EXPORT
ISTRUZIONI PER L’USO
Canada, la modernizzazione
delle regole di sicurezza
alimentare
a cura di Francesco Montanari e Cesare Varallo
Avvocati specializzati in diritto alimentare, FARE (Food & Agriculture REquirements)
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La Canadian food inspection authority
sta portando avanti
un ambizioso progetto di riforma
della legislazione canadese
in materia di sicurezza alimentare.
Necessario un ripensamento
delle regole,
a favore di una politica che,
fondata sulla prevenzione,
responsabilizzi adeguatamente
gli operatori
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a lungo tempo, il Canada rappresenta un
partner politico ed economico di centrale
importanza per l’Unione europea (UE). Basti ricordare che il Paese nordamericano è stato il primo dei Paesi industrializzati a siglare, nel 1976,
un accordo di cooperazione economica con l’allora Comunità economica europea. Da questo
momento in poi gli sforzi diplomatici da entrambe le parti sono stati costanti ed hanno portato,
nell’ottobre 2013, alla definizione di obiettivi
economici condivisi nel contesto delle negoziazioni del Comprehensive Economic and Trade
Agreement (CETA).
I negoziati Ceta
Come nel caso del Transatlantic Trade and Investment Partnership, che l’UE sta negoziando con
gli Stati Uniti, seppur sicuramente meno controverso, il CETA ha l’ambizione di realizzare
un’area commerciale di libero scambio tra Cana-
da e UE. Le valutazioni d’impatto effettuate prima dell’apertura dei negoziati dell’accordo indicano che l’abbattimento di barriere tariffarie e
tecniche potrebbe generare una crescita economica considerevole, superiore a quella attuale
del 23% ed in termini monetari pari a 26 milioni di euro.
Per quanto riguarda gli scambi commerciali che
hanno ad oggetto i prodotti dell’agricoltura e
quelli trasformati, il CETA si ripropone di eliminare la quasi totalità dei dazi che la legislazione canadese e UE attualmente prevedono per
le rispettive importazioni. Si prospetterebbe,
dunque, all’orizzonte uno scenario particolar-
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export - istruzioni per l’uso
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mente interessante per le
esportazioni del nostro comparto agroalimentare, visto
che il Canada, in tale settore,
dipende in larga misura
(70%) da fonti di approvvigionamento non nazionali.
Sotto gli auspici del Ceta, poi,
alcune indicazioni geografiche protette in Europa, come
il Grana padano o l’Aceto
balsamico di Modena, potrebbero ricevere adeguata
tutela sul mercato canadese,
a discapito di prodotti che
fanno leva sull’Italian sounding.
Barriere Sps
L’andamento dei negoziati
Ceta lascia presagire che Canada e UE possano
pure impegnarsi per facilitare ulteriormente il
commercio bilaterale, rimuovendo, ad esempio,
alcune misure sanitarie e fitosanitarie esistenti o
semplificando le rispettive procedure di importazione per alcuni prodotti. Ciò contribuirebbe a
rafforzare le basi delle relazioni bilaterali tra Bruxelles e Ottawa nel settore agroalimentare, relazioni che, peraltro, hanno già al loro attivo accordi internazionali di equivalenza in campo veterinario (1999) e in materia di denominazioni di
vini e bevande alcoliche (2003), nonché un regolamento di esecuzione della Commissione europea (il regolamento di esecuzione UE 844/2011)
con il quale si riconosce formalmente l’efficacia
dei controlli pre-esportazioni effettuati dal Canada su frumento e farine di frumento.
A tale quadro bisogna poi aggiungere che il
Canada si sta muovendo per eliminare le restrizioni vigenti sin dal 1997 sulle importazioni UE su bovini e carni bovine per rischio BSE
(Bovine Spongiform Encephalopathy). In particolare, le autorità canadesi hanno l’intenzione
di riaprire progressivamente le proprie frontiere ai prodotti UE, cominciando innanzitutto
con quegli Stati membri che erano autorizzati
ad esportare prima dell’imposizione del blocco commerciale.
Normativa federale: lavori
in corso
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Le prospettive di liberalizzazione degli scambi che
il CETA mira a concretizzare impongono pertanto un attento monitoraggio della normativa federale in materia di sicurezza alimentare e delle proposte di modifica in discussione. A tal proposito,
va rilevato che già da qualche anno la Canadian
Food Inspection Authority (CFIA), l’autorità federale responsabile per lo sviluppo e l’applicazione
delle norme di sicurezza alimentare, sta portando
avanti un ambizioso progetto di riforma della legislazione canadese nei settori di sua competenza, con l’obiettivo di modernizzarla.
In particolare, secondo la CFIA, l’esposizione a
nuovi rischi come conseguenza di un commercio
sempre più globalizzato, nonché il progresso
scientifico e l’avvento di nuove tecnologie rendono necessario un ripensamento delle regole
che attualmente governano produzione e commercio di alimenti e bevande, a favore di una politica di sicurezza alimentare che, fondata sulla
prevenzione, responsabilizzi adeguatamente gli
operatori per la sicurezza dei prodotti che collocano sul mercato. Tali principi sono contenuti nel
Safe Food for Canadians Act (SFCA), normativa
quadro adottata nel 2012, i cui regolamenti at-
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tuativi sono attualmente in fase di discussione.
Qui di seguito si dà conto delle modifiche di
maggiore rilievo presentate da CFIA il maggio
scorso, alcune delle quali potrebbero essere già
in vigore nella seconda parte del 2015.
Licenze
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La normativa in cantiere prevede che produttori
e operatori dell’import/export possano esercitare
le rispettive attività solo se autorizzati da un’apposita licenza amministrativa. Essendo attualmente alcuni settori (carni, ittico, lattiero-caseario, miele) già sottoposti ad obbligo di registrazione, tale obbligo si estenderebbe pertanto a
tutti gli operatori del comparto agroalimentare.
Distributori e intermediari non sarebbero invece
tenuti ad ottenere alcuna autorizzazione preventiva allo svolgimento della propria attività, anche
se in capo a loro è previsto l’obbligo, nel contesto delle loro relazioni B2B, di interagire esclusivamente con operatori in possesso di licenza.
La licenza in questione non sarebbe comunque
un atto puramente amministrativo. Attraverso
l’attribuzione di un numero identificativo dell’operatore e di ciascuno dei suoi stabilimenti, infatti, servirebbe anche a raccogliere, ove necessario, maggiori informazioni sulla natura dei prodotti, i processi produttivi, il volume della produzione o dell’import, offrendo così un quadro più
ampio e dettagliato della catena alimentare nei
vari settori. Tali licenze avrebbero una durata legale di due anni, sarebbero suscettibili di rinnovo
e avrebbero costi relativamente limitati. In caso di
violazioni della normativa applicabile, l’operatore
potrebbe vedersi sospendere la licenza.
Infine, per gli importatori si prevede anche l’obbligo di avere una sede legale in Canada oppure
in altro Paese con un sistema di sicurezza alimentare dagli standard equivalenti. Per gli
esportatori, invece, si richiede l’osservanza dei
requisiti stabiliti dalla legislazione del Paese di
destinazione delle merci, mentre la CFIA dovrebbe rimanere l’autorità responsabile per l’emissione dei certificati per l’export.
Piani di controllo preventivi
A tutti gli operatori in possesso di una licenza,
poi, sarà richiesta la predisposizione di piani di
controllo preventivi in conformità con le regole
Haccp e secondo linee guida che la stessa CFIA
si incaricherà di sviluppare per i vari settori. Allo
stesso modo, dovranno essere rispettati standard minimi per ciò che concerne l’applicazione
di buone pratiche agricole e di trasformazione
dei prodotti.
Tracciabilità
Attualmente, la normativa canadese non prevede un obbligo giuridico per l’operatore di assicurare la tracciabilità dei prodotti, anche se molte
aziende hanno adottato da tempo sistemi che la
garantiscono su base totalmente volontaria.
Le disposizioni di attuazione del Sfca prevedono,
invece, che la tracciabilità diventi, in futuro, un
obbligo per tutti gli operatori del settore agroalimentare, secondo il modello proposto dal Codex alimentarius (one step back, one step forward), ossia lo stesso che l’UE ha fatto proprio
con il regolamento CE 178/2002.
Si prevede anche l’obbligo per gli operatori di
conservare tutte le informazioni rilevanti ai fini della tracciabilità per un periodo minimo di
tre anni e di consentirne l’accesso e l’utilizzo
alle autorità competenti, ove necessario. Le
informazioni devono essere rese disponibili
nelle due lingue ufficiali del Paese (inglese e
francese), nonché essere salvate in un formato che ne renda possibile la decodificazione
da parte di un software commerciale standard. Quest’ultimo requisito risulterebbe necessario nella misura in cui, in passato, alcuni
richiami di prodotti dal mercato sono stati impossibilitati o comunque resi più difficili a
causa di dati illeggibili o non decifrabili elettronicamente.
Controlli ufficiali
Le autorità canadesi stanno anche rivedendo le
modalità con cui le attività ispettive sono state fino ad oggi condotte. In particolare, vi è l’intenzione di muoversi verso un modello di controllo
ufficiale che si avvalga degli strumenti che la tecnologia e la scienza mettono a disposizione, che
sia più standardizzato e, quindi, sempre meno
legato alla particolare natura o tipologia del prodotto oggetto del controllo.
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