Guida alle
Guide di Pienza
a cura di
Aldo Lo Presti
Ediz ioni Spine Pienz a
Storie di Storie Patrie
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Guida alle
Guide di Pienza
e del suo Duomo
a cura di
Aldo Lo Presti
Edizioni Spine
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Le Guide prima delle Guide
Ogni 'luogo' è destinato a diventare un luogo 'comune'. Ma ciò non significa che la
«città ideale del Rinascimento», il «sogno realizzato del Papa umanista», l'«esoterica
cristallizzazione architettonica di un sapere 'altro'» siano di per sé 'luoghi' buoni o
cattivi, nel caso, ad esempio, li si volesse considerare frutto d'un «...consumo
turistico sconsiderato».1 Ma nemmeno neutri. Anche attraverso queste immagini,
'universalmente' riconosciute e diffuse, non necessariamente logorate dall'uso, è
possibile, infatti, assumere uno sguardo più alto - ma non per questo più altezzoso
- verso gli argomenti che, di volta in volta, stimolano le nostre curiosità. Curiosità
che la Storia, non smettendo di sgorgare gratuitamente dalle Città, disseta con
generosità alla stregua di una «fonte perenne».2 Quelle stesse Città che sono
destinate, parafrasando nuovamente Mallarmè, a finire in un libro, come
testimoniano i celebri e celebrati (ormai) Commentari di Enea Silvio Piccolomini, il
«vero creatore»,3 per l'appunto, di Pienza, nuovissima cittadina sorta dalle ceneri di
Corsignano e che possono essere definiti la cronaca (auto)biografica di una fama
1 MUSSOLIN MAURO, L'architettura tra Siena e Pienza. “Cathedralis effecta est”: il Duomo
di Pienza e il rinascimento cristiano di Pio II, in ANGELINI ALESSANDRO (a cura di), Pio II e le
arti. La riscoperta dell'antico da Federighi a Michelangelo. Silvana Editoriale, Cinisello
Balsamo (Mi) per conto della Banca Monte dei Paschi di Siena, 2005, pag. 217.
2 SATOLLI ALBERTO, GIACCHÉ LUCIANO, Tempo di secreti. In margine al convegno “Verso una
politica del paesaggio”, Orvieto, 20 marzo 2009. Una introduzione alla visita autoguidata
della città. Foglio volante autoprodotto, Orvieto, 20 marzo 2009, [pag. 3].
3 FALDI GUGLIELMI CARLA, Duomo di Pienza. Il Resto del Carlino, Bologna, 1967, pag. 3. Il
Duomo, infatti, fu «minutamente descritto» da Pio II nel suo memoriale autobiografico
(Repetti, 1841), così come tutte le altre costruzioni moderne, e ciò tradisce «...una tale conoscenza dei dettagli, da farci supporre che alcuni di questi edifici fossero stati ideati dal Papa
stesso» (Burckhardt, 1991) piuttosto che da Bernardo Rossellino, «universalmente identificato» come l'architetto della Cattedrale. (Ciaranfi, 1935). Vedi:REPETTI EMANUELE, Dizionario
Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del
Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana... Presso l'Autore e Editore, coi Tipi di
A. Tofani, Firenze, 1833, pag. 194; BURCKHARDT JACOB, L'arte italiana del Rinascimento, a cura
di Maurizio Ghelardi. Marsilio, Venezia, 1991, pag. 5; CIARANFI ANNA MARIA, Pienza, in
Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti. Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma,
1935, pag. 200.
5
annunciata4 ma a lungo negata5 e che a tutte le qualità agli stessi attribuite nel
corso del tempo (letterarie, storiche, edificatorie e naturalistiche) aggiunge quella,
del resto difficilmente confutabile, d'essere la più antica testimonianza artistica della città. Ma non la più fertile. Perlomeno finché non sono apparse alcune, pregevoli, edizioni integrali dei Commentari, a partire da quella, benemerita, dell'editore senese Cantagalli in cinque volumi edita tra il 1972 ed il 1976, edizioni che
hanno reso giustizia delle mutilazioni, omissioni e censure occorse alle opere del
Piccolomini, che, a lungo, ne hanno inficiato il valore ed hanno contribuito ad una
distorta valutazione complessiva della personalità del loro autore6 ed una eguale,
distorta, visione della città da lui 'inventata' (per usare una felicissima espressione
del Toesca). Stessa sorte toccò alla descrizione del 'cantiere' pientino compilata da
Flavio Biondo7 (Forlì, 1392 - Roma, 1463) nel 1462, destinata ad essere pubblicata
come appendice alla celebre Italia Illustrata, ma apparsa in una raccolta di suoi testi
rari ed inediti soltanto nel 1927 e sino ad allora «...sfuggita all'attenzione degli
studiosi».8 Nell'Italia illustrata, opera riconosciuta come la sua «...più personale [e
che] vuol essere in egual misura una guida alla conoscenza dei luoghi e un
prontuario per intenderne la storia […] »,9 edita postuma a Verona nel 1481 da
Boninus de Boninis, il nuovo toponimo non trovò addirittura posto. 10 Dal punto
di vista tecnico/architettonico, l'unica opera a godere d'una vasta rinomanza e
diffusione fu il Trattato di Architettura Ingegneria e Arte Militare (1480-82) di
4 «Chi ama le discussioni sul destino dei morti è libero di affermare ciò che gli fa piacere
ma non deve negare ai viventi la soddisfazione dell'umana gloria nella speranza che tale
rimanga anche per il tempo futuro. […] Dopo la morte cesserà ogni invidia e con essa i
giudizi soggettivi; rifiorirà la sua reputazione facendo di Pio uno dei più illustri pontefici».
Vedi: PIO II (PICCOLOMINI ENEA SILVIO), I Commentari, a cura di Mino Marchetti. Edizioni
Cantagalli, Siena, 1997, Vol. I, pag. XXVIII.
5 Una prima modifica sulle opinioni negative riguardo alla figura di Pio II, «conoscitore
profondo dei piaceri della vita» (Mitchell, 1967) e che «aveva rifiutato di prendere gli
ordini sacri da giovane per timore di non sopportare la castità» (Petri, 1985), interverrà nel
sec. XIX e poi, dopo la pubblicazione integrale dei Commentari, con maggior decisione
negli ultimi decenni del Novento. Vedi: MITCHELL ROSAMUND JOCELYN, Il lauro e la tiara. Vita
di Pio II. Morano, Napoli, 1967, pp. 5, 17; PETRI IVO, Attualità dei Commentari di Pio II
(Enea Silvio Piccolomini). Cantagalli, Siena, 1984, pp. 8-9.
6 PETRI IVO, Attualità dei Commentari di Pio II..., op. cit., pp. 3 e ss.
7 MITCHELL ROSAMUND JOCELYN, Il lauro e la tiara..., op. cit., pag. 289.
8 NOGARA BARTOLOMEO, Introduzione, in BIONDO FLAVIO, Scritti inediti e rari di Biondo Flavio, a cura di B. Nogara. Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma, 1927, pag. VIII.
9 FUBINI RENATO, Biondo Flavio, in Dizionario Biografico degli Italiani. Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1968, vol. 10, ad vocem.
10 Ancora nell'edizione veneziana del 1503 il nome di Pienza non appare. Apparirà solo nella
ristampa tradotta «in buona lingua volgare per Lucio Fauno» ed impressa a Venezia appresso
Domenico Giglio nel 1558.
6
Francesco di Giorgio Martini, «...sommo protagonista della cultura artistica della
generazione successiva»,11 che, citando il duomo pientino «che tutto si aperse»,
come esempio di malaccorta tecnica edificatoria,12 diede il via a quel filone critico
nei confronti della Cattedrale - e perciò, per estensione, di Pienza, la cui fama era,
però, già universalmente compromessa dalla definizione di «Corsignan dè ladri»
trasmessa dalla tradizione13 la cui eco si ritrova persino nella ben nota novella del
Boccaccio nella quale si narra delle disavventure di Cecco Angiolieri terminate a
Corsignano da certi 'suoi parenti' dopo esser stato raggirato e derubato da un amico
- che iniziò ad esaurirsi, ma non del tutto,14 a partire dai primi decenni dell'800.
Anche la terra pientina, compresa nella Val d'Orcia,15 ha subito il medesimo destino.
Pertanto non deve meravigliare il fatto che, escludendo il Pontificale del Vescovo di
Pienza Agostino Patrizi pubblicato nel 1485 (esclusione dettata dalla presenza,
nell'incunabolo romano, del solo aggettivo pientinus e non del toponimo)16 il debutto
di Pientia sembrerebbe essere stato procrastinato al 1536, anno in cui il nome della
città comparve nella rarissima Chorographia Thusciae del senese Girolamo Bellar11 MUSSOLIN MAURO, L'architettura tra Siena e Pienza..., op. cit., pag. 222.
12 SALUZZO CESARE (a cura di), Trattato di architettura civile e militare di Francesco di
Giorgio Martini. Chirio e Mina, Torino, 1851, cit. in BARBACCI ALFREDO, Il restauro del
Duomo di Pienza, in La Diana, Rassegna d'Arte e Vita Senese, a. IX, fasc. I-II, 1934,
Siena-Roma, pp. 41, 53 n. 8.
13 PELLEGRINI FABIO, Pienza. La città utopia. Nuova Edizione. Edizioni Brunetto Martini,
Pienza, Stampa Viti Riccucci, Sinalunga (SI), s.d. [ma 1991], pag. 14.
14 Ecco, ad esempio, il giudizio espresso ancora nel 1935 dall'Ispettrice presso la R. Soprintendenza all'Arte medioevale e moderna di Siena, Anna Maria Ciarandi: Pienza è una città
«...piccola ed incantevole […] solitaria in cima a una collina. Né l'impressione d'insieme che
se ne riceve viene turbata dalle debolezze stilistiche [corsivo nostro, ndr] e dagli errori costruttivi del principale edificatore». Cfr. CIARANFI ANNA MARIA, Pienza..., op. cit., pag. 200.
15 Valle che «...si prestava come poche ad essere teatro di battaglie, di attacchi, di difese, di
agguati» ed è stata considerata una «specie di terra di nessuno in quasi tutte le epoche, ma
soprattutto nel Medio Evo quando costituiva una specie di zona di confine fra lo Stato senese e
quello pontificio» (Guidotti, 1973), patria di «...briganti famosi [ed] attraversat[a] da una strada
celebre e battuta, una grande Romea che tutti percorrevano con ansia e con paura» (Pellegrini,
1995). Vedi: GUIDOTTI MARIO, Prefazione, in ARNALDO VERDIANI-BANDI, I Castelli della Val d'Orcia e
la Repubblica di Siena. Tipografia Turbanti, Siena, 1926, seconda edizione dopo la prima impressa
a Siena dalla Tipografia e Litografia Sordo-Muti di L. Lazzari nel 1897. Qui si cita dalla ristampa
anastatica, in cinquecento esemplari, Arco dei Gavi, Montepulciano, 1973, Tipolitografia Cantagalli, Siena, pag. [3]; PELLEGRINI FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista. Guida per i viaggiatori
sentimentali. Editoriale donchisciotte, s.l., s.d. [ma 1995], pag. 8.
PONTIFICALIS
ordinis
libe r
(ma gna
dilige ntia ...dnī
16
Augus tini
P a tricij...a c...dnī
Ioha nnis
Burchardi...correct[us] & emēdatus). Stephanum Plannck, Roma, 1485, Lettera introduttiva
indirizzata a Innocenzo VIII. Si cita dalla ristampa anastatica curata da Manlio Sodi, Libreria Editrice
Vaticana, Città del Vaticano, 2006.
7
mato (1493 -1554) che rappresenta la più antica carta raffigurante il territorio
toscano a noi pervenuta. Una copia della Chorographia, molto probabilmente
utilizzata da Ignazio Danti per la redazione delle mappe affrescate nella Galleria delle carte geografiche in Vaticano,17 si conserva a Perugia presso la Biblioteca
Comunale Augusta.18 A seguire fu Francesco Guicciardini nella Storia d'Italia pubblicata nel 1540 ad utilizzare il toponimo. Sette anni dopo fu Giovanni Giorgio Trissino a nominare Pienza in un lungo elenco di città nel laborioso poema in 20 libri
dedicato alla guerra tra Bizantini e Ostrogoti, L'Italia liberata dai Goti.19 Nel 1550
l'inquisitore domenicano Leandro Alberti (Bologna, 1479 - 1552) nella Descrittione di
tutta Italia, stampata in Bologna appresso Anselmo Giaccarelli, menzionò nuovamente Pienza, descrivendola in questi termini:
Pienza, così da Pio II dimandata & da lui fatta Città per esservi nato, essendo quivi ridutto Silvio suo padre
con la parte della nobiltà scacciato dal popolo Senese, & habitando in una sua possessione, sopportando al
meglio che potea l'essilio colla sua famiglia. Era prima nomato questo luogo Corsignano edificato da
Corsigliano figliolo di Corso, secondo lo Volterrano, che patì gran danno l'anno 1545 per i Terremoti.20
Terremoti che danneggiarono gravemente il campanile della Cattedrale e che furono descritti, quasi a ridosso dell'evento, dal cittadino pientino Vincenzo Vannucci
in una preziosa memoria manoscritta.21 Nel 1554, un altro senese, Pietro Cataneo,
nel quarto dei suoi Quattro libri di architettura, precedette Guglielmo Della Valle nella critica agli edifici di Pienza reputandoli «...ordinati da non intelligente Architetto».22 Furono queste le ragioni probabilmente ad indurre sia Francesco Sansovino,
nel Ritratto delle più nobili et famose città d'Italia (Venezia, 1575), sia Pietro Bertelli, nel
Theatrum Urbium Italicarum (Venezia, 1599), ad ignorare la ville-champignon23 di Enea
Silvio, considerandola non particolarmente nobile in quanto a natali, né, forse,
particolarmente notabili gli Edifici Sacri e non abbastanza venerata la stessa reliquia di San'Andrea Apostolo depositata presso il Duomo.24 Giovanni Botero, nel
17 SATOLLI ALBERTO, La pittura dell'eccellenza. Prolegomeni ad uno studio su Cesare Nebbia nel suo
tempo, in Bollettino dell'Istituto Storico Artistico Orvietano, a. XXXVI, 1980 [ma 1987], pag. 131, n.
356.
18 VOLPI RENATA, L'Umbria nella Cartografia. Mediocredito dell'Umbria, 1993, pp. 38-9.
19 TRISSINO GIOVANNI GIORGIO, L'Italia liberata dai Gotthi. Dorici, Roma, 1547, pag. 16.
20 ALBERTI LEANDRO, Descrittione di tutta Italia […] nella quale si contiene il sito di essa, l'origine, &
le signorie delle città, & delle castella, co i nomi antichi & moderni, i costumi de popoli, le condicioni
de paesi; et più gli huomini famosi che l'hanno illustrata, i monti, i laghi, i fiumi, le fontane, i bagni, le
minere, con tutte l'opre maravigliose in lei dalla natura prodotte. In Bologna appresso Anselmo
Giaccarelli, 1550, pag. 178.
21 FORLANI CONTI MARISA (a cura di), Il Duomo di Pienza. 1549-1984. Studi e Ricerche.
Cantini, Firenze, 1992, pag. 22.
22 Cit. in PIEPER JAN, Pienza. Il progetto di una visione umanistica del mondo. Edition Axel
Menges, Stuttgart/London, 2000, pag. 35.
23 AA.VV., L'Italie. Odè, s.l., 1949, pag. 285.
24 Sulla reliquia vedi: CARLI ENZO, Pienza. La città di Pio II. Editalia, Roma, 1966. Si cita
8
1596, al contrario, inserì Pienza tra le città che resero Siena un «grande e fertile
Stato»25 mentre Giovanni Niccolò Doglioni, allo scadere del secolo, elencando le
'città di Toscana', accostò, del tutto casualmente, Pienza a Castro,26 due cittadine, in
realtà, che condivisero il destino di veder rivoluzionato il proprio impianto urbanistico, l'una dall'equipe diretta da Pio II, l'altra dal grande architetto fiorentino
Antonio da Sangallo il Giovane. Senonché la distruzione di Castro «...avvenuta nel
1649 a conclusione della seconda Guerra di Castro vinta dalle truppe pontificie di
Innocenzo X, che volle così eliminare una volta per tutte questa scomoda enclave
farnesiana all’interno dello Stato della Chiesa, ha rappresentato una grave perdita per
l’arte tardorinascimentale italiana».27 Il nuovo secolo iniziò con la pubblicazione di
una biografia di Pio II28 e pochi anni dopo si registrò la presenza in città dell'architetto Andrea Sandrini, qualificato come «uomo peritissimo in lavori murari», chiamato nel 1604 affinché potesse fornire un parere, fondato su «minuta e giudiziosa
analisi»,29 circa la causa principale della fragilità della Cattedrale di Pienza, causa
individuata nell'acqua di profondità corrente al di sotto dell'area absidale. 30 Confutando, in tal modo, l'opinione di Giovanni Francesco Fiammelli che, nello stesso
1604, asserì quanto, invece, fosse tenace il terreno di Pienza in virtù della medesima
acqua: «V'ha un'altra sorte d'acqua, la quale è altrettanto grossa, e fa, che la terra, che
gli è vicina quando è bagnata s'appicca, ed è tenace, che pare vischio, e in questi
luoghi, e vicino ad essa è buon fabricare, e non v'ocorre fare gran fondamento, che
il terreno tiene molto gagliardo, e questa sorte di terra si trova in Toscana vicino a
Siena, verso Montalcino, Pienza, e Montepulciano...».31 Ma le dispute, dirette o indirette, non riguardarono soltanto gli architetti: Alessandro Tassoni, ad esempio, il
celebre autore della Secchia rapita, s'attardò all'inizio del secolo in una sterile disputa
tra letterati intorno allo stile del Petrarca utilizzando infine, per chiudere la querelle,
dalla terza edizione fuori commercio edita per il Conservatorio “San Carlo Borromeo” di
Pienza, 1993, n. 23 pp. 115-17, n. 49 pp.134-37.
25 BOTERO GIOVANNI, Le relationi universali...divise in quattro parti. Appresso Giorgio Angelieri, Venezia, 1596, pag. 41.
26 DOGLIONI GIOVANNI NICCOLÒ, L'Anno riformato, dove con facile metodo e indicibile ma
lucida brevità, può ciascuno facilissimamente imparare tutto quello che più utile e necessario si' intorno le cose del Mondo celeste e elementare come d'intorno quelle de' Tempi
e del Calendario. Appresso Damian Zenaro, Venezia, 1599, pag. 24.
27 D'ORAZI CARLO MARIA, Pietro Flammini «Doctor et Civis Urbevetanus», in Altastrana.
Rivista di Studi Orvietani, 3/2010, pp. 127-28.
28 MORIGI PAOLO, Sommario cronologico. Per Camin Ventura, Bergamo, 1601, pp. 113-14.
29 SANDRINI ANDREA, Rapporto del 12 ottobre 1604, edito in BANDINI PICCOLOMINI F., La Cattedrale di Pienza nel 1604, in Miscellanea storica senese, a. II, n. 9, settembre 1894, pp.
135-136, cit. in SOCINI AGENORE, Un'antica questione..., op. cit., pp. 88-89.
30 Ibidem
31 FIAMMELLI GIOVANNI FRANCESCO, Il Principe difeso. Luigi Zannetti, Roma, 1604, pag. 110.
9
lo pseudonimo di Girolamo Nomisenti da Pienza.32 Negli stessi anni, acqua o non
acqua 'grossa' che fosse, si decise di costruire a Pienza una seconda chiesa (dopo il
Duomo) mettendo in cantiere l'edificio barocco dedicato a San Carlo Borromeo ad
uso dell'omonimo Monastero delle Agostiniane fondato «con mezzi propri [ed a]
honore del Serafico S. Francesco e di S. Chiara e S. Caterina» dal canonico Ottavio
Preziosi,33 «amatore della pittura moderna», nonché primo canonico del Duomo di
Siena e rettore della chiesa dei SS. Quirico e Giuditta.34 La chiesa, con il monastero
fu consacrata nel 1635.35 Sull'altare farebbe bella mostra di sé - se soltanto si potesse
trovare il modo di rendere fruibile ai turisti l'edificio sacro attualmente chiuso per
motivi di sicurezza - la bella tela del moderato caravaggesco Francesco Rustici detto
il Rustichino raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Carlo Borromeo, Francesco,
Chiara, Caterina da Siena e Giovanni Battista (1620-1625 ca.) il cui bozzetto, di proprietà
del Conservatorio San Carlo Borromeo, si conserva presso il locale Museo Diocesano.36 Nel sec. XVII, lungo la linea tracciata dal Guicciardini, che attraverso
l'Ammirato, porterà al Vico, si moltiplicarono, accanto alle opposte storie del
Concilio di Trento del Sarpi e del Pallavicino, un gran numero di storie regionali,37 di
sapore cronachistico e municipale, tra le quali è possibile indicare, ad esempio, quelle
del Morigi,38 del Tommasi,39 dell'Ugurgiere,40 del Salvi,41 in cui anche Pienza trovò,
sebbene di sfuggita e suo malgrado, una citazione, a dimostrazione che, sia pur per
'estensione' piuttosto che in 'profondità', la cultura in Italia avesse acquisito una certa
visibilità.42 Visibilità testimoniata persino dalla stampa di elaborati alberi genealogici,
32 Del quale il Tassoni dice essere figlio di Vergilio Nomisenti Pientino, «...huomo onorato, che visse
della sua industria non della sua fatica. È vero, che alle volte fece alcune mercadantie, ma le fece di
grani, che non pensaste, che l'avesse fatte d'unguenti da rogna. E quando andava da una Città all'altra,
e dall'uno all'altro mercato, andava, e ritornava a cavallo in sella, che non credeste, ch'egli si fosse andato dietro all'asino con la soma, e ritornato sul basto, come un ser Checco». Vedi: [TASSONI ALESSANDRO], La Tenda Rossa, risposta di Girolamo Nomisenti ai dialoghi di Falcidio Melampodio. In
Francfort [ma Modena], 1613, pp. 4-5.
33 CHIGIOTTI SIMONA, Il Conservatorio San Carlo Borromeo di Pienza. Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo, Pienza, 2006, pp. 18 e ss.
34 BAGNOLI ALESSANDRO, Scheda 22. Madonna col Bambino..., in AA.VV., Pienza e la Val d'Orcia,
opere d'arte restaurate dal XIV al XVII secolo. Sagep Editrice, Genova, 1984, pag. 80.
35 CHIGIOTTI SIMONA, Il Conservatorio San Carlo Borromeo..., op. cit.
36 PIERINI MARCO, Pienza. Guida alla città e ai suoi dintorni. Corsignano, Spedaletto, Monticchiello, Sant'Anna in Camprena. Nuova Immagine Editoriale, Siena, 2007, pp. 39, 52.
37 DE SANCTIS FRANCESCO, Storia della Letteratura italiana. Mondadori, Milano, 1961, pag. 496.
38 MORIGI PAOLO, Sommario cronologico..., op. cit.
39 TOMMASI GIUGURTA, Dell'Historie di Siena. Pulcini, Venezia, 1625.
40 UGURGIERE AZZOLINI ISIDORO, Le Pompe senesi, o' vero relazione delli huomini, e donne
illustri di Siena, e suo Stato. Fortunati, Pistoia, 1649.
41 SALVI MICHELANGELO, Delle Historie di Pistoia e Fazioni d'Italia. Fortunati, Pistoia, 1657, Vol. II.
42 DE SANCTIS FRANCESCO, Storia della Letteratura..., op. cit., pp. 496-97.
10
tra cui quello, superbo, dedicato alla famiglia Piccolomini, anch'esso specchio del
gusto ridondante dell'epoca. Tra i molti disegni che fu necessario eseguire per la realizzazione dell'Albero genealogico della famiglia Piccolomini si rintraccia il profilo, moderatamente credibile,43 di Pienza realizzato dal paesaggista Antonio Ruggeri, panorama che, confluito nel ms. Palatino C.B.4.80 Città e castelli del Senese (Tav. 3, Firenze,
Biblioteca Nazionale Centrale), fu inciso nel 1683 dal celebre Arnoldus Van Westerchout. Furono necessari ben 16 fogli 'imperiali' per comporre l'opera, opera della
quale, a tutt'oggi, s'ignora la tiratura complessiva.44 Pochi gli esemplari rimasti, tra cui
quello pervenuto all'Opera del Duomo di Orvieto, presumibilmente per donazione
del conte Tommaso Piccolomini-Adami, già Camerlengo della medesima istituzione
orvietana, autore di un panegirico dedicato a Pio II e a Pio III .45 Per tornare al disegno del Ruggeri, si segnala che il foglio, con ancora la quadrettatura servita per la
riduzione calcografica, si conserva presso il Museo Civico di Siena.46 Esattamente a
metà del secolo uscì in occasione dell'anno santo per i tipi della celebre stamperia
romana De Rossi la Nuova Descrittione de' viaggi principali d'Italia di Francesco Scoto
che si riprometteva di fornire «...pienissima notizia di tutte le cose più notabili e
degne d'essere vedute», tra cui la stessa Pienza: «Tra il Castello di S. Quirico, e la riva
destra del fiume [Orcia, ndr] alla mano sinistra vedesi la città di Pienza, patria di Pio
43 Da notare, infatti, l'orientamento a sud della facciata della chiesa di San Francesco (devo
questa osservazione all'antiquario Gian Carlo Bastreghi).
44 TORRITI PIERO, L'Arbore Genealogico dei Piccolomini. Una famiglia senese in Europa. Master
Digital, Siena per conto della Banca Monteriggioni Credito Cooperativo, s.d. [ma 2008], pp. 14,
16, 117, tavv. pp. 15 (veduta d'insieme), 116 (particolare con la veduta di Pienza).
45 Dei quali, nella dedica iniziale alla contessa Amalia Viti, si dichiarò, con apprezzabile e giustificato
orgoglio, 'nipote', ed alle cui virtù si volle rifare alla stregua di «stimolo e specchio». Vedi: PICCOLOMINI
TOMMASO, Elogi biografici di Pio II e Pio III. Tipografia Tosini, Orvieto, 1845. L'Autore fu uno degli
esponenti più in vista della nobiltà ancora dominante in Orvieto alla fine dell'800, promotore e presidente
della Società del Nuovo Teatro Comunale, Camerlengo della Fabbrica del Duomo, tra i pochissimi, forse in ricordo della bolla 'conservativa' del prestigioso Avo, a levare alta la voce contro il ripristino (contrabbandato per restauro) del Duomo di Orvieto che cancellò tutto l'apparato decorativo cinquecentesco
della Cattedrale. (Lo Presti, 2006) Restauro voluto e perseguito da quel Luigi Fumi che fu tra i protagonisti, negativi, dell'analogo intervento restaurativo della Basilica senese di S. Francesco. (Satolli, 2010).
Al Piccolomini si deve, infine, ma non per ultima, la redazione di una Guida Storico-Artistica della città
di Orvieto e suoi contorni definita la più informata e ricca di informazioni erudite tra quante videro la
luce nello stesso periodo. Vedi: LO PRESTI ALDO, Le Arti ad Orvieto. Proposta per un dizionario. ArteCultura-Sviluppo, Orvieto, 2006, pag. 573 (soprattutto per la bibliografia precedente); SATOLLI ALBERTO,
«Senza Rete» 2. Addenda alle integrazioni delle bibliografie di L. Fumi e P. Perali, in Altastrana. Rivista di Studi Orvietani, 3/2010, pag. 177 e n. 28.
46 Il disegno è stato recentemente ripubblicato da Attilio Brilli che lo data però al sec. XVIII senza
fornire alcuna indicazione autoriale. Originariamente era apparso nel volume già citato di Arnaldo
Verdiani-Bandi. Vedi: BRILLI ATTILIO, Viaggiatori stranieri in terra di Siena. De Luca Editore,
Roma, per Monte dei Paschi di Siena, 1986, tav. 22 pag. 54.
11
II Pontefice Romano, e così detta dal suo nome imperoche prima si chiamava
Corsignano».47 Si trattò di una breve ed in qualche modo lusinghiera citazione che,
al pari di quella dell'Alberti, si ripeterà pressoché inalterata nel corso del tempo.
Nella Guida sicura del viaggio d'Italia, edita nel 1680 appresso G. H. Widerhold, Pienza
è inserita nei minuziosi elenchi comprendenti gli Arcivescovadi e Vescovadi d'Italia
compilato da Guido Antonio Savelli allo scopo di «...far cosa grata, ed utile al Pubblico [rendendo] non ordinaria utilità à tutte le nazioni dell'Europa; che volentieri
s'appongono à viaggiare, massime nell'Italia».48 Lo stesso Vincenzo Coronelli, pochi
anni dopo, avvertì la necessità di catalogare, in una sorta di 'geografia sacra', i Patriarcati, gli Arcivescovadi e i Vescovadi di tutta la Terra, compresa Pienza.49 Il sec.
XVII finirà poi allo stesso modo come era iniziato, con la pubblicazione di un'altra
biografia di Pio II inserita nel Mappamondo istorico di Antonio Foresti.50 Se per veder
riconosciuta l'eccellenza dei bons vins di Pienza occorrerà aspettare invece il 1743,
anno in cui apparve il Voyage d'Italie edito ad Amsterdam a cura di Maximilien Misson,51 per rintracciare un più sostanzioso riconoscimento per la comunità toscana si
dovrà attendere l'uscita del volume di Thomas Salmon, Lo Stato presente di tutti i paesi,
e popoli del Mondo (1757) in cui Pienza è indicata tra le «città principali del Senese»52
bissando, in tal modo, il giudizio espresso dal Botero. L'Autore dedicò alla (ri)creazione piccolominea uno spazio tipografico del tutto equivalente a quello dell'Alberti,
nominando però, al contrario del bolognese, la maggior parte degli edifici importanti della città, sebbene, influenzato dal Vasari e dal Milizia, indicando in Francesco
di Giorgio il loro artefice:
Pienza, venticinque miglia allo Scirocco di Siena verso i confini dello Stato Ecclesiastico, tra S. Quirico e
Montepulciano. Per l'addietro non era che un Borgo o piccolo Castello chiamato Corsignano: ma Papa Pio II,
che avea pria il nome di Enea Silvio Piccolomini, originario di questo luogo, avendogli dato il suo nome, ne
fece una città Vescovile. Francesco di Giorgio Senese fu l'architetto che fabbricò la Cattedrale, il Palazzo del
Vescovo, e quello del Governatore e del Pubblico, colle mura ancora e le fortificazioni della città, la quale
passò poi sotto il dominio dè Gran Duchi.53
47 SCOTO FRANCESCO, Itinerario, overo nuova descrittione de' viaggi principali d'Italia. Dove si da' pienissima notizia di tutte le cose più notabili e degne di essere vedute di Francesco Scotti. De Rossi, Roma, 1650, pag. 154.
48 SAVELLI GUIDO ANTONIO, La Guida sicura del viaggio d'Italia di G. A. Sabelli. Appresso
Gio: Herman Widerhold, Genevra, 1680, pag. 51.
49 CORONELLI VINCENZO, Epitome Cosmografica. Paletti, Venezia, 1694.
50 FORESTI ANTONIO, Mappamondo istorico. Girolamo Albrizzi, Venezia, 1694, pag. 207.
51 Pag. 239.
52 SALMON THOMAS, Lo Stato presente di tutti i paesi, e popoli del Mondo Naturale, Politico, e
Morale con nuove osservazioni e correzioni degli antichi e moderni viaggiatori, Volume XXI,
Continuazione dell'Italia o sia descrizione del Gran Ducato di Toscana, della Repubblica di
Lucca, e di una parte del Dominio Ecclesiastico. Giambattista Albrizzi, Venezia, 1757, pag. 218.
53 Ivi, pag. 235.
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Quest'altra breve descrizione rappresenta, comunque, un importante passo avanti
rispetto alla possibilità di cogliere la struttura della città nel suo complesso e la
particolare fertilità - non solo metaforica54 - del principio prospettico della
piazza.55 Struttura che, sottolinea il Burckhardt, resterà a lungo poco chiara,56
almeno sino alle ricerche sul campo di Carl Friedrich von Rumhor (1822-1827) al
quale spetta il merito di aver riconosciuto «...lo straordinario significato su scala
urbana di Pienza, introducendola come caposaldo di riferimento nella storia
dell'urbanistica»57 a tal punto che, nel Novecento, Pienza diverrà talmente cara agli
architetti moderni che addirittura la prenderanno «...spesso ad esempio, come
un'illustrazione di città razionale concepita in modo unitario, e quasi come un
anticipo a Le Corbusier».58 In attesa che tutto ciò accada, il domenicano, nonché
pittore e miniaturista, Francesco De Greyss, priore del convento di S. Spirito di
54 La piazza pientina sembrerebbe poter nascondere un segreto 'priapeo' simboleggiando,
attraverso un «atto di Venere» - per usare le parole del Piccolomini - affatto nascosto negli
incastri volumetrici dei suoi diversi corpi di fabbrica, la nascita di...sè stessa e dell'intero
complesso urbano. Il carattere, per così dire, fertilmente 'dinamico' della piazza è stato già
notato dal Carli (Carli, 1966) e più recentemente dall'Olivieri (Olivieri, 2007): per entrambi
gli autori la Cattedrale sembra, infatti, 'avanzare' imponendosi con la sua facciata
plasticamente animata relazionando il 'fuori' della campagna con il 'dentro' della città.
Nell'altrettanto 'subliminale' raffigurazione della 'vulva' della maitanesca nascita di Eva nel
bassorilievo del primo pilastro del Duomo di Orvieto (Zapperi, 1981) e nell'eleganza
magistrale di Piero della Francesca della Madonna del Parto è possibile indicare altri due
modi 'pubblici' di raffigurare la fertilità. Meno 'acconcia' l'arte privatamente licenziosa del
Pollaiolo dei 'finissimi' nudi danzanti della villa La Gallina nei pressi di Firenze «in cui pare
che non vi sia molecola del dipinto che non si agiti e frema» (Fiocco, 1945) e quella
privatissima e più scopertamente erotica – sebbene d'un erotismo icastico – della Cleopatra
del più tardo Marco Pino che nasconde nelle nuvole del dipinto un gioco antropomorfo,
priapesco, che bene si raccorda, una volta individuato, con l'iconografia tradizionalmente
lussuriosa della regina egiziana (Zezza, 2006). Vedi: FIOCCO GIUSEPPE, La pittura toscana del
quattrocento. De Agostini, Novare, 1945, pag. XXIII, tav. 103; PICCOLOMINI ENEA SILVIO,
Storia dei due amanti. Avanzini e Torraca Editori, Roma, 1967, pag. 137; CARLI ENZO, Pienza.
La città di Pio II..., op. cit., pag. 46; ZAPPERI ROBERTO, Potere politico e cultura figurativa: la
rappresentazione della nascita di Eva, in Storia dell'Arte italiana, Einaudi, Torino, 1981, vol.
10, pag. 403; ZEZZA ANDREA, Marco Pino. Cleopatra, in GUIDUCCI ANNA MARIA, MAZZONI
GIANNI, SANTI BRUNO (a cura di), Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Raccolta d'arte
senese. Monte dei Paschi, Siena, 2006, vol. I, pp- 34, 38, n. 10; OLIVIERI DIMITRI, Pienza, le
prospettive di pietra, in Ulisse. Rivista mensile di bordo. Alitalia Editore, a. XXVII, n. 274,
giugno 2007, pag. 57.
55 BRANDI CESARE, Il vecchio ed il nuovo nella antiche città italiane, in Quaderni Aci, Ed.
ACI, Torino, a. XXI, 1956, ora anche in Terre d'Italia. Bompiani, Milano, 2000, pag. 34.
56 BURCKHARDT JACOB, L'arte italiana del Rinascimento..., op. cit., pag. 198.
57 PIEPER JAN, Pienza..., op. cit., pag. 35.
58 PIOVENE GUIDO, Viaggio in Italia. Mondadori, Milano, 1957, pag. 306.
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Siena, disegnò a lapis nel 1777 una pressoché inedita Veduta di Pienza inserita a
corredo iconografico del suo Viaggio nel Granducato di Toscana.59 Pochi anni dopo,
nel 1784, la voce autorevolmente critica del già evocato francescano Guglielmo
Della Valle (la cui importanza è stata sottovalutata quando non addirittura
ignorata in tutte le bibliografie di riferimento, tranne quella del Mannucci) si
aggiunse a quella, altrettanto critica ed altrettanto autorevole, di Francesco di
Giorgio; nelle Lettere Senesi Della Valle espresse giudizi particolarmente severi
nei confronti del Duomo:
L'architettura del palazzo [Piccolomini, ndr] è bella più al di fuori, che al di dentro; nè ha quei commodi, che à
nostri architetti suggerirono la mollezza, e la moda. Vi sarebbe da ridire nella facciata, forse un pò lussureggiante e
nella porta, che non è ben in mezzo, nell'altre che s'accostan di troppo al quadrato; e finalmente negli archi, e nella
scala, ma il tutto insieme può passare. Il duomo è un pò pesante e tozzo, ed ha patito nelle volte verso il coro; il
che deriva principalmente dal tufo che lo regge, e dal luogo scosceso, che gli è vicino.60
Con tali premesse, e tenendo conto del pessimo stato in cui si trovavano non solo le
strade del comprensorio (così come testimoniato da Pietro Leopoldo, Granduca di
Toscana, in visita a Pienza nel 1775) ma la stessa città, «...ridotta ad un villaggio
spopolato»,61 e considerando che, ancora nel 1858, Pienza, in quanto a strutture
ricettive, non disponeva nemmeno di una locanda,62 non deve stupire se Winckelman, Seume, de Staël o Stendhal non fecero visita a Pienza decidendo di passare
oltre.63 D'altra parte c'è da considerare quanto l'Italia fosse – ed è – a tal punto così
«...piena di bellezze» che appare, ancor oggi, inimmaginabile la possibilità di poter
arrivare dappertutto!64 Deve, perciò, stupire il non disprezzabile numero di testi59 BARNI ENRICO, BERSOTTI GIACOMO, La Diocesi di Chiusi. Edizioni Luì, Chiusi, 1999, pag. 28.
60 DELLA VALLE GUGLIELMO, Lettere Sanesi del Padre Maestro Guglielmo Della Valle minor
conventuale socio delle R. R. Accademie delle Scienze e Agraria di Torino &c. Sopra le
Belle Arti, Tomo ultimo. Nella stamperia di Giovanni Zempel, Roma, 1784, pag. 474.
61 PELLEGRINI FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista..., op. cit., pag. 129.
62 MÜNTZ EUGENIO, Firenze e la Toscana. Paesaggi e monumenti. Costumi e Ricordi Storici. F.lli
Treves, Milano, 1899, pag. 175. Ma non era la sola attività (economica o culturale che fosse) a
mancare a Pienza negli stessi anni. Il Distributore dello Stabilimento della Posta pientino Arcangelo Senesi, nel 1855, testimonia, infatti, l'inesistenza sia di Tipografie, sia di Accademie Letterarie,
Scientifiche o Artistiche, a parte l'Accademia dei disuniti Presidente della quale era «...un certo sig.
Gervasio Newton». Cit. in PALLINI GIUSEPPE, SALETTI PAOLO, I Corridori del Mangia. La Posta a Siena e nel suo territorio dai Medici al XX secolo. Editrice Donchisciotte, San Quirico d'Orcia (Si),
2003, pp. 163-64. D'altra parte nemmeno Pio II riuscì ad aprire un albergo, già finanziato dalla Tesoria pontifica, a Pienza. Vedi: DONDOLI FRANCESCO, L'Albergo voluto da Pio II, catalogo dell'esposizione allestita nell'ambito della manifestazione annuale Cortili aperti nella notte dell'Assunta,
Pienza, 14 agosto 2009, edizione limitata di n. 400 copie, s.l., s.d.
63 PIEPER JAN, Pienza..., op. cit., pag. 36.
64 GARGANO OLIMPIA, La «Divina Costiera». L'immagine della costa di Amalfi nella stampa
e nella letteratura italiana del Novecento, in RICHTER DIETER (a cura di), Tra Amalfi e
Ravello: viaggio, turismo e cultura locale. Electa, Napoli, 1997, pag. 146.
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monianze riguardanti la città di Pio II che è stato fin qui possibile censire con tutto il
'furore' che in altri contesti sarebbe, per la verità, considerato piuttosto sterile.
Pertanto, se pure non dovessero bastare i casi di von Rumhor, dell'Overbeck,65 dello
Schinkel,66 del Galeotti (che nel 1827 dipinse nel più antico palazzo Fregoli),67 del
Persius,68 del Lübke,69 dello stesso Burckhardt,70 del Müntz,71 di Bender e Mayreder,72
di von Stegmann e von Geymüller,73 di Raschdorff,74 basterebbe elencare le numerose note di erudizione artistiche e letterarie pubblicate da naturalisti, geografi,
topografi, ecc. a partire dai primissimi anni dell'800 in ambito locale, o come si
65 Johann Friedrich Overbeck è l'autore del dipinto Italia e Germania (1828) nel quale il
Pieper vi riconosce il panorama della montagna a due cime dell'Amiata, così come è visibile solo da Pienza. Ivi, pp. 7, 9, 36.
66 Karl Friedrich Schinkel disegnò una veduta di Radicofani e nell'ottobre del 1824 pranzò
nella vicina osteria 'La Scala' dalla quale si ammira la stessa Pienza che però, probabilmente non riconobbe come tale scambiandola, forse, per Montepulciano. Ivi, pag. 36.
Lo Schinkel, naturalmente, non fu l'unico a 'costeggiare' la città di Pio II. Il più noto,
senz'altro, fu Niccolò Machiavelli che nell'agosto del 1507 si trovò a San Quirico d'Orcia.
Vedi: MACHIAVELLI NICCOLÒ, Opere complete di Niccolò Machiavelli. Alcide Parenti, Firenze, 1843, pp. 953-54.
67 L'illusionistica 'etruscheria' dipinta da Galeotti sulle pareti dello studiolo di palazzo Fregoli rispecchia, con ogni probabilità, l'interesse antiquario del committente suscitatogli dallo scoprimento del sepolcro «de' Caii» presso Pienza (i cui reperti oggi sono conservati nel
Museo di Leida). LANZI LUIGI ANTONIO, Saggio di Lingua Etrusca e di altre Antiche d'Italia
per servire alla storia de' popoli, delle lingue, e delle Belle Arti. Attilio Tofani, Firenze,
1824, pag. 302; LO PRESTI ALDO, SATOLLI ALBERTO (a cura di), Memorie di Andreino Galeotti
Pittore, [in preparazione].
68 Secondo il Pieper «...solamente intorno alla metà del XIX secolo comincia a risvegliarsi
l'interesse di architetti e scrittori d'arte per la città. Una delle prime testimonianze è il disegno del
giovane [Reinhold] Persius, datato il 9 luglio del 1860, che rappresenta la piazza con vista sul
Palazzo Municipale». Vedi: PIEPER JAN, Pienza..., op. cit., pag. 36, tav. 89 pag. 37.
69 Wilhelm Lübke, docente di storia dell'architettura, è l'autore di una 'pianta' di Pienza
realizzata intorno al 1858. Il disegno mostra la disposizione degli edifici intorno alla piazza
ed è la più antica testimonianza di tale disposizione. Ivi, pp. 38 tav. 96, 39.
70 Jakob Burckardt nella seconda edizione del Cicerone (1869) consigliava vivamente gli architetti di visitare Pienza, città nella quale egli pure sembra essere stato nel 1875. Nel 1868 il disegno
di Lübke fu xilografato e utilizzato per illustrare il celebre saggio dello stesso Burckardt L'Arte
italiana del Rinascimento. Ibidem
71 Eugène Müntz pubblicò nel 1878 l'opera Le arts à la cour des Papes, in cui si rintraccia
la descrizione di Pienza di Pio II tratta dai Commentari «...rendendola – scrive Pieper – con
ciò facilmente accessibil[e] alla scienza della storia dell'arte». Ibidem
72 Gli architetti Carl Bender e Karl Mayreder eseguirono la prima planimetria completa di
Pienza (1882). Fu pubblicata nell'Allgemeine Bauzeitung con testo di Henrich Holtzinger, il
quale, nota Pieper, fa per primo «...un uso dettagliato del IX Libro dei Commentari»
utilizzando il testo di Francoforte del 1614. Carl Bender realizzò, inoltre, un disegno a
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diceva all'epoca, di 'storia patria',75 per dar prova di quanto il lungo oblio di cui si
dice avrebbe sofferto Pienza sia, in realtà, un altro di quei luoghi destinato a diventare 'comune'. Note erudite che furono utilizzate, come già era accaduto ai
romanzi ed alla 'nobile' memorialistica di viaggio 'forestiera', alla stregua delle moderne guide turistiche, come cioè un'insieme di consigli pratici e dilettevoli. Testimonianza diretta di come quest'uso non fosse un'eccezione sia la prefazione di Attilio Zuccagni Orlandini (Fiesole, 1784 - Firenze, 1872) all'Indicatore topografico della
Toscana Granducale ossia compendio alfabetico delle principali notizie di tutti i luoghi del
Granducato, edito a Firenze nel 1856. Lo Zuccagni, citando il Dizionario Geografico
Fisico Storico della Toscana, «..prezioso monumento scientifico-letterario» redatto da
Emanuele Repetti «...sostenendo il peso di fatiche improbe pel corso di oltre tredici
anni», pubblicato a partire dal 1833 e continuamente aggiornato ed aumentato fino
ad arrivare ai sei volumi dell'edizione del 1846, ci informa che tali ingombranti
volumi venivano consultati «...all'uopo, trattandosi specialmente di farne uso in
viaggio».76 Volumi che, però, alla scarsa maneggevolezza, aggiungevano l'ulteriore
difetto del prezzo che non «...a tutti è dato di poter fare acquisto».77 Il testo del
Repetti (Carrara, 1774 - Firenze, 1852), compendioso catalogo di notizie topografiche, statistiche e storiche, riporta, ben prima del Müntz, la descrizione «topica» di Pienza tratta direttamente «...da chi scrisse i Commentarj» ed altre notizie
ecclesiastiche ricevute dal canonico pientino Angelo Chellini (che inaugura a Pienza
la serie dei canonici dediti in epoca moderna e senza soluzione di continuità fino ai
giorni nostri, agli studi di storia locale) tra cui quella dell'apertura del Seminario
penna raffigurante Pienza vista da nord. Ivi, pp. 36, 37 fig. 85, 38, 39.
73 Carl von Stegmann e Heinrich von Geymüller furono gli autori dei rilievi di Pienza pubblicati nella seconda opera di architettura dedicata alla città di Pio II: Die Architektur der
Reinassance in Toskana (1882) Ivi, pag. 44
74 Julius Carl Raschdorff pubblicò, tra il 1886 ed il 1888, l'opera Palastarchitektur von Oberitalien und Toskana in cui compaiono alcuni disegni (anonimi) delle facciate dei palazzi di Pienza
eseguiti molto probabilmente sulla base dei rilievi di Bender e Mayreder. Ivi, pag. 46.
75 PASQUI DUCCIO, Considerazioni su Carlo Minati, notabile e collezionista, in AA.VV., Siena bibliofila. Collezionismo librario a Siena su Siena. Protagon Editori, Siena, 2009, pag. 201.
76 ZUCCAGNI ORLANDINI ATTILIO, Indicatore topografico della Toscana Granducale ossia compendio alfabetico delle principali notizie di tutti i luoghi del Granducato. Giuseppe Polverini Editore, Stamparia sopra le Logge del Grano, Firenze, 1856, pag. 5.
77 Ibidem. Nè all'epoca della loro pubblicazione e neppure qualche decennio più tardi, in ragione
della loro 'rarità'. Prova ne sia la scheda di una non meglio specificabile Libreria antiquaria incollata
dall'ultimo proprietario privato, Domenico Tordi, in seconda di copertina del primo dei volumi che si
conservano nel Fondo Tordi della Biblioteca Pubblica 'Luigi Fumi' di Orvieto: «344. Toscana. Repetti E. Dizionario geografico fisico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del
Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana. Firenze, 1833-49, in-8, 7 vol (compreso
Introduzione-Supplemento- Appendice e il Compendio Storico della città di Firenze). Legatura
origin. Mezza perg. Magnifico esemplare. Raro. 700-».
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Vescovile (1792) dove, da lì a non molto, si sarebbe potuto persino apprendere
«...qualche parte di Fisica sperimentale, essendoché il luogo pio è stato provvisto a tal
uopo di qualche macchina, oltre una copiosa biblioteca».78 Il medico ed educatore
fiesolano già nel 1832 aveva dato alle stampe l'Atlante geografico, Fisico e Storico del
Granducato di Toscana (Stamperia Granducale, Firenze) che, riscuotendo un notevole
successo, gli permise di diventare un geografo erudito, per trasformarsi poi, nell'ultima parte della sua vita, in un meticoloso statistico.79 L'Atlante è suddiviso per
Valli; Pienza è compresa nella tav. XX dedicata alla Val d'Orcia ed alle Valli adiacenti.
Nel testo, particolarmente conciso, l'Autore trovò, ad ogni modo, l'occasione per
lodare l'eleganza degli 'ornati' della facciata del Duomo e per sottolineare che presso
il Seminario «...sono gratuitamente istruite anche [corsivo nostro, ndr] le fanciulle di
città». Ma lo Zuccagni è incorso evidentemente in un lapsus in quanto soltanto
presso le case d'educazione femminile,80 altrimenti dette Conservatori,81 ed in un'epoca nella quale l'educazione delle donne risultava ampiamente disattesa,82 le ragazze
pientine d'ogni condizione potevano raggiungere un minimo grado di alfabetizzazione. All'attività operosissima e dispendiosissima dello Zuccagni si deve,
inoltre, la stampa della prima piantina di Pienza fino ad oggi rintracciata, piantina
incisa a complemento della carta geografica descrittiva del Compartimento senese tratta
dalla celeberrima Corografia d'Italia pubblicata a Firenze nel 1844. Altra, non inconsueta, voce critica nei confronti di Pienza fu quella dell'Abate Francesco Fontani
che, nell'edizione fiorentina del 1827 del volume Viaggio Pittorico della Toscana, accresciuta rispetto alla 'prima' uscita dai torchi del Tofani sempre a Firenze nel 1801,
giudicò il palazzo piccolomineo solo 'sufficientemente' simmetrico ed altrettanto
'sufficienti' le pitture dei quattro altari del Duomo, (stimato, per giunta, disarmonico).83 Ciò, tuttavia, non deve apparire una stravaganza dell'Autore. Com'è
noto, in quel volgere di anni, e fino ai primi del '900, l'arte italiana del periodo
considerato non godette di grande prestigio, a dimostrazione che le oscillazioni del
gusto dei critici e del pubblico non rappresentano un'esclusiva solo dell'arte
78 REPETTI EMANUELE, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana..., op. cit., pp. 191, 195.
79 Per la biografia di Attilio Zuccagni Orlandini (e per la bibliografia precedente) vedi: LO
PRESTI ALDO, Le Arti ad Orvieto..., op. cit., pp. 778-79.
80 Così è specificato in: SERRISTORI LUIGI, Statistica dell'Italia. Stamperia Granducale, Firenze, 1842, pag. 148.
81 Il Mannucci ricorda infatti che «...fino a circa l'anno 1900 furono ammessi alle scuole
del Seminario anche i chierici non convittori, ed i giovani secolari [corsivo nostro, ndr], i
quali venivano iniziati nello studio delle belle lettere latine e italiane e in quello della
filosofia e teologia». Vedi: MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza. Arte e Storia. Tipografia di
S. Bernardino, Siena, 1937, III Edizione Ampliata e corretta con 90 illustrazioni, ora anche
Ristampa anastatica, Editrice DonChisciotte, San Quirico d'Orcia (SI), 2005, pag. 217.
82 CHIGIOTTI SIMONA, Il Conservatorio San Carlo Borromeo..., op. cit., pag. 72.
83 FONTANI FRANCESCO, Viaggio Pittorico della Toscana..., op. cit., pp. 121-22.
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contemporanea.84 Ad ogni modo, se le affermazioni riguardanti il 'vero bello' del
Fontani risentono della lezione critica del Della Valle, quelle a carattere economicosociale espresse nel terzo dei tre volumi di cui si compone la prima edizione
fiorentina del Viaggio appaiono senz'altro condivisibili:
Venuto quindi in possesso di Siena e del suo dominio Cosimo I, la Città di Pienza si rimase nel più perfetto
Stato di tranquillità e di pace, ma non per questo si aumentò gran fatto di popolazione e di forza anzi qualche se
ne sia la cagione, assai castelli si trovano in Toscana i quali ben a ragione possono vantare e maggior numero di
abitanti, e più di industria di quello che non si trovi a Pienza.
In effetti il Repetti nel «Censimento della Popolazione della Città di Pienza [relativo]
a quattro epoche diverse» dimostra, numeri alla...carta, l'andamento a fisarmonica dei
dati relativi agli abitanti della comunità pientina che risultavano essere 993 nel 1640,
693 nel 1745, 1222 nel 1833 e 1109 nel 1840.85 Giovanni B. Rampoldi, pochi anni
prima, nel 1834, nel volume intitolato Corografia dell'Italia aveva offerto per la città di
Pio II, invece, alcuni indicatori di prosperità in controtendenza, sia pur a breve termine, a fronte di quelli offerti dal Repetti:
Vi si contano in oggi 1,5oo abitanti, presieduti da un governatore col titolo di capitano.Vi si commercia di
olii, di cacio, di bestiami, di canape e di mandorle molto pregiate. Dal 20 al 22 settembre si tiene una delle
più cospicue fiere del Sanese. Ottimamente coltivati ne sono i suoi dintorni, e ben lastricate le interne sue
vie, che i barbari distruttori della città non poterono rovinare.86
Non soltanto, quindi, la popolazione risultava accresciuta rispetto all'anno precedente, ma Pienza, e come storicamente per prima Firenze, poteva vantare un decoro urbano che rifletteva un doppio 'italico' senso, di lindezza e artistico.87 In effetti
le serie statistiche successive dimostreranno un lento ma costante incremento demografico dal momento che nel biennio 1860-1861 gli abitanti di Pienza (compresi però
quelli di Castiglion d'Orcia e di S. Quirico) passarono da 7596 a 7772, di cui 292
classificati come 'possidenti'.88 Agrari, naturalmente, e naturalmente affatto privi di
velleità imprenditoriali, a tal punto che, ancora ai primi del Novecento si poteva
84 DORFLES GILLO, Le oscillazioni del gusto. L'arte di oggi tra tecnocrazia e consumismo.
Skira, Milano, 2004.
85 REPETTI EMANUELE, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana..., op. cit., 'Tabella Censuaria', pag. 196.
86 RAMPOLDI GIOVANNI B., Corografia dell'Italia di G. B. Rampoldi. Volume Terzo. Per Antonio Fontana, Milano, 1834, pag. 229.
87 BURCKHARDT JACOB, L'arte italiana del Rinascimento..., op. cit., pag. 193. Sulla pavimentazione a spina di pesce in coltello della piazza antistante il Duomo e suoi suoi restauri vedi: GARDELLI
GIULIANA, Pavimenti nel Rinascimento. Dal laterizio di Pienza alla maiolica della Libreria
Piccolomini, in SODI MANLIO, ANTONIUTTI ARIANNA (a cura di), Enea Silvio Piccolomini. Pius
Secundus Poeta laureatus Pontifex Maximus, 'Atti del Convegno Internazionale', 29 settembre-1
ottobre 2005, Roma, ed altri studi. Libreria Editrice Vaticana-Associazione Culturale Shakespeare & Company2, Roma, 2007, pp. 360, 362.
88 SIENA e il suo Territorio. Tip. Del R. Istit. dei Sordo-Muti L. Lazzieri, Siena, 1862, pag. 523.
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constatare che «...nessuna attività di commercio ha resa florida la piccola città» e che
l'unica risorsa economica 'vitale' consisteva nello sfruttamento della «squallida
campagna senza verde» che la circondava.89 Squallida, ma evidentemente, non
totalmente improduttiva, se, anche a Pienza, «...er merito, er decoro e la grandezza»
che, a dire del Belli, sono «...ttutta marcanzia de li signori», potevano essere sfoggiati
a sottolineare le differenze sociali ed il peso acquisito nella 'comunità' dalla famiglia
Fregoli che inaugurò nel 1863 un secondo palazzo, dopo quello più antico detto dei
Vescovi, alla cui decorazione, come trent'anni prima, attese il già citato pittore
cortonese, ma orvietano d'adozione, Andreino Galeotti, che dovette sottostare, malgrado l'origine 'toscana' (ma non dichiarata alla partenza da Orvieto!) alle ossessive90
e onerosissime pratiche necessarie ad ottenere il permesso di soggiorno o, come si
chiamava nel Granducato di Toscana, 'cheto-vivere'.91 Il Palazzo (e l'ampio giardino)
fu innalzato ai margini orientali di quella che diverrà, nel corso del tempo, la più
ambita area di sviluppo urbano contemporaneo, gli spalti cioè, per usare le parole di
Cesare Brandi, della «...modesta e tenerissima passeggiata di Santa Caterina».92 Spalti
che non hanno, saggiamente, subito nessuna di quelle 'imbarazzanti' e/o 'miserevoli'
modernizzazioni fuori scala di altre ed egualmente importanti città d'arte italiane. Nel
1855 apparve un primo elenco di 'uomini illustri' e 'glorie civili' toscani, ed è la prima
volta che in un testo divulgativo è nominato, in relazione alla descrizione geologica
del comprensorio pientino, Giorgio Santi che, di Pienza, «...fu uno dei più pazienti ed
oculati naturalisti del secolo decimottavo».93 Per veder citati, invece, Simone Tondi
ed il medico condotto di Pienza, Bernardino Malacride,94 che, a distanza di alcuni
secoli l'uno dall'altro, scrissero della fonte cosiddetta dell'acqua 'puzzola' posta ad un
chilometro a Sud di Pienza, fonte utilizzata per «...curare le malattie cutanee del
bestiame», occorrerà aspettare gli scritti di Gustavo Strafforello.95 Come detto,
nessun volume indicato può, a rigore, definirsi una guida, tanto meno una guida
89 GAGNONI SCHIPPISI AUGUSTO, Terre toscane (impressioni). Bemporand, Firenze, 1902, pp. [3], 50.
90 BRILLI ATTILIO, Viaggiatori stranieri..., op. cit., pp. 108-09.
91 LO PRESTI ALDO, SATOLLI ALBERTO (a cura di), Memorie..., op. cit.
92 BRANDI CESARE, Il patrimonio insidiato. Scritti sulla tutela del paesaggio e dell'arte. Editori Riuniti, Roma, 2001, pag. 121.
93 L. N., La Toscana descritta nella sua Storia, le sue Città, i suoi Monumenti..., in Letture
di Famiglia. Raccolta di scritti originali di Educazione, Istruzione e Ricreazione intellettuale.
Vol. II, Nuova Collezione, Tip. Galileiana, Firenze, 1855, pag. 52.
94 Bernardino Malacride di Pienza si trova citato nella Gazzetta Toscana del 1786: «S. A. R.
[Leopoldo II, ndr] con benigno Rescritto si è degnato d'approvare il posto, ove si deve costruire
il Campo Santo a sterro fuori di questa città, riconosciuto preventivamente dal nostro Medico
Condotto Signor Bernardino Malacride». Vedi: GAZZETTE Toscane uscite Settimana per Settimana
nell'anno 1786. Appresso Giuseppe Pagani, Firenze, 1786, pag. 98.
95 STRAFFORELLO GUSTAVO, La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Arezzo, Grosseto e
Siena. Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1895, pag. 230.
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di Pienza, eppure proprio questi testi andranno a sedimentare quelle vene
aurifere che permetteranno all'industria editoriale nazionale, a partire dal
primo Novecento, di sfornare una grande quantità di pubblicazioni dedicate
ai turisti viaggiatori in quella che, a ragione, è stata definita una vera e propria «età dell'oro» per questa specialissima produzione libraria.96
96 PALOSCIA FRANCO, La società dei viaggiatori. Viaggi e turismo dall'antichità al ventesimo
secolo. E.S.T.E., Milano, 1999, pag. 194.
20
Le Guide di Pienza
Il 5 marzo 2006, giorno in cui è stato compilato l'inventario97 dei volumi,
«...donati da Mons. Don Aldo Franci98 alla Fabbriceria della Chiesa Cattedrale
di Pienza che fanno parte di una paziente e costante ricerca portata avanti con
tenacia e competenza per moltissimi anni»,99 trasferiti dall'abitazione del Protonotario Apostolico di via Gozzante nella casa Canonica,100 può essere considerata la data di nascita della nuova biblioteca dedicata al generoso donatore che
ha trovato degnissima sede esattamente nella «...fabbrica costruita nel sec. XV
per ordine di Pio II dove, tra non molto s'aprirà al pubblico un bel Museo o Cimelioteca destinata - come il vocabolo esprime - a raccogliere il noto Piviale di
Pio II e varie grandi tele magistralmente tessute a soggetto storico, d'un valore
97 Biblioteca 'A. Franci', Pienza (d'ora in poi BAFP), Inventario dei volumi ritirati dall'abitazione di don Aldo Franci e trasferiti nella casa Canonica in data 5 marzo 2006, carte
sciolte, s.l. [ma Pienza], s.d. [ma 2006].
98 «Dopo essere stato il parroco delle piccole chiese di Spedaletto e di Palazzo Massaini,
Don Aldo (Pienza, 1896-2008) venne chiamato dal Vescovo Conti a Pienza, come canonico
della cattedrale, ed attento curatore dell'archivio diocesano. Iniziò quindi la sua attività di
insegnante nel Conservatorio San Carlo Borromeo, nel seminario Vescovile, e successivamente nella locale scuola media lasciando in tutti i suoi numerosi allievi un grato ricordo.
Studioso di Pio II e di Pienza ha raccolto per anni tutto quanto veniva pubblicato sul papa
umanista e sulla città. […] In occasione del secondo trigesimo della morte di Mons Aldo
Franci è stata celebrata nel duomo di Pienza una Messa di suffragio alla quale ha partecipato un consistente numero di fedeli. In questa ricorrenza è stata distribuita a tutti i presenti
un'immagine ricordo fatta stampare dall'avvocato Giorgio Parbuono, presidente del Conservatorio San Carlo Borromeo, con la quale si ricorda appunto l'insegnante». PETRENI ALFIERO,
Don Aldo, in Toscana Oggi, 7 aprile 2008.
99 PETRENI ALFIERO, Intervista a Francesco Martini, in Toscana Oggi, 5 luglio 2008.
100 Oggetto di un recente restauro reso possibile dalla munificenza della Fondazione del Monte
dei Paschi di Siena che ha inteso finanziare generosamente il progetto di recupero funzionale dell'edificio, la Canonica, oltre che a sede della Fabbriceria, è destinata ad ospitare un'«Associazione
aperta a tutti i pientini che vogliano contribuire con il loro interesse e lavoro alla creazione di una
più ampia raccolta di “storia patria», favorendo l'esposizione e la conservazione di opere d‘arte,
nonché incontri, studi e conferenze. Ibidem. La vocazione espositiva degli ambienti così restituiti
alla cittadinanza ed ai turisti è testimoniata dalla inaugurale mostra antologica dedicata alla pittrice
pientina Romea Ravazzi (26 settembre-8 novembre 2009). Vedi: MAZZONI GIANNI (a cura di), Romea Ravazzi. 1870-1942. Protagon Editori, Siena, 2009.
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grandissimo, e cent'altri oggetti d'arte mirabili, di cui il munificentissimo Pontefice volle arricchita la patria sua».101 Entrare così in familiarità con i tomi, anche
rari,102 gli appunti e le ricerche manoscritte della nuova istituzione pientina,
vivificata il 23 novembre dello stesso anno con il riversamento dei numerosi
volumi già conservati presso la Curia Vescovile,103 offre la concreta possibilità
di provare, almeno per metà, quella felicità così bene espressa da Cicerone
all’amico Varrone, «se hai una biblioteca col giardino, hai tutto»,104 rappresentando, anzi, l’occasione per disinteressarsi, almeno temporaneamente, di
quelle effimere necessità materiali che anche oggi sembrano regnare incontrastate. Nella raccolta libraria così costituita e collocata in una sala al secondo
piano della Canonica in scaffalature metalliche con ante scorrevoli in vetro, si
possono notare numerose edizioni delle guide dedicate a Pienza che, nel loro
complesso, testimoniano, come detto, l'interesse dell'industria turistica ed
editoriale nei confronti della piccola città toscana. La crescente attenzione
verso la città di Pio II, seppure Michelangelo Prunetti,105 Luigi Zucoli106 e
Ariodante Manfredi107 non ne fecero cenno nei loro volumi, è testimoniata
dalle guide generali pubblicate con apprezzabile continuità da Epimarco e
Pasquale Artaria a Milano a partire dai primi anni '30 del secolo. Nella terza
edizione del 1834 è descritto il viaggio che da Firenze, per la via di Siena,
portava a Roma: da Buonconvento la strada seguente è descritta come «...un
saliscendi continuo, e perciò faticoso. La prossima stazione di Torrenieri nulla
offre d'interessante, fuorché la vista a mano diritta della piccola città di
Montalcino […], posta sulla vetta di un colle ben coltivato, e da cui si raccoglie
un saporito vino moscato, e quella a mano manca della città di Pienza […] e di
Montepulciano […]».108 Certo è che se un artista avesse voluto seguire questa
101 COZZI EMIDIO, Paesaggio senese. Tipografia della Concordia, Pienza, 1900, pp. 8-9.
102 La descrizione dell'Asia e dell'Europa di Pio II egualmente stampate a Venezia nel
1544; l'Opera quae estant omnia di Pio II nell'edizione principe tirata a Basilea nel 1571; i
Commentari di Pio II e le Lettere del Cardinale Ammannati nell'edizione francofortese del
1614.
103 BAFP, Elenco dei volumi ritirati dalla Curia Vescovile in data 23.11.2006, carte
sciolte, s.l. [ma Pienza], s.d. [ma 2006].
104 Familiari, IX, 4.
105 Cfr. Viaggio Pittorico-Antiquario d'Italia e Sicilia (Contendini, Roma, 1820).
106 Cfr. Nuovissima Guida dei Viaggiatori in Italia (Zucoli, Milano, 1847).
107 Cfr. Le Cento Città d'Italia descritte ed illustrate co loro celebri monumenti, Opera
Originale Italiana (Tip. Ortalli, Livorno, 1876).
108 ARTARIA EPIMARCO E PASQUALE, Nuovissima Guida dei Viaggiatori in Italia. Arricchita di
Carte geografiche generali e postali, di 12 Piante topografiche delle città principali e d'incisioni rappresentanti alcuni capi lavori di pittura. Terza Edizione Notabilmente accresciuta e corretta. Artaria, Milano, 1834, pp. 342, 345.
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indicazione avrebbe senz'altro scelto sia Pienza sia Montepulciano quali soggetti pittoreschi dei suoi disegni, come accadde effettivamente ad un pittore
tedesco, al momento non ancora identificato, che nel 1842 realizzò due efficaci
vedute della città del Poliziano, disegni a lungo dispersi in collezione privata,
così come potrebbero essere dispersi in altra consimile raccolta le eventuali
(probabili) vedute pientine. Sulla strada indicata dagli Artaria, padre e figlio, con
le loro pionieristiche guide italiane si inserisce Luigi Filippo Bolaffio, autore
della prima guida generale dell'Italia Centrale che emancipò, come scrisse con
fierezza, «...il nostro paese da un tributo verso gli stranieri, alle cui guide
bisognava ricorrere per viaggiare perfino in casa nostra».109 Bolaffio allude
principalmente alle guide di Karl Baedecher la cui prima fatica, dedicata alla
Renania, apparve nel 1839,110 nonché ai volumi dell'inglese John Murray, che
viaggiò «...in lungo ed in largo per il continente, raccogliendo materiale per il
primo Red Book, apparso nel 1836 e divenuto ben presto famoso in tutto il
mondo […]. Murray è uno dei profeti del turismo: a lui di deve anche la trovata
di contrassegnare con degli asterischi i luoghi degni di essere visitati, e che,
d'ora innanzi, diventano d'obbligo».111 Ed esattamente con l'avvertenza che
«...per le opere dell'arte o della natura più ammirabili, fu adottato il sistema di
segnare con uno o due asterischi quelle dinanzi a cui consigliamo il viaggiatore
di fermarsi con maggiore attenzione» inizia la red guida Treves. Sfortunatamente, forse sulla scorta del marchese Amico Ricci, per il quale «...gli
edifici di Pienza peccarono nel senso architettonico»,112 l'Autore assegnò un
solo asterisco al Palazzo Piccolomini e nessuno al Duomo! E con ogni
probabilità, sia il Symonds sia il Müntz, se fossero stati costretti a sintetizzare il
proprio giudizio, di asterischi non ne avrebbero destinati neanche uno ai
palazzi pientini. Il primo li giudicò, infatti, nel 1880, «...ammucchiati […] in
quartieri stretti intorno a una piazza»113 ed il secondo non esitò a definire il
Duomo «...una via di mezzo (non troppo felice) fra lo stile gotico e lo stile del
Rinascimento» e, di conseguenza, la sua facciata «...più bizzarra che bella». 114 Il
Müntz, però, forse, un asterisco l'avrebbe speso per quell'«italianizzazione»
degli...italiani, che, a distanza di ben cinque lustri da quando Gregorovius ne
109 BOLAFFIO LUIGI FILIPPO, Italia Centrale con la carta geografica dell’Italia, indici piante
topografiche di città, due carte dei dintorni di Roma e di Firenze, piante di Gallerie, ecc.
F.lli Treves, Milano, 1883, pag. V.
110 Ivi, pag. 180.
111 PALOSCIA FRANCO, La società dei viaggiatori..., op. cit., pp. 179-80.
112 RICCI AMICO, Storia dell'Architettura in Italia dal secolo IV al XVIII. Pei Tipi della Regio-Ducal Camera, Modena, 1858, pp. 474-75.
113 Cit. in MITCHELL ROSAMUND JOCELYN, Il lauro e la tiara..., op. cit., pag. 289.
114 MÜNTZ EUGENIO, Firenze e la Toscana..., op. cit., pag. 180.
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aveva sottolineato l'evidenza (descrivendo, in occasione di un viaggio attraverso
l'Umbria e la Sabina, molte insegne di botteghe operaie a Terni dipinte con i
colori del tricolore, ritrovando persino la bandiera italiana, ad uso di tovaglia,
nel suo albergo),115 non era (ancora) scemata. Allo stesso modo, infatti, lo
scrittore francese vide, e registrò nei suoi taccuini, sulla scala della locanda
pientina dov'era alloggiato «...una bandiera con un'iscrizione latina, composta
da qualche fabbricatore d'acrostici del paese, e le cui iniziali riunite delle diverse
parole formano il nome Vittorio (Emanuele): “Viri Integritate, Tanta Tantus
Ortus Rerum Italiae Ordo”».116 «Italianizzazione» ancora testimoniata a Pienza
– come scrisse lo stesso Müntz - da una lapide posta presso lo stemma della
città in ricordo del plebiscito del 1860 e della «...premura con cui la Toscana
accolse il nuovo regime».117 Nel 1895 la città di Pio II trovò un'altra occasione
di...cittadinanza nella seconda pubblicazione a vocazione turistica nazionale
curata dal già citato ed infaticabile pubblicista Gustavo Strafforello (Porto
Maurizio, Imperia, 1820 – 1903). Si trattò della popolare ed orgogliosamente
patriottica serie, oggi ricercatissima, de La Patria118 in cui l'Autore, pur riconoscendo a Pienza l'eccellenza in qualità di «...splendida fantasia del più puro
Rinascimento» fu, in un certo senso, costretto a notare come la stessa, in realtà,
fosse «...una città morta come lo fu subito dopo la morte di chi l'aveva creata» e
che pure il Duomo, «disgraziatamente», risultasse egualmente cagionevole di
salute a causa del suo «...vizio d'origine: le fondamenta».119 E se pure egli reputò
vane ed inutili le «forze umane» per scongiurarne il crollo, le stesse forze avrebbero dovuto, almeno, «...assicurare il rimanente della chiesa da imminenti pericoli e danni».120 Al contrario, nel medesimo anno della pubblicazione del suo
volume, fu presa l'improvvida decisione di imbrigliare con solide catene i piloni
absidali in movimento a quelli della navata maggiore della chiesa fino al muro
della facciata che, però, determinando inedite lesioni nella parte centrale della
medesima navata,121 fino a quel momento immune da qualsiasi cedimento, dimostrò quanto più pericoloso potesse essere per il futuro del Duomo - allora e
per l'oggi! - l'intervento avventato della tecnica, piuttosto che i danni provocati
115 GREGOROVIUS FERDINANDO, Passeggiate per l'Italia. Ulisse Carboni, Libraio Editore, Roma, 1907, vol. II, pag. 67.
116 MÜNTZ EUGENIO, Firenze e la Toscana..., op. cit., pp. 175-76.
117 Ibidem
118 STRAFFORELLO GUSTAVO, La Patria. Geografia dell'Italia..., op. cit.
119 Ivi, pp. 220, 229.
120 Ivi, pag. 230.
121 SOCINI AGENORE, Un'antica questione relativa alle fondazioni del Duomo di Pienza, in
Rivista d'Arte, a. VI, n. 2, marzo-aprile 1909, pag. 88.
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dalla natura. Finalmente, nello stesso volgere di anni122 il Ministero della Pubblica Istruzione, di concerto con quello dei Lavori Pubblici, promosse approfondite indagini tese a verificare, in via definitiva, le cause del dissesto strutturale della Cattedrale che avrebbero portato, dopo varie vicissitudini ed aspri
confronti teorico/restaurativi, all'intervento, che parve risolutivo, di Alfredo
Barbacci.123 Ad ogni modo, affinché un turista potesse trovare a disposizione
una pubblicazione interamente dedicata alla città di Pio II, quantunque inserita
in una collana di più ampia portata, sarebbe stato necessario aspettare però
ancora un lustro. Nel 1899 uscì, difatti, il supplemento mensile illustrato,
compilato da Alfredo Tortori (con la collaborazione di don Paolo Caratelli),124
per il giornale Il Secolo che, al pari degli altri supplementi della ricca collezione
pubblicata dal periodico milanese, era «...dedicato agli abbonati del quotidiano,
cui era dato gratuitamente. Ogni fascicolo era dedicato ad una città od a un
territorio, con splendide illustrazioni silografiche della stessa e del circondario,
una veduta panoramica e vedute dei principali monumenti e scorci suggestivi.
Le illustrazioni erano poste nella prima pagina, nelle pagine centrali e nell'ultima facciata».125 Le riproduzioni xilografiche di questa rivista – in verità
non particolarmente significative dal punto di vista artistico - oggi sono molto
ricercate, mentre il testo, spesso un arido elenco di itinerari confusi o errati, non
è considerato molto di più di una semplice 'didascalia' a supporto delle immagini
a riprova che, in certi casi, «…conoscere le cose in fotografia è [ciò] che più si
avvicina a conoscere le cose stesse».126 L'assoluta preminenza dell'iconografia sul
contenuto è da mettersi in relazione alla «nascita dei giornali illustrati nella
seconda metà dell’Ottocento diffusi su scala nazionale che decantano l’esigenza
di diffondere una conoscenza sommaria ristretta a monumenti basilari o a vedute
estremamente significative».127 Tali collane, nate a loro volta dalle più antiche
raccolte di vedute incise, hanno originato il fenomeno delle cartoline, disegnate o
semplicemente ornate di fotografie. A Pienza si è a conoscenza di un unico
intraprendente editore che fece stampare a proprio nome delle cartoline di gusto
122 CARLI ENZO, Pienza. La città di Pio II..., op. cit., pag. 76 n. 50.
123 Sui restauri del Duomo vedi (soprattutto per la bibliografia precedente): LO PRESTI
ALDO, Un fragile sogno d'amore e d'arte. Il Duomo di Pienza fra «Ripristino» e «Ricostruzione», in Altastrana. Rivista di Studi Orvietani, n. 2/2010, pp. 67 e ss.
124 Passim
125 VADA MONICA, Pienza, Scheda bibliografica, Libreria degli Erranti, Torino, http: //www.
maremagnum.com
126 HUXLEY ALDOUS, Le guide turistiche, in Lungo la strada. Annotazioni di un turista. Frassinelli, Milano, 1990, pag. 30.
127 FUSCO MARIA ANTONIO, Il ‘luogo comune’ paesaggistico nelle immagini di massa, in DE SETA
CESARE (a cura di), Storia d’Italia. Annali 5. Il paesaggio. Einaudi, Torino, 1982, pag. 772.
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1. Archivio Storico Comunale, Pienza, Ricevuta di consegna, 1922
liberty dedicate alla città, Antonio Turchi,128 proprietario di una cartoleria
documentata almeno a tutto il 1922.129 Il turista divenne non solo soggetto ad
una preselezione dei paesaggi e dei monumenti da visitare ma perfino al modo di
guardarli e finanche di fotografarli. Si tenga presente che non solo alla fine
dell'800 la celebre Ditta dei F.lli Alinari di Firenze era in grado di fornire la
riproduzione fotografica di gran parte del patrimonio culturale italiano mediante
l'ausilio di veri e propri cataloghi come quello dedicato alle Vedute, bassorilievi,
statue, quadri, affreschi, ec. della Toscana130 ma che l'inserto domenicale del Corriera
della Sera, la Domenica del Corriere, contrariamente ai quotidiani dell'epoca, offriva
ampio spazio alle riproduzioni fotografiche, pubblicando, ad esempio, nel n. 29
del luglio del 1914 caratteristiche immagini sia di Pienza sia di Bellagio. All'alba
128 PELLEGRINI FABIO, Pienza. La città utopia. Nuova Edizione..., op. cit., pag. 7.
129 Archivio Storico Comunale, Pienza, (d'ora in poi ASCP) Carteggio, ctg. X, b.13, bolla
di consegna, 21 dicembre 1922, carte sciolte. Non comuni le raccoltine fotografiche 'a
soffietto' stampate per la città di Pio II. Presso la Biblioteca Franci se ne conservano due:
12 Vedute a colori: ricordo di Pienza. Ed. Brunetto Martini, Pama-graphicolor, Rimini, s.d.;
Pienza. Gemma del '400 nata un pensiero d'amore e da un sogno di bellezza. 12 Vedute
Supercolor. Alterocca, Terni, s.d.
130 TOSCANA. Vedute, bassorilievi, statue, quadri, affreschi, ec. Riproduzioni Fotografiche
Pubblicata per cura dei Fratelli Alinari, Fotografi Editori. (La). Tipografia di G. Barbèra,
per conto dei F.lli Alinari Editori, Firenze, 1898. Ecco l'elenco completo delle fotografie riguardanti Pienza: Cattedrale (La Facciata e Campanile; L'interno; Postergali degli Scanni
del Coro; Postergali e Seggio Papale); Oratorio della Misericordia (Fonte Battesimale, XV
secolo); Palazzo Piccolomini (Palazzo Piccolomini; La Loggia e Portico sulla facciata posteriore; Due capitelli della Loggia; Il cortile; Puteale; Camino in pietra; Sala del Tesoro.
Croce in legno, XVI sec.; Pace in argento niellato, XV sec.; Pastorale, in argento con smalti, 1460); Palazzo Pubblico, con portico e torre; Pozzo pubblico in Piazza; Pozzo pubblico.
Un capitello, dettaglio. Ivi, pag. 18.
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del nuovo secolo fu data alle stampe quella che, allo stato attuale delle ricerche,
sembra essere la prima guida tascabile dedicata alla città. L'Autore fu, in gran
parte, il già citato D. Paolo Caratelli, canonico della Cattedrale nato a Chianciano
nel 1845 dove morì nel 1900. La genesi del volumetto è dettagliatamente
descritta nel testo complementare al titolo: Pienza, i suoi monumenti, arredi sacri ed
oggetti d'arte e d'intorni. Notizie storiche raccolte in parte dal defunto Preposto Canonico D.
Paolo Caratelli, R. Ispettore Distrettuale per la conservazione dei Monumenti, pubblicate nel
Giornale “Arte e Storia” e nella Dispensa 154 delle Cento Città d'Italia ed ampliata col
gentil consenso della di lui Erede a cura della Commissione del Nuovo Museo (Tipografia F.
Klinbub, Roma, 1901). Commissione del Nuovo Museo della Cattedrale di
Pienza che era composta dal medesimo D. Paolo nonché dall'arcidiacono
Domenico Ciacci e da D. Giovanni Battista Mannucci (Siena, 1876 - Pienza,
1941). Come ricorda lo stesso Mannucci, «...nel 1900, il secondo piano dell'antica Canonica, fatta costruire da Pio II per l'abitazione dei Canonici […] venne
ridotto ad un vero e proprio Museo, per l'interessamento del Vescovo, Capitolo e
dei nobili Signori Patroni Piccolomini, con una spesa, per l'Amministrazione
dell'Opera della Cattedrale, di L. 9284,63 […] Il museo fu inaugurato il 7
Settembre del 1901». A tal fine «...prestarono l'opera loro assidua, amorosa di
quasi tre anni, a decoro della Cattedrale, ad onore ed utilità della patria» i già
citati Caratelli, Mannucci e Ciacci. I lavori di costruzione furono diretti dall'Ing.
Savino Cresti, che rinunziò ai suoi onorari, e alla parte decorativa provvide a
sue spese il Conte Silvio Piccolomini della Triana.131 L'apertura del Museo
rappresentò il «...segnale della presa di coscienza definitiva circa l'importanza di
Pienza in quanto 'città d'arte' italiana»132 al quale segnale si aggiunsero, altrettanto significativamente, le iniziative legate al V centenario della nascita di Pio
II, occasione per Giovanni Pascoli, presidente del Comitato delle celebrazioni,
di dettare l'epigrafe a ricordo della visita di Sua Maestà Margherita di Savoia il
25 maggio del 1905: Il XXV. Maggio MCMIV. Marghertia di Savoja – ospite nel
palazzo di Pio II – sostò ad ammirare la città nata da un pensier d'amore da un sogno di
bellezza – e suscitato colla fugace apparizione un ricordo vivente – d'arti e armi di cavalleria
e umanità – di poesia e religione – nella patria del Pontefice – che aveva ammonito a pace
tra loro i figli d'Italia – la prima regina dell'Italia unita e indipendente – trascorse
muovendo verso l'alma Roma. Il Municipio di Pienza.133 In occasione di un altro anno
giubilare, quello del 1925, fu riaperta al culto l'antica Pieve di Corsignano a
131 Per questa e le successive citazioni riguardanti la genesi del Museo vedi: MANNUCCI
GIOVANNI BATTISTA, Pienza. Arte e Storia..., op. cit., pp. 106-07 n. 1, 173 n.1, 175-6.
132 PELLEGRINI FABIO, Il Canonico Giovanni Battista Mannucci Storico della 'Patria locale',
in MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza.... Ristampa anastatica...op. cit., pag. X.
133 La redazione finale dell'epigrafe suscitò le ire del Pascoli. Per un maggior approfondimento
vedi: PELLEGRINI FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista..., op. cit., pag. 130.
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seguito di lavori di restauro condotti dal Prof. Peleo Bacci, lavori iniziati nella
prima metà dell'Ottobre del 1924 e terminati nell'agosto dell'anno successivo,
come attesta una lapide murata nell'aula sacra. Nello stesso anno, ad impulso del
direttore (e conservatore «a titolo gratuito») del Museo della Cattedrale, can.
Mannucci, fu aperta, in apposita sala, la «...raccolta archeologica Newton (in
onore della donazione fatta al Museo Diocesano dell’importante collezione
etrusca da parte di Caterina Landi Newton)134 formata da oggetti di scavo rinvenuti fortuitamente circa il 1860 nella località Borghetto, […] e che quasi dimenticata ed inaccessibile agli studiosi era relegata in una sala del palazzo Ammannati»,135 residenza di città dei Newton. Il Museo Diocesano di Pienza, oggi da
annoverarsi fra i più importanti di tutti i musei della provincia di Siena,136 è dal
1998 ospitato «...all'ultimo piano del Palazzo Vescovile che accorpa in sé il Palazzo Borgia, affacciato sulla piazza, e il Palazzo del cardinale Francesco Jouffroy di
Arras, che si sviluppa lungo il corso Rossellino».137 Nei primi anni del secolo, gli
stessi che videro una, peraltro fugace, presenza a Pienza di Gabriele D'Annunzio,138 il pittore americano Joseph Pennell dedicò alcuni disegni alle stradine tortuose della città in cui giunse una prima volta nel 1887 in bicicletta,139 disegni che
servirono in seguito ad illustrare le pagine dedicate alla città dal romanziere,
storico, poeta e saggista inglese Maurice Henry Hewlett nel secondo dei due volumi intitolati Road in Tuscany pubblicati nel 1904. Disegni e volumi che inseriscono
Pienza a pieno titolo, sebbene in netto ritardo, nel ricco filone della letteratura di
viaggio. A queste, seguirono le pagine che alla città di Enea Silvio dedicherà il
critico d'arte Edward Hutton in una delle sue numerose guide storico-artistiche
dedicate all'Italia, Siena and Southern Tuscany, edita nel 1910140 che contribuirono a
134 CASELLANI ADRIANO, Inglesi di nascita, italiani di cuore. La famiglia di Giovanni Newton, in Festa della Toscana, Supplemento a Notizie dal Consiglio Comunale, n. 40, Pienza,
novembre 2001.
135 Ibidem.
136 TORRITI PIERO, Pienza. La Città Ideale del Rinascimento. Sagep, Genova, 2006, pag. 42.
137 PIERINI MARCO (a cura di), Pienza. Guida alla città e ai dintorni. Nuova Immagine Editrice, Siena, 1997, pp. 24-5.
138 PELLEGRINI FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista..., op. cit., pag. 6.
139 L'incisore e illustratore nato a Philadelphia ebbe modo di fare un viaggio in Italia da Firenze a Roma nel 1882 su di un triciclo, nuovissimo veicolo mai visto prima nelle strade
della penisola, unitamente alla moglie, Elisabeth. Dal viaggio fu tratto un volume illustrato
edito nel 1887, An Italian Pilgrimage. Vedi: DE VECCHI RANIERI MARILENA, Viaggiatori
stranieri in Umbria. 1500-1940. Volumnia Editrice, Perugia, 1992, pag. 165; MONACI LUCIA,
BRILLI ATTILIO, FAIOLA NERI SIMONETTA, La Toscana di Joseph Pennell tra Otto e Novecento.
L. S. Olschki, Firenze, 2004, pp. V, XVIII, XIX, 66, 67; PENNELL JOSEPH E ELIZABETH, L'Italia
in velocipede. Sellerio Editore, Palermo, 2002, pp. 115-16.
140 Pagine illustrate da un acquerello raffigurante la Veduta di Pienza eseguito da F. O. M. Ward.
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determinare un modello estetico/rappresentativo attraverso cui si guardò (e si
guarda?) Pienza anche attraverso il suo sguardo. Ma non solo, naturalmente. È
possibile citare, tra gli italiani, gli 'occhi' di Augusto Gagnoni Schippisi che già nel
1901 col suo Terre toscane, frutto di un «...vagabondaggio breve e libero d'ogni preoccupazione» intrapreso non già per offrire «...affermazioni da correggere, non
fatti da illustrare, non opinioni da combattere, dunque, solo un paesaggio da intendere, un'anima da rivelare»,141 contribuisce, sebbene un po' in sordina, alla
costituzione turistica della regione. Costituzione turistica che si sostanzia, com'è
noto, anche attraverso iniziativi legate a particolari esigenze cultuali legate spesso,
e come abbiamo già notato, ai giubilei, soddisfatte, ad esempio, a Sant'Anna in
Camprena con l'apposizione, al termine dell'Anno Santo del 1900, di una commovente placca indulgenziale142 in fusione di bronzo di non disprezzabile fattura.
Le parole di Schippisi sembrano riecheggiare quelle dell'anonimo estensore della
Guida economica di Siena, edita nel 1883, nella quale si rintracciava il consiglio di
conoscere non solo sè stessi ma «...ben anco di conoscere tutto ciò che [ci]
circonda e che [ci] appartiene» per meglio rispondere alla «...necessità di conoscere
il proprio paese».143 Ma non è il solo riecheggiamento che si può individuare nel
volumetto in questione, dal momento che l'Autore sembra aver ben compreso la
lezione strafforelliana:
Pienza è sorta per uno sforzo; essa è il frutto del capriccio d'un mecenate senza essere necessaria espansione d'un popolo fiorente. Dal momento in cui Pio II concepisce di fare una vera città del vecchio castello era segnato c'essa sarebbe finita senza avere alcuno sviluppo e che passando attraverso i secoli sarebbe rimasta sola testimonianza della sfrenata ambizione d'un uomo. [...] Scorso questo breve periodo,
la piccola città è stata dimenticata fra le crete sterili, ed il Tempo è passato, senza lasciarvi alcuna traccia; i secoli posteriori, avendo avuto ben altre cure ben altri ideali, hanno lasciato nell'oblio la piccola
città che è arrivata a noi meravigliosamente intatta dal XV secolo.144
E su tale punto, di echeggiamento in echeggiamento, si arriverà, persino, alla
gentiliana Enciclopedia Italiana:
Con la morte di Pio II si affievolì e si spense in massima parte la vita artificiale di questa improvvisata città. Pienza ebbe sì, vescovi operosi, pronti a dotarla di opere d'arte; ma sia per la sua
posizione, sia per le vicende storiche, sia per l'inaridirsi delle fonti di denaro, non venne fatto molto,
rispetto all'inizio glorioso.145
Vedi: BRILLI ATTILIO, Viaggiatori stranieri..., op. cit., pag. tavv. CXXVIII, CXXXIV.
141 GAGNONI SCHIPPISI AUGUSTO, Terre toscane (impressioni).., op. cit., pag. [3].
142 La placca di Sant'Anna datata 1901 (MCMI) indica il privilegio concesso alla chiesa di attivare una indulgenza di 200 giorni per una sola volta al giorno per tutti coloro che la baceranno e
reciteranno il Pater. L'indulgenza è sempre valida sino alla soppressione decretata dal Pontefice.
143 SIENA a volo d'uccello. Guida economica tascabile. Tip. Lunghetti [per la] Cartoleria
Nava, Siena, 1883, pag. 3.
144 GAGNONI SCHIPPISI AUGUSTO, Terre toscane (impressioni).., op. cit., pp. 36-7, 49.
145 CIARANFI ANNA MARIA, Pienza..., op. cit., pag. 200.
29
Il 'poco' fatto, invece, era stato acutamente segnalato dai Canonici del Duomo
nella guidina del 1901:
Venendo da Montepulciano […] o dalla Stazione di Torrenieri […] il forastiere potrà facilmente visitare
Pienza, questa illustre alunna dell'arte, che superba dei suoi monumenti ed oggetti d'arte può altresì corrispondere alle attuali esigenze della vita, ed è adorna di istituti di beneficenza e di educazione, come un
Seminario ove si compiono le classi ginnasiali, gli studi di filosofia e teologici, e un R. Conservatorio
ove a norma dei programmi governativi si compiono le cinque classi elementari e le tre complementari.
Inoltre il clima fresco e balsamico, eccellenza di cibi e vini squisiti, modicità dei prezzi nelle pensioni,
la cortesia degli abitanti [corsivo nostro, ndr] ne rendono più gradito e piacevole il soggiorno.146
In questo passaggio sono già individuate tutte le caratteristiche che faranno di
Pienza uno dei luoghi turistici per eccellenza, anticipando, perfino, le guide tematiche dei turismi contemporanei, documentate, ad esempio, dalla collana Itinerari
slow di un editore umbro che, già nel titolo, individua un target che si riconosce in
una particolare corrente d’opinione che vede nella lentezza una qualità non solo
oggettiva ma anche filosofica: «Ogni magico momento di visita […] va gustato con
calma, con solerte abbandono ai piaceri dell’arte, della storia, della curiosità e della
cucina»,147 mutuando il lessico dal cosiddetto slow food, ultima 'acquisizione' dell’industria turistica in fatto di moda culturale. Al filone dei giornali illustrati si inseriscono, invece, i saggi d'erudizione storico-artistica dell'infaticabile Mannucci che
pubblicò un primo articolo dedicato all'amata Pienza per la rivista Cosmo illustrato
del 1903, ed un secondo testo, Una città del Rinascimento, per L'Italia illustrata del
settembre 1906, articoli dai quali il canonico pientino agilmente ricavò la Guide
Manuel de Pienza et de ses environs avec illustrations (Venezia, 1909) significativamente indirizzata ai viaggiatori stranieri. Guidina, articoli e volumetto divenuti rarissimi e che rappresentano il primo nucleo dell'insuperata e insuperabile monografia compilata dallo studioso senese, Pienza, i suoi monumenti e la sua Diocesi,
edita in prima edizione nel 1915 per i tipi dello Stabilimento Tipografico della
Madonna delle Querce di Montepulciano (meritoriamente ancora in attività). 148
Guida che fu ristampata una prima volta nel 1927 'appresso' la tipografia 'La
146 [CARATELLI PAOLO, CIACCI DOMENICO, MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA], Pienza, i suoi monumenti, arredi sacri ed oggetti d'arte e d'intorni. Notizie storiche raccolte in parte dal defunto
Preposto Canonico D. Paolo Caratelli, R. Ispettore Distrettuale per la conservazione dei Monumenti, pubblicate nel Giornale “Arte e Storia” e nella Dispensa 154 delle Cento Città d'Italia ed ampliata col gentil consenso della di lui Erede a cura della Commissione del Nuovo
Museo. Tipografia F. Klinbub, Roma, 1901, pag. 38.
147 Ali&no Editore. Catalogo Autunno 2003. Perugia, pag.5.
148 Si veda, ad esempio, l'elegantissimo libricino di Francesco Dondoli, Cinque opere di
Pio II stampate in volgare nel Cinquecento stampato in edizione limitata di n.200 copie
numerate a mano in occasione della manifestazione annuale Cortili aperti nella notte
dell'Assunta del 2009, manifestazione ideata e curata dal medesimo Autore.
30
Rinascente'149 di Pienza ed una seconda ed
ultima volta nel 1937 per la Tipografia S.
Bernardino di Siena. Spicca, sulla copertina
della seconda edizione, una xilografia di Dario Neri (prolifico artista toscano in contatto
con Adolfo De Carolis che a Pienza aveva
già dato prova delle sue capacità eseguendo
le decorazioni a fresco della villa edificata in
stile neo-classico dall'architetto Gino Chierici per conto dei fratelli Ferruccio e Bruno
Benocci nei pressi della chiesa di Santa Caterina),150 raffigurante il Palazzo Pubblico,
La Rinascente, 1928
xilografia eseguita con uno stile finalmente 2. Tipografia
Marchio editoriale
libero dalle costrizioni 'editoriali' dei suoi
colleghi francesi (che illustrarono freddamente il volume del Münts) ed italiani
(che illustrarono altrettanto rigidamente i supplementi Sonzogno); stile, quello
del Neri, particolarmente originale - debitore, per l'inquadratura, della scelta
operata da Pennell - capace di ispirare, nei primi anni quaranta, un non meglio
identificabile incisore, M. Colt, che fornì due xilografie (Il Campanile del Duomo;
Il Duomo di Pienza dal Palazzo Pubblico) per illustrare il numero speciale del
Bollettino della Diocesi di Chiusi pubblicato in occasione dell'insediamento del
149 La prima tipografia di cui si ha notizia a Pienza è quella Della Concordia impiantata
dal can. Ottavio Barbi (Pienza, 1861-1933) nel 1895 ca. ed in attività almeno sino al 1902.
Allo stesso tipografo si deve un poemetto dedicato a Vittorio Emanuele II e all'unità d'Italia
uscito dai suoi torchi nel 1895 a cui seguirono: il Triduo a S. Antonio da Padova per
domandare qualsiasi Grazia (1898); i versi, già citati, del sacerdote Emidio Cozzi (1900);
le Notizie storiche sull'antica Terra di Scrofiano e cenni biografici sul celebre naturalista
Biagio Bartolini, raccolti da Nestore Trapani a cura di Francesco Bigliazzi (1902). La
bottega tipografica coincideva con l'abitazione del canonico Barbi in L.go Chiocarella. La
stessa sede della tipografia La Rinascente, nome scopertamente dannunziano, di proprietà
di F. Facchielli, esercizio impiantato con ogni probabilità nel 1921, (data quest'ultima che si
rintraccia in alcune cartelline porta-documenti in uso presso il Comune di Pienza) e la cui
attività sembrerebbe non essere andata oltre il 1930. Al momento l'esiguo catalogo della
Rinascente (oltre, come detto, al materiale d'uso corrente stampato per il Comune) si riduce
a soli due titoli: la guida del Mannucci ed un estratto dalla stessa guida, L'antica Pieve di
Corsignano e la chiesa di S. Caterina in Pienza, edito a «Ricordo delle SS. Missioni tenute
nella Cattedrale di Pienza dai RR. PP. D. Silvio Rossi e D. Adolfo Giansanti della
Congregazione di S. Vincenzo dè Paoli» nella quaresima del 1928. Vedi: ASCP, Carteggio,
ctg. XI, bb. 15 e ss., 1919-1935; BROGIONI LUCA, Concordia, in AA.VV., Editori italiani
dell'Ottocento. Repertorio. Franco Angeli, Milano, 2004, Tomo I, pag. 319.
150 MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza. Arte e Storia..., op. cit., n. 1 pag. 215.
31
nuovo vescovo di Chiusi e Pienza, Mons. Carlo Baldini 151 e capace, magari, di
'suggerire' a Edoardo Marendino (Torino, 1868 - Roma, 1940)152 l'opportunità
di visitare Pienza e realizzare alcuni disegni raffiguranti la città e la sua piazza,
disegni che si rintracciano in un taccuino di viaggio conservato in collezione
privata a Pienza ed in un foglio (La Piazza di Pio II) conservato in collezione
privata a Roma. Le pubblicazioni del Mannucci accompagnano la graduale
modificazione del paesaggio della Val d'Orcia, brullo e deserto già ai tempi di
Pio II,153 divenuto ancor più desolato dopo la guerra di Siena 154 e dove la
mezzadria si diffuse con grave ritardo rispetto ad altre zone. 155 La data di
(ri)nascita della Valle si può indicare, a nostro avviso, nel «tempestoso pomeriggio d'ottobre del 1923» allorquando i coniugi Antonio ed Iris Origo
videro per la prima volta le terre valdorciane.156 Da quel momento, e con uno
spirito imprenditoriale nettamente in anticipo rispetto allo stesso articolo 41
della Costituzione italiana, il marchese e sua moglie iniziarono a fare di un
luogo molto povero e aspro, a circa dieci chilometri da «un piccolo centro termale che stava sorgendo a Chianciano» (la cui importanza per questa zona non
poteva essere ancora totalmente preveduta e che certamente «...a quel tempo
non dava il benvenuto con il verde, né con promesse di campi fertili») un
paesaggio 'bello' e costruito così perfettamente da meritarsi, molti decenni e
vicissitudini dopo,157 dapprima l'assegnazione da parte del Touring Club Italiano
151 OMAGGIO a Mons. Carlo Baldini, Vescovo di Chiusi e Pienza nel fausto giorno del suo
ingresso in Diocesi, 26 ottobre – 1 novembre 1941, in Bollettino Ufficiale della Diocesi di
Chiusi e Pienza, a. XX, ottobre 1941-XIX, n. 5, pp. 90, 88.
152 LO PRESTI ALDO, Le Arti ad Orvieto. Proposta per un Dizionario, Aggiornamento [in
preparazione].
153 MITCHELL ROSAMUND JOCELYN, Il lauro e la tiara..., op. cit., pag. 288.
154 PELLEGRINI FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista..., op. cit., pag. 119.
155 Ivi, pag. 8.
156 Pochi mesi dopo fu inaugurato in Piazza Dante Alighieri, già detta al Prato, il monumento ai caduti realizzato dallo scultore senese Ettore Bigi. Vedi: MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza. Arte e Storia..., op. cit., pag. 280.
157 Per tutte le citazioni si rimanda all'irrinunciabile volume di Iris Origo, Immagini e ombre. Aspetti di una vita (Longanesi & C., Milano, 1970, in particolare le pp. 186 e ss.) che si
raccomanda unitamente all'altrettanto irrinunciabile volume della stessa autrice inglese,
Guerra in Val d'Orcia nel quale è individuato quel «sentimento religioso» - nonostante
l’«intenso anticlericalismo» di marca liberale, socialista, ed a lungo, anche fascista – che
rappresenta l'unico elemento di continuità 'autenticamente' italiano in grado di influire sulla
popolazione. Vedi: ORIGO IRIS, Guerra in Val d’Orcia. Vallecchi Editore, Firenze, 1967, pp.
54-5. Tra le vicissitudini occorse alla Valle, nel 1952 ancora caratterizzata da «larghe
chiazze di terra ingrata» (Maoli, 1952), si ricorda la costruzione negli anni '50 di un enorme
traliccio dell'elettrodotto Terni-Genova la cui cima ed i cavi deturpavano la visuale della
vallata fra il Duomo e la Canonica, a tal punto che soltanto una generale sollevazione di
32
(con l'approvazione della W.T.O., World Tourism Organization) della 'Bandiera
arancione', un vero e proprio marchio di qualità turistico ambientale e culturale,158 e successivamente, come vedremo, l'altrettanto ambito riconoscimento dell'Unesco. Paesaggio la cui bellezza aveva affascinato sia la pittrice pientina Romea Ravazzi che alle «...deliziose vedute della Val d'Orcia» 159 dedicò
numerose opere160 sia l'amica Loretta Cecchi Pieraccini che nel marzo del 1942,
sostando a Pienza, annotò quanto bella fosse la «...Toscana, la Toscana di
queste parti, con la campagna dolce e solenne, e Pienza e Montepulciano, così
vicine e architettonicamente tanto diverse, pur essendo ugualmente meravigliose».161 Al crescente successo delle pubblicazioni periodiche definibili 'turistiche' contribuì, come visto, la consolidata abitudine dei viaggiatori stranieri a
consultare le guide Baedecker e Murray che, fin dal loro apparire, in virtù della
robusta veste editoriale (cop. rossa e fregi in oro), non disgiunta da una certa qual
sobria eleganza, e, soprattutto, dal testo continuamente aggiornato, furono imitate
da tutte le guide italiane che seguirono, a partire dalla già citata guida Treves, rossa,
e successivamente, ma con ben maggiore autorevolezza, dalle altrettanto rosse
guide del Touring Club Italiano162 che tanta importanza ebbero ed hanno per la
valorizzazione non solo dei centri minori della penisola ma soprattutto di quelli
'minimi'. Nella prima, ormai rara,163 edizione del 1923, dedicata all’Italia Centrale,
Pienza si trova descritta puntualmente da pag. 363 a pag. 369, precedendo persino
Montepulciano, e ribaltando quanto suggerito nella guida Treves nell'edizione del
1908 in cui Pienza rappresentava soltanto una piacevole escursione - raggiungibile
tutte le componenti sociali pientine ne permise lo smantellamento e lo spostamento più a
valle salvaguardando la bellezza naturale e ambientale di Pienza. Vedi: MAOLI LUIGI, Pienza, in Le Vie d'Italia, rivista del TCI, n. 11, 1952, pag. 1432; FORMICHI DARIO E NUNZIATINA,
Le opere d'arte di Pienza nell'immaginazione popolare, in Comunità in cammino. Bollettino parrocchiale, a. XXXVI, n. 4, aprile 2004, pag. 7.
158 ATTRIBUITA a Pienza dal Touring Club la bandiera arancione, in Comunità in cammino.
Bollettino parrocchiale, a. XXXVI, nn. 2-3, febbraio-marzo 2004, pag. 7.
159 PETRENI ALFIERO, Pienza città d'arte, città d'artisti, in PETRENI ALFIERO, VIGEVANI ROBERTO (a cura
di), Emo Formichi, Pietro Sbarluzzi, due scultori a Pienza. Nicomp, Firenze, 2010, pag. 14.
160 Rendendo, in un certo senso, giustizia al cardinale 'piesco' per eccellenza, Jacopo Ammannati, che, guardando la valle con occhi altrettanto innamorati, riusciva a trovare persino liete le
pochissimo amene, in realtà, terre valdorciane. Vedi: PELLEGRINI FABIO, Il promotor umanista del
viaggio pientino Jacopo Ammannati architetto di passatempi. Editrice DonChisciotte, San Quirico d'Orcia (Si), 2008, pag. 42.
161 CECCHI PIERACCINI LORETTA, Agendine di guerra: 1939-1944. Longanesi, Milano, 1964,
pag. 148.
162 Per la storia di queste fortunate guide vedi: GHERSI FABIO, La signora in Rosso (90 anni…ma
non li dimostra), on-line al sito www.touring.it.
163 In specie se comprensiva della sua sovracopertina.
33
3. J. Pennell, Il Palazzo Pretorio, 1904
4. D. Neri, Il Palazzo Pretorio, 1927
in vettura in appena ...2 ore! - partendo dalla Piazzetta Santa Maria della città del
Poliziano, meritevole pertanto di pochi paragrafi descrittivi (p. 309) nonostante si
riconoscesse che la città piccolominea fosse «...ricca di pregevoli monumenti
architettonici». La prima iniziativa editoriale che bilanciò, opportunamente, illustrazioni e testo, un testo - finalmente - tutt'altro che succinto, fu lo studio 'turistico' intitolato Pienza, Montalcino e la Val d'Orcia di Fabio Bargagli, n. 63 della
celebre Collezione di Monografie illustrate, serie dell'Italia Artistica, diretta da Corrado Ricci, volume meritoriamente ristampato in anastatica nel 2002 a cura del
Lions Club - Montalcino Valli d'Arbia e d'Orcia. Com'è noto, il prepotente ed irresistibile avvento delle automobili contribuì in maniera determinante alla trasformazione radicale della forma stessa del viaggio, che ha rappresentato e rappresenta, ormai, un bisogno insopprimibile per la gran parte degli uomini. Bisogno che, nel corso del tempo, ha assunto caratteristiche e peculiarità diverse
per qualità e stile. L’evoluzione del commerciante (che viaggiava per necessità) in
devoto pellegrino e chierico (che viaggiavano per devozione e studio) ed infine
in turista tout court (che viaggia non solo per vedere qualcuno o qualcosa ma,
spessissimo, solo per viaggiare) è da mettersi in relazione ai mutamenti socioeconomici derivati dallo sviluppo e dall'incremento esponenziale delle tecnologie
produttive. La variabile che in ultimo, e più profondamente di ogni altra, ha influito sulla natura - anche quantitativa - di questo cambiamento è stata la rivo-
34
5. G. Quaroni, Piazza Pio II, in G. Mariotti,
Viaggio in Toscana. Novissima, Roma, s.d.
6. M. Colt., Piazza Pio II, 1942.
luzione industriale che, unitamente alle rivendicazioni delle nuove classi sociali
nate con la rivoluzione francese, ha determinato l’emergere prepotente della
borghesia, nuova ed imponente folla viaggiante, in coabitazione brulicante con la
vecchia aristocratica élite colta che pure sopravviverà nei modi tradizionali di
percepire e vivere la villeggiatura ed il diporto. Il mutamento è stato prodigioso:
dal momento in cui il Grand Tour164 si è trasformato in turismo di massa è
sembrato del tutto naturale considerare il viaggio alla stregua di un qualsiasi altro
prodotto industriale. Cosicché, favorita dallo sviluppo dei mezzi di trasporto (treni, automobili, aeroplani) e dall’utilizzo di sempre più raffinati strumenti di persuasione generalizzata, l’industria del turismo ha avuto facile gioco a spersonalizzare gli interessi dei 'clienti', indirizzandone sogni e bisogni, dettandone
tempi e necessità. Ma il processo di assuefazione ai riti ed ai 'marchingegni' di
164 Questa definizione è usata per la prima volta per il viaggio in Francia intrapreso da
Lord Groudsborn nel 1636 (Paloscia, 1999). Il primo scrittore ad utilizzare questo termine
fu invece un prete cattolico realista inglese, Richard Lassels (1603-1668), che durante la
dittatura di Cromwell visse in esilio in Francia e in Italia, soprattutto a Roma, protetto dal
cardinale Barberini, e che, tornato in Inghilterra, mise a frutto le sue esperienze e conoscenze del Continente divenendo accompagnatore nel Grand Tour dei figli di nobili inglesi,
compilando inoltre la celebre guida The Voyage to Italy. Cfr. DE VECCHI RANIERI MARILENA,
Viaggiatori stranieri in Umbria..., op. cit., pp. 55, 58; PALOSCIA FRANCO, La società dei viaggiatori..., op. cit., pag. 162.
35
questa trascinante religione non è stato lineare. Nel caso dell'automobile, ad
esempio, si ricorda che al suo apparire «…non fu ben accolta dalla civiltà contadina che istintivamente si ribellò contro questo nuovo veicolo che invadeva
arrogantemente le strade di campagna e fu visto come un pericolo, un sopruso, un
mostro e le prime macchine venivano accolte con curiosità a anche con insulti, sputi,
sassate e improperi».165 Ebbene, ben presto, questo rivoluzionario mezzo di trasporto, che liberò il turista dalla schiavitù degli orari ferroviari, divenne pressoché insostituibile. Anche le guide - o soprattutto? - ne presero atto segnalando, nelle pagine dedicate alle 'indicazioni utili' ed in quelle di 'reclame', i
'servizi automobilistici' giornalieri di collegamento (che integravano nei loro,
per lo più brevi, percorsi le comunicazioni ferroviarie), e, più tardi, persino i
garages. Lo stesso Bargagli, nella sua erudita monografia, non poté fare a meno
di constatare che la guida del Touring166 fosse l'unica in grado di scortare i
coraggiosi automobilisti nei «...luoghi romiti e terre ignote» della Val d'Orcia.167
Occhialuti ed intrepidi guidatori che a Pienza avrebbero potuto usufruire, però,
della sola Locanda Letizia168 e più tardi, negli anni Venti, della medesima
locanda169 promossa ad albergo unitamente all'omologo Savóia, entrambi «...mod.
[esti] ma discreti» ed in grado di fornire limitati «SERV[IZI]. AUTOM.[OBILISTICI]» che
garantivano il semplice collegamento con Montepulciano.170 Tra la prima edizione
del volume del can. Mannucci e la prima ristampa del 1927 vide la luce il fascicolo
monografico redatto da Guido Vincenzoni, Pienza. La Città di Pio II, edito nel 1924
dall'attivissimo editore Sonzogno di Milano, fascicolo facente parte della diffusissima Collezione Le Cento Città d'Italia (n. 126), serie che, a cadenza settimanale,
dedicava delle monografie illustrative dei luoghi e dei monumenti più importanti
d'Italia, a segno quindi dell'importanza che Pienza andava via via assumendo nell'immaginario collettivo. Il can. Mannucci, «sapiente illustratore di Pienza»171 che,
tra l'altro, fu non solo il direttore del Museo dell'Opera del Duomo del quale ab165 Ivi, pp. 20-21.
166 L'Autore potrebbe aver fatto riferimento alla Guida itineraria delle Strade di Grande
Comunicazione dell'Italia, guida pubblicata nel 1900 e ristampata fino al 1911 oppure alla
Guida Regionale della Toscana in due volumi distribuiti dal 1896 al 1905. Vedi: GHERSI
FABIO, La signora in Rosso...op. cit., pp. 12-3.
167 BARGAGLI PETRUCCI FABIO, Pienza, Montalcino e la Val d'Orcia con 209 illustrazioni.
Istituto italiano d'arti grafiche, Bergamo, 1911, pp. 2, 18.
168 BOLAFFIO LUIGI FILIPPO, Italia Centrale...op. cit., pag. 309.
169 Locanda condotta da A. Barbi e denominata in due distinte occasioni dal Mannucci La
Letizia. Vedi: [CARATELLI PAOLO, CIACCI DOMENICO, MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA], Pienza, i suoi
monumenti,..., op. cit., pag. 38; MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza..., op. cit., pag. 103.
170 [BERTARELLI LUIGI VITTORIO], Guide d’Italia. Territorio ad Ovest della linea ferroviaria
Firenze, Arezzo, Perugia, Foligno, Terni, Roma. Tip. Sironi, Milano, 1923, pag. 363.
171 Ivi, pag. 366.
36
biamo già parlato, ma dello stesso museo, all'occorrenza, «cortese guida»,172
editò a sue spese173 – come ricorda un anonimo recensore dell'epoca (ma forse
lo stesso Mannucci) - la già citata seconda ristampa della sua monografia...
...ampliata e corretta ricca di nuove ed interessanti fotoincisioni, coi caratteri della tipografia di S. Bernardino in Siena [con] in copertina una rarissima xilografia del XV secolo, che
il conte Silvio Piccolomini, diligente raccoglitore delle memorie famigliari, ha assicurato
in questi giorni al suo archivio pientino174
Lo stesso pubblicista, in una seconda recensione, scrivendo del Mannucci ma
pensando, evidentemente, ad un altro e ben più influente personaggio, incorse in
un lapsus calami appellandolo «cav.» [!] in luogo del più modesto «can.»175 e, poco
più oltre, disquisendo sul significato patriottico dell'immagine xilografica scelta per
illustrare la copertina, bissò, in questa circostanza consapevolmente compiaciuto,
la propria (e indirettamente anche quella del Mannucci) fervorosa, doppia fede:
L'allegoria – scrive l'anonimo recensore – delle podestà di origine Divina ed umana, impersonate nel Pontefice Pio II, fondatore di Pienza, ed in Federigo III «Romanorum Im-perator»
ci è sembrata particolarmente significativa nel momento storico attuale nel quale la nostra
Patria, unita e pacificata nel segno del Littorio, costituisce una barriera infrangibile contro il
dilagare di barbare teorie che mirano alla distruzione della nostra religione e della nostra civiltà.
Questa nuova fatica di Mons. Mannucci costituisce un altro titolo di benemerenza,
dell'appassionato studioso di cose d'arte e merita il plauso incondizionato.176
'Doppia' fede che fu ampiamente ripagata dalle lettere di ringraziamento ed
apprezzamento ricevute dall'Autore del volume. Tra i messaggi del Generale
Aldo Aymonino per conto di S.A.R. il Principe di Piemonte (nel 1935 presente, con Maria Iosè di Savoia, alla riapertura al culto della Cattedrale dopo un
lungo periodo di consolidamento e restauro),177 del Segretario Particolare Osvaldo Sebastiani per conto del Duce, direttamente dal Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai, spicca per stile quello del Cardinale Pacelli
che notò argutamente la funzione propagandistica della monografia:
L'omaggio che ella fa al Santo Padre del suo bel libro su Pienza, «Arte e Storia», è degna
illustrazione di un luogo che se dalla storia ebbe celebrità non mediocre, dall'arte ha ereditato gloria emula delle maggiori dell'aureo quattrocento. Sua Santità si compiace di così
amorosa fatica ed augura che per essa [corsivo nostro, ndr] sia più ricercata e ammirata la
172 Ibidem
173 PUBBLICAZIONE artistica su Pienza (Una), in La Nazione, 27 settembre 1936.
174 Ibidem
175 INTERESSANTE pubblicazione su Pienza (Un'), in La Nazione, 28 settembre 1936.
176 Ibidem
177 CHIGIOTTI IOSE, Ricordi narrati e vissuti nella mia Pienza. Tipografia Madonna delle
Querce, Montepulciano, s.d. [ma 2001], pag. 9.
37
piccola e bella città di Pio II.178
Alla fine degli anni Venti si registra la pubblicazione di un elegante opuscolo
dedicato a Pienza e Montepulciano stampato dalla Soc. Tip. Castaldi di Roma per
conto dell'Enit, Ente Nazionale Industrie Turistiche istituito nel 1921179 per rendere più organico ed internazionale il lavoro di promozione turistica svolto sino ad allora dalle Pro Loco ed altri similari enti minori.180 L'agile pubblicazione rientra a
pieno titolo nel campo dell'attività di propaganda o pubblicità del nuovo istituto intesa a meglio valorizzare il turismo, o, come si diceva allora, l'«industria del
forestiero».181 Propaganda che sempre costituì la maggior attività dell'Enit; si
178 MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza..., Ristampa anastatica..., op. cit., p. s.n. Si segnala
l'esistenza di un esemplare del 1917 rilegato in pelle, fregi in oro, tagli dorati, legato dalla
“Legatoria di Libri Madonna della Quercia-Montepulciano”, con dedica “A. S.A.R. il
Principe di Piemonte” (collezione privata, Pienza) datata III luglio MCMXXII.
179 L’attività dell’Ente Enit, istituito con R.D. del 22 novembre del 1919, da una idea del Touring
Club Italiano che nello stesso anno ne sostenne la creazione (dietro l’impulso di Luigi Vittorio
Bertarelli che lo aveva fortemente voluto) convertito in legge il 7 aprile 1921 (ente al quale la circ.
n.605/gab del 5 aprile 1930 della Regia Prefettura di Terni delegava l’esame preventivo di tutte le
pubblicazioni di propaganda turistica edite dai Comuni e dalle Aziende autonome delle stazioni di
cura «perché non sempre rispondono agli scopi dei promotori») era rivolta prevalentemente alla
diffusione di pubblicazioni sull’Italia, interessandosi anche delle attività delle pro-loco, sovvenzionandole e sostenendole. Già nel maggio del 1920 la rivista Le Vie d’Italia ne divenne l’organo
ufficiale fino a tutto il 1935. Nello stesso anno l’Ente passa alle dipendenze della Direzione generale per il Turismo all’interno del Sottosegretariato per la Stampa e la Propaganda. In seguito all’istituzione nel 1960 del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, si riformarono gli enti provinciali di turismo, le aziende autonome di cura, soggiorno e turismo e lo stesso Enit. In data 21
agosto 1960 l’ente subiva la prima significativa riforma del dopo guerra. Pur conservando la sigla
originaria mutò la denominazione in Ente Nazionale Italiano per il Turismo che è rimasta fino ad
oggi, dopo la prima denominazione originaria di Ente Nazionale per l’incremento delle Industrie
Turistiche e quella avuta dal 1929 al 1960 di Ente Nazionale per le Industrie Turistiche. Vedi:
LUNATI Amministratore straordinario dell’Enit, in Qui Touring, n. 12, a. XXIII, dicembre 1993,
pag. 6; PALOSCIA FRANCO, Il turismo estero “articolo” di somma importanza, in AA.VV., ENIT,
1919-1999. Ottant’anni per l’Italia nel mondo. Enit, Roma, 1999, pp. 14, 16, 26, 72.
180 Si ricorda che lo scopo originario delle prime società che si andavano costituendo negli ultimi
decenni dell’800 in tutta Italia, e che assumevano le denominazioni più diverse (Comitato di Cura;
Società per il concorso dei Forestieri; Associazione per il movimento dei Forestieri; Società di
abbellimento; o più semplicemente ‘Pro’), fu quello di “abbellire i paesi, tenere pulite le fontane,
curare il verde pubblico” così come si legge su una targa marmorea ancora visibile su un edificio
centrale di Arsiero (Vicenza) che ricorda i compiti della locale Pro-loco che vi fu costituita nel
1906. Questo nome, pro-loco, divenne ben presto il più diffuso. Stabilire una primogenitura non è
agevole: si ha comunque testimonianza di una Pro Loco costituita a Pieve Tesino, in provincia di
Treviso, nel 1881. Vedi: BOZZINI GIUSEPPE, Pro Loco. A salvaguardia del mio paese, in Qui Touring,
n. 4, a. XXIV, aprile 1994, pp. 36-8.
181 MARIOTTI GIOVANNI, L'Italia turistica. Enit, Roma, 1929, pp. 8-9, 37.
38
tenga presente che dal 1921 al 1927 furono stampate più di 250 milioni pagine
di materiale propagandistico.182 L'elegante guidina di Pienza si giustificava col
fatto che la città di Pio II risultava già una delle città d'arte 'minori' più visitate
dagli stranieri, attratti dalla celebrità della cattedrale e dei palazzi quattrocenteschi183 pur essendo, in realtà, un...
...minuscolo paese della provincia di Siena, unito a Montepulciano e a Montalcino da un modesto servizio automobilistico […] e un modesto centro di soggiorno estivo. Il clima è buono e le
condizioni sanitarie del paese sono eccellenti. Belle gite sono quelle ai paesi del vicino Monte
Amiata, a Montalcino, a Montepulciano e a San Quirico d'Orcia. Pienza è servita dalla stazione
ferroviaria di Torrenieri sulla linea ferroviaria Siena-Grosseto.184
Non a caso l'opuscolo fu sponsorizzato dalle Ferrovie dello stato forti dell'allora riconosciuta eccellenza nelle comunicazioni ferroviarie.185 Ad ogni modo, il turista, sia
che si avvalesse del treno, sia che si spostasse in automobile, non avrebbe rinunciato a portare nella propria casa (o come regalo) un souvenir per un più durevole ricordo del soggiorno italiano.186 Anche le guide, non concorrendo più a guidare il
turista «...nella visita delle regioni, delle città, spiegandogliene i molteplici aspetti
dal lato fisico, economico, paesistico, storico ed artistico»,187 si sono progressivamente trasformate in 'ricordino' perdendo la funzione primaria di incrementare la
conoscenza dei luoghi, limitandosi a svolgere, per l'appunto, quella di semplice ricordo della visita avvenuta «...rappresenta[ndo] una traccia, attraverso l’immagine
dei luoghi visitati, per la memoria delle impressioni [e] delle emozioni provate».188
Ancora per iniziativa delle Ferrovie italiane e dell'Enit fu pubblicata nel 1942 una
seconda pubblicazione dedicata a Pienza, la «diligente» (la definizione è del Carli)189 monografia Monumenti di Pienza curata da Armando Schiavo, monografia che
non solo «...contiene una rappresentazione riassuntiva delle ricerche [riguardanti il
Duomo] svolte fino ad allora» ma possiede il doppio pregio d'essere un «...interessante» apparato iconografico che testimonia lo stato «...delle pareti della navata
[della Cattedrale] prima del restauro di [Alfredo] Barbacci,190 altrimenti perdute»191
182 Ivi, pp. 97-8.
183 Ivi, pp. 75, 80.
184 Ivi, pag. 456.
185 Ivi, pag. 444.
186 Ivi, pag. 37.
187 AA.VV., Possedimenti e Colonie. Avvertenze e Informazioni utili. T.C. I., Milano, 1929, pag. 9.
188 FUSCO MARIA ANTONIO, Il ‘luogo comune’ paesaggistico..., op. cit., pag. 778.
189 CARLI ENZO, Pienza. La città di Pio II..., op. cit., pag. 30.
190 BARBACCI ALFREDO, Il restauro del Duomo di Pienza, in La Diana, Rassegna d'Arte e
Vita Senese, Siena-Roma, a. IX, fasc. I-II, 1934.
191 PIEPER JAN, Pienza..., op. cit., pag. 51.
39
e costituire «...la migliore […] analisi stilistica della facciata del Duomo di Pienza».192 Il volume dell'architetto Schiavo è importante, infine, non solo per aver
contribuito al dibattito teoretico-artistico riguardante il fragilissimo edificio sacro
pientino ma anche dal punto di vista della storia dell'editoria, rappresentando
un'eccezione nella quasi totale paralisi dell'Enit nel campo della propaganda durante gli anni della seconda guerra mondiale.193
192 CARLI ENZO, Pienza. La città di Pio II..., op. cit., pag. 69.
193 AA.VV., Enit: 1919-1999. Ottant'anni per l'italia nel mondo. Enit, Roma, pag. 64.
40
Le Guide di Pienza dal dopoguerra ad oggi
Certamente il volume dell'architetto Armando Schiavo, oggi particolarmente ricercato dai collezionisti, non si indirizzava al turista indifferenziato che, già nel 1939,
il direttore dell'Enit, Angelo Mariotti, aveva individuato nel «...dinamico e instancabile divoratore di distanze, il tipo perfetto di viaggiatore edonista [che] vuol divagarsi e divertirsi spendendo il meno possibile».194 Viaggiatore ancora poco o
nulla interessato a visitare gallerie, pinacoteche, musei e mostre, e perciò, presumibilmente, egualmente poco attratto – se non come oggetto-feticcio, utile,
come detto, ad offrire un rassicurante 'contesto' -195 dalla guida curata da Piero
Torriti (Montisi, 1924 -) e Dario Formichi (Pienza, 1922 – 2005)196 nel 1950,197
Pienza e i suoi dintorni. Breve guida turistica, edita dall'evocativa Editrice d'Arte “La
Diana” di Siena; titolo che rappresenta per lo studioso di Montisi (futuro Soprintendente ai Beni Artistici e Storici per le Provincie di Siena e Grosseto) il debutto
nella letteratura d'arte198 e che fu ristampato nel 1957. Lo stesso Autore nel 1956
pubblicò una seconda guida, dal medesimo titolo, intendendo in tal modo
omaggiare quella che, svariati anni dopo, ricorderà come la sua vera ed unica città
194 AA.VV., Enit: 1919-1999. Ottant'anni per l'italia nel mondo. Enit, Roma, pag. 64.
195 CAVALLIERI MARINA, Sensoriale, letteraria, hi-tech, così cambia la guida turistica, in La
Repubblica, martedì 29 giugno 2010, pag. 33.
196 Per la biografia del maestro Dario Formichi, tra i fondatori della Pro-Loco pientina,
vedi: RICORDO di Dario Formichi, in Comunità in cammino. Bollettino parrocchiale, a.
XXXVII, nn. 4-5, aprile-maggio 2005, pp. 6-7.
197 Nello stesso anno, in occasione dell'Anno Santo è stata pubblicata una Guida dei Monumenti di Roma e delle Principali città d'Italia a cura del Comitato Interministeriale dell'Anno
Giubilare in cui compare, accanto ad una brevissima citazione della città, comunque significativa dato il contesto, un disegno di R. Bonetti raffigurante Piazza Pio II vista dal Palazzo Pubblico. Vedi: SPADARO FRANCESCO, MIÉGE MARIA PIA, GIORDANI IGINO, Guida dei Monumenti di
Roma e delle principali città d'Italia. Saeg, Roma, 1950, pag. 85.
198 Debutto in volume preceduto da quello su rivista con un articolo pubblicato dal
Bollettino d'Arte dedicato alla scoperta di due statue in legno policromo rappresentanti
l'Annunziata e l'Angelo Annunziante attribuite al catalogo di Francesco Valdambrino. Vedi:
TORRITI PIERO, A proposito di un'Annunciazione a S. Quirico d'Orcia, in Bollettino d'Arte, a.
XXXIII, serie IV, n. 3, luglio-settembre 1948, pp. 261-62.
41
adottiva.199 Volumetto che si è meritato ulteriori ristampe caratterizzate da diverse
impostazioni grafiche ed un testo via via rivisto con tutti gli aggiornamenti ritenuti
indispensabili per il progredire degli studi centrati sulla città. É il caso, ad esempio,
del felice ritrovamento della tela attribuita a Bartolomeo della Porta raffigurante il
Riposo nella fuga in Egitto, ritrovamento compiuto dallo stesso Torriti ed inserito
opportunamente nella ristampa 'genovese' del 1980 (pag. 79).200 Da notare le diverse
intitolazioni - Pienza, città del Rinascimento; Pienza, città del Rinascimento italiano; Pienza la
Città Ideale del Rinascimento – intese a sottolineare, con l'immediatezza paratestuale, il
pregio per eccellenza della cittadina toscana, l'essere considerata cioè la «...città
d'autore, del Rinascimento, di primo piano urbanistico del mondo».201 Tra il nucleo
importante di libri, manoscritti, carteggi ed altri preziosi documenti202 raccolti da
mons. Aldo Franci, attento curatore dell'Archivio Diocesano,203 per lo studio e la
privata devozione, raccolta che per gli amici aveva già una natura semi pubblica, si
rintracciano le bozze con le correzioni autografe del prof. Torriti relative alla
ristampa della guida del 1965 comparsa nella Collana Stelle dell'Orsa della genovese
Edigraphica. Due anni dopo è pubblicato, a cura di Carla Faldi Guglielmi, il
fascicolo n. 79 della collana del Resto del Carlino, Tesori d'Arte cristiana, dedicato al
Duomo di Pienza (che l'Autrice indica quale «fulcro di tutto il complesso» urbanistico), fascicolo che sarà riedito, inalterato nella composizione tipografica salvo
la diversa numerazione delle pagine, una prima volta nello stesso 1967 (come
fascicolo autonomo approntato per la vendita, concessa in esclusiva in ambito
'locale') ed una seconda, senza indicazioni di data, facente parte di una serie - come
nel caso della prima edizione - di fascicoli destinati ad essere rilegati in volume. Nel
1972 don Ivo Petri (Pienza, 1927 - ), altra figura di canonico che, con amorevole
impegno, prosegue la tradizione del Mannucci,204 pubblica un'opera pregevole,
Pienza, storia breve di una simbolica città, né affrettatamente sintetica né inconcludentemente episodica, come l'Autore paventava potesse risultare nella prefazione, bensì
«...riassunto sapiente di numerosi studi svolti in precedenza»,205 opera ristampata in
seconda edizione nel 1976 e migliorata «...di varie correzioni e precisazioni su
199 TORRITI PIERO, Prefazione, in PETRI IVO, Pienza. Storia breve di una simbolica città. Edigraphica, Genova, s.d. [ma 1976], pag. 6.
200 CARLI ENZO, Pienza. La città di Pio II..., op. cit., pag. 222.
201 PETRI IVO, Pienza, storia breve di una simbolica città. Sagep Editrice, Genova, 1990, pag. 95.
202 FUNERALE di mons. Don Aldo Franci, in Comunità in cammino. Bollettino parrocchiale,
a. XL, n. 3, aprile 2008, pag. 3.
203 DON Aldo, in Comunità in cammino. Bollettino parrocchiale, a. XL, n. 4, maggiogiugno 2008, pag. 5.
204 SORDINI BEATRICE, Breve storia di Pienza. Pacini Editore, Ospedaletto (PI), 2008, pag. 24.
205 Idem
42
suggerimento dello storico Ilio Calabresi e dello studioso don Aldo Franci».206 La
pubblicazione è impreziosita da un piccolo ma significativo ciclo 'operaio' del
pittore Aleardo Paolucci realizzato appositamente per i frontespizi di ogni capitolo
su richiesta dello stesso Petri.207 In tale occasione, si rintraccia il primo dei numerosi
ritratti di Pio II che il pittore pientino realizzerà nel corso di una carriera che sarà
lunga e apprezzata anche all'estero. Nello stesso anno Fabio Pellegrini (Pienza, 1948
-), studioso 'laico' nativo di Pienza, spezza, per così dire, il monopolio 'religioso' della
ricerca 'canonica' cittadina, pubblicando, per conto dell'altrettanto evocativo Nuovo
Poligrafico Alterocca di Terni, unitamente a Maria Mangiavacchi e Danilo Pasqui (e
curatela di Fosco Baldelli e Brunetto Martini), un primo titolo dedicato alla città
natale, Pienza e dintorni, volume ristampato, ma con diverse sigle editoriali, una prima
volta nel 1983 e successivamente nel 1991. La guida nasce dalla constatazione che a
Pienza fosse fino ad allora mancata «...una guida di facile lettura, decifrabile anche
dal turista di massa, che sceglie questa cittadina per riempire una giornata del suo
vagare distratto», rimandando 'almeno' alla bibliografia essenziale annotata in fondo
al volumetto l'eventuale lettore un poco più esigente.208 É necessario, a questo
punto, fare un passo indietro. Nel 1955 apparve, infatti, la Guida di Chianciano Terme e
dintorni: Chiusi, Sarteano, Radicofani, Montepulciano, Pienza, Montefollonico, S. Quirico
d'Orcia, Montalcino, Monte Oliveto Maggiore di Sandra Orienti e Giuliana M. Poppi che
'istituzionalizzava', per così dire, quanto teorizzato da Cesare Brandi l'anno
precedente circa il fenomeno del 'rimbalzo turistico' originato dal 'miracolo turistico'
di Chianciano che, proprio in quel periodo, iniziava a manifestare i suoi benefici
effetti sulla «...regione depressa fra Siena, Orvieto, Perugia».209 Nella prefazione al
volumetto le due autrici rivendicavano orgogliosamente, e già dal titolo, il ruolo
centrale assunto da Chianciano riguardo al peraltro oggettivo irraggiamento delle
correnti turistiche nelle tre direzioni di Chiusi, di Radicofani e di Siena, 210
testimoniando indirettamente l'inserimento di Pienza in quella che, più tardi, sarà
definita la «...costellazione di luoghi preziosi intorno» alla città delle Terme211
206 PETRI IVO, Pienza, storia breve di una simbolica città. Edigraphica, Genova, s.d. [ma
1976], pag. 8.
207 CARLESI DINO, PETRENI ALFIERO, SPECCHIO MARIO (a cura di), É nato qui. Racconto
grafico-cromatico di Aleardo Paolucci. 1405-2005. VI Centenario della nascita di Pio II.
Baldecchi & Vivaldi, Pontedera, 2005, pag. 31.
208 MANGIAVACCHI M., PASQUI D., PELLEGRINI F., Pienza e dintorni. Ed. Brunetto Martini,
Pienza, s.d., pag. 3.
209 BRANDI CESARE, Triangolo magico, in “Chianciano Terme”, 1954, ora anche in BRANDI
CESARE, Terre d'Italia..., op. cit., pp. 278-79.
210 ORIENTI SANDRA, POPPI M. GIULIANA, Guida di Chianciano Terme e dintorni: Chiusi, Sarteano,
Radicofani, Montepulciano, Pienza, Montefollonico, S. Quirico d'Orcia, Montalcino, Monte Oliveto Maggiore. Stab. Tipolitografico Vallecchi, Firenze, s.d. [1955], pag. 6.
211 GUIDA di Chianciano e dintorni: il piacere della scoperta, in Araldo Poliziano, 28 aprile 1975.
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documentandone lo speculare (definitivo?) distacco dall'orbita senese.212 In
seguito, anche le guide della casa editrice più attiva nel campo dell'illustratissima
divulgazione turistica, l'umbra Plurigraf, prendono necessariamente atto del cambiamento, passando dal volume di Cinzia Valigi, Siena e le sue terre (nella quali terre
è compresa Pienza), pubblicata in prima edizione nel 1983, a quello di Loretta
Santini del 1997 in cui Pienza si guadagna, con Chianciano e Montepulciano,
l'onore del titolo. Per ciò che riguarda, invece, i titoli 'locali', nel 1991 esce un'altra
guida di Fabio Pellegrini, Pienza, la città utopia, praticamente in 'concorrenza' con la
coeva ristampa della sua prima prova pientina realizzata con i già citati Pasqui e
Mangiavacchi (come analogamente era successo al Torriti qualche anno prima),
guida caratterizzata da una particolare scelta editoriale: compare, infatti, a 'specchio' una seconda parte dedicata alla Val d'Orcia in bicicletta. Si è trattato allo stesso
tempo di un doveroso omaggio ed un ritorno ai tempi eroici del Touring Club
Ciclistico Italiano di Luigi Vittorio Bertarelli (Milano, 1859-1926) che compilò le sue
prime guide turistiche con l’intento di “…far conoscere l’Italia agli Italiani” e, soprattutto, di offrire notizie pratiche, per l'appunto, ai ciclisti contenendo gli itinerari del maggior numero possibile di strade di tutte le regioni italiane, con le
distanze chilometriche, le altimetrie, un conciso accenno alla viabilità più o meno
facile per i cicli e per ciascun tratto di strada, i nomi degli alberghi, dei riparatori,
ecc. Già così, nella sua scarna 'tecnica' semplicità, il volumetto del Bertarelli si
annunciava come particolarmente innovativo: un agile strumento per viaggiare liberamente, come uno strumento per muoversi velocemente con l’agilità della bicicletta.213 Un mezzo, la bicicletta, forse il più «...popolare ed ecologico per eccellenza [...], che consente un più efficiente utilizzo sociale, turistico e culturale del
territorio».214 Lo stesso Pellegrini pubblicherà, qualche anno dopo, un'altra tra le
sue davvero fertili ricerche, tutte - senza eccezione - originali per argomenti e
spunti di riflessione. Questa di cui parliamo, Pienza. Il sogno dell'Umanista. Guida per
viaggiatori sentimentali (1995), è la prima pubblicazione a vocazione turistica che dà
conto delle esplorazioni architettoniche che in quel volgere di anni andava compiendo nei riguardi delle eccellenze monumentali pientine il prof. Jean Pieper con i
212 Si citano, a puro titolo d'esempio, due guide di Siena in cui Pienza condivideva l'onore
della titolazione: Guida di Siena: Monte Oliveto, San Gimignano, San Quirico, Pienza,
Montepulciano (E. Torrini, Siena, 1918); Augusto Rondini, Nuovissima guida illustrata di
Siena, dei suoi dintorni e di S. Gimignano, S. Galgano, Monteoliveto Maggiore, Montalcino, Pienza, Montepulciano, S. Antimo e altre località del Territorio Senese (Società
Editrice Toscana, S. Casciano V. Pesa, 1922 e 1932).
213 BERTARELLI LUIGI VITTORIO, Prefazione, in Guida itinerario dell'Italia e di parte dei Paesi
limitrofi […] Fascicolo X. Umbria. Touring Club Ciclistico Italiano, Milano, 1899.
214 SEGATO GIORGIO (a cura di), 10 domeniche in bicicletta per scoprire Padova e dintorni. Signum
Edizioni, Padova, per conto dell'Ente Provinciale per il Turismo di Padova, s.d., pag. 7.
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suoi collaboratori e studenti. Si tratta di un volume che si indirizza ai viaggiatori
'sentimentali' alla Sterne, come specificato nel sottotitolo, o 'raffinati',215 per utilizzare la definizione coniata da A. Huxley, e che, di certo, avrebbero suscitato la
simpatia dell'anonimo estensore della settecentesca Vera guida per chi viaggia in
Italia, il quale suggeriva – sebbene con un che di altezzoso ed ormai anacronistico e non del tutto condivisibile snobismo - di rimanersene a casa se non
si avesse avuto la passione per lo studio.216
Nella società dei consumi […] - scrive Pellegrini - il costume del viaggio di gruppo tutto compreso seguita ad uccidere ogni velleità conoscitiva. In questa attuale scomoda condizione culturale riservata a noi contemporanei è doveroso riconoscere il merito di coloro che non intendono
ancora rinunciare, nel loro viaggiare individuale, periodico, di bassa stagione, al gusto della scoperta e della curiosità verso le cose, i luoghi, le persone. Coloro che propendono ancora per il
viaggio inteso come parentesi conoscitiva, licenza culturale o anche temporanea deriva spirituale, vanno alla ricerca di momenti tranquilli, di paesaggi autentici, di percorsi poco noti, di incontri casuali.217
Don Ivo Petri, però, sembrò rispondere con acuta preveggenza a quest'ultima affermazione quando scrisse - nel 1972 (!) - che seppure il turismo, prevalentemente
di 'passaggio', appariva in grado di offrire qualche speranza concreta ad una città
che, a partire dall'ultimo dopoguerra, aveva perso il sapore della città rurale (e
quello agrituristico non era certo a quell'epoca immaginabile, ndr), era altrettanto
vero che la medesima città avrebbe dovuto dotarsi di un qualche tipo di infrastruttura ricreativa per rendere lo stesso fenomeno meno frettoloso e stanziale:
La natura, l'arte, il clima, il silenzio, possono andar bene per chi desidera solo tranquillità, studio, contemplazione: la massa, i giovani, le donne stesse [corsivo nostro, ndr], esigono qualcosa
di più: una piscina, un campo da tennis, un galoppatoio, un parco verde, un locale accogliente di
ritrovo e di divertimento.218
L'inatteso inciso 'femminista' del sacerdote pientino, dietro cui si intuisce certo
uno sforzo di comprensione delle istanze di rinnovamento di una parte cospicua
della società italiana che, in anni di furibonda spontaneità, iniziava a riprendere un
215 Il celebre scrittore inglese indicava nei libri e nei viaggi i più 'deliziosi' e 'raffinati' surrogati
del pensiero. Crf. HUXLEY ALDOUS, Perché rimanere a casa, in Lungo la strada. Annotazioni di
un turista. Frassinelli, Milano, 1990, pp. 9-10.
216 Le veritable guide des voyageurs en Italie avec la description des routes et des postes,
accompagne de cartes exactes geographiques, de courtes observations sur tout ce que l'ou
trouve de plus remarquable dans chaque ville & lieu du passage, concernant la peinture, la
sculpture, l'architecture et les antiquites, le tout tire des meilleurs auteurs... Rome, de l'imprimerie de Paul Giunchi, 1775, cit. in DE VECCHI RANIERI MARILENA, Viaggiatori stranieri in
Umbria...op. cit., pag. 67.
217 PELLEGRINI FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista..., op. cit., pag. 6.
218 PETRI IVO, Pienza, storia breve di una simbolica città...IIa ed. s.d. [ma 1976], pp. 153, 157.
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difficile percorso di emancipazione sociale non (ancora) inquinato dalla 'mistica'
della femminilità, permette di verificare sul campo quanto don Ivo Petri fosse allo
stesso tempo aggiornato e «...sacerdote nel vero senso della parola, molto colto e
interessato anche alla letteratura contemporanea [avendo], del resto, studiato lettere a Firenze con De Robertis».219 Nel 1988 vede la luce per i tipi dei Nuovi
Quaderni di San Gimignano a cura del critico d'Arte Pietro Maria Toesca la guida
Pienza la città inventata, felice nella intuizione metaforica, impreziosita dalle illustrazioni realizzate dalla figlia Maria e stampata in cartella editoriale contenente 25
cc. sciolte, guida che, seppure non oggettivamente maneggevole, in virtù della particolare scelta tipografica operata, rispondeva ad un più che apprezzabile criterio
di originalità coraggiosamente anticonformista. Si giunge così al 1996, un anno
particolarmente importante per Pienza in quanto l'Unesco ne riconosce la qualità
di 'bene' patrimonio dell'Umanità «...in considerazione dell'elevato valore universale del luogo».220 Puntuale appare un instant book, Pienza e dintorni. Scrigno
dell'Unesco patrimonio dell'Umanità, pubblicazione ormai di non facile reperimento,
comparsa anonima e non dissimile da quelle già edite in precedenza con
l'apprezzabile eccezione di una scheda dedicata al Palazzo Massaini che informa,
purtroppo senza entrare nel dettaglio, di varie opere d'arte antica e moderna
conservate nelle sue ampie sale.221 Altrettanto difficilmente reperibile è la guidina
Pienza in bianco e nero pubblicata nello stesso periodo a cura di A. Grappi e B.
Cappelli dall'editore Martini, frutto d'un lodevole impegno 'didattico' e della
volontà degli Autori «...nell'epoca di Internet, di tecnologie avanzate e di computer
multimediali sempre più sofisticati […] di andare controcorrente presentando foto
in bianco e nero di Pienza [dove] tutto è rimasto inalterato da quando Pio II
intraprese la trasformazione del suo luogo d'origine, Corsignano, nella città
219 PICCIONE LEONE, Conversazioni in Val d'Orcia con un maestro amico, in PETRENI NINO,
PREZZOLINI CARLO (a cura di), Don Fernaldo Flori. La Chiesa ed il dialogo con la cultura
contemporanea, Atti del Convegno – Pienza, 25 luglio 2009, con alcuni scritti inediti.
Tipografia Madonna delle Querce, Montepulciano (Si), 2010 per conto del Centro Studi
Mario Luzi-Pienza “La Barca” e della Rivista Quadrimestrale di Studi e Ricerche sul
Territorio Amiantino “Amiata. Storia e Territorio”, pag. 29.
220 SANSA ANNA, Centro storico di Pienza. Sagep Editori Turismo, s.l. [ma Genova], 2008, pag. 3.
221 Se le sale, per ovvie ragioni, non sono visitabili, nel cortile del palazzo è possibile ammirare
una targa devozionale mariana settecentesca modellata a bassorilievo policromo di probabile
manifattura ascianese. Una seconda, commovente, madonnella di eguale provenienza ed epoca è
visibile in uno dei vicoli del centro storico di Pienza, centro storico che regala, inoltre, la presenza di una replica dell'Annunziata di scuola robbiana (proveniente dalla vaseria chigiana di San
Quirico), cosiddetta Madonna di Vitaleta (dal nome della cappella rurale nel territorio sanquirichese in cui originariamente si conservava), dal 1870 nella omonima chiesa di San Quirico
d'Orcia. Si tratta d'una residuale testimonianza della venerazione attribuita dai pientini a questa
immagine sacra e per questo a lungo contesa alla comunità di San Quirico.
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rinascimentale di Pienza».222 Nel 1997 appare nelle librerie la prima edizione del
volume di Marco Pierini, Pienza. Guida alla città e ai dintorni con l'allarmata prefazione di Bruno Santi volta a segnalare i rischi corsi dalla...
...delicatissima trama urbana della città di Pio II sotto il pesante urto del turismo di massa [tra i
quali] quello dello snaturamento. Pienza va sempre più assumendo l'aspetto che il visitatore metropolitano immagina che abbia una comunità rimasta marginale. S'inventano esercizi e attività
su un tessuto produttivo tradizionale sempre più rarefatto e specializzato. Botteghine antiquariali, erboristerie raffinate ma improbabili in un centro che viveva dei prodotti di un 'hinterland'
agricolo e pastorale. Folle curiose e brulicanti intorno alle offerte di merce che ormai di pientino
non hanno altro che la sede commerciale e la vetrina».223
In realtà, c'è da sottolineare che per il turista è indifferente il luogo di produzione
del souvenir, perché ciò che conta è il luogo dove è stato acquistato in qualità di
ricordo.224 In concomitanza con il V° Centenario della nascita di Pio II (2008) è
distribuita, dopo quella del Petri, la seconda guida esclusivamente 'storica' di Pienza225 pubblicata da Beatrice Sordini in elegante e sobria veste editoriale, quella Breve storia di Pienza che rappresenta al tempo stesso un'«utile guida per i visitatori», un
validissimo «strumento didattico per le giovani generazioni della comunità locale»226 e, soprattutto, sulla scia delle analoghe riflessioni svolte precedentemente
dal can. Petri e dallo stesso prof. Santi, un più che lodevole tentativo di comprendere il 'futuro' della città di Pio II. Futuro legato ad un proficuo scambio tra ciò
che la città ha rappresentato e ciò che attualmente rappresenta227 nel tentativo di
mantenere alto sia il «prestigio» sia la «popolarità» ormai acquisiti, «...frutto non
solo della bellezza insita negli edifici e nei paesaggi, ma di una consapevolezza nella gestione del patrimonio storico-artistico e ambientale, alla base del quale la sto222 GRAPPI A., CAPPELLI B. (a cura di), Pienza in bianco e nero. Edizioni Martini, Pienza
(Si), s.d., pag. 2.
223 SANTI BRUNO, Presentazione, in PIERINI MARCO, Guida alla città e dintorni. Corsignano,
Spedaletto, Monticchiello, Sant'Anna in Camprena. Nuova Immagine Editrice, Siena, 2002,
pag. 7.
224 SELZER CHRISTINA, Alla ricerca del ricordo. Souvenir dal Sud, in Richter Dieter (a cura di),
Tra Amalfi e Ravello..., op. cit. pag. 135.
225 Per la tassonomia utilizzata si segue la lezione individuata da Piero Torriti nella prefazione
alla prima edizione del volume di don Ivo Petri dove distingue due diversi tipi di guide, quelle
'artistiche' e quelle 'storiche'. Guide storiche ben rappresentate dal già citato volume di Arnaldo
Verdiani-Bandi che rispecchia la tradizione storiografica di tipo cronachistico e localistico
incentrata sulle origini delle diverse 'patrie locali' scremata, però, da ogni intento celebrativo ed
autoreferenziale.
226 DEL CIONDOLO MARCO, Presentazione, in SORDINI BEATRICE, Breve storia di Pienza...op.
cit., pag. 8.
227 Ivi, pag. 13.
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ria è considerata 'radice' delle scelte».228 'Prestigio' e 'popolarità' certificati – per
così dire - dall'Unesco che insieme a quel che fu, come già ricordato, solo un
'villaggio spopolato', ed oggi ambito luogo di villeggiatura per ogni tipo di turista,229 ha inteso inserire anche la Val d'Orcia tra i siti riconosciuti patrimonio
dell'umanità. Specchio di questo doppio riconoscimento è stato l'apparire di due
guide, entrambe pubblicate con il patrocinio della Commissione Nazionale italiana
per l'United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization: quella di Paola
Grassi edita nel 2003 (Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato,
Roma, 2003, Collana: Il Bel Paese. Itinerari, n. 13) e quella di Anna Sansa pubblicata
nel 2008. Si tratta, con riferimento a quest'ultima guida, di un'agile volumetto non
dissimile però dalle guide o dalle brochure delle agenzie di viaggio o governative,230
che, oltre agli ormai immancabili siti on-line e agli indirizzi e-mail dei siti turistici,
istituzionali e privati, offre il consiglio, a chi disponesse di ben poco tempo a
disposizione, di «...soffermarsi alcuni istanti [corsivo nostro, ndr] almeno in Piazza
Pio II, vero e proprio fulcro di Pienza, e di percorrere anche [corsivo nostro, ndr]
228 Ivi, pag. 10. Senza rinunciare alla modernità. Prova ne siano le mostre d'arte allestite
con apprezzabile regolarità (con la curatela, tra gli altri, di Enzo Carli), dal 1973 al 1993,
mostre che hanno visto avvicendarsi i nomi prestigiosi di Giacomo Manzù, Renato Guttuso,
Emilo Greco, Pietro Annigoni, Aleardo Paolucci e moltissimi altri. Vedi: CARLI ENZO, Quaderno pientino. Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 1994; CHIGIOTTI IOSE, Ricordi narrati e
vissuti..., op. cit., pag. 20.
229 L'edizione orvietana del volume Breve ragionamento sopra l'acque & bagni di San
Casciano del Rev. Andrea Schiavetti uscita dai torchi di Rosati Tintinnassi nel 1583, meritevole di successive ristampe 'orvietane' (Tammaro, 1977), nella sua qualità d'essere stata
«una delle prime, se non la prima pubblicazione italiana riferita a una singola località
termale» (Pellegrini, 2009) rappresenta il più antico esempio di guida settoriale dedicata ad
uno dei turismi che non conosce crisi, quello che, da sempre, non ha mai avuto problemi di
'carta di credito' e che oggi, ad esempio «può comprare, da Dubai e Pechino, tutto quello
che vuole». (Cavallieri, 2010) All'epoca il volume dello Schiavetti si indirizzava, in tutta
evidenza, ad una relativamente ristretta cerchia di frequentatori di terme che per l'appunto
«erano cose da ricchi» (Pellegrini, 1995) o da «papi» come testimonia la continua frequentazione dei bagni termali da parte di Pio II Enea Silvio Piccolomini. (Idem) Vedi:
TAMMARO CONTI LUCIA, Annali tipografici di Orvieto. Perugia, 1977, pp. 5-7, 11, 14; PELLEGRINI
FABIO, Pienza. Il sogno dell'Umanista...op. cit., pp. 99-101; PELLEGRINI ETTORE, Il territorio. Una
buona 'vena' di edizioni, in AA.VV., Siena bibliofila. Collezionismo librario a Siena su Siena.
Protagon Editori, Siena, 2009, pag. 80; CAVALLIERI MARINA, Sensoriale, letteraria...op. cit.
230 Tra le guide 'istituzionali' si cita quella di Pienza inserita nella collana “La Toscana dei
Tesori nascosti-Itinerari nella Toscana cosiddetta minore” volume che fa parte di una
raccolta di 20 agili monografie pubblicate per conto della Regione. La guida censisce, per
così dire, l'eccellenze artistiche cittadine dando conto dell'attività degli scultori Emo
Formichi e Piero Sbarluzzi, nonché della ditta della famiglia Biagiotti specializzatasi nella
lavorazione del ferro battuto. Vedi: AA.VV., Pienza. Quaderni della Regione Toscana,
Tipografia ABC, s.l., 1990, pp. 34-9.
48
un breve tratto della passeggiata lungo il bastione per godere del meraviglioso
panorama sulle crete senesi».231 Non è chiaro, però, «...con quale profitto e con
quanta soddisfazione» direbbe don Petri il quale aveva ipotizzato in almeno
sessanta minuti la durata 'minima' di una visita definibile 'affrettata' per poter «...visitare anche [corsivo nostro, ndr] tutto»,232 rinunciando però, in tal caso, al «...lusso
sfrenato d'intrattenersi pigramente nella piazza di Pienza».233 A meno che tale ipotetico e frettolosissimo turista non avesse fatto proprio, estremizzandolo, il principio «di massima importanza» teorizzato da Paul Bourget, secondo il quale
«...viaggiando [è bene] fermarsi sopra una sensazione d'estrema bellezza quando ci
si è imbattuti in essa»234 come, probabilmente, successe al medesimo romanziere e
saggista francese, nel momento in cui, in piena consapevolezza di sé e del proprio
contesto, si trovò a passeggiare a Pienza nel 1890:235
É cessata la pioggia. L'ora vespertina in questo cielo nuvoloso s'armonizza in modo sorprendente con la piazza della Cattedrale, centro della piccola città. Questo quadretto di terra, pari in
grandezza a mezzo cortiletto del Vecchio Louvre, varrebbe da solo il viaggio...236
Viaggio che potrebbe portare, invece, alla (ri)scoperta, ad esempio, del palazzo
'Massaino', «ancor bellissimo complesso semifortificato»237 in origine di proprietà
di Silvia Piccolomini238 che vide in attività, ospite dell'avvocato Clemente Bologna,
Gino Severini,239 edificio già segnalato 'topograficamente' dal Repetti,240 'statistica231 SANSA ANNA, Centro storico di Pienza...op. cit., pag. 9.
232 PETRI IVO, Pienza, storia breve di una simbolica città...IIa ed. s.d. [ma 1976], pag. 161.
233 SATOLLI ALBERTO, Petit Gran Tour, Supplemento a Tam Tam, n. 5, maggio 1994, pag. 3.
A tale proposito è stato notato che «...un tempo [così] breve che non consente neppure di
vedere il luogo, se non per frammenti, [non] può essere sufficiente per capire un luogo,
coglierne il senso, la misura, il ruolo». Vedi: SATOLLI ALBERTO, GIACCHÉ LUCIANO, Tempo di
secreti..., op. cit., [pag. 1].
234 BOURGET PAUL, Sensazioni d'Italia. Giuseppe Monreale Editore, Milano, s.d., pag. 73.
235 Sappiamo che lo scrittore francese era uso prepararsi «coscienziosamente» sia gli
itinerari di viaggio sia le opere d'arte da visitare consultando uno o più volumi che portava
con sé durante gli spostamenti da un luogo all'altro. Per la preconoscenza dei quadri
conservati nella Cattedrale pientina Bourget si servì di una non meglio specificata 'guida'
(ma con ogni probabilità Les Arts à la cour des Papes del Müntz, edita a Parigi nel 1878 o
l'edizione più aggiornata della Bedeker) mentre per verificare il tragitto verso Pienza
s'avvalse d'altri libri e carte che aveva messo davanti a se nella carrozza di viaggio e che
«un gran scossone» all'improvviso buttò all'aria. Ivi, pp. 58, 64.
236 Ivi, pag. 62.
237 TORRITI PIERO, L'Arbore Genealogico dei Piccolomini..., op. cit., n. 30 pag. 134.
238 Ivi, pag. 81.
239 PETRENI ALFIERO, Pienza città d'arte, città d'artisti..., op. cit., pag. 15.
240 «Rispetto alle strade rotabili havvi la via provinciale Traversa di Montepulciano che stacca-
49
mente' dallo Zuccagni,241 'storicamente' dai canonici Caratelli, Ciacci e Mannucci,242 'sociologicamente' dal Pellegrini,243 ma non ancora 'artisticamente' descritto,
perlomeno non in modo sufficientemente dettagliato, sito in grado di portare in
dotazione al nuovo Museo Diocesano di Pienza la particolare immagine di San
Regolo (1430-40), legno intarsiato e dipinto da Domenico di Niccolò “dei Cori”,
proveniente dalla chiesa di San Regolo annessa al palazzo.244 Allo stesso modo, è
meritevole di segnalazione la chiesa della Misericordia, nel sec. XVII dedicata alla
Madonna dell'Ulivo,245 con tre altari di gusto 'barocco'.246 Su quelli laterali si conservano due tele raffiguranti, rispettivamente, a sinistra San Luigi Gonzaga ed a detasi dalla regia romana a San Quirico per andare a Pienza e di là per il Palazzo Massaini a
Montepulciano». Vedi: REPETTI EMANUELE, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana..., op. cit., pag. 197.
241 «Divisione Territoriale […] Comunità di Pienza. Cancelleria di S. Quirico-Vicariato di
Pienza. Camprena, Pieve; Cusona, Pieve; Palazzo Massaini, Castelluccio, Pieve; Monticchiello,
Prop. Cura; Cast. Muzio, Pieve; Pienza, Cat. Vesc. (Diocesi di Pienza). Sup. mig. q. 45 – Pop.
2985 circa». Vedi: ZUCCAGNI ORLANDINI ATTILIO, Atlante geografico, Fisico e Storico del
Granducato di Toscana. Stamperia Granducale, Firenze, 1832.
242 «A tramontana, percorrendo la strada che conduce a Montepulciano, si incontra a sinistra il Castello del “Palazzo Massaini”, detto anche fabbrica e forse sinonimo dell'antico
Castello di Bibbiano Cacciaconti». Vedi: [CARATELLI PAOLO, CIACCI DOMENICO, MANNUCCI
GIOVANNI BATTISTA], Pienza, i suoi monumenti,..., op. cit., pag. 37.
243 PELLEGRINI FABIO, Guida alla Valdorcia nascosta, esoterica naturale. Arti Tipografiche
Toscane, Cortona (Ar), 2000, pp. 9 e ss.
244 MARTINI LAURA (a cura di), Museo Diocesano di Pienza. Protagon Editori Toscani,
Siena, 1998, pag. 35.
245 Si sottolinea che, a parte il rapidissimo accenno che ne fa il Mannucci nella sua monografia (ed una, ormai rara, testimonianza fotografica dei F.lli Alinari che riproduce un
«fonte battesimale del sec. XV», peraltro non più in situ), l'unica fonte che offre la descrizione della chiesa (non senza inesattezze) è l'enciclopedia on-line Wikipedia (escludendo quella che si rintraccia in una recente, peraltro utilissima, guida dei 'Luoghi della Fede' in
Toscana in quanto riproduce senza aggiungere nessuna novità il testo già edito del Mannucci); a
segno, inequivoco, che il famoso studente di Umberto Eco collezionista amorevole di guide
turistiche di ogni epoca e paese dovrà, tra non molto, e se ancora appassionato al genere,
rivolgersi soltanto alle librerie antiquarie, forse anch'esse esclusivamente on-line, per poter
aumentare la propria raccolta. Appare altrettanto significativo che una sola guida, edita nel 1983,
indichi, nella pianta della città allegata, la chiesa col suo nome, mentre nelle edizioni successive
tale nome scompare del tutto. Vedi: TOSCANA. Vedute, bassorilievi, statue, quadri, affreschi, ec.
(La)..., op. cit., pag. 18; MANNUCCI GIOVANNI BATTISTA, Pienza. Arte e Storia..., op. cit., pag. 21,
n.1; MANGIAVACCHI M., PASQUI D., PELLEGRINI F., Pienza e dintorni..., op. cit., terza di copertina;
SANTI BRUNO (a cura di), L'Amiata e la Val d'Orcia. Mondadori, Milano, per conto della Regione
Toscana, 1999, pag. 83; ECO UMBERTO, La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia. Edizioni
Rovello, Milano, 2006, pag. 40.
246 Il barocco, sebbene schiacciato dal peso artistico delle testimonianze proto-rinascimentali della città, è sufficientemente documentato nelle altre chiese 'modernizzate' al gusto sei-
50
7. Placca indulgenziale, 1901
8. Ego enim stigmata Domini Iesu in corpore meo porto, Dolfino, sec. XIX.
stra San Pasquale Baylon, entrambe realizzate da Domenico Carletti (la prima
firmata ed emblemata,247 la seconda, che presenta sullo sfondo una veduta
della chiesa di Sant'Anna in Camprena, firmata e datata 1868). Si tratta di due
testimonianze di pittura devota ottocentesca non comuni per il territorio
amiantino-orciano che si aggiungono, pertanto, alla 'rara avis' di autore ignoto
centesco di Pienza, Santa Caterina e Sant'Anna in Camprena (con l'inedito ciclo seicentesco
dedicato ai Beati Bernardo Tolomei, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini di Siena) e,
soprattutto, la già citata nuova chiesa San Carlo Borromeo. Purtroppo l'altare barocco del
Duomo è scomparso a seguito dei restauri, in questo caso 'feroci', del Barbacci. Altra testimonianza, sia pur minima, di gusto baroccesco, è la 'cassetta' per le offerte destinate alla
«scarceratione de carcerati» in travertino (1607) murata in quell'area del Palazzo Pubblico
in cui si son venute a stratificare tutte le più importanti lapidi pubbliche, siano esse storiche
e/o biografiche, pientine.
247 Scudo alla fascia accompagnato in capo da una stella ed in punta da un crescente montante e cimiero. Committenti dei due dipinti, come del resto dell'intero rifacimento della
chiesa, furono il canonico Luigi Baciocchi e l'arcidiacono Clemente Fregoli, fratello di
Giacinto Fregoli, facoltoso «agricoltore Saggio e Tenace, Pubblico Amministratore capace
e probo» (dalla lapide sepolcrale nel cimitero comunale di Pienza), marito della sorella del
pittore, Giulia Carletti. Si ricorda che il conte Mario Carletti (Montepulciano, 1826-1882),
patriota mazziniano, Sotto-Prefetto del Circondario di Orvieto dal luglio del 1863 al 1864,
poi Prefetto di Firenze, è l'autore della Notizia Storica del Duomo di Orvieto edito a Firenze
presso la Tipografia G. Barbera nel 1865 di Giuseppe Barbera e Filippo Antonio Gualterio.
51
della Madonna col Bambino e i santi Pio papa e Antonio Abate oggi al Museo
Diocesano di Pitigliano,248 ed alle quali, ma in funzione affatto diversa e
'minore', si aggiunge il foglietto penitenziale raffigurante San Francesco che riceve
le Stigmate (firmato Dolfino, litografo napoletano attivo nel sec. XIX)
sopravvissuto, è il caso di dirlo, miracolosamente, all'incuria del tempo e all'avidità degli uomini, all'interno di uno dei mobili confessionali della chiesa di
Sant'Anna in Camprena.249
248 SANTI BRUNO (a cura di), L'Amiata e la Val d'Orcia..., op. cit., pag. 53.
249 Tutto il complesso dei beni culturali fin qui descritti (comprese le guide) concorre a
soddisfare la passione per l'arte, figlia legittima dell'educazione (Dorfles, 2004), che si
esprime, ad esempio, nel visitare le Chiese come fossero dei Musei (Rossi, 2010), non cogliendone, però - per varie e non tutte esecrabili ragioni - la dimensione sacra. Che rappresenta, invece, la funzione primaria degli edifici destinati al culto. Tuttavia l'equivalenza
Chiesa-Museo genera, ormai, interessi in contrasto con la sacralità dei luoghi, sempre più
spesso «considerati per il guadagno che producono» (ibidem) interessi che suggeriscono ai
loro custodi (amministratori laici e/o religiosi) di imporre, ad esempio, una biglietto d'ingresso ai malcapitati turisti, precludendo, a priori, alle più diverse curiosità di trasfigurarsi
in spazi di tregua o segni di Croce. Vedi: DORFLES GILLO, Le oscillazioni del gusto..., op. cit.,
pag. 16; ROSSI ICILIO, Carissimi Pientini..., in Comunità in cammino. Bollettino parrocchiale, Pienza, a. XLII, n. 3, agosto 2010, pag. 2.
52
Schede bibliografiche
53
54
1883
1.
LUIGI FILIPPO BOLAFFIO
Italia / Guida dei Viaggiatori / di / L. F. Bolaffio / Parte
Seconda / Italia Centrale / Con la carta geografica
dell'Italia, / indici piante topografiche di città, / due carte
dei dintorni di Roma e di Firenze, / pianta di Gallerie, ecc.
Fratelli Treves, Editori, Milano, 1883; cm. 9,5x15,5; occhiello; frontespizio; pp. 618; [1] indice delle carte e piante;
tela editoriale rossa; titoli in oro; tasca ed. per la Carta
d'Italia in quarta di cop. [P. Rota inc.; Stab.° Tipo-Lit.° F.lli
Treves, Milano]
Pienza è descritta alle pp. 291-2:
«A Pienza. Da Montepulciano una buona via mette capo a Pienza,
distante 14 chil. (In vettura 2 ore L. 6 per andata e ritorno).
Pienza. (Alb. Franci). È una piccola città ricca di pregevoli monumenti architettonici. I suoi nomi antichi Corsignano e Castello
Piccolomini vennero cambiati in quello di Pienza, città di Pio,
poiché Papa Pio II della famiglia Piccolomini (v. Siena) ebbe qui i
natali (1405) ed abbellì molto la città (1460) – La Piazza è
circondata dal Duomo, dal Battistero, dal Vescovado, dal Palazzo
Pubblico, con un porticato, sostenuto da colonne, e dal Palazzo
Piccolomini, davanti al quale è una graziosa fontana. Tutti questi
edifizii, eretti in stile del Rinascimento sono opera dell'architetto
Bernardo di Lorenzo (lo stesso architetto è conosciuto per molte
costruzioni fatte a Roma, fra cui il Vestibolo della chiesa di S.
Marco). Il Duomo ha tre navate tutte della stessa altezza; la sua
facciata è semplicissima. Nell'interno vi sono dei quadri di Matteo
di Giovanni e Sano di Pietro – Pregevolissimi gli intarsi delle
sedie del Coro. Il tesoro (Lire 2) contiene, tra molte altre rarità: la
mitria di Pio II ornata di perle e pietre preziose; il reliquiario di S.
Andrea di Salerno, una croce in argento dorato e niellato, ecc.
Bellissime sono anche le miniature dei libri corali eseguite da
Pellegrino di Mariano rossini. *Il Palazzo Piccolomini si distingue
specialmente per la sua facciata, in stile fiorentino, o rustico, con
dei pilastri. La facciata posteriore ha delle stupende loggie
sostenute da colonne. La vista è [pag. 191] / incantevole – Il
cortile è di forma quadrata, e contornato da un portico sostenuto
da colonne. Anche le finestre sono quadrate. Sulle muraglie
vedesi ancora qualche traccia di pittura. - Al Battistero vi è
un'iscrizione la quale dice che in esso furono battezzati due Papi:
Pio II e Pio III, zio e nipote. - Nell'Opera del Duomo vi sono
molti ornamenti sacerdotali, fra cui diversi di bellissimo lavoro,
portati da Pio II. - Nel Refettorio di S. Anna in creta (ora uno e un
quarto) si trovano degli affreschi di Soddoma [sic]» [pag. 192]
55
1895
2.
STRAFFORELLO GUSTAVO
La Patria / Geografia / dell'Italia / Provincie di / Arezzo /
Grosseto e Siena.
Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1895; cm. 19X27,5;
Cop. Fig. Barberis; occhiello; frontespizio; pp. 242 nn.; nn.
80 ill. n.t.; nn. 3 tavv. f.t. Pienza è descritta alle pp. 229230. Gustavo Strafforello (Porto Maurizio, Imperia, 18201903) svolse la sua multiforme attività di scrittore per molti
anni a Torino, dapprima nel giornalismo, poi collaborando
assiduamente a grandi opere enciclopediche (Enciclopedia
Pomba; Brockhaus's Conversations-Lexicon) e traducendo
dall'inglese e dal tedesco numerose opere d'intendimenti
educativi fra cui il notissimo Self-Help di S. Smiles (trad. it.
Chi s'aiuta Dio l'aiuta, Milano, 1865 e succ. ristampe).
Sulla traccia di tali opere pubblicò numerosi libri di divulgazione morale e scientifica fra cui: Storia popolare del
progresso (Torino, 1871); Gli eroi del lavoro (ivi, 1872); Il
nuovo chi s'aiuta Dio l'aiuta (ivi, 1874); La scuola della
vita (Firenze, 1882); Le battaglie per la vita (Milano, 1902).
Titoli più volte ristampati. In posto a parte meritano le due
note opere: Il Dizionario Universale di Geografia, Storia e
Biografia in collaborazione con Emilio Treves (Milano,
1878, voll. 2); Supplemento e La sapienza del mondo, ovvero dizionario universale dei proverbi (Torino, voll. 3). In
molti casi usò due pseudonimi: Spiritus Asper e Iunius Redivivus.
Sitografia:
http: // it.wikipedia.org, ultima modifica: 8 maggio 2008.
56
3.
1899
ALFREDO TORTORI, [PAOLO CARATELLI]
Le Cento Città d'Italia / Supplemento mensile illustrato del
Secolo / Pienza. Tipografia Sonzogno, Milano, 1899; cm.
30,5x44; pp. 8; nn. ill. [nn. 19 vedute xilografate e nn. 9
figg. n.t.] «Questo fascicolo, come gli altri della ricca
collezione, era esclusivamente dedicato agli abbonati del
quotidiano, cui era dato gratuitamente. Ogni fascicolo era
dedicato ad una città od a un territorio, con splendide
illustrazioni silografiche della stessa e del circondario, una
veduta panoramica e vedute dei principali monumenti e
scorci suggestivi. Le illustrazioni erano poste nella prima
pagina, nelle pagine centrali e nell'ultima facciata. Di
grande fascino e molto ricercate per le illustrazioni, sono
anche estremamente interessanti per le succinte ma pregnanti notizie sui luoghi».
Sitografia:
VADA Monica, Pienza, Scheda bibliografica, Libreria degli Erranti,
Torino, http://www.maremagnum.com
57
1901
4.
CARATELLI PAOLO
Pienza / e i suoi monumenti / arredi sacri ed oggetti d'arte
e d'intorni / Notizie storiche raccolte in parte dal defunto
Preposto / Canonico D. Paolo Caratelli / R. Ispettore
Distrettuale per la Conservazione dei Monumenti, /
pubblicate nel Giornale “Arte e Storia” e nella Dispensa
154 / delle Cento Città d'Italia / ed ampliata col gentil
consenso della di lui Erede / a cura della Commissione del
Nuovo Museo.
Tipografia F. Kleinbub, Roma, Vicolo Sciarra, 65-A, 1901;
cm. 12,5x17,5; pp. 38; [1] indice finale; spillato; Localizzazione: Biblioteca consorziale degli Ardenti, Viterbo,
Fondo Gino Rosi: coll. VT ROSI 372.
Note: timbro ex libris Prof. Gino Rosi sul frontespizio
58
1903
5.
GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI
Pienza
Estratto posticcio da Cosmo illustrato, vol. I, 1903
pp. 10 [pp. 460-70]; cm. 17,5x25
59
1906
6.
GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI
Una città del Rinascimento
In L'Italia illustrata, a. IV, settembre 1906; pp. 553-565 nn.
[pp. 15]; cm.17,5x25
Idem
pp. 15 nn; Estratto dall'Italia moderna illustrata - A. IV /
(Settembre 1909) / Roma / Stabilimento della Società
Poligrafica Editrice /Piazza delle Pigne, 53 / 1906
60
1909
7.
[GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI]
Guide - / Manuel / de / Pienza / et de ses environs / avec
illustrations.
Imprimerie artistique G. Jacobi, Venise; Pienza, 1 Mai
1909; pp. 22 nn.; n. 1 p. indice finale; cm. 10x16; spillato;
nn. 24 tavv. fotog. in nero f.t.; 1 pianta topografica f.t.
[Bibliografia Nazionale - 1909 - 4505]
61
1911
8.
FABIO BARGAGLI PETRUCCI
Pienza, Montalcino / e la Val d'Orcia / con 209 illustrazioni
Istituto italiano d'arti grafiche, Bergamo, 1911; cm.
18,5x265; brossura ed. in astuccio; pp. 163 nn.; Collezione
di monografie illustrate - Serie I - Italia artistica / 63;
Pienza, Montalcino / e la Val d'Orcia Senese
[Bibliografia Nazionale - 1911 - 9183]
Idem, 1933
Seconda Edizione
Idem, 2002
Ristampa anastatica realizzata da: Editrice Don Chisciotte,
San Quirico d'Orcia; Foto incisione Moderna, Siena; Grafiche Nencini, Poggibonsi; Finito di stampare nel mese di
giugno 2002 per conto di: Lions Club – Montalcino Valli
d'Arbia e d'Orcia, Distretto 108 La Toscana; Volume non in
vendita.
Note: privo di astuccio
62
1915
9.
GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI
Pienza / i suoi monumenti / e la sua Diocesi
Montepulciano, Stab. Tip. Della Madonna della Quercia,
1915; cm. 12,5x18,5; brossura ed.; pp. 271 nn.; n. 1 p. note;
n. 2 pp. errata corrige; n. 1 p. indice.
Prima Edizione
[Bibliografia Nazionale - 1915 - 10679]
63
1923
10.
LUIGI VITTORIO BERTARELLI
Italia Gentrale / Territorio ad Ovest della linea ferroviaria
Firenze, Arezzo, Perugia, Foligno, Terni, Roma
Cop. tela ed., rosso scuro e scritte in oro; scritta in alto (Italia
centrale); scritte al centro: Guida d’Italia del Touring Club
Italiano; sovracoperta di carta beige stessa grafica della cop.;
Front.; Nota introduttiva; pp. 618; 1 c. bianca finale; Tip. Carlo
Sironi, Milano, 1923. Esiste una ristampa di ulteriori 50.000
copie datata 01.11.1923 stampata dalla stesa tipografia Sironi.
Luigi Vittorio Bertarelli (Milano, 1859-1926) il 7 novembre del
1894 partecipò come socio della Pro Patria alla riunione
costitutiva del TCCI ad imitazione del Cyclists’ Touring Club
Inglese, e che si costituì in maniera del tutto autonoma e
concorrenziale rispetto all’Unione Velocipedistica Italiana. Nel
1900 fu modificato il nome dell’associazione perdendo la
denominazione ‘ciclistico’ divenendo semplicemente TCI,
orientandosi quindi sempre più verso il mezzo del futuro,
l’automobile. Il Bertarelli fu dapprima nominato capo della
Sezione Strade del sodalizio, al cui sviluppo collaborò assiduamente, divenendone vice presidente nel 1906 e presidente nel
1919. La sua attività in seno al sodalizio può essere scandita
dall’ideazione di quattro grandi opere: le guide stradali dal
1895 al 1906; la carta d’Italia al 250.000 dal 1906 al 1913;
l’Atlante Internazionale e soprattutto le celebri Guide d’Italia,
collana iniziata nel 1913 e quasi conclusa prima della morte ed
in gran parte stesa direttamente da lui e che divennero ben
presto sinonimo di guida andando a sostituire le altrettanto
celebri guide Baedeker e le meno apprezzate guide Treves.
Ancora per tutto il corso degli anni ’50 nessun prodotto è
paragonabile per qualità ed importanza a questa collana che ha
acquisito nel tempo una sempre maggiore autorevolezza. La
prima edizione della guida dedicata all’Italia centrale, che non
vedrà mai una seconda stampa perché sostituita dalle singole
guide regionali, vide la luce nel 1923, chiusa in tipografia dalla
stamperia Sironi in data 1.5.1923. Veniva inviata ai soci gratuitamente e fu stampata in 250.000 copie.
Bibliografia:
VOTA G., I sessant’anni del Touring Club Italiano. Milano, 1954; NITTI G. P.,
Bertarelli Luigi Vittorio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 1967, ad
vocem; TAMMARO CONTI Lucia, Annali Tipografici di Orvieto. Perugia, 1977,
pag. 236; DI MAURO L., L’Italia e le guide turistiche dall’Unità ad oggi, in
AA.VV., Storia d’Italia,, Annali n.5, Paesaggio, Einaudi, Torino, 1982, pp.391413; GHERSI F., La Signora in Rosso (90 anni…ma non li dimostra), www.
Touring.It., pp. 7- 8, 39, 42, 45-47, 53-4, 72.
64
1924
11.
GUIDO VINCENZONI
Pienza / La Città di Pio II / Collezione Le Cento Città
d'Italia, n. 126
Sonzogno, Milano, 1924; cm. 22x30; spillato; pp. 16; nn.
ill. n.t.
«Le Cento Città d'Italia illustrate è una celebre collana di
monografie, illustrate con fotografie dei luoghi e dei monumenti
notevoli italiani, edita da Sonzogno, con cadenza settimanale, dal
1924 al 1929. Costituita da 300 fascicoli monografici, per un
totale di 5.400 pagine, usciti settimanalmente durante un periodo
di quasi sei anni, è la maggiore e più organica documentazione
fotografica dell'Italia degli anni Venti del Novecento. Le fotografie in bianco e nero contenute nei fascicoli, sono circa 15.000 e
documentano luoghi e monumenti di ogni genere, alcuni dei quali
destinati di lì a pochi anni ad essere danneggiati o distrutti dalla
guerra».
Sitografia:
http: // it.wikipedia.org, ultima modifica: 8 maggio 2008.
65
1927
12.
GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI
Pienza / Arte e Storia
II Edizione Ampliata. Pienza, Tip. La Rinascente, 1927; cm.
17x25; brossura ed.; pp. 287 nn.; nn.2 pp. Indice; cop. ill.
[inc. Dario Neri].
La Tipografia La Rinascente fu preceduta dalla Tipografia
della Concordia che nel 1900 pubblicò i versi di un altro
canonico, Emidio Cozzi, Paesaggio senese.
66
1927
13.
[GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI]
L'antica Pieve di Corsignano / e la chiesa di S. Caterina /
in Pienza (Notizie storiche estratte dalla monografia di
Pienza / pubblicata dal Rev.mo Mons. G. B. Mannucci / nel
1927)
Pienza, Tipografia La Rinascente di F. Facchielli, 1927; cm.
12x17; spillato pp. 19 nn.; brossura ed.; foto: panorama di
Pienza (lato sud) f.t.
Idem
Ristampa identica alla precedente
Ricordo / delle SS. Missioni tenute nella Cattedrale di
Pienza / dai RR. PP. D. Silvio Rossi e D. Adolfo / Giansanti
della Congregazione di S. Vincenzo / dè Paoli, nella
Quaresima 1928 [26 febbraio – 11 marzo, ndr]; cop.
cartoncino ed.
Idem,
Cop. bianca ed.
67
1930 ca.
14.
ANONIMO
Pienza / e / Montepulciano
Ente Nazionale Industrie Turistiche Ferrovie dello Stato,
Soc. Tip. Castaldi, Roma, per Enit, s.d. [ma 1930 ca.]; cm.
12x16,5; spillato; cop. fig. [siglata R.S., alias R. Sacchetti];
pp. 26 nn.; edizione plurilingue.
68
1937
15.
GIOVANNI BATTISTA MANNUCCI
Pienza / Arte e Storia
III Edizione Ampliata e corretta con 90 illustrazioni, Siena,
Tipografia di S. Bernardino, 1937; cm.17x25; brossura; pp.
386 nn.
[Bibliografia Nazionale - 1937 3104]
Idem,
Ristampa anastatica
(con la copertina della seconda edizione e note introduttive
di Fabio Pellegrini), IV Edizione, Editrice DonChisciotte,
San Quirico d'Orcia (SI), 2005.
69
1942
16.
ARMANDO SCHIAVO
Monumenti di / Pienza
Ente Nazionale Industrie Turistiche-Ferrovie dello Stato,
Alfieri & Lacroix, Milano, 1942; cm.20,5x28,5; pp. 108 nn.
[Bibliografia Nazionale - 1942 - 7918]
70
1950
17.
PIERO TORRITI, DARIO FORMICHI
Pienza / e i suoi dintorni. Breve guida turistica
Editrice d'Arte “La Diana”, Siena, La Poligrafica, Siena,
1950; Fotografie: E.P.T.; Grassi di Siena; Alinari di Firenze
cm.12x18; brossura ed.; pp. 52 nn.; Lit. 200; Fondo Franci.
[Bibliografia Nazionale - 1950 - 6260]
Idem
Seconda Edizione, 1957; pp. 71
[Bibliografia Nazionale – 1957 - 11322]
71
1956
18.
PIERO TORRITI
Pienza / e i suoi dintorni
Stringa Editore, Genova, s.d. [ma 1956]; in quarta di cop.:
Agis, Genova [Tipografia]; cm.12x16; brossura ed.; pp. 71
nn.; n. 1 p. pubblicità.
[Bibliografia Nazionale - 1956 - 13170]
72
1958
19.
ANONIMO
Pienza / Città d'autore / “nata da un pensiero d'amore / e
da un sogno di bellezza” (G. Pascoli)
Grafiche Meini, Siena, s.d. [ma 1958]; cm. 15x21,5; pp. 8
s.n.; brossura ed.
73
1965
20.
PIERO TORRITI
Pienza / Città del Rinascimento
Edigraphica, Genova, 1965; Finito di stampare il 30 settembre 1965; Collana Stelle dell'Orsa; cm. 12x20; pp. 82
nn.; n. 1 p. pubblicità. Prima edizione
74
1967
21.
CARLA FALDI GUGLIELMI
Tesori d'Arte/ Cristiana 79 / 100 Chiese in Europa/ Pienza /
duomo
Officine Grafiche Poligrafici il Resto del Carlino, Bologna,
1967; Fascicolo n. 79 del 30 settembre 1967; cm. 23x30; pp.
28 [numerazione continua: 507-532]; nn. ill. n.t e f.t.;
spillato.
Prima Edizione
Idem,
Duomo / di / Pienza
Officine Grafiche Poligrafici il Resto del Carlino, Bologna,
dicembre 1967; pp. 28 [numerazione autonoma: 1-28].
Seconda Edizione identica alla prima.
Idem,
Pienza / Duomo
Resto del Carlino-Officine Grafiche, Bologna; Carolgraf,
Bologna, s.d.; pp. 28 [numerazione continua: 3-30].
Terza Edizione identica alla prima.
75
1970 ca.
22.
ANONIMO
Pienza
A cura dell'Ente Provinciale per il Turismo di Siena; s.d.
[ma 1970 ca.]; pieghevole: cm. 10x22 [30x22]
76
1972
23.
IVO PETRI
Pienza / Storia breve / di una / simbolica città
Prefazione di Piero Torriti; Edigraphica, Genova, s.d. [ma
1972]; Collana Stelle dell'Orsa, n. 2; cm. 12x20; brossura
ed.; pp. 164 nn.
Prima edizione
[Bibliografia Nazionale - 737468]
Idem
Pienza / Storia breve / di una / simbolica città
Prefazione di Piero Torriti; Edigraphica, Genova, s.d. [ma
1976]; Collana Stelle dell'Orsa
«La seconda edizione esce migliorata di varie correzioni e precisazioni su
suggerimento dello storico Ilio Calabresi e dello studioso don Aldo
Franci».
77
1976
24.
MANGIAVACCHI M.[ARIA], PASQUI D.[ANILO], PELLEGRINI F.
[ABIO]
Pienza / e dintorni
A cura di Fosco Baldelli e Brunetto Martini; Nuovo Poligrafico Alterocca, Terni, s.d. [ma 1976]; cm. 11,5x22;
brossura ed.; pp. 72 nn.
Prima edizione
Idem
Pienza / e dintorni
Edizioni Brunetto Martini; Stampa e realizzazione
“Parma Graphicolor”, Rimini, s.d. [ma 1983];
cm.11,5x19;pp. 64 nn.; brossura ed.
Seconda Edizione
Idem
Pienza / e dintorni
Edizioni Brunetto Martini
Stampa e realizzazione “Parma Graphicolor”, Rimini, s.d.
[ma 1991]; cm.11,5x19; brossura ed.; pp. 64 nn.
Terza Edizione plurilingue
78
25.
1979
PIERO TORRITI
Pienza / la città del rinascimento italiano
Sagep Editrice, Genova, 1979; Collezione Guide Turistiche
e d'Arte; cm. 15x21; pp. 72; brossura ed.
Prima Edizione
[Bibliografia Nazionale - 1979 - 799359]
Idem
1980, Seconda Edizione rinnovata
Idem
1985, Terza Edizione
Idem
1988, Quarta Edizione
79
1987
26.
CINZIA VALIGI
Siena / e / le sue terre
Plurigraf, Narni-Terni, 1987; cm. 20,5x26,5; pp. 142; [1]
indice e cartina della città di Siena; nn. il. n.t.; brossura ed.
Pienza è descritta alle pp. 132-34.
80
1988
27.
PIETRO MARIA TOESCA
Pienza / la città inventata
Nuovi Quaderni, San Gimignano, 1988; Stampa Fracassi, Casciana T.; Collezione Guide per Conoscere; acquerelli e dis. di Maria Toesca; cm. 20x30; cartella ed.;
cc. 25 sciolte
81
1990 ca.
28.
ANONIMO
Pienza / sapore di favola...
Type, Montepulciano, s.d. [ma 1990 ca.]; Pubblicazione a
cura dell'Amministrazione Comunale e della Pro-Loco;
Grafica: Margherita Barcucci; Fotografie: Gruppo Fotografico Pientino; cm. 14x21; pp. 16; 8 tavv. n.t.; 2 tavv. f.t.;
pianta della città; spillato
82
29.
1990
AA.VV.
La Toscana dei Tesori Nascosti / Itinerari nella
Toscana cosiddetta minore / Provincia di Siena / Pienza
Tipografia ABC, s.l., settembre 1990; cm. 17,5x24,5;
pp. 48; nn. ill. n.t.; spillato; Serie di 20 monografie
Prima edizione
Idem
Ristampa 1992
83
1991
30.
FABIO PELLEGRINI
Pienza / La Città Utopia
Edizioni Brunetto Martini; Stampa Viti Riccucci, Sinalunga
(SI), s.d. [ma 1991]; cm. 16,5x23,5; brossura ed.; pp. 49 nn.
Unito a :La Val d'Orcia in Bicicletta [stampa a specchio]
Idem,
Arti Grafiche Viti-Riccucci srl [ma 1994]
Prima ristampa: 2004
Idem
Pienza / La Città Utopia. Nuova Edizione
Edizione Brunetto Martini, s.l. [ma Pienza], s.d. [ma 1998]
Seconda ristampa: 2009
84
1992
31.
PIERO TORRITI
Pienza / la città del Rinascimento italiano
Sagep Editrice, Genova, 1992; cm. 15x21, brossura ed.;
pp. 72 nn.
Quinta Edizione
Idem,
Sesta ristampa identica alla precedente
Idem,
Settima ristampa identica alla precedente
[Bibliografia Nazionale - 99-1155]
85
1995
32.
FABIO PELLEGRINI
Pienza / Il sogno /dell'umanista / Guida per i viaggiatori
sentimentali
Editoriale donchisciotte, s.l., s.d. [ma 1995]; Finito di
stampare nel mese di marzo 1995 presso Ed. Grafica L'Etruria, Cortona (Arezzo); cm.17x24; pp. 136 nn.; pp. 8
pubblicità; nn. ill. n.t.; bross. ed.
86
1996 ca.
33.
GRAPPI A., CAPPELLI B. (A CURA DI)
Pienza in / bianco e nero
Edizioni Martini, Pienza (Si), s.d. [ma 1996 ca.]; cm.
17x23,5; pp. 16: n. 10 ill. n.t; spillato; pianta della città
f.t [pag. 8]
87
1997
34.
ANONIMO
Pienza / e dintorni / “Scrigno dell'Unesco patrimonio
dell'Umanità”
Edizioni M.D., finito di stampare Aprile 1997; cm.
15x21; brossura ed.; pp. 60 nn.; pp. 2 pubblicità; p. 1
colophon
88
1997
35.
MARCO PIERINI
Pienza / Guida alla città e ai dintorni / Corsignano,
Spedaletto, / Monticchiello, Sant'Anna in Camprena.
Nuova Immagine Editrice, Siena, 1997; cm.15x24;
brossura ed.; pp. 60 nn.; n. 1 p. bibliografia; n. 1 p. Indice
dei nomi; n. 1 p. bianca finale.
Prima edizione, marzo 1997
Idem
Seconda Edizione identica alla precedente
settembre 1997
Idem
Terza Edizione
marzo 1999
Idem
Quarta Edizione
marzo 2002
Idem
Quinta Edizione plurilingue
2010
89
1997
36.
LORETTA SANTINI
Nuova Edizione / Chianciano / Montepulciano / Pienza /
Monte Oliveto / Montalcino / S. Quirico / Sarteano /
Chiusi
Plurigraf, Narni-Terni, 1997; cm. 19x26,5; pp. 96; nn. ill.
n.t.; brossura ed.
Pienza è descritta alle pp. 68-82.
90
1998
37.
RUGGERO ROGGERI
Pienza / Guida rapida alla visita della città
Prospettiva Pienza Editrice, Pienza, s.d. [ma 1998]; Tip.
Rossi, Sinalunga (SI); cm. 14,5x21; pp. 26 nn.; nn. Ill. n.t.;
spillato; collana «Le Guide de 'L'Informaturista'».
Unito:
Pienza / La città / di Pio II.
Pieghevole informativo; cm.10,5x24
Idem
Prima ristampa rivista e corretta con nuove fotografie a
cura di: U. Bindi, R. Roggeri, C. Vanini; edizione
plurilingue; s.d. [ma 2005]
Unito:
Pienza / Pianta della città.
Pieghevole informativo; cm.10,5x24
91
2003
38.
GRASSI, PAOLA
Pienza: il centro storico
Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello
Stato, Roma, 2003; Collana: Il Bel Paese. Itinerari, n. 13;
cm. 14,0x20,5; pp. 72; nn. ill. n.t.; brossura ed.
«Questa collana, realizzata con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, guida alla
scoperta dei siti italiani inseriti nel Patrimonio dell'Umanità illustrando i criteri per cui essi sono stati considerati
di assoluto valore storico, artistico e naturalistico».
92
2006
39.
PIERO TORRITI
Pienza / la Città Ideale / del Rinascimento
Guida storico artistica a cura di Piero Torriti
già Soprintendente per i Beni Storici e Artistici delle
provincie di Siena e Grosseto; Sagep, Genova, 2006;
Edizione realizzata con il patrocinio del Comune di
Pienza; Finita di stampare nel mese di luglio 2006 da
Grafiche G7 sas, Busalla (GE) per Sagep Srl; Fotografie:
Andrea Lensini, Siena; cm. 13,5x21; brossura ed.; pp. 80
nn.
Prima Edizione
93
2008
40.
ISABELLA MARTINI
Pienza / La perla del Rinascimento
Editrice Parousia, s.l. [ma Roma], 2008; cm. 15x21; pp.
206 nn.; nn. Ill. n.t; brossura ed.
94
41.
2008
BEATRICE SORDINI
Breve / storia / di Pienza
Pacini Editore, Ospedaletto (PI); Finito di stampare nel
mese di Novembre 2008; Volume realizzato con il contributo del Comune di Pienza; cm.10,5x18; brossura ed. filo refe; pp. 142 nn.; n. 1 p. colophon.
Prima Edizione
95
2008
42.
ANNA SANSA
Centro Storico di / Pienza
Sagep Editori Turismo, s.l. [ma Genova]; Stampa: Grafiche
G7 sas, s.l. [ma Busalla, Genova]; per Sagep Srl, giugno
2008; Redazione: Titti Motta, Anna Sansa; Grafica e
impaginazione: Fabio Montobbio, Gabriella Zanobini Ravazzolo; Fotografie: Archivio Sagep, Vittorio Giannella;
Collana: I Tesori d'Italia e l'UNESCO, n. 6; cm. 11,5x21;
brossura ed.; pp. 48.
Prima Edizione
96
97
Gratulatoria
Ringrazio per la cortese ed amichevole collaborazione Gianni Mazzoni, Nino Alfiero Petreni, Gian
Carlo Bastreghi, Fausto Formichi, Fabio Pellegrini, Francesco Dondoli, Marilena Fregoli, Celso Crocini, Andrea Giorgi, Roberto Ghelfi, Alberto Satolli, Fabio Ghersi ed il personale del Comune, della
Fabbriceria e della Biblioteca Comunale di Pienza. Ringrazio, infine, le istituzioni pubbliche e i privati
collezionisti che hanno gentilmente concesso la riproduzione delle illustrazioni nonché i curatori del
catalogo Siena bibliofila edito dalla Protagon Editori in occasione della Mostra Collezionismo librario
a Siena su Siena (29 novembre-10 gennaio 2010) per avermi ispirato, anche dal punto di vista grafico, questo libretto.
Edizioni Spine
Pienza-Roma
[email protected]
Stampato nel mese di Settembre 2010 in 10 copie numerate a mano.
n. ..../10.
Edizione senza scopo di lucro a distribuzione gratuita
98
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