CAPITOLO 2 - CARTOGRAFIA
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
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CAPITOLO 2 - CARTOGRAFIA ........................................................................ 27
1-Definizioni dei vari tipi di carte....................................................................................... 29
2 - Posizione del problema della cartografia....................................................................... 31
3 - Carta di Mercatore ......................................................................................................... 40
4 - Proiezione Stereografìca ................................................................................................ 42
5 – Rappresentazione cartografica di Gauss ....................................................................... 44
6 - Il Sistema UTM. (Universal Trans verse Mercator) ....................................................... 46
7 – IL sistema GAUSS-BOAGA ........................................................................................ 47
8- La Carta Catastale........................................................................................................... 52
9 - Le Carte Regionali ......................................................................................................... 53
10 - Le Carte Tematiche ...................................................................................................... 54
11 - Cartografia Numerica .................................................................................................. 54
11.1 – CAD - AM/FM ........................................................................................................ 55
11.2 - GIS, LIS, Sistemi Informativi Territoriali (S.I.T.) ................................................... 56
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
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1-Definizioni dei vari tipi di carte
Si definisce CARTA TOPOGRAFICA la rappresentazione figurativa sul piano della
superficie fisica terrestre, secondo norme e segni convenzionali, dalla quale sia possibile
ricavare elementi geometrici (distanze, dislivelli, angoli, aree, ecc.) con prefissate tolleranze.
Ciò è possibile se la carta è dotata di un SISTEMA DI RIFERIMENTO che consenta di
ricavare le COORDINATE PLANOALTIMETRICHE di ogni punto e/o oggetto
rappresentativo (linee, poligoni, aree, ecc.).
Vedremo in seguito che in Italia esistono tuttora cartografie riferite a SISTEMI DIVERSI,
anche se con notevoli sforzi si sta cercando di introdurre un unico SISTEMA NAZIONALE
(Gauss- Boaga) ed addirittura uno MONDIALE (WGS84).
Il prodotto finale di un generico rilievo (topografico, fotogrammetrico, satellitare, ecc.) è la
costruzione di una rappresentazione grafica (o carta), ad una determinata scala s = l/n, nella
quale siano riportati tutti gli elementi osservati e classificati sul terreno mediante segni
convenzionali, imitativi per quanto consentito dalla scala, ovvero puramente convenzionali,
rispettando determinati limiti di tolleranza. Si ottengono in tal modo le carte topografiche
rilevate che sono la fonte e la base geometrica di ogni carta di diversa utilizzazione.
Da queste si possono ricavare le carte derivate, ottenute riducendo la scala di
rappresentazione con opportuni procedimenti di riduzione fotografica, con la conseguente
“eliminazione” di molti particolari e l’eventuale aumento dei segni convenzionali.
Si noti, che il procedimento inverso, cioè l’ingrandimento di una carta topografica non
consente la costruzione di una nuova carta, a scala più grande, non solo perché l’ultima
sarebbe priva dei particolari che le competono in funzione della scala prescelta, ma
soprattutto perché la nuova carta manterrebbe la accuratezza, ovviamente minore, relativa
alla scala della rappresentazione da cui è stata generata.
Negli ultimi anni si stanno sviluppando metodi di produzione della CARTOGRAFIA
NUMERICA, i quali consistono in elaborati cartografici sviluppati in “ambiente
informatico”.
Con tale denominazione ci si riferisce alla produzione di elaborati da parte di “PLOTTERS”
che realizzano in forma grafica i contenuti di “FILES” (archivi numerici) memorizzati
mediante computers. Poiché è possibile individuare ogni punto mediante le sue tre
coordinate in un sistema di riferimento spaziale (tre numeri) associando a ciascun punto uno,
o eventualmente più, codici qualitativi (casa, strada, confine, linea elettrica, curva di livello,
ecc.), si intuisce la definizione “numerica” attribuita alla cartografia prodotta con il metodo
ortofotogrammetrico dai “restitutori” analitici (o digitali) governati ed assistiti da computers,
dei quali è ben nota la continua evoluzione di velocità, potenza di calcolo, capacità di
memoria, ecc.
La forma grafica su carta diviene, quindi, una delle numerose e possibili forme di
visualizzazione dell’oggetto tridimensionale costituito dalla superficie fisica del terreno, con
tutte le opere antropiche su di essa esistenti. Sono molto semplici da realizzare con i moderni
CAD (Computer Aied Design) viste ed eventuali grafici in prospettiva, assonometria,
sezioni, ecc. di porzioni limitate di prodotti cartografici, con eventuale animazione da punti
di vista diversi, ecc.
La potenza di elaborazione della cartografia numerica ha reso ancora più facile la possibilità
di variare la scala della rappresentazione grafica che, si ribadisce, è connessa alla scala di
rilievo prescelta (scala nominale), con i relativi limiti di incertezza nel posizionamento dei
punti e, quindi, con i conseguenti limiti nelle dimensioni dei particolari rappresentabili in
funzione del graficismo scelto.
L’eventuale utilizzo di una scala di rappresentazione più grande di quella scelta per il rilievo,
comporta gli stessi gravi inconvenienti del citato ingrandimento fotografico.
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L’eventuale riduzione di scala causerà, invece, la necessità di “sfoltimento” dei numerosi
particolari che, ovviamente, non competono alla scala più piccola da utilizzare.
In relazione ai contenuti delle carte possiamo distinguere:
A) CARTE TOPOGRAFICHE: (rilevate o derivate) dette anche “DI BASE”. Tali carte
hanno lo scopo di dare del terreno la più completa rappresentazione possibile, compatibile
con la scala, di tutti i particolari di interesse generale (orografia, idrografia, morfologia,
viabilità, manufatti, limiti amministrativi, toponomastica, ecc.), comprensiva delle
indicazioni altimetriche e dei riferimenti relativi al sistema di coordinate piane utilizzate e/o
al reticolato geografico. La caratteristica fondamentale di una carta topografica generale
viene stabilita dal rispettare geometricamente determinate tolleranze, cioè dalla possibilità di
effettuare misure grafiche sulla carta di angoli, distanze, e dislivelli, con prefissati limiti
d’incertezza.
Tali misure sulla carta sono caratterizzate dall’incertezza, nella determinazione grafica della
posizione dei punti, esprimibile mediante:
• l’errore medio planimetrico (compreso tra ±0.2 e ±0.5 mm alla scala della carta),
ricavabile da una copia stampata dalla carta, che scaturisce dall’errore di graficismo,
ossia l’incertezza connessa con il disegno cartografico di ogni linea.Di conseguenza
una carta topografica in scala 1:1000 avrà, per esempio, un errore medio planimetrico
compreso tra 20 e 50 cm.
• l’errore medio altimetrico, compreso tra ± 0.02 e ± 0.2 mm alla scala della carta, per
le quote numeriche scritte “punti quotati” e tra ± 0.1 e ± 0.5 mm per quelle ricavate
dalle curve di livello, la cui equidistanza è in genere stabilita in 1/1000 del
denominatore della scala.
La scelta della scala di una rappresentazione cartografica è legata, quindi, alla combinazione
dei due elementi che determinano la precisione di una carta:
• il graficismo, ossia l’incertezza (±0.2 mm / ±0.5 mm) connessa con il disegno
cartografico nel tracciamento di una linea, limite che viene mantenuto
“convenzionalmente” anche nella moderna Cartografia Numerica (scala nominale);
• la dimensione del più piccolo particolare fisico del terreno (o manufatto) che si vuole
evidenziare graficamente con simbolo imitativo in scala, e quindi la necessità di
“spazio-grafico’ necessario per contenerli (ad esempio un marciapiede, un tombino,
un palo elettrico, ecc.).
Le fasi necessarie alla costruzione di una carta possono così
distinguersi:
• ripresa effettuata da una camera istallata nella carlinga di un aeroplano la quale
fornisce una serie di “fotogrammi” disposti secondo strisciate. I fotogrammi sono
scattati ad intervalli di tempo tali che le zone del territorio sono ricoperte, con una
percentuale elevata, nella direzione di volo (vedere intervallo di scatto e quota di
volo);
• rete di punti di appoggio indispensabili per la conoscenza delle coordinate spaziali di
un certo numero di punti sul terreno, necessari per l’orientamento dei modelli;
• restituzione fotogrammetrica il complesso di operazioni necessarie per l’acquisizione
degli elementi fisici e antropici (case, strade, fiumi, ecc…), ed il successivo
tracciamento computerizzato della carta, sia planimetrica che altimetrica e con
l’attribuzione delle relative “codifiche” legate al data-base del SIT da realizzare;
• ricognizione da effettuare direttamente sul terreno per la individuazione dei
particolari “nascosti”;
• collaudo effettuato in corso d’opera sin dalle prime fasi del lavoro, allo scopo di :
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1. garantire la corrispondenza alla NORMATIVA
2. garantire il rispetto delle “tolleranze” relative alla scala “prescelta”
3. verificare i dati metrici (angoli, distanze, dislivelli)
B) CARTE TEMATICHE: carte speciali compilate per un determinato scopo; possono
essere ottenute dalle carte generali rilevate o derivate inserendovi, dopo averle
eventualmente private di alcuni particolari, la rappresentazione di altri elementi, rilevati di
proposito sul terreno, riguardanti speciali fenomeni. A volte sono allestite per mettere in
maggiore evidenza cartografica un certo aspetto della rappresentazione.
Sono carte tematiche le carte urbanistiche, geologiche, magnetiche, forestali, stradali (tra cui
le note ottime carte del Touring Club Italiano), ecc. La differenza più evidente tra le carte
tematiche e le topografiche è da ricercare nei limiti di precisione geometrica della carta, che
per le tematiche sono alquanto elastici, e soprattutto dalla mancanza del SISTEMA DI
RIFERIMENTO
che,
invece,
viene
espressamente
indicato
nelle
CARTE
TOPOGRAFICHE. Si possono avere, quindi, carte tematiche con assenza di contenuto
geometrico e via via carte tematiche con maggiori/minori qualità di metriche, ma sempre
inferiori o al più paragonabili alle caratteristiche della carta topografica da cui la tematica è
stata tratta.
Le considerazioni che seguono si riferiscono alla costruzione delle carte topografiche di
base.
2 - Posizione del problema della cartografia
La rappresentazione sul piano di una determinata porzione della superficie fisica terrestre
comporta problemi diversi a seconda della estensione della zona interessata dalla carta.
Se si tratta di una porzione sufficientemente ristretta, tale cioè da essere compresa nel
“campo topografico” del suo punto centrale, la superficie di riferimento per le operazioni
planimetriche è, in questo caso, il piano tangente all’ellissoide terrestre nel punto stesso: di
conseguenza la rappresentazione cartografica è immediata in quanto il piano della carta
coincide col suddetto piano tangente e su di esso vengono tracciate figure simili alle
corrispondenti figure esistenti nella realtà, con rapporti di similitudine costante per tutta la
carta e pari alla scala s =l/n.
E’ il caso risolto nell’esercizio grafico “Piano quotato e Piano curve di livello” svolto nel
corso di Topografia, nella cui rappresentazione grafica sono riportati:
• angoli, uguali a quelli misurati in campagna,
• distanze topografiche pari a quelle misurate, con la riduzione indicata dalla
scala,
• coordinate planimetriche, ridotte in scala, riferite ad un sistema locale.
Si noti che anche in questo caso le quote, sia che vengano trascritte con caratteri numerici
per i punti quotati, sia rappresentate dalle curve di livello, sono sempre riferite alla superficie
assunta come riferimento altimetrico, cioè al Geoide.
Più complesso è invece il problema di rappresentare porzioni più estese della superficie
fisica terrestre perché in tal caso la superficie di riferimento da adottare per le misure
planimetriche non può essere il piano tangente. Si è già visto (fig. n.2.l) che la complessità di
rappresentazione della superficie fisica ha imposto l’adozione di una ben precisa superficie
di riferimento (il Geoide) sulla quale vengono proiettati, secondo la direzione della verticale,
tutti i punti che interessano il rilievo, o punti caratteristici del terreno.
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Fig. n. 2.1- Superficie fisica del terreno, geoide e rappresentazione del terreno
Si suppone quindi di eseguire le misure di angoli e di distanze sul geoide, in modo da
ricavare la posizione di un punto qualsiasi in coordinate curvilinee. A causa delle
approssimazioni che ne derivano abbiamo già visto come sia lecito, solo per le coordinate
planimetriche, sostituire al geoide alcune superfici più facilmente individuabili con
espressioni analitiche: l’ellissoide o la sfera locale. In ogni caso è sempre possibile
individuare la posizione di un punto qualunque sulla superficie di riferimento (e quindi sulla
superficie fisica terrestre) attraverso le sue coordinate geografiche ellissoidiche:
latitudine φ e longitudine λ .
A questo punto sarebbe già possibile una rappresentazione in scala molto piccola del geoide
conservando un supporto curvilineo: il mappamondo, in cui in genere s = 1/10.000.000
E’ naturale che quando si voglia una rappresentazione in scala più grande si dovrà ricorrere
ad un supporto piano, e quindi alla necessità di stabilire una corrispondenza biunivoca tra
coordinate curvilinee φ e λ coordinate piane x,y
 x = f (ϕ , λ )

 y = f (ϕ , λ )
(2.1)
in modo che ad ogni punto dell’ellissoide terrestre corrisponda un punto del piano di
rappresentazione e viceversa.
E’ noto dalla geometria che tale corrispondenza può aversi in modo rigoroso solo tra
superfici aventi la stessa curvatura totale (prodotto degli inversi dei raggi principali di
curvatura). Superfici aventi la stessa curvatura totale si dicono applicabili; in particolare se
una superficie è applicabile al piano essa si dice sviluppabile. Nel caso dell’ellissoide
terrestre i raggi principali di curvatura sono ρ (raggio del meridiano) e N (Gran Normale),
e quindi
1 1
1
⋅ = 2 ≠0
ρ N R
dove R = raggio della sfera locale
quantità variabile in funzione di ϕ diversa da 0 (curvatura totale del piano). E’ evidente,
quindi, che non è possibile rappresentare la superficie terrestre sul piano senza introdurre
delle deformazioni (esempio della palla di gomma).
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Per esprimere e poter valutare analiticamente tali deformazioni si fa uso dei loro moduli e
precisamente:
• modulo di deformazione lineare ml = ds ' / ds dove ds’ è la distanza misurata sulla
carta moltiplicata per n denominatore della scala e ds è la distanza misurata
sull’ellissoide.
Le carte in cui m1 = 1 si dicono equidistanti.
• modulo di deformazione superficiale ms = S ' / S dove S’ è l’area misurata sulla
carta per il quadrato del denominatore della scala e S è l’area misurata sull’ellissoide.
Le carte in cui ms = 1 si dicono equivalenti.
• modulo di deformazione angolare mα = α '−α dove α ' è un angolo misurato sulla
carta, α è l’angolo corrispondente sull’ellissoide.
Le carte in cui mα = O si dicono conformi.
Nell’impossibilità di ottenere una carta che possieda contemporaneamente i tre requisiti
( ml = 1; ms = 1; mα = 0) si studiano i diversi sistemi per costruire delle carte che approssimino
quanto più è possibile la similitudine tra carta e superficie fisica terrestre proiettata sulla superficie di riferimento (ellissoide o “sfera locale”). Esistono infiniti modi di creare tali
corrispondenze biunivoche, sia per via geometrica, sia per via analitica; per valutare la
possibilità d’uso di ciascuno di essi si dovranno studiare:
• le espressioni analitiche delle formule di corrispondenza,
• i valori assunti dai moduli di deformazione,
• la posizione in piano del reticolato geografico (cioè le linee sul piano che
corrispondono ai meridiani e paralleli).
A) RISOLUZIONE GEOMETRICA
Le corrispondenze biunivoche si possono determinare per via geometrica individuando
diversi sistemi di proiezione cartografica:
1. Proiezioni prospettiche
Si approssima il geoide con la sfera locale nel punto situato al centro della zona da
rappresentare, e si proiettano i punti della superficie terrestre sul piano tangente alla sfera
locale. A seconda della posizione del centro di proiezione P si hanno le seguenti proiezioni
prospettiche (fig. n.2.2):
•
•
•
•
centrografica:
stereografica:
scenografica:
ortografica:
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P al centro della sfera;
P all’antipolo del punto di tangenza;
P sulla normale al piano tangente fuori della sfera;
P sulla normale al piano tangente all’ ∞ .
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Fig. n. 2.2- Proiezioni prospettiche
Si vede subito che le deformazioni sono contenute solo all’intorno del punto e che si può,
eventualmente, estendere la zona di rappresentazione se il piano diventa secante.
2. Proiezioni cilindriche
Il geoide viene approssimato con l’ellissoide (o anche con la sfera locale). La proiezione
avviene su di un cilindro tangente lungo l’equatore (diretta) (fig.n. 2.3), o su di un cilindro
tangente lungo un meridiano (inversa) (fig.n. 2.4), proiettando ogni punto o dal centro della
sfera o dal centro del parallelo del punto.
Fig. n. 2.3- Proiezione cilindrica diretta
Fig. n. 2.4- Proiezione cilindrica inversa
Successivamente il cilindro, (che ha curvatura totale nulla), tagliato lungo una generatrice,
viene sviluppato sul piano. Anche in questo caso le deformazioni sono contenute solo a
cavallo della linea di tangenza ed eventualmente si possono usare più cilindri secanti per
ridurre le deformazioni ai margini della zona interessata.
3. Proiezioni coniche
Il geoide, approssimato all’ellissoide o alla sfera locale; viene proiettato sul cono che gli è
tangente lungo il parallelo alla latitudine media della fascia da rappresentare con centro di
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proiezione di ogni punto P al centro dell’ellissoide o al centro del parallelo del punto. Il cono
viene poi sviluppato sul piano (fig. n. 2.5)
Fig. n. 2.5- Proiezione conica
Si vedrà più innanzi come queste proiezioni con opportune modifiche siano state utilizzate
per le rappresentazioni cartografiche.
B) RISOLUZIONE ANALITICA
E’ possibile risolvere il problema di individuare la corrispondenza biunivoca tra punti
dell’ellissoide e punti del piano per via analitica. Si tratta di individuare tra le infinità di
soluzioni che risolvono le
 x = f (ϕ , λ )

 y = f (ϕ , λ )
quelle che più ci soddisfano, imponendo determinate condizioni.
Ovviamente l’imposizione di alcune condizioni limita il verificarsi di altre, cioè è
impossibile scrivere delle equazioni che abbiano come risultato per i moduli di deformazione
rispettivamente i valori 1, 1, 0 ma è possibile ottenere corrispondenze in cui siano verificati
valori molto prossimi a quelli desiderati, con dei compromessi tra le varie deformazioni.
Considerando il modulo di deformazione lineare:
m1 = m = ds' ds
sì avrà (fig.n.2.6)
(ds ')2
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= dx 2 + dy 2
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Fig. n. 2.6- Moduli di deformazione lineare
Fig. n. 2.7- Elemento ds sull’ellissoide
ds 2 = ρ 2 dϕ 2 + r 2 dλ2
per cui
m2 =
dx 2 + dy 2
ρ 2dϕ 2 + r 2 dλ2
Per unificare i coefficienti del denominatore conviene introdurre la
ϕ
U =∫
0
ρ
dϕ
r
du =
ρ
dϕ
r
denominata latitudine isometrica o crescente. Infatti al crescere di ρ sappiamo che
diminuisce r (ai poli r = 0 e ρ / r = ∞ e quindi cresce il rapporto p/r).
Esprimendo il modulo di deformazione in funzione della U avremo
m2 =
dx 2 + dy 2
r 2 ( du 2 + dλ2 )
Essendo
 x = f (u , λ )

 y = f (u , λ )
si ottiene:
( ds ' ) 2 = dx 2 + dy 2 = (∂x / ∂u) 2 du 2 + 2( ∂x / ∂u ⋅ ∂x / ∂λ ) dudλ + ( ∂x / ∂λ ) 2 dλ2 +
( ∂y / ∂u ) 2 du 2 + 2(∂y / ∂u ⋅ ∂y / ∂λ ) dudλ + ( ∂y / ∂λ ) 2 dλ2
da cui
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[
]
( ds ' ) 2 = (∂x / ∂u ) 2 + (∂y / ∂u) 2 du 2 + 2[( ∂x / ∂u ⋅ ∂x / ∂λ ) + ( ∂y / ∂u ⋅ ∂y / ∂λ )]dudλ +
[(∂x / ∂λ )
2
]
+ (∂y / ∂λ ) 2 dλ2
( ds ' ) 2 = Edu 2 + 2 Fdudλ + Gdλ2
con
E = (∂x / ∂u ) 2 + (∂y / ∂u ) 2
F = (∂x / ∂u ⋅ ∂x / ∂λ ) + (∂y / ∂u ⋅ ∂y / ∂λ )
G = ( ∂x / ∂λ ) 2 + (∂y / ∂λ ) 2
da cui si ricava
m2 =
Edu 2 + 2 Fdudλ + Gdλ
r 2 ( du 2 + dλ2 )
e dividendo numeratore e denominatore per du 2 si ottiene:
 dλ 2 
 dλ 
E + 2 F   + G 2 
 du 
 du 
m2 =
2
 dλ 
r 2 1 + 2 
 du 
dλ
in funzione dell’azimut α
du
(fig.n. 2.7), essendo ρdϕ = rdu ed ancora
esprimendo il rapporto
r ⋅ dλ = r ⋅ du ⋅ tgα
dell’elemento ds sull’ellissoide
dλ
= tgα
du
cioè
sostituendo si ha:
m2 =
E + 2 Ftgα + Gtg2α
r 2 (1 + tg 2α )
essendo
1 + tg 2α = 1 cos 2 α
si ottiene:
r 2 m 2 = E cos 2 α + 2 Fsenα cos α + Gsen 2α
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37
(2.2 )
Quindi m1 dipende dai parametri dell’equazione della superficie da rappresentare ( ρ , r ) da
quelli della rappresentazione cartografica (E,F,G) ed inoltre dalla posizione del punto P
sull’ellissoide (U, λ ) e dall’azimut α dell’elemento ds uscente da P; quindi ml varia da un
punto all’altro della superficie ed anche con la direzione.
Ponendo:
α =0
α =π 2
m2 = E r2
m2 = G r2
si ha
si ha
rispettivamente quadrati del modulo di deformazione lineare secondo le direzioni di un
meridiano e di un parallelo.
Analoghe considerazioni sul modulo di deformazione angolare e sul modulo di deformazione
superficiale portano ad espressioni analitiche che consentirebbero, una volta fissato il tipo di
proiezione cartografica e, quindi, le formule di corrispondenza, di ricavare l’entità delle deformazioni indotte nella rappresentazione.
Quando in essa sono presenti, in maniera più o meno sensibile, tutti i tipi di deformazioni
descritti, si ottengono carte “AFILATTICHE” che non sono né conformi né equivalenti ma
tendono a trovare un compromesso tra le diverse deformazioni, avendole limitate il più possibile.
E’ evidente che in questo caso non si può scrivere un’equazione generale valida per l’intera
classe delle “afilattiche”: sarà solo possibile scrivere l’equazione di una singola
rappresentazione (Mercatore, U.P.S., ecc.) imponendo il rispetto di particolari vincoli, validi
solo per quella rappresentazione.
Se imponiamo, per esempio, che per una certa rappresentazione cartografica il modulo di
deformazione lineare vari in funzione della posizione del punto P ma non della direzione α
dell’elemento lineare uscente da P, avremo una trasformazione in cui a figure infinitesime
sull’ellissoide corrispondono figure simili sul piano: quindi la rappresentazione sarà
conforme. Cioè l’angolo α formato da due linee qualsiasi uscenti da P sull’ellissoide risulta
uguale all’angolo α ' formato dalle trasformate piane di tali linee: in particolare il reticolato
geografico formato dalle trasformate piane dei meridiani e dei paralleli risulta ortogonale.
Si potranno ottenere, quindi, delle equazioni generali per le rappresentazioni conformi
imponendo che il modulo di deformazione, espresso dall’equazione (2.2), sia indipendente
dall’azimut α dell’elemento lineare uscente dal punto considerato.
In termini analitici tale condizione si esprime annullando la derivata prima rispetto ad α
dell’espressione (2.2) di m:
dm 2 dα = 0
Cioè
− 2 E ⋅ senα ⋅ cos α + 2 F ⋅ cos 2 α − 2F ⋅ sen 2α + 2Gsenα ⋅ cos α = 0
essendo:
•
•
2 ⋅ sen α ⋅ cos α = sen 2α
− cos 2 α + sen 2α = cos 2α
si ottiene:
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⇔
(G − E ) sen 2α − 2F cos 2α = 0
(G − E )tg 2α − 2 F = 0
da cui perché il primo membro sia nullo dovrà essere:
G − E = 0

F = 0
che individuano le espressioni analitiche delle rappresentazioni conformi.
Ricordando le espressioni di E, F, G si ha:
 ∂x  2  ∂y  2  ∂x  2  ∂y  2
  +   =   +  
 ∂u   ∂u   ∂λ   ∂λ 

 ∂x ⋅ ∂x  +  ∂y ⋅ ∂y  = 0
 ∂u ∂λ   ∂u ∂λ 
(2.3)
Possiamo trasformare la seconda delle (2.3)
 ∂x ∂x 
 ∂y ∂y 
 ⋅
 = − ⋅

 ∂u ∂λ 
 ∂u ∂λ 
 ∂x

 ∂u
 ∂y
 ∂λ




 = −




∂y
∂u
∂x
∂λ


=H


avendo indicato con H il valore comune dei due rapporti.
Si ottiene
∂y
 ∂x
 ∂u = H ∂λ

 ∂y = − H ∂x
 ∂u
∂λ
e sostituendo nella prima delle (2.3)
2
2
2
 ∂y 
 ∂x   ∂x   ∂y 
H 2  + H 2
 =
 + 
 ∂λ 
 ∂λ   ∂λ   ∂λ 
Cioè
H = ±1
e quindi
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39
2
 ∂x = ± ∂y
 ∂u
∂λ

∂
y
 = ± ∂x
 ∂u
∂λ
EQUAZIONI DI RIEMANN - CAUCHY
(2.4 )
Le (2.4) sono le equazioni generali delle rappresentazioni conformi. Esse esprimono x e y,
coordinate piane, in funzione di U e λ coordinate isometriche sull’ellissoide.
Essendo queste ultime equazioni differenziali alle derivate parziali avranno diverse
possibilità di integrazione a seconda delle funzioni arbitrarie che esprimono le condizioni al
contorno e quindi il particolare tipo di rappresentazione prescelta.
Le relazioni trovate esprimono la condizione necessaria e sufficiente affinché la variabile
complessa (x+iy) sia funzione della variabile complessa (U + iλ ).
Quindi potremo scrivere:
( x + iy ) =
f (U + iλ )
Ciò significa che una qualsiasi rappresentazione conforme della superficie ellissoidica suI
piano si realizza scegliendo una qualunque funzione f (⋅) , purché regolare, della variabile
complessa formata con i parametri isometrici della superficie.
Poiché si è costretti a rappresentare porzioni limitate della superficie terrestre, onde evitare
eccessive deformazioni, si avrà che il termine iλ ( λ espresso in radianti) si potrà considerare
come incremento e quindi sviluppare la funzione in serie di Taylor:
2
x + iy = f (U ) + i λ df dU + i 2 ( λ2 2!) ( d 2 f dU ) + i 3 (λ3 3!)( d 3 f dU 3 ) + .....
Quindi trascurando i termini successivi dello sviluppo ed eguagliando nei due membri le
parti reali e i coefficienti di quelle immaginarie (essendo i 2 = −1; i 3 = −i; i 4 = 1; i 5 = i..... ) si
ha:
x + iy = f (U ) + iλf I (U ) − (λ2 2!) f II (U ) − i(λ3 3!) f III (U ) + (λ4 4!) f IV (U ) + i(λ5 5!) f V (U ).....
e quindi
2
4

1 d f (U ) 2 1 d f (U ) 4
x
=
f
(
U
)
−
λ
+
λ + .....

2! dU 2
4! dU 4

3
5
5
 y = df (U ) λ − 1 d f (U ) λ3 + λ d f (U ) + .....

dU
3! dU
5! dU 5
(2.5 )
che rappresentano le formule di corrispondenza di una qualsiasi rappresentazione conforme.
Le condizioni al contorno consentono di definire la f(U) per il particolare tipo di
rappresentazione scelta e quindi anche i termini relativi alle derivate di f(U).
Si sceglierà il grado di approssimazione e quindi il numero di termini della serie da
considerare in funzione dell’ampiezza in longitudine della zona da rappresentare e della
precisione richiesta nella misura delle coordinate dei punti sulla carta realizzata.
3 - Carta di Mercatore
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
40
Considerando la proiezione cilindrica pura (fig.n.3), con cilindro tangente lungo l’equatore,
si ottiene che meridiani e paralleli si proiettano secondo linee rette, parallele tra loro e a
distanza costante i primi, mentre risultano a distanza crescente con la latitudine i secondi. La
rappresentazione così ricavata è afilattica e le deformazioni sono crescenti al crescere della
latitudine.
Mercatore (1569) modificò tale proiezione in modo da ottenere una carta conforme.
Infatti la proiezione dei paralleli verrà ottenuta da una espressione analitica funzione della
latitudine isometrica.
Se nelle (2.5) si assume f(U)=aU cioè
ϕ
ρ
f (U ) = a ∫ dϕ
r
0
(dove a = semiasse equatoriale
dell’ellissoide prescelto)
si avrà:
 N = X = aU

 E = Y = aλ
dove E = l’arco di equatore compreso tra il meridiano origine e il meridiano passante per il
punto P essendo nulle le derivate di ordine successivo di df (U ) / dU .
Si avrà che un meridiano ( λ = cos t ) è rappresentato dalla equazione E=cost cioè una retta
parallela all’asse delle N, ed analogamente un parallelo ( ϕ = cos t ) dalla N=cost, parallela
all’asse delle E.
Fig. n. 3.1- Il reticolato geografico nella proiezione di Mercatore
Esaminando il modulo di deformazione lineare lungo il meridiano si ottiene:
ρ
dϕ a (1 − e 2sen 2ϕ )1 / 2
ds '
dx
adu
r
m=
=
=
=
= =
ds ρdϕ ρdϕ
ρdϕ
r
cos ϕ
a
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
41
funzione crescente con la latitudine.
Si noti che il modulo di deformazione lineare è funzione della sola ϕ , cioè è costante su ogni
parallelo, in particolare m = l sull’equatore mentre m = ∞ ai poli, quindi avremo che la scala
della rappresentazione dovrà variare passando da un parallelo all’altro (fig.n. 3.2).
Fig. n. 3.2- Proiezione di Mercatore: linea lossodromica e linea ortodromica
I vantaggi di tale tipo dì rappresentazione, che viene utilizzata molto per la navigazione
marittima e aerea si riferiscono non solo alla possibilità di rappresentare con continuità
l’intera superficie del globo (tra –80° e +80° di latitudine) in un unico sistema di coordinate
piane, ma soprattutto per la caratteristica di individuare sulla carta la congiungente tra due
punti P e Q come una retta che interseca tutti i meridiani secondo un angolo costante θ
(angolo di rotta) e quindi, poiché la carta è conforme, anche nell’ellissoide la linea corrispondente alla retta PQ interseca i meridiani secondo lo stesso angolo costante.
Si tenga presente che la “lossodromia” non corrisponde sull’ellissoide alla linea di minor
percorso (che coincide con la geodetica 1 dei due punti P e Q) per distanze molto grandi si
ricorre ad una spezzata di lossodromie che approssimi la “ortodromia” coincidente con la trasformata della geodetica.
4 - Proiezione Stereografìca
La rappresentazione U.P.S. (Universal Polar Stereographic) (fig.n.4.1), è utilizzata per
rappresentare le due calotte polari: è la sola proiezione geometrica pura che si utilizza. Il
piano di proiezione è tangente a un polo e i punti sono proiettati con centro nell’altro polo.
Si vede subito che è una carta conforme perché i meridiani, che sono trasformati in rette
uscenti da uno stesso punto, formano angoli uguali alle differenze di longitudine e incontrano
secondo angoli retti, i paralleli che coincidono con circonferenze concentriche.
1
Si definisce “geodetica” quella linea sulla superficie ellissoidica che gode della proprietà di avere in ogni
punto la normale principale coincidente con la normale alla superficie (curva di minima distanza tra due punti).
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
42
Fig. n. 4.1- Proiezione stereografica 2
Essendo:
P1M 1 = 2 R ⋅ tg(
π ϕ
− )
4 2
Da cui si trae:
x = 2 Rtg (π / 4 − ϕ / 2) cos λ
y = 2Rtg (π / 4 − ϕ / 2) senλ
per
•
λ = cos t ⇒ y = xtgλ
•
ϕ = cos t ⇒ x + y = r
2
2
2
cioè una retta
cioè una circonferenza
Su questa carta la ortodromia (ossia la trasformata della geodetica tra due punti) si può
considerare rettilinea e permette di individuare i diversi angoli di rotta da mantenere per
seguire un percorso minimo, corrispondente ai diversi angoli che la retta forma con i
meridiani (fig. n. 4.2).
Fig. n. 4.2- Rappresentazione U.P.S
2
Si noti in fig.n. 4.1 la possibilità di ridurre le deformazioni, che crescono allontanandosi dal punto di tangenza,
utilizzando un piano secante anziché tangente.
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
43
5 – Rappresentazione cartografica di Gauss
La rappresentazione cartografica è ottenuta dalla proiezione cilindrica inversa, cioè con il
cilindro tangente all’ellissoide lungo un meridiano. Si ricava una proiezione del tipo di
fig.n.5.1 nella quale è riportato il reticolato geografico relativo al semiellissoide compreso tra
le longitudini - 90° e + 90°. Per ridurre le fortissime deformazioni ai margini occorre limitare
il valore della differenza di longitudine dei punti rispetto al meridiano di tangenza per cui la
rappresentazione viene effettuata per “FUSI” di una limitata ampiezza (in genere 6°), per
ognuno dei quali si assume come meridiano di riferimento quello coincidente con il
meridiano di tangenza ovvero meridiano centrale del fuso (fig. n. 5.2). Con la ilmitazione di
ampiezza del fuso si ha il vantaggio di ridurre le deformazioni in limiti accettabili, come si
vedrà più innanzi.
Fig. n. 5.1- Reticolato geografico nella proiezione di Gauss
Fig. n. 5.2- I fusi nella carta di Gauss
Per ricavare analiticamente le formule della rappresentazione imporremo la condizione che il
meridiano di tangenza si sviluppi con la sua lunghezza reale lungo l’asse delle N, indicando
con B l’arco di meridiano compreso tra l’equatore ed il parallelo del punto considerato, si ha:
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
44
ϕ
f (U ) = B = ∫ ρdϕ ≅ Rtgϕ
0
Avendo determinato la f(U) si possono ricavare tutte le sue derivate ed ottenere le
espressioni dalle formule di corrispondenza.
 N = x = B + a 2λ2 + a4λ4 + a6λ6......

 E = y = a1λ + a3λ3 + a5λ5 + ...........
dove, a1 , a2 ecc. sono coefficienti che dipendono solo dalla latitudine. Analizzando le
espressioni analitiche che si ottengono per ϕ = cos t (paralleli) e λ = cos t (meridiani) si
ritrovano le curve già viste nella proiezione geometrica che hanno le convessità verso gli assi
e si intersecano tra loro con angoli di π / 2 essendo la carta conforme. Le curve relative ai
meridiani e paralleli individuano sulla carta il “reticolato geografico” che coincide con i
margini secondo cui sono tagliati i fogli che compongono una carta, assicurando ovviamente
la continuità tra fogli contigui (fig. n. 5.3).
Fig. n. 5.3- A-Taglio dei fogli della cartografia italiana secondo le trasformate di due meridiani e di due
paralleli; B-Secondo il reticolato chilometrico solo per le carte a grande scala
Si può ricavare, anche in questo tipo di rappresentazione, il modulo di deformazione lineare
essendo:
 ∂x 2  ∂y  2 
  +   
E  ∂u   ∂u  
m=
=
r
r
1/2
Si tratta, cioè, di derivare le espressioni di x e di y. Con diversi passaggi analitici, che
prevedono anche sviluppi in serie, si perviene all’espressione:
m =1+
1
2
2λ cos 2 ϕ
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
o anche
45
m = 1+
y2
2N 2
formule che sono valide per distanze infinitesime.
Per distanze finite tra due punti di coordinate piane P1 (x1 , Y1 ) e P(x2 ,y2 ) si avrà il valore
medio del modulo di deformazione espresso da:
m1, 2
y12 + y1 y2 + y22
=1+
6 N m ρm
Si noti che m è sempre maggiore di 1 (m>l) e che va aumentando al crescere della distanza
del meridiano centrale del fuso.
Si possono ricavare anche:
• γ l’angolo di convergenza dei meridiani (cioè l’angolo destrorso formato dalla
direzione del meridiano in un punto P e la parallela per P al meridiano centrale):
[
]
tgγ = ∆x / ∆y = λsenϕ 1 + ( λ2 / 3) cos 2 ϕ (1 + t 2 + 3η 2 + 2η 4 ) + .................
• ε l’ angolo di riduzione alla corda ( cioè l’angolo tra la tangente alla curva,
trasformata della geodetica tra P1 e P2 e la corda che li congiunge) fig. n. 5.4.
1
ε=
( x 2 − x1) ⋅ ( 2 y1 + y2 )
6N 2
Fig. n. 5.4- Rappresentazione della convergenza tra meridiano e parallelo
6 - Il Sistema UTM. (Universal Transverse Mercator)
La carta di Gauss, con il sistema di rappresentazione policilindrico per fusi è stata adottata in
diversi stati compresi tra -80 e +80 di latitudine (ai poli è stata adottata la U.P.S.).
Naturalmente ogni fuso ha il suo sistema di riferimento per le coordinate piane e, in
particolare, nel SISTEMA U.T.M. si è convenuto di assumere per il meridiano centrale del
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
46
fuso rettificato una coordinata y o E di 500 km (per evitare ascisse negative) mentre le
ordinate x o N sono riferite all’equatore rettificato.
E’ stato adottato quindi un sistema valido in tutto il globo, per esprimere in cifre la posizione
planimetrica di un punto qualsiasi.
A tale scopo si indica dapprima il fuso: numeri da 1 a 60 procedendo da W verso E, il
numero 1 è compreso tra i meridiani 180° e 174° W da Greenwich, il numero 31 da 0° a 6°
E.
L’Italia è, quindi, compresa nei fusi 32°, 33° e per una parte della penisola salentina anche
dal 34°.
Ogni fuso è diviso in 20 “zone” ciascuna avente 8° di latitudine indicate da lettere maiuscole
(l’Italia che si estende in latitudine da circa 36° a 48° è interessata dalla zona S da 32° a 40°
e dalla T da 40° a 48°).
Ciascuna zona è suddivisa in quadrati di 100 Km di lato, individuati da una coppia di lettere
maiuscole (fig. n. 15); quindi in definitiva un punto è individuato da
•
•
•
•
numero del fuso;
lettera della zona;
coppia di lettere del quadrato di 100 km
coordinate piane N e E
la coordinata N esprime la distanza dall’equatore mentre la E definisce la distanza dalla
falsa origine con l’approssimazione relativa alla scala della carta (per l’I.G.M. 1:25000 è pari
a ± 5m).
Volendo, quindi, ricavare misure di angoli e distanze sulla carta, note le coordinate piane N,
E di un punto generico, mediante il reticolato chilometrico riportato sulla carta, si procede
come segue:
•
•
le distanze si calcolano con la d = ( x1 − x2 ) 2 + ( y1 − y 2 ) 2 dividendo per il modulo di
deformazione lineare e moltiplicando per il denominatore della scala;
gli angoli si ricavano con le formule di trigonometria piana (differenza di angoli di
direzione) applicando le riduzioni alle corde e la convergenza del meridiano.
7 – IL sistema GAUSS-BOAGA
La carta ufficiale dello Stato è una carta rilevata alla scala 1:25.000 dall’I.G.M., disegnata
nella rappresentazione conforme di Gauss con formule di trasformazione ricavate dal prof G.
Boaga (1918-1961). All’Italia competono due fusi: fuso 32 (fuso Ovest o 1° fuso) e fuso 33
(fuso Est o 2° fuso) del sistema U.T.M. e, per ovviare alla discontinuità dei due sistemi di
riferimento, è stata creata una “zona di sovrapposizione” di 30’ (dal meridiano 12° al 12°
30’) nella quale le coordinate dei punti sono riferite ad entrambi i sistemi; mentre il fuso Est
si estende per altri 30’ per includere anche l’estremità della penisola salentina che ricadrebbe
nel 34° (fig.n.7.2).
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
47
Fig. n. 7.1- Zone di suddivisione dei fusi in quadrati di 100 Km contraddistinti da una coppia di lettere
maiuscole
Fig. n. 7.2- I fusi della cartografia italiana nel sistema nazionale Gauss-Boaga
Ai meridiani centrali dei due fusi è stata attribuita nel sistema Gauss-Boaga rispettivamente
l’ascissa 1500 km (per il meridiano 9°) e 2520 km (per il 15°) (falsa origine) in modo tale
che: la prima cifra della coordinata E indica immediatamente a quale fuso appartiene il punto
(fig. n.7.2).
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
48
Fig. n. 7.3- I due fusi della cartografia ufficiale italiana
La carta è stata riportata anche nelle scale 1:100.000 e 1:50.000 utilizzando sempre supporti
grafici di dimensioni 40x40 cm; naturalmente alla scala 1:100000 queste dimensioni
corrispondono ad una differenza di 20’ per la latitudine ϕ e 30’ per la longitudine λ ; alla
scala 1:50.000 si avranno 10’ di latitudine e 15’ di longitudine, mentre alla scala 1:25.000 si
avranno 5’in latitudine e 7’30” in longitudine. Il “Foglio” in scala 1:100.000 è
contraddistinto da un numero che va da 1 a 277 (fig. n.7.4), comprende 4 “quadranti” in scala
1:50.000 individuati dai numeri romani I, II, III, IV ed, infine , ogni quadrante è suddiviso in
4 “tavolette” in scala: 1:25.000 indicate dalle sigle NO, NE, SO, SE (fig. n.6.5). Essendo
stabilita l’origine della copertura ed il “taglio” (ampiezza) dei fogli in ϕ e λ di conseguenza
ai quattro vertici di ogni carta alle diverse scale risultano attribuite coordinate geografiche
ben precise(che scaturiscono dal modulo del foglio).
Ciò vale anche per le carte 1:25000 nelle quali le coordinate dei quattro vertici (NO, SO, NE,
SE) sono state ricavate dal Prof. Boaga nel 1940 mediante il calcolo, applicando le formule
analitiche della Carta di Gauss con coefficienti spinti fino ad a20 , a21 , ecc
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
49
Fig. n. 7.4- Suddivisione della carta d’Italia alla scala 1:100.000
Fig. n. 7.5- Suddivisione del foglio alla scala 1:100.000 della carta d’Italia
Nella tavoletta al 25.000, anch’essa tagliata secondo meridiani e paralleli di posizione nota,
vengono riportati:
• i reticolati chilometrici relativi ai due sistemi, U.T.M. e Gauss-Boaga, e le
indicazioni
sui margini che permettono di ricavare anche le coordinate
geografiche (ϕ , λ ) , di ciascun punto della carta;
• la “legenda” dei simboli grafici che sostituiscono la rappresentazione in scala dei
particolari, quando le dimensioni degli stessi sono paragonabili all’errore di
graficismo (per esempio la larghezza delle strade);
• le indicazioni altimetriche relative a punti quotati e curve di livello, con le
relative precisioni (± 1.5 m per i punti quotati e ± 2.5 m per le curve di livello);
• il valore dell’angolo di convergenza dei meridiani e della declinazione magnetica per
il punto centrale della carta.
Prof. MAURO CAPRIOLI
CAP. 2 CARTOGRAFIA
50
Si tenga presente che per la carta 1:25.000 è stata apportata nel sistema Gauss-Boaga una
“contrazione” al piano di rappresentazione, ottenuta moltiplicando per una costante tutte le
coordinate dei punti corrispondenti ai vertici delle tavolette (di coordinate note) ed anche ai
Vertici Trigonometrici (la cui distanza calcolata d = ( x1 − x2 ) 2 + ( y1 − y 2 ) 2 va divisa per la
costante di contrazione per ottenere la distanza reale).
La costante è pari a 0.9996, il che equivale a rendere praticamente equidistante la carta.
Infatti il modulo di deformazione lineare che prima era compreso tra 1 (lungo il meridiano di
tangenza) e 1.0008 (agli estremi del fuso) viene trasformato in 0.9996 sull’asse e 1.0004 ai
margini del fuso, quindi misure grafiche nell’ambito di una tavoletta si possono considerare,
nei limiti di precisione conseguibile, non affette da deformazioni, essendo le stesse inferiori
al graficismo(14km ⋅ 0.0004 = 5.6m all’estremità del fuso).
Quando invece i punti si trovano su due tavolette diverse per ricavare la distanza con la
formula d = ( x1 − x2 ) 2 + ( y1 − y 2 ) 2
lineare mediante l’espressione:
si dovrà tener conto del modulo di deformazione
m1, 2 = 0,9996 +
y12 + y1 y2 + y22
6 N m ρm
Valida anche per il sistema U.T.M.
Si noti la leggera differenza tra reticolato U.T.M. e reticolato Gauss-Boaga dovuta al diverso
‘’orientamento” dell’ellissoide di HAYFORD.
Per l’orientamento dell’ellissoide vengono stabilite per convenzione:
• la coincidenza della normale all’ellissoide e della verticale al geoide nel punto di
emanazione;
• la coincidenza della quota ellissoidica e della quota geoidica nel punto di
emanazione;
• la coincidenza nella direzione del nord ellissoidico e del nord geoidico
(astronomico).quest’ultima operazione si realizza fissando l’azimut di una direzione
di riferimento (Monte Soratte per il sistema Gauss-Boaga )
Per il primo sistema è stato scelto come punto di emanazione un punto in prossimità di
Potsdam (Germania) mentre per il secondo è stato utilizzato il punto corrispondente
all’Osservatorio Astronomico di M. Mario (ROMA), di cui sono note le coordinate
astronomiche e quindi la deviazione della verticale, che viene, quindi, “convenzionalmente”
annullata in quel punto.
Si noti, inoltre, che il reticolato chilometrico (parallelo agli assi di riferimento) risulta
convergente rispetto ai bordi della tavoletta (meridiani e paralleli) di un angolo pari a γ
(convergenza del meridiano).
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
51
GaussBoaga
(Roma
40)
U.T.M.
(ED50)
U.T.M.WGS84
M. Mario
Rappresentazione
cartografica
Gauss policilindrica
Falsa origine
Est
1500 km 1°
2520 km 2°
HAYFORD
Potsdam
Gauss policilindrica
500 km
0.9996
WGS84
ETRF 893
(IGM 95)
Gauss policilindrica
500 km
0.9996
ellissoide
orientamento
HAYFORD
Contrazione
0.9996
8- La Carta Catastale
Le mappe catastali utilizzano la rappresentazione di CASSINI-SOLDNER (fig.n.8.1).
Preso il meridiano OQ rettificato come asse delle X ed il parallelo passante per 0 come asse
delle ascisse, il punto P viene individuato nel piano cartesiano dalle geodetiche QP ed OQ
rettificate.
Chiamate con X p ,Y p ,le coordinate geodetiche rettangolari di P (ricavabile dalle formule del
CAP I), si ha per le coordinate cartografiche:
 X = X p

Y = Y p
Come si vede, le immagini dei meridiani e dei paralleli sull’ellissoide di BESSEL sono, sulla
carta, delle curve, eccezione fatta per la coppia che, rettificata, costituisce gli assi cartesiani
Fig. n. 8.1- Rappresentazione di Cassini-Soldner
Le deformazioni di questa carta, che viene ottenuta imponendo ms=0 (carte equivalenti), si
confondono praticamente con l’errore di graficismo entro un raggio di 70 Km dal centro di
sviluppo (origine del sistema cartesiano).In considerazione di questo, sul territorio italiano
sono stati individuati oltre 800 centri che rendono la carta policentrica.
Nella cartografia catastale questi centri coincidono generalmente con un vertice I.G.M. di
primo ordine; la deformazione è nulla lungo il parallelo, è dell’ordine del 6 per diecimila
lungo il meridiano, entro il campo sopraindicato. Per ricoprire tutto il territorio italiano sono
state usate 35 zone con altrettante diverse origini!
La carta viene utilizzata a scopo fiscale.
3
Rete geodetica europea di compensazione globale
Prof. MAURO CAPRIOLI
CAP. 2 CARTOGRAFIA
52
Le mappe catastali sono in scala 1:2000; solo in zone di scarso interesse è stata usata la scala
1:4000. I centri urbani sono invece rappresentati su allegati alla mappa in scala 1:1000 o
anche, dove vi è eccessivo frazionamento, in scala 1:500.
La carta catastale risulta, però, una carta particolare. In essa, infatti; è generalmente
rappresentata solo la planimetria. La planimetria inoltre non è nemmeno quella del terreno
con la sua morfologia, bensì rappresenta i limiti delle “particelle”, cioè delle porzioni di
terreno della stessa destinazione, qualità e classe site nello stesso Comune, appartenenti ai
diversi
proprietari,individuate
dalle
seguenti
indicazioni:
COMUNE,
FOGLIO,
PARTICELLA.
E’ perciò impossibile usare le mappe per la progettazione poiché le informazioni in esse
contenute sono prevalentemente geometrico-fiscali (in funzione della superficie e del
reddito).
Esse non hanno nemmeno rilevante contenuto giuridico, poiché il Catasto italiano non è
probatorio.
Secondo il codice civile si ricorrerà ad esse per eventuali azioni di riconfinazione od
apposizione di termini, solo dopo aver esaminato i dati forniti in ordine
1. dai titoli di proprietà (atti notarili ed eventuali planimetrie allegate, ecc.)
2. dal possesso (segni evidenti quali muretti, recinzioni, siepi, alberi, ecc.)
3. dai dati della “mappa catastale”
Si può immaginare il contenzioso che scaturisce da tale situazione che, invece è stato risolto
negli altri Stati Europei con l’introduzione di atti catastali aventi contenuto giuridico.
Degli altri enti cartografici ufficiali italiani, diremo solo che:
•
•
•
l’ I.I.M. (Istituto Idrografico della Marina) stampa e rileva carte delle coste e
carte per la navigazione marittima e fluviale;
il Servizio Geologico si occupa, peraltro con gravi carenze di fondi, della Carta
Geologica Italiana, che ha come supporto i fogli al 100.000 I.G.M.;
il CIGA (Sezione Cartografica dello S.M. Aeronautica) cura le speciali carte per la
navigazione aerea.
9 - Le Carte Regionali
Sia pure con un certo ritardo, rispetto alla media dei paesi europei, anche l’Italia si avvia alla
redazione di una carta tecnica fondamentale. Rimangono, allo stato attuale, differenze
talvolta cospicue fra i prodotti cartografici di una regione rispetto alle altre, ma, per contro
esiste il comune denominatore della scala (che è in gran parte al 5.000) e quello del sistema
geometrico di rappresentazione prescelto che è il Gauss-Boaga.
Tra le diverse iniziative ricorderemo quelle del Friuli-Venezia-Giulia, dell’Emilia Romagna,
della Liguria, della Campania che hanno scelto la carta disegnata, restituita
fotogrammetricamente, i cui lavori, iniziati già negli anni 70 - 80 sono stati conclusi con
l’avvio dei successivi SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI (di cui si parlerà in un
paragrafo successivo). Tale procedura è stata seguita anche dalla Cassa per il Mezzogiorno,
che ha avuto l’incarico di redigere la carta tecnica d’Italia meridionale, alla scala 1:5000, che
interessa anche la PUGLIA della quale sono stati realizzati solo pochissimi elementi. La
carta tecnica regionale è naturalmente inquadrata sempre nella rappresentazione nazionale
Gauss-Boaga.
Dopo molte discussioni si è deciso il taglio secondo il reticolato geografico, come
sottomultiplo della nuova carta I.G.M. al 50.000.
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
53
Sul bordo della carta, che è limitato da 1’30’’ in latitudine, e da 2’30” in longitudine, ed è
disegnata su foglio UNI Al (59.4 x 84,1 cm2 che ripiegato in altezza assume le dimensioni
UNI A4, pari a 21 x 29.7 cm2 ) sono riportati i consueti elementi già visti per le carte I.G.M.
La carta regionale è oggi già utilizzata come supporto per molte carte tematiche, così come
diremo fra breve.
10 - Le Carte Tematiche
Le molteplici attività umane, rivolte ad ordinare, modificare, razionalizzare l’ambiente
esterno, trovano come supporto indispensabile le carte tecniche, cioè quelle carte
fondamentali a grande scala di cui abbiamo già più volte parlato; ma le attività dell’uomo
sono estremamente diversificate fra di loro: nasce da ciò la necessità che siano approntate
delle carte che possano fornire, oltre alle consuete informazioni qualitativo-quantitative sulla
morfologia del territorio, altre indicazioni particolari.
Esse hanno come base la cartografia ordinaria, a scala piccola, media o grande a seconda
delle esigenze come preciseremo più avanti e recano, sovraimpresse, informazioni speciali
quali ad esempio le risorse minerarie del territorio, le attività economiche della popolazione
che ci vive, la densità delle abitazioni, la natura dei suoli e così via.
Il numero dei soggetti che possono essere rappresentati per mezzo di carte tematiche è
naturalmente inesauribile; se si pensa poi che la possibilità di scelta di scale differenti, di
raffigurare fenomeni generalizzando o schematizzando, scegliendo simboli o tecniche di rappresentazione e riproduzione diverse è vastissima, si comprende subito come non sia
possibile elencare tutte le carte tematiche oggi usate nel mondo.
Particolare attenzione andrà posta, una volta scelta la carta che servirà da supporto per le
informazioni tematiche, alla simbologia che verrà utilizzata.
Colori particolari, campiture, schermature, spessore di linee, segni convenzionali, andranno
scelti con cura e coordinati con la scala della carta di base.
Indispensabile è qui la “legenda”, che dovrà in dettaglio servire da chiave per la lettura della
carta; le sovraimpressioni d’altronde non dovranno ledere la geometria e l’intelligibilità delle
informazioni fondamentali del supporto cartografico.
Non è inutile sottolineare come sia indispensabile una equa correlazione temporale fra base
cartografica ed informazioni tematiche: una carta non aggiornata non serve, o quantomeno
falsa il contenuto sovraimpresso.
Altra osservazione importante è quella per cui la simbologia tematica può non rispettare la
scala della carta; è sempre però necessario che vi sia una relazione armonica fra le carte e le
caratteristiche visive (spessori, dimensioni, ecc.) dei segni usati per le informazioni tematiche.
Sulle carte tematiche un determinato fenomeno può essere rappresentato nella sua estensione
e nella sua posizione sia qualitativamente che quantitativamente.
La rappresentazione può essere assoluta (l’oggetto od il fenomeno è definito per mezzo di
simboli opportunamente graduati) oppure relativa.
In questo caso si rappresenta la densità tramite colori diversi, e con diversi toni per lo stesso
colore.
Le carte della densità d’una popolazione, indicanti il numero di abitanti per Km2 o quelle
delle precipitazioni, ne sono un tipico esempio.
11 - Cartografia Numerica
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
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Il supporto informatizzato, basato cioè su tecnologie informatiche (computer e relative
periferiche, memorie di massa e relativo software) ha oggi largamente sostituito carte,
tabulati ed altri veicoli tradizionali delle informazioni geografiche.
Al suo interno, le informazioni sono raccolte in archivi, file residenti tipicamente su dischi
magnetici o magneto-ottici, oppure, quelle in sola lettura, su CD-ROM (Compact Disk Read Only Memory).
Gli archivi organizzati sono detti basi di dati (database) e, se descrivono oggetti e fenomeni
del mondo reale di cui è riportata la posizione spaziale, sono definiti database geografici.
La sostituzione del supporto cartaceo con quello informatizzato ha portato a rivedere criteri
di raccolta, immagazzinamento, utilizzo e presentazione delle informazioni geografiche; per
la diffusione e fruizione, che ora avviene in forma capillare, si è aperta una nuova era.
Questo sconvolgimento è forse paragonabile, con i dovuti distinguo, a quello che comportò
l’introduzione della stampa a caratteri mobili per la diffusione del libro.
La carta infatti è nel contempo “contenitore” e “supporto di presentazione” delle
informazioni geografiche, aspetti questi che nel supporto informatizzato non sono più
coincidenti, in quanto l’utilizzo (analisi, visualizzazione, plottaggio) avviene solitamente
operando una selezione sui dati contenuti nel database.
Questo fatto nuovo comporta che nei database informatizzati il contenuto informativo non è
più limitato, in termini di qualità e dovizia di dettagli sugli oggetti descritti,
dall’impossibilità di poterli disegnare sulla carta.
Nel supporto informatizzato si possono immagazzinare le informazioni con l’accuratezza
(accuracy in inglese) massima (a grande scala) consentita dalle metodologie di acquisizione
(ad esempio dalla restituzione fotogrammetrica) e, tramite un’operazione di selezione, si
possono scegliere gli oggetti che si intende (analizzare, vedere sul monitor o plottare su
carta, modificare, ecc.); rimane sempre valido il criterio di scelta della scala (scala nominale)
da intendere, questa volta, come scala del dettaglio e dei particolari che costituiscono gli
oggetti da rappresentare.
La carta, ovviamente, continua ad avere la sua validità sia come supporto di presentazione
delle informazioni di base e tematiche, sia dei risultati delle analisi operate nel sistema
informativo geografico; essa esprime, in altre parole, una particolare visione del database.
Probabilmente nella cartografia prodotta dai database si dovrà indulgere sui segni
convenzionali che saranno usati, in quanto questi verranno scelti in modo da poter essere
generati “automaticamente” e quindi non potranno avere le forme “artistiche” che tradizionalmente hanno assunto nell’attività cartografica (ad esempio l’indicazione delle
scarpate con le “barbette”).
11.1 – CAD - AM/FM
Una delle prime applicazioni dell’informatica nel campo delle informazioni geografiche è
stata quella in cui nella fase del disegno e restituzione grafica sono stati introdotti editor
grafici e disegnatori automatici (plotter), realizzando la cosiddetta automazione cartografica;
in pratica, ci si è serviti di strumenti moderni per produrre la cartografia nella forma classica.
Questa applicazione va sotto il nome di CAD (Computer Aided Design), in cui i dati
geografici rappresentati hanno una struttura semplice, finalizzata principalmente alla sola
riproduzione grafica automatizzata.
Successivamente, oltre alla produzione del dato grafico, l’archiviazione elettronica ha
consentito di gestire gli oggetti, rappresentati dalle primitive geometriche utilizzate nel
disegno, con associati spesso anche database alfanumerici, e ha trovato ampia applicazione,
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
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specialmente nel settore delle reti tecnologiche, nella cosiddetta AM/FM (Automated
Mapping /Facilities Management).
11.2 - GIS, LIS, Sistemi Informativi Territoriali (S.I.T.)
La rivoluzione vera e propria si è operata quando lo strumento informatico ha consentito di
effettuare analisi spaziali su oggetti del mondo reale attraverso l’esame di un suo modello
informatizzato, opportunamente creato. Individuato un fenomeno del mondo reale o “entità”
(casa, strada, fiume, ecc.), la sua rappresentazione avviene tramite un “oggetto”, che ne è la
trasposizione digitale nel database.
Il sistema popolato da questi oggetti va sotto il nome, in inglese, di Geographic Information
System (GIS). Nei GIS il dato geografico è costituito, oltre che dalla componente geometrica
(forma dell’oggetto rappresentata in scala con alta precisione), dalla componente alfanumerica associata (strutturata in un database contenente gli attributi dell’oggetto), ed anche
dalla componente di relazione fra gli oggetti (topologia), necessaria per l’effettuazione delle
analisi spaziali. L’espressione inglese Land Information System (LIS) intende invece un
sistema informativo geografico prevalentemente orientato alla gestione degli aspetti
amministrativi e legali del territorio.
In Italiano, l’espressione Geographic Information System (GIS) è generalmente tradotta con
Sistema Informativo Territoriale (SIT), evidenziando la presenza, nel sistema informativo
geografico, sia di dati prettamente fisici (strade, fiumi, case, vegetazione ecc.), su cui operare
analisi spaziali, sia di altri, non necessariamente georeferenziati, cioè di coordinate note, ma
correlati agli oggetti geografici attinenti la gestione del territorio sotto tutti gli aspetti.
I SIT contengono dati di base, corrispondenti al contenuto informativo della grande scala,
con l’aggiunta di altre informazioni, distribuite su vari livelli informativi, riferite alla
pianificazione (piani regolatori e di intervento), allo studio e all’uso del suolo, alle reti
tecnologiche comunali (gas, acqua, fogna, luce ,ecc.), ecc.
Di tutti i dati geografici in forma digitale acquisiti in Italia, nell’ambito della Pubblica
Amministrazione, solo una minima parte sono conformati ed utilizzati in un’ ottica di
sistema informativo, pur essendo proprio la P.A. l’utente privilegiato di tale potente ed
affidabile tecnologia di informazione, conoscenza, decisione.
I SIT sono definiti come sistemi in grado di acquisire, gestire ed aggiornare la conoscenza
degli oggetti geografici, attraverso i quali gestire ed amministrare i corrispondenti oggetti del
mondo reale di cui sono rappresentazione, o di fornire supporto alle decisioni in ambito
territoriale. Le principali componenti dei SIT sono la base dei dati (database) geografici, le
apparecchiature informatiche (hardware), il software, le risorse umane e tutta
l’organizzazione in grado di gestire l’acquisizione, l’aggiornamento, effettuare l’analisi ed il
trattamento dei dati. Il database, a sua volta, può essere scomposto in una componente di
base (topografia di base), più stabile nel tempo ed in una tematica, più attinente allo specifico
settore di applicazione del SIT, che è soggetta ad aggiornamenti più frequenti.
Il database è la componente fondamentale dei sistemi informativi geografici, in quanto è
quella più costosa (arriva al 75-80% del valore complessivo), e quella di più lunga durata
(10-15 anni di integrazioni ed aggiornamenti prima della sostituzione). La base dati va
progettata attentamente, in quanto “il miglior sistema informativo è quello che contiene i dati
strettamente necessari e di accuratezza adeguata per la propria applicazione”. L’hardware ed
il software, che apparentemente rivestono un ruolo predominante, in realtà hanno una
limitata importanza in termini economici e di durata (3-6 anni). Negli ultimi anni, il costo
dell’hardware è notevolmente diminuito, mentre il software ha mantenuto gli stessi livelli,
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CAP. 2 CARTOGRAFIA
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probabilmente a causa dei grossi investimenti che le società hanno dovuto effettuare per
sviluppare e rendere disponibili “software-tools” con capacità di analisi sempre maggiori.
Una particolare attenzione merita la componente umana, e l’ambito in cui questa opera, in
relazione alla specifiche conoscenze tecniche che gli addetti all’acquisizione, gestione,
interrogazione ed aggiornamento dei dati devono possedere.
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