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1 luglio 2015
Peste e corna
di Edmunduburdu
IN PRINCIPIO ERA IL CAOS
23
EMOTIVAMENTE
di Alice Bandino *
www.psygoalicebandino.it
P
oi ci sono stati gli emendamenti ed è arrivato il casino.
Niente di male, ci siamo abituati da sempre, le critiche a
qualsiasi decisione sono indice di materia cerebrale in movimento. Infine è arrivata l’estate, e con essa le vacanze. Le
grandi aziende chiudono per qualche settimana e le piccole,
qualche volta, per sempre, mentre le scuole per soli tre mesi.
I monti e i mari, rassegnati alle invasioni, allargano le braccia e si preparano a riceverci nei loro spazi di pace e a ritemprarci dalle fatiche. Chi può, perché fa l’amministratore
delegato, il politico o il banchiere, varca i confini del mondo con panfili e jet privati, e chi non può va per spiagge
rumorose o torna al paesello da dove è emigrato, mentre
quegli altri migranti, di provenienza afroasiatica, sopravvivono, in attesa di riuscire a passare nuove frontiere, in centri di raccolta, su scogli sul mare a confine tra stati o negli
spazi delle stazioni perché al loro paesello non possono tornare.
Solo gli studenti e i loro insegnanti non hanno pensieri, in
due o tre mesi di vacanze ristoreranno cervelli e ossa per
rientrare felici in classe. Intanto ci sono i circa tremila emendamenti al progetto della Buona Scuola, le manifestazioni
nelle piazze, i presidi padroni, gli insegnanti ingiudicabili,
gli alunni... beh, a chi non ha fatto piacere qualche giornata
di sciopero, cioè di festa in più, quando viveva i verdi anni
scolastici? Scuola che non educa, scuola buonista, scuola
incapace di insegnare, scuola che promuove qualsiasi asino, e genitori che rivendicano i diritti dei loro pargoli a un
po’ di riposo e di vacanze con niente compiti, e altri insegnanti che chiedono maggiore serietà e responsabilità educative e meno proteste. Mettere d’accordo tante idee richiede tempo, e dobbiamo avere pazienza perché tutti sappiamo
che l’universo, per arrivare al punto in cui si trova, ci ha
messo più di tredici miliardi di anni. Poi il fulmine, col Senato che vota la fiducia.
Però le voci urlano, lo fanno da sempre, senza l’umiltà di
comprendere che il dialogo e il compromesso sono necessari per arrivare a un accordo possibile, che non sarà mai la
soluzione ideale, ma che sarà comunque utile per procedere
in avanti. La democrazia offre anche la possibilità di urlare
disagi assicurando soluzioni di comodo e giorni felici.
IL COMMENTO
Però ci sarebbe qualcosa da dire, o da chiederci, sui ragazzi
in vacanza e sul modo in cui li cresciamo, e non solo sull’uso continuo e paranoico che fanno quotidianamente dei
loro smartphone o similari aggeggi elettronici, come certi
nostri deputati alla Camera. Cosa gli stiamo realmente insegnando? Non a vivere, non a essere responsabili, non a
partecipare, non a farsi un’idea del significato del lavoro
attraverso un’esperienza diretta, e solo un numero limitato
riesce a fare attività sportive, educative o di intrattenimento, quando potrebbero e dovrebbero essere inseriti in appositi ambiti in grado di offrirgli conoscenze, esperienze e
capacità nuove.
Le leggi dicono che i ragazzi non possono lavorare prima di
aver superato una certa età e allora chiunque, imprenditore
o no, si guarda bene dall’invitare un giovane per fargli vivere, anche da semplice spettatore, l’esperienza di un’officina, di uno studio di ricerca o di un coltivatore di pomodori o allevatore di mucche: c’è il rischio d’essere incriminati
per sfruttamento di minori. Critichiamo i ragazzi d’oggi e il
fatto che molti si trastullano in atti vandalici, piccoli furti,
bullismo e droghe, ma siamo i primi a farli crescere nel
nulla, a tarpargli le ali anziché incoraggiarli a guardare al
futuro con qualche moderata ambizione. Stiamo perdendo
giorno dopo giorno la cultura del lavoro, che non viviamo
come un dovere, ma come una tortura cui non vogliamo
sottostare e che ci fa rifiutare proposte che non rispondono
in pieno alle nostre pretese, e intanto tecnologia e scienza
sostituiscono l’intervento umano con i droni che bombardano, i robot che ti accolgono alle reception degli alberghi,
che ti spazzano la casa, che ti operano negli ospedali, che ti
guidano le auto, i pullman e gli aerei e che, se ti fa piacere,
ti fanno pure la spesa e te la consegnano a domicilio.
E allora cosa dobbiamo attenderci per il futuro? Specializzazioni d’alto livello per operare insieme ai droidi e lavori
manuali per produrre cose semplici salvaguardando la natura, quella che, lo dice anche il papa con l’enciclica dei
giorni scorsi, stiamo invece distruggendo. E se non siamo
disponibili noi a fare questi ultimi, lo saranno gli afroasiatici migranti che non vogliamo tra i piedi. E dovremo pure
dirgli grazie.
di Rinaldo Ruggeri
LA POVERTÀ DEI RAZZISTI
Prima che sia troppo tardi, prima che ci ritroviamo, ancora
una volta, i campi di concentramento e i forni crematori,
mettiamo al bando il razzismo palese e quello mascherato.
Senza sconti o infingimenti, chiamiamo gli intolleranti verso
le altre etnie o altre identità con il loro vero nome: razzisti.
Mi fanno ridere i razzisti che tentano di nascondere la propria grettezza culturale con la scontata premessa: “Io non
sono razzista ma…”. Io non sono razzista, ma loro (extracomunitari, neri, arabi, zingari, ecc.) sono sporchi, rubano
e il menu delle sciocchezze e delle imbecillità è ricco e
vario. A volte mi chiedo: queste persone (razziste) si sono
rese conto che non viviamo più nel Medioevo ma nel terzo
millennio, in un mondo globalizzato?
Oggi tutto può circolare: soldi e merci di ogni genere, mentre alle persone è vietato circolare. Alla merce più pregiata,
alla merce umana, se è povera, è impedito di spostarsi. Se
sei ricco, di pelle scura o nera, nomade o stanziale, comunitario o extra, si spalancano non solo le frontiere ma tutte
le porte possibili e immaginabili. La stupida frase: “Statevene a casa vostra”, rivolta agli stranieri, non l’ho mai sentita pronunciare nei confronti di chi viene a trascorrere le
vacanze in Italia, e che porta valuta pregiata. La pelle scura
degli emiri arabi che investono in Sardegna non genera allarme, anzi, è ragione di giubilo, si fanno ponti d’oro nei
loro confronti. Né si sentono lamentele per la pelle gialla o
olivastra dei ricchi dell’Estremo oriente che acquistano
squadre di calcio nel nostro paese. Né si sentono ricchi italiani lamentarsi per il colore della pelle o per la religione
che professano quando stringono affari con i milionari stranieri.
Il razzismo è un “lusso” che i ricchi non si possono permettere, il business è business. Ai poveri è consentito il
“lusso” del razzismo, essi possono odiare i poveri di altri
continenti, di altri emisferi, di altre etnie, di altre religioni
e perfino i poveri più poveri del proprio paese. I poveri
possono essere razzisti e odiare a tutto campo, in questo
ambito non ci sono restrizioni di sorta. Ciò che non è consentito ai poveri è di mettere in discussione il meccanismo
di accumulazione che genera la povertà e la disoccupazione non solo in Italia ma nel mondo. Così, tanto per rinfrescarci la memoria, la Banca Mondiale ha,di recente, pubblicato alcuni dati, essa sostiene che: la rendita di 85 miliardari nel mondo equivale al reddito del 50% della popolazione del Pianeta, che oltre 1 miliardo di persone vive
con meno di 2 euro al giorno. Le stesse fonti affermano
che la gran parte di questa povertà sta nel continente africano e, in particolare, nella parte subsahariana.
La ragione dei movimenti migratori, oltre alle guerre locali, sta tutta qui, nella povertà estrema di queste popolazioni. Se si vuole, veramente, fermare questo esodo, che
sarà biblico, perché centinaia e centinaia di milioni di persone presseranno alle frontiere dell’Europa, la soluzione è
semplice e perfino banale, ridare a queste popolazioni il
mal tolto. Forse ci siamo dimenticati o facciamo finta di
non ricordarci che l’intero continente africano fino alla
metà del secolo scorso era colonia o protettorato europeo.
Inghilterra, Francia, Portogallo, Belgio, Olanda e Italia
avevano massacrato intere popolazioni con guerre coloniali e depredato le loro ricchezze naturali. Probabilmente
la ricchezza di quegli 85 miliardari ha origine da queste
ruberie banditesche.
Bisogna fare, nell’interesse di tutti i poveri del mondo,
una vera e profonda ridistribuzione del redito. 85 miliardari non possono e non potranno mai fermare miliardi di
disperati che chiedono di vivere, perché con due euro al
giorno non si vive ma si muore di fame.
RIMPIANTI E RIMORSI
Mi scrive un lettore “tormentato” da qualche tempo da stati
ansiosi, accompagnati da incubi notturni e pensieri negativi
ricorrenti, la cui origine non trova spiegazione in traumi recentemente accaduti nella propria vita.Il lettore colloca l’inizio di questi disturbi come conseguenza ad una sorta di autoanalisi sulla propria vita, della quale mi racconta alcuni particolari. Sente di essere poco felice nel proprio presente, di
provare spesso emozioni di rimpianto e rimorso.
Rimpianto e rimorso sono emozioni controfattuali, cioè rientrano in un processo di “simulazione alternativa della realtà
passata e presente”, in cui le esperienze reali cognitive e affettive vengono paragonate ad altre versioni immaginarie
possibili (o impossibili), della realtà.
A livello cognitivo si pensa e si ripensa al “come sarei se
avessi fatto…cosa sarebbe successo se avessi detto.. se solo
non.. se potessi tornare indietro..”, formulando giudizi e fantasticando su esiti differenti nella propria esistenza. A livello
affettivo le reazioni emotive vengono così amplificate e spesso
si squalificano gli stati emotivi presenti, impegnati nella ricerca di emozioni idealizzate.
Questi costrutti emotivi sono sottesi da emozioni negative
come paura, rabbia, tristezza, vergogna, senso di colpa, orgoglio, delusione. Per semplificare, al paziente spesso si spiega che il rimpianto si sperimenta nel “non aver fatto” e il
rimorso sull’”aver fatto”.
Nella pratica clinica, ho notato che i due costrutti si intersecano in base ai termini di paragone: più l’alternativa immaginaria sembra più desiderabile di quella che abbiamo, più la
frustrazione impedisce di avere un buono stato psico-fisico
nel presente, dando il via a un circolo vizioso, in cui pensieri
e emozioni peggiorano davvero nella vita reale. Essendo troppo impegnati cognitivamente e emotivamente a vivere una
vita immaginaria alternativa, escludiamo chi ci circonda nel
presente, immaginando dialoghi o situazioni con persone vissute nel passato o addirittura sconosciute. La nostra mente,
per istinto di autoconservazione, per proteggerci da un’evidente situazione non soddisfacente o fallimentare attuale, ci
“illude”che il problema non siamo noi, con le nostre scelte
nel qui et ora, ma le irrimediabili conseguenze di nostre scelte passate.
Ecco che, come accaduto anche al lettore, non si lavora per
migliorare il presente, ma per rimediare al passato, spendendo energie e tempo in una corsa ìmpari contro il tempo.
Al lettore e a chi vive la stessa confusione, consiglio un sostegno psicologico socio-emotivo in grado di rimettere ordine, riportando livelli accettabili di benessere psicologico, prima che le conseguenze sfocino in stati tendenti al psicotico,
nei quali i pensieri intrusivi diventano vere e proprie allucinazioni sensoriali che alterano la realtà, e per le quali si rischia di perdere ciò che abbiamo costruito, per rincorrere vite
alternative che esistono solo nella nostra fantasia creativa.
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1 luglio 2015
GUSPINI
SA FESTA MANNA
(raccontata a una nipote, vista con gli occhi di una ragazza degli anni ’30)
U
n’ultima chiamata per avvisare i passeggeri.
Il fischio del treno in arrivo che si confonde con quello
in partenza. Il solito via vai in una sera d’estate. Paola ha
dato l’ultimo esame e adesso torna a casa. Non è andata male,
quattro esami la mettono al riparo da brutte sorprese. I crediti
sono sufficienti, l’assegno di studio è salvo. La mente è rivolta al futuro, guarda all’estate. Con la testa sgombra è facile immaginare gli spazi del paese vissuti con ritmo antico,
umano. Il ritmo dell’uomo, senza accelerazioni. Poi, all’improvviso, un pensiero, tenuto nascosto, o sopito, non sa, per
molto tempo. Tra poco a Guspini ci sarà sa Festa Manna,
quella che gli anziani invocano come Santa Maria Bella. Come
se le altre Sante o Santi non lo fossero. Chissà se hanno già
iniziato a cantare il rosario in sardo e Is Coggius in onore
dell’Assunta. Nonna Alina li cantava sempre, anche in casa
quando svolgeva i lavori domestici, non si stancava mai. Con
voce sussurrata, dolce, come il sardo di queste parti, dove la
s non è mai dura e si sposa a meraviglia con la c, la t e le altre
lettere dell’alfabeto. “Su Celu est in allegria; sa terra in solennidadi. In tronu de Magestadi, riposat oi Maria…”. (Il
cielo è in festa, la terra vive un momento solenne. Su un trono di Maestà, riposa oggi Maria). Così Paola ricordava la
prima strofa e il ritornello che si ripeteva come un canone
dopo ogni strofa. Poi? “Cun d’una boxi amorosa, su Fillu
dd’hat cunbidada…” (Con una voce amorosa, il Figlio l’ha
invitata…). Il Figlio, con voce dolce, amorosa, l’ha invitata.
In sardo quando si vuole invitare una persona, si dice proprio
così: ti cumbidu, ti invito. Paola pensa che è la mamma, solitamente, ad accogliere il figlio. Per la Madonna no. Lo sa,
perché le ha sentite cantare, le donne anziane del paese ricordano a memoria le quindici strofe de “Is Coggius de Santa
Maria SS. Assunta venerada in Guspini”, che seguono il canto del rosario in sardo. Bisnonne, nonne, e mamme, da generazioni, hanno nutrito le loro figlie con la preghiera e la devozione all’Assunta. Mentre il treno continua la sua corsa,
Paola ragiona con se stessa di queste cose. Chi le avrebbe
potuto raccontare qualche aneddoto, qualche storia? Nonna
Alina è morta da molti anni. E alcuni dei più anziani della
famiglia, anche. Forse zia Maria. Che cosa chiedere? Certo,
zia ha una veneranda età. Nata in pieno regime fascista. La
maggior parte degli anziani del paese sono nati intorno al
1922. Ma sa Festa Manna a Guspini è stata sa Festa Manna
da sempre. Paola prova a immaginare il motivo di tanta devozione. Chissà com’era ai tempi di Eleonora d’Arborea o
sotto la dominazione spagnola. E sotto il Regno Sardo Piemontese o il Regno d’Italia? E agli albori della Repubblica?
Sarà vero che la chiesetta dedicata a Santa Maria di Malta,
che si venera a Guspini, era quella di un monastero benedettino? Se anche non fosse, è bello pensare che sia così. Agli
storici lascia il piacere di rivelare la verità. Lei ha sempre
goduto della semplicità e bellezza della chiesetta, oltre che
di Sandro Renato Garau
(parte prima)
del silenzio e l’aria che si respira tra i suoi archi a tutto sesto.
L’hanno affascinata le storie di vita e la cultura popolare che
attorno ad essa è cresciuta e si è sviluppata, oltre all’affetto
per la Santa. Con questi pensieri giunge all’uscio di casa.
L’incontro è quanto di più festoso si possa immaginare dopo
alcuni mesi. Mamma è felice per questa sua figlia che l’anno
prossimo sarà dottoressa. A babbo, sempre poco espansivo,
basta un abbraccio, un bacio accennato sulla guancia e un
sorriso. È orgoglioso di questa figlia. Il tempo di vuotare il
trolley, cercare il registratorino e il bloc-notes, mandare due
messaggi con WhatsAp all’amico rimasto a Cagliari, ed è
pronta. Chiama zia Maria e chiede se può disturbarla. L’anziana donna non se lo fa ripetere due volte e le dice che è
pronta ad accoglierla. Che la sua casa è sempre aperta e bonariamente rimprovera la nipote che va a trovarla troppo raramente. I convenevoli e l’affetto seguono il rituale di baci
abbracci e scambio di notizie sulle famiglie. Qualcuno sta
male, qualcuno non c’è più, qualcuno è nato, qualcun altro si
è sposato. Zia Maria invecchia e Paola cresce. Alla domanda
sull’innamorato, sguscia via come un’anguilla cercando una
risposta diplomatica, che zia capisce e mette tra le cose da
approfondire. Paola conosce il protocollo. Zia Maria la fa
accomodare. La nipote incomincia con una domanda diretta:
vuole sapere della festa di Santa Maria Assunta a Guspini.
Non vuole sapere i fatti recenti, ma quelli passati, quando zia
Maria era ragazza e, raccontano, andasse al circo con nonno
Peppino.
La donna, aguzzando gli occhi quasi per aiutarsi a ricordare,
incomincia: “Quando ero ragazza io dal 13 luglio, ogni sera,
cantavo il rosario in sardo e is Coggius in onore di Santa Maria, si terminava il 13 agosto. L’antivigilia della festa vera e
propria. Abbiamo imparato il rosario in sardo dalle mamme e
dalle donne anziane del paese. La melodia è quella tipica sviluppatasi a Guspini, diversa da quella di Arbus, Gonnosfanadiga e degli altri paesi vicini. Ai nostri nonni piaceva questa.
Una cantilena dolcissima. È molto bella. Il rosario lo cantavamo sul muraglione del molino, ogni notte, dopo cena. Ciascuno portava la seggiolina da casa, ci mettevamo in cerchio.
Partecipava tutto il vicinato. Come terminavamo di cantare il
rosario, la sera del 13 agosto, iniziava la festa. La vigilia della
festa, il 14 agosto, le addette al quel compito, preparavamo la
Madonna”.
Paola è presa alla sprovvista, non aveva mai riflettuto sul fatto
che la Madonna doveva essere preparata alla sua festa.
La zia continua: “Quando ero piccola io, la preparavano tua
nonna, cioè mia mamma, e altre sei donne, alcune anziane,
altre più giovani. Erano sette quelle che vestivano la madonna. E il loro compito non terminava in un certo anno, non ave-
LETTERE
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SARÀ OPPOSIZIONE COSTRUTTIVA,
INTELLIGENTE ED INTRANSIGENTE
Nella “Gazzetta del Medio Campidano” in data 15/6/2015 è
stato pubblicato un articolo a firma del Sig. Dario Frau, dove
vengono riportate delle considerazioni a dir poco sorprendenti .
Con grande attenzione si è cercato di capire come l’articolista
abbia potuto dedurre (opinione comune?!) che il candidato a
sindaco Ercole Colombo abbia pagato il palese, sfacciato e
costante lassismo della passata amministrazione, dov’è il nes-
va una scadenza. Non era come per il presidente della festa
che cambiava ogni anno. Una donna poteva vestire l’Assunta
per tutta la vita. Poi, quando invecchiava, designava un’altra
donna della stirpe, in genere la primogenita. Quando si trattava di nubili, o senza figlie femmine, potevano designare una
nipote o una figlioccia. Andava di lignaggio in lignaggio. La
vestizione si faceva, e si fa ancora, a porte chiuse. È tradizione che la Santa non sia vista da nessuno prima che sia vestita
a festa. Neanche il parroco può vederla”.
Paola si sente sempre più coinvolta nel racconto. Sta scoprendo un mondo ricco di cultura e di usanze che affonda le sue
radici in mondi lontanissimi. Ascolta con attenzione, vorrebbe chiedere, incoraggiata dalla luce che si sprigiona dagli occhi della zia, quando parla della Santa della quale porta il nome
e che ha servito tutta la vita. Chiede, quindi, quando e come la
vestivano.
“La statua è quella che si trova sul primo altare a destra dopo
l’ingresso nella chiesa di San Nicolò. È la sua cappella, dove
c’è anche san Giorgio. Le donne che la vestivano, e la vestono
ancora, s’incontrano in chiesa, dopo le messe del mattino, la
vigilia della festa. La Santa è deposta sul suo letto e inizia la
vestizione. Questa avviene nella cappella del Sacro Cuore, che
è più avanti, c’è più spazio e più luce. All’Assunta si toglie
l’abito quotidiano e la si veste con l’abito nuovo, quindi è ricoperta dai veli. L’abito ha un bel colletto, una blusa, la gonna. La Santa possiede due vestiti, uno l’ha confezionato zia
Rosina Sanna, con le sue stesse mani. È bello, ti dico che è
bello. E’ bianco, tutto bianco. L’altro l’avevano fatto confezionare is oberaius della festa, quando era presidente un certo
Murgia. Questo è avvenuto da molto, da molto, io ero ragazzina. Avevano deciso di confezionarle un nuovo vestito realizzato con i soldi che erano avanzati dalla festa. Non ricordo
l’anno. Ha la gonna bianca, lo scettro celeste, il corsetto bianco. Il vestito è ricamato, tutto ricamato. Quel vestito lo avevano fatto realizzare a Cagliari, da sarte che conoscevano il mestiere. Sandali, quando io ero bambina, ne aveva due paia, un
paio di stoffa, semplicissimi, bianchi, di qualità, e un altro
paio in argento, dicevano che erano stati confezionati alla fine
del 1700. L’ultimo paio è in argento, non ricordo l’anno in cui
sono stati acquistati, tempestati di perle e pietre preziose. Li
aveva voluti monsignor Pittau, il parroco della chiesa di san
Nicolò, per mettere inevidenza la regalità dell’Assunta. Oggi,
mi pare, non ricordo bene, quelli in argento, antichi li ha la
Santa che è nella sua chiesetta, quelli in stoffa l’Assunta che è
nella parrocchiale e quelli pesanti, ricchi, sono ben custoditi.
Tornando indietro nel tempo, mamma e le altre donne, quando vestivano la Santa, come ti ho detto, chiudevano la porta,
non lasciavano entrare nessuno. Lei, la vigilia della festa tornava a casa alle 12 o alle12.30. Babbo non diceva mai nulla,
però. Mancava tutta la mattina, la vestivano sempre le solite
cinque, sei donne”.
so? L’articolista si sarebbe invece dovuto chiedere come mai
l’elettorato ha premiato proprio un componente di detta amministrazione. Le domande che ci si può porre sono tante ma
è ovviamente inutile farlo. Quello che conta è il risultato elettorale. Forse l’elettorato ha premiato il sindaco vincente perché giovane, animato di buona volontà e garbato con tutti.
La mancata affermazione (pomposamente definita debacle!)
della lista Colombo, lista civica, ma definita politicamente vicina al PD, può anche essere attribuita al fatto che gran parte
dell’elettorato giovane non è riuscito a cogliere la differenza
tra l’appartenenza acritica a quel partito e il far parte di una
lista civica, dove molti candidati, decisamente competenti e
animati da sano entusiasmo, si affacciavano per la prima volta
nell’agone politico amministrativo.
Le aspettative dell’elettorato sono tante e note. Non si può
quindi che essere d’accordo con l’ultima considerazione dell’articolo: l’attività della minoranza dovrà essere di stimolo,
controllo e costruttiva per il bene della nostra comunità. Considerati lo spessore e la preparazione dei candidati e in particolare della rappresentante eletta della lista Pabillonisversoil2020, c’è da stare tranquilli: sarà opposizione costruttiva,
intelligente ed intransigente.
Infine ci si augura per il futuro che gli articoli mandati in stampa rispettino sostanzialmente la realtà e non contengano deduzioni inopportune e prive di fondamento.
Ercole Colombo - Pabillonis
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1 luglio 2015
BIANCO E NERO
25
di Fulvio Tocco
IL NARCISISMO NON PUÒ PREVALERE SUL BUONSENSO
Perché la politica non dice che ad aprile il debito pubblico è aumentato di 10 miliardi di euro?
C
on la mania di voler smantellare tutto ciò che è stato fatto in precedenza, si sta incoraggiando l’abbandono di tutti quelli che nella democrazia vera e partecipata ci credono ancora.
Ma siamo veramente sicuri che prima del 2014 non ci
fossero anche dei politici seri? L’Italia è cresciuta grazie all’impegno di tante persone perbene che l’hanno
rappresentata nel governo di Roma, nelle Regioni, nelle Province e nei Comuni. Negli ultimi 20 anni sono
stati soprattutto i Comuni a garantire la tenuta del paese. Negli ultimi 15 sono stati di fatto i protettori della
spesa pubblica grazie alle norme della L. 267/2000. Prima delle elezioni regionali ho seguito, in una intervista, il Presidente del Consiglio dei Ministri che di fronte a delle specifiche domande, con una certa baldanza,
risponde: “non potete chiedere tutto a noi”. E questa
campana, da parte sua e dei suoi ministri, si sente spesse volte. Però quando la musica è sempre la stessa non
può passare sempre inosservata.
Chi cerca il consenso sbeffeggiando coloro che l’hanno
preceduto non si presenta bene di sicuro in un paese
dove la disoccupazione giovanile è quasi ai livelli della
Grecia. Prima o poi paga il conto di tanta vanagloria.
Anzi nasconde qualcosa che non quadra. Si attacca il
passato senza fare differenze. Del berlusconismo che ha
accresciuto a dismisura le disuguaglianze non si fa mai
cenno. Eppure col berlusconismo si è consumata un’epopea storica che vede il 10% degli italiani possedere il
50% della ricchezza nazionale a scapito della restante
parte dei cittadini. Tra il 90% di questi ultimi ci sono
dieci milioni di persone che stringono la cinghia, per
questo dico, siamo proprio sicuri che andavamo alla ricerca di un partito nuovo che demonizzasse, indistintamente, il passato; contro i sindacati cavalcando filoni
culturali di destra, dimenticando coloro che si sono fatti in quattro per affermare l’idea di una politica democratica?
Il grandioso lavoro che è stato fatto nel paese, dal secondo dopoguerra ad oggi, ci ha fatto apprezzare dal
mondo intero sui macro settori del cibo, dell’arte, dei
beni culturali e del paesaggio. Sono i temi che abbiamo
capitalizzato con l’Expo 2015. Non si può disconoscere che in Italia sono state messe le basi per garantire ai
cittadini, senza distinzione alcuna, una buona sanità, una
buona previdenza, una buona scuola e dei servizi sociali che in molte altre parti del pianeta non hanno. Non si
può negare che una delle migliori leggi dello Stato italiano, il cosiddetto Testo Unico degli Enti Locali, è stata prodotta nel 2000. Certo, c’ è bisogno di rimodellare
le funzioni delle predette istituzioni, ma inizialmente
sono state comunque concepite per un paese civile e
democratico e di ciò va dato merito alle classi dirigenti
che nel tempo si sono succedute ad ogni livello istituzionale.
Tutto questo viene artatamente nascosto. Totu è issu!
Questo Pd, con i suoi rappresentanti che mettono l’uno
contro l’altro per affermare le loro politiche, ripeto, non
mi piace. E non c’è disciplina di partito che tenga. Oramai è la frase dei codardi. Anzi devo dire che la dirigenza PD ha usato il voto dei suoi elettori storici per
LETTERE
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LO SCIOPERO DELLA SCUOLA
Cari studenti, cari genitori, cari colleghi ,vorremmo ringraziarvi per la solidarietà e comprensione che ci hanno aiutato
ad intraprendere un percorso di opposizione al Disegno di
Legge denominato “Buona Scuola”.
Grazie ai lavoratori che da mesi intervengono su questo progetto di riforma, da mesi interpellano i rappresentanti parlamentari sia di maggioranza che di minoranza, con nessun risultato. Molti parlamentari non ascoltano la voce dei lavoratori della scuola pubblica.
Grazie ai lavoratori che da mesi fanno assemblee molto partecipate, invitando i parlamentari ad ascoltare i motivi che
hanno portato ad una così forte e motivata contestazione della riforma scolastica, con nessun risultato. Parlamentari che
non sanno di cosa si parla nel testo di riforma della Scuola
pubblica.
Grazie ai lavoratori che il 5 maggio 2015 hanno scioperato,
il 75% dei dipendenti della Scuola Pubblica hanno incrociato le braccia, dimostrandosi uniti contro il disegno di legge
del governo Renzi, protesta che ha avuto la solidarietà delle
forze di opposizione in parlamento e di una minoranza di
parlamentari del Partito Democratico. Parlamentari che hanno scandalosamente considerato lo sciopero condotto da una
piccola minoranza dei lavoratori.
Grazie ai lavoratori che hanno partecipato al sit-in davanti
all’Ufficio Scolastico Regionale di Cagliari, perché non vogliamo far pensare che la nostra attenzione è finita il 5 maggio 2015. Molti dirigenti del PD sardo, che hanno la sede
nello stesso palazzo, non hanno ritenuto opportuno scendere
e confrontarsi con i lavoratori della Scuola Pubblica.
Grazie ai lavoratori che continuando la lotta proseguono le
assemblee, i sit-in, fiaccolate, preparazione di documenti di
informazione. I parlamentari stanno chiusi nelle loro comode e costosissime (per noi) stanze a far finta di rappresentarci, ma non riescono a carpire il momento di cambiamento
critico del popolo.
Grazie ai lavoratori che in questi ultimi giorni hanno bloccato gli scrutini, dimostrando che la lotta non è finita con uno
sciopero, dimostrando che le regole vengono rispettate, dimostrando che uniti si può combattere anche quando tutto
sembra perduto.
I parlamentari non si preoccupano e non hanno prestato ascolto al mondo della scuola in occasione delle elezioni del 31
rendere lo Stato centrale più lontano dai cittadini e dalle imprese penalizzando i territori in uno dei periodi più
bui dell’economia nazionale; col debito pubblico che
continua a crescere. Ad aprile è aumentato di 10 miliardi, a 2.194,5 miliardi di euro. Ormai siamo alle manie
dell’attaccare chi la pensa diversamente, indipendentemente dal suo credo politico. Anzi prima si attaccano
con dissennata boria quelli vicini e poi con più garbo
gli avversari politici. Così non si va da nessuna parte.
Per me siamo alla patologia politica. Si tratta di una patologia evidente che rischia nel tempo di intaccare anche gli affetti più cari tra compagni e compagne. Quando si è continuamente impegnati nel promuovere la propria immagine, come sta avvenendo di fronte ai risultati dell’ultima tornata elettorale, significa che siamo di
fronte alla fissazione. Si sospetta chi non asseconda. Ma
ormai siamo fuori dalla realtà. Si rappresentano scenari
inesistenti di ripresa evitando di dire che qualcosa si
muove in funzione dell’Expo e del Giubileo di dicembre. Ma, teniamolo bene in mente, nel 2016 non avremo
questa opportunità. Che si dirà? Non dimentichiamo che
i mitomani spesso crollano e la depressione prende il
sopravvento. E succederà che dovrà affrontare la propria incapacità di muoversi nel mondo a causa dei numerosi tentativi di proteggere l’immagine grandiosa di
Sé. Per arrivare al 2018 bisogna rimodellare, come le
istituzioni, anche il partito per evitare gli effetti di una
politica che, di fatto, sta favorendo l’abbandono di tutti
quelli che nella democrazia vera e partecipata credono
ancora.
maggio 2015 e 2.000.000 di voti sono andati ai partiti politici che questa riforma non la votano.
Grazie a tutti
Marcello Fanari
LA FAVOLA DI UN SINDACO
SOGNATORE
Per celebrare la tanto sospirata elezione a Sindaco, in uno dei
più importanti comuni termali della Sardegna, di un esperto
uomo politico già sconfitto per pochi voti nel precedente turno elettorale, nella tarda primavera del 2011 le più alte cariche provinciali e regionali del partito cui apparteneva indissero una grande festa.
Tra gli invitati, tutti i più bei nomi del centro-sinistra dei dintorni, compreso un cittadino del paese termale che avrebbe
fatto carriera. Ciascuno di questi personaggi portò qualcosa
in dono al neo-sindaco: chi il numero del cellulare della segreteria di un onorevole con ottime referenze in Consiglio
Regionale, chi una promessa di appuntamento col capo di
gabinetto del responsabile delle infrastrutture, chi un santino
elettorale del premier allora in carica, chi un coupon con lo
sconto del 50% sui voli in business class destinazione Guspini o Santiago di Compostela. Ma tra gli invitati allignavano
anche alcuni invidiosi del successo elettorale dell’ex Presidente dell’ex Provincia. Uno in particolare, che negli anni
successivi avrebbe preso il sopravvento a livello provinciale,
fingendo di donargli un bel cesto colmo dei prodotti della
nostra fertile food valley, aveva invece contaminato una pregiata bottiglia di Semidano dei nostri colli (rigorosamente
della cantina di Mogoro) con una pozione proveniente da una
lontana terra, patria di numerosi emigranti nel paese d’acque
testè conquistata. Questo intruglio aveva il potere di far addormentare amministrativamente il Sindaco, deportandolo in
un mondo onirico ove i sogni, anche i più inverosimili, sarebbero apparsi come meravigliose realtà. Il risveglio sarebbe avvenuto al raggiungimento della milionesima foto o del
milionesimo bacio a una bella fanciulla. Come dire, mai. E
come dire addio ad un’eventuale rielezione. E l’incantesimo
si avverò già all’approvazione delle prime delibere, tra cui
l’annullamento di progetti predisposti dalla precedente Giunta
alle quali si brindò con la preziosa bottiglia di Semidano della famosa cantina di Mogoro e una modifica urgente del regolamento del P.I.P. che venne applicato retroattivamente.
Immediatamente il Sindaco e l’intera giunta vennero colti da
un profondo sonno amministrativo solo di tanto in tanto interrotto per una festa od un convegno su come non utilizzare
il territorio. Sogni sbandierati come le consuete piroette Renziane. E di sogno in sogno un bel giorno di fine maggio di
quattro anni dopo, avvenne il miracolo. Complice la vanità
del Sindaco dormiente. Dopo milioni e milioni di pixel sparati da ogni tipo di fotocamera durante i suoi viaggi promozionali all’interno del paese, dopo le centinaia di migliaia di
baci appioppatigli da anziani ospiti fidelizzati , o con l’ennesima foto scattata a fianco di anziani curandi (o forse anche
grazie ai pizzicotti delle due signore che avevano il compito
di organizzare e presentare la kermesse del sogno che da quattro anni si teneva nel paese amministrato dal Sindaco), si raggiunse il fatidico numero a sei zeri che avrebbe posto fine al
maleficio: così fu ed il Sindaco sognatore finalmente si risvegliò. Così, all’improvviso. Il risveglio avvenne mentre
stava fantasticando di parchi acquatici da milioni di visitatori
annui, di alberghi a sette stelle, di green golfistici calpestati
da Tiger Woods, di stabilimenti termali frequentati da centinaia di migliaia di curandi. E il risveglio fu brusco. Nell’arrivare alla sede del Consiglio Comunale, ove si sarebbe tenuta
una «conferenza stampa», si accorse infatti che i gestori dei
due grandi alberghi del paese, che in sogno ospitavano già
migliaia di fruitori delle risanate terme, avevano in realtà
grandi difficoltà a riaprirle dopo quattro anni di chiusura e
incuria, puntando bensì ad una loro trasformazione in attività
commercial-residenziali.
E si accorse che la società privata cui aveva oniricamente
affittato il bar delle terme per pochi spiccioli dietro la promessa di rilanciarlo e di attirare fior di clienti con il vincolo
di tenere tutta l’area termale pulita ed in ordine non si realizzava e non vedeva realizzato il sogno sperato. E si rese conto
che se si voleva tentar di salvare la principale attività economica della cittadina, a lui affidata dal voto democratico, bisognava privatizzare. Cioè fare il contrario di quello che egli
aveva a chiare lettere promesso in sede di programma elettorale. Lasciando attoniti e annichiliti i presenti che, di fronte
al prodigioso risveglio, non poterono far altro che commentare che è bene ciò che finisce bene. O che è meglio tardi,
anzi tardissimo, che mai. Al termine della conferenza stampa, il Sindaco sognatore annunciò che avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di ripresentarsi candidato!
Che brutto sogno! Esclamarono i cittadini del paese termale.
Un gruppo di sardaresi poco propensi a sognare
ma che guardano la realtà
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L’ISOLA IN CUCINA
MICOLOGIA E DINTORNI
di Roberto Loddi
S’AZADA
di Gigi Arixi
O GATT’E MARI A SCABECCIU
S’Azada è piatto realizzato con la razza e il gattuccio. È certamente una delle pietanze che sin dai tempi remoti ha fatto parte della tradizione gastronomica
della cucina bosana. Si ritiene che anche i Fenici abbiano utilizzato questa ricetta a base di pesce marinato con aglio e aceto. Oggi in Sardegna questa pietanza viene molto apprezzata come antipasto o come secondo, e considerando il fatto che è un piatto figlio
della cucina povera di questa meravigliosa terra, non
c’è da meravigliarsi se S’azada o gatt’e mari a scabecciu sia durata nel tempo (anche per merito dei poteri conservanti dell’aceto e dell’aglio), perché poteva essere consumata per svariati giorni senza correre
il rischio di inacidirsi.
Ingredienti:
kg 1,2 di gattuccio di mare,
g 80 di gherigli di noce, 2
spicchi di aglio, un mazzetto di prezzemolo, una manciata di pane grattugiato, 6
cucchiai di ottimo aceto di
vino bianco, olio extravergine di oliva, sale e pepe
di mulinello q.b
Ingredienti:
Il fungo di Biancaneve
Preparazione
Per prima cosa pulisci, spella e riduci a pezzi regolari il gattuccio, poi tuffalo in un
recipiente contenente acqua salata a bollore insieme al fegato. Appena riprende il
bollore, scola il pesce e accomodalo in recipiente di terracotta. Terminata questa
operazione, fai rosolare in un generoso giro d’olio il prezzemolo con l’aglio e il
fegato (il tutto tritato finemente) dentro a un tegame, quindi aggiungi le noci pestate
al mortaio, mezzo bicchiere d’acqua di cottura del gattuccio, il pane grattugiato,
una presa di sale, una macinata di pepe e l’aceto. Trascorso un quarto d’ora, versa la
marinata caldissima sul gattuccio disposto nella terrina e copri la preparazione immediatamente con un coperchio. Lascia riposare almeno una notte affinché il tutto
si insaporisca armonicamente.
Altra versione
kg 2 circa di razza o gattuccio con il suo fegato, 12 pomodori secchi, 15 spicchi di aglio, un quarto di aceto di
vino bianco, g 400 di salsa di pomodoro, 2 peperoncini, un mazzetto di prezzemolo, olio d’oliva per friggere,
sale e pepe di mulinello q.b.
Preparazione
Spella la razza o il gattuccio e taglia a piccoli tranci il pesce prescelto, infarina leggermente i pezzi e friggili in
abbondante olio caldo. Appena risulterà dorato, scola il pesce su dei fogli di carta assorbente da cucina a perdere
l’unto in eccesso, poi accomoda la frittura in un recipiente di terracotta e tienila da parte. Terminata questa
operazione, prepara l’agliata nel seguente modo: trita molto finemente il fegato della razza o del gattuccio, i
pomodori secchi, l’aglio e il peperoncino, quindi poni il ricavato in una padella assieme a un giro d’olio e inizia
la cottura a fuoco dolce. Quando comincerà a soffriggere, unisci una presa si sale, una macinata si pepe, l’aceto
e dopo cinque minuti la salsa di pomodoro, continuando la cottura per tre quarti d’ora a fuoco lento. Terminato
questo tempo, lascia intiepidire il condimento e poi versalo sopra la frittura tenuta da parte, in modo che il pesce
venga completamente ricoperto, dopodiché cospargi la preparazione con prezzemolo tritato (volendo una pietanza leggermente più digeribile è preferibile lessare i pezzi dei pesci in acqua poco salata per un quarto d’ora).
Preferibilmente, consuma la pietanza almeno 24 ore dopo averla preparata, questo perché il pesce assorba i
profumi e il gusto degli ingredienti della marinata. Vino consigliato: Nuragus di Cagliari fermo/frizzante, dal
sapore sapido, armonico, leggermente acidulo, gradevole e asciutto.
SAMASSI. ORGANIZZATA
DALLA
Scientificamente Amanita muscaria. Avevo già in animo di scrivere sulle
Amanite muscarie in senso lato. Dall’estro e dalla curiosità di due bimbe, traggo spunto per proporvi questo basidioma che, con il suo fulgido
colore rosso vermiglio e le verruche bianche adorna l’ambiente di crescita, dandole grazia, mistero e poesia. Si ha notizia certa che, sin dalla
notte dei tempi, l’uomo ne abbia fatto i più disparati usi. Nel mondo
delle favole, come testimonia il titolo, è stato dedicato a Biancaneve, in
molti giardini insieme agli gnomi, vengono usate delle caricature dello
stesso come arredo. Non a caso, altro vernacolo ce la ripropone come
ovolo malefico, in quanto è stato largamente usato nei riti sciamanici perché gli vengono attribuite proprietà inebrianti. Presso il popolo Vichingo veniva consumato
prima delle battaglie per accrescere lo stato di frenesia. Ancora oggi alcuni popoli
ne fanno uso nelle pratiche magiche e curative. L’etimo di muscaria lo si deve sicuramente al fatto che triturando i basidiomi e miscelandoli a zucchero o latte se ne
otteneva una poltiglia letale per le mosche
che ne venivano attratte. Gli effetti psicotropi che esercita sull’organismo umano
sono paragonabili a uno stato di eccitazione simile all’ingerimento di dosi eccessive di alcool. L’amanita muscaria è un fungo più o meno venefico, la cui
tossicità è legata ai suoi areali di crescita e a fattori climatici. Nelle sue
carni sono contenuti gli acidi Ibotenico, Muscimolo e Muscazone, che
per i loro principi attivi vengono usati dalla medicina popolare, allo scopo di ricercare allucinazioni; sfugge comunque all’osservazione scientifica. Legalmente, i sopraddetti acidi non sono annoverati nelle tabelle
contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope, soggette a controllo. I
contenuti riportati in questo scritto, hanno il solo fine illustrativo e non
devono essere interpellati come istruzioni per l’uso.
PROLOCO
Estate samassese:
appuntamenti
in piazza
È iniziata il primo giorno di solstizio la manifestazione “Estate
samassese 2015”, organizzata dalla Proloco di Samassi, e terminerà il prossimo 20 settembre. Un programma ricco di appuntamenti in piazza Mercato per il mese di luglio. Sabato 11 alle 21
con la quinta rassegna dei gruppi folk “A baddai in pratza de is
postus”, a cura dell’associazione folkloristica Sant’Isidoro. Sa-
bato 18 alle 16 con la seconda edizione di “ColoriAMO Samassi” e alle 21 con la rassegna folk per bambini, a cura del gruppo
folk Su Pottabi. In concomitanza con i festeggiamenti per Santa
Margherita, domenica 19 e lunedì 20 alle 21.30 si terranno rispettivamente gli spettacoli musicali “Radio Big Band” e l’esibizione del gruppo “Ipothesi”. Tutti in piazza anche mercoledì
22 alle 21 per la serata educativa sotto le stelle con Lorenzo
Braina, “Gli incompresi ...storie e vite di ragazzi e genitori”,
organizzata dall’assessorato comunale ai servizi sociali in collaborazione con la Proloco e venerdì 24 alle 21 per la seconda
edizione di “Fitness sotto le stelle”. Gli appuntamenti di luglio
termineranno sabato 25 alle 21 in via Vittorio Veneto con la
manifestazione enoculturale “Note di Vino” ma la calda stagione samassese proseguirà dal primo agosto in piazza Mercato
con lo spettacolo musicale del gruppo “Festas” che si esibirà
dalle 21 per la Sagra del Dolce e della Malvasia.
Marisa Putzolu
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Sport
Serramanna. Ciclismo
Campionato regionale su strada
L
’associazione sportiva dilettantistica Gialeto 1909 ha
organizzato, in collaborazione con il Comitato regionale, la gara denominata “Campionato regionale su
strada 2015” su un circuito cittadino di circa 6 chilometri da
ripetersi 12 volte.
Il sette giugno, in una giornata molto calda, cento atleti si
sono confrontati in un percorso per niente semplice, veloce
e molto selettivo, il gruppo inizialmente compatto dopo soli
pochi giri si è diviso, i fuggitivi alla testa della corsa hanno
dettato da subito un’andatura molto veloce.
Grande merito agli atleti e grande impegno dell’organizzazione che ha visto impegnati un grande numero di collaboratori per presidiare e chiudere al traffico veicolare tutti gli
incroci: i soci della società sportiva, numerosi i
volontari appassionati di ciclismo, ciclisti amatori, i nonni vigile, la compagnia barracellare, le protezioni
civili di Assemini e Monastir, la Croce Verde di Serramanna ed il Corpo della Polizia Municipale di Serramanna.
Soddisfatto il presidente Franco Putzolu per la riuscita della manifestazione «ringrazio tantissimo - ha detto- i collaboratori e una nota particolare al Comandante dei Vigili Urbani, Mario Mameli, per il grande aiuto e supporto tecnico,
senza il quale non saremmo riusciti ad organizzare questa
gara».
Al termine del percorso, liberate al traffico le strade, tutti
gli atleti ed i collaboratori hanno trascorso insieme un mo-
PABILLONIS
mento conviviale presso la sede sociale in attesa delle premiazioni e dell’assegnazione della maglia di campione regionale che gli atleti indosseranno per un anno.
Tre gli atleti di Serramanna che hanno conquistato la maglia di campione regionale Claudio Piras, giovane promessa nella categoria debuttanti dai 15 ai 18 anni, campione
assoluto della società Gialeto 1909 con Franco Mallica nella categoria dai 55 ai 64 Super Gentlemen A; si aggiudica la
maglia anche Fabrizio Mudu, della PoolBike Serramanna
nella categoria Gentlemen dai 48 ai 55 anni.
Elena Fadda
ARBUS. L’OLIMPIA CAMPIONE PROVINCIALE
Tayro Muru,
rivelazione
dell’anno
della boxe
thailandese
Vengono chiamati “guerrieri” gli atleti che praticano questo sport. La
boxe thailandese (Muay Thai) è uno
sport da combattimento che ha origini antiche,
la disciplina è denominata anche la scienza
delle 8 arti perché consente ai due sfidanti di
utilizzare combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate. Il giovane “guerriero” Tayro
Muru, 25 anni di Pabillonis, è al primo anno
tra i professionisti del 3x3, ovvero 3 round da
3 minuti ciascuno, e ha già stupito tutti gli addetti ai lavori per la grinta e la professionalità
dimostrate sia in allenamento che sul ring.
«Tutto è cominciato cinque anni fa», confessa
Tayro, «mi avevano incuriosito dei video su
You Tube riguardanti questo sport e ho voluto
scoprirne di più iscrivendomi in una palestra
di zona, giusto per provare». Da allora il “guerriero” Tayro non si è più fermato, 4 ore al giorno di allenamenti durissimi, sia fisici che mentali con una rigorosa tabella alimentare da rispettare. Tastò così il primo ring due anni fa,
poi i primi combattimenti, e da quest’anno il
grande salto nel professionismo. «Iniziai dopo
due anni di allenamenti a combattere nella
categoria dilettanti», racconta ancora Tayro,
«i primi match erano 3x2, 3 round da 2 minuti ciascuno, arrivando a disputare 8 incontri, tutti molto avvincenti. A gennaio di quest’anno sono stato per 20 giorni in Thailandia, è stata un’esperienza indimenticabile, mi
sono allenato con i fortissimi atleti locali e
ho imparato diversi segreti di questa bellissima disciplina». La strada del professionismo è molto dura, partecipano agli incontri i
migliori atleti nazionali, come nell’ultimo
match dove Tayro ha sfidato il campione italiano prima serie del 2014. «Per il futuro continuerò ad impegnarmi per migliorare, il mio
maestro Maurizio Pilloni e tutti i ragazzi del
team mi spronano a dare sempre il massimo;
è anche grazie a loro che sono arrivato tra i
professionisti», conclude il “guerriero” di Pabillonis.
Stefano Cruccas
“Basta poco per arrivare lontano”
«A qualche mese di distanza ancora non ci credo. Siamo campioni provinciali. La Polisportiva Olimpia Arbus è campione provinciale».
È felice, ultra felice, il presidente della Polisportiva arburese, Alex Sitzia. «Una società
che con poco ha fatto tanto. Che ha riposto fiducia in un gruppo di ragazzi che del loro lavoro hanno fatto un regalo alla popolazione,
alla gente». Sitzia ripercorre il cammino. Alla
partenza «con molte perplessità, con poche o
meglio nessuna risorsa economica». Ma con
l’aiuto «delle attività arburesi e con lo sforzo
economico da parte dei giocatori, siamo riusciti ad iscrivere la squadra al campionato Figc
di terza categoria della delegazione di Cagliari. Un ottimo gruppo di compagni, di amici e
soprattutto di ragazzi arburesi, eccetto un ragazzo di Guspini». Giorno dopo giorno affidati alla guida tecnica del mister Sandro Mereu, sportivi sempre più motivati. Sacrifici fra
studio e lavoro per cercare di non disertare gli
allenamenti. Scesi in campo con grinta e tenacia, facendo dello stadio Mario Peddis una vera
e propria fortezza. Un cammino glorioso che
con 16 vittorie, 8 pareggi, 2 sconfitte, si è concluso con 56 punti, uno in più sulla seconda
squadra, l’Atletico Cagliari. «Un campionato
- aggiunge Sitzia - ricco di emozioni. Vedere
nelle partite i tuoi concittadini che ti seguono,
tifano ed esultano insieme a te, non credo ci
sia cosa più bella. Quando nel campo della Don
Bosco di Guspini abbiamo riempito gli spalti
dai nostri tifosi arburesi è stata una gioia immensa. I tifosi sono stati l’arma della vittoria
di questo campionato. Con il nostro attaccante Daniele Steri che ha vinto il titolo di capocannoniere con 20 reti». Alla fine un «grazie
al mister Sandro Mereu, al secondo mister
Mauro Scanu, ai giocatori».
Santina Ravì
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1 luglio 2015
U. S. GUSPINI: UN RICORDO ATTRAVERSO LE
U. S. Guspini 1946
Anno 1947
Guspini squadra calcio 1947 - 48
Anno 1948 - 49
Anni ’50 Is casermettas
Gli anni verdi del calcio locale a Su Legau
Attualmente L’Unione sportiva Guspini milita nel girone A di Promozione. I
suoi ultimi “migliori successi” sono stati i piazzamenti delle stagioni 197071 e 1988-89, anni in cui disputò undici campionati di serie D.
Il PASSATO
Nel 1947-48, presidente Vitale Piga, gli indimenticabili campioni: Pergolini, Dodero, Vorticoso, i fratelli Piras, e il portiere Inconi. I più ricordati
dagli anziani. Ma, in verità a Guspini, giocarono molti calciatori locali, del
Medio Campidano, dell’iglesiente (Mileddu e Ardau) e i bravissimi cagliaritani guidati dall’allenatore Pupo Gorini. Tra tutti, il campione pabillonese
di tiro a volo Battista Zurru, che ricorda i campionati 57-58, 58-59, 59-60,
(in formazione: Gregorato, Spano, Ferrari, Ardau, Merella, Onidi, Coiana,
Dessi, Mileddu, Mocci, Zurru).
Ancora oggi Zurru sottolinea la cortesia, l’alta sportività e la correttezza sia
dei dirigenti, sia del pubblico di Guspini. E noi restiamo onorati di averlo
visto giocare e di averlo applaudito nell’antico campo sportivo di “Su Legau”, palestra calcistica di memorabili sfide sportive.
Evaristo Pusceddu
Archivio fotografico Beppe Manca
Anni ’50
Guspini squadra calcio 1957
IMMAGINI
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1 luglio 2015
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che compie 6
anni
da nonno Eraldo,
nonna Defenza
diddi Vale
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Tanti auguri
ARBUS 19 GIUGNO 2015
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ARBUS 25 GIUGNO 2015
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ARBUS 25 GIUGNO 2015
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In questa rubrica ospitiamo foto e messaggi di auguri per compleanni, anniversari di matrimonio, riunioni
conviviali, nozze, nascite, battesimi, cresime, prime comunioni, lauree e ricorrenze varie da festeggiare.
Le foto a colori, accompagnate da un testo, possono essere inviate all’indirizzo e-mail
[email protected] o consegnate direttamente all’ufficio di redazione.
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sabato 4 luglio
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effettuerà i prelievi nel Poliambulatorio
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domenica 12 luglio
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in Corso Europa
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1 luglio 2015
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23-32 - La Gazzetta del Medio Campidano