AUSTRALIA sud-est,
Sidney – Brisbane - Bundaberg – Musgrave Island e Town-“Seventeen seventy”,
cioè New South Wales est, e Queensland sud, nel giugno 2002
Sto andando in città in macchina e giro la manopola della radio per cambiare trasmissione,
e dove mi attardo sento un annuncio pubblicitario che proprio in quel momento sta dicendo
che, visto il drastico calo del turismo europeo che era durato ancora per un anno dopo le
olimpiadi del 2000, il governo australiano mette a disposizione per il mese di giugno un
numero limitato di posti sulla compagnia aerea nazionale a 800 €uro a/r. Giro subito e
vado alla nostra agenzia viaggi, dove dopo mia insistenza trovano un biglietto aereo Apex
scontato, tariffa agevolata per voli non-diretti, e prezzi da bassa stagione, su cui c'è questa
promozione. Ne approfitto subito, ci sono ancora solo pochi posti disponibili, prendo le
date che rimangono. Partenza fra pochi giorni, vado in banca per i soldi, poi bisogna fare il
visto all'Ambasciata di Roma.
martedì 4 giugno 2002
Volo dunque con la Quantas; in aereo vedo "The shallow Huddy" e "The X Pack", così mi
distraggo un po' perché il viaggio dura tutto sommato 24 ore ed è un tempo che sembra
infinito, è il viaggio in aereo più lungo che abbia mai fatto, ben più lungo che andare in
Thailandia o in Sudamerica, non sai più che fare, se dormire ancora o meno, non si
capisce che ora potrebbe essere, e poi hai già dormito e sei sempre lì seduto... non viene
nemmeno fame. Unico break è la non breve sosta di scalo a Singapore. E poi c'è ancora il
secondo volo Singapore-Sidney... ...
Ma quand'è che arriveremo? arriveremo mai? ci vuole pazienza (ma molta) e fiducia. Mi
lavo un po' e mi cambio prima dell'arrivo.
A Sidney è mattina (siamo 9 ore avanti), cambio i soldi in dollari AU$, e vado subito in
centro con il treno in 15 minuti (l’ostello è proprio vicinissimo alla stazione centrale), al
Back Packers Hostel mi accettano con il tesserino internazionale degli ostelli, ma mi dicono
che è troppo presto per poter andare in camera, e di aspettare l'ora del check-out di chi è
dentro. Chiacchiero con Xavier, un colombiano. Poi lasciata lì la mia roba, gironzolo per
Darling Harbour, dove c'è il Convention Centre e lo Exibition Centre, modernissimi, il cinema
Imax e il Visitors Centre. In un negozio di telefonìa prendo una schedina ricaricabile Telstra
per il cellulare, poi mi incontro con una tizia ferrarese che è venuta qua a cercare lavoro, e
mangiamo in un self-service asiatico vicino al Garden of Friendship ma stando sui tavolini
fuori perché il tempo è proprio bello (nonostante siamo all'inizio dell'inverno), ci saranno
18-20° gradi circa e si sta benissimo. Poi stiamo a d ascoltare uno che suona il deedjeridoo
molto bene in una sala del padiglione dell' A.N.T. (il territorio del Nord), gestito dagli
aborigeni. Camminiamo e mi guardo intorno in questa città moderna con la sua
monorotaia sospesa molto scenografica. Poi prendiamo un ottimo cappuccino in centro, e
attraversiamo il parco ed entriamo nella cattedrale cattolica di saint Mary. Qui "per fortuna"
mi viene sangue da naso, e così saluto e me ne vado verso l'ostello. Dopo aver lasciato
Ada, torno in effetti in BKPK a riposarmi nella mia superspartana cameretta con due letti a
castello che mi hanno assegnato; per fortuna ho con me anche un adattatore per le prese
elettriche e finalmente mi faccio la barba.
Ma, oltre a begli edifici moderni, c'è qualcosa di particolare qui che esercita un suo
fascino… Che cos’è? c'è l'aria tersa e pulita, c'è il cielo altissimo e di un azzurro-blu tutto
suo, e anche il sole mi sembra abbia una luminosità un po' diversa, è forte un po' come in
alta montagna. E poi c'è la visibilità, fino all'orizzonte, tutto è nitido e brillante, i colori sono
accentuati... (o è tutta una mia impressione, ovvero una pura fantasia?). Comunque ci
sono piante che non conosco, uccelli e animaletti anche loro un po' strani. E proprio ti
senti in un altrove.
Poi alla sera vado a casa di Mariangela Marcello, una barese che vive qui da anni e lavora
all'università. Fa per cena degli spaghetti, e chiacchieriamo dei come si vive in Australia.
Infine torno all'ostello, e mi accorgo che il cielo stellato, oltre ad essere nitidissimo, è tutto
diverso dal solito....! stelle e costellazioni mai viste prima. E' incredibile come questa
composizione di costellazioni che ci sta sulla testa la diamo del tutto per scontata, cioè
anche se non guardi verso il cielo, comunque percepisci con la coda dell'occhio che tutto è
come deve essere, e qui invece a un certo punto mi metto a guardare in alto perché
percepisco qualcosa che non è al suo posto, che non è come è sempre stata, ma così
solo a livello di sensazione, e allora alzo gli occhi e naturalmente vedo quel che so
benissimo, e cioè che qui c'è il cielo australe con tutt'altre costellazioni, e solo ora lo
guardo e lo scruto per bene e constato che non ne riconosco una. E' una sensazione
davvero curiosa, di stupore, che mi ritornerà tutte le notti.
Arrivo in camera e crollo addormentato subito subito, all'istante.
mercoledì 5
Vado a piedi verso la baia. Attraverso i bei giardini botanici (Royal Gardens), ci sono anche
tanti uccelli ibis, resto affascinato dalla varietà e stranezza di piante e fiori; e leggo le
targhe sulle panchine e i cartelli sparsi qua e là con la storia degli aborigeni Sidney e i
nomi delle persone o delle famiglie di cui si era a suo tempo trascritto il nominativo. E'
certamente un bel po' impressionante il fatto che quel popolo sia del tutto scomparso!,
travolto dalla invasione europea (e dalle epidemie che essa ha portato, e da un altezzoso
e becero colonialismo). La gente del posto è stata subito schiavizzata e trattata con
disprezzo dai nuovi arrivati, come se fossero per definizione esseri inferiori, mentre in
realtà erano gli invasori ad essere dei razzisti inflessibili, con un uso del cervello molto
limitato e pensieri piccoli piccoli nella loro mente chiusa e rigida, con tutte le gravissime
implicazioni e conseguenze del fatto che essi avevano tutto il potere nelle loro mani. E
quindi purtroppo ci furono anche casi aberranti di deliberato genocidio di alcune
popolazioni (ad es. lo sterminio totale dei nativi della Tasmania, che si estinsero) da parte
di persone ignoranti e amorali che poterono sfogare il loro bisogno di fare violenze e
gustare l’ebrezza del potere assoluto su altre persone inermi, dato che dalle autorità era
stata assicurata impunità a delinquenti folli. Se non altro, almeno c'è ora questo minimo
riconoscimento simbolico, che sta come a chiedere loro scusa a posteriori e con enorme
ritardo… Ma probabilmente potrebbe essere anche vero che in fondo è sempre meglio
tardi che mai…
I giardini sono molto vasti e belli, e con vista sull’oceano e sono ricchi di vegetazione
meravigliosa…
Cammino e arrivo alla Opera House, che è veramente un'opera fantastica, e inoltre posta in
un punto straordinario, resto affascinato dalle sue linee e da come è stata realizzata, e mi
accoccolo su un muretto e sto ad ammirarla un bel po'. Realizzata nel 1973, fu però
progettata nel 1959, e anche se ora ha ispirato molti architetti, allora era una impresa
eccezionalmente originale e anche adesso non ci si stanca mai di guardarla con
meraviglia. Sembrano delle vele bianche sul mare blu. Senza associarmi ad alcun tour
sgaiattolo dentro a dare una rapida occhiata, ma è dall'esterno che si ha la visione più
attaente che ti conquista. C'è un'aria stupenda che viene dall'oceano, gironzolo per il
lungomare tra le sedie e i tavolini all'aperto dei bar, e i negozi. Mi compero due belle
camice australiane per il prossimo autunno, ora in svendita a prezzi di saldo. E poi dunque
mangio all'aperto ai Docks dei ferry-boats, e mi godo il vasto panorama. Poi gironzolo per il
bel quartiere The Rocks, il primo insediamento dei coloni, dove c'è anche l'ufficio turistico
cittadino (Sidney Visitors Centre), e vari negozietti di souvenirs, ma anche negozi molto belli
in cui si entra per il gusto di ammirare prodotti che poi non si compreranno ma che
meritano il nostro sguardo.
giovedì 6
Per andare alla University of Sidney, al dipartimento di studi italiani, Nicoletta mi dice al
telefono di prendere il bus n.4 per Newtown, che va per City Road. Prendo il bus sbagliato
perché ci sono vari 4 a, b, c ecc., quando me ne accorgo scendo e poi arrivo a piedi con
una lunga camminata, e attraverso un parco. Mangio lì al self-service per gli studenti. Poi
incontro Paola, e poi anche Nicoletta Zanardi, e vado con loro al Mills Building ad
ascoltare una conferenza di Nerida Newbigin, la loro direttrice di dipartimento, sui
significati simbolici delle immagini presenti su una croce bizantina d'Italia, interessante. La
lingua italiana viene ora insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado che ne facciano
richiesta. Poi conosco anche un Paolo, e altri, e Gloria, anche lei di Bari. Andiamo con loro
e con Nico e Paola M. a magiare per cena in un bel posto semplice e simpatico (ed
economico). Dopo, Paola gentilissima e molto ospitale mi fa fare un bellissimo giro in auto
a Rose Bay, che è molto bella, Bondi, i quartieri di Coogee, di Botany, e altri posti (vedo un
parco enorme, credo sia quello del Bicentenario, e poi zone eleganti, ...ecc). La metropoli
è veramente grande, non solo perché sono 4 milioni e 200 mila abitanti, ma perché è
estesa, prevalgono le case basse e le villette monofamigliari, e poi ognuno ha parcheggi,
prati, orti, ecc.
Però col fatto che sono da solo, poi al rientro in ostello non so con chi commentare quel
che ho visto, osservato, e pensato... e questo un po' mi spiazza, mi sconcerta, sento una
mancanza, un vuoto, certo che già lo sapevo che sarei stato da solo (nessuno dei miei e
dei miei amici avrebbe potuto venire in quel periodo), ma avverto e capisco meglio la
necessità della comunicazione, la grande importanza del condividere; è l’esternare che in
fondo da senso alle esperienze che abbiamo fatto. Ero già stato in giro per conto mio, ma
questa volta si trattava dell’Australia, l’essere dall’altra parte del mondo, up side down,
come si dice qui, cioè nel paese di quelli a testa in giù… fa senz’altro una differenza nell’
immaginario.
venerdì 7
Torno a piedi nella zona nuova di Cockle Bay, e del Darling harbour (dal nome di uno dei
primi governatori), e vado all' ANT(sigla che assomiglia a ant =formica, e mi fa tornare in
mente il film di Werner Herzog del 1984 proprio sull’Australia) e compero una bella T shirt
che mi era piaciuta. Vedo una esposizione di opere d’arte aborigene molto belle. Poi mi
avvio verso l'Opera House per Mac Quarie street con "antichi" edifici di ex deportati, vedo
l'ex "ospedale", lo spaccio del rhum, l'ex palazzo del Governatore Generale, e il
Parlamento del New South Wales (NSW) e la biblioteca statale. Qui arrivò il grande
esploratore marittimo James Cook nel 1770. I suoi diari di bordo furono una delle mie
prime e preferite letture quando ero un ragazzino (una antologia curata da N. Bianchi, con
Introduzione di Ettore Fabietti, ed.Paravia, 1925, che fu regalata da mio nonno a mio padre
quando aveva 10/12 anni, e lui poi la passò a me), e mi hanno contagiato, mi appassionai al
tema del viaggio e alle emozioni dello scoprire posti nuovi e gente dai costumi
completamente diversi dai nostri. Cook mi ha affascinato in modo indelebile, e io gli resto
affezionato. Ed è qui che il 20 gennaio del 1788 (io sono nato il 20 gennaio del 1948, e già
al liceo mi appassionai allo studio del Settecento) giunsero i primi coloni venuti per restarci
a vivere, salendo sulla stessa nave con il primo nutrito gruppo di ergastolani destinati a
questa lontanissima colonia penale. Allora questa terra australe era denominata il
Continente Nuovissimo, o anche il 5° continente.
Invece di restare catturato dalle varie proposte turistiche per giri nella baia, torno al
Terminal in Sidney Cove e prendo il servizio pubblico del ferry per Manly, che costa poco
($5.30) e arriva in solo mezz'ora. E' stupendo attraversare tutta la baia, e vedere l'Opera
House dal mare, e il ponte... è una prospettiva straordinaria. Poi usciamo dal Sidney
Harbour e ci sono tante barche a vela intorno, e quindi arriviamo al piccolo borgo; è stato
un percorso molto panoramico. Visito la zona della spiaggia, percorro the Corso, prendo
cibo a un Take-away cinese (non mi vanno i posti di fish-'n-chips) e mi porto i miei
pacchetti in un bel punto panoramico all'inizio della Scenic Walkway, dove mangio insieme a
tanti gabbiani che svolazzano e camminano qui e là. Un paesino molto gradevole.
Torno col ferry, e contatto l'aborigeno con tanti puntini sul viso che è qui che suona il
didjeridoo in strada, è un tipo simpatico (che poi re-incontrerò alla toilet pubblica mentre fa
pipì…). Mi fa impressione, perché lo guardo come fosse l'ultimo dei vecchi australiani
originari, sopravvissuto da solo dopo un cataclisma (come in certi film di fantascienza sul
dopo la terza guerra mondiale). Se penso che ancora nel 1925 in quel testo che citavo, in
un libro dunque per ragazzi, Natale Bianchi riferendosi all'Australia, li chiama così: "Gli
abitanti primitivi, fra i più feroci e i più stupidi della Terra, erano parecchie centinaia di
migliaia all'epoca della scoperta (si calcola almeno circa 700 mila), e sono ora ridotti a
poche decine di migliaia, e van sempre più scemando di numero" (p.13n.). In effetti erano
considerati “popolazioni primitive ostili”, e paragonati ai mitici Cafri, crudeli barbari neri. Da
tempi, purtroppo solo relativamente recenti, la considerazione che si ha degli abitanti
originari è ora molto diversa, e il loro numero che nel 1954 era stimato in circa 55 mila
(erano esclusi dal censimento), nel 1986 aveva raggiunto i 227 mila, e nel 2001 ha
superato i 415 mila (=2,2% degli australiani).
Me ne sto un bel po' seduto o sdraiato sul prato sotto il grande e imponente Harbour Bridge
nel Dawes Point Park davanti a Campbells Cove. E' un'opera di grande impatto, costruita nel
1932, è un ponte in ferro, e ci si rende conto della sua enormità solo giungendogli vicino, e
magari salendo su uno dei piloni. Il contesto del grandioso e vasto panorama attorno fa sì
che visto da lontano non sembri così imponente. Ora passa sotto al ponte un grande
transatlantico commerciale, passano lentamente sopra al ponte vari treni, passano nel
canale vari battelli... Il cielo è pieno di uccelli che fanno risuonare i loro gridi.
Torno per ricaricare già la SIM card. Giro da Australia Square in George street, vado nei
pressi della Sidney Tower, alta più di trecento metri, guardo i grattacieli, gli impiegati. Poi
vado al grande e stupendo Aquarium, uno dei più grandi e spettacolari acquari del mondo.
Mi informo telefonicamente su come attraversare le campagne del locale New England che
mi piacerebbe confrontare con quello d'oltre Atlantico, ma in breve capisco che sono
distanze molto notevoli e che ci vorrebbe molto più tempo a disposizione per fare il giro
che ho in mente. A guardare le cartine geografiche non ci si rende conto delle immense
distanze che ci sono in questo paese, che è proprio un continente intero. Già mi ero
accorto di questo in America, e poi ci si ricasca ad interpretare male perché siamo abituati
alle nostre dimensioni e alle nostre infrastrutture di comunicazione. Noi viviamo proprio in
un piccolo paese in cui stiamo tutti stretti stretti, vicini vicini.
Vicino al BKPK, di fianco alla stazione ferroviaria entro in una agenzia e prendo un
biglietto aereo della Virgin Blue per la Gold Coast. Ceno in un ristorante catalano che è
proprio buono.
sabato 8
Vado su per Elizabeth street dopo aver fatto la solita colazione BKPK con pane e
marmellata. Lascio la mia valigia al locker dei Greyhound. Vado lungo Hyde Park per vedere
la grande sinagoga che però non trovo, e vedo invece una interessante "scuola di
filosofia", aperta dal 1967. Entro in un bel negozio dell'Australian Museum dove ci sono tanti
stupendi libri che comprerei tutti… e poi attratto, visito il museo. Oltre alle parti di storia
naturale molto belle, e ai cristalli, quella che più mi colpisce è la sezione sugli aborigeni e
la loro cultura, e quella sulla storia delle vicende del popolamento europeo. Si capisce
bene quel che si vede chiaramente dal finestrino dell'aereo, e cioè che il continente è
abitato e "civilizzato" solamente in una ristretta fascia di perimetro lungo le coste
dell'oceano per uno "spessore" di duecento, duecentocinquanta kilometri (la cosiddetta
useful land, ovvero la parte utilizzabile). L' 1% del territorio australiano contiene l' 84%
della popolazione totale, per cui è ancora in corso il processo di rilevazione, acquisizione e
sfruttamento delle risorse naturali, e di strutturazione di una società moderna diffusa. Per
tutta la sua recente storia dalla colonizzazione ad oggi, ha sempre sofferto di carenza di
risorse umane, intese sia come competenze, che semplicemente come quantità numerica
sufficiente per elevare il livello di sviluppo raggiunto. Per es. questo Stato, il NSW il nuovo
Galles del sud, che è quasi il triplo dell'Italia, non raggiunge i sette milioni di abitanti... E
già c’è chi emigra in America. Ma ora fanno ponti d’oro soprattutto per facilitare e attrarre
una immigrazione più qualificata che nel passato, perché di muratori e di contadini ne
hanno già, mancano i quadri specializzati. Comunque nell’anno 2001 sono immigrate 93
mila persone ma al contempo si sono stabiliti all’estero 50 mila australiani.
Mi piacerebbe andare a vedere altri musei, oppure andare fuori Sidney a vedere il tempio
Bahaì, uno dei soli sette nel mondo, o il museo ebraico, o China Town, ma non ho più
tempo a disposizione purtroppo… (a proposito, stando alle statistiche oramai il 18,2%
degli australiani sono di religioni non-cristiane, e il 15,3% si dichiarano non-religiosi).
Mangio dentro un hotel. Volo con la Virgin, è tutto assai semplice e immediato, come salire
su un autobus, arrivato cerco un' auto a un rent-a-car. Viaggio in motorway, ma viene buio
pesto, cade fittissima e fortissima una pioggia a dirotto, non si vede né capisce più niente,
sbaglio strada, telefono col cell. per due volte all'albergo. Per fortuna mi risponde una
gentilissima e molto paziente scozzese, che è molto brava a capire dove sono e a dirmi
"dritto, destra, sinistra", poiché non c'è assolutamente nessuno nessuno in giro, e con
questa tormenta, gli scrosci d'acqua, e il buio pesto, non si riescono nemmeno a leggere i
cartelli e i nomi delle vie. Così pilotato a distanza riesco ad arrivare senza riperdermi,
accolto poi festosamente al front desk dalla graziosa Denise la mia salvatrice. Mangio
benissimo nel bellissimo grande salone.
Poi esco a fare un girettino a piedi perché ora non è più nemmeno nuvolo. C'è un'aria
piena di ossigeno. Allora vado in auto sulla costa verso Surfers Paradise e Broadbeach
(c'è anche un paese vicino che si chiama Carrara, e allora ripenso a mio nonno scultore e
alle sue statue, e alle vacanze che facevo in Versilia da ragazzo), e intanto mi confondo di
nuovo un po', con le strade che sembrano tutte uguali, perché ci sono dei lavori in corso, e
delle deviazioni e dei sensi unici... E inoltre il Nerang River sfocia nelle Broadwaters che
staccano la striscia della costa dal resto del continente, e appunto si chiamano Great
Divide. E quindi si passa un ponte. Comunque tutto ciò non vale la pena, perché là non è
altro che una delle solite assurde coste-lunapark, tutta negozi, ristoranti, bar e locali
notturni di cui è oramai pieno il mondo, potresti essere da qualunque altra parte, in Florida
o in California, sulla costa romagnola, ad Alicante o a Malaga o a Gran Canaria, eccetera.
Non ci ritorno più da queste parti! Rientro e vado a letto.
domenica 9
Siccome oggi e domani si festeggia il compleanno della regina, c'è parecchia più gente del
solito in giro. Prendo l'auto e vado verso l'interno, a Spring Brook in poco più di un'ora e
mezza. Ci sono dei gran panorami. Un italiano di qui mi da dei consigli, e vado ad un
punto di osservazione da cui si può vedere una spettacolare cascata con arcobaleno
(Purlingbrook Falls). Girando per i sentierini incontro il mio primo tacchino selvatico (d'ora
in poi mi capiterà di incontrarne molti altri...). Esco dal Parco nazionale e torno giù, verso
la spiaggia di Palm Beach, poi invece giro verso il capo, dove sfocia il fiume Currumbin. Lì
mi fermo a mangiare un hot-dog sulla spiaggia, posto stupendo. Dopo vado in direzione
Coolangatta, verso il Wildlife Sanctuary, e lì prendo il "trenino" che fa il giro della riserva
naturale, quando scendo incontro canguri (che qui dentro sono semiliberi), vedo dei koala,
e incontro un emu. Che bello, è emozionante avvicinarsi a questi animali, e anche stare lì
a poca distanza ad osservarli. I canguri (che sono di tantissime specie differenti, e di
altezza e corporatura differenti) mi piacciono molto, e mi avvicino abbastanza a questi che
ci sono qui e che forse sono dei wallabies, un po' più minuti, ma c'è sempre l'eventualità
che si indispettiscano per qualcosa e che ti mollino un pugno o una pedata! Siamo sempre
proprio vicini al "confine" tra il New South Wales e il sud del Queensland. Infine stanco ma
soddisfatto ritorno al mio albergo dalle parti di Carrara, e ceno al buffet di seafood.
lunedì 10
Con l'auto vado al mattino presto al bivio di Canungra a fare una buona colazione ad un bel
bar. Poi quando riparto sbaglio strada e vado tra fattorie, con mandrie, cavalli, pecore...
(bellissima occasione per vedere anche questa importante realtà). Ognuno ha la propria
dimora di solito su un rialzo, o una collinetta, ed è molto distanziato dai propri vicini, dato
che i terreni delle proprietà sono molto vasti. Ritorno indietro e riprendo la mia giusta
direzione e mi inerpico per una stradettina su per le Green Mountains. Giunto a mille metri
di altitudine dopo un totale di due ore e mezzo di guida arrivo all'ingresso del grande
Lamington Rainforest National Park, dove c'è già non poca gente. Si può proseguire in
macchina sino al Binna Burra Lodge (bello) dove parcheggio. Qui ci sono dei bellissimi
percorsi da fare.
Faccio il Tree Top walk, che è un ponticello-passerella con le traversine di legno posto a 16
metri di altezza per poter vedere la foresta pluviale al livello dei nidi degli uccelli. A un
certo punto si può fare una salita con dei gradini appositi su un alberone e stare a 30
metri, è stupendo non si vorrebbe mai tornare giù. . . Il parco visto da quassù è
grandissimo, e in effetti è di 20 mila ettari...!
A questo punto della camminata sul border track sono arrivato al Gran O'Reilly’s Rainforest
Guest House (“rustico” molto bello) nel bel mezzo del grande parco. La veranda offre un
bellissimo panorama vastissimo. Pranzo nel Bistrò al buffet dove mi mettono al tavolone
con Mark e suo figlio, di Brisbane, con cui faccio due chiacchiere. Servono dei cibi
buonissimi, e a buon prezzo. Vado a vedere il negozietto del rifugio, e lì da un peluche
capisco qual'è l' echidna, che è molto carino e un po' buffo. Fuori ci sono vari pappagallini
e uccelli che non conosco. Torno sui sentieri e faccio il Rainforest Circuit due volte, e poi
vado sino a Python Rock da dove si vede una meravigliosa cascata (che sia la stessa che
vedevo ieri? ma no, ce ne sono tante...). Ritorno alla Guest House e vengo a sapere che il
fondatore, O'Reilly, aveva a suo tempo salvato i superstiti di un aereo che era precipitato
nella foresta, una storia molto avventurosa, che rimanda ad un'epoca in cui le grandi
foreste erano viste con timore e diffidenza, come degli ostacoli, dei luoghi pericolosissimi,
e misteriosi, pieni di belve feroci e di selvaggi cannibali. Sino a che gente come O'Reilly
che era tra i rarissimi ad essersi innamorato di questo mondo naturale e selvaggio e dei
suoi panorami primordiali, non scelse la via inversa e si addentrò nella foresta per restarci
a vivere, lontano dalla "civiltà". Quindi O'Reilly conosceva oramai tanto bene quest'area
che li trovò e li portò in salvo e così rese famoso il luogo con tutte le interviste che gli
fecero e contribuì all'affermarsi di una visione diversa della natura intatta e originaria, e
pian piano incuriosì il pubblico che incominciò ad avventurarsi sino al suo rifugio per
conoscere questo mondo ricchissimo di risorse, e di biodiversità.
E' un po' quel che successe da noi con le grandi montagne, prima temute poi ammirate
(sinché venne la mania delle scalate, dell'alpinismo, dello sci, con gli escursionisti di primo
Novecento). Oggi dunque è mèta di gite nel week-end.
Torno per un altro percorso più breve e attraverso una zona in cui pur andando in auto si
passano tre quarti d'ora nella semioscurità da tanto fitta è la foresta di alberoni e di
vegetazione di ogni tipo. Vedo un allevamento di alpaca (?!), poi mi fermo per una sosta di
nuovo a Canungra, e quindi vado allo stupido centro commerciale sulla Gold Coast per
fare un po' di spesa, ma è tutto già chiuso (sono passate le 17…).
Martedì 11 giugno
Torno al centro commerciale e ricarico Telstra, mi soffermo a guardare alcuni negozi,
come quello della ABC tv, e quello dell' Australian Geographic, che sono molto belli e
interessanti. Prendo la Pacific HighWay, la Nr 1, faccio benzina, e compero una buona
carta stradale (questa volta non del Queensland, ma solo dell'area suburbana) e vado a
vedere Brisbane a poco meno di un centinaio di kilometri. In periferia passo sulla Nr 3, la
South East Freeway, e a un certo punto vicino a Woollongabba esco. E’ una città
modernissima con più di 1 milione e 700 mila abitanti, visibilmente multiculturale.
Giro un bel po' per posteggiare in centro, e poi metto l'auto in un garage, e me ne vado a
zonzo a vedere la City. Quindi la King George square con il vecchio City Hall (municipio),
la Anzac sq. con il vecchio edificio centrale del Post Office, poi giù per Edwad St. Mangio
una pizzetta a “Pizza Hut”, e poi vado al Botanic Gardens Café, un chiosco in mezzo al
parco dove prendo un pudding e un decaf. Contatto per telefono qualcuno della università,
sempre del dipartimento di italiano. Gironzolo, faccio foto, entro nel negozio di Starwars, e
infine passo con il nuovo footbridge (ponte pedonale) nel South Bank Riverside. E' fantastico.
E' un bel parco con passeggiata lungofiume, con pure una spiaggia vera e propria. Con
laghetti, bar, caffe, ristoranti, e vari spazi culturali per eventi. Ci sono la Biblioteca statale,
la Art Gallery e il Queensland Museum, il Conservatorio di musica, il Performing Arts
Complex, una pagoda nepalese... un auditorium all'aperto, e in fondo il museo marittimo,
ecc. Da una riva c'è il QUT, il Queensland University of Technology, e dall'altra riva lo
fronteggia il Griffith University Old College of Arts. Parklands è una larga striscia verde, una
zona tropicale, dove hanno fatto del lungofiume sud un'area di loisirs, per il tempo libero, e
la cultura, diurno e serale. Con tutte le sue attività è sempre pieno di giovani e di gente, un
luogo eccezionale che è divenuto il cuore della città, a cui da un senso, una identità. Entro
nel Queensland Museum che è gratuito. Vado subito alle collezioni storiche e etnografiche.
Al museo apprendo che il giorno prima che io arrivassi in Aus, era stato il Mabo Day anzi il
suo decennale, in commemorazione del 3 giugno del '92, quando l'Alta Corte del
Queensland ribaltando precedenti sentenze, diede ragione a un ricorso degli abitanti nativi
delle isole dello stretto di Torres nell'estremo nord, avanzato da un certo Koiki Mabo, del
popolo Meriam in base al decreto del 1975 che riteneva inammissibile la discriminazione
in base al razzismo, per cui riconobbe il loro diritto alle terre dei propri avi. Il che produsse
la recente rivoluzione nello statuto giuridico civile degli aborigeni, considerati a pieno titolo
cittadini del Commonwealth of Australia con tutti i diritti che ne conseguono. La sentenza
del '92 portò l'anno dopo ad un decreto che estendeva a tutti gli aborigeni il fatto di avere
titolo legale per rimanere stanziati nelle proprie terre native e a reclamarne il possesso, in
quanto erano già terre loro, e delle loro famiglie e ascendenti, sin da prima della
colonizzazione. Fu una grande battaglia condotta inizialmente dallo TSIO (Torres Straits
Islanders Organization) che andò a beneficio di tutti gli indigeni d'Australia. Mabo
purtroppo morì qualche mese prima della sentenza definitiva. Questa data dunque fu
dichiarata giornata di cui conservare pubblica memoria. Dopo di allora essi intentarono nel
1995 una causa presso lo Attorney General (=procuratore generale dello Stato) riguardo ai
numerosissimi e frequenti episodi di furti di bambini (decine di migliaia), che erano
avvenuti nel passato tra il 1905 e il 1971 per internarli in collegi cristiani, e affidarli poi a
famiglie religiose che li allevassero come dei buoni cristiani. Il Rapporto che uscì a seguito
dell’inchiesta giudiziaria diede ragione alle famiglie dei genitori nel 1997 (e si può leggere in
internet nel sito della Commissione per i Diritti Umani e le Pari Opportunità del governo federale
australiano, oppure si veda “L’Espresso” del 4 luglio 2002, o il romanzo-verità di D.Pilkington,
“Barriera per conigli”, oppure il film “La generazione rubata” di Ph.Noyce con Kenneth Branagh).
L'altra cosa che mi colpisce molto nel museo è relativa alla storia delle donne nel processo
di colonizzazione del continente, in particolare del cosiddetto Outback, cioè il mondo là
fuori, dietro alla parte abitata e colonizzata e dunque civilizzata. Insomma l'entroterra del
continente, che sta più all'interno della fascia del Bush, (cioè della parte con arbusti con
macchia boschiva), della fascia con vegetazione addomesticabile, con coltivazioni, o con
praterie per allevamento di bestiame, e che, oltrepassate anche le foreste selvagge, è la
parte desolata che giunge sino al cosiddetto cuore rosso, o the Red Centre del continente. E
quindi si riferisce alle aree più remote, anche semi-desertiche e desertiche, considerate
"terrae nullius", terre di nessuno. Ma in genere lo si usa per voler dire semplicemente molto
lontano, verso l'interno, ovvero "dietro", oltre il Black stump, il paletto che segnava la fine
dell'ultimo terreno di proprietà di qualcuno, il territorio selvaggio e pericoloso dove si
trovano solo i selvaggi. Ancora oggi, scriveva D.Pallottelli in un suo articolo: “l’australiano
è ben cosciente che tutta quella terra alle sue spalle in qualche modo gli appartiene e gli
potrà servire, ma pensa che sia per così dire prematuro gettarvi troppi soldi per sfruttarla”.
Si è sempre trattato di zone percorse anche da banditi che si nascondevano, fuorilegge
che evitavano di essere catturati, oppure percorsa da esploratori, avventurieri, o rari
pionieri un po' folli o illusi, o anche zone dove sanno muoversi soltanto guide esperte.(Non
mancano alcune similitudini con il Far West dei primi tempi della espansione dei "bianchi"
in Nord America). In poche parole si potrebbe dire che dopo la deportazione qui degli
ergastolani, vennero poi anche i reclusi e condannati per reati minori, e poi dei giovani
avventurosi (e anche degli avventurieri) che spontaneamente si offrirono come coloni,
attratti dalle donazioni di terre, e infine alcuni si addentrarono verso l’interno come pionieri.
Poi dopo il 1860 (proprio quando le miniere americane del Klondike si erano esaurite)
iniziò una corsa all’oro, alle pepite del nuovissimo continente e alle sue straordinarie
ricchezze di pietre preziose, tra cui diamanti in quantità, che portò un notevole flusso di
immigrazione di cercatori che si diressero verso i territori aridi fondando là isolate
comunità e villaggi. Sono comunque quei territori desolati e spesso pressoché desertici
che da noi si sono conosciuti grazie allo spiritoso film di Alberto Sordi con Claudia
Cardinale: “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, del 1971.
Insomma per tornare al museo, volevo riferire che tra le collezioni storiche e etnografiche
ci sono alcune parti che riguardano, appunto, il contributo delle donne alla trasmissione
della cultura nel processo storico del popolamento del continente, soprattutto nelle aree
più lontane. Si parte da una documentazione da cui si vede che le donne sono state le
principali tramiti di tradizioni, dato che gli uomini erano sempre fuori per garantire alla
famiglia la sopravvivenza in queste condizioni estremamente difficili; e le donne hanno
preservato il passaggio ai giovani degli usi e costumi, e dei valori di riferimento. Gli uomini
(che all'inizio, come dicevo, erano prevalentemente discendenti dei galeotti esiliati qui) non
erano gran ché religiosi, e in quelle lontane comunità (o abitazioni sparse) spesso non
c'erano ministri del culto, per cui a molte madri dispiaceva per esempio non poter
battezzare i propri figli, e che non avessero una educazione religiosa. Erano loro che
curavano e preservavano la esistenza e l’educazione delle nuove generazioni, e inoltre
spesso organizzavano in casa riunioni tra “vicine”, in cui si raccontavano storie, fiabe,
vicende del passato, si faceva uso di detti, motti, proverbi, si cantavano canzoni, ci si
scambiavano ricette per la preparazioni dei cibi, e modalità di tipo igienico e di cura di
malattie, e non ultimo anche cercavano di conservare appunto le credenze religiose.
Quindi soprattutto nell' Outback gli uomini sì garantivano la sopravvivenza materiale,
essendo sempre in giro per cacciare, per commerciare, per la difesa, ma conducevano
una vita molto rude, acquisendo modalità di vita quotidiana spesso assai grezze; mentre le
donne essendo stanziali curavano gli orti, e spesso coltivavano, crescevano la prole, ma
garantivano anche la sopravvivenza culturale, svolgendo una funzione chiave nel
processo di civilizzazione. E a quanto pare è un po' sempre stato così in molte società, si
deve alle donne un fondamentale contributo alla continuità delle civiltà, e in molti casi
anche al suo progresso organizzativo (e anche relativo a tecniche di base), e allo sviluppo
delle idee.
Questo naturalmente è solo un aspetto del problema, ma è molto interessante e
stimolante la riflessione proposta dal museo.
Comunque anche nei villaggi e nelle cittadine attuali le donne australiane generalmente
già dagli anni trenta sanno ad es. aggiustare l’elettrodomestico (che qui già c’era quando
in Italia nemmeno sapevamo che esistessero: per es. la prima lavatrice è del 1901 e la
prima con motore elettrico del 1914), e anche nelle farms hanno sempre svolto un po’ tutte
le mansioni.
Inoltre uomini e donne anche nelle città hanno da sempre condotto vite abbastanza
separate, quando finivano di lavorare gli uomini erano soliti andare direttamente nel pub
(“dove sarebbe indecoroso portare la propria moglie” e dove certamente le toilets erano
“infrequentabili”) e lì si sentivano liberi di parlare in modo sboccato impensabile in famiglia,
e sfogarsi della stanchezza e delle loro frustrazioni; mentre le donne hanno sempre
frequentato propri locali, le Ladies’ Lounges, locali in cui potevano entrare solo donne non
accompagnate (le si denominarono Female Publicans, cioè “ostesse”), oppure clubs
femminili in cui si discuteva di vari argomenti, a cui le farmers o chi viveva in cottages di
campagna isolati, potevano partecipare anche per corrispondenza. Si è sempre detto che
le australiane avevano una certa tendenza “corporativa” più forte delle inglesi o delle
europee, ed erano più libere di loro di condurre una propria vita esterna alla casa. E in
effetti ad es. in Australia sin dai primi tempi le donne frequentavano palestre di ginnastica
e praticavano sports come il nuoto, o la corsa. Il diritto universale di voto le suffragette
australiane lo ottennero sin dal 1902 (nell’Australia del Sud con alcuni limiti già nel1861) (!)
Poi nel museo è pure illustrato tutto il problema demografico,dell'incremento della
popolazione; si pensi che il Queensland è sì cresciuto dai 2 milioni e mezzo di abitanti nel
1991, a 4 milioni e 300mila (di cui quasi due a Brisbane), grazie alla forte immigrazione,
ma è ancora troppo poco per un paese di ben un milione e 730mila km quadrati (!) con
tutte le ricchezze naturali e le risorse che possiede e il ritmo di sviluppo economico che sta
avendo, e quindi le potenzialità che avrebbe... e questo è il problema in generale di tutta
quanta l'Australia.
Ricordo un tale che vicino a noi aveva aperto un bar, era tutto contento, era andato in
Australia da ragazzino quando i suoi genitori decisero di emigrare laggiù, ed era cresciuto
e vissuto in un villaggio dell’interno nell’Outback, dove possedeva una affermata tipografia,
ma sempre sognando di ritornare a Ferrara, ed ora aveva venduto tutto e comperato
questo bar che era sicuro sarebbe andato bene essendo su una strada di notevole
passaggio, ed era felice. Due-tre anni dopo lo chiuse perché aveva nostalgia dell’aria tersa
e non inquinata, e della tranquillità del suo villaggio, dove tra l’altro era una persona
stimata per il suo lavoro (l’unica tipografia in un raggio di un centinaio di km), e quindi ha di
nuovo venduto tutto ed è ritornato a casa…
Incontro sulla passeggiata lungofiume una coppietta di italiani giovani-giovani con un
bimbo piccolino in carrozzina (venivano forse da qualche parte dal Lazio ?), mi dicono che
si sono proprio trasferiti qui, e allora chiedo come mai, dato che non siamo più ai tempi in
cui si emigrava in Australia a cercar fortuna; ma mi rispondono che avevano terminato gli
studi e lei era rimasta incinta, non avevano i soldi per affittare un appartamentino e non
avevano nemmeno un lavoro sicuro e abbastanza ben retribuito per poter provvedere a un
figlio (il bimbo stava con la nonna) e quindi formare una famiglia e vivere del proprio
reddito, per cui hanno deciso di emigrare, e ora hanno il loro lavoro, due buoni salari,
hanno ricevuto una casa col mutuo, e il bimbo è stato preso all’asilo, e Brisbane è una
città moderna e vivace, e il clima è buono. Loro erano soddisfatti, e non tornerebbero
indietro.
Prima di partire do un'ultima occhiata e di fronte alla passeggiata sul fiume si vede The
Riverside Centre con i due grandi grattacieli a ottagono dietro, una bella immagine da
cartolina.
Vengo via, …e mentre mi trovo già a due terzi sulla Pacific High Way mi telefona Claire
Kennedy per combinare di incontrarci per cena... le dico che forse ci potremmo vedere
l'indomani per pranzo. Giunto quasi a destinazione mi ri-perdo alla pompa di benzina per
colpa di road works, lavori in corso che mi cambiano tutto quel percorso che avevo
finalmente ben memorizzato... Ceno, poi telefono a casa, e subito crollo sfinito e
addormentato.
Mercoledì 12
Telefono per prenotare una camera in un albergo che avevo visto a Brisbane. Arrivo in
città e vado alla sede della Griffith University, dove mi incontro con Claire. Mi racconta
come mai è qui, era giovane e ad un certo punto avrebbe dovuto andare a vivere con la
nonna in Scozia, poco dopo essere arrivata là è scappata di casa e è andata in Italia dove
ha trovato lavoro a Rapallo come programmatrice e così è stata lì un anno, poi è stata un
altro anno a Roma. E così quando è tornata in Australia si è messa a insegnare la lingua
italiana che padroneggiava molto bene (come posso constatare). Stiamo per un po' al bar
del dipartimento a chiacchierare, si unisce a noi un altro collega, Nathan, poi David Ross.
Ma dopo poco hanno degli impegni e mi lasciano, e così decido di andare con la Western
Freeway e poi la Centenary Highway a Lone Pine fuori città, dove c'è lungo il fiume, nel
sobborgo di Fig Tree Pocket, un centro di protezione dei koala, il Koala Sanctuary.
Attualmente la popolazione di koala è in forte diminuzione, dato che i loro habitat naturali
sono stati distrutti dalla costruzione di strade, e altre infrastrutture e abitazioni, oppure
restano uccisi da auto, attraversando le strade che passano in mezzo a boschi, o persino
attaccati da cani da guardia. In questi ultimi dieci anni qui hanno piantato più di 50 mila
alberi che potessero servire da cibo o da habitat per i koala, in particolare degli eucalipti,
della cui corteccia si nutrono, e che è velenosa per noi e per gli altri animali. Chiedono
dopo la visita guidata di restare un po' con un koala, e di farsi fare una foto, il cui acquisto
servirà come contributo finanziario per i loro progetti. E così una nurse mi mette in braccio
un koalone pesantissimo, stagno e massiccio, il quale passa tutto il tempo a guardare lei
sperando di poter presto tornarle vicino... Ma che emozione! e che bella sensazione il suo
peso, e quel suo musetto con gli orecchioni, averlo così vicino, addosso, con le sue mani a
cinque dita e il culone con quel bel pelo morbido... è stata una esperienza indimenticabile.
Era un papà, e poi dopo aver salutato la nurse, è andato subito su dalla sua famiglia con i
koalini piccoli. Ci sono qui anche degli “asili” per i koalini piccini neonati...
Lì vicino ci sono anche un bel parco (Biamba Yumba), e una foresta, e un fiume; entro in
non ricordo quale di questi posti. Alla cassa all'ingresso scambio due parole con
l’impiegata del parco, Liza, la cui famiglia è originaria de L'Aquila. Qui semiliberi nel
grandissimo recinto incontro dei canguri, che mi paiono molto tranquilli, allungo una mano,
e uno mi da la sua... poi ho visto un echidna, sono riuscito a fotografare un emù, ho visto
un wombat, che ha un gran culone anche lui, e poi c'erano dei lorichetti bellissimi, ho
incontrato un “cane” dingo bianco, e ho visto da lontano un cosiddetto tasmanian devil
(diavoletto della Tasmania).
Ceno al buffet del Radisson.
Giovedì 13 giugno
Vado all'aereoporto di Brisbane, con un assurdo percorso, riesco finalmente a posteggiare
vicino al domestic terminal, ma è addirittura zona rimozione.... il vigile è super gentilissimo.
Intanto mi rinfresco le idee su tempi di percorrenza e sui posti (mi illudevo di andare nella
zona arida dell'interno dove ci sono le miniere di smeraldi e di opali... per via di un
romanzo sull’opale di fuoco che ho letto da poco…), prendo anche gli orari del treno della
The Queenslander Rail per vedere orari e costi da Brisbane a Cairns,…. e alla fine prendo
un biglietto proprio a buon prezzo per volare a Bundaberg a circa 380 km più a nord.
Bene! sono contento.
Torno in centro a Brisbane e metto anche questa volta l'auto in un garage a pagamento,
ma poi perdo subito il token (gettone) di plastica per ritornare a ritirare la macchina.
Pazienza, ora intanto vado a fare un giro… poi si vedrà. Girovago di qua e di là, in fondo a
Brunswick st. c'è un bel parco con tanti begli alberi di Jacaranda. Poi vedo delle belle
case vittoriane di una volta, e edifici di legno con torrette e balconi, vicino al vecchio porto.
Qui c'era una colonia penale istituita nel 1824 a Moreton Bay da Mr. Brisbane,
governatore del NSW (il predecessore di Darling), è da lui che prende il nome la attuale
città. Poi vado alla Gallery of Arts del Queensland, dove c'è ora una mostra bellissima di
pre-Raffaeliti e di pittori dell'epoca vittoriana. Ma ci sono anche interessanti e bei dipinti
australiani dell' epoca coloniale, peccato che il catalogo sia grosso e troppo pesante, e ci
siano pochissime cartoline... Certi di quei pittori erano rimasti affascinati dai vasti panorami
primordiali e dai disegni e dai colori dell’artigianato locale. Vollero cercare di ritrarre la
grazia della creazione. Mentre altri non vedevano che la spaventosa presenza della natura
selvaggia.
Poi ammiro delle scolaresche che hanno imparato a fare la danza indigena del Rainbow
Serpent (serpente-arcobaleno) con un esperto che sa suonare molto bene il deedjeridoo.
Oggi i discendenti dei nativi non amano molto essere chiamati aborigeni, e preferiscono
che si usino le loro denominazioni dei vari popoli (o se no piuttosto accettano il titolo di
indigeno australiano, o di nativo). Poveretti che storia triste la loro… Persino la nostra
vecchia enciclopedia geografica “Il Milione” della editrice De Agostini, diceva che “gli
aborigeni furono perseguitati senza pietà”, e scriveva che ancora in quegli anni (nell’ultimo
volume, del 1965) vivevano entro specifiche riserve (!), oppure costretti in degradati
quartieri suburbani appositi, o villaggi segregati, tenuti ai margini delle città. Se penso che
in Europa si parlava di apartheid solo per il Sud Africa… Comunque ora il problema su cui
i nativi si incentrano maggiormente è quello di preservare le proprie tradizioni e la
specificità delle proprie culture. Data la forte disoccupazione che li riguarda, certe persone
per una parte dell’anno vivono e lavorano coi bianchi facendo i “cow-boys” e i guardiani
dei greggi, e vivendo come gli altri, e solo per un’altra parte dell’anno si dedicano a lavori
nel campo dell’artigianato indigeno, e vivono nei propri territori seguendo le tradizioni. In
generale le loro lingue si stanno perdendo. Le antiche cerimonie non sono più tanto
frequentate, e molti hanno assunto dalla parte più marginale bianca, con cui sono più
spesso a contatto, forme di degrado, di amoralità sociale e di trasgressività sessuale che
nel passato per le loro culture erano impensabili. Grave in effetti è ad es. il problema dell’
alcoholismo. L’aborigeno, forse ancor più che sfruttato come mano d’opera a basso costo,
è stato letteralmente abbandonato e emarginato per generazioni. Quelli che si sono diretti
alle periferie delle città industriali, e si sono britannizzati, sono poi divenuti quasi tutti
alcoholisti. Ma chi comprende la gravità della estinzione culturale, invece è sempre più
impegnato a mantenere vive le credenze antiche, non solo all’interno delle proprie
comunità, ma anche (ed è una novità) a farle conoscere agli altri per farle accettare come
patrimonio di tutto quanto il Paese. E in effetti sono depositari di una concezione del
mondo, della natura, e della vita, di straordinario interesse, e fascino, essendo derivata da
una antichissima saggezza vecchia di 40 mila anni, e in questo campo avrebbero molte
cose da insegnarci. Si pensi solo alla concezione del mondo dei sogni, del Dreamtime, al
concetto del tempo come dimensione, e alla conseguente idea di essere i custodi dei
racconti, che ha valso loro l’appellativo de “il popolo del sogno”… Si legga il libro di Bruce
Chatwin, “Le vie dei canti”, The Songlines, oppure qualche testo di antropologia relativo
alle culture appunto degli indigeni australidi, o più in generale alle culture matriarcali…
C’è anche un “gioco” di carte elaborato sulla base della saggezza aborigena, da Donni
Hakanson, (trad.it. edizioni Il Punto d’Incontro, di Vicenza, 1998) con l’aiuto del noto
narratore Firebrace e altri cantastorie indigeni.
Alle dodici e un quarto avevo mangiato con tutti gli impiegati che consumavano il loro
posto nei prati e si accalcavano ai fast food courts, dove fai la coda e ordini e paghi, poi ti
danno un'asticella di metallo con su il tuo numero, quindi ti siedi ad aspettare con comodo,
e poi vengono a cercarti tra i tavolini o sui prati per servirti le tue ordinazioni. Ora sono
invece nel coffee-bar del museo tra paperette, fontane e laghetti... con sculture moderne.
Ci sono scolari in uniforme del loro istituto, e anche studenti della università Griffith. Anche
nella piazza della Town Hall c'è una fontana e ci sono delle sculture di Arnaldo Pomodoro
di Pesaro.
Torno al garage e l’addetto subito provvede alla mia uscita semplicemente chiedendomi di
pagare il costo irrisorio del gettone di plastica.
Venerdì 14
Oggi sono andato a sud al “David Fleay” Wildlife Park a West Burleigh, pirma di Currumbin.
Quest'uomo ha salvato molte specie in pericolo di estinzione, tra cui rari tipi di cangurini, e
ha per primo nell'87 alimentato in cattività due platypus femmine che sono delle specie rare
di ornitorinco dell'est australiano, che hanno il becco morbido, e anche loro sono piccolepiccole e pur essendo mammiferi fanno le uova. Poi stanno cercando di far riprodurre il
cassowary del Nord del Queensland che è a rischio estinzione, ed è un uccellone blu di
varie tonalità, con una cresta. Insomma qui sono state fatte tante ottime iniziative, perciò ci
portano le scolaresche, e ora ci sono tanti deliziosi australini della prima elementare. Ho
rivisto bene un wombat, un marsupiale che però sembra un castoro-marmotta di circa un
metro, che è proprio del sud-est australiano. Poi ho di nuovo visto ben bene un emù (che
è una specie di struzzo più piccolo e grigio), e vari canguri di specie differenti, poi ho fatto
conoscenza con un uccello blu-azzurro-turchese che mi è stato sulle scarpe a lungo
nonostante a un certo punto io mi sia messo a camminare. Pappagalli di vari colori (il
kakatoa è nero, il gang gang cockatoo è azzurro ma con la testina rossa, e il rosella è
multicolore), oche e papere strane, e tacchini selvatici, coccodrilli, eccetera. Eccezionale
veramente la "zona oscura" (dove sono rappresentati il 70% di tutti gli animali
specificamente australiani) con vari topi del deserto, una strana specie di topone-fenech
con le orecchie grandi, e scimmie un po' "topoidi", come il gilder dell’albero di mogano, e
infine serpenti vari.
Ho mangiato nell'albergo e poi nonostante tutto sono andato a turistilandia a Surfers
Paradise. E' un po' tipo la costa vicino a Miami, ma meno concentrata, forse. Qui ci sono
veramente rappresentanti della umanità di tutto il mondo. Ero andato a Dreamworld con
un voucher, ma mi hanno detto che dovevo ugualmente pagare e così non sono entrato.
Ho solo preso una foto della torre da cui si cade seduti in verticale. Ora invece sono
nell'enorme enorme campo, o insieme di campi, da golf di un residence, che ne ha un altro
altrettanto enorme proprio di fronte dall'altro lato della strada asfaltata. Qui proprio
problemi di spazio non se ne sono posti mai. Gironzolo dentro al “Palm Meadows” tra i
laghetti, e tra uccelli vari, piccoli e grandi, c'è pure un fiume all'interno dell'area, e insomma
è tutto grande. Alla fine della giornata c'è un tramonto, ma un tramonto... con luci rosa,
giallo, viola, turchese... stupendo con uno stupendo panorama con la silhouette di palme,
e sottofondo di voci lontane, di paperette strane, e di vari uccelli.
Tramonto direi spettacolare... o/e come si usa dire adesso: mozzafiato.
Sabato 15
Nottata un po' agitata, sveglia alle 5, pago il Radisson e in auto vado verso l'aereoporto di
Brisbane. Alcuni animali piccoli, ma non tanto, sono schiacciati sull'asfalto. Sembra che sia
una cosa normale e quotidiana. C'è un po' di traffico. Restituisco l'auto all'AVIS, faccio il
check-in. Volo con aereo a turboelica un po' vecchiotto. Dall'oblò vedo campi agricoli,
pascoli, foreste, fattorie sparse, e poi più in là, fino all'orizzonte si vede che a 180° gradi
non c’è più nulla, solo l'immensità del territorio. Tempo dopo, di nuovo fiumi, foresta,
piccoli paesetti, spiagge. Atterriamo a Bundaberg e già si sente quella tipica aria tropicale
caldo-umida. Ma il cielo è lo stesso terso, e l'aria è bella piena di ossigeno. Prendo un taxi.
Bundaberg è una cittadina calma, molto calma, molto estesa orizzontalmente, con case e
casette basse. Ha circa 40 mila abitanti. Fu chiamata così perché qui all’inizio ci abitava
solo un nativo di nome Bunda. Oggi viene colloquialmente chiamata Bundy. Ci sono anche
dei begli edifici di fine Ottocento - inizio Novecento, alcuni in legno con balconi intarsiati.
Chiesette, e molta vegetazione. Usciamo dall'agglomerato urbano, perché in realtà ci
stiamo dirigendo verso l’oceano, a Bargara a soli 13 km. da qui. Lungo la strada ci sono
campi di canna da zucchero, dicono perché non ci sarebbe abbastanza acqua per
coltivare grano. C'è un imponente zuccherificio, e poi una grande distilleria dove si fa il
rhum locale. Poi tante villette e casette di legno, tutte unifamigliari.
Bargara è simile a Bundaberg. Andiamo dove ho prenotato, al Resort "don Pancho" (mi
ricordava il fatto che a scuola molti mi chiamavano Pancio, e così è stato pure per
Michele). Il resort è vecchiotto, semplice, ma pulito. C'è miss Viki al front-desk, e c'è Peter,
l'autista. L'oceano pacifico qui è più simile al mare, ma è pulitissimo, di un blu-azzurro
magnifico, la spiaggia è deserta essendo bassa stagione, anzi non essendo per niente
stagione turistica. L'acqua inoltre non è per nulla fredda, e le impronte sulla sabbia
sembrano di ieri... Siamo a nord di Fraser Island.
Mi faccio una bella doccia, e poi prenoto addirittura una gita a un'isola per domani. Esco,
posteggio lungo il golf course, e poi cammino sulla passeggiata lungomare. Bargara mi
sembra carina, giro il paese e in "centro" vado a un semi self-service dove ordino "pasta
con carne", ma la pasta è sì con il condimento (cioè un quarto di pollo bollito), ma
comunque il piatto a sua volta prevede una aggiunta di carne come side-dish ... Chiedo un
box for taking away per la carne, che era un rib-fillet con chips. Qui tutto costa meno che a
Brisbane (che già era un po' più economica di Sidney).
Bargara è un paesotto sul mare, tranquillo, silenzioso, con accomodations molto molto
semplici ma pulite, come già mi dicevano, e tutto è ben ordinato.
E qui tutto ha un'aria un po' provincialotta; mi dicono "they are far away". Si percepisce
che qui si sentono per conto loro, tutto è come casa loro. Da poco si è un pochino
sviluppato del turismo. Le canzoni che mettono su e che si sentono sono un po'
vecchiotte... Altro che il Far West d'altri tempi andati, qui è così ancora adesso.
E' in poche parole un punto isolato lungo la costa, poi più a nord ce ne sono anche altri,
che anche loro a loro volta sono tutti "punti isolati lungo la costa".
Mentre tenevo i piedi nella bella acqua pulita e trasparente, mi giravano intorno dei
pescetti bianchi con tondini neri concentrici, come se avessero un tirasegno sulla schiena.
Passeggio, e intanto cadono delle noci di cocco, forse per le vibrazioni che produco
camminando... Mi mangio quel prime rib fillet avanzato a pranzo, e devo dire che è proprio
un gran pezzo di manzo, è carne favolosa, morbida e gustosa. Qui, come in Argentina, c’è
abbondanza di ottima carne di qualità. E non solo di bovini: c’è anche (purtroppo) il
wallaby-soup, stufato di carne di canguro in brodo, o lo stuffed mutton, coè montone
farcito. In particolare si dice che il bushman consumi all’anno tanta carne quanto il proprio
peso. Inoltre pensiamo che essendo l’Australia il primo produttore di lana del mondo
intero, ci sono moltissimi ovini, precisamente 94 milioni e mezzo, e moltissimi sono pure i
bovini, 26 milioni e mezzo, che non sono cifre da poco se le paragoniamo agli abitanti
umani … (si aggiungano suini, caprini, cavalli e asini, e il pollame, e avremo una misura
dell’importanza dell’allevamento nell’economia del Paese).
Passeggio al buio sulla spiaggia, e si vede benissimo la Milky Way (la Via Lattea) e la
costellazione della Southern Cross (la Croce del Sud), il resto mi è del tutto ignoto e mi
risulta anche un po' sconcertante. Sembra il cielo stellato inventato che si vede in certi film
di fantascienza... che strano...
Me ne vado a letto al "mio" donPancho.
domenica 16 giugno
Tutta la domenica passerà all'insegna della gita alla Great Barrier Reef.
Mi sono di nuovo alzato presto presto. Viene una tizia col pullmino a prendermi, e c'è
anche un altro, che assomiglia al tipo infido nei film hollywoodiani. Arriviamo a un grande
catamarano veloce, che è pieno di studenti americani USA, c'è anche una famiglia
olandese, e poi altri Aussies (australiani "veri", o dinkum aussie, mentre quelli neo immigrati
sono naussie). Lasciamo la Coral Coast, e il viaggio purtroppo dura ben tre ore
interminabili. Io temo un po' la nausea e sgranocchio tutto il tempo dei biscotti che ci
danno. Finalmente dopo aver attraversato un mare splendido, arriviamo a Lady Musgrave
Island, la nostra mèta (le fu dato il nome della moglie di un governatore del Qld). Siamo nel
Marine Park della grande (immensa) barriera corallina del Sud Pacifico. E' molto più
grande di quella che noi chiamavamo scherzosamente "corriera barallina" che corre lungo
la costa dello Yucatan o del Belize, veramente magnifica, oppure di quella al largo di Lamu
o quella di Watamu, in Kenya... pur ricchissime di pesci e coralli...
L'isoletta è una vera meraviglia, è un gioiello, che dal punto di vista ecologico è un
ambiente in un equilibrio delicatissimo. Il fondo della nostra imbarcazione è di plexiglass
trasparente e già ora si riescono a vedere bene le meraviglie dei fondali, dato che l'acqua
è cristallina e fa quasi da lente. Parcheggiamo abbastanza al largo, alla fine di un lungo
pontile galleggiante.
Le vicine tre isolette Fairfax sono riservate solo per studi di tipo scientifico, soltanto questa
qui è visitabile da turisti, con agenzie autorizzate. La ragazza che conduce la visita guidata
è esperta e simpatica, e ci dice tantissime cose interessanti. Per poter passeggiare
sull'isola ci danno loro delle scarpette di plastica.
Ci spiega come si è formata l'isola e ci fa notare che quella che sembra sabbia è fatta di
conchigliette frammentate o polverizzate che creano la spiaggia. Ci avvisa che non si può
rompere o danneggiare nulla, nè estirpare, nè asportare nulla. E ci illustra le particolarità
della vegetazione locale. Sull'isola però non si riesce tanto a addentrarsi tra la vegetazione
perché è troppo fitta e intricata, e inoltre più ci si allontana dalla costa e più fa caldo,
troppo caldo.
Al ritorno dalla passeggiata di ricognizione, ci danno una maschera, boccaglio e pinne, e
così faccio snorkeling, il mondo subacqueo è bellissimo e colorato, con coralli, e pesci e
spugne e alghe, e infiorescenze, ecc.... (mi sembra di essere uno di quei piccoli puffi
chiamati Snorky di un cartone anni ‘80 della Hanna&Barbera).
Poi ci danno il pranzo-buffet, buono. Dopodiché vado nella submersible boat che c'è qui, e
che ha una gran parte tutta in "vetro", e così possiamo ammirare tantissimi pesci tropicali
e coralli di vari tipi diversissimi tra loro. Ci danno tutte le spiegazioni illustrando ciò che
vediamo. Poi c'è chi aveva pagato per lo scuba diving, e stiamo a guardare quelli che
danno da mangiare aii pescetti, sinché accorrono molti pescioni grossi, e danno cibo
anche a loro. Vedo da vicino il pesce-angelo, e altri pesci, tra cui uno rossastro, altri blu, o
gialli a righe, violacei, di tante forme e varie grandezze. Il WWF australiano è ora
impegnato nella protezione del dugong, un pacifico bestiolone marino (un po’ tipo il
Manatee dei Carabi e della Florida) oramai rarissimo la cui popolazione è crollata di
numero del 97% dal 1960.
Dopo facciamo di nuovo il bagno e quindi c'è la merenda con del buon formaggio...
Aria tersa, pulita, piena d'ossigeno, e un bel sole caldo e gradevole, completano questa
giornata tutta marina al largo del Curtis channel.
Poi tre ore di viaggio di rientro, e mezz'ora di pullmino. Sono arrivato in albergo alle 6 pm.
e mi sento cotto per sole, aria, vento, mare, spruzzi, sale sulla pelle ...
Lunedì 17 giugno
Poco fuori Bargara ci sarebbe il "Mon Repos" Rookery (=agglomerato) che è un posto
riservato alle tartarugone marine per andare a depositare le uova in un luogo protetto,
dev'essere un gran spettacolo, ma adesso non è il mese giusto. Comunque decido di
prendere un'auto. Tutto qui è lento, poco organizzato, ma sono tutti gentili e disponibili. Mi
alzo alle 8 e faccio colazione in un bar del "centro". Hanno fatto come dei quadratoni di
legno un po' sollevati da terra (un po' alla araba...) dove va la gente a farci i pick-nick, per
cui si siede o si sdraia lì e appoggia tutta la propria roba, e mette magari un fornelletto, e
mangia. Dunque telefono a un rent-a-car e dopo un po' viene da Bundy una tizia della
Thrifty che mi porta al suo negozio, e prendo una Matiz. Così vado un po' in giro, vedo le
varie parti di Bundaberg, e poi avendo parlato con qualcuno, decido di andare a vedere
Seventeen seventy (o Town 1770), un paesetto sull'oceano a nord di qui.
Conviene andare a Gin Gin (a 51 km.), quindi girare a destra, a nord (verso Gladstone), a
prendere la Nr.1(con la Bruce HWY ). Quindi cento km. di highway, e poi una cinquantina di
strada secondaria. Cioè sono 150 km. nel bush, con fattorie sparse, mandrie (ci sono dei
veri cowboys per andare a radunarle, riprenderle, e poi chiuderle nei recinti), quindi
mucche, tori, cavalli, ... Sembra di non arrivare mai, perché la strada è un po' tortuosa e ci
vogliono due ore. Va anche bene, perché queste highways sono le best roads of Qld. Ogni
farm con la sua famiglia e i suoi lavoranti, è in pratica come un mondo a parte. Si dice:
“everybody is to mind his own business”, cioè che ognuno si occupa degli affari propri, nel
senso che ciascuno deve saper provvedere a sé stesso, ovvero deve saper fare di tutto,
tutto quel che è necessario per la sopravvivenza e per mandare avanti la casa e la
proprietà, e far funzionare e rendere l’azienda famigliare.
Siamo a più di 500 km di costa dalla capitale Brisbane.
Il capitano Cook lasciata la baia di Sidney, nella sua odissea ancorò qui la sua
"Endeavour", e scese a terra il 24 maggio del 1770, da cui il curioso e originale nome di
questa località, che è dunque uno dei primi due più antichi luoghi da cui iniziò la scoperta
ed esplorazione del paese da parte britannica che si appropriò di queste terre sino ad
allora olandesi (da quando nel 1606 Janszoon la scoprì). Il capitano James Cook dichiarò
che la mitica Terra Australis, che si immaginava unita all’odierna Antartide, non esisteva e
che la Nieu Holland, come allora era chiamato questo Paese (ufficialmente sino al 1849)
doveva per certo essere una grande isola, e dunque un vero e proprio continente a parte.
Finalmente ora sono qui in una insenatura di Agnes Waters, fermo l'auto vicino a un
promontorio, e si vede una immensa spiaggia tutta lungo un infinito golfo deserto tutto
verde. Ci sono dei lembi di sabbia emergenti in corrispondenza con l'estuario di un fiume
che consentono di pescare bene, come posso constatare. C'è un pochino di gente, ci sono
alcuni cottages, alcune semplici accomodations. Ma a livello di attrezzature turistiche è
davvero (come dicono qui) "sottosviluppato".
Giro un po' a piedi e poi mi fermo ad un bar-trattoria, ma qui hanno l'erogazione
dell'energia elettrica solo dalle 10 alle 14, e ora sono le due e mezza... perciò mi danno
solo un sandwich con dentro insalata (!...), e un dolcetto. Posto da far west stupendo,
anche qui al solito c'è il nitore dell'aria e c'è la vastità dei panorami. E' una località
assolutamente calma e tranquilla, dove di fatto non c'è assolutamente "niente".... ma è una
meraviglia guardarsi attorno.
Qualcuna delle pochissime persone sparse nell'immensità, che si vedono, o fa pick-nick, o
pesca, o fa campeggio libero (ovvero accampamento).
Il bar è letteralmente vuoto, non si sa che funzione svolgerebbe.
In certi posti qui sull’oceano, e specialmente qui nella fascia tropicale, sembra che gli
australiani apprezzino molto il “dolce far niente”, in realtà stanno sempre facendo
qualcosa, ma per relax. Si dice che gli australiani siano stati i primi pianificatori del “tempo
libero”. Essendo grandi lavoratori (i sindacati qui sono molto forti e temuti, e i salari alti) ci
tengono molto ad un buon uso del tempo libero, il che ha portato già decenni fa a rendere
lo sport veramente popolare, una attività per tutti, che accomuna uomini e donne. Si tratta
soprattutto di sport all’aria aperta, tipo il nuoto (che si è sviluppato dal lavoro volontario dei
Life Savers sulle spiagge oceaniche, soprattutto per badare ai surfisti pazzi), che praticano
veramente tutti: è da più di un paio di generazioni fa, che al weekend c’è il rito di andare
tutti in spiaggia. E altri sport open air sono: il tennis, il cricket, l’equitazione, il surf, la
vela… e la pesca, gli aquiloni, i deltaplani, eccetera eccetera. Basta andare o in spiaggia o
in campagna o sui monti o nelle foreste… e accamparsi e fare gite. Per cui è giusto e
doveroso lavorare duro, per avere casa, famiglia, auto, tv e lavatrice, ma poi basta. “She’ ll
do”, lo farà lei… per dire: è abbastanza così, ora se ne preoccuperà qualcun altro. Non
c’è bisogno di più, tanto basta. E quindi a quel punto ci si dedica ad altro.
Ma fra mezz'ora dovrò ritornare "a casa", per non avere buio sulla strada deserta. Peccato
che non abbia con me da fare foto (e qui non è possibile comperare nulla per un raggio di
parecchie decine di kilometri). Avrei voluto ritrarre il fatto che quasi tutto ciò che è
costruito, è di legno con balconate contornate da vegetazione abbondante. Anche qui ai
gabinetti maschili i pisciatoi sono collettivi, cioè uno di fianco all'altro senza pannelli divisori
per un minimo di privacy individuale. Ogni dove c'è la scritta: "water supply may not be
suitable for human consumption unless first boiled" (= la fornitura d'acqua potrebbe non
essere adatta al consumo umano se non viene prima bollita"). In tutta questa parte del
territorio non c'è campo per i cellulari, e quindi non posso chiamare a casa, ma nemmeno
eventualmente avvisare in albergo se capitasse di aver bisogno di comunicare qualcosa.
Nei sessanta kilometri per raggiungere la HWY, passati anche al ritorno in totale solitudine
e silenzio, ad una curva a sinistra mi distraggo e allargo un bel po' sulla destra,
esattamente nel medesimo istante in cui dall'altra parte sopraggiunge l'unica auto che
incontro e che non si vedeva arrivare a causa della curva della strada... rischiamo
moltissimo uno scontro che evitiamo per un pelo sbandando un po'... (in caso... come
avremmo potuto chiedere aiuto? non certo aspettando che passi qualcuno, opzione
altamente improbabile...)
Eccomi di ritorno a Bundy, giusto in tempo, sta proprio venendo buio. Tra un quarto d'ora
passeranno gli schoolbus che riportano gli scolari a casa. Il concetto è che non basta
offrire istruzione, oltre all'istruzione bisogna anche dare da mangiare e fornire il trasporto
gratuito. E' un concetto di civile educazione che qui forniscono le chiese battiste locali,
dando questo supporto in particolare alle comunità isolate o in condizioni di bisogno.
Se no per le case particolarmente "far away" c'è la scuola a distanza via radio, o air-school
(per quando manca l’erogazione elettrica, ci sono delle dinamo a pedali per far funzionare
le radio trasmittenti e riceventi), o per telefono, o tramite videocassette (ma oggi si sta
evolvendo o grazie a programmi tv interattivi, o tramite computer via internet, o con skype
in videolezioni dal vivo, in collegamento simultaneo con altri allievi isolati).
Per l’immenso outback , cioè per quelli che sono “tagliati fuori”, ci sono da molti decenni
servizi radio oppure tramite areoplanini biplano, come per i Flying Doctors. A tenere i
collegamenti c’è anche tutta una rete nei vari outposts isolati di radiotelegrafisti “pubblici”
che fanno da tramite o da diffusori per qualsiasi necessità, e ci sono i cosiddetti postini del
deserto. E’ molto sentito il senso di mateship, di solidarietà con questi coloni. D’atra parte
anche nei vasti campi di lavoro nelle fattorie, si esce sempre con un walkie-talkie in tasca
(che qui erano diffusi già negli aa. 50). Nei territori dell’interno ci sono anche dei
vagabondi erranti, e anche degli “uomini del bush” solitari per scelta, chiamati bagmen,
che non sono dei pionieri, caso mai se hanno necessità di soldi fanno le guide, o scouts o
escorts.
Arrivato dunque in città mi fermo su una panchina del lungomare a sinistra, per leggere e
guardare l'oceano e il tramonto, ma devo scappare via anche rapidamente perché ci sono
zanzaroni all'attacco. Ceno al Bistro Pizza Queenslander, con carne e avogado, che lascio a
metà nonostante avessi fame, e sia tutto veramente buono, da tanto è pazzesca la
quantità…
Martedì 18
Ultimo giorno in Queensland ahimé...!
Il tempo è a dir poco perfetto: sole forte, cielo sgombro e alto e azzurro, aria fresca, mare
piatto, fermo e blu, che altro? ah, sì, al solito visibilità nitidissima.
Oggi il "nostro" catamarone filerà via liscio e arriverà in meno tempo, ma oggi sì che ci
sarebbe voluta una bella spalmata di sunscream.
Dunque si chiama Marina la zona con porticciolo, e Esplanade il lungomare.
Di nuovo vado in giro a zonzo (= to stall around). Vedo un quartiere con case di tipo
coloniale, di legno, con balconate istoriate, chiesette, e tutte costruzioni basse di un solo
piano (o proprio al massimo con un piano rialzato), colorate di giallino, o verdino, o rosato.
Ho visto un piccolissimo zoogarden, il parco lungo il fiume, e un enorme parco con
giardino botanico. Incontro un altro tipo di tacchino selvatico, a piccoli quadratini bianchi e
neri, e un uccello grande nero con la testa rossa, e altri uccelli bianchi e neri. Tutti belli.
In centro ci sono tanti caffé e negozi, ma il mercato invece è scarso. C'è in giro poca
gente, mi sembrano un po' sempre quelli. Tutto -come già dicevo- qui scorre lento, molto
tranquillo. Per certi versi è un po' una cittadina provinciale tipo la famosa Smallville del
film.
Ci sono dei ragazzi (ma qui in realtà sono tutti ragazzoni, giovanottoni) con vecchie auto
usate, da pochi soldi, scassatone, tipo anni '60.
Ci si accorge che la popolazione è di origini molto dfferenziate e molto mista, e mescolata.
Si notano dei contadini che vengono giù in città per fare spese. Molti hanno scarpe
piuttosto grosse, o stivaletti, con calzettoni, e calzoncini corti. Diversi hanno delle gran
barbe. Anche certe ragazze di fattoria sono ragazzone in shorts con dei gran cosciotti
muscolosi, abituate a fare lavori manuali e di fatica.
Ci sono varie persone qui che sono o aborigeni o misti-aborigeni, e sono diversi da quelli
già incontrati sin'ora, alcuni mix brown, altri color crema-caffé, altri proprio neri, e infine
certi meticci asiatico-neri, o asiatico-aborigeni.
Dal 1890 a Bundaberg hanno perfezionato macchinari per il raccolto della canna da
zucchero. Dagli scorsi aa. '60 Bundaberg è il maggior produttore mondiale dei derivati da
canna da zucchero. Ieri tornando ho proprio notato l'immensità delle piantagioni di canna.
Se si dovesse appiccare un incendio, magari per autocombustione (come è già successo)
ne deriverebbe subito una tragedia apocalittica (oltretutto quasi tutte le costruzioni sono in
legno), inarrestabile...
Il padre di Sue (quella della Thrifty) mi accompagna a Bargara con il suo camioncino per
prendere la mia borsa, e quando scendo dimentico sul suo sedile il mio libro che sto
leggendo sul Menone di Platone. Quando me ne accorgo telefono a Sue in ufficio per
dirglielo, e lei mi risponde che ci penserà lei stessa domani a passare in aereoporto e
lasciarlo là per me...! Di nuovo vado al Bistro a mangiare, e prendo questa volta dei bei
spaghetti alla carbonara fatti come si deve, e poi mi faccio una lunga passeggiata
sull'esplanade.
Come sempre l'aria è proprio trasparente, come pure l'acqua, si vede benissimo tutto sul
fondo, anche da lontano, e quindi con sguardo in obliquo, "di sbieco"..., e poi come già
detto c'è quella luminosità particolare (il nitore) che fa proprio risaltare i colori, rendendoli
più vividi. Sulla spiaggia ho rivisto i pallini di sabbia espulsi dal ragnetto (o insomma
dall'insettino) che sta facendo il suo buco per terra, e che hanno una certa loro
disposizione... era da un po' che non li stavo ad osservare.
Stavo per richiudere il coperchio di un bin di rubbish (= bidone per la spazzatura) e mi son
chiesto: ma non è forse un po' assurdo che io mi stia a preoccupare se un bin è mal
chiuso in un lontano paesino chiamato Bargara della contea di Bundaberg sulla costa del
Queensland centro-orientale, in Australia...!!???, davanti a cui non sarei mai più ripassato
in vita mia ? allora di quante cose mai mi dovrei preoccupare? e quanto dovrei
preoccuparmi? ma nello stesso modo ciò vale anche per un cassonetto italiano qualsiasi?
è possibile questo? è sensato? (io in linea di massima direi di sì)...
Alla sera le strade appena fuori dal "centro" non sono illuminate, se non certe, ma proprio
al minimo indispensabile (o forse meno, con un lumino giallino fioco fioco). E questo
accade anche in città, a Bndbg. In questo modo però le stelle si vedono bene e sono
luminosissime, belle cicciotte come un faretto, e si vedono perfettamente le costellazioni,
come in alta montagna o in certi paesini al mare, e questo è molto bello!, tanto che in
breve diventa una abitudine e quindi una necessità quando si avverte che la cosa ci
manca.
Qui il bankomat è fatto in modo che non ti può trattenere la card (e mi sembra giusto). Il
Bargara Golf Club è già chiuso (sono le 8 e 10 pm.) con il suo ristorante... allora mangio
"da me" al "don Pancho": un ottimo dinner.
Mercoledì 19 giugno
Il taxi della Bundaberg Cab Co. ritarda, e io sono qui al buio: è prima dell'alba... e fa freddo,
ho ancora il pigiama sotto, e vari strati di magliette (non mi ero attrezzato per questa
eventualità facendo la valigia). Ah, ecco... siamo arrivati giusti giusti appena in tempo
(anzi, qui dice che è mezz'ora prima...). Vado in bagno, telefono, mi faccio la barba. Qui
anche gli impiegati distintissimi hanno i calzoncini corti e la camicia a maniche corte, e dei
calzerottoni...
La ragazza della Thrifty, cioè miss Sue, gentilissimamente mi ha portato qui il mio libro su
Platone che avevo dimenticato nel camioncino di suo padre... che carina! e qui
gentilmente l'hanno tenuto sino al mio arrivo e me l'hanno consegnato. La faccenda del
biglietto elettronico (e-tiket) che per me è una novità, funziona benissimo. Partiamo con
volo "Sun State" (un sussidiario regionale della Qantas). Stessissimo aereo tipo turboelica,
con piccoli box sopra, con elastico, segnali uno per tutti, la hostess che chiacchiera coi
piloti e porta loro da bere e un spuntino...
Dall'oblò si vede bene (voliamo piuttosto bassini) che ci sono tante farms di agricoltori,
distanziate tra loro, e grandi pascoli per le mandrie, e poi tanta tanta tanta foresta, e aree
disabitate molto vaste, magnifiche spiagge deserte, fiumi, territri vuoti, o casolari sparsi.
A Brisbane telefono, faccio il check-in con la Virgin, e poi vado in bagno a questo punto a
togliermi il pigiama e i vari strati di magliette e maglie, e la giacca....
RUUP4IT? CUL8R! GO4IT! GR8ESCAPE; RUON4FUN?CUM8! BCNU?
Ecco un po' di slang aussie in sigle da sms, o/e anche in scritte da cessi (gli aussies sono
maniaci delle sigle).
Finalmente arrivati a Cy-Ny! cioè a Sidney! Tra l'altro sulla Sunstate han dato un "cake" tipo
muffin che sembrava fatto in casa, quasi ci fosse una signora che rifornisce i voli di quel
suo dolcino; mentre sulla Virgin, non mi ricordavo, se vuoi qualcosa lo paghi come fossi al
bar.
Parto poi con il grande volo di ritorno Qantas, ciao a tutti e a tutto.
Dall'oblò si è visto l'immenso oceano pacifico al largo. La baia di Sidney è piena piena di
barche a vela e yachts vari. La contornano dei centri satellite. Si è vista bene dal finestrino
anche l'università, e la Opera House, dei vecchi colleges, i ponti, eccetera. Sidney è su
varie colline, e fuori ci sono parchi, foreste, grandi fiumi, ... è proprio tutta un'area
vastissima molto bella.
Gran finale extrasuper! siccome di fatto "inseguivamo" il tramonto, c'era luce sempre
mentre passavamo per ore attraverso il centro del continente (dall’est all’ovest dell’
Australia c’è la stessa distanza che da Londra al Cairo). Abbiamo volato proprio across the
Red Centre!... E così ho visto un'altra Era, l'era primordiale dell'alba del pianeta e della vita,
con quel rossore all'orizzonte. Ci sono delle onde di roccia lunghe kilometri e
kilometri...affascinante! e zone verdastre, zone con dei rilievi appena appena leggeri,
insomma è come guardare un plastico per delle lezioni di geologia e di storia naturale
dell'Australia. Ma sembra anche come certe immagini "trompe l'oeil" in cui non sai bene se
vedi un crepaccio, o un rilievo, o un canyon o una catena montuosa... E poi alla fine c'è
stato proprio l'effetto optical alla Escher, per cui una certa immagine svanisce e riesci a
metterne a fuoco con l'occhio un'altra, una non è la realtà e l'altra è la realtà, e fanno parte
dello stesso disegno, l'una la vedi in quanto c'è l'altra.
In questo immenso cuore centrale ci sono solo alcune stazioni scientifiche. Ho visto Marte!
sì ho visto Marte... con le righe, i canali secchi, quel territorio marziano in cui fanno le
esercitazioni per i film di fantascienza. Ho visto l'inizio, sì l'inizio di "2001 Odissea nello
spazio", ma con il sottofondo del rumore del motore dell'aereo, l'ho visto dall'oblò... erano
diciamo le scene di poco prima che si vedesse la pietra nera. Gli aborigeni sono gli unici al
mondo a possedere le conoscenze per riuscire a viverci. Una sapienza antichissima
straordinaria.
Ma... basta girare appena appena lo sguardo, che qui chiusi dentro vedi centinaia di
schermi piatti a cristalli liquidi o al plasma, che a colori trasmettono tutti cose diverse
ognuno per ciascuno spettatore ipnotizzato, dai film ai documentari, ai videogiochi, alla tv,
videoclips, concerti di musica classica, ... ognuno ha accesso a files differenti che pesca
dalla memoria centrale (quella un po' terribile di Tron). Ciascuno in effetti vede le immagini
che vuole... e si illude che è quello che vuole lui perché lo ha scelto tra le proposte della
memoria centrale che ti fa scegliere solo tra quello che ha scelto lei (ovvero chi la ha
programmata). Gente di tutto il mondo, di tutti i colori e le lingue, mentre vola a più di mille
kilometri all'ora sospesi a diecimila metri di altezza, mentre ordina il suo pranzo... e
nemmeno si accorgono che sotto c'è Uluru - Kata tjuta la Grande Roccia Rossa
primordiale, di 600 milioni di anni... L'aereo è un pezzettino, una scheggia, un frammento
di metropoli... che sta su per aria dentro alla carlinga.
Insomma era la prima volta che osservavo queste cose: sin'ora (2002) di solito c'era solo
uno e lo stesso filmetto di intrattenimento eguale per tutti, e basta.
Fra un po' atterreremo a Singapore, una città-Stato che occupa con i suoi grattacieli tutta
un'isola, e che supplisce alla mancanza di terreni agricoli, coltivando strisce di terra che
stanno in verticale girando dentro torri grattacielo. Ma ovviamente non può espandersi
oltre le coste dell'isoletta (e forse è veramente una delle metropoli fantascientifiche in
miniatura "sotto vetro" di Brainiac...!). Vedremo…, ma mi fermerò un solo giorno.
Per ora ciao Australia good-bye
Carlo Pancera
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Diario Australia 2002