Majambiente Edizioni
Guida alle piante officinali E TINTORIE
dei Giardini Botanici
del Parco Nazionale della Majella
© Ente Parco Nazionale della Majella
Stampa dicembre 2014
Progetto Editoriale
Mirella Di Cecco
Per facilitare la lettura e la consultazione
della guida, le specie all’interno
sono catalogate in ordine alfabetico italiano.
Sulla scheda di ogni singola pianta,
è inserito un riquadro colorato che ne indica
la presenza nei due Giardini Botanici
del Parco Nazionale della Majella.
Testi
Mirella Di Cecco
Annalisa Cantelmi
Giampiero Ciaschetti
Foto
Fabio Conti
Mirella Di Cecco
Luciano Di Martino
Marco Di Santo
Gianluca Tenisci
Giardino Botanico D. Brescia
Sant’Eufemia a Maiella (PE)
Strada Provinciale 487
) + 39 085 92 00 13
Progetto grafico e stampa
Marco Di Michele
Majambiente Edizioni, Caramanico Terme
www.majambiente.it
CODICE ISBN 978-88-902900-5-3
Ente Parco Nazionale della Majella
Sede Operativa
Via Badia 28 - 67039 Sulmona (AQ)
Tel. 0864 25 701
[email protected]
www.parcomajella.it
parcomajella
Giardino Botanico M. TENORE
Lama dei Peligni (CH)
Via Colle Madonna
) + 39 0872 91 60 10
TOSSICHE
VELENOSE
… ”E’ questa la valle di S. Spirito ove venne fra Pietro da Morrone:
e si scelse tal grotta in mezzo a sì folte foreste, che quasi aveva paura di penetrarvi il sole”
San Clemente a Casauria e Santo Spirito
a Majella. In quest’ultima abbazia, sita
all’interno del Parco nel territorio di
Roccamorice, veniva prodotta l’Acqua
di S. Spirito, un preparato a base di erbe
divenuto celebre anche a Parigi.
La “montagna tutta in fiore” è anche ben
impressa nell’immaginario collettivo degli
abruzzesi, come recita una nota canzone
montanara di origine aquilana. Numerosi
sono infatti i riti, le usanze e le tradizioni
che, nel territorio del Parco e nei suoi
dintorni, sono legate a particolari piante,
per lo più spontanee. La celebrazione
delle proprietà benefiche e, talora,
trascendentali e mistiche, delle piante
era consuetudine dei “sabba”, gli incontri
che periodicamente le fattucchiere,
verosimilmente soltanto delle esperte
dell’uso delle erbe, facevano al Colle
delle Fate, sul versante occidentale del
Morrone.
L’elevata ricchezza e la peculiarità della
flora della Majella sono stato oggetto
di numerose esplorazioni da parte
dei botanici del Regno di Napoli nella
prima metà dell’ottocento, in particolare
Tenore, Gussone e Cesati, i quali hanno
qui descritto un numero elevato di
specie. Tuttora, nel territorio del Parco,
continuano ad essere descritte specie
nuove per la scienza, veri e propri gioielli
naturalistici che non di rado hanno la
propria area di distribuzione limitata
entro i confini dell’area protetta.
In questi ultimi anni, si assiste ad un
risveglio dell’interesse nei confronti delle
piante selvatiche, delle loro proprietà
e del loro uso tradizionale, nonché
delle leggende che sono all’origine dei
loro nomi. Alla base di ciò, la sempre
crescente richiesta di una larga parte
della popolazione di prodotti alimentari
La Majella per secoli ha legato la sua
fama alla ricchezza floristica ed in
particolare alle virtù medicinali delle
sue piante. Fino alla prima metà del XX
secolo, gli speziali dei paesi localizzati ai
piedi del massiccio facevano grande uso
delle piante officinali; queste venivano
anche raccolte in maniera sistematica per
essere avviate ai mercati e, più tardi, alle
industrie farmaceutiche e alle distillerie
oltre i confini regionali. Spesso, a speziali
e medici si affiancavano o sostituivano
figure di erboristi, non di rado in odore
di stregoneria, conosciuti localmente
come “mahare”, eredi e depositari di una
secolare cultura empirica che ha avuto tra
i suoi adepti anche il poeta latino Publio
Ovidio Nasone di Sulmona. Il legame
della Majella con le piante è forte,
importante ed antico. La conoscenza, nel
territorio del Parco, del mondo vegetale
e del suo utilizzo si perdono nella notte
dei tempi. Testimonianze dell’uso delle
piante magellensi sono state rinvenute
nei siti archeologici neolitici e paleolitici;
altre sono riportate da autori classici e
medievali tra i quali, primo fra tutti, il
sulmonese Publio Ovidio Nasone. In
Abruzzo è documentata la presenza
di orti con piante medicinali nei grandi
monasteri medievali come San Giovanni
3
incontaminati, nonché di rimedi salutistici e prodotti cosmetici davvero naturali, scevri
dall’uso della chimica di sintesi. La crisi economica che attraversiamo in questi anni
spinge poi numerose persone all’autoproduzione di tali prodotti e, di conseguenza,
ne muove un rinnovato bisogno di conoscenza, in realtà mai completamente sopito.
Rispetto ai tempi passati, inoltre, le continue scoperte sulle biomolecole contenute nelle
piante e sui meccanismi fisiologici che sono alla base delle loro proprietà offrono una
solida base scientifica ad antiche conoscenze empiriche che vengono così liberate dagli
aspetti “magici” derivati spesso da mere superstizioni.
In questo contesto, i giardini botanici del Parco Nazionale della Majella svolgono un
ruolo di primissimo piano nella coltivazione e nella promozione dell’uso di dette piante.
La riproduzione vivaistica messa in atto all’interno delle loro strutture permette all’Ente
Parco di fornire individui di tali interessanti piante sia ai visitatori dell’area protetta, sia ad
Amministrazioni locali, scuole ed associazioni che si uniscono all’Ente nella promozione
dell’uso delle piante autoctone anche per l’arredo verde, riducendo così il pericolo
legato all’invasività di talune piante esotiche.
Franco Iezzi
Presidente del Parco Nazionale della Majella
Parco Nazionale della Majella
74.095 ettari
2118 specie vegetali
Oltre 140 componenti endemiche
Veduta del Massiccio
Majella Orientale
Le “mitiche” piante officinali della Majella
nei giardini botanici del Parco
La Majella per secoli ha legato la sua
fama alla ricchezza floristica ed in particolare alle virtù medicinali delle sue
piante. Fino alla prima metà del XX
secolo, gli speziali dei paesi localizzati
ai piedi del massiccio facevano grande
uso delle piante officinali; queste venivano anche raccolte in maniera sistematica per essere avviate ai mercati e,
più tardi, alle industrie farmaceutiche
e alle distillerie oltre i confini regionali.
Spesso, a speziali e medici si affiancavano o sostituivano figure di erboristi,
non di rado in odore di stregoneria,
conosciuti localmente come “mahare”, eredi e depositari di una secolare
cultura empirica che ha avuto tra i suoi
esponenti anche il poeta latino Publio
Ovidio Nasone di Sulmona.
Sulla scia di questa tradizione, nei due
giardini botanici del Parco Nazionale
della Majella, localizzati sui due versanti opposti del massiccio, un ruolo fondamentale è stato attribuito alle piante
officinali.
Il Giardino Botanico “Michele Tenore”
è ubicato nel comune di Lama dei Peligni (CH) dove, unitamente all’annesso museo naturalistico-archeologico
e all’area faunistica del Camoscio Appenninico, costituisce uno dei più importanti centri di visita del Parco. Ad
esso è stato attribuito un ruolo come
MSD (Majella Seed Bank), nodo del-
la Rete Italiana delle Banche del Germoplasma per la conservazione ex situ
della flora italiana (RIBES), la cui funzione è la conservazione a lungo termine dei semi delle piante spontanee e
delle varietà agricole locali a maggior
rischio di scomparsa.
Il giardino botanico “Daniela Brescia”
è localizzato nell’alta valle dell’Orta, tra
la catena del Morrone e la Majella, nel
comune di S. Eufemia a Maiella (PE), a
circa 900 m s.l.m. Esso ospita, oltre al
Centro di Educazione Ambientale del
Parco, un laboratorio di estrazione, l’erbario del Parco con oltre 2000 campioni provenienti principalmente dal territorio dell’area protetta, un vivaio per
la riproduzione delle piante autoctone
da utilizzare, oltre che per le esigenze
del giardino, negli interventi di rinaturalizzazione, in campo agricolo (piante
officinali, vecchie cultivar locali e frutti
minori) e nell’arredo verde urbano.
I due giardini operano, annualmente,
le attività di raccolta semi e gestione
della carpoteca finalizzate, attraverso la
redazione di un Index seminum, allo
scambio di semi con altre istituzioni
scientifiche italiane e straniere. Le due
strutture possono vantare anche il riconoscimento, da parte della Regione
Abruzzo, di Giardini Botanici di Interesse Regionale (L.R. n. 35 del 1997).
5
accompagnò, nella prima metà del IX
secolo, il famoso botanico Michele Tenore nelle sue escursioni sul massiccio.
Sembra che, seguendo il suo esempio,
a Lama dei Peligni la tradizione erboristica si sia mantenuta viva a lungo: un
altro semplicista che godeva di notevole fama in molti paesi del circondario, Giovanni Rinaldi, è infatti scomparso pochi anni or sono.
Accanto alle piante officinali, nel settore sono coltivate anche le piante tintorie, cioè quelle che hanno la capacità
di colorare i tessuti. La tintoria era una
pratica molto utilizzata in passato, soprattutto lungo i fiumi dove erano localizzati tintorie e lanifici.
Entrambe le strutture svolgono, infatti,
la funzione strategica di conservazione del patrimonio vegetale autoctono
regionale e allo stesso tempo di sensibilizzazione alle tematiche ambientali.
Inoltre, essi hanno assunto un ruolo attivo di risorsa didattica a disposizione
dei numerosi visitatori, delle scuole e di
tutto il territorio.
Ambedue i giardini cercano di ricostruire, in piccolo, gli ambienti naturali del
Parco della Majella, dando la possibilità al visitatore di simulare un’escursione attraverso le fasce vegetazionali
dell’Appennino centrale.
Altri settori sono invece organizzati, secondo criteri didattici-dimostrativi, su
specifici temi. Tra questi, ve ne è uno
dedicato alle piante tintorie e officinali. Il termine “officinale” deriva dal fatto
che un tempo queste piante erano lavorate e trasformate in laboratori chiamati “officine”. Oggigiorno, per piante
officinali si intendono sia quelle medicinali, sia quelle aromatiche, cosmetiche etc.
Molte delle specie officinali sono ricche di principi attivi tossici, ma sono
comunque utilizzate dalla moderna
medicina; un esempio è dato dalla
digitale, una pianta velenosa da cui si
estraggono principi attivi quali la digitalina e digitossina, ad azione cardiotonica.
Molte informazioni sulle piante officinali della Majella, riportate da Gennaro
Finamore (1889), provengono da Marcone, erborista di Lama dei Peligni che
Quelli della Majella erano famosi in
tutto il Regno di Napoli per la qualità
dei propri prodotti. Lane e altri tessuti
venivano colorati grazie ai pigmenti naturali delle piante, tra cui ricordiamo la
robbia (Rubia tinctorum), pianta lianosa i cui pigmenti rossi sono concentrati
nella radice, e il guado (Isatis tinctoria),
caratterizzato dalla presenza di pigmenti azzurri, soprattutto nelle foglie,
con cui furono colorare di azzurro anche le giubbe dei giacobini francesi.
Accanto alle piante tintorie, nel settore
sono presenti anche le piante utilizzate
un tempo per conciare i pellami; esse
devono questa loro proprietà alla rilevante presenza di tannini, sostanze acide capaci di modellare le pelli. Esempi
ne sono lo scotano (Cotinus coggygria)
e il sommacco siciliano (Rhus coriaria).
6
INDICE DELLE SPECIE
A
M
ACHILLEA COMUNE
69
ACHILLEA DI TENORE
10
AGRIFOGLIO
11
ALKEKENGI
12
ALLORO13
ALTEA14
ASSENZIO
15
B
BARDANA
BELLADONNA
BIANCOSPINO
C
CALENDULA
CAMEDRIO
CAMOMILLA COMUNE
CAMOMILLA DEI TINTORI
CAMOMILLA ROMANA
CANAPA ACQUATICA
CARDO MARIANO
CARTAMO
CELIDONIA
CERRETTA
CICUTA
COLCHICO
CORNIOLO
D
DIGITALE
DRANGONCELLO
E
ECHINACEA
ELICRISO
ENULA CAMPANA
EQUISETO
ERBA CEDRINA
ERBA CIPOLLINA
ERBA DI S. MARIA
G
GENZIANA MAGGIORE
GINEPRO
GIUSQUIAMO
GUADO
I
IPERICO
ISSOPO
MALVA51
MARRUBIO
52
MELISSA
53
MENTA54
MENTUCCIA
55
MUGHETTO
56
O
ONOPORDO TOMENTOSO
ORTICA
16
17
18
P
PARTENIO
PERVINCA
PINO MUGO
PRIMULA
PUNGITOPO
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
57
58
59
60
61
62
63
R
RAFANO64
RESEDA
65
RIBES NERO
66
ROBBIA
67
ROSA GALLICA OFFICINALE
68
ROSMARINO
69
RUTA70
S
SALVASTRELLA
SALVIA COMUNE
SCLAREA
SAMBUCO
SANTOLINA
SANTOREGGIA
SAPONARIA COMUNE
SCOTANO
SOMMACCO SICILIANO
STRAMONIO
32
33
34
35
36
37
38
39
40
T
TASSO
TIGLIO
TIMO MAGGIORE
TOPINAMBUR
41
42
43
44
U
URGINEA
45
46
V
VALERIANA
VERBENA
VERONICA
VIOLA
L
LAMPONE 47
LAVANDA
48
LIQUIRIZIA
49
LUPPOLO50
Z
ZAFFERANO
7
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
Nei fiori, semi e radici della peonia
è presente un alcaloide “peonina”
che ha proprietà di aumentare
la peristalsi dell’intestino e il tono dell’utero.
La droga viene usata come sedativo
e un tempo aveva fama di essere utile
negli attacchi di epilessia.
ACHILLEA COMUNE
Achillea millefolium L.
Asteraceae
Il cataplasma è indicato nei casi di ferite, piaghe,
ragadi. Per uso interno è indicata anche nelle
amenoree e dismenorree.
Famiglia
Curiosità
Descrizione
Chiamata anche “stagna-sangue” per le sue proprietà emostatiche. Tradizionalmente era usata
per preparare il Centerbe.
La leggenda narra che fu Achille il primo ad usarla per arrestare l’emorragia alla spalla ferita di un
compagno d’arme e questo decise le sorti e gli
impieghi della achillea per oltre 2500 anni.
Pianta erbacea perenne, rizomatosa e lievemente
suffruticosa ± ricoperta di peli o di lanugine, con
odore aromatico, alta 30-60 cm.
Fusto eretto, pubescente o lanoso e solcato longitudinalmente da strie, ramificato alla sommità.
Foglie basali bipennatosette con numerosi segmenti lineari; lacinie molto fitte ± ricoperte, nella
pagina inferiore, di peli semplici e molli di 1-3
mm. Infiorescenza a corimbo; fiori ligulati bianchi
o raramente rosati.
Sommità fiorite.
Maggio-agosto.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olii essenziali, sesquiterpeni lattonici, alcaloidi.
Proprietà
Antiemorragiche, stomachiche, antispasmodiche, ipotensive, antipiretiche, amaro-toniche.
Impiego
L’achillea è utilizzata come amaro-aromatico per
preparare liquori. In cosmetica, gli estratti usati
nei bagni hanno effetti calmanti e lenitivi della
pelle e delle mucose mentre l’olio essenziale trova impiego nella preparazione di creme e shampoo.
9
ACHILLEA di tenore
Achillea tenorii Grande
Asteraceae
pianta ha mostrato inoltre di possedere attività
inibente le α-glucosidasi, un’ enzima coinvolto
nel metabolismo dei carboidrati complessi come
l’amido. L’inibizione delle α-glucosidasi porta ad
una diminuzione dell’assorbimento degli zuccheri che vengono ingeriti con la dieta evitando
così l’aumento eccessivo della glicemia. Tale attività fa di questa pianta una promessa per la lotta
al diabete mellito.
Famiglia
Descrizione
Specie erbacea perenne alta 12-20 cm, intensamente aromatica, con fusto stolonifero e foglie
con rachide intero e 2-6 segmenti per lato, più
lasse rispetto ad A. millefolium.
Capolini piccoli con squame scure o nerastre sul
bordo. Fiori più o meno bianchi.
Cresce nei pascoli montani da 900 m ai 2200 m
di altitudine. Fiorisce da luglio a settembre.
Nel territorio del Parco Nazionale della Majella,
così come in quello regionale, è alquanto rara.
Proprietà*
L’Achillea di Tenore, specie endemica dell’Appennino centro-meridionale è stata recentemente oggetto di studio dal punto di vista fitochimico
da parte del gruppo di ricerca guidato dal professor Armandodoriano Bianco del Dipartimento
di Chimica dell’Università di Roma.
Da tali analisi è emerso che la composizione
dell’olio essenziale è molto simile a quella dell’olio che si ottiene da Artemisia absinthium, specie
che appartiene alla stessa famiglia (Asteraceae).
Dall’analisi dei componenti più polari A. tenorii
risulta contenere un’elevata quantità di composti
polifenolici come flavonoidi e acidi caffeoilchinici
e per questo risulta essere una potente risorsa di
antiossidanti. L’estratto totale ottenuto da questa
*A cura di A. Venditti
10
AGRIFOGLIO
Ilex aquifolium L.
Aquifoliaceae
agrifoglio ed edera vengono appesi sulle porte e
sui camini per difendersi dagli scherzi dei folletti
delle case.
Il Mattioli scriveva che le fronde spinose dell’agrifoglio proteggevano la carne salata dai topi e da
altri roditori.
La pania, sostanza vischiosa simile al vischio ricavata dalla corteccia, veniva usata dai bracconieri
per catturare gli uccelli. Essa venne reclamizzata
da J. Ruel (1479-1539) come cataplasma (associata a resina e cera in parti uguali) per risolvere
ascessi, foruncoli, rigonfiamenti e tumori di diversa natura.
Famiglia
Descrizione
Arbusto o piccolo albero sempreverde, dioico,
con tronco diritto e corteccia da verde-bruna a
grigia. Foglie alterne, glabre, coriacee, verdescuro e lucide superiormente, più chiare inferiormente, con margine provvisto di spine almeno
negli individui giovani. Fiori femminili bianchi, i
maschili sfumati di rosso riuniti in piccoli gruppi. Il
frutto è una drupa, rossa a maturità, di 8-10 mm.
Corteccia, drupe, foglie.
Parti usate
Principi attivi
Glucosidi amari (ilicina), ilixantina, tannini, pectine.
Proprietà
Antireumatiche, toniche, febbrifughe, sedative,
emetiche.
Impiego
L’ilicina è efficace contro i disturbi epatici, l’isterismo, la febbre.
Le drupe possono provocare gravi intossicazioni
con nausea, vomito e diarrea violenta, pertanto va
utilizzato solo dietro prescrizione medica.
Curiosità
Pianta tradizionalmente usata come simbolo
augurale del periodo natalizio. Nel linguaggio
simbolico, essa rappresenta la difesa: rami di
11
ALKEKENGI
Physalis alkekengi L.
Solanaceae
Curiosità
Famiglia
In passato la forma dell’involucro che circonda
il frutto, simile alla forma di una vescica, ha fatto
ritenere che la pianta fosse efficace contro le malattie della vescica.
In realtà queste proprietà sono dovute ad un glucoside amaro (fisalina) che favorisce l’aumento
della diuresi e l’eliminazione degli urati.
Descrizione
Pianta erbacea perenne con fusto eretto angoloso. Foglie picciolate cordato-ovate, acute, con
margine sinuoso. Fiori solitari con peduncolo
lungo.
Corolla bianco-gialla, campanulata con lembo
pieghettato composta da 5 lobi.
Frutto simile ad una ciliegia gialla-arancione
completamente circondata dal calice accresciuto
ad involucro vescicoloso.
Tutta la pianta tranne le radici.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Glucosidi, alcaloidi, mucillagini, principi amari,
tannini, carotenoidi, flavonoidi, acido ascorbico.
Proprietà
Diuretiche, depurative, antiuriche, antireumatiche, antinfiammatorie, lassative.
Impiego
Viene utilizzata nel trattamento della gotta, nella
ritenzione idrica, come infuso, tintura vinosa e
decotto per favorire l’eliminazione di tossine e
nell’iperuricemia e per favorire la diuresi.
Si sconsiglia di utilizzare le foglie che contengono alcaloidi.
12
ALLORO
Laurus nobilis L.
Lauraceae
matico (olio laurino) prezioso oltre che in profumeria, per la sciatica, i reumatismi, dolore al capo
e alle orecchie.
Sempre con le bacche, si facevano, insieme ad
altri ingredienti, le “confectio” prescritte come
antidoti. Il decotto dei frutti è utile nel caso di sudorazione ai piedi.
Famiglia
Descrizione
Arbusto o piccolo albero sempreverde, dioico,
alto generalmente fino a 10 m, con corteccia liscia da giovane, poi rugosa e grigio-scuro.
Foglie alterne, glabre, coriacee, ellittiche o lanceolate, a margine più o meno ondulato, verdescuro di sopra, più chiare di sotto.
Fiori piccoli, giallognoli, riuniti in ombrelle ascellari. Frutto a drupa ovoide di 1 cm, nera a maturità. Specie ampiamente coltivata, è presente
talora allo stato spontaneo in boschi umidi del
piano collinare.
Foglie e frutti.
Curiosità
Pianta sacra ad Apollo, è stata in passato simbolo
di gloria e trionfo. Ippocrate prescriveva l’olio delle drupe contro le contrazioni tetaniche, mentre
Plinio utilizzava l’olio per i malati di sciatica e per
i dolori di capo.
Coltivata nei giardini imperiali, divenne emblema
di Giulio Cesare il quale, giacchè aveva pochi capelli, amava ornarsi di corone di questa pianta.
Parti usate
Epoca di raccolta
Marzo (foglie), i frutti vanno raccolti a completa
maturazione (autunno- inverno).
Principi attivi
Olio essenziale, tannini, zuccheri, olio grasso.
Proprietà
Aromatizzanti, eupeptiche-digestive, balsamiche,
antireumatiche.
Impiego
Viene utilizzato nel trattamento della gotta. I preparati a base di alloro hanno un impiego quasi
esclusivo nei disturbi dell’apparato digerente.
Dalle bacche nere si estrae un olio denso ed aro-
13
ALTEA
Althaea officinalis L.
Malvaceae
Impiego
Famiglia
Per uso interno, sottoforma di sciroppi e tisane,
per combattere angina, bronchite catarrale, cistite, colite, congiuntivite; per via esterna nei casi di
ascesso caldo, dermatosi pruriginosa, faringite,
flogosi, foruncolosi.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, con fusto eretto, robusto e poco ramificato che può arrivare a 120 cm
di altezza e una radice spessa, lunga e a fittone.
Foglie di forma palmata con margini dentati, ruvide, ricoperte come il resto della pianta da una
lanugine biancastra e disposte in modo alterno
lungo i fusti. Fiori bianchi o rosa, con calice di 5
sepali ovali e corolla di 5 petali; stami violetti.
Cresce nei luoghi umidi, freschi, lungo i corsi
d’acqua e nei prati, fino ad un’altezza di 1200
metri.
Fiori, foglie e radici.
Curiosità
Probabilmente per via del suo sapore dolce,
l’altea fu inserita nella formula delle caramelle
americane che si scaldano sul fuoco, conosciute
come “marshmallow”. Forse sono stati gli egizi ad
ispirare questo uso in quanto miscelavano le radici della pianta con il miele. Oggi non vi è più
traccia di altea in questo dolciume.
Un tempo venivano usati pezzetti di radici per la
dentizione dei lattanti.
Parti usate
Epoca di raccolta
Fiori da maggio a ottobre. Le radici si raccolgono
nel periodo ottobre-marzo. Le foglie si raccolgono fra luglio e agosto.
Principi attivi
Acido malico, mucillagine, amido, zucchero,
asparagina, betaina, tannino, fitosterina, lecitina,
pectina, ossalato di calcio, tracce di olio volatile,
un olio grasso contenente gli acidi palmitico,
oleico, butirrico.
Proprietà
Antiflogistiche, astringenti, bechiche, emollienti,
lassative, odontalgiche, rinfrescanti.
14
ASSENZIO
Artemisia absinthium L.
Asteraceae
Curiosità
Famiglia
L’elevata presenza di “tujone” ne fa una pianta
stimolante e tonica utilizzata a fine ottocento da
poeti e artisti tanto da dare l’appellativo alla pianta di bevanda dei poeti maledetti.
I vari nomi dialettali sono “ascenze” o “ascienza”.
In Abruzzo i suoi rametti disposti a croce venivano messi dietro le porte delle stalle a protezione
degli animali il giorno dell’Ascensione.
A Guardiagrele si lavavano le botti con il decotto
della pianta. La polvere di assenzio è cimifuga,
mentre il succo delle foglie è bevuto come antielmintico.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, tomentosa, con rizoma
ramificato e fusto eretto, ramoso, che può raggiungere un’altezza di 120 cm.
Foglie di colore grigio-verde o grigio chiaro, coperte di fini peli setosi che conferiscono un aspetto argenteo e vellutato; sono tripennatosette sui
getti sterili, bipennatosette sui fusti fioriferi.
Fiori tubulosi e gialli, riuniti in piccoli capolini (3-5
mm di diametro) solitari o in infiorescenze racemose.
Foglie e sommità fiorite.
Maggio-luglio.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olio essenziale ricco in tujone, camazulene, vitamine C e B.
Proprietà
Toniche, stimolanti il sistema nervoso.
Favorisce la digestione, stimola l’appetito e allontana i vermi intestinali.
Cura efficacemente l’anoressia. L’essenza è usata come componente aromatico in detergenti,
creme, lozioni. Per il suo sapore amaro, l’assenzio
viene usato dai liquorifici e nella produzione di
bibite.
15
BARDANA
Arctium lappa L.
minerali.
Famiglia
Asteraceae
Descrizione
Impiego
Pianta bienne erbacea di grandi dimensioni che
nel primo anno sviluppa una robusta rosetta basale e nel secondo fiorisce. Radice grossa e a fittone, carnosa. Fusto robuto, eretto, alto 100-200
cm, striato e scanalato, ramificato, talvolta arrossato. Foglie alterne, molto grandi che possono
raggiungere i 50 cm di lunghezza e i 40 cm di
larghezza; le basali sono ovate o cuoriformi, portate da un picciolo solcato, pieno, interamente
midollare e non tubuloso; le cauline sono sessili
e cuoriformi; lamina glabra e di colore verde vivo
nella parte superiore, biancastra e ragnatelosa in
quella inferiore.
I capolini portati da un peduncolo lungo almeno
2,5 cm, sono riuniti in corimbo.
Fiori tubulosi ed ermafroditi, riuniti in capolini sferici di 3-4 cm di Ø, avvolti da fitte brattee uncinate,
glabre interamente verdi.
E’ specie di ambienti incolti, ruderali, sentieri, radure boschive.
Radice, foglie.
In medicina per uso esterno è efficace in caso di
dermatiti, eczema, psoriasi, foruncolosi, piaghe,
acne. Efficace inoltre contro la caduta dei capelli.
Per uso interno, grazie all’inulina, è utile nei casi di
iperglicemia, diabete, iperuricemia, gotta e litiasi
urinaria.
Curiosità
La bardana era conosciuta già nell’antichità e ne
parlò anche Virgilio descrivendone i frutti che si
appigliavano al vello delle pecore e alle vesti, capacità copiata poi nell’invenzione del velcro.
Sembra che la bardana dia il meglio delle sue virtù per i problemi della pelle. Nel secolo scorso,
quando aver la pelle “clair de lune” era il massimo
dell’avvenenza femminile, tra le donne circolava
una ricetta a base di latte d’asina, latte di capra,
bardana, asparago e giglio bianco. Il composto si
passava sul viso allo scopo di ottenere una pelle
pallida e pura.
Parti usate
Epoca di raccolta
Dall’autunno alla primavera.
Proprietà
Depurative generale, ipoglicemizzanti, diuretiche, uricosuriche ed antibatteriche.
Principi attivi
Inulina, olii essenziali, olio grasso, mucillagini, sali
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BELLADONNA
Atropa belladonna L.
Solanaceae
Curiosità
Famiglia
Il nome è derivato dall’uso cosmetico che le donne anticamente ne facevano per provocare la
dilatazione della pupilla per conferire occhi neri
splendenti; quest’uso, che può danneggiare la
vista, viene mantenuto solo in oculistica.
Le bacche, velenose, venivano usate anche per
uso esterno nella cura dei dolori reumatici e dei
denti. La maggior parte degli erbivori è insensibile ai veleni della belladonna, ma il loro latte e le
loro carni diventano pericolose per l’uomo.
Insieme a giusquiamo, stramonio e mandragora, la belladonna veniva usata dalle streghe nella
preparazione di unguenti da utilizzare nei sabba.
Il nome Atropa è lo stesso di una delle tre parche,
quella della morte.
Descrizione
Pianta perenne alta sino a 200 cm, erbacea, caratterizzata da un grosso rizoma cilindrico; fusti eretti, sottilmente scanalati, con rami allargati. Foglie
picciolate, ovali, acuminate all’apice, alterne nella parte inferiore del fusto, nella parte superiore
inserite a 2 a 2 dallo stesso lato, una molto più
piccola dell’altra. Fiori all’ascella delle foglie, solitari, penduli e portati da lunghi peduncoli. Calice
formato da 5 sepali, corolla porporino-violaceo
campanulata che si separa alla fauce in 5 lobi
triangolari rivolti all’infuori e arrotondati all’apice.
I frutti sono bacche sferiche dapprima verdi, a
maturazione nere e lucide.
Specie comune nelle radure e ai margini delle
faggete.
Radice, foglie.
Parti usate
Principi attivi
Contiene diversi alcaloidi come la iosciamina
e scopolamina e dopo l’essiccamento si forma
atropina responsabile dell’avvelenamento.
Proprietà
Antispasmodiche, calmanti, antiasmatiche e inibitrici delle funzioni ghiandolari (del sudore, della
saliva, del succo gastrico).
Usata anche per curare il parkinsonismo.
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BIANCOSPINO
Crataegus monogyna L.
come cardiotonico (profilassi). L’infuso come sedativo nervoso, nelle aritmie e palpitazioni cardiache, come antispasmodico. I frutti vengono
utilizzati in alcune specialità farmaceutiche ed in
omeopatia.
Famiglia
Rosaceae
Descrizione
Curiosità
Arbusto, raramente albero, alto sino a 5 m, con
corteccia nella fase giovanile di colore grigio
chiaro, in seguito bruno-rossastra; rami glabri e
spinosi. Foglie profondamente incise, alterne,
semplici, rombiche o ovali, con una o due incisioni profonde, a margine dentato.
Fiori ermafroditi con 5 petali bianchi, raramente
rosati, riuniti in corimbi terminali.
Frutti ovali, di colore rosso vivo, contenenti un
seme. Pianta comune nei boschi di latifoglie collinari e submontani e ai loro margini, negli arbusteti e nelle siepi, sino a 1.200 m s.l.m.
Nel territorio del Parco è presente anche Crataegus oxyacantha che cresce per lo più nel piano
montano.
Tre sono le figure femminili mitologiche legate al
biancospino. I romani avevano consacrato questo arbusto alla dea Maja, che regnava nel mese
di maggio in cui si preparava la festa del solstizio
d’estate con ogni sorta di purificazione; si pulivano i templi da cima a fondo. La seconda figura
prende la forma, più che di un simbolismo ascetico, del carattere erotico della dea Flora che regnava sulla primavera, a cui i romani avevano dedicato la pianta. Il terzo mito era quello della dea
Carna che, sedotta da Giano, ebbe da lui come
compenso per la sua perduta verginità il potere
di tutelare i cardini e gli usci. Inoltre le donò: “…
un ramo di spino -era Biancospino - con cui potesse cacciare i mali dalla soglia…”.
Nelle leggende del ciclo bretone, si narra che nel
biancospino dorme il Mago Merlino, trasformato
in pietra da Viviana dopo che gli aveva rubato tutti i suoi segreti.
Parti usate
Parti aeree fiorite, frutti maturi e gemme.
Epoca di raccolta
Primavera (fiori), autunno (frutti).
Principi attivi
Composti flavonoidici, acidi fenolici, triterpeni,
piccola quantità di olio.
Ipotensive, sedative, antisclerotiche.
Proprietà
Impiego
La tintura madre viene utilizzata principalmente
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CALENDULA
Calendula officinalis L.
Asteraceae
Proprietà
Cicatrizzanti, antisettiche e antibatteriche, disinfettanti, antinfiammatorie.
Famiglia
Impiego
Descrizione
L’infuso è utile per uso interno come antispasmodico mentre, sottoforma di decotto, in caso di
ulcera gastrica; ha inoltre proprietà antinfiammatorie e calmanti dei dolori mestruali e presenta
benefici al fine di regolare il flusso.
Per uso esterno è indicata per le piaghe, ustioni,
contusioni.
Pianta erbacea annuale o raramente biennale,
rustica, pubescente e ghiandolosa, con radice a
fittone e molte radichette laterali.
Fusto ramificato eretto e robusto, carnoso, angoloso e vellutato.
Foglie sessili con margine dentato, alterne,
oblunghe, lanceolate, dentate, verde-grigiastre.
Quelle inferiori sono di forma spatolata e oblunga, con base ristretta a cuneo, lunghe circa 2 cm;
quelle superiori sono obovate e amplessicauli.
Fiori riuniti in grossi capolini emisferici di 3-5 cm,
circondati da brattee coperte da peli ghiandolari, terminali, solitari, costituiti da numerosi fiori
femminili ligulati di colore variabile dal giallo all’arancione disposti in una densa corona e da fiori
tubulosi maschili al centro a costituire un disco
piano.
Pianta generalmente coltivata o spontaneizzata.
Fiori.
Curiosità
Come spiegavano i grandi naturalisti del passato,
pur chiamandola i greci “caltha”, aveva anche altri nomi: fiorrancio, fiore di ogni mese; calendula
poiché fiorisce ogni calenda e così si chiama ancora oggi.
Gira al girar del sole ed è per questo detta sposa
del sole e orologio dei contadini.
In realtà il rapporto con la fine del mese si deve
intendere in senso figurato, che cioè durante la
bella stagione essa fiorisce mensilmente, così
come nel calendario romanico arcaico la luna rispuntava, simile ad una sottile falce lattea, alle calende di tutti i mesi che allora erano lunari. Questo rapporto calendariale è riflesso, d’altronde,
anche dai frutti, gli acheni, somiglianti per forma
alla prima falce di luna.
Parti usate
Epoca di raccolta
Dalla primavera all’autunno.
Principi attivi
Carotenoidi, olii essenziali, flavonoidi, mucillagini,
poliacetilene.
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CAMEDRIO
Teucrium chamaedrys L.
Lamiaceae
Proprietà
Famiglia
Aromatiche, diuretiche, amaro-toniche, digestive,
antinfiammatorie, stimolanti, lassative, diaforetiche, astringenti.
Descrizione
Pianta perenne suffruticosa, con rizoma ramificato e numerosi fusti semplici, lignificati alla
base ed erbacei nella parte aerea, alti fino a 30
cm, eretti o ascendenti, di colore verde-grigiastro o brunastro, pubescenti.
Foglie di color verde scuro, coriacee, opposte,
le inferiori con breve picciolo, le superiori sessili, di forma ovata o ovato-oblunga, generalmente cuneate alla base ma a volte tronche o
cordiformi, con margini crenati o lobati e crenature mucronate.
Infiorescenze in densi spicastri con fiori profumati ed ermafroditi, inseriti in gruppi di 2-6
all’ascella delle foglie superiori trasformate in
brattee sessili; calice tubuloso-campanulato
con cinque denti lanceolati triangolari, pressoché uguali, più corti del tubo, ciliati e ghiandolosi di colore verde o rossiccio; corolla rosaporpora, unilabiata, con labbro inferiore diviso
in 4 piccoli lobi.
Sommità fiorite.
Impiego
Solo uso esterno.
In passato veniva utilizzata nell’industria liquoristica per la preparazione di liquori e vermouth.
Un tempo veniva utilizzato l’infuso per regolare le
funzioni intestinali e la digestione.
Era anche usato nelle diete dimagranti ma il suo
impiego e ora proibito perchè provoca danno
epatico.
Esternamente, sempre con l’infuso, per trattare le
infiammazioni gengivali.
Parti usate
Principi attivi
Olio essenziale, tannini, resina amara, flavonoidi,
diterpeni lattonici, acidi, fenoli.
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CAMOMILLA comune
Matricaria chamomilla L.
Asteraceae
vosismo, insonnia, gastriti, nevralgie o in tisana
per un effetto calmante e conciliante per digestioni difficili. Per uso esterno l’infuso è utile nel
caso di infiammazioni agli occhi o per schiarire i
capelli. Viene usata anche per lavaggi esterni di
fistole, ferite e foruncoli.
Unitamente alla melissa, si utilizza nella preparazione di una tisana utile per i dolori di stomaco,
vomito, dolori intestinali e insonnia.
Un batuffolo imbevuto di olio di camomilla inserito nell’orecchio è utile nei casi di mal d’orecchi.
L’olio essenziale mostra attività antimicrobica verso stafilococchi e candida.
Famiglia
Descrizione
Pianta annua, erbacea, glabra, con fusto eretto,
sottile, spesso molto ramificato nella parte apicale, di altezza 10-50 cm.
Foglie sessili, alterne, a contorno lanceolato, bitripennatosette, di colore verde chiaro, con segmenti ridotti a lacinie sottili, brevi ed appuntite.
Fiori riuniti in capolini di circa 2 cm portati da lunghi peduncoli, con involucro costituito da 12-17
brattee verdi con margine bruno, obovato-lanceolate, membranose, disposte secondo 1-3 file;
ricettacolo di forma emisferica o conica, glabro e
cavo nella parte interna. Capolini costituiti da fiori
periferici, ligulati , bianchi femminili e da fiori del
disco tubulosi gialli, ermafroditi.
Pianta comune negli ambienti ruderali.
Fiori.
Inizio estate.
Curiosità
Il suo nome deriva dal greco “Kamai Melon”, odore di mela, perché il suo profumo ricorda quello
di questo frutto. Già gli egizi che l’avevano consacrata al dio Ra del sole la usavano e ne confezionavano delle pastiglie con i capolini.
Rimedio casalingo e “universale”per aiutarci a stare in buona salute e bellezza!
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olii essenziali, proazuleni, flavonoidi, cumarine .
Proprietà
Sedative, antinfiammatorie, spasmolitiche, antinevralgiche, cicatrizzanti.
Impiego
Si utilizza in soluzione idroalcolica per ansia, ner-
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CAMOMILLA DEI TINTORI
Cota tinctoria (L.) J. Gay
subsp. tinctoria
Asteraceae
Impiego
Il fiore giallo, ricco di pigmenti appartenenti al
gruppo dei flavonoidi, è utilizzato per tingere le
stoffe; queste proprietà tintorie erano già riconosciute dagli antichi Egizi, dai Greci e dai Romani.
Famiglia
Descrizione
Pianta perenne o talora bienne, alta 20-50 cm,
con rizoma legnoso; rami erbacei ascendenti e
semplici, di aspetto cinerino-tomentoso.
Foglie bipennatosette, pubescenti, lunghe 2-3
cm, a lacinie lineari-lanceolate seghettate, con
denti brevemente cuspidati terminanti in un mucrone cartilagineo.
Fiori in capolini di 2-2,5 cm di diametro, solitari
su peduncolo ingrossato; involucro del capolino a squame embriciate, con lanosità giallastra,
le interne acute; fiori periferici ligulati gialli, femminili; fiori centrali ermafroditi, tubulosi, gialli o
bianchicci.
Specie di prati aridi, incolti e ambienti ruderali.
Fiori.
Estate.
Carotenoidi, flavoni.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Proprietà
Coloranti, antispasmodiche, toniche, stomachiche. Le sue proprietà sedative alleviano i dolori
nevralgici e mestruali.
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CAMOMILLA romana
Anthemis nobilis L.
Asteraceae
Grazie all’azione antibatterica e sfiammante viene utilizzata in soluzione per il lavaggio di ferite
e come collutorio. L’acqua distillata di camomilla
romana viene consigliata per bagni oculari e lozioni palpebrali o cutanee in genere.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne dal forte aroma, leggermente pubescente, con fusto ascendente o
eretto. Foglie verde chiaro, le inferiori picciolate,
le superiori sessili e bipennatosette.
Capolini con fiori periferici femminili, bianchi, ligulati, i centrali ermafroditi, tubulosi, gialli.
Pianta coltivata per le sue proprietà officinali.
Fiori.
Fine primavera.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Camazulene blu che vira al bruno alla luce, flavonoidi, cumarina, alcool, acidi grassi, glucosidi,
potassio, vitamina C.
Proprietà
Antalgiche, antinfiammatorie, antisettiche, antispasmodiche, sedative, toniche, eupeptiche, emmenagoghe, carminative.
Impiego
Simile alla camomilla comune dalla quale si differenzia per una più spiccata attività amarotonica
ed emmenagoga.
È un utile spasmolitico nella dismenorrea.
La camomilla romana può essere utilizzata, nella
dispepsia e nel meteorismo, come spasmolitico.
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CANAPA ACQUATICA
Eupatorium cannabinum L.
Asteraceae
Impiego
Famiglia
Viene utilizzata per la sua azione sedativa, leggermente diuretica, come stimolante l’appetito e
le funzioni epatiche. Il decotto veniva impiegato
per uso esterno per favorire la guarigione di piaghe, ulcerazioni cutanee, eruzioni, eczemi e screpolature della pelle.
Per l’elevato contenuto di alcaloidi pirrolizidinici
che sono epatotossici, l’uso di questa pianta è
sconsigliato. Viene considerata dai nativi americani come la pianta per le febbri e consigliata
anche dalla scuola tedesca in combinazione con
Echinacea.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta 60-200 cm, ricoperta da peli corti, provvista di una radice biancogrigiastra fibrosa e di fusti eretti, solcati longitudinalmente, spesso rossastri.
Foglie opposte od alterne, brevemente picciolate, le inferiori lanceolato-acuminate, le superiori
divise in 3 segmenti lanceolati con apice acuto;
margine irregolarmente seghettato-dentato.
Fiori tutti ermafroditi e tubulosi di colore rosa
pallido, leggermente odorosi, formanti numerosi
capolini.
Pianta spontanea che cresce in luoghi umidi, boschi freschi, sponde e greti dei fiumi, zone paludose, incolti.
Foglie, sommità fiorite, radici.
Luglio-agosto.
Curiosità
Il termine cannabinum della pianta è dovuto alla
somiglianza delle sue foglie con quelle dalla
canapa. Chiamata “erba della febbre” o “pianta
del sudore” veniva usata per le febbre caraibica
chiamata “febbre rompiossa” (dengue) e i coloni
ne avevano sempre mazzi appesi nei solai come
rimedio per i raffreddamenti, oltre che come tonico e digestivo.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Sesquiterpeni lattonici amari, flavonoidi, cumarina, acetovanillone, polisaccaridi ad azione immunostimolante, tannino.
Proprietà
Coleretiche, diaforetiche, toniche, lassative, amaricanti.
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CARDO MARIANO
Silybum marianum L.
Asteraceae
Curiosità
Famiglia
La leggenda cristiana, da cui deriva il nome, narra
che la Vergine Maria stava allattando il bambin
Gesù vicino ad una pianta pungente e che qualche goccia del suo latte cadde sulle foglie della
pianta stessa che immediatamente si tinsero con
venature bianche.
I suoi lunghi gambi venivano bolliti e mangiati,
così come le foglie pulite dalle spine.
Descrizione
Pianta bienne, glabra, con fusto eretto alto fino
a 200 cm. Foglie grandi, verdi lucide, chiazzate
di bianco lungo le nervature, con margine a lobi
ovato-triangolari spinosi. Capolini grandi, porporini. Involucro rivestito di brattee robuste dentate
e spinose terminanti con una lunga spina incurvata. Fiori tubulosi ermafroditi. Cresce negli incolti, ai margini di campi abbandonati e ai bordi di
strade.
Semi.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Flavonoidi (silimarina), tannino, sostanze amare,
amido, mucillaggine, acido linoleico ed oleico.
Proprietà
Colagoghe, coleretiche, diuretiche, ipertensive,
toniche.
Impiego
Usato nella profilassi e nel trattamento di danni
epatici di origine tossico-metabolica, nelle alterazioni funzionali del fegato durante e dopo epatiti, nelle epatopatie degenerative croniche (cirrosi,
statosi epatica), nelle epatopatie latenti; come
colagogo a supporto dei disturbi funzionali del
fegato e delle vie biliari.
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CARTAMO
Carthamus tinctoria L.
Asteraceae
acidi grassi insaturi e usato comunemente in cucina, nell’industria alimentare e nell’industria farmaceutica.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea annuale alta 30-60 cm, glabra,
munita di una radice fittonante e fusto eretto ramoso, corimboso nella parte superiore. Foglie
glabre, sessili, alterne, indivise, da lanceolate a
ellittiche, con nervature a reticolo e margine finemente dentato-spinuloso. Capolini globosi,
solitari, formati da numerosi fiori rosso-aranciati,
tutti tubulosi, circondati da un involucro di brattee fogliacee, coriacee, terminanti generalmente
con una lunga spina.
Pianta di origine ignota e coltivata.
Fiori, semi.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Proprietà
Coloranti, antireumatiche, antidolorifiche.
Impiego
Pianta conosciuta per il potere colorante delle
sue infiorescenze, dalle quali si estraeva la cartamina, sostanza usata per tingere tessuti, per dipingere, per uso alimentare e cosmetico.
Nel primo dopoguerra, il cartamo veniva coltivato quale sostituto dello zafferano tanto da essere
soprannominato zafferano dei poveri.
Dai semi si estrae un olio commestibile ricco di
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CELIDONIA
Chelidonium majus L.
Papaveraceae
Impiego
Famiglia
Si consiglia solo l’uso esterno in quanto il latice
che fuoriesce dalla pianta è molto pericoloso se
ingerito, provocando bruciori alla gola e alla faringe, paralisi, vomito e anche il coma.
Per uso esterno il latice arancione si applica efficacemente sulle verruche.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, cespitosa, alta sino a
70 cm, con fusti prostrati o ascendenti, ramosi,
fragili, muniti di peli sparsi. Tutta la pianta emette un succo arancione caustico, che fuoriesce
alla minima incisione. Foglie basali lungamente
picciolate, pennate, con segmenti composti da
5 lobi; pagina superiore verde chiaro, opaca e
glabra, quella inferiore di colore verde-grigio, tomentosa. Foglie cauline sessili, alterne, bilobate
o trilobate a lobi ovali, dentati e arrotondati all’estremità. Fiori formanti piccole ombrelle apicali
all’ascella fogliare, con i 2 sepali del calice precocemente caduchi e corolla con 4 petali ovali di
colore giallo oro.
Specie di ambienti ruderali ombrosi, non di rado
cresce su i muri.
Pianta intera fiorita.
Tarda primavera.
Curiosità
Il nome volgare di questa pianta è “erba da porri”.
L’etimologia celidonia (dono del cielo) si riferisce
alle rondini, cioè pianta che annuncia l’arrivo delle rondini. Il suo lattice “coricida” (contro porri e
verruche) cambia di colore in relazione alla temperatura, quando fa più caldo diventa di un arancio più intenso, per questo i contadini la usavano
per capire quale potesse essere la temperatura
nei giorni seguenti.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Alcaloidi, composti fenolici, flavonoidi, saponine
triterpeniche.
Proprietà
Antispasmodiche, antibatteriche, antivirali, sedative.
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CERRETTA
Serratula tinctoria L.
Asteraceae
Famiglia
Descrizione
Pianta perenne erbacea, con fusti eretti e angolosi, alta 40-110 cm.
Foglie basali lungamente picciolate, solitamente
lanceolate, intere, raramente divise in brevi segmenti con margine finemente dentato; le cauline
alterne, spesso profondamente divise, sessili e
progressivamente minori.
Capolini raccolti in corimbi formati da 5-30 elementi, con involucro allungato e formato da brattee disposte in 4-5 serie, di colore dal verde al
purpureo. Fiori tubulosi di colore rosa-violetto.
Specie dei prati e dei boschi freschi.
Tutta la pianta,
Parti usate
Epoca di raccolta
Inizio estate, prima della fioritura.
Coloranti.
Proprietà
Impiego
Utilizzata a scopo tintorio poiché dalla pianta si
ricava un pregiato pigmento giallo, solido e stabile, appartenente al gruppo dei flavonoidi.
Curiosità
In dialetto viene chiamata “frondicella”. Nel XVIII
secolo era diffusamente raccolta nei dintorni di
Roccaraso e commercializzata a scopo tintorio.
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CICUTA
Conium maculatum L.
Apiaceae
grammi per uccidere una persona.
Attualmente trova utilizzo solo nell’omeopatia.
Famiglia
Descrizione
Pianta glabra dall’odore fetido con radici biancastre striate orizzontalmente.
Fusto eretto, alto da 50 a 200 cm, striato, fistoloso,
cavo e con numerosi rami nella parte superiore,
spesso chiazzato e arrossato in quella inferiore.
Foglie 3 - 4 pinnate con le ultime incisioni ovali e
di colore verde chiaro. Le basali fornite di piccioli
inguainanti con chiazze rosso-violetto.
Infiorescenza ad ombrella con 8-20 raggi, involucro con più brattee e involucretto con 3 brattee
unilaterali, di forma lanceolata, bordate di colore
biancastro e rivolte verso il basso.
Fiori bianchi ermafroditi con calice subnullo e
petali cuoriformi con apice ripiegato all’indietro.
Foglie e semi immaturi.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Alcaloidi derivati da piridina, conina, conidrina e
cicutina.
Curiosità
Il decotto dei semi di cicuta venne usato per la
condanna a morte di Socrate. La morte avviene
per paralisi dapprima respiratoria, successivamente dei centri midollari. Ne bastano pochi
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COLCHICO
Colchicum autumnale L.
Colchicaceae
Impiego
La colchicina rallenta i processi metabolici che
portano alla formazione dell’acido urico; essa
rappresenta quindi un rimedio contro gli attacchi
gottosi e, a piccole dosi, trovava impiego anche
nel trattamento del reumatismo cronico. Questi
usi sono ormai abbandonati a causa dei notevoli
disturbi secondari. In letteratura è riportata una
dose tossica di colchicina di soli 7 mg per una
persona adulta. Gli effetti che compaiono dopo
l’ingestione della pianta sono nausea, vomito,
diarrea, dolore addominale, tachicardia e dolore
retrosternale.
La colchicina agisce sulla divisione cellulare (azione antimitotica) e da tempo viene sperimentata
nella cura dei tumori. In genetica vegetale è usata
per ottenere razze poliploidi con caratteri di gigantismo.
Famiglia
Descrizione
Pianta perenne, erbacea, eretta, glabra, munita di
un bulbo-tubero sotterraneo piriforme, convesso su un lato e piatto sull’altro, di colore rossonerastro, avvolto da una guaina pergamenacea
derivata da quanto rimane del bulbo dell’anno
precedente. Dal lato piano del bulbo appare una
gemma che in estate dà origine ad un breve fusto ipogeo collegato al bulbo originario.
Foglie 5-6, di colore verde scuro, di 20-25 x 5-7
cm, con lamina lanceolata e apice acuto e aspetto carnoso e ondulato, erette e percorse da numerosi nervi paralleli.
Fiori solitari o numerosi, con tubo corollino di
10-20 cm che rimane interrato mentre la parte
superiore, che fuoriesce per 5-15 cm dal suolo, è
diviso in 6 tepali di colore rosa malva.
Specie delle praterie secondarie.
Semi e bulbi.
Autunno.
Curiosità
L’impiego della colchicina in medicina risale al
Medioevo quando la pianta era soprattutto nota
per le doti magiche che le venivano attribuite:
bastava tenere un bulbo in tasca per premunirsi
dall’itterizia, dal mal di denti, dalla dissenteria e
persino dalla peste.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Alcaloide colchicina e molte altre sostanze attive.
Proprietà
Antiartritiche, antireumatiche, diuretiche.
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CORNIOLO
Cornus mas L.
Cornaceae
Curiosità
Famiglia
L’epiteto mas, che vuol dire maschio, fa riferimento al legno particolarmente duro, tanto che in
dialetto si dice “lu crugnale rompe l’osse e n’n fa
male”.
Il suo impiego nell’alimentazione umana è antico: frutti di corniolo sono stati ritrovati in un villaggio dell’età del bronzo nei pressi di Celano.
Descrizione
Arbusto o piccolo albero alto fino a 8 m, con rami
numerosi e corteccia rosso-bruna. Foglie opposte, con lamina ellittico-acuminata, intera. Fiori
bisessuali gialli, riuniti in ombrelle alla base dei
giovani rami, che si sviluppano precocemente
prima della comparsa delle foglie. Frutto a drupa
ovoidale-elittica, rossa e carnosa di sapore acidulo. Specie comune, tipica di siepi, arbusteti e
margini di boschi misti di caducifoglie.
Corteccia, frutto.
Autunno e fine inverno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Mucillagini, tannini, acido malico.
Proprietà
Febbrifughe, astringente, antidiarroiche.
Impiego
Il frutto si raccoglieva per curare disturbi come
dissenteria e diarrea, nonché nella gastroenterite
e nella colite.
La corteccia, ridotta in polvere, veniva usata contro la febbre malarica.
Il legno si presta per la lavorazione.
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DIGITALE
Digitalis purpurea L.
Caprifoliaceae
sce da vigoroso attivatore della forza di contrazione del cuore riducendone, allo stesso tempo, il
numero delle pulsazioni.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea bienne o perenne, rivestita di peli,
con fusto eretto, alta 50-100 cm.
Foglie alterne, tomentose, le inferiori di forma
ovato-oblunga riunite in rosetta, le superiori lanceolate, acute, a base cuneata.
Fiori penduli, muniti di brattee, raccolti in un racemo terminale. Calice diviso in 5 lobi largamente
ovali, ottusi; corolla grande, lievemente bilabiata
con ampio tubo porporino, glabro all’esterno,
barbuto e con macchie all’interno.
Specie coltivata.
Foglie.
Parti usate
Principi attivi
Glicosidi cardioattivi tra cui digitossina, gitalossina e gitossina, glicosidi non cardioattivi tra cui
digitonina, gitonina e tigonina.
Proprietà
Cardiotoniche, diuretiche, normalizzanti la funzione cardiaca, ipertensive.
Impiego
Pianta molto importante per la cura delle malattie
di cuore; il suo impiego è riservato al personale
medico e i suoi preparati o estratti alle industrie
chimico-farmaceutiche. Rimane uno dei migliori
medicamenti nelle malattie di cuore perchè agi-
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DRAGONCELLO
Artemisia dracunculus L.
Asteraceae
Curiosità
Famiglia
Sembrerebbe una pianta mediterranea, invece
pare sia arrivata a noi dalla Siberia in seguito alle
invasioni mongole e portato in Europa ai tempi
delle crociate.
I grandi diffusori di dragoncello furono gli arabi
che lo chiamavano “tarkum” e lo usavano, oltre
che in cucina, anche per le sue proprietà terapeutiche.
Descrizione
Pianta perenne, alta fino a 1 metro, con fusti eretti
e ramificati.
Foglie lineari, strettamente lanceolate, di colore
verde scuro, glabre, quelle basali ripartite.
Fiori riuniti in capolini piccoli, composti solo da
fiori tubulosi gialli, a loro volta organizzati in corimbi.
Pianta coltivata negli orti per le proprietà aromatiche.
Foglie.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Estragolo, capillene, ocimene, nerolo, tujone,
1-8-cineolo, a-pinene, limonene, ß-fellandrina,
terpinene, cumarine, flavonoidi, steroli, tannini,
proteine.
Proprietà
Carminative, antifermentative, toniche, stomachiche, febbrifughe.
Impiego
Il dragoncello si impiega soprattutto come spezia
di diverse pietanze, nella preparazione di salse,
aceto aromatico, conserve.
33
ECHINACEA
Echinacea purpurea (L.) Moench
Asteraceae
usassero da 400 anni. Nel 1870 un indiano ne
svelò le qualità ad un medico del Nebraska che
per dimostrarne gli effetti contro i morsi dei serpenti si offrì davanti ad una comunità scientifica
di essere morso e poi curato con le radici della
pianta. La sua richiesta fu respinta!
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne con fusti fioriferi fogliosi
alti 40-50 cm. Foglie basali ovato–lanceolate, pelose, con picciolo di 3-4 cm, riunite in rosetta.
Fiori in capolini grandi solitari, terminali, con involucri rigidi ed evidente ricettacolo conico e spinescente; fiori periferici ligulati di color rosso o rosa
con ligule corte.
Specie coltivata come pianta ornamentale e per
le proprietà officinali.
Radici, fiori.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Alcaloidi pirrolizidinici, acido caffarico, olio essenziale, flavonoidi, polisaccaridi, fitosteroli.
Proprietà
Antisettiche, cicatrizzanti, analgesiche, antibatteriche, antivirali, immunostimolanti.
Impiego
Viene utilizzata nel trattamento dei disturbi stagionali, come stimolante le difese immunitarie
Curiosità
E’ originaria dell’America del Nord e da scavi archeologici risulta che gli indiani Lakota Sioux la
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ELICRISO
Proprietà
Helichrysum italicum (Roth) Don
Asteraceae
Bechiche, sedative, antiallergiche, antiinfiammatorie, antimicrobiche, antisettiche, espettoranti,
colagoghe, cicatrizzanti e fungicide.
Famiglia
Descrizione
Impiego
Pianta perenne suffruticosa che con le sue numerose ramificazioni forma un piccolo cespuglio
di colore bianco-grigiastro per il fitto tomento di
peli che la ricopre almeno nello stadio giovanile.
Fusti angolosi, legnosi e contorti alla base, alti
20-50 cm. Foglie alterne, a volte unilaterali, sessili,
strette e lineari, appiattite lungo i bordi, lunghe
10-40 mm e larghe 1 mm, erette o patenti, con
margine ripiegato verso il basso. Getti sterili ricoperti da densi fascetti di foglie.
Infiorescenze raccolte in densi corimbi, ramosi,
posti all’apice del fusto, composti da 20-35 capolini di 2-4,5 mm con l’involucro giallo paglierino, conico-fusiforme con l’apice piu stretto della
base, all’antesi oblungo-cilindrico.
Fiori in numero di circa 15 per capolino, tutti
tubolosi ed ermafroditi, di colore giallo-oro con
lunga corolla tubolare.
Specie eliofila che vegeta in garighe, cespuglieti
e prati aridi.
Capolini.
Estate.
L’infuso si usa in caso di bronchite, tosse e catarro; gli impacchi per curare dermatosi, geloni,
emorroidi. In cosmetica, è utilizzato come fissativo e componente di fragranza in saponi, creme
e profumi.
L’oleolita viene usato per eczemi e psoriasi.
Curiosità
In varie località della provincia dell’Aquila viene
chiamate con il nome di “Tumacchie” e i rami disposti a mazzo venivano impiegati per bruciare le
setole del maiale, con lo scopo di coprire il cattivo odore e disinfettare.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olio essenziale, tannini, acido caffeico.
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ENULA CAMPANA
Inula helenium L.
Asteraceae
magnesio, potassio e calcio.
Famiglia
Descrizione
Impiego
Pianta perenne con grosso rizoma carnoso ramificato e fusto molto robusto, alto 100-200 cm,
nella parte inferiore ricoperto di setole patenti,
solo pubescente superiormente.
Foglie basali lunghe fino a 70 cm, con lungo
picciolo, lamina ovato-spatolata ed apice acuto.
Foglie del caule alterne, spesse, lanceolate con
apice acuto, dentellate sui bordi, grigio-tomentose nella pagina inferiore; quelle superiori sessili e
cordato-amplessicauli.
Infiorescenza a corimbo, con fiori riuniti in grossi
capolini di 6-7 cm rivestiti da squame fogliacee ricurve verso l’esterno; fiori giallo-dorati con ligule
raggianti di 3 cm circa.
Specie non comune che vegeta nei prati umidi
e lungo i fossi.
Radici.
Autunno o primavera.
Proprietà
Antisettiche delle vie respiratorie, stimolanti delle
mucose, sudorifere, toniche.
Efficace per le vie respiratorie perché esercita
un’azione topica cicatrizzante. Calma la tosse e
rende facile l’espettorazione. Per questo si prescrive nei catarri laringei, polmonari e dei bronchi. Viene eliminata attraverso le vie respiratorie
e per questo si può ritenere un buon drenatore
delle vie aeree. Le sue proprietà antisettiche risultano specifiche contro il bacillo della tubercolosi.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
La radice dell’enula campana ha il 40% di inulina
e principi similari, alantolattone o elenina, un olio
volatile nel quale si trovano alantolo, isoalantolattone, acido alantico, pectina, mucillagine, una
resina, una sostanza analoga alla canfora, sali di
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EQUISETO
Equisetum telmateja Ehrh.
Equisetaceae
Impiego
Famiglia
Grazie alla presenza del silicio l’equiseto assume
un ruolo importante nel trattamento dei processi
di calcificazione delle ossa.
Si reputa abbia grande efficacia nel garantire stabilità all’elasticità dei tendini, delle cartilagini e
delle pareti arteriose.
Oggi molto apprezzata in campo agricolo come
antiparassitario e fertilizzante.
Pianta alimurgica di cui si consumano le cimette
dei fusti sterili in pastella di acqua e farina.
Veniva utilizzata, in passato, anche come abrasivo
per la pulitura delle stoviglie. A lungo termine l’equiseto può essere pericoloso se assunto per via
orale. Contiene una sostanza chiamata tiaminasi
che rompe l’aminoacido tiamina provocandone
carenza. Evitare in caso di calcoli renali.
.
Descrizione
Pianta alta 50-100 cm con rizomi striscianti e fusti
che possono essere sterili o fertili: quelli sterili, che
si sviluppano in estate, sono rettilinei, cilindrici,
vuoti, provvisti di 20-40 coste, con rami verticillati
all’altezza dei nodi; i fusti fertili, che si sviluppano
in primavera, hanno guaine ricoprenti l’internodo
e presentano una spiga apicale nella quale maturano le spore.
Cresce, in genere, negli ambienti umidi .
Fusti sterili.
Primavera–estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Flavonoidi, sali minerali, tannino, vitamina C, piccolissime tracce di alcaloidi.
Proprietà
Emostatiche, rimineralizzanti, diuretiche, antisettiche, cicatrizzanti e antireumatiche.
Impiego
L’infuso, che viene utilizzato nell’acqua del bagno o
per pediluvi, svolge un ruolo regolante la traspirazione eccessiva; è rigenerativo e rinfrescante. Rinforza le unghie e aiuta il riassorbimento delle macchie
bianche sulle stesse, da forza e tono ai capelli.
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ERBA CEDRINA
Aloysia citriodora L.
Verbenaceae
Molto piacevoli in infusione con il tè.
Nell’industria, viene estratto un delicato olio essenziale usato in profumeria per saponi, dentifrici e
cosmetici.
Famiglia
Descrizione
Arbusto con fusti slanciati e rami leggermente
angolosi. Foglie verticillate a tre, lanceolate, con
margine intero, lunghe 5-7 cm.
I fiori sono piccoli, con corolla di cinque petali saldati a tubo, bianchi sui lembi, violetti all’interno.
Pianta coltivata nei giardini per il suo uso officinale.
Foglie e fiori.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Glucosidi (verbenina), tannini, oli essenziali costituiti da citrale, limonene e geraniolo, mucillagini,
sali minerali, alcaloidi.
Proprietà
Sedative, calmanti del sistema gastrointestinale,
digestive, carminative, antispasmodiche.
Impiego
Gli impacchi sugli occhi hanno un effetto rilassante
e combattono gli occhi gonfi e arrossati.
Le foglie fresche possono essere messe in infusione
per un bagno ristoratore o per acque toniche del
viso. Essiccate, sono utilizzate nei pot-pourri e per la
confezione di sacchetti antitarmici.
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ERBA CIPOLLINA
Allium schoenoprasum L.
Amaryllidaceae
In cucina è usata soprattutto per dare sapore ad
insalate, salse, formaggi e piatti di pesce.
Famiglia
Descrizione
Specie erbacea perenne caratterizzata da lunghi
e fini steli a sezione tonda e da un bulbo.
Infiorescenza globosa o ellittica, apicale, circondata alla base da una spata a 2-3 valve allargate;
fiori peduncolati con 6 tepali rosa.
Foglie.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Allicina, zolfo, vitamine del gruppo B.
Proprietà
Stimolanti, digestive, depurative, antisettiche.
Impiego
Le foglie quando vengono spezzate sprigionano
aroma di cipolla.
Grazie alle proprietà antisettiche e battericide
l’erba cipollina si può utilizzare per cataplasmi
per curare l’acne, i foruncoli, per lenire le punture
di insetti.
Gli estratti della pianta sono efficaci come vasodilatatori ed ipotensivi. Inoltre, è stata dimostrata
l’efficacia della specie come diuretico. I bulbi freschi contengono il glucoside alliina, che ha azione antibatterica, antielmintica, ipotensiva, diuretica e stimolante per la mucosa gastrica.
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ERBA DI S. MARIA
Balsamita major Desf.
Asteraceae
Impiego
Famiglia
La pianta entrava come componente della famosa Acqua antisterica di S. Maria di Novella.
Le foglie essiccate venivano utilizzate come segnalibro nei libri di preghiera.
.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta fino a 100 cm, con
rizoma stolonifero e fusto eretto ramificato, corimboso in alto.
Foglie semplici, ovali, con lungo picciolo e margine crenato o seghettato; le cauline sessili.
Infiorescenza corimbosa con capolini di 5 - 6 mm
di diametro, costituiti da fiori tubulosi giallo-verdi.
Foglie.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Proprietà
Antispasmodiche, digestive, carminative, diuretiche, emmenagoghe.
Impiego
L’erba di S. Maria è ottima per contrastare aerofagia, vomito, dolori intestinali, raffreddori e bronchiti.
In caso di scarsa secrezione della bile, contribuisce ad attivare le funzioni di fegato e cistifellea.
Può medicare scottature, piccole ferite e punture
di insetti.
Inoltre, si utilizza per profumare la biancheria e
per allontanare da essa gli insetti.
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GENZIANA MAGGIORE
Gentiana lutea L.
Gentianaceae
Famiglia
roside e swerziamarina che le danno un sapore
amarognolo, alcaloidi.
Descrizione
Eupeptiche, aromatiche, digestive, colagoghi,
coleretiche.
Proprietà
Pianta erbacea perenne, alta 40-150 cm, glabra
e glauca, con lunga radice a fittone robusta e ramificata, gialla con scorza grigia; fusto semplice,
cilindrico, robusto, rigido, cavo.
Foglie inferiori in rosetta, largamente lanceolate
e a margine intero, larghe 5-15 cm e lunghe fino
a 30 cm, provviste di 5-7 nervature longitudinali
molto marcate sulla pagina superiore e sporgenti
in quella inferiore che si congiungono all’apice;
quelle del caule sono opposte, nella parte inferiore brevemente picciolate, le altre sessili, gradualmente ridotte, bratteiformi.
Fiori con peduncolo di 1 cm, riuniti in numero di
3-10 in pseudoverticilli all’apice dei fusti e all’ascella delle foglie superiori.
Ogni fiore ha il calice aperto da un lato e una corolla a 5-6 lacinie disposte a stella, di color giallovivo.
Specie relativamente comune, diffusa nei pascoli
montani e subalpini.
Impiego
Si utilizza sottoforma di tintura madre per le sue
proprietà amaricanti e aperitive dovute a sostanze amare che inducono un aumento della secrezione gastrica determinata dal riflesso della
stimolazione delle papille gustative. Indicata in
caso di anemia, anoressia, dispepsia.
Controindicata nell’ipertensione.
La radice contiene un glucoside (genziopicrina)
solubile in acqua che è responsabile del carattere
amaro e non irritante che provoca l’aumento del
succo gastrico non per effetto diretto ma come
riflesso sulle papille gustative.
Curiosità
Il nome del genere Gentiana deriva da Gentius,
un antico re dell’Illiria, vissuto intorno al 180 a.c.,
che, insieme a Plinio e Dioscoride, ne descrisse
l’importanza in medicina.
Nota anche come genziana gialla per il colore
dei suoi fiori.
Nella tradizione popolare, la radice viene usata
per preparare liquori; tuttavia, sul territorio italiano la raccolta in natura è vietata da diverse norme
regionali, tra cui quella abruzzese per la tutela
della flora spontanea L.R. 45/79 e 66/80. È un
componente fondamentale del Centerbe.
Parti usate
Radici (di almeno 2 anni di età), semi e foglie.
Epoca di raccolta
Tardo autunno (settembre – ottobre).
Principi attivi
Glucosidi iridoidici come genziopricoside, swe-
41
GINEPRO
Juniperus communis L.
Cupressaceae
nei casi di bronchite.
Famiglia
Descrizione
Arbusto o piccolo albero che può raggiungere 3-4
m di altezza, con fusto per lo più tortuoso; corteccia inizialmente liscia, poi rugosa e grigio-rossastra.
Foglie rigide, aghiformi, inserite a gruppi di tre, superiormente con faccia piana ed una stria glauca,
terminanti in una punta acuta e pungente. Pianta
dioica, con fiori maschili e femminili su individui
diversi, i primi verdastri, i secondi giallastri, entrami
raggruppati in “coni” all’ascella delle foglie. Entrambi i coni femminili a maturità diventano carnosi, nero-bluastri e ricoperti da una fitta pruina, i cosiddetti
galbuli impropriamente chiamati “bacche”.
Galbuli, giovani getti.
Curiosità
Dai galbuli si ottiene il Gin mediante macerazione a
freddo in alcool di cereali. I galbuli di ginepro insieme al finocchio vengono utilizzati per aumentare la
secrezione lattea delle mucche.
Fino all’inizio del novecento, si usava bruciare un
ramo di ginepro nelle sere di Natale, San Silvestro
ed Epifania. Il suo carbone veniva poi impiegato durante l’anno in tanti rimedi superstiziosi.
In Germania si credeva alla esistenza di un genio
femminile del ginepro, che aveva il nome della
pianta. Se veniva invocata poteva indurre i ladri a restituire quel che avevano rubato, ma occorreva prima eseguire questa operazione: ci si recava presso
un cespuglio di ginepro, si curvava fino a terra un
ramo e lo si teneva fermo con una pietra chiamando ad alta voce il ladro, che non poteva resistere a
quel richiamo e doveva presentarsi al derubato rendendogli il maltolto. Col passare del tempo la sua
fama protettiva mutò nella convinzione che le sue
fumigazioni prevenissero e curassero la lebbra e la
peste bubbonica.
Nel XIV secolo un padre francescano (Maurizio da
Tolone) compose uno dei primi profumi utili per disinfettare le navi provenienti dai luoghi infetti. Il composto conteneva diverse erbe come <<Rosmarino,
pepe, ginepro, storace, zolfo, pece, segatura di corno e polvere di schioppo!>>.
Ancora, nel 1870 negli ospedali di Parigi, si debellò,
con fumigazioni di rami aromatici di ginepro, una
epidemia di vaiolo. Così, nella seconda guerra mondiale, sempre in Francia, le infermiere lo bruciavano
per produrre fumi disinfettanti.
Parti usate
Epoca di raccolta
Galbuli in autunno, giovani getti in estate.
Principi attivi
Olii essenziali, acidi terpenici, tannini, leucoantocianidine, flavonoidi, zuccheri invertiti.
Proprietà
Antisettiche, balsamiche, diuretiche, ipogligemizzanti, indicato nei casi di cistiti e uretriti, reumatismi. I preparati di ginepro vanno usati con cautela
nei soggetti affetti da infiammazioni renali.
Impiego
La tintura alcolica è utile nei casi di acidità dello stomaco e per la digestione difficile, il decotto è utile
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GIUSQUIAMO
Hyoscyamus niger L.
Solanaceae
a quella della belladonna ma, rispetto a quest’ultima, produce un assopimento ed una midriasi
più accentuati.
Famiglia
Curiosità
Descrizione
Le proprietà velenose del giusquiamo vengono
citate nell’Amleto di Shakespeare che recita …”un
veleno che è nemico del sangue e che nelle vene
scorre veloce più del mercurio”. Grazie alle sue
proprietà allucinogene, con i semi si preparavano
filtri d’amore per propiziarsi la disponibilità dell’amante. Nel IX secolo insieme ad altre erbe serviva
per preparare la spongia sonnifera, prima forma
di anestetico per interventi chirurgici.
Pianta annuale o bienne, villoso-vischiosa, di odore sgradevole, alta fino a 80 cm.
Fusto eretto, semplice e gracile negli esemplari
annui, ramoso e robusto in quelli bienni. Foglie
flaccide, acuminate o acute, grossamente dentate, le inferiori picciolate, a volte con due orecchiette alla base del picciolo, le cauline sessili,
amplessicauli. Fiori sessili, quelli inferiori brevemente peduncolati, più o meno avvicinati alla
sommità del fusto e dei rami in modo da formare
un denso racemo. Calice alla fruttificazione rigonfio alla base e con denti acuminati.
Corolla internamente bianco-giallastra con denso reticolo di nervature violette. Cresce in ambienti ruderali e sul margine delle strade.
Foglie.
Alcaloidi.
Parti usate
Principi attivi
Proprietà
Parasimpaticolitiche, antispasmodiche, sedative,
ipnotiche.
Impiego
Pianta medicinale velenosa indicata in caso di
spasmi del tubo digestivo, prescritta sotto stretto
controllo medico. L’azione farmacologica è simile
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GUADO
Isatis tinctoria L.
Brassicaceae
Dalle foglie si estrae una tintura blu-indaco utilizzata nell’industria tessile. Il pigmento viene estratto
dalle foglie, macinate e lasciate a macerare in acqua per la fermentazione con l’aggiunta di carbonato di calcio ed altri prodotti alcalini. Con questo
processo, si ottiene un liquido giallastro che, agitato, ossidato e lasciato a decantare, fa precipitare
una pasta da cui si ottiene il pigmento blu.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea biennale, glabra o pubescente,
alta 40-100 cm, che nel primo anno rimane in fase
vegetativa e nel secondo anno emette un fusto
eretto, robusto, munito di peli patenti sparsi e ramificazioni corimbose nella metà superiore.
Foglie basali in rosetta, picciolate, oblungo-lanceolate, acute; quelle del caule gradualmente più
piccole, sessili, astate-lanceolate, con orecchiette
amplessicauli allungate ed acute, di un colore verde glauco, sparsamente pelose. Infiorescenza distribuita in densi racemi corimbosi. Fiori gialli con
lungo pedicello, muniti di sepali eretto-patenti di
2,5 mm e 4 petali obovati di 3-4 mm.
Cresce in ambienti ruderali e sul margine delle
strade.
Foglie e fiori.
Estate.
Curiosità
Da studi recenti è stato scoperto che questa pianta possiede una quantità di glucobrassicina molto
maggiore (circa 20 volte) di quella contenuta nei
broccoli e quindi potrebbe costituire una promessa
negli studi contro il cancro.
Parti usate
Epoca di raccolta
Proprietà
Coloranti, antibatteriche, antivirali, astringenti, febbrifughe.
Impiego
Influenza, encefalite, parotite, meningite, eruzioni
cutanee. L’impiego più comune di questa pianta
è quello colorante.
44
IPERICO
Hypericum perforatum L.
Urticaceae
le piaghe, per il trattamento delle ferite e nelle
mialgie. L’infuso per uso esterno per la detersione delle ferite. Per uso interno si utilizza la tintura
o l’infuso nelle lievi forme di depressione.
L’iperico esplica le proprie attività solo se fresco.
Possiede proprietà foto-sensibilizzanti.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne, rizomatosa, alta 20-80
cm, con fusti glabri, eretti. Foglie opposte, quasi
sessili o con brevi peduncoli, con lamina ovatolanceolata cosparsa di ghiandole traslucide che
in trasparenza sembrano forellini e ghiandole
scure sul bordo.
Fiori riuniti in corimbi apicali ramificati, di colore
giallo-oro, composti da 5 sepali acuti, interi e 5
petali ovali, asimmetrici, dentellati, entrambi con
ghiandole scure sul bordo.
Pianta comune in prati aridi, margini delle strade
ed incolti erbosi, dal livello del mare fino ai 1.600
m s.l.m.
Sommità fiorite.
Giugno-agosto.
Curiosità
È chiamato anche “Erba di S. Giovanni” in quanto
la pianta viene raccolta, tradizionalmente, nella
notte del 24 giugno, giorno in cui si rievoca il
martirio di S. Giovanni Battista.
Il legame con il santo, ed in particolare con il suo
sangue versato, deriverebbe anche dal colore
rosso che i petali lasciano quando vengono strofinati tra le dita.
Il termine “perforatum” è dovuto al fatto che le
foglie sono cosparse di ghiandole, evidenti al
punto da farle apparire bucherellate se osservate
contro luce.
L’iperico è divenuto famoso da qualche anno, da
quando cioè alcuni psichiatri americani ne hanno
dimostrato l’utilità contro la depressione. Chi si
occupa di medicina naturale, tuttavia, sa che le
virtù dell’iperico sono conosciute, sebbene in forma empirica, da secoli.
La fama dell’iperico procede di pari passo con la
storia dei Templari, cavalieri misteriosi e leggendari del medioevo. Pare che essi siano stati i primi
a scoprire che I’ iperico, oltre alle ustioni e alle
ferite da taglio, era utilissimo per migliorare l’umore dei guerrieri che rimanevano immobilizzati
a letto per lunghi periodi.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Antrachinoni (ipericina), flavonoidi semplici (iperoside e rutina), tannini e iperforina, olio essenziale.
Proprietà
Antidepressive, antinfiammatorie, antivirali, antieritematose, cosmetiche.
Impiego
L’oleolita viene utilizzato per curare le scottature,
45
ISSOPO
Hyssopus officinalis L.
Nel campo alimentare, gli estratti e l’olio essenziale trovano impiego nella preparazione di amari,
bevande, sottaceti, sughi di carne, gelatine e prodotti dolciari.
L’olio essenziale di issopo è neurotossico: pinocanfone e isopinocanfone sono, al pari del tujone,
responsabili dell’azione epilettogena.
Famiglia
Lamiaceae
Descrizione
Specie erbacea perenne con fusti eretti o ascendenti, ramificati e legnosi alla base, alti fino a 50
cm.
Foglie opposte glabre o leggermente pubescenti, uninervie, prive di picciolo, molto profumate.
Fiori piccoli, bluastri, riuniti in spighe unilaterali
all’ascella di brattee.
Calice persistente tubuloso, diviso in 5 denti acuminati. Corolla con labbro superiore bilobo e inferiore trilobo.
Localmente diffusa in pascoli sassosi e garighe.
Pianta intera fiorita.
Fine estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, terpeni, flavonoidi.
Proprietà
Mucolitiche, digestive, antisettiche, bronchiali,
balsamiche, carminative, antispasmodiche, depurative, stomachiche, stimolanti, cicatrizzanti.
Impiego
L’issopo può essere impiegato in soluzione idroalcolica per bronchiti, asma, tosse, raucedine, eccitazione nervosa e digestioni difficili; in cosmetica,
per aromatizzare saponi, creme, lozioni e profumi.
46
LAMPONE
Rubus idaeus L.
L’infuso si utilizza nella diuresi, nelle infiammazioni degli occhi e della bocca e nei reumatismi.
Famiglia
Rosaceae
Curiosità
Il nome Rubus idaeus, rovo dell’Ida, pare derivi
dalla leggenda greca secondo cui i lamponi in
origine erano di colore bianco, finché un giorno
la ninfa Ida, che si occupava di Giove bambino,
nel tentativo di acquietarlo volle offrirgli dei lamponi ma, nel raccoglierli, si graffiò ed alcune gocce del suo sangue caddero sui frutti tingendoli
di rosso.
Per molto tempo ebbe seguito la credenza secondo la quale questi frutti crescevano solo sul
monte Ida; persino Plinio il Vecchio scriveva nella
sua Naturalis Historia che “il rovo dell’Ida è così
chiamato perché cresce sui monti dell’Ida e non
in altre parti”.
.
Descrizione
Arbusto pollonante con fusto dritto, glauco, ricoperto di spine sottili. Foglie composte da 3–7 foglioline pennate, bianco tomentose di sotto, con
margine irregolarmente seghettato.
Fiori con petali bianchi, riuniti in pannocchie di
pochi fiori.
Frutto subsferico composto da piccole drupe, di
colore rosso feltroso.
Arbusto comune ai margini e nelle radure delle
faggete.
Giovani getti, frutti.
Parti usate
Epoca di raccolta
Primavera (getti), estate (frutti).
Principi attivi
Olio essenziale, acido citrico e malico, zuccheri,
antociani, vitamine B e C, tannini, pectine.
Proprietà
Antispasmodiche uterine e riequilibranti il sistema endocrino, ricostituenti, rimineralizzanti, vitaminizzanti, diuretiche.
Impiego
Si utilizza il gemmoderivato nei casi di oligomenorree, dismenorree, ipogonadismo.
Nei disturbi digestivi e durante gli ultimi tre mesi
della gravidanza per rilassare l’utero.
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LAVANDA
Lavandula angustifolia Mill.
Lamiaceae
bronchiale.
L’olio essenziale è un profumo molto apprezzato,
utile anche per massaggi per curare contusioni.
La tisana a base di fiori di lavanda cura stati ansiosi, mal di testa, flatulenza, nausea, capogiri e
alitosi.
Famiglia
Descrizione
Arbusto suffruticoso alto 40-100 cm, sempreverde, grigio-tomentoso; radice legnosa contorta
con numerose radici secondarie superficiali; fusti eretti, legnosi e densamente ramificati; rami
giovani erbacei e pubescenti, a sezione quadrangolare. Foglie persistenti, opposte, lineari, intere,
con margine revoluto, dapprima grigiastre e poi
grigio-verdi.
Fiori riuniti in spighe peduncolate apicali di 3-8
cm, disposti a 2-4 all’ascella di brattee membranose, rombico-acuminate, con 5-7 nervi. Calice
tubuloso, striato, di colore grigio-bluastro, leggermente allargato ad imbuto verso l’alto, tomentoso, diviso in 5 denti. Corolla da azzurra a
viola-purpurea, bilabiata.
Sommità fiorite.
Estate.
Curiosità
Dal latino “lavare”, questa pianta è da sempre stata “destinata al bagno”, non solo per profumare e
lavare la biancheria, ma anche per l’igiene della
persona ed utilizzata, come acqua di lavanda, nei
saponi e nei profumi.
Simbolo di virtù e purezza dell’anima, nonché
pianta del “rispetto”, evoca il profumo d’altri tempi in cui essa veniva posta nei cassettoni della
“nonna” per preservare la biancheria dalle tarme.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, cumarine, flavonoidi.
Proprietà
Sedative, carminative, spasmolitiche, cosmetiche,
antisettiche, aromatiche, purificanti.
Impiego
Nervosismo, insonnia, cefalea, bronchiti, asma
48
LIQUIRIZIA
Glycirrhiza glabra L.
Fabaceae
sio, olio resinoso, albumina, resina, idrato di carbonio, acido malico, tannino, mannite, cellulosa,
proteine, sostanze minerali, materia colorante e
un eteroside flavonico, chiamato liquiritina.
Famiglia
Descrizione
Proprietà
Pianta erbacea perenne alta 40÷100 cm dotata
di lungo rizoma che produce numerosi germogli
laterali dalla scorza marrone e polpa giallastra e
succosa; fusti eretti, flessuosi, scanalati, ramosi;
da glabrescente a pubescente.
Le foglie sono alterne,con picciolo pubescente,
composte paripennate (2÷8 paia) stipolate, ovato-lanceolate terminate all’apice con una setola.
La pagina superiore è glabra, quella inferiore è viscida, hanno nervatura centrale evidente e 6÷10
paia di nervature laterali, il margine è intero.
All’ascella delle foglie del caule si sviluppano le
infiorescenze in racemi brevi, che sono più corti
delle foglie di appoggio.
I fiori sessili, nascono all’ascella di sottili brattee
membranacee; il calice persistente è campanulato glanduloso, diviso in 5 segmenti lanceolati.
La corolla papilionacea è simmetrica, blu-violetta
a volte biancastra sfumata di viola; il frutto è un
legume ellittico.
Radici.
Settembre-ottobre
Antiacetilcoliniche, antispasmodiche, antistaminiche, bechiche, cicatrizzanti, correttive, diuretiche,
fluidificanti broncopolmonare, ipotensive, spasmolitiche.
Impiego
Nella bronchite catarrale, broncospasmo, colite
spastica, enterite, gastrite, ipotensione arteriosa,
certe epatiti, stati febbrili, foruncoli, alito cattivo,
Morbo di Addison, pirosi, spasmi gastrointestinali, stipsi cronica, tosse nervosa, tracheite, singhiozzo, ulcera gastroduodenale, urodinia, gas intestinali, infiammazioni delle vie urinarie.
Curiosità
Radici di liquirizia sono state rinvenute tra il corredo funebre di Tutankamon, questo ne testimonia
l’uso e l’importanza presso gli egizi, ma anche i
cinesi 5000 anni fa riportano l’uso della radice
nel Pen Tsao Ching, il loro antico erbario.
Ippocrate la chiamava Glukos riza, radice dolce
e la consigliava per la tosse, catarro e affezioni
respiratorie.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Glicirrizina, asparagina, amido, saccarosio, gluco-
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LUPPOLO
Humulus lupulus L.
Cannabaceae
Principi attivi
Olii essenziali con mircene, humulene, resina con
humulone, lupolone, sostanze estrogeniche.
Famiglia
Proprietà
Descrizione
Amare, anafrodisiache, eupeptiche, narcotichesedative, stimolanti.
Pianta perenne, dioica, con grosso rizoma carnoso e ramificato dal quale si sviluppano in primavera i fusti legnosi, striati e ramosi, alti da 3
a 7 metri, muniti di piccole spine uncinate che
permettono alla pianta di avvinghiarsi a qualsiasi
sostegno vicino.
Foglie con lunghi piccioli spinulosi, opposte sui
nodi che divengono alterne nelle infiorescenze
femminili; lamina a contorno circolare, cuoriforme, divisa in tre-cinque lobi ovali-ellittici, con apice acuto e margine dentato-mucronato, con lobi
progressivamente meno accentuati verso l’alto.
Fiori delle piante maschili (staminiferi) riuniti in
pannocchie pendule all’apice dei rami, con 5 petali di colore bianco-giallognolo e 5 stami; quelli
delle piante femminili (pistilliferi) posti a due a
due all’ascella di brattee fogliacee ovate e acuminate riunite in amenti a formare caratteristici coni
ovoidali.
Cresce ai margini di boschi umidi e su incolti in
corrispondenza di fossi e aste fluviali; predilige
ambienti freschi e terreni fertili.
Coni.
Settembre-ottobre.
Impiego
Oltre che come aromatizzante della birra, il luppolo svolge una decisa azione sedativa nei confronti della sfera nervosa e sessuale, per cui viene
impiegato per combattere gli stati di insonnia,
nervosismo ed eccitabilità sessuale.
I germogli giovani vengono consumati alla maniera degli asparagi.
Curiosità
L’uso di aromatizzare la birra con luppolo è documentato a partire dal IX sec. d.c.; non di rado, venivano usate anche altre erbe (achillea, maggiorana, assenzio, ecc;). Già nel XIV sec. la maggior
parte delle birre europee conteneva luppolo.
Parti usate
Epoca di raccolta
50
Malva
Malva sylvestris L.
Malvaceae
mucillagini.
Famiglia
Descrizione
Pianta perenne erbacea, pubescente, con fusti
robusti, striati, ispidi e molto ramificati, strisciante oppure eretta che può oltrepassare il metro di
altezza.
Foglie basali con lungo picciolo, palmato-lobate,
le cauline stipolate, alterne, pubescenti, a margine crenato.
Fiori solitari o raggruppati a 2-6, con lungo peduncolo; calice a cinque sepali triangolari; corolla
formata da 5 petali bilobati, di color rosa-violaceo
con striature più scure.
Pianta diffusa nei luoghi incolti e ruderali, ai margini delle strade.
Pianta intera fiorita.
Tarda primavera estate.
Curiosità
La malva in passato compariva spesso sulle tavole
di pranzi eleganti; questo uso veniva dalla Grecia
e dalla Magna Grecia in cui la coltivazione di questa pianta era diffusissima.
Pitagora consigliava ai suoi discepoli di cibarsene, asserendo che servisse a tenere lontani i cattivi pensieri e a rendere più acuta la mente, oltre
che a liberare il cuore da ogni fastidio.
Nella tradizione abruzzese, è considerata simbolo dell’amore materno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Mucillagini, antociani, flavonoidi, amminoacidi,
zuccheri, vitamine A, B1, C, E.
Proprietà
Emollienti, muco-protettive, antinfiammatorie,
rinfrescanti, lassative.
Impiego
Il decotto è la migliore forma di assunzione, in
quanto è il metodo migliore per far fuoriuscire le
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MARRUBIO
Marrubium incanum Desr.
Lamiaceae
quale sia stata versato un decotto forte di marrubio, riattiva la circolazione e toglie i gonfiori dovuti al ristagno di siero nei tessuti. Può essere quindi
un coadiuvante nella terapia della cellulite.
Per uso esterno, il marrubio è stato tradizionalmente impiegato come blando detergente e
antisettico su ulcere, piaghe, croste.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta fino a 50 cm, con
denso tomento lanoso-candido. Fusti ascendenti, generalmente semplici. Foglie con picciolo di
2 cm e lamina ellittica, dentata sul margine, con
nervi infossati di sopra e sporgenti di sotto.
Fiori riuniti in verticilli densi 20-25 flori, all’ascella
di foglie normali. Calice con 5 denti alla fine divergenti, lunghi 2-6 mm. Corolla di color biancolatteo. Specie di pascoli aridi e sassosi.
Foglie.
Luglio.
Curiosità
Il marrubio fu usato per la prima volta nell’antica
Roma, dove entrò nella composizione della famosa “theriaca”, miscela di antidoti contro i veleni.
Galeno, medico romano, fu uno dei primi a consigliarlo come rimedio eccellente per le vie respiratorie e come pianta espettorante.
Più comunemente, viene utilizzato Marrubium
vulgare, specie simile facilmente riconoscibile
per il calice a 10 denti, che non di rado vegeta in
ambienti ruderali.
Secondo Linneo, il nome deriverebbe da Marruvium o Marrubium, l’antica capitale dei Marsi
situata ai margini del Lago Fucino ed oggi conosciuta come San Benedetto dei Marsi.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olio essenziale, principio amaro diterpenico,
marrubina, tannino, mucillagini, acido ursolico,
un glucoside, derivati dell’acido caffeico, vitamina C, alcaloidi, nitrato di potassio, flavonoidi e
antociani.
Proprietà
Fluidificanti del sistema bronco-polmonare, toniche, febbrifughe, colagoghe, sedative ed espettoranti.
Impiego
Il decotto si beve a cucchiai nelle tossi ostinate,
nelle crisi d’asma e nelle bronchiti. Il bagno, nel
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MELISSA
Melissa officinalis L.
Lamiaceae
mento della tiroide. I preparati di melissa sono indicati nel caso di herpes labiale anche se questa
attività non è stata dimostrata.
Famiglia
Curiosità
Descrizione
Il nome melissa significa letteralmente “gradita
dalle api”. L’acqua di melissa è un liquore preparato dalle monache carmelitane francesi usato
per un gran numero di disturbi fisici e nervosi a
base di melissa, limone, chiodi di garofano, noce
moscata e coriandolo.
Il grande medico arabo Avicenna (sec. XI) scriveva: ”la melissa dispone la mente ed il cuore
all’allegria”. Grazie al suo profumo penetrante il
suo olio essenziale veniva usato dagli alchimisti
per preparare l’Elisir delle “Quintessenze”, dalle
straordinarie e miracolose virtù terapeutiche che
aveva il potere di rinnovare il corpo, far rinascere
i denti, le unghie i capelli e ringiovanire i vecchi!
Pianta erbacea perenne con fusto eretto, ramificato, con peli setolosi. Foglie picciolate, reticolato-rugose e lucide sulla faccia superiore.
I fiori sono raccolti in verticillastri brevemente
peduncolati e muniti di brattee ovali lanceolate;
calice peloso, campanulato, bilabiato; corolla di
colore giallastro, bilabiata con labbro superiore
smarginato, l’inferiore trilobato con lobo mediano più sviluppato dei laterali. La specie predilige
ambienti freschi e ombrosi.
Parte aerea fiorita.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali , acidi polifenolici, flavonoidi, triterpeni.
Proprietà
Digestive, antispasmodiche, sedative, carminative. Per uso esterno, serve come lenitivo nelle
infiammazioni del cavo orale.
Impiego
L’infuso è indicato negli stati di nervosismo ed
ipereccitazione, insonnia, stati depressivi, dispepsie. L’utilizzo della melissa è controindicato per le
persone affette da glaucoma o da malfunziona-
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MENTA
Mentha x piperita vulgaris L.
Lamiaceae
Curiosità
Famiglia
In Abruzzo, fino a qualche decennio fa, tra i giovani innamorati era costume regalarsi mazzolini
di menta come promessa reciproca di non scordarsi mai l’uno dell’altra. Donandoseli dicevano:
“ecco la menta, se si ama il cuore non rallenta”.
Essa veniva anche accuratamente evitata come
foraggio in quanto ha la capacità di non far cagliare il latte.
Il nome deriva dal greco. Secondo Ovidio e Strabone, Ade, fratello di Zeus e dio degli inferi, tentò
di approfittarsi della ninfa Minthe. Persefone, gelosa del marito, si infuriò quando la ninfa proferì
contro di lei minacce spaventose e sottilmente
allusive alle proprie capacità erotiche e, sdegnata, la fece a pezzi. Ade, tuttavia, la trasformò
in erba profumata affinché potesse danzare nei
boschi attraverso il suo profumo, ma Demetra la
condannò alla sterilità, impedendole di produrre
frutti.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, provvista di stoloni striscianti. Fusti ascendenti di 15-30 (50) cm, quadrangolari, con foglie opposte ovato-oblunghe a
margine seghettato.
Fiori riuniti in glomeruli densi, formanti spicastri
terminali.
Calice con 5 denti quasi uguali; corolla violetta o
biancastra divisa in 4 lobi quasi uguali.
Foglie.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olii essenziali, flavonoidi, tocoferolo, carotenoidi,
colina.
Proprietà
Coleretiche, digestive, eupeptiche, spasmolitiche
delle vie respiratorie.
Impiego
La menta piperita è efficace per disturbi digestivi,
mal di testa e raffreddore mentre il tè alla menta
è utile contro il mal di stomaco; inoltre, il mentolo
può essere usato come anestetico.
L’olio di menta è utilizzato come aromatizzante in
dentifrici, collutori, saponi e profumi ma anche in
numerosi prodotti gastronomici.
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MENTUCCIA
Impiego
Clinopodium nepeta (L.) Kuntze s.l.
subsp. nepeta
Come infuso per i disturbi dello stomaco e
dell’intestino. L’olio essenziale per disturbi nervosi e digestivi, dolori mestruali e raffreddori.
L’oleolita per uso esterno come antireumatico
e come cicatrizzante. In cucina: le foglie tritate,
dall’aroma simile a quello della menta, vengono
impiegate per insaporire piatti di carne, pesce,
verdura e funghi.
Famiglia
Lamiaceae
Descrizione
Specie perenne con rizoma strisciante e ramificato; fusto eretto a sezione quadrangolare. Foglie
opposte, brevemente picciolate, a lamina di 1-1,5
cm, ovale-arrotondata o romboidale ad apice subacuto, abbondantemente peloso-ghiandolosa
sulla pagina inferiore, pubescente su quella superiore, con margine intero o crenato con denti
irregolari ottusi. Infiorescenza costituita da numerosi fiori, muniti di piccole bratteole lineari di 1-3
mm e riuniti in verticillastri all’ascella delle foglie
superiori. Calice diritto, cilindrico-campanulato
con 11-13 nervi, cosparso di numerose ghiandole, diviso in 5 denti: i tre superiori triangolari, i due
inferiori lineari, sparsamente cigliati al margine.
Corolla rosa o viola pallido, bilabiata, con labbro
superiore bifido e quello inferiore trilobo, munito
di peli e macchie scure alla fauce. Specie comune nei pascoli aridi e negli incolti.
Parti aeree e sommità fiorite.
Estate.
Curiosità
Entra a far parte di molte ricette abruzzesi e molisane per la preparazione della “frittata di Pasqua”
insieme agli asparagi e vari insaccati a seconda
delle zone di preparazione.
Un’altra usanza abruzzese era quella secondo
cui bisognava schiacciarne tra le dita e odorarne
una foglia, quando la si incontrava: ”chi scontre
la mintucce e n’ l’addore, n’ vvede Gesù Cristo
quanne more”, il che starebbe a significare che
“va all’inferno”.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Citrale, nerolo, citronellolo, limonene, geraniolo.
Digestive, espettoranti, carminative.
Proprietà
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MUGHETTO
Convallaria majalis L.
Asparagaceae
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta 10-30 cm con un
rizoma stolonifero, in alto avvolto da guaine arrossate. Foglie due, portate da un picciolo semicilindrico, radicali, di forma ellittica, larghe 5-6
cm e lunghe 13-15 cm, con apice acuto e base
cuneata; superficie glabra, liscia, di colore verdechiaro, con numerose nervature parallele.
Fiori disposti in racemo unilaterale di 6-12, piccoli, bianchi, campanulati, profumati, penduli su un
peduncolo arcuato di 1 cm e con brattee ialine di
4-7 mm. Specie dei boschi montani freschi, molto rara nel territorio del Parco.
Foglie e fiori.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Glicosidi cardioattivi (convallamarina, convallamaretina, convallatossina, convallarina).
Proprietà
Cardiocinetiche (aumenta la forza della contrazione cardiaca), cardiotoniche (eleva il tono del
muscolo cardiaco), diuretiche, lassative.
Impiego
Pianta velenosa con effetti simili alla digitale. Se ne
sconsiglia l’uso se non dietro prescrizione medica.
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onopordo tomentoso
Onopordum acanthium L.
Asteraceae
Impiego
Famiglia
Dell’onopordo si consumano i capolini privati
delle spine e cotti come i carciofi.
Si utilizzano anche le foglie, private delle spine,
consumate cotte o crude.
Può essere impiegata nelle malattie infiammatorie dello stomaco e dell’intestino come la gastrite
e la colite; può portare sollievo ad alcuni disturbi
dell’apparato urinario.
Descrizione
Pianta biennale, bianca o grigio-tomentosa con
radice spessa e molto sviluppata; fusto largamente alato-spinoso, con spine di quasi 1 cm, che
raggiunge anche 150 -180 cm di altezza.
Foglie basali sessili, pennatopartite a divisioni largamente triangolari, dentato-spinose, di
colore grigio-azzurro, pubescenti-ragnatelose,
bianco-tomentose di sotto, oblunghe, a margini
fortemente spinosi, le cauline a lunga decorrenza
fogliacea.
Capolini grossi, solitari o agglomerati, di 3-5 cm
di diametro, all’apice del fusto, circondati da un
involucro globuloso-ragnateloso rivestito da brattee con grandi aculei.
Corolla purpureo-violacea con fiori tutti tubulosi.
Specie di ambienti incolti.
Fiori, steli, foglie.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Alcaloidi, glicosidi flavoni, aesculina, tannini ed
altri principi amari.
Proprietà
Aperitive, antinfiammatorie e diuretiche.
E’ una pianta molto ricca di inulina.
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ORTICA
Urtica dioica L.
Urticaceae
oltre a sali di sodio, potassio e magnesio che esplicherebbero un’azione diuretica.
Famiglia
Impiego
L’infuso di ortica è indicato nei casi di artrite, nella gotta, nel reumatismo articolare e muscolare.
Esternamente, il decotto è utile per combattere la
caduta dei capelli. Il decotto è utile anche nei casi
di foruncolosi e gotta. Le fibre della pianta venivano filate già nel Medioevo. Dalle foglie e dalle
radici si ricava un colorante giallo.
La pianta, fatta macerare in acqua, produce un
liquido, non tossico, con effetti antiparassitari, da
spruzzare sulle piante infestate dagli afidi.
Si usa anche comunemente in cucina, previa cottura.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, ricoperta interamente
di peli urticanti che, al minimo contatto, rilasciano un liquido irritante. Rizomi striscianti da cui si
sviluppano numerosi fusti robusti, eretti e striati,
a sezione ottusamente quadrata, generalmente
non ramificati. Foglie opposte, pubescenti su
entrambe le facce, con 4 stipole libere e picciolo più corto della lamina, quest’ultima ovale
o lanceolata, 2-4 volte più lunga che larga, con
margine grossolanamente dentato. Fiori dioici,
giallo-verdastri o rossastri, raccolti in glomeruli
formanti delle spighe all’ascella delle foglie, penduli o ricurve nelle piante femminili, generalmente patenti in quelle maschili. Predilige zone ricche
di nitrati.
Foglie, steli, radici.
Primavera.
Curiosità
Il nome ortica deriva dal latino “urere” (bruciare)
per via dei peli acuminati ricchi in silicio e fragili
che si spezzano al minimo urto. Per questa sua caratteristica, l’ortica era anticamente impiegata per
produrre estese irritazioni cutanee (urticazioni) al
fine di ottenere un effetto eccitante ritenuto utile
per risolvere gravi stati adinamici, comatosi e di
paralisi; le “urticazioni” vennero prescritte anche
per la terapia di alcune malattie infettive.
In Abruzzo era in uso presso gli adolescenti “fustigarsi” i genitali e provare la propria resistenza
personale all’azione urticante come prova di virilità. Le foglie di ortica sono molto nutrienti e somministrate alle galline favoriscono la deposizione
delle uova.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Eteroside urticoside, carotenoidi, secretina, proteine, sostanze azotate, vitamine K e C.
Proprietà
Emostatiche, diuretiche, antiartritiche, antigottose,
depurative. Recentemente alcuni studi hanno evidenziato la presenza di acido glicolico e glicerico
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PARTENIO
Tanacetum parthenium L.
Asteraceae
mal di testa per inibizione della ciclo ossigenasi e
fosfolipasi, riduzione delle prostaglandine e inibizione del rilascio di serotonina.
Il partenio viene assunto in diversi casi di infiammazione e dolori legati all’apparato muscolo
scheletrico. Non deve essere assunto da persone
allergiche, né da donne in fase di gravidanza o
allattamento. L’assunzione di partenio va evitato,
inoltre, in caso di ulcere o gastriti in corso; in generale, l’uso non deve essere prolungato oltre i sei/
otto mesi continuativi.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne dal caratteristico odore
di piretro, alta 30 - 80 cm e con radice fittonante.
Fusto eretto con striature rossastre, pubescente,
con rami che si diramano nella parte superiore
formando un corimbo lasso.
Foglie alterne, bipennatosette, le basali precocemente caduche, quelle caulinari inferiori munite
di picciolo di 2-4 cm e con lamina di 3-4 cm x
6-9 cm, divise in 5-11 segmenti profondamente
pennato-partiti con denti marginali ottusi.
Capolini numerosi raccolti in corimbi, con ligule
lineari bianche e fiori del disco gialli.
Cresce su muri e ruderi, in terreni fertili, lungo le
siepi.
Sommità fiorite.
Inizio estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, flavonoidi, sesquiterpeni, monoterpeni.
Proprietà
Toniche, antispasmodiche, vermifughe, stomachiche.
Impiego
Il partenio può essere impiegato per calmare il
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PERVINCA
Vinca major L.
Apocynaceae
Impiego
Famiglia
La vincamina che viene estratta dalla pianta è indicata nelle turbe della memoria, nell’insufficienza circolatoria cerebrale. L’effetto vasodilatatore si
manifesta in seguito ad una riduzione della permeabilità della membrana.
Per uso esterno, il decotto è utile per eczemi, eruzioni e infiammazioni cutanee. Per il contenuto di
vincristina è da considerarsi pianta tossica in tutte
le sue parti.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, rizomatosa, sempreverde, laticifera, con lunghi stoloni (fino a 100 cm)
prostrato-striscianti, legnosi alla base, radicanti
all’estremità; fusti fioriferi erbacei, eretti, alti fino
a 50 cm.
Foglie opposte, verde-scure, un po’ coriacee,
ovate, larghe 2,5-3,5 cm e lunghe 3-6 cm, ± cordate o rotonde alla base, lungamente picciolate,
spesso acuminate all’apice.
Fiori ermafroditi, inseriti singolarmente all’ascella
delle foglie superiori, con peduncoli di 2-3 cm;
calice diviso in lacinie lineari-lesiniformi; corolla
di color azzurro-violaceo, a 5 lobi patenti troncati
all’apice e con anello bianco alla fauce.
Specie coltivata e spesso inselvatichita.
Pianta intera fiorita.
Primavera.
Curiosità
Le foglie, applicate localmente, arrestavano la
montata lattea delle nutrici.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Alcaloidi (tra cui vincamina), flavonoidi, steroli,
tannini.
Proprietà
La pervinca possiede proprietà capillarotrope, che
favoriscono l’ossigenazione cerebrale, vasodilatatrici e ipotensive, stomachiche e digestive.
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PINO MUGO
Pinus mugo Turra
Impiego
Famiglia
Pinaceae
Per bronchite e tosse utilizzare il decotto e l’infuso
di gemme.
Curiosità
Descrizione
Tradizionalmente, le gemme appena spuntate
vengono messe a macerare nello zucchero al sole
per ottenere il mugolio, un liquido resinoso che
viene utilizzato per il mal di gola o per aromatizzare la grappa.
Il pino mugo della Majella è stato oggetto di
studio dal punto di vista fitochimico da parte del
gruppo di ricerca guidato dal professor Armandodoriano Bianco del Dipartimento di Chimica
dell’Università di Roma. Da tali analisi è emerso
che è più ricco di monoterpeni ossigenati e abietani rispetto ai monoterpeni idrocarburici.
Arbusto con più fusti generalmente a portamento prostrato, alto circa 2-4 m. Foglie aghiformi
lunghe fino a 4 cm, riunite in fascetti di due, robuste, un po’ incurvate, subpungenti, di color
verde cupo. Coni maschili gialli, ovato-conici,
lunghi circa 1 cm. Coni femminili dapprima verdi,
poi rosso-violetti, solitari o accoppiati all’apice dei
rami. Pigne sessili lunghe 2-5 cm. Si rinviene fra i
1800 – 2300 m oltre il limite della vegetazione
arborea, su suoli basici calcarei o dolomitici. Sulla Majella è presente il popolamento più esteso
dell’Appennino.
Gemme, rametti, pigne verdi.
Primavera-estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olio essenziale con alfa e beta pinene, esteri borneolo, d-limonene, aldeidi, oleoresina, vitamina
C.
Proprietà
Balsamiche, antinfiammatorie, espettoranti, fluidificanti della secrezione bronchiale, sedative della
tosse e degli eccessi di asma bronchiale. L’azione
antisettica ed antinfiammatoria si estende anche
all’apparato urinario, favorendo la diuresi.
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PRIMULA
Primula vulgaris L.
Primulaceae
Impiego
Famiglia
Il decotto delle radici viene usato per la bronchite
e l’asma bronchiale, invece l’infuso delle foglie e
dei fiori per l’insonnia, il raffreddore, l’emicrania e
come calmante.
Per uso esterno viene utilizzata come antinevragico, antireumetico, antiartritico ed è curativa della
gotta. Inoltre le compresse imbevute di infuso
sono decongestionanti per la pelle del viso.
Descrizione
Pianta erbacea perenne con rizoma obliquo od
orizzontale, breve e con grosse radici secondarie.
Foglie riunite in rosetta basale, spatolate od
oblanceolate, con margine crenato-dentato; lamina glabra e verrucoso-reticolata sulla pagina
superiore, villosa su quella inferiore.
Da giovani le foglie hanno il margine revoluto,
da adulte si aprono completamente divenendo
quasi piane.
Fiori numerosi, imbutiformi, portati da peduncoli
muniti alla base di brattee lanceolato-lesiniformi.
Calice tubuloso con denti lesiniformi. Corolla
giallo pallida con sfumature aranciate alla fauce,
con cinque lobi e tubo di 13-20 mm.
Rizomi, fiori, foglie.
Curiosità
Nel Medioevo, la primula era tenuta in gran conto
come medicamento per la gotta ed i reumatismi.
Citata da Shakespeare in “Racconti d’inverno”:
“pale primroses that die unmarried”, pallide primule che morite nubili, riferita al fatto che, a causa
della fioritura precoce, spesso non vengono impollinate per mancanza di insetti in quel periodo.
Parti usate
Epoca di raccolta
Le foglie si raccolgono in primavera prima della
fioritura, i fiori si raccolgono in primavera, il rizoma in autunno.
Principi attivi
Oli essenziali, pigmenti flavonoidi, glucosidi, enzimi, vitamina C, saponine, sali minerali.
Proprietà
Sedative, vulnerarie, calmanti ed espettoranti (la
radice).
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PUNGITOPO
Ruscus aculeatus L.
Ruscaceae
rago, sedano, prezzemolo e finocchio, nella composizione dello “sciroppo delle 5 radici”, noto un
tempo per guarire i disturbi ai reni e alla vescica.
In Abruzzo, i turioni vengono consumati come gli
asparagi.
Il nome volgare di pungitopo deriva dall’usanza
contadina di proteggere il formaggio dai topi, con
i cespi di questa pianta.
Il pungitopo è una delle poche piante della nostra flora a manifestare tutto il suo splendore nel
periodo invernale; questo, unitamente alla tradizione secondo cui essa sia di buon auspicio, la
rende piuttosto ricercata per gli addobbi natalizi.
Tuttavia, la specie è protetta in Abruzzo dalla legge regionale per la tutela della flora spontanea n.
45/79 e 66/80.
Famiglia
Descrizione
Arbusto sempreverde alto fino ad 80 cm, con fusto molto ramificato; rami che assumono l’aspetto laminare come foglie di colore verde scuro
chiamati cladodi con le vere foglie ridotte a piccole squame inserite alla base. Specie dioica, con
fiori unisessuali isolati o in piccoli gruppi, localizzati sulla pagina inferiore dei cladodi. Il frutto è
una bacca rossa sferica di 10-15 mm di diametro.
Specie comune nei boschi collinari e montani.
Rizoma.
Inizio autunno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Saponine steroidi (ruscogenina), oli essenziali,
resine.
Proprietà
Vasocostrittrici, vasoprotettrici, antiedematose e
antinfiammatorie.
Impiego
Il rizoma è considerato un buon diuretico grazie
alla presenza di sali di potassio. La soluzione idroalcolica viene usata nel caso di edemi, varici, gotta.
Curiosità
Le radici di pungitopo entrano, insieme ad aspa-
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RAFANO
Armoracia rusticana Gaetner
Brassicaceae
fugo. L’infuso si usa nei casi di bronchite e catarro.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne, con radice a fittone lunga fino a 30 cm. Fusto eretto, alto da 40 a 60 cm.
Foglie radicali disposte in rosetta, picciolate, di
forma ovato-oblunga, ottuse, crenate o dentate;
le cauline pennatifide con lobi lanceolati e margine crenato, verso l’alto sessili, intere.
Fiori raccolti in racemi ascellari, con calice di 4 sepali verdi, lanceolati e corolla di 4 petali di colore
bianco.
Specie coltivata per il suo interesse culinario.
Radici
Autunno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Glicoli dell’olio di senape, acidi grassi insaturi e
sali minerali come potassio, calcio, ferro e fosforo,
vitamine B1 e C.
Proprietà
Colagoghe, eupeptiche, espettoranti, antireumatiche.
Impiego
Nota soprattutto come pianta alimentare, entra a
far parte di salse come il famoso Cren. Le foglie
sono utilizzate per insaporire le insalate e, tritate e
somministrate ai cani, come ricostituente e vermi-
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RESEDA
Reseda lutea L.
Resedaceae
Curiosità
Famiglia
Il nome deriva dal latino resedare cioè calmare,
guarire, sedare.
In francese è chiamata “erba degli ebrei”, in quanto il colore estratto dalla pianta era usato per tingere i tessuti, dal XIII al XVIII secolo, dagli ebrei
costretti ad indossare vestiti tinti in giallo per essere distinti dai cristiani.
Secondo Plinio, la reseda era utilizzata per la sua
capacità di calmare gli ascessi e le infiammazioni
e che, mentre veniva applicata, si usava pronunciare per tre volte una formula contenente la frase “Reseda, morbos reseda” = “Reseda, calma le
malattie”.
Descrizione
Specie erbacea biennale con radice a fittone.
Foglie basali riunite in rosetta nel primo anno di
vita, sessili, lineari-lanceolate, a margine intero
dentato o ondulato; le cauline erette, sessili ed
indivise.
Infiorescenza a racemo molto allungato; fiori ermafroditi con 4 sepali e 4 petali di color giallo
pallido, i superiori lunghi 4 mm, a 4-5 piccoli lobi,
gli inferiori piccoli e profondamente trifidi.
Cresce in luoghi incolti, scarpate, ambienti ruderali.
Foglie e fiori.
Estate.
Luteolina.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Proprietà
Calmanti, sudorifere, diuretiche, ed antireumatiche, coloranti.
Impiego
L’interesse principale della pianta è quello colorante, grazie al pigmento giallo brillante.
Utilizzata soprattutto nel Medioevo, quando la
pianta veniva ampiamente coltivata.
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RIBES NERO
Ribes nigrum L.
Grossulariaceae
Famiglia
Descrizione
Arbusto caducifoglio alto 100-200 cm; foglie
grandi 3-5 lobate, fittamente pelose sulla pagina
inferiore.
Fiori piccoli, verdastro-porporini, riuniti in racemi
penduli lunghi fino a 12 cm.
Il frutto è una bacca nera e glabra dal sapore acidulo. Arbusto coltivato.
Foglie e gemme
Primavera.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, tannini, vitamina C, rutina, pectina,
flavonoidi, acido chinico.
Proprietà
Antireumatiche, antiallergiche, diuretiche, astringenti, aromatizzanti, vitaminizzanti.
Impiego
Il gemmoderivato di ribes ha un’azione cortisonsimile e viene utilizzato nel trattamento delle
allergie, come antinfiammatorio e stimolante le
ghiandole surrenali.
Le foglie essiccate si utilizzano in caso di disturbi
reumatici; le bacche in caso di mal di gola. I frutti
trovano impiego anche nella preparazione di gelatine e succhi.
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ROBBIA
Rubia tinctorum L.
Rubiaceae
Famiglia
Descrizione
Pianta lianosa sempreverde, scabra per brevi
aculei rivolti verso il basso su fusti e foglie. Fusti
striscianti o rampicanti, quadrangolari con 4 ali
cartilaginee. Foglie verticillate a 6, generalmente lanceolate, coriacee, uninervie. Fiori bianchi o
giallastri in pannocchie ascellari o terminali.
Radici.
Parti usate
Principi attivi
Composti antrachinonici (alizarina).
Proprietà
Coloranti, emmenagoghe, diuretiche, colagoghe, astringenti.
Impiego
L’interesse principale della pianta, come esplicitato dall’epiteto specifico, è per le sue capacità
tintorie: essa colora i tessuti di rosso grazie alla
presenza di composti come l’alizarina.
Curiosità
La robbia, specie originaria dell’Asia Occidentale,
fu estesamente coltivata all’inizio dell’ottocento
allo scopo di ottenere il “rosso turco”, un colore
molto pregiato capace di penetrare in profondità.
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ROSA GALLICA OFFICINALE
Rosa gallica officinalis
Rosaceae
pressivo, depurativo.
Famiglia
Descrizione
Arbusto rustico, poco vigoroso, spinoso, dal fiore
rosa cremisi con un numero di petali variabile da
15 a 20.
Essa prende origine, come molte altre specie coltivate, dalla specie selvatica Rosa gallica, presente
anche in Abruzzo.
La Rosa gallica ‘Officinalis’ presenta una grande
variabilità ed era già conosciuta in Europa all’epoca dei Romani.
Chiamata anche Rosa degli speziali, essa fu coltivata nei giardini dei primi monasteri per la produzione di acqua di rose, di conserva di rose e per
usi medicinali.
Petali.
Parti usate
Epoca di raccolta
Fine primavera-inizio estate.
Impiego
L’olio essenziale si ottiene per distillazione in corrente di vapore dei petali (resa 0,02-0,03%).
Fra le essenze aromatiche, quella di rosa è una
delle più apprezzate in terapia e cosmesi.
Il prodotto ottenuto dalla distillazione è un olio
giallo chiaro dal profumo dolce e delicato, ma
intenso. Il 96% dei profumi femminili ed il 46% di
quelli maschili contengono olio di rosa, di cui è
una nota di base.
Come prodotto secondario della distillazione in
corrente di vapore si ottiene l’Acqua di Rose.
Principi attivi
Acido gallico, tannino, glucoside flavonico, olio
eterico, cera, glucosio, sostanze coloranti e sali
minerali.
Proprietà
La rosa è un antisettico, un astringente sia per
uso interno che per uso esterno ed ha proprietà
rinfrescanti. L’olio, inoltre, è digestivo e stimolante della circolazione, decongestionante, antide-
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ROSMARINO
Rosmarinus officinalis L.
Lamiaceae
Il rosmarino entra nella composizione dell’”Acqua della Regina d’Ungheria”, dedicata alla
regina Maria la quale, paralizzata, guarì miracolosamente e ringiovanì grazie all’utilizzo di una tintura di rosmarino e altre piante, tanto che all’età
di 72 anni fu chiesta in sposa dal re di Polonia.
Famiglia
Descrizione
Arbusto sempreverde dall’odore aromatico intenso, con fusti rigidi e contorti e rami ascendenti.
Foglie più o meno lineari, sessili, revolute sul bordo, lunghe fino a 3 cm, scure e lucide di sopra,
bianco-tomentose di sotto.
Fiori azzurro-chiaro o violetti, raramente bianchi,
bilabiati con labbro superiore a casco e quello inferiore trilobo. Comunemente coltivato, si spontaneizza in garighe e macchie.
Sommità fiorite, giovani getti.
Primavera.
Curiosità
Il Medioevo è prolifico di credenze su questa
pianta, con la quale si fabbricavano amuleti e talismani. Il legno veniva lavorato per la fabbricazione di scatole ed oggetti vari. Si costruivano anche
cucchiai per impedire gli avvelenamenti e pettini
per proteggersi dalla calvizie.
In passato, non esistendo il frigo, si utilizzavano
foglie sminuzzate di rosmarino e salvia con le
quali ricoprire le carni. In un trattato del XII secolo
veniva descritto l’uso di questo vegetale che ne
facevano i cacciatori: lo mettevano nel ventre degli animali uccisi, dopo aver tolto le interiora, per
arrestare il processo di putrefazione.
Seguendo la credenza secondo cui questo arbusto conserva la memoria, gli studenti greci si
adornavano di ghirlande di rosmarino, o ne ponevano alcuni rametti sul tavolo, per potenziare
le facoltà cerebrali.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, flavonoidi, diterpeni, triterpeni, acidi fenolici.
Proprietà
Stomachiche, stimolanti il circolo sanguigno,
toniche, aperitive, digestive, antisettiche, rubefacenti, ipocolesterolemizzanti.
Impiego
Per uso interno nel caso di atonia, ipotensione,
stati di convalescenza, depressione e per problemi legati alla digestione.
L’essenza di rosmarino è utile contro la caduta dei
capelli.
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RUTA
Ruta graveolens L.
Rutaceae
sando le dosi consigliate, può provocare avvelenamenti e aborto. Tradizionalmente, i cataplasmi
della pianta venivano usati per provocare la maturazione di un ascesso.
Famiglia
Descrizione
Curiosità
Pianta con fusti legnosi solo alla base, alta 40-100
cm, glabra, ghiandolosa in alto.
Foglie di colore verde-glauco, con picciolo di 2-4
cm, disposte in modo alterno; lamina reniforme,
due o tre volte pennato-composta con segmenti
spatolati ad apice ottuso o mucronato, di consistenza un poco carnosa e punteggiati di ghiandole.
Infiorescenza a racemo, con brattee lanceolate
simili alle foglie e fiori piccoli, portati da brevi
peduncoli; sepali acuti persistenti, petali gialli o
giallo-verdognoli, concavi, leggermente dentati
e ondulati sul bordo.
Si rinviene su pendii aridi e sassosi, su suolo calcareo, dal piano fino a 1.100 m.
Foglie, sommità fiorite.
Inizio estate.
La ruta era ritenuta l’erba contro la paura: essa si
metteva in tasca quando si dovevano affrontare
situazioni difficili; le case in cui cresceva erano ritenute privilegiate in quanto protette.
Nella tradizione abruzzese, la ruta costituisce un
amuleto contro le streghe: le foglie della pianta
su cui una farfalla aveva deposto le uova, inserite
in un apposito sacchetto, venivano cucite all’interno di un borsellino da tenere sul seno.
Nel Medioevo, si ponevano corone di ruta sulla
testa per allontanare gli spiriti maligni e, fino al
secolo scorso, veniva usata per le pratiche esorcistiche.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Rutina (glucoside), cumarina e acido salicilico.
Proprietà
Emmenagoghe, sedative, digestive, carminative,
vermifughe.
Impiego
Pianta da usare con prudenza perché, oltrepas-
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SALVASTRELLA
Sanguisorba officinalis L.
Rosaceae
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta 40-150 cm, con
grosso e corto rizoma legnoso, ramificato, cilindrico, marrone-giallastro; fusti eretti, glabri.
Foglie basali in rosetta, portate da un lungo picciolo, composte da 7-9 segmenti ellittici, verde
scuro di sopra, glauchi e con una nervatura rilevata di sotto, a margine dentato con 12-20 dentelli
per lato.
Fiori riuniti all’apice dei fusti, in infiorescenze a
spiga ovoide di colore purpureo-nerastra; sono
privi di petali e con un calice a 4 lacinie sepaloidi
ovate.
Foglie.
Fine primavera-estate.
Tannino.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Tannino, sostanze amare, saponine.
Proprietà
Curiosità
Le foglie, dal leggero sapore di cetriolo, si possono usare per insaporire insalate, minestre, verdure cotte e formaggi molli.
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SALVIA COMUNE
Salvia officinalis L.
Lamiaceae
Impiego
Famiglia
Per uso esterno, come antinfiammatorio nelle affezioni flogistiche del cavo orale. Per uso interno, la
tintura vinosa è utile nei casi di diabete, mentre l’infuso viene utilizzato per favorire la digestione e per
i calcoli biliari. Il suo elevato contenuto in sostanze
fenoliche (carvacrolo, acido rosmarinico, ecc.) dotate di notevole attività antibatterica, la rendono un
ottimo conservante naturale.
Descrizione
Pianta perenne suffruticosa di 20-40 cm, grigio tomentosa, con odore aromatico. Fusto legnoso alla
base, ramificato, con peli patenti. Foglie con picciolo di 10-15 mm e lamina lanceolata (1 x 2-3 cm),
ottusa, crenata sul bordo. Verticillastri 5-10 flori più
o meno unilaterali, l’inferiore avvolto da una coppia
di foglie bratteali.
Calice campanulato, ferrugineo, con tubo di 5-7
mm e denti di 4-6 mm.
Corolla violacea, più raramente rosea o biancastra.
Pianta generalmente coltivata nei giardini, di cui si
conoscono numerose varietà.
Nel territorio del Parco è stata rinvenuta, spontanea
sulle rupi del M. Morrone, Salvia officinalis var. angustifolia, rara in Abruzzo.
Parte aerea fiorita.
Inizio estate.
Curiosità
La proprietà più caratteristica è quella di ridurre la sudorazione, ma è rinomata anche per la sua capacità
di arrestare la lattazione. In Abruzzo, si usa il decotto
contro tosse e raffreddore e per il mal di stomaco. La
Dottrina della Signatura metteva in relazione, sotto
un punto di vista analogico, la salvia e la lingua (innegabile la somiglianza soprattutto per la rugosità);
si consigliava quindi per tutte le affezioni della lingua
stessa e del cavo orofaringeo. Viene usata anche per
gli sciacqui nei casi di sanguinamento delle gengive e come sbiancante dei denti. L’Herbarium Apuleii Platonici afferma che la salvia, putrefatta sotto il
letame, genera un uccello con la coda bianca e la
forma di serpente. Accendendo una lucerna con la
polvere di questa pianta, << parerati la casa piena di
serpenti>>. Se invece veniva posta la stessa cenere
nel fuoco, si sarebbe udito uno scoppio spaventoso.
Sulla scia di queste leggende riportate su vari erbari
antichi, nacque la credenza secondo la quale chiudendo in una ampolla una pianticella di salvia e ponendola sotto il letame, ne sarebbe nato un merlo,
il cui sangue sarebbe servito per curare le coliche di
una bestia sofferente se strofinato sul suo ventre.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali (di cui tujone fino al 50%), principi
amari, triterpeni, flavonoidi, tannini.
Proprietà
Digestive, carminative, antisudorali, colagoghe, bechiche, espettoranti, toniche-stimolanti, antisettiche,
ipoglicemizzanti.
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SALVIA SCLAREA
Salvia sclarea L.
Lamiaceae
erboristico. Un tempo era utilizzata nella preparazione del vermouth a cui conferisce un odore
di moscato; per questo la pianta è anche detta
“erba moscatella”.
La droga, costituita dalle sommità fiorite e dalle
foglie, stimola la produzione di succhi digestivi,
dà tono allo stomaco, rilassa i muscoli del tratto
digestivo e migliora l’appetito.
In cosmetica, dà lucentezza ai capelli sia eliminando l’eccesso di sebo, sia mitigandone la secchezza.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea bienne, fortemente odorosa, che
può superare il metro d’altezza. Fusto eretto, ingrossato, costoluto, con peli crespi. Foglie rugose
e vellutate, le inferiori fino a 20 cm in rosetta basale, le superiori ridotte. Inflorescenza ampia provvista di brattee membranose, violacee, di 2-3 cm
e comunque più lunghe della corolla. Calice con
tubo ispido a 5 denti spinulosi. Corolla rorea o lillacina. Specie dei pascoli aridi e dei terreni incolti.
Sommità fiorite.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olii essenziali, cere, acidi e alcol diterpenici.
Proprietà
Antisudorifere, toniche, aromatiche, stimolanti,
stomachiche, digestive, carminative, emmenagoghe, astringenti, espettoranti, decongestionanti
delle gengive gonfie, battericide.
Impiego
Il suo impiego è principalmente legato all’industria dei profumi, come fissatore grazie agli oli
essenziali che si ottengono per distillazione.
Le infiorescenze e le foglie, una volta essiccate,
possono essere destinate all’uso liquoristico e/o
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SAMBUCO
Sambucus nigra L.
Adoxaceae
per idropisia, cirrosi epatica, colemia, disuria,
edemi intracutanei, uricemia; le drupe per risolvere stipsi, emorroidi, clorosi, collemia, idropisia.
Con i frutti si possono preparare gelatine, mentre
i fiori possono essere utilizzati per fare uno sciroppo, da diluire poi con acqua per ottenere una
bevanda dissetante.
Famiglia
Descrizione
Arbusto o piccolo alberello alto fino a 5-8 m, con
corteccia grigio-verde da giovane, poi brunastra
con solchi profondi e rade e grosse lenticelle. Foglie opposte, composte, formate da 3-7 foglioline pennate, a margine seghettato. Infiorescenza
corimbosa con fiori bianchi molto profumati. Il
frutto è una drupa nero-violacea. Vive in boschi
umidi, chiarie, siepi e ambienti ruderali su suoli
freschi, profondi e ricchi di nutrienti.
Tutta la pianta.
Curiosità
Il sambuco era in passato considerato un albero magico, molto amato dalle streghe, per cui
veniva trattato con timore e rispetto e come tale
piantato sui confini delle terre, oltre che per la sua
capacità a radicare ed estendersi, anche per proteggere il proprio raccolto.
Il suo legno flessibile veniva usato dai romani per
la costruzione di una sorta di catapulta da guerra,
dai greci per la fabbricazione di uno strumento
musicale, il “sambukè”.
Parti usate
Epoca di raccolta
I fiori a giugno, la corteccia in ottobre e le bacche
in estate
Principi attivi
Olio essenziale, alcaloidi, tannino, flavonoidi, mucillagini, acido caffeico, pectine, resina, acido malico, zuccheri, vitamina C.
Proprietà
I fiori possiedono proprietà diaforetiche, diuretiche, emollienti, topiche, galattogene. La corteccia è declorurante, urocolitica e diuretica. I frutti
sono antinevralgici, diuretici, lassativi.
Impiego
I fiori sono utili per amigdalite, blefarite, bronchite cronica, cistite, disuria, esantemi; la corteccia
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SANTOLINA
Santolina chamaecyparissus L.
Asteraceae
prevenire mal di testa o dolori cervicali. E’ risultata utile anche per il trattamento dei disturbi
digestivi.
Grazie al suo fogliame argenteo la santolina si
presta come pianta ornamentale ed è frequentemente usata per profumare l’aria. Svolge anche
un’efficace azione insetticida: può venir posta in
cassette sui davanzali per tener lontane le zanzare o, essiccata, negli armadi, nei cassetti e nei libri
al fine di allontanare tarme ed altri insetti.
Famiglia
Descrizione
Pianta cespugliosa, legnosa alla base, biancastra,
con odore forte, alta 30-50 cm. Fusti ascendenti,
semplici o ramificati. Foglie con lamina a contorno lineare, pettinato-dentata, con rachide sottile
e lacinie cilindriche.
Capolini solitari, globosi, portati da lunghi peduncoli, con involucro costituito da numerose
squame acuminate. Fiori gialli.
Foglie e sommità fiorite.
Luglio-agosto.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olio essenziale, tannino, resina, un alcaloide, terpeni.
Proprietà
Digestive, antispasmodiche, tonico-stimolanti,
antisettiche.
Per uso esterno, come antipruriginoso in caso di
punture di insetti.
Impiego
La santolina è un antielmintico popolare; a questo scopo vengono usati i capolini ridotti in polvere e incorporati al miele. È anche impiegata
come utile sedativo, purificante per il corpo ed
efficace antisettico per disinfettare le ferite, per
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SANTOREGGIA
Satureja montana L.
Lamiaceae
Proprietà
Antibatteriche e antimicotiche, digestive, carminative, tonico-stimolanti, afrodisiache.
Famiglia
Impiego
Descrizione
Per uso esterno, come antisettico nelle infiammazioni orali. Indicata anche in caso di impotenza
sessuale.
L’infuso è utilizzato come digestivo e antidiarroico. Il decotto vinoso era uno dei collutori usati nel
caso di ulcere delle bocca e della gola.
Le foglie si usano soprattutto come condimento.
Pianta perenne suffruticosa con forte odore aromatico, alta fino a 50 cm.
Fusti legnosi alla base, eretti, pubescenti per corti
peli, di norma ampiamente ramificati sin dal basso tanto da formare un piccolo e compatto cespuglio. Foglie coriacee di colore verde, opposte,
distanziate, con un fascetto di 2-8 foglioline all’ascella; lamina lineare-lanceolata ad apice acuto,
con ghiandole sparse e nervatura centrale molto
evidente sulla pagina inferiore; margine intero rivestito di piccole ciglia.
Fiori disposti in verticillastri di 2-3 all’ascella delle
foglie superiori, su peduncoli di 3-4 mm; brattee
e bratteole simili alle foglie ma più piccole; calice
con 10 nervi terminante con 5 denti triangolari
ed appuntiti, più o meno uguali; corolla pelosoghiandolosa, bianca o bianco-rosata, divisa all’apice del tubo in due labbra, il superiore intero,
l’inferiore trilobato. Pianta che vegeta in pascoli
aridi e garighe su terreni rocciosi calcarei.
Pianta fiorita.
Fine estate.
Curiosità
La santoreggia è chiamata anche “ginseng italiano” per le sue proprietà toniche e stimolanti.
Prese l’appellativo di “erba dei fagioli” per il suo
effetto carminativo, quindi adatto alla cottura di
questi legumi per ridurne lo sgradevole effetto.
Un tempo le ragazze usavano portare addosso
un sacchetto contenente la “polvere d’amore”
per attrarre l’amato, costituita da santoreggia, lavanda, maggiorana e levistico.
Relativamente simile è la ampiamente coltivata Satureja hortensis, annuale, alla quale Plinio
attribuiva l’effetto afrodisiaco ed il legame con i
“satiri”.
L’appellativo abruzzese di erba pepe si deve all’odore e al sapore, nonché all’utilizzo che se ne faceva, simile a quello del pepe nero.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, acidi triterpenici, tannini, acidi fenolici .
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SAPONARIA COMUNE
Saponaria officinalis L.
Caryophyllacaeae
cazioni. Le radici sono un ottimo rimedio contro
la forfora, per calmare il prurito e per rafforzare i
capelli fragili.
Famiglia
Curiosità
Descrizione
Il nome saponaria deriva dal fatto che nel passato la pianta era usata in sostituzione del comune
sapone.
Pianta erbacea perenne, stolonifera, con fusti
eretti o ascendenti alti fino ad 1 m, glabri o leggermente pubescenti, talvolta legnosi alla base.
Foglie opposte, ovali-lanceolate, le inferiori brevemente picciolate, le superiori sessili, glabre o
ricoperte di corti peli, con 3(5) nervature molto
evidenti. Fiori riuniti in cime compatte, con 5 petali appena smarginati di colore rosa più o meno
intenso e calice violaceo, tubuloso e pubescente.
Cresce lungo le rive dei corsi d’acqua, negli incolti e negli ambienti ruderali, su terreni umidi.
Radici.
Autunno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Saponine tritepeniche, acido quillaico, mucillagini, zuccheri, olio essenziale, acido glicolico, acido
glicerico, zuccheri riduttori, galattano, gomma,
olio essenziale, flavonoidi, saponarina, vitexina,
saponaretina.
Proprietà
Diuretiche, colagoghe, diaforetiche.
Impiego
Tutte le parti della pianta, a causa del contenuto
di saponine, possono essere oggetto di intossi-
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SCOTANO
Cotinus coggygria Scop.
Anacardiaceae
Impiego
Famiglia
L’uso principale e più antico è stato per la concia
delle pelli, per via dell’alto contenuto in tannini,
soprattutto nelle foglie.
Descrizione
Arbusto caducifoglio alto fino a 4 m, con odore
resinoso; rami prostrato-ascendenti, sottili.
Foglie alterne, semplici, ovali-ellittiche o subrotonde, glabre, ottuse ed a margine intero, di colore verde-glauco e viranti fino al rosso-carminio
in autunno, le inferiori con picciolo di 3-7 cm.
Fiori piccoli, giallo-verdastri, bisessuali o maschili,
in pannocchie lasse terminali, su peduncoli gracili
e piumosi per peli rosei a fine fioritura; calice a 5
sepali filiformi; corolla a 5 petali subacuti.
Frutto a drupa obovata, appiattita, di 5 mm. Vive
in cespuglieti e boschi radi in ambiti rupestri, preferibilmente su calcare.
È coltivata a scopo ornamentale.
Corteccia e foglie.
Autunno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Tutta la pianta è ricca di oli essenziali del gruppo
della trementina e di tannini; contiene, inoltre, il
glucoside fustina.
Proprietà
La corteccia ha proprietà febbrifughe, mentre le
foglie sono astringenti ed emostatiche.
78
SOMMACCO SICILIANO
Rhus coriaria L.
Anacardiaceae
riva l’altro nome con cui la pianta è conosciuta:
Sommacco dei conciatori.
Famiglia
Curiosità
I frutti essiccati e pestati producono la polvere
“sumac”, dal sapore acidulo, usata come spezia,
nei paesi del Medio Oriente, in diverse pietanze
(insalate, carne e pesce). Il sumac ha un potere
antiossidante tra i più elevati in assoluto; esso
contiene, infatti, il 10% in peso di antociani.
Descrizione
Arbusto generalmente di 1-4 m, con rami giovani pelosi. Foglie imparipennate lunghe fino a 18
cm, vellutate, con segmenti lanceolati a margine
seghettato, che in autunno si colorano di un bel
rosso vivo. Fiori piccoli bianco-giallastri riuniti in
pannocchie dense, lunghe circa quanto le foglie.
Frutto a drupa subglobosa di 4-6 mm, coperta di
peli rosso-bruni.
Foglie, corteccia e semi.
Autunno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Proprietà
Le foglie ed i semi sono astringenti, diuretici e
utilizzati nel trattamento di dissenteria, emottisi
e congiuntivite; inoltre, ha proprietà antimicrobiche, antiossidanti, antitrombine, antitumorali e
antivirali.
Impiego
Sono ricche di tannino la corteccia e le foglie
(fino al 35%). Le foglie possono essere utilizzate
come colorante giallo-marrone o come mordente. Allo stesso scopo vengono utilizzati i frutti e
la corteccia. Le radici, invece, tingono di bruno.
Le giovani foglie, finemente tritate, venivano utilizzate per la concia delle pelli, pratica da cui de-
79
STRAMONIO
Datura stramonium L.
Solanaceae
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea annuale con fusto robusto, alta
fino ad 1 m. Foglie picciolate di colore verde intenso, ovate, acuminate, con base asimmetrica e
margine sinuato-dentato. Fiori solitari grandi, brevemente peduncolati; calice rigonfio con lembo
diviso in 5 denti triangolari; corolla imbutiforme,
bianca, pieghettata, con 5 denti lungamente acuminati. Specie nitrofila di ambienti ruderali.
Foglie.
Parti usate
Principi attivi
Alcaloidi (atropina, apoatropina, l-josciamina,
scopolamina, derivati del tropano, cuscoigrina).
Anticolinergiche.
Proprietà
Curiosità
Nell’uso medico la pianta entrò solo verso la fine
del 1700. I suoi semi erano utilizzati dai maghi
per le proprietà narcotiche, per gli effetti allucinogeni e per il presunto potere afrodisiaco. Insieme
alla belladonna ed al giusquiamo, lo stramonio
contribuiva all’effetto aberrante d’intossicazione
che si manifestava nei sabba e, secondo alcuni
autori, agli effetti di questa pianta sarebbero da
ricondurre, almeno in parte, i fenomeni di licantropia.
80
TASSO
Taxus baccata L.
Taxaceae
E’credenza popolare che dormire sotto un tasso
provochi la morte.
Il tasso, insieme ad agrifoglio, alloro, dafne laurella e pungitopo maggiore, rappresenta un relitto
della vegetazione a “laurifille” dell’Era Terziaria,
quando il clima era caldo e umido.
Oggi il tasso è usato soprattutto a scopo ornamentale, grazie alla capacità di sopportare potature anche drastiche e quindi di assumere svariate sagome.
Famiglia
Descrizione
Albero alto fino a 20 m, ramoso dalla base tanto
che a volte assume un aspetto arbustivo. Rami
divergenti, penduli. Foglie aghiformi, appiattite,
tenere, verde cupo di sopra e più chiare di sotto,
disposte sui rami in modo distico. Specie dioica con fiori maschili riuniti in coni gialli all’ascella
delle foglie e fiori femminili isolati di colore verde.
Seme a maturità parzialmente circondato da un
involucro carnoso rosso-vivo chiamato arillo, di
consistenza molle e sapore dolciastro, che è l’unica parte non velenosa della pianta. Pianta poco
comune, predilige boschi montani relativamente
umidi, con scarse oscillazioni termiche.
Foglie e corteccia.
Antitumorale.
Parti usate
Principi attivi
Proprietà
Il taxolo, estratto dalla corteccia, si è dimostrato
molto efficace nei confronti di tumori come leucemia, carcinoma mammario, melanoma.
Curiosità
La pianta è chiamata “albero della morte”e nella
mitologia greco-romana simboleggia le Erinni,
le dee della vendetta. Il nome Taxus deriva dal
greco taxis = fila, per la disposizione delle foglie.
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TIGLIO
Tilia platyphyllos L.
Malvaceae
di insonnia e ansietà, nelle palpitazioni cardiache
e nell’ipertensione, grazie all’azione vasodilatatoria.
Famiglia
Curiosità
Descrizione
Secondo le popolazioni europee il tiglio era considerato una pianta sacra sotto la cui chioma si
facevano danze propiziatorie per scacciare spiriti
maligni e streghe.
È pianta simbolo dell’unità familiare e della pace
in casa, ma anche di prospera e ricca famiglia con
prole numerosa! Il tiglio è considerato anche una
pianta metereologica i cui fiori divengono profumatissimi con l’avvicinarsi della perturbazione.
Si diceva che chi si fosse coperto gli occhi con
foglie di tiglio durante la notte, si sarebbe poi
svegliato con una vista più limpida.
I greci ne usavano una parte che si trova tra la
corteccia ed il legno chiamata “libro” (dal greco
Philyra) e ne ricavavano stuoie, carta, montature
di corone e di ghirlande.
La corteccia, che rimane duttile per venti o trenta
anni, contiene fibre tessili che, dopo essere state
messe in macerazione nell’acqua, venivano separate con la “stigliatura”.
Grazie alle proprietà calmanti, in Abruzzo ed in
particolare nel territorio della Majella, era consuetudine immergere i bambini irrequieti in un
bagno di fiori di tiglio.
Albero alto fino a 35 m, con chioma ampia e
corteccia liscia da giovane, poi fessurata a placche grigio-brune. Foglie alterne con lamina
largamente ovata a base cordata e margine seghettato; pagina superiore verde opaco, quella
inferiore grigio-verde e con ciuffi di peli bianchi
all’ascella delle nervature.
Fiori profumati, bisessuali, riuniti in infiorescenze
pendule di colore giallo-verdastro inserite alla
base di una piccola brattea. Frutto sferico-piriforme con 5 costole longitudinali marcate. Vive nei
boschi freschi, soprattutto della fascia montana.
Nel territorio del Parco è anche presente, ma
meno diffuso, Tilia cordata che ne differisce per
i ciuffi di peli rossicci all’ascella delle nervature e
per i frutti lisci senza costolature .
Fiori e brattee.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, flavonoidi, mucillagini, pectine.
Ipotensive, spasmolitiche, sedative.
Proprietà
Impiego
L’infuso di fiori è uno dei migliori preparati in caso
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TIMO MAGGIORE
Thymus vulgaris L.
Lamiaceae
Proprietà
Battericide, fungicide, espettoranti, mucolitiche,
antitussive, spasmolitiche, carminative.
Famiglia
Impiego
Descrizione
Come infuso, per le sue proprietà stomachiche e
antispasmodiche, nonché nelle infiammazioni di
bocca e gola. L’olio essenziale per uso esterno,
per la sua azione disinfettante (bocca, pelle).
L’idrolato viene utilizzato come tonico cosmetico.
Se ne consiglia l’uso nella cottura dei legumi per
renderli più digeribili.
Pianta perenne, odorosa, alta 10-30 (50) cm, con
fusti eretti, ramosissimi, che tendono a lignificare
dopo 4 - 5 anni di vita formando densi suffrutici;
corteccia bruna.
Foglie lanceolate di 3 x 7-9 mm, revolute dapprima solo sul bordo, poi del tutto ed apparentemente lineari, opposte, sessili o brevemente
picciolate, di colore grigio-verde, più chiaro nella
pagina inferiore.
Fiori raccolti in glomeruli muniti di brattee lanceolate simili alle foglie ma più piccole; calice
lungo 3-4 mm, con 10-13 nervi e tubo convesso
sul dorso, vellutato, con due labbra cigliate di cui
il superiore trifido a denti saldati su più di metà,
l’inferiore bifido a denti lanceolato-lesiniformi;
corolla roseo-biancastra lunga 5-6 mm, con tubo
sporgente e dritto, bilabiata.
Pianta generalmente coltivata per i suoi usi culinari e le sue proprietà aromatiche.
Cime fiorite.
Primavera-estate.
Curiosità
Fu apprezzato oltre che dagli Egizi anche dagli
Etruschi.
Secondo antichissime testimonianze sembra che
il legno, venisse usato per alimentare la fiamma
nei riti sacrificali, in modo che se ne espandesse
fumo odoroso.
Plinio, naturalista latino, lo prescriveva contro il
morso di serpenti e scorpioni.
Nel Rinascimento il Durante lo consigliava cotto
nel vino per curare le irritazioni della vescica e per
liberarsi della tenia.
Nel Medioevo era donato in quanto simbolo di
intelligenza e operosità.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Oli essenziali, flavonoidi, triterpeni.
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TOPINAMBUR
Helianthus tuberosus L.
Asteraceae
questa, è privo di amido per cui può essere utilizzato nelle diete ipoglicemizzanti.
Favorisce la digestione e combatte la stitichezza.
Famiglia
Curiosità
Descrizione
Sembra che il termine topinambur derivi da una
voce brasiliana giunta a noi attraverso il francese
topinambour.
Pianta perenne erbacea alta fino a 200 cm, provvista di rizomi rigonfi, rosso-violacei e bitorzoluti;
fusti eretti, ramosi in alto, tomentosi ed ispidi.
Foglie picciolate, pubescenti, ruvide, le inferiori
ovato-cordate, le altre ovate o lanceolate attenuate alla base, con apice acuto e margine dentato.
Capolini di colore giallo intenso, larghi fino a 8
cm, in corimbi su lunghi e sottili peduncoli; fiori
periferici con lunghe ligule gialle solcate in un’unica serie, quelli centrali tubulosi; squame esterne lanceolate e cigliate ai margini.
Originaria dell’America e introdotta a scopo alimentare, si è diffusa come infestante.
Rizoma.
Autunno.
Inulina.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Proprietà
Ipoglicemizzanti, coadiuvante nell’insufficienza
cardiaca, favorisce la secrezione lattea, diuretiche.
Impiego
Il rizoma viene utilizzato nell’alimentazione ed è
particolarmente indicato per bambini, anziani e
diabetici. È simile alla patata ma, a differenza di
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URGINEA
Urginea maritima (L.) Baker
Asparagaceae
ranti, fluidificanti del sistema bronco-polmonare,
emetiche ad alte dosi.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea caratterizzata da un bulbo che
può raggiungere il peso di 3- 4 kg ed il diametro
di 12-15 cm ed oltre, generalmente emergente
dal suolo con la parte superiore.
Foglie verde scuro, di forma lanceolata, larghe ca.
10 cm e lunghe fino a 50 cm, che spuntano in
tardo autunno o in primavera ed appassiscono
prima della fioritura che avviene in tarda estate.
Stelo fiorale verde-biancastro, che raggiunge
normalmente più di 100 cm l’altezza di, in casi
eccezionali fino a 2 m. Infiorescenza terminale,
costituita da numerosi fiori di poco più di 1 cm;
tepali bianchi con una sottile nervatura centrale
rosa o verde-marrone.
Squame del bulbo.
Ottobre-novembre.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Scillaina, scillarene (glucosidi), scillotossina, scillina, scillinina, scillamarina (saponine), scillopicrina
(resina), mucillagine, sinistrina (idrato di carbonio), zucchero, amido, glucosio, saccarosio, fruttosio, tannino, tracce di iodio.
Proprietà
Cardiotoniche, diuretiche, azoturiche e decloru-
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VALERIANA
Valeriana officinalis L.
Caprifoliaceae
Curiosità
Famiglia
Il termine Valeriana, comparve per la prima volta
nel X sec.; deriva dal latino valere, “avere forza”.
La famosa storia del pifferaio magico che incantava i topi con il suo flauto, in realtà nasconde l’uso
della valeriana con la quale egli “ipnotizzava” gli
animali; sembra infatti che questa pianta sia in
grado di ammaliare gatti e topi.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, alta fino a 150 cm, con
corto rizoma brunastro; fusti eretti, glabri, scanalati. Foglie composte, sparsamente pelose,
pennate, con segmenti lanceolati grossamente
dentati, le inferiori picciolate, le superiori sessili e
meno divise.
Fiori leggermente profumati, asimmetrici, riuniti
in densi corimbi apicali; calice diviso in 5 denti;
corolla tubulosa, rosea o più raramente bianca.
Vive in prati ed incolti umidi, nonché nei cespuglieti ai margini dei fiumi, dalla pianura alla montagna.
Radici.
Parti usate
Epoca di raccolta
Tarda primavera, inizio estate.
Principi attivi
Oli essenziali, iridoidi, flavonoidi, steroli.
Proprietà
Sedative, ipnotiche, spasmolitiche, ipotensive.
Impiego
Utile nel caso di insonnia, stati ansiosi, ipereccitabilità, stati isterici, stress.
Si utilizza sottoforma di decotto o soluzione idroalcolica.
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VERBENA
Verbena officinalis L.
Verbenaceae
Curiosità
Famiglia
Alle calende di gennaio, con l’inizio del nuovo
anno, i romani solevano scambiarsi doni augurali, le strenae, così dette perché originariamente
venivano prelevate in un boschetto dedicato alla
dea Strena, di origine sabina, portatrice di buona
fortuna e felicità; è probabile che la prima strena
fosse proprio la Verbena. I romani la usavano anche nelle cerimonie purificatrici degli altari e per
le missioni dei Fetiales, ambasciatori che stringevano patti o sancivano guerre: si chiamavano
sagmina le verbene, cioè “erbe pure” poiché venivano prelevate da un luogo santo dal console
prima della partenza; si designavano inoltre un
pater patrus, che aveva la funzione di assicurare
con formule corrette il valore religioso del trattato, ed il verbenarius, portatore di erbe pure e di
arredi sacri.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, ascendente, alta fino a
100 cm; fusti ruvidi, quadrangolari, pubescenti
sugli spigoli, ramificati nella parte superiore. Foglie inferiori opposte, oblunghe, restringentisi in
un corto picciolo; le mediane più grandi, con tre
lobi grossamente dentati di cui il centrale più sviluppato dei laterali; le superiori sessili, lanceolate,
progressivamente ridotte. Fiori lillacini, riuniti in
sottili spighe terminali. Specie sinantropica che
cresce nei luoghi incolti, ai margini delle strade e
dei sentieri.
Foglie, radici.
Estate.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Glucosidi, principi amari, mucillagini, tannino,
olio essenziale.
Proprietà
Antireumatiche, antinevralgiche, spasmolitiche,
antidepressive, febbrifughe, antianemiche, diuretiche, depurative.
Impiego
Il cataplasma di foglie e fiori è utile nei casi di artrite, reumatismi, sciatica. Il decotto si utilizza per
i calcoli biliari e renali e per i disturbi al fegato.
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VERONICA
Veronica officinalis L.
Plantaginaceae
nel caso di scottature e piaghe.
Famiglia
Descrizione
Pianta erbacea perenne, tomentosa in tutte le
parti; fusto strisciante, radicante ai nodi, con scapi
fioriferi ascendenti. Foglie opposte, pubescenti,
munite di corti piccioli, con lamina ovale-ellittica
a margine finemente dentato. Racemi fioriferi
eretti, di 15-25 fiori, all’ascella delle foglie superiori, con peli ghiandolari allungati; fiori portati da
corti peduncoli all’ascella di brattee lineari; calice
diviso in quattro lobi; corolla circa il doppio del
calice, composta da 4 petali irregolari di colore
azzurro chiaro, lilla o roseo-violetto.
Vive nei boschi e nelle radure.
Sommità fiorite.
Estate.
Curiosità
Per le sue proprietà sudorifere e tonico-amare,
la veronica fu utilizzata in passato come sostituto del tè tanto che le fu attribuito il nome di “tè
svizzero”, che in realtà si ottiene da una mistura di
diverse erbe.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Olio essenziale, tannini, acidi organici.
Proprietà
Aromatizzanti, aperitive, digestive, toniche, tossifughe, emollienti, antinfiammatorie, vulnerarie .
Impiego
Il decotto si usa nei casi di bronchite, influenza,
raffreddore e tosse, mentre l’infuso è utile nei casi
di digestione difficile e contro la gotta. Per uso
esterno, il cataplasma è utile come cicatrizzante
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VIOLA
Viola alba Bess.
Violaceae
Impiego
Famiglia
Ottimo rimedio contro le malattie della pelle, ma
anche per calmare il catarro, la tosse e il raffreddore.
Curiosità
Descrizione
La famosa violetta di Parma è l’essenza estratta
dalla simile viola mammola (Viola odorata), dal
particolare profumo floreale reso famoso da Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma: fu lei ad
incoraggiare e a sostenere le ricerche dei frati del
Convento dell’Annunciata i quali, dopo un lungo
e paziente lavoro, riuscirono ad ottenere dalle foglie un’essenza del tutto uguale a quella del fiore.
Pianta erbacea a rosetta, priva di fusto, con stoloni
epigei allungati e sottili, fioriferi già al primo anno,
non radicanti. Foglie lungamente picciolate, persistenti in inverno, a lamina ovato-cuoriforme con
apice acuto, ± pelosa, crenata al margine. Stipole
lanceolato-lineari, acuminate e cigliate. Scapi fiorali fino a 15 cm, afilli, con brattee inserite verso la
metà del peduncolo o più in alto. Fiori zigomorfi, odorosi; calice con sepali largamente ovali ad
apice arrotondato o ottuso, con appendici di 0,51,5 mm. Corolla 15-20 mm, viola o più raramente
bianca, con petali laterali ravvicinati all’inferiore.
Sperone ottuso, violaceo o verde-giallastro, spesso ricurvo.
Fiori, radice.
Parti usate
Epoca di raccolta
I fiori si raccolgono in primavera mentre la radice
in autunno-inverno.
Principi attivi
Saponine, alcaloidi, mucillagini, acido salicilico.
Proprietà
Diuretiche, lassative, espettoranti, emollienti, tossifughe.Per uso esterno: per scottature e infiammazioni.
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ZAFFERANO
Crocus sativus L.
Iridaceae
Curiosità
Famiglia
Anticamente era molto considerato anche come
afrodisiaco maschile mentre nelle donne, per la
sua spiccata capacità di attivare la motilità uterina,
veniva utilizzato ad alte dosi come abortivo. Lo zafferano veniva impiegato, inoltre, come analgesico
e sedativo in caso di problemi alle gengive e ai
denti.
Ovidio racconta che la pianta era dedicata ad un
giovane fanciullo chiamato Crocus che, disperato
d’amore per una fanciulla chiamata Smilax, fu trasformato dagli dei in Zafferano
.
Descrizione
Pianta erbacea perenne, con bulbo biancastro
rivestito di tuniche fibrose brune. I bulbi sviluppano 6-10 foglie lineari e acute, avvolte da guaine
biancastre membranose.
Fiori ermafroditi, costituiti da un lungo tubo diviso superiormente in sei tepali violetti; caratteristico stimma rosso-arancio, diviso in tre lunghe
lacinie.
Pianta usata in Oriente fin dall’antichità, si è diffusa nel Mediterraneo grazie agli arabi ed ai crociati.
Stimmi.
Aurtunno.
Parti usate
Epoca di raccolta
Principi attivi
Crocetina, crocina, picrocrocina e safranale, olio
essenziale, il glucoside picroerocina, fitosteroli,
carotenoidi,vitamine B1, B2.
Proprietà
Aromatiche, digestive, aperitive, stimolanti, antiradicaliche e citoprotettive.
Impiego
Colorante e aromatizzante in campo alimentare e
per la preparazione di liquori; utilizzato anche in
profumeria e farmacia.
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Questa guida ha scopo didattico
e gli impieghi sono indicati a titolo puramente informativo.
Naturale non significa privo di effetti collaterali, quindi è necessario
rivolgersi a personale competente prima dell’assunzione di erbe
o rimedi curativi a base di piante officinali.
Si declina da ogni responsabilità in merito agli effetti provocati
dall’assunzione delle piante descritte.
Guida alle piante officinali E TINTORIE
dei Giardini Botanici
del Parco Nazionale della Majella
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