Argomenti di Patologia Clinica
Introduzione ai gruppi
sanguigni
Immunoematologia
I GLOBULI ROSSI



Piccoli dischi biconcavi
Si privano di nucleo quando raggiungono
completa maturità
L'emoglobina (Hb):
– proteina complessa contenuta nel citoplasma
– funzione e sintesi legate alla presenza di un radicale
di Fe
– necessaria per il trasporto dell'ossigeno e dell'anidride
carbonica

Quantità media di globuli rossi:
– sesso femminile: 4.500.000/ml
– sesso maschile: 5.000.000/ml
I gruppi sanguigni
I gruppi sanguigni vengono distinti in
base alla presenza o meno, sul globulo
rosso, di determinate sostanze dette
antigeni, e di determinate agglutinine
plasmatiche
Le agglutinine
Le agglutinine sono anticorpi capaci di
distruggere in vitro e in vivo i globuli
rossi contenenti antigeni di gruppo
diverso tramite una reazione di
aggregazione detta agglutinazione
Gruppi AB0
I primi gruppi sanguigni identificati sono quelli del sistema
noto come sistema AB0 (A, B, Zero).
Nel 1900 Landsteiner dimostrò che i globuli rossi umani
contengono due antigeni che indicò con A e B.
Ciascun globulo rosso può contenere:
•
l'antigene A (gruppo A)
•
oppure quello B (gruppo B)
•
oppure entrambi (gruppo AB)
•
oppure nessuno (chiamato per questo gruppo Zero)
Gruppi AB0
Inoltre il plasma sanguigno degli individui di:
•
gruppo A contiene l'agglutinina beta (anti-B) capace di
distruggere i globuli rossi del sangue dei gruppi B e AB;
•
gruppo B contiene l'agglutinina alfa (anti-A) capace di
distruggere i globuli rossi dei gruppi A e AB;
•
gruppo 0 sono presenti entrambe le agglutinine;
•
gruppo AB nessuna.
Gruppi AB0
Ciò ha enorme importanza nella pratica
della trasfusione:
il ricevente non deve avere anticorpi
rivolti contro i globuli rossi del
donatore poichè se ciò si verificasse, la
vita stessa del ricevente, sarebbe in
pericolo.
Gruppi AB0
Il genere umano si differenzia in 4
gruppi in base alla presenza o
all'assenza di antigeni A e/o B nei
globuli rossi e degli anticorpi contenuti
nel siero.
Gruppo 0
Il sangue viene esaminato
con reagenti detti:
• “siero anti A”
• “siero anti B”
•Se non si verifica nessuna
reazione il sangue in
esame appartiene al
"gruppo Zero" (0)
Gruppo A
Se invece si ha reazione
solo col siero "anti A" il
sangue esaminato
appartiene al "gruppo A".
Gruppo B
Se la reazione si verifica
solo col siero "anti B" il
sangue esaminato
appartiene al "gruppo B".
Gruppo AB
In presenza di reazione sia
con il siero "anti A" che col
siero "anti B" il sangue
esaminato appartiene al
"gruppo AB".
Gruppo Rh
• Nel 1941 Karl Landsteiner e A.S. Wiener misero in
evidenza nei globuli rossi di una scimmia, Macacus
Rhesus, e successivamente in quelli umani, un nuovo
antigene
• Dopo avere inoculato in alcune cavie e conigli campioni di
sangue della scimmia Macacus rhesus osservarono che il
siero dei conigli e delle cavie cosi immunizzati era in grado
di agglutinare l’85% dei globuli rossi umani
• Landsteiner e Wiener chiamarono il fattore agglutinogeno
presente sulle emazie umane "Rh", dall'abbreviazione del
nome della scimmia.
Gruppo Rh
• Il gruppo Rh in realtà consta di tre distinte
frazioni
• Rh0
• Rh‘
• Rh“
• Il gruppo Rh è Capace di determinare la
comparsa di agglutinine specifiche nel sangue di
altri individui.
Gruppo Rh
• Come per gli antigeni del sistema AB0, la
presenza o l'assenza del fattore Rh è ereditaria ed
in base ad essa la popolazione viene suddivisa in
due gruppi:
• Rh+ in cui è presente
• Rh- in cui manca
Gruppo Rh

Tra gli altri sistemi trasmessi geneticamente
vi sono quindi:
– il fattore Rh
– i gruppi M e N; questi ultimi svolgono, talvolta,
un ruolo importante nelle controversie legali
relative all'accertamento della paternità.
Gruppo Rh


Gli antigeni che vengono genericamente
denominati in questo modo sono, in realtà, circa
trenta
Tra questi, il più importante risulta quello indicato
come antigene D
– in base alla sua presenza o assenza, permette di
distinguere il sangue rispettivamente in Rh-positivo e
Rh-negativo;
– è un antigene formato da una molecola di natura
proteica.
Incompatibilità Rh: MEN



Il fattore Rh ha importanti riflessi in medicina. Un
eventuale feto Rh+ avente madre Rh- e padre Rh+,
provoca nel sangue della madre la comparsa di anticorpi
capaci di agglutinare le emazie Rh+.
Si parla di incompatibilità materno-fetale che si verifica in
genere al secondo parto o nei successivi.
Questa incompatibilità provoca la malattia emolitica del
neonato (MEN) che nel passato aveva gravissime
conseguenze. Le attuali terapie, consentono di evitare ai
neonati ogni rischio.
Incompatibilità Rh:
trasfusioni


Infine, nel caso di eventuale trasfusione
sanguigna, la compatibilità del fattore Rh segue
un andamento analogo a quello del sistema AB0
poichè il ricevente non deve sviluppare anticorpi
contro il donatore.
Nei limiti del possibile, nella pratica clinica, al
ricevente viene trasfuso sangue di gruppo
identico al suo.
Qual'è il tuo gruppo
sanguigno?
GRUPPI SANGUIGNI del
SISTEMA AB0
del
della
Padre
Madre
0
0
0
0
0A
A0 - 00
0
AA
A0
0
0B
B0 - 00
0
BB
B0
del Figlio
AA - A0 A0
A0
00
AA
A0
AA - A0
AA
AA
AA
AB - A0 -
A0
B0
B0 - 00
AA
B0
AB - A0
A0
BB
AB - B0
AA
BB
AB
BB - B0 -
B0
B0
00
B0
BB
BB - B0
BB
BB
BB
0
AB
A0 - B0
AA - AB -
A0
AB
A0 - B0
AA
AB
AA - AB
AB - BB -
B0
AB
BB
AB
A0 - B0
AB - BB
AA - AB -
AB
AB
BB
Antigeni del sistema ABO


Alla nascita gli antigeni A, B ed il loro precursore H
non sono ancora completamente espressi anche se
la loro presenza può essere dimostrata su eritrociti
di embrioni di 5-6 settimane.
Con gli antisieri specifici, gli eritrociti di neonati,
reagiscono più debolmente di quelli dell’adulto. Gli
antigeni eritrocitari raggiungono il completo
sviluppo verso i 2-4 anni e successivamente si
mantengono costanti per tutta la vita.
Antigeni del sistema ABO
I due principali sottogruppi di A sono A1 e A2.
Sierologicamente, tale classificazione, viene definita
mediante l’impiego di due reagenti. I comuni antisieri anti A
non consentono di differenziare i due sottogruppi, mentre
ciò è possibile con i reagenti specifici. In quanto
agglutinano le emazie A1 ma non le A2.
Le emazie di circa l’80% dei soggetti che possiedono
l’antigene A vengono agglutinate dai sieri anti A1; questi
soggetti vengono classificati A1 o A1B.
Il rimanente 20%, le cui emazie sono agglutinate dai
reagenti anti-A ma non dagli anti A1 sono classificati come
A2 o A2B.
Antigeni del sistema ABO
Nella pratica trasfusionale non è necessario
determinare a quale sottogruppo di A appartenga il
donatore o il ricevente tranne il caso in cui i
soggetti A2 o A2B posseggano nel siero anticorpi
anti A1.
Gli anticorpi anti A1 si riscontrano in circa l’1-8% dei
soggetti A2 e nel 22-35% dei soggetti A2B.
Antigeni del sistema ABO:
varianti deboli
Esistono delle varianti A deboli. Tali
sottogruppi sono caratterizzati da un basso
numero di siti antigenici A e dal
corrispondente aumento di sostanza H.
I
geni responsabili di tali sottogruppi
costituiscono meno dell’1% del totale dei
geni A.
Antigeni del sistema ABO:
varianti deboli
La più comune variante dell’antigene A è l’A3.
La caratteristica sierologica di questa variante è
costituita dal fatto che queste emazie reagiscono
con il comune reagente anti A con modalità
definita a campi misti caratterizzata dalla
presenza di piccoli agglutinati immersi in un campo
microscopico di emazie non agglutinate.
Le emazie A3 vengono agglutinate dal siero A, B .
Con il siero antiH le emazie A3 reagiscono più
intensamente delle emazie A1.
In questi soggetti possono occasionalmente essere
presenti anticorpi anti A1.
Antigeni del sistema ABO:
varianti deboli
I sottogruppi B deboli sono ancora meno
frequenti. I criteri per la loro differenziazione
sono analoghi al gruppo A.
Fenotipo Bombay o “h”
Gli eritrociti di soggetti omozigoti per gene “h”sono privi degli
antigeni A, B, o H.
Nei test di determinazione del gruppo ABO gli eritrociti risultano
di gruppo O ed il genotipo viene denominato Oh.
Il fenotipo Oh viene generalmente chiamato “Bombay” in
quanto è stato osservato per la prima volta a Bombay e
sembra essere più frequente in India che altrove.
Nell’indagine per la determinazione dei gruppi ABO gli
eritrociti Oh appaiono di gruppo O in quanto nel test
indiretto il siero agglutina sia le emazie di gruppo A che di
gruppo B. L’agglutinazione delle emazie A e B è dovuta alla
presenza nel siero dei soggetti Oh di anticorpi anti H la cui
formazione è determinata dall’assenza di sostanza H negli
eritrociti di gruppo Oh. Tali ab agglutinano sia le emazie A
che B.
Fenotipo Bombay o “h”
Il sospetto che il soggetto non appartenga al gruppo O viene
dall’osservazione che il suo siero agglutina anche le emazie
di gruppo O.
Tuttavia la conferma che il soggetto in esame appartiene al
gruppo Oh si ha cimentando i suoi eritrociti con un reagente
capace di reagire specificatamente con la sostanza H.
Questo reagente è rappresentato da un estratto salino di
Ulex Europaeus. Le emazie in esame, mancando della
sostanza H , non reagiranno con questo specifico reagente.
La controprova si può avere nel caso in cui si disponga di
emazie di fenotipo “Bombay” dimostrando che queste
emazie non vengono agglutinate dal siero del soggetto.
Ab anti A e B
Gli anticorpi antiA e antiB, agglutinanti vengono
definiti ”naturali” poiché la loro produzione avviene
spontaneamente e non come conseguenza di uno
stimolo rappresentato da eritrociti estranei.
La stimolazione con antigeni A e B determina la produzione di
anticorpi di specificità uguale a quella degli anticorpi
naturali ma con differente comportamento biologico. Questi
anticorpi vengono definiti “immuni”. L’immunizzazione può
essere determinata da una gravidanza con feto ABO
incompatibile
In genere gli anticorpi “naturali” presenti nei soggetti di
gruppo A o B appartengono alla classe IgM mentre quelli
prodotti in seguito alla stimolazione sono più
frequentemente di classe IgG anche se tale distinzione
non è sempre così netta.
Natura degli antigeni A, B e H
L’attività antigenica A, B, H è determinata da
catene oligosaccaridiche presenti su due
tipi di molecole: le glicoproteine, nelle
quali le catene oligosaccaridiche sono legate
mediante una molecola di galattosamina; e i
glicosfingolipidi nei quali le catene
glicidiche sono legate, mediante una catena
di glucosio, ad un lipide.
Natura degli antigeni A, B e H
Le catene polisaccaridiche possono essere costituite
sia da catene semplici e relativamente corte che
da strutture ramificate complesse.
I glicosfingolipidi sono presenti in forma solubile nel
plasma ma non delle secrezioni organiche. Le
glicoproteine con attività ABH sono presenti, in
forma solubile nelle secrezioni mucose e sierose e,
associate alle membrane, sugli eritrociti e sulle
altre cellule dell’organismo.
Natura degli antigeni A, B e H
Il
legame saccaridico terminale della catena
oligosaccaridica può assumere due differenti
configurazioni, chiamate di tipo 1 e tipo 2 che
differiscono tra loro per il modo in cui il beta
galattosio terminale si unisce alla B-Nacetilglucosammina subterminale.
Le catene oligosaccaridiche in cui i due zuccheri sono
legati con legame 1-3 vengono definite catene di
tipo 1, mentre le catene il cui legame è 1-4
vengono dette di tipo 2.
Ag Lewis
Gli antigeni Lewis sono prodotti principalmente
nelle secrezioni corporee e successivamente
adsorbiti sulla superficie dei globuli rossi. Sono
strettamente correlati con gli antigeni ABH perché
condividono la stessa sostanza precursore. Il gene
Le è localizzato sul cromosoma 19 e codifica una
fucosiltransferasi che attacca un fucosio alla Nacetilglucosamina della catena oligosaccaridica di
tipo I.
Ag I, i
Gli antigeni I e i sono simili a quelli A, B, H e
Lewis, sono derivati da glicosfingolipidi complessi.
I determinanti Ii sono più vicini alla membrana che
gli zuccheri terminali degli antigeni A, B e H. Sono
presenti in catene lineari relativamente semplici, di
carboidrati, mentre gli antigeni I sono presenti su
catene oligosaccaridiche ramificate complesse.
Questi antigeni sono poco sviluppati alla nascita.
Metodiche per la
determinazione del gruppo ABO
La determinazione del gruppo ABO deve necessariamente
includere sia un test eseguito sugli eritrociti che
un’indagine sul siero dello stesso soggetto; ciascuna delle
due indagini rappresenta il controllo dell’altro.
I test vengono eseguiti a temperatura ambiente.
Le emazie devono essere cimentate con sieri anti-A e anti-B
ed osservate per rilevare la presenza o l’assenza di
agglutinazione.
I reagenti vengono solitamente preparati dal siero di soggetti
immunizzati con sostanze gruppo specifiche A o B in modo
da indurre la produzione di anticorpi ad alto titolo.
Metodiche per la
determinazione del gruppo ABO
I test per la determinazione del gruppo ABO condotti sugli
eritrociti vengono definiti “test diretti”, e possono essere
eseguiti su vetrino, in provetta o su micropiastre.
I test eseguiti sul siero, che viene cimentato con emazie testo
di gruppo A e B, vengono definiti “test indiretti” o
“inversi”.
Discrepanze
È possibile che si verifichino discrepanze tra i risultati
del test diretto e quello indiretto rendendo
impossibile la definizione del gruppo ABO.
È importante indagare le cause responsabili della
discrepanza.
Se il campione di sangue appartiene ad una unità di
sangue questa non dovrà essere trasfusa fintanto
che la discrepanza non è stata risolta.
Quando il campione di sangue proviene da un
candidato alla trasfusione può rendersi necessario
ricorrere alla trasfusione di eritrociti di gruppo O e
di appropriato tipo di Rh.
Discrepanze
• errori tecnici: condizionano i risultati più imprevedibili.
1. Non corretta identificazione dei campioni o dei materiali impiegati o
errori di registrazione o di interpretazione dei risultati.
2. Mancata aggiunta del siero in esame.
3. Contaminazione degli antisieri o delle emazie testo
4. Non corretto rapporto siero-cellule.
5. Eccessiva centrifugazione  risultati falsamente positivi
6. Centrifugazione insufficiente  risultati falsamente negativi
7. Mancata rilevazione dell’emolisi determinata dalla reazione Ag-Ab
8. Riscaldamento della miscela siero-cellule  falsi negativi.
9. Vetreria sporca  falsi positivi.
• caratteristiche particolari relative alle emazie o al siero in
esame
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Queste diapositive sono state realizzate per i Corsi di
Medicina di Laboratorio e di Patologia Clinica della
Facoltà di Medicina dell’Università di Torino
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