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Buone Feste!
NOVEMBRE
DICEMBRE
2015
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EDITORIALE
La competitività dell’economia
svizzera, fra i primi posti a livello
mondiale, è dovuta, insieme ad
altri fattori, anche alla lunga tradizione del nostro partenariato
sociale. Grazie al rispetto della
pace sul lavoro, le imprese possono pianificare in modo attendibile
produzione e investimenti, migliorando così la qualità dei loro servizi
o prodotti. Un concetto quindi
molto legato a quello di stabilità
che in Svizzera conosciamo in vari
contesti. Questo in compenso permette alle imprese di offrire al proprio personale condizioni di lavoro
attraenti. Oggi il contratto collettivo del settore principale delle
costruzioni offre le migliori condizioni in assoluto nell’industria
e artigianato. A differenza dello
Stato, i partner sociali nel passato
sono riusciti a trovare soluzioni
specifiche e ideali per i rispettivi
settori, le quali sfociavano in contratti collettivi molto vicini «al fronte», ossia alle peculiarità dei singoli
mercati. La storia recente vede
invece nascere sindacati «multisettoriali», che formulano rivendicazioni generalizzate tendenzial-
mente più distanti dalle necessità
vere e proprie dei lavoratori e delle
imprese. Il sindacato si tramuta
così vieppiù da rappresentante del
lavoratore in forza politica. Un
cambiamento non solo formale,
ma decisamente sostanziale. Di
conseguenza sono le rivendicazioni di massima, gli obiettivi ideologici a farla da padrone; sembra il
marketing e la presenza mediatica
a essere prioritaria rispetto agli
interessi concreti dei loro membri,
ossia i lavoratori. Mi si dirà che
questo è il libero mercato, e non
sarò io quale convinto liberale a
oppormi. Potremmo anche accettare questo tipo di deriva, se però
sono le forze politiche invece dei
partner sociali a disciplinare il mercato, allora tanto vale che lo faccia
lo Stato con le sue istituzioni
democratiche! È bene ricordarci e
focalizzarci sull’unica ragione per
la quale gli imprenditori sono
disposti a firmare un contratto collettivo: la pace sul lavoro. È vero, l’abitudine ci ha portato a vivere in
Buone Feste e all’anno prossimo
L’anno che ci apprestiamo a terminare è
sicuramente uno di quelli dal sapore particolare. Il 2015 è stato infatti l’ultimo
anno completo di presidenza, a maggio
2016 lascerò il passo a forze nuove. È
chiaro che quando si sta per chiudere un
capitolo affiorano forti sentimenti, ma
per quello c’è ancora tempo perchè da
qui a maggio bisognerà ancora lavorare
sodo. La forza della nostra associazione
è sempre stata quella di sapersi preparare per tempo. Lo abbiamo vissuto con il
cambio alla direzione. Dopo molti anni di
onorato servizio l’Ing. Vittorino Anastasia è passato al beneficio della meritata
pensione. Sicuramente una perdita importante, dato il suo bagaglio
di esperienza e le sue qualità personali. A lui rivolgo ancora un sentito grazie. Ma non ci siamo fatti trovare impreparati, infatti ora alla
direzione della SSIC TI abbiamo l’Ing. Nicola Bagnovini, un collaboratore capace, motivato e che, nonostante la relativamente giovane
età, ha già maturato oltre 20 anni di esperienza all’interno della
nostra associazione, dimostrando grandi qualità e un’indiscussa
lealtà, dote che personalmente apprezzo molto. Sono certo che è
stata una buona scelta. Al neo Direttore rinnovo i miei migliori
auguri per questa importante sfida.
A nome personale, dei colleghi dell’Ufficio Presidenziale e del Consiglio sezionale, dei Direttori e di tutte le collaboratrici e collaboratori
del Segretariato di Bellinzona e del Centro di Formazione di Gordola, porgo a voi, lettori di metrocubo e ai vostri cari gli auguri di un
sereno Natale e di un felice Anno Nuovo, con l’auspicio che sia ricco
di salute, successi e soddisfazioni.
Ing. Cleto Muttoni
Presidente
SSIC Sezione Ticino
«It takes
two to
tango»
un ambiente di obbligatorietà
generale che disciplina il mercato,
il che porta anche altri vantaggi:
fondo di prepensionamento,
fondo per la formazione, organi di
controllo paritetici, ecc. Ma tutto
questo per l’imprenditoria diventa
secondario se viene a mancare l’affidabilità del partner contrattuale
che gli garantisce la pace sul lavoro. L’imprenditore non è un politico, per lui sono i risultati concreti
che contano: o i risultati ci sono o
si cambia abitudine… Nell’edilizia i
rapporti fra i partner sociali negli
ultimi anni hanno vissuto tempi
difficili; non c’è un solo colpevole
per questo. Adesso però è necessario concentrarsi sugli interessi dei
lavoratori e delle imprese e lasciare
da parte i giochetti politici. «It
takes two to tango!» o in buon italiano «per ballare bisogna essere in
due!»
Ing. Gian-Luca Lardi
Presidente Centrale
SSIC
1
EDITORIALE
3
LA POLTRONA
Intervista a Fabio Regazzi
Presidente AITI
5
PORTE APERTE
Ticinoskills e porte aperte al CFP
6
RINNOVO CNM
Non mischiamo le carte
DEPOSITI INERTI
Censimento rifiuti in chiaroscuro
7
RIFLETTORI SU...
Cantiere stazione FFS di Lugano
9
SICUREZZA
Dispositivi protezione individuale
ANNIVERSARI
Trent’anni e non sentirli
11
MICROFONO APERTO
Società non quotate:
qualche novità
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Corso sulla segnaletica
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Foto di copertina:
Grande successo alle porte
aperte del Centro di formazione
professionale di Gordola e agli
Swissskills 2015, dove i giovani
professionisti hanno mostrato le
loro capacità.
12
HGC
Azione natalizia
1
novembre-dicembre
2015
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Manutenzione
semplificata
• Manutenzione semplificata
Grande affidabilità del sistema
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LA POLTRONA
Ospite de «La Poltrona» il presidente dell’Associazione industrie
ticinesi e Consigliere nazionale
Fabio Regazzi. Con lui parliamo di
politica, trasporti ed economia.
Intervista a
Fabio
Regazzi
On. Fabio Regazzi innanzitutto
congratulazioni per la rielezione
in Consiglio Nazionale. Quali
saranno le sfide del prossimo
quadriennio?
La principale sfida è indubbiamente
il mantenimento di buone condizioni quadro che offre la piazza economica svizzera, sempre nelle primissime posizioni se non nella prima, di
numerosi studi economici, in un
contesto europeo instabile sia economicamente, sia socialmente, sia
sul piano della sicurezza interna.
Con un occhio alla salvaguardia
della competitività della nostra economia, la politica federale dovrà nei
prossimi anni affrontare tre temi
prioritari: sciogliere il nodo del
finanziamento delle infrastrutture
stradali (FOSTRA) per adeguarle alle
mutate esigenze della mobilità e
recuperare il ritardo accumulato;
occuparsi della riforma delle imprese III che imporrà un ripensamento
della pressione fiscale nei cantoni;
implementare la strategia energetica 2050, ancora pendente nella
Camera dei Cantoni.
Lei è noto per il suo impegno
contro la burocrazia, ci indichi
due interventi concreti che si
potrebbero mettere in atto.
Nell’ultima legislatura sono stato
classificato fra i primi dieci parlamentari che lottano contro la burocrazia, un risultano che mi lusinga.
Di esempi potrei citarne tanti. Tra
questi occorre certamente una drastica semplificazione delle procedure delle domande di costruzione,
composte da innumerevoli prescrizioni che rimandano a montagne di
formulari da compilare e copie di
incarti da trasmettere a destra e a
manca: una vera giungla! Nell’ambito delle prescrizioni per la sicurezza degli stabili, a volte rasentiamo il
delirio. A scanso di equivoci sono
d’accordo con il principio che occorra assicurare la sicurezza dei cittadini ma dissento dalle modalità,
soprattutto quando i costi superano
i benefici. Mi assale a volte il dubbio
che dietro tutta questa matassa di
prescrizioni si celi un lucrativo business.
Il 28 febbraio saremo chiamati
ad esprimerci sul San Gottardo.
Perché i ticinesi dovrebbero
votare sì alla realizzazione di un
tunnel di risanamento?
Fabio Regazzi: il percorso
Essenzialmente per ragioni di sicurezza. Costruito il secondo tunnel e
terminati i lavori di rinnovamento di
quello esistente, si circolerà nei due
tubi in una sola direzione. Ciò permetterà di evitare collisioni frontali
e laterali assicurando un significativo aumento della sicurezza. Non a
caso tutti i tunnel di nuova generazione (compreso il tunnel di base
ferroviario del Ceneri!) sono a due
canne, così come la variante di raccordo A2-A13 preferita dal Consiglio
federale. Vi è poi l’esigenza vitale di
impedire l’isolamento del nostro
Cantone per tre anni dal resto della
Svizzera, che causerabbe pesantissime conseguenze per la nostra economia con perdita di centinaia di
posti di lavoro.
Il raccordo A2 - A13 con il Locarnese sembrerebbe finalmente
aver trovato un progetto con la
variante in galleria. Quali sono
ora i prossimi passi che si
dovranno mettere in pratica a
livello nazionale?
Occorrerà sciogliere il nodo del
FOSTRA (che affronteremo nel
2016), di cui ho detto sopra, affinché
anche le infrastrutture stradali
(compresi i 400 km di strade cantonali che attendono di entrare nella
rete nazionale) possano beneficiare
di finanziamenti solidi. Il nuovo
fondo è un'estensione del fondo
infrastrutturale esistente ed è finalizzato al completamento della rete
delle strade nazionali e i programmi
d’agglomerato. Tra questi rientra
anche la variante A2-A13. Il problema che intravvedo è l’importanza
dell’investimento richiesto – 2
miliardi – che potrebbe far storcere
il naso a diversi colleghi. Occorrerà
quindi un efficace lavoro per fare
accettare questo progetto, anche se
i tempi si preannunciano lunghi.
Come valuta l’evoluzione dell’impatto del cambio Franco Euro sull’industria ticinese?
Ha avuto un impatto importante
anche se al momento non abbiamo
tutti i dati per poterlo confermare.
La decisione della BNS e il contesto
economico hanno frenato, ma non
interrotto, il faticoso e lento recupero dell’export ticinese, mentre a
livello nazionale sembrerebbe aver
già avuto l’effetto di ridurre gli
scambi. Anche sul piano delle
importazioni, la tendenza negativa
dipinta su scala cantonale è simile a
quella nazionale con un calo del 9%
in Ticino e dell’11% in Svizzera
(Ustat, settembre 2015). A mio giudizio a preoccupare maggiormente
sono però altri fattori: come ad
esempio la diminuzione dei margini
di guadagno per le imprese, il calo
di competitività della nostra economia cantonale rispetto ad altre
regioni svizzere e la perdita di fiducia della nostra popolazione, ma
anche di una parte della politica, nei
confronti del nostro settore economico industriale, che l’ha portata a
votare iniziative penalizzanti per le
nostre aziende come quella del
salario minimo o a lanciare proposte insensate come la tassa di collegamento. Come associazioni economiche dovremo fare qualche riflessione, e anche una sana autocritica,
per affrontare le difficili sfide che ci
attendono.
Sono nato a Locarno il 22
giugno 1962, originario di
Solduno. Primo di due sorelle
e un fratello. Ho frequentato
il liceo linguistico presso il
collegio Papio ad Ascona
dove ho conseguito la maturità federale. Mi sono laureato nel 1988 in diritto all’Università di Zurigo. Nel 1991 ho
conseguito il brevetto di
avvocato e nel 1992 quello di
pubblico notaio. Tra il 1992 e
il 1999 sono stato titolare di
uno studio di avvocatura. Nel
2000 ho ripreso la conduzione dell’azienda di famiglia.
Consigliere comunale di Gordola dal 1984 al 1996, dal
1995 al 2011 sono stato
membro del Gran Consiglio.
Siedo in Consiglio nazionale
dall’ottobre 2011 e sono
membro della Commissione
dei trasporti e delle telecomunicazioni, occupandomi
intensamente di mobilità.
Membro del Forum della
mobilità e del comitato
nazionale per il completamento della galleria autostradale dal 2015 sono presidente dell’Associazione delle
Industrie Ticinesi. Non da ultimo sono presidente della
Federazione dei cacciatori
ticinesi. Per me la politica è
una palestra della passione
temperata dalla storia e dal
rispetto per le idee. Anche lo
sport è una componente
importante della mia vita che
coltivo ancora oggi come calciatore dilettante nella squadra del Consiglio nazionale.
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novembre-dicembre
2015
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PORTE APERTE
TicinoSkills e
porte aperte
al CFP
Alcuni scatti della
manifestazione e in particolare
in basso a sinistra i tre premiati
ai campionati Ticinoskills per la
categoria muratori:
1° rango Matteo Guerini
Guerini SA, Losone
2° rango Massimo Gianola
Pervangher, Airolo
3° Rango Jordan Martignoli
Rigassi e Pinchetti SA, Lodrino
Lo scorso mese, dal 15 al 17 ottobre, si sono svolte al Centro formazione professionale SSIC di Gordola le Porte Aperte per le Scuole
Medie ed il pubblico. Anche quest’anno, la seconda edizione delle
Porte Aperte accompagnata dagli
TicinoSkills 2015 - i campionati
regionali delle professioni del settore edile - si è rilevata un grande
successo. L’evento organizzato dal
Centro SSIC di Gordola e le Associazioni professionali di categoria
del settore edile, in collaborazione
con la Divisione della formazione
professionale, è stato seguito da
più di 850 allievi provenienti da
diverse scuole del Canton Ticino e
da diversi giovani accompagnati
dai loro genitori, famiglie e popolazione. Dopo due giornate (giovedì 15 e venerdì 16) dedicate prevalentemente agli allievi e alle
classi delle Scuole Medie con
manifestazioni collaterali, quali dei
seminari/incontri di riflessione tra
gli addetti ai lavori, l’intera giornata del sabato è stata dedicata ai
giovani con le loro famiglie. Una
festa delle professioni riuscita. Da
Airolo a Chiasso prevenienti da
tutto il Cantone, molte le classi di
scuola media che hanno approfittato dell’occasione quasi unica di
poter toccare con mano le professioni del settore edile. È stato un
momento molto apprezzato per
meglio comprendere le professioni del settore edile e soprattutto
capire quale sia la qualità della formazione professionale e gli importanti sbocchi professionali esistenti
al termine di una solida formazione di base. La manifestazione si è
conclusa sabato 17 ottobre con la
frequentatissima premiazione dei
TicinoSkills (campionati cantonali
delle professioni del settore edile).
Momento di festa seguito da più di
250 persone, in cui i 47 giovani, che
sull’arco di 3 giornate di lavoro si
sono sfidati in 8 professioni, sono
stati omaggiati e ringraziati per
il grande impegno dimostrato.
Come in tutte le competizioni, una
classifica stabilita da esperti del
settore che hanno valutato le esercitazioni pratiche eseguite ha
permesso di attribuire per ogni
professione coinvolta il titolo di
campione ticinese 2015. Una manifestazione molto apprezzata dagli
addetti ai lavori e dai protagonisti
principali che sono i nostri giovani
che si apprestano ad entrare nel
mondo del lavoro. Un evento in
grado di valorizzare al meglio e
meritatamente un settore, quello
edile, troppo spesso e a torto poco
considerato ma sempre e ancora
in grado di garantire non solo
opportunità di lavoro importanti
ma anche carriere professionali
significative. È da questi ragazzi
impegnati con il loro entusiasmo,
che il mondo del lavoro si attende
di costruire il ricambio generazionale in grado di condurre in futuro
realtà aziendali per affrontare e
vincere al meglio le sfide del mercato del lavoro. Infatti, solo il buon
professionista-artigiano di oggi
sarà in grado di essere l’imprenditore di successo di domani.
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RINNOVO CNM
È in corso la trattava per il rinnovo
del Contratto nazionale mantello,
l’opinione di Nicola Bagnovini.
Nelle scorse settimane si è parlato
e scritto molto in merito alle azioni di protesta organizzate dai sindacati dell’edilizia. Discutendo con
alcune persone che non sono
addette ai lavori mi sono accorto
della grande confusione che ruota
attorno ad un aspetto di fondo.
Molti pensano infatti che ad essere in scadenza alla fine del 2015
sia, oltre al Contratto nazionale
mantello dell’edilizia principale in
Svizzera (CNM), anche il contratto
relativo al pensionamento anticipato (PEAN). Non è assolutamente
così in quanto il decreto di obbligatorietà generale del PEAN è già
stato prolungato dal Consiglio
federale fino alla fine del 2019.
Dunque il principio del pensiona-
mento anticipato non è per niente
in discussione. I sindacati hanno
pertanto volutamente tardato con
le trattative proprio per sovrapporre due questioni nettamente
distinte. Da un lato l’intero CNM,
che la SSIC TI è disposta da mesi a
prorogare senza cambiamenti in
modo da evitare il vuoto contrattuale e, dall’altro lato, la necessità
di rivedere l’impostazione dell’attuale soluzione di prepensionamento (prestazioni e finanziamento). Un’operazione, quest’ultima,
che nessuno affronta volentieri,
ma purtroppo indispensabile per
garantire la copertura finanziaria
futura dello stesso prepensionamento. Indispensabile sarà dunque trattare, come peraltro sta
scritto nel Contratto del PEAN sot-
Non
mischiamo
le carte
toscritto anche dai sindacati,
agendo a livello di rallentamento
dell’introduzione dell’età di prepensionamento, di riduzione delle
prestazioni e non come pretendono i sindacati solo aumentando le
aliquote dei datori di lavoro, che
già ora finanziano il PEAN in misura dell’80% (contro il 20% a carico
dei lavoratori). Oltretutto non
bisogna dimenticare che questi
oneri (il 4% dei salari) sono a carico solo delle ditte svizzere. Le ditte
estere non pagano infatti questa
percentuale, dunque una forma
anche questa di concorrenza
sleale.
Nicola Bagnovini
Direttore
SSIC Sezione Ticino
DEPOSITI INERTI
La recente pubblicazione del censimento rifiuti 2014 consente di
ritornare sul tema dello smaltimento degli inerti, per capire la
situazione di fine 2014 e le tendenze di sviluppo per i prossimi
anni.
Censimento
rifiuti in
chiaroscuro
Produzione
La produzione di rifiuti inerti nel
corso del 2014 è rimasta stabile
con circa 1.4 mio di m3 (di cui 1/3
proveniente dalla demolizione e
2/3 dagli scavi). Il 37% è stato
depositato all’interno di siti cantonali; la parte restante si suddivide
tra riciclaggio ed esportazione.
Riciclaggio
Nel corso del 2014 il riciclaggio di
materiali inerti ha segnato un
aumento del 16% rispetto all’anno
precedente. Un risultato sicuramente interessante, considerato
che la quota di materiali riutilizzati
si aggira intorno al 55% di tutti gli
inerti.
Capienza residua dei depositi
La capienza dei depositi attualmente disponibili costituisce il
vero problema, innanzitutto considerato il fatto che la creazione di
nuovi siti richiede procedure lunghe e complicate. Il grado di riempimento dei singoli depositi indica
«una situazione molto critica a
livello cantonale». Infatti nel corso del 2016 la maggior parte
dei depositi attualmente ancora
disponibili arriverano alla chiusura,
e al momento non vi sono alternative concretamenta significative.
Esportazione
Nel 2014 l’8% dei rifiuti edili minerali non inquinati è stato esportato
in Italia e si stima che nei prossimi
anni questa quota potrebbe superare il 15% (fino a 250'000 m3
all’anno). Ciò sarà possibile anche
grazie all’aumento delle imprese
autorizzate a svolgere questo
genere di servizio (nel 2015 quattro con una tendenza a crescere.)
Con l’esportazione restano in ogni
caso da risolvere le questioni legate alla sostenibilità economica
(costo del trasporto), ambientale
(distanza percorsa e traffico generato) e il deposito dei materiali di
demolizione, nonchè di quelli
inquinati, che non possono essere
esportati.
«Ritengo che la situazione sia problematica. Se il maggior tasso di
riciclaggio e il ricorso alle esportazioni possono essere positivi, sono
invece seriamente preoccupato per
il fatto che a breve in Ticino ci troveremo in una situazione di emergenza riguardante lo stoccaggio dei
materiali inerti. Va considerato che il
tasso di recupero non potrà essere
elevato ancora molto a causa delle
qualità geotecniche dei materiali di
scavo (che non si prestano al riciclo,
in particolare di sabbie e limi che si
ritrovano soprattutto nel Sottoceneri). Secondariamente affidarsi eccessivamente alle esportazioni in
Italia, oltre ai problemi legati ai costi
e al traffico, ci pone di fronte al
rischio di ritorsioni da parte della
controparte: con il clima attuale
un’ipotesi tutt’altro che remota. Per
questo abbiamo bisogno al più presto di aprire dei nuovi depositi distribuiti sul territorio cantonale.»
Il commento
Geol. Alain Hohl
Capo Ufficio tecnico SSIC TI
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RIFLETTORI SU...
Alcuni cantieri presentano delle
sfide che vanno oltre la semplice questione tecnica: è il caso
della stazione FFS di Lugano
dove bisogna lavorare a “cuore
aperto”, con un via vai quotidiano di migliaia di utenti. Puntiamo il riflettore e andiamo a scoprirlo.
Quello della stazione FFS di Lugano
si capisce subito che non è un cantiere come gli altri. Non tanto
numericamente parlando, sono
circa una quarantina gli addetti ai
lavori coinvolti, ma piuttosto dal
profilo di alcune particolarità che
presenta. Le sfide da affrontare non
sono infatti solo quelle tecniche, o
legate agli stretti tempi di realizzazione, ma invece concernono la
gestione del cantiere che deve assicurare l’operatività della stazione,
con tutti i suoi addentellati, intatta
durante la fase dei lavori. L’inizio
dei lavori è stato nel mese di marzo
del 2014, la fine è pianificata per
dicembre 2016. Il motivo è semplice: a giugno del prossimo anno si
inaugura il tunnel ferroviario più
lungo del mondo, e le ferrovie federali, comprensibilmente, vogliono
pronta la «Terrazza del Ticino»
come è stata definita, mantenendo
anche nelle opere la puntualità che
le contraddistingue nell’esercizio
del traffico ferroviario. Dal profilo
della progettazione la mole di lavoro decisamente elevata ha richiesto
la collaborazione di due studi di
ingegneria nel Consorzio 1886:
Dazio e Associati e Bernardoni SA.
Ma facciamo un passo indietro. La
sfida maggiore durante i lavori è
proprio quella di garantire, sia ai
viaggiatori, sia ai mezzi pubblici su
gomma e di servizio, l'accesso alla
stazione. Una sfida raccolta bene
dal consorzio «Stazione 2» composto dalle imprese Ennio Ferrari SA,
Geoedil SA, Edilstrada SA e Casanova SA, che ha studiato tutta una
serie di soluzioni ad hoc. In effetti
già il solo dover garantire costantemente il passaggio del trasporto
pubblico sul piazzale della stazione
ha obbligato le aziende coinvolte a
trovare una soluzione originale per
la posa della gru principale (sono
due quelle impiegate sul cantiere),
realizzata su un’impalcatura di
metallo che consente, sotto di sè,
l’incrocio di due autobus. Il cantiere
lavora su tre livelli. Al «piano terra»
vi è lo spazio dove sono ubicate le
fermate degli autobus: fondamentalmente si tratta dell’attuale piazzale che verrà sopraelevato di circa
60 cm. Al «piano -1» sono previsti
circa 1200 m2 di spazi dove passeranno tutti i viaggiatori da e per i
binari. Come nelle recenti ristruttu-
Cantiere
stazione FFS
di Lugano
Alcuni scatti del cantiere alla
stazione FFS di Lugano dove si
vedono le arcate a sostegno dell’edificio della stazione e la gru
montata su un’impalcatura di
metallo per permettere il transito.
razioni di altre stazioni, inoltre, una
fetta importante di questo spazio
sarà adibito anche a superficie
commerciale. Vi sarà infine un
accesso diretto alla Ferrovia Lugano-Ponte Tresa (FLP) che costituisce
l’altra sfida che si affronterà fra
breve e che richiederà lo scavo di
una nuova galleria, di circa 20 metri
e con una copertura molto sottile,
sotto via Maraini. A fianco dell’attuale passaggio, che dovrà essere
allargato per le nuove vetture della
funicolare, vi sarà infatti un tunnel
pedonale che consentirà ai viaggiatori di recarsi alla stazione FLP o
direttamente in città, usufruendo
della scalinata - che è in fase di realizzazione ad opera di un’altra
impresa - a fianco del percorso
della funicolare. Un’impresa complessa e delicata, quella dello scavo,
date le incertezze geotecniche e,
soprattutto, la conoscenza solo
parziale delle sottostrutture. Si
stima che saranno necessari circa
20 giorni per la realizzazione del
nuovo scavo avanzando sui due
fronti. Al «piano -2» è stato realizzato uno spazio più piccolo, circa 400
m2, dove saranno alloggiati i motori per il funzionamento della funicolare. Tornando al «piano -1» si
scopre un dettaglio tecnico di sicuro interesse. In effetti si ha la possibilità di vedere in quale modo sono
costruite le fondamenta dell’edificio della Stazione: una serie di arcate in mattoni sullo stile delle costruzioni romane. Per la parte ora in
costruzione si è ricorso invece alle
moderne tecniche di edificazione
realizzando le strutture in cemento
armato, il sostegno di micropali,
ancoraggi e targonate. Avere a
pochi metri di distanza questo contrasto tra vecchio e nuovo è curioso,
ma in definitiva dimostra come in
ogni epoca si sono trovate delle
soluzioni per edificare in maniera
solida e duratura, considerato che
la stazione è ormai datata 1875.
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Dispositivi di
protezione
individuale
SICUREZZA
I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono una componente
fondamentale per la salvaguardia
della salute dei lavoratori, che
interviene in ultima istanza quando non è possibile trovare soluzioni basate su procedimenti e
sostanze che non presentano
rischi, oppure misure tecnicoorganizzative generali. Dal casco
agli occhiali di protezione, dalle
calzature di sicurezza ai giubbotti
salvagente: tutti questi sono DPI
che aumentano la protezione sia
sul breve, sia sul lungo termine.
Non si tratta infatti solo di prevenire danni gravi nell’immediato,
come ad esempio una ferita alla
testa data da un oggetto che cade,
ma anche nel medio-lungo termine, se pensiamo ad esempio alla
protezione dell’udito. A questo
scopo, e cioè per diffondere ulteriormente e rafforzare una «cultura della sicurezza», la Commissione
federale di coordinamento per la
sicurezza sul lavoro ha dedicato
l’ultimo numero della pubblicazione «Comunicazioni» questo tema,
affrontandolo a 360 gradi: da quali
sono i DPI disponibili, alla questione dei costi, dai requisiti ergonomici che devono possedere, al
La cura degli aspetti legati alla
sicurezza va a vantaggio di tutti:
anche per questo è stata
realizzata l’app «safetycheck»
per verificare i rischi negli
ambienti degli uffici.
concetto più allargato di sicurezza
delle persone. In conclusione la
sicurezza è un aspetto basilare in
quanto un miglioramento delle
condizioni fondamentalmente costituisce un vantaggio per tutti:
lavoratori, imprese, assicurazioni
sociali. Una cultura, quella della
sicurezza, che deve essere estesa
anche a luoghi sicuramente più
sicuri ma non per questo esenti da
rischi, come ad esempio gli uffici.
Anche per facilitare il compito di
individuare quali interventi si rendono necessari sotto questo profilo è stata sviluppata un’app denominata «safetycheck» che in pochi
semplici passi consente di verificare quali possono essere i rischi sottostimati e come intervenire.
Davide Rotanzi
Responsabile sicurezza
SSIC Sezione Ticino
ANNIVERSARI
Erano le 7 di mattina di sabato 10
ottobre quando una quarantina di
operai della Odis B. De Leoni SA si
è trovato nei piazzali delle Autolinee Bleniesi ad Acquarossa e a Biasca: questa volta non per recarsi
sui cantieri bensì per prendere il
torpedone che da lì a poco li
avrebbe portati in Vallese. Quest’anno l’azienda bleniese, che
impiega ormai più di 50 operai,
taglia il traguardo dei 30 anni di
attività: è infatti durante l’anno
1985 che la Odis B. De Leoni nasce
come azienda individuale quando
il titolare Odis Barbara De Leoni
ritira l’impresa di costruzioni del
padre. Sin dall’inizio la ditta conosce un costante sviluppo in ambito
edile e del genio civile, sia a livello
tecnico che di effettivi, che la porta
poi ad ottenere nel 2010 il certificato di qualità ISO 9001 mentre
nel 2011 diventa una SA. Per poter
dunque festeggiare degnamente
questo importante anniversario
l’impresa ha offerto ai propri collaboratori un fine settimana all’insegna del divertimento e del relax,
fornendo inoltre l’occasione per
presentare ai dipendenti alcune
suggestive zone della Svizzera. Il
gruppo è perciò partito in direzio-
ne di Airolo, ha valicato il passo
della Novena e, dopo un pranzo a
base della sempre apprezzata
raclette a Sierre, è approdato a
Martigny all’annuale “Foire du
Valais” che con i suoi 220'000 visitatori per edizione si pone come la
maggiore fiera generalista della
Svizzera romanda. La manifestazione ha senz’altro soddisfatto
tutti, potendo offrire al proprio
interno non solo una moltitudine
di spazi enogastronomici e stand
di prodotti non alimentari, ma
anche diversi intrattenimenti e
concerti. La serata si è poi conclusa
Trent’anni
e non
sentirli
con una cena conviviale all’Hotel
delle vicine Terme di Saillon, luogo
in cui la comitiva ha potuto trascorrere la nottata. La domenica
ha offerto l’occasione per potersi
rigenerare nella piacevole infrastruttura termale del complesso
alberghiero prima di fare ritorno in
Ticino dove il gruppo ha cenato al
Caseificio del Gottardo. I collaboratori hanno quindi fatto rientro al
proprio domicilio felici di aver
preso parte ai festeggiamenti di
questo importante sodalizio che si
riconferma uno dei principali datori di lavoro della Valle di Blenio.
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MICROFONO APERTO
Si chiama «obbligo di annuncio
dell’azionista». È un’importante
novità legislativa entrata in vigore
quest’anno e che interessa le
società non quotate in borsa, sia
anonime sia a garanzia limitata. Di
cosa si tratta? Abbiamo chiesto a
Fabio Pedrazzini, responsabile
dell’Ufficio legale e compliance di
BancaStato di spiegarcene i dettagli e gli effetti.
Innazitutto perchè sono state
introdotte queste modifiche?
Il tutto è nato dal «Groupe d’action
financière», che nel 2012 ha rivisto
le proprie raccomandazioni sulla
lotta al riciclaggio di denaro e al
finanziamento del terrorismo. È in
base alle loro indicazioni che sono
state introdotte nell’ordinamento
giuridico svizzero le disposizioni di
trasparenza riguardo i detentori di
azioni al portatore.
Ci indichi le novità principali
cui saranno sottoposti gli azionisti della società?
Il nuovo articolo 697i del Codice
delle obbligazioni prevede che
chiunque (persona fisica o persona
giuridica) acquisti azioni al portatore di una società non quotata in
borsa debba annunciarsi entro un
mese alla società stessa e presentare un documento di identità. Qualora l’acquisto raggiunga o superi il
25% del pacchetto azionario, occorre annunciare la persona fisica che
ne è l’avente diritto economico. Per
chi invece fosse già azionista il legislatore ha concesso sei mesi di
tempo per annunciarsi: visto che la
disposizione è entrata in vigore il
primo luglio di quest’anno, si ha
tempo di effettuare la comunicazione entro il 31 dicembre 2015.
E se non si desse seguito a questo obbligo, quali sarebbero le
conseguenze cui andrebbero
incontro gli azionisti?
In quel caso i diritti sociali legati
alle azioni sono sospesi e parallelamente decadono i diritti patrimoniali fino al momento in cui viene
effettuato l’annuncio.
Come devono comportarsi le
società per rispettare le norme?
I consigli di amministrazione delle
società (non quotate, anonime o a
garanzia limitata, e i cui titoli non
sono stati emessi come titoli contabili, n.d.r) devono prevedere un elenco dei titolari di azioni al portatore e
«degli aventi diritto economici e
assicurarsi che un membro del CdA
o della direzione residente in Svizzera abbia accesso a tale elenco. Inoltre devono accertarsi che nessun
azionista che non abbia adempiuto
ai propri obblighi di comunicazione
possa esercitare i propri diritti sociali
e patrimoniali. Occorrerebbe anche
verificare se gli statuti in vigore
necessitano o meno di un adeguamento in base alle nuove disposizioni e, infine, predisporre un sistema
che assicuri la tenuta della documentazione in vista di futuri cambiamenti dell’azionariato. L’invito,
ad ogni modo, è quello di rivolgersi
al proprio avvocato o alla propria
fiduciaria di riferimento, per agire
conformemente alle nuove regole.
FORMAZIONE
L’associazione Quadri dell’edilizia
Svizzera vanta oltre 20 anni di
esperienza nell’insegnamento e il
corso proposto viene costantemente aggiornato ai nuovi sviluppi delle norme e dei metodi d’insegnamento. Durante la parte pratica il relatore illustra le 28 regole
relative alla sicurezza. In piccoli
gruppi di lavoro vengono poi
risolti gli esercizi che riguardano
cantieri reali, in modo che possano essere successivamente discussi fra tutti i partecipanti, dando
la possibilità di acquisire nuove
conoscenze. Un effetto della formazione da non sottovalutare. I
responsabili dei cantieri possono
essere più tranquilli e occuparsi di
altre priorità, come il programma
dei lavori, il rispetto del costi e la
qualità. Il corso è rivolto in particolare a muratori, capi squadra, capi
muratore, direttori dei lavori e assistenti tecnici.
Un valore aggiunto per tutti gli
attori. Ecco gli argomenti trattati durante il corso.
I motivi per i quali un’impresa o un
comune dovrebbe iscrivere i suoi
dipendenti sono molteplici. I
riscontri e le valutazioni dei corsi
segnalano la grande attenzione
rivolta ai seguenti temi:
1. Evitare incidenti e onerosi costi
conseguenti per avere un risparmio
sui premi della SUVA
2. Allineare le conoscenze alle normative vigenti (documentazione)
3. Essere pronti a ogni situazione:
ogni cantiere è diverso dall’altro. Le
eccezioni sono frequenti
4. Rispettare le direttive di gestione
della qualità interna dell’azienda
5. Applicare quanto appreso già a
partire dal giorno successivo
6. Chiarire i dubbi legati alle leggi e
alle responsabilità
7. Collaborare con la polizia / autorità (collaudo della segnaletica)
Società non
quotate: qualche novità
Fabio Pedrazzini,
responsabile dell’Ufficio legale e
compliance di BancaStato
Corso sulla
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Se per motivi logistici non potete
partecipare al corso di Gordola (6
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individuali, ad esempio presso singole imprese. Un’offerta formativa
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degli utenti della strada e dei
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al corso, il corso viene da voi!
Rut Verdegaal
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