rinunciare a tutto per rispondere in pieno alla vocazione profetica. Elia adottò Eliseo come un figlio e lo
investì del suo ruolo profetico (l'evento viene datato come circa quattro anni prima della morte del Re
d'Israele Acab). Eliseo fu il principale discepolo di Elia. Con prontezza eseguì gli ordini del maestro
fino al momento del misterioso commiato, oltre il Giordano, quando Elia scomparve in un turbine di
fuoco. Elia gli aveva chiesto: "Che cosa vuoi, prima che io parta dalla terra?". La richiesta di Eliseo non fu
di poco conto: "due terzi del tuo spirito siano in me". Gli era stato fedele discepolo per sei anni, ora gli
avanzava la sua richiesta di eredità, non in beni materiali, ma in virtù carismatica. La domanda di Eliseo
venne esaudita.
La situazione dei due regni prima e durante la missione profetica di Eliseo era la seguente, In
Israele al malvagio Acab (869-850) era succeduto il figlio Acazia, che regnò solo due anni (850-849) .
Cercò in modo debole di ravvivare l'adorazione di Baal, e commise anche il peccato fatale di mandare dei
messaggeri a Baal-Zebub, il dio di Ecron, per chiedergli il risultato di un infortunio ricevuto da una
caduta. Siccome morì senza figli, gli succedette suo fratello Ioram (849-842) . Eliseo iniziò la missione
profetica, nel regno del Nord, durante il regno di Acazia.
Nello stesso periodo, nel regnò di Giuda regnò per 25 anni (1Re 22, 42; 2 Cr 20, 31 ) Giosafat
(873-849), figlio di Asa, quarto re della dinastia davidica. Fu un eccellente monarca (2Cron 17:5,10,11).
Ubbidì alla Legge di Dio e la insegnò (2Cron 17:4,7-9;19:4). Organizzò l’amministrazione della giustizia
(2Cron 19:5-11). Volle tentare relazioni commerciali con la regione di Ofir, ma ne ebbe le navi distrutte
(1Re 22:48,49; 2Cron 20:35-37). Regnò nello stesso periodo dei re di Israele Acab, Acazia e Ieoram (1Re
22:41,51; 2Re 3:1,2; 2Cron 17:3,4.). Fece un’alleanza con Acab, re di Israele, sancita dal matrimonio tra
la figlia di Acab, Attalia e Ioran , primogenito di Giosafat. Ancora in vita, Giosafat affidò il regno a
Ioram. (849-842) (2Re 8:16).
Alla morte di Ioran, la moglie Attalia tentò di sterminare la famiglia reale. Era quasi riuscita nel
suo intento: rimase solo un bambino per perpetuare la famiglia di Davide e per rendere possibile la
promessa divina, cioè che non sarebbe mai mancato un figlio che regnasse sul suo trono. Dopo la morte
della malvagia Atalia (837), finì l'alleanza fra Israele e Giuda, che era stata un grave errore per il regno
del Sud. ( 2 Cr 19, 2 ).
Eliseo non ha la statura religiosa tanto grande come Elia . E’ammirato piuttosto come taumaturgo e
come uomo politicamente abile e influente . E’ stato il più taumaturgico dei profeti. La Bibbia ricorda
una lunga serie di prodigi da lui operati: stendendo il mantello di Elia divise le acque del Giordano; con
una manciata di sale rese potabile l'acqua di Gerico; rese inesauribile l'olio d'oliva di una vedova; risuscitò
il figlio della sunamita che lo ospitava; moltiplicò i pani sfamando un centinaio di persone; guarì dalla
lebbra Naaman, generale del re di Damasco. Operò miracoli anche dopo la morte: un morto, gettato
frettolosamente sulla tomba del profeta da un becchino impaurito dall'arrivo di alcuni predoni, “risuscitò, si
alzò in piedi e se ne andò”. Eliseo fu molto attivo nella politica del suo paese.
Morì verso il 790 a.C., e venne sepolto nei pressi di Samaria, dove ai tempi di S. Girolamo
esisteva ancora il suo sepolcro.
Re d’Israele Ieu Obelisco nero di Salmanassar III
2 Re 4, 8-16
Eliseo compie miracoli
8
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era un'illustre donna, che lo
trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
9
Ella disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da
noi. 10Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo,
una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare". 11Un giorno che passò
di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. 12Egli disse a Giezi, suo servo: "Chiama
questa Sunammita". La chiamò e lei si presentò a lui. 13Eliseo disse al suo servo: "Dille tu:
"Ecco, hai avuto per noi tutta questa premura; che cosa possiamo fare per te? C'è forse
bisogno di parlare in tuo favore al re o al comandante dell'esercito?"". Ella rispose: "Io vivo
tranquilla con il mio popolo". 14Eliseo replicò: "Che cosa si può fare per lei?". Giezi disse:
"Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio". 15Eliseo disse: "Chiamala!". La
chiamò; ella si fermò sulla porta. 16Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa
stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia". Ella rispose: "No, mio signore, uomo di
Dio, non mentire con la tua serva". 17Ora la donna concepì e partorì un figlio, nel tempo
stabilito, in quel periodo dell'anno, come le aveva detto Eliseo.18Il bambino crebbe e un
giorno uscì per andare dal padre presso i mietitori. 19Egli disse a suo padre: "La mia testa,
la mia testa!". Il padre ordinò a un servo: "Portalo da sua madre". 20Questi lo prese e lo
portò da sua madre. Il bambino sedette sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì.
21
Ella salì a coricarlo sul letto dell'uomo di Dio; chiuse la porta e uscì. 22Chiamò il marito e gli
disse: "Mandami per favore uno dei servi e un'asina; voglio correre dall'uomo di Dio e
tornerò subito". 23Quello domandò: "Perché vuoi andare da lui oggi? Non è il novilunio né
sabato". Ma lei rispose: "Addio". 24Sellò l'asina e disse al proprio servo: "Conducimi,
cammina, non trattenermi nel cavalcare, a meno che non te lo ordini io". 25Si incamminò;
giunse dall'uomo di Dio sul monte Carmelo. Quando l'uomo di Dio la vide da lontano, disse a
Giezi, suo servo: "Ecco la Sunammita! 26Su, corrile incontro e domandale: "Stai bene? Tuo
marito sta bene? E tuo figlio sta bene?"". Quella rispose: "Bene!". 27Giunta presso l'uomo
di Dio sul monte, gliafferrò i piedi. Giezi si avvicinò per tirarla indietro, ma l'uomo di Dio
disse: "Lasciala stare, perché il suo animo
è amareggiato e il Signore me ne ha nascosto il
motivo; non me l'ha rivelato". 28Ella disse: "Avevo forse domandato io un figlio al mio
signore? Non ti dissi forse: "Non mi ingannare"?".29 Eliseo disse a Giezi: "Cingi i tuoi
fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se
qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo". 30La
madre del ragazzo disse: "Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò".
Allora egli si alzò e la seguì. 31Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia
del ragazzo, ma non c'era stata voce né reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: "Il
ragazzo non si è svegliato". 32Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto.
33
Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. 34Quindi salì e si coricò sul
bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui,
si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. 35Quindi desistette e si mise a
camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte,
poi aprì gli occhi. 36Eliseo chiamò Giezi e gli disse: "Chiama questa Sunammita!". La chiamò
e, quando lei gli giunse vicino, le disse: "Prendi tuo figlio!". 37Quella entrò, cadde ai piedi di
lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì.
____________
La storia del rapimento di Elia trova Eliseo, che era originario di Abel Mecola ( 1 Re 19,26 ), in
Galgala, vicino al Giordano ( 2 Re 2, 1-6 ) . Dopo il miracolo dell’acqua, egli va da Gerico verso Betel
(2, 23). Secondo 8, 7 deve essere andato una volta anche a Damasco, ma il più delle volte deve essersi
trattenuto a Galgala, dove aveva la propria sede come capo di una comunità di profeti. Prima della
risurrezione del bambino rimane un po’ di tempo sul monte Carmelo (2 Re 4, 25 ), poi ritorna a Galgala
(36 ).
UN GIORNO ELISEO (8 )
L’episodio qui narrato è accaduto in qualche momento dell’attività di Eliseo. La datazione resta
nel generico, ma l’episodio è descritto con precisione. Il luogo è Sunem ( attuale Solem o Suilem ) ,
vicina al Carmelo. Sunem è un’antica località , menzionata nei testi egiziani e nella lettere di Amarna,
posta nelle vicinanze del monte Gelboe ( 1 Sam 28, 4 ) e del monte Carmelo ( 2 Re 4, 25 ).
UN’ILLUSTRE DONNA (8)
L’uomo di Dio è ospite di una donna influente e di grande ricchezza, che nella sua
beneficenza non bada, come si vede dal racconto, a nessuna ricompensa, anzi è lei che invita il profeta a
casa sua. Eliseo viene ospitato da lei tutte le volte che passa da quelle parti.
ELLA DISSE AL MARITO (9 )
Non si tratta di una breve sosta, La donna non si accontenta di porgere un po’ di ristoro ad Eliseo,
ma propone al marito di preparare una stanza per il profeta, dove egli possa pernottare indisturbato.
E’ sempre lei che prende l’iniziativa. Questa signora costituisce un’eccezione per il tempo, infatti svolge
un ruolo anche nella vita pubblica, che la donna non svolgeva in Israele; e nell’intimità della casa è
amata e ascoltata dal marito e da lui trattata come pari, conforme all’insegnamento della Genesi ( 2, 1824 ).
UN GIORNO CHE PASSO DI LI (11 )
Il testo non dice quante volte Eliseo sia stato a Sunem, ma parla di un giorno in cui venendo a
pernottare nella casa ospitale si sente in dovere di dimostrare la propria gratitudine alla donna.
DISSE A GIEZI (12 )
Il profeta chiama la donna e le propone di intervenire presso il re per fare alleggerire le
imposte, il lavoro o il servizio militare che gravava sulle famiglie, ma la donna risponde con fierezza: “
Io vivo tranquilla con il mio popolo”, cioè : mi è sufficiente la protezione del mio Clan.
ELISEO REPLICO ( 14 )
Allora il profeta si consulta con Giezi, suo servo, e questi risponde: ella non ha figli e so che il
marito è vecchio. La donna soffre quindi la stessa sofferenza di Sara (Gn 18 ), e il non aver figli era una
grande sofferenza per una donna ebrea.
ALLORA DISSE (16 )
Il profeta fa chiamare la donna e le fa una promessa: il prossimo anno in questo tempo terrai
in braccio un figlio. La scena si svolge verosimilmente sulla porta di casa, dove l’uomo di Dio viene
sempre cordialmente accolto e ricorda quell’altra che avvenne a Mamre davanti alla tenda di Abramo, che
aveva dato prova di ospitalità ai tre personaggi.
NON MENTIRE ( 16 )
La donna di Sunem è scettica ( non mentire con la tua serva ).
UN FIGLIO (17)
Ma la promessa si avvera: “la donna concepì e partorì un figlio, nel tempo stabilo….. che le
aveva detto Eliseo”.
IL BAMBINO CREBBE ( 18 )
La storia continua fino al versetto 38, raccontando la morte del fanciullo, ormai fattosi grande.
La donna allora si reca dal profeta sul monte Carmelo per chiedere il suo intervento. Eliseo va alla casa
della donna, risuscita il giovane e lo restituisce alla madre.
LA MIA TESTA (19)
Probabilmente il giovane era stato colpito da un’insolazione per il violento caldo estivo.
NON E IL NOVILUNIO NE SABATO 23)
Al novilunio e al sabato c’era l’abitudine di far visita ai profeti, probabilmente per ascoltare la loro
parola.
SI INCAMMINO (25)
La donna lascia il cadavere del figlio sul letto e va subito da Eliseo, pensando che il profeta , che
le aveva ottenuto il figlio, era anche in grado di resuscitarlo.
RISPOSE : “BENE” (26)
Al servo la donna risponde in modo indifferente, riservandosi di dire tutto al profeta.
CINGI I TUOI FIANCHI (26)
Tutte queste misure sono dettate dalla necessità di fare presto.
NON SALUTARLO (29)
Data l’urgenza della missione, il servo non deve perdere tempo nei saluti, che in Oriente erano
particolarmente lunghi e facevano perdere molto tempo. La stessa cosa richiederà Gesù (Lc 10, 4).
IL MIO BASTONE (29)
quasi che quel bastone possieda la forza che ha il profeta stesso, come già il mantello di Elia (2Re 2,
14) e il bastone di Mosè (Es 4, 17). E’ però richiesta la preghiera e l’intervento personale di Eliseo.
ALLORA EGLI SI ALZO (30)
La donna fa capire a Eliseo che né la sua parola né il suo bastone bastano. È lui stesso che deve
andare di persona, lui deve toccare il bambino e trasmettergli il suo calore vitale. Così Eliseo decide di
andare di persona.
IL RAGAZZO ERA MORTO (32)
Fino ad ora non era stato detto esplicitamente che il ragazzo era morto. Eliseo scopre con i propri
occhi ciò che aveva già capito. Sul letto dove lui da ospite dormiva giace il cadavere del giovane.
STARNUTI (38 )
Dio infonde la vita ad Adamo, attraverso le narici ( Gn 17, 21 ) e l’uomo respira mediante le
narici ( Is 2, 22 ) . Lo starnuto significa che il giovane è tornato in vita.
Eliseo risuscita il figlio
Della Sunamita
2 Re , 5, 1-19
Naaman il Siro
1
Naamàn, comandante dell'esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole
presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza
agli Aramei. Ma quest'uomo prode era lebbroso. 2Ora bande aramee avevano condotto via
prigioniera dalla terra d'Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di
Naamàn. 3Lei disse alla padrona: "Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a
Samaria, certo lo libererebbe dalla sua lebbra". 4Naamàn andò a riferire al suo signore: "La
ragazza che proviene dalla terra d'Israele ha detto così e così". 5Il re di Aram gli disse: "Va'
pure, io stesso invierò una lettera al re d'Israele". Partì dunque, prendendo con sé dieci
talenti d'argento, seimila sicli d'oro e dieci mute di abiti. 6Portò la lettera al re d'Israele, nella
quale si diceva: "Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio
ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra". 7Letta la lettera, il re d'Israele si stracciò le
vesti dicendo: "Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare
un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro
di me". 8Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re d'Israele si era stracciate le vesti,
mandò a dire al re: "Perché ti sei stracciato le vesti? Quell'uomo venga da me e saprà che c'è
un profeta in Israele". 9Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla
porta della casa di Eliseo. 10Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: "Va', bàgnati sette
volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato". 11Naamàn si sdegnò e se
ne andò dicendo: "Ecco, io pensavo: "Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome
del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra". 12Forse
l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque d'Israele? Non
potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?". Si voltò e se ne partì adirato. 13Gli si avvicinarono
i suoi servi e gli dissero: "Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non
l'avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: "Bàgnati e sarai purificato"". 14Egli
allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e il
suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato. 15Tornò con tutto il
seguito
dall'uomo di Dio;
entrò e stette davanti a lui dicendo: "Ecco, ora so che non
c'è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo". 16Quello
disse: "Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò". L'altro
insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. 17 Allora Naamàn disse: "Se è no, sia permesso
almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché
il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al
Signore. 18 Però il Signore perdoni il tuo servo per questa azione: quando il mio signore
entra nel tempio di Rimmon per prostrarsi, si appoggia al mio braccio e
anche io mi
prostronel tempio di Rimmon, mentre egli si prostra nel tempio di Rimmon. Il Signore
perdoni il tuo servo per questa azione". 19Egli disse: "Va' in pace". Partì da lui e fece un bel
tratto di strada.
_____________
Il racconto di Naaman il Siro è molto popolare e illustra vari aspetti della vita d’Israele di quel
tempo: le razzie dei mercanti; l’egemonia di Damasco su Israele; le facili comunicazione dei due regni.
Inoltre implica vari motivi teologici: la superiorità delle acque d’Israele su quelle di Damasco e quindi
del Dio di Israele sugli dei di Damasco, il potere del profeta, non solo quale guaritore, ma anche come
salvatore d’Israele, la gratuità dell’opera del profeta, la mentalità popolare che concepisce la divinità
identificata con la terra su cui è adorata.
NAAMAN ( 1 )
Naaman, era comandante dell’esercito del re di Aram.
ERA LEBBROSO (1)
Il termine indicante la malattia di cui soffre Naaman viene tradotta da noi con “lebbra” ma la
traduzione non rende esattamente l’idea dei termini ebraici, che sono saratat per lebbra e mesorac per
lebbroso, e indicano tutta una serie di malattie della pelle e non ordinariamente, né soltanto, né
esclusivamente la vera lebbra.
UNA RAGAZZA (2)
Naaman avendo avuto notizia, da una ragazzina rapita durante una razzia e finita al servizio della
sua casa, che in Samaria c’è un profeta che fa prodigi, si reca presso il re di Israele con lettere
commendatizie del suo re per avere la guarigione.
QUANDO ELISEO (8)
Eliseo conosciuta la cosa, invita presso di sé Naaman, e, senza farlo entrare in casa, gli invia un
messaggero dicendogli di immergersi per sette volte nel fiume Giordano; Naaman si irrita e vorrebbe
tornarsene in patria, ma i suoi servi lo convincono di eseguire un’operazione tanto semplice.
SCESE E SI IMMERSE (14 )
L’ordine delle sette immersioni si rifà in parte al rito delle purificazione dei lebbrosi previsto da
Levitico 14, 6-9 , dove si parla di sette aspersioni con il sangue di un uccello immolato, di permanenza
per sette giorni fuori della tenda, e di bagno finale, poi di sette unzioni con l’olio (19 ) .
Appena Naaman si immerge nel Giordano guarisce. Il narratore che racconta quanto è avvenuto
non pone in primo piano tanto il miracolo, quanto che Eliseo è veramente un profeta di Javhé e questo
fatto viene provato con la guarigione del lebbroso.
TORNO’ CON TUTTO IL SEGUITO ( 15 )
Siamo alla seconda parte del racconto che accentua elementi collegati debolmente con il
miracolo. Naaman torna da Eliseo per ringraziarlo e rimunerarlo, con un gruppo di persone che per la
sua consistenza è indicato come “seguito” o “corteo”.
ECCO ORA SO (15 )
La prima asserzione di Naaman è una professione monoteistica su Dio. Ma la centralità di
Javhè solo Dio è in risalto nel corso di tutta la trattazione: il comando di Eliseo va compreso come
un’istruzione che viene da Dio, anche se non è espressamente formulato come parola di Dio; soltanto
Javhé guarisce l’arameo dalla lebbra; e prima e sotto tutto il racconto c’è l’asserzione polemica che
Javhé e non Baal concede la fertilità, guarisce, risuscita i morti, dispone delle sorgenti e della pioggia e
regna su tutti gli elementi.
ADESSO ACCETTA UN DONO (15 )
La seconda asserzione di Naanan è una preghiere ad Eliseo perché accetti un dono di
ringraziamento, che è più di un presente: nel v. 5 è infatti detto che Naaman aveva portato con sé “ dieci
talenti d’argento (circa 350 chilogrammi ), seimila sicli d’oro e dieci cambi di vesti” , un vero
patrimonio. Per questo la parola “dono” si può tradurre anche con “benedizione”, perché avrebbe
costituito una base di sicurezza per l’esistenza.
PER LA VITA DEL SIGNORE (16 )
Eliseo rifiuta. Egli infatti sta alla presenza del Signore, cioè al servizio del Signore, alla sua
assoluta dipendenza e quindi in totale indipendenza dagli uomini. Di conseguenza prima di tutto il
ringraziamento va a Dio e non ad Eliseo.
NON LA PRENDERO’ (16 )
Poi l’accettazione del dono, che avrebbe tolto ogni preoccupazione finanziaria al profeta per il
resto della vita, lo avrebbe posto alle dipendenza di Aram, senza più libertà di profetizzare
eventualmente contro questo nemico del Nord.
CARICARE QUI TANTA TERRA (17 )
Dato che Javhè ha stretto legame con il popolo e il paese, Naaman intende trasportare a Damasco
terra di Samaria per erigervi sopra un altare consacrato a Javhè. Questo passo richiama una
concezione molto antica, secondo la quale un dio poteva essere venerato soltanto nella terra che gli
apparteneva. E Naaman dichiara di volere adorare d’ora in poi solo Javhè.
PERO’ IL SIGNORE PERDONI (18 )
Questo versetto presenta un caso di coscienza di Naaman: quando andrà col suo Signore al
tempio di Rimmon, che era la principale divinità adorata a Damasco, non potrà però esimersi, per ragioni
di stato, di prestare culto a quel dio, e che Javhè lo perdoni. Il profeta lo lascia nella sua buona fede,
trattandosi di un partecipazione puramente passiva all’idolatria e gli dice “ Va in pace”.
GIEZI (20 )
L’episodio ha una seguito. Il servo di Eliseo, Giezi insegue Naaman che era partito e con una
scusa gli chiede due vestiti e un talento d’argento, ricevuti due talenti e due mute di vestiti torna da
Eliseo, ma per punizione è colpito dalla lebbra che aveva avuto Naaman.
2 Re 13, 14-25
Morte di Eliseo
14
Quando Eliseo si ammalò della malattia di cui morì, Ioas, re d'Israele, scese da
lui, scoppiò in pianto in sua presenza, dicendo: "Padre mio, padre mio, carro d'Israele e
suoi destrieri!". 15Eliseo gli disse: "Va' a prendere arco e frecce", ed egli prese arco e frecce
per lui. 16Disse ancora Eliseo al re d'Israele: "Metti la tua mano sull'arco". Dopo che egli ebbe
messa la mano, Eliseo mise le sue mani sopra le mani del re, 17 quindi disse: "Apri la finestra
verso oriente". Dopo che egli ebbe aperta la finestra, Eliseo disse: "Tira!". Ioas tirò. Eliseo
disse: "Freccia vittoriosa del Signore, freccia vittoriosa contro Aram. Tu colpirai Aram ad
Afek, sino a finirlo". 18Eliseo disse: "Prendi le frecce". E quando quegli le ebbe prese, disse
al re d'Israele: "Colpisci la terra", ed egli la percosse tre volte, poi si fermò. 19L'uomo di Dio
s'indignò contro di lui e disse: "Colpendo cinque o sei volte, avresti colpito Aram sino a
finirlo; ora, invece, sconfiggerai Aram solo tre volte". 20Eliseo morì e lo seppellirono.
Nell'anno successivo alcune bande di Moab penetrarono nella terra. 21Mentre seppellivano
un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono quell'uomo sul sepolcro di Eliseo e
se ne andarono. L'uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, riacquistò la vita e si alzò
sui suoi piedi. 22Cazaèl, re di Aram, oppresse gli Israeliti per tutti i giorni di Ioacàz. 23Ma il
Signore ebbe pietà di loro, ne ebbe compassione e tornò a favorirli a causa della sua
alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe; non volle distruggerli e non li ha rigettati dal suo
volto fino ad ora. 24Cazaèl, re di Aram, morì e al suo posto divenne re suo figlio Ben-Adàd.
25
Allora Ioas, figlio di Ioacàz, tornò a prendere a Ben-Adàd, figlio di Cazaèl, le città che
Cazaèl aveva tolte con la guerra a suo padre Ioacàz. Ioas lo sconfisse tre volte; così
recuperò le città d'Israele.
____________
Eliseo morì verso il 790, mentre in Israele regnava Ioas (801-783). Questo re era succeduto a
Ioacaz, il cui regno fu caratterizzato da un persistente sincretismo religioso, che gli attirarono il severo
castigo di Dio. Egli subì un continuo dominio arameo e dovette anche pagare un tributo all’assiro
Adadnirari III, come ci informa un’iscrizione cuneiforme di questo sovrano. Ioas riuscì e restaurare il
regno, riportando vittorie su Be-Hadad di Damasco, come riferisce 2 Re 13, 14-19.
IOAS…SCESE DA LUI (14)
Eliseo era ormai vecchio e i circoli profetici hanno conservato quest’ultimo episodio in cui si vede
che i rapporti con la monarchia erano amichevoli.
CARRO D’ISRAELE (14)
L’espressione significa che la forza spirituale di Eliseo conta per Israele più dei suoi carri. Eliseo
prima di morire riceve lo stesso titolo che lui aveva dato ad Elia, prima che fosse rapito in cielo.
ARCO E FRECCE (15)
La curiosa azione preannunzia e assicura la realizzazione di quanto viene preannunziato.
L’azione si svolge in due tempi. Prima il profeta pone le sue mani su quelle del re che impugna l’arco e la
freccia, per comunicargli la forza divina, poi gli ordina di scoccare la freccia verso il regno di Damasco
che si trovava ad Oriente e preannunzia una grande vittoria di Israele contro gli Aramei.
AFEK (17)
è una città aramea a est del lago di Gennèsaret, dove Ioas riporterà alcuni successi (.1Re 20, 2630).
PRENDI LE FRECCE (18)
Nel secondo momento dell’azione, il re colpisce tre volte il suolo in segno di tre future vittorie
contro gli Aramei,
SI INDIGNO (18)
Eliseo si irrita perché sa che tre sole volte non sarebbero state sufficienti a ficcare la potenza degli
Aramei, ma Israele non meritava la vittoria completa contro i suoi avversari secolari.
LO SEPPELIRONO (20)
Eliseo fu sepolto nel sepolcro familiare che si trovava ad Abel Mecola, (1 Re 19, 16 ). Questo
sepolcro divenne famoso e i racconti popolari ricordavano che persino un morto ritornò in vita al suo
contatto.
BANDE DI MOAB (23)
Il regno non aveva difese dalla parte del Giordano e, quando questo era guadabile, bande di
Moabitii riuscirono a compiere incursioni e razzie
EBBE PIETA (23)
Dio ha sempre pietà del suo popolo e Israele continua ad essere erede della promesse dei
patriarchi, anche se si è staccato da Giuda e si è gravato del peccato di Geroboamo. Ma la monarchia non
continuerà con la stessa dinastia: in Isreale infatti si susseguiranno varie famiglie regnanti. Diversa sara
la sorte della monarchia del Sud, che andrà avanti fino alla fine, a causa della promessa fatta a Davide.
FINO AD ORA (20)
Quando scrive l’autore, Samaria non è stata ancora conquistata dagli Assiri, che la distruggeranno
nel 722.
TRE VOLTE (25
Le tre vittorie di Ioas sugli Aramei realizzano la profezia di Eliseo.
RECUPERO LE CITTA (25)
Le città qui indicate sono solo alcune località della Transgiordania, che sarà del tutto recuperata
solo più tardi da Geroboamo II (2 Re 14, 25-26 ).
Gli imperi della Mesopotamia
La storia dei due regni di Israele e di Giuda dagli anni ottocento a. C. entra sempre più in
contatto con i grandi imperi della regione che si trova ad oriente della Palestina e che dai Greci venne
denominata “terra tra i due fiumi” (mesopotamia ) . Il nome venne dato prima alla zona settentrionale ,
che si estende tra i il Tigri e l’Euftate, ma col tempo questa definizione divenne di più ampio respiro, fino
a comprendere anche le zone limitrofe, dal Golfo Persico a sud, la catena dei monti Zagros ad est, quella
del Tauro a nord, steppe e deserti ad ovest e sud-ovest. Attualmente la regione è in buona parte denominata
Irak .
Gli imperi assiro e babilonese della Mesopotania sono entrati in contatto con il popolo ebreo ,
invadendo i loro territori , distruggendo i regni di Israele e di Giuda e deportando le loro popolazioni.
La Mesopotamia antica, ha dovuto la propria fortuna economica ai fiumi Tigri ed Eufrate che
la percorrono e che durante le piene, ricoprivano il terreno di un limo molto fertile che rendeva prospera
l’agricoltura, come l'Egitto, ha dovuto la prosperità al Nilo.
Fin dai tempi remoti La Mesopotania ha offerto facili vie di comunicazioni con l’Asia Centrale e il
Mediterraneo, per cui fu un incrocio per i traffici tra Africa, Asia ed Europa. Dal 3000 a. C. in poi è
diventata la regione dove hanno avuto sviluppo le civiltà e gli imperi dei Sumeri, degli Accadi, dei
Babilonesi , degli Assiri .
I Sumeri
I Sumeri (shumer in accadico significa terra coltivata ), si stabilirono nella zona dei fiumi Tigri ed
Eufrate intorno al 3000 a . C. Provenivano dalla regione montuosa che comprende gli attuali Iran ed India .
A loro si unì anche un flusso migratorio proveniente dal Mar Caspio, dunque di estrazione scita. La città più
importante dei Sumeri degli inizi è Eridu, poi Uruk che ne prende il posto e, nel periodo che va dal
3000 al 2600 a.C., domina la scena politica sumera. Nascono poi altre città come Ur, Lagash, Nippur,
Kish, Eridu, Larsa, Umma, Isin .
Ai Sumeri si attribuisce l’invenzione di una delle più antiche forme di scrittura apparse nel mondo,
la scrittura cuneiforme per la forma dei caratteri a cuneo , che si diffuse in tutta la Mesopotamia e oltre,
fino al Mediterraneo, e fu adottata anche dai Persiani.
Gli Accadi
Gli Accadi erano popoli di origine semita che ebbero il proprio centro principale nella città di
Accad, tra l'Eufrate ed il Tigri. Gli Accadi nomadi, più giovani , assetati di ricchezza, più equipaggiati
militarmente si scontrarono con i Sumeri , più civili, meno dediti alla guerra, più stanziali e li
sconfissero. Loro capo era Sargon che mantenne la religione e l’amministrazione locali e tenne come
lingua ufficiale il sumero . Il regno accadico fu il primo vero e proprio impero della regione, si estendeva
su Elam. Mesopotamia, Siria, Fenicia, Parte dell'Anatolia e dell'Arabia (odierno Oman) e durò dal 2350 a.
C. al 2150 a.C..
Dal 2150 a.C. al 2050 a.C. l’impero subì l'invasione dei Gutei, popolazione barbara di
origine armena, che depredarono tutte le città e mieterono vittime. I sargonidi non seppero resistere
all'invasione e persero il loro regno: Accad venne distrutta. La rivolta sumera partì da Uruk e dopo 100 anni
respinse la popolazione barbarica, governata dal re Tirigan.
Antico impero assiro
Gli assiri, semiti del gruppo degli Amorriti, giunsero nella Mesopotamia settentrionale intorno al
25° secolo a.C. , presero il nome di Assiri dalla loro importante città-Stato Assur . La storia degli Assiri
si divide in tre periodi: antico-medio e neo assiro
L’antico impero assiro è iniziato verso il 2. 500 a. C. e ha avuto alterne vicende . Gli Assiri
fondano Assur e Ninive e espandono i confini nelle terre confinanti per due secoli poi gli Accadi guidati
da Re Sargon li sconfiggono e prendono il controllo del territorio fino al 2100 a.C., Segue un secolo di
dominazione sumera tra il 2100-2000 a.C..
Primo impero babilonese
Intorno al 2000 a.C., si abbatte sul paese tra i due fiumi una nuova ondata di semiti, gli Amorrei
(=occidentali), che provengono dalla regione impervia del Sinai, sconfiggono i sargonidi e danno vita
ad una quantità di principati locali: fra essi, la città di Mari, nel medio Eufrate, che raggiunge una
particolare floridezza. Si giunse verso il 1700 all'unificazione politica, grazie ad Hammurabi, re di
Babilonia, e s’impone nella regione l’impero babilonese, che nel 18° secolo raggiunge il massimo
splendore
Per saldare l'unità politica della Mesopotamia, Hammurabi, attua anche l’unità religiosa,
promuovendo il culto del dio agricolo di Babilonia, Marduk, al di sopra degli dei locali, e l'unificazione
giuridica mediante la compilazione di un unico testo di leggi per tutto il paese, il famoso Codice di
Hammurabi. Il Primo Impero Babilonese rappresentò la sintesi della civiltà sumerica con l'elemento
semitico e durò quasi due secoli di una vita assai prospera.
Questo impero fu messo in crisi dall’affermazione nell’Asia Anteriore di alcuni popoli
indoeuropei (Ittiti, Urriti, Cassiti) detti anche popoli dei monti perché provenienti dai monti dell’attuale
Turchia o dell’Iran. Verso il 1530 a.C. la Mesopotamia fu conquistata dagli Ittiti, una popolazione di stirpe
indoeuropea che aveva fondato in Asia Minore uno Stato con capitale Attusas, presso l’attuale città turca di
Baghazkòi. L’impero ittita non ebbe una lunga durata; verso il 1200 a.C. non esisteva più. Agli Ittiti
seguirono i Cassiti , gli Elamiti e infine gli Assiri .
Medio e neo impero assiro
Il feroce Re Assuruballit 1° ( 1365-1330 a.c. ) rilancia l'offensiva assira , creando il nuovo
modello di guerriero sanguinario senza pietà, autore di stragi e deportazioni di massa, terribili soluzioni
che cambiarono il modo di fare la guerra e consolideranno le nuove ideologie sulla razza pura. Il
paradosso degli Assiri fu che oltre a sviluppare un'incredibile strategia militare, curarono opere intellettuali
comprese la matematica, l'astronomia, la scienza, la letteratura e i testi sacri, senza scordare una variante dei
modelli architettonici Sumeri.
Gli spietati guerrieri si spinsero a sud verso Babilonia , con i re vittoriosi Re Adad-Ninari 1°
(1307-1275 a.c.), Salmanassar (1274-1245 a.c. ), Tukulti-Ninurta ( 1244-1208 a.c. ) conquistò Babilonia
Questo impero assiro ha due momenti di particolare importanza, nei periodi verso il 1.100
(medio impero assiro) e dopo il 700 a.C. (neo impero assiro) .
Tiglatpilesser 1° ( 1115-1074 a.C.) venne definito primo imperatore assiro, regnò su tutta la
Mesopotamia e la Siria , fino alle coste del Mar Nero . Alla sua morte, il Regno cominciò una lenta
decadenza fino al periodo neo Assiro, interrotta per poco da Re Assurbanipal 2° ( 884-858 a.c.) ,
Salmassar 3° ( 859-824 a.c. ) soffocò le rivolte in Palestina e Fenicia, Adan-Nirari 3° ( 810-782 a.c. )
prese Damasco e continuò l'assedio delle città fenicie, Tiglatpilesser 3° (744-727 a.c. ) riconquistò parte
dei territori perduti, riprendendo tutta la Siria e la Palestina.
Nel corso del periodo Neo Assiro, il re Sargon II (722-705 a.C.) fu il primo re di una nuova
dinastia detta dei Sargonidi. A lui i testi cuneiformi assiri attribuiscono la distruzione del regno del
Nord; essi dicono. “Io assediai Samaria e la espugnai e ne condussi via 27, 290 abitanti, come prigionieri
di guerra”. Lo stesso avvenimento è così trasmesso dal 2 libro dei Re : “nel nono anno del re Osea, il re
conquistò Samaria all’Assiria e trasportò Israele in Assiria”.
Il figlio Sennacherib ( 680-669 a.c. ) si dedicò a spegnere le continue rivolte in Palestina e
nell'Elam, spostando a Ninive la Capitale dell'Impero.
Il successore Assurbanipal (668-627 a.C.) completò l'opera di espansione dell’impero e sconfisse il
fratello rivale, re di Babilonia, favorendo un nuovo breve periodo di splendore dell’Impero Assiro. Dopo la
sua morte ebbe inizio la fase finale della decadenza del Regno, che si concluse con la sconfitta definitiva
dell’esercito Assiro ad opera della coalizione formata dai Caldei e dei Medi.
L’impero Medio e Neo Assiro (1115-612 a.C.) comprese nel periodo della sua massima espansione
le coste del Mar Nero, la Siria, la Mesopotamia, la Media, la Fenicia, la Palestina e l’Egitto. La loro
ultima capitale, Ninive, cadde nel 612 a.C. per mano della coalizione composta da Caldei e Medi, assieme
a tutte le altre principali città. Gli eserciti della coalizione distrussero i centri del potere assiro ma lasciarono
integra la loro cultura e le loro divinità.
Secondo impero babilonese
Morto Assurbanipal , scoppiarono rivolte in tutta la Mesopotamia; il governatore di Babilonia
chiamò in aiuto Ciassarre, re dei Medi, il quale distrusse Ninive a abbattè per sempre l’impero degli
Assiri (612). I Babilonesi furono chiamati Caldei dai Greci dal nome della tribù che diede inizio al secondo
impero babilonese.
Il re più importante di questo periodo fu Nabucodonosor II (604-562), figlio di Nabopolassar, il
quale portò l'Impero babilonese al più alto grado di potenza e di grandezza. Volle anche la ricostruzione e
l'abbellimento di Babilonia che divenne la città più splendida d’oriente.
Nel 597 a.C. Nabucodonosor II invade i territori del regno di Giuda ed occupa la città di
Gerusalemme, deportando a Babilonia migliaia di ebrei. E' l'inizio della cattività ebraica a Babilonia. Pochi
anni più tardi, nel 586 a.C., approfitta del mancato pagamento dei tributi di Gerusalemme per organizzare
una nuova spedizione militare contro la Palestina. Dopo un anno d'assedio l'esercito babilonese conquista la
città radendola al suolo. Un’altra parte della popolazione ebraica viene deportata a Babilonia
Egli distrugge il regno ebraico di Giuda (con la capitale Gerusalemme), deportando gli Ebrei a
Babilonia (cattività babilonese).
Dopo Nabucodonosor incomincia la decadenza dell'Impero babilonese a causa di lotte dinastiche e
della minacciosa vicinanza dei Persiani. Nel 539 Ciro, re dei Persiani, dopo aver sottomesso la Media e la
Lidia, espugnò Babilonia, abbattendo per sempre l'Impero Babilonese.
Civiltà assiro babilonese
La civiltà assiro-babilonese è prevalentemente basata sulla cultura sumerica. Dalla Mesopotamia,
anche grazie ai traffici dei Fenici, la sua cultura si diffuse per tutto il Mediterraneo entrando in contatto
specialmente col popolo greco che derivò da essa molti elementi della sua civiltà e della sua arte.
Gli Assiri furono un popolo prevalentemente guerriero. I Babilonesi, invece, furono un popolo
dedito più volentieri all’agricoltura, all’artigianato e al commercio .
Religione
Gli assiro-babilonesi erano politeisti. Le loro divinità rappresentavano prevalentemente le forze
delle natura.
Le divinità più importanti costituivano una triade cosmica di origine sumerica: Anu, dio del cielo;
Enlil, figlio di Anu, dio del cielo e creatore della terra; Ea, dea dell’acqua dolce. Molto importante fu
Ishtar, dea dell’amore e della fertilità, rappresentata nella stella Venere.
Vi erano infine degli dèi nazionali,: Morduk era importante nel primo e nel secondo impero
babilonese, Assur durante l’impero assiro.
Gli Assiro-Babilonesi credevano in una folta schiera di demoni quasi tutti malvagi, rappresentati
sotto forma di animali e di mostri: tori alati con teste umane, draghi ecc.. Per dominare i draghi occorreva la
conoscenza di apposite pratiche e formule magiche. Gli Assiro-Babilonesi credevano che gli astri e i
fenomeni naturali fossero in grado di influenzare il destino degli uomini: da ciò il grande sviluppo di
astrologia e divinazione attraverso l’interpretazione di fenomeni naturali.
Il regno di Israele
Dopo lo sterminio della casa di Acab in Israele e la morte di Atalia in Giuda, non ci fu più
cooperazione fra i due regni, ma guerre frequenti come prima. La storia del Regno del Nord prosegue
fino alla sua distruzione avvenuta nel 722 ad opera degli Assiri .
Nei circa 80 anni in cui in Israele hanno profetato Elia ed Eliseo, dall’ inizio del ministero di Elia,
sotto il regno di Acaz ( 875.883), alla morte di Eliseo nel 790, mentre regnava Iohas ( 901-783) , il Regno
del Nord ha avuto alterne vicende.
Con Omri (885-874 a.C.), padre di Achaz (875-853) c’è in Israele il primo concreto tentativo di
fondare una dinastia, dopo altri tentativi subito falliti e la “casa di Omri” sarà ricordata , cinquanta
anni dopo, negli annali del re di Assiria. Omri appare in 1 Re 16, 23-28 come un capo militare il cui
primo atto è la fondazione di una nuova capitale, la città di Samaria, al posto della precedente Tirza. Per
controbilanciare l’alleanza di Giuda con Damasco si allea a sua volta con i Fenici di Tiro, alleanza che suo
figlio Acab sigillerà sposando la figlia del re di Tiro, Gezabele.
Omri raggiunse una potenza
ragguardevole anche in campo militare, almeno in paragone alla scarsa rilevanza di Israele sul piano
internazionale. Egli assediò una città filistea e annesse gran parte del territorio moabita, in
Transgiordania. Questo fatto ci è testimoniato da un importantissimo documento, la stele di Mesha, re di
Moab, contemporaneo di Omri e Acab, stele scoperta casualmente in Giordania nel 1868. Si tratta, tra
l’altro, del primo documento extrabiblico nel quale appare il nome di JHWH, Dio di Israele.
Il successore di Omri, il figlio Acab (874-853 a.C.), che abbiamo incontrato nella storia di Elia,
si trovò a combattere contro un nemico ben più forte, la crescente potenza assira, il cui re Salmanassar III
(858-824 a.C.) aveva inaugurato un’aggressiva politica di espansione. Coalizzatosi con i regni circostanti,
Acab, pur sconfitto nella battaglia di Qarqar (853 a.C.), riuscì almeno in parte a contenere gli Assiri. Un
monolito datato del regno di Salmanassar III e scoperto nel 1845 attribuisce ad Acab la forza militare di
2.000 carri e 10.000 cavalli, il contingente più potente di tutta la coalizione antiassira. Verso la fine del
regno di Acab , Moab, in parte sottomesso dal padre Omri, riguadagna la sua indipendenza, come la stele
di Mesha ci testimonia. Il testo biblico di 2 Re 3 narra invece, in modo oscuro e imbarazzato, la sconfitta
patita da Ioram, figlio di Acab.
Sotto la dinastia di Omri la stabilità politica porta, insieme alle vittorie militari, anche un
miglioramento delle condizioni economiche. Nascono tuttavia contrasti e disparità sociali, soprusi della
classe dirigente, che, col passar del tempo, si faranno sempre più acuti. L’episodio dell’assassinio di Nabot
da parte di Acab (1 Re 21) ne è un esempio; si veda il giudizio fortemente negativo dato su Acab da 1 Re
16,30.32-33.
Dopo una settantina di anni e quattro re , Omri (876-869), Acab ( 869-850) , Acazia ( 850-849) e
Joram (849-842), un sanguinoso colpo di stato, pone improvvisamente fine alla dinastia degli Omridi.
Con l’appoggio dei circoli profetici (2 Re 8,7-15), un capo militare di nome Ieu stermina tutta la famiglia di
Omri e Acab e restaura con la forza il culto di JHWH, ordinando un massacro di tutti i sacerdoti
di Baal (2 Re 10,18-28). La potenza di Israele inizia tuttavia a declinare: l’obelisco nero, altra iscrizione
assira del tempo di Salmanassar III, ricorda il tributo pagato da Ieu al re assiro, tra 1’845 e 1’841 a.C..
Pochi decenni più tardi, tra 1’800 e il 785 a.C., il re di Israele Iohas appare ormai come vassallo
dell’Assiria, come ci testimonia la stele assira di Rinah (797 a.C.).
Nel periodo storico tra Achaz (875-853) e Johas (801-786) agiscono i due grandi profeti, Elia
(1 Re 17 – 2 Re 2) ed Eliseo (2 Re 3 – 13). Pur se ci è difficile dire quanto le tradizioni su Elia ed Eliseo
siano state rilette e reinterpretate in seguito, è certo tuttavia che testimoniano di uno scontro violento tra il
culto di Baal e quello di JHWH (1 Re 18,20-40), segno del sincretismo religioso che caratterizzava il
regno del Nord.
Ai tempi di Iohas (801-786), verso il 790, muore Eliseo.
Con il successore di Iohas, Israele gode del suo ultimo periodo di splendore: l’ascesa del re
Geroboamo II (783-743 a.C.), il primo re israelita di cui esista un sicuro reperto archeologico, un sigillo
con il suo nome ritrovato a Meghiddo, è favorita dal crollo degli Aramei di Damasco, distrutti dagli
Assiri. Gli scavi di Samaria fanno pensare a un periodo di prosperità e sicurezza. Sotto Geroboamo II il
regno diventò il più potente e il più prospero dal tempo di Salomone. Questo re conquistò il regno della
Siria che da molto tempo opprimeva la sua nazione, ed estese il suo dominio fino all'Eufrate, che era stato
il confine settentrionale del regno di Davide.
Sotto il regno di Geroboamo II si colloca la predicazione di Amos e Osea, che condanna
l’ingiustizia sociale esistente, causata dall’oppressione della classe dominante, ricca e privilegiata, che
Amos denunzia senza mezzi termini (Am 6,1-7). In particolare i due profeti denunziano la miseria
delle classi più povere, dei contadini e dei salariati (cfr. Am 2, 6-7) rovinati anche dalle ripetute guerre e
da calamità naturali (terremoti, carestie, pestilenze, invasioni di cavallette).
La dinastia di Jehu ebbe la durata di una sessantina di anni e con quattro re : Jehu ( 842-815),
Joacaz ( 815-801, Geroboamo II ( 786-746), Zaccaria ( 746) .
Sei mesi dopo la morte di Geroboamo II, il regno andò velocemente al destino che Osea e Amos
avevano profetizzato. Una serie di cinque re furono sul trono in 32 anni, tutti tranne uno assassinati dal
successore. Nel nono anno dell'ultimo di questi assassini, cioè Osea, nel 722, avvenne la fine del regno
d'Israele, come è descritta in 2Re 17.
Samaria
2 Re 15, 23-29
Geroboamo II re d’Israele
23
Nell'anno quindicesimo di Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, Geroboamo, figlio di
Ioas, re d'Israele, divenne re a Samaria. Egli regnò quarantun anni. 24Egli fece ciò che è
male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo, figlio
di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25 Egli recuperò a Israele il territorio
dall'ingresso di Camat fino al mare dell'Araba, secondo la parola del Signore, Dio d'Israele,
pronunciata per mezzo del suo servo, il profeta Giona, figlio di Amittài, di Gat-Chefer.
26
Infatti il Signore aveva visto la miseria molto amara d'Israele: non c'era più né schiavo né
libero e Israele non aveva chi l'aiutasse. 27Il Signore che aveva deciso di non cancellare il
nome d'Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo, figlio di Ioas. 28Le altre
gesta di Geroboamo, tutte le sue azioni e la potenza con cui combatté e con la quale recuperò
a Israele Damasco e Camat, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?
29
Geroboamo si addormentò con i suoi padri, con i re d'Israele, e al suo posto divenne re suo
figlio Zaccaria.
_______________
GEROBOAMO (23)
Geroboamo II, che regnò negli anni 783-743, è passato alla storia come uno dei più importanti re
d’Israele. Durante il suo regno, Israele godette di una straordinaria prosperità materiale. Ci fu però anche un
notevole regresso religioso e morale. Il libro dei re gli riserva poco spazio. Abbiamo notizie di lui dai
profeti Amos e Osea, suoi contemporanei, che nei tempi di Geroboamo vengono chiamati al ministero
profetico .
DALL’INGRESSO DI CAMAT (25)
Camat era una valle di confine del paese di Cannan con la Siria ( Mn 11, 21; 1 Re, 13-21 ) .
MARE DI ARABA ( 25)
E’ il Mar Morto. Araba era una steppa tra il Mar Morto e il Mar Rosso, che oggi è chiamata elAraba.
PROFETA GIONA (25 )
Questo profeta vive ai tempi di Geroboamo II mentre l’impero assiro, con capitale Ninive, era nel
massimo splendore ed aveva per re Tiglatpilesser III ( 745-727). Di lui non si sa nulla. In seguito gli
vennero attribuiti i fatti che si leggono nel libro di Giona, su cui viene data qualche notizia in seguito.
GAT CHEFER (5)
Gat-Chefter, da cui proveniva Giona, era una cittadina a pochi chilometro da Nazaret , forse
l’attuale Kibet el-Zurra.
NON C’ERA (26)
Non c’era più né schiavo, né libero, significa che non c’erano più persone.
MEDIANTE GEROBOAMO (27)
Il testo allude alle vittorie di Geroboamo contro gli Aramei, dovute soprattutto alla perdita di
potenza degli Aramei, indeboliti dalle guerre contro gli Assiri e dai tributi da questi loro imposti. L’autore
attribuisce le fortune del regno di Israele alla grande misericordia di Dio.
Il profeta Giona
Tra i dodici libri dei profeti minori uno di 4 capitoli ha il nome di Giona. Riporta fatti che
vengono attribuiti al profeta Giona di cui parla il secondo libro dei Re (2 Re, 15, 25 ) . Il libro però è
stato scritto molto più tardi, tra il V e il III secolo a. C.,
A differenza degli altri scritti profetici del’A.T. , questo testo non contiene parole di Giona, ma
una narrazione su di lui. In essa viene chiamato da Dio, per predicare la penitenza nella città di Ninive.
Giona desidera sottrarsi e finisce in un grosso pesce, da cui Dio lo salva. In seguito obbedisce, predica a
Ninive, la città si converte a Dio e viene risparmiata.
Il libro non è una biografia ma una
storia profetica, è annunzio del perdono di Dio persino ai peggiori peccatori in contrasto con la
chiusura e grettezza degli Israeliti. Questo messaggio l’autore l’ha incarnato in una vicenda umana
suggeritagli dalle memorie di un antico profeta, di cui si raccontavano storie straordinarie di
disobbedienza a Dio, di tempesta in mare, di conversione di Ninive, ecc. Storie popolari del genere non
mancavano nelle generazioni passate. Giona rappresenta l’ebreo limitato e gretto; gli Assiri, popolo
sanguinario, aggressivo e predatore, sono il popolo peccatore, che Dio perdona appena si pente.
Giona 3, 1-10
Conversione di Ninive
1
Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: 2"Àlzati, va' a Ninive,
la grande città, e annuncia loro quanto ti dico". 3Giona si alzò e andò a Ninive secondo la
parola del Signore. Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. 4Giona
cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: "Ancora quaranta
giorni e Ninive sarà distrutta". 5 I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno,
vestirono il sacco, grandi e piccoli. 6Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono,
si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. 7Per ordine del re e dei suoi
grandi fu poi proclamato a Ninive questo decreto: "Uomini e animali, armenti e greggi non
gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. 8Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio
sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla
violenza che è nelle sue mani. 9Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente
sdegno e noi non abbiamo a perire!". 10Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti
dalla loro condotta malvagia, e Dio siravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare
loro e non lo fece.
___________
A Giona che aveva tentato di non ascoltare la chiamata divina, dopo la sua disavventura in mare,
Dio parla di nuovo. Quanto qui si dice è una dimostrazione di quanto troviamo in Geremia in 18. 7-10 :
Dio cambia decreto se uno si converte.
SECONDA VOLTA (1)
Dio parla ancora a Giona che era fuggito per non eseguire i suoi ordini . Ma non si può fuggire da
Dio: Geremia aveva scritto : “ Io pensavo . non mi ricorderò di lui.. ma nel mio cuore c’era un fuoco
ardente “.
ALZATI , VA (2 )
Il Signore chiama e chiede che si risponda positivamente. Ad Abramo ha detto.”Vattene dalla
tua terra”, ad Amos: “Và e fai il profeta”, agli Apostoli: “Seguitemi” . Abramo, Amos, gli Apostoli e
questa volta anche Giona fanno subito quanto il Signore chiede loro.
CITTA MOLTO GRANDE (3)
Si parla di “tre giornate di cammino”, per indicare la grandezza di Ninive, ma sono indicazioni
iperboliche, dato che Ninive non era tanto grande e le distanze massime saranno state di quattro chilometri.
Ma Ninive era la capitale del grande e terribile impero assiro ed era considerata una centrale di
peccato, come in seguito sarà vista Babilonia.
ANCORA 40 GIORNI (4 )
L’invito alla conversione e molto forte e anche carico di minacce. Per 40 giorni s’intende un tempo
abbastanza lungo ed indeterminato.
CREDETTERO A DIO (5)
Avviene la conversione, che ha atti concreti: digiuni, vesti di sacco, ma parte dal credere in Dio.
Questa conversione è ricordata anche da Gesù in Matteo 2, 41 e in Luca 11, 30-32.
DECRETO (7)
Nel decreto si impone il digiuno anche agli animali, forse perché nel peccato dell’uomo tutto e
tutti sono coinvolti.
VIDE LE LORO OPERE (10)
Si era trattato di una vera conversione non solo di una velleità o di sentimenti dettati dalla paura.
DIO SI RAVVIDE ( 10)
Viene sottolineata la misericordia di Dio, che ha molto risalto nella Sacra Scrittura, in tante
pagine indimenticabili , tra cui quella che tratta del padre misericordioso, nella parabola del figlio
prodigo.
Il profeta Amos
Amos profetizza negli anni 760-750. Nasce a Tecoa, un paese del regno del
Sud a 10 km a sud da Betlemme. È pastore, alcuni studiosi pensano che provenga da una famiglia
benestante (Am 1,1-2). Inoltre è anche coltivatore di sicomori (Am 7,14). E’ il primo dei profeti minori , il
più antico. Anche se proviene dal regno di Giuda , rivolge e pratica la sua attività profetica nel regno del
Nord, un fatto rarissimo, vista la concorrenza che c’è sempre stata tra i due regni (concorrenza anche
religiosa: santuari diversi da quello di Gerusalemme, samaritani accusati di essere politeisti).
Amos viene accolto male nel regno del Nord, anche se i due regni condividono la lingua e la
religione. L’intervento di Amos nel regno del Nord è visto come un’intrusione straniera, non solo perché
la sua profezia disturba l’ordine sociale. Verso la fine della sua missione Amos viene cacciato via dal
santuario di Bethel, città al confine tra i due regni. All’epoca di Amos il santuario reale di Bethel esiste da
200 anni e si trova in concorrenza con quello di Gerusalemme (Am 7, 10-13 e 1 Re 12, 26-33).
La profezia di Amos è basata sul richiamo all’uguaglianza e alla giustizia, che provengono
direttamente da Dio. La disubbidienza e il caos denunciato dal profeta sono segni di infedeltà a Dio e di
conseguenza vanno puniti. L’annuncio del castigo e l’invito al pentimento sono rivolti non solo a Israele ma
anche ai popoli vicini. Ciò segna una profezia che invita all’universalità: Dio va riconosciuto e adorato da
tutti i popoli. Ma allo stesso tempo la profezia di Amos mette in questione lo statuto di Israele come popolo
eletto. Da quasi sempre l’esegesi biblica ha considerato il libro del profeta Amos come quello della
contestazione e dell’invito a difendere la giustizia sociale.
Amos 6, 1-7
Gli spensierati
1Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di
Samaria! Questi notabili della prima tra le nazioni, ai quali si rivolge la casa d'Israele! 2
Andate a vedere la città di Calne, da lì andate a Camat, la grande, e scendete a Gat dei
Filistei: siete voi forse migliori di quei regni o il loro territorio è più grande del vostro? 3Voi
credete di ritardare il giorno fatale e invece affrettate il regno della violenza. 4Distesi su
letti d'avorio
e sdraiati sui loro divani mangiano gli
agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. 5Canterellano al suono dell'arpa, come
Davide improvvisano su strumenti musicali; 6bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli
unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. 7Perciò ora
andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei dissoluti.
_____________
Amos è profeta nel regno settentrionale ai tempi di Geroboamo II (784-744 ), in un periodo di
pace e di benessere. Biasima aspramente gli abusi e perciò è cacciato dal regno di Israele ( 7, 10-13 ).
L’omonimo libro che ci è pervenuto contiene vividi detti di minaccia contro i popoli pagani, contro il
regno del Nord, racconti di esperienze e di visioni, promesse di salvezza. Il libro di 9 capitoli è stato scritto
da Amos, anche se in alcuni punti risalta la mano di altri scrittori, dato che ha subito parecchie redazioni.
Il brano “Amos 6, 1-7” è situato nella sezione 3, 1-6, 14 , che è di carattere antologico,
con singoli testi assai brevi accostati tra loro, di cui alcuni iniziano con “ascoltate “ ( 3, 1:4, 1; 5, 1 ) o con
“guai” ( 5, 18; 6, 1). Tratta della falsa sicurezza.
GUAI ( 1 )
L’esclamazione introdotta con “guai “ ( hoj ) si trova solo nella letteratura profetica. “Hoy” è il
grido di paura di chi ha avuto un morto, e qui si lascia intendere che l’interlocutore si deve considerare
come un morto, dato che il popolo d’Israele con il suo comportamento si pone fuori del regno della vita.
SPENSIERATI (1 )
Sono “quelli che si considerano sicuri”, sia nel regno del Nord, che in quello del Sud ( “montagne
di Samaria”, “Sion” ) . Qualcuno pensa che l’accenno a Sion (regno del Sud ) sia dovuto ad un’aggiunta
posteriore. La sicurezza consiste in una falsa noncuranza ed in una colpevole spensieratezza soprattutto
dei dirigenti, tra cui probabilmente quelli della casa reale ( vedi terza visione: 7, 9 ), che si ostinano a non
prendere coscienza, in un mondo di benessere, dell’imminente giudizio, illusi che basti il culto esterno.
LA CITTA DI CALNE ( 2 )
L’autore invita a vedere la sorte di tre città: Calne, a Nord est di Aleppo, Camat, sull’Oronte e
Gat di Filistea, di cui si allude alla distruzione, avvenuta per opera degli Assiri. e si dice: “ Siete forse voi
migliori di questi regni ?“.
GIORNO FATALE (3 )
Il male che fanno è “ rifiutare il giorno cattivo” non tener conto del “giorno del giudizio “, che
causa il sopraggiungere della violenza dei nemici (“ avvicinare l’insediarsi della violenza”) .
SU LETTI DI AVORIO (4 )
Essi inoltre vivono sperperando le ricchezze peccaminosamente accumulate, ostentano un lusso
non giustificabile ( “letti d’avorio” ), mangiano e oziano secondo un costume straniero (“sdraiati sui
divani”), gozzovigliano (“ mangiano gli agnelli” ), giungono all’ubriachezza, bevendo in bicchieri non
normali (“ bevono il vino in larghe coppe” ), hanno comportamento effeminato (“ si ungono con gli
unguenti più raffinati” ); l’accostamento a Davide è carico di sarcasmo ( “come Davide improvvisano” ).
Un quadro così’ vivo di vita sontuosa, egoista, spensierata della classe dirigente non appare in nessun altra
parte dell’Antico Testamento.
DELLA ROVINA DI GIUSEPPE ( 6 )
Lusso e crapula tradiscono la classe dirigente di Samaria che vive come se non ci fosse alcun
pericolo e non si preoccupa della “rovina di Giuseppe” ormai imminente.
ANDRANNO IN ESILIO (7 )
Il crollo è imminente e travolgerà per primi essi, che apriranno la triste fila degli esiliati e
l’esilio sarà per “ i dissoluti” , i poltroni, la dura fine della loro spensierata sazietà.
Amos 7, 10-17
Scontro di Amos con Amasia
10
Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboamo, re d'Israele: "Amos
congiura contro di te, in mezzo alla casa d'Israele; il paese non può sopportare le sue parole,
11
poiché così dice Amos: "Di spada morirà Geroboamo, e Israele sarà condotto in esilio lontano
dalla sua terra"". 12Amasia disse ad Amos: "Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda;
là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, 13ma a Betel non profetizzare più, perché
questo è il santuario del re ed è il tempio del regno". 14 Amos rispose ad Amasia e
disse:"Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di
sicomòro. 15Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse:
Va' profetizza al mio popolo Israele. 16Ora ascolta la parola del Signore: Tu dici: "Non
profetizzare contro Israele, non parlare contro la casa d'Isacco". 17Ebbene, dice il Signore:
"Tua moglie diventerà una prostituta nella città, i tuoi figli e le tue figlie cadranno di spada, la
tua terra sarà divisa con la corda in più proprietà; tu morirai in terra impura e Israele sarà
deportato in esilio lontano dalla sua terra"".
____________
Durante il periodo in cui Amos è profeta, nel regno del Nord sono anni di pace e di prosperità. In
quella società del benessere materiale, in cui era venuta meno la vita religiosa, Amos attacca con forza le
persone più in vista, creando un forte disagio, di cui è indice l’intervento di Amasia.
In Amos 7, 10-17 è in risalto la signoria assoluta di Dio, il fatto che il profeta è suo servo e deve
fare quando egli gli comanda. Tra Amos che è fedele a Dio e Amasia che è ligio al re avviene lo scontro.
AMASIA SACERDOTE DI BETEL (10 )
Incontriamo Amasia solo in questo testo dell’A.T.. E’ probabilmente il sommo sacerdote del regno
del Nord e in questa veste fa una relazione al re sulla situazione venutasi a creare con la presenza di Amos.
Appare come un burocrate che cerca di conciliare tutto con un compromesso. Vuole far tacere un uomo
che dà fastidio al re da cui lui dipende, non vuole rendersi complice della morte del profeta e spera di non
scontentare il popolo che lo ammira.
LE SUE PAROLE (11)
Le parole che Amasia allega alla denunzia riguardano la profezia sulla fine di Geroboamo e
sull’esilio del popolo. Amasia non fa relazione al re sui contenuti essenziali della predicazione di Amos
che riguardano la denunzia dei peccati del popolo e l’invito alla conversione.
VATTENE, VEGGENTE ( 12 )
E’ da pensare che la corte sia giunta ad una posizione di compromesso, di cui si fa portavoce
Amasia presso Amos. Il compromesso consiste nell’invitare il profeta ad andarsene nel vicino regno di
Giuda, dove, se crede , potrà profetare liberamente anche contro il re di Israele. Probabilmente si pensa
che Amos sia uno dei profeti di professione che traevano sostentamento dal profetare, perciò non si vuole
togliergli il lavoro, ma gli si chiede che eserciti la sua professione altrove.
IL SANTUARIO DEL RE ( 13 )
La motivazione del divieto: Betel è il santuario del re. La cittadina sorgeva a circa 20 chilometri a
Nord di Gerusalemme ed era uno dei centri sacri del Regno del Nord. Geroboamo I ( 932-911), quando
l’unico regno si era diviso in due, vi aveva costruito un tempio nazionale del regno di Israele in
alternativa al tempio di Gerusalemme, che era la capitale di Giuda. Per Amasia in un tempio nazionale,
non si può profetizzare contro il re.
NON ERO PROFETA ( 14 )
Amos prima elimina gli equivoci sulla sua persona Dice di avere un lavoro con cui può vivere e di
non esser profeta per professione, ma per chiamata di Dio. “Profeta” traduce la parola originale “nabì” ,
di cui non si conosce il significato originale e che nei primi tempi indicava il profeta di professione. Solo in
un secondo tempo cominciò ad indicare chi parlava in nome di Dio.
NE’ FIGLIO DI PROFETA (14)
I figli dei profeti erano membri di una scuola profetica, una confraternita di profeti. ( 2 Re, 2).
IL SIGNORE MI PRESE ( 15 )
Quanto al compromesso suggerito da Amasia, Amos dice di non poterlo accettare, perché il
Signore stesso lo ha “rapito” e gli ha ordinato di predicare proprio nel regno di Israele e il consiglio di
Amasia si rivela in netta opposizione alla volontà di Javhé. Amos continuerà a profetizzare in Israele.
ASCOLTA LA PAROLA (16)
Quanto Amos dice non è parola sua ma del Signore. Rispondendo ad Amasia fa praticamente
osservare : “ tu dici”, ma io devo seguire quello che dice il Signore”.
DICE IL SIGNORE (17)
E il Signore preannunzia il castigo anche per Amasia Si tratta di un castigo che, secondo la
mentalità corporativa di quel tempo, riguarda tutto ciò che lega il sacerdote alla vita e al popolo, la
famiglia, la proprietà, la moglie, che per poter sopravvivere si prostituirà e i figli, la distruzione della
discendenza che è una morte peggiore della morte stessa.
LA CORDA (17)
Lo sfondo del castigo descritto è quello della guerra perduta, per un’invasione, cui fa seguito la
distribuzione della terra fra i conquistatori. La funicella è lo strumento con cui venivano determinate le
porzioni dell’eredità o del bottino.
TERRA IMPURA (17)
Alla fine viene preannunziata la morte del sacerdote in terra impura. Sullo sfondo
sta la
deportazione in terra straniera considerata impura, perché macchiata dall’idolatria e dalle depravazioni
conseguenti. In fondo qui viene ripetuto quanto Amasia aveva riferito al re sulle profezie di Amos
riguardanti la fine di Israele e la deportazione dei suoi abitanti.
Amos 8, 4-8
I mercanti disonesti
4
Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, 5voi
che dite: "Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano. E il sabato,
perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l'efa e aumentando il siclo e usando
bilance false, 6per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano"". 7Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: "Certo,
non dimenticherò mai tutte le loro opere 8 Non trema forse per questo la terra, sono in lutto
tutti i suoi abitanti, si solleva tutta come il Nilo, si agita e si abbassa come il Nilo d'Egitto?
_____________
Questa pericope del libro di Amos si trova tra la quarta e la quinta visione che occupano i
capitoli 7, 8 e parte del nono ed è un’aggiunta posteriore situato dopo la quarta visione che presenta Israele
come un
frutto maturo sul punto di cadere. Il contenuto è una coraggiosa e particolareggiata
denunzia delle ingiustizie sociali, tanto realista e oggettiva, che, ripetuta ai nostri giorni, godrebbe della più
palpitante attualità.
ASCOLTATE QUESTO (1 )
L’espressione è redazionale, perché interrompe la serie di visioni. Viene richiamata l’attenzione
per l’annunzio di un giudizio.
VOI CHE CALPESTATE IL POVERO ( 4 )
Si tratta dei ricchi prepotenti. Il nome povero ( ebyon ) è qui al singolare, ma con valore
collettivo. L’espressione tende all’eccesso estremo, fino a “sterminare gli umili” del paese. “Umile” è la
traduzione di “anaw” che ha questo raggio di significati; curvo, umile, povero, semplice, mite, pio.
Troviamo “anaw” anche altrove ( Is 11, 4; Sof 2, 3; Sl 75, 10, Sl 36, 11 ) e sorge l’impressione di una
comunità di privilegiati di Javhe, dispersa per il paese, e il termine è più spiritualizzato, ma forse qui sta
solo per “ani”, “misero”.
VOI CHE DITE (5 )
Viene individuato il peccato in una presunta parlata dei peccatori, naturalmente non veramente
pronunziata, ma che rivela la mentalità che sta al fondo del loro modo di agire.
PASSATO IL NOVILUNIO (5 )
Il testo fa cenno a due feste, la luna nuova e il sabato, cioè le due ricorrenze regolari che
sottoponevano alla signoria di Dio il mese e la settimana. Della festività del sabato si sa, il “novilunio” era
il giorno in cui iniziava il nuovo mese ed era equiparato al sabato, considerato giorno di riposo con
possibilità di adunanza di culto ( Is 1, 13 ) e di banchetto familiare ( 1 Sam 20, 18-24 ).
VENDERE IL GRANO (5 )
Questi ricchi vedono le feste come un peso gravoso e attendono nervosamente che passi per poter
tornare agli affari ( “vendere il grano”, “smerciare il frumento” ). Essi intendono ingannare Dio con un
culto che di religioso ha solo l’esteriorità, mentre il vero oggetto del loro zelo è il commercio.
DIMINUENDO L’EFA (5)
Il secondo aspetto del loro atteggiamento negativo è la natura fraudolenta del modo di
condurre gli affari: “diminuendo le misure (che era una misura di45 litri), “aumentando il siclo”
(misura di peso di 11, 4 grammi), “usando bilance false” ( riducendo le quantità) . Un esempio di società
dei consumi prima del tempo.
COMPRAmos non sta pensando agli imbrogli dei piccoli commercianti, ma a quelli dei latifondisti. Se i
poveri non possono pagare il grano necessario per vivere, incombe su di essi il sequestro e la schiavitù.
Qui sta il senso dell’espressione: “comprare (per mancanza di ) denaro gli indigenti” , cioè al posto del
danaro il povero dà se stesso e la famiglia in servitù. L’altra espressione può essere un detto popolare,
come il nostro “per quattro soldi” e ha lo stesso significato della precedente espressione.
LO SCARTO DEL GRANO ( 76 )
Per l’oppressione che subiscono e per la miseria gli indifesi compreranno anche il cascame del
frumento.
NON DIMENTICHERO’ MAI (7 )
Segue l’annunzio del giudizio, senza precisare in cosa consista. La minaccia del giudizio è espressa
nella forma del giuramento ( “lo giuro”), fatto per “il vanto di Giacobbe”, ma la vera traduzione è “per
l’orgoglio di Giacobbe”, che potrebbe essere sinonimo dello stesso Iavhé, come in 1 Sam 15, 29 “la gloria
di Israele” indica certamente Dio. Questo giustizio è ineluttabile e il fatto è espresso col noto
antropomorfismo secondo cui Dio non dimentica ( “non dimenticherò”), anzi ricorda ( Sl 74, 23; Ger 14,
10 9 )
COME IL NILO (8)
Il Nilo si innalza e si abbassa di livello periodicamente provocando inondazioni: questo fenomeno è
paragonato al terremoto ( Am 9, 5 ) .
Il profeta Osea
Osea ( hosea = probabilmente “ Javhé salva” ) è suddito del regno del Nord e ivi opera poco
prima della sua fine (750-730). E’ contemporaneo del profeta Amos. Della vita e persona di Osea non si
sa nulla, eccetto il nome del padre Beeri e la storia del suo matrimonio, raccontata nella prima parte del
libro.
La personale drammatica vicenda matrimoniale predomina la vita e la predicazione profetica
di Osea. Il libro inizia così: “Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse: "Va’, prenditi in
moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi
dal Signore" (Os 1,2) . E in seguito prosegue: “ Il Signore mi disse ancora: "Va’, ama una donna che è
amata da un altro ed è adultera; come il Signore ama gli Israeliti ed essi si rivolgono ad altri dei" (Os
3,1). Il profeta sposò Gomer, che gli diede tre figli a cui diede tre nomi simbolici: “Izreel” (= Dio semina
) , “Non-amata” e “Non-popolo-mio”. Qualche tempo dopo Gomer abbandonò il marito per unirsi a un
altro uomo, o più probabilmente per esercitare la prostituzione sacra in un tempio cananeo. Questa vicenda
rattristò profondamente il cuore di Osea, colpito nella sua prerogativa di sposo e padre premuroso.
Sennonché Dio ordinò a Osea di riprendere la donna adultera, con la quale egli tornò a vivere
felicemente.
Riflettendo su questa esperienza drammatica della sua vita, Osea arriva a cogliere il significato
simbolico che vi è insito, e comprendere la missione che Dio gli affida: essere cantore e interprete
dell’amore nuziale tra Dio e Israele. Osea intende mostrare che Javhé ama il suo popolo come una
sposa, sebbene esso sia andato dietro ad altri dei. Questo amore è incomprensibile.
Egli paragona la relazione tra Javhè e Israele ad legame sponsale. E’ un’unione legata all’idea di
contratto, dato che il matrimonio in Israele era un contratto, ma è costituita da un amore di alleanza , che
non è in comune con la natura del contratto. Consiste nell’elezione di Israele per pura grazia, ma anche
nella dedizione esclusiva di Israele a Javhe. L’amore di Dio per Israele è la ragione e il fondamento per cui
Dio attende da Israele una risposta d’amore. In questa unione Dio rimane sempre fedele, Israele invece è
spesso infedele e Osea denunzia la rottura dell’ alleanza da parte del popolo: “ Hanno trasgredito la mia
alleanza e alla mia legge si sono ribellati “ (8, 1 ).
Osea è il primo dei profeti che ha fatto dell’amore umano tra lo sposo e la sposa, il simbolo
dell’amore di Dio verso Israele, suo popolo; e ha concepito il patto tra Dio e Israele come un’alleanza
nuziale, uno sposalizio d’amore. E questa interpretazione si riflette nel suo linguaggio, ricco di tutta una
terminologia d’amore, tipica dell’amore sponsale. Così ad esempio egli parla di cuore, di fidanzamento, di
fedeltà, di seduzione, di gelosia, di adulterio, di prostituzione. Il libro di Osea è tutto un alternarsi continuo
di manifestazioni di amore appassionato, di minacce, di gelosia, di rimproveri e denunce contro
l’infedeltà, di espressioni piene di tenerezza e di annunci di terribili castighi, infine di promessa
restaurazione finale.
Il suo libro si compone di 14 capitoli ed è come un’antologia di testi senza un chiaro ordinamento.
Sembra che la composizione e anche le aggiunte, in seguito fatte risalgano ad un periodo assai vicino al
profeta. Il tema principale è l’infedeltà di Israele al suo Dio, il quale, per la prima volta nella Bibbia,
viene esaltato come lo Sposo del suo popolo, e l’alleanza viene vista come un patto d’amore. Il libro
ha avuto echi profondi. L’immagine matrimoniale ritorna nell’AT in Geremia. Ezechiele, Deuteoisaia. Il
NT l’applica ai rapporti tra Gesù e la Chiesa I mistici cristiani la estendono a tutte le anime fedeli.
In Osea, come in tutti i profeti, l’ultima parola è sempre una parola di speranza, anche nelle
situazioni più drammatiche, perché l’amore del Signore è più forte di tutte le infedeltà dell’uomo.
Nonostante tutto, Dio continua ad amare Israele, a rimanere fedele: non abbandonerà al suo destino la
sposa infedele, ma, mosso a compassione (è un capovolgimento), progetta di riconquistarne il cuore:
“Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore (Os 2,16)”. Osea ci vuole
mostrare che all’origine del cammino di conversione e di fede c’è l’amore tenero e misericordioso di Dio,
che è perennemente, instancabilmente fedele.
Osea 2, 16-25
L’attirerò a me
16
Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. 17 Le
renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. 18 E avverrà, in
quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: "Marito mio", e non mi chiamerai più:
"Baal, mio padrone". 19Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal e non saranno più chiamati
per nome. 20In quel tempo farò per loro un'alleanza con gli animali selvatici e gli uccelli del
cielo e i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese, e li farò riposare tranquilli.
21
Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell'amore e
nella benevolenza, 22ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. 23E avverrà, in
quel giorno - oracolo del Signore - io risponderò al cielo ed esso risponderà alla terra; 24 la
terra risponderà al grano, al vino nuovo e all'olio e questi risponderanno a Izreèl. 25Io li
seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata, e a Non-popolo-mio dirò: "Popolo
mio", ed egli mi dirà: "Dio mio"".
___________
Nei versetti 11-15 l’autore dice che, perché Israele si converta e si salvi , prima sarà privato dei
beni del suolo, che non potrà più avere dai suoi amanti, i Baal cananei, poi finirà di esistere come popolo,
il territorio sarà reso deserto, senza possibilità di nuova fertilità, e cesseranno anche le liete ricorrenze
festive. Quando Israele avrà constatato tutta la sferza del dolore, allora la via della conversione sarà sicura
LA SEDURRO (16)
Dopo i castighi viene introdotto un motivo di salvezza. Dio userà gli inviti, le tenerezze, le
promesse che mostreranno l’amore dello sposo che è Dio, verso la sposa, che è Israele.
DESERTO (16)
In questo tentativo di recupero dell’amore della sposa si inserisce il tema importante del deserto,
come via di ripensamento. La seduzione ha lo scopo di ricondurre il popolo nel deserto, che è visto
come il tempo della giovinezza di Israele, un tempo in cui, tra le privazioni e il suo abbandono in Dio, il
tempo in cui ha riconosciuto in Lui l’unico suo Sposo. Non è detto come si dovrà realizzare il ritorno al
deserto, si fa cenno al proposito di Javhè di parlare al cuore.
LE RENDERO LE SUE VIGNE (17)
Ristabilita l’unione con Dio, anche i beni verranno restituiti alla sposa; erano stati tolti perché
nocivi, ora vengono restituiti perché non sono più pericolosi.
VALLE DI ACOR (17)
E una valle nei pressi di Gerico. Il cambiamento di nome va compreso in riferimento a Gs 7, 24-26,
in cui è detto che in quella valle fu condotto un certo Acan per non aver ottemperato agli ordini durante
l’ingresso della terra promessa. Questa valle che di per sé era lugubre, come attesta anche il suo nome, che
significa “valle della disgrazia”, diventerà per Israele come la porta che si apre su una nuova storia.
LA MI RISPONDERA (17 )
Nel deserto Israele risponderà con prontezza, sarà fedele ed eseguirà gli ordini del Signore, “come
ai giorni della giovinezza”, cioè come nel periodo dall’uscita dell’Egitto all’entrata in Canaan. Osea
presenta questo periodo come ideale, anche se ci furono molte resistenze di Israele al Signore, che però
furono di altro genere.
QUANDO USCI (15 )
Sembra che Osea restringa il tempo della giovinezza al solo periodo dell’uscita dall’Egitto.
MARITO MIO , …NON PADRONE (19)
In quanto qui detto c’è in ebraico un gioco di parole. Il termine “baal” significa “dio” e anche
“ signore, padrone” . Alla seduzione divina seguirà l’annunzio di una ristabilita unione maritale, in cui
Israele amerà davvero Javhé.
I NOMI DEI BAAL (19)
Questi nomi erano sulla bocca degli Israeliti specialmente durante i riti religiosi, Quando Israele
sarà tornato a Dio, essi spariranno dalla sua bocca.
PER LORO UN’ALLEANZA (20 )
Dopo il nuovo sposalizio, Javhé farà con la sposa un nuovo patto di prosperità , di pace, di
giustizia e di fedeltà , che sarà indissolubile.
MIA SPOSA PER SEMPRE (21 )
E’ l’atto principale delle nozze. Esse
saranno per sempre: da parte di Javhè non ci sarà
scissione.
NELLA GIUSTIZIA E NEL DIRITTO (21 )
Da Dio dipende la giustizia e il diritto e i suoi rappresentanti avranno queste qualità; la
benevolenza e l’amore sono attributi divini da cui derivano agli uomini i divini benefici .
NELLA FEDELTA (22 )
La fedeltà di Dio (l’hesed ) garantisce le promesse di giustizia, giudizio, bontà e amore.
RISPONDERO AL CIELO (23)
E’ una nuova promessa. La natura, per volontà divina, sarà a servizio di Israele, che ritornerà ad
essere il popolo dell’alleanza.
RISPONDERA AL GRANO (24)
La fecondità della terra è segno di prosperità e benedizione. Il nome Izreèl, rimanda alla radice
ebraica che significa “seminare” .
RISPONDERANNO A IZREEL (24)
Izreel significa Dio semina e Osea afferma la rinascita come da un nuovo seme del nuovo
Israele, ristabilito popolo eletto. Scomparirà del tutto la minaccia racchiusa nei nomi di “Non amata e
“Non popolo mio”.
Osea
6, 3-6
Ritorno al Signore
1
"Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha
percosso ed egli ci fascerà. 2Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi
vivremo alla sua presenza. 3Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura
come l'aurora. Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera che
feconda la terra". 4Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro
amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce. 5Per questo li
ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio
sorge come la luce: 6 poiché voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli
olocausti.
______________
I quattro versetti di questo brano sono come la conclusione della sezione 5, 8- 6, 6 che tratta di una
guerra fratricida in atto o imminente tra Israele e Giuda. Il riferimento è ai fatti avvenuti durante il regno
di Tiglatpilesser III.
Israele e la Siria progettano di attaccare l’Assisia e vorrebbero associare alla
coalizione anche Achaz re di Giuda, che chiede aiuto a Tiglatiplesser III di Assiria. Costui scende in
Palestina, sconfigge la coalizione antiassira, distrugge Israele e pone sotto il suo influsso anche la Giudea.
Tutto si conclude quindi con un disastro, come è detto in seguito: “gli stranieri divorano la sua forza ed
egli non se ne accorge” (7, 9 ) e con l’abbandono da parte di Dio (5, 15 ). Come Isaia nel regno del Sud (
Isaia 7, 4 ss) , così Osea nel regno del Nord critica il comportamento del popolo. Il brano 1-6 di Osea è
una liturgia penitenziale che inizia con l’invito al popolo alla conversione ( venite, ritorniamo al Signore)
per poter sperare da Javhé la guarigione dai mali ( Egli ci percosso ed egli ci fascerà ).
VENITE, RITORNIAMO AL SIGNORE (1 )
Il popolo è invitato alla conversione.
AFFRETTIAMOCI A CONOSCERE (3 )
La guida invita a “conoscere il Signore”, cioè a conoscere la sua legge e le tradizioni sante d’Israele;
tale conoscenza però non è teorica ma pratica:
si tratta di agire secondo la volontà di Dio, di
allontanare l’idolatria, osservare i decreti del Signore e creare una stretta comunione con Javhé. La
mancanza di questa “conoscenza” era stata la causa del castigo.
LA SUA VENUTA E’ SICURA (3 )
Javhè si mostrerà nuovamente come salvatore del suo popolo. Avverrà con sicurezza il contrario
di quanto era avvenuto prima: e “me ne ritornerò nella mia dimora, finché non avranno espiato e
cercheranno il mio volto e ricorreranno a me nella loro angoscia” (5. 15).
COME L’AURORA
L’intervento di Dio nella storia del suo popolo dopo la conversione è sicuro come il sorgere
dell’aurora ( come l’aurora), come la pioggia d’autunno (malqos ), che permette la semina e come la
pioggia ( gesaen ) di primavera, che fa maturare quello che è stato seminato e che arriva a tempo
opportuno per vivificare la terra riarsa (Dt 11, 14 ). Il popolo spera, attraverso la sua conversione, di
riavere presto quei benefici che il profeta aveva promesso da Dio al popolo ritornato a lui (2,17.20.23-25).
CHE DOVRO’ FARE (4 )
La risposta di Dio è una dichiarazione dell’impossibilità di aiutarli, perché il popolo non
mostra di essere costante nel proposito di conversione. La risposta inizia con una domanda retorica
rivolta ai due regni: Efraim e Giuda, e qui alcuni discutono se la menzione di Giuda sia originaria.
IL VOSTRO AMORE E’ COME UNA NUBE (4 )
Poi, riallacciandosi a quanto detto prima di aurora e pioggia dice che la “haesed” del popolo e
come una nube del mattino e la rugiada dell’alba, che si dileguano molto presto, non sopportando il
caldo del giorno; così è instabile il popolo dal punto di vista religioso. L’essenza della vera conversione è
l’amore, inteso qui come fedeltà del popolo ai precetti di Javhé e specialmente come abbandono
completo dei culti idolatrici dei cananei e adesione al culto del Signore.
PER QUESTO (5 )
Nonostante tutti i suoi interventi salvifici, Dio non trova in Israele un “haesed” genuino. Pertanto (
per questo ) è necessario l’intervento dei profeti ( nebiim ) del giudizio, tra i quali si possono catalogare
Aiha di Silo, Eklia, Eliseo, Michea , Amos e Osea.
LI HO ABBATTUTI (5 )
L’asserzione: “Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia
bocca”, pone in stretta relazione “i profeti” con “la parola” ed indica la natura del profetismo. Le parole
“che escono dalle bocca” di Dio, che cioè manifestano la sua volontà, sono sempre efficaci, si realizzano;
la “bocca” di Dio
è il profeta. Dio ha “colpito” (hsb) e “ucciso”. I verbi indicano la situazione
concreta, descritta nel c. 5 , in seguito alla sconfitta dell’esercito d’Israele per opera di Tiglatpilesser III
e già preannunziata, come castigo delle infedeltà ( Israele ed Efraim cadranno per le loro colpe e Giuda
soccomberà con loro: 5,5).
IL MIO GIUDIZIO (5 )
Il castigo non significa la fine del popolo, esso serve a ristabilire l’ordine (mispat) divino; da parte di
Javhé ha solo una finalità educativa.
VOGLIO L’AMORE E NON IL SACRIFICIO (6 )
“Voglio l’amore e non il sacrificio”. La frase così come suona è un po’ paradossale, perché
sembra cancellare il culto per lasciare spazio solo alla misericordia. In realtà si tratta di una negazione
enfatica, destinata a sottolineare fortemente il vincolo tra religione e impegno vitale. Noi poniamo
l’accento sulla parola decisiva, che in greco è “eleos” (misericordia) ed è alla base della nostra
“elemosina”, ma in ebraico abbiamo “haesed”, un temine tipico del lessico dell’alleanza con Dio: esso
significa: “fedeltà amorosa” e denota l’atteggiamento radicale con cui bisogna seguire la via tracciata
dalla legge divina, designa l’adesione gioiosa alla volontà del
Signore e il relativo
impegno
nell’esistenza quotidiana. In questo senso si comprende che la “misericordia” non deve essere una
semplice compassione, si tratta, invece, di una scelta radicale che pervade il cuore e la vita.
L’affermazione di questo versetto dice dove sta l’essenza della conversione: “Voglio l’amore
(haesed) e non il sacrificio (zaebach ), la conoscenza di me ( daat aelohim ) più degli olocausti (olà ) “.
Haesed è la piena dedizione e l’assoluta fedeltà a Dio; la “daat”, è agire secondo la volontà di Dio. (vedi v.
3 ). Senza amore e conoscenza, il sacrificio non ha alcun contenuto.
Gesù stesso citerà, nel vangelo di Mt, per due volte (Mt 9,13; 12,7) questo testo chiave di Osea:
"Misericordia io voglio e non sacrificio" (Os 6,6).
Osea 11, 1-11
Come il Padre e il figlio
Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli
bruciavano incensi. Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non
compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero
per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da
mangiare. Ritornerà al paese d’Egitto, Assur sarà il suo re, perché non hanno voluto
convertirsi. La spada farà strage nelle loro città, sterminerà i loro figli, demolirà le loro
fortezze. Il mio popolo è duro a convertirsi:chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo
sguardo. Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come
potrei trattarti al pari di Adma, ridurti allo stato di Zeboim? Il mio cuore si commuove
dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Efraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a
te e non verrò nella mia ira. Seguiranno il Signore ed egli ruggirà come un leone: quando
ruggirà, accorreranno i suoi figli dall’occidente, accorreranno come uccelli dall’Egitto, come
colombe dall’Assiria e li farò abitare nelle loro case. Oracolo del Signore. (Os 11,1-11)
_____________
Un’altra immagine eloquente che Osea ci offre è quella del rapporto Padre-figlio. Il profeta sente
che è pronunciata ormai la sentenza per le colpe, è già avviata l’esecuzione, ma all’improvviso avviene
qualcosa di inaspettato e decisivo: in Dio esplode un amore sconvolgente.
Possiamo considerare questo testo come una delle cose più belle e grandi che siano state dette
sull’amore di Dio, non solo nel libro di Osea, ma in tutta la letteratura profetica. Se Dio è lo sposo e
Israele la sposa, se Dio è il padre e Israele è il figlio, l’alleanza diventa un rapporto d’amore e la legge
suprema dell’alleanza è solo l’amore. Osea condensa, così, tutto il suo messaggio in quel versetto che
riprenderà per due volte: “Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più che gli olocausti”
(Os 6,6).
ISRAELE ERA GIOVANETTO (1)
Per Osea la storia dell’elezione comincia con l’uscita dall’Egitto, e Israele è rappresentato come
un giovanetto amato in modo particolare da Dio.
DALL’EGITTO HO CHIAMTATO (1)
L’uscita dall’Egitto è vista come la nascita di un figlio. Questo testo è stato applicato nel Vangelo
di Luca a Gesù che viene richiamato dall’Egitto dove era andato per sfuggire alla strage degli innocenti (Mt
2, 15).
PIU LI CHIAMAVO (2)
Alcuni leggono: “Io li ho chiamati, ma essi si sono allontanati” . La versione Cei tradurre: “Più li
chiamavo , più si allontanavano” . Javhè ha chiamato il popolo, ma il popolo non ha onorato l’alleanza.
AI BAAnziché a Javhé sono stati devoti ai Baal, rendendo ad essi culto nei luoghi loro dedicati.
INSEGNAVO A CAMMINARE (4)
Dio ha curato Israele come un genitore cura un figlio: gli ha insegnato a camminare, lo ha preso
sulle braccia. Quest’ultima immagine ricorre anche altrove nella Bibbia (Nm 11, 12; Dt 1, 31; 32, 11).
CON LEGAMI DI BONTA (4)
Continua l’elenco degli atti affettuosi di un padre verso il figlio. Ed è in risalto la constatazione
amara: “essi non compresero”.
RITORNERA AL PAESE D’EGITTO (5)
E’ la minaccia del castigo, dato che l’Egitto è visto, come luogo di schiavitù. Senza escludere un
ritorno reale in quella terra, in seguito all’invasione assira .
ASSUR SARA LORO RE 85)
Assur era il dio degli Assiri. Non volendo Jahhe, Efrain avrà il dominio degli Assiri.
LA SPADA FARA STRAGE (6)
Questa è l’altra minaccia: la guerra con tutte le sue conseguenze.
COME POTREI ABBANDONARTI (7)
E’ un versetto colmo di tenerezza. Dio non abbandonerà il suo popolo, non lo consegnerà ad
altri, cioè alla schiavitù dell’Assisia, e al culto di Baal.
ADMA E ZEBOIM (8)
Sono due città della Pentapoli, nominate insieme a Sodoma e Gomorra, cui fu riservata la
stessa sorte ( Gn 19, 25)
.
IL MIO CUORE SI COMMUOVE (8)
E’ un’asserzione che vuole esprimere il sentimento profondo del padre verso il figlio.
NON DARO SFOGO (9)
Il termine “ira” è usato anche altrove nella Bibbia in maniera antropomorfica per indicare il
giudizio divino.
SONO DIO E NON UN UOMO (9)
Dio ha eletto Israele ed Israele sarà sempre popolo eletto, dal momento che Dio è fedele a
differenza dell’uomo che muta spesso opinione
SONO SAPropriamente la differenza tra l’uomo e Dio è che Dio è santo
SEGUIRANNO JUAVHE (10
I versetti 10-11 annunziano la restaurazione di Isreale. Passata la bufera dell’esilio, Israele
seguirà Javhé. Dio “ruggirà come un leone” ossia Dio chiamerà e la sua voce sarà udita dovunque, come il
ruggito potente di un leone. Sentirò la sua voce anche chi tiene in deportazione Israele e lo lascerà libero di
tornare a casa.
ACCORRERANNO (11)
E gli esuli torneranno, dall’Egitto, dall’Assiria, da ogni parte.
2 Re 17, 1-21
Fine del regno del Nord
1
Nell'anno dodicesimo di Acaz, re di Giuda, Osea, figlio di Ela, divenne re su Israele a
Samaria. Egli regnò nove anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come i re
d'Israele che l'avevano preceduto. 3 Contro di lui mosse Salmanàssar, re d'Assiria; Osea
divenne suo vassallo e gli pagò un tributo. 4Ma poi il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea;
infatti questi aveva inviato messaggeri a So, re d'Egitto, e non spediva più il tributo al re
d'Assiria, come ogni anno. Perciò il re d'Assiria lo arrestò e, incatenato, lo gettò in carcere. 5
Il re d'Assiria invase tutta la terra, salì a Samaria e l'assediò per tre anni. 6Nell'anno nono di
Osea, il re d'Assiria occupò Samaria, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e
presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media. 7 Ciò avvenne perché gli Israeliti
avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, dalle
mani del faraone, re d'Egitto. Essi venerarono altri dèi, 8seguirono le leggi delle nazioni che
il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d'Israele. 9Gli Israeliti
riversarono contro il Signore, loro Dio, parole non giuste e si costruirono alture in ogni loro
città, dalla torre di guardia alla città fortificata. 10Si eressero stele e pali sacri su ogni alto colle
e sotto ogni albero verde. 11Ivi, su ogni altura, bruciarono incenso come le nazioni che il
Signore aveva scacciato davanti a loro; fecero azioni cattive, irritando il Signore. 12Servirono
gli idoli, dei quali il Signore aveva detto: "Non farete una cosa simile!". 13Eppure il Signore, per
mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: "Convertitevi
dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che
io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti".
14
Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervice, come quella dei loro padri, i
quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. 15Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza,
che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro; seguirono le vanità e
diventarono vani, seguirono le nazioni intorno a loro, pur avendo il Signore proibito di agire
come quelle. 16 Abbandonarono tutti i comandi del Signore, loro Dio; si eressero i due
vitelli in metallo fuso, si fecero un palo sacro, si prostrarono davanti a tutta la milizia celeste e
servirono Baal. 1 7Fecero passare
i loro figli e le loro figlie per il fuoco, praticarono la
divinazione e trassero presagi; si vendettero per compiere ciò che è male agli occhi del
Signore, provocandolo a sdegno. 18Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal
suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda. 19Neppure quelli di Giuda osservarono i
comandi del Signore, loro Dio, ma seguirono le leggi d'Israele. 20Il Signore rigettò tutta la
discendenza d'Israele; li umiliò e li consegnò in mano a predoni, finché non li scacciò dal suo
volto. 21Quando aveva strappato Israele dalla casa di Davide, avevano fatto re Geroboamo,
figlio di Nebat; poi Geroboamo aveva spinto Israele a staccarsi dal Signore e gli aveva fatto
commettere un grande peccato. 22Gli Israeliti imitarono tutti i peccati che Geroboamo
aveva commesso; non se ne allontanarono, 23finché il Signore non allontanò Israele dal
suo volto, come aveva detto per mezzo di tutti i suoi servi, i profeti. Israele fu deportato
dalla sua terra in Assiria, fino ad oggi.
______________
Il regno del Nord termina la sua storia nel 722, poco dopo il ministero del profeta Osea, mentre
era re un altro Osea. La capitale Samaria cade dopo un assedio di tre anni ad opera degli Assiri. Allora
una parte ella popolazione viene portata in esilio e giungono in Israele popolazioni provenienti da
altre regioni, con le loro usanze e religioni.
OSEA (1 )
Osea regnò dal 732 al 724 circa. Salì al trono con l’aiuto del partito egittofolo , riescì ad irritare
l’Assiria e a far precipitare Israele in rovina.
CIO CHE E MALE (2)
Questo re si comportò male, ma l’autore lo giudica meno peccatore dei suoi predecessori.
SO, RE D’EGITTO (3)
Non si conosce un faraone che avesse none So, mentre questo è il nome di una città.
SALMANASSAR (3)
Salmanàssar V era figlio di Tiglat-Pilèser III e regnò in Assiria dal 727 al 722 circa. Seguì la
politica del padre di espansione con le armi.
LO ARRESTO 85)
Per averlo potuto imprigionare, Osea deve essere uscito fuori del suo regno: forse era andato a
conferire con il re di Assiria . Il regno del nord per tre anni restò senza re.
SALI A SAMARIA (5)
Anche se gli abitanti di Samaria avevano perso il loro re, continuarono a resistere all’Assiria.
ASSEDIO (5)
Dopo un assedio di tre anni, perché Samaria si trovava in un’eccezionale posizione strategica, nel
722 Salmanàssar V la occupò . Questo re morì pochi mesi dopo la caduta di Samaria e, forse per questo
motivo, gli Annali Assiri dicono che fu Sargon II a conquistarla e a deportarne la popolazione. I deportati
vennero dispersi nelle varie regioni dell’impero assiro per togliere loro ogni possibilità di riorganizzazione
e di rivincita.
DEPORTO GLI ISRAELITI (5)
Sargon ordinò subito, come era usuale, una deportazione di massa delle classi più elevate del
regno. Sono indicate le località della deportazione : Calach, località lontana da Harran; Cabor, affluente di
sinistra dell’Eufrate nella Mesopotamia settentrionale, Gozan , l’attuale Tel Halaf, Media, regione ad est
della Mesopotamia.
AVEVANO PECCATO (7)
L’autore dice che causa della caduta è stato il peccato di Israele. E il peccato fondamentale per
l’autore è lo scisma e l’adorazione dei vitelli d’oro: “ Quando aveva strappato Israele dalla casa di
Davide, avevano fatto re Geroboamo, figlio di Nebat; poi Geroboamo aveva spinto Israele a staccarsi dal
Signore e gli aveva fatto commettere un grande peccato. Gli Israeliti imitarono tutti i peccati che
Geroboamo aveva commesso” (21-22) .
ESSI VENERARONO ALTRI DEI (7)
Il primo peccato è l’idolatria che viene descritta con varie espressioni nei versetti 7-12.
CONVERTITEVI (13)
Prima che giungesse il castigo, il Signore aveva avvertito gli Israeliti e li aveva invitati alla
conversione, tramite i profeti.
ESSI NON ASCIOLTARONO (14)
Segue un lungo elenco di peccati, che si possono ridurre all’idolatria.
IL SIGNORE SI ADIRO (18)
Gli avvertimenti non sono stati accolti ed è scattato il castigo. Israele
ha
respinto i
comandamenti e il Signore ha respinto il popolo. Gli Israeliti si sono allontanati da Javhé, e Javhé li ha
messi da parte, si sono venduti e il Signore li ha abbandonati alle loro decisioni.
FU DEPORTATO (23)
Israele viene disperso e si dissolve. Dal momento che non è più il popolo del Signore finisce
anche di essere un popolo. Della popolazione del regno del Nord, i notabili furono deportati, alcuni
restarono in patria, però si chiamarono Samaritani, altri si diressero verso la Giudea e Gerusalemme, dove
trovarono nuova forza per resistere e sperare.
2 Re 17,24-41
Origine dei Samaritani
Torah samaritana
24
Il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da
Sefarvàim e la stabilì nelle città della Samaria al posto degli Israeliti. E quelli presero possesso
della Samaria e si stabilirono nelle sue città. 25All'inizio del loro insediamento non veneravano
il Signore ed egli inviò contro di loro dei leoni, che ne facevano strage. 26Allora dissero al re
d'Assiria: "Le popolazioni che tu hai trasferito e stabilito nelle città della Samaria non
conoscono il culto del dio locale ed egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali seminano
morte tra loro, perché esse non conoscono il culto del dio locale". 27Il re d'Assiria ordinò:
"Mandate laggiù uno dei sacerdoti che avete deportato di là: vada, vi si stabilisca e insegni il
culto del dio locale". 28Venne uno dei sacerdoti deportati da Samaria, che si stabilì a Betel e
insegnava loro come venerare il Signore. 29Ogni popolazione si fece i suoi dèi e li mise nei
templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città dove dimorava. 30Gli uomini di
Babilonia si fecero Succot-Benòt, gli uomini di Cuta si fecero Nergal, gli uomini di Camat si
fecero Asimà. 31Gli Avviti si fecero Nibcaz e Tartak; i Sefarvei bruciavano nel fuoco i propri figli
in onore di Adrammèlec e di Anammèlec, divinità di Sefarvàim. 32Veneravano anche il Signore;
si fecero sacerdoti per le alture, scegliendoli tra di loro: prestavano servizio per loro nei templi
delle alture. 33Veneravano il Signore e servivano i loro dèi, secondo il culto delle nazioni
dalle quali li avevano deportati. 34Fino ad oggi essi agiscono secondo i culti antichi: non
venerano il Signore e non agiscono secondo le loro norme e il loro culto, né secondo la
legge e il comando che il Signore ha dato ai figli di Giacobbe, a cui impose il nome d'Israele.
35
Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro ordinato: "Non venerate altri
dèi, non prostratevi davanti a loro, non serviteli e non sacrificate a loro, 36ma venerate solo il
Signore, che vi ha fatto salire dalla terra d'Egitto con grande potenza e con braccio teso: a lui
prostratevi e a lui sacrificate. 37Osservate le norme, i precetti, la legge e il comando che egli
ha scritto per voi, mettendoli in pratica tutti i giorni; non venerate altri dèi. 38Non
dimenticate l'alleanza che ho concluso con voi e non venerate altri dèi, 39ma venerate
soltanto il Signore, vostro Dio, ed egli vi libererà dal potere di tutti i vostri nemici". 40Essi
però non ascoltarono, ma continuano ad agire secondo il loro culto antico. 41 Così quelle
popolazioni veneravano il Signore e servivano i loro idoli, e così pure i loro figli e i figli dei loro
figli: come fecero i loro padri essi fanno ancora oggi.
____________
Alla deportazione d’Israele verso Oriente, gli Assiri fanno seguire la deportazione di gente straniera
verso la Samaria. Di qui la nascita di un popolo nuovo, costituito da una mescolanza di stirpi e di
religioni diverse. Il racconto semplifica e generalizza i fatti, in quanto quelle colonizzazioni possono essere
state più di una e in tempi diversi. Ma sulla sostanziale verità di questi fatti non ci sono dubbi, anche
perché vengono riportati da documenti assiri.
MANDO GENTE (24)
Vengono condensate qui svariate colonizzazione che avvennero in più tempi. Sono anche indicati
i luoghi di provenienza dei deportati: Cuta, l’attuale Tell Ibrahim a 28 chilometri da Babilonia; Avva,
forse l’attuale Tell-Kafra sull’Oronte in Siria; Amat, sempre sull’Oronte; Sefarna in località presso
Damasco.
SI FEDE I SUOI DEI (29)
Nel mondo semitico ogni paese aveva i suoi dei.
SUCCOT- BENOT ( 30)
Sono indicati alcuni degli dei dei popoli deportati: Sukkut era il nome babilonese del pianeta
Saturno; Banittu era un epiteto della dea Istar; Nergal era un dio degli inferi e della peste; Asima era forse
la dea Sima del periodo ellenistico; Nibcaz e Tattach erano divinità elamite; Adram-Melek era un dio
venerato a Tell-Halaf.
VENERAVANO IL SIGNORE E SERVIVANO I LORO DEI (33)
Questo versetto spiega la situazione che si venne a creare: ormai esisteva un miscuglio di credenze e
culti, un sincretismo, venivano messi insieme Javhé con gli dei dei popoli, deportati in terra d’Israele
NON VENERANO IL SIGNORE (41)
Facendo così gli Israeliti di fatto non “veneravano” davvero il Signore, dal momento che non ne
accettavano i comandamenti e così non potevano chiamarsi figli di Giacobbe o Israele.
Questo rimprovero è rivolto non ai pagani venuti da fuori, ma agli Israeliti che si erano fatti
contaminare da altri culti e non riconoscono Javhè come loro Dio.
Questo miscuglio era già stato rimproverato da Elia , secondo cui era impossibile servire a due
padroni ( 1 Re 18, 21 ) e spiega il disprezzo e il distacco nei riguardi dei Samaritani da parte dei Giudei
nell’AT e nel NT (Es 4, 1-24; Gv 4, 9).
CON LORO L’ALLEANZA (5)
I versetti seguenti parlano dell’alleanza tradita, che si fondava sulla liberazione dall’Egitto e
conteneva il comandamento fondamentale di non venerare altri dei, cui faceva seguito l’insieme degli
altri comandamenti. All’osservanza dell’alleanza corrispondeva la benedizione di Dio, sotto forma di nuova
liberazione.
ESSI PERO NON ASCOLTARONO (40)
All’alleanza il popolo ha risposto con il peccato. E questo peccato si prolunga ancora fino al tempo
in cui l’autore scrive ( “fino ad oggi” ).
Sargon II
Nahum
Di questo profeta non sappiamo praticamente nulla; e anche attraverso lo scritto che porta il suo
nome abbiamo di lui scarse notizie, dice solo che si chiamava Nahum e che era originario di Eleos, località
di ubicazione non precisata. Per l’interesse che mostra per Gerusalemme (2, 1) alcuni pensano che fosse
del regno del Sud. La maggior parte dei critici ritiene che gli oracoli contenuti nel libro siano stati
pronunziati tra il 663, anno in cui cadde Tebe e il 612 , anno della caduta di Ninive. Nei tre capitoli,
troviamo un inno a Dio giusto, la proclamazione della liberazione di Giuda, l’annunzio della distruzione e
la descrizione della caduta di Ninive. Il libro è anteriore alla fine della capitale dell’Assiria, è forse del
periodo in cui era incombente sulla città il pericolo di distruzione.
Nahum 2, 1-14
Assalto a Ninive
2 Contro di te avanza un distruttore. "Monta la guardia alla fortezza, sorveglia le
vie, cingi i tuoi fianchi, raccogli tutte le forze". 3Infatti il Signore restaura il vanto di Giacobbe,
rinnova il vanto d'Israele, anche se i briganti li hanno depredati e saccheggiano i loro tralci.
4
Lo scudo dei suoi prodi rosseggia, i guerrieri sono vestiti di scarlatto, come fuoco
scintillano i carri di ferro pronti
all'attacco,
si brandiscono le lance. 5Per le vie avanzano i
carri, scorrazzano per le piazze, il loro aspetto è come di fiamma, guizzano come saette. 6 Si
fa l'appello dei più coraggiosi, che accorrendo si urtano: essi si slanciano verso le mura, la
copertura di scudi è formata. 7Le porte dei fiumi si aprono, la reggia trema tutta. 8 La Signora
è condotta in esilio, le sue ancelle gemono con voce come di colombe, percuotendosi il petto.
9
Ninive è sempre stata come una vasca piena d'acqua, ma ora le acque sfuggono. "Fermatevi!
Fermatevi!", ma nessuno si volta. 10"Saccheggiate l'argento, saccheggiate l'oro". Ci sono tesori
infiniti, ammassi d'oggetti preziosi! 11Devastazione, spoliazione, desolazione; cuori
scoraggiati, ginocchia vacillanti, brividi ai fianchi, su tutti i volti il pallore. 12 Dov'è la tana dei
leoni, il luogo dove venivano nutriti i leoncelli? Là si rifugiavano il leone, la leonessa e i
leoncelli e nessuno li disturbava. 13Il leone sbranava per i suoi piccoli, azzannava per le sue
leonesse; riempiva i suoi covi di preda, le sue tane di rapina. 14"Eccomi a te - oracolo del
Signore degli eserciti -: manderò in fumo la tua moltitudine e la spada divorerà i tuoi
leoncelli. Distruggerò dalla terra le tue prede, non si udrà più la voce dei tuoi messaggeri".
_____________
Da 2, 2 a 3, 19 vengono descritti gli ultimi momenti di Ninive, per l’assalto degli eserciti nemici.
Nella distruzione della città, avvenuta nel 612 ad opera dei Medi e dei Babilonesi, il profeta vede
realizzarsi il castigo divino. All’inizio del capitolo 3 sono messi in risalto i delitti della Città: “Guai alla
città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare!” , che è vista come
una grande prostituta: “ le tante seduzioni della prostituta, della bella maliarda, della maestra d'incanti,
che faceva mercato dei popoli con le sue tresche e delle nazioni con i suoi incantesimi”, e viene
preannunziata la catastrofe : “”Sibilo di frusta, fracasso di ruote, scalpitio di cavalli, cigolio di carri,
cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade, scintillare di lance, feriti in quantità, cumuli di morti, cadaveri
senza fine, s'inciampa nei cadaveri”.
In 2, 1-14 inizia la descrizione della distruzione di Ninive.
UN DISTRUTTORE (2)
Viene annunziata l’avanzata dell’esercito nemico.
MONTA LA GUARDIA 82)
A quella che era stata l’invincibile e potentissima Ninive, con ironia l’autore fa alcune
raccomandazioni per la difesa: preparazione dei difensori, montare di guardia, sorvegliare gli accessi della
città, avere un morale alto.
LO SCUDO.. ROSSEGGIA (4)
C’è davvero motivo di tante attenzioni, perché l’esercito che sta per assalire la città è
formidabile. Gli assalitori hanno scudi fiammeggianti, divise scarlatte e i loro carri sono nuovi e
fiammanti. L’autore non dice chi sono gli assalitori, ma si tratta dei Babilonesi.
PER LE VIE AVANZANO I CARRI (5)
Viene descritto il furore dell’esercito nemico, che avanza.
ACCORRENDO SI URTANO (6)
Le truppe scelte degli assalitori fanno tutto in fretta, paralizzando i difensori .
COPERTURA DI SCUDI (6)
Essi sono attrezzati per l’assalto alle mura, avendo la protezione degli scudi, che i soldati
avevano per quella circostanza.
LE PORTE DEI FIUMI SI APRONO (7)
Abbatteranno le dighe sul Tigri e le porte della Città verranno sfondate.
LA REGGIA TREMA (7)
L’esercito entrerà nella città. Lo stato maggiore assiro riunito nel palazzo reale e la gente
rifugiatasi nel tempio in grande scompiglio.
SIGNORA (8)
La “signora” cui qui si fa cenno o è la regina, che viene condotta in esilio o è la dea Ishtar,
rimossa dal suo piedistallo e portata via dai vincitori; e in questo caso “le ancelle” sarebbero le
sacerdotesse.
DEVASTAZIONI (11)
Segue una lamentazione ironica che indica devastazioni, saccheggi, rapine, cuore che viene meno,
ginocchia che vacillano, spavento generale , brividi , pallore del volto.
TANA DEI LEONI (12)
Il leone è re d’Assiria che con i suoi eserciti terrorizzava i popoli, I leoncelli sono gli abitanti di
Ninive, sempre terribili, i “covi” che il re riempiva sono i luoghi dove venivano accumulate le
ricchezze rapite ai paesi assoggetti e vinti.
ORACOLO DEL SIGNORE (14)
La predizione annunzia la distruzione dell’esercito assiro , la fine dei figli del re, trafitti da spada
nemica, la perdita della preda . Dice anche che non si udrà più la voce dei messaggeri assiri che
andavano a chiedere la resa delle città assediate, come era successo anche in Palestina ( Is 38-39 ).
Impero assiro ai tempi di Nahum
Regno di Giuda
La storia del regno di Giuda, dalla caduta d'Israele alla sua caduta , si trova nel libro di 2Re, dal
capitolo 18 in poi, e in 2 Cronache, dal capitolo 29 fino alla fine. Una parte si trova anche nei libri dei
profeti m soprattutto Isaia e Geremia, che scrissero durante quel periodo.
Questo periodo durò circa 130 anni e Israele fu governato da otto re, dei quali due regnarono solo
tre mesi e uno due anni. Prima di loro avevano regnato Iotam e Acaz, re molto malvagi, che ebbero una
pessima influenza sul popolo divenuto molto corrotto. Ezechia, fu il primo degli ultimi otto re e il
migliore dal tempo della divisione del regno, anche se fu molto difficile per lui indurre la popolazione a
vivere di nuovo secondo la legge di Mosè. Come riconoscimento divino della fedeltà, il suo regno fu
segnalato da una delle liberazione più incredibili che Israele abbia mai sperimentato. Fu la distruzione
miracolosa di notte di un enorme esercito di Sennacherib, il re d'Assiria, che aveva invaso il paese mentre
faceva guerra contro Egitto, e richiedeva la resa di Gerusalemme.
Durante il regno di Ezechia la missione pubblica di Isaia giunse alla conclusione. Fu chiamato ad
essere profeta nell'anno che il re Uzzia morì, e i suoi primi discorsi profetici denunciavano la malvagità del
popolo nei regni di Iotam e Acaz. Bisogna leggere questi discorsi insieme con i racconti nei libri di 2 Re e 2
Cronache dei due re. Mentre i libri danno la storia politica, Isaia svela lo stato della società, e mostra
quanto orrenda era. Isaia fu il costante sostenitore e consigliere di Ezechia in tutte le sue buone imprese, e
molti capitoli del suo libro, fino al 39, vanno studiati insieme con il regno di Ezechia. Gli ultimi 27 capitoli
guardano avanti, alla cattività di Giuda e alla liberazione da essa, mentre molti brani in ogni parte del libro
guardano verso il tempo del Messia.
Il buon regno di Ezechia fu seguito da quello di Manasse, il più malvagio di tutti i re di Giuda. Il
suo regno durò 55 anni. La vera religione era completamente abolita, e tutte le forme di idolatria conosciute
fra le nazioni vicine furono adottate. Il tempio di Dio fu reso il centro di queste abominazioni. Un'intera
generazione di Giudei crebbe fino alla maturità, ed alcuni alla vecchiaia, senza la possibilità di conoscere
il vero Dio o avere qualsiasi conoscenza della Scritture. Amon, il figlio e successore di Manasse, continuò
nelle vie di suo padre, aggiungendo due anni a questo periodo di apostasia.
Copia di altare del tempo del Regno di Giuda
2 Re 16, 1- 20
Acaz re di Giuda
1
Nell'anno diciassettesimo di Pekach, figlio di Romelia, divenne re Acaz, figlio di
Iotam, re di Giuda. 2Quando Acaz divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni a
Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore, suo Dio, come Davide, suo
padre. 3 Seguì la via dei re d'Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli
abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 4Sacrificava e
bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde. 5Allora Resin, re di Aram, e
Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, salirono per combattere contro Gerusalemme;
strinsero d'assedio Acaz, ma non poterono attaccare battaglia. 6In quel tempo Resin, re di
Aram, recuperò Elat ad Aram ed espulse i Giudei da Elat; poi gli Edomiti entrarono in Elat e vi
si sono stabiliti fino ad oggi 7Acaz mandò messaggeri a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, per
dirgli: "Io sono tuo servo e tuo figlio; sali e salvami dalla mano del re di Aram e dalla mano del
re d'Israele, che sono insorti contro di me". 8Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel
tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria. 9Il re d'Assiria
lo ascoltò e salì a Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e fece morire Resin. 10Il
re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, a Damasco e, visto l'altare che si
trovava a Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo modello
con tutta la sua lavorazione. 11Il sacerdote Uria costruì l'altare, conformemente a tutte le
indicazioni che il re aveva inviato da Damasco; il sacerdote Uria fece così, prima che tornasse
Acaz da Damasco. 12Arrivato da Damasco, il re si avvicinò all'altare e vi salì, 13bruciò
sull'altare il suo olocausto e la sua offerta, versò la sua libagione e sparse il sangue dei sacrifici
di comunione a lui spettanti. 14Spostò l'altare di bronzo, che era di fronte al Signore, dalla
facciata del tempio, dal luogo tra l'altare e il tempio del Signore, e lo pose al fianco dell'altare
verso settentrione. 15Il re Acaz ordinò al sacerdote Uria: "Sull'altare grande brucerai
l'olocausto del mattino, l'offerta della sera, l'olocausto del re e la sua offerta, l'olocausto di
tutto il popolo della terra, la sua offerta e le sue libagioni; su di esso spargerai tutto il sangue
degli olocausti e tutto il sangue dei sacrifici. Dell'altare di
bronzo mi occuperò io". 16Il
17
sacerdote Uria fece quanto aveva ordinato il re Acaz. Il re Acaz tagliò a pezzi le traverse dei
carrelli e tolse da esse i bacini. Fece cendere il Mare dai buoi di bronzo che lo sostenevano e lo
collocò sul pavimento di pietre. 18A causa del re d'Assiria egli rimosse dal tempio del Signore
il portico del sabato, che era stato costruito nel tempio, e l'ingresso esterno del re. 19Le altre
gesta che compì Acaz non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 20Acaz
si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto
divenne re suo figlio Ezechia.
___________
Acaz fu re del Sud negli anni 736-716. Ereditò dal padre la guerra con il Regno del Nord che
cercava di deporlo per dare inizio ad una nuova dinastia a Gerusalemme. Isaia assicura Acaz che questo
tentativo fallirà e che Israele e Damasco lasceranno libero il regno del Sud e pronunzia l’oracolo della
nascita dell’Emmanuele (Is 7, 1-17 ), che storicamente sarà il figlio di Acaz, Ezechia.
ACAZ (1 )
Acaz, terrorizzato per la guerra che la Siria e Israele gli stanno muovendo, si rivolge all’Assiria: è in
questa situazione storica che Isaia pronuncia l’oracolo dell’Emmanuele (cfr. Is 7, 1-25).
CIO CHE NON E RETTO (2)
Il giudizio dei libri dei Re e di Isaia su Acaz è negativo. Il peccato di Acaz supera quello dei
predecessori, prima di tutto perché egli stesso prende parte ai riti sulle alture, poi per aver sacrificato il figlio.
FECE PASSARE (3 )
Bruciò vivo il figlio in sacrificio. Un gesto del genere viene condannato severamente dal
Deuteronomio (cfr. Dt 12, 31), dalla legge di santità (cfr. Lv 18, 21), dai profeti (cfr. Ger 7, 31). E’ la prima
volta a quanto risulta che un re di Giuda cadde in questo abominio. Gli Israeliti compirono anche altre volte
questi delitti ( 2 Re 17, 17, 21, 6; 13, 10; Gr 7, 31; 19, 5; 32, 35). Il dio cui sacrificavano era Moloch, che
poteva essere lo stesso Baal, o più probamente il Milcon
che la Bibbia definisce l’abominio degli
Ammoniti ( 2 Re, 23-13 ).
BRUCIAVA INCENSO (4)
Era un atto di culto alle divinità cananee.
CONTRO GERUSALEMME (5)
E’ la guerra siro-efraimita, che aveva lo scopo di trascinare il regno di Giuda in una coalizione
contro l’Assiria.
RECUPERO ELAT ( 6 )
Mentre Achaz era occupato nella guerra siro-efraimita, gli Edomiti occuparono il porto di Elat.
MANDO MESSAGGERI (7)
Senza prestare ascolto a Isaia (Is 7, 1-17 ), Acaz si rivolge al re di Assisia, non rendendosi conto
che questo gesto avrebbe preparato la rovina del suo regno ( Is 8, 5- 8).
LO MANDO IN DONO ( 8)
Il tributo della Giudea all’Assiria è ricordato anche in un documento cuneiforme.
A DAMASCO (9 )
L’altare, che impressionò Acaz per la maestosità, era probabilmente del tempio di Adàm–Rimmon.
DISEGNO DELL’ALTARE (9-12)
Acaz decise di fare qualcosa di simile a Gerusalemme. Ordinò la costruzione di un altare nel
Tempio di Gerusalemme e lo consacrò personalmente, mettendo da parte il sacerdote Uria.
ALTARE DI BRONZO (14)
Il vecchio altare fu accantonato in un angolo del cortile del tempio.
SULL’ALTRE GRANDE BRUCIAVA (15)
Acaz diede ordine ad Uria di compiere i sacrifici del mattino, della sera (Es 19, 39 ), uno per il re,
di cui non si sa altro, e quelli individuali delle devozioni private. Sull’altare di bronzo decise di interessarsi
personalmente, forse per utilizzare il metallo ad altro scopo.
TAGLIO A PEZZI (17)
Acaz eliminò anche alcune suppellettili del Tempio.
IL PORTICO DEL SABATO 818)
Alcune strutture, come l’ingresso esterno del re, le rimosse probabilmente su ordine del re di
Assiria,.
SI ADDORMENTO (2)
Acaz mori, lasciando in eredità al figlio Ezerchia un regno in pericolo. Isaia chiamò Acaz erede di
Davide, ma disse anche che stancava il Signore, lo invitò ad aver fiducia in Dio e lo minaccio: “ se non
credi, non sussisterai. (Is 8, 16-18 ) .
2 Re 20, 1-4
Malattia e guarigione di Ezechia
1
In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Il profeta Isaia, figlio di Amoz, si
recò da lui e gli disse: "Così dice il Signore: "Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai
e non vivrai"". 2Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo:
3
"Signore, ricordati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho
compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi". Ed Ezechia fece un gran pianto.4Prima che Isaia
uscisse dal cortile centrale, la parola del Signore fu rivolta a lui, dicendo: 5"Torna indietro e
riferisci a Ezechia, principe del mio popolo: "Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho
udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarirò: fra tre giorni salirai al
tempio del Signore. 6Aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla
mano del re d'Assiria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide, mio servo"". 7Isaia
disse: "Andate a prendere un impiastro di fichi". Andarono a prenderlo, lo posero sull'ulcera
e il re guarì.
______________
Nello stesso periodo dell’attacco della nazione più forte del mondo, Ezechia, che era ancora giovane,
venne colpito da una malattia mortale. Egli reagì pregando il Signore e Dio gli rispose attraverso il
profeta Isaia, dicendogli che lo avrebbe guarito,
IN QUEI GIORNI (1)
Il periodo è quello dell’invasione di Sennacherib, ma l’indicazione è vaga.
LA FACCIA VERSO LA PARETE (2)
Si volta per pregare con maggiore concentrazione.
CHE HO CAMMINATO (3)
Ad una vita retta e sincera davanti a Dio corrisponde la benedizione di lunghi anni. Ezechia fa
appello alle benedizioni di Dio. La supplica è breve ed è accompagnata dal pianto.
QUINDICI ANNI (5)
Il tempo concesso non è lungo, ma certo apprezzabile per Ezechia che è in punto di morte.
LIBERERO TE E QUESTA CITTA 86)
Al prolungamento della vita viene aggiunta la promessa di sicurezza per lui e per la città.
IMPIASTRO DI FICHI (7)
Questi impacchi erano usati per le infiammazioni e le ulcere.
2 Re, 19, 35-36
Sennacherib lascia Gerusalemme
Ora in quella notte l'angelo del Signore uscì e colpì nell'accampamento degli Assiri
centoottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, erano tutti
cadaveri senza vita.36Sennàcherib, re d'Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Ninive,
dove rimase. 37Mentre si prostrava nel tempio di Nisroc, suo dio, i suoi figli Adrammèlec e
Sarèser lo colpirono di spada, mettendosi quindi al sicuro nella terra di Araràt. Al suo posto
divenne re suo figlio Assarhàddon.
__________
Sennacherib , re di Assiria, assediò Gerusalemme, durante la sua campagna di conquista
della Palestina. Nel 701 a.C., nel regno di Giuda, era scoppiata una ribellione appoggiata dall'Egitto e
guidata dal re Ezechia, che tentava di liberarsi dagli Assiri, che però conquistarono tutte le sue città.
Rendendosi conto del suo errore, egli inviò un grande tributo al re assiro. Tuttavia gli Assiri marciarono
ugualmente verso Gerusalemme e il re inviò il suo comandante in capo con un esercito per assediare la città,
mentre lui stesso combatteva contro gli Egizi. Il comandante si incontrò con gli ufficiali di Ezechia, intimò
di arrendersi, insultandoli a voce così alta che la popolazione dalle mura poté sentirlo, e bestemmiando
contro Ezechia ed il suo Dio. Isaia rassicurò il re: l’Assiria non avrebbe prevalso. E tra l’altro disse: “ Ti
disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion. Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme… Poiché il
tuo infuriarti contro di me e il tuo fare arrogante è salito ai miei orecchi, porrò il mio anello alle tue
narici e il mio morso alle tue labbra; ti farò tornare per la strada, per la quale sei venuto" (2 Re 18,
23.28). Sennacherib dovette ritirarsi.
COLPI (3)
Questa sconfitta di Sennacherib è fatta risalire direttamente a Dio, qui rappresentato dal suo
angelo, che decimò l’armata assira , come aveva fatto lo sterminatore con i primogeniti d’Egitto (cfr. Es 12,
12-13.23). Ordinariamente si pensa ad una peste; si potrebbe collegare questa notizia del testo biblico a un
racconto di Erodoto secondo il quale, nel corso di una battaglia
tra
Sennacherib e il faraone, ai
confini dell’Egitto, un’invasione di topi provocò la peste nell’accampamento degli Assiri ; Flavio Giuseppe
parla di un’epidemia pestilenziale. Le fonti assire non parlano affatto di questa sconfitta, perché non
menzionavano quanto non era onorevole per il sovrano.
158.000 (35)
E’ una cifra certamente esagerata, dato che le spedizioni assire in Palestina e Siria non superavano le
100. 000 unità, Forse è un’aggiunta posteriore, infatti manca in 2 Cr 32, 12.
LEVO LE TENDE (3)
L’esercito assiro si ritira da Gerusalemme e torna a Ninive.
NISROC (37)
E’ un dio sconosciuto, potrebbe essere un altro nome di Assur o di Marduk.
LO COLPIRONO DI SPADA ( 37)
Questo parricidio è confermato dalle fonti assire
TERRA DI ARARAT (37)
E’ l’Armenia, che gli Assiri denominavano Urartu.
Isaia
Isaia ( = Javhè è aiuto ), figlio di Amos (1, 1 ) , nato probabilmente a Gerusalemme nel 770 a.
C, appartenne a nobile famiglia, forse imparentata alla casa regnante. Sposato, ebbe almeno due figli: SearJasub ( 7, 3 ) e Maher-Shalal-Hash-Baz ( 8, 3 ). Venne dopo Amos e Osea, ma ne è superiore sia per valore
letterario che teologico. Operò in un tempo di crescente pericolo per il regno meridionale, mentre il
regno del nord cadde nel 722. Svolse il suo ministero profetico sotto Iotan, Acaz ed Ezechia. Nel 735,
mentre Gerusalemme era assediata da Sennacherib, ammonì a non confidare nelle leghe terrene, ma
nell’assistenza di Dio. Attaccò le ingiustizie sociali. Dopo che Gerusalemme uscì salva dall’invasione assira
(701 ), Isaia scomparve dalla scena. La tradizione giudaica, non accertata storicamente, dice che è vissuto
anche sotto Manasse ( 693-639 ) che lo avrebbe fatto uccidere facendolo segare. Sua è prevalentemente la
prima parte del libro di Isaia.
Alcune date
779-738
770
740
742-735
740-736
736 -715
745-727
726-722
735
732
735-733
722-705
722
720
732-716
715-711
715-693
705-681
701
701
705-701
693-639
………..
Azaria ( Ozia ) re di Giuda
Nascita del profeta Isaia
Vocazione di Isaia
Iotan re di Giuda
Primo periodo dell’attività profetica
Acaz re di Giuda
Tiglatpilesser re d’Assiria
Salmanassar V re d’Assiria
Gerusalemme assediata da Danasco
Distruzione di Damasco
Secondo periodo dell’attività del profeta
Sargon II re d’Assiria
Fine del Regno del Nord
Sargon batte la lega antiassira ( Karchemis)
Periodo di silenzio
Terzo periodo dell’attività profetica:
Ezechia re di Giuda
Sennacherib re d’Assiria
Conquista assira di gran parte della Giudea
Sennacherib assedia Gerusalemme
Quarto periodo dell’attività profetica
Manasse re di Giuda
Morte di Isaia
Il libro di Isaia
Il Rotolo di Isaia di Qumran
Il libro di Isaia di 66 capitoli è il primo scritto dei profeti maggiori. Aveva la forma attuale
certamente nel II secolo a. C., come risulta dai manoscritti trovati nel 1947 presso il Mar Morto. Il libro si
divide in tre parti:
La prima ( capitoli 1-39 )
è attribuita a Isaia, nato a Gerusalemme nel 770. Contiene oracoli di vario genere, la storia di Isaia al
tempo di Ezechia e due escatologie: “apocalisse di Isaia” (capitoli 24-27 ) di un autore posteriore, almeno
del V secolo, e la “piccola apocalisse” (capitoli 34-35 ), che con probabilità è del secondo Isaia ( di dopo
l’esilio ). La compilazione delle varie parti di 1-39 è il risultato di un processo complicato che ha
interessato i discepoli di Isaia e i loro successori.
La seconda ( capitoli 40-55 )
è di un altro profeta anonimo, detto Deuteroisaia o Secondo Isaia, vissuto in Babilonia verso il 550 d.
C., ai tempi delle prime vittorie di Ciro, che facevano presagire la caduta dell’impero babilonese. La
composizione potrebbe essere avvenuta tra il 550 e il 540 a. C. . E’ un grande poema del ritorno dall’esilio,
contiene i quattro carmi del Servo di Javhé, inni di Javhé, di Gerusalemme e Sion.
La terza (capitoli 56-66 )
è attribuita ad un altro profeta anonimo, detto Tritoisaia o Terzo Isaia, vissuto dopo il rientro
dall’esilio (538 ) in Palestina, ai tempi della restaurazione. Alcuni pensano che questi capitoli siano
opera di continuatori del secondo Isaia. Sono di stile escatologico, ed è difficile datarli, per la totale
assenza di citazioni storiche.
Isaia 1, 10-20
Religiosità autentica
10Udite ( shin’u) la parola del Signore ( debàr Jahweh ), voi capi di Sòdoma;
11«Che m`importa dei vostri
ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!
sacrifici senza numero?» dice il Signore. «Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di
giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. 12Quando venite a
presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? 13Smettete di
presentare offerte inutili, l`incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre,
non posso sopportare delitto e solennità. 14I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono
per me un peso; sono stanco di sopportarli. 15Quando stendete le mani, io allontano gli occhi
da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto ( enenni shomèa). Le vostre mani
grondano sangue. 16Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia
vista. Cessate di fare il male, 17imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete
l`oppresso, rendete giustizia all`orfano, difendete la causa della vedova». 18«Su, venite e
discutiamo» dice il Signore. «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno
bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. 19Se sarete
docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. 20Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete
divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato». (Jahweh dibbèr)
___________
Il libro di Isaia inizia col titolo e la cronologia generale: “Visione che Isaia, figlio di Amos ebbe
su Giuda e su Gerusalemme, nei giorni di Ozia, di Acaz, e di Ezechia, re di Giuda” (1, 1 ). Isaia venne
chiamato ad esser profeta nel 739 ed esercitò la sua attività durante i regni di Jotan (749-734), di Acaz
(734-727) e di Ezechia (727-698 ); in quello stesso periodo regnarono in Assiria : Tiglat-Pileser III ( 745727), Salmanassar V ( 727-722 ), Sargon II (7221-705), Senacherib (705-781 ).
Il primo capitolo di Isaia prosegue con una prima requisitoria di Dio e con la confessione del
popolo (1, 2-9 ), poi con una seconda requisitoria, che è quella del testo 1, 10-20 .
Il brano 1, 10-20 si apre con l’espressione : “ debar Jahweh” e si chiude al v. 20 con “dibber
Jahweh” ( = la bocca di Jahweh ) . La prima parte (10, 15 ) inizia con “udite” (shim’u) e finisce con “ io
non ascolto” (enenni shommea ) e tratta delle opere di culto degli ebrei e del rifiuto da parte del Signore.
Nella seconda parte (16-20 ) troviamo una serie di inviti (lavatevi purificatevi, togliete il male…). Nel
brano la parola di Dio si concretizza su tre orizzonti: accusa ( 10-15), invito alla conversione (16-17 )
perdono ( 18-20 ).
SODOMA… GOMORRA ( 10 )
Sodoma e Gomorra ( Gn 19 ) sono nominate nel versetto precedente: “Se il Signore degli eserciti
non ci avesse lasciato un resto già saremmo come Sodoma e Gomorra” ( Is 1, 19 ). In questo versetto è la
prima volta che appare in Isaia uno dei temi fondamentali della teologia isaiana, il “resto”, un ristretto
numero di fedeli sopravvissuti al giudizio, che cammina nella fede, pratica la giustizia e diventa nucleo
benedetto del nuovo popolo di Dio.
E’ un’asserzione terribile definire capi e popolo “Sodoma e Gomorra”. Ad Israele però il Signore
non manda un fuoco distruttore ma una parola forte, che li accusa, li scuote, li invita.
DEI VOSTRI SACRIFICI (11 )
Dio rifiuta il culto degli ebrei. La lista dei loro atti di culto è lunga: vittime, feste, incenso,
noviluni, sabati, doni…...Tutto è rigettato. Il culto deve essere espressione di un dono interiore, di una
disposizione religiosa totale.
IO DISTOLGO GLI OCCHI DA VOI (15 )
Anche gesti che sembrano sinceri (stendete le mani,.... moltiplicate preghiere ), risultano falsi e Dio
non li ascolta.
LAVATEVI (16 )
Ciò che Dio realmente desidera è l’osservanza dei comandamenti, che riguardano il prossimo, qui
indicata con una serie di imperativi: ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso……
SU VENITE DISCUTIAMO (18 )
E’ l’invito ad un processo (rib) da farsi tra Jawhè e il suo popolo.
ANCHE SE I VOSTRI PECCATI (18 )
E’ messa in rilievo la misericordia di Dio, che perdona i peccati.
SE SARETE DOCILI (19)
Perorazione di promessa e minaccia: l’uomo può liberamente accettare o rifiutare; la sua decisione
sarò responsabile di fronte a Dio e porterà benedizione o maledizione.
Isaia 2, 1-5
oracolo escatologico
1 Ciò che Isaia, figlio di Amoz, vide riguardo a Giuda e a Gerusalemme.2Alla fine dei
giorni, il monte del tempio (bet) del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto
dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. 3Verranno (wehaleku) molti popoli e diranno:
«Venite( leku), saliamo sul monte del Signore, al tempio (bet) del Dio di Giacobbe, perché ci
indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e
da Gerusalemme la parola del Signore. 4Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra
molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non
alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell`arte della guerra.
5Casa (bet) di Giacobbe, vieni (leku), camminiamo (wenelkàh) nella luce del Signore
___________
La nostra pericope è un oracolo escatologico che annunzia la diffusione mondiale del
monoteismo javistico, che avrà come centro Gerusalemme e come caratteristica la pace universale. Lo
stesso oracolo con qualche variante si trova in Michea 4, 1-4. Questo celebre poema non è collegato né
con quanto precede, né con quanto segue, ed ha affinità con altri passi di Isaia ( 8, 9-10; 9, 1-6; 11, 1-9;
17, 12-14 ) e trova paralleli in Ag 2, 6-9 e nei salmi 46, 48, 76,84, 87. Molti critici mettono in dubbio che sia
di Isaia e lo considerano come una reinterpretazione del dopo esilio di parole del profeta.
Il brano si suddivide in tre momenti principali: l’indroduzione (1-3 ) annunzio che le genti
verranno al tempio del Signore (bet Jahweh); pellegrinaggio al tempio del Dio di Giacobbe ( bet Eloe
Ya’aqob ); la legge (tòrah ) come fonte escatologica di pace universale.
VISIONE DI ISAIA ( 1 )
Il titolo reca di nuovo ( come 1,1 ) il nome del profeta, quello del padre (Amoz ) e i destinatari (
“Giuda e Gerusalemme”, è un abbinamento caratteristico per indicare la comunità dell’esilio e del dopo
esilio ) . Un terzo titolo simile si trova in 13, 1. Qui serve probabilmente da introduzione ai capitoli 2-12.
ALLA FINE DEI GIORNI ( 2 )
La formula, ( ina ahrat umi ) che è traducibile
meglio con “ per i tempi avvenire”, e si può
interpretare con “un futuro imprecisato” introduce di solito le profezie messianio-escatologiche.
SARA’ ELEVATO (2 )
Secondo la concezione mitologica dell’antico Oriente, il monte del tempio si identificava col monte
altissimo in cui dimoravano gli dei e dove il mondo terrestre si univa con questo celeste. Nella concezione
comune poi che vedeva i monti come luogo di riunione e di residenza degli dei, gli Ebrei pensavano che
Javhé aveva scelto Sion come monte della sua dimora, che pertanto il monte del tempio era l’axis mundi, il
“centro della terra” ( Ez 38, 12 ) e invece gli altri monti avevano cessato di essere divini. Questa mitologia
viene usata per indicare l’importanza di Gerusalemme quale centro mondiale del monoteismo e luogo
benedetto delle dimora di Dio sulla terra e la speranza escatologica di Israele.
VERRANNO MOLTI POPOLI ( 3 )
A modello delle asserzioni che seguono sta l’affluire di principi, governatori, ambasciatori alla
reggia del grande sovrano ( sarru rabu ) di Babilionia, che era supremo legislatore e giudice di tutti. Qui
sono tutte le genti che affluiscono a Gerusalemme, per ricevere dal “gran re” Javhé l’insegnamento e la
parola del Signore, ossia direttive e aiuti per superare la vita concreta nelle sue molteplici situazioni ( ci
indichi le sue vie ).
POICHE’ DA SION ( 3 )
Legge e parola del Signore sono termini per indicare la rivelazione divina nella sua totalità.
EGLI SARA’ GIUDICE ( 4 )
Il culto universale di Javhé e l’instaurazione del suo regno sono accompagnati dal disarmo
generale, dall’affratellamento dei popoli, dalla prosperità. Questo quadro idilliaco si realizza
parzialmente e spiritualmente già sulla terra nella vera Chiesa di Cristo.
E’ chiaro che nel regno di Javhé le guerre sono assurde e l’obbedienza alla parola del Signore
dà origine ad una situazione in cui gli strumenti di morte vengono cambiati in strumenti di vita (spade in
vomeri, lance in falci); dove viene accettato Dio giudice, la guerra, che è conseguenza del peccato, non
può esistere.
CASA DI GIACOBBE ( 5 )
Questa esortazione è stata aggiunta posteriormente ed è estranea al poema. E’ una risposta né
esaltata, né trionfalistica della comunità che prende sul serio la visione del futuro esposta in questo
testo. Se deve venire un giorno in cui tutti i popoli accorreranno a Gerusalemme per farsi ammaestrare dalla
legge di Dio e comportarsi di conseguenza, la casa di Giacobbe deve prima imparare a ”camminare alla
luce del Signore”.
saliamo sul monte del Signore
Isaia 5, 1-7
Canto della vigna
1° strofa
1Canterò per il mio diletto ( yadid ) il mio cantico d`amore per la sua vigna (lekarmi).
Il mio diletto possedeva una vigna (kèrem) sopra un fertile colle. 2Egli l`aveva vangata e
sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e
scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica
(wayeqàw la’asot ‘anabim wayà’as be’ushìm )
2° strofa
3Or dunque ( we’attàh ), abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici
fra me e la mia vigna ( karmi) 4Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna ( lekarmi ) che
io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva
selvatica? (wayeqàw la’asot ‘anabim wayà’as be’ushìm )
3° strofa
5Ora ( we’attàh) voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna (lekarmi ) :
toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà
calpestata. 6La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. 7Ebbene, la vigna (kèrem ) del Signore degli
eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si
aspettava ( wayeqàw)
giustizia (mishpàt) ed ecco spargimento di sangue, attendeva
rettitudine (tsedakàh) ed ecco grida di oppressi.
___________
Il testo di Isaia 5, 1-7 è conosciuto come “canto della vigna” , uno dei capolavori poetici dell’Antico
Testamento. Esalta la tenerezza di Dio per il popolo ingrato, è un capolavoro di arte e di psicologia. I
commentatori ci vedono un canto d’amore forse di una festa autunnale della vendemmia; ha l’aspetto di
una favola, che permette di trasferire nella realtà i singoli suoi tratti. E’ probabilmente dei primi periodi
dell’attività profetica di Isaia. Ha una struttura semplice ed è di effetto immediato. L’elemento più vistoso di
Is 5, 1-7 è la ripetizione di un’intera frase al versetto 2 e al versetto 4: wayeqàw la’asot ‘anabim wayà’as
be’ushìm , che la traduzione Cei così rende al v. 2 : “che producesse uva, ma essa fece uva selvatica”, e al 4
: “ che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica” . Tutto il brano si divide in tre strofe, di cui le ultime
due iniziano con : “we’attàh”. I protagonisti che entrano in scena sono: il profeta ( 1-2 ), il diletto (3-6 ), il
profeta ( 7 ).
CANTERO’ PER IL MIO DILETTO (1 )
Probabilmente è il profeta che fa la sua comparsa nel bel mezzo della festa e annunzia un “canto
per il suo diletto” (sirhat dodi ), che può significare “amico”, o l’amato di una ragazza, o lozio da parte di
padre. Il termine “diletto”, se riferito a Javhè, non è sconveniente e può essere posto accanto a quello di
“sposo” (Osea 2 ) e di fidanzato (Gr 2, 2 ).
LA SUA VIGNA (1 )
Questo amico, il cui nome è taciuto, possedeva una vigna (kaeraem). Di qualunque apprezzamento
di terra si tratti (pianura, colle, cima di monte, altipiano ), è una terra fertile, che è stata vangata a fondo e
lavorata intensamente, liberata dai sassi e arricchita di viti.
UNA TORRE (2 )
Il proprietario, che vuole farne una vigna modello vi costruisce in mezzo una torre, mentre di
solito vi veniva costruita solo una capanna; la torre serve a dare protezione sicura al custode. Alla fine il
proprietario vi scava un tino.
CHE PRODUCESSE (23 )
Dopo tutto questo lavora naturalmente l’amico si aspetta un raccolto superiore alla media ,
invece va incontro ad una cattiva vendemmia, presentata come prodotto di uva selvatica.
UOMINI DI GERUSALEMME (3 )
Introdotto da un “ or dunque” ( we attah), il discorso, che prende la forma di una domanda ha una
svolta. Il proprietario parla e intenta un processo. Afferma che egli ha compiuto il suo dovere e che le sue
aspettative nei riguardi della vigna sono andate deluse e domanda agli “abitanti di Gerusalemme” che cosa
deve fare.
OR DUNQUE
Con un secondo “or dunque” ( we attah ) viene annunziata la sentenza sulla vigna: essa sarà
completamente abbandonata alla distruzione.
LA VIGNA… E’ LA CASA D’ISRAELE (7 )
Il profeta prende di nuovo la parola e spiega il significato dell’allegoria. Il proprietario è il
“Signore degli eserciti”, la vigna è “la casa d’Israele”, tutto il popolo dei due regni, essa è stata la sua
piantagione prediletta, quindi grande è la delusione di Dio perché non ha portato frutti.
SI APETTAVA GIUSTIZIA (7 )
Il Signore aspettava giustizia e rettitudine e Israele si è macchiato di delitti e di oppressioni.
GUAI (8 )
Segue in 8-24 un’invettiva su coloro che opprimono i poveri.
Isaia 6, 1-8
Vocazione profetica
1Nell`anno in cui morì il re ( hammelek ) Ozia, io vidi (wa’er’eh) il Signore (Adonay )
seduto ( yoshèh) su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio.
2Attorno a lui stavano dei serafini ( serafim ) , ognuno aveva sei ali; con due si copriva la
faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3Proclamavano (qarà+amar) l`uno
all`altro: «Santo, santo, santo è il Signore (Jahweh) degli eserciti. Tutta la terra è piena
della sua gloria». 4Vibravano gli stipiti delle porte alla voce (miqqòl) di colui che gridava
(haqqòrè), mentre il tempio si riempiva di fumo. 5E dissi (wa’omàr ): «Ohimè! Io sono
perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra
impure io abito (yoshèb); eppure i miei occhi hanno visto (ra’u) il re (hammèlek), il Signore
degli eserciti (Jahweh sebà’òt)». 6Allora uno dei serafini (serafim) volò verso di me; teneva in
mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. 7Egli mi toccò la bocca e mi
disse: «Ecco (hinnek), questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il
tuo peccato è espiato». 8Poi io udii la voce (qòl) del Signore (Adonay) che diceva: «Chi
manderò e chi andrà per noi?». E io risposi (wa’omàr): «Eccomi, manda me!»
___________
In 6, 12- 8 con un racconto autobiagrafico di mirabile fattura poetica, Isaia narra la propria
vocazione profetica. Il racconto è uno dei capolavori della Bibbia. Tutto ciò che il profeta affermerà più
tardi è già racchiuso in questa visione. Non sappiamo perché questi versetti, che dovrebbero stare all’inizio
del libro siano situati al sesto capitolo.
Presentano la chiamata al ministero profetico. Leggendo
attentamente il testo ebraico si vede che il Signore è nominato quattro volte con la seguente sequenza:
Adonay (1), Jahweh (3) , Jahweh ( 5 ), Adonay ( 8); due volte si trova il termine “hammelek” ( =re), la
prima volta indica Ozia (1 ) , la seconda il Signore stesso (5 ) ; “serafim” ( = serafini), si trova due
volte (2 e 6 ); due volte il profeta dichiara di aver visto: “io vidi” (1 ), “i miei occhi hanno visto” (5 ) e
una volta asserisce di aver udito : “Io udii” (8 ).
IN CUI MORI’ OZIA (1 )
Ozia è il re Azaria ( Javhé ha aiutato ), che è chiamato Ozia da 2 Cron 26, 1-23, regna in Israele in
tempo di prosperità economica, ad iniziare dal 779. La sua morte avviene tra il 742 e il 748.
IL SIGNORE ( 1 )
Javhé appare come un re, il cui trono è situato nel cielo e il cui paludamento regale copre il tempio
di Gerusalemme. Si tratta probabilmente di visione intellettuale e non sensibile.
La concezione di Dio che siede nel tempio è probabilmente mutuata e purifica dalla religione
cananea, il cui sistema mitologico prevedeva che El svolgesse le sue mansioni di governo seduto in trono
come un re. Il nome di Melchisedech (= re è Zedek) prova che a Gerusalemme un dio era venerato come un
“re”; anche “santo”, attribuito alla divinità è con probabilità di origine cananea. In Israele Javhè però non è
re degli dei e uno tra di loro, ma il solo Dio re d’Israele. La teofania di Javhé nelle vesti di giudice è poi
frequente nella tradizione profetica.
STAVANO I SERAFINI ( 2 )
Dio è circondato da una corte. Il nome di “serafino” significa “bruciante” , è un termine che in
Deut 8, 12 designa un serpente del deserto che procura un dolore simile al bruciore. Nel nostro testo però si
tratta di esseri celesti dalla forma umana, dotati di sei ali e di sesso (piedi) che si trovano al servizio di
Javhé. A loro, come ad ogni altra creatura, non è lecito guardare Dio in faccia, per questo nascondono il viso
e il corpo in segno di profondo rispetto e sono sempre pronti ad eseguire gli ordini di Dio. Di esseri simili
non c’è cenno in nessuna altra parte della Bibbia.
SANTO ( 2)
L’acclamazione a Dio asserisce che Egli è tre volte santo, cioè santo in sommo grado, asserzione
che indica l’assoluta diversità di Dio (“santo” da “qàdòs” che proviene forse dalla radice “qd” = separare,
dividere ) . Il testo dice che Dio è “Jahvè sebaot” , cioè Dio degli eserciti,
intendendo della corte celeste o delle stelle. Asserisce che la terra è piena della sua gloria (kàbòt ) cioè di
quella potenza con cui rimane in contatto con il cosmo e la storia e ne regge i destini.
VIBRAVANO GLI STIPITI ( 4 )
La manifestazione della “kàbòt” è una manifestazione violenta, espressa spesso dalle immagini della
tempesta e del fulmine ( Sal 97, 1 ). Terremoto e fumo simile ad un nube sono elementi che fanno parte
dell’usuale decorso della teofania.
E DISSI (5 )
Viene ora descritta la presa di coscienza del profeta della sua condizione di peccatore di fronte alla
maestà divina. Egli ha impure le labbra, cioè tutta la sua persona è liturgicamente impura e si sente
perduto, dato che gli Israeliti pensavano che nessun uomo potesse contemplare Dio e restare vivo ( Es 3, 6).
Isaia pensa che Dio è così santo che la violenza della sua santità è una minaccia, un pericolo mortale, per
l’esistenza dell’uomo che si trova in una situazione peccaminosa.
Isaia confessando la propria colpa riconosce la dignità di Javhè come giudice. Tale ammissione
comporta anche il perdono e l’assoluzione del peccato.
UNO DEI SERAFINI ( 6 )
Viene presentato ora un quadro cultuale. Con un atto simbolico “sacramentale”, che non sappiamo se
si colleghi ad un atto presente nel culto ebraico, la colpa è cancellata e il peccato è perdonato. Il serafino
tocca le labbra, cioè la persona e Dio consuma col fuoco l’antico modo peccaminoso di esistere
dell’uomo, conservandolo in vita. Grazie all’intervento divino l’uomo non esiste più nel peccato, le sue
opere cattive sono cancellate. Non si tratta solo di una purificazione interiore, ma di una modificazione di
tutto l’essere.
CHI MANDERO’ ( 8 )
Dio chiede chi andrà in missione “per noi”. Il noi potrebbe essere un plurale maistatis, ma
probabilmente è un coinvolgere anche gli spiriti che sono al servizio di Javhé. La pronta risposta di Isaia “
Ecco, mandami” contrasta con i tentennamenti di Mosé ( Es 4, 10-12 ) e di Geremia ( 1, 6 ) in simili
circostanze.
Isaia 7, 1-17
L’Emmanuele
1Nei giorni di Acaz figlio di Iotam, figlio di Ozia, re (melek ) di Giuda, Rezìn re (melek
) di Aram e Pekach figlio di Romelia, re (melek ) di Israele, marciarono contro Gerusalemme
per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. 2Fu dunque annunziato alla casa di
Davide(bet David): «Gli Aramei si sono accampati in Efraim». Allora il suo cuore e il cuore del
suo popolo ( amo) si agitarono, come si agitano i rami del bosco per il vento.3Il Signore disse
a Isaia (Jahwek wayyò’mer ) : «Và incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine
del canale della piscina superiore sulla strada del campo del lavandaio. 4Tu gli dirai: Fà
attenzione e stá tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di
tizzoni fumosi, per la collera di Rezìn degli Aramei e del figlio di Romelia. 5Poiché gli Aramei,
Efraim e il figlio di Romelia hanno tramato il male contro di te, dicendo: 6Saliamo contro
Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl. 7Così dice il
Signore Dio (Jahweh ‘Adonay amàr ): Ciò non avverrà e non sarà! 8aPerché capitale di Aram
è Damasco e capo di Damasco è Rezìn. 9aCapitale di Efraim è Samaria e capo di Samaria il
figlio di Romelia. 8bAncora sessantacinque anni ed Efraim cesserà di essere un popolo. 9bMa
se non crederete, non avrete stabilità». 10Il Signore parlò ancora (Jahweh le’mor) ad
Acaz: 11«Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto».
12Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». 13Allora Isaia disse:
«Ascoltate, casa di Davide(bet David)! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini,
perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? 14Pertanto il Signore stesso vi darà un
segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.
15Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene.
16Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà
abbandonato il paese di cui temi i due re. 17Il Signore manderà su di te, sul tuo popolo
(ammèka) e sulla casa di tuo padre giorni quali non vennero da quando Efraim si staccò da
Giuda: manderà il re (melek) di Assiria»
___________
Su Giuda c’è un pericolo imminente: il regno del Nord cerca di sostituire la dinastia di Acaz
con un’altra dinastia. Isaia assicura che il tentativo fallirà e che Isreale e Damasco lasceranno libero il
regno del Sud.
Isaia 7, 1-17 si compone di due parti . La prima ( 7, 1-9 ) è il racconto biografico in terza persona
dell’incontro avvenuto nel 733 tra il re Acaz e Isaia nel frangente della guerra siro-eframitica (734-732) , e
culminante nella sentenza sulla fede. Damasco ed Israele assalirono Giuda, che aveva rifiutato di
partecipare alla lega anti-assira. Lo scopo degli alleati era quello di destituire il legittimo discendente della
dinastia davidica e di porre al suo posto uno straniero. Isaia è divinamente incaricato di comunicare al re
l’insuccesso del piano progettato dal nemico e di consigliargli di affidarsi a Dio e non a criteri di
politica umana.
La seconda parte (10-17) racconta un altro incontro tra il re e il profeta, seguito forse a poca
distanza del primo. Il brano contiene l’oracolo dell’Emmanuele. La scena ebbe luogo probabilmente nella
reggia di Acaz.
Il testo si apre e si chiude con la presentazione di tre sovrani (melek) (di Giuda, di Aran e
d’Isreale) , in esso due sovrani sono posti in antitesi : Acaz e il re di Assiria (17 ). Una sequenza di nomi
ripetuti indica il popolo di Dio (Efraim-bet David- am ), per tre volte è detto che Jahweh parla (amar,
wayyo’mer, le’mor ). Nel brano risaltano tre centri di attenzione: 1° l’antitesi tra tre re e il potente re
dell’Assiria, 2° la triade indicante il popolo ebraico (casa di Davide, Efraim, popolo), 3° l’antitesi tra i
progetti di Dio e i progetti di Achaz.
NEI GIORNI DI ACAZ (1 )
I personaggi qui citati sono stati protagonisti della guerra siro-efraimitica : Acaz ( 734-727 )
era re di Giuda, Rezin re di Aram, Pekachia re della Samaria ( 2 Re 15, 21 ). Rezin e Pekachia mossero
guerra a Gerusalemme, perché Acaz non aveva voluto far parte della coalizione contro l’Assiria, che già
dai tempi di Adadninari III ( 909-889) era diventata una grande potenza e dopo un periodo di indebolimento
aveva ripreso vigore con l’ascesa al trono di Tiglat-Pilesser III nel 745, durante il cui regno l’egemonia
nella regione palestinese fu sempre in aumento. Acaz non aveva voluto far parte di una coalizione che si era
formata contro l’Assiria, ritenendo la cosa pericolosa, e i confederati intendevano costringerlo a
parteciparvi, assediando Gerusalemme e destituendolo dal trono.
GLI ARAMEI SI SONO ACCAMPATI ( 2 )
L’assedio di Gerusalemme produce effetti psicologici devastanti nel popolo e nel re, che pensa di rivolgersi per
aiuto proprio a Tiglat-Pilesser III.
VA INCONTRO AD ACHAZ (3 )
In questo momento interviene Isaia, inviato da Dio come suo messaggero, per consigliare di
mantenere la calma e riporre tutta la fiducia nel Signore. Lo accompagna il figlio Seariasùb, il cui nome
significa “un resto ritornerà”, cioè si convertirà; l’incontro con Acaz avviene presso un canale, che era
forse una piscina situata nella parte meridionale della città.
TIZZONI FUMOSI (4)
Espressione che indica l’insuccesso che avrà la spedizione contro Gerusalemme.
IL FIGLIO DI TABAEEL ( 6)
Questo personaggio della Transgiordania era uno straniero per Giuda; se fosse diventato re
avrebbe interrotto la successione davidica al trono e avrebbe collaborato con gli alleati contro l’Assiria.
CIO’ NON AVVERRA’ (7)
Jahweh, fedele alla promessa, fatta alla casa di Davide, impedisce categoricamente la riuscita del
piano dei re in guerra contro Gerusalemme.
CAPITALE DI ARAM E’ DAMACO ( 8 )
L’oracolo è lapidario: ogni capo ha il suo posto, ogni regno ha la sua capitale, ogni capitale ha il suo
re. Senza che sia detto chiaramente, la conclusione è: la capitale di Giuda rimane Gerusalemme e re di
Gerusalemme rimane il discendente di Davide.
ANCORA SESSANTACINQUE ANNI (8 )
Il detto sulla caduta del regno del Nord ( Efraim ) , per alcuni è una glossa, per altri è una vera e
propria profezia, che però non si riferirebbe alla caduta di Samaria (722 ), ma a circa mezzo secolo
dall’inizio dell’esilio, quando, in seguito ad altre deportazione, divenne impossibile la ricostruzione del
Regno del Nord. Così il popolo ebraico si ridusse a poco più di un “resto”, ossia al Regno del Sud.
SE NON CREDERETE ( 9 )
Solenne enunciazione del principio della fede, quale condizione di salvezza. La fede è
l’atteggiamento col quale il re e lo stato giudaico riconoscono la suprema maestà di Javhé e l’alleanza che
egli ha stretto con il popolo. Accettando questo messaggio, confidando nel solo aiuto divino e rinunziando
all’aiuto umano, il re e il popolo supereranno la crisi.
PARLO’ AD ACAZ (11 )
La scena è cronologicamente distinta dalla precedente, ma logicamente congiunta. Anche in
questo intervento, Jahweh è sempre nominato in terza persona, eccetto in questo versetto, dove la parola
diretta può provenire probabilmente da un ampliamento secondario.
UN SEGNO (11 )
Si tratta di un fatto strepitoso, proveniente dal cielo o dagli inferi, ma che si possa dimostrare
divino e che confermi il re, propenso a chiedere l’intervento assiro, nella promessa di liberazione divina.
NON LO CHIEDERO’ (12 )
Il re, che ha già fatto i suoi piani e non vuole seguire le indicazioni di Isaia, rifiuta il segno,
dicendo che non vuole tentare Dio e protestando così alto sentimento religioso, che è però solo un’ipocrita
maschera del suo rifiuto.
CASA DI DAVIDE (13 )
Isaia si rivolge alla corte del re, a tutti coloro che sono responsabili delle decisioni politiche.
STANCARE GLI UOMINI ( 13 )
Probabilmente Isaia allude alla politica ambigua di Acaz e dei suoi consiglieri, che si erano
barcamenati tra la coalizione siro-palestinese e Assur, finendo per sottoporre Gerusalemme ad un prova
lancinante.
ANCHE QUELLA DEL MIO DIO (13 )
Isaia dice che Acaz vuole stancare il “mio” Dio; non dice il “tuo” Dio, quasi ad indicare che col suo
atteggiamento la “casa di Davide” compromette l’alleanza con Jahweh.
VI DARA’ UN SEGNO (14 )
Nalgrado la diffidenza di Acaz, Isaia promette un bambino che sarà segno di salvezza per i
credenti, caparra di liberazione del paese, ma nello stesso tempo anche pegno di punizione che colpirà
Giuda e i suoi nemici.
LA VERGINE (14 )
L’identificazione della donna e del meraviglioso bambino non è facile. Essa è detta “ ha alma”, che
significa “figlia arrivata all’età di marito” o “fidanzata” o anche “giovane donna” . Proprio “giovane
donna” qui sempre la migliore traduzione. Ma la parola “alma” è preceduta dall’articolo “ ha”, si parla
quindi di una donna determinata, conosciuta, anche se non necessariamente presente. L’interpretazione più
accreditata è che la donna sia la giovane moglie di Acaz.
EMMANUELE (14 )
Emanuele ( Dio con noi) fa parte dei nomi di fiducia inerenti alla comune imposizione dei nomi in
Israele. Il nome simbolico “Dio con noi” è riconoscimento dell’aiuto di Dio. Questo bimbo può essere
Ezechia, figlio e successore di Acaz, che costituisce un grande segno della protezione divina alla casa di
Davide.
DIO CON NOI (14 )
La precedente lettura non interpreta del tutto il testo. La solennità del vaticinio, la natura del
segno, il fatto che sia stato conservato da Isaia anche dopo la nascita di Ezechia, sembrano esigere
un’interpretazione che, al di là della contingenza presente, punti ad una persona del futuro, sul vero
Emmanuele, sul re davidico futuro, di cui Ezechia è tipo e anticipazione.
L’interpretazione tradizionale cristiana, favorita dalla traduzione greca di “alma” con “partenos” (=
vergine), riconosce nel bambino il Messia ( Mt 1, 23 ) e ravvisa nel testo l’annunzio della nascita
prodigiosa di Gesù da Maria Vergine a Madre.
EGLI MANGERA (15 )
Questo cibo, secondo alcuni , indica le ristrettezze nelle quali dovrò vivere il fanciullo, perché
l’invasione nemica distruggerà i raccolti dei campi e si tornerà alla vita pastorale, come è detto al v 22: “
ognuno manterrà una vitella e due pecore….mangeranno panna e miele “ . Altri pensano invece che si tratti
di un cibo del tempo dell’abbondanza e pensano che il testo asserisca che il bambino vivrà due catastrofi
tremende, poi avrà un periodo di abbondanza e solo dopo arriverà all’età della maturità.
SARA’ ABBANDONATO IL PAESE
Mentre il bambino sarà ancora nell’infanzia i due paesi dei re che hanno assediato Gerusalemme
saranno devastati.
IL SIGNORE MANDERA (17)
Il versetto contiene una minaccia. Se l’oracolo dell’Emmanuele indica un segno di salvezza per
l’immediato futuro, dato che Gerusalemme sarò liberata dal pericolo del momento, l'incredulità di Acaz
porterà pesanti frutti di sventura per il futuro del Regno del Sud. L’incredulità provocherà la rovina.
Isaia 8, 23 - 9, 6
grande luce
8,26 In passato ( ka’èt kari’shon ) umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma
in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e la curva di Goim. 9,1Il popolo
che camminava nelle tenebre vide una grande luce (or); su coloro che abitavano in terra
tenebrosa una luce (or) rifulse. 2Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia (simhàr) .
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce (simehah) quando si
spartisce la preda. 3Poiché (ki) il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle (shikmò), il
bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madian. 4Poiché (ki)
ogni
calzatura di soldato nella mischia
e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato, sarà
esca del fuoco. 5Poiché (ki) un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue
spalle (shikmò), è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio
potente, Padre per sempre, Principe della pace (shalom) ; 6grande sarà il suo dominio e
la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e sempre (me’attàh we’ad-òlàm); questo farà lo zelo del
Signore degli eserciti
___________
Questo oracolo fu probabilmente pronunziato dopo che Tiglat-Pilesser III occupò nel 732 la
Palestina del Nord. L’intervento di questo principe assiro, che era anche un genio militare, fu determinato
dalla richiesta di aiuto del re di Giuda Acaz, che si era venuto a trovare in contrasto con i re di Aram (Siria)
e d’Israele. Tiglat-Pilesser intervenne, conquistò la Siria e le località più importanti del Regno del Nord,
che dieci anni dopo (722 ) verrà distrutto da un suo successore (Sargon II ). Il Sud restò in pace, ma cadde
sotto la protezione dell'Assisia. Isaia disapprovò la politica di Acaz. Isaia 8, 23-9, 6 è una pericope
profetica sulla nascita del Messia, non una visione “filmica” di quella nascita, ma un testo inserito in
tutto il processo dell’attesa messianica della salvezza . Il vaticinio annunzia la nascita di un bambino di
stirpe regale, che è il re Messia, apportatore di pace, gioia e prosperità, in contrasto con le tenebre
dell’occupazione nemica della Palestina settentrionale.
Il brano all’inizio accenna ad un passato di umiliazione : “passato” (ka’èt kari’shon ) e alla fine
indica un presente e un futuro ricco di luce: “ora e sempre” (me’attàh we’ad-òlàm). Le tematiche
portanti sono: 1° il contrasto tra il “passato” è l’”ora e sempre” e l’antitesi tra l’umiliazione e la
glorificazione. 2° la molteplice opera di Dio, riassunta con il simbolo della luce (or), che indica la gioia
per la liberazione e per la nascita del bambino; 3° il bambino e le sue caratteristiche; 4° la conclusione:
tutto è opera di Dio: “questo farà lo zelo del Signore degli eserciti”.
IN PASSATO ( 8, 23)
Questo versetto prende lo spunto dal periodo turbolento in cui Tiglatipilesser III aveva invaso le
regioni del Nord della Palestina, che erano state umiliate. I dati geografici con probabilità si riferiscono
alla suddivisione territoriale effettuata da quel re assiro e riguardano le zone abitate dalle tribù di Naftali e
di Zabulon, corrispondenti alla provincia di Megiddo o “Galilea delle genti”. La zona indicata era
quella abitata un tempo dalla tribù di Zabulon che si trovava a metà strada tra il Mediterraneo e il lago di
Genezaret e a oriente confinava con il territorio abitato dalla tribù di Neftali, più grande, che arrivava
anch’esso fino al mare e che si estendeva molto più verso Nord, oltre la città di Chasor e Kades. Il territorio
va approssimativamente dal Giordano al Mediterraneo ( mare ).
VIA DEL MARE E TERRITORIO DEI GENTILI (23 )
Questo territorio era una naturale via verso il Mediterraneo e quindi verso l’Egitto. La stessa
regione è detta “distretto dei gentili”, perché abitata da una popolazione mista di pagani e di Ebrei. In
questo luogo di passaggio Isaia attende una luce, un “re”( renderà gloriosa ). E’ la regione in cui verrà
Gesù.
CAMMINAVA NELLE TENEBRE ( 9, 1 )
Le tenebre sono quelle dell’oppressione assira.
LUCE (1)
Nelle tenebre, simbolo del caos e immagine della morte, sorge improvvisa la luce come di una
nuova creazione. Il contrasto tra luce e tenebre indica la liberazione e la prosperità che succede
all’oppressione straniera e alla miseria del paese. Da una parte la situazione è senza via d’uscita e dall’altra
la luce si presenta così improvvisa e inaspettata, che l’evocazione della potenza creatrice di Javhé
s’impone da sé. Qui, ma specialmente nei versetti seguenti, sembra che Isaia si elevi ad una concezione
che trascende la situazione contingente e un paese e un tempo determinato.
HAI MOLTIPLICATO LA GIOIA (2 )
Esplode una gioia, che è paragonata a due altre gioie, uno di tempo di pace e una di tempo di
guerra: la mietitura e la divisione della preda. Viene la luce, è moltiplicata la gioia.
AL TEMPO DI MADIAM ( 3 )
La liberazione è anche paragonata alla vittoria riportata da Gedeone sui Madianiti ( Gdc 7, 1625), non per opera umana ma per l’aiuto di Dio.
HAI SPEZZATO….OGNI CALZATURE ( 3 -4 )
Scompare l’oppressione ( il giogo, la sbarra, il bastone) perché la guerra è terminata ( il fuoco
distrugge i resti della guerra : le calzature e i mantelli insanguinati ).
UN BAMBINO E’ NATO A NOI ( 5 )
Il motivo di tanta luce e tanta gioia e della fine dell’oppressione è la nascita di un bambino. Lo
scrittore è tanto certo di questa futura nascita
che dice: “E’ nato”. E’ un bambino che rimanda a quello dell’oracolo di 7, 14-15: “ La vergine
concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele”. Isaia pensa ad Ezechia? Forse! Ma ciò che
dice supera ogni re d’Israele. “Ci è stato dato “ significa Dio ha dato a noi. In questo bambino di
stirpe regale, re della stirpe di Davide, si vede il re-Messia, apportatore di pace, gioia e prosperità, in
contrasto con le tenebre dell’occupazione della Palestina settentrionale.
SULLE SUE SPALLE ( 6 )
Sembra che ora si passi dalla notizia della nascita all’incoronazione Secondo le usanze del tempo,
il re sulle spalle ha l’insegna di principe, gli viene consegnato lo scettro e gli vengono attribuiti quattro
nomi : 1° Consigliere ammirabile, che opera meraviglie simili a quelle dell’Esodo , 2° Dio potente,
rivestito di potenza divina, 3° Padre per sempre, amministratore della casa reale, 4° Principe della
pace. In questi titoli di consigliere, generale, padre e principe che hanno tonalità “divine” sono attribuite
al bambino tutte le massime virtù amministrative, militari e regie dei grandi spiriti d’Israele. Alcuni
pensano che “ dal grande dominio”, cioè re che ha un vasto dominio , sia un quinto nome.
GRANDE DOMINIO E LA PACE ( 6)
Il bambino realizza in pieno e per sempre le promesse fatta da Dio alla casa di Davide, però in
proporzioni sovrumane. La grande visione supera quanto si può dire dei re d’Israele. Niente manca: il
dominioL’avvento di questo monarca segna la fine della storia di Giuda percorsa dall’infedeltà e inizia
l’era salvifica, in cui il Messia esercita il dominio di pace, di giustizia e libertà, quale rappresentante di
Dio.
LO ZELO DEL SIGNORE ( 6 )
E’ lo zelo, l’amore fedele di Dio, che compie le promesse.
Galilea delle genti..
il popolo ha visto una grande luce
Isaia 11, 1-10
Il germoglio di Iesse
1Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (Yishày), un virgulto germoglierà dalle
sue radici (mishorshàyw). 2Su di lui si poserà lo spirito ( rùach ) del Signore ( Jahwèh),
spirito di sapienza (chokmàh ) e di intelligenza ( binàh), spirito di consiglio (ezàh) e di
fortezza ( gheburràh), spirito di conoscenza (dà’at) e di timore (yir’àt) del Signore
(Jahwèh). 3Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e
non prenderà decisioni per sentito dire; 4ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà
decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il
violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l`empio. 5Fascia dei suoi lombi sarà la
giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. 6Il lupo dimorerà insieme con l`agnello, la pantera
si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li
guiderà. 7La vacca e l`orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone
si ciberà di paglia, come il bue. 8Il lattante si trastullerà sulla buca dell`aspide; il bambino
metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. 9Non agiranno più iniquamente né
saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza (de’àh) del Signore (Jahwèh)
riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. 10In quel giorno ( wehayàh bayyòm hahu )
la radice (shoresh) di Iesse (Yishày) si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno
con ansia, la sua dimora sarà gloriosa.
___________
Il brano Isaia 11, 1-10 è inserito nel “libro dell’Emanuele” (7-12) ed è un celebre poema
messianico. In contrasto con l’umiliazione che Javhé infliggerà all’Assiro sotto le porte di Gerusalemme.
Isaia presenta la persona, le qualità ed il regno ideale del discendente davidico, apportatore di giustizia e di
pace universali. E’ un oracolo di pace definitiva, di un nuovo paradiso. E’ probabilmente dell’ultimo
periodo dell’attività profetica. Per alcuni il testo non è di Isaia, ma dei primi tempi dell’esilio, quando il
regno di Giuda era stato stroncato ed era rimasta solo una radice.
IN QUEL GIORNO (1 )
Nei versetti precedenti (10, 24-27 ) vengono annunziati la cessazione dell’invasione assira e il
rapido arresto dell’aggressore alle porte di Gerusalemme, grazie all’intervento di Javhé ( 10, 28-34 ).
UN GERMOGLIO (1 )
In contrasto con la potenza assira, i cui rami saranno abbattuti “con
veemenza” da Javhé, la
volontà di Dio farà sorgere un nuovo germoglio dalle radici dell’albero della dinastia davidica. Come
radice è nominato “Jesse”, padre di Davide e quindi antenato della dinastia davidica. Il pensiero è orientato
agli umili inizi , ad un stirpe fatta di contadini e di pastori sconosciuti di Betlemme, da cui prima provenne
Davide e, in avvenire, un nuovo Davide. “Germoglio” e “virgulto” alludono all’umile condizione di
provenienza del nuovo Davide.
SI POSERA’ LO SPIRITO ( 2 )
E’ la potenza divina concessa a persone elette destinate a gesta straordinarie. Il re messianico è
permanentemente rivestito della pienezza della forza celeste.
SPIRITO DI ( 2 )
La forza celeste riempie di doni l’eletto: di sapienza (conoscenza delle cose e capacità della vita
pratica ), di intelligenza (capacità di discernere il bene e il male, il vero e il falso), di consiglio (capacità di
indicare ai sudditi la via per una vita felice e di fare progetti e prendere decisioni ), di fortezza ( forza per
mettere in pratica le decisioni), di conoscenza ( intuitiva e riconoscimento pratico di Dio ), di timore
(atteggiamento di venerazione davanti al creatore e di osservanza della sua legge ), di pietà, così i 70 hanno
tradotto la ripetizione di “timore del Signore”. E si è giunti così all’indicazione di sette doni, che servì
poi di fondamento per la dottrina dei Padri e dei teologi che parlano dei “sette doni dello Spirito Santo” .
NON GIUDICHERA’ ( 3 )
Dalla pienezza dei carismi spunta un governo giusto. Compito del capo o re è amministrare la
giustizia e, prima di tutto, difendere il povero e l’oppresso. Il futuro capo imporrà il regno della giustizia e
del diritto, senza parzialità personali, senza cedere a calunnie o false informazioni ( per sentito dire ).
GIUDICHERA’ CON GIUSTIZIA ( 4 )
I poveri e gli oppressi, che potevano sperare aiuto e protezione solo da Dio, potranno ottenere
giustizia per mezzo dei decreti del futuro re messianico.
SARA’ UNA VERGA (4 )
La sua sentenza sarà “parola” efficace, verga che esegue il castigo del colpevole, “ soffio” che
condanna a morte del malvagio.
FASCIA DEI SUOI LOMBI (5 )
La funzione che ha nel vestito la cintura, che tiene insieme la tunica, dà libertà di movimento,
diventando così anche un’attrezzatura necessaria per la battaglia e dà ornamento all’uomo, ha la giustizia
nella condotta del re messianico.
IL LUPO DIMORERA’ (6 )
Segue un quadro idilliaco, che illustra l’abbondanza della pace esistente nel nuovo regno. Le
metafore sono tratte dal mondo animale e presentano una convivenza armonica degli animali tra loro e
con l’uomo. In una serie di cinque membri, gli animali feroci sono messi insieme o con animali domestici o
con l’uomo. Il ritorno allo stato paradisiaco si basa sulla concezione ebraica dello stretto nesso che unisce
l’uomo e l’opera della salvezza alla natura. La lotta e il disordine furono introdotti nel mondo dalla
rivolta dell’uomo contro Dio ( Gn3, 17-19), mentre la pace universale è opera del re messianico.
UN FANCIULLO… BAMBINO METTERA’ (6-8 )
Profondamente significativo è il tema del bimbo: gli animali si sono fatti così mansueti, che basta
un bambino a pascolarli; oppure si sono fatti così mansueti per opera del bambino, che in questo caso
sarebbe “il germoglio”.
NON AGIRANNO PIU’ (9 )
Distrutti i malvagi e ammansite le fiere, il male cessa in questo nuovo paradiso, al cui centro sta il
Monte Santo, sul quale Dio ha stabilito la sua dimora. Nel primo paradiso l’uomo si rovinò per aver ambito
la “scienza di Dio”, qui gli si concede la “saggezza del Signore”, conoscere convivendo. E questo è
pienezza di gioia e di pace, paragonabile all’immensa pienezza del mare ( come le acque ).
IN QUEL GIORNO (10 )
Questo versetto fa parte del quadro seguente (11, 10-16 ), che descrive la pace e la concordia
ritrovata tra i regni di Giuda e di Israele e il ritorno di tutti i dispersi ed esiliati nella terra d’Israele.
Probabilmente il brano è del tempo
dell’esilio ed è stato unito al precedente a causa della somiglianza
delle espressioni “radice di Jesse”. Dice che la radice di Jesse, il germoglio, il futuro re sarà la salvezza
per tutti; tutte le nazioni accorreranno a lui e accetteranno i suoi richiami e le sue decisioni. La salvezza
che si estenderà anche ai pagani conferirà splendore alla residenza del Messia, al santo Monte del Signore
e questo luogo diventerà il punto centrale delle aspirazioni dei popoli verso Dio.
Isaia : 20, 1-6
Sorte dell’Egitto
1
Nell'anno in cui il tartan, mandato ad Asdod da Sargon re d'Assiria, giunse ad
Asdod, la assalì e la prese. 2In quel tempo il Signore disse per mezzo di Isaia, figlio di Amoz:
"Va', lèvati il sacco dai fianchi e togliti i sandali dai piedi!". Così egli fece, andando nudo e
scalzo. 3Il Signore poi disse: "Come il mio servo Isaia è andato nudo e scalzo per tre anni,
come segno e presagio per l'Egitto e per l'Etiopia, 4così il re d'Assiria condurrà i prigionieri
d'Egitto e i deportati dell'Etiopia, giovani e vecchi, nudi e scalzi e con le natiche scoperte,
vergogna per l'Egitto. 5Allora saranno abbattuti e confusi a causa dell'Etiopia, loro speranza, e
a causa dell'Egitto, di cui si vantavano. 6In quel giorno gli abitanti di questo lido diranno:
"Ecco che cosa è avvenuto della speranza nella quale ci eravamo rifugiati per trovare aiuto ed
essere liberati dal re d'Assiria! Ora come ci salveremo?"".
___________
E’ il racconto dell’unica azione simbolica compita da Isaia, che per tre anni predica vestito del
solo manto profetico e senza sandali, per preannunziare la sconfitta dell’Egitto da parte dell’Assiria. La data
del racconto è l’anno 711.
TARTAN … AD ASDOD ( 1 )
“Tartan” è il generalissimo assiro, che nel 711 assedia e distrugge la città filistea marittima di
Asdod, che aveva organizzato una ribellione contro l’Assiria, contando sull’appoggio militare dell’Egitto.
Il fatto è narrato anche in iscrizioni assire, che menzionano Jamani come re della città. Egiziani ed
Etiopi andarono in soccorso della città, ma furono sconfitti e fatti prigionieri. Il gesto profetico di Isaia
avviene tre anni prima.
SACCO (2)
I profeti usavano cingersi di un vestito di lutto, fatto di sacco. Isaia per tre anni va in giro con il solo
sacco e scalzo per dire con un segno che Egiziani ed Etiopi, su cui contavano le città filistee e anche
Gerusalemme, sarebbero andati spogli e scalzi, perché deportati dagli assiri, che avrebbero dovuto difendere
le città alleate. Isaia vuole scoraggiare le simpatie filoegiziane di Ezechia.
GLI ABITANTI DIRANNO (6 )
Isaia scopre la miopia della politica filoegiziane delle città filistee, ma intende parlare ad Ezechia
perché vuole dirgli che la sola cosa giusta è fidarsi di Javhé.
Isaia 22, 1-25
Contro Gerusalemme e Sebna
1
Oracolo sulla valle della Visione. Che hai tu dunque, che sei salita tutta sulle terrazze,
città colma di rumore e tumulto, città gaudente? I tuoi trafitti non sono stati trafitti di spada
né sono morti in battaglia. 3Tutti i tuoi capi sono fuggiti insieme, sono stati fatti prigionieri
senza un tiro d'arco; tutti coloro che si trovavano in te sono stati catturati insieme, anche se
fuggiti lontano. 4Per questo dico: "Stornate lo sguardo da me, che io pianga amaramente; non
cercate di consolarmi per la desolazione della figlia del mio popolo". 5Infatti è un giorno di
panico, di distruzione e di smarrimento, voluto dal Signore, Dio degli eserciti. Nella valle della
Visione un diroccare di mura e un invocare aiuto verso i monti. 6 Gli Elamiti hanno indossato
la faretra, con uomini su carri e cavalieri; Kir ha tolto il fodero allo scudo 7Le migliori tra le tue
valli sono piene di carri; i cavalieri si sono disposti contro la porta. 8 Così è tolta la protezione
di Giuda. Tu guardavi in quel giorno alle armi del palazzo della Foresta. 9 Avete visto le
brecce della Città di Davide quanto erano numerose. Poi avete raccolto le acque della
piscina inferiore, 10avete contato le case di Gerusalemme e avete demolito le case per
fortificare le mura. 11Avete anche costruito un serbatoio fra i due muri per le acque della
piscina vecchia; ma voi non avete guardato a chi ha fatto queste cose, né avete visto chi
ha preparato ciò da tempo. 12Vi invitava in quel giorno il Signore, Dio degli eserciti, al pianto e
al lamento, a rasarvi il capo e a vestire il sacco. 13Ecco invece gioia e allegria, sgozzate bovini
e scannate greggi, mangiate carne e bevete vino: "Mangiamo e beviamo, perché domani
moriremo!". 14Ma il Signore degli eserciti si è rivelato ai miei orecchi: "Certo non sarà espiato
questo vostro peccato, finché non sarete morti", dice il Signore, Dio degli eserciti. 15 Così dice
il Signore, Dio degli eserciti: "Rècati da questo ministro, da Sebna, il maggiordomo, e digli:
16
"Che cosa possiedi tu qui e chi hai tu qui, tanto da scavarti qui un sepolcro?". Scavarsi in
alto il proprio sepolcro, nella rupe la propria tomba! 17Ecco, il Signore ti scaglierà giù a
precipizio, o uomo, ti afferrerà saldamente, 18certamente ti rotolerà ben bene come una palla,
verso una regione estesa. Là morirai e là finiranno i tuoi sontuosi cocchi, o ignominia del
palazzo del tuo signore! 19Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. 20In quel giorno
avverrà che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkia; 21lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua cintura e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli
abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. 22 Gli porrò sulla spalla la chiave della casa
di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. 23Lo
conficcherò come un piolo in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre.
24
Su di lui faranno convergere ogni gloria della casa di suo padre: germogli e rampolli, ogni
piccolo vasellame, dalle coppe alle anfore. 25In quel giorno - oracolo del Signore degli eserciti cederà il piolo conficcato in luogo solido. Si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi
era appeso, perché il Signore ha parlato".
2
___________
1-14 è di Isaia, ma l’interpretazione del capitolo è discussa. Forse tratta della campagna di
Sennacherib del 701, immediatamente prima dell’assedio di Gerusalemme. Gli abitanti della città si danno
alla gioia spensierata e Isaia annunzia la catastrofe.
I versetti 15-25 sono sempre di Isaia, ma anteriori alla campagna di Sennacherib; sono un oracolo
riguardante Sebnà, maggiordomo di Ezechia, megalomane, che viene rimproverato e al quale viene
predetta la sostituzione con Eliakin.
VALLE DELLA VISIONE (1 )
Si tratta di Gerusalemme, circondata dalla valle di Himmon e sede del profetiamo ebraico.
L’oracolo prende forse l’avvio dagli avvenimenti del 701, quando il re assiro assediò Gerusalemme ma non
poté conquistarla (Is 22, 36-39).
I TUOI TRAFITTI (2)
Sono i morti dell’imminente assedio del 701. Mentre la città è piena di strepiti e gaudente si prepara
la tragedia: morti in battaglia, capi che fuggono, soldati in rotta e prigionieri.
STORNATE LO SGUARDO (4 )
Il profeta dà libero sfogo ad un sentimento umano, dato che tutto è avvenuto in modo
diverso da come sperava. E chi può consolare il profeta?
E’ GIORNO DI PANICO (5 )
Isaia allude all’assedio del 701: distruzione, confusione, mura abbattute, fuga verso i monti.
ELAMITI.. KIR (6 )
Popolazioni che fornivano contingenti mercenari all’esercito assiro. Forze ausiliare dell’Assiria
nell’occupazione della Palestina. Non si sa chi sia Kir.
LE TUE VALLI (7 )
Le valli attorno a Gerusalemme rigurgitano di carri da guerra, i nemici sono alle porte della città, che
è senza difesa, persino l’armeria, situata in un palazzo dalle colonne di cedro, è in pericolo.
PALAZZO DELLA FORESTA (8)
nei pressi della reggia, veniva usato come armeria. ( 1Re 7, 2-5).
LE BRECCIE (8)
allude a lavori di fortificazione di Gerusalemme (2Re 20, 20; Cr 2 32, 1-5.30).
CITTA’ DI DAVIDE (9)
Il nemico ha fatto breccia anche nel cuore di Gerusalemme, nella città di Davide, la fortezza gebusea
della parte sud-orientale.
AVETE RACCOLTO LE ACQUE (9)
Durante l’assedio si corre ai ripari. Ezechia fa delle opere per assicurare acqua alla città, si pensa a
nuove costruzioni di difesa , viene costruita la piscina di Siloe.
NON AVETE GUARDATO ( 11)
Le opere di difesa erano state fatte, ma il popolo non ha avuto fiducia nell’aiuto divino.
AL PIANTO… ED ECCO SI GODE ( 12-13 )
Gli abitanti della città avrebbero dovuto fare digiuni e lamenti, invece si comportano
spensieratamente e cinicamente.
SCAVARSI IN ALTO (16 )
Sebnà, che forse era uno straniero al servizio della corte giudaica, si era fatto costruire un sepolcro
sotterraneo, secondo l’uso egiziano.
TI SCAGLERA (17 )
Con alcune metafore, Isaia dice che Sebnà sarà rimosso dal suo posto.
ELIAKIM (20 )
Il posto di Sebnà sarà preso da Eliakin, che si comporterà bene e sarà come un padre per gli abitanti
di Gerusalemme.
LA CHIAVE DELLA CASA DI DAVIDE ( 22 )
La chiave è simbolo dell’autorità del maggiordomo. Possedere la chiave della casa di Davide
equivale ad avere il compito di amministratore del regno. Nel NT l’immagine viene riferita da Gesù a Pietro
(Mt 16, 19) In Apocalisse 3, 7 è usata la stessa figura per indicare il supremo potere di Gesù.
SI SPEZZERA (24 )
I versetti 24-25 forse sono stati aggiunti dopo e dicono che nemmeno Eliakim si comportò bene e
anche lui fu rimosso, forse per favoritismi. Piccolo vasellame, indica ironicamente i parenti prossimi del
maggiordomo.
Michea
Michea, contemporaneo di Isaia, ( seconda meta del secolo VIII a. C. ) è un popolano di Maresha, a
40 km da Gerusalemme. Nei sette capitoli del libro di Michea troviamo denunce per la corruzione di
Samaria e di Giuda, contro i detentori del potere, i responsabili della giustizia e i governanti e promesse di
salvezza. In Michea si trova la profezia della nascita del Messia a Betlemme (5, 1-2 ). Le parti più antiche
del libro provengono dallo stesso Michea e la redazione è probabilmente opera di uno scrittore del V
secolo, che ha utilizzato raccolte di antichi detti del profeta.
Michea 5, 1-4
Betlemme
1
E tu, Betlemme di Èfrata,così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà
per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai
giorni più remoti. 2Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve
partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele. 3Egli si leverà e pascerà con la
forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché
egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. 4 Egli stesso sarà la pace! Se
Assur entrerà nella nostra terra e metterà il piede nei nostri palazzi, noi schiereremo contro di
lui sette pastori e otto capi di uomini, 5che governeranno la terra di Assur con la spada, la
terra di Nimrod con il suo stesso pugnale. Egli ci libererà da Assur, se entrerà nella nostra
terra e metterà piede entro i nostri confini.
___________
Questo brano si trova nella seconda parte del libro, è una raccolta di promesse di salvezza, è un
oracolo divino collocato sulle labbra del profeta e rivela la differenza netta tra la miseria presente e il
futuro tempo della salvezza ed è un collegamento con le aspettative messianiche che vedevano nella
nascita di un discendente di Davide come il segno di un nuovo tempo di salvezza ( Is 7, 14 ).
E TU BETLEMME (1 )
Efrata era in origine nome di un clan alleato di Caleb ( 1 Cr 2, 19…), cui appartenevano gli
antenati di Davide, che si era stabilito nella regione di Betlemme; fu poi usato come denominazione per la
città di Betlemme ( Gs 15, 59). L’oracolo è rivolto alla tribù e forse il nome della città è stato aggiunto in
seguito, e la traduzione migliore sarebbe.: “ E tu (Betlemme) Efrata, la più piccola tra i clan di Giuda”. Da
Betlemme, città d’origine del re Davide, uscirà un nuovo capo d’Israele. L’oracolo, ripreso nel vangelo di
Matteo ( Mt 2, 6), per i cristiani si è compiuto con la nascita di Gesù.
DA TE USCIRA’ (1 )
Uscirà dalla stirpe di Efrata e più precisamente di Iesse, padre di Davide, colui che sarà sovrano.
Nonostante la decadenza della dinastia, l’inizio del nuovo tempo è visto come costituito da un re davidico
ideale. Per il fatto che Gesù era nato a Betlemme, la catechesi cristiana primitiva ha visto un compimento
della profezia di Michea. Questo è vero in senso tipico.
DALL’ANTICHITA (1 )
I sovrani orientali vantavano origini antichissime o addirittura divine. Il re messianico non è per
nulla inferiore a loro: la stirpe di Davide ha ascendenze fin nell’origine di Israele. Luca collega la
genealogia di Gesù ad Adamo ( 3, 23-38 ).
IN POTERE ALTRUI (2 )
La situazione attuale è di desolazione, (potere altrui) ma la svolta avverrà , come in Isaia 9, 5 ( Ecco
è nato a noi un pargolo ) con la nascita di un bimbo ( colei che deve partorire partorirà ). E il superamento
della miseria si manifesterà con il ritorno del resto d’Israele dall’esilio ( il resto… ritornerà).
PASCERA’ CON LA FORZA DEL SIGNORE ( 3 )
Descritta l’origine del re ne viene presentata l’azione. Egli sarà un pastore ideale ( sarà là e
pascerà ), che attingerà forza non da risorse umane ma da Dio stesso ( la forza del Signore ) e parteciperà
anche alla manifestazione propria degli interventi di Dio ( con la maestà del nome ).
ABITERANNO SICURI ( 3 )
L’effetto di questo governo sarà che gli Israeliti potranno abitare sicuri nella loro terra e nelle
loro cosa.
SARA’ GRANDE ( 4 )
Sarà come uno dei re potenti d’Israele. L’estensione del regno è vista come nei salmi messianici (
Salmi 2 e 72 ): sino ai confini della terra; il re ideale eguaglia lo stesso dominio di Dio.
SARA’ LA PACE (4 )
Questa parte del versetto è visto dagli esegeti in modo diverso. Per alcuni è l’inizio del versetto
seguente ( Egli stesso sarà pace, se Assur invaderà la nostra terra…..Egli ci libererà da Assur ). Per altri è il
riassunto di quanto detto prima ( “ E ci sarà pace totale”). Per altri ancora è un’asserzione personale ( “Egli
sarà la pace”) . La Chiesa antica dava un senso cristologico : “Egli è la nostra pace.
ASSUR E TERRA DI NIMROD (4- 5)
Assur e terra di Nimrod: designazioni dell’Assiria. Questa potenza, che minacciava il regno di
Giuda all’epoca di Michea, diventa il simbolo di tutte le forze che si oppongono al progetto divino.
L’espressione numerica sette… otto… indica la superiorità delle forze d’Israele.
Giosia
Dopo Ezechia divenne re del Sud il suo unico figlio Manasse (687-642 a.C. ), che divenne re a
12 anni e regnò più a lungo di tutti gli altri re di Giuda al tempo dell’apogeo dell’impero assiro, che nel
671 conquistò anche 1’Egitto (cfr. Na 3,8-10). Manasse compare tra i tanti re vassalli dell’Assiria:
un’iscrizione ce lo mostra a Ninive in atto di pagare il tributo annuale al re Assurbanipal. Del lunghissimo
regno di Manasse il redattore biblico ricorda solo l’aspetto religioso e la deviazione dal culto di Javhé che
fa di Manasse un re empio. L’interesse teologico è ancor più forte in 2 Cr 33,11-17, che cerca di spiegare
come un re così malvagio abbia potuto regnare tanto a lungo e attribuisce a Manasse una “conversione”, che
egli avrebbe avuto in vecchiaia. A Manasse succede nel trono il figlio Amon, di soli 22 anni, che, dopo
appena due anni di regno, viene assassinato in circostanze oscure.
Dopo Amon diviene re Giosia, (640-609 a.C.). Mentre lui regna in Giudea la situazione
internazionale muta radicalmente : l’Assiria inizia un lento ma inesorabile declino, minacciata dalla
crescente potenza di Babilonia e dalle incursioni dei popoli seminomadi confinanti con l’ormai troppo vasto
impero. Nel 612 a.C. i Babilonesi conquistano Ninive, capitale dell’Assiria, fatto ricordato nel libro del
profeta Naum. Nel 609 il faraone Necao, nel tentativo di contrastare i Babilonesi, viene duramente sconfitto
a Carchemish, nell’alto Eufrate.
In questo momento storico Giosia fu in Giuda un sovrano riformatore per eccellenza. Durante i
primi anni, quando era ancora minorenne, non accadde nulla di decisivo.
Ma appena giunse il momento di agire Giosia si liberò dal dominio assiro. Rimosse i segni del
culto assiro dal tempio e probabilmente smise anche di pagare il tributo. Ma l'Assiria non reagì,
evidentemente non era più abbastanza forte da poter far valere la sua autorità. Poi con il crollo dell’Assiria
riconquisto il territori dei due regni, che erano sotto il dominio dell’impero. Prima di tutto prese
possesso della parte meridionale della provincia di Samaria, che confinava direttamente con Giuda.
Secondo 2 Re 23,15, distrusse l'antico e famoso santuario di Betel, un tempo santuario reale d'Israele 2,
quindi conquistò Betel e la parte meridionale della Samaria. Estese ulteriormente il proprio dominio,
occupando addirittura un territorio filisteo che non aveva mai fatto parte del
regno di Davide. Giosia perseguì il suo piano con prudenza, calcolando sempre le proprie forze e aspettando
spesso il momento giusto per intervenire. E Israele fu di nuovo unito.
Giosia fu un grande riformatore in campo religioso . Il testo di 2 Re 22 – 23 ricorda due eventi
entrambi a carattere religioso.
Il primo è il racconto della “scoperta”, nel tempio, del libro della legge, che in passato molti hanno
voluto identificare con l’attuale Deuteronomio. Il termine Deuteronomio (dal greco déuteros, "secondo" e
nómos, "legge") significa seconda legge, non si tratta però di una seconda legge, ma di un’attualizzazione
dell’unica legge data da Dio al popolo per vivere nell’oggi la fedeltà all’unica alleanza stipulata da Dio con
Israele. Alla base del libro vi è la predicazione dei profeti Elia, Amos ed Osea, raccolta dai leviti. La parola
chiave è “Ascolta Israele”, cui sono collegate le espressioni: “ricorda”, “osserva”, “ama”.
Quale sia stato in realtà la parte trovata , e se si possa parlare di vera scoperta, è questione ancora
discussa. Oggi si preferisce pensare a Dt 12 – 26, sezione che, composta forse al tempo di Ezechia ,
dimenticata sotto Manasse, e “riscoperta” da Giosia fu da lui usata come base per la sua riforma religiosa
(cfr 2Re 22,8, ss.)
.
Il secondo evento ricordato da 2 Re è l’eliminazione sistematica dei culti non israeliti, attuata da
Giosia, che fece bruciare statue e altari, distrusse santuari e accentuò il carattere di centralità del tempio di
Gerusalemme, opportunamente purificato (cfr. il testo di Dt 12). La sua riforma fu radicale e non ammise
compromessi, ma incontrò anche notevoli resistenze, segno del permanere dell’influsso cananaico sullo
jahvismo.
Per questa riforma gli furono di aiuto fatti e persone provvidenziali. Lo aiutò l’accennato
ritrovamento del libro della legge che avvenne quando Giosia aveva 18 anni e, leggendolo, sia il re sia il
popolo si resero conto del peccato loro e degli antenati. E gli furono di grande sostegno il profeta Sofonia e
il giovane Geremia. La riforma da lui tentata sembra abbia avuto successo , anche se Geremia, che
iniziò a
profetizzare nel tredicesimo anno del suo regno e che usò tutta la sua influenza come profeta per sostenere il
re, denunciò pubblicamente che la riforma del popolo era finta e non veniva dal cuore.
Giosia fu l'ultimo re di Giuda che cercò di impedire la distruzione che stava per abbattersi sulla
nazione secondo le parole di molti profeti. Il sua regno ebbe una fine improvvisa nel 609 a.C.. Giosia
tentò di contrastare la marcia verso il nord del faraone Necao, forse nel tentativo di sfruttare il contrasto
Egitto-Babilonia per riacquistare un minimo di indipendenza. Necao fece uccidere Giosia a Meghiddo in
circostanze oscure. Fu una fine tragica e un duro colpo per i pii israeliti che vedevano in lui il re che “fece ciò
che è retto agli occhi del Signore” (2 Re 22,2)
Sofonia
“Sofonia” è uno dei profeti detti “minori” , perché i loro scritti sono più brevi di quelli dei “profeti
maggiori”. Nel canone i profeti minori sono dodici: Osea, Giole, Amos, Giona, Michea, Naum, Abacuc,
Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia; mentre i maggiori sono quattro : Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele.
Di Sofonia ( = Javhé protegge ) non si conosce quasi nulla, praticamente solo il nome della sua
famiglia . e l’indicazione che lo presenta come pronipote del re Ezechia (721-693 ) : “figlio di Cusci,
figlio di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, ai tempi di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda” (1,
1). Profetizza in Giuda alla fine del regno di Manasse (693-639).
Il libro di Sofonia è di tre capitoli, che contengono l’annunzio della distruzione di Gerusalemme e
del mondo, minacce contro i popoli stranieri, inviti alla conversione e prospettive di salvezza e di gloria
per Israele. Insiste sul giorno di Javhé, che incombe su Israele e sulla nazioni che l’opprimono.
E’ sostanzialmente attribuito a Sofonia dalla maggioranza dei critici, che lo pongono nella prima
parte del regno di Giosia ( 640-609), verso il 621, ai tempi del giovane Geremia e indicano anche
aggiunte posteriori al profeta.
"Dio stenderà il Suo braccio contro il Nord e distruggerà l'Assiria;
ed Egli trasformerà Ninive in un luogo desolato, una distesa arida come il deserto".-
Sofonia 2, 1-13
Giorno del Signore
Radunatevi, raccoglietevi, o gente spudorata, 2prima che esca il decreto, prima che
passi il giorno come pula, prima che piombi su di voi l'ira furiosa del Signore, prima che piombi
su di voi il giorno dell'ira del Signore. 3 Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che
eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l'umiltà; forse potrete trovarvi al riparo
nel giorno dell'ira del Signore.
4.
Gaza infatti sarà abbandonata e Àscalon ridotta a un deserto. Asdod in pieno giorno
sarà deportata ed Ekron distrutta dalle fondamenta. 5 Guai agli abitanti della costa del mare,
alla nazione dei Cretei! La parola del Signore è contro di te, Canaan, paese dei Filistei: "Io ti
distruggerò privandoti di ogni abitante". 6La costa del mare diventerà pascoli, prati per i pastori,
recinti per le greggi. 7La costa del mare apparterrà al resto della casa di Giuda; in quei
luoghi pascoleranno e a sera nelle case di Àscalon
prenderanno riposo, quando il Signore, loro Dio, li avrà visitati e avrà ristabilito le loro sorti. 8
"Ho udito l'insulto di Moab e gli oltraggi degli Ammoniti, con i quali hanno insultato il mio
popolo gloriandosi del suo territorio. 9Perciò, com'è vero che io vivo - oracolo del Signore degli
eserciti, Dio d'Israele -, Moab diventerà come Sòdoma e gli Ammoniti come Gomorra: un
luogo invaso dai cardi, una cava di sale, un deserto per sempre. I rimasti del mio popolo li
saccheggeranno e i superstiti della mia gente ne saranno gli eredi". 10Questo accadrà a loro
per la loro superbia, perché hanno insultato, hanno disprezzato il popolo del Signore degli
eserciti. 11Terribile sarà il Signore con loro, poiché annienterà tutti gli dèi della terra, mentre a
lui si prostreranno, ognuna sul proprio suolo, tutte le isole delle nazioni. 12 "Anche voi, Etiopi,
sarete trafitti dalla mia spada". 13Stenderà la mano anche al settentrione e distruggerà Assur,
farà di Ninive una desolazione, arida come il deserto.
________
Il giorno del Signore, descritto come “ giorno d’ira...d’angoscia,.. di afflizione,...di rovina e di
sterminio,.. di tenebre e di caligine, di nubi e di oscurità…” ( 1, 15 ), verrà certamente, ma non deve essere
esclusa in antecedenza una possibilità di salvezza. Questo brano fa del giorno di Javhé un giorno di
salvezza per i giusti.
RADUNATEVI, RACCOGLIETEVI ( 2, 3 )
Il profeta invita al ravvedimento e ad evitare i castighi del giorno del Signore e si rivolge prima
agli empi, con un invito energico alla conversione: “ o gente spudorata, prima di essere travolti come pula,
che scompare in un giorno, prima che piombi su di voi la collera del Signore”.
POVERI DELLA TERRA (3 )
Un secondo ammonimento più soave: “ Cercate il Signore”, cosa che gli empi non fanno, è rivolto
ai “poveri della terra”. Con questa espressione vengono definiti nell ‘AT gli “anawin”, i deboli e gli
oppressi , ma fedeli alla legge, che fidano in Dio, in favore dei quali spesso interviene il Signore. Per Sofonia,
sono una categoria non tanto sociale ed economica, quanto piuttosto etica e religiosa. Poveri sono coloro che
cercano la giustizia e il Signore.
CERCATE LA GIUSTIZIA (3 )
La salvezza è dono di Dio, ma a condizione che l’uomo non resti passivo. Ai “poveri di Javhé” è
raccomandata la “giustizia”, l’osservanza dei decreti del Signore e “l’umiltà”, l’interiore atteggiamento di
fede e di fiducia.
PER TROVARVI AL RIPARO ( 3 )
Letteralmente : “ Forse potrete trovarvi al riparo”. Castigo e salvezza dipendono dalla libera
volontà di Dio, che salva l’empio pentito e il giusto perseverante nel bene. Ai convertiti il castigo può
essere rimosso dal Signore .
IRA DEL SIGNORE (3)
E’ il momento destinato al castigo divino. Segue l’annunzio del giudizio su popoli pagani: Filistei
dell’Ovest ( 4-7), Moabiti e Ammoniti ( 8-12), Egitto ed Assiria (12-15 ).
GAZA INFATTI (4)
Vengono indicate alcune città filistee: Gaza, la più a sud della federazione, Ascalona, più a Nord di
Gaza, Accaron o Ekon, la città più a nord di tutte
PAESE DEI FILISTEI (4-7)
Si annuncia che i territori delle città filistee saranno devastati e assegnati poi a Giuda. I Filistei sono
detti “nazione dei Cretei”, perché, secondo diversi passi biblici, i Filistei erano originari di Creta.
APPARTERRA AL RESTO (7)
E’ detto che le terre diventeranno pascoli e che saranno proprietà di Giuda. Quest’ultima asserzione
rivela la soddisfazione degli Ebrei di divenire padroni della terra dei loro nemici e risente del clima dell’esilio
e del post-esilio.
MOAB… AMMONNITI (8-12 )
Oracoli contro i Moabiti e gli Ammoniti, di cui è detto che le loro terre saranno invase dai cardi e
diventeranno una cava di sale.
I RIMASTI DEL MIO POPOLO (9)
Anche qui, come per i Filistei, si sente il sapore delle rivincita di Isreale. Si tratta di un’aggiunta
posteriore.
ETIOPI (12-15 )
Contro gli Etiopi e gli Assiri . Il termine “Etiopi” indica anche l’Egitto, che fu governato per
un certo periodo da faraoni di una dinastia etiope. In queste grandi potenze forse Sofonia vede dei tipi di tutti i
popoli della terra, infatti manca ogni riferimento al popolo d’Israele.
NINIVE DESERTO (13)
Ninive, ultima capitale dell’impero assiro era considerata la prima città del mondo per potenza e
ricchezza. Questa riduzione della città a deserto era stata già predetta dal profeta Nahum ( 2, 2-11; 3, 8-19).
Sofonia 3, 9-18
salvezza e gioia per Gerusalemme
Allora io darò ai popoli un labbro puro, perché invochino tutti il nome del Signore e lo
servano tutti sotto lo stesso giogo. 10Da oltre i fiumi di Etiopia coloro che mi pregano, tutti
quelli che ho disperso, mi porteranno offerte. 11In quel giorno non avrai vergogna di tutti i
misfatti commessi contro di me, perché allora allontanerò da te tutti i superbi gaudenti, e tu
cesserai di inorgoglirti sopra il mio santo monte. 12 Lascerò in mezzo a te un popolo umile e
povero". Confiderà nel nome del Signore 13il resto d'Israele. Non commetteranno più iniquità e
non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.
Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme! 15Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d'Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. 16In quel giorno si
dirà a Gerusalemme: "Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! 17Il Signore, tuo Dio, in
mezzo
a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con
grida di gioia".
__________
DARO’ AI POPOLI UN LABBRO PURO ( 9 )
Dopo gli oracoli precedenti viene promessa la salvezza a tutti i popoli. I pagani che invocano le
false divinità hanno bisogno di essere purificati “ perché invochino tutti il nome del Signore” ( 3, 9 ). Poi,
dalla salvezza delle genti il profeta ritorna alla salvezza di Gerusalemme : “eliminerò da te tutti i superbi e
millantatori e tu cesserai di inorgoglirti sul mio santo monte” (3, 11 ).
FARO’ RESTARE.. UN POPOLO (12 )
Scomparsi i superbi, orgogliosi, dentro le mura di Gerusalemme resteranno gli umili e i poveri
che si rifugiano in Dio. Questi “umili e poveri” sono i fedeli di Javhé, che non fanno parte dei peccatori,
di cui anzi sono vittime e che nel momento del giudizio cercheranno la salvezza in Javhé (confiderà nel nome
del Signore ).
RESTO D’ISRAELE ( 13 )
L’espressione “resto d’Israele” nell’Antico Testamento da “gruppo disperso”, diventa segno della
fedeltà di Dio e della sua volontà di salvarlo. E già qui il “resto” è l’oggetto della salvezza di Javhè,
destinato a sopravvivere al giudizio degli empi.
NON COMMETTERANNO PIU’ INIQUITA’ (13 )
I poveri del Signore condurranno una vita conforme alla volontà di Dio. E avranno schietti
sentimenti di fede; alla fede si riferiscono appunto le espressioni : “non proferiranno menzogna”, “non si
troverà una lingua fraudolenta” .
POTRANNO PASCOLARE (13 )
E’ l’effetto sociale della realizzazione del popolo degli umili e dei poveri. l’immagine del
gregge tranquillo nei suoi pascoli è familiare nei profeti.
SOFONIA 3, 14-18
Questi versetti sono un breve inno o cantico di gioia alla maestà di Javhè e una promessa
consolante per la Gerusalemme futura.
RALLEGRATI.. GIOIA - RALLEGRATI (14 )
“Giubila, rallegrati, gioisci ed esulta” è la traduzione più esatta ed è un invito di gioia in quattro
espressioni sinonimiche. Si dovrà esultare “con tutto il cuore” con la partecipazione interiore di tutta la
persona. L’invito è alla gioia (cfr. Sof 3, 14), a non temere (cfr. Sof 3, 16), perché Dio è in mezzo a
Gerusalemme (cfr. Sof 3, 16-17). Il racconto lucano dell’annuncio a Maria riecheggia questi temi (cfr.
Lc 1, 28-30).
FIGLIA DI SION… (14 )
“Figlia di Sion” e “ figlia di Gerusalemme” indicano la città; la popolazione della Città, i
gerosolimitani, come rappresentanti di tutti gli ebrei. Per Israele s’intende tutti i discendenti di IsraeleGiacobbe, cioè il popolo eletto.
IL SIGNORE HA REVOCATO ( 15 )
Segue l’indicazione dei motivi della gioia. Il primo è la revoca della condanna e la dispersione dei
nemici assalitori. I decreti sono quelli relativi al giudizio nel giorno di Javhè ( 1, 7 ).
RE D’ISRAELE (5 )
L’altro motivo è che Iavhè stesso regnerà su Gerusalemme e sul suo popolo. La certezza che Javhè è
presente nella sua città deve liberare il popolo da ogni timore e garantirgli sicurezza e benessere.
NON VEDRAI PIU’ LA SVENTURA (15 )
Questa “sventura” comprende i castighi accennati ed eventuali sconfitte politiche.
IN QUEL GIIORNO SI DIRA’ A GERUSALEMME ( 16 )
I versetti 16-18 non fanno parte dell’inno precedente, ma sono un invito a non scoraggiarsi. Il
“giorno” è il tempo messianico. E’ Javhè stesso che incoraggia e dice a Israele di non temere e non lasciarsi
cadere le braccia come fa un uomo intento al lavoro che a un certo punto dispera di poterlo finire.
IL SIGNORE…UN SALVATORE (17 )
Parlando di se stesso in terza persona Javhé che sta in Sion si presenta come “guerriero che salva” (
questa è una traduzione più esatta di “salvatore potente” ). Anche Dt 10, 7 e 20, 4 parla di Dio come di un
“eroe” che assicura la salvezza.
ESULTERA’ DI GIOIA ( 17 )
Iavhè si presenta come colui che ama con gioia, che si sente legato al suo popolo con una felicità
profonda e una beatitudine senza eguali. La grande gioia di Dio viene espressa come al v 14 con quattro
sinonimi, che si possono rendere così: “ esulterà di gioia, tripudierà con giubilo”. E’ questa la gioia dello
sposo, come in Isaia 62, 5 : “ Come la sposa fa la gioia dello sposo, così tu (Sion) sarai la gioia del tuo Dio”.
Dal “guerriero” si passa allo “sposo”.
TI RINNOVERA’ CON IL SUO AMORE (17 )
L’intima ragione del rinnovamento è l’amore di Dio
Verso la fine del Regno del Sud
Gerusalemme verso la fine della monarchia
Fra la morte di Giosia e la fine del regno trascorsero solo 22 anni, durante i quali regnarono tre
dei suoi figli e un nipote, che respinsero il consiglio di Dio dato tramite Geremia, e persistettero nella
malvagità che allora caratterizzava quasi tutto il popolo. In questo periodo, Geremia era l'uomo più in vista
della nazione, non come consigliere e sostenitore dei re, come era stato durante il regno di Giosia, ma come
la voce di Dio che costantemente parlava contro la malvagità del re e dei sudditi.
La storia degli ultimi anni del regno la troviamo nei capitoli 23-25 di 2 Re e , sinteticamente ,
in 2 Cronache 36, 1-23, che fa parte di un’insieme di quattro libri della Bibbia, che presentano la storia
della salvezza da Adamo al periodo ellenistico.
2 Cronache 36, 1-23
Verso la fine del regno
1 Il popolo della terra prese Ioacàz, figlio di Giosia, e lo proclamò re, al posto del
padre, a Gerusalemme. 2Quando divenne re, Ioacàz aveva ventitré anni; regnò tre mesi a
Gerusalemme. 3Il re d'Egitto lo destituì a Gerusalemme e impose alla terra un tributo di cento
talenti d'argento e di un talento d'oro.
4
Il re d'Egitto nominò re su Giuda e Gerusalemme il fratello Eliakìm, cambiandogli il
nome in Ioiakìm. Quanto al fratello di lui, Ioacàz, Necao lo prese e lo deportò in Egitto. 5
Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò
che è male agli occhi del Signore, suo Dio. 6 Contro di lui salì Nabucodònosor, re di Babilonia,
che lo legò con catene di bronzo per deportarlo a Babilonia. 7Nabucodònosor portò a Babilonia
parte degli oggetti del tempio del Signore, che depose a Babilonia nella sua reggia. 8Le altre
gesta di Ioiakìm, gli abomini da lui commessi e ciò che risulta a suo carico, sono descritti nel
libro dei re d'Israele e di Giuda.
Al suo posto divenne re suo figlio Ioiachìn. 9 Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto
anni; regnò tre mesi e dieci giorni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore.
10
All'inizio del nuovo anno il re Nabucodònosor mandò a prenderlo per deportarlo a Babilonia
con gli oggetti più preziosi del tempio del Signore.
Egli nominò re su Giuda e Gerusalemme suo fratello Sedecìa. 11 Quando divenne re,
Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. 12Fece ciò che è male agli occhi
del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del
Signore. 13Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di
Dio. Egli indurì la sua cervice e si ostinò in cuor suo a non far ritorno al Signore, Dio d'Israele.
14
Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in
tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a
Gerusalemme. 15Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i
suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora.
16
Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e
schernirono
i
suoi profeti al punto che l'ira del
Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio.
17
Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro
uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i
decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. 18Portò a Babilonia tutti gli oggetti
del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi
ufficiali. 19Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di
Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti
preziosi. 20Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e
dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, 21 attuandosi così la parola del Signore per
bocca di Geremia: "Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà
per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni".
22
Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore
pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che
fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 23"Così dice Ciro, re di Persia: "Il
Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli
un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore,
suo Dio, sia con lui e salga!"".
_____________
Cronache 36 è l’ultimo capitolo del secondo libro delle Cronache. In esso vengono prima presentati
gli ultimi quattro re di Gerusalemme: Ioacaz (609) , Ioiakin ( 609-597 ), Ioiachin (598-597), Sedecia
(597-596). Sedecia, nominato re da Nabucodonosor, gli si ribellò, non diede retta a Geremia e soprattutto
non accettò le indicazioni che, tramite il profeta, venivano da Dio. E fu la fine sua e del regno.
PRESE IOACAZ (1-4)
I versetti 1-4 sono dedicati al re Ioacaz (609) e dipendono da 2 Re 23, 31-32, che è riassunto
brevemente. Viene espresso un giudizio negativo sul suo regno, che dura solo tre mesi, viene riferito il
contributo imposto dal Faraone d’Egitto e la morte del re in Egitto. Iaocaz è l’ultimo re eletto dal popolo, gli
altri saranno imposti dalle potenze straniere dell’Egitto e di Babilonia.
QUANDO IOIAKIN (5-8)
L’impero babilonese in piena espansione sconfisse le forze residue dell’Impero Assiro, che avevano
dovuto spostare il loro centro a Carchemis, località situata tra la Siria e la Turchia attuali, e gli Egiziani, che si
erano alleati con loro. Finì di esistere l’Assiria, finì l’influenza dell’Egitto in Medio Oriente.
Nabucodonosor, re di Babilonia negli anni 605-562, estese il suo dominio a tutta l’Asia anteriore (600) e il
regno di Giuda diventò una provincia dell’impero babilonese.
36, 5-8 tratta del regno di Ioiakin (609-598) e rissume brevemente 2 Re 23, 3 – 24, 3, di cui tralascia
alcuni avvenimenti, ma sembra indicare che il re finì prigioniero a Babilonia, fatto che non viene menzionato
in 2 Re. Di Ioiakin dà un giudizio negativo.
RE IOIACHIN (9-10 )
Ioiachin , un giovane di 18 anni, succede al padre Ioiakin, ma il suo regno dura solo tre mesi (597).
Nel testo segue la menzione del primo assedio di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, la rapina degli
oggetti preziosi del Tempio e la deportazione del re a Babilonia. Di tutto ciò più diffusamente è scritto in 2
Re, 24, 8-17. Il primo assedio di Gerusalemme è del 598-597.
SEDECIA SUO FRATELLO (10
Il termine “fratello” nel mondo semitico ha il significato di parente prossimo. In realtà
Sedecia era figlio minore di Giosia, quindi era zio di Ioiachin, come è detto in 2 Re 24, 17, dove viene
indicato il suo vero nome, che era Mattania.
QUANDO DIVENNE RE (11-21 )
36, 11-21 segue la fonte 2 Re 25, 1-21, ma la modifica e l’abbrevia. Dice che tutte le sciagure che
si abbatterono su Gerusalemme sono la conseguenza dell’infedeltà del popolo ed una giusta punizione.
All’inizio del brano l’autore dice che Sedecia, quando venne eletto, aveva 21 anni e non diede retta al profeta
Geremia. Sedecia regnò 11 anni ( 597-586). La distruzione di Gerusalemme si colloca nell’anno 587 (per
alcuni 586). La Città venne distrutta, il re venne catturato, accecato e condotto prigioniero a Babilonia.
IRRIGIDI (13 )
Il versetto 13 tratteggia la ribellione di Sedecia: “ irrigidì la sua cervice e si ostinò nel suo cuore,
senza far ritorno a Javhè, Dio d’Israele”. Il Cronista lo considera il simbolo delle deviazioni, contro cui
Geremia aveva messo in guardia.
TUTTI I CAPI DI GIUDA (14 )
Desolante è anche il quadro in cui si presenta la classe dirigente e
il popolo. Tutti i dirigenti di corte, i sacerdoti, il popolo si sono resi colpevoli di numerosi atti di infedeltà.
Pare che l’infedeltà consista nell’accettazione di culti diffusi tra i popoli stranieri.
IL SIGNORE DIO (15 )
Ma Israele non era precipitato all’improvviso nella sventura. Javhé l’aveva messo in guardia. Dio,
nella sua misericordia, aveva mandato una lunga serie di profeti, ma essi furono derisi e perciò il giudizio
divino divenne inevitabile.
ALLORA IL SIGNORE FECE MARCIARE (17 -18)
Il giudizio di Dio prende la forma di un’invasione. Il Cronista ama sottolineare l’azione diretta di
Javhè che spinge Nabucodonosor all’attacco. I fatti storici sono ambigui, ma Dio usa questa ambiguità in
positivo. Nabucodonor era un conquistatore e si muoveva per interessi di potere, e il suo esercito compiva
le atrocità di tutte le guerre, ma Dio si serve di lui per punire Israele.
INCENDIARONO..DEMOLIRONO (19 )
Significativo è l’ordine del “giudizio”. Anzitutto vengono rimossi gli oggetti del tempio, poi i tesori,
quindi sono distrutti il tempio e la città, e infine i superstiti sono deportati. Il Cronista vede nella rimozione
dei vasi dal tempio il momento principale del giudizio con la fine del culto. La restaurazione avverrà
quando saranno riportati indietro gli stessi vasi ( Esdra 1, 7-9 ) .
DEPORTO’ GLI SCAMPATI (20 )
Per il cronista tutti vengono deportati. Secondo 2 Re i più poveri del paese rimasero in Palestina,
sotto il governatore Godolia.
FINO ALL’AVVENTO DEL REGNO PERSIANO ( 20)
Con l’ingresso a Babilonia di Ciro il Grande, nel 539, ha fine l’impero babilonese , che passa sotto
il dominio dell’impero persiano.
FINCHE’ (21 )
Durante l’esilio babilonese viene osservata la prescrizione circa gli anni sabbatici, resa
possibile dal fatto che la terra è privata della presenza e del lavoro dei suoi abitanti. E c’è fedeltà
nell’osservanza del sabato, che è anche un segno di distinzione e, dopo l’esilio, sarà una delle principali
prescrizioni della religione.
SETTANTA ANNI (21 )
Geremia aveva predetto la fine dell’esilio e la punizione di Babilonia. “ Quando saranno compiuti
i 70 anni, io punirò il re di Babilonia, dice il Signore, per i loro delitti punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò ad
una desolazione perenne ( 25, 11-12).
NELL’ANNO PRIMO DI CIRO (22 )
L’anno dopo (538 ) il suo ingresso a Babilonia, Ciro, per farsi amici i popoli soggetti, emana editti
di liberazione. Tra questi editti c’è anche quello riguardante gli Ebrei, che possono tornare in Palestina.
L’esilio per il primo gruppo di deportati è iniziato nel 597, e per il secondo nel 587 ed è terminato nel 538.
Il numero di 70 (v. 21 ) è un arrotondamento.
EGLI MI HA COMANDATO (22-23 )
Questi due versetti sono stati aggiunti quando i due libri delle Cronache sono stati staccati da quelli
di Esdra e Neemia. Bisognava terminare la storia della catastrofe nazionale con una nota ottimistica. Il
decreto di Ciro è riportato in forma abbreviata: all’autore premeva sottolineare che il tempio sarebbe stato
ricostruito.
Geremia
Geremia, grande profeta di Israele, è nato verso il 650 avanti Cristo ad Anatot. Lui stesso si
definisce un na’ar fanciullo”. La sua vocazione avviene verso il 626, mentre Giuda è in periodo di pace,
vassallo dell’Assiria. Vive quando crolla il grande impero assiro ( 612 ) e sorge quello più grande di
Babilonia. In quel momento storico, il re Giosia cerca di riunire l’antica terra d’Israele, ma muore in
battaglia a Meghiddo nel 609. Israele passa sotto il dominio di Babilonia e, in seguito a tentativi di rivolta,
subisce una prima spedizione punitiva nel 597. In seguito, dopo un secondo tentativo di rivolta,
Nabucodonosor assedia Gerusalemme , distrugge la Città e il tempio e deporta migliaia tra artigiani e
soldati. L’esilio degli Israeliti dura fino ai tempi di Ciro, che ne decreta il ritorno in patria, avvenuto nel 537
(o 538). Una parte dei rimasti a Gerusalemme emigrò in Egitto e lì si disperse.
Geremia è stato profeta prima della caduta di Gerusalemme, durante l’esilio e anche in Egitto,
dove è costretto dai fuggiaschi ad andare con Baruch e lì muore secondo una leggenda di dubbio valore
storico, per lapidazione da parte dei giudei di Egitto. Era l'uomo più in vista della nazione, come
consigliere e sostenitore del re durante il regno di Giosia, e. come la voce di Dio, che costantemente
parlava contro la malvagità del re e dei sudditi. Nessuna persona nella Bibbia è spiegata in modo più eroico
di Geremia. Soffrì molta violenza da parte del popolo, che non credeva alle sue predizioni
Nel suo libro si trovano detti, discorsi contro il popolo e i re per la loro infedeltà, annunzio del
giudizio imminente prima della caduta della città e , dopo la catastrofe, promesse sul futuro, parole di
giudizio sull’Egitto, su Babilonia e su altri popoli minori .
Il libro di 52 capitoli è il risultato di un lungo lavoro di composizione iniziato ai tempi del
profeta che si è protratto fino al periodo del Deuteroisaia, con qualche parte ( i capitoli 50-51 che parlano
della caduta di Babilonia ), ancora più recente.
Geremia di G. A Petrini
Geremia 1, 1-19
Vocazione di Geremia
1
Parole di Geremia, figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che risiedevano ad Anatòt, nel
territorio di Beniamino. 2A lui fu rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia, figlio di
Amon, re di Giuda, l'anno tredicesimo del suo regno, 3e successivamente anche al tempo di
Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell'anno undicesimo di Sedecìa, figlio di
Giosia, re di Giuda, cioèfino alla deportazione di Gerusalemme, avvenuta nel quinto mese di
quell'anno. 4 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 5"Prima di formarti nel grembo materno,
ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle
nazioni". 6Risposi: "Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane". 7Ma il
Signore mi disse: "Non dire: "Sono giovane". Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai
tutto quello che io ti ordinerò. 8Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per
proteggerti". Oracolo del Signore. 9Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il
Signore mi disse: "Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. 10Vedi, oggi ti do autorità
sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per
edificare e piantare".11 Mi fu rivolta questa parola del Signore: "Che cosa vedi, Geremia?".
Risposi: "Vedo un ramo di mandorlo". 12Il Signore soggiunse: "Hai visto bene, poiché io vigilo
sulla mia parola per realizzarla". 13 Mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: "Che cosa
vedi?". Risposi: "Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata da settentrione". 14Il
Signore mi disse: "Dal settentrione dilagherà la sventura su tutti gli abitanti della terra.
15
Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi
verranno e ognuno porrà il proprio trono alle porte di Gerusalemme, contro le sue mura,
tutt'intorno, e contro tutte le città di Giuda. 16Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro,
per tutta la loro malvagità, poiché hanno abbandonato me e hanno sacrificato ad altri dèi e
adorato idoli fatti con le proprie mani. 17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di' loro
tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti
a loro. 18Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di
bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo
del paese. 19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti".
Oracolo del Signore.
___________
PAROLA DI GEREMIA (1)
Il libro di Geremia ha inizio con quattro versetti di presentazione. Il titolo, opera di un redattore
posteriore, offre informazioni su Geremia e sull’epoca della sua predicazione, racchiusa tra l’anno
tredicesimo del regno di Giosia (verso il 627) e la deportazione in Babilonia (587). Il racconto delle vicende
del regno di Giuda, in questo periodo si trova in 2 Re 22-25.
ANATOT ( 1)
sorgeva circa 5 chilometri a nord-est di Gerusalemme.
AL TEMPO DI GIOSIA (2 )
Il versetto 2 continua dicendo che “la parola del Signore” fu rivolta a Geremia , investito
dell’incarico di profeta “ “nell’anno decimoterzo del regno di Giosia”, cioè nel 627 a. C..
MI FU RIVOLTA QUESTA PAROLA (4 )
Il racconto della vocazione di Geremia emerge fra tutti i racconti del profetismo per il modo e il
carattere ben delineato della vocazione stessa. Il racconto ha la seguente struttura: incontro con la Parola
(4), parole introduttive di Javhé (5 ), conferimento dell’incarico (5 ), risposta del profeta (6 ), rettifica e
promessa ( 7 ), segno della vocazione ( 9 ).
TI HO CONOSCIUTO (4)
Javhé dice di aver “conosciuto” , cioè scelto e “stabilito” come profeta Geremia prima della sua
nascita. La stessa cosa è detta del servo di Javhé ( Is 49, 1 ) e Paolo dirà di se stesso ( Gl 1, 16 ). E’ una
sottolineatura del carattere della vocazione profetica, che non è scelta umana, ma divina.
RISPOSI (6 )
Geremia protesta l’ inadeguatezza, “sono un ragazzo”, ma il Signore la rassicura: “ Non temere, con
te ci sono io a salvarti”.
NON DIRE (7)
Javhè esprime la sua irrevocabile volontà che sia eseguito il suo programma.
NON TEMERE (8)
All’ordine segue la promessa di assistenza, l’assicurazione che sarà Dio a salvare il profeta da
qualunque difficoltà.
ORACOLO DEL SIGNORE (8)
Questa espressione si trova 164 volte in Geremia. Il significato di “oracolo” è quello di un parlare
sottovoce in segreto, e rispecchia uno degli aspetti della comunicazione divina fatta in genere in luoghi sacri,
chiusi, riservati alla divinità; questa segretezza era ritenuta garanzia di realizzazione di quanto annunziato
nell’oracolo.
STESE LA MANO (9)
E’ la risposta all’asserzione di Geremia : “Non so parlare”.
TI DO AUTORITA (10)
L’autorità data è di mettere a nudo la verità della situazione catastrofica esistente, di ricostruire sulle
rovine materiali e morali.
MANDORLO… IO VIGILO (11-12 )
Nel testo ebraico c’è un gioco di parole fra il termine shake= “mandorlo” e il verbo shaqad
=“vigilare”.
PENTOLA BOLLENTE (13)
Geremia vede davanti a sé una pentola che per un’illuminazione particolare acquista il significato di
simbolo.
DA SETTENTRIONE (13)
Provenendo da Nord invasero la terra di Canaan prima gli Assiri (nell’VIII sec. a. C.) poi i Babilonesi
(all’inizio del VI secolo). Qui il testo si riferisce alla minaccia babilonese.
PRONUNZIERO I MIEI GIUDIZI (16)
Il Signore istituisca una specie di tribunale per giudicare il suo popolo.
STRINGI LA VESTE AI FIANCHI (17 )
Dopo l’annunzio delle sventure che si abbatteranno su Gerusalemme da parte di forze che
proverranno “dal nord” ( 14 ), per la malvagità di Giuda (16 ), Javhé dice a Geremia come deve profetare:
per prepararsi all’azione deve “cingersi i fianchi”, come si ferma la veste con una cintura per iniziare un
lavoro, e poi deve parlare con i suoi concittadini.
NON SPAVENTRATI ( 17 )
Temere e spaventarsi significa mancare di fiducia. La superiorità di fronte alla paura è un dono di Dio
e il profeta che si spaventa è privo di fede e non ha più forza di iniziativa. Geremia è invitato ad essere forte
nella battaglia.
COME UNA CITTA FORTIFICATA (18 )
Dio renderà il profeta come una fortezza, un muro di bronzo, cioè inespugnabile, e contro di lui
saranno vari gli sforzi degli avversari.
CONTRO TUTTO IL PAESE (18 )
Gli avversari saranno tutto Israele: re, principi, sacerdoti e popolo. Un’immagine corrispondente a
questa troviamo in Mt 16, 18.
TI FARANNO GUERRA (19 )
Rinnovata promessa di salvezza divina, sancita dal perentorio “oracolo di Javhè” (19 ), “Io sono
con te” è formula tipica del patto tra Javhé e i chiamati. Un esempio è la promessa a Mosè , in Esodo 3, 12.
Geremia 17, 5-8
Peccato di Giuda
e riflessione sapienziale
1
Il peccato di Giuda è scritto con stilo di ferro, è inciso con punta di diamante sulla
tavola del loro cuore e sui corni dei loro altari. 2Così i loro figli ricorderanno i loro altari e i loro
pali sacri presso gli alberi verdi, sui colli elevati, 3sui monti e in aperta campagna. "I tuoi averi e
tutti i tuoi tesori li abbandonerò al saccheggio, come ricompensa per tutti i peccati commessi in
tutti i tuoi territori. 4 Dovrai ritirare la mano dall'eredità che ti avevo dato; ti renderò schiavo
dei tuoi nemici in una terra che non conosci, perché avete acceso il fuoco della mia ira, che
arderà sempre". Così dice il Signore: 5"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone
nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. 6Sarà come un tamerisco
nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di
salsedine, dove nessuno può vivere. 7Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è
la sua fiducia. 8È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende le
radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell'anno della siccità non
si dà pena, non smette di produrre frutti.
__________
I versetti 1-4 sono la constatazione del peccato di idolatria di Giuda tanto radicato che solo Dio può
estirparlo , 5-8 è un brano a carattere sapienziale. Tema della pericope è il contrasto tra chi ripone la
sua fiducia in Dio e chi la pone nell’uomo. Il tema è classico e riecheggia anche nel Salmo 1. Alcuni
studiosi fanno un riferimento storico ai fatti del re Sedecia, che sarebbe davvero divenuto come “un
tamarisco nella steppa”, quando dopo essersi fidato degli Egiziani ed esser caduto prigioniero dei
Babilonesi, finì cieco e in prigione ( vedi Ez 17, 1-10, che di tale fatto è un vaticinio).
SCRITTO…INCISO (1)
La situazione di peccato in Giuda si è profondamente radicata nel popolo.
I CORNI DEL LORO ALTARE
I corni erano delle
sporgenze ai
quattro angoli
dell’altare ed erano considerati sacri e
inviolabili come segno della potenza di Dio. Presso di essi si godeva del diritto di asilo (Es 21, 13-15; 1 Re,
2-28-34 ) . Qui significa che il peccato è radicato nell’intimo, in cui c’è una propensione all’idolatria.
PALI SACRI ( 2)
I pali sacri ( asherim ) erano simboli delle divinità cananee ed erano eretti preso gli altari, vicino a
grandi alberi.
AL SACCHEGGGIO (3)
Viene annunziato e minacciato l’esilio.
DALL’EREDITA ( 4 )
L’ eredità che Dio ha dato a Israele è la terra.
COSI’ DICE IL SIGNORE (5 )
Questa introduzione al brano lo qualifica come parola di Dio, ma è aggiunta redazionale, che non
troviamo nei LXX e che andrebbe eliminata.
MALEDETTO (5 )
“Maledetto” e “benedetto” non vanno intesi come formule capaci di provocare bene o male, ma
come constatazioni ; ”maledetto” quindi significa “è maledetto”, la folle speranza nell’uomo è già la
rovina contemplata nella minaccia.
NELL’UOMO (5)
La fiducia nell’uomo qui è concepita come garanzia di salvezza, indipendentemente da Javhé,
che è l’unica salvezza d'Israele ( cf Salmo 27, 1 ). L’uomo “maledetto” è il “gheber” , cioè il giovane forte,
e l’uomo in cui questi si fida è l’”adam”, cioè la specie umana. La “carne” , che è simbolo di debolezza e
caducità, è considerata come “forza” ( qui tradotta con “sostegno”, ma di per sé va letta “braccio” ),
l’allontanamento dal Signore avviene da profondo, dal “cuore”.
Naturalmente non sempre la fiducia negli uomini è di per sé fonte di rovina e anche la fiducia
reciproca è uno dei beni più preziosi della convivenza umana. Qui si tratta di una fiducia che viene presa
come sola sicurezza e che allontana da Dio. E’ la follia di chi ripone la propria fiducia negli idoli.
UN TAMERISCO ( 6 )
Il profeta illustra il suo pensiero con l’immagine di un arbusto che vive stentatamente in ambiente
arido e non conosce cosa sia la fertilità. Chi ripone la fiducia negli uomini è come un cespuglio senza linfa,
abbandonato e senza speranza che è destinato a morte sicura. Immagine del destino terribile di chi crede di
poter vivere senza Dio.
BENEDETTO (7 )
Anche per “benedetto” vale quanto detto in riferimento a “maledetto” . La fiducia in Dio è la
salvezza contemplata nella “benedizione” , e “benedetto” significa “è benedetto” .
La seconda tavola del dittico è simmetrica alla prima (5-6 ). E la similitudine agricola è speculare
a quella precedente, ma opposta. Non un arbusto, ma un albero, non la steppa, ma un corso d’acqua;
niente lo può minacciare né il caldo né la siccità.
Il pensiero che la fiducia in Javhé rende l’uomo benedetto torna frequente nella Bibbia ( es Sl 34,
9; Pr 16, 20 ).
Geremia 20, 7-13
Geremia sedotto dal Signore
7
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai
prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. 8Quando
parlo, devo gridare, devo urlare: "Violenza! Oppressione!". Così la parola del Signore è diventata
per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. 9Mi dicevo: "Non penserò più a lui, non
parlerò più nel suo nome!". Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie
ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. 10 Sentivo la calunnia di molti: "Terrore
all'intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo". Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
"Forse si lascerà trarre in inganno,così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra
vendetta". 11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei
persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno
successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il
giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te
ho affidato la mia causa! 13Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la
vita del povero dalle mani dei malfattori.
___________
La pericope 20, 10-13 fa parte dei testi del libro di Geremia che abitualmente vengono detti
“Confessioni di Geremia” (11, 18-3; 12, 1-6; 15, 10-12.15-21; 17, 2-18; 18, 18-23; 20, 7-18 ), che
contengono parole pronunziate da Geremia sotto il peso della sua missione, lamentandosi e accusando,
deluso e amareggiato, ferito nel profondo dell’animo eppure fiducioso in Dio. Geremia 10, 7-18 è l’ultimo
passo delle “confessioni” e segna il punto più critico della sua sofferta esperienza profetica. Nel seguito del
libro e nella vicenda del profeta egli appare anche nella sofferenza calmo e sereno.
MI HAI SEDOTTO, (7 )
Il brano inizia così : “ Mi hai sedotto, Signore e io mi sono lasciato sedurre”; mi hai fatto violenza
e hai prevalso”. Geremia si crede ingannato e traviato da Dio , come una fanciulla ingenua, che l’amante
ha sedotto con le sue parole e poi abbandonata alla sua miseria. Abbiamo qui un riferimento alla vocazione
profetica (1, 6-8. 17-19 ).
SONO DIVENTATO ( 7 )
Lo “scherno” e le “ beffe” sono il risultato immediato della sua missione , durante la quale deve
proclamare “ Violenza e oppressione” . Davanti a questa situazione , Geremia medita una ribellione ( Non
parlerò più a lui, non parlerò più in suo nome). Le espressioni sembrano quelle di un innamorato tradito.
Ma Javhé non allenta la pretesa ( nel mio cuore c’era come un fuoco ardente) e la lotta interna si conclude
con l’accettazione dell’incarico ( mi sforzavo, ma non potevo ).
TERRORE ALL’INTORNO (10 )
La frase “Terrore all’intorno”, che Geremia usa più volte nella sua predicazione diventa sulle
labbra del popolo un ritornello di derisione e richiama la distruzione operata dal nemico (cfr. Ger 6, 25; cfr.
Ger 46, 5). L’abbattimento morale del profeta è ben visibile agli avversari, che pronunciano il loro verdetto.
Sono “molti” e si tratta di coloro che si erano sentiti colpiti dalla parole del profeta, sacerdoti, esperti della
legge, profeti popolari . Essi pensano sia giunto il momento di demolirlo definitivamente, gli creano
intorno un’atmosfera di terrore ( terrore all’intorno) e lanciano contro di lui denunzie calunniose ( lo
denunceremo).
TUTTI I MIEI AMICI (10 )
Gli amici devono essere quelli che si avvicinano in maniera amichevole, mascherando così le loro
vere intenzioni di spiare il suo stato d’animo e poterlo colpire. Se erano stati davvero amici, Geremia
esperimenta il tradimento e il massimo della perversità . Lo stesso Geremia dice amaramente, : “ Ognuno si
guardi dal suo amico, non fidatevi neppure del fratello, perché il fratello inganna il fratello e ogni amico va
spargendo calunnie, ognuno si beffa del suo prossimo, nessuno dice la verità” ( 9, 3 ).
MA IL SIGNORE E’ AL MIO FIANCO (11 )
Geremia si confessa fiducioso nella vicinanza personale di Dio. La sua fede è più forte della sventura.
Sa che Dio agisce. Non ha fiducia nelle proprie forze, ma è aperto verso Dio al fine di ricevere il suo aiuto.
VACILLERANNO (11 )
Le conseguenze della vicinanza divina sono la caduta (kasal nif ), l’impotenza ( lo jukalu ) e la
vergogna ( bosu ) dei nemici, che diventano impotenti e sono messi alla berlina per sempre.
SIGNORE DEGLI ESERCITI (12 )
Geremia indirizza la sua preghiera al “Signore degli eserciti” e sottolinea in modo particolare la sua
giustizia . Javhè prova il giusto e scruta “il cuore e la mente”, cioè i pensieri più intimi e riposti, che
rimangono nascosti alla conoscenza dell’uomo.
POSSA VEDERE LA TUA VENDETTA (12 )
Geremia chiede la vendetta ( neqamah ) di Javhè . Non desidera vendicarsi personalmente. Il
giudizio spetta a Dio ( Dt 1, 17; Lv 19,18 ). E’ lui che stabilisce e tutela il diritto, perciò è lui che deve
vendicare un’eventuale trasgressione di questo, per ristabilire un retto ordine. Il desiderio che Javhè
intervenga a far vendetta serve a rendere credibile la sua vocazione. Geremia aspetta l’intervento di Dio
“nell’aldiquà”. Non conosce ancora la speranza della risurrezione e la rimunerazione definitiva nell’aldilà.
CANTATE INNI (13 )
Il profeta invita uditori non meglio identificati a lodare Dio. Si tratta forse della comunità orante del
tempio, di altri pii che sapevano delle difficoltà del profeta. Motivo della lode è la liberazione della vita del
povero, del timorato di Javhé dai malvagi.
Geremia di P. Della Francesca
Geremia 23, 1-6
Il germoglio giusto
1
"Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del
Signore. 2Perciò dice il Signore, Dio d'Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo:
Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi
punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. 3Radunerò io stesso il resto
delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli;
saranno feconde e si moltiplicheranno. 4Costituirò sopra di esse pastori che le faranno
pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una.
Oracolo del Signore. 5 Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali susciterò a
Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e
la giustizia sulla terra. 6 Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo
chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia 7Pertanto, ecco, verranno giorni oracolo del Signore - nei quali non si dirà più: "Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli
Israeliti dalla terra d'Egitto!", 8ma piuttosto: "Per la vita del Signore che ha fatto uscire e ha
ricondotto la discendenza della casa d'Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni
dove li aveva dispersi!"; costoro dimoreranno nella propria terra".
__________
Nel libro di Geremia, da 21, 11 a 23, 8, troviamo una serie di oracoli diretti contro la casa regnane e
in particolare contro i re Jojakim (608-598 ) e Jojachin, ( 598-597 ), “pastori” infedeli, specialmente
nell’amministrazione della giustizia. La sezione del libro si conclude in 23, 1-8 con l’annunzio della venuta
di un buon pastore per il popolo d’Israele.
GUAI AI PASTORI (1 )
I “pastori” sono i re contro i quali il profeta aveva precedentemente parlato. Costoro non hanno
compiuto il loro dovere e hanno portato alla rovina il popolo. Il regno sarà distrutto dai Babilonesi e il
popolo portato in esilio a Babilonia.
MIO POPOLO (2 )
La colpa è ancora più grave perché hanno peccato contro quella che era “proprietà” di Dio.
NON PREOCCUPATI…IO VI PUNIRO ( 2 )
Il Signore si “preoccupa” di punire chi non si era “preoccupato” di procurare il bene del popolo.
RADUNERO’ IO STESSO (3 )
Sullo sfondo della rovina accennata rifulge la profezia della salvezza. Non ci sarà la catastrofe
totale. Alla fine Javhé in persona riunirà il suo gregge.
IL RESTO …..DA TUTTE LE REGIONI (3 )
Javhè farà cessare il castigo e riporterà il “resto” del popolo dalle regioni dell’Impero Babilonese,
in cui era stato deportato. La benedizione del Signore sarà rinnovata e il popolo sarà fecondo e si
moltiplicherà.
COSTITUIRO’ ….. PASTORI ( 4 )
In questi pastori è possibile vedere coloro che, dopo l’esilio babilonese ( 536 ), si sono impegnati per
la ricostruzione, specialmente Zorobabele, Giosuè, Esdra e Neemia.
SUSCITERO’ ( 5 )
Oltre ai pastori sopra indicati si annunzia la comparsa di un nuovo personaggio, strumento della
salvezza definitiva del popolo.
GERMOGLIO GIUSTO ( 5 )
I termini “germoglio” ( in ebraico semah ) , germe, ramoscello, virgulto indicano un personaggio
legato al “ceppo” della dinastia davidica, un discendente di Davide. Germoglio giusto significa
“discendente legittimo”; il termine germoglio ha significato messianico in Zc 3, 8; e in Zc 6, 12.
REGNERA’ DA VERO RE ( 5 )
Sarà un re “giusto”, a differenza dei “pastori” ingiusti. Il regno del “Germoglio” sarà un regno
esemplare, si distinguerà per saggezza, diritto e giustizia .
SARA’ SALVATO ISRAELE ( 6 )
Salvezza e sicurezza saranno le conseguenze del regno di giustizia che il nuovo re instaurerà.
SIGNORE NOSTRA GIUSTIZIA ( 6 )
Il nome simbolico Signore-nostra-giustizia contiene forse un’allusione al re Sedecìa (“Il-Signore-ègiustizia”). In questo modo si sottolinea che il futuro re, a differenza di Sedecìa, realizzerà veramente la
“giustizia”, che ha la sua sorgente solo nel Signore. Il possessivo “nostra” rimanda alla fede del popolo,
che il Messia in qualche modo rappresenta. Il nome simbolico che Geremia dà al futuro Messia indica la
caratteristica fondamentale del suo regno: far trionfare la giustizia di Javhè tra il suo popolo.
Geremia 31, 1-12
Restaurazione dell’ Alleanza
In quel tempo - oracolo del Signore - io sarò Dio per tutte le famiglie d'Israele ed esse
saranno il mio popolo. M 2Così dice il Signore: Ha trovato grazia nel deserto un popolo
scampato alla spada; Israele si avvia a una dimora di pace". 3Da lontano mi è apparso il
Signore: "Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele. 4Ti edificherò di
nuovo e tu sarai riedificata, vergine d'Israele. Di nuovo prenderai i tuoi tamburelli e
avanzerai danzando tra gente in festa. 5Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samaria;
dopo aver piantato, i piantatori raccoglieranno. 6Verrà il giorno in cui le sentinelle
grideranno sulla montagna di Èfraim: "Su, saliamo a Sion, andiamo dal Signore, nostro Dio".
7
Poiché dice il Signore: Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle
nazioni, fate udire la vostra lode e dite: "Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto
d'Israele". 8Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità
della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui
in gran folla. 9Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a
fiumi ricchi d'acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un
1
padre per Israele, Èfraim è il mio primogenito". 0Ascoltate, genti, la parola del Signore,
annunciatela alle isole più lontane e dite: "Chi ha disperso Israele lo raduna e lo
custodisce come un pastore il suo gregge". 11Perché il Signore ha riscattato Giacobbe, lo ha
liberato dalle mani di uno più forte di lui.
____________
Anche questo brano fa parte del libro delle Consolazioni ( 30-33), che suppone l’esilio e perciò un
periodo posteriore almeno alla prima deportazione (598 ). Il “resto” disposto ad accettare il piano di Dio
e a collaborare per portarlo avanti non sarà un’ elite umanamente importante, ma sarà composta di “ciechi,
zoppi, donne incinta e partorienti”, cioè di gente non qualificata dal punto di vista umano. La forza di
questo “resto” sarà tutta di Dio.
IN QUEL TEMPO (1)
L’espressione rimanda alla fine della potenza babilonese e all’inizio di una nuova era per Israele.
IO SARO DIO (2)
E’ la formula dell’alleanza : “Io sarà il tuo Dio e tu sarai il mio popolo” .
HA TROVATO GRAZIA (2)
Da 2 a 6 leggiamo l’annunzio della liberazione rivolto ad un popolo che sta in esilio. Inizia
dicendo che il popolo “ha trovato grazia” , ossia è gradito, amato, beneficato .
NEL DESERTO (2)
Ricorda il periodo in cui Israele è stato nel deserto e qui indica la vita dura dell’esilio babilonese.
DA LONTANO (2)
“Da lontano” può significare che il Signore era lontano perché il popolo si era allontanato da lui;
oppure che il popolo vede il Signore che dalla lontana terra d’Israele lo richiama.
AMORE ETERNO (4)
Javhè non ha mai cessato di amare Israele.
VERGINE DI ISRAELE (4)
E’ un’espressione che equivale a “popolo d’Israele” ed è basato sull’alleanza tra Dio e il suo popolo
vista come un rapporto matrimoniale.
PIANTERAI VIGNE (5)
Le vigne sono la cultura tipica della Palestina.
LE SENTINELLE GRIDERANNO (6)
Sono i banditori che annunziavano i pellegrinaggi a Gerusalemme.
COSI’ DICE IL SIGNORE ( 7 )
Dopo l’annunzio della liberazione viene ora un’esplosione di gioia. La formula è quella allora usuale
nelle ambascerie e dice anche che Geremia è l’ambasciatore del Signore.
GIOIA PER GIACOBBE ( 7 )
“Giacobbe “ comprende tutte le 12 tribù discendenti da Giacobbe ed ora tutte esiliate, quelli del
Nord dopo il 722 e quelli del Sud dopo le invasioni babilonesi. Si rivolge l’invito di esultare per questo
popolo.
LA PRIMA DELLE NAZIONI ( 7 )
Che è il popolo eletto e per il quale il Signore ora compie di nuovo le meraviglie dell’esodo.
IL SIGNORE HA SALVATO IL SUO POPOLO, IL RESTO ( 8 )
E’ annunziata la salvezza. Come Dio aveva fatto piombare la sciagura, ora porta la salvezza al “suo
popolo”, a un resto” . Il “resto” è una nozione biblica e dice che ci sarà sempre una parte del popolo che
sopraviverà a tutte le vicende storiche e si manterrà fedele.” Colui che disperse Israele lo raduna” ( 31, 10 ).
DALLA TERRA DEL SETTENTRIONE ( 8 )
Da dove era venuta l’invasione avverrà il ritorno.
GRAN FOLLA ( 8 )
Nelle folla ci sono persone deboli, per le quali il ritorno sarebbe stato arduo. Ma Dio le conduce.
NEL PIANTO…TRA LE CONSOLAZIONE ( 9 )
E’ il tema che ha ispirato il salmo 126: “ nell’andare se ne va e piange… nel tornare viene con
giubilo” “ .
FIUMI RICCHI DI ACQUA ( 9 )
Il ritorno è visto come un nuovo esodo, una traversata nel deserto, in cui ci sarà l’assistenza divina
come nel primo esodo.
STRADA DIRITTA (9)
Un strada senza ostacoli. Riprenderanno questo tema il Deuero Isaia (Is 40, 3) e il Battista (Mt 1, 3)
SONO UN PADRE PER ISRAELE( 9 )
Dio asserisce che è un Padre, lo è sempre, non ha perso mai la sua qualità di Padre e se salva Israele
non è perché Israele è buono, ma perché lui è padre misericordioso.
EFRAIM MIO PRIMOGENITO (9 )
Di per sé sarebbe il regno del Nord, ma qui è detto in parallelismo con Israele.
ASCOLTATE GENTI (10)
Troviamo inviti simili in Is 41, 1 ; 42, 12 ; 49, 1 .
LA RADUNA E LA CUSTODISCE (11)
Dio sarà come un pastore che assisterà, difenderà il suo gregge e lo condurrà ai pascoli verdeggianti.
Troviamo la stessa immagine in Giovanni 10, 1 s.s. , quando parla di Gesù buon pastore.
HA RISCATTATO (11)
Nel senso che Dio ha distrutto gli oppressori di Israele, che erano molto più potenti, come aveva
fatto in passato con il Faraone.
Geremia 31, 31-34
Alleanza nuova
31
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore -, nei quali con la casa d'Israele e con
la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova. 32Non sarà come l'alleanza che ho concluso
con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che
essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. 33Questa sarà l'alleanza
che concluderò con la casa d'Israele dopo quei giorni - oracolo del Signore -: porrò la mia legge
dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.
34
Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendo: "Conoscete il Signore", perché tutti mi
conosceranno, dal più piccolo al più grande - oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro
iniquità e non ricorderò più il loro peccato".
_____________
Il brano è sempre tratto dal “libro della Consolazione” ( 30-33 ), che è la parte centrale del
libro di Geremia e suppone una distruzione di Gerusalemme e un esilio. L’esilio non è visto come una
punizione, ma come attuazione di un grandioso piano di misericordia, un crogiolo dove il popolo viene
purificato dalle scorie dell’idolatria. Spicca il tono messianico con cui si parla del nuovo patto, in una
prospettiva che supera la restaurazione storica d’Israele.
Nei versetti 31-34 il profeta parla di un’ alleanza nuova (cfr. Ger 31, 31): è l’unica volta che
l’espressione compare nell’AT. Questa alleanza è collocata in un futuro escatologico, quando Dio interverrà
a giudizio e a salvezza. Geremia parlerà ancora di questa alleanza futura come di una alleanza eterna (Ger
32, 40; cfr. Is 55, 3; Is 59, 21; Ez 36, 25-28). I libri del NT guardano a Gesù come a colui che ha realizzato
questa nuova alleanza nella sua morte di croce e l’ha resa eterna nella sua risurrezione (Lc 22, 19-20; 1Cor
11, 23-25, 2Cor 3, 3-6; Eb 8, 6-13; Eb 9, 15-28).
ECCO VERRANNO GIORNI ( 31 )
Il messaggio della salvezza si apre con una formula tipica di Geremia : “ Ecco verranno giorni”.
Siamo al punto centrale della restaurazione, o nuova creazione, di cui si parla ad iniziare dal v 23. E
l’evento è “l’alleanza nuova” .
CASA D’ISRAELE…DI GIUDA (31 )
Il patto riguarda tutta la nazione, anche se “di Giuda” è forse un’aggiunta posteriore.
ALLEANZA NUOVA (31 )
Questa nuovo patto è in contrapposizione con l’alleanza del Sinai (Es 34, 10-18 ). Ci si domanda in
cosa consista la differenza dal momento che anche nell’alleanza del Sinai lo scopo era di stabilire una nuova
dipendenza Javhè-Popolo. La novità sta nel carattere spirituale. Ci troviamo nella stessa direzione della
“circoncisione del cuore”. Anche l’alleanza del Sinai puntava al cuore, ma, dato il carattere psicologico dei
destinatari, la stessa legge stabiliva dei segni per ricordala, come le filatterie, le cordicelle da legare alle
vesti, le piccole teche ( mezusoth), contenenti l’atto di fede, da legare alle porte delle case, che furono
trasformate in talismani, tanto da far consistere in questi segni esterni la fedeltà alla legge. La nuova
legge sarà scritta direttamente da Dio nel cuore dell’uomo.
QUANDO LI PRESI PER MANO (32 )
Geremia considera l’alleanza del Sinai in rapporto alla liberazione dall’Egitto e vede , come fa la
tradizione elohista, il patto come lo scopo o almeno il completamento della liberazione.
HANNO INFRANTO (32 )
Il motivo che rende necessario il nuovo patto è il fatto che gli Israeliti hanno violato l’antico
patto e Dio si è mostrato “come Signore” ( questa traduzione sembra migliore dell’altra: “benché fossi
loro Signore”) ossia li ha dovuti castigare e così l’alleanza non fu per loro fonte di salvezza, ma di
condanna.
QUESTA SARA’ ( 33)
L’alleanza nuova non è diversa quanto ai contenuti; anche in essa, come nella precedente c’è la
certezza che: “ io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo”. L’elemento nuovo è che Javhé non obbligherà
dall’esterno, con una tavola della legge (Es 31,18; 31, 27 ) o con un codice (Es 24, 7 ), come nel vecchio
patto, quando, nonostante i pressanti avvertimenti del Deuteronomio, le esigenze dell’alleanza non erano
giunte al cuore e non si erano tradotte in pratica, ma che iscrive l’obbligo nel cuore ( la scriverò nel loro
cuore), per cui non potrà più essere soffocato o frainteso.
NON DOVRANNO PIU’ ISTRUIRSI (34 )
Dal momento che tutti portano interiormente nel cuore l’ammonimento di Dio non ci sarà bisogno
che altri ricordi , né dovranno essere esortati a riconoscere il Signore . (riconoscete il Signore ). Se
prima tutto era stato rituale, esteriore, giuridico, scritto su tavole di pietra, “in quei giorni” la religione sarà
personale, interiore, vissuta, soprannaturale, scritta nel cuore dell’uomo.
IO PERDONERO’ (34 )
Non è detto che il popolo non cadrà più in peccato, ma c’è un’assicurazione saldissima
dell’indulgenza divina.
Il messaggio di restaurazione e nuova creazione, di cui si parla del v. 23 in poi si realizzerà col
ritorno dei deportati da Babilonia. Ma Geremia è un innovatore e interpreta la storia passata nella
prospettiva di un messianismo, che andava sempre più prendendo consistenza e forma. E qui la promessa è
più ampia di un ritorno in patria. E’ la promessa di un patto nuovo e di “un cuore nuovo”, come dirà
anche Ezechiele, e la realizzazione sta in Gesù, nella salvezza da lui donata e nella nuova alleanza,
stipulata sulla croce.
Geremia 33, 14-16
Certezza di realizzazione
14
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di
bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda. 15 In quei giorni e in quel tempo farò
germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla
terra. 16In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata:
Signore-nostra-giustizia
_________
Anche questo brano fa parte del libro delle Consolazioni ( 30-33) ed è inserita nella sezione 33,
14-26, ma non lo troviamo nella traduzione dei 70 . Non appartiene a Geremia ma ad un redattore
posteriore, dei tempi del dopo esilio, quando il ritorno era stato una delusione, la città era insignificante ed
era morto anche l’ultimo discendente di Davide, Zorobabel. Il redattore appoggiandosi alle parole del grande
profeta, proclama l’assoluta certezza delle promesse divine riguardanti Davide e il popolo dell’elezione.
ECCO, VERRANNO GIORNI ( 14 )
“Ecco” crea l’attesa di qualcosa di nuovo e inaspettato; “parola di Javhé”, assicura che l’enunciato è
parola del Signore. Questi giorni verranno per Israele/Giuda, cioè per tutto il popolo d’Israele.
REALIZZERO’ LE PROMESSE ( 14 )
L’autore assicura che l’antica e ben nota promessa si avvererà e questa proclamazione avviene per
incarico di Dio. Chi scrive sapeva che la condanna dell’esilio si era abbattuta su Israele perché il popolo
aveva tradito l’alleanza, e che il peccato del popolo differiva, ma non annullava le promesse di Javhè e che il
progetto di salvezza di Dio non poteva esser vanificato dall’infedeltà degli uomini.
FARO’ .. PER DAVIDE UN GERMOGLIO (15 )
L’autore riprende quasi alla lettera Gr 23, 5ss. Il termine “Germe” o “Germoglio” ( “semah ) è di
uso profetico ( Is 4, 2; ) e in Zaccaria c 3, denota il re ideale. Ci sarà un “germoglio” nella dinastia davidica.
Queste parole profetiche trovano la loro legittimazione nella profezia di Natan ( 2, Sam 7 ss ).
ESERCITERA’ IL GIUDIZIO E LA GIUSTIZIA
Questo germoglio promesso realizzerà il diritto ( mispat ) e la giustizia (sedàqà). L’espressione si
può tradurre con “ ordinamento giuridico” e “ordinati rapporti” e significa che nei tempi in cui verrà il
“germoglio” si vivrà secondo rapporti comunitari retti e secondo il diritto divino.
GIUDA.. GERUSALEMME ( 16 )
La salvezza è assicurata a Giuda/Gerusalemme. Il nome simbolico “Javhè ( è la ) nostra giustizia”,
che 23, 6 applica al Germe, qui è applicato a Gerusalemme, alla collettività.
SIGNORE NOSTRA GIUSTIZIA (16)
Il nuovo nome qui non è più per il discendente regale, ma per la città di Gerusalemme.
La fine del regno di Giuda
Distruzione di Gerusalemme
Abbiamo già letto nel capitolo 36 di 2 Cronache ( 36, 1-23) alcuni cenni sugli ultimi re di Giuda.
Nei 22 anni che seguono la morte di Giosia, il Regno del Sud va velocemente verso la fine.
Ioacaz, figlio di Giosia e re dopo di lui, viene subito esiliato in Egitto dal faraone che lo sostituisce con
un re di suo gradimento, un altro figlio di Giosia, cui cambia il nome in Ioiakim. Si tratta di un personaggio
debole e tirannico, descrittoci da Geremia (Ger 36,27-31) ora come fedele vassallo dell’Egitto, ora invece,
approfittando di una sconfitta egiziana, alleato di Nabucodonosor, nuovo re di Babilonia. Geremia denunzia
questa politica di compromesso e invita alla sottomissione a Babilonia, cui Ioiakim si ribella nuovamente.
Nabucodonosor, in risposta, marcia (598 a.C.) su Gerusalemme e l’assedia. Ioiakim muore
durante l’assedio e il figlio Ioiachin si arrende subito ai Babilonesi che lo esiliano a Babilonia, dove
comunque viene trattato più da ospite forzato che da prigioniero. Insieme a Ioiachin vengono esiliate
8.000/10.000 persone, in gran parte membri della classe dirigente e sacerdotale, tra cui anche il profeta
Ezechiele. Nabucodonosor nomina a sua volta un re di suo gradimento, Sedecia, che sarà l’ultimo re di
Giuda. Tutti questi fatti ci sono testimoniati, oltre che dal testo biblico, dagli annali babilonesi.
La politica vacillante e compromissoria di Sedecia è narrata in Ger 32–38: Giuda si trova in una
situazione disperata e Geremia denunzia l’irresponsabilità di coloro che vorrebbero allearsi ora con
l’Egitto ora con Babilonia. Sedecia però, forse spinto dall’Egitto che con il faraone Psammetico II cercava
una rivincita contro Babilonia, si ribella in due occasioni ai Babilonesi .
Allora Nabucodonosor, nel 587 a.C., assedia nuovamente Gerusalemme; le lettere ritrovate nei resti
bruciati di Lachish, una delle ultime piazzeforti a cadere, illustrano in modo drammatico questi eventi. Dopo
due anni di assedio, Gerusalemme viene presa per fame; il fuggitivo Sedecia viene catturato e
Nabucodonosor gli riserba la sorte dei vassalli ribelli, massacrandone la famiglia, facendolo accecare e
conducendolo in catene a Babilonia (Ger 39,1-10; 2 Re 25,1-7). La città viene saccheggiata, il tempio
distrutto e gran parte della popolazione esiliata.
Il racconto della fine di Gerusalemme si trova nel capitolo 25 del secondo libro dei Re ( 2 Re 25, 121 ) .
E il libro delle Lamentazioni descrive in modo drammatico l’atmosfera della Giudea dopo la
presa di Gerusalemme e la deportazıone a Babilonia. Questo libro che si trova nella Bibbia dopo quello
di Geremia è una raccolta in cinque capitoli di cinque canti , che compiangono la distruzione di
Gerusalemme ( 587 ), la sorte di un personaggio colpito dall’ira di Dio, le sofferenze del vinto, invitano alla
penitenza, invocano Dio, domandano grazia, si aprono alla speranza. Il libro è stato attribuito a
Geremia, ma l’autore è ignoto. La data di composizione non può essere molto distante dalla distruzione di
Gerusalemme ( 587). Dice tra l’altro : “Giuda è deportato in miseria e in dura schiavitù. Abita in mezzo
alle nazioni, e non trova riposo; tutti i suoi persecutori l'hanno raggiunto fra le angosce. Le strade di Sion
sono in lutto, nessuno si reca più alle sue feste; tutte le sue porte sono deserte, i suoi sacerdoti sospirano, le
sue vergini sono afflitte ed essa è nell'amarezza. I suoi avversari sono suoi padroni, i suoi nemici
prosperano, perché il Signore l'ha afflitta per i suoi misfatti senza numero; i suoi bambini sono andati in
esilio, sospinti dal nemico. Dalla figlia di Sion è scomparso ogni splendore. (1, 3-6 )
Gran parte della popolazione è morta o è stata deportata; restano nel paese solo le classi più povere;
l’economia è crollata, ridotta a pura economia di sussistenza. L’archeologia dimostra come molte città
furono interamente distrutte (sono particolarmente noti i casi di Lachish e Arad). Al contrario degli Assiri
però, i Babilonesi non deportarono che una percentuale relativamente modesta della popolazione e
soprattutto non insediarono nella regione nuovi abitanti, come era avvenuto nel caso di Samaria.
Nabucodonosor crea una sorta di viceré, nella persona di un nobile israelita di nome Godolia, nel
tentativo di ricostruire una parvenza di autorità, ovviamente filobabilonese. Il profeta Geremia prende
parte attiva a questo processo di “normalizzazione”, invitando a più riprese gli abitanti di Giuda a
sottomettersi a Babilonia, riconoscendo l’autorità di Godolia (Ger 40,10-12).
Il tentativo di Godolia viene tuttavia frustrato dalla rivolta di Ismaele, un ufficiale israelita, di
discendenza regale, comandante di qualche contingente sbandato. Egli fa assassinare Godolia, ma la
situazione è ormai troppo compromessa per questo estremo tentativo di restaurare la monarchia. Le misure
repressive prese da Babilonia (Ger 52,30 sembra parlare di una terza deportazione di 745 persone)
costringono i ribelli a fuggire in Egitto, trascinandovi anche Geremia, che si era rifiutato di seguirli (Ger
42 – 43). Con la morte di Godolia la Giudea diventa una semplice provincia dell’impero babilonese.
Deportazione a Babilonia
L’ESILIO
Babilonia
Il secondo impero babilonese
Il secondo impero babilonese si sviluppa sulle rovine dell'impero assiro. Risorge nel 625 a.C. dopo
la morte del sovrano assiro Assurbanipal. I caldei riprendono il controllo di Babilonia con l'ascesa al trono di
re Nabopolassar che assoggetta rapidamente la Mesopotamia occidentale, la Siria e la Palestina. Alla sua
morte sale al trono suo figlio Nabucodonosor II (604-562 a.C.) che completa il piano di conquista e di
espansione voluto dal padre. La città di Babilonia torna ad essere il centro politico e militare della
Mesopotamia. Nabucodonosor assoggetta la Siria e Gerusalemme, deportando una parte della
popolazione a Babilonia.
I successi militari e i bottini di guerra consentono a Nabucodonosor di ricostruire la bellezza di
Babilonia. Durante il suo regno sono realizzate molte opere pubbliche e monumentali. Tra queste si
ricordano i giardini pensili, la ziqqurat Etemenaki e il palazzo reale di Babilonia. Nabucodonosor ripristina
gli antichi culti della città, come quello del dio Marduk, caduto nell'oblio durante la dominazione assira. La
rinascita babilonese è fortemente legata alla capacità militare del suo condottiero. Alla sua morte la casta
sacerdotale del dio Marduk mantiene la supremazia sui sovrani, indebolendo lo Stato. Nel 555 a.C. i
sacerdoti incoronano re Nabonide ma la sua politica si presenta immediatamente ostile agli interessi della
religione di Stato. Nabonide tenta di introdurre nuovi culti per indebolire il potere sacerdotale e limitare i
loro privilegi. I sacerdoti fomentano la protesta e costringono il re ad abbandonare Babilonia. Il governo
passa a suo figlio Balthassar. Le lotte intestine indeboliscono le capacità di difesa militare della città che
nel 539 a.C. soccombe agli eserciti persiani di re Ciro. Il secondo impero babilonese crolla
definitivamente e la Mesopotamia decade al ruolo di provincia dell'impero di Persia.
I deportati
Le notizie del periodo posteriore alla distruzione di Gerusalemme le troviamo nei libri
storici 2 Re e 2 Cronache; alcuni dati nei libri profetici di Geremia, Lamentazioni, Ezechiele, Isaia
capp. 40-55 e alcune indicazioni indirette in Aggeo e Zaccaria.
La distruzione di Gerusalemme e le deportazioni non hanno fatto il deserto, come potrebbe
apparire da alcune espressioni bibliche, perché una parte della popolazione, che non era numerosa, è
rimasta, dividendo le proprie simpatie tra babilonesi ed egiziani, essendo contro gli uni e contro gli altri.
Pare che in questo periodo le condizioni fossero quelle caratteristiche dell’occupazione.
Un certo numero di Ebrei fu invece deportato e fece diventare più consistente il numero degli
ebrei della “diaspora”, cioè della dispersione degli Israeliti fuori d’Israele, movimento già iniziato dopo
la deportazione del 721 e continuato da forti emigrazioni verso l’Egitto, terra dove già esistevano fiorenti
comunità ebraiche.
Il numero dei deportati a Babilonia non è ben conosciuto. Si suppone che siano stati dai 5.000
circa ai 15. 000 e comunque il numero massimo di tutti i deportati non può aver superato le 100. 000
persone . Il centro di gravità della vita e della coscienza religiosa si spostò nel paese dei Babilonesi e gli
esuli si considerarono il vero Israele.
I deportati a Babilonia non furono degli schiavi, a loro fu concesso di vivere liberamente,
potevano lavorare, conservare le proprie tradizioni, acquistare proprietà, case e terreni. Lo stesso re
Ioiachin, in precedenza deportato, venne graziato nell’anno 561 o 560 a.C. (2 Re 25,27-30) e trattato con
benevolenza. Da alcune tavolette babilonesi si vede che gli ebrei divennero proprietari terrieri e prestatori
di denaro. Gli archivi della banca Murashu, di Nippur, in Mesopotamia, risalenti circa al 450-400 a.C., ci
informano, che un secolo dopo l’esilio, molti dei ricchi possidenti locali erano Giudei. Col tempo alcuni
Giudei pervennero anche ad alte cariche, come in seguito Neemia.
Gli ebrei della prima deportazione del 597 speravano che Gerusalemme non sarebbe stata
distrutta e che il ritorno in patria sarebbe stato imminente e non accettavano nessun tipo di installazione
nell’impero babilonese, tanto che Geremia sentì la necessità di inviare una lettera per raccomandarla (Ger
29, 4-14). Dopo la caduta di Gerusalemme in alcuni si fa spazio lo scoraggiamento, altri si integrano
nell’impero dei conquistatori. Su di loro l’influsso di Babilonia non manca di farsi sentire, a cominciare
dalla lingua: l’ebraico viene sempre più abbandonato in favore dell’aramaico, la lingua internazionale
dell’epoca.
Salmo 137 (136)
Il canto dell’esule
1
Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. 2 Ai
salici di quella terra appendemmo le nostre cetre 3 perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori: "Cantateci canti di
Sion!". 4 Come cantare i canti del Signore in terra straniera? 5 Se mi dimentico di te,
Gerusalemme, si dimentichi di me la mia destra; 6 mi si attacchi la lingua al palato se lascio
cadere il tuo ricordo, se non innalzo Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia. 7 Ricòrdati,
Signore, dei figli di Edom, che, nel giorno di Gerusalemme, dicevano: "Spogliatela,
spogliatela fino alle sue fondamenta!". 8 Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà
quanto ci hai fatto. 9 Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra.
_____________
Questo salmo è l’esaltazione della città santa di Gerusalemme, al di sopra di ogni altra gioia al
mondo. Il Salmista, che è un grande appassionato della Città e vive in un periodo ormai lontano
dall’esilio e in una Gerusalemme ricostruita , per un artificio letterario rivive l’amara esperienza dei
deportati in Babilonia, facendosi uno di loro, per trovare nell’amore sofferto le note più adatte ad esprimere
il suo attaccamento a Sion. Nel canto vibrano i sentimenti più forti dell’anima ebraica: dolore e nostalgia
per la patria lontana, amore indomabile per la città distrutta, odio irrefrenabile verso gli autori del più
grande disastro che Israele ricordi.
L’antitesi Sion/Gerusalemme e Babilonia/Edom e la contrapposizione tra il verbo “ricordare” e il
verbo “dimenticare”, costituiscono il filo conduttore di questo inno, che alcuni classificano tra i “canti di
Sion” (Sal 46), mentre altri collocano tra le lamentazioni collettive. Il salmista, da una parte, ha vivo il
ricordo dell’esilio in Babilonia, dall’altra, avverte il profondo legame che lo unisce a Gerusalemme/Sion,
cuore della sua fede.
SUI FIUMI DI BABILONIA (1 )
La rievocazione inizia indicando il luogo dove nei primi tempi dell’esilio un gruppi di deportati,
riposando dopo una giornata afosa, sotto le piante, ripensa alla patria perduta. Il luogo e Babel, situata
tra il Tigri e l'Eufrate e divisa da innumerevoli canali e bracci di fiume. E’ sulle sponde di uno di questi
canali siede il gruppo di leviti, che, volgendo lo sguardo verso Gerusalemme, ricorda e piange (
sedevamo piangendo ).
AI SALICI (2 )
Lì accanto sugli alberi stanno appese le cetre. E’ un segno della sospensione dei canti di gioia, in
un tempo di tristezza. Come pensare di far risuonare voci e strumenti con tanta tristezza nel cuore?
LA CI CHIEDEVANO (3 )
Un gruppo di abitanti del luogo, forse come gesto di cortesia e di apprezzamento dei sentimenti
religiosi dei deportati, li invita a cantare qualche canto gioioso della patria lontana.
COME CANTARE (4 )
Probabilmente è uno del gruppo che a nome di tutti risponde alla richiesta, che è apparsa offensiva
e dice che sarebbe una profanazione cantare in terra straniera quelli che in realtà sono canti di Javhé (
come cantare ). L’amore che i deportati hanno per Sion in fondo è amore e attaccamento al loro Dio.
SE (5-6 )
E’ la parte centrale del Salm. L’autore con il linguaggio forte dell’autoimprecazione intende
esaltare Sion al di sopra di ogni cosa.
SE MI DIMENTICO (6 )
Se dovesse giungere a dimenticare anche per un poco Sion e accontentare i richiedenti, la
destra che suona gli strumenti venga meno, fallisca il suo compito e lasci muto lo strumento ( si
paralizzi). E se egli volesse cantare sia la lingua ad attaccarsi al palato per impedirgli di pronunziare
anche una sola sillaba ( la lingua al palato ).
SE LASCIO CADERE (6 )
Per un levita non ci può essere che un solo canto, quello sacro e un solo argomento, la
Gerusalemme di Javhè.
RICORDATI, SIGNORE ( 7 )
La rievocazione strappa al salmista parole roventi di vendetta contro di nemici.
I FIGLI DI EDOM ( 7 )
Gli Edomiti, consanguinei degli Israeliti, in quanto discendenti di Esaù,
venivano ricordati
tra i nemici del popolo eletto che al tempo della distruzione di Gerusalemme (587 ) si erano uniti ai
Babilonesi, nel saccheggio, incitando a distruggere la città fin alle fondamenta. (distruggete, distruggete).
Il Salmista chiede che il Signore li ricordi a castigo.
FIGLIA DI BABILONIA (8 )
Figlia di Babilonia è un appellativo per indicare il popolo babilonese, personificato, come si
diceva anche “figlia di Sion” , indicando Gerusalemme.
BEATO CHI AFFERRERA’ (9 )
Babilonia che ha percorso il mondo distruggendo, devastando paesi e facendo prigioniere le
popolazioni, sia raggiunta al più presto dalla sorte che si merita. ( beato chi ti renderà ) . La maledizione
qui racchiusa si rifà alla legge del taglione (Es 21, 23-24). Sfracellare i bambini contro la pietra era un
modo barbaro e crudele di vendicarsi sui vinti (2Re 8, 12; Is 14, 22; cfr. Os 14, 1; Na 3, 10). Vedi anche
Sal 109.
In questo desiderio la passionalità sembra passare tutti i limiti, dato che si desidera la morte di
innocenti. Ma si spiega nel clima di quei tempi nei quali la crudeltà era la legge della guerra e si pensava
che forza, crudeltà e ingiustizia potessero esser vinte con gli stessi metodi; secondo tale mentalità i delitti
di crudeltà di cui si era macchiata Babilonia nell’orgoglio della vittoria dovrà espiarli alla stessa maniera
(afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra ). Siamo lontani da ogni etica naturale e lontanissimi
dall’etica di Cristo, che s’ispira al perdono e al recupero dei nemici.
Nell’esilio
Il trovarsi in un paese straniero e sradicati dalle tradizioni se portò la nostalgia e il rimpianto, come
attesta il celebra salmo 137 ( “Sui fiumi di Babilonia”) , portò anche a rafforzare i legami interni del
popolo ebraico. L’esilio può essere considerato come una tappa fondamentale nella vita di Israele: gli
esiliati, di fronte all’esperienza della dissoluzione della loro nazione, della lontananza dalla propria terra,
della distruzione del tempio, danno vita a un’opera di riflessione.
L’affascinante culto babilonese con il suo ricco cerimoniale e con i suoi miti, esercitava una potente
attrattiva. Ma nel complesso la massa dei deportati e dei loro discendenti rimase fedele allo jahvismo.
Anzi, tale periodo costituì un tempo di fecondo e profondo ripensamento, di studio introspettivo. Si
considerarono gli antichi scritti, se ne composero degli altri e si riesaminarono le tradizioni storiche che
ricevettero la loro riordinazione e integrazione. Tale studio del passato, insieme con le potenti descrizioni di
Ezechiele e del secondo Isaia sulla Gerusalemme ideale, futura, costituì il mezzo principale per il
mantenimento e lo sviluppo di una precisa coscienza della propria missione storica.
A Babilonia non c’era il tempio e gli ebrei organizzavano riunioni di carattere eminentemente
religioso, nelle quali si pronunciavano preghiere e si teneva vivo il sentimento jahvista e nazionale. Si
accenna anche a preghiere private eseguite con l’animo tutto pervaso dal pensiero di Gerusalemme
(Dan.6,11). Sovente tali assemblee erano unite a un digiuno (Ger.36,6; Bar.1,5; Gioe.1,13; Zacc.7,3-5;
8,19) o, per lo meno, le suppliche erano dominate da un tono penitenziale (Is.59,9-15; 63, 15-64).
Acquistarono un’importanza particolare le usanze che distinguono nettamente il popolo ebraico
dai pagani. Fra tali costumanze si distingue nettamente quella del riposo sabbatico insistendo sul carattere
sacro di questo giorno (Ezech.20,13.16.20s.24; 22,8.26; 46,11ss; Ger.17,21-24; 27; Is.56,2.4; 58,13; 66,23).
E anche senza basarci troppo sull’origine esilica del codice sacerdotale, è facile rilevare come si ammettesse
un’importanza notevole alla legge della purità legale dei cibi (Ezech.4,14; 22,26; Dan.1,8ss) e alla
pratica della circoncisione (Ezech.44,9; Ger.9,24).
L’esilio è stato anche fecondissimo di opere scritte, tutte segno del grande travaglio di
riflessione e di ripensamento causato nell’animo degli Ebrei.
Questo periodo, umanamente tanto triste, è stato assai fecondo per lo sviluppo ulteriore dello
jahvismo. Ha infatti, registrato un profondo lavoro di ripensamento, una fecondissima attività letteraria
di natura religiosa, la nascita di riti particolari che sarebbero rimasti come “distintivo” dell’ebraismo
ortodosso.
I profeti
La crisi dell’esilio è stata anche una crisi per la profezia in Israele. Molti profeti infatti hanno
appoggiato la rivolta contro Babilonia, e le conseguenze funeste di questo hanno gettato discredito sui
profeti in generale.
Ma alcuni profeti furono fedeli alla loro missione e contribuirono alla rinascita del periodo
dell’esilio. Essi sono:
Geremia
Il lungo ministero di Geremia, intenso prima della distruzione del regno di Giuda , continuò per
alcuni anni dopo il 586, inizialmente a Gerusalemme, e poi nell'Egitto dove fu portato da un gruppo di
profughi giudei dopo l'assassinio del governatore Godolia (Ger 42-45). Sembra che il profeta sia morto lì
nella "terra di schiavitù".
Abdia
I testi più antichi nel piccolissimo libro di Abdia ( = servo di Javhé), vengono spesso collegati con
un profeta che proclamava il suo messaggio nei primi decenni dopo il 586. Di lui non si nulla di certo,
ma è comunque da escludere che sia il maggiordomo di Acab ( 1 Re, 18 ).
Il libro di Abdia, di soli 21 versetti, è il più breve di tutto l’Antico Testamento. Annunzia il
giudizio sopra gli Edomiti , che avevano approfittato dei disastri dell’invasione per prendersi una parte
del territorio di Giuda , e proclama la salvezza per il popolo eletto, nel giorno di Javhé. Il libro sarebbe del
VI secolo.
Ezechiele
Ezechiele, di famiglia sacerdotale e profondamente istruito nelle tradizioni del tempio, era fra
i deportati della prima deportazione del 597. Ricevette la sua chiamata profetica in Babilonia quattro
anni dopo (593/592) e lì svolse il suo ministero per almeno venti anni. Il suo messaggio ebbe due facce
contrastanti. Prima della caduta definitiva del regno del Sud nel 587/586 Ezechiele insistette sul disastro
imminente e polemizzò con l’ottimismo di alcuni profeti di Gerusalemme e anche del sogno dei deportati
di un imminente ritorno in patria . Dopo la caduta della città il suo messaggio cambiò, diventando
un'esortazione di incoraggiamento e di speranza per i deportati in crisi.
Secondo Isaia
Il nome "Secondo Isaia" o "Deutero-Isaia" indica un profeta anonimo dato come autore dei
capitoli 40–55 del libro di Isaia. Lo scritto fa riferimenti espliciti al persiano Ciro (Is 44,28; 45,1) e
fa pensare che sia del periodo posteriore al 550 , quando Ciro iniziò le sue campagne di conquista.
Ezechiele
Non sappiamo dove nacque Ezechiele. Probabilmente conobbe da giovane la riforma di Giosia e
seppe della caduta di Ninive e dell’imporsi di Babilonia. Essendo di famiglia sacerdotale con probabilità
officiò nel Tempio fino al tempo della prima deportazione. Ricevette la vocazione nel 593 quando era già
in esilio, dove era andato con i deportati. Diventò uno dei due grandi interpreti della tragedia di
Gerusalemme. L’altro è Geremia.
Ezechiele si è trovato a profetizzare nel periodo peggiore: quando Israele perse definitivamente
la sua libertà. Siamo negli anni 605- 597 in cui avvennero le due conquiste di Gerusalemme da parte di
Nabucodonosor, dopo le quali vengono condotti prigionieri a Babilonia molti ebrei.
Durante i primi sette anni del suo ministero, Ezechiele distrusse le false sicurezze degli Ebrei e
preannunziò la fine di Gerusalemme. Caduta la Città, per alcuni mesi tacque, poi iniziò la seconda tappa
della sua profezia, pronunziò oracoli contro le nazioni, annunziò il giudizio di Dio ed offrì prospettive di
speranza. L’attività profetica terminò nel 570 in pieno esilio.
Passeranno 50 anni prima che l’esilio termini con l’editto di Ciro. In questa situazione Ezechiele
esule della prima deportazione si sente inviato in mezzo agli esuli. Ha il coraggio di riconoscere che la
storia d’Israele è finita male perché è mancata la serietà nella fedeltà, perché i capi, civili, religiosi,
culturali hanno usato male del loro potere, hanno oppresso, derubato le pecore, invece di custodirle e
proteggerle. Egli sostiene la speranza e indica un senso ancora positivo della vita, pur in mezzo alla
tragedia.
Ezechiele 2. 2-5
Chiamata di Ezechiele
1
Mi disse: "Figlio dell'uomo, alzati, ti voglio parlare". 2A queste parole, uno spirito
entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. 3Mi disse: "Figlio
dell'uomo, io ti mando ai figli d'Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di
me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. 4Quelli ai quali ti mando
sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: "Dice il Signore Dio". 5Ascoltino o non
ascoltino - dal momento che sono una genìa di ribelli -, sapranno almeno che un profeta si
trova in mezzo a loro. 6Ma tu, figlio dell'uomo, non li temere, non avere paura delle loro
parole. Essi saranno per te come cardi e spine e tra loro ti troverai in mezzo a scorpioni; ma
tu non temere le loro parole, non t'impressionino le loro facce: sono una genìa di ribelli.
7
Ascoltino o no - dal momento che sono una genìa di ribelli -, tu riferirai loro le mie parole.
8
Figlio dell'uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri
la bocca e mangia ciò che io ti do". 9Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva
un rotolo. 10Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall'altra e conteneva lamenti,
pianti e guai.
_________
Questo passo presenta la chiamata di Ezechiele.
FIGLIO DELL’UOMO (1)
Figlio dell’uomo è appellativo molto frequente in Ezechiele. Con questa espressione, Dio si rivolge
abitualmente al profeta. Si potrebbe tradurre semplicemente: “uomo”, “essere umano” e sottolinea la
differenza abissale fra la condizione fragile della creatura e la maestà divina.
UNO SPIRITO ENTRO' IN ME (2 )
Ezechiele davanti alla "gloria del Signore" che gli appare, cade bocconi a terra. Un ordine del
Creatore ( " O uomo alzati , ti voglio parlare: 2, I ) e lo spirito di Dio permettono a lui, che è come senza
vita, di "alzarsi" davanti a Javhé, di sopportarne la presenza e di poterlo ascoltare. Lo spirito del
Signore, che non è proprietà dell'uomo, dona la vita e, se Dio lo toglie, le creature muoiono (Salmo 104).
IO TI MANDO ( 3 )
Ezechiele, come tutti i veri profeti, non diventa profeta per elezione di popolo o per discendenza, ma
è chiamato direttamente da Dio ed è inviato, come Isaia e Geremia. Egli è il "mediatore" autorizzato
della parola di Dio .
A UNA RAZZA DI RIBELLI (3 )
Ezechiele è inviato a un popolo che ha tradito il patto con Dio. Sono ribelli gli Ebrei cui il profeta
è inviato e ribelli erano stati i loro padri in Egitto, nel deserto, nella terra promessa; fin dall'inizio il popolo
d'Israele è stato ribelle.
ESSI E I LORO PADRI (3 )
Gli Israeliti si sono rivoltati, come farebbe un vassallo verso il suo signore, hanno peccato, hanno
trasgredito obblighi precisi e sono stati figli “testardi e dal cuore indurito”, impudenti di faccia e duri di
cuore , come dice il testo originale, duri interiormente ed esteriormente.
ASCOLTINO O NO ( 5 )
La missione del profeta raggiungerà il suo scopo anche nell'eventualità del rifiuto, anche così sarà
testimonianza di Javhè, Signore della storia d'Israele e di tutti i popoli. Già la presenza del profeta raggiunge lo scopo.
Ezechiele 18, 25-28
responsabilità personale
25
Voi dite: "Non è retto il modo di agire del Signore". Ascolta dunque, casa d'Israele:
Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? 26Se il giusto si allontana
dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male
che ha commesso. 27E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e
compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. 28Ha riflettuto, si è allontanato da
tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà. 29Eppure la casa d'Israele va dicendo:
"Non è retta la via del Signore". O casa d'Israele, non sono rette le mie vie o piuttosto non
sono rette le vostre? 30Perciò io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta, o casa
d'Israele. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e
l'iniquità non sarà più causa della vostra rovina. 31Liberatevi da tutte le iniquità commesse e
formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o casa d'Israele? 32Io non
godo della morte di chi muore. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e vivrete.
__________
Il capitolo 18 di Ezechiele tratta della “responsabilità personale”, della possibilità che l’uomo ha
di passare dal bene al male e viceversa dal male al bene, possibilità decisionale che fa parte della natura
libera dell’uomo. Per comprendere meglio il contenuto del capitolo dobbiamo metterci negli anni
dell’esilio, subito dopo la caduta di Gerusalemme. La teologia tradizionale diceva che l’amaro presente
degli esiliati era la conseguenza ineluttabile di molti secoli di storia di prevaricazioni e di peccati .
Il capitolo 18 inizia con il rimprovero di Dio ai deportati, che pensano di non aver commesso
colpe personali e dicono che non è giusto che siano essi a scontare le colpe dei loro padri. Essi citano il
proverbio popolare “ I padri hanno mangiato l’uva acerba e i denti dei figli si sono legati “ ( 18, 2 ), ; si
trattava di un proverbio che viene citato anche in Ger 31, 29. La convinzione che le colpe dei padri
ricadano sui figli, si trova anche in altri passi biblici ( Es 20, 5; Lam 5, 7).
Il profeta con tutte le risorse della sua personalità, formula con chiarezza e con forza il principio
della responsabilità personale, già annunziato da Ger 31, 29 ss, 2 Re 14, 6 e Dt 24, 16 : “ Ognuno sarà
messo a morte per il proprio peccato”. Egli non nega il principio della solidarietà, ma lo esplicita. “Io
pongo davanti a te la vita e la morte”, aveva detto Dt 30, 15, ed Ezechiele specifica: ognuno deve mettersi
responsabilmente davanti a Dio; certo gli atti del passato influiscono e condizionano fortemente qualsiasi
decisione del presente, ma, per quanto difficile, è possibile liberarsene.
Ezechiele sa che Dio non vuole la morte del peccatore, ma la conversione ( che desista dalla sua
condotta e viva: 23 ) , e asserisce che la colpa viene ascritta solo all’uomo che l’ha commessa.
Dopo aver presentato con chiarezza il messaggio della responsabilità personale, Ezechiele
continua con i versetti seguenti.
VOI DITE (25 )
Nonostante questo insegnamento del profeta, i deportati preferirono accusare Dio, dicendo che il
suo comportamento non è retto: Egli infatti non dovrebbe punire degli innocenti per i peccati altrui.
NON E’ RETTA LA MIA CONDOTTA (25 )
Iavhè risponde con una controdomanda che nessuno può evitare, dal momento che nessuno è
innocente: non manca piuttosto di rettitudine la condotta dei deportati?
SE IL GIUSTO SI ALLONTANA ( 26 )
Nella controdomanda Dio tiene conto delle due possibilità: l’allontanamento del giusto dalla sua
via giusta e la conversione del peccatore dalla sua ingiustizia.
CONVERTITEVI (30 )
Il capitolo si conclude con un forte invito alla conversione : “Convertitevi e desistete da tutte le
vostre iniquità e l’iniquità non sarà più causa della vostra rovina”, e con l’asserzione : “ Io non godo
della morte di chi muore”, che ripete quanto detto al v. 23 “ Forse che io godo della morte del malvagio o
piuttosto che desiste dalla sua condotta e viva”?
Ezechiele 33, 7-9
Sentinella per Israele
7
O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele. Quando
sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 8Se io dico al
malvagio: "Malvagio, tu morirai", e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta,
egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 9Ma
se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla
sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato.
_______
Col capitolo 33, da cui sono tratti questi tre versetti, prende l’avvio la seconda tappa della
predicazione di Ezechiele in Babilonia, che ha inizio dopo la morte della moglie e alcuni mesi di silenzio,
ed è annuncio della salvezza futura. Il capitolo nei primi versetti dice che il profeta è costituito come
sentinella della Casa d’Israele (“O uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele”: 33, 7 ).
Questa dichiarazione prima della predicazione della salvezza futura la troviamo riportata identica anche in
occasione della vocazione del profeta (“O uomo, ti ho costituito sentinella sulla casa d’Israele”: 3,17 ).
Ezechiele, su comando di Javhé deve essere una sentinella responsabile per i suoi compagni d’esilio a
Babilonia.
FIGLIO DELL’UOMO (7 )
Ezechiele è un “ben adam” , un essere umano, un singolo fra le creature, un servo come altri,
che per inaudita condiscendenza di Dio viene scelto per una grande missione: essere “sentinella”, cui è
detto: “quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia” .
SE IO DICO AL MALVAGIO (8 )
Troviamo spesso collegati nella Scrittura la trasgressione di un determinato comandamento e la
condanna a morte di un singolo. Il profeta qui non è chiamato ad annunziare “la spada” contro il popolo,
ma a vigilare sul comandamento e ad avvertire sulle conseguenze mortali che derivano dalla sua
trasgressione. Se non sarà solerte nel mettere in guardia dal pericolo , “chiederò conto a te”. I profeti,
avevano fatto già il loro dovere avvisando il popolo del pericolo di una tragedia nazionale. A tale dovere era
stato fedele anche Ezechiele; ora il suo compito non è finito; egli dovrà mettere in guardia gli
Israeliti, perché non si mettano in pericolo di morte, dato che il Signore assicura : “io non godo della morte
dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva” ( 33, 11 ).
MA SE TU AVVERTI ( 9)
Se il profeta avrà fatto il suo dovere non dovrà poi preoccuparsi se la sua parola è ascoltata o
meno. Chi non si converte andrà incontro alla morte, ma il profeta avrà salva la vita.
Questi stessi versetti sono stati inseriti dai redattori con qualche ampliamento anche nel
capitolo 3, dopo l’annunzio della vocazione di Ezechiele, nei versetti 18-21. Gli studiosi
considerano genuino tutto il brano 33, 1-
Ezechiele 34, 1-34
Il buon pastore
1
Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2"Figlio dell'uomo, profetizza contro i
pastori d'Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori
d'Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? 3Vi nutrite
di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. 4Non
avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite,
non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate
con crudeltà e violenza. 5Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie
selvatiche: sono sbandate. 6Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle
elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di
loro e se ne cura. 7Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: 8Com'è vero che io vivo oracolo del Signore Dio -, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto
d'ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca
del mio gregge - hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge -, 9udite quindi,
pastori, la parola del Signore: 10Così dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: a loro
chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non
pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro
pasto. 11Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò
in rassegna. 12Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo
alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le
radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 13Le farò
uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò
pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. 14Le condurrò in
ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d'Israele; là si adageranno su fertili pascoli
e pasceranno in abbondanza sui monti d'Israele. 15Io stesso condurrò le mie pecore al
pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. 16Andrò in cerca della pecora
perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata,
avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. 17A te, mio gregge, così dice il
Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. 18Non vi basta
pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi
basta bere acqua chiara, volete intorbidire con i piedi quella che resta. 19Le mie pecore devono
brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidito.
20
Perciò così dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora
magra. 21Poiché voi avete urtato con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna contro le
più deboli fino a cacciarle e disperderle, 22io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto
di preda: farò giustizia fra pecora e pecora. 23Susciterò per loro un pastore che le pascerà,
il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore. 24Io, il Signore, sarò il
loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato.
25
Stringerò con loro un'alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive. Abiteranno
tranquilli anche nel deserto e riposeranno nelle selve. 26Farò di loro e delle regioni attorno al
mio colle una benedizione: manderò la pioggia a tempo opportuno e sarà pioggia di
benedizione. 27Gli alberi del campo daranno i loro frutti e la terra i suoi prodotti; abiteranno in
piena sicurezza nella loro terra. Sapranno che io sono il Signore, quando avrò spezzato le
spranghe del loro giogo e li avrò liberati dalle mani di coloro che li tiranneggiano. 28Non
saranno più preda delle nazioni, né li divoreranno le bestie selvatiche, ma saranno al sicuro e
nessuno li
spaventerà. 29Farò
germogliare
per loro
una florida vegetazione; non
saranno più consumati dalla fame nel paese e non soffriranno più il disprezzo delle nazioni.
30
Sapranno che io sono il Signore, loro Dio, ed essi, la casa d'Israele, sono il mio popolo.
Oracolo del Signore Dio. 31Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono il vostro
Dio". Oracolo del Signore Dio.
__________
Il capitolo 34 è uno dei grandi discorsi della seconda attività pastorale di Ezechiele, sviluppo di
Geremia 23, 1-8 sul futuro re pastore e modello del discorso di Gesù in Giovanni 10. E’ un discorso
molto ampio e complesso, ma di cui si può individuare facilmente un suddivisione a grandi blocchi:
critica ai pastori prepotenti e sfruttatori e loro condanna (1-10 ), ricerca delle pecore e attenzione alle
loro situazione da parte di Dio pastore (11-16 ); prepotenza anche tra le pecore e ristabilimento
dell’ordine ( 17-22); promessa di un pastore buono e di un’alleanza di pace ( 23-26 ); nuovo regno
messianico (26-31 ). Nel discorso spesso si trova il ritornello: “ parla il Signore Dio”, “dice il Signore
Dio”; oracolo del Signore Dio” . Si vuol segnalare che Dio mette tutta la sua autorità: quello che dice lo
sta già facendo.
PROFETTIZZA CONTRO I PASTORI (2 -9)
Lo scrittore asserisce che ciò che sta per dire gli è stato ordinato dal Signore (mi fu rivolta questa
parola del Signore: 1 ). Gli è stato ordinato di profetizzare “ contro i pastori d’Israele”, (2 ) cioè i re e le
autorità civili. Contro di loro il Signore dice: “ Guai”. Essi non hanno curato le pecore, non hanno cercato
le smarrite, le hanno abbandonate e sbandate.(3-9 ). Il Signore chiederà “loro conto del mio gregge e non li
lascerò più pascolare il mio gregge”(10 ).
IO STESSO CERCHERO’ LE MIE PECORE (11)
Viene annunziata una svolta, che non è frutto di iniziativa umana, ma è attuata unicamente da
Dio. Dopo il fallimento delle guide, Dio stesso cercherà il suo gregge e si prenderà cura di esso.
COME UN PASTORE (12 )
I compiti del pastore sono: rinvigorire gli animali deboli, curare quelli malati, fasciare quelli feriti,
radunare quelli dispersi, cercare quelli smarriti, provvedere cibo a quelli forti e proteggerli. Non tutti
questi compiti vengono citati o trasposti a Javhé, ma ne sono messi in risalto alcuni, comprensibili in base
alla situazione storica. Le “pecore” che sono state “disperse” in tutte le direzioni “nei giorni nuvolosi e di
caligine” della deportazione , Dio le “radunerà”.
LE FARO USCIRE DAI POPOLI (13-14 )
I due versetti seguenti continuano a parlare dell’azione liberatrice di Javhé, che si prefigge di
indicare i pascoli migliori; e uscendo di metafora è detto chiaramente che questi pascoli sono “nella loro
terra”, “sui monti d’Israele”.
CONDURRO’ LE MIE PECORE AL PASCOLO (15 )
Javhè dopo aver radunato il gregge, gli procura pascoli e rifugio, non solo inizia e sviluppa la
sua azione salvifica, ma la porta anche a buon fine.
ORACOLO DEL SIGNORE DIO (15 )
La formula chiude formalmente la promessa di salvezza e avvalora quanto ha detto il profeta. Anzi
la parola del profeta, presentata come parola di Dio, è efficace, crea la realtà e trasforma la situazione.
IN CERCA DELLA PECORA PERDUTA (16 )
Nei versetti precedenti Javhè è apparso il liberatore che raduna, porta a casa e fa riposare il
gregge, il popolo, togliendolo dalla schiavitù babilonese. In questo versetto Dio si assume anche gli altri
compiti, che i pastori cattivi non hanno onorato. Iavhé subentra ai pastori sfruttatori e fa quanto nel v. 4 si
dice che essi non hanno fatto: cura il gregge, si interessa, protegge e cura le pecore ferite, aiuta quelle
deboli, pascola e custodisce le forti.
GIUDICHERO’ TRA PECORA E PECORA (17-22 )
L’attività giudicatrice di Javhé non si limita ai pastori, ma si rivolge anche alle singole pecore del
gregge. Egli si preoccupa che le più forti , cioè gli appartenenti alla classe ricca, non calpestino i diritti delle
più deboli, del popolo.
SUSCITERO’ PER LORO UN PASTORE (23 )
Viene promesso un pastore autentico, un nuovo Davide, il Messia, che condurrà le pecore al
pascolo.
IO , IL SIGNORE (24 )
“Io il Signore sarò il loro Dio e Davide, mio servo, sarà loro principe in mezzo a loro”. C’è
identità morale tra il Pastore-Messia e Dio, ciò che fa il primo è Dio che lo fa.
STRINGERO’ CON LORO (25-29 )
E’ promessa “una alleanza di pace” (25 ) e il nuovo regno messianico, descritto sulla scia degli
antichi profeti: pace, sicurezza, frutti abbondanti, ecc.. Tutte queste attese non sappiamo bene come vadano
inquadrate, ma più di Ezechiele, sappiamo che esse, almeno in germe si sono realizzate in Cristo, in lui
tutte le promesse sono diventate “si"( 2 Cor 1, 20).
SAPRANNO CHE IO (30 )
Il capitolo termina con la formula classica dell’alleanza: “Io, il Signore, sono il loro Dio e loro, la
gente d’Israele, il mio popolo”. Il versetto 31, aggiunto in seguito, chiarisce l’identità del gregge con il
popolo: “ Voi, mie pecore, siete il gregge del mio popolo”.
Ezechiele 36, 24-28
Cuore nuovo
24
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo.
Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre
impurità e da tutti i vostri idoli, 26vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito
nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27Porrò il mio spirito
dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica
le mie norme. 28Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io
sarò il vostro Dio.
25
____________
I versetti 24-28 fanno parte di un grande oracolo di restaurazione che va dal versetto 16 al 36. Questo
oracolo ha inizio con il racconto dei peccati della terra e del castigo . Segue l’annunzio che Dio decide la
restaurazione con un nuova alleanza che si realizza dapprima interiormente e poi in diverse benedizioni.
Del passaggio dal castigo alla grazia si inizia a parlare nel versetto 22. Scopo dell’azione divina è
la sua stessa gloria: “ Io agisco non per riguardo a voi, gente d’Israele, ma amore del mio nome santo
….. santificherò il mio nome grande disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro” . Dio
agisce così non per egoismo, ma perché non può che agire per la sua gloria, come hanno compreso gli
stessi filosofi. A questa asserzione seguono i versetti 24-28.
VI PRENEDRO .. VI RADUNERO (24)
Viene promesso la fine dell’esilio di un popolo che Dio radunerà e ricondurrà in patria.
VI ASPERGERO CON ACQUA (25)
L’aspersione è descritta tenendo conto dei riti che si facevano, come si può leggere in Nm 19, 22
e Lv 1, 5-11.
UN CUORE NUOVO ( 26)
Il cuore era per gli ebrei la sede dei sentimenti, l’animo. I cittadini del nuovo popolo non cadranno più
nell’impurità non solo legale, ma anche morale e nell’idolatria.
SPIRITO NUOVO… IL MIO SPIRITO (26-27)
Spirito (ruah) è termine che indica ogni tipo di vita, ma qui si parla dello spirito umano nel quale
sarà infuso lo spirito di Javhé, la potenza straordinaria di Dio, con cui ha compiuto tanti prodigi e ha riempito
tanti personaggi del passato.
OSSERVARE E METTERE IN PRATICA (28)
Allora sarà possibile osservare le leggi del Signore.
MIO POPOLO…VOSTRO DIO (28)
Sarà davvero realizza l’antica formula dell’alleanza. E da essa procederanno nuove benedizioni.
Ezechiele 37, 1-14
Visione delle ossa aride
1
La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose
nella pianura che era piena di ossa; 2mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che
erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. 3Mi disse: "Figlio
dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?". Io risposi: "Signore Dio, tu lo sai". 4Egli mi replicò:
"Profetizza su queste ossa e annuncia loro: "Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 5Così
dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. 6Metterò
su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi
lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore"". 7Io profetizzai come mi era stato
ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si
accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente. 8Guardai, ed ecco apparire sopra di
esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro. 9Egli
aggiunse: "Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell'uomo, e annuncia allo spirito: "Così dice
il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano"". 10Io
profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si
alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.11Mi disse: "Figlio dell'uomo, queste
ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: "Le nostre ossa sono inaridite,
la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti". 12Perciò profetizza e annuncia loro: "Così dice
il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo
mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. 13Riconoscerete che io sono il Signore, quando
aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. 14Farò entrare in voi il
mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore.
L'ho detto e lo farò"". Oracolo del Signore Dio.
__________
Lo Spirito di Dio trasporta il profeta in una pianura disseminata di ossa umane. Javhé fa predire la
ricomposizione delle ossa e il loro rivivere.
Ezechiele descrive questa ricomposizione e poi l’esercito di gente che si vede.
Le ossa inaridite dei morti nella vasta distesa sono simbolo del popolo d’Israele in esilio; la
rivitalizzazione delle ossa è immagine del futuro e promesso ritorno del popolo dall’esilio. L’esilio è come
la tomba di ogni libertà e di ogni speranza per Israele, ritornare in patria è come risorgere dalla morte.
Ezechiele promette agli Israeliti delusi e sfiduciati un futuro splendido, una nuova vita nella terra promessa,
Dio interviene a liberare il suo popolo, nonostante sembri cosa impossibile, come sembra impossibile darà la
vita a un morto. Ma Dio sa trarre la vita anche dalla morte.
Non si parla di risurrezione dei corpi, ma già nel giudaismo il testo venne presentato
messianicamente, come se si riferisse alla risurrezione dell’ultimo giorno. La tradizione cristiana vi ha letto
anche un preannuncio della risurrezione finale.
MI PORTO FUORI IN SPIRITO (1)
La visione ha luogo in Babilonia ed Ezechiele viene condotto dallo Spirito in una pianura.
L’esperienza mistica simboleggia la sua missione tra gli esuli. Questi, attraverso la sua profezia riceveranno
un nuovo spirito, che li metterà in grado di avere speranza e condurre una nuova vita nella terra d’Israele.
OSSA INARIDITE (4)
Le ossa sono completamente secche, sono state per lungo tempo prive di vita.
SPIRITO VIENI (9 )
La parola ebraica “ ruah” significa “vento”, “soffio”, “spirito”, di qui il notevole gioco di parole di
questo passo.
IO PROFETIZZAI (10)
E’ una delle scene più fantasiose e insolite di tutta la letteratura.
QUESTE OSSA SONO (11 )
Inizia col versetto 11 la spiegazione della visione, fatta da Dio stesso. Le ossa sono un simbolo
degli esiliati a Babilonia, avviliti e senza più speranze. La pianura disseminata di morti è il campo di
battaglia ove giacciono le attese: “ le nostre ossa sono inaridite, le nostre speranze finite.
LA CASA D’ISRAELE (12 )
Viene data la spiegazione. Allo scoraggiamento del popolo sta per andare incontro la parola di Dio,
che solo sa che Israele può vivere.
IO APRO I VOSTRI SEPOLCRI (12 )
La metafora passa dalle ossa ai sepolcri. La risurrezione delle ossa indica il ritorno in patria dei
deportati a Babilonia. L’aprirsi delle tombe indica l’aprirsi del carcere di Babilonia, la liberazione dei
prigionieri e il ritorno in patria, che un profeta posteriore, il Deuteroisaia, celebrerà come un novo Esodo.
RICOSCERETE (13 )
Attraverso questo prodigio si giungerà a riconoscere il Signore. Una tale liberazione infatti non
può essere compiuta se non per un particolare intervento di Dio
IL MIO SPIRITO E RIVIVRETE (14 )
Il miracolo della risurrezione è opera dello spirito di Dio; è davvero un grande miracolo. Il
Signore che annunziato il suo piano salvifico e nella sua onnipotenza lo porterà a compimento, nel
ritorno in patria ( l’ho detto e lo farò ). Tutti sapranno che ciò è opera del Signore.
ORACOLO DEL SIGNORE (14)
Non c’è qui alcun riferimento alla risurrezione degli individui (vedi Is 26, 19: Dn 12, 2 ) , ma il
passo mostra che questo concetto non è più tanto lontano. La domanda : “possono queste ossa rivivere?” è
difficilmente comprensibile se per “ossa” s’intende solo la nazione, perché la sopravvivenza di questa non fu
mai messa in dubbio. La risposta: “Tu solo lo sai” mette la risurrezione nelle mani del Dio vivente.
SAPRETE CHE IO SONO IL SIGNORE (14)
La liberazione dall’esilio sarà segno della presenza efficace di Dio in mezzo al suo popolo.
FARO’ RIPOSARE 14)
L’azione di Dio è realizzata dallo spirito datore di vita. Lo spirito è la forza vivificante e creatrice
di Dio. Ritornare dall’esilio equivale ad una risurrezione o ad una muova creazione.
Ezechiele 47, 1-12
Il fiume che sgorga dal tempio
1 Mi condusse poi all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva
acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva
sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare. 2Mi condusse fuori dalla
porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi
che l'acqua scaturiva dal lato destro. 3Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in
mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia.
4
Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò
altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi. 5Ne misurò altri
mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano
acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. 6Allora egli mi disse: "Hai
visto, figlio dell'uomo?".Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; 7voltandomi, vidi che
sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra.
8
Mi disse: "Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Araba ed
entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. 9Ogni essere vivente che si muove
dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono
quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. 10Sulle sue rive vi saranno
pescatori: da Engàddi a En-Eglàim vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie,
saranno abbondanti come i pesci del Mare Grande. 11Però le sue paludi e le sue lagune non
saranno risanate: saranno abbandonate al sale. 12Lungo il torrente, su una riva e sull'altra,
crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non
cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro
frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina.
___________
Il brano è tratto dalla visione del nuovo Tempio di Gerusalemme, che Ezechiele ebbe “nel 25°
anno del nostro esilio” (40, 1 ). Il Profeta si trova all’ingresso del Tempio e parla dell’acqua che esce
dal Tempio e diventa gradatamente torrente impetuoso, risanatore e datore di vita nelle zone più aride
della Terra Santa.
Questa visione si proietta nel tempo lontano. Allora dal tempio escatologico uscirà un’acqua che si
rivelerà come il fiume del Paradiso . La stessa immagine dell’acqua viene adoperata nel Vangelo di
Giovanni: Gesù invita a credere in lui, da cui scorrono acque vive ( Gv 7, 28). Anche dal costato di Cristo
morto, secondo Giovanni, esce col sangue l’acqua, segno dell’adempimento delle profezie. (Gv 19, 34).
USCIVA ACQUA VERSO ORIENTE (1 )
L’acqua va verso Oriente. Si insiste su questo movimento verso Oriente, che è la zona più arida
e conduce al mar Morto, che a rigor di termini si trova a sud-est.
MI DISSE ( 8 )
Le acque rendono la terra straordinariamente fertile anzi risanano la zona più morta della
terra, il Mar Morto in cui la vita dei pesci è impossibile. Per quest’acqua la terra diventa tutta un paradiso.
ARABA (8)
Araba è la fossa giordanica meridionale, Engaddi si trova nella zona occidentale, En-Eglaim era
situata in quella orientale e il Mar grande è il Mediterraneo.
LUNGO IL TORRENTE (12 )
La vegetazione sarà abbondante in modo impressionante.
Visione di Ezechiele ( Beato Angelico)
Firenze-Museo S.Marco
Deuteroisaia
Alla fine del 1700 alcuni autori ( Doderlein nel 1775 e Eichhorn nel 1782 ) hanno cominciato a
supporre che i capitoli 40-55 non appartenessero a Isaia. L’ipotesi ha avuto sempre più seguaci, ma su
chi abbia composto questi capitoli non c’è stata subito unanimità di posizione. Alcuni hanno pensato
che siano stati opera di diversi autori, altri che siano stati scritti da un redattore non profeta, che
elaborò il libro di Isaia, come era usanza del tempo, altri infine hanno pensato ad un profeta anonimo
vissuto in Babilonia, che sarebbe stato testimone delle conquiste di Ciro, specialmente di quella contro
Creso di Lidia nel 546.
Per motivi storici, dottrinali e letterari i critici moderni sono ormai tutti orientati sull’ipotesi di
un profeta vissuto durante l’esilio, che denominano Deutero (=secondo) Isaia, ma non sono in grado di
dargli un nome o un volto. Di lui si capisce poco anche dal modo di scrivere: parrebbe un pio israelita
che dà all’annuncio il tono dell’inno sacro. Forse è un ebreo nato durante l’esilio. Motivo di sorpresa è
che si tratta di una personalità di alto livello, eppure il suo nome non è stato memorizzato. Se un
personaggio del genere è rimasto anonimo, questo significa che la sua personalità, dotata di un’identità
originalissima, è pienamente fusa nella comunione con tutta una comunità è così intimamente legato alla
storia del suo popolo, è così radicalmente fuso con il vissuto della sua gente, dove svolge un ministero
profetico di altissimo significato, che di lui personalmente non si ricorda più nemmeno il nome. Il fatto
che in questi capitoli si alluda più volte alla caduta di Babilonia e a Ciro, re di Persia, che ne fu la causa,
fanno pensare che questo profeta sia vissuto alla fine dell’esilio.
I capitoli del Deuteroisaia contengono canti, poemi, oracoli, testimonianze . Partendo dal
ricordo dell’Esodo dall’Egitto e delle promesse che gli sono legate, lo scrittore rammenta che il Signore,
superando ogni aspettativa , invita gli esuli a tornare dall’esilio verso di lui, senza pensare al passato: la
salvezza che il Signore offre non ha precedenti nella storia del popolo
Isaia 45, 1. 4-9
Vittorie di Ciro
1
Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: "Io l'ho preso per la destra, per abbattere
davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i
battenti delle porte, e nessun portone rimarrà chiuso. 2Io marcerò davanti a te spianerò le
asperità del terreno, spezzerò le porte di bronzo, romperò le spranghe di ferro. 3Ti consegnerò
tesori nascosti e ricchezze ben celate, perché tu sappia che io sono il Signore, Dio d'Israele,
che ti chiamo per nome. 4Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho
chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. 5Io sono il Signore
e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi
conosci, 6perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me. Io sono il
Signore, non ce n'è altri. 7Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la
sciagura; io, il Signore, compio tutto questo. 8 Stillate, cieli, dall'alto e le nubi facciano
piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io,
il Signore, ho creato tutto questo".
____________
Questo brano ci riporta al tempo della fine dell’esilio babilonese, poco prima del 538.
Chi
scrive segue da Babilonia il cammino vittorioso del persiano Ciro, che ha conquistato l’Asia Minore e ora si
dirige verso Sud, verso la Mesopotania. Da lui si aspetta la liberazione del suo popolo, il ristabilimento di
Gerusalemme e di Giuda e la ricostruzione del tempio. In tal modo risveglia delle speranze, che secondo i
profeti precedenti andavano riposte soltanto su un re della casa di David. Tutto finirà con la vittoria del
monoteismo in tutto il mondo. Così questo profeta asserisce che Dio eleggerà Ciro, un re pagano, a
suo luogotenente e per suo mezzo libererà Israele. Per lui la salvezza dell’epoca di Ciro, la salvezza
messianica e la salvezza finale coincidono: egli non ha avuto coscienza delle grosse distanze che le
separano.
Ciro è il fondatore dell’impero mondiale persiano. Salito al trono di Anshan nel 558 a.C , come
vassallo dei Medi, si ribella contro il suo signore Astiage, ed occupa la capitale Ecbatana. Nel 546 vince il re
di Lidia, Creso. Nell’ottobre 539 vince il re
di Babilonia Nabonide e Babilonia si arrende senza
resistenza. Astuto in politica e tollerante dal punto di vista religioso nei confronti dei popoli soggiogati,
permette il ritorno dei Giudei dall'esilio e la ricostruzione del tempio ( Es 1, 1-4; 6, 3-5 ; 2 Cr 36, 22 ss ).
DEL SUO ELETTO, DI CIRO (1 )
Ciro viene presentato come eletto del Signore, il suo “unto”. Il titolo di “unto” (eletto ) , cioè
Messia, riservato ai re d’Israele (1Sm 9, 23), è per la prima volta nella storia del popolo eletto attribuito
ad un re straniero. Ciro, vincitore della potenza babilonese, è uno strumento di cui Javhé si serve per
stabilire nel mondo la sua sovranità. Dio fa entrare un pagano nella linea della successione davidica e nella
storia della salvezza e così a Ciro compete il posto che nell’epoca preesilica era proprio dei re d’Israele. Per
il deuteroisaia Ciro è un unto, uno strumento nelle mani di Dio come per Isaia il re assiro è verga del
furore di Javhè ( Is 10, 5 ) e per Geremia Nabucodonor “servo di Javhe” ( Ger 25, 9; 27, 6; 43, 10 ),
attraverso cui egli compie la sua opera.
IO L’HO PRESO PER LA DESTRA (1 )
Ciro è più vicino a Javhè di ogni altro re pagano. Dio lo ha “preso per la destra”, in segno di
protezione e di amicizia ( prendere per la destra era un’usanza babilonese: il re nell’incoronazione
prendeva per mano il dio Marduk, in segno di legittimazione ), lo destina ad un grande compito e lo aiuta
nelle conquiste, anzi è Javhé stesso che scioglie “le cinture ai fianchi” dei nemici, ossia priva i re della loro
potenze e li rende inoffensivi ( alla cintura si portavano le armi, e soprattutto la spada ed avere le cinture
sciolte significa impossibilità a combattere ) a apre “ i battenti delle porte”, fa in modo che le porte delle
città si aprano davanti a lui senza che egli incontri resistenza.
IO MARCERO’ DAVANTI A TE (2-3 )
Questi due versetti completano e perfezionano quanto detto nel versetto 1, asserendo che Javhè
stesso marcerà davanti a Ciro, preparerà la via al conquistatore, appianerà le vie, eliminerà gli ostacoli.
PER AMORE DI GIACOBBE (4 )
Le imprese di Ciro nel piano di Dio riguardano Israele. Javhè ha chiamato Ciro, perché conquisti il
mondo per la salvezza d’Israele prigioniero a Babilonia. Egli travolge i popoli per fondare un suo impero,
ma tutte le sue vittorie sono soltanto un riflesso della benedizione della piccola comunità di Dio, che è
venuta su di lui.
TI HO CHIAMATO PER NOME (4 )
Viene descritto il rito dell’investitura di Ciro mediante la menzione del nome ( ti ho chiamato per
nome ), e del titolo ( ti ho dato un titolo ).
SEBBENE TU NON MI CONOSCA ( 4 )
Ciro non conosce nulla del Dio d’Israele, ma è Javhè che lo inserisce nella grande storia
mondiale e gli fa compiere un’impresa gigantesca per uno scopo in apparenza minuscolo. Dio domina la
storia e si serve di strumenti umani, anche se questi non lo conoscono.
IO SONO IL SIGNORE (5 )
Il versetto dice ancora una volta che è stato Javhè a rendere spedito Ciro nelle conquiste (
letteralmente “ti ho cinto” = ti ho dato il potere e la forza necessari ): e puntualizza che egli è l’unico
Signore di tutti e di tutto e non esiste altro dio che Lui. Segue di nuovo la precisazione: “sebbene tu non
mi conosca”.
PERCHE’ SAPPIANO (6 )
Lo scopo ultimo delle imprese di Ciro è la manifestazione dell’unico Dio e quindi la conversione di
tutte le genti al monoteismo.
IO FORMO LA LUCE (7)
Segue un inno divino espresso in forma ardita. Dice che Dio è autore di ogni cosa. Luce e tenebre,
bene e male sono termini opporti che indicano tutto l’esistente. Javhé è autore di ogni realtà in maniera
diversa. I Semiti non facevano distinzione tra ciò che Dio compie direttamente, ciò che fa compiere e ciò
che lascia eseguire o che permette. Lo scrittore non cerca qui di spiegare l’inesplicabile Probabilmente vuol
sgombrare il terreno dalle teorie dualistiche del mondo persiano e anche asserire che il male non è un
mostro che gira per il mondo, senza alcun controllo.
STILLATE I CIELI DALL’ALTO (8)
Il brano si conclude con una preghiera che chiede a Dio di far sorgere la salvezza dai fenomeni
terrestri.
Nella tradizione cristiana a questo versetto è stato attribuito un senso messianico; la giustizia che
scende dalle nubi è vista in riferimento all’incarnazione. Tale interpretazione è accentuata nella versione
latina, la Vulgata, dove invece di ”produca la salvezza” si dice: “faccia fiorire il Salvatore” ( et germinet
Salvatorem ), questa traduzione ha la spiegazione nel fatto che S. Girolamo ha tradotto “giustizia “ e
“salvezza” con “il Giusto” e “il Salvatore”.
Isaia 49, 13-15
Il Signore non dimentica Sion
13
Giubilate, o cieli, rallégrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola
il suo popolo e ha misericordia dei suoi poveri 14 Sion ha detto: "Il Signore mi ha
abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". 15Si dimentica forse una donna del suo
bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si
dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.
_______________
Il motivo del’amore “paterno” di Dio è noto nell’Antico ma è anche presente quello dell’amore
“materno”. Dio naturalmente non è né maschio, né femmina, ma un certo linguaggio (sposo-padre) ha
del maschile: Padre, Sposo e Signore, termini con cui più spesso è denominato , sono maschili.
Ma, anche se con riservatezza, Dio è presentato anche al femminile. Talora come padre-materno;
per esempio in Osea 11, 1-3 : “quando Israele era bambino “ e in Geremia 31, 3.9, 21 : “Ti ho amato di
amore eterno, per questo ti conservo pietà ( Haesed ) .. non è Efraim un figlio caro, prediletto.. le mie
viscere si commuovono per lui.. provo per lui profonda tenerezza (RHM) “. E qualche volta proprio come
madre, come in questo brano.
GIUBILATE (13)
I versetti 14-15 sono preceduto dal 13 che dice: “Giubilate, o cieli, rallegrati o terra, gridate di
gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri”
SION HA DETTO (14)
Questo entusiasmo del profeta non è condiviso dal popolo, da Sion (Gerusalemme) .
IL SIGNORE (14)
che dice “ Adonai mi ha abbandonata”. Adonai è visto come marito e Sion si considera una
donna abbandonata. Qui si tratta dei deportati che si lamentano con le stesse espressioni che
Lamentazioni riserva a Gerusalemme : “ La città è diventata vedova “ ( 1, 1 ). E’ un lamento che ricorda :
“Dio mio, Dio mio perché mia hai abbandonato”? del Salmo 22 (Sl 22, 2).
SI DIMENTICA FORSE (15)
Dio risponde : può una mamma, una partoriente ( merahem ) dimenticare il suo bambino?
BAMBINO
(15)
Del bimbo lattante.
DA NON COMMUOVERSI (15)
Rahamin ( = misericordia) . La radice è sempre RHM : per merahen (= madre) , per raehaem (
= seno materno) e per rahamin ( = misericordia) .
ANCHE SE (15)
Dio non può dimentica, egli è misericordioso e fedele ( haesaed).
Isaia 50, 4-9
Terzo canto del servo di Javhè
4
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una
parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.
5
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato
indietro. 6 Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi
strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. 7Il Signore Dio mi
assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
8
sapendo di non restare confuso. È vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con
me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. 9Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi
dichiarerà colpevole? Ecco, come una veste si logorano tutti, la tignola li divora
____________
Nel Deuteroisaia troviamo quattro canti che illustrano una figura misteriosa conosciuta come
“servo di Javhè”. Nel primo ( 42, 1-4 ) è descritta la missione di colui che deve proclamare la giustizia e il
diritto; il secondo (49, 1-6 ) descrive l’elezione, la formazione, le difficoltà, la missione del servo; il terzo (
50, 4-7 ) le opposizione e la certezza di vittoria ; il quarto ( 52, 13, 53-12 ) la sofferenza e la morte del
servo.
Servo ( ebed =schiavo ) non è qui visto come titolo negativo, ma come titolo onorifico; anche i
funzionari del re erano chiamati i “servi” del re e il titolo esprimeva l’umiltà dovuta davanti al sovrano. Il
titolo di servo si usave anche in rapporto a Dio, così si diceva di Davide “ per mezzo di Davide mio servo” (
2 Sam 3, 18 ). Chi sia questo servo non è certo. Per alcuni è il profeta che scrive, per altri Geremia, per
altri il popolo d’Israele, o l’Israele ideale, il resto. Per gli ebrei era il popolo d’Israele. Nel Nuovo
Testamento il titolo è attribuito a Cristo.
Nel terzo canto il servo appare come un fedele discepolo di Javhè che a sua volta diventa un maestro
di sapienza per gli umili e i dubbiosi. Perseguitato e maltrattato dagli avversari, egli pone la sua
fiducia in Dio, che gli assicura protezione e trionfo. E un salmo di confidenza, una confessione
profetica personale nella quale si fondono sentimenti di lamentazione e di fiducia.
IL SIGNORE DIO MI HA DATO ( 4 )
Signore Javhé è il titolo ripetuto quattro volte. Tale titolo lo
troviamo altrove nel primo Isaia ed in Ezechiele.
LINGUA DA DISCEPOLO (4 )
Chi parla descrive il proprio rapporto con Dio. Egli è un discepolo, ciò che dice non è
un’invenzione, ascolta e riferisce (“orecchio da iniziati” suppone l’atto di ripetere ciò che sente per
impararlo e la fedele comunicazione agli altri). E gli altri sono gli sfiduciati, gli stanchi, coloro che hanno
perso ogni confidenza in Dio
APERTO L’ORECCHIO ( 4 )
Dio ha formato perfettamente il suo messaggero, che non oppone resistenza e perciò è giustificato.
“ Aprire l’orecchio” significa ricevere la rivelazione divina con docilità e obbedienza. Come i sapienti egli
annunzia un messaggio che non è suo. Egli è l’uomo della parola.
NON HO OPPOSTO RESISTENZA ( 5 )
Non “ho opposto resistenza” significa che non ha disobbedito alla parola comunicatagli “ogni
mattina” , e non si è tirato indietro”, che non è indietreggiato nemmeno nel momento difficile, nelle prove
più dure (vedi v. 6 ) .
HO PRESENTATO IL MIO DORSO ( 6 )
Vengono elencate nei dettagli le conseguenze concrete che derivano al servo dall’adempimento
preciso del suo compito: percosse, strappo della barba, grande insulto in Oriente, oltraggi e sputi, la
massima ingiuria, un gesto di dispregio, fatto per umiliare i nemici, così
come gli insulti e gli sputi sono le sofferenze dei profeti, fatte soprattutto da coloro per i quali il servo si
impegna ( “ sostenere lo stanco con la parola” ), le sofferenze del mediatore.
Questo versetto presenta diversi tratti che si troveranno poi nel racconto della passione di Gesù
(Mt 26, 67; Mt 27, 27-31).
DIO MI ASSISTE ( 7 )
E’ un’affermazione di fiducia. Dio lo conforta e lo assiste, lo rende forte e gli permette di resistere.
Questa assistenza corrobora il servo, dà sicurezza tra tutti gli assalti e certezza di non venire travolto.
Dio è vicino al suo servo, e lo assiste.
MI RENDE GIUSTIZIA, CHI OSERA (8 )
Con questo aiuto, il servo, nell’apparente fallimento, non fallisce, ma glorifica Dio, realizza
quanto doveva fare ( 49, 9 ) e in un immaginario giudizio, Dio appare come il giudice e il difensore (
“chi mi dichiarerà colpevole? ). Il servo condannato, indifeso, apparentemente messo in condizioni di non
nuocere, trascina alla sbarra gli avversari. San Paolo dirà: “ Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?…Chi
ci separerà dall’amore di Cristo?” ( Rom 8, 31-35).
Isaia 53, 1- 11
Quarto canto del Servo di Javhè
1 Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del
Signore? 2È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non
ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere.
3
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno
davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. 4 Eppure
egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo
castigato, percosso da Dio e umiliato. 5Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per
le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi
siamo stati guariti. 6Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua
strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato, si lasciò umiliare e
non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai
suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. 8Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio
popolo fu percosso a morte. 9Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. 10Ma al Signore è
piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà
una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. 11 Dopo il
suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo
giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.
____________
Questi versetti sono una parte del Quarto Carme ( 52, 3-53, 12 ) del servo di Javhé, che va visto
insieme agli altri tre Carmi, contenuti nel secondo Isaia . I Canti sono: il primo: 42, 1-7, il secondo : 49, 1-6,
il terzo: 50, 4-9 e il quarto: 52, 13-53, 12. Nel quarto Carme viene presentato il Servo innocente, mite,
disprezzato, perseguitato e messo a morte che offre le proprie sofferenze per espiare i peccati degli uomini e
diventa il capo di tutti i giustificati davanti a Dio. Questo servo è probabilmente Israele ed è figura di Gesù.
E’ CRESCIUTO COME UN VIRGULTO ( 2 )
Vengono descritte le sofferenze del servo, che è come un virgulto, una radice, che cresce in
terra arida. La terra arida è la decaduta dinastia davidica. Si tratta quindi di una radice fragile.
DISPREZZATO ( 3 )
Questo servo sofferente è ripudiato dagli uomini, come Geremia e Giobbe. La seconda parte del
versetto dice : “ simile ad uno davanti al quale ci si copre la faccia, disprezzato, si che non ne facemmo
alcun caso”.
SI E CARICATO (4)
L’idea che la sofferenza di un uomo possa essere espiazione non per i suoi peccati, ma per quelli di
altri, è nuova nell’AT. È ripresa nel NT per interpretare la morte di Gesù (Rm 4, 25; 2 Cor 5, 21).
COME AGNELLO (7)
L’immagine dell’ agnello è in riferimento al sacrificio (Is 53, 10), ma anche alla docilità con cui il
Servo subisce la persecuzione (Ger 11, 19). Nel Vangelo, Gesù è definito “agnello di Dio” (Gv 1, 29).
PIACIUTO PROSTRARLO ( 10 )\
Dio non ha piacere a prostrare, a lui non piace l’ingiustizia. Un versetto come questo va letto
attentamente alla luce dello stile letterario ebraico. Ciò che si deve dire è che tutta la vicenda dolorosa del
servo corrisponde ad un piano divino di salvezza dato che la passione e la morte del servo espiano i
peccati degli uomini e li salvano.
Una interpretazione dell’asserzione : “ è piaciuto” può esser la seguente “ Il Signore ha trovato
compiacenza nel suo colpito, e ha guarito colui che ha dato la sua vita in espiazione” ( Westermenn) , se si
ammette una lettura che parla della compiacenza di Dio rivolta al servo e non alla prova; un’altra lettura
può essere: Dio ha consentito che il servo fosse provato dai dolori, in vista della salvezza degli uomini.
QUANDO OFFRIRA’ ( 10 )
Il Servo di Dio mette volontariamente a repentaglio la vita e la impegna perché gli altri siano salvi;
egli dona la vita dà se stesso come vittima, per ottenere l’espiazione. Il linguaggio era più comprensibile nel
mondo ebraico dove si offrivano animali come vittime di espiazione.
VEDRA’ UNA DISCENDENZA ( 10 )
Vengono fatte esplicite promesse di salvezza: la discendenza e una lunga vita. Ma dal momento che
il servo darà proprio la vita in espiazione, la promessa della vita va intesa metaforicamente come futura
elargizione di salvezza. Queste promesse intendono dire che l’opera del servo sarà coronata da successo.
DOPO IL SUO INTIMO TORMENTO ( 11 )
Dopo l’assicurazione del successo dell’opera ora anche al servo personalmente è promessa la
salvezza. “Vedere la luce” significa godere prosperità e vita. Qui lo scrittore anticipa di quattro secoli l’idea
della risurrezione ( 2 Mc 7, 11-29) e quella della felicità beata ( Sp 2).
VEDRA LA LUCE (11)
Anche se il testo non parla esplicitamente di risurrezione, la tradizione cristiana vede incluso in
questa gloria l’evento della risurrezione di Cristo. Il concetto di “giustificazione” delle moltitudini è ripreso
nelle lettere paoline (Rm 3, 21-30; Eb 5, 7-10).
DELLA SUA CONOSCENZA ( 11 )
La conoscenza è probabilmente quella di Dio e dell’opera redentiva.
GIUSTIFICHERA’ MOLTI ( 11 )
Il giusto si addossa le iniquità umane e salva “molti”. Si asserisce che la possibilità di salvezza
ormai è data a molti. I “ molti” sono in realtà l’umanità intera.
Isaia 55, 6-9
I progetti del Signore e la sua parola
6
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. 7L'empio
abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia
di lui e al nostro Dio che largamente perdona. 8Perché i miei pensieri non sono i vostri
pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. 9Quanto il cielo sovrasta la
terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
____________
Questo brano si trova nella parte finale del Deuteroisaia . Il capitolo 55 si apre (1-5 )
con un
pressante invito a procurarsi la salvezza, simboleggiata dall’acqua ( O voi che avete sete venite all’acqua:
1 ), dal vino e dal latte. Essa sarà costituita da un’alleanza perpetua, che sostituirà quelle conclusa con la
casa di Davide ( stringerò con voi un patto eterno: 3 ). Segue il nostro brano che richiede la conversione
intima e sincera degli esiliati.
CERCATE IL SIGNORE (6 )
Come all’inizio del capitolo (1-3 ) risuona ancora una volta l’invito ad afferrare la salvezza.
L’esortazione : “cercate (darash ) Iavhé” , non va intesa nel senso del nostro linguaggio, ma nel senso del
verbo ebraico, che in primo tempo significava visitare un santuario per chiedere una risposta al Signore e qui
significa domandare perdono e ripudiare una condotta contraria alla legge di Dio.
INVOCATELO ( 6 )
Sotto questo invito : “cercate il Signore”, azione che si compiva nella preghiera, l’autore dice di
afferrare l’offerta di salvezza di cui ha parlato a partire dal capitolo 40. Adesso Javhé non nasconde più
il suo volto davanti a Israele e questa occasione va afferrata. L’asserzione “mentre è vicino”
sembrerebbe presentare un’occasione passeggera, ma bisogna intenderla nel senso di “ora è possibile
trovarlo”.
L’EMPIO ABBANDONI ( 7 )
Naturalmente la ricerca e l’invocazione di Javhè ha a che fare con la decisione morale ( cf Sl 24, 36 ) e comporta la conversione ( cf Is 9, 12; Os 10, 12), l’abbandono delle “vie” e dei “pensieri” da
peccatore, deboli e inefficaci, e anche empi e iniqui.
PERCHE’ I MIEI PENSIERI
Invece i “pensieri” e le “vie” di Dio non sono come quelli umani ma sono sempre sublimi ed
efficaci. L’asserzione è preceduta da “perché” per indicare che se Javhé si fa trovare da chi lo invoca è
perché le sue vie e i suoi pensieri sono di gran lunga superiori a quelli umani.
ORACOLO DEL SIGNORE (8 )
L’espressione “sentenza di Javhé” (neum Jawaeh ) , permette il passaggio al discorso diretto
del Signore. Naturalmente è sempre lo scrittore che parla anche quando fa parlare Javhè, ma così è
sottolineato il valore dell’affermazione. Del resto anche ciò che precede è parola del Signore.
QUANTO IL CIELO (9 )
Le vie e i pensieri divini sovrastano immensamente quelli umani, come il cielo sovrasta la terra.
9
Quanto il cielo sovrasta la terra”
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