Edoardo Mori
ARMI
Civili e militari
Curiosità etimologiche
L'etimologia è la scienza che studia l'origine delle parole. Non serve a gran che, spesso giunge a
risultati del tutto incerti, ancor più spesso viene utilizzata da dilettanti che farebbero meglio a
scrivere oroscopi (famoso è un libro di una multinazionale dei detersivi in cui si trova scritto che il
sapone si chiama così perché inventato … a Savona!). E' però certamente interessante scoprire che
la parola arma deriva dalla stessa radice da cui deriva ramo ed è in diretta relazione con l'inglese o
tedesco arm (braccio). Vale a dire che per gli immaginifici nostri antenati i rami erano le braccia
della pianta e l'arma era un ramo (o un prolungamento del braccio?).
Ancor più interessante è cercare di scoprire l'origine, sovente controversa e misteriosa, di molte
parole attinenti alle armi. In relazione ad esse si verifica ciò che si riscontra per la polvere nera o la
piastra a ruota: manca un inventore vero proprio perché al loro impiego si è giunti lentamente,
mediante una serie continua di perfezionamenti che rapidamente si diffondevano tra le
confraternite dei produttori, notoriamente gelose dei propri segreti. Di conseguenza i nomi dati
alle novità erano metaforici od allusivi e venivano storpiati a seconda delle lingue e dei dialetti
locali.
Artiglieria
La parola è in uso già prima dell'invenzione della polvere da sparo per indicare l'insieme delle
macchine da guerra e attorno al 1500 è già diffusa sia nei paesi latini che germanici. Qui si ritrova
con diverse varianti, quali Archiley, Arkeley, Arculey, Artolleria, ecc.
Gli scrittori di cose militari del passato hanno fatto esercizi di fantasia: il francese Vauban
suppone che la parola derivi dal francese antico artiller (provenzale arthilha), che significava
fortificare o, per altri, fornitore di macchine belliche. L'italiano F. Sponzilli lo vuol far derivare
dallo spagnolo artilla (piccola arte) perché la fabbricazione di armi richiede la conoscenza di
piccoli segreti del mestiere. Per il generale polacco Siemienowicz deriva dall'italiano artigli
perché i cannoni portavano il nome di rapaci (ma, come detto, il nome è anteriore ai cannoni).
I linguisti, più semplicemente, hanno ricollegato la parola al latino ars (arte), così che l'artiglieria
sarebbe imparentata con il termine artigiano. Da escludere che la parola derivi dall'espressione
latina ars telorum (arte di lanciare proietti) perché i nomi volgari non derivano mai da simili
costruzioni colte.
L'ipotesi più probabile è che artiglieria derivi dal francese antico che però, a sua volta, potrebbe
essersi ispirato alla parola latina ars.
Pistola
Nonostante tutti gli sforzi non si è potuto stabilire l'origine della parola, il che conferma che la
fantasia popolare procede per metafore e applica a nuove cose parole che prima indicavano oggetti
o idee del tutto diverse. Tipico l'esempio del termine captivus che in latino indicava il prigioniero
(il catturato); in italiano cattivo indica una persona non buona, in alcuni dialetti siciliani indica il
vedovo; in francese chétif indica invece la persona malaticcia (in cattiva salute).
Una prima corrente di pensiero ricollega il termine alla città di Pistoia e si immagina che lì sia
stata inventata la pistola. Ciò è sicuramente falso, ma il collegamento con Pistoia potrebbe essere
un altro. La città era conosciuta per la fabbricazione di lame per coltelli e pugnali, tanto che da
essa deriva, oh sorpresa, persino il termine bisturi. La parola compare in francese già nel 1462
(bistorit) per indicare un pugnale o un rasoio ed è la deformazione gergale di pistorese. Si
potrebbe perciò ipotizzare che nel 1400 il termine pistolese e sue varianti, si fosse diffuso per
indicare lame corte (nel 1500 la parola indica anche un largo pugnale) e che poi questo termine sia
stato applicato anche alle armi da fuoco corte.
Altri, affezionati all'idea di un'origine italiana della parola, hanno cercato di derivarla da pestello
perché l'impugnatura avrebbe avuto una forma rassomigliante a questo strumento. Val la pena di
riferire che in un inventario di Breslau del 1483 compaiono delle armi da fuoco chiamata
pisdeallen.
Napoleone III, non si sa su quali basi, ebbe a scrivere che la parola derivava dal nome della
moneta d'oro, pure chiamata pistola, perché avente lo stesso diametro del calibro delle pistole!
Palese invenzione priva di basi reali che dimostra solo quante persone pensino di potersi inventare
le regole dell'etimologia. Comunque una simile spiegazione non risolverebbe proprio nulla perché
è del tutto sconosciuto il motivo per cui una moneta d'oro prese il nome di pistola.
La seconda corrente di pensiero, seguita nei paesi nordici e proposta per primo, nell'ottocento,
dallo storico boemo Palacky, sostiene che le pistole sarebbero state usate con una certa frequenza
nella guerra degli ussiti (1419-1436) e che il nome deriverebbe dalla parola ceca pištala, che
significava "tubo, canna". Quindi il termine sarebbe giunto in Italia dalla Germania e attraverso la
Francia. In realtà il termine era usato per indicare strumenti musicali a fiato (fischietto, piffero) e
si pronunziava piscgiala (con sc come in piscio la g dolce come in giallo), che è molto lontano dal
suono di "pistola". Poco credibile che il nome pistola sia stato preso non dalla lingua parlata, ma
dalla lingua scritta! Inoltre gli ussiti indicavano con tale termine non un'arma corta, ma un fucile
tipo il tedesco Tannenberg. Altra prova contro questa tesi è che nella stessa Cecoslvoacchia queste
armi vengono chimata "pistala" solo dopo il 1530, nel mentre che esse, già molti decenni prima, in
testi tedescgi, vengono chiamate con termini quali Pischolu, Pischullen, Pyscheln, Pisdeallen, in
testi tedeschi.
Calibro
La parola viene ricollegata all'arabo qâlib (o qâlab) che indica il modello, il campione, la forma
per scarpe.
Il solito etimologista orecchiante aveva ipotizzato che la parola derivasse dal latino "qua libra" (di
quante libbre?), ma è solo un'amena invenzione.
Obice
La guerra degli ussiti (1419-1436) che, a quanto pare, ci ha dato la parola pistola, è all'origine del
nome un'altra arma e ciò dell'obice.
E' certo che francesi e italiani hanno preso questa nome dal tedesco Haubitze che deriva, a sua
volta, da un originario haufniz, del tutto corrispondente al ceco houfnice, parola che a sua volta
serebbe derivata da una parola "houfen" che indicava una macchina lanciapietre (catapulta,
onagro).Però sono state fatte anche altre ipotesi, e persino che la parola ceca sia la deformazione
del termine tedesco Hauptgeschütz (pezzo d'artiglieria principale)!
Carabina
Pare accertato che il termine derivi dal francese carabin che stava ad indicare un cavaliere privo di
corazza e il corto fucile con cui era armato. Siccome in arabo karab significa arma da fuoco
portatile, si suppone che i francesi abbiano preso il vocabolo dalla vicina Spagna ove indicava il
cavaliere arabo armato di fucile. Già nel 1567 il Duca D'Alba disponeva di due compagnie di
cavalleggeri armati di carabine.
Bascula
Il cammino di questa parola è molto lungo perché nasce in Francia come baculer, vale a dire
"batticulo", per indicare il gioco dell'altalena; poi essa si è estesa ad indicare la bilancia a bilico e,
da questo, per analogia di aspetto, il massello del fucile (in origine si pronunziava "bascùlla").
Fucile
Questa è l'etimologia più semplice: anticamente la parola indicava l'acciarino per accendere il
fuoco (focile) e quando l'acciarino venne applicato all'archibugio, esso si chiamò archibugio a
focile e poi, sinteticamente, focile o fucile.
Archibugio
Ed a proposito di archibugio non si creda che la parola abbia a che fare con i termini arco e buco,
attraverso un'improbabile derivazione dall'olandese, come amenamente afferma il Devoto in un
suo dizionario etimologico in cui le amenità non sono rare. La parola deriva dal tedesco e
precisamente dal termine Haken indicante un gancio (ricordate la svastica che si chiama
Hakenkreuz?) unita alla parola Büchse che originariamente indicava un contenitore cilindrico
tornito nel legno di bosso e poi è passata ad indicare ogni scatola o corpo tubolare e, al momento
della loro invenzione, le armi da fuoco. Quindi Hakenbüchse era semplicemente il fucile con la
canna munita di una barra perpendicolare che veniva appoggiata al muro o ad un ceppo per
contenere il rinculo (fucile da ramparo).
Qualcun si era immaginato che il gancio all'origine della parola fosse la serpentina dell'acciarino a
miccia dimenticandosi però che il termine arcubusari compare già in uno scritto del 1417.
Granata
La parola deriva del frutto del melograno in quanto riempita di granuli di polvere.
Shrapnel
Non occorre sforzarsi troppo per trovare l'etimologia della parola, perché è semplicemente il nome
dell'ufficiale inglese Henry Shrapnel che la inventò nel 178, durante l'assedio di Gibilterra,
riempiendo granate con pallottole. Il primo impiego ufficiale ebbe luogo il 30-4-1804 contro la
colonia olandese del Surinam.
Baionetta
La spiegazione più semplice dell'origine di questo termine è di ricollegarla alla città di Bayonne,
nei pirenei francesi, già nota nel medioevo per la costruzione di balestre, tanto che si era diffusa la
parola bayonniers per indicare i balestrai. Purtroppo i soliti etimologisti orecchianti, i quali
pensano che le parole nascano nel popolo a comando, hanno scritto più volte che la baionetta prese
questo nome perché venne usata come arma durante l'assalto a Bayonne nel 1655. La parola
compare invece già in uno scritto del 1575 per indicare un pugnale dorato.
Moschetto
Il nome è sicuramente di origine italiana. Secondo la tesi più diffusa il nome rientrerebbe nella
lunga serie di nomi di animali con cui venivano battezzate le bocche da fuoco: smeriglio,
falconetto, aspide, colubrina, serpentino, basilisco, ecc.. Il moschetto sarebbe stato lo sparviere
così chiamato "perché il maschio è più piccolo della femmina" oppure, secondo altri, perché il
piumaggio sul petto presenterebbe un disegno che ricorda una mosca! Altri però fanno osservare
che già nelle Storie pistoiesi del quattordicesimo secolo il termine moschetta è usato per indicare il
dardo dell'arciere e quindi la derivazione più probabile è quella dalla mosca (che ritroviamo nello
spagnolo mosquito) in quanto il dardo, con il suo sibilo o ronzio ben può essere paragonato ad un
insetto volante.
Trappole
E' del tutto probabile che il futuro ci porti ad un eccesso di animali nocivi ed immondi, quali ratti, piccioni, storni,
portatori di inquinamento e di gravi malattie per l'uomo e gli altri animali.L'alterato equilibrio ecologico
(inevitabilmente collegato al carico demografico su di un certo habitat), gli improvvisi mutamenti climatici, renderanno
sempre più probabili improvvisi aumenti nelle popolazioni di questi ed altri animali, che potrebbero rappresentare un
pericolo serio. Non dimentichiamo che noi non siamo affatto immuni di fronte a quelle malattie portate dai topi nelle
loro migrazioni e che fino al 1600 hanno periodicamente distrutto parte dei popoli degli stati europei.
Siccome non è pensabile di affrontare questi animali con le armi convenzionali, credo sia interessante vedere come i
nostri antenati risolvevano il problema mediante l'uso di trappole e lacci e cioè con mezzi assolutamente naturali ed
ecologici, compatibili con l'ambiente ed atti a favorire la selezione naturale. Ricordo che, del resto, in altri paesi
europei, con antica tradizione venatoria, le trappole per la cattura di nocivi o di animali da abbattere sono del tutto leciti.
In Italia non è vietata la loro vendita, ma ne è vietato l'uso per l'attività venatoria. E' consentito usare trappole per
catturare topi, talpe, arvicole (che non sono animali tutelati) e per le attività di cattura od uccisione per scopi non
venatori (eliminazione di animali malati, cattura di uccelli negli aeroporti, riduzione di popolazioni sovrabbondanti,
ecc.)
I mezzi diversi dalle armi, usabili per la cattura di animali sono:
•
•
•
•
i lacci
le trappole
il vischio
le reti
La concreta realizzazione di questi mezzi non segue regole precise; i nostri antenati erano maestri nello sfruttare nel
modo più sapiente l'ambiente e le piccole cose che esso offriva e tutti gli apparecchi che descriveremo richiedono di
essere adattati, per costruzione e sistemazione, alla specifica situazione. Il che richiede, oltre alla conoscenza
dell'ambiente, una profonda conoscenza delle abitudini degli animali. Si consideri, ad esempio, che il topo è uno degli
animali più difficili da catturare e che con lo stesso modello di trappola è difficile catturare oltre qualche esemplare di
una popolazione di topi: dopo un po' essi imparano a riconoscerla. Una trappola in cui è stato ucciso un topo deve essere
ripulita sulla fiamma perché altrimenti gli altri topi la eviteranno accuratamente. Tutti i mammiferi sono poi
estremamente diffidenti nei confronti dell'odore dell'uomo ed è difficile farli avvicinare ad una trappola che non sia
stata adeguatamente "mascherata". In genere i cacciatori si servivano di miscele di prodotti maleodoranti, di cui vi
risparmio le ricette!
Anche la cattura di animali nocivi richiede la stessa applicazione, lo stesso spirito di osservazione, la stessa pazienza, la
stessa esperienza che debbono guidare il vero cacciatore.Il rispetto per l'animale, anche se nocivo, impone di studiare
sistemi che, per i modi di applicazione ed intervento, provochino una morte rapida e senza inutili sofferenze. Anche se
qui, per completezza, illustreremo ogni tipo di trappola, sia chiaro che solo alcune rispondono a tale requisito. Altre
potranno essere usate solo se si è sicuri di poter liberare o finire l'animale poco tempo dopo la sua cattura nella trappola.
I lacci
Lo strumento più antico e di uso più semplice è indubbiamente il laccio. Esso può assumere due forme.
•
il laccio fisso in cui l'animale si va ad infilare e che si stringe attorno al suo corpo, immobilizzandolo o
strangolandolo per effetto della trazione che esercita lo stesso animale;
•
il laccio mobile che si stringe attorno al corpo dell'animale per effetto di una forza esterna; questa può essere
costituita dalla forza di un albero piegato oppure da un contrappeso.
Il materiale con cui costruire il laccio varia a seconda del peso della prevedibile preda e della possibilità o meno che
essa possa aver modo di tagliarlo con i denti (un topo riesce a rosicchiare ogni cosa salvo il ferro!). Un laccio mobile
potrà essere formato da una corda o da una striscia di cuoio, ma in genere si preferisce ricorrere a lacci metallici; lacci
molto robusti possono essere costruiti con il cordino dei freni delle biciclette (che però nei lacci fissi tende a
riallargarsi). Gli esperti consigliano in genere di usare i sottili fili di rame che compongono un cavo elettrico, ritorti nel
numero sufficiente ad assicurare la richiesta tenuta. Il laccio fisso va posto in aperture di tane o staccionate o su stretti
sentieri in cui l'animale deve passare necessariamente, in modo che al suo passaggio, si stringa attorno al suo corpo.
L'altezza dal suolo e la larghezza del cappio devono ovviamente essere adattate alla prevedibile preda.
Il laccio mobile richiede un sistema di scatto ed è la costruzione di questo che farà la differenza.
I sistemi di scatto sono moltissimi, limitati solo dalla fantasia e dall'inventiva di chi opera. Un raffinato potrebbe persino
usare un sistema a fotocellula oppure recuperare il meccanismo di scatto di una carabina con stecher e usare quello, ma
noi ci limiteremo ad illustrare i meccanismi costruiti sul posto con pochi pezzetti di legno, quali usati da ogni trapper
degno di questo nome. Quello di impiego pressoché universale è rappresentato nella figura che segue; esso è formato da
un cilindretto di legno con una tacca ad angolo retto. Il cilindretto viene legato alla corda tenuta in tensione dalla forza
esterna (albero o ramo piegato, contrappeso) e, facendo forza, viene agganciato ad uno spuntone o perno sporgente da
un tronco o da un piolo. All'altro lato del cilindretto viene fissato un filo di strappo o d'inciampo o lo stesso cappio:
quando l'animale inciampa nel filo che attraversa il sentiero o lo tira per prendere l'esca, o infila la testa nel cappio, il
cilindretto scivola dallo spuntone che lo trattiene, liberando così la corda sotto trazione.
Il filo di strappo può talvolta essere sostituito da una bacchetta fissata perpendicolarmente al cilindretto e che, urtata, lo
fa ruotare su suo asse. L'abilità del costruttore consiste nel dosare esattamente l'attrito cilindretto-perno, in modo che lo
sgancio non avvenga prematuramente per un colpo di vento o per il passaggio di un animale di taglia molto inferiore a
quella prevista. Il meccanismo può essere reso estremamente sensibile se il perno viene sostituito da una rotella o da un
cuscinetto a sfera. La figura che segue rappresenta lo schema di massima di ogni laccio mobile. In questo caso il cappio
è fissato alla corda di trazione e lo scatto si sgancia quando l'animale inserisce il capo o una zampa entro di esso.
Le figure seguenti mostrano particolari del sistema di scatto
Esempio di utilizzo del filo a strappo
La figura mostra come cappio e filo di strappo possono coincidere
Invece del laccio può essere usata una rete per catturare viva la preda che calpesti la rete.
Invece del filo a strappo, l'esca può essere inserita direttamente sul cilindretto
Per la cattura di uccelli si è fatto ricorso a mezzi semplificati; tra questi il più diffuso tra i popoli primitivi è l'archetto
che ha la struttura illustrata nella figura che segue
Un ramo viene ripiegato e ad esso viene collegato un filo doppio che passa attraverso un foro o una fessura ricavata nel
tronco. Dal lato opposto il filo presenta un nodo che si troverà all'uscita del foro. Sul foro e sul nodo viene appoggiato
un bastoncino leggero ed appuntito che viene trattenuto in posizione orizzontale dalla tensione del filo. La parte finale
del filo viene poi allargata ad anello sul bastoncino. Quando un uccello si posa sul bastoncino, attratto da adeguata esca,
il bastoncino cade, liberando il nodo ed il filo, e l'uccello rimane intrappolato per le zampe.
Invece di un ramo può essere utilizzato un bastone curvato ad arco e fissato poi al terreno.
Il congegno può essere meccanizzato secondo lo schema che segue
In cui si utilizza la forza di una molla. Il tutto può essere mimetizzato entro un tubo o una canna di bambù ed essere
piantato ove occorre.
Lo stesso principio era usato in trappole usate un tempo per catturare i falchi e che usavano la forza di un elastico o di
una molla.
Trappole
Capitolo II
Le trappole
Le trappole vere e proprie ricompredono vari tipi:
•
•
•
•
in cui la preda cade in una buca (a trabochetto)
in cui la preda viene schiacciata (a schiaccia)
in cui rimane imprigionata in una gabbia o recipiente (a cateratta, a ritroso)
in cui viene imprigionata da una tagliola (a tagliola)
Le trappole a trabocchetto sono scarsamente usabili, non foss'altro per il lavoro che richiederebbe lo scavo di una buca!
Per i topi giovanissimi ed inesperti si può provare ad usare una sottile tavola di legno che ad una estremità reca
incernierata a metà, come un'altalena, un prolungamento di una ventina di centimetri; sul bordo estremo viene posta
un'esca. Se la tavola viene ora appoggiata ad un bacino pieno d'acqua e profondo, i topi saliranno lungo l'asse verso
l'esca, faranno traboccare l'altalena verso l'acqua e vi cadranno dentro affogandovi. Certi animali (ricci, rospi) che non
riescono a saltare o ad arrampicarsi cadono facilmente dentro buche, anche poco profonde, ricavate a fior di terra e con
pareti verticali e lisce.
Le trappole a schiaccia sono molto efficienti e facili da costruire, in qualunque dimensione, da quella piccola per topi o
uccelli a quella con tronchi per grosse prede. Il sistema di scatto più usato è quello costruito con tre assicelle sistemate a
forma di quattro: la costruzione è instabile fino a che sulla punta in alto non viene sistemato il carico che consisterà in
una lastra di pietra o in una tavola caricata di pietre. Da quel momento la trazione sui vari elementi li terrà uniti, ma sarà
sufficiente una scossa all'assicella orizzontale per far crollare il tutto. All'estremità di questa assicella, rivolta sotto la
lastra, verrà posta l'esca.
La figura che segue mostra una pratica realizzazione della trappola
In una forma più primitiva, assumeva la seguente struttura
Allo stesso genere di trappola, ma con una struttura più studiata, appartiene la seguente
In essa è il peso dell'animale che entra nella trappola a liberare l'assicella di ritegno. Ciò consente di evitare che
rimangano uccisi animali più leggeri di quelli cacciati.Il modello seguente si chiama "a forbice" perché costruita in
modo di uccidere subito l'animale spezzandogli la schiena
Le trappole a cataratta sono formate da scatole o gabbie con uno o due sportelli che si richiudono quanto l'animale entra
in esse. Il meccanismo di scatto è semplicismo e sfrutta o il peso dell'animale o la trazione che esso esercita,
volontariamente (esca) o involontariamente (ostacolo) su di un filo o un bastoncino.
Per catturare uccelli, che non si infilerebbero dentro ad una scatola, si usano trappole del tipo seguente, usata per rapaci.
Capitolo III
La figura che segue mostra un particolare modello per tronchi, di facile costruzione
Una semplicissima trappola per topini può essere costruita con una scodella di ceramica o di vetro e una mezza noce: la
scodella rovesciata a campana viene appoggiata in bilico sul bordo della mezza noce in modo che il gheriglio sia rivolto
all'interno; il topino entra sotto la scodella, inizia a rosicchiare la noce, fa cadere al scodella e vi rimane intrappolato
sotto. Per catturarlo è sufficiente alzare la scodella quel poco che basta per far uscire il codino!
Le trappole a ritroso sono quelle in cui l'animale entra in un recipiente seguendo un percorso che non gli consente di
arretrare o di tornare indietro perché delle punte od aghi, opportunamente incernierati, cedono nella direzione di entrata,
ma si stringono se vengo sollecitate dalla parte opposta.
Tagliole
Le tagliole sono rappresentate da infiniti modelli in tutte le dimensioni, dalla tagliola di filo di ferro per uccellini o
topini fino alle grosse tagliole per lupi ed orsi. Ecco alcune immagini
Questi modelli richiedono di lavorare il ferro e quindi sono opera di specialisti. Un dilettante può al massimo costruire
trappole in legno o in lamiera, come quelle usate di solito per catturare i topi, in cui il peso del topo che si avvicina
all'esca fa abbassare una piastra a cui è collegato un arco di percussione azionato da una molla.
Il principio della trappola che imprigiona il piede è stato usato in certe operazioni di guerriglia con costruzioni
rudimentali ma efficaci.
La seguente è munita di punte a ritroso
mentre la seguente contiene due tavole irte di punte che, per la pressione della scarpa, si chiudono attorno alla caviglia.
Trappole di altro genere
Per completezza si riportano alcune altre applicazioni delle trappole sopra viste, di uso prevalentemente militare.
La seguente
provoca la caduta di massi addosso a chi passa per un sentiero a mezza costa
Quest'altra provoca la caduta di un tronco od altro peso su chi calpesta dei bastoncini posti attraverso un viottolo
Quest'altra ancora, costituito da un tronco elastico trattenuto fra due altri tronchi o paletti e munito di uno o più
spuntoni, trafigge l'animale che stratta il filo teso attraverso il sentiero (il disegno raffigura la vista dall'alto)
Il vischio
Una volta il vischio, ottenuto bollendo le bacche del vischio con altre sostanze, era usato per catturare piccoli uccelli
mediante le panie, specie di alberetti artificiali su cui venivano inseriti canne, panioni e paniuzze, tutte ben coperte di
vischio. Gli uccelli, attratti con la civetta oppure dal fatto che vi erano vicini campi con semi (specialmente canapa), si
posavano sui rametti impaniati e con più si dibattevano più restavano invischiati. Si tenga presente che il vischio deve
agire sulle ali e sulle piume e che non è sufficiente che restino invischiate le zampe. Questa tecnica è ancora usata in
Spagna per la caccia al tordo. su dei bastoni vengono infilati , alla distanza di 6-10 cm l'uno dall'altro, dei fuscelli lunghi
una ventina di cm, ben impregnati di vischio; il tordo, cercando di posarsi sul ramo artificale, striscia contro i fuscelli
che gli si attaccano alle pene e gli impediscono di volare via. Questo tipo di caccia è molto seletitvo perché consente di
liberare gli uccelli di tipo proibito, eventualmente incappati nelle panie.
Attualmente si trovano in commercio tubetti di vischio artificiale, molto potente, che riesce a catturare anche grossi
topi.
Esso può essere preparato con le seguenti miscele che si preparano mescolando a fuoco lento (parti in peso):
1.
2.
3.
4.
Colofonia 2 - olio di ravizzone 1 - trementina densa 1
Colofonia 7 - olio di lino 3
Colofonia 12 - trementina 1 - olio di lino 7
Colofonia 11 - olio di sesamo 5
Trappole tecnologiche
Trappole ad anidride carbonica
Una trappola semplicissima ed assolutamente efficiente può essere costruita con l'anidride carbonica. Come è noto
questo è un gas più pesante dell'aria che si può quindi versare, come un liquido, entro un recipiente o una buca da cui ne
scaccia l'aria e, quindi, l'ossigeno; qualunque animale che entra nel recipiente perde rapidamente la conoscenza e muore
nel modo più indolore.L'anidride carbonica può essere prelevata dalle bombolette per l'acqua di seltz (una bomboletta
contiene circa 5 litri di gas) o dalle bombole per i fusti di birra o per la carica di armi a gas compressi; può essere
ricavata dal ghiaccio secco o, in caso estremo, può essere generata versando acido cloridrico diluito su frammenti di
marmo.
In un recipiente coperto il gas rimane a lungo; se la superficie del gas è esposto a correnti d'aria, si verifica una lenta
dispersione del gas. E' molto semplice stabilire se nel recipiente vi è ancora anidride e quale è il suo livello, mediante un
fiammifero o una candela che si spegneranno appena immersi in essa. Le applicazioni possono essere innumerevoli: dal
recipiente in cui gli animali (topi, ad esempio) possono scendere agevolmente, invitati da un'esca, alla finta tana in cui
attirare predatori notturni. Lo spessore dello strato di anidride deve essere tale da superare l'altezza dell'animale. Non ho
esperienze sulla possibilità di catturare insetti (scarafaggi?)
Trappole elettriche
I topi molto spesso rosicchiano i cavi e restano fulminati. Lo stesso principio può essere seguito per creare semplici
trappole collegate direttamente a due fili della luce. Un tipo potrebbe essere costituito da un tubo che l'animale deve
percorrere per raggiungere l'esca; a metà di esso vengano introdotti attraverso due forellini due sottili fili di rame, fra i
quali l'animale passerà, chiudendo il circuito.Un secondo tipo potrà essere costruito applicando su di una tavoletta di
legno o su di un bastone due spirali di filo di rame, distanziate circa un centimetro l'una dall'altra, in modo che non si
tocchino, ognuna collegata ad un polo della corrente; quando l'animale le calpesta, chiude il circuito e rimane fulminato.
Trattandosi di circuiti pericolosi anche per l'uomo, devono essere predisposti solo da chi si intende di elettricità e in
luogo ove altre persone ignare non possono accedere; essi devono essere muniti di un fusibile di sicurezza per prevenire
infortuni gravi e incendi. Ovviamente non devono essere esposti alla pioggia!
Nota: alcuni dei disegni che ho fatto io sono penosi. Se qualche lettore vuole inviarmi disegni artistici, li sostituirò ai
miei con il suo nome!
La Cerbottana
La cerbottana è l'arma tradizionale di molti popoli delle zone calde e il suo affermasi o meno è legato alla presenza in
quelle zone di veleni vegetali (curaro, stricnina) che consentono di catturare una preda anche con un'arma di modesto
potere lesivo.
La cerbottana dei popoli primitivi è un tubo di legno che può raggiungere anche quasi quattro metri di lunghezza e
richiede perciò forti polmoni e maestria nel suo maneggio. Le frecce sono asticelle di legno di circa 25 cm che al
momento del lancio vengono munite di un batuffolo di fibre alla base, così da assicurare la spinta.Talvolta, allo stesso
scopo, dietro alla freccia viene inserito un separato batuffolo di cotone.
In commercio vi sono molti tipi di cerbottana, di solito costruite con tubo di alluminio con l'anima rivestita di teflon. La
loro lunghezza varia dai 60 ai 180 cm con un diametri interno da 10 a 15 mm. I dardi sono degli aghi di acciaio di circa
20 cm, muniti di una impennatura conica di plastica. Per usi venatori vengono prodotti anche dardi di bambù di circa 25
cm.
Secondo i venditori, i modelli migliori uniti con i polmoni migliori, possono lanciare il dardo fino a 75 metri con una
velocità iniziale di circa 100 ms. e consentono di catturare animali come un coniglio!
Una versione moderna e casalinga è facilmente costruibile e, rispetto ad altri arnesi simili, non è considerata neppure
un'arma. Se ben costruita, consente di colpire un piccolo bersaglio ad una ventina di metri, con ottima penetrazione:
la freccia infatti si pianta tanto nel legno da dover essere estratta con una pinza.
Per la costruzione si proceda così.
Prendere un tubo di alluminio od ottone del diametro di 10-12 millimetri e lungo 100-120 cm. È possibile usare anche
un tubo di plastica, del tipo di quello usato per gli impianti elettrici, ma è difficile che sia perfettamente rettilineo. Se il
tubo metallico non è perfettamente levigato, potrebbe essere consigliabile di passare all'interno un tampone con polish,
fissato al mandrino di un trapano elettrico. Fatto ciò la cerbottana è pronta; molte di quelle in commercio sono munite di
una imboccatura conica a cui adattare le labbra, ma non ho riscontrato alcun vantaggio pratico nella modifica.
Successivamente, in fase di aggiustaggio, potrà essere utile montare verso la parte anteriore, un mirino di debita altezza,
posto al di sotto della cerbottana , che consenta di mirare direttamente il bersaglio.
Ora viene la parte più delicata perché occorre prepararsi le frecce, dalla cui bontà dipende l'efficienza dello strumento.
È possibile ovviamente costruirsi le frecce come gli uomini primitivi, ma la tecnica moderna offre soluzioni più facili.
Esperimenti compiuti da vari autori hanno mostrato che la soluzione migliore è quella di un ago d'acciaio con una
impennatura di carta, più o meno della stessa lunghezza. Si prenda quindi un pezzo di acciaio armonico (quello per le
molle, venduto in rotoli) del diametro di un millimetro, lungo 10 cm, lo si raddrizzi per bene, e con una lima se ne
appuntisca un po' un'estremità. L'altra estremità va un po' irruvidita per la lunghezza di qualche millimetro così da
arrotolarvi attorno una diecina di giri di filo che verrà impregnato con una goccia di colla vinavilica. Questo
ingrossamento serve per fissare meglio l'impennatura. Per l'impennatura prendere una striscia di una ventina di cm di
carta un po' robusta (carta da lucidi, carta da forno) e avvolgerla a spirale per creare una di quelle "frecce" che tutti i
ragazzini sanno fare. Fissare l'ultimo lembo con la colla. Inserire poi la freccia di carta nella cerbottana e tagliarla a filo
dell' imboccatura, in modo che si inserisca perfettamente in essa senza sforzare.Ora bisogna fissare la carta all'ago:
tagliare circa un cm della punta della freccia di carta in modo che si crei un forellino; mettere un' abbondante goccia di
colla sull'ingrossamento dell'ago e infilare l'ago nella freccia in modo che la parte ingrossata si vada a bloccare nel suo
fondo. Quando la colla sarà asciutta, la freccia à pronta per il suo impiego e avrà una lunghezza di 15-18 cm.
Chi vuole potrà poi sperimentare con filo d'acciaio più grosso o con aghi da materassaio o con vari tipi di punte oppure
con diverse lunghezze di impennatura. Potrebbe essere interessante sperimentare se un corto cono di carta applicato a
qualche centimetro dalla punta, così da centrare la freccia entro la cerbottana, ne migliori le prestazioni.
ATTENZIONE: Le frecce lanciate da una buona cerbottana sono pericolose. Non tirare mai in direzione di persone.
Attenzione inoltre a non aspirare la freccia!
Dal punto di vista giuridico il tubo senza i dardi è privo di significato. Assieme alle frecce potrebbe essere considerato
uno strumento atto ad offendere il cui porto è vietato senza giustificato motivo. Usare la cerbottana per cacciare
comporta l'applicazione di sanzioni amministrative e, talvolta, penali.
La Fionda
It.: Fionda; ted.: Gummischleuder, ingl.: slingshot, fr.: tire-pierre; sp.: taragoma
Prima dell'invenzione della gomma la fionda era nota in quella forma, chiamata più correttamente frombola (fr.: fronde,
sp.: honda) o fionda di Davide o fionda del pastore.
Questa era, in buona sostanza, formata da due pezzi di corda o da due cinghie di tessuto o di cuoio, collegate alle
estremità di un pezzo di cuoio concavo, che fungeva da borsa in cui deporre la pietra da lanciare. L'estremità di una
delle cinghie terminava con un anello in cui si infilava un dito (in casi più rari il polso). L'estremità dell'altra cinghia
veniva stretta dal pollice contro il pugno. Il tiratore faceva roteare il tutto due o tre volte sopra la testa e al momento
giusto lasciava andare il capo trattenuto con il pollice, così che la pietra partiva "per la tangente".
La frombola venne impiegata dai soldati (frombolieri) di eserciti antichi con buoni risultati. I soldati romani non
l'adottarono
mai
per
sé,
ma
la
usarono
spesso
le
loro
truppe
ausiliarie.
Originariamente venivano lanciati dei ciottoli, ma, a partire dal IV secolo a. C., si diffuse l'impiego di "ghiande" (lat.:
glans, gr.: moluodis) ovoidali dal peso medio di una cinquantina di grammi (ma se ne trovano anche di 135 grammi!).
L'uso della frombola rimase notevole per tutto il medioevo e, assieme all'arco, fu un' importante strumento venatorio;
come
tale
è
stato
usato,
specie
da
pastori,
fino
a
tutto
il
secolo
scorso.
La frombola non è mai stata considerata un'arma nobile e quindi veniva usata dalla minuta fanteria. Le cronache dicono
che un provetto fromboliere (famosi gli spagnoli delle isole Baleari), colpiva con sicurezza un avversario a 120-160
passi. Era opinione comune che la frombola colpisse più lontano di un arco, dal che si può dedurre che essa venisse
impiegata anche oltre i 300 metri (ed in effetti un etto di piombo che ricade in testa, anche come corpo morto, non
doveva far felice l'avversario).
La frombola non va confusa con il fustibalus in cui la correggia è fissata all'estremità di un bastone lungo un metro che
imprime velocità al proiettile, consentendo una elevata velocità periferica e quindi una elevata forza centrifuga.
L'estremità anteriore della cinghia era sistemata in maniera da svincolarsi dal bastone al momento giusto, con un po' di
abilità del lanciatore.
Il fustibalus venne usato molto negli assedi e, nel 1600, era ancora in uso per lanciare granate anche a 170 metri di
distanza.
Gli antichi avevano idee fantasiose circa la potenza delle frombole e affermavano che il proiettile di piombo era così
veloce da scaldarsi nell'aria fino a sciogliersi! L'idea era così salda che Galileo, nel 1600, dovette ancora dedicare molte
pagine de Il Saggiatore per controbatterla. Con l'invenzione della gomma, la frombola è diventata quella che tutti i
ragazzi chiamano fionda ad elastici e che si può costruire con una forcella di legno o di metallo a forma di Y e due
nastri di gomma ricavati da una camera d'aria.
In commercio vi sono poi fionde che usano nastro di gomma a sezione quadrata con una borsa centrale pure di gomma.
Queste vengono usate dai pescatori quali "fionde da pastura", ma possono essere usate anche per tirare "a pallini". Nulla
vieta ovviamente di usare un fascio ritorto di elastici da ufficio, oppure dei lacci emostatici, oppure più sofisticati
materiali moderni.
Il difetto della fionda appena descritta è che se gli elastici sono molto robusti, il polso viene sollecitato troppo, si piega
all'indietro e, se non si fa molta attenzione, è facilissimo tirarsi il proiettile sul pollice, il che non è affatto piacevole. Un
americano, Howard Ellenburg ebbe nel 1953 la geniale idea di munire la fionda di un sostegno che si appoggia
all'avambraccio e impedisce al polso di piegarsi. Ciò ha consentito di produrre fionde di elevata potenza impiegando
tubo di gomma elastica (gomma da laccio emostatico con diametro interno di 3-4-5-10 mm). Alcuni anni dopo Trumark
ideava il metodo di inserire direttamente il tubo di gomma sulle estremità della forcella, ivi fermato per attrito, senza
bisogno di legamenti e anche oggi la Trumark produce tra i migliori modelli.
Fionda con sostegno, ammortizzatori, barrette di mira
Secondo i produttori, con una fionda del genere si possono tirare biglie di acciaio fino a 225 yarde di distanza (oltre 200
metri).
Le biglie usate sono di metallo o di polvere di marmo (queste colpendo il bersaglio si polverizzano con una bella
nuvoletta) o do ceramica. Il loro diametro è di 6-8 mm per le biglia di acciaio e di 12,7 mm per le biglie di marmo o
ceramica. Una biglia di acciaio di 8 mm pesa 2 grammi; l'analoga biglia di piombo pesa 3 grammi. Una biglia di acciaio
di 15 mm. pesa 14 gr, di piombo 24 gr). La biglia di piombo da 20 mm pesa ben 47 grammi. In genere la biglia da 15
mm di diametro è più che sufficiente.
La fonte migliore di biglie di acciaio sono i cuscinetti a sfere, che ogni meccanico d'auto vi potrà recuperare da parti di
motore smontate, ma si possono usare ancor meglio pallettoni di piombo.
Un gioco abbastanza di moda negli Stati Uniti è la "fionda a palloni d'acqua: due persone affiancate tengono le
estremità di un lungo elastico; una terza persona dietro di loro tende l'elastico come una fionda e lancia delle bolle di
plastica piene di acqua, grosse come un arancio, che scoppiano addosso alle vittime, anche a 200 metri di distanza.
Sicurezza
Attenzione, le fionde potenti vanno usate con precauzione. Innanzitutto chi le usa dovrebbe sempre essere muniti di
occhialoni di plastica da sciatore perché è molto elevato il rischio che l'elastico si spezzi o che si stacchi dall'attacco e
colpisca un occhio, con sicuri gravissimi danni. Inoltre la biglia acquista una energia notevole, sufficiente a sfondare
una tapparella di plastica, la visiera di un elmetto di poliziotto, una vetrata, e quindi a cagionare lesioni anche serie a chi
viene colpito e persino la sua morte. Le biglie rimbalzano facilmente ed occorre anche tenere conto di ciò: in altre
parole mai tirare addosso alle persone o nella loro direzione.
Impiego
La fionda può essere utilizzata per il tiro al bersaglio alle distanze di 10 o di 20 metri, oppure (dove è consentito) per la
caccia a piccoli animali fino al fagiano o al coniglio. Con la fionda da pescatore, come detto, si può anche tirare una
diecina di grammi di pallini, più che sufficienti per stordire uccellini.
Per esercitazioni conviene sistemare un bersaglio appeso alla bocca di una grossa scatola di cartone, così da recuperare
le biglie. Nelle gare a 10 metri si usa un bersaglio di 18 cm di diametro.
La fionda si usa impugnandola saldamente in modo che l'impugnatura sia parallela al suolo e quindi la forcella sia non
verticale, ma orizzontale. Alcuni modelli sofisticati recano due barrette tra le due forcelle, così da formare una specie di
linea di reticolo per chi mira. Quando si è in tensione le barrette devono essere allineate, il che prova che i due elastici
sono stati tirati in modo equilibrato e che formano con la fionda un triangolo isoscele (con i lati eguali).
Legge
La fionda di modesta potenza, come quella dei pescatori o quella per ragazzi, è un giocattolo di libera vendita e libero
porto. Quelle più potenti dovrebbero essere fatte rientrare tra gli strumenti atti ad offendere, portabili solo per
giustificato motivo.
In nessun caso dovrebbero rientrare tra le armi proprie perché esse utilizzano solo la forza umana, senza amplificarla.
Ricordo che la legislazione tedesca vieta il porto senza giustificato motivo delle fionde che abbiano una potenza
superiore a 23 Joules e considera giocattoli quelle con potenza inferiore. Ciò significa che una biglia di 10 grammi deve
avere una velocità iniziale inferiore a 68 ms (oppure per 2 grammi < 150 ms; per 5 gr < 96 ms; per 15 gr < 55 ms).
Calcolo della velocità di una freccia
I cronografi, attualmente disponibili a basso prezzo, consentono una misurazione assolutamente precisa della velocità di
una freccia scoccata un arco. Per chi si accontenta di una minor precisione e di dati orientativi, non è male conoscere i
metodi usati un tempo. Nell'antichità si usava sistemare gli arcieri in un grande cerchio, ad una cinquantina di passi
l'uno dall'altro; il primo lanciava una freccia poco sopra la testa del secondo; questo, quando sentiva il sibilo della
freccia, scoccava la propria, e così via uno dopo l'altro, fino a che era trascorso un certo tempo misurabile con la
clessidra o con altro mezzo. A questo punto, in base al numero dei lanci e alla distanza complessiva percorsa dalle
frecce, si poteva calcolare la velocità media delle frecce usate dagli arcieri.Una miglior precisione si ottenne con
l'invenzione del cronometro in grado di misurare frazioni di secondo. L'arciere, ad un comando sonoro, scocca la freccia
verso un bersaglio posto ad una cinquantina di metri, così che la traiettoria sia piuttosto tesa. Il cronometrista vicino a
lui, e che non vede né tiratore né bersaglio, registra il comando di tiro e il suono dell'impatto della freccia e misura così
l'intervallo di tempo fra di essi. L'esperimento viene ripetuto più volte. La velocità media in ms delle frecce tirate con
quell'arco sarà data dalla formula
in cui t indica i vari valori misurati, n il numero delle prove effettuate ed s la distanza tra tiratore e bersaglio. La formula
tiene conto del tempo occorrente al suono dell'impatto per raggiungere il cronometrista. Una misurazione esatta si
ottenne infine con il pendolo balistico e poi con i cronografi elettrici.
La velocità della freccia può essere calcolata anche in base all'energia dell'arco e al peso della freccia. L'energia
potenziale a cui l'arco viene "caricato" tendendolo per scoccare la freccia è data dalla formula
in cui L è misura in metri di quanto la freccia viene tirata verso il tiratore nel momento in cui l'arco viene teso ed F è la
forza in kg occorrente per tendere l'arco di questa misura. L'energia cinetica della freccia di un dato peso m sarà data
quindi da
Se tutta l'energia potenziale potesse essere trasformata in energia cinetica, si avrebbe
da cui
Esempio:
sia l'allungo della freccia di 50 cm, la forza occorrente di 20 kg (oppure 20·9,81 Newton) e il peso della freccia di 25 gr.
La velocità teorica sarà
La velocità effettiva sarà un po' minore perché ogni macchina meccanica consuma energia nel suo stesso movimento
(vibrazioni, movimento della corda e delle estremità dell'arco, resistenza dell'aria). Per questo motivo essa non può
essere utilizzata per la balestra in cui le resistenze interne possono raggiungere il 30%.
Va da sé che queste formule consentono di calcolare con facilità il grado di efficienza, il rendimento dell'arco, quando si
conosce la velocità effettiva della freccia.
Armi in asta
1 - Framea (V Sec.); 2 - Giavellotto normanno; 3 - Spiedo (XV Sec.); 4 - Spiedo dei mercenari; 5 - Picca; 6 Lancia d'acciaio (1890); 7 - Ahlspiess o Quadrellone da breccia; 8 - Corsesca; 9 - Spiedo con arresti; 10 Spuntone; 11 - Spuntone con arresti; 12 - Falcione; 13 - Roncola da guerra; 14 - Roncola da guerra; 15 - Alabarda
svizzera (XV Sec.); 16 - Alabarda (XV Sec.); 17 - Alabarda (XVI Sec.); 18 - Falcione da guerra; 19 - Krakuse 20 Guisarma; 21 - Forca con crocchi; 22 - Doppia forca;
ALABARDA
1 - Cuspide; 2 - Scure; 3 - Becco; 4 - Bandella della gorbia; 5 - Asta;
Armi da botta
1 - Ascia d'arme; 2 - Scure d'arma, azza; 3 - Azza con becco; 4 - Azza; 5 - Mazza di Lucerna; 6 - Azza per
cavaliere; 7 - Mazzapicchio; 8 - Mazza ferrata; 9 - Mazza ferrata; 10 - Corsesca con mazza ferrata; 11 Mazzafrusto "stella del mattino"; 12 - Mazzafrusto; 13 - Mazzafrusto "scorpione"; 14 - Trebbio; 15 - 16 -17 -18 Mazza d'arme;
Mazza d'arme
Mazza d'arme: 1 - testa 2 - pomo; 3 - Costa; 4 - Fusto; 5 - Impugnatura; 6 - Zoccolo
Mazzapicchio: 1 - Bocca; 2 - Penna; 3 - Fusto; 4 - Impugnatura; 5 -Disco; 6 - Cappellotto su bottoncino.
Azza o scure d'arme
1 - Cuspide; 2 - Scure; 3 - Penna su bocca; 4 - Bandelle (in prosecuzione della gorbia); 5 -Disco; 6 - Asta.
Armatura
A - Elmetto, celata;
B - Goletta;
C - Petto;
C1 - Resta;
C3 - Panziera;
C4 - Scarsellone;
D - Schiena;
D1 - Risalto inferiore della schiena;
E - Spallacci;
E1 - Guardagoletta;
E2 - Lunette, ali anteriori;
E3 - Ali dorsali;
F - Bracciale;
F1 - Avambraccio del bracciale;
F2 - Cubitiera;
F3 - Antibraccio del bracciale;
G - Mittene o manopola;
G1 - Manichino della manopola;
G2 - Copridito;
G3 - Pollice;
H - Armatura della gamba;
H1 - Cosciale;
H2 - Gninocchietti;
H3 - Schiniere;
H4 - Scarpa;
Barda
A - Testiera;
A2 - Coprinuca;
A6 - Guanciale;
B - Guardacollo;
C - Sella d'arme;
C1 - Arcione anteriore;
C2 - Arcione posteriore;
C3 - Bande;
C5 - Staffa;
D - Pettiera;
E - Fiancali;
F - Groppiera;
F1 - Sopragroppiera con guardacoda;
F2 - Balze;
G - Briglie;
G1 - Stanghe del morso;
G2 - Redini laminate;
Elso
1 - Punta;
2 - Nervatura;
3 e 6 - Taglio;
4 e 7 - Filo ;
5 - Sguscio;
8 - Guardia;
9 - Braccio dell'elso o della spranga (a sinistra "di guardia", a destra "di parata");
11 - Crociera;
12 - Archetto;
13 - Testa di moro inferiore;
14 e 15 - Avvolgimento;
16 - Pomo;
17 - Testa di moro superiore;
18 - Bottone;
20 - Rivetto;
21 - Codolo;
22 - Guardia di terza;
23 - Tallone;
24 - Placchetta;
25 - Anello;
26 - Ponticello;
27 - Manica dell'impugnatura;
28 - Controguardia o guardia di quarta);
29 - Controguardia ;
30 - Ricasso;
Katana
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1 - Samegawa ( o Same) - Rivestimento di pelle di razza del manico (tsuka)
2 - Posizione del menuki (nr. 10)
3 - Posizione del fuchi (nr.11)
4 - Posizione della tsuba
5 - Kurigata - Asola di corno o di metallo (raramente di legno) sul lato esterno (omote; quello posteriore, verso
il corpo di chi porta l'arma, si chiama "ura") della guaina, entro cui passa il sageo
6 - Saya (lato omote) - Fodero di legno
7 - Posizione del kashira (nr. 9)
8 - Sageo - Lungo nastro di seta per fissare l’arma alla cintura
9 - Kashira - Placca
10 - Menuki - Piccoli scudetti di metallo con figure in rilievo fissati sul samegawa sotto la nastratura di nastro
di seta (tsukamaki) che fascia l’impugnatura di legno (di solito magnolia)
11- Fuchi - Anello di metallo lavorato tra impugnatura e coccia
12 -Tsuba - Coccia di metallo (acciaio, shakudo, ecc.) di forma arrotondata
13 - Kogatana - Coltellino fissato al lato posteriore (ura) della katana
14 -Kogai - Spillone fissato al lato esterno (omote) della katana
15 - Nagako jiri - Punta del codolo
16 - Hitoye - Dorso del codolo
17 - Mekugi-ana - Foro per rivetto di bambù (mekugi)
18 - Shinogi-ji - Parte lucida fra dorso e nervatura
19 - Mune - Dorso della lama
20 - Shinogi - Nervatura
21 - Mitsukado - Incontro di shinogi, ko-shinogi e yokote
22 - Ko-Shinogi - Parte della nervatura dopo lo yokote
23 - Kissaki - Punta
24 - Fukura - Tagliente della punta
25 - Yokote - Nervatura che separa il piatto dalla punta che si restringe
26 - Hamon - Linea di separazione tra metallo temprato e non temprato
27 - Jihada - Parte non temprata della lama
28 -Yakiba - Parte temprata della lama
29 - Jigane - Piatto della lama
30 - Habaki - Manicotto metallico di frizione lama-guaina
31 - Nakago - Codolo
Altri termini
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Horimono - Incisioni sul metallo
Daisho - Il paio formato da katana e wakizashi oppure tachi e tanto, portato alla cintura
Kaiken - Piccolo pugnale per donne
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Kaji - Spadaio
Kariginu - Abito cerimoniale indossato dal fabbro nell’ultima fase della creazione della katana
Katana-kake - Sostegno a due palchi su cui si espongono la katana e lo wakizashi.
Katana-jogi - Lucidatore della lama
Ken - Termine generico per spada e talvolta tipo di spada dritta cinese usata in cerimonie religiose (meglio
ken-tsurugi)
Kozuka - Impugnatura ornata del kogatana
Nambam - Stile di esecuzione di armature (yoroi), tsuba e altri oggetti d'arte. L'acciaio importato dall’estero è
detto nambam-tetsu
Saya - Fodero di legno
Sentoku - Lega di rame, zinco e piombo che assume un color cromo
Seppa - Piccole guarnizioni di rame dorato o argentato sopra e sotto la coccia
Shakudo - Lega di rame e oro che assume colorazioni nere o blu nerastre
Shibuichi - Lega di rame e argento che assume colorazioni dal verde al marron
Tachi - Sciabola ad un taglio più lunga della katana, usata in battaglia fino al periodo Edo e in cerimonie di
corte
Tanto - Pugnale portato infilato nella cintura
Wakizashi - Corta sciabola portata alla cintura assieme alla katana
Zogan - Metodi per la colorazione e ornamentazione del metallo
Nota sulla pronunzia giapponese
Premesso che è assolutamente sconsigliabile, a tutela del proprio equilibrio mentale, di studiare il giapponese, ecco
alcune note essenziali. La lingua giapponese non conosce i generi maschile-femminile e quindi noi siamo liberi di
assegnare il genere in base alle nostre regole: diremo quindi "la katana", "il tanto". La trascrizione in caratteri europei
rende abbastanza fedelmente il suono delle parole giapponesi. In giapponese non esiste quasi l’accento tonico e perciò
ogni sillaba ha lo stesso valore; non si deve perciò pronunziare katàna o katanà, ma kà-tà-nà, senza troppo accentuare
l’ultima sillaba poiché, in tal caso, il nostro orecchio, per sua impostazione, sentirebbe il tutto come se avessimo detto
katanà! Se provate a pronunziare la frase "chi te lo fa far" come se fosse una parola unica, avrete un’idea di come
funziona l’accento in giapponese.
Balestra
1 - Nodo del nervo;
2 - Arco di lamine di corno;
3 - Supporto del bolzone o dardo;
4 - Perno della forcella;
5 - Briglia;
6 - Sede per il bolzone;
7 - Cordella della noce (scoperta);
8 - Noce;
9 - Cartella in osso;
10 - Fermo del bolzone;
11 - Chiave;
12 - Traversino (per fissare le cordelle del martinetto);
13 - Briglia o cappio del martinetto;
14 - Scatola con rotismi del martinetto;
15 - Teniere; Martinetto
16 - Crocco a due artigli;
17 - Dentiera, cremagliera;
Introduzione al tiro ad avancarica
Ora che la nuova legge ha liberalizzato le repliche di armi ad avancarica, non è male avere
qualche nozione sul loro caricamento. È del tutto sconsigliabile sparare con armi ad avancarica
originali se non sono state sottoposte a prova moderna al Banco di Prova e, per ragioni di
sicurezza, è vietato usare in poligoni, in presenza di altre persone, quelle non provate.
La Polvere
Per le armi ad avancarica si usa polvere nera da caccia nr. 1 con granulazione da 0,6 a 1,2 mm,
peso specifico superiore a 1,7 g/cmc e umidità inferiore allo 1% . Non sono adatti altri tipi di
polvere nera usati in pirotecnia, la polvere da mina, il polverino, la polvere per mortaretti, ecc.
La polvere non deve aver preso umidità, altrimenti forma dei grumi che ne compromettono il
caricamento. Una buona polvere deve lasciare pochi residui, non fare polverino e bruciandola
sopra un foglio di carta non dovrebbe riuscire ad incendiarla. Gli uomini della prateria avevano
trovato un mezzo semplice per versare la "giusta" dose di polvere nel loro fucile: mettevano la
palla sul palmo della mano ben aperta e vi versavano sopra tanta polvere quanto bastava a
coprirla. Metodo poco sicuro, forse adatto per colpire bisonti e indiani a grande distanza, ma non
raccomandabile per il tiro di precisione che richiede una grande uniformità di cariche. La dose media di polvere
necessaria è facilmente calcolabile con formule approssimative.
Per armi corte
Per ogni millimetro di diametro della canna usare 0,1 grammi di polvere; quindi un revolver cal. 38 avrà un diametro di
0,38 x 2,54 = 0,96 cm e richiederà perciò 0,96 g. di polvere. Usando misure anglosassoni la formula diventa "cal. in
pollici x 0,5 grani"; quindi 38x0,5= 19 grani =1,2 grammi (attenzione, la formula metrica e quella anglosassome non
combaciano in quant osono puramente pratiche ed orientative! La formula in grani porta a una dosa di 1,2 grammi
invece di un grammo)
Per armi lunghe
Per ogni millimetro di diametro della canna usare 0,25 grammi di polvere; vale a dire che per una carabina in cal. 38 ci
vorrebbero 2,4 g di polvere. Usando misure anglosassoni la formula diventa "cal. in pollici x 1 grani".
Come detto, queste sono dosi medie. Per il tiro di precisione si preferiscono cariche deboli e perciò i tiratori sono soliti
diminuire la carica fino al punto in cui i colpi iniziano a disperdersi; quella è la dose inferiore insufficiente su cui
operare piccoli aumenti fino ad ottenere i risultati voluti. Nelle repliche la rigatura non è così profonda come nelle armi
antiche e quindi non bisogna esagerare con le carica di polvere, altrimenti il proiettile "scavalca" le righe.
Per il tiro di alta precisione le cariche andrebbero pesate singolarmente e si dovrebbe, se consentito dai regolamenti,
persino usare il tubo di caricamento per evitare che dei grani di polvere rimangano aderenti all'anima della canna unta o
sporca. Per gli usi normale è però più che sufficiente usare il dosatore della fiaschetta, ovviamente regolato per la carica
desiderata, oppure un misurino, avendo l'accortezza di usare sempre lo stesso stile di versamento: agitare la fiaschetta
per rompere eventuali grumi e mescolare bene la polvere, non rovesciare la fiaschetta con troppo slancio, non dare colpi
di assestamento alla polvere nel misurino, ecc.). Gli esperimenti compiuti hanno dimostrato che in questo modo lo
scarto in più o in meno è di circa l'1% con punte massime del 2%. La polvere viene conservata in fiaschette munite di
apposito misuratore che blocca il foro di uscita della polvere dopo che è uscita la dose richiesta. Per ragioni di sicurezza
è comunque consigliabile di non versare direttamente la polvere dalla fiaschetta perché in caso di accensione della
carica durante il versamento, a causa di residui incandescenti rimasti nella canna, la fiaschetta potrebbe esplodere.
Le palle
Le palle possono essere acquistate già pronte oppure possono essere fuse in casa con l'apposita pinza ed impiegando
piombo già usato per bilanciare gli pneumatici. Le palle devono essere ben rifinite eliminando le sbavature lasciate dalla
pinza e rifinendo il loro fondo. La palla, se non si usa la pezzuola, deve entrare con una leggera forzatura nella canna o
nel tamburo. Vi sono palle sferiche per armi a canna liscia e palle ogivali per armi a canna rigata.
Il borraggio
Tra la polvere e la palla, se non si usa la pezzuola, si usa mettere un dischetto di feltro o materiale analogo; vi sono delle
fustellatrici che consentono di ritagliarle nel calibro richiesto. La borra è ovviamente indispensabile se si carica l'arma a
pallini. Esse, ben impregnate di cera, sono indispensabili nei revolver ad avancarica per impedire che una scintilla
faccia esplodere tutti i colpi contemporaneamente; alcuni usano anche mettere un po' di grasso sopra al proiettile, ma gli
esperti dicono che serve solo a sporcare le mani ed i vestiti. Al tempo di Napoleone vi erano già cariche preconfezionate
(le prime "cartucce") in cui la carta, una volta versata la polvere, veniva usata come stoppaccio; con questo sistema si
riuscivano a sparare più di tre colpi al minuto. Non provate ad usare questo sistema con cartoccetti casalinghi perché la
carta, se non è stata sottoposta a nitratazione, tende a fermarsi nella canna ancora in fase di combustione, pronta a far
esplodere la carica successiva
Gli inneschi
Essi vengono messi sul luminello alla fine. Se si usano armi a pietra, questa deve essere fissata al cane proteggendola
con un pezzetto di cuoio o con una lamina di piombo e non deve essere unta (in questa caso lavarla in acqua calda).
Nello scodellino va poi versato un po' di polverino.
Il caricamento
Il procedimento di caricamento è il seguente.
L'anima della canna deve essere pulita e asciutta. Le canne delle armi ad avancarica, dopo l'uso devono essere lavate
con acqua calda e ben asciugate. - Si versa la polvere nella canna che va sempre tenuta ben verticale.
-
-
Si inserisce il borraggio e con la bacchetta di caricamento si porta a contatto della polvere.
Si inserisce la palla e con la bacchetta si porta a contatto della borra e si dà qualche colpetto di
assestamento. Se si usa la pezzuola, questa deve essere ingrassata e delle giuste dimensioni e cioè
coprire la palla per non più di due terzi; essa viene appoggiata sulla volata, su di essa si appoggia la
palla e con la bacchetta si forza fino a contatto con la polvere. Nei tempi antichi il fondo della
fiaschetta veniva usata come un martello per imboccare la palla nella canna, ma è un sistema
fortunatamente abbandonato.
La palla va premuta contro la polvere, ma non si deve esagerare con la compressione per non
schiacciare la polvere e frantumarne i granuli. Una volta stabilita la carica ideale o opportuno segnare
sulla bacchetta il punto esatto di massimo inserimento. Si ripete che la regolarità di tiro e cioè rosate
piccole, dipendono da assoluta costanza nel caricamento, con costanza di pesi di carica e palle, di
borraggio, di intasamento. Occorre fare attenzione a due cose importanti. Questa è la fase più
pericolosa in cui possono verificarsi incidenti per accensione della polvere e quindi:
1) La bacchetta va impugnata in modo che in caso di sparo accidentale sia libera di sfuggire dalla mano
senza perforarla e non bisogna stare con il viso vicino alla volata.
2) Occorre premere lentamente la palla, eventualmente con colpetti brevi della bacchetta; non cercare mai
di affondarla per un tratto luongo; se la palla, come frequente quando si usa la pezzuola, fa da stantuffo e
comprime l'aria entro la canna, alcune rapide compressioni successive sono sufficienti a portare l'aria ad
una temperatura tale da accendere la polvere.
- Si inserisce l'innesco; se è troppo lasco, si schiaccia un poco prima di inserirlo sul luminello.
- Quando si maneggia polvere da sparo occorre evitare in modo assoluto che si fumi nei pressi di chi la
maneggia o nei pressi del luogo in cui si conserva.
Se il colpo non parte...
Nel tiro ad avancarica occorre ricordare che vi è sempre un certo ritardo tra percussione e sparo. Sono inoltre frequenti
dei ritardi anomali e perciò si deve attendere sempre almeno 10 secondi prima di spostare l'arma dalla linea di mira e,
anche dopo questo intervallo, l'arma va sempre considerata come estremamente pericolosa. Se si è sicuri di non aver
dimenticato di versare la polvere, si può provare a pulire il luminello con uno spillo di ottone, si inserisce un nuovo
innesco e si spara. Si può anche svitare il luminello e sostituirlo se è danneggiato. Se neanche questo sistema funziona,
occorre scaricare l'arma dalla bocca applicando sulla bacchetta il cavapalle (una specie di cavatappi). Questo va inserito
nella canna e ruotato fino a che si sente che ha fatto solida presa nel piombo.
Pulizia delle canne
Come detto le canne vanno lavate con acqua calda; possono poi essere leggermente oliate per evitare che
arrugginiscano, ma l'olio deve essere eliminato prima del caricamento. Circa ogni 10 colpi la canna va pulita con una
pezzuola appena umida.
La Legge
Per ora le armi ad avancarica liberalizzate possono essere usate da chi è privo di licenza di porto d'armi (lunghe o corte,
a seconda dei casi) solo in poligono del TSN. Il regolamento che pone questo limite è illegittimo, ma per ora è meglio
osservarlo.
La polvere nera può essere acquistata solo da chi è munito di una licenza di porto d'armi oppure richiede specifico nulla
osta all'acquisto. Essa va denunziata. Se ne possono acquistare e detenere fino 5 chili, ma è un prodotto molto più
pericoloso della polvere senza fumo e perciò è meglio limitare il quantitativo al minimo. I poligoni del TSN interessati
ad aprire linee di tiro ad avancarica dovranno organizzarsi per vendere piccoli quantitativi di polvere ai tiratori ed
emanare apposite disposizioni di sicurezza per il maneggio delle armi ad avancarica.
Nota sulla accensione per compressione
Quando si carica l'arma con la pezzuola può accadere, come anticipato, che la bacchetta, giunta ad una decina di cm
dalla polvere, non proceda più, ma rimbalzi come se incontrasse una molla. Ciò è il chiaro segno che l'aria non riesce a
sfuggire né tra canna e proiettile né dal luminello. In queste condizioni basta insistere con due o tre colpi decisi per far
esplodere la carica e per garantire come minimo delle ustioni di terzo grado alla mano, sempre che la bacchetta male
impugnata (in alcune società impongono di usare bacchetta con maniglia laterale) non l'abbia lesionata. Se il calcio
dell'arma era appoggiato su di un piede o su altra parte del corpo, il rinculo può avere effetti estremamente dolorosi.
Specie per gli uomini è assolutamente sconsigliabile di stringre l'arma fra le gambe. Per un fisico è facile comprendere
il fenomeno: i rapidi colpi provocano una compressione adiabatica dell'aria con suo riscaldamento, come può
controllare chiunque con una pompa da bicicletta; se la canna è già calda, ad es. 60 gradi, basta una modesta pressione
di 8 kp/cmq perché l'aria si riscaldi fino a 300 gradi mentre con una pressione di 20 kp/cmq si ottengono ben 500°. Se la
canna ha la temperatura di 20°, i valori di temperatura scendono rispettivamente a 240° e 440°. Nell'ottocento vi erano
in commercio persino degli accendini basati su questo principio fisico. Questa situazione pericolosa si verifica in
genere dopo una serie di colpi, quando la canna è calda. Se non si riesce a far scendere la palla fino a contatto con la
polvere con piccole e LENTE spinte progressive, occorre svitare il luminello, pulirlo e far uscire l'aria da quella parte.
Non è consigliabile sparare con uno spazio vuoto tra palla e polvere. Per prevenire questo tipo di incidente alcuni
tiratori usano soffiare nella canna dopo ogni sparo per assicurarsi che il luminello sia libero; ciò serve anche a spegnere
eventuali residue scintille.
Piastra a miccia
In alto l'arma dopo lo sparo; il copri-scodellino è aperto.
Fig. 1: Il cane con la miccia accesa è stato alzato e lo scodellino è stato aperto;
Fig. 2: Azionando il grilletto il cane si abbassa o scatta e porta la miccia a contatto del polverino;
Fig. 3: Il ritorno del grilletto riporta la miccia alla posizione di partenza (nella maggior parte dei casi il cane viene
montato a mano).
Meccanismo interno:
Il grilletto preme sulla estremità destra della stanghetta che agisce quindi sullo snodo del cane. Successivamente venne
introdotto un meccanismo a scatto.
Piastra a ruota
Il seguente schema illustra ulteriormente lo schema
Funzionamento:
1 - La ruota viene montata mediante la chiave; il cane è alzato.
2 - Il polverino viene versato nello scodellino e il cane viene abbassato a contatto della ruota.
3 - Azionando il grilletto la ruota gira contro il pezzo di pirite e genera scintille che dànno fuoco alla carica.
Silenziatori - Silencers - Schalldämpfer
Tipica immagine di pistola con silenziatore
ATTENZIONE: Questo è uno studio storico; i disegni indicano schemi di principio e non dettagli costruttivi. E'
pericoloso montare su armi silenziatori improvvisati e può essere fonte di guai giudiziari il fabbricare o detenere
silenziatori senza osservanza delle dovute formalità.
Il silenziamento dello sparo è richiesto in capo militare e civile per vari motivi:
• il silenziatore presenta vantaggi tattici perché non consente di localizzare il tiratore;
• il tiratore, sapendo di poter contare sul fattore sorpresa e di non essere soggetto ad una reazione immediata da
parte dell’avversario, spara con molta maggior tranquillità. Il silenziatore è quindi un accessorio quasi
indispensabile per azioni di commandos che debbano svolgersi di sorpresa.
• il tiratore non è soggetto allo shock fisico dello sparo;
• riduce l'inquinamento acustico dei poligoni aperti ed il rumore in quelli al chiuso.
L’inconveniente della facile localizzabilità delle armi da sparo, anche per effetto della vampata e della fumata prodotta
dalla polvere nera, fu rilevato già all'inizio della storia delle armi da fuoco, e, in mancanza di rimedi, si continuò ad
usare, per imboscate e per certe cacce, fino alla fine del 700, la balestra o l’arco. Un piccolo passo avanti venne fatto
con i fucili a vento che potevano essere uditi ma non visti.
Alla fine dell’ottocento gli inventori cominciarono ad interessarsi al problema del silenziamento dello sparo, ma (se si
escludono alcuni ingenui tentativi di inventare meccanismi che chiudessero la bocca dell’arma subito dopo il passaggio
del proiettile), il silenziatore come lo conosciamo ancora oggi nella sua struttura fondamentale nasce nel 1908 ad opera
di Hiram Percy Maxim, figlio del più famoso Sir Hiram S. Maxim, inventore dell’omonima mitragliatrice. Il primo
modello, applicato su di un fucile Winchester, non silenziava gran che, ma già nel 1910 H.P. Maxim brevettava un
modello di silenziatore veramente efficace, ampiamente commercializzato, avente la caratteristica che il foro per il
passaggio del proiettile era eccentrico e non richiedeva quindi la modifica della linea di mira.
Negli anni immediatamente successivi, i brevetti di nuovi tipi di silenziatori si moltiplicarono. Prima di passare alla loro
descrizione e storia è però opportuno esporre i principi teorici fondamentali alla base della costruzione dei silenziatori.
I rumori connessi allo sparo di un’arma derivano da tre fonti:
1) rumori prodotti dal meccanismo di sparo ed espulsione dell’arma
2) rumori prodotti dall’espansione dei gas di sparo dell’arma
3) rumori prodotti dal proiettile nell’aria e al momento dell’impatto.
1) Nelle armi a ripetizione ordinaria vi è solo il rumore dello scatto del grilletto e del percussore che colpisce
l’innesco. Nelle armi automatiche vi può essere il rumore della massa batt
ente che percuote, retrocede e ricamera una cartuccia. Questi rumori sono quasi sempre mascherati dai rumori dello
sparo vero e proprio ed assumono un certo rilievo solo nelle armi munite di silenziatore. Infatti la massa battente a
vuoto di un mitra Sten produce un rumore di circa 100 dB, pari al rumore di un’arma ben silenziata.
2) Lo sparo vero e proprio è prodotto dalla rapida espansione dei gas che escono dalla bocca dell’arma con una
velocità che può essere doppia di quella del proiettile e con una pressione di alcune centinaia di atmosfere, ed è lo
stesso rumore, fatte le debite proporzioni, che produce lo stappamento di una bottiglia di spumante (pressione circa
5 atmosfere) e lo sparo di una carabina ad aria compressa (circa 10 atmosfere).
Nel rumore dello sparo si possono distinguere tre componenti fondamentali:
a) l’onda precorritrice, causata dal fatto che il proiettile, viaggiando nella canna, accelera e comprime l’aria che vi
si trova, così che il proiettile è preceduto da un’onda che raggiunge la pressione di parecchie atmosfere. Quest’onda
può cumularsi, in certi tipi di arma, con quella provocata dai gas che, per difetto di aderenza tra canna e proiettile,
riescono a superare ed a precedere il proiettile.
b) l’onda provocata dal repentino dislocamento della massa d’aria alla bocca dell’arma quando ne esce il proiettile;
essa è normalmente trascurabile, ma assume importanza nelle armi silenziate, specialmente se il silenziatore è
munito di diaframmi elastici;
c) l’onda provocata dall’uscita dei gas caldi dell’esplosione, costituente il rumore dominante delle armi non
silenziate. La pressione di quest’onda dipende fondamentalmente dalla pressione dei gas e questa, a sua volta, dalla
lunghezza della canna e dal tipo di polvere. Canne corte e polveri progressive hanno come conseguenza alte
pressioni di bocca; il contrario avviene con canne lunghe o polveri vivaci.
Una canna corta in relazione alla velocità di combustione della polvere (e ciò avviene di regola con i revolver a
canna corta e munizioni potenti ) produce un notevole aumento dell’intensità dello sparo, pur non aumentando
necessariamente la pressione dei gas, poiché può avvenire che dalla canna escano dei gas incombusti che,
combinandosi con l’ossigeno dell’aria, esplodono fragorosamente (fuoco di bocca) .
3) I rumori prodotti dal proiettile durante il suo volo sono ben tre.
Il primo rumore è il sibilo, ben noti a tutti i cacciatori che si vengono a trovare sotto il tiro di altri colleghi.
Esso è riconducibile sia ai vortici che al risucchio d’aria dietro al proiettile, sia a quel fenomeno che in
aerodinamica è conosciuto come "rumore dello strato limite": quando un corpo solido si muove ad alta velocità in
un elemento gassoso la viscosità del gas provoca la comparsa di uno strato turbolento in prossimità della superficie
del corpo stesso, dello spessore variabile da frazioni di millimetro ad alcuni centimetri, a seconda delle dimensioni
del corpo, della sua rugosità superficiale, della densità del gas. In esso si generano così dei vortici che provocano
variazioni di pressione e quindi onde sonore che possono raggiungere anche notevole intensità; il sibilo di un
apparecchio a reazione raggiunge anche i 140 dB ed un proiettile di arma leggera produce un suono che a 10 metri
dalla traiettoria arriva a 95 dB. Questo rumore si propaga anch’esso, naturalmente, con la velocità del suono.
Il secondo rumore, analogo al suono del proiettile che rimbalza dopo aver urtato contro un ostacolo, subentra in
luogo del sibilo in determinate circostanze ed è quello ronzante e quasi musicale che produce il proiettile non
sferico male stabilizzato. Il proiettile così destabilizzato produce il tipico ronzio propagantesi, alla velocità del
suono attorno al proiettile.
Il terzo suono, detto onda balistica, è quello prodotto da un proiettile che viaggia ad una velocità supersonica e
racchiude il suono entro il cosiddetto cono di Mach. Esso non si forma alla bocca dell’arma, ma circa 30-40 cm. più
avanti poiché alla bocca i gas hanno velocità superiore a quella del proiettile e quindi la velocità relativa del
proiettile non è supersonica; il bang è indipendente dal rumore proprio del corpo che lo produce ed è un suono
continuo che si propaga sul terreno, lungo la direzione del proiettile, con la velocità del proiettile stesso. Chi si
trova dietro all’arma che spara il proiettile supersonico non può sentire il bang come suono diretto, ma solo come
suono riflesso, sempre che non si sommi al rumore dell’onda di bocca; quando il proiettile scende a velocità
subsonica si ritornano ad udire i rumori propri del suo movimento (sibilo o ronzio). Se viene silenziato il rumore
dell’onda di bocca, non è più possibile localizzare la posizione dell’arma che ha sparato, perché per l’ascoltatore il
rumore sembrerà provenire da un punto della traiettoria del proiettile; l’arma sarà localizzabile da chi si trovi dietro
lo sparatore.
Il rumore dell’onda balistica è molto più schioccante di quello dell’onda di bocca e ciò è dovuto al fatto che mentre
la frequenza dominante dell’onda di bocca è di circa 500 Herz quella dell’onda balistica è di circa 3000 Herz.
L’intensità dell’onda balistica è pressoché indipendente dal tipo di proiettile di arma leggera ed è pari a circa 136140 dB (ecco il motivo per cui per le orecchie può essere più dannoso essere vicino al tiratore che non lo sparare
personalmente).
Da quanto esporto risulta evidente che il silenziatore può attenuare solo il rumore prodotto dall’onda di bocca; non
può invece influire in alcun modo sui rumori prodotti dal meccanismo dell’arma o dal proiettile e, tanto meno, sul
rumore dell’onda balistica. È per questo motivo che in tutte ha armi silenziate, che impiegano munizioni
sviluppanti velocità supersonica, si cerca di ridurre la velocità iniziale del proiettile a velocità subsonica o
impiegando munizioni con carica di lancio opportunamente ridotta, opporre modificando la canna dell’arma con
prese di gas di sparo, che causano una diminuzione di pressione e conseguentemente di velocità.
I sistemi finora escogitati per attenuare l’onda di bocca cercano tutti di sottrarre in vario modo energia ai gas di sparo.
I sistemi applicati, singolarmente o congiuntamente sono i seguenti.
-
Espansione dei gas in un contenitore; i gas si mescolano con l’aria ivi contenuta e la comprimono con
la conseguente diminuzione della loro pressione e temperatura. Ricordo che la pressione media dei
gas alla bocca è di 100-200 atmosfere e la temperatura di oltre 1000°. In pratica qualunque tubo o
scatola opportunamente applicato alla bocca dell’arma ed avente un volume pari ad almeno 20 volte
quello dell’anima della canna, attenua il rumore di una decina di decibel.
Una certa attenuazione si ottiene anche racchiudendo l’arma in una camera d’aria, che si gonfia al
momento dello sparo e lascia poi defluire lentamente i gas attraverso il foro prodotto dallo stesso
proiettile (cosiddetto "guanto in Churchill"). Funzione analoga può svolgere una borsa per l’acqua
calda assicurata alla canna.
-
-
-
Assorbimento di calore da parte di radiatori lamellari, di filamenti metallici, di liquidi, e delle stesse
pareti di silenziatore. Per questo motivo quasi tutti i silenziatori sono costruiti con metalli conduttori;
la sostanza più usata per assorbire il calore è però la lana o la rete di acciaio non troppo fine. Qualche
decennio fa (1967, Frankford Arsenal) è stato sperimentato un tipo di silenziatore, tra i più efficaci,
costituito da una barra di speciale lega di alluminio spugnosa ottenuta fondendo l’alluminio assieme a
dei sali che poi vengo disciolti . La barra, salvo una piccola camera iniziale, è forata con un’anima
liscia che ha lo stesso diametro del proiettile ed i gas di sparo si diffondono attraverso la massa
spugnosa con una attenuazione dello sparo di quasi 30 decibel.
Formazione di turbolenze all’interno del silenziatore per rallentare la velocità dei gas. A questo scopo
l’interno del silenziatore viene diviso con diaframmi (che assorbono anche calore) in vari
scompartimenti in modo che il gas deve espandersi e ricomprimersi nel passare dall’uno all’altro; i
diaframmi inoltre possono essere variamente sagomati o intagliati per far turbinare i gas. In alcuni
silenziatori in luogo dei diaframmi vi è una spirale che allunga il percorso che i gas devolvo compiere.
Trasformazione in lavoro dell’energia dei gas che per uscire devono comprimere delle molle.
In sostanza un silenziatore per armi è del tutto simile ad un silenziatore per motori a scoppio, con l’unica differenza che
il primo deve essere forato in modo da consentire il passaggio del proiettile, il che impedisce di ottenere una
attenuazione totale del rumore (questa potrebbe essere raggiunta solo con dimensioni del silenziatore praticamente
inaccettabili). In alcuni silenziatori il foro per il proiettile è chiuso da uno o più diaframmi di gomma che vengono
perforati dal proiettile stesso, oppure sono già incisi a croce in modo da aprirsi al suo passaggio e poi rinchiudersi.
Questo artificio consente di guadagnare alcuni decibel di attenuazione in quanto i diaframmi sopprimono quasi
completamente l’onda precorritrice, ma presentano l’inconveniente di dover esseri sostituiti quasi dopo ogni sparo.
Non è utile applicare utilmente il silenziatore ad un revolver (salvo che si tratti di un Nagant, in cui il bossolo al
momento dello sparo avanza e si inserisce nella canna, assicurando la tenuta dei gas)) perché non si riuscirebbe,
comunque, ad eliminare il rumore dei gas che sfuggono nella fessura tra il tamburo e la canna. Con le pistole
semiautomatiche, se si vuole ottenere un buon silenziamento, occorre evitare le pistole a chiusura labile il cui otturatore
si apre quando nella canna vi è ancora una pressione rilevante.
La maggior difficoltà costruttiva di un silenziatore consiste nel perfetto allineamento e centraggio dei componenti
interni rispetto all’anima della canna in modo che il foro per il passaggio del proiettile sia quanto più possibile piccolo
(in genere pochi decimi di millimetro in più del diametro del proiettile), senza compromettere la sicurezza dello
sparatore. Infatti all’uscita dalla bocca il proiettile, come già detto, può non essere ben stabilizzato.
Un silenziatore arrangiato in casa, o serve a ben poco, oppure rischia di volar via assieme al proiettile, al primo sparo.
Un buon silenziatore non altera la traiettoria del proiettile e non influisce sulla precisione dell’arma. Se il silenziatore
consente che i gas sorpassino il proiettile, si creano turbolenze che possono portare a perdita di stabilità del proiettile;
ciò si verifica anche nei silenziatori con diaframmi di gomma, a causa dello sfregamento contro di essi.
Secondo certi studi eseguiti in relazione al caso Marta Russo, la presenza di un silenziatore comporta una aumento dei
temperatura sulla base del proiettile, rilevabile in sede di perizia. Sul punto ho i miei dubbi (come, del resto, su tutto il
caso, basato su perizie iniziali errate)!
Un silenziatore attenua il rumore fino a 30 dB. Però anche silenziatori meno efficienti raggiungono quasi sempre il
risultato di rendere il rumore di uno sparo non riconoscile come tale, il che è di solito più che sufficiente.
Storicamente il primo silenziatore brevettato è quello di Maxim. Il modello 1908, che assomigliava ad una pompetta del
Flit con relativo serbatoio, non funzionava gran che. Già il modello 1909 era sufficientemente efficiente e il modello
1910 è quello definitivo, usato ed imitato in tutto il mondo fino ad oggi, con minime varianti. Esso è diviso all’interno
in numerose piccole camere, da diaframmi cavi e sagomati in particolare maniera al fine di assorbire molto calore e di
creare turbolenza. Già Maxim comprende che il foro per il passaggio del proiettile può essere eccentrico e che quindi il
silenziatore può lasciar libera la linea di mira.
Silenziatore Maxim 1910
Diverso tipo di diaframma in una versione appena successiva
Come tante altre invenzioni in materia di armi, la scoperta era già nell’aria perché nel giro di pochi mesi, i brevetti si
moltiplicano.
Silenziatore Klau
Nel 1909 P. Klau inventa un silenziatore costituito da una spirale elicoidale racchiusa in un tubo ed avente la funzione
sia di dissipare il calore che di trasformare energia, comprimendosi. Simili sono il silenziatore Fiala del 1919 e lo Sionic
Mac-Dampfer del 1967; questo, integrato nell'arma, venne montato sulla pistola mitragliatrice Ingram M10 e M11 e
sulla versione survival dello Armalite AR-7. Era estremamente efficiente riuscendo a combinare una adeguata
turbolenza dei gas con un loro efficace raffreddamento.
Il silenziatore Billerbeck, pure del 1909, contiene una quarantina di elementi tronco-conici con il vertice rivolto verso la
bocca dell’arma, infilati l’uno nell’altro e separati l’uno dall’altro da molle, cosi che, almeno nelle intenzioni
dell’inventore, i gas di sparo comprimerebbero le molle e verrebbero deviati lateralmente e si raffredderebbero sulle
pareti dei coni.
Nello stesso periodo compare il silenziatore Moderator che unisce il sistema Maxim a quello Klau: esso è diviso da due
diaframmi in tre camere di volume decrescente e in ogni camera vi sono fasci di spirali elicoidali, con passo sinistrorso
nell’una e destrorsa nelle altre. Del 1910 è il silenziatore Moore, successivamente perfezionato nel 1912. Esso sfrutta al
massimo la creazione di turbolenze in quanto il corpo del silenziatore è diviso in tante camere con pareti curvilinee ed il
proiettile attraversa il silenziatore dentro ad un tubetto a griglia. Un centinaio di questi silenziatori vennero acquistati
dall’esercito americano per essere montati su fucili Springfield.
I "Sound Moderator" della Parker Hale, come molti altri silenziatori di origine sconosciuta, sono semplici tubi divisi in
camere di espansione da diaframmi metallici. In genere subito dopo la bocca dell’arma vi è una camera più grande delle
altre, pari a circa un terzo dell’intero volume del silenziatore.
Silenziatore per P38
Il silenziatore AAI (Aircraft Armaments Inc.) venne creato per la pistola P 38. Esso si differenzia alquanto dagli altri
perché è molto corto e tozzo; la lunghezza è di soli 12 cm. e il diametro di cm. 7,5. L’interno è diviso da nove
diaframmi di alluminio in altrettante camere eguali, di cui le prime due sono vuote e le altre sono riempite con lana di
acciaio. La bocca del silenziatore è chiusa con un diaframma di gomma. A differenza degli altri silenziatori il foro nei
diaframmi per il passaggio del proiettile è di ben 12 mm. contro i 9,5 prevedibili.
Silenziatore per Walther MPK
Il silenziatore Walther MPK è stato fabbricato dopo il 1963 per l’omonima arma. Consiste in un tubo di circa cm. 25 x
4,8, contenente un elaborato assortimento di parti geometricamente complicate: tubi, coni, cilindri, eliche, camere di
espansione. Il silenziatore è completamente costruito in alluminio e riduce lo sparo ad un suono paragonabile ad uno
smorzato battito di mani, seguito da un sibilo. La stessa Walther ha brevettato nel 1969 un altro silenziatore, studiato
dallo specialista Siegfried Hubner: trattasi sostanzialmente di un silenziatore a camere in cui la prima è studiata in
maniera da immagazzinare parte dei gas e lasciarli uscire solo quando la pressione interna nelle altre camere è scesa
oltre un certo valore.
Silenziatore di S. Hubner
Il silenziatore Beretta, costruito prima della seconda guerra mondiale, contiene numerosissimi (circa 60) diaframmi con
rilievi spiraliformi, separati di poco l’uno dall’altro, che creano forte turbolenza e dissipano il calore.
Fra altri tentativi famosi ricordiamo il silenziatore Westfall del 1914 (qui sotto)
con un sistema misto di molle e diaframmi e il silenziatore francese Unique (qui sotto) degli anni 50, per il calibro 22,
non molto efficiente. I modelli commerciali francesi sono in genere dei semplici tubi di una ventina di cm.di lunghezza
e 2,5 cm di diametro,con una prima camera di espansione lunga 1/3 e una diecina di camere di espansione che occupano
i restanti due terzi. L'attenuazione del suono non supera i 17 dB.
Il silenziatore della Heckler & Koch per la pistola mitr. MP5SD riunisce i diaframmi ad imbuto a camere di espansione
con rete metallica di raffreddamento. Attenua il suono di circa 20 dB.
Silenziatore Heckler & Koch
Qui sotto un altro modello tedesco della seconda guerra mondiale per il fucile K98. Un modello precedente aveva i coni
di deflessione con lamelle flessibili.
Chiudiamo questa breve rassegna con due dei tanti brevetti, assolutamente impossibili, con cui si è cercato di risolvere
il problema del silenziamento chiudendo la volata della canna subito dopo il passaggio del proiettile!
Tutti i silenziatori non incorporati all'arma vengono montati sulla canna dell’arma nei modi più svariati: o
semplicemente infilando l’attacco su di essa e fissandolo con una vite od una fascetta, o con un attacco a baionetta che
sfrutta lo zoccolo del mirino, o avvitandolo ad una filettatura già presente sulla canna o creata all’uopo. È anche
possibile che il corpo del silenziatore venga infilato sulla canna in modo da contenerla in parte.
Arma silenziata con silenziatore integrato
Diverse strutturalmente sono le armi silenziate in cui il silenziatore è integrato stabilmente nell’arma stessa, con
modifiche anche a parti dell’arma, il che consente di rendere l’arma più maneggevole, di aumentare lo spazio per far
espandere i gas e di diminuire la velocità del proiettile a valori subsonici, bucherellando la canna che entra in parte nel
corpo del silenziatore.
Per chi volesse affrontare il problema con maggior dettaglio, consiglio una visita all'archivio dei Brevetti negli Stati
Uniti. Le immagni e talvolta i testi sono in formato tiff e occorre un adeguato plugin per visualizzarle.
Acciarino a focile
Funzionamento generico:
1 - Si alza la batteria formata da copri-scodellino e martellina, e si versa il polverino;
2 - Si chiude lo scodellino con la batteria e si monta il cane che stringe la pietra focaia tra le ganasce;
3 - Azionando il grilletto, la batteria si rialza di quel tanto che serve per aprire lo scodellino, la pietra focaia percuote la
martellina e accende la carica.
Vi sono diversi tipi di acciarino (o piastra) a focile.
Il più antico è detto piastra a pietra focaia con martellina (o snaphance), nato poco dopo la metà del 1500. Azionando il
grilletto il copriscodellino si apre e la pietra sfrega contro la batteria della martellina, tenuta in posizione da una molla.
E' noto anche un tipo, detto baltico, in cui il copriscodellino deve essere aperto a mano.
L'acciarino alla fiorentina presenta un ingrossamento del collo del cane che impedisce alla pietra di ruotare fino a
colpire lo scodellino.
L'acciarino alla catalana, o micheletto, ha la molla del cane esterna e (con qualche variante), la batteria dritta è unita
al copriscodellino: la pietra, colpendo la batteria, la proiettava all'indietro scoprendo lo scodellino. Il cane presenta
talvolta una mezza monta di sicurezza.
L'evoluzione termina con l'acciarino alla moderna (1610) in cui batteria, martellina e scopriscodellinoi sono formati
da un unico pezzo ad L e il cane ha forma a collo di cigno.
Piastra a percussione
Fig.1: L'arma è stata caricata con polvere e palla
Fig.2: Viene inserito l'innesco sul luminello
Fig.3: Il cane percuote l'innesco e fa deflagare la polvere
È prevedibile che la nuova legge sull'aria compressa, quando sarà approvato il regolamento, porrà molti detentori nella
necessità di stabilire la potenza dell'arma posseduta. E non è facile trovare armieri con il cronografo.
Vi è però un metodo abbastanza semplice per misurare in casa propria la velocità del proiettile di un'arma ad aria
compressa, e cioè con il pendolo balistico.
Ho esposto ampiamente la teoria nella mia pagina Pendolo balistico, ma credo opportuno semplificare ulteriormente la
procedura per la sola aria compressa.
Ecco come procedere:
- prendere un pezzo di sapone da bucato di circa 150/200 grammi e pesarlo esattamente con una
bilancia di precisione (± 5 grammi al massimo);
- con due fili sottili da cucito sospenderlo ad un bastoncino tipo ago da maglia; la lunghezza totale del
pendolo così creato dovrà essere di almeno un metro;
- nella parte inferiore del pendolo, al suo centro, piantare uno spillo a cui poter legare un filo;
- sospendere il pendolo così creato a due sostegni fissi, in modo che possa oscillare liberamente;
- mettere in oscillazione il pendolo e contare il numero delle oscillazioni in un minuto primo; dividendo
per 60 si ottiene la durata in secondi di una oscillazione; se ora si fa il quadrato di questo valore e lo si
moltiplica per 0,248 si ottiene la lunghezza reale "l" del pendolo, in metri in relazione al suo
baricentro (sarà un valore vicino ad un metro); per maggior precisione si possono contare le
oscillazioni in due muniti e dividere per 120 oppure ripetere due o tre volte la misurazione e fare poi
la media dei valori;
- misurare la lunghezza effettiva "L" del pendolo in cm, dal centro del bastoncino di appoggio, alla
punta dello spillo
- da una fessura posta esattamente sotto lo spillo e al suo stesso livello, far uscire uno spago sottile o un
nastrino leggero e floscio e fissarlo alla punta dello spillo.
- da circa un metro di distanza (per evitare l'effetto del soffio di aria sparare con l'arma e un diabolo da
0,5 gr. contro la saponetta cercando di colpire il centro della faccia. Se non si riesce a colpire la
saponetta da un metro cambiare l'arma o il tiratore!
- per effetto del pallino il pendolo inizierà ad oscillare e trascinerà il nastrino fuori della fessura; la
prima oscillazione è la più ampia e il nastrino non può rientrare nella fessura,
- fermare il pendolo e misurare esattamente la lunghezza (arco, in cm) del nastrino dallo spillo fino alla
fessura; ricordare che un errore di mezzo cm nella lettura comporta un errore di 7-8 ms nella velocità;
- ripetere la misurazione due o tre volte;
-
con il valore (o media dei valori) così trovati si può calcolare l'angolo
dell'oscillazione che sarà dato da (360 . arco) / 6,28 . L
Si otterrà un valore attorno ai 15-20 gradi; con una qualsiasi calcolatrice scientifica calcolare il coseno (si può usare la
calcolatrice di Windows, visualizzazione scientifica, premendo il pulsante "cos"; si otterrà un valore di circa 0,9 - 0,95);
sottrarre questo valore da 1e si otterrà quindi un valore X di circa 0,05 - 0,1.
A questo punto siamo pronti per il calcolo finale da seguire così
- sommare il peso del pendolo in grammi al peso del diabolo e dividere il risultato per 0,5 (ancora il
peso del diabolo; se ha peso diverso, inserire il valore esatto)
- - moltiplicare 19,62 per "l" in metri e per X e estrarre la radice quadrata del risultato (sulla
calcolatrice cliccare la finestrella INV e poi x^2);
il risultato ottenuto è la velocità del pallino in ms. La velocità al quadrato moltiplicata per il peso del
proiettile e divisa per 2000 ci dà l'energia in Joules (si può più semplicemente moltiplicare 0, 00025
per la velocità al quadrato). L'arma non supera i 7,5 J se la velocità è inferiore a 173 ms. (meglio se
non supera i 165 ms per andare sul sicuro!).
Le Armi chimiche
In via generale per armi chimiche si intendono tutti gli aggressivi chimici e i mezzi usati o predisposti per consentire un
loro impiego militare efficace.
In ambito militare per mezzi chimici si intendono i prodotti chimici industriali destinati ad essere usati in operazioni di
combattimento, ed i mezzi tecnici, come bombe, granate, generatori di aerosol, mine, usati direttamente per distruggere
uomini o materiali. Rientrano in essi i mezzi incendiari, gli esplosivi, gli aggressivi chimici, i nebbiogeni, le sostanze
chimiche che agiscono sull'ambiente o comunque influiscono sulle condizioni di vita.
Aggressivi chimici
Sono sostanze chimiche industriali idonee all'impiego in combattimento. Esse vennero prodotte ed impiegate in grande
quantità nella prima guerra mondiale. Nel 1918 il 30% delle munizioni dell'esercito austro-ungarico erano caricate con
essi. Non hanno avuto grande influenza strategica, salvo che in episodi locali, perché non avevano comportato alcun
squilibrio di forze. Le perdite umane ammontarono a circa un milione di uomini, di cui circa il 10% mortali. Gli
aggressivi chimici sono vietato in base della convenzione dell'aia del 1907 e del protocollo di Ginevra del 1925, oltre
che da successive integrazioni.
Nella seconda guerra mondiale le forze in campo avevano predisposto l'impiego di aggressivi, ma non si arrivò ad un
loro impiego massiccio. Successivamente gli Stati Uniti hanno usato mezzi chimici in Vietnam, tra cui veleni contro le
piante, veleni irritanti, aggressivi psicotossici e, in casi isolati, anche aggressivi altamente tossici. Gli S.U. hanno
ratificato il protocollo di Ginevra solo nel 1974. Da allora si sono dedicati alla ricerca di nuovi prodotti, lo cosiddette
armi binarie. I prodotto diretti a distruggere alberi (defolianti) o culture di prodotti alimentari rientrano piuttosto nei
mezzi biologici, anch'essi proibiti da convenzioni. Talvolta sono state usate miscele di aggressivi per aumentarne
l'efficacia o l'immagazzinabilità. Ad esempio nella II G.M. l'Inghilterra studiò una miscela di Yprite e
Diisopropilfluorofosfato.
L'esperienza ha dimostrato che l'efficacia è spesso diminuita in relazione a condizioni meteorologiche o alla
configurazione del terreno. A seconda del tipo si raggiunge sul terreno una densità di veleno in relazione all' ambito di
impiego; altre volte vi è una esplosione primaria o una nube di detonazione con conseguenze dirette, fisiche o chimiche
sugli uomini a diretto contatto con esse. In caso di aggressivi altamente tossici , di inversione termica e di vento di 3-6
ms, si possono avere effetti nocivi fino a 20-50 km In caso di aggressivi altamente volativi possono formarsi delle
nuvole di condensazione con effetti successivi in luoghi diversi da quelle previsti. Infine la ricaduta al suolo di prodotto
può provocare un inquinamento che compromette l'utilizzabilità del terreno per successive utilizzazioni in
combattimento, per ore o giorni. Altri prodotti possono essere usati per il sabotaggio di riserve d'acqua o di scorte di
viveri o foraggi o di oggetti d'uso comune. Alcuni prodotti moderni non sono percepibili con l'olfatto e rendono quindi
necessari mezzi tecnici di rilevazione tempestiva.
Alcuni prodotti sono usati anche per usi di polizia (manganello chimico) e sono il CN e il CS.
Ecco la concentrazione letale, dopo un minuto di esposizione, di alcuni aggressivi
Nome
mg per m³
Fosgene (1915)
3200
Iprite (1917)
1500
Sarin (1939)
100
VX (1960)
36
EA 5774 (1970)
10
- Fosgene (ossicloruro di carbonio), come il difosgene e il cloro appartiene alla categoria dei gas asfissianti che
agiscono sui polmoni. Venne usato nella prima guerra mondiale per preparare il terreno al combattimento; esso infatti è
molto volatile e si disperde rapidamente dopo aver agito sul nemico
- Iprite, HD, gas mostarda; liquido con odore di senape che agisce sulla pelle; è scarsamente volatile e quindi agisce a
lungo sul terreno d'impiego. Sulla pelle e negli organi della respirazione provoca formazione di bolle, infezioni, necrosi
che guariscono lentamente e possono essere mortali. Alla dose di 0,03 mg per litro è mortale.
- Sarin, GB, Trilon 144, T144, aggressivo nervino già usato dall'esercito nazista. Agisce rapidamente già alla dose di
0,07 mg per litro d'aria, bloccando l'enzima della acetilcolesterinase con crampi, dolori, tremori, ecc. È un liquido
volatile e si disperde rapidamente nell'ambiente.
- VX, Estere di Tammelin, scoperto nel 1957 in Svezia, veleno nervino liquido da usare come aeresol; non evapora e
quindi rimane sul terreno per giorni e, in inverno, per mesi. Viene assorbito dalla cute o dalle vie respiratorie. Agisce
come il Sarin.
- Aggressivi binari: sono aggressivi chimici formati da componenti, per lo più innocui di per sé, che solo al momento
dell'impiego (esplosione di una bomba, ad es.) si combinano e diventano pericolosi. Essi facilitano la produzione, la
conservazione e il trasporto; inoltre i prodotti base non sono soggetti ai divieti internazionali di produzione di aggressivi
bellici; gli effetti solo analoghi a quelli dei veleni nervini
Sabotaggio chimico
Sono mezzi chimici usati per sabotaggio di acque, alimenti, materiali. Si usano sia tipici aggressivi chimici come il VX,
l'Irpite, il Soman, oppure veleni come gli alcaloidi, il fluoroacetato di sodio, il tetraetile di piombo e particolari tossine
come quella del botulino. In USA sono state sperimentati veleni come la ricina (semi del ricino) , la palitoxina
(anemone di mare) e la saxitosina (molluschi). Anche l'uso di questi prodotti è vietato da convenzioni internazionali.
Fitoveleni
Sono aggressivi diretti contro le piante. inizialmente usati come erbicidi e poi come defolianti o per distruggere
piantagioni. Alcuni inquinano l'ambiente per lungo tempo, altri creano danni dermatologici o sono cancrogeni o
teratogeni.
In base al colore delle taniche in cui erano contenuti in Vietnam, sono chiamati:
Agente blu, acido cacodilico, essicante di foglie e risaie.
Agente arancione, estere di butile, defoliante.
Agente porpora, estere di buitle, defoliante.
Agente bianco, sale di triisopropiplamina, defoliante ad azione prolungata.
Aggressivi irritanti
Sostante che provocano irritazione insopportabile alla pelle o alle mucose esposte. Le più note sono
Adamsite o DM, a base di Difenilaminacloroarsina, che agisce su naso e gola. È colorato in verde. Agisce in meno di tre
minuti alla "concentrazione da combattimento" con secrezione dalle mucose, dolore al torace, tosse, nausea e vomito,
dolore di testa, sensazione di panico; i sintomi durano alcune ore. CN, CAP, Sale O, cloacetofenone, che agisce sugli
occhi. È quindi un lacrimogeno. A dosi elevate (>10 mg per litro d'aria) può essere mortale, ma agisce già alla
concentrazione di 0,0003 mg per litro). CS, OSBM, CB, Clorobenzilidemalondinitrile, simile al CN; molto usato in
Vietnam contro i sotterranei dei Vietcong in cui veniva spruzzato con generatori portatili di aereosol (M-106, Mighty
Mite).
Per usi civili e di polizia si preferisce ora usare l'olio di peperoncino, privo di effetti secondari.Al riguardo si osservi
come per certe sostanze, come il CS o il CN, sia importante la concentrazione; in concentrazione molto diluita vengono
usati in bombolette spray per difesa personale o per usi di polizia e non possono più essere considerati aggressivi
chimici militari.
Sostanze psicotossiche
Sostanze allucinogene o psicomimetiche. Le più note sono lo LSD e lo BZ, 3-chinuclinidilbenzilato. Questo agisce alla
dose di 5-10 mg e provoca gravi disturbi di comportamento per oltre dodici ore.
Pioggia gialla (yellow rain)
Al tempo della guerra dei russi in Afganistan si erano verificate delle piogge di colore giallo, dannose per l'uomo, e si
era detto che si trattava di veleni sparsi dai Russi. Accurate indagini hanno dimostrato trattarsi di un fenomeno naturale.
Le grandi migrazioni di sciami di api del sud-est asiatico provocavano pioggia di polline ed escrementi contenenti un
fungo del genere Fusaria che secerneva una tossina, causa degli avvelenamenti.
Riporto qui una sintesi delle informazioni che vengono fornite ai militari italiani sull'argomento.
I tre argomenti da trattare quando si parla della difesa Nucleare -Biologica - Chimica sono:
o
o
o
Rivelazione
Protezione
Bonifica
La difesa dagliaggressivi chimici:
Gli aggressivi chimici hanno la proprietà di praticare negli uomini, lesioni di varia natura e tali da provocarne la morte o
menomarne l'efficienza per un periodo più o meno lungo. Rappresentano una minaccia estremamente pericolosa, sia per
la varietà di caratteristiche fisiche di azione, sia per la varietà di effetti che possono produrre.
CARATTERISTICHE DEGLI AGGRESSIVI CHIMICI
In relazione a:
Caratteristiche alternative
STATO FISICO
solidi, liquidi o gassosi.
RAPIDITA' DI EFFETTO
•
•
immediati (efficaci dopo pochi secondi)
differiti (efficaci dopo un certo tempo)
TEMPO DI PERMANENZA
•
•
persistenti (efficaci per ore o settimane)
non persistenti (efficaci per minuti)
La rivelazione Chimica:
o sensoriale (soggettiva)
o tecnica (oggettiva)
SENSI
OLFATTO
UDITO
VISTA
PERCEZIONI
percezione di odori inconsueti per l'ambiente e caratteristici degli
aggressivi
esplosione attutita di proietti, con emissione di vapori e poche
schegge
- goccioline non giustificabili sulla vegetazione o
chiazze scure sul terreno
- dense nuvole di vapori aderenti al suolo
- aereo che sorvola a bassa quota o che lascia
dietro a sé una nube tendente a cadere al suolo
Manifestazioni sintomatiche
Per la rivelazione individuale tecnica i soldati hanno una dotazione individuale costituita da 2 pacchetti di cartine M72 ; queste sono autoadesive e assorbenti e vengono applicate sullo strato esterno del' indumento. Quando vengono a
contatto con l'aggressivo chimico persistente (nervini e vescicanti) cambiano di colore :
- Iprite
rosso sangue
- Tabun, Sarin e Soman
- VX
arancione
verde scuro o nero
Il reparto specializzato ha in dotazione la cassetta rivelatrice aggressivi chimici RAC 83: rivela anche aggressivi
chimici gassosi.
Questa contiene anche un pompetta con la quale si aspira l'aria che va a passare attraverso delle piastrine che
contengono del GEL di silicio. Se l'aria contenesse un aggressivo chimico questo verrebbe assorbito dal GEL, il quale a
contatto con speciali reagenti chimici cambia di colore e rivela la contaminazione.
Protezione da aggressivi chimici
La dotazione individuale dei soldati consiste in:
- la maschera anti NBC
- l'indumento protettivo permeabile
Inoltre hanno in dotazione anche un corredo complementare costituito da:
- 3 sirette di solfato di atropina (contro i nervini)
- 1 blister di pastiglie anti-dolorifiche
- polveri anti-shock (da sciogliere in un litro d'acqua)
- una garza speciale per ustioni
Per la bonifica individuale sono dotati di polvere assorbente (bentonite d'alluminia).
Schema riassuntivo degli aggressivi chimici
Famiglia
NERVINI
Nome
Letalità
Persistenza
Effetto
Odore
Tabun, Sarin,
letali
semi persistenti
immediato
inodore
Soman;
persistente
VX
TOSSICI DEL
SANGUE
Acido cianidrico
letali
non persistente
immediato
mandorle amare
Cloruro di cianogeno
VESCICANTI
Iprite
letale
persistente
differiti
aglio o mostarda
SOFFOCANTI
Fosgene
letale
non persistente
differito
fieno marcio
INABILITANTI
BZ
non letali
non persistente
differito
sconosciuto
Vediamo ora in dettaglio i mezzi di protezione:
La maschera anti NBC:
- è costituita da 4 parti :
- il facciale
- il filtro
- la borsa
- la bardatura
Il filtro : si avvita alla maschera;
- è un recipiente troncoconico contenente carboni attivi impregnati di sostanze basiche finemente suddivise che
assorbono gli aggressivi chimici;
- ha una scadenza da osservare:
...se esposto all' Iprite o ai Nervini va sostituito dopo 43 ore continuate o frazionate; una volta aperto e contaminato il
filtro dura al massimo 5 giorni .
...se esposto all' acido cianidrico il filtro resiste ad un solo attacco, perché l'acido crea dei micro cunicoli nei carboni
attivi. Se non si cambiasse il filtro dopo il primo attacco un secondo attacco chimico sarebbe letale. Proprio per questo
motivo in operazioni i soldati sonoo dotati di 2 filtri.
L'indumento protettivo permeabile:
- è una dotazione individuale
- ha una durata standard di resistenza agli aggressivi chimici di 24 ore
- descrizione: guanti
sopracalzari
pantaloni
giaccone con cappuccio
L'indumento protettivo viene chiuso con una cerniera e con il velcro; alle estremità degli arti si stringe con il velcro.
Lo strato esterno è idro e olio repellente e inoltre protegge anche dal flash nucleare.
Lo strato interno è costituito da un tessuto al carbone attivo spugnoso, che ha il compito di assorbire aggressivi che
fossero riusciti a penetrare all'interno.
L'indumento protettivo impermeabile:
- è dotazione di reparto (specialisti)
- è tutto di un pezzo
- il tessuto è di gomma leggera
- è filtro pressurizzato (ventilazione all'interno)
RICHIAMI DI FISICA
La balistica è quel ramo della fisica meccanica che studia il moto dei proiettili. Appare opportuno
richiamarne, per completezza di trattazione, la terminologia ed i principi fondamentali di più diretto
impiego.
I corpi hanno la proprietà della mobilità e della inerzia.
Dicesi mobilità la facoltà dei corpi di poter occupare successivamente diverse posizioni nello
spazio. Un corpo può trovarsi in movimento oppure in stato di quiete o riposo.
Dicesi inerzia la proprietà per la quale un corpo non può da solo modificare il suo stato di quiete o
di moto.
Secondo il principio d'inerzia "lo stato di quiete o di movimento di un corpo abbandonato a se
stesso non può essere modificato che da una causa esterna agente sul corpo".
Forza è appunto la causa esterna capace di produrre o modificare un moto, cioè di vincere l'inerzia.
Gravità è la forza che fa cadere un corpo solido quando è liberamente abbandonato a se stesso e si
manifesta come peso sopra un appoggio che impedisce al corpo di cadere. La forza di gravità agisce
su tutte le singole molecole che costituiscono un corpo. Il punto invariabile di un corpo, per cui
passa la risultante di tutte le azioni eguali e parallele che la gravità esercita sulle diverse molecole è
detto centro di gravità.
Il movimento di un corpo è caratterizzato dalla traiettoria e dalle leggi del moto.
Traiettoria è la linea continua costituita dalle diverse posizioni occupate dal centro di gravità del
corpo in tempi successivi (può essere rettilinea, curvilinea, ecc.).
Direzione del moto, in un punto qualunque di una traiettoria curvilinea, è la direzione della
tangente alla traiettoria in quel punto.
Legge del moto è la relazione che esiste tra gli spazi percorsi dal corpo ed i tempi impiegati a
percorrerli.
Il moto può essere uniforme o vario.
Si dice che un corpo possiede moto uniforme quando in tempi eguali e successivi, comunque
piccoli, percorre spazi eguali e nella stessa direzione; vale a dire che gli spazi percorsi dal mobile
sono proporzionali ai tempi impiegati a percorrerli.
Dicesi velocità di un moto uniforme lo spazio percorso dal mobile nell'unità di tempo.
La formula del moto uniforme è
S = Vt da cui V =S/t e t = S/V
Nella rappresentazione grafica con assi cartesiani il moto uniforme è rappresentato da una linea
retta.
Ogni moto non uniforme è "vario". In esso il rapporto spazio/tempo, cioè la velocità, varia nel
periodo considerato.
Poiché la velocità varia da un istante all'altro, non potrà più parlarsi di velocità in genere, ma di
velocità istantanea (vale a dire la velocità del mobile in un determinato istante, ovvero velocità che
il mobile avrebbe in quel momento se cessasse ogni variazione di rapporto spazio temporale ed il
moto diventasse uniforme), e velocità media in un dato intervallo di tempo, (vale a dire la velocità
riferita al moto uniforme, con il quale il mobile percorrerebbe lo stesso spazio durante lo stesso
tempo).
Il moto vario è accelerato se la sua velocità cresce col tempo, ritardato se decresce.
Se la velocità cresce o decresce proporzionalmente al tempo, il moto dicesi uniformemente
accelerato o ritardato.
Accelerazione dicesi la misura costante di cui la velocità cresce o decresce durante ogni unità di
tempo. Essa è positiva nel moto uniformemente accelerato, negativa nel moto uniformemente
ritardato.
Indicando con "a" l'accelerazione e con "Vo " la velocità iniziale, la velocità finale "V" sarà data da
V = Vo + at per il m.u. accelerato
V = Vo - at per il m.u. ritardato
Se il corpo parte dallo stato di quiete, si ha Vo = 0 e quindi V = at
Graficamente, la curva delle velocità nel moto uniformemente vario è una linea retta. La curva degli
spazi è una parabola.
Le formule che descrivono il moto uniforme vario sono riportate nella tavola che segue.
MOTO UNIFORMEMENTE ACCELERATO O RITARDATO
NOTA: Nella prima riga sono riportate le formule per il moto accelerato senza velicità iniziale
Nella seconda riga quelle con velocità iniziale.
Nella terza le formule per il moto uniformemente ritardato.
Se in luogo dell'accelerazione -a- si pone la gravità -g- e in luogo di -S- si pone l'altezza di caduta H-, le formule risolvono problemi relativi alla caduta dei gravi (m. u. accelerato) o al lancio dei
gravi verso l'alto (m. u. ritardato). Le relazioni tra le forze ed i movimenti che esse causano sono
studiate dalla dinamica.
Leggi fondamentali della dinamica sono
LEGGE DI INERZIA (Keplero): un corpo in riposo non può mettersi da sé in movimento. Un corpo
materiale in movimento non può da sé modificare la misura né la direzione della propria velocità.
Da un diverso punto di vista si può dire che un corpo che non subisce influenze esterne non può
essere che in quiete o animato da moto rettilineo uniforme.
UGUAGLIANZA DELL'AZIONE E DELLA REAZIONE (NEWTON): tutte le volte che un corpo
agisce su di un altro corpo rigido, questi reagisce sul primo con una forza uguale di senso contrario.
MOVIMENTI RELATIVI (Galileo): L'effetto di una forza su di un corpo è indipendentedal
movimento anteriormente posseduto dal corpo stesso. Una forza costante che agisce su di un corpo
può dar luogo a tre diversi tipi di movimento:
a) agendo su di un corpo libero in quiete, gli imprime un moto rettilineo uniformemente accelerato;
b) agendo su di un corpo animato di velocità iniziale e nella stessa direzione, gli imprime un
movimento rettilineo uniformemente accelerato;
c) agendo su di un corpo animato da una velocità iniziale avente diversa direzione, gli imprime un
moto parabolico.
La gravità è una forza che può ritenersi costante: perciò un corpo nel vuoto cadrà con moto
uniformemente accelerato. I problemi relativi alla caduta dei corpi nel vuoto saranno quindi
risolvibili con le formule della tabella 1 sopra riportate in cui l'accelerazione "a" sarà rappresentata
dalla gravità "g".
La gravità è misurata dal doppio dello spazio percorso dal corpo durante il primo secondo di caduta
ed il suo valore medio sul livello del mare è di m. 9,81 al secondo per secondo.
I valori effettivi variano da 9,781 all'equatore a 9,831 ai poli.
Dalla formula V = Vo - gt si ricava che un corpo lanciato in alto si arresta dopo un tempo t = Vo/g
Inserendo questo valore di t nella formula
H = Vot – (gt²/2)
si ricava che il corpo si arresterà dopo aver percorso lo spazio
H = Vo²/2g
Esempi: Un sasso raggiunge il fondo di un pozzo dopo 5". Quanto è profondo il pozzo, trascurando
la resistenza dell'aria?
H= 9,81 x 5²/2 = 122,62 m
Un sasso è lanciato in alto con velocità iniziale di 49 m/sec. Quale altezza avrà raggiunto dopo 3" e
quale sarà l'altezza massima raggiunta?
H= 9,81 x 3²/2 = 102,85 m
Il tempo in cui si arresterà
t= 49/9,81 = 5"
L’altezza massima sarà 49²/ (2 x 9,91) = 122,6 m
Quando più forze agiscono simultaneamente su di un corpo, ognuna di esse opera effetti
indipendenti dalle altre. Se una delle forze F è il peso P del corpo, l'accelerazione corrispondente
sarà quella "g" dovuta alla gravità sicché
F = Pa/g
vale a dire che il valore della forza è misurato dal peso del corpo moltiplicato per il rapporto fra
accelerazione "a" dovuta alla forza e quella "g" dovuta alla gravità.
Massa è il rapporto fra il peso del corpo e l'accelerazione di gravità
M =P/G da cui P= Mg
o, in generale,
F = Ma
Il prodotto Ma rappresenta la misura dinamica di una forza: l'intensità di una forza è uguale al
prodotto della massa del corpo a cui è applicata per l'accelerazione del movimento che essa
produce.
Esempi: Sopra un corpo che pesa 300 Kg. agisce una forza costante che produce l'accelerazione di 3
m/sec². Determinare F
F = 300 x 3 / 9,81 = 91,74 kg
-Che accelerazione produrrà su di un corpo pesante 500 kg. una forza costante di 50 kg?
a = 50 x 9,81 / 500 = 0,981 m/sec
-Che forza ha agito su di un corpo pesante kg.2000 per farlo passare in 15" dalla velocità di 10
m/sec alla velocità di 115 m/sec. ?
V= Vo + at; 115 = 10 + 15a; a = 7 m/sec
F = 200 x 7 / 9,81 = 1427 kg
L'unità di massa è quella di un corpo al quale la forza di un kg. imprime l'accelerazione di 1 m/sec².
L'unità di forza è quella forza che agendo sull'unità di massa le imprime l'accelerazione di 1 m/sec² .
La "quantità di moto" di un corpo in movimento è il prodotto MV della sua massa per la velocità
che esso possiede nell'istante considerato.
Da ciò il principio importantissimo che le velocità impresse da una stessa forza a corpi di massa
diversa sono inversamente proporzionali alle masse dei corpi ed ancora, che quando una
determinata forza agisce per lo stesso tempo su corpi di massa diversa, la quantità di moto è la
stessa; in pratica quello che si guadagna in massa posta in movimento, si perde in velocità e
viceversa.
Una forza quindi imprime a due corpi di peso diverso velocità inversamente proporzionali ai
rispettivi pesi:
V : V’ = P’ : P
Una forza imprime a due corpi di peso diverso accelerazioni inversamente proporzionali alle
rispettive masse.
M : M’ = a’ : a
L'impulso è il prodotto di una forza per il tempo durante il quale essa agisce. L'impulso di una forza
costante agente su di un corpo che parte dalla quiete è eguale alla quantità di moto
Ft = MV
Non esistono forze istantanee.
Forza di inerzia è quella forza contraria alla forza F e capace di equilibrarla.
Il lavoro di una forza costante applicata ad un corpo è dato dal prodotto dell'intensità della forza
agente nel senso del moto per lo spazio percorso dal corpo
L = FS
Unitàdilavoroèil chilogrammetro(kgm )che corrisponde al sollevamento del peso di un kg.
all'altezza di un metro. Questo valore è indipendente dalla durata, cioè dal tempo impiegato a
compiere il lavoro.
Nel nuovo sistema di unità di misura si usa il Joule; 1 kgm = 9,81 J
Forza viva: se un corpo è dotato di moto di traslazione, dicesi forza viva il prodotto della sua massa
per il quadrato della sua velocità M.V².
Affinché un corpo di massa M dalla quiete venga messo in moto con una data velocità V, occorrerà
spendere, un lavoro eguale alla metà della forza viva
L = MV²/2
detto anche energia cinetica.
Se il corpo già possedeva una velocità iniziale V si avrà
L = M(V² - Vo²)/2
Inversamente, un corpo in movimento che si ferma è capace di produrre un lavoro. eguale a quello
speso per metterlo in movimento e per fargli acquistare la velocità prima posseduta.
URTO DEI CORPI
Teorema di Carnot: nell'urto tra corpi anelastici o molli si verifica sempre una cessione di forza viva
e perciò di lavoro; nello urto tra corpi perfettamente elastici non vi è perdita di forza viva e non si
perde quindi lavoro. Nell'urto tra due corpi M e M' molli che si muovono nella stessa direzione con
velocità V e V', la velocità comune Vo dopo l'impatto sarà
Vo = (MC+ M’V’)/(M+M’)
Se i corpi si muovono in senso contrario si avrà
Vo = (MV – MV’)/(M+M’)
e quindi in generale
Vo = (MV± M’V’)/(M+M’) = (PV± P’V’)/(P+P’)
Se uno dei due corpi è fermo e quindi V' = 0 si avrà
Vo = MV/(M+M’)
Nell'urto diretto fra corpi elastici, in pratica, vi è uno scambio di velocità. La perdita di velocità
subita dal corpo urtante è doppia di quella che avrebbe subito se il corpo fosse stato anelastico; la
velocità acquistata dal corpo urtato è doppia di quella che avrebbe acquistato se fosse stato
anelastico. Dati quindi i due corpi elastíci A e B che si muovono stessa direzione con velocità V e
V' , le velocità Va e Vb dopo l'urto, e con Vo la velocità che avrebbero acquistato se anelastici, sarà
Va = 2V0 – V e Vb = 2V0 – V’
Se le masse dei due corpi fossero eguali, si avrebbe un esatto scambio di velocità; se il corpo urtato
fosse fermo e di egual massa di quello che lo investe, si arresterebbe, mentre quello urtato si
muoverebbe con la velocità del primo.
Conversione di misure anglosassoni
moltiplicando
cm
pollici
metri
piedi
metri
yarde
metri
km
miglio
miglio mar.
m/s
ft/s
m/s
km/h
ft/s
m.p.h.
cm²
sq.in.
m²
s q. ft.
cm cub
cu.in.
dcm cub
cu.ft.
metro cub
1 (litro)
grammo
gr.(grano)
grammo
drs
grammo
oz
kg
lb
t(tonnellate)
ton.
kgm.
ftlb.
at (kg/cm²)
psi
per
0,3937
2,540
3,2808
0,3048
1,0936
0,914
39,37
0,6214
1,6093
1,852
3,2808
0,3048
3,60
0,2778
0,6818
0,447
0,1550
6,4516
10,764
0,0929
0,061024
16,387
0,0353
28,317
35,315
1,76
15,432
0,0648
0,564
1,772
0,0353
28,349
2,2046
0,45359
0,9842
1,016
7,233
0,1383
14,227
0,0703
si ottiene
pollici
cm
piedi
m
yarde
m
pollici
miglia
km
km
ft/s
m/s
km/h
m/s
m.p.h.(miles per hour)
m/s
sq.in.
cm²
sq. ft.
m²
cu.in.
cm cub
cu.ft.
dcm cub
cu.ft.
pinte
grs (grani)
grammo
drs (dracme)
grammo
oz (once)
grammo
lbs (libbre)
kg
ton
t
ft.lb.
kgm
psi(pounds/square inch)
at
BALISTICA ESTERNA
Nomenclatura della traiettoria
Traiettoria è la linea curva percorsa nello spazio dal centro di gravità del proiettile durante il suo
movimento.
O Origine della traiettoria; è il centro della bocca dell'arma (volata) al momento
della sparo.
B Punto di arrivo e cioè il bersaglio mirato; è il punto in cui la linea di sito interseca
la traiettoria.
C Punto di caduta; corrisponde all'intersezione del ramo discendente della traiettoria
con la linea di orizzonte dell'arma. Può coincidere con il punto B se questo si trova
sulla linea di orizzonte.
V Vertice della traiettoria, cioè il punto più alto che la divide nel ramo ascendente
(OV) e nel ramo discendente (VC).
OP Linea di proiezione; è il prolungamento dell'asse della canna al momento in cui
il proiettile abbandona l'arma; in termini geometrici è la tangente all'origine della
traiettoria.
OT Linea di tiro. È il prolungamento dell'asse della canna puntata, prima dello
sparo; passerà nella posizione P per effetto del rilevamento.
OB Linea di sito di un punto B della traiettoria; è la retta che congiunge l'origine
della traiettoria col punto stesso; è cioè la linea retta che congiunge la volata con il
bersaglio.
x Ascissa di un punto B (ad es. OM), è la distanza del punto B dall'origine misurata
sull'asse orizzontale.
xo Ascissa al vertice (ON).
X Gittata OC, è la distanza tra l'origine e il punto di caduta.
Y Altezza della traiettoria o ordinata massima o ordinata al vertice; è il punto della
traiettoria più alto sulla linea dell'orizzonte.
h Ordinata di un punto B (es. BM), è l'altezza del punto B rispetto all'orizzonte.
BOC Angolo di sito ε .
POB Angolo di partenza γ .
POC Angolo di proiezione φ compreso fra la linea di proiezione e l'orizzonte .
POT Angolo di rilevamento ρ ; è l'angolo formato dalla linea di proiezione con la
linea di tiro.
TOB Angolo di elevazione α ; è l'angolo formato dalla linea di tiro con la linea di
sito e corrisponde al cosiddetto alzo.
TOC Angolo di tiro ι che la linea di tiro forma con l'orizzonte.
OCR Angolo di caduta ω è l'angolo acuto formato dalla tangente alla traiettoria nel
punto di caduta con la linea d'orizzonte.
OBL Angolo di arrivo θ ; è l'angolo formato dalla tangente alla traiettoria con la
linea di sito nel punto di arrivo B; non confonderlo con l'angolo di impatto che è
l'angolo formato dalla tangente alla traiettoria con il terreno nel punto B e dipende
perciò dall'andamento del terreno.
***
La balistica è quel ramo della fisica che studia il moto dei proiettili che avviene all'interno della
canna dell'arma (balistica interna), nello spazio esterno (balistica esterna) e, infine, entro il bersaglio
colpito (balistica terminale).
Nello spazio esterno il proiettile percorre una traiettoria che è il risultato di tre distinte forze (qui
trascurando dati che interessano solo per missili o proiettili a lunghissima gittata): l'impulso iniziale
che gli imprime un moto uniforme e rettilineo, la resistenza dell'aria che si oppone ad esso in senso
contrario, la forza di gravità che tende a far cadere il proiettile verso il suolo con moto
uniformemente accelerato.
La resistenza dell'aria assume un ruolo rilevante per proiettili veloci e quindi, per proiettili molto
lenti (artiglierie antiche, frecce, sassi) può essere pressoché trascurata (per un mortaio ottocentesco
la differenza rispetto alla traiettoria nel vuoto era soltanto del 10%).
Il calcolo del moto di un proiettile nel vuoto è alquanto semplice.
ricaviamo che dopo un secondo (t) il proiettile sarà caduto dello spazio s fino al punto A, dopo due
secondi fino al punto B, dopo tre secondi fino al punto C, e così via. Collegando tutti i punti A, B,
C, ... si ottiene la traiettoria percorsa dal proiettile. Essa è rappresentata da una parabola simmetrica
in cui l'angolo di partenza è eguale all'angolo di caduta, la velocità iniziale è eguale alla velocità
finale e il vertice la divide in due rami simmetrici. Essa può essere calcolata conoscendo solo i
parametri V (velocità iniziale) e (angolo di partenza).
La gittata X si ottiene dalla formula
da cui si deduce che la gittata massima si ottiene con un angolo di partenza di 45° quando il valore
del seno dell'angolo è eguale ad uno; il che significa, ad esempio, che, trascurando la resistenza
dell'aria, una freccia lanciata alla velocità di 100 m/s arriva al massimo alla distanza di 1019 metri.
Il tempo di volo del proiettile fino ad una data distanza è dato da
Quando il moto del proiettile invece che nel vuoto avviene nell'aria, assume importanza
fondamentale la forza ritardatrice dovuta alla resistenza del mezzo. Un proiettile cal. 9 Para con V0
= 330 m/s, che nel vuoto avrebbe una gittata massima di 11.100 metri, nell'aria ha una gittata
massima di circa 1500 metri; un proiettile di moschetto è assoggettato ad una forza ritardatrice che
riduce la sua velocità finale ad 1/6 di quella iniziale. La traiettoria percorsa non è quindi simmetrica,
ma ad un ramo ascendente più lungo, segue un ramo discendente più curvo e corto così che l'angolo
di caduta è maggiore dell'angolo di partenza.
In linea generale la traiettoria è tanto più curva quanto più lento è il proiettile per il fatto che la forza
di gravità agisce più a lungo. Il peso del proiettile, a parità di velocità, non incide sulla maggiore o
minore curvatura della traiettoria ed in teoria, a parità di forma e di velocità iniziale, il maggior peso
rende più tesa la traiettoria, sia pure in misura trascurabile alle distanze venatorie (infatti se il
proiettile pesa di più, a parità di calibro aumenta la sua lunghezza e la densità sezionale e migliora
quindi il suo comportamento balistico). In pratica però, specie nelle armi leggere, il proiettile più
pesante viene sparato a velocità inferiori rispetto ad un proiettile leggero, con la conseguenza che la
sua traiettoria sarà meno tesa.
Il calcolo della resistenza dell'aria e della relativa ritardazione, è semplice per velocità inferiori ai
200 m/s per cui si può assumere che la resistenza vari con tasso inferiore al quadrato della velocità,
ma diventa difficile a velocità superiori in cui essa varia con un tasso assai maggiore, con
un'impennata per velocità prossime al muro del suono, ed è influenzata da numerosi fattori, quali la
densità dell'aria alle diverse altezze raggiunte (e con il variare della densità varia la velocità del
suono e quindi la ritardazione), i moti di oscillazione e di precessione del proiettile durante il volo,
ecc. Ovviamente poi la resistenza varia a seconda della forma più o meno aerodinamica del
proiettile e risultati precisi si possono ottenere solo su basi sperimentali, redigendo per ogni
proiettile apposite tavole di tiro, cosa che fa ogni esercito per le sue artiglierie.
Per calcoli di una certa approssimazione, si sono però studiate delle leggi generali di resistenza
dell'aria, più che sufficienti per scopi pratici: dopo aver tracciato sperimentalmente le curve della
resistenza dell'aria riferite a diversi tipi di proiettile, si è ricavata una curva intermedia teorica o
riferita ad un proiettile tipo; da questa, introducendo un coefficiente (coefficiente balistico, ricavato
dal suo calibro e dal suo peso, integrato dal coefficiente di forma "i", ricavato dalla forma del
proiettile), che indicano il rapporto tra proiettile tipo e proiettile in esame, si risale ai valori reali.
La formula per il coeff. balistico è data da
in cui il calibro C è espresso in millimetri. Il valore di i è il dato più difficile da calcolare anche
perché varia in relazione alla velocità; in via di prima approssimazione si può ritenere che esso vari
da 0,44 per proiettili appuntiti, tipo quelli per moschetto militare, a 1 - 1,2 per proiettili da pistola o
rivoltella, fino a 3 - 4 per proiettili cilindrici (wad cutter).
In tempi più recenti in luogo del concetto di coefficiente balistico si è introdotto quello di
coefficiente aerodinamico Cx che per i proiettili varia da 0,1 a 0,5. Anch'esso non è costante, ma
varia in relazione alla velocità espressa in Mach.
Il calcolo di una traiettoria di un proiettile moderno è comunque estremamente complicato e
richiede l'impiego di matematiche superiori. Si può ovviare con l'impiego di metodi grafici o di
tavole di ritardazione già compilate, ma si tratta comunque di attività laboriose. Attualmente sono in
commercio numerosi programmi di balistica per computer, limitati però a traiettorie di pratico
impiego, di poche centinaia di metri e tese, in cui l'angolo di proiezione non supera i 5°.
La gittata massima
Non è possibile indicare una semplice formula matematica che consenta di calcolare con buona
approssimazione la gittata massima di un proiettile, cioè la massima distanza a cui il proiettile può
arrivare nella migliore delle ipotesi.
In via molto approssimata può usarsi la mia formula
in cui P è il peso in grammi, V la velocità in m/s, C il calibro in millimetri ed i il fattore di forma.
Essa è valida principalmente per proiettili oltre i 10 mm
Un'altra formula approssimativa richiede la conoscenza della velocità iniziale e della velocità
residua ad una data distanza y.
La gittata massima sarà data da
in cui k è un coefficiente pari a 300 per proiettili da pistola e 400 per proiettili per fucile
Nel vuoto, come detto, la gittata massima si ha con un angolo di proiezione di 45°. Nell'aria l'angolo
è inferiore (salvo il caso di proiettili di grosso calibro con velocità iniziale superiore a 1400 m/s che
viaggiano per un tratto negli strati alti dell'atmosfera) e, per proiettili di armi portatili l'angolo
ottimale è compreso tra i 30° ed i 35°, tenendo però presente che la gittata non cresce di molto oltre
un certo angolo; così, ad es., un proiettile militare cal. 7,62x54 che con un angolo di 35° raggiunge
la gittata massima di 3650 m., con un angolo di 19° raggiunge una gittata di circa 3500 m, inferiore
di soli 150 m.
Per un orientamento generale si riportano le gittate massime dei più comuni proiettili per armi
leggere.
Calibro
4,5 mm aria compressa
4,5 mm aria compressa
6/9 mm Flobert
.22 corto
.22 Long Rifle
Velocità m/s
120/165
200/250
225
260
350
Gittata in m.
100/150
200/300
700
1000
1370
.22 Long Rifle HS
.22 Winch. Magnum
243 Winch.
6,35 mm
7,65 mm
9 mm corto
9 mm Para
.45 ACP
30 M1Carb.
7x70 mm
8x57 mm JS
6,5x57 mm
7x57 mm
6,5x68 mm
370
610
1070
220
285
285
350
300
600
830
830
1020
850
1150
1500
1800
3200
800
1300
1300
1700
1620
2000
3500
3500
4000
4500
5000
Siccome la mia formula non è il massimo per precisione, riporto un utile nomogramma che
consente di calcolare i valori per la gittata massima. Non va bene per piccoli proiettili, perché il
valore di ingresso nella tavola è troppo piccolo.
Nomogramma per la gittata massima, tempo di volo e angolo di proiezione
Il seguente nomogramma, tratto dal manuale della Rheinmetall, consente di calcolare graficamente
e con buona approssimazione la gittata massima in relazione a calibro e peso del proiettile ed alla
velocità iniziale.
Esso è basato su di un proiettile teorico (legge di resistenza della Rheinmetall) con Cx= 2 alle basse
velocità, e Cx = 4 alle velocità supersoniche.
In rapporto alle leggi di resistenza su cui si basano le tavole usuali (Siacci, Saengewald) si ha i=1
fino alla velocità di 320 m/s; da 360 m/s in poi si può assumere i=1,5
In relazione alla gittata massima individuata si può leggere poi e l'angolo di proiezione che consente
di ottenerla e il relativo tempo di volo.
Facendo un esempio pratico, si procederà così: Calibro 26 mm (raggio 13 mm)
Peso
440 gr.
Vo
600 ms
Occorre trovare il valore da 0 a 40 con cui entrare nella tavola ed esso sarà dato dal fattore di forma
i diviso per la densità sezionale Q (kg/mq); se il proiettile ha forma standard i=1 il valore ricercato è
dato dal valore reciproco di Q. La superficie della sezione sarà data da 3,14 x 13² = 530 mmq e
quindi il valore ricercato, moltiplicato per 10 al fine di eliminare inutili virgole, sarà dato da
10* i / (440/530)= 12
Se ora dal valore 12 eleviamo una perpendicolare fino ad incontrare la linea continua per il valore di
600 ms, troviamo che l'incrocio avviene ad un valore di gittata massima pari a 8 Km. Lo stesso
punto di incrocio ci dice che l'angolo di proiezione che consente la gittata massima è di circa 41° e
che il tempo di volo è di circa 45 secondi.
Il nomogramma va stampato con buona definizione ed in formato A4 e perciò lo unisco zippato.
Il tiro verticale
Un proiettile sparato verticalmente verso l'alto raggiunge un'altezza pari a circa il 70% della gittata
massima. Nel ricadere verso il basso il proiettile aumenta progressivamente la sua velocità, come
qualsiasi corpo in caduta libera, finché la ritardazione dovuta alla resistenza dell'aria non eguaglia la
forza di gravità; da quel momento la velocità del proiettile rimane costante (velocità limite). Se il
proiettile è stato sparato proprio verticalmente, e quindi non compie alcuna traiettoria, ricadrà con il
fondo piatto verso il suolo e offrirà una grande resistenza all'aria così che la sua velocità finale sarà
di circa 30-50 m/s, non idonea a provocare lesioni ad una persona. Se è stato sparato con un piccolo
angolo rispetto alla verticale, si capovolge e ricade con la punta in avanti; un proiettile di pistola
può raggiungere i 100 m/s e uno di moschetto i 180 m/s, del tutto idonei a provocare gravi lesioni
(si consideri che quest'ultimo può ancora penetrare per 30-40 cm nel corpo umano).
Il proiettile ricade in genere nel raggio di una decina di metri dal tiratore, ma può essere spostato dal
vento anche di 200 metri. Il tempo che un proiettile di moschetto impiega a ricadere è di circa 30
secondi se con la punta in avanti e di oltre il doppio se è capovolto, il che può dar luogo a ferite
apparentemente inspiegabili.
L'influenza del vento
L'influenza del vento che spira a favore o contro il proiettile può essere trascurato per le normali
distanze d'impiego delle armi leggere. Ha invece un'influenza significativa quando soffia
trasversalmente alla traiettoria. Il calcolo può essere solo molto approssimativo poiché il vento non
è costante, ma soffia a raffiche e non ha velocità costante poiché essa varia in relazione ad ostacoli
ed alla distanza dal suolo. Supposto comunque che si possa ipotizzare una certa velocità e che il
vento soffi perpendicolarmente alla traiettoria, trova applicazione la formula di Didion la quale ci
dice che lo spostamento D, in metri, del proiettile dal punto mirato, ad una data distanza X, è dato
dalla velocità del vento W moltiplicata per la differenza tra tempo di volo nell'aria T e tempo di
volo nel vuoto per il valore di X considerato, e cioè
A titolo di esempio si consideri che un vento di 10 m/s (vento sensibile che alza polvere e piega
alberelli), sposta un proiettile di fucile militare, su di un bersaglio posto a 300 metri, di circa 50 cm.
Se il vento non è perpendicolare ma forma un certo angolo "α " con la traiettoria, il risultato D
dovrà essere moltiplicato per il valore di cos2α .
Densità dell'aria
La densità dell'aria determina la resistenza al moto del proiettile e, come si è visto, entra in tutte le
formule concernenti la resistenza dell'aria Essa varia in relazione alla temperatura ed alla pressione
atmosferica e, in misura minore in relazione all'umidità.
Con formula molto approssimata, la densità dell'aria, che viene essere assunta pari a 1,225 kg/mc
nell'atmosfera standard al livello del mare ed alla temperatura di 15 gradi, può essere calcolata con
la seguente formula, nota la temperatura e la pressione atmosferica in millimetri di mercurio,
Ricordo che la pressione in mm di mercurio si ottiene moltiplicando la pressione in millibar per
0,75 e che la temperatura, in linea di massima, diminuisce di 0,65 gradi quando si sale di 100 metri.
Quando non si conosce la pressione atmosferica ma solo l'altitudine H del luogo ove si sviluppa la
traiettoria del proiettile, la formula di cui sopra diventa
Per gli usi normali di un'arma nelle nostre regioni, la densità dell'aria può però essere trascurata
dallo sparatore; in genere la diminuzione di densità dovuta al crescere dell'altitudine, viene
compensata dalla diminuzione di temperatura e, comunque, il fatto di sparare in un'atmosfera meno
densa, come avviene in alta montagna, comporta un miglioramento della traiettoria che sarà più
tesa.
La derivazione del proiettile
Una canna rigata ha al suo interno le cosiddette righe che, come la filettatura di di una vite, si
sviluppano con un certo passo (tratto di canna in cui il proiettile compie una intera rotazione su se
stesso)e con un certo angolo di rigatura (inclinazione della rigatura rispetto all'asse longitudinale
della canna); il rapporto che lega l'angolo di rigatura con il passo è dato dalla formula
in cui P indica il passo espresso in calibri.
La velocità di rotazione dei proiettile è data dalla formula
in cui v è la velocità alla bocca.
La rotazione del proiettile nell'aria provoca l'insorgere di forze, dovute all'effetto Magnus e
all'effetto giroscopico che spostano il proiettile lateralmente. Fino ad angoli di elevazione non
superiori a 60-70 gradi gradi lo spostamento è vero destra se la rigatura è destrorsa, verso sinistra se
la rigatura è sinistrorsa. Al di sopra dei 70 gradi la direzione dello spostamento diviene oscillante e
dopo gli 80 gradi si inverte (a sinistra per rigatura destrorsa.)
Per gittate brevi questa derivazione del proiettile viene corretta mediante la taratura dei congegni di
mira. In armi in cui non vi sono congegni di mira, oppure per distanze che superano quella per cui i
congegni sono tarati, occorre tener conto della derivazione, per nulla trascurabile e che, con buona
approssimazione è data dalla formula
in cui X è la gittata in metri e l'angolo è quello di proiezione.Il risultato D è espresso in metri.
Un'altra formula, ancora più approssimata ci dice che la derivazione, in metri, è pari a 0,11
moltiplicato per il tempo di volo al quadrato (il valore 0,11 è un valore medio che andrebbe
calcolato per ogni proiettile).
Raccolta di formule approssimate
Qui di seguito riporto alcune formule molto approssimative che consentono di ottenere valori
orientativi partendo da altri valori noti.
1) Ordinata per una distanza x non troppo grande
2) Angolo di proiezione nota la gittata massima
3) Angolo di proiezione noto il tempo di volo
4) Ordinata massima
5) Ordinata massima noto il tempo di volo (formula di Haupt)
6) Ordinata massima noti gittata e angoli di partenza e caduta
7) Ascissa del vertice nota la gittata
8) Ascissa del vertice nota la gittata e la velocità iniziale
9) Ascissa del vertice noti la gittata, l'ordinata e l'angolo di partenza
10) Velocità del proiettile al vertice
11)Angolo di caduta noti tempo di volo, gittata e velocità di caduta
12) Angolo di caduta noti gittata, ordinata e angolo di partenza
13) Velocità di caduta
Tavola di raffronto tra i valori calcolati con le formule approssimate e i valori effettivi
Cal. 8x57
Cal 9 Para
Cal.7,5 cm =10°
Cal.7,5 cm =40°
calcolato esatto
calcolato esatto
Formula
calcolato esatto
1
y
3
φ
2°47'
4
yv
38 m
5
"
6
3°7'30"
calcolato esatto
79,3
79
9°48'
11°
10°2'
10°
45°8'
40°
41
94
85
99,3
99
1251
1251
37,95
41
82
85
101
99
1237
1251
"
36
41
82
85
99
99
1255
1251
7
xv
1100 m
1168
660
740
1188
1102
2980
2833
8
"
1151
1168
639
740
1136
1102
2850
2833
9
"
1250
1168
737
740
1101
1102
2854
2833
10
Vv
240
239,6
170
170
11
ω
6°38'
6°6'
24°36'
25°
10°54'
10°50'
54°
45°25'
12
"
9°20'
6°6'
27°34'
25°
10°48'
10°50'
45°45'
45° 25'
13
Vc
253 m/s
245
89
81
241
230
209
208
14
X-x
345
349
1298
1466
15
"
340
349
1298
1466
16
h
66
55
1084
1029
17
t
7",6
7",47
23"
22",35
18
T
5",7
5",51
8",6
8",1
8",8
9"
23"
31",92
19
T
5",22
5",51
7",6
8",1
9",75
9"
33",7
31",92
20
y
41,37m
41
101
85
99
1235
1231
99
IL COEFFICIENTE BALISTICO
Nella pagina dedicata alla balistica esterna abbiamo già visto che cosa si intenda per coefficiente
balistico (Cb). Il suo calcolo teorico è alquanto complicato perché non è facile descrivere
matematicamente la forma di un proiettile (lunghezza e raggio di curvatura della parte ogivale,
rotondità, appiattimento, incavatura della punta, rastrematura della coda) al fine di determinare quel
valore essenziale che è il fattore di forma -i-.
Quasi tutti i programmi di balistica richiedono l'introduzione del Cb e forniscono una funzione per
calcolarlo in base alla sola conoscenza della perdita di velocità che il proiettile subisce su di una
certa tratta.
Il Cb usato dai programmi basati su tavole di ritardazione tipo Ingall o Lovry e che utilizzano il
metodo semplificato proposto dall'italiano Siacci alla fine dell'ottocento è fornito dalla formula
in cui il peso è in grammi, il diametro in millimetri, -i- è il fattore di forma e 1,422 serve solo per
adattare la formula alle misure decimali (se si usano le misure in grani e pollici, va tolto).
La formula è relativa all'atmosfera standard su cui è stata calcolata la curva di ritardazione per il
proiettile tipo e che corrisponde ad una densità dell'aria che, a seconda dei casi, va da 1203 a 1225
gr/mc.
Per altre condizioni atmosferiche occorre moltiplicare il valore trovato per un fattore di correzione d-, dato dal rapporto tra la densità reale e quella standard.
Il valore della densità reale è data dalla formula
in cui Hm è l'altitudine sul l.m. in metri e -t- è la temperatura in gradi centigradi; la temperatura
avrà ovviamente valore positivo o negativo a seconda che sia sopra o sotto zero.
Il fattore di correzione -d- sarà perciò dato dal valore
A questo punto perciò l'unico valore ancora ignoto è il fattore di forma che però può essere
agevolmente calcolato in base al coefficiente aereodinamico Cx del proiettile, a sua volta
calcolabile dalla perdita di velocità su di una data tratta.
Il Cx è dato dalla seguente formula
in cui V1 è la velocità iniziale in ms, V2 è la velocità finale, S è la lunghezza del tratto considerato
in metri, F è la sezione del proiettile in metri quadrati e P è il peso in Kg.
Se la formula viene moltiplicata per 1000 i valori di F e P possono essere espressi in millimetri
quadrati e in grammi. Il coefficiente delta sta per la densità dell'aria effettiva; quindi 1,225 a 15° al
l.m oppure quella calcolata con la formula di cui sopra (senza ovviamente la correzione).
A questo punto si può passare direttamente al calcolo del coefficiente di forma -i- che sarà dato
dalla formula
La velocità in questo caso va espressa in Mach che si ottiene dividendo la velocità iniziale in m/s
per la velocità del suono nell'aria, pari a circa 340 m/s. Delta indica la densità dell'aria.
Se si vuole una maggior precisione si può calcolare la velocità del suono in relazione alla
temperatura dell'atmosfera effettiva (l'umidità influisce poco) in base alla formula
vel = 331,6 + 0,6t
in cui -t- è la temperatura del'atmosfera in C°.
Unico dato che rimane ancora da stabilire è il valore della funzione di resistenza del proiettile
standard f(v). Le funzioni più usate sono quelle dello stesso Siacci e quella tedesca EberhardSängewald. Siccome però il metodo di calcolo più usato è quello del Siacci, ho riscontrato che molti
programmi e molti produttori di palle usano la sua formula.
Il Siacci ha fornito la formula per la sua curva di resistenza ed è la seguente
Nei calcoli balistici il risultato viene poi ulteriormente diviso per 100.
Per opportuno riscontro si tenga presente che i risultati da ottenere sono i seguenti:
V
100
200
300
400
500
600
f(v)
0,0120
0,0492
0,1545
0,5153
0,8708
1,2324
700 1,5962
800 1,9607
900 2,3255
1000 2,6904
1100 3,0554
1200 3,4203
A riprova della validità del metodo e per consentire al lettore di controllare la corretta esecuzione
dei propri calcoli, facciamo un esempio con il proiettile 8x57 militare, peso 12,8 gr., velocità
iniziale 755 ms, velocità a 100 m = 706 m/s, diametro 8 mm.
Cx sarà dato (con atmosfera standard) da
mentre -i- sarà dato da 0,28 moltiplicato per il quadrato della velocità in Mach, moltiplicato per
1,225 e diviso per il doppio del valore di f(v) per 755 ms pari a 2x1,796
Il risultato sarà i = 0,47
Il Cb sarà infine dato da 12,8 diviso per 0,40 e diviso per 8 al quadrato, il tutto moltiplicato per
1,422 ed eguale perciò a 0,605.
Siacci usava una atmosfera di 1,220, ma ciò non cambia in modo significativo il risultato finale.
Chi volesse usare in un programma balistico la curva di resistenza di Eberhard, dovrebbe servirsi
dei valori di f(v) calcolati da Sängewald e che sono i seguenti:
V
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
f(v)
0.00000
0,00001
0,00001
0,00002
0,00003
0,00004
0,00006
0,00008
0,00010
0,00012
0,00014
0,00017
0,00020
0,00023
0,00027
0,00031
0,00034
0,00039
0,00043
0,00048
0,00053
0,00058
0,00063
0,00060
0,00074
0,00081
0,00087
V
201
202
203
204
205
206
207
208
209
210
211
212
213
214
215
216
217
218
219
220
221
222
223
224
225
226
227
f(v)
0,04843
0,04893
0,04944
0,04994
0,05045
0,05096
0,05147
0,05198
0,05249
0,05301
0,05353
0,05405
0,05458
0,05510
0,05563
0,05616
0,05670
0,05723
0,05777
0,05832
0,05886
0,05942
0,05997
0,06053
0,06110
0,06166
0,06224
V
401
402
403
404
405
406
407
408
409
410
411
412
413
414
415
416
417
418
419
420
421
422
423
424
425
426
427
f(v)
0,61871
0,62250
0.62628
0,63006
0,63384
0,63762
0,64140
0,64518
0,64896
0,65274
0,65652
0,66031
0,66409
0,66788
0.67167
0,67546
0,67926
0,68305
0,68685
0,69065
0,69445
0,69825
0,70206
0,70587
0,70968
0,71350
0,71731
V
601
602
603
604
605
606
607
608
609
610
611
612
613
614
615
616
617
618
619
620
621
622
623
624
625
626
627
f(v)
1,38960
1,39349
1,39737
1,40125
1,40514
1,40902
1,41291
1,41679
1,42068
1,42457
1,42846
1,43236
1,43625
1,44014
1,44404
1,44794
1,45184
1,45574
1,45964
1,46354
1,46745
1,47135
1,47526
1,47917
1,48309
1,48700
1,49092
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
91
92
0,00093
0,00100
0,00107
0,00114
0,00122
0,00130
0,00138
0,00146
0,00154
0,00163
0,00172
0,00181
0,00190
0,00200
0,00210
0,00220
0,00230
0,00241
0,00252
0,00263
0,00274
0,00286
0,00298
0,00310
0,00322
0,00334
0,00347
0,00360
0,00373
0,00387
0,00400
0,00414
0,00428
0,00443
0,00457
0,00472
0,00487
0,00503
0,00518
0,00534
0,00550
0,00567
0,00583
0,00600
0,00617
0,00634
0,00652
0,00669
0,00687
0,00706
0,00724
0,00743
0,00762
0,00781
0,00800
0,00820
0,00840
0,00860
0,00880
0,00901
0,00922
0,00943
0,00964
0,00986
0,01007
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
239
240
241
242
243
244
245
246
247
248
249
250
251
252
253
254
255
256
257
258
259
260
261
262
263
264
265
266
267
268
269
270
271
272
273
274
275
276
277
278
279
280
281
282
283
284
285
286
287
288
289
290
291
292
0,06282
0,06340
0,06399
0,06459
0,06519
0,06580
0,06642
0,06705
0,06769
0,06833
0,06898
0,06965
0,07032
0,07100
0,07169
0,07240
0,07311
0,07383
0,07457
0,07531
0,07607
0,07684
0,07762
0,07841
0,07922
0,08003
0,08086
0,08170
0,08255
0,08342
0,08430
0,08519
0,08609
0,08700
0,08793
0,08887
0,08982
0,09078
0,09176
0,09275
0,09375
0,09476
0,09579
0,09683
0,09796
0,09895
0,10003
0,10112
0,10222
0,10334
0,10447
0,10562
0,10680
0,10799
0,10922
0,11049
0,11179
0,11313
0,11451
0,11593
0,11739
0,11890
0,12046
0,12206
0,12372
428
429
430
431
432
433
434
435
436
437
438
439
440
441
442
443
444
445
446
447
448
449
450
451
452
453
454
455
456
457
458
459
460
461
462
463
464
465
466
467
468
469
470
471
472
473
474
475
476
477
478
479
480
481
482
483
484
485
486
487
488
489
490
491
492
0,72113
0,72495
0,72878
0,73260
0,73643
0,74026
0,74409
0,74793
0,75176
0,75560
0,75914
0,76328
0,76712
0,77086
0,77481
0,77865
0,78250
0,78635
0,79019
0,79404
0,79490
0,80175
0,80560
0,80946
0,81331
0,81717
0,82102
0,82488
0,82874
0,83259
0,83645
0,84031
0,84417
0,84804
0,85190
0,85576
0,85962
0,86348
0,86734
0,87121
0,87507
0,87893
0,88280
0,88666
0,89053
0,88439
0,89826
0,90212
0,90599
0,90986
0,91372
0,91759
0,92145
0,92532
0,92919
0,93305
0,93692
0,94079
0,94466
0,94852
0,95239
0,95626
0,96013
0,96400
0,96786
628
629
630
631
632
633
634
635
636
637
638
639
640
641
642
643
644
645
646
647
648
649
650
651
652
653
654
655
656
657
658
659
660
661
662
663
664
665
666
667
668
669
670
671
672
673
674
675
676
677
678
679
680
681
682
683
684
685
686
687
688
689
690
691
692
1,49484
1,49876
1,50269
1,50661
1,51054
1,51448
1,51841
1,52235
1,52630
1,53024
1,53419
1,53815
1,54210
1,54607
1,55003
1,55401
1,55798
1,56196
1,56595
1,56994
1,57393
1,57793
1,58194
1,58595
1,58997
1,59399
1,59801
1,60205
1,60608
1,61013
1,61418
1,61823
1,62229
1,62636
1,63043
1,63451
1,63859
1,64268
1,64678
1,65088
1,65499
1,65911
1,66323
1,66735
1,67148
1,67562
1,67976
1,68391
1,68807
1,69223
1,69639
1,70056
1,70474
1,70898
1,71311
1,71730
1,72150
1,72570
1,72991
1,73412
1,73834
1,74257
1,74679
1,75103
1,75527
93
94
95
96
97
98
99
100
101
102
103
104
105
106
107
108
109
110
111
112
113
114
115
116
117
118
119
120
121
122
123
124
125
126
127
128
129
130
131
132
133
134
135
136
137
138
139
140
141
142
143
144
145
146
147
148
149
150
151
152
153
154
155
156
157
0,01029
0,01051
0,01074
0,01097
0,01120
0,01143
0,01166
0,01190
0,01214
0,01238
0,01263
0,01287
0,01312
0,01337
0,01363
0,01388
0,01414
0,01440
0,01466
0,01493
0,01520
0,01547
0,01574
0,01601
0,01629
0,01657
0,01685
0,01713
0,01742
0,01771
0,01801
0,01830
0,01859
0,01889
0,01919
0,01950
0,01980
0,02011
0,02042
0,02074
0,02105
0,02137
0,02169
0,02201
0,02233
0,02266
0,02299
0,02333
0,02366
0,02400
0,02434
0,02468
0,02502
0,02539
0,02575
0,02611
0,02647
0,02684
0,02720
0,02755
0,02791
0,02827
0,02863
0,02900
0,02937
293
294
295
296
297
298
299
300
301
302
303
304
305
306
307
308
309
310
311
312
313
314
315
316
317
318
319
320
321
322
323
324
325
326
327
328
329
330
331
332
333
334
335
336
337
338
339
340
341
342
343
344
345
346
347
348
349
350
351
352
353
354
355
356
357
0,12543
0,12720
0,12902
0,13091
0,13286
0,13488
0,13697
0,13914
0,14139
0,14372
0,14614
0,14865
0,15126
0,15396
0,15677
0,15969
0,16272
0,16587
0,16914
0,17254
0,17609
0,17976
0,18360
0,18760
0,19176
0,19608
0,20055
0,20520
0,21000
0,21496
0,22008
0,22537
0,23081
0,23642
0,24219
0,24812
0,25420
0,26045
0,26686
0,27341
0,28008
0,28684
0,29367
0,30054
0,30744
0,31430
0,32109
0,32781
0,33448
0,34105
0,34763
0,35399
0,36035
0,36663
0,37283
0,37895
0,38503
0,39097
0,39686
0,40268
0,40842
0,41409
0,41968
0,42519
0,43063
493
494
495
496
497
498
499
500
501
502
503
504
505
506
507
508
509
510
511
512
513
514
515
516
517
518
519
520
521
522
523
524
525
526
527
528
529
530
531
532
533
534
535
536
537
538
539
540
541
542
543
544
545
546
547
548
549
550
551
552
553
554
555
556
557
0,97173
0,97560
0,97947
0,98334
0,98720
0,99107
0,99494
0,99881
1,00268
1,00658
1,01043
1,01431
1,01812
1,02199
1,02585
1,02972
1,03359
1,03746
1,04133
1,04520
1,04906
1,05293
1,05680
1,06067
1,06454
1,06841
1,07227
1,07614
1,08001
1,08388
1,08775
1,09161
1,09548
1,09935
1,10322
1,10709
1,11096
1,11482
1,11869
1,12256
1,12643
1,13030
1,13416
1,13803
1,13190
1,14577
1,14964
1,15351
1,15737
1,15124
1,16511
1,16898
1,17285
1,17671
1,18058
1,18445
1,18887
1,19219
1,19606
1,19992
1,20379
1,20766
1,21153
1,21540
1,21926
693
694
695
696
697
698
699
700
701
702
703
704
705
706
707
708
709
710
711
712
713
714
715
716
717
718
719
720
721
722
723
724
725
726
727
728
729
730
731
732
733
734
735
736
737
738
739
740
741
742
743
744
745
746
747
748
749
750
1,75951
1,76376
1,76801
1,77227
1,77653
1,78080
1,78507
1,78935
1,79363
1,79792
1,80221
1,80650
1,81080
1,81510
1,81941
1,82373
1,82804
1,83236
1,83669
1,84102
1,84535
1,84969
1,85403
1,85838
1,86273
1,86709
1,87145
1,87582
1,88019
1,88456
1,88894
1,89332
1,89771
1,90210
1,90650
1,91090
1,91530
1,91972
1,92413
1,92856
1,93298
1,93741
1,94185
1,94630
1,95074
1,95519
1,95966
1,96412
1,96560
1,97307
1,97755
1,98204
1,98654
1,99103
1,99554
2,00005
2,00457
2,00909
158
159
160
161
162
163
164
165
166
167
168
169
170
171
172
173
174
175
176
177
178
179
180
181
182
183
184
185
186
187
188
189
190
191
192
193
194
195
196
197
198
199
200
0,02976
0,03011
0,03049
0,03086
0,03124
0,03163
0,03201
0,03240
0,03279
0,03318
0,03358
0,03397
0,03437
0,03477
0,03518
0,03559
0,03600
0,03642
0,03684
0,03726
0,03769
0,03812
0,03854
0,03898
0,03942
0,03986
0,04031
0,04076
0,04122
0,04168
0,04214
0,04261
0,04308
0,04355
0,04403
0,04451
0,04499
0,04548
0,04596
0,04645
0,04695
0,04744
0,04794
358
359
360
361
362
363
364
365
366
367
368
369
370
371
372
373
374
375
376
377
378
379
380
381
382
383
384
385
386
387
388
389
390
391
392
393
394
395
396
397
398
399
400
0,43601
0,44131
0,44653
0,45169
0,45678
0,46180
0,46674
0,47163
0,47644
0,48120
0,48588
0,49051
0,49507
0,49957
0,50402
0,50841
0,51274
0,51272
0,52124
0,52542
0,55955
0,53364
0,53769
0,54171
0,54569
0,54966
0,55358
0,55749
0,56141
0,56530
0,56917
0,57303
0,57690
0,58073
0,58445
0,58835
0,59215
0,59594
0,59975
0,60335
0,60734
0,61113
0,61492
558
559
560
561
562
563
564
565
566
567
568
569
570
571
572
573
574
575
576
577
578
579
580
581
582
583
584
585
586
587
588
589
590
591
592
593
594
595
596
597
598
599
600
1,22313
1,22700
1,23087
1,23474
1,23861
1,24247
1,24634
1,25021
1,25408
1,25795
1,26181
1,26568
1,26955
1,27342
1,27729
1,28116
1,28503
1,28889
1,29276
1,29663
1,30050
1,30437
1,30824
1,31211
1,31598
1,31985
1,32372
1,32759
1,33146
1,33534
1,33921
1,34308
1,34696
1,35083
1,35471
1,35858
1,36246
1,36633
1,37021
1,37409
1,38796
1,38184
1,38572
I valori superiori a 750 ms possono essere calcolati con la formula
f(v) = -1.015454 + .004008577 V
Penso di fare cosa utile ai lettori riportando la tavola di tiro per la cartuccia militare 8x57, calcolata
con la massima esattezza e utile per controllare la bontà di un programma balistico o l'esattezza dei
propri calcoli.
Tavola di tiro della cartuccia militare 8x57 sS (schweres Spitzgeschoss) per
Mauser K98k.
Velocità iniziale 755 ms - Peso palla gr. 12,8 - Polvere gr. 2,85
Angolo di rilevamento +3'40" - Densità sezionale 26,2 gr/cmq
Dist
anza
100
200
Angolo
proiezione
3'10"
6'10"
Angolo
caduta
3'20"
6'20"
Vertice
x
50
101
y
0,02
0,1
Tempo
volo
0,14
0,28
Vel. Energia
finale kgm
706
325
660
284
300
400
500
600
700
800
900
1000
1100
1200
1300
1400
1500
1600
1700
1800
1900
2000
9'30"
13'0"
17'10"
21'50"
27'20"
33'40"
40'50"
49'0"
58’20"
1°9'0"
1°20'40"
1°33'30"
1°47'0"
2°1'30"
2°16'50"
2°33'0"
2°49'50"
3°7'30"
9'50"
14'20"
19'40"
26'40"
35'40"
46'50"
1°0'30"
1°17'10"
1°37’ 0"
1°59'50"
2°25'20"
2°52'50"
3°21'50"
3°52' 0"
4°23'20"
4°56'20"
5°30'30"
6° 6'30"
152
205
259
315
373
433
494
557
621
685
748
811
873
934
994
1052
1110
1168
0,2
0,4
0,7
1,1
1,6
2,3
3,2
4,5
6,0
8,0
10,5
13,5
17,0
20,0
25,0
29
35
41
0,44
0,61
0,79
0,98
1,20
1,43
1,69
1,96
2,26
2,56
2,89
3,23
3,58
3,94
4,31
4,70
5,10
5,51
616
574
534
495
459
426
395
357
343
322
306
293
283
271
266
259
252
245
247
215
186
160
137
118
102
88
77
68
61
56
52
49
46
44
41
39
APPENDICE
Per chi avesse voglia di sperimentare con altre funzioni di ritardazione, riporto alcune delle altre più
comuni funzioni.
Funzione f(v) secondo Majevsky
Velocità
0
m
n
- 240
1,400 x 10^(-2)
2
240 - 295
5,834 x 10^(-5)
3
295 - 375
6,709 x 10^(-10)
5
375 - 419
9,404 x 10^(-5)
3
419 - 550
3,940 x 10^(-2)
2
550 - 800
2,616 x 10^(-1)
1,7
800 - 1000
7,130 x 10^(-1)
1,55
Il valore f(v) è dato da -m- moltiplicato per la velocità elevata al valore di -n-. Nella tabella 10^(-2)
significa 10 elevato a meno due.
Valori di f(v) secondo la legge di resistenza inglese del 1909
R Retardation fps.s.
V Velocity fps.
R=A V^m
V(feet/sec)
A
m
4000-2600
15366E-07
1.67
2600-2000
58495E-07
1.5
2000-1460
59814E-08
1.8
1460-1190
95408E-12
3
1190-1040
23385E-22
6.45
1040- 840
59939E-12
3
74422E-08
1.6
840-
0
Valori di f(v) secondo Ingall
R Retardation fps.s.
V Velocity fps.
R=A V^m
V(feet/sec)
A
m
3600-2600
4.0648825E-03
1.55
2600-1800
1.2479524E-03
1.7
1800-1370
1.3160125E-04
2
1370-1230
9.5697809E-08
3
1230- 970
6.3368148E-14
5
970- 790
5.9353046E-08
3
790-
4.6761777E-05
2
0
BALISTICA INTERNA
Volata di una canna con rigatura ed i "pieni" e "vuoti".
La balistica interna studia i fenomeni che accadono dal momento della percussione dell'innesco
della cartuccia fino al momento in cui il proiettile esce dalla bocca dell'arma, divenendo oggetto di
studio della balistica esterna.
A seguito della violenta percussione del percussore sulla capsula dell'innesco, la composizione
innescante viene schiacciata contro l'incudinetta della capsula (nel caso della percussione anulare
l'innesco viene schiacciato contro il metallo dell'orlo del fondello); la composizione detona
producendo un intenso dardo di fiamma che, attraverso i fori dell'innesco, raggiunge la carica di
polvere, dando inizio alla sua deflagrazione.
Questa sarà più o meno veloce in relazione alla forza dell'innesco, al tipo, conformazione e quantità
della polvere, alla densità di caricamento (rapporto tra volume della polvere e spazio nella
cartuccia), alla compressione esercitata sulla polvere, alla forza con cui il proiettile è trattenuto dal
bossolo, ecc.. La polvere deve poter bruciare completamente prima che il proiettile esca dalla canna,
sia perché così tutta l'energia viene sfruttata, sia per evitare che i residui si infiammino fuori della
bocca dell'arma (vampa di bocca).
La polvere brucia sempre perpendicolarmente alla sua attuale superficie e la quantità di gas prodotti
dipende in ogni istante dalla pressione sviluppatasi e dalla forma geometrica dei granelli di polvere.
Se la superficie del granello diminuisce durante la combustione (granelli tondi o a lamelle), si ha
una polvere degressiva (offensiva), se aumenta (grani o tubetti con più fori) si ha una polvere
progressiva; se rimane costante (tubetto con un foro) si ha una polvere neutrale. La velocità di
deflagrazione può venire influenzata da trattamenti della superficie del grano.
Le polveri offensive sono più indicate per armi a canna corta in cui non ha senso una pressione che
si esplica dopo che il proiettile ha abbandonato l'arma; le polveri progressive sono preferite nelle
armi a canna lunga e in tutti quei casi in cui si preferisce non sottoporre ad eccessive sollecitazioni
le pareti dell'arma.?
La deflagrazione della polvere sviluppa una grande quantità di gas (circa un litro per ogni grammo
di polvere) che si dilatano per effetto del calore (oltre 2000 gradi); un litro di gas, racchiuso in uno
spazio minimo e sottoposto a tale temperatura produce un aumento di pressione che in un fucile a
palla giunge a superare i 3000 kg/cm2 (circa 500 atmosfere in un fucile a canna liscia). La pressione
così sviluppatasi si esercita in tutte le direzioni: contro le pareti del bossolo che viene pressato
contro la parete della camera di scoppio (così assicurando che non sfuggano gas all'indietro), contro
il fondello che viene premuto contro l'otturatore, contro il fondo del proiettile che viene spinto in
avanti; essa continua a crescere fino al momento in cui il proiettile si svincola dal bossolo e inizia il
suo percorso. aumenta quindi lo spazio a disposizione per i gas, ma fino a che la produzione di gas è
maggiore dello spazio a disposizione, continua ad aumentare la pressione, il che aumenta la
produzione di gas. Raggiunto l'equilibrio tra i due valori, la pressione inizia a calare. La
combustione deve essere regolata in modo da non superare certi valori di pressione massima e di
pressione alla bocca ed in modo che la combustione si concluda all'interno della canna. Il picco di
pressione massima si verifica molto presto, in genere da alcuni millimetri a pochi centimetri di
percorso del proiettile e la pressione alla bocca deve essere cinque o sei volte minore.
Durante il percorso nella canna il proiettile viene costantemente accelerato nel suo moto così che
esce dalla bocca con il massimo della velocità. La pressione invece si riduce a poche centinaia di
atmosfere. In genere in un'arma leggera l'aumento della lunghezza della canna non comporta alcun
aumento della velocità del proiettile oltre i 60-70 cm. di lunghezza. Nelle armi a canna liscia a
pallini, accurati esperimenti hanno dimostrato che, a parità di strozzatura, oltre i 60 cm di lunghezza
si ha un aumento di velocità pari a circa 1 m/s per ogni centimetro in più e quindi, nella pratica, un
aumento trascurabile.
Un parametro importante nei calcoli di balistica interna è data dal "rapporto di espansione" (inglese:
expansion rate) che dà il rapporto tra pressione massima, pressione alla bocca, volume interno della
canna e volume interno del bossolo:
Altro importante parametro è dato dal rapporto tra pressione media e pressione massima.
Il valore della pressione media è dato dalla formula
in cui
m = peso del proiettile in g (dovrei dire massa, ma peso è più chiaro!)
mc = peso della polvere in g
Vo = velocità alla bocca in m/s
S = sezione della canna in mm quadrati
L = spazio libero percorso dal proiettile
Il valore della pressione massima deve essere misurato sperimentalmente oppure ricavato dalle
tabelle dele munizioni o di ricarica delle varie polveri.
Calcoli di balistica interna
Il balistico tedesco Heydenreich, sulla base di esperimenti compiuti all'inizio del secolo, ha
elaborato una serie di formule empiriche che consentono di eseguire i principali calcoli di balistica
interna con accettabile approssimazione.
Sia
Pm = pressione media
Pmax = Pressione massima
Xpmax = Spazio percorso dal proiettile fino al raggiungimento della pressione massima
Vpmax = Velocità del proiettile al raggiungimento della pressione massima
Tpmax = Tempo impiegato a raggiungere la pressione massima
Po = Pressione alla bocca
Xo = Percorso del proiettile fino alla bocca
Vo = Velocità del proiettile alla bocca
To = Tempo impiegato dal proiettile per raggiungere la bocca
Px = Pressione dopo che il proiettile ha percorso lo spazio x
Vx = Velocità dopo che il proiettile ha percorso lo spazio x
Tx = Tempo impiegato a percorrere lo spazio x
I valori ricercati potranno essere calcolati agevolmente mediante l'uso della prima tabella di valori,
sulla base della conoscenza di , con le seguenti formule:
Una seconda tabella consente invece di calcolare pressione, velocità e tempi in relazione allo spazio
percorso, conoscendo il valore
del rapporto tra spazio percorso e Xpmax.
Le formule da applicare sono:
Px = Pmax · G
Vx = Vpmax · H
Tx = Tp · J
Quindi, se sono noti la pressione massima e la velocità alla bocca di una cartuccia, è possibile
calcolare i valori lungo tutto il percorso del proiettile entro la canna.
Vediamo un esempio pratico di calcolo (da Beat P. Kneubuehl, Geschosse, 1994)
Sia un proiettile cal. 38 del peso di g. 10,2. Il peso della polvere sia 0,26 g., lo spazio libero
percorso dal proiettile 123 mm, (alla lunghezza della canna va aggiunta la lunghezza del proiettile)
la velocità alla bocca 265 m/s, la pressione massima 1600 bar, la sezione della canna 62,77 mm
quadrati.
Si avrà
E quindi:
Xpmax = 123·0,0383 = 4,7 mm
Tpmax = [(2·)/265] · 0,165 = 0,15 ms
Vpmax = 265 ·0,331 = 87,7 m/s
Po = 470 · 0, 237 = 111 bar
To = [(2·123)/265]·0,754= 70 ms
Il valore di sarà dato da 123/ 4,7 = 26,17
Le formule non tengono conto della perdita di pressione tra tamburo e canna nei revolver.
Velocità dei gas alla bocca
I gas di sparo escono dalla bocca con grande velocità che, per le pistole, supera quella del proiettile;
essi quindi, per un breve tratto, oltrepassano il proiettile.
La velocità dei gas può essere calcolata con la formula di Laval
in cui Vc ed mc sono i valori già visti sopra.
La velocità del proiettile a seconda della lunghezza della canna - Calcolo semplificato.
La velocità del proiettile, oltre che dal tipo di cartuccia, dipende da vari fattori quali la maggiore o
minore marcata forzatura fra le righe della canna, la perdita di energia meccanica conseguente
all'attrito all'interno dell'anima, dalle condizioni atmosferiche che influenzano la combustione della
carica di lancio, per tacere poi dello stato di conservazione della cartuccia.
In genere i fabbricanti indicano la velocità del proiettile delle loro cartucce; i dati sono in genere
riferiti a canne di prova di 60 cm di lunghezza, con caratteristiche ottimali, e sono valori medi che
possono divergere anche del 5% rispetto alla velocità effettiva. Quando non sia possibile misurare
direttamente la velocità del proiettile, ci si dovrà affidare a calcoli teorici.
Il fattore principale di cui occorre tener conto è quello della lunghezza delle canna in quanto, specie
nelle armi corte, la velocità reale del proiettile può essere di gran lunga inferiore a quella che ci si
potrebbe attendere leggendo i dati delle case produttrici. Nei revolver inoltre è necessario tener
conto della perdita di pressione dovuta alla maggior o minor fuga di gas fra tamburo e canna (in
termini di energia, la perdita può variare dal 10 al 20%).
La variazione di velocità dipendente dal variare della lunghezza della canna, naturalmente entro
limiti ragionevoli (per una pistola non avrebbe senso una canna lunga meno di 4 cm o più di 40 cm),
può essere calcolata in modo alquanto approssimativo assumendo che la variazione di velocità sia
proporzionale alla radice quarta degli spazi percorsi dai proiettili nelle rispettive canne. Lo spazio
percorso si calcola misurando la lunghezza che intercorre tra la punta del proiettile e la bocca della
canna, aggiungendo poi ad essa la lunghezza del proiettile. Si avrà quindi
Se, ad esempio un proiettile di pistola sviluppa 320 m/s in una canna di 15 cm., in una canna di 5
cm la velocità sarà di
Risultati molto più precisi possono ottenersi se si tiene conto anche della progressività della polvere
individuata in base ad una costante. Questa può essere ricavata dalla velocità iniziale del proiettile
se si conosce il peso della polvere e la lunghezza della canna.
Sia:
S = percorso del proiettile in mm nella canna, misurato dalla base del proiettile nella cartuccia alla
bocca dell'arma.
C = calibro in mm
P = peso del proiettile in gr
M = peso della polvere il gr
R = costante di progressività della polvere
La balistica interna ci insegna che la velocità del proiettile sarà data dalla formula (Weigel)
da cui si ricava che
Stabilita per una determinata cartuccia e una certa lunghezza di canna, la velocità iniziale del
proiettile e quindi il valore di R, sarà facile calcolare la velocità per una diversa lunghezza di canna
o per una diversa carica, introducendo il valore di R nella penultima formula.
Si prenda ad esempio un proiettile cal 9 Para con palla di gr. 7,5 e carica di polvere di 0,26 gr, che
sviluppa una velocità iniziale di 332 m/s e supponiamo che sia stato sparato in una canna di 120 mm
con un percorso del proiettile pari a 105 mm e senza perdite di gas. La costante R sarà pari a 1716.
Se ora assumiamo di impiegare una canna di 80 mm, con un percorso libero del proiettile pari a 65
mm, ed inseriamo questi due valori nella formula di Weigel, otterremo che la velocità iniziale si
sarà ridotta a 294 m/s.
TABELLA I dei fattori di Heydenreich
0.25
0.26
0.27
0.28
0.29
0.30
0.31
0.32
0.33
0.34
0.35
0.36
0.37
0.38
0.39
0.40
0.41
0.42
0.43
0.44
0.45
0.46
0.47
0.48
0.49
0.50
0.51
0.52
0.53
0.54
0.55
0.56
0.57
0.58
0.59
A
0.0313
0.0330
0.0347
0.0365
0.0383
0.0402
0.0421
0.0440
0.0460
0.0480
0.0500
0.0521
0.0542
0.0563
0.0585
0.0608
0.0631
0.0654
0.0678
0.0703
0.0729
0.0756
0.0784
0.0813
0.0843
0.0875
0.0908
0.0944
0.0981
0.1020
0.1061
0.1099
0.1141
0.1185
0.1230
B
0.139
0.146
0.152
0.159
0.165
0.172
0.178
0.186
0.193
0.200
0.207
0.214
0.222
0.229
0.237
0.244
0.252
0.260
0.268
0.276
0.284
0.292
0.301
0.309
0.318
0.326
0.335
0.343
0.352
0.361
0.370
0.379
0.388
0.397
0.406
C
0.324
0.326
0.327
0.329
0.331
0.333
0.335
0.337
0.339
0.341
0.343
0.345
0.347
0.350
0.351
0.354
0.356
0.359
0.361
0.364
0.366
0.369
0.371
0.374
0.377
0.380
0.383
0.386
0.390
0.393
0.396
0.399
0.403
0.406
0.409
D
0.216
0.220
0.226
0.231
0.237
0.242
0.250
0.256
0.263
0.269
0.278
0.282
0.288
0.294
0.300
0.304
0.313
0.319
0.325
0.332
0.340
0.346
0.354
0.363
0.372
0.382
0.394
0.407
0.421
0.437
0.454
0.470
0.487
0.505
0.524
F
0.725
0.732
0.740
0.747
0.755
0.762
0.770
0.777
0.785
0.792
0.800
0.807
0.814
0.822
0.829
0.836
0.844
0.851
0.858
0.886
0.873
0.880
0.888
0.895
0.902
0.910
0.918
0.926
0.934
0.942
0.950
0.958
0.966
0.974
0.983
TABELLA 2 dei fattori di Heidenreich
0.25
0.50
0.75
1.00
1.25
1.50
1.75
2.00
2.50
3.00
3.50
4.00
4.50
5.00
6.00
7.00
8.00
9.00
10.00
11.00
12.00
13.00
14.00
15.00
16.00
17.00
18.00
19.00
20.00
25.00
30.00
35.00
40.00
G
0.741
0.912
0.980
1.000
0.989
0.965
0.932
0.898
0.823
0.747
0.675
0.604
0.546
0.495
0.403
0.338
0.284
0.248
0.220
0.199
0.181
0.164
0.150
0.137
0.125
0.117
0.109
0.102
0.096
0.073
0.058
0.048
0.041
H
0.392
0.635
0.834
1.000
1.130
1.262
1.366
1.468
1.632
1.763
1.875
1.983
2.068
2.140
2.269
2.363
2.445
2.509
2.566
2.615
2.659
2.702
2.740
2.777
2.811
2.837
2.862
2.887
2.910
3 003
3.075
3.162
3.223
J
0.610
0.780
0.903
1.000
1.081
1.154
1.219
1.282
1.394
1.495
1.589
1.682
1.769
1.851
2.012
2.163
2.309
2.451
2.589
2.725
2.858
2.988
3.116
3.253
3.390
3.502
3.618
3.740
3.816
4 455
5.031
5.657
6.261
BALISTICA ESTERNA
La traiettoria nel vuoto
Riprendiamo qui più ampiamente la trattazione della traiettoria di un proiettile nel vuoto, già in
parte anticipata nella pagina "balistica esterna". Quando si devono calcolare i dati della traiettoria di
un corpo pesante lanciato o sparato con bassa velocità iniziale, la resistenza dell'aria può essere
trascurata e possono applicarsi le formule per la traiettoria nel vuoto, molto più semplici dal punto
di vista matematico. Se il proiettile è leggero la resistenza dell'aria può diventare preponderante e le
formule per il vuoto diventano inapplicabili (provate a lanciare a distanza una piuma ed un sasso e
capirete perché il rapporto peso-volume è importante!). Come abbiamo visto nella pagina
introduttiva alla balistica esterna, nel vuoto il proiettile sarà soggetto a sole due forze indipendenti
l'una dall'altra: l'impulso iniziale impressogli ed il peso (pari al prodotto della massa e
dell'accelerazione di gravità. L'impulso iniziale tende ad imprimere al corpo un moto uniforme e
rettilineo.
La forza peso tende a far cadere il proiettile verso il suolo con moto uniformemente accelerato
( 9,81 m/sec2). La componente orizzontale della velocità è costante in direzione ed in valore.
Supponendola terra piatta e ferma (supposizione più che idonea nei casi in cui possono applicarsi
praticamente le formule per la traiettoria nel vuoto), la combinazione dei due moti dà come risultato
un percorso parabolico da parte del proiettile.
Una valutazione matematica del problema ci consente di affermare che in questa parabola:
- la traiettoria è determinata solo dalla velocità iniziale, indipendentemente dalla forma e dal peso
del proiettile (= ogni corpo lanciato);- l'asse della parabola è perpendicolare e, passando attraverso il
vertice della curva, la divide in due rami (ascendente e discendente) simmetrici;- l'angolo di
partenza è eguale all'angolo di caduta;- la velocità iniziale è eguale alla velocità di caduta;
- la gittata massima si ha per un angolo di partenza di 45°.
I valori numerici che descrivono i vari elementi della traiettoria sono collegati fra di loro da
semplici relazioni matematiche, così che, noti alcuni di essi, possono agevolmente ricavarsi gli altri.
Per comprendere meglio le formule relative, anticipiamo la esemplificazione pratica della traiettoria
di un giavellotto, con tutti i dati numerici. Essi ben poco si discostano dalla realtà; si consideri che
la traiettoria atmosferica tanto più si avvicina a quella nel vuoto quanto più pesante è il proiettile e
più bassa la velocità iniziale; ad esempio nel caso dei mortai la differenza tra gittata reale e gittata
nel vuoto è soltanto del 10% e la differenza era ancora minore per le artiglierie antiche. Per un
proiettile di pistola la differenza è invece di circa 10 volte! Sia quindi da calcolare la traiettoria di
un giavellotto con velocità iniziale di 30 ms e con angolo di partenza di 40°.
Il significato delle lettere si ricava dalla seguente figura:
Dalle formule che poi riporteremo si otterranno i seguenti dati:
= 40°
= 40°
yv = 18,955 m
xv = 45, 174
X = 90,349 m
T = 3' 93
Vv = 22,98 ms
Dopo 1,5 secondi , i valori del punto P delle coordinate x e y saranno
x = 34,47 m
y = 17,89 m
= 11° 14' 44"
Vx = 29,42 ms
Vy = 4,56 ms
Ed ecco ora le formule in base alle quali, noti alcuni elementi della traiettoria, si può risalire ad altri
elementi ignoti.
Valori di un punto qualunque della traiettoria.
x : Ascissa di un punto qualunque
e quindi nell'esempio dato, dopo 1,5 secondi,
x= 30 (1,5 cos 40°)=34,47 m
Oppure
in cui si avrà il segno - nel ramo ascendente e il segno + nel ramo discendente.
y: Ordinata di un punto qualunque della traiettoria
Con i dati dell'esempio si otterrà y = 17,889 m.
Oppure
Oppure
Oppure
Oppure
Valore di : angolo tra la tangente nel punto considerato e l'asse delle ascisse (< 90° nel ramo
ascendente, > 90° nel ramo discendente).
Nell'esempio si avrebbe
da cui q= 11° 14'
Oppure
Oppure
t: tempo di volo fino ad un punto qualunque della traiettoria
ad esempio
Oppure
Vx e Vy : componenti della velocità V in un punto qualunque
ad esempio: Vx = 30 cos.40° = 22,98 ms.
Oppure
Valori al vertice della traiettoria
Oppure
Oppure
Oppure
Oppure
Oppure
Questa è la nota formula di Haupt valida, con buona approssimazione, anche nell'atmosfera.
Per il tempo di percorso
ma, più semplicemente
E per la velocità al vertice da
Oppure
Valori all'origine della traiettoria
Oppure
Quest'ultima formula consente di ricavare l'angolo di partenza per una determinata gittata X
desiderata, conoscendo la gittata massima del proiettile.
Valori nel punto di caduta
Oppure
Oppure
Oppure
Oppure
Valori massimi della traiettoria
quando l'angolo di partenza è eguale a 45°
quando l'angolo di partenza è uguale a 90°
Perciò l'ordinata massima è uguale alla massima altezza h raggiungibile dal proiettile sparato
verticalmente; quindi
Bersaglio fuori del piano di orizzonte
Le formule riportate sono valide per il caso in cui il bersaglio (o il punto di caduta del proiettile) si
trovi sulla linea dell'orizzonte OC dell'arma. Se si suppone invece che il terreno sia in uniforme
salita o discesa nella direzione del tiro, che il terreno formi cioè con l'orizzonte del pezzo un
determinato angolo b, saranno naturalmente diversi sia la gittata che il tempo di volo.
Le formule più comuni applicabili saranno le seguenti
in cui
a seconda che si spari in salita (+) o in discesa (-).
La gittata effettiva O-Z diventa
OZ raggiunge il valore massimo quando la linea di proiezione è la bisettrice dell'angolo YOZ, cioè
quando
Queste formule ci consentono di risolvere problemi della vita quotidiana. Ad esempio ci si chiede;:
un uomo è in grado di lanciare, in pianura, una pietra a 68 metri di distanza; egli si trova ora
sull'argine di un lago avente l'inclinazione di 26 gradi verso il basso ed a 60 metri al di sopra della
superficie del lago; ; riuscirà a tirare un sasso nell'acqua?
Dal fatto che l'uomo può lanciare un sasso a 68 metri, deduciamo che è in grado id imprimere alla
pietra una velocità iniziale pari a
La gittata massima sarà ottenuta con un angolo di lancio pari a
e sarà perciò eguale a
contro i 67 metri raggiungibili in piano.
Risolvendo il triangolo rettangolo OHZ si trova che
il che sta a significare che il punto di caduta Z è ancora lontano dalla superficie del lago.
Se la pietra fosse stata lanciata orizzontalmente (linea OH), e questo è il problema fondamentale nel
calcolo del lancio delle bombe d'aereo), essa avrebbe raggiunto una distanza pari a
IL PENDOLO BALISTICO
Per stabilire al velocità di un proiettile non vi è strumento migliore di un cronografo, il cui acquisto è però giustificato
solo per chi, come perito balistico o ricaricatore di cartucce, deve ricorrervi di frequente.
Chi invece ha bisogno solo occasionalmente di calcolare la velocità di un proiettile, può ricorrere al vecchio metodo del
pendolo balistico, in grado di fornire dati più che attendibili senza alcuna spesa (personalmente ho usato un pendolo
fatto con una patata per controllare la velocità di pallini ad aria compressa, e funzionava benissimo).
L'idea di usare un pendolo per determinare la velocità di un proiettile risale a Cassini Junior (1707) e lo strumento
derivatone, detto pedolo balistico, venne perfezionato da successivi studiosi (B. Robins, Diddion, Morin, Piobert) ed è
stato l'unico ad essere impiegato fino a circa un secolo fa, contribuendo a porre le basi della balistica moderna.
Il principio teorico alla base del pendolo balistico è estremamente semplice: l'arma viene puntata contro una massa
pendolare, costituita da materiale atto a trattenere il proiettile ed a realizzare un urto anelastico. Allo sparo quindi il
proiettile si conficca nella massa pendolare trasmettendole un impulso; dal teorema della conservazione della quantità di
moto e dalle leggi del moto pendolare si deduce la quantità di moto della massa pendolare dall'ampiezza della sua
oscillazione, e quindi la velocità del proiettile.
Sia infatti P il peso della massa pendolare e p il peso del proiettile; P+p sarà il peso del pendolo con il proiettile infisso;
si poi V la velocità acquisita dal pendolo e v la velocità del proiettile prima dell'urto.
Sarà
p·v = (P+p)·V
da cui
V = (p·v) / (P+p)
Sotto l'influenza dell'urto il pendolo acquista una velocità e quindi una forza viva E, espressa dalla formula
che lo fa alzare di un certo spazio h ove si trasforma in energia potenziale Ep
Ep= (P+p) ·h
Siccome E =Ep, si possono fondere le due espressioni e ricavare che
che è la formula relativa alla caduta dei gravi.
Questo valore dovrà corrispondere a quello derivato dall'impulso e quindi si potrà scrivere:
da cui
L'altezza h non è misurabile direttamente, ma può essere espressa trigonometricamente in funzione della lunghezza l del
pendolo e dell'ampiezza dell' angolo dell'oscillazione
secondo la formula
h= l ·(1 - cosã)
(uso per necessità pratiche il simbolo ã per indicare l'angolo alfa)
per cui, in definitiva, la formula da applicare è la seguente
in cui l'unica incognita è data dall'angolo alfa, da misurarsi di volta in volta.
A sua volta, la lunghezza l del pendolo non può essere misurata direttamente poiché ciò che interessa non è la lunghezza
effettiva, ma quella riferita al centro di oscillazione del pendolo composto, che si usa in pratica. Essa quindi deve essere
determinata indirettamente dalle leggi fisiche del moto pendolare: si determina con un cronometro la durata D in
secondi di una oscillazione, contando ad esempio il numero delle oscillazioni compiute in un minuto primo, e da esso si
ricava la lunghezza in metri secondo la formula
l = 0,248·D²
Invece di misurare l'ampiezza dell'angolo di oscillazione del pendolo, può essere più semplice misurare l'ampiezza s
dell'arco percorso da un suo punto e da essa risalire all'angolo alfa mediante la formula
ove L in questo caso rappresenta la distanza effettiva tra il punto attorno a cui oscilla il pendolo e il punto che traccia
l'arco.
Realizzazione pratica
Vediamo ora come si possa costruire praticamente il pendolo.
Esso deve rispondere ai seguenti requisiti:
a) deve avere una lunghezza tale da rendere sufficiente lenta l'oscillazione; la lunghezza L dovrà quindi essere di 1 - 1,5
metri.
b) la massa pendolare deve avere un peso tale non compiere , in relazione al proiettile sparato, una oscillazione
superiore a 20° e deve essere sospesa in modo da poter oscillare in un solo piano senza sbandamenti, rotazioni ed
oscillazioni parassite. In linea di massima dovrà avere un peso, in grammi, pari al prodotto della velocità del proiettile
in m/sec per il suo peso in grammi. Quindi dovrà pesare circa kg 1 per il cal. 22, kg 1,5 per il cal. 7,65 e il cal. 9, e così
via.
c) Il blocco deve essere conformato in modo che il proiettile vi penetri e vi resti infisso; per alcuni proiettili sarà
sufficiente un blocco di legno, per altri occorrerà provvedere, oltre al legno, degli strati di piombo od altro metallo che
impediscano la perforazione completa. In pratica andrà bene qualsiasi scatola metallica, a forma di parallelepipedo o di
cilindro, in cui sistemare strati di legno, sabbia, piombo, e sospeso mediante quattro fili sottili e non elastici, riuniti a
due a due con anelli , ad un qualunque sostegno stabile.
Al di sotto della scatola, sul prolungamento dell'asse perpendicolare del pendolo, verrà fissato un indice scorrente lungo
un arco munito di una scala metrica, come indicato in figura. Per misurare lo spostamento massimo dell'indice per
effetto dello sparo, bisognerà studiare un sistema qualunque, dal fine pennello all'estremità dell'indice, al filo trascinato
da esso, alla polvere sfiorata da un "baffo", che non offra resistenza al moto.
Uso del pendolo balistico
Per prima cosa bisogna pesare il blocco con precisione. Poi occorre sparare contro il blocco, ad una distanza che eviti
l'influenza del gas di sparo (oppure attraverso un diaframma forato) e cercando di colpire il centro del blocco per evitare
oscillazioni irregolari. Occorre ricordare che ad ogni sparo successivo al primo, il peso del blocco deve essere
aumentato del peso dei precedenti proiettili infissi in esso e che va tenuto conto di perdite di materiale.
Dopo aver sparato si legge quale è stato lo spostamento massimo del pendolo e da esso si ricava la velocità del
proiettile. La lettura deve essere fatta con una certa precisione perché, ad esempio, con un pendolo di 130 cm di
lunghezza, un errore di lettura di 4 mm (10' di grado), comporta un errore nel calcolo di 5-6 m/sec.
Esempio
Sia da misurare la velocità di un proiettile cal 9 corto e si abbia
Peso del pendolo P , gr. 1500
Peso del proiettile p gr. 6
Lunghezza teorica del pendolo l , m 1,20
Lunghezza totale del pendolo L , cm 130
Arco percorso, cm 40
Applicando l'ultima formula troviamo l'angolo alfa
e quindi
Se si è sparato contro il pendolo da una distanza di metri 1,5, e tenendo conto delle resistenze interne del sistema, si
otterrà un valore abbastanza esatto della velocità iniziale aumentando quello sopra trovato dell' 1%.
Balistica del pallino da caccia e delle palle sferiche
Il comportamento della rosata è stata oggetto di ampi studi, anche da parte di Autori italiani; qui ci limiteremo all'esame
della possibilità di calcolo numerico delle traiettoria di singoli pallini componenti la rosata.
I pallini, quando escono dalla bocca dell'arma, formano un blocco ancora alquanto compatto, salvo pochi pallini deviati
in modo anomalo per urti contro il vivo di volata. Già a pochi metri dall'arma però, l'aria si fa strada fra i singoli pallini i
quali iniziano a risentire l'influsso della sua resistenza in modo diverso, a seconda del peso e delle deformazioni subite
per il contatto con l'anima della canna, o per compressioni nella cartuccia o per urti reciproci, ecc. I pallini vengono così
a formare uno sciame allungato con la maggior concentrazione verso la sua parte anteriore (il centro di gravità della
rosata si colloca a circa 2/3 della sua lunghezza).
Per calcoli di estrema precisione, quali non si richiedono nella pratica venatoria, deve tenersi presente il fatto che la
resistenza dell'aria sui singoli pallini che si trovano ancora molto ravvicinati l'uno all'altro, è minore di quella che il
pallino subirebbe se fosse isolato. Di conseguenza i pallini sparati da una canna strozzata presentano una diminuzione di
velocità minore rispetto ai pallini sparati da una canna cilindrica, ed ancora minore rispetto ad un pallino sparato
singolarmente.
Per il calcolo della ritardazione subita dai pallini si può far ricorso alle tavole dello Ingalls o del Lovry (ed ovviamente
al software basato su di esse), ma non è facile impostare il giusto coefficiente balistico che esse calcolano per proiettili
non sferici. Ad esempio, impiegando le tavole del Lovry, si ottengono risultati esatti se, per una velocità iniziale di 360
ms, si adotta il coefficiente i = 2,2 per pallini di 3-4 mm di diametro, mentre per pallini di 2 mm. il coeff. è pari a 2,4.
Per la palla sferica di 18,5 mm. il coeff. diventa pari a 1,65.
Formula approssimativa
Per un calcolo approssimativo della perdita di velocità di un proiettile su di una determinata tratta si può ricorrere alla
seguente formula, precisa per pallini di 4 mm, ma accettabile per pallini da 2 a 6 millimetri di diametro nell'ambito delle
distanze venatorie (25-60 metri).
La formula è
in cui V è la velocità finale, D la tratta in metri e d il diametro del pallino in mm.
Calcolo preciso
Per una maggior precisione si può far ricorso alle tavole di ritardazione compilate dal Journée proprio per palle sferiche
e di cui riportiamo più sotto un estratto.
L'uso delle tavole è il seguente.
Prima di tutto occorre calcolare il coefficiente balistico della palla
in cui d è il diametro in mm e P il peso in grammi e indica la densità dell'aria (standard = 1,22).
Ricordo che il peso di una palla, per una densità standard del piombo di 11,1 gr per centimetro cubo, è data da
A titolo di esempio si veda come il Cb di un pallino di 3 mm sarà pari a 0,07 e quello di una palla sferica cal. 12 (18,5
mm) di 0,0115.
Sia ora da calcolare la velocità residua a 100 metri della palla sferica cal .12 sparata con la velocità iniziale di 360 ms.
Dalla tavola si legge che il valore R relativo a V=360 è 1,6208; a questo valore si aggiunge ora il valore del coefficiente
balistico moltiplicato per la distanza considerata e quindi
Cb · 100 = 0,01128 · 100 = 1,128;
R= 1,128 + 1,6208 = 2,7488
in corrispondenza del quale leggiamo la velocità ricercata, pari a poco meno di 260 ms. (il valore esatto può ricavarsi
per interpolazione).
Tempi di volo
La seconda colonna della tavola (i cui valori vanno divisi per 100) consente di calcolare il tempo di volo. Proseguendo
nell'esempio appena fatto, in corrispondenza di V=260, si legge il valore T = 0,007010 e in corrispondenza di V = 360,
T = 0,003290
Il tempo di volo sarà dato dalla differenza di questi due valori divisa per il coefficiente balistico e quindi 0,00372 :
0,01128 = 0,329 secondi.
Una volta calcolati i tempi di volo e le velocità residue alle varie distanze, gli altri elementi della traiettoria possono
essere calcolati con i sistemi noti per proiettili di armi a canna rigata.
Gittata massima dei pallini
La gittata massima dei pallini si ottiene con angoli di proiezione che vanno dai 14° per i pallini da 1 mm a 25° per la
palla cal. 12. In modo molto empirico, la gittata può assumersi essere pari a tanti metri quanti dà il prodotto di 80 per i
diametro del pallino (quindi il pallino di 3 mm arriverà a 240 metri).
Un risultato più soddisfacente (valido dal pallino da 1 mm. fino alla palla cal. 12) è fornito dalla formula
Dispersione dei pallini
Il diametro della rosata non aumenta in modo lineare con l'aumentare della distanza; vale a dire che se a 10 metri la
rosata ha un diametro di 15 cm, alla distanza di 20 metri essa non sarà di 30 cm, ma un poco più ampia.
È impossibile fornire una regola matematica che consenta di calcolare con precisione la dispersione dei pallini, anche
perché ogni strozzatura ha, in definitiva, un suo particolare comportamento.
A titolo puramente orientativo si può utilizzare la formula
la quale ci dice che si assume eguale ad 1 il raggio del circolo che a 5 metri dall'arma contiene il 50% dei pallini, il
raggio alla distanza x sarà pari a y volte; in altre parole se a 5 metri il raggio del circolo contenente il 50% dei pallini è
di 3, 5 cm, a 60 metri il raggio di tale circolo sarà di 22 volte più grande e quindi di 22 . 3,5 = 77 cm.
Si tenga presente che questo è un valore intermedio per pallini di circa 2, 5 mm. e che la rosata per pallini di minor
diametro è un po' più ampia e quella per pallini più grossi, un poco più ristretta.
TAVOLA DI JOURNÉE
Velocità
R
T·100
-------------------------------------30
16,612
19,94
35
15,654
17,23
40
14,696
14,50
45
13,952
12,86
50
13,208
11,21
55
12,600
10,11
60
11,993
9,007
65
11,479
8,217
70
10,965
7,429
75
10,553
6,836
80
10,142
6,244
85
9,7486
5,782
90
9,3556
5,321
100
8,6541
4,583
105
8,3376
4,382
110
8,0211
3,980
115
7,7326
3,730
120
7,4441
3,479
125
1,1794
3,267
130
6,9146
3,056
135
6,6706
2,875
140
6,4266
2,694
145
6,2006
2,538
150
5,9746
2,283
155
5,7651
2,253
160
5,5556
2,124
165
5,3601
2,006
170
5,1646
1,887
175
4,9913
1,783
180
4,8179
1,679
185
4,6479
1,587
190
4,4779
1,495
195
4,3192
1,414
200
4,1604
1,332
205
4,0122
1,260
210
3,8639
1,118
215
3,7272
1,124
220
3,5904
1,060
225
3,4667
1,006
230
3,3429
0,9507
235
3,2294
0,9025
240
3,1159
0,8542
245
3,0152
0,8130
250
2,9144
0,7719
255
3,8241
0,7365
260
2,7337
0,7010
265
2,6522
0,6696
270
2,5707
0,6389
275
2,4970
0,6113
280
2,4233
0,5845
285
2,3566
0,5611
290
2,2899
0,5377
295
2,2290
0,5170
300
2,1682
0,4964
305
2,1127
0,4782
310
2,0571
0,4600
315
2,0064
0,4439
320
1,9556
0,4278
325
1,9091
0,4135
330
1,8626
0,3992
335
340
345
350
355
360
365
370
375
380
385
390
395
400
405
410
415
420
425
430
435
440
445
450
455
460
465
470
475
480
485
490
495
500
505
510
515
520
525
530
535
540
545
550
555
560
565
570
575
580
585
590
595
600
605
610
615
620
625
630
635
640
645
650
655
1,6197
1,7767
1,7365
1,6963
1,6585
1,6208
1,5851
1,5594
1,5154
1,4814
1,4489
1,4164
1,3851
1,3538
1,3237
1,2936
1,2645
1,2354
1,2073
1,1791
1,1518
1,1244
1,0979
1,0713
1,0454
1,0195
0,99422
0,96897
0,94429
0,91960
0,89545
0,87130
0,84765
0,82400
0,80079
0,77758
0,75478
0,73196
0,70958
0,68718
0,66513
0,64308
0,62147
0,59986
0,57844
0,55701
0,53586
0,51470
0,49381
0,47292
0,45228
0,43164
0,41119
0,39074
0,37048
0,35022
0,33015
0,31007
0,29022
0,27037
0,25036
0,23089
0,21131
0,19173
0,17228
0,3864
0,3735
0,3619
0,3502
0,3396
0,3290
0,3197
0,3094
0,3004
0,2913
0,2829
0,2744
0,2665
0,2586
0,2512
0,2437
0,2367
0,2297
0,2231
0,2165
0,2102
0,2039
0,1980
0,1920
0,1863
0,1806
0,1752
0,1698
0,1646
0,1594
0,1544
0,1494
0,1446
0,1399
0,1353
0,1307
0,1262
0,1218
0,1177
0,1133
0,1092
0,1050
0,1011
0,09707
0,09321
0,08935
0,08561
0,08187
0,07805
0,07424
0,07071
0,06718
0,06375
0,06032
0,05697
0,05362
0,05036
0,04709
0,04391
0,04072
0,03762
0,03451
0,03147
0,02844
0,02547
660
665
670
675
680
685
690
700
0,15283
0,13353
0,11422
0,09506
0,07589
0,05683
0,03777
0,00000
0,02250
0,01960
0,01669
0,01385
0,01101
0,00823
0,00545
0,00000
I pallini d'acciaio
A metà degli anni 80, a seguito della scoperta che negli specchi d'acqua i pallini di piombo provocavano inquinamento e
grave danno per i volatili, si è fatto ricorso all'uso di pallini di acciaio, unica alternativa possibile. Trattasi di pallini di
acciaio dolce con un peso specifico di gr. 7,8 per cm cubo (piombo =11 gr) e una durezza di 90-100 HV (piombo = 1525 HV) . I pallini d'acciaio hanno perciò una densità seziona le minore di quella dei pallini di piombo e quindi vengono
rallentati maggiormente dalla resistenza dell'aria. Per compensare questo comportamento sfavorevole occorre usare
pallini di maggior diametro (circa mezzo millimetro) rispetto a quello di piombo che si userebbe per lo stesso tiro; ciò
comporta però un minor numero di pallini e, per compensare questo inconveniente occorre aumentare lo spazio a loro
disposizione nella cartuccia, riducendo al minimo lo spessore della borra, con le conseguenti variazioni balistiche. Il
numero di pallini rimane comunque un po' inferiore come si vede dalla seguente tabella.
Uso
Metallo
Diametro
Peso singolo
Peso tot.
Nr. pallini
Lepre
Pb
3,20
0,193
31,5
160
"
Fe
3,70
0,207
31,5
150
Anitra
Pb
2,70
0,116
31,5
270
"
Fe
3,20
0,134
31,5
230
Trap
Pb
2,41
0,083
31,5
380
"
Fe
2,60
0,070
31,5
450
Skeet
Pb
2,00
0,047
31,5
670
"
Fe
2,30
0,050
31,5
630
Balistica interna
I pallini di acciaio sono pressoché indeformabili e perciò, oltre che per il ridotto borraggio offrono una resistenza poco
elastica ai gas, non ne ammortizzano la pressione così che la pressione massima in canna viene raggiunta in un tempo
(0,20 millisecondi) che è la metà di quella che si riscontra nelle cartucce con piombo (0,40 ms). La pressione comunque
rimane in limiti accettabili (650 bar contro 620 per il piombo) e non vi sono problemi per la chiusura dell'arma. Un
pericolo è invece rappresentato dalla strozzatura della canna. Quando il bicchierino di plastica (che contiene i pallini e
protegge la canna da graffi) giunge all'angolo della strozzatura, a causa della indeformabilità dei pallini viene frenato
bruscamente e la parte centrale della carica si muove in avanti; ne derivano elevate sollecitazioni radiali che possono
provocare rigonfiamenti nella canna, ben visibili dopo qualche decina di colpi. Il rigonfiamento sarà tanto maggiore
quanto più grossi sono i pallini , quando più accentuato l'angolo di strozzatura, e quanto più debole la canna per
spessore o resistenza dell'acciaio. Gli esperimenti compiuti dalla Dynamit Nobel hanno dimostrato che con pallini fino a
2,5 mm non vi è alcun pericolo di rigonfiamento. Invece in armi vecchi e con canne sottili e impiegando pallini da 3,2
mm. si ha rigonfiamento già dopo 50 colpi e con 500 colpi la canna è da buttare. Ad ogni modo, anche usando pallini da
3,7 mm non si è verificata alcuna situazione di pericolo per il tiratore né variazioni nella rosata.
Balistica esterna
Il robusto contenitore dei pallini ritarda il momento in cui il pallini iniziano a scostarsi e quindi la rosata è più stretta;
inoltre lo sciame è più corto perché i pallini non si deformano e viaggiano tutti con velocità quasi eguale. La copertura
sul bersaglio non è quindi proprio l'ideale, come avverrebbe con una cartuccia a piombo, perché vi sono troppi pallini al
centro e meno pallini nel cerchio esterno. Si consiglia quindi di scegliere una strozzatura di uno scalino inferiore
rispetto a quella che si userebbe con il piombo (ad es. 1/2 strozzatura invece di 3/4), cosa che inoltre riduce il pericolo
di rigonfiamenti se si usano pallini grossi.
La velocità alle varie distanze, data Vo = 400 m/s è approssimativamente la seguente
Diametro
3,7 mm
3,2 mm
2,3 mm
25 m
230
220
195
50 m
170
150
115
75 m
125
115
75
Distanza
Il minor numero di pallini impone di ridurre la distanza di tiro se si vuole avere una copertura ottimale del bersaglio.
Non si dovrebbero superare i 30 metri.
Ai fini della sicurezza si consideri che un pallino di 2,6 mm, come usati per lo skeet, hanno una gittata massima di 210
m contro i 250 di un pallino di piombo; però il pallino di acciaio quando rimbalza perde molta meno energia di quello di
piombo e rimbalza più lontano.I pallini d'acciaio provocano danno ai boschi perchè i tronchi colpiti danneggiano poi le
macchine per lavorare il legno
Teoria della rosata
Le nozioni di balistica esterna necessarie per calcolare la traiettoria dei pallini da caccia sono esposte nel precedente
capitolo. Qui cercheremo di esporre le nozioni basilari sulla rosata e sulla efficacia venatoria dei pallini. Non ci
occuperemo delle munizioni per tiro al piattello.
I pallini sono prodotti con una lega di piombo indurita da antimonio, con un peso specifico medio di circa 11,1 gr/cm³.
Vi sono in commercio anche pallini di acciaio, ma non sono di interesse venatorio.
A seconda delle esigenze venatorie si usano pallini di vario diametro, con i seguenti dati.
Diametro
mm
Peso gr
Sezione
mm²
Densità
sez.
g/cm²
Nr. di pallini
in 10 gr.
circa
10,0
5,8
9,0
4,3
8,0
3,0
7,0
2,0
6,5
1,6
5,15
0,8
4,75
0,62
4,30
0.46
4,5
0,531
15,89
3,34
19
4,25
0,447
14,14
3,16
22
4
0,373
12,56
2,97
27
3,75
0,307
11,05
2,78
33
3,5
0,250
9,65
2,59
40
3,25
0,199
8,28
2,40
50
3
0,157
7,07
2,21
64
2,75
0,120
5,92
2,03
83
2,5
0,091
4,90
1,85
110
2,41
0,080
4,57
1,78
123
2,25
0,066
3,98
1,66
152
2
0,047
3,14
1,48
213
1,75
0,031
2,40
1,29
322
Tabella con misure di vari pallini
Si tenga presente che nei vari paesi esistono poi numerazioni convenzionali e che ad ogni numero non corrisponde ad
una frazione tonda di millimetro; in Italia, ad esempio,una delle numerazioni usuali è la seguente; possono però esservi
variazioni rispetto ad altre tabelle. Il numero 2/0 si legge "due zeri".
Nr.
mm
Nr.
mm
12
1,5
3
3,41
11
1,68
2
3,62
10
1,78
1
3,9
9½
2
0
4,06
9
2,3
2/0
4,3
8
2,2
3/0
4,5
7½
2,5
4/0
4,5
7
2,42
5/0
5
6
2,6
6/0
5,15
5
2,79
9/0
7,4
4
3,05
11/0
8,6
I pallini superiori ad un certo diametro vengono chiamati volgarmente "pallettoni", ma non vi è un criterio uniforme su
dove porre la linea di distinzione. In alcuni paesi (Germania, Inghilterra, USA) si usa una denominazione particolare per
pallini con diametro superiore a 6 mm, in altri oltre i 5 mm, in Italia invece solo per pallini la cui numerazione è
indicata in zeri. Non è comunque distinzione che abbia un qualsivoglia fondamento giuridico poiché per la legge si deve
solo distinguere fra munizione spezzata e munizione a palla unica.
I pallini vengono sparati da canne cilindriche o da canne conformate con particolari modelli e misure di restringimento
degli ultimi centimetri di volata, detti strozzature.
I pallini che escono da una canna cilindrica tendono ad allargarsi radialmente perché la resistenza dell'aria ha all'inizio
maggior presa sugli strati esterni dello sciame di pallini che non su quelli al centro. Inoltre il borraggio può avere
inizialmente una velocità superiore a quella dello sciame e "bucarne" la parte centrale.
La funzione della strozzatura è di evitare questi inconvenienti.
Disposizione dei pallini e borra, sparati con canna cilindrica, a 1,2 metri dalla volata
Pallini e borra, sparati da canna molto strozzata, a 1,2 metri dalla volata
I pallini dello strato esterno vengono compressi e rallentati per il maggior attrito e comprimono il gruppo al centro che
acquista maggior velocità e li sorpassa; la borra viene frenata e rimane indietro. Inoltre i pallini esterni vengono
assoggettati ad una forza che li dirige verso l'asse della canna e compensa quindi la loro tendenza ad allargarsi
radialmente; solo i pallini che si sono molto deformati per l'attrito contro le pareti della canna sfuggono a questo
recupero. Il risultato è che lo sciame di pallini si allunga un po' di più rispetto a quello sparato dalla canna cilindrica, ma
però un maggior numero di pallini viene indirizzato a viaggiare parallelamente all'asse delle canna. Perciò la dispersione
radiale inizia più tardi quando la resistenza dell'aria riesce ad agire all'interno dello sciame, in modo diverso sui singoli
pallini (punto di apertura).
L'effetto della strozzatura sulla velocità dei pallini è del tutto trascurabile.
Lo scopo della strozzatura non è quello di concentrare al massimo la rosata di pallini, ma quello di avere, alla distanza
voluta, la copertura ottimale della rosata che deve avere una certa dimensione per garantire che il bersaglio venga
colpito senza troppa difficoltà, ma da un numero di pallini sufficiente ad ucciderlo.
Come si è detto i singoli pallini acquistano velocità e direzioni diverse per effetto delle variazioni di forma entro la
canna, e conseguente spostamento del centro di gravità, per le diverse forze a cui vengono assoggettati dalla strozzatura,
per gli urti reciproci entro la canna e fuori di essa; la strozzatura allunga lo sciame e perciò diminuiscono le probabilità
che pallini arretrati, ma di forma migliore, raggiungano pallini anteriori deformati e che entrambi rimbalzino fuori dello
sciame. Si consideri che il 10-15% dei pallini è fortemente deformato e che almeno un terzo dei pallini ha qualche
deformazione (pallini da 2 mm; la percentuale sale fino al 65% per pallini da 4 mm).
I pallini poi non viaggiano sempre in modo rettilineo, ma, come ogni altro proiettile, con deviazioni spiraliformi attorno
alla linea di traiettoria: se si spara a 20 metri ad un bersaglio la cui metà sinistra è imperforabile, si vede che a 40 metri
la metà sinistra di un secondo bersaglio viene egualmente colpita da pallini che a 20 metri si trovavano necessariamente
sul lato destro.
Le dimensioni e la distribuzione della rosata vengono rilevate con un bersaglio posto ad una data distanza e, salvo
alcuni pallini anomali, la sua forma è pressoché circolare; la distribuzione dei pallini entro questo cerchio è alquanto
imprevedibile, ma è evidente che in una buona rosta la densità deve essere maggiore al centro che non ai margini.
Avviene così che un corpo avente la superficie frontale di 90 cm² (corrispondente ad una pernice), viene colpito da
numerosi pallini se si trova al centro della rosata e da un minor numero di pallini se si trova spostato verso il suo
margine. Siccome il selvatico deve essere colpito da più pallini, si avrà una buona rosata quanto più uniformemente i
pallini sono distribuiti all'interno del cerchio, così che in ogni suo punto il selvatico abbia le stesse probabilità di essere
colpito dal numero di pallini richiesto, visto che non è facile coglierlo proprio al centro della rosata!
A breve distanza si avrà una rosata piccola e con troppi pallini. Poi la rosata e la dispersione dei pallini aumentano con
la distanza finché alla distanza ottimale di tiro, per una data carica, si avrà la distribuzione dei pallini migliore;
aumentando ancora la distanza, aumenta la rosata, ma si restringe via via la zona centrale in cui è garantita la densità
richiesta dei pallini.
La velocità iniziale dei pallini ai fini degli studi di balistica viene convenzionalmente assunta come pari a 360 ms, anche
in considerazione del fatto che qualche decina di ms in più o in meno alla bocca, diventano poi pochi ms alle distanze
venatorie e del fatto che questa risulta essere la velocità ottimale sotto molti punti di vista. Una velocità superiore
richiede notevole aumento delle pressioni con un peggioramento della rosata non accompagnato da alcun vantaggio alla
maggior distanza raggiungibile. Una velocità inferiore aumenta di molto la bontà della rosata, ma diminuisce troppo la
penetrazione del pallino. Se un fucile dà una buona rosata solo con cariche deboli, non è buon fucile.
Nei primi metri di traiettoria non è poi possibile determinare la velocità dei singoli pallini in quanto la carica si
comporta aerodinamicamente come un proiettile e ogni pallino inizia ad avere una traiettoria autonoma solo quanto è
esposto alla resistenza dell'aria con esclusione degli influssi reciproci con gli altri pallini. La distanza a cui ciò avviene
dipende dalla velocità iniziale, dal diametro del pallino, dal tipo e grado di strozzatura e dalla deformazione subita dai
pallini.
Il Burrard (studioso inglese) assume come distanza minima quella di 3 yarde (m. 2,75) e misura a partire da essa la
velocità iniziale dei pallini. In Germania si usa misurare la velocità a 5 m dalla bocca, distanza a cui con sicurezza ogni
pallino viaggia per conto suo e si riscontra che se essa è pari a 360 ms, la velocità alla bocca può variare da 385 a 395
ms a seconda di misura dei pallini, calibro, peso della carica.
Ecco la perdita di velocità dei pallini alle varie distanze:
mm
Distanza in metri
10 12,5 15
4,5
20
25
30
35
40
45
50 550 60
75 100
338 327 317 299 281 265 250 237 225 214 205 196 176 156
4,25 336 325 314 295 276 260 245 231 219 208 198 189 170 145
4
334 322 311 290 271 254 239 225 213 202 192 183 163 138
3,75 332 319 307 285 266 248 233 219 206 195 185 176 155 125
3,5
330 316 303 281 261 242 226 212 199 187 177 169 147 115
3,25 328 313 300 276 255 236 218 204 191 179 169 161 137 107
3
326 310 296 271 249 229 211 196 183 171 160 150 126 99
2,75 323 306 292 265 241 221 203 188 174 162 151 141 115 80
2,5
320 302 287 258 233 213 194 177 162 150 138 127 99
64
2,25 316 297 281 250 225 203 182 163 148 135 122 111 80
45
2
20
311 291 273 242 215 190 167 146 128 113 99
88
57
Tabella della perdita di velocità di un pallino di dato diametro a varie distanze,
posto che la velocità a 5 metri dalla volata sia eguale a 360 m/s
mm
Distanza in metri
10
15
20
25
30
35
40
45
50
55
60
75
100
4
0,0278
0,0433
0,0598
0,0781
0,0964
0,1170
0,1379
0,1611
0,1845
0,2102
0,2362
0,329
0,495
3,5
0,0278
0,0436
0,0606
0,080
0,0989
0,1200
0,1423
0,1670
0,1915
0,2200
0,2479
0,349
0,535
3
0,0278
0,0439
0,0613
0,0810
0,1013
0,1240
0,1475
0,1742
0,2008
0,2322
0,2615
0,376
0,585
2,5
0,0278
0,0442
0,0625
0,0831
0,1047
0,1290
0,1551
0,1840
0,2146
0,2472
0,2817
0,405
0,667
2
0,0278
0,0448
0,0643
0,0859
0,1097
0,1360
0,1653
0,1975
0,2326
0,2722
0,3160
0,481
0,885
Tabella del tempo impiegato a percorre varie distanze
posto che la velocità a 5 metri dalla volata sia eguale a 360 m/s
mm
Distanza in metri
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
55
60
75
100
4
2,44 2,06 1,77 1,54 1,34 1,18 1,04 0,92 0,83 0,74 0,67 0,61 0,48 0,34
3,5
1,65 1,38 1,17 1,00 0,86 0,75 0,65 0,57 0,50 0,45 0,40 0,35 0,27 0,18
3
1,06 0,86 0,72 0,60 0,50 0,43 0,36 0,31 0,27 0,24 0,21 0,19 0,13 0,07
2,5
0,60 0,48 0,38 0,31 0,25 0,21 0,18 0,15 0,12 0,10 0,09 0,08 0,05 0,02
2
0,31 0,23 0,18 0,14 0,11 0,09 0,07 0,05 0,04 0,03 0,02 0,02 0,01 0,002
Tabella dell'energia del pallino alle varie distanze posto
che la velocità a 5 metri dalla volata sia eguale a 360 m/s
La curvatura della traiettoria dei pallini può essere trascurata perché ampiamente compensata dalle dimensioni della
rosata così da non richiedere compensazioni al momento della mira. Un pallino di 2,5 mm cade di 1,9 cm a 20 m, di 5,5
a 30, di 12,3 a 40 metri; un pallino di 3,5 mm cade di 1,8 a 20 m ,di 4,9 a 30, di 10,3 a 40 e di 19,3 a 50 metri. I fucili
del resto sono tarati a 35 metri di distanza e a 10-15 cm sopra il centro ideale della rosata così che lo scarto massimo
effettivo non supera i 10-15 cm.
Come detto, mentre la rosata sul bersaglio viene rappresentata come un cerchio, in effetti i pallini formano uno sciame
allungato con una maggior presenza di pallini nella parte anteriore; se si divide lo sciame in due parti contenente lo
stesso numero di pallini, si constata che il punto di divisione (centro di gravità dello sciame) si trova ad 1/3 dai pallini di
testa.
Sperimentalmente non si rilevano significative influenze della temperatura, dell'umidità dell'aria, dell'altitudine, sulla
velocità iniziale e sulla traiettoria, anche se i cacciatori usano aumentare le cariche in inverno (ma in inverno gli animali
sono più protetti da piume e pelo).
Maggiore e significativa può essere l'influenza del vento laterale, specialmente se si spara in aria (a terra il vento e
minore e vi è la protezione di piante e cespugli). Con un vento di 5 m/s un pallino di 2,5 mm viene spostato di 10 cm a
25 m, di 20 cm a 35, di 35 cm a 45 m. (le deviazioni si raddoppiano se il vento soffia a 10 ms). Bisogna però tenere
presente che nel tiro a volo anche il selvatico viene spostato nella stessa direzione dei pallini.
La carica di pallini
Il peso della carica di pallini per un dato calibro non può variare di molto: una carica troppo pesante aumenta la
pressione dei gas ed aumenta il rinculo; se l'arma è pesante si può usare una carica maggiore perché il rinculo sarà
minore; un'arma leggera richiede una carica leggera per non avere un rinculo poco piacevole. La carica normale per un
cal. 12/70 è di 35-36 gr, per un 16/70 di 30-31 gr, per un 20/70 di 26-27 gr. In cartucce maggiorante (Magnum, Super
speed) si può però arrivare fino a cariche di 46 grammi per il calibro 12.
Quando si usano pallini di grosse dimensioni, il peso della carica può essere aumentato un poco, senza che si verifichi
un aumento di pressione perché con più i pallini sono grossi minore è l'attrito fra i singoli pallini. Il problema dell'attrito
è ora divenuto secondario per l'uso di borre di plastica che racchiudono il pallino fino all'uscita dalla canna.
L'aumento di diametro della rosata
In molti testi si legge che l'aumento della rosata non sarebbe proporzionale alla distanza dall'arma, ma un po' minore.
Ciò ovviamente non può avvenire, in contrasto con le leggi della fisica. I pallini hanno un comportamento diverso nei
primi 10-12- metri di percorso rispetto al tratto successivo e se si prende in esame l'intera traiettoria, effettivamente si
riscontra la non linearità dell'allargamento. Se però si stabilisce la dispersione a 35 metri, la dispersione a 25 metri o a
45 metri non potrà che essere proporzionale alla distanza. Ciò non è accertabile con precisione assoluta per il fatto che i
pallini, come si è detto, procedono con un moto spiraliforme e di conseguenza la distribuzione sul bersaglio in un dato
istante finisce per essere casuale e non predeterminabile. Inoltre una misurazione esatta richiede un bersaglio molto
ampio che consenta di visualizzare tutti i pallini; la valutazione cambia infine notevolmente a seconda che si consideri
l'intera rosata oppure solo la sua parte centrale. Si ripete perciò è fonte di errore (ad esempio) valutare le dimensioni
della rosata a 40 metri in base alla rosata misurata a 10 metri.
L'aumento della dispersione è maggiore per i pallini piccoli che per i pallini grossi. Quelli piccoli iniziano a disperdersi
più vicini all'arma e si deformano più facilmente dei pallini grossi. Se si prendono in considerazione tutti i pallini della
rosata, anche i più esterni, si riscontra così che la dispersione dei pallini di 2,5 mm può essere superiore del 50% a
quelle dei pallini di 3,5 mm. Se si prende in considerazione solo la parte centrale della rosata, in cui si trovano i 5/6 dei
pallini si ha una dispersione superiore solo del 10-25 %. Lo stesso fenomeno non si riscontra più con pallini di 4 mm!
Va detto però che ogni strozzatura provoca una diversa dispersione così che ha poco senso cercare di elaborare una
teoria generale.
In linea molto approssimativa si può ritenere che se su di un bersaglio di dimensioni qualsiasi, alla distanza di 35 metri
si contano 100 pallini, alle diverse distanze si abbia il seguente numero di pallini
Distanza
Strozzatura
media
Strozzatura
stretta
Strozzatura
strettissima
30
125
127
35
100
100
100
40
80
75
72
45
64
56
52
50
52
43
36
55
42
33
28
60
34
24
Bisogna quindi fare molto attenzione alle canne troppo strozzate perché oltre la distanza per cui si cerca di avere la
concentrazione ottimale, la dispersione della rosata può poi aumentare in modo da essere del tutto insufficiente.
Per valutare molto approssimativamente le dimensioni dell'intera rosata alle varie distanze, si può fare ricorso alla
tabella elaborata da M. Baker. Le dimensioni sono in pollici.
Strozzatura Distanza in yarde
10
15
20
25
30
35
40
Cilindrica
modif.
19
26
32
38
44
51
57
Cilindrica
15
20
26
32
38
44
51
Mezza
12
16
20
26
32
38
45
Piena
9
12
16
21
26
32
40
Le dimensioni della rosata non sono correlabili al calibro dell'arma; in piccoli calibri si riscontra sovente un maggior
numero di pallini con traiettoria anomala.
Si ripete comunque che è impossibile dare indicazioni che non siano approssimative. Fucili aventi canne con identiche
dimensioni interne e strozzatura identica al centesimo di millimetro, hanno prestazioni differenti e basta la cromatura
delle canna per modificarle.
Una approssimativa valutazione delle dimensioni della rosta alle gittata massima dei pallini è importante per valutare il
rischio di persone che si trovino a quella distanza e in quella direzione. Esperimenti svolti in Germania hanno dato i
seguenti risultati
Distanza in m.
Diametro rosata in m
Pallini di 2,5 Pallini di 3,5
mm
mm
30
2,5
1,9
40
3,8
2,9
60
7
5,3
80
11
8,3
100
17
12,8
120
26
19,5
140
38
28,5
160
58
43,5
180
80
51
Ciò significa che se si spara verso un selvatico con pallini di 2,5 mm e dietro di esso, a 180 metri di distanza, vi è una
persona, questa può essere colpita anche se si trova spostata di 40 metri rispetto alla linea di tiro! Questo senza tenere
conto di possibili rimbalzi, di deviazioni anomale, di cartucce con dispersore (che danno a 20 metri il bersaglio che
altrimenti si avrebbe a 35 m), di strozzatura per skeet, ecc..
Secondo le norme di prudenza elaborate in Germania, quando si caccia con altre persone, non si dovrebbe sparare verso
di loro sotto un angolo minore di 10 gradi; ciò significa che a 40 metri di distanza il compagno deve trovarsi almeno a 7
metri dalla lepre (a 20 gradi e a 14 metri se si usa un dispersore). Non sarebbe male che ogni cacciatore si abituasse a
valutare istintivamente questo angolo.
La lunghezza della rosata
La lunghezza della rosata non deve essere confusa con la lunghezza dello sciame di pallini in volo.
Se si spara su di uno specchio d'acqua, verso un anatra ad una trentina di metri, è facile constatare a vista che i pallini
colpiscono una striscia di acqua lunga più di 10 metri. Questa striscia non deriva dal fatto che lo sciame di pallini
assume una forma allungata, ma da un normale fenomeno balistico. Se a 35 metri l'intera rosata ha un diametro di circa
un metro, vuol dire che alcun pallini si troveranno al livello dell'acqua ed altri ad mezzo metro circa da essa, alcuni più
veloci, altri più lenti; percorrono perciò traiettorie diverse e i pallini più lenti o più bassi colpiranno l'acqua circa 20
metri prima dell'anatra, quelli più alti e più veloci a circa 20 metri dopo l'anatra (dati puramente esemplificativi,
ovviamente); la conseguenza è una lunga strisciata di pallini sull'acqua e una differenza di tempo di volo tra pallini
anteriori e pallini posteriori di 0,2- 0,3 secondi. Ciò non significa ovviamente che non sia importante mirare bene un
selvatico che fugge davanti a noi in linea retta perché comunque la concentrazione richiesta di pallini si ha solo attorno
al punto mirato.
La lunghezza dello sciame di pallini
Il problema delle dimensioni e disposizione dello sciame di pallini lungo la traiettoria, è stata oggetto di numerosi studi
i quali, in fin dei conti, hanno concluso che è un problema di scarso interesse. In modo abbastanza indipendente da
carica e da strozzatura, i pallini si allungano in uno sciame a forma di grappolo d'uva, con la parte più ampia in avanti e
che a 35 metri di distanza è lungo 3-3,5 metri al massimo, ma anche minore se i pallini sono uniformi e non deformati. I
pallini migliori si troveranno ovviamente nella parte anteriore e quelli deformati o più piccoli nella parte posteriore. Il
centro più nutrito della sciame, che contiene circa il 75% dei pallini, si trova a circa un terzo (un metro circa) dai pallini
anteriori.
Sciame di pallini
Se si spara ad una lepre che passa di traverso a 35 metri, supposta una velocità finale di 226 ms per pallini di 3,5 mm,
questi impiegheranno circa 0,144 secondi a colpire il bersaglio; siccome gli ultimi sono tre metri indietro ne
impiegheranno 0,131 con una differenza di 0,013 secondi. Ammesso che la lepre abbia fretta e corra alla velocità di 15
ms, in quel tempuscolo potrà percorrere solo una ventina di centimetri e perciò non potra uscire dalla parte nutrita della
rosata. Se però il cacciatore ha mirato bene, con il giusto vantaggio, in modo che i primi pallini colpiscano la testa, i
pallini del centro dello sciame, a circa un metro dai primi, la colpiranno dopo che la lepre avrà percorso meno di 10
centimetri, vale a dire alla spalla. Se si fa lo stesso calcolo per un fagiano che viaggia a 25 ms di velocità, i dieci
centimetri diventano circa 15.
Quale curiosità ricordo che certi cacciatori pasticcioni usavano mescolare pallini grossi a pallini piccoli convinti di
avere così una cartuccia buona per tutti gli usi. È una emerita sciocchezza perché così facendo si ottengono, dopo una
diecina di metri, due sciami perfettamente separati, ognuno dei quali contiene un numero di pallini del tutto insufficienti
a uccidere il selvatico (a 35 metri i due sciami saranno ad una distanza, l'uno dall'altro, di circa 1,5 metri!).
Controllo della rosata
Esporrò qui il metodo ufficiale seguito in Germania per controllare la regolarità della rosata e che consente un'ottima
valutazione di canne per caccia e cartucce. Per i fucili da tiro viene usato un diverso bersaglio.
Bersaglio per prova della rosata
Il bersaglio di controllo è un cerchio di 75 cm di diametro con un cerchio interno di 37,5 cm. La corona circolare è
divisa in dodici settori e il cerchio interno è diviso in quattro settori; ogni settore ha la superficie di 276, 125 cm².
Questa misura è stata scelta in modo che due settori adiacenti (552 cm²) corrispondano alla superficie massima di una
lepre, mentre una pernice corrisponde ad 1/3 di un settore (92 cm²) e un fagiano e un anatra a 2/3 (184 cm²). La prova
viene effettuata sparando una serie di 5 cartucce eguali dalla distanza di 35 metri. Se una delle 5 rosata diverge dalle
altre per più del 25% di impatti, occorre sparare altre cinque cartucce e la rosata anomala va scartata in quanto
attribuibile ad anomalia della cartuccia.
Per ogni rosata si passa poi a valutare la copertura di ogni settore (due settori per la lepre) che sarà considerata
sufficiente se, tenuto conto del diametro del pallino richiesto per l'animale in considerazione, si contano almeno:
- almeno 12 pallini da 2,5 mm in un settore e cioè almeno 4 pallini per la superficie di una pernice (1/3 di settore);
- almeno 6 pallini da 3 mm in un settore e cioè almeno 4 pallini per la superficie di un fagiano (2/3 di settore);
- almeno 6 pallini da 3,5 mm in due settori contigui, corrispondenti alla superficie di una lepre. In questo caso bisognerà
sommare via via a+b, b+c, c+d, d+a, e+f,f+g,... fino a q+e. Nella figura è insufficiente solo il settore g+h e si hanno 89
pallini sul bersaglio con 15 settori coperti a sufficienza.
La rosata sarà tanto migliore quanto maggiore è il numero dei settori coperti e quanto maggiore è il numero di pallini
complessivo. In presenza di un buon numero complessivo di pallini sul bersaglio, ma concentrati piuttosto sui settori
centrali, non si deve concludere che l'arma spara male, ma solo che è più adatta per tiri lunghi; è perciò consigliabile di
ripetere la prova a 40 metri di distanza.
Relazione tra selvatico e pallino
La balistica terminale della carica di pallini differisce fondamentalmente da quella del proiettile singolo. Questo deve
trasferire la sua energia al corpo e quindi è costruito in modo da deformarsi e frantumarsi e da provocare distruzione
meccanica dei tessuti, oltre a onde d'urto distruttive.
Diverso il comportamento della carica di pallini che è già frantumata e quindi scarica immediatamente e completamente
tutta la sua energia su di una superficie molto maggiore. Si consideri che già alla bocca la carica di un calibro dodici ha
una superficie di 2,5 cm², il che è otto volte quella di una palla calibro 8 mm. A cinque metri la superficie di impatto
sarà 20-30 volte superiore ( 6-10 cm di diametro) con una energia di oltre 200 kgm (circa 2000 Joule) il che spiega
l'effetto fulminante della carica a pallini a breve distanza, anche su animali di grossa taglia.
La carica di pallini conserva una energia sovrabbondante anche a distanze sui venti metri a cui, ad esempio, una lepre di
3 o 4 kg può essere colpita da un numero di pallini sufficienti a dare circa 30 kgm di energia, vale a dire quanto un buon
calibro 38.
Il meccanismo dell'energia non è sufficiente a spiegare il motivo per cui il selvatico viene ucciso anche a distanza
doppia sebbene colpito da un numero ridotto di pallini che talvolta penetrano di poco sotto la cute.
Il vero meccanismo è stato scoperto facendo esperimenti scientifici su animali: si è così visto che lo stesso animale che
rimaneva fulminato da una scarica di pallini che appena bucavano la pelle, quasi non riportava danni se veniva colpito
mentre era narcotizzato. Si è perciò concluso che la morte non deriva direttamente dalle ferite, di per sé lievi, ma dallo
shock nervoso cagionato dal fatto che più pallini colpiscono contemporaneamente più terminazioni nervose sparse sul
corpo. In medicina legale questo fenomeno è conosciuto come "morte per inibizione riflessa" che talvolta può
verificarsi anche per una sollecitazione improvvisa di una singola piccola ridotta regione del corpo (gli atemi delle arti
marziali o la morte improvvisa di chi si butta in acqua).
Per uccidere il selvatico è perciò necessario che venga colpito da un sufficiente numero di pallini che scatenino questo
riflesso e paralizzino il cuore. Sotto questo aspetto può essere più letale una carica di pallini piccoli che una di pallini
grossi, sempre che i pallini piccoli abbiano energia sufficiente a produrre ferite sotto cute.
Ovviamente un numero di pallini minore che penetrino in profondità entro il selvatico sono idonei ad ucciderlo, se
colpiscono punti vitali o provocano emorragia, o ad immobilizzarlo se spezzano arti.
Nello scegliere il pallino si deve perciò cercare di ottenere entrambi i risultati con un pallino che assicuri sia una certa
penetrazione sia un numero sufficiente di impatti, secondo il criterio sopra visto per la valutazione della rosata. Non si
deve cercare di affidarsi solo alla penetrazione, ad esempio usando pallini molto grossi, perché diventa elevato il rischio
che il selvatico passi tra i pallini indenne, oppure che venga ferito da uno solo e vada a morire altrove. Si deve poi
tenere presente che l'effetto nervoso viene prodotto solo se i singoli pallini hanno una energia sufficiente a provocarlo.
Ad esempio per una pernice si calcola che ogni pallino debba avere all'impatto una energia di almeno 0,11 - 0, 15 kgm.
Questo non significa ovviamente che si possa sparare alla distanza di 100 metri se il calcolo teorico ci dice che un certo
pallino possiede ancora l'energia richiesta a tale distanza! Rimane infatti ferma l'esigenza che il selvatico venga colpito
da un numero sufficiente di pallini. Ad esempio i pallettoni da 8 mm potrebbero uccidere una volpe a 100 metri; però si
devono usare a non più di 20-25 metri perché oltre tale distanza è un puro caso colpire la volpe con più di un pallino.
Il cacciatore che spara ad un selvatico con pallini più piccoli di quelli teoricamente più adatti, deve ricordarsi che deve
ridurre la distanza di tiro; se spara con pallini più grossi corre il rischio di fracassare l'animale, se troppo vicino, o di
mancarlo, se si trova oltre la distanza di copertura ottimale della rosata.
Secondo Journée la distanza massima a cui si può sparare ad un selvatico con buona sicurezza di ucciderlo, e non solo
di ferirlo, è la seguente
Specie
Superficie
Peso kg Diametro m
Distanza
Pernice
90
0,35
2,5
43
Anatra
150
0,85
3
45
Fagiano 200
1,25
3,25
46
Lepre
3,5
3,5
48
Volpe
6,5
3,75
50
In letteratura si trova talvolta cenno del fenomeno della "passata" che si verifica quando un selvatico in volo, trafitto da
un singolo pallino, cade stecchito. Sono state escogitate varie teorie ma senza giungere a conclusioni definitive. È
probabile che anche in questo caso insorga una specie di shock nervoso. Egualmente poco chiara è la ragione per cui, a
seconda della carica delle cartuccia, talvolta l'uccello cada senza spargere una goccia di sangue, talvolta invece sanguini
vistosamente dalla ferite.
Il "vantaggio"
Quando si spara ad un bersaglio in movimento non si deve mirare al centro di esso, ma un po' più in avanti, rispetto alla
direzione del movimento, perché i pallini impiegano un certo tempo a raggiungere il bersaglio e in quel tempo il
bersaglio si è spostato. Si consideri che sulla distanza di 35 metri i pallini viaggiano alla velocità media di 285 m/s e
impiegano circa 0,12 secondi a percorrerla; se il selvatico vola a 20 ms, in tale tempo avrà percorso 2,4 m; se esso passa
trasversalmente di fronte a noi si dovrà sparare a detta distanza davanti alla sua testa.
La formula per calcolare questo spazio è data da
(Velocità del selvatico) * (distanza) / (Velocità media pallini)
La velocità media si ottiene sommando velocità iniziale a velocità finale dei pallini e dividendo per due.
In teoria si dovrebbe tenere conto anche dei tempi di reazione del cacciatore e del sistema meccanico dell'arma, ma
questi vengono corretti dallo stesso cacciatore che al momento dello sparo non blocca l'arma ma continua a muoverla,
assecondando il movimento del bersaglio.
Se il bersaglio si muove in diagonale rispetto al cacciatore, il calcolo diviene molto più difficile; se il selvatico viaggia
con un angolo di 70° rispetto alla linea trasversale, il che equivale a dire che la sua direzione di moto è di 20° rispetto
alla linea di mira (si trascura qui la precisione teorica), il valore dello scostamento si otterrà moltiplicando il precedente
valore per cos70° oppure per sen20°.
Nella pratica si ottiene lo stesso risultato utile calcolando il vantaggio non in metri, ma in "lunghezze dell'animale"; se
un fagiano che vola trasversalmente ci appare lungo 60 cm il vantaggio da dare sarà dato da 240/60 = 4 fagiani; se esso
si allontana in diagonale sarà sufficiente mirare "4 fagiani in avanti" secondo la lunghezza che il fagiano ci presenta per
effetto della prospettiva.
La penetrazione del pallino
Circa la penetrazione di pallini in tessuti molli, sono stati fatti esperimenti su blocco di gelatina constatandosi che alla
distanza di 35 metri e pallini da 2,5 mm la penetrazione è attorno ai 60 mm, se di 3 mm di diametro, la penetrazione è
attorno ai 70 mm, se di 3,5 mm attorno agli 80 mm. Con pallini da 2,5 mm si è avuta, alle varie distanze, la seguente
penetrazione
Distanza in m Penetrazione in mm
15
69
20
64
30
50
40
33,6
50
23,5
Munizioni a pallini per revolver
Le cartucce per revolver sono vendute per la difesa da serpenti; esse sono caricate, nel cal. 38, con circa 135 pallini da
1,3 a 1,5 mm. Questa carica produce alla distanza di 15 metri una rosata di circa un metro di diametro. Essi, a tale
distanza, non sono in grado di superare un abbigliamento invernale. Al fine di usare queste cartucce anche per difesa
personale non letale, sono state fatte prove con pallini di dimensioni maggiori. Con pallini da 2,5 mm la rosata è ancora
nutrita, ma anch'essi a 15 metri di distanza riescono appena a penetrare oltre un cappotto, senza ferire la cute. Con
pallini da 3,5 mm si producono ferite. I pallini da 4,5 mm superano agevolmente gli abiti e penetrano per 3 cm in un
blocco di plastilina; però in una cartuccia ve ne stanno solo una ventina. Si è quindi pensato di caricare queste cartucce
con una miscela di pallini di varie dimensioni, in modo da avere una rosata nutrita e aumentare l'effetto di shock. La
miscela più congrua è risultata quella con il 50% di pallini da 2,5 mm, il 25% da 3,5 mm e il 25% da 4,25 mm., con un
totale di circa 50 pallini. Usando polveri e cariche vivaci (ad es. 4,5 grani di Kemira N 310) si ottengono velocità di
poco inferiori ai 300 ms in canne da 3 pollici. Con queste cartucce si è riscontrato che una sagoma umana veniva colpita
da circa 40-45 pallini a 5 metri, da 25-35 pallini a 10 metri, da 20-25 pallini a 15 metri. Oltre questa distanza, la rosata
risulta molto sguarnita al centro.
A distanza ravvicinata tutti i pallini perforano 15 mm di legno; a 5 metri passano quelli da 3,5 e 4,25 mm, a 10 metri
solo alcuni dei pallini da 3,5 riescono a passare, a 15 metri solo quelli da 4,25 passano (al 90%) Invece la penetrazione
nella plastilina, dopo aver superato 5 mm. di strati di tessuto, è stata la seguente
Diametro a 5 m
a 10 m
a 15 m
2,5
6 mm
2 mm
0 mm
3,5
11 "
5"
3"
4,25
21 "
16 "
11 "
La penetrazione dei pallini da 4,25mm nella plastilina non protetta da tessuto è stata di 30 mm. La probabilità di colpire
agli occhi, sparando a 15 metri, è risultata dello 1%
Bibliografia
Lampel W, Jagdballistik, Melsungen 1971
Lampel - Marhold, Waffen Lexikon, München 1994
Haglund B. - Claesson E. (Husqvarna) , Mina Jaktvapen, Stockholm 1957
Burrard, The modern Shotgun, 3 vol. , London 1952
Journée, Tire des Fusils de Chasse, Paris 1947
v. Wissman, Der Schrotschuss, Hamburg 1968
BALISTICA TERMINALE
La balistica terminale studia il comportamento del proiettile nel bersaglio. Qui ci occuperemo solo di quei pochi
problemi di balistica terminale che possono essere oggetto di una valutazione matematica, riservando ad un'altra voce la
trattazione dei fenomeni attinenti piuttosto alla medicina legale.
Uno dei fenomeni che meglio si presta ad uno studio scientifico è quello della penetrazione del proiettile nei vari mezzi,
pur considerando che la diversità dei materiali e la diversità di comportamento dei singoli proiettili, a seconda della loro
struttura e della velocità al momento dell'impatto, non consentono il ricorso ad un modello matematico generale, ma
soltanto a formule empiriche. Accade infatti, da un lato, che proiettili ad alta velocità si deformino facilmente
all'impatto e, d'altro lato, che proiettili molto veloci non facciano a tempo a trasferire la loro energia al bersaglio.
Punto di partenza per calcolare la penetrazione del proiettile nella maggior parte dei materiali è la sua energia cinetica o
forza viva; essa può essere calcolata con la formula
in cui G rappresenta il peso in grammi e V la velocità in m/s. Se si elimina il valore 9,81 si ottiene il risultato in Joule
(1kgm = 9,81 J).
Le formule che proporremo sono state elaborate per proiettili di pistola incamiciati ed a punta tondeggiante e
presuppongono un impatto sul bersaglio ad angolo retto. Se il proiettile colpisce il bersaglio con un angolo minore, il
che può accadere per effetto dei movimenti di precessione, anche se il piano del bersaglio è perpendicolare alla
traiettoria), la sua capacità di penetrazione sarà naturalmente minore fino a giungere, oltre un certo angolo, al rimbalzo.
Nell'attraversare materiali in più strati può anche accadere che il proiettile, che inizia a penetrare già inclinato, venga
ulteriormente deviato nell'attraversamento del primo strato, così da non essere più in grado di attraversare il secondo su
cui scivola semplicemente (è all'incirca il fenomeno per cui un raggio di luce viene rifratto quando dall'aria penetra
nell'acqua). In linea di massima i risultati ottenibili con le formule sono utilizzabili anche per proiettili di carabina e per
proiettili non incamiciati in quanto lo scarto nella penetrazione rispetto al proiettile tipo, se non intervengono
deformazioni, può assumersi come costante e lineare e quindi facilmente verificabile in via sperimentale; ad esempio si
riscontra sperimentalmente che la penetrazione di proiettili di piombo nel legno o nel ferro è inferiore di circa il 20%
rispetto a quella di un proiettile incamiciato di eguale calibro. Particolare cautela occorre nell'applicare le formule a
proiettili semicamiciati, proprio per la grande varietà di deformazioni che possono subire.
Nelle formule che seguito i simboli sono usati, salvo diversa indicazione, con il seguente significato:
P: penetrazione in cm riferita alla punta del proiettile
V: velocità di impatto in m/s
G: peso in grammi
C: calibro in mm.
S: sezione del proiettile in cmq
Penetrazione nel ferro
La penetrazione di proiettili nel ferro (blindature, carrozzerie, ecc.) è stata oggetto di ampi studi in campo militare e la
formula più usata è quella di Krupp
con cui possono risolversi problemi quali:
-
un proiettile di pistola cal. 9 Para può perfora la blindatura di un'auto a 100 metri di distanza?
quale velocità possiede il proiettile dopo aver perforato una lamiera di un millimetro?
Si badi che la formula di Krupp è valida solo per l'attraversamento di uno strato omogeneo di metallo; ad esempio un
proiettile cal 9 Para perfora alla velocità di 330 m/s una piastra di circa 2,1 mm di spessore o tre piastre da 0.7 mm
pressate assieme; se invece le tre piastre sono distanziate l'una dall'altra, ad es. di un centimetro si assiste al fenomeno
un po' paradossale ma scientificamente spiegabile, per cui ne perfora ben 15 per un totale di 10,5 mm !
Penetrazione nel legno
La penetrazione nel legno di abete è presa comunemente come indice dell'efficacia di un proiettile. Essa può essere
calcolata con la formula di Weigel
oppure con quella di Hatscher che ha il vantaggio di tener conto del fattore di forma i, il che è utile specialmente per
proiettili di fucile
Penetrazione nell'osso
La formula che per proiettili idi pistola incamiciati fornisce i migliori risultati è
Per proiettili a punta arrotondata si deve sostituire la costante 0,44 con 0,30 e per proiettili wad-cutter con la costante
0,15.
Dalla velocità al momento dell'impatto vengono detratti 60 m/s che rappresentano la perdita di velocità per effetto del
solo impatto; ciò significa, in altre parole, che un proiettile con velocità inferiore a 60 m/s produce sull'osso solo un
effetto contusivo, ma non ne spezza il tessuto. Questa cosiddetta velocità limite di 60 m/s è riferita a proiettili per
pistola a punta tondeggiante o a palle sferiche; nel caso di proiettili con elevata densità sezionale oppure molto
appuntiti, è chiaro che la velocità limite sarà inferiore. Se il proiettile attraversa altri tessuti (indumenti, muscolo),
bisognerà ovviamente tenerne conto.
Penetrazione nella cute
Il limite di velocità a cui un proiettile è ancora in grado di bucare la cute umana è stata studiata per proiettili di pistola o
per palle sferiche e risulta valida la formula del Sellier
in cui Ds rappresenta la densità sezionale. Questa è data dal rapporto G/S.
Dalla formula si ricava, ad esempio, che un pallino da caccia di 3 mm di diametro non riesce a perforare la pelle, ma
procura solo una contusione, se non raggiunge la velocità di 78 m/s.
La stessa formula può essere usata anche per indumenti; sostituendo il valore +100 a +22 si ha la velocità limite per la
tuta da combattimento americana a sei strati di tessuto.
Penetrazione nei tessuti molli del corpo umano
Sulla base di studi compiuti sulla gelatina balistica il Sellier è pervenuto alla formula
in cui dalla velocità di impatto V viene detratta la velocità limite relativa alla cute, il cui spessore viene però computato
come spessore di tessuto muscolare
Le formule sopra riportate non sono solamente delle curiosità matematiche, ma possono orientare nella soluzione di
problemi di balistica giudiziaria, di cui si riportano alcuni esempi.
1) Un uomo è stato colpito da un colpo di pistola da circa 100 metri di distanza che ha forato il cranio da parte a parte
per complessivi cm. 1 di osso; è possibile che sia stata usata una cal. 7,65 ACP?
Un tale proiettile con velocità iniziale di 285 m/s, a 100 metri ha ancora una velocità di 240 m/s. Le perdite di velocità
che subisce all'impatto sono di 35 m/s per impatto con la cute e di 60 m/s per l'impatto sull'osso; 10 m/s li perde nella
perforazione dei primi 5 mm. di osso ed entra quindi nel cervello alla velocità di 135 m/s; a questa velocità perfora 12
cm di tessuti molli perdendo altri 35 m/s; ulteriori 60 m/s li perde all'impatto con la parete opposta del cranio e altri 10
m/s per la sua perforazione. Residuano quindi solo 30 m/s, proprio al limite della possibilità della completa perforazione
(sperimentalmente si è accertato che da distanza ravvicinata solo l'80% dei proiettili cal 7,65 perfora il cranio da parte a
parte; è quindi possibile, ma improbabile che vi sia riuscito a 100 metri di distanza).
2) Una persona viene colpita da un colpo cal. 9 Para da circa 100 metri di distanza, con perforazione della colonna
vertebrale e fuoriuscita dalla parte opposta. È sufficiente un colpo di pistola (V= 280 m/s) o deve ipotizzarsi un colpo di
mitra (V= 400 m/s) ?
Le perdite di velocità sono di 60 m/s per impatto e attraversamento cute ed abiti, 60 m/s per impatto con l'osso spesso 2
cm, 20 m/s per la sua perforazione; rimangono solo 140 m/s insufficienti per perforare tutto il ventre e la cute e gli abiti
nella parte anteriore; deve quindi ipotizzarsi che il colpo sia stato sparato con un mitra.
Penetrazione in materiali vari
Per il calcolo della penetrazione in vari materiali, quali terra o mattoni, si può usare la formula di Petry in cui P è il peso
in gr, C il calibro in mm, V la velocità di impatto in ms e k un coefficiente con il seguente valore
0,64
muro di cemento
0,94
muro di pietra
1,63
muro di mattoni
2,94
terra sabbiosa
3,96
terra normale
5,87
terra argillosa
La penetrazione Pn in cm sarà data da
Quale riscontro si tenga presente che per un proiettile di pistola cal 7,65, la penetrazione in terra sabbiosa sarà di circa
18 cm.
Penetrazione sperimentale in cm del proiettile militare 30-06 (Vo =845 m/s, P= 9,7 g)
alla distanza di 180 metri
media
massima
Ghiaia
17,7
Muro di mattoni 11
20
16.5
Sabbia asciutta
Sabbia bagnata
Argilla
Terra sciolta
20,7
23,3
73,5
50
18,5
18,5
62
50
La probabilità di colpire
Il calcolo delle probabilità consente di calcolare quante probabilità vi sono che un evento possibile, ma non certo, si
verifichi.
La probabilità P che un evento si verifichi è data dal rapporto tra eventi favorevoli ed eventi possibili: la probabilità che
esca il sei lanciando un dado una sola volta è data da
P = 1/6 = 0,166
dal che si ricava che il valore di P non può mai essere superiore ad uno, poiché in tal caso si ha la certezza che l'evento
si verifichi. La probabilità che l'evento non si verifichi sarà evidentemente data da 1-P La probabilità che si verifichino
contemporaneamente un certo numero di eventi indipendenti l'uno dall'altro è pari al prodotto della probabilità di
ciascun evento. Se la probabilità di colpire un bersaglio è P = 0,1 la probabilità di colpirlo due volte di seguito sarà
P · P = 0,01
Viceversa la probabilità di non colpirlo due volte di seguito sarà data da
P = (1 - 0,1) · (1 - 0,1) = 0,89
e così via.
Diverso è naturalmente il problema di stabilire quante probabilità si avrebbero di colpire il bersaglio almeno una volta
sparando 5 colpi. Passaggi un po' complicati portano alla formula
P = 1 - (1 - 0,1)elevato alla quinta = 0,4
Se la probabilità di colpire varia ad ogni colpo, ad esempio da 0,1 a 0,15 a 0,2, ecc. (si pensi ad un bersaglio che si
avvicina sempre più al tiratore!), la formula diventa
P = 1 - (1 - 01) · (1 - 0,15) · (1 - 2) ....
Per eseguire calcoli di questo tipo occorre perciò apprendere come calcolare il valore di P, cosa abbastanza facile.
Ogni arma a palla, anche se provata al banco, non è in grado di concentrare i proiettili in un unico punto, ma li disperde
attorno al punto mirato entro un'area di dispersione che possiamo assumere come circolare. Se il centro del bersaglio e il
centro del circolo di dispersione non coincidono, ciò significa che vi è un difetto da correggere nel sistema di
puntamento.
La dispersione naturalmente aumenta, in modo poco più che proporzionale, con l'aumentare della distanza dell'arma dal
bersaglio; aumenta inoltre quando al fattore meccanico si aggiunge quello umano: ogni tiratore, a seconda della sua
abilità, del suo stato psicofisico, a seconda delle circostanz ambientali, concentrerà più o meno i colpi sul bersaglio.
Questa dispersione del tiro può essere valutata con metodi statistici. Di norma lo studio della dispersione del tiro con
artiglierie sul terreno, e quindi rispetto a bersagli orizzontali, in cui i tiri presentano una dispersione ellittica, essendo la
dispersione maggiore in lunghezza che in larghezza. Noi invece ci vogliamo occupare solo del tiro contro bersagli
verticali ove la dispersione, come si è detto, può ritenersi circolare e quindi sarà sufficiente, per i successivi calcoli, di
individuare lo scarto quadratico medio dei singoli proiettili rispetto al centro della rosata.
Supponiamo di avere sparato dieci colpi contro un bersaglio e di aver ottenuto la rosata di figura 1.
Figura 1
Per prima cosa occorre individuare il centro medio della rosata. Ciò si può ottenere in modo empirico tracciando prima
un asse orizzontale in modo che vi siano metà dei colpi sopra e metà dei colpi sotto di esso, e poi un asse perpendicolare
al primo che lasci metà dei colpi a sinistra e metà dei colpi a destra: il punto d'incontro rappresenta il centro ideale della
rosata.
Per calcolare ora lo scarto quadratico medio, vale a dire la media dei quadrati delle deviazioni di ogni singolo colpo dal
centro medio, occorre misurare la distanza di ogni colpo dal centro medio ed elevare il valore trovato al quadrato. La
radice quadrata della media dei valori così trovati ci darà il valore M ricercato. Invece di misurare la distanza dal centro
ideale di ogni colpo, si può, più semplicemente, come nell'esempio di figura 1, calcolare lo scarto di ogni valore di X e
di Y rispetto al valore X-Y del centro medio e poi estrarre la radice quadrata della somma dei loro quadrati, con
normale applicazione del teorema di Pitagora.
Nell'esempio si avrebbe che le coordinate del centro medio sono X = 35,6 e Y = 26,5 e che le coordinate dei singoli
colpi, la differenza D dal valore medio, i loro quadrati, avrebbero i seguenti valori:
X
32
41
33
42
28
36
28
37
41
38
356
D
3,6
5,4
2,6
6,4
7,6
0,4
7,6
1,4
5,4
2,4
D²
12,96
29,16
6,76
40,96
57,76
0,16
57,76
1,96
29,16
5,76
242,4
Y
19
21
26
28
31
33
22
24
32
29
265
D
7,5
5,5
0,5
1,5
4,5
6,5
4,5
2,5
5,5
2,5
D²
56,25
30,25
0,25
2,25
20,25
42,25
20,25
6,25
30,25
6,25
214,5
da cui si ricava direttamente lo scarto quadratico medio per X = 24,24 e per Y = 21,45.
Il valore di M sarà infatti dato dalla radice quadrata della somma
(24,24 + 21,45) = 6,76 cm (manca il segno di radice!)
Il valore così trovato consente di determinare il parametro più importante di tutta la teoria del tiro e cioè lo scarto
probabile S.
Per comprenderne il significato si pensi ad un'arma che spara una serie di colpi dal punto O in direzione OX
B
O -----------------|-----|----|------X
a
a
Il punto medio di caduta sia B; se si prendono in esame due strisce di terreno prima e dopo il punto B e se a è piccolo,
in esse si riscontrano pochi colpi e quindi la probabilità di colpire quella striscia è piccola e la maggior parte dei colpi
cadrà fuori di essa. Per un certo valore di a vi saranno tanti colpi fuori della striscia quanti entro di essa. A questo punto
la probabilità che un proiettile cada entro la striscia è pari a 0,5 e cioè ad un colpo su due. Questo valore a corrisponde
al parametro S e il valore 2S indica la larghezza di una striscia di terreno posta simmetricamente a lato del punto medio
e che ricomprende la metà dei colpi sparati che si trovano più vicini al punto medio, la metà dei punti migliori.
Se il ragionamento, invece che alla sola dispersione longitudinale sul terreno viene riferita alla dispersione in altezza e
in larghezza su di un bersaglio verticale, si otterrà che se nella larghezza 2S cade il 50% dei colpi, in un quadrato ne
cadrà lo 0,5x 0,5 e cioè lo 0,25%; in un cerchio infine avente il raggio S, ricadrà il 20% circa dei colpi (il cerchio
iscritto in un quadrato ha una superficie inferiore di circa 1/5 a quella del quadrato stesso). Il valore di S che, nel caso
sia calcolato per una dispersione unidimesionale, è dato dalla formula S = 0,6745M, nel caso di una superficie è dato
dalla formula S = 0,4769M.
Nel caso della figura 1 si avrebbe perciò S = 6,76 x 0.4769 = 3,22 cm.
Il calcolo della distribuzione dei colpi all'interno di un cerchio, stabilito il valore di S, è un po' complicato in quanto
occorre far riferimento ad un valore di P dato dalla funzione
in cui K = Raggio/S ed e = 2,718.
Più semplicemente il valore di P in funzione del valore K può essere ricavato dalla seguente tabella.
K
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
0,6
0,7
0,8
0,9
1
1,1
1,2
1,3
1,4
1,5
1,6
1,7
1,8
1,9
2
P
0,002
0,009
0,020
0,036
0,056
0,079
0,106
0,136
0,168
0,203
0,240
0,279
0,319
0,360
0,401
0,441
0,482
0,521
0,560
0,597
K
2,1
2,2
2,3
2,4
2,5
2,6
2,7
2,8
2,9
3
3,1
3,2
3,3
3,4
3,5
3,6
3,7
3,8
3,9
4
P
0,633
0,667
0,700
0,730
0,759
0,785
0,810
0,832
0,852
0,871
0,888
0,903
0,916
0,928
0,938
0,948
0,956
0,963
0,969
0,974
K
4,1
4,2
4,3
4,4
4,5
4,6
4,7
4,8
4,9
5
5,1
5,2
5,3
5,4
5,5
5,6
5,7
5,8
5,9
6
P
0,978
0,982
0,985
0,988
0,990
0,9919
0,9934
0,9947
0,9958
0,9966
0,9973
0,9979
0,9983
0,9987
0,9990
0,9992
0,9994
0,9995
0,9996
0,9997
Dalla tabella si vede che per R = S e quindi K = 1, un cerchio con raggio eguale ad S contiene il 20,3% dei colpi; un
cerchio con raggio pari a 2S, e quindi con K = 2, il 59,7% dei colpi, e così via.
Per contro dalla tabella si legge che il cerchio avente una probabilità del 50% di essere colpito, si ottiene moltiplicando
S per un valore K di circa 1,75 (che si ottiene mediante interpolazione tra 0,482 e 0,521) e quello con probabilità del
75% moltiplicandolo per 2,47.
Si potranno quindi risolvere i seguenti problemi relativi a bersagli circolari.
1) Quale raggio ha il cerchio che contiene il 50% e il 75% dei colpi, data la rosata di figura 1?
Soluzione:
R(50) = 1,7456 · S = 1,4756 · 3,22 = 5,62 cm
R(75) = 2,4686 · S = 2,4686 · 3,22 = 7,95 cm
2) Con una pistola sono stati sparati numerosi colpi contro un bersaglio con 10 zone (anelli) aventi raggio 4, 8,
12, 16, 20, 24, 28, 36, 40 cm. e si è contato che entro il cerchio di 20 cm è caduto circa il 60% dei colpi. Quale è il
valore di S e quale percentuale di colpi è caduta nei singoli cerchi?
Soluzione:
Dalla tabella si vede che per P = 60 si ha K = 2; il valore di S sarà dato dal rapporto R/K e quindi da
20/2 = 10 cm. Si procederà poi al calcolo di K per i vari raggi e da esso a quello delle relative
percentuali; le percentuali dei singoli anelli si otterranno poi per differenza.
3) Nel problema n. 2 si voglia stabilire la percentuale di colpi in un determinato anello del bersaglio.
Soluzione:
Sarà sufficiente determinare la percentuale relativa ai due cerchi che delimitano l'anello e fare la
differenza. Se, ad esempio, il cerchio interno ha raggio R = 3S e quello esterno R = 4S, si ricava che
la percentuale sarà data da 97,4% - 81,7% = 10,3%.
Se occorre conoscere la percentuale di colpi in un solo settore del cerchio o dell'anello, sarà
sufficiente dividere i risultati trovati per il rapporto tra cerchio e settore; se, ad esempio, il settore è
sotteso da un arco di 36º la percentuale dei colpi ad esso relativa sarà di 1/10 di quella calcolata per
il cerchio di 360º.
4) Se S = 4 cm quale percentuale di colpi contiene un cerchio con raggio 10 cm ?
Soluzione:
K sarà eguale a 10/4 e cioè 2,5 da cui si ricava P = 0,75%, vale a dire che un colpo su 4 uscirà dal
cerchio.
Si osserva in proposito che conoscendo la percentuale di colpi all'interno di un determinato cerchio,
si può direttamente calcolare S senza dover misurare i singoli scarti di ogni colpo; dalla percentuale
infatti si risale a K e il rapporto R/K ci darà il valore di S. Ancora più semplicemente si potrà
tracciare il cerchio contenente il 20% dei colpi per ottenere R = S.
In molti casi però il tiratore si trova di fronte non figure geometriche quali il bersaglio da tiro a segno, ma figure
irregolari e asimmetriche, come la sagoma di un veicolo o di un uomo, rispetto a cui non è facile eseguire il calcolo
matematico sopra esposto.
In tali casi si ricorre alla cosiddetta «rete di dispersione di Gauss» illustrata in figura 2,
Figura 2
la quale consiste di un quadrato di lato pari a 10S, suddiviso in quadratini aventi lato 0,5S, per ciascuno dei quali è
calcolata la percentuale di probabilità di colpirlo (i valori indicati in ogni quadratino vanno divisi per 100!). Se la
probabilità di colpire una striscia orizzontale o verticale, non limitata in lunghezza e larga 0,5S, è pari, ad esempio al
13,2% (vedi strisce centrali), la probabilità di colpire il quadrato formato dal loro incrocio sarà dato, secondo le regole
del calcolo della probabilità nell'ipotesi di più eventi indipendenti, da 13,2 · 13.2 = 1,74%, come per l'appunto sta scritto
nei quadratini centrali.
Per calcolare la probabilità di colpire un determinato bersaglio, sarà quindi sufficiente disegnare la sagome del bersaglio
nella stessa scala usata per la rete di Gauss (in figura, usando carta millimetrata, 1 cm = 0,5S) e poi sovrapporre la
sagoma facendo coincidere il suo centro con il centro della rete. La somma delle percentuali dei quadratini coperti darà
la percentuale di probabilità di colpire quel bersaglio. Se la sagoma copre un quadratino solo in parte, il valore di esso
verrà ridotto percentualmente.
Se poi la sagoma viene spostata di un lato di un certo numero di quadratini, si otterrà la percentuale di probabilità per il
caso in cui il centro medio della rosata sia spostato rispetto al centro del bersaglio. Per conoscere infine verso quale
punto del bersaglio irregolare occorre mirare per ottenere la massima probabilità di colpirlo, bisognerà
procedere per tentativi, spostando la sagoma sulla rete fino ad ottenere il valore massimo di
probabilità.
Il metodo esposto consente di risolvere eleganti problemi di un certo interesse per la balistica giudiziaria (anche se i
giudici hanno bisogno di certezze e non di probabilità).
Accade abbastanza spesso che il feritore di una persona affermi di aver sparato ai piedi della stessa oppure di lato e di
averla colpita in punti vitali per sbaglio; il calcolo delle probabilità consente di valutare l'attendibilità della
dichiarazione, specialmente quando l'arma presenta una notevole dispersione dei colpi. In alcuni casi si potrebbe tenere
conto anche della abilità nel tiro dello sparatore, ma bisognerebbe avere la certezza che egli durante le prove di tiro
spari effettivamente secondo le sue possibilità.
Per risolvere il quesito si procederà quindi a determinare il valore di S dell'arma (o del tiratore) alla distanza del caso e
si abbia, ad esempio, che a 50 metri S = 30 cm. Allora ogni lato di un quadratino corrisponderà a 15 cm e, per una
sagoma umana di normale corporatura, si potrà disegnare il contorno come in figura. Se lo sparatore afferma di aver
sparato ai piedi della vittima, la sagoma andrà sovrapposta sulla rete il modo che il centro della rete si trovi in
corrispondenza dei piedi. La probabilità di colpire il corpo al tronco sarà data dalla somma dei valori dei quadratini
coperti dal tronco e cioè 0,32 + 0,32 + 0,16 + 0,16 + 0,08 + 0,08 + 0,03 + 0,03 .... ecc. con i quadratini coperti
parzialmente, ottenendosi una percentuale di circa 1,4%; vale a dire che su 100 colpi sparati in quelle condizioni solo 1
o 2 potevano colpire il tronco nonostante che lo sparatore avesse mirato ai piedi. Quindi la versione dello sparatore è
appena accettabile. Se invece la vittima fosse stata raggiunta al capo, la probabilità di colpirlo scenderebbe a meno dello
0,01%, decisamente inverosimile.
La validità del metodo trova conferma eseguendo il calcolo in via puramente matematica. A tal fine inseriamo la
sagoma, come in figura 3, in un settore di anello circolare, usando una scala per cui sia S=30 cm. Il valore ricavato è
anche in questo caso pari allo 1,4%.
Figura 3
Raggio R = 150 cm
Raggio r = 75 cm
KR = 150 : 30 = 5
Kr = 75 : 30 = 2,5
P5 = 99,66
P2,5 = 75,90
99,66 - 75,90 = 23,97%
360 : 21º = 17
23,97 : 17 = 1,4%
La precisione del calcolo della probabilità dipende dalla precisione con cui è stato calcolato il valore S, precisione che
più aumenta quanto più ampia la serie di colpi sparati. Affinché i risultati però non risultino falsati da tiri anormali
occorre escludere dalle serie di colpi quelli cosiddetti anomali, cioè quelli che per imprevedibili fattori (errore del
tiratore, difetto della carica o del proiettile, ecc.) si discostano da quelli che derivano invece dalle normali irregolarità
del
tiro.
In via approssimativa si considera anomalo quel colpo che in una serie di colpi non supe-riore a 10 ha uno scarto
superiore a 5S e, in una serie superiore a 10 colpi, ha uno scarto superiore a 6S.
Un calcolo più preciso può farsi usando il fattore di anomalia di Chauvenet il cui uso è il seguente.
Prima di tutto si calcola il valore di S sui dati relativi ad un certo numero di colpi sparati, come spiegato all'inizio. Poi si
controlla se vi sono scarti il cui valore sia superiore al prodotto di y·S in cui y è il fattore di anomalia di Chauvenet,
correlato al numero di colpi sparati, secondo la seguente tabella:
nr
4
y
2,27
5
6
7
8
9
10
12
20
2,43
2,57
2,67
2,76
2,84
2,91
3,02
3,32
Se ve ne sono, questi sono considerati tiri anomali e vengono esclusi, rifacendosi poi da capo il calcolo di M ed S. Nella
rosata di figura 1 si avrebbe, ad esempio, 2,91 x 3,22 = 9,3 cm; siccome nessun colpo ha una distanza maggiore dal
centro della rosata, vuol dire che non vi sono tiri anomali.
Errori nel tiro
Errore di partenza
Nei calcoli eseguiti finora abbiamo sempre supposto che l'angolo di proiezione coincidesse con l'angolo di tiro, che cioè
la posizione della bocca dell'arma e il prolungamento del suo asse non si spostassero durante lo sparo.
In effetti i due angoli non coincidono mai, ma divergono di un piccolo angolo detto angolo "di rilevamento". Quindi
l'angolo di proiezione ϕ sarà eguale all'angolo di tiro, più o meno un certo angolo ρ
L'angolo di rilevamento di cui si tiene conto solitamente è quello cadente nel piano verticale, ma al momento dello
sparo si verificano anche spostamenti nel piano orizzontale.
Tutti questi spostamenti sono dovuti alle sollecitazioni meccaniche che l'intera arma subisce durante lo sparo e più
precisamente durante la prima fase del rinculo, ovvero quella che si verifica mentre il proiettile percorre la canna.
La pressione assiale contro il piano di culatta, quella contro la spalla del bossolo, la forza scambiata tra proiettile e
canna e, infine, le vibrazioni che l'accompagnano, provocano un movimento istantaneo tipo "colpo di frusta".
E' da rilevare che la prima fase del rinculo è caratterizzata dalle massime pressioni all'interno dell'arma e dalle massime
deformazioni elastiche del materiale.
Si verificano, quindi, le massime accelerazioni, alle quali però, corrispondono spostamenti relativamente piccoli. In
realtà l'effetto di rinculo che ognuno può macroscopicamente osservare si verifica dopo che il proiettile ha abbandonato
l'arma, cioè quando essa "restituisce" al tiratore l'energia immagazzinata. Nella prima fase del rinculo l'arma non ruota
attorno al punto di appoggio (la spalla del tiratore, nel caso del fucile) ma attorno al suo baricentro.
Ai fini balistici, l'effetto pratico è una variazione, negativa o positiva, dell'angolo di tiro. Questa variazione è
strettamente dipendente dal tipo di arma, dal sistema di costruzione delle canne, dalla loro forma, dal materiale usato,
dal sistema di incassatura, dalla carica impiegata e da fattori contingenti (ad esempio un diverso stato di umidità
dell'aria può indurre movimenti nel legno dell'incassatura che viene a poggiare diversamente contro la canna ed a
modificarne le vibrazioni).
In linea di massima, l'angolo di rilevamento è negativo in alcune artiglierie, ma è sempre positivo nelle armi portatili.
Nelle armi di grosso calibro può raggiungere il valore di un grado, mentre nei fucili è dell'ordine di alcuni minuti di
grado. In caso di traiettorie brevi e tese l'angolo di rilevamento può quindi superare di più volte l'angolo di tiro. Così, ad
esempio, in un fucile semiautomatico cal.7,9 mm. (Vo = 755 ms.) puntato sui 100 m. , l'angolo di tiro è di 3' e l'angolo
di rilevamento è pari a 12'.
Può così verificarsi in casi particolari il fenomeno apparentemente strano secondo cui, diminuendo la velocità del
proiettile, questo colpisce più in alto e non più in basso, come ci sarebbe da attendersi. Ciò deriva dal fatto che varia il
tempo di percorrenza della canna e quindi il proiettile più lento la abbandona nel momento in cui la sua rotazione
(impennamento) ha acquistato una maggiore ampiezza. Questo fenomeno può comportare notevoli variazioni nella
precisione tra un'arma azzerata al banco e la stessa arma impiegata dalla spalla oppure con canna appoggiata malamente
a supporti che ne modificano le vibrazioni. Il cacciatore o il tiratore, comunque, non devono preoccuparsi dell'angolo di
rilevamento poiché di esso si è tenuto conto nell'azzerare l'arma. Se invece si debbono eseguire calcoli con armi di altro
tipo o per lunghe gittate, trascurare il rilevamento, può comportare un errore significativo.
La misura dell'angolo di rilevamento non è molto semplice in quanto occorrerebbe, con arma fissata al banco, stabilire
su di un bersaglio posto ad alcuni metri, il punto esatto in cui il prolungamento dell'asse della canna incontra il bersaglio
e poi, sparando un colpo, osservare quanto questo dista, in altezza, dal punto precedente. La difficoltà di stabilire il
punto in cui l'asse della canna incontra il bersaglio, può essere aggirata ricorrendo al calcolo.
Il procedimento da seguire è il seguente.
Mirando con la tacca di mira e il mirino si spari contro un bersaglio verticale posto ad esempio a 5 metri; il centro del
foro prodotto dal proiettile sia P; si misuri accuratamente la distanza k della sommità del mirino dall'asse della canna e
l'analoga distanza h della tacca di mira nonché la distanza l (elle) tra i due punti di mira e sia, ad esempio: h = 27,5
mm, k = 25 mm, l= 600 mm
Il valore dell'angolo e sarà dato da
Da cui ε = 0° 14' 19"
Il valore di "i", a sua volta, sarà dato da
i = tang ε * 5000 = 20,8 mm
MA = (k - i) = 4,2 mm
La distanza cercata tra i punti A e P è quindi di 4,2 mm e perciò l'angolo di rilevamento sarà dato da
tang ρ = 4,2/5000; r = 0° 2' 53"
La torsione dell'arma
La torsione di un'arma, la sua inclinazione cioè verso un lato o l'altro, così che la linea di mira non si trovi nello stesso
piano verticale dell'asse della canna, è causa di un errore di tiro.
Per comprendere il fenomeno si esamini la figura in cui è rappresentato il caso limite dell'arma adagiata su di un fianco,
con uno spostamento di 90' rispetto alla posizione normale (si pensi ad una pistola appoggiata su di un tavolo, invece
che impugnata).
La linea di mira è calcolata in modo da compensare la caduta del proiettile alla distanza di azzeramento e quindi l'arma,
in posizione normale e mirando il bersaglio B,spara in effetti in direzione di A; se l'arma viene adagiata sul fianco
destro, la canna verrà a trovarsi diretta verso A con uno spostamento verso destra AB=BA'.
Nel procedere verso il punto A' il proiettile subirà l'influenza della attrazione terrestre e, in definitiva, colpirà il punto B'
in cui AB=A'B'.
Si può quindi concludere che la torsione dell'arma verso destra o verso sinistra comporta uno spostamento del proiettile
dal medesimo lato della torsione nonché uno spostamento verso il basso e che la torsione comporta una diminuzione
della gittata in funzione diretta dell'angolo di torsione.
Sulla base di considerazioni abbastanza semplici si dimostra che quanto più la traiettoria è tesa, tanto minore è l'errore
cagionato dalla torsione per cui, posto quale indice della radenza di una traiettoria
R = X/yv
lo spostamento laterale del proiettile, per angoli di torsione non troppo grandi, sarà dato da
BA' = 2X*sen2y/R
e lo spostamento verticale da
A'B' = 4X ( cosy - 1)/R
in cui y indica l'angolo di torsione.
Esempio:
Sia da calcolarsi l'influenza della torsione di un fucile pari a 15°, in relazione al proiettile già esaminato 7x64 e sia
quindi Vo = 850 ms; X = 300 m; T = 0,411" ; yv = 0,17 m; R = 1764
Lo spostamento in altezza può quindi ritenersi trascurabile, mentre lo spostamento laterale è indubbiamente rilevante.
Nella pratica venatoria è normale che l'arma subisca una torsione di alcuni gradi senza che il cacciatore possa
accorgersene, ma fino a 5 gradi l'errore è trascurabile (nell'esempio, uno spostamento di circa 5 cm.). Sparando da
posizioni anormali può accadere facilmente che la torsione sia maggiore e quindi tale da influenzare l'esito del tiro. E'
appena il caso di dire che in gare di tiro una torsione anche modesta, può compromettere seriamente il risultato.
L'accorciamento della traiettoria per effetto della torsione è dato dalla formula
X(cosy -1)
E la diminuzione del tempo di volo dalla formula
T(cosy - 1)
Ad esempio nel caso appena visto si avrebbe
Diminuzione di X = 300 (cos15°-1) = - 10,2 m
Diminuzione di T = 0,41 (cos 15° - 1) = - 0,014"
Vediamo comunque di semplificare ulteriormente le cose, visto che non sono rilevanti i millimetri.
In linea generale vale la regola che
torsione a sinistra = colpo basso a sinistra
torsione a destra = colpo basso a destra
In via semplificata, posto F quale spazio di caduta del proiettile nel tempo di volo sino al bersaglio si avrà
BA' = F sen y
A'B' = F cos y
Il calcolo dimostra che nel tiro venatorio fino a 100 metri la torsione fino a 5° (che è quella che può ancora sfuggire al
cacciatore non attneto) è trascurabile. L'errore per la torsione aumenta con più l'arma è azzerata per lunghe distanze. Nei
calcoli fatti si è sempre considerato che l'arma fosse azzerata sul bersaglio. Un proiettile lento ssubisce la torsione più di
uno veloce.
La seguente tabella contiene alcuni esempi pratici.
Palla
Angolo
100 m
BA'
A'B'
200 m
BA'
A'B'
300 m
BA' A'B'
6,5x54 M.
Sch.
1°
0,2
0
1
0
1,7
0
5°
1,1
0
5
0,2
13,1
0,6
10,3 gr
10°
2,2
0,2
10
0,9
26
2,3
7 x 64
1°
0,1
0
0,6
0
1,5
0
10,5 gr
5°
0,6
0
2,8
0,1
7,3
0,3
10°
1,3
0,1
5,7
0,5
14,5
1,3
7 Rem. Mag
1°
0,1
0
0,4
0
1,0
0
9,4 gr
5°
0,5
0
2,1
0,1
5,2
0,2
10°
0,9
0,1
4,2
0,4
10,3
0,9
Vo=670 ms
DOA 140 m
Vo=880 ms
DOA 175 m
Vo=1005 ms
DOA 210 m
IL FATTORE DI FORMA i
Il coefficiente aerodinamico (Cx) di un proiettile ne descrive esattamente il comportamento aerodinamico alle varie
velocità e in una data atmosfera, tenendo conto di tutti i fattori: peso e volume del proiettile, forma della punta, del
corpo e della coda, tipo di superficie, atmosfera. Esso può essere calcolato mediante calcoli aerodinamici piuttosto
complessi.
Il coefficiente balistico (Cb) di un proiettile, come visto alla relativa voce, è ricavato dal calibro e peso di un
determinato proiettile, secondo una formula valida esclusivamente per una certe legge di resistenza (il che non esclude
che leggi diverse adottino la medesima formula) che si basa su di un proiettile ideale. Se il proiettile concreto in
relazione a cui si vuole eseguire un calcolo ha la stessa forma, è sufficiente variare peso e calibro per potergli applicare
la legge di resistenza usata; se invece il proiettile ha una forma diversa, occorre introdurre un valore correttivo che tenga
conto della diversa penetrazione aerodinamica. Questo valore correttivo viene chiamato fattore di forma "i" (talvolta
anche coefficiente di forma) che, ovviamente, per il proiettile ideale ha il valore di 1.
Un'immagine renderà più chiaro il concetto.
Coeff. Cx di alcuni proiettili ideali o reali: 1 - Proiettile cilindrico cal. 10 cm. 2 - Palla sferica. 3 - Proiettile ideale di Majewsky. 4 Proiettile ideale di Eberhard. 5 - Proiettile ideale di Siacci. 6 - Proiettile ideale legge sovietica 1943. 7 - Proiettile Flak cal. 8,8 cm.
Il fattore di forma di una palla sferica, ad esempio, sarà dato da quel coefficiente che ci consente, moltiplicando i valori
della curva 3 della legge di Mayewsky, di ottenere i valori rappresentati nella curva 2. Come si vede agevolmente dalla
figura, questo valore varia molto a seconda della velocità ed ha un senso solo se applicato a brevi tratti di traiettoria.
Talvolta è costante per velocità supersoniche (si veda come decorrano pressoché parallele le curve 2, 4 e 6 oltre i 500
ms), ma è soggetto a variazioni notevoli in prossimità del muro del suono. Siccome però i balistici in qualche modo i
loro calcoli li dovevano fare, hanno convenuto di usare un fattore di forma globale che rappresentasse, per ogni
proiettile, la miglior approssimazione possibile.
Conoscendo i dati balistici di un proiettile (peso, calibro, velocità iniziale e velocità finale su di una data tratta) è
possibile risalire al suo coefficiente di forma, relativo ad una data legge di resistenza, con le formule indicate alle voci
coefficiente balistico e tavole di ritardazione.
Se non si dispone di questi dati si deve ricorrere ad altri mezzi. Il più pratico è fornito dalla tavola di Burgless-Coxe che
ha il seguente aspetto
Siccome essa deve essere usata a grandeza naturale, l'immagine ingrandita può essere scaricata cliccando qui.
Immagine in scala di Burgless-Coxe
La figura serve per individuare, sovrapponendolo ad essa, il raggio in calibri dell'ogiva del proiettile che si studia.
Individuato il raggio, si entra con esso nella seguente tabella
Punta
Normale
Tozzo, cilindrico
"
parte curva di 0,9 cal.
"
"
"
0,8 "
"
"
"
0,7 "
"
"
"
0,6 "
Ogiva con raggio di 0,5 "
"
"
1
"
"
"
1,5 "
"
"
2
"
"
"
3
" vel. > 600 ms
"
"
3
" vel. < 600 ms
"
"
4
" vel. > 600 ms
"
"
4
" vel. < 600 ms
"
"
6
" vel. > 600 ms
"
"
6
" vel. < 600 ms
"
"
8
" vel. > 600 ms
"
"
8
" vel. < 600 ms
"
"
10
" vel. > 600 ms
"
"
10
" vel. < 600 ms
palla sferica
vel. < 300 ms
"
"
vel. > 300 ms
"
"
vel. > 400 ms
2,30
1,85
1,50
1,30
1,10
1,40
1,10
0,95
0,85
0,70
0,75
0,60
0,70
0,55
0,65
0,49
0,60
0,44
0,55
2,00
1,70
1,40
Punta piatta o cava il cui
diametro è espresso in calibri
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
1,15
1,00
0,90
0,75
0,80
0,65
0,75
0,60
0,70
0,55
0,65
0,50
0,60
1,20
1,10
0,95
0,80
0,85
0,70
0,80
0,65
0,80
0,60
0,70
0,55
0,66
1,25
1,15
1,00
0,90
0,95
0,75
0,85
0,70
0,85
0,65
0,75
0,60
0,70
1,30
1,25
1,10
1,00
1,05
0,85
0,95
0,80
0,95
0,75
0,85
0,70
0,80
1,40
1,35
1,25
1,10
1,15
1,00
1,10
0,95
1,10
0,90
1,00
0,85
0,95
I concetti di raggio di curvatura e di appiattimento in calibri sono chiariti nell'immagine che segue
L'uso della tabella è questo: individuato più o meno il raggio di curvatura dell'ogiva si entra nella tabella in cui nella
prima colonna (punta normale) sono indicati i valori per proiettili a punta tondeggiante o appuntita. Se invece il
proiettile è a punta appiattita o cava, il valore andrà ricavato dalle restanti colonne.
Particolari conformazioni del proiettile comportano ulteriori diminuzioni del fattore di forma. Se il corpo del proiettile
(parte tra la coda rastremata e l'ogiva) è più corto di 5 calibri il fattore di forma va così diminuito
Corpo = 4 calibri - 0,01
Corpo = 3 calibri - 0,03
Corpo = 2 calibri - 0,04
Corpo = 1 calibri - 0,05
Il cono di base (rastrematura) con un angolo standard di 15° comporta una diminuzione del coeff. di forma di -0,08; la
presenza di mantellatura sporgente (Scharfrand) comporta un aumento di +0,15; la presenza di punta di piombo fuori
della mantellatura e lunga più di 0,3 calibri un aumento di +0,06.
Vediamo ora un esempio.
Sia il proiettile 8x57 JS HMB Norma a base rastremata e punta di piombo, sopra raffigurato, con ogiva pari a 32 mm. e
quindi 4 calibri.
Si avrà in relazione ad una velocità iniziale di 755 ms:
-valore della tabella
0,60
-arrotondamento della punta pari a 0,5 calibri +0,40
-cono di base
-0,08
-punta di piombo
+0,06
e quindi un fattore di forma pari a 1,02
La ritardazione
Noti il coefficiente balistico e il coefficiente di forma, sarà facile calcolare la ritardazione del proiettile ad una data
velocità; questa è l'accelerazione negativa subita dal proiettile per effetto della resistenza dell'aria.
La resistenza dell'aria in kg si calcola moltiplicando il coefficiente balistico per il valore di f(v) ricavato da una delle
varie leggi di resistenza (vedi la pagina sul coeff. bal.) secondo la formula
dove C è il calibro in metri, v la velocità in ms e d/do indica il rapporto fra la densità dell'aria e la densità standard pari
a kg 1,225.
La ritardazione si ottiene dividendo la Resistenza per la Massa; questa è data dal Peso in kg diviso per la gravità e, in
conclusione la ritardazione Rit. sarà data dalla formula
Se invece di far ricorso ai valori di f(v) si calcola sulla base del coefficiente aerodinamico Cx, la ritardazione sarà data
da
in cui A è la sezione del proiettile in centimetri quadrati, delta la densità dell'aria in kg per metro cubo, v la velocità in
Mach.
Per chi volesse controllare il risultato dei propri calcoli, vediamo un esempio pratico.
Si voglia conoscere la ritardazione di un proiettile cal 8x57 militare alla velocità di 750 ms. Il peso è 12 gr. Il raggio di
ogiva è di 10 calibri e il fattore di forma è i=0,445.
Applicando le funzioni di Sängewald si ha che f(750)=2
Applicando invece il valore di Cx pari a 0,30 per la velocità di 2,2 Mach, si ha
In entrambi i casi la ritardazione sarà data da
Riporto qui sotto una pratica tabella in cui sono indicati i valori di Cx per i proiettili ideali di Eberhard (Sängewald) e
Mayewsky. Ovviamente i valori tabulati per le rispettive funzioni sono più esatti.
Mach
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
0,6
0,7
0,8
0,9
1
1,1
1,2
1,3
1,4
1,5
1,6
1,7
1,8
1,9
2
2,1
2,2
2,3
2,4
2,5
2,6
2,7
2,8
2,9
ms
34
68
102
136
170
204
238
272
306
340
374
408
442
476
510
544
578
612
646
680
714
748
782
810
850
884
918
952
980
cx Sän. Cx Majewsky
0,194
0,228
0 194
0,228
0,194
0,228
0,194
0,228
0,194
0,228
0,195
0,228
0,198
0,228
0,216
0,259
0,268
0,313
0,463
0,430
0,598
0,573
0,632
0,626
0,647
0,643
0,652
0,643
0,651
0,643
0,644
0,643
0,635
0,633
0,624
0,623
0,611
0,613
0,602
0,603
0,592
0,594
0,583
0,586
0,578
0,571
0,559
0,549
0,540
0,531
0,521
CALCOLO E TRACCIAMENTO DI UNA TRAIETTOTRIA
CON METODO GRAFICO
Quanto abbiamo appreso nei primi capitoli ci permette già di calcolare, con un' accettabile approssimazione, la
traiettoria di qualunque proiettile, noti solamente la velocità iniziale, l'angolo di proiezione e le caratteristiche del
proiettile stesso.
Un sistema che ci consente questo risultato è quello grafico di Brauer.
Abbiamo visto come l'aria eserciti una forza ritardatrice sul proiettile e abbiamo imparato a calcolare l'entità di questa
forza . Volendo ora conoscere la velocità del proiettile dopo un certo tempo di volo, ad esempio dopo un secondo, non è
possibile detrarre semplicemente dalla velocità iniziale la ritardazione corrispondente a tale velocità poichè, via via che
la velocità diminuisce, cala anche la resistenza dell'aria ed il calcolo esatto della diminuzione di velocità comporterebbe
il ricorso a matematiche superiori.
Non si commetterà però un grande errore se, invece di assumere la ritardaziore corrispondente alla velocità iniziale, si
assumerà per essa un valore medio, corrispondente all'incirca al valore aritmetico medio della velocità nel tempo
considerato
Vm= ½( Vo + V1)
così che anche il vettore della ritardazione media sarà intermedio rispetto ai vettori corrispondenti a V1 e Vo .
I parametri di questo vettore, direzione e dimensione, possono essere ricavati agevolmente con una semplice
costruzione grafica.
La figura riporta sull'asse delle ascisse le velocità e su quello delle ordinate le ritardazioni. Per un determinato tipo di
proiettile si è supposta già calcolata e si è riportata la curva delle ritardazioni, con il metodo già illustrato nel capitolo
relativo al coefficiente balistico.
La ritardazione si ottiene moltiplicando il coeff. balistico per il valore f(v) relativo alla velocità del proiettile nell'istante
preso in considerazione.
In figura, sia OA il vettore che rappresenta, in entità direzione, la velocità iniziale del proiettile. Si voglia trovare
l'analogo vettore-velocità alla fine del primo secondo di volo. Dopo mezzo secondo di volo il proiettile, per la legge dei
gravi, avrà raggiunto una velocità di caduta pari a
AB = g/2 = 4,9 ms
Eseguendo la somma dei vettori, CB rappresenterà quindi la velocità media durante il primo secondo di volo, nel vuoto.
Per ottenere la velocità finale dopo un secondo dovremo detrarre da CB una certa ritardazione dovuta alla resistenza
atmosferica: indichiamola con BD, riservandoci di illustrare in un secondo tempo il procedimento seguito per ricavarne
l'entità. Dal punto D abbassiamo un tratto verticale DF=AB; OF rappresenterà vettorialmente la velocità al termine del
primo secondo. In realtà si è commesso un errore, in quanto avremmo dovuto abbassare DF partendo da B, ma si tratta
di un'approssimazione accettabile, considerato che la caduta per gravità raggiunge velocità assai inferiori a quella di
volo.
La velocità media dopo il primo secondo di volo atmosferico, quindi, non sarà più OB , ma OC , che si ricava dividendo
per due il tratto BD; il punto C si ottiene unendo A ad F . La ritardazione BD corrisponderà, con buona
approssimazione, a quella relativa alla velocità media OC.
Se facciamo centro in O tracciando un arco di raggio 0C incontreremo l'asse delle velocità nel punto C'; a questa entità
di velocità corrisponderà una ritardazione di entità pari a BD. Per ricavarla occorrerà costruire il triangolo isoscele di
base pari all'altezza D'EB' , in cui DB = D'B' = EC'. Ebbene,un triangolo di tali caratteristiche si ottiene quando l'angolo
di base β ha tangente uguale a 2 e cioè
β = 63° 26'
In pratica si procederà nel modo seguente.
Non è necessario tracciare tutte le linee di cui alla figura, che finirebbero per sovrapporsi. E' conveniente usare carta
millimetrata che facilita molto il lavoro; su di essa e scegliendo una scala adeguata, ma piuttosto piccola (ad esempio di
1:1000) si tracceranno l'asse delle ascisse per la velocità e quello delle ordinate per la ritardazione.
Applicando le nozioni apprese nel capitolo precedente, si calcolerà la ritardazione del proiettile alle varie velocità, ad
esempio ogni 50 m/sec. di incremento (ma in prossimità della velocità del suono potrà essere consigliabile assumere
intervalli più brevi) e si traccerà così la curva della ritardazione in funzione della velocità.
Dopo si procederà come segue: dal punto A si abbassa il tratto AB che con scala 1:1000 sarà pari a mm.4,9; con l'aiuto
di un righello (il compasso ha un braccio troppo corto), si riporta 0B' = OB e si traccia un angolo di 63°26' fino ad
incontrare la curva delle ritardazioni nel punto E. Si ricava quindi C'. Con il righello si riporta su OB OC'= OC e si
trovano i punti D ed F. Si misura OF e il valore trovato, rapportato alla scala 1:1000, sarà la richiesta velocità finale
dopo un secondo di volo. Dal punto F si abbassa di nuovo un tratto perpendicolare di mm. 4,9 (ed anzi, al fine di
accelerare il lavoro, quando si traccia DF conviene tracciare direttamente il tratto DH lungo mm.9,81) e si procede
come prima per ottenere la velocità V alla fine del 2° secondo.
La curva congiungente i vertici dei vettori che hanno origine dal punto O prende il nome
di "ODOGRAFA" e riveste grande importanza negli studi di balistica razionale e di
meccanica.
Vediamo ora un esempio pratico.
Sia da calcolare la traiettoria di un proiettile cal. 9 mm. parabellum del peso di 8 gr., sparato con la velocità iniziale di
327 m/sec. e con un angolo di proiezione di 24°.
Tracciata in fig.2 la linea delle ascisse e la linea di proiezione, si riporterà su di questa, in scala, il tratto OA pari a 327
metri.
Dopo di ciò si procederà al calcolo della curva di rítardazione. Posto che il coefficiente di forma sia pari ad 1 e
utilizzando le tavole di Sängewald si avrà
Cb = (0,9² . 3.14 .1)/4 = 0,636
Rit. = (Cb . 9,81 . f(v))/8 = 780 . f(v)
Si otterrà, quindi, per una serie di velocità, la relativa ritardazione
V/ms
Rit/ ms2
30
0, 83
50
2,32
90
7, 51
...
...
260
67
280
83
300
108
Questi valori, riportati rispettivamente sull'asse delle ascisse e delle ordinate, consentiranno di tracciare la curva visibile
in figura. Dopo di ciò si procede come già descritto, individuando il punto B, riportando OB = OB', fino a ricavare il
punto C sul tratto OB.
Il tratto OC, misurato, ci darà la velocità media del proiettile durante il primo secondo di volo e, quindi, l'arco di
traiettoria percorso in tale spazio di tempo.
Il tratto OF, misurato, ci darà invece la velocità finale del proiettile dopo un secondo di volo.
Dal punto F si ripartirà per calcolare i dati relativi al successivo secondo di volo, e così via, come mostrato in figura,
fino a che velocità media e velocità finale finiranno per coincidere. Per il prosieguo del calcolo è necessario misurare
anche la inclinazione dei vettori delle velocità medie rispetto all'ascissa (ad esempio per il primo, l'angolo AOB).
I valori ricavati in figura saranno
Sec
1
V. media
282
V. finale
235
Angolo
+24
2
213
189
+21, 5
3
173
156
+19
4
144
132
+15,5
5
123
115
+11,5
6
108
101
+ 6,5
7
96
90
+ 1
8
87
84
- 5
9
80
78
-12
10
76
75
-19
11
75
73,5
-26
12
73
73
-33
13
73
73
-39
14
73
73
-45
15
73
73
-50
16
73
73
-56
I valori delle velocità finali così trovati corrispondono quasi perfettamente con i valori riportati in letteratura.
Per costruire ora la traiettoria del proiettile, sarà sufficiente tracciare, uno di seguito all'altro, secondo l'entità e la
direzione, i singoli vettori delle velocità medie.
Naturalmente bisognerà scegliere una scala che consenta di contenere il tracciato entro il foglio (ad es. 1:5.000).
Come mostrato in figura si riporterà il primo vettore 0-1 pari a 282 ms. e formante un angolo di 24° con l'asse delle
ascisse; dal punto 1 si riporterà il vettore 2, pari a 213 m/sec. e formante un angolo di 21,5°; con il piano, e così via fino
a raggiungere di nuovo l'asse delle ascisse dopo 15,6 secondi di volo.
I dati ottenuti, raffrontati con quelli riportati in letteratura sono
ottenuti in letteratura
gittata
1590 m. 1460 m.
ascissa al vert. 1025 m. 930 m.
ordinata " "
310 m. 300 m.
tempo di volo
15, 6"
14,6"
angolo caduta
56°
60°,
velocità caduta
73 m.
65 ms
Come si vede lo scarto, specialmente considerando il tipo di traiettoria con elevato angolo di proiezione, è quasi
accettabile e migliorabile con una più precisa individuazione del coefficiente di forma. Nel tracciare il disegno non
occorre necessariamente procedere per intervalli di un secondo, ma possono scegliersi intervalli maggiori o minori, in
modo da dividere la traiettoria in almeno 12-15 tratti. Dovendo procedere, ad esempio, al calcolo della gittata massima
di un proiettile da moschetto, potrebbe essere utile calcolare la diminuzione di velocità ogni due secondi; naturalmente
in tal caso, raddoppiando l'intervallo di tempo, bisognerebbe raddoppiare il tratto AB e i valori della ritardazione sulle
ordinate; se si procedesse di mezzo secondo in mezzo secondo, occorrerebbe dimezzare detti valori.
Il sistema si presta anche al calcolo della traiettoria di proiettili d'artiglieria; questa normalmente raggiunge altezze
notevoli e non è lecito quindi trascurare la diminuzione della densità dell'aria. Un risultato accettabile si otterrà
introducendo nella formula per il calcolo della ritardazione un valore della densità dell'aria ottenuto facendo la media
aritmetica tra il valore al suolo ed il valore al vertice.
DISEGNARE UNA TRAIETTORIA
Esiste un metodo semplicissimo per tracciare la traiettoria di un proiettile sulla base di pochissimi dati: l'angolo di
proiezione, la gittata e il tempo di volo (oppure l'ordinata al vertice della traiettoria). La curva così disegnata differisce
dalla curva reale in modo non apprezzabile nella scala grafica abitualmente usata.
Il metodo è stato proposto dal balistico tedesco Schmidt e parte dall'idea di assimilare la traiettoria ad una parabola
asimmetrica e con asse inclinato, quale si avrebbe nel vuoto se il proiettile fosse assoggettato ad una forza costante
agente in direzione dell'asse della parabola e quindi trasversalmente. Questa forza può essere immaginata come la
risultante della forza di gravità effettiva e di un'altra forza diretta all'indietro e che rappresenta la resistenza dell'aria;
sebbene questa forza, a differenza della resistenza dell'aria, sia immaginata come costante in grandezza e direzione, essa
ben ne simula il risultato globale in quanto dedotta dal dato effettivo della gittata e della ordinata al vertice della
traiettoria (la quale ordinata si ricava anche con buona approssimazione dal tempo totale di volo secondo la formula di
Haupt:
yv = 1,25 T²
Per il tracciamento grafico della curva, lo Schmidt fa uso della proprietà della parabola secondo cui la linea che
congiunge la metà di due tratti di tangente, misurati dal punto di contatto al punto di incontro, è a sua volta una tangente
della curva.
Si tracci in scala la linea AZ (fig.1) corrispondente alla gittata X del proiettile; in A si tracci l'angolo di proiezione ϕ .
Alla distanza yv , già nota o ricavata con la formula di Haupt, si tracci BD parallela ad AZ, si raddoppi quindi il tratto
AB, così che sia AB = BC; la congiungente CZ sarà la tangente all'angolo di caduta ω che potrà essere misurato o
calcolato trigonometricamente. La linea BD congiungente i punti intermedi delle tangenti AC e CZ, sarà a sua volta una
tangente; il punto di contatto si otterrà dividendo BD a metà e il punto -1- così ottenuto sarà il vertice della traiettoria.
Si dividano ora a metà i tratti A-B e B-1 del ramo ascendente e i tratti D-Z e D-1 del ramo discendente, ottenendo i
punti E-F-G-H-; si congiunga E con F e G con H e si dividano i segmenti così ottenuti a metà; i punti -2- e -3- così
ottenuti saranno altri due punti di contatto di tangenti e quindi punti della parabola ricercata. Si dividano a metà i tratti
2-E ed A-E, e si congiungano i punti trovati; la metà della congiungente sarà un ulteriore punto della parabola. Allo
stesso modo si procederà per il ramo discendente fino ad avere un numero sufficiente di punti (in genere 5 o 7) che,
congiunti fra di loro, forniranno la traiettoria ricercata. Questa, per chiarezza, non è tracciata in figura.
Il disegno risulterà facilitato se si userà carta millimetrata, osservando che i punti E ed H e quelli successivi ricavandi
sui tratti BA e DZ sono pari a 1/2, 1/4, 1/8 della altezza Yv.
Nel caso si volesse proseguire la curva al di sotto della linea di orizzonte, come può richiedersi in alcuni casi, è agevole
proseguire la costruzione considerando che, se si prolungano verso l'esterno i semi-segmenti di tangente sopra ricavati
(ad esempio 3H) di una quantità eguale e si congiunge il punto H' trovato con il prolungamento ZH''=HZ, il punto P
dato da H'H"=H''P sarà anch'esso un punto della curva.
Il sistema dello Schmidt consente di raggiungere una ancor maggiore precisione se è noto anche l'angolo di
caduta: è chiaro che in tal caso i due rami della traiettoria verranno costruiti separatamente tracciando la
tangente CZ secondo l'angolo effettivo
La traiettoria utile
Figura I
La balistica esterna ha il compito di consentire il calcolo di gittate di ogni genere, sia per proiettili di piccolo calibro che
di artiglierie.
Alla maggior parte delle persone accade però ben di rado di dover calcolare traiettorie di chilometri, ma hanno bisogno
di conoscere i dati di tiro della propria arma nell'ambito della gittata di pratico impiego, vale a dire tre o quattrocento
metri al massimo per i fucili a palla e un centinaio di metri al massimo per le armi corte.
I dati relativi a questo tipo di traiettoria possono essere calcolati con ottima precisione, partendo dai pochi dati forniti
dal produttore delle munizioni o dai dati misurati con un cronografo. Il calcolo, relativo a traiettorie molto tese e con
angolo di proiezione minimo, richiede una notevole precisione poiché non si può trascurare, come avviene per le lunghe
gittate, la circostanza che la linea di proiezione non coincide con la linea di mira.
Come si vede dalla figura I, in cui la curvatura della traiettoria è stata volutamente esagerata per meglio rappresentare il
fenomeno, la traiettoria interseca due volte la linea di mira; una prima volta ad una distanza di 20-40 metri dalla bocca
dell'arma e una seconda volta alla distanza per la quale l'arma è stata azzerata.
Un primo punto di partenza per lo studio della traiettoria venatoria è dato dalle tabelle balistiche che le fabbriche di
munizioni forniscono per le proprie cartucce e di cui quindi occorre apprendere l'uso ed il significato.
Le tavole europee hanno il contenuto di quella qui riportata per una cartuccia della RWS
Cartuccia RWS 7x64 HMK - DATI BALISTICI
Peso del proiettile 11,2 gr
Peso della polvere 3,75 gr
Lunghezza del proiettile 34 mm
Lunghezza della canna 650 mm
Pressione massima 3600 kg/cm²
Velocità a 10 m. 840 m/sec
Distanza Energia
m
Kgm
0
412
50
370
100
334
150
300
200
272
300
219
Velocità
m/sec
850
805
765
725
690
620
Tempo di
volo sec
0
0,060
0,123
0,190
0,260
0,411
DISTANZA DEL PUNTO DI IMPATTO DALLA LINEA DI MIRA IN CM
Dist
m
DOA a
m 170
Con cannocchiale e taratura a:
100m
150m
200m
300m
Senza cann.
100m
50
100
150
200
300
+1,5
+4
+2
-4,5
-31
-0,5
*
-4
-12
-42
+0,5
+2,5
*
-7
-35
+2,5
+6
+5
*
-24
+6,5
+14
+17
+16
*
+1
*
-5,5
-15
-48
Il significato dei dati è presto detto; sono indicate le ordinate progressive di cinque traiettorie secondo cinque diverse
distanze di azzeramento e con impiego di cannocchiale (convenzionalmente supposto avere l'asse ottico a 5 cm sopra
l'asse della canna) e quelle di una traiettoria con impiego dei punti di mira meccanici, convenzionalmente supposti
essere a due cm sopra l'asse della canna. È indicata inoltre la traiettoria per la distanza ottimale di azzeramento (DOA),
con cannocchiale.
I dati ci dicono quindi che per un azzeramento ottimale a 170 metri, se il bersaglio è posto a 100 metri il proiettile
colpirà 4 cm più in alto e che se il bersaglio è posto a 300 metri il proiettile colpirà 31 cm più in basso rispetto al punto
mirato.
I valori delle ordinate sono riferiti, si ripete, a linee di mira convenzionali; quindi per avere dati veramente precisi,
validi nel caso specifico, occorre misurare l'effettiva distanza tra asse del cannocchiale e asse della canna (ad esempio
esso può essere superiore a 5 cm nei combinati); occorre poi tener conto delle variazioni di velocità del proiettile a
seconda della lunghezza della canna e degli altri fattori già visti. Nella tabella è indicata molto opportunamente anche la
velocità a 10 metri dalla volata perché la velocità iniziale viene calcolata teoricamente da essa.
Le tabelle dei paesi anglosassoni sono alquanto più sintetiche ed in genere, invece di indicare le ordinate progressive, si
limitano ad indicare il valore della mid-range trajectory e cioè il valore dell'ordinata presa a metà della gittata e
misurata rispetto alla linea di sito. Talvolta esse sono compilate secondo il modello europeo ma con i dati riferiti a 100,
200, 300 yarde e secondo una linea di mira per cannocchiale pari a un pollice e mezzo (3,8 cm) sopra l'asse della canna.
Un concetto da chiarire è quello delle distanza ottimale di azzeramento (DOA): questa indica quella gittata alla quale
la traiettoria percorsa dal proiettile non supera mai la distanza (positiva o negativa, di 4 cm dalla linea di mira; in altre
parole ciò significa che se la DOA di un proiettile è di 170 metri, qualunque bersaglio posto tra la bocca dell'arma e tale
distanza (alla quale debbono aggiungersi 20-30 metri in cui il proiettile scende al di sotto della linea di mira per un
valore inferiore e 4 cm, verrà colpito con uno scarto massimo di 4 cm riferito alla linea di mira. Questo ovviamente in
linea teorica se non intervengono cause di dispersione del tiro. È chiaro che la DOA ha interesse solo per il cacciatore il
quale non può di certo mettersi a misurare la distanza a cui si trova il capo di selvaggina e pretende solo di colpire più o
meno dove ha mirato, senza preoccuparsi della curvatura della traiettoria. Se invece si spara ad un bersaglio ad una
distanza ben definita, l'arma deve comunque essere azzerata per detta distanza affinché l'errore di puntamento non sia
eccessivo e non si cumuli con gli altri fattori di dispersione del tiro.
In alcune tavole anglosassoni è indicata anche una distanza ottimale di azzeramento a breve distanza (10-30 metri) il cui
significato sarà subito chiaro osservando la figura I: siccome la traiettoria incontra due volte la linea di mira, invece di
azzerare l'arma rispetto al punto DOA, è possibile azzerarla al punto dove la traiettoria incontra la linea di mira per la
prima volta; ciò può tornare utile quando non si disponga di una sufficiente distanza sul poligono e ci si accontenta di
una prima taratura approssimativa.
Giova ricordare che i dati più attendibili forniti dalle tabelle sono quelli relativi ai tempi di volo, facilmente misurabili, ed alle
velocità residue alle varie distanze; invece le ordinate progressive in genere non vengono misurate, ma sono calcolate e spesso
risentono di errori derivanti dal sistema di calcolo usato.
Per eseguire calcoli relativi ad una data traittoria utile, fino a circa 500 metri, occorre apprendere come sia possibile integrare ed
estendere i valori tabellati.
Nei calcoli che seguono abbiamo sempre preso come base i dati della tabella del proiettile 7x64 HMK della RWS.
Calcolo dei tempi di volo intermedi
Il tempo di volo è dato dal rapporto tra spazio percorso e velocità
t = s/v
ove v sta ad indicare la velocità media del proiettile nel tratto in questione. Una sufficiente approssimazione si ottiene
assumendo come velocità media la velocità a metà percorso così che il tempo di volo a 100 metri sarà dato da 100
diviso per la velocità a 50 metri, quello a 150 dividendo 150 per la velocità a 75 metri, ecc.
Ad esempio dovendosi cacolare il tempo di volo a 200 metri, si dividerà 200 per la velocità a 100 metri di distanza, pari
a 765 m/sec, ottenendosi t = 0,261 sec (in tabella 0,260).
Se la velocità a metà percorso non è nota, potrà usarsi il valore ottenuto facendo la media tra valore iniziale e finale sul
tratto.
Ad esempio il tempo di volo per la distanza di 75 metri si otterrà dividendo 75 per la media tra 805 e 765 (= 785 m/sec),
ottenendosi t = 0,095 sec.
Nota: la media può essere aritmetica (sommare i due valori e dividere il risultato per due) oppure geometrica
(moltiplicare i due valori ed estrarre la radice quadrata). Un valore perfetto può ottenersi trovando le due medie,
facendo la media aritmetica e la media geometrica dei due valori trovati e così via, finché i due valori coincidono.
Calcolo delle velocità noti i tempi di volo
Questo sistema è dovuto a W. Weigel e, oltre ad essere molto preciso, è veramente utile al comune sperimentatore
poiché il tempo di volo alle varie distanze è il dato più facilmente misurabile con gli apparecchi elettronici in
commercio. La precisione ottenibile dipende evidentemente dalla esattezza dei dati a disposizione e quindi, per quanto
possibile, si deve evitare di ricorrere a data interpolati, quali quelli ottenuti nell'esempio precedente.
Il Weigel parte dalla considerazione che la perdita di velocità in un determinato tratto della traiettoria dipende dal
coefficiente balistico del proiettile e dalla velocità a metà di essa; così, ad esempio, il calo di velocità da V50 a V100 è
calcolabile in funzione di V75; ogni differenza di velocità tra due punti simmetrici rispetto alla distanza di 75 m sarà
esprimibile in funzione della stessa V75. Si potrà quindi scrivere, ad esempio
Vo - V150 = 3 (V50 - V100)
e così via.
Se ora noi disponiamo dei tempi di volo a 100-200-300 metri, possiamo già calcolare direttamente tre velocità a 50-150250 metri e cioè:
V50 = 100/0,123 = 813 m/sec
V150 = 100/ (0,260 - 0,123) = 729 m/sec
V250 = 100/ (0,411 - 0,260) = 662 m/sec
Per il punto intermedio di 125 m. si potrà egualmente scrivere
V50 - V200 = 3 (V100 - V150)
e per il punto intermedio di 175 metri:
V100 - V250 = 3 (V150-V200)
E da queste relazioni si ricava
V100 = (3V50 + 6V150 - V250) / 8
Nell'esempio sarà quindi
V100 = (3·813 + 6·729 - 662) / 8 = 768 m/sec
V200 = (6V150 + 3V250- V50) / 8 e quindi
V200= (6·729 + 3·662 - 813) / 8 = 693 m/sec
V0 = 3 (V50 - V100) + V150
V0 = 3·(813 - 768) + 729 = 864 m/sec
V25 = (3V0 + 6V50 - V100) / 8
V25= (3·864 + 6·813 - 768) / 8 = 837 m/sec
V300 = V100 - 2(V150 - V250)
V300 = 768 - 2(729 - 662) 634 m/sec
V400 = V0 - 2(V100 - V300)
V400 = 864 - 2·(768 -634) = 596 m/sec
V500 = V0 - 5(V200 - V300)
V500 = 864 - 5·(693-634) = 569 m/sec
Sarà perciò possibile, noti solo tre tempi di volo del proiettile, risalire con una buona approssimazione alle velocità
dello stesso per vari tratti dell'intera traiettoria venatoria.
Calcolo di velocità intermedie
Qualora siano noti V0, V150 e V300, si può ricorrere al metodo consigliato da W. Lampel che consente di calcolare le
velocità intermedie di 50 in 50 metri con sufficiente approssimazione per i proiettili standard usati per caccia.
Siano ad es. V0 = 850 m/se; V150 = 735 m/sec e V300 = 620 m/sec e si calcolino del differenze:
V0 - V150 = 125
V150 - V300 = 105
Si calcolino ora
a = 37% di 125 = 46,25
b = 70% di 125 = 87,5
c = 36% di 105 = 37,8
d = 69% di 105 = 72,45
Sarà poi
V0 - a = 850 - 46 = 804 (V50)
V0 - b = 850 - 87,5 = 762 (V100)
V150 - c = 725 - 37,8 = 687 ( V200)
V150 - d = 725 - 72,45 = 620 (V300)
con buona corrispondenza ai valori tabulati.
Tracciamento di una traiettoria venatoria qualsiasi
Non sempre si dispone dei dati relativi alla traiettoria di un proiettile, oppure può essere necessario calcolare una
traiettoria per un punto di azzeramento ed una linea di mira diversi da quelli indicati nelle tavole commerciali.
Un sistema molto valido è quello proposto da F. Avcin il quale calcola le ordinate progressive della traiettoria in
relazione ai tempi di volo secondo la formula
in cui X è la distanza di azzeramento.
Si voglia, ad esempio tracciare la traiettoria del proiettile preso ad esempio, con arma azzerata a 300 metri.
Le ordinate progressive saranno date da
e così via ottenendosi
y150 = + 23,7 cm
y200 = + 22 cm
Se si calcola anche il tempo di volo per 350 metri, pari a 0,503 sec., si potrà calcolare anche l'ordinata la per
y350 = - 27,4 cm (negativa in quanto al di sotto della linea di sito).
I valori così trovati e riportati in un grafico come in fig. II, consentiranno di tracciare la traiettoria voluta. Naturalmente
per le ordinate occorre scegliere una scala treo quattro volte maggiore di quella usata per le ascisse (cioè per
rappresentare le distanze).
Figura II
Supponendo ora che si spari con un cannocchiale la cui linea di mira si trovi 5 cm sopra l'asse della canna, sarà
sufficiente riportare la misura di 5 cm al di sopra di O nel punto A; la linea congiungente il punto A con il punto di
azzeramento, rappresenta la linea di mira attraverso il cannocchiale e da essa potranno misurarsi le varie distanze dalla
traiettoria e cioè le ordinate progressive rapportate alla linea di mira in considerazione.
Le ordinate progressive rispetto alla linea di mira si ottengono, matematicamente, sottraendo dal valore trovato rispetto
alla linea di sito, la quantità data dalla formula
in cui h indica l'altezza dell'asse del congegno di mira sopra la linea di mira, in metri; ad esempio per h = 0,05 m e y100
= + 0,20 m, si avrà
come si può misurare dal grafico.
L'ordinata al vertice della traiettoria può essere letta dal grafico. Per cartucce da caccia aventi traiettoria tesa, si può
assumere che essa sia posta poco oltre la metà della gittata e cioè
e quindi, nell'esempio,
Xv=(300/2)·1,1 = 165 m.
Alla distanza Xv perciò, la distanza della linea di mira dalla linea di sito si è ridotta circa alla metà e si può quindi
accettare la regola empirica secondo cui l'ordinata massima della traiettoria riferita alla linea di sito è pari all'ordinata
sopra la linea di mira a metà gittata, aumentata della metà dell'altezza della linea di mira. Perciò se in tabella si legge
che l'ordinata a 150 m è eguale a +17 cm sopra la linea di mira con cannocchiale di 5 cm, l'ordinata massima rispetto
alla linea di sito sarà pari a 17 + 5/2 = 19,5 cm (in figura due esso è pari a cm 22, valore da ritenersi più esatto rispetto a
quello ottimistico della tabella).
Se ora dal punto C si traccia quella corda alla curva che non disti da essa più di 4 cm, si otterrà il punto D, la cui ascissa
individua esattamente la distanza ottimale di azzeramento (DOA), pari, nella figura a 161 m.
Infine la distanza OE indica la distanza a cui la traiettoria taglia per la prima volta la linea di mira (distanza breve di
azzeramento), pari a m. 20.
La distanza tra la linea di mira e la traiettoria a 350 metri (pari nell'esempio a 26 cm), ci dice che sparando con l'arma
azzerata a 300 metri contro un bersaglio che invece si trova a 350 metri, si commette un errore di ben 26 centimetri.
Angolo di proiezione
Tracciando la tangente alla traiettoria all'origine O e abbassando da essa la perpendicolare al punto di caduta, questa
perpendicolare misura lo spazio di caduta h del proiettile alle varie distanze. Da questo valore si ricava direttamente
l'angolo di proiezione applicando la semplice formula trigonometrica
Nell'esempio sarà tangφ = 0,75/300, da cui l'angolo sarà 0° 8, 35,66".
Dalla figura I si rileva che l'angolo di proiezione è opposto al vertice, e quindi eguale, all'angolo formato dalla linea di
proiezione con la linea di mira. Supponendo che la linea di mira sia posta a 5 cm sopra l'asse della canna, la distanza
breve di azzeramento sarà data direttamente dalla formula 0,05/tangφ = 20 m, come già ricavato dal grafico.
Caduta del proiettile rispetto alla linea di proiezione
La caduta del proiettile h, sopra calcolata, tiene conto del fatto che nell'atmosfera la caduta del proiettile viene rallentata
dalla resistenza dell'aria e da una certa portanza del proiettile, così che essa è sempre inferiore a quella che si avrebbe
nel vuoto. Nel vuoto infatti la caduta sarebbe stata data dalla formula h = (g·T²)/2 e sarebbe stata pari a 83 cm invece dei
75 reali. Da questo fenomeno deriva la difficoltà di calcolare con sistemi semplici la traiettoria di un proiettile, pur
essendo nota la sua legge di resistenza, perché la diminuzione della componente rappresentante la forza di gravità,
variabile in relazione a molti fattori, produce un aumento della gittata rispetto a quella che si otterrebbe supponendo che
la caduta avvenisse secondo la legge valevole per il vuoto e, in misura minore, supponendo che la caduta avvenisse
verticalmente nell'aria.
In via alquanto approssimativa, la caduta del proiettile nell'aria può essere calcolata adottando coefficienti di correzione
della forza di gravità.
Il primo coefficiente è quello proposto dal Siacci, valido per gittate piuttosto brevi e tese, e fornito dalla formula
Nell'esempio si avrebbe
Se ora moltiplichiamo 83 cm per 0,912, otteniamo proprio il valore di 75, 5 cm (naturalmente si poteva anche inserire il
valore di 9,81·0,912 = 8,9 come valore di "g" nella formula della caduta nel vuoto).
Il secondo è stato proposto da Mc Shane-Kelly-Reno ed è espresso in funzione del rapporto R = Vc/Vo in cui Vc indica
la velocità alla distanza considerata;
il valore della gravità sarà dato dalla formula
g = 5,126 + 6,337R - 1,65R²
Nell'esempio si avrebbe R = 620/840 = 0,738 e g = 8,9 come con la formula di Siacci.
LE TAVOLE Dl RITARDAZIONE
Tavola di Lovry G1
La complessità dei calcoli balistici ha indotto molti Autori a predisporre dei prontuari "di calcoli fatti" da cui, noti
alcuni dati fondamentali (velocità, coefficiente balistico), con semplici calcoli aritmetici, si può risalire ai valori della
proiettile . Tra queste tavole, particolarmente utili per il traiettoria delle armi leggere sono quelle dette "di ritardazione"
in cui, partendo da una determinata legge di un proiettile standard, viene indicato lo spazio percorso dal proiettile per
passare da una velocità ad una velocità inferiore ed il tempo impiegato a percorrere tale spazio. A questi dati possono
aggiungersene altri, ad esempio per calcolare l'angolo di proiezione riferito ad una determinata gittata. Una volta trovati
i valori standard, essi sono facilmente rapportabili ad un determinato proiettile, mediante l'introduzione del coefficiente
balistico del proiettile stesso.
La tavola di ritardazione di cui ora spiegheremo l'uso è stata appositamente studiata per conto della Winchester; essa,
nel 1947, compì una lunga serie di esperienze per determinare la legge di resistenza dei vari tipi di proiettili usati nelle
armi leggere e sulla base di esse E. D. LOWRY ha pubblicato nel 1965 una serie di tavole di dati calcolati con
l'elaboratore elettronico.
Le tavole sono naturalmente calcolate per essere usate con misure anglosassoni, ma in effetti l'unico dato non
appartenente al sistema decimale da utilizzare é quello relativo alla velocità del proiettile che dovrà essere espresso
sempre in piedi al secondo ( si ricorda che il fattore di conversione da metri a piedi è eguale a 3,2808).
Le tavole del Lowry, basate sul metodo di calcolo della traiettoria in un unico arco del Siacci, consentono di ottenere
un'ottima precisione per traiettorie fino a 1.000 metri e angolo di proiezione inferiore a 5°; una precisione sufficiente
per gli usi pratici può però ottenersi anche per angoli di proiezione fino a 10° e gittate di 4.000-5.000 metri.
Sebbene le tavole del Lowry siano state studiate per armi leggere, nulla impedisce di usarle anche per proiettili di
maggior calibro con una opportuna scelta del coefficiente balistico.
La precisione dei risultati ottenibili con le tavole di ritardazione dipende fondamentalmente dalla accurata scelta del
coefficiente balistico del proiettile o, per meglio dire, del coefficiente di forma "i" che rappresenta l'incognita nella
formula del coefficiente balistico. Se di un determinato proiettile è nota la perdita di velocità nel percorrere un
determinato tratto, il coefficiente di forma può essere ricavato agevolmente dalle stesse tavole di ritardazione; altrimenti
il fattore "i" deve essere dedotto dalla forma del proiettile
Per l'uso delle tavole del Lowry e per proiettili di arma leggera possono assumersi, in prima approssimazione, i seguenti
valori
i = 0,6 per proiettili molto appuntiti;
i = 0, 7 per proiettili moderatamente appuntiti;
i = 0,85 per proiettili moderatamente appuntiti e punta leggermente appiattita;
i = 1 per proiettili moderatamente arrotondati;
In mancanza di meglio può farsi ricorso al coefficiente utilizzabile per le tavole di Ingall oppure si può cercare di
individuare il coefficiente dai dati balistici noti di un proiettile molto simile.
Il coefficiente balistico da usare con le tavole del Lowry è dato dalla formula
C = Peso / (i · diametro²)
dove il peso è indicato in libbre e il diametro in pollici.
In misure decimali esso sarà dato da
C = Peso-kg / (i · diametro²-cm) · 14,22
In cui il valore 14,22 serve solo per la conversione delle misure.
Usando le misure usuali per i proiettili la formula diventa
C = Peso-gr / (i · d²-mm) · 1,422
Noto C il valore di "i" sarà dato da
i = Peso/(C · diametro²)
ovverosia con misure decimali
i = Peso-gr / ( C · diametro²-cm) · 1,422
Le tavole del Lowry sono tre, per tre differenti tipi di proiettili che sperimentalmente hanno dimostrato un
comportamento aereodinamico troppo diverso fra di loro per poter essere rappresentato da un'unica curva.
La tavola G1 è quella di più generale applicazione per ogni proiettile di arma leggera, da caccia o militare, con forma e
mantellatura normale.
La tavola GL serve per ogni proiettile a punta di piombo o a punta cava. La tavola G5 serve per tutti i proiettili con una
forma di coda particolarmente favorevole, quali quelli con base rastremata (Torpedo) o quelli traccianti.
Qui riportiamo la tavola G1, ampliata fino alle velocità iniziale di 1341 ms. Essa è formata da cinque colonne di dati.
La prima colonna indica le velocità decrescenti di dieci in dieci piedi, ma espresse in metri al secondo; la seconda
colonna indica la stessa velocità in piedi; la terza colonna indica il valore S da usare dei calcoli e cioè, in piedi, lo spazio
percorso in rapporto alla diminuzione di velocità verificatasi. La quarta colonna indica la differenza tra due valori
contigui di S al fine dei calcoli di interpolazione; la quinta colonna indica infine in secondi il tempo impiegato a
percorrere lo spazio indicato dalla colonna S.
Problemi
Vediamo ora quali siano i problemi risolvibili mediante l' aiuto delle tavole di ritardazione.
risolvibili
I)
Trovare il coefficiente balistico di un proiettile, nota la perdita di velocità subita nel percorrere un determinato tragitto.
Chiamato X il tratto percorso dal proiettile, Sc il valore tabulare relativo alla velocità all'inizio del tratto e So il valore di
S relativo alla velocità finale, il coefficiente balistico C sarà dato da
C = X/(Sc - So)
Esempio: Trovare il coeff. bal. del proiettile cal. 7x64 HMK sapendo che
Vo = 850 m/s V150 = 725 ms X= 150
Le velocità sono già tabulate per valori di circa 3 metri in 3 metri (cioè 10 piedi) e non vale assolutamente la pena di
interpolare i valori; perciò si prenderà il valore più prossimo a 850 e cioè 850,392 che può tranquillamente essere
utilizzato senza interpolazione e nella colonna S leggiamo il corrispondente valore di 4331. In corrispondenza alla
velocità
di
725
m/s
troviamo
un
valore
di
S
pari
a
5721.
E quindi, trasformando i 150 metri in piedi
C= 150 . 3,2808/(5721-4331) = 0,354
Noto il coefficiente balistico, si può trovare il valore "i" con la formula indicata in precedenza.
Il peso del proiettile 7x64 è di gr. 11,2
Esempio:
Si ricorda che il valore di "i" varia leggermente con il variare della velocità e che perciò il valore del coefficiente balistico va
calcolato in relazione ad un tratto piuttosto breve e per velocità prossime a quelle su cui si baseranno i calcoli successivi (ad esempio
se il calcolo precedente fosse stato eseguito per X=300 m. si sarebbe ottenuto i = 0,88 (Cb=0,3688) e il calcolo mediante le tavole, di
V 150 avrebbe dato 730 m/sec. con un errore di 5 ms).
II)
Trovare la velocità residua dopo che il proiettile ha percorso la distanza X, noti la velocità all'inizio del tratto e il
coefficiente balistico. Usando gli stessi simboli impiegati nel problema I), la formula sarà
Sc = S+ (X/C)
Esempio:
Vo = 850 ms X= 300 m. C= 0,3688
I1 valore di S corrispondente a Vo è eguale a 4331
I1 valore di S alla distanza di 300 metri sarà dato da
In corrispondenza di questo valore di S si trova che la velocità sarà di 620 ms, come indicato nelle tavole della casa
produttrice.
III)
Trovare il tempo di volo t noti il coefficiente balistico, la velocità iniziale e lo spazio percorso.
ln primo luogo occorre trovare la velocità residua Vc come mostrato al punto II); noti quindi Vo e Vc si leggono dalle
tavole i corrispondenti valori di To e di Tc; il tempo di volo sarà dato da
t= C . (Tc - To)
Sia da trovare il tempo di volo impiegato a percorrere 300 metri dal proiettile di cui ai problemi I) e II)
Vo = 850 ms X = 300 m C = 0,3688
Il valore di T corrispondente alla velocità di 850 ms è pari a 1,2412
Il valore di T corrispondente alla velocità di 620 ms è pari a 2,36
T= 0,3688 (2,36 - 1,2412) = 0,412 secondi
La casa produttrice indica il valore di 0,411 secondi.
Dai tempi di volo si può quindi calcolare direttamente il coefficiente balistico, senza prima risalire alle velocità Vo e Vc
IV)
Trovare la velocità iniziale noti il coefficiente balistico e la velocità finale al termine del percorso X
Il valore di So sarà dato dalla formula
So= Sc - (X/C)
E il valore di V relativo a So ci darà la velocità iniziale ricercata.
Ad esempio, usando i dati già noti
A cui sappiamo corrispondere la velocità di 850 ms
V)
Trovare la gittata noti la velocità iniziale, la velocità finale, l'angolo di proiezione e il coefficiente balistico.
La soluzione è data dalla formula
X= C . cosϕ . (Sc - So)
La formula indicata può servire in via molto approssimativa a calcolare la gittata massima di un proiettile per arma
leggera se si conosce la velocità di caduta in quanto, come abbiamo visto nell'apposito capitolo, già con angoli di
proiezione inferiori a 5° si raggiungono gittate che poco si discostano da quella massima.
Correzioni per adattare le tavole alle effettive condizioni atmosferiche.
Nel sistema di calcolo adottato e relativo a condizioni standard di 15° centigradi, 750 mm. di pressione e 78% di
umidità relativa (kg. 1, 203 per mc.), le diverse condizioni atmosferiche modificano esclusivamente il coefficiente
balistico.
Sarà quindi sufficiente, in tutte le formule precedenti, moltiplicare C per il fattore di correzione indicato nella tabella
allegata
Esempio:
Sia da calcolare una traiettoria alla pressione atmosferica di 730 mm. ed alla temperatura di 20 gradi.
In corrispondenza ai due valori si legge nella tabella il fattore di correzione 0,956.
Se il coefficiente balistico C in condizioni standard era C=0,533 il coefficiente balistico corretto sarà dato da
0,553 x 0,956 = 0,528
Altre tavole di ritardazione
Altre tavole di ritardazione molto citate ed usate, sono quelle del Col. James M. Ingalls pubblicate all'inizio del secolo
in una circolare dell'esercito americano. Esse erano basate sugli esperimenti compiuti all'epoca in Germania ed in
Francia con proiettili di artiglieria, ma si prestano bene anche per il calcolo della traiettoria di proiettili per armi leggere.
Per il calcolo del coefficiente di forma ci si può servire della tavola di Bugles e Coxe (vedi pagina dedicata al
coefficiente di forma).
L'uso delle tavole di Ingalls è del tutto identico a quello indicato per le tavole del Lowry.
Interpolazione
I dati tabulati sono relativi a variazioni di velocità di 10 piedi in 10 piedi al secondo fino a 1200 f/s; di piede in piede
fino a 120 f/s. Se si deve eseguire un calcolo relativo ad una velocità intermedia occorre far ricorso alla cosiddetta
interpolazione che non è altro che una semplice proporzione.
Si prendano ad esempio i dati del problema II)
Vo = 850 ms
X= 300 m.
C= 0,3688
Dalla tavola leggiamo
V
850,392 (m)
847,344 (n)
S
D
4331,0
(p)
4363,4
(q)
32,4
La differenza tra i valori delle velocità m ed n è d = 3,048
La differenza tra 850 e 847,344 è e = 2,656
Se assegniamo ai valori le lettere indicate di fianco ad esse avremo che
E quindi S= 4363,4 - (32,4 . 2,656)/3,048 =4335,17
Questo valore, inserito nella soluzione del problema II dà un risultato di S = 7004 con una differenza trascurabile
rispetto al valore trovato in precedenza.
Si tenga presente che spesso i valori di velocità alle varie distanze dalla bocca dell'arma indicati dalla case produttrici,
non sono valori misurati, ma valori calcolati con le tavole di ritardazione così che se si cerca di fare dei calcoli su tali
dati, ci si ritrova nella classica situazione del cane che si morde la coda!
ALLEGATI
Tavola G1 di Lovry
Vel ms
1341,12
1338,072
1335,024
1331,976
1328,928
1325,88
1322,832
1319,784
1316,736
1313,688
1310,64
1307,592
1304,544
1301,496
1298,448
1295,4
1292,352
1289,304
1286,256
1283,208
1280,16
1277,112
1274,064
1271,016
1267,968
1264,92
1261,872
1258,824
1255,776
1252,728
1249,68
1246,632
1243,584
1240,536
1237,488
1234,44
1231,392
1228,344
1225,296
1222,248
1219,2
1216,152
1213,104
1210,056
1207,008
1203,96
1200,912
1197,864
1194,816
1191,768
1188,72
1185,672
1182,624
V.f/s
4400
4390
4380
4370
4360
4350
4340
4330
4320
4310
4300
4290
4280
4270
4260
4250
4240
4230
4220
4210
4200
4190
4180
4170
4160
4150
4140
4130
4120
4110
4100
4090
4080
4070
4060
4050
4040
4030
4020
4010
4000
3990
3980
3970
3960
3950
3940
3930
3920
3910
3900
3890
3880
S
0
22,2
44,4
66,6
88,9
111,3
133,7
156,2
178,7
201,3
223,9
246,5
269,2
292
314,8
337,7
360,6
383,6
406,6
429,7
452,8
476
499,2
522,5
545,8
569,2
592,7
616,2
639,7
663,3
687
710,7
734,5
758,3
782,2
806,1
830,1
854,1
878,2
902,4
926,6
950,9
975,2
999,6
1024
1048,5
1073,1
1097,7
1122,3
1147,1
1171,8
1196,7
1221,6
D
22,2
22,2
22,2
22,3
22,4
22,4
22,5
22,5
22,6
22,6
22,6
22,7
22,8
22,8
22,9
22,9
23
23
23,1
23,1
23,2
23,2
23,3
23,3
23,4
23,5
23,5
23,5
23,6
23,7
23,7
23,8
23,8
23,9
23,9
24
24
24,1
24,2
24,2
24,3
24,3
24,4
24,4
24,5
24,6
24,6
24,6
24,8
24,7
24,9
24,9
24,9
T
0
0,0051
0,0101
0,0152
0,0203
0,0254
0,0306
0,0358
0,041
0,0462
0,0515
0,0567
0,062
0,0674
0,0727
0,0781
0,0835
0,0889
0,0944
0,0999
0,1053
0,1109
0,1164
0,122
0,1276
0,1332
0,1389
0,1446
0,1503
0,156
0,1618
0,1676
0,1734
0,1792
0,1851
0,191
0,197
0,2029
0,2089
0,2149
0,221
0,227
0,2331
0,2393
0,2454
0,2516
0,2579
0,2641
0,2704
0,2767
0,283
0,2894
0,2958
1179,576
1176,528
1173,48
1170,432
1167,384
1164,336
1161,288
1158,24
1155,192
1152,144
1149,096
1146,048
1143
1139,952
1136,904
1133,856
1130,808
1127,76
1124,712
1121,664
1118,616
1115,568
1112,52
1109,472
1106,424
1103,376
1100,328
1097,28
1094,232
1091,184
1088,136
1085,088
1082,04
1078,992
1075,944
1072,896
1069,848
1066,8
1063,752
1060,704
1057,656
1054,608
1051,56
1048,512
1045,464
1042,416
1039,368
1036,32
1033,272
1030,224
1027,176
1024,128
1021,08
1018,032
1014,984
1011,936
1008,888
1005,84
1002,792
999,744
996,696
993,648
990,6
987,552
984,504
3870
3860
3850
3840
3830
3820
3810
3800
3790
3780
3770
3760
3750
3740
3730
3720
3710
3700
3690
3680
3670
3660
3650
3640
3630
3620
3610
3600
3590
3580
3570
3560
3550
3540
3530
3520
3510
3500
3490
3480
3470
3460
3450
3440
3430
3420
3410
3400
3390
3380
3370
3360
3350
3340
3330
3320
3310
3300
3290
3280
3270
3260
3250
3240
3230
1246,6
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157,3414
158,6527
159,9847
FATTORI DI CORREZIONE A SECONDA DENSITA' DELL'ARIA
Temp.
Pressione in millimetri di mercurio
C°
720
730
740
750
760
770
________________________________________________________
-10
1,051
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1,035
1,049
1,063
6
0,991
1,004
1,018
1,032
1,046
1,059
7
0,987
1,001
1,014
1,028
1,042
1,056
8
0,984
0,997
1,011
1,024
1,038
1,052
9
0,980
0,994
1,007
1,021
1,034
1,048
10
0,977
0,990
1,004
1,017
1,031
1 044
11
0,974
0,986
1,000
1,014
1,027
1,041
12
0,969
0,984
0,997
1,010
1,024
1,037
13
0,966
0,980
0,993
1,007
1,020
1,034
14
0,963
0,976
0,990
1,003
1,017
3,030
15
0,960
0,973
0,986
1,000
1,013
1,026
16
0,956
0,969
0,983
0,996
1,009
1,023
17
0,953
0,966
0,979
0,993
1,006
1,019
18
0,950
0,963
0,976
0,989
1,003
1,016
19
0,946
0,960
0,973
0,986
0,999
1,012
20
0,943
0,956
0,969
0,983
0,996
1,009
21
0,940
0,953
0,966
0,979
0,993
1,005
22
0,937
0,950
0,963
0,976
0,989
1,002
23
0,934
0,946
0,960
0,973
0.986
0,998
24
0,931
0,944
0,956
0,969
0,983
0,995
25
0,927
0,941
0,953
0,966
0,979
0,992
26
0,924
0,937
0,950
0,963
0,976
0,988
27
0,922
0,934
0,947
0,960
0,973
0,985
28
0,918
0,931
0,944
0,956
0,969
0,982
29
0,915
0,928
0,941
0,953
0,966
0,979
30
0,912
0,925
0,937
0,950
0,963
0,975
31
0,909
0,922
0,934
0,947
0,954
0,972
32
0,906
0,919
0,931
0,944
0,956
0,969
33
0,903
0,916
0,928
0,941
0,953
0,966
34
0,900
0,913
0,927
0,938
0,950
0,963
Spazio di testa
( ingl.: Headspace; ted.:Verschlussabstand)
Canna sezionata per mostrare la camera di cartuccia
La camera con la cartuccia inserita; chiari l'appoggio della spalla del bossolo e il free bore
Con il termine "spazio di testa" si intende lo spazio che intercorre tra la faccia anteriore dell'otturatore o della bascula e
la superficie delle canna, esterna od interna alla camera di cartuccia, che provvede a bloccare il bossolo nel punto di
massima introduzione.
Qualcuno lo definisce erroneamente come spazio tra la faccia anteriore dell'otturatore e fondello del bossolo, ma questo
è un dato che talvolta può variare da cartuccia a cartuccia, mentre lo spazio di testa è un dato che attiene alla costruzione
dell'arma e quindi fisso. Ciò non toglie che, in fin dei conti, la nozione di Spazio di testa stia semplicemente indicare
quale è il giusto gioco tra otturatore e fondello della cartuccia. Lo spazio di testa, nel senso ora precisato, varia
notevolmente a seconda del tipo di bossolo. Esaminiamo le immagini qui sotto tratte dal famoso Hatscher's Notebook.
Cartuccia a percussione anulare
Cartuccia con collarino
Cartuccia semirimmed
Cartuccia senza collarino con arresto sulla bocca.
Cartuccia senza collarino
Cartuccia cinturata
Nella cartuccia il cui bossolo ha l'orlo, lo spazio di testa, sarà di pochi millimetri, pari allo spessore dell'orlo che ha per
l'appunto la funzione di bloccare il bossolo facendo contrasto con il piano di culatta, eventualmente munito di
scanalatura (munizioni a percussione anulare, munizioni per fucili a canna liscia). La stessa cosa vale per le munizioni
semi-rimmed. Invece lo spazio di testa sarà lungo quanto l'intero bossolo se questo è rimless poiché il bossolo viene
fermato dal contrasto della sua bocca con il gradino terminale della camera di cartuccia (munizioni per pistola) oppure
dal contrasto della spalla del bossolo con la corrispondente spalla della camera. Nel caso di bossoli cinturati (invenzione
con significato più commerciale che tecnico) lo spazio di testa è, in teoria, misurato a partire dal risalto anteriore della
cintura; in pratica questo è spesso insufficiente ad arrestare la cartuccia ed anche la spalla interviene a fissare il bossolo
e a determinare lo spazio di testa.
Ogni tipo di bossolo ha quindi comportamenti diversi a causa di variazioni dello spazio di testa.
Lo spazio di testa deve essere il minore possibile tenendo però conto che il bossolo non deve interferire con il sistema di
chiusura, con il percussore, con il funzionamento semiautomatico. È chiaro che uno spazio di testa errato per eccessiva
riduzione potrebbe portare a difficoltà di chiusura dell'arma o a difficoltà di sua apertura dopo lo sparo. Inoltre lo spazio
di testa troppo corto può portare a forzare il bossolo nella camera di cartuccia; se la bocca del bossolo finisce per
impegnare un po' l'inizio della rigatura si verificheranno senz'altro sovrapressioni pericolosissime.
Il pericolo però, specialmente nei bossoli a bottiglia, viene senz'altro da un eccessivo spazio di testa che può essere
dovuto:
1.
2.
a difetto dell'arma per errori di produzione o per deformazioni successive (molto probabile in vecchie armi o in
armi militari riassemblate con carrelli ed otturatori di diversi lotti di produzione e, talvolta, persino di diversi
produttori).
a difetto del bossolo perché di calibro errato (ad esempio confondendo un 6,5x57 con uno 6,5x54) o perché
deformato o accorciatosi nel corso di precedenti operazioni di ricalibratura.
Se lo spazio di testa è superiore al dovuto, anche per valori di poco superiori ad un millimetro, al momento dello
sparo avvengono i seguenti fenomeni:
1.
2.
3.
Il bossolo si dilata alla bocca e l'attrito la fa aderire alle pareti della camera; il fondello, non appoggiato contro
l'otturatore, arretra, il bossolo si dilata in lunghezza e spesso si provoca la sua rottura circolare circa mezzo
centimetro sopra il fondello.
I gas di sparo escono dalla chiusura con pericolo per il tiratore; in alcuni casi anche il castello può scoppiare.
L'otturatore, se ha gioco, viene sospinto violentemente indietro con un effetto martello (slapback) che produce
ulteriori danni.
Uno spazio di testa non adeguato incide anche sulla precisione dell'arma; in letteratura, ad esempio si leggono di
problemi riscontrati nella SIG 229 cal. 357 (con appoggio sulla spalla) proprio in relazione a munizioni ricaricate che
non rispettavano lo spazio di testa corretto.
Tipica rottura per eccessivo spazio di testa
Per la misurazione dello spazio di testa occorrono particolari accessori; è impossibile misurarlo correttamente e con la
necessaria precisione al decimo di millimetro, con calibri usuali. Un sistema usa, per ogni calibro, tre finti bossoli di
acciaio. Il primo, detto GO Gauge deve consentire la chiusura dell'arma senza forzatura. Se vi è forzatura l'arma può
sparare di norma munizioni commerciali, ma prima o dopo potrà capitare che l'arma scoppi. Il secondo NO-GO Gauge
viene usato su armi nuove o con canna nuova e se non si riesce a chiudere l'arma, vuol dire che è difettosa e va
ricontrollata dal produttore. Il terzo, FIELD REJECT, da usare su tutte deve impedire la chiusura in ogni arma; se
l'arma si chiude è pericolosa e non deve essere usata. Se l'arma nuova chiude con il NO-GO, ma non con il F-R si può
concludere, con prudenza, che è usabile, ma solo con munizioni nuove corrispondenti esattamente alle dimensioni del
calibro di prova.
Questo sistema ha però i suoi limiti, anche per il fatto che le specifiche del CIP per le munizioni non sempre coincidono
esattamente con quelle americane del SAAMI. È in vendita, per calibri di fucile un attrezzino (Universal headspace
gauge), con un fondello e una parte anteriore di bossolo collegati da una vite regolabile, che consente di trovare la
giusta lunghezza e poi di misurarla con un normale calibro. In mancanza di questi attrezzi, solo modesti consigli pratici:
non usare munizioni che impediscono una agevole chiusura dell'arma; non usare munizioni che si inseriscono troppo
oltre il piano di culatta, salvo ovviamente particolari conformazioni della testa dell'otturatore; non usare l'arma, se il
bossolo nuovo presenta segni di rottura od allungamento; non usare cartucce ricaricate se tendono a rompersi.
Percorso libero (ing.:Free bore, Free travel; ted.:Freiflug)
e
Percorso senza rotazione (ted.: Rotationsloser Geschossweg)
Questi due concetti riferiti al proiettile sono spesso confusi l'uno con l'altro.
Nelle munizioni per fucili a canna rigata la camera di cartuccia presenta un corpo a cui segue la spalla, a cui segue il
cono di forzamento o di raccordo con l'inizio della rigatura della canna. Le dimensioni di questi elementi sono fissate
dal CIP e particolare importanza per le pressioni e per la precisione assume la conformazione del cono di raccordo.
Il proiettile, prima di essere preso dalla rigatura e di iniziare a ruotare percorre un piccolo spazio senza rotazione che
non dovrebbe essere inferiore a due millimetri: esso dipende esclusivamente dalla profondità di inserimento del
proiettile nel bossolo. Però non può essere considerato libero perché per un certo tratto è ancora guidato dal collo del
bossolo. La nozione più importante ai fini balistici è quella del percorso libero (free bore) e cioè quel tratto che il
proiettile percorre dopo essere uscito dal bossolo, ma prima di impegnarsi nella rigatura. Esso dipende dalla lunghezza
del cono di forzamento in rapporto alal lunghezza del corpo del proiettile. In questo spazio, anche se molto breve, il
proiettile è soggetto a forze laterali prodotte dai gas che riescono a superarlo e a disturbare il suo inserimento nella
rigatura, il che comporta deformazioni e minor precisione. Inoltre i proiettile viene frenato bruscamente quando si
impegna nella rigatura e ciò provoca vibrazioni della canna. Si hanno fenomeni di erosione della canna nel punto del
free bore.Il percorso libero aumenta se il proiettile ha la coda rastremata (boat-tail).
Chi ricarica deve quindi fare attenzione a che il proiettile abbia la giusta lunghezza e il giusto inserimento nel bossolo,
senza però che esso arrivi fino ad impegnare il cono di forzamento; il verificarsi contemporaneo di più azioni resistenti
può far salire la pressione a valori pericolosi.
Per quanto concerne il normale caricamento, gli esperimenti hanno dimostrato che se non si superano variazioni di
inserimento del proiettile di ± 2 mm, le variazioni di pressione in relazione al diverso inserimento sono trascurabili; si è
anche visto che l'aumento di pressione non comporta aumento nella velocità iniziale del proiettile, così che tutto
concorre a sconsigliare che esso si verifichi.
In sostanza perciò, da un lato, occorre evitare che vi sia un percorso libero perché esso influisce sulla precisione e,
dall'altro lato, occorre evitare che il proiettile della cartuccia impegni il cono di forzamento.
Come misurare il percorso libero
Prende un bossolo già sparato, ricalibrarlo e con un seghetto fare una incisione perpendicolare nel collo, fino alla
spalla. Rifinire il taglio con carta smeriglio. Prendere ora il proiettile desiderato e sistemarlo nel collo del bossolo
in modo che questo lo tenga appena. Caricare l'arma e chiudere delicatamente l'otturatore; così facendo il
proiettile va a toccare l'inizio della rigatura e viene sospinto nel bossolo quel tanto che basta. Misurando ora la
lunghezza totale della cartuccia si ricava la lunghezza che deve avere per ottenere un percorso libero
praticamente eguale a zero.
Il tiro in acqua
Molti si saranno chiesti se sia possibile ed utile sparare con un'arma da fuoco sott'acqua, ad esempio per difendersi da
uno squalo o per pescare oppure sparare da una barca ad un pesce che si vede nuotare non in superficie.
Questa domanda se l'era già posta, attorno al 1877, dopo la lettura di "Ventimila leghe sotto i mari", il generale Uchatius
che iniziò a compiere esperimenti. Un fucile Werndl venne fissato sotto una zattera, in posizione orizzontale e ad una
profondità di mezzo metro, diretto contro un bersaglio di tavole di legno. I risultati delle prove furono i seguenti.
Il caricamento e lo sparo avvennero senza problema alcuno, anche dopo una trentina di colpi. Lo sparo risultava
silenziato e appena percepibile ad una quarantina di metri. Lo sparo produceva bolle di gas che gorgogliavano sopra la
bocca dell'arma. Alla distanza di 1,5 metri la palla non lasciò alcun segno sul legno; a 1,25 metri lasciò un'impronta
profonda 3-4 mm; ad un metro di distanza la tavola, di 2,5 cm di spessore, venne perforata. Vennero compiuti altri
esperimenti con un revolver d'ordinanza Gasser: ad 1 metro nessun segno sul legno; a 0,75 m una impronta profonda 46 mm, a 0,65 m il proiettile penetrò per tutta la sua lunghezza nel legno, a 0,5 m trapassò la tavola.
Venne compiuto un ulteriore esperimento con il fucile per stabilire se la colonna d'acqua nella canna influisse sulla
velocità del proiettile; la canna venne quindi tappata in volata; i risultati non cambiarono minimamente.
Infine si sperimentò il tiro dalla riva, sparando con il fucile contro la tavola sott'acqua dalla distanza di 10 metri e
facendo in modo da dover penetrare diversi spessori di acqua. Il proiettile non lasciò alcun segno dopo aver passato m.
1,20 di acqua, dopo 0,90 m lasciò un leggero segno, dopo 0,60 m lasciò un segno più profondo e solo con uno strato
d'acqua ridotto a 0,30 m riuscì a perforare la tavola. Quindi risultati peggiori rispetto a quelli ottenuti sparando con il
fucile immerso.
Si può perciò concludere che il tiro in acqua, a causa della sua densità che è circa 800 volte quella dell'aria è di portata
ridottissima; non si ottiene un gran miglioramento con proiettili aerodinamici perché comunque essi, dopo un breve
percorso, iniziano a ruotare e si mettono di traverso rispetto alla traiettoria.< È stata elaborata una formula il calcolo
della penetrazione di palle sferiche nell'acqua (o nella gelatina balistica).
La formula è
in cui G è il peso della palla in gr e S è la sezione in cm² L'introduzione del coefficiente di forma è importante per
spessori limitati; dopo una diecina di cm intervengono i già visti fenomeni di rotazione del proiettile che rendono la sua
capacità di penetrazione nuovamente simile a quella del proiettile sferico.
IL TIRO VENATORIO
CON
GRANDE ANGOLO DI SITO
Talvolta, e particolarmente nella caccia di montagna, occorre sparare a bersagli che non si trovano sullo stesso orizzonte
del cacciatore, ma molto più a monte od a valle. L'arma dovrà assumere quindi una notevole inclinazione verso l'alto o
verso il basso: in tali condizioni non può più farsi affidamento sulla teoria della rotazione della traiettoria, che anzi dà
luogo ad errori tali da far bellamente mancare il bersaglio. In altre parole, non è possibile sparare ad un camoscio posto
a 200 metri sopra di noi, su di una cengia, senza tener conto del diverso angolo di sito, poiché l'arma è azzerata per una
traiettoria con angolo di sito modesto (in pratica si comincia a considerare rilevante l'errore oltre un angolo di sito di
30°.
Esaminando la figura
sarà subito chiara la causa del fenomeno.
Un proiettile sparato con l'angolo di proiezione ϕ e angolo di sito nullo, giungerà dopo il tempo -t- nel punto A, ottenuto
secondo i principi già esaminati, supponendo che il proiettile si muova prima lungo la linea di proiezione per effetto
dell'impulso iniziale e cada poi perpendicolarmente per il tempo -t- per effetto della forza di gravità. Se ora si spara
invece con l'angolo di sito ε (è indifferente se positivo o negativo) il proiettile non cadrà per effetto della forza di gravità
in A ma bensì in A'; la conseguenza sarà, che, alla medesima distanza di azzeramento, il proiettile seguirà una traiettoria
più alta rispetto alla linea di sito (o di mira) e che quindi, per colpire il centro del bersaglio, occorrerà mirare più in
basso.
La figura non è in scala e le dimensioni sono state volutamente esagerate per evidenziare meglio il fenomeno.
La traiettoria del proiettile sparato con angolo di sito diverso da zero può essere agevolmente tracciata con il sistema
proposto da Francé Avcin. Egli, in primo luogo, semplifica il problema osservando che l'angolo ϕ , di pochi secondi,
può essere tranquillamente trascurato rispetto all'angolo ε ; osserva inoltre che il tratto di traiettoria compreso tra A ed
A' è anch'esso trascurabile rispetto all'intero arco dio 150-200 metri in quanto non supera i 15-20 cm di lunghezza.
Infatti, come si vede nella figura, l'angolo formato dai tratti HA e HA' è eguale all'angolo ε e perciò il tratto AA' sarà
dato dalla formula AA' = (gt² . sen ε )/2
Esempio:
sia ε =60° e t= 0,255 sec.
La traiettoria potrà perciò essere tranquillamente calcolata come se A' cadesse sul tratto BA usando la formula già vista
per le traiettorie venatorie, opportunamente integrata.
Le ordinate progressive alle varie distanze, secondo la linea di sito, saranno date dalla formula
E le ordinate progressive rispetto alla linea di mira, dalla formula
Vediamo, come al solito, un esempio concreto calcolato con riferimento alla cartuccia 6,5 x 57 VM della RWS con
pallottola di 6 gr e V= 1010 ms e DOA = 200 m. Dalla tavola della casa, integrata con il metodo già visto si ottengono i
seguenti tempi di volo
A metri
50
Tempo
0,051
100
0,105
150
0,163
200
0,255
250
0,340
300
0,368
350
0,453
400
0,540
da cui si calcolano le seguenti ordinate progressive per il tiro in piano e per il tiro con angolo di sito di 60° riferite alla
linea di mira
ε = 0°
ε = 60°
y50
0,011
y100
0,045
0,072
y150
0,043
y200
*
0,12
y300
- 0,26
0,065
y350
-0,03
metri
metri
Con queste ordinate può quindi procedersi al tracciamento grafico delle relative traiettorie, sia per ε positivo che
negativo, come nella figura
ove è stata usata la scala grafica già impiegata nel capitolo sulla traiettoria venatoria.
Dall' immagine si vede che il punto in bianco viene a cadere a circa 340 metri di distanza e che a 200 metri il proiettile
colpisce ben 12 cm. al di sopra della linea di mira, il che può certamente far mancare il bersaglio o arrecare ferite non
mortali. Il tiratore quindi, se da un lato deve preoccuparsi meno della valutazione della distanza a cui si trova il
bersaglio, dal momento che il proiettile viaggia sempre al di sopra della linea di mira anche oltre la distanza di 300
metri, d'altro lato deve tener presente che il proiettile colpirà più in alto del punto mirato. Le indicazioni fornite
consentono di tracciare agevolmente una serie di traiettorie per diversi angoli di sito (è sufficiente procedere di 15° in
15° più che sufficienti per l'uso del cacciatore).
Ciò posto occorre ora esaminare come il cacciatore od il tiratore debbano agire per correggere lo spostamento della
traiettoria. Se il bersaglio si trovasse ad essere posto perpendicolarmente alla traiettoria percorsa dal proiettile (si pensi
ad un uccello in volo), non vi sarebbero particolari difficoltà poichè sarebbe sufficiente mirare ad un punto posto al di
sotto del bersaglio della misura y, per fare centro. In genere però (fig. 3b) il bersaglio si presenta al tiratore come
verticale e quindi, per effetto dell'angolo di sito, viene visto sotto una prospettiva molto allungata ed interseca la
traiettoria trasversalmente.
La conseguenza di ciò è che mirando al centro del bersaglio, il proiettile colpirà invece il punto M posto al di sopra del
bersaglio della quantità y'. Bisognerà quindi mirare la punto M' simmetrico al precedente, ma in basso.
Questo valore di y' è ricavabile da y mediante la formula
y' = y/cosε
Esempio:
L'ordinata progressiva prima calcolata per la distanza di 200 m. ed ε = 60° è di cm.12; la formula precedente ci dice che
y' = 24 cm.
Quando l'arma sia dotata di tacche di mira o di alzo che consentano l'azzeramento a distanze variabili, la correzione del
tiro può essere ottenuta in maniera abbastanza soddisfacente azzerando l'arma ad una distanza minore di quella a cui è
posto il bersaglio e precisamente alla distanza che si ottiene moltiplicando la distanza effettiva per il coseno dell'angolo
di sito.
Esempio:
Sia la traiettoria sopra calcolata con angolo di sito ε = 60° e bersaglio a 200 metri, pari alla distanza ottimale di
azzeramento. Se l'arma viene azzerata alla distanza
200 * cos ε = 100 m
si otterrà una traiettoria che colpirà il bersaglio con errore trascurabile. Questa traiettoria però è molto tesa fino a 200
metri, ma poi si distacca negativamente dalla linea di sito così che un errore anche modesto, in difetto, nella valutazione
della distanza del bersaglio, può causare un errore inaccettabile. Conviene perciò abituarsi a correggere la mira ad
occhio.
Se l'angolo di sito fosse di 75° si dovrebbe azzerare a 50 metri per fare centro a 200 metri.
Il tiro verticale e la caduta libera del proiettile.
Bombe d'aereo
Il tiro verticale rappresenta un caso particolare di traiettoria. La velocità decresce fino ad essere nulla al vertice della
traiettoria (che è rettilinea) e poi il proiettile ricade per il solo effetto della forza di gravità.
Nel vuoto l'altezza massima raggiunta è data dalla formula
Nell'aria l'altezza massima raggiunta può essere calcolata con la formula empirica
in cui P è il peso in grammi, V la velocità in ms, Cal il calibro in mm e in cui la costante varia da 220 per proiettili
appuntiti a 185 per proiettili a punta tonda.
In via molto approssimativa può ritenersi che l'altezza massima sia pari al 70% della gittata massima.
Esempio:
Sia il proiettile 8x57 JS con Vo =870 ms e P=10 gr
Usando il coefficiente 220 si avrà H= 2565 del tutto corrispondente a quella sperimentale.
Per un proiettile 9 para e V = 330 ms, il valore sperimentale è di 1143 metri; per un 7,65 e V =. 300 ms, è 932 metri. Il
tempo impiegato dal proiettile a raggiungere la sua altezza massima nell'aria può essere calcolato, con buona
approssimazione, mediante la formula
Ricordiamo che nel vuoto avremmo avuto
Nell'esempio visto per il calibro 8x57 avremmo quindi t = 18,7 secondi.
La caduta libera del proiettile nell'aria richiede un esame più approfondito. Esso cadendo acquista un modo accelerato,
frenato dalla crescente resistenza dell'aria. Ad un certo punto si verificherà però che la forza ritardatrice della resistenza
dell'aria eguaglia la forza di gravità; da quel momento le due forze si equilibrano e il moto diventa uniforme, la velocità
diviene costante. È per questo motivo che un chicco di grandine di media grandezza non giunge a terra con una velocità
pericolosa, ma a circa 50 ms. Un paracadute, che ha un'ampia superficie, rallenta la velocità di caduta del paracadutista
fino a circa 6 ms; ma anche il paracadutista che scende in caduta libera raggiunge, dopo circa 300-400 metri, la velocità
massima (cosiddetta velocità limite), che è di circa 50 ms.
Ciò avviene anche per i proiettili e le bombe d'aereo.
Posto che la ritardazione è data da
Ritardazione = (Resistenza x Gravità) / Peso
e che l'accelerazione di gravità è pari a 9,81 m/sec², la situazione di equilibrio sarà data quando
e cioè quando
R=P
La resistenza R è espressa dalla formula R = Cb·f(v) e perciò si tratterà semplicemente di trovare per quali valori di v si
ha Cb·f(v) = P in relazione a un dato proiettile.
Facciamo un esempio pratico.
Sai il proiettile 8x57 e sia P= 0,0128 kg e il coeff. di forma i = 0,65. Il coefficiente balistico sarà dato da
da cui 0,326·f(v) = 0,0128 = R
e quindi f(v) = 0,0128/0,326 = 0,039
Dalle tavole di Sängewald si legge che f(v) 0,039 corrisponde a 180 ms, che è la velocità limite del proiettile in esame.
Per un proiettile 9 para si otterrebbe un valore di 96 ms
Ovviamente la velocità limite non potrà mai essere superiore alla velocità che il proiettile avrebbe acquistato nel vuoto
secondo la formula
Il calcolo è valido per proiettili di piccolo calibro che non raggiungono altezze rilevanti, così da poter considerare
costante la densità dell'atmosfera attraversata. Esso è valido inoltre solo nel caso che il proiettile ricada con la punta in
avanti.
Se invece ricade senza capovolgersi, con il fondello verso il basso, aumenta notevolmente il fattore di forma. Un
proiettile cal. 9 para, ad esempio, avrebbe un fattore di forma di 2,30 invece che di 1,2 e la sua velocità limite sarebbe di
circa 70 ms. Le esperienze compiute hanno dimostrato che il proiettile ricadente, se non riesca a capovolgersi per effetto
di una certa angolazione del tiro rispetto alla perpendicolare o per effetto del vento, ricade con la base verso il suolo e
roteando vorticosamente con un tipico ronzio, così che viene ad avere un fattore di forma pari a 7,5 e una velocità limite
non superiore a 40 ms.
In base ai dati teorici e sperimentali si può concludere che il proiettile sparato verticalmente e non capovoltosi (il che
però richiede una traiettoria quasi perfettamente verticale) ricade con una velocità bassa, non idonea a ledere la persona.
Il proiettile che al vertice della traiettoria segue la normale curvatura di questa e ricade con la punta in avanti acquista
invece una velocità superiore a 100 ms e può essere pericoloso; un proiettile cal 9 para, ad esempio, come detto
nell'apposito capitolo di balistica terminale, alla velocità di 100 ms può perforare la cute e produrre ferite superficiali.
Un proiettile appuntito per fucile militare può perforare la cute e almeno 40 cm di tessuto molle o un cm di osso!
Il proiettile di fucile sparato verticalmente, se non spostato dal vento, ricade entro un raggio di 10 metri dal tiratore; ma
il vento può spostarlo anche di 200 metri.
È quindi molto pericoloso sparare in aria con proiettili appuntiti.
Vediamo ora il tempo totale di volo di un proiettile sparato verticalmente.
Abbiamo già visto che il tempo di salita può essere calcolato con la formula
Per calcolare poi il tempo di caduta con una certa approssimazione, supponiamo che il primo tratto del percorso venga
compiuto nel vuoto, stante la limitata resistenza iniziale dell'aria e che sia quindi (Vl = velocità limite):
e che quindi il tempo impiegato a percorre il tratto sia dato da
Il resto della traiettoria (h - h1) verrà invece percorso a velocità costante e quindi nel tempo
Esempio:
Sia un proiettile cal. 9 para in cui V = 330 ms, P = 8,5 gr, Vl= 70 ms (cade capovolto),
da cui y/max = 1143 m e tempo di salita 12,5 secondi.
E quindi, con le formule viste
Esperimenti compiuti con il proiettile 8x57 appuntito e sparato capovolto, in modo da avere la sicurezza che ricadesse
con la punta in avanti, hanno stabilito un tempo totale di 31". Lo stesso proiettile, sparato normalmente e in modo
perfettamente verticale, impiegò invece ben 74" a ricadere; questo risultato si ottiene supponendo che nella fase di
caduta esso avesse un coefficiente di forma pari a 7,5
Bombe di aereo
La caduta di una bomba da un 'aereo è soggetta alle stesse leggi che regolano la traiettoria di un proiettile.
Nel vuoto la bomba continua a viaggiare con la stessa velocità dell'aereo e si trova quindi sempre perpendicolarmente
sotto di esso.
Le formule per la caduta nel vuoto sono facilmente calcolabili.
Se l'aereo viaggia alla velocità Va e con l'angolo theta rispetto all'orizzonte le equazioni del movimento saranno
e
da cui l'equazione della traiettoria
Questa formula si distingue da quella vista per i proiettile per il fatto che il movimento dovuto alla forza di gravità si
aggiunge sempre al restante movimento.
Da questa formula si ricava la distanza di lancio in base all'altezza y
Quindi la bomba cadrà tanto più lontano quanto più grandi sono la velocità dell'aereo e la sua altezza e quanto più
piccolo è l'angolo di picchiata.
Il tempo di caduta si ricava dalla formula
Se l'aereo procede in orizzontale e quindi theta = 0, si avrà
Nell'atmosfera il movimento orizzontale della bomba verrà frenato dalla resistenza dell'aria e la bomba resterà indietro
rispetto all'aereo. La distanza di lancio X sarà anch'essa ridotta rispetto a quella Xo nel vuoto. La bomba poi cadrà più
lentamente per effetto della resistenza dell'aria e quindi impiegherà maggior tempo a raggiungere il suolo con la
conseguenza che l'aereo, il quale viaggia a velocità costante, verrà a trovarsi ancora
più avanti rispetto alla perpendicolare al punto di caduta (cioè nel punto F1 invece che nel punto Fo) e anche l'angolo di
impatto sarà maggiore. La velocità finale di caduta dipenderà dalla forma della bomba, oltre che dall'altezza di caduta.
Si tenga presente che i valori della velocità di caduta differiscono in misura alquanto modesta da quelli nel vuoto. Ecco
alcuni dati sperimentali in base all'altezza di lancio.
Altitudine m.
250 Kg cal. 15,5
500 Kg cal.21
Nel vuoto
3000
232
234
243
4000
264
267
280
5000
288
292
314
6000
307
314
344
7000
324
335
371
In base poi alla forma e al peso si avrà per ogni bomba una velocità limite di caduta insuperabile. Ad esempio per una
bomba da 45 kg la velocità limite è di 274 ms mentre per una bomba da 900 kg si arriva fino a 518 ms
Il tratto Xr di cui la bomba rimane indietro rispetto all'aereo dicesi distanza di arretramento e l'angolo sotto cui il punto
d'impatto B1 viene visto dall'aereo dicesi angolo di arretramento (non sono sicuro che sia il termine usato in aviazione!)
che in pratica può essere ritenuto non variare con il variare dell'altitudine. La bomba dovrà essere lanciata quando
l'aereo si trova alla distanza orizzontale X dal bersaglio; in quel momento lo vedrà sotto l'angolo epsilon (angolo di
ingaggio del bersaglio).
Per tale tiro valgono le formule
in cui T è naturalmente il tempo di caduta nell'atmosfera. L'angolo epsilon viene quindi calcolato in base alla velocità
dell'aereo, all'altitudine, al tempo di caduta e all'angolo di arretramento e ai fattori di disturbo (caratteristiche
dell'atmosfera, vento, ecc.).
Vediamo un esempio di calcolo.
Sia H= 4000 metri, T= 31,7" (nel vuoto 28,6") e la velocità dell'aereo Va= 50 ms
I dati sperimentali della bomba ci dicono che in tali condizioni lo spazio di arretramento Xr è pari a 212 metri e quindi
l'angolo di arretramento sarà dato da
da cui si calcola la distanza di lancio
X= Va ·T - Xr = 50 · 31,7 - 212 = 1373 m.
Vale a dire che la bomba dovrà essere lanciata quando l'aereo è a 1373 metri dal bersaglio, in orizzontale.
L'angolo di ingaggio sarà dato da
Proiettili esplosivi
I proiettili esplosivi sono nati nella seconda metà del 1800 nel tentativo di aumentare
l’efficacia dei proiettili dell’epoca. L’introduzione di proiettili allungati e camiciati
in luogo della palla di piombo comportava un notevole inconveniente; la palla di
piombo, con scarsa capacità di penetrazione, scarica tutta la sua energia entro il
bersaglio raggiungendo una temperatura di circa 300 gradi ed era perciò in grado di
incendiare barilotti di polvere od altri materiali similari del nemico; invece il
proiettile allungato, con maggior capacità di penetrazione, li passava da parte a parte
senza incendiarli. Si penso quindi di ricorrere ad un proiettile che avesse un effetto
esplosivo.
Il loro impiego non era consigliabile in armi ad avancarica, ma le nuove armi a
retrocarica lo rendevano possibile.
Il primo proiettile di pratico impiego fu però creato proprio per
un’arma ad avancarica: il proiettile esplosivo Podewils per il
fucile della fanteria bavarese mod. 1858, basato sul proiettile
Minié. Esso conteneva una cartuccetta di ottone formata da una
coppetta, un innesco, una carica di polvere nera e un perno. Il
proiettile era forato lungo tutto il suo asse longitudinale. La
cartuccetta era inserita alla base, nel foro del proiettile Minié, e
quindi ben protetta durante trasporto e maneggio. Al momento
dello sparo, la pressione dei gas spingeva la cartuccetta in avanti
così che il perno fuoriusciva dalla punta di qualche millimetro.
La sollecitazione esercitata dalla coppetta contribuiva alla
espansione della palla ed alla sua forzatura nella rigatura.
All’impatto il perno faceva esplodere la carica di polvere nera.
Di poco successiva è la "granata per fucile" prussiana di von
Dreyse. È formata da una ogiva di acciaio fuso contenente 2,5
grammi di polvere nera molto fine e chiusa, nella parte inferiore
con una spoletta avvitata; in essa vi è una pillola di innesco un
manicotto di zinco e dentro a questo, lo spillo di percussione,
trattenuto per attrito. Allo sparo il manicotto arretra per effetto
della sua inerzia, liberando la punta dello spillo che, all’impatto,
viene proiettato contro l’innesco.
Notevole diffusione ebbe anche il proiettile Gardner (manca
l'immagine) usato nella guerra di secessione americana. Esso
conteneva nella parte anteriore una capsula riempita di
fulminato di mercurio e collegata con la base del proiettile da un
tubicino contenente materiale combustibile e che funzionava da
miccia in quanto veniva acceso dalla fiammata dello sparo e
trasmetteva l’accensione al fulminato con un ritardo di circa 1,5
secondi. Non è chiaro il livello di sicurezza di questi proiettili
riempiti con un materiale così sensibile.
Il fabbricante belga di armi Falisse inventò a sua volta un
proiettile esplosivo per fucili a retrocarica; il proiettile appuntito
contiene una sfera cava di rame che termina con un tubicino
chiuso da un innesco. Un ago sito in posizione opposta
attraversa la sfera fino all’innesco. Allo sparo l’innesco viene
premuto contro l’ago e fa esplodere la polvere nera contenuta
nella sfera.
Il proiettile esplosivo svizzero era previsto sia per arma ad
avancarica che a retrocarica. Nelle armi ad avancarica la
bacchetta doveva avere una testa appositamente incavata per
non urtare l’innesco che era situato sulla punta del proiettile,
contenente la carica di polvere nera. Anche in questi la sicurezza
nel trasporto e maneggio non era affatto tranquillizzante.
La convenzione di Pietroburgo del 1868 proibì i proiettili
esplosivi e gli esperimenti rimasero limitati, per un po’ di tempo,
ai proiettili da caccia; da segnalare un proiettile per elefanti con
un semplice ago di percussione sulla punta.
All’inizio della prima guerra mondiale, nonostante il divieto, i
proiettili esplosivi ricomparvero mascherati sotto il nome di
proiettili da esercitazione o da osservazione ed in effetti vennero
anche usati contro aerei od aerostati (la convenzione ne vietava
l’uso contro bersagli umani). Quello usato dagli austriaci nel
Mannlicher M 95 contiene (mod. 1910) una miscela di clorato di
potassio e di solfuro di antimonio oppure (mod. 1914) una
miscela di polvere nera e di polvere di alluminio. Queste
munizioni si distinguono da quelle ordinarie per la diversa forma
della punta e non richiedono un innesco: la miscela esplode per
effetto dell’urto.
Nel proiettile del Lebel francese (a sinistra) cal. 8 mm,
l’esplosivo molto sensibile è contenuto in una capsula entro la
punta del proiettile. Simile è il proiettile giapponese (a destra) ,
anch’esso con punta piatta. La parte anteriore contiene una
miscela di T4 e Pentrite mentre la vera carica è formata da tritolo
e lamine di alluminio e sita in una capsula posteriore.
Nella seconda guerra mondiale vennero impiegati egualmente
proiettili esplosivi (HE) o esplosivi-incendiari (HEI). Quello
tedesco contiene nella punta fosforo bianco e dietro ad esso un
detonatore con ago di accensione. Un altro modello contiene un
nucleo d’acciaio, una miscela tracciante e un detonatore che viene
acceso dalla miscela tracciante (questi proiettili sono colorati in
nero fino a 2/3 dalla punta). L’esplosivo impiegato era in genere
composto da acido picrico e nitrocellulosa.
La balistica delle palle slug
Articolo già pubblicato sulla Rivista ARMI nel 1999
Invenzioni varie: 1) Sferica - 2) Lethal - 3) Destructor - 4) Palla rigata - 5)
Palla con concentratore - 6) Berntheisel-Luneville a frammenti 7) A
frammenti - 8) Lavré a frammenti incatenati - 9) Treff di Mahrhold e
Peterlongo - 10) Oberhammer - 11) A punta d’acciaio - 12) Kohler - 13)
Palla cava M. F. (Dal Waffenlexikon di Lampel-Mahrhold ).
***
Dalle lettere di chi mi chiede consigli balistici ho visto come vi sia ben
poca chiarezza di idee sull’uso di palle singole (in inglese slug). La
maggior parte poi non riesce a comprendere come mai queste palle siano
così precise nei bersagli di prova dei venditori e manchino invece il
bersaglio sul campo.
Un proiettile per essere preciso deve essere stabilizzato. Nei fucili a canna
rigata la stabilizzazione si ottiene imprimendo al proiettile a forma
allungata, anche fino a 5 calibri, un rapido movimento rotatorio. Nei fucili
a canna liscia non è possibile imprimere al proiettile una sufficiente
rotazione e si deve ricorrere all’altro sistema consistente nell’ impennatura
del proiettile mediante alleggerimento della parte posteriore con una cavità
alla base oppure mediante il fissaggio di una borra alla base del proiettile,
così che (in entrambi i casi) il centro di gravità risulti spostato in avanti.
Possono anche essere aggiunte alette stabilizzatrici; queste comportano una
leggera perdita di precisione, ma consentono di usare proiettili molto più
lunghi (e quindi con maggior densità sezionale, come frecce e missili), che
conservano la stabilità anche in traiettorie molto curve e non richiedono di
essere sparati in canne rigate.
Il problema di costruire proiettili per fucili a canna liscia dotati di
precisione e di lesività, ha assillato centinaia di inventori che nell’ultimo
secolo hanno brevettato un incredibile numero di invenzioni, più o meno
fantasiose. Alla fine però si è visto che non ci si può discostare dalla
soluzione sopra vista e al momento le palle più affidabili sono quelle che
uniscono una palla in piombo ad una borra (talvolta sagomata per
aumentare l’effetto di impennatura), come avviene nella palla Brenneke e
nella palla Gualandi. La palla Blondeau, francese, assomiglia un po’ ad un grosso diabolo.
Da sinistra: Palla Alfa,Brenneke Golden Slug, Brenneke (2), Blondeau (Da: B. Kneubuehl, Geschosse). Le
alette elicoidali della Brenneke servono principalmente per facilitare la forzatura in canne strozzate, ma
imprimono alla palla anche una rotazione di circa 20 giri al secondo. Il bordo tagliente anteriore dovrebbe
assicurare un effetto wadcutter sulla pelle del selvatico, ma forse sarebbe stato preferibile favorire l’aspetto
aerodinamico. Il peso della palla varia da 20 a 40 gr e la velocità iniziale è di circa 460 ms. Il modello più
recente ha borra in plastica.
L’unica vera innovazione in materia di slug è rappresentata dalla palla munita di impennatura con alette
inventata nel 1983 dal francese ing. Sauvestre (progettista anche del proiettile anticarro a freccia in uso
nell’esercito francese) che usa un proiettile sottocalibrato, munito di sabot di plastica che si distacca a breve
distanza dalla bocca dell’arma.
Palla Sauvestre. Il peso è di 26 gr e la velocità iniziale di 580 ms.
Il proiettile, molto allungato ed a punta cava, ha un diametro di soli 11,4 mm ed è formato da un nucleo duro
rivestito di piombo; il corpo del proiettile presenta vistose scanalature anulari. Esso viene sparato con una
velocità iniziale di circa 500 ms (580 ms nel 12 magnum che usa lo stesso proiettile di 26 grammi ) e a 100
metri ha ancora una velocità di 375 ms (430 per il magnum) con un’energia di 1850 J (2440 J per il
magnum). A questa distanza un vento trasversale di 10 ms (cioè una forte brezza che muove cespugli ed
alberelli) sposta una palla slug normale di ben 75 cm, la palla Sauvestre di 30 cm, un proiettile per carabina
di una diecina di centimetri.
Traiettoria della palla Sauvestre con la caduta del proiettile alle
varie distanze; il produttore indica un azzeramento ottimale a 107 metri,
il che consente di sparare fino a 120 metri
con uno scarto dalla traiettoria di +/- 5 cm.
Tutti questi proiettili, con peso da 24 a 39 grammi e velocità iniziale di 450-580 ms, provati con appoggio e
cannocchiale, forniscono rispettabilissime rosate inferiori ai 5 cm di diametro a 50 metri di distanza.Il motivo
per cui invece i cacciatori hanno l’impressione di una scarsa precisione è duplice ed è presto detto.
In primo luogo le doppiette non sono adatte per questo tipo di palle. Le armi destinate a sparare a pallini sono
azzerate per un tiro a 35 metri e le due canne sono accoppiate in modo che le rispettive rosate si
sovrappongano a tale distanza; le canne sono, per così dire, strabiche, e convergono su un punto ideale posto
a 35 metri. Sparando a cinquanta metri di distanza accade che la palla sparata con la canna di destra, colpisca
parecchi centimetri a sinistra del punto mirato e quella di sinistra parecchi centimetri verso destra, con una
differenza totale che fa apparire la rosata come disastrosa. Quindi il problema non sta nel fatto che la palla
non sia precisa, ma nel fatto che il fucile non spara nel punto mirato. Ovviamente se il bersaglio è a distanza
maggiore, il difetto si aggrava proporzionalmente. Questo difetto non si verifica per sovrapposti e per fucili ad una
sola canna, ma quasi sempre subentra il secondo difetto, quello dell’azzeramento, che fa sparare molto più in alto (fino
a 35 metri) o più in basso (oltre i 40 metri) del punto mirato. I fucili a canna liscia sono azzerati per la distanza di 35
metri in modo che il centro della rosata sia 10-15 cm al di sopra del punto mirato, misura non adeguata per una palla
che a quella distanza cade di soli 5 cm circa. Per far sì di avere una traiettoria che non si discosti dalla linea di mira più
di 4 cm (sopra o sotto), l’arma dovrebbe essere azzerata, usando palle Brenneke o Gualandi, alla distanza di 70 metri e,
usando palle Sauvestre, alla distanza di 100 metri.
Vediamo un esempio pratico con una palla tipo Gualandi o Brenneke del peso di 28 gr e una velocità iniziale di 500
ms., tenendo presente che i valori di velocità iniziale indicati dai produttori sono sempre indicativi perché la velocità
effettiva varia poi a seconda del caricamento della cartuccia e della lunghezza della canna. Con azzeramento a 70 metri
la traiettoria del proiettile sarà sopra la linea di mira di 3 cm a 50 metri, a 90 metri sarà al di sotto di essa di una diecina
di cm, più che accettabili per una tale distanza, senza cannocchiale. Se invece l’arma fosse stata azzerata a 35 metri, il
proiettile a 75 metri si sarebbe già trovato più in basso del punto mirato di una diecina di cm che, a 100 metri, sarebbero
diventati una ventina. La palla Sauvestre, più leggera e più aerodinamica, con velocità iniziale di 580 ms, può essere
azzerata a 107 metri così che a 120 metri lo scarto rispetto alla linea di mira è di soli 5 cm. Se essa viene sparata con
arma azzerata a 35 metri, lo scarto a 100 metri è di circa 10 cm e a 75 m di circa 5 cm. La conclusione è quindi che con
fucile sovrapposto o semiautomatico a canna liscia, che non sia stato azzerato opportunamente, si possono sparare slug
con sufficiente precisione purché il bersaglio non si trovi oltre i 60 metri; il che vuol dire che queste armi vanno
benissimo nella stragrande maggioranza delle situazioni che si presentano nella caccia in battuta. La situazione non
cambia se invece di palle di peso inferiore ai 30 gr, si sparano cartucce magnum con palla di circa 40 gr. Si guadagna in
energia iniziale, ma la traiettoria è più o meno la stessa.
Tutte le prove eseguite concordano nel ritenere pressoché equivalenti le palle Brenneke, Gualandi e Blondeau; le palle
Solengo e quelle con sabot della Federal e Winchester sono risultate molto meno precise ( a 50 metri rosata di 8-10 cm,
contro i 4-5 cm delle precedenti). Dal che si ricava che nel fucile a canna liscia il sabot è controproducente, salvo che
nel caso della Sauvestre con impennatura a freccia.
Palle Gualandi con borra in plastica fissata alla palla.
La palla pesa gr 28,25 (cal. 12/70) e la velocità iniziale è attorno ai 500 ms.
Vi sono in commercio anche fucili cal. 12 con canna rigata, appositamente studiati per sparare palle slug. Senza dubbio
essi sono azzerati in modo adeguato ma, nel momento in cui si usa una canna rigata, sorge però il problema se abbia
senso di usare proiettili che hanno adottato dei ripieghi per poter essere sparati in canne lisce, con tutti i difetti
conseguenti. Se la canna è rigata, vuol dire che essa è in grado di stabilizzare un proiettile in forza del movimento
rotatorio impressogli e perciò si dovrebbe usare una palla a forma ogivale, capace di dare il meglio sotto il profilo
aerodinamico; il guaio è che una palla di piombo allungata in calibro 12, avrebbe un peso eccessivo (già la semplice
palla sferica arriva a 37 grammi!), improponibile per pressioni, lentezza e rinculo; se si cerca di risolvere il problema
alleggerendo la palla, si ha un aumento della velocità iniziale incompatibile con l'uso del piombo nudo che non
reggerebbe alla sollecitazione delle rigature. Sarebbe quindi necessario progettare un’apposita palla sottocalibrata che,
per quanto detto, non potrebbe essere che una palla allungata, con sabot resistente alla rigatura. Il vantaggio ottenibile
con una simile palla non sarebbe eccezionale, ma comunque utile: l’arma potrebbe essere azzerata sui 100 metri, e la
forma aerodinamica ottimale consentirebbe di avere una buona energia anche a tale distanza.
Per quanto ne so, al momento le palle per canne rigate disponibili sono:
- la palla Golden Slug della Brenneke che però è solo un ripiego: è in piombo nudo, sia pure dorato, ha il profilo
anteriore che è ben poco aerodinamico e non può quindi sfruttare i vantaggi della canna rigata.
Palla Remington Copper Solid
-
La palla Remington Copper Solid in lega di rame con sabot che però non è la più adatta per essere
sparata in canne lisce e non offre alcun vantaggio aerodinamico.
Nessuna delle due è perciò in grado di offrire consistenti vantaggi rispetto al loro impiego nella canna
liscia.
- Una recentissima produzione della Brenneke pare offrire qualche cosa di nuovo; è la palla Super
Sabot sottocalibrata (16 mm).La palla di 31,8 gr con sabot di ottone dovrebbe espandersi fino a 25
mm e, sparata con canna rigata, dovrebbe avere una rosata di 60 mm. a 100 metri.E' molto cara (4
Euro ogni cartuccia). Si veda alla fine l'appendice con l'immagine La palla Sauvesttre, come già detto,
ha un'impennatura a freccia e non deve essere sparata in una canna rigata che le imprime un dannoso
effetto rotatorio.
Molti cacciatori sono assillati dal dubbio se la palla asciutta sia dotata di sufficiente potere di arresto.
Se si considera che il fucile a canna liscia per la caccia al cinghiale o ad altri animali aggressivi, viene scelto per la sua
manegevolezza perché quando occorre sparare nel bosco o con prontezza di riflessi, consente di sparare al selvatico
quasi "al volo", cosa impraticabile con una carabina a canna rigata (non foss’altro perché manca l’allenamento ad
imbracciarla per un tiro istintivo) è chiaro che si può anche rinunziare ad un po’ di potere d’arresto che, comunque è più
che sufficiente. Una palla asciutta perde in 50 metri di volo circa un quarto della sua velocità; perciò la palla da 39 gr,
con velocità iniziale di 460 ms, a 50 metri ha un’energia di circa 2300 Joule; la palla di circa 30 grammi a 50 metri
conserva una velocità di circa 340 ms e quindi un’energia di circa 1700 J. Alle normali distanze venatorie, con proiettili
studiati per consentire la massima cessione di energia al selvatico, si è quindi nell’ambito di energia e velocità che,
secondo gli studi compiuti, consentono di ferire a morte un animale sui 50 kg di peso. A 100 metri la velocità si riduce a
circa sei decimi di quella iniziale e i valori sopra indicati diverrebbero, rispettivamente, di circa 1500 e 1100 J,
ampiamente al di sotto dei valori ottenibili con una carabina, salvo che si usi la palla Sauvestre che, nel calibro 12
magnum, è paragonabile al 7x64 o all’ 8x57, avendo un'energia di 3250 J a 50 metri e di 2440 J a 100 m..
E' appena il caso di rilevare che, in termini di penetrazione e di lesività è preferibile il proiettile che ha la maggior
densità sezionale e quello che ha la maggior velocità all’impatto.
Da ciò risulta pure che è un nonsenso montare un cannocchiale su di un fucile per palle asciutte: se si vuol sparare
rapidamente e fino a 100 metri (distanza che il proiettile copre in un tempo di circa un terzo di secondo, ragione per cui
può accadere di dover sparare due o tre metri avanti al cinghiale in corsa), il cannocchiale dà solo noia; se si vuole
sparare oltre i cento metri, mirando con calma, è preferibile usare una carabina.
Le conclusioni di quanto esposto potrebbero essere le seguenti:
-
-
-
se si spara d'imbracciata a distanze venatorie normali, entro una cinquantina di metri, i vari tipi di
palle si equivalgono, sul piano pratico, come energia e precisione. Si distingue per densità sezionale
ed energia la palla Sauvestre;
se si intende sparare a distanze superiori, fino a cento metri, l'arma va azzerata opportunamente (il che
non è possibile per le armi ora in uso) oppure occorre abituarsi a calcolare istintivamente che il
proiettile colpirà fino ad una quindicina di centimetri più in basso;
fucili a canna rigata non dànno significativi vantaggi, salvo quello di un miglior azzeramento,
perché non esistono ancora soddisfacenti proiettili studiati appositamente per essi; il vero vantaggio è
quello … giuridico, perché per i fucili semiatomatici in calibro 12 a canna rigata non vi è limite di
colpi (salvo particolari disposizioni contenute nel calendario venatorio). Vi è però lo svantaggio di
non poter impiegare cartucce a pallini, stante il peggioramento della rosata.
Chi usa le palle slug si chiede spesso se esse possano causare dei danni ad un fucile con canne strozzate. I dubbi non
hanno molta ragion d’essere perché tutte le palle in piombo in commercio sono state studiate proprio per essere sparate
anche da canne strozzate e quindi, salvo diversa indicazione che il produttore è tenuto ad indicare sulla confezione, non
vi sono motivi per non usarle. Indubbiamente occorre però non esagerare perché le cartucce slug provocano
sollecitazioni anormali alla canne per il fatto che il punto di massima pressione nella canna si sposta di una diecina di
centimetri in avanti, ove nei fucili normali la parete della canna già si assottiglia, e per il fatto che la palla viene forzata
nella strozzatura. Bisogna quindi evitare di sparare queste munizioni in vecchi fucili della cui resistenza non si sia ben
sicuri.
Nell’uso delle palle asciutte occorre ricordare che esse vengono facilmente destabilizzate e deviate da piccoli ramoscelli
e che rimbalzano facilmente sul terreno od alberi, rimanendo pericolose fin quasi ad un chilometro di distanza.
Valori medi di energia delle varie palle:
50 m
100 m
Brenneke, Gualandi, ecc.
30 gr. circa
1500 J
1100 J
Brenneke, Gualandi, ecc.
40 gr. circa
2000 J
1500 J
Sauvestre normale
2500 J
1850 J
Sauvestre magnum
3220 J
2450 J
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Appendice
Aggiungo alcuni dati ricavati dalla rivista Visier, maggio 2002.
Ecco una immagine che rappresenta le palle più diffuse in Europa
Nell'ordine: Aguilla Practical - Brenneke RubinSabot - Brenneke SuperSabot - Brenneke K.O. - Cooppal Stream - Diana Akah Federal Premium Sabot Slug - Federal Classic Slug - Geco Competition Slug con palla Brenneke K.O.
Da segnalare tra le novità la cartuccia RubinSabot della Brenneke con una palla con impennatura in plastica che ricorda
più o meno la Brenneke K.O. La palla pesa 28 gr. ed ha una velocità iniziale di 510 ms (J. 3641) che scende a 410 ms a
50 metri (J. 2285) ed a 334 ms a 100 metri (J. 1562).
Più innovativa la palla SuperSabot la quale ha il suo limite nel fatto che, non avendo impennatura, deve essere sparata
da canne rigate in modo da essere stabilizzata. La palla pesa 31,8 gr e i valori di velocità ed energia sono 465 ms (J.
3438) alla bocca, 374 ms (J. 2220) a 50 m. e 317 ms (J. 1598) a 100 metri. La palla ha il diametro di 16 mm. ed è
all'esterno di una lega di ottone con un nocciolo composito, come si vede nella immagine qui sotto; la parte esterma si
deforma a fungo all'impatto con un notevole e rapido trasferimento di energia.
La rosata di 5 colpi a 100 metri è risultata inferiore a 7 cm di diametro.
BALISTICA ESTERNA
Il rinculo delle armi da fuoco leggere
Al momento dello sparo chi impugna l'arma riceve l'urto di questa sulla spalla (arma lunga) o sulla mano (arma corta),
urto più o meno forte a seconda di svariate circostanze. L'urto è una conseguenza diretta della legge fisica della
conservazione dell'impulso. Prima dello sparo, quando arma e proiettile sono in stato di quiete, l'impulso del sistema è
eguale a zero. Con lo sparo il proiettile e la colonna di gas di sparo che lo seguono, acquistano un certo impulso nella
direzione dello sparo, impulso che viene compensato da un eguale impulso diretto nell'opposta direzione e, quindi,
verso il tiratore, che ne subisce gli effetti. L'impulso del proiettile è dato dalla formula
Ip = 0,001 * mp * Vo
in cui mp indica la massa del proiettile in grammi e Vo la velocità del proiettile in m/s; l'impulso viene espresso in
Newton per secondo.
La colonna dei gas ha una velocità che è eguale a zero sul fondello del bossolo ed eguale alla velocità del proiettile alla
base di esso. Al centro avrà quindi una velocità intermedia, pari alla metà della velocità del proiettile. La massa dei gas
sarà eguale alla masse della polvere e perciò l'impulso relativo sarà dato da
Ig = 0,001 * mg * Vo/2
in cui mp indica la massa della polvere.
Unificando le due formule avremo che l'impulso complessivo (impulso di bocca) sarà dato da
Ib = 0,001 * ( mp + mg/2) * Vo
Quando il proiettile esce dalla bocca dell'arma, i gas si espandono con una velocità (Velocità di Lavalle) ricavabile dalla
formula approssimativa
in cui Po è la pressione alla bocca, Vc il volume interno della canna e del bossolo, in mm³ e mg la massa della polvere.
Ecco una tabella di dati sperimentali
Calibro
Lunghezza
canna in mm
Velocità alla
bocca in m/s
Pressione alla
bocca in bar
Velocità dei
gas in m/s
9 mm. Luger
100
350
155
670
38 sp.
51
230
365
930
102
265
160
780
102
410
615
745
152
440
350
660
7,62 Nato
450
630
470
670
223 Rem.
405
960
660
750
44 mag.
In sostanza, ai fini pratici, si può assumere che in un'arma corta la velocità dei gas sia 600-900 m/s e in un'arma lunga
700-800 m/s
Di conseguenza l'arma subirà un ulteriore impulso successivo dato da
Is = 0,001 * mg * Vg
L'impulso totale retrogrado sarà quindi dato da
I = Ib + Is
Per azione di questo impulso l'arma acquista una velocità (teorica) all'indietro data da
Vr = I / ma
in cui ma è la massa dell'arma in grammi. Detto in parole povere, per i non matematici, se il proiettile pesa 100 volte
l'arma, mentre il proiettile se ne va in una direzione con la velocità sua propria, l'arma viene sparata nella direzione
contraria ad una velocità cento volte inferiore.
Questa velocità però poco ci dice sul rinculo, rispetto a cui è più importante l'energia cinetica del sistema.
Combinando assieme la formula per l'energia cinetica, data da 1/2 * m* v², con la formula che esprime Vr, si ottiene che
l'energia cinetica del rinculo, in Joules, sarà data da
Questo è l'aspetto puramente fisico-matematico che non riesce a descrivere la sensazione soggettiva del rinculo.
L'assorbimento di una certa energia implica la dissipazione di questa energia sotto forma di lavoro e non è possibile
stabilire a priori in quale modo l'arma verrà "frenata" dal corpo del tiratore. Quanto più lunga la frenata, tanto minore la
sensazione di rinculo, in rapporto inversamente proporzionale. Ad esempio il calciolo di gomma e l'imbottitura della
giacca aumentano lo spazio di frenata e diminuiscono proporzionalmente la forza del rinculo. Se l'arma viene
saldamente impugnata o appoggiata alla spalla, viene a formare un tutt'uno con la mano o con la spalla e il valore di ma
non sarà dato solo dal peso dell'arma, ma anche da quello della parte del corpo interessata, e la sensazione di urto sarà
minore.
A complicare le cose interviene l'ulteriore fenomeno dell'impennamento dell'arma. Per esigenze costruttive in quasi
tutte le armi la canna è situata sopra il baricentro dell'arma; perciò al momento dello sparo e con l'inizio del movimento
del proiettile, l'arma acquista un movimento rotatorio attorno al baricentro, che tende a spostare la bocca della canna
verso l'alto e continua anche dopo che il proiettile ha lasciato la canna. Nelle armi corte questo movimento rotatorio può
dare una sensazione più spiacevole del rinculo vero e proprio. Nelle armi a canne giustapposte vi può essere anche un
movimento laterale, dalla parte della canna con cui si è sparato.
Quindi l'energia del rinculo si scompone in due parti riferibili al movimento retrogrado e al movimento rotatorio e la
prevalenza dell'una o dell'altra dipende, in parte, anche dal comportamento del tiratore. Se egli controlla bene
l'impennamento, tanto più forte sentirà l'urto dell'arma; tanto più egli lascia libera l'arma di impennarsi, tanto minore
sarà l'urto.ùCiò spiega come la struttura meccanica dell'arma possa influire sul rinculo: una giusta distribuzione delle
masse, un corretto angolo tra canna e impugnatura, determinano la diversa ripartizione delle energie, secondo le
necessità ed i gusti del tiratore. La presenza nell'arma di molle e masse in movimento che contribuiscano a dissipare
l'energia del rinculo, servono anch'esse da "freno", abbreviando la frenata complessiva. Anche il fisico del tiratore fa la
sua parte: la persona corpulenta che impugna l'arma saldamente aggiungerà al sistema una maggior massa muscolare e i
maggiori spessori di tessuto molle funzioneranno da cuscinetto ammortizzante aggiuntivo.
Da quanto esposto si ricava che si può influire sul rinculo in vari modi. Prima di tutto è ovvio che se si diminuisce
l'energia della cartuccia (cioè la velocità iniziale del proiettile), diminuirà anche il rinculo; se non si vuole diminuire
l'energia della cartuccia si dovrà:
-
aumentare la massa dell'arma; il rinculo, in tal caso, diminuirà in modo inversamente proporzionale;
diminuire la massa del proiettile; ferma restando la velocità iniziale l'impulso del proiettile è
proporzionale alla radice quadrata del rapporto tra le due masse e quindi piccole diminuzioni di peso
del proiettile influiscono molto sul rinculo. In parole più semplici: il 10% di peso dell'arma in più,
comporta una diminuzione del rinculo del 10%; un aumento del peso del 10% del peso del proiettile
ferma la sua velocità) o un aumento del 10% della velocità, fermo il peso, comporta un aumento del
20% del rinculo.
In secondo luogo si possono utilizzare come freno gli stessi gas di sparo mediante l'impiego di freni di bocca o di
compensatori: se diretti all'indietro mediante opportuni intagli nella canna, per compensare il loro impulso retrogrado,
se diretti verso l'alto per compensare il movimento di impennamento.
Al di fuori di queste considerazioni tecniche non è possibile fare affermazioni affidabili, anche se molti tiratori giurano
su soluzioni personali, che però sono altamente soggettive. Si consideri ad esempio che molti tiratori sono portati a
considerare più forte il rinculo quando lo sparo è più rumoroso del solito. In effetti un forte rumore influisce sul rinculo
solo se deriva dal fuoco di bocca (accensione dei gas fuori dell'arma) che aumenta l'effetto "razzo".
Si è anche riscontrato che al poligono di tiro il rinculo viene sentito molto più forte che non sul campo di caccia perché
al poligono il tiratore si concentra sul tiro e si attende il rinculo; in caccia il tiratore pensa solo al selvatico.
---------Bibliografia
Beat P. Kneubuehl, Geschosse, Zurigo 1994
Lampel-Marhold, Waffenlexikon, Monaco 1994
J. Hatcher, Hatcher's Notebook, Harrisbourg 1966
Il calibro
La nozione di calibro si presta a numerosi equivoci perché assume diversi significati quali:
- il diametro interno della canna
- il diametro del proiettile per una data canna
- il diametro convenzionale di una canna o del proiettile ad essa destinato
- la denominazione usuale o commerciale di una cartuccia.
Nella terminologia tecnica la parola calibro indica il diametro interno della canna (anima) espresso in una unità di
misura (millimetri, decimi di pollice, ecc.) oppure in altra forma.
Quest'ultima ipotesi si ha solo per le canne dei fucili a canna liscia in cui si è mantenuto l'antico sistema inglese di
indicarne il calibro con il numero di palle di piombo aventi il diametro necessario per essere sparati da esse e che si
possono ricavare da una libbra inglese (gr. 453,6) di piombo. Quindi quando si parla di un fucile da caccia, il cal 12
indica che 12 palle di piombo sparabili con esso pesano gr. 453,6; il calibro 20 indica che la canna è più piccola perché
per da una libbra di piombo si ricavano non 12 ma bensì venti palle adatte ad esso. Per risalire dal numero delle palle al
diametro teorico della canna si impiega la formula
in cui n indica il numero di palle.
Ho detto diametro teorico perché il diametro ed il peso delle palle possono variare un poco e perciò, in effetti, le misure
moderne delle canne sono fissate dal CIP nei seguenti valori.
Calibro Diametro
nominale nominale
Diametro Diametro
minimo massimo
mm
mm
mm
4
23,55
23,35
23,75
8
21
20,80
21,20
10
19,50
19,30
19,70
12
18,30
18,10
18,50
14
17,40
17,20
17,60
16
17
16,80
17,20
20
15,80
15,60
16
24
14,90
14,70
15,10
28
14,20
14
14,40
32
12,95
12,75
13,15
36
10,60
10,40
10,80
Nelle armi a canna rigata il problema della misura del diametro della canna si complica perché bisogna stabilire se esso
si misura tra i pieni e cioè tra i risalti della rigatura, oppure tra i vuoti. Si usa al riguardo distinguere tra calibro di
foratura o fra pieni e calibro fra vuoti; di solito, se non si precisa, si intende che la misura concerne il calibro di foratura
e perciò la dimensione minima dell'anima. Il calibro fra pieni viene misurato direttamente; invece per misurare il calibro
fra vuoti si preferisce forzare un proiettile di piombo attraverso la canna e poi misurarne il diametro massimo con un
micrometro. La differenza tra i due valori è di 0,20-0,35 mm in canne destinate a sparare proiettili con camiciatura dura
(acciaio, tombak) e di 0,30-0,50 mm per canne destinata a proiettili di piombo o con camiciatura sottile in rame. La
metà di questo valore così misurato indica la profondità della rigatura.
Nella pratica quando si parla di calibro di un'arma, non si fa riferimento ai valori tecnici esatti, ma a valori arrotondati e
convenzionali. Avviene cioè la stessa cosa che si ha con le automobili in cui, quando si dice che essa è "duemila" di
cilindrata non si vuol dire che il volume dei cilindri corrisponde esattamente a 2000 cm/cubi, ben potendovi essere degli
scostamenti. Perciò quando si dice che una canna ha un calibro di 7 mm. non si intende che essa sia esattamente sette
millimetri, ma solo che essa è idonea a sparare palle del calibro sette mm con tutte le tolleranze previste dalle tabelle del
CIP (o dagli usi costruttivi, in quei paesi ove esse non vengono applicate). Così, ad esempio nei vari calibri 7 mm per
carabina, la distanza fra i pieni potrà variare da 6,9 a 6,98 mm e la distanza fra i pieni da 7,24 a 7,92 mm.
Il calibro della canna nulla ci dice circa la cartuccia che l'arma può sparare. Una palla del diametro di 5, 6 mm può avere
dietro di sé un piccolo bossolo con qualche milligrammo di propellente che la spara a poche decine di metri oppure un
grosso bossolo con mezzo grammo di polvere che la spara a tre chilometri di distanza. Per continuare il paragone con le
auto sarebbe come il volerle classificare in base alle dimensioni del vano motore. Dire che un'arma è in calibro 9 non
significa assolutamente nulla, salvo il fatto che la canna ha un diametro di circa 9 millimetri (anche un'arma giocattolo
può avere una canna di tale misura!).
È per questo motivo che quando si parla di calibro intendendo la cartuccia idonea ad essere impiegata in una certa arma,
è sempre necessario aggiungere una ulteriore indicazione oltre a quella del diametro. Ed è qui che per il profano la
questione si complica ulteriormente perché il sistema di identificazione delle munizioni europeo diverge da quello
anglosassone che, per ulteriore complicazione, non è uniforme.
Ben di rado le munizioni sono individuate solamente sulla base dei dati dimensionali, ma la maggior parte delle
cartucce ha un nome convenzionale in cui, accanto al dato numerico relativo al calibro, ed altre volte anche al bossolo
ed al proiettile, si aggiungono denominazioni varie, quali il modello di arma che le impiega, il nome dell’inventore o del
produttore, ecc.). Se una cartuccia è stata prodotta solo per un determinato modello di arma, si usa indicarne solo il
calibro in millimetri o in decimi di pollice, seguito dal nome dell’arma.
Per comprendere, tramite un esempio, la complessità del problema, si consideri che il calibro per pistola 9x19 mm. (ma
in effetti il bossolo è 19,15 mm.!) si trova indicato anche come 9 Luger, 9 Parabellum, 9 lungo Beretta M38, 9 lungo, 9
M38, 9 mm Pistolen- Patrone 08, 9 mm Pistolen-Patrone 400(b), 9 mm Pistolen-Patrone M 1941, 9 mm Suomi, 9 mm
Swedish m/34 e m/39, 9 mm 40 M Parabellum.
Importante: le misure europee in millimetri non sono convertibili matematicamente nelle misure anglosassoni e
viceversa; i calibri 9 europei corrispondono a 353 millesimi di pollice, ma vengono indicati in USA come cal. 38 che
corrisponde a 0,96 cm. Ricordare sempre che le denominazioni sono convenzionali.
Calibri delle munizioni a percussione anulare
Per le armi a canna rigata vi è una categoria di munizioni, quelle a percussione anulare, che segue sue regole particolari
e che comprende attualmente (in passato vi erano cartucce a percussione anulare di grosso calibro) cartucce da bersaglio
da sala in cal. 4 mm, la serie delle cartucce Flobert e la serie della cartucce cosiddette "cal. 22". Esse sono impiegate sia
in pistole e rivoltelle che in armi lunghe.
Le cartucce Flobert sono destinate ad armi di modestissima potenza e hanno una ridotta carica di polvere, sono in cal.
5,6 mm, 6 mm, 9 mm (un tempo anche 7 mm), a cui sempre si accompagna la dicitura Flobert, e possono essere sia a
palla che a pallini. Quelle a palla hanno un bossolo di ottone corto, inferiore ad un centimetro, quelle a pallini un
bossolo di alcuni centimetri di lunghezza.
Le cartucce cal. .22, pur essendo a percussione anulare, hanno una normale carica di polvere e compaiono in vari tipi, a
seconda della lunghezza del bossolo e del conseguente diverso quantitativo di polvere contenuta. Il diametro del
proiettile è indicato in centesimi di pollice (.22) e corrisponde a circa mm 5,6. Inquesto, come in tutti gli altri casi, si
deve ricordare che la misura del calibro è puramente nominale e non va presa come una misura assoluta.
I tipi di cartucce cal .22 sono:
.22 corto o short (bossolo di mm 10,6)
.22 lungo o long (bossolo di mm 15,55, lunghezza complessiva di mm 22,5)
.22 L.R. (long rifle) (bossolo di mm 15,55, lunghezza complessiva di mm 25,20)
.22 extra long (bossolo di mm 18,30)
.22 Winchester Magnum (bossolo di mm 26,80)
oltre ad un’altra decina di tipi, meno usuali.
Calibri delle munizioni per rivoltelle
Le rivoltelle, salvo pochi modelli specificamente adattati all’impiego delle stesse munizioni usate per le pistole
semiautomatiche, usano specifiche munizioni, caratterizzate dall’avere il fondello sporgente con un orlo (flangia,
corona) rispetto al corpo del bossolo. Alcune di queste munizioni, di solito relative a rivoltelle in dotazione ad eserciti
europei alla fine dell’ottocento, sono individuate in base al calibro espresso in millimetri e al nome dell’arma oppure
che l’indicazione che trattasi di munizioni per armi d’ordinanza: cal. 11 m. Gasser, cal. 10,35 mm (ordinanza italiana,
cioè per le rivoltelle in dotazione all’esercito italiano dal 1872 in poi), cal. 10,4 mm ordinanza svizzera) cal. 9 mm
ordinanza belga, cal. 10,6 mm ordinanza tedesca, cal. 8 mm Lebel (ordinanza francese), cal. 9 mm ordinanza
giapponese, cal. 8 mm Rast & Gasser (ordinanza austriaca), cal. 7,62 mm Nagant, cal. 9 mm ordinanza danese, e poche
altre. Rari quelle non di origine militare: il cal 8 mm Pieper, e il cal. 5,5 mm Velodog.
Altre cartucce sono di origine inglese, originariamente caricate con polvere nera, e vengono indicate esprimendo il
calibro in millesimi di pollice; per evitare equivoci con i calibri per pistola si usa aggiungere talvolta la dicitura
"revolver":
cal. .380 Revolver (creato nel 1868 e prodotto fino ad oggi), cal. .380 ordinanza inglese, cal. .450 Revolver, cal. .320
Revolver, cal .476 Enfield, cal. .455 Webley. I calibri .380 e .320 Revolver compaiono poi nelle due versioni lungo o
corto.
Anche in questo caso giova ripetere che le misure sono puramente nominali; 380 millesimi di pollice equivalgono a
9,56 mm, ma in effetti il proiettile ha un diametro di circa 9,15 mm; 320 millesimi di pollice equivalgono a 8,12 mm,
ma il proiettile ha un diametro tra i 7,7 e i 7,8 mm.
Rari sono i calibri americani per revolver indicati in millesimi di pollici; il più noto è il 357 Smith & Wesson Magnum.
Le cartucce americane infatti, di regola esprimono il calibro in centesimi di pollice (prima del numero si può mettere il
punto, per indicare che si è omesso lo zero, secondo l'uso americano oppure si può scrivere senza il punto).
Poiché i maggiori fabbricanti di revolver sono le ditte Colt e Smith & Wesson, le più comuni cartucce portano il loro
nome e quindi si hanno le seguenti denominazioni: .32 Colt, .32 Colt New Police, .38 Colt lungo, .41 Colt lungo, .45
Colt, .32 S&W, .38 S&W, .38 S&W Special, .44 S&W; oltre ad esse, senza indicazione dell’arma, tutta la serie di
munizioni potenziate, dette Magnum: .357 Magnum:, .41 Magnum:, .44 Magnum:, ecc.
Non si deve confondere il calibro .38, ora visto, con la pistola semiautomatica P-38 (= Pistole 1938) che, ovviamente,
usa munizioni per pistola.
Calibri delle munizioni per pistola
Mentre per le rivoltelle ogni munizione ha un unico nome, per le pistole avviene che la stessa cartuccia abbia nomi
differenti a seconda del paese di produzione e dell’arma in cui è stata impiegata. Di regola l’indicazione tecnicamente
più esatta è quella formata da due numeri, il primo dei quali indica il calibro, il secondo la lunghezza del bossolo;
usualmente però si indica solo la prima cifra, aggiungendovi, come per i revolver, diciture varie. I calibri più comuni
sono:
- Cal. 6,35 mm Browning o 6,35 x 15,8 Browning; in America viene chiamato .25 ACP (Auto Colt Pistol) o .25 AP
- Cal. 7,63 mm Mauser; in America è chiamato .30 Mauser
- Cal. 7,65 mm Browning o 7,8 x 17,5 Browning; in America è detto .30 Browning o .32 ACP
- Cal. 7,65 mm Parabellum o 7,65 Luger o, in America, .30 Luger
- Cal. 8 mm Roth-Steyer o 8,2 x 18,8 Roth
- Cal. 9 mm corto o 9 mm Short o 9 mm Short Browning o 9 mm x 17; in America: .38 Colt Auto o .380 ACP o .380
AP; era la cartuccia della pistola Beretta mod. 34 in uso all’esercito italiano fino agli anni ottanta.
- Cal. 9 mm lungo o 9 x 19 o 9 mm Parabellum o 9 mm Luger; è la cartuccia usata in Italia e in molti paesi per le pistole
mitragliatrici e per pistole semiautomatiche in dotazione alla polizia o ad eserciti. Il nome Luger deriva dal fatto di
essere stata realizzata per la pistola creata da Georg Luger, poi diventata famosa come P-08; il nome Parabellum è di
origine commerciale dal noto proverbio latino.
-Cal 9 mm Steyer o 9 mm Mannlicher
-Cal. 38 Auto Pistol o 38 ACP
-Cal. 45 Auto M11 o 45 ACP o 45 Colt Automatic; è la cartuccia della pistola d’ordinanza americana e di alcune loro
pistole mitragliatrici.
-Cal. 9 x 21 (in uso solo in Italia per motivi giuridici)
-Cal 45 HP (in uso solo in Italia per motivi giuridici)
Calibri delle munizioni per fucili a canna rigata
In Europa il calibro delle cartucce per fucili a canna rigata, salvo quelli a percussione anulare cal. 22, già visti, viene
indicato con due cifre: la prima indica il calibro nominale, la seconda la lunghezza del bossolo, così che si avranno, ad
esempio i calibri 6,5 x 57, 7x 64, 7,5 x 55 (ordinanza svizzera), 7,62 x 63, 8 x 57 (ordinanza tedesca per il fucile Mauser
mod ‘98), 6,5 x 52 (ordinanza italiana per il fucile mod ‘91), ecc. In alcuni casi, in aggiunta alla seconda cifra o in sua
sostituzione, viene usato il nome dell’ideatore o del fabbricante: 7 mm von Hofe, 7 x 51 Sup. S&H, 6,5 Remington
Magnum
ecc.
Gli americani usano diversi sistemi non bene coordinati. In genere si ha l’indicazione del calibro in millesimi di pollice,
seguito dal nome dell’inventore o del fabbricante: .222 Remington, .224 Weatherby, .223 Winchester, .250 Savage,
.270 Weatherby, .303 British (cioè ordinanza inglese), ecc. Altre volte sono state conservate denominazioni tradizionali
che non hanno più alcun significato: ad esempio nella cartuccia .30-30 la seconda cifra indica la carica di polvere nera,
espressa in grani, usata anticamente; però attenzione: la cartuccia .30-06 (che corrisponde al calibro europeo 7,62 x 63
mm) si chiama così perché adottata nel 1906; la cartuccia .30 M1 Carbine trae il nome dall’essere stata destinata alla
carabina mod. M1. In rari casi, come quello appena visto, e per il cal. 308 Winchester, corrispondente al cal. 7,62 Nato
di impiego militare, accade che vi sia una duplice denominazione.
Oltre alla denominazione ufficiale del calibro, la cartuccia può essere ulteriormente specificata mediante indicazioni
aggiuntive relative al bossolo (flangiato, con o senza collarino, a bottiglia, ecc.) o al proiettile (mantellato,
semimantellato, a punta molle, a punta piatta, wadcutter, ecc.). Il peso del proiettile non entra a far parte della
individuazione del calibro perché può variare.
Fucile ad ago
Il fucile ad ago venne inventato dal prussiano Johann Niklaus von Dreyse (1787- 1868) che anche lo realizzò. Egli nel
1824 aveva fondato una fabbrica di capsule per fucili a percussione a Sömmerda e si accorse che gli inneschi
esplodevano anche per effetto della percussione di un ago.
Costruì (1827) quindi una cartuccia che conteneva anche l'innesco, ma il caricarla dalla bocca dell'arma con la bacchetta
era troppo pericoloso. Decise così di creare un sistema a retrocarica. L'arma fu perfezionata per molti anni e solo nel
1841 vene acquistata in 60.000 esemplari dall'esercito prussiano. Essere rimasero nascoste nell'arsenale di Berlino fino
ai moti del 1848, forse per ragioni di segretezza. Comunque solo nel 1866 venne riconosciuto come un valido sistema di
arma a retrocarica. l merito di Dreyse è anche quello di aver costruito il primo otturatore alla base delle armi di
ordinanza di fine ottocento.
La cartuccia è cilindrica, di carta, riempita per la metà di polvere, su cui è posto l'innesco; la palla è posta al di sopra di
questo e la cartuccia era poi chiusa come un sacchetto. L'ago perciò doveva perforare la base della cartuccia,
raggiungere l'innesco attraverso la polvere (si dovette studiare un sistema per far sì che l'ago retrocedesse dalla cartuccia
per nno essere "bruciato" dalla deflagrazione).
Il funzionamento era il seguente: si apriva l'otturatore e si inseriva la cartuccia nella camera; chiudendo l'otturatore
veniva compressa la molla dell'ago e l'arma era pronta per lo sparo.
L'arma non disponeva di un sistema efficiente di tenuta dei gas, in quanto l'otturatore era semplicemente premuto contro
contro la volata della canna che presentava una rastrematura conica. Però dietro alla cartuccia, attorno al tubicino di
guida dell'ago, era ricavata una camera in cui si espandevano i gas di scoppio,così che l'allargamento della canna fosse
eguale a quello della testa dell'otturatore, in quanto sottoposti alla stessa pressione
Fucile a ripetizione
1 - Copricanna; 2 - Asta della cassa; 3 - Baionetta; 4 - Ritto dell'alzo; 5 - Molla dell'alzo; 6 - Cursore dell'alzo; 7 - Estrattore;
8 - Otturatore con manubrio; 9 - Percussore; 10 - Bottone del percussore; 11 - Vite del calciolo; 12 - Calciolo; 13 - Calcio con
maglietta; 14 - Vite del ponticello; 15 - Ponticello o guardamano; 16 - Grilletto; 17 - Fermo dell'otturatore; 18 - Leva di scatto;
19 - Suola; 20 - Molla dell'elevatore; 21 - Elevatore; 22 - Canna con castello (o con culatta o telaio); 23 - Fissaggio del
copricanna; 24 - Fascetta intermedia; 25 - Fascetta anteriore; 26 - Canna;.
La strozzatura
A - Foratura normale choke. B - Foratura a nicchia. C - Foratura Skeet nr. 2
D - Foratura ad arco acuto. E - Foratura a campana. F - Foratura Skeet nr. 1
Un tempo le canne lisce per il tiro a pallini erano tutte cilindriche ed avevano il difetto di produrre rosate irregolari con
pallini molto dispersi.
La scoperta che si poteva migliorare il tiro con un restringimento della parte finale della canna (strozzatura) sembra sia
da ascrivere agli americani F. Kimball e C. Askins (1870), anche se gli inglesi si vantano di un brevetto anteriore. Ad
ogni modo il primo a mettere in commercio un fucile con strozzatura è stato l'inglese W. W. Greener.
Più propriamente si dovrebbe parlare di diversi metodi di foratura della canna al fine di ottenere forature cilindriche o
forature strozzate o forature allargate o inverse (figura, lett. E ed F).
Foratura cilindrica
Le canne così forate hanno lo stesso diametro per tutta la loro lunghezza, dalla fine della camera di cartuccia fino alla
volata. La copertura a 35 metri su di un cerchio di 75 cm di diametro è del 35-40%, insufficiente per usi venatori.
Foratura cilindrica migliorata o "concentrica"
La canna ha per tutta la sua lunghezza un andamento conico e si restringe appena solo in volata. A distanza normale si
ha una copertura del 45-50%.
Foratura choke o strozzata
È la più comune; in essa la canna è cilindrica fino a circa 5-8 cm dalla volata, poi è conica per un breve tratto e continua
cilindrica fino alla volata. La borra viene rallentata dal restringimento e non interferisce con la rosata e i pallini esterni
vengono trattenuti uniti a quelli centrali con un miglioramento generale della rosata. La differenza tra i diametri dei due
tratti di canna, prima e dopo il tratto conico, dànno la misura della strozzatura così che per il calibro 12 si avranno:
-
Full-choke (strozzatura piena, un asterisco) con un restringimento da 0,75 ad un massimo di 1,0 mm.
(in genere 0,875 mm);
Tre quarti-choke (improved modified choke, due asterischi) con un restringimento da 0,55 ad un
massimo di 0,875 mm (di solito 0,76 mm);
Mezzo-choke (half-choke o modified choke, tre asterischi) con un restringimento da 0,38 ad un
massimo di 0,5 mm (di solito 0,45 mm);- Un quarto-choke (quarter-choke o skeet nr. 2, quattro
asterischi) con un restringimento, di solito, di 0,25 mm. ttenzione: i valori in decimi di millimetro
indicati variano a seconda del calibro; in una canna cal 20 il restringimento per il full-choke sarà di 78 decimi di millimetro.Questi dati sono però solo orientativi per i costruttori, ciascuno dei quali usa
sue proprie misure in modo da ottenere la copertura che ci si attende da quel grado di strozzatura;
quindi al produttore non bisogna mai richiedere una strozzatura di tanti decimi di millimetro, ma solo
il grado di strozzatura desiderato. a copertura sul bersaglio, inoltre, non continua ad aumentare quanto
più si restringe la canna e per ogni canna vi è un valore oltre il quale un aumento della strozzatura
peggiora solamente la rosata.
Vi sono numerosi tipi di forature strozzate.
La più diffusa è ovviamente la strozzatura normale. In Germania sono state sperimentate la foratura ad arco acuto, senza
alcun tratto finale cilindrico, e la foratura a nicchia, però senza successo commerciale. Quest'ultima però trova
applicazione quando si debba ricreare la strozzatura in una canna accorciata, o modificare una canna cilindrica, sempre
che vi sia a disposizione uno spessore sufficiente.
Strozzature skeet
Queste sono state studiate per il tiro skeet in cui si richiede maggior dispersione a breve distanza.
La foratura skeet nr. 1 è una foratura normale choke in cui il tratto finale si allarga verso la volata tanto da avere alla
fine un diametro maggiore di quello della parte cilindrica della canna.
La foratura skeet nr. 2 è la strozzatura di "un quarto-choke".
La strozzatura ha effetto diverso a seconda del diametro dei pallini fino a quelli di 3,5 mm. Oltre tale misura l'effetto
quasi sparisce e conviene usare strozzature minine. on una buona strozzatura si ottengono coperture sul bersaglio del
70-75% e talvolta fino allo 80%. Le strozzature per fucili da tiro devono essere particolarmente curate.
In via approssimativa si può ritenere che a seconda della strozzatura si abbiano le seguenti coperture a 35 metri di
distanza:
Full choke
70%
Tre quarti
65%
Mezza
60%
Un quarto - Skeet nr. 2
55%
Cilindrica migliorata
50%
Cilindrica
35-40%
Skeet nr. 1
40-45%
Fermo restando, si ripete, che ciò che conta non è la misura della strozzatura, ma il risultato concreto sul bersaglio; poco
importa come il costruttore ha ottenuto il buon risultato e se la strozzatura è di 8 decimi o di 3 decimi!
In una doppietta da caccia la strozzatura va scelta in relazione alle prevedibili distanze di tiro. Un tempo era dimostrato
statisticamente che il primo colpo veniva sparato sui 25 metri ed il secondo sui 35 metri; si consigliava quindi una
canna da 4 asterischi (o stellette o cerchietti o +) a destra e una da tre o da due asterischi a sinistra. Se si prevede di
sparare a 35-40 metri la seconda canna potrà anche essere full-choke. Per tiri a distanze minori o maggiori non è
sufficiente lavorare sulla strozzatura della canna ma occorre far ricorso a munizioni speciali con dispersore o
concentratore dei pallini.
Per il tiro a palla asciutta gli esperimenti compiuti da Brenneke hanno dimostrato che la miglior precisione si ottiene
con la foratura normale.
A ciascuno il suo: il contenuto di questa pagina è stato preso dal Waffenlexikon di
Lampel- Marhold
Atlante storico delle armi lunghe
In questo sezione ho raccolto un ampio assortimento di immagini di armi lunghe militari. I modelli illustrati
sono 550 tra fucili a ripetizione ordinaria, fucili semiatomatici ed automatici, pistole mitragliatrici e fucili di
assalto.
Le immagini sono tratte dal libro russo di A.B. Juk, ripubblicato a Mosca nel 1994. Mi risulta che sia poi
stato ripubblicato in Cecoslovacchia nel 1997. Ritengo che esse non siano coperte da coyright perché
all'epoca in cui sono state pubblicate per la prima volta, l'Unione Sovietica non aderiva alle convenzioni.
internazionali sul diritto d'autore. Se mi sono sbagliato, me ne scuso e sono a disposizione degli aventi diritto
per ogni chiarimento.
Alessandro Borisovich Juk è nato in Ucraina nel 1922 ed è stato disegnatore e grafico per le forze armate
sovietiche. Questo suo libro ebbe grande successo ed egli ottenne un premio importante.
Stato
Argentina
Fucili a
ripetizione
manuale
Fucili
semiautomatici
564.htm
Australia
Pistole
mitragliatrici
Fucili
d'assalto
630.htm
691.htm
629.htm
691.htm
Austria
562.htm
612.htm
630.htm
691.htm
Belgio
564.htm
614.htm
632.htm
693.htm
Brasile
565.htm
633.htm
694.htm
Canada
578.htm
Cecoslovacchia
597.htm
709.htm
619.htm
670.htm
725.htm
602.htm
Cile
597.htm
671.htm
Cina
579.htm
654.htm
709.htm
642.htm
701.htm
602.htm
Columbia
579.htm
Costa Rica
579.htm
Danimarca
573.htm
612.htm
616.htm
Egitto
575.htm
646.htm
Estonia
675.htm
Finlandia
593.htm
619.htm
669.htm
723.htm
Francia
593.htm
614.htm
669.htm
723.htm
619.htm
Germania
570.htm
612.htm
602.htm
616.htm
Giappone
601.htm
Grecia
573.htm
638.htm
696.htm
676.htm
729.htm
India
703.htm
Indonesia
646.htm
Inghilterra
565.htm
Iran
575.htm
Israele
Italia
578.htm
612.htm
635.htm
694.htm
646.htm
701.htm
650.htm
705.htm
616.htm
Iugoslavia
599.htm
675.htm
Lussemburgo
654.htm
Messico
581.htm
Norvegia
583.htm
Olanda
581.htm
Paraguay
583.htm
Perù
583.htm
654.htm
Polonia
583.htm
656.htm
Portogallo
585.htm
656.htm
Repubblica Araba
612.htm
654.htm
710.htm
617.htm
676.htm
Rep. Dominicana
585.htm
Russia
586.htm
614.htm
602.htm
617.htm
656.htm
712.htm
659.htm
714.htm
589.htm
Singapore
Spagna
710.htm
701.htm
Romania
Siam
712.htm
712.htm
576.htm
648.htm
701.htm
704.htm
Svezia
598.htm
621.htm
675.htm
727.htm
Svizzera
597.htm
621.htm
673.htm
725.htm
Tailandia
722.htm
Taiwan
722.htm
Turchia
591.htm
668.htm
Ungheria
568.htm
636.htm
Uruguay
Usa
669.htm
589.htm
614.htm
664.htm
619.htm
Venezuela
Vietnam
696.htm
570.htm
636.htm
719.htm
Argentina
2-1 - Mauser 1891
2-2 - Mauser 1891, carabina
2-3 - Mauser 1909
2-4 - Mauser 1909, carabina
Belgio
3-1 - Mauser 1889
3-2 - Mauser 1889, Belgio
3-3 - Mauser 1889/1936
Austria
65-1 - Steyer-Solothurn SI-100
65-2 - Steyer MP-69
65-3 - Collimatore per MP-69 ???
65-4 - AUG 77
Argentina
66-1 - Halcon M1943
66-2 - Halcon M1946
66-3 - Hafdasa Z4 (Hispano Argentina Fabrica de Automoviles)
66-4 - Halcon ML 57 1889/1936
FUCILI D'ASSALTO
Australia
100-1 - LI -A1-F1
100-2 - LI A1
100-3 - SAR
Austria
101-1 - Mod. 58
101-2 - AUG
Argentina
102-1 - FARA-83
PISTOLE MITRAGLIATRICI - MODELLI BASE
Australia
64-1 - Sten MK I
64-2 - Sten MK II
64-3 - Owen MK I/42
64-4 - Owen MK I/43
64-5 - X3 (F1), del 1962
Austria
1-1 Mannlicher 1885
1-2 Mannlicher 1889
1-3 Mannlicher 1890 carabina per cavalleria
1-4 Mannlicher 1895
1-5 Mannlicher 1895 carabina
1-6 Mannlicher 1895 Stutzen
1-7 Mannlicher 1895 carabina
La carabina Steyer mod. 1890 è il capostipite della serie Mannlicher mod. 1895, cal. 8x52 R, caricatore di 5 colpi. Furono prodotte
dalla OEWG STEYR e dall'arsenale di Budapest
Russia
48-1 - Roscshepej o Rostschepej o Roshchepey 1905
48-2 - Fiodorov 1907/13 (anche Fjodorow o Federov)
48-3 - Fiodorov 1916, automatico
USA
49-1 - Browning 1918
Francia
50-1 - RSC (o RSZ?) 17
50-2 - RSC 18
Belgio
51-1 - FN ABL M49
Argentina (segue)
66-5 - MEMS M-52/60
66-6 - MEMS M-67
66-7 - PA-3-DM
Belgio
67-1 - RAN
67-2 - Vigneron M2 del 1953
67-3 - Uzi
67-4 - FN P90
Belgio
103-1 - FN FAL
103-2 - FN FAL (1958)
103-3 - FN FAL
103-4 - FN FAL (1964)
103-5 - FN KAL
103-6 - FNK
3-4 - Mauser 1924/30
3-5 - Mauser 1924/30, carabina
Brasile
4-1 - Mauser 1908
4-2 - Mauser 1912/1933
Inghilterra
5-1 - Lee-Metford Mk II
5-2 - Lee-Enfield
Brasile
68-1 - ENARM MSM
68-2 - ENARM MSM
68-3 - IMBEL (Industria de Material Belico de Brasil) MD-1
68-4 - IMBEL MD-2
68-5 - IMBEL MD-2 A1
68-6 - LAPA CM mod. 2
68-7 - M9 M1-KEV
68-8 - Uru
Brasile
104-1 - IMBEL MD1
104-2 - IMBEL MD1
104-3 - LAPA FA mod. 03
Inghilterra
105-1 - L1 A1
105-2 - IV e LSV
105-3 - L85 A1
Canada
114-1 - FN K1
114-2 - FN K2
Cina
115-1 - Tipo 56
115-2 - Tipo 68
Cecoslovacchia
33-1 - Mauser mod. 23
33-2 - Mauser mod. 24
33-3 - Modello 16/33, carabina per polizia
Cile
34-1 - Mauser 1895
34-2 - Mauser 1895, fucile corto
34-3 - Mauser 1895, carabina
Svizzera
35-1 - Schmidt-Rubin 1889
35-2 - Schmidt-Rubin 1889/1900
35-3 - Carabina cavalleria 1893
USA
Finlandia
Francia
Cecoslovacchia
57-1 - Pedersen 1922
57-2 - Thomson 1923
58-1 - Lathi L-36 (Pelo)
59-1 - M1949 (MAS-49)
59-2 - M1949/56
60-1 - Krnka, 1920
60-2 - Modello S 1929
57-3 - Garand 1936 (M1)
57-4 - Johnson 1941
9)
Francia (segue)
91-5 - Jevarm
91-6 - Hotchkiss Universal
60-3 - ZK-29 (ZN-29)
Cecoslovacchia
92-1 - SK-383
92-2 - SK-247
92-3 - SK-466
92-4 - SK-467
Francia (segue)
127-3 - FA MAS Cleron
Cecoslovacchia
128-1 - Mod 52 o prototipo???
128-2 - Mod. 58 R
128-3 - Mod. 58V
Svizzera
129-1 - SG510-4
Cecoslovacchia
33-1 - Mauser mod. 23
33-2 - Mauser mod. 24
33-3 - Modello 16/33, carabina per polizia
Cile
34-1 - Mauser 1895
34-2 - Mauser 1895, fucile corto
34-3 - Mauser 1895, carabina
Svizzera
35-1 - Schmidt-Rubin 1889
35-2 - Schmidt-Rubin 1889/1900
35-3 - Carabina cavalleria
Cecoslovacchia (segue)
92-5 - SK-476
92-6 - SK-476
92-7 - SK-47
92-8 - Modello 23
92-9 - Modello26
92-10 - Modello 61 (Skorpion)
Cile
93-1 - Famae
Canada (segue)
15-4 - Ross 1905 Mark II
Giappone
16-1 - Mauser Typ 88, cal 7,92 mm
16-2 - Mauser Nuova Asia
16-3 - Mauser Cian Kaishi
Columbia
17-1 - Mauser mod. 12 cal 7 mm.
Costa Rica
18-1 - Mauser 1910 cal. 30-06
Cina
79-1 - Pulemet mod. II
79-2 - Tipo 85
Lussemburgo
80-1 - SOLA (Societé Luxembourgeoise d'Armes)
Messico
81-1 - Mendoza XM-3
81-2 - Mendoza XM-3
Perù
82-1 - MGP-84
82-2 - MGP-87
Giappone (segue)
38-7 - Arisaka mod. 38,
carabina
38-8 - Tipo "I"
38-9 - Arisaka mod. 44,
carabina
38-10 - Arisaka mod 99
38-11 - Arisaka mod 02
Germania
Cina
Russia
Dopo il 1945
40-1 - Tipo Mauser 43
41-1 - Simonov MKS-16P-47
39-1 - Carabina 1945
Cecoslovacchia
42-1 - P6 1950
Germania (segue)
Grecia
Danimarca
8-16 - Volksgewehr VG 2
9-1 - Mannlicher-Schonhauer
1903/14
9-2 - Mannlicher-Schonhauer 1903,
carabina
10-1 - Krag-Jorgensen 1889
8-17 - Volksgewehr VG K-98
carabina
10-2 - Krag-Jorgensen 1889, carabina
Germania (segue)
72-16 - Walther MP-L
72-17 - Walther MP-K
72-18 - Heckler-Koch MP 5A2
72-19 - Heckler-Koch MP 5A3
72-20 - Heckler-Kock MP 5K
72-21 - Heckler-Koch MP 5A1
72-22 - Heckler-Koch 5K A5
72-23 - Heckler-Koch MP 5K-PDV
Danimarca
73-1 - Mauser 1945
Danimarca
108-1 - Madsen M62
Repubblica Dominicana
109-1 - Cristobal M2
109-2 - M1962 (carabina automatica)
109-3 - Mod. 1962
Israele
110-1 - FN FAL
110-2 - Galil ARM
Germania
52-1 - G-41M
52-2 - G-41B
52-3 - G-43
52-4 - FG-42, primo mod.
52-5 - FG-42, secondo mod.
Danimarca
53-1 - Madsen-Ljungman
Italia
54-1 - Scotti mod. 1931
54-2 - Beretta, mod. 1931
Danimarca (segue)
10-3 - Krag-Jorgensen 1889, carabina per cavalleria
10-4 - Krag-Jorgensen M1928 fucile sniper
10-5 - Madsen mod. 47/53
10-6 - Madsen-Larsen
10-7 - Mauser M52
Egitto
11-1 - Mauser 98
Iran
12-1 - Mauser M98/29
12-2 - Mauser M98/29, carabina
12-3 - Mauser M49, carabina
Egitto
74-1 - Akaba
Israele
75-1 - Uzi
75-2 - Mini Uzi
75-3 - Micro Uzi
Indonesia
76-1 - Mod. 8 1957
76-2 - Beretta 38-49
76-3 - Star
Svezia
95-1 - M37-39F (Suomi)
95-2 - Mod. 45
Estonia
96-1 - Tallin-Arsenal
Iugoslavia
97-1 - Mod. 49-57
97-2 - Mod. 56
Turchia (segue)
Finlandia
Francia
30-3 - Mauser 1905, carabina
30-4 - Mauser M88/35
30-5 - Lebel 1907/15, carabina
31-1 - Moisin M27
31-2 - Moisin M28
31-3 - Moisin M28/30
31-4 - Moisin M39
32-1 - Lebel M1886/93
32-2 - Lebel M1886 P-35 carabina
32-3 - Lebel 1892 carabina
Uruguay
89-1 - Modello 1945 (Beretta M 1938A)
Finlandia
90-1 - Suomi M-31
90-2 - Jati-Matic
90-3 - Jati-Matic
Francia
91-1 - MAS-38
91-2 - MAT-49
91-3 - MGD
91-4 - MGD
Finlandia
126-1 - M60
126-2 - M71 S
126-3 - M76 B
126-4 - M76 T
126-5 - Valmet M82
Francia
127-1 - MAS
127-2 - MAK
Ungheria (segue)
6-3 - Mannlicher M43
Venezuela
7-4 - Mauser M 24
Germania
8-1 - Fucile 88, o Gewehr (Mauser) 88
8-2 - Carabina 88
8-3 - Particolare del mod. 91
8-4 - Fucile 98, I mod.,(Mauser 98)
8-5 - Fucile 98, II mod.
Vietnam (segue)
71-1 - MAT 7,62 mm
Germania
72-1 - Bergmann 1918 MP18
72-2 - MP28/II
72-3 - MP19
72-4 - MP34/I
Inghilterra (segue)
105-4 - L85-A1 con cannocchiale
105-5 - SA-80
Ungheria
106-1 - AKM
106-2 - AMD
Germania
107-1 - MKB-42V
Giappone
38-1 - Murata mod. 22, variante A (sotto quella B)
38-2 - Murata mod. 22, carabina
38-3 - Arisaka mod. 30
38-4 - Arisaka mod. 30, carabina
38-5 - Arisaka mod.35
38-6 - Arisaka mod.38
Repubblica araba
98-1 - VXP
98-2 - VW-84
Giappone
99-1 - Bergmann 1920
99-2 - Tipo 100 o Tipo 0
99-3 - 8 mm, Tipo II
99-4 - 8 mm. Tipo II
99-5 - Mod. 65
99-6 - Mod. 66
Giappone
132-1 - Tipo 64
132-2 - Tipo AR-18
Israele (segue)
110-3 - Galil SAR
110-4 - Galil (7,62x51)
110-5 - Galil SAR
110-6 - Galil (5,56x45)
India
111-1 - Tipo Kalashnikov
111-2 - Tipo Kalashnikov
Inghilterra
69-1 - Lanchester MKI
69-2 - Sten MKI
69-3 - Sten MK2
69-4 - Sten Mk3
69-5 - Sten MK IV, mod A
69-6 - Sten MKIV mod. B
69-7 - Sten MKV
Spagna (segue)
77-6 - Star Set-70B
77-7 - Star Set-84
77-8 - Z-2
Italia
78-1 - Revelli 1915
78-2 - OVP (Villar Perosa)
78-3 - Beretta M1918
78-4 - Beretta M1918-30
Italia
113-1 - BM 59 MK1
113-2 - BM 59 MKII
113-3 - BM 59 MKIII
113-4 - Beretta P30 M781 (carabina)
Svezia (segue)
36-3 - Mauser M38
36-4 - Mauser M40
Jugoslavia
37-1 - Mauser 1910 (Mauser serbo)
37-2 - Mauser 1924
37-3 - M95
37-4 - M90T
37-5 - M1948
Messico
19-1 - Mauser 1902 cal. 7 mm.
19-2 - M1936
19-3 - M1954
Olanda
20-1 - Mannlicher 1895, cal. 6,5 mm
20-2 - Mannlicher 1895 carabina cavalleria
20-3 - Mannlicher 1895 carabina per gendarmeria
20-4 - Mannlicher 1895, carabina nr. 1
20-5 - Mannlicher 1895, carabina nr. 3
20-6 - Mannlicher 1895, carabina nr. 4
Norvegia
21-1 - Krag-Jorgensen 1894, 6,5 mm
21-2 - Krag-Jorgensen M95, carabina
21-3 - Krag Jorgensen M12 carabina
Paraguay
22-1 - Mauser 1907
Perù
23-1 - Mauser M32
Polonia
24-1 - Carabina 98 (Mauser 1924)
Cina (segue)
115-3 - Tipo PQ (copia M16 A1 americano) Corea
116-1 - Devu MARK I
116-2 - Devu Mark II
Olanda
117-1 - FN FAL
117-2 - MN-I
Repubblica Araba
118-1 - Rashid
Polonia
83-1 - Modello 1939, "Mors"
83-2 - M1943/52
83-3 - Modello 63 (P-63)
Portogallo
84-1 - FMBP mod. 948
84-2 - FMBP mod. 976
Romania
85-1 - Orita, 1941 di L. Jasek
Polonia
119-1 - PMK-DGN-60
Romania
120-1 - AKM
120-2 - Tipo Kalashnikov
120-3 - Mini-Dragunov
Singapore
121-1 - SAR-80
Polonia (segue)
24-2 - Modello 98a (Mauser 1898) o .... 1922
24-3 - M 91/98/25
24-4 - Mauser M29
Portogallo
25-1 - Mauser Vergueiro 1904, cal. 6,5 mm
25-2 - Mauser Vergueiro 1904, carabina
Romania
26-1 - Mannlicher 1892 cal. 6,5 mm.
Italia (segue)
54-3 - Breda, mod. 1935
Repubblica Araba
55-1 – Hakim
Russia
56-1 - Degtyarev 1930
56-2 - Konovalov 1925
56-3 - Tokarev 1930
56-4 - Tokarev 1935
56-5 - Simonov 1931
Italia (segue)
54-3 - Breda, mod. 1935
Repubblica Araba
55-1 - Hakim
Russia
56-1 - Degtyarev 1930
56-2 - Konovalov 1925
56-3 - Tokarev 1930
56-4 - Tokarev 1935
56-5 - Simonov 1931
Romania (segue)
26-2 - Mannlicher 1893 (carabina 6,5 mm)
26-3 - Mannlicher 1893 (carabina 8 mm)
26-4 - Mannlicher 1893, carabina
Russia
27-1 - Fucile S.I. 1887
27-2 - Fucile sperimentale S.I.
27-3 - Fucile Pagana
Russia
86-1 - Tokarev 1927
86-2 - Degtiarev 1929
86-3 - Korovin 1930
86-4 - Degtiarev 1931
86-5 - Spitalnii 1940
Russia
122-1 - SKS
122-2 - SKS
122-3 - AK-47
122-4 - AKS-47
122-5 – AKM
Russia (segue)
27-12 - Moisin 1891/1930, sniper
27-13 - Moisin carabina 1938
27-14 - Moisin carabina 1944
27-15 - Winchester 1895
Siam
28-1 - Mauser 1908
USA
29-1 - Krag-Jorgensen 1893
29-2 - Remington-Lee
29-3 - Remington-Lee, carabina
Russia (segue)
27-12 - Moisin 1891/1930, sniper
27-13 - Moisin carabina 1938
27-14 - Moisin carabina 1944
27-15 - Winchester 1895
Siam
28-1 - Mauser 1908
USA
29-1 - Krag-Jorgensen 1893
29-2 - Remington-Lee
29-3 - Remington-Lee, carabina
Spagna
13-1 - Mauser 1893
13-2 - Mauser 1983 (fucile corto)
13-3 - Mauser 1895, carabina
13-4 - Mauser 1916
13-5 - Mauser Standard
13-6 - Mauser 98/43
Spagna
77-1 - Ru-35
77-2 - Star Z-45
77-3 - Parinco, mod. 3R
77-4 - Fontbernat
77-5 - Star Set 62
Spagna
112-1 - CETME mod. B
112-2 - CETME mod. Z
112-3 - CETME mod. L
112-4 - CETME mod. L
112-5 - CETME mod. LK
Svizzera (segue)
35-4 - Schmidt-Rubin (o Rubin-Schmidt) 1905, carabina
35-6 - Schmidt-Rubin 1911
35-7- Schmidt-Rubin 1931
Svezia
36-1 - Mauser 1896
36-2 - Mauser 994, carabina
Cecoslovacchia (segue)
60-4 - SK-420 (ZK-420). cal 7,92 mm
60-5 - SK-420 (ZK-420). cal 7,00 mm
Svizzera
61-1 - SIG SK-46
61-2 - SIG AK-53
61-3 - SIG AM-55
61-4 - M-57
Svezia
62-1 - Madsen-Ljungmann 1942
62-2 - Madsen-Ljungmann 1943
63-1 - Tipo 5
Svizzera (segue)
129-2 - SG-540
129-3 - SG-543
129-4 -SG-542
129-5 - SIG-550 o Sturmgewehr 90
129-6 - Mod. W + FC-42
Svezia
130-1 - MKS (fucile)
130-2 - MKS (carabina)
130-3 - FFW-890
Svizzera
94-1 - Mod. 1934
94-2 - Mod. 41/44
94-3 - MP-46
94-5 - MP-310
USA (segue)
123-18 - Steyr-Mannlicher
123-19 - AAI
123-20 - Colt
123-21 - Heckler e Koch
Tailandia
124-1 - RPS-001
Taiwan
125-1 - Tipo 65
29-4 - Lee Navy M 1895
29-5 - Springfield 1903 (Carabina 30-03)
29-6 - Springfield 1903 (Carabina 30-06)
29-7 - Springfield M1903 A1
29-8 - Springfield M1903 A1
29-9 - Springfield M1903 A3
29-10 - M1917
Turchia
30-1 - Mauser M 890
30-2 - Mauser M1903
USA (segue)
87-19 - MK-760
87-20 - FMG
87-21 - Ares FMG
87-22 - Viking
87-23 - Marlin mod. 9 ????
87-24 - Reising mod. 60
Turchia
88-1 - Mod. 1968
Inghilterra (segue)
5-9 - Lee-Enfield nr. 1 Mark V
5-10 - Lee-Enfield nr. 4 Mark I
5-11 - Lee-Enfield nr. 4 Mark I (fucile standard)
5-12 - Lee-Enfield nr. 5 Mark I (Jungle-Carbine)
Ungheria
6-1 - Mannlicher 33M
6-2 - Mannlicher M 35
Inghilterra (segue)
69-8 - Sterling MK1
69-9 - Sterling L2 A3
69-10 - Sterling MK7
69-11 - V42
Ungheria
70-1 - 39M
70-2 - 43M
70-3 - "Danuvia"
70-4 - Mod.53
Vietnam
71-1 - K-50M
USA
87-1 - Pedersen 1917-18
87-2 - Thomson 1921
87-3 - Thomson 1928
87-4 - Thomson M1
USA
123-1 - Garand M1
123-2 - Garand M1 A1
123-3 - Garand M2
123-4 - Ruger Mini 14
123-5 - Ruger Mini 14-20 GB
123-6 - Ruger AK-56F
123-10 - M665
123-11 - KAR-15
ARMI
DA FUOCO CORTE
In questo sezione intendo raccogliere un ampio assortimento di immagini di armi corte. I modelli illustrati
sono 565 per le rivoltelle e 886 per le pistole.
Le immagini sono tratte dal libro russo "Revolver e pistole" di A.B. Juk, pubblicato a Mosca nel 1983.
Ritengo che esse non siano coperte da coyright perché all'epoca l'Unione Sovietica non aderiva alle
convenzioni internazionali sul diritto d'autore. Se mi sono sbagliato, me ne scuso e sono a disposizione degli
aventi diritto per ogni chiarimento.
Alessandro Borisovich Juk è nato in Ucraina nel 1922 ed è stato disegnatore e grafico per le forze armate
sovietiche. Questo suo libro ebbe grande successo ed egli ottenne un premio importante. Esso è stato
ripubblicato in Inghilterra nel 1995, con aggiunta di molte immagini (oltre 2500 in totale) e note e con una
veste grafica diversa, con il titolo: A.B. Zhuk, The Illustrated Encyclopedia of Handguns, Greenhill Books,
London.
Le armi sono divise per nazione di origine. I numeri individuano l'arma nella pagina che si visualizza
cliccando sul link. Il primo dei due numeri individua anche la nazione di origine dell'arma e perciò, ad
esempio, pistole che iniziano con il nr. 33 sono tutte tedesche.
Rivoltelle
1- Austria
2 - Belgio
Pistole
26 - Austria
Pistole
9 - Olanda
28 - Argentina
54 - Iugoslavia
29 - Belgio
42 - Messico
39 - Canada
43 - Norvegia
3 - Brasile
17 - Cecoslovacchia
Rivoltelle
10 - Polonia
44 - Polonia
50 - Cecoslovacchia
11 - Portogallo
51 - Cile
12 - Romania
40 - Cina
13 - Russia
45 - Russia
41 - Corea
7 - Spagna
37 - Spagna
48 - Finlandia
14 - Stati Uniti
46 - Stati Uniti
16 - Francia
49 - Francia
19 - Svezia
53 - Svezia
5 - Germania
33 - Germania
18 - Svizzera
52 - Svizzera
20 - Giappone
55 - Giappone
15 - Turchia
47 -Turchia
4 - Inghilterra
34 - Danimarca
31 - Ungheria
30 - Inghilterra
32 - Vietnam
35 - Indonesia
21 - A spillo
36 - Iran
22 - Bulldog
6 - Israele
8 - Italia
23 - Velodog
38 - Italia
24 - Copia S &W
25 - Vari
56 - Sconosciute
Austria - Revolver
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1-1 - Gasser mod. 1870
1-2 - Gasser mod. 1870/1874
1-3 - Gasser montenegrino
1-4 - Gasser-Kropatschek mod. 1870
1-5 - Gasser mod. 1873
1-6 - Gasser mod. 1880
1-7 - Gasser di produzione belga
1-8 - Gasser di produzione belga
1-9 - Gasser
1-10 - Gasser mod. per polizia
1-11 - Rast Gasser 1898
1-12 - Eigner & Co
Austria - Pistole
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26-1 - Mannlicher 1894
26-2 - Krnka 1895
26-3 - Krnka 1899
26-4 - Krnka 1904
26-5 - Roth- Steyr 1907
26-6 - Mannlicher M96
26-7 - Mannlicher 1900
26-8 - Mannlicher 1905
26-9 - Mannlicher 1905
26-10 - Steyr 1909
26-11 a - Steyr 1909
26-11b - Steyr 1909
27-1 - Erika
27-2 - O.W.A.
27-3 - O.W.A.
27-4 - Little Tom
27-5 - Little Tom,
27-6 - Little Tom
27-7 - Little Tom
27-8 - Steyr 1934
27-9 - Steyr SP o Steyr Daimler Puch del 1957
27-10 - Steyr Daimler Puch mod. Pi-18
Argentina - Pistole
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28-1 - HAFDASA
28-2 - HAFDASA
28-3 - G.M.C.
28-4 - Bersa, mod. 225
Belgio - Revolver
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2-1 - Mariette
2-5 - Francotte
2-2 - Francotte cal. 577
2-3 - Francotte cal. .450
2-4 - Francotte cal. 7,65
2-6 - Warnant 9-11 mm
2-7 - Warnant
2-8 - Warnant
2-9 - Warnant
2-10 - Pieper
2-11 - Pieper 1889 (Bayard sulle guancette)
2-12 - Pieper cal. 8 mm.
2-13 - Pieper Bayard 1889
2-14 - Pieper Bayard 1905 cal. .32
2-15 - Nagant 1887 cal. 7,5 mm
2-16 - Nagant 1887
2-17 - Nagant 1895 cal. 7,62 mm
2-18 - Nagant 1910
2-19 - sistema Nagant (di Lepage)
2-20 - sistema Nagant (di Pieper)
2-21 - sistema Nagant (di Francotte)
2-22 - Gerard mod. brasiliano prodotta da Lepage
2-23 - Galand C. E.
2-24 - Galand, Paris (precede il Galand & Sommerville del 1869)
2-25 - XDX (imitazione Colt)
2-26 - Pryse
2-27 - Gilion N.
2-28 - Levaux D. D.
2-29 - Levaux D. D.
2-30 - Copia belga del revolver Saint-Etienne
2-31 - Copia belga del revolver Saint-Etienne
2-32 - Chamelot - Delvigne
2-33 - Rongé & Fils
2-34 - Deville B.
2-35 - Spirlet 1869
2-36 - Mercenier
2-38 - Le Novo - C. Galand
Belgio - Pistole
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29-1 - Browning mod. 1900
29-2 - Browning mod. 1900
29-3 - Browning 1903
29-4 - Browning 1906
29-5 - Browning 1910/12
29-6 - Browning 1922, cal. 7,65 e 9 corto
29-7 - Browning Baby, cal. 6,35
29-8 - Browning 1935, cal. 9 Para
29-9 - Browning 1935, cal. 9 Para
29-10 - Browning (FN Herstal SA) mod. 130, cal. 7,65 o 9 corto
29-11 - Browning (FN Herstal SA) mod 140 DA, cal. 7,65 o 9 corto
29-12 - H&D , Henrion & Dassy, Liegi (1912-1914), cal. 6,35
29-13 - Bayard (Anciens Etablissement Pieper SA, Her-stal), vari calibri
29-14 - Bayard 1908
29-15 - Bayard 1923
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29-16 - Bayard 1930
29-17 - Bergmann-Bayard 1908
29-18 - Warnant, L. & J Frères
29-19 - Warnant, L. & J Frères
29-20 - Warnant, L. & J Frères
29-21 - Vici (fabbrica sconosciuta
29-22 - Wilson (fabbrica sconosciuta
29-23 - WS o Wegria-Charlier,
29-24 - Gavage Armand,
29-25 - Delu F.
29-26 - Dictator o Centaure
29-27 - Jieffeco
29-28 - Jieffeco
29-29 - Clément 1903
29-30 - Clément 1903
29-31 - Clément 1903
29-32 - Clément 1907
29-33 - Clément 1907
29-34 - Clément 1908
29-35 - Clément 1909
29-36 - Clément 1909
29-37 - Clément 1912
29-38 - Clément 1912
29-39 - Lepage, 1925
29-40 - Lepage
29-41 - Lepage
29-42 - Manifacture d'Armes à Feu, Liegi
29-4 - 3 Le Martiny
29-4 - 4 Melior
29-4 - 5 Melior
29-4 - 6 Melior new model
29-4 - 7 Melior new model
29-4 - 8 Melior new model
29-4 - 9 Melior new model
29-50 - Melior
29-51 - Mercury (Melior per gli USA)
29-52 - M. L.
29-53 - M. L.
29-54 - Le Monbloc
29-55 - Le Monobloc
29-56 - Pieper mod. N
29-57 - Pieper 1908
29-58 - Pieper mod B
29-59 - Pieper mod. O
29-60 - Pieper 1908
29-61 - Pieper 1909
29-62 - Pieper 1920
29-63 - Pieper
29-64 - Pieper Legia
29-65 - Pieper
29-66 - Radium
29-67 - Le Rapide
29-68 - Teuf-Teuf
29-69 - Francotte Auguste
Canada - Pistole
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39- 1 - Colt Browning mod. 1911
39-2 - Pistol n. 2
Brasile - Revolver
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3-1 - Taurus
3-2 - Taurus mod. 74
3-3 - Taurus mod. 82
3-4 - Rossi
3-5 - Rossi
Inghilterra - Revolver
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4-1 - Imitazione Smith & Wesson. cal. 30
4-2 - Tranter
4-3 - Tranter
4-4 - Tranter
4-5 - Tranter mod. 1878
4-6 - Adams 1867
4-7 - Adams 1872
4-8 - Thomas
4-9 - Webley 1865
4-10 - Webley
4-11 - Webley 1866, cal. .577 Boxer
4-12 - Webley RIC (Royal Irish Constabulary), 1867
4-13 - "
4-14 - "
4-15 - Webley Mod. II
4-16 - Webley n. 2, 1878, The British Bulldog
4-17 - Webley n. 5 Express
4-18 - Webley Frontier
4-19 - Webley- Pryse
4-20 - Webley-Pryse
4-21 - Webley- Kaufmann, mod. 1880
4-22 - Webley- Green 1879
4-23 - Webley Green 1892
4-24 - Webley- Wilkinson
4-25 - Webley Mark 2, 1894
4-26 - Webley Mark II
4-27 - Webley Mark III, 1897
4-28 - Webley Mark III
4-29 - Webley Mark IV, 1899 (calcio anche a becco)
4-30 - Webley Mark IV
4-31 - Webley Mark IV
4-32 - Webley Mark IV
4-33 - Webley Mark IV
4-34 - Webley Mark IV
4-35 - Webley Mark V, 1913
4-36 - Webley Mark VI, 1915
4-37 - Webley Pocket, 1897
4-38 - Webley Pocket, 1901
4-39 - Webley- Fosbery, 1901
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4-40 - Enfield Mark II, 1882
4-41 - Enfield nr. 2 Mark I, 1931
4-42 - Webley Mark IV
4-43 - Webley Mark IV
4-44 - Excelsior
Inghilterra - Pistole
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30-1 - Mars
30-2 - Mars
30-3 - Webley-Whitnig
30-4 - Webley-Whitnig Mk 1 e Mk 1 nr. 2
30-5 - Webley-Whitnig Mk 1 e Mk 1 nr. 2
30-6 - Webley-Whitnig
30-7 - Webley-Whitnig
30-8 - South African Model
30-9 - Webley & Scott, Police Model, 1907
30-10 - Webley & Scott, Pocket Model, 1907
30-11 - Webley & Scott
30-12 - Webley & Scott Police Model
30-13 - Colt-Browning Model 1911
Germania - Revolver
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5-1 - Mod. 1874 cal. .442 per la Sassonia
5-2 - Mauser 1 mod. Zickzack, Mod. 1878
5-3 - Mauser 2 mod. Zickzack, Mod. 1878 (telaio chiuso)
5-4 - Mauser 2 mod. Zickzack, Mod. 1878 (telaio chiuso)
5-5 - Armeemodell 1879 (M/79) (Reichrevolver; marchiato Mauser e Dreyse)
5-6 - Armeemodell 1879/83 (marchiato Mauser e Dreyse)
5-7 - Armeemodell 1879/1883, versione civile
5-8 - Armeemodell 1879/1883, versione civile
5-9 - Dreyse 1893
5-10 - Haenel C.G.
5-11 - Geco, sistema Colt (Genschow & Co.)
5-12 - Arminius HW 3 della ditta HW (Hermann Weihrauch)
5-13 - Arminius HW 38
5-14 - Heym
5-15 - Röhm, RG 10
5-16 - Röhm, RG 10 S
5-17 - Röhm, RG 11
5-18 - Röhm, RG 12
5-19 - Röhm, RG 14
5-20 - Röhm, RG 20
5-21 - Röhm, RG 23
5-22 - Röhm, RG 24
5-23 - Röhm, RG 30
5-24 - Röhm, RG 38
5-25 - Röhm, RG 57
5-26 - Röhm, RG 63
5-27 - Röhm, RG 66M
5-28 - Röhm, RG 88
5-29 - Cicago Cub
5-30 - Reck R-15
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5-31 - Reck R-18
5-32 - EMGE 22 corto
5-33 - EMGE 22 l .r.
5-34 - EMGE 32
5-35 - EMGE 223 e 323
5-36 - Mayer & Söhne
5-37 - Sauer & Sohn, Frontier 2/59 (riproduzione della Colt)
5-38 - Sauer & Sohn, TR 6
5-39 - Sauer & Sohn, TR 6
5-40 - Sauer & Sohn, FR 4
5-41 - Korth Combat
5-42 - Erma mod. ER 440
Germania - Pistole
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33-1 - Borchard 1893
33-2 - Luger Parabellum 1900
33-3 - Luger Parabellum M 1906
33-4 - Luger Parabellum M 1908
33-5 - Luger Parabellum M 1904 marina
33-6 - Luger Parabellum M 1908 artiglieria
33-7 - Luger Parabellum M 1908, mod. 1913-1917
33-8 - Luger Parabellum
33-9 - Walther mod. 1,
33-10 - Walther mod. 2
33-11 - Walther mod 3
33-12 - Walther mod. 4
33-13 - Walther mod 5
33-14 - Walther mod. 6
33-15 - Walther mod. 7
33-16 - Walther mod. 8
33-17 - Walther mod 9
33-19 - Walther PP
33-20 - Walther PPK
33-21 - Walther mod. MP
33-22 - Armee Pistole
33-23 - Armee Pistole mod. HP,
33-24 - Walther P-38
33-25 - Walther P-38K
33-28 - Walther TP (Taschenpistole)
33-26 - Walther P-38S
33-27 - Walther Combat-special
33-29 - Walther PP Super
33-30 - Walther TPH
33-31 - Walther P4
33-32 - Walther P5
33-33 - Mauser C /96 o M 18963
33-34 - Mauser C/96
33-35 - Mauser C/96
33-36 - Mauser C/96 mod. 1905
33-37 - Mauser C/96 1898 e 1903
33-38 - Mauser C/96 1912
33-39 - Mauser C/96 1920
33-40 - Mauser C/96 1920
33-41- Mauser C/96, 1926
33-42 - Mauser M 1930 mod. 712
33-43 - Mauser M 1930
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33-44 - Mauser C/06-08
33-45 - Mauser M 1912/1914
33-46 - Mauser M 1910
33-47 - Mauser M 1910/1914
33-48 - Mauser M 1934
33-49 - 9 Mauser M 1910/14
33-50 - Mauser M 1910/14
33-51 - Mauser M 1910/14
33-52 - Mauser WTP mod I
33-53 - Mauser WTP mod. II
33-54 - Mauser HSc, 1937
33-55 - Bergmann n. 3
33-56 - Bergmann n. 2
33-57 - Bergmann M 1897
33-58 - Bergmann-Simplex
33-59 - Bergmann mod. 2 e 3
33-60 - Bergmann mod 2A e 3A
33-61 - Bergmann Special mod. (1937)
33-62 - Adler 1905
33-63 - Beholla
33-64 - Heim,
33-65 - Gecado
33-66 - Heckler & Koch HK4
33-67 - Heckler & Koch P-9S
33-68 - Heckler & Koch VP-7
33-69 - Heckler & Koch P7 o PSP
33-70 - Helfricht mod. 3
33-71 - Helfricht Mod. 4
33-72 - Haenel mod. I
33-73 - Haenel mod. II
33-74 - DWM
33-75 - Dreyse
33-76 - Dreyse 1907
33-77 - Dreyse 1907
33-78 - Dreyse 1908
33-79 - Dreyse 1908
33-80 - Dreyse 1910
33-81 - Dreyse 1910
33-82 - Dreyse 1910
33-83 - Jäger
33-84 - Sauer
33-85 - Sauer 1913
33-86 - Sauer 1913
33-87 - Sauer 1913
33-88 - Sauer 1913
33-89 - Sauer 1930
33-90 - Sauer WTM
33-91 - Sauer WTM
33-92 - Sauer 38-H (anche Mod. 58)
33-93 - Simson M1927
33-94 - Kaba Special
33-95 - Keszler
33-96 - Kobra
33-97 - Kommer
33-98 - Kommer. mod. 1
33-99 - Kommer, mod. 2
33-100 - Kommer mod. 3
33-101 - Continental
33-102 - Continental
33-103 - Korriphila TP 70
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33-104 - Korriphila HSP 70
33-105 - Langenhan
33-106 - Langenhan mod. 1
33-107 - Langenhan mod. 2
33-108 - Langenhan mod. 3
33-109 - Leonhardt
33-110 - Lignose mod. 2
33-111 - Lignose mod. 2A
33-112 - Lignose mod. 3 e 3A
33-113 - Mann
33-114 - Mann
33-115 - Menta
33-116 - Menta
33-117 - Menz
33-118 - Menz
33-119 - Menz mod II
33-120 - Menz mod. II
33-121 - Menz mod. II
33-122 - Menz Lilliput M1925
33-123 - Menz Lilliput mod. 1927
33-124 - Menz Mod. III
33-125 - Menz mod IIIA
33-126 - Nordheim
33-127 - Ortgies
33-128 - Ortgies
33-129 - Rheinmetall
33-130 - Reck P-8 o La Fury 8
33-131 - Römerwerke
33-132 - Roth-Sauer
33-133 - Reck SM 11
33-134 - RSM Stingray
33-135 - Zehna
33-136 - Zehna
33-137 - Schwarzlose tipo 1898
33-138 - Schwarzlose tipo 1908
33-139 - Schwarzlose tipo 1908
33-140 - Stenda
33-141 - Stern
33-142 - Stock
33-143 - Stock
33-144 - Stock
33-145 - HS Mod. 5
33-146 - Erma mod. P25 (o E.P.25
33-147 - Erma KGP-68
33-148 - Erma EP652
33-149 - D.R.P.
33-150 - Sunngard
Ungheria - Pistole
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31-1 - Frommer 1901
31-2 - Frommer 1910
31-3 - Frommer Stop
31-4 - Frommer Baby
31-5 - Frommer 29M, Army M1929, Pisztoly 29M
31-6 - Frommer 37M, Army M1937 o Pisztoly 37M
31-7 - Frommer 37M
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31-8 - Frommer Liliput
31-9 - Nalava
31-10 - Eiler
31-11- FEG Walam 48 o 48M
31-12 - FEG Walam R61
31-13 - AP o Attila Pistole
31-14 - Togagypt 58
Vietnam - Pistole
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32-1 - Dan Quan Khu
32-2 - Copia di una Browning
32-3 - Copia di una Colt
Danimarca - Pistole
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34-1 - M1910/21
34-2 - Schouboe
34-3 - Schouboe 1907
34-4 - Schouboe 1912
34-5 - Schouboe civile
Indonesia - Pistole
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35-1 - Pi. A.
Iran - Pistole
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36-1 - Mod. 1317
Israele - Revolver
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6-1 - IMI
Spagna - Revolver
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7-1 - Nagant Arizmendi
7-2 - Nagant F.A.G (Arizmendi e Goenaga)
7-3 - Orbea Hermanos (mod. Tettoni) 1914 (mod. 1916)
7-4 - Orbea Hermanos (mod. Tettoni) 1914 (mod. 1916)
7-5 - Orbea Hermanos (mod. Tettoni) 1914 (mod. 1916)
7-6 - Alpha
7-7 - Alpha
7-8 - Astra Cadix 382
7-9 - Astra Cadix
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7-10 - Astra
7-11 - Astra Regent
7-12 - Guisasola
7-13 - Guisasola
7-14 - Llama Martiale
7-15 - Orbea Hermanos
7-16 - Orbea Hermanos
7-17 - Ojanguren y Marcaido
7-18 - Ojanguren y Marcaido
7-19 - Ruby Extra (Gabilondo & C.)
7-20 - Ruby Extra, mod. 13
7-21 - S. A. (Trocaola Aranzabal & Co.)
7-22 - S.A. Modello militare
7-23 - Corso
7-24 - Para-Bosino
7-25 - "El Cano" di Arana & Co.
7-26 - T.A.C.(Trocaola Aranzabal & Cia)
7-27 - Errasti "Oscillante"
7-28 - M. 1925
7-29 - Imitazione Colt
7-30 - Imitazione Smith & Wesson
7-31 - Revolver semiautomatico Sulaica e Co.
Spagna - Pistole
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37-1 - Alkar
37-2 - Astra mod. 900
37-3 - Astra mod. 901
37-4 - Astra mod. 300
37-5 - Astra mod 300
37-6 - Astra mod. 400 (
37-7 - Astra mod. 903
37-8 - Astra mod. 600
37-9 - Astra mod. 4000 Falcon
37-10 - Astra mod. 800 Condor
37-11 - Astra mod 2000 Cub
37-12 - Astra mod. 7000.
37-13 - Astra mod. 5000 Constable
37-14 - Azul
37-15 - Azul MM31
37-16 - Bernedo
37-17 - Bulwark
37-18 - Boltun
37-19 - Victoria M 1911
37-20 - Campo Giro 1913/16
37-21 - Colonial
37-22 - Continental
37-23 - Llama mod. 1 e mod. 2
37-24 - Llama mod. 3A
37-25 - Llama mod 9A
37-26 - Llama mod. 18
37-27 - Llama mod. 19
37-28 - Llama mod, 19
37-29 - La Lira (anche Triunph
37-30 - Longines
37-31 - Looking Glass
37-32 - Martian
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37-33 - Martian
37-34 - Martian
37-35 - Mondial
37-36 - Mugica
37-37 - Royal
37-38 - Ruby
37-39 - Thunder (Thander) M1919
37-40 - SEAM
37-41 - Star 1906
37-42 - Star mod. 1914
37-43 - Star mod. 1
37-44 - Star mod. 1
37-45 - Star mod. 1
37-46 - Star M1919
37-47 - Star M1920
37-48- Star modello militare (1920)
37-49 - Star mod. A, 1921
37-50 - Star mod. A e AS
37-51 - Star mod. B
37-52 - Star mod. HD
37-53 - Star mod. BKS Starlight
33-54 - Star mod. PD, 1975
33-55 - Star mod M 1922
33-56 - Star mod. BKM o BM
33-57 - Star mod HK Lancer
33-58 - Star mod. SI e S
33-59 - Star mod DK Starfire
37-60 - Star mod I, 1934
37-61 - Star mod. per ufficiali
37-62 - Star mod.FR e IR
37-63 - Star mod. H e HN
37-64 - Star mod CO
37-65 - Star mod CU
37-66 - Star mod. HK Lancer
37-67 - Star mod. E
36-68 - Star mod. E
37-69 - Tanque
37-70 - Tauler, mod. II
37-71 - Tauler
37-72 - Phoenix
37-73 - Fiel
37-74 - Jo-Lo-Ar
37-75 - Charola y Anitua
37-76 - Sharp Shooter
37-77 - Express
37-78 - Express
37-79 - Express
37-80 - Echasa model Fast
37-81 - AAA
37-82 - Avion
37-83 - Avion
37-84 - Aurora
37-85, 6, 87, 88, 90 - Ignoto
37-91- Action
37-92 -93- 94 - Alkar
37-95 -96 - Apache
37-97 - Astra mod. 2000
37-98 - Astra Firecat
37-99 - Azul
37-100 -101 - Atlas
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37-102 - Benemerita 1918
37-103 - Bronco
37-104 - Bulwark
37-105 - Bufalo
37-106 - Waldman
37-107-108-109-110 - Walman
37-111 - Venus
37-112 - Venzedor
37-113 -114-115-116 - Vesta
37-117-118 - Victor
37-119 - The Victory
37-120 - Victoria,
37-121 - Vincitor
37-122-123-124-125 - Vite
37-126 - Vulcain
37-127 - Gallus
37-128 - Guisasola Hermanos
37-129 - Gloria
37-130 - Hudson
37-131 - Danton
37-132 -133-134 - Destroyer
37-135 - Defense
37-136 - Le Dragon
37-137 - Douglas 1914
37-138 - Duan
37-139-140 - EA
37- 141 - Singer
37-142 - Singer
37-143-144 - Ydeal
37-145-146 - Kaba Spezial
37-147 - Cow-boy
37-148 - Conlon
37-149 -150 - Colonial
37-151-152 - Colonial
37-153-154-155 - Continental
37- 156 - Crucelegui Hermanos
37-157-158-159 - Liberty
37-160 - Libia
37-161 - Looking Glass
37-162-163 - Marina
37-164 - Marte
37-165 - Marte Erquiaga
37-166 - Martian
37-167 - Merke
37-168 - Minerva
37-169-170 - MS
37-171 - Omega
37-172 - Orbea
37-173-174 - Paramount
37-175-176-177 - Pinkerton
37-178 - Premier 1913
37-179 - Principe
37-180 - Princeps
37-181 -183-183 - Protector
37-184 - Rayon
37-185-186-187 - Regent
37-188-189-190 - Regina
37-191 - Reims
37-192 - Renard
37-193 - Retolaza
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37-194 - Rival
37-195 - Royal
37-196-198 - Ruby
37-199 - Salvaje
37-200 - SEAM
37-201 - Selecta
37-202 - Celta
37-203 - El Cid 1915
37-204 - Sprinter
37-205-206-207 - Stosel
37-208-209 - Tatra
37-210 - Tiwa
37-211 - Tisan
37-212-213 - Titanic
37-214 - Trust
37-215 - Triomphe
37-216 - Unique
37-217-218-219 - Union
37-220 - Favorit,
37-221 - Fiel nr. 1
37-222 - Fortuna
37-223 - Joha
37-224 - Jubala
37-225 - J. Cesar
37-226 - Campeon
37-227-228-229-230 - Express
37-231-232 - Errasti
37-233 - Etna
37-234 - Jupiter
37-235 - Ignoto
37-236-237 - Ignoto
37-238 - AA 1916
37-239 - AAA 1916
37-240 - Ignoto
37-241 - Fabrique d'armes de guerre
37-242 - Hijos de C. Arrizabalaga, Eibar
37-243 - Ignoto
37-244 - Arizaga
37-245 - Hijos de C. Arrizabalaga
37-246-247-248 - Ignoto
37-249-250 - Allies
37-251 - Alkar
37-252- 253 - Alkar, Fabrica de Armas Alkartasuna, Guernica
37-254 - 258 - Astra, Esperanza y Unceta, Guernica
37-259 - Astra
37-260 - Azul
37-261 - Acha Hermanos
37-262 - Le Basque
37-263 - Beistegui Hermanos, 1914
37-264 - Bolumburu
37-265 - Bristol
37-266 - Bronco
37-267 - Brunswig
37-268 - Waldmann
37-270-271 - Walman
37-272 - Venus
37-273 - Vesta
37-274 - Victoria
37-275 - Vincitoribar
37-276 - Vilar
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37-277 - Gloria
37-278 - Destructor
37-279 - Demon
37-280 - Destroyer
37-281 - Destroyer
37-282 - Singer
37-283 - Singer
37-284 - Indian
37-285 - Ydeal
37-286 - Izarra
37-287 - Cobra
37-288 - Ca-Si
37-289 - Liberty
37-290 - Libia
37-291 - Lusitania
37-292 - Looking Glass
37-293 - Martina
37-294 - Omega
37-295 - Omega
37-296-297-298 - Paramount
37-296 37-299 - Plus Ultra
37-300 - Praga
37-301 - Princeps
37-302 - Puma
37-303 - Precision
37-304 - Puppel
37-305-306 - Regina
37-307 - Regina
37-308 - Republic
37-309 - Reims
37-310 - Retolaza
37-311 - Royal
37-312 - Royal
37-313 - Royal
37-314 - Roland
37-315-316 - Ruby
37-317 - Aldazabal
37-318 - Echeverria
37-319 - Salaverria
37-320 - Cebra
37-321 - Le Secours
37-322 - Selecta
37-323-324 - Stosel
37-325 - Zulaica
37-326-327 - Titanic
37-328 - Trust
37-329 - Union
37-330 - Urrejla y Compañia
37-331-332 - Fiel
37-333 - Joha,
37-334 - Campeon
37-335 - Ignota
37-336 - Ignota
37-337 -7 - 8 - 9 - Express
37-340-1-2-3 - Express
37-344-345 - Errasti
37-346 - Jupiter
37-347-348 - Ignota
37-349 - Astra 700
37-350 - Boltun
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37-351 - Walman
37-352-353 - Danton
37-354 - Destroyer
37-355 - Ruby
37-356 - Handy
Italia - Revolver
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8-1 - Glisenti 1872
8-2 - Glisenti 1886
8-3 - Mod. 1889
8-5 - Mod. 1889 (Tempini)
8-6 - Nuovo revolver Bernardelli
8-7 - Nuovo revolver Bernardelli
Italia - Pistole
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38-1 - Glisenti 1906 e 1910
38-2 - Brixia 1912
38-3-4 - Beretta mod. 1915
38-5 - Beretta mod. 1915-19
38-6 - Beretta mod. 1923
38-7 - Beretta mod. 1931
38-8 - Beretta mod 1934
38-9 - Beretta mod. 949 Cougar
38-10 - Beretta mod. 318
38-11 - Beretta mod. 418 Bantam
38-12 - Beretta mod. 418 Pantera
38-13 - Beretta mod. 950 cal. 6,35
38-14 - Beretta mod. 951 Brigadier
38-15 - Beretta mod. 70
38-16 - Beretta mod. 70 T
38-17 - Beretta (Armi Roma) mod. 90
38-18 - Beretta mod. 84
38-19 - Beretta mod. 92
38-20 - Sosso
38-21 - Galesi
38-22 - Galesi 1930
38-23 - Galesi mod. 1930
38-24 - Galesi mod. 6
38-25 - Galesi mod. 6
38-26 - Galesi mod. 9
38-27 - Galesi mod. 506
38-28 - Galesi mod. 515
38-29 - Rigarmi
38-30 - Rigarmi mod. Hijo Militar
38-31 - Bernardelli mod. UB
38-32 - Bernardelli
38-33 - Bernardelli 1964
38-34 - Bernardelli PA Baby
38-35 - Bernardelli mod. M.60
38-36 - Bernardelli mod. Usa o M.
38-37 - Sata
38-38 - Titan
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38-39 - Lercker
Cina - Pistole
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40-1-2 - Mauser-C96
40-3-4 - 5 Copie di Browning
40-6 - Copia di Mauser
40-7-8 - Copia di Mauser
40-9 - Tipo 31
40-10 - Nord Cina
40-11 - FN Browning GP-35
40-12 - Mod. 213A
Corea - Pistole
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41-1 - Tipo 68
41-2 - Copia di Colt Browning
41-3 - Copia di Colt Browning mod. 1903
Messico - Pistole
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42-1 - Obregon
42-2 - Corla
Norvegia - Pistole
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43-1 - Army mod. 1914
Polonia - Pistole
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44-1 - VIS-35
44-2 - Smok
44-3 - P-64 o Czak
Olanda - Revolver
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9-1 - Ordinanza olandese 1873 (Hembrug)
9-2 - Revolver olandese ?
Polonia - Revolver
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10-1 - Nagant 1895
Portogallo
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11-1 - Ordinanza portoghese 1878-1886
Romania - Revolver
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12-1 - Rumania 1886
12-2 - Romania 1886
Russia - Revolver
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13-1 - Smith & Wesson russian, primo modello (1871)
13-2 - Smith & Wesson russian, secondo modello (1872)
13-3 - Smith & Wesson russian , terzo modello (1880)
13-4 - Smith & Wesson russian
13-5 - Nagant 1895
13-6 - Nagant 1895
13-7 - Nagant 1895, civile o per polizia
Russia - Pistole
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45-1 - TK
45-2 - TK (TOZ)
45-3 - Korovin
45-4 - Prilutskiy
45-5- 6 - Tokarev TT, 1930
45-7 - Tokarev TT, 1933
45-8 - Tokarev TT, 1951
45-9 - Korovin, 1938
45-10 - Korovin n.9
45-11 - Margolin
45-12 -13 - Rakov
45-14 - Tokarev
45-15 - Voevodin
45-16-17 - Makarov PM
45-18-19 - Stechkin APS
45-20 - PSM
Usa - Revolver
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14-1 - Smith & Wesson, mod. 1
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14-2 - Smith & Wesson, mod. 1
14-3 - Smith & Wesson, mod. 1
14-4 - Smith & Wesson, mod. 2
14-5 - Smith & Wesson, mod. 1 1/2
14-6 - Smith & Wesson, Schofield, Army No. 1 (1875)
14-7 - Smith & Wesson, Army mod. No. 3 (1878)
14-8 - Smith & Wesson, mod. 1 1/2
14-9 - Smith & Wesson, mod. 2
14-10 - Smith & Wesson, dopia azione (1880)
14-11 - Smith & Wesson, doppia azione (1881)
14-12 - Smith & Wesson, doppia azione (1889)
14-13 - Smith & Wesson, doppia azione (1889)
14-14 - Smith & Wesson, mod. safety con sicura sul calcio (dal 1888)
14-15 - Smith & Wesson, mod. safety con sicura sul calcio (dal 1888)
14-16 - Smith & Wesson, 1909
14-17 - Smith & Wesson, 32. Hand Ejector 1896
14-18 - Smith & Wesson, 1896, mod. II
14-19 - Smith & Wesson, 1899, per esercito e polizia
14-20 - Smith & Wesson, 1902 per esercito e polizia
14-21 - Smith & Wesson, New Century
14-22 - Smith & Wesson, Ladysmith I mod.
14-23 - Smith & Wesson, Ladysmith, II mod.
14-24 - Smith & Wesson, Ladysmith III mod.
14-25 - Smith & Wesson, Hand Ejector Pocket, 1903
14-26 - Smith & Wesson, Police 1926
14-27 - Smith & Wesson, 1905 per polizia ed esercito
14-29 - Smith & Wesson, 1905 Serie speciale
14-30 - Smith & Wesson, Hand Ejector U.S. Service o British service
14-31 - Smith & Wesson, Mod. 10 per esercito e polizia
14-32 - Smith & Wesson, Mod. 10 Canna pesante
14-33 - Smith & Wesson, Mod. 12 per esercito e polizia
14-34 - Smith & Wesson, Mod. 15 Masterpiece
14-35 - Smith & Wesson, mod. 19, 357 Combat Magnum
14-36 - Smith & Wesson, mod. 19, 357 Combat Magnum
14-37 - Smith & Wesson, mod. 20, 38/44 Heavy Duty
14-38 - Smith & Wesson, mod. 22 Army
14-39 - Smith & Wesson, mod. 27, 357 Magnum
14-40 - Smith & Wesson, mod. 28, Highway Patrolman
14-41 - Smith & Wesson, mod. 29, 44 magnum
14-42 - Smith & Wesson, mod. 30, Hand Ejector
14-43 - Smith & Wesson, mod. 32, Terrier
14-44 - Smith & Wesson, mod. 33, Regulation police
14-45 - Smith & Wesson, mod. 34, 22/32 kit-gun
14-46 - Smith & Wesson, mod. 36, Chiefs special
14-47 - Smith & Wesson, mod. 38, Bodyguard Airweight
14-48 - Smith & Wesson, mod. 40, Centennial
14-49 - Smith & Wesson, mod. 43, kit-gun airweight
14-50 - Smith & Wesson, mod. 57, 41 magnum
14-51 - Smith & Wesson, mod.58, 41 magnum per esercito e polizia
14-52 - Smith & Wesson, mod. 60, Chiefs special stainless
14-53 - Smith & Wesson, mod. 67 (1972)
14-54 - Colt, conversione Richards per cartucce c.f. (Army Model1 1871, modifica del New Model Army
1860)
14-55 - Colt, idem
14-56 - Colt, mod. Old line 1870
14-57 - Colt, mod. Colt's House Pistol (Cloverleaf Colt & Jim Fisk Pistol 1871-1875)
14-58 - Colt, mod. 1871 Colt Pocket
14-59 - Colt, mod. 1873 New Line, S. A. Pocket
14-60 - Colt, mod . 1874 New House o New Line
14-61 - Colt, mod. 1872 Frontier (munizioni anulari) o 1873 (munizioni a percussione centrale).
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15-62 - Colt, mod. Frontier Scout 62
14-63 - Colt, mod. Bisley
14-64 - Colt, mod. 1877 doppia azione, Lightnig o Thunderer
14-65 - Colt, mod. 1878 Frontier D. A.
14-66 - Colt, mod. 1889 predecessore del mod. 1892 New Navy o New Army
14-67 - Colt, mod. 1892 New Navy o New Army
14-68 - Colt, mod. New Service, 1898
14-69 - Colt, mod. New Police
14-70 - Colt, mod. New Police
14-71 - Colt, mod. Army M-1917
14-72 - Colt, Army Special M- 1909
14-73 - Colt, mod. Police positive special, 1907
14-74 - Colt, mod. Detectiv special, 1926
14-75 - Colt, mod. Cobra, 1950
14-76 - Colt, mod. Agent , 1955
14-77 - Colt, mod. Police Positive
14-78 - Colt, mod. Police Positive
14-79 - Colt, Poket Positive
14-80 - Colt, Python
14-81 - Colt, Marshal
14-82 - Colt, Commando
14-83 - Colt, Trooper
14-84 - Colt, Diamondback
14-85 - Colt, Detective Special
14-86 - Colt, Police Positive Special
14-87 - Colt, Viper
14-88 - Colt, Metropolitan Mk III,
14-89 - Colt, Lawman Mk III
14-90 - Colt, Trooper Mk III
14-91 - Allens & Weeklock, 1858
14-92 - American Army Co.
14-93 - Brooklin Army Co.
14-94 - Bacons Arms Co.
14-95 - Bacons "Havy"
14-96 - Bacons Peperbox
14-97 - Bacons & Garrington
14-98 - Harrington & Richardson, mod. American.
14-99 - Harrington & Richardson, mod. Young America
14-100 - Harrington & Richardson, mod. Automatic con lama di coltello (1900 circa).
14-101 - Harrington & Richardson, mod. Premier
14-102 - Harrington & Richardson, mod. Worcester (è la città di produzione)
14-103 - Harrington & Richardson, mod. Defender
14-104 - Harrington & Richardson, mod. Defender Special
14-105 - Harrington & Richardson, mod. Defender 1925
14-106 - Harrington & Richardson, mod. 900
14-107 - Harrington & Richardson, mod. 929
14-108 - Hopkins & Allen, mod. Tremis Terror
14-109 - Hopkins & Allen, 1871 XL N. 1
14-110 - Hopkins & Allen, mod. Defender 89
14-111 - Hopkins & Allen, 1879 Dictator
14-112 - Hopkins & Allen, 1879 Ranger N. 2
14-113 - Hopkins & Allen, mod. XL N. 4
14-114 - Hopkins & Allen, mod. XL DA
14-115 - Hopkins & Allen, mod.
14-116 - Hopkins & Allen, mod. Bulldog
14-117 - Hopkins & Allen, 1875
14-118 - Hopkins & Allen, mod. 32
14-119 - Grant
14-120 - Dan Wesson, mod. 12
14-121 - Dan Wesson, mod. 15
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14-122 - "Pocket Pony"
14-123 - Iver-Johnson 1883
14-124 - Iver-Johnson 1891, mod. Smoker
14-125 - Iver-Johnson "American Bulldog
14-126 - Iver-Johnson 1900
14-127 - Iver-Johnson tipo Smith & Wesson
14-128 - Idem
14-129 - Iver Jonson's -Safety Automatic Hammerless (tipo S&W)
14-130 - Iver-Johnson, mod. 55S Cadett ?
14-131 - Iver-Johnson , mod. 66 Snub
14-132 - Kolb & Co - Baby Hammerless
14-133 - Connecticut Arms 1866
14-134 - Crispin 1865
14-135 - Liberty
14-136 - Maltby, Curtiss & Co., Police Modell 1884 ??
14-137- Maltby, Henley & Co 1889 (Metropolitan Police)
14-138 - Manhattan Fire Arms Manufacturing Co.
14-139 - Mervin & Bray ?
14-140 - Mervin-Galbert, 1886, russian model (prod. Hopkins-Allen)
14-141 - Mervin-Galbert, 1873
14-142 - Mervin-Galbert
14-143 - Mervin- Galbert DA
14-144 - Meridian Fairarms Co.
14-145 - Marlin "Standard" N. 2, 1878
14-146 - Marlin "OK"
14-149 - National Arm Co ???
14-147 - Moore 1860
14-148 - Moore 1864
14-150 - Nord American Arms
14-151 - Osgood "Duplex"
14-152 - Plant
14-153 - Plant
14-154 - Pond, 1864
14-156 - Prescott, 1860
14-157 - J. Reid, "My Friend" 1865
14-158 - Remington mod. n. 1
14-159 - Remington mod. n. 3
14-160 - Remington "Rider"
14-161 - Remington, 1875
14-162 - Rupertus "Peperbox", 1887
14-163 - Smith, 1873
14-164 - Whithe Star
14-165 - Whitney
14-166 - Fyrberg Arms, 1903
14-167 - Forehand Arms Co.
14-168 - Forehand Arms Co.
14-169 - Forehand & Wadsworth, Bulldog 1871
14-170 - Forehand & Wadsworth
14-171 - Forehand & Wadsworth, mod. russo, 1873
14-172 - Forehand & Wadsworth, Bulldog
14-173 - Forehand & Wadsworth, British Bulldog
14-174 - Forehand & Wadsworth, 1877
14-175 - Forehand & Wadsworth (tipo S&W)
14-176 - High Standard , "Sentinel"
14-177 - High Standard "Sentinel" MK I e MK IV
14-178 - High Standard tipo Western
14-179 - High Standard ,"Kit-gun" ??
14-180 - High Standard, Sentinel Mk III
14-181 - Higgins 88
14-182 - Charter Arms "Undercover"
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14-183 - Stoeger Arms Co. "Deputy"
14-184 - Sturm, Ruger & Co., "Bearcat"
14-185 - Sturm, Ruger & Co., "Single-six"
14-186 - Sturm, Ruger & Co., "Blackhawk"
14-187 - Sturm, Ruger & Co., GA-34
14-188 - Union Arms Co., Revolver automatico
14-189 - U.S Revolver Co.
Usa - Pistole
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46-1 - Colt 1900
46-2 - Colt 1902
46-3 - Colt 1903
46-4 - Colt 1905
46-5 - Colt 1907
46-6 - Colt 1909
46-7 - Colt 1911
46-8 - Colt 1911A1
46-9 - Colt Commander
46-10 - Detonic
46-11- General Officer Model
46-12 - Colt tascabile
46-13 - Colt 1908
46-14 - Colt 380
46-15 - Colt Junior
46-16 - Bauer
46-17 - Bach UP
46-18 - Guardian mod. 270 (G27C
46-19 - H&R
46-20 - H&R
46-21 - Indian 380
46-22 - The Infallible
46-23 - Air Crew
46-24 - Remington mod. 51
46-25 - S&W 1913
46-26 - S&W 1924
46-27 - S&W mod. 39
46-28 - S&W mod. 459
46-29 - S&W mod. 61 Escort
46-30 - AFM, Mark X
46-31 - Sterling mod. PPL
46-32 - Sterling mod. 400 Mark II
46-33 - Sterling mod. 300
46-34 - Savage mod. 1907
46-35 - Savage mod. 1913
46-36 - Savage mod. 1915
46-37 - Savage mod. 1917
46-38 - Savage 1914-18
46-39 - Thomas,
46-40 - Combat
46-41 - Phoenix
46-42 - F.I. mod. D
46-43 - W.A.C.
46-44 - Union
46-45 - Auto Mag Pistol (AMP) mod. 180
Turchia - Revolver
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15-1 - Smith & Wesson 1879 della Turchia
Turchia - Pistole
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47-1 - Kirikkale
Finlandia - Pistole
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48-1 - L-35 Valtions Kivääritedhas (VKT)
Francia - Revolver
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16-1 - Le Mat
16-2 - Perrin
16-3 - Devisme
16-4 - Galand 1870
16-5 - Galand & Sommerville, Inghilterra 1869
16-6 - Revolver ad 8 colpi tipo Galand
16-7 - Revolver d'ordinanza, 1870
16-8 - Chamelot-Delvigne, 1872
16-9 - Saint Etienne, 1873
16-10 - Saint Etienne versione civile
16-11 - Lebel
16-12 - Lebel 1892
16-13 - L'Agent - tipo Nagant
16-14 - Manurhin MP-73
Francia - Pistole
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Francia
49-1 - Bernardon-Martin
49-2 - Bernardon-Martin
49-3 - Le Steph
49-4 - 5 - Le Français
49-6 - Le Français, 1929
49-7 - Le Français, 1926
49-8 - Le Français 1926
49-9 - Le Français Policeman
49-10 - MAS 1925 No. 1
49-11 - MAS 1932 Type A No. 4
49-12 - MAS 34, 1940
49-13 - MAS 35 S, 1941
49-14 - MAS 50, 1950-53
49-15 - MAB mod. R
49-16 - MAB mod. C o Cavalier
49-17 - MAB mod. D
49-18 - MAB mod. E
49-19 - MAB mod. R
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49-20 - MAB mod. PA-8
49-21 - MAB PA-15
49-22 - Unique Kriegsmodell
49-23 - Unique L
49-24 - Unique R
49-25 - Unique C-2
49-26 - Unique D-1
49-27 - Unique D-2
49-28 - Unique Bcf-66
49-29 - Unique Mikros mod. 5 o K,
49-30 - Audax
49-31 - Ver-Car
49-32 - Gallia
49-33 - EBAC
49-34 - Kitu
49-35 - MAB mod. A o Defender
49-36 - Le
49-37 - SA
49-38 - Le Sans Pareil
49-39 - Triomphe
49-40 - Unique mod. 10
49-41 - Union
49-42 - HV
49-43 - Lepco o Helepco
49-44 - Unique mod. 10
49-45 - Unique
49-46 - Union
49-47 - Audax
49-48 - Unique mod. 18
49-49- Ver-Car
49-50 - Union France
49-51 - Manurhin PP
49-52 - Manurhin PPK
49-53 - Mikros
Cecoslovacchia - Revolver
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17-1 - Z Revolver 590 "Grand" (fabbrica di Brno o Brünn)
17-2 - Revolver d'ordinanza mod. 1872 e 1872/78
Cecoslovacchia - Pistole
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50-1 - Praga
50-2 - Praga
50-3 - Fox
50-4 - CZ
50-5 - Pistol
50-6 - CZ 1924
50-7 - CZ 1924
50-8 - CZ mod. 27
50-9 - Little Tom
50-10 - CZ 1936
50-11 - CZ 1938
50-12 - PZK
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50-13 - Ydeal
50-14 - Slavia
50-15 - CSZ
50-16 - Duo
50-17 - Jaga
50-18 - Mars
50-19 - Mars
50-20 - Mars
50-21 - Zbrojovka Plzen
50-22 - Perla
50-23 - CZ 523
50-24 - CZ 1950
50-25 - CZ 1945
50-26 - Duo
50-27 - Pistola Z
50-28 - CZ 70
50-29 - CZ 75
Cile- Pistole
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51-1 - FAMAE
Svizzera - Revolver
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18-2 - Galand-Schmidt, 1878
18-3 - Galand-Schmidt 1892
18-4 - Ordinanza mod. 29 (82/29)
Svizzera - Pistole
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52-1 - Arquebusier.r.
52-2 - Arquebusier
52-3 - Chylewski
52-4 - Steyr-Solothurn
52-5 - Parabellum Luger mod. 06/29
52-6 - SIG SP 44/16
52-7 - SIG 47/8 o P 210
52-8 - SIG-Sauer P 220
52-9 - SIG-Sauer P 225
52-10 - SIG Sauer P 230
Svezia - Revolver
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19-1 - Nagant 1887 (russa)
Svezia - Pistole
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53-1 - Hamilton mod. 1901
53-2 - M/07
53-3 - M/1940
Iugoslavia - Pistole
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54-1 - Mod. 1931
54-2 - Mod. 57
Giappone - Revolver
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20-1 - Ordinanza 1926
20-2 - New Nambu
Giappone - Pistole
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55-1 - Hino
55-2 - Nambu 1903
55-3 - Nambu mod. B (baby
55-4 - Taisho anno 14
55-5 - Nambu mod. 94
55-6 - New Nambu mod. 57
55-7 - New Nambu, mod. 57A
55-8 - New Nambu, mod 57B, cal, 7,65
55-9 - Iato (?), cal. 7,65
Vari di produzione artigianale - Revolver
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21-1 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-2 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-3 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-4 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-5 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-6 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-7 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-9 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-10 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-11 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-12 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-13 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-15 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-16 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-17 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-18 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-19 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-20 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
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21-22 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-23 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-24 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-25 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-26 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
21-28 - Revolver a spillo tipo Lefaucheux
Tipo Bulldog - Revolver
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21-1 - Revolver tipo Bulldog
22-2 - Revolver tipo Bulldog
22-3 - Revolver tipo Bulldog
22-4 - Revolver tipo Bulldog
22-5 - Revolver tipo Bulldog
22-6 - Revolver tipo Bulldog
22-7 - Revolver tipo Bulldog
22-8 - Revolver tipo Bulldog
22-9 - Revolver tipo Bulldog
22-10 - Revolver tipo Bulldog
22-11 - Revolver tipo Bulldog
22-12 - Revolver tipo Bulldog
22-13 - Revolver tipo Bulldog
22-14 - Revolver tipo Bulldog
22-17 - Revolver tipo Bulldog
22-18 - Revolver tipo Bulldog
22-19 - Revolver tipo Bulldog
22-20 - Revolver tipo Bulldog
22-21 - Revolver tipo Bulldog
22-22 - Revolver tipo Bulldog
22-23 - Revolver tipo Bulldog
22-24 - Revolver tipo Bulldog
22-25 - Revolver tipo Bulldog
22-26 - Revolver tipo Bulldog
22-27 - Revolver tipo Bulldog
22-28 - Revolver tipo Bulldog
22-29 - Revolver tipo Bulldog
22-30 - Revolver tipo Bulldog
22-31 - Revolver tipo Bulldog
22-32 - Revolver tipo Bulldog
22-33 - Revolver tipo Bulldog
22-34 - Revolver tipo Bulldog
22-35 - Revolver tipo Bulldog
22-36 - Revolver tipo Bulldog
22-37 - Revolver tipo Bulldog
22-38 - Revolver tipo Bulldog
22-39 - Revolver tipo Bulldog
22-40 - Revolver tipo Bulldog
22-41 - Revolver tipo Bulldog
22-42 - Revolver tipo Bulldog
22-43 - Revolver tipo Bulldog
22-44 - Revolver tipo Bulldog
22-45 - Revolver tipo Bulldog
22-46 - Revolver tipo Bulldog
22-47 - Revolver tipo Bulldog
22-48 - Revolver tipo Bulldog
22-49 - Revolver tipo Bulldog
22-50 - Revolver tipo Bulldog
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22-51 - Revolver tipo Bulldog
22-52 - Revolver tipo Bulldog
22-53 - Revolver tipo Bulldog
22-54 - Revolver tipo Bulldog
22-55 - Revolver tipo Bulldog
22-56 - Revolver tipo Bulldog
22-57 - Revolver tipo Bulldog
22-58 - Revolver tipo Bulldog
22-59 - Revolver tipo Bulldog
22-60 - Revolver tipo Bulldog
22-61 - Revolver tipo Bulldog
22-62 - Revolver tipo Bulldog
22-63 - Revolver tipo Bulldog
22-64 - Revolver tipo Bulldog
22-65 - Revolver tipo Bulldog
22-66 - Revolver tipo Bulldog
22-67 - Revolver tipo Bulldog
23-1 - Revolver tipo Bulldog
23-2 - Revolver tipo Bulldog
23-3 - Revolver tipo Bulldog
23-4 - Revolver tipo Bulldog
23-5 - Revolver tipo Bulldog
23-6 - Revolver tipo Bulldog
23-7 - Revolver tipo Bulldog
23-8 - Revolver tipo Bulldog
23-9 - Revolver tipo Bulldog
23-10 - Revolver tipo Bulldog
23-11 - Revolver tipo Bulldog
23-12 - Revolver tipo Bulldog
23-13 - Revolver tipo Bulldog
Tipo Velodog - Revolver
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23-14 - Revolver tipo Velodog
23-15 - Revolver tipo Velodog
23-16 - Revolver tipo Velodog
23-17 - Revolver tipo Velodog
23-18 - Revolver tipo Velodog
23-19 - Revolver tipo Velodog
23-20 - Revolver tipo Velodog
23-21 - Revolver tipo Velodog
23-22 - Revolver tipo Velodog
23-24 - Revolver tipo Velodog
23-25 - Revolver tipo Velodog
23-26 - Revolver tipo Velodog
23-27 - Revolver tipo Velodog
23-28 - Revolver tipo Velodog
Imitazioni S & W - Revolver
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24-1 - Imitazioni Smith & Wesson
24-2 - Imitazioni Smith & Wesson
24-3 - Imitazioni Smith & Wesson
24-4 - Imitazioni Smith & Wesson
24-5 - Imitazioni Smith & Wesson
24-6 - Imitazioni Smith & Wesson
24-7 - Imitazioni Smith & Wesson
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24-8 - Imitazioni Smith & Wesson
24-9 - Imitazioni Smith & Wesson
24-20 - Imitazioni Smith & Wesson
24-12 - Imitazioni Smith & Wesson
24-13 - Imitazioni Smith & Wesson
24-14 - Imitazioni Smith & Wesson
24-15 - Imitazioni Smith & Wesson
24-16 - Imitazioni Smith & Wesson
24-17 - Imitazioni Smith & Wesson
24-18 - Imitazioni Smith & Wesson
24-19 - Imitazioni Smith & Wesson
24-20 - Imitazioni Smith & Wesson
24-21 - Imitazioni Smith & Wesson
24-22 - Imitazioni Smith & Wesson
Vari
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25-1 - Vari - Revolver
25-2 - Vari
25-3 - Vari
25-4 - Vari
25-6 - Vari
25-7 - Vari
25-8 - Vari
25-9 - Vari
25-11 - Vari
25-12 - Vari
25-13 - Vari
25-14 - Vari
25-16 - Vari
25-17 - Vari
25-18 - Vari
25-19 - Vari
25-20 - Vari
25-22 - Vari
25-23 - Vari
25-24 - Vari
25-25 - Vari
25-26 - Vari
25-27 - Vari
25-28 - Vari
25-29 - Vari
25-30 - Vari
Sconosciute - Pistole
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56-1 a 19 - Pistole sconosciute
Pistola semiautomatica
1 - Mirino; 2 - Carrello; 3 - Fermo della leva di scatto; 4 - Tacca di mira; 5 - Estrattore; 6 - Percussore; 7 Ritegno del caricatore; 8 - Cane; 9 - Portamolla e molla cinetica del cane; 10 - Fusto o telaio; 11 - Caricatore; 12 Molla della leva di scatto; 13 - Guancetta; 14 - Chiavistello di bloccaggio; 15 - Chiavistello di bloccaggio del
carrello; 16 - Grilletto; 17 - Leva del grilletto; 18 - Ponticello o guardamano del grilletto; 19 - Espulsore; 20 Leva di scatto; 21 - Piastra del percussore; 22 - Stanghetta di scatto; 23 - Canna; 24 - Guidamolla; 25 - Molla di
recupero; 26 - Molla del chiavistello di bloccaggio.
Rivoltella
1 - Mirino; 2 - Canna; 3 - Asse del tamburo; 4 - Molla di richiamo dell'estrattore; 5 - Tamburo; 6 - Estrattore; 7 Piastra di chiusura; 8 - Molla della chiusura ; 9 - Guancetta; 10 - Leva di chiusura; 11 - Telaio; 12 - Anello per
cordellina; 13 - Grilletto; 14 - Molla del grilletto; 15 - Stanghetta 16 - Guancetta; 17 - Vite di fissaggio delle
guacette; 18 - Cartella laterale; 19 - Cane; 20 - Coda elastica del cane; 21 - Percussore; 22 - Leva dell'eccentrico;
23 - Chiavistello di fermo del tamburo; 24 - Ponticello o guardamano; 25 - Perno dello snodo; 26 - Leva
dell'estrattore
LA PISTOLA A ROTAZIONE NAGANT M° 1895
Questa pagina è dedicata alla pistola a rotazione d'ordinanza russa (e poi sovietica)
agant modello 1895.Non intendiamo esaurire l'argomento, di farne la storia, o di
affrontare problemi tecnici, ma solo di offrire la descrizione di un esemplare,
osservato nelle sue caratteristiche peculiari, nei marchi e nei punzoni. Ovviamente
alcuni particolari tra quelli qui trattati, i cenni alla particolare soluzione meccanica, e
alcuni tra i marchi, sono generalizzabili. L'appassionato troverà forse interessante
l'ampio corredo di immagini, anche se ciò influirà, evidentemente, sulla velocità di
accesso, ma, si sa, Internet non è un giornale né si sfoglia con la stessa velocità delle
pagine di una rivista.
Due parole sulla storia
Come molti sanno i fratelli Emilio e Leone Nagant, attivi a Liegi, progettarono
revolver che furono adottati dagli eserciti e dalle polizie di molti paesi: Belgio,
Norvegia, Svezia, Argentina, Brasile. Nel 1892 Leon brevettò un meccanismo che
permetteva di ovviare, in un revolver, alla soluzione di continuità tra la camera di
scoppio (nel tamburo) e la canna. Il tamburo, dopo la rotazione, avanzava, fino a far
entrare il colletto del bossolo (in cui la pallottola era completamente contenuta) nella
canna stessa per 1,7 mm.. All'atto dello sparo la fuoriuscita della pallottola prima e la
pressione poi facevano aderire il colletto del bossolo alla parte interna della canna,
garantendo la tenuta dei gas. Un simile principio era già stato proposto e
sperimentato da Witton & Daw, da Coller, da Lang e da altri, ma i f.lli Nagant
Vedremo in seguito i dettagli.
La Russia decise di adottare il sistema Nagant e fu prodotto il modello 1895,
dapprima nelle fabbriche Nagant di Liegi e poi, dal 1898, nella fabbrica d'armi
imperiale di Tula (Mosca); le armi fabbricate nell'arsenale di Izhvesk a partire dal
1943 (ma secondo certi testi dal 1939) sono caratterizzate dal marchio recante una
freccia all'interno di un triangolo. Dopo il 43-44 il marchio diventa un triangolo
iscritto in un cerchio
In alcuni vecchi testi l'arma è denominata ""Revolver da tre linee" poiché il suo
calibro di 7,62 mm. corrisponde a tre "linee", vecchia misura russa pari a 2,54 mm.
L'arma fu prodotta a Tula dal 1895 al 1950, dapprima solo ad azione singola
(armamento manuale del cane), poi in entrambe le versioni (azione singola e azione
doppia) e successivamente solo in doppia azione (l'armamento del cane può essere
effettuato anche con la sola pressione del grilletto). Vi furono anche una versione
spagnola prodotta dalla ditta F. Arizmendi & Goeneaga, una versione polacca, dal
1930 al 1935 e una greca (ordinanza 1912, prodtta negli USA) mentre Nagant
sovietiche di preda bellica furono utilizzate anche in Finlandia.
L'arma qui presentata è una 1895 d'ordinanza russa, fabbricata a Tula nel 1912.
L'arma da lato sinistro:
..e dal lato destro:
Dati tecnici:
La meccanica:
lunghezza
230 mm.
lunghezza canna
114 mm.
peso
0.750 Kg.
camere del tamburo
7
rigature
4, destrorse
1 = leva di rotazione (e
avanzamento) del tamburo,
2 = camma di avanzamento del
blocchetto spingibossolo,
3 = blocchetto spingibossolo.
Alla pressione del grilletto (e/o
all'armamento del cane) la leva 1,
dopo aver fatto ruotare il tamburo
lo spinge in avanti per un tratto non
sufficiente a inserire il colletto del
bossolo nella canna; questa
operazione è compiuta invece dal
blocchetto spingibossolo 3, che viene
fatto avanzare, con un piano
inclinato, dall'elevazione della
camma 2, di cui si vede, a cane
armato, solo la parte inferiore.
Che l'avanzamento del cane sia
dovuto a due diverse azioni è
confermato dal fatto che esso risulta
minore a tamburo scarico, potendosi
notare come il blocchetto
spingibossolo, a cane armato, non
aderisce al tamburo quando in esso
non vi è una cartuccia in
corrispondenza della canna.
La cartuccia (produzione Fiocchi)
Dati tecnici sulla cartuccia (fonte: Fiocchi)
Tipo palla camiciata Peso in grani 98
VELOCITA' (m/s)
ENERGIA (j)
CADUTA (cm)
volata
a 25 m.
volata
a 25 m.
a 25 m.
330
300
345
285
- 30
Nella seguente tabella sarà possibile confrontare le caratteristiche del 7.62 Nagant
con quelle delle principali cartucce d'ordinanza per revolver più o meno coeve. I dati,
di fonte Fiocchi, sono riferiti a quella produzione.
NOME
TIPO
PESO
V0
V25
E0
E25
ord. 25
7.62 Nagant -Fiocchi
FMJ
98
330
300
345
285
-30
7.5 ord. svizzera
FMJ
107
320
295
354
301
-30
10.4 ord. italiana
FMJ
177
280
265
449
402
-40
8 Gasser
FMJ
126
275
250
308
225
-45
8 Lebel
FMJ
111
270
245
262
215
-45
32 S&W lungo
FMJ
97
265
240
220
181
-45
455 Webley MK II
LRN
262
260
245
573
509
-45
44 S&W Russian
LRN
247
250
235
500
442
-50
32 S&W corto
FMJ
85
220
200
133
110
-70
Il principio della tenuta di gas nel dettaglio
1 = canna, 2 = tamburo, 3 = bossolo, 4 = pallottola
Il sistema brevettato da Leon Nagant nel 1892, all'armamento del cane, fa avanzare il
tamburo, e il colletto del bossolo si inserisce nella canna.
Allo sparo la pallottola, avanzando, allarga il colletto del bossolo, facendolo aderire
alla parete interna della canna.
Finché la pallottola non lascia la volata la pressione dei gas mantiene l'aderenza del
colletto del bossolo alla parete della canna.
Quando la pressione nella canna ritorna al valore atmosferico la molla del tamburo lo
riporta in posizione arretrata, permettendo così una successiva rotazione e la
ripetizione del ciclo. Il bossolo rimane ovviamente deformato e privo di colletto
Lo sportellino di caricamento Abadie
Tino Berger
Questo scritto è opera dell'esperto svizzero di storia delle armi Tino Berger, che ha
già pubblicato alcuni studi su riviste importati tra cui Diana Armi. Cura
pubblicazioni per l'associazione NWG (Nordwestschweizerische
Waffensammlergesellschaft, Collezionisti d'armi del nord est della Svizzera). Lo
pubblico con il suo consenso trattandosi di materiale molto interessante e
importante per chi voglia studiare e conoscerte il revolver d'ordinanza italiano Mod.
1889.
L'originale è scritto in lingua tedesca ed ho provveduto io a tradurlo, senza troppe
pretese di perfezione linguistica, trattandosi d'un testo molto ampio.
Tra le innumerevoli invenzioni che vennero ideate nel secolo scorso in relazione alle
rivoltelle, merita un'attenzione speciale lo sportellino di caricamento Abadie.
Lo sportellino Abadie fu uno dei mezzi più adatti per semplificare e rendere più sicuro e
più rapido il caricamento delle cartucce e l'espulsione dei bossoli nelle rivoltelle a
castello chiuso senza tamburo a ribaltamento.
Siccome purtroppo non sono stato in grado di trovare nel corso della preparazione per
quest’articolo le risposte a tutte le domande ancora irrisolte circa la persona d’Abadie e
le circostanze della sua invenzione (brevetti, protezioni industriali ecc.), questo riassunto
si limita genericamente alla descrizione dei tipi dello sportellino Abadie più conosciuti e
più frequentemente impiegati e di altri congegni basati sullo stesso principio.
L’autore sarà lieto di ricevere indicazioni che aiutino a completare il mosaico ABADIE
qui esposto.
Rimandi nella letteratura
Nella letteratura moderna sulle armi, come già detto, non si trovano molte informazioni
su Abadie.
Secondo l’eccellente opera di Rolf H. Müller „Geschichte und Technik der europäischen
Militärrevolver" (1982) G. Abadie sarebbe stato un ingegnere francese inventore di un
svincolo del cane che porta il suo nome e quest’invenzione sarebbe stata venduta alla
fabbrica d’armi „J. Dechorin Fils" a St. Étienne (Francia) senza che questa ne
riconoscesse il valore. L'invenzione d’Abadie venne infatti ceduta alla fabbrica d'armi
„Louis Soleil" a Liegi (Belgio) nell'anno 1878.
Eugen Heer nel suo libro „Geschichte und Entwicklung der Militärhandfeuerwaffen in
der Schweiz von 1800 bis zur Gegenwart" (1971) cita una relazione del maggio 1878 di
Rudolf Schmidt dove era menzionato un Signor Decharin che a lui (a Schmidt) avrebbe
mostrato un svincolo del cane sistema Abadie.
Rudolf Schmidt stesso nel suo libro „Die Handfeuerwaffen, ihre Entstehung und
technisch-historische Entwicklung bis zur Gegenwart" (1878) menziona uno specifico
miglioraramento per rivoltelle (Abadie) di „J. Dechorin fils in St. Étienne...".
(Nota l'ortografia differente del cognome „Decharin" o „Dechorin" da R.H. Müller, E.
Heer e R. Schmidt!)
In „Pistols of the World" (1982) di Ian V. Hogg e John Weeks si può leggere che Abadie
sarebbe stato un armaiolo belga titolare di un originario brevetto per un sistema che si
trovava abitualmente nelle rivoltelle belghe nelle quali l'asta d'espulsione era inserita
nell'albero cavo del tamburo da cui doveva essere estratta e ribaltata per procedere alla
espulsione dei bossoli, uno ad uno. Però il suo nome sarebbe legato ad uno sportellino di
sicurezza chi si trova in numerose rivoltelle d'ordinanza europee dal 1870 fino il 1900.
Il „Der neue Stöckel" (1978) d’Eugen Heer spiega sotto il nome Abadie: „ABADIE
(ABADY), Liegi (B), ca. 1860-80. Costruttore + „Fabricant". Partecipava in modo
decisivo allo sviluppo delle rivoltelle. Inventava uno svincolo del cane mediante lo
sportellino di carcamento. Esportava armi nel Portogallo. Q40; Q54".
Q40 significa che le informazioni erano del „Quatre siècles d'armurerie liègoise" di
Claude Gaier e Q54 indica come fonte dell’informazione la „Geschichte und
Entwicklung der Militärhandfeuerwaffen in der Schweiz" di (che buffo!) Eugen Heer...
Il cognome DECHORIN (od ortografie similare) non si trova nel „Der neue Stöckel"
d’Eugen Heer.
(Nel „Dictionary of Guns and Gunmakers" (2001) di John Walter è menzionato
„Dechorin frères" elencato come distributore ed agente per armi e munizioni in rue des
Jardins 29, Saint-Étienne, Francia nel1879 .)
In un articolo sulle rivoltelle d'ordinanza portoghesi (v. DIANA-ARMI 12/1992) opina
Luciano Salvatici che d’Abadie sia un armaiolo francese che abbia lavorato a Beaumont
de Lomagne e si sia trasferito più tardi a Belgio; ecco perché tanti autori lo considerano
come belga.
John Walter, un autore d'altronde noto come serio , scrive nel suo „Dictionary of Guns
and Gunmakers" (2001) come Abadie sia stato evidentemente un armaiolo di Liegi probabilmente impiegato dei fratelli Nagant - e come il suo brevettato 1874 si possa
trovare su qualche rivoltella Nagant fabbricata tra 1878 e 1890. J. Walter richiama
l’attenzione sul fatto che Abadie sia spesso falsamente identificato come ufficiale
portoghese perché il „sistema Abadie" si trova - a parte il modello serbo (!) - sulle armi
portoghesi…
In una brossura della ditta S. J. & D. (Simonis, Janssen und Dumoulin Frères) che
sfruttava i brevetti di Georges Abadie si legge: „Le modèle du revolver de guerre qui
nous a paru réunir la plus grande somme des qualités spéciales exigées pour ce genre
d'armes est celui de l'ingénieur français Abadie."
In questa brossura non si lodano solamente le rivoltelle fabbricate da questa ditta, ma
sono anche intonate lodi all'industria armiera di Liegi. Dato questo orgoglio pare molto
credibile che G. Abadie non fosse belga ma francese, il che probabilmente non faceva
proprio piacere ai signori S. J. & D…
Naturalmente il nome „Abadie" è menzionato in ogni libro su armi senza però che si
possa trovare informazioni ulteriori.
Una ricerca fatta nell'estate 1994 al „Mueseu Militar de Lisboa" su „Abadie" da parte de
sottodirettore, colonnello Alfeu Raul Maia da Silva Forte, ha portato alla interessante
informazione: che inizialmente „Abadie" si scrivesse con due „b", cioè „Abbadie".
Inoltre il mio informatore del museo dell' esercito di Lisbona mi comunicava di aver
trovato dal 1810-1897 un francese di nome Antoine Thompson d’Abbadie, membro
dell’accademia delle scienze, il quale fece un’esplorazione nell’Etiopia e ne scrisse
un’opera „Geodesia da Alta Etiópia" (Paris 1873); poco probabile che si tratti della
stessa persona ma potrebbe avere avuto qualche connessione col „nostro" signor Abadie,
Abady o Abbadie.
Principio di funzionamento e scopo
Con lo sportellino Abadie - anche chiamato „sicurezza Abadie", „modificazione
Abadie", „svincolo del cane Abadie" ecc. si ottiene che con il cane abbattuto e con lo
sportellino aperto, quando si arretra il grilletto ruota solo il tamburo di una camera senza
che si armi il cane e senza che si spari un colpo.
Lo sportellino Abadie consiste di uno sportellino che si può aprire tirandolo all'indietro
per liberare le camere del tamburo per il caricamento o per lo scaricamento. Questo però
non è qualcosa di speciale: anche altri tipi degli sportelli adempiono questo compito (per
esempio i „portellini" ribaltabili verso l'alto delle rivoltelle Lefaucheaux , gli sportellini
ruotanti di lato ed in basso nelle Nagant ed altre rivoltelle belghe, tedesche ed inglesi,
come nei „Reichsrevolver" o nei „Webley RIC" e nei modelli „Bulldog" per citare
solamente i tipi più conosciuti del genere o sportelli che si aprono all'indietro come gli
sportelli Abadie, come ad esempio quelli delle rivoltelle sistema Chamelot-Delvigne
adottate negli eserciti della Svizzera, Francia e Italia come armi d'ordinanza).
La particolarità dello sportellino Abadie è che se esso è aperto ed il cane abbattuto o
nella sua posizione di mezza monta, l'appendice del cane viene spinta indietro cosicché
al tirare sul grilletto il cane non viene armato, ma solo il tamburo ruota di una camera
cosicché non deve - per essere caricato o scaricato - venire ruotato a mano ma mediante
l'ulteriore pressione sul grilletto. Questo „lavoro" consuma meno energia che nel tiro in
doppia azione, perché viene meno l'armamento del cane.
Lo scopo essenziale dello sportellino Abadie è il caricamento e lo scaricamento rapido,
sicuro e comodo mediante la sola pressione sul grilletto a sportellino aperto cosicché il
tamburo ruota di una camera finché quella coincide esattamente con l'astina
d’espulsione.
Il fatto che quando si aziona il grilletto, ruota solo il tamburo ma il cane non viene
armato, è ottenuto in quanto un piolo o appendice dello sportellino spinge l'appendice
fuori dello spazio d'azione del dente (o dente del noce) del grilletto. A seconda della
forma e della posizione di quella camma lo sportellino Abadie può effettuare anche altre
funzioni ed avere altri effetti, oltre quello del svincolo del cane.
Funzioni secondarie
Oltre alle denominazioni come „svincolatore Abadie", „modificazione Abadie",
„sconnettore Abadie", „svincolo Abadie" ecc. questo geniale dispositivo Abadie è anche
chiamato „sicurezza Abadie" perché può funzionare, con lo sportellino aperto, come
sicurezza.
Col cane armato e con lo sportellino aperto la trazione sul grilletto può provocare le
reazioni seguenti:
1) Non succede niente: il cane rimane armato
2) Il cane si abbatte e rimane bloccato in mezza via (circa in posizione „half
cock")
3) Il cane si abbatte, ma non completamente e si blocca circa nella posizione di
mezza monta o di sicurezza („safety position")
4) Il cane si abbatte completamente così che si spara un colpo.
Nell'ultimo caso cioè nella quarta situazione, è chiaro che il disconnettore Abadie può
essere considerato come una sicurezza affidabile solo con cautela (sicurezza Abadie)
perché non è tanta sicura ma spesso molto poco affidabile
Si può supporre che la prima situazione menzionata sopra fosse la più vicina alle
intenzioni di G. Abadie . Infatti la prima rivoltella fabbricata in serie che adottava la
„modificazione Abadie" - cioè il modello portoghese 1878, come anche il modello
successivo, il modello 1886 - portano il nome d’Abadie. Il dispositivo Abadie
funzionava in entrambe rivoltelle nel modo primo menzionato: con lo sportellino aperto
rimane il cane armato quando è premuto il grilletto e funziona come una vera sicurezza.
Questa „sicurezza" del cane armato si ottiene in quanto il piolo o la camma che preme
l'appendice del cane all'indietro e fuori del raggio d'azione della leva di scatto, preme
contemporaneamente anche questa leva così che il grilletto non può essere mosso e il
cane non può sparare.
Con camme o perni troppo sottili che consentono di muovere il grilletto, lo sportello non
può funzionare come una sicurezza affidabile, ma può solamente fermare il cane, in
modo più o meno sicuro in una posizione in cui la spina del cane non può arrivare alla
capsula della cartuccia.
Primo modello con sportellino Abadie
È menzionata in „Les revolvers et les fusils Nagant" (1982) di Claude Feys e René
Smeets una rivoltella del museo delle armi a Liegi che pare fosse fabbricata nel 1874
dall'armaiolo Abadie di Liegi.
Probabilmente si tratta dell’arma cui si riferisce il brevetto presumibilmente concesso al
signor Abadie nel 1874.
Purtroppo non sono a disposizione spiegazioni ed immagini di quest’arma.
Prime prove con gli sportelli Abadie
A parte quanto scritto nella „Section technique d’artillerie" in Francia (v. paragrafo
„Rivoltelle sperimentale francesi prima di 1992") il primo che riconobbe i vantaggi dello
sportellino Abadie (e del meccanismo a rimbalzo Warnant) fu lo svizzero Rudolf
Schmidt, direttore della fabbrica d’armi a Berna. Nel 1876 furono prodotte rivoltelle
sperimentali con questo sistema.
Rivoltella sperimentale 1876 di Schmidt con leva di smontaggio e sportellino Abadie
(Mü)
Schizzi da „Atlas zu Schmidt, Handfeuerwaffen"
(1878) della rivoltella sperimentale 1877 (Sc)
La pistola semiautomatica Sunngard
La pistola semiautomatica Sunngard, brevetto tedesco del 1909, è stata creata da Harald
Sunngard e propagandata ed offerta a più eserciti come pistola da 50 colpi. Secondo il
costruttore era un'arma ideale da combattimento perché bastava invogliare l'avversario a
sparare i suoi 7 od 8 colpi di pistola da lontano, per trovarselo poi davanti disarmato ed
esposto ai propri 40 colpi residui! L'elevata capacità è ottenuta con due caricatori
affiancati entro l'impugnatura (con possibilità di usare caricatori allungati di capacità
quasi doppia) e dall'impiego di cartucce di dimensioni ridotte.
L'arma era con chiusura a massa. La canna si fissava al castello con due ramponi; la
molla di recupero era infilata sulla canna, su cui si infilava il carrello; una ghiera
anteriore, avvitata al tubo copricanna del carrello, bloccava il tutto.
L'arma venne prodotta in pochi esemplari da sottoporre ai vari eserciti ed in due calibri.Il
calibro 8 Sunngard e il cal. 6,35 Sunngard (prodotto dalla Eley), aventi i seguenti dati
approssimativi.
Cal. 8
Cal. 6,35
Peso totale
4,366 gr
3,93 gr
Peso del proiettile
1,88 gr
1,85 gr
Peso del bossolo
2,18 gr
1,81 gr
Peso della polvere
0,297 gr
0,27 gr
Lunghezza totale
23 mm
22,5 mm
Lunghezza del bossolo
19 mm
18,2 mm
Diametro del proiettile
8 mm
6,35 mm
I proiettili avevano punta appiattita e una velocità iniziale di circa 600 ms.
L'arma non ebbe successo, probabilmente perché i militari ritenevano il proiettile troppo
piccolo.
1-1 - Gasser mod. 1870, cal. 11
1-2 - Gasser mod. 1870/1874, cal.11
1-3 - Gasser mod. montenegrino, cal. 11
1-4 - Gasser-Kropatschek mod. 1870 per ufficiali, cal. 9
1-6 - Gasser mod. 1880 o montenegrino, cal. 11,3
1-7 - Gasser di produzione belga
1-8 - Gasser basculante di produzione belga
1-9 - Gasser gendarmerie, cal 9, DA
1-10 - Gasser per polizia, cal.9
1-11 - Rast Gasser ordinanza 1898, cal. 8, DA
1-12 - Eigner & Co., Vienna, ca. 7,2, SA
2-1 - Mariette, cal. 8, SA
2-5 - Francotte, Auguste Francotte, Liegi, cal. 7,5 o 7.62 Nagant o 8 Lebel, DA
2-2 - Francotte, csl. 557
2-3 - Francotte cal. 450
2-4 - Francotte, cal. 7,65
2-6 - Warnant, L. & J. Warnant Frères, Hognée cal. 9 e 11 mm
2-7 - Warnant, cal. 9 e 11
2-8 - Warnant
2-9 - Warnant
2-10 - Pieper o Bayard, Liegi, cal. 7,62 Nagant
2-11 - Pieper o Bayard, cal. 7,62 Nagant
2-12 - Perfectionne, Pieper, Liegi, cal. 8 Lebel
2-13 - Pieper o Bayard, cal. 8
2-14 - Pieper o Bayard cal. 32 o 38
2-15 - Nagant 1887. Liegi, cal. 7,5
2-16 - Nagant 1887
2-17 - Nagant 1895, cal. 7,62 Nagant
2-18 - Nagant 1910, cal. 7,62 Nagant
2-19 - sistema Nagant (di Lepage)
2-20 - sistema Nagant (di Pieper)
2-21 - sistema Nagant (di Francotte)
2-22 - Gerard mod. brasiliano prodotta da Lepage, cal. 380
2-23 - Galand C. E.,1872, cal. 11 mm Perrin
2-24 - Galand, Paris, 1868(?) (precede il Galand & Sommerville del 1869)
2-25 - HDH, Henrion, Dassy & Heuschen, Liegi (imitazione Colt), ca. 32 o 38
2-26 - Pryse, prodotta da A. Francotte per l'Inghilterra, 1870, cal.450
2-27 - Gilion N., Liegi, cal. 11
2-28 - Levaux D. D., Liegi, cal. 32
2-29 - Levaux D. D., cal. 38
2-30 - Copia belga del revolver Saint-Étienne, Chamelot-Delvigne
2-31 - Copia belga del revolver Saint-Étienne
2-32 - Chamelot - Delvigne
2-33 - Rongé & Fils, Liegi, 6,35 auto
2-34 - Deville B.
2-35 - Spirlet 1869, cal. 11,5
2-36 - Mercenier, cal. 380
2-37 - H.D.H. (o Charles F. Galand?) model Le Novo
2-38 - H.D.H. model Le Novo
3-1 - Taurus Pocket model, cal. 48 sp.
3-2 - Taurus mod. 74, cal. 32 S& W 3-3 - Taurus mod. 82, cal. 38 sp.
3-4 - Rossi
3-5 - Rossi
4-1 - John Calvert, Imitazione Smith & Wesson, Leeds, 1863, cal. 30
4-2 - Tranter, Birmingham, cal. 320
4-3 - Tranter, cal 450
4-4 - Tranter, cal. 380
4-5 - Tranter army model 1878, cal. 450
4-6 - Adams army model, 1867, ca. 450
4-7 - Adams army model 1872, cal. 450 Boxer
4-8 - Thomas ,tipo, Tipping & Lawden, Birmingham, cal. 450
4-9 - Webley 1865, copia S & W
4-10 - Webley, 1865
4-11 - Webley 1866, Boxer o Bulldog, cal. 577 Boxer
4-12 - Webley RIC (Royal Irish Constabulary), 1867, cal. 442 Boxer
4-13 - Webley RIC
4-14 - Webley RIC, mod. 2, cal. 450
4-15 - Webley mod. II
4-16 - Webley n. 2, 1878, The British Bulldog
4-17 - Webley n. 5 Express, vari calibri
4-18 - Webley Frontier
4-19 - Webley- Pryse
4-20 - Webley-Pryse
4-21 - Webley-Green, target model 1892
4-22 - Webley-Green army model 1879
4-23 - Webley Kaufmann army model
4-24 - Webley-Wilkinson
4-25 - Webley Mark I, 1894
4-26 - Webley Mark II
4-27 - Webley Mark III, 1897
4-28 - Webley Mark III
4-29 - Webley Mark IV, 1899 (calcio anche a becco)
4-30 - Webley Mark IV 4-31 - Webley Mark IV
4-32 - Webley Mark IV
4-33 - Webley Mark IV
4-34 - Webley Mark IV
4-35 - Webley Mark V, 1913
4-36 - Webley Mark VI, 1915
4-37 - Webley Pocket, 1897
4-32 - Webley Mark IV
4-33 - Webley Mark IV
4-34 - Webley Mark IV
4-35 - Webley Mark V, 1913
4-36 - Webley Mark VI, 1915
4-37 - Webley Pocket, 1897
4-44 - Excelsior
5-1 - Mod. 1873 e 1874 copia di S & W, cal. .442 (10,75) per la Sassonia
5-2 - Mauser 1 mod. Zickzack, Mod. 1878
5-3 - Mauser 2 mod. Zickzack, Mod. 1878 (telaio chiuso)
5-4 - Mauser 2 mod. Zickzack, Mod. 1878 (telaio chiuso)
5-5 - Armeemodell 1879 (M/79) (Reichrevolver; marchiato Mauser e Dreyse), cal. 10,6
5-6 - Armeemodell 1883 (marchiato Mauser e Dreyse), cal. 10,6
5-7 - Armeemodell 1883, cal. 10, 6 versione civile
5-8 - Armeemodell 1883, versione civile, cal. 10,6
- Dreyse 1893, cal. 10,6
5-10 - Haenel C.G., Suhl, cal. 9
5-11 - Geco, sistema Colt (Genschow & Co.), cal. 38,
5-12 - Arminius HW 3 della ditta HW (Hermann Weihrauch), cal. 22 l.r.
5-13 - Arminius HW 38, cal. 38 sp.
5-14 - Heym, Münnerstadt, vari calibri
5-9
5-15 - Röhm, RG 10
5-16 - Röhm, RG 10 S
5-17 - Röhm, RG 11
5-18 - Röhm, RG 12
5-19 - Röhm, RG 14
5-20 - Röhm, RG 20
5-21 - Röhm, RG 23
5-22 - Röhm, RG 24
5-23 - Röhm, RG 30
5-24 - Röhm, RG 38
5-25 - Röhm, RG 57
5-26 - Röhm, RG 63
5-27 - Röhm, RG 66M
5-28 - Röhm, RG 88
5-29 - Cicago Cub (Reck)
5-30 - Reck R-15
5-31 - Reck R-18
5-32 - EMGE ,Gerstenberger & Eberwein, 22 corto
5-33 - EMGE 22 l .r.
5-34 - EMGE 32
5-35 - EMGE 223 e 323
5-36 - Mayer & Söhne
5-37 - Sauer & Sohn, Frontier 2/59
5-38 - Sauer & Sohn, TR 6
5-39 - Sauer & Sohn, TR 6
5-40 - Sauer & Sohn, FR 4
5-41 - Korth Combat 1972, vari calibri
5-42 - Erma mod. ER 440, cal. 38 sp.
6-1 - IMI, 1950, cal. 9 para
7-1 - Nagant (Nagan, Nagans) Arizmendi, cal. 7,62 Nagant, dopo il 1914
7-2 - Nagant F.A.G (F. Arizmendi e Goenaga, Eibar), prima del 1914
7-3 - Orbea Hermanos mod. 1916, Tettoni, cal. 10,35 it
7-4 - Orbea Hermanos (mod. Tettoni) mod. 1916, cal. 10,35 itt
7-5 - Orbea Hermanos mod. 1914 (poi mod. 1916), cal 44 S & W 44
7-6 - Alpha, Armero Especialistas Reunidas, Eibar, ca. 38 long Colt
7-7 - Alpha, cal. 38 long Colt
7-8 - Astra Cadix 382, cal. 38 sp.
7-9 - Astra Cadix mod. 326, cal. 32 S & W
7-10 - Astra Magnum, cal. 357 magnum
7-11 - Astra Regent, cal. 22 l.r.
7-12 - Guisasola, Eibar, cal. 38 long Colt
7-13 - Guisasola
7-14 - Llama Martial
7-15 - Orbea Hermanos
7-16 - Orbea Hermanos
Vitoria)
7-17 - O.M, Ojanguren y Marcaido, Militar y Policia
7-18 - O.M., Ojanguren y Marcaido, Eibar, mod. 1926
7-19 - Ruby Extra mod. 12(Llma y Gabilondo & C.,
7-20 - Ruby Extra, mod. 13
7-21 - S. A. Suinaga y Aramperri, Eibar, cal. 38 long Colt
7-22 - T.A.C., Trocaola Aranzabal y Cia, Eibar, cal. 44 sp.
7-23 - T.A.C. Corzo o Corso
7-24 - T.A.C. Para-Bosino
7-25 - "El Cano" di Arana & Cia, Eibar
7-26 - T.A.C. (Trocaola Aranzabal y Cia
7-27 - Oscillante, A. Errasti, Eibar
7-28 - M. 1925, Rural Model
Cia, Eibar, cal. 22 l.r.
7-29 - Imitazione Colt
7-30 - Imitazione Smith & Wesson
7-31 - Revolver semiautomatico Zulaica y
8-1 - Glisenti 1872 (Chamelot-Delvigne), ordinanza, cal. 10,35; in genere prodotto in
Belgio
8-2 - Glisenti 1886 (Chamelot-Delvigne), ordinanza, cal 10,35
8-3 - Mod. 1889, Bodeo, ordinanza (Chamelot-D. modificato da Bodeo), cal. 10,35
8-4 - Mod. Bodeo 1889
8-5 - Mod. 1889 (prodotto da Soc. Metallurgica Bresciana, già Tempini)
8-6 - Nuovo revolver Bernardelli
8-7 - Nuovo revolver Bernardelli
7,62 N.
9-1 - Ordinanza olandese 1873
Abadie
9-2 - Revolver olandese
10-1 - Nagant 1895 per Polonia, Ng 30, cal.
11-1 - Ordinanza portoghese 1878-1886, tipo
12-1 - Romania 1886 Dimancea, prodotto in Inghilterra
12-2 - Romania 1886
13-1 - Smith & Wesson russian, primo modello (1871), cal. 10,67
13-2 - Smith & Wesson russian, secondo modello (1872), cal. 10,67
13-3 - Smith & Wesson russian, terzo modello (1880), Cavalry, cal.10,67
13-4 - Smith & Wesson russian, terzo modello
13-5 - Nagant 1895 3-linee, cal. 7,62
13-6 - Nagant 1895
13-7 - Nagant 1895, civile o per polizia
14-1 - Smith & Wesson, mod. 1
14-2 - Smith & Wesson, mod. 1
1 (1875)
14-3 - Smith & Wesson, mod. 1
(1878)
14-4 - Smith & Wesson, mod. 2
14-5 - Smith & Wesson, mod. 1 ½
14-6 - Smith & Wesson, Schofield, Army No.
14-7 - Smith & Wesson, Army mod. No. 3
14-8 - Smith & Wesson, mod. 1 ½
azione (1889)
14-9 - Smith & Wesson, mod. 2
azione (1889)
14-10 - Smith & Wesson, dopia azione (1880)
safety con sicura sul calcio (dal 1888)
14-11 - Smith & Wesson, doppia azione (1881)
safety con sicura sul calcio (dal 1888)
14-12 - Smith & Wesson, doppia
14-13 - Smith & Wesson, doppia
14-14 - Smith & Wesson, mod.
14-15 - Smith & Wesson, mod.
14-16 - Smith & Wesson, 1909 ?
1899, per esercito e polizia
14-17 - Smith & Wesson, 32. Hand Ejector 1896
1902 per esercito e polizia
14-18 - Smith & Wesson, 1896, mod. II
New Century
14-19 - Smith & Wesson,
14-20 - Smith & Wesson,
14-21 - Smith & Wesson,
14-22 - Smith & Wesson, Ladysmith I mod.
Ejector Pocket, 1903
14-23 - Smith & Wesson, Ladysmith, II mod.
Regulation Police, 1920
14-24 - Smith & Wesson, Ladysmith III mod.
per polizia ed esercito
14-25 - Smith & Wesson, Hand
14-26 - Smith & Wesson,
14-27 - Smith & Wesson, 1905
14-29 - Smith & Wesson, 1905 serie speciale
14-30 - Smith & Wesson, Hand Ejector U.S. Service o British service
14-31 - Smith & Wesson, Mod. 10 per esercito e polizia
14-32 - Smith & Wesson, Mod. 10 canna pesante
14-33 - Smith & Wesson, Mod. 12 per esercito e polizia
14-34 - Smith & Wesson, Mod. 15 Masterpiece
14-35 - Smith & Wesson, mod. 19, 357 Combat Magnum
14-36 - Smith & Wesson, mod. 19, 357 Combat Magnum
14-37 - Smith & Wesson, mod. 20, 38/44 Heavy Duty
14-38 - Smith & Wesson, mod. 22 Army
14-39 - Smith & Wesson, mod. 27,cal. 357 Magnum
14-40 - Smith & Wesson, mod. 28, Highway Patrolman
Wesson, mod. 33, Regulation police
14-41 - Smith & Wesson, mod. 29, 44 magnum
Wesson, mod. 34, 22/32 kit-gun
14-42 - Smith & Wesson, mod. 30, Hand Ejector
Wesson, mod. 36, Chiefs special
14-43 - Smith & Wesson, mod. 32, Terrier
14-44 - Smith &
14-45 - Smith &
14-46 - Smith &
14-22 - Smith & Wesson, Ladysmith I mod.
Ejector Pocket, 1903
14-23 - Smith & Wesson, Ladysmith, II mod.
Regulation Police, 1920
14-24 - Smith & Wesson, Ladysmith III mod.
per polizia ed esercito
14-25 - Smith & Wesson, Hand
14-26 - Smith & Wesson,
14-27 - Smith & Wesson, 1905
14-54 - Colt, conversione Richards per cartucce a percussione centrale (Army Model
1971, modifica del New Model Army 1860)
14-55 - Colt, idem
14-56 - Colt, mod. Old line 1870
14-57 - Colt, mod. Colt's House Pistol (Cloverleaf Colt & Jim Fisk Pistol 1871-1875)
14-58 - Colt, mod. 1871 Colt Pocket
14-59 - Colt, mod. 1873 New Line, S. A. Pocket
14-60 - Colt, mod . 1874 New House o New Line
14-61 - Colt, mod. 1872 Frontier (munizioni anulari) o 1873 (munizioni a percussione
centrale)
15-62 - Colt, mod. Frontier Scout 62
14-63 - Colt, mod. Bisley
14-64 - Colt, mod. 1877 doppia azione, Lightnig o Thunderer
14-65 - Colt, mod. 1878 Frontier D. A.
14-66 - Colt, mod. 1889 predecessore del mod. 1892 New Navy o New Army
14-67 - Colt, mod. 1892 New Navy o New Army
14-68 - Colt, mod. New Service, 1898
14-69 - Colt, mod. New Police
14-70 - Colt, mod. New Police
14-71 - Colt, mod. Army M-1917
14-72 - Colt, Army Special M - 1909
14-73 - Colt, mod. Police positive special, 1907
Positive
14-74 - Colt, mod. Detectiv special, 1926
Positive
14-75 - Colt, mod. Cobra, 1950
14-76 - Colt, mod. Agent , 1955
14-77 - Colt, mod. Police
14-78 - Colt, mod. Police
14-79 - Colt, Poket Positive
14-80 - Colt, Python
14-81 - Colt, Marshal
14-82 - Colt, Commando
14-83 - Colt, Trooper
14-84 - Colt, Diamondback
14-85 - Colt, Detective Special
14-86 - Colt, Police Positive Special
14-87 - Colt, Viper
14-88 - Colt, Metropolitan Mk III
14-89 - Colt, Lawman Mk III
14-90 - Colt, Trooper Mk III
14-91 - Allens & Weeklock, 1858
14-95 - Bacons "Havy"
14-92 - American Army Co.
14-96 - Bacons Peperbox
14-93 - Brooklin Army Co.
14-97 - Bacons & Garrington
14-94 - Bacons Arms Co.
14-98 - Harrington & Richardson,
mod. American.
14-99 - Harrington & Richardson, mod. Young America
14-100 - Harrington & Richardson, mod. Automatic con lama di coltello (1900 circa).
14-101 - Harrington & Richardson, mod. Premier
14-102 - Harrington & Richardson, mod. Worcester (è la città di produzione)
14-103 - Harrington & Richardson, mod. Defender
14-104 - Harrington & Richardson, mod. Defender Special
14-105 - Harrington & Richardson, mod. Defender 1925
14-106 - Harrington & Richardson, mod. 900
14-107 - Harrington & Richardson, mod. 929
14-108 - Hopkins & Allen, mod. Tremis Terror
XL DA
14-109 - Hopkins & Allen, 1871 XL N. 1
14-110 - Hopkins & Allen, mod. Defender 89
Bulldog
14-111 - Hopkins & Allen, 1879 Dictator
14-112 - Hopkins & Allen, 1879 Ranger N. 2
32
14-113 - Hopkins & Allen, mod. XL N. 4
14-114 - Hopkins & Allen, mod.
14-115 - Hopkins & Allen, mod.
14-116 - Hopkins & Allen, mod.
14-117 - Hopkins & Allen, 1875
14-118 - Hopkins & Allen, mod.
14-119 - Grant
14-120 - Dan Wesson, mod. 12
14-125 - Iver-Johnson "American Bulldog
14-121 - Dan Wesson, mod. 15
14-126 - Iver-Johnson 1900
14-122 - "Pocket Pony"
14-127 - Iver-Johnson tipo Smith & Wesson
14-123 - Iver-Johnson 1883
14-128 - Iver-Johnson tipo Smith & Wesson
14-124 - Iver-Johnson 1891, mod. Smoker
14-129 - Iver-Johnson (tipo S&W)
14-130 - Iver-Johnson, mod. 55S Cadett
14-131 - Iver-Johnson , mod. 66 Snub &
14-132 - Kolb & Co, Baby Hammerles
14-133 - Connecticut Arms,1866
14-134 - Crispin 1865
14-135 - Liberty
14-136 - Maltby, Curtiss & Co. 1884
14-137- Maltby, Henlay & Co. 1889
14-138 - Manhattan Fire Arms Co.
14-139 - Mervin & Bray
14-140 - Mervin-Galbert, 1886, russian model (prod. Hopkins-Allen)
14-141 - Mervin-Galbert, 1873
14-142 - Mervin-Galbert
14-143 - Mervin- Galbert DA
14-144 - Meridian Fairarms Co.
14-145 - Marlin "Standard" N. 2, 1878
14-146 - Marlin "OK"
14-149 - Williamson, National Arms Company, Brooklyn, cal. 45 teat-fire
14-147 - Moore 1860
14-148 - Moore 1864
14-150 - Nord American Arms
14-151- Osgood "Duplex"
14-152 - Plant
14-153 - Plant
14-154 - Pond, 1864
14-156 - Prescott, 1860
14-157 - Reid J., "My Friend" , 1865
14-158 - Remington mod. n. 1
14-159 - Remington mod. n. 3
14-160 - Remington "Rider"
14-161 - Remington, 1875
14-162 - Rupertus "Peperbox", 1887
14-163 - Smith, 1873
14-164 - White Star (Hopkins & All)en
14-165 - Whitney
14-166 - Fyrberg, 1903
14-167 - Forehand Arms Co.
14-168 - Forehand Arms Co.
Wadsworth, British Bulldog
14-169 - Forehand & Wadsworth, Bulldog 1871
Wadsworth, 1877
14-170 - Forehand & Wadsworth
Wadsworth (tipo S&W)
14-171 - Forehand & Wadsworth, mod. russo, 1873
"Sentinel"
14-172 - Forehand & Wadsworth, Bulldog
14-173 - Forehand &
14-174 - Forehand &
14-175 - Forehand &
14-176 - High Standard ,
14-177 - High Standard "Sentinel" MK I e MK IV
Sentinel Mk III
14-178 - High Standard tipo Western
14-179 - High Standard ,"Kit-gun"
"Undercover"
14-180 - High Standard,
14-181 - Higgins 88
14-182 - Charter Arms
14-183 - Stoeger Arms Corporation, "Deputy"
GA-34
14-184 - Sturm, Ruger & Co., "Bearcat"
Revolver automatico
14-185 - Sturm, Ruger & Co., "Single-six"
14-186 - Sturm, Ruger & Co., "blackhawk
14-187 - Sturm, Ruger & Co.,
14-188 - Union Arms Co.,
14-189 - U.S Revolver Co.
15-1 - Smith & Wesson 1879 della Turchia, cal. 44 RF e poi CF
16-1 - Le Mat
16-2 - Perrin, cal. 10,4
16-3 - Devisme, J. B. Devisme, Parigi , cal. 11
16-4 - Galand 1870
16-5 - Galand
16-6 - Revolver ad 8 colpi tipo Galand
16-7 - Ordinanza Lefaucheux 1870, cal. 11
civile
16-8 - Chamelot-Delvigne, 1872
16-9 - Saint Étienne, 1873
16-10 - Saint Étienne, versione
16-11 - Lebel
16-12 - Lebel 1892
16-13 - "Agent", tipo Nagant
16-14 - Manurhin MP-73
17-1 - ZKR 590 o Grand (fabbrica di Brno)
18-2 - Galand-Schmidt, 1878 (Svizzera)
Svezia)
18-3 - Galand-Schmidt 1892 (Svizzera)
1926
18-4 - Ordinanza mod. 29 (82/29) (Svizzera)
19-1 - Nagant 1887 (russa per la
20-1 - Ordinanza Giapponese
20-2 - New Nambu
Revolver a spillo di varie piccole ditte
21-1 - Lefaucheux Eugène, Parigi, cal. 12,7, mod. marina 1858 per uso civile
21-2 - Typo Lefaucheux, Belgio
21-3 a 21-5 - Tipo Lefaucheux, Belgio
Revolver a spillo tipo Lefaucheux, di varie piccole ditte
21-12 - Rolland & Renault, Liegi (?)
Revolver a spillo tipo Lefaucheux, di varie piccole ditte
21-15 - Barrelesss, E. Renault, Liegi
Barreless, Orbea Hermanos, Eibar
21-17 e 19 - Gasser, Vienna
21-21 - Renault
21-22 - Verney-Canon, St. Étienne
Revolver a spillo tipo Lefaucheux, di varie piccole ditte
21-27 - tipo Chamelot-Delvigne
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Bulldog di varie piccole ditte
Revolver tipo Velodog
23-26 a 23-28 - Revolver tipo Velodog
24-1 a 24-4 - Imitazioni Smith & Wesson
Imitazioni Smith & Wesson
Imitazioni Smith & Wesson
Revolver vari di piccole ditte
Revolver vari di piccole ditte
Revolver vari di piccole ditte
Pistole sconosciute
Austria
26-1 Mannlicher 1894 ,cal. 6,5
26-2 Krnka 1895, cal. 8
26-3 Krnka 1899, cal. 8
26-4 Krnka 1904, cal. 8
26-5 Roth- Steyr 1907, cal.8
26-6 Mannlicher M96, cal. 7,65
26-7 Mannlicher 1900, cal 7,63
26-8 Mannlicher 1905, cal 7.63
26-9 Mannlicher 1905, cal,. 7,63
27-6 Little Tom, cal. 7,65
27-7 Little Tom, cal. 6,35
27-8 Steyr 1934,cal. 7,65
27-9 Steyr SP o Steyr Daimler Puch del 1957, cal. 7,65
27-10 Steyr Daimler Puch mod. Pi-18 , cal. 9 Para (diventerà la GB 80)
Argentina
28-1 HAFDASA cal 45 ACP (Ballester-Rigaud e B.-Molina) 1930-1940
28-2 HAFDASA cal. 22 l.r. (Hispano Argentina Fabrica de Automoviles SA)
28-3 G.M.C. (Garbi, Moretti y Compania, Mar del Plata), cal. 22 l.r. (circa 1940).
28-4 Bersa, mod. 225, cal. 22 l.r. (Fabrica de Armas Bersa SA, Ramos Mejia)
Belgio
29-1 Browning mod. 1900, cal. 7,65
29-2 Browning mod. 1900, cal. 7,65
29-3 Browning 1903, cal. 9 mm Br. lungo
29-4 Browning 1906, cal. 6,35
29-5 Browning 1910/12, cal. 7,65
29-6 Browning 1922, cal. 7,65 e 9 corto
29-7 Browning Baby, cal. 6,35
29-8 Browning 1935, cal. 9 Para
29-9 Browning 1935, cal. 9 Para
29-10 Browning (FN Herstal SA) mod. 130, cal. 7,65 o 9 corto
29-11 Browning (FN Herstal SA) mod 140 DA, cal. 7,65 o 9 corto
29-12 H&D , Henrion & Dassy, Liegi (1912-1914), cal. 6,35
29-13 Bayard (Anciens Etablissement Pieper SA, Herstal), vari calibri
29-14 Bayard 1908, cal. 7,65 e 9 corto
29-15 Bayard 1923 (copia della Browning 1910)
29-16 Bayard 1930, cal 6,35
29-17 Bergmann-Bayard 1908
29-18 Warnant, L. & J Frères, cal. 7,65
29-19 Warnant, L. & J Frères, cal. 6,35
29-20 Warnant, L. & J Frères, cal. 6,35
29-21 Vici (fabbrica sconosciuta), cal. 6,35
29-22 Wilson (fabbrica sconosciuta), cal. 6,35
29-23 WS o Wegria-Charlier, 1908 Liegi, cal. 6,35 (grilletto sul dorso!)
29-24 Gavage Armand, ca. 1930 Liegi, cal. 7,65
29-25 Delu F., Liegi, cal. 7,65
29-26 Dictator o Centaure (Liegi 1910-1914)
29-27 Jieffeco, Janssen & Fils, Liegi, 1907 ca.
29-28 Jieffeco, Janssen & Fils, Liegi, 1907 ca.
29-29 Clément 1903
29-30 Clément 1903
29-31 Clément 1903
29-32 Clément 1907
29-33 Clément 1907
29-34 Clément 1908
29-35 Clément 1909
29-36 Clément 1909
29-37 Clément 1912
29-38 Clément 1912
29-39 Lepage, 1925
29-40 Lepage
29-41 Lepage cal. 6,35
29-42 Manifacture d'Armes à Feu, Liegi
29-43 Le Martiny, cal. 6,35
29-44 Melior, Liegi
29-45 Melior, Liegi
29-46 Melior new model
29-47 Melior new model
29-48 Melior new model, cal. 6,35
29-49 Melior new model
29-50 Melior, cal. 6,35
29-51 Mercury (Melior per gli USA)
29-52 M. L., Manufacture Liègeoise d'Armes à Feu Sa, Robar & Companie
29-53 M. L., idem
29-54 Le Monbloc, Jules Jacquemart (1911 ca., Liegi)
29-55 Le Monobloc
29-56 Pieper mod. N, cal. 7,65
29-57 Pieper 1908, cal. 6,35
29-58 Pieper mod B, cal. 7,65
29-59 Pieper mod. O, cal. 7,65
29-60 Pieper 1908, cal. 7,65
29-61 Pieper 1909, cal. 7,65
29-62 Pieper 1920, cal. 6,35
29-63 Pieper, cal. 6,35
29-64 Pieper Legia
29-65 Pieper, cal. 6,35
29-66 Radium
29-67 Le Rapide (Jules Bertrand , Liegi)
29-68 Teuf-Teuf (produttore sconosciuto)
29-69 Francotte Auguste,1912 ca., cal. 6,35
Inghilterra
30-1 Mars, cal. 8,5, brevetto Gabbet Fairfax 1900, prodotto da Webley & Scott
30-2 Mars cal. 45
30-3 Webley-Whitnig della Webley & Scott, 1904
30-4 Webley-Whitnig Mk 1 e Mk 1 nr. 2 della Webley & Scott, 1912
30-5 Webley-Whitnig Mk 1 e Mk 1 nr. 2 della Webley & Scott, 1912
30-6 Webley-Whitnig della Webley & Scott, 1909
30-7 Webley-Whitnig della Webley & Scott, 1910
30-8 South African Model della Webley & Scott, 1920
30-9 Webley & Scott, Police Model, 1907
30-10 Webley & Scott, Pocket Model, 1907
30-11 Webley & Scott, Hammerless Pocket Model, 1910
30-12 Webley & Scott Police Model
30-13 Colt-Browning Model 1911 (per la I° G.M.)
Ungheria
31-1 Frommer 1901 della Fegyvergyàr Részvénytarsasàg, Budapest , cal. 8 mm Roth; la
Frommer 1906, identica di aspetto, cal 7,65 Roth, ha il caricatore estraibile.
31-2 Frommer 1910, cal. 7,65 e 9 corto; sicurezza sul dorso (talvolta).
31-3 Frommer Stop, cal. 7,65 e 9 corto
31-4 Frommer Baby, cal. 7,65 e 9 corto
31-5 Frommer 29M, Army M1929, Pisztoly 29M (prodotto da Fèmàru Feyver és Gépgyàar Részvénytarsagàg
31-6 Frommer 37M, Army M1937 o Pisztoly 37M
31-7 Frommer 37M cal 7,65
31-8 Frommer Liliput, 1923, cal. 6,35
31-9 Nalava, cal. 6,35
31-10 Eiler, cal. 6,35
31-11 FEG Walam 48 o 48M (copia della Walther), cal 7,65 e 9 corto
31-12 FEG Walam R61, cal 9 Mak. (simili la RK 69 e la PA-63)
31-13 AP o Attila Pistole, cal. 7,65 o 9 corto
31-14 Togagypt 58, cal. 9 Para
Vietnam
32-1 Dan Quan Khu, probabile copia di pistole cinesi
32-2 Copia di una Browning
32-3 Copia di una Colt
Germania
33-1 Borchard 1893
33-2 Luger Parabellum 1900, cal. 7,65 para
33-3 Luger Parabellum M 1906, cal. 9 para
33-4 Luger Parabellum M 1908, cal. 9 para
33-5 Luger Parabellum M 1904 marina, cal 9 para
33-6 Luger Parabellum M 1908 artiglieria, cal. 9 para
33-7 Luger Parabellum M 1908, modificata 1913-1917, cal 9 para
33-8 Luger Parabellum cal 7,65 para e 9 para
33-9 Walther mod. 1, 1910, cal, 6,35
33-10 Walther mod. 2, 1913, cal. 6,35
33-11 Walther mod 3, 1919, cal. 7,65
33-12 Walther mod. 4, 1914 ca., cal. 7,65
33-13 Walther mod 5, 1915, cal. 6,35
33-14 Walther mod. 6, 1915, cal 9 para
33-15 Walther mod. 7, 1915, cal. 6,35
33-16 Walther mod. 8, 1920, cal. 6,35
33-17-18 Walther mod 9, 1921, cal. 6,35
33-19 Walther PP, 1930
33-20 Walther PPK , 1931
33-21 Walther mod. MP
33-22 Armee Pistole, ca. 1937, cal. 7,65 para (cane interno)
33-23 Armee Pistole mod. HP, 1937, cal. 7,65 e 9 para (cane esterno)
33-24 Walther P-38
33-25 Walther P-38K
33-28 Walther TP (Taschenpistole), 1961
33-26 Walther P-38S
33-27 Walther elaborata da Detlef Joniskeit, Combat-special
33-29 Walther PP Super, 1975, cal. 9x18 Police
33-30 Walther TPH (Taschenpistole mit Hahn),1968, cal. 6,35
33-31 Walther P4 , 1976, cal. 9 para
33-32 Walther P5, 1977, cal. 9 para
33-33 Mauser C /96 o M 1896, cal. 7,63
33-34 Mauser C/96
33-35 Mauser C/96
33-36 Mauser C/96 mod. 1905
33-37 Mauser C/96 1898 e 1903
33-38 Mauser C/96 1912
33-39 Mauser C/96 1920
33-40 Mauser C/96 1920
33-41 Mauser C/96, 1926
33-42 Mauser M 1930 mod. 712 (a raffica su modifica di Josef Nickl)
33-43 Mauser M 1930 (a raffica con modifica di Karl Westinger)
33-44 Mauser C/06-08 (1908/12)
33-45 Mauser M 1912/1914
33-46 Mauser M 1910, cal. 6,35
33-47 Mauser M 1910/1914, cal. 6,35
33-48 Mauser M 1934
33-49 Mauser M 1910/14
33-50 Mauser M 1910/14
33-51 Mauser M 1910/14
33-52 Mauser WTP mod I, 1922, cal. 6,35
33-53 Mauser WTP mod. II, 1938, cal. 6,35
33-54 Mauser HSc, 1937
33-55 Bergmann n. 3, 1897
33-56 Bergmann n. 2, 1896
33-57 Bergmann M 1897
33-58 Bergmann-Simplex (probabile copia belga, otturatore a massa)
33-59 Bergmann mod. 2 e 3, cal. 6,35
33-60 Bergmann mod 2A e 3A, cal. 6,35
33-61 Bergmann Special mod. (1937) ,cal. 7,65
33-62 Adler 1905, cal. 7,25
33-63 Beholla (Becker & Hollander), 1916, cal. 7,65
33-64 Heim, C.E. Heinzelmann, ca. 1930, cal. 6,35
33-65 Gecado (G.C. Dornheim), prodotta in Spagna, cal. 6,35
33-66 Heckler & Koch HK4, 1964
33-67 Heckler & Koch P-9S, 1972
33-68 Heckler & Koch VP-70, 1970
33-69 Heckler & Koch P7 o PSP, 1973-75
33-70 Helfricht mod. 3(brevetto 1920, nota anche come Helkra)
33-71 Helfricht Mod. 4
33-72 Haenel mod. I, ca. 1921
33-73 Haenel mod. II, disegnato da H. Schmeisser, 1927
33-74 DWM (Deutsche Waffen- und Munitionsfabrik), 1922
33-75 Dreyse (Rheinische Metallwaren- und Maschinenfabriken)) 1907, progetto di
Louis Schmeisser
33-76 Dreyse 1907
33-77 Dreyse 1907
33-78 Dreyse 1908
33-79 Dreyse 1908
33-80 Dreyse 1910
33-81 Dreyse 1910
33-82 Dreyse 1910
33-83 Jäger (Franz Jäger & Companie), 1914, Suhl, cal. 7,65
33-84 Sauer 1913, J.P. Sauer & Sohn., Suhl
33-85 Sauer 1913, cal. 6,35
33-86 Sauer 1913, cal.7.65
33-87 Sauer 1913, anni 30
33-88 Sauer 1913, anni 30, cal. 6,35
33-89 Sauer 1930 Behördenmodell
33-90 Sauer WTM, 1925
33-91 Sauer WTM, 1928
33-92 Sauer 38-H (anche Mod. 58), 1939
33-93 Simson M1927 (Simson & Companie, Suhl)
33-94 Kaba Special (Karl Bauer, Berlin)
33-95 Keszler, Friedriech Pickert, 1907 ca.
33-96 Kobra (produttore ignoto) ca. 1927
33-97 Kommer (Theodor Kommer, Zella-Mehlis)
33-98 Kommer. mod. 1
33-99 Kommer, mod. 2
33-100 Kommer mod. 3
33-101 Continental ca. 1920 (Rheinische Waffen- und Munitionsfabrik. Köln)
33-102 Continental, cal. 7,65
33-103 Korriphila TP 70 (Korriphila Präziasionmechanik GmbH, Ulm
33-104 Korriphila HSP 70
33-105 Langenhan (Friedrich Langenhan) Armee Model, 1913, cal. 7,65
33-106 Langenhan mod. 1, 1918, civile, cal. 7,65
33-107 Langenhan mod. 2, cal. 6,35
33-108 Langenhan mod. 3, cal. 6,35
33-109 Leonhardt (Hans Gehring, Arnstadt?); copia Beholla
33-110 Lignose mod. 2, 1921, cal. 6,35
33-111 Lignose mod. 2A
33-112 Lignose mod. 3 e 3A
33-113 Mann (Fritz Mann, Suhl), 1920, cal. 6,35
33-114 Mann, cal. 7,65 e 9 corto
33-115 Menta (August Menz) Suhl, 1920 ca., cal. 7,65 (copia Beholla)
33-116 Menta, cal. 6,35
33-117 Menz (August), dopo 1918, copia Beholla, cal, 7,65
33-118 Menz, cal. 6,35
33-119 Menz mod II, cal.7,65
33-120 Menz mod. II
33-121 Menz mod. II, cal.6,35
33-122 Menz Lilliput M1925, cal. 6,35
33-123 Menz Lilliput mod. 1927, cal. 4,25
33-124 Menz Mod. III (simile P&B), cal. 7,65 e 6,35
33-125 Menz mod IIIA, cal. 7,65
33-126 Nordheim (G. von Nordheim), Suhl, 1912, cal. 7,65
33-127 Ortgies (Heinrich Ortgies & Companie o Deutsche Werke AG), 1920, vari
calibri
33-128 Ortgies, cal. 6,35
33-129 Rheinmetall GmbH, Sommerda, 1921, cal. 7,65
33-130 Reck P-8 o La Fury 8 (Karl Arndt Reck) cal. 6,35, 1950 (?)
33-131 Römerwerke AG, Suhl, 1925, cal. 22 l.r., canna intercambiabile a 6,35
33-132 Roth-Sauer (J.P. Sauer & Son, Suhl), 1910, cal. 7,65 (vedi Austria, K. Krnka)
33-133 Reck SM 11, cal. 6,35
33-134 RSM Stingray (Reck?), cal. 6,35
33-135 Zehna (Eduard Zehner, Suhl), ca.1918, cal. 6,35
33-136 Zehna cal. 6,35
33-137 Schwarzlose tipo 1898, produttore ignoto Suhl (?), cal. 7,63
33-138 Schwarzlose tipo 1908, A.W. Schwarzlose GmbH, Berlin, cal. 7,65
33-139 Schwarzlose tipo 1908
33-140 Stenda (Stenda-Werke GbmH, Suhl), ca. 1920, cal. 7,65
33-141 Stern (Albin Wahl, Zella-Mehlis) 1920, ca. 6,35
33-142 Stock (Franz Stock AG, Berlin), 1925, cal.7,65
33-143 Stock, cal. 7,65
33-144 Stock, cal. 6,35
33-145 HS Mod. 5 (Herbert Schmidt GmbH, Oberndorf), cal. 6,35
33-146 Erma mod. P25 (o E.P.25), Erma-Werke & Co., München Dachau circa 1950,
cal. 6,35
33-147 Erma KGP-68, cal. 7,65 e 9 corto (chiusura a massa!)
33-148 Erma EP652, cal. 22 l.r.
33-149 D.R.P. (Menz ?) cal. 4,25
Danimarca
34-1 M1910/21 (Haerens Tøjhus, Copenhahen 1922), cal. 9 Bergmann-Bayard, copia
della pistola belga
34-2 Schouboe Dansk Rekylriffel Syndikat A.S.), 1902, cal. 11,35
34-3 Schouboe , 1907, cal. 11,35
34-4 Schouboe 1912, 9 para ed altri calibri
34-5 Schouboe civile, cal. 7,65
Indonesia
35-1 Pi. A. (Fabrik Sendjata Ringan Pindad, Bandung), cal. 9 para; copia FN GP35
Iran
36-1 Mod. 1317 (Walther), cal. 9 corto
Spagna
37-1 Alkar (Fabrica de Armas Alkartasuna, Guernika), cal. 7,65
37-2 Astra mod. 900 (Unceta y Compañia, Guernica), 1927, cal. 7,63 Mauser
37-3 Astra mod. 901, 1928, cal. 7,63 M.
37-4 Astra mod. 300 (Unceta + Esperanza), cal. 7,65 e 9 corto
37-5 idem con piccole varianti
37-6 Astra mod. 400 (Esperanza y Compañia prima, e Unceta poi), 1921, cal. 9 mm
largo
37-7 Astra mod. 903, 1932, cal. 7,63 Mauser
37-8 Astra mod. 600, 1943, cal. 9 para
37-9 Astra mod. 4000 Falcon, 1956, calibri vari
37-10 Astra mod. 800 Condor, 1958, cal. 9 para
37-11 Astra mod 2000 Cub, 1954, cal. 6,35 o 22 l.r. (con canna lunga, Astra Camper)
37-12 Astra mod. 7000, cal. 22 l.r.
37-13 Astra mod. 5000 Constable, 1969, vari calibri
37-14 Azul (Eulogio Arostegui, Eibar), cal. 6,35
37-15 Azul MM31 (Beistegui Hermanos for Eulogio Arostegui, Eibar, 1931), cal. 7,63
Mauser, anche a raffica
37-16 Bernedo (Vicot Bernedo y Compania, Eibar, cal. 7,65 e 6,35
37-17 Bulwark (Beistegui Hermanos, Eibar), cal. 6,35
37-18 Boltun (Francisco Arizmendi, Eibar), cal. 6,35
37-19 Victoria M 1911, Unceta y Compania, Guernica, cal. 6,35
37-20 Campo Giro 1913/16, Esperanza y Unceta, Guernica, cal.9 largo
37-21 Colonial, Fabriques d'armes de Grande Précision, Eibar, cal. 7,65
37-22 Continental (Tómas de Urizar of Barcelona), cal. 6,35
37-23 Llama mod. 1 e mod. 2, Gabilondo Y Compañia, Elgoeibar, 1933, vari calibri
37-24 Llama mod. 3A, 1955, cal. 9 corto e altri
37-25 Llama mod 9A, 1954, cal. 45 ACP
37-26 Llama mod. 18, cal. 6,35
37-27 Llama mod. 19, cal. 6,35
37-28 Llama mod, 19, cal. 9 corto
37-29 La Lira (anche Triunph), Garate, Anitua y Compañia Eibar, 1910 ca., cal. 7,65 .
Copia della Mannlicher
37-30 Longines, Cooperativa Obrera, Eibar, cal. 7,65
37-31 Looking Glass, Acha Hermanos, Eibar, cal. 6,35
37-32 Martian, Martin Bascaran, Eibar, vari calibri
37-33 Martian cal. 7,65
37-34 Martian cal. 6.35
37-35 Mondial, Gaspar Arizaga, Eibar, cal. 6,35
37-36 Mugica, José Mugica, cal. 9 para
37-37 Royal, Beistegui Hermano y Compañia, Eibar, cal. 7,63 Mauser
37-38 Ruby, Gabilondo y Urresti, Elgoeibar, cal. 45 ACP
37-39 Thunder (Thander) M1919, Martin Bascaran, Eibar, cal. 6,35
37-40 SEAM, Sociedad Española de Armas y Municiones, Eibar, cal. 6,35
37-41 Star 1906, Bonifacio Echeverria y Compañia, Eibar, cal. 6,35
37-42 Star mod. 1914, cal.7,65
37-43 Star mod. 1, cal. 7,65
37-44 Star mod. cal. 7,65
37-45 Star mod. 1, cal. 7,65
37-46 Star M1919, cal. 6,35
37-47 Star M1920, cal. 6,35
37-48 Star modello militare (1920), cal. 9 largo o 45 ACP
37-49 Star mod. A, 1921, cal. 7,63
37-50 Star mod. A e AS, cal. 9 largo
37-51 Star mod. B, cal. 9 para
37-52 Star mod. HD, cal. 9 largo (anche a raffica)
37-53 Star mod. BKS Starlight, 1970, cal. 9 para
33-54 Star mod. PD, 1975, cal. 45 ACP
33-55 Star mod M 1922, cal.9 corto
33-56 Star mod. BKM o BM, 1977, cal. 9 para
33-57 Star mod HK Lancer, cal.22 l.r.
33-58 Star mod. SI e S, 1946 (poi dal 1970 SS e SIS) vari calibri
33-59 Star mod DK Starfire, cal. 9 corto
37-60 Star mod I, 1934, cal. 7,65 e IN cal. 9 corto
37-61 Star mod. per ufficiali, cal. 7,65
37-62 Star mod.FR e IR, 1955, cal. 22 l.r. e 7,65
37-63 Star mod. H e HN, 1934, cal. 7,65 e 9 corto
37-64 Star mod CO, 1941, cal. 6,35
37-65 Star mod CU, 1957, cal. 6,35
37-66 Star mod. HK Lancer, 1955, cal. 22 l.r.
37-67 Star mod. E, 1926-32, cal. 6,35
36-68 Star mod. E
37-69 Tanque, Ojanguren y Vidosa, Eibar, cal. 6,35
37-70 Tauler, mod. II, Gabilondo y Compañia, Elgoeibar, cal. 7,65 e 9 corto
37-71 Tauler mod. III cal. 9 corto
37-72 Phoenix, Tómas de Urizar of Barcelona, cal. 6,35
37-73 Fiel, Erquiaga, Muguruzu y Compañia, Eibar, cal. 6,35
37-74 Jo-Lo-Ar, Hijos de Calixto Arrizabalaga, Eibar, cal. 7,65 e 9 corto
37-75 Charola y Anitua, Eibar, 1897(?), cal. 5 mm
37-76 Sharp Shooter, Hijos de Calixto Arrizabalaga, Eibar, cal. 7,65 e 6,35
37-77 Express, Tómas de Urizar de Barcelona, cal. 7,65
37-78 Express cal. 6,35
37-79 Express ca. 6,35
37-80 Echasa model Fast, Echave y Arizmendi, Eibar, vari calibri
37-81 AAA, Manifacture des arma, 1919 Eibar
37-82 Avion, Azpiri y Compañia
37-83 Avion
37-84 Aurora
37-85-86-87-88-89-90 produttore ignoto
37-91 Action, Modesto Santos, Eibar
37-92 -93- 94 Alkar, Fabrica de Armas Alkartasuna
37-95 -96 Apache, Ojanguren y Vidosa, Eibar
37-97 Astra mod. 2000 (1924)
37-98 Astra Firecat
37-99 Azul, Eulogio Arostegul, Eibar
37-100 -101 Atlas, Acha Hermanos y Compañia
37-102 Benemrita 1918, D.F. Ortega de Seija, Madrid
37-103 Bronco, 1918, Echave y Arzimendi, Eibar
37-104 Bulwark, Beistegui Hermanos, Eibar
37-105 Bufalo, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-106 Waldman, F. Arizmendi y Goenaga, Eibar
37-107-108-109-110 Walman, F. Arizmendi y Goenaga, Eibar
37-111 Venus, Tómas de Urizar
37-112 Venzedor, Casimir Santos, Eibar
37-113 -114-115-116 Vesta
37-117-118 Victor, Francisco Arizmendi, Eibar
37-119 The Victory
37-120 Victoria, 1911 e 1916
37-121 Vincitor
37-122-123-124-125 Vite, Esperanza y Unceta, Guernica, 1912-1913
37-126 Vulcain
37-127 Gallus, Retolaza Hermanos, Eibar
37-128 Guisasola Hermanos, Eibar
37-129 Gloria, 1913, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-130 Hudson
37-131 Danton, Gabilonod y Compañia
37-132 -133-134 Destroyer, Isidro Gaztañaga, Eibar
37-135 Defense
37-136 Le Dragon, Tómas de Urizar de Barcelona
37-137 Douglas 1914, Lasagabaster Hermanos, Eibar
37-138 Duan, F. Ormachea, Eibar
37-139-140 EA, Eulogio Arostegui, Eibar
37- 141 Singer, Francisco Arizmendi, Eibar
37-142 Singer
37-143-144 Ydeal, Francisco Arizmendi, Eibar
37-145-146 Kaba Spezial, fatta per Karl Bauer di Berlino
37-147 Cow-boy
37-148 Conlon, Azpiri y Compañia, Eibar
37-149 -150 Colonial, Fabrique d'armes de grande précision, Eibar
37-151-152 Colonial
37-153-154-155 Continental, Tómas de Urizar de Barcelona
37- 156 Crucelegui Hermanos
37-157-158-159 Liberty, Retolaza Hermanos o Fabrique d'armes de grande préci-sion
37-160 Libia, Beistegui Hermanos, Eibar
37-161 Looking Glass, Acha Hermanos, Eibar
37-162-163 Marina, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-164 Marte, Erquiaga, Muguruzu y Compañia, Eibar
37-165 Marte Erquiaga, Muguruzu y Compañia, Eibar
37-166 Martian, Martin Bascaran, Eibar
37-167 Merke, F. Ormachea, Eibar
37-168 Minerva, Fabrique d'armes de grande précision, Eibar
37-169-170 MS, Modesto Santos, Eibar
37-171 Omega, Armero Especialistas
37-172 Orbea, Orbea y Compañia, Eibar
37-173-174 Paramount, Apaolozo Hermanos, Eibar
37-175-176-177 Pinkerton, Gaspar Arizaga, Eibar
37-178 Premier 1913, Tómas de Urizar de Barcelona
37-194 Rival, Fabrica de Armas Union, Eibar
37-195 Royal, M. Zulaica y Compañia, Eibar
37-196-198 Ruby Arms & Co., Gabilondo y Urresti, Elgoeibar
37-199 Salvaje, Ojanguren Y Vidosa, Eibar
37-200 SEAM, Societad Espagñola de Armas y Municiones, Eibar
37-201 Selecta 1918, Echave y Arizmendi, eibar
37-202 Celta, Tómas de Urizar de Barcelona
37-203 El Cid, 1915, Casimir Santos, Eibar
37-204 Sprinter, Garate, Anitua y Compañia, Eibar
37-205-206-207 Stosel, Retolaza Hermanos, Eibar
37-208-209 Tatra
37-210 Tiwa
37-211 Tisan, Santiago Salaberrin, Eibar
37-212-213 Titanic, Retolaza Hermanos, Eibar
37-214 Trust, Fabrique d'armes de grande précision, Eibar
37-215 Triomphe, Apaolozo Hermanos, Zumorraga
37-216 Unique, 1924, Unceta y Compañia por Manifactures des Armes des Pyrennées
Françaises, Hendaye
37-217-218-219 Union, Esperanza y Unceta, Guernica
37-220 Favorit,
37-221 Fiel nr. 1, Erquiaga, Muguruzu y Compañia, Eibar
37-222 Fortuna, Esperanza y Unceta, Guernica
37-223 Joha
37-224 Jubala, Larranaga y Elartza, Eibar
37-225 J. Cesar, Tómas de Urizar de Barcelona
37-226 Campeon, 1919, Crucelegui Hermanos, Eibar
37-227-228-229-230 Express, Garate, Anitua y Compañia, Eibar
37-231-232 Errasti, Antonio Errasti, Eibar
37-233 Etna, Santiago Salaberrin
37-234 Jupiter, Fabrique d'armes de grande précision, Eibar
37-235 Ignoto
37-236-237 Ignoto
37-238 AA 1916, Azanza y Arrizabalaga, Eibar
37-239 AAA 1916, A. Aldazabal, Eibar
37-240 Ignoto
37-241 Fabrique d'armes de guerre
37-242 Hijos de C. Arrizabalaga, Eibar
37-243 Ignoto
37-244 Arizaga Gaspar, Eibar
37-245 Hijos de C. Arrizabalaga, Eibar
37-246-247-248 Ignoto
37-249-250 Allies, Berasaluce Arietio-Aurtena y Compañia, Eibar
37-251 Alkar, Fabrica de Armas Alkartasuna, Guernica
37-252- 253 Alkar, Fabrica de Armas Alkartasuna, Guernica
37-254 - 258 Astra, Esperanza y Unceta, Guernica
37-259 Astra
37-260 Azul, Euologio Arostegui, Eibar
37-261 Acha Hermanos, Ermua
37-262 Le Basque, Eulogio Arostegui, Eibar
37-263 Beistegui Hermanos, 1914
37-264 Bolumburu, Gregorio, Eibar
37-265 Bristol, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-266 Bronco 1918, Echave y Unceta, Guernica
37-267 Brunswig 1916, Esperanza y Unceta
37-268 Waldmann 1913, F. Arizmendi y Goenaga, Eibar
37-270-271 Walman, 1914, F Arizmendi y Goenaga, Eibar
37-272 Venus, Tómas de Urizar de Barcelona
37-273 Vesta, Hijos de A,. Echeverria, Eibar
37-274 Victoria 1911, Unceta y Compañia, Guernica
37-275 Vincitor, 1914, M. Zulaica y Compañia, Eibar
37-276 Vilar, 1914, Retolaza Hermanos o Gregorio Bolumburu
37-277 Gloria,1915, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-278 Destructor, Iraola Salaverria y Compañia, Eibar
37-279 Demon, Manifactura de Armas Demon, Eibar
37-280 Destroyer, Isidro Gaztañaga, Eibar
37-281 Destroyer
37-282 Singer, F. Arizmendi y Goenaga, Eibar
37-179 Principe, Tómas de Urizar de Barcelona
37-180 Princeps, Tómas de Urizar de Barcelona
37-181 -183-183 Protector, Santiago Salaberrin or Echave y Arzimendi, Eibar
37-184 Rayon
37-185-186-187 Regent, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-188-189-190 Regina, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-191 Reims, Azanza y Arrizabalaga, Eibar
37-192 Renard, Echave y Arizmendi, Eibar
37-193 Retolaza, Retolaza Hermanos y Compañia, Eibar
37-283 Singer
37-284 Indian, Isidro Gaztañaga, Eibar
37-285 Ydeal, Francisco Arizmendi, Eibar
37-286 Izarra, Bonifacio Echeverria, Eibar
37-287 Cobra, Arizmendi, Zulaica y Compañia, Eibar
37-288 Ca-Si, Fabrique d'Armes de grande précision, Eibar
37-289 Liberty, 1914, Retolaza Hermanos o Gregorio Bolumburu
37-290 Libia, Beistegui Hermanos, Eibar
37-291 Lusitania, La Armera Elgoeibarresa, Elgoeibar
37-292 Looking Glass, Acha Hermanos, Eibar
37-293 Martina, Martin Bascaran, Eibar
37-294 Omega, Armero Especialistas, Eibar
37-295 Omega
37-296-297-298 Paramount, Apaolozo Hermanos, Eibar
37-296 37-299 Plus Ultra, 1932, Gabilondo y Compañia, Elgoeibar
37-300 Praga, Sociedad Española de Armas y municiones, Eibar
37-301 Princeps, Fabrique d'Armes de grande précision, Eibar
37-302 Puma, Fabrique d'Armes de grande précision, Eibar
37-303 Precision, Fabrique d'Armes de grande précision, Eibar
37-304 Puppel, Ojanguren y Vidosa, Eibar
37-305-306 Regina, Gregorio Bolumburu, Eibar
37-307 Regina
37-308 Republic
37-309 Reims, 1914, Azanza y Arrizabalaga Eibar
37-310 Retolaza 1914, Retolaza Hermanos, Eibar
37-311 Royal (Novelty), M. Zulaica y Compañia, Eibar
37-312 Royal
37-313 Royal
37-314 Roland, Francisco Arizmendi, Eibar
37-315-316 Ruby Arms Co., Gabilondo y Urresti, Elgoeibar
37-317 Aldazabal Leturiondo y Cia, Eibar
37-318 Echeverria, Hijos de A. Echeverria, Eibar
37-319 Salaverria, Iraola Saverria, y Compañia, Eibar
37-320 Cebra, Beistegui Hermanos o Arizmendi, Zulaica & Co., Eibar
37-321 Le Secours, Tómas de Urizar de Barcelona
37-322 Selecta, 1919, Echave y Arizmendi, Eibar
37-323-324 Stosel, Retolaza Hermanos, Eibar
37-325 Zulaica, 1914, M. Zulaica y Compañia, Eibar
37-326-327 Titanic, 1914, Retolaza Hermanos, Eibar
37-328 Trust, Fabrique d'Armes de grande précision, Eibar
37-329 Union, Unceta y Compañia, Guernica
37-330 Urrejla y Compañia, Eiber
37-331-332 Fiel, Erquiaga, Muguruzu y Compañia, Eibar
37-333 Joha,
37-334 Campeon, 1919, Crucelegui Hermanos, Eibar
37-335 Ignota
37-336 Ignota
37-337 -7-8-9 Express, Garate, Anitua y Compañia, Eibar
37-340-1-2-3 Express
37-344-345 Errasti, Antonio Errasti, Eibar
37-346 Jupiter, Fabrique d'Armes de grande précision, Eibar
37-347-348 Ignota
37-349 Astra 700, Unceta y Compañia, Guernica
37-350 Boltun, Francisco Arizmendi, Eibar
37-351 Walman, Arizmendi y Goenaga, Eibar
37-352-353 Danton, Gabilondo y Compañia, Elgoeibar
37-354 Destroyer 1919, Isidro Gatzañaga, Eibar
37-355 Ruby Arms Co., Gabilondo y Urresti, Elgoeibar
37-356 Handy, 1917
Italia
38-1 Glisenti 1906 e 1910, Metallurgica Bresciana già Temprini, cal.7,65 para e 9
Glisenti
38-2 Brixia 1912, cal. 9 Glisenti
38-3-4 Beretta mod. 1915, cal. 7,65 e 9 Glisenti
38-5 Beretta mod. 1915-19, cal. 7,65
38-6 Beretta mod. 1923 cal. 9 Glisenti
38-7 Beretta mod. 1931, cal.7,65 (in figura il modello per la marina)
38-8 Beretta mod 1934, cal. 9 corto
38-9 Beretta mod. 949 Cougar, cal.9 corto
38-10 Beretta mod. 318, cal. 6,35 (il mod. 1919 in piccolo)
38-11 Beretta mod. 418 Bantam, cal. 6,35
38-12 Beretta mod. 418 Pantera, cal. 6,35
38-13 Beretta mod. 950 cal. 6,35
38-14 Beretta mod. 951 Brigadier, cal.9 para
38-15 Beretta mod. 70 cal. 7,65 (71, 72, 73, 74 simili in calibri diversi)
38-16 Beretta mod. 70 T, cal. 7,65 (mod. 101 in cal. 22 l.r.)
38-17 Beretta (Armi Roma) mod. 90 cal. 7,65
38-18 Beretta mod. 84 cal. 9 corto (anche 81, 81 BB, 84 BB, 82 BB, 85 BB, 87 BB in
calibri minori)
38-19 Beretta mod. 92, cal. 9 para
38-20 Sosso, Giulio Sosso, Torino, 1934 (I) e 1938 (II), cal. 9 para
38-21 Galesi 1923 (Industria Armi Galesi - IAG Collebeato, Brescia), vari calibri
38-22 Galesi 1930, vari calibri
38-23 Galesi mod. 1930
38-24 Galesi mod. 6, vari caibri
38-25 Galesi mod. 6
38-26 Galesi (An. Ic. Armi Galesi) mod. 9, cal. 6,35
38-27 Galesi (Armi Galesi, Brescia AG) mod. 506, cal. 6,35
38-28 Galesi mod. 515 cal. 7,65
38-29 Rigarmi (Rino Galesi RG, Brescia), cal. 6,35 e 22 .r.
38-30 Rigarmi mod. Hijo Militar, cal. 7,65 e 22 l.r.
38-31 Bernardelli (Vincenzo Bernardelli & C. Gardone V.T.) 1947, mod. UB, cal.9 para
38-32 Bernardelli cal. 7,65 e 9 corto
38-33 Bernardelli 1964, cal. 6,35
38-34 Bernardelli PA Baby, cal. 22 l.r.
38-35 Bernardelli mod. M.60, cal. 7,65 e 22 l.r.
38-36 Bernardelli mod. Usa o M.80 , cal. 7,65 e 22 l.r.
38-37 Sata (Sabatti e Tanfoglio), 1954, cal. 6,35
38-38 Titan (GT, Giuseppe Tanfoglio), cal. 6,35
38-39 Lercker, cal. 6,35
Canada
39- 1 Colt Browning mod. 1911(Nord American Arms & Co., Quebec), cal. 45 ACP
39-2 Pistol n. 2, John Inglis & Company, Toronto, cal. 9 para
Cina
40-1-2 Mauser-C96 (copia), cal. 45
40-3-4-5 Copie di Browning
40-6 Copia di Maser
40-7-8 Copia di Mauser
40-9 Tipo 31 del 1931 cal. 6,35
40-10 Nord Cina, tipo 19, 1944, cal. 8 Nambu
40-11 FN Browning GP-35 (fatte in Belgio e Canada), 1940-45), cal. 9 para
40-12 Mod. 213A, Norinco, cal. 9 para
Corea
41-1 Tipo 68, 7.62 Tokarev
41-2 Copia di Colt Browning
41-3 Copia di Colt Browning mod. 1903
Messico
42-1 Obregon, (Fabrica National de Armas, Mexico City) cal. 45 ACP
42-2 Corla ( Fabrica de Armas, Zaragoza), cal.22 l.r.
Norvegia
43-1 Army mod. 1914 cal. 11,25
Polonia
44-1 VIS-35, Fabryka Broni, Radom, cal. 9 para
44-2 Smok, Fabryka Nakulski, Gniezno, cal. 6,35
44-3 P-64 o Czak, Zaklady Metalowe Lucznik, Radom, cal. 9 Mak.
Unione sovietica
45-1 TK di Sergio Korovin, fabbrica Toz,Tula 1926, cal. 6,35
45-2 TK (TOZ)
45-3 Korovin, cal. 7,65
45-4 Prilutskiy, 1928, cal. 7,65
45-5- 6 Tokarev TT, 1930, cal. 7,62
45-7 Tokarev TT, 1933, cal. 7,62
45-8 Tokarev TT, 1951, cal. 7,62
45-9 Korovin, 1938, cal. 7,62, sperimentale
45-10 Korovin n.9, cal. 7,62, sperimentale
45-11 Margolin, cal. 22 l.r.
45-12 -13 Rakov, cal. 7,62, sperimentale
45-14 Tokarev, cal. 7,62, sperimentale
45-15 Voevodin, cal. 7,62, sperimentale
45-16-17 Makarov PM (fabbrica di Izhevsk), cal. 9 Mak.
45-18-19 Stechkin APS (fabbrica di Izhevsk), cal. 9 Mak.
45-20 PSM, (Lashnev, Simarin e Kulikov), cal. 5,45 mm
USA
46-1 Colt 1900, cal. 38 ACP
46-2 Colt 1902, cal. 38 ACP
46-3 Colt 1903, cal. 38 ACP
46-4 Colt 1905 cal. 45 ACP
46-5 Colt 1907, cal. 45 ACP
46-6 Colt 1909, cal. 45 ACP
46-7 Colt 1911, cal. 45 ACP
46-8 Colt 1911A1, cal. 45 ACP
46-9 Colt Commander, vari calibri
46-10 Detonic, Detonics Inc., Seattle, vari calibri
46-11 General Officer Model, (Colt 45. mod. 15), cal. 45 ACP
46-12 Colt tascabile cal. 32 ACP
46-13 Colt cal. 25 ACP del 1908
46-14 Colt 380 cal. 380
46-15 Colt Junior, 1957, cal. 25 ACP
46-16 Bauer, Bauer firearms Corporation, Frase (Mich.), 1975, cal. 25 ACP
46-17 Bach UP, OMC, El Monte (Cal.), cal. 380 ACP
46-18 Guardian mod. 270 (G27C), FAI, cal. 25 ACP
46-19 H&R Harrington& Richardson Arms Company, Worcester (Mass.), 1916, cal.32
ACP
46-20 H&R, 1912, cal. 25 ACP
46-21 Indian 380, Indian Arms Corporation, Detroit, 1982, cal. 380ACP
46-22 The Infallible, Warner Arms Corporation, Norwich, 1919, cal. 32 ACP
46-23 Air Crew, Kimball Arms Company, Detroit, cal. 30 M1 Car.
46-24 Remington mod. 51, 1919, vari calibri
46-25 S&W 1913, Smith & Wesson, Springfield, cal. 35 S&W
46-26 S&W 1924, cal. 32 ACP
46-27 S&W mod. 39, cal. 9 para
46-28 S&W mod. 459 ,cal. 9 para
46-29 S&W mod. 61 Escort, 1969, cal. 22 l.r o 25 ACP
46-30 AFM, Mark X, American firearms Manufacturing, San Antonio
46-31 Sterling mod. PPL, Sterling Arms Corp., cal. 25 ACP
46-32 Sterling mod. 400 Mark II, 1976-79, cal. 380 ACP
46-33 Sterling mod. 300 cal.25 ACP e 302 cal. 22 l.r
46-34 Savage mod. 1907, Savage Arms Comp., Utica, cal. 32 ACP
46-35 Savage mod. 1913, cal. 380 ACP
46-36 Savage mod. 1915 cal. 380 ACP
46-37 Savage mod. 1917 cal. 32 ACP
46-38 Savage 1914-18, cal. 25 ACP
46-39 Thomas, A. James, Covina Cal. 1970, cal.45 ACP
46-40 Combat cal. 45 ACP
46-41 Phoenix, Phoenix Arms Company, Utica, 1907, cal. 25 ACP
46-42 F.I. mod. D, Firerarms Int. (copia Star spagnola)
46-43 W.A.C., Warner Automatic Pistol, Brooklyn, (tipo Schwarzlose) 1911, cal. 32 ACP
46-44 Union, unions Arms Cpm. Toledo (Utah), 1903, cal. 32 0o 38 S&W (munizioni per revolver!)
46-45 Auto Mag Pistol (AMP) mod. 180, Pasadena, 1970, cal. 357 o 44 AMP
Turchia
47-1 Kirikkale, Kirikkale Tüfek Fabricasi, 1948, cal. 7,65 e 9 corto (copia Walther PP)
Finlandia
48-1 L-35 Valtions Kivääritedhas (VKT), Jyväskylä, 1937, cal. 9 para
Francia
49-1 Bernardon-Martin, Saint-Étienne, 1906, cal. 7,65
49-2 Bernardon-Martin, Saint-Étienne, cal. 6,35
49-3 Le Steph, Manufacture d'armes Automatiques, Saint-Étienne, cal. 6,35
49-4-5 Le Français, mod. militare, Manufacture Françaises d'Armes e Cycles, SaintÉtienne, 1923, cal. 9 Br. lungo
49-6 Le Français, 1929, cal. 6,35
49-7 Le Français, 1926 cal. 6,35
49-8 Le Français 1926, cal. 6,35
49-9 Le Français Policeman, Manufrance, cal. 7,65
49-10 MAS 1925 No. 1, Manufacture d'armes Automatiques, Saint-Étienne, cal.7,65
lungo
49-11 MAS 1932 Type A No. 4 cal.7,75 lungo
49-12 MAS 34, 1940, cal. 7,65 lungo
49-13 MAS 35 S, 1941, cal.7.65 lungo
49-14 MAS 50, 1950-53, cal. 9 para (militare)
49-15 MAB mod. R, Manufacture d'Armes de Bayonne, 1951, vari calibri
49-16 MAB mod. C o Cavalier, 1933, vari calibri
49-17 MAB mod. D, 1935, calibri vari
49-18 MAB mod. E, cal. 6,35
49-19 MAB mod. R, 1951, vari calibri
49-20 MAB mod. PA-8, 1966, cal. 9 para
49-21 MAB PA-15, 1966, cal,. 9 para
49-22 Unique Kriegsmodell, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye (regime
di Vichy), cal. 7.65
49-23 Unique L, 1925, vari calibri
49-24 Unique R, 1951, vari calibri
49-25 Unique C-2, cal. 7,65
49-26 Unique D-1, cal. 22 l.r.
49-27 Unique D-2, cal. 22 l.r.
49-28 Unique Bcf-66 , cal.7,65 e 9 corto
49-29 Unique Mikros mod. 5 o K, cal. 6,35
49-30 Audax, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye cal. 6,35
49-31 Ver-Car, Man. d'Armes Verney-Carron et cie, cal. 6,35
49-32 Gallia, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye, cal. 6,35
49-33 EBAC, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye, cal. 6,35
49-34 Kitu, ignoto, cal. 6,35
49-35 MAB mod. A o Defender, cal. 6,35
49-36 Le Majestic, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye, cal. 6,35
49-37 SA, Societé d'Armes de Paris, cal. 6,35
49-38 Le Sans Pareil, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye, cal. 6,35
49-39 Triomphe Français, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye, cal. 6,35
49-40 Unique mod. 10, cal. 6,35
49-41 Union, M. Seytres, Saint-Étienne, cal. 6,35
49-42 HV, Hourat et Vie, Pau, cal. 6,35
49-43 Lepco o Helepco, Man. d'Armes des Pyrennées Françaises, Hendaye per H. Le
Personne, London, cal. 6,35
49-44 Unique mod. 10, cal. 6,35
49-45 Unique cal. 7,65
49-46 Union cal. 7,65
49-47 Audax, cal. 7,65
49-48 Unique mod. 18, cal. 7,65
49-49 Ver-Car, Man. d'Armes Verney-Carron et Cie
49-50 Union France, 1935, cal. 7,63 Mauser e 9 para
49-44 Unique mod. 10, cal. 6,35
49-45 Unique cal. 7,65
49-46 Union cal. 7,65
49-47 Audax, cal. 7,65
49-48 Unique mod. 18, cal. 7,65
49-49 Ver-Car, Man. d'Armes Verney-Carron et Cie
49-50 Union France, 1935, cal. 7,63 Mauser e 9 para
50-7 CZ 1924, cal. 9 corto
50-8 CZ mod. 27, cal. 7,65
50-9 Little Tom, Alois Tomiska, Pilsen, cal. 6,35
50-10 CZ 1936, cal. 6,35
50-11 CZ 1938, cal. 9 corto
50-12 PZK, Posumavska Zbrojovka, Kdyne, cal. 6,35
50-13 Ydeal, Frantisek Dusek, Opocno, cal. 6,35
50-14 Slavia, A. Vilimec, Kdyne, cal. 6,35
50-15 CSZ, Cekoslovenske Statni Zbrojovka, cal. 6,35
50-16 Duo, Frantisek Dusek, Opocno, cal. 6,35
50-17 Jaga, Frantisek Dusek, Opocno, cal. 6,35
50-18 Mars, Posumavska Zbrojovka, Kdyne, cal. 6,35
50-19 Mars, Posumavska Zbrojovka, Kdyne, cal. 7,65
50-20 Mars, Posumavska Zbrojovka, Kdyne, cal. 6,35
50-21 Zbrojovka Plzen, Pilsen, 1919, cal. 7,65
50-22 Perla, Frantisek Dusek, Opocno, cal. 6,35
50-23 CZ 523, mod. 1952, cal. 7,62
50-24 CZ 1950, cal. 7,65
50-25 CZ 1945 cal. 6,35
50-26 Duo, Frantisek Dusek, Opocno, cal. 6,35
50-27 Pistola Z, Ceska Zbrojovka, Praga, cal. 6,35
50-28 CZ 70, cal. 7,65
50-29 CZ 75, Pfesné Stroijrentsvi, Uhrersky Brod, cal.9 para
Chile
51-1 FAMAE, Fabrica de Material del Ejercito, Santiago, cal. 6,35
Svizzera
52-1 Arquebusier, Ernest et François Mayor, Lausanne, cal. 22 l.r.
52-2 Arquebusier mod 3, cal. 6,35
52-3 Chylewski (brevetto per caricare con una sola mano), SIG, 1910-15, cal. 6,35
52-4 Steyr-Solothurn, cal. 6,35
52-5 Parabellum Luger mod. 06/29, Eidgenössische Waffenfabrick, Bern, cal. 7,65 para
52-6 SIG SP 44/16, Schweizerische Industrie-Gesellschaft, Neuhausen, cal. 9 mm. para
52-7 SIG 47/8 o P 210, cal. 7,65 para e 9 para
52-8 SIG-Sauer P 220, vari calibri
52-9 SIG-Sauer P 225, cal. 9 para
52-10 SIG Sauer P 230, 1974, vari calibri
Svezia
53-1 Hamilton mod. 1901, Thorssin & Sons, Alingsäs, cal. 6,35
53-2 M/07, Husqvarna Vapenfabriks, cal.9 Br.
53-3 M/1940,( tipo Lahti) Husqvarna Vapenfabriks, cal.9 para
Jugoslavia
54-1 Mod. 1931 Yovanovich, Arsenale di Kragujevac, cal. 9 corto
54-2 Mod. 57, Zavodi Crvena Zastava, Kragujevac, cal. 7,62 (copia Tokarev)
Giappone
55-1 Hino, Komuro, Tokio, 1908, cal.7,65
55-2 Nambu 1903, mod. A, Tokio, cal. 8
55-3 Nambu mod. B (baby), 1909, cal. 7
55-4 Taisho anno 14°, 1925, cal. 8
55-5 Nambu mod. 94, cal. 8
55-6 New Nambu mod. 57, cal. 9 para
55-7 New Nambu, mod. 57A, cal. 9 para
55-8 New Nambu, mod 57B, cal, 7,65
55-9 Iato (?), cal. 7,65
Pistole di origine e marca sconosciute
56-1-2-3-4-5 Ignote
Cannone ad avancarica
1 - Assale; 2 - Mozzo; 3 - Vite d'alzo; 4 - Orecchione; 5 - Anello per funi di traino o
frenaggio; 6 - Ansa; 7 - Coperchio; 8 - Bocca da fuoco (canna); 9 - Tulipano; 10 Scovolo; 11 - Calcatoio; 12 - Taglia miccia; 13 - Catena con rampone; 14 - Maniglia
di sollevamento; 15 - Anello di traino; 16 - Braccio elevatore; 17 - Bottone; 18 Focone; 19 - Anima.
Cannone moderno
1 - Manicotto o camicia; 2 - Bocca da fuoco (canna); 3 - Gancio di volata; 4 Scudo; 6 - Segmento di elevazione; 7 - Tamburo di elevazione; 8 - Culla; 9 - Vivo di
culatta; 10 - Manovella dell'otturatore; 11 - Culatta; 12 - Quadrante dell'alzo; 13 Percussore; 14 - Otturatore a vite eccentrico; 15 - Risalto dell'otturatore; 16 Volantino di elevazione; 17 - 18 - 19 - Fermo della coscia d'avantreno 20 - Freno di
rinculo 21 - Vite di puntamento 22 - Braccio di puntamento 23 - 24 - e 25 Scarpa di
bloccaggio 26 - Maniglia 27 - Affusto 28 - Sede dell'occhione di traino; 29 Occhione di traino 30 - Vomere di coda 31 - Coda d'affusto 32 - Sede della leva 33 34 - Leva di sparo con funicella.
Cannoni famosi
Cannoni famosi: Grande Berta e Cannone di Parigi
Il limite di velocità dei proiettili.
La Grande Berta - Die Grosse Berta
All'inizio del 1900 ci si accorse che la potenza delle artiglierie non era adeguata alle
necessità belliche ed in particolare alla necessità di vincere opere di fortificazione
sempre più imponenti. Il mortaio da 305 mm del 1897 (Germania) poteva perforare 1,4
m di cemento armato alla distanza di 7 km, ma i militari avevano bisogno di artiglierie
con una gittata fino a 12 km e una capacità distruttiva maggiore.
Vennero iniziati nuovi studi che portarono al mortaio da 305 mm del 1901, capace di
perforare 1,6 m di cemento, ma costruito in pochi esemplari.
Nel 1906 veniva dato incarico alla ditta Krupp di costruire un mortaio da 420 mm, che
però non rappresentava una novità in Europa: le navi inglesi erano già armate con il
cannone L/30 da 413 mm. Nel 1906 la Krupp presentò il mortaio M 12 da 420 mm, per
trasporto ferroviario, detto anche apparecchio Gamma, dal peso complessivo, in
posizione, di ben 150 tonnellate. La gittata era solo di 14 km ed era perciò soggetto al
tiro delle artiglierie da campagna nemiche. Questo mortaio venne adottato ufficialmente
solo nel 1912. Ne vennero prodotti 5 pezzi prima della guerra e 10 nel corso della
guerra.
La scarsa mobilità di questa artiglieria consigliò di ripiegare su di un mortaio più leggero
e mobile, trasportabile anche su strada, e cosi venne studiato lo M-Gerät (M 14), che poi
sarebbe diventato famoso con il nomignolo di "Grande Berta" (in tedesco Dicke Berta e
quindi, più correttamente, la "Grossa Berta"). La gittata era solo di 9300 m con una
velocità iniziale di 330 ms, ma impiegava nuovi proiettili aerodinamici e di ottima
precisione. Il peso complessivo era di 42 tonnellate, scomponibile in quattro carichi per
il trasporto su treno. Due pezzi erano già pronti all'inizio della guerra, dieci venero
costruiti successivamente.
Questo pezzo divenne famoso nella prima guerra mondiale, quasi fosse una super-arma,
anche se in effetti non aveva doti superiori alla norma. Ma la pubblicità serve anche ai
cannoni! Va detto comunque che fu impiegata con successo contro le fortificazioni di
Liegi, Namur, Anversa, Longwy, Manovillier, nonché sul fronte orientale. Fallì solo
l'assalto al forte di Douaumont e a Verdun.
Il Cannone di Parigi
La Grande Berta viene spesso confusa con un'altra super-arma, del tutto diversa e più
importante per gli studi sull'artiglieria: il cannone L/162 di Parigi (Pariser Geschütz).
Esso fece la sua comparsa il 23 marzo 1918 quando iniziarono a piovere su Parigi dei
proiettili nemici di inspiegabile provenienza poiché il fronte era a 100 km dalla città!
Dopo l'arresto dei tedeschi sulla Marna, non era venuta meno l'idea di colpire Parigi e
alla Krupp il direttore Rausenberger e il famoso balistico v. Eberhard, si erano messi
all'opera. In quel momento la gittata massima pensabile era quella di 40 km raggiunta
dal cannone da costa inglese da 380 mm. Un giorno però, nel poligono della Krupp
accadde che un proiettile andò perso e finì nel giardino di un parroco, ben 10 km oltre il
limite considerato di sicurezza, e quindi con una gittata massima superiore del 20% a
quella prevedibile. Eberhard si mise a tavolino e, dopo calcoli su calcoli, scoprì un fatto
fino ad allora sfuggito ai balistici: se si spara con un angolo di tiro elevato, superiore a
45°, in modo che il proiettile raggiunga rapidamente gli strati meno densi dell'atmosfera,
conservando una elevata velocità, il successivo tratto della traiettoria avviene in
condizioni di resistenza minime, con il sorprendente aumento di gittata. Calcolò così che
il proiettile doveva essere stato sparato, per errore del puntatore, con un angolo di 55
gradi, fatto che le prove successive confermarono.
Perciò, quando i generali richiesero alla Krupp un cannone capace di sparare a 120 km.
le basi teoriche erano già pronte. Si trattava di realizzare l'arma con una adeguata
velocità iniziale. I calcoli portarono a concludere che si doveva impiegare un calibro da
210 mm con una velocità iniziale di 1650 ms. Sarebbe infatti stato impossibile costruire
un cannone di calibro maggiore, con le dimensioni necessarie e, d'altra parte, un calibro
più piccolo non sarebbe stato distruttivo.
Il proiettile, particolarmente aerodinamico, venne munito di corona di forzamento in
acciaio, in quanto quelle di rame non avrebbero retto alle sollecitazioni. Ciò comportò
problemi nel caricamento perché il proiettile doveva essere, per così dire, avvitato nella
rigatura e presentato nell'esatta posizione alla culatta. Il proiettile pesava 105-120 kg con
una gittata massima di 132 km.
La carica di lancio era quasi tre volte quella normale e la ditta Nobel dovette studiare
una polvere alla nitroglicerina con 825 cal/kg che non rovinasse troppo la canna.
La canna aveva la lunghezza di 40 metri e doveva essere sostenuta per evitare che si
incurvasse; il peso complessivo era di 400 tonnellate (circa 1000 se si considera il
supporto per il trasporto).
Al momento dello sparo veniva fatta contemporaneamente sparare una serie di cannoni
normali, posti sul territori circostante, al fine di impedire la nemico la localizzazione
acustica del pezzo (vi erano già i ricognitori aerei).
Vennero costruiti, a quanto sembra, tre esemplari dell'arma (probabilmente tre bocche da
fuoco ed un solo affusto). Alla fine della guerra erano in corso di produzione altri 4
esemplari.
I tiri su Parigi cessarono però rapidamente: i tecnici non avevano previsto la rapida usura
dell'anima della bocca sa fuoco, soggetta a straordinarie sollecitazioni; dopo una ventina
di colpi la velocità cominciava a diminuire, costringendo ad aumentare la carica di
polvere e dopo circa 60 colpi la bocca da fuoco diveniva inutilizzabile.
Si badi che in alcuni testi (come il Dizionario delle Armi di L. Musciarelli), si trovano
notizie del tutto fantasiose: spesso si confonde il Cannone di Parigi con la Grossa Berta,
si scrive che pesava solo 78 tonnellate, che ne vennero costruiti 10 esemplari e che la
batteria era formata da tre pezzi e che venero sparati 898 colpi!
Negli anni successivi alla guerra, sorta la necessità di proiettili molto veloci per il tiro
antiaereo e anticarro, proseguirono gli esperimenti per vedere se era possibile superare il
limite di velocità dei proiettili imposto dall'usura delle canne. Il risultato non fu
soddisfacente perché con velocità attorno a 1200 ms le canne divenivano inutilizzabili
dopo 150-250 colpi, sparati lentamente.
Inoltre, al crescere della velocità richiesta, il peso della polvere necessaria cresceva in
modo esponenziale. Se per 1000 m/s la carica di polvere pesava il 40% del peso del
proiettile, per ottenere 1300 m/s occorreva un peso di polvere pari a quello del proiettile.
Ad esempio mentre 4,3 kg di polvere sono sufficienti per imprimere 500 m/s ad un
proiettile cal. 15 cm da 45,3 kg, ne occorrono 20 per imprimergli la velocità di 900 m/s e
ben 61 kg per ottenere 1500 m/s! Ciò è la conseguenza del fatto che al momento dello
sparo non viene accelerato solo il proiettile, ma anche circa il 40% della carica di lancio
al fine di assicurare l'aumento di velocità per tutta la lunghezza della bocca da fuoco. La
velocità limite teorica è perciò la velocità a cui un aumento della carica di polvere non
comporta più alcun aumento nella velocità del proiettile, e si aggira, per una polvere di
950 cal/kg, attorno ai 2350 m/s. Però, a parte lo spreco di polvere ed a parte la necessità
di canne lunghissime, non vi è canna che resista per più di pochi colpi.
Si concluse quindi che la velocità pratica non poteva superare i 1000 m/s, velocità che
già riduceva la durata di una canna da 150 mm a 350 colpi (contro gli 11.000 alla
velocità di 500 m/s!).
Nel 1932 venne adottata la polvere RPC/32 con soli 825 cal/kg e ciò consentì di portare
la durata delle canne a circa 1000 colpi. Tempo dopo questa polvere, per ragioni di
autarchia, venne sostituita con una polvere a base di glicolo e guanidina.
Negli anni 1932-1934 Gerlich sostenne di aver risolto il problema e di poter raggiungere
velocità fino a 1400 ms. La sua idea era quella di usare canne con foratura conica, e un
proiettile con un orlo deformabile attorno al corpo (Flanschengeschoss, lett. proiettile
flangiato, anche se la flangia non c'entra affatto), in grado di adattarsi al progressivo
restringimento della canna, così che il proiettile avesse nella canna una bassa densità
sezionale (e quindi una maggior superficie di spinta) e all'esterno una elevata densità
sezionale. L'idea non era nuova perché era già stata proposta, negli stessi termini da un
certo Puff nel 1903.
Nella pratica però si riscontrò che questo sistema, che complicava enormemente la
produzione delle canne e dei proiettili, non presentava vantaggi sufficienti.
Si affermarono invece i proiettili con sabot che risolvono egualmente bene l'esigenza
delle due diverse densità sezionali. Neppure essi però superano il problema della
resistenza della canna e del peso della carica di polvere e quindi si può concludere che
allo stato delle cose la velocità massima praticamente auspicabile per un proiettile di
arma da fuoco è attorno i 1200 ms.
Il lanciafiamme, storia e impiego
Lanciafiamme LPO-50 della ex DDR (Germania Orientale)
Lo sviluppo delle invenzioni è condizionato dalla tecnica. Leonardo da Vinci ebbe l'idea
buona per centinaia di invenzioni, ma la tecnica del suo tempo non ne consentiva la
realizzazione pratica.
Il fuoco è un'arma eccezionale, sovente molto più distruttivo degli esplosivi, ma il suo
impiego diretto come arma è sempre stato alquanto limitato. Dico impiego diretto,
perché ovviamente il fuoco è sempre stato usato per provocare incendi in danno del
nemico: lancio di frecce incendiarie o di involucri incendiari sui tetti delle città nemiche
o sulle navi nemiche, barche incendiarie spinte contro le flotte del nemico, sostanze
bollenti o infiammate rovesciate sugli assedianti o sulle loro macchine d'assedio.
La prima traccia storica di una macchina sputa-fiamme, (salvo incerte incisioni assire)
usata però non come arma, ma come una gigantesca torcia per bruciare le palizzate della
città assediata, si trova in Tucidide che descrive l'assedio della fortezza di Delio in
Beozia (da non confondere con Delo, isola delle Cicladi e sede del culto di Apollo, come
purtroppo avviene in qualche autorevole enciclopedia!) avvenuto nel 424 a. C.
I Beoti e loro alleati "segarono per il lungo un grande tronco e lo svuotarono
completamente; quindi ricomposero le due metà, come si fa per costruire un flauto; ad
una estremità fissarono con catene un braciere collegato con un tubo di ferro che
entrava nel tronco; per mezzo di carri l'accostarono al muro, la dove era principalmente
costruito con graticci di vite e pali; quando fu vicino soffiarono con grandi mantici nel
tronco. L'aria così spinta che, attraverso il tubo di legno giungeva sul braciere pieno di
carboni accesi, di zolfo e di pece, sviluppava grandi fiammate con le quali venne
incendiato il muro, tanto che nessuno vi poté rimanere ".
Nel 360 a. C. lo scrittore Ainaia, il Tattico, insegna come costruire vasi incendiari da
lanciare sui tetti del nemico e consiglia un miscuglio di pece, zolfo, stoppa, incenso,
trucioli di legno resinoso; egli sa già bene che questi composti non vengono spenti
dall'acqua, che anzi li diffonde, e consiglia di usare invece l'aceto.
Le frecce incendiarie trovano scarsa applicazione per l'elevato pericolo che il fuoco si
estingua a causa della loro stessa velocità (Aristotele, che di frecce ne aveva viste poche,
era ancora dell'idea che una freccia potesse accendersi da sola per la velocità del suo
volo!).
La prima descrizione tecnica si trova in Ammiano Marcellino (Rerum Gestarum, XXIII,
4), nel quarto secolo d. C. e, nello stesso periodo Vegezio introduce nella ricetta il
bitume e il petrolio, già noti ai Greci fin dal tempo di Alessandro.
Il primo indizio di apparecchi per lanciare liquidi infiammabili si trova in un testo del
bizantino Teofane (nato attorno al 760 d. C.) il quale riferisce che l'imperatore
Costantino Progonatos (671 d. C.) aveva fatto armare le sue navi "con pentole
incendiarie e sifoni" e che qualche anno dopo un certo Callinico aveva introdotto il
"fuoco navale" dalla Siria. È a questo periodo che risale la nozione del "fuoco greco" in
cui poi molti autori hanno voluto vedere, del tutto a torto, un precursore degli esplosivi;
tutte le ricette di miscele incendiarie, che sono rinvenibili nel libro medievale "Liber
ignium ad comburendum hostes" di Marco Greco, basato su fonti greche ed arabe, nulla
hanno a che vedere con le sostanze esplosive, neppure quando contengono salnitro.
Qualche tempo dopo i bizantini scoprivano che mescolando della calce viva nelle
miscele incendiarie, si potevano produrre degli ordigni che si incendiavano da soli.
Si tenga presente che il termine "sifoni" stava ad indicare quegli apparecchi con una
specie di pompa che già i romani usavano per spegnere gli incendi; se si considera che
fin dal tempo di Plinio i romani erano in grado di distillare l'acqua ragia, si comprende
come l'abbinamento delle due tecniche poteva rendere agevole lo spruzzare il nemico
con prodotti molto infiammabili: poco importa poi se già accesi o da accendere dopo
averli spruzzati.
Nella cronaca Alexiade, scritta (1148) da Anna Comnena, figlia di Alessio,imperatore di
Bisanzio e che racconta l'assedio di Durazzo nel 1108, si descrive l'impiego di cerbottane
con cui i bizantini soffiavano vampate di fuoco sul volto degli aggressori normanni;
anche in questo caso si trattava di zolfo e di resina polverizzata che si infiammava
passando su di una fiamma o brace posta alla bocca di un lungo tubo.
L'introduzione della polvere da sparo, che agli effetti incendiari unisce quelli esplosivi,
mette in ombra le macchine incendiarie e bisogna giungere all'inizio del ventesimo
secolo per ritrovarle impiegate in guerra. Esse, con il nome di lanciafiamme, vennero
impiegate dapprima dai tedeschi a Malencourt (26 febbraio 1915) e, poco dopo, dagli
austriaci sul Carso. Pare che a proporli all'esercito tedesco fosse stato, anni prima, un
certo Richard Fiedler. La loro efficacia era molto limitata, ma grande era l'effetto
psicologico. Ricordiamo che per indicare un mostro veramente terribile, la favolistica ha
sempre usato il drago che sputa fiamme!
Schema del modello USA M2A1-7 - Gruppo serbatoio
A - Serbatoi per combustibile; B - Serbatoio per il gas compresso;
C - Valvola di pressione; D - Tubo di racordo;
E - Bocchetta di innesto della lancia
Lancia di emissione del mod. M2A1-7 : A - Testa di emissione; B - Canna;
C - Tubo per combustibile; D - Gruppo valvola; E - Leva di emissione;
F - Impugnatura posteriore; G - Leva di sicurezza;
H - Grilletto; I - Impugnatura anteriore.
Il serbatoio è di 15 litri, la portata oltre 70 metri.
Il principio costruttivo è alquanto semplice: si tratta di proiettare sul nemico, attraverso
un tubo, sostanze incendiarie, di solito derivati dal petrolio con flemmatizzanti
(addensanti i quali, oltre a rendere il liquido meno scorrevole sul nemico, raddoppiano la
portata rispetto al liquido non addensato). La miscela viene incendiata nel momento in
cui esce dal tubo, mediante una scintilla o un accenditore pirico.
Accanto a lanciafiamme leggeri, a forma di zaino, con capacità di circa 10 litri di liquido
e una portata di 20-30 metri, vennero prodotti lanciafiamme di posizione con grande
provvista di liquido e portata fino a 50 metri.
L'impiego tattico era sia difensivo che offensivo, mediante brevi serie di fiammate,
particolarmente indicate per distruggere postazioni di tiro, nidi di mitragliatrici, piccole
fortificazioni.
Dopo la prima guerra mondiale i lanciafiamme vennero notevolmente migliorati e
vennero installati su veicoli; la provvista di liquido raggiunse anche i 500 litri e la
portata salì a 120 metri. Il carro sovietico KW porta 570 litri di liquido che gli
consentono fin a 57 lanci di fiamme. La pressione necessaria varia ovviamente a seconda
del modello; è di circa 25 atmosfere per gli apparecchi portatili e di 150 atmosfere per
quelli più grandi.
Il congegno di accensione può essere a scintilla (il che, prima dell'avvento
dell'elettronica) implicava la presenza di un generatore di corrente), scarsamente
efficiente con liquidi flemmatizzati, oppure congegni di accensione pirica costituita da
un tamburo rotante contenente un numero di cariche (bengalotto) sufficiente a garantire
l'accensione fino all'esaurimento del liquido.
Modello italiano T-148
Capacità 3 x 3,3 litri, peso pieno 23 kg,
Portata: 20 metri con benzina, 70 metri con benzina addensata.
Attualmente il liquido usato per la loro carica è il napalm. La benzina brucia troppo
rapidamente per riuscire a trasferire sufficiente calore al bersaglio; perciò nel 1942 gli
scienziati di Harward studiarono come migliorarne gli effetti incendiari e scoprirono che
una miscela di sapone a base di polvere di alluminio, naftene e palmitato (acidi naftenici
e palmitici, da cui napalm) unito alla benzina, la trasformava in una specie di sciroppo
che brucia a circa 1000 gradi, contro i 675 gradi della benzina. Nei lanciafiamme il
napalm veniva aggiunto nella misura del 6% (nelle bombe si usa il 12-15%).
Dopo la seconda guerra mondiale è stato sviluppato un tipo di napalm più maneggevole
(Napalm B, o NP2) in cui non si usano più i saponi ma polistirolo e benzene (46 parti
polistirolo, 33 parti di benzina e 21 parti di benzene). Questo napalm (che non contiene
più napalm!) richiede inneschi speciali ad alta temperatura (alla termìte).
Attualmente l'industria militare sta seguendo una strada diversa che assicura risultati ben
più efficaci, nello stesso impiego tattico.
Trattasi delle bombe FAE il cui più moderno sviluppo è rappresentato dalla nuova arma
russa: lo Shmel, un piccolo tubo lanciarazzi (una specie di corto bazooka) di 92 cm e del
peso di 12 kg che spara piccole granate di 4,5 kg (bumblebee) cal. 93 mm alla velocità di
125 ms ; la carica di lancio si separa immediatamente dalla granata; gittata utile 1000
metri, gittata efficace dai 20 ai 600 metri.
Le granate sono di tre tipi: lo RPO-A termico contenente 2 kg di miscela termobarica, lo
RPO-Z illuminante-incendiario e lo RPO-D fumogeno a base di fosforo rosso. Le tre
granate sono esternamente identiche, salvo due strisce rosse per il tipo A, una o due
strisce gialle per il tipo D e una striscia rossa sul cappuccio per il tipo Z.
La munizione incendiaria RPO-Z , sparata in un locale chiuso, infiamma ogni prodotto
combustibile nello spazio di 100 metri cubi; sparata all'aperto provoca almeno 20 focolai
d'incendio su di una superficie di 300 mq.
È opportuno quindi fare qui un breve excursus sulle bombe FAE (Fuel Air Explosive).
Esse rappresentano l'applicazione militare delle esplosioni di vapori e polveri che tanti
incidenti provocano nelle industrie.
Queste esplosioni sono un ben noto fenomeno nelle miniere di carbone, nei silos di
granaglie e nelle industrie che lavorano legno o carta. Tutti questi prodotti liberano delle
minuscole particelle che, per effetto di correnti d'aria, formano una nuvola in un
ambiente chiuso. Se si raggiunge la giusta concentrazione rispetto all'ossigeno, questa
miscela di aria e polvere esplode violentemente.
La maggior parte delle sostanze organiche (zucchero, cotone, farina, plastica), in forma
di polvere, si incendiano a temperature inferiori a 500°. Essenziale è la misura delle
particelle che quanto più piccole, tanto più restano in sospensione nell'aria e tanto più
facilmente si incendiano. Vi è quindi un ambito di concentrazione ottimale al di sotto ed
al di sopra del quale non vi è esplosione. Per i vapori di benzina la concentrazione
esplosiva va dal 5 al 15%
Vi sono notevoli differenze fra l'esplosione di vapori e quella di esplosivi tradizionali.
Per la stessa quantità di energia la sovrappressione dell'onda esplosiva è più alta e
l'impulso più basso in un esplosivo tradizionale che non in una esplosione di gas. L'onda
d'urto del TNT è di breve durata rispetto all'onda d'urto dell'esplosione di idrocarburi, il
che influisce sugli effetti su strutture rigide.
In via generale si può affermare che i vapori deflagrano a velocità subsonica invece di
detonare a velocità supersonica. Gli effetti della deflagrazione (velocità dell'espansione
della fiammata) aumentano notevolmente se l'esplosione avviene in uno spazio chiuso.
Le Bombe FAE ("bombe a vuoto" come dette in Russia in quanto consumando
istantaneamente tutto l'ossigeno presente nell'aria creano anche una forte onda
retrograda) sono più efficaci di esplosivi tradizionali contro persone in rifugi o bunker.
L'esplosione agisce contro persone all'aria aperta, materiale di equipaggiamento, veicoli,
aerei a terra, ripari di ogni genere, serve per creare varchi in campi minati, per creare
spazi di atterraggio per elicotteri, per distruggere nuclei di resistenza nel combattimento
negli abitati. Le bombe distruggono ogni vegetazione e cultura.
Più bombe lanciate contemporaneamente rafforzano reciprocamente i loro effetti (si
calcola che l'efficacia distruttiva sia sei volte quella di un esplosivo convenzionale
contro analoghi bersagli).
Una bomba FAE è fondamentalmente formata da un contenitore di liquido (ossido di
etilene o metano) e da due cariche separate.
Dopo che la carica è lanciata o sparata, la prima carica fa esplodere il contenitore e
disperde il liquido in modo da formare una nuvola con l'aria. La nuvola circonda oggetti
e penetra in strutture. La seconda carica fa deflagrare la miscela o aereosol, che dir si
voglia. L'esplosione agisce sulle persone provocando gravi lesioni interne, specialmente
ai polmoni, e gravi bruciature. Le vittime inalano i vapori infiammati e, anche in caso di
mancata esplosione, i vapori sono altamente tossici.
I russi hanno sviluppato anche delle munizioni a effetto rinforzato, impiegando testate
con miscela di alluminio e nitrocellusa oppure con slurry di esplosivi miscelati ad un
combustibile. In questi casi (bombe termobariche) si raggiungono temperature di 800
gradi con maggiori effetti incendiari.
Il FAE è il frutto di studi iniziati dagli americani del 1960 e che portarono a produrre,
per l'impiego in Vietnam, la bomba cluster CBU-55B. Questa era formata da tre bidoni
contenenti ciascuno 32,6 kg di ossido di etilene liquido. I bidoni, lanciati da velivoli a
bassa quota, esplodono all'impatto con il terreno ed il liquido volatilizza producendo una
densa nube alta 2,5 metri e del diametro di una quindicina di metri. A quel punto,
quando la nube ha la giusta densità, un innesco elettronico la fa esplodere. L'esplosione
crea per circa 200 millisecondi una sovrappressione di 22 kg/cmq su di un'area di circa
200 metri quadri.
L'impiego delle bombe Cluster era volto principalmente alla bonifica rapida di aree
minate e, secondariamente, allo sgombero di vegetazione nella giungla, per creare zone
di atterraggio di elicotteri. Risulta che nella guerra del Golfo, bombe FAE siano state
impiegate anche contro opere della fortificazione permanente e colonne di mezzi
corazzati.
E' stata registrata un'ottima efficacia nei confronti delle mine anticarro ed antiuomo a
pressione di tipo tradizionale. Scarsa, invece, l'efficacia nei confronti delle mine che
detonano dopo una pressione prolungata (come le ottime anticarro italiane prodotte da
MISAR, Valsella e Technovar), oppure attivate da una doppia pressione.
Le granate termobariche sono efficaci anche contro veicoli con corazzatura leggera e
possono danneggiare anche carri armati, fondendo con il calore tutte le parti ottiche
esterne e le parti in gomma o plastica. Ovviamente gli effetti sono distruttivi se la
miscela entra dentro al veicolo.
La bronzatura dei metalli e delle armi
Questa è una raccolta di ricette per la coloritura di acciaio e ferro, vecchie di
almeno un secolo. Non tutte sono valide e nessuna può essere impiegata senza
preventive prove ed esperimenti. L'uso di sostanze chimiche, e specialmente di
acidi, non è privo di rischi se non si ha la necessaria pratica.
Quando nelle ricette si parla di acqua è opportuno impiegare acqua distillata o
almeno acqua oligominerale. Le parti sono indicate in peso.
La superficie metallica da colorare deve essere perfettamente levigata e sgrassata.
Per la sgrassatura si impiega di solito trielina. Un'ottima detersione si ottiene con il
fosfato trisodico alla soluzione massima del 5% (ma può bastare la soluzione al
2% se il grasso non è vecchio o duro), assolutamente non corrosivo; viene
spruzzato ad 80-90° di calore sulla superficie metallica inclinata in modo che
possa scorrere su di esse.
Anticamente veniva usata anche la bollitura dei pezzi in soluzione di potassa
caustica a l0% con successivo abbondante lavaggio.
Dopo la sgrassatura i pezzi non devono più essere toccati con le mani.
Se occorre togliere ossidazioni superficiali si ricorre a pulitura meccanica oppure a
bagni di acido solforico diluitissimo (1%) a cui si fa seguire un bagno in acido
nitrico in soluzione debolissima.
La bronzatura non va confusa con la brunitura.
La brunitura e un processo di lucidatura e consiste nel passare sulla superficie
metallica il brunitoio munito di pietra dura (agata) che dà una lucentezza compatta
e un tono molto più caldo, da cui la parola "brunire". Si fa scivolare la pietra del
brunitoio premendola alquanto e appoggiandola al polllice della mano sinistra che
la guiderà nei suoi movimenti avanti ed indietro. La superficie deve essere
ingrassata (con glicerina ad es.) in modo che la pietra scivoli bene. Si usa sulle
superfici metalliche metallizzate a spruzzo o a foglia o con metodi chimici o
galvanici.
La bronzatura (o brunitura falsa, ossidatura) è un procedimento per ottenere
chimicamente un rivestimento del metallo (solfuro, ossido, ecc.) che ne renda più
gradevole l'aspetto o che ne preservi la superficie dalla ossidazione. Viene usato
anche quando il colore finale non sia quello del bronzo.
Canne da fucile
* Si mescolano:
Soluz. cloruro ferrico (d. 1,28) 14 - Cloruro mercurico 3
Ac. nitrico fumante 3 - Solfato di rame 3 - Acqua 80.
Se ne applicano due o tre straterelli, poi si strega ciascuno strato con spazzola d'acciaio.
S'immerge poi la canna in soluz. di solfuro potassico al 10%, lasciandovela per 10 giorni, si
lava con sapone ed acqua calda e si vernicia con olio di lino.
* Bagno di 50 a 100 gr. di nitrato d'ammonio e 0,5 a 5 di cloruro o solfato di manganese. Si
sospendono gli oggetti nel bagno come anodi, e come catodi si usano fili di platino.
Nitrato di piombo gr. 80
Liscivia di soda (d. 1,269 - 31° Bé) cc. 500 - Acqua gr. 500
Carbonato di manganese, in sospensione, gr. 10.
Si opera come nella precedente.
* Si applica a pennello questa soluzione
Solfato di rame 4 - Cloruro di ferro 4 - Alcool 2
Etere nitrico 1 - Ac. nitrico 1 - Acqua 60.
* Si bagnano le canne dopo averle ben deterse, con aceto assai forte, si asciugano, indi si
strofinano con un cencio umettato con ac. cloridrico e si lasciano esposte all'aria per circa
un quarto d'ora. Si scaldano a bagno di sabbia, a calore moderato, e si strofinano con panno
ben secco.
Acqua distillata 16 - Solfato di rame 4 - Etere solforico 2 Cloruro di ferro 1.
Si mescolano l'etere ed il cloruro di ferro, poi vi si aggiungono gli altri ingredienti; dopo
avere agitato per qualche tempo, si applica a pennello, ripetendo l'operazione se si voglia
colorazione più intensa.
* Solfato di rame 25 gr., Nitrato di potassio 25 gr., Acqua 500 gr.
Scogliere i sali nell'acqua e immergere il pezzo ripetutamente con intervalli di alcune ore.
Lasciar seccare 24 ore e strofinare bene con un panno. Fissare strofinando con una miscela
di cera olio e terpentina.
Conservazione di armi
* Si sfregano con uno straccio di lana imbevuto di soluz. di allume nell'aceto forte e si
asciuga poi con cura.
* Unguento mercuriale, mediante tampone di lana.
Metallocromia chimica dell'acciaio.
Giallo e azzurro
* Per piccoli pezzi. Si scalda una sbarra di ferro; quando è rossa si pone sopra un recipiente
contenente acqua fredda; il pezzo da colorare, ben deterso con carta smeriglio fina, si pone
sulla sbarra di ferro avendo cura che la parte lucida da colorare non sia in contatto colla
sbarra stessa; l'acciaio si scalda. diventa giallo pallido, giallo scuro, ed infine azzurro.
Quando ha acquistato il grado di colorazione voluto si fa cadere prontamente nell'acqua;
esso conserva in tal modo la colorazione che aveva acquistato.
* L'acciaio assume colorazione azzurra, simile a quella che si produce ricuocendolo,
quando lo si immerga in un liquido bollente formato mescolando le due soluz. seguenti,
previamente preparate a parte:
a) Iposolfito di soda gr. 140 - Acqua 1000
b) Acetato di piombo gr. 35 - Acqua 1000.
Azzurro-violaceo
* Occorre detergere l'acciaio, già brunito, in una soluz. di soda caustica, lavarlo con acqua,
nell'ac. solforico diluito, nell'alcool e infine ancora nell'acqua Se la colorazione può farsi
subito dopo la brunitura, bastano le lavature all'alcool e all'acqua.
Si produce poi sul metallo una tenuissima ramatura immergendolo per 10 a 20" in un bagno
di:
Alcool 300 - Ac. nitrico comune 100 - Solfato di rame 40 - Acqua 1000.
Si lava subito nell'acqua corrente.
Si trasforma la pellicola di rame in solfuro trattando a freddo con soluz. assai diluita di un
solfuro alcalino o di ac. solfidrico. Bastano 2 a 3 gocce di solfuro ammonico per litro
d'acqua.
Si ha una tinta rosea che essiccando diventa porpora ed infine azzurra.
A seconda della durata del bagno si possono ottenere successivamente le seguenti
colorazioni: rame-roseo, rame-rosso, rosa, rosso-porpora, rosso-violaceo, viola, azzurroviola, azzurro, azzurroverdastro, verde, verde-giallastro, giallo, ecc.
* Per conservare le colorazioni ottenute si fa uso di una soluz. di alcool, etere o ess. di
trementina, con 2 a 3 gocce d'olio di lino. Si possono variare all'infinito gli effetti colorando
le vernici coi colori solubili nei solventi eterei.
* Si fa una soluz. mista di due soluz. al 5 %, l'una di prussiato rosso e l'altra di percloruro di
ferro, e vi si immerge il pezzo dopo averlo ben deterso. Si asciuga e si strofina con legno
assai tenero. Si riveste con sottile strato di vernice incolora.
* Dopo accurata detersione chimica, si immerge il pezzo a freddo per 15U in una soluz.
contenente 10 di solfato di rame, 2 % d' ac. cloridrico e 15% di cloruro di zinco. Occorre
fare prima la soluz. del solfato di rame, filtrarla e aggiungervi ordinatamente l'acido e poi la
soluz. di cloruro di zinco.
Dopo aver bronzato i pezzi con questo bagno si lavano e si immergono per circa 3 minuti in
un bagno d'iposolfito preparato alcune ore prima e così composto
Acqua 1000 - Iposolfito di soda 1500 - Ac. cloridrico 75.
Si lavano ancora in acqua calda e si essiccano.
* Immersione nella lega fusa
Piombo 25 - Stagno 1.
* Si bagnano i pezzi con ac. nitrico diluito al 10 %. Si lavano in acqua tiepida, e quando
sono asciutti si ungono con olio di lino.
* Immersione in una soluz. di
Ferrocianuro di potassa 1 - Cloruro di ferro 1 - Acqua 400.
Ferro e acciaio - Bronzatura
* Trattandosi di ferro o di acciaio si dà il nome di bronzatura a quei procedimenti che hanno
per iscopo di ottenere chimicamente un rivestimento del metallo (solfuro, ossido, ecc.) che
ne renda più artistico l'aspetto o che ne preservi la superficie dall'ossidazione, estendendo
tale denominazione anche ai casi in cui il rivestimento stesso non abbia colorazione
imitante il bronzo.
Le armi e simili oggetti di ferro e d'acciaio si bronzano sfregandoli fortemente con cloruro
d'antimonio fuso. Una sola operazione non basta; occorre ripeterla scaldando leggermente il
pezzo.
* S'immerge il pezzo nello solfo fuso misto a nerofumo. La superficie, fatta sgocciolare e
seccare, resiste agli acidi e può acquistare bel pulimento; ha l'aspetto del bronzo ossidato,
forse dovuto alla formazione del solfuro di ferro, una specie di pirite marziale, della quale
sono noti i bei riflessi metallici e la resistenza agli agenti chimici.
* Si disossidano e disgrassano i pezzi (p. es. con poltiglia di bianco di Spagna e soda); poi
s'immergono in un bagno di ac. solforico diluito e si sfregano di nuovo con pomice
finissima, ecc. Si espongono allora per 2 a 5 minuti ai vapori di una miscela di ac.
cloridrico ed ac. nitrico in parti uguali, poi si scaldano a 300-350° sino a che si sviluppi il
color bronzato.
Siccome il gas che si sviluppa dall'azione reciproca dei due acidi è perossido d'azoto
(vapori nitrosi) assai venefico, occorre operare con le dovute cautele.
I pezzi raffreddati si ricoprono per sfregamento con vaselina e si scaldano una seconda
volta sino a che la vaselina cominci a scomporsi. Dopo raffreddamento si spalmano ancora
di vaselina. I toni che si ottengono con questo procedimento sono di un bel rosso, ed il
rivestimento è inalterabile. Aggiungendo al miscuglio dei due acidi, dell'ac. acetico, si
ottengono delle belle tinte giallo di bronzo. Tutte le gradazioni di colori, dal bruno-rosso
chiaro al bruno-rosso scuro, o dal giallo-bronzo chiaro al giallo-bronzo scuro possono
essere ottenute con dei miscugli variati di tali acidi. Queste colorazioni sono inalterabili
anche in ambienti che contengano vapori acidi.
* Per bronzare un revolver, si pulisca prima bene a lucido. Si prenda poi una cassetta di
lamierino di ferro, si riempia di carbone di legna e si metta sopra il fuoco fino a tanto che il
carbone sia ben acceso. Si rimescoli il carbone e vi si introduca nel mezzo il revolver acciò
abbia tanto calore sotto quanto sopra Si abbia pronta della calce polverizzata, un pezzo di
stoppa o cotore ed una tanaglia mantenuta nel fuoco. Si tolga colla tanaglia il revolver ogni
10 minuti dalla cassetta e con sollecitudine si strofini colla stoppa e colla polvere di calce,
rimettendolo poi di nuovo nella cassetta Si eviti che la temp. s'innalzi eccessivamente. Il
revolver in breve tempo acquisterà una bella tinta porporina e poi una tinta azzurro-chiaro
assai bella.
Si ripeta però l'operazione diverse volte perchè la prima colorazione azzurra ottenuta non è
solida. Quando sia freddo si, unga d'olio.
* Si strofina l'acciaio con una piccola quantità di soluz. concentrata di soda; si lava
all'acqua calda; si stropiccia con soluz. di cloruro di ferro al 7 %. Dopo essiccato si
stropiccia ancora con soluz. di ac. pirogallico al 5 %. Si fa essiccare e si lucida con
spazzola.
Azzurro
* Si ottiene colorazione azzurra bagnando i pezzi, ben detersi, con ac. nitrico diluito al 10
%. Si lavano in acqua tiepida e quando sono asciutti si ungono con olio di lino.
* Immersione in una soluz. di:
ferrorocianuro di potassa p. 1 - Cloruro di ferro 1 - Acqua 400.
* Gli oggetti minuti in acciaio si fanno scaldare fra la cenere di carbone di legna, alla temp.
di 300°. Si esaminano di tanto in tanto e si estraggono rapidamente appena, esponendoli
all'aria, si veda che abbiano assunto la colorazione desiderata.
* Per dare il colore azzurro bruno d'acciaio alla testa delle viti, si ungono, dopo averle ben
pulite, con pochissimo olio, e quindi si scaldano alla fiamma ossidante d'un becco Bunsen.
Colorazione imitante l'argento
* Digrassata con cura la superficie del ferro si bagna con questa soluz.:
Cloruro d'autimonio gr. 40
Anidride arseniosa in pol. 10 - Ferro-ematite in polv. 6 - Alcool a 90° litri 1
che si sarà ottenuta scaldando debolmente, a b. m., per una mezz'ora. La spalmatura del
ferro si farà con tampone di ovatta. Si otterrà un precipitato di arsenico e antimonio, sulla
superficie del ferro, assai bianco.
* Nero - Si fanno bollire insieme 10 p. di olio di trementina e 1 di solfo. Si copre il metallo
con un leggero strato di tale liquido, indi lo si espone alla fiamma di una lampada a spirito.
* In una certa quantità di ess. di trementina si versa goccia a goccia dell'ac. solforico,
rimescolando continuamente fino a che non si formi più precipitato. Si getta allora il tutto
nell'acqua, si agita, si decanta e si rinnova la lavatura del precipitato, fino a che la carta
azzurra di tornasole immersa nell'acqua non si arrossi più. I1 precipitato sarà così spogliato
di tutto l'acido e, dopo averlo fatto sgocciolare su di una tela, sarà pronto per l'uso.
Se ne riveste il metallo e si fa bruciare nel fuoco. Se s'incontrasse difficoltà nello stenderlo
si può diluirlo con un poco di trementina. Si sfrega quindi il metallo con uno straccio di
lana unto d'olio di lino, fino a che la superficie apparisca d'un bel nero lucente.
* Alla seguente soluz.:
Cloruro di bismuto 20 - Bicloruro di mercurio 20
Cloruro di rame 10 - Ac. cloridrico 60 - Alcool 50 - Acqua 500
si aggiunge della fucsina in quantità sufficiente per mascherarne il colore. Si stende la
soluz. col pennello o vi si immerge l'oggetto ben pulito e sgrassato. Si lascia seccare, quindi
si passa all'acqua bollente per mezz'ora. Si ripete l'operazione fino ad ottenere la
colorazione voluta. Poi si passa l'oggetto al bagno d'olio e si scalda al fuoco dopo averlo
spalmato di uno strato d'olio.
Questo procedimento è adatto per armi di lusso, foderi di sciabole, ecc. Nell'oreficeria serve
per scatole di orologi, medaglioni, braccialetti, ecc.
* Piccoli oggetti - Immersione in un bagno di cloruro ferrico reso acido con aggiunta di ac.
cloridrico. Lavatura in acqua bollente. Spalmatura con olio.
* Nero-mat - S'immerge il pezzo, ben deterso, in questa soluzione:
Cloruro di mercurio 2 - di rame 1 - Ac. cloridrico 6 - Alcool 5 - Acqua 50.
Si può anche applicare la soluz. a spazzola, ripetendo se occorre. Si lava poi con acqua
calda.
* Colorazioni diverse - Col selenito di rame. Il ferro precipita il rame ed il selenio dai loro
sali. Immerso in una soluzione di selenito di rame acidulata con alcune gocce d'acido
nitrico, precipita questi due metalli sotto forma d'uno strato fangoso nero, poco aderente.
Ma se si lava l'oggetto con acqua, poi con alcool e lo si fa seccare rapidamente sopra un
becco a gas, il deposito diviene aderente. Sfregato con un cencio, tale deposito diviene
nero-azzurro o nero lucente secondo la composizione del bagno.
Il selenito di rame è un sale verde pistacchio insolubile nell'acqua, e poco solubile
nell'acqua acidulata con acido nitrico o solforico. È preferibile mescolare una soluz. di
solfato di rame ad una di ac. selenioso e acidulare con ac. nitrico per impedire la
precipitazione del selenito di rame.
Questo procedimento, di Malherbe, è assai comodo per colorare in nero od in azzurro i
piccoli oggetti di ferro o d'acciaio (penne da scrivere, sfere da orologio, piccoli pezzi
d'armi, ecc.). Riesce meno bene per i pezzi di ghisa. D'altronde, il prezzo elevato dell'acido
selenioso riesce d'ostacolo al suo uso per la colorazione di grandi superfici metalliche.
I bagni s'impoveriscono assai rapidamente di selenio, perchè si deposita del selenito di
ferro, giallo, insolubile.
* Per il nero-brillante:
Acido selenioso 6 - Solfato di rame 10 - Acqua 1000 - Acido nitrico 4 a 6.
* Per il nero-azzurro:
Acido selenioso 10 - Solfato di rame 10 - Acqua 1000 - Acido nitrico 4 a 6.
Immergendo il pezzo per tempo brevissimo si ottengono alla sua superficie le colorazioni
seguenti: giallo, rosa, porpora, violetto, azzurro.
* Grigio - Si applica, a pennello, sui pezzi scaldati una soluz. di:
Nitrato di rame 7 - Alcool 3
indi si procede al riscaldamento. Si forma una patina d'ossido nero di rame che, stropicciata,
lascia una tinta grigia.
* Color cioccolato - Mettere il pezzo sotto una campana di cartone o plastica, o dentro ad
una scatola, assieme a due scodellini contenenti uno acido cloridrico non troppo diluito e
l'altro ammoniaca. Si formano dei fumi di cloruro di ammonio che in alcune ore ossidano
con una ruggine sottilissima ed uniforme il pezzo. Ingrassare bene il pezzo. Si ottiene una
superficie che imita bene l'ossidazione naturale del ferro antico.
* Damascatura - Per damascare ad es. una lama, bisogna, quando è fucinata, lasciarla
raffreddare lentamente in modo che il carbone vi si ripartisca inegualmente. Poi, prima di
temperarla, immergerla in un acido capace di sciogliere il ferro alla superficie (ac. nitrico);
il carbonio messo allo scoperto forma delle vene più o meno grigie secondo che è più o
meno abbondante.
* A pelle di trota - Questo genere di damascatura che imita le macchiettature della pelle
delle trote, è assai usata per canne da fucile.
Si fanno sciogliere 60 gr. di solfato di rame in un litro d'acqua calda e quando la soluz. è
fredda vi si aggiungono 15 gr. d'acido nitrico e altrettanto d'ac. cloridrico, 30 d'alcool e
altrettanto di soluzione diluita di cloruro di ferro.
Si applica questo liquido sul metallo, mediante pennello duro; quando si è ottenuto l'effetto
desiderato - il che richiede circa 24 ore - si sfrega il metallo con una spazzola metallica, si
lucida con legno duro. Volendo si vernicia con vernice alla gommalacca.
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