Le relazioni insegnante-allievo
Le relazioni tra insegnanti e allievi sono una
risorsa fondamentale per lo sviluppo dei
bambini.
Esse svolgono un ruolo fondamentale per lo
sviluppo di abilità nell'ambito delle relazioni
tra compagni, dello sviluppo emotivo e dell'
autoregolazione oltre che dell''attenzione,
della motivazione, del problem solving e
dell'autostima
Avere una relazione educativa efficace
può non essere semplice.
Talvolta l'insegnante sente di non
riuscire a farsi ascoltare, di aver
adottato tutte le strategie possibili, di
essere in una condizione di stallo con
uno o più allievi
L'impossibilità di analizzare i sentimenti
sperimentati dal docente produce un
malessere profondo sia nell'adulto sia
nel ragazzo, inficia le proprietà di
prevenzione della relazione docenteallievo e contribuisce al burnout
dell'insegnante
Le relazioni: definizione
– Le relazioni sono un sistema
– Il sistema è un insieme di oggetti e di relazioni tra gli
oggetti e tra i loro attributi, in cui gli oggetti sono
componenti o parti del sistema, gli attributi sono le
proprietà degli oggetti, e le relazioni tengono insieme il
sistema
– Nelle relazioni insegnante- allievo, gli oggetti sono gli
individui e gli attributi sono i comportamenti di
comunicazione
Gran parte dell’ascolto
consiste nell’ascoltare
quel che ci si aspetta di
udire, escludendo tutto
il resto.
I filtri che influenzano il
nostro modo di ascoltare
Ricordi
Valori
Interessi
Ipotesi
Atteggiamenti
Pregiudizi
Ambiente fisico
Aspettative
Convinzioni
L’organo di chi parla non è la
lingua, è l’orecchio.
La comunicazione efficace
nasce da una buona
capacità di ascolto dei
sentimenti, delle
aspettative, delle
esigenze e delle emozioni
proprie e
dell’interlocutore.
I livelli della comunicazione
• VERBALE: contenuto
• PARAVERBALE: tono, volume, ritmo
• NON VERBALE: postura, movimenti del
corpo, contatto oculare, gestualità,
prossemica
In ogni relazione tra emittente e
destinatario
entrano in gioco almeno sei persone:
l’immagine che
abbiamo di noi
l’immagine che
abbiamo dell’altro
l’immagine che
crediamo l’altro abbia
di noi
l’immagine che l’altro
ha di noi
l’immagine che
l’altro ha di sé
l’immagine che l’altro
crede noi abbiamo di
lui
Gli assiomi della comunicazione
• Non si può non comunicare
• Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un
aspetto di relazione in modo tale che il secondo classifica
il primo
• La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura
delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti
• Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico
sia con quello analogico
• Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o
complementari, a seconda che siano basati
sull’uguaglianza o sulla differenza
Relazioni disfunzionali
• Escalation simmetrica
• Complementarità rigida
La pratica dell'aver cura
Modello rappresentazionale
Il modello rappresentazionale è costituito da sentimenti,
credenze, ricordi ed esperienze che sono stati codificati e
immagazzinati in forma astratta, ma organizzata.
I sentimenti immagazzinati che si riferiscono a una
relazione particolare possono influenzare anche i
sentimenti
associati
ad
un’altra
relazione
o
l’interpretazione di nuove esperienze con la stessa o con
un’altra persona
Si tratta di una sorta di mappa che l’individuo porta con
sé e che contiene una serie di regole o guide
comportamentali da osservare all’interno della relazione,
formulate sulla base delle esperienze passate o attuali
(Bowlby, 1969; Stern, 1989)
Modello rappresentazionale
I modelli rappresentazionali sono
sistemi aperti: questo significa che il
loro
contenuto,
sebbene
sia
abbastanza stabile, è aperto al
cambiamento indotto dalle nuove
esperienze (Pianta, 2001).
Modello sistemico- relazionale
I sistemi sono unità composte di diverse parti interconnesse
che agiscono in modo organizzato e interdipendente per
promuovere l’adattamento e la sopravvivenza dell’unità
intera
Le interazioni tra due persone vengono progressivamente
strutturate con il tempo e nelle diverse situazioni; quando
questo accade, i pattern interattivi che si creano riflettono la
relazione condivisa dai due individui (Watzlawick, Beavin,
Jackson, 1971)
Modello sistemico-relazionale
Secondo tale modello, la spinta al cambiamento è una
proprietà intrinseca di qualsiasi sistema.
Il cambiamento non è l’acquisizione di abilità o l’aggiunta
di nuove unità ad un repertorio già esistente, ma una
riorganizzazione delle relazioni tra le unità all’interno del
sistema
In questa ottica risulta fondamentale lo studio delle
manifestazioni osservabili nella relazione: il veicolo di tali
manifestazioni è la pragmatica della comunicazione
(Watzlawick, Beavin, Jackson, 1971)
• Tutto questo non significa che l’insegnante debba sostenere un
training analitico, ma che deve avere esperienza della
dimensione clinica dei processi formativi come interpretazione
continua dei vissuti che sono suscitati nel suo mondo interno
dalla relazione educativa. E ciò non implica affatto che
l’attenzione alla relazione debba andare a scapito di quella dei
contenuti, né che si tratti di enfatizzarla indebitamente.
• E' proprio non riconoscendo la centralità della dimensione
clinica in educazione che la si lascia esposta alla confusività,
all’abuso e all’immediatezza.
La domanda importante
• Come mi sento con questo bambino?
“Il modo in cui siamo stati
trattati da piccoli è il modo in
cui trattiamo noi stessi per il
resto della vita” (Alice Miller,
2008)
Il Sé non amato e non
valorizzato cerca rivincite e
compensazioni
Nella relazione educativa l’adulto
può:
a. Usare il bambino come schermo su cui
proiettare immagini, fantasie che
soddisfano l’adulto
b. Usare il bambino come sostituto di una
figura di un adulto che è stata per lui
importante ancorchè manchevole
c. Mettersi in sintonia con i propri bisogni e
con i bisogni del bambino e lavorare per
soddisfarli entrambi
“Affrontando la verità possiamo
trasformare il nostro bambino
interiore pieno di timore e di
rifiuto, in un adulto ben informato
e responsabile che ha infine
riacquistato la sua empatia di cui
era stato così presto privato” (Alice
Miller, 2008)
Indicatori empirici della cura
• Ricettività
• Responsività
• Disponibilità emotiva e cognitiva
• Empatia
• Attenzione e ascolto
• Passività attiva
• Sentirsi nella cura e cura di sé
• Competenza tecnica
Ricettività
• La ricettività è la capacità di far
posto all’altro: fare posto ai suoi
pensieri e ai suoi sentimenti
Essere ricettivi
• Essere ricettivi non è un modo
sentimentale o irrazionale di agire,
ma un modo intelligentemente
orientato da una ragione intera,
una ragione che sta in ascolto del
sentire.
Fare affidamento sui sentimenti non significa
scivolare nell’irrazionale. In molte situazioni,
accade che sia la capacità di ascoltare le
proprie emozioni a consentire di discriminare le
componenti fondamentali del problema cui ci si
trova di fronte. Le emozioni, se ben educate,
possono giocare un ruolo positivo determinante
nella formulazione di giudizi pratici.
• Un tempo troppo pieno, troppo strutturato,
troppo programmato, che non lascia spazio
all’imprevisto, ai tempi individuali, ai tempi di
riflessione per gli allievi e insegnanti, che insegue
programmi ed obiettivi in maniera ansiogena non
consente la ricettività e dunque la cura.
Essere responsivi
• Significa sapere rispondere adeguatamente
agli appelli dell'altro, ponendo attenzione ai
linguaggi verbali e non verbali degli allievi
La disponibilità emotiva e
cognitiva
• La disponibilità emotiva e cognitiva è la capacità di
prendersi cura di una persona piuttosto che di un
problema, cioè di essere aperti a mettere in gioco le
proprie emozioni e a leggere quelle dell’altro.
• Nella cura emozioni e cognizioni non sono mai
separate ma procedono congiuntamente
attivando una conoscenza dell’allievo che non si
limita ad una rilevazione oggettiva dei suoi
bisogni, ma non consiste neppure in una simpatia
emotiva priva di riflessione e teoria: “si può
affermare che una in buona pratica di cura la
disponibilità si manifesta in un pensare
emotivamente denso o, in altre parole, in un
sentire intelligente”
L'empatia
• L’empatia può essere definita come la capacità di
accogliere il sentire dell’altro nella propria
esistenza,
senza
nessuna
proiezione
o
identificazione confusiva. La capacità empatica è
proprio caratterizzata da una riflessione che
consente la distinzione tra i propri sentimenti e
quelli altrui.
L'attenzione
• L’attenzione è la caratteristica fondante della cura:
per avere cura occorre essere capaci di accordare
all’altro una certa qualità dell’attenzione,
un’attenzione sensibile che si presenta come uno
sforzo vigile sull’altro così che niente del suo
vissuto vada perduto
L'ascolto
• L’ascolto è forse la principale pratica di
cura, va incontro all’esigenza di ogni
persona di poter esprimere se stessa
sapendo che la propria comunicazione e il
proprio mondo vengono accolti con
attenzione, interesse, rispetto.
La passività attiva
• la pazienza, il saper attendere sono le declinazioni
positive di questo atteggiamento. IL non riempire
i vuoti, ma tollerare il vuoto, gli attimi di
sospensione, il non voler riempire tutto il tempo di
attività affannose, che non lasciano lo spazio alla
sedimentazione
degli
apprendimenti,
alla
riflessione.
• La competenza che occorre per una buona
cura è soprattutto quella di una continua
riflessività e autovalutazione, di una
continua apertura lla propria esperienza e
ad un dialogo critico con essa.
Sentirsi nella cura
• Il “sentirsi nella cura” riguarda i sentimenti che si vivono
nell’esperienza dell’aver cura. Perché la cura, come tutte
le relazioni umane, non è mai affettivamente neutra, ma è
caratterizzata da emozioni. Queste possono essere
positive, costituite da un senso di appagamento e di
retribuzione personale per il fatto di aver contribuito al
benessere dell’altro, ma possono essere anche negative
con un vissuto di frustrazione, scoraggiamento, senso di
impotenza, scarsa valorizzazione di sé..
Principali competenze emozionali
per una buona pratica di cura
• Fiducia
• Accettazione
• Speranza
• Tenerezza
Fiducia
• La fiducia nei confronti degli allievi è quella capacità
che si manifesta nel non essere intrusivo, nel non fare
al posto di, nel non sostituirsi quando non è
necessario, nel lasciare tempi e spazi individuali per
l’apprendimento.
• La fiducia negli allievi genera la fiducia degli allievi
nelle proprie capacità di incidere positivamente sulla
realtà, sostiene il senso di autoefficacia, genera
fiducia in se stessi e riconoscimento del proprio
valore.
L'accettazione
• L’accettazione da parte dell’insegnante di ciò che
si è, dei propri limiti e delle proprie capacità, ma
anche dei propri linguaggi, della propria cultura,
dei propri riferimenti simbolici, genera un
sentimento di sicurezza ed un contesto
rassicurante che facilitano l’apprendimento, il
cambiamento: aiutano ad andare oltre ciò che si
è.
La speranza
• E' legata alla fiducia nelle capacità
dell'altro.
• La speranza è generativa della speranza
dell'altro per il proprio futuro
• Laddove mancano fiducia e speranza non si
genererà quel circuito virtuoso che darà
fiducia in se stessi e speranza, ma un
circolo vizioso di sfiducia e rinuncia
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