n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.
EDITORIALE
PEOPLE & MARKET / Margini ristretti e mercato in crisi mettono in difficoltà i produttori di TV
Nelle ultime settimane abbiamo
visitato alcune fabbriche in giro
per il Mondo in aree con costi del
lavoro molto bassi. Con stipendi
per gli operai da 300-400 dollari
al mese, quando va bene, la
produzione si de-automatizza e
diventa prevalmente manuale.
In questo modo si resta più
flessibili e tutto sommato più
accurati: alla fine la capacità di
ragionare di un umano, unita
al concetto di “esperienza”,
difficilmente è replicabile da un
macchina, almeno con tempi
di implementazione e messa a
punto contenuti. A questo punto,
se la produzione torna a essere
molto manuale, la necessità di
concentrare tutta la produzione
in un’unica fabbrica per tutto
il Mondo diventa molto meno
pressante e le economie di scala
meno rilevanti. La storia recente
ci ha mostrato come il rischio
di una localizzazione unica sia
altissimo: basta un terremoto,
uno tsunami, un’alluvione o
una crisi politica o economica
per bloccare la produzione. La
mente va veloce all’alluvione
disastrosa in Thailandia, che
ha mandato letteralmente
sott’acqua la produzione delle
reflex Nikon e dei sensori
Sony., che diffcilmente ripartirà
prima del 2012. Nel distretto
di Wuxi in Cina, che abbiamo
visitato, abbiamo visto in pochi
chilometri quadrati le fabbriche
di Nikon, Sony, Kodak, Minolta,
Agfa e molti altri marchi del
mondo digtal imaging. Da queste
parti basterebbe un’alluvione,
anche circoscritta o qualsiasi
altro cataclisma per mettere
in ginocchio il mondo della
fotografia digitale, più di quanto
non abbiano già fatto tsunami
e alluvioni. Un rischio che non
vale più la pena di prendere. Per
questo, l’Est europeo, se i governi
locali saranno bravi ad attrarre gli
investimenti, potrebbe diventare
il secondo polo produttivo,
affiancando gli stabilimenti
in estremo Oriente: minori
rischi climatici, costo del lavoro
basso, voglia di lavorare, buona
scolarizzazione e posizione
strategica per arrivare prima e
meglio in Europa. Una nuova
Cina forse ce l’abbiamo davvero
vicina, a 1000 Km da casa.
Tagli e riorganizzazione: questa la ricetta anti-crisi, ma quali saranno le possibili conseguenze per i consumatori?
La nuova Cina a
000 km dall’Italia
Gianfranco Giardina
Il TV è “in crisi”, solo i coreani sorridono
di C. Stellari
M
ercato in crisi e margini sempre più “risicati” per il settore
TV: le conseguenze sono bilanci in passivo per gran parte delle
aziende produttrici. Questo è quanto
emerge dalle ultime notizie. Per sopravvivere non basta neppure più produrre volumi elevati, contenere i costi
e diversificare la produzione. In quest’ottica Panasonic, che ha totalizzato
una perdita record in bilancio, annuncia un pacchetto di misure anti crisi
con tagli al personale, riduzione della
produzione di TV Plasma e riorganizzazione della più importante fabbrica
di pannelli LCD, metà verrà destinata
alla produzione di display per tablet e
smartphone mentre l’altra metà sarà
dedicata a pannelli per TV da 50”.
Sony, la cui divisione TV per l’ottavo
anno consecutivo ha chiuso in perdita, pensa ad una suddivisione della
business unit in tre parti con compiti e
responsabilità diverse e dirette.
Philips, dal canto si chiama fuori, chiudendo l’accordo per la joint-venture
con l’azienda cinese TPV, che realizzerà
i televisori Philips dal 2012. In questo
panorama desolante, l’ottimismo arriva dai coreani: Samsung prosegue con
la sua strategia aggressiva e si prepara
a rilevare interamente la fabbrica di
pannelli nata dalla jount venture con
Sony; LG investe una cifra ingente per
realizzare direttamente tutte le fasi di
produzione dei pannelli LCD “in casa”,
con l’obiettivo di controllare i costi e
divenire più competitiva. Alla finestra,
ma non per molto ancora, ci sono i
produttori cinesi pronti ad invadere
il mercato con prodotti economici.
Proiettando questa situazione nel futuro, tutto lascia pensare che il numero
di produttori si ridurrà drasticamente.
C’è da chiedersi se per i consumatori
tutto ciò comporti vantaggi effettivi.
REPORTAGE / DDAY.it è andata in Cina per provare sul campo le Nikon 1
Nikon “Shanghai Test”
Scopri le nostre impressioni su queste attese mirrorless con sensore 10.1 MP
DDAY.it Magazine n. 35
in questo fascicolo...
PEOPLE & MARKET
3 LG investe nell’LCD
6 Philips e TPV, accordo fatto
per i TV
6 SIAE vuol far pagare anche
per i trailer
TV & VIDEO
3 Le novità di Google TV 2.0
7 iTV, l’ultima creazione
di Steve Jobs?
7 Nel 2012 tutti i TV
saranno LED
MOBILE
di G. Giardina
L
o skyline di Shanghai è lo scenario
per la nostra (vostra) full immersion nel mondo di Nikon 1, il nuovo sistema fotografico messo a punto
dalla casa giapponese e arrivato in
questi giorni sul mercato. Nikon infatti
ci ha invitato a passare qualche giorno
in Cina in compagnia delle fotocamere
nuove nate, la V1 e la J1, per sperimentarne tutte le capacità creative; ma il
nostro viaggio non è stato finalizzato
solo a un pittoresco “field test” dei nuovi
apparecchi ma anche e soprattutto a
visitare la fabbrica nella quale gli apparecchi Nikon 1 vengono realizzati. Le
due fotocamere a ottiche intercambiabili sono molto simili per funzionalità,
un po’ diverse per prestazioni, drasticamente diverse per prezzo: 849 euro la
V1 e 529 euro la J1 (nel kit con l’ottica
10-30). La Nikon V1, ha come prerogativa un mirino ottico che entra in funzione non appena si avvicina l’occhio.
Molte le funzioni innovative, tra cui la
Il rischio è quello di un appiattimento
generale, ovviamente verso il basso,
sia delle prestazioni che dei prezzi.
Nelle prossime pagine gli approfondimenti sulle singole situazioni.
“Smart Photo Selector” che permette
di catturare in rapidissima sequenza 20
scatti, scegliendo poi quello ritenuto
migliore e conservandone comunque
altri quattro che ritiene ben riusciti. Oppure, il “Motion Snapshot” che permette di riprende in slow motion e facendo
rivedere l’immagine sul display come
sequenza del filmato in slow motion
seguita immediatamente dallo scatto
fisso, accompagnata da una musica di
sottofondo. Nelle ultime pagine di
questo numero il nostro reportage,
con la prova sul campo e le impressioni sulle Nikon 1.
segue a pag. 23
8 Nokia Lumia 800 e 710
con Windows Phone
10 I’m Watch,
lo smartwatch italiano
11 Android ti lascia senza
aggiornamenti
16 Battery Pack Sony
e Duracell
PC & MULTIMEDIA
17 Audio lossless Apple è ora
opensource
SMARTHOME
20 NEST IL termostato
intelligente
21 LG STyler, l’armadio-attivo
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
PEOPLE & MARKET
Facebook
va al fresco
PEOPLE & MARKET / Panasonic ha registrato la più grande perdita degli ultimi 10 anni
p.2
Perdita record per Panasonic, si taglia!
Deciso il taglio di molti posti di lavoro, per contenere le perdite la produzione di TV al plasma verrà ridotta del 48%
L’azienda spera di compensare il passivo con i risultati positivi del settore energia e batterie solari, in forte crescita
di R. Pezzali
U
Il noto social network realizzerà
il primo data center europeo
non lontano dal Polo Nord.
La Svezia infatti offrirà aria
fresca ed elettricità a buon
mercato a Facebook
di G. De Gaetani
Facebook ha annunciato l’avvio
dei lavori per il primo data center
europeo, il cui scopo sarà quello
di gestire il traffico dati per tutta
l’Europa. La scelta è caduta sul
suolo svedese, più precisamente
a Luleå località non lontana al
circolo polare artico.
Le temperature particolarmente
rigide della zona, nonché l’abbondanza di energia elettrica a
costi ridotti -la zona è ricca infatti di centrali idroelettriche-, ha
fatto propendere Facebook per
tale regione.
I costi di gestione di un data
center sono, infatti, per lo più
costituiti dall’energia elettrica
necessaria per l’alimentazione
dei complessi sistemi di raffreddamento. Il data center di Facebook verrà invece “raffreddato”
naturalmente grazie al convogliamento della fredda aria artica
nelle sale server, contribuendo
così ad abbattere notevolmente
i costi di gestione.
Il nuovo data center sarà costituito da tre edifici con un estensione di 28000 metri quadri e
il completamento dell’opera è
previsto per il 2014 e dovrebbe
impegnare almeno 300 persone.
Entusiastiche, ovviamente, le
reazioni delle istituzioni locali, le
quali sperano che alla webfarm
di Facebook ne seguano altre viste le caratteristiche ideali di cui
dispone il loro territorio.
na perdita record: 420 miliardi di yen, equivalenti a 5.4
miliardi di dollari. La chiusura
fiscale del 31 ottobre per Panasonic
è nerissima, e il titolo in borsa perde
molti punti in una situazione globale non semplice. Quello che però
stupisce è la suddivisione delle perdite: dei 420 miliardi di yen, infatti
404 miliardi sono imputabili a TV e
semiconduttori, ed è proprio lì che
calerà la mannaia per cercare di risollevare l’azienda. Panasonic, che
ha rivisto anche le stime di vendita
dei TV da 25 milioni di unità a 19
milioni di unità, ha deciso di ridurre la produzione di TV al plasma per
il prossimo anno del 48%. Contestualmente fermerà anche due stabilimenti che producono pannelli
e chiuderà anche alcune fabbriche
che si occupano di produrre parti
per i TV e semiconduttori.
Salta anche il piano di spostare in
Cina, nei pressi di Shanghai, la pro-
duzione delle TV al plasma.
Il presidente di Panasonic si è detto
rammaricato per le decisioni prese,
che coinvolgono anche il taglio di
molti posti di lavoro, ma ha aggiunto che purtroppo le misure correttive fatte nel 2008 per cercare di portare in attivo i TV non sono servite
a niente. Panasonic spera con questi
tagli di ridurre le perdite, e spera
anche di riuscire a compensare il
passivo con una forte crescita nella
divisione energia, batterie e solare,
quella che dopo l’acquisto di Sanyo
è diventata la divisione più importante dell’azienda.
PEOPLE & MARKET / Per l’ottavo anno di seguito la divisione TV Sony chiude il bilancio in perdita
Sony, tre teste per restare nel mondo TV
Il settore TV è strategico e non verrà eliminato, per risolvere i problemi sono state create tre divisioni più snelle
di R. Pezzali
È
tempo di tirare i bilanci, come
consuetudine infatti il 31 ottobre le maggiori aziende
giapponesi presentano i bilanci
dell’ultimo trimestre e i dati, a causa
anche della svalutazione dello yen,
sono più neri che mai.
Se, come abbiamo visto per Panasonic, la situazione non è certo
delle migliori, anche Sony non ha
di che rallegrarsi: per l’ottavo anno
consecutivo la divisione TV chiude
infatti in perdita. Per Sony il settore
TV continua ad essere un business
strategico e quindi non verra assolutamente eliminato, ma ci sarà un
ridimensionamento che prevede la
divisione della business unit in tre
nuove unità, ognuna con compiti
strategici.
La Reuters, che ha lanciato la notizia,
riporta le parole di un portavoce di
Sony, Ayano Iguchi, secondo il qua-
le la divisione di un colosso come la
business unit dei TV in tre divisioni
più snelle, darà a ciascuna una vera
missione da compiere e quindi un
senso maggiore di responsabilità.
Le tre divisioni saranno TV LCD,
Outsourcing e Next Gen TV, e i
cambiamenti saranno effettivi fin
da subito. Nessuno però ha ancora
chiarito quali saranno i compiti di
questo nuovo mostro a tre teste,
ma è probabile che la divisione TV
LCD si occuperà della gamma e della messa in commercio dei prodotti,
quella Outsourcing cercherà le migliori soluzioni per produrre i TV ad
un prezzo competitivo usando produttori terzi e quella Next Gen avrà
in carico lo sviluppo della prossima
generazione, OLED incluso.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.3
PEOPLE & MARKET/ LG investirà 900 milioni di dollari per la fabbricare substrati per pannelli LCD
PEOPLE & MARKET
L’obiettivo è quello di realizzare tutto in casa per controllare meglio i prezzi, divenendo così ancora più competitiva
Amazon lancia l’allarme
ci sono in circolazione troppe
cuffie contraffatte, sotto attacco
soprattutto le Monster Beats
e le Sennheiser
Mentre tutti gli altri fuggono, LG investe
di R. Pezzali
M
entre i rivali giapponesi tirano i remi in barca ristrutturando le divisioni TV, LG
va controcorrente e investe. L’azienda coreana sta infatti cercando di
portare in casa tutte le fasi necessarie per la realizzazione di pannelli a
cristalli liquidi. Finora, infatti, LG ha
comprato da fornitori esterni i substrati in vetro necessari per realizzare i pannelli LCD, ma da pochi mesi
la divisione LG Chemicals ha iniziato a produrre con successo anche
questi componenti indispensabili.
Così facendo LG spera di riuscire
a diventare non solo il più grande
produttore di LCD al mondo, ma
di abbassare i costi e di controllare
meglio le oscillazioni dei prezzi sul
mercato dei pannelli.
LG inizierà quindi a realizzare “vetri”
di ottava generazione, 2.16 x 2.4
di R. Faggiano
metri dai quali si potranno poi ricavare otto schermi da 40” o sei schermi da 50”. L’azienda sta investendo
anche 520 milioni di euro per realizzare altre due linee di produzione, da affiancare a quella appena
attivata, per aumentare la capacità
produttiva. L’investimento globale
dovrebbe arrivare ai 2 miliardi di
euro con la realizzazione di ben sette fabbriche di produzione di vetri
di diverse dimensioni.
TV & VIDEO / Ufficialmente svelata la prossima versione di Google TV, arriverà su dispositivi vecchi e nuovi
Google TV 2.0, tutte le novità in arrivo
Basata su Honeycomb 3.1 avrà un’interfaccia completamente nuova con icone, simile a quella degli smartphone
L’Android Market dovrebbe garantire alla piattaforma Smart TV di Google una versatilità davvero senza limiti
di P. Centofanti
G
oogle ha annunciato tutte le
novità della versione 2.0 di
Google TV, la sua piattaforma
di Smart TV che a dire il vero non ha
riscosso nella sua prima iterazione
un grande successo. Le novità sono
principalmente due, un’interfaccia
grafica più semplice e intuitiva e l’arrivo dell’Android Market anche per le
TV. Google TV 2.0 è innanzitutto basata su Android Honeycomb 3.1 e la
nuova interfaccia è basata su icone
allo stesso modo degli smartphone
e dei tablet. La nuova applicazione
TV & Movie permette di sfogliare
una libreria aggregata di contenuti
che va a “pescare” dai diversi servizi
e quindi Netflix, YouTube, oltre che
dalla EPG di canali TV via satellite e
via cavo. Parlando di YouTube, c’è anche un’interfaccia che rende ancora
più agevole sfogliare la libreria dei
Cuffie false
un vero business
video. Il piatto forte rimane comunque l’Android Market che dovrebbe
garantire alla piattaforma una versatilità senza limiti. La nuova versione
di Google TV arriverà sul set-top-box
di Logitech e sui TV di Sony, ma possiamo aspettarci presto anche nuovo hardware. Con ogni probabilità
qualcosa lo vedremo già al prossimo
CES di Las Vegas.
Grandi offerte sul web per le migliori cuffie Beats della Monster?
Attenti, potrebbero essere delle
imitazioni. L’allarme è stato lanciato dalla filiale britannica di
Amazon, che ha tagliato i fornitori
meno affidabili perchè sospettati
di aver sfruttato i canali del prestigioso marchio di vendite on line
per spacciare prodotti falsi.
Dopo aver accumulato molte segnalazioni di prodotti sospetti,
tra i quali anche alcuni modelli
Sennheiser, Amazon ha preferito
correre ai ripari.
Le cuffie Beats firmate dal Dr Dre
per Monster, sono diventate un
oggetto di culto per i giovani,
soprattutto dopo che molti personaggi del mondo dello sport e
dello spettacolo le ostentavano in
ogni occasione pubblica e privata.
Il costo di questi nuovi oggetti del
desiderio, i prezzi vanno dai 200
ai 600 euro, ha suggerito a qualcuno di falsificarle per ottenere
facili guadagni. Il fenomeno è poi
esploso nel giro di pochi mesi,
tanto che sul sito del produttore
statunitense c’è già un elenco di
decine di siti sospetti da evitare
per gli acquisti.
Per quanto riguarda Sennheiser, i
modelli più colpiti dalle falsificazioni sono gli auricolari della serie CX; il marchio tedesco ha già
individuato più di cento diversi
produttori di falsi. Le vendite sul
web poi fanno il resto: impossibile ritrovare un referente concreto
quando ci si vede recapitare un
prodotto palesemente (ma non
troppo) contraffatto. Sempre sul
sito Monster sono segnalati i rivenditori ufficiali delle cuffie Beats
(in Italia sono distribuite nei negozi da MPI). Quindi il consumatore è
avvisato: un apparente risparmio
potrebbe diventare una bella ma
mal suonante fregatura.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
PEOPLE & MARKET / Siglato l’accordo per la joint-venture che realizzerà i televisori Philips dal 2012
Philips e TPV, accordo fatto per i TV
A TPV va il 70% della società, Philips conserva una quota del 30% di cui però si riserva il diritto di cessione
La società sarà operativa entro il primo trimestre 2012, la collaborazione ha una durata di 5 anni, rinnovabile
di R. Faggiano
D
opo le recenti dichiarazioni del CEO Philips Frans van
Houten, sui ritardi nell’intesa
da tempo annunciata tra il gruppo olandese e la cinese TPV per la
cessione delle attività Philips nel
settore dei televisori, le trattative
sono giunte al termine e l’accordo
è siglato.
La nuova società sarà operativa entro il primo trimestre 2012 e sarà
partecipata per il 70% da TPV e per
il restante 30% da Philips.
Senza entrare troppo nei particolari
economici ci sono comunque interessanti dettagli, soprattutto riguardo il denaro in gioco. Nell’accordo
si legge che la collaborazione ha
una durata di cinque anni, rinnovabile per un periodo equivalente
ad ogni scadenza. A partire dal secondo anno, le royalties dovute a
Philips per il permesso dell’utilizzo
del marchio saranno pari al 2,2%
del fatturato ma con un minimo di
50 milioni di euro l’anno. Philips si
riserva anche il diritto di cedere la
sua quota del 30% nella joint venture. Philips si impegna, comunque,
anche ad investire 185 milioni di
euro in promozione e pubblicità dei
prodotti nei primi due anni di collaborazione.
Nell’accordo si precisano anche delle eccezioni geografiche, laddove
Philips aveva già ceduto il suo marchio ad altri produttori o esistono altri accordi, precisamente negli Stati
Uniti, India, Cina, Canada, Messico e
alcuni Paesi sudamericani. Ora non
ci resta che attendere i primi frutti
della sancita collaborazione: il 2012
sarà l’anno della nuova generazione
di televisori LCD, con pannelli sempre più in comune tra i diversi produttori nelle dimensioni sotto i 32
pollici. La differenza a quanto pare
la faranno soprattutto le schede di
controllo e il prezzo. Forse ai pessimisti converrà non farsi sfuggire gli
ultimi modelli del 2011.
p.
PEOPLE & MARKET
IVA al 4%
anche per CD
DVD e Blu-ray?
Tra i tanti paradossi italiani,
non si può non citare quello
dei supporti fisici come CD,
DVD e Blu-ray, che ospitano
contenuti considerati a tutti gli
effetti “culturali” (i film vengono
persino sovvenzionati), ma
vengono trattati dal punto
di vista fiscale come prodotti
qualsiasi. L’IVA su questi
supporti, infatti, è al momento
del 21%, come qualsiasi
prodotto di elettronica, ma
potrebbe a breve essere
abbassata al 4%, aliquota che
spetta ai prodotti culturali,
come ad esempio ai libri.
Tutto nasce da una proposta
della Commissione Europea sul
futuro delle imposte a valore
aggiunto (consultabile qui),
raccolta dall’on. Alessandro
Pagando del Pdl e poi approvata
dalla Commissione Finanze della
Camera. Se la proposta passasse,
l’abbassamento potrebbe
tradursi in un risparmio del 16%
per i consumatori. O il 16% in
più di guadagni per i produttori.
PEOPLE & MARKET
PEOPLE & MARKET
Il servizio di streaming assorbe più del 30% della banda nazionale
nei momenti di punta. Internet è pronta all’era post computer?
SIAE fa di tutto per restare tra le aziende più odiate dagli italiani
Pretende ben 1.800 euro all’anno dai siti che pubblicano trailer
di P. Centofanti
di R. Pezzali
Netflix si mangia un terzo della banda USA
Spesso si parla della praticità dei servizi di streaming per musica e video,
ma la Rete è pronta a supportare i
nuovi modi di fruire dei contenuti
multimediali? La domanda è legittima
se è vero che nei momenti di picco il
traffico generato da Netflix - che offre
un servizio “all you can eat” per circa
8 dollari al mese - si mangia quasi un
terzo di tutta la banda Internet disponibile negli Stati Uniti, il 32.7% per l’esattezza. Un aumento di traffico
dovuto al fatto che Netflix non è più accessibile unicamente dal PC, ma
anche da smartphone, tablet, console di videogiochi, Smart TV, una moltiplicazione di dispositivi che rende più fruibile il servizio e al tempo stesso
ne aumenta i consumi. Primi effetti dell’era “post PC” dunque, che vede i
contenuti web sempre più “consumati” utilizzando dispositivi diversi dal
normale computer, prodotti che sempre più ci seguono ovunque. Tempo
anche per Internet di pensare a uno sviluppo sostenibile?
SIAE vuol far pagare anche per i trailer
Una licenza che costa 450 euro al trimestre
per poter pubblicare trailer dei film, fino ad
un massimo di trenta in contemporanea, su
un sito web. È l’ennesima assurda e ingiustificata richiesta della SIAE fatta ad una serie di
siti che pubblicavano trailer cinematografici.
I siti in questione, tra i quali Fantascienza.
com che ha denunciato la cosa chiudendo
per protesta la sezione video, se vorranno
continuare a pubblicare i trailer dovranno,
quindi, pagare alla SIAE ben 1.800 euro l’anno per pubblicare contenuti che non sono altro che pubblicità agli iscritti
della SIAE stessa. Chi non paga è già stato contattato telefonicamente dalla
SIAE, con tanto di minacce di chiusura forzata del sito. La richiesta è di fatto
paradossale, anche perché l’accordo firmato a inizio anno tra Agis e SIAE
sui trailer online era relativo solo ai siti della case cinematografiche. La cosa
però, secondo la SIAE, è da estendere a tutto il web. Una cosa è certa: la
SIAE resterà anche per il 2012 una delle aziende più odiate dagli italiani.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.7
TV & VIDEO
TV & VIDEO / Un passaggio della biografia di Jobs dà vita alle speculazioni degli analisti
Stanchi dei riflessi sullo schermo
dei TV? I TV di prossima
generazione potrebbero avere
un vetro frontale totalmente
trasparente, invisibile. Questo
vetro particolare, presentato alla
fiera dei pannelli di Yokohama,
è stato realizzato inserendo una
doppia lastra antiriflesso davanti
e dietro. In un normale vetro
antiriflesso il 92% della luce passa
attraverso il vetro, mentre l’8%
viene riflesso all’interno; nel caso
del vetro sviluppato dalla Nippon
Electric Glass il 99,5% della luce
passa attraverso mentre solo lo
0.5% viene riflesso. I due layer
antiriflesso sono realizzati con
30 strati di materiale antiriflesso
spessi pochi nanometri. Nella foto
il confrontro tra un vetro normale
(a sinistra) e quello sviluppato da
Nippon Electric Glass (a destra).
Apple si preparerebbe davvero a rivoluzionare il TV, non è la prima volta che se ne parla ma non ci sono conferme
Dal Giappone
il vetro invisibile
TV & VIDEO
Chimei pronta a
produrre TV LED 4k
Chimei Innolux è uno dei maggiori produttori di pannelli LCD
al mondo, insieme a Samsung,
AUO e LG. Nel corso dell’FPD
International 2011 Chimei ha
presentato la sua ultima fatica:
un pannello da 46” Full LED con
risoluzione 3840 x 2160, ovvero
4k x 2k. La cosa interessante è
che l’azienda dichiara di essere
in grado di iniziare la produzione
di massa, se ci fossero richieste.
Realizzato con tecnologia IPS,
questo pannello non può però
essere 3D (ha un refresh massimo di 120 Hz) e ha un angolo
di visione di 176°. La luminosità
dichiarata è di 450 cd/m2, il contrasto di 1000:1. Si tratta ovviamente del contrasto nativo del
pannello, un valore più reale di
quello dichiarato da molti produttori di TV finiti. Ci sarà qualcuno interessato? Lo sapremo
tra qualche mese.
iTV, l’ultima creazione di Steve Jobs?
di P. Centofanti
U
n televisore che non ha bisogno di set-top-box esterni, di sintonizzatori o di altre
sorgenti: solo Wi-Fi e porta di rete,
comandi vocali e App Store per contenuti e applicazioni sincronizzati con
smartphone, tablet e PC. Sarebbe
questo il televisore secondo Apple,
l’iTV come qualcuno scommette già
si chiamerà l’ultimo prodotto a cui
avrebbe lavorato Steve Jobs. Tutte
speculazioni che nascono da un passaggio della biografia di Jobs, in cui il
fondatore di Apple rivela di aver capito come re-inventare il televisore:
“Si sincronizzerà automaticamente con
tutti i tuoi dispositivi e con iCloud. Gli
utenti non dovranno più districarsi tra
complicati telecomandi per lettori DVD
e canali della TV via cavo. Avrà l’interfaccia utente più semplice che si possa
immaginare”.
Un TV basato su iOS quindi, svincolato
dalle normali logiche di broadcasting
e quindi si deduce incentrato su
streaming e video on demand. Un
prodotto che se davvero fosse in cantiere si dovrebbe scontrare con una
realtà che vede ancora lo strapotere
dei network televisivi, legato naturalmente a doppio filo a quello delle
major cinematografiche. Apple potrà
anche sviluppare la migliore delle interfacce utente e un TV dallo splendido design, ma il mondo è pronto
a tagliare il cordone ombelicale con
l’antenna?
TV & VIDEO / Il prossimo anno i TV LED raggiungeranno una penetrazione di mercato pari al 70%
Nel 202 quasi tutte i TV saranno LED
Previsto l’arrivo di soluzioni low cost con schermi grandi e spessore pari a 3-4 cm, in vendita a prezzi irrisori
di R. Pezzali
I
l mercato dei TV è un disastro,
questo lo sappiamo: prezzi bassissimi, troppi prodotti e poche innovazioni concrete. A gettare benzina
sul fuoco ci pensa poi AUO, uno dei
maggiori produttori di pannelli.
AUO afferma che nel 2012 la produzione di pannelli sarà quasi esclusivamente LED e la penetrazione sul mercato sarà altissima, oltre il 70%. Ma c’è
di più: nel 2012 arriveranno anche
nuovi tipi di pannello da 3 o 4 centimetri che sacrificheranno lo spessore
tipico dei LED Edge in favore di prezzi
assolutamente bassi: si riusciranno
così a commercializzare TV LED ad un
prezzo più basso degli attuali TV con
retroilluminazione CCFL. AUO non
quantifica, ma pare che si possa arrivare addirittura a 200 euro per un 40
pollici. Il 3D invece non crescerà così
tanto: solo il 6% della produzione di
AUO sarà destinata a pannelli 3D ed
entro la fine del 2012 inizierà la produzione dei pannelli 3D glassfree,
che verranno usati già a inizio 2013
su tanti modelli di fascia alta.
Di OLED, nonostante il prototipo mostrato questi giorni, purtroppo ancora
non se ne parla.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
MOBILE
Acer Allegro
Windows Phone
a 299 euro
MOBILE / Annunciata al Nokia World 2011 la gamma di smartphone Windows Phone
p.
Nokia Lumia 00 e 70 con Windows Phone
I due modelli presentati dal CEO di Nokia sono interessantissimi per caratteristiche, design e funzionalità esclusive
Navigatore Nokia Drive, Nokia Public Transport per le informazioni sui trasporti pubblici o Mix Radio per la musica
di P. Centofanti
S
Windows Phone non supporta al
momento processori Dual Core
e neppure schermi ad altissima
risoluzione, e questo aiuta a
mantenere decisamente ridotti
i costi degli smartphone, anche
di fascia alta. Acer è un brand di
prezzo, e riesce a fare un ottimo
e competitivo prezzo anche per
il nuovo modello di Windows
Phone lanciato sul mercato,
ovviamente già aggiornato a
Mango. Si chiamerà Allegro, nome
derivato probabilmente dalla
sua colorazione bianca che ben
si sposa con i coloratissimi tiles
di Windows e costerà 299 euro.
Lo smartphone è basato su un
processore Qualcomm MSM 8255
da 1 Ghz e avrà 8 GB di memoria
interna per le applicazioni. Classica
la dotazione multimediale: display
da 3.6” da 800 x 480 e fotocamera
da 5 Megapixel. Il resto è tutta “roba”
già vista: HSPA, Wi-Fi, Bluetooth e
GPS che ormai sono la dotazione
base di ogni smarphone degno di
questo nome.
tephen Elop ha aperto il Nokia World 2011 annunciando i
primi prodotti della transizione a Windows Phone per la gamma
smartphone. Si comincia con il nuovo Nokia Lumia 800, come da anticipazioni contraddistinto dallo stesso
design del Nokia 9 e disponibile in tre
colori diversi: nero, magenta e ciano.
Come l’N9, il Lumia 800 presenta un
caratteristico schermo completamente nero e leggermente ricurvo in tecnologia AMOLED da 3.7 pollici (480 x
800 pixel). Il processore è da 1.4 GHz,
la memoria da 512 MB, ci sono 16 GB
di memoria integrata più uno spazio
gratuito da 25 GB sul servizio cloud
di Microsoft SkyDrive. La fotocamera
Nokia Lumia 70
ha un obiettivo Carl Zeiss
Tessar con apertura di F2.2
e sensore da 8 Megapixel,
ma riprende in 720p. La
connettività comprende
HSPA a 14.4 Mbit/s, Bluetooth 2.1, Wi-Fi 802.11n e
porta micro USB. Il prezzo
sarà di 499 euro e sarà disponibile da novembre.
Il
secondo
modello
è il Nokia Lumia 710,
smartphone di fascia più bassa, ma
con caratteristiche tecniche molto simili a quelle del Lumia 800. Processore
e memoria sono gli stessi dell’800, ma
il display è un LCD da 3.7 pollici e con
design in plastica più semplice. La fotocamera in questo caso è da 5 Megapixel e la memoria integrata da 8 GB.
Il Lumia 710 sarà disponibile in diverse
colorazioni con frontale bianco o nero
e retro ciano, giallo, fucsia, nero e bianco. L’aspetto più interessante in questo
caso è il prezzo: 325 euro circa.
Ma Nokia punta anche a differenziarsi
dai “normali” Windows Phone con alcune applicazioni esclusive. La prima
e forse la più interessante è Nokia Drive, un navigatore completo e gratuito
basato sul nuovo Nokia Maps per Windows Phone e che precarica le mappe
in funzione del percorso da effettuare,
Nokia Lumia 00
in modo da minimizzare lo scaricamento dei dati durante la navigazione.
Sempre in materia di localizzazione,
Nokia lancia anche Nokia Public Transport con informazioni sui trasporti
pubblici di 430 città nel mondo e Nokia Live View, un’applicazione di realtà
aumentata che mostrerà informazioni
di tutto ciò che ci circonda.
Un’altra applicazione esclusiva per Windows Phone è costituita da MixRadio,
una nuova funzionalità di Nokia Music
che permette di ascoltare delle playlist
organizzate per genere e “posizione”,
senza alcun bisogno di abbonamento,
gratuite e che possono essere anche
scaricate in locale sulla memoria dello smartphone. Sempre esclusivo per
Nokia sarà lo Sport Hub realizzato in
collaborazione con ESPN..
MOBILE / Apple riconosce la presenza di un bug che in alcuni casi può portare al consumo anomalo della batteria dell’iPhone 4S
Per iOS5 è già tempo di aggiornamenti, pronta la beta
L’aggiornamento 5.0.1 porterà anche le gesture multi-touch sull’iPad di prima generazione, chiuderà alcune falle di sicurezza e risolverà i bug di iCloud
di P. Centofanti
P
rocessore più potente, fotocamera più risoluta, ma anche
una batteria che si consuma prima del previsto. Ecco i primi feedback
relativi allo smartphone di casa Apple,
l’iPhone 4S. Il consumo della batteria,
è effettivamente anomalo, e molti denunciano l’impossibilità di arrivare alla
fine della giornata con una sola carica.
Apple dopo aver invitato alcuni utenti che hanno sollevato il problema a
fornire un file diagnostico per capire
meglio la questione, ha confermato
quello che ormai era chiaro: un bug
(o più di uno) in iOS 5 è la causa del
consumo eccessivo della batteria
che alcuni utenti di iPhone 4S stanno
sperimentando. La soluzione è però
in arrivo con un aggiornamento, il
primo per iOS 5, che è stato rilasciato
in versione beta per gli sviluppatori. L’aggiornamento 5.0.1, che sarà il
primo distribuito over the air per gli
utenti iPhone, non sistemerà solo i
bug relativi alla gestione della batteria, ma porterà le gesture multi-touch
anche sull’iPad di prima generazione,
chiuderà alcune falle di sicurezza della
piattaforma e risolverà alcuni bug relativi a iCloud. L’aggiormento dovrebbe
essere disponibile per tutti gli utenti
nel giro di pochi giorni.
Va detto che problemi con la durata
della batteria non sono una novità per
gli utenti iPhone: a ogni aggiornamento importante del sistema operativo
iOS alcuni dispositivi sono storicamente sempre stati colpiti da bug simili
con la prima release del software.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
MOBILE / Google ha reso disponibile per pochi minuti l’app di Gmail per i dispositivi Apple
Gmail (forse) avrà la sua app per iOS
L’app consentirà di ricevere posta in push, allegare foto alle mail e accedere ai contatti di Gmail e del telefono
Dopo poche ore dal lancio però l’applicazione è stata ritirata da Google per problemi con le notifiche push
di M. Dalli
G
li utenti iPhone hanno sempre avuto una marcia in meno
rispetto a quelli Android per
quanto riguarda l’accesso alla loro
posta Gmail. Nonostante Google
abbia da tempo reso disponibile un
server Exchange per dispositivi mobili che consente di sincronizzare
posta, contatti e calendari con il proprio device, anche in push, mancano
quelle che sono le funzioni native di
Gmail, come la posta prioritaria delle cartelle, cosa invece possibile con
l’app per Android. Per colmare questo gap Google nei giorni ha rilasciato l’app ufficiale di Gmail per iPhone,
che però è stata immediatamente
ritirata per problemi proprio alle notifiche push, una situazione alquanto
paradossale.
L’app, quando sarà funzionante ovviamente, oltre a consentire di ricevere posta in push, permetterà di
effettuare ricerche su tutta la posta
senza averla scaricata, di accedere ai
contatti di Gmail e del telefono e allegare foto alle mail; su iPad, inoltre,
sarà possibile attivare la vista affiancata, che consente di avere sott’occhio sia il messaggio di posta che
l’elenco delle cartelle. Non mancheranno le etichette e i messaggi prioritari, come già ci sono nella versione Web di Gmail. Mancherà, invece,
l’integrazione con Google Talk, che
molti si aspettavano.
L’applicazione sarà disponibile gratuitamente su App Store. Dal canto
nostro ci sentiamo di consigliarne
l’utilizzo per chi vive con le etichette e la posta prioritaria di Gmail. Gli
altri utenti, infatti, possono semplicemente affidarsi al server Exchange
di Gmail per abilitare la posta push
direttamente in Mail.
p.0
MOBILE
Bluetooth 4.0
due bollini per
semplificare
Il Bluetooth SIG (Special Interest
Group) ha annunciato di aver
creato due nuovi bollini che si
accompagneranno ai prodotti
con Bluetooth 4.0: Smart e Smart
Ready. Bluetooth Smart Ready
sono quei dispositivi come
smartphone (come il nuovo
iPhone 4S), tablet, TV, PC, ecc., che
ospitano una soluzione Bluetooth
dual mode, in grado cioè di
collegarsi sia ai nuovi dispositivi
Bluetooth 4.0 a basso consumo,
sia ai tradizionali dispositivi
Bluetooth 2.1. I dispositivi
Bluetooth Smart, invece, sono
compatibili esclusivamente con i
dispositivi Smart Ready, in quanto
utilizzano una modalità singola
(Bluetooth 4); è questo il caso di
podometri, cardiofrequenzimetri e
tutti quegli apparecchi che devono
funzionare a lungo con una piccola
batteria. I nuovi bollini sono visibili
nella sottostante tabella delle
compatibilità:
MOBILE / i’m Watch si collega allo smartphone e mostra le informazioni direttamente al polso
Lanciato i’m Watch, lo smartwatch italiano
Basato su Android è compatibile con iPhone e terminali Android, in arrivo anche un market per scaricare le app
È disponibile in diverse versioni, prezzi da 299 euro fino ai 12.000 euro del modello Jewel, in oro e diamanti
di C. Stellari
D
i i’m Watch ce ne siamo già
occupati qui, si tratta di uno
smartwatch, un orologio da
polso con sistema operativo Android che si collega allo smartphone tramite Bluetooth per fornire
una preview di messaggi, telefonate, della posta. La novità è che il prodotto è stato ufficialmente presentato al pubblico nel corso dell’ARM
Conference. i’m Watch ha design
e ingegnerizzazione italiana ed è
compatibile con iPhone e terminali
Android, è dotato di schermo touchscreen da 1,55 pollici e scheda di
memoria da 4GB.
Da quello che si può vedere dal
filmato pubblicato sul sito, visibile
facendo click qui, l’interfaccia è abbastanza funzionale: nella home abbiamo la funzione orologio e meteo
e subito sotto le icone principali in
stile Apple. Le schermate scorrono
di lato e si potranno scaricare e aggiungere nuove app, proprio come
per uno smartphone: il market a
quanto pare verrà presentato al
prossimo CES 2012.
Il prodotto è disponibile in diverse
versioni, la più semplice i’m Color
ha un prezzo di 299 euro (249 euro
per chi aveva eseguito il preorder),
la versione Titanium è in vendita
a 499 euro, mentre per le versioni
più preziose, arricchite da metalli preziosi, si possono arrivare a
Estratto dal quotidiano online
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Registrazione Tribunale di Milano
n. 416 del 28 settembre 2009
direttore responsabile
Gianfranco Giardina
editing
Claudio Stellari
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spendere anche 11999 euro. Per
chi vuole provare questa novità, la
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n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
MOBILE / Apple è meglio di Google nell’aggiornamento del software dei propri dispositivi
Orfani di Android: il problema è il supporto
La maggior parte degli smartphone Android rimangono senza supporto e aggiornamenti dopo pochi mesi dall’uscita
p.
MOBILE
Samsung
supera Apple
negli smartphone
di P. Centofanti
I
l Nexus One è il primo smartphone Google che non verrà
aggiornato all’ultima versione di
Android. La notizia ha fatto riflettere il blogger Michael DeGusta, che
ha deciso di fare una piccola ricerca
sullo stato della frammentazione di
Android, scoprendo che in realtà i
possessori del Nexus One sono stati
tra i più fortunati. In generale la situazione è ben peggiore. DeGusta si
è preso la briga di andare a confrontare le politiche di aggiornamento
per tutti gli smartphone Android
commercializzati fino a metà 2010
negli Stati Uniti e ne ha ricavato l’interessante tabella a fondo pagina (il
post completo è qui):
Le conclusioni, poco incoraggianti,
sono le seguenti:
• 7 su 18 smartphone Android non
hanno mai montato l’ultima versione del sistema operativo;
• 6 su 18 smartphone l’hanno montata solo per poche settimane;
• 11 su 18 smartphone hanno smesso di ricevere qualunque tipo di aggiornamento meno di un anno dopo
la commercializzazione;
• 10 su 18 smartphone sono rimasti
almeno due versioni indietro durante
il periodo del contratto telefonico;
• solo 3 su 18 sono stati aggiornati a
Gingerbread;
• solo due dei modelli possono
sperare di venire aggiornati ad Ice
Cream Sandwich;
Insomma il dato è abbastanza chiaro
e mostra come il problema del supporto per tutto il ciclo di vita degli
smartphone Android è reale. Anche
perché oltre a rimanere indietro sul
fronte delle funzionalità, i prodotti
rimangono in balia di bug e falle di
sicurezza. In parte la situazione deriva da come avviene il processo di
aggiornamento: Google rilascia gli
aggiornamenti di Android, che poi
devono essere recepiti dai produttori e quindi dagli operatori telefonici che sono poi i responsabili della
“consegna” ai terminali per la maggior parte dei modelli venduti. Un
problema che, come sottolinea DeGusta nel suo articolo, non è di natura tecnica, se è vero che nel caso
delle ROM custom
gli aggiornamenti
vengono rilasciati
con continuità.
Interessante il confronto mosso con
iOS dal punto di vista degli sviluppatori con questo esempio: i programmatori
di Instapaper hanno
alzato i requisiti minimi a iOS 4.2.1
(versione vecchia di 11 mesi e l’ultima supportata dall’iPhone 3G) solo
questo mese, confidenti di poter
raggiungere ancora smartphone più
vecchi di 3 anni. Con il trend dei dati
raccolti nel caso di Android gli sviluppatori dovrebbero aspettare fino
al 2015 per poter innalzare i requisiti
del loro software fino a Gingerbread,
versione rilasciata nel 2010.
Insomma, come più volte detto anche su queste pagine, Google deve
fare qualcosa, e alla svelta.
Vedremo se con i modelli 2011 il
passaggio ad Android 4.0 sarà più
veloce e diffuso.
Secondo Strategy Analytics i
coreani sono riusciti a superare
Apple nel terzo trimestre 2011
per le spedizioni di smartphone
E Nokia non molla
di R. Faggiano
Risultato molto importante per
Samsung nell’eterna battaglia
contro Apple: per la prima volta
le spedizioni degli smartphone
coreani hanno superato quelle di
iPhone. Probabilmente l’attesa per
il nuovo telefono Apple ha frenato
le richieste del vecchio modello,
ma intanto i coreani gongolano.
I dati parlano chiaro, nel terzo trimestre 2011 Samsung ha spedito
27,8 milioni di smartphone mentre
Apple si è fermata a 17,1 milioni
di iPhone. Come terzo incomodo
c’è sempre Nokia, che raggiunge i
16,8 milioni di unità.
Le relative quote di mercato vedono Samsung passare dal 9,3% dello stesso periodo del 2010 al 23,8%
del 2011, Apple invece passa dal
17,4 del 2010 al 14,6 del 2011; per
Nokia il risultato è fortemente negativo, dato che scende dal 32,7%
del 2010 al 14,4% del 2011.
Il marchio finlandese può invece
cantare ancora vittoria per quanto
riguarda il mercato globale della
telefonia, quello dei grandi numeri per i Paesi emergenti, che però
significano anche piccoli profitti.
Qui Nokia mantiene il comando
con una quota di 106,6 milioni di
telefoni venduti nel mondo, Samsung è al secondo posto con 88
milioni di pezzi, seguita dall’altra
coreana LG con 21,1 milioni di
telefoni.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
MOBILE / Al Flat Panel Display di Yokohama sono stati presentati i prototipi dei nuovi schermi Hi-Res
Super pannello per i tablet Samsung
Nuovi pannelli LCD da 2560 x 1600 pixel: Samsung ne ha mostrati due, uno già pronto per essere prodotto in massa
p.3
MOBILE
AUO presenta
l’e-paper flessibile
con batteria
di R. Pezzali
A
Yokohama si è svolta la Flat
Panel Display International,
una fiera del “pannello” che ha
mostrato lo stato dell’arte e i prototipi degli schermi della prossima
stagione. I tablet del prossimo anno
avranno schermi ad altissima risoluzione, e la conferma arriva anche
da Samsung: l’azienda infatti ha lanciato un pannello LCD per tablet da
10.1” con risoluzione di 2560 x 1600,
una risoluzione altissima se paragonata a quella dei pannelli attuali. Il
contrasto del pannello è di 500:1, la
luminosità di 300 cd/m2 e il gamut
copre il 70% dello spettro RGB.
Questo pannello, che utilizza una
configurazione RGB, non sarà però
commercializzato a breve e lo stesso prototipo esposto da Samsung
mostra diversi difetti, come alcune linee di pixel non funzionanti.
Probabilmente per arrivare ad una
produzione di massa ci vorrà ancora
AUO ha realizzato un foglio
di carta elettronica flessibile
con la batteria integrata.
È un vero e proprio foglio di
giornale dinamico
un po’ di tempo, quindi è escluso un
utilizzo di questo specifico pannello
per inizio 2012.
Samsung ha però mostrato anche
una versione PenTile dello stesso
LCD: un pannello PenTile usa pixel
condivisi ed è più facile da produrre,
anche se la risoluzione finale dichiarata è la stessa.
Questo tipo di pannello sarà prodotto in massa a inizio 2012, quindi non
è escluso un utilizzo immediato su
qualche tablet. Interessante vedere
inoltre che questo pannello, grazie
alla configurazione dei pixel condivisi, consuma quanto un pannello di
pari dimensioni ma con risoluzione
di 1280 x 800.
MOBILE / Al momento sono solo dei concept, ma il futuro dei display sembra sempre più flessibile
Schermi curvi nel 202, servono davvero?
AUO, Samsung e Nokia hanno mostrato gli schermi flessibili e dinamici che saranno usati negli smartphone dal 2012
di R. Pezzali
N
okia ha presentato al Nokia World un prototipo di
smartphone con il display
curvo e flessibile (foto a destra), ed
è bastato questo per innescare la
miccia.
Samsung (e chi poteva essere altrimenti!) ha infatti annunciato che rilascerà nel corso del 2012 alcuni device
con il display curvo e flessibile.
Il display piatto, infatti, inizia a costituire un limite per i designer che sono
costretti a seguire uno schema unico,
con il risultato visibile sotto gli occhi
di tutti: gli smartphone di oggi, eccetto per i dettagli, sono tutti identici.
L’utilizzo di display flessibili creerebbe
un nuovo segmento di prodotto, senza linee da seguire e sicuramente più
fantasioso. Oltre a Samsung, anche
AUO ha mostrato il suo pannello
OLED flessibile per smartphone:
4 pollici di diagonale, 480 x 320 di
Display Samsung curvo e flessibile
Display Nokia ricurvo
risoluzione e possibilità di essere
piegato, ma senza esagerare.
Restano però molte perplessità: i
designer potranno sbizzarrirsi, ma
l’utente che poi dovrà usare i telefoni sferici forse non sarà troppo
contento.
AUO con pannello OLED flessibile
di R. Pezzali
AU Optronics ha mostrato a
Yokohama all’FPD International
2011 quello che potrebbe essere
il futuro della carta.
Ha infatti agganciato ad un sottilissimo foglio di e-paper, carta
elettronica, ad una particolare
batteria con superficie fotovoltaica anche lei flessibile. Il risultato è un foglio digitale dinamico
che si ricarica con la luce del sole
e flessibile, ovviamente, come un
giornale.
Questo foglio da 6 pollici ha una
risoluzione SVGA di 800 x 600 e
utilizza una tecnologia diversa
da quella attuale e-ink, derivata
dai pannelli LCD TFT tradizionali.
Nessuna parola su un’eventuale
commercializzazione, ma l’idea è
senza dubbio interessante. Nella
foto sottostante potete vedere
un particolare della batteria.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
MOBILE
Ubuntu su tablet
smartphone
e Smart TV
Mark Shuttleworth nel corso
di un’ intervista ha tracciato
la strada per Ubuntu: il sistema
operativo segue le abitudini
degli esseri umani
di R. Pezzali
Ubuntu è sicuramente una delle
distribuzioni Linux più note e utilizzate, un po’ per la facilità d’uso
rispetto ad altre distribuzioni un
più ostiche e un po’ per l’ottimo
lavoro svolto in questi anni da Canonical. Ubuntu, parola di origine
zulu che significa “umanità verso
gli altri” è un sistema operativo che
secondo il fondatore di Canonical,
Mark Shuttleworth, seguirà l’essere umano nella sua evoluzione,
anche informatica. Ecco perché,
dopo i desktop, Ubuntu salirà a
bordo dei dispositivi mobile e sulle
Smart TV. Nel corso di un’ intervista
Shuttleworth ha, infatti, evidenziato come le abitudini degli uomini si
stiano rapidamente spostando dai
desktop verso altre forme di fruizione dei contenuti e Ubuntu dovrà
adeguarsi di conseguenza. Dopo la
versione 12.04, che uscirà ad aprile
2012, ci vorranno un paio d’anni per
realizzare la distribuzione multipiattaforma che potrà funzionare, con
una interfaccia unica (Unity?), su un
numero molto ampio di device.
Nel mirino di Ubuntu però non
c’è iOS e neppure Windows, ma
Android: sempre secondo Shuttleworth sono molte le aziende insoddisfatte di quello che sta facendo Google con Android e molte di
queste potrebbero considerare con
molto interesse un’altra soluzione
opensource.
Quello che non torna però sono le
tempistiche: lanciare una soluzione
mobile nel 2014, a giochi ormai
fatti, non sarà troppo tardi?
MOBILE / Huawei amplia la sua offerta con tre smartphone dal prezzo molto aggressivo
p.4
Huawei Honor, il Dual Core per tutti
Fiore all’occhiello tra i modelli presentati il nuovo Honor, smartphone con processore Dual Core e display da 4 pollici
di P. Centofanti
I
l produttore cinese Huawei amplia
la sua offerta con tre nuovi modelli: Sonic, Vision e Honor, tutti
basati sul sistema operativo Android.
Il più interessante è senza dubbio Honor (sopra e sotto), smartphone con
display da 4 pollici, processore Dual
Core da 1.4 GHz e fotocamera con
sensore da 8 Megapixel in grado di riprendere in 1080p. Uno smartphone
dal design semplice ma ben rifinito, con 4 GB di memoria integrata
espandibile con schede microSD,
GPS, giroscopio e radio FM. Il sistema
operativo, come per gli altri modelli,
è Gingerbread 2.3.5. Il prezzo definitivo non è ancora stato annunciato
ma sarà particolarmente aggressivo.
Gli altri due modelli sono il Sonic (già
presentato in altri mercati nei mesi
scorsi), smartphone entry level con
schermo da 3.5 pollici e fotocamera
Huawey Honor
da 3 Megapixel, e il Vision, con display
da 3.7 pollici (800x480 pixel), processore da 1 GHz e fotocamera da 5 Megapixel. Anche questi modelli sono
sorprendentemente ben rifiniti pur rimanendo degli smartphone che arriveranno sul mercato a un prezzo molto interessante, “democratico” come è
stato definito durante la presentazio-
Huawey Vision
ne. Nei negozi dovrebbero arrivare
senza operatore per dopo Natale (a
parte il Sonic già disponibile con Vodafone). Arriverà in tempo per Natale,
invece, il tablet MediaPad, con display
da 7 pollici e Android Honeycomb 3.2
di cui vi avevamo già parlato, e che
sarà posizionato con un prezzo tra i
349 e i 399 euro.
La
La notizia
notizia prosegue
prosegue su
su DDAY.it...
DDAY.it...
HIFI & HOME THEATER
PC & MULTIMEDIA
MOBILE
Nad ha lanciato la docking per smartphone e tablet
Viso 1, predilige i prodotti Apple ma la connessione
Bluetooth la rende universale. Viso 1 ha un ingresso
ottico, una porta USB e un’uscita video; la Direct
Digital Technology, se connessa a un iPhone o a un
iPod, bypassa i circuiti analogici utilizzando una
catena digitale fino agli speaker, amplificazione
digitale inclusa.
Prezzo fissato a 499
sterline, potrebbero
diventare 600 euro
in Italia, arriverà a
dicembre.
ASUS ha annunciato il primo monitor con supporto
NVIDIA 3D Vision 2 e trasmettitore infrarossi
integrato. Il VG278H, questo il modello, è un
monitor LCD da 27 pollici con contrasto dichiarato
di 50.000.000:1 e tempi di risposta di 2 ms, ideali
per i videogamer. Grazie alla tecnologia NVIDIA 3D
Light Boost ,la luminosità delle immagini viene
aumentata quanto si
indossano gli occhialini
3D. L’ASUS VG278H ha
ingressi DVI-D dual link,
VGA e HDMI 1.4; prezzo
di listino 599 euro.
Via Facebook, LG prima annuncia che il suo
smartphone non sarà aggiornato ad Android
4.0 poi smentisce categoricamente, affermando
che l’aggiornamento a Ice Cream Sandwich per
il Dual e altri smartphone di fascia alta è solo in
via di pianificazione: Google infatti
deve ancora rilasciare il sistema
operativo. L’equivoco era nato da
una risposta a un commento di
un utente su Facebook da parte
della divisione indiana di LG in cui
veniva detto che lo smartphone
non sarebbe stato aggiornato.
Nad Viso , docking
bella e democratica
PEOPLE & MARKET
Sony compra Sony Ericsson
per miliardo di euro
Un miliardo di euro, questa la cifra che Sony
spenderà per acquisire da Ericsson il restante
50 per cento delle quote della joint venture
e portare in casa definitivamente il business
della telefonia mobile dei dispositivi portatili
(smartphone e tablet su tutti), per incorporarli al
meglio all’interno della sua gamma. Avremo una
maggior sinergia
tra smartphone e
TV? O tra tablet e
PS3? Al momento
i piani restano
(ovviamente)
ancora segreti.
ASUS VG27H, il primo
monitor con 3D Vision 2
Lg Optimus Dual
non si aggiorna, anzi sì
MOBILE
DIGITAL IMAGING
Motorola ha annunciato due tablet: lo Xoom 2
e lo Xoom 2 Media Edition, entrambi basati su
Android 3.2 Honeycomb, con processore Dual
Core da 1.2 GHz, 1 GB di memoria RAM, 16 GB di
memoria integrata, connettività Wi-Fi, fotocamera
posteriore da 5 Megapixel e fotocamera frontale da
1.3 Megapixel. Xoom 2 ha display da 10.1 pollici,
mentre il Media Edition ha uno schermo da 8.2
pollici. Saranno disponibili da metà novembre nel
Regno Unito e in
Irlanda, non vi sono
notizie riguardo alla
disponibilità nel
resto d’Europa.
Presentato da 3M il microproiettore CP45, integra
anche una pocket cam: può registrare video a
720p e scattare foto a 5 Megapixel da rivedere
poi sul muro usando il proiettore integrato, senza
collegamenti a dispositivi esterni, la dimensione
massima di proiezione è di 65 pollici. Il CP45
integra 2 GB di memoria, espandibili tramite
slot micro SD e ha
una porta USB. La
durata della batteria
è limitata a un’ora e
mezzo; il prezzo è di
circa 300 euro.
Motorola Xoom raddoppia
3M lancia il CP45
microproiettore che registra
PECCATO ACCENDERLO.
L’eleganza del design di Aquos ha raddoppiato il piacere di guardare la TV. Le serie 320 e 430 si distinguono per
il design raffinato, per il gioco di contrasti tra i bianchi e i neri. L’ampia gamma dei formati permette di arredare con eleganza la
camera da letto, la cucina o il soggiorno. Grazie alla tecnologia giapponese e alla possibilità di riprodurre video, foto e musica
attraverso la connessione USB, Aquos Led serie 320 e 430, da accesi, saranno ancora più belli da guardare.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
MOBILE / Il rischio di restare a piedi con smartphone, tablet e dispositivi portatili è altissimo
Powerpack Sony e Duracell: energia mobile
DDay ha provato i battery pack di Sony e Duracell da usare in caso di emergenza per ricaricare un dispositivo portatile
Sono molto pratici, convenienti ed economici, si prestano a molteplici utilizzi e mantengono la carica per più giorni
di R. Pezzali
Q
uasi tutti i dispositivi portatili,
dagli smartphone agli e-Book,
alle fotocamere ricevono alimentazione e si ricaricano dalla porta
USB. Un vantaggio enorme per chi
ha un caricatore universale, ma non
sempre si è nelle condizioni di trovare una presa di ricarica. Pensiamo, ad
esempio, ad un viaggio in aereo, oppure ad un lungo viaggio in treno: lo
smartphone ci molla all’improvviso e
non siamo in grado di ricaricarlo. Esistono diverse soluzioni, alcune proprietarie altre universali, e sono queste
ultime che abbiamo preso in considerazione: Sony e Duracell, infatti, hanno
lanciato due battery pack da usare in
caso di emergenza per ricaricare o alimentare un dispositivo portatile.
Sony CycleEnergy CP-EL
La ricarica tascabile
La soluzione Sony è un piccolo cilindretto bianco da 2000 mAh: può caricare uno smartphone oppure tenere
alimentato un dispositivo per circa
un’ora. È pratico, sottile e grazie a due
LED nascosti indica lo stato di carica
residua e il funzionamento.
Per ricaricare il CP-EL si deve per forza
collegare un caricabatterie micro USB
o un computer, mentre per alimentare un dispositivo si deve utilizzare il
MOBILE
Grafica più fluida
con Android 4
Con Ice Cream Sandwich
l’accelerazione grafica hardware
sarà abilitata di default per tutte
le applicazioni scritte per
il nuovo sistema operativo
di P. Centofanti
connettore USB inserito nell’altro lato
dello stick e un cavo (in dotazione
solo quello micro USB). L’autonomia
varia ovviamente in base al tipo di
dispositivo collegato e dall’assorbimento: abbiamo provato con uno
smartphone e il CycleEnergy basta
per riportare la carica residua dal 10%
al 75% utilizzandolo. Se invece non si
utilizza lo smartphone la batteria garantisce una ricarica completa. Con
una pocket camera invece, alimentata via USB, siamo riusciti ad ottenere
circa 35 minuti di autonomia aggiuntiva. Nel complesso la “pila” Sony si è
dimostrata valida, soprattutto per le
sue dimensioni che permettono di
tenerla in un taschino. Tra i difetti la
necessità di usare un cavo per ricaricarla e il LED che indica lo stato di
carica disponibile solo se si collega
un cavo, ma va detto che per queste
esigenze esiste un modello superiore
denominato CP-A2LS che garantisce
il doppio dell’autonomia, una presa
di corrente e una doppia presa per i
dispositivi. Il prezzo della CPEL è di 20
euro IVA inclusa.
Duracell USB 1800 mAh
Puo caricare due dispositivi
La soluzione Duracell è diversa da
quella Sony: prima di tutto permette
di ricaricare ben due dispositivi alla
volta e poi ha la spina di ricarica integrata: per la ricarica non occorrono
cavetti aggiuntivi, basta una normale
presa di corrente. La soluzione Duracell non ha la capacità di quella Sony,
ma come autonomia aggiunta e potenza di ricarica possiamo dire che
sono equivalenti. La presenza della
doppia presa USB è senza dubbio utile, inoltre è presente un indicatore del
livello di ricarica a LED sempre attivo,
basta premere un tasto per vedere se
il battery pack è carico. Lo svantaggio è nelle dimensioni: la soluzione
Duracell è sicuramente meno pratica
da trasportare dello stilo Sony anche
se in uno zainetto o in una tracolla ci
sta senza problemi. Tra gli altri vantaggi inoltre la possibilità di essere usato
come caricabatterie: mentre si carica
lui carica anche i dispositivi collegati.
Il cavetto micro USB è in dotazione. Il
costo al pubblico è di 29.90 euro.
Convenienti ed economici
Sony CP-EL - La ricarica avviene
dalla presa USB, il dispositivo da
alimentare va collegato dalla parte opposta alla presa micro USB.
p.
Duracell USB 00 mAh - La
doppia presa USB e la presa di
corrente si rivelano molto utili.
Entrambi i battery pack che abbiamo
provato sono convenienti ed economici. Mantengono la carica nel tempo
(noi abbiamo provato a tenerli fermi
una settimana ed erano ancora completamente carichi) e si prestano a
moltissimi utilizzi, anche se la ricarica
dello smartphone è l’uso principe, vista e considerata l’autonomia ridotta
di questi dispositivi.
Nonostante
sempre
più
smartphone Android montino
processori dotati di potenti GPU
integrate, più volte, anche sui top
di gamma, abbiamo dovuto constatare una fluidità delle animazioni della maggior parte delle applicazioni non all’altezza rispetto alle
altre piattaforme (iOS e Windows
Phone 7 in particolare).
Un problema del tutto software
che Android dovrebbe avere finalmente risolto con Ice Cream
Sandwich. Con l’SDK di Android
4.0 (gli strumenti per lo sviluppo
delle applicazioni) l’accelerazione
hardware della grafica sarà attivata di default per tutte le app. Prima
di Ice Cream Sandwich per sfruttare la GPU un programma doveva
essere scritto in modo opportuno
e stava allo sviluppatore decidere
se utilizzare o meno l’accelerazione hardware.
Con le nuove API, invece, tutta la
gestione della grafica e delle animazioni sarà “passata” di base alla
GPU: vuol dire scrolling e transizioni più fluide e in generale una
migliore reattività dell’interfaccia
utente anche per quelle applicazioni che non utilizzano espressamente la GPU, che fino ad ora è
stata per lo più sfruttata dai videogiochi con grafica 3D.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
PC & MULTIMEDIA / Apple ha reso “libera” la tecnologia di compressione senza perdita ALAC
L’audio lossless Apple ora è open source
Apple ha rilasciato il codice sorgente di encoder e decoder del formato ALAC, utilizzato dai lettori iPod e iOS
Il formato potrebbe diffondersi presto in molti dispostivi divenendo una valida alternativa al formato FLAC
di P. Centofanti
I
Pod e dispositivi iOS (oltre che
iTunes e Mac OS X) supportano
l’audio lossless, ma solo in un formato sviluppato da Apple chiamato
senza poca fantasia ALAC o Apple
Lossless Audio Codec, assai meno
diffuso del ben più popolare FLAC.
Il supporto al formato audio di Apple però potrebbe presto allargarsi
e diffondersi in molti più dispositivi
visto che Apple ha deciso di rilasciare il codice sorgente di encoder
e decoder con licenza Apache 2.0,
rendendo così l’intero progetto ora
ufficialmente open source. ALAC è
in grado di comprimere un file audio in quasi metà dello spazio originario senza l’introduzione di alcuna
perdita di informazione (i file deco-
dificati sono bit per bit identici all’originale) e utilizza come formato
il contenitore MPEG-4, producendo
così file con estensione .m4a come
per il formato AAC. Versioni “non ufficiali” del codec open source erano
PC & MULTIMEDIA
PC & MULTIMEDIA / Vendite sotto le previsioni per gli ultrasottili
Aggiornamento
silenzioso per
i MacBook Pro
Apple ha ritoccato le
caratteristiche dei portatili
MacBook Pro, proponendo un
leggero miglioramento per
processori e schede grafiche, lo
ha fatto senza grandi annunci.
Per la versione da 13 pollici ora
le CPU partono dal 2,4 GHz
Core i5 Dual-Core utilizzata sul
modello base fino ai 2,8 GHz Core
i7 dual-core del modello high
end; nessuna modifica invece
per quanto riguarda la GPU.
Aumentata anche la dotazione
base di storage, da 320 GB a
500 GB delle versioni attuali. Il
modello da 15 pollici passa dalla
CPU a 2,0 GHz ai 2,2 GHz della
nuova CPU, a cui si affianca una
GPU aggiornata, la 6750M con
512 MB di memoria. Infine, nei
modelli di fascia alta, sia da 15
pollici che da 17 pollici, è stato
previsto il processore Core i7 da
2,4 GHz a cui viene associata la
GPU 6770M con 1 GB di memoria.
Invariati i prezzi, che ritornano
a essere quelli pre-IVA al 21%, a
partire da 1.149 euro.
p.7
PC & MULTIMEDIA
Dell XPS 4z
e le strane
somiglianze
Dell lancia il notebook XPS 14z
molto elegante, realizzato in
alluminio anodizzato e con
dimensioni ultracompatte,
schermo 14”e potenza da
vendere, somiglia però ad
un altro noto prodotto
di R. Pezzali
già state rese disponibili da tempo
grazie a un lavoro di inverse engineering, ma la licenza open source
consentirà a tutti i produttori di integrare la codifica lossless all’interno di tutti i dispositivi.
Ultrabook, belli ma costosi
Asus e Acer avrebbero rivisto al ribasso le loro stime di produzione
I portatili ultrasottili piacciono ma il costo tiene lontani gli acquirenti
di R. Pezzali
G
li Ultrabook piacciono e anche molto, ma costano troppo. Il sogno di un computer
ultrasottile e ultrapotente per molti
possibili acquirenti si è infranto di
fronte ai 1000 euro circa che si devono spendere per una soluzione ben
equipaggiata. Con i notebook che
ormai vengono venduti con tecniche
da mercato rionale, 199 euro e via,
un prodotto che si posiziona in una
fascia di prezzo molto più alta resta
sullo scaffale.
Acer e Asus, le prime aziende che
hanno introdotto gli Ultrabook sul
mercato starebbero, secondo il sito
Digitimes, rivedendo al ribasso le stime, passando dai 300.000 Ultrabook
previsti a circa 100.000. Qualcuno
punta il dito contro il prezzo, ma in
realtà va detto che se si considera l’insieme, l’equipaggiamento degli Ultrabook, i prezzi in realtà non sono poi
così alti. Gli Ultrabook, infatti, hanno
processori costosi, Core i5 o Core i7, e
adottano soluzioni SSD che non sono
certo economiche.
C’è poi chi fa il paragone con il
Macbook Air, un paragone che però
sta un po’ stretto: un Asus a parità
di configurazione costa 300 euro in
meno del prodotto Apple.
Per finire c’è anche l’attesa per i processori Ivy Bridge: mancano pochi
mesi al lancio e queste CPU offriranno prestazioni molto interessanti, un
grosso salto generazionale: chi spende 1000 euro adesso per un ultraportatile sapendo che tra qualche mese
lo stesso Ultrabook avrà sotto la scocca un cuore decisamente migliore?
Schermo da 14” in un case più
piccolo (da 13”), drive ottico integrato e cabinet in alluminio anodizzato: sono queste le principali
novità del notebook presentato
da Dell, l’XPS 14z, un portatile di
fascia alta caratterizzato da una
dotazione hardware di un certo
livello e da una buona autonomia quasi 7 ore grazie a NVIDIA
Optimus. Dell ha lavorato molto sul design, garantendo uno
spessore ridotto e un peso sotto
i 2 Kg per un notebook che i più
attenti troveranno molto simile
al Macbook di Apple (c’è pure
l’indicatore del livello di batteria
a LED, sul lato).
XPS 14z è disponibile in varie
configurazioni con processori
core i5 e Core i7, ha uno schermo HD da 14” da 1366 x 768 con
rivestimento in vetro, quindi senza cornice (e anche qui…), diverse opzioni grafiche tra le quali la
NVIDIA GT520M e configurazioni
di disco che prevedono oltre a
dischi classici anche dischi SSD
fino a 256 GB.
XPS 14z sarà disponibile da metà
novembre a 899 euro, ovviamente nella sua configurazione
di base.
Sicurezza
in parete
Staffe per TV Oceans
innovazione, stile e solidità. i supporti per tV Oceans
si amalgamano con ogni tipo di arredamento e ti trasmettono
un senso di grande sicurezza. Un tocco di design italiano
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n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.20
SMARTHOME / In una settimana l’apparecchio “impara” le preferenze dell’utente nei consumi di casa e si regola di conseguenza
È arrivato Nest il termostato “smart” in stile Apple
Pensato da uno dei padri dell’iPod e dell’iPhone, il termostato Nest regola la temperatura in base alle nostre esigenze e aiuta a ridurre il consumo di energia
di S. Zucca
I
l termostato si fa intelligente, impara e prende decisioni da solo. È
quello che ha pensato la società
americana Nest Lab, che vede tra i
suoi fondatori Tony Fadell, progettista
che ha partecipato alla nascita dell’iPod e dell’iPhone.
Dei prodotti Apple questo termostato ha il design elegante e minimal (un
semplice disco con una ghiera e un
solo pulsante, vi ricorda qualcosa?) e
l’intelligenza. È infatti un dispositivo
intuitivo, in grado non solo di rispondere alle esigenze di riscaldamento
e raffreddamento di ciascuno, ma di
anticiparle. Gli serve solo una settimana di tempo per imparare le preferenze dell’utente, per capire quali sono
i consumi della casa e quindi impostare nelle settimane successive orari,
temperatura e consumi ottimali.
Basterà rispondere a un paio di semplici domande, suggerirgli la temperatura da tenere di notte e quando si
è fuori casa, e dall’ottavo giorno Nest
programmerà autonomamente la
temperatura. Nest sa quando la casa
è vuota e quando si torna dal lavoro
e gestisce la temperatura in base a
questo. Non solo, le modifiche fatte
manualmente sulla ghiera del termostato dopo i sette giorni di settaggio
verranno memorizzate e influiranno
sulla programmazione futura (le modifiche per essere recepite devono
essere fatte per almeno un paio di
giorni consecutivi). Il tutto anche con
l’obiettivo del risparmio energetico
e quindi dei consumi, dal momento
che un solo grado di differenza in più
o in meno può influire sui consumi
anche del 5%.
Nest è dotato di sensori per ottimizzare aI massimo le sue funzioni: sensori
di movimento verificano la presenza
o meno di persone in casa, quelli di
temperatura misurano i gradi dell’ambiente per la massima precisione,
altri individuano l’avvicinarsi
di persone e regolano la luminosità del display.
Nest è anche in grado di
ricevere tramite una connessione Wi-Fi gli aggiornamento software e le previsioni del tempo, per capire
la temperatura esterna e regolare di conseguenza il suo
funzionamento.
Ovviamente, Nest non può
non comunicare con computer e smartphone: può
infatti essere controllato a
distanza tramite computer
o attraverso una app per smartphone Apple o Android, modificando il
condizionamento e riscaldamento a
piacere dovunque ci si trovi. Da computer è, inoltre, possibile controllare
lo stato dei consumi e avere un profilo aggiornato delle spese per il riscaldamento e il raffreddamento degli
ambienti domestici. Opzionalmente,
Nest può interfacciarsi anche con dispositivi Zigbee, per ricevere informazioni dalla rete Smart Grid.
Nest sarà disponibile da novembre al
prezzo di 249 dollari sul mercato americano. Nessuna informazione circa la
sua disponibilità in altri Paesi.
SMARTHOME / L’azienda slovena pensa a un futuro sempre più tecnologico anche in cucina con questo apparecchio
finger-friendly
Gorenje presenta IChef, il forno multifunzione intelligente
IChef è il forno con display touchscreen e sei programmi di cottura: basta selezionare con un tocco l’immagine della pietanza e in un attimo il piatto è pronto!
di S. Zucca
G
orenje presenta il forno multifunzione IChef che, grazie a
un intuitivo pannello touchscreen e a sei programmi di cottura
differenti, rende più facile, immediato e divertente cucinare.
Programmi preimpostati dedicati a
chi non ha molta dimestichezza con
la cucina; programmi che lasciano
liberi di decidere i parametri di cottura pensati per gli appassionati che
al forno chiedono il massimo: tutti accessibili tramite il display a colori con
le immagini dei piatti; basta un tocco
o far scorrere le dita sul vetro e in un
attimo i propri piatti preferiti sono
pronti da cuocere.
Il programma SIMPLEbake, è il più
semplice, e prevede 9 categorie di
piatti, tra i più comuni, che hanno
già impostati i parametri per la cot-
tura più adatta a quel tipo di pietanza. AUTObake propone impostazioni di cottura per 65 piatti suddivisi
in 10 categorie.
PRObake, dedicato ai più esperti,
lascia liberi di impostare a proprio
piacimento i vari parametri. STEPbake, usato in combinazione con
PRObake, consente di programmare in precedenza variazioni dei pa-
rametri durante la cottura, come ad
esempio la temperatura.
MYbake, permette di impostare
e memorizzare più di cento delle
proprie ricette preferite, sicuri così,
la volta successiva, di poter preparare un piatto nello stesso identico
modo, con gli stessi parametri. EXTRA include programmi come pulizia, scongelamento, riscaldamento,
ecc. Il forno a incasso IChef da 65 litri di capacità non è solo intelligente, ma è anche bello: il rivestimento
esterno completamente nero, la
maniglia ergonomica e l’assenza
di comandi al di fuori del display
digitale lo rendono perfettamente
compatibile con qualsiasi tipo di
cucina.
Gorenje risolve anche uno dei problemi più fastidiosi con questo
elettrodomestico, la sua pulizia.
Le pareti interne del forno, infatti,
sono rivestite da smalto EcoClean,
che impedisce al grasso di depositarsi e quindi consente al sistema
AcquaClean di pulire meglio e senza detersivi. Da non trascurare, la
classe energetica, A -20%.
IChef è proposto al pubblico al
prezzo di 1.630 euro.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
SMARTHOME / Commercializzato al momento solo in Corea, in Italia arriverà l’anno prossimo ma non sarà proprio a buon mercato
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LG Styler, ecco come funziona l’armadio lavasecco
Abbiamo provato l’LG Styler, l’armadio attivo che igienizza, pulisce, asciuga e toglie le pieghe dagli indumenti. Il risultato è un capo rimesso a nuovo
di C. Dainese
A
bbiamo avuto modo di provare l’armadio-attivo di LG, di
cui avevamo già parlato in
occasione della sua presentazione all’IFA di Berlino. L’idea di avere in casa
un armadio che pulisce, disinfetta,
deodora, asciuga e “stira” ogni tipo di
indumento senza doverlo portare in
lavanderia è sicuramente interessante.
Poter asciugare in poco tempo una
giacca bagnata dalla pioggia, eliminare i cattivi odori da un vestito che non
si può lavare in lavatrice, o bonificare il
piumone invernale è senz’altro comodo e utile.
L’LG Styler esteticamente somiglia un
po’ troppo ad un frigorifero, l’ideale
sarebbe avere la possibilità di inserirlo
all’interno di un armadio componibile,
come un elettrodomestico da incasso,
con l’anta pannellabile in base ai propri gusti. L’apparecchio non ha infatti
bisogno di essere collegato alla rete
idrica: all’interno vi sono due serbatoi,
uno dove viene versata l’acqua necessaria al funzionamento e un’altro per la
raccolta della condensa che si viene a
creare quando l’armadio è in azione.
Sopra ai due serbatoi c’è un filtro, pulibile con acqua, che raccoglie lo sporco
eliminato dai vestiti in modo da non
rovinare il motore dello Styler.
L’interno è abbastanza capiente, può
contenere 5 o 6 capi di varie dimensioni ed è provvisto di due ripiani rimovibili a seconda delle esigenze. Non si
possono igienizzare scarpe e oggetti
attaccati con la colla, ad esempio i pu-
pazzi di peluche che hanno gli occhi
incollati. L’armadio funge anche da
asciugatrice, si possono infatti riporre
all’interno indumenti completamenti
bagnati e impostare il ciclo “Dryer” per
averli poi asciutti e soprattutto senza
pieghe (ad esempio, per una maglietta
ci vuole circa un’ora e mezza). Sull’anta
esterna del nostro armadio troviamo il
display a scomparsa con i comandi che
si illuminano solo quando è acceso. I
cicli previsti sono: “Styling” che svolge
la funzione di rinfrescamento degli
abiti, “Drying” (asciugatura) “Sanitary
(igienizzazione), le “Opzioni” (ad esempio, è possibile allungare il tempo di
igienizzazione, o impostare la pulizia
interna dell’armadio) e la partenza ritardata fino a 19 ore. Per ogni ciclo è
possibile scegliere quale tipo di indumento stiamo inserendo nel nostro
armadio (indumenti di lana, soprabiti,
abbigliamento sportivo, ecc.). In caso
di apertura dello sportello prima della
fine del ciclo impostato, lo Styler si ferma automaticamente e quindi non c’è
pericolo di farsi male, utile soprattutto
se in casa ci sono bambini piccoli.
Per la nostra prova abbiamo inserito
all’interno dell’armadio un indumento
spiegazzato e maleodorante, abbiamo
scelto l’azione di “Refresh” della durata
di circa 39 minunti: il risultato è stato
un capo rimesso a nuovo, senza pieghe e senza odori. A questo proposito,
LG ha previsto anche un diffusore di
aromi, ovvero la possibilità di inserire
in un apposito spazio un blister aro-
Nella foto si possono vedere i due
serbatoi, uno per
l’acqua necessaria al funzionamento dell’armadio e uno per
la raccolta della
condensa. Sopra
ai due contenitori c’è il filtro
che raccoglie la
sporcizia accumulata durante
la sanificazione
degli indumenti.
matizzato che profumerà i vestiti con
la nostra fragranza preferita. Durante
il funzionamento abbiamo apprezzato
l’assenza di rumorosità dell’armadio (40
dB dichiarati) in quanto i capi vengono
leggermente “scossi” per permettere al
vapore di penetrare in modo ottimale
nelle fibre dei tessuti per igienizzarli e
distendere le pieghe. Durante questo
processo abbiamo notato, però, che
l’armadio non era perfettamente stabile, forse perché non era stato messo
in bolla ma poggiava su una moquette.
LG non ci ha saputo dire quanto consuma esattamente lo Styler, ma ci ha garantito che per la commercializzazione
europea rispetterà gli standard previsti
per gli elettrodomestici di classe A.
In conclusione l’LG Styler è un apparecchio che potrebbe entrare a far parte
dei nostri elettrodomestici basilari, in
quanto sicuramente utile e pratico.
Dovrebbe però essere più integrabile,
come dicevano all’inizio dell’articolo,
perché al momento richiede uno spazio tutto suo, ad esempio una cabina armadio o una stanza-lavanderia. Inoltre,
il prezzo non è proprio dei più abbordabili: verrà commercializzato in Italia
l’anno prossimo a circa 1.700/2.000
euro. Non proprio a buon mercato. Ma
vediamo nel video sottostante come
funziona il nostro armadio-lavasecco.
video
Il video mostra come funziona
l’rmadio-attivo LG Styler
Nella foto possiamo vedere il display con i comandi a scomparsa e le
funzioni disponibili dell’armadio-lavasecco.
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n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.23
Nikon V e J Shanghai Test /Diario delle prime ore di utilizzo della V1, il modello più bello completo
Nikon 1
Nikon : Super-test sul campo dalla Cina
Shanghai Test
La V1 è una macchina solida che punta tutto sulla facilità d’uso, ovviamente con qualità Nikon delle immagini garantita
di G. Giardina
N
ella prima mezza giornata di
trasferta a Shanghai abbiamo
familiarizzato con la Nikon V1,
la più bella delle due fotocamere presentate. Non si tratta ancora di una
vera prova ma di una specie di diario
delle prime ore di utilizzo. Le nostre
prime impressioni sono riassunte nel
video in basso a sinistra.
La premessa da fare è che ci è stata
data solo la macchina senza niente
altro: niente software e soprattutto
nessun manuale. Al di là del fatto che
difficilmente quando siamo alle prese
con un nuovo prodotto partiamo dalla lettura del manuale, questa è stata
anche l’occasione per vedere se, sulla
base di un po’ di esperienza, è possibile capire facilmente il funzionamento
di questa macchina. La facilità d’uso
dovrebbe essere un principio base di
questi modelli e in effetti Nikon non
ha dubbi su identificare l’anima delle nuove fotocamere del sistema “1”:
facili da usare ma capaci di fare foto
eccellenti. Da un lato gioca l’evidente
volontà di Nikon di non fare un prodotto che possa dar fastidio alle reflex
(e perché mai, visto che quello è il settore più importante per l’azienda) e
dall’altro quello di trovare comunque
un fil rouge – la qualità di immagine
- che le leghi alla tradizione Nikon.
Sul fronte della facilità d’uso, ci siamo:
la macchina è in linea con la tradizione, anche per quello che riguarda le
classiche icone dei controlli; il menù è
a soli due livelli e, se si eccettua per il
fatto che le voci cambiano a seconda
della modalità inserita (cosa che può
disorientare in prima battuta), è semplice e ben tradotto. Le uniche difficoltà possono riguardare le due funzionalità innovative di questi modelli (la
scelta automatica della migliore foto-
video
Il video mostra le funzioni e il
menù della Nikon V
grafia in una raffica e la foto ibrida con
filmato a rallentatore del prima-dopo
scatto): le icone sono nuove e se non
si conosce bene l’esistenza di queste
due modalità ci vuole un po’ per capirne il funzionamento. Noi ovviamente
conoscevamo già queste funzionalità
e quindi è stato più semplice capire
cosa potevamo aspettarci.
Robusta e dal design elegante
La costruzione è solida e l’apparecchio appare “denso”, aspetto che dà
sensazione di robustezza (non abbiamo certo verificato se si tratta solo di
una sensazione). La finitura dell’esemplare in nostro possesso è in metallo
bianco laccato lucido, molto elegante e piacevole al tatto. Le forme sono
apparentemente “vintage” ma in realtà assolutamente moderne, grazie soprattutto a raccordi arrotondati sulle
pieghe. Anche le ottiche sono laccate
con la medesima finitura, rendendo
la macchina molto elegante: questo
non vuol dire che se si vuole comperare un obiettivo aggiuntivo bisogna
cercarlo con la stessa finitura, perchè
le ottiche “aftermarket” saranno disponibili solo in finitura nera. Quindi
se si vuole la massima “eleganza” è
bene acquistare un kit con un paio di
lenti, in modo da assicurarsi che siano della medesima finitura del corpo
macchina.
Il mirino ottico, prerogativa solo della
V1, grazie a un sensore di prossimità
entra in funzione automaticamente
non appena si avvicina l’occhio. La
sua qualità è decisamente buona, la
risoluzione di 800x600 pixel non eccelsa ma sufficiente, tanto che prestissimo, sin dai primi scatti, il mirino
oculare si fa preferire all’utilizzo del
display esterno.
Unica vera pecca del corpo macchina
e delle ottiche è la possibilità, non così
remota, di perdere qualche particolare nell’utilizzo, segnatamente il tappo
copriobiettivo, che è molto piccolo
e non dispone di sistemi di fermo, e
il tappo che copre la slitta porta-accessori, facilmente sganciabile. Così
facilmente che dopo neanche un’ora
di utilizzo in giro per la città l’abbiamo
già perso. Una nostra disattenzione, di
sicuro, ma, in ottica utente, anche un
grande fastidio per recuperare la parte mancante sul mercato dei ricambi.
Passiamo all’usabilità: la ghiera principale dei modi è molto semplice: ha
solo quattro posizioni e salta all’occhio
la mancanza delle classiche modalità
P, S, A e M. In realtà queste modalità ci
sono tutte ma sono “annegate” dentro
il menù: una scelta finalizzata a semplificare l’utilizzo all’utente di base ma
meno entusiasmante per chi, scatto
per scatto, vuole decidere e impostare velocemente la modalità d’utilizzo
più adatta. Nel video che abbiamo
realizzato (presente in questa pagina
in basso a sinistra), abbiamo navigato le principali funzioni del menù e
tutte appaiono ben disposte e comprensibili, tranne una: per scegliere
se girare in Full HD o a rallentatore a
risoluzione ridotta è necessario uscire
dal menù e premere il tasto funzione
che normalmente dà accesso a un
menù contestuale; quindi bisogna
tornare nel menù per scegliere la modalità di rallentatore: un particolare
da sistemare con la prossima release
software.
Le ottiche zoom hanno la possibilità di collassare e diventare meno
ingombranti durante il non utilizzo:
cosa utile per rendere la macchina
più compatta al trasporto ma fastidiosa quando bisogna scattare “al
volo” partendo da macchina spenta.
Per fortuna i progettisti hanno ben
pensato il sistema e basta estendere
l’ottica per accendere l’apparecchio:
in pochissimi istanti, ben meno di un
secondo, l’apparecchio è pronto per
scattare. Non proprio come un reflex
ma poco ci manca.
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n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.25
Nikon 1
Shanghai Test
Nikon V e J Shanghai Test / La prova sul campo delle due fotocamere e del nuovo sistema Nikon
Scatti “statici”: ottima gestione delle luci
Nello “scatto classico” le prestazioni sono ben sopra quelle delle compatte, per esperienza di utilizzo e per qualità
Non convince lo stabilizzatore che genera uno strano effetto mosso, un problema che sarà risolto presto da un aggiornamento
di G. Giardina
V
1 e J1 sono i due macchine
molto simili per funzionalità, un
po’ diverse per prestazioni, drasticamente diverse per prezzo: 849
euro la V1 e 529 euro la J1 (nel kit con
l’ottica 10-30).
Dopo le prime impressioni di utilizzo
delle funzioni principali e dell’usabilità, in questa parte parliamo delle
foto “tradizionali”; delle funzioni innovative della macchina e della ripresa
video parleremo in seguito. Veniamo
quindi ai primi “risultati”, ovverosia
della capacità di queste macchine di
catturare foto adeguate alle aspettative. Le nostre prove sono state fatte
principalmente con due ottiche, lo
zoom 10-30 (un 27-80 equivalente)
e con la sua prosecuzione naturale,
uno zoom tele 30-110 (equivalente a circa un 80-300), entrambi con
sistema VR di riduzione delle vibrazioni. Si tratta di due ottiche che da
sole coprono il 99% delle esigenze di
scatto, che stanno facilmente nella
tasca di un cappotto e di cui consigliamo l’acquisto in kit direttamente
quando si compra la macchina.
Partiamo dalla più grande e vistosa
differenza tra i due modelli: il mirino. Dopo un paio di scatti con la V1
passiamo stabilmente al puntamento con il mirino oculare: il display,
soprattutto nelle ore più luminose,
è troppo esposto alla luce; inoltre il
mirino oculare risolve ogni problema di presbiopia e quindi si presta
maggiormente all’adozione da parte
di utenti non più giovanissimi. Per
quanto riguarda lo “scatto classico”,
sicuramente le Nikon 1 hanno fornito in linea generale prestazioni ben
sopra quelle classiche delle compatte e questo sia sul fronte dell’esperienza di utilizzo che per qualità di
immagine. L’accensione è rapida
(basta estendere l’obiettivo e in una
frazione di secondo la macchina è
pronta) e lo scatto immediato alla
pressione del tasto: nessun errore
(almeno in modalità standard) dovuto ad una eventuale scarsa reattività del sistema, e questo è già un
risultato importante per una nonreflex. A essere stranamente un po’
più lento è il passaggio dal display al
mirino oculare: quando ci si avvicina
con l’occhio, il sensore di prossimità
spegne immediatamente il display
esterno, ma ci mette qualche attimo
prima di accendere quello interno al
mirino: un dettaglio a cui ci si abitua presto ma che non escludiamo
possa far perdere qualche “attimo
fuggente”.
Stabilizzatore da “aggiornare”
Una premessa specifica la merita lo
stabilizzatore all’interno dell’ottica. Il
suo comportamento, almeno nella
nostra prova, è stato a “corrente alternata”: in alcuni scatti impeccabile, in altri ha “strappato” creando un
visibilissimo mosso (soprattutto in
modalità “active”), che si poteva intuire anche dal repentino spostamento
dell’immagine nel mirino un istante
prima dello scatto dell’otturatore.
Dopo un po’ di esperimenti (e di foto
venute male) abbiamo optato per la
disattivazione del sistema. Va detto
che il problema si è manifestato in
maniera vistosissima sul tele-zoom
30-110 (anche in virtù delle focali
lunghe utilizzate), mentre non abbiamo elementi sufficienti per dire
se il problema si manifesti in maniera
sistematica anche sul 10-30, riguardo
al quale ci è comunque rimasto nella
card qualche scatto “sospetto”.
Sicuramente nel nostro test lo stabilizzatore non ha fatto bene e sarà
da rivalutare. Infatti non si può non
considerare che le ottiche in nostro
possesso fanno parte dei primissimi
lotti di produzione (soprattutto il 30110) e quindi non possiamo sapere
se si tratta di un problema di produ-
Stabilizzatore effetto mosso - Le due foto sono state scattate al medesimo soggetto da posizione similare con
mano salda, fissando il tempo di scatto a /25. La prima, a sinistra, scattata con il VR attivo, è visibilmente
mossa; la seconda, a stabilizzatore disattivato, è perfetta e ben definita.
zione dell’esemplare, di progettazione del sistema o di firmware “giovane”. Abbiamo posto la domanda allo
staff giapponese di Nikon presente
all’evento: non ci sono parsi sorpresi del fenomeno e hanno assicurato
che il tutto verrà risolto prontamente
con la prossima release del software attesa non fra molto. Operazione
che, tra l’altro, permetterebbe di correggere alcuni particolari del menù
perfettibili.
Ritratti con grande nitidezza
I ritratti sono il punto debole di tutte le piccole mirrorless che faticano
ad avere ottiche molto luminose sui
mezzi tele e che quindi non riescono
a sfuocare al massimo lo sfondo. In
questa modalità di ripresa (per i quali
è fortemente consigliata l’ottica tele),
la macchina si comporta bene e in alcuni casi mostra una nitidezza incredibile e una bassissima rumorosità.
Lo sfuocato dello sfondo, malgrado
l’ottica tele, c’è ma non è “estremo”.
Nelle foto (vedi pagina seguente in
basso) che abbiamo scattato i particolari sullo sfondo a diversi metri di
distanza dal soggetto sono ancora
troppo leggibili.
La macchina inoltre applica una
sorta di post-produzione dell’immagine probabilmente per abbattere il
rumore su immagini scattate a ISO
alti. L’effetto (simile al filtro “facet”
di Photoshop) è più visibile sugli
incarnati e questo su alcuni ritratti
si vede, ma la resa generale è molto buona, sicuramente superiore a
qualsiasi compatta e al livello delle
segue a pag. 2
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.2
Nikon 1
Shanghai Test
reflex di fascia bassa. Soprattutto colpisce l’ottima scelta
dell’esposizione e la
velocità della messa
a fuoco continua, anche se il soggetto si
muove. Ovviamente
con questa macchina un prerequisito è
quello di avere una
luce buona o almeno decorosa: i 3200
ISO arrivano presto e,
quando manca luce,
i tempi si allungano
in maniera ben poco
consona ai ritratti.
Nikon V e J Shanghai Test
Prova sul campo: gli scatti statici
segue da pag. 25
Ottimo il risultato nella ripresa dei palazzi illuminati: l’ingradimento
dimostra una buona capacità di gestire il dettaglio, anche se gli ISO con
questa luce schizzano al massimo.
Abbiamo puntato direttamente la macchina contro il sole al tramonto: una parte dell’immagine
ovviamente si è “bruciata, ma conserva la buona
lettura di tutto il resto dell’immagine.
Gestisce ottimamente il
controluce e le luci notturne
Come era facile prevedere, la macchina dà il meglio nelle fotografie con
un campo un po’ più ampio e con i
panorami. In particolare ci ha stupito favorevolemente la capacità di
leggere correttamente le situazioni
controluce, restituendo una corretta
esposizione del soggetto, un comportamento non così scontato scattando in modalità automatica e senza
fissare il punto di esposizione.
Abbiamo anche provato a puntare
direttamente contro il sole al tramonto, come nella foto qui affianco a sinistra: ovviamente una parte
dell’immagine si “brucia”, ma viene
conservata la buona lettura di tutto
il resto dell’immagine (cosa che era
difficile fare a occhio nudo), a dimostrazione della capacità di restituire
una gamma dinamica eccellente. Va
detto che abbiamo scattato con la
modalità D-Lighting attivata, il che
può aver contribuito alla riuscita di
questa fotografia. La V1 si è comporata molto bene anche alle prese con
le luci nella notte. Premettiamo che la
luce ci vuole: con pallidi bagliori con
questo apparecchio si fatica anche
a mirare il soggetto. Infatti, a nostro
avviso inspiegabilmente, la macchina
quando inquadra al buio, non alza a
dismisura il guadagno né aumenta
il tempo dello shutter per garantire
una leggibilità decorosa della scena.
Il paradosso è che poi, in molti casi, la
luce con la quale non si riesce a mirare, basta invece per avere un buono
scatto (a patto di avere una mano
ferma). Al di là di questa caratteristica strana (che anche il responsabile
della linea “1” ha riconosciuto come
un limite), che immaginiamo potrà
essere risolta con un aggiornamento
firmware, la macchina ha dimostrato
di catturare bene la luce anche intesa
nella notte; va premesso che l’atmosfera di Shanghai, sarà per l’umidità o
più probabilmente per lo smog, non
appare mai tersa e genera un certo
effetto “alone” intorno alle luci nella
notte. I risultati comunque sono ottimi. Le insegne illuminate sono la bestia nera delle compatte, che tendono a bruciare tutta la zona circostante
alla scritta: abbiamo provato qualche
scatto e il bilanciamento chiaro-scuro
è invece risultato buono. Ancora meglio il risultato nella ripresa dei palazzi
illuminati (vedi foto in alto a destra):
l’ingradimento dimostra una buona
capacità di gestire il dettaglio, anche
se gli ISO con questa luce schizzano
al massimo. Anche i ritratti nella notte con luce elettrica risultano più che
soddisfacenti: non solo l’esposizione
del primo piano (ad esempio, illuminato da un faro) è perfetta, ma viene
mantenuta la leggibilità anche delle
luci sullo sfondo. Chiudiamo con una
vera e propria “carognata” nei confronti di queste Nikon “1”: un confronto diretto con una reflex full frame di fascia
alta, la Nikon D700. La reflex vince per
dettaglio e per capacità di rendere le
mezze luci; la J1 utilizzata in questo
caso invece appare più convincente
per la saturazione. Per approfondire
la questione del dettaglio, abbiamo
fatto alcuni scatti comparati con la
D700 al chiuso in un ambiente mediamente illuminato, qui riportati con
i relativi ingrandimenti. Il dettaglio
offerto dalla D700 con ottica 24-120
VR è sicuramente migliore, ma laV1
legge la luce mista dell’ambiente decisamenente meglio e il bilanciamento del bianco è migliore. Il bilanciamento del bianco è un punto di vera
eccellenza della V1 e della J1: anche
nello scatto realizzato in un negozio
dalla luce mista molto difficile (fluorescenza, incadenscenza e luce solare),
la macchina ha dato un risultato completamente soddisfacente. Quanto al
macro, l’ottica 30-110 non è adatta,
mentre la 10-30 non è niente male,
a patto di rispettare la distanza di
almeno 12-14 cm tra il soggetto e il
piano focale. La profondità di campo,
anche in situazione di luce precaria è
inaspettatamente buona. Chiudiamo
con la gallery completa delle immagini scattate con le due Nikon 1 durante questo test a Shanghai.
Clicca qui per il foto slideshow
Nei ritratti la Nikon si comporta bene e in alcuni casi
mostra una nitidezza incredibile e bassisisma rumorosità. Lo sfuocato sul fondo, malgrado l’ottica tele, c’è
ma non è estremo.
La Nikon applica una specie di post-produzione dell’immagine, l’effetto (simile al filtro “facet” di Photoshop) è più visibile sugli incarnati come nel ritratto
qui sopra: il riflesso sul naso nell’ingradimento.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
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Nikon 1
Shanghai Test
Nikon V e J Shanghai Test / Continua il test delle Nikon 1, esaminiamo funzione innovative e ripresa video
Modalità innovative e video, molto bene
Ottimi risultati, soprattutto per Smart Photo Selector e Motion Snapshot, modalità che catturano più fotogrammi in sequenza
di G. Giardina
N
el contesto della prova sul campo delle Nikon V1 e J1, dopo
aver descitto funzioni ed ergonomia e valutato la qualità nello scatto
“tradizionale”, passiamo ora ad affrontare le funzionalità maggiormente
innovative.
Smart Photo Selector
cattura foto sempre belle
La prima di queste funzionalità innovative, molto interessante, è la Smart
Photo Selector: si tratta di una funzione azionabile direttamente dalla
ghiera principale, che permette di
catturare una rapidissima sequenza di
20 scatti in mezzo secondo; il sistema
poi si incarica, sulla base di una serie
di algoritmi, di scartarne le peggiori
15, scegliere quella ritenuta migliore
e conservarne comunque altre quattro che ritiene ben riuscite. La macchina in pratica analizza e privilegia
una serie di fattori, come la nitidezza,
l’assenza di mosso, sia del quadro che
del soggetto, il sorriso, gli occhi aperti
e così via. Se l’utente non è d’accordo
con la scelta della macchina, può applicare la sua preferenza a una delle
altre quattro conservate. Dopodiché
si può comunque decidere di conservare tutte le foto o di cancellare solo
quelle non preferite. Lo Smart Photo
Selector ha dimostrato di funzionare
molto bene e di identificare, nella ventina di esperimenti fatti, sempre la foto
migliore, quella che avremmo scelto
noi. Dopo un po’, effettivamente, ci si
prende gusto e l’unico rischio è quello di moltiplicare per cinque lo spazio
occupato sulla card, a meno di non
fare la selezione su cosa tenere e cosa
cancellare direttamente in macchina
poco dopo lo scatto. Il mezzo secondo
in cui vengono catturate le immagini
è però un po’ troppo breve: il miglior
sorriso o la posa più simpatica di una
scena dinamica spesso finisce fuori
da questa finestra temporale e quindi non viene catturata. Più che di uno
scatto a raffica si deve quindi parlare di
una modalità evoluta di scatto di foto
singola.
Motion Snapshot
le foto nel loro contesto
L’altra funzione decisamente interessante e coinvolgente è il Motion
video
Il video mostra come funziona
il Motion Snapshot di Nikon
Snapshot (anch’essa selezionabile direttamente dalla ghiera principale): in
pratica la macchina riprende in slow
motion da mezzo secondo prima a
mezzo secondo dopo la pressione
completa sul tasto di scatto. L’effetto
che si vede sul display della macchi-
na quando si rivede l’immagine è la
sequenza del filmato in slowmotion,
seguita immediatamente dallo scatto
fisso, il tutto con una musica di accompagnamento che può essere scelta
tra diversi stili: questa modalità, oltre
a darci la fotografia fissa ci restituisce
anche un “sapore” del contesto in cui
questa è stata scattata, la dinamicizza.
In realtà sulla card non c’è il filmato
così montato (il che è un po’ un peccato) ma semplicemente il filmato .mov
dello slowmotion e il jpg della fotografia accoppiabili logicamente perché
con lo stesso nome file.
Non sappiamo se il software in dotazione alla macchina (che non abbiamo
avuto per la prova) permetta poi un
rimontaggio automatico del filmato
con i due elementi. Abbiamo comunque ricreato noi quello che si vede
sulla macchina quando si riproducono
queste sequenze che potremmo chiamare “rich image”. L’effetto è molto bello e godibile; dovendo pensare a migliorarlo, consiglieremmo ai progettisti
di Nikon un paio di interventi: il primo
è quello di aumentare, se possibile, la
durata della ripresa slowmotion, portandola magari a due secondi; l’altro
è di salvare il filmato .mov con la musica e il fermo fotogramma della foto
in fondo, per una visione con gli amici
direttamente in questa modalità.
Il video, qualità Full HD vera
Veniamo quindi alla più tradizionale
ripresa video Full HD. La macchina si
comporta molto bene, non distorce
l’immagine sulle panoramiche e ha un
dettaglio da vero Full HD. L’unico limite, come accade spesso con macchine
di questa categoria, è che zoomando
l’esposizione cambia in maniera discreta e non continua creando degli
sbalzi di luminosità, in corrispondenza
probabilmente dei cambi di apertura
del diaframma.
Nelle due clip che abbiamo girato, visibili selezionando il link in questo articolo, si vedono alcune scene dinamiche e
molto dettagliate riprese con la Nikon
V1 in Full HD: consigliamo di passare alla
video
Il video mostra le riprese in
Full HD con le NIkon (parte )
video
Il video mostra le riprese in
Full HD con le NIkon (parte 2)
segue a pag. 2
Smart Photo Selector - Un esempio
delle cinque fotografie selezionate
in una sequenza:
in grande quella
preferita dal sistema. La scelta della
macchina è caduta
senza dubbio sulla
fotografia migliore, con il soggetto
con gli occhi aperti e che guarda in
macchina.
n. 35 / 7 novembre 20
estratto da www.dday.it
p.2
Nikon 1
Shanghai Test
Nikon V e J Shanghai Test
Prova sul campo: le modalità innovative
segue da pag. 27
visualizzazione Full HD di Youtube per
apprezzarne la qualità. Va comunque ricordato che questi video non possono
essere presi a riferimento assoluto della
qualità di immagine catturabile con le
Nikon 1, che è migliore, a causa della
ricodifica operata da YouTube.
Slow Motion, la magia dei 1200
fps (a bassa risoluzione)
Concludiamo questa carrellata con
il video in slow motion che, almeno
sulla carta, sembrerebbe una delle più
interessanti prestazioni delle Nikon 1.
Infatti le fotocamere permettono la
cattura di filmati a 400 e 1200 frame
al secondo. In realtà ci sono alcuni limiti: innanzitutto la cattura è vincolata
alla durata massima di cinque secondi
(che si traduce in una durata del filmato riprodotto rispettivamente di uno e
tre minuti). Ma soprattutto il rapporto
di forma è un super-widescreen e la
risoluzione drasticamente più bassa
di quella Full HD. Abbiamo riportato
alcuni esempi nel filmato che abbiamo girato, disponibile selezionando il
link a fine articolo. Il limite del rapporto
di forma è dovuto al fatto che la macchina è costretta, lavorando a tempi di
scansione così elevata, a prediligere le
fasce centrali del sensore, quelle che
scaricano più velocemente i dati sul
buffer. Quello della risoluzione dipende in parte dallo stesso motivo e dalla
necessità da parte di macchina e processore di gestire una quantità di dati
che, in piena risoluzione, richiederebbero un buffer gigantesco. Se le spiegazioni dal punto di vista tecnico ci
sono tutte, resta il fatto che la modalità
slowmotion è poco più di un gadget, a
meno che non serva avere una ripresa,
anche qualitativamente compromessa, di una scena molto rapida per una
serie di analisi di carattere funzionale,
tecnico o scientifico, come per esempio nell’analisi di un gesto atletico o
del funzionamento di alcuni particolari meccanici. La cattura limitata a 5
secondi, però, in questi casi potrebbe
essere un po’ troppo vincolante.
video
Il video mostra le riprese in
Slow Motion con le NIkon Nikon V e J Shanghai Test / Nel distretto di Wuxi, la “digital imaging” valley cinese a 150 Km da Shanghai
Nikon : la visita alla fabbrica in Cina
Ti aspetti migliaia di disordinati “cinesini” all’opera. E invece trovi un esercito di “tedeschi” con gli occhi a mandorla
di G. Giardina
N
ella loro isola di assemblaggio,
venti operai sono immobili, seduti su uno sgabello davanti alla loro
postazione di lavoro. Non fanno nulla,
semplicemente sono fermi. Uno appoggia braccia e fronte sul banchetto e prova a dormire. La scena ai nostri occhi non
ha senso: o sono lì per lavorare, e allora
devono lavorare, oppure vadano a casa.
Ma lì fermi cosa fanno? Di colpo, all’unisono, si alzano, gli sgabelli spariscono e si
mettono al lavoro. Si tratta dei loro dieci
minuti di pausa: gliene spettano due
ogni turno, oltre a tre quarti d’ora per il
pranzo. Questa scena dà la misura del
livello di ordine e disciplina richiesto (e
ottenuto) da chi governa lo stabilimento
e, obiettivamente, sarebbe impossibile
dalle nostre parti.
Siamo a Wuxi, a circa 150 chilometri nell’entroterra di Shanghai, nella Cina superindustrializzata. La “cittadina”, se vogliamo chiamarla così, fa oltre sei milioni di
abitanti, con una popolazione che ogni
anno cresce del 2% ed è il centro di un
importante distretto largamente dedicato al digital imaging e alla produzione di
pannelli fotovoltaici. Davanti allo stabilimento di Wuxi di Nikon, campeggiano
tre bandiere, Giappone, Cina e stemma
di Nikon: i vecchi rancori tra le due nazioni sembrano svaniti. Dentro lo stabilimento lavorano 8000 persone, organizzate su due turni. Qui vengono realizzate
le compatte di Nikon e, da qualche settimana, anche le Nikon 1. In larga parte si
tratta di un fabbrica di assemblaggio, ma
non completamente: tutti i particolari in
plastica vengono realizzati qui, come
anche le lenti che arrivano sotto forma
di dischetti di vetro grezzo e nello stabilimento di Wuxi vengono lavorate, lucidate, trattate e quindi assemblate.
Le operazioni di assemblaggio alle quali
abbiamo assistito sono largamente manuali: il tutto assomiglia molto di più a
una fabbrica di orologi che a quanto
siamo stati abituati a vedere in giro per
il Mondo negli stabilimenti di elettronica
di consumo. Tanto che restiamo letteralmente di stucco nel vedere che un’operaia, con una specie di aerografo, riempie
manualmente le scanalature del piccolo
logo Nikon in rilievo sul frontale delle
V1 con dell’inchiostro a caldo bianco; a
fianco un’altra operaia vernicia a mano
il “pallino” bianco che sulla ghiera di
montaggio delle ottiche sul corpo macchina indica il corretto posizionamento
dell’obiettivo. In pratica, anche quello
che pensavamo tassativamente fatto a
macchina, viene fatto a mano. Chiediamo il perché di un ricorso così ossessivo
alle operazioni manuali: ci rispondono
che l’uomo è più accurato della macchina e si rende conto subito se e quando
sbaglia. Ma sicuramente gioca anche
un altro fattore: in questo modo i cam-
biamenti di progetto o l’inserimento di
nuove macchine in linea non comporta
riattrezzaggi né messe a punto, l’uomo
è la macchina più flessibile che c’è. Ma si
usura: ci fermiamo un minuto a guardare
una ragazza che elimina eventuali bave
di lucidatura da alcune piccole lenti; a
mani nude nell’acqua, per 8 ore al giorno
(come minimo) pesca i piccoli dischetti
di vetro, li seleziona e li passa su una “lucidatrice” ad acqua. Difficile pensare che
questo lavoro possa essere fatto per un
giorno intero, figurarsi per una vita.
Dentro le Nikon 1 c’è una quantità di
“cose” incredibile, una incastrata nell’altra
e il cui montaggio è davvero complesso:
la maggior parte delle operazioni vengono fatte con delle pinzette, pazienza
e mani piccole. Non a caso vediamo
quasi solo donne: il 90% degli operai è di
sesso femminile. L’età media è di 24 anni,
giovani, giovanissime e giovanissimi freschi di studi. A Wuxi quasi tutti i college
e le università sono tecniche. Una delle
impiegate che ci accompagna nel tour
della fabbrica è laureata in fisica; quando
finisce di lavorare torna a casa e passa il
suo tempo libero su Internet. Guadagna
bene, ci dice: 2915 Yuan al mese, da cui
ne vanno sottratti circa 700 di tasse. Un
netto di circa 250 euro. E gli operai? “Ah,
loro guadagnano meno – ci dice -”. L’anno scorso alcuni operai rimasero intossicati da alcune esalazioni di gas nocivo,
forse residuo della produzione, forse
provenienti da uno stabilimento chimico vicino: ci furono tre giorni di sciopero
e di manifestazioni.
Il rumore nei reparti è quello, invero contenuto, degli impianti e delle macchine;
le persone tacciono, tacciono e lavorano.
Può darsi che tanto ordine dipenda dalla
nostra presenza, ma questa non è certo
la Cina che ti immagini da una scrivania
di Milano. Ti immagini una Cina “caciarona” e sbadata, sempre in ritardo, intenta
a realizzare “cinesate” di dubbia qualità.
E invece troviamo il contrario, e questo
malgrado la quasi totalità dei dipendenti sia cinese: su 8000 persone sono 30
sono giapponesi. L’attenzione alla qualità è ossessiva e ci sono più operai che
controllano il perfetto funzionamento
dei pezzi che addetti all’assemblaggio
vero e proprio. Ogni controllo – ci chiariscono – non viene fatto a campione ma
sulla totalità dei pezzi.
Per chi non l’avesse capito, da queste parti fanno sul serio, più che “cinesi” sembrano “tedeschi” con gli occhi a mandorla.
La propaganda contro il “made in China”
e le cataste di “cinesate” che riempiono i
mercatini delle “chinatown” italiane non
raccontano la capacità produttiva vera
di questa nazione. Con potenzialità di
crescita infinite, quelle dei migliaia di
distretti rurali che non vedono l’ora di
essere convertiti in industriali.
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Il TV è “in crisi”, solo i coreani sorridono