IL SISTEMA ENDOCRINO
(Ipofisi, epifisi, tiroide,
paratiroidi, pancreas endocrino,
ghiandole surrenali)
Sistema endocrino (generalità)
• Dal punto di vista morfologico si tratta di
ghiandole prive di dotti escretori e
riccamente vascolarizzate da una sviluppata
rete di capillari, per lo più di tipo
sinusoidale.
• L’attività
funzionale
delle
ghiandole
endocrine consiste nel produrre e
immettere
direttamente
nel
sangue
molecole di vario tipo, dette ormoni.
Ciascuno ormone è prodotto in maniera
selettiva ed esclusiva da una determinata
ghiandola o tipo cellulare, possiede una
composizione chimica ben definita e svolge
un’azione specifica a livello di organi
sensibili, detti organi bersaglio.
Ipofisi
• Ghiandola endocrina di primaria
importanza, in quanto non produce
soltanto ormoni che influenzano
direttamente determinate funzioni
organiche, ma anche ormoni che
agiscono su altre ghiandole endocrine,
regolandone l’attività.
Ipofisi (forma, posizione e rapporti)
• E’ situata al centro della base cranica, nella sella
turcica dell’osso sfenoide, dove è avvolta dalla dura
madre, che in alto chiude la fossa ipofisaria,
formando un setto orizzontale, diaframma della
sella, aperto al centro per dare passaggio al
peduncolo ipofisario. L’ipofisi ha quindi una
posizione molto protetta.
• Si presenta come un corpicciolo di colore rosso
grigiastro, di forma ovale, il cui diametro massimo
trasversale è circa 15 mm, quello verticale di 5 mm
e quello anteroposteriore circa 8 mm. Il suo peso
medio, nell’adulto, è di circa 0.6 gr.
Ipofisi (forma, posizione e rapporti)
• L’ipofisi è formata da due lobi di origine e significato diversi,
uno anteriore o adenoipofisi, l’altro posteriore o neuroipofisi,
strettamente uniti e avvolti da una sottile capsula comune,
derivata dalla dura madre:
– Il lobo anteriore è più grande, ha una forma che ricorda
quella di un piccole rene disposto trasversalmente, con la
faccia concava rivolta in dietro ad abbracciare il lobo
posteriore. E’ a sua volta costituito da una parte distale
(o lobo anteriore), una parte tuberale sottile (riveste il
peduncolo ipofisario anteriormente) e una parte
intermedia (o lobo intermedio) che forma una lamina
separata in avanti dalla parte distale per mezzo della
fessura ipofisaria e in rapporto in dietro con il lobo
posteriore.
– Il lobo posteriore o neuroipofisi è più piccolo,
rotondeggiante ed è collegato con il pavimento del
diencefalo (porzione secretiva dell’ipotalamo) per mezzo
del peduncolo ipofisario; questo è a sua volta formato dal
peduncolo infundibolare e dall’infundibolo o eminenza
mediana (piccola evaginazione del diencefalo posta subito
al davanti del tuber cinereum e in cui si spinge, la cavità
diencefalica con il 3° ventricolo).
Ipofisi (vasi e nervi)
• L’ipofisi è irrorata da due gruppi principali di
arterie ipofisarie, superiori ed inferiori:
– Le arterie ipofisarie superiori nascono dal circolo di
Willis (sistema vascolare che porta sangue al cervello) e
penetrano nel peduncolo ipofisario come arterie anteriori
e posteriori che si capillarizzano nel peduncolo stesso e
nell’infundibolo, dando origine a grappoli capillari. Questi
si aprono in venule che si portano nel lobo anteriore
sboccando nei sinusoidi della parte distale. Si realizza
così la circolazione portale ipofisaria che permette al
sangue di scorrere in capillari nel peduncolo e
nell’infundibolo prima di raggiungere, tramite le venule, la
rete sinusoidale del lobo anteriore. In tal maniera le
sostanze
attive
secrete
dall’ipotalamo
possono
raggiungere, attraverso il sangue, l’adenoipofisi.
Ipofisi (vasi e nervi)
– Le arterie ipofisarie inferiori derivano dalla
carotide interna e si distribuiscono con i loro
rami al lobo anteriore ma specialmente a quello
posteriore, senza comunque entrare a far parte
della circolazione portale.
– Le vene reflue dall’ipofisi fanno capo ai
circostanti seni venosi della dura madre.
– Non sono descritti vasi linfatici nell’ipofisi.
– L’innervazione dell’adenoipofisi è povera ed è
rappresentata soltanto da fibre vasomotrici
originarie dal plesso carotideo. La neuroipofisi
riceve cospicui fasci ipotalamoneuroipofisari.
Adenoipofisi
(struttura)
• La parte distale è formata da cordoni di cellule,
che vengono anche definiti come nidi cellulari,
sostenuti da un delicato stroma reticolare e
provvisti di una ricca rete di sinusoidi. Le cellule di
questi cordoni hanno caratteristiche e dimensioni
diverse:
– Cellule acidofile (produttrici di ormoni proteici):
rappresentano circa il 35% delle cellule epiteliali. Si
distinguono (grazie alle colorazioni tricromiche) cellule 
(cellule
produttrici
dell’ormone
somatotropo
o
dell’accrescimento STH o GH) e cellule  (cellule
produttrici di prolattina detta anche ormone lattogenico
PRL). Tra le cellule produttrici di ormoni proteici bisogna
annoverare anche quelle che producono l’ormone
adrenocorticotropo ACTH che agisce sulla corteccia
surrenale (zona fascicolata che produce ormoni
glicocorticoidi).
Adenoipofisi (struttura)
– Cellule basofile
(produttrici di
ormoni
glicoproteici): ne viene attribuita la produzione
degli ormoni glicoproteici ipofisari:
• Ormone follicolostimolante (FSH), che agisce
sull’ovaio determinando lo sviluppo dei follicoli oofori.
Nel maschio stimolala spermatogenesi nei testicoli.
Ormone gonadotropo.
• Ormone luteinizzante (LH), che agisce sui follicoli
maturi determinandone la trasformazione in corpi
lutei e quindi la produzione di progesterone. Nel
maschio l’LH corrisponde all’ormone stimolante le
cellule
interstiziali
del
testicolo.
Ormone
gonadotropo.
• Ormone tireostimolante o tireotropo (TSH), che
regola l’attività della tiroide, stimolandone l’attività.
– Cellule cromofobe: rappresentano il 40-50% del
totale
Adenoipofisi (struttura)
• La parte tuberale è la porzione del lobo
anteriore che si applica sul peduncolo
ipofisario. Le cellule sono cromofobe. La
funzione di questa parte è sconosciuta.
• La
parte
intermedia,
aderisce
alla
neuroipofisi e può essere separata dalla
parte distale dai residui della fessura
ipofisaria. E’ costituita da cellule basofile.
Produce un ormone detto ormone stimolante
i melanociti (MSH), che aumenta la
pigmentazione cutanea.
Neuroipofisi (struttura)
• La neuroipofisi o lobo posteriore, con
la parte infundibolare (peduncolo ed
eminenza mediana), ha struttura
completamente diversa da quella della
adenoipofisi. Essa è infatti costituita
da cospicui fasci di fibre amieliniche,
provenienti dall’ipotalamo, da cellule
della nevroglia modificate dette
pituiciti, e da uno stroma connettivale
che accompagna la ricca rete
vascolare.
Neuroipofisi (struttura)
– Le fibre amieliniche sono gli assoni di cellule nervose
situate in particolari nuclei ipotalamici: nucleo
sopraottico e
fascio
ipotalamoneuroipofisario
e
discendono attraverso il peduncolo. Lungo il decorso delle
fibre scorre il neurosecreto, prodotto a livello dei
pirenofori dei neuroni ipotalamici.
– I pituiciti sono cellule che possono presentare aspetti
morfologici diversi:
•
•
•
•
Adenopituiciti
Reticolpituiciti
Fibropituiciti
Micropituiciti
Essi traggono rapporti con gli assoni del fascio
ipotalamoneuroipofisario, avvolgendoli con i loro
prolungamenti
– La componente vascolostromale è caratterizzata da
capillari di tipo sinousoidale, raggruppati a gomitoli, entro
i quali penetrano terminali assonici. La parete capillare è
costituita da sottile endotelio con pori chiusi da
diaframmi.
Epifisi
• Ghiandola endocrina la cui attività
segue un ritmo circadiano ed è legata
a influenze nervose, a loro volta
subordinate alle variazioni della luce
ambientale.
Epifisi (forma, posizione e rapporti)
• L’epifisi (o ghiandola pineale) è un piccolo organo di
forma conica che sporge all’estremità posteriore
della volta del III ventricolo. E’ lunga circa 1 cm,
larga 5 mm e pesa 0,5 gr.
• Il III ventricolo si insinua nella base dell’epifisi,
formando il recesso epifisario, che dorsalmente è
limitato dalla commessura supeiore o abenulare e
ventralmente dalla commesura posteriore. Un
piccolo recesso sovraepifisario si forma tra epifisi
e volta del ventricolo.
• L’epifisi insieme alle formazioni abenulari e alla
commessura posteriore, costituisce la parte del
diencefalo detta epitalamo.
• L’epifisi è ricoperta dalla pia madre e sporge nello
spazio subaracnoidale.
Epifisi (vasi e nervi)
• E’ irrorata da rami delle arterie corioidee
posteriori. I capillari formano una rete
molto ricca e hanno caratteristiche
ultrstrutturali simili a quelle dei capillari
delle altre chiandole endocrine.
• Le vene fanno capo a quelle cerebrali
interne e principalmente alla grande vena
cerebrale.
• L’epifisi riceve fibre nervose afferenti, che
provengono dal ganglio cervicale superiore
del
simpatico.
La
liberazione
di
noradrenalina da parte di queste fibre ha
grande importanza fisiologica in quanto
stimola le cellule parenchimali a produrre
melatonina.
Epifisi (struttura)
• L’epifisi è avvolta da una capsula
connettivale derivata dalla pia madre.
Il parenchima epifisario è formato da
due tipi di cellule:
–I
pinealociti,
cellule
di
origine
neuroectodermica, il cui significato
funzionale è ancora dubbio;
– Le cellule gliali, che sono più numerose in
corrispondenza del peduncolo dell’epifisi
e presentano le caratteristiche dei
gliociti fibrosi.
Epifisi (struttura)
• Il
ruolo
fisiologico
dell’epifisi
è
notevolmente complesso. La principale
sostanza prodotta è la melatonina. Vengono
inoltre
sintetizzate,
a
partire
dal
triptofano, anche notevoli quantità di
serotonina, con un massimo di produzione
durante il giorno e un minimo durante la
notte. La sintesi di melatonina procede
dalla
serotonina
secondo
un
ritmo
circadiano inverso. L’influenza della luce e
dell’oscurità sull’epifisi si svolge tramite il
sistema simpatico: il buio stimola le fibre
postgangliari a secernere noradrenalina,
che stimola i recettori -adrenergici
cellulari, mettendo in moto il meccanismo di
sintesi della melatonina.
Tiroide
• Ghiandola endocrina di origine branchiale
con struttura tipicamente follicolare.
Produce ormoni (tetraiodotironina o T4 e
triiodotironina o T3), che agiscono sul
metabolismo cellulare e sui processi di
accrescimento e differenziazione. Alcune
cellule di origine neuroectodermica (cellule
C), producono invece un polipeptide (la
calcitonina), che agisce sul ricambio del
calcio.
Tiroide (forma, posizione e rapporti)
• A completo sviluppo è situata nella regione
anteriore del collo, davanti e lateralmente
alla laringe e ai primi anelli tracheali. E’
formata da due lobi, dx e sx, piriformi con
apici in alto, che a livello del 1° e 2° anello
tracheale, sono riuniti da una parte
trasversale, detta istmo. Dal 30 al 50%
della popolazione è presente il lobo
piramidale o piramide del Morgagni che
parte dal margine superiore dell’istmo e
segue il percorso del dotto tireoglosso di
cui rappresenta il residuo.
Tiroide (forma, posizione e rapporti)
• Ha colorito rosso bruno, superficie
liscia e consistenza molle.
• All’esterno è circondata dalla capsula
propria, da un involucro fibroso, la
guaina peritiroidea, che la fissa
posteriormente
alla
cartilagine
cricoidea, alla tiroidea ed ai primi
anelli tracheali e lateralmente alla
guaina
fibrosa
del
fascio
vascolonervoso del collo.
Tiroide (forma, posizione e rapporti)
• In avanti la tiroide è ricoperta dai muscoli
sottoioidei
(sternoioideo,
sternotiroideo
e
omoioideo) e dalla fascia cervicale media, tesa tra i
due m. omoioidei.
• Lateralmente la tiroide è ricoperta dai muscoli
sternocleidomastoidei
• Posteriormente la tiroide aderisce con la faccia
posteriore concava dell’istmo e con la faccia
mediale
dei
lobi
laterali
al
condotto
laringotracheale e alla parte laringea della faringe,
tramite la guaina peritiroidea. Applicate alla faccia
posteriore dei lobi tiroidei si trovano le ghiandole
paratiroidi. Nella stessa sede decorrono i rami del
nervo laringeo inferiore (n. ricorrente).
• La tiroide si sposta assieme al condotto
laringotracheale nei movimenti di estensione della
testa e di deglutizione.
Tiroide (vasi e nervi)
• La tiroide è irrorata dalle arterie tiroidee
superiori, derivate per ciascun lato, dalla carotide
esterna e dalle arterie tiroidee inferiori, che sono
rami del tronco tireocervicale dell’arteria
succlavia.
• Le vene formano nello spazio peritiroideo un ricco
plesso che fa capo, per mezzo della vena tiroidea
superiore, alla vena giugulare interna e della vena
tiroidea
inferiore,
al
rispettivo
tronco
brachiocefalico.
• I linfatici provengono da reti perifollicolari e
formano una rete dai cui tronchi ascendenti si
portano ai linfonodi della catena giugulare interna.
• L’innervazione
è
fornita
dall’ortosimpatico
cervicale e dal nervo vago, principalmente
attraverso i nervi laringei superiore ed inferiore.
Tiroide (struttura)
• La tiroide è avvolta da una propria capsula fibrosa
da cui fuoriescono sepimenti connettivali che,
suddividono il parenchima in aree di forma e
dimensioni diverse. I sepimenti più fini continuano
con il delicato stroma che circonda i singoli follicoli
tiroidei e in cui è contenuta una ricca rete
vascolare.
• Il suo parenchima è costituito da un insieme di
formazioni
vescicolari,
follicoli,
di
forma
grossolanamente sferica e con la parete formata
da un unico strato di cellule (cellule follicolari o
tireociti),
costituenti
l’epitelio
follicolare.
All’interno dei follicoli è contenuta una sostanza
amorfa, detta colloide, di natura glicoproteica.
• Nell’interstizio fra i follicoli si trova un altro tipo
di elementi, le cellule C o parafollicolari, che
producono la calcitonina, un altro ormone.
Tiroide (produzione T
3
e T4)
• Le cellule follicolari producono la tiroxina o
tetraiodotironina (T4) e la triiodotironina
(T3) attraverso un complesso meccanismo:
– Produzione di una glicoproteina (tireoglobulina)
– Captazione ioduri dal sangue
– Trasferimento ioduri nelle vescicole contenenti
la tireoglobulina
– Ossidazione e trasformazione degli ioduri in
iodio molecolare
– Incorporazione
iodio
molecolare
nella
tireoglobulina formando così monoiodotirosina
(MIT) e diiodotirosinan (DIT)
– Processo di accoppiamento di MIT e DIT che
formeranno T3 e T4
Tiroide (produzione T
3
e T4)
• L’attività della tiroide è controllata
dall’ipofisi. L’ormone tireostimolante (TSH)
stimola le cellule follicolari, aumentando la
loro capacità di captare iodio, di
sintetizzare tireoglobulina e di produrre ed
immettere in circolo tiroxina.
• La secrezione di TSH è a sua volta
controllata da fattori nervosi ipotalamici,
che determinano la liberazione di TRH e da
fattori umorali, quali la concentrazione
ematica di ormoni tiroidei che agiscono
sull’ipotalamo con meccanismo retrogrado.
Tiroide (produzione calcitonina)
• Le
cellule
parafollicolari
sono
responsabili della produzione della
calcitonina, ormone polipeptidico ad
azione ipocalcemizzante, che inibisce
la liberazione di sali minerali ed in
particolare di calcio dal tessuto
osseo, ed ha quindi azione antagonista
a quella del paratormone, secreto
dalle paratiroidi.
• Derivano da elementi delle creste
neurali.
Paratiroidi
• Piccoli organi endocrini di origine
branchiale, il cui secreto regola,
assieme alla calcitonina prodotta dalla
tiroide, il ricambio del calcio e del
fosforo.
Paratiroidi
(forma, posizione e rapporti)
• Hanno forma ovale e dimensioni
variabili. Sono poste a contatto con la
faccia posteriore dei lobi laterali
della tiroide cui aderiscono per mezzo
di connettivo lasso e sono comprese
entro
la
guaina
peritiroidea.
Generalmente sono in numero di 4,
due superiori e due inferiori.
• Di colorito bruno caratteristico,
nell’anziano
possono
apparire
giallastre per infiltrazione adiposa.
Paratiroidi
(forma, posizione e rapporti)
• Le inferiori traggono rapporto con un
ramo dell’arteria tiroidea inferiore e
si trovano a breve distanza dal n.
laringeo inferiore (n. ricorrente).
• Le superiori, in genere più piccole
delle inferiori si trovano all’unione del
terzo superiore con il terzo inferiore
dei lobi tiroidei.
Paratiroidi (vasi e nervi)
• Sono irrorate da rami dell’arteria
tiroidea
inferiore.
Le
arterie
penetrano
nelle
ghiandole
in
corrispondenza dell’ilo, situato nella
loro faccia profonda e danno origine a
una ricca rete di capillari di tipo
sinusoidale.
• Le vene fanno capo al plesso
peritiroideo.
• I nervi seguono i vasi e hanno la
stessa origine di quelli tiroidei.
Paratiroidi (struttura)
• Sono circondate da un’esile capsula connettivale reticolare,
che dà origine a setti poco numerosi e brevi che penetrano
nel parenchima. Che è formato da cordoni cellulari nei quali si
distinguono due tipi di elementi, le cellule principali e le
cellule ossifile.
– Le cellule principali sono le più numerose e le uniche presenti alla
nascita. Si distinguono cellule principali scure e chiari, a seconda
della concentrazioni di granuli al loro interno. Sono responsabili
della produzione del paratormone, polipeptide che determina
ipercalcemia e ipofosfatemia. Stimola l’attività degli osteoclasti
e favorisce il riassorbimento renale ed intestinale di calcio,
mentre diminuisce quello dei fosfati nel rene. L’iperproduzione
di paratormone determina decalcificazione delle ossa con
comparsa di una osteite fibrosa cistica, mentre l’ipoproduzione
può provocare tetania a causa dell’aumentata eccitabilità
neuromuscolare dovuta all’ipocalcemia.
– Le cellule ossifile compaiono verso i 6 anni. La loro acidofilia è
dovuta alla ricchezza di enzimi ossidativi (soprattutto l’anidrasi
carbonica)
• L’attività endocrina delle paratiroidi non dipende dall’ipofisi,
ma è regolata direttamente dalla concentrazione degli ioni
calcio nel sangue.
Isolotti pancreatici
• Detti anche isole di Langerhans,
costituiscono la parte endocrina del
pancreas e sono piccole formazioni,
sparse
nel
tessuto
esocrino
dell’organo (ma soprattutto nella
coda). Il loro diametro varia da 0,3 a
0,7 mm ed il loro numero varia da 200
000 a 500 000.
Isolotti pancreatici (vasi e nervi)
• Sono irrorati da rami delle arterie
pancreatiche che formano una ricca rete di
capillari, più sviluppata di quella che
circonda gli acini ghiandolari esocrini.
• Il sangue refluo viene raccolto dalle vene
pancreatiche, tributarie della vena porta.
• Fibre nervose amieliniche, penetrano entro
gli isolotti e decorrono lungo l’esile trama
stromale. Cellule gangliari si pogono in
stretto rapporto con le formazioni insulari,
costituendo
i
cosiddetti
complessi
simpaticoinsulari
Isolotti pancreatici (struttura)
• Con colorazioni apposite ed al microscopio elettronico si
riconoscono nel parenchima pancreatico cellule A (o cellule 
o cellule A2), cellule B (o cellule ) e cellule D (o cellule  o
cellule A1):
– Le cellule A rappresentano circa il 20% degli elementi insulari e
sono sparse tra le altre cellule insulari. Producono il glucagone,
ormone di natura polipeptidica, che agisce sul ricambio degli
zuccheri promuovendo la glicogenolisi epatica ed elevando la
glicemia.
– Le cellule B sono le più numerose (circa il 75-80%). Producono
l’insulina, una proteina che agisce in antagonismo al glucagone
abbassando la glicemia. Essa favorisce la glicogenosintesi
epatica e l’utilizzazione del glucosio da parte dei muscoli. In
generale l’insulina aumenta la permeabilità al glucosio di tutti i
tipi cellulari.
– Le cellule D sono le meno numerose (circa il 5%) e si trovano
sparse irregolarmente tra le altre cellule. Producono la
somatostatina, che agisce localmente regolando la produzione di
insulina e glucagone.
• L’attività endocrina delle cellule insulari è regolata
essenzialmente dalle variazioni del tasso glicemico, ma anche
da fattori nervosi ed endocrini.
Ghiandole surrenali
• Sono due organi posti nell’addome in
corrispondenza
della
sua
parete
posterosuperiore, a lato della colonna
verticale, in contatto con il polo superiore
dei reni, subito sotto il diaframma. Sono
costituite da due parti diverse per origine,
struttura e funzione: la corticale, che
secerne ormoni steroidei e la midollare, che
secerne catecolamine.
Ghiandole surrenali
(forma, posizione e rapporti)
• Hanno forma irregolarmente piramidale, a
base inferiore. La surrenale di dx è più alta
della sx.
• Sono situate al di dietro del peritoneo
parietale posteriore e sono accolte in
un’atmosfera adiposa entro la loggia renale.
La base è concava e si appoggia sul rene, al
quale è unita da scarso connettivo lasso.
Sulla faccia anteriore è presente un solco
principale, in cui penetra qualche ramo
arterioso e da cui emerge la vena surrenale.
Ghiandole surrenali
(forma, posizione e rapporti)
• La surrenale di dx è in rapporto
anteriormente e con l’interposizione del
peritoneo, con la faccia viscerale del
fegato. Posteriormente poggia sul pilastro
laterale del diaframma. Medialmente è in
rapporto con la vena cava inferiore.
• La surrenale di sx discende notevolmente
dal polo superiore del rene lungo il margine
mediale di questo, sin quasi all’ilo renale. La
sua faccia anteriore, ricoperta da
peritoneo, volge verso la borsa omentale ed
è in rapporto con la faccia posteriore dello
stomaco. La faccia posteriore corrisponde
alla 12a vertebra toracica. Il margine
mediale è in rapporto con l’aorta.
Ghiandole surrenali
(forma, posizione e rapporti)
• Entrambi
entrano
in
rapporto
posteriormente, tramite il diaframma,
con
il
seno
pleurale
costodiaframmatico.
• La corticale , situata perifericamente,
ha colorito giallastro.
• La midollare ha colorito bruno
nerastro.
• Il limite tra le due parti è piuttosto
irregolare, inoltre la midollare è meno
estesa della corticale.
Ghiandole surrenali (vasi e nervi)
• Ciascuna surrenale è irrorata da tre arterie: la
surrenale superiore (ramo della A. frenica
inferiore) che si distribuisce alla porzione apicale
della ghiandola, con rami anteriori e posteriori, la
surrenale media (ramo dell’aorta) che si
distribuisce lungo il margine mediale dell’organo, la
surrenale inferiore (proviene dalla renale
omolaterale), la più voluminosa, e si distribuisce
alla metà inferiore della surrenale.
• Le vene di distinguono in un gruppo periferico e in
un gruppo centrale. Le periferiche drenano la zona
glomerulare e fascicolata esterna della parte
corticale. Le centrali confluiscono in un grosso
vaso, la vena surrenale. Questa funziona come
dotto escretore della ghiandola.
Ghiandole surrenali (vasi e nervi)
• I linfatici dono presenti laddove sia
presente una certa quantità di connettivo
(cioè nella capsula e lungo le vene più
grandi). I linfatici afferenti fanno capo ai
linfonodi periaortici.
• I nervi sono rappresentati da fibre
ortosimpatiche che giungono alla ghiandola
tramite
il
plesso
surrenale
dell’ortosimpatico e che si distribuiscono
alla capsula e alla corticale, ma in
prevalenza alla midollare, alle cui cellule
giungono come fibre pregangliari.
Ghiandole surrenali (struttura)
•
•
–
La surrenale è delimitata da una robusta
capsula connetivale, ricca di fibre
elastiche.
La parte corticale è costituita da cordoni
cellulari disposti a configurare 3 zone
distinte:
La zona glomerulare rappresenta il 15% dello
spessore. I cordoni cellulari sono avvolti su se
stessi e formano gomitoli separati da capillari.
Questa zona secerne ormoni steroidi che
agiscono sul ricambio idrosalino favorendo il
riassorbimento degli ioni Na e inibendo quello
degli ioni k a livello della parte convoluta
distale dei tubuli renali. Questi ormoni sono
detti mineralcorticoidi e sono rappresentati
dal desossicorticosterone e dall’aldosterone.
Ghiandole surrenali (struttura)
–
–
La zona fascicolata costituisce circa il 75%
dello spessore. E’ formata da cordoni cellulari
che
decorrono
paralleli
tra
loro
e
perpendicolari alla superficie. Le cellule di
questa zona producono ormoni glicocorticoidi
(cortisolo) che agiscono sul ricambio glucidico
e protidico in quanto capaci di incrementare, a
livello epatico, la produzione di carboidrati
dalle proteine (gliconeogenesi). Hanno quindi
azione iperglicemizzante e sono dotati di
attività
antiflogistica,
antiallergica,
linfocitolitica nei riguarda dei linfociti T.
La zona reticolare rappresenta il 10% dello
spessore della corticale. E’ posta al limite con
la midollare ed è formata da cordoni cellulari
anastomizzati a rete. Le sue cellule producono
ormoni androgeni.
Ghiandole surrenali (struttura)
•
–
–
•
La parte midollare, posta al centro della
surrenale e circondata dalla corticale, è
composta da due tipi di cellule midollari: cellule
produttrici di noradrenalina e cellule produttrici
di adrenalina, chiamate catecolamine:
La noradrenalina rappresenta il 20% dela secrezione
midollare ed ha effetti fisiologici in parte diversi
rispetto all’adrenalina. E’ anche il mediatore chimico
dell’impulso nervoso nelle fibre ortosimpatiche.
L’adrenalina rappresenta l’80% delle catecolamine
prodotte dalla midollare e si forma per metilazione
della noradrenalina. Ha molteplici effetti fisiologici,
agendo sull’apparato cardiovascolare, sulla muscolatura
striata, sulla muscolatura liscia dei bronchi, sul
metabolismo dei glucidi. Viene secreta come ormone di
emergenza in tutte le situazioni di stress.
L’attività secretoria delle cellule midollari è
regolata
dall’ortosimpatico, le
cui
fibre
pregangliari raggiungono le cellule midollari,
stabilendo con esse rapporti di tipo sinaptico.
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