UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI
FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE SOCIALI PER LO SVILUPPO-CLASSE 40
ANNO ACCADEMICO 2005-2006
LA COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA
ATTUATA DALL’UNIONE EUROPEA NEL
BACINO DEL MEDITERRANEO NELL’AMBITO
DELL’INIZIATIVA INTERREG III B MEDOCC.
GRINMED:L’INQUINAMENTO DELLE ACQUE
DA NITRATI
UN CASO DI STUDIO
RELAZIONE FINALE DI SIMONA GIORRI
DOCENTE RELATORE PROF. BENEDETTO MELONI
1
INDICE
Introduzione
pag. 2
Capitolo 1: L’iniziativa comunitaria INTERREG III
pag. 6
1.1 L’ importanza delle rilevazioni statistiche regionali e lo strumento
NUTS nella regolamentazione della Comunità Europea
pag. 8
1.2 : Gli strumenti finanziari utilizzati dall’Unione Europea per le
iniziative del periodo di programmazione 2000/2006
Capitolo 2: I principi guida di interreg III
pag. 10
pag. 14
2.1 : Interreg III A - cooperazione transfrontaliera
pag. 15
2.2 : Interreg III B – cooperazione transnazionale
pag. 16
2.3 : Interreg III C – cooperazione interregionale
pag. 19
Capitolo 3: Interreg III B MEDOCC
pag. 22
3.1 : Il sistema degli indicatori
pag. 24
3.2 : Fase operativa del Programma Interreg III B MEDDOC
pag. 24
3.1.1. Asse 1
pag. 26
3.1.2. Asse 2
pag. 27
3.1.3. Asse 3
pag. 31
3.1.4 Asse 4
pag. 33
Capitolo 4 : La gestione e l’emergenza idrica nel bacino del
mediterraneo e in Sardegna
pag. 39
Capitolo 5 : GRINMED un’introduzione
pag. 41
5.1 Contesto nel quale si inserisce GRINMED
pag. 43
5.2 Organizzazione, fasi e azioni del progetto
pag.44
2
Conclusioni
pag.47
Bibliografia
pag.48
3
INTRODUZIONE.
L’uomo da sempre vive in interdipendenza con l’ambiente in cui abita, infatti sin
dall’antichità si è evidenziato che solo le civiltà che hanno costruito un rapporto
armonioso con l’ambiente in cui erano inserite sono riuscite a sviluppare una crescita
sociale, culturale ed economica durevole nel tempo. Nello spazio vitale del
Mediterraneo si sono, nel corso della storia, insediate, stabilite ed estinte tantissime
civiltà, anche piuttosto importanti. Il Mediterraneo,oggi, rappresenta un ambiente
naturale importante per le sue varietà biologiche uniche al mondo, ma è anche uno
spazio di grande interesse politico ed economico sempre maggiormente integrato nel
suo territorio ed in quello ad esso circostante. Ma è solo negli ultimi cinquant’anni,
circa, che l’integrazione europea si è fatta strada con forza. E’ dalla fondazione della
CEE e della CEA, nel 1957, che l’Europa ha compiuto i suoi primi passi importanti
verso una sempre maggiore integrazione territoriale, economica, sociale e culturale.
L’attuale Unione Europea negli ultimi anni ha prestato particolare attenzione alla zona
del Mediterraneo e alle sue risorse attuando specifici progetti di recupero e
valorizzazione dell’ambiente naturale, sociale, culturale ed economico del
Mediterraneo.
Il programma comunitario Interreg è uno degli strumenti di cui si è avvalsa la
Comunità Europea per perseguire i fini, prima indicati,che sono diventati ormai una
peculiarità delle politiche portate avanti dall’U.E.
Interreg è attualmente suddiviso in tre sezioni che abbracciano tantissime tematiche,
tutte legate da un unico filo conduttore, che è rappresentato dall’integrazione
territoriale; dalla cooperazione internazionale, nelle sue varie forme; e dallo sviluppo
sostenibile. Come altri programmi dell’U.E. anche in esso si ritrova la fondamentale
partecipazione degli stakeholder nelle diverse fasi di attuazione dei progetti; senza
loro, i principali portatori di interessi, la buona riuscita del progetto sarebbe
pregiudicata.1
Si tratta di una tendenza che, negli interventi dell’U.E. sta aumentando in tui i suoi
programmi di cooperazione.
Nella prima parte dell’elaborato viene, descritto il programma INTERREG, nelle sue
sezioni e assi di intervento, e gli altri strumenti di cui si avvale la Comunità, quali i
fondi strutturali e la classificazione statistica N.U.T.S. , per portare avanti la
1
Mela, L.C. Belloni, L. Davico, 2000 Sociologia e progettazione del territorio, Carocci,
Roma.
4
cooperazione fra i paesi del suo territorio e fra questi ed i paesi terzi, ponendo
l’accento sull’orientamento dell’Unione Europea verso uno sviluppo sostenibile.
Fra le numerose tematiche cui si rivolge l’azione di INTERREG è presente in modo
importante la preoccupazione per la salvaguardia e la valorizzazione sostenibile
dell’ambiente mediterraneo, considerato una risorsa strettamente legata alla crescita
delle attività umane e al benessere della società, tematica, questa, che si realizza nello
strumento INTEREG III B MEDOCC. Questo elaborato, nella seconda parte, analizza
l’azione del programma Interreg sul campo ambientale nella zona del Mediterraneo
Occidentale, ponendo l’accento sul problema dell’emergenza idrica. La scelta di
affrontare un argomento che tratta delle problematiche dell’acqua è dovuto al fatto che
il problema della disponibilità dell’acqua è, purtroppo, sempre più attuale e nella
società si sta sviluppando una sensibilità e una presa di coscienza sempre maggiore.
Ma la preoccupazione per questa questione non è ancora completamente condivisa da
tutte le istituzioni e gli attori locali, siano essi istituzioni nazionali, industriali,
agricoltori o cittadini. Tuttavia, ciò che in prima istanza manca sono delle azioni
concrete e integrate fra i diversi e numerosi soggetti interessati, e un coordinamento
sia a livello locale, nazionale e internazionale che mirino a limitare l’emergenza
idrica. Si tratta di un’azione fortemente complessa, in quanto dietro all’espressione
“emergenza idrica” vi sono numerosi fattori e cause. Infatti, la penuria d’acqua viene
generalmente associata quasi esclusivamente alla limitatezza delle precipitazioni e la
soluzione del problema viene individuata nella costruzione di grandi opere, quali
dighe e dissalatori. In realtà il problema è molto più complesso sia per quanto riguarda
le cause, le quali andrebbero ricercate più nella eccessiva domanda della risorsa che
non nei fenomeni atmosferici, sia per quanto riguarda le soluzioni, le quali dovrebbero
essere ricercate non tanto nell’aumento dell’offerta di acqua, ma semmai nell’utilizzo
sostenibile, nel riutilizzo, e nella gestione efficiente di essa. 2
I progetti Interreg che si occupano dell’emergenza idrica, sia nel Mediterraneo che nel
resto d’Europa, affrontano il problema sotto diversi suoi aspetti, dalla desertificazione,
ai fenomeni atmosferici, all’inquinamento fino al riutilizzo. La riflessione sul tema
delle problematiche dell’acqua si conclude analizzato uno specifico progetto:
GRINMED. Esso riguarda il duplice problema dell’ inquinamento delle acque a causa
di nitrati, che porta conseguenze negative sia su l’ambiente che nella salute dell’uomo.
2
Meloni B., 2006. Emergenza Idrica. La gestione integrata del rischio. Bisogni & Risorse.
Rosenberg&Sellier.
5
Un caso di studio per avere un idea di come i programmi Comunitari lavorino su
questo campo e per riflettere su una delle cause dell’inquinamento delle acque, poco
conosciuta e, soprattutto, poco controllata pur avendo conseguenze importanti
sull’ambiente e sui suoi abitanti.
6
Capitolo 1
L’iniziativa comunitaria INTERREG III
L’unione europea ha vissuto un lungo percorso di integrazione caratterizzato da una
politica economica e sociale di coesione che da sei stati membri fondatori l’ha portata
ad avere attualmente 27 stati membri, dei quali Bulgaria e Romania di recente
adesione (1 gennaio 2007) ma anche Croazia, Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia
e Turchia candidati all’adesione; e Albania, Bosnia – Erzegovina, Montenegro e
Serbia come potenziali paesi candidati.3 Questa aggregazione di paesi è estremamente
eterogenea in quanto non si tratta semplicemente di un mero accostamento di territori
ma di un mosaico di diverse lingue, persone, culture e tradizioni. Queste differenze
culturali si riflettono all’interno dei paesi a livello regionale, infatti l’unione europea è
costituita oggi da oltre 250 regioni. Numerose differenze esprimono maggiori
difficoltà di integrazione, di coordinamento e maggiori ostacoli nella ricerca di una
politica comune adatta a tutti membri, ma allo stesso tempo le stesse differenze
possono essere viste e usate come potenzialità da sfruttare per una crescita equa e
armoniosa. Le barriere nazionali hanno nel tempo accresciuto le differenze sociali ed
economiche fra paesi con diversi gradi di sviluppo, determinando la nascita di zone
considerate periferiche. In passato le politiche nazionali tendevano a trascurare queste
zone, oggi invece l’Unione Europea punta sulla cooperazione transfrontaliera,
transnazionale e interregionale per ridurre le disuguaglianze e aumentare la coesione
economica e sociale dell’Europa. Si tratta di una vera e propria sfida, soprattutto se si
tiene conto che in queste politiche di cooperazione vengono coinvolti anche i paesi
destinatari dell’allargamento, infatti con essi vi è un aumento delle frontiere interne e
uno spostamento progressivo verso est delle frontiere esterne.4 Tutte le azioni svolte
durante il percorso di integrazione sono state affiancate da misure che compensassero
eventuali conseguenze non volute che avrebbero potuto pesare negativamente in
settori economici o in regioni che presentano difficoltà. Quando ancora non era forte
l’idea di coesione fu significativa, e per quel periodo storico anche innovativa, la
3
Fonte: http://europa.eu/abc/governments/index_it.htm
4
Fonte: http://www.interreg-medocc.org/it/politique.php
Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 10/9/2004. Comunicazione della Commissione agli Stati Membri del 2
settembre 2004 che stabilisce gli orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la cooperazione
transeuropea volta a incentivare uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio europeo
7
realizzazione dell’unione doganiera, la quale rappresentò il primo passo introduttivo
di elementi di coesione economica settoriale, sociale e territoriale.5 Con il programma
Interreg III l’Unione Europea pone l’enfasi su interventi attinenti le frontiere e le zone
frontaliere fra gli stati membri, e tra la Comunità e i paesi terzi. In particolare si vuole
prestare attenzione alle frontiere esterne della Comunità tenendo presente
l’allargamento; alla cooperazione riguardante le regioni ultraperiferiche della
comunità, alla cooperazione a favore del processo di stabilizzazione e associazione nei
Balcani occidentali e infine alla cooperazione che coinvolge le regioni insulari.
Interreg III è un iniziativa comunitaria finanziata congiuntamente dagli Stati membri e
dalla Comunità, essa, in particolare, si articola in tre sezioni: Interreg III A, Interreg
III B e Interreg III C. La sezione A prevede la promozione dello sviluppo regionale tra
territori contigui, anche con le frontiere esterne dell'Unione europea ed alcune zone
marittime, per mettere in atto strategie comuni di sviluppo, a questa sezione è
destinata la fetta più importante delle risorse finanziarie. La sezione B prevede il
potenziamento della cooperazione transnazionale tra enti nazionali, regionali e locali
nell'ambito di grandi aree geografiche individuate dalla Commissione europea e gli
Stati membri. La sezione C mira ad ottenere un miglioramento delle tecniche e delle
politiche di coesione e sviluppo regionale attraverso la cooperazione interregionale tra
attori di differenti regioni non confinanti dell'Unione europea, che coinvolgono inoltre
regioni situate in paesi terzi. Per ciascun Stato membro vengono adottati stanziamenti
indicativi dalla Comissione Europea, e gli Stati membri devono disporre che almeno il
50 % dello stanziamento totale stanziato per Interreg III dev’essere destinato alla
cooperazione transfrontaliera e dunque rientrante nella sezione A; mentre almeno il 14
% dello stanziamento deve essere destinato alla sezione B e almeno il 6 % alla sezione
C. E’ prevista inoltre la possibilità di attuazione di misure specifiche di assistenza
tecnica soprattutto se queste vengono utilizzate per la creazione e lo sviluppo di
strutture comuni. Per tutte le sezione di Interreg la Commissione mette a disposizione
dei finanziamenti per programmi e attività che abbiano la finalità di incoraggiare e
migliorare il trasferimento di esperienze e di buone pratiche tra istituzioni e individui
nell’ambito della cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. A tal
proposito la Commissione ha approvato il programma INTERACT per il sostegno
della cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale . esso si occupa in
5
Fonte: LAS ACCIONES ESTRUCTURALES COMUNITARIAS EN ESPAÑA Y SUS COMUNIDADES
AUTÓNOMAS. Periodo 2000 – 2006. Volumen I. Vision general de su aplicaciòn en Espana.
Comisiòn Europea. Representaciòn en Espana. MADRID 20002
8
particolar modo di coordinare e incentivare gli scambi di esperienze riguardanti le
azioni adottate nel contesto di Interreg a livello comunitario; INTERACT offre anche
assistenza tecnica per la creazione e per il consolidamento di disposizioni comuni di
programmazione, sorveglianza e gestione dei programmi di cooperazione. Inoltre con
INTERACT si vuole dare una guida che coordini la cooperazione interregionale
attraverso, anche, la raccolta e la divulgazione di informazioni sui progetti approvati e
sulla loro attuazione attraverso pubblicazioni, banche dati e siti web, in modo che si
creino sinergie e si evitino casi di doppi finanziamenti di progetti. Attraverso questi
orientamenti e strumenti La Comunità Europea attraverso lo strumento INTERREG
vuole, dunque, promuovere e incentivare queste tre forme di cooperazione fra i paesi e
le regioni dell’Unione Europea e fra questi e i paesi limitrofi, al fine di accrescere lo
sviluppo economico, sociale e culturale.6
1.1
L’ importanza delle rilevazioni statistiche regionali e lo strumento
NUTS nella regolamentazione della Comunità Europea
La sigla N.U.T.S. , che è l’acronimo di Nomenclatura delle Unità Territoriali
Statistiche, si riferisce al metodo di classificazione dei paesi appartenenti all’Unione
Europea su scala locale per fini statistici. Tale classificazione è stata elaborata da
Eurostat quasi trent’anni fa con l’intento di creare una classificazione omogenea delle
unità territoriali per la redazione di statistiche regionali per l’Unione Europea, essa è
stata utilizzata fin dal 1988 nella legislazione comunitaria, ma mancava di un
inquadramento giuridico preciso e di una chiara regolamentazione inerente le
modifiche della classificazione stessa.7 Col regolamento (CE) n°1059/2003 si è voluto
colmare questa lacuna normativa, in modo da istituire una classificazione comune in
6
Fonte: http://www.interreg-medocc.org/it/politique.php
http://www.regione.sardegna.it/regione/programmazione_europea/
Gazzetta ufficiale dell’unione europea C226/2 10/9/2004. comunicazione della commissione agli stati membri
del 2 settembre 2004 che stabilisce gli orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la
cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio
europeo.
7
Fonte : ec.europa.eu/comm/eurostat_it.html
9
tutto il territorio della Comunità e in conformità con le sue linee di indirizzo, che
abbia degli standard statistici applicabili a tutte le fasi statistiche, dalla rilevazione
fino alla diffusione. Un tale aggiornamento si è reso necessario in quanto le statistiche
regionali sono una componente essenziale del sistema statistico europeo. Queste,
infatti, vengono utilizzate dall’ Unione europea per diverse funzioni, basti pensare ad
esempio al fatto che i fondi strutturali, gli specifici strumenti finanziari che l’U.E.
utilizza per la sua politica di coesione economica e sociale, siano in realtà costruiti
basandosi sui dati della N.U.T.S. e corrispondano quindi a livelli precisi di essa.8 Un
esempio può essere dato dal fatto che le regioni interessate dall’obiettivo 1 dei fondi
strutturali per il periodo 2000-2006 sono quelle corrispondenti al livello II della
nomenclatura delle unità territoriali statistiche (NUTS), le regioni comprese
nell’obiettivo 2 sono invece quelle appartenenti al livello NUTS III.9 L’inquadramento
condotto a termine col regolamento del 2003 si è reso necessario, oltre che per rendere
lo strumento più preciso in virtù della sua importanza, anche per far fronte alle istanze
degli utenti delle statistiche e degli operatori del mercato unico, i quali richiedono dati
statistici comparabili in tutta l’UE.10
La ripartizione operata dalla N.U.T.S. è stata effettuata attraverso dei criteri normativi
e analitici, nel primo caso le regioni vengono individuate attraverso scelte politiche e i
loro limiti sono stati stabili sulla base dei compiti attribuiti alle comunità territoriali,
della densità demografica e dei fattori storici, culturali e di altra categoria; nel secondo
caso invece le regioni vengono individuate attraverso criteri di tipo geografico,può
esserlo ad esempio l’insularità; oppure in base a criteri di natura socio-economica
come nel caso dell’omogeneità o della complementarietà economica di quel territorio.
Però, generalmente, si tende prediligere la divisione basata sui criteri normativi per
motivi di praticità.11
In base alla classificazione NUTS il territorio economico di ogni Stato membro è
suddiviso in unità territoriali secondo un ordine gerarchico e a vari livelli. Va
precisato che il territorio economico non comprende solo il territorio al quale si
applica il trattato che istituisce la Comunità Europea, ma anche territori extra regionali
8
Fonte: Regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo
all'istituzione di una classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS).
9
Fonte: Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui
fondi strutturali.
10
Fonte: Regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo
all'istituzione di una classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS).
11
Fonte : ec.europa.eu/comm/eurostat_it.html
10
che non possono essere inclusi ad una determinata regione, come ad esempio una base
militare al di fuori della piattaforma continentale gestita da unità residenti.
La classificazione NUTS prevede che ogni Stato membro sia diviso in unità territoriali
al livello NUTS 1, tali unità territoriali così delimitate sono a loro volta suddivise in
unità territoriali di livello NUTS 2, gerarchicamente al di sotto delle prime;queste
sono a loro volta suddivise in unità territoriali di livello NUTS 3 gerarchicamente al di
sotto delle seconde; ad ogni modo una specifica unità territoriale può essere
identificata anche in più livelli NUTS, ad ogni unità territoriale viene assegnato un
nome e un codice distinto. Le unità territoriali vengono identificate in primo luogo
nelle unità amministrative gia esistenti negli stati, come nel caso delle regioni in Italia
o i Länder in Germania. L’ “unità amministrativa” può dunque essere definita
un’autorità con competenze amministrative o politiche in una determinata zona
geografica inserita all’interno del quadro giuridico ed istituzionale dello Stato
membro. I vari livelli NUTS invece sono stabiliti in base alla dimensione media
dell’unità amministrativa dal punto di vista della popolazione. Nel caso in cui la
popolazione totale di uno Stato membro non raggiunga il limite minimo per il
raggiungimento di un determinato livello NUTS, l’intero Stato membro costituirà una
unità territoriale NUTS per tale livello12.
La nomenclatura che viene attualmente utilizzata suddivide i Paesi dell’Unione
Europea in 78 territori di livello Nuts 1, nel quale rientrano entità come i Länder
tedeschi, le regioni del Belgio o le zone di studio di gestione del territorio (ZSGT) in
Francia; in 210 territori di livello Nuts 2 che comprendono entità come ad esempio le
comunità autonome in spagna o le regioni e le DOM francesi; in 1093 territorio di
livello Nuts 3 che includono entità come le Nomoi in Grecia o le Maakunnat in
Finlandia.13
1.2 Gli strumenti finanziari utilizzati dall’Unione Europea per le
iniziative del periodo di programmazione 2000/2006.
E solo da pochi anni che nel linguaggio corrente dei paesi dell’Unione Europea si
sono diffusi termini come coesione , fondi strutturali e altri simili, nell’opinione
comune però non c’è una chiara comprensione del significato e dell’utilizzo che di
12
Fonte: Regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, relativo
all'istituzione di una classificazione comune delle unità territoriali per la statistica (NUTS)
13
Fonte. http://ec.europa.eu/regional_policy/funds/prord/guide/gu111_it.htm
11
essi ne viene fatto dall’Unione Europea. Gli strumenti finanziari di cui si avvale
l’Unione Europea sono diversi, i Fondi Strutturali sono uno degli esempi più
importanti, questi fondi sono destinati a cofinanziare negli Stati membri interventi
regionalizzati o orizzontali,essi hanno come fine principale la promozione di riforme
strutturali in diversi ambiti, e per questo motivo sono stati creati fondi strutturali
specifici a seconda delle materie su cui vanno ad incidere. Essi sono: il Fondo
Europeo di Sviluppo Regionale (FESR); il Fondo Sociale Europeo (FSE); il Fondo
Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia (abbreviato FEAOG, detto anche
Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia Agricola - FEOGA) e lo Strumento
Finanziario di Orientamento della Pesca (SFOP).
Il più importante dei quattro Fondi Strutturali è oggi il Fondo europeo di sviluppo
regionale (FESR), esso è stato istituito nel 1975 ed ha la funzione di finanziare la
realizzazione di infrastrutture e investimenti produttivi che incidano positivamente
sull’ occupazione, specialmente in favore delle imprese. Il Fondo sociale europeo
(FSE) è stato istituito nel 1958, esso mira all'inserimento professionale dei disoccupati
e delle categorie sociali sfavorite finanziando soprattutto attività di formazione. Il
Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) costituisce lo
strumento finanziario della politica agricola comune e dello sviluppo rurale. Esso si
compone di due sezioni: la sezione Orientamento, che finanzia azioni di sviluppo
rurale e di aiuti agli agricoltori nelle regioni rurali dell'Unione europea, e la sezione
Garanzia, che finanzia soprattutto le organizzazioni comuni di mercato. Lo Strumento
finanziario di orientamento della pesca (SFOP), istituito nel 1993, si propone di
sostenere l'adeguamento e l' ammodernamento delle attrezzature del settore, come
pure la diversificazione economica nelle zone dipendenti dalle attività di pesca.
Altro fondo, che però da un punto di vista giuridico non rientra propriamente nei fondi
strutturali ma che fondamentalmente ha gli stessi scopi, è il Fondo di Coesione (FC),
esso contribuisce insieme ai Fondi di Strutturali al raggiungimento dell’obiettivo della
coesione economica, sociale e territoriale. In particolare esso si prefigge di concedere
finanziamenti a favore di progetti infrastrutturali nei settori dell'ambiente e dei
trasporti. Gli aiuti nell'ambito del Fondo sono tuttavia soggetti ad alcune condizioni.
Infatti non potrà essere approvato, e quindi finanziato, alcun progetto nel caso in cui lo
Stato membro beneficiario presenti un deficit pubblico superiore al 3% del PIL (regole
di convergenza dell'UEM), fino al momento in cui il deficit non sarà nuovamente
sotto controllo.
12
Con i Fondi strutturali e il Fondo di coesione gli aiuti vengono dati sempre attraverso
il cofinanziamento. La rilevanza del finanziamento riconosciuto varia in funzione del
livello di ritardo economico della regione in cui viene attuato il progetto. Ad esempio
quando si approvano progetti di regioni che presentano un maggior ritardo di sviluppo
(quelle cosiddette "obiettivo 1") gli aiuti raggiungono generalmente il 75% delle spese
ammissibili, fino a raggiungere l'85% in determinati casi. Una riduzione del tasso è
prevista nei casi in cui vengano prodotti effetti viziosi, come nel caso del principio
"chi inquina paga", oppure laddove un progetto produca delle entrate. Ovviamente
tutti i progetti devono necessariamente rispettare le norme europee, soprattutto in
materia di concorrenza, ambiente e assegnazione di appalti pubblici.
Col regolamento (CE) n. 1260 /1999 è stato ridotto il numero di obiettivi prioritari, da
7 nel periodo 1994-1999 a 3 obiettivi per il periodo 2000-2006 in modo da
concentrare e accrescere l’ efficienza delle azioni strutturali. Nell’obiettivo 1 rientrano
quelle azioni volte a promuovere lo sviluppo e l'adeguamento strutturale delle regioni
in ritardo il cui prodotto interno lordo pro capite è inferiore al 75% della media
dell'Unione europea. I 2/3 delle azioni dei Fondi strutturali sono adottate per
applicazione dell'obiettivo 1, le misure di tale obiettivo interessano circa iI 20% della
popolazione totale . L’obiettivo 2 è volto invece alla riconversione economica e
sociale delle zone con difficoltà strutturali diverse da quelle ammissibili all'obiettivo
1. ovverosia le zone in fase di mutazione economica, le zone rurali in declino, le zone
dipendenti dalla pesca che si trovano in una situazione di crisi e i quartieri urbani in
difficoltà. Il 18% massimo della popolazione dell'Unione rientra in questo obiettivo.
L’ obiettivo 3 mette insieme tutte le azioni a favore dello sviluppo delle risorse umane
al di fuori delle regioni ammissibili all'obiettivo 1. Inoltre un’altra modifica apportata
per il periodo di programmazione 2000/2006 rispetto al precedente riguarda il numero
delle iniziative che sono state ridimensionate da tredici a quattro. Per il periodo
2000/2006 le quattro iniziative sono: INTERREG III con lo scopo di promuovere la
cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale; LEADER + che
sostiene lo sviluppo rurale; EQUAL, l’iniziativa finalizzata ad incentivare nuove
strategie di lotta contro ogni forma di discriminazione e ineguaglianza nell'accesso al
13
mercato del lavoro e URBAN II che favorisce il rafforzamento economico e sociale
delle città e dei quartieri in crisi. 14
RIPARTIZIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE
IN MILIARDI DI
Fondi strutturali
€
195,00
Fondo di coesione
18,00
TOTALE
213,00
FONDI STRUTTURALI
Obiettivi prioritari
182,45
Obiettivo 1
135,90
Obiettivo 2
22,50
Obiettivo 3
24,05
Iniziative comunitarie
10,44
Pesca
1,11
Azioni innovative
1,00
TOTALE
195,00
Tabella 3.1 Ripartizione delle risorse finanziarie.
15
14
Fonti: LAS ACCIONES ESTRUCTURALES COMUNITARIAS EN ESPAÑA Y SUS COMUNIDADES
AUTÓNOMAS. Periodo 2000 – 2006. Volumen I. Vision general de su aplicaciòn en Espana.
Comisiòn Europea. Representaciòn en Espana. MADRID 20002. CAPÍTULO PRIMERO - La
Cohesión Económica y Social y principales criterios de funcionamiento de los Fondos Estructurales en
el periodo 2000-2006 . Los Fondos Estructurales y la cohesión económica y social. - 1.1. Los Fondos
Estructurales y Acciones Estructurales.
REGOLAMENTO (CE) N. 1260/1999 DEL CONSIGLIO del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui
Fondi strutturali.
REGOLAMENTO (CE) N. 1447/2001 DEL CONSIGLIO del 28 giugno 2001 che modifica il regolamento (CE)
n. 1260/1999 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali
REGOLAMENTO (CE) N. 1083/2006 DEL CONSIGLIO dell'11 luglio 2006 recante disposizioni generali sul
Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il
regolamento (CE) n. 1260/1999
http://www.interreg-medocc.org/it/objectif.php
http://www.interreg-medocc.org/it/fond.php
15
http://www.interreg-medocc.org/it/repartition.php
14
Capitolo 2
I principi guida di interreg III
Con le sue tre sezioni il progetto Interreg III, basandosi anche sulle precedenti
esperienze, mira a sviluppare pratiche positive di cooperazione fra gli Stati membri e,
fra la comunità e i paesi terzi; per poi originare forme simili di cooperazione fra le
regioni della comunità e con i paesi limitrofi. Per rispettare questa direzione, la
cooperazione che si svolge nell’ambito dell’iniziativa Interreg III deve sottostare ed
essere conforme a una serie di principi: dev’essere composta da strategie
transfrontaliere o transnazionali articolate in programmi di sviluppo congiunti;
dev’essere gestita da un partenariato con un impostazione dal basso; dev’essere
complementare rispetto ai programmi generali dei fondi strutturali; dev’essere volta a
coordinare i fondi in modo ottimale per una maggiore integrazione nella realizzazione
delle iniziative comunitarie; infine deve migliorare il coordinamento tra interreg III e
gli strumenti comunitari di politica esterna.
Più precisamente per ottenere il contributo comunitario e per essere accettate, le
proposte devono essere perciò costituite di una strategia di impronta transfrontaliera o
transnazionale e di un programma di sviluppo che stabiliscano le priorità comuni.
Requisito fondamentale è il carattere congiunto in cui l’elaborazione della strategia e
del programma devono costituirsi, cioè gli interventi devono essere scelti e attuati da
tutti gli stati coinvolti nella programmazione, operando insieme in tutte le fasi. In
particolare, possono far parte di un programma due o più stati membri o paesi terzi, o
un unico Stato membro nel caso venga dimostrato chiaramente che l’intervento abbia
un riscontro sostanziale su altri stati membri o paesi terzi. Sempre ai fini
dell’ammissibilità, la programmazione deve essere conforme agli orientamenti
generali dei fondi strutturali, della legislazione e delle politiche comunitarie; ma in
particolare alle regole comunitarie in materia di concorrenza e alla disciplina sugli
aiuti di stato. Oltre a queste regole essenziali vi sono delle tematiche particolari che se
comprese nella programmazione danno la priorità rispetto ad altri programmi più
generici. Infatti viene data la precedenza agli interventi che favoriscano la
diminuzione della disoccupazione, che migliorino la competitività delle zone
interessate, che mettano in atto politiche di sviluppo sostenibile e che incoraggino le
pari opportunità. Un nodo centrale della politica cooperativa di Interreg è la
15
realizzazione di partenariati con un’impostazione bottom up, dal basso, e quindi che
rende partecipe i partner istituzionali, rappresentati dalle autorità locali, regionali e
nazionali; ma che coinvolge anche le parti sociali che vengono rappresentate da tutti
quegli organismi, appartenenti al territorio interessato, che abbiano delle competenze
sulle tematiche che la programmazione si propone di fronteggiare. Dal confronto di
questi due centri di interesse differenti nascono le strategie operative che daranno
luogo agli interventi concreti. Viene data particolare importanza ai partenariati creati
all’inizio dei lavori, che quindi accompagnano la programmazione in tutte le sue fasi:
dall’elaborazione all’attuazione degli interventi. Infine la comunità pone come
prerogativa anche il coinvolgimento dei paesi compresi nell’allargamento attraverso
l’introduzione di programmi di prossimità. Ed è proprio la prossimità la parola chiave
della politica comunitaria Interreg, con la quale si persegue il fine del potenziamento
delle relazioni economiche e culturali coi vicini paesi orientali e meridionali.16
2.1
Interreg III A-cooperazione transfrontaliera.
La sezione A del progetto INTERREG III riguarda la cooperazione transfrontaliera,
cioè la promozione di uno sviluppo regionale integrato tra le regioni di frontiera. Essa
è rivolta alle autorità di paesi limitrofi all’Unione Europea e ha come obiettivo la
creazione di poli socio-economici transfrontalieri, attraverso l’attuazione di strategie
(attività) di sviluppo sostenibile del territorio, operate congiuntamente da entrambi i
paesi coinvolti. Possono essere ammesse ad operare la cooperazione transfrontaliera,
nell’ambito dell’iniziativa interreg III A, tutte le zone situate all’interno dei confini
della comunità, le zone situate lungo i confini esterni della comunità e alcune regioni
marittime, in tutti questi casi le zone indicate devono rientrare nella classificazione
statistica NUTS III in casi eccezionali in zone NUTS III adiacenti o circondate da
zone di livello N.U.T.S. III. La Comunità Europea indica le tematiche prioritarie di cui
si possono occupare i progetti per ricevere i finanziamenti. Le materie segnalate dalla
Comunità come tematiche prioritarie della sezione A di Interreg III B sono: la
promozione dello sviluppo urbano, rurale e costiero; incentivi all’imprenditorialità,
allo sviluppo di piccole imprese e iniziative per l’occupazione locale; promozione
dell’integrazione nel mercato del lavoro e dell’integrazione sociale; condivisione di
16
Fonte: Comunicazione della commissione agli Stati membri del 2 settembre 2004 che stabilisce gli
orientamenti dell’inizitiva comunitaria riguardante la cooperazione transeuropea volta a incentivare uno
sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio europeo.
16
risorse umane e strutture in materia di ricerca, sviluppo tecnologico; istruzione,
cultura, comunicazioni e sanità, al fine di aumentare la produttività e creare posti di
lavoro duraturi, incentivi alla tutela dell’ambiente, risparmio energetico e promozione
di fonti di energia rinnovabili; miglioramento di reti e servizi sia nel settore dei
trasporti, che in quello dell’informazione e comunicazione, come anche nel settore
dell’approvvigionamento idrico; lo sviluppo e la promozione della cooperazione in
ambito giuridico e amministrativo per aumentare la crescita economica e la coesione
sociale. I temi indicati hanno carattere approssimativo, le tematiche prioritarie sono
più ampie e numerose, tuttavia le risorse finanziarie devono essere concentrate su un
gruppo ristretto di tematiche e di misure. L’approvazione degli interventi o dei
progetti cofinanziati nell’ambito del programmaè soggetta alle norme del FESR, il
Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Una parte circoscritta degli stanziamenti per i
programmi è destinata a piccoli progetti realizzati dai soggetti locali. 17.
2.2
Interreg III B-cooperazione transnazionale.
La sezione B del progetto INTERREG III affronta la tematica della cooperazione
transnazionale tra gli enti nazionali, regionali e locali dei paesi dell’Unione Europea;
prefissandosi di accrescere lo sviluppo sostenibile in vari ambiti e un’ integrazione
territoriale armoniosa fra i paesi dell’ Unione Europea su scala locale. L’ ottica di
questa sezione Interreg non è limitata e rigida, ma piuttosto ampia,aas infatti ai
progetti di cooperazione transnazionale rientranti nell’iniziativa comunitaria Interreg
III B possono partecipare, non solo gli enti nazionali, regionali e locali di paesi
appartenenti all’ U.E., ma anche quelli di paesi candidati all’adesione e addirittura
quelli di paesi terzi limitrofi, facendo così spazio ad un integrazione territoriale
europea che attua una dimensione di prossimità. L’U.E. propone come zone
ammissibili alla partecipazione ai progetti di cooperazione transnazionale i
raggruppamenti di regioni indicati nella tabella 1, essi hanno avuto origine prendendo
come indicazione le zone aderenti ai programmi Interreg II C e tenendo conto delle
azioni pilota in materia di assetto del territorio secondo il regolamento FESR. Pertanto
viene data particolare priorità alle azioni di cooperazione transnazionale dove
17
Fonte: Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea 10/9/2004. Comunicazione della Commissione agli Stati
Membri del 2 settembre 2004 che stabilisce gli orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la
cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio
europeo
http://www.interreg-medocc.org/it/
17
verranno coinvolte le frontiere esterne della Comunità, soprattutto ai fini
dell’allargamento,
alle azioni
di
cooperazione che interessano
le regioni
ultraperiferiche della Comunità, in particolare la regione adriatica, quella del Baltico
meridionale e le regioni insulari. Le tematiche prioritarie si identificano in quelle già
individuate nel progetto Interreg II C avendo riguardo anche degli assi prioritari della
politica comunitaria e delle raccomandazioni in materia di assetto territoriale basato
sullo schema di sviluppo dello spazio europeo SSSE. La Comunità Europea dispone
inoltre che gli interventi vengano concentrati su materie quali la promozione dello
sviluppo territoriale a livello transnazionale che coinvolga anche zone urbane e rurali
così da promuovere una crescita policentrica sostenibile; il miglioramento dei sistemi
di trasporto;la promozione e la sana gestione dell’ambiente con particolare riguardo
alle risorse idriche; come anche la promozione di quelle realtà locali svantaggiate a
causa della loro posizione geografica, quali sono le regioni marittime, le insulari e
quelle ultraperiferiche. Gli interventi adottati devono favorire lo sviluppo integrato del
territorio sul quale devono agire, tenendo presente sia i problemi che le potenzialità
che accomunano le zone transnazionali interessate dalle misure affinché si producano,
in favore di esse, benefici sostanziali. 18
PROGRAMMA
MEDITERRANEO
OCCIDENTALE
18
STATO
MEMBRO
Italia
ZONE AMMISSIBILI ( NON TUTTE NECESSARIAMENTE DI LVELLO NUTS II )
Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna,
Basilicata, Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta, Emilia Romagna
Spagna
Andalucìa, Murcia, C. Valenciana, Cataluna, Baleares, Aragón, Ceuta, Melilla
Francia
Languedoc – Roussillon,PACA, Rhône – Alpes, Corse
Portogallo
Algarve, Alentejo
Regno Unito
Gibraltar
Fonti: Comunicazione della commissione agli Stati membri del 2 settembre 2004 che stabilisce gli
orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la cooperazione transeuropea volta a incentivare
uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio europeo.
Comunicazione della commissione agli Stati membri del 28 aprile 2000 che stabilisce gli orientamenti
dell’iniziativa comunitaria riguardante la cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo
armonioso ed equilibrato del territorio europeo INTERREG III.
GV Conselleria comunitaria Economía. Revista Europea de la Dirección General de Economía. Número 3
julio 2005. iniciativas comunitarias. Interreg III B MEDOCC. La Comunidad Valenciana y la
cooperación transnacional en la cuenca Mediterránea.
GV Conselleria comunitaria Economía. Revista Europea de la Dirección General de Economía. Número 3
julio 2005. iniciativas comunitarias. Interreg III B MEDOCC. Ejemplos de cómo se lleva a cabo la
cooperación transnacional en el Mediterráneo.
LAS ACCIONES ESTRUCTURALES COMUNITARIAS EN ESPAÑA Y SUS COMUNIDADES
AUTÓNOMAS. Periodo 2000 – 2006. Volumen I. Vision general de su aplicaciòn en Espana.
Comisiòn Europea. Representaciòn en Espana. MADRID 20002.
18
Malta
L’intero paese
Grecia
L’intero paese
Austria
Germania
SPAZIO ALPINO
L’intero paese
Oberbayern and Schwaben (in Baviera), Tübingen and Freiburg im breisgau (nel
Baden – Württemberg)
Francia
Rhône – Alpes, PACA, Franche – Comté, Alsace
Slovenia
L’intero paese
Italia
Irlanda
Lombardia, Friuli – Venezia Giulia, Veneto, Trentino – Alto Adige, Valle d’Aosta,
Piemonte, Liguria
L’intero paese
Cumbria, Lancashire, Greater Manchester, Cheshire, Mersey – side, Worcestershire
and Warwickshire, Avon, Gloucestershire and Wiltshire, Dorset and Somerset,
Regno Unito
Cornwall and Devon, Staf – fordshire, Herefordshire, Shropshire, West Midlands,
Clwyd, Dyfed, Gwynedd and Powys, Gwent, Mid – Glamorgan, South Glamorgan
and West Glamorgan, Northern Ireland, Highlands and Islands, South Western
ATLANTICO
Scotland
Francia
Spagna
EUROPA
SUDOCCIDENTALE
Aquitaine, poitou – Charentes, Pays-de-la Loire, bretagne, Basse – Normandie,
Haute – Normandie, Limousin, Centre, Midi – Pyré-nées
Galicia, Asturias, Cadiz, Canarias, Cantabria, Navarra, País Vasco, Se villa, La
Rioja, Castilla – León, Huelva
Portogallo
L’intero paese
Portogallo
L’intero paese
Spagna
Francia
Regno Unito
L’intero paese
Midi – Pyré-nées, Limousin, Auvergne, Aquitaine, Languedoc – roussillon, Poitou –
Charentes
Ghibraltar
Nord – Pas de Calais, Picardie, Haute – Normandie, Île de France, Basse –
Francia
Normandie, Centre, Champagne – Ardennes, Lorraine, Bourgogne, Alsace, Franche
– Comtè, Bretagne, Pays de la Loire
Belgio
EUROPA
Paesi Bassi
L’intero paese
Overijssel, Gelderland, Flevoland, Utrecht, Noord – Holland, Zuid – Holland,
Zeeland, Noord – Brabant, Limburg
NORDOCCIDENTALE
Lussemburgo
Germania
L’intero paese
Nordrhein – Westfalen, Hessen, Rheinland – Pfalz, Saarland, Baden – Wüttemberg,
Schwaben, Unter-, Mittel- and Ober – Franken (in Baviera)
Regno Unito
L’intero paese
Irlanda
L’intero paese
North – Eastern Scotland, Eastern Scotland, Highlands & Islands (except Comhairle
Nan Eilean and Lochaber, Skye & Lhochalsh and Argyll), Tees Valley & Durham,
Regno Unito
Northumberland and Tyne & Wear, Humberside, North Yorkshire, South Yorkshire,
West Yorkshire, Derbyshire & Nottinghamshire, Lincolnshire, Leichestershire,
Rutland & Northamptonshire, East Anglia, Essex
MARE DEL NORD
MAR BALTICO
Paesi Bassi
Friesland, Groiningen, Drenthe, Overijssel, Flevoland, Noord – Holland, Zuid –
Holland, Zeeland
Belgio
Antwerpen, Oost – Vlaanderen, West – Vlaanderen
Germania
Niedersachsen, Schleswig – Holstein, Hamburg, Bremen
Danimarca
L’intero paese
Svezia
Västra Götalands, Hallands, Värmlands, Kronobergs län, Skåne län
Danimarca
L’intero paese
19
Svezia
L’intero paese
Lettonia
L’intero paese
Lituania
L’intero paese
Estonia
L’intero paese
Finlandia
L’intero paese
Polonia
L’intero paese
Germania
Austria
Germania
Italia
CADSES
Schleswig – Holstein, Mecklenburg – Vorpommem, Berlin, Brandenburg, Bremen,
Hamburg, Regierungsbezirk Lüneburg (in Niedersachsen)
L’intero paese
Baden – Württemberg, Bayern, Sachsen, Sachsen – Anhalt, Berlin, Brandenburg,
Thüringen, Mecklenburg - Vorpommem
Puglia, Molise, Abruzzo, Marche, Friuli - Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna,
Lombardia, Trentino – Alto adige, Umbria
Rep. Ceca
L’intero paese
Ungheria
L’intero paese
Polonia
L’intero paese
Slovacchia
L’intero paese
Slovenia
L’intero paese
Grecia
Finlandia
REGIONI PERIFERICHE
L’intero paese
Tutte le regioni dell’obiettivo 1e le zone limitrofe di Pohjois – Pohjanmaa, Keski —
Suomi e Keski - Pohjanmaa
Svezia
Tutte le regioni dell’obiettivo 1, le zone costiere limitrofe e Gävleborgs län
Regno unito
Scotland, con particolare riguardo alle Highlands and Islands
Grecia
L’intero paese
Italia
Sicilia, calabria, Basilicata, Puglia, Campania
Cipro
L’intero paese
Malta
L’intero paese
Francia
Gufane, Guadeloupe, Martinique
Portogallo
Açores, Madeira
CANARIE
Spagna
Canarias
OCEANO INDIANO
Francia
Réunion
SETTENTRIONALI
ARCHIMED
CARAIBI
AZZORRE – MADEIRA -
Tabella 6.1 Zone ammissibili al programma Interreg III b Medocc.
2.3
Interreg III C-cooperazione interregionale.
Con l’iniziativa comunitaria INTERREG III C la Comunità Europea dispone una
regolamentazione che incentiva lo sviluppo della cooperazione interregionale. Questa
nuova forma di cooperazione è stata introdotta nella programmazione europea col fine
di completare il lavoro gia svolto dalle altre forme di cooperazione, la transnazionale
con la sezione B di Interreg e la transfrontaliera con la sezione A. Infatti attraverso
questo strumento si vogliono consentire e incentivare i contatti tra regioni non
contigue in modo che si sviluppi uno scambio di informazioni ed esperienze che
contribuiscano ad una crescita armoniosa e duratura dell’Unione Europea. Le regioni
20
sono dunque le più importanti protagoniste di questa sezione, negli ultimi anni esse
sono già state un elemento strategico della politica europea, infatti attraverso il loro
lavoro si è permesso, anche, di rendere maggiormente partecipi i cittadini dell’operato
dell’ Unione Europea. La cooperazione regionale ormai da diverso tempo, in questi
ultimi anni, è diventata sempre più importante nell’ambito della politica strutturale
dell’Unione, gia prima del prigetto Iterreg III C era già in atto numerosi progetti di
cooperazione regionale. Questa nuova visione della cooperazione nasce anche per
aiutare le regioni ad affrontare le attuali sfide lanciate dall’era moderna, soprattutto
dalla globalizzazione economica, la quale ha spesso causato problemi alle regioni
meno integrate. La regione si è rivelata un soggetto particolarmente vulnerabile
rispetto all’impatto della globalizzazione, che spesso ha causato loro soprattutto
problemi socio-economici, dunque si può affermare che in qualche modo tutte hanno
affrontato difficoltà a causa di essa. Con Interreg III C la Comunità europea vuole
aiutare le regioni ad affrontare le loro antiche problematiche e le sfide dell’era
moderna attraverso la cooperazione interregionale e le esperienze gia fatte in passate
vengono viste come una buona base di studio per attuare ora, con Interreg III C, una
cooperazione tra regioni più strategica incentivando e migliorando le politiche e gli
strumenti di sviluppo regionale e di coesione. La cooperazione interregionale che
propone la Comunità vuole creare una fitta rete di relazioni tra regioni che promuova
gli scambi di esperienze e delle pratiche migliori acquisite in campo finanziario nei
programmi rientranti negli obiettivi 1e 2. Le tematiche prioritarie di Interreg III C
sono cinque. La prima si propone di risolvere un problema prettamente finanziario che
investe direttamente le regioni. Infatti la maggior parte degli stanziamenti dei fondi
strutturali viene assegnato tramite i programmi generali, generalmente i finanziamenti
si concentrano a livello regionale e siccome non c’è una buona rete di relazioni tra le
regioni questo non permette che avvenga uno scambio di conoscenze ed esperienze fra
loro, interreg III C vuole colmare o anche diminuire questo deficit. Inoltre con questo
strumento di politica europea si vuole aumentare la cooperazione tra autorità e enti
pubblici che partecipano ad altri programmi Interreg; incrementare la cooperazione
nel settore dello sviluppo urbano; viene data una particolare attenzione anche ai temi
come la cooperazione marittima e costiera, questioni di assetto territoriale, problemi
legati all’insularità e alle zone ultraperiferiche e la ricerca di soluzioni a problematiche
quali disastri ambientali o causati dall’uomo; come anche tematiche volte ad attenuare
21
gli effetti economici di ostacoli come la bassissima densità demografica o problemi
legati alla situazione di zona montana. 19
19
Fonti: Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee 2001/C 141/02. Comunicazione della commissione agli
Stati membri del 7 maggio 2001 <COOPERAZIONE INTERREGIONALE> sezione C dell’iniziativa
comunitaria Interreg III
Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee 143 del 23 maggio 2000
Comunicazione della commissione agli Stati membri del 2 settembre 2004 che stabilisce gli orientamenti
dell’iniziativa comunitaria riguardante la cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo
armonioso ed equilibrato del territorio europeo.
Comunicazione della commissione agli Stati membri del 28 aprile 2000 che stabilisce gli orientamenti
dell’iniziativa comunitaria riguardante la cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo
armonioso ed equilibrato del territorio europeo INTERREG III.
22
Capitolo 3
Interreg III B MEDOCC
Il Programma di iniziativa Comunitario Interreg III B-Mediterraneo Occidentale è
nato per portare avanti i principi e gli obiettivi di Interreg III B nella caratteristica
zona del mediterraneo, con l’intenzione di sfruttare la particolare posizione geografica
del mediterraneo e dei paesi che si affacciano in esso per favorire la cooperazione
transfrontaliera. I paesi e le rispettive regioni coinvolti in questo programma sono la
Spagna con Andalusia, Aragona, Catalogna, isole Baleari, Murcia, Valencia, Ceuta e
Melilla; la Francia con Corsica, Linguadoca - Roussillon, Provenza - Alpi, Costa
Azzurra, Rodano - Alpi; tutta la Grecia; l’Italia con Basilicata, Calabria, Campania,
Emilia-Romagna, Latium, Ligurie, Lombardia, Umbria, Piemonte, Sardegna, Sicilia,
Toscana, Valle di Aosta; il Portogallo con Algarve, Alentejo e il Regno Unito con
Gibilterra.
Si può affermare che il programma Interreg III B Medocc abbia sia degli obiettivi
generali e strategici sia trasversali e globali. Infatti il programma da una parte è volto
ad aumentare la competitività territoriale del sud dell'Europa per farne una zona di
integrazione economica di importanza mondiale; e vuole inoltre contribuire
significativamente alla realizzazione di una più grande integrazione tra le regioni
europee dello spazio Medocc coi i Paesi terzi del bacino del mediterraneo. Dall’altra
vuole però aumentare la competitività territoriale globale dello spazio Medocc;
rinforzare la coesione dello spazio di cooperazione rendendo più coerenti le politiche
di sviluppo territoriale grazie ad un'integrazione interurbano-istituzionale più
importante; favorire ed iniziare delle cooperazioni sovranazionali più complete, più
numerose ed in una prospettiva di sviluppo duraturo su scala delle regioni europee
eleggibili al programma così come coi Paesi terzi della riva sud del bacino del
mediterraneo
Le attività realizzabili con Interreg III B medocc principalmente quattro: studi,
progetti pilota, scambi di esperienza, creazione di reti e azioni di formazione e di
informazione.
Gli studi rappresentano la prima fase del programma, essi devono mirare ad analizzare
e identificare i problemi e le possibili soluzioni legate al territorio in cui si inserisce il
progetto specifico. Tali studi possono comprendere attività di ricerca nei centri
23
universitari o altri centri di ricerca; identificazione delle soluzioni più adattate e più
efficaci ai problemi identificati; l'analisi dei problemi e delle soluzioni nei differenti
settori di intervento; la valutazione degli effetti legati alla messa in opera del
programma; studi di fattibilità; l'identificazione delle differenti possibilità di sviluppo;
proposte di schema di azione integrata e la valutazione dell'impatto degli eventuali
interventi sul territorio.
Lo scopo dei progetti pilota è quello di trovare soluzioni nuove nei campi di intervento
per poi trasferirle, dopo la loro dimostrazione, negli interventi. Quindi in una prima
fase si procederà con l’analisi dei problemi, poi con l’identificazione delle soluzioni e
con la loro sperimentazione e infine con l’applicazione delle soluzioni al campo di
intervento.
Lo scopo principale degli scambi di esperienze invece, è quello di diffondere le
conoscenze acquisite e maturate sul campo, ciò attraverso fori di discussione,
pubblicazioni, conferenze, dibattiti e quant’altro possa accrescere lo scambio
informazioni e di esperienze.
La creazione di reti di relazioni fra le regioni, gli enti e tutti gli attori interessati dal
progetto avviene attraverso l’ organizzazione di piattaforme di dialogo e di scambio,
anche col ricorso alle tecnologie della notizia e della comunicazione o con la
creazione di archivi comuni; e mira a consolidare lo scambio di esperienze e di
competenze col fine di stabilire una cooperazione stabile e duratura durante
l’intervento e oltre.
Le azioni di formazione e di informazione mirano ad accrescere le conoscenze
acquistate sul campo, attraverso incontri, conferenze e seminari; materiale di
promozione come cd-rom, opuscoli e volantini; campagne di sensibilizzazione,
servizio help desk e siti internet.20
20
Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
LAS ACCIONES ESTRUCTURALES COMUNITARIAS EN ESPAÑA Y SUS COMUNIDADES
AUTÓNOMAS. Periodo 2000 – 2006. Volumen I. Vision general de su aplicaciòn en Espana.
Comisiòn Europea. Representaciòn en Espana. MADRID 20002
http://www.interreg-medocc.org
24
3.1
Il sistema degli indicatori
Tutte le fasi che attraversano i progetti Interreg III B Medocc sono costantemente
monitorate dagli “indicatori”, si tratta di un sistema che ha per obiettivo la valutazione
dei progressi compiuti nella messa in opera delle misure del progetto analizzato.
Attraverso gli indicatori viene misurata l’esecuzione finanziaria e lo stato di
avanzamento fisico e procedurale del progetto, ma non solo, infatti grazie al sistema
degli indicatori vengono seguiti gli effetti diretti generali ed il livello di qualità che le
attività realizzate hanno raggiunto, inoltre viene monitorato anche l’impatto
socioeconomico e territoriale nello spazio e nel tempo. Le tipologie di indicatori sono
diverse, ma quelle utilizzate durante la messa in opera della programmazione sono tre:
gli indicatori di realizzazione, i quali vengono utilizzati per misurare i progressi
compiuti nella realizzazione del progetto; gli indicatori di risultato, adoperati per
misurare gli effetti del progetto sui destinatari; e gli indicatori di impatto, impiegati
per misurare gli effetti del progetto sul contesto territoriale, economico e sociale.
Sono stati scelti solo gli indicatori quantificabili, in quanto essi permettono di
determinare il rendimento e l'efficacia della realizzazione del programma.21
3.2
Fase operativa del Programma Interreg III B MEDDOC
La cooperazione transnazionale mira dunque a promuovere un più elevato grado
d'integrazione territoriale nell'ambito di vasti gruppi di regioni europee, al fine di
ottenere uno sviluppo durevole delle regioni interessate. In quest’ottica, come già
visto, si inserisce il programma INTERREG III B MEDOCC, il quale ha come
principale obiettivo quello di accrescere la competitività territoriale del Mediterraneo
occidentale: rafforzando la coesione dell'area interessata e armonizzando le politiche
di sviluppo territoriale, per renderle compatibili e più coerenti.
Per raggiungere quest'obiettivo e strutturare la cooperazione transnazionale, sono stati
chiaramente definiti assi e misure, che schematizzano i principali settori di
cooperazione, sulla base delle priorità delle politiche comunitarie e delle
raccomandazioni dello Schema di sviluppo dello spazio europeo (SSSE). Tale
21
Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
25
struttura del programma prevede l’organizzazione dei settori di cooperazione in 4 assi
i quali a loro volta sono suddivisi in una o più misure.
Esiste anche un quinto asse, suddiviso anch’esso in misure, che non riguarda un vero e
proprio settore di cooperazione, ma le tecniche di applicazione e le strategie operative
del programma.
•
Asse 1: Bacino del Mediterraneo.
o Misura 1.1. Strutturazione del bacino del Mediterraneo attraverso la
valorizzazione
ed
il
rafforzamento
delle
relazioni
economiche, sociali e culturali tra le due rive.
•
Asse 2: Strategia di sviluppo territoriale e sistemi urbani.
o Misura 2.1 Sviluppo territoriale ed urbano: sviluppo delle cooperazioni,
armonizzazione delle strategie, azioni pilota.
•
Asse 3: Sistemi di trasporto e società dell'informazione.
o Misura 3.1 Migliorare l'accesso al territorio.
o Misura 3.2.: Promozione dei trasporti intermodali e conversione verso
modalità di trasporto a minor impatto ambientale.
o Misura 3.3. Trasporto marittimo e fluviale.
o Misura 3.4. Tecnologie di comunicazione e d'informazione per lo
sviluppo del territorio.
•
Asse 4: Valorizzazione del patrimonio e prevenzione del rischio.
o Misura 4.1. Protezione e valorizzazione del patrimonio naturale e
culturale, gestione delle biodiversità, dei territori e dei
paesaggi.
o Misura 4.2. Promozione di un turismo sostenibile.
o Misura 4.3. Tutela dell'ambiente, prevenzione e gestione dei rischi
naturali.
o Misura 4.4. Gestione delle risorse idriche e lotta contro la siccità e la
desertificazione.
•
Asse 5: Assistenza tecnica.
26
o Misura 5.1. Attività di gestione, messa in opera e controllo.
o Misura 5.2. Attività di affiancamento durante la messa in opera del
programma.22
3.2.1 Asse 1
Questo primo asse mira a valorizzare e rafforzare i legami culturali, sociali ed
istituzionali tra le regioni dell'area MEDOCC e a rafforzare l'integrazione economica
nel bacino del Mediterraneo per rendere l'area più competitiva. Per superare gli
ostacoli derivanti dall'esistenza di organizzazioni e strutture eterogenee l'asse propone
due approcci a carattere territoriale: innanzitutto la pianificazione del territorio,
ovvero rinforzare i legami tra le due rive e quindi, le relazioni tra il nord ed il sud
dell'Europa, il nord ed il sud del Mediterraneo e relazioni tra le isole, gestendo e
garantendo contemporaneamente le specificità territoriali delle varie regioni
mediterranee.
Un secondo approccio intersessa invece lo sviluppo economico al fine di creare,
nell'ambito del Processo di Barcellona, un'area di libero scambio per il 2010 e quindi
rinforzare l’ integrazione economica nel bacino del Mediterraneo.
Misura 1.1. “Strutturazione del bacino del Mediterraneo attraverso la valorizzazione
ed il rafforzamento delle relazioni economiche, sociali e culturali tra le due rive”.
Occorre specificare per prima cosa quali siano i beneficiari finali dei progetti,
innanzitutto le amministrazioni pubbliche, siano esse nazionali, regionali o locali e
istituzioni pubbliche quali università, centri di ricerca, ecc…ed anche in ultima analisi
gli attori privati assimilabili al pubblico.
I principali obiettivi
operativi, previsti dalla “misura” dell’ Asse 1, riguardano
innanzitutto aspetti socio-territoriali quali la sensibilizzazione della società civile
rispetto all'identità socioculturale mediterranea e lo sviluppo delle politiche nazionali e
locali in materia di flussi migratori in riferimento alle problematiche del SDEC ed in
22
Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
http://www.interreg-medocc.org
27
seguito la sperimentazione delle attività di gestione integrata del territorio, del
patrimonio culturale e delle tradizioni economici del Mediterraneo.
In seconda fase si collocano gli obiettivi di tipo economico quali: la promozione degli
accordi di cooperazione nel campo economico, l’armonizzazione delle procedure
amministrative e finanziarie comunitarie, nazionali e locali nel settore della
cooperazione tra nord-sud, la promozione per la creazione di imprese miste ed in
ultima analisi la diffusione dell'esperienza comunitaria con il conseguente
trasferimento e scambio delle capacità di impresa tra Paesi Membri.
Tra i risultati attesi, in seguito alle misure previste dai programmi dell’Asse 1, ci si
aspetta un numero più rilevante di accordi di partnership tra le collettività regionali e
locali delle due rive del bacino del Mediterraneo e quindi di conseguenza anche la
creazione di reti euro-mediterranee più integrate che coinvolgano differenti livelli
istituzionali (regioni, autonomie locali, università, organismi pubblici, associazioni),
ma anche il coinvolgimento degli ONG e della società civile in generale, ed in
particolare delle associazioni di donne e di giovani, nella ideazione e la realizzazione
dei progetti., supportati da un miglioramento del livello di formazione degli uomini e
delle donne a partire dalle iniziative congiunte tra le collettività regionali e locali delle
due rive appoggiandosi particolarmente sui NTIC.
Miglioramenti inoltre, si auspicano nell’ambito degli scambi culturali tra i paesi per
quanto riguarda il coordinamento in materia di flussi migratori e di sensibilizzazione
dei cittadini mediterranei sulle istanze dell' immigrazione; il miglioramento della
conoscenza reciproca e l’aumento del numero di seminari, di incontri e di progetti di
ricerca tra le due rive nei campi relativi a questa misura.
Infine un migliore coordinamento è previsto per i meccanismi finanziari comunitari
(FEDER, MEDA), internazionali, nazionali e locali per la cooperazione nord/sud.23
3.2.2
Asse 2
Quest'asse punta a migliorare lo sviluppo territoriale ed i sistemi urbani, attraverso il
rafforzamento intensivo della cooperazione transnazionale nei diversi ambiti: quello
23
Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
http://www.interreg-medocc.org
28
geografico, nel suo insieme attraverso le prospettive della pianificazione; in ambito
regionale e locale attraverso la valorizzazione del patrimonio locale mediante lo
scambio di esperienze per uno sviluppo duraturo del territorio; nei grandi centri urbani
attraverso il riequilibrio della struttura urbana ed infine nei territori insulari attraverso
il miglioramento della loro integrazione all'interno dell'area MEDOCC e
la
valorizzazione della specificità delle isole.
Nello specifico, gli obiettivi previsti dall’asse 2 consistono nell’elaborazione di piani
di sviluppo del territorio per lo spazio MEDOCC, nella promozione delle cooperazioni
tra decisionisti per gestire il territorio alle differenti scale, nonché lo sviluppo per la
cooperazione tra gli attori economici del territorio.
Anche in questo caso i beneficiari finali dei progetti sono: le amministrazioni
pubbliche nazionali, regionali e locali, gli istituzioni pubbliche quali università, centri
di ricerca ecc…e gli attori privati assimilabili al pubblico.
Misura 2.1 Sviluppo territoriale ed urbano: sviluppo delle cooperazioni, collocamento
in coerenza delle strategie, azioni pilota.
Questa misura si inserisce nella visione dello sviluppo policentrico promosso dallo
SDEC. Mira ad aumentare la prestazione del sistema economico del sud europeo per
renderlo più competitivo.
Infatti ha come principali obiettivi operativi, innanzitutto la realizzazione di studi,
valutazioni ed analisi sul tema delle funzioni delle grandi aree metropolitane
finalizzati allo sviluppo delle relazioni tra le città, tra le zone urbane e rurali, tra le
zone costiere e gli "hinterland", il tutto relazionato con le isole per favorire
un'articolazione territoriale equilibrata e policentrica. Inoltre, il programma mira
all’identificazione di nuovi modelli per migliorare l'efficacia dei servizi urbani così
come la qualità di vita dei cittadini, in particolar modo la diffusione delle nuove
tecnologie nel campo dei servizi pubblici e privati, per migliorarne l'accesso da parte
della popolazione e ridurre gli handicap delle zone periferiche o insulari. Per questo
motivo vengono promosse le attività di ricerca sul tema della pianificazione
territoriale e della riqualificazione delle zone urbane nell'ottica di un sviluppo
sostenibile.
In linea col principio di cooperazione e degli scambi all’interno dei Paesi membri, è
previsto il collocamento in rete di periti e degli attori istituzionali nel campo del piano
di sviluppo del territorio
Tra i risultati attesi, ci si aspetta l’elaborazione di documenti strategici congiunti in
materia di pianificazione spaziale, integrante gli orientamenti del SDEC, in particolare
29
la strutturazione di sistemi urbani policentrici con l’instaurazione di cooperazioni tra
grandi agglomerati urbani e spazi rurali al fine di favorire l’integrazione e lo sviluppo
di sinergie tra le attività economiche impiantate in zone rurali e nelle isole e quelle
localizzate negli spazi di più grande competitività.
Si prevede la creazione di reti di città per favorire la cooperazione sulle tematiche
metropolitane e quindi gli scambi di esperienze e di competenze tra le città e
identificazione delle linee di azione per gestire l'estensione urbana in una prospettiva
di sviluppo duraturo degli spazi urbani e delle aree metropolitane. Ed inoltre la
diffusione e l’ appropriazione di strumenti di analisi e di valutazione delle politiche
territoriali atte a dare un contributo alla competitività dello spazio MEDOC per le
azioni di sviluppo locale integrato.
Sono previsti anche risultati non soltanto al livello delle istituzioni pubbliche urbane e
metropolitane, ma anche a livello dei cittadini ovvero la creazione di una rete di
operatori e di competenze capaci di gestire le tematiche legate al territorio, per
elaborare una concezione comune del Mediterraneo e capaci di promuovere le
politiche di cooperazione sovranazionale.
Ma non solo, anche dei risultati diretti ai “nuovi” cittadini, come per esempio lo
sviluppo dell'informatizzazione dell'amministrazione pubblica e dei servizi pubblici
con l’ aumento dei servizi, delle notizie per il pubblico disponibili gratuitamente sulla
rete Internet. Di conseguenza tra i risultati attesi si aspetta l’ aumento del numero di
connessioni dei PME ad Internet ed anche l’aumento dell’occupazione delle persone
nel telelavoro , con particolare attenzione alle zone periferiche ed insulari.
Sono previsti anche risultati nel campo della formazione degli stessi cittadini, cioè per
esempio il miglioramento dell'accesso delle università al Tic e numero di cooperazioni
sovranazionali nella creazione di contenuti e lo sviluppo di progetti. Inoltre viene data
particolare attenzione per l’aumento del numero di donne che hanno accesso
all’istruzione di alto livello: universitario, ricerca, decisionale. E quindi in generale
l’aumento del numero di persone sia uomini e sia donne che si avvalgono di una
formazione di livello medio/alto per la comunicazione telematica.
La misura 2.1 prevede l’ attuazione di 5 tipi di azioni; la prima di queste ha come
obiettivo principale la creazione di una partnership che funga da supporto per la
creazione di uno schema di sviluppo spaziale della zona mediterranea occidentale,
seguendo le linee direttrici fissate per lo SDEC, con particolare riguardo all’obiettivo
policentrico, ma soprattutto sviluppando visioni spaziali condivise e prospettive di
lungo termine. In secondo luogo, tale azione, è volta a raggiungere gli obiettivi
30
sopraindicati
mediante la cooperazione tra gli attori istituzionali dello spazio
MEDOCc e dei Paesi terzi del mediterraneo, per definire le metodologie comuni di
valutazione di progetti e di controllo dell'efficacia delle politiche territoriali.
Anche la seconda azione è suddivisa in due momenti, : innanzitutto la costituzione e la
rafforzamento delle cooperazioni tra gli attori: ovverosia l’ organizzazione in rete
delle istituzioni tecniche che operano nel settore della ricerca e del piano di sviluppo
del territorio. Il tutto con la finalità di accrescere gli scambi di esperienza nei
differenti campi della pianificazione territoriale, della valutazione delle funzioni
metropolitane; mirando inoltre alla definizione di modalità comuni di creazione e di
controllo di reti regionali, così da permettere l’ orientamento delle decisioni sui
programmi territoriali attraverso i sistemi di valutazione adeguata.
Il secondo tempo prevede il collocamento in opera dei progetti, attraverso
l’elaborazione di metodologie volte a ridurre le disparità tra le zone, a rinforzare i
meccanismi dello sviluppo ed a migliorare la qualità dei servizi urbani; in modo da
creare opportunità efficienti.
La terza azione della misura 2.1 riguarda la cooperazione istituzionale, essa in
particolare mira a sviluppare alleanze strategiche e la creazione di reti per rinforzare il
sistema territoriale e promuovere l'obiettivo del policentrismo dello SDEC. Le reti
potranno riguardare in particolare:
Le aree metropolitane, per promuovere delle zone di integrazione
economica di importanza mondiale, conformemente agli orientamenti del
SDEC.
Le piccole e medie città, per rinforzare i collegamenti fra città e paesi rurali
o montagnosi.
Le città storiche, per elaborare delle azioni innovatrici di valorizzazione di
tali città e dei loro territori limitrofi.
Le relazioni tra le differenti scale territoriali.
La quarta azione invece si interessa di sostenere da una parte la cooperazione tra gli
attori dello sviluppo economico, in particolare dei centri tecnici e di ricerca, per
costituire dei poli di eccellenza e di diffusione dell'innovazione.
Inoltre punta alla promozione dell'utilizzazione del Tic: televisione-medicina,
televisione-lavoro, commercio elettronica, gestione dei trasporti e tematiche simili.
Tale azione ha anche l’intento di accrescere la sensibilizzazione del mondo economico
alle opportunità della cooperazione nello spazio MEDOC, identificando i settori
31
portatori e le sinergie potenziali Infine essa mira alla promozione di azioni pilota di
sviluppo di pratiche innovative nelle comunità rurali, nelle montagne e nelle isole.
D’altra parte l’azione quattro si interessa di promuovere lo sviluppo di modelli di
marketing in particolare per valorizzare i prodotti di qualità negli spazi montagnosi ed
insulari.
Promuove, per di più, l’introduzione di dispositivi per compensare i handicap
dell'insularità: strumenti finanziari, formazione, reti di approvvigionamento e di
distribuzione; e infine incoraggia l'accesso delle popolazioni ai servizi: televisionestudio,
televisione-conferenza,
televisione-cultura,
notizia
locale,
servizi
amministrativi e altri simili servizi.
La quinta azione, l’ultima della misura 2.1, si occupa della promozione di scambi di
esperienze, trasferimento di conoscenze in materia di pianificazione territoriale su dei
temi particolarmente importanti nello spazio MEDOC; cooperazione tra città sui temi
della riqualificazione e della rivitalizzazione dei mezzi urbani per uno sviluppo urbano
sostenibile. Promozione di azioni pilota di gestione integrata di spazi particolarmente
sensibili, dove la cooperazione sovranazionale porta un valore aggiunto.
Inoltre tali azioni sono volte a promuovere lo sviluppo spaziale equilibrato e duraturo
tra le zone litorali e le isole, e anche le riflessioni congiunte sullo sfruttamento di
sinergie nuove tra città e campagne, intorno alla valorizzazione delle tradizioni
culturali, produttive.
I beneficiari finali dei progetti sono le amministrazioni pubbliche sia nazionali, che regionali e
locali: le istituzioni pubbliche e gli attori privati.24
3.2.3
Asse 3
L’asse 3 è volto ad identificare gli squilibri attuali in materia di infrastrutture di
trasporto di persone, di merci e di notizie, in particolare mira a favorire la costituzione
di un sistema integrato di trasporto per aumentare la competitività e la coesione dello
24
Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
http://www.interreg-medocc.org
32
spazio in materia economica, territoriale e sociale, esso si suddivide in tre misure
specifiche.
La misura 3.1 si occupa di attuare quelle azioni che portino ad una modernizzazione
dell'offerta integrata di trasporto col fine di renderla più competitiva rispetto al resto
dell'Europa e facendo questo attenuare, nel caso delle isole, l’handicap dell’insularità.
Si tratta di promuovere la continuità territoriale dello spazio mediterraneo così come il
buono funzionamento delle reti multimodali e di migliorare l'efficacia dei nodi di
comunicazione con l’obiettivo di rafforzare la competitività territoriale dell’ Europa
mediterranea occidentale rispetto al nord dell'Europa.
La misura 3.2 mira a favorire i trasporti interurbani, per una migliore organizzazione
di una rete compatibile con un sviluppo duraturo. Gli interventi della misura sono volti
ad integrare le dimensioni stradali, ferroviarie ed aeree, destinate ai passeggeri ed alle
merci. Si tratta di costituire una rete ad alto grado di intermodalità che permetta lo
sviluppo di un sistema logistico di maggiore rendimento. Questo sistema dovrà essere
compatibile con lo sviluppo locale, il paesaggio e l'ambiente naturale. La misura
comprende anche la promozione dei trasporti éco-compatibili.
Le azioni devono essere intraprese in una prospettiva di mobilità duratura e devono
essere favorite l'utilizzazione di mezzi di trasporto meno inquinante e di inferiore
impatto territoriale.
La misura 3. 3 si occupa invece del trasporto marittimo e fluviale , gli obiettivi sono
volti ad aumentare la competitività dei porti Mediterranei elaborando delle strategie
unitarie di sviluppo; nonché avviare attività che favoriscano la comunicazione tra gli
operatori del settore dei trasporti; promuovere la navigazione marittima ed interna
come sistema alterno ai trasporti terrestri; in fine aumentare la sicurezza della
navigazione per i passeggeri e le merci e proteggere l'ambiente naturale marino.
Le azioni di questa misura incentiveranno lo sviluppo del trasporto marittimo a corta
distanza ed Introdurranno il trasporto marittimo nell'organizzazione di soluzioni
multimodali mettendo in relazione i differenti elementi del sistema: caricatori,
operatori portuari, trasportatori terrestri, fluviali e marittimi.
Inoltre l’azione svolta è finalizzata a favorire l'incremento della produttività e della
competitività degli installazioni portuarie della bacino del Mediterraneo.25
25
Fonti: Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
33
3.2.4 Asse 4
L’asse 4 ha come principale destinatario della sua azione l’ambiente naturale per una
valorizzazione del patrimonio ambientale e uno sviluppo duraturo
Gli obiettivi specifici del progetto hanno la finalità di coniugare la conservazione del
territorio, del patrimonio naturale e culturale unitamente alla gestione duratura delle
risorse in un'ottica di sviluppo durevole
Inoltre, tale asse è volto a favorire la presa di coscienza delle pesanti conseguenze dei
rischi naturali per incentivare, quindi, azioni di prevenzione su tale materia e sulla
gestione e prevenzione dei rischi naturali e sulla gestione delle risorse idriche. L’asse
quattro si divide in ulteriori quattro misure.
La prima mira a migliorare l'azione pubblica nei campi della gestione dei territori e
della protezione e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale e della
biodiversita; a realizzare delle reti che privilegiano lo scambio di dati e di esperienza
nel campo dell'ambiente naturale; a formare e professionalizzare gli attori coinvolti
nelle tematiche affrontate dalla misura, a incoraggiare l’utilizzo di energie rinnovabili;
a sensibilizzare attori del settore e della società civile alla gestione prudente del
territorio il tutto realizzando programmi duraturi nel territorio, con particolare
riguardo a zone rurali di montagna e insulari.
La misura mira ad accrescere la riflessione sull’importanza della salvaguardia degli
spazi naturali e forestali, nonché del territorio e dei suoi paesaggi, incoraggiando
azioni che in questo senso. E’ importante infatti che vengano attuate politiche volte a
migliore la protezione, la gestione e la valorizzazione delle aree naturali, in particolare
quelle che entrano nella cornice delle direttive 92/43/CEE "habitat" e 79/409/CEE
della rete NATURA 2000.
34
Inoltre, lo SDEC rialza l'insufficiente livello generale di conoscenze disponibili per la
valutazione dei rischi ai quali è sottomesso il patrimonio naturale, vi è dunque la
necessità di attuare strategie politiche che integrano la prevenzione, la conservazione
programmata e la gestione.
È indispensabile sviluppare e creare delle metodologie e degli strumenti per valutare i
fattori di rischio naturale e di antropizzazione.
La cooperazione sovranazionale, con anche Paesi mediterranei non comunitari.
Permetterà, a questa misura di dare una più grande portata ai progetti di salvaguardia e
di protezione dei beni culturali inserendoli in una visione sistemica ed integrata che
lega il patrimonio culturale all'ambiente naturale, al paesaggio e dunque alla
pianificazione geografica.
La misura 4.2 invece è caratterizzata da interventi che sono volti a promuovere un
turismo duraturo. I punti in cui si articola tale azione sono: l’elaborazione di politiche
turistiche che integrano il concetto di durabilità ambientale, l’attuazione di azioni che
incoraggino nuove alternative di collocazione turistica, che mira a valorizzare dei siti
di qualità, ma di inferiore notorietà; azioni volte a favorire una migliore ripartizione
temporale delle compagnie turistiche e la formarzione e professionalizzazione degli
attori.
Lo spazio MEDOC è fra le prime destinazioni turistiche mondiali e le regioni di
questo spazio possiedono un certo numero di potenzialità di sviluppo, come sole,
spiaggia e sport di inverno, grazie al valore del loro patrimonio naturale e culturale,
all'esperienza delle loro imprese ed alla qualifica delle loro risorse umane.
Tra i problemi da risolvere e le sfide da rialzare, dev’essere citato l'impatto dello
sviluppo delle attività turistiche sull'ambiente naturale e sul territorio in generale in
termini di consumazione di spazio e di risorse naturali, di urbanizzazione, di
inquinamento, e di degradazione di spazi che presentano un valore naturale.
35
Conviene considerare delle azioni mirate per creare una politica del turismo che
integra il concetto di durabilità ambientale.
Parecchie esperienze attualmente in corso incitano anche ad approfondire il ruolo che
le attività economiche legate al turismo possono sostenere nella cornice della difesa e
della valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.
Per garantire il mantenimento ed il miglioramento del posizionamento di questa zona
in quanto destinazione turistica di alto livello, è importante sviluppare dei nuovi
prodotti che valorizzano un'immagine di qualità . Questa misura ha per obiettivo
principale contribuire a creare un'offerta turistica nuova ed innovativa, utilizzando
pienamente le specificità territoriali,in particolare quelle legate alle numerose
destinazioni ambientaliste e culturali che non vengono considerate dai circuiti turistici
di massa, il tutto proponendo un'immagine turistica sovranazionale coerente con
un'identità comune propria, rispettata e valorizzata.
La misura 4.3 si occupa della protezione dell'ambiente naturale, della prevenzione e
gestione dei rischi naturali, essa è volta a : migliorare le conoscenze in materia di
prevenzione e gestione dei rischi; sviluppare dei metodi integrati e gli strumenti di
previsione dei rischi e della stima dei danni; realizzare delle reti di monitoraggio e
piani di protezione civile, infine mira a sensibilizzare la popolazione alla "percezione
del rischio".
In questo campo la conoscenza al livello sovranazionale dei fenomeni di tipo
meteorologico e climatologico, di quelli relativi all'inquinamento atmosferico, così
come degli avvenimenti come gli incendi, le frane ed i sismi, è importante per una
buona gestione dell'ambiente naturale e del territorio.
È dalla definizione delle condizioni di vulnerabilità, di pericolosità e di rischio, che si
inizierà a promuovere delle metodologie e degli standard di lavoro accompagnato dai
sistemi informativi integrati ed adattato alla gestione dei rischi naturali. In particolare i
36
sistemi di osservazione e di misura dovranno appoggiarsi su delle procedure
innovatrici di acquisizione dei dati condotti nelle regioni pilota per rinforzare e creare
reti di monitoraggio tra i centri operativi ed i territori interessati.
L’ultima misura, la 4.4, si occupa della gestione delle risorse idriche e della lotta
contro la siccità e la desertificazione, essa prevede la realizzare di analisi e delle reti di
monitoraggio in materia di cicli idrologici, di livelli di desertificazione dei territori e
riciclaggio delle acque; nonché studi sul trasferimento delle risorse idriche, sulla
dissalazione sull’utilizzazione delle acque marine, e il controllo dei fenomeni di
salsedine dei suoli, stando attenti a sensibilizzare alla gestione prudente delle acque e
dei suoli.
La disponibilità e la qualità delle acque e dei suoli per le utilizzazioni molteplici
hanno una grande importanza per la sopravvivenza e lo sviluppo economici e sociale
delle regioni mediterranee. In particolare, l'approvvigionamento di acqua potabile è
una domanda che preoccupa l'Europa del sud dove, si riscontra una penuria crescente
di questa risorsa su una parte importante del territorio, e dove si denota spesso
un'utilizzazione mal gestita. Il ricorso incontrollato e talvolta eccessivo alla falda
freatica provoca l'aumento della salsedine delle acque sotterranee.
Il rischio di penuria e di degradazione quantitativa e qualitativa degli acquiferi è
inasprito dalla congiunzione di un clima mediterraneo, coniugato alle variazioni di
popolazione stagionale così come ad una pressione demografica costante ed
all'aumento dell'utilizzazione dell'acqua ad uso agricolo.
Perciò, il controllo della consumazione di acqua per le utilizzazioni molteplici ed il
calcolo della disponibilità di questa risorsa, in termini quantitativi e qualitativi,
diventa di fondamentale importanza.
Questa misura mira, dunque, ad elaborare delle strategie appropriate e degli interventi
integrati per una migliore gestione delle risorse idriche e dei suoli, per combattere la
37
siccità e la desertificazione nella cornice di una cooperazione territoriale
sovranazionale.
26
Fonte: Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud.
INTERREG III B MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE,
GRECE,
ITALIE,
PORTUGAL,
ROYAUME
UNI.
COMPLEMENT
DE
PROGRAMMATION. Version approuvée le 21/10/2004.
26
Fonti: Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du sud. INTERREG III B
MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006. ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE,
PORTUGAL, ROYAUME UNI. COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
38
Capitolo 4
La gestione e l’emergenza idrica nel bacino del mediterraneo
e in Sardegna
Nel mediterraneo perdura, come è storicamente conosciuto, una situazione
contrassegnata da alta variabilità interstagionale e interannuale delle precipitazioni
meteoriche, per questo motivo la gestione delle risorse idriche, soprattutto nella zona
del mediterraneo, è contraddistinta da processi molto complessi strettamente legati
alle condizioni ambientali. Gli studi meteorici compiuti sul bacino del mediterraneo
hanno messo in evidenza una condizione climatica caratterizzata da lunghe siccità ed
inverni poco piovosi. Tutte caratteristiche che nel mediterraneo vengono rilevate in
modo permanente, ciò fa pensare che probabilmente i casi di siccità prolungata, anche
per più anni, siano in realtà la manifestazione di un andamento climatico ciclico, e non
dei cambiamenti climatici isolati. Questo fatto è molto importante, in quanto permette
di studiare il fenomeno con una visione di lungo periodo che permette di prevenire i
problemi derivanti dai periodi di siccità. Infatti senza una tale visione, una sequenza di
inverni piovosi possono nascondere il problema, come ad esempio è avvenuto in Italia
tra il 2002 e il 2005. Ma questa teoria non è inconfutabile, ciò che invece non si può
mettere in dubbio è l’ evidente condizione climatica in cui il mediterraneo si trova;
dove si registra un’elevata penuria d’acqua rispetto alla domanda. In quest’ambito
però, il mediterraneo è un caso di studio differenziato e problematico, in quanto la
carenza idrica non è un elemento distintivo che lo riguarda in tutto il suo territorio in
modo uniforme. Infatti possiamo notare situazioni differenti anche all’interno di
singoli stati, come in Italia le regioni settentrionali registrano di fatto un eccedenza di
acqua, mentre quelle settentrionali spesso si sono trovate ad affrontare gravi e
prolungati periodi di carenza idrica. Questa caratteristica si registra in diversi punti del
mediterraneo, dove oltre le zone oppresse dalla siccità esistono anche delle aree che
possono essere definite vere e proprie oasi,poiché la loro situazione climatica non è
contrassegnata dalla scarsità d’acqua; come nel popolare caso dello Stato di Israele, o
anche in Provenza in Francia o nella zona attorno a Valencia in Spagna. Tuttavia, la
letteratura sull’emergenza idrica e gli studi fatti dalle organizzazioni internazionali
denunciano il fatto che i fenomeni climatici non sono in realtà l’unica causa
dell’emergenza idrica, ne sono la sola causa delle restrizioni di acqua nelle città e
39
nelle campagne, ne dell’attuale crisi del settore agricolo. come comunemente si è
portati a pensare. Come ha denunciato la FAO, la causa dell’ odierna condizione di
povertà d’acqua è da ricercarsi più nella “siccità agricola” che in quella “climatica”,
dal momento che le risorse idriche disponibili non sono sufficienti a soddisfare la
domanda idrica agricola, infatti si stima che, nel caso del bacino del mediterraneo, la
domanda di acqua del settore agricolo si aggiri intorno al 70 per cento della domanda
complessiva. Infatti la crescita demografica unita alla concentrazione urbana,
all’abbandono delle terre poco fertili e alla preferenza di colture specializzate e
intensive rispetto a quelle tradizionali per far fronte alla domanda di prodotti sempre
maggiore hanno via via portato ad un aumento della domanda di acqua per la
coltivazione. L’agricoltura è si, un fattore con una grossa fetta di responsabilità, ma
non dev’essere considerata, assieme ai fattori naturali, la sola causa del problema
idrico. In realtà insieme hai fattori descritti finora devono essere considerati
fondamentali anche aspetti come la gestione delle risorse, le scelte politiche, le
infrastrutture e anche gli aspetti culturali. Infatti si notano importanti differenze tra
paesi che adottano politiche atte a incentivare il risparmio idrico e il riciclo delle
acque. Dunque quando si parla di insufficienza delle risorse idriche si deve tenere
conto non solo delle scarse precipitazioni o dell’insufficienza dell’acqua, ma piuttosto
si devono ricercare le responsabilità nella “domanda” idrica nei settori a maggior
consumo quali quello agricolo, industriale e urbano.27
27
Meloni B., 2006. Emergenza Idrica. La gestione integrata del rischio. Rosenberg & Sellier.
40
Capitolo 5
GRINMED: presentazione del progetto
Le politiche di protezione dell’acqua sono sempre state centrali nelle politiche
nazionali ed internazionali, infatti il problema della gestione e del controllo della sua
scarsità e qualità sono state sempre tematiche molto attuali. La direttiva europea
91/676 CEE del 1991 pone una specifica regolamentazione che mira alla protezione
delle acquee contro l’inquinamento causato dalla presenza dei nitrati derivante da
concimazioni agricole. Con tale regolamentazione, l’unione europea traccia delle linee
di condotta finalizzate a limitare tale fenomeno inquinante. In primo luogo è stato
chiesto agli stati membri di sottoporre il proprio territorio ad analisi, basate su criteri
specifici, le zone considerate vulnerabili per l’inquinamento da nitrati. In seguito a
questa analisi, una volta individuate le zone vulnerabili, gli Stati Membri sono tenuti a
realizzare dei programmi d’azione adatti a dominare e ridimensionare il particolare
fenomeno dell’inquinamento delle acque a causa dei nitrati. Il problema dei nitrati
però, non riguarda solamente l’acqua ma anche i prodotti agricoli, dove in certi di
loro, come nel caso dei legumi, possono raggiungere concentrazioni considerevoli che
dunque possono costituire in modo diretto un serio pericolo per la salute dei
consumatori. Anche il regolamento CEE n° 466/2001 dell’8 marzo 2001 si occupa del
problema dell’inquinamento da nitrati e fissa la massima concentrazione di nitrati per
certi prodotti agricoli, domandando ai produttori di modificare e adattare
progressivamente i loro metodi di coltura con altri che riducono la presenza dei nitrati
nelle acque e nei prodotti agricoli, applicando le buone pratiche agricole e le
regolamentazioni definite ai livelli degli stati membri. E’ basandosi su queste
premesse che è nato il progetto GRINMED. Esso si prefigge di fare in primo luogo
un’analisi accurata del territorio delle diverse regioni partecipanti al progetto in modo
da creare una classificazione dei territori analizzati che evidenzi l’esistenza di zone
vulnerabili e potenzialmente vulnerabili all’inquinamento da nitrati. In secondo luogo
viene avviato un confronto sui criteri di gestione e i programmi d’azione gia applicati
o in corso di realizzazione nelle diverse regioni e i diversi approcci metodologici
utilizzati dalle regioni nel progetto per fronteggiare le problematiche derivanti dall’
inquinamento da nitrati attraverso un’attiva cooperazione tra le regioni coinvolte.
Dopo questa prima fase, basandosi sui dati emersi dalla collaborazione fra le regioni,
41
vengono proposte delle linee d’azione comuni che siano adatte alle differenti realtà
ambientali e produttive locali. Parallelamente viene svolto da una parte un lavoro di
promozione dell’agricoltura e delle tecniche agricole connesso alla diffusione e alla
applicazione di buone pratiche agricole; dall’altra un lavoro di controllo
dell’accumulazione dei nitrati su un piano multisettoriale: su acqua, terreni e prodotti
agricoli, per questi ultimi con particolare riguardo ai legumi. La fase conclusiva di
questo programma d’azione prevede una fase di sensibilizzazione durante tutto l’arco
del progetto degli attori agricoli ai problemi dei nitrati e valutare la durabilità
dell’applicazione dei piani di gestione agricola in vista dell’attenuazione del rischio
dei nitrati28. GRINMED possiede, però, sia dei punti forti, che dei punti deboli. Se si
considera l’obiettivo del progetto connesso alla specifica zona del mediterraneo e la
considerevole importanza dell’attività agricola nell’economia del territorio Medocc è
sicuramente un punto forte del programma. Inoltre le regole e tecniche che introduce
GRINMED mirano a migliorare la qualità delle le produzioni dei prodotti e ciò si
integra perfettamente con le crescenti richieste del mercato di presentare prodotti di
qualità sempre crescente. Altro punto forte è la presenza nel territorio MEDOCC di
associazioni di agricoltori che dimostrano sensibilità alle innovazioni produttive da un
punto di vista qualitativo, unito al fatto che si registra nel territorio una discreta
capacità professionale degli operatori agricoli. Per quanto riguarda il grado di
sfruttamento del terreno, si registra invece uno dei punti deboli; infatti da un lato si
riscontra un elevato sfruttamento del terreno con, anche, un grado elevato di
frazionamento, dall’altro si registra il necessario ricorso da parte dell’attività agricola
a cicli intensivi di coltivazione. Peggiora questa situazione l’incidenza sul mercato dei
prodotti biologici. Inoltre un ulteriore punto debole dell’attuale agricoltura del
territorio MEDOCC è l’utilizzo, tuttoggi, di tecniche agronomiche tradizionali che
generalmente si dimostrano poco rispettose dell’ambiente. A questo si aggiunge una
gestione non razionale dell’acqua d’irrigazione e dei fertilizzanti. 29
28
Fonte : Programme Interreg IIIB MEDOCC pour la cohesion des territoires de l’Europe du Sud. Gestion du
Risque Nitrates pour une agricolture durable en Méditerranée GRINMED. Prèsentation synthétique du
projet et du contexte dans lequel il s’inscrit.
29
Fonte : Programme Interreg IIIB MEDOCC pour la cohesion des territoires de l’Europe du Sud. Gestion du
Risque Nitrates pour une agricolture durable en Méditerranée GRINMED. Points forts/faibles du
contexte dans lequel s’inscrit le projet.
42
5.1. Contesto nel quale si inserisce GRINMED
Il progetto Grinmed si inserisce in un territorio dove gia sono stati svolti, o sono
ancora in corso di realizzazione, dei lavori e degli studi attinenti agli obiettivi e alle
finalità di Grinmed e che quindi sono utili e forniscono un supporto agli studi del
progetto. Nelle regioni dell’Europa Mediterranea, dove opera il progetto Grinmed, il
settore agricolo ha da sempre rappresentato un elemento caratterizzante dell’economia
locale, non tanto per il fatturato economico, ma soprattutto per il coinvolgimento
sociale. Attualmente il settore si trova ad affrontare una seria crisi a causa di un
insieme di fattori di natura strutturale, economica e sociale. Tra i fattori di tipo
strutturale si rilevano casi di frammentazione eccessiva delle imprese, , dotazioni
insufficienti delle infrastrutture, siccità, produttività mediocre dei suoli; mentre tra i
fattori di carattere economico si riscontrano numerosi casi di indebitamento delle
imprese, elevati costi di produzione e di trasporto, prezzi di vendita all’ingrosso bassi
e difficoltà di commercializzazione; tra i fattori di tipo sociale si riscontra
l’invecchiamento della popolazione rurale, la crescente tendenza all’ abbandono delle
campagne e una bassa propensione all’associazionismo.
In una situazione gia abbastanza problematica si aggiunge anche la questione del
rischio di inquinamento delle acque a causa di nitrati di origine agricola, come anche
della presenza dei nitrati in certi prodotti agricoli, in particolare modo nelle verdure. Il
progetto Grinmed, dunque, si inserisce in una condizione piuttosto gravosa, in quanto
si trova ad affrontare le problematiche innanzi descritte con l’obiettivo di mettere in
regola gli agricoltori dei paesi coinvolti nel progetto con le normative comunitarie.
Esse infatti impongono agli agricoltori misure destinate a ridurre l’apporto dei nitrati
nell’ambiente naturale, e quindi sia nei suoli che nelle acque; così come in determinati
prodotti agricoli. Tuttavia l’applicazione delle regolamentazioni comunitarie senza un
adeguato supporto istituzionale rischia di aggravare in maggior misura una situazione
gia critica, infatti le misure richieste dalla comunità potrebbero rappresentare per le
realtà agricole locali solo un carico aggiuntivo di costi da affrontare, il quale
probabilmente porterebbe ad un uscita dal mercato di molte aziende agricole ancora
produttive. Dunque il progetto Grinmed si propone di trovare una soluzione concertata
tra le istituzioni e i produttori locali in collaborazione con i partner europei che si
trovano ad affrontare lo stesso problema nel proprio territorio. Questo col fine di
diminuire l’inquinamento delle acque e dei prodotti agricoli a causa dei nitrati nel
43
rispetto delle regolamentazioni della Comunità Europea ma soprattutto inserendosi in
modo armonioso nel contesto locale, in modo che la normativa europea non risulti per
gli attori locali un ulteriore aggravio ad una situazione gia difficoltosa, ma piuttosto un
occasione di crescita economica che punta sulla produzione di prodotti di qualità in
corrispondenza di un ottica produttiva volta allo sviluppo sostenibile.
Grinmed, inoltre, si propone di realizzare delle soluzioni che siano il più possibile
efficaci, economiche e condivise, in modo che il lavoro svolto possa rappresentare un
supporto valido che permetta di orientare le decisioni future di istituzioni e attori
politici. Oltretutto il presente progetto mira a dare rilevanza alla concreta possibilità
di conciliare aspetti come la tutela dell’ambiente naturale, della salute pubblica e della
salvaguardia dell’agricoltura mediterranea, aspetti che comunemente vengono
considerati in conflitto ma che in effetti rappresentano per l’Europa Mediterranea un
patrimonio di grande valore economico, sociale ed ambientale. 30
5.2. Organizzazione, fasi e azioni del progetto
Come indicato dalla Comunità Europea, dopo una fase preparatoria della durata di tre
mesi, il progetto Grinmed è stato inaugurato nel luglio del 2006 e si deve concludere
entro giugno del 2008. Il progetto è articolato in tre fasi, suddivise a loro volta in
azioni.
La prima fase è della durata di dodici mesi e si articola in due azioni. L’ azione 1.1
svolge un’analisi generale delle problematiche causate dai nitrati; ogni partner
effettuerà una raccolta di dati nella propria regione in modo da determinare le zone
vulnerabili ai nitrati di origine agricola e quelle potenzialmente vulnerabili che
necessitano di accertamenti integrativi. Inoltre questa azione prevede anche la
rilevazione di tutti gli studi idrogeologici . , pedoclimatici e gli studi sulla pressione
antropica effettuati precedentemente nelle zone interessate dal progetto, come anche i
dati delle attività di monitoraggio e dei programmi d’azione gia realizzati, o ancora in
corso, che affrontano il problema dell’inquinamento da nitrati. Nell’azione 1.2 i
partner realizzano un incontro tecnico dove mettono a confronto i dati raccolti durante
l’azione 1.1, per poi individuare le aree di intervento sulla base delle proposte di
ciascun partner e affinare la metodologia di lavoro che dovrà essere seguita.
30
Fonte : Programme Interreg IIIB MEDOCC pour la cohesion des territoires de l’Europe du Sud. Gestion du
Risque Nitrates pour une agricolture durable en Méditerranée GRINMED. Points forts/faibles du
contexte dans lequel s’inscrit le projet.
44
La seconda fase è composta da tre azioni ed ha una durata di ventuno mesi. L’azione
2.1 ha la finalità di costituire una banca dati di tipo spaziale che mira a mettere
insieme i dati raccolti dai partner nella ricerca effettuata nell’azioni precedenti,
unitamente ai piani di gestione e di intervento attuati, in modo da testimoniare gli
effetti dell’utilizzo di buone pratiche agricole. Inoltre è prevista la reazione di
interfacce webGIS per una maggiore divulgazione delle informazioni, i partner
stabiliranno in accordo i livelli di notizie comuni, i dati e i paini di gestione che
verranno inseriti nella banca dati.
L’azione 2.2 riguarda i progetti pilota, ovverosia l’inizio delle attività di controllo e di
sperimentazione sulle aree considerate a rischio o potenzialmente a rischio di nitrati
per determinare le tecniche di gestione agronomica per i suoli più adatti alla riduzione
dell’inquinamento dei nitrati attraverso programmi d’azione. In questa fase verranno
analizzate i vantaggi e gli inconvenienti generati dagli specifici contesti culturali.
Inoltre affinché i dati siano poi comparabili gli studi e i controlli sulle zone pilota
seguiranno una metodologia comune.
L’azione 2.3 invece si occupa delle attività partecipative nei territori delle aree pilota,
con lo scopo principale di favorire la sensibilizzazione degli agricoltori ai problemi
causati dai nitrati. Il processo partecipativo, attuato principalmente con attività di
focus group e questionari, vuole favorire il coinvolgimento degli attori interessati per
comprendere il grado di percezione attuale del problema e trovare una via comune e
condivisa di soluzione del problema.
La fase tre conclude il progetto ha una durata di 12 mesi e si distingue anch’essa in tre
azioni.
L’azione 3.1 vede i diversi partner impegnati nella redazione di un rapporto
esplicativo in cui vengono specificate le attività effettuate e i risultati ottenuti davanti
agli altri partner, così da condividere, valutare e discutere i dati ottenuti Questo
permetterà di concertare i Piani d’azione che si sono rilevati i più efficaci e i più facile
da applicare nelle diverse realtà analizzate.
L’azione 3.2 prevede la divulgazione dei risultati finali e la pubblicazione di
documenti di sintesi facilmente compressibili e accessibili agli amministrazioni,
associazioni, tecnici e ai differenti operatori del settore agricolo. I materiali prodotti
(opuscoli, poster, cd-rom) vengono distribuiti in occasione di incontri organizzati a
diversi livelli d’interesse, da quello interregionale a quello locale e, in alcuni casi,
direttamente al settore specifico d’interesse, ossia quello degli agricoltori.
45
Questa fase prevede inoltre la realizzazione di un sito internet dell’intero progetto e la
divulgazione su siti e riviste di ricerca scientifica.31
31
Fonte : Programme Interreg IIIB MEDOCC pour la cohesion des territoires de l’Europe du Sud. Gestion du
Risque Nitrates pour une agricolture durable en Méditerranée GRINMED. Points forts/faibles du
contexte dans lequel s’inscrit le projet.
46
Conclusioni
Di fronte a problemi di sviluppo e in particolar modo ambientali sempre più
preoccupanti, a livello globale, è evidente che sono necessarie misure di cooperazione
e di intervento che vadano oltre il livello nazionale. La Comunità Europea con il
programma Interreg adotta delle misure di cooperazione che coinvolgono i paesi su
più scale da quella micro a quella macro. Dando voce a tutti i soggetti coinvolti,
spesso attuando una cooperazione dal basso verso l’alto che coinvolge gli stakeholder.
Negli ultimi anni si sente parlare molto di interventi di sviluppo di tipo “bottom up
approach” e di coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti negli interventi decisionali,
siano essi economici, sociali o culturali; ma un vero cambiamento istituzionale in
questo senso stenta ancora ad affermarsi, nonostante i risultati positivi in genere
ottenuti con questa forma di azione.
L’Unione Europea, in questo, da “il buon esempio”, istituendo regolamentazioni
precise che per ottenere i finanziamenti necessari per attuare i progetti di sviluppo che
la comunità propone, chiedono di utilizzare precisi schemi di cooperazione che mirano
si alla realizzazione del progetto cui si riferiscono, ma hanno anche la finalità di
accrescere l’integrazione fra i popoli su diversi livelli attraverso un coinvolgimento di
tutti soggetti interessati, anche indirettamente, al progetto.
Nelle tematiche ambientali, quest’aspetto è ancora più importante, in quanto si tratta
di materie che interessano tutti, come ad esempio il problema dell’acqua e della sua
salvaguardia. Il caso di GRINMED è un esempio di come la cooperazione europea si
attivi, su queste tematiche.
Nonostante le numerose azioni dell’ U.E. e di altre istituzioni, gli interventi di
sviluppo che mirino alla riduzione del rischio ambientale e in particolar modo
l’emergenza idrica non sono ancora sufficienti a far pensare ad una futura riduzione
significativa del problema, anche se si registra una crescente tendenza all’attenzione
su questi temi, sia da parte dell’opinione pubblica che da parte delle istituzioni
nazionali ed internazionali.
47
Bibliografia.
Comunicazione della commissione agli Stati membri del 2 settembre 2004 che
stabilisce gli orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la
cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo armonioso ed
equilibrato del territorio europeo.
Comunicazione della commissione agli Stati membri del 28 aprile 2000 che
stabilisce gli orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la
cooperazione transeuropea volta a incentivare uno sviluppo armonioso ed
equilibrato del territorio europeo INTERREG III.
Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea C226/2 10/9/2004, Comunicazione della
commissione agli stati membri del 2 settembre 2004 che stabilisce gli
orientamenti dell’iniziativa comunitaria riguardante la cooperazione
transeuropea volta a incentivare uno sviluppo armonioso ed equilibrato
del territorio europeo.
Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee 143 del 23 maggio 2000
Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee 2001/C 141/02. Comunicazione della
commissione agli Stati membri del 7 maggio 2001 <COOPERAZIONE
INTERREGIONALE> sezione C dell’iniziativa comunitaria Interreg III
Gazzetta ufficiale n. L 154 del 21/06/2003 pag. 0001 – 0041
GV Conselleria comunitaria Economía. Revista Europea de la Dirección General de
Economía. Número 3 julio 2005. iniciativas comunitarias. Interreg III B
MEDOCC. La Comunidad Valenciana y la cooperación transnacional en
la cuenca Mediterránea.
GV Conselleria comunitaria Economía. Revista Europea de la Dirección General de
Economía. Número 3 julio 2005. iniciativas comunitarias. Interreg III B
MEDOCC. Ejemplos de cómo se lleva a cabo la cooperación
transnacional en el Mediterráneo.
48
LAS ACCIONES ESTRUCTURALES COMUNITARIAS EN ESPAÑA Y SUS
COMUNIDADES AUTÓNOMAS. Periodo 2000 – 2006. Volumen I. Vision
general de su aplicaciòn en Espana. Comisiòn Europea. Representaciòn en
Espana. MADRID 20002.
Mela, L.C. Belloni, L. Davico, 2000 Sociologia e progettazione del territorio,
Carocci, Roma.
Meloni B., 2006. Emergenza Idrica. La gestione integrata del rischio. Bisogni &
Risorse. Rosenberg&Sellier.
Programme Interreg IIIB MEDOCC pour la cohesion des territoires de l’Europe du
Sud. Gestion du Risque Nitrates pour une agricolture durable en
Méditerranée GRINMED
Programme Iterreg III B Medocc, pour la cohesion des territories de l’Europe du
sud. INTERREG III B MEDITERRANEE OCCIDENTALE 2000 – 2006.
ESPAGNE, FRANCE, GRECE, ITALIE, PORTUGAL, ROYAUME UNI.
COMPLEMENT DE PROGRAMMATION. Version approuvée le
21/10/2004.
Regolamento (CE) n. 1059/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26
maggio 2003, relativo all'istituzione di una classificazione comune delle
unità territoriali per la statistica (NUTS)
Regolamento (CE) N. 1083/2006 DEL CONSIGLIO dell'11 luglio 2006 recante
disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo
sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE)
n. 1260/1999
Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante
disposizioni generali sui Fondi strutturali
Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999, Disposizioni
generali sui Fondi strutturali
49
Regolamento (CE) N. 1447/2001 DEL CONSIGLIO del 28 giugno 2001 che
modifica il regolamento (CE) n. 1260/1999 recante disposizioni generali
sui Fondi strutturali
Web.
http://ec.europa.eu/comm/eurostat_it.html
http://ec.europa.eu/regional_policy/funds/prord/guide/gu111_it.htm
http://europa.eu/abc/governments/index_it.htm
http://www.interreg-medocc.org
http://www.interreg-medocc.org/it/
http://www.interreg-medocc.org/it/politique.php
http://www.regione.sardegna.it/regione/programmazione_europea/
50
Scarica

La cooperazione transfrontaliera attuata dall`UE nel