Una vita da rondine
Il cielo terso e azzurro annunciava una magnifica giornata di primavera, di quelle che
paiono risvegliare all’improvviso tutta la natura.
Alte nel cielo volavano le prime rondini, appena tornate dall’Africa e ancora stanche
per il lungo viaggio.
Saetta cercava con gli occhi Stella, la sua compagna, con cui l’anno precedente aveva
allevato due nidiate di forti rondinotti.
Ma il lungo viaggio autunnale verso l’Africa e il ritorno primaverile nelle nostre zone
sono pieni di pericoli, e Saetta non era riuscito a scoprire se Stella ce l’aveva fatta a
superarli.
“Le farò una bella sorpresa: comincerò subito a costruire il nido” pensò e si mise
all’opera, non prima però di essersi fatto una bella scorpacciata di insetti, volando
radente sul prato.
La sua casa sarebbe sorta, come l’anno precedente, sotto la volta di un ampio
androne, bene al riparo dalle intemperie.
Volò in cerca di pozzanghere e scese a riempirsi la bocca di fango, poi tornò sotto
l’androne e ne depose una prima pallina, ben impastata con la saliva, contro la trave
di legno. Rapido tornò a raccogliere altro fango, per poi sistemarlo accanto al
precedente e tutto il resto del giorno trascorse in questa attività, intervallata da pause
pranzo, spuntino, merenda e cena.
Il mattino dopo, mentre faceva colazione, sentì suo cugino Firulì il balestruccio, che
volando più in alto aveva una visuale migliore, trillare “Fri-fri, rondini in arrivo”
Presto le rondini, da puntolini che erano, si fecero più distinte e …. “Stella, sei
arrivata. Come sono contento! Presto, vieni a vedere la casa che sto costruendo” gridò
Saetta. Ma Stella era sfinita e per un paio di giorni non ne volle sapere né di maschi
né di nidi e pensò solo a mangiare e a riposarsi.
Mentre Stella sfrecciava bassa sul prato per catturare gli insetti, il maschio si esibì in
un volo di corteggiamento, cantando a squarciagola per sovrastare le canzoni degli
altri pretendenti.
Stella sembrava interessarsi solo degli insetti, ma in realtà ascoltava le canzoni dei
maschi, osservava i voli di corteggiamento e valutava la lunghezza delle code: più
lunga la coda, migliore il maschio.
“Eh, sì. Saetta è sempre il più bello” sospirò.
Si decise infine a seguirlo fino all’androne che Saetta aveva scelto per costruire il
nido.
Stella volò a raccogliere fango e pagliuzze per completare il lavoro iniziato da Saetta,
mentre lui, posato su un lampioncino lì accanto, cantava per avvertire gli altri maschi
di stare alla larga.
Terminata la coppa di fango, non rimaneva che imbottirlo di paglia e piume, per
renderlo più soffice e caldo.
Il nido era appena terminato, quando Stella vi scodellò dentro il suo primo uovo,
bianco a macchie brune, a cui ne seguirono altri quattro nel giro di qualche giorno.
Si sistemò sul nido in modo da coprire bene le uova e si armò di pazienza: nelle due
settimane successive non si sarebbe quasi mossa dalla sua casetta di fango: non
poteva certo lasciar raffreddare le uova!
Dopo due settimane Stella sentì come un lieve tremore sotto il suo ventre.
Si scostò su un lato e osservò le uova. Sì, non c’erano dubbi: su una di queste si stava
formando una piccola crepa.
“Saetta, dove sei? Presto, vieni” chiamò e sotto gli occhi degli emozionati genitori
fece capolino tra i gusci rotti una piccola testa grigia e spelacchiata, con un becco
enorme e gli occhi gonfi e chiusi.
“Non è bello?” sospirò Stella, come ogni madre che si rispetti. Saetta lo osservò
attentamente. Beh, “bello” non sembrava esattamente la parola più adatta a
descriverlo, ma non lo disse a Stella. In compenso sembrava robusto e in buona salute
e tanto bastava.
“Lo chiameremo Codalunga. Se ha preso dal suo papà, questo nome sarà certamente
meritato” disse Saetta.
Il piccolo aprì il becco per la fame e Saetta volò via a cercare gli insetti con cui
calmare l’appetito di suo figlio, mentre Stella accoglieva il piccolo sotto l’ala per
tenerlo al caldo con il suo corpo. Nei giorni successivi nacquero Ferna, Agata,
Diaspro e Piumetta.
Durante le tre settimane seguenti Stella e Saetta non ebbero un attimo di riposo:
nutrire cinque rondinotti in crescita non è un’impresa da poco e assorbe tutte le
energie dei genitori.
Per fortuna gli insetti non mancavano e dunque c’era cibo per tutti.
I rondinotti crescevano rapidamente e avevano ora un aspetto grazioso: somigliavano
ai genitori, ma con colori più sbiaditi.
Tornando dal suo ultimo giro con la bocca piena di insetti, Stella ebbe una terribile
sorpresa: il nido non c’era più, ma giaceva a terra, in pezzi, con accanto un lungo
bastone. Dei rondinotti non c’era traccia.
Tornò a razzo verso il prato, dove aveva lasciato Saetta ancora intento nella caccia, e
per poco non si schiantò contro di lui.
“Stella, cos’hai? Sei impazzita a volare in quel modo? Per poco non mi ammazzi”
“Saetta, presto vieni” gridò Stella scoppiando in lacrime, tanto da non riuscire più
quasi a parlare. “I-il nostro ni-nido … no-non c’è pi-più. I no-nostri piccoli sono scoscomparsi, forse u-uccisi” .
Saetta senza fermarsi ad ascoltare una parola di più si precipitò verso il nido.
Era tutto vero! Ecco lì i pochi rimasugli di fango attaccati ancora al muro e giù in
terra tutto il resto. Ma i piccoli dov’erano?
Stella e Saetta, sconfortati e abbattuti si fermarono sul lampioncino ad osservare in
silenzio il disastro, quando udirono una vocina esitante provenire dal cortile interno.
“Mamma, dove sei? Ho fame. Ho paura.”
Stella, rianimata dalla speranza, entrò nel piccolo cortile e si guardò intorno. Subito
vide Codalunga, appollaiato sul filo per stendere i panni, ancora tremante per lo
spavento preso. Lui era il primo nato e quindi il più pronto a volare.
Stella gli volò accanto e mentre gli becchettava dolcemente il collo per confortarlo,
ecco che sentì un’altra vocina e un’altra ancora. Ferna, Agata e Diaspro, che si erano
nascosti in vari punti del cortile, vedendo la mamma, si decisero a venir fuori dai loro
nascondigli e volarono accanto alla madre.
Stella lì contò. “Manca Piumetta, l’avete vista?”
“No mamma. Quando è venuto quel bambino cattivo con il lungo bastone, a dare
colpi al nostro nido per distruggerlo, noi quattro siamo riusciti a volare via. Ma
Piumetta era troppo piccola ed è rimasta lì. Noi non potevamo fare niente per
aiutarla! Siamo scappati e ci siamo nascosti qui nel cortile. Poi è uscito un uomo, che
si è messo a gridare e ha fatto scappare il bambino cattivo, ma ormai era troppo tardi!
L’uomo era arrabbiato con quel bambino e sembrava voler bene a noi rondini. Ma
cosa poteva fare ormai? E’ rientrato in casa e qui è tornato tutto tranquillo. Piumetta
però non l’abbiamo più vista”.
“Povera Piumetta” sospirò la mamma. Ma la necessità di provvedere ai rondinotti
sopravvissuti non le lasciò il tempo per disperarsi.
Vuotò il contenuto del suo becco in quello di Agata e poi volò via per procurarsi altro
cibo.
“Voi rimanete qui sul balcone, credo che sarete al sicuro. Non allontanatevi, mi
raccomando!” li ammonì, dirigendosi verso il prato.
Al suo ritorno l’aspettava una nuova sorpresa: sul balcone si trovava solo …..
Piumetta ! Degli altri non c’era traccia.
Piumetta stava gridando: “Forza fifoni, venite fuori! Dove vi siete cacciati? Non c’è
mica pericolo”.
Era successo questo: da una porta del balcone era uscito l’uomo che amava le rondini,
portando in mano Piumetta, e l’aveva posata sulla ringhiera dove poco prima, stretti
stretti uno vicino all’altro, si trovavano i suoi fratelli. Ma Codalunga, Ferna, Agata e
Diaspro, ancora spaventati dagli avvenimenti di poco prima, erano scappati, andando
a nascondersi nei luoghi più bui.
Ora, ad uno ad uno, vennero fuori e si posarono di nuovo sulla ringhiera, curiosi di
sentire cos’era successo a Piumetta.
“Quando il bambino picchiava sul nido e si staccavano dei pezzi, io ho cercato
disperatamente di aggrapparmi a quello che restava.
Poi però non ce l’ho più fatta e sono caduta giù”.
“Il bambino stava chinandosi verso di me, quando è uscito l’uomo. Ha cacciato via il
bambino e mi ha raccolto. Io tremavo tutta di paura. Chissà che ne sarà di me! –
pensavo. – L’uomo mi ha dato da bere con un contagocce e mi ha portato qui sulla
ringhiera, dicendo che così sarei stata al riparo dai gatti e che la mia mamma mi
avrebbe trovata facilmente”.
Che avventura! Meno male che tutto sommato era finita bene e che ci sono ancora
persone che amano le rondini e sono disposte ad aiutarle.
Saetta e Stella, come tutte le rondini, erano genitori molto premurosi. Ancora per tre
settimane nutrirono e accudirono i loro piccoli, finché non furono capaci di procurarsi
il cibo da soli.
L’uomo amico spiegava sorridendo alla sua bambina: “Guarda quanti insetti
catturano. Grazie a loro, quest’estate mosche e zanzare non ci daranno tanto fastidio.
Pensa che ne mangiano circa 5000 al giorno! Noi le abbiamo aiutate e loro aiutano
noi”.
A settembre sui fili della luce che costeggiavano il prato si potevano vedere i
rondinotti, fermarsi riposare tra un volo e l’altro, chiacchierando ininterrottamente
come sanno fare solo loro. Era veramente un bello spettacolo.
Si distinguevano facilmente dagli adulti per via delle penne della coda, molto più
corte. La mamma si affrettava a dare le ultime istruzioni per il grande viaggio che si
stava preparando: il ritorno ai caldi luoghi di svernamento in Africa.
Davanti a loro si prospettavano le fatiche di molti giorni di volo, le difficoltà
dell’attraversamento prima del mare Mediterraneo e poi del deserto del Sahara.
Ma ora era una bellissima giornata calda e soleggiata di settembre, quando per una
rondine la vita è dolce e il cibo non manca.
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