Comune di Montepulciano
Provincia di Siena
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RETE IRRIGUA DEI DISTRETTI RICADENTI NELLA VALDICHIANA SENESE
ALIMENTATA DALL’INVASO DI MONTEDOGLIO
RELAZIONE TECNICO – ILLUSTRATIVA
Progetto Preliminare
INTRODUZIONE
L’intervento si propone di realizzare parte della rete irrigua secondaria di derivazione dalla
diga di Montedoglio nel Comune di Montepulciano, per complessivi circa 950 ettari su di un
totale di circa 1.650 ettari, che sale a circa 2.460 ettari tenendo conto anche del distretto di
Chiusi.
Sulla base delle risorse economiche disponibili, il progetto si pone come obiettivo di
estendere sul territorio di Montepulciano, per quanto possibile le principali condotte di
distribuzione dalle quali, anche in futuro derivare a costi contenuti le diramazioni locali e
secondarie.
Il progetto prevede la realizzazione da parte dell’Ente Irriguo Umbro Toscano di un serbatoio
di compenso, collocato nel distretto C (evidenziato nelle tavole allegate alla presente) in Loc.
Macchia finalizzato all’alimentazione della rete in progetto.
Nello specifico, l’intervento attuale si identifica all’interno del territorio comunale come
suddiviso in due distretti, denominati A e B che a loro volta sono stati nuovamente suddivisi
in n. 9 sub-distretti funzionali per conferirne una migliore gestione relativamente
all’esecuzione dei lavori.
L’obbiettivo di tale progettazione consiste nella identificazione di una condotta principale che,
partendo dal serbatoio di compenso, scende e si dirama creando una rete di irrigazione
finalizzata a raggiungere il maggior numero possibile di appezzamenti di terreni formati da
particelle fondiarie riconducibili a stesse proprietà, tenendo conto dei limiti e vincoli presenti
sul territorio, adottando ove possibile un sistema di alimentazione a maglia chiusa (vedi
tavola allegata alla presente).
L’identificazione dei sub-distretti permette un maggior controllo durante l’esecuzione ma
anche una miglior pianificazione a livello progettuale in rapporto alle risorse economiche.
In merito a tale criterio si è evidenziata l’utilità di tale operazione in linea con le indicazioni
vigenti relativamente ad “evitare il drenaggio del Lago a causa dei prelievi idrici per fini
agricole o altri, in quanto verrebbe messo a repentaglio il canneto e la tipica flora e fauna
delle zone umide” così come specificato in particolare dall’art. 71 delle N.T.A del
Regolamento Urbanistico del Comune di Montepulciano:
Le Direttive Regionali esplicitate attraverso la MISURA 125 b) del PSR 2007-2013 “Interventi
di adduzione irrigua nei distretti dello schema di Montedoglio, in Val di Chiana Aretina e
Senese e in Valtiberina toscana, prevedono il miglioramento e lo sviluppo delle infrastrutture
in parallelo con lo sviluppo e l’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura (art. 20, b,
v/art. 30 Reg.(CE) 1698/2005). (“Interventi di adduzione irrigua nei distretti dello schema di
Montedoglio, in Val di Chiana aretina e senese e in Valtiberina toscana, parte di iniziativa
regionale ").
Con la realizzazione della rete irrigua sono previste modifiche ai diritti di proprietà attraverso
l’esecuzione di espropri (manufatti fuori terra) e di apposizioni di vincoli di servitù (condotte
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interrate), le cui procedure sono disciplinate dalla normativa nazionale (D.P.R. 327/2001) e
regionale (L.R. 30/2005).
Presupposto per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e quindi procedere
legittimamente ad acquisire o ridurre il diritto di proprietà è l’apposizione del vincolo
preordinato all’esproprio.
L’art. 9 comma 1 del D.P.R. 327/2001 individua l’atto con il quale viene apposto il vincolo:
• Approvazione con efficacia degli S.U. o di una loro variante (art. 9 c.1)
• Approvazione di atti e procedimenti che comportano una variante agli S.U. (art. 10
c.1)
• Variante semplificata degli S.U. (art. 10 c.2 e art. 19)
La L.R. 30/2005 all’art. 7 c.1 indica quali siano, nella Regione Toscana, gli S.U. attraverso i
quali apporre i vincoli preordinati all’esproprio:
• Piani Strutturali o loro varianti (lett. a), nei casi in cui PIT e PTC diano prescrizioni
all’interno degli ambiti territoriali per la localizzazione degli interventi di interesse
rispettivamente regionale e provinciale;
• Regolamenti Urbanistici o loro varianti (lett. b)
• Piani complessi di intervento (lett. c)
• Piani attuativi (lett. d)
• Varianti ai Piani Regolatori Generali (lett. e).
Nel caso della rete irrigua, l’opera è in linea di principio conforme con le varie destinazioni
urbanistiche del territorio con cui andrà ad interferire lungo il tracciato, siano queste agricole
(la maggior parte) oppure ambiti urbani o produttivi (per una minima parte).
La variante allo S.U. è quindi funzionale, non tanto a modificare la destinazione d’uso del
territorio, bensì ad individuare le aree su cui realizzare l’opera pubblica e garantire la
legittimità degli atti amministrativi che modificano il diritto di proprietà.
L’analisi del “Quadro Conoscitivo dei Vincoli Paesaggistici” ha permesso di verificare,
appunto, i vincoli paesaggistici che caratterizzano l’area di intervento. Questi sono relativi al
“Vincolo Boschivo L.R. 39/2000”, “Siti Unesco”, “Riserve Naturali Regionali”, “Riserve
Naturali Statali”, “Aree Naturali Protette di interesse locale”, “S.I.R. L.R. 56/2000”, “Vincoli
Paesaggistici PIT”.
L’approccio progettuale fondato sul continuo parallelismo tra le diverse esigenze, tecniche, di
analisi ambientale/vincolistica e della committenza ha permesso di non interferire con l’area
più importante che risulta essere quella relativa alla Riserva Naturale Regionale e Sito di
Interesse Regionale L.R. 56/2000 “Lago di Montepulciano”.
L’intervento infatti si ferma ai limiti delle aree interessate dalla perimetrazione, ponendosi sul
lato opposto della carreggiata della viabilità che perimetrano l’area.
Il Piano Regolatore Generale del comune di Montepulciano è stato approvato con Del. G.R.
n.295/02, con varianti approvate fino a dicembre 2003. Fino alla definitiva approvazione del
Regolamento Urbanistico comunale, le attività urbanistico- edilizie sul territorio comunale
restano disciplinate dal vigente PRG riguardo alle destinazioni d’uso ed alla zonizzazione del
territorio, rimanendo escluso il presente intervento dalle limitazioni riportate ai commi 2, 3, 4,
5, 6, 7, 8 e 9 dell’art. 67, “Salvaguardie generali”, delle NTA del Piano Strutturale, poiché
trattasi di opere poste in essere da ente pubblico.
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In base alla tavola della zonizzazione del territorio comunale, la rete di progetto risulta
ricadere prevalentemente in aree agricole, di tipo ZAP (zone agricole di pianura ad alta
potenzialità produttiva).
I tratti di rete irrigua che costeggiano dall’una e dall’altra parte la linea ferroviaria “FirenzeRoma” nella zona di Podere San Marco e la condotta principale nel tratto compreso tra la
vasca di compenso e la fascia boscata di Podere Oppiata attraversano aree agricole di tipo
ZAC (zone agricole collinari a prevalente vocazione cerealicola – zootecnica).
La rete insiste in porzioni di confine di aree D, “aree produttive industriali ed artigianali”,
localizzate ai margini dell’”autostrada del Sole”, a sud dell’area di servizio di Montepulciano,
e ai due lati della ferrovia Firenze- Roma, in corrispondenza dell’intersezione con via
Lauretana. Lungo l’autostrada la rete attraversa aree R, “zone di rispetto”.
La porzione occidentale della rete irrigua di progetto interferisce parzialmente con zone SA
lungo il tratto di fosso “Reglia di Valiano” compreso nell’ambito di intervento ed in
corrispondenza dell’attraversamento del fosso Salcheto all’altezza del Podere San
Ferdinando.
In vicinanza della s.p. Lauretana nei pressi del podere Macchia e del podere San Pietro tratti
della rete di progetto ricadono nell’area di rispetto del potabilizzatore, in una zona classificata
come SP, “attrezzature e servizi pubblici”.
L’area di servizio di Montepulciano, lungo l’autostrada “del Sole”, attraversata marginalmente
da un tratto di rete, è classificata come area S – attrezzature e servizi a gestione privata,
circondata da aree PR – aree averde privato. Altra area S attraversata dalla rete di progetto
è quella presente all’interno dell’area industriale “Le Caselle”.
Il nucleo urbano di Salcheto è tipizzato come zona B – tessuti urbani o nuclei da completare.
Il Piano Strutturale:
Il Piano Strutturale del comune di Montepulciano è stato adottato con D.C.C. n.76 del
28/06/2006. Le Norme tecniche di Attuazione sono state approvate con Del. C.C. n.63 del
2007.
La legge regionale 3 gennaio 2005, n.1 “Norme per il governo del territorio” prescrive per
ogni strumento di pianificazione territoriale la dotazione di un documento, lo Statuto del
territorio, che, nel caso del Piano Strutturale, individua e definisce:
a) le risorse che costituiscono la struttura identitaria del territorio comunale definita attraverso
l’individuazione dei sistemi e dei sub-sistemi territoriali e funzionali;
b) le invarianti strutturali;
c) i principi del governo del territorio;
d) i criteri per l’utilizzazione delle risorse essenziali nonché i relativi livelli minimi prestazionali
e di qualità con riferimento a ciascuno dei sistemi territoriali e funzionali di cui alla lettera a);
e) la disciplina della valorizzazione del paesaggio, nonché le disposizioni di dettaglio per la
tutela dell’ambiente, dei beni paesaggistici e dei beni culturali in attuazione del piano di
indirizzo territoriale e del piano territoriale di coordinamento;
f) le aree e gli immobili dichiarati di notevole interesse pubblico
Il Piano Strutturale contiene inoltre:
a) il quadro conoscitivo idoneo a individuare, valorizzare o recuperare le identità locali
integrandosi, a tale scopo con quello delle risorse individuate dal piano territoriale di
coordinamento;
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b) la ricognizione delle prescrizioni del piano territoriale di coordinamento e del piano di
indirizzo territoriale;
c) le azioni e le strategie per la conservazione, il recupero, la riqualificazione e la
valorizzazione del paesaggio, delle aree e dei beni costituenti i valori riconosciuti del
territorio, al fine di garantirne la tutela e la valorizzazione nei processi evolutivi.
Invarianti strutturali
Le risorse, i beni e le regole relative all’uso, nonché i livelli di qualità e le relative prestazioni
minime, costituiscono invarianti strutturali del territorio da sottoporre a tutela al fine di
garantirne lo sviluppo sostenibile.
Il confronto tra l’andamento dei tracciati della rete di progetto e la tavola di progetto di Piano
Strutturale “Invarianti strutturali”, ha messo in evidenza la possibile interferenza tra l’opera in
esame e le seguenti risorse territoriali:
SISTEMA DELLE ACQUE
• Reticolo idrografico;
•
Rete dei canali scolanti;
•
Corpi idrici
EMERGENZE DELLA VEGETAZIONE
• Seminativi di fondovalle con presenza significativa dell’arborato a vite;
•
Tessuto agrario a maglia fitta con prevalenza dell’olivo e del promiscuo;
•
Tessuto agrario a maglia fitta della bonifica e dei seminativi di fondovalle
•
Territori ricoperti da boschi;
•
Rete dei corridoi ecologici;
IL PATRIMONIO INSEDIATIVO
• Beni storici architettonici del PTC (BSA);
Altri beni storici extraurbani
• Edifici di interesse storico o con elementi di interesse storico;
•
Centri storici minori ed edificato presente nel 1954;
•
Aree di pertinenza degli aggregati e dei BSA (PTC);
•
Aree di pertinenza dei centri urbani (PTC)
La disciplina delle invarianti strutturali, contenuta nell’art. 33 e, per quanto riguarda le
tessiture agrarie, nell’art.34, costituisce norma di salvaguardia fino alla definitiva
approvazione del Regolamento Urbanistico del comune di Montepulciano.
Gli elementi dell’ambiente naturale costituiscono la rete ecologica del territorio comunale e
sono così elencati dall’art.33 delle Norme di Piano strutturale approvate:
• Boschi;
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•
boschetti e gli alberi isolati o a piccoli gruppi con particolari funzioni ecologiche o con
carattere di monumentalità e peculiarità legati a specie, età e dimensione;
•
tutte le forme vegetazionali con funzione di collegamento ecologico,
•
- le siepi e filari alberati;
•
- la rete delle praterie e delle radure dei crinali;
•
- i corsi d'acqua;
•
- la rete idraulica agraria;
•
- le zone umide;
•
- le pozze e raccolte d'acqua a cielo aperto;
•
- i corridoi aperti tra dorsale e fondovalle;
•
- i colli di bottiglia delle rotte migratorie
L’art. 33 prescrive che In presenza di … opere infrastrutturali si dovranno prevedere opere
atte a mitigarne gli effetti ed in particolare misure per il superamento della frammentazione
degli habitat.
Ulteriori, più specifiche prescrizioni che hanno come oggetto gli elementi dell’ambiente
naturale sono riportate nelle Norme Tecniche del Regolamento Urbanistico.
I corsi d’acqua comprendono i fiumi, torrenti, rii, canali e i loro elementi costitutivi (alvei,
argini, briglie, formazioni ripariali, opere di regimazione idraulica). L’art.33 prescrive di
limitare gli interventi a quelli definiti mediante rinaturalizzazione dei corsi d’acqua,
integrazione o ricostituzione della vegetazione ripariale, tramite tecniche di ingegneria
naturalistica.
Le superfici boscate, indipendentemente dalla composizione floristica, lo stato vegetazionale
in cui si trovano, dalla forma di governo e dall’età del soprassuolo, sono da tutelare e non è
possibile prevederne l’eliminazione o la riduzione se non per motivi di eccezionale interesse
pubblico. …L’ eliminazione non è ammissibile se non per indispensabili e comprovati motivi e
deve essere autorizzata e assoggettata ad interventi compensativi. Il PS considera poi, quali
elementi da sottoporre a tutela in tutto il territorio comunale, le piante forestali isolate, a
gruppi, a filari o costituenti siepi, non ricomprese nei boschi e situate al di fuori dei centri
urbani, che rivestono carattere di monumentalità, eccezionalità o peculiarità (determinabile in
base a specie, età e dimensione della pianta o particolare ubicazione), dotate delle seguenti
caratteristiche:
a) le piante aventi:
1) diametro maggiore di 40 centimetri per:
Quercus sp. pl. querce
Fagus sylvatica L. faggio
Acer sp.pl. aceri
Tilia sp.pl. tigli
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Ulmus sp.pl. olmi
Fraxinus excelsior L. frassino maggiore
Pinus pinea L. pino domestico
Castanea sativa Mill. castagno
2) diametro maggiore di 30 centimetri per:
Cupressus sempervirens L . cipresso comune
3) diametro maggiore di 10 centimetri per:
Taxus baccata L. tasso.
b) singole piante specificamente individuate, per tipologia e localizzazione, dalla comunità
montana e dalla Provincia;
c) siepi, filari o altre formazioni forestali che non presentano le dimensioni, la densità o la
copertura del suolo del bosco, specificamente individuate, per tipologia e localizzazione,
dalla comunità montana e dalla Provincia.
Paesaggio agrario
Il Piano Strutturale riconosce quali emergenze del paesaggio agrario da tutelare le tessiture
agrarie di pregio e le altre emergenze individuate e localizzate nella carta dello Statuto del
territorio, le Invarianti strutturali.
Tali emergenze sono rappresentate dalle tessiture agrarie a maglia fitta dell’olivo e del
promiscuo, caratteristiche delle zone collinari, dalla maglia fitta di pianura o con permanenze
del tessuto agrario della bonifica, tipica di alcune zone pianeggianti e di bonifica, dalla
tessitura agraria dei seminativi con significativa presenza dell’arborato a vite, dalle aree
calanchive.
Nello specifico, le tessiture agrarie vengono così distinte:
- a maglia fitta - quelle caratterizzate dalla permanenza di associazioni colturali tradizionali vite/ulivo/seminativi - della forma e dimensione dei campi, della viabilità poderale e dei
confini, in genere coincidenti con la rete scolante principale;
- a maglia media - quelle caratterizzate dalla eliminazione delle colture arboree, con
accorpamento e semplificazione dei campi, mantenendo tuttavia alcuni elementi originari
quali la viabilità poderale e la forma dei confini più ampi con permanenza di siepi e di
presenze arboree;
- - a maglia larga - quelle caratterizzate dalla ristrutturazione totale della maglia dei campi,
della rete scolante e della viabilità poderale, con accorpamenti su grandi dimensioni dei
campi, nonché eliminazione pressoché totale delle colture arboree tradizionali e di ogni
forma di vegetazione arborea e arbustiva.
Per la tessitura agraria a maglia fitta l’art.34 delle Norme di Piano Strutturale indica che
possono essere eliminate le piantate residue poste all'interno dei campi con eccezione di
quelle di bordo o poste in fregio alla viabilità campestre. É inoltre da tutelare la viabilità
campestre e il disegno esterno dei campi derivanti da accorpamenti. Nelle zone a maglia
larga si legge che devono essere conservate le ormai limitatissime tracce della tessitura
agraria precedente (presenze arboree, fossi bordati da vinchi, salici e gelsi, viabilità
campestre).
Le trasformazioni che interessino aree con tessiture agrarie come sopra descritte devono
essere corredate da un’analisi progettuale che ne dimostri le caratteristiche migliorative dal
punto di vista idraulico, tecnico-agronomico e paesisitico-ambientale… Indipendentemente
dalla loro collocazione (maglia fitta, media o larga) le sistemazioni idraulico-agrarie
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(terrazzamenti, ciglionamenti, muri di contenimento lungo le strade), anche se non censite
specificamente, sono da conservare integralmente.
Le emergenze del paesaggio agrario individuate dal Piano Strutturale, interferite dalla rete di
progetto, sono:
•
Seminativi di fondovalle con presenza significativa dell’arborato a vite;
•
Tessuto agrario a maglia fitta con prevalenza dell’olivo e del promiscuo;
•
Tessuto agrario a maglia fitta della bonifica e dei seminativi di fondovalle
Il paesaggio agrario è anche oggetto da parte dl Piano di specifica attenzione riguardo ai
sistemi storico- paesistici che lo caratterizzano: le norme di Piano si soffermano nell’indicare
indirizzi e prescrizioni di ordine generale, da rispettare e specificare ulteriormente nel corso
della elaborazione del Regolamento Urbanistico, che attualmente è in via di definitiva
approvazione.
In particolare, insieme all’analisi ed agli indirizzi che riguardano generalmente le tessiture di
pregio del paesaggio agrario, che divengono specifici tessuti con particolare destinazione
agricola nella definizione dei sistemi agrari emergenti sopra elencati, il Piano Strutturale si
occupa dei manufatti della bonifica, della viabilità storica, dei sentieri e delle strade vicinali e
poderali, delle sistemazioni idraulico agrarie tradizionali.
L’art.40 delle Norme di Piano indica i “Criteri generali d’intervento nel territorio aperto”. In
riferimento all’intervento in esame, del citato articolo si riporta: Negli insediamenti rurali
dovranno essere conservati ben leggibili i segni delle destinazioni d’uso che hanno
determinato i caratteri organizzativi e,architettonici degli spazi aperti, nei loro rapporti con il
territorio agricolo, nelle diverse parti funzionali (aie, orti, spazi di raccolta, spazi di sosta) e
nei loro elementi di servizio e di arredo. In particolare le sistemazioni esterne dovranno
essere progettate nel rispetto della peculiarità dei luoghi evitando opere incongrue,
ovvero:….; non è consentito intervenire sugli spazi aperti attraverso l’eliminazione di
costruzioni tradizionali, manufatti ed elementi di arredo; per il patrimonio edilizio esistente in
zona agricola dovranno essere mantenuti e/o ripristinati i caratteri rurali degli edifici…Questi
caratteri dovranno essere rispettati anche nelle strutture e negli spazi di pertinenza, quali le
eventuali recinzioni e separazioni fisiche in genere..
Si legge che si rimanda al Regolamento Urbanistico per….- disciplinare la realizzazione degli
impianti a rete prevedendone, di norma, la localizzazione nei corridoi già presenti, lungo le
strade, le testate dei campi e comunque in modo da recare il minor pregiudizio possibile alla
conservazione dell’ambiente naturale e alla immagine paesaggistica complessiva… e per
…prevedere apposita disciplina per gli interventi di impianto, sia in aree urbane che rurali,
con l’uso esclusivo di specie autoctone o di specie compatibili, quali i cipressi,considerate
ormai parte integrante del paesaggio locale…
Nel riferirsi alle azioni di conservazione, valorizzazione e tutela dei manufatti della bonifica,
da adottare in sede di eventuali trasformazioni fisiche del territorio, il Piano Strutturale
rimanda alle specifiche di Regolamento Urbanistico in merito alla disciplina che governi
azioni di mantenimento e/o il ripristino delle alberature residue, delle viabilità poderali …, la
rinaturalizzazione delle aree attraverso la localizzazione di alberature, vegetazione non
colturale, la salvaguardia delle vedute di valore paesaggistico…
In riferimento alla viabilità storica, sentieri, strade vicinali e poderali, I tracciati storici,
compreso quelli che costituiscono la rete viaria minore, si legge nelle Norme di Piano che gli
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interventi di trasformazione in genere devono comunque comportare la conservazione dei
conservare dei principali elementi caratterizzanti di corredo (vegetazione non colturale,
manufatti storici ed opere d’arte) ….
L’art.51 delle Norme di Piano disciplina il “Sistema funzionale della produzione agricola”,
dettando indirizzi per il controllo delle azioni di trasformazione disciplinate dal Regolamento
Urbanistico. In particolare: la salvaguardia e tutela ed in alcuni casi il recupero e ripristino,
degli elementi significativi dell'ambiente rurale, quali siepi, fossi e canalette di scolo,
formazioni lineari arboree ed arbustive non colturali e colturali (viti, piante da frutto, aceri,
ecc.), individui arborei di carattere monumentale, viabilità minore, rete scolante principale e
secondaria ….; … gli interventi a tutela degli alberi notevoli in forma di filari o isolati, ecc.; la
protezione e la manutenzione dei boschetti, delle siepi, delle scarpate alberate o con
copertura arbustiva o erbosa, delle formazioni lineari ovunque collocate;…
Patrimonio insediativo
Il Piano Strutturale differenzia i beni ed i centri urbani in base al loro valore ed interesse
storico – architettonico, al valore paesaggistico che assumono in rapporto al contesto
all’interno del quale sono inseriti, alla loro collocazione in territorio extraurbano, all’interno di
ambiti urbani o in aree di margine ai centri o nuclei minori. I beni possono essere di tipo
puntuale o conformarsi come nuclei di interesse storico e paesistico. Bei beni puntuali e delle
aree di pertinenza, che il Piano Strutturale individua nella tavola delle “Invarianti strutturali”, e
degli altri elementi e sistemi del patrimonio insediativo il Piano indica criteri ed indirizzi per la
loro tutela e la valorizzazione, rimandando, ancora una volta, agli approfondimenti a riguardo
contenuti nel Regolamento Urbanistico.
Il Piano Strutturale, accogliendo ed estendendo il censimento già operato dal Piano
Regolatore Generale, individua dunque i seguenti beni e sistemi urbani di interesse storico,
architettonico e paesaggistico, inserendoli tra le “Invarianti” dello Statuto di Piano. Di questi
si elencano di seguito quelli interferiti dal passaggio della rete in progetto:
• beni storico architettonici del territorio aperto e loro pertinenze;
•
altri beni storici extraurbani;
•
aree di pertinenza dei centri del sistema urbano provinciale;
•
aggregati;
•
aree di pertinenza degli aggregati;
•
centri storici minori ed edificato presente al 1954
BENI STORICO ARCHITETTONICI DEL TERRITORIO APERTO E LORO PERTINENZE
Sono costituiti dalle ville, dai giardini, dai castelli, dalle fattorie ed edifici specialistici quali
chiese, pievi, monasteri e mulini e rappresentano una delle componenti fondamentali del
sistema insediativo senese.
Gli immobili e le relative aree di pertinenza sono sottoposte a particolare normativa di tutela
paesaggistica al fine di mantenere il contesto figurativo agricolo ed ambientale.
In riferimento alle aree di pertinenza di tali beni, il Piano Strutturale, rimandando comunque
agli approfondimenti di Regolamento Urbanistico, prescrive l’obbligo del mantenimento dei
rapporti tra queste e i beni di riferimento, attraverso anche la conservazione di tutti gli
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elementi dell’organizzazione degli spazi aperti (viali alberati, viabilità poderale, case rurali,
vegetazione tradizionale non colturale, piantate residue, piante arboree e siepi) e l’eventuale
ripristino delle parti perdute se documentate….
La rete di progetto interferisce parzialmente con aree di pertinenza dei seguenti beni storico
– architettonici:
• Podere san Marco;
•
Villa Stuart;
ALTRI BENI STORICI EXTRAURBANI
Comprendono tutti gli edifici già censiti dal Piano Regolatore generale, classificati secondo
l’interesse storico – architettonico. Anche per questi si rimanda alla disciplina specifica di
Regolamento Urbanistico comunale.
L’interessamento da parte dei tracciati di rete di aree di pertinenza dei beni storici
extraurbani è stato accuratamente evitato in questa prima fase progettuale. Il rapporto
esistente tra la configurazione della rete di progetto ed i beni è evidenziato nella tavola
allegata “Ambiti sensibili e potenziali interferenze”.
AREE DI PERTINENZA DEI CENTRI DEL SISTEMA URBANO PROVINCIALE
Si tratta di aree di particolare pregio ambientale e paesaggistico, per la presenza e l’elevato
grado di conservazione delle sistemazioni agrarie tradizionali e per l’importante funzione
legata alla corretta percezione degli stessi valori urbani. A causa della loro prossimità alle
strutture urbane e ai tessuti residenziali più recenti, sono però potenzialmente soggette ad
un uso periurbano e ad interventi quali sistemazioni esterne, recinzioni, realizzazione di
manufatti, ecc., estranei alle caratteristiche rurali proprie dei luoghi. Il Piano Strutturale, nella
tav.P08, individua i perimetri delle aree di pertinenza, ovvero di quelle aree che sono da
considerarsi intorno territoriale contiguo degli ambititi urbani.
In merito l’art.33 riporta, tra l’altro. ….Si dovrà favorire il … ripristino della tessitura agraria,
della vegetazione non colturale, dei percorsi campestri e dei sentieri e dei valori di integrità
paesaggistico-ambientale, …
Sono attraversate aree di pertinenza dei centri urbani nella porzione di territorio di intervento
compresa tra l’autostrada, la strada che costeggia podere San Pietro e podere Macchia di
Mezzo e quella che costeggia podere Giuncheta.
AGGREGATI ED AREE DI PERTINENZA DEGLI AGGREGATI
I nuclei minori sparsi, ovvero gli aggregati in prevalenza costituiti da borghi lineari e corti
rurali, rappresentano una peculiare forma insediativa del territorio.
Le aree di pertinenza degli aggregati sono aree sottoposte a particolare normativa di tutela
paesaggistica al fine di salvaguardare l’ambiente e il paesaggio. Vengono per brevi tratti
attraversati dalla rete idrica le aree di pertinenza dell’aggregato “Tre Berte”.
Nell’art.33 si legge che …per gli spazi esterni si devono preveder…e azioni di conservazione
e ripristino che non siano in contrasto con i caratteri morfologici e paesaggistici…
In riferimento agli aggregati ed alle relative aree di pertinenza, in relazione alle trasformazioni
che possono interessare tali ambiti, le norme di Piano rimandano comunque alla specifica
disciplina di Regolamento Urbanistico.
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Sistemi e subsistemi territoriali
Il Piano Strutturale suddivide il territorio in sistemi territoriali, individuati in base alla sintesi tra
caratteristiche fisico-morfologiche dei luoghi e dei sistemi insediativi, alle attività che vi si
svolgono ed alle connotazioni di paesaggio. I tre Sistemi Territoriali, ai quali si affiancano
nella parte progettuale del Piano anche corrispondenti Sistemi Funzionali, sono così
individuati:
• Sistema territoriale della collina interna;
•
Sistema territoriale pedecollinare;
•
Sistema territoriale della pianura.
Il Sistema prevalentemente attraversato dalla rete esaminata è quello della pianura. Soltanto
il tratto di condotta principale che va dalla vasca di compenso all’attraversamento della s.c.
Fornace ricade nel Sistema territoriale pedecollinare, così come i tratti compresi tra la linea
ferroviaria Empoli – Chiusi ed il limite di intervento ad ovest.
I tre macrosistemi territoriali sono a loro volta suddivisi in Subsistemi di Paesaggio, che, sulla
base delle caratteristiche di omogeneità riscontrate, costituiscono il riferimento per la
valorizzazione e la tutela dell’integrità paesistica del territorio. Nel territorio di Montepulciano
sono riconosciuti dieci “sub-sistemi di paesaggio”. Quelli attraversati dalla rete in progetto
sono i seguenti:
• 9 “La pianura bonificata”;
•
8 – “i colli di Valiano”, nel tratto iniziale della condotta principale che si diparte dalla
vasca di accumulo;
•
7 – “Cervognano e Cerraie”, nei tratti di rete compresi tra la rete ferroviari Empoli –
Chiusi, il confine occidentale dell’intervento e il fosso Salcheto;
•
6 – “la collina insediata”, nei tratti di rete compresi tra il fosso Salcheto, a sud, la linea
ferroviaria Empoli – Chiusi ed il limite occidentale dell’intervento
Obiettivo generale del P.S. in riferimento ai subsistemi di paesaggio è la tutela, nelle
trasformazioni che interessano il territorio e le sue parti, non tanto di un singolo elemento,
quanto della relazione tra i numerosi elementi che compongono il paesaggio e la sua
percezione d’insieme.
Tra gli obiettivi specifici c’è la definizione delle condizioni per la realizzazione di infrastrutture
esterne ai centri urbani e degli impianti a rete e per il loro inserimento paesaggistico.
Per ogni Subsistema le norme descrivono sinteticamente le caratteristiche, gli aspetti
geologici e idrogeologici, l’uso del suolo, la caratterizzazione agraria, gli elementi di pregio e
le criticità presenti. Sono inoltre definiti gli indirizzi e le prescrizioni per la tutela paesistica in
riferimento alle trasformazioni ammissibili.
In particolare, tra le prescrizioni definite per ciascun subsitema territoriale e i miglioramenti
ambientali prioritari proposti, si riportano quelli che potrebbero costituire riferimento per le
azioni di attenuazione o annullamento dei potenziali impatti, che possono attuarsi attraverso
accorgimenti e approfondimenti progettuali da porre in essere nelle successive fasi di
progettazione o attraverso le misure di mitigazione da prevedere.
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Tenuto conto della natura degli interventi, e quindi del limitato corridoio interessato per
l’effettuazione degli scavi, per il posizionamento e per la ricopertura delle condotte, del
carattere temporaneo degli effetti delle lavorazioni, della previsione di tempi rapidi di
ripristino delle condizioni ambientali e paesaggistiche preesistenti agli interventi per la
realizzazione delle opere, dell’attenzione già posta in questa fase, e che sarà adottata anche
in sede di approfondimento progettuale, per l’eliminazione, ovunque sia possibile, delle
potenziali interferenze con gli elementi ed i sistemi oggetto di prescrizione da parte del Piano
strutturale e del Regolamento Urbanistico comunale, si possono assumere i riferimenti
prescrittivi sotto citati primariamente come guida per l’ottimizzazione degli interventi di
mitigazione paesaggistico - ambientale.
Per il subsistema 9 “La pianura bonificata”, tra i miglioramenti ambientali riportati all’art. 49
delle Norme approvate di Piano Strutturale, si tiene presente l’indicazione di ricostituzione
della rete dei corridoi ecologici.
Per il subsistema 8 “I colli di Valiano”, tra le prescrizioni ed i miglioramenti ambientali
prioritari riportati all’art. 48, ci fa riferimento ai seguenti:si dovrà tendere ad un miglioramento
della rete ecologica esistente ricostituendo siepi vive di divisione dei campi, riducendo in
modi tecnicamente opportuni le loro dimensioni, piantando filari alberati lungo le principali
strade, anche tramite olivi di bordo;…l’intorno degli edifici dovrà mantenere una
caratterizzazione agricola ed è auspicabile una ricostituzione delle sistemazioni agrarie
tradizionali (le alberate o gli oliveti promiscui a seconda delle zone)….
Per il subsistema 7 “Cervognano e Cerraie”, si terrà presente che visto il notevole pregio
ambientale del subsistema e la sua relativa integrità, tutte le trasformazioni dovranno essere
limitate e attentamente valutate. In linea generale si dovrà tendere ad un miglioramento della
rete ecologica esistente ed al suo potenziamento, ricostituendo siepi al confine dei campi,
filari alberati lungo le principali strade, anche tramite olivi di bordo. … si dovrà migliorare la
rete dei corridoi ecologici. La vegetazione non colturale, qui costituita da alberature
segnaletiche, boschetti, siepi, dovrà comunque +essere mantenuta o aumentata.
Per il subsistema 6 “la collina insediata”, lungo le strade e la viabilità secondaria,
compatibilmente coi dettami del codice, dovranno essere ricostituiti viali alberati in coerenza
col contesto di riferimento (olivi di bordo, olmi, aceri campestri, siepi miste, cipressi etc).
Le norme di Piano Strutturale rimandano, per quanto riguarda le specifiche prescrittive
riferite ai sistemi ed ai subsistemi territoriali ed alle invarianti strutturali, all’approfondimento
normativo effettuato in sede di redazione del Regolamento Urbanistico; i riferimenti
prescrittivi da norme di attuazione del Regolamento Urbanistico quale, per ogni componente
territoriale ed ambientale potenzialmente interferita dalla rete in progetto, sono riportati nel
paragrafo successivo.
U.T.O.E.
Il Piano Strutturale prevede la definizione dell’entità delle trasformazioni fisiche e funzionali
relativamente a sette Unità Territoriali Organiche Elementari (UTOE), che comprendono i
nuclei abitati principali del territorio comunale. Le UTOE costituiscono strumenti di controllo e
gestione delle trasformazioni territoriali e delle azioni pubbliche e private attivabili e in
riferimento alle quali le politiche e strategie di governo devono essere definite in modo
complessivo ed unitario.
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La loro perimetrazione discende dalla necessità di coordinare le azioni di trasformazione
entro ambiti organici e distinti, per i quali si attribuiscono disposizioni che specificano e
integrano quelle riferite ai sistemi territoriali e funzionali. Gli ambiti urbani ricompresi
all’interno delle UTOE sono distinti in: città antica, città consolidata, città nuova, aggregati
urbani.
L’opera in progetto è compresa all’interno delle seguenti UTOE: n.7 “Valiano”, n.4
“Acquaviva”, n.6 “Stazione di Montepulciano”. La rete attraversa prevalentemente territori
compresi all’interno dell’UTOE “Acquaviva”. I tratti della rete situati a nord- ovest all’interno
dell’ambito di progetto ricadono nell’UTOE “Stazione di Montepulciano”; la porzione di rete
posta a nord- est nell’ambito di progetto, compresa tra la traversa della Lauretana, la strada
poderale che costeggia podere Via del Campo fino alla linea ferroviaria Roma- Firenze, la
linea ferroviaria fino al nodo J7, il confine di proprietà di Podere Maggesoni, il canale
Maestro della Chiana ed il fosso Reglia di Valiano, ricade all’interno dell’UTOE “Valiano”.
La rete di progetto ricade solo in alcuni brevi tratti, in posizione marginale, all’interno degli
aggregati di Salcheto e di Tre Berte, appartenenti all’UTOE “Acquaviva”, mentre attraversa,
sempre con brevi tratti, le aree di “città nuova” della UTOE n.4 in corrispondenza di Podere
Parcese, dell’area industriale ed artigianale a nord di località “Le Caselle” e dell’area a
ridosso dell’autostrada “del Sole” a nord di podere Barbesi.
Le prescrizioni specifiche da osservare nell’effettuazione delle trasformazioni all’interno dei
nuclei minori, “aggregati”, indicati anche come “invarianti” del Piano Strutturale, sono
contenute nelle NTA del Regolamento Urbanistico comunale.
Pericolosità idraulica
Il Piano strutturale, nella tavola della “Pericolosità idraulica”, distingue i territori comunali in
base a differenti classi di pericolosità, riprendendo anche le definizioni e le distinzioni delle
classi come riportate nel Piano di Assetto Idrogeologico:
• classe 1 – pericolosità irrilevante;
•
classe 2 _ pericolosità bassa;
•
classe 3_ pericolosità media;
•
classe 4_ pericolosità elevata
L’intervento interessa prevalentemente aree ricadenti in zone di classe di pericolosità
idraulica 4 ed aree di classe di pericolosità 1, 2, 3 in località “Tre Berte”.
Rientrano in classe di pericolosità idraulica 4 le aree di fondovalle non protette da opere
idrauliche per le quali ricorrono entrambe le seguenti condizioni:
- vi sono notizie storiche di inondazioni;
- sono morfologicamente in situazione sfavorevole, di norma a quote altimetriche inferiori
rispetto alla quota posta a ml. 2 sopra il piede esterno dell’argine o, in mancanza, sopra il
ciglio di sponda.
Per le specifiche indicazioni riguardanti gli interventi possibili e le prescrizioni per la loro
attuazione in aree con classe di pericolosità 4 e nelle altre aree il Piano Strutturale rimanda
alle norme di Regolamento urbanistico comunale.
La tavola citata riporta anche i sistemi di arginature esistenti lungo il canale Maestro della
Chiana, il fosso Salcheto ed il canale consorziale Val di Seste Montanaro, che si diparte dal
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canale Maestro in corrispondenza del confine settentrionale della Riserva del Lago di
Montepulciano.
VINCOLI E SALVAGUARDIE
Il Piano strutturale accoglie e riporta le disposizioni vincolistiche sovraordinate.
Riporta dunque, nella “Carta dei Vincoli e delle salvaguardie” del Quadro conoscitivo:
• i vincoli paesaggistici ai sensi degli articoli 136 e 142 del “Codice dei Beni culturali e
del paesaggio” (D.Lgs.42/2004);
• la perimetrazione delle aree appartenenti al “Sistema delle Aree Protette”, ai sensi
della L.R: 11 aprile 1995, n.49, “Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree
naturali protette di interesse locale” e della Deliberazione Consiglio Regione
Toscana n. 296 del 1988 “Sistema regionale delle aree protette – attuazione del
disposto di cui all’art. 1 bis sulla formazione dei piani urbanistico-territoriali con
specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali”;
• la perimetrazione dei Siti di Interesse Regionale (Del. G.R. 5 luglio 2004, n. 644 Attuazione art. 12, comma 1, lett. a) della L.R. 56/00 “Norme per la conservazione e
la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche”.
Approvazione norme tecniche relative alle forme e alle modalità di tutela e
conservazione dei Siti di importanza regionale (SIR);
• aree sottoposte a vincolo idrogeologico, ai sensi della L.R. n.39 del 2000;
• fasce di rispetto delle infrastrutture stradali, ai sensi dell’art.26 del D.P.R.
16/12/1992, n.495;
• fasce di rispetto delle infrastrutture ferroviarie, ai sensi dell’art.49 del D.P.R.
11/07/1980, n.753;
• vincolo cimiteriale, ai sensi dell’art.338 del T.U. Leggi sanitarie R.D. n.1265
del27/07/1934.
La Deliberazione del Consiglio Regione della Toscana n. 296 del 1988, “Sistema regionale
delle aree protette – attuazione del disposto di cui all’art. 1 bis sulla formazione dei piani
urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali”; riporta
la classificazione tipologica delle aree protette regionali, distinguendole in aree di tipo “a”,
“b”, “c” e “d”. L’art. 10 della legge Regionale n.52 del 1982, “Norme per la formazione del
sistema delle aree protette dei Parchi e delle Riserve naturali in Toscana”, differenzia le
aree protette in base alla presenza, consistenza e prevalenza, grado di conservazione dei
beni e risorse individuate, definendo le aree “a” come aree che presentano interesse
paesaggistico ambientali d'insieme, con carattere prevalentemente estensivo.
A tali categorie di aree si applicano misure di salvaguardia, che consistono in vincoli
immediati, ma temporanei: la delimitazione e le norme di salvaguardia delle aree “a”
rimangono valide fino a quando non sarà definitivamente approvato il P.T.C. che, per la
parte relativa ai sistemi paesaggistici ed ambientali, sostituirà integralmente il disposto della
D.C.R. 296/88. In attesa della definitiva approvazione del Regolamento Urbanistico e,
comunque, per un periodo non superiore a 3 anni dalla data di adozione del Piano
Strutturale, si applicano le norme di salvaguardia definite dall’art.33 della L.R. 5/95 e, in
riferimento alle aree protette di categoria “a” del Sistema Regionale delle Aree protette,
restano in vigore i vincoli, le prescrizioni e le salvaguardie indicate nella D.C.R. 296/88.
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AMBITI DI RISPETTO FLUVIALE
La tavola di quadro conoscitivo “Ambiti fluviali” illustra la perimetrazione e l’estensione degli
Ambiti A, Ambiti B e della Pianura alluvionale.
La rete in progetto ricade prevalentemente all’interno di aree della pianura alluvionale ed in
aree di ambito B. Alcune parti della rete ricadono anche in ambiti A.
L’art.13 delle norme di Piano Strutturale approvate riporta:
Per le aree ricadenti all’interno dell’ambito A definito come "di assoluta protezione del corso
d`acqua", che corrisponde agli alvei, alle golene, agli argini dei corsi d’acqua di cui al punto
b del comma 2 dell’art. 65 del PIT, nonché alle aree comprese nelle due fasce della
larghezza di ml. 10 adiacenti a tali corsi d’acqua, misurate a partire dal piede esterno
dell’argine o, in mancanza, dal ciglio di sponda" (art. 75 P.I.T.), …., è escluso su tali aree
qualsiasi intervento di nuova edificazione, manufatti di qualsiasi natura e trasformazioni
morfologiche, ad eccezione delle opere idrauliche, di attraversamento del corso d’acqua,
degli interventi trasversali di captazione e restituzione delle acque, nonché degli
adeguamenti di infrastrutture esistenti senza avanzamento verso il corso d’acqua, a
condizione che si attuino le precauzioni necessarie per la riduzione del rischio idraulico,
relativamente alla natura dell’intervento ed al contesto territoriale e si consenta comunque il
miglioramento dell’accessibilità al corso d’acqua stesso.
L’art.14 delle norme di Piano Strutturale riporta:
Per le aree ricadenti all’interno dell’ambito B ….. che non siano state oggetto di studi
idraulici particolareggiati dai quali si evidenzi l’assenza di condizioni di rischio, il
Regolamento Urbanistico potrà prevedere ….. localizzazioni puntuali di nuove infrastrutture
a rete o puntuali che comportino nuove costruzioni o trasformazioni morfologiche…., alle
condizioni spiegate nelle norme e specificate nella disciplina di Regolamento Urbanistico.
Si specifica inoltre che sono esclusi dalla norma riportata sopra in stralcio i nuovi piani
attuativi e le varianti ai piani attuativi vigenti che non comportano trasformazioni
morfologiche e che non prevedono incrementi di superficie coperta superiori a mq. 200.
AREE DI PERTINENZA FLUVIALE
Su ambedue le sponde dei corsi d’acqua individuati dal Piano è istituita una fascia di rispetto
di larghezza minima pari a 10 ml. a partire dal piede esterno dell’argine o in mancanza di
questo dal ciglio di sponda; questa fascia, oltre a garantire la conservazione delle funzioni
biologiche dell’ecosistema ripariale, serve ad assicurare la piena efficienza delle sponde e la
funzionalità delle opere idrauliche, oltre a facilitare le operazioni di manutenzione delle
stesse.
Per le ulteriori limitazioni e prescrizioni inerenti le aree di pertinenza fluviale si rimanda alla
trattazione del Regolamento Urbanistico comunale.
I corsi d’acqua
L’art.23 delle Norme di regolamento Urbanistico prescrive su ambedue le sponde dei corsi
d’acqua già indicati nelle tavole di piano Strutturale una fascia di rispetto di 10 metri, che
comprende anche le sponde interne e l’alveo In questa fascia di rispetto: è vietato qualsiasi
tipo di edificazione comprese le recinzioni; sono consentiti solamente interventi di
sistemazione a verdi,… senza attrezzature fisse; è vietato ogni tipo di impianto tecnologico
salvo le opere attinenti alle derivazioni e alle captazioni per approvvigionamento idrico e …,
sono vietati i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale e/o
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stabilmente il profilo del terreno….
All’art.24 si legge ancora: In tutto il territorio rurale I canali, i fossi, i corsi d’acqua in genere
devono, prioritariamente, mantenere inalterate le loro caratteristiche originarie nei relativi
aspetti strutturali, quali il tracciato,la giacitura, la dimensione.
Canalizzazioni agricole: Tutti gli interventi che coinvolgono parti di terreno agricolo dovranno
essere volti al mantenimento dell’efficienza delle canalizzazioni, provvedendo, in ogni caso,al
ripristino della loro funzionalità laddove questa risulti essere stata manomessa dagli
interventi …·
Paesaggio agrario
Si legge all’art.101 delle norme, in riferimento alla realizzazione di nuovi impianti a rete: Art.
101 ….Nel territorio rurale sono ammissibili, nell’osservanza di ogni relativa specifica vigente
disposizione, la manutenzione, l’adeguamento, la ristrutturazione, la realizzazione di impianti
a rete e puntuali per l'approvvigionamento idrico, per….
Gli impianti a rete, nei casi di … nuova realizzazione, devono essere, in tutto il territorio
rurale, preferibilmente interrati. Si dovrà comunque:
- localizzarli nei corridoi già presenti, lungo le strade, le testate dei campi e comunque in
modo da recare il minor pregiudizio possibile alla conservazione dell’ambiente rurale e alla
immagine paesaggistica complessiva;
- evitare che vengano localizzati in posizione visivamente dominante ed è vietato disporli
lungo i crinali.
In tutto il territorio rurale, eccettuati i boschi in genere, sono inoltre ammissibili la
manutenzione, la ristrutturazione e la realizzazione di piccoli impianti tecnici….. In ogni altro
caso i piccoli impianti tecnici predetti devono essere preferibilmente seminterrati e
comunque, salve insopprimibili esigenze di carattere tecnologico, avere superficie coperta
non superiore a 4 metri quadrati, e altezza non superiore a 2,20 metri. Qualora i suddetti
impianti debbano o possano essere tinteggiati, lo devono essere con colori chiari e tipici del
territorio interessato, quali il giallo, l’ocra, altre tonalità comunque tendenti alle terre di Siena.
Essi devono in ogni caso essere opportunamente mascherati con specie vegetali tipiche,
autoctone o naturalizzate. Di tale prescrizione si terrà conto nella predisposizione delle opere
di attenuazione dell’impatto paesaggistico connesso con l’inserimento dei nodi tecnici
emergenti e di tutti gli altri elementi considerabili come impianti tecnici non interrati, anche di
piccole dimensioni.
Il territorio rurale comprende le aree ad esclusiva e prevalente funzione agricola.
In coerenza con il Piano Strutturale, nel territorio rurale le trasformazioni e le utilizzazioni
devono garantire la conservazione, il ripristino e la valorizzazione:
- delle aree di rilevante valore paesaggistico;
- degli assetti poderali; dell'assetto della viabilità poderale ed interpoderale;
- delle tracce e dei segni sul territorio che testimonino precedenti assetti morfologici e di
proprietà;
- delle colture tradizionali, nonché delle forme tradizionali di integrazione produttiva tra
colture;
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- degli individui vegetali, singoli, od in filari, od in gruppi, appartenenti alle specie autoctone o
tradizionali.
All’interno del territorio rurale, ove si riconoscono, anche se non censiti, vanno mantenuti in
essere nei loro caratteri formali, di presidio idrogeologico e come elementi di qualificazione
del paesaggio agrario:
le parti con sistemazioni agrarie storiche, in cui sono visibili e sufficientemente conservate
sistemazioni dei terreni realizzate ai fini delle pratiche colturali agricole, effettuate secondo
tecniche tradizionali;- la viabilità storica, campestre, i sentieri e le caratteristiche
planoaltimetriche dei percorsi;- le opere di regimazione idraulica, il microreticolo idrografico,
le opere e le sistemazioni di raccolta e di convogliamento delle acque;- le siepi e le
alberature segnaletiche..
Per quanto riguarda i percorsi poderali ed interpoderali, l’art.102 prescrive: devono essere
tutelate, conservate e, se necessario, ripristinate: le opere di raccolta e convogliamento delle
acque, le opere d'arte, le opere di sistemazione e contenimento del terreno, le alberature
tradizionali segnaletiche e quelle ai lati dei tracciati…. Si legge anche che è necessario
prevedere la sistemazione ed i materiali del fondo stradale coerenti con la preesistenza; è
vietata l’asfaltatura delle strade bianche e sono consentiti esclusivamente interventi di
modesta entità al fine di evitare il sollevamento di polveri in prossimità delle abitazioni
private, attraverso l’impiego di asfalti o altri materiali ecologici che non alterino l’effetto
cromatico originario…
Il PS riconosce tre forme di tessiture agrarie, fitta, media e larga, alle quali corrispondono tre
diversi gradi di trasformabilità. In particolare nelle Zone a maglia fitta vige la massima tutela
delle sistemazioni idraulico – agrarie e della vegetazione non colturale, per cui valgono le
seguenti prescizioni:
- si dovrà mantenere la rete della viabilità campestre e la vegetazione tradizionale in tutte le
forme che segnano il paesaggio (filari, siepi, alberature isolate, a gruppi, vegetazione riparia,
ecc.), anche attraverso operazioni di ripristino, sostituzione e integrazione.
Eventuali trasformazioni anche sostanziali degli elementi sopra indicati, potranno essere
ammesse purché corredate da un’analisi progettuale che dimostri le caratteristiche
migliorative dell’intervento, dal punto di vista idraulico, tecnicoagronomico e paesisiticoambientale…
L’art.25, riferito al suolo e sottosuolo, per le Reti interrate prescrive:· La messa in opera degli
impianti a rete tecnologici dovrà evitare, di norma, la variazione e/o l’alterazione del reticolo
di deflusso delle acque superficiali….· I lavori di chiusura degli scavi dovranno garantire il
ripristino delle condizioni morfologiche preesistenti.
Patrimonio insediativo
BENI STORICO ARCHITETTONICI DEL TERRITORIO APERTO E LORO PERTINENZE
La rete di progetto interferisce parzialmente con aree di pertinenza dei seguenti beni storico
– architettonici:
• Podere san Marco;
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•
Villa Stuart;
In riferimento all’’art.76 delle Norme di Regolamento Urbanistico le scelte di progetto e le
opere di mitigazione paesaggistico - ambientale si attengono, soprattutto in fase di
realizzazione dei tracciati e delle opere accessorie, alla prescrizione che prevede che la
percezione dei beni non venga alterata.
ALTRI BENI STORICI EXTRAURBANI
Il Regolamento Urbanistico comprende, tra i documenti di progetto, le “Tavole della
Disciplina del territorio – aree extra – urbane” e gli allegati “Schede del rilievo dell’edificato
del territorio aperto”, con relative specifiche prescrittive in caso di interventi di trasformazione
sugli edifici o sulle aree di pertinenza degli stessi. Gli edifici esistenti nel territorio rurale,
infatti, sono stati oggetto di catalogazione ed il Regolamento Urbanistico ha attribuito ad
ognuno di essi una classe di valore in base alle loro caratteristiche specifiche e al loro stato
di conservazione. In ambito rurale le classi di valore attribuite agli edifici sono:
Classe I: Edifici o complessi di valore architettonico: edifici che per conservazione di
elementi decorativi o costruttivi tradizionali, per caratteristiche tipologiche, per epoca di
costruzione, per grado di integrazione con il paesaggio, sono riconosciuti “di notevole
valore”. Sono qui ricompresi anche gli edifici notificati di interesse storico o artistico ai sensi
del D.lgs. 42/04;
Classe II: Edifici di valore tipologico. Corrispondono 4. È sempre ammesso l’impianto di
specie arboree e arbustive proprie del contesto locale (ad esempio noce, quercia, leccio,
acero, gelso, cipresso, piante da frutto, siepi di bosso, di biancospino, rosmarino, lavanda,
glicine, rose rampicanti), con esclusione delle conifere estranee all'ambiente tradizionale. agli
edifici o complessi di edifici, di valore architettonico minore o con singoli elementi
architettonici di pregio, ma comunque rappresentativi dell’insediamento tradizionale; edifici
significativi per la loro tipologia ed il loro inserimento nel contesto paesaggistico;
Classe III: Edifici di medio valore o alterati: edifici o complessi di edifici, di valore
architettonico modesto o alterati rispetto alle caratteristiche originarie.
Gli altri edifici del territorio rurale, di valore storico- architettonico nullo, sono stati comunque
schedati e riportati sulla tavola di Regolamento Urbanistico “Disciplina del territorio – aree
extraurbane”.
Alcuni dei beni classificati e schedati o soltanto censiti sono inseriti nel “Catalogo dei Beni
immobili di interesse storico- artistico” della Soprintendenza per i Beni architettonici e per il
Paesaggio della provincia di Siena e Grosseto.
La rete di progetto non interessa aree di pertinenza degli edifici censiti, ma alcuni tratti sono
localizzati in prossimità di edifici del territorio rurale, che risultano così essere recettori
sensibili per i potenziali impatti in fase di costruzione dell’opera.
Gli edifici in vicinanza dei quali è previsto l’alloggiamento delle condotte sono di seguito
elencati. In aggiunta sono indicate le classi di valore degli edifici ed i riferimenti eventuali
della schedatura effettuata dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e per il Paesaggio
della provincia di Siena e Grosseto.
A 040 – Cl.2; A074 – Cl.3; A075 – Cl.2; A077 – Cl.3; A078 – Cl.2, A079 – Cl.3, A080 – Cl.2;
A143A, - Podere Granai – Cl.1; A 152 – Cl.2; A170; A 175 – Podere Corniale – Cl.2; A 181 –
Cl.3; A019 – podere san Ferdinando – Cl.1_ Sch. 360932; A029 – Podere Salcheto – Cl.1;
A031 – Podere I renai – Cl.1; A032 – Podere Riccardo – Cl.1; A033 – Podere Raffaello –
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Cl.3; A034 – Podere Michelangelo – Cl.3; A035 – Podere del Lago – Cl.3; A036 – Podere
Adele_sch.360933; A037 – Podere Fornacelle – Cl.2; A039 – Podere Le Cinque Vie – Cl.1;
A063 – Cl.3; A183 – Cl.2; A186A – Cl.3; A186B; A187 – Cl.3; A192 – Cl.3; A195 – Cl.2;
A324 – Cl.3; A326A – Villa Stuart – Cl.1 – sch.360944; A326B – Podere San Marco I – Cl.1;
A328 – Cl.2, A369 – Cl.2; A370 – Cl.2; ST008 – Cl.2; ST028 – Cl.3; ST029 – Cl.3; ST047 –
Podere Macchia di Mezzo – Cl.2; ST048 – La Macchia_ Cl.2; ST054 – Podere Giunchetta –
Cl.2; V004 – Podere Oppiata- Cl.2; V005 – podere Castellina – Cl.1; V020 – Cl.3; V021 –
Cl.2; V022 – Cl.2; V023 – Podere Viola – Cl.2; V024 – Podere via del Campo I e II – Cl.3;
V048.
L’art.80 disciplina le trasformazioni che interessino le aree di pertinenza degli edifici del
territorio aperto:
Per gli interventi sugli spazi aperti eccedenti la manutenzione è richiesta la redazione di un
progetto dettagliato relativo all'intera area di pertinenza, basato su di un rilievo topografico
che riporti tutti gli elementi vegetali e artificiali che la costituiscono, con l'indicazione e la
puntuale descrizione grafico testuale di tutti gli interventi previsti. . Per le aree di pertinenza
dei singoli fabbricati, in genere destinate a giardini, orti, aie, corti, piazzali lastricati e resede,
è previsto il mantenimento e il ripristino degli assetti originari anche attraverso opere di
demolizione di manufatti incongrui… Va inoltre conservata la unitarietà degli spazi esterni
con le loro sistemazioni differenziate, le recinzioni originarie, le alberature di corredo pregiate
(noce, quercia, leccio, acero, gelso, cipresso, siepi di bosso, di rosa canina, di biancospino,
ecc.), compreso le pergole ed i filari di vite maritata..
… È sempre ammesso l’impianto di specie arboree e arbustive proprie del contesto locale
(ad esempio noce, quercia, leccio, acero, gelso, cipresso, piante da frutto, siepi di bosso, di
biancospino, rosmarino, lavanda, glicine, rose rampicanti), con esclusione delle conifere
estranee all'ambiente tradizionale..
….In tutto il sistema funzionale della produzione agricola è sempre vietato il deposito
all'aperto di materiali di demolizione, rifiuti, residui di lavorazione…
Le previsioni di tracciamento della rete idrica in oggetto sono state formulate tenendo
puntualmente conto della presenza dei manufatti, censiti e non, del territorio rurale, con lo
scopo di non interferire con le relative aree di pertinenza.
Nel corso delle successive definizioni progettuali, se dovessero risultare interferite dai
tracciati della rete aree di pertinenza si rispetteranno le prescrizioni sopra riportate.
Sistemi e sub sistemi territoriali
Per il subsistema 9 “La pianura bonificata”, tra i miglioramenti ambientali riportati dalle norme
di Regolamento Urbanistico, si tiene presente l’indicazione di ricostruzione della rete dei
corridoi ecologici;
ricostituzione e manutenzione, lungo le strade e la viabilità secondaria, di viali alberati in
coerenza col contesto di riferimento (olmi, aceri campestri, gelsi, siepi miste, ecc).
Per il subsistema 8 “I colli di Valiano”, tra le prescrizioni ed i miglioramenti ambientali
prioritari riportati, si fa riferimento ai seguenti:si dovrà tendere alla ricostituzione della rete dei
corridoi ecologici con l’impianto di siepi vive, vegetazione non colturale ed olivi lungo le
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capezzagne, le strade di servizio ed la rete scolante principale,... - alla ricostruzione intorno
ai poderi della tessitura agraria tradizionale, con
l’impianto di essenze arboree o arbustive non colturali lungo i fossi, le capezzagne, i confini
naturali e il reimpianto di alberi isolati nei campi…
Per il subsistema 7 “Cervognano e Cerraie”, l’art.67 delle Norme tecniche di Attuazione
riporta:
Si considera prioritario il miglioramento e la ricostituzione della rete dei corridoi ecologici con
l’impianto di siepi vive, vegetazione non colturale ed olivi lungo le capezzagne, le strade di
servizio e la rete scolante principale. In particolare, per appezzamenti vitati di ampie
dimensioni, si considerano miglioramenti ambientali gli interventi atti a migliorare e
ricostituire la rete ecologica …
Per il subsistema 6 “la collina insediata”, l’art. 68 delle NTA considera, tra le altre, prioritarie:
le sistemazioni con essenze arbustive ed arboree tipiche del paesaggio rurale, nelle aree
vocate o nelle
pertinenze degli insediamenti rurali;- la ricostituzione, lungo le strade e la viabilità
secondaria, di viali alberati in coerenza col contesto di riferimento (olivi di bordo, olmi, aceri
campestri, gelsi, siepi miste, cipressi etc)…
Ambiti di rispetto fluviale
L’art.51 prevede: In prossimità dei corsi d’acqua o comunque fino ad un minimo di m 10,00
dal piede dell’argine è vietato qualsiasi tipo di nuova costruzione e di infrastruttura anche a
carattere precario….
Vincoli, Tutele e Fasce di Rispetto
I vincoli, le tutele e le fasce di rispetto esistenti sull’ambito di progetto sono riportati sulla
tavola “Vincoli, tutele e salvaguardie”.
- Vincolo idrogeologico
Sono sottoposte a vincolo idrogeologico le aree individuate ai sensi del R.D. n° 3267 del
30.12.1923 e quelle previste dalla L.R. 39/2000, anche se non comprese nella
perimetrazione del R.D. del 1923 (art. 37 e 38 L.R. 39/2000). Gli interventi su dette aree
sono regolati, oltre che dalle nome sopra citate, dal relativo Regolamento Forestale
Regionale 08 agosto 2003, n.48.
Le aree boscate individuate sul territorio comunale di Montepulciano, nell’ambito di
intervento, secondo quanto previsto dall’art. 37 L.R. n. 39/2000, sono sottoposte a vincolo
idrogeologico e a vincolo paesaggistico. Tali aree sono riportate sulle tavole “Vincoli, Tutele
e Salvaguardie” ed “Ambiti sensibili” allegate.
Ogni intervento di trasformazione di queste aree che preveda interventi sul suolo eccedenti
le normali pratiche agrarie è soggetto al nulla osta secondo le procedure dettate dalla Legge
Forestale e dai suoi regolamenti di attuazione.
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Comune di Montepulciano
Provincia di Siena
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- Boschi
Per quanto riguarda le trasformazioni in aree boscate si fa riferimento alla Legge Forestale
21 marzo 2000, n.39 e successive integrazioni e modifiche ed al Regolamento forestale ,
D.P.G.R 8 agosto 2003, n. 48/R. Per l’analisi degli impatti sull’ambiente boschivo connessi
con la realizzazione dell’opera si rimanda al capitolo successivo.
- Vincolo paesaggistico – ambientale
Sono sottoposti a vincolo paesaggistico le aree ricadenti negli ambiti di cui all’art.142 del D.
Lgs.42/2004. Per tali ambiti e comunque sui beni paesistici assoggettati alle disposizioni del
D.Lgs. 42/2004 le modalità di rilascio delle autorizzazioni di tipo ambientale sono regolate
dalla legge.
Per quanto riguarda la perimetrazione e l’individuazione delle aree sottoposte a vincolo
paesaggistico, ai sensi del D. Lgs.42/2004, gli strumenti urbanistici comunali riportano gli
ambiti individuati dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.
-
Fasce di rispetto stradali e ferroviarie
Come riportato nell’art. 54 delle Norme di Ru, le fasce di rispetto ferroviarie, ai sensi del
DPR 753 del 11/07/1980, corrispondono ad almeno m 30 dalla più vicina rotaia per
costruzione, ricostruzione o ampliamento di manufatti di qualsiasi specie…. Fermo restando
il vincolo dei m 30 per ogni nuova edificazione, i soggetti attuatori potranno chiedere
all’autorità competente deroghe per ridurre le fasce fino a m 20 per gli edifici e fino a m 15
per parcheggi, strade e opere di urbanizzazione in genere.
Il Progetto
Un primo progetto di massima delle opere, completo di studi agro-economici, studi di impatto
ambientale e stima dei lavori venne acquisito nel 1992, che venne approvato dalla
Amministrazione Provinciale di Siena e del quale, successivamente, fu redatto un progetto
esecutivo nel 1993. Nel 2004 il progetto è stato adeguato alle nuove normative sul lavori
pubblici uscite successivamente all’approvazione del progetto, quali L. 109/94, il
Regolamento DPR 554/99, la direttiva cantieri 494/96. In questo nuovo quadro normativo, è
stato deciso di adeguare il progetto redatto nel 1993. L’irrigazione della Val di chiana
Senese, fa parte del piano generale irriguo dell’Ente Irriguo Umbro Toscano, già Ente
autonomo per la Bonifica, l’Irrigazione e la Valorizzazione Fondiaria delle province di Arezzo,
Perugia, Siena e Terni. L’area della Val di Chiana in provincia di Siena fa parte del Sistema
Occidentale del piano generale, e comprende 37.100 ha in provincia di Arezzo, 8.150 in
provincia di Siena e 3.750 in provincia di Perugia, per complessivi 59.300 ha.
L’approvvigionamento idrico del Sistema Occidentale, che prevede complessivamente
erogazioni per 148 milioni di mc d’acqua annui, è assicurato principalmente dalla diga di
Montedoglio sul fiume Tevere e dalle acque del Torrente Sovara, che vengono immesse nel
sistema attraverso una galleria di valico. Fa inoltre parte del Sistema Occidentale l’invaso sul
torrente Chiassaccia, le cui acque sono principalmente destinate all’approvvigionamento
idrico della città di Arezzo. L’invaso sul Tevere in località Montedoglio, ubicato nei territori
comunali di Sansepolcro, Anghiarie Pieve Santo Stefano, è ormai completato ed invasato, e
sono attualmente in corso di completamento i lavori di costruzione delle adduttrici principali e
delle vasche di compenso giornaliero, sia in direzione Val Tiberina Toscana fino a Città di
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Provincia di Siena
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Castello (25 km di tubazioni di 1,20 m di diametro e 10 vasche di compenso), sia in direzione
Valdi chiana a sud della città di Arezzo (galleria di valico di 14 km circa, ponti canali per circa
2 km, vasche di compenso). Tutte le opere per l’accumulo e distribuzione delle acque,
facenti parte di bacini interregionali, sono di competenza statale ed affidate all’Ente Irriguo
Umbro Toscano con sede in Arezzo. Le opere di distribuzione nei singoli comprensori sono
di competenza locale (regionale e provinciale) a seguito del DPR n. 616/1977 con cui lo
Stato ha trasferito alle Regioni (e successivamente alle province) gran parte delle
competenze in materia di agricoltura, irrigazione e bonifica. La Provincia di Siena, che è
delegata dalla Regione Toscana in amteria di irrigazione e bonifica per le aree in studio, ha
dato corso allo studio ed alla progettazione degli interventi per la valorizzazione della Val di
Chiana Senese, tra cui il progetto oltre che il progetto per la valorizzazione e salvaguardia
dei laghi di Chiusi e Montepulciano.
L’area, oggetto del presente studio, appartiene alla Val di Chiana Senese meridionale e ne
occupa la porzione pianeggiante di fondovalle compresa fra l’infrastruttura dell’Autostrada
del Sole ed i limiti del territorio comunale ad est. Il limite sud è rappresentato dalle aree
protette del Lago di Montepulciano ed il limite nord dalla strada che, attraversando la Valle in
senso Ovest-Est collega la località di Montepulciano a Valiano;
Le aree irrigabili, relativamente all’intero comprensorio, calcolate attraverso lo scarto delle
superfici relative alla rete viaria, al sistema di canalizzazione, alle aree urbanizzate e
urbanizzabili secondo i vigenti Piani Regolatori comunali, alle reti ferroviarie, ammontano a
2.465 ha.
Dette aree irrigue sono totalmente dominate a gravità grazie a 2 serbatoi da realizzare in
territorio umbro a quota variabile tra 318 e 316 m s.l.m. sulla sommità delle colline che si
innalzano dal versante orientale dei comprensorio. I serbatoi sottendono tre distinti distretti
irrigui in cui è stata suddivisa l'intera area irrigata.
I terreni dei distretti irrigui hanno una quota compresa fra i 276 e i 250 m s.l.m. ed una
pendenza inclusa nella classe clivometrica 0-2%.
La definizione della capacità d'uso del suolo è stata fatta adottando la classificazione in
classi e sottoclassi di capacità d'uso dei suoli di Kliengebiel (1961).
Nell'area del comprensorio i suoli variano da classe TI a classe IV, con sottoclasse
prevalente W.
Nell'area comprensoriale si rileva che, anche in presenza di nebbie e gelate nei mesi
invernali e soprattutto primaverili, la limitazione più estesa dell'area è il drenaggio (w) che si
presenta raramente buono.
Altro problema, segnalato nella sottoclasse (s), è la propensione di questi terreni a formare
croste. Questa caratteristica, dovuta all'elevato contenuto in limo o sabbie molto fini a volte
incide pesantemente sulla infiltrazione dell'acqua peggiorando le potenzialità produttive del
suolo.
La definizione delle classi di irrigabilità dei terreni è stata fatta adottando le tabelle
predisposte dal Dipartimento Agricoltura e Foreste della Regione Toscana, riportate nella
relazione agronomica allegata al progetto di massima del 1992.
I terreni esaminati hanno classe di irrigabilità compresa da I a 3, con un solo caso con valore
6. In conclusione, i suoli presi in esame mostrano buone caratteristiche come capacità d'uso
ed irrigabilità, con limitazioni che indicano la necessità di particolare attenzione nel tipo
d'impianto irriguo e nelle modalità d'aspersione.
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Comune di Montepulciano
Provincia di Siena
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Nella zona vasta di studio attualmente non esiste un impianto di distribuzione collettiva di
acqua per irrigazione. La pratica irrigua viene attuata in termini di irrigazioni di soccorso e/o
ausiliarie, con costi molto elevati. Gli attingimenti avvengono dai laghi di Chiusi e
Montepulciano o dai loro immissari. Tali concessioni permettono di intervenire nella Val di
Chiana senese su appena 50 ha con prelievi dal Iago di Chiusi, e su 506 ha con prelievi dal
lago di Montepulciano o dai suoi immissari (Fosso Salcheto e Fosso Parce).
L'agricoltura della zona, con notevoli potenzialità produttive, è frenata soprattutto dalla
carenza di acqua nel periodo estivo. Le produzioni medie attuali ad ha sono: grano tenero 55
q, grano duro 50 q, mais da granella 55-60 q, bietola 400-450 q, girasole 20-25 q, tabacco
20-22 q, peperoni 280-300 q, pomodori da industria 250-300 q, erba medica 70-80 q.
Dette rese unitarie sono da ritenersi certamente migliorabili con una razionale pratica irrigua.
L'arboricoltura nel comprensorio ha un limitatissimo sviluppo; modesta anche la presenza di
frutteti specializzati.
Per valutare il prodotto netto (PN) del comprensorio in studio è stata latta l'analisi economica
di 15 aziende nell'area che coprono una superficie complessiva di 1.823 ha.Le aziende
analizzate nell'area comprensoriale costituiscono un adeguato e rappresentativo campione
del territorio interessato all'irrigazione con le acque dell'invaso di Montedoglio.Il valore medio
ponderato del PN attuale rapportato alla SAU è di £ 2.524.000.
Il calcolo del PN supplementare attribuibile all'irrigazione risulta di £ 3.421.000 per ha di
SAU. Infine il saggio di rendimento interno è risultato dai calcoli pari al 14.3 % e giacché
supera notevolmente il tasso di interesse corrente assicura la validità economica del
progetto.
Schema della rete irrigua
Modificandosi l’alimentazione, (2 serbatoi da realizzare in territorio umbro a quota variabile
tra 318 e 316 m s.l.m. sulla sommità delle colline, anziché 3 sebatoi come da precedente
progetto) e accorpando funzionalmente i due distretti, è stata di conseguenza modificata
completamente la rete irrigua di distribuzione, anche in virtù della diversa filosofia di
consegna della risorsa alle aziende agrarie, come verrà descritto successivamente.
Essenzialmente il comprensorio irriguo è marcato da due importanti infrastrutture, poste
quasi parallele con andamento NNO – SSE: il Canale Maestro della Chiana, che deriva le
acque dal lago di Montepulciano, a sua volta alimentato dal lago di Chiusi, e la ferrovia ad
alta velocità “Direttissima” Roma – Firenze; queste infrastrutture pertanto individuano tre
“fasce” territoriali: le aree ad Est, comprese tra il Canale Maestro della Chiana e Strada
Comunale “Della Fornace”, quella centrale compresa tra il Canale Maestro della Chiana, ad
Est, e la linea ferroviaria “Direttissima”, e la fascia più occidentale compresa tra la medesima
ferrovia e l’Autostrada A1.
La suddivisione di cui sopra è importante perché sia il canale della Chiana che la ferrovia
dovranno essere attraversate una volta sola. Proprio la ferrovia, prevalentemente su rilevato,
presenta un tratto in viadotto particolarmente favorevole per l’attraversamento senza bisogno
di opere d’arte particolari.
Dal serbatoio di compenso in podere Macchia, posto alla quota di 297,50 ms.m. (fondo
vasca) partirà una tubazione del diametro di 1000 mm, scendendo dal versante ovest della
collina. Dopo aver attraversato un breve tratto in un bosco, il più ripido, la condotta
costeggerà due piccoli invasi collinari e quindi piega verso sud verso la strada comunale
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“Della Fornace”, alla quota circa di 250 m.s.m., che verrà attraversata con la tecnica dello
spingitubo. Per necessità tecniche non è possibile evitare l’attraversamento del bosco.
Raggiunta la valle del Chiana, la condotta attraverserà i campi fino ad arrivare in prossimità
del canale Maestro della Chiana, che verrà costeggiato fino a poco oltre l’antica opera di
sostegno chiamata “Il Callone”. Dal tratto qui descritto si dirameranno le diramatrici 1 e 6,
una verso nord ed una verso sud, per la distribuzione delle aree comprese tra il canale
maestro e la strada comunale appena attraversata. Nei due punti di distacco delle diramatrici
saranno posti idonei manufatti idraulici di intercettazione e per il controllo delle portate. Da
queste si dirameranno rami della rete minori.
Il canale Maestro della Chiana verrà attraversato con la tecnica dello spingitubo, al fine di
non creare un impatto visivo con un ponte-tubo posto fuori terra. Tale filosofia di principio
sarà d’altra parte adottata per tutti gli attraversamenti fluviali e di strade importanti del
progetto.
Dopo l’attraversamento la condotta principale correrà parallelamente alla strada vicinale,
senza nome, che congiunge il rudere de “Il Callone” alla frazione di Le Caselle, passando
sotto la linea ferroviaria Roma-Firenze. In questo tratto verà anche attraversato un canale
interno di bonifica, sempre con la tecnica dello spingitubo. Si segnala inoltre, in questo tratto,
l’interferenza con tubazioni SNAM del metano, che richiederà un approfondimento della
condotta.
Nel tratto tra la il canale maestro e la ferrovia saranno presenti le diramatrici 2, 3, 7, 8 e 9: le
prime due verso nord, le altre verso i territori a sud.
La linea ferroviaria verrà attraversata posando la condotta in asse lungo la strada vicinale, e
sfruttando il manufatto esistente illustrato nella fotografia che segue. Infatti, da informazioni
acquisite presso RFI, esso è costituito da un ponte le cui spalle sono fondate su pali, e quindi
niente impedisce lo scavo della trincea in asse alla strada.
Calcoli Idraulici
A seguito di una attenta valutazione dei costi rapportati alla qualità del prodotto ed alle
esigenze di manutenzione, è stato stabilito di adottare la ghisa sferoidale per le condotte dei
diametri da DN 1000 a DN 400 ed il PVC PN16 per i diametri da DE 400 a DE 160.
Il funzionamento dell’impianto irriguo collettivo in questione si basa sul sistema della
distribuzione “a domanda” che consente distribuzioni libere di portate contenute entro
dotazioni prefissate; si tratta, cioè, di permettere a ciascun utente di derivare acqua senza
vincoli di turni ma con portata contenuta entro limiti prestabiliti.
Per una rete che presenta un siffatto sistema di esercizio, i calcoli idraulici di
dimensionamento sono stati eseguiti seguendo un criterio di tipo probabilistico.
Le formule adottate [Marchetti e Clement] presuppongono che, nell’ambito della rete
considerata, la casualità della derivazione sia omogenea nel tempo, ossia che la volontà
degli utenti, sia pure determinata da particolari esigenze imprevedibili, non modifichi tale
casualità.
L’impianto dovrà essere dunque caratterizzato da un grado di elasticità ψ>1 necessario per
offrire all’utente la libertà di irrigare quando lo ritiene opportuno e contemporaneamente ad
altri utenti dello stesso tronco di rete.
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Attraverso le leggi di probabilità è possibile conoscere il numero delle prese che possono
essere soddisfatte nello stesso istante dalla rete; in particolare, nell’ambito dello studio in
esame, le assunzioni effettuate alla base della progettazione sono le seguenti:
‐
‐
‐
la probabilità media di esercizio di una presa è pari a 0.4 (ossia si assume una presa
funzionante ogni 2.5 prese);
la probabilità media di non esercizio di una presa è pari a 0.6;
la massima portata derivabile da una presa in corrispondenza di un’unità territoriale di
base del comprensorio (comizio irriguo) è pari a 15 l/s.
‐
Con tali parametri, noti i fabbisogni idrici stagionali e di punta, è possibile desumere le
relazioni numeriche da impiegare per il calcolo della portata erogata in corrispondenza di
ciascun nodo; le relazioni suddette sono funzione della superficie servita da ciascuna
derivazione e sono esprimibili nella forma seguente:
q = S (0.5 + (4.95 / S )
per S<400ha
q = S * 0.75
per S>400ha
Dopo aver eseguito il calcolo delle portate irrigue relative a ciascun tronco della rete si è
proceduto alla verifica del sistema.
La simulazione numerica è stata svolta mediante un opportuno programma di calcolo (HyNet
- EHS S.r.l.) che, attraverso la creazione di un apposito modello, consente l’archiviazione, la
gestione e la progettazione delle reti di fognatura.
La scelta dei diametri da attribuire ad ogni singolo tratto si è basata sull’esigenza di garantire
il funzionamento ottimale dell’impianto in termini di velocità di scorrimento del fluido
all’interno delle tubazioni e carico idraulico ai nodi.
L’ottimizzazione della rete è avvenuta, infatti, con il criterio di mantenere la velocità nelle
condotte inferiore a 2 m/s, con valori medi tra 1 e 1.5 m/s, al fine di assicurare buone
condizioni di esercizio anche in caso di brusche manovre per eventuali malfunzionamenti, e,
per quanto attiene al carico idraulico ai nodi si è scelto di rispettare ovunque alla derivazione
un vincolo di prevalenza minima pari a 30 m.
Apparecchiature istallate lungo le tubazioni
Al fine di garantire il buon funzionamento della rete è risultato necessario prevedere
l’installazione di una serie di apparecchiature speciali lungo le tubazioni, ubicate all’interno di
appositi manufatti facilmente accessibili dall’esterno.
Le funzioni principali di tali apparecchiature sono quelle di permettere l’evacuazione e il
rientro dell’aria nelle condotte; di scarico; di intercettazione, per poter isolare tronchi o parti
della rete e regolare la portata; di misurazione della portata.
Essendo il terreno interessato dall’intervento quasi ovunque pianeggiante, è stato assegnato
al profilo longitudinale di ciascuna condotta un andamento caratterizzato da tratti ascendenti
nel senso del moto e tratti discendenti.
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Nei vertici più elevati del profilo sono stati disposti appositi sfiati al fine di evacuare l’aria che
si libera dall’acqua e che tende ad accumularsi nei punti più alti del profilo delle tubazioni.
Gli sfiati suddetti sono del tipo a doppio galleggiante con triplice funzione (entrata e uscita
dell’aria, degasaggio continuo durante il normale servizio); sono corredati di saracinesca di
presidio a cuneo gommato e corpo in ghisa sferoidale.
Nei vertici più bassi, invece, sono stati predisposti degli scarichi che permettono lo
svuotamento dei tratti adiacenti di tubazione; sono costituiti da una tubazione collegata alla
condotta irrigua mediante una derivazione a T e munita di saracinesca di intercettazione che
rimane normalmente chiusa e viene aperta quando occorre svuotare due tronchi contigui di
condotta con vertice inferiore nel punto di scarico.
A seconda della quota di arrivo della tubazione rispetto al punto di recapito finale gli scarichi
saranno liberi o in pressione e collocati all’interno di appositi pozzetti.
In corrispondenza di tutte le diramazioni secondarie e degli attraversamenti principali sono
state, inoltre, inserite delle valvole a farfalla in grado di interrompere completamente il flusso
e di regolare la portata, in modo tale da poter effettuare eventuali operazioni di
manutenzione, riparazione, smontaggio.
Le valvole suddette sono a doppio eccentrico, motorizzate con corpo in ghisa sferoidale.
Inoltre, al fine di conoscere la portata relativa ad ogni tronco di tubazione sono stati installati
misuratori di portata ad induzione elettromagnetica nei principali nodi della rete, dotati di
apparecchiature di registrazione per poterne seguire il corretto funzionamento e consentirne
una facile gestione.
In merito alla derivazione dell’acqua dalla rete in questione, sono stati predisposti degli
appositi gruppi per la consegna multipla della portata con dispositivo per il controllo
automatico dei prelievi idrici.
Le prese irrigue suddette sono state ubicate nei punti ritenuti più idonei, ossia in maniera tale
da raggiungere ogni singola proprietà.
Le apparecchiature sono di tre differenti tipologie a seconda dell’entità della superficie da
servire: in particolare, per piccole e medie aziende sono state impiegate tubazioni di presa
DN 100 e DN 150 in grado di erogare fino a 20-25 l/s di portata, mentre per le aziende di
maggiori dimensioni il gruppo di consegna presenta una tubazione di presa avente diametro
nominale di 200 mm per portate fino a 50 l/s.
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Schema tipologico gruppo di consegna
Sistema di Telecontrollo
Allo scopo di dar seguito ad un’attività centralizzata di gestione delle acque distribuite per
uso irriguo, si è ritenuto opportuno inserire la realizzazione di un Sistema di Telecontrollo.
Nelle sue linee generali, il Sistema previsto si pone i seguenti obbiettivi:
‐
rilevare e centralizzare i valori di portata in transito, in alcuni punti significativi della
rete, sia al fine di impostare un data base per la redazione di un bilancio idrico, sia al
fine di evidenziare, tempestivamente, eventuali perdite lungo il percorso
dell’adduttore;
‐
rilevare e centralizzare altri parametri significativi della rete, quali pressioni, livello
vasca di partenza, nonché informazioni complementari, ma necessarie ai fini della
gestione, quali: presenza/assenza E.E., nei punti energizzati, eventuali effrazioni alle
apparecchiature ecc.
‐
governare i dispositivi elettroidraulici inseriti nella rete precedentemente citati, quali le
valvole motorizzate, in modo che dal Centro di Controllo sia possibile conoscere in
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tempo reale l’effettivo stato operativo e si possa telecomandare gli stessi in modo da
modificare i parametri di esercizio della rete sia in termini di parzializzazione che di
intercettazione.
Il sistema in esame presenta un’architettura semplice, come si evince dal seguente schema
generale:
Amministrazione Provinciale Siena
Elaboratore
Rete Irrigua Valdichiana Senese
UPS
Sistema di Telecontrollo
Monitor
CENTRO DI CONTROLLO
Gateway Gprs
Printer
RETE GPRS
RTU1
Vasca di Partenza
RTU2
Nodo J1
RTU3
Nodo J22
RTU4
Nodo J6+J37
RTU5
Nodo J73
RTU6
Nodo J43
POSTAZIONI PERIFERICHE
SCHEMA GENERALE SISTEMA DI TELECONTROLLO
In particolare, vi sono una serie di apparecchi periferici che verranno assemblati in un idoneo
quadro e collegati, tramite morsettiera numerata, a tutti gli strumenti, sensori, dispositivi o
sorgenti di alimentazione presenti e previsti nelle singole postazioni esterne.
Si ha poi la rete di trasmissione da utilizzare per i collegamenti fra Stazioni Periferiche e
Centro di Controllo, costituita dalla rete radio GSM/GPRS.
Questa rete, anche attraverso vari Provider, risulta coprire tutta l’area interessata ed è
affidabile sotto il profilo della continuità di servizio.
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Utilizzando sugli apparati RTU/PLC, appropriati algoritmi di rice-trasmissione, sarà possibile
effettuare collegamenti in h24 a costi decisamente contenuti.
L’Amministrazione che provvederà a gestire il Sistema di Telecontrollo si farà carico di
rendere disponibile presso la sede ove verrà installato il Centro di Controllo, un collegamento
ADSL con indirizzo IP statico per consentire i collegamenti con le postazioni periferiche e
quindi la centralizzazione dei dati.
Infine, ci sarà un Centro di Controllo, la cui sede sarà comunicata prima della Consegna dei
Lavori.
Il Centro di Controllo dovrà consentire fondamentalmente di poter svolgere le seguenti
attività e funzioni generali:
‐
monitoraggio in tempo reale di tutte le informazioni centralizzate, mediante evidenza
dei parametri acquisiti, su schemi sinottici a video rappresentativi dell’assetto
impiantistico elettro-idraulico delle postazioni periferiche interessate ;
‐
memorizzazione in un data base di tutte le informazioni di cui al punto precedente
con possibilità di estrazione per tipologia, per data, per postazione, per parametro
ecc;
‐
estrazione di grafici, istogrammi, max-min, set di allarme, ecc su tutti i parametri
memorizzati;
‐
stampe generali e selettive di risultati, allarmi,valori ecc
programmazione della lista delle trasmissioni delle informazioni definite di ‘allarme’.
L’impatto del Progetto e gli interventi di Mitigazione
Nel presente capitolo si procede a fornire, rispetto agli impatti individuati in precedenza per
ogni singola componente ambientale considerata, una sintetica descrizione delle misure
mitigative e di minimizzazione degli impatti contenute nel progetto.
Come detto in premessa, già dalle prime fasi analitiche che hanno portato alla redazione del
progetto, sono state verificate e vagliate soluzioni alternative tendenti all’ottimizzazione della
rete mediata tra il quadro esigenziale gli aspetti prettamente tecnici la fattibilità operativa
degli interventi e la minimizzazione degli effetti sulle componenti ambientali caratterizzanti
l’area di riferimento. La soluzione proposta è quella ritenuta meno impattante. Questo
processo ha portato, in sintesi, a definire un progetto atto a soddisfare le esigenze prime per
cui si è reso necessario volte al servizio dell’attività agricola assicurando,
contemporaneamente, che tutti gli interventi non andassero ad interferire con l’ambito più
sensibile caratterizzante il territorio rappresentato dall’area del Lago di Montepulciano.
L’analisi svolta ha portato alla definizione degli impatti, allo scopo di predisporre adeguate
misure di mitigazione.
Tali misure consistono essenzialmente in accorgimenti progettuali o tecnico – realizzativi
volti a prevenire il possibile insorgere di impatti sul territorio oppure interventi finalizzati alla
riduzione del livello di gravità degli impatti stessi.
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Foto inserimento della mitigazione degli impianti fuori terra
Attraversamento delle aste idrografiche principali
Le aste idrografiche principali verranno attraversate mediante la tecnica dello spingitubo. La
scelta effettuata è ritenuta la meno invasiva. Sono state escluse in fase progettuale opere e
lavorazioni che comportassero scavi a cielo aperto in alveo. Sono stati altresì evitate opere
di attraversamento aereo.
Misure atte ad evitare l’Alterazione della qualità delle acque superficiali
In fase di costruzione occorrerà aver cura di non alterare le caratteristiche chimico - fisiche
delle acque superficiali con il rilascio di particelle solide o di fango connesse al movimento
terra (che in tal caso determinano il temporaneo intorbidamento dell'acqua) oppure con la
dispersione accidentale di sostanze inquinanti nei corsi d'acqua. Questa misura è importante
in particolare durante le lavorazioni che possono determinare la dispersione di acqua mista a
cemento e/o fango, che mescolandosi alle acque superficiali determina una temporanea
alterazione della qualità di queste. Tale prescrizione andrà scrupolosamente osservata nei
nodi nei quali è prevista la realizzazione di platee in calcestruzzo(vedere l’allegato grafico 5
“Individuazione degli impatti”). In corrispondenza di tali lavorazioni è necessario individuare
un punto di raccolta dove convogliare temporaneamente le acque di cantiere, che saranno
successivamente spurgate. Per evitare inoltre l'intorbidamento dei corsi d'acqua si
provvederà ad installare barriere rimovibili al fine di eludere il ruscellamento di fango o la
caduta di detriti direttamente nelle acque superficiali.
Nel caso di attività nei pressi dei canali della bonifica tali misure saranno osservate con
particolare scrupolo.
Le operazioni di scavo possono esser causa, nelle fasi di cantiere, di fenomeni di
ruscellamento ad opera delle acque meteoriche e quindi di dilavamento del terreno; nei casi
in cui lo scavo intercetti acque di transito subsuperficiali possono aversi gli stessi fenomeni
di ruscellamento e asportazione del terreno.
Per prevenire tali inconvenienti è necessario provvedere alla regimazione di tali acque,
pioggia o di falda, mediante la loro intercettazione, raccolta e allontanamento dai fronti di
scavo.
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Vegetazione
Le opere di mitigazione paesaggistico ambientale saranno predisposte nel rispetto delle
norme di Regolamento urbanistico e del Piano strutturale e localizzate esclusivamente in
corrispondenza delle opere emergenti, come rappresentato nell’allegato 6, “Misure di
mitigazione degli impatti”.
Per evitare possibili interferenze con la vegetazione arborea presente nelle aree agricole, si
adotteranno misure operative in fase di cantiere:
Protezione di elementi arborei/arbustivi di valenza naturalistica in prossimità delle
zone di cantiere: quando ci si trovi ad operare all'interno o nei pressi dell'area boscata o nei
pressi di elementi vegetazionali di pregio (siepi, esemplari arborei maturi) si dovrà procedere
alla loro protezione mediante strutture temporanee (reti, staccionate, ecc.) per evitarne il
danneggiamento.
Interventi di mitigazione acustica
E’ comunque prevedibile, in questa sede, l’adozione di misure di mitigazione della
componente rumore. Quando si andrà ad operare nei pressi di civili abitazioni potrà essere
prevista l’istallazionedi barriere acustiche mobili intorno alle aree di scavo per mitigare gli
effetti rumorosi derivanti dalle lavorazioni.
Tale misura andrà attuata nelle aree di scavo prospicenti edifici ad uso residenziale o ad uso
pubblico e nelle aree poste nelle immediate vicinanze della individuata rete ecologica e
dell'area protetta del Lago di Montepulciano, andranno interposte tra sorgente e ricettore
opportune schermature in grado di produrre, in corrispondenza del ricettore stesso, la perdita
di pressione sonora. In termini realizzativi tale intervento può essere attuato attraverso la
realizzazione di idonee barriere mobili finalizzate a proteggere limitatamente al periodo di
cantierizzazione, aree o recettori critici presenti nelle immediate circostanze delle aree di
cantiere. Data la sensibilità delle aree individuate dalla rete ecologica e delle aree protette si
ritiene indispensabile che le attività di cantiere nei pressi delle aree sensibili individuate siano
programmate in modo tale che le lavorazioni a maggiore impatto acustico siano concentrate
nei periodi di minore vulnerabilità e sensibilità della fauna locale.
Barriera acustica mobile
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In fase di programmazione delle attività di cantiere andranno verificate le macchine
operatrici.
La riduzione delle emissioni direttamente alla fonte di rumore può essere ottenuta tramite
una corretta scelta delle macchine e delle attrezzature, con opportune procedure di
manutenzione dei mezzi e delle attrezzature e, infine, intervenendo quanto possibile sulle
modalità operazionali e di predisposizione del cantiere.
Viene di seguito fornita una lista di alcune azioni principali volte a limitare a monte la
rumorosità di cantiere.
Scelta delle macchine, delle attrezzature e miglioramenti prestazionali:
- Selezione delle macchine ed attrezzature omologate in conformità delle direttive della
C.E. e ai successivi reperimenti nazionali;
- Impiego di macchine movimento terra gommate piuttosto che cingolate;
Installazione, se non già previsti, di silenziatori allo scarico su macchine di una
potenza rilevante;
- Utilizzo di impianti fissi schermati;
- Utilizzo di gruppi elettrogeni e compressori di recente fabbricazione ed insonorizzati.
Manutenzione dei mezzi e delle attrezzature:
- Eliminazione degli attriti tramite operazioni di lubrificazione;
- Sostituzione dei pezzi usurati e che lasciano giochi;
- Controllo e serraggio delle giunzioni;
- Bilanciatura delle parti rotanti delle apparecchiature per evitare vibrazioni eccessive;
- Verifica della tenuta dei pannelli di chiusura dei motori;
- Svolgimento della manutenzione delle sedi stradali interne alle aree di cantiere e
sulle piste esterne, mantenendo la superficie stradale livellata per evitare la
formazione di buche.
Modalità operazionali e predisposizione del cantiere:
- Orientamento degli impianti che hanno un’emissione direzionale in posizione di
minima interferenza (ad esempio i ventilatori);
- ·Localizzazione degli impianti fissi più rumorosi alla massima distanza dai ricettori
critici;
- Uso di basamenti antivibranti per limitare la trasmissione di vibrazioni al piano di
calpestio;
- Imposizione di direttive agli operatori tali da evitare comportamenti inutilmente
rumorosi (evitare di far cadere da altezze eccessive i materiali o di trascinarli quando
possono essere sollevati ecc.);
- Divieto di uso scorretto di avvisatori acustici, sostituendoli quando possibile con
avvisatori luminosi.
Interventi di mitigazione delle polveri
Tutte le operazioni di scavo e di trasporto materiale possono produrre del materiale
pulvirulento con conseguente impatto sull’ambiente e sugli insediamenti umani.
L'accumulo di polveri, sollevate dal transito di automezzi e dalle attività di cantiere, deve
essere ridotto attraverso l'innaffiamento periodico delle strade in terra battuta e dei cumuli di
terra e la copertura dei mezzi di cantiere destinati alla movimentazione dei materiali con teli
aventi adeguate caratteristiche di impermeabilità e resistenza allo strappo, nonché il loro
lavaggio giornaliero. Le polveri, infatti, oltre ai disturbi ambientali nelle aree antropizzate,
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possono danneggiare o ridurre la capacità di crescita delle piante poste ai margini delle aree
interessate dalle operazioni in progetto.
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