MILANO FINANZA
INCHIESTA
26
24 Ottobre 2015
La raccolta da inizio anno ha sfiorato 80 miliardi, ma tassi a zero
e nuove regole sul capitale mettono a dura prova le compagnie. Che
reagiscono con nuove formule per dare una marcia in più ai rendimenti
POLIZZE
di Paola Valentini
N
ei portafogli
finanziari
delle famiglie italiane
la quota di
polizze Vita ha superato quella dei fondi ed è arrivata
a un valore prossimo a quello
delle obbligazioni (italiane ed
estere). Secondo le ultime stime
le polizze pesano per il 13,2%
del totale (oltre 518 miliardi di euro, in aumento rispetto
all’11,9% del 2013), poco sotto
i titoli obbligazionari (13,4%)
mentre la fetta in capo ai fondi è
del 9,7% (380 miliardi) a fronte
dell’8,1% del 2013. Percentuali
destinate a crescere visto che,
come afferma la Banca d’Italia,
è proseguita la ricomposizione
del portafoglio delle famiglie,
sospinta dalla ricerca di rendimenti più elevati in presenza di
un basso livello dei tassi d’interesse: nell’ultimo anno una
parte rilevante di obbligazioni bancarie e di titoli di Stato è
stata sostituita con strumenti
di risparmio gestito come quote di fondi comuni e prodotti
assicurativi. Una tendenza destinata a proseguire dato che i
tassi sui Btp italiani sono addirittura scesi sotto zero spinti
dalle attese di ulteriori manovre espansive da parte della
Bce: giovedì 22 ottobre il rendimento del Btp a 2 anni è andato
in negativo per la prima volta
nella storia (-0,006%).
E se la raccolta dei fondi risulta in forte aumento anche
quest’anno, ma non ha ancora raggiunto i massimi storici
di fine anni 90, dal canto loro i
nuovi premi affluiti nelle polizze vita hanno toccato il record
di volumi sia nel 2014 (circa
110 miliardi, il 45% in più rispetto all’anno precedente) che
quest’anno. In base ai dati Ania,
nel periodo gennaio-agosto 2015
la nuova produzione Vita è stata di 78,8 miliardi, il 9,3% in più
dello stesso periodo del 2014.
Anche se c’è stato un rallentamento nella raccolta durante i
mesi estivi (a pesare è stata la
forte turbolenza sui mercati innescata prima dalla crisi greca,
poi da quella cinese e da ultimo dallo scandalo Volkswagen)
c’è da dire che i numeri registrati dal comparto vita sono
ancora impressionanti, come
d’altra parte lo sono quelli della raccolta fondi (che con 81,8
miliardi da gennaio ad agosto
hanno messo a segno una raccolta pressoché simile a quella
delle polizze nel periodo).
All’interno del Vita si osservano dinamiche differenti: se le
polizze rivalutabili (quelle del
cosiddetto ramo I legate alle gestioni separate, caratterizzate
da una garanzia del capitale e
in qualche caso dal rendimento
minimo) fanno sempre la parte del leone nella raccolta (con
premi negli otto mesi per 43,7
Una Vita più spericolata
DOVE INVESTONO LE POLIZZE VITA
2012
Attivi sottostanti
le polizze
di ramo I
2013
2014
3,2%
21,5%
21%
9,6%
60,8%
Titoli di Stato
22,4%
5,4%
8,3%
4,9%
Fonte: elaborazioni
Prometeia
su dati Ivass
2,6%
2,8%
7%
6,6%
62,5%
Obbligazioni
61,4%
Azioni
Fondi comuni
Altre attività
GRAFICA MF-MILANO FINANZA
I FONDI COMUNI NEI PORTAFOGLI DELLE POLIZZE VITA
I fondi sottostanti le polizze di ramo I
40
Fondi comuni (mld di euro - scala sx)
30
40%
Fonte: elaborazione Prometeia su dati Ivass
20
30%
19,2%
15,2%
20%
7,6%
14
2009
17
2010
20
2011
10%
17,7%
-1,1%
10
0
50%
46,4%
Variazione % (scala dx)
0
23
2013
19
2012
34
2014
-10%
GRAFICA MF-MILANO FINANZA
LA RACCOLTA DELLE POLIZZE VITA
Nuova produzione individuale vita per ramo/prodotto - Dati a fine agosto 2015 in migliaia di euro
Variazione
Premi da
Variazione
Ramo/prodotto
Premi
agosto 2015
2015/2014
inizio 2015
2015/2014
◆ Vita - ramo I (gestioni separate)
3.924.089
-6,0%
43.754.893
52.510
-80,5%
1.880.477
-7,8%
1.736.643
+32,9%
21.857.546
+75,7%
di cui: unit-linked
1.736.643
+32,9%
21.857.445
+76,0%
di cui: index-linked
-
n.d.
101
-99,5%
◆ Malattia a lungo termine
383
-16,7%
6.451
+18,7%
6.854
+21,4%
55.599
+11,1%
5.720.479
-0,6%
67.554.966
+9,4%
70.180
+14,1%
655.859
+1,2%
814.172
-14,4%
11.257.856
+8,2%
6.534.651
-2,6%
78.812.822
+9,3%
◆ Capitalizzazioni - ramo V
◆ Linked - ramo III
◆ Fondi pensione aperti
◆ Imprese italiane-extra Ue
di cui: forme pensionistiche individuali
◆ Imprese Ue
◆ TOTALE
N.B.: sono inclusi anche i premi unici aggiuntivi
-7,3%
Fonte: Ania Trends
GRAFICA MF-MILANO FINANZA
miliardi), di recente si assiste
a una forte ripresa delle polizze Vita unit linked (ramo III)
che hanno un maggior contenuto finanziario (investono il
capitale in fondi o sicav) e in
generale non prevedono la garanzia del capitale. Quest’anno
la loro raccolta è quasi raddoppiata rispetto ai primi otto mesi
del 2014 (+76%) con premi per
21,8 miliardi. Un fenomeno
degli ultimi tempi è poi legato
alle polizze miste che combinano ramo I e ramo III, cosiddette
multi-ramo. «Il prolungato contesto di bassi tassi d’interesse,
pur in presenza di risultati
complessivamente positivi dei
mercati finanziari, ha stimolato la ricerca di soluzioni di
investimento aggiuntive alle
tradizionali forme di rispar-
Salvatore Rossi
mio garantito, sia dal lato della
domanda sia da quello dell’offerta», spiega l’Ania. Questa
soluzione ibrida, peraltro, sta
prendendo piede anche in altri
Paesi d’Europa. «In Francia, per
esempio, è stata recentemente
introdotta una nuova tipologia
di fondi collegati a contratti
di assicurazione, denominati «euro-croissance», basati su
una componente significativa
dell’asset allocation dedicata al
reddito fisso e alla restituzione
del capitale investito a una certa data prestabilita, e su una
quota rimanente più dinamica
finalizzata al perseguimento di
risultati positivi nel medio-lungo periodo», afferma l’Ania. Già
introdotti sul mercato italiano
qualche anno fa, «di recente
tali prodotti sono entrati a far
parte dell’offerta di un numero
più esteso di operatori», spiega Ania, sottolineando che le
nuove polizze multi-ramo sottoscritte in Italia nel 2014 sono
state quasi 350 mila, per un volume premi di circa 12 miliardi
(poco più del 13% della nuova
produzione vita totale). Un movimento che prosegue anche
quest’anno perché sempre più
compagnie propongono le polizze miste come soluzioni in
grado di offrire rendimenti interessanti in un momento in cui
i tassi a zero stanno mettendo a
dura prova le polizze di ramo I.
Che per anni hanno registrato
rendimenti anche superiori al
10% per poi scendere drasticamente in parallelo al calo dei
rendimenti dei titoli di Stato,
strumenti che tradizionalmente hanno avuto, e continuano
ad avere, un peso preponderante nei portafogli delle gestioni
separate. «Il rendimento lordo
delle gestioni separate, in passato, è stato di norma superiore
al rendimento lordo dei titoli di
Stato, al tasso di rivalutazione
del Tfr e al tasso di inflazione»,
spiega uno studio dell’Ania.
Nell’ultimo periodo, nonostante
la forte volatilità dei rendimenti dei titoli di Stato (con il
picco del 2011 in piena crisi dello spread) i risultati medi, pur
se in netta diminuzione, sono
stati comunque piuttosto stabili grazie alla possibilità per
le gestioni separate di contabilizzare i titoli al costo storico:
negli ultimi cinque anni hanno reso in media attorno al
3,9%, contro il 3,5% registrato
dai titoli di Stato, il 2,7% della rivalutazione del Tfr e l’1,3%
dell’inflazione.
Nel 2014 il rendimento medio delle gestioni separate
è stato pari al 3,8%, mentre
per i risultati 2015 bisognerà
attendere ancora qualche settimana. «Di recente in molti casi
abbiamo notato che per stabilizzare i risultati le compagnie
hanno sostenuto i rendimenti
vendendo i titoli di Stato in
portafoglio con le cedole più
alte, mentre in passato il risultato delle gestioni separate
era prodotto soprattutto grazie alla componente cedolare.
Il problema è che con i tassi ai
minimi i titoli con cedole elevate vengono ora sostituiti con
titoli molto meno generosi», afferma Stefano Frazzoni, senior
manager della società di consulenza Prometeia. In ogni caso
il rendimento della gestione separata delle polizze di ramo I
viene attribuito al sottoscrittore al netto di una misura fissa
definita contrattualmente (attorno all’1%), fermi restando il
cosiddetto consolidamento dei
risultati (quello ottenuto resta
comunque acquisito anno dopo anno, per cui il rendimento
non può che crescere), la garanzia del capitale e il tasso di
MILANO FINANZA
24 Ottobre 2015
rendimento garantito. Ma per
effetto del drastico calo dei
tassi le nuove polizze in commercio offrono un rendimento
garantito sempre più basso, e
oggi non è così raro trovare polizze che ne sono prive.
Se fino a pochi anni fa si trovavano garanzie che in media
viaggiavano attorno al 2-2,5%,
oggi le compagnie possono assumersi impegni di garanzie più
basse. Perché i tassi dei titoli di
Stato italiani, dove investono
prevalentemente le gestioni separate, sono ai minimi storici.
Questo accade per effetto della
normativa Ivass che stabilisce il
tasso massimo garantibile dalle polizze. Dal primo dicembre
dello scorso anno questo livello è stato abbassato dal 2,2%
all’1,75% per i nuovi clienti con
un netto calo rispetto a due anni prima quando era al 3,5%.
E dallo scorso marzo l’asticella è scesa ulteriormente all’1%.
Ciò vuol dire che le nuove polizze in commercio non possono
garantire un tasso superiore a
questo livello. Dall’Osservatorio
sull’innovazione di prodotto nel settore assicurativo di
Prometeia emerge che delle oltre 180 polizze rivalutabili di
ramo I attualmente in commercio (esclusi i pip previdenziali),
circa il 66% garantisce solo la
conservazione del capitale. Il restante 33% garantisce lo 0,50%
annuo (15% dei casi), il 10% lo
0,75%, per arrivare all’1% solo
nell’8% dei casi.
Le previsioni indicano che
i rendimenti dei titoli di Stato
(e delle obbligazioni corporate)
resteranno bassi, e ciò renderà
sempre più complicata la vita
alle polizze di ramo I. Certo, c’è
da dire che si fanno strada nei
portafogli delle gestioni separate nuove tipologie di asset,
come i fondi comuni che secondo le rilevazioni di Prometeia
hanno messo a segno la crescita più vivace negli ultimi
due anni portandosi al 7% del
portafoglio globale (si veda grafico). Resta il fatto che i titoli
pubblici rimarranno l’attivo
principale degli investimenti
delle polizze di ramo I.
In difficoltà sono soprattutto le
nuove polizze che acquistano titoli con tassi ai minimi. Non a
caso l’Ivass ha obbligato le assicurazioni ad abbassare (dal
primo gennaio 2016) dal 4 al
3% il tasso di rendimento da
utilizzare nella redazione dei
progetti esemplificativi delle
polizze di ramo I e che viene
utilizzato anche per calcolare
l’indicatore sintetico dei costi delle polizze. «L’analisi dei
livelli di rendimento realizzati dalle gestioni separate, cui
sono collegate le polizze, ha
evidenziato una significativa riduzione del numero delle
gestioni separate che hanno
realizzato tassi almeno pari al
4%», spiega l’autorità di vigilanza del settore assicurativo
presieduta da Salvatore Rossi.
E così per dare una marcia
in più alle performance, è au-
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I MIGLIORI FONDI UNIT LINKED PER RENDIMENTO NEI NOVE MESI DEL 2015
Dati al 30 settembre 2015
Nome del fondo
Società
Inora Optimiz Best Start Coupon
Zurich Life Assurance Irish Equity
Inora Optimiz Target 10 %
Zurich Life Assurance FF - Italy Y Acc Euro
Axa Linea Italia
Axa Azionario Italia
Axa Interlife Life Azionario Italia
Aviva Life Int. Invesco Corporate Pan Europeo Int
Mediolanum Azionario Fedeltà
Zurich Life Assurance Oddo Avenir C
Isp Life Azionario Italia Mm
Isp Vita IV Prospettiva Azionario Italia
Darta X-Team Schroder Italian Equity
Zurich Life Assurance Seb Russia
Isp Life Multinvest Azionario Italia
Isp Life El Prospettiva Azionario Italia
Aviva Life Int. Schroder Azionario Italiano Int
Aviva Life Int. Schroder Euro Smaller Comp. Int
Generali ltalian Equity
Rb Vita Settoriale
Clerical Medical Ubs Global Equity
Reale Impresa Italia
Darta X-Team Kairos Bond Plus
Darta X-Team Bny Mellon SmallCap Eur
Isp Life Obbligazionario Internazionale
Italiana Investire Italia
Isp Life Azionario Italia
Isp Life Azionario Italia Spif
Darta X-Team Investitori PiazzAffari
Aviva Life Int. Azionario Europeo Int
Fonte: Fida
Inora Life Limited
Zurich Life Assurance
Inora Life Limited
Zurich Life Assurance
Axa Assicurazioni
Axa Assicurazioni
Axa Interlife
Aviva Life International
Mediolanum Vita
Zurich Life Assurance
Intesa Sanpaolo Life
Intesa Sanpaolo Vita
Darta Saving Life Assurance
Zurich Life Assurance
Intesa Sanpaolo Life
Intesa Sanpaolo Life
Aviva Life International
Aviva Life International
Generali Italia
Allianz
Clerical Medical
Reale Mutua Assicurazioni
Darta Saving Life Assurance
Darta Saving Life Assurance
Intesa Sanpaolo Life
Italiana Assicurazioni
Intesa Sanpaolo Life
Intesa Sanpaolo Life
Darta Saving Life Assurance
Aviva Life International
Performance %
gen-set ’15 a 1 anno a 3 anni
22,32
22,25
22,13
19,53
19,34
19,29
18,48
17,77
17,12
16,57
16,44
15,88
15,57
15,17
15,07
14,99
14,77
14,56
14,30
14,25
13,95
13,28
13,18
13,17
13,08
12,83
12,74
12,07
11,60
11,58
29,99
32,45
29,73
9,36
13,49
13,22
12,05
18,14
10,83
18,75
9,51
9,38
8,91
-17,99
7,74
8,12
7,45
14,37
10,18
18,51
17,11
7,36
11,45
16,86
17,95
6,04
6,16
6,10
8,58
15,90
382,26
97,87
379,34
69,43
48,36
52,34
49,90
66,33
90,06
49,28
47,99
-34,69
42,88
44,88
52,20
68,44
59,38
44,63
53,95
29,52
-3,13
29,08
39,68
38,80
48,93
GRAFICA MF-MILANO FINANZA
La voluntary spingerà la richiesta di polizze
inizio 2015, quando si è aperta la finestra
A
della voluntary disclosure (l’operazione che
permette ai contribuenti con capitali nascosti
al Fisco di sanare le posizioni), si indicavano
in circa 200 miliardi di euro i capitali detenuti illecitamente all’estero. E oggi a circa un
mese dalla chiusura del periodo di adesione
alla voluntary disclosure (fine novembre con
la possibilità di presentare
tutta la documentazione per
aderire entro la fine di dicembre 2015) si può affermare
che «l’ammontare dei capitali all’estero è addirittura
superiore alle stime iniziali,
ma la voluntary disclosure ha
avuto un iter piuttosto complicato, forse più di quanto
inizialmente ci si aspettasse.
Infatti, nonostante il contribuente pentito che scelga di
portare alla luce il capitale
sommerso goda di attenuazioni sensibili delle sanzioni
amministrative, il timore delle possibili sanzioni penali ha
ostacolato il rientro», afferma Marco Caldana, amministratore delegato
di Farad International, società specializzata
nell’intermediazione assicurativa e nel private insurance (le polizze vita, spesso di diritto
estero, dedicate ai grandi patrimoni).
È solamente nelle ultime settimane che la situazione sembra essersi dipanata. Grazie al
nuovo provvedimento in arrivo che dovrebbe
rendere praticabile la voluntary disclosure,
molti esperti del settore ritengono probabile un
rapido intensificarsi della corsa alla regolarizzazione. «Negli ultimi giorni infatti, assistiamo
a un incremento della domanda di polizze vita
per venire incontro a esigenze di semplificazione e armonizzazione, confermando il private
insurance uno strumento largamente utilizzato così come durante i precedenti scudi fiscali»,
prosegue Caldana. Il manager di Farad sottolinea però una differenza: «Mentre negli scudi
fiscali degli anni 2000 la polizza era il veicolo
per permettere ai detentori di capitali all’estero
il rientro degli stessi, nel caso della voluntary disclosure le polizze vita diventeranno lo
strumento scelto successivamente al rientro del capitale.
Tra le motivazioni principali dell’utilizzo della polizza
vita, sicuramente troviamo i
loro numerosi vantaggi».
Caldana sottolinea che
«garantendo anche un rendimento minimo annuo e
talvolta il consolidamento del risultato ottenuto,
queste contribuiscono alla crescita del patrimonio.
Impignorabili e insequeMarco
strabili, inoltre, le polizze
Caldana
garantiscono anche un differimento fiscale rispetto ad
altri strumenti di gestione
patrimoniale. Un ulteriore
vantaggio delle polizze è la possibilità per gli
imprenditori di operare una separazione tra
patrimonio privato e quello aziendale. Infine,
merita di essere ricordato che questo veicolo è
esente dalla tassa di successione».
Nello specifico, tra le novità più recenti, le
soluzioni delle polizze multi-ramo (che combinano le gestioni separate di ramo I alle unit
linked di ramo III) stanno diventando quelle
più richieste «poiché incontrano una domanda, quella della clientela privata ma non solo,
di soluzioni efficienti di gestione finanziaria
tenendo conto delle riduzioni, o azzeramenti,
dei tassi di interesse a breve e medio termine»,
conclude Caldana.
mentata l’attenzione delle
compagnie alla variabile finanziaria per cui le ultime polizze
vita lanciate sono come si diceva di tipo misto ovvero abbinano
alla componente garantita legata alla gestione separata un
portafoglio più dinamico di quote di fondi (unit linked). Una
possibilità in più proprio per
poter modificare l’investimento in funzione dell’andamento
del mercato, e anche un modo
per spostare i risparmi delle famiglie con gradualità dai titoli
di Stato alle componenti più
rischiose. D’altra parte i fondi hanno registrato in questi
ultimi anni una ripresa delle
performance. In dettaglio secondo la rilevazione dell’Ania
al 30 giugno 2015 il rendimento
medio a un anno dei fondi interni alle polizze unit linked è
stato dell’8,3%, mentre il rendimento medio annuo a tre anni
è dell’8,1% e a cinque anni del
6,1% (in tabella sono riportati
i migliori fondi per rendimento
del periodo gennaio-settembre
2015, dati Fida).
Ma oltre ai tassi ai minimi
c’è un’altra spada di Damocle
che incombe sulle polizze legate alle gestioni separate. «Dal
2016, entreranno in vigore le
nuove regole di Solvency II che
comporteranno per le compagnie assicurative maggiori
accantonamenti di capitale,
a differenza delle polizze unit
linked che, invece, trasferiscono prevalentemente il rischio
sul cliente», spiega l’avvocato
patrimonialista Roberto Lenzi
dello studio legale Lenzi e
Associati, che ha elaborato un
ampio dossier sul ramo vita
per il nuovo numero del mensile Patrimoni. «La possibilità
per le compagnie di scaricare
sostanzialmente sui sottoscrittori parte dei rischi finanziari
permette di ridurre l’impatto
dalle norme previste con la direttiva Solvency II», prosegue
Lenzi. «In uno scenario di tassi
bassi che condiziona la redditività, il business mix si sta però
riequilibrando, in misura più
intensa nel 2015, verso prodotti
mark to market (contabilizzati
non a costo storico, ma a valori
di mercato, ndr) e questa tendenza si dovrebbe rafforzare
nei prossimi anni con l’entrata in vigore di Solvency II»,
conferma Lea Zicchino, partner di Prometeia.
Per le polizze vita restano in ogni caso i vantaggi di
natura fiscale e successoria, come l’esenzione dell’imposta di
bollo dello 0,2% (per le sole gestioni di ramo I) e l’assenza di
imposta di successione sui capitali trasmessi ai beneficiari
in conseguenza della morte
dell’assicurato (perché non rientrano nell’asse ereditario). È
inoltre previsto il differimento
dell’imposta sui rendimenti (con
aliquota del 26% per i redditi
prodotti dopo il 1° luglio 2014)
(continua a pag. 28)
(segue da pag. 27)
al momento del disinvestimento
(scadenza della polizza o riscatto). Inoltre nel caso morte, fino
allo scorso anno la tassazione
dei rendimenti non era prevista.
Ma con la legge di Stabilità 2015
dal 1° gennaio di quest’anno anche per il caso morte è scattato
il prelievo del 26% (per i redditi maturati dal 1° luglio) 2014) e
l’esenzione riguarderà soltanto
il maggior capitale corrisposto a
copertura del rischio morte (di
solito minoritario sul totale).
Per i guadagni riferiti a titoli di
Stato ed equiparati (e le gestioni
separate hanno portafogli molto
esposti a questi asset) l’aliquota
è sempre ridotta al 12,5%, perché questa è la misura con cui
sono tassati anche gli investimenti diretti in Btp & co.
«Le polizze Vita hanno conosciuto negli anni passati un
costante e progressivo interesse,
non solo da parte dei risparmiatori ma anche per il mondo della
distribuzione finanziaria nel
suo complesso; con riferimento a quest’ultima, addirittura
la stessa Banca d’Italia, ha rilevato come il collocamento di
questi prodotti soprattutto da
parte degli sportelli, sia avvenuto a fronte di esigenze di
finanziamento contenuto e per
sostenere i ricavi da commissione», aggiunge Lenzi.
Gli asset favoriti con l’avvio di Solvency
a nuova normativa europea Solvency II
L
darà del filo da torcere al settore assicurativo e comporterà modifiche nei portafogli
non di poco conto. E alcune asset class potranno essere più favorite di altre all’interno
delle gestioni assicurative. Come emerge da
una ricerca effettuata da State Street su 100
top manager di compagnie e gestori del settore assicurativo. Il 36%
del campione ritiene che
gli asset manager non siano pronti a fornire ai loro
clienti il livello di informativa richiesto da Solvency II.
I risultati rivelano che, anche nel caso in cui i gestori
siano in grado di fornire un
livello di informativa adeguato, il 41% del campione
crede che avranno molte
difficoltà a farlo in modo
Riccardo
tempestivo. I gestori hanno
Lamanna
anche espresso preoccupazione per una potenziale
diffusione di informazioni strategiche. Per questo motivo, il 31% di
coloro che hanno partecipato al sondaggio ritiene che i gestori di asset class alternative
saranno «molto riluttanti» a condividere con
le compagnie assicurative i dati rilevanti di
carattere commerciale richiesti dalla direttiva Solvency II.
Un ulteriore 56% pensa che saranno «tendenzialmente non disponibili» a condividere
questa tipologia di informazioni. Se si fa
riferimento alle asset class alternative, considerati i più elevati requisiti in termini di
capitale che le compagnie assicurative dovranno adottare sotto Solvency II, il 43% del
campione prevede che ci sarà un aumento delle compagnie che prenderanno parte a joint
venture per modificare la loro esposizione alle
strategie alternative e abbassare i requisiti in
termini di capitale, sostituendo, per esempio, il
fondo con investimenti diretti nel settore immobiliare. Complessivamente
il 68% dei dirigenti e dei gestori del settore crede che la
pressione di Solvency II sulle
compagnie le porterà a porre una maggiore attenzione
sulle strategie di investimento che offrono rendimenti più
prevedibili e non correlati.
Tuttavia, il 14% è molto preoccupato del fatto che la
propensione al rischio delle
compagnie diminuirà e questo, insieme a un contesto di
bassa inflazione, influirà negativamente sulla capacità di
soddisfare gli impegni verso
i clienti. «Quando si pensa a Solvency II ci si
concentra sui problemi che devono affrontare
le compagnie, ma le sfide possono essere altrettanto impegnative anche per i gestori dei
loro investimenti. Il livello di rendicontazione e di trasparenza richiesto è significativo.
Abbiamo riscontrato che un numero crescente
di gestori, oltre alle compagnie assicurative,
ci sta chiedendo aiuto per affrontare i cambiamenti richiesti dalla nuova normativa»,
avverte Riccardo Lamanna, country head
Italia di State Street Global Services.
24 Ottobre 2015
Proprio i costi possono essere la spina nel
fianco di queste polizze, in particolare delle
unit linked, soprattutto quelle proposte da
reti, banche e agenzie,
mentre sono meno care quelle tagliate su
misura per il segmento alto della clientela,
dove conta molto la forza contrattuale del sottoscrittore. In
quest’ultimo caso «le commissioni globali, negoziabili, potranno
variare da un minimo dello 0,50,6% allo 0,8-1 %. Commissioni
superiori sono nella prassi applicate per remunerare
maggiormente gestori e canali
distributivi», sottolinea Lenzi.
INCHIESTA
MILANO FINANZA
28
Dalle analisi di Prometeia
emerge un cambiamento nelle politiche dei costi delle unit
linked in parallelo all boom
della loro raccolta. «Notiamo
un aumento delle unit linked
che presentano commissioni di
collocamento iniziale, mentre
in passato in prevalenza non
c’erano costi di sottoscrizione»,
afferma Frazzoni, «questo accade
perché gran parte della raccolta va oggi su fondi bilanciati o
obbligazionari, che a differenza
degli azionari presentano commissioni di gestione più basse.
Quindi le compagnie cercano
di compensare questa situazione puntando di più sui prodotti
con caricamenti iniziali». Oltre
ai costi, altro punto da considerare è il riscatto prima della
scadenza, che può essere penalizzante soprattutto se richiesto
durante i primi anni del contratto. Le unit nelle versioni più
semplici consentono di inserire
un numero predefinito di fondi
o sicav, mentre in quelle personalizzate, tipiche del private
insurance per grandi portafogli,
è possibile costruire i sottostanti su misura con gradi crescenti
di protezione. Sul fronte delle
soluzioni tagliate su misura sono molto attive le compagnie
di diritto estero, in particolare Irlanda e Lussemburgo, e in
misura inferiore Liechtenstein,
che propongono unit linked che
caratterizzano per l’elevata personalizzazione.
«Peraltro, questi Stati sono stati molto utilizzati in occasione
dell’ultimo scudo fiscale, avendo consentito di rimpatriare
anche asset di difficile trasferibilità e liquidabilità, oppure
non armonizzati. In questi casi
la polizza assume tipicamente la
tipologia del premio unico che si
realizza attraverso la creazione di un’unità di conto dedicata,
attraverso il versamento di un
premio, che potrà avere come
sottostanti attivi differenti quali titoli azionari, obbligazionari,
fondi, hedge fund, fondi di private equity, quote societarie o
altro. Tale formula si presta, soprattutto nella pianificazione
patrimoniale e successoria», conclude Lenzi. Ma solo nel caso di
compagnie italiane c’è l’obbligo
del prospetto informativo. (riproduzione riservata)
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