Scuola Media Statale Giacinto Diano di Pozzuoli
CENTRO TERRITORIALE PERMANENTE PER L’EDUCAZIONE IN ETÀ’ ADULTA
nella Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli
a.s. 2012-2013
CENTRO TERRITORIALE
PERMANENTE PER L’EDUCAZIONE
IN ETÀ ADULTA
Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli
Via Solfatara – Pozzuoli (NA)
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Scuola Media Statale Giacinto Diano di Pozzuoli
Centro Territoriale Permanente per l’Educazione in Età Adulta
Nella Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli
PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA
anno scolastico 2012 - 2013
INDICE
IL CENTRO
RIFERIMENTI NORMATIVI
LA CASA CIRCONDARIALE FEMMINILE DI POZZUOLI:
ASPETTI STRUTTURALI E VITA DENTENTIVA
DESCRIZIONE DELL’UTENZA
FINALITÀ E OBIETTIVI
ATTIVITÀ:
Corsi di istruzione di base
P.O.N.
ARTICOLAZIONE DELLE ATTIVITA'
METODOLOGIE
MEZZI E SUSSIDI
VERIFICHE E VALUTAZIONE
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Il Centro
Dati relativi all’Istituzione Scolastica
Codice
Intitolazione
Via:
CAP, località e provincia:
Telefono:
Fax:
E-mail:
Indirizzo web
Dirigente Scolastico:
Codice Fiscale Scuola
N
A
C
T
7
0
1
0
O
N
CENTRO TERRITORIALE PERMANENTE
DISTRETTO 25
Corso EDA nella Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli
Sede Amministrativa:
S.M.S. “GIACINTO DIANO” DI POZZUOLI
Solfatara
80078 – POZZUOLI – NA
0815262732 – 0813031132
0815262732
[email protected]
http://www.smsdiano.it
dott.ssa Mariarosaria Laloe’
96013460637
Il Centro Territoriale Permanente per l’Educazione in Età Adulta (C.T.P.) si configura come
un luogo di lettura dei bisogni, di progettazione, di concertazione, di attivazione e di governo
delle iniziative di istruzione e formazione in età adulta per rispondere alle domande di
alfabetizzazione culturale e funzionale, di acquisizione e consolidamento di competenze di
base e saperi specifici, di opportunità di integrazione sociale, di acquisizione e sviluppo di
competenze trasversali e/o professionali.
Il CTP opera con un Corso EDA anche nella sede carceraria della Casa Circondariale
Femminile di Pozzuoli con specificità normative e organizzative.
RIFERIMENTI NORMATIVI
La dichiarazione finale della V Conferenza mondiale UNESCO "L'apprendimento in età
adulta; una chiave per il XXI secolo" (Amburgo 14-18 luglio 1997) ha impegnato i Paesi
membri dell'Unione Europea ad operare affinché l'educazione permanente divenisse una
realtà significativa del XXI secolo. In quella sede sono stati definiti finalità e obiettivi
dell'educazione degli adulti, riconoscendo loro il diritto all’ alfabetizzazione - cioè al possesso
delle conoscenze di base e delle abilità necessarie nella società moderna in forte
trasformazione - e il diritto all'educazione e alla formazione permanente.
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L'O.M. 455 del 29 luglio 1997 istituisce quindi, a livello distrettuale, i Centri Territoriali
Permanenti per l'Istruzione e la Formazione in Età Adulta, trasformando le precedenti
esperienze dell’educazione agli adulti, dei corsi di alfabetizzazione e dei corsi per lavoratori.
Essa si pone in una prospettiva nella quale ogni persona, a qualunque età e in qualunque
condizione, sia posta in grado di sviluppare le proprie capacità, di governare il proprio
apprendimento, di partecipare a processi di riconversione e di usufruire di offerte di istruzione
che consentano di migliorare la qualità della vita.
La Direttiva Ministeriale 22 del 6 febbraio 2001 contiene le linee-guida per la definizione
degli interventi finalizzati all’educazione permanente degli adulti, configurando i CTP come
luoghi di concertazione tra scuola e soggetti pubblici e privati che si occupano di formazione,
nella prospettiva di rafforzare il complessivo sistema dell’Educazione degli Adulti (EDA).
Definisce i Centri Territoriali come “Centri di servizio del sistema d’istruzione deputati
all’attuazione dell’offerta formativa integrata” e ribadisce la necessità di realizzare percorsi
individualizzati di alfabetizzazione in quanto strumenti di promozione sociale destinati ai
soggetti deboli, tra i quali i detenuti.
Per la scuola nelle sedi carcerarie vi sono ulteriori e specifici riferimenti normativi.
E’ bene ricordare che l’art. 27 della Costituzione afferma che la finalità della pena è
rappresentata dalla "rieducazione del condannato” e secondo l'Ordinamento penitenziario il
primo elemento del “trattamento rieducativo" è l'istruzione. (cfr. Legge n. 354 del 26 luglio
1975 recante norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e
limitative della libertà - stralcio art. 19)
La Circolare Ministeriale congiunta tra Ministero Pubblica Istruzione - Ministero Grazia e
Giustizia n. 253 del 6 agosto 1993 che istituisce corsi di scuola elementare e corsi di scuola
media presso gli istituti di prevenzione e pena, stabilisce che "la finalità precipua della scuola
è quella di rieducare il detenuto alla convivenza civile attraverso azioni positive che lo
aiutino nella ridefinizione del proprio progetto di vita e nell'assunzione di responsabilità
verso se stesso e la società" e che, con riferimento agli insegnanti, “il corretto esercizio della
particolare attività educativa presuppone una adeguata conoscenza dell'organizzazione e del
funzionamento dell'istituzione, della propria azione educativa con lo scopo più generale di
recupero sociale". In questa circolare si stabiliscono anche i criteri relativi alla formazione ed
organizzazione delle classi rispetto ai quali vengono fornite precise indicazioni.
Successivamente altre leggi sono state introdotte per ribadire l’importanza dell’istruzione nel
carcere come strumento trattamentale, si pensi alla Legge Gozzini 663/1986 o la Legge
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Smuraglia 193/2000 o ancora il DPR n. 230 del 30 giugno 2000 (Stralcio - art. 41-46) fino a
giungere ai giorni nostri con l’ultimo DPR del 5 giugno 2012, n. 136 contenente la Carta dei
diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati. In essa vengono indicati gli aspetti principali
che attengono alla gestione della vita quotidiana, ai doveri di comportamento e alle relative
sanzioni, all’esercizio del diritto allo studio, alle attività culturali e sportive, alle possibilità
lavorative e di formazione offerte dall’Amministrazione penitenziaria, alle norme che
regolano i rapporti con i familiari e la società esterna, alle misure alternative alla detenzione
ed a quelle premiali, nonché ai regimi di detenzione speciale spettanti a determinate categorie
di soggetti.
In sintesi, tutti i provvedimenti legislativi tendono a garantire l’applicazione del dettato
Costituzionale secondo il quale "La scuola è aperta a tutti" (art. 34); "Tutti … hanno pari
dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzioni di … condizioni personali ..."
(art. 3 ),“La Repubblica ...garantisce i diritti inviolabili dell'uomo... nelle formazioni sociali
(il carcere, n.d.r.) ove si svolge la sua personalità" (art. 2).
LA CASA CIRCONDARIALE FEMMINILE DI POZZUOLI:
ASPETTI STRUTTURALI E VITA DETENTIVA
L’edificio della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli era in origine un convento di cui
conserva l’impianto ancora oggi
con tutti i conseguenti disagi legati alla sicurezza e
all’agibilità dei luoghi pubblici, in parte ridotti negli anni 70 quando fu convertito in ospedale
psichiatrico giudiziario. Da allora la struttura ha subito numerosi ammodernamenti mai del
tutto sufficienti ai bisogni. Attualmente esso ospita una Casa Circondariale che reclude
detenute in attesa di giudizio.
Si fa presente che in generale le strutture penitenziarie sono organizzate anche come Case
Circondariali miste, Case Circondariali maschili, istituti penali (con presenza di detenuti
giudicati con pene definitive), istituti minorili (con presenza di detenuti minori giudicabili e
giudicati sino al compimento della maggiore età), istituti comprensivi (con presenza di
detenuti in semi-libertà o pene alternative). Tutte queste tipologie di istituti sono presenti
insieme alla CCF di Pozzuoli sul territorio campano.
Da un punto di vista logistico, la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli è divisa in una
zona amministrativa (direzione, uffici, area trattamento e rieducazione, mensa) e una zona
detentiva. Quest’ultima si sviluppa su tre piani in celle e aree specifiche: area sanitaria
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(medicheria, infermeria, studio odontoiatrico, studio diagnostico, terapia psichiatrica), aree
socialità (teatro, chiesa, cortili per le ore d’aria, scuola, parrucchiere, biblioteca, sala colloqui,
salette per incontri con legali e magistrati, sale per la socialità con attrezzature video). Le
celle sono di diverse dimensioni, mai superiori a 5 x 4m e ospitano fino a 12 letti a castello;
presentano ciascuna una zona per il riposo e un piccolo ambiente cucina-bagno fornito di
doccia. Esse sono raggruppate in base al piano, appartenenti alla prima, seconda e terza
sezione. Esiste inoltre un’ala attigua all’area sanitaria denominata ‘braccetto’, dove sono
recluse donne con particolari patologie o in isolamento per motivi disciplinari.
La scuola è ospitata in due ambienti molto grandi divisi in quattro aule con bagno annesso ed
è fornita di arredi talvolta insufficienti, di attrezzature informatiche non sempre adeguate e
audio-video.
Il regime carcerario varia in modo radicale da carcere a carcere pur attenendosi a norme
generali emanate dal ministero di giustizia e specificamente dal DAP (Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria). Le norme prevedono, in effetti, per ogni carcere un
regolamento specifico che sovrintende a ogni aspetto della vita detentiva. La CCF di Pozzuoli
ospita detenute in transito, ma anche detenute appellanti e alcune definitive che vengono
distribuite nelle celle in base alla loro situazione processuale: ogni sezione comprende una
tipologia processuale.
Le donne vengono accolte e immatricolate in primo ingresso e ricevono beni di prima
necessità che vengono elargiti periodicamente. Hanno diritto ad una quantità modica di
abbigliamento, calzature e oggetti personali. Ricevono dall’esterno cibi e biancheria pulita,
sia inviati che consegnati personalmente da parenti durante i colloqui, tutti previamente
controllati. I colloqui con i parenti sono previsti in due turni nei giorni di lunedì, martedì,
mercoledì e giovedì dalle 8.30 alle 13.30. Le donne sono recluse in cella per tutta la giornata
tranne per l’ora d’aria mattutina
e per tre ore nella sala comune della sezione, con
un’ulteriore ora d’aria. Escono dalle celle anche per frequentare la scuola, per le visite
mediche, per le udienze, per i colloqui, le telefonate, gli incontri con volontari, colloqui con
gli educatori e il sacerdote. Le celle vengono chiuse definitivamente alle ore 19. La terza
sezione gode di un regime diverso, a celle aperte, che consente il movimento all’interno di
tutto il piano.
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DESCRIZIONE DELL’UTENZA
Come sottolineavano, nel 1971, Aldo Ricci e Giulio Salierno, «il passaggio delle mura
dell’internamento è anche il passaggio dell’ uomo dallo status di soggetto a quello di oggetto.
Al di qua del portone del carcere egli non lascia soltanto il ruolo sociale ma soprattutto se
stesso; al di là lo attende un nuovo ed indefinito ruolo: quello dell’escluso, non più individuo
ma cosa».1
Il carcere, anche se il migliore, è comunque luogo di grande sofferenza.
Quando ci si confronta con dei detenuti non si può trascurare il fatto che la privazione
della libertà è un dramma enorme perché provoca crisi d’identità, rende impotenti, umilia,
indurisce gli animi e crea un forte sentimento di rabbia contro la società. Ad aggravare
ulteriormente il senso di emarginazione e di esclusione dalle relazioni sociali, contribuisce in
maniera determinante la grave limitazione della comunicazione. Se questo è il problema
fondamentale per tutti i reclusi lo è, a maggior ragione, per i detenuti stranieri.
La Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli presenta una popolazione di circa 200 ospiti. La
maggior parte di esse è di nazionalità italiana ma sono presenti anche, africane, sudamericane,
slave, asiatiche e nomadi. Esiste un meltingpot di razze ed etnie che è presente anche nelle
celle. L’età va dai 18 a oltre 70 anni e la situazione socio-economica è varia anche se tra le
straniere predominano donne di ceto medio-basso e tra le italiane di ceto basso. Un caso a
parte sono le donne Rom che sono omogenee per ceto, situazione socio-economica e culturale
e costituiscono una realtà specifica che comporta interventi didattico-relazionali particolari.
Una gran parte delle ospiti è tossicodipendente e in trattamento disintossicante. Molte sono
affette da malattie legate alle dipendenze da alcool, fumo e droga (cirrosi, malattie
metaboliche, respiratorie, epatiti, aids..) e molte ancora soffrono di malattie contratte nei paesi
di origine (es. tubercolosi). Permane un forte tasso di tabagismo.
Alcune donne recluse soffrono di disturbi mentali di minore o maggiore gravità di cui erano
affette probabilmente già prima della carcerazione oppure sorti successivamente e che la
condizione detentiva ha aggravato. Esse vengono trattate con psicofarmaci. In generale
comunque le donne detenute sono soggette a visite mediche, terapia farmacologia, terapia
odontoiatrica.
A. Ricci – G. Salierno, Il carcere in Italia. Inchiesta sui carcerati, i carcerieri e l’ideologia carceraria,
Einaudi, Torino 1971, p. 112
1
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I reati più frequenti di cui sono accusate, sono quelli contro il patrimonio (furto, rapina, truffa,
traffico di stupefacenti e sigarette) ma non mancano anche reati contro la persona (omicidio,
pedofilia, infanticidio, istigazione alla prostituzione). Molto frequenti i reati di
fiancheggiamento.
Alcune detenute vengono coinvolte in attività lavorative periodiche o stabili: manutenzione
ordinaria, cucina, pulizie delle sezioni, attività di torrefazione, spesa per le detenute,
biblioteca. Altre sono inserite in attività trattamentali: corsi di cucina, pasticceria, shatsu,
cristalloterapia, yoga, teatro, scrittura creativa, catechismo e ovviamente scuola.
La scuola presenta un’utenza varia con situazioni di analfabetismo primario, analfabetismo di
ritorno e insuccessi scolastici. Essa si pone l’obiettivo, quindi, di riportare all’ interno del
circuito formativo donne che non hanno trovato sufficienti motivazioni in una impostazione
della didattica tradizionale.
Partendo dall’ analisi del disagio socioculturale delle detenute, del complesso rapporto che
hanno con il corpo e la mente, delle difficili problematiche esistenziali, le docenti,
consapevoli del rischio di un loro definitivo abbandono scolastico, attuano tutte le strategie
per coinvolgerle e stimolarle. È importante per loro acquisire conoscenze che le rendano più
responsabili e motivate e restituiscano una maggiore fiducia nei saperi esperienziali e nelle
loro potenzialità.
Il corso EDA nel carcere, presenta quindi diverse tipologie di soggetti coinvolti:
- detenute in situazione di marginalità sociale, per le quali occorre attivare azioni per
il recupero e lo sviluppo di competenze strumentali idonee ad una attiva
partecipazione alla vita sociale, in particolare:
- detenute italiane e straniere che richiedono un’azione di alfabetizzazione primaria;
- detenute straniere per le quali si rende necessario un veloce e funzionale
apprendimento della lingua e della cultura italiana;
- detenute italiane e straniere già in possesso dei requisiti funzionali al
conseguimento del titolo di scuola secondaria di primo grado
- detenute italiane e straniere già in possesso della licenza media, che, desiderose di
rientrare nel sistema educativo, necessitano dello sviluppo e del consolidamento di
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conoscenze e competenze di base, finalizzati ad un eventuale accesso ai livelli
superiori di istruzione e formazione professionale.
- drop-out dalla scuola che, spesso dietro sollecitazione degli operatori del carcere,
rientrano nel percorso di istruzione, mostrando però una precarietà di obiettivi, di
interessi e di impegno e che richiedono pertanto innanzitutto interventi destinati
alla costruzione di una propria identità.
La ripartizione delle iscritte nelle classi viene attuata perciò in base ad una distribuzione
ragionata di:
- Detenute italiane e straniere che necessitano di una fase preliminare di
alfabetizzazione in lingua italiana (percorsi individualizzati).
- Detenute italiane e straniere che necessitano di alfabetizzazione per il superamento
dell’ esame di accertamento di cultura.
- Detenute italiane e straniere che possono conseguire la Licenza di Scuola Secondaria
di Primo grado.
In ogni classe è prevista una quota di alunne”uditrici” cioè rientranti in formazione che
frequentano percorsi specifici e/o le regolari attività disciplinari.
FINALITA’ E OBIETTIVI
In termini generali, la politica del Corso di educazione agli adulti nel carcere è finalizzata a:
 Far acquisire, integrare o ampliare la formazione di base per il conseguimento di titoli
di studio;
 Rendere possibile l΄accesso agli studi successivi e quindi ai relativi titoli;
 Rispondere a specifiche domande educative, contribuire allo sviluppo culturale,
familiare, comunitario e sociale delle detenute;
 Incoraggiare e sostenere l΄educazione alla legalità, alla convivenza democratica e alla
cittadinanza attiva.
In particolare, ferma restando la specificità degli obiettivi didattici per ogni tipologia di corso,
che saranno declinati in base agli standard di alfabetizzazione culturale degli adulti 1 e alle
1 Le competenze di base degli adulti, quaderni degli Annali dell’Istruzione, 97/2002.
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indicazioni ministeriali per i singoli curricoli1, operando in un’ottica di life-long learning,
tutti i corsi saranno finalizzati allo sviluppo delle competenze-chiave di cittadinanza2
individuate dal Ministero della Pubblica Istruzione, la cui acquisizione intende consentire a
ciascuna corsista di continuare ad apprendere lungo tutto l’arco della vita.
Altri obiettivi specifici che i corsi si prefiggono sono:

Promuovere la cultura della pace e l’educazione alla giustizia e alla democrazia
sostituendo alla cultura della violenza quella della tolleranza e del dialogo.

Favorire nei soggetti svantaggiati la presa di coscienza del proprio valore mediante
un percorso educativo didattico atto a promuovere l’ autostima e l’ accettazione di
sé.

Sensibilizzare soggetti disagiati attraverso politiche educative ispirate alle pari
opportunità assumendo come centrale il valore della persona e dell’ identità di
genere.
Nel carcere la scuola è la prima fonte di emancipazione e volano di riscatto, soprattutto nei
confronti di coloro che nel loro vissuto non hanno intercettato opportunità educative.
Essa può fare molto: può contribuire all'aspirazione civile di liberarsi dagli eccessi di un
carcere meramente custodialistico, alienante e abbrutente che perpetua, alimentandolo, il
circolo vizioso e criminogeno attraverso l'implosione sottoculturale dell'oggi e l'esplosione
recidiva del domani. Può riuscire a intercettare la potenzialità rappresentata dalla massa delle
donne detenute, proponendo un'offerta formativa stimolante ed incidere nell'organizzazione
complessiva dello spazio-tempo recluso interloquendo con tutti i soggetti coinvolti, per legge,
nella definizione delle attività culturali e formative.
ATTIVITÀ
La scuola nel carcere svolge attività di accoglienza, ascolto e orientamento, di
alfabetizzazione primaria e di ritorno, di apprendimento della lingua e dei linguaggi, di
sviluppo e consolidamento di competenze di base e saperi specifici, di recupero e sviluppo di
competenze strumentali e relazionali per un΄attiva partecipazione alla vita sociale.
1 Le Nuove Indicazioni per il Curricolo, settembre 2007.
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Le attività si svolgono mediante corsi lunghi di istruzione, comprendenti anche laboratori
curriculari oppure a mezzo di corsi brevi a carattere monografico (PON).
Sono previste nell’ ambito della programmazione di quest’ anno:
 organizzazione dell’orario (adattamento alle esigenze della struttura ospitante) e
organizzazione del gruppo classe (modulo a classi aperte e mobili) così da superare la
rigidità della classe e dell’ orario e determinare una più efficace offerta formativa.
 Fasi di recupero personalizzato che pongono in primo piano i tempi di apprendimento
individuali (alfabetizzazione culturale e funzionale)
 Attività interdisciplinari (percorsi curriculari ed extracurriculari per realizzare
circolarità di informazioni e di esperienze e momenti di riunione collettiva).
Tra queste ultime, va segnalato un
progetto sul tema della gioia contagiosa
“Contagioiamoci”, nato dall’ intesa tra il carcere, la scuola, l’associazione “Il meglio
di te” ONLUS e la creatrice de “Le gioie di Marisol”, dott.ssa Luciana Pennino,
ideatrice del progetto.
Corsi di istruzione di base

Corsi di alfabetizzazione culturale (istruzione elementare);

Corsi di scuola media;
La programmazione curriculare di questi corsi prevede anche attività di
laboratorio:

EDUCAZIONE ALIMENTARE:

LETTURA E SCRITTURA: Autobiografia, poesia, racconto breve

ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA: Uso base ed avanzato del computer

SALUTE: Igiene, prevenzione e profilassi della donna

CINEFORUM

TEATRO
Itinerario informativo sulla nutrizione
I corsi di istruzione di base mirano al conseguimento del titolo di studio corrispondente al
percorso seguito e al livello di istruzione raggiunto, sono aperti a tutte le detenute italiane e
straniere che ne fanno richiesta.
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Dopo una fase di ascolto e orientamento, le docenti predispongono percorsi flessibili ed
estremamente personalizzati per coniugare le esigenze individuali con il raggiungimento degli
standard previsti per ciascun livello di istruzione.
La finalità generale resta comunque il pieno sviluppo della persona nella costruzione del sé,
di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà
naturale e sociale attraverso la maturazione delle competenze-chiave di cittadinanza
individuate dal MIUR.
Ogni percorso si conclude, a prescindere dal titolo conseguito, con la trasparente descrizione
del percorso svolto e delle competenze, abilità e conoscenze acquisite allo scopo di
consentirne la leggibilità e il loro riconoscimento con valore di credito in eventuali successivi
percorsi di istruzione e formazione.
P.O.N.
I corsi del Programma Operativo Nazionale - finanziati dall’Unione Europea – sono interventi
formativi flessibili finalizzati al recupero dell’istruzione di base, necessaria per partecipare
attivamente alla società della conoscenza e dell'informazione.
I corsi PON richiesti dal Corso EDA nella CCF rientrano nella tipologia G1 (educazione
permanente) e G4 , e per l’anno scolastico 2011-2012 sono:

Italiano L2 per stranieri

Cartonnage
ARTICOLAZIONE DELLE ATTIVITÀ
Tutti i percorsi di istruzione o formazione attivati, e in particolare i corsi lunghi di
alfabetizzazione culturale e di scuola media, si articolano secondo le seguenti fasi:

accoglienza, ascolto e orientamento;

definizione del patto formativo e progettazione del percorso personalizzato;

attuazione del percorso;

verifica e valutazione;
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
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certificazione delle conoscenze, abilità e competenze acquisite.
In particolare, le prime due fasi sono finalizzate a:

individuare e raccogliere i bisogni dell’utente che entra nei circuiti formativi;

acquisire le caratteristiche individuali (titoli, esperienze, competenze, motivazioni,
ecc.) e tradurre il fabbisogno educativo-formativo;

individuare il retroterra culturale, sociale ed economico dell’alunno;

definire la qualità delle preconoscenze;

definire un “progetto di sviluppo personale”, e un conseguente patto formativo
arricchito dei contenuti disciplinari;

acquisire un΄attestazione attraverso l’accredita-mento delle competenze già possedute
quali crediti ai fini della personalizzazione del percorso.
METODOLOGIE
Gli adulti, per la loro storia individuale e per la natura degli specifici processi cognitivi, di
astrazione e concettualizzazione, apprendono in modo molto diverso dai giovanissimi.
L΄apprendimento adulto mette in primo piano la soggettività biografica, la concreta situazione
in cui si generano e contemporaneamente interagiscono gli apprendimenti e la mediazione
personale.
Per questo motivo viene adottato essenzialmente un metodo esperienziale, quale punto di
partenza per una conoscenza ipotetico-deduttiva, che privilegi il racconto diretto dei corsisti,
il loro personale coinvolgimento, la loro partecipazione alle esperienze degli altri e la
sperimentazione diretta di particolari attività.
In qualsiasi tipo di apprendimento si avrà cura che siano presenti momenti specifici sia per il
pensiero convergente che per quello divergente (creativo).
Per quanto riguarda il contesto operativo, sarà opportuno alternare i vari momenti di lavoro
di:

interclasse (lavori a classi aperte, intervento di esperti, visite guidate, ecc.);

classe;
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
gruppo (mobile, di livello, ecc.);

individuale (rielaborazione critica, assimilazione e sistematizzazione personale).
Va infine ricordato che le attività a partecipazione collettiva non vanno mai disgiunte
dall’esercizio consapevole della responsabilità personale che risulta valorizzata proprio per
l’impegno teso al corretto conseguimento del compito nel gruppo di appartenenza o
nell’intera classe.
MEZZI E SUSSIDI

Strumenti tradizionali, schede didattiche, giornali e riviste, testimonianze dirette,
immagini, video, sussidi multimediali.

Intervento di esperti.

Documenti autentici, tradizione orale, reperti.
VERIFICHE E VALUTAZIONE
L΄impianto formativo flessibile e la personalizzazione dei percorsi comportano la necessità di
verificare e valutare le conoscenze e le competenze acquisite con criteri coerenti alla
scansione del percorso e alle caratteristiche specifiche degli adulti.
Posto che l’apprendimento è il prodotto del rapporto tra il soggetto che apprende e il contesto
socio-culturale, e che il Corso EDA nel carcere opera in un’ottica di life-long learning, il
perno dell’attività valutativa sarà il processo mentale del corsista, stimolato a rimettere
continuamente in discussione le proprie conoscenze e i propri schemi operativi, a verificare la
validità delle conoscenze acquisite spontaneamente dall’ambiente di vita confrontandole con i
saperi scientifici. In questa ottica non conta tanto il sapere, quanto il metodo con cui si
produce il sapere, e l’apprendimento non ha come fine i contenuti cognitivi – che pure, alla
fine, verranno accreditati – ma la capacità di apprendimento. Oggetto della valutazione
pertanto non sarà solo il quantum cognitivo, ma soprattutto le abilità sviluppate e la validità
delle strategie attivate per tradurre i saperi in competenze operative.
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Le verifiche – realizzate alla fine di ogni modulo formativo – consisteranno di prove
strutturate e non strutturate di vario tipo, e permetteranno di compiere una ricognizione
generale dell’andamento della programmazione didattica.
La valutazione disciplinare terrà conto della situazione di partenza e dei miglioramenti
raggiunti, delle effettive capacità individuali e delle conoscenze acquisite e farà riferimento
agli standard forniti dal MPI.
Saranno inoltre considerati l’interesse, l’impegno e la disponibilità a collaborare alle
iniziative proposte e si farà sempre riferimento al quadro dell’intera personalità dell’alunna e
della sua storia personale.
Sarà effettuato un monitoraggio ex-ante, in itinere ed ex-post dei percorsi effettuati e saranno
prodotte statistiche sui risultati ottenuti.
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CENTRO TERRITORIALE PERMANENTE PER L`EDUCAZIONE IN