Insegnare e apprendere con gli eBook
INSEGNARE
E APPRENDERE
CON GLI EBOOK
Dall’evoluzione della tecnologia
del libro ai nuovi scenari educativi
Mario Rotta
Michela Bini
Paola Zamperlin
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Colophon
Rotta M., Bini M. & Zamperlin P. (2010), Insegnare e apprendere con gli eBook. Dall’evoluzione
della tecnologia del libro ai nuovi scenari educativi. Roma, Garamond.
©Garamond 2010 - ISBN: 978-88-96819-00-5
TAGS: apprendimento ubiquo, biblioteca digitale, de-materializzazione, didattica digitale,
digitalizzazione, eBook, editoria elettronica, eDocument, e-knowledge, e-learning, ePaper,
eReader, formati digitali, iperlibro, ipertesto, lettori riluttanti, lettura, libro elettronico, mobile
learning, multimodalità, personal digital library, personal information environment, personal
learning environment, ri-mediazione, tecnologia del libro, testo digitale.
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Premessa
Questo eBook si fonda su alcuni presupposti che è bene chiarire subito per comprendere
meglio certe affermazioni e capire lo scenario in cui esse si collocano.



Ogni volta che ci si riferisce ad una tecnologia non è della tecnologia in sé che ci
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interessa parlare, ma delle sue applicazioni reali o potenziali: in alcuni casi si offrono
delle panoramiche sintetiche sull’evoluzione tecnologica in corso, ma solo come
elementi utili per supportare successivi approfondimenti sulle implicazioni educative
delle stesse tecnologie.
Quando ci si riferisce a una tecnologia specifica si evita volutamente di fare riferimento
a un determinato livello di sviluppo e aggiornamento dell’hardware o del software
relativi: si accetta piuttosto l’idea che l’hardware o il software, indipendentemente
dalle loro attuali potenzialità e caratteristiche, tendano ad evolversi nell’ottica del
miglioramento continuo, e che certe possibilità indicate come valori, punti di forza o
elementi utili in una strategia educativa siano o già accessibili o tendenzialmente
disponibili entro un ragionevole arco di tempo. Per queste stesse ragioni si citano
strumenti hardware o soluzioni software soltanto a titolo esemplificativo e riferendosi
nella quasi totalità dei casi a esempi prototipici o a insiemi tipologici, e mai a casi
specifici e relative releases.
Relativamente alla prima parte, la nostra intenzione è stata soprattutto quella di
offrire una panoramica sul dibattito in corso, evidenziandone gli argomenti principali
(ciascuno dei quali meriterebbe a volte un intero saggio) senza approfondirne
specificamente alcuni. Gli approfondimenti mirati su alcune problematiche specifiche
sono invece oggetto della seconda parte del libro, mentre in appendice si pubblicano
alcuni esempi mirati e documentazione integrativa.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Sommario
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SEZIONE I CHE COSA SONO GLI EBOOK: PROSPETTIVE E SCENARI .........................................5
 TRA FUTURO DEL LIBRO E LIBRI DEL FUTURO: EVOLUZIONE E IMPLICAZIONI DI UNA TECNOLOGIA DELLA
CONOSCENZA .................................................................................................................... 6
 CHE COSA SONO GLI EBOOK: MODELLI, FORMATI, DISPOSITIVI E SIGNIFICATI ................................... 24
PREMESSA: DALLA SCRITTURA LINEARE ALLA SCRITTURA ELETTRONICA .......................................... 24
CHE COSA SONO GLI EBOOK? ................................................................................................ 25
I LETTORI ........................................................................................................................... 27
I DISPOSITIVI DI I GENERAZIONE ............................................................................................. 29
I DISPOSITIVI DI II GENERAZIONE ............................................................................................ 32
I DISPOSITIVI DI III GENERAZIONE ........................................................................................... 36
I FORMATI DEI TESTI ELETTRONICI ........................................................................................... 38
 LE NUOVE PROSPETTIVE: AUTORI, LETTORI, EDITORI, BIBLIOTECHE E DISSEMINAZIONE DELLA CONOSCENZA
NEL MONDO DIGITALE ....................................................................................................... 42
SEZIONE II INSEGNARE E APPRENDERE CON GLI EBOOK ..................................................... 60
 INSEGNARE E APPRENDERE CON GLI EBOOK: STRATEGIE PER I LETTORI RILUTTANTI ............................ 61
 GLI EBOOK NELLE STRATEGIE DI APPRENDIMENTO ORIENTATE ALLA MOBILITÀ E ALL’UBIQUITÀ ............ 73
 GLI EBOOK: TRA PERSONAL LEARNING ENVIRONMENTS E PERSONAL DIGITAL LIBRARIES ................... 80
SEZIONE III APPENDICI E RIFERIMENTI ................................................................................ 89
 STRUMENTI, ESPERIENZE E IPOTESI OPERATIVE DI UTILIZZO DEGLI EBOOK IN AMBITO DIDATTICO .......... 90
UN SONDAGGIO PRELIMINARE SUL SIGNIFICATO DEGLI EBOOK COME STRATEGIA DI ATTIVAZIONE PER
IDENTIFICARE I NODI CRITICI DEL PROBLEMA ............................................................................. 90
UN’ESPERIENZA VIRTUOSA E UNO SCENARIO POSSIBILE .............................................................. 97
 UNA TRACCIA ESEMPLIFICATIVA PER UN IPERLIBRO MULTIMODALE ............................................. 100
 BIBLIOGRAFIA GENERALE ................................................................................................. 106
Insegnare e apprendere con gli eBook
Sezione I
Che cosa sono gli eBook:
prospettive e scenari
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Tra futuro del libro e libri del futuro:
evoluzione e implicazioni di una
tecnologia della conoscenza
di Mario Rotta
Gli eBook rappresentano un fenomeno culturale ancora difficile da decifrare ma sicuramente
di grande portata. Inizialmente il dibattito e la ricerca su questi “oggetti” si sono concentrati
quasi esclusivamente su un solo aspetto del problema: la potenziale relazione conflittuale tra
eBook e libri. Se rileggiamo gli articoli e le note pubblicate tra il 1994 e il 2001, ad esempio,
notiamo che i temi che autori e ricercatori trattano più frequentemente sono: la morte del
libro, il timore che i “libri elettronici” sostituiscano i “libri cartacei”, la sopravvivenza dei libri.
Di fatto, come cercheremo di dimostrare, si trattava e si tratta di falsi problemi. La ragione è in
realtà molto semplice: gli eBook non sono un’opzione tecnologica alternativa ai “libri” o una
variante epistemologica, ma rappresentano l’evoluzione stessa, e di conseguenza la
sopravvivenza e la continuità del libro in quanto tecnologia attraverso cui la conoscenza può
essere elaborata, codificata, organizzata, pubblicata, conservata, tramandata e trasmessa.
Quello che sta cambiando non è quindi il significato del libro, né il suo ruolo o il suo valore, ma
piuttosto il “formato” che ne determina le caratteristiche intrinseche e le modalità di
produzione, distribuzione e utilizzo. Gli eBook, in sostanza, sono semplicemente sia i libri del
futuro che il futuro del libro.
Ma cosa sono i libri? In estrema sintesi i biblia sono un modo per trasmettere informazioni,
saperi e conoscenze al di fuori della ristretta cerchia delle persone con cui si può interagire
solo in modo immediato e diretto (parlando, dialogando…) o, al limite, utilizzando i propri
appunti (hypomnemata). Un fondamentale studio di Turner (Turner, 1952) sulla nascita e la
diffusione dei libri nell’antica Atene conferma che questo è “il primo stadio dell’evoluzione del
libro: (…) l’autore attraverso il proprio testo si rivolge tranquillamente a chi non ha mai
conosciuto di persona”.
Da allora il significato di questi artefatti non è cambiato: ma sono cambiati i formati, per
ragioni legate in gran parte all’evoluzione delle tecnologie, o meglio alla ricerca e alla
sperimentazione di tecnologie che permettessero di ridurre i tempi e i costi di produzione e
distribuzione di questi oggetti materiali grazie ai quali si garantivano al “testo” (in quanto
memoria, documento, tradizione…) maggiori probabilità di diffusione, conservazione e
sopravvivenza (Barbier, 2004).
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Nella storia del libro si sono registrate finora almeno 3 radicali evoluzioni:
1. La nascita stessa del libro, nella Grecia del V-IV secolo avanti Cristo.
Riferimenti utili: Turner, 1952;
2. Il passaggio dal rotolo (volumen) al codice (codex) tra il II e il IV secolo dopo Cristo.
Riferimenti utili: Cavallo, 1975; Roberts & Skeat, 1983.
3. Il passaggio dal codice manoscritto al libro a stampa, tra il 1450 e il 1550 circa.
Riferimenti utili: Febvre & Martin, 1977; Barbier, 2004.
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Il libro, in quanto artefatto, ha assunto fino ad oggi 3 formati: il rotolo, il codice manoscritto, il
volume a stampa. Ciascuno di essi è stato mantenuto per un arco di tempo relativamente
lungo, all’interno del quale è stato perfezionato sia in quanto oggetto in sé (introducendo
ulteriori innovazioni tecnologiche nei materiali utilizzati o nelle tecniche di produzione ad
esempio) che relativamente ad aspetti più specifici quali l’impaginazione, il rapporto tra testo e
illustrazione, la rilegatura, la distribuzione, la conservazione.
a.C
I
I
I
I
II
II
I
I
V
V
V
I
V
II
VI
II
I
X
X
X
I
X
II
XI
II
XIV
XV
X
VI
X
VII
XVIII
XIX
XX
Fotocomposizione (1945), Offset (1960), Stampa laser (1975)
I
I
I
Pressa cilindrica (1814), Rotativa (1846), Linotype (1884)
I
V
Litografia (1798)
V
d.C
Rotolo
Codice manoscritto
Libro a stampa
Papiro
Pergamena
Carta
Xilografia (1430)
Codice in carta
Codice in pergamena
Codice in papiro
Insegnare e apprendere con gli eBook
Nessuno dei passaggi che hanno segnato la storia del libro è stato rapido o indolore. Passare
dai rotoli originari ai codici manoscritti richiese non meno di 2-3 secoli (Cavallo, 1975): come
spiegano molto bene diversi studiosi vari fattori influirono
sulla scelta del nuovo “formato”, ma si trattò soprattutto
di una miscela di motivazioni pratiche e implicazioni
legate a significati e meta-significati culturali, non ultimo
il fatto che i primi cristiani preferivano tramandare le
scritture su dei “quaderni” che potevano essere più
facilmente nascosti in caso di persecuzioni (Petrucci,
1977). La fragilità e le difficoltà di conservazione dei
rotoli, solitamente di papiro, oltre che il crollo del
Un video che mostra un uomo
commercio con l’oriente, impose inoltre, sia pure
medievale alle prese con un
codice manoscritto: per lui si
gradualmente, l’uso di un materiale molto più robusto come
tratta di una nuova tecnologia
la pergamena, anche se scrivere su pergamena era
piuttosto complicata, così è
costretto a chiamare un
enormemente più difficile e soprattutto molto più faticoso,
assistente per imparare a usarlo.
come attestano talora i colophon lasciati dai copisti e dagli
amanuensi medievali. La trascrizione dagli archetipi su rotolo
ai prototipi su codice comportò errori, omissioni, ridistribuzioni e riorganizzazione della
struttura di alcuni testi (Dain, 1975), nonché un radicale ripensamento del rapporto tra testo e
illustrazione (Weitzmann, 1959), dovuto sia al passaggio tra il formato orizzontale e scorrevole
del rotolo al formato verticale e tendenzialmente rigido della pagina, sia alla possibilità di
scrivere e illustrare su entrambi i lati del foglio caratteristica del codice.
Anche la stampa non si affermò immediatamente: produrre un libro a stampa, inizialmente,
era molto costoso; inoltre, erano necessarie competenze e tecnologie che i librai non
possedevano, ad esempio la capacità di produrre i caratteri mobili, più vicina all’attività
quotidiana di incisori e orafi. Così per diversi decenni la stampa fu considerata una sorta di
“arte minore”, parente povera del libro manoscritto e illustrato, che anzi, proprio tra tardo
medioevo e Rinascimento raggiunge i massimi livelli di perfezione sul piano tecnico, oltre che
nell’organizzazione del processo di produzione e distribuzione (i librai bolognesi che copiavano
i testi in uso nelle università ad esempio, già nel XIV secolo dividevano i libri in “pecie”, ovvero
in fascicoli, per renderne più semplice e più veloce la copia. Cfr. Fink-Errera, 1977). Alla
stampa, nei primi decenni, non resta che tentare di imitare i manoscritti nell’impaginazione e
nei caratteri (i cosiddetti incunabula), fino a quando due fenomeni paralleli e di ispirazione del
tutto diversa ne decretano il definitivo successo: la nascita del libro “portatile” a costo
relativamente basso che impropriamente si attribuisce agli esperimenti di Aldo Manuzio e dei
tipografi veneziani (Petrucci, 1979) e il ruolo determinante svolto dalla riforma luterana
(Febvre e Martin, 1977), che aveva bisogno di testi che al di là del costo ragionevole fossero
soprattutto facilmente riproducibili in un gran numero di copie, in modo da garantire una
maggiore diffusione alle idee che contenevano e veicolavano. Il libro a stampa sostituì del
tutto il codice manoscritto a partire dalla metà del XVI secolo, diventando la forma stessa della
trasmissione del sapere per i secoli successivi. In questo arco di tempo il libro a stampa, così
come siamo abituati a conoscerlo, ha mantenuto sostanzialmente la stessa impostazione, se si
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Insegnare e apprendere con gli eBook
eccettuano alcune evoluzioni relativamente recenti che riguardano soprattutto il processo di
produzione, ai materiali e agli strumenti, e le sperimentazioni grafiche nel rapporto tra testo e
illustrazione legate alle ricerche delle avanguardie artistiche del Novecento ma anche alla
possibilità di riprodurre fotografie a colori sulle pagine stampate. Parallelamente, il libro in
quanto “oggetto semantico” ha così progressivamente rafforzato la sua presenza nella società
e il suo ruolo nella diffusione della cultura.
Tuttavia, negli ultimi decenni si è parlato con una certa insistenza di un’imminente “morte del
libro”(Eco, 1964). Un concetto controverso, con cui solitamente si tratteggiano almeno due
distinti scenari: a) il rischio connesso a una diminuzione dell’interesse nei confronti della
lettura e dell’oggetto-libro in quanto tale, tipicamente associato allo sviluppo e alla diffusione
dei nuovi media audiovisivi; b) il timore di una perdita del valore della cultura scritta o della
letteratura, dovuto ad aggressioni intenzionali al significato stesso dei libri da parte di regimi
totalitari o al successo di concezioni totalizzanti della vita come fenomeno effimero legato al
presente e sempre meno interessato al passato
che i libri tramandano e allo stesso tempo
rappresentano. In entrambi gli scenari la
tecnologia in quanto tale (e più precisamente ogni
tecnologia diversa dalla stampa) finisce con
l’essere considerata una potenziale nemica dei
libri, e anche se ci riferisce soprattutto alla
televisione ne consegue, per estensione, che il
computer o altre forme mediate di elaborazione e
trasmissione del sapere meno ancorate al “valore”
della scrittura e come se non bastasse più
facilmente manipolabili possono rappresentare un
In "Fahrenheit 451", un romanzo del 1951, lo scrittore di
fantascienza Ray Bradbury immagina un futuro in cui i libri
concreto pericolo.
vengono bruciati mentre nelle case domina lo schermo televisivo.
Dal racconto Francois Truffaut ricavò nel 1966 un celebre film.
Si comincia a parlare esplicitamente di eBook []
o meglio di libri elettronici, nel momento stesso in
cui diventa possibile gestire e rielaborare testi in formato digitale. Escludendo i riferimenti a
dispositivi simili agli attuali eReaders nella letteratura e nel cinema di fantascienza , la prima
data di riferimento utile per tracciare la storia degli eBook in senso stretto è probabilmente il
1971. In quell’anno Michael Hart (considerato l’inventore degli eBook) fonda il Project
Gutenberg: per la prima volta si parla espressamente di un approccio sistematico alla
digitalizzazione dei testi letterari non più protetti da copyright. L’obiettivo del progetto è to
encourage the creation and distribution of eBooks, inizialmente come collezione di libri
elettronici utilizzabili gratuitamente, in secondo luogo come ipotesi per lo sviluppo e il
mantenimento di una biblioteca digitale in continua espansione e accessibile (dal 1993) via
Internet. Di fatto, Hart avvia un processo molto simile alla “trascrizione” che fu
sistematicamente praticata sia nel momento del passaggio dai rotoli antichi ai codici medievali
sia nel momento del passaggio dai codici manoscritti ai libri a stampa: i testi del passato,
tramandati fino a quel momento attraverso una tecnologia consolidata ma considerata non più
“conveniente”, vengono nuovamente editati e riprodotti adottando una nuova tecnologia,
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Insegnare e apprendere con gli eBook
ritenuta più consona ai tempi e soprattutto in grado di rispondere meglio a bisogni quali
l’abbassamento dei costi e dei tempi di produzione e distribuzione, la riproducibilità, la
trasportabilità, la durata e la flessibilità, oltre che ad altre istanze di tipo economico o legate al
ciclo di vita sia del testo in quanto tale che del libro in quanto oggetto semantico, medium.
L’intuizione di Hart, in tal senso, è esemplare: l’eBook, in quanto testo digitale, garantisce dei
vantaggi impressionanti rispetto alle tecnologie del libro che lo precedono e in particolare
rispetto al libro a stampa cartaceo e analogico, che pure aveva già rappresentato un passo in
avanti significativo rispetto ai “difetti” tipici del codice manoscritto. Per capire meglio le
differenze tra gli eBook e tutto ciò che lo precede si possono riassumere in una tabella alcune
delle caratteristiche essenziali dei diversi “formati” in relazione ai parametri e alle istanze che
tipicamente influiscono sul successo e la diffusione di una nuova tecnologia del libro.
Già nella "serie classica" di Star
Trek (fine anni 60) il capitano
J.T.Kirk legge il giornale su display
molto simili agli attuali eReaders
Costo di produzione
Costo di distribuzione
Ciclo di produzione
Riproducibilità
Logistica
Robustezza
Durata
Conservazione
Trasportabilità
Compattezza
Flessibilità
Editabilità
Annotabilità
Rotolo antico
Codice manoscritto
Libro a stampa
eBook
Relativamente basso
Relativamente alto
Relativamente lungo
Discreta
Implica una “bottega”
Molto fragile
Limitata
Molto difficoltosa
Molto difficoltosa
Molto ingombrante
Piuttosto flessibile
Limitata alla copia
Parziale
Molto alto
Molto alto
Molto lungo
Limitata
Implica un “copista”
Molto robusto
Molto lunga
Difficoltosa
Difficoltosa
Poco ingombrante
Rigido
Limitata alla copia
Discreta
Alto
Alto
Relativamente lungo
Alta
Implica un’industria
Abbastanza robusto
Abbastanza lunga
Difficoltosa
Difficoltosa
Abbastanza compatto
Piuttosto rigido
Legata all’edizione
Relativamente bassa
Basso
Praticamente nullo
Relativamente breve
Illimitata
Chiunque può farlo
Immateriale
Non quantificabile
Molto facile
Immediata e illimitata
Immateriale
Del tutto flessibile
Continua
Molto alta
I “libri digitali”, in sostanza, appaiono molto diversi rispetto a qualsiasi altra tecnologia del
libro, e sembrano in grado di introdurre significativi fattori di miglioramento e vantaggi diretti
sul piano economico, su quello pratico e su vari aspetti legati ai processi organizzativi e alle
implicazioni culturali. Di conseguenza, si può ragionevolmente affermare che gli eBook
rappresentano una vera e propria rivoluzione, paragonabile al passaggio dal rotolo di papiro al
codice medievale o all’invenzione della stampa. Tuttavia, poiché siamo ancora in una fase di
transizione, coesistono diverse interpretazioni del fenomeno, ed emergono dissonanze sui
modi e sui tempi, oltre che sui significati del passaggio epocale in atto, anche se l’eBook (a
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Insegnare e apprendere con gli eBook
giudicare dalla sua crescente diffusione) appare già adesso parte integrante del modo in cui si
costruisce, si pubblica e si condivide la conoscenza, oltre che un segmento significativo del
mercato editoriale.
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La crescita esponenziale del mercato degli eBook dal 2002 al 2008 (fonte: Association of American Publishers) e
alcune proiezioni sulle tendenze in atto (fonte: Forrester Research).
Quanto tempo occorrerà agli eBook per affermarsi come tecnologia del libro? Quanto tempo
occorrerà perché non si faccia più distinzione tra libri ed eBook e con la parola “libri” si
intendano (anche ambiguamente, come afferma Antonio Tombolini) sia quelli cartacei che
quelli digitali, o, più probabilmente, soltanto quelli digitali? Il punto è proprio questo: la
rivoluzione è ancora in corso, e attraversa in modo obliquo generazioni che associano la
conoscenza a tecnologie e formati profondamente diversi tra loro, per abitudine mentale o
perché ciò che hanno imparato a utilizzare è ciò che in un dato momento della loro vita era o
appariva il medium privilegiato. Ma gli strumenti del sapere stanno cambiando, e anche
piuttosto velocemente, e diventa ogni giorno più difficile cogliere il senso del nostro tempo,
ovvero identificare in modo univoco attraverso che cosa, oggi, la conoscenza prende forma, si
organizza, si conserva e si trasmette. Per un uomo di un secolo fa la risposta sarebbe stata
scontata (avrebbe detto semplicemente: i libri), ma ormai convivono, in una stessa epoca, i
libri e le enciclopedie, la penna, la TV, il cellulare, il computer, le lavagne digitali, il web, il web
2.0, il web 3.0 e tutte le sfumature, gli ibridamenti e gli innesti del caso. In questa complessità,
Insegnare e apprendere con gli eBook
talora simile alla teoria degli universi paralleli, o più semplicemente “liquida”(come vorrebbe
Bauman), la prima domanda a cui dobbiamo dare una risposta ragionevole è che cosa sono
realmente gli eBook e in che cosa consiste la loro specificità.
Per capire realmente se e come gli eBook possono modificare il significato stesso della
tecnologia del libro bisognerebbe quindi partire da alcune potenzialità intrinseche della
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scrittura digitale. Per definizione, un testo digitale (come un qualsiasi contenuto digitale) è una
sequenza codificata di informazioni binarie del tutto indipendente dal supporto attraverso cui
si può elaborare, visualizzare e utilizzare, tanto quanto un contenuto analogico è strettamente
connesso all’oggetto fisico che ne determina la forma e le modalità d’uso. Un testo stampato
su un foglio di carta (anche se riprodotto in un numero elevato di copie) è come se fosse
imprigionato in quel foglio di carta e la sua leggibilità dipende dall’integrità del supporto e dalla
sua disponibilità materiale. Un testo digitale, al contrario, per quanto siano necessari dei
dispositivi tecnologici per poterlo visualizzare e utilizzare, non è indissolubilmente legato a quel
computer o a quel lettore dedicato ed è immediatamente disponibile in un numero
tendenzialmente infinito di copie su qualunque tipo di tecnologia compatibile, a condizione
che sia salvato come file su una qualsiasi memoria di massa, fissa, mobile o in rete, e che si
disponga ovviamente di corrente elettrica o di batterie in grado di far funzionare il dispositivo
che si utilizzerà. Di conseguenza, il testo digitale può essere riprodotto ovunque, in varie
modalità e senza bisogno di un supporto fisico specifico e univoco, ed è versatile a tal punto
che può anche essere impaginato e stampato in qualunque momento, sia integralmente che
parzialmente, su fogli di carta, ridiventando, ma solo momentaneamente, analogico. Rispetto
alla trasmissione della scrittura attraverso supporti fisici che per 2500 anni ha accompagnato la
storia umana le differenze sono enormi, ed è proprio sulle implicazioni di queste differenze che
si dovrebbero identificare le prime caratteristiche specifiche e significative degli eBook
(Doctorow, 2004).
Ma questo focus così ben definito è immerso in una discussione molto più ampia e variegata.
Inizialmente, come si è già accennato, si registra un dibattito piuttosto acceso soprattutto sul
“futuro” del libro e sul ruolo che gli eBook e la scrittura digitale in genere giocheranno in
questo scenario (Nunberg, 1996). Prevalgono talora una visione decisamente apocalittica , in
cui gli eBook vengono di fatto stigmatizzati come l’ultimo attacco al valore dei libri e delle
biblioteche e di conseguenza come antitetici rispetto ai libri stessi, talora un’interpretazione
possibilista, più ottimistica, quando non improntata all’entusiasmo.
Scaffale
Apocalittici / critici
Possibilisti / pragmatici
Entusiasti
Insegnare e apprendere con gli eBook
C’è chi vede negli eBook una soluzione al problema della conservazione e della disseminazione
dei contenuti (Liu, 2008), un’opportunità per ridefinire (talora in negativo, ma soprattutto in
positivo) il rapporto tra autori, lettori ed editori (Jenkins, 2006) o addirittura un’occasione per
rilanciare l’idea umanistico-utopistica dell’accesso universale e incondizionato alla conoscenza.
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Non è difficile riconoscere in queste posizioni l’eco convergente di vari scenari e varie linee di
ricerca, tra cui si identificano almeno:



le ricerche, le riflessioni e le sperimentazioni sul concetto di “ipertesto” (Nelson, 1981)
e sulle metamorfosi della scrittura elettronica non-lineare (Bolter, 1991; Landow,
1992; Scavetta, 1992), compresi gli studi sulle tecniche di manipolazione e
interrogazione del testo (Picchi, 1993) e quelli sull’evoluzione delle strutture
ipertestuali come modalità di interazione con i contenuti digitali (Landow, 1997;
Vandendorpe, 2009);
le interpretazioni sul significato del sapere (e sulle modalità di elaborazione e
trasmissione dei contenuti) nella società dell’informazione e nella società della
conoscenza (Castells, 1996; Hillesund, 2001; Weinberger, 2008) e sulle implicazioni
pragmatiche della cultura digitale, quali l’impatto positivo della potenziale riduzione
del consumo di carta sull’ambiente ();
gli studi sul ruolo dei sistemi bibliotecari e dei servizi informativi nel momento in cui la
loro natura originaria di contenitori orientati alla conservazione di oggetti materiali è
chiamata a confrontarsi con nuove ipotesi di lavoro (Marchionini & Maurer, 1995;
Jonhson & Magusin, 2005).
Senza dimenticare la modellazione concettuale che ha accompagnato l’espansione stessa di
Internet, dalle ipotesi universalistiche legate alle “virtual libraries” o alle enciclopedie aperte
(Soojung-Kim, 1998; Lih, 2009), fino all’enfasi sull’open access (Hess et al., 2009), sui “nativi
digitali” (Palfrey & Gasser, 2008), sul ruolo attivo degli utenti nel “mercato” e nella gestione
della conoscenza (Siemens, 2005), sulle dinamiche collaborative peer-to-peer nella costruzione
dei significati e su altre caratteristiche specifiche del cosiddetto web 2.0, su cui ormai si
sprecano titoli e contributi.
Scaffale Web 2.0
Critici
Pragmatici
Entusiasti
Insegnare e apprendere con gli eBook
La complessità e l’ampiezza di questo dibattito, per quanto sia utile coglierne le sfumature e le
implicazioni, ha rischiato e rischia di generare alcuni equivoci nella comprensione del
fenomeno. Ad esempio, contrariamente a quando sembra emergere leggendo molte riflessioni
e contributi scientifici sull’argomento, bisogna ribadire che la struttura ipertestuale o
ipermediale del contenuto non è una caratteristica “originaria e necessaria” degli eBook. Nulla
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vieta di scrivere un eBook impostato in modalità lineare, senza collegamenti ipertestuali o
integrazioni ipermediali, né di leggere un eBook come se fosse un libro “tradizionale”. Gran
parte degli eBook raccolti nell’ambito del Project Gutenberg e dei suoi epigoni, ad esempio,
non sono altro che testi letterari classici, scritti in modalità lineare e pensati per essere letti in
quella modalità. Tuttavia, la possibilità di impostare in un eBook modalità non lineari di
gestione del testo e collegamenti ipertestuali attivi è connaturata all’oggetto digitale e agli
strumenti utilizzati per usufruirne, non c’è motivo di non esplorare le opportunità che si
aprono in tal senso, soprattutto quando si tratta di elaborare un testo “pensato” per essere
pubblicato direttamente o esclusivamente come eBook, ma anche come opportunità per
riattraversare testi classici, per delineare nuove strategie di lettura o aprirsi a nuove chiavi
interpretative. Ne consegue che l’ambito da esplorare, per poter cogliere la reale portata degli
eBook in quanto evoluzione dei libri, non è l’ipertestualità in sé, ma l’insieme delle possibili
relazioni tra approccio ipertestuale al contenuto digitale e tecnologie che rendono possibile
elaborare, manipolare, gestire o utilizzare quel contenuto in quella modalità. Il problema,
insomma, non è l’eBook in quanto tale, ma il modo in cui autori e lettori decidono di volta in
volta di utilizzarlo (Roncaglia, 2001). Questa sostanziale versatilità, nei libri tradizionali, è
limitata dalla rigidità della tecnologia della stampa, mentre nei libri digitali è tendenzialmente
illimitata. Analogamente, bisogna ricollocare nella giusta prospettiva l’enfasi sul radicale
ribaltamento del rapporto tra autori, lettori, editori e contenuti digitali che secondo molti
caratterizza la rete in quanto tale e, più precisamente, la declinazione 2.0 del world wide web.
In particolare, si enfatizza soprattutto come si stia radicalmente modificando la sequenza
tradizionale che vede l’autore come produttore e possessore originario di un contenuto che un
mediatore indirizza verso il lettore: la mediazione tra autore e lettore tenderebbe piuttosto a
scomparire o a passare in secondo piano, così come la dialettica di tipo “push” tra chi produce
contenuti e informazioni e chi ne usufruisce. Prevarrebbero al contrario modalità di
distribuzione di tipo “pull” (è il potenziale destinatario che aggrega liberamente contenuti e
informazioni diventando in qualche modo co-autore nel momento stesso in cui opera la sua
selezione) e soprattutto le dinamiche di elaborazione di tipo sociale, collaborativo o peer-topeer. Ne consegue un’estremizzazione del ruolo e del significato che gli eBook possono
assumere in questo scenario: da un lato momenti di sintesi e di “chiusura” di una discussione
(più simili a dei documenti d’archivio che a dei libri, quindi), dall’altro strutture aperte e
polimorfe, in continuo aggiornamento, fino a confondersi con i blog e i wiki, e più in generale
con qualsiasi altro tipo di contenuto digitale condiviso. Il risultato di questa variegata gamma di
declinazioni è una percezione asimmetrica del concetto di eBook, che sembra oscillare, senza
sfumature intermedie, tra un ruolo volatile, marginale, annegato nella vastità delle dimensioni
iper-open della cultura digitale e della rete, e un ruolo decisamente più istituzionale di
versione aggiornata del buon caro vecchio libro, con qualche vantaggio sul piano pratico.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Attualmente, si coglie ancora una differenza piuttosto netta tra chi tende a interpretare il
concetto di eBook in quanto testo digitale, e di conseguenza a estendere la riflessione su
qualsiasi tipo di contenuto digitale riproducibile attraverso un computer e condivisibile via
Internet (Esposito, 2003), e chi, al contrario, con il termine eBook si riferisce prevalentemente
ai dispositivi tecnologici per la lettura di testi o altri elementi digitali, ovvero a ciò che più
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propriamente potrebbe essere chiamato eReader o ePaper. Nel primo caso il rischio è che si
tenda a collegare in modo esclusivo la portata storica degli eBook all’identificazione di uno
scenario tendenzialmente parallelo rispetto all’inevitabile sopravvivenza del libro a stampa,
uno scenario in cui ci si concentra soprattutto sul recupero e l’approfondimento di dimensioni
quali l’ipertestualità, la multimedialità e l’interattività, sicuramente importantissime ma di per
sé non propriamente specifiche, e ricollegabili piuttosto al dibattito sulle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione in senso lato. Nel secondo caso si tende, al contrario,
a ridurre la discussione alla pura dimensione tecnologica, e alle sue implicazioni sul mercato
editoriale, che inevitabilmente sta cercando di esplorare nuove opportunità dimenticando
talora che un dispositivo o un “formato” non sono sufficienti a determinare tutte le
implicazioni che il passaggio dal testo analogico al testo digitale comporta, sia dal punto di
vista degli autori, sia dal punto di vista dei lettori, sia da quello degli stessi editori e dei
mediatori culturali in genere. Quello che si dimentica, in entrambi i casi, è che “il solo testo
elettronico, anche se corrisponde al contenuto testuale di un libro a stampa, non è di per sé un
libro elettronico: perché si possa parlare di e-book occorre che possa essere fruito attraverso
interfacce adeguate, che rappresentino un’evoluzione naturale di quelle alle quali ci ha
abituato il libro su carta (e quindi non solo un’evoluzione tecnologica del PC da scrivania):
strumenti portatili, leggeri, poco stancanti per la vista, privi di cavi e fili elettrici, possibilmente
non troppo costosi e non troppo fragili” (Roncaglia, 2001). In sostanza:
non ha senso parlare di eBook prescindendo
dall’integrazione tra il testo digitale e il dispositivo di
lettura dedicato. Si tratta di due elementi strettamente
collegati, la cui sinergia definisce e determina le
caratteristiche e il significato degli eBook in quanto
evoluzione storica della tecnologia del libro.
Si può anzi affermare che è proprio in questa sinergia, e nei modi attraverso i quali può
manifestarsi o essere gestita dagli utenti, che si racchiude il significato più coerente del
termine eBook, e si nascondono le tracce utili per comprenderne meglio la natura e le
implicazioni, sia a livello culturale che in ambito più specificamente educativo. Si dovrà inoltre
considerare che:
Insegnare e apprendere con gli eBook
parte delle sinergie che si possono configurare tra
contenuto digitale e dispositivo dedicato potrebbe o
dovrebbe riguardare sia gli eventuali elementi di
interattività tra l’utente, contenuto e dispositivo che le
possibili interazioni tra l’insieme di contenuto e
dispositivo e l’ambiente, lo scenario, il contesto in cui
l’utente si configura come autore o lettore di eBook.
Anche se l’evoluzione in corso, sia culturale che tecnologica, potrebbe introdurre ulteriori
elementi e spunti di riflessione, si può quindi ragionevolmente affermare che gli eBook non
sono un “oggetto” identificabile in modo univoco. Se ne identificano piuttosto diverse
tipologie, legate a istanze diverse e talora molto specifiche, ciascuna determinata da una
diversa sinergia tra testo/contenuto digitale e dispositivo tecnologico specificamente dedicato,
oltre che da alcune caratteristiche intrinseche e dalle possibili configurazione del ruolo attivo
dell’utente rispetto a ciascuna tipologia.
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Insegnare e apprendere con gli eBook
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eFacsimili [Digital Facsimile]. Libri (o raccolte di periodici) digitalizzati sotto forma di sequenze
statiche di immagini ottenute attraverso scanner o fotografie digitali, senza particolari
possibilità di manipolazione del contenuto e senza collegamenti ipertestuali attivi. Rientrano in
questo gruppo, ad esempio, i volumi antichi o rari in corso di digitalizzazione per garantirne la
conservazione e agevolarne la consultazione. Implicano una particolare cura nella qualità e
nell’ottimizzazione delle immagini digitali di cui sono costituiti.
Parole chiave utili per configurare la sinergia tra contenuto e dispositivo da parte degli utenti:
accesso, selezione, rarità, fonti storiche, materiale di ricerca, collazione delle fonti, ricerca
filologica, annotazione contestuale.
Punti di partenza:
British Library Help for Researchers
World Digital Library
Questa tipologia di eBook non presuppone necessariamente una stretta sinergia con i
dispositivi di lettura dedicati, che non sono ancora in grado di valorizzare elementi essenziali
per la fruizione di questi “oggetti”, quali la forma, il colore o le informazioni sul supporto
originario del libro riprodotto in formato digitale. Tipicamente, gli eFacsimili si utilizzano quindi
su schermi di computer ad alta definizione come fonti o documenti in ambiti specifici quali la
didattica della storia, l’analisi cartografica, la ricerca filologica. Sotto certi aspetti rientrano in
questa interpretazione del concetto di eBook anche vari progetti orientati alla riproduzione
digitale e alla condivisione integrale o parziale di libri fuori commercio o rari, come Google Libri
[IT] [EN] [FR] [DE] [ES].
Insegnare e apprendere con gli eBook
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eTesti [eDocuments, eTexts]. Libri digitalizzati attraverso uno scanner e trattati con un
software OCR in grado di trasformare le scansioni in testo digitale effettivo, senza collegamenti
ipertestuali attivi ma con possibilità di manipolazione del contenuto, spesso disponibile sia in
lingua originale che nelle traduzioni più diffuse. Rientrano in questo gruppo quasi tutti i libri
elettronici del Project Gutenberg e quelli digitalizzati nell’ambito di progetti analoghi.
Implicano una cura particolare nel controllo degli errori di trascrizione da parte del software
OCR e quindi un’attività di editing in post-produzione.
Parole chiave utili per configurare la sinergia tra contenuto e dispositivo da parte degli utenti:
accesso, accessibilità, selezione, raccolta, fonti, analisi del testo, comparazione delle fonti,
lettura, commento al testo, classici, biblioteca personale, riusabilità.
Punti di partenza:
Project Gutenberg
Perseus Digital Library
Liber Liber
Questa tipologia di eBook agevola (sotto certi aspetti) una stretta sinergia tra testi digitali e
dispositivi di lettura dedicati. L’utilizzo tipico è l’allestimento e l’organizzazione di biblioteche
digitali personalizzate per recuperare il piacere della lettura dei classici e soprattutto per
lavorare sui testi a qualsiasi livello, dall’analisi lessicale all’interpretazione, dalla comparazione
alla documentazione funzionale ad ambiti di indagine specifici. Possono rientrare in questa
categoria anche i contenuti digitali estratti da libri o periodici condivisi in rete nell’ambito di
progetti improntati al concetto di Open Access o Open Library [es. The Free Library o
Polimetrica Open Knowledge].
Insegnare e apprendere con gli eBook
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IperTesti [Hypertexts, eTexts]. Libri digitalizzati attraverso uno scanner e trattati con un
software OCR in grado di trasformare le scansioni in testo digitale effettivo, con possibilità di
manipolazione del contenuto e collegamenti ipertestuali attivati a posteriori. Rientrano in
questo gruppo molti testi digitali con link a glossari interni o risorse esterne e trattati per
essere consultati con specifici strumenti di ricerca linguistica. Implicano una cura particolare
nel controllo degli errori di trascrizione da parte del software OCR e un’attività di editing in
post-produzione orientata all’ipertestualizzazione del contenuto.
Parole chiave utili per configurare la sinergia tra contenuto e dispositivo da parte degli utenti:
fonti, selezione, analisi della struttura del testo, analisi delle fonti, analisi linguistica, lettura,
commento al testo, glossario, lessico, apparato, annotazione, ipertestualità, interattività.
Punti di partenza:
IntraText
Questa tipologia di eBook può essere considerata sotto certi aspetti un’evoluzione “naturale”
degli eTesti, o uno stadio dell’utilizzo degli eTesti (che in quanto testi digitali possono essere
ipertestualizzati in qualsiasi momento). In realtà prende forma per scopi più specifici, quali
l’analisi linguistica, la ricerca filologica, l’ampliamento delle chiavi interpretative di un testo. La
sinergia tra questi eBook e i dispositivi dedicati è flessibile: talora possibile e auspicabile, talora
resa difficoltosa dall’utilizzo, negli IperTesti, di script o altri elementi non necessariamente o
non ancora leggibili attraverso i dispositivi. Va inoltre considerato che questo tipo di eBook
non presuppone necessariamente una lettura continuativa, ma piuttosto una fruizione
specifica, mirata, legata alla rielaborazione, molto orientata alle potenzialità tipiche dei
notebook.
Insegnare e apprendere con gli eBook
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Pagina | 20
eLibri [eBooks, Kindle Books].Libri pensati per essere pubblicati attraverso la stampa
tradizionale ma elaborati direttamente utilizzando strumenti di scrittura elettronica e/o
impaginati utilizzando sistemi di fotocomposizione e di editing di tipo digitale. Sono
potenzialmente manipolabili e possono essere organizzati in modalità ipertestuale, ma non
necessariamente. Talora sono versioni digitali di testi stampabili su carta a richiesta. Rientrano
potenzialmente in questo gruppo la quasi totalità dei volumi pubblicati negli ultimi 15-20 anni
e la maggior parte degli eBook distribuiti da editori e librerie virtuali come Amazon o pubblicati
direttamente dagli autori attraverso servizi on-demand come LuLu. Implicano attività di editing
sia da parte dell’autore che da parte degli editori e una cura particolare nella messa a fuoco
delle differenze o delle analogie tra l’edizione elettronica e l’edizione cartacea. Implicano
inoltre una certa cura nell’impaginazione e il rispetto degli standard e dei prerequisiti necessari
per garantire piena compatibilità con i dispositivi di lettura e/o di stampa degli utenti.
Parole chiave utili per configurare la sinergia tra contenuto e dispositivo da parte degli utenti:
lettura, accessibilità, selezione, biblioteca aperta, annotazione, riusabilità, stampa selettiva.
Punti di partenza:
Amazon
LuLu
Scribd
Questa tipologia di eBook, che al momento identifica gli eBook in senso stretto (almeno dal
punto di vista del mercato editoriale), presuppone una sinergia indissolubile tra testo digitale e
dispositivi di lettura dedicati, come suggerisce la stessa politica di Amazon, che parla di Kindle
Books evidenziando lo stretto legame tra eLibro e eReader. Si tratta di testi da leggere, e la
carta elettronica è sicuramente il loro supporto privilegiato. Rispetto agli eLibri un eReader
assume inoltre due significati essenziali: facilitare la lettura del singolo volume, raccogliere,
organizzare e rendere “portatile” la biblioteca personale che ciascun lettore costruirà col
tempo acquistando o scaricando altri eLibri.
Insegnare e apprendere con gli eBook
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IperLibri [eBooks, eBooks 2.0, Digital Native Books, Libri liquidi, vooks]. Libri pensati e scritti in
modalità “nativamente digitale”, ovvero immaginati come eBook e senza necessariamente
presupporre edizioni cartacee. Possono essere, e tendenzialmente sono manipolabili,
multimediali, interattivi, ipertestuali e aperti, con link attivi ad altre risorse o talora ad
ambienti collaborativi in rete. Rientrano in questa categoria, sotto certi aspetti, anche certi
esperimenti di “scrittura ipertestuale” in corso da diversi anni (esempi su: Serious Hypertext
Reading Room), ma soprattutto le pubblicazioni elettroniche specifiche concepite e diffuse
negli ultimi anni esclusivamente in formato digitale. Implicano una cura originaria e necessaria
nell’impostazione, nella scrittura e nella strutturazione, sia da parte dell’autore che da parte di
eventuali editor.
Parole chiave utili per configurare la sinergia tra contenuto e dispositivo da parte degli utenti:
selezione, lettura, riusabilità, accessibilità, ipertestualità, multimedialità, interattività,
interazione, integrazione, commento al testo, annotazione, stampa selettiva.
Punti di partenza:
eBooks.com
Garamond
BBN
La caratteristica essenziale di questa tipologia di eBook è la stretta sinergia con i dispositivi di
lettura dedicati e con le loro specifiche caratteristiche e potenzialità (potenzialità ipertestuali,
ad esempio, integrazioni multimediali, connessione in rete…): si può anzi affermare che è
proprio la ricerca dei significati e del valore aggiunto della sinergia e dell’integrazione tra
contenuto digitale e dispositivo dedicato che definisce un IperLibro. Ciò non toglie che un
IperLibro possa essere utilizzato (a seconda delle sue caratteristiche, ad esempio se si tratta di
uno strumento di lavoro piuttosto che di un “testo” organico) anche su altri dispositivi, come i
notebook, i PDA o altre tecnologie in grado di gestire contenuti multimediali.
Insegnare e apprendere con gli eBook
La classificazione che si propone non ha ovviamente la pretesa di essere definitiva. Il processo
di identificazione e di consolidamento dei nuovi significati che il libro assume nell’epoca della
sua riproducibilità digitale è in corso, e ogni giorno si introducono ulteriori ipotesi ed elementi
di riflessione. Si può tuttavia affermare con una certa sicurezza che le domande più ricorrenti
che sono state poste negli ultimi anni a proposito di eBook stanno ormai assumendo una pura
connotazione retorica: gli eBook rappresentano una reale innovazione? Sostituiranno i libri o si Pagina | 22
limiteranno ad affiancarli? Quanto occorrerà perché i tempi siano maturi per una loro
diffusione su vasta scala? Porre il problema in questi termini non ha più senso, come non
avrebbe senso chiedersi se e quanto le innovazioni tecnologiche hanno “snaturato” l’essenza e
il formato dei libri. Alla fine del XVI secolo a Firenze, di fronte alla Badia, c’era una bottega che
produceva meravigliosi codici manoscritti miniati. Il libraio si chiamava Vespasiano da Bisticci,
era un intellettuale raffinato ed è stato uno dei massimi rappresentanti dell’arte libraria del
suo tempo, forse di tutti i tempi. Ha prodotto copie meravigliose, perfette. Ma in quello stesso
periodo nasceva e si diffondeva un nuovo modo di pubblicare libri, la stampa, che era in
qualche modo legata alle nuove classi borghesi, tanto quanto l’arte del manoscritto umanistico
era aristocratica. Vespasiano non comprese la portata di quell’innovazione e continuò a
produrre manoscritti. Più semplicemente, non possedeva né le competenze né le tecnologie
necessarie per passare dalla lavorazione dei codici manoscritti, una procedura artigianale i cui
segreti erano noti agli speziali e agli artisti come lui, a un processo di tipo industriale, che
richiedeva conoscenze in ambito meccanico e metallurgico, più vicine al retroterra degli orafi,
degli incisori e di chi lavorava i tessuti. Oggi della bottega di Vespasiano resta ancora una
bellissima insegna in pietra, ma si vendono jeans, e quasi nessuno, salvo chi ha studiato
filologia umanistica, si ricorda di lui. La storia, in compenso, si ripete: molti editori, che
pubblicano abitualmente splendidi libri a stampa, stanno snobbando la nuova tecnologia che si
sta diffondendo o, più semplicemente, continuano a stampare libri perché non hanno le
competenze necessarie per riconvertire i processi su cui si fonda l’editoria cartacea in
procedure di trattamento e distribuzione di conoscenze in formato digitale.
Si tratta di posizioni assolutamente lecite, che tuttavia appaiono destinate all’obsolescenza se
si accettano due presupposti essenziali che in questo contributo cerchiamo di rendere espliciti.
Il primo consiste nel dimostrare come gli eBook non siano altro che un’evoluzione della
tecnologia del libro, e più precisamente il quarto salto evolutivo significativo che nel corso di
circa due millenni e mezzo ha interessato e sta interessando il libro in quanto strumento
privilegiato per la disseminazione di tutti i saperi codificabili o esplicabili attraverso la scrittura.
Il secondo presupposto riguarda sia il significato intrinseco che le implicazioni del concetto di
“conoscenza digitale”: per la prima volta in ciò che chiamiamo storia l’evoluzione della
tecnologia del libro non si limita a un cambiamento di “formato” ma è intimamente connessa
proprio al superamento del legame analogico tra contenuto e supporto e, di conseguenza, non
riguarda più soltanto l’aspetto dei libri o la loro struttura, ma anche i significati che i contenuti
possono assumere in relazione ai dispositivi attraverso cui potranno essere visualizzati e
gestiti. Inoltre, si può ragionevolmente affermare che mentre il libro a stampa è un fenomeno
legato allo sviluppo e alla diffusione della mentalità industriale e della relativa organizzazione
della produzione e della distribuzione degli artefatti oggetto dell’industria editoriale, gli eBook
Insegnare e apprendere con gli eBook
configurano decisamente uno scenario post-industriale, dove entrano in gioco fattori legati alla
de-materializzazione degli artefatti, alla de-localizzazione della produzione e della distribuzione
e più in generale alla de-strutturazione dei processi di pubblicazione.
Alla luce di questi elementi (anche tralasciando ulteriori possibili considerazioni sulle specificità
di questa particolare evoluzione delle tecnologie della conoscenza) non ha molto senso
Pagina | 23
interrogarsi sul grado di innovazione che gli eBook rappresentano, né continuare e chiedersi se
e in che modo entreranno in conflitto con ciò che ancora chiamiamo “libri”: in questo genere
di discussioni si tende a interpretare il fenomeno nuovo (gli eBook) utilizzando metri di giudizio
riferibili all’oggetto-libro così come siamo abituati a riconoscerlo, applicando di fatto parametri
di valutazione consolidati a uno scenario che più correttamente ne richiederebbe altri, un po’
come è accaduto (con le dovute differenze) quando si pretese di giudicare la fotografia
attraverso chiavi di lettura abitualmente applicate alle arti figurative. Piuttosto, ha più senso
chiedersi cosa sta realmente e ragionevolmente cambiando, e cosa cambierà grazie
all’inevitabile diffusione degli eBook. C’è motivo di credere che i cambiamenti effettivi,
profondi, saranno numerosi, e riguarderanno varie sfaccettature del complesso problema della
produzione, gestione, disseminazione e conservazione della conoscenza: cambieranno
sicuramente il modo di leggere e di essere lettori, il modo di scrivere e di essere scrittori, e
almeno due componenti fondamentali dello scenario in cui le tecnologie del sapere si
configurano e interagiscono con la realtà: gli editori e le biblioteche. Lettori, autori, editori e
biblioteche stanno già cambiando volto, ruoli, significati, talora radicalmente, e sotto certi
aspetti si può affermare che alcuni dei cambiamenti in atto non rappresentano
necessariamente un effetto diretto e immediato della diffusione degli eBook e dei testi digitali,
ma elementi caratterizzanti del retroterra che sta determinando il successo della nuova
tecnologia del libro.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Che cosa sono gli eBook: modelli,
formati, dispositivi e significati
di Michela Bini
"The digital Dark Age is a term used to describe a possible future situation where it will be difficult or
impossible to read historical documents, because they have been stored in an obsolete digital format.
This could cause the period around the turn of the 21st century to be comparable to the Dark Ages during
the Middle Ages in the sense that there will be a relative lack of written record." (fonte: Wikipedia)
Premessa: dalla scrittura lineare alla scrittura elettronica
Dalle origini del segno ai nostri giorni la scrittura si è evoluta in funzione del supporto che
subiva modifiche dettate dagli sviluppi della tecnologia (la stampa a caratteri mobili, nuovi tipi
d’inchiostro che richiedevano nuovi tipi di carta, rilegature diverse), in una reciproca e virtuosa
influenza che dimostra il noto assunto di McLuhan, il mezzo è il messaggio (McLuhan, 1964).
La scrittura lineare, così familiare e comprensibile, rassicurante e comunicativa, ci guida
attraverso la pagina seguendo fedelmente l’ordine imposto dall’autore. Il testo, ha un inizio,
uno svolgimento e una fine. Non fa parte del patto implicito fra autore e lettore, che il lettore
cominci un libro dalla fine o decida arbitrariamente di tagliare capitoli o parti perché noiosi o
superflui. Il patto implicito ci dice invece che apprestandoci alla lettura di un libro ci
assoggettiamo alla volontà dell’autore, la dobbiamo rispettare1. Esistono alcuni testi, cartacei e
poderosi, che nessuno si sognerebbe di leggere in modo sequenziale (le enciclopedie, i
vocabolari, i repertori) ed esiste l’ipertesto.
Precursore, teorico e sperimentatore della realizzazione di ipertesti e del loro uso in ambito
didattico, George P. Landow ha scritto libri e articoli sia su riviste cartacee che elettroniche,
per dimostrare la capacità degli ipertesti di aumentare la ricettività degli studenti sia da un
punto di vista motivazionale (facilitati da esercitazioni che prevedevano la realizzazione di
ipertesti), sia da un punto di vista meramente mnemonico (studenti che apprendono e
ricordano meglio attraverso ipertesti realizzati da loro colleghi) (Landow, 1992). Da queste
prime sperimentazioni sono passati anni in cui questo modo di concepire la scrittura e la
lettura, si è evoluto ed è stato accettato in tutti gli ambiti: la lettura ipertestuale, reticolare e
non lineare, ci consente di approfondire solo quello che vogliamo, di saltare da un argomento
all’altro, di creare il nostro percorso di lettura senza alterare il potere dell’autore. In
quest’ambito si può notare che se un autore è in possesso di un percorso in un libro cartaceo
1
Voce dissonante quella di Daniel Pennac che nel suo Come un romanzo (Feltrinelli) riporta i dieci diritti del lettore: il diritto di
non leggere; il diritto di saltare le pagine; il diritto di non finire un libro; il diritto di rileggere; il diritto di legger qualsiasi cosa; il
diritto al bovarismo; il diritto di leggere ovunque; il diritto di spizzicare; il diritto di leggere a voce alta; il diritto di tacere. Ma di
questo si parlerà più estesamente nel capitolo dedicato ai “lettori riluttanti”.
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Insegnare e apprendere con gli eBook
tradizionale, in un ipertesto è come se avesse in mano tutti i percorsi che ha ideato per dare al
lettore l’illusione di essere libero, diventando addirittura un iperautore. Anche nella realtà
scolastica del nostro Paese, gli ipertesti fanno parte già da qualche anno del percorso
formativo di molti alunni e studenti di vari ordini e gradi (Rotta, Pecori & Borin, 2003).
La grande diffusione della multimedialità e di Internet hanno decisamente impresso un
viraggio al linguaggio e alla scrittura verso nuove forme d’espressione, di fronte alle quali
possiamo assumere atteggiamenti di distacco, superiorità o entusiasmo, senza tuttavia poter
disconoscere una realtà in cambiamento anche sulle centenarie norme di scrittura. Norme
diverse di scrittura non possono che preludere a modi diversi di leggere, grazie alla
rimediazione di cui con tanta chiarezza e lucidità ci parla Jay David Bolter (Bolter, 2002): “un
medium è ciò che rimedia. Un medium si appropria di tecniche, forme e significati sociali di
altri media e cerca di competere con loro o di rimodellarli in nome del reale. Nella nostra
cultura, un medium non può mai funzionare in totale isolamento perché deve instaurare
relazioni di rispetto e concorrenza con altri media.”
Che cosa sono gli eBook?
A breve il mercato degli e-book avrà uno sviluppo tale da indurci a superare diffidenze e
titubanze nei confronti di un mezzo tanto versatile, che si affiancherà naturalmente al libro
cartaceo, mostrandoci una nuova facilità di lettura, integrata da possibilità che solo il testo
digitale è in grado di offrire.
I vantaggi oggettivi del libro sono la praticità (si può portare e leggere ovunque) e la familiarità:
in più di cinquecento anni siamo allenati e abituati alla lettura, sia veloce che selettiva. Fra i
vantaggi psicologici si annoverano tutti quelli che riguardano la sfera sensoriale e affettiva (le
sensazioni piacevoli e positive al tatto, all’olfatto, alla vista, all’udito, i significati che si
attribuiscono all’oggetto, su cui esiste un’ampia letteratura). Gli svantaggi sono: alti costi di
produzione e distribuzione, impossibilità di modifica, difficoltà di reperimento, ingombro,
deperibilità (Eco & Chartier, 1999; Petrucco, 1998). A fronte dei tanti vantaggi oggettivi e dei
noti svantaggi economici offerti dal libro cartaceo, il libro elettronico sovrappone e sostituisce
le proprie caratteristiche. L’incessante progredire della tecnologia hardware consentirà di
superare in tempi brevi i limiti tradizionalmente attribuiti al supporto per la lettura del testo
digitale, mentre i vantaggi e le possibilità insite nel testo digitale appariranno sempre più
chiaramente e innegabilmente.
Cominciamo questa breve panoramica sulle caratteristiche principali del testo digitale,
introducendo la più ovvia: la portabilità. In una memoria asportabile anche delle più
economiche reperibili sul mercato, saremmo in grado d’immagazzinare diverse biblioteche di
quartiere, una biblioteca di grandi dimensioni e, con molta pazienza e buona volontà, libri rari
e introvabili. Tutto questo patrimonio librario sarebbe sempre a disposizione, senza peso e
senza ingombro. Essendo solo un po’ selettivi, potremmo avere a disposizione sul supporto di
memoria più comodo per le nostre esigenze, biblioteche tematiche intercambiabili a seconda
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Insegnare e apprendere con gli eBook
delle esigenze. Ma gli eBook hanno anche altre caratteristiche essenziali, quali la
conservazione, l’ecologia e l’interattività.
Conservazione: i testi non sono deperibili, sono replicabili all’infinito senza costi e senza
possibilità d’errore; qualunque modifica io faccia, esisterà sempre l’originale, tutte le altre
saranno versioni successive.
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Ecologia: i libri non si stampano più su carta, non si usano più inchiostri e prodotti chimici per
sbiancare la carta, con notevole beneficio da parte dell’ambiente.
Interattività: si traslano alla
lettura funzionalità tipiche del
personal computer, che
consentono operazioni tipiche
del testo digitale,
estremamente laboriose
quando non impensabili con i
libri cartacei. Parliamo di:
ricerca sia per parole che per
frasi; inserimento di note e
commenti; evidenziatura,
inserimento di segnalibri per il
facile reperimento di
informazioni rilevanti;
possibilità d’inserire immagini
di vario tipo, tabelle, grafici e
schemi, formule, filmati
originali o di repertorio;
possibilità di stampare parti più
o meno estese del testo,
collegamenti a fonti e risorse
esterne, possibilità di lavorare
in modo collaborativo con
colleghi o esperti remoti.
In materia di vantaggi e svantaggi già nel 2003 Gino Roncaglia condivideva in rete queste otto
tesi su cosa i libri elettronici non dovrebbero essere.
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Il libro elettronico NON è un formato alternativo per visualizzare del testo sullo schermo
di un computer tradizionale. Nessun computer può competere col libro a stampa in
quanto a facilità d'uso e portabilità. Chiamare 'libri elettronici' testi destinati a essere
visualizzati attraverso programmi disponibili solo per i computer tradizionali confonde le
idee ai lettori, conferma i pregiudizi contro l'effettiva usabilità degli e-book.
Il libro elettronico NON nasce per essere stampato. Se leggendo un testo su un dispositivo
informatico sento il bisogno di stamparlo, vuol dire che non sto leggendo un libro
elettronico, o almeno non sto leggendo un libro elettronico 'riuscito'.
Il libro elettronico NON deve essere un oggetto 'volatile', che rischia di scomparire ogni
volta che devo cambiare dispositivo di lettura o sistema operativo.
Corollario: i meccanismi di tipo 'pay per view' possono funzionare per film, giornali, riviste
(in generale, per informazione 'di flusso'), ma NON per i libri.
Il libro elettronico NON deve basarsi su formati chiusi e proprietari. L'esperienza del Web
insegna che l'uso di standard pubblici e aperti è la migliore garanzia per la diffusione e
l'affermazione di un medium elettronico. Nel caso degli e-book, gli standard aperti sono
quelli proposti dall'Open E-book Forum (formato OEB).
Il libro elettronico NON deve essere un oggetto chiuso neanche dal punto di vista della
fruizione: deve poter essere commentato, annotato, prestato, regalato proprio come è
possibile con i libri su carta, sfruttando anzi le maggiori possibilità di circolazione e
condivisione dell'informazione dalle nuove tecnologie.
Il libro elettronico NON deve essere pensato come strumento destinato unicamente alla
lettura di informazioni testuali: deve essere possibile, come già accade nel caso dei libri a
stampa, l'inserimento di illustrazioni, tabelle, formule scientifiche e matematiche, e deve
essere inoltre possibile - se l'autore ritiene opportuno farne uso - l'inserimento di
contenuti multimediali come suoni e video.
Il libro elettronico NON deve orientarsi unicamente verso la visualizzazione o la lettura di
testi lineari, così come NON deve orientarsi programmaticamente verso la visualizzazione
o la lettura di ipertesti: deve essere aperto a entrambe le possibilità, permettendo
all'autore di strutturare il proprio testo nel modo da lui considerato più conveniente.
Non siamo affatto nuovi ad avere a disposizione opere letterarie e saggi su supporto digitale.
Già nel 1971 il progetto Gutenberg2, primo riuscito esperimento di fusione fra passione
letteraria, utilizzo delle tecnologie a scopo di divulgazione, creazione di una comunità di utenti
che condividono il medesimo interesse, metteva a disposizione un nutrito patrimonio
letterario digitale. A questo hanno fatto seguito numerose iniziative analoghe, come il
Progetto Manuzio dell’associazione Liber Liber, la GNU Free Software Foundation che oltre
Significativo è il testo riportato nella pagina d’apertura del sito: “Project Gutenberg is the oldest producer of free electronic books
(eBooks or eTexts) on the Internet. Our collection of more than 13.000 eBooks was produced by hundreds of volunteers. Most of
the Project Gutenberg eBooks are older literary works that are in the public domain in the United States. All may be freely
downloaded and read, and redistributed for non-commercial use”
2
Insegnare e apprendere con gli eBook
che dello sviluppo e della diffusione di software libero si propone anche di promuovere la
circolazione di manualistica non protetta dal diritto d’autore, come il portale Italianistica
Online che nasce e si sviluppa grazie al lavoro di Luigi M. Reale. Molte biblioteche, sia nazionali
che specialistiche, stanno procedendo alla digitalizzazione del proprio patrimonio librario,
cominciando da quello più antico e raro, maggiormente esposto a fenomeni di degrado e
Pagina | 27
usura. Ma, come è facile notare, rimaniamo nell’ambito dell’iniziativa di grandi istituzioni o di
volenterosi privati che con il loro lavoro, la competenza e la passione coinvolgono altre
persone nell’opera di digitalizzazione di libri non più coperti dal diritto d’autore (a causa del
decadimento dello stesso per scadenze naturali), oppure che nascono come libri da distribuire
gratuitamente. La commercializzazione vera e propria, nonostante i titoli digitali stiano
gradualmente aumentando, stenta a imporsi al mercato e a rappresentare non un’alternativa,
ma una via parallela e diversa da quella cartacea. I vantaggi di una classe che in determinate
materie di studio e guidata da insegnanti appositamente formati, usi regolarmente per
esercitazioni e studio testi digitali, presenti nella rete della scuola o acquistati appositamente
dai genitori, stenta a mostrare i vantaggi legati a maggiore concentrazione, minore possibilità
di errore, facilità nello scambio d’informazioni e nel confronto con docenti e colleghi di studio.
I lettori
Cadiamo nell’equivoco: sono coloro che leggono o i dispositivi per la lettura del libro
elettronico? Entrambi, senza equivoco. Ma i dispositivi utili e indispensabili per la lettura di un
e-book si possono dividere in quattro categorie:




dispositivi informatici fissi, che leggono gli e-book attraverso appositi software;
dispositivi specifici divisi in lettori di e-book dedicati (praticamente degli emulatori del
libro cartaceo);
computer palmari dotati di appositi software di lettura;
tablet pc, computer a tutti gli effetti che possono leggere gli e-book con l’ausilio di
appositi software.
Gli unici strumenti dedicati e specificamente realizzati per la lettura dei libri elettronici sono gli
eBook reader. In questo senso gli eBook reader sono gli unici dispositivi che possono rientrare
in quella fascia di infodomestici che Donald Norman auspica di prossima creazione e,
soprattutto, diffusione, per rendere meno complicata la vita degli entusiasti della tecnologia.
L’infodomestico è un dispositivo elettronico che compie una sola operazione specifica, è
pensato, realizzato e aggiornato per compiere una sola operazione. Esistono infodomestici per
gestire le medicine, per avere informazioni sul traffico e sul tempo, per la gestione familiare
etc. Questo per contrastare il computer onnipotente, che fa tutto, ma in modo troppo
complicato per l’utente medio (Norman, 1998).
Gli eBook reader sono dei dispositivi dedicati, molto più maneggevoli e semplici di un personal
computer. L’elettronica di base è la stessa, ma le funzioni sono limitate a poche semplici
operazioni funzionali alla lettura, alla modifica della visualizzazione, alla possibilità di
Insegnare e apprendere con gli eBook
evidenziare passi, all’inserimento di note nel testo e alla possibilità di compiere operazioni di
ricerca all’interno del testo. L’accesso alla rete Internet è funzionale all’acquisto e
scaricamento di titoli da siti appositi. L’interazione con questi dispositivi avviene mediante il
tocco dello schermo (touchscreen), mediante l’uso di una piccola stilo che tocca la superficie
del dispositivo o mediante i pulsanti di scorrimento. Lo schermo è ovviamente la parte
principale del dispositivo e sono proprio le caratteristiche tecniche dello schermo, oltre che la
tipologia di formato gestito e la specificità delle possibili sinergie tra utente e contenuto. In
pochi anni sono apparse sul mercato almeno 3 generazioni di eReaders, le cui caratteristiche
essenziali possono essere sinteticamente riassunte in uno schema.
I generazione
II generazione
III generazione
Display
Memorie
Formati gestiti
Interazione
Integrazione
LCD o TFT
e-Ink (rigido)
e-Paper (flessibile)
Magnetiche/fisse
Magneto/ottiche
Solide/mobili
Testuali
Ipertestuali
Semantici
Hardware
Penne ottiche
Touch Screen
Offline
Online (LAN)
Online (WEB)
Le tecnologie applicate ai dispositivi sono in ogni caso ancora in piena evoluzione ed è difficile
ritenere che si siano già stabilizzate o che abbiano assunto una “forma” definitiva. Per questo
sono oggetto di monitoraggio continuo da parte di vari osservatori.
Pagina | 28
Insegnare e apprendere con gli eBook
I dispositivi di I generazione
I dispositivi emulano il libro tradizionale nel formato, nella maneggevolezza, nelle funzionalità;
il punto di forza e critico del dispositivo, si evince facilmente, è il display. Si tratta
generalmente di schermi LCD retroilluminati per permettere una migliore visualizzazione e
diminuire i problemi di affaticamento della vista. Anche se la massima parte dei dispositivi è
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dotata di un modem interno, questo serve solo ed esclusivamente per collegarsi al sito del
produttore (che fornisce anche una rosa di titoli di libri che spaziano attraverso vari argomenti,
dai classici, ai libri di medicina e diritto, ai bestseller delle grandi case editrici) e scaricare i titoli
desiderati. Non è possibile collegarsi a Internet. Altro limite è dato dalla scarsa capacità di
visualizzazione delle immagini. Molti i dispositivi reperibili in rete presso le maggiori case di
produzione di hardware. La scelta dipende dalle necessità specifiche dei singoli utenti, dalle
nostre preferenze estetiche e, non ultimo, dal costo spesso sensibilmente variabile dei vari
dispositivi. Qui di seguito una breve panoramica dei principali dispositivi di I generazione e
delle loro caratteristiche precipue.
Rocket eBook e REB 1100
Ha la grandezza di un normale libro a stampa, ne sono stati venduti migliaia ed è stato fino a
oggi il dispositivo più diffuso. Originariamente progettato da Nuvomedia, è un dispositivo
unicamente dedicato alla lettura, che ignora tutti i software non funzionali allo scopo, ad
esempio calendari, rubriche o altro. Nasce e viene pensato esclusivamente per il lettore. Si può
leggere sul dispositivo come su un libro, si possono mettere note al margine, sottolineare
passaggi e mettere segnalibri per recuperare velocemente il testo all’occorrenza. Attualmente
la Nuvomedia non esiste più, essendo stata acquisita da Gemstar e il Rocket eBook non viene
più prodotto, ma è stato sostituito dal dispositivo REB 1100 che, a tutti gli effetti, ne è il
successore.
Softbook e REB 1200
Altro popolare dispositivo esclusivamente dedicato alla lettura. Presenta molte analogie con il
Rocket eBook, anche nel suo destino commerciale. Il progettista e produttore originario,
Insegnare e apprendere con gli eBook
Softbook Press, è stato acquisito da Gemstar. Le caratteristiche fisiche e tecniche del Softbook
sono del tutto paragonabili a quelle del Rocket Book, con l’unica differenza che il primo
presenta un modem integrato attraverso il quale si possono scaricare testi dal network della
Softbook. La Gemstar ha cessato di fatto la produzione del dispositivo, sostituendolo col REB
1200.
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Cybook Cytale
Il Cybook, originariamente prodotto dalla società francese Cytale, si presenta come ottimo
antagonista dei prodotti Gemstar. Dimensioni, ridotte, peso contenuto, maneggevole. Legge i
documenti in formato CytalePage basato sullo standard Oeb. Consente di scaricare libri,
giornali, documenti professionali, come anche di collegarsi alla rete Internet. Il modello
prodotto attualmente dalla società Bookeen rientra nei dispositivi di II generazione.
GoReader
Prodotto dalla Goreader Inc., viene accolto con grande entusiasmo e subito sembra
presentarsi come il dispositivo adatto al mondo universitario, ritenuto un potenziale
strumento di supporto per la didattica. Si presenta con molte caratteristiche positive: è un
dispositivo dedicato, ha un buono schermo LCD con doppia retroilluminazione e buone
funzionalità di ricerca, annotazione ed evidenziazione; è in grado di visualizzare anche
immagini vettoriali ed equazioni.
IPM Myfriend
Dispositivo dedicato alla lettura e prodotto da una società italiana: IPM Net di IPM Group. Il
dispositivo Myfriend è dotato di un display touchscreen a colori ad alta definizione e di ottima
qualità. Oltre alla capacità d’immagazzinare testi e a tutte le funzionalità tipiche dei dispositivi
Insegnare e apprendere con gli eBook
dedicati, si presenta di fatto come un vero e proprio computer portatile: dotazione di
interfacce di comunicazione e connettori integrati nei bordi (inferiore e superiore) del
dispositivo, modem interno, microfono e altoparlante.
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eBookman
L’eBookman, prodotto fino al 2002 da Franklin Electronic Publishers, è disponibile in tre
formati, identici in apparenza, differenti nella capacità di memoria. Il difetto maggiore fin dalle
prime apparizioni del dispositivo risulta essere la sua scarsa capacità di memorizzare i testi. Nei
primi modelli tutte le informazioni contenute in memoria andavano perse ad ogni ricarica della
batteria. Anche dopo che la Franklin effettuò le dovute modifiche tecniche per migliorare
questo grave difetto, rimangono notevoli disagi dovuti alla batteria che richiede frequenti
ricariche, poiché si esaurisce nel giro di poche ore di normale uso. La produzione del
dispositivo cessa nel 2002.
Everybook
La Everybook presentò il suo primo dispositivo, Everybook appunto, nel 1998, annunciando la
nascita del primo vero lettore di eBook fra i tanti presenti sul mercato. Successivamente
all’accordo con Adobe fu presentato nel 2000 Everybook Docable, dispositivo interattivo,
dotato di due schermi, adatto ad immagazzinare e leggere testi in formato pdf. I testi possono
essere indicizzati e scansionati dal motore di ricerca interno. Si presenta quindi come
dispositivo in grado di gestire una biblioteca virtuale, più che come un semplice lettore di
eBook.
Insegnare e apprendere con gli eBook
I dispositivi di II generazione
La II generazione di dispositivi dedicati alla lettura è caratterizzata da schermi che
implementano la tecnologia e-ink per rendere l’attività di lettura più agevole e il più possibile
simile alla lettura su carta. Questo non per emulare il libro e sostituirsi ad esso, bensì per
rendere l’esperienza della letture elettronica meno stancante di ciò che normalmente avviene
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con gli schermi retroilluminati. La possibilità di collegarsi alla rete è limitata ai siti gestiti
direttamente dai produttori o, al massimo, da essi riconosciuti in base ad accordi commerciali
e/o di formati gestiti. Quasi tutti I dispositivi usano una scala di grigi a 8 livelli, in rari casi si può
arrivare a 16. Molti lettori, specialmente quelli in formato tascabile, cercano di uscire dal
“grigiore” da ufficio offrendo la possibilità di scegliere dispositivi colorati.
BeBook
Il BeBook reader è un dispositivo prodotto dalla Endless Ideas BV, una società danese che
produce dispositivi elettronici per la casa e per l’ufficio. La società, nel presentare il prodotto,
annuncia che “l’introduzione del BeBook porrà nuovi standard di lettura”. Dopo una breve e
generale introduzione tecnica sulla tecnologia epaper, sulla leggerezza e portabilità del
dispositivo e sulla sua capacità d’immagazzinare libri e documenti, la società si premura di
assicurare che “anche se il BeBook è un lettore di eBook, non cerca di sostituire i libri, ma
apporta nuove caratteristiche all’esperienza della lettura”. Dal punto di vista tecnico il BeBook
offre un display di 6” e un memoria di 512MB.
Cybook Gen3 e Cybook Opus
Attualmente prodotto dalla Bookeen, il Cybook presenta due modelli, Gen3 e Cybook Opus,
entrambi dotati di ampia memoria e, soprattutto, di schermi con tecnologia e-ink, che
permette una lettura migliore, anche in condizioni di esposizione alla luce del sole (attività non
facile con i normali schermi retroilluminati). La BooKeen, nata dall’iniziativa di due fra i
progettisti del Cybook Cytale (dispositivo di I generazione), presenta nel proprio sito la mission
aziendale - realizzare il miglior dispositivo di lettura per l’utente - e la propria filosofia,
Insegnare e apprendere con gli eBook
sintetizzabile in due parole, libero e semplice, laddove libero significa la possibilità di accesso a
tutti i contenuti, siano essi testi messi liberamente a disposizione dai siti appositi, siano essi gli
ultimi bestseller delle grandi case editrici, mentre semplice significa il non dover compiere
operazioni di conversione del testo in quanto il dispositivo è in grado di riconoscere i comuni
formati usati per gli eBook. Il display è di 5” per Cybook Opus e di 6” per Gen3, mentre la
memoria è di 64MB per il Gen3 e di ben 1G per l’Opus. Quest’ultimo dispositivo consente di
orientare automaticamente le pagine in orizzontale o verticale, semplicemente ruotando il
dispositivo stesso. Nessuno dei due, invece, presenta display touchscreen.
Pagina | 33
Sony PRS 300 Pocket Edition, Sony PRS 600 Touch Edition e Sony PRS 2121
Dal 2006 ad oggi si sono succeduti sul mercato sei dispositivi Sony dedicati alla lettura. Qui
vengono indicate le caratteristiche precipue degli ultimi tre, compreso l’ultimo nato, il PRS
2121.
PRS 300: conosciuto col nome di edizione tascabile, secondo la casa produttrice si tratta di un
prodotto adatto ad avvicinare il pubblico ai dispositivi dedicati alla lettura. Questo per il suo
prezzo davvero concorrenziale (199 dollari), per la sua facilità d’uso e maneggevolezza
ottenuta però a discapito della grandezza del display che è di 5”, di una minore possibilità
d’ingrandimento dei caratteri e di un’interfaccia non
touchscreen. Per il resto mantiene le caratteristiche del
PRS 600: conosciuto col nome di edizione touch, è un
modello destinato ad un mercato più elevato, visto che
anche il suo costo si attesta sui prezzi standard dei
dispositivi con caratteristiche simili. Ha uno schermo da 6”
con tecnologia touchscreen, la possibilità di scegliere fra 5
diverse grandezze del carattere e una memoria di 512MB. È
disponibile in tre colori.
Electronic paper, anche conosciuto come
e-ink o e-paper, è una tecnologia di
display progettata per imitare l’aspetto
dell’inchiostro su un normale foglio. A
differenza di un normale display, che usa
una luce posteriore al display per
illuminare i pixel, l’e-paper riflette la luce
come un foglio di carta. Questa tecnologia
è stata inventata nel 1996 da Joe
Jacobson, fondatore di E-Ink. (Definizione
tratta da Wikipedia)
PRS 2121: nonostante si tratti di un dispositivo che rientra
nella famiglia Sony di dispositivi dedicate alla lettura, lo
menzioniamo a parte in quanto appartenente ad una categoria interessante, quella dei lettori
che consentono la lettura di pagine affiancate. Sebbene infatti non abbia il doppio schermo, il
monitor leggermente più grande, 7”, consente di affiancare le pagine durante la lettura. Inoltre
la scala di grigio si estende a 16 livelli, il display è naturalmente touchscreen e la compagnia
telefonica AT&T assicura, senza costi aggiuntivi, un collegamento wireless a 3G esclusivamente
per scaricare testi dai negozi virtuali di eBook. Tale collegamento non può essere usato per
navigare liberamente in rete, ma solo per scaricare testi. Il prezzo del dispositivo è superiore
rispetto ad altri presenti sul mercato e con caratteristiche, per il momento, inferiori, 399
dollari.
Insegnare e apprendere con gli eBook
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Papyrus
Dispositivo prodotto da Samsung pensato e progettato per lanciare la nota marca sudcoreana
nel mercato dei dispositivi dedicati alla lettura e metterla in concorrenza diretta con il Kindle.
Se esteticamente il prodotto si presenta in modo molto semplice e lineare, tanto che chiuso
ricorda un libro dalla copertina anonima, la tecnologia è molto avanzata, il display è
touchscreen da 6”, l’interfaccia ricorda gli smartphone prodotti dalla stessa casa. La memoria è
di 512MB, ma, come tutti i dispositivi di questa fascia, può essere ampliata. Il dispositivo
supporta anche altre funzioni: prendi appunti, diario, calcolatrice e rubrica.
Kindle
Amazon, nota azienda statunitense di vendita di libri tramite Internet, ha realizzato e messo in
vendita 3 versioni successive del dispositivo di lettura per eBook: Kindle, Kindle 2 e Kindle DX.
Per la precisione Kindle è una piattaforma software e hardware sviluppata dai tecnici del
Lab126 di Amazon, realizzata per leggere gli eBook e altri media digitali commercializzati da
Amazon. Il successo del primo dispositivo fu così immediato e travolgente, che andò esaurito
nel giro di cinque ore e rimase fuori produzione per qualche mese prima di essere nuovamente
immesso sul mercato. Il grande successo del primo dispositivo (display da 6”, 4 livelli di scala di
grigio, 250MB di memoria interna) Amazon ne ha realizzato un secondo con funzionalità
ampliate (16 livelli di scala di grigio, 2G di memoria interna, maggiore autonomia della
batteria) e, attualmente, lancia sul mercato il Kindle DX che oltre a migliorate capacità tecniche
(4G di memoria interna, una batteria a maggiore autonomia, possibilità di passare dalla
modalità di lettura verticale (portrait) a quella orizzontale (landscape) semplicemente
ruotando il display) presenta un display davvero notevole per dispositivi di questa fascia: 9,7”.
Attraverso i dispositivi gli utenti si possono collegare al sito Amazon e ad altri siti che
forniscono contenuti alla piattaforma Kindle e scaricare i testi cui sono interessati, alcuni
gratuitamente, altri a pagamento3. Con l’affacciarsi al mercato dell’ultimo dispositivo, Amazon
3
Amazon sta sostenendo il mercato degli eBook con un’ottima campagna pubblicitaria. Esemplare il caso del lancio del Kndle 2 per
il quale Stephen King realizzò il suo romanzo UR che i lettori potevano solo scaricare e fruire attraverso il dispositivo Amazon.
Tuttavia Amazon è andata anche incontro a problemi legali (una class action è stata intentata nei suoi confronti da un utente, seguito
da altri, che l’hanno accusata di aver messo in vendita testi per i quali non disponeva del necessario diritto d’autore per la vendita)
forse proprio a causa di questa sua aggressiva politica editoriale.
Insegnare e apprendere con gli eBook
sta anche cercando di superare i problemi relativi alle restrizione di formati: oltre ai formati
proprietari (MOBI, PRC) e ai formati più comuni (es TXT), i nuovi dispositivi sono in grado di
leggere anche file PDF senza bisogno di macchinose conversioni di formato.
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Cool-er
Prodotto di presentazione della compagnia Interead, viene immesso sul mercato dal fondatore
della compagnia, Neil Jones e presentato come l’iPod per la lettura, pensato appositamente
per un pubblico di non appassionati della tecnologia. Dispositivo molto leggero, colorato, ha un
display di 6” e una memoria interna di 1G; è così piccolo che può essere trasportato nella tasca
della giacca. Piuttosto scarno l’hardware funzionale, non ci sono tastiere, il display non è
touchscreen, non è consentito il collegamento in rete, nemmeno con il sito del produttore: i
testi devono essere scaricati sul computer e poi trasferiti sul dispositivo tramite porta USB o
carta SD. Tutto questo, nelle parole del produttore, serve a tenere il prezzo molto basso (250
$) e a garantire l’accessibilità anche alle persone che non hanno dimestichezza con la
tecnologia e non sono disposte a collegarsi per ottenere i testi d’interesse4. I formati
supportati sono i più diffusi, compreso EPUB e PDF, e la compagnia presenterà a breve un
proprio negozio virtuale di eBook.
iLiad
iRex Technologies, compagnia nata da Philips, realizza dal 2006 iLiad, giunto adesso
all’edizione Book dedicata agli “amanti della lettura”: display da 8,1 pollici, ad alta risoluzione e
con tecnologia e-paper. Il dispositivo, proprio per omaggiare i lettori appassionati, viene
venduto con 50 eBook già inclusi, scelti fra i più famosi romanzi di tutti i tempi. Il prezzo è più
alto della normale fascia di mercato (si tratta pur sempre di un cosiddetto Kindle killer), 600
dollari. Ma dai blog l’opinione degli utenti risulta piuttosto entusiasta, nonostante il prezzo sia
considerato elevato.
Fra gli altri dispositivi con caratteristiche similari (buone specifiche tecniche, prezzo oscillante
fra i 200 e i 300 euro, buona capacità di memoria) possiamo citare eSlick di Foxit e EZ Reader di
Astack, eBook di Elonex. Ma sul mercato, in virtù delle esigenze, delle capacità e della
disponibilità economica, si possono reperire ormai moltissimi lettori dedicati.
4
Nella presentazione del prodotto curata dal fondatore della società si afferma che il Cool-er è “il primo dispositivo dedicato alla
lettura che non metterà in imbarazzo le persone!”
Insegnare e apprendere con gli eBook
I dispositivi di III generazione
I dispositivi di III generazione sono caratterizzati da display normalmente più grandi di quelli in
circolazione e dotati di una tecnologia particolare, e-paper, che consiste nel realizzare monitor
flessibili perché in plastica, sottili, resistenti e basati sulla tecnologia e-ink. I dispositivi di III
generazione si prevedono rivoluzionari per il mercato anche perché dotati di un’altra
caratteristica fondamentale, la possibilità di navigare in rete, non solo per collegarsi al sito del
produttore e scaricare testi da leggere. Questi dispositivi, che allo stato attuale sono prototipi
in via di sviluppo, vengono pensati e progettati per gli uomini d’affari, consentendo loro di
racchiudere in un unico scarno foglio documenti, giornali, pubblicazioni e tutto ciò di cui
potrebbero eventualmente avere necessità nei loro viaggi e nelle loro dimostrazioni di lavoro.
Proprio questa caratteristica dell’estrema portabilità viene messa in risalto nel video
introduttivo e pubblicitario di uno dei prodotti che ci incuriosiscono maggiormente e che, a
nostro avviso, rappresenterà il punto di svolta nella tecnologia dei dispositivi dedicati alla
lettura, il prototipo della Plastic Logic. Il prodotto ancora non ha un nome, ma le immagini
prototipali già circolano abbondantemente. Plastic Logic è la
compagnia di punta di Cambridge University’s Cavendish
Laboratory, il cui prodotto principale è proprio il lettore di cui
si aspetta la commercializzazione nel 2010. Il display
dovrebbe avere le dimensioni di un foglio A4, essere
estremamente sottile, meno di 7mm, e pesare meno di
450gr. La connessione wireless dovrebbe garantire la
possibilità di accedere liberamente a giornali e documenti e
di caricare sul foglio centinai di pagine di documenti. Il costo
ancora non è certo, ma si parla di una cifra contenuta sotto i
300 $.
Altro prototipo, l’uscita è prevista alla Fiera del Libro di Francoforte nell’ottobre 2009, è il txtr
Reader della società berlinese Wizpac Ltd. A fronte di un display che mantiene i 6” standard
degli attuali dispositivi dedicati, si parla di una reale connettività mobile per garantire la
massima operatività. Quindi non solo la possibilità di caricare testi
sul lettore, ma anche di collegarsi liberamente. Il display e le
caratteristiche tecniche sono analoghe ad altri dispositivi
attualmente reperibili sul mercato.
Il txtr Reader della Wizpac
Dal gennaio del 2009 anche HP ha annunciato il suo ingresso nel
mercato della sperimentazione per la realizzazione di un display in
plastica sottile e flessibile; il prototipo del dispaly è stato realizzato
insieme al Arizona State University Flexible Dispaly Center. I test
eseguiti sono altrettanto strabilianti di quelli raggiunti da Plastic Logic; il prodotto
commercializzabile, tuttavia, è previsto in produzione non prima di 5 anni, ma l’azienda
annuncia innovazioni molti importanti per l’ambiente e, sebbene non sia in grado di stabilire
un prezzo, annuncia prezzi decisamente concorrenziali per il mercato.
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Attualmente in commercio troviamo Boox di Onyx e PRS
2121 di Sony (il cosiddetto daily edition di cui abbiamo
parlato nella sezione dedicata alla II generazione) che
tuttavia, pur presentando ottime caratteristiche e display più
grandi dei 6” che normalmente reperiamo nei dispositivi
dedicati, non consentono una reale connettività e quindi, a
nostro avviso, rimangono nella categoria II generazione.
Infine, anche Asus annuncia un eBook reader basato su
ePaper flessibile e doppio schermo touchscreen, mentre
Microsoft lascia intendere che è quasi pronto un dispositivo
molto simile ad un ibrido tra un tablet e un reader
interattivo.
Per cercare di fare chiarezza e al tempo stesso mostrare la complessità del mercato dei
dispositivi dedicati alla lettura, ecco una vera e propria mappa, per orientarsi e riassumere in
modo sinottico il variegato panorama che abbiamo cercato di illustrare:
(Fonte TechFlash)
In questa rincorsa ormai tumultuosa all’innovazione e al miglioramento tecnico c’è soltanto da
sperare che si riesca a garantire la piena compatibilità tra formati, dispositivi e contenuti, per
evitare che si avveri un ben nota profezia, che avvalorerebbe l’ipotesi che gli eBook non sono
altro che l’evoluzione della tecnologia del libro, e che proprio come i libri sono destinati al
rischio dell’obsolescenza, del deperimento e della rarefazione.
Pagina | 37
Insegnare e apprendere con gli eBook
I formati dei testi elettronici
Come per qualsiasi medium stabilire e seguire formati standard di riferimento è passaggio
cruciale per decretare il successo o l’insuccesso sul mercato di un prodotto. Nel mondo digitale
il tema dei formati è stato affrontato a più riprese (ad esempio per quanto riguarda il mercato
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delle videocassette e adesso dei DVD, per quanto riguarda i formati delle immagini, dei file
audio e musicali e così via) e, naturalmente, il mercato del libro elettronico non ne è immune.
Non s’intende qui riportare discussioni etiche o economiche sull’opportunità di operare scelte
responsabili in ogni settore per evitare di finire vittime dei soliti giochi di mercato, ma dare una
panoramica per quanto possibile obiettiva e chiara dei formati utilizzati dagli eBook e di
riflesso dai dispositivi dedicati.
Si può dire che fin dall’inizio due formati si contendono il primato nel settore degli eBook:
Oebf e PDF. Il formato Oebf è stato sviluppato dall’Open eBook Forum, consorzio che vede
riunite e partecipanti ai vari progetti aziende editoriali e informatiche fra cui Microsoft, Adobe,
Gemstar, Random House, Time-Warner, McGraw-Hill. Il formato PDF (Portable Document File)
è stato sviluppato da Adobe (che come abbiamo visto partecipa anche all’Oebf) ed è utilizzato
da molti anni, ben prima che si cominciasse a parlare di dispositivi dedicati alla lettura.
Il formato OEB si basa su standard preesistenti e diffusi in ambiente Internet, visto che la
sintassi adottata per definire il linguaggio di codifica è quella XML (Extensible Markup
Language)5. OEB fornisce anche delle linee guida per specificare i metadati del libro elettronico
(fra i metadati rientrano informazioni per l’identificazione del documento digitale, ad esempio
il titolo, l’autore, l’editore) e si occupa della gestione di contenuti non testuali. Questo
standard quindi garantisce che i produttori di contenuti e quelli di dispositivi di lettura
(hardware e software) facciano riferimento a specifiche tecniche comuni. Quindi sia gli autori
dei contenuti che gli utenti possono ignorare le problematiche tecniche, sicuri che i loro
prodotti potranno essere fruiti.
Adobe Portable Document Format è invece un formato di codifica proprietario per la
distribuzione di documenti su supporto digitale introdotto dalla Adobe nel 1994. Il formato
deriva dal PostScript, il linguaggio sviluppato da Adobe per la gestione delle stampanti e dal
punto di vista dell’utente finale un documento PDF è una sorta di stampa digitale che, una
volta generato mantiene la stessa impostazione grafica indipendentemente dalle condizioni di
visualizzazione e dalle piattaforme. Certamente si tratta di un formato proprietario e quindi
non manipolabile, inoltre ha una presentazione rigida (non si adatta alle dimensioni della
pagina, ma, se visualizzato su uno schermo ridotto, obbliga a una visualizzazione con carattere
più piccolo, oppure ad ingrandire il testo ed “uscire” dalla pagina), ma la sua diffusione,
soprattutto in ambito tecnico e nella saggistica è innegabile e ne fa un formato molto diffuso e
conosciuto.
5
XML è un metalinguaggio che permette di definire linguaggi per la rappresentazione di documenti su
supporto elettronico. Come dire che abbiamo a disposizione un vocabolario e una sintassi, corrispondenti
agli elementi che costituiscono un documento e alle relazioni strutturali tra tali elementi. Per
rappresentare gli elementi strutturali si usano i tag o marcatori.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Altri formati per i testi elettronici molto utilizzati, interessanti o con grandi notevoli prospettive
sono Lit, MOBI e ePUB.
Il formato Lit è il formato Microsoft per i libri elettronici: .lit è l’estensione dei file eBook fruibili
attraverso il software Microsoft Reader. Il formato è stato rilasciato a partire dal 2000 con
versioni successive utilizzando la tecnologia di visualizzazione Clear Type che consente di
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migliorare la leggibilità del testo sul display, grazie alla tecnica antialiasing. Il formato LIT è
basato su un linguaggio di marcatura logica del testo, per cui il software possiede un motore di
lettura dinamico che crea il testo pagina per pagina, rendendo possibile di adattarlo ad ogni
dispositivo utilizzato e permettendo di evitare lo scroll della pagina. La piattaforma che
gestisce la vendita degli eBook in formato .lit opera su tre livelli di protezione (sealed,
inscribed, owner exclusive) che consentono la lettura dell’eBook solo su quei dispositivi su cui
sia presente la chiave di decrittazione.
Il formato MOBI è usato dal MobiPocket Reader e si può trovare sia con estensione .mobi, sia
con estensione .prc. Per l’utente è possibile passare da un formato all’altro; entrambi i formati,
.mobi e .prc possono essere protetti da DRM (Digital Rights Management) oppure no. Il
formato MOBI è originariamente un’estensione del formato PalmDoc con l’aggiunta di alcuni
elementi di HTML. Il formato ha un aggiornamento piuttosto frequente, che può creare
problemi di compatibilità con dispositivi dedicati alla lettura di livello più basso. Attualmente il
file sorgente segue le direttive dell’Open eBook Forum.
Il formato ePUB (electronic publication) è lo standard per gli eBook dell’International Digital
Publishing Forum (IDPF). Il formato, avente come estensione .epub, consta di tre standard ed è
un formato aperto e libero (non proprietario) che consente il page flow, cioè come il LIT
permette di evitare lo scorrimento della pagina in quanto il motore di lettura dinamico adatta
il testo a qualsiasi display si stia usando. EPUB si basa su standard XHTML o DTBook (standard
XML fornito dal DAISY Consortium) ed è in grado di gestire il DRM.
Il formato ePUB si sta imponendo gradualmente come uno degli standard di riferimento per la pubblicazione di
eBook in linea con i presupposti del “semantic web”. In rete sono già disponibili dei validatori per verificare la
correttezza delle impostazioni XML dei file ePUB creati con tools quali Calibre o altri strumenti specifici.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Dal settembre 2007 EPUB è lo standard ufficiale dell’International Digital Publishing Forum e
sta soppiantando il precedente Open eBook. Le tre specifiche standard alla base di ePUB sono:



Open Publication Structure (OPS), che contiene la formattazione;
Open Packaging Format (OPF), che contiene la descrizione della struttura del file
originario .epub in XML;
OEBPS Container Format (OCF), che racchiude tutti i file come archivio compresso.
Infine, Fiction Book è un formato aperto basato su XML che ha guadagnato popolarità
soprattutto in Russia e supportato da dispositivi per la lettura degli eBook quali FBReader,
AlReader e Haali Reader. L’estensione di tale formato è FB2. Il formato Fiction Book non dà
una fedele rappresentazione del documento, quanto piuttosto una descrizione della sua
struttura. La conversione ad
altri formati è semplice e
Segnalibri utili su dispositivi di lettura e formati:
possibile.
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http://ww2.unime.it/digisic/documentazione/codifica_baltico/html/II.3.html
http://en.wikipedia.org/wiki/FictionBook
http://wiki.mobileread.com/wiki/MOBI
http://wiki.mobileread.com/wiki/E-book_Reader_Matrix
http://haali.cs.msu.ru/pocketpc/
http://it.wikipedia.org/wiki/DjVu
http://it.wikipedia.org/wiki/.doc
http://it.wikipedia.org/wiki/Rich_text_format
http://www.soft-land.org/documenti/rtf
http://it.wikipedia.org/wiki/Estensione_(file)
http://it.wikipedia.org/wiki/.txt
http://it.wikipedia.org/wiki/HTML
http://www.w3c.it/
http://www.arcadiaclub.com/estensioni.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/OpenDocument
http://it.wikipedia.org/wiki/Postscript
http://it.wikipedia.org/wiki/Djvu
http://www.djvu.org/
http://djvu.sourceforge.net/
http://www.opendoc.it/
http://it.wikipedia.org/wiki/Joint_Photographic_Experts_Group
http://www.jpeg.org/
http://it.wikipedia.org/wiki/Graphics_Interchange_Format
http://www.w3.org/Graphics/GIF/spec-gif89a.txt
http://www.gnu.org/philosophy/gif.html
http://it.wikipedia.org/wiki/MP3
Non si trattano qui formati
più conosciuti e familiari
come DOC, TXT e RTF e
HTML, per i quali
rimandiamo comunque
all’ottima letteratura
presente in rete.
Sottolineiamo invece
l’opportunità per i
dispositivi dedicati alla
lettura di gestire comunque
il formato .txt in quanto
anche se semplice formato
di solo testo, progetti storici
e all’epoca della loro uscita
unici e avanguardistici,
come il progetto Gutenberg,
presentato la loro intera
collezione in questo
essenziale formato.
http://www.mp3-tech.org/
Attualmente per questi
editori ondine, non solo
Gutenberg, ma anche l’italiano Liber Liber, l’aggiornamento è in corso, per cui si possono
trovare anche formati come .epub oltre a .txt, .rtf, .html, .odt, tuttavia il formato di semplice
testo la fa sempre da padrone.
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Insegnare e apprendere con gli eBook
I dispositivi di lettura gestiscono anche i file d’immagine. I formati principali rimangono il GIF, il
PNG ed il JPEG, quali formati più diffusi col migliore rapporto compressione/qualità
dell’immagine. Tuttavia si possono trovare altri formati e molti sviluppatori stanno cercando di
richiamare l’attenzione sul formato DjVu, capace di ottenere risultati di gran lunga migliori
rispetto ai due formati più diffusi. Si parla infatti di capacità di compressione da cinque a dieci
Pagina | 41
volte superiori rispetto ai suddetti per immagini a colori. Tale formato di compressione è
applicabile anche ai documenti in formato .ps (PostScript) o PDF.
Questa breve carrellata sui formati si conclude con il formato mp3 di compressione dei file
audio. La massima parte dei dispositivi infatti include questo formato per poter ascoltare la
musica, quindi usare un solo dispositivo per più operazioni ricreative e/o informative. MP3 è
un algoritmo di compressione che riduce la quantità di dati richiesti per memorizzare un
suono, quindi consente di non occupare eccessiva memoria sull’hard disk, mantenendo
comunque una buona qualità di riproduzione rispetto al file originale non compresso.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Le nuove prospettive: autori, lettori,
editori, biblioteche e disseminazione
della conoscenza nel mondo digitale
di Mario Rotta e Paola Zamperlin
Mentre noi cerchiamo di capire se e in quali forme ha senso parlare di una nuova tecnologia e
se ne analizzano con toni più o meno entusiastici le potenzialità e i difetti, in molti casi quella
stessa tecnologia, in maniera surrettizia, è già penetrata nella nostra quotidianità e lentamente
la pervade. Il dibattito si evolve di conseguenza e si allinea su posizioni più o meno concordi nel
delineare scenari catastrofici o, al contrario, di acritica approvazione, ma mentre ciò accade
l'oggetto stesso del discutere è in atto. Così sta accadendo per gli eBook. È quindi realistico
parlare di tipping point anche in questo caso. Ci troviamo ad un tipping point quando abbiamo
raggiunto “the levels at which the momentum for change becomes unstoppable”6. Secondo
l’intuizione semplice, ma allo stesso tempo geniale di Malcolm Gladwell (Gladwell, 2001), il
punto critico, o se vogliamo il punto di svolta (tipping point appunto) è quel momento magico
in cui un'idea, una tendenza o un comportamento sociale oltrepassa una soglia oltre la quale si
diffonde a macchia d'olio. In analogia con quanto avviene in caso di epidemia, quando un
singolo può essere causa di contagio incontrollato, allo stesso modo si possono propagare
idee, pensieri, costumi, prodotti. La teoria che sta alla base del concetto di tipping point tenta
di spiegare come cambiamenti apparentemente di piccola portata possano introdurre in uno
scenario fattori in grado di far crescere la popolarità di un’idea e come piccoli adattamenti o
modifiche introdotte nell’ambiente da un singolo possono alterare il comportamento di interi
gruppi o corpi sociali più ampi. Sembra che possano sussistere i presupposti per prendere a
spunto questa teoria e trasferirla nel nostro ambito di discussione in forza di alcune analogie.
L’avvento degli eBook poggia su un cambiamento di formato che almeno in un primo
momento non ha un introdotto un’innovazione sostanziale e scardinante nell’artefatto libro. E
di fatto, l'introduzione di questa mutazione non è particolarmente originale, e pertanto non
rappresenta affatto una frattura radicale nella prassi tradizionale di produzione del sapere e
della conoscenza, né tantomeno nelle pratiche di fruizione abituali dei lettori. Diremo anzi che
nasce con la diffusione degli artefatti digitali e con la crescente disposizione delle persone a
maneggiare, per ragioni di praticità, artefatti digitali, in modo sostanzialmente simile a quanto
è avvenuto nella produzione musicale, dove il percorso evolutivo che va dal vinile all'iPod,
passando attraverso un apparentemente “banale” e non sostanziale cambio di supporto quale
è stato il CD-Rom, è stato caratterizzato da una graduale influenza sulle abitudini del pubblico
che per mutuo scambio sono state determinanti nelle politiche e strategie commerciali delle
grandi case di produzione, oltre che nell’evoluzione dei prodotti corrispondenti.
6
Walsh B. (2007-10-12). A green tipping point. Time Magazine. October 12, 2007.
Pagina | 42
Insegnare e apprendere con gli eBook
Nell’avvicinamento al punto di non ritorno oltre il quale gli eBook saranno di fatto percepiti
come un cambiamento inarrestabile si possono evidenziare almeno tre momenti importanti,
cronologicamente e logicamente conseguenti:
A. prima di tutto si ha un iniziale trasferimento di formato, che comporta alcuni
mutamenti (ma non particolarmente significativi) nella pratica di fruizione;
Pagina | 43
B. in seconda istanza, al nuovo rapporto tra utente e artefatto consegue il dispiegamento
di potenzialità non previste e l'insorgere di nuovi bisogni negli utenti;
C. in terzo luogo, le nuove richieste da parte degli utenti condizionano i sistemi di
produzione e circolazione degli artefatti e le prassi attraverso cui, nel caso specifico, si
elabora e di distribuisce la conoscenza.
È in quest’ultima fase che si delinea il tipping point: il radicarsi delle nuove esigenze e
l’esplorazione di nuove potenzialità implica un ulteriore e davvero innovativo mutamento dei
rapporti tra tutti gli attori che interagiscono nello scenario di riferimento: lettori, autori,
editori, biblioteche. Ed è proprio
questa, con ogni probabilità, la fase
“First, do e-readers deliver greater value than paper books? In the
case of MP3 players earlier this decade, it was a no-brainer for
“storica” che stiamo attraversando
consumers. Not only was the listening experience identical to CDs,
(LeCharles Gonzalez, 2010). Il
but the added-value was transparent and convincing (playlist
problema è che l’intero scenario si sta
capability; enhanced storage and mobility; single-track
purchasing flexibility; etc.). There is mounting evidence that
evolvendo con grande rapidità e allo
screen-reading, even on reflective E-Ink devices, is not the same as
stesso tempo in modo discontinuo: da
reading print on a page. Recent articles in publications including
Slate, The Washington Post and O Magazine, make the case that
un lato, realtà come quella
screen reading is more distracted and less immersive. Studies by
nordamericana dimostrano che
Ken Pugh, president of Yale’s Haskins Laboratories, and
perfino il “mercato” degli eBook sta
Maryanne Wolf, director of the Center for Reading and Language
Research at Tufts University, point to the same conclusion. A piece
assumendo una connotazione matura,
in today’s New York Times (NYSE: NYT) also looks at how the
con esempi eclatanti sia di
reading experience differs between paper and screen”.
Jack McKeown (co-founded and was CEO of Perseus Books Group),
adattamento del pubblico a nuove
“Why E-Reader Adoption Will Be Slower Than People Think”
forme di distribuzione editoriale che
di capacità da parte degli editori di
mettere in discussione le proprie
politiche; dall’altro, realtà come quella italiana, caratterizzate da una sorta di reazione
schizofrenica all’affermarsi di questa “novità” ormai vecchia di oltre un quarto di secolo, una
reazione che si manifesta attraverso due “evidenze” paradossalmente opposte:
A. Un mercato ancora lento, per non dire allo stato embrionale: si pensi ad esempio
all’ancora relativamente scarsa diffusione del print on demand, già ampiamente affermato
in ambito anglosassone (più di un milione di libri in inglese sono disponibili esclusivamente
grazie a questo sistema), o alla scarsità di titoli disponibili in formato digitale (mentre il
Kindle di Amazon ha venduto centinaia di migliaia di esemplari e centinaia di migliaia di
titoli sono disponibili in digitale nel Kindle Store), per non parlare dei ritardi dell’editoria
Insegnare e apprendere con gli eBook
scolastica7 (mentre già per l’autunno 2009 si prevede che più del 60% della produzione di
editoria scolastica anglosassone sarà disponibile in formato digitale).
B. Un dibattito intellettuale in pieno fermento, soprattutto in rete (oramai il luogo “fisico” in
cui le discussioni nascono, si animano e si arricchiscono), che ha portato alla pubblicazione
di numerosi blog tematici, all’organizzazione di vari barCamp e all’attivazione di vari gruppi
Pagina | 44
sui principali Social Networks, oltre che ad una prima serie di corsi, seminari e workshop
sull’argomento eBook in scuole e università.
Ma quello che manca ancora in Italia, sia pure con alcune debite eccezioni8, è quell’approccio
“visionario” che ha caratterizzato, ad esempio, l’avvio delle prime grandi imprese sistematiche
di “traslitterazione” o “de-materializzazione”, uno spirito pienamente incarnato da iniziative
internazionali come quelle portate avanti (sia pure tra molte polemiche) da Google (Brin,
2009), o più legato alla sperimentazione avanzata sulle potenzialità inespresse dei testi digitali,
dai formati semantici ai cosiddetti “Vooks”9.
Il punto di non ritorno, di fatto, si potrà considerare superato soltanto nel momento in cui
risulterà evidente che gli eBook hanno avuto un impatto effettivo, oltre che sul mercato dei
libri in generale, almeno sull’atteggiamento dei lettori, su quello degli autori, sulle politiche
editoriali e sul ruolo delle biblioteche. È su questi quattro scenari che si gioca non tanto il
futuro degli eBook (sotto certi aspetti già chiaro), ma il modo in cui gli eBook si posizioneranno
nel breve e medio periodo rispetto agli altri mezzi di informazione e alle altre tecnologie della
conoscenza. Proviamo a confrontare lo scenario italiano con i segnali che provengono in tal
senso dal dibattito internazionale.
Nuove modalità di lettura, nuovi ruoli per i lettori
Il primo impatto di ogni nuova tecnologia del libro è probabilmente quello che i nuovi formati
esercitano sui lettori. Il passaggio dal rotolo antico al codice medievale, ad esempio, implicò un
mutamento radicale del modo di leggere: ad esempio si passò gradualmente dalla
consuetudine della lettura ad alta voce a una lettura più intima, silenziosa. Certo, il
cambiamento era legato anche a precisi fenomeni sociali e culturali, ma la tecnologia del libro
ebbe un ruolo decisivo. Analogamente, sappiamo che la diffusione della stampa ebbe un
impatto fondamentale sull’alfabetismo, anche se non immediatamente. E gli eBook?
Rilanceranno l’interesse per i libri e per la lettura? Modificheranno il nostro modo di leggere? E
in che modo? Non è facile dare una risposta a queste domande, ma si può partire da alcuni
dati di fatto:
7
Di fatto, nonostante sia stata emanata anche in Italia una circolare che dovrebbe incentivare la
pubblicazione di testi scolastici in formato eBook, soltanto l’editore Garamond ha scelto di predisporre un
intero catalogo di testi scolastici integralmente digitali. Nelle scuole italiane, oltre il 99% dei libri adottati
è ancora in formato cartaceo.
8
Ad esempio Liber Liber, ovvero il “ramo” italiano del Project Gutenberg, che al momento resta ancora
la più importante impresa di de-materializzazione attuata in Italia.
9
Vook è un neologismo coniato per identificare degli eBook che incorporano direttamente inserti video,
talora interattivi. Un riferimento utile in proposito è: http://www.vook.com/.
Insegnare e apprendere con gli eBook




I lettori, in generale, sono una popolazione eterogenea: esigenti, preparati, dinamici,
predisposti al nuovo, critici, obsoleti, refrattari, abitudinari; questo implica il bisogno di
un’offerta altrettanto eterogenea, variegata, complessa, non facilmente accessibile
attraverso i tradizionali formati cartacei.
Pagina | 45
Attraverso i formati digitali, al contrario, diventano disponibili e più facilmente accessibili
grandi quantità di libri, compresi i contenuti di libri “tradizionali” de-materializzati (Google
Books, Project Gutenberg ecc.). I lettori fruiscono di questi artefatti attraverso un PC,
solitamente per motivi di studio e/o lavoro, ma la scomodità della lettura da video è in
parte compensata dalla comodità di disporre, hic et nunc, di un volume di informazioni
impareggiabile sia in termini quantitativi che per potenzialità di gestione, organizzazione e
rielaborazione dei contenuti.
Di fronte a questi limiti e al conseguente bisogno di recuperare certi vantaggi e comodità
tipiche dei testi a stampa tradizionali, la tecnologia risponde rendendo disponibili
dispositivi di lettura specifici (gli eBook reader basati su ePaper), che minimizzano le
difficoltà della lettura su schermo e tendono a riprodurre le modalità e quindi il contesto di
fruizione del libro cartaceo.
Cambiano così alcune abitudini consolidate: si può cominciare a leggere un libro in formato
digitale anche per puro diletto, comodamente seduti sul divano sorseggiando un tè. Si può
evitare di sovraccaricare la valigia delle vacanze per non sbagliare libri da viaggio (l’intera
biblioteca entra comodamente nel nostro dispositivo da 250 grammi). Si può smettere di
soffiare inutilmente la sabbia che si insinua sottilmente tra le pagine, e si può cominciare a
detestare quella che si insinua tra le “pieghe” del nostro eBook reader.
Ma questo è soltanto il punto di
partenza di un cambiamento ben
più complesso. Ci sono segnali
precisi di come il lettore si stia
evolvendo sia come figura che in
quanto ruolo, ovvero elemento
essenziale del mercato editoriale
e nell’economia della
conoscenza.
Il lettore, ad esempio, si sta
sempre più connotando come
“soggetto attivo” nei processi di
disseminazione delle conoscenze.
Se nello scenario tradizionale era
di fatto un “consumatore”
collocato in un preciso anello di
una catena industriale e oggetto
delle strategie di marketing degli
“Reading already is an umbrella term encompassing a wide variety of
human behaviors. At one end of the continuum, we see individuals who
pore painstakingly over an intense, dense text, such as a poetic,
philosophical, or religious work. At the other extreme, some people have
developed a practice of rapidly skimming through long lists of bibliographic
citations, dipping into the abstracts, references, tables, citations, and full
text as their interest is piqued. We could call this type of reading skimmydipping, which wasn't even possible a quarter century ago (…). The
boundaries and varieties of reading experiences continue to expand and
evolve. For example, perhaps the way gamers interact with highly
structured, complex games qualifies as a new form of reading. It is more
meaningful and accurate to state that these power players are reading the
game rather than merely playing it. Three-dimensional walk-in virtual
books, such as the version of Fahrenheit 451 created by the avatar
Daisyblue Hefferman in Second Life, explore the intersection between
reading and participatory theater. Harvard Library's Robert Darnton would
like to create a layered ebook in the shape of a pyramid, including not only
the “traditional” text of a book but also data sets, music, and other
supporting material”.
Tom Peters, As the book changes form, the library must champion its own
power base-readers. Library Journal, 11/1/2009.
Insegnare e apprendere con gli eBook
editori, nel mondo digitale che sta prendendo forma sotto i nostri occhi egli può esercitare
un’influenza crescente, e per di più diretta, non solo sulle politiche editoriali ma anche sulla
distribuzione dei contenuti e, in definitiva, sul reale valore delle conoscenze. Si pensi ad
esempio al peso crescente delle recensioni dei lettori e delle connessioni logiche tra titoli
correlati determinate dagli stessi lettori nella distribuzione dei contenuti all’interno di un
eBook store come Amazon. Questa sostanziale differenza di ruolo (per definire sinteticamente Pagina | 46
la quale è già stato coniato l’ambiguo neologismo “prosumer”) spiega in parte perché le
strategie di mercato tradizionali, che molti editori tentano ancora di riproporre, non funzionino
più nel momento in cui ci si rivolge a dei lettori sempre più aperti alla novità digitale (Rodger,
2008), ma ci aiuta anche a capire che essere lettori oggi implica potenzialità finora negate,
rispetto alle quali gli editori (ma anche gli autori, le biblioteche e altri attori) dovranno
attrezzarsi di conseguenza. Editori e autori, in particolare, dovranno anche affrontare il
problema della definizione di uno o più modelli di business editoriale in cui il lettore è sempre
più coinvolto, perché è dalla sua accettazione (e dal suo contributo) che dipenderà la validità o
meno del modello stesso10.
Ma non si tratta solo di questo. Rispetto ai lettori si dovranno affrontare a breve termine
alcuni nodi irrisolti, su cui si giocherà probabilmente parte dell’impatto reale della rivoluzione
digitale:



10
Un problema fondamentale consisterà nel dare un impulso definitivo al progressivo
processo di digitalizzazione dei giacimenti informativi e della conoscenza creativa e
innovativa. Nello scenario digitale è importante per i lettori poter disporre di grandi
quantità di contenuti e soprattutto poter accedere facilmente a contenuti altrimenti rari e
di difficile accesso. In sostanza, i lettori saranno sempre più aperti agli eBook e agli
eDocuments man mano che i contenuti digitali cresceranno in termini di quantità, qualità,
rarità e pertinenza specialistica (Johnson & Magusin, 2005).
Il processo di espansione della “cultura” degli eBook dovrà essere accompagnato da azioni
orientate al superamento del cosiddetto “digital divide” e da altre azioni di
alfabetizzazione (information literacy). I contenuti digitali, infatti, per quanto
potenzialmente più accessibili rispetto a quelli tradizionali, implicano in ogni caso che i
lettori acquisiscano una certa confidenza con una tecnologia meno immediata di quelle
abituali: se non si dissemineranno le competenze necessarie potrebbero crearsi nuove
recinzioni (enclosures) alla conoscenza digitale e, in sostanza, nuove forme di divario
digitale (Kranich, 2007; Hess, Ostrom e Ferri, 2009).
Infine, va considerato il problema delle nuove relazioni che si stabiliscono tra lettore e
fonti nel contesto digitale. Da un lato, infatti, l’aumento della disponibilità di testi digitali di
facile accesso (e soprattutto l’uso sistematico di link ipertestuali ai contenitori delle
citazioni negli eBook) può spingere il lettore a recuperare un contatto diretto con il testo
originale e a rivalutare l’integrità della fonte. Dall’altro lato, tuttavia, proprio la de-
Queste ipotesi, in parte, sono oggetto del dibattito in corso sui modelli di business alternativi
nell’ambito del giornalismo online, dove il ruolo attivo dei lettori emerge in modo più evidente e si
attuano già politiche più flessibili e più aperte. Cfr. "La tradizione non è un modello di business":
http://mediablog.corriere.it/2009/09/il_giornalismo_ai_tempi_di_int.html.
Insegnare e apprendere con gli eBook
materializzazione dei contenuti può alimentare forme estreme di de-contestualizzazione,
superficialità o uso improprio delle fonti, un problema ben noto in ambito universitario
(Kozak, 2003) ma ormai riscontrabile anche in vari altri scenari (Landoni & Hanlon, 2007).
Si potrebbe concludere affermando che il “lettore digitale”, nel momento stesso in cui assume
un ruolo di maggior peso nel ciclo di vita delle conoscenze disseminate attraverso gli eBook, di
fatto si configura come portatore di nuove competenze e atteggiamenti innovativi, che
delineano un soggetto non più semplicemente interessato a leggere (che sarebbe comunque
già qualcosa) ma attivamente impegnato in una sorta di controllo continuo della validità del
testo e nella condivisione delle modalità attraverso cui lo stesso testo può entrare in relazione
con altri testi o con specifici insiemi di conoscenze. Insomma, una sorta di incrocio tra un
portatore di interessi, un critico informale e un neofilologo, una figura molto interessante ma
ancora difficile da delineare con esattezza.
L’evoluzione della figura dell’autore
L’impatto della rivoluzione digitale sulla figura dell’autore è più diretto e immediato. Ciò è
dovuto a vari fattori, due dei quali, in particolare, precedono la stessa rivoluzione digitale ed
esprimono tendenze già in atto da tempo:
A. In ambiti come la ricerca e la saggistica si è progressivamente superato il concetto
romantico/letterario di “autore” come creatore unico e si accetta sempre di più l’idea che
il contenuto specialistico (ad esempio un saggio una ricerca) sia in realtà il risultato di un
lavoro collaborativo o delle interazioni all’interno di un gruppo.
B. Di conseguenza, è in atto una revisione radicale del concetto di “diritto d’autore” come
unica forma di ricompensa per l’attività intellettuale collegata alla pubblicazione di testi e
libri.
La diffusione degli eBook non ha fatto altro che accelerare questi processi, rendendoli
irreversibili e portandoli alle estreme conseguenze, fino alle inevitabili ripercussioni su ambiti
di produzione letteraria che fino a poco tempo fa sembravano immuni da questo dibattito. Si
fanno strada soprattutto ipotesi alternative di gestione della proprietà intellettuale (uno degli
elementi caratterizzanti e inalienabili dello status di “autore”), dal copyleft al consolidarsi nella
prassi delle licenze Creative Commons (Hess, Ostrom e Ferri, 2009), in base al presupposto che
”la rete deve rispettare il diritto d'autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai
nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del
passato”11.
Ma al di là dello scenario appena tracciato va detto che la fenomenologia dell’autore di eBook
è in continuo mutamento. Talora prendono forma ipotesi paradossali, la più evidente delle
quali è la tendenza inarrestabile alla proliferazione dei titoli immessi nel circuito della
distribuzione digitale. È incontrovertibile che il primo e più macroscopico effetto della
diffusione degli eBook consista nell’offrire ai potenziali autori opportunità di pubblicazione
11
Cfr. http://mediablog.corriere.it/2009/09/il_giornalismo_ai_tempi_di_int.html.
Pagina | 47
Insegnare e apprendere con gli eBook
finora inimmaginabili: ad esempio si può saltare a piè pari la mediazione di un editore e
pubblicare direttamente un testo in rete, gestendone le modalità di distribuzione e ottenendo
in caso di vendita di copie di file un guadagno percentuale enormemente più alto di quello che
qualsiasi editore tradizionale potrebbe garantire a fronte della vendita di copie cartacee. Il
paradosso consiste nel fatto che questa opportunità, particolarmente utile come modalità di
condivisione dei risultati raggiunti dalla ricerca scientifica, è in realtà utilizzata soprattutto per Pagina | 48
quella che gli anglosassoni chiamerebbero “vanity press”: mentre molte pubblicazioni
scientifiche, articoli e riviste specializzate continuano a praticare politiche basate sui DRM
(Digital Rights Management), i repositories di eBook gratuiti o a pagamento secondo la
formula del print-on-demand come LuLu si arricchiscono quotidianamente di centinaia o
migliaia di romanzi, racconti e raccolte di poesie in formato elettronico, sottoscritti da autori
sconosciuti sedotti dalla facile mitologia del self-publishing (Sykes, 2006) e che con ogni
probabilità quasi nessuno leggerà. Si tratta probabilmente di un passaggio necessario verso
una reale economia della conoscenza fondata sulla democratizzazione dell’accesso alla
costruzione e alla condivisione dell’informazione e del sapere in rete, ma sussiste il ragionevole
dubbio che si stia configurando un mondo in cui il numero degli autori risulterà più alto di
quello dei lettori potenziali, un fenomeno del resto già osservato in ambiti come il blogging.
Il vero problema è capire come e attraverso quali strategie, in questo scenario, un autore
possa essere identificato come “autorevole” e in base a cosa si misurerà la sua autorevolezza:
se da un lato, infatti, la mediazione del marchio editoriale appare superata, la
disintermediazione generalizzata non sembra sufficiente. Bisognerà quindi elaborare nuove
metriche di valutazione12 o esplorare nuove “catene del valore” centrate sui principi
dell’economia della conoscenza (Grazzini, 2008), all’interno delle quali, con ogni probabilità, i
veri protagonisti saranno ancora una volta i lettori in quanto invisible audience (Buckley, 1997),
ovvero in quanto “attori” con i quali ogni autore dovrà imparare a interagire (così come ogni
insegnante deve imparare a interagire con i suoi studenti online senza mai considerarli
pubblico passivo).
Per suggerire un’ipotesi non certo innovativa ma concreta13, si potrebbe immaginare che la
misura del valore e dell’autorevolezza di un autore digitale sia gestita da apposite “banche
della conoscenza“, che potrebbero anche rappresentare un’evoluzione del ruolo degli editori
nella società della rete. Potrebbe consistere in una sorta di infrastruttura di garanzia basata su
alcuni semplici principi:
 Tutti gli utenti, senza distinzione tra autori e lettori, aprono un “conto” nella banca della
conoscenza. Il conto iniziale è uguale a zero.
12
Fare il punto sui parametri possibili richiederebbe un saggio completo, che esulerebbe dai limiti di
questo contributo. Per una panoramica introduttiva e alcuni spunti iniziali su questi argomenti si rimanda
a Giglietto F. (2007), Social Semantics in a Networked Space: New Perspectives for Social Sciences.
Netxtmedia and Society.org Blog.
13
L’ipotesi è tratta dal post di avvio di una discussione sul valore della conoscenza in rete dal punto di
vista dell’autore che si è sviluppata a partire dal Knowledge Blog di Mario Rotta. URL:
http://www.mariorotta.com/knowledge/?p=250.
Insegnare e apprendere con gli eBook




Ogni autore attribuisce un valore a ciò che elabora e decide di condividere in rete. Il valore
attribuito potrebbe essere calcolato sulla base del lavoro richiesto dall’elaborazione che si
sta condividendo.
Ogni volta che un altro utente utilizza un contenuto (scaricandolo, stampandolo, citandolo
o semplicemente mostrandolo e commentandolo in un contesto) il valore corrispondente
Pagina | 49
viene addebitato sul conto dell’utente/lettore e accreditato sul conto dell’utente/autore.
Col tempo gli utenti/autori più “utilizzati” vedranno il proprio conto crescere, mentre gli
utenti/lettori che utilizzano più risorse ma non ne producono o non ne condividono
risulteranno debitori. Su questa base si potrebbe anche calcolare il valore delle interazioni,
o il valore delle risorse digitali distribuite, nonché la “reputazione” degli utenti e, in ultima
istanza, l’autorevolezza effettiva degli autori.
Ogni utente può utilizzare gli eventuali crediti accumulati per acquisire risorse prodotte e
distribuite da altri. Per quanto riguarda i debiti contratti, al contrario, si può pensare ad
una loro periodica riconversione in denaro reale, da ridistribuire tra gli utenti creditori,
ovvero gli autori: in questo modo gli utilizzatori che non producono e non distribuiscono
risorse diventerebbero una forma indiretta di sostegno economico agli utenti che
interpretano meglio lo spirito della rete, e questo potrebbe rappresentare per gli uni uno
stimolo a collaborare all’elaborazione e alla distribuzione di nuove conoscenze, per gli altri
un incentivo alla qualità e un premio al lavoro svolto. Chi gestisce la “banca della
conoscenza” potrebbe anche ricavare un guadagno da queste transazioni.
Nulla vieta, infine, di esplorare altre forme e modalità di conversione dei crediti maturati,
così come dei debiti accumulati. In ogni caso, in attesa di nuove ipotesi di calcolo e
riconoscimento del valore del lavoro intellettuale, si avrebbero dei parametri di
riferimento utili per identificare e riconoscere la “ricchezza” reale in rete, ovvero l’utilizzo
effettivo e trasparente delle risorse e delle conoscenze distribuire per costruire e
distribuire altre risorse e altre conoscenze. Una prospettiva che dopo tutto era implicita
nell’utopia visionaria della rete già descritta da Ted Nelson nel 1960.
Certo, avviare e gestire una catena del valore basata sul concetto di “banca della conoscenza”
non si prospetta né semplice né imminente. Per agevolare l’avvio di un processo di questa
portata, si dovrebbe ad esempio lavorare sui metadata (ovvero affiancare la ricerca già in atto,
quella orientata al web semantico), prevedendo un campo “valore” il cui contenuto possa
essere letto, utilizzato come riferimento, calcolato e recuperato a cura delle banche della
conoscenza. Ma il problema è come rendere univoco il processo, come gestire ad esempio la
scissione iniziale tra contenuti aperti e gratuiti (ovvero senza valore attribuito), contenuti con
un valore di scambio funzionale e contenuti protetti o tradizionalmente a pagamento.
L’atteggiamento degli editori
Molto dipenderà dall’atteggiamento degli editori, e questo ulteriore passaggio sarà lungo e
difficile. L’editoria “è un settore produttivo antico e solido, che affonda saldamente le sue
radici nella cultura della carta stampata. Il modello editoriale è evoluto nel corso della storia
secondo una parabola di grande, naturale lentezza. Gli editori si sono sentiti a loro agio con un
Insegnare e apprendere con gli eBook
ritmo di cambiamento così rilassato. Per dirla semplicemente, il viaggio di un testo dall’autore
al lettore era lineare, con l’editore che assumeva i ruoli intermedi di arbitro, filtro, custode,
mercante e distributore” (Lloyd, 2008). Ma ora, un intero sistema con più di cinquecento anni
alle spalle si trova a dover fronteggiare una situazione decisamente nuova e che impone
mutamenti veloci, grande capacità di
adattamento e una creatività a cui le
“imprese culturali” (ché tali sono di fatto gli
editori) non sono abituate.
Pagina | 50
Secondo Luca De Biase, giornalista ed esperto di nuovi
media e tecnologie per il web 2.0, gli editori tradizionali,
specialmente in Italia, sono nel pieno di una crisi di panico.
Non c’è da stupirsi se tutto questo genera
una sorta di panico incondizionato, né
sorprende la resistenza di molte case editrici
ad accettare l’idea che si debba cominciare a operare su questo nuovo segmento di mercato,
anche se potenzialmente enorme, o che si percepisca come un ostacolo insormontabile
perfino la pura e semplice trasposizione dei testi già disponibili in formati digitali compatibili
con gli eBook readers.
Eppure, anche se le soluzioni non emergono ancora con sufficiente chiarezza, i contorni del
problema, per quanto riguarda l’impatto degli eBook sul ruolo degli editori appaiono molto
ben definiti. Sinteticamente, si possono riassumere in almeno cinque macro-aree d’azione:
1. La scelta del ruolo strategico che gli editori intendono svolgere in un mercato in cui il
diffondersi di pratiche a cui si è già accennato (self-publishing, print-on-demand,
distribuzione aperta) ne ridimensiona di fatto il peso in quanto mediatore culturale.
2. L’individuazione di un modello di business alternativo, adeguato al riposizionamento del
ruolo che gli editori interpreteranno nello scenario che si va configurando.
3. La messa a punto di nuove ipotesi organizzative legate al modello di business, ovvero la
ridefinizione della filiera produttiva che finora ha caratterizzato l’attività delle case editrici,
accentuando il passaggio da un’organizzazione rigida, tipicamente industriale, regolata
dall’enfasi sul libro in quanto bene/merce, a processi più flessibili, più adeguati allo
scenario di un’economia basata sulla conoscenza.
4. La ricerca di ipotesi grafiche e soluzioni di impaginazione sempre meno ispirate al modello
del libro a stampa e più orientate alle specificità dei testi digitali e dei dispositivi dedicati
attraverso cui i lettori possono usufruirne. Va sottolineato che questa è una ricerca
importantissima, che potrebbe permettere agli editori di recuperare un ruolo insostituibile
almeno nel breve e medio periodo: appare infatti evidente che il libro “di servizio” sarà
prevalentemente digitale, mentre il libro di carta sarà sempre di più un “beaux livre”, un
bell’oggetto; capire come si può evolvere la grafica editoriale rispetto ad entrambe le
tipologie di prodotti (in sostanza, ragionare sulla ri-mediazione in atto tra volume a stampa
ed eBook) potrebbe rappresentare in questa fase un “core business” per le case editrici.
Insegnare e apprendere con gli eBook
5. La ricerca di nuove strategie di promozione e distribuzione, sia per quanto riguarda le
modalità di gestione della proprietà intellettuale (come posizionarsi rispetto alla diffusione
delle licenze Creative Commons? O rispetto ai principi dell’Open Access? Come affrontare
e risolvere l’ambiguità dei DRM? In che modo reimpostare il rapporto tra editori e autori
pensando anche a nuove ipotesi di sostegno al lavoro intellettuale che precede e indirizza
Pagina | 51
l’attività editoriale vera e propria?), sia per quanto riguarda i canali di diffusione dei
prodotti editoriali (la libreria indipendente è un specie in via di estinzione? Quali sono i
modelli alternativi? Come impostare e gestire librerie online, catene distributive o altre
forme di de-materializzazione del tradizionale rapporto con i lettori/clienti? Vale ancora la
pena puntare sul print-on-demand? E in che modo? Come si può impostare il marketing di
un prodotto editoriale digitale in rete? I booktrailers14 sono realmente utili? I Social
Network sono un opportunità per far conoscere i libri digitali?).
Gli argomenti dell’agenda, in sostanza, sono già definiti. E gli editori potrebbero e dovrebbero
affrontarli sistematicamente, approfondendone le implicazioni, confrontandosi apertamente
con le istanze in gioco, progettando soluzioni. Ma questo non accade, se non sporadicamente,
e generalmente per iniziativa dei piccoli editori15, che evidentemente percepiscono più
facilmente i vantaggi competitivi che potrebbero derivare da un mercato che sembra fondarsi
sulla “coda lunga” e agevolare di conseguenza chi ha meno problemi di gestione del magazzino
o di complessità organizzativa.
Il dibattito in corso tra i piccoli editori e gli sperimentatori ha in ogni caso evidenziato ulteriori
elementi interessanti, in gran parte legati alle riflessioni scaturite dalle prime ipotesi di
applicazione della circolare del MIUR16 che incentiva de facto la de-materializzazione dei libri
scolastici. Tra i nuovi temi emergono: il bisogno di una riflessione approfondita sui modelli
editoriali (particolarmente per quanto riguarda la relazione tra progettazione dei contenuti e
gestione dei contenitori); la necessità di esplorare le possibili integrazioni tra eBook e altre
tipologie di contenuti digitali (ad esempio i learning objects); l’importanza del superamento
dello schema in base al quale i cosiddetti libri di testo non riescono a uscire da una spirale
chiusa scuola-editore-scuola, per puntare, al contrario, verso ipotesi più aperte, ad esempio
dei libri “liquidi” realizzati grazie al contributo esperienziale degli insegnanti; e ancora, ipotesi
di lavoro sull’illogicità e l’antieconomicità dei testi cartacei e sull’alternativa della formula del
print-on-demand come soluzione alla necessità di poter disporre di contenuti in stretta
relazione con i bisogni formativi reali degli studenti; il recupero di ipotesi e sperimentazioni sul
concetto di testo non lineare, o sulla relazione tra testo scaricabile e condivisione del testo in
rete; ipotesi sulla distribuzione e le licenze, fino a immaginare forme di comodato d’uso
14
I cosiddetti Booktrailers sono forme di promozione online di prodotti editoriali basate
sull’anticipazione di parti del testo o su brevi video che ricordano i trailers cinematografici. Sono una
tecnica di marketing sempre più usata proprio per promuovere gli eBook. Si segnalano a titolo
esemplificativo http://www.book-trailers.net/ e http://www.book-trailers.it/.
15
Si segnalano in proposito, tra le altre cose, gli interventi di Agostino Quadrino, Noa Carpignano e
Mario Guaraldi in occasione di un barCamp a Fosdinovo (in formato video: http://vimeo.com/4944192) e
la sintesi di un acceso dibattito su queste stesse tematiche pubblicata da Garamond (in formato eBook:
http://www.garamond.it/index.php?pagina=562). Sull’atteggiamento degli editori italiani si veda anche
Montauti, 2008.
16
C.M. 16 del 10 febbraio 2009.
Insegnare e apprendere con gli eBook
gratuite, superando l’idea del libro come oggetto personale di proprietà di ciascun studente e
puntando piuttosto a insiemi di contenuti condivisi come dotazione dell’ambiente di
apprendimento. Il modello di editoria che emerge da questo dibattito è ancora tutto da
esplorare. Ma appare chiaro che gli editori sono chiamati a reinventare contenuti e formati
sulla base di una serietà qualitativa, di un’aderenza al contesto d’uso e di una congruenza con i
linguaggi e gli stili comunicativi dei destinatari mai considerate prima d’ora: l’eBook si delinea Pagina | 52
sempre meno come un oggetto e sempre più come un contenitore che esprime significatività a
seconda dello sfondo su cui viene collocato. Bisogna sperimentare, essere visionari per poter
concepire la nuova “forma” del libro, in analogia con quanto emerge da molte altre suggestioni
offerte dalla cultura contemporanea. La sfida per gli editori consisterà quindi nel produrre
contenuti significativi in diversi formati per i diversi interlocutori, per rispondere in modo più
puntuale ai loro interessi/scopi ed essere in relazione al mondo in cui vivono.
Nel frattempo, c’è fermento anche nell’ambito dell’editoria specialistica e universitaria, dove
prendono forma modelli relativamente alternativi, meno interessati alla “forma” delle
pubblicazioni e più concentrati sulle modalità di distribuzione. Paradossalmente (se si esclude
il precedente indiretto rappresentato dalla decisione del MIT di Boston di rendere accessibili
gratuitamente i materiali dei corsi online attraverso vari formati di eDocument17) le proposte
più interessanti e innovative in questo scenario provengono da soggetti che non sono
propriamente né editori né distributori di
contenuti: è il caso ad esempio di progetti
“Google si prepara a lanciare la sfida ad Amazon e
come Scholar o Editions, promossi da
Sony nel promettente mercato dei libri online, sul
Google e solo in seconda istanza ripresi e
quale molte società tecnologiche hanno scommesso
per i prossimi anni. Il colosso della ricerca Internet
riproposti anche da alcune case editrici18.
lancerà l’anno prossimo un servizio chiamato Google
Al di là delle reali intenzioni di Google
Editions, che consentirà ai lettori di comprare e
rispetto a competitors specializzati nella
leggere libri elettronici da telefoni, computer e lettori
eBook. «Si tratterà di un accesso via browser», ha
distribuzione editoriale online, come
detto Tom Turvey, capo del programma di Google,
Amazon, Sony o Barnes & Noble, va
«Il mercato dei libri si evolverà fornendo l’accesso ai
lettori da qualsiasi luogo». I libri comprati tramite
evidenziato il fatto che attraverso questi
Google e società partner saranno quindi accessibili
esperimenti si stanno ri-configurazione i
da qualsiasi apparecchio dotato di un browser
rapporti tra gli attori tradizionalmente
Internet. Google tratterrà il 55% dei profitti mentre il
resto verrà distribuito ai rivenditori e agli editori”.
impegnati nell’attribuzione del valore alle
La Stampa, 16/10/2009.
conoscenze trasmesse attraverso la
scrittura e pubblicate sotto forma di libri o
documenti: il fenomeno nuovo è
rappresentato dallo spostamento del baricentro del mercato dalla tradizionale centralità
dell’editore in quanto garante della qualità dei contenuti alla “pervasività” di chi,
quotidianamente, si occupa degli strumenti di ricerca e di classificazione dei contenuti digitali
presenti in rete, ovvero di chi, in sostanza, è più vicino ai bisogni immediati degli utenti in
17
Progetto Open Courseware: http://ocw.mit.edu/OcwWeb/web/home/home/index.htm.
In Italia, ad esempio, l’editore Il Mulino ha deciso di rendere disponibili online in formato digitale
molti titoli fuori catalogo (ma non solo) tipicamente destinati al mondo dell’università e della ricerca. Si
veda in proposito: http://www.darwinbooks.it/main.
18
Insegnare e apprendere con gli eBook
quanto soggetti attivi nella definizione di significati alle risorse distribuite. Si delinea
all’orizzonte un riposizionamento globale dei ruoli, sotto certi aspetti radicale. Riusciranno gli
editori a trovare una loro collocazione?19
Il ruolo delle biblioteche
Contrariamente a quanto si potrebbe istintivamente pensare, le biblioteche e i bibliotecari
hanno mostrato già da tempo un notevole interesse nei confronti dei libri elettronici e dei testi
digitali. La ragione è evidente: per chi si occupa prevalentemente di conservazione e
disseminazione della conoscenza i formati digitali rappresentano un vantaggio netto,
immediato, in termini economici, organizzativi e operativi. Non stupisce quindi che in ambito
bibliotecario si sia cominciato precocemente a riflettere sul concetto primario di “Biblioteca
Digitale (Digital Library), che si fonda indirettamente sul progetto Memex (Bush, 1945), che
consisteva sostanzialmente in un dispositivo per la diffusione di testi sotto forma di microfilm,
e più direttamente su un’idea di Licklider (1965), che descrive per la prima volta come si
possano archiviare e utilizzare dei testi su un computer, una pratica già diffusa all’epoca in
alcune biblioteche, anche se limitatamente al catalogo. A partire dagli anni 90, considerando
anche che, indipendentemente dal diffondersi delle nuove tecnologie del libro, era già in corso
da tempo un dibattito sull’evoluzione del significato e del ruolo delle biblioteche in quanto tali
(entra in crisi, ad esempio, la relazione tra biblioteca e territorio), gli studi sul concetto di
Biblioteca Digitale si moltiplicano e si consolidano (Marchionini & Maurer, 1995; Nunberg,
1996; Wilson, 1997; Ridi, 2004).
Secondo Borgman (Borgman, 1999) si possono identificare due linee parallele nella ricerca
sulle Biblioteche Digitali: la prima si concentra sugli aspetti più tecnici (procedure di
digitalizzazione, standard, metadata) immaginando le Digital Libraries come un modo per
disseminare conoscenze (soprattutto attraverso le reti) e aumentare l’interesse degli utenti nei
confronti di insiemi di contenuti altrimenti poco accessibili; la seconda si concentra più sulle
implicazioni della cultura digitale e su come le nuove modalità di comunicazione e di gestione
delle conoscenze cambieranno i servizi informativi e bibliotecari. Una definizione sintetica che
tenga conto dell’espansione del fenomeno eBook potrebbe consistere nel dire che una
Biblioteca Digitale è una modalità di accesso remoto a contenuti, servizi o altre risorse
informative, attraverso la loro digitalizzazione e l’allestimento di un sistema di consultazione e
di interazione in rete sia con i contenuti stessi che con tutte le informazioni correlate. In
sintesi, in una prospettiva ancora più attuale e che tiene conto delle istanze del cosiddetto
Web 2.0 si può affermare che una Biblioteca Digitale è, complessivamente:


19
Un insieme di contenuti digitali che ripropongono contenuti analogici originari.
Un insieme di contenuti digitali originari e/o necessari.
Come dimostra l'accordo tra Simplicissimus Book Farm e FIDARE (Federazione Italiana Editori
Indipendenti) la conversione di cataloghi eterogenei in formati digitali compatibili con gli eBook reader
disponibili è possibile utilizzando piattaforme già esistenti, come Stealth. Ma occorrono volontà di
investire, una visione strategica, capacità di innovazione: atteggiamenti ancora poco diffusi tra gli editori.
Pagina | 53
Insegnare e apprendere con gli eBook





Un insieme di meta informazioni (metadata) che agevola la ricerca dei contenuti
digitali (o degli eventuali contenuti originari a cui essi fanno riferimento).
La struttura degli insiemi di contenuti digitali che si intendono rendere accessibili.
L’interfaccia attraverso cui i contenuti digitali sono resi accessibili in rete.
L’insieme dei servizi che integrano e/o supportano l’accesso e l’utilizzo dei contenuti
digitali.
L’insieme delle interazioni e delle meta informazioni definite dalla convergenza di tutti
gli utenti nello “spazio virtuale”.
A pensarci bene, se questo è ormai il framework di riferimento, della biblioteca tradizionale è
rimasto ben poco: in particolare, nello scenario digitale la funzione primaria della biblioteca
non è più la conservazione degli artefatti, ma la gestione di servizi orientati agli utenti e
centrati sull’accesso alle informazioni utili e sulla gestione delle correlazioni potenziali tra i
diversi contenuti. Il passaggio, sul piano strettamente tecnico, consiste nel superare la logica
del catalogo e potenziare piuttosto l’attività di tagging e di bookmarking, socializzandone e
tracciandone i risultati. Sul piano concettuale, però, si tratta di un salto di qualità non
indifferente, un’apertura verso strategie orientate al semantic web che richiede competenze
non immediatamente disponibili.
Così, mentre le istituzioni bibliotecarie cominciano a riconfigurarsi e ad attrezzarsi per
recuperare un ruolo attivo rispetto alla crescente diffusione di contenuti editoriali
parzialmente o esclusivamente digitali, sono ancora una volta altri soggetti, apparentemente
estranei al dibattito specialistico su questi argomenti, a delineare i modelli di riferimento.
Come al solito Google si è mossa anche in questa direzione, proponendo Google Books20.
Google Books nasce come strumento di ricerca all'interno di insiemi di libri digitali (Giglietto,
2007) e funziona in sostanza come una ricerca su Web limitata a libri digitalizzati in
precedenza: nel caso in cui esista un libro i cui contenuti presentano una corrispondenza con le
chiavi di ricerca immesse dall’utente, il relativo link sarà visualizzato nei risultati. La vera novità
consiste nel fatto che, contestualmente, Google Books gestisce la visualizzazione di
un’anteprima parziale o totale del libro digitale individuato (quando non è protetto da
copyright, o con autorizzazione dell’editore), o addirittura, se il contenuto è di dominio
pubblico, permette di scaricarne una copia. Le informazioni primarie sul testo sono inoltre
corredate da una serie di preziose secondarie informazioni che conferiscono notevole valore
aggiunto alla ricerca: recensioni sul libro, riferimenti web, mappe, collegamenti a biblioteche in
cui il libro è disponibile in formato cartaceo o a librerie online dove è possibile acquistarlo
(Lankes, 2007). Parallelamente la variante Google Scholar21 offre la possibilità di effettuare
ricerche nella letteratura accademica: fonti specializzate, documenti peer reviewed, tesi, libri,
abstract e articoli di editori accademici, ordini professionali, database di studi non ancora
pubblicati, università e altre organizzazioni.
Le funzionalità di Google Books e Google Scholar non sono propriamente definibili come
struttura di una Biblioteca Digitale, ma bisogna riconoscere, al di là dei giudizi di merito, che si
20
21
URL: http://books.google.it.
URL: http://scholar.google.it/.
Pagina | 54
Insegnare e apprendere con gli eBook
tratta di ipotesi di lavoro che rispondono a un diffuso bisogno di conoscenze prima ancora che
gli utenti siano stati in grado di esplicitarlo chiaramente, aprendo scrigni di sapere custoditi in
alcune delle più antiche e importanti biblioteche mondiali “tradizionali” a un pubblico
universale. Si può discutere sulle modalità o sull'esistenza o meno di secondi fini, ma l'utilità
del servizio e l'innovatività del modello sono indubbie e stanno lentamente influenzando i
sistemi di indicizzazione e i servizi informativi che i cataloghi tradizionali offrono all’utente.
La diffusione di questi strumenti costringe le biblioteche a un ripensamento dei sistemi
tradizionali di accesso ai contenuti. Le biblioteche del MIT, notoriamente all’avanguardia, ad
esempio, stanno sperimentando nuove tecnologie per rendere più facile l’accesso alle
informazioni: il New Humanities Virtual Browsery mette in evidenza nuovi libri ed incorpora un
RSS feed, offre la possibilità di commentare libri, di collegarsi alle recensioni ed alle
informazioni sulla disponibilità, e di collegarsi agli altri libri dello stesso autore. Il LibX (MIT
Edition), è una barra degli strumenti per Firefox che permette agli utenti di cercare tra gli altri
anche nel catalogo di Google Scholar; include collegamenti alle sole risorse del MIT presenti in
Amazon, Barnes & Noble, Google Scholar e nel NYT Book Reviews (Lankes 2007). Un altro
interessante esperimento di fusione è quello di OCLC Open Wordcat22: gli utenti che
effettuano ricerche con Google possono incontrare liste di risultati forniti da OCLC e dopo aver
selezionato la voce relativa al libro, saltare direttamente alle informazioni offerte dalla propria
biblioteca su quel libro.
Altri sistemi di ricerca sfruttano logiche più associative che selettive, e rispondono a un
atteggiamento orientato alla serendipity, che è una tecnica propria del discovery (trovare una
informazione che non si era preventivata) più che del find (trovare un’informazione che si
conosce). Di solito questo approccio rinvia ad ambienti tendenzialmente omogenei e
cooperanti. Ci si riferisce ad esempio alla ricerca attraverso il social bookmarking tipica di
ambienti condivisi come Connotea o CiteULike, o alla ricerca per citazioni. Questo tipo di
ricerca, ancora poco diffusa, rappresenta un importante servizio per accrescere la conoscenza
contenuta negli archivi aperti, e si basa sul “citation linking”, cioè sulla possibilità di seguire le
citazioni fatte o ricevute dai singoli documenti così da ricostruire il percorso intellettuale di una
scoperta o di valutare l’impact factor di un articolo su un argomento. Il modello è CiteSeer23,
che oltre a rivelare relazioni tra gli articoli (in base a frasi comuni e a co-citazioni), e indicare
l’impatto di ciascuno, permette l’analisi di trend di ricerca e aiuta a identificare aree
scientifiche emergenti (grafo delle citazioni), e dà la possibilità agli utenti di esprimere un
giudizio o lasciare un commento. La nuova la release CiteSeerX, finanziata dal National Science
Foundation e da Microsoft Research (utilizzando software Open Source) si propone quindi
come Biblioteca Digitale e motore di ricerca allo stesso tempo: essa indicizza contenuti
scientifici (utilizzando Lucene) prevalentemente in ambiti quali le ICT, proponendo un’ampia
gamma di servizi come, ad esempio, la possibilità di correggere eventuali errori e di mantenere
22
23
URL: http://www.oclc.org/worldcat/open/.
URL: http://citeseer.ist.psu.edu/.
Pagina | 55
Insegnare e apprendere con gli eBook
traccia delle modifiche, le statistiche sui downloads, l’inserimento di nuovi tags ecc. A questo
modello si ispira Citebase24 (Brody, 2006), attualmente ancora in fase di sperimentazione.
Il principale ostacolo alla diffusione di queste “tecnologie per la conoscenza” è
paradossalmente rappresentato proprio dalle potenzialità che esse esprimono: la visione di
fondo che le ispira è l’applicazione empirica di alcuni principi che sembrano interpretare il
Pagina | 56
sogno di qualsiasi biblioteca: l’universalità del sapere, l’accesso universale ai contenuti, il
principio della conoscenza come “bene comune” (Hess, Ostrom & Ferri, 2009). Ma questo
orizzonte aperto, illimitato, si scontra con la delicata gestione del diritto d’autore nel mondo
digitale e col problema del rischio di accentramento dei filtri che regolano l’accesso alle risorse
in rete. Nel 2009 i vertici di Google hanno dovuto presentare una dichiarazione di intenti25 per
chiudere le polemiche accese sulla violazione di copyright e sull'insorgente e paventato
monopolio culturale che si sta delineando. A sostegno dell'accordo si sono schierate le
associazioni per i diritti civili, le istituzioni che operano nel campo della disabilità e i gruppi di
interesse legati al mondo della didattica, i quali vedono nell’alleanza tra il colosso di Mountain
View e il mondo dell’editoria per acquisire il copyright su milioni di libri un’occasione per
accrescere le possibilità di accesso all’informazione e innescare così un meccanismo virtuoso
con felici ricadute sociali, specie per quelle fasce di popolazione svantaggiate
economicamente. L'accordo cerca di porre fine a una class action avviata nel 2006 dalle
associazioni degli autori e degli editori americani (AAP) contro Google Books Search. In testa
agli avversari si schiera il concorrente diretto Amazon. L'azienda che per prima ha cominciato a
vendere libri online ed è attualmente leader nel marketing che sta portando al successo gli
eBook ha trovato un primo forte alleato negli autori tedeschi, che attraverso un ricorso
depositato dal governo tedesco alla Corte federale di New York, si oppongono alla
continuazione del progetto o comunque non vogliono farne parte, per timore del danno
derivante da un’azione di mass digitation e dalla messa online senza permesso delle loro
opere. Essi sostengono infatti che un accordo con Google consegnerebbe alla società che ha
messo a punto il motore di ricerca più usato nel mondo il monopolio della distribuzione di
alcuni libri in formato elettronico, ostacolando eventuali servizi concorrenti. Al contrario,
secondo l’opinione di Lateef Mtima, docente di Legge e direttore dell’Institute of Intellectual
Property & Social Justice della Harward University School of Law, l'alleanza che Google sta
configurando è rivoluzionaria e colmerà il «digital divide», dando la possibilità a tutti gli
studenti e a tutti coloro che non hanno accesso a biblioteche ben fornite di recuperare sul
Web una vasta scelta di titoli. Per il docente la lunga battaglia legale è «non solo una parodia e
un problema della giustizia sociale ma un enorme problema per la legge sul copyright» che
regola il diritto d’autore e l’utilizzo da parte di terzi delle opere26. Anche Wade Henderson,
presidente della Leadership Conference sui Diritti Civili, ha difeso il settlement di Google,
spiegando che la manovra di Google Books porterà alla creazione di un servizio equivalente
all’attivazione di una «chiave» d’accesso alle biblioteche di tutto il mondo per tutti i cittadini
24
URL: http://citebase.eprints.org/.
Cfr. http://books.google.com/settlement. Per un’aggiornata rassegna stampa sulle diverse posizioni
internazionali si rimanda a: https://sites.google.com/a/pressatgoogle.com/googlebookssettlement/mediacoverage-editorials.
26
Cfr. http://www.guardian.co.uk/technology/2009/sep/03/google-books-project-digital.
25
Insegnare e apprendere con gli eBook
senza distinzione di reddito27. C’è ancora incertezza sull’esito di questa vicenda, ma è probabile
che molto si giocherà sulla capacità o meno di calcolare e valutare i benefici sociali che il
progetto di Google può comportare, ancora incerti e poco chiari.
In ogni caso si sono aperti scenari inediti, sui quali sta cominciando a muoversi anche l’Europa.
La Commissione europea afferma che "quella della digitalizzazione dei libri è un'impresa
Pagina | 57
erculea che ha certamente bisogno della guida del settore pubblico, ma anche, quando sarà
necessario, del supporto da parte dei privati". Insomma, l'esperienza delle istituzioni insieme al
potenziale tecnologico degli investitori: una vera e propria "sfida economica e culturale",
stimolata dal progetto digitale di Google Books28. Gli attori coinvolti in questo progetto di
riscrittura del sistema di accesso e conservazione della cultura sono detentori dei diritti,
biblioteche, aziende di ICT, associazioni dei consumatori e chiunque altro abbia interesse a
trovare la soluzione migliore a questa sfida. Attualmente, secondo dati dell'UE, solo l'1 per
cento dei libri provenienti dalle biblioteche nazionali risulta digitalizzato. Bisognerà analizzare
meglio gli interessi coinvolti, per giungere a una "soluzione veramente europea nell'interesse
dei consumatori europei". E le prime proposte al riguardo sono arrivate prontamente,
attraverso le dichiarazioni della Federazione Europea degli Editori (FEP) che ha sottolineato
l'impossibilità di applicare l'accordo tra Google e la AAP entro i confini dell'UE, e ha riproposto
il progetto Arrow29 (Accessible Registries of Rights Information and Orphan Works), coordinato
dall'Associazione Italiana Editori (AIE), che già aveva puntato il dito contro Google per la
presunta violazione della Convenzione di Berna sul diritto d'autore, oltre che per aver
sviluppato un database infarcito di errori. La soluzione avanzata da FEP porterà, stando ai suoi
promotori, "benefici per tutti: autori, editori, biblioteche". Si noti che non sono citati i lettori,
mentre il successo di Google Books è dato proprio dalla rapidità di penetrazione tra i fruitori
finali del servizio, secondo il principio Web 2.0 del network effect, oramai imprescindibile, per
cui è il numero degli utenti che determina il peso del network e del servizio.
La querelle scatenata in Europa ha, tuttavia, portato Google a fare qualche passo indietro: libri
non più disponibili sul mercato americano, ma ancora in vendita in Europa, non saranno inclusi
27
“It will provide access to this critical information for all and thus elevate the way in which even the
poorest student is able to research and to advance his or her goals”.
28
Interlocutori a Bruxelles sono Viviane Reding, Commissario per la Società dell'Informazione e dei
Media, insieme a Charlie McCreevy, Commissario per il Mercato Interno.
29
Il progetto ARROW (http://www.arrow-net.eu/), Accessible Registries of Rights Information and
Orphan Works towards Europeana, è progetto di un consorzio di biblioteche nazionali europee, editori e
“collective management organisations”, che rappresenta inoltre gli autori attraverso le loro associazioni e
organizzazioni nazionali. Esso è finanziato dal programma eContentplus, che si propone di rendere i
contenuti digitali in Europa più accessibili e usabili. Lo scopo principale di Arrow è quello di sostenere il
progetto i2010 Digital Library, andando ad identificare i detentori dei diritti, i diritti, e chiarendo lo status
riguardo ai diritti di un'opera quando è orfana o fuori stampa. Ciò permette alle biblioteche e agli utenti di
avere informazioni su chi è propriamente il detentore dei diritti (rightholders), quali sono i reali diritti in
gioco, chi li possiede e amministra, come e dove essi possono chiedere permessi per digitalizzare e/o
rendere disponibile un'opera a gruppi di utenti. Altro scopo è quello di potenziare l'interoperabilità tra
fonti di informazioni sui diritti held by rightholders, e altre “collective management organisations”,
biblioteche e utenti. Quindi per questi motivi è necessario definire un sistema per lo scambio di dati, la
creazione di registri di opere orfane e fuori stampa, in una logica di interoperabilità, sviluppo di standards
e coinvolgimento degli stakeholder.
Insegnare e apprendere con gli eBook
nel database di Book Search30 ("Books that are commercially available in Europe will be treated
as commercially available under the settlement", "Such books can only be displayed to US
users if expressly authorised by rights holders"). Secondo l'accordo, Google acconsente a
pagare 125 milioni di dollari (circa 87 milioni di euro) per risolvere le controversie e stabilire un
“Book Rights Registry” indipendente. Libri scannerizzati non più in commercio, in più di 400
Pagina | 58
lingue, delle quali il latino è la più rappresentata, possono essere acquistati online: il 63% dei
profitti andrà ad editori e autori, la restante quota a Google. Secondo Dan Clancy, Google Book
Engineering Director, la richiesta di libri fuori catalogo ammonta al 3% del mercato dei libri
totale, e 30.000 titolari dei diritti hanno optato per questo. In risposta alle obiezioni secondo
cui Google aspira al monopolio, Clancy afferma che il Book Rights Registry può e licenzierà
opere ad altri proprietari. Secondo i termini presentati l'accordo riguarda per un 20% opere in
commercio protette da copyright, per un 10% opere di pubblico domino e per un 70% opere
fuori commercio protette da copyright (le percentuali sono stimate). Si stabilisce inoltre che le
biblioteche universitarie degli Stati Uniti avranno un accesso aperto (OA) a tutto il materiale
digitalizzato ogni 10.000 studenti. Ogni biblioteca può quindi scegliere di pagare una
Institutional Subscription e avere accesso a tutto il materiale digitalizzato o ad una parte di
esso per tutto il campus. A questo si aggiunga che Google pubblicherà31 un milione di libri
classificati come di pubblico dominio anche nel formato aperto EPUB.
Il dibattito sul Google settlement sta infiammando i gruppi di discussione dei bibliotecari. Il
pericolo di monopolio esiste, ma di fatto va riconosciuto a Google il merito di aver iniziato e
portato avanti uno dei primi grandi progetti effettivi di digitalizzazione di massa, che
attualmente non ha alternative di riguardo, nonostante non siano mancati investimenti in tal
senso32. La situazione è certo complessa e difficile da riassumere. Certo è che soltanto chi
acquista il libro digitale distribuito da Google ne avrà un accesso perpetuo, mentre alle
biblioteche che sottoscrivono un abbonamento verrà garantito l’accesso soltanto per la durata
della sottoscrizione. Un trattamento ancora diverso per le biblioteche aderenti al progetto, le
quali avranno una copia digitale, utilizzabile con limitazioni dipendenti dal tipo di contratto33.
Esiste il timore che con l’approvazione dell’accordo si profili uno scenario in cui l’accesso libero
alle risorse venga di fatto limitato. Non si vuole negare, peraltro che il progetto presenti punti
critici, specialmente di carattere giuridico, che toccano aspetti di privacy, diritto d'autore, e
riguardanti le cosiddette opere orfane, come pure di carattere tecnologico, in merito per
30
Cfr. Google removes European titles from books deal, by Roddy Thomson, Sep 7, 2009, URL:
http://tech.yahoo.com/news/afp/20090907/tc_afp/usitcompanybooksinternetgoogleeu.
31
URL: http://booksearch.blogspot.com/2009/08/download-over-million-public-domain.html.
32
Cfr. "È vuota la grande biblioteca online". "Doveva essere «l'Alessandria del XXI secolo». Inviati solo
il 5% dei libri digitalizzati". URL:
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_04/vuota_biblioteca_on_line_offeddu_76a32ab0-991911de-b514-00144f02aabc.shtml.
33
“Accesso per biblioteche e università. Offriremo inoltre a biblioteche, università e altre organizzazioni
la possibilità di acquistare un accesso ai libri di tipo "collettivo", che consenta ai loro utenti di accedere al
testo integrale di milioni di libri in cambio di un compenso retribuito ad autori ed editori per il servizio
offerto. Studenti e ricercatori avranno accesso a una biblioteca elettronica costituita dalle raccolte delle
maggiori università USA. Le biblioteche pubbliche e universitarie degli USA saranno inoltre libere di
offrire terminali da cui i lettori potranno accedere gratuitamente al testo integrale di milioni di libri fuori
stampa”. http://books.google.com/googlebooks/agreement/#5.
Insegnare e apprendere con gli eBook
esempio alla qualità delle scansioni34, e appare evidente che può essere migliorato35. Ma al
momento non sembra che le biblioteche, che dovrebbero essere i principali attori coinvolti in
questo dibattito, siano in grado di attuare altre strategie. Ci sono molti progetti, anche
interessanti36, ma quasi nessuno sembra riuscire a superare il limite concettuale che raffigura
ancora la biblioteca come un insieme in espansione ma sostanzialmente chiuso, organico,
circoscrivibile in uno schema: l’evoluzione del mondo digitale e la rapida diffusione degli eBook Pagina | 59
impongono al contrario ipotesi meno rigide (Bishop & al., 2003) e una riflessione sulla natura
liquida dei contenuti digitali e sulla necessità di lavorare sempre di più sui servizi di supporto
alla ricerca delle informazioni (Rotta, 2008), fino a immaginare una “biblioteca senza pareti”,
trasparente rispetto alle esigenze di lettori sempre più de-localizzati ed eterogenei, che
pretendono risposte personalizzate ai loro interrogativi e ai loro bisogni effettivi.
34
Si veda per esempio: http://blog.simplicissimus.it/2009/08/google-books-is-evil/
Si veda in proposito, ad esempio, un interessante intervento di James Grimmelmann. URL:
http://works.bepress.com/cgi/viewcontent.cgi?article=1022&context=james_grimmelmann.
36
Si vedano a titolo esemplificativo il progetto Books2ebooks (http://books2ebooks.eu/) o il progetto
della Digital Library del CILEA (http://www.cilea.it/index.php?id=ebook), che oltre alla possibilità di
sottoscrivere abbonamenti a riviste elettroniche e accesso a banche dati, mette a disposizione di
università, centri di ricerca e ospedali pacchetti di eBook.
35
Insegnare e apprendere con gli eBook
Sezione II
Insegnare e apprendere
con gli eBook
Pagina | 60
Insegnare e apprendere con gli eBook
Insegnare e apprendere con gli
eBook: strategie per i lettori
riluttanti
Pagina | 61
di Mario Rotta
Una delle prime domande che si sono posti coloro che indagano sull’impatto degli eBook in
ambito educativo è stata inevitabilmente quella legata al ruolo che i libri digitali possono avere
rispetto all’interesse nei confronti della lettura, oltre che rispetto al significato stesso della
lettura (Harrison, 2000). Probabilmente, è ancora troppo presto per poter dare una risposta
esaustiva a questo interrogativo. Tuttavia, ci sono delle buone ragioni per ritenere che gli
eBook possano essere molto utili nell’attuazione di strategie di coinvolgimento o di supporto
orientate ai cosiddetti “lettori riluttanti” (reluctant readers).
Il concetto di “riluttanza alla lettura” è piuttosto variegato e non ne esiste una definizione
univoca. Sostanzialmente, escludendo le difficoltà cognitive più specifiche o le problematiche
legate a implicazioni psicologiche come la dislessia, si considerano lettori riluttanti sia coloro
che non leggono o leggono poco perché non riescono a orientarsi nella complessità o nella
ridondanza di un testo scritto, sia coloro che non leggono o leggono poco per demotivazione
personale, scarso interesse o, talora, più semplicemente per mancanza di tempo.
Quali sono le dimensioni del fenomeno? Molti report europei, anche se sotto certi aspetti non
delineano una situazione realmente critica dal punto di vista del mercato editoriale,
evidenziano effettivamente come gran parte della popolazione (stiamo parlando dell’occidente
ricco e acculturato…) non dedichi alla lettura una particolare attenzione, né in ambiti specifici
(lettura finalizzata allo studio o al lavoro) né come opzione per il tempo libero.
“Hai letto dei libri negli ultimi 12 mesi?” Ecco come rispondono i cittadini di vari paesi europei al di sopra dei 15 anni (valori
percentuali sul totale della popolazione; in caso affermativo, il sondaggio prevedeva la possibilità di dare più di una risposta)
Fonte: Keys Figures on Cultural Partecipation in European Union. EUROSTAT, Luxembourg, october 2002.
Sì, per lavoro
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Gran Bretagna
Grecia
Irlanda
Italia
Lussemburgo
Paesi Bassi
Portogallo
Spagna
Svezia
Media UE
12
4
15
17
9
15
18
5
7
5
13
10
4
5
15
11
Sì, per studio
(testi obbligatori)
14
8
19
17
11
16
16
11
15
6
10
14
8
12
23
13
Sì, per studio
(testi facoltativi)
21
18
17
20
18
21
17
9
11
4
8
9
14
7
17
15
Sì, per altre
ragioni
43
23
55
66
40
40
63
36
40
43
56
53
15
39
72
45
No
38
58
33
24
43
41
25
54
44
50
35
37
67
53
19
42
Insegnare e apprendere con gli eBook
L’aspetto realmente allarmante di questi dati non è tanto il fatto che (sia pure in media e con
le significative eccezioni della Gran Bretagna e dei paesi scandinavi) quasi un cittadino europeo
su 2 non legga libri, né che la percentuale di coloro che non leggono libri sia solo di poco
inferiore a quella di coloro che li leggono per il piacere di farlo. Il dato preoccupante è
Pagina | 62
l’incidenza limitata della lettura legata al lavoro e allo studio: è proprio in questi ambiti che la
riluttanza alla lettura assume un significato particolare e configura scenari su cui vale la pena
riflettere, soprattutto perché il dato appare inevitabilmente legato a qualche carenza dei
sistemi scolastici e universitari, almeno per quello che riguarda l’Italia.
Ma perché i ragazzi che frequentano la scuola o l’università non leggono o leggono così poco?
Sono state esplorate varie ipotesi. Una delle più diffuse attribuisce il tendenziale calo di
interesse nei confronti della lettura proprio alle nuove tecnologie e in particolare a quelle con
caratteristiche apertamente multimediali, dalla TV al computer (Turkle, 1995). Questa ipotesi
sembrerebbe avvalorata da altri dati più volte elaborati e pubblicati a livello europeo.
TV
Radio
Giornali
Internet
Riviste e periodici
Percentuale di ore dedicate ai vari media
41 %
28 %
13 %
10 %
8%
Dato UE, 2003. Fonte: Millward Brown media consumption study, november 2003
Riportato in: European Commission, Publishing Market Watch. Sectoral Report 2: Book Publishing.
Final, august 2004.
La conseguenza indiretta di questa interpretazione è una certa diffidenza nei confronti degli
eBook, sia in quanto nuove tecnologie (per di più percepite come responsabili o complici della
“morte del libro” al pari di altri nuovi media) sia in quanto insiemi di contenuti immateriali
associati a dispositivi ritenuti faticosi e non immediati, oltre che inevitabilmente orientati a
“complicazioni” ipertestuali e multimediali. In pratica, c’ chi osserva che se il problema è il calo
di interesse nei confronti della lettura in quanto tale, non si può immaginare di affrontarlo
puntando soltanto su dei testi da “sfogliare” su un supporto elettronico (Birkerts, 1995), né
sulla spettacolarizzazione ipermediale del contenuto ad ogni costo (Ipsen, 2003), che anzi
produrrebbe effetti contrari e allontanerebbe ancora di più i ragazzi dalla lettura, per quanto
secondo una scuola di pensiero una delle più semplici strategie per coinvolgere i lettori
demotivati consista proprio nella contaminazione tra libri e linguaggio cinematografico. Si
tratta di interpretazioni tendenzialmente riduttive: i dispositivi dedicati agli eBook di III
generazione (quelli basati su ePaper) hanno ormai pienamente risolto i problemi di
visualizzazione e di affaticamento tipici dei display retroilluminati; inoltre, come si è più volte
sostenuto, gli eBook non sono un’alternativa ai libri, ma ne rappresentano l’evoluzione
“naturale”, e non possono quindi essere considerati alla stessa stregua di altri cosiddetti nuovi
media, fermo restando che i media digitali tendono alla convergenza.
Più concretamente, altre riflessioni si concentrano da un lato sui comportamenti cognitivi della
generazione dei “nativi digitali” e indirettamente di altre generazioni di lettori variamente
Insegnare e apprendere con gli eBook
descritte e denominate (Oblinger & Oblinger, 2005) e dall’altro sull’eventualità che i libri siano
paradossalmente troppo tradizionali, inadeguati, carenti sul piano comunicativo e poco
motivanti sia in generale che, più specificamente, per questa generazione di utenti (Koskimaa,
2007). Questa interpretazione del fenomeno, di fatto, ipotizza (sia pure con varie sfumature)
che la riluttanza alla lettura possa essere collegata al disallineamento tra il modo in cui la
maggior parte dei libri sono concepiti e impostati e i modi in cui oggi i ragazzi entrano in
relazione con la comunicazione in generale e con quella scritta in particolare.
Scaffale ibrido
Nativi digitali, atteggiamento nei confronti della lettura ed eBook
[
]
Dal blog di Kristen McLean: The E-book Dilemma. February 12, 2009.
(…)
In addition to a technological debate, this is a generational debate both for consumers and for us in the industry. For the next
twenty to thirty years, we are going to have to serve three really different demographics, each with a unique consumer pattern,
and each with influence over the outcome. On one end you have the Baby Boomers. By and large, this generation loves its books,
and will be much more reluctant adopters of the e-book. Some members of this group will never embrace electronic technology at
all. By and large this group is economically better off than the generation before them, and they have a higher degree of
education than previous generations. These guys are a major economic powerhouse that will be driving hard books sales for some
time to come, and they will exert a measure of industry balance against the Gen-Z group when it comes to how far and how fast
e-books will bloom. We already know how to serve this customer very well, but sooner or later they’re going to leave us.
In the middle you have Gen-X, and Gen-Y. This group, which includes folks that came of age as computers came of age (born
between 1965-1999), are a transitional crowd. (I recently heard someone call this generation Digital Immigrants, which I love.)
They read books. They own books. They also own computers, blackberries, and can get around the wired world. They adopt new
technologies without throwing out the old. The Kindle and Sony E-reader are their thing. If a better, more integrated solution
comes along for e-books, they’ll pick it up instead. They will gravitate to e-books for formats and reasons that make sense to their
lifestyle, like taking it on the road, organizing many references into a handy package, and for cost reasons. They also will continue
to buy paper books for pleasure, but will understand they don’t HAVE to buy something in a hard copy if they don’t want to. They
are discriminating. We’re serving this group pretty well, but they’re not buying everything we’re selling.
On the other end you have the Gen-Z readers, the post-electronic generation born after 2000 who will be completely wired, and
who will no longer think of a book solely as something made of paper you hold in your hands. This generation, which is gaining
strength with every baby born today, will be the real force behind e-books. (These guys? They’re Digital Natives.) This reader isn’t
going to buy a Kindle, because they’d rather download an e-book to their 9-inch iPod, or whatever other fancy integrated machine
is available when they hit the consumer market. Why buy a separate machine when they’re already using their handheld for
everything else? This generation will be super literate, and they will be absorbing media in all forms interchangeably. This includes
some hard copy books, e-books, and web content, but they will be predisposed to the speed and seamlessness of the electronic
world. Web 3.0 will be their playground. This group will drive the market, not the other way around, and it’s this customer we
need to get in front of (if we can.)
We’re asking the wrong questions. It’s a big challenge to figure out how to meet these divergent readers, especially with all of the
channels competing for consumer attention. However, I believe the biggest issue we face as an industry is not how fast e-books
will gain market share, but how we will price them properly so that they accurately reflect the costs involved in making them. Up
until now, we have had a tendency to think e-books are somehow cheaper to produce than regular books. More to the point, that
is the consumer perception, which makes sense unless you understand exactly what goes into a book’s real cost.
(…)
Pagina | 63
Insegnare e apprendere con gli eBook
Per affrontare il problema della riluttanza alla lettura, quindi, bisognerà ripartire dal modo
stesso in cui sono scritti i libri, dalla struttura, dalla narrazione, dai linguaggi, oltre che
dall’osservazione e dalla valorizzazione degli “stili cognitivi” dei potenziali destinatari. I libri,
tendenzialmente, dovranno cercare di essere più semplici (per aiutare chi ha delle difficoltà) o
più coinvolgenti (per stimolare i demotivati e spingerli a ritrovare il piacere della lettura).
In questo scenario gli eBook si configurano come una tecnologia del libro decisamente più
attuale e più vicina alle istanze in gioco, e possono probabilmente giocare un ruolo
determinante. Ma come? Proviamo a delineare 3 ipotesi ragionevoli, documentabili e con
implicazioni progettuali e sperimentali:
1. Gli eBook come tecnologia “adattabile” ai diritti dei lettori.
2. La lettura digitale come strategia integrata di coinvolgimento.
3. Le sinergie tra testo digitale e dispositivo come soluzione contro il carico cognitivo.
Pagina | 64
Insegnare e apprendere con gli eBook
Gli eBook come tecnologia “adattabile” ai diritti dei lettori
Ricordate Daniel Pennac e il suo manifesto sui diritti del lettore pubblicato nel 1992 nel saggio
“Come un romanzo”?
Pagina | 65
Secondo lo scrittore francese ogni lettore ha almeno 10 diritti inalienabili:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
Il
Il
Il
Il
Il
Il
Il
Il
Il
Il
diritto
diritto
diritto
diritto
diritto
diritto
diritto
diritto
diritto
diritto
di
di
di
di
di
al
di
di
di
di
non leggere;
saltare le pagine;
non finire un libro;
rileggere;
leggere qualsiasi cosa;
bovarismo (malattia testualmente contagiosa);
leggere ovunque;
“spizzicare”;
leggere a voce alta;
tacere.
Si è discusso molto di questa provocazione d’autore, da subito citatissima sia come richiamo
all’importanza del margine di libertà e di autonomia di cui i lettori hanno bisogno, sia come
base per impostare azioni efficaci proprio contro la riluttanza alla lettura dei bambini, dei
ragazzi più giovani e talora anche degli adulti. Oggi
moltissimi blog recuperano il pensiero di Pennac
applicandolo a ipotesi di pedagogia innovativa sulla
motivazione a leggere, quasi tutte tendenzialmente
orientate a privilegiare un approccio più aperto,
destrutturati e spesso e volentieri ludico. E allora,
che cosa c’entrano gli eBook? Possono entrarci,
eccome. Perché, se rileggiamo con attenzione la
carta dei diritti del lettore e pensiamo alle
caratteristiche, ai significati e alle implicazioni degli
eBook non è difficile capire che se c’è una tecnologia
“adattabile” a tutti i suggerimenti di Pennac si tratta
proprio degli eBook.
Escludendo l’ovvio diritto di non leggere (basta non accendere il dispositivo), gli eBook
facilitano ad esempio il diritto di saltare le pagine: non solo il lettore può scorrere il testo in
modo diretto e veloce (come su un libro cartaceo), ma può anche procedere puntando a
parole chiave, occorrenze o sezioni, opzione più difficile da attuare in un libro tradizionale;
inoltre, l’autore può impostare il libro digitale in modalità ipertestuale, introducendo ulteriori
facilitazioni e configurando altre possibilità di “saltare”.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Il “diritto di non finire” non è legato alla tecnologia utilizzata, ma si può osservare che nei
dispositivi dedicati agli eBook è possibile interrompere in qualsiasi momento la lettura di
qualsiasi numero di libri “aperti” ritrovando in ogni caso il punto esatto o, se vogliamo,
marcando con dei segnalibri virtuali più punti di interruzione. Anche in questo caso gli eBook,
pur non facendo nulla di specifico o esclusivo (ci si può organizzare con dei segnalibri anche
leggendo volumi cartacei), facilita comunque delle operazioni che secondo l’ipotesi di Pennac
possono avere un impatto positivo sull’interesse nei confronti della lettura.
Per quanto riguarda il “diritto di rileggere” vale la stessa considerazione: gli eBook non
introducono di per sé questa opportunità, ma la facilitano grazie agli strumenti che ci mettono
a disposizione per ritrovare più agevolmente parti del testo, frasi o parole. Gli stessi strumenti
garantiscono al lettore anche il “diritto di spizzicare”, per quanto in questo caso i dispositivi di
lettura attuali non appaiano così veloci ed efficienti quanto la manipolazione “fisica” del libro
cartaceo.
Il “diritto di leggere qualsiasi cosa” e il “diritto di leggere ovunque” sono a loro volta agevolati
dagli eBook, e sotto certi aspetti appaiono connaturati agli eBook, che per la prima volta nella
lunga storia delle tecnologie del libro ci offrono la possibilità di portare con noi grandi quantità
di testi tra cui scegliere in qualunque momento cosa leggere, e come.
Più difficile invece è capire se e quanto gli eBook facilitano il “diritto al bovarismo”, anche
tenendo conto del fatto che si tratta di un termine relativamente controverso. Se per
bovarismo si intende un atteggiamento orientato alla soddisfazione del bisogno (ossessivo,
bulimico) di leggere, si può ribadire come gli eBook agevolino la disponibilità immediata di
grandi quantità di libri. Se invece per bovarismo si intende la tendenza a immergersi
romanticamente nel flusso del racconto, si può osservare che mentre nei libri tradizionali
questa deriva letteraria può essere sostenuta soltanto dalla forza e dal potere evocativo del
testo, gli eBook possono cercare di innescare processi mentali di questo genere contando
anche su altre risorse comunicative, tra cui l’uso di immagini dinamiche o di suoni. Certo, qui si
tocca un argomento controverso, su cui si potrebbero aprire infinite discussioni. Si finirebbe
col toccare anche l’oggetto del “diritto di leggere ad alta voce” e del “diritto di tacere”, oltre
che cominciare a riflettere su se e quanto sia utile e opportuna (soprattutto nell’ambito del
sostegno all’interesse nei confronti della lettura) l’integrazione tra testi digitali e altre forme di
“scrittura multimediale” (Anichini, 2003; Abruzzese & Maragliano, 2008).
Le specificità degli eBook (e soprattutto alcune delle possibili sinergie tra i testi digitali e i
dispositivi) permettono tuttavia di circoscrivere una precisa area di lavoro per chi volesse
considerare l’elaborazione di strategie efficaci contro la riluttanza alla lettura, partendo magari
da quelle poche righe di Pennac. Uno spazio aperto, in attesa di sperimentazioni e riscontri.
Pagina | 66
Insegnare e apprendere con gli eBook
La lettura digitale come strategia integrata di coinvolgimento
Tra i pochi che fino a questo momento hanno affrontato a fondo il problema specifico della
relazione tra strategie contro il disinteresse nei confronti della lettura, eBook e contenuti
digitali merita sicuramente di essere citato l’americano Terence Cavanaugh.
Pagina | 67
Lo scaffale di Terence Cavanaugh
Sito ufficiale: http://www.drscavanaugh.org/
Risorse specifiche: Technology and Reading eBooks in Education

Cavanaugh, T. 2005. EBooks: Expanding the School Library. Library Media Connection. Linworth
Publications. February 2005. pp 56-59.

Cavanaugh, T. 2004. "Online Picture Books - Reading Resources for all Ages and Classes." Florida Reading
Quarterly V40 N3 pp. 32-35.

Cavanaugh, T. (2003). eBooks an Unknown Reading Option. In C. Crawford et al. (Eds.), Proceedings of
Society for Information Technology and Teacher Education International Conference 2003 (pp. 1387-1389).
Chesapeake, VA: AACE.

Cavanaugh, T. 2002. EBooks and Accommodations. TEACHING Exceptional Children. VOL. 35 NO.2
NOV/DEC 2002
“Students can be reluctant or remedial readers for a wide range or reasons—lack of motivation, materials being
beyond their reading level, poor reading skills, low interest in the materials, inexperience with the English language,
or even learning or print disabilities. Electronic books can be a tool to assist these readers. E-books can provide to
the instructor and the student new options, scaffolds, and resources for reading materials at all levels and for all
purposes”. (Terence Cavanaugh)
Cavanaugh suggerisce diverse “buone pratiche” per affrontare i lettori riluttanti, privilegiando
soprattutto quelle orientate al coinvolgimento attivo e alla personalizzazione. Anche
attraverso la comparazione di vari modelli ed esperienze arriva a identificare 5 tecniche
essenziali che nell’insieme possono configurare una strategia realmente efficace nei confronti
di chi è demotivato e soprattutto di chi si sente “affaticato” dalla lettura:





Agevolare l’accesso a una vasta gamma di materiali da leggere.
Garantire ai lettori la possibilità di leggere variando il tipo e soprattutto la dimensione
dei caratteri.
Rendere sempre disponibili più modalità di lettura e/o di interazione con il testo.
Facilitare l’accesso a dizionari e glossari in modo da arricchire il più possibile il
“vocabolario” dei lettori.
Utilizzare sistematicamente tecniche di pre-lettura o di guida alla lettura (ad esempio:
suggerire ai lettori delle domande a cui cercare una risposta nel testo e spingerli a
prendere nota di ciò che si aspettano).
Insegnare e apprendere con gli eBook
Secondo Cavanaugh queste tecniche non sono efficaci soltanto nei confronti dei “reluctant
readers”, ma anche nei confronti dei cosiddetti “remedial readers” (che potremmo
liberamente tradurre come “lettori distratti”), ovvero coloro che leggono abitualmente, ma
restano molto al di sotto delle loro reali potenzialità di pieno coinvolgimento nella lettura, e di
conseguenza non riescono a comprendere a fondo il testo, o a ricavarne conoscenze
significative.
Non c’è nulla di particolarmente innovativo in queste affermazioni. Tuttavia, per la prima volta,
si evidenzia uno stretto legame tra gli eBook e l’insieme delle strategie ritenute più efficaci nel
sostegno alla lettura. Cavanaugh, infatti, afferma esplicitamente che gli eBook rappresentano,
per certe loro stesse caratteristiche, una tecnologia perfettamente adeguata alle esigenze
della strategia appena descritta, anzi, l’unica tecnologia sufficientemente flessibile da garantire
(in un’unica soluzione) tutti gli strumenti necessari per la sua concreta attuazione.
Rispetto ai primi due elementi della strategia, ad esempio, è facile riconoscere alcune delle
potenzialità intrinseche degli eBook rispetto ai libri cartacei: i testi digitali possono essere
facilmente ingranditi o modificati nell’aspetto, mentre il testo a stampa è fisso; i dispositivi di
lettura permettono inoltre operazioni come l’ingrandimento e la rotazione. Quanto alla facilità
di accesso a una vasta gamma di materiali da leggere si ribadisce che si tratta di una
caratteristica connaturata agli eBook, ovvero ai dispositivi di ultima generazione, su cui un
insegnante o un tutor possono caricare enormi quantità di testi digitali reperibili in rete,
costruendo biblioteche personalizzate per i loro lettori riluttanti.
La multimodalità nell’interazione tra lettore e testo è a sua volta caratteristica dei testi digitali
e dei dispostivi di ultima generazione. Come si è già accennato, si possono facilmente applicare
ai testi digitali dei software text-to-speech, che di fatto trasformano i libri elettronici in
audiolibri: oltre che rappresentare un’opportunità essenziale di accessibilità per i non vedenti
o gli ipovedenti, questa possibilità apre la strada all’esplorazione sistematica di strategie
integrate di accompagnamento guidato alla riscoperta del piacere o del significato della lettura
attraverso l’abbinamento tra testo e voce, come vedremo meglio più avanti (ovvero nella
scheda successiva).
Anche l’integrazione di dizionari e glossari in un testo digitale (sia direttamente, sfruttando le
funzionalità di alcuni formati, che a corredo della biblioteca digitale caricabile sul dispositivo)
appare molto più facilmente attuabile utilizzando gli eBook. Un ulteriore vantaggio in questo
caso è rappresentato dal fatto che dizionari e glossari possono essere
gestiti su un eBook sia just-in-time che in modo del tutto asincrono, o
anche in entrambe le modalità: lo stile cognitivo del lettore può essere
così più facilmente valorizzato, in funzione dell’obiettivo primario di
questa azione strategica, che è l’arricchimento del vocabolario
personale.
Un esempio di integrazione just-in-time e just-in-case di un dizionario interattivo
associato a un testo digitale pubblicato come eBook per Microsoft Reader (da
Cavanaugh)
Pagina | 68
Insegnare e apprendere con gli eBook
Infine, Cavanaugh sottolinea che “per quanto nella maggior parte degli eBook non si
prevedano necessariamente tecniche di pre-lettura, un insegnante può usare il blocco note del
dispositivo eBook per suggerire domande e supportare strategie preliminari di lettura attiva”.
Questo aspetto del problema e queste forme di interazione tra testi digitali e dispositivi
dedicati non sono state ancora oggetto di ricerche approfondite, se non in relazione alle loro
implicazioni cognitive (Marshall & Brush, 2002; Chin-Yeh & Gwo-Dong, 2004). Eppure si tratta Pagina | 69
di un ambito che appare molto
promettente, considerando anche
che gli eReaders di ultima
generazione potenzieranno con
ogni probabilità sia l’approccio
touch screen che altre possibilità
di utilizzo attivo della carta
elettronica e che, più in generale,
ci sono segnali di un
orientamento, o forse di un
ritorno alle interfacce naturali tra
uomo e tecnologie per la lettura e
la scrittura (si veda ad esempio il
progetto iPen). Le tracce di un
percorso per valorizzare queste
modalità di utilizzo degli eBook come parte di una strategia di supporto al piacere e al
significato della lettura andranno cercate almeno in queste direzioni: suggerimenti su come
annotare e “glossare” il libro digitale (una sorta di ritorno mediato a una pratica molto antica,
in questo caso facilitata dal fatto che negli eBook si può “scarabocchiare” la pagina senza
comprometterla e in certi casi anche memorizzare le sottolineature e le annotazioni di diversi
utenti); indicazioni specifiche su come associare alla lettura di un testo impressioni scritte di
getto sul blocco note integrato; suggerimenti e inviti a disegnare a mano libera sulle pagine o
su pagine appositamente lasciate in bianco nei libri digitali su cui si deciderà di lavorare, per
stimolare l’associazione tra testo e immagini mentali e favorire modalità più immersive di
relazione tra lettori e contenuti. C’è lavoro per un’intera generazione di insegnanti.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Le sinergie tra testo digitale e dispositivo come soluzione contro il carico cognitivo
L’ipotesi che alcune delle sinergie che si possono instaurare tra testo digitale e dispositivo di
lettura dedicato possano rappresentare un’opportunità interessante per affrontare la
riluttanza alla lettura e più in generale per rendere più efficace la comprensione di un
contenuto può essere indirettamente avvalorata da due ulteriori considerazioni, che fanno
riferimento a due precise cornici teorico/sperimentali:
La prima ha a che fare con le applicazioni della cosiddetta teoria del “doppio codice” (Paivio,
1986). Secondo questo modello le parole e le immagini acquisite attraverso la memoria
sensoriale sarebbero “processate” da due diversi sistemi: la memoria verbale (o uditiva) e la
memoria visiva. Ne consegue che la sovrapposizione dei due “processori” potrebbe generare
un sovraccarico con implicazioni negative sul piano dell’apprendimento, per quanto lo stesso
Paivio sottolinei come, i processi di recupero delle informazioni e delle conoscenze (recalling)
siano facilitati se la memorizzazione è passata attraverso entrambi i path.
Il “doppio codice”, la memoria sensoriale e la memoria di lavoro. Fonte: Cooper, G. (1998), Research into
Cognitive Load Theory and Instructional Design at UNSW. University of New South Wales, Australia.
Più volte rivisitato, il modello è stato spesso applicato nell’ambito specifico della strutturazione
di contenuti multimediali potenzialmente orientati al controllo del carico cognitivo, e in
particolare nell’enunciazione di due “principi” largamente utilizzati sia nell’instructional design
che, più in generale, nel design dei contenuti digitali: il “principio di modalità” e il “principio di
ridondanza” (Moreno & Mayer, 2000; Clark & Mayer, 2003). Di fatto, si suggerisce di evitare la
sovrapposizione tra audio e testo e separare per quanto possibile la comunicazione basata sul
codice visivo rispetto a quella basata sul codice verbale/uditivo; si suggerisce inoltre che, per
spiegare delle immagini (sia statiche che dinamiche) o degli schemi grafici, il commento audio
è preferibile al testo di accompagnamento. Su questa base si possono immaginare, ad
esempio, degli “ibridamenti” tra eBook e audiolibri come risposta al bisogno di strumenti più
efficaci e soprattutto integrati contro la riluttanza alla lettura dovuta al sovraccarico cognitivo?
Per poter dare una risposta bisogna richiamare una seconda cornice teorica, più legata agli
studi sulla percezione e sulle differenze e le analogie riscontrabili nel comportamento di gruppi
di utenti nei confronti della lettura digitale e della gestione visuale di schermate, pagine di siti
Pagina | 70
Insegnare e apprendere con gli eBook
o slides. Si tratta in questo caso di ricerche sperimentali basate sul tracciamento dei movimenti
dell’occhio o dell’interazione con un pattern grafico (Szabo & Kanuka, 1999; Jacob & Karn,
2003; Renshaw et al.,2003; Ruel & Outing, 2004) il cui scopo indiretto è verificare, avvalorare o
correggere alcuni presupposti fondamentali del concetto stesso di usabilità, che in una delle
sue più note declinazioni (Nielsen, 1997) ci ricorda di quanto sia importante,
Pagina | 71
nell’impaginazione di contenuti destinati ad un output su uno schermo, considerare che gli
utenti non leggono in modo lineare, come sarebbero
(tendenzialmente) portati a fare su una pagina stampata, ma
procedono piuttosto “scansionando” induttivamente l’insieme in
cerca di elementi evidenti di “aggancio”, da cui partire per
“acquisire” il contenuto in modo sostanzialmente frammentario,
attraverso salti improvvisi, attraversamenti diagonali, ritorni,
ripensamenti, soste e passaggi in cerca di ulteriori dettagli.
Il comportamento dell'occhio nella lettura di una pagina di giornale online. I
colori più caldi evidenziando le aree di massima priorità, ovvero le zone della
pagina su cui il lettore si sofferma di più durante la sua “scansione” del pattern
visivo. Fonte: The Poynter Institute, Eyetrack III Research.
Come si può tener conto di queste indicazioni nella costruzione di
eBook efficaci e più “leggibili” da parte degli utenti? E in che
modo queste ricerche entrano in relazione con gli spunti che
possono essere recuperati dagli studi su come limitare il sovraccarico cognitivo? Su queste
basi, si può provare a immaginare un framework sperimentale per impostare eBook multimodali e usabili, in grado di restituire il piacere della lettura a chi è più demotivato e aiutare
chi ha delle difficoltà a leggere e soprattutto ad apprendere meglio?
Elaborando e applicando questi spunti di riflessione e tenendo conto delle implicazioni dei
modelli di riferimento a cui si riferiscono si può configurare un’ipotesi di lavoro molto specifica
e intrigante: eBook avanzati (IperLibri) in cui si sfruttano alcune specificità dell’integrazione tra
formati digitali e dispositivi di lettura dedicati in chiave multimodale, ottenendo un risultato
che da un lato supera l’attuale distinzione tra audiolibri ed eBook in senso stretto, dall’altro
cerca di rendere più agevole e flessibile il processo stesso della lettura, valorizzando le sia le
necessità che i comportamenti degli utenti.
Un IperLibro multimodale non implica necessariamente una soluzione sofisticata o un livello
particolarmente alto di ri-mediazione (per dirla con Bolter): non dobbiamo anzi mai
dimenticare che stiamo pur sempre parlando dell’evoluzione delle tecnologie del libro, e non
di un ritorno alle teorie multimediali degli anni 90. Potrebbe semplicemente consistere
nell’affiancamento, nella sovrapposizione e nell’integrazione dinamica tra testo, eventuale
illustrazione digitale e lettura del testo, eventualmente supportata da video o animazioni, nel
rispetto delle regole di base dell’usabilità e delle implicazioni pratiche dei principi sul carico
cognitivo. Una “ricchezza digitale” opportunamente dosata, che è possibile gestire
agevolmente sia utilizzando le ultime versioni degli editor o dei convertitori per file in formato
Insegnare e apprendere con gli eBook
PDF (è relativamente facile anche trovare in rete suggerimenti e tutorial), sia considerando che
gli eReaders di III generazione sono in grado di interpretare codice HTML e relativi script, sia (al
limite) sfruttando le potenzialità più specifiche di editor professionali innovativi, come DNL
Desktop Author, anche se non sono sempre compatibili con alcuni dispositivi di lettura.
Ancora più “semplicemente”, ci si potrebbe limitare a impaginare il testo con alcune attenzioni
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grafiche e a sfruttare in modo intelligente i collegamenti ipertestuali, fino a ottenere delle
pagine ambivalenti, in cui è possibile attivare in qualsiasi momento uno switch tra la lettura
diretta e l’audiolettura o la drammatizzazione del testo pubblicato, oltre che in altre direzioni
utili alla comprensione del testo o al suo uso in ambito educativo.
Un eBook così impostato risponderebbe in pieno anche ad alcune delle esigenze strategiche
delineate da Cavanaugh e non comporterebbe investimenti particolari, né l’utilizzo di
dispositivi di lettura particolarmente evoluti o costosi. Se ne propone una traccia
esemplificativa in appendice.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Gli eBook nelle strategie di
apprendimento orientate alla
mobilità e all’ubiquità
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di Mario Rotta
“Nella riunione dell'11 e 12 Maggio 2009 i ministri per l'Istruzione, Gioventù e Cultura dei 27 Stati membri dell'Unione Europea
hanno adottato un quadro strategico che fissa i seguenti quattro obiettivi prioritari per la cooperazione europea nel settore
dell'istruzione e della formazione da qui al 2020:
Obiettivo strategico 1: Fare in modo che l'apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà
Obiettivo strategico 2: Migliorare la qualità e l'efficacia dell'istruzione e della formazione
Obiettivo strategico 3: Promuovere l'equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva
Obiettivo strategico 4: Incoraggiare la creatività e l'innovazione, compresa l'imprenditorialità, a tutti i livelli dell'istruzione e
della formazione.”
Fonte: Gli ultimi benchmark europei per l’istruzione e la formazione, di Angela Vegliante. E-ducation 2.0, 25 giugno 2009.
Gli obiettivi della UE per l’istruzione e la formazione sono molto chiari: la mobilità e la
possibilità di apprendere attraverso e nonostante la mobilità rappresentano un valore
primario, e gli strumenti che possono agevolarla o sostenerla saranno, di conseguenza, oggetto
della massima attenzione. Gli eBook (intesi sempre nella loro definizione estesa, in quanto
insieme integrato di contenuti e dispositivi specifici) possono svolgere un ruolo determinante
in questo scenario? E in che modo?
Per capirlo bisogna prima di tutto chiarire cosa si intende esattamente quando si parla di
apprendimento orientato alla mobilità o Mobile Learning. Originariamente, il neologismo
“mobile learning” (sinteticamente m-Learning) identifica quasi esclusivamente le pratiche di
insegnamento e apprendimento a distanza attuate
attraverso dispositivi mobili di accesso a contenuti
formativi distribuiti in rete o piattaforme (Quinn, 2000;
Sharples, 2000). Il focus è quindi prima di tutto sulle
tecnologie portatili in quanto tali, in particolare sui laptop, i
notebook e i palmari (PDA) e sul concetto di wireless, e solo
in seconda istanza sulle implicazioni cognitive legate all’uso
di quelle specifiche tecnologie o sulle conseguenze che
esse possono avere nella definizione di nuovi modelli
didattici e nella gestione dei processi di apprendimento.
Un'ipotesi di classificazione delle tecnologie per
il Mobile Learning in base alle caratteristiche e
Negli anni successivi il dibattito si evolve in almeno due
all’utilizzo (Naismith et al., 2004). Gli eBook
direzioni, che solo marginalmente tendono a convergere. La possono agevolmente essere collocati nel
prima è legata alla sperimentazione didattica connessa alla quadrante 1 della matrice, ma sotto certi aspetti
appaiono più trasversali rispetto allo schema.
diffusione, tra i giovani e non solo, di dispositivi portatili
multimediali potenzialmente utilizzabili in ambito educativo (soprattutto lettori audio MP3,
cellulari e console per videogiochi di ultima generazione): uno spunto che si deve
Insegnare e apprendere con gli eBook
probabilmente a un’intuizione di Howard Rheingold (Rheingold, 2003) e che trova poi un
terreno particolarmente fertile sia negli studi sui comportamenti cognitivi dei “nati digitali” che
nelle applicazioni della tecnologia wireless e dei dispositivi portatili come opportunità di
integrazione e potenziamento dei processi formativi in ambito aziendale e nelle organizzazioni
complesse (Brown & Metcalf, 2008). Come è facile immaginare in questo ambito di ricerca ci si
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concentra soprattutto su come costruire contenuti efficaci erogabili e utilizzabili attraverso
questa gamma di dispositivi, e in seconda istanza sulle potenzialità interattive degli stessi
dispositivi. Si esplorano inoltre ipotesi didattiche orientate alla “rapidità”, intesa sia come
strategia funzionale al coinvolgimento degli studenti (contenuti brevi, stile comunicativo
diretto…), sia come modalità di risposta “just-in-time” a bisogni formativi specifici e situati
(Oppermann & Specht, 2006).
La seconda direzione dell’indagine sull’m-Learning è invece più legata alla riflessione
epistemologica sulla relazione tra tecnologie e conoscenza, e sull’ipotesi che la mobilità, e in
seconda istanza l’ubiquità (o meglio, la possibilità di apprendere e interagire ovunque e
comunque) possano configurare un territorio destinato a modificare radicalmente non solo
l’accesso ai contenuti formativi ma gli stessi significati, il setting degli ambienti di
apprendimento (Nyìri, 2002), i modelli pedagogici (Brasher et al., 2005) e il ruolo dei formatori
e degli e-Tutor (Savill-Smith et al., 2006), fino a diventare elementi determinanti sia del
cosiddetto approccio 2.0 (Downes, 2005) che di altre ipotesi ancora da esplorare (Klopfer et
al., 2005; Winters et al., 2005; Metcalf et al., 2006). È probabilmente questo l’ambito di ricerca
che racchiude le prospettive più
interessanti.
Mobilità e ubiquità come evoluzione del rapporto tra
tecnologie e idee e come potenziamento del controllo
individuale e allo stesso tempo della capacità creativa
(Siemens & Tittenberger, 2009).
Quello che colpisce, in tutta questa
letteratura sul problema della “mobilità”
nell’apprendimento e sull’apprendimento
ubiquo, è la quasi totale mancanza di
riferimenti espliciti agli eBook come parte integrante degli scenari che si stanno configurando,
anche se già negli stessi anni di eBook si parla diffusamente, evidenziandone proprio
caratteristiche quali la portabilità, e anche se la collocazione dei dispositivi di lettura dedicati
per eBook tra le tecnologie “portatili” e “personali” appare relativamente ovvia, basti pensare
all’attenzione che i produttori di hardware dedicano alla possibilità di utilizzare i dispositivi
dedicati come raccoglitori di giornali elettronici e news dinamiche, per utenti in continuo
movimento e che esprimono bisogni ubiqui di accesso all’informazioni. La ragione va
sicuramente cercata nell’ancora scarsa diffusione degli eReader rispetto a notebook, palmari o
cellulari, ma probabilmente sono mancate anche sperimentazioni specifiche e indagini
orientate in questa direzione.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Soltanto negli ultimi anni articoli e report cominciano ad associare stabilmente e
sistematicamente gli eBook all’m-Learning. In un’indagine condotta nelle università americane
sull’atteggiamento degli studenti e dei docenti rispetto alle tecnologie portatili e wireless
(Corbeil & Corbeil, 2007)37 gli eBook sono elencati a pieno titolo tra gli elementi di un ambiente
di apprendimento improntato alla valorizzazione della mobilità: risultano ancora limitatamente
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diffusi tra gli studenti (con un coefficiente del 10% rispetto al 33 degli iPod, al 54 dei lettori
MP3, al 90 dei cellulari e al 92 dei laptop) e ancora meno tra i docenti (3% a fronte dell’83 dei
laptop e del 93 dei cellulari), ma è significativo che se ne intuiscano alcune potenzialità
specifiche, prima tra tutte la loro possibile evoluzione verso il concetto di Personal Digital
Library. Analogamente, in uno dei progetti inglesi più importanti e avanzati sull’integrazione
tecnologica nel contesto universitario per agevolare l’approccio ubiquo e multimodale
all’apprendimento (ci si riferisce in particolare al progetto DUCLINKG nell’ambito della ricerca
condotta dall’Università di Leicester) si comincia a sperimentare l’uso dei dispositivi dedicati
per eBook. Ci sono ormai le premesse necessarie per sviluppare e approfondire questa
problematica.
Che cosa impedisce ancora agli eBook di essere accettati come strumenti effettivi della
mobilità nell’apprendimento? E quali modalità di utilizzo degli eBook si potrebbero
immaginare in uno scenario evoluto di mobile o ubiquitous learning? L’ostacolo principale,
finora, era legato alla percezione degli eBook come dispositivi rigidi e sostanzialmente limitati,
con una forte connotazione “personale” e una scarsa flessibilità. Di fatto, gli eBook sono stati
sottovalutati in virtù dell’enfasi che la ricerca ha dedicato da un lato alle tecnologie
apparentemente più interattive, dall’altro alle dinamiche sociali, alla comunicazione, alla
condivisione e all’interazione tra gli utenti: aspetti che evidentemente non possono o non
sembrano poter essere adeguatamente supportati dagli eBook sia in quanto dispositivi sia in
quanto “oggetti” o contenuti. In realtà, il problema può essere posto in modo diverso,
rianalizzando in prima istanza l’effettivo potenziale degli eBook in quanto tecnologie
dell’informazione e della comunicazione e ragionando successivamente su come integrarli in
un ambiente di apprendimento aperto e composito.
Come si è già visto, negli eBook di ultima generazione sono state decisamente potenziate
alcune caratteristiche tecniche: i dispositivi sono sempre più interattivi, multimediali e
comunicativi. In pratica, già adesso possono gestire una certa varietà di formati (sia testuali
che grafici che audiovisivi), si possono collegare in rete e garantiscono un certo livello di
interattività con i contenuti (link attivi, ricerche, un minimo di editing, annotazioni contestuali).
Gli eBook si configurano quindi come una tecnologia “convergente”, che tende a integrare in
un unico device le caratteristiche di un PDA, di un lettore MP3 e di un piccolo computer.
Restano evidenti, e inevitabili, alcune differenze: rispetto a un notebook ad esempio, un eBook
non può gestire applicazioni general purpose, se non limitatamente; rispetto a un cellulare non
permette di comunicare in modo diretto con altri utenti; rispetto a una console per videogiochi
37
NB: i risultati dell’indagine rivelano che nel contesto universitario nordamericano gli studenti sono
“pronti” per il passaggio a un sistema educativo basato sul Mobile Learning nella misura del 94%, mentre
i docenti del campione solo al 60%. Il dato confermerebbe indirettamente il gap generazionale tra i “nati
digitali” e le istituzioni educative su cui più volte la letteratura su queste tematiche si è soffermata.
Insegnare e apprendere con gli eBook
ha meno potenzialità grafiche. In compenso, oltre che convergente, la tecnologia degli eBook
sta assumendo una connotazione sempre più “discreta”: cellulari, notebook wireless e console
sono strumenti pervasivi, sotto certi aspetti “distrattori”, tendenzialmente dispersivi. Gli eBook
invece sono strumenti compatti, auto consistenti, delimitabili, trasportabili e allo stesso tempo
estremamente potenti che, anche senza essere necessariamente connessi alla rete 24 ore su
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24, rendono effettivamente ubiquo non soltanto l’accesso all’informazione e alla conoscenza
ma anche l’uso di testi, immagini e contenuti multimediali in qualunque contesto; di fatto,
sono quasi la materializzazione di utopie concrete come il Dynabook di Alan Kay o il portatile
universale a basso costo di Negroponte. Questo insieme di caratteristiche fa degli eBook
strumenti privilegiati per varie applicazioni dei principi del Mobile Learning. Ad esempio, non è
difficile riconoscere nelle potenzialità degli eBook una sostanziale assonanza con quanto
evidenziato in un report del FutureLab (Naismith et al., 2004), dove si identificano i 5 ambiti
chiave che dovrebbero essere considerati come prioritari per implementare progetti efficaci di
m-Learning: il bisogno di privacy e anonimato rispetto al contesto; l’ovvia necessità di accesso
a contenuti e attività educative anche al di fuori dei limiti spazio-temporali della classe e il
bisogno di mobilità reale rispetto all’agenda degli insegnanti; il bisogno di strumenti che
permettano di archiviare, organizzare e recuperare nel tempo le esperienze di apprendimento
attuate; il bisogno di mantenere una certa informalità nell’approccio alle attività; il bisogno (da
parte degli studenti) di mantenere il
possesso e il controllo sulla
tecnologia utilizzata. In uno scenario
come questo, la configurazione del
setting didattico mobile/ubiquo non
può evidentemente passare, come
succede spesso, attraverso
l’accumulo incondizionato e l’uso
casuale o non coordinato di una
Un'ipotesi plausibile per uno scenario “maturo” di Mobile
Learning: l'utilizzo integrato e coordinato di notebook,
smartphone e eBook come dispositivi primari di interazione
tra studenti, ambiente e contenuti educativi.
quantità incontrollata di dispositivi
tecnologici, ma fondarsi sul dosaggio
accurato e sull’integrazione effettiva
di pochi strumenti selezionati, che rispondano complessivamente alle varie istanze senza
sovrapporsi. È ancora presto per capire come si evolveranno i modelli improntati ai principi
appena delineati, ma è ragionevole pensare che le soluzioni più interessanti si orienteranno
prevalentemente verso l’uso complementare di 3 dispositivi primari: un notebook wireless
come finestra di accesso ai servizi di rete e come piattaforma per l’utilizzo di applicazioni
specifiche, uno Smart Phone evoluto e multifunzionale come strumento immediato di
comunicazione e di interazione sociale e come device per il podcasting e altre attività ad alto
coinvolgimento (Herrington et al., 2009), un eBook di ultima generazione come strumento
polivalente di acquisizione, conservazione, organizzazione e rielaborazione di contenuti e
Insegnare e apprendere con gli eBook
conoscenze, ovvero come libro, biblioteca digitale, archivio multimediale e quaderno allo
stesso tempo. Resta solo da vedere (oltre che i tempi di questa evoluzione) fino a che punto i
tre “strumenti” concettualmente identificabili come necessari per l’attuazione di uno scenario
pienamente orientato al mobile learning manterranno una relativa autonomia l’uno rispetto
all’altro, o tenderanno piuttosto a convergere in un unico dispositivo integrato, come si
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potrebbe intuire o supporre osservando la grande attenzione che alcuni designer, ma anche
importanti produttori dedicano a dei concept che cercano di configurare un “oggetto” che
possa essere utilizzato contemporaneamente sia come smartphone che come notebook/tablet
che come eBook reader (esempio 1; esempio 2).
Almeno altre tre caratteristiche specifiche degli eBook sembrano avvalorare l’ipotesi che
questi dispositivi possano introdurre un significativo valore aggiunto nella rimodulazione
dell’organizzazione didattica verso modelli più aperti e trasparenti, soprattutto in ambito
universitario (Looney & Sheehan, 2001), anche se in alcune sperimentazioni attuate in ambito
nordamericano sono emerse delle perplessità sulla funzionalità degli eBook (e in particolare di
alcune tipologie di eBook reader), soprattutto da parte degli studenti. In ogni caso, gli eBook
rendono possibile arricchire e integrare la bibliografia di riferimento di un corso senza che
questo comporti da parte degli studenti faticose ricerche e spostamenti tra biblioteche per
consultare i testi assegnati e prendere appunti. Anche se nelle bibliografie dei corsi saranno in
ogni caso previsti volumi cartacei non disponibili in formato eBook o materiali protetti da
copyright e non distribuiti in rete, si delinea una prospettiva del tutto nuova, e sotto certi
aspetti rivoluzionaria: l’ipotesi che i docenti siano sempre più stimolati a selezionare le risorse
da segnalare come importanti o obbligatorie tra quelle digitali e open access, fino a
trasformare le tradizionali bibliografie (che di fatto sono indicazioni che lasciano agli studenti il
compito di reperire le risorse segnalate) in “scaffali” direttamente caricabili sugli eBook degli
studenti. Una soluzione che di fatto modifica la relazione tradizionale, statica e gerarchica, tra
docenti, contenuti e studenti, lasciandola evolvere verso dinamiche più aperte, mobili,
integrate. Questo passaggio può implicare un secondo valore aggiunto: i docenti sarebbero
infatti più portati a selezionare ulteriormente le risorse assegnate ai corsi applicando principi di
modularità (ha senso acquistare un intero libro per un capitolo obbligatorio? Non è meglio
digitalizzare il singolo capitolo e inserirlo direttamente nello “scaffale” digitale?), oltre che
stimolati ad aggiornare più frequentemente dispense e altri materiali integrativi. Applicare
questo framework attraverso l’uso sistematico degli eBook implica infine un vantaggio
ulteriore: la soluzione appare del tutto equivalente sia nei confronti degli studenti che seguono
i corsi in presenza sia rispetto agli studenti a distanza. In sostanza, adottare gli eBook come
contenitori di “scaffali” digitali che raccolgono le risorse assegnate ai corsi introduce nello
scenario dell’educazione superiore fattori effettivi e caratterizzanti di mobilità e ubiquità,
uniformando le modalità di accesso alle conoscenze legate agli obiettivi formativi da un lato e
facilitandone dall’altro l’utilizzo e la consultazione, oltre che l’aggiornamento e il riuso,
indipendentemente dal contesto spazio-temporale. Una prospettiva che non è difficile
immaginare come applicabile anche in altri scenari educativi, dalla scuola alla formazione
continua, fermo restando che in qualsiasi caso gli eBook non rappresenteranno “la” soluzione,
Insegnare e apprendere con gli eBook
ma uno degli elementi del sistema e uno degli strumenti della strategia attraverso cui il
sistema potrà risultare più o meno efficace.
Ovviamente, è importante capire se e in che modo gli eBook modificano le attitudini degli
studenti e che impatto hanno, realmente, sull’organizzazione didattica e sugli stili di
apprendimento. Studi e sperimentazioni mirate suggeriscono di valutare con attenzione
soprattutto le implicazioni cognitive legate all’uso sistematico dei dispositivi: ad esempio, è
dimostrabile (Wilson, 2001) che gli eBook spingono gli studenti a elaborare nuove e più
sofisticate strategie per la ricerca di informazioni all’interno del testo elettronico, superando la
parziale superficialità con cui tendono invece a interagire, ad esempio, con un motore di
ricerca in rete. Pare inoltre che i testi digitali possano potenziare alcune capacità di
memorizzazione, spingendo gli studenti a concentrarsi su frammenti più circoscritti e più
facilmente comprensibili piuttosto che su sequenze testuali più ampie e, di conseguenza, più
difficili da ricordare. Infine, gli eBook possono aiutare a sviluppare alcune capacità cognitive di
alto livello, agevolando ad esempio il confronto tra testi diversi su uno stesso argomento e
rendendo più accessibili certe forme di interazione con il contenuto, quali il recupero di una
citazione esatta, l’annotazione contestuale di un passo o la ri-lettura attraverso diverse
modalità di visualizzazione. In tutti i casi appena citati è importante che i processi siano
innescati e supportati da precise linee guida e adeguatamente monitorati e valutati dai
formatori e dai tutor. Ma per capire meglio come praticare concretamente queste ipotesi si
possono immaginare alcuni scenari che, per quanto possano sembrare remoti, sono
assolutamente plausibili sia rispetto al livello di evoluzione attuale delle tecnologie sia in
quanto modelli organizzativi.
Un primo scenario può essere collocato in un contesto universitario. Uno studente sta
cominciando a lavorare alla sua tesina di primo livello, dopo aver concordato un argomento
con il docente che ha scelto come relatore. Nel suo eBook ha già tutti i materiali e le risorse
utilizzate nei corsi che ha seguito e comincia a selezionare quelli che ritiene più pertinenti e più
utili per la sua ricerca, organizzandoli in una cartella. Utilizzando il suo notebook, si collega poi
ai siti di alcune biblioteche online e ad altri repositories per cercare, identificare, selezionare e
scaricare altre risorse più specifiche sull’argomento, che trasferisce poi su altre cartelle del suo
eBook. Utilizzando alcune funzioni specifiche del suo dispositivo comincia inoltre a cercare
all’interno dei materiali che ha scaricato e raccolto alcune parole chiave, per verificare alcune
ipotesi di indagine e valutare se il materiale raccolto è coerente con le sue intenzioni e con i
suggerimenti iniziali del docente. Sulla base dei risultati di questo primo survey evidenzia e
annota brevemente i passi più interessanti, mentre utilizzando il suo SmartPhone si collega al
social network dell’università e pubblica una prima traccia del lavoro da svolgere, informando
con un SMS il professore. Il docente si collega a sua volta, valuta la traccia pubblicata e la
commenta, chiedendo allo studente di condividere in rete tutto quanto ha raccolto fino a quel
momento, per poterlo integrare o direttamente con altri materiali digitali o dando altri
suggerimenti bibliografici. Lo studente potrà così scaricare la bibliografia aggiornata sul suo
eBook e integrarla ulteriormente, mantenendo un contatto costante con il docente per
concordare e condividere eventuali ulteriori integrazioni. Nel frattempo, comincerà a
elaborare il suo lavoro originale utilizzando il notebook come editor e l’eBook come
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Insegnare e apprendere con gli eBook
visualizzatore delle fonti utilizzate e delle annotazioni contestuali che nel frattempo avrà
effettuato. Man mano che il lavoro procede, gli stati d’avanzamento saranno costantemente
condivisi e discussi con il docente attraverso il social network dell’università.
Un secondo scenario può essere collocato in un’azienda del settore meccanico, che produce e
distribuisce strumenti di precisione destinati a vari processi industriali. Il problema
fondamentale che l’azienda deve affrontare è la formazione e l’aggiornamento dei tecnici che
installano gli strumenti prodotti presso i clienti e ne illustrano le funzionalità ai destinatari:
soltanto pochi tecnici specializzati hanno le competenze di alto livello necessarie per risolvere
tutti i problemi di installazione e di funzionamento e mettere rapidamente in grado i clienti di
utilizzare i macchinari, mentre la maggior parte dei tecnici che si relazionano con i clienti, per
quanto capaci e preparati, ha bisogno di un supporto costante, di informazioni più specifiche e
di competenze più avanzate, che i corsi di formazione non riescono a trasmettere, se non in
tempi e modalità non compatibili con il bisogno dell’azienda di essere competitiva rispetto ai
concorrenti che producono macchinari e strumenti simili. L’azienda decide quindi di investire
in una metodologia di formazione che è stata appositamente elaborata per queste casistiche,
lo skill training (Utterstrom, 1997), che consiste nel produrre e distribuire materiali formativi
strutturati (in pratica dei Learning Objects multimediali organizzati secondo una determinata
sequenza) attraverso cui, utilizzando soprattutto dei video, i tecnici più esperti illustrano e
risolvono passo dopo passo tutti i problemi relativi ai macchinari da installare. I tecnici meno
esperti caricheranno su degli eBook di ultima generazione questi materiali, insieme a tutta la
documentazione tecnica, e utilizzeranno in prima istanza queste risorse contestualmente e
just-in-time rispetto ai problemi che dovessero presentarsi presso i clienti. Utilizzando uno
Smart Phone, gli stessi tecnici potranno inoltre comunicare in tempo reale con gli specialisti o
altri esperti per affrontare eventuali ulteriori problemi non documentati nelle risorse caricate
sugli eBook, utilizzando in ogni caso gli stessi eBook per prendere nota del “caso” che si è
presentato, in modo che possa essere raccolto insieme a tutti gli altri come input per
l’aggiornamento dei materiali formativi o della documentazione tecnica.
Un terzo scenario, infine, può essere associato ad un contesto di formazione medica o
paramedica avanzata, dove del resto sono già in corso varie sperimentazioni, anche basate su
semplici dispositivi (documentate da alcuni blog). Nella formazione medica e paramedica la
facilità di accesso a una casistica sufficientemente ampia e alla letteratura scientifica su
argomenti specifici rappresentano un indiscusso valore aggiunto. Immaginiamo quindi che gli
studenti o gli specializzandi che abitualmente seguono un professore durante il lavoro clinico
che svolge possano disporre di tutta la casistica e di tutta la letteratura di riferimento su un
eBook personale, e immaginiamo che possano verificare e discutere un caso che il professore
illustra analizzando la documentazione che hanno a disposizione interagendo sia tra loro che
con lo stesso professore attraverso uno Smart Phone. Si aprirebbero enormi possibilità…
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Gli eBook: tra Personal Learning
Environments e Personal Digital
Libraries
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di Mario Rotta
Proviamo ora a identificare e a discutere uno degli scenari più interessanti (e più “densi” di
implicazioni) per chi si occupa del significato e del ruolo degli eBook nei contesti educativi. Lo
scenario che cercheremo di delineare ed esplorare parte da due concetti parzialmente
correlati, ma in realtà riferibili a due distinti ambiti di indagine: il concetto di Personal Learning
Environment (PLE) e il concetto di Personal Digital Library (PDL).
Non esiste una definizione esemplare o univoca di che cos’è un PLE, ma per capire di che cosa
si tratta si può fare riferimento ad almeno tre linee di ricerca di ispirazione costruttivista,
tendenzialmente convergenti, anche se ciascuna più attenta a specifici elementi e aspetti del
problema. La prima (a partire dalla conferenza JISC/Cetis del 2004 e dai progetti di Dave Tosh)
considera sostanzialmente i PLE come
un’evoluzione degli ambienti virtuali di
Personal Learning Environments are not an application but
rather a new approach to the use of new technologies for
apprendimento (VLE), ovvero come
learning. There remain many issues to be resolved. But, at
“piattaforme” (se così si può ancora dire) che
the end of the day, the argument for the use of Personal
Learning environments is not technical but rather is
garantiscono agli utenti un controllo diretto
philosophical, ethical and pedagogic. PLEs provide learners
sugli strumenti, sull’interfaccia e, di
with their own spaces under their own control to develop
and share their ideas.
conseguenza, sullo stesso processo educativo
Fonte: Attwell, 2007
(Tosh & Werdmuller, 2005; Wilson & al., 2006).
Una seconda linea di ricerca si concentra invece sulle potenzialità del cosiddetto Web 2.0 e
sull’impatto delle tecnologie aperte sui modelli di gestione dell’e-learning (compresa la
struttura dei Learning Management Systems): si evidenzia soprattutto come la “rivoluzione” in
corso stia gradualmente rimodulando la relazione tra utenti e contenuto, enfatizzando la
centralità “attiva” dei primi rispetto al loro ruolo tradizionale di fruitori (Downes, 2005).
Secondo una terza gamma di sfumature interpretative, infine, i PLE sono sia strumenti aperti e
flessibili che (soprattutto) modalità di attuazione di strategie per l’apprendimento informale
attraverso dinamiche e processi di acquisizione e gestione personale delle conoscenze
(Siemens, 2006; Wilson et al., 2006).
Il concetto di Personal Digital Library (PDL) è relativamente più semplice da definire: si tratta
infatti di uno sviluppo del concetto originario di “biblioteca digitale” (Digital Library), su cui si
discute a livello teorico già da diversi decenni e, su un piano più concreto e operativo, almeno
dalla metà degli anni 90 (Marchionini & Maurer, 1995). Una PDL, in sostanza, è una raccolta
personale (e personalizzabile) di contenuti digitali, legata al “bisogno di uno spazio in cui
assemblare e manipolare risorse informative in funzione dei propri obiettivi, utilizzando
strumenti flessibili, che si possano adattare alle pratiche, alle competenze, alle attitudini”
Insegnare e apprendere con gli eBook
(Borgman, 2003). In una parola, “rappresenta un modello alternativo di biblioteca digitale”, in
cui non è più un gruppo di professionisti e di mediatori a impostare, organizzare e gestire la
biblioteca in quanto ambiente, luogo (Pomerantz & Marchionini, 2007), ma l’utente stesso, sia
selezionando le risorse che ritiene utili che indicizzandole per poterle recuperare più
facilmente nello spazio (virtuale) in cui decide di inserirle o aggregarle. Tipicamente, si
considerano le PDL o come elementi di un PLE ancora più aperto e integrato (Wiley & Edwards, Pagina | 81
2002), o come evoluzione dei cosiddetti Personal Information Environments o PIE (Gambles,
2001), o come ambienti di apprendimento specifici, connotati sul bisogno di risorse educative
o formative da parte degli utenti (Johnson & Magusin, 2005) e, sostanzialmente, orientati al
Knowledge Management e alle sue implicazioni (Edmonds et al., 2004).
Scaffale: due libri importanti
Gli eBook (in quanto insieme sinergico di testi digitali e dispositivi portatili e/o integrati di
archiviazione e lettura) possono giocare un ruolo significativo in questi scenari? E in che modo?
La risposta dovrebbe essere istintivamente (e semplicemente) affermativa. Tuttavia, per poter
evidenziare i legami tra eBook, PLE e PDL, in una parola per capire se e come gli eBook possono
rappresentare un elemento importante sia nei processi di apprendimento che nella gestione
della conoscenza, bisogna seguire il filo di un ragionamento piuttosto complesso. Il problema,
infatti, è capire se e fino a che punto gli eBook rappresentano un fattore determinante per una
nuova definizione concettuale sia dei Personal Learning Environments che delle Personal
Digital Libraries, o, in seconda istanza, capire se possono addirittura configurarsi come
un’opzione per il superamento della distinzione sostanziale tra PLE e PDL.
Partiamo da un’osservazione concreta e apparentemente ovvia: un eBook reader (ovvero un
dispositivo portatile di lettura di ultima generazione con memorie di massa intercambiabili,
come l’Iliad o il DR1000 della Irex o il Plastic Logic) può ormai “contenere” una quantità
pressoché illimitata di testi digitali, da varie centinaia fino ad alcune migliaia, o addirittura
decine di migliaia. Di fatto, quindi, il dispositivo è, in sé e per sé, una biblioteca digitale
“personale” e “personalizzabile”, o può facilmente essere utilizzato come PDL. In ambito
educativo questo può significare - tra le altre cose - che uno studente o un ricercatore, anziché
essere costretto a ricorrere a una selezione di fonti (come si fa abitualmente sia nella scuola
che nell’università, per ragioni pratiche o semplicemente perché i libri che si vorrebbero o
dovrebbero consultare non sono fisicamente reperibili in un unico luogo), potrebbe raccogliere
integralmente su una memoria solida da inserire nel suo dispositivo tutti i testi pertinenti a
uno specifico dominio epistemologico o a un percorso di ricerca in modo da averli sempre a
Insegnare e apprendere con gli eBook
portata di mano e consultarli agevolmente in qualunque momento. Su questa base, si
potrebbe già sostenere che gli eBook introducono un valore aggiunto quanto meno nei
processi di gestione delle conoscenze: grazie al vantaggio rappresentato dalla possibilità di
concentrare in un dispositivo portatile grandi quantità di testi e/o documenti aggiornabili e
riconfigurabili, infatti, si modifica inevitabilmente, talora anche radicalmente, il rapporto che si
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instaura tra soggetto che apprende e “fonti” (Ma et al., 2007). Gli studenti, ad esempio,
potrebbero essere spinti a consultare e confrontare più documentazione, o essere facilitati
nella strutturazione di una ricerca in cui è importante o necessario riferirsi a una letteratura di
una certa ampiezza. Gli insegnanti, per parte loro, potrebbero essere stimolati a esplorare
nuovi modi di affrontare argomenti o discipline che si appoggiano su testi o documenti (si
pensi ad esempio alla didattica della storia o a un percorso di letteratura) che un conto è avere
sempre a disposizione in versione integrale, un conto è dover andare faticosamente a cercare
nelle biblioteche (o online nella migliore delle ipotesi), o dover consultare attraverso i
frammenti incompleti di un compendio antologico o di una selezione “ragionata”.
Le obiezioni principali che solitamente si muovono a questa interpretazione del ruolo degli
eBook nell’evoluzione degli ambienti di apprendimento sono di due tipi. La prima è di natura
sia epistemologica che pedagogica, e consiste nell’osservare che la sostanziale assenza di
selezione per così dire “originaria” che l’illimitata capienza dei dispositivi portatili dedicati
introduce (e velatamente suggerisce) potrebbe rappresentare da un lato un ostacolo al
controllo sul sovraccarico cognitivo, dall’altro un ulteriore fattore di abbassamento delle
capacità critiche degli studenti, già tendenzialmente basse soprattutto tra i “nativi digitali”
(Oblinger & Oblinger, 2005; Gaston, 2006). In pratica, si ritiene che in ambito didattico sia
preferibile lavorare su poche risorse criticamente selezionate anziché disporre di una gamma
molto ampia di testi e documenti integrali: gli eBook in tal senso non solo non appaiono
particolarmente utili, ma rischiano di rappresentare un pericolo [BLOG]. La seconda obiezione
è più fenomenologica. Riguarda la percezione di una sostanziale sovrapposizione tra i
dispositivi per eBook e la rete, nel suo complesso, in quanto “biblioteca digitale” condivisa. In
pratica, si osserva che in rete (e in particolare nel Web 2.0) ci sono già molti ambienti e
strumenti per cercare, aggregare, organizzare e per di più condividere e socializzare delle PDL
(Edmonds et al., 2004; Anderson, 2007; Deng & Ruan, 2008) e che ha poco significato scaricare
materiali comunque reperibili e raccoglierli su un device specifico, che in ogni caso potrebbe
essere semplicemente il PC (Costache, 2006).
Si può rispondere alla prima obiezione osservando come l’idea teoricamente ineccepibile del
controllo originario sulla selezione delle fonti e dei testi in funzione della diminuzione del
carico cognitivo contrasti apertamente con quasi tutti i principi e le “evidenze” della pedagogia
e della didattica contemporanee. C’è ormai una sostanziale convergenza della ricerca
educativa su alcuni elementi ritenuti essenziali per una didattica efficace, in particolare la
centralità e il ruolo attivo dello studente nei processi di apprendimento (Kearsley &
Schneiderman, 1999). Questa identità di vedute, sostanzialmente trasversale a quasi tutti i
frameworks di ispirazione costruttivista, implica la ricerca di modelli e strategie in cui si possa
valorizzare il più possibile lo stile cognitivo individuale. Non si tratta quindi di predisporre e
pre-impostare risorse già selezionate (un approccio più affine a un’impostazione trasmissiva
Insegnare e apprendere con gli eBook
della didattica), ma piuttosto di facilitare la personalizzazione percorsi di ricerca autonomi,
fondati sulla serendipity (Rotta, 2008) e sulla conoscenza come costruzione intimamente legata
alla creatività e alla rielaborazione personale. Ciò significa che la pedagogia attuale (e più in
generale la società della conoscenza che si va configurando) ha bisogno di insiemi di risorse
user-oriented o user-generated, in una parola di repositories costruiti dal soggetto che
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apprende prima di tutto per se stesso, e in cui i criteri utilizzati dallo stesso soggetto per
selezionare, raccogliere e organizzare la documentazione o le fonti rappresentano essi stessi
un valore sul piano educativo, nella misura in cui la biblioteca digitale “personale” su cui si
appoggia il processo di apprendimento è sufficientemente ampia e flessibile. In sostanza, non
solo non è necessario filtrare l’accesso alle risorse attraverso la mediazione dell’insegnante,
ma sarebbe limitativo, considerando che spetta al soggetto che apprende interagire
(criticamente) con tutti i filtri che interfacciano la relazione tra le sue esigenze e le sue curiosità
e le conoscenze distribuite e/o accessibili (Siemens, 2006).
Ecco come George Siemens (Siemens, 2006) rappresenta
schematicamente il passaggio da una società
dell'informazione in cui le conoscenze sono filtrate da un
solo mediatore per essere poi distribuite a molti utenti
(A), a una società della conoscenza in cui il singolo
utente può utilizzare una quantità teoricamente
illimitata di filtri per accedere a tutte le informazioni e le
conoscenze disponibili (B).
La natura e le implicazioni di questo
passaggio non sono immediate. Entrano
in gioco altre implicazioni
epistemologiche o filosofiche, ad
esempio le tante possibili riflessioni sul
valore che la conoscenza esprime nel
momento in cui risulta integralmente accessibile a tutti e sul significato che può assumere nel
momento in cui ciascuno può disporne liberamente per rielaborarla e integrarla con le proprie
conoscenze (Hess et al., 2009). Ma questo è senza dubbio uno degli scenari in cui potrebbero
collocarsi gli eBook, soprattutto nel loro significato esteso di contenitori potenziali di raccolte
integrali di testi e documenti, in una parola, nella loro natura di “biblioteche digitali personali”.
Resta aperto il problema del rischio di sovraccarico che questi scenari potrebbero comportare.
Per capire meglio come affrontarlo dobbiamo riprendere e ri-analizzare il concetto
parzialmente trasversale di Personal Information Environment (PIE) e cercare di reagire alla
seconda obiezione: ha senso considerare gli eBook alla stregua di un PIE quando in rete sono
disponibili sofisticati “aggregatori” che permettono di organizzare risorse in modo
assolutamente personalizzato e allo stesso tempo condividerle socialmente?
Per poter rispondere dobbiamo prima di tutto collocare i PIE nel dibattito che ha portato al
loro sviluppo e alla loro diffusione (Rotta, 2008). Non possiamo trascurare almeno due
considerazioni. La prima si fonda sul fatto che gli “aggregatori” prendono forma in ambiti
Insegnare e apprendere con gli eBook
orientati al management dell’informazione da parte di utenti motivati ed evoluti, per
rispondere al loro bisogno quotidiano di selezionare e organizzare soprattutto informazioni. In
questi ambiti sono state notate (Gambles, 2001) modalità di utilizzo che non dimostrano
affatto l’efficacia dei PIE come risposta all’information overload. I PIE infatti non affrontano il
problema partendo dalla selezione e dall’organizzazione delle risorse selezionate, ma
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agevolano piuttosto l’attuazione di strategie di ricerca delle informazioni: il risultato è che gli
utenti meno esperti tendono ad accumulare acriticamente enormi quantità di link - qualcosa di
simile a uno zapping in ambito Web - non possedendo nella maggior parte dei casi competenze
sufficienti proprio per valutare, selezionare e organizzare, e non essendo i PIE particolarmente
orientati in tal senso. Ne consegue che i PIE possono risultare utili, ma in ambiti ben definiti, ad
esempio nel momento in cui l’utente che decide di ricorrere a questi strumenti ha già
sviluppato adeguate capacità di impostare correttamente delle ricerche ed effettuare una
selezione accurata delle occorrenze, o quando si ritiene importante agevolare l’approccio alla
ricerca di informazioni in rete basato sulla serendipity (Pierce, 2005).
Bisogna quindi valutare l’ipotesi che gli eBook (sempre nella loro natura di insieme di
interazioni tra contenuti e dispositivi dedicati) NON siano del tutto equiparabili a dei PIE in
senso stretto. In effetti non facilitano tanto l’accesso e la ricerca, quanto la contestualizzazione
dei risultati di una ricerca (e di un’inevitabile selezione) all’interno di una struttura user
generated: più che di aggregatori si potrebbe piuttosto parlare di integratori (Edmonds et al.,
2004). Questo permetterebbe non soltanto di recuperare spunti importanti, come le istanze
che hanno portato allo sviluppo (precocemente accantonato o non ancora sufficientemente
considerato) di strumenti personalizzabili in grado di aiutare gli utenti a concettualizzare e a
raffigurare le relazioni semantiche tra aree e domini di conoscenza, risorse e informazioni
(Maneewatthana et al., 2005), ma anche di cominciare a ragionare sulla collocazione effettiva
degli eBook nel contesto degli ambienti di apprendimento personalizzati.
È proprio questa la linea di ricerca più interessante: come si inseriscono gli eBook in un
Personal Learning Environment? Che cosa cambia nella struttura e nei significati di un PLE se si
considera l’eventuale valore aggiunto rappresentato dagli eBook? Si configura uno scenario
complesso, pieno di incognite ma sicuramente interessante.
Per capire quale potrebbe essere la collocazione tendenziale degli eBook in un PLE si può fare
riferimento a un modello integrato di ambiente di apprendimento personale (Rotta, 2009). Si
può immaginare come un’integrazione tra una Knowledge Base (o un Personal Information
Environment centrato su bisogni specifici), un ambiente virtuale di apprendimento in senso
stretto e un’area di networking orientata al consolidamento delle competenze professionali, al
confronto tra esperienze e alla condivisione di strategie per la soluzione di problemi comuni. Il
punto di partenza di un “sistema” realmente flessibile è rappresentato quindi in prima istanza
dai bisogni formativi e dalle motivazioni personali di ciascun utente (più correttamente
identificabile come e-knower), e in seconda istanza dalla varietà delle risposte che il PLE può
garantire in termini di equilibrio e dosaggio tra approccio formale, approccio sociale e
approccio informale. Il processo di apprendimento assume la connotazione di un flusso
continuo, che si sviluppa in uno scenario aperto, composito, con cui l’e-knower interagisce sia
Insegnare e apprendere con gli eBook
attraverso l’eventuale mediazione di figure specifiche di facilitatori dei processi in atto, sia
organizzando autonomamente lo spazio virtuale in funzione delle proprie istanze o in relazione
agli stimoli degli e-Tutor.
La relazione dinamica tra i diversi approcci
in un ambiente integrato di
apprendimento (fonte: Rotta, 2009). Gli
eBook potrebbero contribuire in modo
significativo alla definizione degli spazi
informativi personali orientati
all'approccio informale.
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Non è difficile assegnare agli eBook
in quanto dispositivi integrati un
ruolo privilegiato (quanto meno
potenziale) nell’area dell’approccio
informale, mentre appare ovvio il
ruolo che gli eBook in quanto “libri
digitali” potrebbero avere
soprattutto nella dotazione del VLE su cui si fonda l’approccio formale. Ma il problema diventa
più complesso se si considerano alcuni dei fattori che entrano in gioco sia nella relazione
dinamica tra utenti e insiemi di conoscenze che nell’uso contestuale di testi digitali o raccolte
di documenti nel quadro dell’evoluzione delle strategie di e-learning legata alla diffusione
dell’approccio integrato ai processi educativi (Ayris, 2006). In particolare, bisogna tener conto
della variante rappresentata dalla natura
intrinsecamente “individuale” degli eBook, così
come della differenza tra un contenuto digitale
con cui si interagisce direttamente (e
socialmente) in rete e contenuti digitali raccolti
e organizzati per poter essere consultati e
utilizzati offline, o comunque in momenti in cui
prevale una dimensione più riflessiva,
metodica.
Per quanto riguarda il modo o i modi in cui gli
utenti interagiscono con le risorse digitali o con
Alcune modalità di interazione personale o interpersonale
una biblioteca digitale si può osservare ad
con insiemi di contenuti digitali. Da: Marshall, 2003.
esempio che prevalgono tre azioni ricorrenti: la
raccolta (gathering), l’annotazione (annotating) e il ritaglio (clipping). Ciascuna di esse è in
stretta relazione a specifici atteggiamenti o si attua rispetto a compiti o obiettivi determinati,
così come indeterminati (Marshall, 2003): la raccolta presuppone ad esempio l’identificazione
di un obiettivo e di un focus, l’annotazione si colloca su un piano più strettamente orientato e
pianificato ma esprime atteggiamenti meno consapevoli, il ritaglio è più opportunistico, meno
Insegnare e apprendere con gli eBook
conscio, spesso legato alla casualità e al piacere della scoperta (serendipity). Con ogni
probabilità, mentre nelle interazioni tra utenti e biblioteche digitali in rete (o comunque
decentrate rispetto all’utente) la raccolta e il ritaglio assumono un significato più ampio,
nell’interazione tra gli utenti e gli eBook in quanto biblioteche digitali “personali” e individuali
è l’annotazione a prevalere e a rappresentare l’aspetto più interessante da esplorare e
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approfondire, sia come pratica educativa orientata alla ricerca (Paquet, 2002) che come
attività riflessiva potenzialmente condivisibile (Marshall & Brush, 2002). Su questo aspetto
sembrano convergere anche i pochi studi specifici sul ruolo degli eBook nell’e-learning o
nell’integrazione tra strategie
didattiche, ambienti di apprendimento
e biblioteche digitali (Shiratuddin et al.,
2003; Rothman, 2006; Deng & Ruan,
2008).
Un esempio di come gli eBook possono diventare elementi
di una strategia educativa centrata sull’integrazione e sulla
rielaborazione personale da parte dello studente di risorse
didattiche inizialmente suggerite da un insegnante. Fonte:
Shiratuddin et al., 2003.
A partire da questi scenari si delineano
ipotesi di lavoro molto interessanti,
soprattutto in ambito universitario (ma
anche in contesti come la scuola
superiore). Ci si concentra soprattutto
su come si possa impostare una
strategia educativa efficace sfruttando
gli eBook sia come ambienti di
apprendimento personalizzabili che
come biblioteche digitali personali,
risolvendo di fatto le obiezioni iniziali a
cui si è fatto riferimento e potenziando
parallelamente aspetti essenziali
dell’innovazione didattica, quali
l’approccio critico ai processi cognitivi e
la valorizzazione della dimensione metacognitiva.
In pratica, si parte da una raccolta selezionata di risorse curata da un insegnante o da un tutor,
tipicamente su un argomento circoscritto e predefinito o su un problema da risolvere. Questa
raccolta non rappresenta tuttavia il contenuto strutturato di un percorso formale. Si configura
piuttosto come una Digital Library aperta, ovvero come un nucleo iniziale di documenti,
riferimenti e materiali utili per sviluppare un determinato percorso di ricerca,
approfondimento e riflessione, che ogni studente potrà (e dovrà) portare avanti in modo
autonomo, sia pure in base agli obiettivi e ai compiti eventualmente richiesti dall’insegnante.
Ogni studente “carica” quindi sul suo dispositivo dedicato questo primo nucleo di materiali e
Insegnare e apprendere con gli eBook
comincia ad affrontarlo, leggendo i documenti, archiviandoli secondo le modalità che ritiene
più consone e annotandoli. Dalla lettura e dalle prime annotazioni emergerà il bisogno di
esplorare la rete (o la biblioteca digitale della facoltà o della scuola) per scaricare e raccogliere
altri testi, articoli o documenti, che a loro volta saranno letti, annotati e integrati nella raccolta
iniziale, confermando ipotesi, arricchendo l’autoriflessione o aprendo talora nuove
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prospettive. Su un avvio relativamente formale, quindi, si innesta una fase del processo di
apprendimento più centrata sull’approccio informale, e con una forte caratterizzazione
individuale, che non esclude, anzi, circoscrive in modo più esatto eventuali momenti di
confronto e condivisione sociale tra gli studenti, vuoi sui contenuti del percorso vuoi sulle
strategie utilizzate nella gestione del processo. Al termine di un ciclo di interazioni o di un
periodo che corrisponde al raggiungimento di un obiettivo ogni studente avrà costruito una
sua Personal Digital Library, ovvero un insieme di risorse selezionate e riorganizzate in
funzione della ricerca o della soluzione di un problema, un insieme di annotazioni e appunti e
uno o più eventuali testi digitali originali, configurando di fatto ogni dispositivo come una sorta
di pre-ePortfolio (Gray, 2008) o più semplicemente utilizzandolo come ambiente di
apprendimento. L’insegnante, a quel punto, potrà chiedere a tutti gli studenti di ricaricare e
condividere in rete quanto elaborato, in modo da poter effettuare le sue valutazioni e
stimolare forme di interazione peer-to-peer tra gli stessi studenti. Si potrà così ripartire dalle
biblioteche digitali personali condivise per avviare un nuovo processo con caratteristiche
analoghe a quello che si è appena concluso.
Le applicazioni pratiche di questo framework teorico in vari ambiti educativi appaiono
molteplici, e vale la pena ragionarci. Si possono facilmente ipotizzare, ad esempio, scenari
legati alla didattica umanistica, alla ricerca documentaria, alle simulazioni e all’apprendimento
basato sulla scoperta, fino a immaginare eventuali variazioni sul tema del Web Quest. Ma è
soprattutto nella didattica centrata sulla soluzione dei problemi o Problem Based Learning
(Rotta, 2007) che gli eBook possono introdurre un
fattore di innovazione significativo e un
considerevole valore aggiunto.
Nella serie "Next Generation" di Star Trek il capitano Jean-Luc Picard
utilizza dispositivi digitali molto simili agli attuali eBook come supporto
per consultare documentazione funzionale all'analisi di un problema e
alla ricerca di una soluzione efficace.
Nello studio di casi, infatti, così come nel problem
solving orientato alla ricerca di soluzioni basate
sull’applicazione di regole, sull’assunzione
motivata di decisioni o sulla scelta tra più
alternative, il bisogno di consultare e confrontare rapidamente fonti, documenti e risorse è
continuo e funzionale alla metodologia. Di solito si tratta di una fase del processo difficile da
gestire e potenzialmente dispersiva, poiché, ad esempio, la documentazione da consultare
potrebbe essere eterogenea, non immediatamente disponibile o non recuperabile
contestualmente; ma se ogni studente utilizzasse degli eBook per raccogliere tutta la
documentazione utile in formato digitale e richiamarla ogni volta che è necessario, ad esempio
Insegnare e apprendere con gli eBook
durante una discussione con i colleghi sulle scelte da effettuare o quando si tratta di valutare
un passaggio nella soluzione del problema assegnato (utilizzando magari anche gli strumenti di
annotazione disponibili nel dispositivo), i tempi di accesso alle informazioni si ridurrebbero
notevolmente, le possibilità di individuare relazioni e connessioni tra i contenuti
aumenterebbero e gli studenti potrebbero concentrarsi più facilmente e in modo più efficace
Pagina | 88
sul problema in quanto tale. In pratica, in questa ipotesi di lavoro che alcuni studi stanno già
esplorando (Stone, 2007) gli eBook si configurerebbero come Personal Digital Libraries e allo
stesso tempo come parti integranti dell’ambiente di apprendimento, ovvero come componenti
personali dell’ambiente, strettamente collocate nel quadro della metodologia didattica
utilizzata e potenzialmente aperte anche a soluzioni organizzative orientate al Mobile Learning
(Wattinger et al., 2006). Nel complesso, potrebbero quindi rappresentare uno strumento di
supporto all’efficienza cognitiva e, sotto certi aspetti, un utensile metacognitivo capace di
restituire al PBL il valore originario di strategia di apprendimento situata, esplorativa e fondata
sull’approccio critico.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Sezione III
Appendici e riferimenti
Pagina | 89
Insegnare e apprendere con gli eBook
Strumenti, esperienze e ipotesi
operative di utilizzo degli eBook in
ambito didattico
Pagina | 90
Un sondaggio preliminare sul significato degli eBook come strategia di
attivazione per identificare i nodi critici del problema
di Mario Rotta
Per aiutare gruppi di utenti, studenti o docenti a capire meglio che cosa sono gli eBook e
condividere alcune implicazioni della “rivoluzione” in corso si può provare ad attivare una
discussione preliminare sulle caratteristiche e i possibili significati di questa nuova tecnologia
del libro, partendo da una lista di concetti più o meno condivisibili ricavati dalla letteratura
sull’argomento. Questo approccio è stato più volte utilizzato come base per impostare studi,
seminari e approfondimenti, e soprattutto per identificare i nodi critici del dibattito sugli
eBook (Scheidlinger, 2004). Qui di seguito si propone una rielaborazione originale di questa
strategia di attivazione, sotto forma di sondaggio Quality Sort. Si sottopongono a un gruppo di
interessati una serie di affermazioni (issues) che cercano di identificare alcune caratteristiche
essenziali o potenzialità specifiche degli eBook rispetto ai libri cartacei e più in generale
rispetto ai “formati” librari che precedono la rivoluzione digitale. Le affermazioni sono
raggruppate in macro aree, per agevolare una
percezione più accurata del problema e allo stesso
-2
del tutto in disaccordo
tempo evidenziare meglio gli ambiti su cui con ogni
-1
non troppo d’accordo
0
non saprei, sono incerto
probabilità gli eBook eserciteranno un impatto
+1
abbastanza d’accordo
determinante. Rispetto a ciascuna affermazione si può
+2
completamente d’accordo
esprimere accordo o disaccordo secondo una scala che
va da -2 a + 2. Tendenzialmente, su alcune affermazioni
si riscontrerà un sostanziale accordo, su altre un sostanziale disaccordo. Ma non è questo
l’aspetto più interessante del sondaggio: la tecnica Quality Sort aiuta infatti a evidenziare
prima di tutto la dissonanza tra quanti si dichiarano d’accordo su una certa affermazione e
quanti, rispetto alla stessa affermazione, appaiono in disaccordo. Questo “scarto” aiuta a
evidenziare i nodi critici e gli argomenti su cui evidentemente c’è ancora bisogno di fare
chiarezza, o di chiarire meglio i presupposti e le conseguenze legate all’affermazione
controversa. Calcolando lo scarto su base percentuale (da +100 – tutti d’accordo, a -100 – tutti
in disaccordo rispetto all’affermazione), si considerano nodi critici i temi e gli argomenti
evidenziati dalle affermazioni su cui si registra una percentuale di scarto compresa tra +30 e 30. Di seguito si riporta il modello del sondaggio e un’elaborazione ottenuta sottoponendo il
sondaggio a un gruppo di 20 utenti (14 risposte raccolte in media) nell’ambito del tutorial
online sugli eBook collegato al congresso SIe-L 2009.
Insegnare e apprendere con gli eBook
Modello per un sondaggio Quality Sort sulle caratteristiche e il significato degli eBook
da utilizzare come base per evidenziare i nodi critici da affrontare in una discussione,
una ricerca o un approfondimento
Rielaborazione di Mario Rotta
-2
-1
0
+1
+2
-2
-1
0
+1
+2
-2
-1
0
+1
+2
Produzione e distribuzione
1. La produzione di un libro cartaceo richiede investimenti notevoli e implica delle difficoltà
nella gestione del magazzino e delle rimanenze. Gli eBook, al contrario, non richiedono
investimenti iniziali particolari e possono essere prodotti e distribuiti in una quantità
illimitata di copie senza problemi di magazzino e rimanenze.
2. La distribuzione degli eBook non comporta costi particolari e può essere immediata.
3. Cercare, trovare o farsi inviare un libro cartaceo tradizionale richiede talora molto tempo,
mentre la disponibilità di un eBook è tendenzialmente illimitata e immediata.
4. Un eBook può essere aggiornato molte volte e in qualsiasi momento, se necessario, mentre
un libro cartaceo non può essere aggiornato se non pubblicando una nuova edizione riveduta
e corretta.
5. I dispositivi di lettura dedicati saranno sempre meno costosi e sempre più potenti e già
adesso garantiscono una resa visiva equivalente a quella del testo stampato su supporto
cartaceo.
6. Qualunque eBook può essere facilmente adattato a una molteplicità di dispositivi, formati e
supporti, compresa la riproduzione integrale o parziale a stampa su supporto cartaceo,
mentre il libro tradizionale resta indissolubilmente legato al formato originario e al supporto
fisico.
7. Un eBook può essere tradotto e pubblicato facilmente in molte lingue senza particolari costi o
investimenti.
Ricadute pratiche e modalità d’uso
8. In un eBook si può variare in qualsiasi momento il tipo e la dimensione dei caratteri in modo
da avere sempre una leggibilità ottimale e da agevolare la lettura da parte di chi ha problemi
visivi.
9. Utilizzando un libro cartaceo i fattori di distrazione sono più difficilmente controllabili,
mentre gli eBook agevolano la concentrazione sul testo e sulle immagini visualizzate nella
singola schermata.
10. La ricerca di un passo o di una parola è molto più semplice su un eBook che su un libro
cartaceo.
11. Rispetto al libro cartaceo gli eBook rendono più agevole la lettura poiché rimuovono alcuni
tipici ostacoli e difficoltà, quali la dimensioni fissa dei caratteri, la distrazione doppia pagina e
la trasparenza della carta.
12. In un eBook si può inserire un numero tendenzialmente illimitato di illustrazioni, immagini e
grafici senza che questo comporti un particolare aumento del peso, del volume o del costo del
libro.
13. Un eBook può essere facilmente integrato con brani in formato audio o contenere inserti
audio e musica.
14. A differenza dei libri cartacei, spesso destinati a essere dimenticati e ad accumulare polvere
su uno scaffale, gli eBook sono sempre disponibili senza creare problemi di conservazione e,
nel caso, possono essere facilmente eliminati.
Rapporti tra autori, lettori ed editori
15. La pubblicazione di un eBook può essere effettuata immediatamente dopo che l’autore ha
completato la stesura e la revisione del testo. Le informazioni riportate nel testo risultano
così sempre attuali.
16. L’eventuale copyright riconosciuto all’autore di un eBook può essere calcolato e pagato in
tempo reale in base a ogni copia effettivamente venduta, evitando le rendicontazioni
periodiche e garantendo potenzialmente all’autore diritti più consistenti.
17. Un eBook può essere pubblicato e distribuito direttamente dall’autore, senza la mediazione
dell’editore.
18. Gli eBook agevolano il contatto personale e diretto tra autore e lettore.
19. Chi acquista o scarica un eBook può produrne a sua volta delle copie integrali o parziali in
diversi formati (compresa la stampa su supporto cartaceo) e condividere il contenuto con
amici, conoscenti e colleghi.
20. Considerando alcune delle caratteristiche specifiche degli eBook (facilità di distribuzione,
possibilità di evitare la mediazione dell’editore, immediatezza nel riscontro da parte del
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Insegnare e apprendere con gli eBook
pubblico) si può ritenere che la loro diffusione contribuirà in modo significativo all’aumento
del numero degli autori.
21. Considerando alcune delle caratteristiche specifiche degli eBook (basso costo, disponibilità
illimitata, facile riproducibilità, flessibilità, versatilità) si può ritenere che la loro diffusione
contribuirà in modo significativo all’aumento del numero dei lettori.
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Libri e biblioteche nel mondo digitale
22. Gli eBook occupano molto meno spazio dei libri cartacei e possono essere conservati su
qualsiasi tipo di memoria disponibile, anche in un numero illimitato di copie.
23. Si può ritenere che i dispositivi e le memorie che saranno disponibili entro i prossimi 2 anni
permetteranno a chiunque di scaricare e gestire in modo molto semplice intere biblioteche
digitali, anche di grandi dimensioni.
24. Trasportare una certa quantità di eBook non richiede alcuno sforzo e non comporta alcuna
difficoltà logistica.
25. Un libro cartaceo tradizionale è continuamente esposto a rischi di deperimento e distruzione,
mentre di un eBook si possono fare facilmente copie di sicurezza in modo da garantirne la
conservazione.
26. Un eBook può anche essere stampato su supporti durevoli in modo da agevolare la
conservazione del contenuto nel tempo indipendentemente dalle condizioni climatiche e da
altri fattori che potrebbero influire negativamente sulle memorie elettroniche e sui dispositivi
di lettura.
27. In un eBook si può facilmente rimandare (in modo diretto e immediato) ad altri contributi e
materiali correlati, mentre in un libro cartaceo tradizionale qualsiasi rimando si limita alla
pubblicazione di note e bibliografie.
28. Un eBook, a differenza di un libro cartaceo tradizionale, può prevedere e contenere un
numero tendenzialmente illimitato di riferimenti, integrazioni, informazioni di supporto,
glossari, schede o appendici.
29. Gli eBook rendono possibile (e relativamente semplice) l’assemblaggio di insiemi di materiali
di studio o raccolte di documenti, con risultati professionali e ad un costo molto minore di
quello che comporterebbe l’allestimento di una raccolta, uno scaffale o un’opera
enciclopedica su carta.
30. La catalogazione, la classificazione e l’indicizzazione di un insieme di eBook è tendenzialmente
molto più semplice della gestione di una biblioteca tradizionale di volumi cartacei.
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Implicazioni socio-culturali
31. Considerando che certi volumi cartacei sono costosi e difficili da realizzare (ad esempio i
cataloghi dei musei e delle mostre o alcuni testi scientifici) si può ritenere che la diffusione
degli eBook contribuirà alla disseminazione dell’arte e delle scienze.
32. Gli eBook possono stimolare e valorizzare la creatività, soprattutto nell’ambito delle arti,
della grafica, della letteratura e della musica.
33. Attraverso gli eBook, puntando soprattutto sull’integrazione tra testo ed elementi
multimediali, si possono esplorare e identificare nuove modalità di disseminazione della
conoscenza.
34. Se partiamo dal presupposto che ciò che conta è il contenuto, gli eBook permettono una
gestione più efficace, più versatile e allo stesso tempo più flessibile dei contenuti rispetto ai
libri cartacei tradizionali.
35. A differenza dei libri cartacei, gli eBook sono costantemente accompagnati dallo sviluppo
tecnologico: questo implica un costante miglioramento delle loro caratteristiche intrinseche e
delle loro potenzialità.
Implicazioni educative e cognitive
36. Utilizzando gli eBook e sfruttandone le caratteristiche multimediali si può insegnare a leggere
e scrivere ai bambini più velocemente e più efficacemente.
37. L’introduzione degli eBook nella scuola primaria può agevolare l’educazione all’uso dei nuovi
media.
38. Gli eBook permettono di insegnare in modo più efficace e di coinvolgere maggiormente gi
studenti, che sono tipicamente poco motivati a utilizzare libri cartacei tradizionali come
materiale di supporto.
39. Gli eBook possono essere ipertestuali e interattivi, a differenza dei libri cartacei tradizionali.
Per questa ragione possono risultare più attraenti per gli studenti e agevolare la
personalizzazione dei processi di apprendimento.
40. Gli eBook possono essere integrati con elementi e funzioni tali da agevolare
l’individualizzazione dei processi di apprendimento, a differenza dei libri cartacei tradizionali.
41. Utilizzando gli eBook è più facile monitorare e valutare il processo di apprendimento di ogni
studente.
Insegnare e apprendere con gli eBook
42. Poiché possono essere costantemente aggiornati e integrati, gli eBook risultano molto più
versatili e flessibili rispetto ai libri cartacei tradizionali in funzione del raggiungimento di
specifici obiettivi didattici.
43. Studiare un argomento attraverso gli eBook e utilizzando insiemi di eBook agevola l’approccio
critco.
44. Gli eBook possono rappresentare l’elemento di integrazione più importante tra
l’insegnamento in presenza e l’apprendimento online.
45. Gli eBook possono contribuire a modificare radicalmente i paradigmi dell’insegnamento e
dell’apprendimento introducendo negli scenari educativi un’opzione decisiva per il passaggio
a un’educazione integralmente fondata sull’uso delle tecnologie.
46. Gli eBook rappresentano un elemento decisivo per lo sviluppo di una scuola di impronta
costruttivista, centrata sul soggetto che apprende e fondata sull’approccio problemico.
47. Gli eBook possono aiutare gli studenti ad apprendere in modo sempre più indipendente,
garantendo loro la possibilità di confrontare agevolmente tutte le conoscenze necessarie per
affrontare e risolvere problemi reali e trovare una risposta a tutte le domande correlate.
48. Gli eBook possono agevolare sia i nativi digitali che rappresentare un’opzione tecnologica per
le generazioni di adulti in formazione continua che non hanno dimestichezza con tecnologie
informatiche più complesse.
49. Gli eBook possono spingere gli insegnanti a ripensare al loro ruolo e alle loro strategie
didattiche.
50. Uno degli ostacoli principali alla diffusione degli eBook nei contesti educativi è rappresentato
dall’inadeguatezza degli insegnanti rispetto a queste tecnologie e soprattutto dal timore che
usare queste tecnologie rende visibili carenze e lacune sul piano metodologico e didattico.
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Elaborazione dei dati ricavati da un sondaggio Quality Sort sulle caratteristiche e il
significato degli eBook. Ambito: Tutorial eBook SIe-L 2009. 14 risposte in media su un
campione di 20 utenti.
In arancio si evidenziano i nodi critici riscontrati: le successive discussioni si sviluppano a partire da quei nodi.
Produzione e distribuzione
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1.
La produzione di un libro cartaceo richiede investimenti notevoli e implica
delle difficoltà nella gestione del magazzino e delle rimanenze. Gli eBook, al contrario,
non richiedono investimenti iniziali particolari e possono essere prodotti e distribuiti in
una quantità illimitata di copie senza problemi di magazzino e rimanenze.
0
2
1
9
2
64,28
2.
La distribuzione degli eBook non comporta costi particolari e può essere
immediata.
3
1
2
6
2
28,57
3.
Cercare, trovare o farsi inviare un libro cartaceo tradizionale richiede talora
molto tempo, mentre la disponibilità di un eBook è tendenzialmente illimitata e
immediata.
4.
Un eBook può essere aggiornato molte volte e in qualsiasi momento, se
necessario, mentre un libro cartaceo non può essere aggiornato se non pubblicando una
nuova edizione riveduta e corretta.
0
0
2
7
5
85,71
0
1
0
6
7
85,71
5.
I dispositivi di lettura dedicati saranno sempre meno costosi e sempre più
potenti e già adesso garantiscono una resa visiva equivalente a quella del testo stampato
su supporto cartaceo.
0
3
3
4
4
35,71
6.
Qualunque eBook può essere facilmente adattato a una molteplicità di
dispositivi, formati e supporti, compresa la riproduzione integrale o parziale a stampa su
supporto cartaceo, mentre il libro tradizionale resta indissolubilmente legato al formato
originario e al supporto fisico.
0
1
4
3
6
57,16
7.
Un eBook può essere tradotto e pubblicato facilmente in molte lingue senza
particolari costi o investimenti.
1
5
1
6
1
7,14
-2
-1
0
1
2
0
2
0
6
6
Ricadute pratiche e modalità d’uso
8.
In un eBook si può variare in qualsiasi momento il tipo e la dimensione dei
caratteri in modo da avere sempre una leggibilità ottimale e da agevolare la lettura da
parte di chi ha problemi visivi.
71,42
Insegnare e apprendere con gli eBook
9.
Utilizzando un libro cartaceo i fattori di distrazione sono più difficilmente
controllabili, mentre gli eBook agevolano la concentrazione sul testo e sulle immagini
visualizzate nella singola schermata.
3
7
4
0
0
-71,42
10. La ricerca di un passo o di una parola è molto più semplice su un eBook che su
un libro cartaceo.
0
1
0
3
10
85,71
11. Rispetto al libro cartaceo gli eBook rendono più agevole la lettura poiché
rimuovono alcuni tipici ostacoli e difficoltà, quali la dimensioni fissa dei caratteri, la
distrazione doppia pagina e la trasparenza della carta.
1
5
1
6
1
7,14
12. In un eBook si può inserire un numero tendenzialmente illimitato di
illustrazioni, immagini e grafici senza che questo comporti un particolare aumento del
peso, del volume o del costo del libro.
1
2
1
4
6
50
13. Un eBook può essere facilmente integrato con brani in formato audio o
contenere inserti audio e musica.
0
0
1
4
9
92,85
14. A differenza dei libri cartacei, spesso destinati a essere dimenticati e ad
accumulare polvere su uno scaffale, gli eBook sono sempre disponibili senza creare
problemi di conservazione e, nel caso, possono essere facilmente eliminati.
1
4
3
2
4
7,14
-2
-1
0
1
2
15. La pubblicazione di un eBook può essere effettuata immediatamente dopo che
l’autore ha completato la stesura e la revisione del testo. Le informazioni riportate nel
testo risultano così sempre attuali.
0
4
2
5
2
23,07
16. L’eventuale copyright riconosciuto all’autore di un eBook può essere calcolato
e pagato in tempo reale in base a ogni copia effettivamente venduta, evitando le
rendicontazioni periodiche e garantendo potenzialmente all’autore diritti più consistenti.
1
2
6
3
1
7,69
17. Un eBook può essere pubblicato e distribuito direttamente dall’autore, senza
la mediazione dell’editore.
0
1
5
5
2
46,15
0
3
2
7
1
38,46
19. Chi acquista o scarica un eBook può produrne a sua volta delle copie integrali
o parziali in diversi formati (compresa la stampa su supporto cartaceo) e condividere il
contenuto con amici, conoscenti e colleghi.
1
1
5
3
3
30,76
20. Considerando alcune delle caratteristiche specifiche degli eBook (facilità di
distribuzione, possibilità di evitare la mediazione dell’editore, immediatezza nel riscontro
da parte del pubblico) si può ritenere che la loro diffusione contribuirà in modo
significativo all’aumento del numero degli autori.
0
1
3
8
1
61,53
21. Considerando alcune delle caratteristiche specifiche degli eBook (basso costo,
disponibilità illimitata, facile riproducibilità, flessibilità, versatilità) si può ritenere che la
loro diffusione contribuirà in modo significativo all’aumento del numero dei lettori.
1
4
6
2
0
-23,07
-2
-1
0
1
2
22. Gli eBook occupano molto meno spazio dei libri cartacei e possono essere
conservati su qualsiasi tipo di memoria disponibile, anche in un numero illimitato di
copie.
0
4
0
2
7
38,46
23. Si può ritenere che i dispositivi e le memorie che saranno disponibili entro i
prossimi 2 anni permetteranno a chiunque di scaricare e gestire in modo molto semplice
intere biblioteche digitali, anche di grandi dimensioni.
0
1
2
6
4
69,23
24. Trasportare una certa quantità di eBook non richiede alcuno sforzo e non
comporta alcuna difficoltà logistica.
0
1
0
4
8
84,61
25. Un libro cartaceo tradizionale è continuamente esposto a rischi di
deperimento e distruzione, mentre di un eBook si possono fare facilmente copie di
sicurezza in modo da garantirne la conservazione.
0
0
2
4
7
84,61
26. Un eBook può anche essere stampato su supporti durevoli in modo da
agevolare la conservazione del contenuto nel tempo indipendentemente dalle condizioni
climatiche e da altri fattori che potrebbero influire negativamente sulle memorie
elettroniche e sui dispositivi di lettura.
1
1
4
1
6
38,46
27. In un eBook si può facilmente rimandare (in modo diretto e immediato) ad
altri contributi e materiali correlati, mentre in un libro cartaceo tradizionale qualsiasi
rimando si limita alla pubblicazione di note e bibliografie.
0
1
0
6
6
84,61
Pagina | 94
Rapporti tra autori, lettori ed editori
18.
Gli eBook agevolano il contatto personale e diretto tra autore e lettore.
Libri e biblioteche nel mondo digitale
Insegnare e apprendere con gli eBook
28. Un eBook, a differenza di un libro cartaceo tradizionale, può prevedere e
contenere un numero tendenzialmente illimitato di riferimenti, integrazioni, informazioni
di supporto, glossari, schede o appendici.
0
1
0
6
6
84,61
29. Gli eBook rendono possibile (e relativamente semplice) l’assemblaggio di
insiemi di materiali di studio o raccolte di documenti, con risultati professionali e ad un
costo molto minore di quello che comporterebbe l’allestimento di una raccolta, uno
scaffale o un’opera enciclopedica su carta.
0
0
0
5
8
100
30. La catalogazione, la classificazione e l’indicizzazione di un insieme di eBook è
tendenzialmente molto più semplice della gestione di una biblioteca tradizionale di
volumi cartacei.
2
0
6
3
2
23,07
-2
-1
0
1
2
31. Considerando che certi volumi cartacei sono costosi e difficili da realizzare (ad
esempio i cataloghi dei musei e delle mostre o alcuni testi scientifici) si può ritenere che
la diffusione degli eBook contribuirà alla disseminazione dell’arte e delle scienze.
1
6
3
3
1
-21,42
32. Gli eBook possono stimolare e valorizzare la creatività, soprattutto nell’ambito
delle arti, della grafica, della letteratura e della musica.
2
2
1
7
2
35,71
33. Attraverso gli eBook, puntando soprattutto sull’integrazione tra testo ed
elementi multimediali, si possono esplorare e identificare nuove modalità di
disseminazione della conoscenza.
1
0
1
6
6
78,57
34. Se partiamo dal presupposto che ciò che conta è il contenuto, gli eBook
permettono una gestione più efficace, più versatile e allo stesso tempo più flessibile dei
contenuti rispetto ai libri cartacei tradizionali.
1
0
0
8
5
85,71
35. A differenza dei libri cartacei, gli eBook sono costantemente accompagnati
dallo sviluppo tecnologico: questo implica un costante miglioramento delle loro
caratteristiche intrinseche e delle loro potenzialità.
1
1
0
6
6
71,42
Implicazioni socio-culturali
Implicazioni educative e cognitive
-2
-1
0
1
2
36. Utilizzando gli eBook e sfruttandone le caratteristiche multimediali si può
insegnare a leggere e scrivere ai bambini più velocemente e più efficacemente.
0
2
4
6
1
38,46
37. L’introduzione degli eBook nella scuola primaria può agevolare l’educazione
all’uso dei nuovi media.
0
0
2
6
5
84,61
38. Gli eBook permettono di insegnare in modo più efficace e di coinvolgere
maggiormente gi studenti, che sono tipicamente poco motivati a utilizzare libri cartacei
tradizionali come materiale di supporto.
1
2
2
7
1
38,46
39. Gli eBook possono essere ipertestuali e interattivi, a differenza dei libri
cartacei tradizionali. Per questa ragione possono risultare più attraenti per gli studenti e
agevolare la personalizzazione dei processi di apprendimento.
0
0
2
6
5
84,61
40. Gli eBook possono essere integrati con elementi e funzioni tali da agevolare
l’individualizzazione dei processi di apprendimento, a differenza dei libri cartacei
tradizionali.
0
0
0
10
3
100
41. Utilizzando gli eBook è più facile monitorare e valutare il processo di
apprendimento di ogni studente.
0
2
6
4
1
23,07
42. Poiché possono essere costantemente aggiornati e integrati, gli eBook
risultano molto più versatili e flessibili rispetto ai libri cartacei tradizionali in funzione del
raggiungimento di specifici obiettivi didattici.
0
0
2
7
4
84,61
43. Studiare un argomento attraverso gli eBook e utilizzando insiemi di eBook
agevola l’approccio critco.
1
3
4
5
0
7,69
44. Gli eBook possono rappresentare l’elemento di integrazione più importante
tra l’insegnamento in presenza e l’apprendimento online.
0
0
4
8
1
69,23
45. Gli eBook possono contribuire a modificare radicalmente i paradigmi
dell’insegnamento e dell’apprendimento introducendo negli scenari educativi un’opzione
decisiva per il passaggio a un’educazione integralmente fondata sull’uso delle tecnologie.
0
1
3
9
0
61,53
46. Gli eBook rappresentano un elemento decisivo per lo sviluppo di una scuola di
impronta costruttivista, centrata sul soggetto che apprende e fondata sull’approccio
problemico.
0
4
4
4
1
7,69
Pagina | 95
Insegnare e apprendere con gli eBook
47. Gli eBook possono aiutare gli studenti ad apprendere in modo sempre più
indipendente, garantendo loro la possibilità di confrontare agevolmente tutte le
conoscenze necessarie per affrontare e risolvere problemi reali e trovare una risposta a
tutte le domande correlate.
0
2
3
7
1
46,15
48. Gli eBook possono agevolare sia i nativi digitali che rappresentare un’opzione
tecnologica per le generazioni di adulti in formazione continua che non hanno
dimestichezza con tecnologie informatiche più complesse.
0
0
1
11
1
92,30
49. Gli eBook possono spingere gli insegnanti a ripensare al loro ruolo e alle loro
strategie didattiche.
0
1
1
6
5
76,92
50. Uno degli ostacoli principali alla diffusione degli eBook nei contesti educativi è
rappresentato dall’inadeguatezza degli insegnanti rispetto a queste tecnologie e
soprattutto dal timore che usare queste tecnologie rende visibili carenze e lacune sul
piano metodologico e didattico.
0
3
3
3
4
30,76
Pagina | 96
Insegnare e apprendere con gli eBook
Strumenti, esperienze e ipotesi
operative di utilizzo degli eBook in
ambito didattico
Un’esperienza virtuosa e uno scenario possibile
di Michela Bini
La Eminence Middle School che si trova nella contea di Henry nel Kentucky conduce dall’anno
scolastico 1998/1999 al 2005 almeno, un interessante esperimento di uso di PDA (Personal
Digital Assistant) all’interno di una classe della scuola. Il responsabile del progetto racconta la
sua esperienza partendo proprio dal suo arrivo in questo distretto scolastico caratterizzato
dalla massiccia presenza di alunni per cui l’inglese rappresentava la seconda lingua.
Preoccupandosi di entrare in contatto sia con gli alunni ispanici, sia con coloro che avevano
l’inglese come lingua madre, l’insegnante trova un interessante sito ricco di materiale che gli
consentirebbe di svolgere delle lezioni proficue per entrambi i gruppi. Il problema che si
presenta subito alla sua attenzione riguarda la possibilità di sfruttare nel modo corretto e
completo queste informazioni, trattandosi di materiale reperibile solo attraverso la rete. In
classe è presente una sola postazione computer, cosa che rende il lavoro davvero proibitivo.
Grazie all’interessamento dell’insegnante e ai suoi ripetuti contatti con un avvocato del
Kentucky Migrant Technology Project si arriva alla soluzione ottimale di dotare la classe di
PDAs con il sistema operativo Windows CE. Da questo momento parte la sperimentazione che
continua sicuramente per diversi anni fino al 2005. Il progetto della Eminence Middle School è
visibile alla pagina che porta il nome del progetto: paperless classroom. Da qui si possono
vedere le varie esperienze condotte, valutare gli insegnamenti impartiti, prendere visione dei
progetti di lavoro, vedere le fotografie degli alunni in classe e accedere ai tutorial che guidano
all’uso corretto della tecnologia in questo ambito didattico. Le slide messe a disposizione in
una sezione apposita del sito, cercano di relazionare circa i vantaggi della scelta, le risorse
disponibili in ambito letterario e i risultati del progetto. La sezione dedicata a queste tematiche
ha l’evocativo nome di virtual jungle. Da tenere ben presente che l’insegnante sottolinea
particolarmente il risparmio di denaro sull’acquisto di libri da parte della scuola, poiché gli
allievi accedono a risorse disponibili in rete gratuitamente e liberamente scaricabili.
Sull’onda dell’ottimismo suscitato dall’esperienza della Eminence Middle School, ci è piaciuto
immaginare uno scenario scolastico possibile. Se non ci fosse questa esperienza, sarebbe un
volo pindarico fine a se stesso, invece le esperienze positive del passato ci invitano ad
addentrarci in un terreno che, sebbene non ancora presente, è prossimo e realizzabile. Certo la
capacità di adattamento al nuovo modo/mezzo richiede tempo, come ci dicono anche articoli
di recente pubblicazione, ma non è certo la capacità di adattamento che ci manca! E quindi
diamo via libera all’immaginazione.
Pagina | 97
Insegnare e apprendere con gli eBook
Pagina | 98
8.00 Comincia la mattina a scuola! Oggi italiano, inglese, educazione fisica e matematica.
Per fortuna manca ancora una settimana alla verifica d’italiano, per allora spero di essere
pronta. La prof. dice che ci darà un testo poetico da parafrasare, commentare e cercare di
valutare stilisticamente secondo il nostro gusto… fosse per me preferirei scrivere una canzone
e musicarla, ma tanto non succederà mai.
9.00 Leopardi, l’infinito. Sempre caro mi fu quest’ermo colle etc. La prof ce l’ha fatto leggere,
poi ci siamo collegati al repository della scuola e c’era il testo letto da un attore con una bella
voce calda e profonda. L’abbiamo sentito per due volte, ognuno con la propria cuffia. Alla fine
l’abbiamo riletto a voce. A me non è toccato, questa volta, ma credo proprio che dopo averlo
sentito dall’attore sarei stata in grado di farne una lettura più espressiva. Forse ho capito
anche un po’ meglio di cosa si tratta, cos’ha in mente Leopardi. Che era pure gobbo, ho visto la
foto su internet, c’è pure un sito tutto dedicato lui. Era proprio bruttino! Ma forse ho davvero
capito cosa intendesse con quella siepe e tutti i limiti e gli ostacoli che doveva incontrare alla
sua epoca. Poveretto.
10.00 Geografia: per fortuna ci siamo un po’ divertiti, dopo tutta la tristezza del Leopardi.
Abbiamo studiato gli uragani, era un argomento che avevamo chiesto alla prof e lei ci ha
accontentato, anzi, ci ha fatto collegare con un sito dove abbiamo provocato noi stessi un
uragano (io ne ho scatenati 5, di potenza sempre crescente, fino a radere al suolo tutto ciò che
era presente nel territorio!) impostando le caratteristiche di umidità dell’aria, calore etc.
Davvero divertente. Ho visto che si parla di un terribile uragano in un film, la tempesta perfetta
con Gorge Clooney. Lo cercherò, tanto lui piace anche alla mamma. A me no, è davvero
decrepito, certo non bello come Zac o come Robert. A proposito di Robert, ho letto su internet
che stanno girando il seguito di Twilight e che ci saranno le riprese a Montepulciano! Devo
farmi portare, mi vestirò in nero, mi metterò pallidissima e chiederò a Robert… un morso!
11.00 Inglese: abbiamo ascoltato un sacco di conversazioni, alcune facili, altre meno. La prof. ci
ha spiegato bene un paio di regole e poi abbiamo scaricato 5 esercizi per la prossima volta.
Alcuni sono dialoghi in cui dobbiamo registrare le risposte in un certo periodo di tempo. Spero
Insegnare e apprendere con gli eBook
che il microfono si sia asciugato, quell’imbranato di mio fratello l’ha buttato in vasca due giorni
fa.
12.00 Dopo la ricreazione educazione fisica. Meno male era una bella giornata e siamo usciti.
Abbiamo giocato a pallavolo tutta l’ora!
13.00 Ultima faticosissima ora di matematica, anzi geometria. Per fortuna tutti gli esercizi dati
(ne avevamo 6 scaricati l’ultima volta dal repository della scuola) erano corretti. La prof ci ha
fatto vedere alla lavagna elettronica i vari passaggi dello svolgimento e andavano bene. Così
potrò davvero chiedere che mi portino a Montepulciano, in fondo ho studiato bene e sono
pure migliorata a geometria! Poi ha spiegato altre pagine che abbiamo scaricato dal sito della
scuola e ci ha dato altri 6 esercizi per la prossima volta. Per fortuna che il video con la
spiegazione era chiaro e la prof ha dovuto solo rispiegare un paio di cose e approfondire alcuni
punti.
Riferimenti utili:



http://www.paperlessclassroom.org/virtualjungle/default_files/frame.htm
http://www.paperlessclassroom.org/
http://www.eminence.k12.ky.us/
Pagina | 99
Insegnare e apprendere con gli eBook
Strumenti, esperienze e ipotesi
operative di utilizzo degli eBook in
ambito didattico
Una traccia esemplificativa per un IperLibro multimodale
di Mario Rotta
Questa è una traccia per impostare un eBook multimodale, progettato per stimolare
l’interesse verso la lettura. Il testo è proposto in 3 modalità di fruizione, tra cui si può scegliere
inizialmente e/o“saltare” in qualsiasi momento: “ascoltare” rimanda alla lettura del testo in
formato audio o video; “leggere” rimanda al testo impaginato per la lettura su dispositivo
dedicato, con eventuali illustrazioni; “recitare” rimanda al testo impaginato in modo da
evidenziare i dialoghi, per poterlo usare come base per letture ad alta voce o
drammatizzazioni. Si aggiunge, sempre a titolo esemplificativo, una sezione “capire”, ovvero
apparati e link per impostare attività didattiche sul testo.
Pagina | 100
Insegnare e apprendere con gli eBook
Pinocchio
Pagina | 101
di Carlo Collodi
Ascoltare
Leggere
Capire
Recitare
Insegnare e apprendere con gli eBook
Leggere
C’era una volta...
Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno
si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo
pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname,
il quale aveva nome Mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano
maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre
lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto; e
dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
“Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di
tavolino”.
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza
e a digrossarlo; ma quando fu lí per lasciare andare la prima asciata,
rimase col braccio sospeso in aria, perché sentí una vocina sottile sottile,
che disse raccomandandosi:
“Non mi picchiar tanto forte!”
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non
vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e
nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprí l’uscio di bottega per dare
un’occhiata anche sulla strada, e nessuno.
O dunque?...
“Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si vede che quella vocina me la son figurata io.
Rimettiamoci a lavorare”.
E ripresa l’ascia in mano, tirò giú un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
“Ohi! tu m’hai fatto male!” — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata
e colla lingua giú ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena riebbe l’uso della
parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
“Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per caso questo
pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno
eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di
fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora
l’accomodo io!”
(segue secondo la traccia)
Pagina | 102
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Insegnare e apprendere con gli eBook
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C’era una volta...
Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe
e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. Non so come andasse, ma il fatto gli è che
un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome
Mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era
sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura. Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di
legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
[Mastro Ciliegia] — Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di
tavolino. —
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando fu lí
per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentí una vocina sottile
sottile, che disse raccomandandosi:
[Pinocchio] — Non mi picchiar tanto forte! —
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non
vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e
nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprí l’uscio di bottega per dare
un’occhiata anche sulla strada, e nessuno. O dunque?...
[Mastro Ciliegia] — Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si
vede che quella vocina me la son figurata io. Rimettiamoci a lavorare. —
E ripresa l’ascia in mano, tirò giú un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
[Pinocchio] — Ohi! tu m’hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata
e colla lingua giú ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena riebbe l’uso della
parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
[Mastro Ciliegia] — Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non
c’è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a
lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di
legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di
fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto
peggio per lui. Ora l’accomodo io! —
(segue secondo la traccia)
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[Inserire link a una risorsa di rete o, se il formato e il dispositivo dedicato lo consentono, direttamente
l’audio o il video e i relativi strumenti di controllo. L’eventuale switch al testo è possibile in qualsiasi
momento]
(segue secondo la traccia)
Insegnare e apprendere con gli eBook
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La struttura del testo:
I.
II.
III.
IV.
V.
VI.
Come andò che Maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva
come un bambino.
Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi
un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.
Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di
Pinocchio. Prime monellerie del burattino.
La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noja di
sentirsi correggere da chi ne sa piú di loro.
Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul piú bello, la frittata gli vola via
dalla finestra.
[…]
[Inserire rimandi a siti web
selezionati o ad ambienti
dinamici online per
approfondimenti sul testo o
condivisione di esperienze
didattiche]
(segue secondo la traccia)
[Inserire eventuale glossario da collegare
automaticamente al testo in modalità “lettura” o
vocabolari selezionati come apparato utile alla
comprensione del testo]
Pagina | 105
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Bibliografia generale
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Versione 1.1
[spazio intenzionalmente bianco]
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Insegnare e apprendere con gli eBook
Mario Rotta
Storico dell’arte, archivista, museologo ed esperto di uso educativo delle nuove tecnologie, ha
collaborato per molti anni con il Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione dell’Università di
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Firenze. Ha insegnato e insegna progettazione e gestione dell’e-learning in percorsi di alta
formazione di varie università e aziende e ha pubblicato numerosi libri e articoli sull’e-learning,
la comunicazione in rete, le interazioni educative online e la cultura digitale. Ha contribuito in
modo determinante alla definizione della figura professionale dell’e-Tutor in Italia.
Attualmente insegna Visual Design in ambito educativo all’Università di Firenze, è il
responsabile dei programmi di e-learning del Consorzio E-Form e fa parte del Comitato di
Direzione della casa editrice Garamond.
Michela Bini
Laureata in Lettere moderne, ha conseguito il Master in Progettista e Gestore della
Formazione in Rete presso l’Università di Firenze con una tesi sugli eBook. Ha insegnato
Informatica presso la facoltà di Psicologia dello Sviluppo dell'Università di Firenze e si è
occupata di formazione in ambito tecnologico e di alfabetizzazione e specializzazione
informatica presso varie aziende. Ha svolto attività di Instructional Designer presso università
telematiche e per aziende private. Insegna lettere nella scuola statale.
Paola Zamperlin
Laureata in Lettere classiche, ha successivamente conseguito il Master in Progettista e Gestore
della Formazione in Rete e il Dottorato in Telematica e Società dell'Informazione presso
l'Università di Firenze. Si è occupata, nell'ambito dei progetti del Consorzio E-Form, di nuove
tecnologie nella didattica e di knowledge management. Da circa sei anni collabora con il
Laboratorio di Geografia applicata presso il Dipartimento di Studi Storici e Geografici
dell’Università di Firenze, dove segue progetti legati ai Sistemi Informativi Geografici e alle
biblioteche digitali.
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