SIAMO ESSERI DI LUCE
CHE UTILIZZANO UN CORPO FISICO!
Quali sono le
responsabilità che
ci competono
nell’affermare che
siamo esseri di luce?
Come attuare
concretamente nel
quotidiano
quest’affermazione?
Mettiamo da parte
tutte le filosofie
prese in prestito e,
manifestiamo la nostra
vera essenza!
I tempi stanno per compiersi.
Quello che le profezie e le scritture di ogni tempo e luogo hanno
annunciato nei secoli dei secoli è arrivato alla sua realizzazione
definitiva.
Le innumerevoli voci di allarme che si levano da ogni parte del
Pianeta creano caos e sconforto negli animi di chi, inconsapevole del
fenomeno nella sua globalità, vede davanti a sé avvicinarsi l’ombra
di un futuro ormai prossimo e minaccioso.
Tutti sono chiamati a svolgere un’opera di sostegno e diffusione della
Verità. Tutti sono favoriti a compierla con amore e devozione, così
come il cuore detta attraverso le varie situazioni materiali in cui ci
troviamo immersi in questo momento storico e in questa incarnazione.
Ciò che attente la nostra umanità è un mondo di Luce privo di ombre
e inganni. Riflettiamo attentamente su quanto segue.
(Avanza con un clic)
Dal Maestro Gesù …
- «Amici... amici… avete davvero ben compreso quanti amici
erano veri e propri compagni d'anima?
Condividere il pane dell'anima... significa già cominciare a
nutrirsi del pane dello spirito. È questo, il banchetto a cui
v’invito! Ma attenzione, amici, il corpo del sole non deve farvi
dimenticare il corpo della Terra!
Scoprendo nuovi orizzonti, troppi uomini trascurano i sentieri
che li hanno condotti fino ad essi ed aiutati ad essere ciò che
sono; tuttavia, sappiate che potrete avanzare in eterno verso
altre contrade senza per questo chiudere dietro di voi le
frontiere;
frontiere e barriere dipendono da voi soltanto: una frontiera
naturale non è una frontiera ma un segnale, null'altro che
l'intervallo fra le note musicali, null'altro che quell'impercettibile frangia in cui due colori si mischiano nell'arcobaleno...
Il color malva, quando diventa rosa? E quando il giallo del
ranuncolo si trasforma in zafferano?
Nessuno sguardo saprebbe rispondere; soltanto l'arbitrio
definisce e stabilisce una frontiera; l'arbitrio fissa dei limiti,
li inventa in un dato posto, perché il suo sguardo si perde
se oltrepassa le frontiere, si perde nell'ignoto, in ciò che è
mobile, informale... e questa è la paura...:
Ecco dunque che vi propongo di ammaestrare la paura: non
dì combatterla, ma di farne un'alleata, imparando qual è la
sua natura; essa è semplicemente un po' di voi stessi, un
riflesso inconfessato della vostra ignoranza.
Che avete da temere, se non la vostra incapacità di
comprendere una situazione e di ammettere l'insegnamento
che da essa proviene?
Il rifiuto di riconoscere in sé l'ignoranza è la prima
manifestazione dell'immobilismo, ossia la maschera
dell'unica morte concepibile.
La Grande Vita è la negazione stessa dell'immobilismo,
e questa è una verità ineludibile, anche in ciò che le
manifestazioni di questa vita sembrano avere di più stabile,
così, ogni frontiera che pare naturale e che sembra rispondere
alla logica, sta a testimoniare che una particella di noi si
rifugia ancora nell'immobilismo, una particella che vogliamo
estendere al nostro mondo.
Immobilismo non significherà mai stabilità; la stabilità non è
una fissità ma un equilibrio, un giusto movimento d’andata e
ritorno fra la caduta e la stazione eretta, un matrimonio
d'amore fra ciò che sembra nero e il bianco.
L'azione di camminare, vedete, si riassume in questo
matrimonio continuamente rinnovato tra l'avanzare ed il
cadere, unione della volontà centrata in se stessa; se così è
sul corpo di questa Terra, altrettanto accade nei mondi che
chiamate immateriali, ove le frontiere sono le vostre stesse
creazioni, i risultati diretti delle vostre scenografie.
Le vie di comunicazione tra il formale e l'informale, tra il
denso ed il sottile, sono sempre state aperte per colui che, a
sua volta, era aperto, perché in verità non ci sono differenze
fra le due rive di un fiume, e le possibilità di gioia sono
essenzialmente le stesse su entrambe le rive.
Il denso è il campo di crescita del sottile, mentre il sottile è
l'embrione che offre a ciò che è pesante la sua occasione di
vita, la sua promessa d’affinamento; cercate di capirmi al di là
delle parole che la vostra lingua mi consente: maturate questo
concetto in voi, e fatelo sentire agli altri piuttosto che cercare
di spiegarlo con concetti accessibili a pochi.
Così, non disprezzate nulla, non respingete nulla: non fate
come quelli che, scoprendo con meraviglia le bellezze di altri
mondi, decidono di ignorare gli splendori di questo.
Vorreste forse concepire un figlio che rifiuti sua madre per
correre dietro soltanto a suo padre?
Il nutrimento dei vostri campi può essere grande quanto
quello del sole di mio Padre: esso attende semplicemente che
voi lo riscopriate, che ristabiliate con esso un legame, che gli
rendiate infine ciò che gli appartiene, la sua dignità, la sua
nobiltà, quel granello di vita che conduce anche al centro del
Tutto. È tutta questione di nutrimento, in questa vita, lungo
questa strada che state scoprendo... Ho proprio detto "che
state scoprendo", perché tra coloro che mi ascoltano ce ne
sono ancora troppi che già si sentono preti e dottori, in grado
di ragionare di tutto. È tutta questione di nutrimento, ed è del
cibo che ora comincerò a parlarvi, del cibo in ciò che ha di più
pesante, di più quotidiano ai vostri occhi; devo dirvi quali sono
le sue bellezze, devo raccontarvi quali tesori esso può aiutarvi
a coltivare, perché, in verità, il cibo è sacro.
Per vivere, amici, ogni giorno mangiate... o meglio, credete di
mangiare; in realtà, generalmente, non fate altro che ingerire
e inghiottire... Ed è innanzi tutto questo, il meccanismo che,
prima di ogni altro, v’impedisce di vivere, e fa sì che esistiate
soltanto... Il potenziale di vita del vostro corpo non risiede
soltanto nel cibo assimilato: esso si perpetua soltanto
attraverso la coscienza che raggiungerete. E così, dunque, che
la prima preghiera che potete offrire alla Vita consiste nel
nutrirvi in piena coscienza, ossia comprendendo ciò che
mangiate, che cos'è, giustappunto, questa "cosa" la cui
sostanza s’integrerà a poco a poco alla vostra. Probabilmente
ne siete coscienti quando mangiate un frutto, un po' di pane o
un formaggio; lo sapete, naturalmente, ma ancora non
comprendete (o raramente vi accade) che cosa sia un frutto,
un pezzo di pane, un formaggio.
Ci sono alimenti che rappresentano dei simboli, ma non è di
questo che voglio parlare: non è una forma fisica, sebbene
saporita, quella che assimilate in primo luogo, ma
un'inimmaginabile danza di particelle vitali. Non mi riferisco
affatto agli atomi che possono essere visti al microscopio, ma
alla sostanza di cui essi sono profondamente imbevuti, e della
quale sono basilarmente composti. Non è l'infinitamente
piccolo, ma è l'infinitamente presente; e questo infinitamente
presente potete anche chiamarlo la Coscienza di mio Padre, di
vostro Padre... Mangiare in coscienza significa dunque, amici
miei, proporre al vostro essere un'unione con la forza di Vita
universale. L'atto di mangiare non si riassume nel fornire il
carburante a una macchina: è anche, e soprattutto, proporre
il fuoco generatore di un'energia capace di costruirvi
una vera e propria cattedrale!
Quando dico il "Padre mio" e il "Padre vostro", mi riferisco alla
Potenza e all'Amore del Grande Creatore cosmico, dal quale ogni
cosa è nata, del quale ogni cosa è intessuta. Perché, in verità, non vi
è una sola "cosa" tra quelle che esistono intorno a voi o in voi, che
non sia parte integrante del Suo corpo, e frutto del Suo Spirito.
Non facciamo altro che sperimentare la Vita in tutta libertà,
lungo il fascio della Sua coscienza: tutto ciò che assimilate nasce
embrionalmente dal Suo soffio, e si oggettivizza secondo la
coscienza dell’umanità, secondo l'apertura del suo cuore.
In tutto questo non vi sono immagini, ma la semplice formulazione,
facilmente comprensibile, di un principio eterno che la vostra
scienza stessa riuscirà a capire.
Così dunque dovete capire che ogni istante della vostra vita
può essere occasione di un'Eucaristia: assimilate il Tutto in
ogni momento, per poco che vogliate esserne coscienti; ora,
sgombrate questo termine di "Eucaristia" delle sue
connotazioni religiose, non vogliate vedervi né carne né
sangue, ma qualcosa di più, quell'inimmaginabile
amore-energia con il quale ognuno di noi ha la possibilità di
comunicare. La vera Eucaristia che sono venuto a distribuire
(o meglio, a restituire) all'umanità, è proprio questa. Sappiate
assaporare il gusto e la forza dell'attimo presente perché
tutto, la generazione come la rigenerazione, risiede in esso;
tutto è così vicino a voi, se non vi accanite ad allontanarlo con
le mille circonvoluzioni dei vostri disordinati appetiti; il Padre
cosmico di cui vi parlo è il Padre-Madre di tutte le galassie,
l'Oceano-Ain-Soph al quale alludono tutte le culture.
Smettete dunque di immaginarlo lontano da voi, giacché siete
realmente in lui, nel suo corpo, e giacché egli stesso penetrerà
persino nell'inchiostro con cui scriverete. Dovete capire, ora,
che non è quel Padre che chiamavo sulla croce nel corpo del
vostro fratello Gesù. Quel Padre di cui ero e sono sempre uno
degli ambasciatori, è l'interprete privilegiato, l'eterno amante
della Terra-Madre che calpestiamo ogni giorno; i popoli
antichi lo chiamavano il Melkisedech dei Melkisedech, oppure
il Manu del nostro mondo, la coscienza direttiva del suo corpo
e delle sue umanità; altri, invece, lo chiamano Logos
planetario, perché Egli è per questo pianeta il punto supremo
che capta le forze d'armonia del nostro universo, provenienti
dal Tutto, per poi ridistribuirle.
Non siate turbati, amici miei, da ciò che, inizialmente, sentite
come differenza o separazione:
in verità non vi è un Padre eterno e poi un altro Padre ancora, ma
l'Unico, e coloro che, a diversi gradi, s’incarnano in miliardi di
galassie... anche ognuno di voi rappresenta un Padre per i
milioni di cose che ha compiuto nel corso della sua vita: queste
cose, a vostra insaputa, costituiscono la sostanza, la matrice
dei mondi a venire, di cui vi sarà dato il potere di perfezionare
lo sviluppo in tempi futuri. Così, ogni cosa è creatore, ogni
cosa è cibo... anche voi sarete cibo per il suolo che vi
assorbirà. Non è più il momento degli asceti che disprezzano la
sostanza vitale reclamata dal loro stomaco; e non è più
neppure il momento di uno spreco sconsiderato degli alimenti:
ogni corpo abbia la sua giusta misura, perché la privazione e
la sovrabbondanza sono entrambe insulti all'armonia; un
tempio con i muri malfatti per il disinteresse dei suoi
costruttori non è degno di essere un tempio.
Un luogo sacro sovraccarico di orpelli dorati e preziosi non è
null'altro che un omaggio all'ego. Avviarsi verso mondi
spirituali, amici miei, significa cominciare con il mettere ordine
fra le cose del corpo: il vostro corpo sarà sporco e vile se
nell'anima vostra saranno presenti scorie e bassezze; infatti,
per sua essenza, in verità, il corpo è tutta luce.
La ricerca di alimenti sani diventa un ideale al quale ognuno
deve tendere: dacché il veleno dell'incoscienza ha generato il
suo corollario di veleni chimici, questa ricerca diventa vitale;
sappiate, comunque, che non deve generare un'ossessione,
quella che già vediamo svilupparsi in alcuni di voi.
Un edificio va distrutto a cominciare dal tetto, poi dalla
struttura portante: e il vostro tetto è la fiducia, la vostra
struttura portante è la volontà.
Non serve a nulla scegliere pietre voluminose e solide per le
mura se poi le acque degli uragani interiori possono infiltrarsi
tra esse: la fiducia nella Vita onnipresente, la volontà di
servirLa e di riconoscerLa in sé sono il fermento dell'amore...
e un Amore consimile, vedete, eleva ciò che è impuro fino
alla purezza, fino al cuore stesso della purezza. Questo però
richiede l'abbandono delle vostre rigidità, delle vostre
resistenze, persino nell'atto di mangiare: affermavo che gli
uomini inghiottono, più che mangiare; è un'altra abitudine
che la coscienza addormentata si è data per dominare ciò che
la circonda. Se ciò che volete è la lotta persino nelle vostre
viscere, allora l'avrete... ciò che non è amato, ciò che non è
riconosciuto come particella di vita, ciò che non è utilizzato,
presto o tardi è chiamato a ribellarsi.
I vostri denti ed il vostro stomaco non distruggano nulla, non
estirpino dunque dalla materia il succo che essa chiede solo di
poter offrire spontaneamente: lasciate che quest'offerta
faccia l'opera sua, e allora sarete nuovamente generatori di
vita. Voi uomini siete dotati di un'incommensurabile forza che
potrete rendere nobile se soltanto lo vorrete: se invece vi
accanirete a lottare per il contrario, allora diventerete anche
voi un "contrario", per sperimentare sempre di più i disordini
e le disarmonie. Non è la punizione di coloro che non vedono
e non sentono, ma il logico cammino che essi stessi si
tracciano finché non ne potranno più di rinnegarsi.
Nutrire bene il corpo, rispettarne le esigenze, anche tutto
questo, siatene pur certi, è una forma d'amore; vi parlo di
onorare, preservare e purificare: non di fomentare un culto
narcisistico.
Fra tutte le cose generate da questo mondo, non ve n'è alcuna
che sia di per sé impura: ditevi soltanto che il vostro cuore
dispone della libertà di accettare o respingere tutte le
manifestazioni della vita secondo le sue capacità di
sublimazione.
Persino gli escrementi generati da ogni cibo denso non
meritano disprezzo alcuno, non appena se ne comprende la
funzione: essi non sono sporcizia ma trasformazione, non sono
decadenza ma piuttosto un potenziale di rigenerazione.
Essi sono il supporto di ciò che consente alla natura fisica di
perpetuarsi e di trovare, in seguito, un certo equilibrio; vi sono
popoli che l'hanno capito, e non si tratta di popoli di poco
conto: essi ne utilizzano piccole quantità per preparati
curativi.
Ciò che vi fa provare disgusto in questo campo, è l'analisi
errata della vostra mente che si allea con le incontrollate
pulsioni del vostro essere emozionale; lo stato di marcescenza
e di decomposizione è una fase necessaria nella meravigliosa
avventura della Vita che vi è offerta, ma non appena la
prossimità fisica di questo evento sfiora la vostra vista, vi
sentite in imbarazzo. Questo è logico dal momento in cui
prendete coscienza della necessità dell'igiene, ma neppure un
istante immaginate di poter essere messi in imbarazzo dai
residui nati dai vostri corpi sottili; eppure i corpi eterici ed
egoici della vostra anima generano un vero e proprio
inquinamento, che può svolgere il ruolo di una cancrena
sorniona: il vero e proprio inquinamento si annida soprattutto
in questo campo, più che nell'altro.
Ma, amici miei, bisogna essere chiari: queste considerazioni su
uno degli aspetti della vita del vostro mondo non escludono la
necessità di una grande igiene fisica; se la materia in
decomposizione, di per se stessa, non è affatto vile, essa non
va comunque mischiata da vicino a ciò che vive alla luce del
sole; vedete infatti che una pianta muore se le sue radici
conoscono un contatto diretto con il letame. Il giusto
atteggiamento è quello della corda, che da sempre vi viene
tesa fra due cime.
Così, la pulizia di un corpo fa parte integrante del suo stesso
cibo; i semi di vita che chiamate "prana" non giungono a voi
unicamente dalle materie che ingerite o dalle porte sottili
dell'organismo, ovvero i vostri plessi, ma sono la base dell'aria
che chiamate in voi con il respiro.
Se ora vi dico che siete simili ad un immenso polmone, allora
comprenderete meglio come penetra in voi il prana; questo
semplice schema è noto da molto tempo, eppure è così mal
assimilato dalla coscienza dell'umanità...
Accade dunque che voi vi nutriate un po' meglio ogni volta
che in voi si fa luce sul gioco sottile di queste forme di vita;
nutrirsi, amici, significa prima di tutto accogliere la luce e,
unendosi ad essa, sospingerla un po' oltre lungo il proprio
cammino alchemico.
In un'epoca futura, l'umanità terrestre scoprirà i pasti di
"prana" e sarà un altro passo verso la trasparenza alla quale
v’invito, così come oggi può essere un passo il diventare
vegetariani.
I vegetariani non sono dei testimoni assoluti della voce
interiore, anzi, a volte ne sono lontanissimi, ma bisogna
vederli come un segnale di una breccia che si è praticata nelle
abitudini e nelle pseudo-necessità cristallizzate fin da tempi
antichi.
Le antiche memorie sono ora chiamate a disincagliarsi, e
l'interesse oggi rivolto alle forme di alimentazione che si
allontanano dalla natura animale, è il segno che si è almeno
aperto uno spiraglio, uno spiraglio che nessuno ha il diritto di
forzare ma che invece va allargato progressivamente.
In voi, amici della Terra, tutto si rivela dunque come un segno
premonitore: il vostro corpo, mediante la forza e la purezza
che gli offrite, rimanda l'immagine fedele dello sguardo che
rivolgete alla vita; riveste allora una forza che non s’identifica
con quella muscolare, una bellezza ben diversa da quella delle
forme, e si riveste dell'abito d'amore che è l'abito della
fusione, l'abito della compassione.
Con tutto questo intendo dire che le manifestazioni fisiche
della vita, a cominciare da voi, esseri di carne ed ossa, hanno
la possibilità di diventare i primi ambasciatori di mio Padre.
Avete notato come Egli risieda talvolta in un solo sguardo, nel
contatto di un braccio che si posa su una spalla, in un gesto,
apparentemente banale, che vi offre da mangiare? E qui che
comincia la sua presenza d'amore...
Ed ora mi direte: «Questo lo so già, l'ho sentito molte volte,
credo anche di averlo capito... ma in realtà non cambia nulla:
non c'è una tecnica che permetta di integrarlo meglio?»
In verità, ecco cosa posso dirvi: quando camminavo per la
vostra Terra duemila anni fa, il mio corpo ed il mio cuore
conoscevano moltissime tecniche, tecniche che molti maestri,
occupandosi della mia formazione durante l'infanzia, si erano
sforzati di inculcarmi; le ho sempre riconosciute quali validi
aiuti, e ancora ne riconosco l'utilità; ma devo dire di
essermene servito davvero raramente, e ancor più raramente
negli istanti che vengono in mente a tutti voi, quelli che sono
rimasti scolpiti nelle memorie.
Le tecniche, le pratiche possono fungere da filtro tra noi ed
un'altra parte di noi stessi e dell'universo, ma sono anche, a
volte, pretesto per una disciplina, onde canalizzare l'attività
della coscienza mentale e le forze anarchiche della sfera
emozionale. Sappiate, comunque, che non saranno mai quel
potenziale che, in voi, compie l`"opera", ossia la restaurazione
del vostro essere divino.
Volgendo lo sguardo al vostro mondo, vedo molti uomini e
donne che si danno con tutto il loro cuore e da molto tempo a
belle e rispettabili pratiche e tutte, a modo loro, sono
altrettanti yoga di purificazione; tuttavia, se il tempio del loro
corpo è da esse meglio nutrito e reso più nobile, se in esse la
loro anima trova più pace ed il loro cuore una fonte alla quale
dissetarsi, non per questo si ferma la ruota delle limitazioni.
Non basta rispettare il tempio per diventare il tempio stesso
del Vivente; non basta voler la pace e l'amore per essere pace
ed amore; invece, troppo spesso, non si fa altro che prendere
a prestito un abito, e farsi prendere dal proprio gioco; il gioco
di questi uomini, è quello dell’"iniziato", quello del
"grande yogi" oppure del "terapeuta": sono giochi sottili, che
pur essendo spesso animati da una volontà di amore,
restano proiezioni dell'ego.
Al di là di ogni altra pratica, quella che oggi vi è richiesta
soprattutto, fratelli umani, è di lasciar spegnere in voi il
braciere che da molto tempo ormai grida «io voglio» con una
volontà così personale e così bellicosa!
Aprite le mani, invece di serrare i pugni ed irrigidirvi!
Tutto, in voi, sia fluido, la soluzione passa attraverso questa
fase necessaria...
Ciò che deve voler purificare il vostro corpo per far di esso un
ulteriore trampolino verso l'Essere, non è quello che vedete di
voi stessi; perché, in realtà, che cosa sapete di voi?
Ecco perché vi dico: siate semplicemente una via di accesso
affinché la forma di mio Padre s’incarni su questa Terra.
È su questa via dell'Impersonalità che troverete la vostra vera
personalità; è la Vita assoluta che deve volere attraverso il
vostro corpo e la vostra anima.
Vi chiedo allora di non trasformare più la vostra esistenza in
una sfida, né sfida alla vostra pesantezza, né sfida alle forze
dell'Ombra: il non attaccamento diventa la parola d'ordine
dell'era che si sta aprendo. Non dovete convincere nessuno di
nessuna cosa, neppure colui che, alla superficie del vostro
essere, si ribella ancora e fa finta di non capire, di non capire
più. La totalità della vostra personalità incarnata, fin nel più
intimo ingranaggio del vostro organismo, vive soltanto gli
eventi che hanno lo scopo di evidenziare la necessità dello
stato di non attaccamento: colui che lo ammette, comincia con
il vedere che le sue prove si trasformano in insegnamenti.
Vi assicuro, per l'Amore che oggi cerca di diffondersi nella
materia densa del vostro mondo, che non esiste la nozione di
sconfitta.
Allora sopprimetela nel vostro cuore, e non fatene più il cibo
dei vostri giorni: ciò che alimenta la debolezza e la malattia,
è prima di tutto il fatto di vedersi debole e malato.
Chiunque camminerà al mio fianco sulla strada della
consolazione e della rigenerazione, deve innanzitutto
dissolvere nel suo proprio nido gli antichi schemi che il
non-amore vi ha insediato: è proprio così, amici miei, che
maturerà l'energia che vi farà decollare!
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