ATTUALITÀ / novità in libreria
FOTO DI MAKI GALIMBERTI
Sveva,
raccontaci
Léonie!
«Vengo scortata da Rambo». Con
questa premessa, l'intervista a Sveva Casati Modignani incute quasi
timore. Grazie agli 11 milioni di libri
venduti in 30 anni di carriera (carriera iniziata scrivendo a quattro mani
con il marito Nullo Cantaroni, morto
nel 2004), Sveva si è conquistata il
titolo di "signora dei bestseller". E si
presenta con un "bassotto-batuffolo"
di 14 anni che strappa subito un
sorriso. Certo, il nome è quanto mai
indicato, perché Rambo è un perfetto
bodyguard che protegge Sveva abbaiando eringhiandocome un matto.
Per fortuna, una bella dose di biscotti
basta a calmarlo. E possiamo iniziare
la nostra chiacchierata. Quello con
la scrittrice sembra un incontro con
l'amica che non vedi da tempo e
che vuole svelarti tutte le novità. La
principale è Léonie, il suo romanzo
numero 23 per Sperling & Kupfer,
in libreria dal 30 aprile. Una saga
che narra la vita della ricca famiglia
Cantoni, guidata dal capostipite
Amilcare e dalla folle moglie Bianca,
dal figlio Renzo e dal nipote Guido,
che abbandona l'azienda e sposa
Léonie, francese tanto squattrinata
quanto determinata, che si abituerà
ai silenzi e ai segreti del clan. Fino
a quando qualcosa (o qualcuno)
spingerà tutti a dire basta a questa
"omertà dei sentimenti".
Facciamo un gioco. A quali personaggi della vita reale assomigliano
i protagonisti della sua
storia?
Sveva Casati
Modignani
Una donna tanto squattrinata
quanto determinata, che lotta contro i
silenzi e i segreti del clan familiare.
È la protagonista dell'ultimo romanzo
firmato Casati Modignani. E, per la sua
grinta, ricorda una ministra del governo
Monti. Come rivela la stessa autrice
«Amilcare è l'uomo viscerale che si è fatto da solo e mi
ricorda il grande scrittore
Gabriel Garda Màrquez.
Bianca è una matta buona, stile Marta Marzotto!
Renzo, con il suo mix di
ruvidezza e talento, è la
copia dell'attore Massimo
Ghini. E la mia Léonie... è
difficile. E una tipa grintosa e seria,
che non perde la sua femminilità.
La paragonerei al ministro degli
LÉONIE
-
(segue a pagina 132)
DONNA MODERNA 1 3 1
ATTUALITÀ / novità in libreria
«I miei personaggi sono sempre
legati alla cronaca. Quando scrivo
vengono a galla pensieri e convinzioni. Forse è questo il segreto del
mio successo».
I Cantoni vivono seguendo la ReArriva il momento del trucco e pargola delle due "S". ovvero silenzi e
rucco per il servizio fotografico.
segreti: dolori, paure e passioni si
Sveva si scruta allo specchio, studia
tacciono. E questo crea un'intricata
rossetti e mascara e annuisce soddirete di cose non dette. Perché ha
sfatta: «Così dimostro cinque anni in
scelto tale tema?
«Troppe persone conducono esistenze meno. Anche se non me ne faccio un
del genere. L'ipocrisia è un male diffu- cruccio, mi secca invecchiare! Niente
so, un serpente velenoso che morde lifting, però: lo trovo umiliante. Perla società. In Italia le istituzioni hanno ché una donna non lo fa quasi mai per
smarrito il coraggio e ci sono così se stessa, ma per piacere agli uomini».
tanti scheletri nell'armadio. Servirebbe A proposito di donne: sono sempre
un'operazione di pulizia. Ma dopo de- loro le eroine dei suoi libri. Ma oggi
cenni di politici bugiardi e arraffoni mi come sta l'universo femminile?
pare difficile. I giovani, poi, non danno «Gode di una salute abbastanza disperanza: se Q futuro è Renzo Bossi...». screta. Guardo orgogliosa le ragazze
autonome, in carriera, impegnate
II richiamo all'attualità è prepotente
nel sociale. Certo, la strada per la
quando racconta della vita imprenparità è ancora lunga. Però non mi
ditoriale dei Cantoni, circondati da
piacciono le signore troppo dure,
evasori e affaristi senza scrupoli.
(segue da pagina 131)
Interni Anna Maria Cancellieri, che
conosco personalmente: una donna
adorabile».
che giocano a fare gli uomini, stile il
presidente uscente di Confindustria
Emma Marcegaglia. Preferisco quelle
che si prendono poco sul serio come
Serena Dandini. Adoro la sua ironia».
Le sue donne amano, soffrono e
lottano con un solo scopo: la conquista della serenità. Per lei cos'è
la felicità?
«Stare bene con me stessa. Ho viaggiato per il mondo, ho conosciuto vip
e politici. Ma ora la mia serata ideale
è cenare congli amici. E quando loro
se ne vanno, godermi il silenzio della
casa e concedermi un'enorme tavoletta di cioccolato fondente. Invece mi
fanno infuriare le bugie e la stupidità».
Dopo avere scritto romanzi tradotti
e pubblicati in 20 Paesi come stupirà ancora i suoi lettori?
«Con un libro di cucina (eridedi gusto,
ndr). Si intitola 77 diavolo e la russumada, cioè l'uovo sbattuto con lo zucchero
e il Barbera, e uscirà a settembre per
la casa editrice Electa. Non voglio fare
concorrenza ad Antonella Clerici e
Benedetta Parodi, sia chiaro! Racconto
la mia infanzia di bambina cresciuta durante la guerra, accudita da una nonna
che credeva nel diavolo e sopportava
le mie marachelle. La trama è condita
dallericettedi quei tempi: zuppe, minestre, dolcetti e tanto altro. Fatti con
amore e furbizia, perché non c'era nulla
da portare in tavola».
Basta chiacchiere: il fotografo è pronto.
Sveva gioca davanti al flash, ma laverà
star è Rambo che viene subito soprannominato "dog model" del giorno.
Dopo decine di scatti, la scrittrice
sembra quasi tirare un sospiro di
sollievo. La aspetta una cena casalinga
con gli amici. «E una nuova storia che
mi frulla per la testa. Voglio parlare
del mondo dei corallai, gli artigiani
del corallo. La macchina per scrivere
mi chiama». E quando la sua Olivetti
- battezzata Valentina - chiama, Sveva
non può farla attendere.
FLORA CASALINUOVO
GIORNALISTA. SCRIVETELE
[email protected]
"Mi leggono le donne dai 12 ai 90 anni
V
e vado in classifica dai tempi di Moravia
LEONETTA BENTIVOGLIO
ncrollabile Sveva. Mailaminima flessione. È uscito da poco
il nuovo libro della Casati Modignani, Léonie: un nome ritagliato da Proust per una tipica
storia " sveviana" d'amore e di famiglia (villona lombarda, dinastia di
industriali, griglia di rapporti pieni
di segreti). Una mega-soap approdata alla terza edizione e alle duecentomila copie in un paio di settimane. Ora, al solito, Sveva veleggia
in cimaalle classifiche. Per l'ennesima volta, questa settantacinquenne
signora milanese dal pomposo nom
de piume - il vero nome è Bice Cairati - si dimostra un mastino del
longseller, che in una trentina d'anni di trame sospirose, dialoghi "anticati" da fotoromanzo e sfondi ambientali di disarmante schematicità
(debuttò neH'81 con Anna dagli occhi verdi, e Léonie è il suo ventitreesimo romanzo), ha venduto undici
milioni di libri e conquistato traduzioni in ventipaesi. Sul versante della prolificità e della tenuta commerciale, non c'è un Eco o un Camilleri
o un De Carlo che le tenga testa. E fa
sempre centro senza pubblicità,
snobbata darecensoriepremiletterari.
«Me ne infischio dei riconoscimenti», dichiara lei con voce flautata. «Se dovessi scegliere tra un premio e la frase appena regalatami da
unadonnainuniper-mercato diVa-
rese, non avrei dubbi. Mi ha detto:
oggi potevo comprare un chilo e
mezzo di lesso oppure il suo romanzo. Ho preso il libro, è ovvio. E che i
miei figli rinuncino al lesso. L'avrei
applaudita».
Signora Sveva: negli anni Ottanta, stando in classifica, se la vedeva
con Moravia. Ora, nellalista deibestseller, gareggia con Del Piero. I
tempi corrono, ma lei non cambia.
«Ho cominciato piano, sommessa, narrandomi storie e scoprendo
quanto mi divertivo a farlo. Poi mi
sono accorta che i lettori godevano
con me. Scrivere mi dà un piacere
enorme e credo d'infonderlo nelle
mie pagine. Non capisco gli autori
che soffrono scrivendo. Ma via, che
cambino mestiere».
Si è interrogata sui motivi del suo
successo?
«Nei miei libri si avverte sincerità.
E gusto genuino dell'affabulazione.
C'è la musica classica e ci sono le
canzonette. Io sono brava nelle seconde. A volte le storie mi piacciono
così tanto che non vorrei sprecarle
mettendole su carta. L'ho detto al
mio editore mentre immaginavo
Léonie: ho inmenteunlibro cosìbello che quasi quasi non te lo do...».
Qual è stata la sua formazione?
«Vengo da una famiglia modestissima. Fumio padre, un commerciante, aintrodurmiallaletteratura.
Ero una bambina e lui mi leggeva
Gian Burrasca, Pinocchio, Les histoires du Petit Nicolas. Poi ho letto
Verne, Salgari, Rafael Sabatini. In
seguito ho scoperto Gorkij, Dostoevskij, Tolstoj, Balzac, Dumas,La
Fiera delle Vanità di Thackeray... ».
Quando iniziò a scrivere?
«Prestissimo. Da piccola firmavo
racconti per il giornalino parrocchiale. E il parroco rifiutava i miei finali tragici. Gli diedi la novella di un
bambino che moriva alla fine, e lui
mi disse: no! Dobbiamo aprire una
finestra sulla speranza! Avevaragione. La vita è troppo scarsa di lieti fini. Meglio provvedere».
Happy endancheper Léonie, con
svelamento del rispettivo amore
tra la protagonista e il marito Guido, dopo i tradimenti. Possibile?
Realistico? Tagliato con l'accetta?
Non crede che l'amore sia cambiato?
«Macché. Pensi ad Anna Karenina. Non è una vicenda attualissima?
Leggale cronache sui giornali. Cambiano approcci e modalità, manon i
sentimenti. Comunque ogni storia
d'amore è per me unamaniera di riflettere una società».
Dunque si riconosce nella definizione di "rosa-sociale"?
«Non amo le etichette. Faccio romanzi d'intrattenimento. Ripercorro gli ultimi decenni italiani attraverso figure femminili: operaie,
mondine, borghesi, femministe...
Le donne sono più sorprendenti e
complesse degli uomini, piatti e lineari, sempre simili a loro stessi».
Amore e sesso: c'è n'è in ogni suo
libro. Ma il secondo è mascherato,
celato, dato per implicito.
«Esplicitarlo non serve. L'interessante sta nei preliminari, cioè nell'arrivarci.Ilsessodipersénonèelegante».
Ha iniziato lavorando come
giornalista a La Notte. È stato utile?
«Sì. Per capire quanto sono curiosa (adoravo le interviste e ne ho fatte ai Beatles, a Josephine Baker, all'ex re d'Italia Umberto) e per comprendere che non era il mio mestiere».
Non le piaceva?
«Detestavo che mi correggessero
i pezzi. Una volta descrissi un vecchio che amoreggiava col suo quartino di vino, e trovai pubblicato che
sorseggiava il quartino. Stravolgimento inaccettabile».
Oggi ha uno stile di scrittura così
semplificato da essere elementare.
«Sono semplice per non far sentiremaiillettoreunidiota. Odio gli autori criptici e intorcinati. Se una cosaèbelladeve piacerti subito. Poi disquisir ai sui dettagli. È faticoso ottenere la semplicità. Sapesse quanto
riscrivo per arrivare a quell'immediatezza».
I primi romanzi li scrisse con suo
marito, Nullo Cantaroni.
«A darci fiducia fu Tiziano Barbieri, artefice degli hit di Sperling &
Kupfer, che per la nostra coppia inventò lo pseudonimo Sveva Casati
Modignani. In realtà ero io a scrivere. Nullo correggeva. Poi fu vittima
di una forma precoce di morbo di
Parkinson e restò malatissimo per
vent'anni. Morì nel 2004. Anche
quand'era malato gli leggevo i testi,
che lui commentava e criticava. Lo
fa persino ora che non c'è più. È un
tale rompicoglioni che non riesco a
scrollarmelo di dosso».
Il nome Nullo fa pensare a un tipo dimesso.
«Tutt'altro! Dovevo sgusciare tra
le maglie del suo autoritarismo per
sopravvivere. Il nulla è lo zero, cioè
l'assoluto, e Nullo era un assolutista».
Chi sono i milioni di fan di Sveva?
«Donne soprattutto. Dai dodici ai
novantadue anni, di ogni categoria
sociale. Agliincontri che faccio in giro per l'Italia vengono ad ascoltarmi
donne magistrato, immigrate, ragazze che fanno tesine sui miei romanzi. .. Chi piange, chi si confida,
chimi dona uncanovaccio,unapattina, un portapane con scritto: Sveva ti amo. È forte la loro affinità con
Sveva».
Parla di Sveva come se fosse diversa da Bice, cioè da lei.
«Bice è pigra. Sveva è attiva e viaggia per parlare con la gente dei libri.
Bice sta a casa. Sveva si relaziona e
promuove. Ma è Bice che racconta e
scrive».
Da dove prende le storie?
«Dalle persone. Io so ascoltare.
Attingo dagli incontri. Non ho fantasia. Non potrei scrivere una fiaba e
non sono unafilosofa. Non avreipotuto inventare Harry Potter».
La sua Léonie coltiva per decenni una relazione con un amante,
Roger, con cui ha un unico appuntamento annuale in un romantico
albergo sul lago. E ogni volta ritrovano la stessa passione. Improbabile...
«Così improbabile che è una storia vera! Me l'ha confidata un professionista romano conosciuto
tempo fa. Era un marito fedele e aveva una bella famiglia, ma da
trent'anni amava una signora con
cui s'incontrava di nascosto solo un
giorno l'anno, facendo scorta per gli
altri 364. Che culo quel Roger!, ha
esclamato mio fratello leggendo
Léonie. In tanti fantasticano un
amore così, fatto al novantanove
per cento di sogno. Perché senza i
sogni non esiste gioia».
S RIPRODUZIONE RISERVATA
L'autrice, dal 1981
a oggi, ha venduto
milioni di copie
E continua a farlo
MIMI iicìiii ili
2012
"Léonie", uscito da
Sperling&Kupfer
(pagg. 500, euro
19,90) è entrato
subito in classifica
LA SCRITTRICE
Sveva Casati
Modignani è nata
Milano nel 1938;
il suo vero nome
è Bice Cai rati
1981
"Anna dagli occhi
verdi" è il primo
bestseller
di Sveva Casati
Modignani
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La vita e le opere, Sueua CasatiModignani (nella foto diMaki Galimberti) è il
nome d'arte della coppia Bice Cairati e Nullo Cantaroni. Scomparso il marito nel
2004, Bice Cairati ha continuato adusare lo pseudonimo. L'esordio nel 1981 con
«Anna dagli occhi verdi». Seguiranno, tra gli altri titoli: «Disperatamente Giulia»,
«E infine una pioggia di diamanti», «Rosso corallo», «Un amore di marito». Il
nuovo libro è «Léonie» (pp. 501, €19,90). Tutti i romanzi (pubblicati in venti Paesi
del mondo) sono editi da Sperling &Kupfer. La signora si descrive così: «Sono nata
a Milano, dove vivo con un bassotto prepotente. Ho due figli. Cucino volentieri,
ricamo a punto croce, coltivo l'arte del sonno. Mipiacciono le torte fatte in casa...».
Trent'anni di bestseller, da «Anna dagli occhi
verdi» a «Léonie»: una fedeltà assoluta
alle mura domestiche, lo sole che possano reggere
"Il conte Tolstoj
non è il mio
principe azzurro
BRUNO
QUARANTA
^1
A proposito di donne
d'antan, di trascorse cortesie
ed eleganze e savoir faire. «So,
per esperienza - avvertiva Colette Rosselli, alias Donna Letizia -, che scrittori e artisti il meglio di sé lo spendono nelle loro
opere, da vicino rimangono solo gli spiccioli». Ma non sempre, Madame. Se solo avesse
sorseggiato un té (magari con
pane abbrustolito, alla Eliot)
chez Sveva Casati Modignani
sarebbe stata meno tranchant.
Perché questa signora innanzitutto è l'arte di accogliere, di
conversare, di onestamente
dissimulare, di accordare i les-
mato il suo grido: «Famiglie, vi
odio!». Non perché qui si ignorino le ombre, i giorni dispari,
le nefandezze. Epperò si confida infine che le mura domestiche sappiano reggere, attenuare, rinsavire, medicare se non
guarire.
Con buona pace del nouveau roman e dintorni, per Sveva
Casati Modignani la marchesa
continua a uscire di casa alle
cinque. Tramando, tramando,
una ormai lunga fedeltà al
«c'era una volta». Dal 1981,
l'esordio con Anna dagli occhi
verdi, al recentissimo e fortunatissimo (come ogni storia) Léonie. Ci si sieda in poltrona, si indossi il pince-nez, si spenga il
cellulare: «Léonie rallentò la
corsa e si fermò di fronte alla
prospettiva della villa che sorgeva in fondo al viale...».
«Furono le veglie
nelle stalle, durante
la guerra, ero piccola,
«Anna Karenina ha
a comunicarmi il fascino
bisogno d'essere amata
della narrazione»
come la Bovary, ma a
sici che si modellano in cucina differenza di Emma
e in sala da pranzo e nello studiolo, nella mansarda e nel par- non merita di morire»
co, di generazione in generazioCorso Venezia, via Montene, sulla pagina come nello
napoleone?
La Milano di Svespartito quotidiano. Incontranva
Casati
Modignani
ha un redola, forse Gide avrebbe sfu-
11
spiro periienco, e un viaggio a
rebours, nel 1911. E' centenaria
la sua cuna, modellata dalla
nonna - «undicimila lire di allora» -, sempre accudita, sospesa fra il mondo di ieri (là, oltre
il giardino, viveva colei che si
immedesimava in Liz Taylor)
e il nostrano melting pot (che
ha spodestato la gente meridionale nell'anonimo stabile di
fronte all'ingresso principale).
Il bassotto ruggente si chiama, va da sé, Rambo. L'Olivetti rossa è la promessa di
mille e ulteriori mille destini incrociati. Sveva Casati
Modignani è una voce fra
incanto e realtà...
«Grande lettore era mio padre, un commerciante di vini
e liquori che, per amore di
mia madre, indosserà i panni, non propriamente suoi,
dell'industriale. Ma saranno
le veglie nelle stalle, durante
la guerra, ero piccola, a comunicarmi il fascino della
narrazione. Voci soprattutto
anziane, si alternavano. Per
esempio la donna cattiva verso la suocera che sarà carpita dal diavolo. Andandosene
diceva, chissà se sollevata o
terrorizzata: "Me ne vado nel
profondo degli abissi"».
Per amore... Etvoilà la sua
vita privata, l'incontro a Parigi con Nullo Cantaroni
che diverrà suo marito, felice anche il sodalizio professionale...
«Gli debbo il passo d'avvio. Mi
ero domandata: che cosa sa
mio figlio delle mie radici? E
così cominciai a scrivergli una
lettera che via via si allungherà, raggiungendo il centinaio
di fogli. Mio marito li lesse, infine incoraggiandomi: ma questo è un romanzo. Nasceva Anna dagli occhi verdi. Insieme abbiamo ordito tre libri. Come?
Io scrivevo, lui riscriveva, io, a
mia volta, riscrivevo...».
Le prime letture. In «Léonie»
si incontra «Cuore», «Pinocchio», «Gian Burrasca»...
«No, Cuore non mi ammaliò,
permeato com'è di buonismo
fasullo, inapplicabile. Di De
Amicis ho apprezzato Amore e
ginnastica, una emancipazione ante litteram... Pinocchio,
certo... Ma il prediletto è Gian
Burrasca, una denuncia contro l'ipocrisia degli adulti. In
particolare mi era caro il Gian
Burrasca francese, le storie
del piccolo Nicolas di René Goscinny».
«Léonie». Ed è subito
Proust. Una donna fra rigore e libertà e spirito d'impresa la sua eroina, riecheggiante nel nome la «tante»
di Combray. «Ah, Parigi! Come vorrei incontrare Colette e Marcel Proust...» si
esclama nella villa brianzola da Lei architettata.
«Ho accostato ìaRecherche intorno ai trent'anni. L'ho ripercorsa
sui quaranta. Sorpresa perché
Proust usa molte parole per dire
una piccola cosa. Poi capendo
che nella sua opera non c'è una
parola di troppo. E Colette, una
passione dei diciotto anni, ammirandone lo humour, l'autoironia,
l'indipendenza...».
Le donne nella letteratura.
Anna Karenina?
«A lei sono legatissima. E' la
p a r t e femminile di Tolstoj.
Se ne è voluto liberare immaginando questa c r e a t u r a .
Potendo, dopo la t r e m e n d a
fine riservatale, deflagrare
come principe folle e maschilista».
Dalla Russia alla Normandia
di Flaubert...
«A Madame Bovary. Come Anna Karenina ha bisogno di essere amata. Ma il marito di Anna
è ignobile. Il marito di Emma è
invece perbene. Anna non meritava di pagare con la morte,
Emma sì».
Uno scrittore ammirabile?
«Lo scrittore e l'uomo. Ernest
Hemingway, inesauribile raccontatore della vita, che macho! E un eco di Cechov: là dove la principessa si innamora
di chi sta rifacendo i tetti della
sua dimora...».
Mariti di ieri, mariti di oggi.
«Io e mio marito? La differenza? In quanto donna avevo bisogno di lui perché lo amavo.
Mentre lui mi amava perché
aveva bisogno di me. Avere o essere, Erich Fromm...».
Non è il rosa il suo colore.
Ma non di rado la si confonde con Liala...
«Nella bibliotechina della nonna e della mamma non mancava, ancorché non abbondasse.
La considero una benefattrice
dell'umanità. Ha fatto sognare
le donne - la ragione di vita che
è il sogno - quando le donne
grondavano disperazione».
Anziché Liala, Le si intona la
confessione di Natalia Ginzburg: «Quando scrivo non
penso mai che c'è forse un
modo più giusto di cui si
servono gli altri scrittori.
Non me ne importa niente
di come fanno gli altri scrittori...».
«Sveva c'est moi. Non so che
cosa sia il blocco di fronte al foglio bianco. Magari il problema è rinnovare le riserve di nastri per POlivetti. Ma c'è un
ometto solerte che vi provvede. E via con i tasti. Ogni gestazione dura un anno e mezzo.
Dedicherò ai corallai di Torre
del Greco il prossimo libro. Natalia Ginzburg? La vidi a Bologna, stava discorrendo con
Eduardo De Filippo, non osai
avvicinarla».
La sua Lombardia...
«La mia Milano, in primis. Come pulsa in Ascolto il tuo cuore,
città di Alberto Savinio, "città
«Liala ? Benefattrice
dell'umanità: ha fatto
sognare le donne
quando le donne
grondavano disperazione»
tutta pietra in apparenza e dura", mentre è "morbida di giardini interni"».
La Lombardia di Alessandro
Manzoni...
«Farlocchi, no?, Renzo e Lucia... Rispetto alla statura dell'Innominato!».
I suoi lombardi? In «Léonie»
si evoca il Clubino intorno a
cui da par suo divagherà Alberto Arbasino...
«Sommo è Piero Chiara. Un affabulatore straordinario. E' indelebile il ricordo di due serate
trascorse a sentirlo. E Andrea
Vitali, tra una finestra sul lago
e un collier. E - raggiungiamo
la Sicilia - Andrea Camilleri,
Montalbano e non, La concessione del telefono è una prova
egregia».
La mia vita è un romanzo.
Chissà quanti glielo avranno
sussurrato...
«Non solo sussurrato. Tempo
fa mi venne proposto di scrivere la biografia di... Nome e cognome? L'ho ritratto in Léonie,
lettrici e lettori provino a indovinarne l'identità... "...calvo e
in sovrappeso che sedeva in
fondo alla stanza, su una specie di trono, dietro una scriva-
«Pìero Chiara, che
grande affabulatore,
è indelebile il ricordo
di due serate
trascorse a sentirlo»
nia traslucida; al suo fianco, ritto sugli attenti, un individuo segaligno dalla chioma fulva, che
abbandonò la sua posizione
per andarle incontro, mentre il
palazzinaro scendeva dal trono: "Io amo lavorare con le
donne, quando sono intelligenti e, ovviamente, belle come
lei". Beninteso rifiutai la cospicua offerta: come avrei potuto
trascorrere anche un'unica
ora con questa caricatura di
uomo?».
Già, come avrebbe potuto, Sveva Casati Modignani, lei che è
annidata nei Caratteri di La
Bruyère, ospitati nella stanza
dell'Olivetti rossa? «Una bella
donna che abbia le qualità di
un uomo educato è quanto c'è
di più delizioso da frequentare;
in lei si riscontra tutto il merito di entrambi i sessi». Non si
<"
Alla ricerca
del tempo perduto
Mondadori
pp.CLXXIV-3850,€70
«Usa molte parole per dire
una piccola cosa. Ma non ve
ne è una di troppo»
<r
Anna Karenina
Einaudi, pp.XV-887,€11
«Creandola, Tolstoj si è
voluto liberare della sua
parte femminile. Potendo,
dopo la tremenda fine
riservatale, deflagrare
come principe maschilista»
<~
La concessione
del telefono
Sellerie pp. 284, €10
«E'un prova egregia.
Camilleri non è solo le
inchieste del commissario
Montalbano, lo apprezzo
per intiero»
fraintenda: la bellezza che è
educazione, l'educazione che è
bellezza, i superlativi che coabitano nella medesima anima,
lo stesso La Bruyère necessita
di qualche ritocco...
latratila Un romanzo borghese ambientato sul lago, tra amori infelici e incontri clandestini
veva Casati Modignani svela i segreti di una famiglia lombarda
di ANDREA VITALI
sugual mente diviso tra Roma, cuore del
suo principale interesse professionale, e
l'austera dimora lombarda dentro la quale
^f*~~\ aleotto fu il lago con l'indispensax
I
bile apporto della sua volubile Léonie conquista per gradi una posizione
^ ~^" meteorologia. Non altrimenti dietro l'altra, giungendo ad essere la vera
\ w J I Léonie, protagonista dell'ultimo speranza per il futuro delle Rubinetterie
romanzo di Sveva Casati Modignani, mer- Cantoni.
cé la foratura di una gomma, incontrerà il
Circa il carattere, invece, Guido è un
professor Roger Bastiani: è il ventidue di- Cantoni di origine controllata e garantita,
cembre, data da tenere presente, perché fatto, come si usa dire, con lo stampino
scandirà gli eventi del romanzo.
dei suoi avi. Mantenere un segreto, certi
Si obietterà che la foratura di una gom- segreti di famiglia, sembra, anzi, è una rema può avvenire ovunque, su qualunque gola, eredità, tra i Cantoni e il romanzo, costrada. Nulla in contrario. Ma, nel caso in me il lettore, gode nel chiarire come tali
oggetto, la sapienza narrativa dell'autrice misteri vengano scardinati uno dopo l'alla fa capitare dentro l'ineffabile cornice di tro ad opera dell'intraprendente Léonie,
un lago battuto dalla pioggia e reso silen- quasi avesse tra le mani una matrioska. Se,
zioso dalle basse nubi: un lago complice, come cantava Mary Poppins, con un poco
capace di mantenere i segreti. Come quel- di zucchero la pillola va giù, non fa meravilo, idilliaco, che scatterà tra i due proprio glia che un poco di bitto, pregiato formagquel ventidue dicembre. Quando la storia gio di produzione valtellinese, sia la chiaprende il via Léonie, francese di nascita e ve d'accesso alla lingua, oltre che alla gola,
con alle spalle una tribolata infanzia senza della straripante Celina, dislipidemica suopadre, è già sposata con Guido Cantoni, ha cera che avvia Léonie lungo il sentiero delgià forato la fatale gomma, è già tornata, la conoscenza. Non può, a questo punto,
più di una volta, sulle rive di quel lago per proprio perché c'è ima certa Lombardia di
celebrare il mistero glorioso del ventidue mezzo, perché c'è un lago che non è semdicembre.
pre uggioso, sopratutto perché c'è una vilE Guido, ci si chiederà, il marito? L'ala la dentro la quale si svolgono vite e si indel dubbio, la puntina della curiosità non trecciano destini, non tornare alla memoandrà a fargli il solletico? Sta al lettore sco- ria ciò che Piero Chiara ha scritto circa i
prirlo, non prima di averne conosciuto ca- segreti che si nascondono dietro quelle norattere e propensioni. Riguardo a queste bili fronti. Occultati per decoro, per vergoultime spicca il disinteresse più assoluto gna o per un malinteso senso di superiorinei confronti dell'attività di famiglia, fab- tà rispetto al resto del mondo.
bricare e commerciare rubinetti con semLa narrazione degli eventi galoppa. Si
pre maggior successo da tre generazioni:
letterato per vocazione, il suo tempo è di- faccia conto di stare in groppa a un puro-
sangue durante una corsa a ostacoli. C'è
giusto il tempo di tirare il fiato tra l'uno e
l'altro: noi lettori, poiché invece la sorprendente Léonie approfitta degli intermezzi
per dare ai Cantoni una più che degna discendenza (cinque figli più un sesto, probabile, che viene concepito tra le ultime righe del romanzo). Una volta tagliato il traguardo saremo in grado di raccontare con
dovizia di particolari ciò che i Cantoni volevano tenere per sé: dalle origini della loro
fortuna iniziata con il patriarca Amilcare,
al buco nero rappresentato da Bianca, alla
tormentata iniziazione all'amore di Renzo
quando incontrerà Amaranta, una giovane
dipendente dell'azienda pure lei vettrice
di un segreto, alla gioiosa bulimia di Celina. Rivelare di più sarebbe cattiveria pura
oltre che imperdonabile sciocchezza poiché solo la parola scritta riesce a rendere
in maniera quasi tattile certe atmosfere, siano quelle di un lago prima complice e
poi alleato oppure quelle di intemi appartati dove si sussurrano confessioni rivelatrici.
Il romanzo si conclude con un adieu.
Non va dimenticato, infatti, che Léonie è
di origini francesi. In omaggio alla protagonista ci si permetta un saluto in lingua
madre ma rivolto a chi le ha dato sostanza.
Au revoìr, quindi, madame Modigliani, à
la prochaine.
RiPRODUZiONE RISERVATA
•
il libro di Sveva Casati Modigliani, «Léonie». Soeriing & Kupfer, pagine 540. €
19.90
Il fenomeno
Sveva Casati Modignani
ritratta nello studio della
sua casa milanese
{Pìaggesi / Fotogramma).
«Léonie» (Sperling &
Kupfer}, è il suo
ventitreesimo romando,
di cui ha già venduto 200
mila copie. In totale, da
quando ha iniziato a
scrivere, 31 anni fa con
«Anna dagli occhi verdi»
{1981}, Sveva Casati
Modignani ha venduto
oltre 11 milioni di copie
ed è stata tradotta in
venti Paesi. Sveva Casati
Modignani è uno
pseudonimo che Bice
Caìrati {Milano, 1938} ha
adottato fin dai primi libri,
scritti a quattro mani con
il marito Uuìio Cantarono
scomparso nel 2004
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Sveva, raccontaci Léonie!