Riva del Garda 6
uomini e donne
Pari o dispari?
SONO PASSATI QUASI 40 ANNI DA QUANDO LA PRIMA “VIGILESSA” ITALIANA
HA PRESO SERVIZIO. EPPURE ANCORA OGGI L’UGUAGLIANZA TRA I SESSI IN CAMPO
PROFESSIONALE RESTA UN’UTOPIA. A ROMA, PER ESEMPIO,
SU 17 DIRIGENTI DELLA POLIZIA MUNICIPALE SOLO QUATTRO SONO LE “QUOTE ROSA”
L
a prima “vigilessa” d’Italia? Si chiama Angela Gasparini e debutta nel traffico caotico delle strade di Roma l’8 gennaio del
1972. Fu un evento storico che animò un vivace dibattito sulla stampa nazionale, ad iniziare dal nostro giornale Automobile. Che in un articolo pubblicato sul numero del 23 aprile 1972,
non si soffermò sugli eventuali pregiudizi che
le donne in divisa avrebbero potuto generare
nell’immaginario collettivo, ma sollevò un curioso quesito: come devono essere battezzati
i vigili in gonnella? Vigile urbano donna? Vigilessa, vigile urbana? Alla fine si scelse una
specie di neologismo, che in materia di genere e numero è completamente fuori dalle regole della grammatica italiana: vigili urbane.
Così furono chiamate quelle che all’inizio formavano un piccolo drappello di “donne multa”. Stiamo riportando pillole di storia scaturite da un serissimo dibattito tenuto nell’ultima giornata del forum di Riva del Garda e
dedicato alle pari opportunità nella Polizia locale. Ampia la partecipazione di donne del
corpo, ma anche di signori uomini, di studiose e sociologhe che, a sorpresa, hanno sfatato
alcuni luoghi comuni. Quali? Le opportunità
devono essere uguali per tutti, ma senza “mascolinizzazione” della figura femminile. Questo in linea di principio.
Ma la realtà è un’altra, come dimostrano le testimonianze dei partecipanti al convegno. Cioè?
A sinistra, Angela Gasparini, “pioniera” delle
donne vigile italiane. A destra, la prima
a indossare i panni dell’agente motociclista.
La quota di donne in divisa in forze alle polizie locali è ormai molto vicina a quella degli
uomini. Ma in fatto di carriera le donne restano al palo, tanto quanto in altri settori del
mondo del lavoro. Difficile per loro salire di
grado: stando ai dati delle varie realtà locali
nei quadri della Polizia, la presenza femminile è ancora insignificante. Altro che pari opportunità. Ecco i dati salienti emersi dalla tavola rotonda.
È la legge 125 del 1991 a stabilire la necessità
di un maggior equilibrio nell’occupazione tra
uomini e donne per rimuovere gli ostacoli che,
di fatto, impediscono il riconoscimento di pa-
ri opportunità. Renata Petracca, comandante
del reparto volo della Polizia municipale di
Roma e responsabile del progetto di infomobilità Luce Verde avviato nella Capitale, ci tiene però a mettere i puntini sulle “i”: «Le pari
opportunità sono stabilite da un quadro ben
preciso, ma il fenomeno è talmente recente dal
punto di vista storico e culturale, che rende
ancora incerta oggi la sua effettiva realizzazione». Perché? Il comandante sciorina una serie
di cifre. Primo: all’ombra del Cupolone la Polizia municipale conta 3.773 uomini e 2.845
donne. Fin qui la parità è quasi sfiorata: la quota femminile infatti è del 43%. Le cose cambiano, però, se si vanno a esaminare le posizioni dirigenziali. Tra funzionari e vicecomandanti, le “vigili urbane” scendono a quota 33%.
E salendo un altro gradino, la presenza femminile crolla letteralmente e si attesta sul 23%:
su 17 dirigenti, infatti, solo quattro sono donne. Un problema non esclusivamente romano.
Secondo i dati della Fondazione ACI Filippo
Caracciolo, su 107 comandanti di corpi di Polizia municipale di città capoluoghi di Provincia, solo quattro sono le donne. Un’ulteriore
testimonianza arriva da Torino, dove pur avendo raggiunto una sostanziale parità tra uomini e donne, rimane un’enorme divario nei gradi più alti, dove la presenza femminile è all’incirca un quarto sul totale dei quadri. Lo ha
raccontato, in occasione dell’incontro di Riva
In occasione del “Natale di Roma” (o Romaia), ogni anno il 21 aprile si organizzano cortei, parate e spettacoli pirotecnici. Anche la Polizia
locale fa la sua parte. Un tempo le donne sfilavano separate dagli uomini (a sinistra). Oggi non esistono più divisioni di questo tipo.
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AUTOMOBILE
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Un elicottero della Polizia
municipale di Roma. All’interno
Renata Petracca, comandante del
reparto volo e responsabile
del progetto di infomobilità Luce
Verde della Capitale.
del Garda, Mauro Famigli, comandante della
Polizia municipale del capoluogo piemontese,
per ribadire che in fatto di opportunità «il problema esiste».
Stando così le cose, siamo alle prese con la solita discriminazione tra i sessi? «No – ha detto Renata Petracca –. Il divario è ampio, ma
non per mancanza di capacità. Il motivo piuttosto è il ruolo che la donna ricopre nella società in quanto tale: non al pari dell’uomo, che
sceglie di fare il suo lavoro a tempo pieno. La
donna può scegliere di fare il comandante a
casa propria, per cui è libera di dedicare al lavoro il tempo che decide». E allora? «Le differenze tra uomo e donna ci devono essere, ma
vanno interpretate come arricchimento reciproco e non come una discriminante che vede in posizione dominante un genere solo. Gli
uomini e le donne hanno caratteristiche diverse, che vanno amplificate e considerate complementari». Belle parole, alle quali anche le
scienze sociali si allineano. Barbara Riva, sociologa esperta in sicurezza stradale, urbana
e comunicazione, che ha partecipato e moderato il dibattito, non ha nascosto di «essere al-
Due ruote al femminile per il servizio di
pattugliamento davanti all’Altare della Pace.
lergica al tema delle pari opportunità». Per un
motivo ben preciso. «Come dice un noto sociologo, Erving Goffmann, quello che è importante è l’integrazione e non l’appiattimento
tra uomini e donne. Se non manteniamo la differenza di genere, rischiamo in realtà di perdere parti essenziali di noi stessi, sia le donne che gli uomini».
Esaltare le differenze, è questo il punto. Senza pretendere la luna, ammonisce la sociologa. «Una donna non deve essere ingenua e pensare di buttarsi in certi tipi di lavoro senza
conciliare i ruoli di moglie, madre e figlia. Dobbiamo esserne consapevoli, questo fa parte
della nostra natura, e se non ci vogliamo snaturare dobbiamo affrontare la complessità che
ci viene chiesta nell’affrontare la vita quotidiana». Un punto cruciale, questo delle scelte, sul quale è stato di nuovo il comandante
Petracca a volersi soffermare. Con un paio di
ragionamenti. Il primo: «Sulla questione della parità dei generi, che è un terreno molto scivoloso, dove non mancano i luoghi comuni,
credo che il vero discrimine che debba guidare le scelte di selezione del personale sia quello della professionalità, della competenza e
del merito. Insomma, basterebbe il solo merito come requisito di scelta, e già le pari opportunità si vedrebbero realizzate». Secondo
ragionamento: «Vado contro chi la pensa diversamente, soprattutto per quanto riguarda
le esponenti del mio stesso sesso: ritengo che
le quote rosa siano fortemente discriminatorie. Io sono contraria. Le persone che valgono, siano esse donne o uomini, devono essere premiate non per il genere di appartenenza ma semplicemente per la capacità».
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