Progetto di sensibilizzazione alla parità di genere
a cura della classe II A chimici ITIS MOLINARI
di Milano
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Nella nostra classe prima di affrontare la grande
tematica delle pari opportunità,
avevamo un‘immagine superficiale e banale
dell’argomento
data l’inesperienza lavorativa e l’abitudine di vivere
in una determinata
società che si basa su degli stereotipi.
Per fortuna questo progetto ci ha fatto affrontare
argomenti che non avevamo mai
approfondito e le cui conseguenze davamo per
scontate.
Di seguito presenteremo il Nostro Progetto che
riassume tutte le tematiche esaminate
in questo periodo.
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Abbiamo svolto un’indagine all’interno delle nostre famiglie per cercare di quantificare
l’effettivo lavoro di cura e lavoro domestico che ogni componente della famiglia svolge in
un arco di tempo di sette giorni.
I membri di ogni famiglia sono stati suddivisi in due generici nuclei: figura maschile e figura
femminile. All’interno di ciascun nucleo abbiamo fatto ricomprendere rispettivamente il
papà, il/i figlio/i e l’eventuale nonno; dall’altra parte la mamma, la/le figlia/e e l’eventuale
nonna.
Ogni alunno doveva chiedere ai propri famigliari quante ore di lavoro domestico e di cura
svolgevano in una settimana e riportarlo in una tabella. Per semplificare ulteriormente il
risultato lo abbiamo poi trasformato in percentuali .(vedi tabella 1 ).
Le attività lavorative rientranti nel lavoro di cura comprendono:
prendersi cura di un parente non autosufficiente, (nonni, nonne e figli piccoli) stare a casa
quando sono malati, accompagnarli nei vari spostamenti, portare il figlio a scuola, a fare
sport, a catechismo, accompagnarlo/i alle visite mediche, parlare con i docenti.
Questa indagine voleva mettere in luce la reale suddivisione dei compiti all’interno delle
nostre famiglie per capire se effettivamente ci fosse la parità tra uomo e donna o meglio tra
marito e moglie/ papà e mamma.
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FIGURA MASCHILE
FIGURA FEMMINILE
Camp.
50%
50%
Cant.
40%
60%
Carl.
35%
65%
Che.
40%
60%
Cons.
50%
50%
Cort.
30%
70%
De L.
20%
80%
Ferr.
0%
100%
Fio.
40%
60%
Flo.
35%
65%
Gius.
0%
100%
Hly.
10%
90%
Liss.
Lup.
40%
30%
60%
70%
Marc.
0%
100%
Quad.
30%
70%
Riv.
40%
60%
Ros.
45%
55%
San.
30%
70%
Sbat.
25%
75%
Spiz.
40%
60%
Totar.
20%
80%
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Risultati:
Da questa indagine è risultato che, per quanto riguarda il lavoro casalingo e di cura, la figura
femminile in media lavora più della figura maschile, tranne qualche eccezione.
Infatti è venuto alla luce che in media ogni famiglia dedica 30 ore/settimana al lavoro domestico
e di cura. Di queste trenta ore, mediamente 21 sono svolte dalla figura femminile, mentre 9 dalla
figura maschile, rispettivamente 70% e 30% . (vedi grafico 2 )
Elaborazione dati:
Successivamente abbiamo voluto attribuire un valore monetario alle ore destinate al lavoro di
cura e domestico.
In media, il costo dato per questo genere di lavori (donna di servizio, baby sitter o di badante, non
in regola ) è di circa 9 euro/ora.
Quindi,abbiamo applicato i dati da noi raccolti ad un semplice modello economico:
9 euro/ora moltiplicate per 30 ore medie settimanali sono pari a 270 euro/ settimanali che
diventano 1.080 euro/mensili.
Il 70% di 1.080 euro corrisponde a 756 euro (a carico della figura femminile) risparmiate o spese
dal nucleo famigliare; il 30% di 1.080 euro corrisponde a 324 euro (a carico della figura maschile)
risparmiate o spese dal nucleo famigliare stesso.
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Conclusioni
Questa indagine voleva mettere in luce il fatto che il lavoro domestico e di cura
occupa molto tempo ed ha un costo equivalente a uno stipendio medio femminile di
1.000-1.500 euro.
La conseguenza più diffusa, come testimoniano diverse statistiche Istat riportate nei
vari articoli sull’argomento, trovati su www.lavoce.info, è che molte donne sono
costrette a lasciare il lavoro per occuparsi dei figli e del lavoro di casa, dato
che non si possono permettere una persona che faccia questo al loro posto.
Questo fenomeno colpisce soprattutto le donne che hanno uno stipendio medio che
rientra appunto nella finestra di 1.000/1.500 euro mensili.
Al contrario, le donne che percepiscono uno stipendio superiore a 2.000
euro/mensili, potendo permettersi di lavorare e contemporaneamente di assumere
un aiuto non lasciano così facilmente il proprio lavoro.
Sempre dalla nostra indagine “casalinga” è emerso un altro dato molto interessante
che riguarda l’approccio completamente diverso che hanno le popolazioni
sudamericane rispetto al lavoro di cura e domestico.
Alcune nostre compagne, di origine ecuadoriana, ci hanno spiegato che nella loro
cultura il lavoro domestico e di cura è totalmente a carico delle sorelle maggiori e
non dei genitori o solo della mamma. Ad esempio se uno dei figli piccoli non si sente
bene e nessuno dei due genitori può rimanere a casa con lui perché lavora, sarà
uno dei figli più grandi che se ne prenderà cura, anche se questo dovesse
comportare il fatto di saltare la scuola.
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Ai giorni nostri, al contrario di quanto molti possano pensare, la disparità tra uomo e donna non é affatto
scomparsa.
Le informazioni che abbiamo trovato tramite le nostre ricerche e che vi proporremo qui di seguito dimostrano
la nostra tesi.
Il lavoro per le donne diventa difficile da portare avanti quando nasce il primo figlio. Le donne oltre tutto si
devono occupare del lavoro domestico e di cura, dove le forti disparità tra uomo e donna vengono a farsi
notare perché il 76% del lavoro domestico e di cura è a carico prevalentemente delle donne. A ciò dobbiamo
aggiungere i pochi servizi offerti dalle strutture pubbliche: scuole a tempo pieno, ricoveri per anziani e asili nido
pubblici la cui offerta in Italia oggi è tra le più basse d’Europa.
Dal Rapporto annuale Istat per il 2010 emerge come la condizione delle donne italiane nel mercato del lavoro
sia ulteriormente peggiorata nell’ultimo triennio.
Riguardo alla maternità, la donna ha sempre avuto il diritto di avere un anno di maternità retribuita , mentre per
l’uomo non è sempre stato così.
Ultimamente il Parlamento europeo ha approvato una proposta sui congedi di paternità.
Tra gli obiettivi: portare a 20 settimane il congedo pienamente retribuito in tutti i settori lavorativi e garantire
anche ai padri almeno due settimane di congedo.
L’Italia ha già raggiunto questi primi due obiettivi, nello specifico riconosce già alle mamme che lavorano, 20
settimane di congedo ma con l’80% della retribuzione percepita.
Solo il 7% dei padri utilizza il congedo parentale; questa scarsa percentuale è dovuta alla paura di avere delle
conseguenze negative nella carriera professionale e una possibile perdita di stima da parte dei colleghi di
lavoro.
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Analisi di un caso giuridico semplificato tratto dalla sentenza della Corte di Cassazione
–sezione lavoro- del 4/12/2007 – 3/3/2008 n° 5749
Abbiamo deciso di approfondire una sentenza che è stata descritta in modo sintetico sulla rubrica “Se voi foste il
giudice” della Settimana Enigmistica
Questa sentenza tratta di un caso che vede come (attore ) una signora,Silvia, che lavora presso uno studio dentistico e
che, dopo esser rimasta incinta, viene licenziata dal suo datore di lavoro (convenuto), per motivi di ridimensionamento
dello studio.
Il Magistrato deve giudicare sul giusto o ingiusto licenziamento e se disporre il reintegro al suo posto di lavoro e
l’eventuale risarcimento.
L’avvocato della signora afferma che la legge prevede il divieto di licenziare le donne in stato di gravidanza sino al
compimento di un anno di età del bambino, perciò la signora, secondo il suo avvocato, ha il diritto ad essere
reintegrata nel posto di lavoro e ad avere il risarcimento danni in relazione alle retribuzioni maturate dalla data del suo
allontanamento.
La difesa, al contrario, ribatte che il suo cliente non era a conoscenza della gravidanza e che aveva licenziato la signora
in buona fede e non con l’intenzione di contravvenire alla legge. Nel caso la signora Silvia debba essere reintegrata il
risarcimento non le spetterebbe perché il dottore non aveva nè la consapevolezza nè la volontà.
Noi abbiamo cercato la legge che risolve il caso ovvero, Decreto Legislativo del 26 marzo 2001, n. 151.,
che, come detto dall’avvocato della signora Silvia, tutela le donne che vengono licenziate durante la
gravidanza.
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Per approfondire in tutti gli ambiti l’argomento delle pari opportunità abbiamo visto il
film “ La papessa” , anche per comprendere le condizioni della donna in un contesto
storico, quello medioevale, che abbiamo affrontato nel corso dell’anno scolastico.
Il film La papessa, è ambientato nel IX-X secolo, narra di una donna che, dopo aver
superato infinite difficoltà, grazie alla sua intelligenza e alla sua voglia di conoscere,
arriva all’apice della carriera ecclesistica, pur mantendo cuore e sensibilità femminili.
Dopo aver visto il film ci siamo posti una domanda:
Perché le donne non possono aspirare ad un tale ruolo, se davanti a Dio siamo tutti
uguali?
Ci siamo documentati su questa domanda e la risposta che abbiamo trovato è stata la
seguente: una donna non ha la possibilità di diventare papa, perché sin dai tempi di
Gesù il quale ha deciso di avere solo Apostoli maschi, le donne non hanno avuto ruoli
rilevanti ed inoltre nel vangelo è scritto:«Come in tutte le comunità dei fedeli, le
donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece
sottomesse, come dice anche la legge» (1 Corinzi 14,34).
Questo ci ha fatto riflettere e capire che anche nel mondo della chiesa esistono molte
questioni basate sulla disparità tra uomo e donna.
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Nel secondo ed ultimo incontro con la professoressa Mapelli, ci è stato
proposto un gioco: cercare delle metafore che rappresentassero al meglio il
tema delle pari opportunità.Le seguenti metafore sono le più significative che
sono emerse durante l’incontro.
SPIZZICO, la moneta: l’uomo e la donna due facce importanti di un’unica realtà
TOTARO, il corpo umano: bisogna pensare alla società come al corpo umano
ben funzionante solo se unione delle diverse parti
CONSIGLIO, La legge
MARCA,CANTARELLO, La Papessa
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•BIBLIOGRAFIA:
•DEL BOCA, Troppo poco per le donne, in www.lavoce.info, 11/04/12
•DEL BOCA MENCARINI, Un altro passo indietro per le donne italiane, in www.lavoce.info, 10/6/11
•DEL BOCA, MENCARINI, PASQUA, Valorizzare le donne conviene,in www.lavoce.info, 07/03/12
•DEL BOCA, PASQUA, La maternità all’europea responsabilizza i padri, in www.lavoce.info, 26/10/10
•FORIERO, La maternità? Congedi ripartiti tra i genitori, in Corriere della Sera, 05/02/12
•PRONZATO, Per la cura dei bambini non bastano i nonni, in www.lavoce.info, 19/04/12
•SARACENO, Dov’è la vera parità tra donne e uomini? In www.lavoce.info, 06/01/09
•TARQUINI, Il leader ESPDE:”faccio il papà fuori dal partito” in la Repubblica, 05/04/12
•VISENTINI, Esperimenti di conciliazione famiglia-lavoro, in www.lavoce.info, 06/09/11
•VISENTINI, Sulla parità non bastano i buoni propositi, in www.lavoce.info, 26/01/12
•GIURISPRUDENZA:
•SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE, 04 dicembre 2007-03 marzo 2008, N. 5749. in Gazzetta Ufficiale
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A questo progetto hanno partecipato gli alunni della 2^A chimici
dell’ITIS Ettore Molinari di Milano,
Campesato Alessio,
Carletti Moreno,
Consiglio Sara,
De Lorenzi Alice,
Fiore Davide,
Ghianda Francesco,
Hlyeba Roman,
Lissoni Jacopo,
Marca Genesis,
Reza Rasì,
Rodriguez Jesus,
Santon Matias,
Spizzico Luca,
Cantarello Alessandro,
Cherubini Alex,
Cortellari Davide,
Ferrari Debora,
Florio Bryan,
Giustolisi Magda,
Inchiostro Denise,
Lupo Andrea,
Quadrelli Gianluca,
Riva Giulia,
Rossi Daniele,
Sbtan Alì,
Totato Fabio.
in collaborazione con :
La professoressa Luisa Piconi e la professoressa Gaudia Giordani.
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