PER COSTRUIRE
UN MONDO EQUO
James D. Wolfensohn
Presidente
Gruppo della Banca Mondiale
Discorso pronunciato all’Assemblea annuale
Praga, Repubblica Ceca
26 settembre 2000
For Position Only
Praga, Repubblica Ceca, 2000
E
’per me un piacere accogliervi a questa Assemblea annuale del
Fondo Monetario Internazionale (FMI) e del Gruppo della
Banca Mondiale. Vorrei esprimere un benvenuto speciale alla
delegazione di San Marino, nuovissimo paese membro della
Banca.
Vorrei ringraziare il Presidente dell’Assemblea, Trevor Manuel, per
il suo sostegno e il suo discorso incisivo. Egli ha dimostrato un
peculiare insieme di capacità di leadership sia nella lotta per la
libertà che nella messa a punto di una solida gestione dell’economia
una volta che la libertà è stata conquistata. Vorrei inoltre ringraziare
i Governatori e i Direttori Esecutivi per la loro partecipazione attiva
al lavoro della Banca.
Desidero inoltre esprimere la mia ammirazione per tutto ciò che
Michel Camdessus è riuscito a compiere nei suoi anni a capo
dell’FMI e ringraziarlo per la sua amicizia e stretta collaborazione.
Mi fa piacere la prospettiva di collaborare altrettanto strettamente
con Horst Köhler e ritengo che i primi contatti avuti siano di buon
auspicio. Guardo con interesse alla nostra visita congiunta in
Africa, accennata da Horst.
Vorrei inoltre sottolineare che sono in completo accordo con
Horst riguardo alla complementarietà dei ruoli della Banca e del
Fondo. I nostri obiettivi sono i medesimi: migliorare la qualità
della vita e ridurre la povertà tramite la crescita sostenibile ed
equa. Nel perseguire tale comune obiettivo, il mandato centrale
della Banca è la riduzione della povertà, con particolare
attenzione alla dimensione istituzionale, strutturale e sociale
dello sviluppo. Ciò funge da complemento all’attenzione rivolta
dal Fondo alle questioni di macroeconomia, in linea con il loro
obiettivo primario di promuovere e mantenere la stabilità
finanziaria internazionale.
Vorrei sottolineare altresì quanto tali ruoli siano interconnessi. Se
non riuscissimo a porre rimedio alle carenze strutturali e alle
tensioni sociali che mettono a repentaglio la stabilità
macroeconomica, i primi a soffrirne sarebbero i poveri. E, nel
perseguire maggiore responsabilità finanziaria, la protezione dei
meno abbienti deve essere il nostro obiettivo prioritario.
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Per costruire un mondo equo
Vorrei ringraziare anche la Repubblica Ceca nonché i cittadini e le
autorità di Praga per aver accolto questa Assemblea annuale e per
averla organizzata in maniera impeccabile nonostante le difficili
circostanze. Ringrazio il presidente Václav Havel, il quale
rappresenta in modo così speciale le speranze e i sogni di un’intera
generazione. Le sue parole oggi sono state fonte di ispirazione, e
ricorderemo sempre la sua esortazione al rinnovo dei valori.
La Repubblica Ceca ha patito il dolore e le difficoltà della
transizione. Ma in quel senso il paese è stato un pioniere ed ha
assunto il fermo impegno a creare le istituzioni, le strutture
economiche e di governo essenziali ad una crescita equa. La nostra
assemblea qui a Praga, cuore dell’Europa, simbolegga il grande
significato del movimento verso l’integrazione europea.
E’ la sesta volta che mi rivolgo a questa Assemblea in qualità di
presidente del Gruppo della Banca Mondiale, la prima del mio
secondo mandato. Ho imparato molto in questi ultimi cinque anni,
durante i quali Elaine ed io abbiamo visitato oltre 100 paesi.
Da una donna nelle favelas di Rio de Janeiro che partecipava ad un
programma comunitario idrico fognario autosostenuto, ho imparato
che sviluppo non è sinonimo di carità, ma di integrazione e di
capacitazione.
Da un coltivatore di gamberi del delta del Mekong, privato del suo
mezzo di sostentamento dal degrado delle mangrovie, ho imparato
che lavorare anche duramente può non servire a nulla se non ci si
occupa dei problemi ambientali.
Da un capo religioso musulmano della Costa d’Avorio che ho
incontrato in uno dei miei primi viaggi per la Banca, ho imparato
che dare soldi ai poveri da una parte e riprenderseli dall’altra in
forma di debito, fa poco per alleviare la povertà. Tale semplice
lezione è stata la base per il lancio dell’Iniziativa verso i paesi poveri
altamente indebitati (HIPC Initiative).
E soprattutto ho imparato che l’umanità ha un filo conduttore. I
poveri vogliono per i loro figli quello che noi qui riuniti vogliamo
per i nostri: istruzione, buona salute, sicurezza e delle opportunità.
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
Vogliono far sentire la loro voce. Non vogliono carità, ma la
possibilità di costruirsi una vita migliore. E vogliono il rispetto dei
loro diritti umani.
Siamo tutti qui per lavorare alla realizzazione di tali desideri comuni e
soprattutto per combattere con passione contro la povertà. Ma per
sconfiggere la povertà, la passione non basta. Dobbiamo agire ed agire
con efficacia. E dobbiamo prendere un impegno a lungo termine.
Ritengo che i profondi cambiamenti dell’ultimo decennio, per
quanto complessi e difficili, ci offrano la possibilità reale di
conseguire progressi enormi nella lotta contro la povertà. Tale
opportunità l’abbiamo ora, e ora dobbiamo coglierla.
Oggi comprendiamo meglio cosa sia la povertà. e come promuovere
uno sviluppo equo. Stiamo cambiando la nostra istituzione e il
modo in cui operiamo per portare avanti la nostra missione in modo
più efficace, trasparente e responsabile.
Ma conseguiremo dei progressi nella lotta contro la povertà solo se
lavoreremo insieme: paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati,
organismi internazionali, società civile in tutte le sue forme, e
settore privato. La nostra deve essere una partnership volta a
rafforzare la lotta contro la povertà. Deve essere una partnership
volta a costruire un nuova solidarietà internazionale in linea con la
globalizzazione economica.
Fuori da queste mura, dei giovani stanno manifestando contro la
globalizzazione. Ritengo che molti di loro pongono domande
legittime, e applaudo l’impegno della nuova generazione nella lotta
contro la povertà. Condivido la loro passione e i loro interrogativi.
Sì, abbiamo tutti molto da imparare. Ma ritengo che possiamo
progredire solo se instauriamo un dialogo costruttivo e di rispetto
reciproco. In tale contesto, sono profondamente grato al presidente
Havel per aver organizzato un’occasione di dialogo qui a Praga.
Il mondo all’alba del nuovo millennio
Eccoci all’inizio di un nuovo millennio, alla fine di un decennio
in cui il processo di globalizzazione si è accelerato notevolmente.
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Per costruire un mondo equo
E’ giunto il momento di fare il punto della situazione e di fissare
gli obiettivi per il futuro. E’ un momento di grandi opportunità,
ma anche di profonde sfide. Dobbiamo considerare la
globalizzazione un’opportunità, e la povertà una sfida. Ma cosa si
intende per globalizzazione?
La globalizzazione descrive un mondo sempre più interconnesso e
interdipendente.
Descrive la situazione in cui il commercio, gli investimenti, e le
finanze internazionali sono cresciuti molto più in fretta dei
redditi nazionali, cosicché le nostre economie sono sempre più
strettamente integrate.
Descrive anche le crisi finanziarie internazionali. Come abbiamo
visto in Asia orientale, l’instabilità di un paese può avere
ripercussioni in tutto il mondo.
Descrive delle tecnologie che hanno già trasformato le nostre
capacità di comunicare in modi ritenuti impensabili fino a
qualche anno fa.
Descrive delle malattie, e penso soprattutto all’HIV/AIDS, alla
malaria e alla tubercolosi. Descrive la criminalità, la violenza, le
minacce e il terrorismo, che non rispettano i confini nazionali.
Descrive le nuove possibilità offerte ai lavoratori di tutti i paesi di
sviluppare il loro potenziale e di sostenere le loro famiglie grazie
alle opportunità di lavoro create da una maggiore integrazione
economica.
Ma descrive anche i lavoratori dei paesi industrializzati che
temono di perdere il lavoro a favore dei paesi in cui il costo del
lavoro è più basso e dove i diritti del lavoro sono limitati.
Descrive i lavoratori dei paesi in via di sviluppo che temono
decisioni che si ripercuotono sulla loro vita e che vengono prese
in paesi lontani, negli uffici direttivi delle società internazionali.
In breve, la globalizzazione descrive rischi e opportunità.
Dobbiamo neutralizzare tali rischi a livello nazionale tramite la
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
gestione della transizione e il rafforzamento del sistema sociale,
strutturale e finanziario. E a livello globale, dobbiamo creare
un’architettura finanziaria internazionale più forte e impegnarci a
lottare contro le malattie e il degrado ambientale e ad usare i
mezzi di comunicazione per dare voce a chi non l’ha.
Non possiamo rovesciare il processo di globalizzazione. La sfida
consiste nel rendere la globalizzazione uno strumento di
opportunità e di integrazione, non di paura e di insicurezza.
L’ultimo decennio non ha solo visto l’accelerazione della
globalizzazione, ha anche visto un progresso reale nella qualità
delle politiche nei paesi in via di sviluppo. In tutto il mondo,
è aumentato il numero di bambini che frequenta la scuola
elementare e secondaria. In molti paesi, la gente vive più a
lungo, meno neonati muoiono alle soglie della prima infanzia,
e più madri sopravvivono per vedere i loro bambini. Per
quanto attiene alla politica economica, l’inflazione è scesa, i
mercati sono stati liberalizzati e gli investimenti sono
aumentati notevolmente.
Le prospettive economiche per gli anni a venire sono
incoraggianti, essendoci la concreta possibilità che nei paesi in
via di sviluppo il reddito pro capite cresca ad un tasso ben
superiore al tre per cento. Si tratterebbe della più alta crescita
sostenuta in decenni e anche più rapida che nei paesi
industrializzati. Un gran numero di persone nei paesi in via di
sviluppo sta raccogliendo i frutti dell’abbinamento tra migliori
politiche e globalizzazione.
Ma per troppi, tale quadro ottimista è ancora un miraggio.
In troppi paesi, la crescita demografica ha falciato il reddito pro
capite. In troppi paesi, l’HIV/AIDS ha ridotto la durata della vita
ed ha causato dolore e difficoltà incalcolabili. In troppi paesi le
armi, la guerra e i conflitti hanno falciato lo sviluppo. A livello
globale, non possiamo permetterci di scivolare
nell’autocompiacimento per le nostre prospettive, in particolare
di fronte all’instabilità del prezzo del petrolio e dei prodotti di
base, e di fronte alle grosse oscillazioni dei tassi di cambio.
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Per costruire un mondo equo
Viviamo in un mondo sfregiato dell’ineguaglianza. Ci deve essere
qualcosa che non va se il 20 per cento più ricco della popolazione
globale riceve oltre l’80 per cento del reddito globale. Ci deve
essere qualcosa che non va se il 10 per cento di una popolazione
riceve la metà del reddito nazionale, come oggi accade in troppi
paesi. Ci deve essere qualcosa che non va se il reddito medio per i
20 paesi più ricchi è pari a 37 volte quello medio per i 20 più
poveri, un divario che si è più che raddoppiato negli ultimi 40
anni. Ci deve essere qualcosa che non va se 1,2 miliardi di
persone vivono ancora con meno di un dollaro al giorno e 2,8
miliardi vivono con meno di due dollari al giorno.
Con tutte le forze che contribuiscono a rendere il mondo più
piccolo, è giunto il momento di cambiare il nostro modo di pensare.
E’ giunto il momento di rendersi conto che viviamo tutti insieme in
un unico mondo, non due: questa povertà è nella nostra comunità,
dovunque viviamo. E’ una nostra responsabilità. E’ giunto il
momento che i nostri leader politici riconoscano tale obbligo.
E la posta in gioco non potrebbe essere più alta. I conflitti che
hanno tormentato così profondamente lo sviluppo non sono
semplicemente incidenti della storia. La probabilità che si
verifichino è più alta nei paesi ad alto tasso di povertà e profonda
dipendenza dai prodotti di base. La criminalità violenta si
scatena con maggiore probabilità nei paesi con un grande divario
nel reddito. E ciò che si rileva oggi per una singola nazione varrà
sempre più per i conflitti e il terrorismo internazionale, in un
mondo senza frontiere.
La lotta contro la povertà è la lotta per la pace e la sicurezza
mondiali.
Cosa abbiamo imparato sul modo di combattere la povertà?
Nell’affrontare tali sfide dobbiamo agire insieme, traendo
insegnamento dall’esperienza. Cosa abbiamo imparato?
Abbiamo imparato che essere poveri non significa solo avere un
reddito indadeguato o basso sviluppo umano, significa anche non
avere voce in capitolo, non essere rappresentati. Significa essere
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
vulnerabili all’abuso e alla corruzione. Significa violenza contro le
donne e paura di essere vittima della criminalità. Significa
mancanza di autostima.
Come ci hanno insegnato le conversazioni con 60 mila poveri in
60 paesi, povertà significa mancanza delle fondamentali libertà di
azione, di scelta e di opportunità.
Abbiamo imparato che le riforme verso un’economia di mercato, se
unite allo sviluppo sociale ed istituzionale, possono generare crescita
economica per i poveri. Abbiamo imparato che la crescita
economica è la forza più efficace per la riduzione a lungo termine
della povertà. La crescita è fondamentale, ma non sufficiente.
Se vogliamo veramente combattere l’ineguaglianza, dobbiamo
anche aiutare i poveri a costituirsi un certo patrimonio, in
particolare dando loro accesso all’istruzione, alla salute e alla
proprietà terriera. Dobbiamo portare le infrastrutture e la
conoscenza nelle zone povere, sia rurali che urbane. Dobbiamo
affrontare le profonde ineguaglianze eliminando le
discriminazioni sessuali, etniche, sociali e razziali. Dobbiamo
proteggere i poveri da un cattivo raccolto e dai disastri naturali,
dal crimine e dal conflitto, dalle malattie e dalla disoccupazione.
Lo sviluppo deve essere totale. Deve comprendere l’istruzione e
la salute, ma deve anche puntare su buone strutture governative,
sulla lotta contro la corruzione, sulla riforma legale e giudiziaria e
sulla riforma del settore finanziario. Lo sviluppo deve
comprendere le infrastrutture e la protezione ambientale, assieme
a salde politiche economiche. Tutti questi elementi dipendono
l’uno dall’altro e si rinforzano a vicenda.
Abbiamo imparato, e questo è un elemento fondamentale, che lo
sviluppo non può essere imposto dall’alto. Non esiste una formula
universale per lo sviluppo. Deve scaturire dall’interno del paese
ed essere gestito localmente.
Ogni paese deve mettere a punto e adottare una strategia
d’insieme, affinché si possa conseguire quello sviluppo
indispensabile alla costituzione di un mondo pacifico ed equo.
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Per costruire un mondo equo
Mettiamo in pratica ciò che abbiamo imparato. Oltre un anno fa,
riconoscendo l’importanza di una strategia d’insieme, abbiamo
lanciato il Quadro di sviluppo integrato (Comprehensive
Development Framework). Olistica, a lungo termine e gestita dai
paesi stessi, la strategia CDF è ora attuata in una dozzina di paesi.
L’anno scorso, assieme al FMI, abbiamo iniziato a sostenere i
nostri paesi partner aiutandoli nell’elaborazione di strategie per la
riduzione della povertà, strategie gestite dal paese stesso e rivolte
alla povertà. Il nostro quadro di sviluppo integrato e le strategie
per la riduzione della povertà costituiscono un approccio che sta
guadagnandosi grande riconoscimento nell’ambito della comunità
dello sviluppo.
Riconosciamo che vi è un elemento chiave che permea tale
approccio, si tratta della partecipazione. La partecipazione offre
risultati a livello progettuale e programmatico. E può creare quel
consenso sociale fondamentale al cambiamento e alle riforme
della società. E’ parte integrante della libertà.
Dove meglio che qui, a Praga, città della "rivoluzione di velluto",
possiamo sottolineare l’importanza assoluta della partecipazione?
Dove meglio che qui possiamo ribadire ciò a cui i poveri di tutto
il mondo ci dicono di aspirare: la libertà, la partecipazione, e la
possibilità di farsi sentire per migliorare la loro vita?
La partecipazione riveste molte forme e dà veramente dei buoni
risultati.
In Bangladesh, stiamo dando il nostro appoggio ad organizzazioni
non governative per finanziare programmi di microcredito che
intereressqno oltre cinque milioni di poveri, di cui il 90 percento
è costituito da donne.
In Uganda, le sovvenzioni di controparte che abbiamo elargito a
gruppi comunitari hanno avuto l’effetto di migliorare notevolmente
la frequenza scolastica e il ricorso alle strutture sanitarie.
In India, il rafforzamento della democrazia ha fatto progredire il
fenomeno della partecipazione nelle città più piccole mentre la
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
rappresentazione femminile nei consigli locali è stata
enormemente rafforzata dall’attuazione di apposite riforme.
Usufruendo dell’appoggio e della leadership dei paesi beneficiari
dei finanziamenti, abbiamo collaborato con le comunità e le
amministrazioni locali, con il settore privato e con la società
civile allo scopo di sostenere quelle forme di sviluppo attuate
dalle comunità stesse.
In Indonesia, oltre due mila villaggi e gruppi comunitari stanno
elaborando le loro proposte per ottenere fondi locali.
In Benin, le donne si prodigano collettivamente nella protezione
delle foreste per renderle fonte di reddito anziché fonte di
combustibile.
Ed a livello nazionale, stiamo cercando di costruire forti
istituzioni affinché i poveri possano inserirsi nella vita economica
e sociale del loro paese e raccogliere i frutti di tale partecipazione.
Dobbiamo rendere le istituzioni statali più sensibili alle esigenze
dei poveri. Dobbiamo renderci conto che in troppi paesi
combattere contro la povertà significa anche lottare contro gli
interessi acquisiti di una élite economica che ha un’eccessiva ed
immeritata influenza sulle politiche, le leggi e le normative
interne del paese.
Se conseguiamo tale approccio globale, in collaborazione con i
governi, e se riusciamo ad ottenere la partecipazione, l’eguaglianza e
l’integrazione, allora avremo reso democratico lo sviluppo.
La rivoluzione delle informazioni e delle comunicazioni
Oggi disponiamo di un eccezionale strumento per coinvolgere
tutti su una scala impossibile ad immaginare fino ad alcuni anni
fa. La rivoluzione del sistema delle informazioni e delle
comunicazioni servirà a trasformare la nostra idea di sviluppo.
Questa rivoluzione offre l’occasione storica di ridisegnare
l’economia globale assicurando a tutti il medesimo accesso alla
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Per costruire un mondo equo
conoscenza e all’informazione; assicurando alle comunità locali la
capacitazione e l’integrazione; ed assicurando lo sviluppo
economico, la creazione di nuovi posti di lavoro ed un migliore
accesso ai servizi di base.
E così, nel corso degli ultimi cinque anni, ci siamo concentrati
sul modo migliore di usare il potere della tecnologia delle
informazioni e delle comunicazioni per accelerare lo sviluppo.
Stiamo collaborando con i vari governi per incoraggiare
l’aggiornamento delle politiche, dei regolamenti e delle capacità
tecniche, attraverso il nostro lavoro di analisi e di consulenza,
nonché per mezzo del nostro meccanismo di sovvenzioni infoDev.
Stiamo collegando globalmente fra di loro i responsabili dello
sviluppo del mondo intero per mezzo del nostro Global
Development Learning Network che offre opportunità di
formazione e crea ampi centri di studio.
Attraverso il nostro programma World Links for Development
stiamo collegando studenti ed insegnanti delle scuole secondarie
dei paesi in via di sviluppo con i loro omologhi nei paesi
industrialilizzati.
Stiamo anche utilizzando la tecnologia delle informazioni e
comunicazioni per creare "l’università senza pareti" e per
collegare i paesi dell’Africa subsahariana direttamente con i
docenti universitari e le risorse didattiche globali attraverso
l’Università virtuale africana (African Virtual University).
Con il Portale globale per lo sviluppo (Global Development
Gateway) e la Rete globale per lo sviluppo (Global Development
Network) contiamo di promuovere la creazione e lo scambio
della conoscenza. Diamo il nostro supporto alla reti di diffusione
della conoscenza (knowledge networking), alla ricerca globale ed
alla costituzione di cerchia di professionisti a partire dalle basi.
Infine, stiamo sviluppando molte applicazioni pratiche utilizzate
dalle comunità povere di tutto il mondo per portar loro la
conoscenza nella loro lingua, per costruire comunità, per generare
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
attività commerciali, per assisterle nel campo medico, e per
collegarle fra di loro e con il mondo intero.
La rivoluzione delle informazioni e delle comunicazioni ci offre
un’opportunità senza pari per far sì che diventino realtà la
demarginalizzazione e la partecipazione. I poveri di tutto il mondo
ci spingono ad agire. Facendo seguito al nostro studio la "Voce
dei poveri" ("Voices of the Poor"), molti gruppi ci hanno chiesto,
come assoluta priorità, ulteriore accesso alla tecnologia delle
informazioni e delle comunicazioni.
Abbiamo l’obbligo di lavorare affinché un giorno, tramite
l’Internet, l’insegnamento a distanza, i cellulari e le radio windup, l’anziano del villaggio o lo studente volonteroso abbiano
accesso agli stessi dati a cui avrà accesso il ministro delle finanze.
La tecnologia delle comunicazioni ci offre gli strumenti per una
vera partecipazione. Questo assicura le pari opportunità. Questa è
la vera eguaglianza.
Una Banca che mantiene ciò che promette
Nel corso della sua storia, la Banca mondiale si è adeguata ai
cambiamenti dei tempi, dalla ricostruzione del dopoguerra alle
sfide dello sviluppo globale. Tale trasformazione continua tuttora.
Permettetemi di elaborare su quello che abbiamo fatto negli
ultimi cinque anni con l’intento di ampliare l’enorme contributo
dei miei predecessori e le solide basi del passato.
Negli ultimi cinque anni abbiamo continuato a indirizzare i nostri
prestiti verso i settori sociali quali la sanità, l’istruzione e la
previdenza sociale che ora costituiscono circa un quarto del
nostro portafoglio.
Fino a cinque anni fa, i nostri prestiti per la lotta globale contro
l’HIV/AIDS erano di poca entità. Oggi vi abbiamo stanziato circa
un miliardo di dollari, di cui 500 milioni recentemente messi a
disposizione per programmi in Africa. Fino a cinque anni fa non
eravamo impegnati in nessuna opera di ricostruzione post-bellica.
Oggi invece siamo impegnati in oltre 35 paesi in questo senso.
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Per costruire un mondo equo
Fino a cinque anni fa non avevamo ancora formulato l’iniziativa a
favore dei paesi poveri altamente indebitati (HIPC Initiative).
Oggi abbiamo raggiunto accordi per alleviare il debito di 10 paesi
e stiamo facendo tutto il possibile per portare questo numero a 20
entro la fine dell’anno. Fino a cinque anni fa, non lavoravamo a
programmi anticorruzione. Negli ultimi cinque anni, ci siamo
impegnati in oltre 600 attività anticorruzione. Fino a cinque anni
fa, ci concentravamo solo sul concetto di "non arrecare danni"
all’ambiente. Oggi disponiamo di un portafoglio di 15 miliardi di
dollari per l’ambiente, che comprende programmi relativi ai
cambiamenti climatici e alla biodiversità.
Stiamo lavorando assieme a vari governi per migliorare le strutture
governative e il clima per gli investimenti. Stiamo lavorando per
instaurare quadri normativi razionali per far sì che il settore privato
possa contribuire più efficacemente alla realizzazione delle
infrastrutture. La Compagnia finanziaria internazionale
(International Finance Corporation, IFC) sta facendo leva sui suoi
progetti innovativi ed il suo crescente portafoglio per espandere le
frontiere delle opportunità di investimento. Lo stesso sta facendo
la MIGA (Multilateral Investment Guarantee Agency), dove la
copertura delle garanzie è salita dai 600 milioni di dollari di cinque
anni fa a più di 1,5 miliardi.
Abbiamo deciso di puntare sui risultati e siamo riusciti a
conseguirli. Eppure rimangono coloro che dicono che noi
promettiamo molto più di quanto non manteniamo.
Nel 1995, ho promesso che saremmo diventati una "Banca del
sapere" ed abbiamo conseguito grandi progressi in questo campo.
Nel 1996, ho promesso che avremmo lottato contro il "cancro
della corruzione" ed oggi figuriamo fra i leader in questa lotta.
Nel 1997, ho parlato della "sfida dell’integrazione" ed oggi ci
stiamo prodigando più che mai nel tentativo di demarginalizzare i
più poveri e deboli. Nel 1998, ho parlato della necessità di
raggiungere un equilibrio tra la crescita economica essenziale e lo
sviluppo sociale e strutturale, ed ho esortato l’adozione del
Quadro di sviluppo integrato (Comprehensive Development
Framework). Da allora abbiamo condotto vari programmi pilota
in questo senso e abbiamo introdotto nuove strategie per la
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
riduzione della povertà su più vasta scala. E nel 1999, ho parlato
dell’importanza di una buona struttura governativa e dello
sviluppo delle capacità e della formazione di partneriati.
Lavoriamo a tali questioni quotidianamente e senza sosta, e
stiamo ottenendo ottimi risultati.
Lavoriamo continuamente al miglioramento della qualità dei
nostri programmi. Negli ultimi cinque anni, la percentuale delle
operazioni di prestito reputate soddisfacenti o più che soddisfacenti
dall’ente indipendente di valutazione della Banca è notevolmente
aumentata. Cinque anni fa, il 34 per cento dei nostri progetti
veniva considerato a rischio. Oggi quella cifra è scesa al 15 per
cento. Siamo sempre più vicini ai nostri clienti: oggi la metà dei
nostri direttori responsabili per i singoli paesi e 2300 dipendenti
sono sul posto. E siamo più transparenti: divulghiamo oltre l’85 per
cento delle nostre strategie di assistenza ai paesi, un aumento
considerevole visto che fino a cinque anni fa non le pubblicavamo
affatto.
Siamo una Banca diversa di quella di una volta, ed attendiamo allo
sviluppo economico in maniera diversa. Siamo già arrivati alla
meta? No. Ma abbiamo compiuto oltre la metà dell’imponente
programma di riforme? Sì. E nei prossimi cinque anni ci
concentreremo ancora di più sull’attuazione.
Siamo pronti ed in grado di assumerci la responsabilità del
programma sociale e strutturale, collaborando con il FMI nel
sostenere i programmi dei vari paesi. Stiamo studiando con i
nostri colleghi alle Nazioni Unite e con le altre banche
multilaterali di sviluppo i problemi della selettività e della
ripartizione del lavoro fra di noi. Lavoriamo con i vari governi,
aiutandoli a portare avanti le loro politiche e le loro istituzioni,
invece di attuare semplicemente i nostri progetti.
Tutto questo esige un’ulteriore trasformazione della nostra strategia
operativa: meno microgestione e più collaborazione con i governi
per aiutarli a tracciare i loro grandi parametri.
Manterremo la condizionalità ma apportandovi gli snellimenti
necessari e privilegiando i principi fondamentali. Daremo il nostro
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Per costruire un mondo equo
appoggio alle strategie nazionali, di cui i paesi interessati avranno
pieno controllo, con prestiti programmatici che allineano l’appoggio
dei donatori con i cicli politici e di bilancio dei governi. A questo
scopo, stiamo introducendo il Credito in appoggio alla riduzione
della povertà (Poverty Reduction Support Credit).
Sia per i progetti, sia per i programmi, ci adatteremo alle esigenze
specifiche dei particolari paesi e cercheremo misure innovative
per sostenere i programmi regionali, con consigli, finanziamenti e
sovvenzioni.
Collaboreremo con i nostri partner nel campo dello sviluppo nel
coordinamento ed armonizzazione degli standard e delle
procedure relative all’approvvigionamento, all’ambiente e
all’informazione al fine di ridurre l’onere amministrativo che
grava sui nostri clienti. Siamo convinti che sia questa la strada da
seguire per incrementare lo sviluppo ed accelerare, rendere più
efficace e flessibile l’esecuzione.
Permettetemi di precisare che non solo continueremo a
prodigarci, ma che intensificheremo i nostri sforzi per debellare la
povertà nei paesi a medio reddito.
Non possiamo ignorare il fatto che, nei paesi a medio reddito, un
miliardo di persone vive con meno di due dollari al giorno.
Continueremo a fornire appoggio finanziario e cognitivo nel
campo dell’istruzione, della sanità e della previdenza sociale nelle
comunità povere.
Continueremo ad attingere alla sinergia creatasi fra i nostri servizi
di prestito e di consulenza, che è la chiave delle riforme.
Continueremo a collaborare con le autorità nazionali e regionali
per instaurare un clima più favorevole agli investimenti e alla
creazione di posti di lavoro che sono essenziali per alleviare la
povertà. Col tempo, il loro accesso ai mercati aumenterà. Non
possiamo semplicemente chiedere a questi paesi di contare su
mercati di capitali instabili per finanziare la loro lotta contro la
povertà. La nostra partnership deve essere a lungo termine, deve
essere mirata e di totale impegno, sia nei momenti buoni che in
quelli cattivi.
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
Si tratta di un programma molto impegnativo e il nostro bilancio
è estremamente limitato. Permettetemi, a questo proposito, di
esprimere la mia profonda gratitudine ai dipendenti e ai dirigenti
del Gruppo della Banca Mondiale per la dedizione ed il
professionismo dimostrato in questo periodo di transizione. A mio
parere, costituiscono l’équipe di sviluppo migliore del mondo per
il talento e la dedizione. A loro e alle loro famiglie porgo il mio
plauso. Sono molto orgoglioso di lavorare con loro.
L’avvenire: responsabilità e opportunità
Ho parlato di opportunità, di sicurezza, di demarginalizzazione.
Ho anche parlato di partecipazione, di trasparenza e dell’obbligo
di rendere conto. Ma che cosa dobbiamo dire del senso di
responsabilità?
Due anni fa abbiamo pubblicato uno studio sull’efficacia degli
aiuti. I risultati erano chiari. I paesi in cui vigono buone politiche
di governo usano con profitto l’assistenza che viene loro fornita;
nei paesi con cattive politiche di governo, tale assistenza viene
sprecata. E’ in aumento il numero di paesi che applicano quelle
politiche per una crescita sana. Ed è in aumento il numero dei
paesi che ottengono buoni risultati.
I paesi in via di sviluppo che mantengono i loro impegni sono in
aumento. Ed i paesi industrializzati? Alcuni di loro si assumono
ammirevolmente le loro responsabilità e siamo loro molto grati.
Ma molti non lo fanno. Mi sembra che, man mano che
procediamo, dobbiamo concentrarci su molti punti prioritari.
Primo, molti paesi industrializzati sono scesi molto al di sotto
degli obiettivi di assistenza allo sviluppo riconosciuti a livello
internazionale. Essi devono intensificare il loro impegno
all’assistenza.
Secondo, i paesi industrializzati devono fornire le risorse
necessarie per ottenere una riduzione del debito più ampia, veloce
e profonda. Se vogliamo che venga applicata più celermente
l’Iniziativa verso i paesi poveri più indebitati (HIPC Initiative),
dobbiamo poter rivolgerci ai paesi più ricchi per ottenere le
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Per costruire un mondo equo
risorse necessarie. Tale iniziativa non deve essere finanziata
riducendo le risorse fornite ai paesi a basso o a medio reddito, o
aumentandone i costi.
Terzo, i paesi industrializzati debbono smantellare le barriere
commerciali nei confronti dei paesi poveri. Secondo le nostre
stime, il costo annuo di tutte le barriere commerciali erette dai
paesi industrializzati rappresenta oltre il doppio del totale della
somma volta all’assistenza allo sviluppo.
Quarto, dobbiamo trovare gli strumenti innovativi a cui ricorrere,
che comprendano anche i sussidi, per far fronte a questioni
urgenti come l’HIV/AIDS, l’ambiente, l’istruzione di base e la
sanità. E’ essenziale che la Banca rafforzi la Development Grant
Facility.
Quinto, i donatori sia a livello multilaterale che bilaterale
devono collaborare allo scopo di semplificare le loro procedure e
di ridurre i costi delle loro transazioni.
Infine, dobbiamo renderci conto che esiste un numero crescente
di problematiche che richiede un intervento su scala mondiale.
Dobbiamo agire in sintonia.
Questo è il momento opportuno. Il bilancio dei paesi ricchi non è
mai stato così alto. Il ritmo del progresso tecnologico non ha
precedenti. Le prospettive di crescita sono state raramente così
favorevoli. In tutti i paesi l’azione del potere pubblico dev’essere
ispirata da un rinnovato impegno alla lotta contro la povertà.
Abbiamo di fronte la sfida demografica. Nei prossimi 25 anni, ai
sei miliardi dell’attuale popolazione mondiale se ne
aggiungeranno quasi due, di cui la quasi totalità nei paesi in via
di sviluppo. Fra 25 anni, la popolazione dell’Europa sarà quasi la
stessa di quella attuale, mentre quella dei paesi in via sviluppo
aumenterà da cinque a quasi sette miliardi.
In mancanza di un tale impegno allo sviluppo, non potremmo
arginare la marea delle privazioni, della miseria e della
disperazione. Non saremmo capaci di creare un mondo più equo,
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Praga, Repubblica Ceca, 2000
né assicurare la pace e la stabilità per i nostri figli. Noi tutti qui
presenti sappiamo che possiamo e dobbiamo fare di più.
Abbiamo di fronte un’opportunità storica
Se collaboriamo, se mettiamo in atto lo sviluppo in modo diverso
e se diamo la parola a chi non ha voce in capitolo, questo nuovo
mondo, la maggior comprensione, la maggiore esperienza della
comunità dello sviluppo e l’evoluzione delle istituzioni
internazionali, ci offrono la possibilità che il prossimo decennio
veda una considerevole vittoria della lotta contro la povertà.
Le opportunità e le prospettive dell’economia globale, l’era
dell’informazione e le tecnologie che permettono di salvare vite
umane e di potenziare la produttività sono a portata di mano.
Dobbiamo collaborare affinché i benefici della globalizzazione
non vadano a vantaggio di pochi, ma contribuiscano alla
prosperità dei più.
Non si tratta semplicemente di un nuovo programma economico.
Ma di un impegno, un impegno basato su comuni valori morali e
sociali. Un impegno basato anche su un nostro interesse preciso.
L’impegno che prendiamo nei confronti della prossima
generazione di lasciar loro in eredità un mondo migliore: un
mondo equo, un mondo di pace e di sicurezza.
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