Progetto
Cpì
Cominciamo
da piccoli
ì
Progetto
Cpì
Giornata mondiale dell’emofilia
Convegno di Fondazione Paracelso
Milano
17 Aprile 2013
Andrea Buzzi Presidente Fondazione Paracelso
Dott.ssa Cristina Mazzini Psicologa Psicoterapeuta
1
2011/2013
Perché un progetto?
Perché
i malati stanno meglio
ma
le persone no?
Andrea Buzzi
Cosa non è il progetto
Cpì
 Un progetto centrato sulla psicopatologia, come
conseguenza di una diagnosi.
 Un intervento di psicoterapia per modificare
adattamenti psicopatologici e/o non funzionali
evolutivamente.
 Un intervento centrato sulla famiglia del bambino
emofilico come sistema patologico.
 Un intervento centrato sull’osservazione del
bambino come soggetto a rischio di psicopatologia.
Cosa è il progetto
Cpì
Cominciamo da piccoli
mediazione attraverso sostegno,
orientamento alla famiglia
nel suo percorso di vita
Ridare senso alla comunicazione della diagnosi affinché non sia
causa di blocco cognitivo e affettivo:
 ascoltare
 sbloccare
 sostenere
 orientare
la responsabilità affettiva genitoriale, affinché non rinunci al suo al
progetto di vita.
Protocollo e finalità
 Comunicazione della diagnosi da parte del
medico con la presenza della mediatrice
familiare.
 Dopo la comunicazione del medico la mediatrice
resta a disposizione della famiglia per:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
capire la “comprensione” dell’informazione, da parte della famiglia;
sostenere la famiglia relativamente alla “cattiva notizia”;
rielaborare con la famiglia la comunicazione;
comprendere l’impatto emotivo della comunicazione;
sbloccare lo shock emotivo;
ri-orientare la famiglia nel suo progetto di vita.
Il progetto Cpì
OGGI
dopo 2 anni
siamo qui per raccontarvi
delle storie di persone
e non di pazienti.
Dove. Quanti: n.17
Milano
Firenze
+ 4 in attesa di entrare nel progetto
Napoli Padova
Torino
6+4
n.
età
2
3 anni
3 anni
hanno
fatto richiesta di
essere incluse
nel progetto
3 mesi
4 mesi
10 mesi
14 mesi
16 mesi
4 anni
5
3
4/15 mesi
4/15 mesi
22 mesi
3 anni
8 anni
10 mesi
4 anni
6 anni
1
30
mesi
Come le famiglie
hanno utilizzato la mediatrice
1) Hanno rielaborato dai punti di vista cognitivo ed emotivo la diagnosi ricevuta
(shock, blocco emotivo).
2) Hanno individuato l'eventuale senso di colpa, in modo particolare della madre.
3) Hanno Individuato e attivato risorse che gli consentissero di uscire dallo stato di
blocco
4) Hanno riequilibrato la relazione familiare dando spazio anche ai figli non ammalati
di emofilia.
5) Hanno creato equilibrio e armonia nei ruoli genitoriali.
6) Hanno elaborato le dinamiche di coppia disfunzionali e distruttive.
7) Hanno individuato comportamenti educativi funzionali alle richieste di attenzione
del figlio emofilico.
8) Hanno riequilibrato il ruolo del padre nella relazione con tutti i figli.
9) Hanno accettato di farsi orientare per accedere ai Servizi o alle Associazioni
territoriali presso le quali trovare sostegno nelle criticità.
Criticità
1.
La mediatrice non sempre è presente al momento della
comunicazione della diagnosi.
2.
Il progetto viene presentato dal medico.
3.
L’intervento è spesso richiesto solo se famiglia è
“critica”… S.O.S.
4.
L’intervento è richiesto solo se si presentano difficoltà
specifiche:
• scarsa adesione alla profilassi;
• difficoltà a coinvolgere la famiglia;
• assenza o poca partecipazione del padre;
• perdita della fiducia nei confronti dei Servizi;
• evitamento e rigidità al cambiamento;
• scarsa collaborazione con il personale
medico.
… non camminare davanti a me
potrei non seguirti;
non camminare dietro di me, non
saprei dove condurti;
cammina al mio fianco e saremo
sempre amici…
ì
Progetto Cpì
Grazie per l’attenzione!
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Cpì