Associazione Laura Coviello
di volontariato per la lotta contro la leucemia
L’Associazione Laura Coviello è nata nel 1996,
indipendente e senza fini di lucro, con lo scopo di aiutare
i malati leucemici con informazioni mirate e specifiche e
sostenere il Centro Trapianti di Midollo Osseo
dell’Ospedale Maggiore di Milano mediante l’acquisto di
macchinari - arredi - e borse di studio per medici e
infermieri.
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Il presente fascicolo è stato realizzato grazie alla collaborazione di:
Giorgio Lambertenghi Deliliers
Davide Soligo
Marina Motta
Sergio Corridori
Su autorizzazione:
society of america
600 Third Avenue N.Y.
Indice
1
Il sangue e il midollo osseo
pag.
3
2
La leucemia
pag
5
3
La leucemia linfatica cronica (LLC)
pag.
6
Cause e fattori di rischio
pag.
6
Segni e sintomi
pag.
7
Diagnosi
pag.
8
Decorso clinico e trattamento
pag.
10
Chemioterapia
pag.
11
Altri trattamenti
pag.
11
Malattie simili alla leucemia linfatica cronica
pag.
14
Aspetti sociali e psicologici
pag.
16
Prospettive future
pag.
17
Glossario
pag.
20
4
1
Introduzione
Questo opuscolo è rivolto ai pazienti affetti da leucemia
linfatica cronica ed ai loro famigliari.
E’ un invito alla conoscenza ed a confidare nel proprio medico
e nel personale di supporto perchè insieme si possono ottenere
risultati incoraggianti sia per migliorare la qualità della vita
che per il raggiungimento della guarigione.
Le informazioni su questa malattia e sul suo trattamento sono
precedute da una breve sintesi sulle caratteristiche del sangue
e del midollo osseo, seguita al termine da un glossario
medico-scientifico per aiutare i lettori nella comprensione
dei termini tecnici.
2
Il sangue e il midollo osseo
Il sangue è composto da vari tipi di cellule sospese in un
liquido chiamato plasma. Quest’ultimo è in gran parte
costituito da acqua contenente diverse sostanze chimiche e
proteine, tra cui albumina, ormoni, minerali, vitamine ed
anticorpi, compresi quelli che l’organismo sviluppa dopo le
vaccinazioni.
Le cellule del sangue sono rappresentate dai globuli bianchi,
dai globuli rossi e dalle piastrine.
I globuli rossi rappresentano circa metà del volume totale del
sangue e contengono l’emoglobina, proteina che lega
l’ossigeno a livello dei polmoni per trasportarlo poi in tutti i
tessuti.
Le piastrine sono cellule molto piccole (o meglio frammenti
cellulari dalle dimensioni dieci volte minori dei globuli rossi)
che servono ad arrestare le emorragie o il sanguinamento da
una ferita.
Infatti a seguito di un taglio si determina la lesione di un vaso
sanguigno e da questo si ha la fuoriuscita del sangue. Le
piastrine aderiscono immediatamente alla superficie lesa, si
aggregano e bloccano il sanguinamento; successivamente si
forma un coagulo ed iniziano i processi di riparazione del vaso
che lentamente lo riportano alle condizioni di normalità.
Tra i globuli bianchi si distinguono i neutrofili, i monociti, i
linfociti, i basofili e gli eosinofili.
I neutrofili ed i monociti vengono definiti cellule fagocitiche
(“cellule che mangiano”) in quanto possono ingerire ed
uccidere batteri e miceti; queste cellule sono capaci di migrare
nei tessuti dove svolgono il loro compito ed aiutano
l’organismo nella difesa dalle infezioni. I basofili e gli eosinofili
intervengono in maniera specifica nelle reazioni allergiche. I
linfociti (presenti nel midollo, nei linfonodi e nella milza)
3
sono invece le cellule principali del sistema immunitario: i
linfociti vengono distinti in sottotipi diversi (T, B e “Natural
Killer”) a seconda di specifiche funzioni.
Il midollo osseo è un tessuto liquido contenuto nelle cavità
centrali delle ossa: alla nascita è presente in tutto lo scheletro,
mentre nell’adulto è localizzato prevalentemente all’interno
delle ossa piatte quali lo sterno, il bacino, il cranio e le coste.
Nel midollo avviene il processo di formazione del sangue,
denominato emopoiesi, ad opera di un piccolo gruppo di
cellule progenitrici chiamate staminali (vedi la figura 1) .
Emopoiesi
Cellule staminali multipotenti
Cellule
mieloidi
Cellule
linfoidi
Differenziano
e maturano in 6 tipi
di cellule
Differenziano
e maturano
in 3 tipi di cellule
Globuli Rossi Basofili
Piastrine
Eosinofili
Monociti
Neutrofili
Linfociti T
Linfociti B
Linfociti natural killer
Figura 1. Diagramma
sintetico dell’emopoiesi che porta alla
formazione delle cellule del sangue e del sistema immunitario.
Nel midollo le cellule staminali si riproducono e si
differenziano fino ad acquisire le caratteristiche dei globuli
bianchi, rossi e delle piastrine che circolano nel sangue. Nei
soggetti sani esiste un numero di cellule staminali ampiamente
sufficiente per tutta la vita ed una piccola quota si trova anche
nel sangue periferico.
Esistono attualmente delle tecniche che consentono la esatta
identificazione delle cellule staminali, la loro raccolta e
l’eventuale utilizzo per un trapianto. La circolazione delle
cellule staminali dal midollo al sangue e viceversa si verifica
anche nel feto; questa scoperta ha determinato la possibilità di
4
effettuare la loro separazione dopo il parto dal sangue della
placenta e del cordone ombelicale così che possano oggi essere
utilizzate per un trapianto.
RIASSUMENDO: le cellule del sangue vengono prodotte
dagli elementi staminali presenti nel midollo emopoietico
contenuto nelle ossa e quando sono mature lasciano il midollo
per entrare nel sangue.
I globuli rossi trasportano l’ossigeno ai tessuti e le piastrine
controllano le emorragie. I globuli bianchi (neutrofili,
monociti, linfociti, basofili ed eosinofili) sono essenziali per
l’integrità del sistema immunitario e per la difesa dalle
infezioni.
La Leucemia
Le prime osservazioni di pazienti con spiccato incremento del
numero dei globuli risalgono all’inizio del 19° secolo e
portarono a coniare il termine di “sangue bianco” (dal greco
“leukos-haima”).
Questa malattia origina dalla trasformazione di una cellula
midollare che “impazzita” prolifera in modo illimitato ed
autonomo in un’unica direzione.
Pertanto le leucemie vengono suddivise in quattro categorie:
leucemie mieloidi, linfatiche, acute e croniche, in base
rispettivamente al tipo cellulare prevalente ed alle
caratteristiche cliniche.
Le leucemie acute sono forme rapidamente progressive
costituite da cellule immature (non ancora completamente
differenziate) che non sono in grado di adempiere alle proprie
funzioni.
Le leucemie croniche hanno un decorso clinico meno
aggressivo, sono costituite da cellule più mature, parzialmente
funzionanti e che in genere raggiungono valori molto elevati
(da 100 a 500 mila).
Nell’ambito delle leucemie acute e croniche si distinguono
forme diverse che hanno decorsi clinici particolari e che
richiedono quindi trattamenti differenziati.
5
La leucemia linfatica cronica
La leucemia linfatica cronica (LLC) è un disordine clonale
dell’emopoiesi conseguente ad un danno acquisito a carico
del DNA della cellula staminale del midollo osseo.
L’eziologia di tale disordine è a tutt’oggi sconosciuta.
L’alterazione a carico del DNA conferisce alle cellule
neoplastiche di LLC un vantaggio sia in termini proliferativi
che di sopravvivenza nei confronti delle cellule sane. Il
risultato di tutto ciò è un accumulo di linfociti patologici nel
midollo osseo, nel sangue periferico e negli organi linfatici
secondari.
Al contrario di quanto si verifica nel caso delle leucemie
acute, nelle LLC non è presente una marcata soppressione
dell’emopoiesi normale da parte delle cellule patologiche
accumulatesi nel midollo osseo; è proprio per questo motivo
che la LLC presenta un decorso clinico iniziale meno
aggressivo e nella maggior parte dei casi pressochè indolente.
Cause e fattori di rischio
Non esistono fattori di rischio noti per la LLC; non è stata
infatti evidenziata nessuna sicura associazione con
l’esposizione a radiazioni ionizzanti o a tossici quali il benzene.
Nonostante non sia presente una trasmissione di tipo
ereditario, in alcune famiglie è stata evidenziata una maggior
incidenza di LLC, tanto da poter parlare in questi casi di
famigliarità. In generale i parenti di primo grado di un soggetto
affetto da LLC presentano un rischio di ammalarsi che è circa
tre volte superiore a quello della popolazione normale.
La LLC è una malattia tipica del soggetto anziano, si manifesta
raramente prima dei 45 anni di età e presenta un picco di
incidenza intorno ai 60-65 anni di età. Al momento della
diagnosi, il 95% dei pazienti ha più di 50 anni e l’incidenza
(cioè il numero di nuovi casi) della malattia aumenta
significativamente con l’avanzare dell’età (figura 2).
6
Incidenza (numero di nuovi casi per 100.000 abitanti ); età (anni)
leucemia linfatica cronica
Incidenza per gruppi di età nel periodo 1988-1992
Figura 2: l’asse orizzontale mostra l’età all’epoca della diagnosi. L’età
è raggruppata in periodi di 5 anni. L’asse verticale rappresenta il
numero di nuovi casi per 100.000 abitanti per ogni gruppo di età. Il
rischio di leucemia linfatica cronica diventa misurabile a partire dai
40 anni ed aumenta significativamente nelle decadi successive. (I dati
sono stati ripresi dal programma di sorveglianza epidemiologica del
National Cancer Institute, USA).
Segni e sintomi
Generalmente i sintomi della leucemia linfatica cronica
insorgono in modo graduale. I pazienti lamentano una
maggiore faticabilità e talora dispnea per minimi sforzi. Si può
inoltre manifestare calo ponderale e tendenza a sviluppare
infezioni, talora ricorrenti, a carico della cute, delle vie
respiratorie, delle vie urinarie o di altri organi o apparati.
Nelle fasi iniziali, l’impatto della leucemia linfatica cronica
sulle condizioni di salute dell’individuo può essere minimo. La
malattia generalmente viene diagnosticata casualmente in
seguito al riscontro di un’inversione della formula leucocitaria
(percentuale di linfociti > di quella dei granulociti neutrofili)
7
ad un esame emocromocitometrico di “routine”. La presenza di
una linfocitosi assoluta (aumentato numero di linfociti),
rappresenta il primo indizio per il sospetto di leucemia
linfatica cronica. I linfociti in soprannumero possono inoltre
accumularsi nel sistema linfatico e determinare un
ingrossamento dei linfonodi (linfoadenomegalia).
Diagnosi
La diagnosi di LLC si basa sul riscontro di linfocitosi all’esame
emocromocitometrico e sulla caratterizzazione di tali linfociti
(analisi immunofenotipica). Il tutto è confermato dall’esame
del midollo osseo. Nella maggior parte dei casi, il mieloaspirato
evidenzia un netto aumento della percentuale di linfociti
midollari, spesso accompagnato da una riduzione delle cellule
emopoietiche normali.
Possono essere inoltre presenti anemia (riduzione del numero
di globuli rossi) e piastrinopenia (riduzione del numero delle
piastrine), ma solitamente nelle fasi iniziali della malattia tali
valori appaiono di poco inferiori alla norma.
Le caratteristiche di distribuzione dei linfociti (tipo di
infiltrato) evidenziabili con la biopsia osteomidollare possono
costituire un fattore prognostico di rilievo. Un altro fattore
prognostico molto importante è rappresentato dalla presenza di
caratteristiche anomalie cromosomiche, evidenziabili
mediante lo studio del cariotipo.
Informazioni circa la prognosi possono infine essere fornite
dall’analisi immunofenotipica dei linfociti del sangue
periferico, che consente di distinguere con precisione l’origine
(B o T linfocitaria) del clone patologico. La leucemia linfatica
cronica a cellule T è molto rara e colpisce più frequentemente
la pelle, il sistema nervoso e i linfonodi ed è più rapidamente
progressiva della forma a cellule B.
La determinazione dell’immunofenotipo consente inoltre di
conoscere se i linfociti accumulatisi sono di tipo monoclonale
8
Cellula Staminale
Altre Cellule del Sangue
Linfociti Comuni
Linfociti
Differenziati
Precoci
Linfociti
Differenziati
Maturi
Linfociti B
Linfociti T
Linfociti Natural Killer
Figura 3: A seconda della posizione nello sviluppo del linfocita in cui
avviene la trasformazione in cellula leucemica, la leucemia linfatica
cronica può essere a cellule B (la forma più frequente) o, più raramente,
a cellule T o a cellule NK. Queste distinzioni spiegano le trasformazioni
in cellula leucemica che si verificano a seguito della maturazione della
cellula linfoide in uno dei tre tipi di linfocita maturo. La mutazione del
DNA sarebbe pertanto occorsa all’epoca della formazione del primo
linfocita specializzato, o immediatamente dopo.
o policlonale. Quest’ultima è una distinzione di estrema
importanza in quanto consente di effettuare la diagnosi
differenziale tra la presenza di una leucemia o di una forma di
linfocitosi "relativa" dovuta ad altre cause, quali ad esempio le
infezioni virali.
Un altro esame che può fornire utili informazioni è il dosaggio
dei livelli ematici di gammaglobuline (immunoglobuline). Le
immunoglobuline sono proteine, definite anche anticorpi,
prodotte dai linfociti B del soggetto sano in risposta alle
infezioni. La loro concentrazione ematica nel paziente
leucemico è spesso inferiore ai valori normali. Questo è legato
al fatto che i linfociti B patologici non sono in grado di
produrle in modo adeguato e che la presenza stessa della
leucemia impedisce ai linfociti residui di svolgere
correttamente il loro compito. Questa ridotta produzione di
anticorpi rende il paziente affetto da LLC maggiormente
suscettibile alle infezioni.
9
Decorso clinico e trattamento
Alcuni pazienti affetti da LLC presentano solo minime
alterazioni dell’esame emocromocitometrico quali una lieve
linfocitosi in presenza o meno di una lieve anemia. Questi
pazienti possono rimanere stabili per periodi relativamente
lunghi, in genere per alcuni anni, sono asintomatici e in
genere non necessitano di alcun trattamento.
L’andamento indolente della malattia spesso crea un certo
disorientamento nei pazienti ai quali, una volta comunicata la
diagnosi di leucemia, non viene proposta alcuna terapia. Tale
disorientamento o timore non è però giustificato: la leucemia
linfatica cronica (e le sue varianti) costituiscono l’unica
categoria di leucemia in grado di mantenersi stabile e
asintomatica per prolungati periodi di tempo; l’inizio precoce
del trattamento farmacologico inoltre non porta ad alcun
vantaggio in termini di sopravvivenza e di risposta alla terapia.
I pazienti non trattati necessitano semplicemente di un
monitoraggio periodico dell’andamento della malattia. Fanno
eccezione i casi in cui si manifestano segni di infezione
(febbre) o di progressione di malattia (es. sudorazioni notturne
profuse e comparsa di nuove linfoadenomegalie o aumento
volumetrico delle preesistenti).
La stadiazione è un sistema classificativo in grado di
stratificare i pazienti affetti da una determinata patologia in
gruppi di rischio differenti, ai quali corrispondono diversi
approcci terapeutici.
I pazienti con le forme più avanzate di malattia vengono
generalmente sottoposti a chemioterapia.
Alcuni segni di progressione della malattia sono riportati in tabella 1.
Sono state proposte differenti classificazioni per la leucemia
linfatica cronica, ma quelle più utilizzate sono la
classificazione di Rai e quella di Binet.
I parametri considerati in tali sistemi classificativi sono: la
presenza di linfocitosi nel sangue periferico e a livello
midollare , le dimensioni e la distribuzione dei linfonodi, le
dimensioni della milza, il grado di anemia e di piastrinopenia.
10
Tabella 1
Segni clinici che influenzano la decisione di trattare il
paziente affetto da leucemia linfatica cronica*
Aumento relativamente rapido della conta dei linfociti
Linfoadenomegalia (Aumento delle dimensioni dei linfonodi)
Splenomegalia (aumento delle dimensioni della milza)
Anemia ingravescente
Piastrinopenia (caduta del numero delle piastrine)
Altri segni o sintomi conseguenti alla progressione della malattia.
*Spesso associati tra loro in modo variabile
CHEMIOTERAPIA
I farmaci di comune impiego per il trattamento della leucemia
linfatica cronica sono illustrati nella tabella 2.
Talvolta si ricorre all’associazione tra vari farmaci, a seconda
delle condizioni generali del paziente, della sua età e della
rapidità di progressione della malattia.
ALTRI TRATTAMENTI
Occasionalmente si ricorre alla radioterapia per ridurre le
dimensioni di grosse masse linfonodali o di linfonodi ingrossati che
diano luogo a disturbi funzionali. In pazienti selezionati, la
splenectomia (rimozione chirurgica della milza) può ridurre le
alterazioni ematologiche; i linfociti leucemici infatti, come già detto,
tendono ad accumularsi a livello degli organi linfatici secondari.
Tabella 2.
Alcuni farmaci impiegati nel trattamento della LLC.
Chlorambucil (Leukeran)
Ciclofosfamide (Endoxan)
2-clorodesossiadenosina (Leustatin)
doxorubicina (Caelyx)
fludarabina (Fludara)
prednisone (Deltacortene)
vincristina (Vincristina)
11
Il trapianto di midollo rappresenta un’opzione terapeutica di
recente applicazione in questa patologia, grazie anche
all’impiego di nuove procedure che lo rendono meglio tollerato
e più sicuro rispetto al passato.
In pazienti attentamente selezionati, il trapianto di midollo può
dimostrarsi utile e potenzialmente curativo. Possibili candidati al
trapianto sono i soggetti più giovani che abbiano a disposizione
un donatore compatibile.
I trattamenti sintomatici includono i fattori di crescita cellulare
(citochine) in grado di favorire la normale emopoiesi e di stimolare
il recupero midollare post-chemioterapia, consentendo così anche
la somministrazione di dosi più elevate di chemioterapici.
Una tra le più frequenti complicanze della leucemia linfatica
cronica è rappresentata dallo svilupparsi di infezioni ricorrenti. Il
rischio aumenta considerevolmente durante e dopo i trattamenti
chemioterapici, quando il numero dei granulociti neutrofili
scende al di sotto di valori protettivi (neutropenia). Sono infatti
questi leucociti i principali responsabili della difesa nei confronti
delle infezioni batteriche. Vari fattori nel corso della malattia
possono combinarsi tra loro ed innalzare ancor più il rischio
infettivo: la neutropenia, la presenza di monocitopenia, la
ridotta produzione di anticorpi (immunoglobuline).
I pazienti che presentino infezioni ricorrenti possono essere
trattati con infusioni periodiche di immunoglobuline, in grado
di correggere in parte l’immunodeficienza tipica in corso di LLC.
Alcuni pazienti con leucemia linfatica cronica producono un
ristretto tipo di anticorpi rivolti verso le loro stesse cellule: questi
“autoanticorpi” sono in genere diretti contro gli stessi globuli
rossi del paziente, o più raramente, contro le sue piastrine, che
vengono conseguentemente rimossi in fretta dal circolo ematico.
Ciò porta all'instaurarsi di una cosiddetta anemia emolitica
autoimmune o di una piastrinopenia autoimmune. Il test in
grado di rilevare la presenza di autoanticorpi eritrocitari e quindi
l’esistenza di anemia emolitica autoimmune è quello di Coombs
(o dell’antiglobulina). Il trattamento di scelta in questo caso è
quello cortisonico.
12
Figura 4: Nel riquadro A è illustrato un linfocita normale nel sangue di una
persona sana.
Il riquadro B mostra l’aumento dei linfociti in un paziente con leucemia linfatica cronica
Nel riquadro C sono rappresentati larghi linfociti granulari in pazienti con questa
varietà di leucemia linfatica cronica (le frecce indicano i gruppi di granuli all’interno
della cellula).
Nel riquadro D sono rappresentate le cellule della leucemia prolinfocitica, che appaiono
più grandi di quelle del riquadro A o B e che presentano un’area più chiara all’interno
del nucleo, definita nucleolo (indicata dalla freccia), segno di uno stadio di maturazione
più precoce o primitivo della cellula.
Una piccola percentuale di pazienti con leucemia linfatica
cronica va incontro ad una modificazione clinico-morfologica
della malattia e, in rari casi, si assiste alla trasformazione di
questa malattia in un linfoma ad alto grado di malignità. Il
quadro clinico che ne deriva, caratterizzato da febbre elevata,
calo ponderale, scadimento delle condizioni generali, aumento
volumetrico rapidamente progressivo delle linfoadenopatie e/o
della milza e/o del fegato prende il nome di “trasformazione di
Richter” (dal nome dello scienziato che la scoprì).
In altri pazienti la malattia assume nel tempo le caratteristiche di
una leucemia prolinfocitica. In questo caso i prolinfociti
diventano le cellule ematiche predominanti (cfr. figura 4,
riquadro D), si assiste in genere ad un rapido decadimento fisico,
refrattarietà ai trattamenti chemioterapici e ingravescenza della
splenomegalia. In questo caso la prognosi è infausta.
13
Tuttavia solo una ridotta percentuale di pazienti con leucemia
linfatica cronica va incontro a queste forme di aggravamento del
decorso clinico.
Malattie simili alla LLC
I disordini simili alla leucemia linfatica cronica sono elencati
in tabella 3.
Tabella 3
Tipi di leucemia linfatica
A lenta progressione:
leucemia linfatica cronica
Leucemia a cellule capellute (tricoleucemia o hairy cell leukemia)
Leucemia a grandi linfociti granulati
Macroglobulinemia
A più rapida progressione:
leucemia prolinfocitica
linfoma/leucemia
A progressione estremamente rapida:
leucemia linfatica acuta
Nella maggioranza dei casi, la leucemia è costituita da linfociti
B; più raramente da linfociti T e solo occasionalmente da
linfociti NK.
Nel 95% dei casi, la cellule neoplastiche originano da un
linfocita B; nei rimanenti possono originare da un linfocita T
o Natural Killer (NK)(figura 3).
LA LEUCEMIA A GRANDI LINFOCITI GRANULATI è un
altro tipo di leucemia ad andamento cronico. E’ caratterizzata
da linfociti di maggiori dimensioni che contengono granuli ben
visibili al microscopio ottico (figura 4, riquadro C), che non
sono presenti nelle altre forme di leucemia. In questo caso
l’immunofenotipo delle cellule patologiche è di tipo T o NK.
Certe forme di LINFOMA/LEUCEMIA che appaiono simili
14
alla leucemia linfatica cronica, sono in realtà ben distinguibili
da quest’ultima. La leucemia linfatica cronica origina infatti
nel midollo osseo e coinvolge prevalentemente il midollo e il
sangue. Non vi è un prominente interessamento dei linfonodi,
tranne che in rari casi.
Nel linfoma/leucemia invece, pur in presenza di un
interessamento del sangue e del midollo osseo, il
coinvolgimento principale risulta essere quello linfonodale.
LA LEUCEMIA A CELLULE CAPELLUTE è un’altra varietà
di leucemia cronica, particolarmente rara, in cui le cellule B
linfoidi neoplastiche presentano protrusioni filiformi (cellule
capellute).
LA MACROGLOBULINEMIA presenta degli aspetti in
comune con la leucemia linfatica cronica.
E’ infatti sempre determinata da un’aberrazione a carico dei
linfociti B; colpisce però soggetti più anziani e si osserva un
prevalente coinvolgimento midollare. Come nel caso della
leucemia linfatica cronica, il midollo perde progressivamente
la sua capacità di produrre cellule ematiche normali e l’anemia
complica frequentemente il quadro clinico. A differenza della
leucemia linfatica cronica però, le cellule neoplastiche non
sembrano invadere il circolo ematico. La macroglobulinemia è
inoltre imparentata con il mieloma multiplo in quanto, in
entrambi i casi, vengono prodotte proteine anomale definite
immunoglobuline monoclonali (per ulteriori informazioni in
merito alla macroglobulinemia, può essere consultato
l’opuscolo relativo al MIELOMA).
Ognuna delle malattie descritte nei paragrafi precedenti
presenta caratteri distintivi: per quanto riguarda la morfologia
cellulare, le caratteristiche immunofenotipiche e l'andamento
clinico (interessamento midollare e di altri organi) che
consentono all’ematologo o all’oncologo la diagnosi
differenziale. Tutte conseguono all’alterazione di un tipo di
linfocita ed all’accumulo di cellule neoplastiche soprattutto
nel midollo, nel sangue periferico e nella milza.
15
Presentano anche un’ampia variabilità in termini di
espressione clinica. Da un lato si trovano delle forme stabili,
non progressive, praticamente asintomatiche. Al lato opposto,
si osservano casi in cui una sintomatologia clinica può essere
già presente al momento della diagnosi e la malattia può
presentare un andamento rapidamente progressivo con
possibile evoluzione o trasformazione in forme clinicamente
più aggressive, che richiedono un trattamento immediato.
Aspetti sociali e psicologici
La diagnosi di leucemia linfatica cronica provoca una
profonda risposta emotiva nel paziente, nei famigliari e negli
amici. I meccanismi psicologici che di solito i pazienti
mettono in atto alla comunicazione della diagnosi
comprendono il rifiuto, la collera, la depressione e la paura, a
cui seguono generalmente la speranza e l'accettazione.
Nessuna di queste reazioni può essere prevista o collocata in
tempi precisi.
Informazioni dettagliate, che includano le prospettive di
successo e la strategia terapeutica, possono offrire al paziente
un sollievo emotivo, permettendogli di concentrarsi sul
trattamento e le possibilità di guarigione.
I familiari stessi possono porsi interrogativi circa la
chemioterapia e i metodi alternativi di trattamento. Per
quanto riguarda specificamente i quesiti clinici, la cosa
migliore è rivolgersi direttamente allo specialista che ha in
cura il paziente. I parenti dovrebbero anche discutere dei
propri problemi e delle proprie reazioni con il loro medico
curante, che è in grado di comprendere la complessità delle
reazioni psicologiche e le specifiche necessità che si
manifestano quando si vive con un paziente leucemico. Il
personale infermieristico e in genere medici e paramedici si
troveranno a trascorrere molto tempo con i pazienti,
diventandone i confidenti, e potranno rivelarsi molto utili
come sostegno psicologico.
16
Prospettive future
Nuovi Farmaci
Sono attualmente in fase di sperimentazione nuovi farmaci e
nuove combinazioni di farmaci che potranno portare ad un
trattamento maggiormente risolutivo della leucemia linfatica
cronica.
Tra questi gli analoghi delle purine, soprattutto la fludarabina,
hanno fornito risultati sicuramente incoraggianti nel trattamento
della leucemia linfatica cronica, mentre saranno tra non molto
disponibili anche anticorpi monoclonali specificamente attivi
nella LLC.
Trapianto
Sono attualmente in corso di studio nuove procedure legate al
trapianto di midollo. Gruppi di ricercatori hanno messo a punto
metodiche innovative in grado di ridurre la tossicità del trapianto
(minitrapianto) per renderlo una alternativa terapeutica
accessibile ad un numero più ampio di pazienti. Si è arrivati così
ad impiegare trattamenti farmacologici meno tossici nella fase di
condizionamento pre-trapianto, in modo da consentire la
procedura anche ai pazienti più anziani.
Immunoterapia
Sono in fase di sperimentazione approcci farmacologici in grado
di aumentare le difese naturali dell’organismo nei confronti della
malattia. Si stanno anche sviluppando meccanismi immunologici
atti ad aumentare la capacità del paziente di prevenire la crescita
e la sopravvivenza delle cellule leucemiche.
Citochine
La biotecnologia consente di produrre quantità industriali di
questi fattori di crescita naturali, che possono essere impiegati a
scopo terapeutico per agevolare la crescita di nuove cellule
ematiche in corso di trattamento o per stimolare il sistema
immunitario ad attaccare le cellule leucemiche.
17
Glossario della LLC
Aferesi
Tecnica che permette di separare e rimuovere i vari componenti
del sangue con una macchina che viene collegata al donatore
tramite due aghi inseriti a livello di due grossi vasi (generalmente
si utilizzano le vene del braccio destro e sinistro): il primo ago
aspira il sangue del donatore o lo invia al filtro della macchina
dove avviene la separazione e la raccolta delle cellule; il resto del
sangue viene reinfuso al donatore mediante l’altro ago. Il
processo, che dura in media 4 ore, utilizza un riciclo continuo del
sangue dal donatore all’apparecchio aferetico e di nuovo al
donatore. Può essere utilizzato per separare e raccogliere
singolarmente le piastrine, i globuli rossi, i globuli bianchi, le
cellule staminali od il plasma. Questa tecnica permette di
prelevare da un singolo donatore la quantità necessaria di
piastrine per la trasfusione di un paziente (anziché da 6-7
donatori differenti); in questo modo si possono trasfondere i
pazienti con piastrine HLA-identiche riducendo i rischi di
sensibilizzazione, di reazioni trasfusionali e trasmissione di agenti
patogeni.
La macchina viene anche utilizzata per la raccolta delle cellule
staminali sia autologhe (del paziente stesso) che allogeniche (del
donatore familiare).
La procedura aferetica viene utilizzata inoltre nei pazienti affetti
da leucemia mieloide cronica per rimuove i globuli bianchi
qualora siano eccessivamente aumentati (iperleucocitosi) e nelle
pazienti a cui venga diagnosticata la malattia nel primo trimestre
di gravidanza, in quanto il trattamento chemioterapico
determinerebbe danni al feto.
Allotrapianto (vedi Trapianto di cellule staminali)
Anemia
Diminuzione dei globuli rossi e della concentrazione
dell'emoglobina nel sangue che determina una minor capacità
18
del sangue stesso di trasportare l'ossigeno. Quando severa,
l'anemia causa pallore della cute e delle mucose, debolezza,
affaticabilità, tachicardia e difficoltà respiratorie al minimo
sforzo.
Anticorpi
Proteine prodotte dai linfociti B in risposta al contatto con
sostanze estranee all'organismo definite antigeni. Per esempio
agenti infettivi quali virus e batteri stimolano i linfociti a
produrre anticorpi contro gli agenti stessi. In alcuni casi (per
esempio il virus del morbillo) gli anticorpi sono protettivi e
prevengono una seconda infezione.
Gli anticorpi possono essere utilizzati anche per caratterizzare le
cellule del sangue e perfezionare la classificazione delle leucemie
e dei linfomi (vedi Immunofenotipo).
Anti-oncogeni (Geni onco-soppressori)
Geni che agiscono regolando ed inibendo la crescita cellulare.
Una mutazione di questi geni può condurre ad un’aumentata
suscettibilità alla crescita neoplastica.
Autotrapianto di midollo osseo (o di cellule staminali
emopoietiche)
Il termine trapianto indica generalmente il prelievo di un tessuto
da un donatore ed il successivo impianto nel ricevente.
L’autotrapianto di midollo consiste nel prelevare dallo stesso
paziente, cellule staminali dal midollo (mediante aspirazioni
multiple effettuate a livello delle creste iliache posteriori) o dal
sangue periferico (mediante aferesi); le cellule vengono quindi
sottoposte a congelamento controllato e, dopo aver trattato il
paziente con chemioterapia intensiva, reinfuse (mediante un
catetere venoso centrale) al paziente stesso dove migrano a
livello delle ossa.
Le cellule staminali vengono prelevate da un paziente affetto da
una malattia del midollo (per esempio la leucemia mieloide
acuta) in remissione completa o da pazienti in cui il midollo non
sia chiaramente coinvolto dalla malattia (per esempio nei
linfomi).
Lo scopo della procedura è quello di somministrare al paziente
19
una terapia intensiva che aumenti le garanzie di eradicare la
malattia ed allo stesso tempo permetta di reinstaurare (mediante
la reinfusione delle cellule congelate ) la produzione delle cellule
del sangue, altrimenti irrimediabilmente danneggiate dalle
terapie stesse. L'infusione delle cellule staminali autologhe è
una tecnica che consente di aumentare la dose di chemioterapia
somministrabile.
Bandeggio dei cromosomi
E’ la visualizzazione dei cromosomi mediante coloranti che
evidenziano bande o regioni dei cromosomi stessi. Le bande
evidenziano caratteristiche specifiche permettendo una migliore
distinzione ed identificazione degli stessi
Basofili
Sottotipo di globuli bianchi che generalmente intervengono
nelle reazioni allergiche.
Cariotipo
Il cariotipo si esegue disponendo in maniera schematica
l’immagine dei 46 cromosomi umani della cellula (ottenuta
mediante fotografia od immagine computerizzata) in 22 coppie
appaiate (nelle quali uno dei cromosomi è di origine paterna ed
una di origine materna) a seconda della loro lunghezza (dal più
lungo al più corto) e delle loro caratteristiche morfologiche
(visibili con la tecnica del “bandeggio”). I cromosomi del sesso
(XX o XY) vengono evidenziati come coppie separate.
Catetere venoso centrale (tunnellizato)
Esistono vari tipi di cateteri venosi a permanenza (Hickman,
Porth-a-Cath, Groshong ed altri) che possono essere utilizzati in
pazienti che necessitano di chemioterapia o supporto
nutrizionale. Il catetere venoso centrale è un tubicino che viene
inserito in una grossa vena a livello del torace superiore e può
essere fissato tramite un passaggio sotto la cute (“tunnellizato”).
Il catetere può essere utilizzato per somministrare farmaci, liquidi,
trasfusioni e per eseguire prelievi di sangue. La manutenzione di
questi cateteri, che generalmente rimangono inseriti anche per
20
lunghi periodi, deve essere eseguita rispettando rigorosamente le
tecniche di pulizia e di asepsi.
Cellule staminali
Sono le cellule primitive del midollo osseo da cui originano
globuli rossi, globuli bianchi e piastrine (vedi Emopoiesi).
Normalmente le cellule staminali risiedono nel midollo osseo
ma possono anche essere presenti, in minima percentuale, nel
sangue
periferico.
Utilizzando
tecniche
specifiche
(somministrazione di fattori di crescita e successiva raccolta
mediante aferesi), è possibile conservarle (mediante
congelamento) ed utilizzarle successivamente a fini terapeutici
(trapianto).
Chemioterapia
E’ l’utilizzo di sostanze chimiche (farmaci) per distruggere le
cellule tumorali. A questo scopo sono state sviluppate numerose
sostanze, che agiscono generalmente alterando il DNA delle
cellule. Quando il DNA è danneggiato, le cellule diventano
incapaci di crescere e sopravvivere. Il successo della
chemioterapia dipende dal fatto che le cellule tumorali, avendo
un elevato indice proliferativo, sono più sensibili a queste
sostanze rispetto alle cellule normali. Tuttavia questi farmaci,
non essendo mirati alle sole cellule tumorali, inducono anche la
distruzione di tutte quelle cellule dell’organismo che si
riproducono e rinnovano continuamente, ad esempio quelle
delle mucose del tratto gastro-enterico, della pelle, dei follicoli
piliferi del cuoio capelluto e del midollo osseo; alcuni effetti
collaterali come la nausea, il vomito, la perdita dei capelli,
l’anemia ecc., sono quindi spiegabili per l’effetto tossico
esercitato dalla chemioterapia sulle cellule normali.
Ciclo di chemioterapia
Questo termine indica un periodo intensivo di chemioterapia
e/o radioterapia. Il trattamento può durare alcuni giorni o
settimane e può comprendere due, tre o più cicli. Viene
programmato considerando il tipo di patologia e le condizioni
generali del paziente.
21
Citochine
Sono sostanze di natura proteica secrete da diversi tipi di cellule:
queste agiscono su altre cellule per stimolarne od inibirne in
maniera specifica alcune funzioni. Le citochine prodotte dai
linfociti vengono dette “linfochine”; quelle che agiscono su altri
leucociti vengono chiamate “interleuchine”. Le citochine che
stimolano la crescita cellulare sono talvolta chiamate “fattori di
crescita”. Il “Granulocyte-colony stimulating factor” (G-CSF)
ad esempio è una citochina con azione prevalente sulla serie
granulocitaria: stimola infatti la produzione dei neutrofili e, se
somministrata a pazienti trattati con chemioterapia, riduce il
periodo della neutropenia. Numerose citochine sono oggi
disponibili sul mercato farmaceutico.
Citogenetica
Analisi che valuta il numero e la forma dei cromosomi.
Il citogenetista è il tecnico deputato alla preparazione dei
campioni ed all’analisi citogenetica.
Clonale (monoclonale)
Si definisce clonale una popolazione di cellule derivate tutte da
una singola cellula. Generalmente tutte le neoplasie, sia benigne
che maligne, sono derivate da una singola cellula il cui DNA è
stato danneggiato e/o mutato. Il tumore è un accumulo di cellule
originate da una singola cellula mutata. La leucemia, il linfoma,
il mieloma, sono esempi di tumori clonali, cioè derivati da una
singola cellula anomala.
Cresta iliaca
La cresta iliaca è una sporgenza dell’osso iliaco del bacino, dove
viene in genere prelevato il midollo osseo per la diagnosi delle
malattie del sangue.
Cromosomi
Tutti i nuclei delle cellule umane contengono 46 strutture
denominate cromosomi. I geni, cioè frammenti specifici di DNA,
sono i principali costituenti dei cromosomi. In un singolo
22
cromosoma sono mediamente presenti 2.000 geni. I cromosomi
X e Y, sono quelli che determinano il sesso: nella donna sono
presenti due cromosomi X, e nell'uomo un X e un Y.
Il numero e la forma dei cromosomi possono presentare delle
alterazioni in alcune patologie come ad esempio nei linfomi e
nelle leucemie.
Differenziazione cellulare
Processo per cui le cellule staminali, inizialmente immature e
senza uno specifico orientamento, si orientano e maturano in
serie o linee cellulari specifiche dando origine a globuli rossi,
piastrine, neutrofili, monociti, basofili, eosinofili.
Ematologo
Medico specializzato nello studio e nella cura delle malattie del
sangue. Può essere pediatra se si occupa della cura dei bambini od
un internista se si occupa di adulti. Gli emato-patologi sono
medici di laboratorio che si occupano della diagnosi delle
malattie del sangue mediante l’analisi di campioni bioptici
eseguiti sul midollo ed altri tessuti.
Emopoiesi
Con questo termine si definisce lo sviluppo delle cellule del
sangue nel midollo osseo. Le cellule più primitive sono le cellule
staminali, dette anche totipotenti in quanto hanno la potenzialità
di differenziare in tutti gli elementi che compongono il sangue.
Dalle cellule staminali originano poi i precursori immaturi dei
globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine con un processo
definito di “differenziazione”. Da questi precursori si sviluppano le
cellule del sangue attraverso un processo di “maturazione”. Al
termine di questo processo le cellule lasciano il midollo ed
entrano nel torrente circolatorio. L’emopoiesi è continua ed
attiva durante tutta la vita in quanto le cellule del sangue, avendo
una vita relativamente breve, devono essere continuamente
rimpiazzate. I globuli rossi hanno una sopravvivenza di circa
quattro mesi, le piastrine di circa dieci giorni e la maggior parte
dei neutrofili di circa due o tre giorni. L’emopoiesi ogni giorno
produce circa cinquecento miliardi di cellule.
23
Eosinofili
Globuli bianchi che intervengono nelle reazioni allergiche ed
aiutano a combattere le infezioni da parassiti.
Eritrociti
Sinonimo di globuli rossi (vedi Globuli Rossi)
Esami colturali
Qualora si sospetti un’ infezione è importante identificare
l’agente responsabile (batterio, virus, fungo) in modo da
utilizzare gli antibiotici più specifici. Per identificare l'agente
causale e la sede dell'infezione vengono prelevati campioni di
fluidi organici quali l’espettorato, le urine, il sangue o si
eseguono tamponi a livello del naso, faringe, retto. Questi
campioni vengono seminati in appositi terreni di coltura ed
incubati a 37° per alcuni giorni in modo da favorirne la crescita
(coltura). Successivamente si identifica la specie dell’agente
patogeno e si valuta “in vitro” la sensibilità ai vari antibiotici
(antibiogramma).
Esame emocromocitometrico
Si tratta di un esame di laboratorio che permette di analizzare le
caratteristiche qualitative e quantitative del sangue. In
particolare fornisce informazioni sul numero dei globuli rossi
(generalmente tra i 3.5 ed i 4.5 milioni per mm3), le loro
dimensioni (tra i gli 80 ed i 90 micron cubici), il loro rapporto
con il volume plasmatico (ematocrito) ed il contenuto di
emoglobina (generalmente tra i 12.5 ed i 14 grammi decilitro);
sul numero dei globuli bianchi (generalmente tra i 3.500 ed
5.000 per millimetro cubo), la percentuale dei diversi sottotipi
(formula leucocitaria), ed il numero delle piastrine (variabile nei
soggetti normali tra le 150.000 e le 300.000 per mm3)
Esame Immunofenotipico
Si tratta di un’analisi di laboratorio che, utilizzando una reazione
antigene-anticorpo, permette di identificare un particolare tipo
cellulare in un campione di sangue, midollo, oppure di un
linfonodo. Ciò consente di caratterizzare in maniera specifica le
24
cellule della leucemia mieloide, che possono a loro volta essere
distinte da quelle della leucemia linfatica. L'analisi
dell'immunofenotipo permette di classificare i vari tipi di
leucemia ed in ultima analisi aiuta il medico nella scelta della
terapia.
Fagociti
Cellule appartenenti alla serie dei globuli bianchi che
rapidamente ingeriscono ed uccidono microrganismi, quali
batteri e funghi; queste cellule partecipano alla protezione
dell’organismo dalle infezioni. I due tipi principali di fagociti del
sangue sono rappresentati da neutrofili e monociti. La
diminuzione di queste cellule è una delle maggiori cause di
suscettibilità alle infezioni in pazienti con leucemia o in
trattamento intensivo chemio e/o radioterapico (trattamenti che
sopprimono a livello midollare la produzione delle cellule del
sangue).
Globuli rossi
Sono le cellule del sangue contenenti emoglobina, alla quale si
lega l’ossigeno che viene trasportato dal sangue a tutti i tessuti
dell’organismo. I globuli rossi costituiscono circa il 45 percento
del volume del sangue negli individui sani.
Globuli bianchi
Sinonimo di leucociti. Queste cellule sono tutte deputate alla
difesa del nostro organismo dagli agenti patogeni. Esistono
cinque tipi principali di globuli bianchi: neutrofili, eosinofili,
basofili, monociti e linfociti.
Granulociti
Sono globuli bianchi che possiedono un grande numero di
granuli all’interno del proprio corpo cellulare. I principali tipi di
granulociti sono i neutrofili, gli eosinofili ed i basofili.
HLA
Sigla inglese che si riferisce agli antigeni leucocitari umani
(Human Leukocyte Antigens). Questi antigeni sono proteine
25
presenti sulla superficie delle cellule di tutti i tessuti e sono
specifiche di ciascun individuo. Vi sono 4 gruppi principali di
antigeni HLA: A, B, C e D. Queste proteine, presenti anche sulle
cellule staminali, qualora trapiantate in un altro soggetto, si
comportano come antigeni inducendo una risposta immunitaria.
Se gli antigeni HLA sono identici nel donatore e nel ricevente,
come si verifica sempre nei gemelli e in una buona percentuale
di fratelli consanguinei, il trapianto attecchisce più facilmente
nel ricevente; inoltre é più difficile che i tessuti del ricevente
vengano aggrediti dalle cellule del donatore (malattia trapianto
verso l’ospite o “graft versus host disease”). La determinazione
dell’HLA e quindi della compatibilità donatore-ricevente è
indispensabile prima di procedere al trapianto.
Leucopenia
Diminuzione del numero dei globuli bianchi al di sotto dei valori
normali.
Linfociti
Tipo di globuli bianchi che costituiscono le cellule principali del
sistema immunitario. I tipi principali sono i linfociti B che
producono gli anticorpi, fondamentali per combattere le
infezioni sostenute da batteri, virus e funghi; i linfociti T che
possiedono numerose funzioni, tra cui quella di aiutare i linfociti
B a produrre anticorpi; i linfociti “natural killer” che
aggrediscono le cellule tumorali e le cellule infettate da virus.
Linfocitosi
Incremento del numero dei linfociti nel sangue periferico al di
sopra del valore di 4000/mmc.
Linfonodi
Piccole strutture, di varie dimensioni a forma di fagiolo,
contenenti un elevato numero di linfociti e collegati tra loro da
sottili canali chiamati vasi linfatici. I linfonodi sono distribuiti in
tutto l’organismo. Nei pazienti affetti da linfoma maligno ed in
alcuni tipi di leucemia linfatica si verifica un aumento delle
dimensioni dei linfonodi dovuto all’eccessiva produzione di
26
linfociti patologici. Questo ingrandimento dei linfonodi può
essere visibile ed apprezzabile alla palpazione (ad esempio a
livello del collo, delle ascelle e dell’ inguine). I linfonodi
profondi presenti a livello toracico e addominale vengono
valutati con la tomografia assiale computerizzata (TAC) oppure
con la risonanza magnetica nucleare (RMN).
Midollo osseo
Il midollo osseo, sede di formazione di tutti gli elementi del
sangue (emopoiesi), alla nascita si trova sparso in tutte le ossa
dell’organismo e più precisamente negli spazi midollari delle ossa
spugnose. Dopo la pubertà si trova prevalentemente nelle ossa
piatte (ad esempio bacino, sterno, coste e cranio).
Milza
Organo situato nella porzione superiore sinistra dell'addome, al
di sotto del diaframma. Come i linfonodi è costituito
prevalentemente da tessuto linfoide e fa parte quindi del sistema
immunitario partecipando alle difese dell’organismo; la milza ha
inoltre la funzione di selezionare e distruggere le cellule del
sangue vecchie
e/o difettose. Questo organo viene
frequentemente coinvolto nelle malattie ematologiche, quali
leucemie e linfomi.
Un incremento del suo volume viene definito “splenomegalia”
mentre
la sua asportazione chirurgica viene definita
“splenectomia”. Generalmente l'asportazione della milza non
comporta problemi per il paziente, in quanto altri organi (ad
esempio linfonodi e fegato) possono supplire alle sue funzioni.
Mitosi
Processo per il quale una singola cellula si divide in due. Questo
processo viene anche indicato come divisione cellulare,
replicazione cellulare e crescita cellulare.
Monociti (macrofagi)
Globuli bianchi che aiutano a combattere le infezioni. I
monociti, insieme ai neutrofili, sono principalmente deputati
alla cattura ed all’eliminazione dei microorganismi nel sangue.
27
Quando i monociti
definiti macrofagi.
migrano a livello dei tessuti, vengono
“Multidrug resistance”
E' una caratteristica, presente in alcune cellule tumorali, che le
rende resistenti agli effetti dei farmaci antineoplastici. Esistono
numerose forme di resistenza ai farmaci; il meccanismo più
conosciuto è quello per cui la cellula “butta fuori” rapidamente
le sostanze chimiche il cui accumulo ne determinerebbe la
morte. Questo meccanismo può essere alla base dell’inefficacia
della chemioterapia.
Mutazione
Alterazione dei geni, determinata da un danno del DNA
cellulare.
Si definisce "mutazione di una cellula germinale" quella presente
nell'ovocita o nello spermatocita, trasmessa dai genitori alla prole.
Per "mutazione somatica" si intende una mutazione che si
verifica in un tessuto già differenziato dove causa una crescita
cellulare aberrante. Generalmente le leucemie sono determinate
da una mutazione somatica delle cellule staminali midollari.
Neutrofili
Globuli bianchi presenti nel sangue con funzione fagocitaria
(cattura dei microorganismi). I neutrofili sono le cellule più
attive nel combattere le infezioni.
Neutropenia
Diminuzione del numero dei globuli bianchi neutrofili nel
sangue. Si osserva nei pazienti affetti da leucemia ed in tutti i
pazienti trattati con chemioterapia; la neutropenia espone i
pazienti ad un’aumentata suscettibilità alle infezioni.
Oncogene
Gene mutato (vedi mutazione) che causa il tumore.
Nella maggioranza delle leucemie acute e croniche e nei linfomi
è stato identificato un gene mutato (oncogene).
28
Oncologo
Medico specializzato nella cura dei pazienti affetti da tumore.
Nell’ambito dell’oncologia esistono diverse figure professionali
con competenze specifiche: ad esempio chemioterapisti,
radioterapisti, chirurghi ed internisti.
Pancitopenia
Diminuzione del numero di tutte le cellule del sangue (globuli
rossi, globuli bianchi e piastrine).
PCR (Polymerase chain reaction)
Tecnica di laboratorio in grado di amplificare piccole tracce di
DNA o RNA mutato (generalmente derivato da una alterazione
cromosomica).
Questa tecnica è indispensabile per identificare cellule
leucemiche residue in concentrazioni così basse da non poter
essere valutate al microscopio. La PCR consente di identificare,
nel midollo o nel sangue, una cellula malata tra
cinquecentomila- un milione di cellule sane.
Petecchie
Sono piccole lesioni emorragiche (“a capocchia di spillo”) a
carico della cute. Le petecchie che compaiono quando il numero
delle piastrine è molto basso, si riscontrano generalmente sulle
gambe, i piedi, il tronco e le braccia. Scompaiono gradualmente
quando aumenta il numero delle piastrine.
Piastrine
Sono frammenti cellulari (circa dieci volte più piccoli di un
globulo rosso) che intervengono nella coagulazione del sangue.
Quando si verifica la lesione di un vaso le piastrine vi aderiscono,
si aggregano ed occludono la parete dello stesso.
Recidiva
Ricomparsa della malattia dopo la remissione completa ottenuta
con il trattamento chemioterapico.
Remissione
Scomparsa della malattia in seguito alla terapia. La remissione
viene definita “completa” quando non vi è più evidenza di cellule
29
leucemiche nel midollo. La remissione è “parziale” quando la
malattia è ridotta, pur persistendo una quota anche minima di
cellule patologiche.
Resistenza al trattamento
Si verifica nella leucemia cosiddetta refrattaria, quando una certa
quota di cellule leucemiche diventa insensibile all'effetto dei
farmaci, riuscendo a sopravvivere e dividersi nonostante
l'esposizione a sostanze chemioterapiche.
Risonanza magnetica nucleare (RMN)
Questa indagine permette di ottenere immagini dettagliate di
tutti gli organi. I segnali che vengono generati nei tessuti in
risposta ad un campo magnetico vengono convertiti dal
computer in immagini specifiche dei vari organi. Questo esame
consente quindi di valutare il volume e la struttura dei vari
organi (ad esempio il fegato e la milza) o di evidenziare la
presenza di masse tumorali. Durante l’esecuzione dell’esame il
paziente non è esposto ai raggi-X.
Sistema linfatico
E’ costituito dai linfonodi, dalla milza, dal timo, dalle tonsille ed
in generale dal tessuto linfatico presente in tutto l’organismo.
Questo tessuto è deputato alla produzione dei linfociti e quindi
alla difesa dell’organismo dalle infezioni.
Tomografia Assiale Computerizzata (TAC)
E’ una tecnica che permette di visualizzare tessuti ed organi. I
raggi X trasmessi sono convertiti in immagini dettagliate
mediante un computer. Le immagini ottenute vengono
visualizzate come sezioni del corpo ai vari livelli, dalla testa ai
piedi. La TAC del torace o dell’addome permette di identificare
un linfonodo ingrossato, oppure evidenziare l’aumento del
volume della milza o del fegato o la presenza di masse tumorali.
Nei pazienti affetti da leucemie e linfomi la TAC viene eseguita
durante e dopo il trattamento per valutare l’efficacia della
chemio e radioterapia.
30
Trapianto di cellule staminali
Questa tecnica ha lo scopo di ricostituire il midollo di pazienti
che hanno subito un danno letale; questo si verifica ad esempio
quando c’è un’insufficienza primitiva del midollo (aplasia
midollare), quando il midollo è infiltrato da cellule tumorali (ad
esempio cellule leucemiche) o in soggetti che hanno subito
un’esposizione acuta a sostanze chimiche o a radiazioni. I
trapianti di cellule staminali vengono in genere eseguiti
utilizzando le cellule di un fratello o di una sorella compatibili
(vedi tipizzazione HLA). Sono state organizzate banche di
donatori volontari in cui è possibile identificare un donatore
non-consanguineo HLA-identico.
Le cellule staminali necessarie per un trapianto sono una piccola
parte di quelle presenti generalmente nel midollo normale.
Le cellule staminali si trovano non solo nel midollo ma, in
piccola quantità, anche nel sangue periferico e nel sangue del
cordone ombelicale. Le cellule staminali midollari vengono
aspirate al donatore, in anestesia generale, con siringhe mediante
punture multiple delle ossa iliache del bacino. Le cellule
staminali possono essere prelevate anche dal sangue periferico
mediante procedura aferetica (vedi aferesi), dopo avere
sottoposto il donatore ad un breve trattamento con fattori di
crescita (vedi citochine), sostanze che stimolano il midollo e
favoriscono il passaggio delle cellule staminali dal midollo osseo
al sangue periferico. Le cellule staminali del cordone ombelicale
vengono raccolte dal sangue della placenta e del cordone
ombelicale
alla nascita del bambino; vengono quindi
considerate un’ ulteriore fonte di cellule staminali per i trapianti
da donatore non-consanguineo.
Negli ultimi anni il termine "trapianto di cellule staminali" ha
sostituito la vecchia dicitura di "trapianto di midollo osseo".
Quando il donatore è un gemello identico (omozigote) il
trapianto viene definito "singenico". Tutti gli altri trapianti da
donatore vengono genericamente definiti "allogenici". I trapianti
che utilizzano un fratello o una sorella vengono definiti trapianti
da donatore correlato o consanguineo. I trapianti da donatori
volontari HLA compatibili ed iscritti ai registri delle banche di
midollo vengono chiamati trapianti MUD ("Matched Unrelated
31
Donor" = "donatore non-consanguineo identico"). Il trapianto
da un parente parzialmente identico (generalmente un genitore)
viene definito trapianto “aplo-identico”.
Il trapianto viene definito "autologo" (vedi autotrapianto di
cellule staminali) quando il donatore è il paziente stesso.
Trasfusione piastrinica
Le trasfusioni di piastrine sono indispensabili per il supporto dei
pazienti affetti da leucemia acuta. Le piastrine vengono
generalmente separate dal sangue di diversi donatori e
concentrate in apposite sacche: i preparati vengono quindi
comunemente detti “concentrati piastrinici” o “pool piastrinici”.
Per ottenere un incremento significativo del numero delle
piastrine in un paziente é
necessario trasfondere un
“concentrato” proveniente da almeno sei donatori di sangue. Nei
pazienti gravemente piastrinopenici si può ottenere un
incremento nel numero delle piastrine sottoponendo ad una
procedura aferetica (vedi aferesi) un singolo donatore. Il
vantaggio delle trasfusioni da un unico donatore consiste nel
fatto che il paziente non è esposto agli antigeni piastrinici
provenienti da numerosi donatori e quindi sviluppa meno
facilmente anticorpi anti-piastrine. Le trasfusioni piastriniche
possono essere ottenute anche dalla aferesi di un donatore HLAcompatibile: questi concentrati piastrinici sono particolarmente
utili nei pazienti politrasfusi che abbiano sviluppato refrattarietà
alla trasfusione piastrinica.
Traslocazione
Alterazione cromosomica, presente nelle cellule di alcune
leucemie e linfomi, che si verifica quando un frammento di un
cromosoma si rompe per attaccarsi su un altro cromosoma. Una
traslocazione viene definita “bilanciata” quando entrambi i
cromosomi coinvolti si rompono ed i frammenti ottenuti
vengono scambiati reciprocamente. Generalmente nel punto di
rottura del cromosoma è presente un gene alterato.
Trombocitopenia (piastrinopenia)
Diminuzione, rispetto ai valori normali, del numero delle
piastrine nel sangue.
32
Associazione Laura Coviello
di volontariato per la lotta contro la leucemia
L’Associazione Laura Coviello è nata nel 1996,
indipendente e senza fini di lucro, con lo scopo di aiutare
i malati leucemici con informazioni mirate e specifiche e
sostenere il Centro Trapianti di Midollo Osseo
dell’Ospedale Maggiore di Milano mediante l’acquisto di
macchinari - arredi - e borse di studio per medici e
infermieri.
Anche tu puoi aiutare l’Associazione Laura Coviello
associandoTi ad essa o con donazioni libere.
I contributi all’A.L.C. - ONLUS - possono essere detratti
dalla dichiarazione dei redditi in base all’art. 13 D.LGS.
n. 460 del 4/12/97.
Associazione Laura Coviello
Via V. Foppa, 7
20144 Milano
Tel. 02 48022878 - Fax 02 48000187
c/c postale n. 36452209
c/c bancario n. 48294 - Banca Popolare di Milano
ag. 7 - CAB 01607.1 - ABI 5584.8
Iscrizione Registro Regionale del Volontariato: decreto 329 del
28/1/97
e-mail: [email protected] - internet http://www.alc.it
Il presente fascicolo è stato realizzato grazie alla collaborazione di:
Giorgio Lambertenghi Deliliers
Davide Soligo
Marina Motta
Sergio Corridori
Su autorizzazione:
society of america
600 Third Avenue N.Y.
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