Valutazione dei preparati biodinamici nel vigneto
Adamo Domenico Rombolà1, Paola Tessarin1, Emanuele Ingrosso1, Carine Rusin1, Lucia Prieto Prieto1,
Giuseppe Bombai1, Michele Di Foggia1, Aparecida Conçeicao Boliani5, Gilmar Marodin6, Luiz Ermindo
Cavallet7, Christine Picard1, Giuseppina P. Parpinello2, Gianfranco Picone2, Francesco Capozzi2, Pierangela
Schiatti3, Giovanni Nigro4.
1
Dipartimento di Scienze Agrarie - Sezione di Viticoltura - Università di Bologna, Viale G. Fanin 44, 40127
Bologna.
2
Dipartimento di Scienze Agroalimentari, Università di Bologna, P.zza Goidanich 60, 47023 Cesena (FC).
3
Associazione Produttori Biologici e Biodinamici dell’Emilia Romagna, Piazza dei Martiri 1, 40121, Bologna.
4
Centro Ricerche Produzioni Vegetali, Via Tebano 45, 48018 Faenza (RA).
5
Departamento de Fitotecnia, Tecnologia de Alimentos e Sócio-economia, Faculdade de Engenharia,
Universidade Estadual Paulista, 15385-000 Ilha Solteira, Brazil.
6
Departamento de Horticultura e Silvicultura, Faculdade de Agronomia, Universidade Federal do Rio
Grande do Sul, Porto Alegre, Brasile.
7
Universidade Estadual do Paranà, (FAFIPAR), Rua Comendador Corrêa Júnior, 117 João Gualberto
83203-560 - Paranagua, PR, Brasile.
La viticoltura biologica e, in particolare, quella biodinamica, stanno destando un vivace interesse tra
viticoltori, agronomi, enologi, eno-appassionati e ricercatori. Quasi a voler sfidare la crisi economica, il
consumo di vini biodinamici è lievitato sensibilmente ed il settore attraversa una fase di fermento
accompagnata da una continua richiesta di formazione, informazione e aggiornamento. I viticoltori che lo
adottano da tempo, sostengono che il metodo biodinamico incrementi la fertilità e la vitalità del suolo,
stimoli la capacità di autodifesa della pianta nei confronti dei patogeni e degli stress ambientali, migliori la
qualità, il valore nutrizionale e le caratteristiche sensoriali delle uve e dei vini. Alcuni enologi riconoscono
al metodo di coltivazione biodinamico la capacità di valorizzare le potenzialità pedoclimatiche del
territorio. Inoltre, in molti concordano che l’adozione di tale metodo richieda al viticoltore un acuto spirito
di osservazione ed una profonda conoscenza dell’agroecosistema viticolo.
A fronte delle numerose osservazioni di campo e delle prove condotte dai viticoltori biodinamici pionieri,
gli studi scientifici sull’argomento sono scarsi e lo stesso approccio sperimentale viene sovente sottoposto
a critiche. L’agricoltura biodinamica concepisce l’azienda agricola come un organismo in equilibrio con
l’ambiente e unitamente al ricorso a determinate pratiche di coltivazione, si avvale di specifici preparati.
Alcuni autori hanno, talvolta, osservato un effetto specifico dei preparati biodinamicisul suolo e/o sulla
coltura ed un’azione stabilizzatrice nel tempo sulle rese produttive. Gli effetti dei preparati biodinamici nel
vigneto sono in corso di valutazione nell’ambito di un esperimento di lunga durata avviato nel 2008 in
Romagna, presso l’azienda “Astra Innovazione e Sviluppo” di Tebano (Faenza, RA). Le ricerche vengono
realizzate nell’ambito del progetto “Sviluppo di tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica”,
realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Il vigneto oggetto di studio, ubicato in pendio
con filari disposti a ritocchino, costituito dalla cv Sangiovese (clone FEDIT 30 ESAVE), innestata su
portinnesto Kober 5BB e allevata a cordone speronato, è stato impiantato nell’anno 2003 con distanze di
2,8 m tra le file e 1 m sulla fila (3571 ceppi/ha).
La superficie del vigneto è stata suddivisa in due appezzamenti di circa con caratteristiche chimico-fisiche
del suolo analoghe (pH 8,1; sostanza organica 1,8%, carbonati totali 18%, calcare attivo 9%) e di
ampiezza equivalente (1 ha), ciascuno dei quali sottoposto ad uno specifico metodo di coltivazione:
-
biologico (BIO), gestione agronomica secondo il Reg. Ce 834/2007;
-
biodinamico (DIN), gestione agronomica BIO associata all’impiego di preparati biodinamici.
La gestione del suolo prevede l’inerbimento totale (filare e interfilare), effettuando due sfalci durante il
periodo estivo. Annualmente vengono seminate, a filari alterni, essenze selezionate (es. favino, orzo,
trifoglio sotteraneo, veccia, brassica juncea) sottoposte a sfalcio e trinciatura, senza interramento, a
primavera inoltrata.
I risultati ottenuti durante il primo anno di sperimentazione (2008) non hanno indicato differenze
statisticamente significative tra i due metodi di coltivazione. Nel 2009 e nel 2010 i rilievi effettuati
attraverso la tecnica del minirizotrone hanno evidenziato una maggior presenza di radici nuove nelle
parcelle gestite col metodo biodinamico.
La quantità di batteri probiotici (azotofissatori e agenti di biocontrollo) e di funghi micorrizzici (AMF)
riscontrati a livello della rizosfera nelle parcelle BIO e in quelle DIN è risultata superiore ai valori
generalmente riscontrati nei vigneti gestiti con il metodo tradizionale. Nel 2011 la percentuale di radici
colonizzate da AMF (80%) e la quantità totale di batteri nella rizosfera sono risultate simili, mentre i
batteri azotofissatori sono risultati minori nelle parcelle DIN.
Le concentrazioni di macro e microelementi rilevate all’invaiatura nelle foglie delle piante oggetto di
studio ricadevano nell’ intervallo dei valori ritenuti ottimali per la cv Sangiovese nell’area dei Colli Faentini
(Tab. 1).
I dati vegeto-produttivi ottenuti nel periodo 2009-2011 mostrano una sostanziale analogia dei parametri
oggetto di studio, ad eccezione dell’indice di Ravaz, i cui valori, tendenzialmente elevati, nel 2010 sono
risultati maggiori nella tesi DIN. I valori di produttività riscontrati nel corso della sperimentazione (Tab. 2)
erano, rispettivamente, di 143 (2009), 214 (2010) e 71 q ha-1 (2011). E’ importante sottolineare come
l’annata 2011 sia stata caratterizzata da picchi termici particolarmente elevati e scarsi apporti
pluviometrici che hanno indotto un generale calo delle rese.
I parametri tecnologici della bacca dall’invaiatura alla raccolta, nel periodo 2009-2011, non hanno
evidenziato differenze significative tra le due tesi confrontate, ad eccezione di alcune variazioni osservate
in pre-raccolta nel 2010. Alla raccolta (2009-2011), la valutazione del rapporto buccia/polpa,della
concentrazione APA nella bacca e l’analisi sensoriale delle uve non hanno evidenziato sostanziali
differenze ascrivibili al metodo di coltivazione. L’analisi NMR, condotta su campioni dell’ annata 2009, ha
consentito di discriminare le uve BIO da quelle DIN. Nel 2010, annata particolarmente piovosa, l’incidenza
della botrite sui grappoli è risultata significativamente inferiore nelle parcelle trattate con i preparati
biodinamici (12%), rispetto all’appezzamento gestito con il metodo biologico (34%).
Sebbene non emergano differenze significative tra biologico e biodinamico in merito ai rilievi vegetoproduttivi, dai dati riscontrati nel corso della sperimentazione poliennale si evince come, in aree vocate
alla viticoltura, sia possibile ottenere piante equilibrate, sane e prive di carenze nutrizionali, in grado di
offrire ottime rese, funzionali all’ottenimento di vini di elevata qualità.
Tab. 1 - Effetto del metodo di coltivazione su produttività, numero di grappoli per pianta e peso medio
del grappolo (2009-2011).
2009
Produttività
(kg)
Numero grappoli/pianta
Peso medio grappoli
(kg)
BIO
4,42
16,8
0,26
DIN
4,33
17,4
0,24
Significatività
n.s
n.s
n.s
2010
Produttività
(kg) Numero grappoli/pianta
Peso medio grappoli
(kg)
BIO
6,79
19,7
0,34
DIN
6,20
18,9
0,32
Significatività
n.s
n.s
n.s
2011
Produttività
(kg) Numero grappoli/pianta
Peso medio grappoli
(kg)
BIO
2,00
14
0,15
DIN
2,13
14
0,15
Significatività
n.s
n.s
n.s
n.s.: non significativo (P=0,05).
Tab. 2 – Concentrazione di macroelementi (% in peso della sostanza secca) nelle foglie prelevate
all’invaiatura (annata 2011).
Tesi
N
P
K
Ca
Mg
BIO
1,72
0,19
1,06
3,15
0,40
DIN
1,78
0,18
1,24
3,15
0,38
Significatività
n.s.
n.s.
n.s
n.s.
n.s.
n.s.: non significativo (P=0,05).
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