Consigliera di Parità
Provincia di Forlì Cesena
MINISTERO DEL LAVORO
E DELLE POLITICHE SOCIALI
Provincia di
Forlì-Cesena
UFFICIO DELLA CONSIGLIERA DI PARITÀ
Eva Carmen Carbonari
Consigliera Provinciale di Parità
Provincia di Forlì-Cesena
RAPPORTO ATTIVITA’
gennaio 2014 - marzo 2015
a cura di
Roberto Fabbri
RAPPORTO ATTIVITA’
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RAPPORTO ATTIVITA’
Consigliera di Parità
Provincia di Forlì Cesena
IL RAPPORTO CONTIENE:
RELAZIONE INTRODUTTIVA
COMPOSIZIONE UFFICIO CONSIGLIERE/I DI PARITÀ
I CASI TRATTATI DALLE CONSIGLIERE DI PARITÀ
PARTECIPAZIONE A ORGANISMI DI PARITÀ
E PARI OPPORTUNITÀ
CONCLUSIONI
RAPPORTO ATTIVITA’
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RAPPORTO ATTIVITA’
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RELAZIONE INTRODUTTIVA
PREMESSA
Durante gli anni del mio mandato, in qualità di Consigliere di Parità
della Provincia di Forlì-Cesena, quasi un quarto del mio tempo a disposizione per l’espletamento delle attività che la legge mi mette in capo è
stato dedicato ad attività informativa, sulla funzione della Consigliera
e sulla legislazione di parità nel nostro Paese ed in Europa, e formativa
sulle tematiche del confronto di genere, del contrasto alle discriminazioni e dell’educazione alla parità ed alle pari opportunità nel mondo
dell’istruzione/formazione e del lavoro.
Ci sono da rilevare due cose estremamente importanti; una che riguarda il ruolo della Consigliera supplente, alquanto ridimensionato
dal decreto legislativo di recepimento della direttiva 54/2006/CE, e inquadrato nell’ambito di una mera sostituzione in caso di impedimento
della Consigliera effettiva che, nella nostra Provincia ha limitato molto
il lavoro in quanto prima, lavorando entrambe contemporaneamente
c’era stato un ampliamento delle attività in relazione alle competenze
specifiche delle due professioniste: attività che con la nuova legge si
sono alquante limitate; l’altra l’approvazione da parte del Parlamento
italiano del cosiddetto “Collegato al lavoro”.
Questo provvedimento ha di fatto eliminato le conciliazioni presso la
Direzione territoriale del lavoro di Forlì-Cesena, alle quali la Consigliera
effettiva partecipava per le proprie competenze, con risultati del tutto
soddisfacenti, come si rileva nelle relazioni degli anni precedenti.
Tuttavia è stato rilevato un fortissimo impulso dato alle conciliazioni
stragiudiziali svolte presso l’ufficio della Consigliera effettiva segnalate
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soprattutto grazie alle proficua collaborazione con le organizzazioni sindacali e dalle lavoratrici.
Molte delle discriminazioni di genere che ha dovuto affrontare la Consigliera effettiva e sulle quali è stata chiamata ad esercitare il suo ruolo
di mediazione sono segnate dalla persistente presenza di stereotipie e
dalla disinformazione sulle leggi e sui patti che intervengono per garantire a tutti la possibilità di realizzare i propri progetti di sviluppo personale, indipendentemente dalla propria appartenenza ad un sesso.
Sono ancora convinta chi ci sia un grande bisogno di diffondere la
cultura della Parità e delle Pari Opportunità, a partire dal territorio al
quale è demandato il compito di formare i giovani uomini e le giovani
donne rafforzando la loro consapevolezza di sé e la loro capacità di
confrontarsi con la realtà, cioè la scuola di ogni ordine e grado e ogni
altra Istituzione ed Organizzazione che per mandato, per necessità o
per scelta, si proponga di formare/informare le persone.
Sono altresì convinta che questa formazione debba cominciare molto
presto nella vita delle persone, poiché molto precoce è la formazione
delle stereotipie, e debba essere costante per permettere alla nostra
vita di confrontarsi il meno possibile con la sofferenza, l’umiliazione e la
marginalizzazione che le discriminazioni determinano.
Quando mi sono chiesta come potevo fare per sostenere la capacità
e la volontà di generalizzare questa cultura, mi sono risposta che anche
piccoli strumenti di divulgazione e promozione del confronto con la consistenza, persistenza e diffusione della stereotipia e della discriminazione, potevano servire a contrastare questi fenomeni e forse ad orientare
la scelta di insegnanti e formatori di intervenire in maniera consapevole
e competente su questi temi.
In questi anni ho constatato come in una realtà avanzata come la
nostra, ricca di opportunità, di servizi, di competenza, , siano presenti
allarmanti contraddizioni in materia di accesso, permanenza, progressione di carriera, transizioni sul lavoro delle donne.
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Non si tratta di ostacoli e criticità di legge, poiché la nostra buona
legislazione in materia di parità sul lavoro viene formalmente rispettata
o riproposta in presenza di trasgressioni palesi, ma del permanere di
una cultura densa di stereotipi largamente condivisi, direi trasversali
alle età e alla formazione delle persone.
Non sempre sono riconosciuti e riconoscibili, proprio per questo più
complessi da affrontare, perché fanno si che si confonda una trasgressione con la normalità, che si banalizzino i problemi, che ignorino le
criticità o si ritenga marginali e ininfluenti.
Le discriminazioni di cui le donne sono prevalentemente oggetto riguardano la maternità, che, per il settore privato, producono effetti deleteri sulla progressione di carriera, sulla concessione del part-time ed
in linea generale sulla conciliazione della vita familiare con quella lavorativa, sino agli eccessi delle dimissioni forzate e del licenziamento dopo
il compimento del primo anno di vita del bambino.
Nel settore pubblico l’aspetto prevalente riguarda la mancata progressione di carriera.
Non credo ci sia motivo di soddisfazione nel fatto che ci siano troppe
poche donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni sociali e politiche,
credo che sia allarmante che i bilanci alla voce Pari Opportunità si
siano assottigliati, anzi che i finanziamenti siano spariti del tutto, dilapidando un patrimonio costruito sulla tenace insistenza di anni.
Penso che a maggior ragione in presenza di una crisi economica che
viene descritta drammatica da tutti gli esperti, sia assolutamente urgente rimettere fra le priorità dell’agenda politica il tema del lavoro
delle donne e del contrasto alle discriminazioni, per impedire che ancora una volta nella storia la perdita del lavoro, la cassa integrazione, la
mobilità, la perdita di voce sociale ed economica, quindi di autonomia,
abbiano una pesante connotazione di genere.
La Consigliera ha quindi partecipato a tutte le giornate di incontro su
queste tematiche con la volontà di ribadire a politici, amministratori,
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esperti, del nostro territorio un quadro attento della situazione in cui
luci ed ombre permettano di individuare strategie preventive di affronto.
Si è ulteriormente sviluppata, quindi, nel nostro territorio, una strettissima e proficua collaborazione con i soggetti istituzionalmente competenti;
Direzione del Lavoro, Inail, Università (facoltà di scienze politiche), organizzazioni sindacali, organizzazioni datoriali e consulenti del lavoro,
i quali tutti condividono la volontà di combattere le discriminazioni di
genere.
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COMPOSIZIONE
UFFICIO CONSIGLIERE DI PARITA’
PROVINCIA DI FORLI’-CESENA
Piazza G.B. Morgagni, 2 - 47121 Forlì (FC)
www.provincia.fc.it/consiglierediparita
Eva Carmen Carbonari
Consigliera Effettiva
Tel. 0543 714545 - cellulare 320 4325279
E-mail [email protected]
Daniela Ciani
Consigliera Supplente
Tel. 0543 714545 - cellulare 334 6602858
E-mail [email protected]
Segreteria delle Consigliere
Roberto Fabbri
Tel. 0543 714583 - fax 0543 447545
E-mail [email protected]
COME RAGGIUNGERE GLI UFFICI DELLE CONSIGLIERE
In auto:
Autostrada A14 – Uscita “Forlì”. Seguire le indicazioni per Forlì centro;
al terzo semaforo svoltare a sinistra per Viale Matteotti superare la rotonda e proseguire per Piazzale della Vittoria, al semaforo svoltare a
destra in Corso della Repubblica; percorrere circa 700 metri e svoltare
a sinistra in Via Flavio Biondo.
In treno:
Stazione centrale FF.SS. Forlì, Taxi (10 minuti). Autobus linee 1 – 2 – direzione Piazza Saffi, fermata “Biondo” in Corso della Repubblica
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UFFICIO PARI OPPORTUNITA’
Dirigente del Servizio Marina Flamigni
Tel. e Fax 0543 714224
E-mail [email protected]
Ufficio Pari Opportunità
Lorena Batani
Capo ufficio
Tel. 0543 714603 - fax 0543 447583
E-mail [email protected]
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I CASI TRATTATI DALLA CONSIGLIERA DI PARITA’
ANNO 2014/2015
ASPETTI INFORMALI E FORMALI DELL’ATTIVITA’ CONCILIATIVA
L’attività maggiore rilevata dalla Consigliera di Parità va collegata al
ricevimento quotidiano delle persone che vengono inviate sia dalle organizzazioni sindacali, sia dalla Direzione territoriale del Lavoro, sia dagli
Avvocati.
Molti casi sono segnalati anche per telefono dai consulenti del lavoro di
tutta la Provincia, con i quali è attiva una proficua collaborazione.
Gli interventi informativi, per appuntamento in ufficio, o per telefono
cellulare di servizio, diretti sia nei confronti delle/dei lavoratrici/tori, sia
nei confronti dei datori di lavoro, sono stati circa oltre 1.500 per l’anno
2014 e per i primi mesi dell’anno 2015.
Passando ad analizzare le forme di intervento atte a cercare di rimuovere le discriminazioni, a livello provinciale, sembra emergere un
contesto territoriale tutto sommato disponibile a conciliare, e dunque, in
grado di non portare alle estreme conseguenze le situazioni conflittuali.
I datori di lavoro si sono presentati all’incontro con la Consigliera
con una percentuale pari al 97%.
Solo per una esigua percentuale dei casi si giunge ad intentare una
causa presso il Giudice del Lavoro per ottenere un giudizio che dirima le
controversie.
La maggioranza dei casi relativa alle vicende di discriminazione affrontate, si risolve invece semplicemente con un intervento della ConsiRAPPORTO ATTIVITA’
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gliera che, telefonando, scrivendo o convocando il datore di lavoro ad un
incontro informale, svolge in sostanza la funzione di mediatrice finalizzata a rimuovere la discriminazione.
La funzione della Consigliera rispetto alle controversie per discriminazione dunque, deve essere prima di tutto quella di “mediare” tra lavoratrici e datori di lavoro alla ricerca di un equilibrio tra le rispettive
esigenze se si considerano sia gli interventi in cui porta avanti l’azione in
prima persona, conducendo una sorta di negoziato con i datori di lavoro, promuovendo incontri per raggiungere un accordo extragiudiziale.
E’ possibile affermare che oltre 3 casi su 4 tra quelli pervenuti alla
Consigliera di Forlì-Cesena sono stati risolti con interventi conciliatori.
È oltremodo importante segnalare la massima collaborazione che
si ha con la Direzione territoriale del Lavoro, in particolare con gli
uffici di conciliazione e gli uffici ispettivi.
Analizzare le modalità con cui si è realizzato l’intervento della Consigliera è utile, a volte, anche per comprendere fino a che punto le situazioni di discriminazione siano frutto di semplici malintesi, dell’ignoranza
delle norme da parte dei datori di lavoro o anche del tentativo di sfruttare a proprio vantaggio la limitata conoscenza dei propri diritti che
spesso hanno le lavoratrici, piuttosto che di una deliberata volontà di
creare differenze tra lavoratori e lavoratrici.
In particolare la relazione tra tipo di discriminazione e azione intrapresa dalla Consigliera mostra come la quasi totalità dei casi di negazione del part-time o variazione di orario( oltre 8 su 10), venga trattata
informalmente, con lettera, con telefonate, o incontri, senza ricorrere
neppure alla conciliazione formale, così come la metà delle situazioni di
modifica unilaterale delle condizioni lavorative.
Per quanto riguarda questa Provincia, si nota una diminuzione dell’accesso alla conciliazione formale; le nuove modalità del collegato al lavoro sono molto più laboriose, meno snelle e di più difficile accesso agli
organi istituzionali.
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Ci si rende sempre più conto che la ex DPL di Forlì-Cesena era particolarmente operativa in questo settore e conseguiva ottimi risultati come
si evidenzia dagli stessi atti dell’Ufficio, anche grazie alla forte collaborazione con le forze sociali.
Non è quindi che, essendo alquanto diminuite le vertenze siano diminuiti i casi di discriminazione, ma secondo il giudizio della scrivente,
essendo anche aumentati i costi di tali diverse procedure, le medesime
hanno impedito a tanti lavoratori e lavoratrici di accedere alla tutela dei
loro diritti.
Ciò si riferisce sopratutto ai diritti delle donne con particolare riferimento a quelle extra-comunitarie.
Buono è il rapporto coi datori di lavoro che invitati dalla Consigliera
nel suo ufficio, per dirimere questioni di lavoro, non si sottraggono alla
convocazione per discutere di cambiamenti riferentesi alla conciliazione
e alle richieste di part-time.
Di solito agli incontri sono sempre presente i sindacati delle lavoratrici perchè si è convinti che forze comuni che convergono per un
medesimo obiettivo portino a risultati moltiplicatori.
Questo non significa che tutti i problemi abbiano trovato soluzioni,
tuttavia indica che qualora vi sia un’effettiva violazione delle norme, il
ruolo istituzionale della Consigliera appare da solo in grado di farle rispettare, rimuovendo la discriminazione mentre nel caso in cui dal confronto col datore di lavoro si constati l’infondatezza della richiesta, il
tentativo di mediazione della Consigliera pare in grado di dissuadere la
lavoratrice dal proseguire il conflitto.
I tentativi formali di conciliazione prevalgono, invece, quando si tratta
di perdita del posto di lavoro, mobbing, e mancato riconoscimento professionale.
Al giudizio di fronte al Giudice del Lavoro si giunge solo in occasioni di
licenziamenti e modifiche unilaterali delle condizioni lavorative.
Infine, è soprattutto, in occasioni di problematiche legate alla carriera
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o al mancato pagamento delle spettanze che l’intervento della Consigliera si connota più spesso come consulenza qualificata: un pò perché si
identifica come discriminazione indiretta, di cui è praticamente difficile
provare l’esistenza e la fondatezza, un po’ perché le lavoratrici stesse,
nonostante la spinta iniziale, a volte preferiscono non proseguire per
paura di compromettere la propria situazione futura.
E’ proprio in questi ambiti che la rimozione delle discriminazioni sembra più difficile da ottenere.
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VERTENZE PARTICOLARMENTE RILEVANTI
I tre casi che vado ad illustrare in dettaglio, rappresentano un campione significativo dell’attività quotidiana dell’ufficio;
1.Discriminazioni per maternità con conseguente licenziamento in
azienda cooperativa (con meno di 250 dipendenti);
nell’ambito di questa vertenza, che si è conclusa positivamente, la
cooperativa aveva prodotto un licenziamento a carico di una propria lavoratrice che si trovava in stato di gravidanza; dopo un’ampia discussione, la cooperativa, che ha sostenuto di non essere a
conoscenza dello “status” della lavoratrice, ha provveduto al ritiro
della comunicazione di cessazione di rapporto di lavoro.
2.Discriminazioni per maternità nelle aziende private (con oltre 250
dipendenti);
trattasi di un caso rilevante che ha interessato un’azienda di livello
nazionale ed internazionale; la lavoratrice, con titolo di studio e
mansioni di alto livello, ha lavorato presso l’azienda per circa 4
anni, con diverse forme di contratto; a fronte di diverse trasformazioni contrattuali a tempo indeterminato che hanno interessato
colleghi di sesso maschile, il contratto della lavoratrice in questione non è stato invece trasformato, nonostante diversi attestati di
stima e professionalità da parte del titolare dell’azienda. Tale mancata trasformazione ha coinciso con la comunicazione della lavoratrice al titolare di essere in gravidanza; il rapporto di lavoro si è
concluso con la promessa verbale e generica di un rientro in azienda dopo la maternità. Pur non essendo state ravvisate infrazioni
di legge, è un caso emblematico di mentalità ed atteggiamento discriminatorio nei confronti della maternità e del lavoro femminile,
assai anacronistico in un’azienda di tale entità e rilevanza.
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3.Discriminazioni per maternità, rifiuto variazione orario di lavoro e
trasferimento di sede nell’ambito dello stesso Comune ( azienda con
oltre 250 dipendenti);
alla presenza dei responsabili aziendali e territoriali dell’azienda,
l’attività di mediazione e conciliazione della Consigliera ha portato
alla complessa stesura di un orario settimanale, comprensivo del
periodo di allattamento, senza nessun trasferimento in altra sede.
TIPOLOGIA
STRATEGIA ADOTTATA
ESITO
Presunta discriminazione per maternità
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Mobbing, demansionamento, maltrattamenti verbali e insulti
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Presunta discriminazione per maternità/rifiuto concessione
part-time e variazione orario di lavoro
Vertenza ufficio Consigliera
Negativo
Licenziamento irregolare
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Licenziamento irregolare
Vertenza ufficio Consigliera
Negativo
Mobbing, demansionamento, maltrattamenti verbali e insulti
Vertenza ufficio Consigliera
Negativo
Mobbing, demansionamento, maltrattamenti verbali e
insulti in Ente Pubblico
Incontri informali con le parti
In corso
Presunta discriminazione per maternità/Mancata concessione
cambio orario
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Mancato avanzamenti carriera/ rifiuto variazione orario di lavoro
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Trasferimento irregolare presso altra sede di lavoro
Vertenza ufficio Consigliera
L’azienda non
si è presen-
Diniego mobilità interna in Ente Pubblico
Trasferimento per competenza
alla consigliera regionale
In corso
Rifiuto variazione sede di lavoro
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Maltrattamenti verbali e insulti
Iniziativa congiunta col sindacato
Positivo
Rifiuto part-time e variazione orario di lavoro
Iniziativa congiunta col sindacato
Positivo
Molestie sessuali/ stalking
Intervento congiunto
con questura di Forlì
Positivo
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Rifiuto variazione orario di lavoro
Iniziativacongiunta
con sindacato
In corso
Presunta discriminazione per maternità
Incontro informale
Negativo
Discriminazioni multiple
Vertenza DTL/incontri informali
In corso
Mobbing, demansionamento, intimidazioni del datore di lavoro
in Ente pubblico
Intervento congiunto
con consulente legale
In corso
Mobbing, demansionamento, intimidazioni del datore di lavoro
in Ente Pubblico
Intervento congiunto
con consulente legale
In corso
Mobbing, demansionamento, intimidazioni del datore di lavoro
in Ente Pubblico
Intervento congiunto
con consulente legale
In corso
Mancato rispetto contrattuale delle norme sulla maternità
Vertenza ufficio Consigliera
In corso
Presunto licenziamento illegittimo
Vertenza ufficio Consigliera
In corso
Rifiuto variazione orario di lavoro
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Mancata concessione del part-time
Intervento congiunto
col sindacato
In corso
Mancata concessione variazione di lavoro
Vertenza ufficio Consigliera
In corso
Demansionamento, rifiuto variazione orario di lavoro
Vertenza congiunta alla DTL
Positivo
Presunto licenziamento discriminatorio
Vertenza ufficio Consigliera
Positivo
Rifiuto part-time e variazione orario di lavoro
Intervento informale
Positivo
Discriminazioni multiple
Intervento informale
Positivo
Intimidazioni, mancato rispetto delle norme contrattuali
legge 68/99 in Ente Pubblico
Intervento informale
In corso
Intimidazioni, mancato rispetto delle norme contrattuali
legge 68/99 in Ente Pubblico
Intervento informale
Positivo
Presunta discriminazione di genere Dirigente Associazione datorilae
Intervento congiunto
con Federmanager
In corso
Rifiuto variazione di lavoro
Vertenza Ufficio Consigliera
In corso
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PARTECIPAZIONE A:
• ORGANISMI DI PARITA’
• COMMISSIONI
• COMITATI/COORDINAMENTI ISTITUZIONALI
• TAVOLI ISTITUZIONALI TECNICI
• CONVEGNI/SEMINARI E CONFERENZE
• DOCENZE
A.
PARTECIPAZIONE AI LAVORI DELLA RETE NAZIONALE
E REGIONALE DELLE CONSIGLIERE DI PARITÀ
La Consigliera effettiva ha partecipato attivamente ai lavori della Rete
nazionale e regionale, traducendo in interventi concreti o in proposte di
attività da realizzare sul territorio provinciale di Forlì-Cesena gli obiettivi
scaturiti dai lavori delle reti, nel confronto con le altre esperienze.
B.
PARTECIPAZIONI A COMMISSIONI, COMITATI, GRUPPI DI LAVORO
• Commissione pari opportunità Comune di Forlì;
• Commissione pari opportunità Ufficio scolastico provinciale;
• Commissione provinciale di concertazione;
• Commissione provinciale per il collocamento obbligatorio;
• Commissione provinciale di coordinamento;
• Comitato unico di garanzia della Provincia Forlì-Cesena;
• Comitato a favore degli adulti sottoposti a misure penali di restrizione;
• Consulenza e verifica sulla presentazione da parte degli Enti Pubblici
dei piani di azioni positive.
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C.
PARTECIPAZIONI A CONVEGNI, SEMINARI E CONFERENZE A
LIVELLO NAZIONALE E REGIONALE
D.
DOCENZE:
• Effettuate presso i Centri di Formazione del territorio provinciale; nello specifico lezioni sulla differenza di genere e relative leggi italiane ed
europee.
• Giornata di approfondimento presso la Dtl di Forlì sulle normative
nazionali ed internazionali di parità e pari opportunità, con distribuzione di materiale informativo specifico ( carta delle pari opportunità, codice delle pari opportunità, opuscoli informativi, ecc...); tale
seminario/docenza è stato possibile grazie al protocollo d’intesa fra
l’ufficio della Consigliera di Parità e la Dtl Forlì-Cesena sulle dimissioni
delle lavoratrici madri durante i primi tre anni di vita del bambino,
che è stato oggetto di ulteriore collaborazione ed approfondimento.
All’evento formativo al quale hanno partecipato circa 40 persone tutte dipendenti della Dtl ( ispettori e molti impiegati amministrativi)è
stata data un’impostazione molto pratica e dialogante per cui sono
emerse situazioni concrete nelle quali sono state date altrettante risposte concrete; tale impostazione ha portato in seguito ad un rafforzamento dei reciproci ruoli congiuntamente ad una rinnovata e più
attiva collaborazione che nello specifico si attua con un invio continuo
di lavoratrici da parte dell’ispettorato all’ufficio delle Consigliere che
cerca di valutare ogni singola situazione con relative soluzioni nell’ambito delle leggi di tutela.
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Di particolare rilevanza è stato il convegno svolto in provincia il 10
maggio 2014, in collaborazione con diversi soggetti istituzionali presenti sul territorio, che ha affrontato approfondimenti sulla “Norma antidiscriminatoria sul lavoro: quale efficacia ed effetti”
Il convegno, organizzato dalla Consigliera di Parità della Provincia di
Forlì-Cesena, Eva Carmen Carbonari, ha visto gli interventi del il Dott.
Carlo Sorgi, Giudice del Lavoro del Tribunale di Bologna, della Dott.ssa
Silvia Corbo, stagista presso il Tribunale del Lavoro di Bologna, del Dott
Roberto Sabbatucci , Direttore territoriale del Lavoro delle Province di
Forlì-Cesena e Pesaro Urbino, della Prof. Alessandra Servidori, Consigliera di Parità Nazionale e le conclusioni a cura della Forlivese Avvocata
Patrizia Graziani, Coordinatrice Commissione Pari Opportunità dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana (OUA).
“L’aumento delle conflittualità e delle discriminazioni sul lavoro, - dichiara la Consigliera di Parità della Provincia di Forlì-Cesena, Eva Carbonari - ci costringono a intervenire spesso, in applicazione della norma
antidiscriminatoria sul lavoro per mediare tra lavoratori/trici e datori di
lavoro alla ricerca di un equilibrio tra le rispettive esigenze stragiudizialmente, e questo seminario vuole essere una riflessione e confronto con
gli addetti ai lavori (Direzione del lavoro, Avvocati, Consulenti, Organizzazioni sindacali e datoriali) sul tema dell’applicazione e dell’efficacia
della norma antidiscriminatoria sul lavoro”.
Il seminario è stato patrocinato dalla Provincia di Forlì Cesena, dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), dalla F.I.D.A.P.A. e dall’Ordine
degli Avvocati di Forlì-Cesena con accredito dell’evento per gli Avvocati
che erano presenti.
RAPPORTO ATTIVITA’
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Ad avviso dello scrivente, il convegno ha avuto un impatto positivo sul
territorio, da un lato per la numerosa partecipazione di addetti ai lavori,
dall’altra per la diffusione di normative recenti e di nuova applicazione
nel mondo del lavoro; la giornata di studio si è rivelata uno strumento
utile di approfondimento di competenze per tutti i partecipanti, con ricadute notevoli sulla pratica di lavoro quotidiana rispetto ai diversi ruoli
ricoperti.
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RAPPORTO ATTIVITA’
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Altro convegno di grande rilevanza, è stato quello organizzato dal Cug
dell’Ausl Romagna di Cesena che ha affrontato le problematiche emergenti del benessere e della salute della donna nel mondo del lavoro, alla
luce del prolungamento dell’età lavorativa. Convegno originato grazie
alla stesura del protocollo “ salute e sicurezza della donna nel mondo del
lavoro” da parte del Prefetto di Forlì-Cesena e della Consigliera di Parità
avvenuto nel 2011, a cui hanno aderito diversi soggetti istituzionali del
territorio fra cui l’Ausl in oggetto.
Tale protocollo sarà oggetto di rinnovo a maggio 2015, avendo durata biennale.
“Di questo convegno colpisce la problematica delle donne lavoratrici “senior”; la riforma Fornero, pur avendo anche alcuni
aspetti positivi, mantiene le donne sul posto di lavoro ad una
età più avanzata, aprendo problematiche di salute e di benessere all’oggi non ancora sperimentate.
Ritengo di rilevante importanza la gestione del personale rilevata dalla D.ssa Donella Righi sul rapporto mansione/età anagrafica;
sono assolutamente d’accordo e auspico questa prassi possa
essere condivisa anche da altre amministrazioni, e diventi materia di contrattazione decentrata.
Questa tematica è e diventerà, a mio avviso, obiettivo centrale
delle future organizzazioni lavorative. La volontà di utilizzare
profiquamente le lavoratrici “senior” con la possibilità di mettere a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze
a chi in quel momento ne ha necessità, rappresenta sicuramente
un tentativo concreto di miglioramento di benessere personale e
aziendale che potrebbe essere di reciproca soddisfazione delle
parti.
Esempio: attivare corsi di formazione continua per nuovi assunti
RAPPORTO ATTIVITA’
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o per lavoratrici/ori assenti per lunghi periodi in seguito ad infortuni o malattie e al rientro dopo il periodo di maternità
Penso quindi, che affrontare queste problematiche sia un’azione assolutamente positiva; auspico che dopo questa fase di
approfondimento normativo e culturale, ogni singola amministrazione firmataria del protocollo faccia propria le istanze contenute nel documento e metta in pratica azioni concrete per
realizzare “questo” benessere delle donne sul luogo di lavoro.”
(estratto dell’intervento della Consigliera di Parità Eva Carmen Carbonari al convegno di cui sopra)
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RAPPORTO ATTIVITA’
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Il 12 Febbraio 2015 è stato rinnovato il Protocollo d’intesa “per la
realizzazione di un laboratorio produttivo destinato all’inserimento
socio-lavorativo di uomini e donne in esecuzione penale sul territorio di Forlì-Cesena” relativo al progetto RAEE IN CARCERE, in cui la
Consigliera di Parità è partner del progetto.
PROGETTO “RAEE IN CARCERE”
GRUPPO DI LAVORO INTERPROVINCIALE - Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena
PROTOCOLLO D’INTESA
PER LA REALIZZAZIONE DI UN LABORATORIO PRODUTTIVO
DESTINATO ALL’INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO
DI PERSONE IN ESECUZIONE PENALE SUL TERRITORIO
DI FORLì-CESENA
RINNOVO 2015 -2016-2017
• Amministrazione Penitenziaria:
Casa Circondariale di Forlì e Ufficio
Esecuzione Penale Esterna di Bologna
• Provincia di Forlì-Cesena
• Comune di Forlì
• Unione Comuni Valle del Salvio
• Unione Rubicone e Mare
• Direzione territoriale del Lavoro di
Forlì-Cesena
• Ufficio Scolastico Provinciale di ForlìCesena
• Cooperativa Sociale Gulliver
• Sistema Collettivo/Consorzio Ecolight, Centro Servizi RAEE
• CCLG Spa
• CNA Forlì-Cesena
• Legacoop Forlì Cesena
• Confcooperative Forlì Cesena
• Techne Scpa
• Regione Emilia-Romagna
• Azienda UsL della Romagna
• Provveditorato regionale Amministrazione Penitenziaria di Bologna
• Consigliera di Parità di Forlì Cesena
• Gruppo Hera Spa
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Partner
Premesso che
L’obiettivo del progetto “RAEE in Carcere” è quello di promuovere l’inclusione socio-lavorativa di persone svantaggiate in esecuzione penale o
reduci dal carcere, per le quali si rende necessario un accompagnamento competente e in raccordo con il territorio, che ne favorisca il pieno
rientro nella legalità e nella vita civile della comunità. Per questo, in
collaborazione con le istituzioni, il progetto promuove il coinvolgimento
attivo dell’economia sociale e l’alleanza con il sistema profit territoriale,
a sostegno della continuità delle iniziative e della valorizzazione dell’impegno sociale delle imprese.
• In base ad una proposta avanzata nel 2005 dalla partnership Equal
Pegaso all’Amministrazione Penitenziaria e al Gruppo Hera spa - sulle
opportunità di lavoro nel settore RAEE (Recupero di Apparecchiature
Elettriche e Elettroniche) Direttiva 2002/96/CE, DLgs 151/05, nuovo
T.U. Ambiente - si è progettato di realizzare una parte del processo di
trattamento dei RAEE presso laboratori produttivi a Bologna, Ferrara, Forlì, impiegandovi lavoratori in esecuzione penale…
• In esito a tale percorso, il 25 ottobre 2007 è stato sottoscritto a
Bologna un “Accordo Quadro Territoriale per lo sviluppo di attività di
pretrattamento dei RAEE all’interno (e all’esterno) delle Case Circondariali”. Ne sono firmatari: Provveditorato Amministrazione Penitenziaria Emilia Romagna, Gruppo Hera S.p.A., Techne S.C.p.A. capofila
della Partnership Geografica “Pegaso”; Provincia di Bologna; Provincia di Ferrara; Provincia di Forlì-Cesena; Comune di Bologna presidenza del Comitato Locale Area Esecuzione Penale Adulti; Comune di Ferrara presidenza del Comitato Locale Area Esecuzione Penale Adulti;
Tred Carpi srl; Soc. Coop. Sociale IT2; Associazione AmbientAzione;
Cefal Bologna; Enaip Ferrara;
• Rispetto a tale Accordo Quadro, dal dicembre 2007 termine del pro-
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getto PEGASO, sono intervenute ulteriori evoluzioni, sia di natura
normativa sia rispetto alla presenza di nuovi partner-interlocutori, i
virtù delle quali sono state aggiornate e pianificate le iniziative adeguate alla prosecuzione delle attività laboratoriali su Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, nello sforzo di darne effettivo avvio e monitorarne le
sperimentazioni iniziali, condividendo al contempo finalità e obiettivi
perseguiti dal progetto originario;
• Nel rispetto degli impegni assunti nell’Accordo Quadro già richiamato, dal 2009 è stata istituita una Cabina regionale di Monitoraggio
del progetto, alla quale partecipano rappresentanti del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia Romagna e dei tre Assessorati regionali: Ambiente e sviluppo sostenibile; Scuola Formazione professionale Università Lavoro; Promozione
politiche sociali e educative per l’infanzia e l’adolescenza, Politiche
per l’immigrazione, Sviluppo del volontariato, Associazionismo, Terzo
settore, che ha finalità di “patronage del progetto, complessivo e sui
singoli territori; lo sostiene in ogni sede idonea, istituzionale e privata, per favorire e promuovere l’avvio, la sostenibilità, la continuità, la
visibilità e valorizzazione sociale. A questi fini, la Cabina si attiva per
condividere le verifiche delle attività in corso, per valutare e orientare
gli interventi, per individuare le migliori soluzioni di percorso”
• Nel rispetto degli impegni assunti nell’Accordo Quadro già richiamato, in data 26 maggio 2009 i partner trasversali hanno sottoscritto
una nuova intesa a livello interprovinciale, definita “Protocollo d’intesa” avente la finalità di promuovere le buone pratiche e la continuità
del progetto complessivo, raccordando gli obiettivi comuni tra i firmatari: Regione Emilia Romagna, Provveditorato regionale Amministrazione Penitenziaria di Bologna, Gruppo Hera S.p.A., Provincia di
Forlì-Cesena; Provincia di Bologna; Provincia di Ferrara; Consorzio/
Sistema Collettivo RAEE Ecolight; Consorzio/Sistema Collettivo RAEE
Ecodom; Techne Forlì Cesena; Cefal Bologna; Enaip Ferrara;
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• Anche sul territorio di Forlì-Cesena, dal 2008 i partner hanno avviato
la panificazione di un laboratorio produttivo sul territorio di Forlì, per
l’attività di trattamento RAEE gestita da coop sociale, prevedendo
l’impiego di personale in esecuzione penale segnalato dalla Casa Circondariale di Forlì e/o dall’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Bologna
• In particolare, a livello territoriale tra il Consorzio RAEE ECOLIGHT ed
il partner Centro Servizi RAEE srl e la Coop. Sociale Gulliver Forlì, con
la mediazione del gruppo Hera, di Techne e dei diversi partner promotori, sono stati raggiunti precisi accordi commerciali che richiedono
alle parti un periodo di sperimentazione impegnativo
• In tale contesto, alla luce delle confermate opportunità di sperimentazione anche sul territorio di Forlì Cesena, in data 27 maggio 2009 è
stato sottoscritto un primo Accordo che potesse valorizzare l’iniziativa
e supportare l’impegno dei partner locali, istituzioni e attori privati,
poi rinnovato il 14 novembre 2011.
CONSIDERANDO
Che le finalità, gli obiettivi, i bisogni rilevati e condivisi dai partner si
confermano essere:
• promuovere l’inserimento sociale e la creazione di opportunità di lavoro per persone svantaggiate in esecuzione penale sul territorio di
Forlì cesena, il loro reingresso da cittadini attivi nella vita civile, nella
legalità e l’emancipazione dallo svantaggio sociale
• promuovere l’acquisizione di competenze professionali e trasversali per le persone in esecuzione penale, nonché favorire processi di
collaborazione tra cooperative sociali e imprese profit, al fine di promuovere la transizione delle persone svantaggiate verso l’occupazione stabile al termine della pena, anche tramite l’accompagnamento al
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reinserimento lavorativo nelle imprese del territorio
• favorire il recupero dei RAEE, con conseguente riduzione dell’impatto
ambientale nella loro gestione, ed il raggiungimento degli obiettivi
previsti dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i
Valorizzare in ogni sede e contesto, in forma concordata e singolarmente da parte di ogni partner, le finalità del progetto e l’impegno sociale
delle imprese coinvolte, tramite iniziative di comunicazione pubblica,
sensibilizzazione e visibilità sui media locali e nazionali, nonché di
informazione e valorizzazione presso ogni altra istituzione regionale
e nazionale dare seguito all’impegno assunto nel presente Accordo,
favorire la continuità del progetto anche rinnovando periodicamente
l’intesa tra le parti
CONSIDERANDO ALTRESÌ
che la partnership promotrice, secondo le rispettive competenze all’interno di un percorso di rete, di mutua collaborazione e costante scambio
informativo, si impegna a promuovere e sostenere le seguenti attività:
A cura dell’Amministrazione Provinciale di Forlì Cesena
• promuove il progetto, dando impulso, laddove possibile, ai processi di
progettazione/realizzazione degli interventi formativi o di politica attiva del lavoro, finalizzati a sviluppare, da parte dei detenuti coinvolti
competenze specifiche coerenti con la realtà lavorativa del Laboratorio
A cura della Casa Circondariale e dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna
• Selezione/segnalazione dei lavoratori in esecuzione penale da inserire
- in particolare: persone che possono accedere ai benefici dell’art.21
dell’O.P., persone in misura alternativa e/o in altra condizione giuridica idonea; organizzazione colloqui di selezione in raccordo e condivisione con l’ente di formazione e la coop sociale; supporto organizzativo alla partecipazione e all’inserimento lavorativo dei detenuti al
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laboratorio; raccordo informativo e gestionale con i partner
A cura del Comune di Forlì
• Promozione dell’inserimento lavorativo tramite risorse proprie quali
tirocini e sussidi destinati a persone svantaggiate, per l’accompagnamento delle fasi iniziali dell’inserimento sociale nel contesto lavorativo del laboratorio; sostegno ai percorsi di reinserimento sociale sul
territorio di persone in uscita dal laboratorio al termine della pena;
collaborazione alla valorizzazione e visibilità pubblica del progetto in
un ottica di “Responsabilità Sociale”
A cura dell’Unione dei Comuni Valle del Savio
• Promozione dell’inserimento lavorativo e supporto all’accompagnamento delle fasi iniziali dell’inserimento sociale; sostegno ai percorsi
di reinserimento sociale sul territorio di persone in uscita dal laboratorio al termine della pena; collaborazione alla valorizzazione e visibilità pubblica del progetto in un ottica di “Responsabilità Sociale”
A cura dell’Ufficio Scolastico Provinciale
• attraverso il Centro Territoriale Permanente (CTP) per l’educazione degli adulti di Forlì, realizzazione di attività di istruzione quali ad esempio corsi di educazione civica (costituzione e cittadinanza), e corsi di
lingua (italiana ed inglese), al fine di dare un supporto all’inserimento
di adulti in esecuzione penale nonchè realizzazione di attività di sensibilizzazione a favore dei giovani sui temi dell’esecuzione penale
A cura dell’Azienda USL della Romagna (Dipartimenti Salute Mentale e Dipendenze patologiche di Forlì e di Cesena)
• opera in sinergia con la Direzione Circondariale nella fase di selezione
dei detenuti inseriti in percorsi terapeutici e riabilitativi, al fine di agevolare tali percorsi e di verificare e controllare il mantenimento delle
condizioni di salute durante il periodo lavorativo
A cura della Direzione territoriale del Lavoro e dei Sindacati
• sostegno alla continuità dell’iniziativa attraverso la propria attività
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istituzionale di controllo sullatipologia dei contratti applicati e di tutela dei diritti dei lavoratori
A cura della Camera di Commercio Forlì Cesena
• promozione dell’inserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale nelle imprese del territorio e/o proprie associate; supporto alla valorizzazione e visibilità pubblica delle imprese coinvolte
in una ottica di “Responsabilità sociale”
A cura della Consigliera di Parità
• promuove l’ offerta oggetto del presente protocollo anche per le detenute, nei modi e nei tempi concordati con la Direzione della Casa
Circondariale
A cura Hera SpA
• Supporto nella fornitura di commesse tramite promozione e gestione dei contatti con gli interlocutori commerciali più diretti (Consorzi
produttori); assistenza tecnica; promozione contatti, relazioni e coinvolgimento di nuove imprese; supporto nello sviluppo delle attività di
recupero dei RAEE delle cooperative coinvolte nel progetto
A cura del Consorzio di produttori Ecolight
• Conferimento e ritiro RAEE con mezzi propri verso impianti di recupero/smaltimento finale; stipula accordi commerciali con la Coop e
remunerazione adeguata; conferimento di tonnellaggi adeguati alla
sostenibilità dell’attività; assistenza tecnica; monitoraggio della produzione
A cura della Coop. sociale Gulliver
• Acquisizione autorizzazione all’attività di trattamento; adempimenti
previsti dalla normativa per la gestione dei rifiuti; organizzazione e
gestione dell’unità produttiva; colloqui di selezione in raccordo e condivisione con la direzione della Casa circondariale e l’ente di formazione; formazione continua dei lavoratori; gestione del gruppo di lavoro
e monitoraggio del livello di produttività; remunerazione dei lavoratori detenuti; stipula accordi commerciali con il Consorzio; collaborazio-
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ne con i partner impegnati nelle attività sul campo; collaborazione al
reinserimento sul territorio dei lavoratori detenuti e alla transizione
verso imprese locali; promozione del progetto a livello nazionale e
internazionale; sviluppo dell’attività di recupero RAEE
A cura dell’ente di Formazione Techne
• Supporto alla pianificazione e organizzazione delle attività; coordinamento delle relazioni tra i partner; colloqui di selezione in raccordo
e condivisione con la direzione della Casa circondariale e la coop sociale, attività formative-professionalizzanti e tirocini per l’acquisizione di competenze (professionali e trasversali) da parte dei lavoratori
detenuti; accompagnamento e tutoraggio delle relazioni interne al
gruppo di lavoratori; collaborazione al reinserimento sul territorio e
alla transizione dei lavoratori detenuti; supporto e organizzazione del
reperimento di risorse necessarie all’avvio del laboratorio; supporto
alla valorizzazione e visibilità pubblica delle imprese coinvolte in una
ottica di “Responsabilità sociale” anche a livello regionale
A cura dell’impresa CCLG Spa
• sostegno alle necessità materiali/logistiche nella gestione del laboratorio; supporto alla valorizzazione e visibilità pubblica delle attività
del laboratorio in una ottica di “Responsabilità sociale d’impresa”
A cura della Confederazione Nazionale Artigianato - CNA Forlì Cesena
• promozione dell’inserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale nelle imprese del territorio e/o proprie associate; supporto alla valorizzazione e visibilità pubblica delle imprese coinvolte
in una ottica di “Responsabilità sociale”
A cura di Legacoop Forlì Cesena
• promozione dell’inserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale nelle imprese del territorio e/o proprie associate; supporto alla valorizzazione e visibilità pubblica delle imprese coinvolte
in una ottica di “Responsabilità sociale”
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A cura di Confcooperative Forlì Cesena
• promozione dell’inserimento socio-lavorativo delle persone in esecuzione penale nelle imprese del territorio e/o proprie associate; supporto alla valorizzazione e visibilità pubblica delle imprese coinvolte
in una ottica di “Responsabilità sociale”
TUTTO CIÒ PREMESSO, LA PARTNERSHIP INTENDE OGGI
consolidare il percorso già avviato, rinnovando l’Accordo tramite la
sottoscrizione del presente Accordo Locale ed in particolare
• promuovere il continuo sviluppo del laboratorio di trattamento RAEE
sul territorio di Forlì, creando così nuove opportunità di lavoro stabili
per persone in esecuzione penale, e la crescita qualitativa e quantitativa degli inserimenti lavorativi e occupazionali
• sostenere le attività di valutazione degli aspetti sociali, ambientali,
tecnici ed economici, anche tramite momenti plenari e/o bilaterali di
confronto e monitoraggio periodico
• Promuovere iniziative di comunicazione, valorizzazione e visibilità
pubblica della “Responsabilità Sociale” delle imprese coinvolte, in esito alle prime risultanze della sperimentazione ed in itinere, sia in forma concordata che in autonomia da parte dei singoli partner firmatari, in quest’ultimo caso avendo cura di informarne gli altri partner
• favorire il sostentamento del progetto, nonchè della rete provinciale
e della partnership locale che lo realizza, al fine di consolidare e diffondere il carattere innovativo e di piena sostenibilità ambientale e
sociale del progetto
I Partner concordano che gli impegni assunti con il presente Accordo
abbiano validità fino al 31 dicembre 2017, impegnandosi a valutare
congiuntamente un eventuale rinnovo dell’Accordo, che dovrà comun-
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que avvenire in forma espressa
Il presente Accordo può altresì prevedere l’ingresso in itinere di nuovi
attori firmatari e collaboranti, purché in accordo con tutti gli attuali firmatari.
I partner si impegnano a individuare un proprio esperto in qualità di
referente stabile del progetto, in grado di assicurare la propria presenza
agli incontri di rete e di promuovere, per conto della propria organizzazione, l’efficacia delle attività concordate.
I Partner si impegnano altresì a raccordarsi costantemente e a realizzare
incontri plenari periodici al fine di monitorare, valutare, eventualmente
correggere l’impostazione e l’andamento delle iniziative promosse dal
presente Accordo. Gli incontri, di norma, avranno luogo presso la sede
della Casa Circondariale, che coadiuvata da Techne convocherà almeno
due incontri annuali.
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CONCLUSIONI
Il ruolo istituzionale che rivesto da moltissimo tempo mi induce a fare alcune osservazioni di ordine organizzativo, economico ed operativo sulla
attuale figura della Consigliera di Parità.
L’aspetto prevalente del servizio offerto dagli uffici periferici delle Consigliere di Parità riguarda il contrasto alle presunte discriminazioni di
genere o plurime nel mercato del lavoro, con tentativi di conciliazione
fra le parti in causa.
Questo nostro compito istituzionale va monitorato in maniera scrupolosa e profonda, essendo il fondamento del nostro esistere; spetta, a mio
parere, alle Consigliere regionali questo tipo di verifica e controllo.
Il ruolo della Consigliera di Parità provinciale presuppone competenza e
professionalità, che una volta accertata seguendo le procedure previste
per l’accesso alla nomina, deve essere debitamente riconosciuta a livello
economico, tramite tre punti irrinunciabili:
1)un rimborso spese, e non l’attuale indennità prevista di 12 euro
lordi mensili, offensiva ed immorale nei confronti di chiunque svolga un qualsivoglia incarico;
2)un’assicurazione infortuni sul lavoro;
3)un’assistenza legale gratuita in caso di denuncia da parte di terzi.
Solo seguendo le procedure corrette per l’accesso alla nomina atte a verificare i requisiti richiesti , e rispettando i compiti che le leggi di questo
Paese assegnano al ruolo della Consigliera di Parità ha senso che questa
figura continui ad esistere; in caso contrario, va soppressa.
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Sono inoltre a conoscenza che alcune Consigliere ricevono incarichi remunerati per altre attività correlate alle competenze della Consigliera di
Parità.
Nulla in contrario; ma sarebbe necessario prima valorizzare la figura
generale della Consigliera (se la si ritiene ancora indispensabile, come
dicevo prima) e poi sfruttare competenze specifiche di alcune di noi.
Ritengo sia giunto il momento di affrontare concretamente queste problematiche.
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Eva Carmen Carbonari
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tel. 0543 714545 - Cell 320 4325279
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