Il seguente progetto è stato realizzato dagli alunni delle classi 5^ del
1° Istituto Comprensivo “A. Manzoni – G.S. Poli” del plesso “G. Cozzoli”.
Hanno partecipato gli alunni della classe 3^ A che hanno eseguito il
brano “Un’ ala di riserva”.
Hanno contribuito alla realizzazione del progetto gli insegnanti:
Carmela Facchini,
Sergio Andriani,
Fiorella Camporeale,
Cinzia Claudio,
Maria Teresa Gallo,
Isabella Salvemini
Damiana Spaccavento,
Sabrina Todaro
Uno scritto di don Tonino di 20 fa ci può aiutare a vivere i nostri giorni, segnati dallo
spread, dalla crisi e da tante analisi, magari difficili da comprendere, e ci indica una
strada, davanti ad alcuni dati che riguardano il nostro Paese: 8 milioni di poveri, oltre
36% i giovani senza lavoro.
“Non è vero che si nasce poveri.
Si può nascere poeti, ma non poveri. Poveri si diventa. Come si diventa
avvocati, tecnici, preti. Dopo una trafila di studi, cioè. Dopo lunghe
fatiche ed estenuanti esercizi. Quella della povertà, insomma, è una
carriera. E per giunta tra le più complesse. Suppone un noviziato severo.
Richiede un tirocinio difficile. (…)
Povertà come annuncio. (…)
Povertà come rinuncia. (…)
Il cristiano rinuncia ai beni per essere libero di servire. Non per essere più
libero di sghignazzare, che è la forma più allucinante di potere. Ecco
allora che si introduce nel discorso l’importantissima categoria del
servizio, che deve essere tenuta presente da chi vuole educarsi alla
povertà. Spogliarsi per lavare i piedi, come fece Gesù che, prima di quel
sacramentale pediluvio fatto con le sue mani agli apostoli, ‘depose le
vesti’. Chi vuol servire deve rinunciare al guardaroba
Comunione, Evangelizzazione e Scelta degli Ultimi sono gli elementi principali su
cui sviluppò la sua idea di Chiesa: la Chiesa del grembiule.
Egli si impegnò ad assistere gli operai delle acciaierie di Giovinazzo e ospitò gli
sfrattati in episcopio. Rinunciò ai segni del potere e scelse il “ POTERE DEI
SEGNI”: nascono così la casa della pace, la comunità dei tossicodipendenti e un
centro di accoglienza per gli immigrati. Successivamente con la guerra del Golfo ha
degli scontri con i politici e addirittura viene accusato di incitare alla diserzione.
Tuttavia don Tonino ha sempre dimostrato coerenza nelle sue scelte di uomo, di
cristiano, di sacerdote e di vescovo. Infatti l’obiettivo della su vita è stato mettere
in pratica il Vangelo. Successivamente partecipò alla marcia pacifica a Sarajevo,
nonostante fosse malato. Il 7 dicembre 1992 partirono in 500 da Ancona ( credenti
e non ) di nazionalità diverse, ma uniti da un unico desiderio cioè quello di portare
la pace ai popoli che erano in guerra. Questo evento ha lasciato un segno nel suo
cuore tanto da voler concelebrare fino all’ultima ora sulla tovaglia tessuta insieme
da donne bosniache, serbe e croate, come simbolo dell’unità in Cristo.
Pochi mesi dopo, il 20 aprile 1993, consumato da un cancro muore con
grande serenità.
Lo stemma episcopale di don Tonino.
Secondo la tradizione araldico - ecclesiastica lo stemma deve avere uno scudo, una croce
e un cappello vescovile con cordoni. Lo stemma di don Tonino è composto da:
-uno scudo che contiene dei simboli che fanno riferimento al proprio paese
( Alessano ). La croce è denominata “ Senza peso” perché è sorretta dalle ali che
esprimono la fiducia nella misericordia di Dio;
-una croce in oro posta in palo cioè posta verticalmente dietro lo scudo;
-cappello prelatizio con cordoni a sei fiocchi che rappresentano il grado vescovile
pendenti su ciascun lato ( ordinati 1-2-3) di colore verde;
-un cartiglio di colore bianco con una scritta in nero che racchiude il suo motto. Il
motto del suo stemma è tratto dal salmo 34:
“ Ascoltino gli umili e si rallegrino”
Infatti l’obiettivo della vita di don Tonino è stato quello di annunciare l’amore di
Dio ai poveri e la solidarietà verso i fratelli:
Don Tonino Bello appena fu nominato vescovo si trovò a fare delle scelte apparentemente
marginali: lo stemma, la croce pettorale, il pastorale, l’anello e il guardaroba.
Egli fece scelte attente ed orientate, facendo delle insegne episcopali ( da episcopo =
sorvegliante) non “ Segni del Potere” , ma si impegnò a dare “ POTERE AI SEGNI”.
Così ridusse al minimo il suo guardaroba rifiutando di farsi confezionare la talare paonazza,
usando soltanto la talare nera filettata che indossò anche durante l’ordinazione episcopale.
Lo stemma lo volle semplice riprendendo quello del suo paese Alessano che aveva nello scudo
una croce sorretta da due ali . Per motivi araldici scrisse il motto in latino perché diceva che i
poveri non conoscevano il latino e quindi non potevano comprenderlo.
I segni scelti per il suo ministero episcopale furono molto significativi:
 Il pastorale in legno d’ulivo era più simile al vincastro di un pastore che allo scettro.
La croce pettorale era semplice anch’essa era fatta di legno.
 L’anello era la fede nuziale della madre sulla quale fece incidere il monogramma di Cristo.
 La mitria era un semplice copricapo.
Nell’apostolato di don Tonino il suo interesse primario
riguardava la “scelta degli ultimi”.
Egli ha fatto una scelta di povertà personale non solo sul piano
del denaro ma anche nella scelta dei titoli e delle insegne.
Il suo stile ecclesiale e ministeriale della Chiesa era fondato sul
potere dei segni. Don Tonino riesce a creare un forte legame tra
l’amore verso Dio e verso i poveri.
Egli affermava che ognuno di noi deve educarsi alla povertà.
Infatti don Tonino diceva:” l’educazione alla povertà è un
mestiere difficile per chi lo insegna e per chi lo impara. Forse è
proprio per questo che il maestro ha voluto riservare ai poveri,
ai veri poveri, la prima beatitudine.
Quindi ogni cristiano per poter entrare nel Regno di Dio deve
seguire l’esempio di Cristo: “…Che da ricco che era si fece povero.”
(2 Cor. 8,9).
I poveri sono coloro che non hanno né ricchezze né amicizie
che contano e non sono difesi da nessuno, ma per don Tonino
ogni povero ha un nome e un cognome, un volto e una storia
personale. Pertanto la Chiesa deve saper eliminare i segni del
potere per poter “…Diventare una Chiesa povera e dei poveri ; cioè
non la Chiesa dell’elemosina, ma una Chiesa che si batte per la difesa
dei diritti dei poveri” per poter diventare LA CHIESA DEL
GREMBIULE.
Il nostro compito storico è di saper stare insieme a tavola. Non basta mangiare: pace vuol dire mangiare con gli altri.
Dio è presente nel cuore
di tutti, se non come
presenza, almeno come
nostalgia.
Il viaggio più
lungo è quello che
conduce alla casa
di fronte.
Il nostro compito storico
è di saper stare insieme a
tavola. Non basta
mangiare: pace vuol dire
mangiare con gli altri.
Vi faccio questo augurio. Che
anche voi, scrutando i segni,
possiate dire così: Resta poco
della notte, perché il sole sta
già inondando l'orizzonte.
Pregare significa
innanzitutto aderire alla
volontà di Dio, dichiararsi
servo di Dio: mettere in
pratica il Vangelo, entrare
nella logica del Vangelo.
Sii un uomo liberato.
Non solo un uomo
libero che dà il tempo
libero agli altri. Sii un
liberatore, che libera gli
altri dalle angosce!
Il viaggio più serio è
quello che porta
all'incontro con Dio.
Ricordiamoci che delle
nostre parole dobbiamo
rendere conto agli
uomini. Ma dei nostri
silenzi dobbiamo
rendere conto a Dio!
Stare con gli ultimi significa
lasciarsi coinvolgere dalla
loro vita. Prendere la polvere
sollevata dai loro passi.
Guardare le cose dalla loro
parte.
Lettera al “fratello marocchino”
Fratello marocchino. Perdonami se ti chiamo così, se col
Marocco non hai nulla da spartire. Ma tu sai che qui da
noi,verniciandolo di disprezzo, diamo il nome di marocchino a
tutti gli infelici come te, che vanno in giro per le strade, coperti
di stuoie e tappeti, lanciando ogni tanto quel grido, non si sa
bene se di richiamo o di sofferenza: tapis!
La gente non conosce nulla della tua terra. Poco le importa se sei
della Somalia o dell’Eritrea, dell’Etiopia o di Capo Verde. A che
serve? Il mondo ti è indifferente.
Dimmi marocchino. Ma sotto quella pelle scura hai un’anima
pure tu?
Quando rannicchiato nella tua macchina consumi un pasto veloce, qualche volta versi anche tu
lacrime amare nella scodella? Conti anche tu i soldi alla sera come facevano un tempo i nostri
emigranti? E a fine mese mandi a casa pure tu i poveri risparmi, immaginandoti la gioia di chi
li riceverà? E’ viva tua madre? La sera dice anche lei le orazioni per il figlio lontano e invoca
Allah, guardando i minareti del villaggio addormentato? Scrivi anche tu lettere d’amore? Dici
anche tu alla tua donna che sei stanco, ma che un giorno tornerai e le costruirai un tukul tutto
per lei, ai margini del deserto o a ridosso della brughiera?
Mio caro fratello, perdonaci. Anche a nome di tutti gli emigranti clandestini come te, che sono
penetrati in Italia, con le astuzie della disperazione, e ora sopravvivono adattandosi ai lavori
più umili. Sfruttati, sottopagati, ricattati, sono costretti al silenzio sotto la minaccia di
improvvise denunce, che farebbero immediatamente scattare il “foglio di via” obbligatorio.
Perdonaci, fratello marocchino, se noi cristiani non ti diamo neppure l’ospitalità della soglia. Se
nei giorni di festa, non ti abbiamo braccato per condurti a mensa con noi. Se a mezzogiorno ti
abbiamo lasciato sulla piazza, deserta dopo la fiera, a mangiare in solitudine le olive nere della
tua miseria.
Perdona soprattutto me che non ti ho fermato per chiederti come stai. Se leggi fedelmente il
Corano. Se osservi scrupolosamente le norme di Maometto. Se hai bisogno di un luogo dove poter
riassaporare, con i tuoi fratelli di fede e di sventura, i silenzi misteriosi della tua moschea.
Perdonaci, fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo
infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha …..il
colore della tua pelle.
Don Tonino Bello
Ti auguro un'oasi di pace
La strada vi venga sempre dinanzi
e il vento vi soffi alle spalle
e la rugiada bagni sempre l'erba
cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre
sul vostro volto.
E il pianto che spunta
sui vostri occhi
sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi
di lacrime di amarezza e di dolore,
ci sia sempre qualcuno
pronto ad asciugarvele.
Il sole entri a brillare
prepotentemente nella vostra casa,
a portare tanta luce,
tanta speranza e tanto calore.
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